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Economia Territoriale e Cooperazione Sociale

Numerose concettualizzazioni dello sviluppo territoriale proposte nell’ambito degli studi economico-
territoriali sottolineano il ruolo della specificità dei beni e dei servizi (ivi compresa la specificità
territoriale), e quello delle istituzioni locali sia formali che informali, nel consentire una adeguata
valorizzazione delle risorse impiegate nei sistemi di produzione e in particolare nella componente non
omologata del territorio.

La nozione di territorio ha subito in questi ultimi anni una profonda trasformazione e viene visto, tra le
tante sfaccettature socio-ambientali, anche come un contenitore di beni culturali, in grado di svolgere
unitariamente la conservazione, la fruizione e la valorizzazione delle risorse.

La consapevolezza dell'importanza della preservazione del patrimonio naturale e della necessità di un


consumo "sostenibile" è ormai diffusa tra i cittadini, sempre più disponibili a svolgere un ruolo attivo
nella salvaguardia della cooperazione territoriale.

In questa prospettiva, in sede internazionale è maturata una generazione di nuovi strumenti, di matrice
profondamente diversa da quella urbanistica, intesi a superare l'impostazione normativa settoriale e
configurare, invece, un'impostazione integrata e partecipata, con accentuati aspetti volontaristici e di
cooperazione.

Infatti, la sostenibilità non si limita alla sola tutela ambientale, spesso considerata una minaccia per le
attività economiche, ma è un concetto che abbraccia, in un processo dinamico come quello territoriale,
l'efficacia economica, la coesione sociale e il rispetto dell'ambiente.

Così, il sistema di gestione del territorio urbano, in senso di eco-sostenibilità ambientale, è basato
essenzialmente sul comportamento volontario degli operatori economici e, più in generale, di tutti i
fruitori dell'area; ciò porta a considerare che la discriminante tra una realtà territoriale orientata alla
sostenibilità ambientale ed una non orientata è data dal grado di sensibilità culturale e di radicamento
del concetto di ambiente.

Tale finalità è abbastanza attuale, dato che il concetto di sviluppo, oggi, è strettamente legato ai termini
"locale", "endogeno" ed "integrato", cioè è sotteso ad un processo di trasformazione, valorizzazione ed
"utilizzo" delle risorse (fisiche, economiche e sociali) che risiedono e vivono all'interno del
comprensorio, e che vengono organizzate al fine di creare sistema.

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Uno dei possibili esiti delle trasformazioni delle aree locali, in risposta alle sollecitazioni provenienti dal
sistema economico che spingono verso l’omologazione, è rappresentato dalla formazione di sistemi «di
sviluppo territoriale», sostenuti da processi di sviluppo endogeno.

Lo sviluppo territoriale endogeno si basa sulla differenziazione delle attività economiche e sulla loro
integrazione in una medesima area territoriale ed è fondato sulla capacità del sistema locale di garantire
una adeguata valorizzazione delle risorse impiegate nelle attività territoriali in generale, primarie, fermo
restando il ruolo più o meno rilevante che può essere assunto da esse.

Il ruolo dei prodotti (beni e servizi) appare dunque centrale, in quanto essi costituiscono la principale
modalità di valorizzazione delle risorse immobilizzate, insieme alla valorizzazione extramercantile
conseguita mediante l’autoconsumo dei beni e servizi generati da tali risorse.

I prodotti agroalimentari tipici, ad esempio, rappresentano un’espressione dell’agricoltura non


omologata, le cui risorse non sono attratte da altri settori dell’economia (in special modo per la
specificità delle loro caratteristiche) e continuano ad essere impiegate a livelli sub-ottimali; dunque i
prodotti tipici contribuiscono a trattenere in ambiente agricolo delle risorse che forniscono la base per
l’emergere della differenziazione territoriale.

In questa chiave una precondizione per l’attivazione di processi di sviluppo delle aree territoriali è
costituita dall’incremento della domanda dei prodotti (beni e servizi) in esse realizzati, esito di macro-
dinamiche economiche e sociali.

Tra il livello macro delle opportunità generali, e quello micro della capacità delle singole imprese di
collocare il prodotto a prezzi remunerativi sfruttando le opportunità generali, è necessario approfondire
il livello di cooperazione.

Infatti il manifestarsi delle dinamiche di sviluppo nell’ambito dei concreti sistemi locali dipende dalla
capacità di sfruttare le opportunità offerte dalle macro-dinamiche al fine della creazione di “rendite” di
origine e di specificità; tale capacità è fortemente connessa alla identificazione dei prodotti sul mercato
intermedio e finale, e, nel caso dei prodotti tradizionali e tipici, è determinata localmente (all’interno del
sistema locale di produzione ma più in generale della società locale) e collettivamente (non su iniziativa
di una singola impresa, a differenza di quanto accade per altre tipologie di prodotti), ed è spesso
collegata alla creazione e alla gestione di risorse specifiche di tipo immateriale e collettivo.

Dunque il successo dei progetti di sviluppo territoriali dipende molto spesso dal grado di
coinvolgimento degli interlocutori a livello della comunità. Si indica che il processo di pianificazione
deve coinvolgere le persone che vivono, lavorano, possiedono beni o hanno interessi economici nella
comunità, oltre ad includere le organizzazioni e le istituzioni.

Uno sviluppo basato sulla comunità può portare allo sviluppo sostenibile in quanto nasce dal livello
locale e arriva al livello regionale. Un territorio basato sulla comunità poggia sulla premessa dell'unicità
delle attrattive offerte da ogni comunità, siano queste la gente stessa, il patrimonio storico - culturale, gli
eventi speciali o le risorse naturali.

Un aspetto caratterizzante dei sistemi locali è rappresentato dalla presenza di processi cooperativi che,
favoriti dalla prossimità territoriale e culturale degli agenti e sostenuti da dispositivi istituzionali
localizzati, determinano l’insorgere di economie, esterne alle imprese ma interne ai
sistemi stessi, e la creazione di risorse specifiche.

Le risorse specifiche, in virtù del loro carattere selettivo (dell’essere cioè utilizzabili solamente da
particolari categorie di soggetti e/o in determinate aree territoriali), giocano un importante ruolo sia per
la competitività dei sistemi locali, grazie anche alla loro capacità di migliorare l’efficacia dei sistemi di
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relazioni e di scambio, che in funzione della specificità della qualità (di una caratteristica rilevante o di
un insieme di caratteristiche) dei prodotti tradizionali.

Un ruolo centrale nello sviluppo dei sistemi locali è assunto dalle risorse collettive costruite socialmente (in
opposizione a quelle ereditate passivamente, quali risorse naturali o clima) e dalle risorse immateriali.

La centralità delle istituzioni intermedie deriva dal fatto che esse consentono da una parte di adattare
alle specificità locali le risorse presenti nel territorio, e dall’altra di realizzare forme di standardizzazione
volte a conseguire economie di scala nella produzione di beni collettivi e dunque di elevare la dotazione
dei beni di tipo collettivo con marcate caratteristiche di selettività territoriale e/o settoriale, i cui benefici
sono percepibili esclusivamente da un sottoinsieme di attori economici.

Per questa via i sistemi economici locali possono disporre di opportunità di valorizzazione del capitale
fisico e sociale autonome e in grado di orientare il processo di sviluppo verso direzioni diverse da quelle
di altre aree, di attivare dunque processi di sviluppo rurale endogeno.

Il sistema locale/territoriale può quindi essere visto come “un sistema comunitario di risorse organizzate
collettivamente, ovvero una organizzazione collettiva governata da una comunità di interessi, in possesso
di regole per la gestione e la difesa in comune delle risorse” , risorse da cui derivano benefici localizzati
intrasportabili derivanti dalla specificità del capitale fisico (territorio naturale e territorio
patrimoniale, frutto della sedimentazione storica) e del capitale sociale (territorio come espressione della
cultura locale).

Lo sviluppo sostenibile del territorio offre alla gente del posto la possibilità di far fronte ai propri
bisogni materiali e di contribuire anche alla conservazione del paesaggio e dell'ambiente.
La partecipazione della comunità è uno dei principi più importanti di uno sviluppo territoriale
sostenibile.

Le conoscenze locali sono sostanzialmente le informazioni che la gente del posto possiede a seguito
dell'attaccamento alla terra e della dipendenza dalle risorse locali, caratteristiche profondamente radicate
del loro patrimonio culturale.

E' proprio attraverso il loro patrimonio naturale e culturale, costituito dalle conoscenze legate alla
gestione del proprio ambiente, che queste comunità possono preparare un futuro sostenibile basato
sulla promozione di qualità e prodotti locali, conservando e consolidando nel contempo l'ambiente
naturale e l'ambiente costruito dall'uomo attraverso una rinascita sostenibile.

Fattori essenziali in questo processo sono l'introduzione di politiche più consone per l'agricoltura, il
potenziamento del supporto tecnico alla comunità per la diversificazione economica e le attività
multiple e la creazione di posti di lavoro.

Il processo di qualificazione territoriale dell’agricoltura dei sistemi locali è funzione della capacità degli
attori di utilizzare la valenza informativa del territorio nelle sue dimensioni naturale, sociale e
patrimoniale, e può fare leva sull’origine dei prodotti, la quale - di fronte alla complessificazione dei
canali tra produzione e consumo - rappresenta per il consumatore un fattore di identificazione e fiducia,
e per i produttori un supporto di notorietà e di reputazione.

Non essere consapevoli delle più ampie possibilità offerte dal territorio e la formazione che non rientra
nelle priorità di primo livello sono elementi che hanno effettivamente limitato una partecipazione
significativa allo sviluppo territoriale.

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La reputazione è una fondamentale risorsa dei sistemi di produzione del prodotto tipico e un elemento
necessario del processo di creazione di valore in quanto presupposto che consente ai produttori di
percepire la rendita di origine.

Tramite il meccanismo di reputazione il bene viene associato dall’acquirente a una specifica


“provenienza” (impresa o insieme definito di imprese) mediante un supporto (nome di impresa, marca,
origine territoriale) che consente di cumulare nel tempo le informazioni ottenute mediante il consumo,
e di premiare (con la ripetizione della transazione) o punire (con la mancata ripetizione) il venditore ad
esso associato.

Inoltre la presenza di una rete di diffusione dell’informazione sulla qualità verificata dagli acquirenti
dopo il consumo fa sì che l’esito di transazioni particolari diviene di dominio comune: la reputazione
costituisce un modo per qualificare le imprese, o aggregati di imprese, in via preventiva rispetto alla
realizzazione della transazione, e opera dunque come un repère collectif nella misura in cui supporta il
coordinamento degli scambi sul mercato anche tra agenti che non hanno mai intrattenuto tra loro
relazioni dirette.

Nella realizzazione della risorsa collettiva “reputazione” sono quindi presenti complementarità
strategiche tra gli agenti coinvolti, le quali incentivano all’azione collettiva in quanto determinano una
maggiore efficienza del ricorso a scelte cooperative rispetto a condotte individuali, ma allo stesso tempo
per la loro manifestazione richiedono costi di coordinamento connessi alla ricerca della soluzione più
efficiente e all’allineamento dei piani individuali degli agenti in un unico piano territoriale di
cooperazione generale.

Tra i fattori che rendono difficoltoso l’allineamento e il coordinamento tra i piani degli agenti vi sono
l’aumento del numero degli agenti coinvolti, la loro omogeneità in termini di conoscenze e risorse
possedute e di tecnologie utilizzate, l’esistenza di soluzioni tecnologiche alternative e di ostacoli
informativi, e l’aumento della divisione del lavoro e della specializzazione degli agenti.

A fronte del fallimento del mercato (meccanismo dei prezzi), la produzione e la gestione di beni
collettivi richiedono la creazione di un sostegno - controllo istituzionale appropriato che internalizzi gli
effetti esterni risolvendo i problemi di incentivo e di coordinamento, il quale può essere rappresentato
da istituzioni esterne alle singole imprese - quali consuetudini, convenzioni, associazioni temporanee o
stabili -, risultato diretto o indiretto di relazioni interpersonali costituite e ripetute sul mercato.

Il processo che si realizza nella fase del mercato di massa può determinare l’estinzione del prodotto
tipico (uscita dai normali circuiti commerciali e confinamento all’autoconsumo o forme simili) o la
privatizzazione della reputazione collettiva da parte delle imprese o di micro-sistemi di imprese.

Un altro esito è quello della istituzionalizzazione della reputazione collettiva (o di quanto ne rimane) in
un segno collettivo di qualità. Mediante la istituzionalizzazione le istituzioni locali informali (insieme di
regole condivise incorporate nel sistema locale) possono essere consolidate in una istituzione-
organizzazione; essa può essere espressione della capacità della comunità locale (dei produttori
tradizionali ad esempio) di darsi regole per la gestione e la difesa in comune delle risorse.

In questa direzione, si evidenzia la centralità delle strategie di gestione degli strumenti istituzionali nei
processi di sviluppo territoriale endogeno, e in particolare il ruolo degli assetti istituzionali volti a
salvaguardare e valorizzare la qualità delle produzioni locali, non solo in quanto modalità di
riallocazione dei benefici dello sviluppo all’interno della comunità locale ma anche di risposta ai
mutamenti del contesto esterno.

Inevitabilmente, se non migliora la formazione professionale, non miglioreranno le persone.

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Il supporto tecnico è un altro fattore importante da tenere presente. Mancano generalmente le
informazioni che potrebbero consentire alla popolazione locale di sfruttare le possibilità imprenditoriali
offerte dal suo territorio e di ricorrere ai finanziamenti attualmente disponibili attraverso i fondi
nazionali e i fondi strutturali dell'Unione Europea.

Inoltre, se la preservazione del patrimonio e della cultura è una priorità, l'attività agricola in queste aree
deve essere remunerativa e si devono creare incentivi per mantenere e promuovere ambienti rurali
continuativamente produttivi che abbiano una lunga storia di occupazione da parte dell'uomo.

In questo contesto, si è sostenuto che, attraverso il corretto uso delle risorse locali, può essere costruito
un futuro sostenibile per le comunità locali.

Questi fattori, è bene ricordarlo, a poco servono se non è presente un'assoluta comunanza d’interessi
prospettici della comunità locale, vero e proprio attore di questi processi di promozione.

Ciò che conta sottolineare, in questa sede, che è la comunità locale, è l’insieme degli abitanti, talora, ad
essere coinvolto in primo luogo nel ridisegno strategico delle attività produttive, per i quali è, di volta in
volta, necessario definire politiche finalizzate ad un orientamento prospettico di lunga durata.

L'asse concettuale e d’intervento si sposta, quindi, sempre più verso i concetti di sostenibilità che
potremmo distinguere in: sostenibilità ecologica, sostenibilità sociale e culturale, sostenibilità economica.

Lo sviluppo che qui s’intende, è quindi, un processo che mobilita risorse e capacità nascoste, disperse o
impiegate erroneamente. La molla di un’ipotetica crescita sarà dunque l’esercizio di pressioni idonee a
“svegliare” tali risorse “dormienti”, siano essi capitali, tecnologie, know-how, spirito imprenditoriale,
morale, formazione, servizi reali, e cosi via.

Lo sviluppo territoriale, in tal senso, non è una tendenza lineare e scontata che si afferma in modo
omogeneo; al contrario, esso presuppone particolari condizioni che sostengano la capacità di strategia
dei soggetti locali impegnati nei processi di promozione, ed è un sistema che deve permettere di attirare
attività esterne di tipo imprenditoriale che scelgono una determinata area non soltanto per evidenti
ragioni di costo o di investimenti.

I processi in questione, è importante evidenziare, presuppongono un’azione corale e organizzata, di


mobilitazione di risorse sociali, economiche e amministrative. Essi si sviluppano, infatti, riguardando
tutti gli elementi della vita umana contribuendo alla diffusione del benessere, al soddisfacimento
graduale anche dei bisogni immateriali. Dalle politiche di promozione territoriale scaturiscono, per la
comunità e per l’intero comparto economico, benefici di tipo diretto e indiretto.

Le prime sono: la creazione di posti di lavoro; l’aumento delle entrate economiche; l’apertura di nuovi
mercati per i prodotti locali; il miglioramento dei servizi generali e qualificazione delle professioni; la
qualificazione tecnologica; la valorizzazione e protezione della cultura e dell’ambiente.

Le seconde, invece, sono: la diffusione di una cultura locale e la valorizzazione delle proprie
caratteristiche; il miglioramento del livello e del grado di conoscenza del territorio; la crescita di un
“ethos” globale - locale attento alle proprie caratteristiche distintive e proiettato verso le possibilità
offerte dal confronto con altre realtà sociali.

Tutto ciò, però, presuppone la presenza di un alto grado di conoscenza e d’affermazione culturale degli
attori coinvolti nei processi di sviluppo.

Del resto dopo il trattato di Amsterdam, la considerazione della dimensione di genere nella
programmazione di ogni singola politica, misura, intervento non è più una possibilità, ma assume le
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caratteristiche di obbligo e l’approccio di mainstreaming deve essere introdotto nella programmazione dei
fondi strutturali, accanto alla programmazione di misure specifiche.

L’impostazione data alla attuale programmazione dei Fondi Strutturali assume, come prioritario il dual
approach per cui la differenziazione tra politiche di pari opportunità (politiche dirette) e di mainstreaming
(politiche indirette) assume una ulteriore valenza, in accordo con i propositi della comunità europea di
formalizzare l’impegno ad inserire la prospettiva di genere in tutte le politiche, le attività, i programmi.
Infatti, politiche dirette ed indirette non sono alternative, ma devono svilupparsi di pari passo in modo
da coniugare il forte impatto di azioni esemplificative a modificazioni più lente, ma più profonde, dei
valori e dei comportamenti sociali e dei mercati locali.

Ed è a soddisfazione di tali esigenze collettive che le generali programmazioni europee, nazionali e


regionali si indirizzano. Non di meno a livello locale non può venir meno l’impegno individuale,
collettivo, morale, etico, sociale, economico, politico e quindi di civiltà, ad ispirarsi a tali principi di
eccellenza ed ottimizzazione, indirizzandosi oltre che all’individuazione ed esecuzione di un reale
sviluppo anche alla sua difesa da ogni velleitaria manifestazione di interessi di parte che possano
ambire agli effetti per trasformare una soddisfazione che dev’essere collettiva in una soddisfazione di
natura personale o di parte.

L’importanza della suddivisione tra politiche dirette e indirette si rivela strategica, infatti, così come è
stata concepita, assume l’obiettivo di indurre una significativa crescita economica negli ambiti territoriali
di riferimento, “per ridurre il divario economico-sociale delle aree del Mezzogiorno in un modo
sostenibile, ossia accrescendo la competitività di lungo periodo, creando condizioni di accesso pieno e
libero al lavoro, nonché tutelando e facendo leva sui valori ambientali e di sviluppo sostenibile”.

A questo scopo la programmazione europea è articolata in sei grandi aree di intervento (Assi Prioritari)
che si riferiscono a specifiche risorse del contesto economico-territoriale del Mezzogiorno (risorse
naturali, risorse culturali, risorse umane, sistemi locali di sviluppo, città e reti e nodi di servizio).
Come noto le aree di intervento prevedono, per lo più, azioni/interventi di tipo strutturale rivolte
maggiormente ai sistemi piuttosto che alle persone; in tale contesto le politiche indirette assumono una
particolare rilevanza e le risorse locali diventano gli elementi cui puntare indirettamente per favorire lo
sviluppo locale del territorio.

Ciò oggi rappresenta il naturale continuo di quel progetto di riqualificazione delle risorse territoriali, dei
patrimoni e dei saperi secondo le loro vocazioni come si auspicarono gli Economisti Regionali tra i
quali l’ormai scomparso Professore Montemagno con il loro impegno, nei loro studi e scritti dedicati ai
nuovi distretti territoriali quali modello riconversione ed ottima distribuzione delle risorse attraverso
adeguate politiche di valorizzazione dei patrimoni locali e di interveto sulle identità e vocazioni.

Siamo certi che il nostro territorio con le sue vocazioni ed il suo patrimonio può rappresentare queste
leve e trasmettere una loro identità manifestando una vocazione, concretizzandola con la realizzazione
di nuove attività e facendo sistema con altre aree.

L’attenzione attribuita allo sviluppo territoriale con il principio del mainstreaming in questa nuova
programmazione deve essere, tuttavia, letta anche assieme alla consapevolezza delle difficoltà,
soprattutto a livello locale, sia di carattere teorico - metodologico che di carattere culturale-politico, che
ancora sussistono in relazione alla reale attuazione di tali tematiche sia all’interno dei documenti di
programmazione che all’interno dei bandi e degli strumenti utilizzati per la
valutazione/selezione/gestione dei progetti.

Se la gestione della cosa pubblica è uno tra i possibili significati etimologici della parola Politica in un
Assessorato alle Politiche Finanziarie e di Bilancio assume un carattere definitorio e principale a cui non
si può venire meno, anzi l’ottimizzazione della gestione della cosa pubblica diventa uno dei principali
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obiettivi da perseguire tanto a livello programmatico che soprattutto al livello esecutivo nelle nostre
realtà locali.

Diventa dunque necessario intervenire attraverso dei partenariati di eccellenza potenziando e/o
riorientando le relative linee strategiche e di intervento in maniera tale da rispondere alle esigenze
rispetto al tema dello sviluppo territoriale.

Ricordando agli imprenditori come alle società, aziende private o pubbliche enti e consorzi che
vogliano sviluppare le loro realtà, la possibilità di attingere agli albi di professionisti messi a loro
disposizione dai diversi Ministeri, a cui basterebbe inoltrare una semplice richiesta, come ad esempio gli
albi, i rosters, le liste nazionali, regionali e provinciali degli esperti negli interventi per lo sviluppo del
Mezzogiorno a disposizione degli Enti come degli imprenditori per coadiuvarli nelle loro attività, che
invece molto spesso se non sempre rimangono delle risorse professionali ed umane inutilizzate e
disconosciute.

Una attenzione particolare deve essere, quindi, posta necessariamente sulla capacità di intervenire in
maniera tempestiva attraverso figure professionalmente competenti e strumenti di controllo e gestione
dei progetti adeguati ottenendo degli impatti nel breve-medio periodo, sia gettando le basi per la
costruzione di un reale miglioramento delle condizioni di vita sociale ed economica nella sempre più
articolata diffusione del principio di Sviluppo territoriale e di mainstreaming di genere (impatto a lungo
periodo).

Siamo dunque convinti come del resto in linea con i principi europei di programmazione che attraverso
dei partenariati, di cui ci auspichiamo crescano in numero e qualità sempre maggiori, sia possibile il
realizzarsi un pieno e reale sviluppo sociale ed economico dei nostri territori, dove oltre alla corretta
programmazione, la precisa definizione e l’esatta esecuzione di adeguati progetti di sviluppo, possano
rappresentare un valido strumento tanto di organizzazione che di fruizione dei servizi.

Grazie ad una politica orientata ad un reale Sviluppo territoriale garantito e supportato dalla sinergia di
eccellenti realtà sociali, economiche ed istituzionali è di certo possibile risolvere il deficit di
cooperazione colmando il divario tra sviluppo economico e collettività sociale, attraverso cui Pubblica
amministrazione ed i suoi Partnership possano monitorare, verificare e costantemente valutare i
progetti territoriali in esecuzione potendo intervenire sull’ utilizzo e destinazione delle risorse con
efficacia e con tempestive correzioni, modificazioni, determinando un reale sviluppo e fruizione delle
utilità collettive.

Gaetano La Tella