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Deve sopravvivere e mandare soldi a casa.

Quali possibilità Luca Giannini


ha? Uno dei suoi primi problemi è proprio capire questo.
Dato che una proporzione non stabilisce una relazione
di identità, capite quali siano le differenze tra voi e il ma-
rocchino e di quali vantaggi voi godiate: il marocchino
non ha nessuno, voi avete la scuola; sarebbe a dire che voi
avete il comitato d’accoglienza, formato da marocchini
come voi (i docenti), che appartengono a ondate migra-
torie precedenti; hanno imparato lingue, regole eccetera.
La strategia del marocchino
Dichiarazione di obiettivi e strategie per il triennio;
Vi insegneranno come si fa a cavarsela; vi chiederanno
riflessioni sul lavoro per problemi
“cosa sai fare?”, vi suggeriranno modi per farlo meglio, vi
spiegheranno che quel qualcosa può diventare un’altra cosa
ancora; vi diranno se sbagliate, se non vi state impegnando,
vi premieranno o vi puniranno. Durante tutto questo pe-
riodo sarete al sicuro: un secondo comitato d’accoglienza
(genitori) vi fornirà vitto, alloggio e quant’altro avrete la agli studenti del terzo corso, sezioni A, B, C
buona grazia di accettare. Terminato il periodo di adde-
stramento, toccherà a voi.
Allora, cominciamo?

anno scolastico 1995-96


Capitolo I, dove si dichiara quale orribile fine
faranno i protagonisti di questa vicenda

Gli obiettivi che pongo per il triennio sono riassumibili


in poche parole; se ne sentirete il bisogno, saranno oggetto
di più ampia argomentazione nelle classi.
Il mio obiettivo educativo è che per voi la democrazia si
trasformi in una necessità; è che, se la democrazia non fun-
ziona, vi manchi il respiro almeno quanto manca a me.
Il mio obiettivo culturale è che l’arte sia anch’essa una
necessità di base e, come tale, non trovi giustificazione né
in se stessa né nella società, ma semplicemente esista.
Il mio obiettivo disciplinare consiste nel fare di voi una
generazione di lettori autonomi.
Per raggiungere tali obiettivi ho elaborato una strategia
che opera sui problemi della letteratura e non sulla storia
della letteratura. Sul perché di questa scelta mi sono sof-
fermato più volte in classe. Devo aggiungere due conside-
razioni.
La prima è che le storie della letteratura presuppongono
la conoscenza della letteratura, non la insegnano; dato che
a chiunque sembrerebbe quantomeno bizzarro costruire
una casa partendo dal tetto, non vedo perché la stessa os-
© Luca Giannini, novembre 1995
servazione non debba essere applicata alla letteratura. Chi
Liceo Artistico Sperimentale Orsoline, insegna conosce sia la letteratura sia la storia della lettera-
via Lanzone, 53 - Milano tura; in quella disciplina si trova cioè a un alto livello di
Si autorizza ogni forma di riproduzione
competenze. Ma per chi nella letteratura deve ancora en-

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trare è meglio cominciare dall’inizio, cioè dai testi. Capitolo II, dove si narrano le imprese
Quando si deve imparare a parlare, si ascoltano quelli che di una bambina di due anni e mezzo
parlano; non si studia la storia della parola, che richiede
che già si conoscano le parole. Sapere che cosa qualcuno
ha prodotto (una poesia, un’idea, un quadro o una for- Mia figlia ha due anni e mezzo. È in una fase in cui il suo
mula) senza essere andati a vederselo è un po’ folle; come apprendimento viaggia a velocità stellare: tra 7 e 10 volte
se io vi chiedessi che ore sono, mi tappassi le orecchie e poi la vostra, circa 0 volte più veloce di me, che pure tengo il
chiedessi a un vicino: “Che cosa ha detto?”. cervello in esercizio. Certo, prende le sue belle craniate,
In secondo luogo, il lavoro per problemi è il modello più cade, si arrabbia, ma è entusiasta del mondo e impara.
vicino al comportamento umano (e animale). Il nostro Come? Per mimesi, cioè per imitazione. Perché imparasse
cervello risolve quotidianamente milioni di problemi senza a camminare, non le ho fatto una lezione su come si cam-
che neanche ce ne accorgiamo. Se il mio obiettivo è entrare mina, né le ho spiegato la grammatica italiana per inse-
nell’altra stanza, il mio problema è come arrivarci, per ri- gnarle a parlare: ha visto camminare, ha ascoltato parlare.
solvere il quale il mio sistema nervoso affronta un numero Poi ha provato, ha commesso errori, è stata corretta e ha
quasi incalcolabile di operazioni: alzarmi, attraversare lo già cominciato ad autocorreggersi.
spazio da qui alla porta sincronizzando il movimento de- Da quando ha imparato a mangiare da sola, per esem-
gli arti e del corpo, attivare i muscoli del braccio e della pio, il suo rapporto con il cibo è migliorato; d’altra parte,
mano, impugnare la maniglia, aprire la porta... il tutto voi come vi sentireste se un gigante grande tre volte voi vi
mentre respiro, penso, guardo, sgranocchio qualcosa e ma- facesse mangiare quanto vuole lui, quello che vuole lui e
gari rispondo a qualcuno che mi sta chiamando dall’altra alle ore che vuole lui? Meglio imparare, e possibilmente
parte. Per noi tutto ciò è facile, anzi è automatico. Ma se il alla svelta, a fare da soli.
vostro cervello si dimenticasse un solo passaggio (come voi Ma non basta. Formulato il problema (come faccio a la-
spesso “dimenticate” una consegna), potreste crollare al varmi i denti?), raccolta la documentazione pertinente
suolo perché qualche neurone ha “dimenticato” di passare (guardo papà e mamma che si lavano i denti memoriz-
gli stimoli che regolano il movimento della vostra gamba zando le procedure; non li guardo mentre fanno il bucato
destra. Se in quel momento ci fosse qualcuno a guardarvi, perché non è un’operazione pertinente), mia figlia, nella
si sbellicherebbe dalle risa, esattamente come a me viene da fase operativa (tentativi di soluzione), rifiuta di saltare una
ridere quando voi “dimenticate” oppure “non c’eravate”. qualsiasi fase dell’operazione: arrampicarsi sul lavandino,

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impugnare lo spazzolino eccetera; se io cerco di sostituirmi Capitolo III, dove si dice
a lei nello spremere il dentifricio (perché ci mette troppo che cosa sia un problema
tempo, sono stanco e ho altro a cui badare), si mette a
piangere e urla: “È mio!”. Traduzione (cosa mi direbbe mia
figlia se conoscesse abbastanza parole): “Il problema è mio, Uno dei momenti più esilaranti di questo inizio d’anno
me lo sono posto io e io lo voglio risolvere; tu sei una fase è stato quando vi ho chiesto di definire il termine “pro-
di documentazione o al massimo un consulente: i consu- blema”: vi ho posto il problema di definire il problema;
lenti spiegano, danno consigli strategici, ma non si devono avevate di fronte a voi un problema, ma non ve ne siete ac-
intromettere!”. corti. Forse è il caso di ricominciare da capo.
Voi non siete come mia figlia: gioite se qualcuno vi Un problema è tutto ciò che mi sta davanti e richiede di
mette il dentifricio sullo spazzolino; probabilmente sare- essere risolto. La prima caratteristica di un problema (pa-
ste ancor più felici se qualcuno, per risparmiarvi la fatica, rola che deriva dal verbo greco pro-ballo, “getto avanti”) è
vi lavasse i denti; o addirittura potesse lavarseli al vostro proprio quella di “stare davanti”; se stesse dietro, infatti,
posto. Le carie però verranno a voi. non sarebbe più un problema; se stesse avanti, ma troppo
Volete la grammatica per camminare, quella per parlare, lontano, non sarebbe ancora un problema. Per mia figlia,
quella per disegnare; ma non capite che le grammatiche camminare non è più un problema, scalare una montagna
sono utili solo se sapete già compiere le operazioni che vi o impostare un programma non sono ancora un problema.
trovate descritte. La seconda caratteristica è che “richiede di essere risolto”.
La teoria viene dopo la prassi, mai prima. Dunque il problema è lì davanti a voi. Sbarra il passo,
chiude la vista. Occorre risolverlo per proseguire lungo
qualsiasi percorso.

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Capitolo IV, dove si dice che occorre grossi conigli bianchi adorano collezionare orologi da ta-
formulare un problema e che schino, me ne procurerò uno, glielo metterò davanti al
per ottenere risposte intelligenti bisogna naso e poi lo lancerò dietro le mie spalle: il coniglio mi su-
porre domande intelligenti pererà con un balzo per andare a raccogliere l’orologio, li-
berandomi il passo. Non è l’unica soluzione possibile:
potrei scoprire che i conigli bianchi adorano discutere di
Raramente un problema si presenta in frac e decora- gnoseologia (e allora gli indicherò il professore di filosofia
zioni, pronto per essere portato a teatro e risolto. Il più più vicino); potrei scoprire che hanno orrore degli spec-
delle volte appare come una nebbia, qualcosa di difficil- chi (e allora...). Esistono soluzioni più radicali: potrei am-
mente decifrabile. Potrà sembrarvi strano, ma per andare mazzarlo.
avanti devo sapere che cosa voglio (obiettivo). Se lo so, la
nebbia che ho incontrato sarà meno nebbiosa. Ma non
basta: devo ridurre la nebbia iniziale a un ostacolo dai li-
miti il più possibile definiti; devo cioè formulare il pro-
blema, porre una o più domande pertinenti alle quali io
stesso possa dare risposte pertinenti.
Mettiamo che un grosso coniglio bianco mi stia sbar-
rando il passo; non posso evitarlo perché la strada è stretta.
Posso formulare una miriade di domande: “Che ci fa qui
questo grosso coniglio bianco?”, “Esiste davvero?”, “Quale
marca di sigarette preferirà?”.
Tutte legittime in teoria, ma se il mio obiettivo è prose-
guire lungo quella strada, una sola domanda sarà perti-
nente: “Come faccio a spostarlo di lì?”.
Nel momento in cui la formulo, il problema può dirsi
impostato. Mi accorgo subito che più conoscenze ho in-
torno ai conigli bianchi di taglia maxi, più ho speranze di
rispondere alla mia domanda; se, per esempio, so che i

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Capitolo V, dove si dice che esistono formalizzato, cessa di essere un problema: è solo una que-
diversi tipi di problema stione di operazioni che possono essere affidate a un cal-
colatore. Il calcolatore calcola, cioè compie operazioni, ma
non risolve problemi. Quindi tutto ciò che un calcolatore
Grazie al coniglio, abbiamo stabilito in linea di massima risolve non era e non è un problema.
che cosa sia un problema concreto. Ovviamente non tutti Voi formulate problemi o fate conti? Guardate la mate-
i problemi sono concreti: esistono anche problemi formali matica, una disciplina che non concede vie di mezzo: o si
(legati cioè a linguaggi specifici; quindi avremo problemi è dentro (e allora la si ama, scoprendo la sua impressio-
filosofici, matematici...). Voi siete convinti che risolvere un nante carica creativa) o si è fuori (quindi la si odia perché
problema concreto sia facile, risolverne uno formale sia dif- ci si sente dei fessi ma non si ha il coraggio di ammetterlo).
ficile. Errore. Davanti ai problemi concreti spesso vi com- Ha un suo linguaggio simbolico; se non lo conoscete, siete
portate come Gengis Khan (vedi capitolo seguente), cioè fuori. Certo, nella vita si può sempre fingere; ma voi sa-
non li vedete, oppure li confondete con altri problemi; di pete di essere fuori e lo sa anche l’insegnate, nonostante
fronte a un problema formale siete già molto più cauti, se l’agognato 6 che vi assegna. Grazie alla matematica, pos-
non altro perché la presenza di un linguaggio “diverso” vi siamo tentare una prima classificazione dei problemi, in
costringe ad alzare la vostra soglia di attenzione. Al punto base alle soluzioni. Consideriamo tre possibilità:
che vedete problemi dappertutto, anche dove non ci sono;
così cadete nell’errore opposto e, oltre tutto, mandate a • il problema ammette un numero finito (una, cinque,
quel paese la definizione di problema. duecento...) di soluzioni; lo chiamiamo problema deter-
Per voi, per esempio, un’equazione è un problema, men- minato;
tre è soltanto un’operazione; la legge di gravitazione uni- • il problema ammette un numero infinito di soluzioni;
versale, della relatività o i teoremi (da Euclide a Gödel) lo chiamiamo problema indeterminato;
non sono problemi, sono soluzioni. Che senso ha studiare • il problema non ammette soluzioni; lo chiamiamo
le soluzioni se non si conoscono i problemi che le hanno problema impossibile.
richieste? Se rifarete il percorso di Newton, capirete come
ha lavorato, dove ha sbagliato e come si è corretto; ma so- La risoluzione di un problema dipende dalle risorse (do-
prattutto imparerete a formalizzare un problema, cioè a ri- cumentazione, tecnologie...) di cui un individuo o una ci-
durlo a una serie di operazioni. E un problema, una volta viltà dispongono; pensate a cos’erano solo cinquanta o

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sessanta anni fa la medicina, la fisica, le comunicazioni, i king) sa perfettamente (a meno che non sia ridotto a farsi
servizi: la nostra vita quotidiana era un’altra cosa, che ai preparare tutto dalla mammina) che dimenticare i ram-
vostri occhi risulterebbe insostenibile. Allo stesso modo, poni, le riserve alimentari o la carta della via da seguire è un
non potete e non dovete pensare che i livelli di vita siano errore imperdonabile, che vi impedisce di proseguire o vi
identici dappertutto: esistono modelli diversi e poi questi fa proseguire a handicap. Fatto l’elenco delle cose che vi
modelli possono essere applicati peggio o meglio di quanto servono (e solo di quelle: portare cose inutili aumenta inu-
facciamo noi. Ultima considerazione: se ciò che era un tilmente la fatica), non vi resta che metterle nel sacco e par-
problema impossibile trent’anni fa oggi è un problema de- tire.
terminato (quindi risolvibile), perché non pensare la stessa
cosa di un problema che oggi è impossibile? Avete capito
qual è la funzione della cultura (nel senso di ricerca)? Cer-
care di trasformare problemi impossibili in problemi de-
terminati e poi sforzarsi di elaborare soluzioni.
Esiste un’altra possibile classificazione dei problemi, che
parte proprio dalle risorse:

• se un problema, per come è stato formulato, può es-


sere risolto con i soli strumenti, le sole competenze e il solo
linguaggio di una disciplina, sarà un problema discipli-
nare;
• se un problema, per come è stato formulato, può es-
sere risolto solo facendo ricorso a strumenti, competenze,
linguaggi appartenenti a diversi campi del sapere, sarà un
problema interdisciplinare.

È una classificazione molto semplice, ma che funziona:


basta fare l’elenco delle cose di cui si ha bisogno. Chi di voi
ha esperienze di viaggio o di avventura (alpinismo, trek-

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Capitolo VI, dove si racconta perché senza preconcetti ogni volta che vi troverete a risolvere un
Diocleziano perseguitasse i cristiani, come problema.
Gengis Khan conquistò il Celeste Impero Ora vi propongo di riconsiderare un argomento di sto-
e dove si dice che non tutte le soluzioni ria trattato il mese scorso e di ripensare ad alcune risposte
sono buone soluzioni da voi date sotto interrogazione. L’argomento era il gi-
gantesco complesso di riforme avviato da Diocleziano per
salvare l’impero: per ogni problema che l’imperatore aveva
Quando, nel capitolo IV, ci siamo trovati di fronte al formulato, egli stesso prospettò alcune ipotesi di solu-
maxi-coniglio bianco (problema concreto e determinato), zione, privilegiandone poi una soltanto. Prendiamo per
abbiamo prospettato diverse ipotesi di soluzione. A questo esempio la crisi delle istituzioni: la carica imperiale aveva
punto sorge un’ulteriore domanda: dato che esistono so- perso notevolmente prestigio. Tra le tante ipotesi pro-
luzioni buone, mediocri e pessime, come faccio a giudi- spettate per ridare forza alla propria posizione, ne scelse
care la soluzione migliore prima di applicarla? In linea di una, già sperimentata in epoche precedenti: divinizzare la
massima, utilizzo due criteri: figura dell’imperatore. Egli doveva ridiventare il faro del-
l’impero, soprattutto per i ceti più bassi, che in lui avreb-
• un criterio economico, cioè di fattibilità e di valuta- bero trovato il “padre” cui rivolgersi contro le angherie dei
zione del rapporto costi-benefici cercando di prevedere le grandi proprietari. Questo meccanismo consentì all’im-
possibili conseguenze; peratore di prendere due piccioni con una fava: esercitare
• un criterio etico che, sulla base di norme comune- un controllo politico sul proletariato e usarlo come arma
mente accettate da una civiltà, fornisce i confini morali contro l’aristocrazia quando gli faceva comodo; era un mo-
entro i quali è possibile trovare queste soluzioni; è quasi dello cosi incredibilmente funzionale che fu utilizzato fino
superfluo aggiungere che ogni civiltà e ogni epoca presen- al secolo scorso un po’ dappertutto (e in certe aree ancora
tano sistemi etici che possono variare dal nostro di poco, lo è). Se Diocleziano voleva presentarsi come nuovo dio
di molto o essere radicalmente diversi. vivente, tutto doveva essere studiato per dare quest’im-
pressione: rituali di corte, linguaggio, gesti, spazi architet-
Quanto sia possibile utilizzare contemporaneamente tonici... Tutto ciò che costituiva un ostacolo doveva essere
entrambi i criteri è una questione che occuperà i prossimi rimosso, sia che si trattasse di un palazzo troppo piccolo
novant’anni della vostra esistenza e che dovrete affrontare sia che si trattasse di una religio (che in latino non significa

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religione, ma superstizione) che non ammetteva altro dio; dalle zone già messe a coltura (la ritenete una notizia inu-
agli occhi di Diocleziano, il cristianesimo era una religio tile per capire economia, organizzazione del lavoro e pro-
che ostacolava i suoi piani. A lui dei cristiani importava blemi demografici della Cina contemporanea?). Conse-
poco, ma si erano trovati sulla sua strada nel momento guenza: praticamente inesistente l’allevamento sia di bovini
meno opportuno: l’ostacolo fu rimosso fisicamente. (conseguenze sull’alimentazione?), sia di equini; ulteriore
Noi sappiamo che questo non risolse il problema, che conseguenza: l’esercito cinese era senza cavalleria; i cinesi
anzi fu il maggior insuccesso di Diocleziano (ricordate avevano provato a impiantare grandi allevamenti nel Nord,
perché?). Bene, ora capite che se io chiedo: “Perché Dio- ma i nomadi si portavano via tutto. Dall’altra parte ab-
cleziano perseguitò i cristiani?”, risposte del tipo “Perché biamo i mongoli, una delle principali tribù nomadi asiati-
era pagano” o “cattivo” vanno giudicate idiote? Preci- che, originari del lago Baikal; i mongoli di Gengis Khan
siamo: sono idiote se le date voi, sono perfettamente com- (1155-17) sono già evoluti rispetto agli unni o ai turchi:
prensibili se le scrive un cristiano del IV secolo. Perché? combattono quasi solo a cavallo, hanno una metallurgia
Vediamo un esempio di rimozione dell’ostacolo che ha orientata in senso bellico (spade, elmi, maglie di ferro, ma
funzionato. Ambiente: steppa mongolica e Cina del Nord; non pale e picconi).
epoca: tra la fine dell’Xl e l’inizio del XII secolo. Da una In mezzo, tra cinesi e mongoli, c’è la Grande Muraglia,
parte abbiamo la civiltà cinese (dinastia Sung), che se- uno sbarramento di migliaia di chilometri costruito dai ci-
condo i normali parametri è un paio di secoli avanti ri- nesi nel III secolo a.C. per arginare le pressioni delle tribù
spetto all’Europa. Lo sfruttamento delle risorse idriche nomadi.
aveva portato a un’agricoltura intensiva, che richiede molta Nell’anno di grazia 110, dopo essere riuscito a confe-
manodopera e non lascia spazi all’allevamento. Inoltre, gli derare a colpi di spada tutte le tribù nomadi (che da quel
eserciti cinesi non conquistavano il territorio per poi po- momento assunsero il nome della tribù vittoriosa, i mon-
polarlo (come avevano fatto i Romani): erano i contadini goli), Gengis Khan mosse verso la Cina. I mongoli erano
che formavano fitti insediamenti là dove era possibile sfrut- rimasti sempre troppo a nord per essere entrati in contatto
tare l’acqua; la spinta demografica portava poi a fondare con il Celeste Impero: non avevano mai visto la Grande
nuovi insediamenti e così via. Risultato: in Cina c’erano Muraglia. Quando la scorsero per la prima volta, non ca-
aree che arrivavano a una densità di 30-0 abitanti per pirono neanche che cosa avessero di fronte e cercarono di
chilometro quadrato e distese immense dove non c’era attraversarla al galoppo: le prime ondate si fracassarono
nessuno perché la manodopera disponibile era assorbita contro la Muraglia. “Che prodigio è mai questo?” pensò

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il Khan “Essi non costruiscono, come noi, con la paglia, Capitolo VII, dove la scuola è paragonata a
così facile da attraversare durante le nostre scorrerie”. ) qualcosa di cui spesso parlate
Rispetto all’obiettivo (conquistare la Cina) si era frap-
posto un ostacolo che poneva un problema (come supe-
rare la Muraglia?); all’inizio il problema non era stato È chiaro che quest’orgia di esempi risulterà del tutto inu-
neanche visto e ciò aveva comportato alcune centinaia di tile fino a che non avrete accettato funzione e compiti della
morti. La soluzione? Venne dall’osservazione: i cadaveri di scuola; quanto a voi e alla vostra funzione nel mondo, è
cavalli e cavalieri ammucchiati sotto la Muraglia costitui- un problema più complesso per risolvere il quale la scuola
vano l’inizio di quello che noi chiamiamo un piano incli- può essere utile.
nato; non restava che proseguire: i mongoli razziarono Entrambi i termini (voi e la scuola) hanno un volto in-
tutto quello che riuscirono a trovare a nord della Mura- dividuale e uno sociale. Di voi come singoli individui
glia, soprattutto animali e uomini di tribù nemiche, li posso dire che, in quanto esseri umani, vi distinguete, di-
sgozzarono e ci passarono sopra. Fu la soluzione più eco- ciamo, da un pesce, perché possedete quello che in sintassi
nomica, perché non avevano tecnologie né per abbatterlo si chiama periodo ipotetico (“if...then...” nella logica).
(pale e picconi), né per farlo saltare in aria, né per supe- Come gruppo siete una fetta di società; siete già portatori
rarlo (le scale). Fu anche la soluzione più etica, perché uc- delle sue leggi, delle sue contraddizioni, dei suoi momenti
cidere un non-uomo (anche i nemici sono non-uomini e migliori e delle sue nefandezze. La scuola per voi-indivi-
non solo per i mongoli) è meglio che toccare la terra (am- dui è il tempo (non luogo, tempo) dell’apprendimento;
messo che avessero gli strumenti per costruire un terra- per voi-gruppo sociale è un’istituzione, il luogo nel quale
pieno), che è sacra per qualsiasi cultura nomade. Il piano la società si riproduce. Un errore da non compiere mai è
inclinato funzionò benissimo. Il resto fu un gioco da ra- quello di considerare solo uno dei due volti della scuola:
gazzi: i cinesi non avevano cavalleria... ora per voi il tempo dell’apprendimento è istituzionaliz-
zato; quando cesserà di esserlo, cioè quando non avrete più
luoghi istituzionali dell’apprendimento, questo non vorrà
dire che potrete smettere di studiare: il tempo dell’ap-
prendimento non dovrebbe mai finire. La scuola-istitu-
zione si limita a concentrare una parte di questo tempo in
un luogo riconoscibile. Il secondo errore da non compiere

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è proprio quello di confondere il luogo (spazio) con il Anche quando agiamo spinti dal principio di necessità,
tempo. cerchiamo di sovrapporre un principio di piacere. Il pia-
Ho detto che la scuola-istituzione è il luogo di riprodu- cere esiste grazie all’“if...then…”, che ci spinge a fare qual-
zione della società. La riproduzione risponde a una neces- cosa (se…) perché dopo avremo un premio (allora…): lo
sità di base, cioè la conservazione delle specie e proprio per stimolo è l’attesa del piacere.
questo la natura ha inventato apparati riproduttivi e, per Chiariamo il concetto di piacere; in linea di massima
assicurarsi che la specie non si dimenticasse di riprodursi, possiamo dire che è il passaggio a una condizione che giu-
un meccanismo, chiamato istinto, che funziona in base a dichiamo migliore; può essere una condizione fisica (e al-
un principio di necessità. Siccome per la natura è necessa- lora avremo piaceri come quello sessuale o del gusto) o una
rio che quella specie si conservi, allora quella specie si ri- condizione mentale (e allora avremo il piacere dell’elabo-
produce. Non ci sono altre ragioni perché non ci sono altri razione intellettuale, del riconoscimento sociale eccetera).
bisogni. Tutto ciò non giustifica da sé scelte e comportamenti: se (e
I meccanismi di riproduzione di noi mammiferi supe- soltanto se) proietto la mia ansia di riconoscimento sociale
riori passano invece per quello che chiamiamo principio in un oggetto (un’automobile o un capo di abbigliamento)
di piacere; non esclude il principio di necessità, lo rafforza. o nel bellone/a di turno, è chiaro che, per l’uso che faccio
Nel caso della riproduzione, il principio di piacere è l’at- del principio di piacere, posso essere giudicato un cretino;
trazione sessuale. Il concetto di piacere è sconosciuto agli se però tutti si comportano su questa linea logica, io ap-
altri animali, così come la relazione “if…then...”. Spiegare a paio “normale” e chi mi critica diventa un moralista.
un pesce che se feconderà le uova di una femmina proverà Vi potrà sembrare strano, ma anche la scuola funziona
piacere è una perdita di tempo. Le feconda e basta. La fem- coniugando necessità e piacere: l’unica differenza è che il
mina produce milioni di uova, alcune centinaia delle quali piacere (che in questo caso coincide con la qualità della
si schiudono. Dei nuovi nati sopravvive una percentuale vostra vita futura) è differito.
infinitesima e arriva all’età adulta una percentuale ancor Nel frattempo, senza che ce ne accorgiamo (ce ne ac-
più ridicola. corgeremo dopo), la natura ha fatto sì che provvedessimo
Se a noi fosse toccato un simile processo riproduttivo, alla conservazione della specie e la società ha fatto esatta-
oltre tutto privato del piacere fisico, ci saremmo estinti da mente la stessa cosa attraverso la scuola: si è assicurata un
un pezzo. Ma, essendo dotati della relazione “if...then...”, futuro. Con due differenze: la prima è che la selezione na-
non facciamo mai niente per niente. La gratuità non esiste. turale è molto più dura (fate due conti sulle uova di pesce

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e pensate che la stessa linea logica vale per i tassi di morta- Capitolo VIII, contenente
lità di tre secoli fa); la seconda è che in natura non esistono una modesta proposta
uova che decidano scientemente di non sopravvivere.

A tutte quelle uova di pesce che non sono ancora con-


vinte posso solo proporre uno svolazzo di fantasia: che ne
direste di giocare un gioco nuovo? Imparate dai cosiddetti
marocchini: hanno scelto loro di abbandonare il loro
Paese? Direi proprio di no. Che alternativa avevano? Pe-
stare i piedi e dire “non è giusto”? Lo so anch’io che non è
giusto crepare di fame; ma se fossero rimasti là a lamen-
tarsi? Sarebbero crepati di fame. Allora sono venuti da noi:
l’Italia può essere stata una scelta felice o infelice; magari
hanno sbagliato completamente strada; sapevano che non
sarebbero stati accolti da fanfara e tappeti rossi. Ma sono
arrivati.
Perdonate l’ardire, ma potremmo stabilire la seguente
proporzione: voi state alla matematica, alla letteratura o
alla progettazione come un marocchino sta all’Italia. (Se
preferite, potete scegliere un’altra ambientazione: una sera
entrate in un bar, bevete un po’ troppo; qualcuno vi tira
una botta in testa e il giorno dopo vi trovate nella stiva di
una nave già al largo: nell’Inghilterra del Settecento i ma-
rinai venivano arruolati così).
Comunque sia, il marocchino entra in un mondo
nuovo, completamente sconosciuto: altra lingua, altre re-
gole, altre abitudini, niente comitato d’accoglienza. Brutto
affare. Lui non ha niente, però è più consapevole di voi.

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