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LA LIBERAZIONE DI MUSSOLINI DALLA PRIGIONE

DEL GRAN SASSO


C i ar r es t ammo ne l c o r t ile della c as er ma P odgor a dei
c ar a binie r i, in v ia Q . S e lla . F ui fat t o s c e nd e r e e s os t ar e p e r
c ir c a un' or a , s t r e t t ame nt e s or v e gliat o , ne lla s t anz a at t igua a l
c o r p o d i gu a r d ia . Al l a m ia r ic hi e s t a d i s p i e ga z i o n i, l' u ffi c i a l e c he
mi av eva ac c o mpagnat o r is po s e: E ' s t at o ne c es s ar io pr ender e
d e lle mis ur e pe r pr o t e gge r v i d al fur or e p opo la r e . B is o gne r far
p e r d e r e l e v o s t r e t r a c c e me mo ri e d i M u s s o l i n i .
Gueli, Ispettore Generale. "Allorch mi convoc, il capo della
Polizia mi chiar che si trattava di salvaguardare la persona di Mussolini
e di impedire, in tutti i modi, che i tedeschi lo rapissero.

September 12, 1943.


The rescue of Mussolini from the Gran Sasso.
"Mussolini andava liberato subito, non si potava lasciare il paese in mano a quel Badoglio che avrebbe cercato
da subito l'armistizio con gli americani " ripeteva continuamente Hitler nell'Agosto del '43. Gi il 26 luglio, Hitler convoc

diversi ufficiali per sceglierne uno cui affidare la delicata e difficile missione. La scelta cadde sul capitano delle "SS" Otto
Skorzeny la cui taglia atletica e la cui sicurezza di modi lo impressionavano. Lo "squadr" con un'occhiata da capo a piedi e gli
disse: "Vi affido un incarico di enorme importanza, la liberazione del mio amico Mussolini, che io non voglio e non

posso abbandonare nel momento del pericolo.

In tal caso, bisognava far fuoco sul prigioniero e farlo trovare cadavere.
Risposi che ero uomo di battaglia non un assassino e allora lui mi
disse che al bisogno se ne incaricavano i Carabinieri. Badoglio, volle
conoscermi e mi present Senise (Carmine Senise Capo della Polizia
dal 25/7 dimissionato il 14/4 per i fatti di Torino). Il Maresciallo ripet a
me la consegna gi data a Politi e io, come Politi, assicurai che l'avrei
personalmente eseguita. Nella notte, trascorsa insonne, per, presi la
mia decisione: poich la sorte, fra milioni d'ltaliani rimasti fedeli al
Duce, dava a me l'occasione favorevole, dovevo fare di tutto per
salvarlo. L'indomani, mi recai in Sardegna e constatai che, per clima e
per sicurezza Mussolini si trovava molto male. Se gli inglesi avessero
avuto notizia della sua presenza alla Maddalena, avrebbero potuto
facilmente impadronirsene o seppellirlo sotto le macerie della villa con
quattro cannonate delle loro navi". Fu Gueli che stabil il
trasferimento al Gran Sasso

Solo dal primo pomeriggio del 2 settembre Mussolini


prigioniero del rifugio di Campo Imperatore, a 2112 metri:
Lalbergo una ampia costruzione littoria a tre piani, con
avancorpo semicircolare. Gli destinato l'appartamento 201, al
secondo piano: camera, salottino, bagno, ingresso e un ambiente
destinato ai custodi. Piccole finestre si aprono sul davanti.

L'edificio sorvegliato da un corpo di guardia all'ingresso, che


dispone dieci sentinelle in altrettanti posti di guardia che
circondano l'albergo come due anelli. La notte le guardie
vengono raddoppiate. Vi sono poi pattuglie all'esterno

** Si racconta on line che Skorzeny, saputo che Mussolini poteva


essere in Sardegna, o vicino a una base navale, vi si rec con il
tenente Warger, che parlava bene l'italiano. Vestito da marinaio,
Warger s'aggir per le trattorie e i bar (della Maddalena),
attaccando discorso con chiunque incontrava. Imbattutosi in un
fruttivendolo ambulante, dopo uno scambio di battute gli disse:
"Io scommetto che Mussolini morto!...". E l'altro: "Io, invece,
scommetto che vivo. ..". Fece una pausa e aggiunse: "Vieni, te
lo faccio vedere..." e lo condusse, in vista di Villa Webber (a

Mussolini intanto, dopo aver lasciato le due caserme romane di via Legnano e Quintino Sella, era convinto che lo mandassero a
Predappio dalla famiglia !!!! (in bocca agli amici tedeschi, Badoglio lo aveva anche messo nero su bianco). Non ci mise molto a
realizzare che la sua sorte da quel momento sarebbe stata molto diversa. Mussolini dopo un lungo viaggio si trov sul far della
sera su un molo che riconobbe in Gaeta. La corvetta "Persefone" salp all'alba con a bordo lammiraglio Franco Maugeri capo
dei servizi segreti della marina (lo incontreremo anche pi avanti, accusato nel dopoguerra di spionaggio a favore degli
americani e autore del libro "Mussolini mi ha detto" http://digilander.libero.it/freetime1836/libri/libri71.htm ). La guerra continua si
affrettava a dire ai tedeschi Badoglio. La corvetta si mise subito in rotta per Ventotene dove giunse alle 5 circa del mattino del 28
ma sia Polito(i) che Pelaghi, i due ufficiali che lo accompagnavano, decisero di proseguire per Ponza, perch Ventotene, dopo
una verifica a terra, non si prestava, non era sicura. Mussolini a Ponza fu letteralmente gettato in una stamberga spoglia (c'era
gi stato deportato Ras Immir per suo ordine) e solo in quel momento ebbe la percezione di essere un sepolto vivo anzich un
ostaggio di lusso (dalla campagna d'Etiopia anche i capetti locali del PNF verranno chiamati dal popolo RAS). I primi segni di comprensione e
d'amicizia, Mussolini li ebbe da due marescialli dell'Arma, Avallone e Sebastiano Marini, i quali gli si avvicinarono con estremo
rispetto e con gli occhi gonfi di lacrime. Marini, anzi, provvide a fargli preparare un brodo caldo e gli port del pane, un uovo e
un po' di frutta. A Donna Rachele era infatti giunta una missiva che la invitava ad inviare indumenti e denaro, senza di che,
specificava Badoglio "... non si sarebbe potuto provvedere degnamente al mantenimento del prigioniero" !!! (la tessera annonaria
comunque la passavano). Nel frattempo a Roma i tedeschi erano a caccia d'ogni labile traccia che indicasse il "nascondiglio"
del Duce. Il riacutizzarsi dei dolori duodenali, lo costringeva a lunghi periodi piegato su se stesso, seduto sul bordo del letto.
Lunico suo contatto con lesterno erano le voci in strada e la luce che filtrava dalle finestre. Nella notte fra il 6 e il 7 agosto
Mussolini lasci senza preavviso Ponza, diretto alla Maddalena. La partenza avvenne poco dopo la mezzanotte del giorno 6
con un caccia: a bordo c'erano sempre il solito ammiraglio Maugeri e 80 carabinieri di scorta. La situazione in Italia intanto
degenerava: i Tedeschi erano passati al Piano Schwarz dirottando verso lItalia tutte le divisioni disponibili. Mentre a Tarvisio si
cercava di rabbonire i tedeschi (che non caddero nel tranello), a Lisbona si trattava larmistizio con gli alleati !!. Racconta il
tenente Faiola: "Il giorno 9 agosto 1943 - fui introdotto dal Comandante generale, Eccellenza Cerica, il quale, personalmente, mi
comunic di avermi designato comandante del distaccamento di carabinieri ed agenti preposti alla vigilanza di villa Weber,
sull'isola della Maddalena. Gli ordini erano nella eventualit di attacco da parte di malintenzionati o di agenti nemici: difesa ad
oltranza, chiedendo rinforzi al Comando Marina...". Per il "prigioniero" la giornata del 13 agosto fu alquanto agitata: le notizie
fornite dal bollettino di guerra di un pesante bombardamento della Capitale e di Milano, lo indussero ad un'amara
annotazione sul suo diario. Come "sito di prigionia", anche la Maddalena, per, diventata insicura. E aperta a qualsiasi tipo
di attacco aeronavale, alleato o tedesco, e le forze per difenderlo insufficienti.

Il giorno di ferragosto, a Bologna, nella villa di propriet di Luigi Federzoni, ci fu un ennesimo tergiverso incontro italotedesco. Parteciparono, per l'Italia, i generali Roatta e Francesco Rossi e, per la Germania, il maresciallo Rommel e il generale
Jodl. Il dado era tratto, Rommel era gi stato incaricato di occupare il paese al primo accenno di resa. Casa Reale stava
meditando sugli ultimi fatti politici ad un mese dalla caduta di Mussolini e molte cose non gli andavano. Il Sovrano dovette
richiamare Badoglio "non bisognava recriminare sul passato e non si dovevano escludere gli ex fascisti dalle pubbliche attivit
.. si arriverebbe all'assurdo di implicitamente giudicare e condannare l'opera stessa del Re ..." Nessuno degli ammonimenti del
Sovrano, per, arriv a segno: Badoglio proseguiva imperterrito le proprie vendette (come con Muti) ignorando antifascisti di
destra e sinistra con lunico obiettivo di passare la palla in campo alleato con l'armistizio al prezzo pi basso come diceva lui. I
canali informativi tedeschi di Kappler a Roma passavano a Skorzeny molte notizie, anche da verificare, facendolo arrivare
sempre tardi sulla dislocazione del prigioniero. Quando ebbe quella della Maddalena, Mussolini era ancora li ma la sfortuna ci
mise lo zampino. Mentre Skorzeny e Warger erano in volo** due caccia inglesi, abbatterono il loro velivolo. Nella caduta in
mare, Skorzeny si ruppe tre costole e fu fortunatamente raccolto con gli altri da una nave di passaggio. La mattina del 28
agosto Mussolini era gi su un idrovolante per Vigna di Valle al lago di Bracciano. Sul
molo, aspettava il "prigioniero un'ambulanza che, frettolosamente, imbocc la strada
di Assergi. Alcuni soldati dell'"Ariete" stazionanti in zona avevano riconosciuto
Mussolini e avvertirono il loro capitano che si diresse all'idroscalo con il proposito di
liberarlo. Quando arriv, lambulanza era gi partita. Dopo una sosta ad Assergi il Duce
venne condotto in vetta al Gran Sasso con la funivia e sistemato nell'albergo di Campo
Imperatore, a quota 2112 metri. I turisti estivi erano stati fatti sgombrare in fretta e
furia ingenerando anche qui una catena di sospetti e informazioni. Fu in quella
circostanza che uno degli agenti di guardia gli fece sapere che Ettore Muti era stato ucciso e che nel paese regnava la
confusione: prima o poi sarebbe successo qualcosa di grosso.
Il primo incontro di Rahn (nuovo incaricato daffari) con Guariglia, ministro degli esteri, fu burrascoso; linviato del Fuhrer
disse esplicitamente al ministro degli esteri italiano "So con certezza che state trattando con gli Alleati. Attenti, per. Se lo farete

fianco): il caso volle che, in quel momento, il Duce fosse al


balcone. Un'altra versione dice che Warger fece addirittura una
consegna.

Gueli, Ispettore Generale: Nellaprile del '42 il Ministero


degli Interni costitu a Trieste un Ispettorato Speciale di Pubblica
Sicurezza (unico in Italia) per la repressione dellattivit
antifascista con particolare riguardo a quella slava. All8
settembre '43 lIspettorato aveva sede a Trieste a Villa Triste
(di nome e di fatto). Il suo creatore Giuseppe Gueli ne venne
rimesso al vertice dopo la liberazione del Duce. Diversi agenti
che avevano fatto parte del corpo di sorveglianza al Gran Sasso lo
seguirono. Gueli comunque lasci ampio spazio di manovra al
giovane ed ambizioso vicecommissario Gaetano Collotti che sar
poi fucilato dai partigiani a Carbonera di Treviso il 28 aprile 1945.
"A quelI'epoca disse il maggiore Otto Harald Mors vero comandante
delloperazione qui a destra - comandavo un gruppo di paracadutisti, nella
zona di Frascati; il mio battaglione, faceva parte delle forze che erano alle
dipendenze del generale Student. Alle 15 del giorno 11 settembre del 1943,
nella tenda del comandante Harald, nel parco del collegio Mondragone,
squill a lungo il telefono. Per ordine del generale dovevo presentarmi al
comando. Appena arrivato, Student mi comunic che all'indomani mattina,
alle sette, avrei dovuto recarmi nella zona del Gran Sasso per liberare
Mussolini. "Con due compagnie - mi disse il generale - scendete nella vallata
di Assergi, e successivamente, provvedete ad attaccare l'albergo che si trova
appollaiato sui dirupi della vetta. Avete assoluta libert di movimento...".
Tracciati a grandi linee i presupposti dell'operazione, toccava a me curarne i
particolari, il tempo a disposizione era poco. Andai all'ufficio informazioni e
seppi, fra l'altro, che l'azione era stata battezzata "Bruno Meyer". Date le
asperit della zona, i rischi erano molti e in particolare per la sua posizione,
I'albergo si prestava ad essere difeso da ogni lato come un vero e proprio
fortino. Passai la notte ad approntare il reparto. Seppi, in quella circostanza,
delI'arrivo a Pratica di Mare di Skorzeny, un ufficiale delle "SS", addetto al
servizio di sicurezza di Hitler, specialista nel risolvere situazioni ingarbugliate e
nel compiere colpi di mano come quello che ci accingevamo a realizzare.
Con Skorzeny, erano arrivati anche una trentina di soldati delle "Waffen SS"
che vennero aggregati al mio battaglione. Sapevamo che al Gran Sasso
erano state disposte sentinelle con l'ordine di aprire il fuoco contro chiunque
avesse tentato di avvicinarsi all'albergo. Il piano che preparai era piuttosto
semplice: una compagnia, al comando del tenente Berlepsch, la migliore del
reparto, doveva calarsi nei pressi dell'albergo e, con una azione di sorpresa,
liberare il Duce. Altre forze dovevano invece impadronirsi della funivia mentre
il grosso del battaglione, al mio comando, aveva il compito di occupare la
vallata di Assergi e la stazione dalla quale avremmo riportato Mussolini a
Roma ...". Su suggerimento di Skorzeny, per evitare sorprese da parte dei
guardiani, fu deciso di aggregare ai paracadutisti un generale della polizia
italiana e la scelta cadde sul generale Fernando Soleti.
http://www.cailaquila.it/calendario/escursioni/immagini/duca3.jpg mappa

alle nostre spalle, la rappresaglia sar durissima!...". Molti personaggi del Regime fascista per sottrarsi all'arresto s'erano
intanto rifugiati oltre frontiera nella zona dove si trovava il Q.G. di Hitler; fra essi Farinacci, Vittorio Mussolini, Pavolini,
Renato Ricci, Edda Ciano e i figli.
Il 6 settembre 1943, a resa firmata, Badoglio chiese notizie del Duce a Gueli e domand, soprattutto, se non fosse il caso di
trasferirlo visto che non era pi un segreto la sua presenza a Campo Imperatore. Student e Skorzeny, sicuri della presenza di
Mussolini al Gran Sasso, prepararono l'intervento, consistente in una fulminea azione di par, compiuta dall'aria mediante una
decina di alianti. Mentre erano in atto i preparativi, Rudolf Rahn autorizzato da Ribbentrop, tent, in extremis, un passo
diplomatico a corte nella speranza di chiarire, una volta per tutte, i rapporti con lItalia. "L'ltalia non capitoler mai. Badoglio
un vecchio e bravo soldato a cui riuscir certamente di arrestare, come si deve, la pressione delle sinistre...". E dopo una pausa,
facendo sicuramente forza a se stesso, il Re aggiunse: "Fino alla fine continueremo la lotta a fianco della Germania con la quale
siamo legati per la vita e per la morte. . . " . Il capo di S.M.G. gen. Ambrosio si era nella stessa giornata eclissato da Roma
mandando in vacca un estremo tentativo del Col. Taylor di concordare il da farsi. Dopo una lauta cena, lo stupito Taylor fu
condotto a tarda notte a villa Badoglio: il maresciallo lo ricevette in pigiama perch era gi andato a dormire come alla vigilia
di Caporetto, lui andava a letto presto) e si associ a Carboni nel chiedere l'annullamento dell'operazione (aviosbarco
americano sostenuto dagli italiani) poich, a suo dire, i tedeschi attorno a Roma erano ormai numerosi e minacciosi. Di suo,
Carboni aggiunse che le forze italiane non avrebbero potuto intervenire perch prive di.....carburante. Anche in quella
circostanza fu chiaro che oltre a una totale mancanza di senso di responsabilit da parte di chi stava ai vertici del potere a
Roma, ad ogni livello esisteva una tremenda paura fisica dell'alleato tradito che bloccava ogni reazione. Il mattino dell'8
settembre, il tenente Faiola present al Duce un pastore che riusc a scambiare con lui alcune parole: "i tedeschi sono gi alle
porte di Roma. Ci hanno raccontato che eravate scappato in Spagna, che vi avevano ucciso, che eravate morto durante
un'operazione in un ospedale di Roma, mentre altri sostenevano che vi avevano fucilato al Forte Boccea....". Mentre il Duce
discorreva con il pastore, alto in cielo, comparve un aereo che si attard sulla zona.

A bordo c'era Skorzeny con due collaboratori i quali fotografarono il sito in cui avrebbero dovuto atterrare gli alianti con i
par incaricati dell'operazione "Meyer". A Roma poi successe quello che sappiamo. Quando il 10 mattina parve per qualche
ora che i tedeschi avessero difficolt ad occupare Roma, il capo della polizia Senise, rinfrancato, telefon a Campo Imperatore
e avvert l'lspettore Gueli che, da come si mettevano le cose, era opportuno considerare ancora valida la vecchia disposizione
riguardante il "prigioniero", caso mai i tedeschi tentassero di liberarlo. Consegnarglielo morto!
Faiola: "La sera del 10 settembre, ascoltando la radio, il Duce apprese che fra le clausole dell'armistizio
era compresa la consegna della sua persona al nemico. Ne rimase impressionato e, chiamatomi nella notte,
estern a me, che sapeva reduce dalla prigionia inglese, tutta l'apprensione che gli causava tale notizia,
dicendomi, anche, che avrebbe preferito darsi la morte piuttosto che subire una simile onta. Ritenni mio
dovere non solo rassicurarlo che nessun ordine al riguardo era a noi pervenuto ma di promettergli, anzi di
giurargli, che, di fronte a simile eventualit, io lo avrei guidato e protetto in una fuga attraverso le
montagne. Soltanto dopo questo mio cos solenne impegno, egli consent a coricarsi e potei lasciarlo
veramente tranquillizzato...". Non proprio perch si dice tent comunque il suicidio tagliandosi i polsi.
Fra i primi ad accorrere, il maresciallo Osvaldo Antichi che racconta ci che vide entrando nella stanza
del Duce. "Lo trovai seduto sulla sponda del letto - scrisse - con le braccia abbandonate e gli occhi sbarrati. Dai polsi, gli scendeva
un rigagnolo di sangue. Sul comodino c'era una lametta da barba e, aperto, il rasoio Gillette. Erano accorsi altri carabinieri e il
tenente Faiola. Con dello spago gli legai strettissimi gli avambracci per bloccare l'emorragia. Al Gran Sasso, c'era atmosfera di
incertezza e di attesa. Tutti sapevano, ormai, della fuga del Re e del Governo".
Se loperazione di attacco presentava delle difficolt, il portare via Mussolini poteva anche essere peggio. "Vi dar il capitano
Gerlach, il mio pilota - disse il generale Student - Con una "Cicogna" atterrer vicino all'albergo e caricher il Duce". Alle 23,30
dell'11 settembre, alla tenda comando di Student si discuteva ancora su chi avrebbe dovuto accompagnare Mussolini, a bordo
dell'aereo di Gerlach. Fu Student che decise per Skorzeny motivando la sua decisione con il fatto che l'ufficiale delle "SS" era
conosciuto da tutti gli alti personaggi del seguito di Hitler". A Pratica di Mare alle 13, nonostante un' ora prima ci fosse stato
un bombardamento aereo, nove velivoli decollarono alla svelta con agganciati altrettanti alianti, e puntarono verso il Gran
Sasso. Nel decollo, due alianti si danneggiarono e dovettero rinunciare all'impresa. L'atterraggio avvenne in maniera
drammatica per il terreno accidentato non visto dalla ricognizione. Nel primo aliante, c'erano Skorzeny e il generale Soleti che,
appena a terra, si diressero di corsa verso l'albergo. All'interno, fu dato l'allarme e tutti i carabinieri, armi in pugno, si
precipitarono fuori mentre il tenente Faiola irruppe nella camera di Mussolini e grid: "Chiudete la finestra e non muovetevi!".
L'ordine non fu naturalmente eseguito e quando il Duce scorse Soleti e Skorzeny grid: "Non vedete? C' un generale italiano.
Non sparate!". I carabinieri non esitarono ad abbassare le armi.

Skorzeny. "Dopo aver intimato a un carabiniere "il mani in alto!" mi precipitai all'interno dell'edificio dove un soldato stava

armeggiando intorno alla radio. Con il calcio della pistola mitragliatrice ruppi l'apparecchio. Imboccate le scale, salii al primo
piano e, a caso, spalancai una porta. Era quella della stanza del Duce. Con Mussolini c'erano due ufficiali italiani che il mio
aiutante, il tenente Schwerdt, mand fuori della camera. Intanto, arrampicatisi lungo il parafulmine, due sottufficiali tedeschi
raggiunsero il vano della finestra. Saranno i primi a introdursi nella camera di Mussolini". http://www.jollyrogerxxx.it/libmus.htm (ma
Skorzeny enfatizz sempre molto la vicenda)

Sera del 12 settembre 1943 Agenzia Stampa Stefani. "Dal Quartier Generale del Fhrer: dodici reparti di paracadutisti e di truppe di sicurezza

germanici, unitamente a elementi delle SS, hanno oggi condotto a termine una operazione per liberare il Duce, che era tenuto prigioniero dalla
cricca di traditori. L'impresa riuscita. Il Duce si trova in libert. In tal modo stata sventata la sua progettata consegna agli Anglo-americani
da parte del Governo Badoglio".

SS Hauptsturmfuhrer Otto Skorzeny was the man personally chosen by


Hitler to lead the mission to rescue Mussolini, after the Duce had been
removed from power by the King of Italy in July 1943 and replaced by
Marshal Pietro Badoglio, whom Hitler feared may surrender Italy to the
Allies. If this happened then southern Europe would be opened up to
allied invasion. If Mussolini were to be successfully rescued then
troops loyal to him might stay on the side of the Germans. The rescue
mission was to be codenamed Operation Eiche (Oak-quercia), and was
one of four operations ordered by Hitler to counter any attack on Italy
by the Allies, or the early capitulation of his axis ally. Operation Achse
(Axis), was aimed at destroying or capturing the Italian fleet in the
event of capitulation or invasion. Operation Schwarz (Black), was
aimed at the complete German occupation of Italy and disarming of
Italian forces. Operation Student, was aimed at the occupation of Rome
and with the successfull execution of Operation Eiche, the restoration
of Mussolini's regime.

Ore 14:30 circa Campo Imperatore: Mors (che ha rimesso in funzione la cabinovia a Fonte Cerreto) salito a Campo
Imperatore. Al cospetto del Duce "Oggi scorgevo un uomo malato, stanco, irriconoscibile, con le guance scavate e mal rasate,
sconvolto dagli avvenimenti degli ultimi mesi, indeciso di fronte ai soldati tedeschi. Gli annuncio che lo condurremo
immediatamente da Hitler. Mi tende la mano, mi ringrazia in tedesco con parole calme e gentili. Aggiunge: "sapevo che il Fhrer
non mi avrebbe abbandonato". Quando gli chiedo di uscire dall'albergo e di farsi fotografare, non sono affatto sorpreso della
sua risposta: "Fate di me ci che volete". Mi sembra di capire bene che con questa liberazione non la libert che gli viene resa,
e neppure la possibilit di decidere". Carabinieri e paracadutisti, alla meglio con pale, spianarono il terreno per il decollo della
cicogna di Gerlach che osservava il poco spazio in cui avrebbe dovuto decollare. Insistette per avere a bordo soltanto il Duce,
ma era stabilito che con lo "Storch" sarebbe partito anche Skorzeny . "Sistemare Skorzeny un problema". Narra Gerlach:
"Era grande e grosso: pesava pi di cento chili. Per salire a bordo dovette incastrarsi dietro Mussolini in una posizione molto
scomoda". Un vento impetuoso soffiava verso la valle, rendendo quasi impossibile la manovra. La pista era brevissima. Gerlach
diede motore al massimo mentre i soldati trattenevano il velivolo per la coda. A un suo cenno, lo lasciarono. A un tratto,
sembr che l'apparecchio s'infilasse nell'abisso. Corsero tutti sull'orlo della scarpata, convinti di vedere l'aereo precipitare a
muso in gi e invece stava come sospeso nell'aria, quasi immobile, con le sue grandi ali e il carrello, simile alle zampe di
un'enorme farfalla. Pian piano, a fatica, prese quota e inizi il volo verso Pratica di Mare " una partenza disperata.
Praticamente", dichiara Gerlach, "finimmo nel precipizio, ma alla fine riuscii a prendere quota, siamo tutti e tre alquanto pallidi".

Incontro Hitler Mussolini


Hitler "Ho sospeso l'esecuzione di un piano gi predisposto in tutti i suoi particolari solo perch ero sicuro di potervi liberare e di
impedire cos che foste consegnato agli angloamericani secondo il progetto di Badoglio. Il vostro salvataggio stato il salvataggio
del popolo italiano. Se l'impresa di Campo Imperatore non fosse riuscita, la mia vendetta sarebbe stata inesorabile. Il mio piano
prevedeva infatti la distruzione totale di Milano, Genova, Torino e di altri centri minori dell'Italia settentrionale; inoltre tutte le
regioni sotto il controllo militare della Wehrmacht sarebbero divenute delle vere e proprie zone di occupazione, con l'aggravante

che gli italiani sarebbero stati considerati dei traditori da punire. Ma se voi mi deludete, io devo dare l'ordine che il piano punitivo
sia eseguito". "..Il Fhrer allora gli chiede se vuol tornare al suo posto per combattere fino in fondo la sua battaglia con
l'amico. Mussolini risponde "No": vuol ritirarsi a vita privata perch pensa che il suo ritorno nella penisola a capo del governo
vorrebbe dire far nascere la guerra civile e fratricida, ma pensa anche che le forze tedesche si devono ritirare dall'Italia. A tal
punto Hitler, irosamente, risponde che le ritirate non sono nei suoi piani, che gli italiani hanno tradito e che li punir, che pensa
di costituire un Governo fascista con Farinacci, Graziani e Ricci, Governo che porter l'Italia fascista alla riscossa con le armi
germaniche che prossimamente riprenderanno, con nuovi mezzi, l'offensiva".

Passi dal Diario di Gbbels:


The first problem to overcome was the location of the Duce. After his arrest he
was spirited away to an unknown destination and it was several weeks before
the first lead came in. He was supposedly being held on the Island of Ponza.
By the time investigations had been carried out on this report he had been
moved on, this time to the island of La Maddalena. The leads had now dried
up and his whereabouts remained a mystery, until German radio intercepts
confirmed that he had been moved to the Gran Sasso d'Italia. It was the best
lead they had and preparations could now begin for the mission. Built on the
peak of the Gran Sasso was the Campo Imperatore hotel, part of a winter ski
resort constructed a few years before the war. The only access to this hotel
was via a cable car that ran up the side of the mountain. Any plans had to
include the taking of the cable car station in the valley to stop any
re-inforcements getting through. If Mussolini was being held on the Gran
Sasso then it was guaranteed that he was being well guarded. On September
10th 1943, Skorzeny, his adjutant and Luftwaffe planners carried out the first
aerial reconnaissance over the Gran Sasso, which revealed an ideal landing
place for an assault, a small meadow only yards from the front of the hotel.
Now only the method of assault was left, Skorzeny decided that a parachute
assault was out of the question because of the risk of scattering the men, so a
glider assault was planned. It was decided to use 12 fully manned DFS-230
light assault gliders for the assault, consisting of several men from Skorzeny's
Friedenthal Battalion and men of the Fallschirm - Lehr Battalion, under the
command of Oberleutnant Georg von Berlepsch. The remainder of the
Battalion under the command of Major Otto-Harald Mors were to travel by road
and take the nearby airfield at Aquila and the cable car station in the valley
below. Another group of Skorzenys men were tasked with the job of freeing the
Duce's family. On the afternoon of the 12th September the gliders and their
towing aircraft took off from the Pratica di Mare airfield near Rome on their
1-hour flight to the Gran Sasso. They took with them a pro-german Italian
officer called General Soleti who could be useful in negotiations if things
became bloody. Gliders #11 &#12 never made it off the airfield as they
became damaged during takeoff (the airfield had been bombed shortly before
H-hour), Skorzeny who was travelling in glider #3 took the lead as gliders #1 &
#2 and their tows disappeared in dense cloud midway through the flight, they
were only left with 8 gliders for the mission. As they approached the Gran
Sasso visibilty was still bad, it was only recognised because of the previous
reconnaissance carried out by Skorzeny, they immediately prepared to be cast
from their tows. As they approached the target they saw that the meadow
previously planned as the landing area was in fact covered in large rocks not
observed during the reconnaissance. They made a crash landing only yards
from the front of the hotel, the obstacles helping to brake the gliders. Skorzeny
led his men into the hotel, overcoming the resistance at the entrance and
headed straight for the Duces room, which was guarded by two Italian officers.
They offered no resistance and within minutes the commanding officer of the
garrison had promised no resistance from the rest of his men Mussolini had
been released from his detention and now only the problem of getting him off
the Gran Sasso remained. There were 3 options for escape, the first was by
road to Rome through the valley below which was now in the safe hands of
Major Mors and the Fallschirm Lehr Battalion, this was risky due to the
partisan activity in the area. The second was to transport the Duce to the
nearby airfield at Aquila which was due to be attacked by paratroops and fly
him out. Skorzeny chose the third option, fly him directly off the Gran Sasso
using the Fiesler Storch recconaisance aircraft piloted by Students personal
pilot Captain Gerlach, which was flying overhead. Captain Gerlach made an
emergency landing on an improvised airstrip and made preparations to take
off with his precious cargo. They were flown to the Pratica di Mare airfield
where they changed planes and carried on with the journey to Vienna, where
Mussolini was re-united with his family. Whilst staying in Vienna, Skorzeny was
awarded the Knights Cross for his part in the mission. Skorzeny flew with
Mussolini to meet the Fuhrer on the 15th september at the Wolfs Lair in
Eastern Prussia.
From http://www.eagle19.freeserve.co.uk/gransasso.htm

Roma 15- 3- 2012: Intervista a fianco di Vincenzo Di


Michele, autore del libro "Mussolini finto prigioniero
al Gran Sasso " uscito recentemente - Il racconto
dell'ex agente di P.S. Pannuti >>>>
TORNA ALL'INDICE DEL 1943

Evidentemente il Duce non ha "tratto dalla catastrofe italiana le conclusioni morali che il Fhrer si era aspettato da lui". Le
conclusioni morali hitleriane sono "che, per prima cosa, il Duce si preoccupasse di vendicarsi ampiamente su chi l'aveva
tradito. Ma Mussolini non ha dato a vedere di voler far nulla di simile, e con ci ha dimostrato quali siano i limiti oltre i quali
non sapr mai andare. Non un rivoluzionario come il Fhrer e Stalin. cos legato alla sua italianit che gli mancano le
qualit del rivoluzionario e del sovvertitore mondiale ""Il Fhrer rimasto grandemente deluso dell'atteggiamento del
Duce. Io invece sono ben contento. Temevo che l'incontro fra il Fhrer e il Duce potesse portare di nuovo a una stretta
amicizia, la quale avrebbe creato difficolt politiche imbarazzanti per noi. Ma ci non si verificato: al contrario, non ho mai
visto il Fhrer tanto deluso del Duce come questa volta."Personalmente deploro il contegno e l'atteggiamento del Duce.
Tuttavia, politicamente ne sono soddisfatto poich cos molte misure che avremmo messe in pratica risulteranno pi facili per
noi. Anche il Fhrer convinto che le sole garanzie territoriali possono darci qualche sicurezza nei confronti dell'Italia". :"Il
Duce non si mostrato all'altezza delle nostre aspettative, sia dal punto di vista politico, sia da quello personale, e con ci ha
sciupato le sue possibilit future". "Naturalmente non c' stato un vero e proprio contrasto tra il Fhrer e il Duce. Ma il fatto
stesso che, secondo il Fhrer, il Duce non ha un grande avvenire politico, significa molto, se si pensa all'ammirazione che aveva
per lui". . "il Duce ha detto al Fhrer, con entusiasmo, di aver sempre contato sulla propria liberazione da parte dei tedeschi.
Comunque era deciso a non piegarsi ai suoi nemici, e piuttosto a togliersi la vita con un colpo di pistola ""Il Duce intende
creare un nuovo esercito italiano coi residui del fascismo Ho i miei dubbi sulle sue possibilit di riuscita. Il popolo italiano non
all'altezza di una politica rivoluzionaria concepita con ampiezza di vedute. Gli italiani non vogliono essere una grande
potenza. Il Duce avr quindi scarsa fortuna nel reclutare un nuovo esercito nazionale italiano. Il vecchio Hindenburg aveva
indubbiamente ragione quando disse che nemmeno Mussolini sarebbe mai riuscito a fare degli italiani altro che degli italiani".
"In ultima analisi dobbiamo ricevere qualcosa in compenso dell'orribile tradimento che l'Italia ha commesso contro l'Asse".

Mussolini a Silvestri:

"Feci appello a tutte le mie risorse dialettiche per persuadere il Fhrer a non insistere nella pretesa di volermi Capo dello Stato e
del nuovo Governo. Ormai avevo rinunciato e qualsiasi ambizione personale: inoltre non credevo ad una possibile resurrezione del
fascismo. Se Badoglio e la monarchia si erano assunti la responsabilit di scatenare la guerra civile, io non volevo condividere tale
responsabilit. Ma il Fhrer replic alle mie riserve nei termini seguenti: -Devo essere molto chiaro. Il tradimento italiano: se gli
alleati avessero saputo sfruttarlo, avrebbe potuto provocare il subitaneo crollo della Germania. Dovevo dare subito un terribile
esempio di punizione per intimidire quelli, tra gli altri nostri alleati europei, che potessero essere tentati di imitare l'Italia".
Sulla fuga del Re sotto gli occhi accondiscendenti dei tedeschi si discusso a lungo: questa una ipotesi: Hitler aveva ordinato a
Kesselring di arrestare il re, condurlo in Germania, processarlo e fucilarlo insieme agli altri responsabili della vicenda italiana. Il
Feldmaresciallo per - a sua insaputa ma d'intesa col capo del servizio segreto germanico, ammiraglio Wilhelm Canaris - si era accordato con
il generale Giacomo Carboni, capo del Servizio Informazioni Militari di lasciar fuggire il re ed i suoi in cambio della consegna di Mussolini.
Difatti il 9 settembre, di prima mattina, Vittorio E. III, coi familiari, Badoglio e altri ministri militari, fugge a Pescara per imbarcarsi e
raggiungere il territorio controllato dagli anglo-americani, senza lasciare alcun ordine alle autorit civili e alle Forze Armate. (Badoglio si era
letteralmente scordato di prendersi al seguito Mussolini che aveva promesso agli alleati). A favore di questa teoria c' il fatto che Hitler, se non
fosse stato d'accordo, avrebbe mandato davanti al plotone d'esecuzione chi disobbedisse a un suo ordine. Cacciava generali e dava la
forca per molto meno.
LE SOLE STORICHE
Lo storico Zangrandi aveva proposto la tesi che Badoglio avesse venduto Mussolini a Kesselring in cambio della possibilit di fuggire indisturbato al
sud col re: Badoglio avrebbe potuto infatti, secondo Zangrandi, portare con s Mussolini per consegnarlo veramente agli alleati, come prescrivevano le
condizioni dell'armistizio, dato che Campo Imperatore (dove il Duce era detenuto) distava solo pochi chilometri dalla statale che il corteo dei fuggiaschi
percorse per raggiungere l'Adriatico. L'ipotesi di questo "baratto" non suffragata da alcuna prova documentale, ma storicamente accettabile:
Kesselring sapeva che le guardie del Duce avevano l'ordine di non lasciarlo cadere vivo nelle mani tedesche, e si rese forse conto dei problemi che
avrebbe avuto se Mussolini fosse stato ucciso sul Gran Sasso, e perci possibile che abbia avuto la convenienza di accettare tale "accordo". Zangrandi
in pi fa notare, per avvalorare la sua tesi, che la mattina del 9 settembre le 18 strade che si dipartono da Roma furono tutte bloccate dalla Wehrmacht,
ad eccezione di una, la Tiburtina, sulla quale si avviarono il re e il suo seguito, e che inoltre tutto l'itinerario (da Roma a Tivoli, Avezzano, Chieti,
Pescara, Ortona al Mare) fu tenuto sgombro dal traffico militare pesante, e che ad ogni posto di blocco tedesco (come conferma lo stesso generale
Puntoni) non vi fu "nessuna difficolt per il nostro passaggio"
Che tutta la faccenda facesse acqua lo si capisce in fretta leggendo questa come altre pagine del 1943 (e non solo) . Per chi ha letto le pagine della
guerra segreta, della diplomazia dietro l'armistizio di questo sito ha potuto rendersi conto della ridda di ipotesi e di piani che c' stata dalla caduta di
Mussolini (ma anche gi dal 1942) con personaggi che entrano ed escono dalla "storia" come trasformisti senza peraltro lasciare nulla. Nessuno fa
quello che ci si aspetta che faccia.

A questo proposito ricevo un breve testo da Vincenzo Di Michele che conferma l'anomalia di questa
"liberazione"
Su quell'incursione dei tedeschi, qualcosa non quadrava in riferimento ad un'azione militare vera e propria. S vero, gli alianti tedeschi
atterrarono sul pianoro di Campo Imperatore e ci fu una loro irruzione, ma di fatto da parte nostra, non ci fu alcuna resistenza non
avendo avuto nessun ordine circa una nostra possibile reazione, n esisteva alcun piano di difesa. In effetti, sembrava come se fosse
un'azione concordata. A tal proposito ci fu un particolare che ancora adesso fermo nella mia mente. Un volta liberato il Duce e prima
della sua partenza per la Germania ebbe luogo un incontro tra noi e i tedeschi nella sala dellalbergo, tutti con le armi in spalla,
pacificamente. Fu proprio allora che davanti ai miei occhi il Generale Soleti si avvicin al Tenente Skorzeny e gli intim di restituirgli la
sua pistola. Tale intimazione fu ripetuta una seconda volta ad alta voce. Sta di fatto che Skorzeny dopo una titubanza iniziale infil una
mano nella giacca da cui estrasse una piccola pistola consegnandola al generale Soleti. Riguardo poi all'ubicazione segreta di Mussolini
quale personaggio inavvicinabile in quei giorni, in realt una storia da rivedere giacch nella bocca dei locali era pressoch nota
l'ubicazione del Duce a Campo Imperatore. E al riguardo, non mancavano curiosi che fingendosi pastori, tentavano di sbirciare con gli
occhi nell'albergo. Ricordo che un giorno, Mussolini si era allontanato per una piccola passeggiata nei dintorni dell'albergo in compagnia
del Maresciallo Antichi. Ambedue si sedettero su un blocco di pietra ai margini del sentiero che portava ad Assergi. Erano a circa una
decina di passi dal mio posto di guardia. Improvvisamente apparve, su questo sentiero, un gruppo di persone alle quali intimai di
allontanarsi indicando loro, con un gesto della mano, un percorso della montagna direi piuttosto accidentato. Mussolini, che
evidentemente aveva seguito la scena, mi disse ad alta voce: Agente, non fateli passare di l, potrebbero farsi del male. Al che mi
avvicinai al Maresciallo Antichi e gli chiesi che cosa dovevo fare, poich la consegna era precisa: nessuno deve avvicinarsi a Mussolini.
Il Maresciallo Antichi, avvertendo il mio imbarazzo, mi rispose molto tranquillamente:fai come ti ha detto, Sua Eccellenza. Allora feci
cenno a quelle persone di avanzare. Notai che i loro sguardi erano fissi su Mussolini mentre percorrevano il sentiero. Questo fatto
avvenne circa tre giorni prima dellazione dei par tedeschi. A tal conto ricordo la presenza di alcuni personaggi che frequentavano
lalbergo e che non erano n del corpo di guardia n facenti parte del personale dellalbergo. Queste persone rimasero diversi giorni
nellalbergo stesso. Pi precisamente, uno di questi mi rimase particolarmente impresso poich aveva sempre indosso una giacchetta
quadrettata con un colletto a pelliccia. Pubblicazione autorizzata dallautore ma soggetta a copyright