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Stefano Di Marino

Lo Straniero

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Questa unavventura di molti anni fa che


rimanda a vicende pi antiche ancora. Adesso che sono vecchio e sono tornato a vivere
in Italia non ricordo bene come arrivai in Asia e perch. Limportante fu esserci, vivere
quei giorni, amare quei luoghi e quelle donne. Oggi, che ormai siamo nel Duemila, i ricordi di quei giorni dazione, delle emozioni
e, s, anche della paura che ti rode lo stomaco prima che comincino gli spari, sono rimasti i miei unici compagni

Bali, 1985
Un bambino sfrecci velocissimo per la strada, arrampicato su una bicicletta troppo grande per lui. I raggi ringhiavano creando lillusione del rombo di una motocicletta. Magia di una carta da gioco infilata tra la catena e le stecche dacciaio della
ruota. La fantasia trasformava il telaio arrugginito della bicicletta in una fiammante
Harley Davidson.
Sollev uno schizzo di acqua sporca che inzupp completamente litaliano appena
sceso dal taxi collettivo che lo aveva trasportato da Sanur a Kuta.
DeMarco abbozz un gesto di reazione, ma il piccolo teppista era gi lontano. Alla fine sorrise, di cose del genere ne aveva fatte anche lui. A Milano, tanti anni prima. Dallaltro capo della strada due indonesiane ridacchiarono coprendosi il viso
con le mani. Gli occhi, per, scintillavano lanciando messaggi. Un atteggiamento
tipicamente orientale. Timidezza e provocazione coltivate assieme. Per stregare gli
uomini. Un sortilegio infallibile
Ecco, era di nuovo in Asia.
Lussureggiante, caldissima, impenetrabile Asia. Mai DeMarco avrebbe immaginato di dovervi fare ritorno, dopo tanti anni.
Percepire in profondit quel mondo fatto di credenze e usi incomprensibili gli era
costato sin troppo caro. Ne era rimasto schiavo portandone il ricordo a casa, tormentato dal bisogno di ritornarci quasi quanto, ai tempi della sua permanenza in Indocina, aveva desiderato fuggire dallItalia come se non avesse avuto altra scelta.
Molti bianchi prendevano la malaria, in Asia. Lui era stato colpito da una malattia
ben pi grave, qualcosa che penetra sin nelle ossa per non lasciarti mai pi. Aveva
pagato caro il suo amore per un mondo che non sarebbe mai stato suo.
Ora, comunque, era di nuovo l, con il solito caldo umido che preludeva alla pioggia e quella natura esigente, disposta a lasciare agli uomini solo pochi spazi per erigere le loro case.
In Indonesia le abitazioni non sono pi alte delle cime delle palme, quasi che non
si possa osare sfidare la natura.
Bali poi, dove era approdato solo poche ore prima, era un mondo a parte, unisola
con caratteristiche e culti del tutto diversi da quelli del resto dellarcipelago.
Lisola della magia, dellHagana Hindu, dominata da culti segreti e credenze che,
a un occidentale abituato ai grattacieli, potevano sembrare stupide, ma che l, in
mezzo a quella giungla sempre uguale, ossessiva, con quel verde cupo e impenetrabile, acquistavano un significato inquietante. Dopotutto era sempre lAsia. Un mondo violento che non aveva accettato DeMarco una volta e che non gli avrebbe concesso una seconda possibilit. Eppure ci era ritornato.
Doveva pagare un debito. Giri, lo chiamavano i giapponesi. Significava obbligazione, peso che non si pu mai alleviare. A volte la cultura giapponese poteva essere
stranamente complicata, cos rigida ed ermetica nei suoi dettami.

E lui, un bianco, era rimasto legato a quella filosofia, a quel codice donore che si
rifaceva al Bushido. Guerriero senza pace, poteva credere di essere un samurai,
lultimo forse.
In verit, per quegli orientali di cui aveva alimentato il mito da ragazzo in palestre che parevano pi cantine che templi era solo un gaijin, uno straniero ma si
considerava un ronin, un uomo-onda senza padrone, ma per questo legato anche di
pi al senso del dovere. Un dovere che, come dicevano i giapponesi stessi, se non
veniva sentito era come se non esistesse.
Il problema era che lui sentiva quellobbligazione. Rifiutare la richiesta di aiuto
che gli era arrivata a Milano, una mattina cos come compare una nuvola nel cielo e
ti scarica sulla testa un acquazzone, non gli sarebbe costato nulla. Ma ci sono comandi della coscienza che non si possono disattendere. Adesso era di nuovo l, a pagare il suo debito alluomo che odiava pi di ogni altro al mondo.
Signor DeMarco?
Si volse incontrando il viso gioviale di un cinese. Stempiato, piccolo ma di struttura muscolare compatta, cercava di guadagnare imponenza indossando una camicia
fantasia dai colori vivaci.
Sono Wang, si present, la aspettavamo. Mi manda Subaru-san.
Salve Wang, mi stavo giusto domandando come avrei fatto a trovare la Subaru
Trading Company.
qui vicino, signore, solo pochi passi e il suo viaggio sar finito, il cinese gli
strinse la mano affrettandosi a raccogliere il suo bagaglio.
Si avviarono lungo il viale sul quale si affacciavano mille piccoli negozietti che
vendevano di tutto, dalle cassette musicali ai vestiti in tessuto sgargiante. Per la
maggior parte appartenevano a hippies australiani che avevano fatto di Kuta un centro di raccolta. A Bali si poteva trovare droga a poco prezzo. Una sostanza tratta da
certi funghi allucinogeni che dipingevano nella mente un paradiso artificiale fatto di
spiriti e colori della giungla.
Qua e l ammiccavano giovani donne vestite con lunghi pareo coloratissimi. La
spiaggia brulicava di ragazzine che si offrivano per pochi rinningit. La prostituzione
era tutto merito dei giapponesi che calavano a frotte nel Sudest asiatico per coglierne
senza ritegno i fiori proibiti.
I giapponesi erano dappertutto in Asia, dalla Seconda guerra mondiale. Vi avevano edificato un impero tramite la Yakuza, la loro versione della mafia, una societ
criminale che aveva il monopolio di tutte le attivit pi losche dellAsia. Anche Subaru era uno Yakuza.
Finalmente lo straniero e il suo accompagnatore giunsero davanti a un edificio che
sovrastava la piazza dellIndipendenza, una rotonda di pietre selciate nel cui centro
sorgeva ancora un monumento commemorativo della cacciata degli olandesi.
In caratteri inglesi e kana nipponici la scritta SUBARU TRADING COMPANY era affiancata da due piccole torri rosse. Met in cemento met in legno, il vecchio caseggiato
era un cimelio dellepoca coloniale. DeMarco colse unaura di sfacelo osservando i
sacchi di yuta consumati, ammassati davanti allingresso. Gli affari per Subaru non
erano floridi come un tempo.

Seminascosti nella penombra, due cinesi litigavano giocando a morra cinese invece di ordinare le merci nel magazzino. Wang li rimbrott in cantonese.
New Deh Loh Moh, inve il giovanotto con unespressione volgare, tipica del
Guandong, rimproverando i due impiegati. Mi scusi, signore. Sono fannulloni e devono essere sempre essere rimessi in riga. Venga, Subaru-san laspetta.
Tutto sommato DeMarco era impaziente di incontrarsi con luomo che aveva popolato i suoi incubi per anni.
Era cambiato? Salire quella scala lo riport indietro nel tempo, a un passato che
era svanito come una nuvola di fumo. A Danielle Ling ma Danielle era morta.
Un penetrante odore dincenso lo accolse al piano superiore. Wang fece scorrere
un paravento shoji introducendolo in una stanza dove la luce creava singolari giochi
dombra e luce attraverso le veneziane mal chiuse. Laria era lattiginosa e asfissiante, popolata da migliaia di piccoli microrganismi che sfarfallavano in controluce.
Si tolga le scarpe, prego, sussurr Wang prima che DeMarco salisse sul tatami
che ricopriva interamente il pavimento.
Un angolo di Giappone. Pareti spoglie di ogni ornamento salvo due tonokonoma
che custodivano vasi in cui erano disposti fiori secondo la tecnica ikebana, colori
chiari, niente mobili al di fuori di un tavolino di legno lucidato sul quale era posta
una scacchiera per il Go.
Una partita, DeMarco-san? disse una voce che litaliano credeva di aver dimenticato.
Konnichi-wa, Subaru-san, nonostante tutto si inginocchi, abbozzando un inchino.
Konnichi-wa, DeMarco-san.
Subaru era invecchiato, il tempo e la violenza avevano lasciato in lui un segno indelebile. Pur avvolto in un elegante kimono color ruggine non riusciva ad apparire
maestoso come un tempo. Il viso era rinsecchito, quasi ridotto a un teschio e una
profonda cicatrice segnava la parte destra della fronte. Fu allora che DeMarco si accorse che il giapponese era cieco da un occhio. Il colpo che laveva sfregiato doveva
aver intaccato il nervo, gli occhiali scuri con la montatura di tartaruga erano fuori
moda, quasi patetici sul quel viso che un tempo aveva ispirato paura.
Il drago tonante, ecco come lo chiamavano in Vietnam quando curava gli affari
della Yakuza a Saigon.
I giapponesi avevano in mano la borsa nera dei medicinali, ma il governo americano si serviva di loro per smascherare i Vietcong che operavano in citt.
A quei tempi DeMarco lavorava per lAir America che tutti sapevano essere il nome di copertura della CIA. Una guerra non sua; persa come al solito
Poi cera stata Danielle leurasiatica con la voce dolce come un batuffolo intriso di miele,il corpo di una dea. La giocatrice dazzardo dei casin di Tu Do Street.
Lamante. La spia
Il vecchio prese una pedina bianca da una scatola di lacca accanto a s, e la pos
al centro della scacchiera suddivisa in diciannove righe orizzontali e altrettante verticali. Un confronto di strategie in cui ogni giocatore rivelava la sua essenza pi profonda nel tentativo di annientare lavversario. DeMarco era stato un buon giocatore

di Go, un tempo. Non quanto Subaru che, anche in quel campo, pareva possedere
unabilit particolare.
Non sono venuto qui a giocare, Subaru-san.
Il giapponese sembr piccato del rifiuto dellitaliano. Annu con un sospiro, pregando poi Wang di servire qualcosa da bere.
Pensavo che potessimo essere amici, DeMarco-san
Non dopo Saigon, e lo sai, Subaru. Ho un Giri verso di te e lo assolver sino in
fondo, se necessario. Ma non saremo mai amici.
Il vecchio sospir nuovamente.
Peccato, disse mentre il cinese serviva loro un t profumato al gelsomino.
Sono anziano e non ho molte consolazioni nella vita
Era davvero ridotto male il vecchio, pens DeMarco, una volta non avrebbe rinunciato a eseguire personalmente il chanoyu, la cerimonia del t. Nella sua voce
cera unombra di paura. DeMarco glielo fece notare, con una sottile, velenosa soddisfazione.
vero, ammise Subaru, sorridendo mestamente. Ti pare possibile? Io, il Drago Tonante, ho paura. In realt non sono pi abile come un tempo, non riesco pi a
mandare avanti questa piccola ditta di importazioni e neppure a difendermi. Ormai
non mi rimasta che la soddisfazione di qualche partita a Go.
In modo di costringere le tue pedine a combattere per te?
Non rimproverarmi perch ho chiesto il pagamento del mio credito.
DeMarco non rispose. Per il vecchio provava solo disprezzo, anche se il Giri era
cos forte da annullare gli istinti omicidi che gli passavano per la testa. Sembrava
proprio di essere in un film di Yakuza. Giri contro Ninjo, i sentimenti personali. Ma
DeMarco aveva imparato da molto tempo che i sentimenti sono solo sofferenza.
Quando ebbero terminato il t, il cinese si ecliss.
Rimasero soli uno di fronte allaltro, in silenzio.
Finalmente Subaru si decise. Dalle pieghe del kimono estrasse una bamboletta intagliata, di fattura estremamente fine con il viso di porcellana e i capelli di crine di
cavallo, neri come la notte. Una kokaeshi. Un giocattolo costruito con abilit dagli
artigiani di Hatashima che ne custodivano il segreto dellestetica perfetta. Un oggetto di grande bellezza cui la piccola scheggiatura sullo zigomo conferiva un particolare valore. Il senso artistico zen imponeva che la bellezza pi squisita possedesse una
piccola imperfezione per risultare un capolavoro. Per ricordare agli uomini che il dolore sempre presente nella vita, anche nelle forme pi raffinate dellarte.
DeMarco rigir la bambola tra le dita per qualche secondo, poi la ripose sulla
scacchiera traendone un rumore sordo.
Sai che significa?domand Subaru.
Demarco annu. Conosceva a sufficienza i costumi degli Yakuza per aver individuato in quella kokaeshi un messaggio di morte. Un particolare clan yakuza, la Fenice di Smeraldo, usava inviare messaggi di morte tramite le kokaeshi. Subaru era un
oyabun, un capo della Fenice. Quel messaggio gli imponeva di compiere il seppuku,
il suicidio rituale, per cancellare unonta al suo onore. Lalternativa era la morte per
mano di un gruppo di assassini inviati direttamente dal Giappone.

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Perch?
Mi sono ritirato dalla Yakuza, il gioco era diventato troppo pericoloso per me.
Ma prima di andarmene ho voluto strafare: ho rubato dalle casse
dellorganizzazione, approfittando della mia posizione. Pochi miseri yen, se si considera che mi hanno semplicemente consentito di avviare unazienda che mi permette
appena di sopravvivere. Credevo di essere riuscito a sottrarmi ai miei ex compagni,
a nascondermi cos efficacemente da far perdere la memoria di me. Mi sbagliavo,
anche qui, in Indonesia, sono riusciti a trovarmi e ora non mi daranno pace sinch
non sar morto.
Non hai intenzione di obbedire allora?
No, esclam il vecchio. La vita troppo bella per essere sciupata uccidendosi.
Non puoi rimproverarmi se voglio vivere
Credevo che seguissi i dettami del Bushido, rubando al tuo clan hai commesso
un grave errore, unonta al tuo onore che devi lavare.
No, non mi uccider e tu devi aiutarmi. Hai un debito verso di me. Ricorda
Lo rammento tutte le notti, Subaru-san, interruppe rauco DeMarco. Non c
bisogno che tu pretenda ancora il rispetto del mio Giri. Sono venuto dallEuropa per
onorarlo e ti aiuter. Ognuno vive con la sua coscienza. Io credevo che tu fossi un
grigatai-bushi, un guerriero donore. Subaru, e accettassi le tue responsabilit. Io accetter le mie.
Il vecchio parve sollevato. Chin leggermente il capo e disse: Ci sono ragioni,
mio giovane amico, che mi impongono di vivere e tu capirai in seguito di cosa parlo.
Ora, io penso che dovrai organizzarti per ricevere gli uomini che la Yakuza mander
per uccidermi. Non saranno pi di quattro, ma puoi star certo che saranno abili. Dovrai cercare aiuto.
Tra quanto verranno?
Presto. La kokaeshi mi stata recapitata una settimana fa, il termine ampiamente scaduto. Nei prossimi giorni li vedremo, dovrai essere o pronto. Hai
unarma?
No, lo sai come funzionano le dogane qui. Ti rivoltano da capo a piedi per accertarsi che non porti n droga, n stampa comunista, n armi.
Cerca un uomo che chiamano lOlandese, lui commercia in armi, potr aiutarti.
Stasera sarai mio ospite. Wang ti porter alla mia dimora che, per te, sempre aperta.
DeMarco assent. I giapponesi sono gente con un senso particolare della privacy,
non facile che permettano a un gaijin di penetrare oltre le soglie della propria abitazione. Eppure Subaru lo faceva.
In quel momento DeMarco si rese conto che tra lui e il giapponese si era creato,
loro malgrado, un legame molto pi profondo di quello che immaginava. Un legame
di sangue, simile a quello che univa nei tempi antichi un samurai al sensei, il suo
maestro. Ora aveva una missione, un modo di adempiere al Giri forse stava entrando in un incubo, ma, nel profondo della sua anima, DeMarco preferiva cos. Lui
era un guerriero e i guerrieri combattono.
Contro fantasmi o nemici, non aveva importanza, dopotutto.

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Diavolo, fa piacere vedere ogni tanto una faccia bianca che non sia quella di
questi hippies drogati, lOlandese porse la mano a DeMarco esibendo un sorriso
rubizzo che illumin il viso largo, bruciato dal sole, su cui troneggiava un naso gonfio per le troppe libagioni. Venga, le offro una birra.
Trascin DeMarco nel retrobottega. Litaliano vi era arrivato dopo aver bighellonato per un poco per le strade di Kuta cercando di farsi unidea del terreno di battaglia. Jaan Paals possedeva un emporio dove i pittori locali esponevano i loro quadri,
dipinti naif che rappresentavano scene idilliache di vita balinese.
Il disordine regnava sovrano. Paals era un altro degli europei rimasti prigionieri
dellAsia che non riuscivano a trovarvi posto. Nel retro del negozio unindonesiana
che poteva avere si e no sedici anni, stava componendo unofferta votiva a base di
fiori e frutta. Paals la rimprover in dialetto ordinandole di portar loro da bere. La
ragazza corse via con gli occhi bassi.
Naima una brava ragazza, assicur Paals, invitando DeMarco a sedersi a un
tavolaccio che stava in piedi per miracolo. la mia famiglia, qui a Kuta. Mi ci sono stabilito dopo un paio di avventure sfortunate nel West Irian.
Era con la Legione?
Paals parve rivivere in un attimo un passato spiacevole. Scosse il capo come per
cacciar via brutti ricordi, poi si asciug il sudore dalla fronte con un fazzolettone
rosso.
Che caldo, anche la pioggia non di minimo aiuto. Certo che ero con
lAustralian Foreing Legion, che inferno, ragazzi cera da divertirsi, per, la voce suonava falsa e DeMarco immagin che non si fosse divertito affatto a combattere i cannibali della Nuova Guinea.
Naima torn con due birre passabilmente fresche. Brindarono chiacchierando per
un poco di vecchie avventure. Paals le sparava grosse ed era evidente che il periodo
trascorso nella Legione Straniera del governo di Sidney doveva avergli lasciato brutti ricordi.
Che le serve, infine?
Ferro, rispose DeMarco secco, pesante anche. Se ho ragione penso che tra
qualche giorno ci sar da sudare, qui in paese, sono in arrivo alcuni yakuza decisi a
fare la pelle a Subaru, io lavoro per lui
Nippon, eh? Brutta gente, non si arrendono mai, borbott Paals andando a frugare tra le casse ammassate disordinatamente in fondo al magazzino. Torn dopo un
poco con un fucile a pompa Savage 900 e due scatole di cartucce. Mostr la merce a
DeMarco vantandone la qualit.
Conosco larticolo, lo interruppe litaliano controllano il funzionamento del
meccanismo a pompa. Forse avr bisogno anche di qualcosa per il corpo a corpo.
Gi, con i gialli non si sa mai. Sa usare questi?
DeMarco prov un paio di nunchaku, due bastoni legati da una cinghia di bue. Fece volteggiare una delle estremit nellaria controllando laltra con la mano. Assieme
alla passione per la cultura asiatica aveva appreso anche le arti marziali.
Era un poco arrugginito ma la paura avrebbe compensato con laggressivit la carenza tecnica.

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Li prendo. Non se la sentirebbe di essere della partita? Un coraggioso si fa sempre comodo quando c da sparare. Soprattutto con la sua esperienza
Ci fu un attimo di silenzio, poi Paals si fece rosso e rispose quasi alzando la voce.
Certo che sono un coraggioso, cosa crede? Dieci anni con la Legione e ne ho viste
di tutte di tutte abbass la voce. Chieda aiuto al capitano Noy. Comanda la
polizia locale. Con i suoi tre uomini saremo in sei. Gli daremo una bella lezione a
quei gialli.
Si strinsero la mano suggellando una sorta di accordo di guerra.

Avvolto il fucile in uno straccio di tela DeMarco camminava per le viuzze di Kuta. Come si faceva a combattere con quel caldo? La giungla appena fuori labitato
baciava il mare, cupa e minacciosa. Grandi piante rampicanti ondeggiavano mosse
dalla brezza calda, come animali ansanti dopo una corsa.
Forse gli spiriti esistevano davvero. Di certo i fantasmi
Danielle.
Scosse il capo a disagio. Avrebbe preferito la malaria al ricordo di lei. Danielle era
morta, a Saigon, tanti anni prima. E non sarebbe pi tornata. Attirato da alcune esclamazioni DeMarco si volse verso la buffa figura che si agitava al limite della strada tra una bancarella di frutta e un deposito di biciclette.
Kechak, Kechak, urlava quella grottesca caricatura dessere umano, leggi il
tuo futuro.
Era un uomo, ma si muoveva come una scimmia e sul volto portava una maschera
da scimpanz. Il corpo era ricoperto da una tuta di tessuto tropicale che ricordava il
pelame di una scimmia. Leggeva il futuro nei gusci di noce. Un indovino con la facolt di penetrare nello spirito Kechak, il dio scimmia della mitologia barong.
La finta scimmia assunse unespressione comicamente implorante.
Leggi il futuro, solo pochi rinningit.
Non chiedere una predizione, ti porter solo sfortuna.
Quella voce DeMarco si volse quasi di scatto quasi per affrontare un attacco,
teso come un cavo dacciaio.
Non sei cambiato molto, Stefano.
Ghuna. Indossava un sari rosa che ne faceva una figura evanescente, quasi irreale. DeMarco si sent scrutato per lennesima volta da quegli occhi cos profondi da
apparire senza fine.
Era proprio la sua vecchia amica ind, un altro ricordo dellAsia.
Minuta eppure bellissima, con limmancabile puja rossa in mezzo alla fronte come un terzo occhio. Parlava con un tono di voce basso, quasi una melodia. Orecchini
a mezzaluna e anellini doro al naso. Era sempre elegante, gli affari non le erano andati male dopo Saigon, dove possedeva una ditta desportazioni di seta.
Tu qui, fu solo capace di articolare DeMarco.
Il mondo piccolo. Ti dispiace? cera come una sfida negli occhi di lei, un rimprovero.

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DeMarco sorprese Ghuna con un gesto che certo lei non si aspettava. Le depose
un bacio sulla guancia stringendola a s. Sent per un attimo il suo corpo sotto la seta, i seni appuntiti un poco pesanti rispetto alla taglia sottile, il profumo inusuale ma
indimenticabile.
Non mi dispiace, solo mi stupisce di come trovi tutti qui, in questo angolo di Asia.
Anche Subaru qui, disse seria lindiana.
Lui mi ha chiamato a Bali sono venuto a rendergli ci che gli devo
Ghuna lo fiss per alcuni secondi, imperturbabile. Poi grosse gocce di pioggia le
caddero sul volto creando la curiosa impressione che fosse improvvisamente scoppiata in lacrime.
Vieni, disse con la sua solita voce rauca. Dobbiamo parlare e qui piove. Troviamo un riparo.

Sei il solito stupido.


Dopo dieci anni non c male come accoglienza, canzon DeMarco.
Erano a casa di Ghuna, appena fuori dal paese, vicino allofficina tessile che le
apparteneva e che, a quellora, smetteva di funzionare.
Cosa vorresti che ti dicessi? Che non sei invecchiato? Non vero, hai una ruga
per ogni anno che trascorso. Sei grosso come un bufalo di fiume, hai perso i capelli. Ma a te che importa. Hai sempre quello sguardo... La rabbia, lorgoglio. In quello
non sei cambiato. Solo che oggi tutto pi amaro. Hai avuto una brutta vita. E si
vede. Ti porti dietro il dolore come una spada nel cuore.
DeMarco spian le sopracciglia assumendo unespressione senza significato.
Ghuna aveva ragione.
Tu , invece, sei rimasta bellissima.
Dovevi pensarci dieci anni fa a dirmelo, lo rimbrott lei con una nota falsa nella voce. Ma tu eri innamorato, allora. Di Danielle Ling, della donna che per poco
non ti uccideva.
Era una spia dei Vietcong, disse DeMarco senza intonazione. Era il suo dovere. Tra noi la storia era diversa, lo sai.
No che non lo so, sbott lindiana compiendo un passo avanti, aggressiva. Ti
ha tenuto sul palmo della mano finch le convenuto, poi era pronta a ucciderti.
DeMarco la gel con lo sguardo.
Lo so sin troppo bene e a volte dispiace di non essere morto. Ma il nostro amico
Subaru non volle cos. Mi salv la vita, lui.
Ghuna pieg il capo verso la finestra, fuori aveva gi smesso di piovere. Non era
il caso di parlare della morte di Danielle. Entrambi vedevano ancora la mano di Subaru premere quel grilletto.
A volte ci credo davvero che avresti voluto morire, disse Ghuna improvvisamente tenera. Lo odi, non vero?
Non posso, ho un debito con lui.

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Il maledetto onore, il codice del Bushido? di nuovo lei torn aggressiva. Sei
venuto per farti ammazzare per un debito con luomo che odi di pi
Non uno scherzo e lo sai
Certo, il codice ha il suo valore per i giapponesi ma tu non sei uno di loro, non
sei neppure un orientale e mai lo sarai.
DeMarco comp due passi per la stanza, senza rispondere.
Mi spiace, Ghuna, non volevo irritarti. Son cose che non puoi capire.
Io non posso capire? Tu tu non capisci! Io ero innamorata e tu non capivi, non
volevi capire.
Seguendo un impulso che nessuno dei due riusc a spiegare si abbracciarono stretti, Ognuno chiuso nei suoi pensieri. Ghuna, la piccola Ghuna, singhiozzava sulla
spalla di DeMarco.
Lo sapevo che non dovevo tornare, pens lui. Ma il Giri glielo imponeva. E pi
cercava di far s che la ragione fosse forte, pi la coscienza lo piegava al suo volere.
Lasci la casa di Ghuna con un insopportabile peso sullanima.

La dimora di Subaru era un angolo di Kyoto ricostruito ai margini della giungla


indonesiana. Pareti di legno e pannelli di carta di riso su cui erano dipinte immagini
monocromatiche, zen.
Oltre un piccolo giardino perfettamente curato si accedeva alla casa che il capo
Yakuza si era costruito con fondi rubati ai suoi compagni.
Wang, perfetto maggiordomo, fece strada sino a una stanza ricoperta da otto tatami e illuminata da lanterne di carta da cui pendeva dei campanelli furin. Mossi dal
vento creavano una strana melodia, quasi melanconica.
Lumidit serale creava mulinelli di nebbia tra la vegetazione.
DeMarco si sent gelare. Un istante appena. Rivide Danielle. Il viso unico che accoppiava Europa e Asia in un sogno solo. Capelli biondi e occhi a mandorla. La voce, il tocco delle dita
Appassionata, traditrice, amante, assassina. Unespatriata come lui. In bilico tra
due mondi.
Scomparve lasciandolo solo.

Fu chiaro subito il motivo per cui Subaru non voleva andarsene dal luogo dove
aveva costruito il suo castello.
La giapponese che accolse DeMarco pareva uscita da una stampa del diciassettesimo secolo. Piccola come una statuetta di porcellana, aveva un visino di giada circondato da una capigliatura ad ala di corvo che le scendeva sulle spalle contrastando
con il kimono color lill che lavvolgeva come un intricato fiocco di tessuto pregiato.
Si muoveva con grazia di una geisha esperta, accudendo al marito e al suo ospite
senza interrompere i loro discorsi.

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Dopo la cena servita con una perfezione che DeMarco non ricordava possibile, la
giovane prese a cantare accompagnandosi con il Koto.
Non ha una voce deliziosa? disse Subaru guardando DeMarco con locchio sano. Sembra quella di un usignolo di Kyoto. In realt stato per lei che ho sottratto i
fondi rubando ai miei complici. Per poterle dare qualcosa lontano dall ukya, la casa
delle bambole in cui lho trovata. Fosse per me sarei invecchiato in povert, ma la
sua compagnia merita di essere ricompensata con il pi bello dei paradisi.
DeMarco scrut Subaru. Ecco dove era finito il Drago Tonante, lo spietato assassino di Saigon, il duro che non tremava mai. Un vecchio innamorato, patetico.
Io credo che verranno presto, Subaru, sbott interrompendo la melodia della
ragazza. Pensavo che la cosa pi prudente sarebbe andarsene da qui.
No, sinquiet il giapponese, mi troverebbero ovunque. Ho deciso di morire
qui e non mi muover. Daltronde sono convinto che tu li ucciderai: sei sempre stato
un ottimo guerriero.
Sono invecchiato, rispose litaliano ripensando a Ghuna. Potrei non farcela.
Ce la farai, sibil Subaru. Il Giri ti dar la forza.
DeMarco chin il capo. In un attimo Subaru era ritornato quello di un tempo.
Spietato, abile giocatore di Go, pronto a usare le sue pedine sino alla vittoria finale.

Caldo.
Disteso nella tinozza del furo, DeMarco cercava di rilassare il proprio corpo visto
che non riusciva a distendere la mente.
Chiuse gli occhi percependo il calore del bagno nei muscoli tesi. Avvert un fruscio delle babbucce che scivolavano sul pavimento. Moxi, la sposa di Subaru, lo
guardava in ginocchio di fronte allentrata. Nei suoi occhi era comparsa una luce
nuova, voluttuosa.
Senza dire una parola la giovane donna cominci a disfare il complicato nodo
dellobi, sciogliendo la cintura del kimono come in una danza.
A poco a poco il suo corpo lucido appariva in tutta la sua giovanile bellezza. DeMarco sent qualcosa attraversarli la schiena. La presenza di Moxi, nuda a pochi
passi lo eccitava.
Non osava interrompere quei momenti, spaventato e ansioso dal tempo stesso di
vivere gli attimi successivi.
Moxi gli rivolse unocchiata esplicita entrando nella vasca. Le sue labbra sapevano dei sapori della giungla. Come una liana si avvinghi a DeMarco in una danza a
volte violenta a volte dolce, fatta di sospiri e gemiti che si protrasse sinch non lo
port al culmine del piacere.
Uscita dalla grande vasca la ragazza prese ad asciugarlo con un telo di spugna.
DeMarco le pass una mano sui capelli.
Subaru?
Subaru mi ha mandata. Lui non pu pi e credo che ti stimi molto. Forse avrebbe voluto averti come figlio.

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Con una stretta al cuore DeMarco contrasse i muscoli del viso in una smorfia di
disappunto.
Non dirlo, non dirlo mai pi ringhi.
Lei parve spaventata da quellimprovvisa manifestazione dira.
Tu non ti piaciuto? domand con una voce da bambina offesa.
Certo, assent litaliano raccogliendo i vestiti. Ma avrei preferito che tu fossi
venuta qui di tua volont. A quanto pare in questa storia nessuno pu vivere la sua
vita se non negli schemi di Subaru.
Una cosa ti voglio dire, dichiar improvvisamente Moxi con seriet. Vattene,
nulla pu salvare Subaru-san. Ti farai solo ammazzare.
Sul tetto la pioggia ricominci a martellare cadendo sulla paglia intrecciata sotto
le tegole rosse. DeMarco si ritir nella camera dove lo attendeva il futon di tela e
caucci. Dorm male.

DeMarco espir laria emettendo un suono gutturale che accompagn il calcio subito seguito da un pugno e da un altro colpo inferto con il taglio della mano.
Madido di sudore, interruppe i suoi esercizi. La giungla, a poche decine di metri,
lo guardava silenziosa.
Scosse il capo, il suo karate non era buono come un tempo: si era arrugginito. Pazienza, sarebbe dovuto bastare, non aveva intenzione di misurarsi in un corpo a corpo con i giapponesi.
Si accorse della presenza di Wang quasi guidato da un sesto senso. Il giovanotto
lo guardava come affascinato.
Signor DeMarco credo che ci sia una cosa che lei deve sapere. Sono arrivati a
Sanur quattro giapponesi, stamattina. Gente cattiva, con facce da assassini, dicono
che verranno qui presto.
Litaliano sospir. Sulla veranda della casa era comparso Subaru. Ci fu uno scambio di occhiate significative. DeMarco assent, il vecchio non voleva mollare. Non ci
avrebbero messo molto ad arrivare gli Yakuza
Quattro, si disse DeMarco, troppi per un uomo solo. Era il momento di andare a
chiedere aiuto al capitano Noy.

No, disse lindonesiano dopo aver ascoltato la storia di DeMarco.


Nonostante la divisa non aveva laria di un militare serio. Piuttosto quella di un
bambino che giocava con la pistola.
Dallaspetto DeMarco lo aveva subito giudicato antipatico. La barbetta rada sul
mento e i modi untuosi diventavano di momento in momento sempre pi insopportabili.
Credevo che la polizia ci tenesse a conservare lordine.
Noy mise in mostra un sorriso sfottente, bianchissimo.
Non se si tratta di lasciarci la pelle.
Ma Subaru un cittadino di Kuta.

19

Subaru una canaglia e non neppure indonesiano. Qualche pi conta che


giapponese. Non amiamo quelle scimmie gialle, qui in Indonesia ne hanno combinate pi degli olandesi. Se la sbrighino tra loro.
DeMarco non sapeva pi quali argomenti cercare per convincerlo.
Ci sar una strage se non interviene, capitano Noy. Lei deve impedirla.
Si ammazzeranno e lei non potr far nulla. DeMarco. Lunica cosa in mio potere
sarebbe quella di arrestarla per impedirle di farsi uccidere. Non lo far: lei mi antipatico. Lei e tutti quelli che giocano a fare gli eroi. Se ne pu andare, non affar suo. Ma lei rimarr per il suo stupido orgoglio ed giusto che gli sciocchi come lei paghino per i loro errori.
Non voleva giovare a fare leroe, pagava solo un debito, ma questo un verme come Noy non lo avrebbe mai potuto capire. A che pro insistere ancora attirandosi il
dileggio di quel bastardo?

Strano come, sotto il sole cocente del mattino, Kuta apparisse ridente e festosa,
quasi un paradiso irraggiungibile per DeMarco.
Mentre si avviava verso la bottega di Paals, sentiva su di s gli occhi della gente.
Ormai la notizia si era sparsa e nessun avrebbe potuto contenere il panico. Era additato come un appestato. Lo evitavano quasi portasse sfortuna.
Vattene Stefano, sei ancora in tempo.
Era Ghuna. Indossava una tunica candida stretta in vita da una fascia di seta color
malva. I pantaloni a sbuffo non riuscivano a nascondere la bella linea delle gambe.
Non portava trucco e teneva i capelli annodati con una stella di metallo cui era appuntato un fiore.
Sono stufo di sentirmi dire di andarmene, rispose tra i denti DeMarco; nonostante tutto si ferm di fronte alla giovane donna.
Ti prego non farti ammazzare, supplicava quasi la ragazza.
Siete gi tutti convinti che non ce la far ,vero? Be, non ho bisogno di consigli
del genere n di menagramo.
Credi di essere un dio, DeMarco? Solo perch sei convinto di essere nel giusto
oppure proprio la morte che cerchi? Pensi di poter espiare quella di Danielle con la
tua. questo che vuoi?
DeMarco sent le parole scuoterlo dal profondo.
Era vero? Come una pugnalata quel pensiero gli attravers la mente. Morire non
avrebbe riportato in vita Danielle e comunque lei era stata una nemica. Aveva cercato di ucciderlo, non ricordava? Strinse i denti scacciando il pensiero dalla testa. Certo che lo rammentava, ogni mattina dopo notti di incubi.
No, io voglio vivere senza debiti con nessuno. Se non sei in grado di capirlo, non
abbiamo nulla da dirci.
Oltrepasso la ragazza senza darle il tempo di rispondere. Ghuna represse la frase
che le era salita alle labbra, in uno scatto dira stava per augurare la morte alluomo
che aveva amato. Non posso farlo, si disse confessando a se stessa di non aver mai
cercato di comprendere le motivazioni di DeMarco. Perch doveva essere cos male-

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dettamente cocciuto, cos stupido, quando scapp via senza sapere pi cosa desiderare.

Paals saffrett a salutare DeMarco con cordialit non appena lo vide. Pareva un
po brillo ma lesperienza avrebbe supplito nel momento del bisogno. Aveva gi
scelto la sua arma, un fucile mitragliatore che aveva visto tempi migliori.
Ho saputo che stanno arrivando, disse con una risata forzata. Gli facciamo un
culo cos Dove si appostano gli uomini di Noy?
Da nessuna parte. Il prode capitano star a guardare. Non vuole immischiarsi. Ha
paura.
Lolandese sbianc di colpo.
Allora siamo in due?
Temo di s.
Silenzio, improvvisamente allesterno si era fatto tutto buio e la pioggia scendeva
con violenza allagando i vicoli sino a trasformarli in canali di melma.
Paals si torment il labbro per un poco, torcendo le mani luna contro laltra, poi
sbott. Non sono un vigliacco, DeMarco, ma due contro quattro non possibile. Io
non ci sto, voglio invecchiare tranquillo.
Possiamo farcela, invece.
No, che non possiamo. Io sono vecchio per questo genere di cose. Troppo rischio, troppo rischio fiss DeMarco con gli occhi sbarrati. La sua bella spavalderia era sparita. Uno cos non sarebbe stato che dimpaccio. DeMarco assent posandogli una mano sulla spalla con fare comprensivo. In fin dei conti era il suo Giri. Almeno Paals non gli consigliava di lasciar perdere.

Signor DeMarco?
Era Wang. Man mano che passavano le ore il villaggio pareva svuotarsi. Come
nellimminenza di un tifone tutti cercavano riparo.
Signor DeMarco, io sono qui per aiutarla, disse orgogliosamente il cinese.
Litaliano gli lanci uno sguardo accigliato. Il cinese non aveva pi di ventanni.
Nessuna esperienza e il coraggio degli incoscienti, quello pi pericoloso.
DeMarco scosse il capo.
Perch, signor DeMarco? fece offeso il ragazzo. Io non ho paura.
Hai una vita davanti per averne, figliolo. Ci saranno altre occasioni se destino
che tu diventi un guerriero.
Ma la uccideranno se
E vorresti aiutarmi tu? rispose rabbioso DeMarco. Poi moder il tono della voce. Scusami, amico. In fin dei conti sei lunico che si offerto. Non posso lasciartela combattere questa battaglia per qualcosa puoi fare.
Wang spalanc gli occhi in attesa di ordini. Commovente.
Rimani in casa vicino al signor Subaru. Se si avvicinano grida a gran voce, io
sar l in un attimo.

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Il ragazzo fece cenno di aver compreso perfettamente.


Lei dove si apposter? chiese eccitato.
Sulla strada, devo bloccarli prima che entrino in paese.

DeMarco sput per terra. La saliva aveva un sapore amaro, metallico, che gli impastava il palato. La paura.
Rise tra s mentre caricava il Savage un po tardi per aver fifa, no? Magari poteva ancora andarsene. No, cos avrebbe deluso il pubblico nascosto che aspettava di
vedere quanto era stupido leuropeo. Non avrebbe dato a quella gente la soddisfazione di vederlo fuggire, si disse eccitato, e possibilmente neanche quella di vederlo
morire. Kuta aveva assunto laspetto di una citt fantasma, popolata di ombre. Dal
mare giungevano le eco della risacca mescolate con quelle della giungla. Poco distante, in mezzo alla vegetazione, si alzarono in volo due grandi uccelli bianchi.
Muovevano le ali quasi al rallentatore, librandosi nellaria come sorretti da un sortilegio. DeMarco li segu con lo sguardo fino a che non divennero due puntolini, pressoch invisibili. Da una finestra semichiusa spunt il visetto di una ragazzina.
Unapparizione di pochi attimi.
Ora DeMarco doveva vuotare la mente e prepararsi alla lotta. E lui voleva vincere.
Cerc con la mente un pensiero piacevole cui aggrapparsi, ma non ne trov. Ghuna doveva odiarlo ormai perch si era accanito contro di lei, umiliandola? Uno
che sta per morire dovrebbe comportarsi da gentiluomo con le signore, se vuole che
almeno una donna venga a piangere sulla sua tomba.
Di nuovo pensieri di morte strinse i denti dilaniando il fantasma che gli ballava
attorno.
Finalmente dal sentiero giunse un rumore. Unauto. Laria rovente parve sfilacciarsi, liquefatta da un curioso effetto ottico. Dopo qualche secondo ancora di angosciante attesa dalla curva emerse il muso schiacciato della vettura. Le cromature rimandavano un riflesso sinistro.
La Land Rover si arrest al limitare del paese. Quasi silenziosamente lo squalo
dacciaio e lamiera and a fermarsi allintersezione di due viottoli maculati di pozzanghere melmose Con tutta calma gli occupanti aprirono le portiere e scesero.
Yakuza, quattro come era stato annunciato.
Era evidente che erano esperti assassini, la lotta sarebbe stata senza quartiere.
Il pi imponente, in jeans e maglietta gialla, doveva essere un lottatore di Sumo o
qualcosa del genere. Aveva braccia grosse come prosciutti e lo sguardo del toro infuriato. Fece volteggiare nellaria una catena alla cui estremit era assicurata una sfera
dacciaio. Manrikigusari, un giocattolo in voga tra i teppisti di Osaka.
Il gigante recuper larma avvolgendola al polso. Aveva anche una pistola Nambu
infilata nella cintura.
Quello al suo fianco faceva paura, pur essendo daspetto diametralmente opposto.
Magro come un chiodo rugginoso, rivel una testa calva sotto un cappello a tesa lar-

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ga di cui si liber con un gesto annoiato. Poi, con calma serafica, cominci a sfilarsi
la camicia e le scarpe riponendole sul sedile dellauto con gesti misurati.
Il busto era interamente ricoperto di tatuaggi yakuza che lo rendevano simile a un
enorme drago. Liber una corta spada da samurai da un involucro di stoffa. Gli Yakuza non disdegnavano le armi da fuoco, ma, nelle questioni donore, preferivano i
coltelli.
Come i siciliani, solo che i loro coltelli erano molto pi lunghi.
Il tatuato comp alcuni esercizi che lo qualificarono subito come un esperto di
spada. Brutto affare
Il terzo aveva i capelli lunghi sulle spalle e il viso cos segnato da sembrare una
mummia. Indossava un abito di tela scura di foggia orientale, anche lui aveva scelto
una spada. Non provava movimenti e non guardava verso il paese. Doveva essere
quello pi sicuro di s.
DeMarco avvert una stretta allo stomaco, di nuovo la paura.
Lultimo era il pi giovane, probabilmente aggregato al gruppo per fare esperienza. Vestiva alloccidentale, con guanti di pelle e capelli scolpiti dal gel. Gli occhialetti da Blues Brother nascondevano in parte il viso che, sicuramente, era quello di
un sadico. Caric pazientemente la Python 357 facendo poi ruotare il tamburo contro lavambraccio. Lo scatto del cane alzatolo fece ridere istericamente. Adesso era
pronto a combattere. Forse pieno di shabu fino agli occhi.
DeMarco guard i suoi avversari avanzare sparpagliati sino al limitare del paese.
Non cera anima in giro, proprio come nei film western che aveva visto da bambino
Per un poco non si ud che lo scalpiccio del pi giovane. Portava stivaletti di pelle che ringhiavano a ogni movimento.
Dal suo nascondiglio DeMarco lo vedeva con precisione. Peccato che fosse lui,
tutto sommato il meno pericoloso, a cadere nellimboscata. Con gli altri la sorpresa
sarebbe andata sprecata.
Demarco si domin per non udire il martellio continuo della vena sulla tempia.
Batteva come un tamburo impedendogli di restar lucido. Non sono ancora pronto, si
disse. Ma nella vita si costretti sempre a combattere quando non si pronti.
Ancora un passo
Il pi giovane dei sicari si ferm di colpo. Aveva intravisto qualcosa che non quadrava davanti a s. La schiena di un uomo armato di fucile.
Preso dalleccitazione lasci sfuggire un urlo e protese il braccio armato. Il tuono
prodotto dallesplosione echeggi per tutta Kuta. Lo specchio and in frantumi
scheggiando limmagine riflessa di DeMarco.
Non era male il trucco dello specchio sistemato appositamente tra due fessure nel
muro
Il giapponese non ebbe tempo di rendersi conto di essere caduto in trappola. DeMarco, sicuro nel suo nascondiglio, si gir, sparandogli a freddo. Lo uccise sul colpo. Nellaria si diffuse un odore amaro di cordite.
Via adesso, si disse litaliano scattando come una molla tra una fila di bancarelle abbandonate.

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In un attimo ebbe il cuore in gola. Dove erano gli altri? Si era tolto le scarpe per
evitare di produrre qualsiasi rumore, ma non era una precauzione sufficiente.
Vide balenare la lama da dietro un angolo come un arco azzurro.
Lasci cadere il fucile, trafitto da un dolore lancinante allavambraccio. Sangue
dappertutto e fiato mozzo. Lo Yakuza tatuato era comparso improvvisamente davanti
a DeMarco. Era uno di quelli che combattono in silenzio. Maneggiava la spada con
gesti sicuri, certo di avere la vittoria in pugno.
Demarco impugn il nunchaku con la mano sana facendolo roteare sopra la spalla. In un attimo ebbe gli occhi del tatuato nei suoi. La spada e il nunchaku partirono
insieme. DeMarco chiuse quasi gli occhi, una cosa da non farsi, ma la tensione era
troppa. Un rumore seccoNon fermarti, non fermarti, non ti ha colpito..
DeMarco rote su se stesso menando un gran colpo con il nunchaku.
Ud le ossa della cassa toracica del giapponese fratturarsi percosse dalla sbarra di
ferro. Il tatuato perse la spada cadendo nella polvere. Fu DeMarco a urlare questa
volta, forse per darsi coraggio.
Vibr un fendente dallalto verso il basso restando con gli occhi sbarrati a vedere
leffetto della sua arma sul cranio del giapponese. Sent quasi amplificato il rumore
della testa che scoppiava sprizzando sangue e materia cerebrale tutto attorno.
Qualcosa alle spalle!
DeMarco rotol via agitando il nunchaku in un inutile tentativo di parata. Sent
che aveva colto qualcosa. La spada del terzo giapponese.
Ci fu un rumore sordo poi le due armi si avvinghiarono luna allaltra. I due uomini lottarono brevemente per liberarle, poi le lasciarono cadere, inservibili. Con il
braccio ferito disteso lungo il fianco, DeMarco fiss il giapponese con lo sguardo
pi feroce che riusc a evocare. Il killer non parve lasciarsi intimorire, forse la faccia
del nemico in quel momento esprimeva solo dolore.
Lo Yakuza part con un calcio. Cos rapido che DeMarco quasi neppure lo vide.
Sent solo le gambe cadere e una fitta lancinante allo stomaco. Percep i due pugni
che lo raggiungevano al viso spaccandogli il labbro e quasi non vide il calcio rovesciato che lo scaravent a terra. Troppo forte quel nippon per poterci fare a cazzotti
Con le lacrime agli occhi per il dolore, DeMarco lo vide saltare unendo le gambe
per assestargli il colpo di grazia
Contrasse la mano sul fucile, era caduto sul fucile!
Emise un verso rabbioso e indistinto mentre rotolava sparando a casaccio tutti i
colpi nel serbatoio. A quella distanza il Savage era micidiale e vomit una vampata
di piombo e fuoco.
Colto a mezzaria il sicario rotol sul terreno con un urlo strozzato, i pallettoni gli
avevano attraversato la cassa toracica squarciando ossa e muscoli senza piet. Si agit ancora per qualche attimo, poi lasci sfuggire un ultimo rantolo. Attorno a lui il
sangue si allargava in una chiazza nera e luccicante.
DeMarco avvertiva un ronzio alla testa, quasi incapace di muoversi.
Vomit tutto quello che aveva ingerito nelle ultime ore senza sentirsi meglio.

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La ferita! Doveva tamponare la ferita, pens strappando un lembo di camicia che


si fece subito rossa. Imbast un nodo di fortuna tirando coi denti. Adesso era tempo
di ricaricare il fucile, ne rimaneva ancora uno di quei bastardi
Lo sparo rimbomb lontano, quasi irreale, attutito, riverberando tra le baracche.
Veniva dalla casa di Subaru. Il lottatore ci era arrivato mentre gli altri tenevano
occupato DeMarco. Che stupido era stato a cadere nel tranello.
Prese a correre mosso dalla forza della disperazione. Non poteva fallire, adesso
che era quasi riuscito.
La prima cosa che vide fu il corpo di Wang immerso nel laghetto del giardino zen.
Lacqua era scura, densa di sangue appena sgorgato. Il cinese galleggiava sul dorso
con una brutta ferita sul collo. Aveva avuto la sua occasione di diventare un eroe.
DeMarco imbracci il fucile con una mano e avanz con cautela. Aveva ripreso a
respirare regolarmente adesso. Lo scontro feroce a cui era sopravvissuto aveva evocato dentro di lui una grande calma. Lo spirito, recitava un vecchio detto samurai,
come una spada. A tenerlo nel fodero arrugginisce. Quel giorno la sua spada era gi
stata snudata tre volte
Attravers la soglia della casa di Subaru scostando il paravento shoji con la certezza che il suo calvario era quasi al termine. Come se quella lotta mortale che stava
affrontando fosse una catarsi per diedi anni trascorsi ad arrovellarsi tra rimorsi e sofferenze.
Si distrasse un attimo e quasi fu sufficiente a ucciderlo. La catena si avvinghi
con un sibilo alla canna del Savage. Il metallo serr il metallo con un cigolio assordante.
DeMarco lasci partire un colpo per istinto. La rosa di pallini mand in briciole la
parete di carta. Litaliano si trov faccia a faccia con lo Yakuza che lottava per impadronirsi dellarma.
Come belve tirarono entrambi con ogni stilla denergia rimasta. Il giapponese vibr una testata proprio in mezzo agli occhi di DeMarco. Questi prov una vertigine,
la vista si appann. Prima che potesse reagire in qualche modo si ritrov a rotolare
sul tatami. Protese il braccio in un inutile gesto di difesa tentando di intercettare la
catena che il giapponese manovrava come una frusta.
Ebbe la percezione del metallo freddo sulle dita, gli anelli gli imprigionarono le
falangi. Dolore insopportabile. Uno schiocco sordo gli rimbomb nei timpani. Ossa
rotte.
Un sibilo e la catena volteggi avvolgendosi intorno al collo di DeMarco mentre
la sfera dacciaio fissata alla sua estremit colpiva con ferocia e precisione un punto
sotto la mascella.
Con gli occhi velate di lacrime DeMarco riusc a distinguere il giapponese che gli
puntava addosso la pistola.
Era finita, pens. Ma non accadde nulla. Rigido come una statua il Sumotori lo
fissava con occhi vacui. Poi la pressione sulla catena si allent e luomo sput un
fiotto di sangue e saliva.
Rovin in avanti come un sacco di pezza.

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DeMarco non credeva ai suoi occhi. Sulla nuca del killer era piantata una stella
dacciaio. Quella che Ghuna teneva solitamente tra i capelli.
Lind era l, sulla soglia. Fissava DeMarco senza osare dir nulla. Eppure gli occhi rivelavano tutto.

Finita.
DeMarco ancora non ci credeva. Si reggeva a stento in piedi ma aveva vinto.
Grazie a Ghuna. Lei lo sorreggeva incontrando il suo sguardo solo a tratti.
Entrambi avevano quasi vergogna di mostrare una felicit che nasceva da una lunga sofferenza. Subaru era riapparso in scena. Il viso incartapecorito sorrideva, rilassato.
Mi hai salvato la vita, disse.
Non ancora, tuon una voce.
Moxi puntava direttamente un pugnale contro il marito, gli occhi sbarrati, sfavillanti dodio.
Subaru apr e richiuse la bocca senza capire. In un attimo divenne di nuovo debole
e vecchio.
Perch?
Tu, maledetto! Tu che per avermi hai ucciso due uomini in Giappone, gli unici
che avessi amato. Mio padre e mio fratello.
Ma loro ti tenevano in quella casaio ti amo, Moxi, implor disperatamente
Subaru.
Io ti odio invece, ringhi lei. Io ho chiamato gli Yakuza sperando che ti uccidessero e io finir il lavoro che non sono riusciti a portare a termine e tu DeMarco, vattene, hai pagato il tuo debito, ora goditi la vendetta. Guarda morire luomo
che ha ucciso la tua donna.
Lui cerc lo sguardo del Drago Tonante. Rivide se stesso.
terribile vedere la donna che si ama rivoltarsi cos, vero? Un mondo che crolla,
il Drago Tonante non era che un povero uomo che tutti odiavano e che lui, invece,
riusciva solo a commiserare.
Attimi
Subaru si sarebbe lasciato uccidere. Lui, il Drago Tonante, il duro, lo spietato assassino pugnalato alle spalle dal sentimento. Era quasi patetico che morisse felice di
essere ucciso dalla ragazzina che aveva disperatamente amato con il trasporto adolescenziale degli affetti che nascono nellet senile. In quel momento la partita di Go
sfuggiva dalle sue mani.
Toccava a DeMarco muovere.
Come in un film si vide alzare la Nambu sottratta al sumotori. La pistola sussult
nel momento in cui esplose il colpo. DeMarco incontr gli occhi stupiti di Moxi e la
vide morire, raggiunta da un unico proiettile al cuore. Cadde a terra come una bambola rotta. Come Danielle. Subaru rimase un attimo impietrito, poi scoppi in singhiozzi. Un pianto pietoso, quello di un uomo che ha perso lultima battaglia.

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Ora il mio debito lho pagato, Subaru. Il mio incubo finisce qui. Adesso comincia il tuo.

Copyright Stefano Di Marino- 2007

Le Edizioni scudo hanno gi in programmazione una versione di Lo Straniero stampata in volume, che raccoglier anche altri quattro racconti di Stefano Di Marino,
ormai fuori corso di pubblicazione da quasi ventanni. Avventure violente, esotiche e noir, quali:

LA MORTE TATUATA
L'ANNO DEL TOPO
L'ULTIMO BALZO NEL NULLA
PROFUMO DI PESCO

Ogni racconto sar accompagnato da immagini scattate ed


elaborate dall'autore.

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Stefano Di Marino
Dopo la laurea in giurisprudenza, Di Marino preferisce seguire la sua passione per la
letteratura thriller, il noir metropolitano dazione e lhorror, cercando impiego nel
mondo editoriale e lo fa dalla porta principale, lavorando per una delle pi importanti case editrici del nostro paese. Nel 1989 entra, infatti, a far parte della redazione
della mitica rivista di fantascienz Urania, della Mondadori.
Nel 1993 inizia a lavorare come traduttore, sceneggiatore di fumetti, autore e consulente, e dal 2002 al 2007 stato consulente sul thriller e lavventura per la casa editrice Longanesi.
Attualmente dedica tutta la sua attivit alla scrittura creativa. Ha curato il volume
Gli occhi dellHydra che nasce dalla collaborazione con scrittori e lettori del forum
ufficiale dedicato ad Alan D. Altieri. Nel 2008 partecipa al volume History &
Mystery della Piemme con il racconto Il Labirinto di Lucrezia. Nel mese di marzo
torna alla Mondadori collaborando con la collana Il Giallo Mondadori Presenta con
Un uomo da abbattere, primo romanzo della trilogia Montecristo.
Scrive i suoi romanzi sia come Stefano (a volte Steve) Di Marino che usando vari
pseudonimi: Stephen Gunn, Xavier LeNormand, Frederick Kaman, Etienne Valmont,
Jordan Wong Lee, Alex Krusemark, Gilbert Oury.
presente con una specifica voce nel DizioNoir, il dizionario della letteratura
thriller, noir e spy story edito dalla Delos Book nel 2006.
stato maestro di Thai Boxe, Kickboxing, Savate e Taiji. Alla passione per le arti
marziali ha dedicato anche vari saggi e manuali.
Per questo e per altri evidenti motivi, noi della Scudo evitiamo di farlo innervosire.

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Edizioni Scudo
www.shortstoriesmag.splinder.com
www.innovari.it/scudo.htm
Adevntures Stories
Copyright 2009 by Luca Oleastri e Giorgio Sangiorgi

Lo Straniero
Prima edizione: Giugno 2009
Copyright 2007 by Stefano Di Marino
Illustrazioni di Stefano Di Marino
Copertina di Luca Oleastri - www.innovari.it
Questo e-book liberamente cedibile ad altri in varie forme, ma non deve essere oggetto di commercio professionale o tra i singoli soggetti
Tutti i diritti per la realizzazione di pubblicazioni a stampa tradizionale sono riservati allautore

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