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n. 556/08 Reg. Sent.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sede Napoli, Sezione Settima,

con l’intervento dei signori Magistrati:

Francesco Guerriero Presidente

Arcangelo Monaciliuni Consigliere

Carlo Polidori Primo Referendario - estensore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sui seguenti ricorsi riuniti:

1) ricorso n. 1310/1987, proposto dall’avvocato LAMBIASE Pasquale, rappresentato e

difeso da sé stesso ed elettivamente domiciliato in Napoli, piazza Nicola Amore n. 6,

contro

la Regione Campania, nella persona del Presidente della Giunta Regionale e legale

rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio,

e nei confronti

- del Comune di Vico Equense, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e

difeso dall’avvocato Giuseppe Palma, con il quale è elettivamente domiciliato in

Napoli, via G. Orsini n.46,

- di Lorenzo Gargiulo, di Aldo Gargiulo e del Presidente della Giunta Regionale della

Regione Campania, non costituiti in giudizio,

per l’annullamento

1
del Piano Regolatore Generale del Comune di Vico Equense, approvato con decreto n.

9736 in data 12 novembre 1986 a firma dell’Assessore all’Urbanistica della Giunta

regionale della Regione Campania e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione

Campania n. 82 del 15 febbraio 1986, nonché di ogni altro atto presupposto connesso e

conseguente, ivi comprese le delibere del Commissario ad acta n. 2 del 16 novembre

1982 e n. 7 del 9 aprile 1986;

2) ricorso n. 2820/2002, proposto dall’avvocato LAMBIASE Pasquale, rappresentato e

difeso da sé stesso ed elettivamente domiciliato in Napoli, via Cuma n. 28,

contro

il Comune di Vico Equense, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e

difeso dall’avvocato Maurizio Pasetto, con il quale è domiciliato presso la Segreteria

del T.A.R. per la Campania,

e nei confronti

- del Consiglio Provinciale della Provincia di Napoli, nella persona del legale

rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio,

- della ditta Gargiulo Calcestruzzi, nella persona del legale rappresentante pro tempore,

non costituito in giudizio,

per l’annullamento

del Piano Regolatore Generale del Comune di Vico Equense, adottato con delibera

consiliare n. 72 del 7 luglio 1998 (e successive modifiche), in adeguamento al P.U.T.,

nonché della delibera del Consiglio provinciale della Provincia di Napoli n. 191 del 18

dicembre 2001 e di ogni altro atto presupposto connesso e conseguente;

3) ricorso n. 6618/2002, proposto dall’avvocato LAMBIASE Pasquale, rappresentato e

difeso da sé stesso ed elettivamente domiciliato in Napoli, via Cuma n. 28,

contro

2
il Comune di Vico Equense, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e

difeso dall’avvocato Maurizio Pasetto, con il quale è domiciliato presso la Segreteria

del T.A.R. per la Campania,

e nei confronti

- della Provincia di Napoli, nella persona del legale rappresentante pro tempore, non

costituito in giudizio,

- della ditta Gargiulo Calcestruzzi, nella persona del legale rappresentante pro tempore,

non costituito in giudizio;

per l’annullamento

delle delibere del Consiglio comunale del Comune di Vico Equense n. 72 del 7 luglio

1998 e n. 33 del 22 marzo 2002, della delibera della Giunta provinciale della Provincia

di Napoli n. 1251 del 6 dicembre 2001 e della delibera del Consiglio provinciale n. 191

del 18 dicembre 2001, nonché di ogni altro atto presupposto connesso e conseguente;

4) ricorso n. 418/2004, proposto dall’avvocato LAMBIASE Pasquale, rappresentato e

difeso da sé stesso ed elettivamente domiciliato in Napoli, via Cuma n. 28,

contro

il Comune di Vico Equense, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e

difeso dall’avvocato Maurizio Pasetto, con il quale è domiciliato presso la Segreteria

del T.A.R. per la Campania,

e nei confronti

- della Provincia di Napoli, nella persona del legale rappresentante pro tempore, non

costituito in giudizio,

- della ditta Gargiulo Calcestruzzi, nella persona del legale rappresentante pro tempore,

non costituito in giudizio,

per l’annullamento

3
del decreto del Presidente della Provincia di Napoli n. 1302 del 3 settembre 2003, di

approvazione definitiva del nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Vico

Equense, nonché di ogni altro atto presupposto connesso e conseguente;

Visti i predetti ricorsi con i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Vico Equense;

Visti tutti gli atti di causa;

Relatore il Primo Referendario Carlo Polidori;

Udite, alla pubblica udienza del 12 dicembre 2007, le parti presenti come da

separato verbale;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

1. Con atto notificato in data 10 febbraio 1987 e depositato in data 5 marzo 1987

(ricorso n. 1310/1987) l’avvocato Lambiase, in qualità di proprietario di un immobile

sito nel Comune di Vico Equense, al corso Filangieri n. 158, ha impugnato il Piano

Regolatore Generale del Comune di Vico Equense, approvato con decreto n. 9736 in

data 12 novembre 1986, a firma dell’Assessore all’Urbanistica della Giunta Regionale

della Regione Campania, nella parte relativa alla disciplina dell’area sulla quale sorge

l’impianto di betonaggio di proprietà dei fratelli Lorenzo e Aldo Gargiulo, sita in

prossimità dell’immobile di proprietà del ricorrente.

Di tale provvedimento e dei relativi atti presupposti il ricorrente, dopo aver

evidenziato l’abusività dell’insediamento industriale realizzato dai fratelli Gargiulo,

chiede l’annullamento deducendo i seguenti motivi.

I) Violazione di legge. Il ricorrente sostiene che, stante la preminente rilevanza

paesistica ed ambientale della zona ove sorge l’insediamento industriale in questione

(sita a circa 300 mt dal mare, aggettante sul rivo Mirto e visibile da tutti i punti della via

nazionale Napoli/Sorrento, dal ponte della ferrovia Vesuviana e via comunale che

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conduce alla Marina d’Aequa), l’impugnato Piano Regolatore Generale avrebbe dovuto

precisare che nella Zona A3 non poteva essere consentita la permanenza di tale

insediamento ed avrebbe quindi dovuto comunque prevederne la delocalizzazione.

II) Violazione di legge; eccesso di potere. Secondo il ricorrente un’ulteriore vizio

di legittimità del provvedimento impugnato deriva dal fatto che l’insediamento

industriale in questione è abusivo, non è suscettibile di sanatoria ai sensi della legge n.

47/1985 e si pone in contrasto sia con le disposizioni in materia di impianti industriali,

sia con l’art. 80 del regolamento di polizia urbana del Comune di Vico Equense, con

l’art. 660 cod. pen., con l’art. 66 della legge n. 773/1931, con la legge n. 319/1976, con

la legge n. 1697/1939, con la legge regionale Campania n. 14/1982, con il D.M. 1°

aprile 1968, con l’art. 19 della legge n. 765/1967 e con la legge n. 431/1985.

III) Eccesso di potere. La presente censura è incentrata sul difetto di motivazione

delle scelte compiute dall’Amministrazione in relazione alla disciplina dell’area sulla

quale sorge l’insediamento industriale in questione.

2. Il Comune di Vico Equense si è costituito in giudizio in data 8 aprile 1987 per

resistere al ricorso ed ha depositato una memoria difensiva in data 29 novembre 2007,

con la quale è stata, tra l’altro, eccepita sia l’inammissibilità del gravame in ragione

dell’omessa tempestiva impugnazione di atti presupposti (costituiti dalle delibere del

Commissario ad acta in data 16 novembre 1982 e 2 dicembre 1986), sia

l’improcedibilità dello stesso, in ragione della sopravvenuta approvazione definitiva del

nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Vico Equense, con decreto del

Presidente della Provincia di Napoli n. 1302 del 3 settembre 2003.

3. Con atto notificato in data 5 marzo 2002 e depositato in data 14 marzo 2002

(ricorso n. 2820/2002) l’avvocato Lambiase, ha impugnato il nuovo Piano Regolatore

Generale del Comune di Vico Equense, adottato con la delibera del Consiglio

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comunale n. 72 del 7 luglio 1998 (in adeguamento al P.U.T. approvato con la legge

regionale Campania n. 35/1987) ed approvato, con modifiche, con la delibera del

Consiglio provinciale della Provincia di Napoli n. 191 del 18 dicembre 2001.

Il ricorrente - premesso che, nel corso del procedimento di adozione del nuovo

Piano Regolatore Generale ha presentato un’osservazione (la n. 11 del 10 novembre

1998) in relazione alla disciplina dell’area sulla quale sorge l’impianto di betonaggio di

proprietà dei fratelli Gargiulo e che tale osservazione è stata parzialmente accolta

mediante l’inserimento, nelle norme tecniche di attuazione del P.R.G., dell’articolo 45,

comma 3, secondo il quale “qualora nelle zone artigianali e/o commerciali siano

presenti esclusivamente edifici assoggettati a condono edilizio, in quanto integralmente

abusivi, di cui alle leggi 47/1985 e 724/1994, nel caso gli stessi non conseguano la

concessione in sanatoria e siano demoliti, la superficie dell’intera zona omogenea viene

declassata a ZO E” - chiede l’annullamento del provvedimento impugnato deducendo i

seguenti motivi.

I) Violazione delle leggi n. 47/1985, n. 724/1994, n. 421/1985 e della legge

regionale Campania n. 35/1987; eccesso di potere per falsità dei presupposti,

perplessità e contraddittorietà della motivazione. Il ricorrente - dopo aver evidenziato

che nell’osservazione n. 11 del 10 novembre 1998 era stato ampiamente dimostrato che

attraverso la disciplina di piano prevista per l’area sulla quale sorge l’impianto

industriale in questione veniva legittimata l’esistenza di un’opera palesemente

incompatibile con la preminente rilevanza paesistica ed ambientale della zona - afferma

che, nonostante la previene dell’articolo 45, comma 3, delle N.T.A.,

l’Amministrazione, qualificando la predetta area come “zona omogenea D2.1 - attività

artigianali e/o commerciali esistenti”, ha di fatto legittimato un insediamento non solo

abusivo, ma anche insanabile. Infatti trattatasi di un insediamento industriale oggetto di

domande di condono edilizio dolosamente infedeli, situato a meno di 500 mt dalla

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battigia, a fianco del torrente Seiano (e quindi non condonabile ai sensi dell’art. 33

della legge n. 47/1985), immediatamente prospiciente la via di accesso alla Marina

d’Aequa (in violazione della distanza minima di 20 mt prevista dal D.M. 1° aprile

1968), servito da autocarri mediante un accesso impervio su una via larga meno di 5 mt,

molto trafficata nella stagione estiva (e quindi non condonabile ai sensi dell’art. 32, lett.

C, della legge n. 47/1985) e non conforme alla disposizione dell’art. 80 del regolamento

di polizia urbana del Comune di Vico Equense, che proibisce attività rumorose entro

300 mt da attività turistiche ed alberghiere. Inoltre il ricorrente - premesso che

l’insediamento ricade nella zona territoriale 4, di cui al titolo III della legge regionale

Campania n. 35/1987 (recante il Piano Urbanistico Territoriale dell’area Sorrentino –

Amalfitana) - sostiene che la qualificazione dell’area ove sorge tale insediamento come

zona omogenea D2.1 – attività artigianali e/o commerciali esistenti è incompatibile con

la disciplina della zona territoriale 4, denominata riqualificazione insediativa ed

ambientale di 1° grado, per la quale la legge n. 35/1987 dispone che il P.R.G. possa

prevedere distinte zone omogenee e qualificare una di queste come zona omogenea D1,

a condizione che tale zona sia destinata ad insediamenti produttivi artigianali o a

piccole industrie (con un numero massimo di 50 addetti) di trasformazione di prodotti

agricoli, tra le quali non può essere compreso l’impianto di betonaggio de quo.

II) Eccesso di potere per motivazione perplessa, erronea e sviata. Innanzi tutto il

ricorrente, dopo aver riportato un ampio stralcio del dibattito svoltosi in sede comunale

sull’osservazione n. 11 del 10 novembre 1998, afferma innanzi tutto che le previsioni

recanti destinazioni transitorie o condizionate in funzione di future determinazioni di

organi comunali sottoposti a quello competente ad adottare il P.R.G. sono istituti

estranei al nostro ordinamento giuridico e che la riprova dell’intento sviato perseguito

dall’Amministrazione con la disciplina urbanistica relativa all’area ove sorge l’impianto

industriale in questione si desume dal fatto che il programma di riqualificazione

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dell’area del Vallone di Seiano imposto dal P.U.T. (stante il pregio ambientale

dell’area, l’immediata vicinanza al mare e l’esistenza di consolidate strutture turistiche

ed alberghiere) è stato recepito nel P.R.G. attraverso la qualificazione di tale area come

“zona omogenea H – insediamenti turistici recettivi”, con la sola eccezione della zona

omogenea D2.1 prevista per l’area ove sorge l’impianto di betonaggio de quo. Inoltre il

ricorrente, dopo aver riportato un altro stralcio del dibattito svoltosi in sede comunale

sull’osservazione in data 10 novembre 1998 e ribadito che non sono concepibili

destinazioni transitorie, afferma che, se l’area in questione, nel caso di rigetto della

domanda di condono, sarà qualificata come zona agricola, ancor meno si giustifica la

destinazione transitoria D2.1 e la connessa tutela riservata all’impianto di betonaggio

de quo. Una ulteriore riprova dell’intento sviato perseguito con il provvedimento

impugnato sarebbe poi desumibile, secondo il ricorrente, dal fatto che

l’Amministrazione per tutelare l’insediamento in questione lo abbia accomunato,

attraverso una previsione a carattere generale, a piccoli abusi edilizi. Infine il ricorrente

evidenzia che il P.R.G. prevede una zona destinata ad insediamenti produttivi e, quindi,

è illegittima la scelta di assecondare la speranza di un privato di condonare

l’insediamento in questione, invece di imporne la delocalizzazione.

III) Eccesso di potere per contraddittorietà, sviamento e perplessità. Ulteriori

conferme dell’intento sviato perseguito con il provvedimento impugnato sarebbero

desumibili, secondo il ricorrente, oltre che dal dibattito svoltosi sulla predetta

osservazione in data 10 novembre 1998, anche dai provvedimenti repressivi adottati

all’Amministrazione comunale nei confronti dell’insediamento in questione prima della

proposizione della domanda di condono.

4. Il Comune di Vico Equense si è costituito in giudizio con memoria depositata in

data 14 giugno 2002, con la quale è stata eccepita, tra l’altro, l’inammissibilità del

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ricorso per carenza di interesse e di legittimazione ad agire del ricorrente e per tardività

dell’impugnazione della delibera consiliare n. 72 del 7 luglio 1998.

5. Con atto notificato in data 31 maggio 2002 e depositato in data 24 giugno 2002

(ricorso n. 6618/2002) l’avvocato Lambiase, ha impugnato la delibera n. 33 del 22

marzo 2002, con la quale il Consiglio comunale del Comune di Vico Equense ha preso

atto delle modifiche al P.R.G. apportate dal Consiglio provinciale della Provincia di

Napoli con la delibera n. 191 del 18 dicembre 2001 (sulla base della proposta della

Giunta provinciale di cui alla delibera n. 1251 del 6 dicembre 2001), deducendo le

seguenti censure.

I) Violazione delle leggi n. 47/1985, n. 724/1994, n. 421/1985 e della legge

regionale Campania n. 35/1987; eccesso di potere per falsità dei presupposti,

perplessità e contraddittorietà della motivazione. Il presente motivo riproduce, nella

sostanza, le censure dedotte con il primo motivo del ricorso n. 2820/2002.

II) Eccesso di potere per motivazione perplessa erronea e sviata. Il presente

motivo riproduce, nella sostanza, le censure dedotte con il secondo motivo del ricorso

n. 2820/2002.

III) Eccesso di potere per contraddittorietà, sviamento e perplessità. Con il

presente motivo, oltre a riproporre le censure dedotte con il terzo motivo del ricorso n.

2820/2002, il ricorrente evidenzia che un’ulteriore conferma dell’intento sviato

perseguito con i provvedimenti impugnati si desume dal fatto che l’Amministrazione

non abbia ancora provveduto all’esame della domanda di condono relativa all’impianto

industriale in questione, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso dalla

presentazione della stessa.

IV) Eccesso di potere per sviamento, falsità dei presupposti e contrasto con la legge

regionale Campania n. 14/1982. La presente censura riguarda la delibera n. 33 del 22

marzo 2002 nella parte in cui inquadra il corso d’acqua Rivo d’Arco tra i torrenti di

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scarsa portata, con conseguente divieto, ex lege n. 14/1982, di ogni nuova edificazione

per una fascia di profondità del limite del demanio di 10 mt.

6. Il Comune di Vico Equense si è costituito in giudizio con memoria depositata in

data 30 agosto 2002 per resistere al ricorso.

7. Con atto notificato in data 15 dicembre 2004 e depositato in data 14 gennaio

2004 (ricorso n. 418/2004) l’avvocato Lambiase, ha impugnato il decreto del Presidente

della Provincia di Napoli n. 1302 del 3 settembre 2003, di approvazione definitiva del

nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Vico Equense, deducendo le seguenti

censure.

I) Violazione delle leggi n. 47/1985, n. 724/1994, n. 421/1985 e della legge

regionale Campania n. 35/1987; eccesso di potere per falsità dei presupposti,

perplessità e contraddittorietà della motivazione. Con il presente motivo, oltre a

riproporre le censure dedotte con il primo motivo del ricorso n. 2820/2002, il ricorrente

deduce che la motivazione su cui si fonda l’inserimento di una zona omogenea D1 è

carente, specie se si considera che la giurisprudenza richiede una specifica motivazione

delle scelte di pianificazione quando comportano la reiezione di osservazioni di privati

che (come nel caso in esame) hanno partecipato al procedimento.

II) Eccesso di potere per motivazione perplessa erronea e sviata. Il presente

motivo riproduce, nella sostanza, le censure dedotte con il secondo motivo del ricorso

n. 2820/2002.

III) Eccesso di potere per contraddittorietà, sviamento e perplessità. . Il presente

motivo riproduce, nella sostanza, le censure dedotte con il terzo motivo del ricorso n.

2820/2002 e con il quarto motivo del ricorso n. 6618/2002.

8. Il Comune di Vico Equense si è costituito in giudizio con memoria depositata in

data 18 maggio 2004 con la quale è stata eccepita, tra l’altro, l’inammissibilità del

1
ricorso per carenza di interesse e di legittimazione ad agire del ricorrente e per tardività

dell’impugnazione della delibera consiliare n. 72 del 7 luglio 1998. Inoltre, secondo

l’Amministrazione intimata un’ulteriore ragione di inammissibilità del presente

gravame dipenderebbe dal fatto che il decreto del Presidente della Provincia di Napoli

n. 1302 del 3 settembre 2003 avrebbe dovuto essere impugnato con motivi aggiunti, e

non con ricorso autonomo, trattandosi di provvedimento connesso con quelli oggetto

dei precedenti ricorsi.

9. Con istanza depositata in data 19 marzo 2007 il ricorrente ha chiesto, tra l’altro,

la riunione dei ricorsi in esame.

Da ultimo il ricorrente, con memoria depositata in data 21 novembre 2007 ha

illustrato le censure dedotte con i ricorsi in esame.

10. Alla pubblica udienza del 12 dicembre 2007 la causa è stata assunta in

decisione dal Collegio.

DIRITTO

1. In via preliminare si deve disporre la riunione di tutti i ricorsi in epigrafe

indicati per ragioni di connessione soggettiva e oggettiva. Infatti tutti i gravami proposti

dall’avvocato Lambiase hanno ad oggetto le previsioni del (previgente e dell’attuale)

P.R.G. del Comune di Vico Equense, nella parte relativa alla disciplina dell’area sulla

quale sorge l’impianto di betonaggio di proprietà dei fratelli Gargiulo.

2. Sempre in via preliminare, in accoglimento dell’eccezione sollevata dalla difesa

del Comune di Vico Equense nella memoria depositata il 29 novembre 2007, deve

essere dichiarata l’improcedibilità del ricorso n. 1310/1987 per sopravvenuta carenza

d’interesse. Infatti tale ricorso ha ad oggetto il previgente Piano Regolatore Generale

del Comune di Vico Equense (approvato con decreto n. 9736 in data 12 novembre

1986 a firma dell’Assessore all’Urbanistica della Giunta regionale della Regione

Campania), che risulta allo stato sostituito dal nuovo Piano Regolatore Generale,

1
definitivamente approvato con decreto del Presidente della Provincia di Napoli n. 1302

del 3 settembre 2003.

3. Passando all’esame congiunto dei ricorsi n. 2820/2002, n. 6618/2002 e n.

418/2004 - aventi ad oggetto i provvedimenti con i quali è stato adottato ed approvato il

nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Vico Equense, il Collegio deve

preliminarmente rilevare l’infondatezza delle eccezioni di inammissibilità di tali ricorsi

sollevate dall’Amministrazione comunale nelle sue memorie difensive.

3.1. Innanzi tutto risulta infondata l’eccezione incentrata sulla carenza di

legittimazione ad agire del ricorrente. Tale eccezione, sviluppata nella memoria

depositata in data 14 giugno 2002, si fonda sul fatto che il ricorrente, essendosi

semplicemente dichiarato proprietario di un immobile sito nel Comune di Vico

Equense, non abbia adeguatamente provato il proprio stabile collegamento con il

territorio nel quale sorge l’impianto di betonaggio di proprietà dei fratelli Gargiulo e sul

fatto che l’immobile di proprietà del ricorrente comunque ricada in una zona omogenea

diversa da quella ove sorge il predetto insediamento industriale.

In proposito il Collegio - premesso che, anche ai fini dell’impugnazione di uno

strumento urbanistico, vige la regola secondo la quale il ricorrente deve dimostrare la

sussistenza di uno stabile collegamento con la zona interessata (T.A.R. Puglia Bari, Sez. III,

7 maggio 2007, n. 1254) - ritiene sufficiente evidenziare che al ricorso n. 2820/2002 risulta

allegato il titolo di proprietà del ricorrente (testamento olografo), relativo all’immobile

di corso Filangieri, e che la prospettazione dell’Amministrazione è smentita dal fatto

che il ricorrente abbia attivamente partecipato al procedimento di formazione del Piano

Regolatore Generale del Comune di Vico Equense attraverso la presentazione

dell’osservazione in data 10 novembre 1998, riguardante proprio la disciplina dell’area

ove quale sorge l’impianto industriale in questione, e dal fatto che la stessa

Amministrazione comunale, nell’accogliere parzialmente tale osservazione (mediante

1
l’inserimento delle norme di attuazione del P.R.G. dell’articolo 45, comma 3), abbia

implicitamente riconosciuto la legittimazione del ricorrente a partecipare al predetto

procedimento. Ne consegue che, nel caso in esame, lo stabile collegamento del

ricorrente con la zona interessata può ritenersi adeguatamente dimostrato.

3.2. Quanto all’eccepita carenza di interesse ad agire del ricorrente, discenderebbe

dal fatto che i ricorsi in esame abbiano ad oggetto atti a contenuto non immediatamente

lesivo. Infatti, secondo la prospettazione sviluppata dall’Amministrazione comunale

nella memoria depositata in data 14 giugno 2002, la disciplina urbanistica contestata dal

ricorrente, postulando l’adozione di un apposito Piano per gli Insediamenti Produttivi,

avrebbe un contenuto esclusivamente programmatico.

Tale affermazione non è condivisibile perché non tiene conto del fatto che le

previsioni di piano impugnate dal ricorrente non riguardano un’area destinata in futuro

ad accogliere nuovi insediamenti produttivi, bensì un’area che allo stato già risulta

occupata da un insediamento abusivamente realizzato nei primi anni ‘80 ed oggetto di

una domanda di condono edilizio presentata ai sensi della legge n. 47/1985.

Pertanto, se considera che, secondo la giurisprudenza, anche di questa Sezione

(T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 26 febbraio 2007, n. 1255), la sopravvenienza di una

normativa vincolistica rispetto alla data di esecuzione delle opere abusive (ed anche

rispetto alla data di presentazione della domanda di condono edilizio) non ne esclude

l’applicabilità in sede di valutazione della domanda, sia in base al generale principio

tempus regit actum, sia in base al principio specifico desumibile dall’art. 32 comma 2,

della legge n. 47/1985, emerge con ogni evidenza l’attualità dell’interesse ad agire del

ricorrente. Infatti i gravami in esame sono tesi ad affermare, nella sostanza, che

l’Amministrazione - ai fini di un corretto adeguamento delle prescrizioni del P.R.G. alle

norme del P.U.T. - invece di prevedere una destinazione potenzialmente idonea a

legittimare l’esistenza dell’impianto industriale in questione in un’area ad alto valore

1
paesistico (com’è quella ove esso sorge) avrebbe dovuto imporre la delocalizzazione di

tale impianto.

3.3. Quanto poi all’eccezione di irricevibilità per tardività dell’impugnazione della

delibera n. 72 del 7 luglio 1998, con la quale il Consiglio comunale del Comune di

Vico Equense ha adottato il Piano Regolatore Generale, e delle successive delibere

adottate nel 1999 (eccezione sviluppata nelle memorie depositate in data 14 giugno

2002 e 18 maggio 2004), risulta palesemente ininfluente nel caso in esame perché,

secondo una consolidata giurisprudenza (Cons. Stato, Sez. IV, 27 giugno 2006, n. 4166),

l’immediata impugnazione dell’atto di adozione del piano regolatore generale

costituisce per il soggetto da esso inciso solo una facoltà, e non un obbligo, trattandosi

di rimedio inteso ad ampliare l’area di tutela di detto soggetto prima che la definitiva

volontà dell’amministrazione si formalizzi nella determinazione finale.

Pertanto - considerato che non è contestata la tempestività del ricorso n.

6618/2002, nella parte relativa all’impugnazione della delibera del Consiglio

provinciale della Provincia di Napoli n. 191 del 18 dicembre 2001 (di approvazione con

modifiche dello strumento urbanistico), e del ricorso n. 418/2004, con il quale è stato

impugnato il decreto del Presidente della Provincia di Napoli n. 1302 del 3 settembre

2003 (di approvazione definitiva dello strumento urbanistico), e che tali ricorsi

contengono censure sostanzialmente identiche a quelle dedotte avverso la delibera

consiliare n. 72 del 7 luglio 1998 - il Collegio rileva che, seppure la predetta eccezione

fosse fondata, dal suo accoglimento non deriverebbe alcun effetto pratico. Infatti la

giurisprudenza (T.A.R. Lazio Roma, Sez. II, 17 aprile 2007, n. 3390) ha già avuto

occasione di chiarire che l’approvazione regionale (o provinciale) del piano regolatore

comunale non costituisce un atto di controllo, che fa acquisire retroattivamente

efficacia alla deliberazione di adozione, bensì un elemento di un atto complesso, parte

di una fattispecie a formazione progressiva, sicché lo strumento urbanistico, una volta

1
definitivamente approvato, è pienamente impugnabile in relazione ad ogni vizio

ipotizzabile, anche se determinatosi nella fase dell’adozione.

3.4. Da ultimo, palesemente infondata risulta l’eccezione di inammissibilità del

ricorso n. 418/2004, sollevata (nella memoria depositata in data 18 maggio 2004) in

relazione al fatto che il decreto del Presidente della Provincia di Napoli n. 1302 del 3

settembre 2003 avrebbe dovuto essere impugnato con motivi aggiunti, e non con

ricorso autonomo, trattandosi di provvedimento connesso con quelli oggetto dei

precedenti ricorsi.

Infatti, secondo una consolidata giurisprudenza (ex multis, T.A.R. Liguria Genova,

Sez. II, 7 giugno 2007, n. 1050; T.A.R. Lazio Roma, Sez. II, 5 luglio 2005, n. 5481), l’articolo 21,

comma 1, della legge n. 1034/1971, come sostituito dall’articolo 1, della legge n.

205/2000 (secondo il quale tutti i provvedimenti adottati in pendenza del ricorso tra le

stesse parti, connessi all’oggetto del ricorso stesso, sono impugnati mediante

proposizione di motivi aggiunti) non configura a carico del ricorrente un onere di

impugnativa dell’atto connesso mediante motivi aggiunti, onere che risulterebbe

limitativo delle esigenze di tutela giurisdizionale costituzionalmente garantite dagli

articoli 24 e 113 cost., risolvendosi in un aggravamento, anziché in una

semplificazione, degli adempimenti processuali gravanti sullo stesso. Pertanto

l’impugnazione di un provvedimento connesso all’oggetto del giudizio attraverso

motivi aggiunti costituisce una mera facoltà per il ricorrente, e non un obbligo.

4. Nel merito risultano fondate le censure (di cui ai primi due motivi dei tre

gravami in esame) con le quali il ricorrente deduce che la disciplina urbanistica

dell’area ove sorge l’impianto di betonaggio in questione è viziata per violazione della

legge regionale n. 35/1987 e per eccesso di potere (del quale è chiaro sintomo la

motivazione contraddittoria e perplessa con la quale è stata solo parzialmente accolta la

suddetta osservazione n. 11 del 10 novembre 1998), sia nella parte in cui tale area viene

1
qualificata come “zona omogenea D2.1 – attività artigianali e/o commerciali esistenti”,

sia nella parte in cui si prevede (articolo 45, comma 3, delle N.T.A.) che “qualora nelle

zone artigianali e/o commerciali siano presenti esclusivamente edifici assoggettati a

condono edilizio, in quanto integralmente abusivi, di cui alle leggi 47/1985 e 724/1994,

nel caso gli stessi non conseguano la concessione in sanatoria e siano demoliti, la

superficie dell’intera zona omogenea viene declassata a ZO E”.

In particolare, secondo il ricorrente, la qualificazione dell’area in questione

come zona omogenea D2.1 è incompatibile con la disciplina della zona territoriale 4 del

P.U.T., per la quale la legge regionale n. 35/1987 dispone che il P.R.G. possa prevedere

distinte zone omogenee e qualificare una di queste come zona omogenea D1, a

condizione che tale zona sia destinata ad insediamenti produttivi artigianali o a piccole

industrie (con un numero massimo di 50 addetti) di trasformazione di prodotti agricoli,

tra le quali non può essere certo compreso l’impianto di betonaggio in questione.

Inoltre il ricorrente sostiene che le previsioni relative a destinazioni transitorie o

condizionate in funzione di future determinazioni di organi comunali sottoposti a quello

competente ad adottare il P.R.G. (come quella dell’articolo 45, comma 3, delle N.T.A.)

costituiscono istituti sconosciuti al nostro ordinamento giuridico.

Infine, secondo il ricorrente, la riprova dell’illegittimità della disciplina

urbanistica in questione si desume dal fatto che l’Amministrazione - nel recepire il

programma di riqualificazione (imposto dal P.U.T.) dell’area del Vallone di Seiano,

attraverso la qualificazione di tale area come zona omogenea H (stante il pregio

ambientale, dell’area, l’immediata vicinanza al mare, l’esistenza di consolidate

strutture turistiche ed alberghiere) - invece di imporre la delocalizzazione dell’impianto

di betonaggio in questione, abbia previsto, come sola eccezione, la qualificazione

dell’area ove sorge tale impianto come zona omogenea D2.1.

1
4.1. Innanzi tutto il Collegio premette che, nel caso in esame, non si tratta di una

nuova disciplina urbanistica prevista all’interno di una semplice variante di P.R.G.,

bensì di una disciplina recepita all’interno di un nuovo P.R.G. in adeguamento al Piano

Urbanistico Territoriale dell’area Sorrentino – Amalfitana.

Infatti la legge regionale n. 35/1987, con la quale è stato approvato il P.U.T.,

all’articolo 3 precisa, tra l’altro, che tale strumento urbanistico funge da Piano

Territoriale di Coordinamento, con specifica considerazione dei valori paesistici e

ambientali, prevede norme generali d’uso del territorio dell’area - nella quale è

compreso anche il Comune di Vico Equense - e formula direttive a carattere vincolante

alle quali i Comuni devono uniformarsi nella predisposizione dei loro strumenti

urbanistici o nell’adeguamento di quelli vigenti.

L’articolo 17 della legge regionale n. 35/1987 (rubricato “zone territoriali

prescrittive per la formazione dei Piani Regolatori Generali”) in relazione alla zona

territoriale 4, denominata “Riqualificazione insediativa ed ambientale di 1° grado” -

che comprende anche la località di Seiano (come si può evincere dalla relazione

istruttoria conclusiva della Direzione urbanistica, pianificazione comunale, beni

ambientali della Provincia di Napoli n. 2799 in data 7 novembre 2001) - precisa che

tale zona territoriale comprende aree agricole ed insediamenti (spazi, per nuclei o

accentrati) di interesse ambientale, che tra questi insediamenti alcuni possono rivestire

anche interesse storico-artistico, mentre altri - di recente realizzazione - risultano privi

di qualità ambientale, e che per tale zona occorre procedere ad una complessa

riqualificazione insediativa e delle strutture agricole.

Inoltre il predetto articolo 17 dispone che la zona territoriale 4 deve essere

articolata “in zone di Piano Regolatore, con normativa, nel rispetto delle indicazioni del

presente articolo” e che tra tali zone possono essere eventualmente individuate anche

zone omogenee H e D1.

1
Quanto all’eventuale zona omogenea H, l’articolo 17 dispone, in particolare, che

è destinata ad insediamenti turistici ricettivi, compatibili con le prescrizioni della

relazione del Piano Urbanistico Territoriale parte IV, e nel rispetto delle norme tecniche

di cui al successivo titolo IV, nonché ad attrezzature turistiche complementari, in

aggiunta a quelle previste dal Piano Urbanistico Territoriale.

Quanto all’eventuale zona omogenea D1, l’articolo 17 precisa che è destinata

ad insediamenti produttivi artigianali o a piccole industrie (con un numero massimo di

nuovi addetti pari a 50) di trasformazione dei prodotti agricoli e che, in tal caso, la

normativa di Piano Regolatore deve prescrivere l’obbligo della redazione di piani

produttivi particolareggiati di cui all’articolo 27 della legge n. 865/1971 e nel rispetto

delle norme tecniche di cui al successivo titolo IV.

4.2. Inoltre il Collegio ritiene necessario evidenziare che nel corso del procedimento

di adozione del nuovo strumento urbanistico il ricorrente non ha mancato di

rappresentare, attraverso la suddetta osservazione in data 10 novembre 1998,

l’incompatibilità della disciplina urbanistica relativa all’area ove sorge l’insediamento

in questione con la legge regionale n. 35/1987 (sia perché non trattasi di un’attività

artigianale, sia perché non può parlarsi di un opificio esistente, in quanto abusivo e non

suscettibile di sanatoria) e che tale osservazione è stata parzialmente accolta (mediante

l’inserimento, nell’articolo 45 nelle norme di attuazione del P.R.G., del già richiamato

comma 3) con la seguente motivazione: “il PRG, sulla base delle indicazioni espresse

in più sedi dall’Amministrazione comunale, ha inteso assumere la tendenziale

condonabilità degli abusi edilizi realizzati e oggetto di due leggi dello Stato che ne

consentono la sanatoria. In considerazione della specifica rilevanza paesistico-

ambientale del sito, pur confermando l’indicazione programmatica comunale, si ritiene

che, nel caso la concessione in sanatoria per i manufatti in questione non venga

rilasciata, la destinazione della zona debba decadere, evitando il rischio che, qualora

1
liberato il sito dall’abuso condonato, si possa, questa volta legittimamente, utilizzare

l’area di risulta quale ZO D”.

4.3. Infine il Collegio rammenta che, secondo un consolidato orientamento (ex

multis, Cons. Stato, Sez. IV, 26 aprile 2006, n. 2291), le scelte effettuate dall’amministrazione

in sede di pianificazione urbanistica, pur essendo connotate da un’amplissima

discrezionalità, non sono sottratte al sindacato di legittimità del giudice

amministrativo, laddove siano inficiate da arbitrarietà, irrazionalità od irragionevolezza,

ovvero dal travisamento dei fatti in relazione alle esigenze che si intendono

concretamente soddisfare.

Pertanto, se è vero che, secondo una consolidata giurisprudenza (ex multis, Cons.

Stato, Sez. IV, 11 ottobre 2007, n. 5357 ), la reiezione delle osservazioni presentate dei privati

in sede di formazione del piano regolatore generale (da qualificare come meri apporti

collaborativi alla formazione dello strumento urbanistico) non richiede un particolare

onere di motivazione, essendo sufficiente che esse siano state esaminate e ritenute in

contrasto con gli interessi e le considerazioni generali poste a base della formazione del

piano, è anche vero che la decisione sull’osservazione deve comunque essere congrua

rispetto agli elementi di fatto e di diritto posti a fondamento dell’osservazione stessa

(T.A.R. Sardegna Cagliari, Sez. II, 25 marzo 2005, n. 469 ) ed è, quindi, sindacabile da parte del

giudice amministrativo.

5. Poste tali premesse, la qualificazione dell’area ove sorge l’impianto in questione

come “zona omogenea D2.1 – attività artigianali e/o commerciali esistenti” appare

effettivamente in contrasto con la disciplina prevista dall’articolo 17 della legge

regionale n. 35/1987 per la zona territoriale 4.

Infatti da tale disciplina si evince innanzi tutto che la tipologia degli

insediamenti destinati ad attività economiche previsti dal legislatore regionale (con

efficacia vincolante in sede di predisposizione degli strumenti urbanistici comunali o

1
nell’adeguamento di quelli vigenti) per zona territoriale 4 - costituiti da insediamenti

turistici ricettivi, da localizzare nella zona omogenea H, e da insediamenti produttivi

artigianali o piccole industrie (con un numero massimo di nuovi addetti pari a 50) di

trasformazione dei prodotti agricoli, da localizzare nella zona omogenea D1 - presenta

caratteristiche di evidente compatibilità con la specifica rilevanza paesistico-ambientale

di tale zona territoriale.

Ma tali caratteristiche non si possono certo rinvenire nell’impianto di

betonaggio in questione, sicché risulta palesemente illegittima la decisione di

qualificare l’area sulla quale sorge soltanto tale impianto come zona di P.R.G. destinata

ad attività artigianali e/o commerciali esistenti.

6. Inoltre il predetto articolo 17 prevede, per la zona territoriale 4, l’obbligo di

procedere ad una “complessa riqualificazione insediativa e delle strutture agricole” e la

stessa Amministrazione comunale, tra le scelte di fondo poste a base della formazione

del P.R.G., ha previsto espressamente (come si può evincere dalla già citata relazione

istruttoria n. 2799 in data 7 novembre 2001) “l’individuazione di aree per insediamenti

artigianali esistenti da delocalizzare e di nuovo impianto”. Pertanto il Collegio ritiene

che l’Amministrazione, nel motivare l’accoglimento solo parziale dell’osservazione in

data 10 novembre 1998, avrebbe dovuto chiarire anche perché non veniva presa in

considerazione la proposta del ricorrente di imporre la delocalizzazione dell’impianto.

Invece si è limitata a richiamare la diversa scelta di fondo di “assumere la tendenziale

condonabilità degli abusi edilizi realizzati e oggetto di due leggi dello Stato che ne

consentono la sanatoria”, dalla quale ha fatto discendere la decisione di condizionare

risolutivamente la destinazione impressa all’area ove sorge l’impianto di betonaggio in

questione all’eventuale rigetto della domanda di condono ad esso relativa.

Tuttavia tale decisione risulta illegittima per le seguenti ragioni.

2
Innanzi tutto per effetto di tale decisione l’esercizio della funzione urbanistica

principale - ossia la pianificazione urbanistica, che l’articolo 42, comma 2, del decreto

legislativo n. 267/2000 affida agli organi di indirizzo politico-amministrativo degli Enti

locali (ossia ai Consigli comunali e provinciali) - invece di risultare sovraordinato,

risulta di fatto subordinato all’esercizio della funzione di controllo dell’uso del

territorio, che richiede, per l’appunto, una mera verifica della conformità del singolo

intervento agli strumenti urbanistici e che l’articolo 107, comma 3, del decreto

legislativo n. 267/2000 affida, quindi, agli organi cui compete l’attuazione delle scelte

effettuate in sede di pianificazione urbanistica (ossia ai dirigenti comunali). In altri

termini, come acutamente rilevato nei ricorsi in esame, attraverso l’introduzione del

predetto elemento accidentale nella disciplina urbanistica relativa all’area ove sorge

l’impianto in questione si perviene ad un’inammissibile autolimitazione della funzione

di pianificazione urbanistica.

Inoltre il Collegio ritiene che in questa sede non possa trovare applicazione il

principio, affermato giurisprudenza (T.A.R. Lombardia Milano, Sez. III, 11 ottobre 2004, n.

5524), secondo il quale gli impianti in esercizio e le attività già esistenti all’atto

dell’approvazione di un nuovo strumento urbanistico, e divenuti non conformi alla

destinazione da questo impressa all’area considerata, si sottraggono all’obbligo di

ricollocazione in altro sito. Infatti nella fattispecie in esame non si è al cospetto di un

insediamento regolarmente assentito, bensì di un insediamento abusivamente realizzato,

che risulta oggetto di una domanda di condono pendente da un considerevole lasso di

tempo, sia a causa dell’inerzia dell’Amministrazione, sia in ragione dell’omessa

attivazione, da parte del responsabile dell’abuso, dei rimedi previsti dall’ordinamento

per ottenere una decisione su tale domanda. Pertanto, non solo non può ritenersi (come

già evidenziato in precedenza) che l’impianto in questione si sottragga tout court alla

disciplina imposta dallo strumento urbanistico sopravvenuto, ma soprattutto risulta

2
illegittima la apodittica decisione dell’Amministrazione di “assumere la tendenziale

condonabilità” di tutti gli interventi edilizi abusivi oggetto di domande di condono

edilizio non ancora definite, ivi compreso l’impianto abusivo in questione, nonostante

le molteplici ragioni ostative alla sanatoria di tale impianto evidenziate dal ricorrente

già in sede di formazione dello strumento urbanistico con la suddetta osservazione n.

11 del 10 novembre 1998.

7. Stante quanto precede i ricorsi n. 2820/2002, n. 6618/2002 e n. 418/2004

devono essere accolti, con assorbimento delle restanti censure. Per l’effetto si deve

disporre annullamento del P.R.G. del Comune di Vico Equense, nella parte relativa alla

disciplina dell’area ove sorge l’impianto di betonaggio in questione.

Le spese di giudizio, quantificate nella misura indicata nel dispositivo, devono

essere poste a carico delle Amministrazioni soccombenti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Settima,

definitivamente pronunciando sui ricorsi riuniti n. 1310/1987, n. 2820/2002, n.

6618/2002, n. 418/2004, dichiara improcedibile il primo ed accoglie i restanti ricorsi.

Per l’effetto annulla il Piano Regolatore Generale del Comune di Vico Equense,

definitivamente approvato con decreto del Presidente della Provincia di Napoli n.

1302 del 3 settembre 2003, nei limiti indicati in motivazione.

Condanna la Provincia di Napoli ed il Comune di Vico Equense al pagamento

delle spese di giudizio, liquidate complessivamente in euro 4.000,00 (euro

quattromila/00).

La presente sentenza sarà eseguita dall'Amministrazione; essa viene depositata

in Segreteria che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Napoli, nella Camera di consiglio del 12 dicembre 2007.

Il Presidente

2
L’estensore