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1.

LE RAGIONI DELL’IMMANE CONFLITTO


1. LE CAUSE PRINCIPALI:
1) La questione balcanica:
I conflitti nazionali dei Balcani costituivano il maggior motivo di tensione dello stato asburgico.
Altro motivo di tensione era l’impero Ottomano. Nel 1912 fu la Serbia (insieme alla Grecia, alla
Bulgaria e al Montenegro) a dichiarare guerra alla Turchia (prima guerra balcanica). La pace di
Londra del 1913 sancì la vittoria della lega balcanica e l’impero Ottomano (turco) dovette cedere la
Macedonia alla lega.
La Bulgaria, che faceva parte della lega, attaccò la Serbia per garantirsi il controllo delle regioni
macedoni (seconda guerra balcanica). La Serbia, appoggiata dalla Turchia e dalla Romania, uscì
ancora vincitrice e rafforzata e divenne sempre più un pericolo per l’impero asburgico.

2) Cambiamento del clima politico-sociale:


La politica aggressiva ed espansionistica di Guglielmo II entrò in conflitto con l’impero
britannico, che sentì minacciata la propria supremazia in campo coloniale e commerciale. I
tedeschi estero i loro possedimenti anche nel continente africano (Camerun, Togo e Tanganica),
aumentando così i motivi di tensione con l’Inghilterra, che voleva mettere in collegamento le sue
colonia dal Sudafrica all’Egitto. Altro motivo di tensione fu quello relativo al fatto che l’imperatore
volle accontentare i gruppi nazionalisti che auspicavano al pangermanesimo, ovvero alla
riunificazione di tutti i popoli tedeschi in un unico stato. Negli ambienti finanziari e industriali
tedeschi si era diffuso il timore per le lotte dei lavoratori e per le rivendicazioni popolari poiché la
guerra poteva essere intesa come un’utile valvola di sfogo dei conflitti sociali.

3) Declino dell’egemonia inglese:


L’impero britannico aveva da sempre svolto il ruolo di grande potenza nel controllo e nella
garanzia degli equilibri politico-diplomatici. Questo ruolo cominciò a declinare agli inizi del ‘900,
venendo contesa e sostituita da economie nazionali agguerrite, come quella tedesca e americana,
che volevano estendere la propria influenza nei mercati internazionali. Tra il 1906-7 si era concluso
il ciclo espansivo risalente alla fine dell’Ottocento: ora, gli stati potevano acquisire territori
solamente sottraendoli agli altri. Questa situazione non fece altro che diffondere la visione della
guerra come unica soluzione per ristabilire l’ordine europeo e mondiale; le grandi potenze si
prepararono per una corsa agli armamenti, la quale divenne un affare economico in cui i potenti
gruppi industriali investirono somme quantità di denaro.

4) Crisi dell’ordine europeo:


Il timore che l’Europa venisse dominata dalla Germania spinse la Gran Bretagna,la Francia e la
Russia (che voleva estendere i propri confini a spese dell’impero turco) ad un’alleanza politco-
militare. In Europa si crearono così due sistemi di alleanze contrapposti: Germania, Austria e Italia
e Francia, Gran Bretagna e Russia. Questo sistema di alleanze fece in modo che se un solo stato ne
avesse attaccato un altro, tutta l’Europa sarebbe entrata in guerra in difesa dell’uno o dell’altro.
2. LA CULTURA DEL NAZIONALISMO E DELLA VIOLENZA:

1) Trasformazione dell’idea di nazione:


L’ingresso delle masse in campo politico favorì lo sviluppo dei movimenti reazionari, nazionalisti
e autoritari. I secondi, a partire dall’inizio del secolo, acquisirono molta importanza, conquistano
parti della massa che erano lontane al centro del potere, come la borghesia cittadina e il proletariato.
Così, in questo contesto, le idee di patria e nazione si distaccarono da quelle dell’800 e si
trasformarono in pulsioni antidemocratiche, aggressività espansionistica, razzismo e desideri odi
imporsi.
CONCETTI: Popolo-nazione/nazionalismo: l’insieme di persone che parlano la stessa lingua, che
hanno le stesse tradizioni culturali e che vivono in uno stesso territorio viene definito come popolo-
nazione. Questo concetto emerse intorno alla fine del 700 e agli inizi dell’800 durante il movimento
romantico. In origine l’idea di nazione si proponeva di promuovere un movimento di liberazione di
tutti i popoli. Fu nell’età dell’imperialismo che gli ideali nazionali si trasformarono divenendo
sempre più aggressivi. Il caso della Germania è il più noto in quanto vi erano delle correnti
pangermaniste che fecero sì che al concetto di “idea nazionale” si sostituì quello di
“nazionalismo”, il quale contiene il concetto di imperialismo. La prima guerra mondiale più essere
considerata il frutto di queste idee ce pian piano si diffusero in tutto il mondo.

2) L’alleanza tra nazionalisti e liberali:


Si venne a stabilire, per comunanza d’intenti, un’alleanza tra nazionalisti e liberali conservatori,
arrivando, da entrambe le parti, a volere:
 un’aristocrazia dominatrice anziché la democrazia e lo spirito d’uguaglianza;
 la guerra anziché la pace;
 la selezione dei migliori anziché la massificazione.
In questo clima di contraddizioni, inevitabilmente si andarono a creare, nei vari paesi atteggiamenti
che tendevano a considerare la guerra come ottima possibilità di sviluppo e affermazione
internazionale. Il movimento operaio ebbe grandissime difficoltà nell’opporre la propria cultura
pacifista e internazionalista, talmente era forte la tendenza alla guerra.

3) Gli intellettuali di fronte alla guerra:


Di fronte all’ormai dilagante cultura della guerra, anche gli intellettuali espressero il loro ruolo. Il
dubbio che si domandavano questi era “l’uomo di cultura doveva stare lontano da tutto il tumulto
degli eventi e continuare i suoi studi e le sue attività oppure doveva partecipare attivamente alla vita
pubblica mettendo il proprio ingegno al servizio contro il comune nemico?”.
Possiamo raggruppare il loro pensiero in due posizioni:
a) La prima posizione era rappresentata da Rolland e Croce, secondo cui gli intellettuali
avrebbero dovuto servire la patria continuando a fare il loro “mestiere”, quello di
intellettuale che sta sopra la mischia.
b) La seconda posizione, invece, era rappresentata da Thomas Mann (scrittore tedesco),
secondo il quale la guerra era una missione ed una necessità per rompere l’accerchiamento
delle altre nazioni europee. La guerra era da interpretare come lo scontro dei valori tedeschi,
eroismo e civiltà, con quelli volgari e utilitaristici, come Francia e Inghilterra.

4) Il casus belli:
Il 28 giugno 1914, le tensioni arrivarono ad un punto critico quando uno studente serbo, Gavrilo
Princip, assassinò Francesco Ferdinando, l’arciduca erede al trono asburgico a Sarajevo.
3. I PRINCIPALI EVENTI DELLA GUERRA:

L’occasione dell’attentato permise all’impero Asburgico e alla Germania di dare inizio alle
ostilità, mentre l’impero Asburgico voleva annientare il pericolo Balcanico, la Germania, sperando
in un atteggiamento neutrale della Gran Bretagna, sperava di annientare la Francia ancora prima che
la Russia fosse pronta a schierare tutte le sue truppe.

1) L’ultimatum dell’Austria alla Serbia:


Il 23 luglio l’impero asburgico lanciò un ultimatum alla Serbia, il quale prevedeva la
dichiarazione di guerra da parte dell’Impero Asburgico verso la Serbia se quest’ultima non avesse
accettato tutte le condizioni che l’Austria desiderava imporle (mettere fine alla propaganda
antiaustriaca orale o scritta, i dipendenti statali incaricati di tale attività dovevano essere rimossi dai
pubblici uffici e i funzionari austriaci dovevano partecipare alle indagini sull’attentato).
La Serbia decise di accettare tutte le condizione tranne l’ultima e così, nonostante essa si dimostrò
favorevole al dialogo, il governo austriaco dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio 1914 e cominciò il
bombardamento della sua capitale, Belgrado.

2) L’allargamento del conflitto:


La Russia si schierò dalla parte dello stato serbo per contrastare l’allargamento austriaco nei
Balcani; subito dopo la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia, di cui la Gran
Bretagna prese le difese durante lo scontro (triplice intesa: Russia, Francia e G.B.).
Il Giappone si schierò a favore della triplice intesa. L’Italia decise di restare neutrale ritenendo
l’invalidità della Triplice alleanza con Germania e Austria in quanto patto di carattere difensivo.

3) Le strategie di guerra:
 La strategia tedesca: basata sul piano SCHLIFFEN. Si pensava di attaccare la Francia
passando per il Belgio ed arrivare all’invasione di Parigi in brevissimo tempo, per poi spostare
immediatamente le truppe sul fronte russo (dal momento che l’idea era quella che i russi ci
avrebbero messo più tempo per spostare le loro truppe che la Germania ad arrivare a Parigi per
poi disporsi sul fronte russo).
 La strategia anglo-francese: mirava ad aggravare la situazione tedesca sul piano delle risorse.
Si sapeva che se la guerra non fosse stata “lampo”, la Germania avrebbe potuto perdere per
scarsità di risorse. Così si predispose il blocco navale inglese che doveva isolare la Germania
dal punto di vista dell’approvvigionamento delle risorse.

4) La prima fase della guerra:


L’esercito belga riuscì a resistere all’attacco tedesco per quel tanto necessario al governo francese
di organizzare una difesa adeguata che consentì all’esercito tedesco di arrivare a soli pochi
chilometri da Parigi. L’esercito francese riuscì ad allontanare l’esercito tedesco dal suolo
nazionale dopo una grandissima battaglia sul fiume Marna (settembre 1914). Così i tedeschi furono
costretti ad arretrare scontrandosi ancora due volte con l’esercito franco-inglese sui fiumi Asine e
Somme.
La sconfitta dei tedeschi fu determinata da due fattori principali: l’avanzata troppo rapida e
l’inaspettata invasione della Prussia da parte della Russia, che necessitava di maggiori truppe, le
quali vennero sottratte al fronte occidentale.
La strategia tedesca della guerra lampo era diventata ormai un’ipotesi lontana.
Come risposta alla strategia inglese di ostacolare i rifornimenti degli Imperi centrali, i tedeschi
scatenarono una terribile guerra sottomarina. Gli U-Boat tedeschi iniziarono ad affondare ogni
nave transitante nelle acque da loro presidiate in modo da cercare sia di isolare la Gran Bretagna
(specie dai rifornimenti americani) e sia per cercare di rompere il loro isolamento. La guerra
sottomarina ebbe una grande crescita che coinvolse non solo le navi militari, ma anche quelle
passeggere appartenenti a paesi neutrali. Il caso più clamoroso fu quello della Lusitania, su cui
viaggiavano 198 americani. La risposta americana fu durissima: il presidente Wilson minacciò
l’entrata in guerra dell’America contro la Germania se si fossero ripetuti altri incidenti di questo
tipo. E così la Germania fu costretta a ridurre la sua aggressività sul fronte sottomarino, che perse
tutta la sua importanza.

4. L’INTERVENTO ITALIANO:

1) I motivi principali della neutralità italiana nei primi anni di guerra:


a) Il primo di questi motivi è quello riguardante il carattere esclusivamente difensivo della Triplice
alleanza; infatti la Germania e l’Austria non vennero attaccate, ma furono loro le “attaccanti”.
b) Inoltre l’Italia non era stata consultata riguardo all’ultimatum austriaco alla Serbia, per tanto
essa non si sentiva presa in considerazione nella questione.
c) L’impero austriaco si rifiutava di dare compensi territoriali all’Italia nel caso in cui l’Austria
fosse uscita rafforzata nell’area balcanica (articolo 7 del trattato).
d) Altro motivo non trascurabile è che in Italia serpeggiavano sentimenti antiaustriaci.

2) L’Italia fra neutralismo e interventismo:


All’interno dell’Italia si erano formati due gruppi idealmente contrapposti riguardo l’entrata o meno
in guerra: gli interventisti, che erano favorevoli all’entrata in guerra, e i neutralisti, quelli non a
favore della guerra:
 Il movimento neutralista era composto dai Socialisti moderati, che ritenevano che la guerra
fosse estranea agli interessi dell’Italia; dai Cattolici, che desideravano non partecipare alla
guerra sia per motivi morali che per no schierarsi contro un’altra potenza cattolica come
l’Austria; dai Giolittiani, i quali sostenevano che il sistema italiano fosse troppo debole per
poter affrontare una guerra e dicevano che l’Italia avrebbe potuto trarre vantaggi con delle
operazioni diplomatiche più che con l’entrata in guerra.
 Il movimento interventista, invece, era composto dai Socialisti rivoluzionari, come Benito
Mussolini, secondo cui la guerra avrebbe aperto le porte alla rivoluzione socialista; dagli
Irredentisti, che pensano che bisogni annettere ad un unico stato tutti i territori limitrofi e
confinanti se c’è qualche comunanza di tipo nazionale e la guerra è un buon motivo per agire;
dai Nazionalisti, come D’Annunzio, che portavano avanti un’ideologia antidemocratica,
antiparlamentare ed espansionistica; dai Socialisti Conservatori, come Sonnino e Salandra
(destra), che ritenevano che la guerra fosse l’unica soluzione atta a soffocare le tensioni sociali e
per dare allo stato un carattere più autoritario.
3) Il patto di Londra:
La svolta interventista si ebbe nel 1915, quando Sonnino, in accordo con Salandra, stipulò
segretamente, all’insaputa del parlamento, il patto di Londra con cui l’Italia si impegnava ad
entrare in guerra schierata dalla parte della Triplice Intesa, avendo in compenso alcuni territori tra
cui il Trentino, in caso di vittoria. Salandra diede le sue dimissioni in quanto Giolitti, essendo
ancora all’oscuro del patto di Londra, ribadì la sua scelta neutralista in parlamento. Ma il re Vittorio
Emanuele III non accettò le sue dimissioni e lo investì di poteri eccezionali (amministrare la
guerra), scavalcando la volontà del parlamento.
Così il 20 maggio 1915, il parlamento, per evitare maggiori conflitti interni, diede il suo sostegno al
governo (a eccezione dei socialisti), che il 23 maggio dichiarò guerra all’Austria.
La dichiarazione di guerra venne interpretata dagli storici come un tentativo di risolvere le tensioni
del paese con un atto di forza appena rivestito di legalità.

CAP. II
1. LO STALLO DEL 1915-16

1) Una logorante guerra in trincea:


Come sappiamo, la strategia tedesca di una guerra lampo fallì e si trasformò in una guerra di
logoramento, in cui milioni di soldati si contrapponevano lungo chilometri di trincee senza mai
affrontarsi in battaglie campali. La trincea rappresentava quel periodo di stallo che ricoprì il 1915-
16 in cui nessuno dei paesi in guerra era in grado di imporsi e di vincere il conflitto. Gli imperi
centrali, circondati pressoché da tutti i fronti, erano quelli a soffrire di più di questa situazione. Gli
effetti del blocco commerciale stavano riducendo la Germania in una situazione drammatica, che
l’avrebbe condotta inesorabilmente a perdere.
Così essa cercò di rompere l’isolamento dando luogo a due battaglie: quella di Verdun (durò
5mesi) e quella di Jutland. La strategia della prima fu quella di concentrare gran parte delle armate
su un unico punto, tuttavia, questa strategia non si rivelò vincente. Gli anglo-francesi non solo non
persero le posizioni ma anzi, lanciarono un contro-attacco che fece arretrare notevolmente i tedeschi
fino alla Somme, dove ci fu una carneficina di più di un milione di soldati.
Quanto alla battaglia dello Jutland, fu invece il tentativo tedesco della battaglia navale. L’esito
non fu troppo differente dal tentativo terrestre. I tedeschi adottarono nuovamente la strategia della
guerra sottomarina totale, l’unica che aveva dato dei risultati. Questa strategia si rivelò ancora una
volta vincente, ma, se da una parte metteva a durissima prova l’economica nemica, dall’altra faceva
correre il rischio dell’entrata in guerra dell’America contro la Germania., ma i tedeschi erano
convinti di concludere la guerra prima che l’America iniziasse l’offensiva.
Sul fronte italiano, invece, l’Austria attaccò l’Italia con l’attacco detto “strafexpedition”
(spedizione punitiva contro l’alleato traditore), che portò all’occupazione dell’Altopiano di Asiago.
La condizione d’impreparazione dell’esercito italiano costrinse Antonio Salandra a dare le
dimissioni, nel giugno dello stesso anno.
2) Conseguenze socio-politico-economiche della guerra:
Per affrontare le difficoltà della guerra nelle varie nazioni si formarono dei governi d’emergenza:
in Francia con Aristide Briand, in Italia con Borselli, in Gran Bretagna con George (appoggiato
dai conservatori, dai liberali e da una parte di laburisti) e in Austria con Carlo I.
In tutta questa situazione lo stato divenne il motore del sistema industriale, che aveva il compito
di organizzare la produzione in base alle necessità sempre maggiori della guerra. Come scrisse
Riccardo Bachi, lo stato è l’imprenditore della guerra, è diventato il perno di tutta l’economia, la
quale fa rifermento principalmente all’azienda economica militare. Così le aziende vennero
inevitabilmente militarizzate e lo stato improntò maggior parte della produzione allo sforzo bellico.
Questo determinò uno sviluppo notevolissimo di: attività produttive, investimenti e formazione di
imprese enormi. A questo proposito abbiamo la diffusione a scopo bellico di strumenti civili come il
motore a scoppio, il telegrafo, l’energia elettrica ecc... Uno dei motivi per cui i profitti aumentarono
così notevolmente è legato al fatto che lo stato aveva limitato le libertà sindacali e militarizzato il
lavoro in fabbrica. Per poter far tutte queste iniziative lo stato dovette chiedere prestiti (ai cittadini
e ad altri stati, come l’America), stampare valuta senza corrispondenza aurea ed aumentare le tasse.
La conseguenza inevitabile e scontata fu l’aumento del debito pubblico e dell’inflazione.

3) La svolta del 1917:


L’avvenimento che portò l’uscita dalla guerra della Russia fu la rivoluzione russa scoppiata nel
1917. La situazione politico-sociale della Russia non era delle migliori; infatti vi erano
manifestazioni contro la guerra da parte dei soldati e della popolazione, i quali pagavano duramente
l’impreparazione tecnica e strategia dei comandi russi. Nel 1917 scoppiò una rivolta degli operai a
Pietrogrado che provocò l’abdicazione dello zar Nicola I. Aleksandr Kerenskij, presidente del
governo provvisorio, decise di continuare la guerra, e scatenò un’offensiva a Galizia, che fu un
fallimento; i soldati russi fraternizzarono con quelli tedeschi e austriaci e tornarono alle loro case.
Fu questo l’esplicito segno dell’avversione dei soldati alla guerra, che fece sì che la Russia
ottenesse il consenso degli alleati e degli avversari ad uscire dalla guerra.

4) Entrata in guerra degli Stati Uniti (1918):


A causa della ripresa da parte dei tedeschi della guerra sottomarina tedesca gli Stati Uniti
entrarono in guerra al fianco della Triplice Intesa (Francia, Inghilterra). Lo scopo principale degli
Stati Uniti era quello di tutelare i loro capitali prestati ai paesi dell’Intesa . Inoltre il governo degli
Stati Uniti tendeva a sostenere le nazioni come la Francia e l’Inghilterra, che avevano un sistema
politico liberaldemocratico, rispetto a quelle dell’Alleanza.

5) Le disastrose condizioni delle popolazioni e la risposta al disfattismo:


La situazione che si era andata creare aveva prodotto una stanchezza generale da parte del popolo e
dei soldati in guerra, la cui permanenza li ha portati a non avere più le forse per combattere. Una
guerra che non vede né vincitori, né vinti per due anni non porta soddisfazioni, ma solo voglia di
PACE. Le condizioni dei soldati erano ormai disastrose; soldati malnutriti, esposti a malattie e
spinti a diserzioni di ogni tipo. Ormai il disfattismo serpeggiava tra tutti gli ordini militari; i
comandanti dovevano combattere contro il nemico e contro gli oppositori interni. La risposta
francese a questo disfattismo di massa fu quella di effettuare un cambiamento ai vertici
dell’esercito, e il nuovo primo ministro avviò una politica di tipo autoritario per soffocare ogni
sommossa. In Germania, invece, si passò a rafforzare i poteri militari ed a militarizzare le industrie.
6) La disfatta italiana di Caporetto:
Le Germani e l’Austria concentrarono parte dei loro eserciti per attaccare l’Italia, ritirando quelli
sul fronte russo. L’esercito italiano era sfiancato, stanco e demoralizzato dagli incessanti sforzi che
gli erano derivati dall’essere sotto il comando di Luigi Cadorna. Errori strategici e scarsa resistenza
si aggiunsero alla stanchezza, tanto che il 24 ottobre 1917 il nemico prese Caporetto, costringendo
l’esercito italiano a ritirarsi. Le perdite umane furono numerosissime, circa 400.000 uomini.
L’esercito passò sotto il comando del generale Armando Diaz, il quale, per ottenere maggior
fiducia, promesse delle terre ai contadini dopo la fine del conflitto.

2.LA FINE DELLA GRANDE GUERRA

1) La fine della guerra:


Gli imperi centrali sapevano che con l’arrivo delle forze americane la vittoria sarebbe stata più
difficile, volevano quindi chiudere a loro favore la guerra prima dello sbarco delle truppe nemiche
d’oltreoceano. Nel marzo 1918, gli stati centrali attaccarono sul fronte occidentale, nella regione di
San Quintino e nei pressi di Marna le linee dell’Intesa furono sfondate. Nonostante ciò, le truppe
anglo-francesi seppero riorganizzarsi, per evitare che il nemico andasse oltre, sotto il comando di
Ferdinand Foch. Il 18 luglio, con l’arrivo delle truppe americane scattò la controffensiva
dell’Intesa: vi furono le due battaglie di Amiens e di Vittorio Veneto che segnalarono la disfatta
degli imperi centrali.

La guerra si era conclusa e iniziarono le rese (Bulgaria, Turchia) ed in particolare è importante


l’armistizio tra Austria ed Italia, firmato a Villa Giusti (presso Padova) il 4 novembre 1918.

2) La conferenza di Versailles e le sue conseguenze:


Nel gennaio 1919 si aprì a Versailles (in Francia), la conferenza di pace, alla quale presero parte
attiva solo i paesi vincitori (Francia, G.B., Stati Uniti e Italia), mentre i paesi vinti vennero
convocati solo per firmare i trattati di pace. All’interno della conferenza possiamo distinguere due
posizioni contrastanti:
 Quella di Wilson che sosteneva il principio democratico dell’autodeterminazione dei popoli;
 Quella di Clemenceau che prevedeva l’usuale pratica delle annessioni territoriali per
risolvere il disfacimento dei grandi imperi passati (austriaco, tedesco, ottomano e russo),
voleva, inoltre, dar vita ad un nuovo equilibrio europeo incentrato sull’egemonia della
Francia e della Gran Bretagna.
Tra le due prevalse la linea di Clemenceau, che mirava al blocco della Germania, costretta a
firmare il trattato di Versailles che prevedeva la restituzione alla Francia dell’Alsazia e della Lorena
e una grossa indennità di denaro.
Vi furono altri cambiamenti geo-politici, ad esempio la nascita di nuovi stati, come l’Austria,
l’Ungheria, la Cecoslovacchia, il regno di Jugoslavia (che a sua volta inglobava Croazia, Bosnia-
Eezegovina, Montenegro e una parte della Macedonia), la ricostruzione della Polonia con
l’annessione ai suoi territori di regioni prima appartenenti alla Russia e la spartizione dei territori
dell’ex impero ottomano tra Francia e Gran Bretagna: alla prima andò la Siria ed il Libano mentre
alla seconda l’Iran, l’Iraq e la Palestina.
Infine, per merito di Wilson, nacque anche la “Società delle nazioni” (fondata il 28 aprile 1919)
con lo scopo di dirimere le eventuali controversie internazioni per mantenere la pace ed evitare
nuove guerre.