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PILLOLE DI STORIA

ANNI DI LACRIME E
SANGUE
Breve storia dellItalia dalla fine del compromesso storico
allavvento del governo Craxi

MAURIZIO STANIC
mailto:maurizio.stanic@gmail.com
23/07/2014




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Il governo di Andreotti della solidariet nazionale era entrato presto in crisi di
consunzione. I comunisti, che lo avevano appoggiato dallestern,o si dicevano stanchi
di sostenerlo ulteriormente; i democristiani non volevano concedere ulteriori
soddisfazioni al PCI; i socialisti vagheggiavano un governo di sinistra e mal
sopportavano lalleanza DC-PCI, che li escludeva dai giuochi.
Il PCI, con il passaggio nella maggioranza, non aveva ottenuto successi
apprezzabili nelle elezioni amministrative parziali svoltesi nel maggio 1978: queste
consultazioni erano state per il PCI una sconfitta e per la DC un successo. Le misure
severe contro il terrorismo, lausterit economica, le disposizioni restrittive
sullordine pubblico toglievano consensi ad un partito (il PCI) che era sempre stato di
opposizione. Nel governo, pur non avendo ministri, i comunisti avevano influito in
maniera rilevante sulle decisioni. La base per non era soddisfatta e rivendicava
aumenti salariali.
Berlinguer esaltava la diversit comunista e voleva giungere ad unalternativa di
sinistra (la famosa terza via). Lala pi moderata del partito era perplessa in quanto
temeva di perdere in consenso dei ceti medi. Berlinguer era stato duro con il PSDI
colpevole, a suo avviso, di essere prigioniero della logica capitalistica. Aveva anche
criticato Craxi che, rifiutando il marxismo, si rifaceva al socialista utopista
dellOttocento Proudhon.
Cerano anche altri motivi di malcontento: le nomine in molti enti, che
trascuravano il PCI, e lavvio dello SME o sistema monetario europeo.
La crisi era quindi inevitabile. I comunisti discussero la possibilit di restare o
meno nella maggioranza. Bufalini e Trivelli volevano continuare lesperienza del
compromesso storico; Napolitano privilegiava i socialisti e li voleva nella
maggioranza. Dalla parte di Berlinguer si schier il presidente del partito Luigi
Longo, semiparalizzato da un ictus ma ancora molto autorevole. Berlinguer il 25
gennaio 1979 ribad ufficialmente le sue perplessit in una riunione dei segretari di
partito che avevano sostenuto il governo. LAndreotti IV era ormai allestrema
unzione: nessun partito tranne la DC voleva proseguire lesperienza della solidariet
nazionale.
Andreotti rassegn quindi le dimissioni e il presidente Pertini li affid un
reincarico. Egli mise nel programma quattro importanti questioni: occupazione,
investimenti, inflazione e terrorismo. I comunisti ora non volevano pi avere solo
ministri ombra, volevano sedere a pieno titolo in consiglio dei ministri. La DC e il
PSDI si opponevano fermamente a questa eventualit. I socialisti indicavano un
tripartito DC-PRI-PSDI appoggiato allesterno dalla sinistra oppure suggerivano di
chiamare al governo gli indipendenti di sinistra, meno soggetti ai veti democristiani.
Pertini avrebbe voluto, per risolvere la situazione, dare lincarico a personaggi molto
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qualificati come Leo Valiani e Ugo la Malfa. Valiani, da tutti stimato per la sua
integrit morale, non aveva pero una base politica. Maggiori possibilit le aveva La
Malfa, leader del PRI, dotato di forte personalit e gradito anche ai comunisti.
Andreotti, viste le difficolt, rinunci al mandato e lincarico pass cos a Ugo La
Malfa. Venne proposto un tripartito DC-PRI-PSDI con lappoggio delle sinistre e la
DC diede il suo assenso. Si disse anche che Lama stava facendo dei sondaggi e si
fecero i nomi di Spinelli e di Zaccagnini. Alla fine si giunse a Saragat che sarebbe
stato presidente del consiglio con Andreotti e La Malfa vicepresidenti. Lintesa stava
per essere formalizzata quando improvvisamente la DC cambi idea e lincarico
ritorn ad Andreotti. Egli mise quindi in piedi in suo quinto governo con La Malfa
vicepresidente. Il suo era tuttavia un esecutivo di transizione che aveva come scopo
principale quello di preparare le elezioni: il 3 giugno le parlamentari italiane, il 10
giugno le europee.
Nel tripartito DC-PSDI-PRI Forlani aveva gli Esteri e Rognoni lInterno.
Il 26 marzo 1979 moriva Ugo La Malfa colpito da emorragia cerebrale. La vita
politica italiana perdeva cos, in un momento difficile, un grande protagonista,
qualifica questa riconosciutoli sia dagli amici che dagli avversari.
Tratteggiamo ora una sua breve biografia.
La Malfa era nato a Palermo nel 1903 da famiglia modesta: suo padre era
sottufficiale di pubblica sicurezza. Si diplom in ragioneria nella sua citt e, grazie
allaiuto di un parente facoltoso, frequento economia politica nella veneziana Ca
Foscari. Detest subito il fascismo rozzo e prepotente. Dopo la laurea trov lavoro
prima presso lEnciclopedia Treccani a Roma poi presso la Banca Commerciale
Italiana a Milano.
Ader a Giustizia e Libert e successivamente al Partito dAzione. Per le sue idee
politiche dovette per riparare in Svizzera. Rientr in Italia dopo il 25 luglio 1943 per
rappresentare il Partito dAzione nel CLN.
Si distinse subito per limpegno morale e per una dialettica che privilegiava gli
ideali piuttosto che le azioni concrete. La Malfa era profondamente democratico e
incarnava le speranza dellItalia pi illuminata, quella del Mondo di Pannunzio.
Nella disputa monarchia-repubblica La Malfa opt naturalmente per la repubblica.
Sciolto il Partito dazione a causa delle feroci dispute interne, ader al Partito
repubblicano. Contrast Randolfo Pacciardi, capo storico del partito e insigne
antifascista nella guerra civile spagnola, e lo vinse.
Non amava il potere e non ebbe compiacimento o nostalgia delle sue cariche.
Approv la nazionalizzazione dellenergia elettrica e sostenne lapertura ai mercati
esteri dimostrandosi cos uno statista moderno.
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Voleva convertire i comunisti alla democrazia ma poi perse questa speranza.
Amava i progetti ambiziosi ed era quindi un politico anomalo che col suo
idealismo si contrapponeva al pragmatismo di Andreotti. La sua perdita rese pi
povero il Palazzo dove tutti lo rimpiansero.
Andreotti non riusciva a trovare una maggioranza stabile e decise cos di farsi
sfiduciare per poter con sicurezza gestire le elezioni ormai prossime.
Nel 1976 la DC aveva ottenuto quasi il 39%, il PCI aveva superato il 34% e il PSI
aveva raggiunto il 10%. Si temeva lulteriore ascesa dei comunisti anche se cerano
molti segnali che preannunciavano un loro regresso.
La DC era dilaniata dalle faide tra le varie correnti e lassassinio di Aldo Moro
laveva privata di un mediatore di primo piano. Alla presidenza del partito cera
Flaminio Piccoli e alla segreteria Zaccagnini era condizionato da ben quattro
vicesegretari: Donat Cattin, De Mita, Gaspari e Gullotti. Orfano era anche il PRI che
poteva per contare su persone di tutto rispetto come Spadolini e Visentini. Compatto
il PSI intorno a Craxi (la fronda di sinistra non aveva peso). Il PSDI fu colpito dallo
scandalo Lockheed che coinvolse lex segretario Mario Tanassi. Valerio Zanone
voleva modernizzare il PLI con il rischio di stravolgerlo. Anche nel PCI le acque non
erano tranquille.
In questo contesto politico non brillante per le idee e gli uomini un elemento di
originalit lo diede Marco Pannella con il suo Partito radicale. Di formazione liberale
ma propenso a ogni bizzarria, Pannella riusciva a mettere insieme persone delle pi
diverse provenienze (Leonardo Sciascia, Fernanda Pivano, ex dirigenti di Lotta
continua come Pinto e Boato, ecc.). Pannella parlava molto e faceva parlare molto di
s. Il suo partito si presentava infatti come alternativo alla partitocrazia imperante.
La crisi di governo e la vigilia elettorale furono segnate da sanguinosi episodi di
terrorismo. La percezione era che le BR stessero dilagando anche se in effetti era
iniziato il loro declino. Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa riusc, con le sue
grandi capacit, a infliggere duri colpi alle organizzazioni terroristiche. Met dei
dirigenti delle BR fini in quei mesi del 1979 in galera senza che i politici e lopinione
pubblica ne erano pianamente consapevoli.
Continuavano per gli omicidi a sfondo politico. Nel gennaio del 1979 vennero
uccisi il giudice Emilio Alessandrini a Milano e il sindacalista comunista Guido
Rossa
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a Genova. Ambedue non erano certo dei reazionari: Alessandrini aveva
indagato sugli ambienti fascisti coinvolti nella strage di Piazza Fontana e Rossa
allItalsider era in sintonia con il PCI sulle posizioni antiterroristiche.

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Loperario Rossa venne colpito a causa di una delazione: aveva denunciato un compagno di fabbrica, Berardi, che
distribuiva volantini delle BR e che poi si suicid.
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Ci fu anche chi cerc di capire le motivazioni dei terroristi, di studiare il fenomeno.
Si giunse subito alla conclusione che lestremismo di sinistra obbediva alla regola di
considerare i riformisti pi pericolosi dei conservatori. Su questa base ideologica fu
assassinato Walter Tobagi (28 maggio 1980), giornalista del Corriere della Sera che
aveva studiato a fondo il terrorismo essendo egli stesso stato un contestatore quando
era ancora studente.
La base comunista sul problema del terrorismo era ambigua e usava lo slogan n
con le BR, n con lo Stato.
In questo clima si giunse cos al famoso 7 aprile 1979, giorno in cui un magistrato
di Padova, Pietro Calogero, arrest Toni Negri e altri aderenti ad Autonomia operaia.
Calogero era gradito alla sinistra ufficiale aveva inquisito per Piazza Fontana Freda
e Ventura. Egli divenne celebre per un teorema che gli fu attribuito: collegare le
responsabilit dei professori (ideologi di estrema sinistra) con i terroristi operativi.
Calogero riteneva che dai documenti di Autonomia operaia trasparisse questo legame.
Loperazione interess luniversit di Padova dove lavorava Toni Negri, dove
esisteva una radio Sherwood che era la voce della lotta armata e dove si erano
manifestati numerosi episodi di violenza che avevano avuto come vittime docenti. La
magistratura colse insomma lo stretto legame che esisteva tra una certa divulgazione
e una certa azione. Il PCI ripudi il terrorismo senza per questo diventare
conservatore e ci influenz anche le prese di posizioni della cultura militante.
Antonio Negri era figlio di un medico. Entr inizialmente nelle organizzazioni
cattoliche su posizioni addirittura integraliste. Milit nella DC con la quale entr
presto in conflitto quando fond il gruppo dellIntesa che raggruppava i cattolici di
sinistra. Pass poi al PSI e a Potere operaio per arrivare alla fine ad Autonomia
operaia. Si laure con il massimo dei voti e divenne ben presto professore ordinario
di dottrina dello Stato nella facolt di scienze politiche dellUniversit di Padova.
Durante i tumulti di Bologna del 1977 ripar in Francia ritornando con il crisma del
perseguitato politico.
Calogero accert elementi ci connessione operativa tra Toni Negri e le BR.
Lastuzia di Negri come quella di tutti i maestri delleversione stava per nel
sostenere che la libert di espressione era sacra e non perseguibile. Con Calogero
furono i comunisti, contro lintellighenzia di sinistra che qualificava il suo come un
teorema inconsistente.
La vicenda giudiziaria fu lunga e tormentata. Nel 1983 vennero, in primo grado,
inflitti a Negri trentanni di reclusione per i reati di associazione sovversiva e di
banda armata. Toni Negri, per, grazie a Pannella, che gli aveva fatto conquistare un
seggio nelle politiche del 1983, fugg a Parigi scarcerato in virt dellimmunit
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parlamentare. In appello prese dodici anni confermati nel 1988 dalla Corte di
Cassazione.
Prima delle elezioni, il 3 maggio 1979, un commando delle BR fece irruzione nella
sede del Comitato regionale della DC a Roma. Fu un vero e proprio atto di guerriglia
urbana che provoc la morte di due agenti di polizia.
In questo clima drammatico, tutti attendevano il responso delle urne che fu chiaro:
le politiche del 1979 decretarono il regresso del PCI e la stasi della DC che sperava in
un avanzamento. Il PSI prese il 9,8%, inferiore alle attese di Craxi. Stazionario il PRI
e un piccolo passo in avanti per PSDI e PLI. Il vero vincitore fu Marco Pannella che
ottenne il 3,4% equivalente a 18 seggi alla Camera. Sicuramente il PR tolse consensi
al PCI, soprattutto di quei gruppi ai quali non erano piaciuti la politica della fermezza
e il teorema Calogero su Autonomia operaia.
Il 10 giugno le europee convalidarono con qualche aggiustamento questi risultati.
Andreotti sapeva per che doveva lasciare.
Egli ebbe un reincarico formale: Pertini infatti aveva in mente ben altro in quanto
nel luglio del 1980 confer lincarico al socialista Bettino Craxi. Craxi tent di
formare un quadripartito DC, PSI, PSDI, PRI ma non riusc nel suo intento in quanto
gli manc il consenso della DC. Questo partito era diviso: Zaccagnini non voleva
sostenere i socialisti, Forlani invece li appoggiava. Venne allora chiamato un tecnico
di economia, Filippo Maria Pandolfi, personaggio di basso profilo, che dovette subito
abbandonare il campo.
Lincarico passo alla fine a Francesco Cossiga, ministro dellInterno al tempo del
sequestro Moro, che era rimasto furori dalla politica per espiare quella tragedia che lo
aveva toccato personalmente. Nellagosto del 1979 Cossiga riusc a varare il suo
primo governo. Egli si appell allarticolo 92 della Costituzione che attribuiva solo a
lui la facolt di scegliere i ministri. Andreotti e Forlani non ebbero dicasteri, mentre
agli Esteri and Malfatti e allInterno Rognoni. La troika economica era composta da
Andreatta, Pandolfi e Reviglio. Il professor Massimo Severo Giannini, insigne
giurista, divenne ministro della Funzione pubblica.
I due maggiori partiti, formato il governo, si dedicarono ai loro problemi interni.
Per il PCI la sconfitta emersa dalle urne era deludente e Berlinguer sapeva che
doveva fornire delle risposte. Egli disse che la sua linea di abbandono del
compromesso storico era stata corretta per salvaguardare il partito da uno
snaturamento. Alla fine Berlinguer rafforz il suo potere rifiutando di essere
attorniato da un ufficio politico. Estromise Pajetta dalla segreteria e sostitu
Napolitano con Chiaromonte come dirigente del settore economico. Egli affermava
che nessun modello esistente interpretava correttamente il socialismo anche se la
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suggestione dellURSS era ancora forte, come forti erano anche le sue diffidenze per
leconomia di mercato.
Berlinguer e Cossiga era legati da parentela: i nonni erano fratelli e Francesco ed
Enrico si frequentavano dallinfanzia. Le divergenze politiche per restavano.
Nellautunno 1979 venne in primo piano il problema dei missili Cruise e Pershing
che la NATO voleva schierare in Europa per fronteggiare gli SS20 sovietici. I
pacifisti e gli extraparlamentari scesero in piazza. Anche il PCI era contrario. Tutto si
risolse per per il meglio: lURSS ritir i suoi missili contestualmente a quelli
NATO.
La DC in quel periodo cambi dirigenza. Al congresso che si tenne nel 1979 Carlo
Donat Cattin present un preambolo dove si diceva che la DC non doveva pi
collaborare coi comunisti: Zaccagnini veniva quindi sconfessato e il nuovo segretario
divenne Piccoli.
Nel PSI Craxi era riuscito ad esautorare Lombardi, leader della sinistra del partito,
e ne diventava lunico padre-padrone.
Nellaprile del 1980 il Cossiga I cadde e fu subito sostituito da un Cossiga II.
Nello scenario internazionale, il 27 dicembre 1979 le truppe sovietiche invadevano
lAfghanistan portandosi al seguito un loro uomo da installare alla testa del paese:
Babrak Karmal. Il mondo democratico insorse, il presidente degli Stati Uniti eman
una serie di sanzioni, tra le quali il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca dellestate
del 1980. La deplorazione fu unanime anche in Italia e ad essa si associ il PCI che
condann tutti gli imperialismi, sia quello sovietico che quello americano.
Il 1 gennaio 1980 se ne andava Pietro Nenni. Il grande vecchio del socialismo
italiano aveva 89 anni. Prima del collasso fatale aveva letto i giornali e preso appunti
per lintervento che doveva tenere al comitato centrale del PSI. Nenni ebbe mai una
linea politica coerente. Fedele allidea socialista, alla quale aveva dedicato tutta la sua
vita fatta anche di sofferenze e di galere, aveva spesso cambiato idea. Commetteva
errori che lui stesso poi riconosceva.
Amava il partito come la sua famiglia. Gi prima della guerra si era reso per
conto che esso, per compattezza organizzativa, era sopraffatto da quello comunista.
La sua vita fu condizionata da questo complesso di inferiorit. Odiava e amava
Togliatti come Mussolini odiava e amava Hitler. Non immagin mai che un giorno i
potenti partiti comunisti potessero sbriciolarsi come neve al sole.
Sul piano umano Nenni fu sicuramente un grande uomo. Era uno scampolo della
vecchia Italia prefascista con tutta la sua passionalit. La sua lunga militanza politica
non lo aveva guastato. Tollerava le debolezze degli altri, qualche volta se ne serviva,
ma non le approvava. Non nutr rancori per nessuno, nemmeno per lex compagno
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Mussolini. Accettava i tradimenti degli amici e non meditava mai vendette personali.
Non nutriva ambizioni di potere.
Non sarebbe stato un grande statista. Il suo teatro politico erano la piazza e le
assise di partito dove sfoggiava tutte le sue doti oratorie. Nato con il socialismo
italiano, Nenni lo aveva rappresentato con autentica passione. Per fortuna Nenni non
ebbe il tempo di conoscere il socialismo di Tangentopoli.
Sempre nel 1980 se ne andarono anche Luigi Longo e Giorgio Amendola.
Longo era stato un padre fondatore del PCI: aveva rappresentato lala
combattente del partito contrapposta a quella burocratica di Togliatti. Negli ultimi
anni, colpito da un ictus, aveva dato un prezioso sostegno a Berlinguer.
Amendola era un personaggio complesso. Era nel PCI un migliorista, favorevole
allapertura verso il mercato e contrario agli estremismi. Quando lURSS invase
lAfghanistan Amendola prese per una posizione staliniana, dicendo che lArmata
Rossa aveva il diritto di intervenire per pacificare il paese.
Tra la fine degli anni 70 e linizio degli anni 80 lItalia attravers omenti
drammatici: estremismo, terrorismo, crisi economica. In campo sindacale la
conflittualit era forte stante la crisi. I gruppi violenti ricevevano consensi ed erano
sicuri della loro impunit, garantita anche dalla magistratura del lavoro. Ma si
avvertivano gi i segni di un mutamento delle relazioni sindacali. Molti lavoratori
erano interessati alle rivendicazioni economiche e non condividevano le finalit
politiche eversive. La maggioranza silenziosa stava insomma prendendo
consapevolezza della sua importanza e voleva far sentire la sua voce. Per molto
tempo la gente tranquilla e laboriosa non aveva avuto peso ed era stata tacciata di
fascismo. La stampa assecondava la sinistra. A quella gente diedero una voce Il
Giornale di Montanelli e Telemontecarlo, unica alternativa alla socialit conformista
della RAI.
In quegli anni venne decisa impudentemente la smilitarizzazione delle forze di
polizia. Mentre il terrorismo continuava a colpire, cerano cortei che chiedevano il
disarmo della Polizia di stato. Aldo Aniasi, sindaco di Milano, si giustific dicendo
che voleva la smilitarizzazione per evitare incidenti nelle manifestazioni di piazza.
Per fortuna non si arriv ad una polizia senza armi da opporre a quelle delle BR e di
Prima linea.
Unaltra sconfitta dello Stato la sub per opera dei controllori di volo che erano
militari e rivendicavano uno status di impiegati civili. Sicuramente avevano ragione,
ma scioperando nellottobre del 1979 commisero un reato. Una loro incriminazione
era doverosa. Intervenne nella questione il presidente Pertini che in presenza di
Cossiga intim al procuratore militare di non iniziare lazione penale. Ci furono
dimissioni di protesta nelle Forze armate.
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In terrorismo continuava a fare vittime tra i magistrati (Bachelet, Minervini, Galli),
i giornalisti, gli imprenditori, gli agenti, i carabinieri, ecc.
Particolare eco suscit luccisione dellufficiale dei carabinieri Antonio Varisco.
L11 dicembre 1979 un commando terrorista irruppe nellistituto di
amministrazione aziendale Valletta di Torino, una scuola professionale della FIAT.
Ferirono alle gambe studenti e docenti.
Gli arresti si susseguivano. Il generale Dalla Chiesa otteneva risultati con metodi
non sempre ortodossi. Veniva anche varata la nuova normativa sui pentiti che
inducendo alla delazione fu decisiva nella lotta contro il terrorismo.
Nel febbraio del 1979 un gruppo di Prima linea era stato individuato dalle forze
dellordine mentre preparava un attacco terroristico a Torino. Due terroristi furono
uccisi e i loro compagni decisero di vendicarsi contro il proprietario del bar dove i
due abbattuti erano stati intercettati, si chiamava Carmine Civitate e fu accusato di
essere una spia della questura. Cinque giustizieri portarono a compimento la
sanguinosa azione, tra essi Marco Donat Cattin, figlio del famoso notabile
democristiano Carlo, e Roberto Sandalo.
Come se niente fosse, Marco Donat Cattin subito dopo and in vacanza in Francia
con la sua fidanzata e con Massimo Prandi col quale decise di sospendere le azioni
armate per un certo periodo e di dar vita a un nuovo gruppo. Nel 1980 fu catturato il
terrorista di Prima linea Roberto Sandalo che si avvalse della legge sui pentiti per
avere uno sconto di pena. Sandalo disse che aveva avuto contatti col senatore Carlo
Donat Cattin e di aver saputo che il presidente del consiglio Cossiga aveva informato
il padre di Marco che suo figlio era ricercato. Il vicepresidente della DC sment
Sandalo e disse di non avere notizie del figlio da almeno due anni. Sment anche
Cossiga. I magistrati trasmisero gli atti alla Commissione inquirente che decise
larchiviazione. Per iniziativa delle sinistre la questione fu riaperta ma subito dopo
venne definitivamente seppellita. Sandro Pertini si inser nella vicenda con un
comunicato stampa dove si affermava che se qualcosa fosse emerso a carico di
Cossiga questi avrebbe dovuto dimettersi. Segu per una rettifica ed il governo
sopravvisse.
Il 2 agosto 1980 avvenne una terribile strage politica: la strage alla stazione di
Bologna che provoc 85 morti. Dopo anni di processi che hanno portato alla
condanna degli esecutori materiali Mambro e Fioravanti, i mandanti non sono mai
stati individuati.
Non va poi dimenticato il disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980. Un Dc9
sulla linea Bologna-Palermo di propriet dellITAVIA si inabiss causando 81 morti.
Inizialmente si parl di un fatto accidentale (errori di pilotaggio o guasto tecnico).
Solo successivamente vennero avanzate altre spiegazioni: un missile indirizzato per
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errore sul Dc9 da un aereo militare. Dopo anni di reticente, solo recentemente sembra
che la Francia abbia ammesso che il missile era suo.
Sul versante sindacale, il PCI cercava di riaffermare la sua egemonia nelle
fabbriche anche se in riflusso dellondata estremistica degli anni 70 era gi in atto.
Molti luoghi di lavoro erano diventati invivibili per i dirigenti e i quadri intermedi.
Nella massa operaia si erano infiltrati veri e propri professionisti della violenza con
una grande capacit di fare proseliti.
Nellottobre la FIAT aveva sospeso e denunciato ben 61 dipendenti.
Allinizio dellestate del 1980 il governo Cossiga aveva varato una serie di
provvedimenti austeri in campo economico. Tra essi cera la proposta di ridurre la
scala mobile che incentivava linflazione galoppante. I sindacati difesero la scala
mobile ma acconsentirono un prelievo di solidariet dello 0,50% sui salari di tutti i
dipendenti. Ci provoc il malcontento di molti operai che scesero in sciopero e
Berlinguer si mostr solidale con essi.
Nel settembre 1980 la FIAT dovette affrontare una crisi di vendite (leconomia era
in recessione stante la stretta creditizia per contrastare il deprezzamento della lira) e
mise in cassa integrazione decine di migliaia di operai. Si giunse allo sciopero
generale contro il tentativo di Agnelli di recuperare il decisionismo aziendale.
Berlinguer si schier con gli scioperanti recendosi a Mirafiori dove fu accolto con
entusiasmo e sostenne anche la legittimit di uneventuale occupazione della
fabbrica.
Il 14 ottobre 1980 il segretario comunista fu per sconfessato dalla marcia dei 40
mila: impiegati e quadri intermedi della FIAT scesero in piazza perch finissero le
intimidazioni e gli estremismi. Fu la resa per il sindacato che dovette accettare la
cassa integrazione per 23 mila dipendenti. Fu una sconfitta anche per Berlinguer.
In quel periodo non mancarono gli scandali. Uno di essi coinvolse lENI di Giorgio
Mazzanti, socialista ma in conflitto con Craxi. Nel 1979 lENI aveva firmato con
Petromin dellArabia Saudita un contratto triennale giudicato vantaggioso: Petromin
consegnava allENI 91 milioni di barili di petrolio al prezzo di 18 dollari al barile. Fu
accertato per che era stata pattuita una tangente che veniva incamerata dai partiti
italiani e da mediatori sauditi. Questo episodio di corruzione port alla fine del
governo Andreotti V e alla sua sostituzione con Cossiga il quale convinse Mazzanti a
dare le dimissioni. I sauditi annullarono il contratto ma intanto erano stati versati ai
partiti 14 miliardi di lire in tangenti. Ci furono molte indagini, sia della magistratura
sia della commissione inquirente, ma non giunse a nessuna condanna. Rammentiamo
che Mazzanti era iscritto alla P2 di Licio Gelli.
Un altro scandalo o, meglio, vicenda umana, coinvolse il governatore della Banca
dItalia Paolo Baffi e il vicedirettore generale Mario Sarcinelli nel marzo 1979. Il
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giudice Alibrandi accus Baffi di non aver trasmesso alla magistratura il rapporto
compilato in seguito allispezione al Credito industriale sardo. Lispezione era
collegata alle vicende della SIR di Nino Rovelli.
I bene informati si resero subito conto che Baffi era vittima di una persecuzione
per essersi accanito contro Sindona, Calvi e lItalcasse, dominata dalla DC. Pertini
sostenne Baffi insieme a molti illustri economisti.
Baffi nellagosto 1979 si dimise da governatore sostituito da Carlo Azrglio Ciampi
chiudendosi in un silenzio dignitoso. Baffi e Sarcinelli furono poi pienamente
scagionati.
Si seppe poi che nel 1974 a Montecarlo la P2 decise quelloffensiva contro la
Banca dItalia: alla riunione era presente Roberto Calvi.
Il 1980 fin con un fatto luttuoso. Il 23 novembre un terremoto imponente provoc
in Irpinia, nella valle del Sele e in provincia di Potenza la morte di seimila persone e
il ferimento di diecimila. I soccorsi, a differenza del Friuli, furono lenti e caotici. Ci
furono molte critiche in sede politica e giornalistica. Ma il peggio doveva ancora
avvenire. Il disastr divenne uno scandalo: furono stanziati ben 60.000 miliardi di
aiuti che finirono in gran parte in tangenti. Unoperazione da sciacalli!
Il governo Cossiga II super il caso Donat Cattin del luglio 1980 ma non riusc a
contrastare i franchi tiratori insiti nella maggioranza. Non si era potuto varare un
pacchetto economico importante ed urgente prima delle vacanze estive. Il decreto
imponeva sacrifici ed era quindi impopolare. Le lobbies del Parlamento difendevano
le categorie rappresentate e ciascuna di esse voleva scaricare il peso delle misure
economiche sulle altre. Riaperte le Camere si pass al voto. Per superare
lostruzionismo dei molti emendamenti il governo pose la questione di fiducia. A
voto palese, il 27 settembre 1980, il Parlamento la concesse. Nel voto finale a
scrutinio segreto la maggioranza fu invece battuta.
Cossiga dovette cos rassegnare le dimissioni. Il paese era indignato dal
comportamento meschino dei parlamentari.
Si confezion in fretta un nuovo governo in quanto democristiani e socialisti
dissero che la loro collaborazione sarebbe continuata.
La scelta di Pertini cadde su Arnaldo Forlani, veterano della DC ma un neofita per
Palazzo Chigi. Forlani allora non aveva nemici: aveva infatti un comportamento
compassato e non aspirava attivamente ad avere poltrone ministeriali. I suoi discorsi
erano calmi ed ecumenici anche se privi di concretezza. Forlani era insomma un
artista nel minimizzare i problemi. Il suo fu un quadripartito DC-PSI-PSDI-PRI con
lappoggio esterno dei liberali. Colombo ebbe gli Esteri e Rognoni lInterni. Giorgio
La Malfa, Reviglio e Andreatta ai dicasteri finanziari. Assenti Andreotti e Craxi.
Questultimo in quei giorni aveva presentato le dimissioni da segretario del PSI ma
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ottenne subito unentusiastica riconferma. Forlani ebbe una larga maggioranza anche
se poi in certe occasioni si decompose. Nelle votazioni chiave si ebbero assenze di
socialisti e socialdemocratici ma anche di democristiani. Forlani riusc a far passare la
legge di bilancio ma venne bocciato sui provvedimenti riguardanti i terremotati
dellIrpinia. I suo governo, come molti altri, pass presto allo stato dellagonia.
Il 17 maggio 1981 si svolse, insieme ad altri, il referendum sullaborto. Il 13
maggio ci fu lattentato al papa da parte del fanatico turco Ali Agca. Giovanni Paolo
II riusc a salvarsi ma ebbe una convalescenza lunga. Il mondo cattolico si strinse
attorno al pontefice. Nel referendum, tuttavia, il 68% dei votanti disse s alla
legalizzazione dellaborto, pratica condannata dalla Chiesa in quanto contraria allo
spirito evangelico. In compenso le dure misure sullordine pubblico volute da
Cossiga non furono abrogate.
Due casi di terrorismo, che per fortuna non si conclusero con luccisione dei
sequestrati, spiccarono agli onori della cronaca: il sequestro del magistrato Giovanni
dUrso e quello dellassessore regionale democristiano in Campania Ciro Cirillo.
Il 12 dicembre 1980 le BR rapirono Giovanni DUrso, importante dirigente della
Direzione generale carceraria al Ministero della Giustizia. Era un ufficio sul quale le
BR prestavano molta attenzione: da esso infatti provenivano gli ordini di destinazione
dei terroristi condannati. I terroristi volevano la chiusura del carcere dellAsinara e su
questa questione il paese di ruppe in un fronte della fermezza e in un fronte della
trattativa. Craxi era favorevole al dialogo e la sua tesi prevalse: il carcere dellAsinara
fu chiuso. Berlinguer manifesto giustamente il suo sdegno.
Il 28 dicembre 1980 scoppi una rivolta nel carcere di Trani in Puglia.
Intervennero gli uomini del GIS (gruppi dintervento speciale) per liberare gli agenti
di custodia tenuti come ostaggi e riuscirono nel loro intento. Le BR attuarono subito
la vendetta uccidendo il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi. Poi annunciarono
che DUrso era stato condannato a morte se non veniva pubblicato un appello dei
carcerati di Trani. Lidea era di Giovanni Senzani. A questa provocazione dei
brigatisti quasi tutti i giornali reagirono con in rifiuto; si dissoci Giuliano Zincone
che dirigeva Il Lavoro di Genova.
In questa vicenda Marco Pannella divenne protagonista offrendo uno spazio
televisivo alla figlia di Giovanni DUrso che polemizz contro i giornalisti e insistette
sulla pubblicazione del proclama che avrebbe salvato il padre. Per fortuna DUrso
venne liberato dalle BR.
Il 27 aprile 1981 inizi, con il rapimento di Ciro Cirillo a Torre del Greco, una
torbida vicenda. Rammentiamo che nel sequestro del notabile democristiano persero
la vita lautista e il carabiniere di scorta. Cirillo era vicepresidente del Comitato
tecnico per la ricostruzione dopo il terremoto dellIrpinia del 23 novembre 1980.
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Sempre Senzani esplicit le richieste delle BR: la requisizione degli alloggi sfitti, le
indennit per i colpiti dallo sisma e la pubblicazione dei proclami del processo
Cirillo.
Il 28 luglio 1981 Ciro Cirillo fu liberato e qualcuno afferm che lo Stato aveva
abdicato alle richieste dei terroristi: erano stati requisiti gli alloggi liberi, fu assegnata
unindennit di disoccupazione ai terremotati, il villaggio provvisorio alla Mostra
dOltremare fu smantellato.
La fermezza della DC nel caso Moro doveva valere anche per Cirillo. Invece si
tratt in maniera oscura. Fu versato alle BR un riscatto di un miliardo e 450 milioni
raccolto da amici di Cirillo. Intervennero nei negoziati la camorra e i servizi segreti
(in gran parte aderenti alla P2). Uomini dei servizi si incontrarono con Cutolo
detenuto ad Ascoli Piceno; con loro cerano anche il segretario dellassessore
democristiano e il luogotenente di Cutolo, Vincenzo Casillo.
Poco dopo venne rapito e decapitato dalla camorra il criminologo Aldo Semerari,
uomo di destra indiziato per la strage di Bologna e perito di fiducia del boss Raffaele
Cutolo.
Tra le morti misteriose va ricordata quella di Vincenzo Casillo nel 1983.
Antonio Gava, grande notabile della DC, fu sospettato di essersi interessato per la
liberazione di Cirillo.
Voci e sospetti, nulla per di rilevante per la magistratura.
E doveroso notare che in questa ultima fase il terrorismo si alle alla criminalit
organizzata. E doveroso anche mettere in rilievo il diverso atteggiamento rispetto al
caso Moro: la DC pass dal fronte della fermezza a quello della trattativa a dispetto
del sacrificio di vite umane.
Intanto il governo Forlani entrava in crisi.
Per dare un segnale di rinnovamento della vita politica italiana, il presidente Pertini
diede quindi lincarico di formare un nuovo esecutivo ad un laico. Furono proposti
i nomi di Leo Valiani, di Bruno Visentini, finch la scelta cadde su Giovanni
Spadolini. Egli form un pentapartito DC, PSI, PSDI, PRI, PLI ed ebbe il
sostegno di ampi settori del mondo culturale ed economico.
Spadolini era stato professore di storia, articolista fecondo e direttore di giornali.
Nella politica attiva era entrato solo nel 1972 dopo aver lasciato la direzione del
Corriere della Sera. Studioso del Risorgimento, scelse di aderire al PRI anche se era
insieme mazziniano, garibaldino e cavouriano. Spadolini amava infatti tutti i Padri
della Patria, pur non ignorando i limiti del processo risorgimentale.
La sua carriera politica fu rapida e brillante: parlamentare, ministro, segretario del
PRI. Era un esemplare politico raro per la preparazione culturale, lintegrit morale e
la capacit di mediazione.
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La composizione dello Spadolini I non era molto diversa da quella del precedente
governo Forlani (la logica spartitoria rimase). Restarono Colombo agli Esteri e
Rognoni allInterno. Entrarono il socialista Formica come Ministro delle Finanze e il
liberale Altissimo come Ministro della Sanit. Nel suo programma Spadolini
insistette sulla questione morale, sulla questione economica e sulle tensioni
internazionali. Volle e attu lo scioglimento della P2.
Il dinamismo e lottimismo di Spadolini gli procurarono molti consensi popolari e
anche la comprensione di Berlinguer.
Allestero, il 13 dicembre 1981 il generale polacco Jaruzelski impose, dopo una
fase di apertura politico-sindacale, la legge marziale. I carri armati attuarono la
normalizzazione e molti dirigenti di Solidarnosc, tra i quali Lech Walesa, furono
arrestati. La reazione nei paesi democratici fu forte e indignata. Berlinguer si associ
alla generale deprecazione: in precedenza si era entusiasmato per lagosto di Danzica
del 1980. Era evidente che Jaruzelski aveva agito per evitare che agisse Mosca con la
sua Armata Rossa. Il comunicato ufficiale del PCI condanno il colpo di stato militare
sebbene in tono cauto, addebitandone una parte della responsabilit agli estremismi
dellopposizione. Cossutta ovviamente si dissoci dalla linea ufficiale del partito e
parl si una strappo con la sua tradizione storica. Berlinguer parl anche della
solita terza via senza rendersi conto che il comunismo era incompatibile con la
libert. E interessante notare che il pugno di ferro di Jaruzelski non turb le
coscienze dei pacifisti italiani.
Il 17 dicembre 1981 fu rapito dalle BR il generale americano J. L. Dozier. Era un
importante generale della NATO che sicuramente possedeva informazioni cruciali dal
punto di vista militare. I brigatisti Savasta e Vanzi suonarono al campanello di casa
Dozier dicendo di essere dei tecnici venuti a riparare un termosifone. I due entrarono
nellappartamento sul Lungadige a Verona e immobilizzarono il generale insieme alla
moglie Judith che venne legata. Il generale fu messo in un baule e trasportato nel
covo padovano di via Pindemonte dove rimase per 42 giorni. Venne annunciato il
solito processo popolare e vennero spediti dai brigatisti dei volantini alla stampa.
Lazione aveva uno scopo propagandistico: i sequestratori non conoscevano linglese
e non potevano quindi interrogare il generale. Dozier venne poi liberato dai NOCS
(nucleo operativo centrale di sicurezza della Polizia di Stato) e il governo Spadolini
venne lodato dagli Stati Uniti per la sua fermezza ed efficienza.
Erano per le ultime fiammate del terrorismo rosso: gli arresti si susseguivano e
il 29 maggio 1982 venne approvata la legge 304 (Misure per la difesa dellordine
costituzionale) che prevedeva forti sconti di pena per i collaboratori di giustizia.
Questa fu una legge basilare per sconfiggere il terrorismo. Per fare un esempio, al
processo di appello per il sequestro e luccisione di Aldo Moro, Valerio Morucci
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lesse un documento di addio alla lotta armata firmato da ben 170 brigatisti detenuti.
Lo Stato prevaleva sulla sovversione.
Ai primi di maggio del 1982 la DC tenne il suo 15 congresso. Il segretario Piccoli
si presentava dimissionario e Ciriaco De Mita veniva accreditato come il suo
successore. De Mita aveva per bisogno del consenso del mondo economico e lo
ebbe. La risposta dei grandi imprenditori non fu negativa. Marcora nel nord, Misasi
nel sud e Fabiani a Roma si diedero da fare per convincere gli industriali e i grandi
finanzieri (Mario Schimberni, Lamberto Mazza, Carlo De Benedetti, Leopoldo
Pirelli, Vittorio Merloni) che De Mita era luomo giusto su cui puntare per ottenere il
rinnovamento della DC e del paese. Anche gli Agnelli furono consultati per
convincerli in tal senso.
Egli era presentato come un uomo nuovo con una mentalit aperta, un
rottamatore avanti lettera: aveva infatti detto che, qualora fosse stato eletto, avrebbe
subito sciolto le correnti interne della DC.
Non sappiamo quanti abbiano veramente creduto nella trasformazione di De Mita,
dal notabile avellinese alluomo della nuova frontiera. Anni dopo, Gianni Agnelli
gli affibbi lepiteto di intellettuale della Magna Grecia, per sottolineare la sua
linadeguatezza a guidare un paese con un nord moderno e aperto allintegrazione
europea.
In effetti Ciriaco De Mita parlava due lingue diverse: un linguaggio moderno e
aperto al nuovo a Roma e un linguaggio meridionalistico in Irpinia con tutte le sue
limitazioni, clientelismo compreso. La gestione dei fondi destinati ai terremotati
dellIrpinia fu un esempio di sperperi del denaro pubblico, indipendentemente dalle
sue responsabilit dirette.
De Mita al congresso non fu per il candidato unico: a lui si opponeva Arnaldo
Forlani. Con De Mita stavano Fanfani, Piccoli e Andreotti; con Forlani si erano
schierati Bisaglia, Donat Cattin e i forlaniani veri e propri. La linea di divisione tra i
due gruppi non era tuttavia ideologica, bens puramente tattica: Forlani voleva
collaborare con i socialisti, De Mita era invece contrario a questa relazione e faceva
appello allorgoglio di partito (lo slogan demitizziamo Craxi era indicativo del
piglio dei demitiani di allora).
De Mita vinse la sua partita per la segreteria ma perse la sua battaglia per
compattare il partito che rimase diviso nelle sue fazioni.
Nellestate di quel 1982 il governo Spadolini I entr in crisi sulle questioni
economiche, crisi aggravata dalla querelle al vetriolo tra il democristiano Andreatta
(ministro del Tesoro) e il socialista Formica (ministro delle Finanze.
Le manovre di austerit si erano rivelate vane: linflazione era al 18% e il deficit
superava il tetto dei 100 mila miliardi di lire.
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Il pacchetto fiscale amara medicina per affrontare la situazione colpiva certe
categorie che avevano le loro lobbies in Parlamento. Il 4 agosto i provvedimenti
andarono in votazione alla Camera ma furono affossati dagli assenteisti e dai franchi
tiratori. Come da protocollo, seguirono le dispute tra democristiani e socialisti circa
lattribuzione delle responsabilit di questo naufragio.
Craxi ritir la delegazione socialista dal governo aprendo cos ufficialmente la
crisi. Pertini si limit a riconferire il mandato a Spadolini che riusc in poco tempo a
confezionare un governo fotocopia del precedente: misteri della prima repubblica!
Con un gesto provocatorio i radicali di Pannella davanti a Montecitorio
distribuivano la ribollita uscita dalla cambusa del pentapartito.
Lo Spadolini bis, per darsi un tono elevato, aveva redatto un decalogo
istituzionale e aveva costituito la commissione bicamerale per le riforme
istituzionali presieduta dal liberale Aldo Bozzi, che redasse una montagna di progetti
e studi da nessuno letti.
Il 1982 fu anche un anno contrassegnato da un duplice delitto di matrice mafiosa: il
3 settembre il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa insieme alla giovane moglie
Emanuela Setti Carraro furono falciati dalla mafia palermitana. Cosa nostra lanciava
cos una sfida allo stato uccidendo luomo simbolo della lotta alle cosche.
La vecchia mafia patriarcale si asteneva dal colpire le istituzioni per evitare
ritorsioni e mantenere la pace sociale basata sul suo predominio. Questa antica
societ era ormai scomparsa. Reti internazionali per il traffico della droga, legami con
la politica, soprattutto nel settore degli appalti, uso di mitra ed esplosivi al posto della
vecchia lupara, uso dellinformatica per il riciclaggio del danaro sporco: tutti questi
erano i segni del suo imbarbarimento e del suo adeguamento ai nuovi tempi. I mafiosi
in doppiopetto erano cio anche dei manager della finanza.
Numerosi erano stati gli omicidi eccellenti: ricordiamo il Presidente della regione
siciliana Piersanti Mattarella, il deputato comunista Pio La Torre, ecc.
Nelle intenzioni dei politici, Carlo Alberto Dalla Chiesa avrebbe dovuto avere i
poteri del mitico Cesare Mori, ma erano solo intenzioni manifestate a livello verbale.
Il prefetto-generale aveva, per contrastare la criminalit organizzata, le normali
prerogative di un qualsiasi prefetto italiano. Ma cera anche unaltra differenza tra
Mori e Dalla Chiesa: Mori aveva avuto il pieno sostegno del regime fascista, Dalla
Chiesa invece aveva avuto incoraggiamenti solo di facciata, in nome del garantismo e
della democraticit dello stato di diritto.
Carlo Alberto Dalla Chiesa era un militare determinato ed intelligente che
apparteneva ad una famiglia di ufficiali dellArma dei carabinieri. Era nato nel 1920 a
Saluzzo nel Piemonte, anche se la famiglia era originaria del parmense. Inizi la sua
carriera come ufficiale di fanteria. Al momento dellarmistizio dell8 settembre 1943
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si trovava in Montenegro dove dimostr il suo valore: non si arrese ai tedeschi e
form una banda partigiana. Riusc a tornare in Italia. Pass poi ai carabinieri e venne
destinato in Sicilia. A Corleone indag sulluccisione del segretario della locale
Camera del lavoro Placido Rizzotto, ma i magistrati di Palermo assolsero per
insufficienza di prove gli indiziati del delitto da lui individuati. Lasci poi la Sicilia
per giungere a Milano dove si impegno nella lotta alla criminalit comune. A
Palermo ritorn nel 1966 come colonnello comandante della legione. In questa veste
inferse colpi alla mafia riuscendo ad incarcerare, tra gli altri, Frank Coppola.
I suoi metodi investigativi non piacevano a tutti ma la sua fermezza fu adeguata
nella lotta contro il terrorismo, alla quale partecip attivamente: Curcio e
Franceschini furono catturati grazie alle sue indagini.
Un fatto indicativo della sua intransigenza: nella rivolta che scoppi nel carcere
di Alessandria, Dalla Chiesa ordin ai carabinieri di intervenire; sette furono i morti
tra i detenuti e i sequestrati. Aspre furono le critiche a livello politico per il suo
comportamento, ma ritengo che ugualmente sarebbe stato criticato per la sua
inazione. Era un uomo cha agiva non un sufi della politica italiana.
Rese anche pi sicure le carceri italiane non condividendo il permissivismo intriso
di falsa socialit del quale la legge Gozzini un simbolo palese.
Nel 1978 mor la moglie Dora Fabbro: era stato un matrimonio sereno che gli
aveva dato tre figli (Simona, Nando e Rita).
Quando il vedovo generale conobbe Emanuela Setti Carraro, ragazza di buona
famiglia milanese e molto pi giovane di lui, aspett parecchio prima di proporle il
matrimonio: lattaccamento alla prima moglie era stato forte.
Dalla Chiesa arriv a Palermo nel maggio del 1982 proprio mentre si svolgevano i
funerali di Pio la Torre. Il suo stile di vita era impavido: non abitava nella sede della
Prefettura ma in una residenza privata e si spostava senza lauto blindata e senza la
scorta. Forse voleva dimostrare ai cittadini che la mafia non era poi cos pericolosa:
fu sicuramente un errore di sottovalutazione della sua capacit di colpire chiunque e
ovunque.
Dalla Chiesa cap subito che le istituzioni non gli avrebbero dato i poteri necessari
per contrastarla con efficacia, in primo luogo sul piano economico-finanziario.
Cerano nei suoi confronti contrariet scoperte e coperte: alcuni sindaci
minimizzarono la potenza della mafia richiamandosi ad una sorta di leggenda nera
che secondo loro era ben lontana dalla realt.
La morte del generale come avverr anni dopo per Falcone e Borsellino
scaten una indecorosa rissa politica per appropriarsi della sua memoria. Fu pianto
anche da politici conniventi con ambienti mafiosi.
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Sicuramente, se gli fossero stati dati i pieni poteri, avrebbe potuto contrastare
efficacemente cosa nostra - lo riconosce anche Andreotti nel suo Governare con la
crisi.
Era stato un generale e un prefetto anomalo ma di grandissimo valore. Dalla
Chiesa purtroppo mor e la mafia continu a imperversare. Al suo successore
Emanuele di Francesco, fu conferita la qualifica di alto commissario per la lotta alla
mafia dotato di ampi poteri che non era stata conferita a Dalla Chiesa. Di Francesco
era pi un burocrate e la mafia non si preoccup molto per i sui vasti compiti.
Torniamo allo Spadolini II.
Lemergenza economica era pressante, Andreatta e Formica continuavano a
litigare e i dissenzienti impedivano la realizzazione di un piano di governo coerente. I
socialisti si distinguevano per le loro inquietudini. La proposta di De Mita di un
accordo di legislatura fu duramente respinta dal PSI di Craxi. I gruppi di pressione,
sindacali o di altro genere, si richiamavano alla socialit per impedire il risanamento
pubblico. Si parlava di sfarinamento del quadro politico.
La crisi ebbe origini extraparlamentari ma Spadolini volle un dibattito alle Camere
che tuttavia si rivel sterile.
Rammentiamo che il 10 novembre 1982 ci furono i funerali di Leonid Breznev,
leader dellURSS, ai quali Pertini non intervenne forse per punire le colpe del despota
responsabile della repressione in Polonia e in Afghanistan, a suo posto ci and
Amintore Fanfani.
Al suo ritorno da Mosca Fanfani riusc a mettere in piedi un quadripartito (il PRI si
trasse fuori) con una nuova troika economica: Goria al Tesoro, Bodrato al Bilancio,
Forte alle Finanze. La durata di questo esecutivo di transizione fu breve a causa del
clima preelettorale e della convinzione dei socialisti che fossero maturi i tempi per un
governo Craxi. Cerano anche apprensioni per un possibile ritorno del compromesso
storico. I repubblicani attendevano invece con serenit la prova delle urne per
beneficiare delleffetto Spadolini.
Il 22 aprile 1983 Craxi apr ufficialmente la crisi del governo Fanfani con la
dichiarazioni di Formica sunteggiata dalla frase: siamo tutti senza mandato.
Si vot il 26 e il 27 giugno 1983 e il responso fu chiaro: uno sconfitto, Ciriaco De
Mita, e nessun vero vincitore. Il tecnocrate irpino non aveva convinto gli italiani e la
DC scese al minimo storico del 33%. I socialisti non ebbero il trionfo che si
aspettavano. I repubblicani invece fecero il pieno grazie alla popolarit acquisita da
Spadolini, ma non seppero far fruttare il successo in quanto erano un partito che non
era adatto a raccogliere la protesta.
De Mita non perse per la segreteria perch i suoi avversari non volevano essere a
capo di un partito battuto alle urne.
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In sintesi la DC divenne meno necessaria e il PCI meno pericoloso, nella
percezione degli elettori. I due partiti rimanevano per protagonisti con il PSI quale
terzo incomodo.
Nilde Iotti fu confermata alla Presidenza della Camera e Francesco Cossiga
divenne Presidente del Senato.
Per Craxi il momento era per propizio stante la flessione della DC e del PCI: fu
egli dunque che ricevette da Pertini il 21 luglio 1983 lincarico ufficiale di formare un
nuovo governo.
Iniziava cos una nuova storia.

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