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APPUNTI di GEOMETRIA e ALGEBRA LINEARE

Spazi euclidei, Coniche, Quadriche.


N. Zagaglia
0.1 Struttura euclidea di R
n
0.1.1 Prodotto scalare
Deniamo prodotto scalare di R
n
la funzione che associa a due
vettori u = (x
1
, x
2
, . . . , x
n
) e v = (y
1
, y
2
, . . . , y
n
) di R
n
il numero
reale
u v = x
1
.y
1
+x
2
.y
2
+. . . +x
n
.y
n
.
Tale funzione `e:
1. distributiva rispetto alla somma di vettori
(u +v) w = u w +v w,
2. omogenea
(u) v = (u v) = u v,
3. simmetrica
u v = v u
4. denita positiva
u u 0
e u u = 0 se e solo se u = 0

,
1
5. non degenere
u v = 0
per ogni y se e solo se u = 0

,
ove u, v, w R
n
e R.
Se denotiamo X
T
= [x
1
, . . . , x
n
] e Y
T
= [y
1
, . . . , y
n
], possiamo
anche scrivere
u v = X
T
.Y.
Si dice anche il prodotto scalare `e un esempio di forma bilineare,
ovvero di una funzione : R
n
R
n
R, che pu`o essere rapp-
resentata nella forma (u, v) = X
T
AY , per una opportuna ma-
trice A di ordine n. Tale funzione soddisfa le seguenti relazioni,
ove u = a
1
.u
1
+a
2
.u
2
, v = b
1
.v
1
+b
2
.v
2
e u
1
, u
2
, v
1
, v
2
R
n
:
(u v) = a
1
.(u
1
v) + a
2
.(u
2
, v)
e
(u v) = b
1
.(u v
1
) + b
2
.(u, v
2
).
Ne segue che il prodotto scalare assegnato, a volte denominato
standard, `e una forma bilineare simmetrica, denita positiva e
non degenere.
Modulo di un vettore u `e il numero reale non nullo:
u =

u u.
Un versore `e un vettore di modulo 1. Se u `e un vettore qualsiasi,
il vettore
u
u
prende il nome di versore di u.
Teorema 1 (Disuguaglianza di Cauchy-Schwarz) Per ogni u, v
R
n
vale la disuguaglianza
| u v | u.v.
2
Dim. Si consideri il vettore u +v, ove R.
Per le propriet`a di bilinearit`a e di simmetria risulta
0 u +v
2
= (u +v) (u +v)
= u
2
+2.(u v) +
2
. v
2
.
Poich`e il trinomio `e sempre non negativo, ne segue che il suo
discriminante deve essere non positivo, ovvero
(u v)
2
u
2
. v
2
0
da cui la tesi. 2
Poich`e
|uv|
u.v
1, ne segue che possiamo stabilire
| u v |
u . v
= cos
ove 0 . Deniamo langolo tra i vettori non nulli u e
v.
Possiamo, ora, introdurre anche la nozione di distanza tra due
vettori u, v:
u v =
_
(u v) (u v)
Due vettori u, v sono detti ortogonali se
u v = 0.
I vettori v
1
, v
2
, . . . , v
r
costituiscono un insieme di vettori ortonor-
mali se risulta:
v
i
v
i
= 1
per 1 i r e
v
i
v
j
= 0,
per 1 i, j r, i = j.
3
Proposizione 1 Vettori di R
n
ortonormali sono linearmente
indipendenti.
Dim. Siano v
1
, . . . , v
r
vettori ortonormali rispetto al prodotto
scalare. Se, per assurdo, fossero linearmente dipendenti, allora
esisterebbero r numeri non tutti nulli
1
,
2
, . . . ,
r
per cui

1
.v
1
+
2
.v
2
+. . . +
r
.v
r
= 0

.
Supponiamo che
1
= 0. Allora dal prodotto scalare dei vettori
al primo e al secondo membro per v
1
, otteniamo

1
.v
1
v
1
+
2
.v
2
v
1
+. . . +
r
.v
r
v
1
= 0

v
1
.
Per le propriet` a dei vettori ortonormali, ne segue
1
= 0, contro
lipotesi.
2
0.1.2 Forme quadratiche
Una forma quadratica reale, o pi u semplicemente una forma
quadratica, in n variabili x
1
, x
2
, . . . , x
n
, `e un polinomio omoge-
neo di secondo grado, a coecienti reali, in x
1
, x
2
, . . . , x
n
.
In particolare una forma quadratica in due variabili, x e y, `e un
polinomio del tipo f(x, y) = ax
2
+bxy +cy
2
, con a, b, c non tutti
nulli, che pu` o anche essere scritto nella forma f(x, y) = X
T
.A.X,
ove X
T
= [x, y] e
A =
_
a
b
2
b
2
c
_
.
.
Una forma quadratica in tre variabili x, y, z `e un polinomio
del tipo f(x, y, z) = ax
2
+bxy +cy
2
+dxz +eyz +fz
2
.
Ad ogni forma quadratica f(x
1
, x
2
, . . . , x
n
) =
n
i,j=1
a
ij
x
i
x
j
resta
associata la matrice simmetrica A = [a
ij
], detta matrice della
forma quadratica f; lelemento a
ij
= a
ji
di tale matrice coincide
con il coeciente di x
i
x
j
, i = j, diviso per 2, mentre a
ii
`e il
4
coeciente di x
2
i
.
Inoltre risulta f(x
1
, x
2
, . . . , x
n
) = X
T
.A.X, ove
X =
_

_
x
1
x
2
. . .
x
n
_

_
.
Viceversa, data una matrice simmetrica di ordine n A, possi-
amo associare a tale matrice una forma quadratica in n variabili
f(x
1
, x
2
, . . . , x
n
) = X
T
.A.X.
Sappiamo che , denotate B e B

due basi distinte di R


n
e deno-
tata C la matrice del cambiamento di base da B a B

, si ha
X = C.X

Per u R
n
, f(u) = X
T
.A.X = (CX

)
T
.A.(CX

) == X

T
.A

.X

,
ove A

= C
T
.A.C. Per un noto teorema si pu o aermare che in
relazione ad una matrice reale e simmetrica, esiste sempre una
base ortonormale B

di R
n
tale che la matrice A

risulta diag-
onale, ovvero A

= diag(
1
,
2
, . . . ,
n
), ove
1
,
2
, . . . ,
n
sono
gli autovalori di A. Pertanto f(u) =
1
.(x

1
)
2
+. . . +
n
.(x

n
)
2
.
Applicheremo tali propriet` a quando tratteremo della riduzione
a forma canonica di una conica.
0.2 Coniche
La circonferenza di centro C = (a, b) e raggio r `e il luogo
dei punti del piano la cui distanza da C vale r. Pertanto `e
rappresentata dalla equazione x
2
+y
2
2ax2by+a
2
+b
2
r
2
= 0.
Teorema 2 Ogni circonferenza del piano `e rappresentata me-
diante unequazione della forma
x
2
+y
2
+ax +by +c = 0
con a, b, c R e tali che a
2
+ b
2
4c > 0. Tale equazione `e
chiamata equazione cartesiana della circonferenza.
5
Viceversa, ogni equazione del tipo assegnato, con a, b, c R e
tali che a
2
+b
2
4c > 0 rappresenta una circonferenza di centro
C = (
a
2
,
b
2
) e raggio r =

a
2
+b
2
4c
2
.
Ricordiamo inoltre che per tre punti non allineati del piano
passa una ed una sola circonferenza.
Chiamiamo ellisse il luogo dei punti del piano per cui `e
costante la somma delle distanze da due punti ssi, detti fuochi.
Siano F
1
e F
2
tali punti e 2a la somma assegnata; lellisse risulta
essere il luogo dei punti P del piano che vericano la relazione
PF
1
+PF
2
= 2a.
Fissiamo un sistema di riferimento cartesiano nel quale lasse
delle x coincide con la retta F
1
F
2
orientata in modo che tale
segmento risulti positivo e lorigine O sia il punto medio del
segmento F
1
F
2
. Pertanto lasse y `e la retta che passa per O,
perpendicolare alla retta F
1
F
2
ed orientata in modo che langolo
xy valga

2
.
Denotiamo c > 0 lascissa del punto F
2
ed (x, y) le coordinate
di un generico punto P del piano. Allora c `e lascissa di F
1
e
la relazione inziale `e rappresentata dallequazione
_
(x +c)
2
+y
2
+
_
(x c)
2
+y
2
= 2a.
Per razionalizzare tale equazione, spostiamo al secondo mem-
bro il secondo radicale e poi eleviamo al quadrato entrambi i
membri dellequazione. Dopo alcune semplicazioni si ottiene
lequazione
a.
_
(x c)
2
+y
2
= a
2
cx.
Elevando ancora a quadrato entrambi i membri e semplicando,
si ottiene
(a
2
c
2
).x
2
+a
2
.y
2
= a
2
.(a
2
c
2
)
Possiamo stabilire una relazione tra i parametri a e c osservando
che nel triangolo F
1
F
2
P la misura del lato F
1
F
2
, che vale 2c, `e
6
sempre minore della somma delle misure degli altri due lati, che
vale 2a. Pertanto c < a, da cui a
2
c
2
> 0. Posto a
2
c
2
= b
2
,
dalla divisione dellequazione per a
2
.b
2
otteniamo lequazione
x
2
a
2
+
y
2
b
2
= 1,
detta equazione canonica della ellisse.
Dallo studio di tale equazione possono essere facilmente ottenute
le principali propriet`a della curva.
Denotato P = (x
0
, y
0
) un generico punto della ellisse, anche i
punti di coordinate (x
0
, y
0
), (x
0
, y
0
) e (x
0
, y
0
) apparten-
gono alla ellisse. Ne segue che lasse x e lasse y sono assi di
simmetria ortogonale della curva e lorigine `e centro di simme-
tria della curva stessa.
I punti di intersezione degli assi x e y con la curva sono detti
vertici della ellisse. Dalla condizione per cui a
2
= b
2
+ c
2
, ne
segue che a > b; il valore a `e chiamato semiasse maggiore, b
semiasse minore. Il valore c `e detto distanza focale.
Nel caso particolare in cui a
2
= b
2
, otteniamo lequazione di una
circonferenza. Poich`e in tal caso c = 0, ne segue che F
1
= F
2
,
ovvero i due fuochi coincidono.
Liperbole `e il luogo dei punti del piano per cui `e costante
la dierenza delle distanze da due punti ssi, detti fuochi.
Indichiamo ancora con F
1
e F
2
tali punti e con 2a la dierenza.
liperbole risulta essere il luogo dei punti P che vericano la
relazione
| PF
1
PF
2
|= 2a.
Fissiamo ancora la retta F
1
F
2
come asse x, il punto medio del
segmento F
1
F
2
come origine del sistema di riferimento.
Liperbole `e rappresentata dalla equazione
_
(x +c)
2
y
2
+
_
(x c)
2
+y
2
= 2a.
7
Con calcoli del tutto analoghi a quelli dellellisse, otteniamo
lequazione
(a
2
c
2
).x
2
+a
2
.y
2
= a
2
.(a
2
c
2
).
In relazione al triangolo F
1
F
2
P, possiamo, ora, osservare che la
misura del lato F
1
F
2
, che vale 2c, risulta sempre maggiore della
dierenza degli altri due lati, che vale 2a.
Pertanto a
2
c
2
< 0; denotata la dierenza a
2
c
2
= b
2
, dalla
divisione per a
2
b
2
, otteniamo lequazione
x
2
a
2

y
2
b
2
= 1
detta equazione canonica della iperbole.
Anche questa curva `e simmetrica rispetto agli assi x e y e allorigine.
Lasse x incontra la curva in due punti, detti vertici, mentre
lasse y non ha intersezioni reali con la curva stessa. Lasse x `e
detto asse trasverso, lasse y `e detto asse non trasverso.
La curva `e al di fuori della parte di piano compresa tra le rette
parallele all asse y e passanti per i vertici.
Inne esistono due rette, dette asintoti, di equazione y =
b
a
.x e
y =
b
a
x, che non hanno intersezione con liperbole, ma veri-
cano la propriet` a per cui un punto P, che descrive uno dei rami
delliperbole allontanandosi indenitamente, ha distanza da uno
degli asintoti che tende a zero.
Inne denotiamo parabola il luogo dei punti del piano che
hanno uguale distanza da un punto sso F, detto fuoco, e da
una retta d detta direttrice.
Fissiamo come asse delle x la retta per F, perpendicolare alla
direttrice. Detto D il punto di intersezione di tale retta con
la direttrice, ssiamo come origine il punto medio del segmento
DF.
Denotata
p
2
lascissa di F, si ottiene che la curva `e rappresentata
dalla equazione
y
2
= 2px
8
detta equazione canonica della parabola.
Si pu o stabilire che lasse x `e asse di simmetria ortogonale; il
punto dincontro dellasse x con la parabola `e lunico vertice
della parabola stessa.
Una conica C `e il luogo dei punti del piano le cui coordi-
nate cartesiane soddisfano una equazione algebrica di ordine due
ovvero una equazione ottenuta uguagliando a zero un polinomio
di grado due nelle incognite x, y, a coecienti reali. Lequazione
di C `e pertanto del tipo
ax
2
+bxy +cy
2
+dx +ey +f = 0
ove i coecienti a, b, c non sono contemporaneamente nulli.
Una conica `e dette degenere o riducibile se lequazione che la
rappresenta `e ottenuta uguagliando a zero il prodotto di due
fattori di grado uno. `e non degenere o irriducibile in caso con-
trario.
Sia C una conica non degenere di equazione ax
2
+bxy+cy
2
+dx+
ey +f = 0. Sappiamo che il tipo di conica dipende dallinsieme
dei termini di secondo grado : ax
2
+bxy +cy
2
, che riconosciamo
come forma quadratica di grado 2 e che possiamo anche scrivere
in forma matriciale X
T
.A.X, ove X
T
= [xy] e
A =
_
a
b
2
b
2
c
_
.
Poich`e A `e reale e simmetrica, esiste una matrice ortogonale P
ed una matrice diagonale = diag(
1
,
2
), per cui P
T
.A.P = .
Allora resta denita una base ortonormale B

di R
2
formata
dalle colonne di P, per cui lequazione matriciale X = P.X

rappresenta il cambio dalla base canonica alla base B

.
Ne segue che la forma quadratica assegnata assume la forma
canonica

1
.x
2
+
2
.y
2
e lequazione della conica risulta

1
.x
2
+
2
.y
2
+.x

+.y

+ = 0.
9
A questo punto il tipo di conica `e facilmente determinato dallesame
degli autovalori
1
,
2
.
In particolare la conica risulta
1. per
1
.
2
> 0 una ellisse
2. per
1
.
2
< 0 una iperbole,
3. per
1
.
2
= 0 una parabola.
Se una conica C `e reale e irriducibile essa `e una iperbole o
una parabola o una ellisse. Queste curve possono tutte essere
ottenute intersecando un cono circolare con un piano.
Teorema 3 Sono coniche tutte e solo le seguenti curve del sec-
ondo ordine:
1. ellissi (reali e immaginarie);
2. iperboli;
3. parabole;
4. curve irriducibili, senza punti reali;
5. curve spezzate in due rette reali e incidenti;
6. curve spezzate in due rette incidenti, immaginarie e coni-
ugate;
7. curve spezzate in due rette parallele.
Riconoscimento di una conica.
Associamo alla conica C di equazione
ax
2
+bxy +cy
2
+dx +ey +f = 0
i tre valori:
I
3
= det
_

_
a
b
2
d
2
b
2
c
e
2
d
2
e
2
f
_

_,
10
I
2
= det
_
a
b
2
b
2
c
_
e
I
1
= a +c.
Tali valori restano invariati quando si opera un qualsiasi
cambiamento di sistema di riferimento, che risulta una traslazione
o una rotazione o inversione di orientamento di uno degli assi
o inne una composizione di due o pi u delle precedenti trasfor-
mazioni.
Tali valori sono detti invarianti ortogonali, rispettivamente cu-
bico, quadratico e lineare.
Si dimostra che una conica C `e non degenere se e solo se il suo
invariante cubico `e diverso da zero.
Sia I
3
= 0.
1. Se I
2
> 0, C `e una ellisse (reale se I
1
.I
3
< 0, immaginaria
se I
1
.I
3
> 0);
2. Se I
2
< 0, C `e una iperbole;
3. Se I
2
= 0, C `e una parabola.
Sia, ora, I
3
= 0.
1. Se I
2
< 0, C `e spezzata in due rette reali e incidenti.
2. Se I
2
> 0, C `e spezzata in due rette incidenti, immaginarie
e coniugate;
3. Se I
2
= 0, C `e spezzara in due rette parallele.
Inne una conica C reale e non degenere `e una iperbole equi-
latera se e soltanto se I
1
= 0.
11
0.2.1 Proprieta focali
Consideriamo, ora, due propriet` a delle coniche, note come pro-
priet` a focali, note no dallantichit` a per le varie e importanti
applicazioni.
Teorema 4 La perpendicolare alla tangente ad una ellisse (o
iperbole) in un punto arbitrario P `e una delle bisettrici degli
angoli formati dalle rette passanti per P e per i due fuochi.
Ricordiamo che la luce viene riessa da uno specchio, piano
o curvo, in modo che langolo di incidenza coincide con langolo
di riessione. Ne segue che se un raggio di luce parte da uno dei
fuochi ed `e riesso da una ellisse, allora passa per laltro fuoco.
In modo analogo un segnale acustico che parte da uno dei fuochi
viene riesso da una camera a volta ellittica nellaltro fuoco.
Una propriet`a analoga vale anche per la parabola.
Teorema 5 Sia F il fuoco di una parabola C. La perpendico-
lare alla tangente in un punto arbitrario P di una parabola `e
una delle bisettrici degli angoli formati dalla retta FP e dalla
parallela allasse passante per P.
La propriet` a ha importanti applicazioni in particolare in re-
lazione alle superci ottenute ruotando una parabola attorno
al suo asse. Una sezione di tali superci compaiono nei fari
delle automobili, nei riettori, nelle antenne paraboliche, nei
radioscopi, ....
Val la pena ricordare luso di tale propriet` a nella costruzione
degli specchi ustori utilizzati per incendiare le navi dei ro-
mani durante lassedio di Siracusa del 212 a.C., attribuita ad
Archimede da Plutarco.
12
0.2.2 Fasci di coniche
Date due coniche distinte C e C

di equazioni f(x, y) = 0 e
g(x, y) = 0 rispettivamente, si denisce fascio di coniche indi-
viduato da C e C

linsieme delle coniche rappresentate dallequazione


.f(x, y) +.g(x, y) = 0
al variare di e non entrami nulli.
`
E immediato dimostrare che tutte le coniche del fascio passano
per i punti comuni a C e C

. Poich`e due coniche, che non hanno


inniti punti in comune, si intersecano sempre in 4 punti, ne
segue che tutte le coniche del fascio passano per tali punti, detti
punti base del fascio.
Si pu o inoltre osservare che per un punto generico del piano
passa una ed una sola conica del fascio.
Inne possiamo notare che per ottenere tutte le coniche che pas-
sano per quattro punti assegnati, basta determinare due distinte
coniche che passano per tali punti e farne la combinazione lin-
eare.
0.3 Superci nello spazio
Supercie `e il luogo dei punti dello spazio le cui coordinate sod-
disfano una equazione F(x, y, z) = 0, nelle variabili x, y, z.
Se F(x, y, z) `e un polinomio di grado n, allora la supercie `e
detta algebrica di ordine n.
Nel caso particolare di n = 2 si ha una quadrica. Pertanto
una quadrica `e una supercie algebrica di ordine 2, ovvero una
supercie rappresentata dalla equazione ax
2
+bxy +cy
2
+dxz +
eyz + fz
2
+ gx + hy + lz + m = 0 a coecienti reali. Una
supercie algebrica `e detta degenere se `e possibile esprimere il
polinomio F(x, y, z) come prodotto di due polinomi F
1
(x, y, z)
e F
2
(x, y, z) di grado inferiore ad n.
13
0.3.1 Curva nello spazio
Fissato un sistema di riferimento cartesiano ortogonale, una
curva `e il luogo dei punti dello spazio le cui coordinate sod-
disfano equazioni parametriche del tipo
_

_
x = f(t)
y = g(t)
z = h(t)
ove t `e un parametro che varia in un opportuno intervallo reale.
Inoltre le tre funzioni non devono essere tutte e tre costanti.
eliminando il parametro tra le equazioni parametriche, in genere
si ottiene un sistema
_
f(x, y, z) = 0
g(x, y, z) = 0
ove f(x, y, z) e g(x, y, z) sono due funzione non costanti, di
tre variabili. Tale sistema fornisce le equazioni cartesiane della
curva.
Una curva `e razionale quando pu`o essere rappresentata da equazioni
parametriche razionali, ovvero f(t), g(t), h(t) sono rapporto di
polinomi.
Una curva `e piana se `e contenuta in un piano; diversamente `e
una curva gobba.
0.3.2 Sfera
Una sfera `e il luogo dei punti dello spazio che hanno da un
punto sso, detto centro, una distanza ssata, detto raggio. Sia
C = (x
0
, y
0
, z
0
) il centro ed r il raggio di una sfera S. Denotato
P = (x, y, z) un generico punto dello spazio, risulta che P S
se e solo se PC = r ovvero
(x x
0
)
2
+ (y y
0
)
2
+ (z z
0
)
2
= r
2
,
da cui svolgendo i conti si ottiene lequazione
x
2
+y
2
+z
2
2x
0
x 2y
0
y 2z
0
z +x
2
0
+y
2
0
+z
2
0
r
2
= 0.
14
Lequazione ottenuta `e priva dei prodotti misti xy, xz, yz ed ha
i coecienti di x
2
, y
2
, z
2
uguali tra loro.
Viceversa consideriamo una supercie algebrica di ordine 2, la
cui equazione soddisfa tali condizioni, ovvero `e del tipo A(x
2
+
y
2
+z
2
) +Bx +Cy +Dz +E = 0, ove A = 0. Divedendo tutto
per A e semplicando si ottiene lequazione x
2
+y
2
+z
2
+ax +
by + cz + d = 0, che con semplici passaggi si puo scrivere nella
forma
(x +
a
2
)
2
+ (y +
b
2
)
2
+ (z +
c
2
)
2
=
a
2
+b
2
+c
2
4d
4
.
Tale equazione rappresenta una sfera di centro il punto C =
(
a
2
,
b
2
,
c
2
) e raggio r =
1
2
.

a
2
+b
2
+c
2
4d.
Se r = 0 lequazione `e soddisfatta solo da un punto reale, in
particolare il centro C. Se r < 0, la supercie `e completamente
immaginaria.
Esercizi.
1. Trovare centro e raggio della sfera x
2
+y
2
+z
2
2x +y
z + 1 = 0.
Risposta. C = (1,
1
2
,
1
2
) ed r
2
=
1
2
.
2. Scrivere lequazione della sfera che ha centro nel punto
C = (2, 0, 1) e passa per Q = (0, 1, 1).
Risposta. Poich`e QC
2
= 5, ne segue lequazione (x2)
2
+
y
2
+ (z 1)
2
= 5.
3. Scrivere lequazione del piano tangente alla sfera di centro
C = (1, 1, 0) nel punto P = (0, 0,

2).
Risposta. Tale piano deve passare per P ed essere perpen-
dicolare alla retta CP, di parametri direttori (1, 1,

2).
Pertanto il piano ha equazione x y

2z + 2 = 0.
4. Scrivere lequazione della sfera che ha il centro nel punto
C = (1, 0, 1) ed `e tangente al piano di equazione x
15
2y + 2z + 3 = 0.
Risposta. La distanza del punto C da vale
2
3
; pertanto
la sfera cercata ha equazione (x 1)
2
+y
2
+(z +1)
2
=
4
9
.
5. Rappresentare la circonferenza che giace sul piano x +
3y 2z + 1 = 0, ha centro in C = (1, 1, 0) e raggio r = 3.
Risposta: La circonferenza `e il luogo dei punti comuni
al piano assegnato ed alla sfera di centro C e raggio r.
Pertanto `e rappresentata dal sistema
_
(x 1)
2
+ (y 1)
2
+z
2
= 9
x + 3y 2z + 1 = 0
.
6. Determinare centro e raggio della circonferenza tagliata
dal piano : xyz = 0 sulla sfera (x2)
2
+(y1)
2
+z
2
=
9.
Risposta. Il centro `e il punto (
5
3
,
4
3
,
1
3
) e il raggio R =
_
26
9
.
0.3.3 Cilindri
Chiamiamo cilindro una supercie S tale che per ogni punto
passa una retta g che giace su S e tutte le rette g sono parallele
tra loro.
In modo equivalente si pu o dire che un cilindro `e un luogo di
rette parallele.
Le rette g sono dette generatrici del cilindro ed una curva trac-
ciata sul cilindro che intersechi tutte le generatrici `e detta diret-
trice.
Si pu o dimostrare che una equazione F(x, y) = 0, priva della
variabile z, rappresenta un cilindro che ha le generatrici paral-
lele allasse z. Come esempio possiamo considerare lequazione
x
2
+ y
2
= 1 che risulta il cilindro che proietta, parallelamente
allasse z, la circonferenza di equazioni
_
x
2
+y
2
= 1
z = 0
.
16
0.3.4 Coni
Chiamiamo cono una supercie S tale che per ogni punto passa
una retta g che giace su S e tutte le rette g passano per un
punto V , detto vertice del cono.
In modo equivalente si puo dire che un cono `e un luogo di rette
passanti per un punto.
Le rette g sono dette generatrici del cono ed una curva tracciata
sul cono che intersechi tutte le generatrici `e detta direttrice.
Se V = (a, b, c), lequazione del cono `e omogenea nelle dierenze
x a, y b, z c.
0.3.5 Superci di rotazione
Una supercie di rotazione `e una supercie ottenuta dalla ro-
tazione di una curva attorno ad una retta assegnata, detta asse,
alla quale la curva sia rigidamente collegata.
Ogni punto della curva descrive una circonferenza, detta paral-
lelo, che giace su un piano perpendicolare allasse ed ha il centro
sullasse.
i piani che passano per lasse tagliano la supercie lungo curve
tutte congruenti tra loro, dette meridiani.
descriviamo, ora, il procedimento per scrivere lequazione della
supercie ottenuta dalla rotazione attorno allasse z della ellisse
C appartenente al piano xz di equazioni
_
x
2
a
2
+
z
2
c
2
= 1
y = 0
.
Se P = (x
0
, y
0
, z
0
) `e un punto di C, allora risulta
_
x
2
0
a
2
+
z
2
0
c
2
= 1
y
0
= 0
.
Nella rotazione attorno allasse z il punto P descrive una circon-
ferenza di equazioni
_
z = z
0
x
2
+y
2
= x
2
0
+y
2
0
.
17
Allora lequazione ottenuta dalla eliminazione dei parametri x
0
, y
0
, z
0
tra le precedenti equazioni, ovvero lequazione
x
2
+y
2
a
2
+
z
2
c
2
= 1
rappresenta la supercie di rotazione, che in particolare risulta
essere un ellissoide.
0.3.6 Quadriche
Una quadrica `e una supercie algebrica del secondo ordine; per-
tanto `e rappresentata da una equazione f(x, y, z) = 0, ove
f(x, y, z) `e un polinomio di secondo grado nelle variabili x, y, z,
a coecienti reali.
Esempi di quadriche che abbiamo conosciuto sono le sfere e coni
e cilindri del secondo ordine.
Se f(x, y, z) `e un prodotto di due polinomi di primo grado, la
quadrica `e degenere o riducibile ed `e costituita da due piani.
Altrimenti `e irriducibile. Come gi`a osservato per le coniche pu` o
succedere che una quadrica non abbia nessun punto reale, per
esempio x
2
+ y
2
+ z
2
+ 1 = 0, oppure un solo punto reale, per
esempio x
2
+y
2
+z
2
= 0, con lunico punto reale O = (0, 0, 0).
Si pu o dimostrare che una retta r, che non appartiene intera-
mente ad una quadrica Q, interseca tale quadrica in due punti
che possono essere reali e distinti, reali e coincidenti o complessi
coniugati. In tal caso la retta `e rispettivamente secante, tan-
gente o esterna alla quadrica.
Inoltre una quadrica ed un piano hanno in comune una conica,
tranne quando il piano `e parte della quadrica stessa.
La conica intersezione pu`o essere reale e non degenere, reale e
degenere oppure a soli punti complessi. Nel primo caso il piano
`e secante la quadrica, nel secondo caso `e tangente, nel terzo caso
`e esterno.
Le quadriche non degeneri risultano:
1. cilindri irriducibili del secondo ordine,
18
2. coni irriducibili del secondo ordine
3. quadriche irriducibili completamente immaginarie
4. uno dei seguenti cinque tipi di quadriche reali e irriducibili:
(a)
x
2
a
2
+
y
2
b
2
+
z
2
c
2
= 1
ellissoide a punti reali
(b)
x
2
a
2
+
y
2
b
2

z
2
c
2
= 1
iperboloide ad una falda
(c)
x
2
a
2

y
2
b
2

z
2
c
2
= 1
iperboloide a due falde
(d)
x
2
a
2
+
y
2
b
2
= 2pz
paraboloide ellittico
(e)
x
2
a
2

y
2
b
2
= 2pz
paraboloide iperbolico.
ESERCIZI
1. Determinare una base di R
3
ortogonale rispetto al prodotto
scalare standard, che contiene il vettore v = (1, 0, 1).
19
2. Dati i vettori w
1
= (1, 1, 0, 1), w
2
= (2, 0, 1, 1), w
3
=
(0, 3, 2, 1), determinare tutti i vettori v R
4
ortogonali a
w
1
, w
2
, w
3
.
Risposta: v = t(6, 7, 11, 1), t R.
3. Determinare il complemento ortogonale del sottospazio di
R
4
V =< (2, 0, 1, 1), (1, 1, 0, 3) >.
Risposta: Il complemento ortogonale `e formato da tutti
i vettori u = (x, y, z, t) che sono ortogonali ai generatori
di V ; tali vettori sono pertanto le soluzioni del sistema
lineare omogeneo
_
2x z +t = 0
x +y + 3t = 0
.
Ne segue u = (x, x 3t, 2x + t, t) = x(1, 1, 2, 0) +
t(0, 3, 1, 1). Pertanto V

=< (1, 1, 2, 0), (0, 3, 1, 1) >.


4. Determinare una base ortogonale di R
3
, contenente il vet-
tore v = (1, 2, 1).
Risposta: Il sottospazio V

, ortogonale al sottospazio V ,
generato da v, `e linsieme dei vettori (x, y, z) per cui x +
2y z = 0. Il generico vettore di V

risulta (h, k, h+2k).


Scelto il vettore w = (1, 0, 1) V

, ne segue che un vet-


tore u = (h, k, h + 2k) V

`e ortogonale a w se risulta
h+h+2k = 0, ovvero k = h. Nellinsieme di tali vettori
(h, h, h) scegliamo (1, 1, 1). Otteniamo pertanto la
terna (1, 2, 1), (1, 0, 1), (1, 1, 1).
5. Si consideri la matrice
A =
_
1 2
2 4
_
.
Determinare una matrice ortogonale che diagonalizza la
matrice A.
6. Vericare che ogni matrice che sia ortogonalmente simile
ad una matrice diagonale `e simmetrica.
20
7. Scrivere lequazione della parabola di vertice V = (1, 1)
e fuoco F = (2, 0).
Risposta: x
2
+ 2xy +y
2
12x + 4y + 4 = 0.
8. Scrivere lequazione della parabola di vertice V = (4, 0) e
direttrice x +y 2 = 0.
Risposta: x
2
2xy +y
2
16x + 48 = 0.
9. Scrivere lequazione della sfera S di centro C = (2, 1, 1) e
tangente al piano : x +y z = 0.
Risposta: 3(x
2
+y
2
+z
2
) 12x 6y 6z + 14 = 0.
10. Scrivere lequazione della sfera S tangente al piano : 3x+
yz+1 = 0 nel punto A = (0, 1, 2) e passante per il punto
B = (1, 0, 0).
Risposta: Dalla condizione di tangenza al piano in A ne
segue che il centro C appartiene alla retta r che passa per
A ed `e perpendicolare ad , avente equazioni parametriche
_

_
x = 3t
y = 1 +t
z = 2 t
.
Il centro C, essendo equidistante da A e da B, appartiene
al piano assiale del segmento AB.
Tale piano, luogo dei punti P = (x, y, z) equidistanti da A
e da B, `e rappresentato dalla relazione
PA
2
= PB
2
e quindi dalla equazione cartesiana
x y 2z + 2 = 0.
Il centro C `e pertanto lintersezione di tale piano con la
retta r; ne segue che C = (
9
4
,
7
4
,
5
4
) e la sfera ha equazione
2(x
2
+y
2
+z
2
) 9x 7y 5z + 7 = 0.
21
11. Scrivere lequazione del cono che ammette come direttrice
la curva
_
x
2
+y
2
= 1
z = 0
e come vertice il punto V = (1, 0, 1).
Risposta: (x 1)
2
+y
2
+ 2(x 1)(z + 1) = 0.
12. Scrivere lequazione del cilindro che ammette come diret-
trice la circonferenza
_
x
2
+y
2
= 1
z = 0
e le cui generatrici sono parallele alla retta s : x + y =
x 2z = 0.
Risposta: x
2
+y
2
+ 8z
2
4xy + 4yz 1 = 0.
13. Scrivere le equazioni della proiezione ortogonale della con-
ica C
_
x
2
z
2
+ 2x +y = 0
x + 2y z = 0
sul piano xy.
Risposta: Il cilindro che ammette C come direttrice e gen-
eratrici perpendicolari al piano xy ha equazione x
2
(x +
2y)
2
+ 2x + y = 0. Pertanto la proiezione cercata `e rapp-
resentata dal sistema
_
x
2
(x + 2y)
2
+ 2x +y = 0
z = 0
14. Scrivere le equazioni della proiezione ortogonale della con-
ica
_
x
2
z
2
+ 2x = 0
y = 0
22
sul piano x y z = 0.
Risposta: Il cilindro che ammette come direttrice e gen-
eratrici perpendicolari al piano assegnato ha equazione
x
2
z
2
+2xy +2yz +2x +2y = 0. Pertanto la proiezione
ortogonale cercata `e rappresentata dal sistema
_
x
2
z
2
+ 2xy + 2yz + 2x + 2y = 0
x y z = 0
15. Riconoscere e scrivere in forma canonica la conica 3x
2

2xy + 3y
2
+ 4x + 1 = 0.
Risposta: Gli invarianti ortogonali della conica valgono
I
3
= 4, I
2
= 8 e I
1
= 6. Pertanto la conica `e una ellisse,
che risulta reale poich`e I
1
.I
3
< 0. Gli autovalori della
matrice
_
3 1
1 3
_
.
sono 2, 4. Allora la conica puo essere scritta nella forma
2.x
2
+ 4y
2
+ = 0. Poich`e =
I
3
I
2
=
1
2
, ne viene
che lequazione canonica della conica risulta
x
2
1
4
+
y
2
1
8
= 1.
Poich`e il denominatore di x
2
`e maggiore del denomina-
tore di y
2
, ne segue che lequazione ottenuta `e proprio
lequazione cercata.
16. In R
3
, dotato del prodotto scalare standard, si consideri il
sottospazio V = {(x, y, z) R
3
| x + 2y = y z = 0}.
Determinare una base di V

.
23