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POLITECNICO DI TORINO

TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA
a curadi: Prof.Giuliano Comoglio
Dipartimento di Ingegneria del Territorio, (DITAG) dell'Ambiente e delleGeotecnologie

EDIZIONE 2OO8

CelFd librerie

SISIEI,IA BIBLIOTECARIO

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*225 452r,

I o ristampafebbario2008 O Celid, febbraio2007 via Cialdini,26 - 10138Torino tel.011.44.74.714 - 776 r - 13 4 - 8 rsBN 978-88
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(Mi) StampaDigitalPrint Service,Segrate

INFORMAZIONI GENERALI T. Bellone, A. Cina, A. dispense, redatte in collaborazione coni docenti: Queste A. Manzino, hanno lo scopo l'allievo nellavoro di Lingua, F. Rinaudo, di facilitare fondamentali apprendimento dellenozioni della topografia e dellacartografia.

PRESENTAZIONE DELCORSO gli strumenti e La topografia studia e gli schemi di misura, i metodi di calcolo operativi perdefinire la formae le dimensioni cheservono di un oggetto. di disegno principale L'oggetto tecniche del rilievo e dellasuarappresentazione delle topografico piana la superficie terrestre. perla definizione La topografia dallageometria delle traele suebasiscientifiche per l'ulilizzo operazioni di misura, dallastatistica critico dei risultati, dallafisicae peri principi di misura dall'elettronica di funzionamento deglistrumenti e dalcalcolo per la soluzione problemi numerico di calcolo e di compensazione dei picomplessi dellemisure. Resta inteso chequanto verrillustrato, relativamente al rilevamento dellasuperficie peril pu fisica facendo terrestre, essere utilizzato, opportuni adeguamenti, anche (adesempio ponti grandi qualidighe, rilevamento strutture di un qualsiasi altrooggetto piccoli qualiedifici, monumenti, reperti archeologici, ecc.). e gallerie oppure oggetti necessita L'ingegnere cheoperasulterritorio strumento di questo di conoscenza geometrica professionale rappresenta la figura dellecosein quanto chepi interagisce La sua operasi esplica, direttamente con il territorio stesso. correttamente, perla buonariuscita importanza due fasidistinte ma entrambe di capitale attraverso dell'intervento: faseconoscitiva: la conoscenza che delterritorio, sia dal puntodi vistamorfologico puaweniresoloattraverso il suorilievo ed la premessa essenziale antropico, per unacorretta progettazione tecnica; quando F faseinterattiva: ia ritorna la topograf si devetracciare sul essenziale progettata. I'opera territorio fallimento E chiaro che un errore in unasoladi queste fasipudeterminare il completo I'intervento. ditutto per gli allievi per questomotivo dei che lo studio di questa disciplina obbligatorio in Ingegneria Edile, e il Territorio. corsidi Laurea Civile e perI'Ambiente permettere gli elementi in ll corso vuolefornire cheiniziamo di baseessenziali il futuroingegnere le operazioni e di condizione di organizzare e verificare di rilievo topog rafico. tracci amento questo Perraggiungere scopo ci occuperemo di: F la formadella terra(Geodesia) pianadel terreno (Cartografia) F la rappresentazione punti per F metodi e strumenti determinare la forma e per localizzarne delterreno (Teoriastrumentale e metodologie caratteristici di rilievoe tracciamento) per stabilire F metodi il gradodi affidabilit statistici e gli erroriattesidalleoperazioni iche(Statistica). topograf il corso Eventuali aspetti approfondimenti su alcuni cheverranno soloaccennati durante vengono forniti neicorsidi specializzazione e dellaLaurea Specialistica. dellaLaurea

CORSO DI TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA 1: GEODESIA CAPITOLO


PROBLEMA DELLA RAPPRESENTAZIONE DELTERRENO LA GEODESIA LA FORMA DELLA TERRA DEFINIZION D E ELLA IRIFERIMENTO SUPERFICD IE COORDINATE GEOGRAFICHE EQUAZIONI PARAMETRICHE DELL'ELLISSOI DE ESERC|Z 1 |- 2 - 3 RAGGI DI CURVATURA DELL'ELLISSOIDE. SEZIONI NORMALI NORMALI E GEODETICHE SEZIONI EQUAZIONI DELLE GEODETICHE E S E R C I Z I4 O D SVILUPP I IPUISEUX-WEINGARTEN ESERCIZIO 5 MISURE TOPOGRAFICHE: INCONGRUENZE TRATEORIA E PRATICA TEOREMI DELLA GEODESIA OPERATIVA ESECUZION D E E IC A L C O L D IRIFERIMENTO S IULLA SUPERFICI E CAMPO GEODETICO TOPOGRAFICO CAMPO E S E R C I Z I6 O I LT E O R E M A DILEGENDRE POLARI E RETTANGOLARI COORDINATE GEODETICHE ESERCIZ 7I- 8

1 3 4 5 15 16 18 22 26 28 30 31 32 32 34 35 35 37 39 40 41 44

2: ELEMENTI Dl CARTOGRAFIA CAPITOLO


D E L L ' E L L I S O IS DU ELP I A N O SVILUPPO PROI EZIONI PROSPETTICHE PROIEZION PI E RS V I L U P P O RELAZIONI ANALITICHE DEIMODULI DI DEFORMAZIONE DETERMINAZIONE ANALITICA PRINCIPALI SISTEMI CARTOGRAFICI. CARTADI MERCATORE PROIEZIONE POLARE STEREOGRAFICA (RAPPRESENTAZTONE ANALOGTCA) Dt GAUSS OARTA DELLE RAPPRESENTAZIONI EQUAZIONI DIFFERENZIALI CONFORMI LA CARTADI GAUSS FORMULE D IH I R V O N E N DELMODULO DI DEFORMAZIONE LINEARE NELLA DI GAUSS CALCOLO CARTA DELLA DELMERIDIANO NELLA DI GAUSS CALCOLO CONVERGENZA CARTA DELLE DI GAUSS TRASFORMATE GEODETICHE SULPIANO LA CARTOGRAFIA ITALIANA UFFICIALE IL SISTEMA UNIVERSALE UTM (EDsO) IL SISTEMA DI RIFERIMENTO EUROPEO UNIFICATO ESERCIZI DI CARTOGRAFIA SVOLTI - 1 0- 1 1- 1 2- 1 3 ESERCIZ 9I ESEMPI DI CARTOGRAFIA NAZIONALE AL TRATTO TAVOLE ALLEGATE

45
45 47 47 48
n

54 54 56 57 59
ol OJ

65 67 69
t,5

81 82 B5 B9 93 102

CAPITOLO 3: CENNIDl STATISTICA


PROBABILITA E DEFINIZIONI PROBABILITA CLASSICA PROBABILITA EMPIRICA PROBABI LITAASSIOMATICA PROBABI LITASOGG ETTIVA TOTALE TEOREMA DELLAPROBABILITA

103
103 104 105 106 106 107

DELLA TEOREMA PROBABI LITACOMPOSTA VARIABII E CASUALI STATISTICHE SEMPLICI LA DISUGUAGLIANZA DI TCHEBYCHEFF LA VARIABILE CONTINUA CASUALE VARIABILE E CASUALE A DUEDIMENSIONI STATISTICA LA CORRELAZIONE LINEARE INDIPENDENTI COMBINAZIONE DI VARIABILI CASUALI A L C U NE I S E M PD I IDISTRIBUZIONI DISTRIBUZIOD NI E B E R N O U LO L IB I N O M I A L E DISTRIBUZIONE NORMALE O DI GAUSS TEOREMI INERENTI LA DISTRIBUZIONE DI GAUSS DISTRIBUZIONO E R M A LA E D U ED I M E N S I O N I

108 109 116 118 't't9 122 124 126 126 130 135 137

CAPITOLO 4: lL TRATTAMENTO DELLEMISURE STATISTICO


DI MISURA CONCETTO LEMISURE DIRETTE INDIRETTE LEMISURE IL PROBLEMA DELLA STIMA ETADEGLI PROPRI STIMATORI I L P R I N C I P ID OI M A S S I M V AE R O S I M I G L I A N Z A MISURE DIRETTE DIUGUALE PRECISIONE MISURE DIRETTE DIDIVERSP ARECISIONE MISURA INDIRETTA DI UNAGRANDEZZA INDIRETTA MISURA DI PIUGRANDEZZE CONEQUAZIONI ESUBERANTI LINEARI IL CASOCONEOUAZIONI IL CASODI EQUAZIONI NONLINEARI

139
139 140 143 143 144 144 146 151 156 162 163 167

DEGLI CAPITOLO 5: LA MISURA ANGOLI


DEFINIZIONE DI ANGOLO ZENITALE DISTANZA AZIMUTALE, E DISLIVELLO IL TEODOLITE A LUNGHEZZA CANNOCCHIALE COSTANTE DELCANNOCCHIALE CARATTERISTICHE PIANO LAMINA PARALLELA LE LIVELLE LA LIVELLA SFERICA LA LIVELLA TORICA LA LIVELLA A COINCIDENZA DI IMMAGINE TORICA LA BASETTA TOPOGRAFICA CONDIZIONI DI RETTIFICA DELTEODOLITE CONDIZIONE OPERATIVA DELTEODOLITE MESSA IN STAZIONE DELTEODOLITE MEZZI DI LETTURA AI CERCHI NEGLI STRUMENTI OTTICO.MECCANICI LETTURA A STIMA STRUMENTI MICROMETRICI MEZZI DI LETTURA AI CERCHI ELETTRONICI NEGLI STRUMENTI LA LETTURA ASSOLUTA INCREMENTALE LETTURA ESEMPI DI SISTEMI DI LETTURA MISURA DEGLI AZIMUTALI ANGOLI I N F L U E N ZD AE G L E I ESIDUI I R R O RR ERRORE DI ECCENTRICITA D IG R A D U A Z I O N ERRORE DE E IC E R C H I DI BESSEL REGOLA DEGLI MISURA ANGOLI ZENITALI ERRORI CHEINFLUENZANO LE LETTURE ZENITALI ACCESSORI TOPOGRAFICI PERGLISTRUMENTI

169
toY

170 173 176 178 179


t/Y

180 183 183 184 185 185 186 186 1BB 190 190 191 192 197 198 199 200 202 203 205 208

DELLEDISTANZE CAPITOLO 6: LA MISURA


DEFINIZIONE DI DISTANZA PERLA MISURA DELLE DISTANZE STRUMENTI I DISTANZIOMETRI A MISURA DI FASE LA MISURA DELLA FASE MISURA DELL'AMBIGUITA n MISURA DELL'AMBIGUITA DELLE DECADI CONIL METODO MISURA DELL'AMBIGUITA CONTRELUNGHEZZE D'ONDA PRECISION D E E G LE I ODM L'ONDA PORTANTE E L'ONDA MODULANTE I DISTANZIOMETRI AD IMPULSI RIFLETTORE PASSIVO

213
213 216 217 217 219 221 221 222 223 224 228

7: LA MISURA DEIDISLIVELLI CAPITOLO


PERLA MISURA DEIDISLIVELLI STRUMENTI LA STADIA IL LIVELLO LIVELLI OTTICO-MECCANICI AUTOLIVELLI LIVELLI ELETTRONICI QUOTAE DISLIVELLO PERLA MISURA DEIDISLIVELLI METODI INFLUENZA DELLA TERRESTRE E DELLA RIFRAZIONE ATMOSFERICA CURVATURA LA LIVELLAZIONE GEOMETRICA PRECISIONE DELLA LIVELLAZIONE GEOMETRICA LA LIVELLAZIONE RECIPROCA GEOMETRICA LA LIVELLAZIONE TRIGONOMETRICA LIVELLAZIONE TRIGONOMETRICA PRECISIONE DELLA LA LIVELLAZIONE CELERIMETRICA

229
229 230 231 231 235 239 245 246 246 247 251 253 254 259 260

Dl RILEVAMENTO CAPITOLO 8: METODI


METODI DI RILEVAMENTO LE RETIPLANIMETRICHE DICOMPENSAZIONE CALCOLI D EIVERTIC DII U N AR E T E PRECISION E PERLACONDOTTA DEICALCOLI CONSIDERAZIONI OPERATIVE L ER E T I A L T I M E T R I C H E L I V E L L A Z I OG NE I OMETRICH DE IP R E C I S I O N EE TECNICHE DI UNARETE DI LIVELLAZIONE COMPENSAZIONE LA SIMULAZIONE DELLE RETI TOPOGRAFICHE TOPOGRAFICHE ESEMPI DICOMPENSAZIONE DI RETI RETILOCALI E RETIGEODETICHE NAZIONALI RETI FONDAMENTALI GEODETICHE DELLE RETI NAZIONALI PRECISIONE

261
261 262 263 269 270 271 271 271 275 276 280 281 285

Dl DETTAGLIO CAPITOLO 9: RILIEVO


RILIEVO E CALCOLO DELLE RETIDI DETTAGLIO ANALITICA DELPIANO RICHIAMI DI GEOMETRIA ANGOLO PIANO TRASPORTO DEGLI ANGOLI DI DIREZIONE TRASPORTO DELLE LUNGO UNASPEZZATA COORDINATE LE POLIGONALI POLIGONALE CHIUSA POLIGONALE APERTA VINCOLATA AGLIESTREMI LE INTERSEZIONI IN AVANTI INTERSEZIONE SEMPLICE IL RILIEVO DI DETTAGLIO ESECUZIONE DI UNASTAZIONE CELERIMETRICA

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287 2BB 291 292 293 294 294 297 299 300 303 304

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo1 GEODESIA

Capitolo 1 GEODESIA

DELTERRENO D E L L AR A P PRESENTAZIONE 1 . 1 . P R OB L E MA ha una formamolto dall'uomo fisicaterrestre con i manufatti costruiti La superficie in modoesatto. nondefinibile analiticamente irregolare e discontinua e quindi relativao la posizione impossibile stabilire In questo modo diventapraticamente sulla distanzee angoli direttamente aree o misurare assolutadi punti, calcolare terrestre. superficie di riferimento la superficie fisicadellaterracon una superficie E' necessario sostituire di nel miglioredei modi, presentidelle caratteristiche che pur approssimandola I'impiego nella trattazione tali da consentirne regolarit, continuit e levigatezza matematica. in realizzabile deve essere noto e facilmente ll legametra questedue superfici qualunque puntodellaterra.La sceltadi proiettare tuttii di riferimento sullasuperficie realizzare punticaratteristici con un lungola verticale, che si pufacilmente del terreno risponde o un pendolo, a questeesigenze. filoa piombo o mediante una livella geoideed definita come quella ideale chiamata di riferimento Questasuperficie punto e coinciderebbe con alladirezione dellaverticale che in ogni normale superficie qualora prolungata I'acqua sottole terreemerse, la superficie dei mari,opportunamente le perturbazioni la stessadensite non esistessero avessela stessatemperatura, venti maree. ai e alle dovute allecorrenti.

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' Fig.1.1- Superficie fisica terrestre e geoide Ognipuntoproiettato sullasuperficie di riferimento sarunivocamente determinato da una coppia di coordinate curvilinee e dalla distanza tra il punto reale e la sua proiezione. La distanza tra superficie fisicaterrestre e il geoide chiamataquotaed misurata lungo la verticale. Con queste premessesi pu delinearela seguente proceduradi rilievo e di rapprese ntazione della superf iciefisicaterrestre : F poichil terrenoha una forma moltocomplessa, bisogner descriverlo con un numerolimitato ma sufficiente di punti (ad esempioun edificio rettangolare individuato mediante i suoiquattro vertici); F ognipunto fisico proiettato dovressere sulgeoide lungo la verticale; ) la posizione relativa punti dei sul geoide sardeterminata attraverso la misura di angolie distanze che dovranno a lorovoltaessere definiti in quantoil geoide unasuperficie curva; D la posizione dei puntiproiettati sul geoidesar definita mediante una coppiadi coordinate (u, v); a questoscopo necessario curvilinee conoscere I'equazione delgeoide;

Fig.1.2- Coordinate curvilinee e coordinate cartografiche congiungendo opportunamente con lineei puntiproiettati sul geoidee indicando accanto la quota, si otterr la descrizione completa del terreno;

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F la rappresentazione cos ottenutasar disegnata su un supporto curvo,mentre per gli usi pratici piano;a questoscoposi potr pi conveniente un supporto (u, v) e una stabilire una corrispondenza biunivoca tra le coordinate curvilinee piane: coppia di coordinate X = X(u,v) t1l Y=Y(u,v) Le operazioni di misuradi angoli e distanzeprima descritte, non sono realizzabili praticamente in quantoil geoide una superficie ideale.Le misuredevonoinvece "reale" fisica essere eseguite sullasuperficie terrestre. Comevedremo meglio in seguito, i metodi di misura degliangolie delledistanze che adotteremo saranno tali da forniregli stessivaloriqualisi sarebbero ottenuti operando direttamente sulgeoide. Permotivi la misura analoghi, anche topografica diretta di unaquota impossibile. Gli strumenti misurano i dislivelli topografici a nostra disposizione ossiale differenze di quota tra puntichestanno sullasuperficie terrestre. quindi"indirettamente" Le quote si otterranno come sommadei dislivelli misurati a partire da un punto di quotanota. per ottenere Fattequeste il rilievo considerazioni e la rappresentazione dellasuperficie fisicaterrestre occorre: (lasuperficie F definire I'equazione delgeoide di riferimento); F definire il sistema di coordinate curvilinee u, v; ) definire la natura degliangoli e delledistanze da misurare sul geoide; F definire il modopertrasformare in coordinate talimisure curvilinee; piane. D definire il modopertrasformare le coordinate in coordinate curvilinee 1 , 2 . L A GE OD E S IA (dalgrecoterra+ ripartisco) La Geodesia fisicie la scienza che studia certiaspetti -matematici fisico reso oggi della terra e dello spazioimmediatamente circostante accessibile all'indagine direttagrazie ai dati rilevatidai satellitiartificiali. Compiti essenziali dellaGeodesia sono: F la definizione nella delgeoide suaformae nelle suedimensioni; "intensit" gravitazionale F partendo in un puntocome dalladefinizione di del campo per unit di massa,oppure,riferendoci b forza gravitazionale alla massa mo (massa"esploratrice") I'intensit del usatacomesondadel campogravitazionale, puntoin prossimit camporisulta associare a ciascun dellaterra s =L, potremo
mo

I'accelerazione liberodi un vettoregche rappresenta subitada un corpo,lasciato quel punto; in cadere, generali F la deduzione relative di ipotesi e conclusioni allacostituzione stessadel globo terrestre, internadelle masse, ai loro movimenti alla distribuzione e variazioni neltempoe nellospazio, allecaratteristiche elastiche dellacrosta, ecc. Gli ultimi due puntisonointimamente la formadel geoide connessi al primoin quanto localmente in strettarelazione con il vettore g , e questo,a sua volta,dipendedalla distribuzione dellemasse oltrecheda altrifattori.

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del geoide e, Quindi il problemacentraledella Geodesiaresta la definizione successivamente, si dovranno definire anchele posizioni relative di punti e la loro rappresentazione sulpiano. geometrico precisa L'aspetto il geoide dellageodesia considera unasuperficie algebrica (sfera, definizione ellissoide la studia e di semplice analitica di rotazione), dal puntodi vistadellageometria insegna dellesuperfici, su di essale triangolazioni ea a sviluppare le relazioni fra i suoipunti. calcolare di posizione L'aspetto dinamico essenzialmente il campogravitazionale studiainvece terrestre, sia in basea ipotesi sullanatura dellemasse e distribuzione terrestri sia in baseallemisure il geoide di graviteffettuate sullasuperficie effettiva o nellesue adiacenze; definisce particolare gli comeuna superficie equipotenziale di dettocampo,ne studia scostamenti geometriche rispetto a dellesuperfici ed insegna a tenere contodelleloroconseguenze operative. L'evolversi delleinformazioni dai satelliti, richiede acquisibili di distinguere ancorala geodesia in geodesia classica e tridimensionale. per lo meno nella sua parte operativa, La geodesia classica vincolata, a una geometrica quindi riferimento natura superficie di di o dinamica e a un'impostazione bidimensionale nella quale la lerza dimensione essenzialmente dei suoi problemi, possibile in formasubordinata interviene soltanto e vieneper lo piestromessa appena e spesso riduzioni concomplicate artificiose e correzioni. i problemi La geodesia tridimensionale nellospazio fisicotridimensionale trattainvece di riferimento. evitandoil ricorsoa qualsiasisuperficie Questo pu essere attuato impiegando intrinseci mediante dei sistemi di riferimento fisici e ciodefinibili elementi gravitazionale il campo misura connaturati con e accessibili alla diretta. Questodiverso ha senzadubbiouna notevole logicae appareparticolarmente approccio coerenza idoneoa trattare i problemi operativi dellageodesia nei qualila terzadimensione ha quanto menocomparabili entit e importanza conle altredue. 1 . 2 . 1 .L A F OR MA DELLA TERRA In basea quantogi dettola superficie effettiva dellaterrapu essereapprossimata criteri e finalit condiversi da tre diverse superfici: 1. superticie ellissoidica: una- figura astratta, di comodo,introdotta unicamente come supporto matematico sul quale sviluppare il rilievodella analiticamente Essanonha alcuna superficie effettiva. realt fisicae non pertanto in accessibile alcunmodoall'osservazione; 2. superticiedinamicateorica: una particolare superficie di livello del campo gravitazionale chela terrasia un corpo continuo, chesi ha nell'ipotesi omogeneo e uniforme, di densit animato esclusivamente da un motodi rotazione al attorno Per quantoancoradi natura suo asse polare,con velocitangolare costante. questa ipotetica superficie menoastratta in quanto dellasuperficie ellissoidica legataa entitche hanno una effettiva realtfisica (il vettore ) e una assai prossimarispondenza al vero. Questa superficie chiusa, liscia e priva di singolarit; 3. superticiedinamicareale'. una particolare superficiedi livello del campo gravitazionale. Essacoincide con il pelolibero in equilibrio dei marisupposti e in di azioniperturbatrici locali(onde,maree,salinit, assenza ecc.), temperatura, pu immaginarsi prividi attrito, mentre sottoi continenti in canali ideali continuata nei quali I'acqua marinafluiscefino all'equilibrio. In questomodo le curvature
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in corrispondenza subiscononotevolidiscontinuit delle linee di costa. La ma presenta superficie lisciae la sua forma complessivamente sferoidale localidi densit e di continue ondulazioni e gibbosit conseguenti allevariazioni dei continenti e si dislocazione dellemassemateriali. Si elevain corrispondenza dei mari pur restandola sua curvaturaglobale abbassa in corrispondenza (1873) positiva. ha datoil nomedi geoide, ovunque superficie, cui Listing Questa pure per ha dunqueuna sia realtfisica approssimata buonaparte della sua in corrispondenza estensione e pu essere materializzata di un mareografo (strumento il livello atto a fornire,attraverso un lungo periododi osservazioni, punto medio mare in costa). del un determinato della queste Perappropriati valori dei parametri che definiscono superfici e la loroposizione per gli scostamenti (dell'ordine relativa, radiali sonoassaipiccoli delladecina di metri); finied entrocertilimiti, la sostituzione talefatto lecita, a determinati di una superficie all'altra e in particolare dell'ellissoide al geoide.

ellissoide

Fig.1.3- Approssimazione fisica dellasuperficie terrestre pu essere ll fattoche la terraabbiaformasferoidale e assaiprossima a un ellissoide, giustificato in nell'ipotesi fluidit teoricamente di una primitiva della massaterrestre progressivamente rotazione con il raffreddamento senzache che andata diminuendo ne risultassero le superfici di livello originarie. eccessivamente alterate 1 . 3 . D E F IN IZ ION D E ELLA DI RIFERIM ENTO S U PERFICIE che La meccanica studiail motodei corpimateriali sottoI'azione delleforzeapplicate sonoessenzialmente di duetipi: ) le forze gravitazionali di Newton, che ubbidiscono alla legge di gravitazione reciprocamente con una forza secondola quale due particelle si attraggono proporzionale proporzionale al al prodottodelle loro masse e inversamente quadrato della loro distanza; queste forze sono dirette secondo la retta le particelle e sonoindipendenti dallapresenza di corpivicini; congiungente F le forzeelastiche la leggedi Hooke. che seguono per la trattazione fondamentale Altroconcetto di questoargomento, quellodi campo. lllustriamolo che la con un esempio:consideriamo un ambientee supponiamo in in ogni suo punto.L'insieme temperatura sia misurata dei valoridellatemperatura funzione camposcalare, essendo dellaposizione si chiamacampoe, pi propriamenle, medianteil la temperatura determinata una grandezza scalarecio completamente numero ne fornisce la misura. che nellaqualeun liquido una regione sia in moto Comesecondo esempio, consideriamo in In ognipunto possibile definire un vettore che rappresenti, stazionario. dellospazio la velocitdella particella fluida che si trova nel punto verso e ampiezza direzione, puntidellaregione; I'insieme vettori nei diversi In generale avremo diversi considerato.

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1 Capitolo GEODESIA

il motodel fluidoe si chiama campodi velocit. di questivettoridescrive univocamente di campovettoriale. Questo un esempio mediante lineedi flusso, che Nel casodei campivettoriali, utilela rappresentazione punto in ogni dellospaziola direzione del vettore campo.La tangente dannoin ogni la direzione nelpunto considerato. loropuntoindividua delvettore campo Le lineedi flussodi un campouniforme di retteparallele e il vettore sonounafamiglia ha la stessaampiezza ovunque. invece varier ln generale, le lineedi camposaranno dellecurvee l'ampiezza da punto dellospazio. a punto inoltrein conseruative le forzeagentisu corpimateriali si distinguono e ln meccanica, potenziale. il concetto non conseruative di energia e per le primesi pu introdurre generale Ricordiamo la condizione che deve esseresoddisfatta affinch una forzasia potenziale: se il una forzarisultaconseruativa conservativa ed esistaquindiun'energia lavoro da essacompiutosu di un corpo nullo quandoil corpo percorreuna traiettoria chiusaqualunque. una Lo stesso concettopu essere espressonel seguentemodo: consideriamo particella finaleQ; se il lavoro iniziale P ad una posizione che passida una posizione compiuto dalla forza agente sulla particella /o sfesso qualunque sia la linea P con Q, la forza sarconseruativa. congiungente la lorza F che il campo Esaminiamo di un campodi forzaconservativo: ora le propriet su di un corpo funzione dellaposizione; esercita
F

+B
potenziale Fig.1.4- Energia (vediFig. A ad un puntoB lungouna lineaarbitraria Se il corposi sposta da un punto potenziale 1.4),la v a r i a zi o n e datada: d ella su ae n e rg ia
ue-ua=
dt

IoFrd,

dove Fr =Fcos9

l2l

potenziale I'energia rispettivamente nei puntiA e B. Doveune us r?pprsentano ln tal modo,ad ogni puntodel campodi forzacorrisponde un valoreu dell'energia potenziale. potenziale nelpassaggio da A a B, si diceche il puntoB Se il corpoacquista energia potenziale A, e viceversa. delpunto a maggiore potenziale. di variazione di energia Si notiche si trattasempre potenziale I'energia in un punto si sceglie di norma un puntoin Perdefinire dellospazio u =0e u= g( X,Y,Z) ao te n zi a l e si avr in tal m odounafunziotl c u i s i p o neI'e n e rg ip delpunto. ciofunzione delle coordinate perdescrivere potenziale la funzione un ll vantaggio introducendo energia chesi ottiene un sta nel fattoche si sostituisce ad un campovettoriale campodiforza conservativo, potenziale. di energia campo scalare puessere espressa dallarelazione: L'equazione di una superficie equipotenziale =costante u = rp(X,Y,Z) t3l

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1 Capitolo GEODESIA

per spostare per definizione, Poich nonsi compie lavoro un corpoda un puntoad un in ognipuntodellospaziole lineedi forza altrosullastessa superficie equipotenziale, perpendicolari allesuperfici equipotenziali. devono essere Ne deriva quindi che, date le superficiequipotenziali, si possono costruire le lineedi forza le curve ortogonalmente. immediatamente tracciando chele intersecano le superfici da unafamiglia equipotenziali siano costituite Supponendo che,ad esempio, le lineedi forzacoincidono con i raggi evidentemente di superfici sferiche concentriche, di talisfere. "terra". questi fisica Applichiamo concetti alladefinizione delcorpo nel baricentro aventeI'origine Stabiliamo un sistema di riferimento cartesiano [O,XYZ] congli I'asse Z coincidente conI'asse di rotazione e gli assiX e Y coincidenti della terra, (sistema geocentrico). principali assi di inerzia puntoP una funzione g in un generico dellaposizione del ll campogravitazionale (vedi punto Fig.1.5): stesso e si puconsiderare comerisultante di dueforze F la forza r; di attrazione newtoniana di tutte le sullamassaD?o che la risultante di forze elementari di massadella terra esercita sull'unit che ogni elemento posta massa in P (vediFig.1.5); postain P (vediFig.1.5)dovuta F la forzacentrifuga F. sullamassa allarotazione polareZ, rolazione angolare che awiene con velocit dellaterra intornoall'asse percui l'accelerazione paria c =@2ri risulta rad/s, a=7.29.10-5 Z il vettorer ha modulo,,lxr'+Yr' ed direttosecondola normale all'asse passante per P e orientato versoI'esterno dellaterra.

-|r

Fig.1.5-Forza centrifuga, newtoniana e di gravit Le tre forze in oggetto sono conservative e quindi potremodefinireil potenziale di esse: associato a ciascuna potenziale F la forzacentrifuga v 4 e il relativo r, e il relativo V potenziale F la forzanewtoniana potenziale s e il relativo W F la forzagravitazionale pariallasomma v (i potenziali, V e del potenziale ll potenziale W quindi del potenziale possono in quanto funzioni essere sommati). scalari, appena definito. Ricaviamo analitiche dellegrandezze cheabbiamo ora le espressioni

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1 Capitolo GEODESIA

in un puntoP del campo Consideriamo un corpodi prova situato di forzae supponiamo di spostarlo di un trattods lungola direzione della forzadi gravit I vale: diremo chela variazione delpotenziale delcorpo ; in base alla [2]

dw=E.,

l4l

possiamo direche la componente di un camposecondo una direzione Generalizzando, quella qualsiasi lungo direzione riferita all'unit di uguale allavariazione delpotenziale il gradiente lunghezza. ll vettorecamporisulta del potenziale ed direttonormalmente g = grad W che,in basealla equipotenziale e si indica con la notazione: afla superficie scrivere come: [4],possiamo w= l * w=, w=r tsl Ay a, X passanteper P, equipotenziale Se lo spostamento ds tangentealla superficie risulter: d W= E - d , = 0 l6l da cui si deduce ancora una volta I'ortogonalitdi I rispetto alla superficie generica. equipotenziale percui le prime, sonofunzioni continue e privedi singolarit, SiaW che le suederivate In ogniloropunto equipotenziali sonoliscee privedi spigoli o puntisingolari. superfici superficiale univocamente definita e variabile con esistedunqueuna sola normale continuit. (vediFig. W = C e W'=C+AW La distanza di due superfici equipotenziali assaiprossime per la [4]e considerando la quota h crescente versol'esterno vale: 1.7)sempre

- m =^Y
g

l7l

nei due puntiP e P' sullasuperficie Se F e F'sonoi valoridel campogravitazionale = poich e quindi scr iverche e FAh = F' Ah' = cost. e q u i p o t en zi a l e W C p o tre mo a n c he e d'non sonomai uguali non sono che le superficiequipotenziali tra loro,risulta geometricamente parallelema sono ravvicinate dove la gravit pi forte;la gravit (vediFig.1.7). versoI'equatore variada punto e diminuisce andando a punto

W'=C+A

Fig.1.7- Superfici equipotenziali v e V. Ricaviamoci ora le espressioni deipotenziali gi detto cio quanto Per ricavare il potenziale dellaforzacentrifuga 4 ricordiamo rispetto la direzione r fornir la componente del potenziale dellaorzain che la derivata i i g .1 .8 ): quella d i r e zi o n(ve e dF
dv; clr I

, =Lc

t9]

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Capitolo 1 GEODESIA

Fig.1.8 - Forza centrifuga e potenziale centrif ugo ll potenziale delleforzacentrifuga r. sarquindi: d v = F r d re q u i n dy i= fardr=!a]r'=*r,(x, +v') [10]

Picomplessa la determinazione del potenziale relativo allaforza newtoniana. Consideriamo un elemento infinitesimo di massadm postoin un puntoQ(Xo,Yo,Zo) ( v e dF i i g.1 .9 ). Se con indichiamo la densitdella terra nel punto Q, si avr che I'elemento infinitesimo per I'elemento di massasardatodal prodotto delladensit infinitesimo di v o l u m e:
d. = 6. duo,_u*

[ 11 ]

Questo elementoinfinitesimo di massa d, provoca su una massa rnp posta in P(Xp,Yp,Zp) una forzadi attrazione gi che seguela leggedi gravitazione di Newton enunciata, il cui modulo vale:
ur N -"

d F \= , G.j---

dm'mo

- uG 4 _ \. = l,

t12] -11 m3 /kg s2; dF61 direttada P

pari a 6,67 x 10 dove G la costantegravitazionale

versoQ

gravitazionale Fig.1.9- Definizione delcampo

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Ricordando nelladirezione che la derivata / del potenziale relativo allatorzadFrv fornir la componente della forzainquella direzione, avremo: +=dF, allamassa dVdovuto dmvale: e quindiil potenziale dovuto a tuttala massadellaterra: dacui il potenziale

=!ar* ar= 4v ffit=ry


,""r1

t13I
[14]

v(x.Y.z)=G -lllz -- I
I'integrale dove,ovviamente, esteso a tuttoil volume dellaterra. potenziali, Dopoaverdefinito Ie forzee i relativi che agiscono su tuttii puntidellaterra: potenziale la forzacentrifuga e il relativo Fc= mo(z r
| ,. v=-C-r-

potenziale F. latorza gravitazonale e il relativo potenziale laorza di gravite il relativo


o

=OII#

v =c lll!W

I'equazone cerchiamo di unasuperficie equipotenziale che la rappresenti fisicamente.


Pv

F,

FN

Fig.1.10- Forze e potenziali ll potenziale W risultadalla sommadel potenziale V relativoalla forza di attrazione gravitazionale (i potenziali possono e del potenziale v relativoalla forza centrifuga perch essere sommati sonofunzioni scalari). = cost. V(X,Y,Z) SeponiamoW=cost. + v(X,Y) I'equazione definiamo di unafamiglia di superfici equipotenziali. [15]

gravitazionale Le superfici equipotenziali delcampo sonoinfinite in funzione degliinfiniti valori W puassumere. cheil potenziale possiamocostruire Definite le superfici equipotenziali del campo gravitazionale, immediatamente le linee di forza della gravittracciando le curve che intersecano le suddettesuperfici. ortogonalmente Queste linee sono curve gobbe cio non le superfici appartenenti a un pianoperch equipotenziali nonsonotra loroparallele. possiamo punto della terra con un verticale, qualunque La materializzare in che E e sar la direzione semplice filo a piombo,indicher dellacampogravitazionale per il punto. tangente allalineadi forzapassante La superficieequipotenziale del campo gravitazionale che passa per il punto di quota zero,definitodal livellomediodel mare,si chiamaGEOIDE: = Wo W = V(X,Y,Z) + v(X,Y) [16]
10

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Capitolo'l GEODESIA

Per determinare il primoterminedell'equazione come conoscere [16] occorrerebbe questo variala densit E in ognipunto non possibile; le indagini dellaterra.Purtroppo fatteforniscono datiabbastanza dallasuperficie attendibili sullavariazione delladensit per la dettagliata ma sonocomunque al nucleo, insufficienti conoscenza del fenomeno, richiesta dall'operazione di integrazione. Risultaquindi impossibile rigorosamente I'equazione determinare del geoide. Dobbiamo V(X,Y,Z). trovare un'espressione approssimata del potenziale per il calcolodel potenziale L'integrale viene della forza di attrazione universale, mediante in seriedi funzioni le determinato uno sviluppo dopoaversostituito sferiche geocentriche polari coordinate con le coordinate o, ry,1.. grado, Dopolo sviluppo limitato in serie, V = V'+ T dove ai termini di secondo avremo: T indica il potenziale residuo ) 3 di grado quindi: gravitazionale ll potenziale relativo diventa allaforza W=V+v W=V'+v+T W=U+T [J = potenziale normale = f potenziale anomalo ll gradiente del potenziale U si indicacon
y= grad u
_-al

e vienedefinitagravitnormale:
_-a/

dU dx-r,

_-1t

dU dY-r,

dW dz-rt

La differenzalra il modulo normale) dei due vettori] (gravita) ei @ravit si chiama pi diffusamente per il calcolo misurata anomalia di gravit e oggi la grandezza del geoide. geocentriche polario, y, 1.. Dopoaversostituito le coordinate con le coordinate
,,

_________>y

geocentrico Fig.1.11- Sistemi di riferimento e polare


X = O cost/t cosA. Y = o cost// sin ). Z = osinV

117l

11

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1 Capitolo GEODESIA

a menodi termini di 1lo4( o = 6370km e 1lo4= 6.07.10-28) dell'ordine il potenziale V' risulta espresso dallaseguente relazione approssimata:
r trf ( e 1 Arp\ R_ B -A A 2 .lc-"rBl(r-g.rir'v)+-3 v ' ( o ,.v , ) = o ' 1 1 * ^ t181 o | 2.6..M \ 2 ). ,'cos'ry'cos2)vl G doveM la mass totale della terrae A,B,Ci momenti rispetto di inerzia agliassi*,,Y,2 deducibili conottima approssimazione dallameccanica celeste. Poich, come abbiamo visto,una grandequantit di osservazioni dimostrano che la prossima terraha unaformamolto a quella di un solido di rotazione, si pu porreA = B e ricordando che 12= x' +Y2 = 02 cos2 V si potr assumerequale espressione analitica approssimata delgeoide I'equazione: U =V'+v

=cost. , =o !1,*-_! " '-o(t-3.s in2lrl.+ ),r, "l o | 2.o' M 2

t19l

La superfiiecos definita una superficiedi rotazionee rappresenta lo sferoide. Poichil nostrointento per i rilievi quellodi definire una superficie di riferimento di formae di dimensione dellaterra, occorre le costanti eliminare meccaniche G, M, A, C geometrici. sostituendole condei parametri Lo sferoide una superficie geometrici di rotazione e quindi gli unici parametri polare utilizzabili sonoil semiasse equatoriale a e il semiasse c. polaririsulta L'equazione dellosferoidein coordinate dunque: o = o ( t - a si n 'y) t2o] dovecr un coefficiente denominato schiacciamento e definito dallarelazone:
A_C (f=-=l-. C

aa

l21l

geocentrico Nelsistema (vedi lo sferoide ha equazione [20]e Fig.1.12):

------'i f-------a-Fig" 1. 1 2 Sferoidenel sistemageocentrico (X' +Y' +22)''' = n(t-o


Z2

X: +Y2 +22

l22l

Consideriamo ora un ellissoide di rotazione aventegli stessisemiassi a e c dello geocentrico nelsistema sferoide; essosardefinito dallaseguente equazione:

+ +a 12

x2 +Y2

22 c-

,=l

[23]

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Capitolo1 GEODESIA

percui abbiamo: Dalla chec = a(1-o) [21]risulta = = (l (l + c' a' a) a' a' 2a1 124l quindi pari Lo schiacciamento o valecirca1/300 il termine in u2, e trascurando a circa 1/90.000=1.10-5 nella determinazione minore un errore del semiasse c di ,sicommetter circa35 m (errore deltuttoaccettabile): m da cui c = 6.357.126,7 ct = a' (t- o)' = o' (t + a' - za) d a c u i c = 6 . 3 5 7 . 0 9 1m ,1 c'=at(t-o)'=a'(1-2a) E quindi dopoquesta approssimazione: c'=a'(l-2a) [25] I'equazione Contaleapprossimazione dell'ellissoide diviene:
x2 +Y2 +22(t_ 2a)-'=ot

Svifuppando in seriebinomiale il coefficiente in seriebinomiale dellaZ- (lo sviluppo (t* f u n zi o n " della + .......) p a ria r+ m.( :) U. e quindi tr ascur ando al so l i to [:l' \ . 3'' \2) ( t- Za) t =( t+ Za) i t e r m i ni i n cr'e p o te n ze su p e ri or si i ottiene: I'equazione nel riferimento Con queste assunzioni scriviamo dell'ellissoide di rotazione polare: " )"
( '22 \

126l

o'=a'lt-2"!,-l I\ / a' )
per cui si pu accettare I terminia e o sono dellostessoordinedi grandezza, la seguente sostituzion et + =1=
ao-

l27l

ry e quindi sin2 l'ellissoide vieneespresso di rotazione

dall'equazione: / . \r/2 o = all -2asin' w)"' [28] per Utilizzando ancora lo sviluppobinomiale il secondo membro della l27l e i in I'equazione continuando a trascuraretermini cr-e superiori, si ottiene dell'ellissoide polari: di rotazione in coordinate o = o ( t -a s i n ' y ) t29l polari). checoincide conla [20](equazione in coordinate dellosferoide l'ellissoide di rotazione coincidecon lo sferoide Quindi a menodi terminiin a2. La geometria ellissoidica, seppur complessa, pisemplice dellageometria sferoidica. Inoltre visto,moltistudi sperimentali come abbiamo hannoindicato nell'ellissoide di rotazione idonea la formadellaterra.Si convenuto, una superficie a rappresentare pertanto, per i rilievi I'ellissoide di adottare di rotazione come superficie di riferimento fisica dellasuperficie terrestre. ll compito dei geodeti quello di determinare il semiasse maggiore minore e il semiasse maggiore owero il semiasse e lo schiacciamento cr. geometriche (misure I metodi si basano su misure di archidi meridiano e di parallelo), su misure di gravit e di tracciamento di orbite di satelliti artificiali. Nel corso degli anni i molti geodetiche hanno lavorato su tale problema, hanno determinato valori i principali: diversi di a e o. Ricordiamo (1841) BESSEL m a = 6.377.397 a = 11299,2 (1909) = HAYFORD m a 6.378.388 u= 11297,O wGS84(1e84) m a = 6.378.13 7 a = 11298.257223563

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1 Capitolo GEODESIA

L'Unione Geodetica e Geofisica Internazionale nel 1924 ha adottatol'ellissoide di Hayford come ellissoideinternazionale e, attualmente, utilizzato pressoch universalmente in tuttele carlografe ufficiali. I

L1-

sl /h \-

normale all'ellissoide passante per P

principali I parametri che caratterizzano (a), il un ellissoide sono il semiasse maggiore (c),o, in alternativa, minore semiasse lo schiacciamento crdefinito dalla[21]. Per quanto detto, possiamodefinire due superficidi riferimento che meglio approssimano la superficie il GEOIDE terrestre: e l'ELLISSOIDE. In un puntoP dellasuperficie quindi terrestre si potranno definire due normali alledue (o verticale) superfici di riferimento: la normale al geoide e la normale all'ellissoide. Le due normali formeranno un angoloe chiamato deviazione della verticale.E' un piccolo (poche angolo decine di secondi sessagesimali) e variada punto a punto.
---), normale allellissoicle Ie lu,i normale al geoide o verticale

jj

P!i suoerficie terrestre geoide

ellissoide

Fig.1.14- Superficie terrestre e superfici di riferimento La normale in P al geoide incontrer il geoide o verticale, stesso in Po.La distanza PPo quota (o quota si definisce ortometrica) e si indica con H. La normale incontrer in P all'ellissoide, I'ellissoide PP' si stessoin P'. La distanza definisce altezza ellissoidica e si indica conh (vedi Fig.1.14). (h) e quota (H) si chiamaondulazionedel Lo scostamento tra allezzaellissoidica geoidee si indica la relazione: con la lettera N. Potremo sempre scrivere h=H+N [30] In ltalia,I'ondulazione del geoidevariada circa+37 m in Calabria a circa+52 m in Val D'Aosta.

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1 Capitolo GEODESIA

1.3.1. COOR D IN A T GE E OGR AFICHE le di semiassi a e c noti, restanodefinite Considerando un ellissoide di rotazione quantit numeriche: seguenti primaeccentricit: schiacciamento: seconda eccentricit:
a-c
Q=g"

----:-

a'-c'

aat

,, e-=

A'-C' c2

le seguenti relazioni: Frataliquantit sussistono ,2 ^t2 (r-r'Xr +e'2)=1 s2 = -:,'' - -!1-e' = 2 d-a' et
7+e"

o=1-.'.tt-

o =^1un'
C

=J1-e'=1-c[

La generatrice, e di conseguenza ognimeridiano, un'ellisse di semiassi a e c detta meridiana. ellisse per lo (vedifig. 1.15)e la normale N passante Consideriamo un puntoP sull'ellissoide puntoP. stesso I N = normaleall'ellissoide
Z+

ti

parallelo
meridiano

II

c.

i,t

geografiche Fig.1.15- Coordinate sull'ellissoide (Z) nel puntoC che rappresenter normale incontrer I'asse anche di rotazione Questa meridiana in P. il centro dell'ellisse di curvatura L'angolo acuto che la normaleN forma con il piano equatoriale [XY] con segno il nomedi latitudine rpdelpuntoP. concorde all'asse delleZ,prende passante per P formacon un semipiano L'angolo meridiano diedroche il semipiano meridiano origine(ad esempioquello definitodal piano ZX) contatoin un senso positivo, prende il nomedi longitudine ?u di P. paralleli, quelledi Le linee,tracciate sull'ellissoide, di ugualelatitudine si chiamano longitudine meridiani. uguale <p il puntoP e la direzione I parametri N, e costituiscono e l" individuano univocamente iciali dette coordinategeografiche un sistema di coordinatecurvilineesuperf ellissoidiche.

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1 Capitolo GEODESIA

1.3.2.EQUAZIONI PARAMETRICHE DELL'ELLISSOIDE DataI'equazione dell'ellissoide geocentrico: di rotazione nelriferimento cartesiano


_______t_____

X2+Y2,22 ac-

, = I

[31]

i parametri <p, l" ci proponiamo parametriche scelti di scrivere le equazioni dell'ellissoide. ln un pianomeridiano dell'ellisse meridiana risulta: [Zr]l'equazione

4*4=,
ac'

l32l

= 0, sonoproporzionali lcosenidirettori dellanormale ad unacurvadi equazionef(r,Z) parziali allederivate di questa funzione lungole due direzioni (vediFig. di riferimento p e r 1 . 1 6 ) , cu iri su l ta n o :

o F i g .1.16- Ellisse m er idiana


.df c o s p =R ; = Ztf tqg=;.7 .2r k-

(tr Ldf .ot[t-Q)=stnP-r


d ac u i -

.22 Az=nF

[33]

Z = r. tgg') = r.,grp.(l "') a'

Introducendo la [33]nell'equazione [32]si ottiene:


,'*,'tg'g(l-"')' a, c, - I - n2 da cui ,' +\rtt|trp(-n')t = o'

2 Ricordando \=,7 a n s i h a i n f i n e,:' [ + r y ' e ( r - r ' ) ] = c " 7 e ' "n", Ricaviamo la quantit dallaprecedente relazione r. passaggi Consemplici si ottiene: 2 2

a'cost g cost g+ sin2rp- e' sin2g

a' cos' cp l- e2 sin2g

d a c u ir =

a cos(p l-e2 sin2 g

[34]

Sostituendo la [34] nella[33] si ricavail valoredellaZ in funzione dei due parametri scelti:
z=rtge(t-ut)=
acos(2 l- e2 sinzg

sa(-"')=%.
.Jl"'

,._rr) sin' g

[35]

parametriche La [3a]e la [35]rappresentano le equazioni dell'ellisse meridiana.

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Capitolo1 GEODESIA

geocentrico nelsistema l, e poich Poich ognimeridiano individuato dallalongitudine par am et r i c he risulta an ch e(ve d iF i g . 1 .1 7 a ) X = r cos) " e Y = r sin) . le equazioni (avendo postolV = 1 - e 2s i r t 2g ) ' . dell'ellissoide diventano
X_ Y_
), acostpcos

w
acosgsin.tr"

w w

[36]

o(t- ,')tin rp , _

parametriche molto Le equazioni risolvono di coordinate un problema di trasformazione geografiche punto precisamente, (longitudine importante, note le un P e coordinate di g), si possono Xp,Yp, l, e latitudine ricavare le corrspondenti coordinategeocentriche i i g .1 . 1 7 Z p( v e dF a). geocentriche, le coordinate non giacesulla Se il puntoP' di cui si vogliono calcolare (vediFig. 1.17b e (ellissoide) ma sta sullasuperficie terrestre superficie di riferimento geografiche (l,q,h), l'ingrandimento 1.17 c), avremoche, note le sue coordinate potremo geocentriche. calcolare le corrispondenti coordinate

- Coordinate geograf Fig.1.17 ichee geocentriche to c, risulta evidente C o nr i f e ri me na l l aF i g .1 .1 7 che r ' = r + hcosg Zr ,- 7+ hsing. Comenelcasoprecedente, avremo che X", = r'cosl a Yr,= r'sen)". parametriche Le equazioni le coordinate chedefiniscono del puntoP'saranno allora:

17

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA /\ g) cos X r, = (r + hcos A =[ *


YP' -

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\w)

* nlcosp. cos2

=(# + h)cosv.srn (r + hcosg)sen)" I

[37]

zP'= (z * hsens)= tt-

[#

,)-,t , "')+

per il calcoloun foglioelettronico Esercizi consigliati, da svolgereutilizzando

potare es*re[e]**o'! - determinare it semiasse c, t'eccentricit d e la secondaeccentricit ellissoidi: e'2deiseguenti

c = a(l - a)
2 =2A-Az
gz
fa

z=

l- ez
ellissoide
Hayford WGS84 Bessel Delambre Everesi Fisher Clarke Helmert
a

0,c

en

lml tmI 6.378.388,000 0,0033670036.356.911,9 0,00672267 o0 0,0067681 702 1 6.378.137,0000,00335281 6.377.397,155 osogg42773 6.376.985,0000,003240441 6.377.397,0000,003324468 6.378.249,000 0,003466205 6.378.140,0000,003407155 6.378.140,0000,003352330

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Capitolo1 GEODESIA

geocentriche (ellissoide s$ercizis *'* - determinare le coordinate di Hayford) geografiche di un punto P noto in coordinate ellissoidiche:

=l-t

(a

\w u l -[w -' / r ) . " , q . s i n ) "


tr

l).o,

q-cos ).

=l !-h - , ' ) + n ) s , n rt
LW'
| - ez 'sinzrp
I primi secondi 45 11,0393 17

riga di calcolo

gradi 44

mi 24

secondi ml 29.20335 322,4909

h{AYFORD o = [m] 6.378.388,000 0,003367003 cr: e'= 0,006722670


calcoli q lrad = l. [rad] =

0,781039879 29295946 0,1 W = 0,998332592 alW = 6.389.04 13 9 ,1

risultati geocentriche X [ m ] = 4.499.734,14 Y[m]= 585.061,27 Z [ m ] = 4.467.990,36

ll passaggio inverso geocentriche che prevede la trasformazione (Xp,Yp, da coordinate geografiche (lp, gp, h), pi complesso Ze) a coordinate in quanto non sono direttamente esplicitabili le relazioni di I e di h. passaggio ll (masonopossibili awienein formaiterativa anche altresoluzioni). ll valore di ), immediatamente deducibile dalleprime dueequazioni delle[37]: ^Y
A= afctg x

presente dallestessedue equazioni lal42l, avremo: e tenendo =(lr+ h)cosrp ,=Jx\y,


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Caoitolo 1 GEODESIA

indicato avendo con N il raggio di curvatura del meridiano in P (vedi1.3.3.) e dividendo laterzadelle37 per il valore di r si ottiene:

;=

(, z _LNO-e2)+hlsec _( N + h l . - e z N np . . ^q = . na = ---win t^ a-n l r -"*' * N) tl a

r^'l

@+D#a

in prima trascurando approssimazione il valoreI I -:-N - I si ottiene : rp=arctg --'-- Z r I N+hJ da cui il calcolo approssimato delraggio di curvatur 41 1J= L =

^2rr \

I- e2 sint q

dallaprimadelle[37]si pu ricavare un valoreapprossimato di /z= cheinserito nella formula rigorosa di q: g = arctT

cos(4cosA

^- N

,(r- "'* ) N+h)


\

permetter ll nuovo g. valorecosottenuto iterativo un calcolo di N, h e nuovamente quando, postoun intervallo Le iterazioni terminano di convergenza e, accade che:

u.o e lg,, g,,-,1.

eo lh,, h,,-rl<

pocheiterazioni (nell'esempio Sonosufficienti le iterazioni seguente di calcolo sono7) perottenere valori stabili siadi g chedi h.

geografiche *senmimim n n3 - determinare le coordinate ellissoidiche <p, 1,,h (ellissoide punti WGS84) dei seguenti l, = arcte{ r=l*+y'
l

N=a w
h= x
cos tpcos l" Z
/ 2^,,

-N

q=arcfg

,ft- "N l N+/tJ I

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1 Capitolo GEODESIA Y

x
lml
riga di calcolo 4.499.525,4271

z
lmI

lml

585.034,1293 4.467.910.3596

w*ss4
a=[m]
0(=

t - catcoli
'l"l

6:378:137,000 0,003352811 0,006694380 0,12929594648 4.537.399,476 iterazione 1 it*r*:i*ne ? ileraz!*ne 3 0,777681856 0,781051038 fe fe0,781039842 0,998350872 I 0,998339577 I 0,998339615 6.388.672,738 6.388.745,019 -20767,51115 I 392,9325441 16.388.744,779 322,2564504 | | 0,781051038-r 0,781039842- 0,781039879

.[rad] =

r [ m ]=
Z

wNh=
Z /-'1v = il I - J N+ir, I

ileraa*r:e 7 0,781039879 0,998339614 6.388.744,780 322,4909402 0,781039879

risultati ', ' .-.,' go = lgradi] g' = [primi g" = [secondi] fo = [gradi] ]u' = [primi] |," = [secondi] h=[m]

44 45 1,0393 7 24 29,233 322,49

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1 Capitolo GEODESIA

DI CURVATUHA NORMALI. 1.3.3.RAGGI DELL'ELLISSOIDE. SEZIONI allasferapassante Consideriamo un puntoP giacente su di unasfera e la normale puntoP. Tuttii piani perlo stesso la normale, checontengono ossiail fascio di piani per la la normale, intersecheranno sfera delle circonferenze di aventi costola secondo raggio R. in P delle il raggiodi curvatura Quandoinveceil puntoP giacesu di un ellissoide analoghe sezioninon sar pi unicoe pari ad R non sar pi cos immediato calcolarlo. Distinguiamo subitotra sezioninormaliesezionioblique. sull'ellissoide e la sua normale; tutti i pianiche Consideriamo un puntoP giacente la normale,ossia il fascio di piani aventi per costola la normale, contengono l'ellissoide sezioninormali(vedi intersecheranno secondodelle linee pianechiamate Fig.1.18). Tuttele altreintersezioni tra I'ellissoide e un fascio di pianiche noncontiene la normale sezioni oblique. saranno chiamate
normale all'ellissoide

- Ellissoide nor m ali F i g .1 .1 8 e sezioni in funzione dell'angolo nelpuntoP, raggi di curvatura diversi Le sezioni normali avranno generica la sezione normale formacon il pianoche definisce normale che la sezione "meridiano". minimo varieranno da un valore normali con continuit I raggidi curvatura dellesezioni (N).Le sezioni (p)ad un valore normali rispettivamente il minimo massimo che hanno e prindpali raggi raggio normali e i loro di il massimo di curvaturasono dette sezioni curvatura raggi principali di curvatura.Le sezioni normali principalisono tra loro ortogonali. una nellesuperfici terrestre, In particolare di rotazione, come nel caso dell'ellissoide punto passante per principale il Pe sempre con il meridiano normale coincide sezione (vediFig. 1.18),corrisponde cio al pianoche I'altra perpendicolare al meridiano per P. passante la tangente al parallelo sempre contiene parametri ulteriori Nellostudio di una superficie importante definire anchei seguenti che la caratterizzano: calcolato F curvatura(C) in un punto del raggio di curvatura definita comeI'inverso punto q ue l p u n to , in nel P del m er idiano di Fig.1.18lacur vatursar a a d e se mp i o pari aC=1lp

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Capitolo 1 GEODESIA

in un punto la mediaaritmetica delle ) curvatura media (CM) della superficie per quel punto, alla normali sempre con,riferimento di tuttele sezioni curvature

'*' ione):cM=1f

zlp' w)

in un puntol'inverso del quadrato della F curvaturatotale (CT) dellasuperficie alla Fig. 1.18 mediaaritmetica sempre con riferimento di tuttii raggidi curvatura, I CT= datasenzadimostrazione): sarparia (relazione pN particolari queste vediamo che: Applicando definizioni ad alcune superfici ) il piano una superficiecon curuatura totaleovunquenulla; due qualunque principali possono considerate direzioni ortogonali essere direzioni ; nulla;in entrambe ovunque F il cilindro e il cono sono superfici a curuatura totale (quellacon il massimo principali raggiodi curvatura) la una delle direzioni (nel I'altra la direzione ad essa perpendicolare della generatrice, direzione unaconica); e nelconodefinir cilindro definir unacirconferenza =* pari F la sfera una superficie totalecostante a curuatura . R Z a at (in qualunque

puntosi verifica direzioni che p = N = R = raggiodella sfera);due qualsiasi principali; possono considerate direzioni ortogonali essere ( costante variabile su F l'ellissoide a curuaturatotale di rotazione unasuperficie parallelo) e vale,comegidetto;CT= + ciascun pN quandoparleremo di cartografia, owero troveranno diretta applicazione Questiconcetti quando il problema dell'ellissoide sulpiano. illustreremo dellosviluppo generica o (vedi normale che formaun angolo ll raggio Rodi una sezione di curvatura minimo in funzione del raggio di curvatura Fig.1.19), con il meridiano, chiamato azimut, p e massimo N ricavabile di EULERO chedice: conil teorema _I= _ cos'd
RopN

sin' a

[38]

pianoche definisce la sezione principale normale con raggio di curvatura in P paria N

pianochedefinisce il meridiano principale (sezione normale che ha in P paria p raggio di curvatura

in P Fig.1.19- Raggi di curvatura

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Passiamo ora alladeterminazione delleespressioni dei raggiprincipali di curvatura nel caso che la superficie considerata sia I'ellissoide di rotazione che abbiamo assunto comesuperficie di riferimento. tn questo caso,i meridiani sonoellissi tutteuguali tra lorocon equazion"4 + 4 = t a' c' Ricordando che in una curvapianail raggio di curvatura il limitedel rapporto tra un elemento di arco ds e I'angolo compreso fra le normali allasuperficie per gli condotte estremi di tale elem_ento (vediFig.1.20) e ricordando inoltre chetaleangolo pariaita differenza di latitudine dei due estremiin quantopunti avente,graI" longitudine, otteniamo:

Fig.1.20- Definizione del raggio p di curvatura '


P

ds
- -

"[dt-\

dl

drp

drp
sin2g

[3s]
si ottiene:

Derivando le [3a]e [35]rispetto a q e ponendo W _dr _ dq -csin ew +nrorgl_ 2e:sin e 'e c o s '_ 2r/ w2 a sinrp- ae2sin3 rp- ae2sin rpcos2 g w3 a(t - n')sing w3 in modo analogosi ottiene:

a sintpW2- acosz cpsinrpe2 w3

,p+ cosz ae' .;in,eGin' <p) _a .;in,,pw3

a z -o (t-"' ) r or r p dg w3

Sostituendo nella [39]si ricava:

e quindi: oh - r') =
P *,t-

[40]

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Per trovareil valore del raggiodi curvatura massimoN, applichiamo il teoremadi Meusnierche dice: il raggio di curuatura in un punto P di una sezioneobtiqua(r) uguale al raggio di curuaturadella sezione normale (N) corispondente at piano'che contiene la tangentein P alla sezione obliqua mottipticato per il cosenodell'angolo formato dai piani delledue sezioni. (vediFig. 1.21)

sezione obliqua

Fig.1.21Teorema di Meusnier Nel nostrocaso pensiamo al parallelo passante per P come una sezioneobliqua (sezione che non contiene la normale) e che avr raggiodi curvatura pari a r espresso dalla[34] (nell'ellissoide di rotazione i paralleli sonodellecirconferenze). Definiamo la tangente al parallelo nel puntoP e consideriamo il fascio di pianiche avr per costola la tangente appena definita. Tra gli infiniti pianidel fasciosi trover ancheil pianoche conterr la normale alla superficie; questopianodefinisce ancheuna delle due sezioninormaliprincipali passanti per P e precsamente quellaaventeil raggio massimo paria N. Peril teorema di Meusnier, dunque si puscrivere: r ' = N c o sg da cui,ricordando la [3a]si ottiene:
r acos(p I a

t4l l

cosgwcosewl42l Dalla la seguente relazione: [a0]e dalla[a2]si puricavare


-(1-e2) g-l+e2 _er(l_sinr g) _ =1_L=1_(1-e_') _w2 _l-e2sin2 _ _ = N N w2 w2 l_ts_lnrg 1_;rr;, e'cos' (o = ------:------l-e-sin-g N - p

in baseallaqualesi possono trarre le seguenti considerazioni: > N sempre maggiore o uguale ap D la differenzalra i due raggiprincipali dicurvatura massima (g = 0) all'equatore F la differenzatra i due raggiprincipali di curvatura nullaai poli(g = nl2) ) la differenza relatva tra i due raggiprincipali di curvatura dell'ordine di e2 owero (circa 1/150 il doppio delloschiacciamento a).

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1.4. SEZIONI NORMALI E GEODETICHE Ricordiamo il procedimento di rilievo cheabbiamo nelparagrafo 1.1: descritto (ellissoide) definitala superficie di riferimento e proiettati sulla stessatutti i punti icativi del terreno da rilevare,bisognermisurareangoli e distanzeper signif determinarne la posizione reciproca. Possiamo immaginare di congiungere tutti i punti proiettati sull'ellissoide con linee per ricostruire appartenenti alla superficiedi riferimento la formadeglioggetti che stanno sullasuperficie terrestre. questi punti?. Con qualecriterio colleghiamo Teoricamente, i due puntiA e B, giacenti possono sullasuperficie di riferimento, essere unitiin infiniti modi.Se la superficie di riferimento fosseun piano, nonavremmo li uniremmo dubbi conun segmento di retta. Abbiamo appena definito la sezione normale.Possiamoadottarlacome linea i duepunti congiungente A e B?

superficie di riferimento (ellissoide)

geodetica Fig.1.22Def inizione della NO perch tra i puntiA e B, la sezione normale non unica. Ne esistono, infatti, due: quellaottenuta come intersezione con I'ellissoide del piano contenente la normalenel punto A e passanteper B e quella ottenutacome intersezione la normale nel puntoB e dellostessoellissoide con il pianocontenente passante per A. Le due normali (perA e per B) sonotra lorosghembe le due e quindi Differiranno sezioninormalinon saranno tra loro coincidenti. di poco tra loro, ma rendono nonunivoca la linea i punti A e B. congiungente L'univocit della congiungente i due punti si avr invecese tracciamo una linea geodetica. particolare chiamata La geodeticaviene definita analiticamente come quella linea appartenentealla superticie di riferimento che gode della propriet di avere in ogni suo punto la normale alla linea coincidente con la normale alla superticie. geodetica, pensiamo Percapire meglio linea che cos'questa strana chiamata a questi i i g .1 .2 3) : d u es e m pl i ci e se mp(ve i dF F se la superficie fossesferica, di riferimento la lineacongiungente i due punti allora geodetica (geodetica A e B, tracciata secondola definizione di data dellasfera) massimo; sarebbe un arcodi cerchio F se la superficie fosseun piano,allorala lineacongiungente di riferimento i due puntiA e B, tracciata la definizione secondo di geodetica data (geodetica del piano)sarebbe il segmento di rettaAB. In questo caso,qualsiasi altralinea,in giacente ogni punto,avrebbe semprela normale sul pianostessoe quindinon conforme alladefinizione di geodetica.
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Fig.1.23Geodetica dellasfera e delpiano Le geodetiche del pianoe della sfera (segmento di rettae arco di cerchiomassimo) positivamente rispondono anche alladefinizione di distanza tra i due punti. Sonociole congiungen dti i mi n o r l u n g h e zz a. Nelcasodi superfici picomplesse (ellissoide) si pudimostrare che,se i due puntinon sonomolto distanti tra loro,la geodetica cheli congiunge unica e rappresenta ancheil percorso di minima lunghezza. Sempre con riferimento all'ellissoide e in basealledefinizioni date,si puaffermare che un meridiano contemporaneamente sia unasezione (vedi normale che unageodetica Fig.1.24): D una sezione perch normale il pianor,Zche lo definisce, contiene solonormali all'ellissoide; F una geodetica perchin tutti i punti del meridiano, coincidono la normale all'ellissoide la normale e allalinea. Per le stesseragioni,invece,il parallelo non n una sezionenormalen una geodetica (vediFig.1.24): ) in ciascun puntoche definisce (ellissoide) un parallelo, la normale allasuperficie noncoincide pariallalatitudine; conla normale allalinea, ma formano un angolo F soloall'equatore le due normali coincidono l'equatore, e quindi comeil meridiano, sarcontemporaneamente sia unasezione normale cheunageodetica.
I ,' normale all'ellissoide e normale al meridiano all'ellissoide . normale ' normale alla
parallelo

parallelo

meridiano

{---'linea

,, equatore

Fig.1.24Sezione normale e geodetica riferiti al meridiano e al parallelo

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nel casodell'ellissoide Sempre si pu affermare che le geodetiche sonocurvegobbe, cio lineeche non giacciono su di un piano(vediteorema di Clairaut nel prossimo paragrafo). un problema dal punto di vista teorico,ma lo diventa Questofatto non rappresenta quandopensiamo invecealla misura topografica di un angoloo di una distanza che dovrebbe avvenire lunghezze tra tangenti a geodetiche o definire di geodetiche. Le geodetichenon sono "praticamente" materializzabili sul terreno e, in pi, per gli angoli (teodolite) pu solodefinire la situazione, lo strumento aggravare che misura delle sezioninormalie non delle geodetiche. Chiariremo meglioquesticoncettie pratiche vedremo neiparagrafi anchele soluzioni da adottare 1.4.3 e 1.4.4. 1.4.1.EQUAZIONI DELLEGEODETICHE precedente Traducendo in formulela definizione data nel paragrafo si possono ricavare le equazioni In generale, differenziali dellegeodetiche. data una superficie generica Q\X,Y,Z)= 0, sappiamo che i cosenidirettori dellanormale alla superficie

d ,l q o n o-:I l( ao\' da\' d\' -| - : a -; -| -= - =a ; V al V= . l l ^ | + l - = | + l - = | OoVe Ndx NdY Ndz \dy) \dz) \\dx) parametriche le cui equazioni Consideriamo ora una lineaappartenente a tale superficie fx = x(s) = r(s) siano: ]r I
lZ = Zls) ' d'{ L4, ,t ' ' K d t ' i coseni valqono: '''Kds2'Kd direttori dellanormale di talelinea L !?

Per imporre che tale lineasia la geodetica dellasuperficie sceltale due normali ora per verificare le seguenti relazioni: coincidere, cuisi dovranno definite devono

;ry
df

Q 0 0 ax _Y _az =;+=;t
,t"' ,l"t

r43l
p a'Y Qd'?x=
x ds' Y ds'

La primaequazione nella[43]: differenziale contenuta

0 esprime

molto importante Vediamo dellegeodetiche. di definirla: unacaratteristica la superficie Q(X,Y,Z)=0 nel nostrocaso quelladell'ellissoide di rotazione con e q u a z i o n++1 e -=
at

X2 +Y2

'72
ct

r iscr itta nella for ma' .X2 +Y' +\zt I ch ep u esser e

n2

- at =0

-(o -5r)= xz +Y2

= a'-c' e2 o e sapendo che


a-

4L' l-

a-

e quindi- = ct

a'I

l-e2

a(x.Y,z)= x: +r' -[r' -ft):

o
dX

A partireda questaequazione risulta:4 = r"

e 4 = 2 Y . Sostituendo tali relazioni

dv

nella differenziale considerata si ottiene: equazione

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X---L-=(.1

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--dzY -.d'x

ds, ds, percuiintegrando si ottiene: _.dv -.dx x--r--cos.


ds ds

e quindi

,.

d(,,dY

..dxl

;[t

*-,

e)=o

144l
[45]

z =........
avremo: d X = -r. ds dY= ds

Perquanto visto nellascrittura parametriche delleequazioni dell'ellissoide: X=X(s)=rcos). Y = I(s)= rsin).

f . COs/t-

" i l " + cos "dr sln/t/,ds ds ds . d ) " s , l n l^ d r = - .-i+ l. t+ x

..dtr
S t n/ t -

"dr
ds .dr
ds

ds

ds

ds

Sostituendo taliespressioni nella(45)abbiamo:


* ' - ., . s i n . dr ,,, d) - Y . c o s . ,,, dl ) .dr = c o s t .d a c u i X' +X ).:-+yds ds ds ds , , )') ).. ( x t + Y t l ! ! + ( x s i n) - Y c o s )' .d \s a =.orr ' 'ds r- -+
,d)"
dS

(rcos/tsln /-

a.

r s t nl c o s l )

^rdr

dS

, = cost

d)" "rcost ds

[46]

Consideriamo infinitesimo ABPsull'ellissoide. ora un triangolo pu piano. Conbuona approssimazione esso essere considerato

Fig.1.25- Triangolo infinitesimo sull'ellissoide di rotazione Se a I'azimut PB, si ha: r . d \ u = d s . s i n ce della geodetica x ,q u i n d i * = t ' n o
dsr

nella[45]portaallarelazione: sostituito
rsind, = cost.

l47l
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che in ogni punto di una il teoremadi Clairaut,il qualeafferma La fi71 esprime geodetica, costanteil prodottodel raggio tracciatasu una superficidi rotazione, per il seno dell'azimut dellageodetica. del parallelo costante di Clairaut. e vienechiamata La costante tipicadi ognigeodetica Questo teorema molto importanteperch permettedi definire con semplicit di rotazione. di unasuperficie I'andamento dellelineegeodetiche (cio si sviluppa c = 50eon conazimut Ad esempio se da un puntoP esceunageodetica geodetica punto si il sulla mano che man Nord Est),I'azimut crescer in direzione diminuisce. il raggio delparallelo da P, in quanto allontana il raggio di curvatura, nel punto P, iraggi principali n",4-determinare emwncEeim di Clairaut e la costante dellasferalocale,il raggiodel parallelo
o - r') 'D w= r-#

N:L

w
acos a

p = J pu

w
r\n

"

---------;------

oN a Ncos-a+ psin-

r sen& = cost
q gradi riga di calcolo 44
pflml ?t

azimuta secondi gradi 52 45


pflml

secondi
48

gradi
7

pnml

43

20

secondi 0

HAYFORD a = [m] 6.378.388,000 o(: 0,003367003 .'= 0,006722670


caleoli

9 [rad]= l. [rad]= = u [rad] W= risultati pf,l= Pl= r= Rct= = cost.di Claraut

0,780685774 0,128242915 0,785398163 0,998333784 6.367.283,01 6.389.033,51 6.378.148,99 4.538.967,98 6.378.139,71 3.209.535,04

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1.4.2.SVILUPPI DI PUISEUX.WEINGARTEN - Weingarten gli sviluppi importanza Notevole in geodesia, rivestono i di Puiseux qualiconsentono le coordinate di determinare X,Y,Z di un puntoP appartenente ad in un riferimento una geodetica, euleriano alla [O,XYZ]la cui origineappartiene geodeticaconsiderata, geodetica in funzionedell'arcodi s che unisce O e P e dell'azimut a di talegeodetica nel punto O. iz

X -t

- Ter na F i g.1.26 euler iana (vediFig.1.26)si intende Perternaeuleriana unaternaortogonale cartesiana avente I'asseZ coincide in O, I'assedelle Y coincide con la normale all'ellissoide con la passante per O e I'assedelleX coincide tangente al meridiano con la tangente al parallelo in O. Gli sviluppi di Puiseux-Weingarten servonoa facilitare lo studiodelle propriet di curvatura della geodetica e in definitiva il grado di approssimazione a caratterizzare problemi raggiungibile, in relazione alla distanza, nellasoluzione dei pi importanti di Geodesia operativa. questi A menodi termini di quarto ordine, sviluppivalgono: X =.s si n t -:-(, 6 p N ( " l| | 6pt't( e ' si n '-ac9st P) - l l-e'sin'g )) 1 )) [48]

y =r . o r o l t - - : - f , * " ' c o s ' a c o s ' P ] l -"'

Z=-s(-:_.-L
\2R"

3e'sin'ecosd

6R; l- e' sin' g - e' sint d

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esrcizie n oS * calcolare le coordinate del punto P nellaternaeuleriana

X = s ,inolr-L(tL 0plrl
Y=s"oro[, t'

e2sin2a cos' cp I - e zs i n 2c p

(r* e'cos'dcost g
l-e2

L 0pnI

l )l
gradi p n m l

s lmI
riqa di calcolo

11.943,82 53

azimuto secondi 55 1,95

lat o dell'oriqine gradi primi secondi 44 46 48,075

$.{&vpftwCI semiasse equatoriale a = [m] 6.378.388,000


q,= schiacciamento eccentricite' = 0,003367003 0.006722670

calcoli A [rad]= W= p= N= azimuta [rad]= R' [m]= 0,781558803 0,998330845 6.367.339,25 6.389.052,32 0,941032809 6.381.504,03 9.652,59 7.034,35 -11,'l I

rieultati
X[m]= Y[m]= Z[m]=

1.4.3.MISURE TOPOGRAFICHE: INCONGRUENZE TRATEORIA E PRATICA (ellissoide) La geometria sullasuperficie di riferimento si pucostruire considerando geodetica. figure i lati delle cui sianoarchidi Sardunque opportuno definire, dal punto potreseguire le misure nellarealt. di vistapratico operativo, che il topografo "principe" (strumento Vedremomeglionei paragrafi successivi che il teodolite delle misuretopografiche), in grado di definireesclusivamente dei "piani"di misura (vediFig.1.27). mediante il proprio assedi collimazione e la rotazione delcannocchiale quindi,NON in grado di operaresecondo la definizionedata di ll teodolite, geodetica, ma pu individuare esclusivamente dellesezionipiane. questo Come ulteriore aggravante a schemadi misuratopografica, diciamoche nel mediante l'uso di semplici livelle, teodolite, si disponeI'asseprincipale secondola (chefa riferimento verticale la normale al geoide) e NONsecondo all'ellissoide che la di riferimento. superficie quindi a misure eseguitesull'ellissoide Le misure topografiche fra equivalgono sezionioblique.
32

b--.

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..1

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verticale (riferta algeoide)

- Schema topografica di misura Fig.1.27 le seguenti: saranno realt operativa, nella eseguibili topografiche Le misure gli terrestre, puNTt: due punti A e B sulla superficie considerati FRADUE DtsrANzA dell'arco di la lunghezza permettono di definire impiegati di misura e i metodi strumenti riferimento. di A' e B' sullasuperficie le proiezioni che congiunge sezionenormale individuata normale par. che la sezione 1.4 e cio gi nel quanto qui detto Ricordiamo tra i duepuntinon univoca. di stazione due puntiA e B e un terzopuntoS (punto considerati AZ1MUTALE: ANGoLo fra le sezioni I'angolo ASB, che si pu misurare azimutale I'angolo del teodolite), SA e SB. normali a A, misurabile di B rispetto due puntiA e B, I'azimut Considerati DtuNpuNTo. AZIMUT che la sezione I'angolo giroscopici, teodoliti o con astronomiche con osservazioni si L'azimut Nord. verso in A diretta al meridiano AB formacon la tangente normale 0 i valori da tutti del Norde puassumere dalladirezione a par.tire orario in senso valuta a2n. procedere in questomodo: si potrebbe Teoricamente e non alla riferite allaverticale dellemisure l'incongruenza accetia si F inizialmente punti del oggetto dei proCede coordinate delle al calcolo e si normale all'ellissoide rilievo; si della verticale, la deviazione per ogni punto,si determina F successivamente, le per ridefinire i calcoli ripetono e si eseguite misure tutte le correggono del rilievo. dei Punti coordinate tutte le misure,hanno accompagnano che inevitabilmente Gli errori strumentali, che si dovrebbero delle correzioni dello stessoordine di grandezza un'influenza prima indicato. procedendo nel modo apportare e si procedenell'ipotesiche tutte le misure viene quindi accettata Llincongruenza riferiteall'ellissoide. eseguitsulla superficiefisica terrestresiano effettivamente

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Capitolo'l GEODESIA

1.4.4.TEOREMI DELLAGEODESIA OPERATIVA Resta ancora un problema da superare. Comegidettosi possono misurare angoli e distanze normali solotra sezioni e nontra geodetiche. Consideriamo due punti sull'ellissoide P e Q, I'arcodi sezionenormales' che li congiunge avente azimut o' e I'arco s di geodetica cheli congiunge di azimut a. Perarchidi alcune centinaia di chilometri, trascurando termini dell'ordine di (s/N)8 si pu gli sviluppi dimostrare, utilizzando di Puiseux-Weingarten la seguente relazione:

I49l s 3 6 0N'R ; [l+l -r' .) Per s = 1.000km, la quantit sopra riportata dell'ordine di 10-8(circa10 pm al Poich chilometro). i metodi di misura utilizzati non consentono di raggiungere precisioni giustificato superiori a 10-6+1 O'7 pertettamente ritenereche misureeseguite secondoarchi di sezionenormaledianogli stessirisultatidelle misureeseguitesecondo archi di geodetica.
Per quantoriguarda la differenza tra i due azimut(il primosul geoidee I'equivalente sull'ellissoide), semprericorrendo agli sviluppi in seriedi Puiseux-Weingarten, si pu dimostrare la seguente relazione: chesussiste
.ste' rp d'-d = ,:_-:=sin2acos2 t50] l 2 NR o |- eSi noti che a paritdi s, tale differenza massima all'equatore e nullaai poli dove geodetiche normali, sezioni e meridiani, coincidono. = nl4la [50]fornisce i seguenti Considerando unageodetica di 100km e cx risultati: = c['- c[ 0.03" all'equatore cr'- cf,= 0.01" allalatitudine di nl4 Talidifferenze aumentano di 10 volteconsiderando archi di geodetica di circa300km. qualche Se si tienecontoche la precisione di misura degliangoli raggiunge al massimo per effetto decimodi secondo sessagesimale e che non possibile, dellacurvatura pi di 200 km, si pu concludere misure fra puntidistanti terrestre, effettuare che una misuradi azimut,anche se effettuata con riferimento a una sezionenormalepu riferita sempre considerarsi a unageodetica. Analoga conclusione si pu trarreper la misura degliangoli azimutali datoche per un pu angoloazimutale, che essereconsiderato come differenza tra due azimut,al massimosi potrebbero avere discrepanze doppierispetto a quelleappenamessein evidenza.

''-'=+*t

r2

rp ,in,2acoso

la sostanza costituisce dei teoremi della geodesiaoperativa Quantosin qui esposto owero, in sintesi,il fatto che qualunquemisura di azimut, angolo o distanza eseguita con i mezzt a disposizione dei topografi puo ritenersi eseguita con riferimento ad archidi geodetiche dell'ellissoide di riferimento.

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1.5. ESECUZIONE DEICALCOLI SULLASUPERFICIE DI RIFERIMENTO problema Accettati i teoremi dellageodesia la risoluzione operativa, di un qualsiasi propri deveessere congli algoritmi eseguita della trigonometria ellissoidica. perpiuttosto per cui opportuno risulta la possibilit Questa complessa, esaminare di pi semplice in maniera eseguire i calcoli limitando le lunghezze opportunamente dei laticonsiderati. D'orain poi considereremo piccola la quantit 10-2 comequantit del primoordine. Per le formule che seguiranno si esprimeranno le approssimazioni in termini di potenze di talequantit. piccole Ad esempio, considerando archi di geodetica s = 50 km,sonoquantit del primo
ordine: t t t PNR" "td

A conclusione dellabreve trattazione che seguir si vedrche se gli archidi geodetica le figure noneccedono che compongono oggetto i 100km, icalcolieseguiti del calcolo "praticamente risultano con gli algoritmi dellatrigonometria sferica uguali" a quelliche si la trigonometria otterrebbero usando ellissoidica. i 15 km i risultati Ancora,se le dimensioni non eccedono con la che si ottengono piana sono "praticamente uguali"a quelliche si otterrebbero trigonometria con la trigonometria ellissoidica. "praticamente i risultati Si definiscono uguali" di duecalcoli eseguiti con algoritmi diversi inferiori derivanti tuttele volteche le differenze sono decisamente alle incertezze dalle misure. 1.5.1. C A MP O GE OD E T IC O gli sviluppi Riscriviamo di Puiseux-Weingarten cheesprimono le coordinate euleriane (X, Y, Z) di un punto Ps;; in funzione delle sue coordinate appartenente all'ellissoide geodetiche polaris (arcodi geodetica) crtrascurando il secondo addendo e azimut della piccola quantit Z perch del quarto ordine: e 's i n ' - a c 9 sp ' ]-l x .' e = s . s i n a . [t- - | . , l 6pN\ l-e'sin'q ))

cos'a cost P"ll yo * "' ' e '= s .cosa[t ---|,, 5 p N l "' ( )l L


7

[51]

st 2Ro

nel punto originedella terna Se ora consideriamo una sferatangente all'ellissoide p="[pN, possiamo euleriana, sferalocale, raggio definire chiamata avente su di essa geodetiche polari(s,cr)del puntoPerr. un nuovopuntoPsre con le stesse coordinate

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Capitolo1 GEODESIA

S/

- T e rn a F i g .1 .2 8 e uler iana sull' ellissoide e sulla sfer a ll sistema locale, di riferimento non ha subitospostamenti cio la ternaeuleriana, a dellasostituzione dell'ellissoide seguito con la"sferalocale" e quindipossiamo calcolare le coordinate euleriane del nuovo punto Pslscor'rle stesse relazioni di PuiseuxWeingarten.

x^ [r-j--l=r.rint l,--ll r{! = s . s i n o


L 6R'_l l.

6pN )

y. -j-.l = s.cosal = r..o.o.[r r--j-l '''


L 6R- I \,

6pN)

l52l

=--L z =-" 2R

zJpN

p=N - Ro= R ed inoltr e i ggio I n f a t tn i e l l a sfe ra d ra R ri su l tano: e?= 0 L'errore che si commette considerando il puntoP proiettato sullasferalocaledi raggio le differenze R anzich sull'ellissoide si ottiene valutando dellecoordinate euleriane di rispetto Perr. P.1" all'equivalerte
s - e - s t n--a c o s I x , - x .r'' = - s ' s i n g 6pN | - e' sin' g
-, s' e'cos' acos' g lr," - Y.",, - - - - - - 6 P N l-e2
J l U J g

)1.)1

Is3]

2o,,,- Zr"u

s'l I 2 [R"
I

1 --_

^!Pw

= 0 o a= xl2i ll massimo delledifferenze della[53]si ha perg = 0 e cx (in nella valori mm)sonoriassunti tabella: 10 S 15 50 100 200 30 tkml Ikm tkml lkml Ikml fkml tkml
Xp"lrl I Xprt"[mm] Yprr"Yp"rrl I [mm] lzr",o-2o",, I [mm]
0 0 27 0 0

s0

1 1 240

664

2S 28 2.657

223 223 10.629

gli scostamenti Comeappareevidente, tra ellissoide e fera localediventano sensibili in planimetriche per per (X Z maniera differente la e le coordinate e Y).
36

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

1 Capitolo GEODESIA

A 15 km dall'origine lo scostamenloZ gi di 60 mm, mentre praticamente nulloper laXelaY. A 100 km dall'origine, lo scostamento Z superiore ai 2,6 m e quindiinaccettabile, quello mentre in X e Y solodi 28 mm. Definiamo dunquecome campo geodeticoquell'intorno dell'origine localeO entroil qualesar possibile (sferalocale) approssimare I'ellissoide con una sferatangente e quindi risolvere tuttii problemi di calcolo semplicemente conla trigonometria sferica. questo per le coordinate Naturalmente planimetriche intorno (X e Y) e per la differente Z;nel primo casosardi 100km e nelsecondo sardi15km. 1.5.2.CAMPO TOPOGRAFICO il pianotangente Se ora consideriamo allasferalocalenel puntoorigine dellaterna (piano euleriana XY), possiamo su di essoun nuovopuntoPpi3 definire coo le stesse geodetiche (s,c) delpuntoP"11. polari coordinate

I I

i la geodetica OPpi" piano X,Y ,/ sta sul

- Ternaeuleriana Fig.1.30 sullasfera e sul piano Anchein questocaso il sistemadi riferimento locale,cio la terna euleriana, non ha subitospostamenti a seguito dellasostituzione dellasferalocalecon il "pianotangente" possiamo le coordinate e quindi calcolare del nuovopuntoPpi6 euleriane corle stesse relazioni di Puiseux-Weingarten.
=,tcosa -0

t55l

L'errore il puntoP appartenente che si commette considerando al pianoXY anzich alla sferalocalesi ottienevalutando le differenze dellecoordinate euleriane di Ppls rispetto P"1". all'equivalente
^D ' -xo
tra ' sli A

) .svPtr 1 ,S
altl

'.t.slna

Yo -Yr.

=-..t.cosa 6pN

[56]

. =-= Zr . - Z o'{t' -t'' 2tlpN

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Capitolo 1 GEODESIA

ll massimo delledifferenze della[56]si ha pere = 0 e cr= 0 o u= nl2i (in mm)sonoriassunti i valori nella seguente tabella:
S

Ikml I Xro'u Xprr"| [mm] I Yro,u Yp"r"| [mm] I z r n ^ Zp*" I lmml

0.1 Ikml
0 0 1

0 .5 tkml
0 0 20

1 tkml
0 0 79

2 lkml
0 0 315

5 tkml
'l

10 lkml
4 4 7.865

15 lkml
14 14 17.697

50 tkml
516 516

100 Ikml
4.120 4.120

1
t.Yoo

Anche in questocaso, appareevidente che gli scostamenti tra sfera localee piano perla Z e perle coordinate planimetriche (X e Y). tangente valori diversi assumono perla X e la Y. lo scostamenloZ Gia 100m dall'origine di 1 mm,mentre nullo A 15 km dall'origine, lo scostamento Z superiore ai 17,6m e quindiinaccettabile, q u el l o mentre i n X e Y so l od i 1 4 mm . quindicomecampo topograficoquell'intorno Definiamo dell'origine localeO entroil quale sar possibile la sfera localecon un pianotangente approssimare e quindi piana. risolvere di calcolo conla trigonometria tuttii problemi questointorno planimetriche Naturalmente significativo soloper le coordinate e vale 1 5k m . per quantoriguarda la Z, NON si pu mai approssimare la sferalocale Invece, con il pianotangente perchl'errore precisione maggiore che si commette sempre della NON definibileun "campo e quindi,per quantoriguarda l'altimetria strumentale topografico".

Jtt

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Capitolo 1 GEODESIA

*$ercizion " 6 quanto definito come "campo geodetico"e "campo Verificarenumericamente nell'ipotesi sia quellodi Hayford e che la ternaeuleriana topografico" che l'ellissoide g = 0"0' 0". n e lp u n to abbia d i l a ti tu d ine o r ig i n e
st e2 sin'acos' g t(4-.-------;-X ^ - X ^ = _ s-. s t t-"'-rr" rtll

6PN

1-e2 sin' I
l_e2

-Xo = X, .rio .{(

"N 's'sind 6p
.a2

r,

u" --'6pN 'l e P q , - t o' P a r = J '"s u 5 --

__ - ^ . s '

e' cos' dcos' g

, = Y " - Y '\,i ,pi"

's'cosa

6pN

Z rst. ^ _Z^ ren

t( - _ ts __

2[n,
/\ ,\
I

6)

rl

Z'P" , - Z o .= - L

2^lPN

"t I I I

ellissoide
s
punto rigadi calcolo
P

sferalocale
azimut c, gradi 0

piano
q dell'origine latitudine della ternaeuleriana primi gradi secondi 0 0 0

lmI
15.000

primi
0

secondi 0

I.N&VPORD semiass a = [m] 6.378.388 0,003367003 schiaccamento a= eccentricit e2= 0,00672267002 calcoli 0 q [rad]= 1 W= p= 6.335.508,20 N= 6.378.388,00 0 azimuta [rad]= 6.335.508,20 R"[m]= risultati ,' distanzas [m]
= [mm] Xpsfera' Xperrissoid" - Yp.nisoic. = Ypsrera [mm] - Zpelis:oictu = [mm] Zps{era

15.000 0

15.000 -

ol
o!

x ll:: - x,"',"= l**1] - Y-::::: Yoo:".: I*l"J


Z ppianc - Zp*1"r, . [m{fi]

--

60 0,

;^

j!

60l

r:
.: ,:1 l: i.r.t a ...............

17.697..

0, 1 4 ------'."1 17.697

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1 Capitolo GEODESIA

1 . 5 . 3 .I L T E OR E MA D I L E GE N D RE permette ll teorema (dunque di Legendre di risolvere un triangolo sferico contenuto geodetico) nelcampo piana. congli algoritmi dellatrigonometria precisare Innanzitutto occorre che in un triangolo sferico la somma deitre angoli interni (3e). eccede il valoren di unaquantit dettaeccesso sferico Si pu dimostrare che I'eccesso sferico numericamente valutabile con il rapporto tra I'area deltriangolo sferico e il quadrato del raggio dellasfera il cui triangolo appartiene:
Jt=---i---_

superficie R.

[57]

ll teoremadi Legendre afferma:sia dato un triangolo sfericoi cui lati I sianouna piccola frazione del raggio R della sfera di appartenenzae si assuma la quantit I/R come quantitpiccola del primo ordine;commettendo un errore del|ordhe di (l/R)4gli angoli del triangolopiano che ha i lati della sfessa lunghezzadei lati del triangolosferico si possono derivare dagli angoli di quest'ultimosottraendoad ognuno di essi un terzo dell'eccesso sferico.
"y- B-e

a+B+y-n=3e - Teor ema F i g .1 .3 1 di Legendr e Ad esempio un triangolo sferico con latiparia 60 km ha una superficie di circa1.600 km2e un eccesso gli elementi sferico 3r = 0eon,0025. L'errore con cui si ricavano del

-0q'',000000s piano triangolo pari a circa: ---( n ) ( ,22:f )".200 f +l'= lont*m)
(lR)4 < 10-6 Volendo limitare I'errore massimo ammissibile a 10-6, e cioponendo si pudedurre chei latideltriangolo sferico nondevono eccedere i 200km circa.
( r\a

a c u i/ = 2 0 0 k m I I I = 1 . 1 0 -d
\R/

pu essereapplicato di Legendre Quindiil teorema a tutti i triangolicontenutinel geodetico. campo Perla valutazione dell'area deltriangolo sferico, si pudimostrare che,sempre a meno di terminiin | - | essa si pu calcolare piana con le formuledella trigonometria lRl gtieteentisferici utilizzando noti.
( r\o

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Capitolo 1 GEODESIA

1.6. COORDINATE POLARI E RETTANGOLARI GEODETICHE geografiche q, , (latitudine Mentrele coordinate la e longitudine) definiscono posizione punto (distanza polare) (azimut) assoluta di un P sull'ellissoide, i valoris e cr (vedi Fig. 1.32)definiscono la posizione relativa di P rispetto ad un altro puntoO preso come origine;s e q sono quindicoordinate localie vengono dell'ellissoide geodetiche polari. chiamate coordinate

trl2-@-2)

O' triangolo sullasferalocale

triangolo sul piano

geodetiche polari Fig.1.32- Coordinate e rettangolari Un altro modo per definirela posizionerelativadi P rispettoad un altro punto geodetiche dell'ellissoide rappresentato dallecoordinate rettangolari X e Y. punto un O sull'ellissoide assunto Si consideri comeorigine del sistema di riferimento puntoP che si vuoleriferire locale e un secondo a taleorigine. Si consideri ancorala passante per P e normale passante gi visto geodetica per O (perquanto al meridiano si ricordache tale geodeticaNON il parallelopassanteper P); tale geodetica interseca il meridiano in un punto considerato Q. geodetica In questocaso,la coordinata rettangolare X I'arco PQ mentre di geodetica geodetica I'arco di meridiano la coordinata rettangolare Y. OQ rappresenta Limitandole operazionial campo geodeticosi possonotrovare le relazioniche geodetiche polari a quelle rettangolari consentono di passare dalle coordinate e viceversa. possiamo Applicando il teorema di Legendre al triangolo sferico OPQ (vediFig. 1.32), pianoO'P'Q'aventei lati ugualia quellidel triangolo I'equivalente costruire triangolo sfericoe gli angolipari a quellidel triangolo sfericodiminuiti ciascuno di un terzo dell'eccesso 3e. sferico paria 1/3dell'eccesso gli angoli piano Se cone si indica un angolo sferico, deltriangolo valgono:
q''P'= a-t

y,Q,o,= L_t

_lt" _n.(+_,)] _zu) = o,,q,=, |_to


_--.-.;--------i

Applicando il teorema deisenia taletriangolo, otteniamo: [58] cost t2'l\2) (vedi [57]) una quantitpiccoladel secondo L'eccesso sferico3e = superficielRz I'approssimazione ordine, per cui mantenendo accettataapplicandoil teorema di Legendre, minori ossia i termini trascurando di e2abbiamo:
r /* \ sin n , ' ( c r - e ) s.r[n r--rcr-2e)l sin1 l -el

X sin(a- e)

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Capitoto 1 GEODESIA

i d i a n te c o s t =.l-2 - +... e q u i n dme le r elazioni r icavarle e soluzioni: [58]si possono 2 ix = ssin(a-r)

zr) lr = ,cos(a-

[59]

relazioni geodetiche che permettono il calcolo dellecoordinate rettangolari in funzione geodetiche polari. dellecoordinate Per calcolare l'eccesso sferico3e sar necessario valutarela superficie del triangolo sferico OPQ utilizzando le grandezze notes e o. A menodi termini del quarto ordine si pu considerare tale triangolo comefossepianoe quindila superficie sardatadalla
s ' s i na c o s A ^ - refazlone: -5 2pN Per ricavarele relazioniinverse,si procedenel seguentemodo. Sviluppiamo le [59]: = X ssin( c x - )= s ( s i n s . c o s e - c o s u s i n e ) Y = s cos( a- 2e) = s(cos acos2e+sinasin2e ) e ricordando che a meno diterminiin e2 cosr=cos2t=1 sine=e sin2e=2e si ottiene: X =ssin d-*cosa [60] r = s c o s a+ z r " s i n a Ricavando s.cosodallasecondadelle[60] e sostituendo nellaprima,a menodi termini in e2si ottiene: s c o s a= Y - 2 s s s i n a - rI e quindi X = s sina.- e(Y- 2t ssirz a) = s sina - tY + 2e2 s sina= s sirz cx, : ssina=X*eY Analogamente ricavandoil termine s.sina dalla prima delle [60] e sostituendonella secondasi ottiene:ssina = X +sscosa Y = scosg.*k(X +er.rrcx)= sco.rcx,+ 2eX+2e2scosa"= scoscr+2EX 2 e X = Y q u i n d i : e sco.rcx, ssino = x +eY quindisi avr: ln definitiva =Y -2eX ,rcosCX, da cui si ricavanole seguentirelazioni che consentono il passaggiodalle coordinate geodeticherettangolari a quelle polari: -r1 r, .. r = ( X + e y ) ' +( y - 2 * ) ' p [61] x + Y d - arcfan_ y -2X questo In caso I'eccesso sfericopu esseredeterminato con la seguenterelazione: X.Y ^ -r 162l 2pN

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Capitolo1 GEODESIA

e$er*ieisfi o7 - calcolarele coordinategeodetiche (X,Y)di un punto P rettangolari noto in coordinategeodetiche polari (s,a)
= t.sin(a-e)

[,

fr=s.cos(a-2e) 3=
s'sen a cosa

2pN
triangolo sullasferalocale latitudi ne g dell'origine dellaternaeuleriana gradi p n m l secondi 44 46 48.075

s
riga di calcolo

azimut a secondi 1,95

gradi primi lmI 11.943,82 53 55 gdAVTgRD

a = [m] schiacciamento s= e'= calcoli q [rad]= W= p= N= cr[rad]= 3e: risultati '..:


t-

6.378.388,000 0,003367003 0,006722670 0,781 558803 0,998330845 6.367.339,25 6.389.052,32 0,941032809 0,000000835 0,000000278

geodetiche rettangolari X[m]= Y[m]=

9.652,60 7.034,36

Con riferimento ai valorinumerici dell'esercizio n" 5, si notinole differenze non solo geodetiche concettuale tra le coordinate rettangolari e le corrispondenti coordinate euleriane, chiamate conlo stesso nome(X e Y).

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1 Capitolo GEODESIA

io n " I - calcolarele coordinategeodetichepolari (s,a)di un punto P eserciu (X,Y) noto in coordinategeodeticherettangolari

[, ', , .r s : [ X + t Y ) -+ ( r - 2 d 7 - 1 :

d- arcfan_

X +eY

Y -2sX

3=

XY 2pN
triangolo sullasferalocale geodetiche q dell'origine coordinate latitudine rettanqolari dellaternaeuleriana qradi pnml secondi X [m] Y tml 9.652.60 7.034,36 44 46 48,075
HAVFSUtl

riga di calcolo

a=[m] cr= eccentricit , a-calcoli I [rad]= W= p= N= 3e=


t-

6.378.388,000 0,003367003 0,006722670 0,781558803 0,998330845 6.367.339,25 6.389.052,32 0,000000835 0,000000278 11.943,82 0,941032809 0,941032809
6q

risullati s[m]= azimut cr[rad]= a [rad]: azimut azimua t [1= azimuta ['] = azimuto ["] =

1,95

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Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Capitolo2 ELEMENTIDI CARTOGRAFIA

2 . 1 . S V IL U P P O D E L L 'E L L IS S OIDE SUL PIANO La teoriadellecartetratta,dal puntodi vistamatematico, il problema di rappresentare (ellissoide). la superficie sulpiano di riferimento ll modocol qualesi stabilisce il legame tra i puntidellasuperficie dell'ellissoide con i punti proiezione corrispondenti sul pianodellacarta,caratterizzala cartografica usata. legame definito mediante relazioni Questo analitiche che permettono, datele coordinate qualsiasi punto di un punto sull'ellissoide, di determinare le coordinate del corrispondente sulpiano dellacarta. Tale corrispondenza deve essere, owiamente, biunivoca, tale cio che ad ogni punto dell'ellissoide corrisponda unoed unosolopunto dellarappresentazione e viceversa. proiezione Si notiche il termine non deveessereinteso semplicemente nel suo significato geometrico, ma comecorrispondenza (ellissoide analitica tra Ie due superfici in questione piano e cartografico). Anchenel caso in cui la corrispondenza (vedi sia di tipo proiettivo

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Capitolo 2 DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

p a r . 2 . 1 . 1e2 . .1 .2 .), gr afica i n fa ttin , o nsi u samaiunacostr uzione m a si r icor r e sempre a delleespressioni che prendono il nomedi equazioni analitiche dellacartae da esse,come si vedr,si potranno dedurre tuttele propriet dellarappresentazione. (nelnostro Nelcasogenerale dellarappresentazione di unasuperficie su di un'altra caso piano), l'ellissoide (le equazioni)sar sul stabilita la legge di corrispondenza implicitamente il modoin cui unafigura anchedeterminato sarrappresentata dellaprima sullaseconda. In generale non possibile rappresentata che la figura sia simile allafigura originale, cio gli angolie i lati (nelsolorapporto conservi inalterati di scala). Gaussha dimostrato che (o sviluppabili) ci possibile le due superfici soloquando I'unasull'altra. sonoapplicabili Due superfici in un punto,quandohannola stessacuruatura sono applicabili totale(vedi p a r .1 . 3 . 3 . ) Comegidettonelpar.1.3.3., il piano unasuperficie concurvatura nulla, totale ovunque il cilindro e il conosonosuperfici a curvatura totale ovunque nulla, la sfera unasuperficie concurvatura totale costante e I'ellissoide variabile. unasuperficie concurvatura totale In basealledefinizioni date,ne consegue che il cilindro e il conosonosuperfici ovunque applicabili tra loro e con il piano; ne consegueche ad una figura su una di esse corrisponder unafigura simile su unadellealtre. Ogni puntodella superficie dell'ellissoide sar, applicabile ad una sferadi pari curvatura mentre non lo sarmai per il piano. totale piana,qualunque quindi,che nellacartografia Appareevidente, sia la corrispondenza punti (qualunque definita con i siano, cio,le equazioni le figure dell'ellissoide dellacarta), sulleduesuperfici delledeformazioni. subiranno ln terminipi semplicidiremoche I'ellissoide una superficienon direttamente sviluppabile sul piano. Mentre vi un solo modoper sviluppare la superficie di un cilindro o di un cono sul piano, vi saranno infiniti modiperdeformare I'ellissoide sul piano. E ovvio che le rappresentazioni cartografiche dovrannoavere deformazioni contenute entrolimiti bendefiniti. pensare pianadell'ellissoide, ancheintuitivo il mododi rappresentazione che,stabilito ma in posizioni diverse, due figureuguali sull'ellissoide, saranno diversamente deformate; punto. in altritermini la deformazione dellacarta varier da punto a Le proiezioni cio le diversemodalitdi stabilirela corrispondenza cartografiche, tra I'ellissoide e il pianodellacarta,possono essereclassificate secondo terrestre diversi criteri: geometriche D secondo il mododi stabilire la corrispondenza le proiezioni distinguiamo e quelleanalitiche. Nel primo caso la corrispondenza di tipo proiettivo, cio la carta si ottiene (o puntodi vista)la porzione proiettando da un centrodi proiezione di ellissoide direttamente sul pianocartografico. (ellissoide Nel secondo casola corrispondenza tra le superfici e pianocartografico) puramente cio,le formule di tipoanalitico, si definiscono, chepermettono di ricavare le coordinate noteche sianoquelleellissoidiche cartografiche e viceversa. (cartografia) } secondo la supeficiedi rappresentazione distinguiamo: prospettiche nellequalila superficie le proiezioni di rappresentazione direttamente il piano cartografico e le proiezioniper sviluppo nelle quali la superficiedi rappresentazione quelladi un solidodi rotazione sviluppabile sul piano senza o un cono. deformazione comead esempio un cilindro
46

E--

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2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.1.1. P R OIE Z ION PI R OS P E T T ICHE prospetfiche da un Come gi detto,le proiezioni sono ottenute tramitela proiezione (C) (ellissoide) puntodellospazio di una porzione di riferimento su di un dellasuperficie (piano piano dellacarta). A secondo in polari(piano ad un dellaposizione di quest'ultimo si distinguono tangente polo), meridiane(piano tangenteall'equatore) oblique (piano tangentein un punto qualsiasi). (nel A secondodella posizione in centrografiche del centrodi proiezione si distinguono (nel punto diametralmente centro dell'ellissoide), stereografiche opposto a quello di (sullanormaleal pianocartografico ma tangenza del pianocartografico), scenografiche (dall' gg. iche infinito), vedifi rnodelI'el Iissoide), raf seg uenti. alI'este ortog
oiano dellacarta

ica centrooraf
scenografica C=ortografica

prospettiche Fig.2.1- Proiezioni

2 . 1 . 2 PR . OIE Z ION PI E RS V IL U P PO Una proiezioneper svilupposi ha quando, invece di proiettarela superficiedi (ellissoide) riferimento su una superficie direttamente sul pianodella carta,si proietta (cono piano (vedi Fig.2.2). ausiliaria o cilindro) che,a suavolta, sarsviluppabile sul A seconda che I'asse del cilindro o del conocoincida con I'asse di rotazione dell'ellissoide qualsiasi, la proiezione vienechiamata oppure stiasul piano equatoriale o stiain posizione rispettivamenle diretta,inversao traversa,obliqua.

cilindrica diretta

inversa cilindrica

conica diretta

persviluppo Fig.2.2- Proiezioni Nellaproiezione cilindrica diretta,la proiezione avvienesul cilindroa sezionecircolare quella proiezione lungoI'equatore, tangente in inversa,la cilindrica avviene sul cilindro a lungo sezione ellittica tangente un meridiano.
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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.1.3.RELAZIONI ANALITICHE (latitudine Si deve stabilireuna corrispondenza biunivoca fra le coordinate A e longitudine (ellissoide) ),)dei puntichestanno sullasuperficie di riferimento e le coordinate (X,Y)dei corrispondenti punti sul pianodella carta.Le relazioni cartesiane ortogonali questo legame analitiche chedefiniscono saranno deltipo:

= x ("o , 1 ) rl x lv =r(rp,1)

t1l

Le funzioni X e Y possono esserele pi svariate e quindisarpossibile infinite definire piane rappresentazioni dell'ellissoide. "spianamento" In ognicaso,comegi dettoin 2.1,questo dell'ellissoide nonpu avvenire senza l'introduzione di deformazioni e quindi,per ogni carta si dovranno definiree i modulidi deformazione. calcolare quello Ne definiamo lineare, tre:il modulo di deformazione superficiale e quello angolare. lineareinfinitesimo Consideriamo sull'ellissoide un elemento la ds" e sulla cartografia (vedi Fig. 2.3). Per il modulo corrispondente trasformata ds, definizione di deformazione lineare datodal rapporto tra i due infinitesimi: ds,
dt"

l/11 ' =

piano della carta

Fig.2.3- Modulo lineare di deformazione infinitesimo Consideriamo ora sull'ellissoide un elementosuperficiale do" e sulla (vedi Fig. 2.4). la corrispondente trasformata do, Per definizione il modulo di cartografia superficiale datodal rapporto tra i due infinitesimi: deformazione

do" rrl^ = " do"

piano dellacarta

Fig.2.4 - Modulo di deformazione superficiale

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2 Caoitolo DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

la lineare di azimut c e sullacartografia Consideriamo sull'ellissoide un elemento (vedi la deformazione c' Fig.2.5).Perdefinizione corrispondente trasformata di azimut i dueazimut. angolare datadalladifferenzalra

=0'-ct

oiano dellacarta

Fig.2.5- Deformazione angolare la cartografia in funzionedelle ln base alle definizioni date prima,classificheremo introdotte in fasedi costruzione dellacartastessa: deformazioni che saranno linee F proiezione conforme o isogonica nella quale gli angolitra due qualsiasi dellestesselineesul piano sull'ellissoide sono ugualiagli angolitra le trasformate la deformazione angolare sarnulla( = 0). dellacartae quindi particolare paralleli In corrispondono sullacartadue ai meridiani ed ai sull'ellissoide lineedipende famiglie tra loro.La formadi queste dalleequazioni di lineeortogonali dellacarta. F proiezione sull'ellissoide, equivalentenella quale ad un elementosuperficiale piano owiamente di forma sul della carta un elemento superficiale, corrisponde ma di area uguale(o ridotta e quindiil di un rapporto di scalacostante) diversa, (m" = 1). modulo di deformazione superficiale sarpariall'unit (rnr, mo,) F proiezione afilatticanellaqualesonopresenti tuttii tipi di deformazione pipiccoli possibili. neilimiti ognuno deiquali permantenuto lo sviluppo dell'ellissoide sul piano, sarebbe anchedefinibile una sua Se fossepossibile nellasimilitudine rigorosa tra rappresentazione ideale,I'unica da adottare, consistente rapporto ellissoide e carta, secondo un semplice di scala. sarebbe anche La cartacosottenuta sarebbe equidistante(rn,= 1) e, per conseguenza conforme ed equivalente. Si puo dimostrareche possibilecostruirecarte conformi,carte equivalentima NONcarteequidistanti. La condizione impossibile di equidistanza, da otteneresu tutta la carta, pu essere imposta solo su particolari linee anche contemporaneamente alla conformito all'equivalenza.

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.2. DETERMINMIONE ANALITICA DEIMODULI DI DEFORMMIONE Le funzioni che definiscono la rappresentazione dell'ellissoide sul pianocartografico sonodeltipo:
\lx ,

= x(rp,l.)

lY=Ylp.1.)
Ax = -dQ d(0
Av = -^-d
d(0

l2l

e passando ai differenziali totali:


dx . d)'

Ax
* dA
ctL

On l

t3l t4l

Av (P + =-d

Peril modulodi deformazione lineare avremo:

piano della carta

Fig.2.6 - Elemento lineare infinitesimo e la suatrasformata


rdL = ds"send pdq=ds"cosa

dsl=dx2+dyz

t5l

e quindi:

:)" +r++ded d:x=l+l',t' e *f+' ct d(p d^ \dA t


\dQ )

d'y =l+' d'e*l+' d').+,.!40,p ot dQ dA \dA ) \dQ )

t6l

risultanti da cui le relazioni infinitesimo sulpiano daltriangolo dellarappresentazione sono:

*ll+l' .l+l'lo' ^*{ldrp d's, ' =l f+l .l+'lo'q ++* at 44foro,, dq al l\dt ) \dL) I l\att) \ae ) )
l-, ^ .l z r2l T, ^ .z , ':l tr -

17l

quadra, indicando racchiuse con le lettere e, f, g le espressioni tra parentesi avremo:


d2s,=s d'?g+2f dgil.+ g d22

t8l

50

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Daltriangolo infinitesimo di Fig.2.6e dalle[5]si ottiene:


Cl(P= dS"

cos a

p
sena,

,) d-g=

COS'd ,) d s" t

p,

clA = clso

,.

Cl-/v=d-5"

,.).

,.) sentd

lel

e quindi il quadrato del modulo linearesar: di deformazione

mi

dt', d""

e d ' s "'
=

-1

COS'A

p'

* lJd-s"-

^ ,)

C O SA

Sen d

pr
d""

+ gd-s"

.r

sen'a
r
2

e quindi semplificando:
* ,' = ^

\p'

pr

r'

[10]

Perla determinazione delmodulodi deformazione superficiale avremo:

do" = pdg+ rdl

do =dp dmsirn

piano della carta

Fig.2.7 - Quadrilatero infinitesimo sull'ellissoide La superficie infinitesimo do" delquadrilatero sull'ellissoide sarparia: d o "= p d g . r i l " [11]

Sul piano cartografico di rappresentazione lo stesso quadrilatero infinitesimo sar rappresentato dalletrasformate dei meridiani e dei paralleli che lo definiscono: Approssimando la superficie del quadrilatero infinitesimo con quella di un trapezio avente le basiuguali tra loroe pari dp,aVrno che la superficie do. sarparia: d o , = d p . d m.si n a [12] La trasformata (dm) sar pari al dell'infinitesimo di meridianosulla cartografia per il modulo corrispondente infinitesimo sull'ellissoide moltiplicato di deformazione lineare = (ottenuto dalla[10]ricordando checx 0):
r dm=pdgm,=pdgl' =deJi p

[13]

In modo analogosi pu ricavareI'espressione della trasformata dell'infinitesimo di parallelo (dp)che sar parial corrispondente infinitesimo per il moltiplicato sull'ellissoide (ottenuto modulo lineare di deformazione dalla[10])ricordando che a = nl2):
51

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA


dp = rd).m, = rd).!

2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

t; 6
r

= dJ I

[14])

paria: infinitesima La superficie dorsullacartografia dalla[12]sarquindi drp il^fes sin0) do, = dp'dm'sina= e q u i n diil mo d u l o d i d e fo rm aztone areale:
"-o
dO, ,"d(p dA.Je I sen(t)

do"

p r dg dtr

ie8 sen ) pr

[15] cxe quindiesplicitando tali

La deformazioneangolare stata definitacomeE = c [ ' grandezze sul piano cartografico avremo:


dp ds.
dm

infinitesimo Fig.2.9- Trasformata lineare sullacarta di un elemento . clo ^lsa)' E a,l


dm ,lrdq \ede

tena =

[16]

calcoliamo ora il termine d . 1


dg ds"

pdq

lineare inf initesimo Fig.2.10- trasformata di un elemento sull'ellissoide le seguenti relazioni: DallaFig.2.10si ricavano
r d2 = ds" sina p dg = ds"cosd, da cui da cui
dA=

r7

ds"sena
,

dr =dt""otd ' .p

e quindi:
). -d = drp p -fan r d

52

E-

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2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

ricordando la [16]si avr:


. lPd4 fand'= -1"-f'n

I2 p -1" tand

\ede

\e r

La deformazione della tangente sar: angolare = cr'- o e l'espressione

tand= an(a'-a)=ffi
L'espressione finale del modulo di deformazione angolaremo e la conseguente deformazione angolare sarquindi:

(Ep - t.l
I1/i:
ma=lan5=\1 "' )

ltana

| +,l L P *n : d
\e r

117l

53

G. COMOGLIO E CARTOGRAFIA TOPOGRAFIA

2 CaPitolo DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

2.3. PRINCIPALISISTEMICABTOGRAFICI. per la proiezioni nel mondo ed in particolare utilizzate le principali Esaminiamo ia Ufficialeltaliana. Cartograf (1569) 2.3.1.CARTADl MERCATORE (ellissoide) viene pura.La superficie di riferimento cilindrica la proiezione Consideriamo alla superficie tangente su un cilindro proiettata, a partiredal suo centrogeometrico, (vediFig.2.11\. lungoI'equatore stessa tagliandoil cilindrolungo una sar ottenutosemplicemente ll piano cartografico piano. sul generatrice e sviluppandolo

45"

90'

135'

180"

cartografico e piano cilindrica Fig.2.11- Proiezione equazioni: e avrle seguenti afilattica La proiezione
XP=a2 Yu= afang

[18]

del puntoP e 9 la l,la longitudine dell'ellissoide, maggiore il semiasse dovea rappresenta latitudine. di equatore all'arco X del puntoP sia uguale proiezione che I'ascissa si impone In questa punto fondamentale. per il meridiano il passante ed tra il meridiano compreso agliassiX e Y. da retteparallele nello sviluppo, sonorappresentati, I meridiani e i paralleli versoi poli va crescendo lo sviluppo dei paralleli fra le retteche rappresentano La distanza tangenziale. conlegge perrenderla conforme. cilindrica le equazioni dellaproiezione ha modificato Mercatore sonole seguenti: Le equazioni
X=a)"
fr. 1e/2 , -.1 [1e] v = o t , l [ l - e s i n p ] ' ' ', u n ( o r " . q l | 2/l \ l\l+esinpl m1pu essere lineare di deformazione .oiforre il modulo u 1uppr".entazione Poich qualsiasi sulparallelo. ad esempio in unadirezione calcolato

54

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

lineare pari a mr= Per definizione il modulodi deformazione

ds, * "'
dt"

dove ds-=a d)"

(infinitesimo linearesulla carta)e ds"=v'4i1(infinitesimo linearesull' ellissoide) a , il (vedi[34] del capitolo1) e maggiore r = raggiodel parallelo semiasse dell'ellissoide, quindi:
ffit =--]-_=---;=

ds ,
ds "

ad).
rdA

_ (l "t ,rn' ,p)t'' cos(p cos (p

[20]

= cost) modulo (<p Lungoil parallelo lineare costante. ma varia di deformazione la latitudi ne come seque: fortemente con ra con 100 2Q" 40' 80" 60' Q=0o = 1 t 1,01 1,06 1,30 1,99 5,74 per zone troppo lontane Non conveniente usare la rappresentazione di Mercatore perg tendente ll modulo lineare dall'equatore. di deformazione tende all'infinito anlZ. ll successo con dellacartadi Mercatore dovutoal fattoche una lineasull'ellissoide (lossodromia) azimut costante si trasforma sullacartain un segmento di retta. perchconsente propriet facilmente di tracciare sulla assaiutilein navigazione Questa righello. cartaunarotta ad azimut costante utilizzando un semplice
angolodi rotta variabile

60" 40'
200 00

ou400

20. 0"

Fig.2.12- Lossodromia e ortodromia (vediFig.2.12a), facilmente ll percorso la lossodromia realizzabile tra P e Q, secondo perch ad angolo di rotta costante ma risulta pi lungo di quello relativo alla corrispondente ortodromia. (ortodromia) (vedi Fig. 2.12 b) Al contrario il percorso la geodetica tra P e Q seguendo pibrevema richiede risulta variazione unacontinua dellarotta(vedi[a7]del Cap.1). La proiezione di Mercatore ancorausatanellecartenautiche ed aeronautiche. Oltrele + praticamente latitudini deformazioni. di 80" non usata a causa delleenormi

55

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.3.2.PROIEZIONE STEREOGRAFICA POLARE proiezione per rappresentare + 80' Questa vieneutilizzata la terradallalatitudine a * 90'(cartografia polari) dellecalotte proiezione geometrica ed l'unica conforme. I punti dell'ellissoide sono proiettati su un piano tangenteal' polo, con il centro di proiezione polo (vedi sull'altro Fig.2.13).
piano della carta

P'

.7q.r
:'/
C

I 2
ortodromia

Fig.2.13- Proiezione polare stereografica Le equazioni polare dellaproiezione stereografica sono: x =tsin; X =ZRtanl1-!l'i"l

y :rcos)"

Y : 2 R a n l L- ! l " o . \4 2)

)o

'l

l21l

Facendo il rapporto delledueequazioni <p si elimina e si ottiene: =Y X tan )" percui conl.=cost si ha l'equazione di unaretta; i meridiani sonopertanto rappresentati da retteuscenti dall'origne. Elimrnando l. dalledueequazioni si ottiene: ft a ll xz + y' =l 2Rturl

. |

'[T-tJl

e perq = a*, l'equazione di-.una circonferenza. I paralleli quindi si trasformano in circonferenze concentriche con il centro nell'origine degli assi. La ortodromia che collega due puntiA e B sullasuperficie terrestre, ossiala geodetica, si puconsiderare rettilinea. Perquestomotivo vieneulilizzata per la navigazione marittima ed aerea.

56

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Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.3.3.CARTADl GAUSS(rappresentazione analogica) E' la cartografia pi diffusa nel mondo sia purecon nomidiversi come:Gauss- Boaga (in ltalia),Gauss - Krueger (in gran parte dell'Europa), UTM - universal Transverse Mercator Projection (in tutto il mondo).'Le principali caratteristiche di questacartografia sonole seguenti: D unacartografia conforme; ) le trasformate del meridiano tangente e dell'equatore sono retteche definiscono gli assi del sistema di riferimento ortogonalecartesiano(NorJ .t) o sistema cartograf ico; " F sul meridiano tangente la rappresentazone equidistante; ) le trasformate dei meridianie dei parallelisono famigliedi curve fra loro perpendicolari e simmetriche rispetto agliassiNorded Est; Questaproiezione dettaancheconforme cilindricainversa di Gaussperch la formadel reticolato geografico. similea quellache si otterrebbe proiettando I'ellissoide dal suo centro su un cilindro inverso (vediFig.2.14.) e poisviluppandolo sul piano.
meridiano tangente al cilindro

equatore

Fig.2.14- Proiezione cilindrica inversa

40

30

\(\
I

e b l \ -i --i
0'l

;\

\
bU

70

Fig.2.15- Reticolato geografico

57

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

geografico il reticolato In figura2.16. rappresentato relativo al semiellissoide compreso -90'e +90o. Le trasformate dei meridiani sonolineeche si approssimano tra le longitudini e le trasformate simili a sinusoidi dei paralleli sonolinee alquanto ad un'ellisse. Le trasformate del parallelo O'di latitudine (equatore) e del meridiano 0' di longitudine(meridianotangente)sono rappresentate da linee rette, rispettivamente Est e Nord (X e Y) (vedi Fig.2.15). chiamate -90'e +90'di longitudine Le trasformate dei meridiani in due retteparallele degenerano Est. all'asse ll modulo di deformazione lineare sarpariad 1 nei puntiche definiscono la trasformata (asseNord)e maggiore al cilindro di 1 in tuttigli altripuntidella del meridiano tangente proiezione e crescerrapidamente allontanandosi dall'asseNord; tutte le distanze quindi saranno dilatate. quindi Per contenerele deformazioni della carla entro limiti accettabili, bisogner proiettare pi fusidi ampiezza l'intero ellissoide limitata, ruotando utilizzando ognivoltail nota. cilindro di unaquantit
80'

30? 20"

-ti] \:l r''L/


r ll +

\fr

\li
v]-l

'#
!/
20'

U \i/

Frl H
IJ
tu

.V
40'

Fig.2.16- Fusidi rappresentazione (Est, Nord) di 6o, e definirun sistemadi riferimento Ogni fuso avr un'ampiezza indipendente ellissoide sarquindi da tuttigli altri.L'intero sviluppato sul pianocartografico paria 6oe le coordinate (Est,Nord) utilizzando 60 fusidi ampiezza di tuttiipunticontenuti rigorosamente identiche in tuttigli altrifusi;cisignifica in un fusosi ripetono chedue punti avranno coordinate in sistemidi riferimento su due fusi contigui cartografiche definite e quindi nonsaranno congruenti tra loro. diversi paragrafi per superare questoproblema vedremole soluzioni Nei prossimi adottate non banale.

58

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Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

DELLERAPPRESENTAZIONI 2.3.4.EQUAZIONI DIFFERENZIALI CONFORMI Per determinare le equazioni ricordare che questa della carta di Gaussdobbiamo rappresentazione conforme.In una rappresentazione conformela deformazione in ognipunto e in basealla[17]avremo: deveessere nulla angolare e perognidirezione
tt:^

L-rlt^a lJr \Ys r )

tan=------l=0 lp p l+.1:Ltar)'q le r

il numeratore : e quindi annullando

E+-'=o
, r.2 r2 , [, ^

8="o=

p-

r' ,e p-

la [7]: da cui ricordando

*l4l :r=lf .l+l I l4l \ a t 1 \ d , t ) o ' l \+l ao) \ae)


)

.2

r2-]

r23l

in luogo della Per comoditdi calcolo convienetrasformarela [23] introducendo g la coordinata ridottae legataa g latitudine curvilinea curvilinea u, chiamata coordinata d.u = p =rdndacuiavremo'. pd<p dallarelazione
d(p r

Pdq=r

- Latitudine ridotta Fi1.2.17 ll sistemadi coordinate sull'ellissoide u, chiamatoisotermoperchconsentedi lineare il quadrato di du e dl. siano dell'elemento ds.2in modoche i coefficienti esprimere - v1 6 fu = v :( duz +2 r2 d fu +aLr ) i fe c o :fl s2 ugua dellarappresentazione sar: Sulpiano composta: e quindi conla derivazione x A" p AxAu -A := -Aq AuAcp Au r Ay =AyAu =Ay p Au r Ag AuAg ridottau, la prima equazione Dopo I'introduzione della latitudine differenziale delle rappresentazioni diventa: conformi [23]
59

x = x(u,l") y = y(u, l,)

doveu = u(q)

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 2 ELEMENTI DICARTOGRAFIA (ar)' (dr\' .l^)

=;llh)' .(#) .(H)) =[;i =*lr(#)' .+l#)'l l#)'


laQ\ / )- \2 (4\', =(L\', *(4 \', * l;) \u ) \au) \d,)

t24l

pu essere scritta come:

l, 1=o l-l4l'l'*t'a'a f+l'l'.!1'1. \il ) \a, ) d"


l'

.t (dr..'l
I
lrrl'

rrrl']
t

la,) I

l'

ld^ ) l

l' l

psl

La seconda equazione differenziale dellerappresentazioni conformi si ricavaimponendo che le trasformate dei meridiani e dei paralleli si incontrino ad angoloretto.Questa condizione si esplicita, ricordando la [7]come:

r=o

##.##='
a-:-n

126l
AvAv
Au A)" du A)

E introducendo la latitudine ridotta: o oAvAv AxAx j- -A a -x a -A : : -x n


r Au AA r Au A)" che possoscrivere come:
Ay A - =) .
dx

Ax -A u
dy

127)

dA

d,

quadre ln baseallal2Tl i termini entroIe parentesi della[25]sonoquindi uguali:

f4Ll' - i 4-l'= o
\4, ) \d )

dacui: Ay Ax -:--=
du * d

[28]

ln basealla[28]si dimostra che i denominatori membro a primo e secondo della[27]sono lo saranno i numeratori: uguali e quindi anche

+=-+ d)" Au

I2el

Le t28] e t29l rappresentano le equazioni differenziali delle rappresentazioni conformi. Poich le rappresentazioni conformi sonodefinite da un sistema di equazioni allederivate parziali, le soluzioni il chevuoldireche si si possono trovare a menodi funzioni arbitrarie, possonoavere infiniterappresentazioni quindi i vari tipi di carte si ottengono conformi; imponendo condizioni al contorno, stabilendo cio come si vuole che si trasformi un quali linea, valori meridiano od un'altra o meglio deveassumere il modulo di deformazione lineare lungola trasformata linea. di una determinata E' possibile verificare nelle rappresentazioni il modulo anche che conformi di deformazione a. lineare dall'azimut indipendente

60

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.3.5.LA CARTADI GAUSS le relazioni le equazioni differenziali [28] e [29] rappresentano dellerappresentazioni conformi checoincidono con le condizioni di monogeneit di Cauchy chedicono: condizioni necessarie e sufficienti affinch la variabile y + ix sia funzione complessa della a " a y v a r i a b i l e c o m p l e s s a u + i l , s o n o d e f i n i t e d a l l e ra e,l a z i o n i _ e d a = _ax
Au A.1 dl Au

Tuttele rappresentazioni quindi conformi avranno equazioni ricavabili dallarelazione: Y+ix=f(u+i7") dovela funzione f arbitraria.

[30]

Sviluppando la [30] in serie di TAYLORassumendo come incremento ta quantit immaginaria il, conl" espresso in radianti, avremo: +!"' tt,ttir' *!.y'' {trx,).',0 *! fv ttrt\ts +... I l" ttrttilt'
e ricordando che: ia=1 l-=l ' ' v+ix= f ' ( u ' )7 +' t u t i . l , - 1 ! "dol -! y'@li +! f u)l +! f'util +... 2" 3t" 4t" 5l' i2= -1 i3= -i

uguagliando le partirealied i coefficienti dell'immaginario si ha:


, ' = f t u ) - - . f " { u t :+ ; f
aa:

tl

' ' ( t t \ 10. . .

. r .. y =f ' t u V " -|] . f " ' @ r -... '+ ,.'tut

[31]

Tuttele rappresentazioni conformi si possono ottenere per la [31] la funzione definendo f(u)e le suederivate. Definire la f(u)equivale a stabilire a qualevalore dellay devecorrispondere il valore della latitudine per ognipuntodel meridiano =0) fondamentale (), o, in altreparolestabilire come si devetrasformare talemeridiano. fl numero dellerappresentazioni conformi teoricamente infinito ma, in pratica, il numero di rappresentazioni semplici e che si adattano bene alla rappresent azione cartografica molto limitato. La grande intuizionedi GAUSS stata quella di sviluppareil meridianocentrale (1,=0) in veragrandezza, quindi una deformazione imponendogli nulta. =0 Dalla per ]" si avr. [31] = "f(u)= rdu = ( O arl ,V1;-o) f,' Questacondizione sufficiente a definirela rappresentazione perchnota la f(u) si possono determinare le derivate checompaiono nelle[31]: ricordando la [32]del capitolo 1 dove: r' @ = f, rdu=, = "'u*' = Ncosp * a = semiasse equatoriale = latitudine <p W = (1 - e2 sen2g)% e'= eccertricit N = raggio principale di curvatura
61

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA


-r \ u ) = - = - - j du drp du

Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

dr

dr drp

dr d9

2etsengcosg ^^^...^t,t - asen(pw + acosg 2W

asenrpW' - ae' sengcoszg w3

asenrp-ae2sentg - aezsengcosz g w3

wz 'rp + asen(pae2 seneGen cos' g)

w3 d(P = r per definizione di latitudine ridotta rdu= pds


dup 1 Vtl= dr *= dr drp 49 du=-p r seft(p-=-75eng--Nsenrry,osrp

= - - n(t T - - Pr'\rrr,p sett(P

=j6l, *,r)# = -,*"rl=|=ft{-,,"n t "'(u o) r) i h, ;(h*n,*,.o.


=- |? or" n ' (p =,{r.n ', -i * r r ) + r co sr) e cosvia per le derivate successive. Le espressioni finalidelle equazioni che definiscono la rappresentazione conforme di GAUSS sono:
. r =f ' r u t t r lr ,I"'tul + 4 f v r u \ - . . . I r\ t I' ' c o s .p ( l - r ' + q r ) + ^ N c o sg s(....F...

I ,, r_1f _... (u\ ,E+ n' t = f tul 4tf \ut


= t rp+ \t N rrnrporg* lio

= l N c o s t, * ! , r 6

[32]

qrcos' N sen q5 -,' + 9172 + 4r7o ) + ....

dove: /=tan e e q,=ry=4:!rorr rP


Limitando l'ampiezza del fuso a pochi gradi (longitudine ?u= + 3' rispettoal meridiano centrale), la serie converge rapidamente e si possono trascurare i termini maggiori di 1,5. E' possibile anchericavare le formule inverse dellarappresentazione che forniscono le coordinate geografiche <p e 1.in funzione dellecoordinate cartografiche x e y:

x,v) tio=rN

llv=)'{ X,Y )

oz

-b---

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Vorreirichiamare I'attenzione del lettoresul significato della longitudine I riportata in molte formuleriguardantila cartografia di Gauss. Purtroppo consuetudine indicaresemprecon , il valoredella longitudineanche quandocambiaI'orientamento dell'ellissoide o il meridiano di riferimento. Questocrea notevoleconfusionenei lettori ancorapoco esperti. In queste dispense indicheremoi riferimentidella longitudinecome "pedice", nel seguente modo: almenonelleformuleprincipali, longitudine riferitaal meridiano centrale del fuso longitudine riferita al meridiano di Roma Monte Mario ed ellissoide orientatoa RomaMonteMario longitudineriferitaal meridianodi Greenwiched ellissoideorientatoa ?unaocw RomaMonteMario = longitudineriferitaal meridianodi Greenwiched ellissoideorientatoa ),,eoso Potsdam = longitudine riferita al meridiano di Greenwich ed ellissoide WGS84 lwcsea geocentrico Lnc= = nqo 2.3.6.FORMULE DI HIRVONEN Le equazioni il calcolodelle coordinate nella cartografiche [32] che definiscono proiezionedi Gauss, hanno il difetto di essere complicatedal punto di vista perch computazionale formulate in serie. attraverso unosviluppo geodeti pi semplici per il calcolo Molti si sonocimentati neltentativo di daredelleformule valori. deglistessi (1950) partiva La soluzione individuata ad esempio da Marussi dal principio che il calcolo (non rappresentazione della di Gaussdi una superficie sferica ellissoidica) era possibile utilizzando delleformule compatte. ll passosuccessivo statoquindiquellodi eseguire unaproiezione conforme dell'ellissoide su unasfera. Si riportano come esempiole formuledate da HIRVONEN(1970) sia nella loro formulazione diretta X,Y a partire di calcolo dellecoordinate cartografiche dallecoordinate geografiche I,q (vediFig.2.18), che nellaloroformulazione inversa e ciocalcolo delle geografiche partire l.,g coordinate a X,Y. dallecoordinate cartografiche geografiche Notele coordinate riferita di un punto(longitudine al meridiano centrale ." (distanzadalla la latitudineg) possiamo ricavare le sue coordinatecartografiche y) trasformatadel meridianocentrale x e distanzadalla trasformatadell'equatore utilizzando le seguenti relazioni:
, D - , , , , c o s { a'n ) . , , , x = R, ' arcsenlt

I = q (A A, sin 2( + Aosin4( - Ausin6()

[33]

dove: R, =L
n2

= raggio polare di curvatura

63

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA tan(o . C=arctP- . cos(v,2,,,. )

Capiloto 2 ELEMENTI DICARTOdRAFIA

v=0+

v, = (1+ e'rcos,Q)"'

"'r"o"r6)'''

, = o J l + q r -2 a d o ve a i l sem iasse maggior e e a lo schiacciamento .92 = cce n tri ci t se co n da s'2- "


l-ez

I coefficienti A; sonofunzione dell'ellissoide considerato e valgono:


l L

'464256
= I - - -

s2

3ea

5eo

3ez 3eq 45et , - {' _- _ + _ + _

32

1024

l 5_ ea 45e6 . --+ A^ 256 1024 35eo ^


ru--

"

3072

Le relazioni inverse forniscono invecei valoridellecoordinate geografich (lr. , q), a partire dallecoordinate cartografiche x e yi
t, senh 1., arctg x RP

(p = arctg [ton f cos (v A.-, )f Est- X^


mc

"*

[34]

Xo= falsaorigine (vedi del meridiano par.2.4.) centrale rrc = rilodulo paria 0,9996(vedipar.2.4.) di contrazione
y=
Nord
mc

+ Busen+ BrsenS 6 = + Brsen2+ Bosen4 t9= ! aA,

B'.2 _3 32 4 _27E?
Da

D _2181

-1632
---

55ErJ

B ^= l 5 l E l "96 El B, _1097 " 512


11 ' ,= -

a-c

a+c

64

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo2 DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

meridiano centrale

del trasformata meridiano centrale

Fig.2.18- Ellissoide e piano di Gauss

lineare 2.3.7. nellacartadi GAUSS Galcolo del modulodi deformazione Poichla rappresentazione il modulodi deformazione conforme, basta ricavare (vedi[10]): lineare Abbiamo ricavato mrlungoil parallelo.
=- \ *z o *! 'p p r - cos2 ror or.n a+{r"n' a

lungoil parallelo dovea= nl2 sara:

R r fla')' .ln) la ul'l *i, =7=7lld r) )


finali dovex e y sonole espressioni dellacarata di Gauss(32):
tl ,A x= '!cose+;lNcos r t - r ' + n = )+
tl

p(....)+... ,,rfNcoss

y= ttp+ +V,t ,.1Nsenpcosp

p3 t5-t' +9q' +4r7a N s e n t p c ors l+.......

q'e rlosi ottiene: le derivate, i termini in "4 calcolando trascurando e superiori e i termini
dl'

,:^*

"e " rn rn no . ts rn (s 2t+ ." n rn "g n.. o r r.(( t + f , c o s ' g ( 5 - t ' + . . . . ). l ,, s e n p c o s+ p L , ? rr^l /s p"c 'g ( -s, ' + . . .l . l.r.u .) = rA " n N u

'2

gr(' 5 - t ' * . . ) ' = l 2'N'sen g' r o r ' , p ( t + 0 + 4 . o r ' e ( s -'),)l' * ' [' , p ( t * 4 . o f + ' = 2 ' N ' s e n 'g r u r 6 \d1) 3
) [ = 1'N'sen' gcos' g+ termini trascurabili

per la x: e I'analoga derivata


- t ' + . . . . 1r= +f lucos N cosp r 't ( t v . o r d [ l+ f c o s ' q ( t- | + . . . . ) n: )
dx t/"r\ A| lf ^ ,l

65

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

2 Caoitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

lar)' = N . . ', , ( , , t- , ,l' c o s ' r [ r + i . o t ' 9 l - t ' + . . . 1 )= N 2 c o s9 rl+o+lcos' 9l-"*"'))= l;i)


= N' cos' \l+

( r..c o s ' ( 2 - , 1 c o s 'r 2,.r3*...1= -*r.


, cos'g- I sen'g+...) )

= N' cos2 ,p(t+ I


/ , \2 IdxI

l;)

.l;)

/ , \2 la\t)

= N2 cos29l+ r cos'I - r sen'9) + N'r = N2 cost g$+,t cos' g - f sen'e + I

cos' rpsen'9= g) = sen'z

= N2 cos2gfi+ f cos' g)

e quindi:

, ,p(r p)= | +,t2 rp +).,.o,, cos, ^l ' =+l(+l' .l+l'l= =-r-----N,cos r'l\il,) \il)) N'cos'tp
*, =(l+.t g)t'' =t+lcos' cos' g+ termini trascurabili

il modulo di deforazione lineare espresso in =7*h-"or' , ffiL funzione della longitudinel. e della latitudineg sar pari a: X (d a l l a in ),3) 1 'd e l l el32la m eno si ottiene: l= __ diter mini ep ' onendo
Ncos@

[35]

^, ' =l*l

2N'cos'to

.*' -

cos'tp=r*f4
2N'

pertenere la seguente formula: accumulate si adotta contodelleapprossimazioni o meglio lx2 il modulo di deformazionelineare espresso in ffi ,=l+^[36] ' x sarpari a: funzionedell'ascissa 2pN la distanza centrale o assedellenorde p ed N del punto dal meridiano dovex rappresenta punto principali P. nel di curvatura calcolati sonoi raggi lineare di retta di deformazione di un segmento L'espressione approssimata del modulo xr yr ed un puntoPzdi un puntoP1di coordinate sullarappresentazione, che congiunge, xzYzvle: coordinate
2 +t'; . .';+'r,,f,, ffi,-.=l+:# l37l 6p-N^ le distanze dei punti Pr e Pz dal meridiano dove con X1 e X2si indicano rispettivamente pm N, indicano i raggi principali di curvaturacalcolatinel fuso si del e con ed centrale punti. puntomediodel segmento i due di rettacongiungente introdotte,questa espressione valida per segmentidi retta non Per le approssimazioni a 20 km. superiori

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.3.8.calcolo dellaconvergenza del meridiano nellacartadi GAUSS In un puntoP dellaproiezione, la trasformata del meridiano unalineacurvacheforma un angoloT con la parallela all'asse Y. Questoangoloy noto come convergenza del meridiano:
tangente in P allatrasformata del

parallela all'asse Y

passante trasformata del meridiano p e ri l p u n t o P

- Conver genza F i 1 .2 .1 9 delmer idiano L'asseY quellodel sistema di riferimento cartografico, rappresenta, comegi detto,la trasformata del meridiano centrale delfuso. y, definito prima, uguale L'angolo all'angolo che la tangente in P alla trasformata del parallelo formacon la parallela all'asse X del sistema riferimento di cartografico, datoche per esserela rappresentazione conforme, le trasformate del meridiano e del parallelo passanti per un puntoformano un angolo retto. trasformata del parallelo passante per il punto P

X - Convergenza Fi1.2.20 del menotano Considerando il triangolorettangolo infinitesimo che ha per lati un elementodD di parallelo trasformata per del e catetid" e dusi ha:

Fig.2.21Triangolo inf initesimo

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

d',
qo^
. d,

d, d^"^ d . = tan(d , d, d,= ,

!'

d^
d,

le espressioni sono gi state calcolate nelladeterminazione del modulodi n " O^ deformazione lineare.

#"= dx

cos(l+tcos' e\l-r'*. ..)) d),=N

^*senpcos [t.**r' ( n ^,

e6-,'* ^ ,l

))

gli sviluppi e quindifacendoil rapporto, sfruttando binomiali, considerando ), piccolo trascurando i termini in l,ae superiori ha: si = '"7 =
ct, d)

i i y'se n r.o ,r[, * (" o ,' r(t-,\)


Ncos(l+7cos''P\l-r'l)

\r ( r ) . n - 22 -,')) r a n= y 2 s er ' $- i)i l r + f c o se [' rLcos',p(t r y .t 1 , .,1 y : z s e nr [ r q ( t t ' )+ c o s,' p ( s tan ,') ]rot' f ) ,t 5 r' ,t . ( -,' -i+ . , -jcos'

4'

;)=;cos'

p(r +r')

- Z s e n r [ r + f c o s 'g f i + t ' ) * tany

(P\

J"

visto c h et = t a n e

y : 'l,r"r r{t. tan

+.

sviluppando in seriela funzione arcotangente il valore si ottiene di y: T = t a n r- \ t u n ' y * ! a r ' y - . . . . . trascurando i termini in l.ae superiori si ha:

,"n',t T=).senr*Ir sen(p-!


e quindi: ( l^' , lg y = ).,,, gl t + - 2i, cos' sen [38]

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--r

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Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

procedimento la relazione: Conmaggiore approssimazione, conlo stesso si ottiene

y = 2 . , s e n g [ t * ! l-l . , r o r ' g [ t + f- . r c. o r ' r 3 c' \ /I/I


[ piane Peravere ricordare tany in funzione dellecoordinate basta che: b:J
N cos@

'>

.'

\\

[3e]

lettasullacartografia depurata dellafalsaoriginee dal dove x l'ascissa iciente coeff di contrazione


/t\

xlx'l t a n' Y = - t a n ( i'\ , l* | N 3N' cos' rp)

[40]

o conmaggiore approssimazione:
( ( * x' et-c' l "-ra " - rz fan .. cos l 3 . cos ' v = - t a n t 'o l l * '\ l+ ' ll N t p 3 N ' c o s ' c ' )) \

[41]

2.3.9. TRASFORMATE DELLEGEODETICHE SUL PIANODI GAUSS Aavanri, linoi"r,-o) I'angolo e misuriamo azimutale Se fissiamo sul terreno tre punti(Ps1u.ione, IPA= cx, facendo in P e collimando in A e poi in l, il valore che stazione successivamente grazieai teoremi all'angolo otteniamo, dellageodesia operativa, del tuttoequivalente formato PA e Pl. dalle tangenti allegeodetiche (cartografia Lo stessoangoloc sul pianodella rappresentazione conforme di Gauss) PA e Pl. dovrebbe esseremisurato tra le tangenti alletrasformate dellegeodetiche La trasformata non facilmente rappresentabile, di una geodetica tra due punti, tuttavia, gli punti. mentre la rappresentazione immediata dellacorda tra stessi Un semplicemetodoche consente di definireI'andamento della trasformata di una geodetica sul pianodellarappresentazione la "regola del vento" che semplicemente dice pensando chela trasformata dellageodetica si ottiene a comesi gonfia una velatesatra gli estremiPA sotto I'effetto del vento che per la parteche sta a destradal meridiano centrale soffiaversoESTe per la parteche sta a sinistra soffiaversoOVEST:

Fi1.2.22- Trasformata di unageodetica

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2 CaPitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

I'angolotra la trasformata Se determiniamo della geodetica e la relativacorda, sar possibile ridurre I'angolo misurato azimutale sul terreno(tra geodetiche) all'equivalente "corde" quindisu figurea lati angolosullacartografia misurato tra le rispettive ed operare rettilinei anzich su figure a laticurvilinei. "riduzione Lo scostamento suddetto vienechiamato alla corda". Percomprendere meglio I'operazione di riduzione allacorda, consideriamo una geodetica passante per PA sull'ellissoide P e la tangente come l'angolo compreso tra il meridiano (vedi allageodetica stessa Fig.2.23)

- Azimut Fig.2.23 sullasuperficie di riferimento Lo stessoazimutu sar definito tra la tangente alla sul pianocartografico comeangolo passante per P, e la tangente trasformata del meridiano, allatrasformata dellageodetica PA:

(Est,Nord) le coordinate sonofacilmente determinabili del puntoP e del Sullacartografia punto A. In basea queste l'azimut 0'p6 cofiei coordinate possibile calcolare
t
En -En . U,,^ = OfCtStlNn-Nu

I'azimut le coordinate Per rendere omogeneo O'pA, definito attraverso cartografiche, con quello le correzioni a, individuato sull'ellissoide, apportare siadi convergenza necessario y chedi riduzione del meridiano allacorda epa:
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2 Capitolo DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

- Azimut Fig.2.24 sul piano cartografico y e la riduzione La convergenza allacordapa Soro valori dotati di segnoe del meridiano quindila relazione il calcolo che permette a a partiredallecoordinate corretto dell'azimut cartografiche dei puntiP e A sarla seguente:
ct,= O'pA+T - 0pn

l42l

regola ll segnodell'angolo di riduzione allacordapnsf datodallaseguente empirica: - se ruotando positiva primala in sensoorariola direzione Y si incontra segno dell'asse cordae poi la trasformata; segno+ il viceversa. y sarpositiva quando La convergenza il puntoP si trovaa destra dell'asse del meridiano quando il punto Y (Nord) P si trovaa sinistra. e sarnegativa Dallostudiodellatrasformata dellageodetica si pu dedurre che I'angolo epn(riduzione allacorda) paria: (Y,-y^)(zx,+xo) ^ [43] 6prN, nel puntoC dellacordaPA,che dovep6 e N6 Soroi raggiprincipali di curvatura calcolati da P 1/3dellalunghezza PA (vediFig.2.2q. dista L ' a s c i s sde a l p u n to C fa ci l me n te calcolabile com et Xr = ( 2Xr +XA) /3 e analogam ente l'ordinata del puntoC sar Y, = (2Y,+Y) /3
C or -

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Allalucedi quanto dettosopra, un angolo misurato sullasuperficie B (tradue geodetiche) terrestre con la strumentazione topografica classicacorrisponder all'angolo B' (tra le corde) misurato sullacartografia di Gauss secondo la seguente regola:
misurato i'-B = angolo calcolato con le coordinate F' = angolo dei puntiP I A lettesullacarta

'*---..---.'''.'-.''...'.

e.r...
--

B'
),

A---_ { Fig.2.25- Riduzione allecorde di un angolo azimutale

0 =0ro-0r;0ro+ero-0r,-rr, -B+eoo-e.

144l

Vedamo I'ordine di grandezza di queste correzoni considerando l, < 3oe p5 = Nc = 6,3 . 103 km e unadiffereza dellecoordinate dei puntiP A e | (vedit43l)di 200 km, 100km 10 km: 200km 100 Ay=[y= km 1 0k m g" 100" 25 0,25" Nellecondizioni pi sfavorevoli per lati di 15 km il valore(B' - B) di 0,5"ed dunque logico, al disotto di queste distanze, cioentroil campotopografico, non tenere contodi queste correzioni. Sar quindipossibile compensare una rete geodetica di estensione pari al massima campo topografico senza applicare le rduzioni angolari allacorda. Si pu dimostrare poi che fra la lunghezza dellatrasformata e la lunghezza dellacorda valela relazione:
s, - s. _ rp\rp + sr senA/s; cos' a ,t, 24N4
/\rr

[45]
sr

s' -5' = 1 0 0 k m , o . = 4 5 o e X p- 2 2 O k m s o i1 e p o n e n d o5 i ttiene unerrore di Circa 108,

sensibilmente inferiore aglierrori di misura delle distanze e quinditrascurabile.

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Capitolo 2 ELEMENTI DICARTOGRAFIA

2.4. LA CARTOGRAFIA UFFICIALE ITALIANA molti prowedimenti legislativi in materiadi cartografia, Esistono emanatidall'unit gli organi n'68 definisce d'ltalia cartografici delloSfafo: ad oggi.La legge21211960 - lstituto > l.G.M. Militare Geografico > l.l.M. lstituto ldrografico dellaMarina - Centro > C.!.G.A. di Informazioni Geotopografiche dell'Aeronautica F Catasto - Direzione Centrale del Catastoe dei serviziGeotopocartografici e della immobiliari conservazione dei registri F ServizioGeologico La cartografia nautiche, ufficiale dallecartetopografiche, quindicostituita aeronautiche, catastali e geologiche. Nel 1970nascono le Regioni i programmi a statuto ordinario e con essenascono anche di cartografia tecnica a grande scala(C.T.R.) 1:10.000 e 1:5.000. I loro programmi Anche le 102 Provincieltaliane hanno competenza cartografica. prevedono, la costruzione normalmente, di cartografia tecnica(tradizionale o/e numerica) 1:5 .0 0 0 . a l l as c a l a italiani hannoprogrammi di produzione allescale Gli 8.102Comuni di cartografiatecnica - 1:2 .0 0 0 . - 1: 1.0 0 0 1: 5 0 0 La realizzazione di cartografia tradizionale estremamente disomogenea: si o/e numerica va dal nullaallacopertura totale.
ici utilizzati in ltaliasono rrincipali sistemi c enti proiezione 1:500.000 e 1:1.000.000 conica conforme di Lambert: IGMcar ta llM carta a scale varie da 1:100.000 a proiezione conforme di Mercatore: 1:1.000.000 proiezione perle calotte polari ica conforme IGMcarta1:1.000.000 stereograf oolare: - Soldner proiezione variabili di Cassini cartea scale da 1:500 a CATASTO (afilattica): 1:4.000 - 1:50.000 IGMcar ta in scala 1:25.000 1: 1 0 0 . 0 0 0 1:200.000 1:250.000 rappresentazione di Gauss: CATASTO nuovecartea scalevariabili da conforme 1:500 a 1:4.000 cartoqrafia tecnica a variescale

'

, i

italiana nella rappresentazione Tutta la cartografia conformedi Gauss cos ufficiale pratica la cartografia mondo. come totalit della del (28afogli) La cartaufficiale in scala1:100.000 dell'lGM stataultimata allaf inedel secolo lo fu solo neglianni cinquanta scorsomentrequellain scala1:25.000 con le seguenti caratteristiche: F origine meridiano dellelongitudini: di RomaMonte Mario F origine dellelatitudini: equatore F ellissoide BESSEL di riferimento: - Flamsteed; policentrica F proiezione: naturale si noti(vedifig. 2.26\che le di Sanson longitudini sono positivenel verso Est e negativenel verso Ovest a partiredal (MonteMario) meridiano e che non si limitano di riferimento ai valoridi + 3'o -3o perch, in questo caso,nonsi considerano i comenelcasodellaproiezione di Gauss pilimitate fusima zonemolto origini con molte diverse.

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*oo o'

2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

*oo

Fig.2.26- La prima italiana cartografia ufficiale Nel 1940la Commissione ltaliana decise I'ellissoide internazionale Geodetica di adottare (Hayford) L'ellissoide stato "orientatoa Roma - Monte comesuperficie di riferimento. Mario" cio stato reso tangente al geoide in questo punto, annullando la deviazione della verticale. nazionale fu ricalcolata Nel 1941la rete geodetica sul pianodi Gaussdal Prof.Boaga (comericonoscimento proiezione di ci,la proiezione di Gauss- Boaga). statachiamata Nel 1948 fu stabilito la proiezione La di adottare di Gaussanche per la cartografia. (disegno), trasformazione avvenuta conseryando tutto il vecchiomateriale cartografico gaussiano (ciole nuove il nuovoreticolato coordinate). sovrastampandovi soltanto questacartografia L'origine dei fusi che caratterizzano il meridiano di Greenwich a pari partire quale dal sonostatitracciati tuttii fusidi ampiezza a 6'.

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Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Tra I'estremo oveste l'estremo est del territorio nazionale contiamo circa12",quindi tutta l'ltalia per questi contenibile in due fusi e, fortuna, due fusi,a lorovolta,sono multipli interi dellasuddivisione cheparte dal meridiano di Greenwich. ll primo fusova da 6oa 12"di longitudine riferita pari a Greenwich con meridiano centrale a 9 ' ; i l s e co n d o fu sova d a 1 2 'a 18' di longitudine r ifer ita a Gr eenwich con m er idi ano paria 15'. centrale Per ragioni che vedremo meglioin seguito, il primofuso si estende ad oriente sino al meridiano di Roma MonteMario,per cui si crea una zona di sovrapposizione con il secondofuso, utile per eliminarele difficolt di collegamento tra punti vicini ma appartenenti ai duefusicontigui. Anche percirca30' percoprire il secondo fusosi estende partedella a oriente unapiccola penisola salentina che altrimenti rappresentata andrebbe utilizzando un terzofuso (vedi Fig.2.27).
n+ocw12'27'08',40EG 18'30' ^ -

rfl
\y

5 5 ' ? 5 "5 , 41e

q"] \

,4(

w
/ t\

I '/

f-

ruso^ou.tt_{-I E: 1.500 km I

r Es FUso
E:'z's2okm

- La nuova Fi1.2.27 cartografia italiana ufficiale Tuttoil territorio nazionale racchiuso in un fuso non pu essererappresentato su di un unico foglio per ragioni di carta,bisogner, di comodit di consultazione, suddividerlo in porzioni. tante prende operazione Questa il nomedi taglio deifogli. Tuttii foglidellacartografia italiana sono "tagliati", secondo intervalli regolari, lungole trasformate dei meridianie dei paralleli che definisconola porzione di territorio rappresentata.

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

I margini sinistro e destrodi una cartasonole trasformate dei meridiani, e i margini basso e altosonole trasformate questi I valorinumerici dei paralleli. che definiscono limiti, sono sempreriportati a margine dellacarta. Questo modo di tagliare la cartografia viene comunemente indicato come "taglio geografico". La figura illustra seguente il taglioufficiale dellacartografia italiana, con I'indicazione della denominazione dei foglialle variescalee la porzione di territorio rappresentato, inteso comedifferenza tra la longitudine del margine destrocon il sinistro e la differenzalrala latitudine in altoconquello del margine in basso.

nome

scala

Al,

ACI

"'---'-tit'-"-" ravolelrs
AL ll0@

NoiNE SUDDIVISIONE DELLE

FOGLIO QUADRANTE TAVOLETTA

1: 100.000 30' 20' l: 50.000 1 5 ' l0' l:25.000 ,7,30,, 5'

soise

Fig.2.28- Taglio deifoglidellanuova italiana cartografia ufficiale gi detto,gli assi ortogonali Come abbiamo cartesiani dellarappresentazione di Gauss sono definitirispettivamente dallatrasformata del meridiano centrale del fuso (asseY o (asse Nord) e dallatrasformata dell'equatore X o Est):

.( '=
o E

perchtutti i fusi sono identici Non facciamo riferimento ad un fuso particolare tra loro e quindi quanto per uno,valepertutti. illustrato Restanoda risolvere il primo,che interessa in particolare due problemi, il territorio quello nazionale, di darecontinuit cartografica anche ai territori di confine tra i duefusi, fusoOveste fusoEst. chiamati La soluzionea questo primo problema stata trovata producendouna zona di (vediFig.2.27),nellaqualesi ha una sovrapposizione di circa30' che fungeda "sutura" prima doppia rappresentazione del territorio, come appartenente ad un fuso e poi al successivo e viceversa.

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2 Capitolo DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

(valido problema per tuttii fusi) che le coordinate Est di tuttii puntiche si ll secondo non ci Dal puntodi vistaaritmetico centrale sononegative. a sinistra del meridiano trovano fontedi si intuisce una possibile nullada eccepire, ma dal puntodi vistapratico, sarebbe perla dimenticanza delsegno. errori fittizia dando una traslazione stato risoltosemplicemente Questosecondoproblema Nord. all'asse immediatamente al lettoredellacartain qualefuso (Est o Ovest)si Per far comprendere del traslazioni, una caratteristica due diverse sonostatedefinite trovail puntoin esame, km). km)e I'altra delfusoOvest(2.520 fusoEst(1.500 punto riporta In questomodo,la prima cifra della coordinataEst di un qualunque per il fuso Ovest e 2 per il l'indicazione del fuso appartenenza'.1 implicitamente di anche fuso Est. (quello Nord)e quindi in un soloemisfero Tuttoil territorio nazionale si trova,per fortuna, Nordnegative. nonsi poneil problema di eventuali coordinate

lnrocw,= 6"

larocw = 6"

9" + 1500km

ln+ocw= I 2o

15. + 2.520 knr

- Boaga - Fusinelsistema Fig.2.29 Gauss la letturadellecoordinate di un punto (Est,Nord)che, Per rendere agevole all'utente ricordiamo, rappresentano, a parte la falsa origine,la distanzadel punto rispettoalla su ogni carta sempresovrapposta centrale e dell'equatore, trasformata del meridiano (Est,Nord)e con maglia di riferimento agliassidel sistema una griglia con i latiparalleli regolare. impropriamente, reficolato chilometrico anchese non semprela Questagrigliasi chiama, pari ad un chilometro. dimensione dellamaglia

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2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Nellacartografia a grande scalasi adotta una maglia di 10 cm di lato,indipendente dalla ricordare scala.Quelloche importante che le coordinate dei lati della magliadel reticolato chilometrico sonosempre deivaloriinteri e sonoriportati a margine dellacarta.
Nord

reticolato chilometrico taglio geografico della carta

Fig.2.30- Cartacon reticolato chilometrico tracciato (vedi lineare ln un fusodi 6"di ampiezza, comenelnostro caso,il modulo di deformazione e varia da un valoreminimopari a 1 (sul meridiano [35] e [36]) semprecrescente paria 1,0008 (suimeridiani massimo estremi del fuso centrale dovel.r. = 0o)a un valore = = dovel,r. + 3oo l,r. 31. prossimo ll territorio cartografato, al meridiano centrale del fuso, quindi"privilegiato" perch posto lineare minore rispetto subir unadeformazione a quello agliestremi. perch fatto impossibile la non ci stupisce sappiamo essere costruzione di una Questo (vedipar.2.1.3.) cartografia equidistante e la cartadi Gaussnonfa eccezione. questo Possiamo imponendo dei limitialladeformazione contenere effetto di "distorsione" in un lineare. Naturalmente nonpossiamo fareriferimento rappresentato a tuttoil territorio porzione fusoma ad una bendefinita. postonel puntopi in scala1:25.000 dell'lGM territorio quellodi una tavoletta Questo delfuso(.. = + 3oo - 3') : sfavorevole cioall'estremit

= 14 km lunghezza massima misurabile

Fig.2.31- Tavoletta IGMin scala1:25.000 pariad a circa14 km. misurabile La distanza massima su unatavoletta la suadiagonale in scala su una carta ideale (senzadeformazioni) corrisponde, Questa lunghezza mm. 1:25.000 di 560 a,d u n se g me n to posta all'estremit delfuso,sarparia: Sulla cartadi Gauss, = 14.011 m corrispondente, ad un segmento di 14.000m * 1,0008 alla scala1:25.000, m m. 560,45 paria 0,45mm. lineare La deformazione cartografica subita quindi

78

--

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2 Capitolo DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

entro lo spessore della linea che tracciail fosse contenuta Se questadeformazione rassegnazione e risolvere cos accettarla con maggiore disegnodella carta,potremmo il cartografo cioquellodi poterdisegnare una carta l'assillo che perseguita da sempre praticamente In questomodola cartadiventerebbe equidistante. equidistante. per ragionistoriche,pari a assunto, Lo spessoreminimo di una linea disegnata 0,2 mm e prende il nome di errore di grafcismo. primacalcolata per dimezzare la deformazione lineare e Ritornando al nostroesempio, graficismo, quindi il modulo nei limitidell'errore di rientrare di dovremodimezzare anche lineare. deformazione un obiettivo sar raggiunto se applichiamo a tutto il pianodellarappresentazione Questo paria 0.9996. di contrazione coefficiente "forzatura", questa lineare centrale nonsar il modulo sul meridiano Dopo di deformazione pipariall'unit ma varr0,9996 e alleestremit delfusosarparia: * 0,9 9 9 6 = 1 ,0 0 0 4 ( vedifig.2.31) ,possi am o 1,0008 e , ri to rnando alla nostr a tavoletta ricalcolare la lunghezza delladiagonale di 14 km: = 14.006 D all'estremit m * 1,0004 m corrispondente sullacartaa un del fuso 14.000 di 560,22 mm segmento = 13.994 D sul meridiano m * 0,9996 m corrispondente sullacartaa un centrale 14.000 di 559,78 mm segmento Entrambi i valori calcolati soddisfano, praticamente,la condizione che la massima di graficismo. sia inferiore all'errore deformazione padricartografi questoartificio hannoadottato I nostri di imporre una contrazione di 4 parti prodotta paria 0,9996 la proiezione di Gaussper a tuttala cartografia secondo su 10.000 in lo sviluppo limitare le deformazioni lineari. Con buonapacedi Gaussche prevedeva (vedi2.3.5.). veragrandezza delmeridiano centrale viste prima, Alla luce di questo"piccolo tutte le espressioni analitiche, aggiustamento" principali: le conto. Vediamo dovranno tenerne (vedi relazioni: ll modulo lineare sarcalcolato con le nuove di deformazione [35]e [36])

=o,eee{t.!** ,t) nt,

in funzionedella longitudine ffi1 Sprsso q 1," dellalatitudine ntl esprSSoin funzione della punto distanza del dal meridianocentraledel fuso

[46]

r\ (t (fst - falsa ori gine ) I m t = 0 , 9 9 9 61 1+ -

pN0,99962

l47l

lineare di un segmentodi retta che congiunge, ll modulo di deformazione sul l a Er Nr ed un puntoP2 di coordinate rappresentazione, Ez Nz un puntoP1 di coordinate (vedi[37])sardatodallanuovarelazione: / ( n? + ' F E. + r.'JI =,0 . 9 9 9 6r1 +1t .7t7t==-i.I nt1_ ', t+al 6 p ^ N^ 0 ,9 9 9 6' | ) rispettivamente le distanze dovecon Er e Ez si indicano dei puntiPr e Pz dal meridiano pm principali N, i raggi nel di curvatura calcolati centrale del fuso e con ed si indicano punto medio i duepunti. delsegmento di retta congiungente
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Capitolo 2 ELEMENTI DICARTOGRAFIA

Anche la relazione relativa per tenere alla riduzione alla cordadovr esseremodificata (vedi[43]): contodel coefficiente di contrazione
-No)(2Ep+Eo) ^ = (N" t,, rA 6prN ro.99g6'z [49j

L'applicazione del coefficiente di contrazione 0,9996equivale idealmente a sostituire il cilindro tangente al meridiano centrale conun cilindro secante.

CilindrO tangente

cilindro u r r r r r u rs ue u a r r t e secante

- Boaga geometrico Fig.2.32-Schema dellaproiezione di Gauss - Boaga geometrico Per meglio lo schema comprendere dellarappresentazione di Gauss immaginiamo I'ellissoide di sezionare il piano Y-2. secondo Allanostra (piano latitudine risulta che il cilindro secante di Gauss) intersecher I'ellissoide a circa180km dal meridiano centrale il seguente delfusosecondo schema:
f u s od i 6 ' d i a m p i e z z a

mr= 0,9996 mr= 1,0004

superficie terrestre
piano di Gauss

ellissoide di Havford

meridiano cehtrale

Fig.2.33- Sezione di un fusodi 6' di ampiezza il modulo Se rappresentiamo di deformazione lineare mr in funzione dellaEst avremo un grafico parabolico: ad andamento
meridiano centrale del fuso 1,0004

Fig.2.34- Variazione lineare del modulo di deformazione

80

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.4.1,IL SISTEMA UNIVERSALE UTM Durantee dopo la secondaguerramondiale molte nazioni, per ragionidi uniformit, adottarono la rappresentazione propria di Gauss come cartografia nazionale.L'idea originale era quelladi dar vita ad un sistemauniversale che fosse la base per la cartografia di tuttoil mondo. Talesistema statochiamato Universal Transverse Mercator (UTM). Projection Laterrafusuddivisain60f si du i6 ' d i a m p i e z z a , n u m ed rat li a60procedendodaOvest partire Est a dall'antimeridiano di (il Greenwich fuso 1 si trovaquindi in pieno oceano Yerso Pacifico). L'ltalia, in questo sistema, contenuta nei fusi 32 e 33 e grazieallefelicisceltefattein - BoagaJ, fasedi costruzione dellapropria cartografia (Gauss gi perfettamente si trovava allineata conla definizione e il posizionamento dei nuovi fusiurM. lmeridian i n tra d ce l i e id u e fu sih a nno sem pr e longitudine, r ispettivam ente, di 9"e 15"Es t di Greenwich (vediFig.2.30). Naturalmente, trattandosi di un sistema universale, non hannopi sensole specificit dellacartografia italiana come il nome dei fusi (Est e Ovest)e le traslazioni particolari dell'origine. Anche in questo casosi deciso di applicare un coefficiente di contrazione di 0,9996 e si adottato un tagliodei fogliuguale per tuttele nazioni (diverso da quello italiano GaussBoaga). Perevitare possibili errori(dimenticanza del segno)utlizzando le coordinate dei puntia sinistra del meridiano centrale, anchein questo caso I'origine del sistema di riferimento caftografico statatraslata di una costante. Questa traslazione ugualeper tuttii fusi ed paria 500km.
uoro

9"1 + 500 km

= 12o soso

Fig.2.36- Fusinelsistema UTM

15" + 500 km

81

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Caoitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

2.4.2.tL STSTEMA Dr RTFERTMENTO (ED50) EUROPEO UNtF|CATO paragrafo, Comegi dettonel precedente nel 1940la Commissione Geodetica ltaliana decise internazionale di adottare l'ellissoide di Hayford comesuperficie di riferimento e di nell'osservatorio orientarlo astronomico di RomaMonteMario ciodi renderlo tangente al geoide punto, in questo annullandone la deviazione della verticale. Analogamente tutte le altre nazionieuropeeadottarono all'ltalia, un propriosistemadi perforzadi cose,noncongruente riferimento, italiano. conquello guerramondiale Dopo la seconda fu decisodi unificare i diversisistemi di riferimento (Associazione nell'ambito dell'AlG Internazionale di Geodesia) mediante un calcolodi generaledi tutte le reti geodetiche compensazione europee(eseguito dal Coast and Geodetic Survey e ArmyMapService statunitensi) con i seguenti criteri: F superficie (Hayford) internazionale di riferimento: ellissoide ts origine dellalongitudine: meridiano di Greenwich Naturalmente non sarebbe statocorretto mantenere I'orientamento dell'ellisoide a Roma MonteMario, cioil puntodi tangenza dell'ellissoide con il geoide, e quindi si sceltoun pi baricentrica nuovoosservatorio ubicato in una localit rispetto astronomico allatotalit del territorio da cartografare. Questopuntodi tangenza o "centro di emanazione" della in una localit carta statoindividuato nei pressi di Bonnchiamata Postdam. Nel centrodi emanazione non stata annullata completamente la deviazione della verticale ma statolasciato in mododa minimizzarele un piccolo residuo nelle deviazioni periferiche. pi altreretinazionali Si definitoin questo modo I'orientamentomedio europeo o European Datum 1950 (ED50). Anche questo nuovo "datum"(ED50),come il precedente Roma 40, si definisce ad "orientamento per la rappresentazione locale", cio non adottabile dell'intera superficie ma vale solo in un intorno terrestre, del centrodi emanazione o puntodi tangenza tra (nelnostro ellissoide e geoide casotuttoil territorio europeo). ll nuovo orientamento dell'ellissoide di riferimento comportalavariazione dellecoordinate geografiche Ad esempio le coordinate di tutti i puntirappresentati. di un puntoparticolare neiduesistemi che il vertice trigonometrico di RomaM. Mario saranno: di riferimento

orientamento ellissOide
RomaMonte Mario ED50(Potsdam)

longitudine
= 0o R+o

latitudine o
41'55',25",51 4 1' 5 5 ' 3 1 " , 4 9

= 12" 27' 08".40 ),orn^w = Iew 12" 27' 10",93

generaledelle reti, le coordinatedei punti Dopo le operazioni di compensazione italianihanno ovviamente trigonometrici assuntovalori diversida quelli del sistema nazionale. Tra le coordinate non vi alcunapossibilit di uno stessopunto,nei due sistemi, di analitiche di trasformazione. definire dellerelazioni (espresse La figura mostra le differenze in latitudine e in longitudine in secondi) seguente riscontrate tra i due sistemi(ellissoide di Hayfordorientatoa Roma Monte Mario ed ellissoide a Postdam) di Hayford orientato

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

*.._,J.

i I I !
I

- Curveisotransitive Fig.2.37 di conversione da Gauss-Boaga a UTM ll sistema europeo statoadottato in parteancheda alcunenazioni africane ed asiatiche:

I N
r:-::-l t |-. ' l

ED50 Pulkovo 42 del Capo indipendenti

Fig.2.38 -Nazioni che hanno il sistema ED50 adottato Ancheil sistemaUTM prevedeun tagliogeografico le trasformate dei fogli (secondo di meridiani e di paralleli) coscomeera previsto dallacartografia nazionale italiana. Naturalmente il taglio diverso da quelloadottato italiana. dallanuovacartografia ufficiale La cartografia IGM che vieneprodotta oggi,seguequestonuovotaglio(UTM)che ha comeriferimento il foglio in scala1:50.000 e tuttii relativi in Fig. sottomultipli comeindicato 2.57.
83

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Caoitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

geografica La dimensione dellacartografia ufficiale la seguente: A}s FOGLIO 1 :5 0 . 0 0 0 20' 12', S E Z ION E 1 :2 5 . 0 0 0 10' 6', S E Z ION E 1: 1 0 . 0 0 0 5' 3', E L E ME N T O 1 : 5 . 0 0 0 2 ' , 3 0 " 1' 30" , .1' MAPPA 1 :2 . 0 0 0 36" MAPPA 1 :1 . 0 0 0 18" 30"

tiPo

scala

Attualmente accantoal sistemanazionale Gauss-Boaga e internazionale UTM, si affiancato e viene semprepi utilizzato il sistemaUTM-WGS84, che ulilizzal'ellissoide WGS84 conle convenzioni internazionali UTM. La caratteristica fondamentale di questo nuovo sistema cartografico che I'ellissoide (WGS84)perde la caratteristicadi superficie di riferimento orientata per assumere quelladi superficie localmente di riferimento validaper tutto il mondo e quindi geocentrica. Questo sistema risulta particolarmente comodo per utilizzare il sistema direttamente satellitare GPSnelle applicazioni cartografiche. Riportiamo sinteticamente le convenzioni nei sistemigeodetici nazionale e cartografici (Gauss-Boaga) (UTM): e internazionale
geodetico Sistema cartografico geodetico Sistema cartografico

nazionale
ellissoide datum orioine dellalonqitudine amoiezza delfuso coordinate iche caftooraf
denominazione dei fusi relativi all'ltalia longitudine del meridiano centrale
falsa orioine

internazionale
Hayford {**ele orientamento ED5O

Havford
l*emfs orientamento Roma1940

geodetico Sistema ico cartograf UTM.WGS84 WGS84


gwmcw*tri*a orientamento WGS84

RomaMonte Mario
o-

Greenwich
60

Greenwich
60

- Boaqa Gauss

UTM
150

UTM_ WGSB4
32
9o
JJ

Ovest EST z -3" 27' 08",4 2'32' 51",6 9o Estdi RMM Estdi RMM E s td i G W 1.500 km 2.520km 500km
0,9996 0,9996 0,9996

150

Estdi GW 500km
0,9996

Estdi GW 500km
0,9996

Estdi GW 500km
0,9996

coefficiente di contrazione m.

84

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Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Eserciziosvolto di calcolo del modulo di deformazione lineare(m1)in un punto individuato su una cartadisegnata nellaproiezione di GAUSS. Consideriamo rappresentato nellatavoletta un puntoparticolare 67 ll S.E.e precisamente il vertice (2'ordine). M. BRACCO trigonometrico puntosonomisurabili Le coordinate di questo direttamente sullacartografia o, trattandosi di un vertice trigonometrico, sononotedallamonografia del punto:

5'ru
7':g tt

coordi natecartog rafiche coordi nategeograf iche di M. Bracco di M. Bracco


Nord= 4.948.869,84 m Q = 44" 40' 49",072 = - 5" 06' 47",543 R+o

E s t= 1 . 3 68 .3 6 5 ,5 m5 H = 1 . 3 0 6 . 5m 6

longitudine riferitaal meridianodi RomaM. Mario

depuro la coordinata falsaorigine: Estdella per il fusoovest = - 131.634.45 X = E st- 1.500.000 m = per il fusoest X Est 2.520.000 m la X rappresenta la distanza dal meridiano centrale del fuso. p, N, e R: calcolo dei parametri
m a = 6.378.388 c = a(l-a)
Q t ? - =-2 22 -C

= 6 . 3 5 6 . 9 1, 9 5 m

- o\t :') o rw3

= 6 . 3 6 7 . 2 2 7 , im 2

o,ooazzza7o022
= 0.99833676

N = 3 = 6 ' 3 8 9 . 0 1 4 , 8m 1 W p=,[pW =6.378.111,66m

85

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

calcolo del modulo di deformazione lineare m,

=o,sss{r. m, u#r*)

=o,eeea12

fl modulo di deformazione lineare pu essere calcolato ancheutilizzando le coordinate geografiche (latitudine g e longitudine i.): la longitudine l" deveessere riferita al meridiano centrale delfusoe deveessere espressa in radianti: per il fusoovest rc = R+o + 12" 27' 08",4- 9" per il fusoest rc = B+o + 12"27' 08",4- 15" nell'esempio sar: - - -'1o39'39",143 I m c= - 5 ' 0 6 ' 4 7 " , 5 4 3 + 1 2 "2 7 ' 0 8 " , 4
90

e quindi:
mc=-1o39'

39",143

e quindi:
(t\
\4/

lr"tud=- 1',66087g0561 I

0,028987703

-,tr;, cos'g = 0,999gt m,- 0.999011+ e l


Viste le approssimazioni per ricavarela formulaindicatasopra,si considera introdotte valido il modulo di deformazione lineare ricavato in un intorno nonsuperiore a 10 km. Esercizio svoltodi calcolodel modulodi deformazione lineare mldi un segmento di retta. Consideriamg un particolare segmento di rettadefinito da due vertici trigonometrici: M. Bracco e M. Pagliano. Le coordinate punti di questi sonomisurabili direttamente sullacartografia o, trattandosi di 'ici,sononotedallemonografie punti verttci dei t: M. BRACCO coordinate M. PAGLIANO coordinate ( 2 ' o r d in e ) ( 1' or dine) Nord= 4.948.869.84 m Nord= 4.933.038,81 m = Est 1 .3 6 8 .3 6 5,55 m Est -1.376.791.92 m H= 1 .3 0 6 ,56 m H= 988,77m (P= 44" 40' 49".072 (!= 44" 32',21".594 50 06' 41",543 l,nao = ,non = 5" 00' 11",276 calcolo p e N nel puntomediodel segmentoM. Bracco dei parametri - M. Pagliano:
,^
, It(ut(l

-9snncco*9peclrexo

= 44" 36' 35",333 = 0,99834084 = 6.367.1 47,88m = 6 . 3 8 8 . 9 8 8 , 3m 1 = 6.378.058,75 m

w = ^ll - e2sinzg_"0'o

pN^ R_

a \ t - e t) w3
u

w N "tp

--

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Capitolo 2 DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

le coordinate Estdella falsaorigine: depuro X = E s t -1 . 5 0 0 . 0 0 5 Monte Bracco m 0 = - 131.634,4 m = 1 2 3 . 2 0 8 . 0 8 = Pagliano X E s t -1 . 5 0 0 . 0 0 0 m Monte m laX rappresenta la distanza centrale delfuso. dal meridiano - M. Pagliano: M. Bracco lineare mrdelsegmento del modulo di deformazione calcolo
(

nr t+# I ' =0.99961 t 6p^ N^ 09996')

v2+Y

Y +v2

= 0,9997997

Esercizio svolto di calcolodi un azimuto in un verticedi coordinatenote. ricaviamo esposto nelparagrafo 2.3.9., il valore dell'azimut o Conriferimento a quanto (punto (punto A). misurabile P) e M. Pagliano tra M. Bracco e Lecoordinate dei vertici sononote(inquesto sullacartografia caso)o misurabili l'angolo 0 p4 riferito al Norddel reticolato chilometrico consentono di calcolare di direzione o asseY:
parallela Y all'asse tangente allatrasformata del meridiano

trasformata del meridiano

P (monte Bracco
corda dellageodetica PA trasformata tangente allatrasformata dellageodetica PA y''... '\..

A (monte Pagliano)

Le coordinate di M. Bracco(chiamatoP) e M. Pagliano(chiamatoA) sono le stesse precedente. dell'esercizio


E s t o- E s t t - + 8 ' 4 2 6 ' 3 7 m= 1 5 1 o , 9 7 5 0 0 1 4 = 1 5 1 o 5 8 ' 3 0 " = arctp, 0',o " Nordo - Nordo -15.831,03m

y nelvertice La convergenza P sardeterminata la [39]: del meridiano utilizzando


l - g y = ) . , , , . s e n f r * ') n , . o . t + 3 a r c c o" s '/ II 3 c' ( t a I

))

- 9o= - 1"39'39",143 = - 5'06' 47",543 mc + 12"27'08",4 = - 0,028987703 '.'"0 = - 1 o,660873056 # 9 = 44" 40' 49",072 m a = 6.378.388 m 5 c = 6.356.911,9

y=)",,,sen{plt*lrll^,.ortpf 1a3o--lcos'gl l= -o,ozo384184rad--1"10'04",54


\. 3 [ c' ))

(r/1'\l

87

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Capitoto 2 ELEMENTI DICARTOGRAFIA

ll calcolo dellariduzione allacorda epn Saf eseguito utilizzando la [49]: (yo-y)(zx^+x) j ._ o ove: , , ,.0.9996' p^N 6 ^ Xp =Es t e ' .u-.co 1 .5 0 0 .0 0m 0= Xn =Es t p " g l i a1 n.5 o -0 0 .0 0m 0= - 1.500.000 = - 131.634,45 1 .368.365,55 m =- 123.208,08 1 .376.791,92- 1.500.000 m

= Yp = Nordaracco 4.948.869,84 m = Yn = Nordpastiano 4.933.038,81 m = p, gi calcolato 6.367.1 47,88m N6 = gi calcolato 6.388.988,31 m - 0 , 0 0 0 0 2 5 0 8 7 '= - 0o0'05",17 tpn= ^d e quindiI'azimut cr,secondola relazione [42] sar pari a: = O'pA = 150o48'30",63 cL + T ' p n = 1 5 1o 5 8 ' 3 0 "- 1 o1 0 ' 0 4 " , 5 4 + 0o0'05",17

88

-7

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Capitolo 2 DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

propostiall'allievo mediante l'uso di un foglio elettronico: Esercizi da risolvere

lineare lungo un parallelo st'S calcolodel modulodi deformazione SER*EZI*

en
37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48

1'30' 2"00' 2o30' 3"00' 0o00' 0'30' ' 1o00' i'fl 0,0349066 0,0436332 0,0523599 0,0174533 0,0261799 0,0000000 0,0087266 ?,[rad] 9 [rad] 0,6457718 0,99960 0,99962 0,99970 0,99982 0,99999 1,00021 1,00047 0,6632251 0,6806784 0,6981317 0,7155850 0,7330383 0,7504916 0,7679449 0,99990 1,00008 1,00029 0,7853982 0,99960 0,99962 0,99968 0,99977 0,8028515 0,8203047 0,8377580

1,0004 1,0003 1,0002 't,0001 1,0000


o qqqq

0,9998
n oooT n ooo^
AAAAA ooooooo

ooc!Ne)

longitudine dal neridiano centrale

89

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2 Caoitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

*$ffiffiffifitrtCI n" l0 - calcolodel modulodi deformazione lineare in un punto

mr = o , e e e u [t
riqa di calcolo

t@)

I (Est - falsa origine )' )


da NETOGE latitudine o tradl lml 1.500.000.00 4.760.900,54 0.75049157841

Est

Nord

Im]

a=[m]
C(= g'=

R*ma 40 6.378.388 0,003367003 0,0067226700

calcoli falsaorigine 1.500.000 W = 0,998435346 p= 6.365.340,14 N = 6.388.383,61

risultati
lf =

{},99960

HSffi$E*lZlO n' 11 - calcolodel modulodi deformazione lineare di un segmento E |+ E^E ' ,,+ El,\ t , t ,. = 0 .9 9 9 6,(* 6p,,N^0,9996' ) \
PUNTO B da NETOGE Est Nord da NETOGE latitudineo fradl latitudineo fradl Iml lml Im] Im] 't.584.105.96 1.541.410.76 4 .649.979,51 0,73303828587 4.539.317.71 0,71 558499353 Est PUNTOA Nord

riqa di calcolo

a=[ml
cI,-

e'= calcoli falsaorigine


Xa=

trt*s:s r{* 6.378.388,000 0,003367003 0,006722670 1.500.000 41.410,76 84.105,96 0,72431163969 0,99852306366 6.363.662,75 6.387.822,41 0,99965

Xo= 9medio = W m e d i o= = P medio N r"oio --

risultati
!l =

90

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2 Capitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

HSEHCIZI0 n"'l? - calcolodellariduzione allacorda

'pa -

(+ -lr^X2Er+Eo)
6pcNcq9996'

Norddei PuntiP e A Npe Nnsonole coordinate Epe Ensonole coordinate Est(depurate falsaorigine) della dei puntiP e A pce Nc sonoi raggiprincipali di curvatura del punto C
PUNTO A Nord fml lml lmI 1.541.410.76 1.584_r05,96 4 .539.317.71 4.649_979.51 P PUNTO

Est lmI

Nord

Est

riqa di calcolo

a=[m] c[: e'=

ffi*r:'rs4S 6.378.388,00 0,003367003 0,006722670

calcoli falsaorigine= [m] 1.500.000 1.555.642,49 E S T 6= [ m ] NORD6= [m] 4.613.092,24 = 0,72722484862 96 [rad] ESTp[m] 41.410,76 E S T a[ m ] 84.105,96 W= 0,998513327 pc = [m] 6.363.848,92 N6= [m] 6.387.884,70 epa= [rad] 0,0000757958

risultati

segno epo= [gradiJ epa : [primi] epa = [secondiJ

+ 0 0 15,634

91

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Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

ESERCIUICI n'13 - calcolodellaconvergenza del meridiano lr\ gl I + = l"' costp T = ).sen ') I 3 \ longitudine ), riferita al meridiano centrale latitudine <p riferita al pianoequatoriale tuttii risultati sonoespressi in gon
I I"l 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 0.00' 0.30' 1.00' 1" 3 0 ' 2"00' 2"30' 3'00' , l["] 0,000000 0,008726 0,017453 0,026179 0,034906 0,043633 0,052359 9 [rad] . ?r, [rad] 0,6457718 0,0000 0,3343 0,6687 1,0032 1,3377 1,6724 2.0072' 0,6632251 0,6806784 0,6981317 0,7155850 0,733m84 0,7504916 0,7679449 0,7853982 0,0000 0,3929 0]857 1,1786 1,5717 1,9648 2,3581 0,8028515 0,8203047 0,8377580

v*re n i *n * **9 1* **ni,' *r genzs d*l n:*r idi*n*l*ng* il p*r all*lo S$' ' '
2,5000 tr 2 , 0 0 0 0 o
B n ru

1,50[D 1,0000 8,5[00 0,0000 longitudine dal meridiaRocntrrle

tr o r
{$

c e
rJ

92

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2 Caoitolo ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

ESEMPI DI CARTOGRAFIA NAZIONALE AL TRATTO La carta in corsodi Tutto il territorio nazionale in S3S foglii* scala1:50.CI00. suddiviso nelsistema UTM ED50. allestimento ed inquadrata (persfoltimento Deriva in scala1:25.000 e riduzione) stampata a 6 o 3 colori dai rilievi conl'orografia a sfumo o curve di livello reticolato UTM (tracciato) reticolato Gauss- Boaga(non disegnato)
5 0 G L tN 09157-TRlN0
! 'l1 a SlfrltM79?.rQL 01 1 2 - $ - [ ] li : l t t l I i - r t v i

PROIEZINE CONFORr4E UNIVgRSAL TRASVgRSA (U,f.M.) DI HRCATORE


rr:ilJ rir caiRDrB ^ a r\rtt\ IaNlr rCiCrrUNl .;atoiti41! 4rrt.rlnn tcNo irFlirfa elD'C 8Oh {. HA{|O,. D Ci!NWICH L^llluula 9 AOll lx. H^Frc),.!55li ar! tl!i5ioro E ,l U i):nr C CCiaarcts !r(oPro L}tt il 9 .9

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ffi;lill""e;

Fig.2.39- Estratto in scala1:50.000 di un foglio

93

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitoto 2 ELEMENTI DICARTOGRAFIA

Tuttoil territorio nazionale suddiviso in fi.?98 ssr;oni in s*ala1:25.000 la carta in corso di allestimento. inquadrata nelsistema UTM- ED50. Deriva da restituzione fotogrammetrica. E stampata a 4 colori con ltrografiaa sfumoo curvedi livello.

ISTITUTO GEOGRAFICO M
Carta ulficiale dello Stato (Legge n"68 Tutti i dirilti di rioroduzione o di l

ARE
- lGMl Fironze "2-1960) @ Copyrighl "
lotale o parziale solto qualunquo

- Edizione 1 risrvati"

reticolatoUTM

rricoalogeografico

- Estratto Fig.2.40 di unasezione in scala1:25.000

94

G.COMOGLIO E CARTOGRAFIA TOPOGRAFIA

Caoitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

(serie V) 1:?5.*S* ln scaNa in 3.545 tavoe{t* nazionale suddiviso il territorio Tutto tuttapubblicata. Lacarta - Boaga UTM. chilometrico e reticolato nelsistema Gauss E inquadrata parte fotogrammetrica. restituzione da in Deriva versioni da 1 a 5 colori. in diverse stampata
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RETICOLATO C}trLOMETRICO NELLA PROIEZIONE CONFORME UNIVER5ALE TRASVERSA DI MERCATORE

Sistema U. T. M.
SOVRAPPOSIZIONE DEI DUE FUStr : 30' (d. * o' !o' I Romr M. M ORIGINE DELLE COORDINATE.; Coordimtc Ert : il mcridbno entnlc dcl fw on vatorc vmzionelc + 5m m ,, Nord : I'cqutorc
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- Estratto in scala1:25.000 di unatavoletta Fi1.2.41

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RETICOLTO CHILOMETRICO PROIEZIONE CONFOR{E TR,{,SVERSA DI MERANTORE

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- Estratto in scala1:25.000 di unatavoletta Fi1.2.42

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA


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REGION E PIEMONTE
SEHVIZIO ARTOGBAFICO

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TECNICAREGIONALE CARTA

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CARTA AL TRATTO

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Fig.2.43- Estratto di unasezione in scala1:10.000

G. COMOGLIO E CARTOGRAFIA TOPOGRAFIA

Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

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PROVINCIA DI TOFINO

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G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

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- Estratto Fig.2.45 di mappa in scala1:2.000
98

G.COMOGLIO E CARTOGRAFIA TOPOGRAFIA

CaPitolo2 DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

REGIOf\E PIEMON.IE PROVNqA DIORINO

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in scala1:1'000 di mappa Fig.2.a6- Estratto

99

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo2 DI CARTOGRAFIA ELEMENTI

Gaussin metrida aggiungere allecoordinate dei puntinellarappresentazione Correzioni puntinelsistema (Roma perottenere 1940), le coordinate UTMED50. Boaga degli stessi
Foglio Coordinata NORD
no

Coordinata EST fuso32


-999948

Foglio Soordinata NORD


no

Ooordinata EST fuso32 fuso33


934

fuso32
+171

fuso33

fuso33

iuso32

fuso33
169 169

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4C

171 175 174 173 173 172 179 179 178 177 176 175 175
174

+167

168 168

5 5A
6 8
o

949 -201 9936 408 41 945 42 946 43 947 44 948 936 45 949 936 46 47 944 48 944 49 945 945 50

404

934
-999946 946 945 945 945 945 946 947 947 948 948 -201 9935

+ 18 1

180 179 179 178


178

945 94e
941 948 948

10
11

12 13 14 144 3269 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 264 27 28 29 30


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174

169 169

169 168 167


179 179
178

51 52 53 534 o a 538 53C 934 54 934 55 oae 56 58 59 60 61 62 63 64 935 65 934 654 934 658 933 b b 933 O T 68 69 71 72
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178 177 177 177 176

+172
171 171 17C 170 170

935 935
oaR

935 935 947


946 946

82
81

944 944 944


945 946 946

80 80 80
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945 945 945


946 946

177
177
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IV

175
175 175

947 170 170 170


169 168 948 948

78 78 77

947 947 173 172


171 948 949 936 936
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181 181

180
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177

32 33 34 35
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946 946

182 182 181 181


181 18C 18C 18C 180
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947 94

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945

945

94e
94 94

74 75
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947 947 175 174 173


948 948 936
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37 38 39 40

176 176 176

947 171 171


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77 774 935 778 oe6 78 '70 934

179 179

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183 82

947

947

100

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Foglio Coordinata NORD


no

Coordinata EST fuso32


946 946

80 81 82 83 84 85
86

fuso32 fuso33 181 181 181 181 +1 81


't81 181

fuso33

Foglio Coordinata NORD no

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fuso32

87 88 89 90 91 92 93 94 95 96
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181 180 180 182 182 181


181 181

130 131 946 132 946 133 -999946 134 946 135 947 136 948 137 948 138 +17e 949 -201 993 1 3 9 947 140
947 946 946 946 946 946 946 14'l

fuso33 fuso32 fuso33 185 180 949 93 181 93


181 181 182 185 185 185 948 948 181 + 18 1
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93
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949

93 -201 9936
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182 182 183


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938 940
936

181
181 181 181

142 143 144 145 't46 147 148 149 936 1 5 0 936 1 5 1 152 153 154 155 156 157 936 1 5 8 936 1 5 9 937 161
162

937
938 938 940

184 187
184 183 183 184

98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116
117

947 177
177 948 949 947 947 947 948 948 948 949

940 949
936

181 81 82
81

937
938 938 939

184
185

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82 82 82

177 178 177

185 185 185 185 184


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941 940 940 937 938 939

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94 178 178 178 178


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118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129

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163 164 165 166


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941 941 n.d. n.d. n.d. n.d.

168
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184 184 184

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179 179 180 180

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948 948 948 948

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184
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170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180

186
186 186 186 186

938 938 939

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941 941 942

186
186

186 187 n.d.


n.d.

942 n.d.
n.d.

101

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo2 ELEMENTI DI CARTOGRAFIA

Foglio Coordinata NORD


no

Coordinata EST

Foglio Coordinata NORD


no

EST Coordinata

fuso32 fuso 33 fuso32 fuso33 181 n.d. n.o. 182 n.o. 183 187 938 184 186 939 185 186 940 186 186 941 187 186 941 188 186 941 189 187 942 190 187 942 191 188 941 192 n.d. n.d. 193 n.d. n.d. 194 n.d. n.d. 195 n.d. n.d. 196 187 939 197 187 940 198 187 942 199 186 942 200 186 942 241 186 942 242 187 941 203 188 941 -201994C 204 +1 89 205 n.d. n.o. 206 n.d, n.o. 207 n.o. n.d. 208 n.o. n.d. 249 187 942 210 187 943 211 186 942 212 186 943 213 188 94C 214 189 94C 215 190 939 216 n.d. n.o. 217 n.d. n.o. 218 n.d. n.o. 219 n.o. n.o. 220 186 943 221 186 943 222 186 943 223 186 943 224 n.d. n.d. 225 n.d. n.d. 226 n.d. n.d. 227 n.d. n.d. 228 186 943 229 186 943 230 186 944

fuso32

231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263
264

fuso33 fuso32 fuso33 185 944 n.d. n.d.


n.d. n.d. n.d.

n.d. 187
186

n.d. n.d. 944


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186 n.d. n.d.


188

945 n.d. n.d.

187
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946 942 945 946 946
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265 266 267


268 269

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196 195 195

270 271 272 273 274 275 276 277

195
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942 942
940 942

195 194 195 195 194

943 943 943 943 943

102

v
G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA Capitolo 3 C E N ND I ISTATISTICA

Capitolo 3 DI STATISTICA CENNI

3.

PROBABILITA E DEFINIZIONI La teoriadelle probabilit una scienzamatematica negli che studiala regolarit eventicasuali Si diceche un evento aleatorio o aleatori. se, durante un esperimento pi volte,l'evento ripetuto si verifica leggermente ogni voltain maniera diversa dalla precedente. il lancio Se ad esempio comeesperimento il consideriamo di un dadoe comeevento, pi volteil lancio, risultato noteremo del lancio, che ripetendo il risultato varier in modo variazioni aleatorio. sonodovute all'azione di tantifattori, a voltapocoimportanti Queste o ancheimpercettibili, che intervengono ad ogni lancio, come ad esempiol'impulso iniziale, il movimento la rugosit dell'aria, dovecade, del piano ecc.. La conclusione che, pur ripetendo senzabarare), i sempregli stessigesti (quindi "lancio risultati dell'esperimento del dado" saranno sempre diversi tra loro. sono dovutealla presenza Questevariazioni di fattorisecondari, che influenzano il risultato del I'esperimento. quindievidente Risulta che tuttii problemi non potranno sperimentali essererisolti in modo "deterministico" mediante i metodiclassicidelle scienzeesatte,ma bisogner introdurre nuovi concettiche possiamodefiniregenericamente come "teoria delle probabilit".
103

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

3.1. PROBABILITA CLASSICA La definizione classica di probabilit risaleal XVll secolo ed dovuta a Laplace; poistataripresa nel 1910da Pierce e si puenunciare in questo modo: la probabilitP(A) di un eventoA il rapportotra il numeroN di casi "favorevoli" (cio il manifestarsi di A) e il numeroM deicasi "possibili" e mutuamente escludentesi. M "a priori" Questaprobabilit anche dettaprobabilit a priori.ll motivodell'appellativo deriva dal fatto che possibile stimarela probabilit di un evento a partiredalla simmetria del problema. Ad esempio, nel casodel dadoavremo che la probabilit di ottenere da un lancioil 3 sarparia: h,^\ casifavorevoli1 c asi p o ssi b i l i 6 Analogamente, nel caso di una puntata sul colorerossoalla roulette la probabilit di . 1 8= vincere paria 0,486 i numeri rossisono18 su un totale , ciocircail 49% (infatti U di 37,essendoci neri, oltreai 18 numeri lo zeroche verde). anche
r tv, -

p(n)=

NI

t1l

Per chiarireancorail concettodi probabilit, applicato ai giochi d'azzardo, vediamo comeesempio il SuperEnalotto. Bastagiocaresei numericompresi tra 1 e 90 e confrontarli con la combinazione vincente, composta da 6 + 1 numeri estratti. Si vinceindovinando 6, S+jolly, 5, 4 o 3 numeri estratti. giocatesingole(minimo2) di sei numerio Per regolamento si possono effettuare sistemi cheprevedano da un minimo OiZ,a.O un massimo di 20 numeri corrispondenti a: '.)=, persettenumeri giocate; combinati a sei a sei= |
\o/

/ rn\ perventi giocate. numeri combinati a seia sei= Sa.Z00 [ f J= ll numero n deicasi possibili,se noninteesia l'ordine di estrazione deinumeri, parial presi numero delle combinazioni di 90 elementi seia sei:
.85 9 0. 8 9. 8 8. 8 7 . 8 6 = 622.614.630 possibili combinazioni 1 . 2 - 3 . 45 . 6 ll numero dei casifavorevoli naturalmente la vincita stessa e quindi1. La probabilit di vincere conun 6 quindi di ^=+ ^ (auguril). 622.614.630 pi il jollydobbiamo Peraverela certezza di vincere con 5 numeri considerare che il numero deicasifavorevoli aumenta da unoa seipoich si possono sbagliare unoalla voltai sei numeri ma sonosostituibili coniljolly;la probabilit di centrare il 5+jolly quindi: (sempre tantiauguril). ' ^=: 6 2 2 .6--=--)1 4 .6 3r0 0 3 .7 6 9 .1 0 s piche unavalutazione Perle altrevincite ci vuolesempre tantafortuna statistica. L'estensioneal caso di eventi con risultati continui si attua attraverso una geometrica rappresentazione in cui la probabilit dell'evento casuale datadal rapporto possibili. favorevole tra I'area all'evento e I'area totaledeglieventi
104

b-.

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

Ad esempio, supponiamo che un bambino lancidei sassicontrouna pareteforata prendere parete la mira senza e che i fori sulla sianodistribuiti a caso.Per semplicit piccoli supponiamo anche che i sassisianomolto rispetto ai fori. parte? P che un sassopassidall'altra Qualesarla probabilit Se "A" I'area dellaparetee "a" I'area di ciascuno dei "k" fori,la probabilit che un sassopassisardatadall'area favorevole I'area divisa totale: o-ka A Si noti bene che questa definizione oggettivadi probabilit diventa di difficile nelle numerose applicazione situazioni in cui la densitdi probabilit non pu pi quando essere considerata uniforme, ovvero vengono menole condizioni di simmetria. Ad esempio, nelcasodel bambino che lancia i sassicontro il muro,puverificarsi che le dimensioni dei forivarino dal centro versoi bordidel muroe che il bambino cerchi di mirare al centro. 3.2, PROBABILITA EMPIRICA La definizione di probabilit empirica dovutalargamente a R. Von Misesed la definizione sperimentale di probabilit come limite della frequenzamisurabile in una serie di esperimenti. per un'importante Essa ricalca la definizione classica,introducendo variazione, "numero "numero sostituendo al rapporto casifavorevoli" il rapporto su di casi possibili" "numero di esperimenti effettuati con esito favorevole" su 'humerocomplessivo di esperimenti effettuati". ll vantaggio modifica di questa chequesta definizione si applica senza difficolt anche non sia uniforme, ai casi in cui la densit di probabilit owero, per quantoriguarda esperimenti con risultati non necessario discreti, specificare che i risultati debbano possibili essere ugualmente e mutuamente escludentesi. La probabilit empirica o "probabilit a posteriori" di un evento definita comeil limite cuitendela frequenza relativa di successo all'aumentare del numero di prove. "m" volteed un certorisultato "A"si presenta In pratica, se ripetiamo un esperimento "n" volte,la probabilit "m" tende di "A" datadal limite n/m quando dellafrequenza all'infinito:

P(A)=limm+_ l

l2l

possonoessereeffettuati Gli m tentativi sia ripetendo in sequenzam volte lo stesso esperimento sia misurando simultaneamente m esperimenti identici. prende gruppo. L'insieme degli m tentativi il nomedi questioni presente Esistono riguardo I'esistenza alcune delicate e il significato del limite nella definizione di probabilit empirica: F la probabilit non una propriet cosdefinita ma anche solodell'esperimento, particolare gruppo probabilit funzione del su cui vienecalcolata. Ad esempio la di soprawivenza ad una certaet,calcolata su diversi campioni di popolazione a cui (maschi,femmine,fumatori,non fumatori, una stessa persona appartiene deltaplanisti, ecc.),risulter diversa; F la probabilit empiricasi pu rigorosamente applicare soltantoagli esperimenti per i qualiil limite, per m tendente ripetibili, ha significato. all'infinito, Si deduce quindiche moltesituazioni non sono soggette dellavita quotidiana, all'usodi questadefinizione di probabilit, ad esempioil risultato di una paftitadi calcio, quello russa di unaroulette o iltempoatmosferico di domani.
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Capitolo 3 DI STATISTICA CENNI

per venireincontro Inoltre, quasitutti sono concordinel ad una necessit operativa, definire la probabilit comeil valore dellafrequenza relativa di successo su un numero di prove non necessariamente tendenteall'infinito, ma giudicato sufficientemente grande. Ad esempio, se si lancia nontruccata, una moneta la frequenza di crocidoponumerosi lancisi assester in generale sul 50%.Tuttavia, anchese estremamente improbabile, esistela possibilit che per un certonumero di lanciconsecutivi si presenti sempre la faccia. stessa E questo il difetto logico delladefinizione frequentista. 3.3. PROBABILITA ASSIOMATICA La definizione matematica dellaprobabilit dovuta a Kolmogorov. Sia S un insieme i su l ta ti d i p o s s i b i lri A i d i u n e sp er imento S = { Ar , Az, As,....} .Setali eventisono mutuamente escludentesi p(Ai), alloraper ognunodi essi esister una probabilit rappresentata numero da un reale, chesoddisfa i seguenti assiomi: > 0; l. p(Ai) ll. se, comeipotizzato, Ar e Az sonoeventimutuamente escludentesi, alloradeve valereche: p(41 oppureAz) = p(Ar) + p(A2)dove p(Ar) la probabilit di Ar e p(Az) ottenere la probabilit di ottenere Az; lll. Xp(Ai) = 1, dove la sommatoria estesa a tutti gli eventi mutuamente escludentesi. Le conseguenze deitre assiomi sono: F la probabilit di non ottenere I'evento A; uguale menola probabilit all'unit di ottenerlo; > p(Ai)< 1 ciola probabilit realeappartenente un numero all'intervallo [0,1];in pratica:0 < p(Ai) < '1 dove 1 rappresenta la cerlezzadi ottenereI'eventoft e 0 quella di nonottenerlo. Di seguito alcune osservazioni: F la definizione pu essereestesasenzaproblemi di probabilit matematica alle variabili continue; D gli assiomi illustrati e le loroconseguenze sonosufficienti a fare qualsiasi conto, anche complicato, di probabilit e ad ottenereun risultatonumericocorretto. parteessi non dicononiente D'altra su cosasia la probabilit e qualesia la sua per questo natura: probabilit si vedanole definizioni di probabilit classica, empirica e probabilit soggettiva; F tutte le definizioni le condizioni di probabilit soddisfano espresse da questi assiomi. 3.4. PROBABILITA SOGGETTIVA portaad una definizione La concezione soggettivista dellaprobabilit che si potrebbe formulare nelmodoseguente: la probabilitdi un evento A la misuradel grado di fiduciache un individuocoerente attribuisce, secondole sue informazioni e opinioni,all'awerarsidi A. questa ll campodi applicabilit di definizione moltovasto; occorre aggiungere che la "coerenza" la corretta significa applicazione dellenormedi calcolo e che la misura del grado di fiducia,cio la valutazione (0,1) viene fatta sull'intervallo di probabilit,
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Capitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

la probabilit impossibile 0 all'evento e 1 a quellocerto.Circail fattoche la attribuendo moltosi potrebbe dire; interessa osservare che valutazione sia qui un atto soggettivo, le non significa Di fatto, appenavi siano premessesufficienti, soggettivo arbitrario. problema. perquanti valutazioni individuali sianointeressati al medesimo concordano Pippo disposto 1 contro20 sul fatto che nel Facciamo a scommettere un esempio: pomeriggio I'idraulico che perde da una arrivi finalmente a riparareil rubinetto pariad 1121 (menodel 5%). cioa taleevento una probabilit settimana; attribuisce da un'urnacon 1 pallinarossa E' come se ci trovassimo ad effettuare un sorteggio positivo= arrivodell'idraulico) (evento e 20 pallinenere (eventinegativi= ?sserZ? dell'idraulico). al Ricapitolando: Pippo sta implicitamente dando una valutazione di = arrivo positivo verificarsi dell'idraulico. dell'evento vale la Perquantoil dominiodella probabilit soggettiva appaiaincertoe arbitrario, pi questa la definizione penadi osservare a cui spesso che proprio di probabilit quotidiane ("domanipiover,"questavolta ricorriamo nelle nostre considerazioni passer I'esame", ecc.). TOTALE DELLAPROBABILITA 3.5. TEOREMA questo nell'ipotesi Dimostriamo semplificativa che gli teorema, e ancheil seguente, di un eventonon alteri la eventi sianotra loro indipendenti, cio che il verificarsi probabilit pu essere La nozione dell'altro. di indipendenza estesaa un di verificarsi quando qualsiasi indipendenti numero di eventi.Pi eventisi diconomutuamente questo nessuno di essidipende da tuttigli altri.Dimostriamo teorema con un esempio pratico. (adesempio: 4 gialle, N palline di variocolore Supponiamo di avereun'urna contenente 4 bianche, 2 verdi, 3 rosse, e di estrarne una. 5 nere) pu presentarsi (E) estrazione L'evento di una pallina dall'urna sottovarie modalit (verde), (nero). (giallo), (bianca), (rosso), indipendenti: E1 E2 Es E4 Es Nell'esempio:

no

b!anca nera gialla


rOSSA

probabitit pi ,
P b= 4 / 1 9 l Pr = 5/18 l Ps = 4!18 P' = 3/18 Pu= 2118 i

5
4 3 2

verd tiat

i8

possiamo In base a quantoenunciato in precedenza determinare la probabilit dei Er, E2,....E, singoli eventi conla relazione:
n op a l l eg i a l l e Pn=
Po=

n ' p a l l eb i a n c h e

n"palle n'palletotali totali (E) I'estrazione Se consideriamo come eventofavorevole di una palla bianca o nera grado indifferentemente, saremo in anche di associarela probabilit di uscita di questo gi viste: le regole evento sempre applicando
ro7

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA Pe=

Capitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

nocasifavorevoli n' pallebianche + n' pallenere_ D rD = rb t rn


nocasipossibili n. palletotati

quest'ultimo Generalizzando caso deriveremo immediatamente il teorema della probabilit totale:quando un evento E si pu presentaresotto modalit diverse, indipendenti fra loro, Er di probabilit Pl, Ez di probabilit Pz,En di probabilit Pn, la probabilit E dato dallasommadelleprobabilit dell'evento corrispondenti. P E= P r + P 2+ . . . . . . .P .n t3I 3.6. TEOREMA DELLAPROBABILITA COMPOSTA precedente, Secondo I'ipotesi fattanel paragrafo dimostriamo anchequesto teorema possa con un esempio. Supponiamo E che un evento risultare dal concorso simultaneo o successivo di dueo pieventi E1, E2,.....E, p2,....p,. di probabilitpr, Ad esempio, palline avendo a disposizione due urnedi composizione nota,contenenti di vario colore,consideriamo palline eventofavorevole l'uscita contemporanea di due bianche da unasingola estrazione dalledue urne.
urna n"1

urnan"2

no

bianche nere gialle rosse verdi totale

4 5 4 3 2 18

probabilit Pn= 4118 P n= 5 /1 8 Ps= 4118 P ' = 3 /1 8 P' = 2118

no

bianche nere gialle rosse verdi totale

6 4 '1 2 2 15

probabilit Ro= 6/15 Rn= 4/15 R s= 1 / 1 5 R, = 2115 Ru= 2115

La probabilit favorevole associata all'evento E (estrazione di due pallebianche, una da in basealla[1]: ciascuna urna)puessere calcolata n"casi favorevoli= noassociazioni di una pallabianca dellaprimaurna(4) con una pallabianca dellaseconda urna(6)= 4 x 6. n " casi possibili= n oassociazioni di unapalla dellaprima urna(18) conunapalla della = se co n d u a rn a(15) 18x 15. no c a sp i ossibili 18x15 18 15 immediatamente Generalizzando, deriva il teorema dellaprobabilit composta: quando un evento E risultadal concorsosimultaneo o successivodi due o pi Pr Ez di probabilit eventi E1di probabilit P2,En di probabilit Pn,indipendenti lra loro, la probabilit dell'evento E data dal prodotto delle probabilit corrispondenti: P e= P r P z . . . . . . .P .n t4l
108

La probabilit E sarquindi: dell'evento P. =

nocasi favorevoli

4xG

P o' R o

b,-.

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Capitolo 3 C E N ND I ISTATISTICA

puchiarire questo Un secondo esempio meglio ancora teorema: se l'evento A consiste nell'estrazione di una regina da un mazzo di 40 cartee I'evento B "estrazione nell'estrazione del "seme" di quadri, avremo che I'evento di una reginadi quadri" da un mazzo di 40 carteavrprobabilit: 4 'reglne 1."r" 41 1 D D P =I regina I cuadri ' reginadiquadri ll ' seml 40"r_ 4 0 4 40 gi a priorie cioche la probabilit E la conferma di quantosapevamo di estrarre una 'l determinata 40 carte pari cartada un mazzodi '40 a questoimportante Applicheremo teorema tutte le volte che gli eventisarannotra loro (esempio: indipendenti misura ripetuta di un angolo), e che conter anchel'ordine con (nellostessoesempio: cui si presenteranno i risultati la sequenza dei risultati delle misure). 3.7. VARIABILI STATISTICHE E CASUALI SEMPLICI Dopo le definizioni elementari di "probabilit", vediamo adesso le principali "statistica". nel campodella applicazioni La terminologia comunemente adottata la seguente: D popolazione: un insieme ben definito di individuiognuno dei quali caralterizzato da un attributoX (ad esempiol'allezza)che pu assumerevalori diversi; F individui: sonoi soggetti dell'indagine statistica; F attributo: unacaratteristica degliindividui chevieneanalizzala statisticamente; F valoreargomentale: la misura dell'attributo. Studiare una popolazione dal punto di vista statistico significa esaminare come si gli individui questoscopo distribuiscono Per poter raggiungere al propriointerno. necessario le seguenti chesi verifichino condizioni: D ciascun possedere individuo deve un solovalore argomentale dell'attributo; possono > piindividui lo stesso avere valore argomentale dell'attributo; presente, F I'attributo deveessere con diversi valoriargomentali, in tuttigli individui popolazione; della D devonoesistere almenodue individui nella popolazione in possesso di valori argomentali diversi. possonoessereclassificati, L'insieme degli individui di una popolazione secondo questo l'attributo X, in modo:
x{t.orl

......xl'x. x"x^
F, F. .....F. LF,

Ii =t't

,l

t5l

Dove Fi la frequenza assoluta dell'evento X;, cio il numerodi individui della popolazionecarallerizzali dal valore Xi ed n il numero delle forme diverse In pratica, dell'attributo. unavariabile statistica il risultato di una classificazione o, pi in generale, di un esperimento concluso in se stesso, ciooperato su una popolazione nota. totalmente L'argomento X pu assumere o un numero finitodi forme,in tal caso dettodiscreto, pu presentarsi oppure con un numeroinfinito di forme,tutte per contenute con (a-b)ed in un intervallo continuit limitato allora dettoditipocontinuo.
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Capitolo 3 CENNI DISTATISTICA

Nellapraticaper,avremosemprea che fare con argomenti giacch di tipo discreto, tuttii risultati per sensibile dellemisure, che sia lo strumento utilizzato, sempreuna seriediscreta, anche se numerosa, di valori numerici chedifferiscono fra lorodi quantit finite.Per ora prendiamo in considerazione solola successione dei valoriargomentali discreti di X. Nellaprimarigadella[5] sonoindicati i valoriargomentali, mentre nellaseconda sono riportati i valoridellenumerosit F; degliindividui popolazione della che possiedono il rispettivo valoreargomentale. Le quantit F1 si chiamano frequenze assolute dellapopolazione. ConN si indica il numero totale degliindividui dellapopolazione. Un altrotipo di rappresentazione analitica si ottiene dalla[5] sostituendo allefrequenze i valorifi = FilN deltefrequenze assolute relative.

xfx,

x, Xr......Xn

lf, f2 f........fn

If, =t

t6l

Le sommatorie riportate nella[5] e nella[6] non sonoinutili aggiunte, ma esprimono la garanzia che la popolazione per sia stata analizzata interoe che tutti i suoi individui sianosinteticamente rappresentati in X. La X rappresentata dalla [5] o dalla [6] prendeil nome di variabilestatistica a una dimensione. In alcunicasi,per comodit, I'analisi pu essere di una popolazione fattausando non pi i singoli valoriargomentali ma delleclassi di opportuna dell'attributo, ampiezza. Ad esempiosi pu determinare il numerodi individui il cui valoreargomentale sia fra Xi e Xj estremi compreso inclusi, e associare X;l---lX; allaclasse tale numero, che verrquindichiamato frequenza assoluta dellaclasse. Ogniclasse sarinoltre contraddistinta da un valore medio o puntomedio dellaclasse e da due limiti di classe chegeneralmente noncoincidono con i datiosservati. La variabilestatisticaX si pu rappresentare in svariateforme grafichechiamate istogrammi, utilizzando semplicemente le funzionidi un foglio elettronico. Queste rappresentazioni sonoanchemoltopi efficaci rispetto alladoppia seriedi numeri vista prima. L'esempio della Fig. 3.1 riportala variabile statistica di una popolazione esaminata secondo I'attributo allezza e suddivisa in classidi ampiezza di 4 cm.

llr ,al
20
o o
o I li

Clasd in %

1 6 4 - 16 8 6%

15

164-'f68

168-172 Ateze

172-176

176-180

180-184

suddivise in classi di 4 cm

Fig.3.1- Possibili rappresentazioni di unavariabile statistica Se invecedellefrequenze assolute, costruiamo I'istogramma utilizzando le frequenze relative, I'arearacchiusa dall'istogramma stessosar pari all'unit e in questocaso parleremo di istogramma normalizzalo. Si definisce funzione cumulativa di frequenza o funzione di distribuzionedella variabile statistica C la seguente doppia successione in corrispondenza biunivoca:
110

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Capitolo 3 CENNI DISTATISTICA

I x,
I

x2
n+F2

x,
\+F2+...+Fn

Ct\^

\ IN'N"N

17l

valori argomentali della variabile cio una variabilestatistica avente i medesimi pariallasommadellefrequenze relative relative di tuttii in esamee frequenze statistica quello valori minori in esame. argomentali o uguali a Si dice diagrammacumulativo delle frequenzeo diagrammadi distribuzione I'istogramma dellafunzione cumulativa di frequenza.
1,00 0,90 0,80 o,70 0,60 0,50 0,40 0,30 0,20 0,10 0,00
17G180 18G184

Fig.3.2- Diagramma cumulativo di frequenza per la importanza Nellaseriedi valoriargomentali ve ne sono alcunidi particolare descrizione dellavariabile statistica a cui essisi riferiscono. nella forma [5] si possonodefinirele statistica rappresentata Quandola variabile seguenti caratteristiche: uguali.

Esercizio svolto sulla variabilestatistica: "allezza" (espressa l'attributo in la variabile statistica X che rappresenta consideriamo cm)degliindividui di unapopolazione:
- r 5 9 1 5 9 - 1 6 1r 6 l - 1 6 3 1 6 3 - t 6 5 1 6 5 - 1 6 71 6 7 - t 6 9 1 6 9 - t ' n t ' 7 1 - t ' 7 31 7 3 - 1 7 5 v J l 5 5 -t 5 i 1 5 7 1272213443632132110

(in cm) che descrivono i valoriargomentali la popolazione X nellaprimarigatroviamo mentre nella le frequenze Fi. seconda troviamo assolute F La sommatoria dellefrequenze rappresenta il numero totaledi individui che assolute e: la compongon op o p o l a zi o nr=o F le frequenze relative da associare a ciascuna classesi otterranno comerapporto tra frequenza e il numero la popolazione: assoluta totaledi individui che compongono
t: =r

F l'ampiezza Lxidegliintervalli comedifferenza tra il valorelimitesuperiore e quello (in questo pertuttigli intervalli inferiore di ciascunaclasse casoI'ampiezza uguale e p a r ia 2 c m ) ; F le densit di frequenza, owero le ordinate degliistogrammi n,= ' jt;
{,

D i valori funzione della cumulativa di frequ enzaci=Zf r .


fr=l

lll

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

classe limite limite Xi f requenze frequenze allezzabarra f requenze inferiore medio assolute relative istogramma cumulate superiore
Fi
fi hi

Gi

1 2 3 4 5 6 7 I 9 10

155 157 159 161 163 165 167 169 1 71 173

157 159 161 163 165 167 169 171 173 175

156 158 160 162 164 166 168 170 172 174

2 7 22 13 44 36 32 13 21 10 N=200

0,01 0,03 0,11 0,06 0,22 0,18 0,16 0,07 0,11 0,05 1,00

0,005 0,018 0,055 0,033 0,110 0,090 0,090 0,033 0,053 0,025

0,01 0,05 0,16 O,22 0,44 0,62 0,78 0,85 0,95 1

ISTOGRAf'lllA

0,120 0,100 0,t180


hi0,06[

0,040 0,020

0,tuu
t 5 E 1 5 8 1 6 0 1 6 2 1 6 4 1 6 6 1 E E1 7 [ 1 7 2 1 - t 4 valori argomentali

diagramma cumulativo di frequenza

o
:t
L

t,oo o

il o,so
1 5 6 1 5 8 1 6 0 1 6 21 6 4 1 6 61 6 8 1 7 01 7 2 1 7 4 valoriargornentali

112

E--

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Capitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

Per introdurre il concettodi variabile casuale ad una dimensione occorredefinire a l c u ntiermi n i : F evento aleatorio:si definisce la aleatorio un eventodi cui non si pu prevedere (es. l'uscita modalit di un numeronel giocodella con la qualesi presenter roulette) estrazione un a caso: I'estrazione a casodi un individuo da una popolazione eventoaleatorio facilmente realizzabile. Perch estrazione si abbiauna effettiva a caso occorreche all'attodell'estrazione tutti gli individuisiano perfettamente identici e che la modalit I'estrazione sia imprevedibile. dell'atto chedetermina leggeempiricadel caso: quando di si effettua N (grande a piacere) un numero nella estrazioni e ogni volta si rimetteI'individuo estratto da una popolazione popolazione, dellapopolazione si constata che tuttii valoriargomentali sono stati le frequenze relative variabile a estratti e della statistica tendono stabilizzarsi. non mai prevedibile Nel caso di fenomeni aleatori la modalit di uscitadi un singolo di come si evento,mentresi pu quasi sempreottenereuna buona previsione grande pu i risultati numero estrazioni. distribuiranno di un di Si affermare che un quando fenomeno aleatorio sarconosciuto sarnotala suadistribuzione. possibilit nelgiocodellaroulette Ad esempio: si pu affermare che nonsi ha alcuna di previsione di uscitadel singolo numero e che, dopo un grandenumero di estrazioni, (numero pari a1137 valore relativa ciascun da 0 a 36) avrunafrequenza argomentale (se il tavolonon truccato). gestore potr quindi ll di un Casin contare sul guadagno relativa di statisticamente certopari a 1/37dellegiocate corrispondente alla frequenza potrcontare zero.ll giocatore invecesolo ed esclusivamente uscitadel numero sulla a rtu n a !. . . . . .p r o p ri fo quando nota la i fenomeni Scientificamente e tecnicamente aleatori sono definiti prove.La distribuzione i risultati che permette distribuzione di prevedere di numerose viene chiamatavariabile casuale.La variabile che definisce un fenomenoaleatorio identica casuale formalmente ad unavariabile statistica:

fx, x. x,......x
I Z J ' X]

fP' Pz Pt"""

P,

fo,=,

t8l

Ognidefinizione vistaper le variabili statistche datae ognipropriet devevalereanche perle variabili La sostanziale casuali. differenza di contenuto: sullavariabile i casuale (probabilit) numeripi associati ai valori r; misuranoun grado di possibilit che il pi. risultato dell'esperimento abbiavalore Nelcasodellavariabile il numerof registrava invece, statistica a posteriori, solamente il fattoche su N ripetizioni F; risultati legata si eranoottenuti di valorex;. La probabilit, alla variabile casuale, mentrela frequenza, legata un ente aprioristico assiomatico, i risultati allavariabile statistica, un indiceche misura a posteriori di una indagine statistica. Direche un evento ha probabilit 0.3 ed il suocontrario 0.7 significa che effettuando un grande numero di estrazioni si constater che la frequenza del primotender a 0.3 e quella i due eventi sono ugualmente del secondo a 0.7.All'attodi ogni estrazione possibili. portaa concludere probabilit L'intuizione legato cheI'individuo allamaggiore possa pifacilmente. vero essere estratto solo su numerose mentre Questo estrazioni non ha alcunfondamento sullasingola estrazione. Si pu pertanto affermare che la probabilit il limite dellefrequenze relative di una variabile casuale con il numero di estrazioni a casochetendeall'infinito: p, = lifll f , .

I t3

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

La definizione di una variabile casuale semplice se I'evento aleatorio effettivamente un'estrazione a caso da una popolazione di distribuzione nota; in questocaso la variabile statistica, ottenuta facendo il censimento della popolazione, pu semplicemente convertirsi in variabile casuale di previsione. E' questo il casodei giochi (roulette, d'azzardo dadi,testao croceed altri). In moltialtricasi la determinazione possibile dellapopolazione non cosfacilmente fattibile comead esempio il casodellemisureripetute grandezzatopografica. di una In questi casio si sfruttano i risultati empirici dell'esperienza facendo oppure, delleipotesi, si costruisce un modello matematico che dovresseresuccessivamente verificato dai risultati dellemisureeseguite. ln questo casosi pu direche la variabile casuale il modello matematico di previsione di un fenomeno aleatorio. Le variabili casuali che si incontrano nei problemi possono statistici essere discrete o continue. Nel casodi variabili qualiquelle casuali discrete, finorautilizzate, essesono completamente descritte dicendo che per ogni i la probabilit di ottenere x = xi pi, il chevieneindicato nel seguente modo: p(x = x) = pi.Perognivariabile casuale discreta si definisce unafunzione di distribuzione i cuivalori sono: F ( x ,) = p (x 3 x ,) = Z p i i =1,2,...,n t9]

dovela sommatoria estesa a tuttii valoridiltali chex1s xi. La funzione di distribuzione unafunzione a gradini, in ogniintervallo costante che non contiene valoriargomentali-r e che in ogni,r,ha unoscatto di allezza pi. Per consentire pi "matematica" una descrizione e pi "sintetica" di una variabile statistica, si possono definire i momenti. e calcolare Si definisce momentok-esimorispetto al polo d di una variabile statistica a una dimensione la seguente espressione:
ffik.e:/,1x,-A)" f,
='l

-11- ,

t10]

I momenti di una variabile statistica, calcolati rispetto ad un particolare valoredel polo (adesempio lo 0) sonosufficienti perdescrivere principali. tuttele suecaratteristiche I moment p i i si g n i fi ca ti vi n oi se g uenti: so sr ftt,n= > x,f, momento di '1 [11] " gradoo media 2
n

momento di 2"gradoo valorequadratico medio

mnn=

\ l ) ^

>

x,

f,

121

Dalla variabile statistica X sar possibile anchederivareuna nuova variabitestatistica scarto V avente la stessa distribuzione della X e valori argomentali definitidalla s e g u e n tr e el a zi o n e : = xi -tn j .o vi Questavariabile scartoV avrlo stessoistogramma dellavariabile X ma I'origine delle ascisse (media coincider con il valore dellamedia m1,e nulla). y il Un parametrocaratteristico e fondamentale di questa nuova distribuzione gradoo varianzao2: momento di secondo
^ -r-, ffi2,n="=I(", --,')" f,
r=1

t13]

La radice quadratadella varianzaprende il nome di scarto quadratico medio o deviazione standard: tr4

L.-

-v

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Capitolo 3 C E N ND I ISTATISTICA

o=GT

[14]

propriet: Dalle definizioni le seguenti datederivano 1. La media m il valoredel polo per cui minimoil valorequadratico medio; proponiamoci di voler trovareil valore di 0 per il quale minima la funzione
- Q)'f ,deriviamola funzionerispetto ffi2.0: alla variabile 0 e cerchiamoil valore )(x,
i.=1 -!_ .

-zi!,-I)f,=0da per cui tale derivata si annulla:


i=1

cui ,=f*,f,
i=1

valore che

coincide conla media dellapopolazione. per la definizione 2. La mediam dellapopolazione dagliscarti nulla;infatti data di =fG, -*)f, =f*,f, - m=o ri su l taffi : r,, m e d ia prima 3. Trai tre indici definiti valela relazione: ol = mr.o(x)-*?.r(t) infatti il quadrato sviluppando contenuto nella definizione di varianza si ottiene: o? = I(", -*,,r)' f , =lxl 1,+*'lf
^ -f, \^ tl t1 n

[15] -zml.o: m^o - m,0 + ml.o , -2mlx,f , = ffi2,0

Media e varianza descrivono la popolazione. sinteticamente La media pu essereconsiderata il valore a cui tendonotutti gli individui della popolazione ma ha un significato molto limitato in quanto dicequasinullasullastruttura interna dellavariabile statistica in esame. particolare pi da vicino,alla media In molticasi,e in in quelliche ci riguarderanno vieneperattribuito un significato chetrascende il suo sensodescrittivo. posseduto La mediavieneutilizzala comese fosseil valoreargomentale univocamente datuttigli individui dellapopolazione. significato relativo nel parlare Per Questo di media di uso moltofrequente comune. esempio, ognivoltache si parladi consumo medioper abitante di un certoprodotto, in vistadel consumatore talevaloremedionon vienecalcolato che non si senteper nullarappresentato numero, n in da tale tanto meno vista di una indagine sulla distribuzione dei consumi, ma solamente statistica dal puntodi vistadellenecesst di approwigionamento del prodotto. In questo non interessa vienesuddiviso contesto comeil prodotto fra i diversi individui, perogniindividuo. parlare ma soloil consumo medio volta che Ogni si sente di media questi importante averepresenti significati e saperli applicare correttamente. La varianzaindicainvecela maggiore o minoredispersione degli individui attornoal valore dellamedia. Confrontando due distribuzioni che hannola stessamediae varianza diverse, si pu notare che gli individuisono pi dispersi,rispettoal valore della media, nella distribuzion e a varianza maggiore.

115

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Captolo 3 DI STATISTICA CENNI

Per comprendere meglioil significato pensiamo di mediae di varianza ad un'analogia meccanica. Se le frequenze di una variabile statistica vengonoviste come masse lungo un asse X e il valoreargomentale disposte come dstanza delle massestesse la media,cos come statadefinita, dall'origine, coincide con il baricentro di questo (vediFig.3.3). sistema di masse

i
Fig.3.3- Analogia meccanica dellamedia Analogamente la varianza rappresenter il momento d'inerzia nelqualesi di un sistema interpretino le frequenze relativecome masse e i valori argomentali della variabile scarto associatacome distanzedal baricentro di tale sistema.Come noto dalla meccanica razionale il momento d'inerzia aumenta all'aumentare delladispersione delle (la media) masseattorno al lorobaricentro e quindilavarianza propriamente un indice di dispersione dei valori argomentali attornoal valore della media della variabile Inoltrericordando statistica. che la sommadellefrequenze relative la pari all'unit, varianzarappresenta il rotore,cio quella distanzadall'assedi rotazionein cui si potrebbe concentrare tuttala massaper mantenere invariato il momento d'inerzia. Per le variabili casuali si definiscono, in analogia di formulazione e di significato con quanto appena dettoa proposito dellevariabili statistiche, i momenti. Nellatabella seguente sonoriportate le formulazioni analitiche di tali quantit nel caso di variabili discrete casuali e variabili casuali continue: variabili casuali discrete variabili casuali continue m
fl2

m:

sr

4 I I I

) x,D,

tn=

lx.(x)dx

m L. = 2 ) x tl' D , r
) s-il

\-a

ffi.=

tl

lx-.\x)dx

62

O-=>(x,
L/'I

-m) r2

Pi

) o'=

| ) ^, l(x-m)-f(x)dx
I

3.8. LA DISUGUAGLIANZA DI TCHEBYCHEFF partedegli individui Vogliamo dimostrare che la maggior di una distribuzione, sono contenuti nell'intervallo m + 3o e m 3o qualunquesia la distribuzione in esame. Partiamo dalladefinizione di varianza:
2 -l \2 =s oi L \ x , * , . 0 ) '. f,

corrispondente a o1 =

r f ,

avremo:

o1:uf,+vf,+vtfr+""' rlf,
ll6

b-_

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Capitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

fissiamo un valoredelloscartoyn compreso tra vr e vne poniamoazero tutti ivalori degli scarti inferiori o uguali avn e uguali ? v_tuttigli scrti superiori: otr= + + + v t ^ * r . f ^ * , v ' ^ f . v,^*rf.*, +...... v:f,, ^r?fr*r3f,
l l l r t l o
1I

o
^ \

vl,

v,.

'" ,,,t,

Alla luce di questaipotesi, sar quindi:

... f,,) o; >v\J ^u *.f,,,*z+....


La sommadei terminitra parentesi, definisce la frequenza relativa deqli - -- scartiche hanno un valore assoluto superiore a v,,,; indichamola coniltermine f. Poich la sommadi tuttele frequenze relative ugualea 1, la frequenza relativa degli scartiinferiori o ugualia v, (cheindichiamo con f.) sarpari a f. =1- f . e quindila varianza sar pari a:

- f, ) o1>r?"(t
aa

O- > v;,-v;J. - o1 ',f. > "^ 6' f.>l-+ v;

possiamo aucui ricavare [afrequenza relativa degli scart i < a v,:.

= l.o*avremo e se poniamo vm

f. >r-+ n-

[16]

Ladisuguaglianza sgnifcativa pervalori di ," > I


per)"= 2 per)"= 3
v*=2 O,
Vrr=3O,

f..t*;> o,7s f.>1_1-o,sq

Abbiamodimostrato quindi che in una distribuzione qualsiasi,gli individui della popolazione si distribuiranno attornoal valore della media secondole seguenti percentuali: D il75/" degli individuisaranno contenutinell'intervailo m + 2o ) l'89"/o degli individuisarannocontenutinell'intervallo m + 3o

117

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

3.9. LA VARIABILE CASUALE CONTINUA Unavariabile casuale si dir continua se la sua tunzionedi distribuzioneF(x) sart ovunque continua e se la sua derivala F'(x)= f (x) esister, sarpureessacontinua nell'intervallo d definizione della x e ovunque maggiore o uguale a zero. y= f( X ) notacomedensitdi probabilit La funzione di X. La Fig.3.4 riporta un esempio di densit di probabilit e di funzione di distribuzione. v=f(x)
+1

F i g .3 .4- D e n si t d i probabilit e funzione di distribuzione "densit La funzione di probabilit" non definita valoriargomentali da singoli e quindi la probabilit valore di estrarre un particolare x nullapertuttele -r. probabilit La probabilit infinitesima dp= f ( x )dx rappresenta, invece,la di estrarre un individuonell' intervallo infinitesimo + x dx). fx, La probabilit nell'intervallo finito di estrarlo dell'esempio di Fig.3.4,sarinvece: [A,.rp] P(A<.r I xo1= 7{ x )ctx f,"

117l

La "funzione di distribuzione" si pu generare facendo dalla"densit di probabilit" (nell'esempio variarel'individuo x lungotuttoil campodi definizione dellafunzione di Fig.3.4 da A a + -) e calcolando tuttigli infiniti integrali la densit che esprimono di probabilit con la [17]. poich lnoltre, la densit di probabilit della deve f(x), su tuttoil campodi definizione, esserepari all'unit[ ff -)dx=1, avremoche la funzione di distribuzione sar una 1. curvaasintotica al valore In questomodo sar moltosemplice calcolare la probabilit che un individuo -r sia (o in un intervallo finito infinito) compreso [a,b]:
b

P (a < x 3 b ) =

F( F(a ) lf(, )dx= b)=F(x)

[18]

v=f(x)

'I Fr

1t8

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Caoitolo 3 CENNI DISTATISTICA

3.10. VARIABILE E CASUALE A DUEDIMENSIONI STATISTICA Supponiamo che gli individui di una popolazione sianocarallerizzati da due attributi per possono (ad forme diverse che assumere esempio ogni abitantedi una citt si possono il pesoe I'allezza). considerare
altezza

peso

nell'ambito I valori il significato di coordinate dell'individuo argomentali assumono della popolazione. Analogamente vistoperla variabile a quanto statistica ad unadimensione, raggruppati in classi, tuttigli individui essere ognuna dellequali caratterizzata devono xi e yx . ln ciascuna da due valoriargomentali saranno raggruppati classe tuttigli individui valori in un intervallo A* nell'intorno che hanno argomentali compresi di x ed in A, nell'intorno un intervallo di ya.
altezza
-t--T-it - l- T ---1--l r t l- 1 .- r
I

nr

J; I - - - lT ' --..|--1.-l -T I .l :t--r-J -L-I_


-t--+tl tl ttl -r--l--l rtl

peso

puessere ll risultato di un censimento considerando due attributi dellapopolazione quella qui raccolto in unatabella a doppia entrata deltipodi sottorappresentata.
condizionata della distribuzione Yper x = x2 distribuzione marginale dellaY
'Yt

vAlx=
jt yl

rl

^-t

xr

Ftt

Fzt
Ft't

Y3
,/s

Ftz Fts Ft,


nl

Fzs Fz,
n2

Fst Fsz Fss

F,t

l7l 1

F,r
Frs

-t1T-

m3 ms

distribuzione della X condizionata Per) = )2

Fs,
n3

F,,
nr

distribuzione marginale della X

N r-

Fig.3.5 - Tabelfa entrata a doppia

numerosit della popolazione

la frequenza assoluta dai Ogni{r dellatabellarappresenta degliindividui caratterizzati y1,. vaforiargomentali x1, ll risultato di tale classificazione a due si chiamadistribuzione Nell'ultima colonna vi sonole sommedellefrequenze di ogni dimensioni. dellatabella riga;questidati rappresentano la distribuzione marginale della I cio una variabile la distribuzione I senzatenere statistica a una dimensione che definisce dell'attributo X. Analogamente i valori riportati conto dei valori argomentali assuntidall'attributo riga definiscono X, cio la variabile nell'ultima la distribuzione marginale dell'attributo monodimensionale censendo la popolazione nei soli statistica che si sarebbe ottenuta u9

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

riguardi X. Owiamente, la sommadei valoridell'ultima dell'attributo riga o dell'ultima N, parial numero colonna, totale di individui. Una genericariga della tabella una distribuzione condizionata della X, cio rappresenta il modoin cui si distribuisce I'attributo X tra gli individui dellapopolazione Y. Analogamente caralterizzati da un unicovaloredell'attributo una generica colonna rappresenta la distribuzione condizionata Y. dell'attributo possono Ai valori dellefrequenze Nelle assolute, essere sostituite le frequenze relative. caselledella tabellaa doppiaentratapossonoesserescrittele frequenze relalive fil, le frequenze ottenute dividendo assolute Fp per il numero della totaleN di individui popolazione.
vA/x=
lt
Y)
Xl
Yr

X3

.ftt

fzt

Jtt

.Ir l

ilt

.ftz

!s
_/s

fi: fr
Vt

.fzz .fzs

.fsz .fss ft,


Vj

.f,z .f,s
t

Fz
ilt

fz,
V2

Pt

vr

Perottenere le frequenze relative marginali, i numeri dell'ultima lte v delledistribuzioni per il numero rigavannodivisianch'essi colonna in e quellidell'ultima N e si ottiene particolare che:
s^ U,.= ) 1.,.

v,= I

[20]

Inoltre risulta evidente che:


L/rJiA

S-f-t

-r ' _

l21l

; ;

te seguenti a duedimensioni x, y vatgono relazioni: distribuzione

grado il momento di primo X: o mediadella


mt\x)= \L \L r =\ - . . \ ' r =\ - - , xiJ ir /,ri /_J ir LX,v,
i=l =l i=l

l22l

momento di 2" gradoo valorequadratico mediodella X:

=t I x? m,(x) fn =lxilf
i=l

r,t

rsr

,r=L"?r,
i=l

[23]

t=l

lavarianza dellaX: r,trst fL , (x,-m,(x)):lf,*=ftr,-m,(x)t:v, o , = F F { * ,- m , ( x ) ) 2 .=


.\ a L r tK a\ t i=l t=l i=t =1 i=l

l24l

per la variabile Analoghe relazioni si possonoricavare Y. Come si pu notare,le tre statistiche di una dellevariabili di unadistribuzione a due dimensioni coincidono con le in basealledistribuzioni analoghe statistiche calcolate marginali.

t20

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Caoitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

il momentomisto: Si puinoltre calcolare


m, = LLxiirJ*
i=l t=l

[25]

mistorispetto e il momento allemediechiamato covarianza:

+ o, = LL(xi

- mt(x)Xyr m,(y))f ,t

[26]

per Sviluppando la [26]e ricordando la [15]e I'analoga espressione dellamedia y si pu dimostrare l'attributo la seguente relazione: che sussiste o \, = mn-m,(x)mr(t) Nella le formulazioni nel caso tabella seguente sonoriporlate analitiche di tali quantit di variabili discrete casuali e variabili casuali continue: varabili casuali discrete
m. (x)= ),T,v, rILltl
fl r' m
i-1 n s-

l27l

variabili casuali continue


F

m.rJ (x ) = l x f ( x , y ) d x d y
;

mlv)=)&F*
( =l

mJ y )= ly f ( x.y)dxdy
t" b

f^

m ^ ( x )' L =/ l

+.) ) -rlv,
m sa2

ntr( x .)= J lx' .f ( x,1')d.rdy ; | 2 ^. m,( y )= ly'.f'( x.y )dxdy J*-m^= lljJ(x.1.)dxdy

c ^.

tT12 m2(! )= LYklIk


sr sa tn,, = LLxiltPi*
i=1 t=1
f

rJ

. r) ) ' p i = m z ( o f ,= l ( x , - m , ( x ) - n t l (x )
i=1

o = l ( x - m , ( . \) f f ( x . y ) d x d y
tr t.

^t

= " f

li

-mt(

t - D 2p , = m z ( ! ) - * (

y)

+-\ 6 , = L L 1 x , - m . ( x ) ) (y * - n t l y ) ) p , t=
i=1 t=1

; c f . ..t ^ y-mJ y )f .f ( x.y )dxdy oi. ' = Jfl " ;

= rn^_- tT\( x )ml y )

o ^ , = l ( , - * . , ( x ) ) (y - m t ( y ) ) f ( x , l ' ) d x d y J'

grado possono I momenti di secondo di unavariabile statistica a duedimensioni essere quali quadrata considerati elementi di una matrice matricedi simmetrica chiamata varianza- covarianza:

o"l ld ^.1 | loo 4l

[29]

121

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Capitolo 3 DI STATISTICA CENNI

- covarianza In unavariabile (es.n=3) statistica ad n dimensioni matrice di varianza sara:

d,
ott

orz
ozz

qrl
6r^l -;l

oz, 4

ql

3 . 1 1 . L A COR R E L A Z ION LE IN E ARE La correlazione fra le due variabili di una distribuzione a due dimensioni una perda quella specie di dipendenza, diversa funzionale in quanto valore ad un di una possonocorrispondere pi valori della secondavariabile, variabile nell'esempio di variabile casuale a duedimensioni chedescrive i due attributi unapopolazione secondo possonoesistere di "peso"e di "altezza", individui con lo stessopeso e con allezza diversa. y

Fig.3.6- Concetto di correlazione pu essere La correlazione forteo debole; una correlazione debole caratterizzata dal pocoal variare fattoche le distribuzioni variano condizionate dell'altra variabile; in una correlazione forte i valoridelle due variabili sono quasi legateda una dipendenza funzionale.

Correlazione lineare debole

lineare Correlazione forte

Fig.3.7- Correlazione lineare La misuradella correlazione deve essereindipendente dal valoreche assumono le variabili considerate e questo avviene considerando le variabili scarto standardizzate:
r,t-x-ffir(r)

o,

,-!-ffi\.-)

o,

[2e]

Si definisce coefficiente dicorrelazione linearela quantit:


s/ V L\xt-mt'",4!,-ffit,,,) \

r=

[30]

No,o,-

t22

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Capitolo 3 C E N ND I ISTATISTICA

ll termine per cui il al numeratore della[30] uguale al momento mistoo covarianza, coefficiente lineare la forma: di correlazione assume o*,
o*6,

[31]

ll valore di r sempre compreso tra 1 e -1; il valore zeroindica che tra le due variabili non esistedipendenza lineare ma non dice nullasul fattoche possaesistere un altro (parabolica, tipodi correlazione iperbolica, ecc.). = 0 e quindi, Se il coefficiente lineare di correlazione nulloallora risulta 6,,ricordando tal27l:
= mt(x).m\,-) mx,[32]

I z)

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Caoitolo 3 C E N ND I ISTATISTICA

3.12. COMBINAZIONE DI VARIABILI INDIPENDENTI CASUALI In particolari presentare ripetitivi esperimenti si possono contemporaneamente due o pivariabili casuali chevanno a costruire unavariabile casuale multidimensionale che tienecontodelcomportamento dellen variabili casuali monodimensionali concorrenti. generale Rimandando per la trattazione a testidi statistica teorica dellevariabili casuali multidimensionali, in questo quelle contesto interessa ci analizzare variabili casuali persomma costruite e prodotto di n variabili casuali monodimensionali. I dueo pi possono valoriargomentali essere assoggettati ad unaoperazione che dia luogoad un (adesempio unicorisultato la somma dei numeri usciti nelcasodel lancio deidadi); l'evento risultante aleatorio dallacombinazione deidueo pivalori argomentali definito da unavariabile casuale ad unadimensione. L'ipotesidi base che i fenomenialeatoriche compongono I'eventoaleatorio combinato siano indipendenfi. ll problema di determinare la variabile casualeche definisce l'evento aleatorio combinato, notele variabili gli eventi casuali chedefiniscono aleatori componenti. Nelcasodel lancio di 2 dadioccorre determinare comesi distribuiscono i risultati dal 2 al12,supposto chesi esegua la somma deivalori argomentali. Per calcolare la probabilit da associare a ciascunindividuo della nuovavariabile casuale, ottenuta come "somma" del lanciodi due dadi,ricordando la [1], bisogner determinare il numero dei casi possibili e il numero dei casi favorevoli. La probabilit cercatasar data dal loro rapporto. ll numero dei casi possibili si otterrconsiderando che ciascuna facciadel primo dado pu combinarsi con una qualsiasi facciadel = secondo dadoe quindisarparia 6 x 6 36: somma dei duedadi 2 3 4 5 6
7

8 9

1+1 1+2 2+1 1 + 3 2+2 1 + 4 2+3 1 + 5 2+4 1 + 6 2+5 2+6 3+5

probabilit casl favorevoli di uscita 1 1/36 2 3


4

2t36
3/36 4t36 5/36
si Js

10
11 12

3+1 3+2 4 + 1 3+3 4+2 5 + 1 3+4 4+3 5+2 6 + 1 4+4 5+3 6+2 3+6 4+5 5+4 6+3 4+6 5+5 6+4 5+6 6+5
6+6

5
6

5
4

3 2
1

5/36 4t36 3/36 2t36 1/36

ln generale quadratico dobbiamo il valore definire dellamedia, delvalore medio e della varianzadi una variabilecasualeottenutacome somma (differenza) o prodottodi variabili casuali, noteche sianole medie, i valoriquadratici medi e le varianze delle variabili casuali Le principali regole componenti. le sono seguenti: 1. ll valore medio della somma (differenza) di due variabili casuali la somma (differenza) deivalori medidellevariabili casuali componenti: = m , ( * )- ^ , ( y ) m , ( s ) =m J x ) + m r ( y ) m,(ct) [33] 2. ll valoremediodel prodottodi duevariabili casuali il prodotto deivalori medidelle variabili : casuali componenti ' t , ( = ^,\q) m,(x) Y) [34]
124

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Capitolo 3 C E N ND I ISTATISTICA

3.13. ALCUNI ESEMPI DI DISTRIBUZIONI Fra le variabili ve ne sono alcunele cui funzioni casuali vengono di distribuzione partendo matematici, calcolate con algoritmi da alcuneipotesiteoriche. Tre di esse per il loro interesse pratico. notevoli sono particolarmente In ordinecronologico di - 1700),la normale(De Moivre,pi (J. Bernoulli, studio,esse sono: la binomiale frequentemente associata ai nomidi Laplace e Gaussche se ne occuparono allafine poissoniana (S.D. Poisson,1837).Alcune altre funzionidi del XVll secolo)e la distribuzione furonostudiate nel secoloscorso, ma solo versola fine di essofurono pertuttedalletre sopracitatee in introdotte altrenumerosissime distribuzioni derivanti particolare mododallanormale. Le distribuzioni matematico devonoessereconsiderate comeun modello che permette il comportamento ripetitivi di indagare di esperimenti che presentano delleregolarit Molti fenomenifisici, biologici, statistiche. economici e socialiche si presentano labile all'indagine con l'aspetto apparentemente e indefinito di una variabile casuale, si propria rivelano, a lungo andare,dotati di una rigiditdi comportamento solo di fenomeni il cui rapporto di casualit ben definito. di una certa Questatendenza (attributo) fenomenica modalit, caratteristica a variare, semprepercon le medesime in modociochesi abbiaunafondamentale naturale, viene stabilit dellasuavariabilit variabilit nel sensoche la variabilit rappresenta chiamata strutturale, del fenomeno, (inquesto intima e profonda senso, strutturale) delfenomeno stesso. unacaratteristica quellodi determinare, per i fondamentale in questi ll problema casi perci statistico il tipo di distribuzione fenomeni, la struttura dellalorovariabilit, stabilendo che diversi meglio la rappresenta. occorrerricavarei Una volta stabilitatale corrispondenza, mezzi logici e analiticiper determinare con poche prove i valori dei parametri funzione di distribuzione associabile al fenomeno. caratteristici dellaparticolare (la misuradelle grandezza fisiche)dovremo Limitandoci al caso di nostrointeresse il modellomatematico che descriveal meglio il dunqueper prima cosa stabilire procurarci queglistrumenti i che ci consentiranno di ricavare fenomeno e in seguito parametri limitato Nel seguito di misure. fondamentali delladistribuzione da un numero le le distribuzioni che costituiscono binomiale e normale descriveremo brevemente scopo. funzioni di distribuzione utilial nostro D I S T R IB U Z ION DE I B E R NOULLI O BINOMIALE 3.13.1. La distribuzione di probabilitbinomialeconsente di prevederecome si i risultatidi prove aleatorieripetuteeseguitesu una popolazione distribuiscono da due Un eventoaleatoriocarallerizzato da due soli valori argomentali. caralterizzata variabile casuale deltipo: modalit da una rappresentato X4 gp

(x, x.

p*q=l

Ad esempiose in un'urnasono state poste 30 pallinebianchee 70 pallinenere, possiamo la variabile casuale: costruirci
ibianca nera X] I 0,3 0,7 p+q=l

Per semplicitnella conduzionedei calcoli, conviene assumere valori argomentali X1= Q Xz = I numerici ad esempiQt

126

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Caoitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

X1 gp

t'o 1

p*q=l

particolare I parametri variabile di questa casuale saranno: m r l x ) = 0 . q + 1p .= media valorequadratico medio mr(x)=02'q+1''p= varianza o ' ( x ) = * r ( x ) - , r i ( x ) = p - p 2= p ( t - p ) =

p p

p' q

Cosfacendo, numero riportare con un semplice compreso il tra 0 e n sar possibile risultato di una prova consistente nel ripetere n volte I'esperimento aleatorio. Se ad nel lancio esempio di una moneta associamo al valore argomentale 0 l'uscita di "testa" e al valoreargomentale 1 I'uscita di "croce"e combiniamo n volte la stessavariabile in altritermini casuale, n lancidi una moneta effettuiamo e registriamo i risultati in una nuova variabile casuale. avremo: testa testa a T

x]

trtr t0 1
gpgp

lacrocelacroce
+ x|
,t0 1 2 lanci di unamoneta

potr il risultato deidue lancidi unamoneta darecomerisultato: TT TC CC i valori a cui possiamo associare argomentali: 012 la nuova variabile risultato casuale deiduelanci di unamoneta sarquindi: l'0 12
Yt,
t"'

potr ll risultato di tre lancidi unamoneta darecomerisultato: TTT TTC TCC ccc a cui possiamo i valori associare argomentali: 0123 la nuova variabile risultato casuale deitre lancidi unamoneta sarquindi:
Y1 t"'

fo1z3

il risultatodei quattrolanci di una monetapotr dare come risultato:

TTTT

TTTC

TTCC

TCCC

CCCC 4

a cui possiamo i valori associare argomentali: 0123

la nuova variabile quindi: casuale risultato lanci deiquattro di unamoneta sar lot234
Y1 t"'
127

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

Le probabilit da associare ai valoriargomentali dellavariabile f costruita casuale conn lancidi unamoneta saranno: per il teorema F si presenta croce i voltee quindi, delleprobabilit la composte, probabilit sarparia p'p'p'p....=p' F si presenta per il teorema voltee quindi, testa (n-r) delleprobabilit la composte, probabilit sarparia q'Q'Q'Q....=g' La probabilit associataagli eventi i volte croce e (n dall'applicazione delteorema delleprobabilit composte. La probabilit associata all'evento: n lancidellamoneta i voltesi presenta croce (n - i) voltesi presenta testa p' . {-' sar: i) volte testa ottenuta

, \ (i voltecrocee (n i)volte testa)si potrverificare ma la modalit sopradescritta ir I i I


\1,/

maniere Ad esempio diverse. se su 4 lancidi una moneta si presenta unavoltaTestae 3 volteCroce, le modalit di presentazione saranno: TCCC crcc CCTC CCCT probabilit L'applicazione del teoremadelle totali consentequindi di calcolare la probabi litassociata : all'evento n lancidellamoneta i voltesi presenta croce (n - i) voltesi presenta testa
P(i) =l . lP'q"-' = -:l:-----=P'q"-'
i (n\ , ._, nl k_i

\r /

rtln-r)l

per la variabile Y (ricordando e quindi casuale che0! = 1 e 1 ! = 1 ) : j=0 volte P(i)=q' volte croce n 0 testa ' i=1 1 voltacroce(n - 1) voltetesta P(i)= npqn
i=2

2 voltecroce(n - 2) voltetesta n voltecroce0 voltetesta

P(i7=lrP'n'-'
P(i)= p"

('\

i=O

12 0 3 volte 1 volta 2 volta volta 0 croce 3 n -2 volte crocen croce croce voltetesta n -1 volte testa n -3 volte testa testa
q" n?q
,-l ln

n n voltecroce 0 voltetesta

r^ t38l

I'^lr'q"
\t)

'

lnl , ,,
l-lP(l

pn

128

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Capitolo 3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

possiamo le regoledella combinazione Applicando di variabili casualiindipendenti la media determinare e la varianza di Y notela media e la varianza di X: m 1 ( Y ) =+ pp +p *....-..=np d g l = p q+ p q+ . . " . . ' = n p q [39] t40l

i grafici p = 0,1 a q = 0,9 (per ln Fig. 3.8 sono riportati di una distribuzione avente 100 palline esempio un'urna contenente e 90 nere)e numerodi di cui 10 bianche ni p a ri a 4 , 1 0 , 5 0 e 100;igr afici sonocostr uiti e s t r a z io n congiungendo ipunti di probabilit P(i) calcolati con le [38]. La distribuzione dipende n e p. Se p=Q.$ binomiale dai due parametri la distribuzione indipendentemente simmetrica dal valoredi r. Se p moltopiccolorispetto a n la distribuzione fortemente asimmetrica. Tale asimmetria tende per a diminuire all'aumentare di n. per Nell'esempio 10 pallinebianchee 90 nere, eseguendo dell'urnacontenente (n = 4) potremo 4 estrazioni la probabilit esempio calcolare i volte la che si presenti pallina bianca: bianco I variabile *["'o casuale oriqinale xf0 o meotio p lq [0,e0.1 risultato la variabile casuale dellequattro estrazioni sar: 01 2 3 4 0 volte 1 volta 2 volta 4 volte 3 volta 4 bianco bianco bianco bianco bianco voltenero 3 voltenero 2 voltenero 1 voltanero 0 voltenero =0.29 Q' =0.6s npq"-' ,,r. r =0004 P' = 0.0001 ,,r. , =005 [l) [l)

P(i)

Fig.3.8- Distribuzioni di Bernoulli

r29

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

3.13.2.DISTRIBUZIONE NORMALE O DI GAUSS Questa distribuzione si puconsiderare unarappresentazione approssimata di quella di Bernoulli. Pern tendente all'infinito, la distribuzione di Gauss quella coincide con di Bernoulli. La necessit di ricorrere ad unarappresentazione approssimata della distribuzione binomiale deriva dalladifficolt di calcolare quando i fattoriali i valoridi n grandi: sonomolto
--: n! i n-i P ( i ) = l . l p ' q ' - '= : : . . . .. . p . 'Q"-' \t i t:(n-tJ! (r\

Partendo dalladistribuzione binomiale: 01 234n


q
n

npq

nl

(r\

2 n-2

lr)P

tl

ci costruiamo la distribuzione degliscarti togliendo il valore dellamedia a ciascun valore argomentale: 7-np Io- n p 2-up 3-rp 4- np n-np

ut

Tralasciando la dimostrazione, la densit di probabilit associata a ciascuno scartoy; datadallarelazione:

P(r,)=-+e
42no'

zo-

Per n moltograndesi pu considerare la variabile casuale degliscarti(V) continua e quindi la probabilit nonsarpiassociata ad un singolo valore argomentale ma sarla probabilit infinitesima dnassociata ad unoscarto compreso tra v e v + d,..ln la defintiva densitdi probabilit di una variabile casualenormale o gaussiana -r di median e varianza :
'1

f(r)= -+e 4 2no'

-(ri-m)2

2o'

l41l

Fig.3.9 - Distribuzioni normali Le principali caratteristiche di questa distribuzione sono: r30

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

F simmetrica rispetto alla rellax = m: rmr oex=m- o, F haduefless in i c o r r i s p o n d e n z ap du en i t i -= pi viceversa F al crescere o2 la si appiattisce e al diminuire di d diventa di curva aguzza; d e fi n i ta d a -- *a e q u i ndi: | |Q) a* = t

ln

m=0

Fig.3.10- Distribuzione normale e standardizzala moltoimportante di verificare comegli individui della Un problema da risolvere quello popolazione ln X si distribuiscono valore media m. altri termini calcolare attorno al della qual' A-B (vediFig.3.10). x sia compreso nell'intervallo la probabilit che un individuo la [30],la probabilit sarparia: Perquantogivistoin precedenza e secondo cercata
B
-, -('-')2

P (A < x < B ) = F ( B ) - F ( A ) = [ f { , ) a , d o v e l a / ( . t ) = # e ..l2xo'

2o2

in quanto il calcolodell'integrale deve essereeseguitoper ciascuna distribuzione m chedi varianza d. sia i valoridi media saranno sempre diversi Per risolvere del calcolodi questo integrale, una volta per tutte il problema necessario costruirsi,partendodalla X, una nuova variabilecasuale Z chiamata "standardizzafa" di da questidue parametri. Ciascunindividuo che sia indipendente generato partire quelli questanuovavariabile Z sar. a da dellax depurandolo casuale deivalori di m e o:
x-m o z-1 -d = dxo dx=o dz

normale La distribuzione equivale ad unavariabile aventemedianullae standardizzala x sia compreso varianza= 1 (vedi Fig.3.10). La probabilit che un individuo nell'intervallo A-B della distribuzione normale sar uguale a quella calcolata nel l'intervallo a-b delladistri buzione standardizzata: la f (r)= lr-; dove 42n la simmetria normale, I'integrale tra i limili a-b Sfruttando delladistribuzione da calcolare b ed calcolato tra I'origine 0 e I'estremo sar pari al doppiodello stessointegrale sar da calcolare essendo ancheindipendente dai parametri di mediam e varianza 1). tabella unavoltapertutte(vedi P ( a <z < b ) = G ( b ) - G 1 a 1 : ' !Q f )a,
u-'

l3t

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Capitolo 3 CENNIDI STATISTICA

probabilit il valore Cerchiamo di questa tra limiti significativi: m-o-m =-l =+l -12 <*to-^ m- osx sm + o 6 o F(A)<x sF(B) -<z<G(+1) G(-1) m 2 o m =-2 sz <**2o-* =+2 m- 2o<x sm + 2o o 6 F(A)<x <F(B) <z <G(+2) G(-2) m - 3 o- m = - 3 m + 3 o- m = + 3 sz < m- 3osx lm + 3o 6 6 F(A) <x -<F(B) G(-3)<z -<G(+3) in uno dei tre intervalli e quindila probabilit che un individuo sia compreso sopra indicati Tab.1): sar(vedi =2O.3413 = 0.683 m- o S x -<m+o 2.G( +1) = 2O.4772 = 0.954 m - 2o Sx -<m+ 2o 2.G(+2) = = 0.997 2.G(+3) 20.4987 m 3o Sx Sm + 3o variabile casuale di tipo normale si Ci significa che gli individui di una qualunque percentuali: valore media le distribuiscono attorno al della secondo seguenti if 68,3% m - om + o compresonell'intervallo il 95,4"/" compresonell'intervallo m - 2o e>m+ 2 o il 99,7"/" compresonell'intervallo m - 3o e>m + 3o infatti a quelliforniti dalladisuguaglianza di Tchebycheff; Questivalorisono superiori quest'ultima fornisce analoghi valori per una distribuzione qualsiasi, non specificatamente di unavariabile casuale di tiponormale.

normalestandardizzata: Esercizio svoltosulla distribuzione ha dato i Un campione di 74 tondinidi ferro sottoposti a una provadi snervamento (carico risultati in kg/mm2 il seguenti di snervamento espresso e le frequenze esprimono numero deitondini): dellerotture lzs 36 37 38 39 40 4t 42 43 44 46 47 48 49 55 ^ 13 | 4 ll 15 6 9 5 7 4 3 3 1 I 1 il carico medio delcampione: Calcolare di snervamento e la varianza m=|ls,F,
t\
AIH

1-j-

dove ru=IFi=74
t..1

m=40,8 kg/mmz
,6 1 2 , 2 k g z/ m m a o 2 = 1 . 6 7 6 , 8 - 1 . 6 6 4=
o = {o' = +3.4g kg / mmz

i=1

-2 -2 1 + ) - -m o =-) s ,1 ' ,
1v ,=1
.t4 |

Ammessal'ipotesi di normalit della distribuzione, si calcolila probabilit che un qualsiasi preso tondino, a caso,si snervi ad un carico superiore a 48 kg/mm'o inferiore a37 kglmm':
132

G.COMOGLIO E CARTOGRAFIA TOPOGRAFIA

3 Capitolo DISTATISTICA CENNI

che z (della allaprobabilit saridentica di 48 kg/mm2 ches sia maggiore la probabilit 48-m =2.06 quindi di effettiva nell'ipotesi e di z= sia maggiore normalizzata) variabile
6

sottostante): normalit dellaz si avr(veditabella


2,06

P(z>2.06)= lf k)ar=lf
2.06 0

(r)ar-

= 0 . 0 1 9= 72 / o lf @dz=0.5-0.4803

alla probabilit identica di 37 kg/mm2 che s sia minore la probabilit Analogamente da cui: d i ,=3 1 :" '=-r.09 c h ez s i ami n o re
-1.09

p ( z < L0 9 ) =

=13.8/" [fQ)ar= lf Q)az- !f@rtz=0.5-0.3621=0.137e


q

(z)

13,8f -1,09 0

x
2,06

r33

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Caoitolo 3 CENNI DI STATISTICA

0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6

1 2 4 7 0 3 5 6 I 9 0.0000 0.0040 0.0080 0 . 0 1 2 00 . 0 1 6 0 0 . 0 1 9 9 0.0239 0.0279 0 . 0 3 1 90.0359 0.0398 0.0438 0.0478 0 . 0 5 1 70.0557 0.0596 0.0636 0.0675 0 . 0 7 1 40.0754 103 0.1 141 0.0793 0.0832 0.0871 0 . 0 9 1 00.0948 0.0987 0 . 1 0 2 60 . 1 0 6 40 . 1 1 7 9 0.1217 0 . 1 2 5 50 . 1 2 9 30 . 1 3 3 10 . 1 3 6 80 . 1 4 0 60.1443 0 . 1 4 8 00 . 1 5 1 7 0.1 0 . 1 5 5 40 . 1 5 9 10 . 1 6 2 8 0 . 1 6 6 4 0.1 700 0 . 1 7 3 60 . 1 7 7 2 0 . 1 8 0 8 0 . 1 8 4 4 0 . 1 8 7 9 0 . 1 9 1 50 . 1 9 5 0 0 . 1 9 8 5 0 . 2 0 1 90.2054 0.2088 0.2123 0.2157 0 . 2 1 9 00.2224 o.2258 0.2291 0.2324 0.2357 0.2389 0.2422 0.2454 0.2486 0 . 2 5 1 80.2549 o.7 0.2580 0.2612 o.2642 0.2673 0.2704 0.2734 0.2764 0.2794 0.2823 0.2852 0.8 0.2881 0 . 2 9 1 00.2939 0.2967 0.2996 0.3023 0.3051 0.3078 0 . 3 1 0 60 . 3 1 3 3 0.9 0 . 3 1 5 9 0 . 3 1 8 6 o.3212 0.3238 0.3264 0.3289 0 . 3 3 1 50.3340 0.3365 0.3389 1 . 0 0.3413 0.3438 0 . 3 4 6 1 0.3485 0.3508 0.3531 0.3554 0.3577 0.3599 0.3621 1 . 1 0.3643 0.3665 0.3686 0.3708 0.3729 0.3749 0.3770 0.3790 0 . 3 8 1 00.3830 1 . 2 0.3849 0 . 3 8 6 9 0 . 3 8 8 8 0.3907 0.3925 0.3944 0.3962 0.3980 0 . 3 9 9 7 0 . 4 0 1 5 1 . 3 0.4032 0.4049 0.4066 0.4082 0.4099 0 . 4 1 5 0 . 4 1 3 1 0 . 4 1 4 7 0.4162 0 . 4 1 7 7 1 . 4 0.4192 0.4207 o.42220.4236 o.4251 o.4265 0.4279 0.4292 0.4306 0 . 4 3 1 9 1 . 5 0.4332 o.4345o.4357 0.4370 0.4382 0.4394 o.4406 0 . 4 4 1 8 0.4429 0 . 4 4 4 1 1 . 6 0.4452 0.4463 0.4474 o.4484 0.4495 0.4505 0 . 4 5 1 50.4525 0.4535 0.4545 1 . 7 0.4554 0.4564 4573 0.4582 0 . 4 5 9 1 0.4599 0.4608 0 . 4 6 1 6 0.4625 0.4633 1 . 8 0.4641 0.4649 0.4656 0.4664 0.4671 0.4678 0.4686 0.4693 0 . 4 6 9 9 0.4706 1 . 9 0 . 4 7 1 3 0 . 4 7 1 9 0.4726 0.4732 o.4738 0.4744 0.4750 0.4756 0.4761 0.4767 2.O 0.4772 0.4778 0.4783 0.4788 o.4793 0.4798 0.4803 0.4808 0 . 4 8 1 2 0.4817 2.1 o.4821 o.4826 0.4830 0.4834 0.4838 o.4842 0.4846 0.4850 0.4854 0.4857 2.2 0 . 4 8 6 1 o.48640.4868 o.4871 0.4875 0.4878 0 . 4 8 8 1 0.4884 0.4887 0.4890 2.3 0.4893 0.4896 0.4898 0.4901 0.4904 0.4906 0.4909 0 . 4 9 1 1 0 . 4 9 1 3 0 . 4 9 1 6 2.4 0 . 4 9 1 8 0.4920 0.4922 0.4925 0.4927 0.4929 0 . 4 9 3 1 0.4932 0.4934 0.4936 2.5 0.4938 0.4940 o.4941 0.4943 0.4945 0.4946 0.4948 0.4949 0.4951 0.4952 2.6 0.4953 0.4955 0.4956 o.4957 0.4959 0.4960 0.4961 0.4962 0.4963 0.4964 2.7 0.4965 0.4966 0.4967 0.4968 0.4969 0.4970 0.4971 0.4972 0.4973 0.4974 2.8 o.49740.4975 0.4976 0.4977 0 . 4 9 7 7 0.4978 0.4979 0.4979 0.4980 0.4981 2-9 0.4981 o.4982 0.4982 0 . 4 9 8 3 0 . 4 9 8 4 0.4984 0.4985 0.4985 0.4986 0.4986 3.0 0.4987 0.4987 o.4987 0.4988 0.4988 0.4989 0.4989 0.4989 0.4990 0.4990 3.1 0.4990 0.4991 0.4991 0 . 4 9 9 1 0.4992 0.4992 0.4992 0.4992 0 . 4 9 9 3 0.4993 3.2 0.4993 0.4993 0.4994 0.4994 0.4994 0.4994 0.4994 0 . 4 9 9 5 0.4995 0.4995 3.3 0.4995 0 . 4 9 9 5 0 . 4 9 9 5 0 . 4 9 9 6 0.4996 0.4996 0.4996 0.4996 0.4996 0.4997 3.4 0.4997 0.4997 0.4997 o.4997 o.4997 0.4997 0.4997 0.4997 0.4997 0 . 4 9 9 8 3.5 0.4998 0.4998 0.4998 0.4998 0.4998 0.4998 0.4998 0.4998 0.4998 0 . 4 9 9 8 3.6 0.4998 0.4998 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 3.7 0.4999 0.4999 0 . 4 9 9 9 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 3.8 0.4999 0.4999 0.4999 0 . 4 9 9 9 0.4999 0.4999 0.4999 0.4999 0 . 4 9 9 9 0.4999 3.9 0.5000 0.5000 0.5000 0.5000 0.5000 0.5000 0.5000 0.5000 0.5000 0.5000 b

Tabella1 - areesottese dallacurvanormale standardizzata

134

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Caoitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

TEOREMI DI GAUSS INERENTI LA DISTRIBUZIONE 3.13.3. Accenniamo utili per spiegare come mai la ora ad alcuniteoremifondamentali gaussianasia di gran lungala funzione pi importante di distribuzione nellastatistica applicata. gaussiane, indipendenti tra loroe si consideri la variabile Sianodaten variabili casuali gaussiana somma X. Si pudimostrare che la X unadistribuzione con media casuale se la somma X di n e varianzacalcolabili secondole [30] e [32] e che viceversa variabili casuali indipendenti una normale, ciascuna variabile casuale una normale. componente anch'essa non solo che la distribuzione normalesi riproduceper afferma Questoenunciato addizione,ma anche che ogni distribuzionenormale non pu mai provenire normali. esattamente dallasommadi componenti che non sianoanch'esse ne In generale, se la distribuzione casuale X dipende da un parametro di una variabile m e otali che la distribuzione dellavariabile scarto se si possono trovare due quantit quandon tendeall'infinito, tendaad esserenormale si dir che X standardizzata (in questo asintoticamente normale sensola distribuzione binomiale asintoticamente I'enunciato normale). atfermazione, servea chiarire del teoremacentrale Quest'ultima fondamentale della statisticanotoanchecometeorema dellaconvergenza stocastica TchebycheffLiapounoff. di Laplaceo teorema Questo teorema afferma: qualunque siano le distribuzioni delle variabili indipendenti la variabilesomma soggettead alcunecondizionimolto generali, generali normale. le condizioni cui devono soddisfare asintoticamente Sinteticamente, le variabili casuali componenti, riassumere nel fattoche nessuna di esse si possono prevalere di X. deve sullealtrenelladeterminazione in un grannumero ll teorema centrale dellastatistica d unaspiegazione del perch, di normali che sono almenoapprossimativamente applicazioni, si trovinodistribuzioni fisica e in tanti come,ad esempio,nel caso degli erroridi misuradi una grandezza Limitandoci campi della biologia e dell'economia. ora al caso di nostrointeresse, (Hagen la teoriadeglierrori I'errore totalecommesso in secondo elementari e Bessel) una misurasi pu pensarecome sommadi un gran numerodi errorielementari, indipendenti tra di loro.Se i contributi di ciascuno ordine di essihanno tuttilo stesso di grandezza, allora la variabile casuale somma dei singoli effetti si comporter di tipo normale. approssimativamente comeunavariabile In generale si pusupporre considerazione siaveranelcasodellamisura chequesta di lisica,perchse qualcuna una grandezza dellecausedi errorefosse preponderante rispetto alle altre,ci non potrebbe non essereavvertito il quale,in tale dall'operatore prowedere le operazioni situazione, dovrebbe apportando alcunecorrezioni o isolando misura, i limiti misura dal fenomeno di Gli accidentali di entro di disturbo. errori previstidal teoremacentraledella statistica,possono perci essereconsideratie trattati come una variabilecasuale di tipo normale.Questoassunto, anche se in discussione vienecorrettamente in oggigiorno rimesso da moltistudiosi, applicato quanto consente di risalire con pochemisurazioni alla stimadei parametri di mediae varianza necessari rappresentato dalla distribuzione a definireil modellomatematico normale.

135

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Capitolo 3 CENNI DI STATISTICA

possiamo ln definitiva dire che I'operazione fisica,una di misura di una grandezza volta depurata dall'inf luenza degli errori grossolanie sistematici, corrisponde normale. all'estrazione casuale da una distribuzione di probabilit non da un numero, ma dell'operazione di misura sarrappresentato Quindiil risultato da una densit di probabilit di cui si devono determinaremedia e varianza. Analiticamente il risultato L sarindicato nellaseguente dellamisura di una grandezza forma:
L:rflttOt

1421
il relativo

il valoremediodelladistribuzione dove con mr si intende e con or=Jd quadratico medio. scarto

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3 Capitolo DI STATISTICA CENNI

A DUEDIMENSIONI NORMALE 3.14. DISTRIBUZIONE la casualidi tipo normale(X e y) fra loro indipendenti; due variabili Consideriamo y data dal x dai valori argomentali e caratterizzalo probabilit legataall'individuo probabilit: prodotto singole delle r | { ' . . ) '( , - ' ' ) ' I \t--."Y -rl-;--ia.1-] 1 1 [43] Z=f(.r,t')=+rV
*,-P

',l2noi

ltTEo;

2'to,o u

a due normale di probabilita della densit l'espressione determinare E picomplesso legge con e distribuite y correlate e siano variabili;r le che due nell'ipotesi dimensioni dimostrazione: senza questa espressione Diamo normale. ,,.!-,,, , ,*fn .r, ,,\'-2rr-,\, ",1'l _ , =flr-.,, o\ r'
Z= jt.r,.l , f= - - _ - - . 1 21 1 - p ' t(l 6 , ) o, o, \

144l

Z n o ,o ,l 1 -P '

dal seguente espresso a definirela distribuzione p che interviene ll parametro rapporto: o," [45] P=- .o. o.

a duedimensioni normale grafica di unadistribuzione Fig. 3 . 1 1 Rappresentazione delle e propriet che la t44l in accordocon tutte le definizioni Si pu dimostrare I'equazione la che evidente Inoltre [44] a du dimensioni. continue disiribuzioni graficarispettoa tre assi coordinati la cui rappresentazione di una superficie z=f(x,.y) in Fig.3.11. riportata x,y,z di le curvedi intersezione pr le applicazioni utilestudiare lla teoriadellemisure delle sono esse pu facilmente dimostrare con ipiani z= K. Comesi questa superficie K. costante della al variare variano le cuidimensioni ellissi
t3'l

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Capitolo3 C E N N ID I S T A T I S T I C A

(Fig.3.12)i cui L'ellisse standard che corrisponde al valoreK = I si chiamaellisse (ae b) sonoforniti relazioni: maggiore dalleseguenti e minore semiassi

"'=)(o:+oi)+ +M-4 *q
- o:f + ao'z*

[46]

g cheil semiasse formacon I'asse maggiore dell'ellisse delle.r si pu fnoltre l'angolo relazione: determinare con la seguente 2 o - --::'tan2rp l47l o;-o; Si pu dimostrareinfine che se un ellissestandard ha gli assi paralleli agli assi fra le due variabili.Da un punto di vista statistico coordinati,non vi correlazione l'areaall'interno di probabilit di rappresenta dellaqualesi ha il 39"/o l'ellisse standard In un'ellisse doppie di dimensioni a casodallapopolazione. trovare un individuo estratto pari a 3 volte mentrein un'ellisse di dimensioni sale a circal'80o/o, tale probabilit la probabilit il 99%. l'ellisse supera standard

Fig.3.1 2 - Parametri dell'ellisse standard

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Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

Capitolo 4 IL TRATTAMENTO DELLE STATISTICO MISURE

4. CONCETTO DI MISURA paragonarla Misurare una grandezza significa con un'altra dellastessaspecieed il rapporto esprimere tra le due mediante numero il risultato un che costituisce della pu essere misura.L'associazione infattiuna stessagrandezza del tutto arbitraria, pu essere associata a numeridiversisenzacreareambiguit. Una stessalunghezza in metrio in pollici, espressa, ad esempio, in un angolorettopu essereespresso (nl2'^o), (90") quello (100son). radianti nelsistema sessagesimale o centesimale ll numero funzione del sistema Definito il sistema vienemeno di misura. di misura, I'arbitrariet dellasceltadel numero che la rappresenta. Nella teoria dellemisure si definiscono essenzialmente la tre tipidi operazioni di misura: misuradiretta,la misuradirettacondizionata e la misuraindiretta.
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Capitolo 4 IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

4.1. LE MISURE DIRETTE La misura diretta logicamente di una grandezza definita nelseguente modo: F si costruisce una grandezza dellastessa speciedi quellada misurare costituita da un numero intero di quantituguali (unitdi misura)definendo delle unit campione; F si sommano (unit opportunamente le unitcampione costruita) in mododa avere una quantit uguale a quella da misurare utilizzando uno strumento che permetta quantit il confronto di uguaglianzalra da misurare e quantit costruita; F si conta il numerodi unit campione contenute nella quantitcostruita: tale numero misura si chiama diretta dellagrandezza.

Fig.4.1 - Misura diretta di una grandezza: la pesata di un oggetto geometriche (ad le misure Spesso dirette che si eseguono sonosoggette a condizioni esempiola sommadegli angoliinternidi un triangolo deve esserepari a rc,ecc.). condizioni, che a volteassumono formeanchemoltocomplesse, Queste sonoutiliper grossolani. verificare la presenza di eventuali errori di misura La misuradirettaassocer un numeroalla grandezza in esame.A priori impossibile predire in mododeterministico il risultato dellamisura. I'operazione in un momento Se ripetiamo successivo e se lo strumento di misura precisotroveremo sufficientemente un secondonumero,diversodal precedente, da grandezza. associare allastessa Nell'esempio dellapesata notiamo il pesodell'oggetto che se vogliamo stimare al mg, pi ripetendo la misura volte,otterremo numeri la diversi tra loro,mentre, se limitiamo precisione variemisure fornir lo stesso valore. al g, il risultato delle sempre ripetendopiu volte la misura di una Questo fatto non spiegabilerazionalmente: grandezza Nellapraticaoperativa si dovrebbe ottenere sempre/o sfessovalore. ci non si verifica mai. Dobbiamo concludere che esiste una misura vera. mai raggiungibile, ed infinitestimedi tale misurache I'approssimano. Per chiarireulteriormente la discrasia esistente tra la praticaoperativa della misurae

grossolani Fig.4.2- Errori sistematici, e accidentali

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4 Capitolo IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

in un tiro a segno,un certonumerodi piombini Se ipotizziamo di sparare, con una il bersaglio, noteremo carabina e successivamente esaminiamo che: partedei fori si addensa piccoladi F la maggior in una certazona (R) abbastanza centroC; il centroC di questa zona spostato rispetto il centro del bersaglio; gli scostamenti di tuttii fori rispetto al centroC sonodistribuiti in modoabbastanza uniforme; F i grossiscostamenti, rispetto al centro C, sonorari(A e B). Possiamo concludere che: F esistonoerrori che comportano uno spostamento della rosa di tiro in modo (owero che agiscesu ogni tiro). Ad esempiose si utilizzauna sistematico carabinacon la canna storta, I'operatore mira nel modo correttoma i colpi prendono risultano tuttispostati. Talierrori il nomedi sistematici; F i piccoli errori sonoinevitabili ed hanno unadistribuzione deltuttocasuale attorno al centrodellarosa.Possono essere causati, ad esempio, dal tremolio del tiratore. Talierrori si definiscono accidentali; gli grossa ) erroridi entitovverosono rari.Possono dipendere, ad esempio, da effettivi errori di mirao da unoscorretto Essiprendono il nome usodellacarabina. di errorigrossolani. Glierrori sistematici sonocausati essenzialmente da srettifiche strumentali. La naturadi questierrorifa s che possano influire sulle misuresemprecon una determinata legge, ma presentarsi convalori e segnidiversi a seconda dellecondizioni nellequalivieneeseguita operative la misura. Durante lo studiodeglistrumenti e dei (ad metodi varitipi di errorisistematici esempio: operativi di misura saranno evidenziati errori residuidi inclinazione nel teodolite, e di collimazione ecc.) e gli opportuni perla loroeliminazione. accorgimenti operativi per l'eliminazione possono ln particolare le stradeseguite deglierrorisistematici essere cossintetizzale: F si eseguela taratura e la rettifica deglistrumenti di misuracon una precisione decisamente superiore a quella operativa; D si adottano delleprocedure operative cheli eliminino automaticamente; F si rendono variabili in valore e segno in modoche mediando i risultati dellemisure, per si "autocompensino". Ad esempio,nella misura degli angoli azimutali, pivoltein stazione I'errore residuo eliminare il teodolite. diverticalit si rimette

Fig.4.3- Eliminazione deglierrori sistematici

t4l

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Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

grossolani Gli errori sonoi pi banali anche se spesso sonoi pi difficili da individuare. la lorocausarisiede in distrazioni Si parladi errorigrossolaniquando essenzialmente in usononcorretto dell'operatore oppure dellostrumento di misura. questi errori sono di entit notevoleper cui sufficiente Solitamente sottoporre a periodiche perpoterli verifiche i risultati di misura evidenziare e dunque eliminare. generalmente In topografia e in fotogrammetria si adottano schemidi misura tali da (ad consentire un sistematico controllo dellemisure eseguite esempio di un triangolo, invecedi misurare il terzocome supplementare solo due angolie determinare della sommadei due misurati, si misurano tutti e tre gli angolie si controlla che la loro geometrica rispetti, la condizione notaa priori). somma a menodi errori accidentali,

s+B*1=n

- Individuazione grossolani Fig.4.4 deglierrori adottare uno schemadi controllo, si ricorre alla ripetizione Quandonon possibile indipendenfe dellemisure(es.:poligonale aperta di tracciamento di unagalleria). essereeliminati Sia gli errori grossolani che quelli sistematici devonocomunque primadi unaqualsiasi elaborazione deirisultati dellemisure. dall'operatore eliminando cio gli eventuali errori una grandezza, Quandosi misuracorrettamente grossolani i fenomeni: la ripetizione dellastessa evidenziaseguenti e sistematici, F i risultati in modocasuale; cambiano dellamisura le differenze rispetto e lo scartomassimo sonopiccole allaprecisione strumentale quantopi accurata la metodologia tantopi piccolo di misura adottata; F se le ripetizioni molto sonoin numero elevato, si notache il rapporto tra il numero totaledi misure(frequenza di volte in cui ogni valoresi presentato e il numero relativa) tendea stabilizzarsi. intendendo In questo casosi diceche la misura affetta da un erroreaccidentale, con I'effetto di unaserienondefinita di cause che provocano errori sullemisure taletermine nonprevedibili a priori e di limitata entit. punto problema qualesar,tra tuttii valoriottenuti, questo il neldeterminare A consiste quelloda utilizzare La scienza in fase di calcolo. che studiaquestifenomeni la matematica. statistica Possiamodefinirela statisticacome la scienzache tenta di descriverecon certezza l'incertezza. nonsonoeliminabili ma si possono soloin modostatistico. errori controllare Questi Le misure dirette condizionate sono misuredirettelegatefra loro da un legame piano deve funzionale; ad esempiola misuradirettadi tre angolidi un triangolo = verificare la legge:a+ B + y v

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4 Capitolo IL TRATTAMENTO DELLE MISURE STATISTICO

4.2. LE MISURE INDIRETTE La misura indiretta di unagrandezza definita funzionale da un legame che legatale grandezza misurabili In questocontestoil legame ad altre grandezze direttamente. funzionale lo strumento costituisce di misura in oggetto. dellagrandezza L'equazione incognite misurate che legagrandezze a grandezze direttamente si chiama equazione allemisure. Ad esempio, nel triangolo ABC se misuriamo il lato a e gli angolicr e B, direttamente possiamo ricavare la misura indiretta la relazione: del latob tramite

6=-J-rinB sma

Fig.4.5- misurare indirettamente b La misuraindiretta simultanea di pi grandezze realizzabile attraverso un sistema di equazioni misurabili che leganole grandezze direttamente alle grandezze incognite da poligonali, ricavare indirettamente. Ad esempio nelleretitopografiche di triangolazione, intersezioni si misurano direttamente angolie distanze e si ricavano indirettamente le coordinate deivertici dellarete. 4.3. IL PROBLEMA DELLASTIMA purch Abbiamo dettoche ognioperazione di misura di unagrandezza fisica, affetta da soli erroriaccidentali lo stessoordinedi grandezza, aventimediamente equivale all'estrazione casuale da unadensit di probabilit normale o gaussiana. Inoltre visto che per definire in modo completo abbiamo una qualsiasi distribuzione parametri normale il valoredei due occorredeterminare di mediae di varianza. I'impossibilit ivaloriteorici evidente di definire delleduestatistiche in quanto sarebbero richieste infinite misurazioni. L'unica stradapercorribile quelladi definire dei metodi prossimi quelli che consentano di giungere a dei valoriil pi possibile a teorici con il possibile. minor sforzo D'orain avanti definiremo: F stima il valore numerico cheassoceremo a m e 6, F stimatorela relazione funzione analitica, limitato di un campione di estrazioni casuali, la stima. checonsente di definire Partiamo dall'assunto che per ogni grandezza esistaun uniconumero che ne esprime la misuravera,e che le fluttuazioni risultati dei sianodovutiad erroriaccidentalipresenti pi raffinate in maniera imprevedibile in ognioperazione di misura. Tecniche di misura gli errori pi stretti ridurre dovrebbero entrolimiti sempre ondeawicinarsi sempre di pi ideale allasituazione fra grandezza Nellapratica di biunivocit e misura. operativa ad ogni grandezza corrisponde sempreuna molteplicit di valorileggermente diversitra loro. questirisultati risolvere il problema Occorre di comecombinare in mododa ricavare un valore unico che sia il pivicino allamisura verae la suaattendibilit. ll risultato di una singola operazione di misura un evento aleatorio, che si pu configurare come una popolazione possibili. estrazione a casodalla di misure

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4 Capitolo IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

Misurareuna grandezzaequivalea definirei parametri(media e varianza)della distribuzione delle misurepossibili moltolimitato, sulla base di un certo numero, di misureripetute. fra la grandezza Si stabilisce cos una relazione biunivoca e la possibili. distribuzione dellemisure Misurare direttamenteuna grandezzasignifica quindi individuareil modello matematico (la distribuzione) che la rappresentaadeguatamentee stimare i parametridella popolazione (mediae varianza). 4.4. PROPRIETA DEGLI STIMATORI per stimare inventare moltiprocedimenti i parametri Si possono di una distribuzione peri dueparametri In particolare m e chedefiniscono di probabilit. unadistribuzione gaussiana, qualunque funzione Xl, X2,..., Xnpu forniredelle del campione estratto il procedimento di una distribuzione stime.Genericamente di stima dei parametri nelseguente normale sarindicato modo:
m = h ( x r , x r , . . . , x), o- = g( 4,x2,...,x, )

t1l

h e g rappresentano i generici dovele funzioni stimatori. dellapopolazione occorre scegliere Owiamente tra tuttele possibili stimedei parametri i valorida ulilizzare logici. seguendo alcunicriteri quindi h e g devono Si stabiliscono dellepropriet cui le stimegenerate daglistimatori soddisfare. Unabuona stimadeveessere: D consistente D non affettada erroresistematico Y efficiente del numeron di elementi Una stima si dice consistentese al tendereall'infinito parametro il campione costituenti utilizzato tendeal valore teorico del stimato. le [1] si pu notareche ogni stima una quantit in quanto Osservando aleatoria (ossiaogni campione aleatorio di n elementi consente di dipendeda un campione valore un diverso dellastima delparametro). ognifunzione deglin valori ottenere Quindi delle stime da campionidi n elementi,ovvero una estrattidefinisceuna popolazione variabile casuale. Perle distribuzioni dellestimesi potranno definire, analogamente a quanto awieneper variabile la media e la varianza. unaqualsiasi casuale, Una stima si dice non affetta da errore sistematicose la mediadella popolazione i campioni. coincide conla media dellapopolazione da cuisonoestratti dellestime la Una stima si dice efficiente se, rispettoa tutte le possibili stime del parametro, popolazione ha la varianza minima. cui appartiene DI MASSIMA VEROSIMIGLIANZA 4.5. IL PRINCIPIO La ricerca del modello matematico che rappresentaadeguatamenteuna possibili partire devenecessariamente da risultati sperimentali. distribuzione di misure portaad affermare che la distribuzionegaussianasi prestabene a Questaindagine possibili. Ad una leggedi distribuzione rappresentare di tipo una popolazione di misure prodursi gaussiano teorica basata sullaipotesi che il delle conduce ancheunaindagine piccolieffetti fluttuazioni di numerosi accidentali di misurasia dovutoal sommarsi qualsiasi. ognuno deiqualiha unadistribuzione aleatori,
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4 Capitolo IL TRATTAMENTO DELLE MISURE STATISTICO

La stimadei parametri in funzione delladistribuzione, deivalori di un campione estratto principi quali quello a caso,awieneattraverso I'applicazione di assiomatici, unodei di massima verosi mig Iianza. Consideriamo unadistribuzione teorica f(x/dipendente 0, da rparametri & , 02,'...... Consideriamo una ennupla xt , x2,'...... Xndi individui estratti a casodalladistribuzione La densit teorica. di probabilit di questa distribuzione sar: ,, ) *r) P ( x . , , x 2 ; . . . . . x n / e 1 , e 2 , -f. .(.*..e = f )( f (",) t21

Per una determinata seriedi valori Xl , X2,"..."Xnla densit Passumer di probabilit vafori diversi a seconda dei valoridei parametri d,' Maggiore considerati. & , 02,....... verosimiglianza hannoquellestimedei parametri o plausibilit 02 , ,'......0, che rendono massima la P. gaussiana. Applichiamo il principio di massima verosimiglianza ad unadistribuzione gaussiana I parametri da stimareper una distribuzione sono la mediam e la varianza o'.

gaussiana Fig.a.6- Distribuzione La probabilit di estrazione legata individuo xrdellaennupla al singolo di valori estratti a x, dalla casoXr, X2,.'..... distribuzione teorica sar: dp,= 7lx,)clx La probabilit di uscitadell'intero campione X1,X2,.."..xn si ottieneapplicando il teorema delleprobabilit composte: .. 7Q^lrax") ap = f (x.,). f (*,) Le /(x,) dipendono incogniti dai parametri di mediae di varianza. Alvariare di questi parametri, varieranno anchele /(x,) e quindila dP. L'applicazione del principio di (stima massima verosimiglianza pi plausibile) ci farassumere comemigliore stima di m e o'quellacherender massima la dP. Se la /(x,) ,come ipotizzato, unagaussiana avremo:
'1 -k'-^)2

.f(..,)

'o'

42no'
1 (r,-. 2 c 2 ' / L t"^')i't '^-I

la probabilit di uscitadell'intero campioneXl,X2,..'.".x,sar: x n/ m , o ' ) = / ( r , ) . f ( r r ) . . . . f ( * , ) = , - - l - , '\2no' ) che diventamassimaquando minimoI'esponente dell'esponenziale e owero quandor PG,,r,

(x,- ml' = min -1t 2o'A' '


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4 Capitolo IL TRATTAMENTO DELLE STATISTICO MISURE

che per /

= costdntediventa'i{r, -*)'=min
l=l

che rappresenta n PHNC|P\O DEt

MINIMIQUADRATI. gaussiana,il principio di massima verosimiglianza Se la f(x) una distribuzione conduceal principiodei minimi quadratie la diretta applicazione di questo principio portaalladeterminazione pi plausibile parametro dellastima del media:
_!_ .

)(",

- mf = min

t3l

4.6. MISURE DIRETTE DI UGUALE PRECISIONE Per trovare uno stimatoredella media applichiamo il principiodi massima perquale verosimiglianza la [3]determiniamo valore e, ricordando di z (media stimata) ilvalore taleequazione assume minimo.
_lt- .

rispetto m ed uguagliando all'incognita a zerola derivata: l(^,- ^)' = mine derivando I " , n m= O media(la stimadel parametro media da cui la stimapi plausibile del parametro perdistinguerla sopra dalvalore teorico): segnata
l=l I=l

-21(x,-m)= (x, o ' ,n)'= ' , - , +I dm -,o'


\m=>

)nn

Ir,- mL=o

L ^,
i =1

t4]

verificare Dobbiamo se la stima della media ottenutaattraverso l'applicazione del quadrati principio dei minimi stimao meno. unabuona X1, X2,.......Xn Estrarre dallavariabile casuale Xl'ennupla e poi farnela media di valori variabile di una nuova equivale a calcolare un individuo casuale chiamata aritmetica dellemedie(vediFig4.7):
xl + ,t2 f .. . . f ,

Fig.a"7- Calcolo dellamedia aritmetica di unaennupla generiamoinfinitivalori , e quindi, Ripetendoinfinitevolte questa operazione, medie la distribuzione comequella di implicitamente, costruiamo delle chesarnormale partenza:

t46

T
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Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

distribuzione dellemedie

xt x3i X, X2 m

x,

Fig.4.8 - Costruzione delladistribuzione dellemedie Perverificare la bont o menodellastima dellamedia, attraverso I'applicazione ottenuta quadrati, del principio dei minimi il valore dobbiamo calcolare dellamediateorica della (popolazione distribuzione dellemedie dellestime). valoredi questadistribuzione Ciascun stato ricavato come mediaaritmetica di una (xr,xz,..'xn) campione di individui dalladistribuzione X(vedi[a]): estratti originale
il

sr )r "i L =1
ITI

x1+ x2*....x,

----l-!

xl

x 'z

r....-j-

tsl

nnn

possiamoipotizzare di ripetereinfinitevolte questaoperazione di estrazione di un X1,X2,--'.X, il valoremediorr;a primoe a secondo campione e di calcolarne membro quindi della dellevariabili casuali. [5]costruiremo La relazione indipendenti tra m X1,X2,...x, sarquindi unarelazione tra variabili casuali le regole di tipo normale e quindi, applicando visteprima(vedi[33]e [37]del Cap.3), il valore sarpossibile calcolare dellamedia delladistribuzione teorica dellemedie che staa primomembro. I'operatore M[a] con il significato Utilizzando di "calcoloil valoredella mediateorica della distribuzione a": =t M[x,]+- M[x2]+--.-.... M[rn] M[x,] nnn Osservando che: "estratti per primi" F la distribuzione xr costituita da infiniti valori dalladistribuzione = quindi X e avr media teorica tn a varianza o2 ) la distribuzione xz costituitada infiniti valori "estrattiper secondi"dalla = tn varianza distribuzion e X e avrquindimedia teorica o' per ultimi" F la distribuzione x, costituita da infiniti valori"estratti dalladistribuzione = quindi X e avr mediateorica tn e varianza o2 Si ottiene:
M[m1=tnxm=!m+-m+ rn=tn t6] nnn La media teorica della distribuzione delle medie coincide con la media teorica della distribuzioneorigine e quindi la stima non affetta da errore sistematico.
lll lll

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Capitolo 4 ILTRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

Per quantoriguarda la determinazione della varianzaoi della distribuzione delle medie,partendo dalla[5] e applicando semprele regoledellacombinazione di variabili casuali indipendenti ( vedi[33]e [37]delCap.3),avremo: di tiponormale

o '= - I o ' * 1 o ' + . . . .... \ o ' = o ' "'n'ntntn


In base alle definizioni date prima,possiamo dire quindiche la stima rn anche efficiente.In altre paroleI'effettuare n osservazioni di una stessagrandezza, owero I'effettuare n estrazioni da una distribuzione di varianza, e costruire la media aritmetica del campio ne m =
a

t7l

t' equivale ad eseguire un'unica osservazione da una

(distribuzione distribuzione OeltLmeOie) che ha la stessamediateorica(m) e una varianzan voltepi piccola lal.
n

ll significato pratico di quanto dimostrato che per misurarecorrettamente una grandezza (es: distanza,angolo,ecc...) necessarioripeterepi volte la misura e assumere come valore della grandezzaquello espresso dalla media aritmetica dellemisureeseguite. La stimadellavarianza delladistribuzione originale, sempree solamentein base al campione estratto X1,X2,...-Xn, inveceaffettada erroresistematico. Infatti, secondo la definizione datala varianzavale: s2= Ik, - ^)' f , = lf(r, -;Y -' nA' ' e sommando e sottraendo il valore teorico Oetta meOa:

-;)' * ?tG, - (s- *) ,' =li ki - ffi * * -;)' =l i {,,- *)' +1I (,, nf, nfi nfi n?,

- *)'*(*- *)'*?f{r,- *\* - *) ,' =li{", rtl nl


:i(", -*)0"-^) vate: il termine
na
atl

-*) -;)lf ,,- r m l = a \ ^ - ^ ) . V * - n m ) = = i6-^E(x, |{*


\ 'l , -\ / \

n'

=-2(*-*)'e

quindi:

IZt", a n c hc eo m e : ,= ' 1i{r, - *)' - !>(^ -;)'


nfi fi t|

,' =

];{",

- *)' *(* - ^)' - 2Qn - m)'=

- *)' -(^-;)' chepu essere scritta

I terminia secondomembrodella precedente espressione sono pari, secondole definizioni date,rispettivamente allavarianza delladistribuzione originale ot e a quella -1 n delladistribuzione dellamediao,] e quindi: sz= o' -o' - oz La distribuzione dellevarianze non coinciOe quilOicon fiuettadelladistribuzione e pertanto originale la stima affettada erroresistematico. Per ottenere una stima non affetta da tale erroresarsufficiente moltiplicare tuttigli individui per del campione

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Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

J il terminecorrettivo quindi:

n-l

delladistribuzione originale sar , La stimadellavarianza

iC _;Y n 1ilr, -^Y =/L\ i-r,l o'= '


n-1 nA' n-1

t8]

La stimadellavarianza delladistribuzione dellemedie, a partire dal campione estratto


X1,X2,....X nf, q u i n d i : sa -2

-2 fG -;Y o =,'
-n nln -1)

tel

Misurare quindi: direttamente una grandezza significa F eseguire n osservazioni x1,x2,....x, i calcolare la mediaaritmetica rr F calcolare la varianza delladistribuzione dellemedie i, La misura dellagrandezzas esprmer come: m +6ll segno+ non ha alcunparticolare sta soload indicare significato, che il numero che quadratico lo segue scarto mediodelladistribuzione da cui statoestratto rn. Perquanto vistoin precedenza la probabilit totaledeivaloricompresi tra: ii-6,,, e fr +6. del 68% -26_ n e m +2o_^ del 95% -36,,, m e -n+36,, praticamentedel lOOo/" quindi la massim L'intervallo possibiledei valori * t3o. rappresenta a variazione facendola mediaaritmetica ottenuti di n misure.La massima variazione di una sola misurax; invece pari a t3o ; si pu quindi assumerecome affetta da errore grossolano quella misura chedifferisce dallamedia ^ perpidi t 3-. fl vantaggio n misuree di calcolare di eseguire la mediaaritmetica 7 si concretizza nella questo diminuzione di J; voltedell'intervallo dellemisure; di variabilit aumento di precisione non pu per esseremoltospintoperchil beneficio crescecon la radice quadrata del numerodi ripetizione delle misure.Per ridurrealla met il campo di per ridurlo variabilit 4 misure, bastano mentre di 1/3 ne occorrono 9 e cosvia. Se si eseguitaun'unca misuradi una grandezza dsponibile un solo valoreche rappresenta la stimadellamedia;non si ha alcunmododi verificare se tale valore affetto da erroregrossolano. Comevaloreo delladistribuzione da cui statoestratta la misura, conviene assumere quello precisione della strumentale caratteristico dellostrumento di misura. Anche quando si eseguonomisurecon strumenti di bassa precisione conviene pari precisione associare al valorerappresentativo dellamisuraun 7 alla strumentale perch, probabilmente, la ripetizione dellamisura darebbe un valoreugualea quello precedente quadratico e sarebbe erratoattribuire allamisura unoscarto medionullo.
149

[10]

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4 Caoitolo IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

Esempiosvolto di misurae di calcolodi una grandezza topografica. i seguenti valori: Un angolo azimutale statomisurato 5 voltee si sonoottenuti
g

54s,6542 54r,6592
54s,6539

54s,6547 54c.6544
misure 54,6542 54,6592 54,6539 : 54,6547 54,6544 E= m-3o= trl = m + 3o= o= om= 54,6486 54,6553 54,6619 ' 0,00221 0,00099 scarti scarti2 -0,001 1 0,00000117 0,0039 0,00001537 -010014 . 0,00000190 -0.0006 0,00000034 -O,0OOg0,00000077 0,0000 0,00001955

"pocoesperto" ll topografo del calcolosenzaspiritocriticoe si che guardai risultati le formule, misurato limita direbbe che il valore dell'angolo esclusivamente ad applicare paria 54s, 6553t 0,00099 cio a : m! o.. gli scartidellemisure notiamo rispetto alla media, che almeno uno di Se esaminiamo = gli (scarto rispetto 0,0039). essi anomalo a tutti altri quello il nuovo Proviamo la misura che provoca scarto e calcoliamo allora ad eliminare valore me d i a d e l la e dello s.q .m.
misure scarti scarti2 54,6542 -0,0001 0,00000001 54,6s3e -0,000; 0,0000001; 54,6547 0,0004 0,00000016 54,6544 0,0001 0,00000001 0,0000 0,00000034 54,6533 54,6543 54,6553 0,00034 0,00017

X,= m-30= lll = m+3o= oom=

nonrientra nell'intervallo m-3o ...m+3o , ed Verifichiamo cosche il valore 54,son6592, quindi grossolano giustamente da considerare affetto da errore e eliminabile. ll valore angolarecorretto,risultantedalle misure effettuate, sar quindi pari a: f 0,00017 S ,oonUUOt non risolvein maniera ll metododi calcoloe di verifica dei risultati appenaproposto, grossolani misure, vuolesoltanto la ricerca in una seriedi attirare esaustiva deglierrori i risultati. I'attenzione sullanecessit di verificare criticamente del lettore questo problema in modorigoroso, ma Esistono teststatistici che affrontano diversi di questo corso. esulano dagliargomenti r50

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Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

4.7. MISURE DIRETTE DI DIVERSA PRECISIONE (peresempio pi voltecon Se una grandezza un angolo vienemisurata azimutale) precisione strumenti aventi diversa di misura o in condizioni operative differenti, non possibile ricavare il valorepi rappresentativo dellagrandezzafacendo semplicemente (vediFigura la mediaaritmetica 4.9) avranno dellemisure eseguite. Le n distribuzioni la stessa grandezza, tutte la stessa media teorica m in quanto rappresentano ma perch varianza avranno of diversa di precisione diversa.

{Jr m

*(}, m (,-. J]

(},'

precisione Fig.4.9-Misura di una grandezzafatta con strumenti di diversa Da ciascuna vieneestratto distribuzione un individuo e quindi,avremoa O (misura) il disposizione campione 01, 02,.....Or. Ciascunvalore Oi pu essere considerato come singolo individuoestrattodalla possibili distribuzione di misure o, a sua volta,comevaloremediodi un certonumero misure valoreQ rappresenta eseguite con la stessa distribuzione. Ciascun una stima dellamediateorica m, comune le ma a tutte distribuzioni, evidente che se la stima della media teorica m viene fatta sulla base di tutti gli Oi si otterrun valore pi attendibile. La probabilit individuo relativa di estrazione del singolo Oidalla distribuzione datada:
(o,, ^)'
. J

zoi-

[ 11 ]

individuo Ciascun come risultato della mediadi pi individui O si pu anchepensare estratti da unadistribuzione la stessa media m dellesingole avente teorica distribuzioni pari a of a cuisi d il nomedi varianza e varianza dell'unit di peso; essa rappresenta lavarianza di unadistribuzione a cui statoarbitrariamente attribuito un pesounitario.
oo2

4 P'-e
t\, *

ot2

Fig.4.10- Estrazione dalladistribuzione originale e dalladistribuzione dellemedie p1 (Or)dalladistribuzione Estrarre che ha varianza oy2equivale un individuo ad estrarre individui os2efarnepoila media. dalladistribuzione di varianza Mediante i pesi, tutte le distribuzioni vengonoriferitealla distribuzione oe2di peso I pesidellesingole misure i seguenti, o2oin mododel unitario. Oi saranno assumendo tuttoarbitrario.
l5l

G.COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA o: o: . o: P r= -- . P t: ----; P t= ___1.. P i= _i ol'6;'' o; o: o:

Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

112j

La probablit di estrazione del singolo individuo che ha varianza O dalladistribuzione oo2 dataquindi da:

f (o ) = -+

( ' lt ' 't 2 r- {",:

.JZlfOo-

La probabilit di uscitadell'intero campioneOt,O2,......O, sar dato, applicando il teoremadefleprobabilit composte, dal prodotto defleprobabilit di uscitadei singoli i n d i v i d u i:

V(O,O,,....On,m,ot) = @ffi):,
Qualunque sia il valore di os2 il massimo di Vsi avrquando I'esponente di e sar
.tminimo: della funzione x si ottiene derivando la funzione \ n,(o, ,n)'= min. ll minimo
i=t

[13]

stessa e uguagliando a zero:

ain,(o,-*)'
dnt

-rEp,(o,-*,,):o

-0

ln,o,-*nLp,=o
i=l j=l

1t"-' = F m o =,-

| ,,o,
Zo'

p , O , rp z o z + . . . . . p n o ,

P t +P z + " " ' P "

[14J

ll valore cosottenuto si chiama mediaponderata dellen osservazioni 01, Oz,.....Ordi precisione. diversa Se i pesi vengonomoltiplcati tutti per una stessa costante,il valore della media ponderata noncambia. Si giustifica cos^il fattoche,se sononotele varianze of si potr assumere arbitrariamente il valoredi of per la definizione dei pesio, analogamente, se sononoti i pesi,questipotranno essere moltiplicati tuttiper unacostante arbitraria. Dobbiamoadessoverificare se la stima della media ponderata ottenutaattraverso I'applicazione del principio di massima verosimiglianza unabuona stima. I parametridi giudiziosulla bont della stima che abbiamodefinitosono: la consistenza, I'efficienza e la verifica che non sia affettada errore sistematico. Per fare questo dobbiamo costruire la distribuzione delle medie ponderate immaginando di ripetere infinite volteI'estrazione del campione o1, or,.....n dallen distribuzioni e costruendo ogni volta un individuo della distribuiion Oettemedie ponderate. lndicando tra parentesi quadre tuttigli individui di unadistribuzione (infiniti) e stabilitoche la media (indicata con la lettera/vf)degli infinitivalori estrattida una distribuzione parial valore teorico si avr:

. u[o,l= =... ulo,]= Mlo,] *

e quindila mediadelladistribuzione dellemedieponderate sar:


t /.'.p ,u [o,,] - ILp t .)+.. - p ,Mfo ,f+p "tufo n o * [ ] _+_=m "' Y" J

'r

Pr-tpz*""'pn

Tp
/-)'i

152

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

Si dimostra cosche la stimadi mo consistente e non affetta da erroresistematico. Perquantoriguarda lavarianza delladistribuzione dellemedieponderate, applicando le regole di variabili casuali: [35]e [37]delCap.3 sullacombinazione \' o;=l+:1";*l;lo;+ \LP,) \Lr, / (,lt (( ^ \' Pi"i

l$;lo:=;:--' \ LP,)

r15l

| , I O ,l

Questostimatore, che si dimostra essere,.o iil"re corretto, esaurisce il problema che ci siamopostinel casoin cui sianonotele varianze dellesingole osservazioni che hanno ponderata. contribuito allastimadellamedia Nelcasoin cui si conoscano soloi pesi,la relazione che consente di stimarelavarianzadellamediaponderata si ricava dalla [15] sostituendo alle quantitd I'equivalente espressione ricavabile dalla relazione [12]percuisi ottiene:

I p,-63 " = or=

Zp,
V
) \

ff"l | .LYi
\ir

r ,

t"
t I

=*

o?

[16]

fir, l Lp, i=1

questanuovaespressione, Per poter utilizzare occorrestimarela quantitoo2. Questo pu essere fatto utilizzando il campione per la stimadellamedia di misureutilizzate ponderata. Si notiche al variare del campione varier la stimadellavarianza dell'unit quantitrisulta anch'essauna variabilealeatoria di peso, per cui quest'ultima caratlerizzala da una determinata distribuzione. Per trovare uno stimatoredella varianza dell'unitdi peso utilizziamonuovamenteil principio di massima verosimiglianza. Conviene,in questo caso, utilizzare il logaritmodella funzionedi verosimiglianza definita dalla[13].Otteniamo:

l n v= f r n"(' p p . , )- ! n z , - l n o l - l f , 0 , .\( o t .p z . ' . . , r)' r" 2o;,1'' 2 2 2


Questafunzionerisultamassimaper quel valoredi o62che soddisfaalla seguente condizione:
AhVnl'1 =-:---i* il do, 2o, - rI p,(o,-rl)t =g 2oo ,=r

percuisostituendo ponderata allamedia la media teorica, stimata conla [1a]si ottiene: 6l = ,=r
Lpt'vi n

+)

117l

La relazione sopra ricavata uno stimatore non correttoin quantoaffettoda errore sistematico. Si pu dimostrare che, analogamente a quantoabbiamovisto nel caso dellastimadellavarianza precisione, di una seriedi misure dirette di uguale la media def la distribuzone espressa dalla[17] non coincde con il valoreteoricodel parametro chevogliamo Applicando stimare. I'operatore Msi ottiene infatti: r ^r n 7 'o ( Ml6;l= "
n

la miglior Quindi stimadellaquanlitr oo2 ricavabile con la seguente espressione:


-,

o"-- " " n-1


:-1

L p ,' '
r53

-r-

[18]

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

4 CaPitolo IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

Esempiosvolto di calcolodi una mediaponderata: geometriche, il dislivello tra i puntiA e B statomisurato con due lineedi livellazione quali per percorso unadelle il dislivello Anaparia si snodata un di 4 km ed ha fornito pari a 9 km, ha 18,3712 m; l'alLra, lungoun percorso eseguita diverso con sviluppo fornito 3 u n d i sl i ve l lp oa ria 1 8 ,3 6 3 m.

La precisione delle due misure diversain quantolo s.q.m.del dislivello cresce proporzionalmente quadrata (vedi par. alla radice della lunghezzadella livellazione 7.7.1) Anaronsarparisemplicemente e quindiil dislivello allamediaaritmetica delle d u em i s u re . quanto precisione, Applicando dettosullemisure dirette di diversa avremo:

= kJ4 o,., o,, = kJg

e quindi e quindi

o?= , k' '4 o?,= k' '9

Le varianze nonsononote, ma possono calcolati i pesi: essere

ol o oZ 2o =l avremo: h= ,rzj e Pz=F S ePonend


e Pz= =0,1111 P',= 4=0,2500 n ponderata quindi: la media sar
p-t + 1 8 , 3 6 3 3 m^-1 8 , 3 7 1 2
Pt+ Pz

11

.p,

= 18,3688 m

L'allievo verifichi non cambiase si che il risultato del calcolo dellamediaponderata p o n " : * = 9 e q u i n ds iiutilizzan ip oe s ip a r i a: ,r==2,25
.'29-g

e Pz==1

perch. ll calcolo delladistribuzione dellos.q.m. dellemedieponderate applicando le si calcola relazion i e [1 6 ] [1 8 ]:


dislivello O; lml
lr = l z= 2,n

"

sichieda

l; sviluppo [km]
4 9

pesip,

p.*Oi

v. =(O1- mp)

pi(Oi - mp)2

18,3712 18!3633

2,2500 41,3352 1,0000 18,3633 3,2500 59,6985

0,002 0,0000133 -0,005 0,0000299 -0,003 0,0000432

o =-L
vi

\- Lvi

.r,2

n-l

=0,0000432varianza di peso(calcolata in baseagliscarti). dell'unit

154

^b--

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

4 Capitolo IL TRATTAMENTO DELLE STATISTICO MISURE

6;--

^ <'ri

= 0,0000133varianza ponderata. dellamedia

Zp
ponder ata. o p = 0 , 00 3 6 4 6 2 s.q .m.d e l lme a dia + 0,0036 paria: 18,3688 ll dislivello sardunque m Altro esempiosvoltodi calcolodi una mediaponderata: vogliamo interpolare la quotadi un puntoS, utilizzando le quotedei punticircostanti A, B, C e D, disposti punto comein figura e distanti dal S rispettivamente dr, dz,dse d+. possibili, Fra i tanticriteridi calcolo pesoai puntiche sono apparelogicodare maggior pi vicinia S e minorpesoper quellipi lontani. che certamente sbagliato Quello fareunasemplice quotenote. media aritmetica dellequattro concetto, in una relazione Questo tradotto analitica sar: p, =4=
ol

1
di

. quora A= B= c = D= r-

distanza da s

psof,r

Qi Pi

(Qi- mp)

pi(Qi-mp)2

tml
120,15 123,20 121,18 122,35

tml
18,5 8,5 12,0 11,0 0,054054 6,494595 0,11764714,49412 0,0833331 0 , 0 9 8 3 3 11,12273 0,090909 0.34594442,20977

-1,86 1,19 -0,83 0,34

0,1877 0,1656 0,0579 0,0103 0,4215

La mediaponderata checi fornir la quotacercata del puntoS sar:


k

2Q,p,
m, =Qs =-d=122,01nt

ZP,
I o , @ -, * r ) '
o0=

n-1
\Z' Pi

=0,140506 varianza dell'unit di peso(calcolata in baseagliscarti).

6i. =*

^d:

=0,406154 varianza ponderata. dellamedia

60.=0,6373s.q.m. ponderata. dellamedia paria: 122,01+ La quota di S sarquindi 0,64m

155

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 4 IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

4.8. MISURA INDIRETTA DI UNAGRANDEZZA Consideriamo una grandezza Xe n grandezze Xr, X2,..., Xn tra le quali esistaun legame funzionale deltipo:

Y = 7(x.,,xr,...x,)

ttgl

Le grandezzeXi possonoessere misuratedirettamente e quindi essere tra loro questo indipendenti; stocasticamente in caso ognunadi loro rappresentata da una stimadellamediae dellavarianza che ha carallerizzato l'operazione dellaloromisura. generalmente Se invecele grandezze Xisonomisurate indirettamente esse risultano stocasticamente correlate e quindisono rappresentate dai valoristimati dellerispettive medie e da una matrice di varianza-covarianza delladistribuzione Xr, Xz, a n dimensioni "',Xr"
otz
oln

oi

oz,

[20]

La relazione la grandezza X comeuna variabile casuale i cui parametri [19]definisce dipendonodai parametri delle distribuzioni di probabilitdelle Xi. Misurare indirettamente la grandezza X significa dunquedefinire la distribuzione delle misure possibili dellaX a partire dallevariabili casuali indipendenti le n misure che definiscono la variabile n dirette oppure dimensioni n variabili casuale a dipendente dalle Xr, Xz,..., globalmente Xrchedefinisce le misure indirette di questegrandezze. ll problema risolvibile facilmente fino ad ora apprese, con le nozioni se il legame funzionale f una combinazione linearedelleXi. Infattiin questocaso la grandezza X risulta relazione: espressa dallaseguente
X = arX, -f arX, * ...* anXn

l21l

quantodetto a proposito e ricordando dei sistemidi variabili casuali,la stima della mediadi X nel caso in cui le grandezze indipendenti, risulta X sianostocastimente relazione: essere espressa dallaseguente
X . = a r X r - * a r X r ^ ! . . . * a , , X, , ^

l22l

e lavarianza: o" = o?ol+ alol +...+a,',ol [23]

la stimadellamediacoincide Se le variabili con quelladeterminata X sonocorrelate, mentrela stima della varianzaviene calcolata dalla1221, con la seguenterelazione (omettiamo la dimostrazione) : o t *= a ? o ? +alol+...+alol+Zararorr+2ararorr+...+2aranorn+2a2a3o23+...+ ?41
+ 2ara,,o (,_r), r,,+ ...+ 2ar,,_rra,6

senza fare nessuna ipotesi sulla forma del legame funzionalef, Generalizzando proviamo a ragionare nelmodoseguente.

156

b---.

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 4 IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

possibili Sia Or, Oz,..,On un campione estratto da ciascuna delledistribuzioni di misure di X1,X2,...,Xr. Ognivalore ol il risultato di un'estrazione casuale dalledistribuzioni di medialeoricaXi*.

Xr.

il1

Xnt

Fig. 4 .11Estr azione delcampione le Oi nelseguente possibile esprimere modo: Quindi


Or=Xr.+v, Or=Xr^+v, On=X,,^+vn

[25]

piccolida poter considerare Se gli scarti v; soro sufficientemente trascurabili i loro quadrati, possiamo linearizzare la [19]in uno sviluppo in seriedi Taylorattorno al punto definito dallemedie Xi,. Risulta: teoriche ,^ v,,)= f ( o , o r , . . . , o , , )f=( x r ^r v , , x r . * v 2 , . . . , x ,+

=f (x,,,x2.,...,x,,)*(#)^yr *... .(*)_r,,

[26]

Ripetendo infinite volteI'estrazione del campione Or, 02,..,O, insieme con le operazioni primadescritte, primo costruiamo le distribuzioni a membrodella[26]. e a secondo quindi Applichiamo I'operatore Malledistribuzioni coscostr?,": .

- -[(X,^. u lf (o,. o2..... o,,) x 2n,..... x,,^)l=l ... +| 4- | mlr,,l ' \ i l ,+ ) ^ I Mlr,l+
\dX,,).

La mediadelladistribuzione al primomembro nullain quantoil secondo membro per una combinazione di variabili scartoche definizione sono distribuzioni a media teorica nulla e quindi: : f(Xr^,Xzr,...,Xrr) perchgli infiniti M[f(Or,Oz,...,Or)] valoriteoricif(X1p,X2,n,....Xrr) sonotuttiuguali tra loro Ogni ennuplaOt, O2,..,O, estratta una stima di X=f(Or,Oz,.....Or). Le infinite generano ennuplette la distribuzione dellaXche avrmedia X,n: teorica

x ^ = f ( x , . .x r . . . . . . x , ^ )

l27l

nell'ipotesi Concludendo, chegli scartiyisianopiccoli in modotaleda poterconsiderare ininfluenti i termini di ordine superiore al primo(questo verose i valoriOiderivano da una operazione di stima corretta delle mediedelle distribuzioni X), la mediadella grandezza X pu esserestimataintroducendo nellal27l le stimedelle mediedelle distribuzioni X.
t_\

X - = f lXm,Xz^,...,X ,^)
t57

[28]

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

ILrRArrAM ENro srArstco or,_rffiJiifi

Perla stimadellavarianza dellaXricordando che:

- f (xr,,x 2,,,..., o'r=u[{f(o,, o.r,..., ou) =lf +l x,^)}r]

l\ dx, l ,rm

u[,,]+ .(#).rb.+
[29]

otteniamo, nel caso.incui le grandezze Xlsianoincorrelate, la seguente espressione per la stimadellavarianza dell grandezza X

,_ -, (l - !a - f \| ' _ a.\' '" , = (, ) .o i ( o _ -r r l da r ,f) \ ^' '_ o2 ; + " ' * l.* il,).

Nel caso in cui le grandezze Xisianocorrelate, la [29] assumela formufazone pi generale:

g-)' .o,+ 2r( =(*l' "' .(+)' -o; -, + .( !-\ ( ar) ^ "" "o lx,). oi ( ,)^ l*,).'o;+rlrr_)14)",

[30]

tzsl e [30]sonoespressioni dellacosiddetta leggedi propagazione l-epratica delle varianze. In anchein questocasosaranno disponibN.iro ellest'me . non-;" grandezze teorche.

158

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4 Capitolo IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

Esempiosvolto di calcolodi una misura indirettadi una grandezza. Di un triangolo sonostatimisurati i latia, b e I'angolo tra essicompreso T.

Le misure hanno fornito eseguite i seguenti risultati: + = a 1 5 0 0 0 . 0 3m + 0 .0 7m b = 1 6 00 + 0s,001 + 0'ud,000018535) y = 54s,796 118 (o anche la superficie quadratico Calcolare deltriangolo e il relativo medio: scarto j = l a Ur" n -y 5 = g g 9 .9 8 5 ,1 m2 2
-2
os=l_

lf l'-,
\a ).

lo,+l;-l

larl'
\b ),,

Tl:-l

l6/l'
\f i_

s"r - (fb ,,

Tl'-,

, ( a s e nT l ' - - r ( a o

,"'-(.

2 )"'[

cos 7\'

= 331 = 2.126,44 8 2 1 0 ,2 2 m ae quindi: , 12+ 1 .5 8 4 ,9+ = + = +46.1 6, 1m2 ^[2:l 26,44 la superficie deltriangolo + 46,11m2 sardataquindi da: S = 909.985,15 quadratico Calcolare il valore del lato"C'e il relativo scarto medio: e = , , { i \-o '-z-o o ,^ 7 = 1 .2 9 6 ,52 m a \al. \bl. \yi_ \ ) [ ,/ = 0,0001 = 1181+ 0,001 128409 + 0,0006769480,001 917m2 6 . = 1 J 0 0 0 1 9 1 7= + 0 , 0 4 3 m il terzolatoc incognito paria: c = 1296.52 + 0.043m sarquindi

-6:n'tl'6,'(u -al:ost\' '"'1)' -,(au -, =(a ;: =lgl' ': .(Yl' o* lgl' G?, * ' "\. a
c )

r59

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Capitolo 4 DELLE MISURE STATISTICO IL TRATTAMENTO

Altro esempiosvolto di misuradirettae indirettadi grandezze: in ohm (A) i valoriespressi R1 sei volteottenendo Abbiamomisurato una resistenza la Rr. il valoreche esprime Calcolare sottoriportati. le stessegrandezze. Rze calcoliamo resistenza Facciamo con unaseconda altrettanto precisione: principi misure di uguale i illustrati in sulle dirette 3.4.3 Si devono applicare
sr )
L"' n
Y.

E' =

-rF ik, t=t


n-1

-\r

-z

\-'

o "* ____;G_r)

Lt'

,t lx,-mf

resistenza scarti (xi-m) Rl 50,12 50,23 50,09 50,14 50,21 50,17


n " individui media L oRr
OmRt o

2 scarti (x-m)' 0,0016 0,0049 0,0049 0,0004 0,0025 0,0001

2 resistenza scarti scarti (x,-m) , (x-m)t R2 75,12 75,08 75,05 75,15 75,20 75,18 6 75,13 0,058 0,024 -0,01 0,0001 -0,05 0,0025 -0,08: 0,0064 0,02 0,0004 0,07 0,0049 0,05 0,0025 . 0,00

-0,04 0,o7 -0,o7 -0,02 0,05 0,01

50,16 0,00 0,054 0,0144

n " individui media t onz


OmR2

0,0168

o,o22

quindi: I valori cercati saranno


R1= 50.16t 0.022O R2= 75.13t 0.024O

possiamo il valore dellaresistenza calcolare in seriele due resistenze Se colleghiamo quanto casuali di variabili vistoin 3.1.7sullacombinazione risultante Rtotur" applicando i n d i p e n d e n ti : =t R R,o,o " t + R , = 5 0 ' 1 6 + 7 5 ' 1 3= 1 2 5 ' 2 9O : o?, + 6tr, = 0'0222+ 0'0242: 0,001 06 6?,uur" sarquindi datada: la Rr e la Rzin serie mettendo La resistenza ottenuta = 125.29t 0.032O Rtot"l"

160

L-..

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

4 Caoitolo IL TRATTAMENTO DELLE MISURE STATISTICO

potremo le dueresistenze in parallelo Se colleghiamo il valore calcolare dellaresistenza risultante Rtot"t" con la relazione: n,o,o,"=t#. La relazione tra le variabili casuali che quanto rappresentano la R1 e la R2 non pi lineare e quindibisogner applicare illustrato in 4.8 sulla misuraindiretta di una grandezza, nell'ipotesi che le grandezze sianotra di loroincorrelate:

x. =fF,^,Vr^,...,V,,) R,,,"=ft? =3o,o8o R1+R2

/lar)' , ox =.ll ;:; | 'oi-+


Ir , ,

('" = .lft l#").";. )." \l\d^r/. "


r2 / , , r2

(r\'

R r ( R r+R r)-=R rR , R ,(Rr +Rr ) - - R' R, = 0.00g7o -'nRz ", ./f I o r-" ,*f I otlf. (R,+R.)t (R,+Rr)' )

La resistenza mettendo la Rr e la Rzin parallelo ottenuta sarquindidatada: = 30.08f 0.0087Ct Rtot"r"

t6l

r
G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA 4 Caoitolo IL TRATTAMENTO MISURE STATISTICO DELLE

4.9. MISURA INDIRETTA DI PIUGRANDEZZE ESUBERANTI CONEQUAZIONI ll problema in questoparagrafo che affronteremo rappresenta il casodi gran lungapi pu in le utilizzato tutte applicazioni topografiche e fotogrammetriche. Questoproblema formulato essere nelseguente modo: vogliamo rstimarela mediae la matricedi varianza-covarianza di una distribuzione funzione dimensionale indirelle Xr, X2,...,X, a partire di rgrandezze da un campione di n misurediretterappresentate incorrelate, da n distribuzioni di mediaevarianzanote,L1, L2,...,Lr.(con n > ). ll risultato che stiamocercando dovrdipendere da tutto il campione disponibile e si pu direche essosaril fruttodi unacompensazione Le dellemisure dirette eseguite. grandezze grandezze generici, .Xr' Lida legamifunzionali sono legatealle dipendenti geometriche solitamente da condizioni e/ofisiche. Percapirci, consideriamo un semplice esempio: planimetriche vogliamo le coordinate X,Ydi un puntoP visibile determinare da duepunti (problema Ae B di coordinate la soluzione note di intersezione in avanti); semplice del problema la misura in A e in B. In questomodo awienetramite degliangoli azimutali per,qualsiasi provocher errorenellamisura dei due angoli un errorenella azimutali, possibilit determinazione dellecoordinate di accorgersene. del puntoP senzaalcuna qualunque lnfatti di q e B,le due retteAP e BP si incontreranno in sia il valore sempre un punto.

P Fig.a.8- Determinazione dellecoordinate del punto la possibilit di Se invece, ad esempio, si esegue anchela misura del latoAP, avremo individuare eventuali errorinellamisuredegliangolie viceversa. Ogni misuradiretta effettuata da una certaprecisione e, come gi visto nel caso delle sar caratterizzala misuredirettedi diversaprecisione, ognunadi esse dovr partecipare con il proprio pesoallasoluzione fattein esubero Chiaramente le misure chevengono del problema. geometrico rispetto necessarie minime allasoluzione del problema nondevono a quelle misure: non dipendere dallealtre nell'esempio sopracitato avrebbe sensointrodurre misura unanuova o dellamedesima distanza. deglistessi angoli per gradiiniziando Al solitoaffronteremo il problema dal caso pi semplice in cui il legame funzionaletra le grandezzeindirettee le grandezzedirette sia una lineare combinazione di queste ultime.

162

L-.

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Capitolo 4 IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

4.9.1.IL CASOCONEQUAZIONI LINEARI Consideriamo un sistemadi n equazioni linear che lega r grandezze incognite Xy, X2,...,X, misurabili allen grandezze L1,L2,...,Lr, con n > r nell'ipotesi direttamenle che ogni equazione contenga come termine noto una sola grandezza misurabile direttamente.
[arX, =\ + b,X, + ...+ tt.,X,

+ b"X,* ... * urX,= I.

lor*,

conn>r

[31]

1",.:;,;;.;"++,.x,=L.
noti. doveai,bi,.......1ti sonocoefficienti Nel sistematutte le grandezze, direttee indirette, sono indicate con i rispettivi valori teorici di media(L). In questo una qualsiasi caso,del tuttoteorico, seriedi r equazioni, tra le n disponibili, scelte in gradodi fornireuna soluzione che soddisfa anchele (che risultano n-r equazioni restanti essereuna combinazione lineare delleprecedenti il teorema secondo di Rouch-Capelli). pu essere In formamatriciale il sistema lineari di equazioni come: scritto A.X=T dove:

[32]

"-l I

a -l

4ut lo' l a ^ b2
'
b,,

Lt2

X_

la,

Lln

"'l lI" *'1, =l' ;,1l:i"

A viene chiamatamatricedisegno,X vettoredelle incognite,T Convenzionalmente vettoredei termininoti. Nellarealtsappiamo che non disporremo mai dei valori teorici Li delle grandezze misurate ma al massimo direttamente dellelorostimel,. La relazione tra i valori teorici stimati, e quelli sarespressa da: L,=1, + v, dovev;rappresenta lo scarto tra la misura stimata e la misura teorica. (o realisticamente) Pi correttamente il sistema[31] andr riscrittonella seguente forma: b .,X , =l ', +r., r+...* u rX larxt+ * brX + ...*urX,= Lz* vz [33] " 7or*,

*tr* . nu,x,=u+r,, 1",,1,.u


gli scartiteoricidi ogni equazione Le quantitvr rappresentano e sarannoanch'essi incogniti. in r+n incognite, Ci troviamodunquedi frontea un sistemadi n equazioni cio un quindi indeterminato; sistema sarimpossibile, da un punto di vistamatematico, trovare

r63

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Capitolo 4 IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

per i valori X1 che soddisfino Possiamo contemporaneamente tutte le n equazioni. il problema affrontare da un puntodi vistastatistico. Proponiamoci cio di stimare le mediedellemisure indirette X-, a partire dallestime 2,. ll sistema la seguente formadefinitiva: dellemisure dirette dunque [33]assume f o , V , + b , V, + . . . +u t V, = 1 , r v , in for ma matr iciale: =lD zz i' vz ' . ...+ .' , * u2rV 1 1r vz ,l o r V , + b rV , +
lI* 2 - - , A.X = T+V

[34]

t"""""""""
= l a , , Xr + b , X z t . . . * u , , X , L n + v , ,

Lo stimatore dellemedielo ricaveremo applicando, caso,il principio anchein questo di quadrati, massima verosimiglianza il principio e quindi dei minimi ciola stimamigliore misurateindirettamente fa s che la sommatoria delle grandezze del quadratodegli (i ri s c a r ts i a r mi n i m" = mi n).

Vediamo i calcoli. attraverso ll semplice comesi sviluppano "r"rpio grandezze di dover stimarela mediadi due Xr, Xz legatea tre misure Supponiamo Lr, Lz,L3da combinazioni lineari il sistema: dirette secondo l a . , X . , + b , X\r = I
lorXr+brXr=\ Ij larXr+beXr= Per quanto abbiamoappenavisto il sistemadeve essere riscrittonellaforma -f l a r X , + b , Xr .= L t v , in formamatriciale: I A.X= T+V lorF,+brFr=Lzrv, tl "a r x , + b r r = L t * v , t [35]

[36]

ll sistema in funzione incogniti vsar: espresso degliscarti


l a , X|, + b " r, 'X - r. - L r = v ,' r i n f o r m am a t r i c i a l e : l*r'__ - Lz =vz + b r x , AX-T=V lor*, l t =vt + br, forX, la sommatoriadel quadratodegli scarti v;sar:

[37]

ri

= a i x i + u i x i + l i + Z a , b , X , x , - 2 a , x-,2 1b , , x , l t+ -2a rX,l,-2brT + aix i +ojx j + ri + 2a rbrX,F, rlz +


+ a i x i + u ' r x ]+ l i + 2 a . b r X , X r - 2 a r X ,-l2 , brXrlt

La ricerca f unzione del minimo di questa tiri

= min) a duevariabili risolvendo avviene

parziali il sistema l'annullamento delledue equazioni che esprimono delledue derivate rispetto incognite la seguen te calcolate alledue grandezze a 1 n. ll sistem assume " forma:
164

L-_

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Capitolo4 IL TRATTAMENTOSTATISTICODELLE MISURE

lineare nelledue incogniter.r, Questo un sistema di due equazioni riscritto la notazione matriciale nelseguente modo: essere usando N.X= Tn dove: a l+ a l + a ' , a , b , + a r b r + a r b r l - , 1 -= = l l = l _1 " | r Y ' ,', ,l l o , L , + o r i r +_ o r r ^ | | Lrl " " lo,b,+a,b,+arb u ,i + $ + a ! l ' " l & l lu,l,+u,1,+brLrl La soluzione del problema si otterr come:
X = N-1.Tn

che pu [38]

Come si pu subito notarela matricedei coefficienti del sistemanormaleN (detta proposto, matricenormale) una matricequadratadi ordine 2, nell'esempio simmetrica e i suoitermini dipendono Anche solodai coefficienti del sistema originario. il vettoredei termini noti normalizzali, Tn, dipendesolo dai coefficienti del sistema originario e dallastima dellemisure dirette. Per le propriet anch'essa delle matrici,la matricenormaleinversaN'1, risulter simmetrica. Si pu subito osservare che con questo approccio, direttamentederivato dall'applicazione del principio dei minimiquadrati, ogni volta che si presentaun problema l'equazione di stimaoccorre dapprima scrivere dellasommatoria del quadrato quindi questo punto possibile risulta degli scarti, derivarla e solo a applicare un procedimento per l'inversione della matrice normalee il di calcolo automatico conseguente calcolo dellasoluzione. partedelleapplicazioni Se si pensa che nellamaggior topografiche e fotogrammetriche possonoanche essere in numero le grandezze da stimarecontemporaneamente (> 100) si intuisce considerevole di applicazione subitola praticaimpossiblit di tale metodo. giungere Fortunatamente normale allascrittura del sistema in modomolto possibile pi agevole, tenendo contodellaosservazione che abbiamo appena fatto,e che ciola matrice normale e il terminenotonormalizzalo dipendono solo dallamatrice disegno e lnfattitra le matriciA, T, N e Tn dal vettoredei termininoti del sistemaoriginale. le seguenti relazioni: sussistono N = Ar.A [3e] Tn = Ar'T questeaffermazioni Dimostriamo nelcasodell'esempio che stiamoanalizzando:

, ,lo. b.l , ^ a z o t llo'^ ai+ai+ai e=lo' A, . o=lu, b"l=l

t bz;,ll:',7,1=V0.,*o"i,*o,u, ul+bl+b! |=
lb,Lt+b,Lz+b"Ltl

arbr+arbr+a"b,

, lZtl a2 * o,!'l +o,L, =1o,7, =," "'ll;,1 A' .r =lo,


W, b2 nl lt.l

presoin esame Grazie allerelazioni che abbiamo appena nel casosemplice dimostrato (ma valideper sistemicon qualsiasi possibile numerodi equazioni) il affrontare
165

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Capitolo 4 ILTRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

problema della stima di r misureindirette in funzione di n misuredirettein modo completamente automatico. iciente infatti conoscerei valori degli elementi della matrice disegno Sar suff (coefficienti dellecombinazioni lineari le r misure indirette che legano a unasolamisura per determinare diretta) e del vettoredei termininoti (valori dellemisuredirette), in modoautomatico la matrice normale N e il vettoredei termininoti normalizzati Tn che, come abbiamo dimostrato, il sistema esprimono che risolveil problema della stima il principio secondo di massima verosimiglianza. Anche in questocaso occorretenereconto che le n misuredirettesono in genere per cui il lorocontributo caralterizzate da precisioni diverse, allastimadellemediedelle misureindirette, deve esserepesato. noto, come significa che ogni misura Questo, per il suo peso e quindinel sistema direttadeve esseremoltiplicata [31] occorrer peril pesodellamisura moltiplicare ciascuna equazione interessata. diretta questa In notazione matriciale operazione di pesatura modo: awienenelseguente P.A X= P'T [40] (elementi dove la matrice P una matrice diagonale tutti nulliad eccezione di quelli principale) delladiagonale n cosstrutturata: di ordine

P-

h 0 0 Pz
;;

0l ol

[41]

Le relazioniper il calcolodella matricenormalee del termine noto normalizzato la formadefinitiva: assumono dunque N = A''P.A 1421 Tn = Ar'P'T precedenti, vistonei paragrafi qui;accanto Comeabbiamo il problema nonsi esaurisce giungere allastimadellamediadelleincognite occorre ancheallastimadellavarianza. In questo caso,dovele r misure indirette sonole variabili di unadistribuzione normale a - covarianza. rdimensioni, occorre dunque determinare la matrice di varianza Essasar quadrata principale una matrice di ordiner nellaqualegli elementi della diagonale sarannole varianzedelle r misureindirette e gli altri elementiesprimeranno le covarianze. Si descrivono solamente solo le formuleper il calcolodella matricedi varianzacovarianze e di altre matriciche sarannoutili nelle pratiche applicazioni di questo metododi stima,rimandando lo studente a dei testispecialistici di trattamento delle per osservazioni la lorodimostrazione. Avendointrodotto i pesi, per primacosa occorredeterminare il valoredella varianza dell'unit di pesoin funzione dellemedie stimate indirette. Risulta: dellemisure
-2

o;=

VI .P.V

[43]

doveil vettore degliscartiV si calcola nel seguente modo: v=A.X-T 441 La matrice di varianza-covarianza sarottenuta dal prodotto dellavarianza dell'unit di pesoper la matrice inversa normale: delsistema
166

>__

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4 Caoitolo IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE


6.. 6 *r",

-ol Cr* = ' lr-' - lot,t,

-l

| "?'

o..
6|,
2

[45]

1o","," : .

^r^2

:' 6'r.

r, in quanto vistoche anche matrice simmetrica di ordine abbiamo Questa una matrice (e di conseguenza la matricenormale la sua inversa) una matrice simmetrica di r. ordine quantitimportante la matricedi varianza- covarianza Un'altra da calcolare degli la matrice X contiene scarti(siccome soluzione dellestimedellemediedelle misure indirette, la stimadi una variabile ancheil vettoredegli scartirappresenter scartordimesionale caratterizzata anch'essa da una matrice di varianza covarianza). Questa relazione: si pudeterminare conla seguente c , "= d i . ( p - t - a . x r . t r ) t46l 4.9.2.IL CASODI EQUAZIONI NONLINEARI Nelcasoin cui le equazioni le r incognite non siano che legano allen misure dirette lineari,si pu arrivarealla soluzionedel sistemamediantela loro linearizzazione nell'intorno in serie di Taylor ai termini di 1" grado). di un puntonoto(sviluppo arrestato Lastima iterazioni. delleincognite, comevedremo, awerrpersuccessive ll sistema nonlineari di equazioni genericamente: g = f , ( x , X r , . . . . . . .x ., . /L,)

l47l

Nell'ipotesi x:,'.....xf sianodei valorisufficientemente delle che x,o, approssimati possano incognite in modotale che i quadrati degliscartie le potenze superiori essere trascurati, avremo:
Xr=X+xt

X, =X2+xz
X,=Xl+xr+

t4gl

f"ar'l ' "[ f,(x,,x,,......x,.1,)=r,k:.x:.......x?.1,)-[,+l -,*l*' ) q "


\dx,/o \dx;,Jrxz"
x;conpotenza maggiore + termini trascurabili o uguale a due= 0 Se indichiamo ciascuna equazione, con:

J.*'*

-f,(x?.x', . ..xo.L,)=v, =r, l9l =r, l+l '| ': (dX, in \dx, /n

=r, f+l x, \ ),

linearizzate Otterremo un sistema di equazioni del tuttoanalogo al sistema di equazioni [31]:

167

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA + b.,x"I ...1 u,x, = Ia a.,x., a2\ + brx, + ...I ttrx, = Ian\ + bnx, + ...* Lt,x, = Lu

4 Capitolo IL TRATTAMENTO STATISTICO DELLE MISURE

[4e]

L'unica differenza xi da sommare che,in questo caso,le incognite sonole correzioni ai valoriapprossimati X: per ottenere le grandezze incognite. ll sistema [a9]si chiama "sistemadi equazionialle correzion'. In questocaso itermini noti L, non sono misuredirettecome nel sistema[31], ma misure indirette. - covarianza La matrice di varianza x1,X2,.......Xr delladistribuzione dellecorrezioni coincidecon la matrice di varianza- covarianza della distribuzione delle stime p e rch V r ^ , V r *......V ,^ i va l o ri a ppr ossim ati Xr o, Xl,- .- ...Xfsonodelle costanti. Se ivalori approssimati X,9,contrariamente fatta,non siano delleincognite all'ipotesi per limitare lo sviluppo sufficientemente approssimati in seriedelleequazioni ai soli termini lineari, innescare iterativo bisogner un procedimento di soluzione del sistema va l o rid e l l ei n co g n ite c h ec o n si d e iri X, = Xf +x, ottenuti in unasoluzione comeinuov i per la soluzione valori approssimati successiva. La convergenza del procedimento iterativo viene accertatamediantel'analisidelle potr essere xi apportateda ogni singola iterazione correzioni e il procedimento quandole ultimecorrezioni interrotto determinate sono di un ordinedi grandezza inferiore raggiungibile. allaprecisione Un altro criterioper testarela convergenza del metodoiterativo e quindi decidere l'interruzione del procedimento di calcolo si basasullostudiodel comportamento del parametro pu questo parametro of . Si dimostrare infatti raggiunge il suo valore che minimo in corrispondenza dellamiglior raggiungibile. soluzione Vedremonel capitoloriguardante le reti topografiche, come questiconcettipotranno perunacorretta gestione essere utilizzati e interpretazione dei risultati.

t68

E-_

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5 CaP. L AM I S U R A DEGLIANGOLI

Capitolo 5 LA MISURADEGLI ANGOLI

DISTANZA E DISLIVELLO AzIMUTALE, ZENITALE, DI ANGOLO 5.1. DEFINIZIONE diedroformatodai due piani nr e nn angolo azimutalea l'angolo Si definisce passante per il punto la verticale appartenenti al fasciodi pianiche ha per generatrice per passanti per punto (punto il puntoA il | indietro) e rispettivamente di stazione Se (vediFig.5.1). (punto avanti),

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Cao. 5 DEGLIANGOLI LA MISURA

Za appartenente del puntoA, I'angolo al pianonn definito Si definisce angolozenitale passante per S e la rettacongiungente il puntoS con il puntoA (vedi tra la verticale Fis.5.1). Definiamo inoltre il dislivelloAsncornela differenza di quotatra il puntoA (Qn)ed il quota quota punto S (as) intendendo o ortometrica,I'allezza del punto sul come geoide. infinela distanza misurata ,SAcome la lunghezza del segmento di retta Definiamo i due puntiS ed A. congiungente

verticale

zenitale e dislivello. Figura 5.1 - angolo azimutale, distanza 5,2. IL TEODOLITE in gradodi misurare sia gli angoli azimutali che ll teodolite topografico lo strumento basamento,alidada e le distanzezenitali.E' costituito da tre parti principali: cannocchiale. al propriointernoil cerchio ll basamento di supportoche racchiude una struttura degliangoli azimutali. azimutale cheserveperla misura lo di bloccare tre perniche consentono Nellaparteinferiore del basamento troviamo forzato. o al dispositivo di centramento allabasetta topografica, strumento (a forma di U) che ruota attornoa un asse meccanica L'alidada una struttura perpendicolare Sull'alidada si trovanogli indicidi letturadel cerchio al basamento. (solidali cerchio e anchegli indicidi letturadi un secondo con I'alidada) azimutale zenitale. cerchio chiamato al dell'alidada, collegatorigidamente ll cerchio zenitale incorporato all'interno al qualeruotail in un pianoperpendicolare all'asse attorno e disposto cannocchiale toricache servea Sull'alidada si trovaancheuna livella cannocchiale dellostrumento. rotazione rendere verticale I'asse di dell'alidada stessa. da due viti: una attornoal proprioasse, sono controllate Le rotazioni dell'alidada (vitedi bloccaggio) preposta e la manuale dellastessa a impedire o menola rotazione (vite piccoli piccole grado dei rotazioni ad alidada bloccata in di effettuare seconda spostamenti). non il cerchio azimutale solitamente Neglistrumenti ottico-meccanici di precisione fisso, ma pu ruotare medianteuna vite ad accesso protetto(vite reitereatrice), si o dall'alidada. indipendentemente dalla posizione del basamento Questiteodoliti reiteratori. chiamano
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Cao.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

puessere fissato il cerchio o al Esistono ripetitorineiquali, azimutale anchei teodoliti I'azione mediante di un bottone di bloccaggio esterno. basamento o all'alidada

Figura 5.2 -teodolite ottico-meccanico ed elettronico ll cannocchiale in mododa poterruotare liberamente attorno a montato sull'alidada Tali rotazioni dell'alidada. sono un asse ortogonale allo stessoasse di rotazione per I'alidada (vitedi bloccaggio a quelle utilizzate e controllate da due vitidel tuttosimili vitedei piccoli spostamenti). permettequindi la La rotazione contemporanea dell'alidada e del cannocchiale qualsiasi punto di un dellospazio circostante. collimazione I moderni teodoliti elettronici(vedi Fig. 5.2) hanno conservatola struttura del riguardano la i miglioramenti essenzialmente tradizionale teodolite ottico-meccanico; i lettura. dei materiali e sistemi di tecnologia
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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

lru*i$r r\\\i

r ri: : .\ \*:

Figura 5.3- stazione totale L'awentodell'elettronica non ha di per s aumentato la precisione nellamisura delle grandezze ma ha reso possibile pi topografiche l'automazione dellefasi operative pesanti. permette ll teodolite elettronico la letturaautomatica delledirezioni angolari, la loro visualizzazione su un piccolo schermo e la registrazione magnetico. su un supporto I primitentativi di costruzione dei teodoliti elettronici risalgono aglianni '50, anchese '80 pervederele primerealizzazioni occorre arrivare finoaglianni commerciali. Per stazione totale si intende invece un teodoliteelettronico integratocon un in gradoquindi distanziometro, di misurare direttamente sia le direzioni angolari che la (vedi Fig.5.3). distanza

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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

5.3. CANNOCCHIALE A LUNGHEZZA COSTANTE I cannocchiali sonodeglistrumenti ottici che permettono lontani di osservare oggetti (cannocchiale e di essipossono fornire immagini capovolte astronomico) oppure diritte (cannocchiale terrestre o di Galileo) comequelli negli utilizzati strumenti topografici. Un cannocchiale costituito essenzialmente da un obiettivo, un oculare e un reticolo. per semplicit, Consideriamo, sia l'obiettivo che l'oculare costituiti da due lentisottili (vedi Fig. 5.a). Se l'oggetto posto davantiall'obiettivo a una distanzad, molto maggiore del doppio delladistanza focale{ l'immagine reale, capovolta e rimpicciolita q chevale,secondo si former ad unadistanza I'equazione dellelenti: 1+1_1 dq f Se l'immagine fornitadall'obiettivo si formertra il primo fuoco e il centro ottico quest'ultimo dell'oculare, dar luogoa una seconda immagine virtuale, che risulter (e quindiancora diritta rispetto capovolta all'oggetto) e ingrandita. Variando la distanza tra obiettivo e ocularevarianosia la posizione dell'immagine dell'oculare sia il suoingrandimento. Nei moderni cannocchiali, l'obiettivo un sistema ottico complessoottenuto dall'accoppiamento di pi lentiche dannocome risultante una lenteconvergente, in modo da eliminare, gli effettidelle aberrazioni. o ridurreil pi possibile, In genere, piuttosto essendo il campovisivo del cannocchiale limitato, sufficiente correggere il cromatismo accoppiando una lentebiconvessa di vetrocrowncon una lentemeniscodivergente di vetroflint.

_l_d

_______1

0 __1*_[

Figura 5.4 - Schema ottico-geometrico di un cannocchiale AncheI'oculare composto da pi lentiche formanoun sistema otticocomplesso convergente, le aberrazioni al finedi correggere di cromatismo e di sfericit dovute alla notevole inclinazione giungono raggi luminosi dei che dall'obiettivo e al fattoche per ottenere forti ingrandimenti necessario averedistanze focalicortee quindicurvature dellesuperfici rifrangenti rilevanti. Le due o pi lentiche formano il sistema sonoposte a piccola distanza fra loroe la lenterivolta versoI'obiettivo dettacollettiva. ll reticolo risultaindispensabile nei cannocchiali topografici in quantonei metodidi rilievo terrestre necessario definire delledirezioni nello spazio. ll reticolo, nellasua formapi semplice, costituito da un vetrino sul qualesonoincisi duesottilissimi tratti a formadi croce(vediFig.5.5).
173

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

ll punto di intersezione deiduefilimediani individua il centro C del reticolo. genericanello spazio definitadalla rettache unisceil centrodel Una direzione reticolo con il centro ottico dell'obiettivo:tale retta prende il nome di asse di collimazione del cannocchiale. per il puntostesso Collimare un puntosignifica far passare I'asse di collimazione.

F@ffi \L/ \T-l

,'-I\

/-l\

r{l \ ll-l

fl-frrTl -r t/ \r \_E--'

/r

---r-- \ ,/,--T-\ -f

t\

fl t'.-]-7

Figura 5.5- Esempi di reticoli di cannocchiali topografici Neicannocchiali a lunghezza costante utilizzati negli strumentitopografici, I'obiettivo e il (vedi reticolo fig.5.6)sonomontati a unadistanza fissasu un unico tubo. Tra I'obiettivo e il reticolo montata una lentedivergente mobile, dettalentecollettiva, montata in un tubo coassiale al precedente ed entroil qualepu esserefattoscorrere mediante dall'esterno un dispositivo a cremagliera.

Figura 5.6- Schema di montaggio di un cannocchiale a lunghezza costante porta I'oculare; questotubo pu scorrere Un terzo tubo coassiale a vite o per attrito per consentire all'interno del tubo principale lievispostamenti dell'oculare rispetto al reticolo. ll reticolo non fissato in modorigido sul tuboprincipale, ma I'armatura che lo porta collegataad esso mediantequattro viti a contrastodiametralmente opposte che permettono pi una quinta vite che spostamenti micromelrici orizzontali e verticali, perfettamente (vedifig.5.7). consente di porrei fili del reticolo orizzontale e verticale ll reticolo deveessere montato vicino al fuocodel sistema ll pianodel reticolo oculare. deve coinciderecon il piano sul quale si forma I'immaginereale generatadal sistemaobiettivo.

Figura 5.7- Schema di montaggio del reticolo


t74

L--

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5 CaP. L AM I S U R A DEGLIANGOLI

piccoli pu essere verificata ed effettuando collimando un oggetto condizione Questa un filo del davantiall'oculare osservando con attenzione spostamenti dell'occhio D se il filorimane la condizione fermorispetto all'immagine, soddisfatta; F se il filosembra rispetto nonsi ha perfetta coincidenzafrai spostarsi all'immagine quello pianidel reticolo e e la collimazione a un errore di dell'immagine soggetta parallasse I'adattamento alla distanza ai fili. ln questocaso occorremigliorare dellalente agendo suglispostamenti collettiva. dell'oggetto, pu essere ll sistema in un cannocchiale considerato costante, obiettivo, a lunghezza (12). (11) proprio veroe e dallalentecollettiva Se indichiamo comecostituito dall'obiettivo focale 11, focale dellalente12, con /r la distanza del sistema ottico cor/zla distanza coh f la distanza formato con A la distanza focaledel sistema otticocomplessivo da lr e 12 variabile lr e lz,si possono farealcune considerazioni circale relazioni che tra i sistemi intercorrono elementi: tra questi F la distanza f puessere focale conla relazione calcolata

) F F

f =-.!Y t2l " f't+ fr-L variabile; essendo A variabile, anchef risulter il sistema in quantosul reticolo convergente si delledue lentilr e lz deveessere percuideverisultare f > 0. formare reale, devesempre un'immagine fz< 0 (12 il numeratore Essendo convergente)e divergente), della[2] fr > 0 (11 positivo verificare la dovendoesseref si dovr sempre seguente sar negativo; d i su g u a g l i a n za : f.,+.f"-A<0 > f,-Vrl-A<O = f,<lfrl+t =f >A t3l l'immagine al sistema in reale datadal sistema lr e lzdeverisultare esterna stesso mododa poterposizionare il reticolo; in casocontrario l'immagine reale f1 devesemprerisultare maggiore di A perch prima produrrebbe fornita dellalz che,essendo dallalr si formerebbe divergente, virtuale immagine reale un'immagine e nonla necessaria sul reticolo; la[2]pu ancheessere nella tenendo contoche fr positiva e fz negativa, scritta forma:

f.f

_ f, lfrl /, = ^:GTfl

t4l

focale f varia in modo inversamente dalla quale si deduceche la distanza precisamente proporzionale pi il valoremassimo alladistanza A, e che assume quando (1+2m), vieneadattato il cannocchiale alladistanza minima di focamento quandoviene collimato mentreassumeil valoremassimo un punto all'infinito tenendo presenteche per oggetti a distanzesuperioria 20+25 m (distanza praticamente iperfocale), il valore di A si pu ritenere costante. L'adattamento variarela distanza A spostando facendo la lente alla distanza si ottiene zigrinato coilettiva esterno con il tuboche porta tramite un bottone o un anello coassiale I'obiettivo e il reticolo. Nelloschemafino ad ora descritto, risultante I'immagine combinata dall'azione del sistemaobiettivoe del sistemaoculare capovoltarispettoall'oggetto collimato, perpraticit mentre, d'uso, necessario chel'immagine siadiritta. questo Per raggiungere fra la lentecollettiva scopo, e il reticolo si dispone un prisma a pentagonale parallele perpendicolari le facce sezione con AE e CD all'assedi e mentrela facciaDE normale collimazione, alle primedue. Le facceAB, BC e DE
t75

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Cap.5 LA MISURA DEGLI ANGOLI

sono lavoratea specchio.ll funzionamento di tale prisma facilmente intuibile la fig.5.8. osservando

geometrico Figura 5.8- Schema di un cannocchiale a lunghezza costante

5.3.1.

C A R A T T E R IS T IC H E DELCANNOCCHIALE

L'ingrandimento vienedefinito fra le angolaredi un cannocchiale comeil rapporto vede l'immagine tangenti dell'angolo collimato sottoil qualeI'operatore dell'oggetto con il cannocchiale il medesimo sottoil quale vedrebbe senzal'ausilio e l'angolo oggetto del cannocchiale. L'ingrandimento normaledi un cannocchiale il valore che assumeI'ingrandimento quandoI'oggetto angolare osservato posto a una distanzasuperiore alla distanza (> pari iperfocale + risulta tra le distanze del cannocchiale 20 25 m). Esso al rapporto i cannocchiali focali rispettivamente dei sistemiobiettivo e oculare.Abitualmente negli strumenti hanno ingrandimenti normaliche varianoda 20x utilizzali topografici (strumenti finoa 40x. di bassaprecisione) La chiarezzadi un cannocchiale fra la chiarezza dell'oggetto definita comeil rapporto visto attraverso visto a occhionudo.Tale il cannocchiale e la chiarezza dell'oggetto rapporto minore dell'obiettivo, b il diametro generalmente dell'unit. Se D il diametro visibile normale del cannocchiale, la chiarezza risulta del reticolo e / I'ingrandimento essere espressa dallarelazione: b' .I' proporzionale La chiarezzadunque direttamente al quadratodel diametroutile proporzionale dell'ingrandimento. dell'obiettivo al quadrato e inversamente ll campo di un cannocchiale rappresentato dall'ampiezza angolare del cono che ha per verticeil centrootticodel sistema e per base il foro dell'anello che portail obiettivo dando la distanza reticolo. Le case costruttrici definiscono il campodel cannocchiale il cannocchiale. Tantopi piccolo il campo a 1 km attraverso trasversale che visibile tantomaggiore l'ingrandimento. massima dalladistanza alla quale un La portata di un cannocchiale rappresentata Per non pu risulta visibile attraverso il cannocchiale. un singolo cannocchiale oggetto in quantola portata dipende dall'ingrandimento, dallachiarezza e dalle esseredefinita (livelli), Negli strumenti con il cannocchiale si dimensioni dell'oggetto. topografici metrici come le stadie(astelunghe da 1.5 m a 4 m con devonocollimare strumenti in metri,decimetri e centimetri o con codicia barre)sui qualisi devono suddivisioni finoal centimetro di immagini letture o riprese effettuare dirette con stimadel millimetro
176 D2 C = K' ----:-------;-

tsl

I l
I

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Cap.5 L A M I S U R AD E G L I A N G O L I

per operazioni di autocorrelazione dei codici a barre: nei normalicannocchiali la portata topografici di circa100m + 120m. ln alcunistrumenti (teodoliti) topografici occorre collimare segnali che materializzano un puntomediante per la malerializzazione una seriedi lineedel tipodi quelleutilizzate del (vedifig. 5.5).In questicasi la portata centrodel reticolo di un cannocchiale assume scarsa importanzarispetto a un'altra caratteristica, detta potere risolutivo o per la quale due punti oggettodistinti separatore, forniscono due punti immagine anch'essi distinti e perfettamente distinguibili solo quandola distanza lra i due punti immagine risulta maggiore di un certo valore d. ll potererisolutivo fornitodall'inverso di tale distanza d ed un valorefinitoche costituisce una dellecaratteristiche di ognistrumento ottico.ll potererisolutivo limitato (fenomeno per il quale a un da diversecause,ma principalmente dalladiffrazione puntiforme puntiforme, oggetto noncorrisponde un'immagine bensuna seriedi corone circolari concentriche chiaree scurealternate, dettafiguradi diffrazione). La sensibilit di un cannocchiale rappresentata dall'angolo minimo formato da due per due punti distinti, visualipassanti al di sotto del quale all'occhio, il attraverso punti pi cannocchiale, sembra che i due non risultino separati. Considerando che il potere separatore dell'occhio nudo di circa60",la sensibilit di un cannocchiale risulta: ^,,_ = -60" = - _0.000291rad J
II

ij

dove / rappresenta l'ingrandimento complessivo del cannocchiale. In base al valoredellasensibilit, possibile la dimensione determinare minima del segnale visibile il cannocchiale attraverso in funzione Nel delladistanza di collimazione. casodell'occhio umanonelquale rad,si ha pertanto: s" = 0.000291 = d " 0 .0 0 0 2 9 1 .D , l 7l Quindi possibile osservare a occhionudooggetti di dimensioni maggiori o uguali a circa3 cm a distanze nonsuperiori a 100m.

n7

G. COMOGLIO E CARTOGRAFIA TOPOGRAFIA

Cap.5 DEGLIANGOLI L AM I S U R A

5.4. LAMINAPIANOPARALLELA la lamina piannei teodoliti otticoche trova applicazione Un altro dispositivo parallela. circostante, da un mezzodi densitdiversarispettoall'ambiente Questa costituita (vediFig.5.9). pianee parallele da due superfici separato di alla direzione la laminaed emergeparallelamente attraversa Un raggioluminoso i: di incidenza all'angolo d proporzionale di unaquantit incideza spostato

I I I I I

pian-Parallela Fig.5.9 lamina ABC: dei senialtriangolo ilteorema applicando dallafig.5.9 risulta ,s
COS T

sen\t-r) d,t -=sen(t- r)

I.

,rn!

cos r

semplificazioni: le seguenti piccoli, effettuare si possono Se i e r sonoangoli


seni=i senr=r cos r =1 cos i=l i -sen r s e n ( i - r ) = s e ni ' c o s r - c o s i ' s e n r = s e n

e quindi: r)= s sen i- sen d = s (sen {,-yo+)


\
sen I

s e n i)

dove

sen r

= n = indice di rifrazione

a = , r ( l - 1 1 =s i n - | = k i
\ n) n

t8l

i' di incidenza proporzionale all'angolo dunque d risulta La traslazione (comesi vedr in pian-parallele sono ulilizzate le lamine topografici Negli strumenti graduazione dei cerchi. di perla misura dellefrazioni seguito)

178

^E

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

5.5. LE LIVELLE per rendere Le livellesono strumenti sempliciche in topografia sono utilizzate orizzontale un asse o un piano,oppureper rendere verticale un asse. Esse sono presenti in tuttigli strumenti topografici e dal lorocorretto in massima utilizzo dipende partela precisione del rilievo. Le livellepossonoesserecontrollate (livelle a vista dall'operatore sferiche e livelle (livelle toriche) oppuremediante opportuni dispositivi ottico-meccanici a coincidenza di i m m a g i n i ). 5.5.1. LA LIVELLA SFERICA

E' costituita da una fiala cilindrica di vetro, delimitata superiormente da una (v. fig.5.10)il cui superficie a calotta sferica, che riporta uno o pi cerchiconcentrici (centro il centrodellacalotta centrorappresenta dellalivella). parzialmente La fiala riempita (alcool, da un liquido con bassopunto di congelamento benzina, eteresolforico, ecc.).Lo spazio dellafialache non vieneriempito dal liquido vienesaturato dai suoi vaporiche formanouna bollache, per effettodella gravitsi disponesempre nella parte pi alta della fiala. La fiala di vetro contenuta in metallica un'armatura che pu presentare una basepianaquando la livella impiegata per rendere orizzonlale un piano (come nel caso di tutti gli strumentitopografici), lateralmente oppurepresenta un pianoo un angolare che consentono di fissarela (paline livellaad aste che devonoesseredisposte lungola verticale da segnalazione, per livellazioni geometriche, stadie ecc.). Facendo riferimento allafig.5.10,l'asse a-atangente nel suocentro allacalotta sferica C rappresenta l'assedellalivella; il pianotangente allacalotta sfericanel suo verticeC detto piano tangentecentrale;il raggior della calottasfericasi chiama raggiodi curvatura dellalivella. -r-'I
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geometrico Figura 5.10- Schema dellalivella sferica sensibilit dellalivellal'ampiezza Si definisce dell'angolo di cui ruotaI'asse dellalivella perlo spostamento dellabolladi 1 mm lungo I'arco dellacalotta sferica. Le livelle in topografia sferiche utilizzate hanno valori di sensibilit superiori a 1'. quando piano perpendicolare livella rettificata Una sferica si dice il tangente centrale all'asse b-b,cioparallelo al piano di appoggio dellafialadi vetronell'armatura. quandola bollarisulta In una livella sfericarettificata, centrata ossiaquandosi inscrive perfettamente al centrodellafiala,il pianotangente centrale risultaorizzontale. Se la
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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

quandola bolla centrata, livellanon rettificata, il pianotangente centrale sar ancora orizzontale, ma talecondizione nonvarrper il piano dell'armatura. di appoggio Nei teodoliti e nei livelli, la livella vienemontata sferica in aggiunta a una o pi livelle toricheaffidando alla prima I'operazione di disporre in modo approssimato il piano (o orizzonlale I'asse verticale) agendo successivamente con la livella toricaper affinare I'operazione. 5.5.2. LA LIVELLA TORICA

Una livella torica costituita da unafialadi vetroquasicompletamente riempita con alcool, la cui superficie etereo benzina, interna ha la formadi unasuperficie torica. La parteinterna nonoccupata riempita dal liquido dai vapori del liquido che formano per effetto una bollala quale, dellagravit, si dispone nellapartepi altadella sempre fiala. ll puntodi intersezione C (vedifig. 5.11)dell'asse di rotazione a-a cen il piano 4 perpendicolare per il centrog del cerchiogeneratore all'assestessoe passante del toroide la fiala,rappresenta il centro cui appartiene di curvatura ll pianoa dellalivella. passante per il puntoC interseca la livella secondo l'arcoA8, dettoarcodirettore, con raggio c = CMcherappresenta il raggio di curvatura dellalivella.
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F i g u ra 5 .1 1- Schema di unalivella tor ica La zonasuperiore dellafialaporlaincisa unagraduazione a distanza contratti costante (generalmenle 2 mm):ogni spaziocompreso vienedettoparfe. tra due trattisuccessivi Le pafti sono disposte rispetto simmetricamente al puntoM che rappresenta il punto centrale dell'arco direttore. La tangente f all'arco nel puntoM dettatangentecentraledellalivella direttore torica. La fiala di vetro racchiusa presenta in un'armatura metallica che una base di piana.L'armatura appoggio fissata alla basedi appoggio mediante una cerniera a una estremit, ed munita di un dispositivo vite (Vr, Ve- vedifig. 5.11)di a doppia rettifica che permettepiccolispostamenti orizzontali e verticali della livellaall'interno dell'armatura. Le caratteristiche gidefinite per la livella di unalivella sonoquelle torica sferica e cio lapronlezza e la sensibilit. Se s rappresenta la dimensione dellaparte(2 mm)il valore dell'angolo corrispondente al trattodi arcodirettore graduazion compreso due tratti tra successivi della e varras/r e si chiama valoreangolaredella parte. La sensibilitdi una livellatorica convenzionalmente espressa come il valore angolare corrispondente a un trattodell'arco direttore di 1 mm. Essavieneespressa con la notazione a/b dovea indicail valoreangolare dellapartee b il valoredellaparte r80

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

in millimetri. Ad esempio indicata una livella torica, comeda 30"/2, avruna sensibilit paria 15".Le livelle toriche applicate neglistrumenti hannouna sensibilit topografici variabili da /'fino a pochi secondi sessagesimali. quando la tangentecentrale parallelaalla retta Una livella torica rettificata d'appoggio. quando La bolladi una livella la mezzeria torica si dicecentrata dellabollacoincide con il centroM dellagraduazione. Quandola bolla centratala tangentecentralerisulta orizzontale. Poichrisultapi facileindividuare laterali i menischi dellabolla,ossia le sue parti la centratura estreme, dellabollaawienefacendo in modoche i due menischi siano equidistanti dal trattocentrale dellagraduazione. La valutazione di questa equidistanza semplificata dallapresenza dellagraduazione comesi pu notare la fig. osservando 5.11. Descriviamoadesso le operazioninecessarieper rettificareuna livella torica e (ciocon i rendereorizzontaleun asse. Consideriamo una livella toricanon rettificata piedini fig.5.13) d'appoggio di allezza diversa); la livella m-m(vedi disponiamo sull'asse lo stesso e, ruotando asseattorno al punto O, centriamo la bolla.
c)

Fig. 5.13

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(f) saraorizzontale La tangente centrale dellalivella e former un angoloq conl'asse m-m che, a sua volta sar inclinato dello stesso angolo a rispettoall'orizzontale. paria x. lnvertiamo la livella ruotandola adesso sugliappoggi, di un angolo La bolla si sposta di una quantitpari a n.s (vedi fig. 5.14) cui corrisponde paria 2adovulaper metal fatto un'inclinazione dellatangente centrale di unaquantit per livella la non rettificata che e la restantemet al fatto che I'assem-m non orizzontale. quindiagiresullavite di rettifica Dovremo dellalivella facendo in modoche la bollasi punto quantitpari per verso il M,diuna sposti, a /zn.se ancora, la restante met,sul segmento di appoggio m-mcentrando definitivamente la bolla.

Fig. 5.14

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ln questomodootterremo sial'orizzontalit del segmento m-m chela livella di appoggio rettificata.


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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

Le operazionida compierecon una livellatorica per rendereorizzontale un piano sono invecele seguenti: un pianopu essere individuato da tre puntioppure da due rettegiacenti su di esso.Di presentano normagli strumenti topografici un supporto di base fornitodi tre razze disposte a 120",alle estremit dellequalisi trovano tre viti calantiCt, Cz,Q (vedifig. 5.15). Le due rettea e b indicate in fig.5.15definiscono il pianodi appoggio dellostrumento. questopianosia orizzontale Affinch verificare sar sufficiente che le due rettea e b, chegli appartengono, lo siano. I

Figura 5.15- Livella toricaper rendere orizzonlale un piano quantodettosoprasi procede Ricordando nelseguente modo: (ad esempio F si dispone la livella secondo due viti del basamento Cr e Cz)e si la bollacon motosimultaneo centra e contrario delledueviti; F si ruota la livelladi un angolopari a n nellaposizione e, come visto nel caso precedente, se la bollarimane vuoldireche essa rettificata, centrata cioche la suatangente centrale parallela al piano da rendere orizzontale; per metcon la vitedi rettifica F se la bollasi sposta, lo spostamento si corregge Vr nuovamente e per metagendo con motosimultaneo e contrario sulledue vitiCr modola rettaa risulta e Cz.In questo certamente orizzontale; F infinesi ruotala livella di un angoloparia tr/2disponendola versolalerza vite del (Cs)e I'eventuale basamento spostamento dellabollasi corregge operando sulla vite V3.A questopuntoanchela rettab orizzontale e di conseguenza il piano le rettea e b risulter checontiene anch'esso orizzontale. Le operazioni appena descritte, servono anche per rendere verticale un asse (asse principaledi uno strumento)che sempre perpendicolare al piano del basamento.

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

5.5.3.

LA LIVELLA TORICA A COINCIDENZA DI IMMAGINI pipresente Purnonessendo neimoderni strumentitopografici, descriviamo il principio di funzionamento di questa particolare livella,in quantotrova applicazione negli strumenti otticomeccanici di altaprecisione che in alcuni casipossono ancora essere utilizzati. permetteuna maggiorecomodite una maggiore Questo particolare dispositivo precisione in quanto il centramento mediante la coincidenza dellabollavienegiudicato di particolari trattiosservati mediante un microscopio semplice.

Figura 5.16- Livella torica a coincidenza di immagini graduazione, (vedi fiala, Sulla fig. che nonriporta alcuna montato un sistema di prismi quale il risulta visibile la bolladivisaa met in senso 5.16)attraverso all'operatore, longitudinale. quando La livella risulta centrata le due metdellabollacoincidono formando una sola i m m a gi n e . L'errore vale per una normale livella e=0.Ir/v" di centramento toricaagraduazione per la livella immagine e=0.06# in cui V = srsibilit in a coincidenzadi espressa secondi sessagesimali. TOPOGRAFICA 5.6. LA BASETTA giaccennato Abbiamo a come,la basetta topografica, sia un dispositivo cheserveper lo strumento collegare topografico al treppiede. Essa composta il cui assetto rispetto da un basamento e da una piastra basculante al basamento controllato da tre viti calantidisposte ai verticidi un triangolo equilatero inscritto nel basamento. ll basamentoviene rigidamente collegatoalla piastra di appoggiodel treppiede mediante la vitedi fissaggio. La piastra fisicoper lo strumento. Essa dotataditre fori basculante serveda supporto posti in corrispondenza i quali delle viti calanti(oppuredi un unicoforo centrale) perni (o perno i tre I'unico ospitano centrale) di cui sonodotatii basamenti di tuttigli passante per i centri ll centrodellabasetta strumenti topografici. il centrodel cerchio dei tre fori (o del forocentrale). per rendere La piastra basculante dotatadi una livella sferica, la utilizzata orizzontale piastra piombino per basculante stessa, e di un ottico il centro consentire di disporre passante per un puntoa terra.Per gli strumenti lungoIa verticale dellabasetta dotatidi piombino per il centramento. laserla basetta sprowista di dispositivi L'operazione di messa in stazione della basetta consiste nel raggiungere, sia la condizione di centramento contemporaneamente, dellalivella sia la collimazione
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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

attraversoil cannocchiale del piombinoottico del punto a terra su cui si vuole posizionare lo strumento.

Figura 5.17- basetta di un teodolite 5.7. CONDIZIONI DI RETTIFICA DELTEODOLITE Nelteodolite (vediFig.5.18): individuare i seguentitre si possono assifondamentali (at) F asseprincipale o di rotazione dell'alidada F assesecondario (az) o di rotazione delcannocchiale D asseterziario (a3) o di collimazione delcannocchiale

Figura 5.18- assifondamentali di un teodolite (basamento, Le tre partiche compongono un teodolite alidada e cannocchiale) devono in modotale che si realizzino geometriche, essereassemblate le seguenti condizioni dettecondizioni di rettifica del teodolite: 1. i tre assi fondamentali devono avere come unico punto d'intersezione il centrostrumentale; 2. I'asseazdeve essereperpendicolare all'assea1; 3. I'asseasdeve essereperpendicolare all'asseaz.

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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

5.7.1.

CONDIZIONE DELTEODOLITE OPERATIVA possamisurare gli angoli Perfar si che il teodolite correttamente azimutali e zenitali, In questa necessario che I'asse dr sia verticale. infatti, situazione, se lo strumento rettificato, le seguenti si realizzano condizioni: giacein un piano D il cerchio azimutale orizzontale giacein un piano D il cerchio zenitale verticale F l'asse a2 orizzonlale pianiverticali passanti per il centrostrumentale. F I'asse asdescrive 5.8. MESSAIN STAZIONE DELTEODOLITE Da quantovistofinora, sappiamo che il teodolite le in grado,una voltaverificate condizioni la condizione di rettificae realizzata operativa,di misurareun angolo in 5.1. azimutale coscome statodefinito principale (ar)oltreal rispetto L'asse o assedi rotazione dell'alidada dellacondizione di verticalit, dovr anche passare per il punto di stazioneindividuato sul terreno. L'insieme di queste operazioni si dice di messa in stazione del teodolite. La procedura in seguito consigliabile che descriveremo agli utenti "poco esperti" nell'uso delteodolite: malerializzato il puntodi stazione a terra,si procede dapprima con la messain stazione di un treppiede e di una basetta topografica dotatadi livella sferica e di piombino ottico; questaoperazione consistenel far si che il centrodella basettasia posto all'incirca sulla verticale del punto a terra e che il piano d'appoggio della basettastessasia Agendosulletre viti calanti all'incirca orizzontale. dellabasettasi collimapoi con il piombino il puntoalerra. ottico A questopunto la livellasfericadella basettasar certamente scentrata e quindi,si proceder variando al suo centramento opportunamente la lunghezza delletre gambe per scrupolo, del treppiede. Si controlla, che il piombino il otticocontinui a collimare puntodi stazione a terra.Se la collimazione tropposcadente, si ripetedaccapola procedura primadescritta. quindiil teodolite principale Si inserisce nellabasetta: in questa I'asse condizione del teodolite si troversullaverticale del puntodi stazione a terracon la precisione tipica dellalivella sferica dellabasetta. principale la verticalit Successivamente, si perfeziona dell'asse mediante la livella procedure gi paragrafo torica montatasull'alidada seguendole viste nel 5.5.2. le tre viticalanti utilizzando dellabasetta cheoraforma, conil teodolite, un corporigido. Al terminedi questeoperazioni, il centrostrumentale del teodolite si troversulla propriadella livellatorica verticaledel punto di stazionea terra con la precisione ulilizzala.

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Cap.5 LA MISURA DEGLI ANGOLI

5.9. MEZZIDI LETTURA AI CERCHI NEGLISTRUMENTI OTTICO.MECCANICI gi dettoche il cerchio Abbiamo mentre i relativi orizzontale solidale allabasamento, indici lettura il verticale di sonosolidali all'alidada;cerchio solidale al cannocchiale, ei relativi indicidi letturasono interniall'alidada. I cerchigraduati sono di vetroottico;la graduazione, (lo spessore finissima di 1/10o 1/100pm), incisa dei tratti dell'ordine fotograficamente. ll direttamente sul vetro, o riprodotta raggio variada 4 ad 8 cm. di talicerchi L'osservazione ai cerchi si esegue con microscopi composti,il cui percorso notevolmente complesso; all'interno del teodolite si trovano dei prismi che portano le immagini dei cerchinel cannocchialetto di lettura, e i cerchistessi,convogliando la specchiche illuminano (vedi luceesterna fig.5.19). i gradi e le frazionidi grado Si leggonodirettamente incisesul cerchioe si valutano le frazioni di intervallo secondo due modalit: F mediante conteggio o stima(strumenti a stima) > mediante misuradella frazionestessa (strumenti micrometrici). F i g .5.1 9i l l u mi n a zi o e ne l e ttur a delcer chio 5.9.1. LETTURA A STIMA

il portoghese Nunesed il francese ll nonio (o verniero, dai nomidei suoiinventori, pi per graduazione. Vernier) antico un intervallo di il sistema stimare (vediFig.5.20)applicato ll noniocircolare costituito da un settore di corona circolare a questo,sul quale riportata una al lembo del cerchiograduato e concentrico graduazione nel sensoconcorde in 0 e crescente con quelladel cerchio. con origine Indicando dellagraduazione del nonio,ognunocon con n il numerodegli intervalli (nvalore1 la sua ampiezza totale n /e abbraccia un arcodel cerchio comprendente quindipari a (n - 1) L; poichle due 1) parti,ognunacon valoreL > l, di ampiezza ampiezze sono ugualisi avr: = ( n t ) r n.t

tel

F igur a 5.20- nonio la (9)si avr: Sviluppando


L-l=a
T

L -lrappresenta I'approssimazione La differenza del nonio.


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Cap. 5 L A M I S U R AD E G L I A N G O L I

L'indice di lettura la taccastessa lo zerodellagraduazione che individua del nonio; si graduato leggono direttamente le partiintere sul cerchio residua e la porzione sarpari per il numerodi parti che portanoalla all'approssimazione del nonio,moltiplicata principale. coincidenza di un tratto dellascala del nonio conunodellagraduazione

fettura = 289on,72

Figura 5.21- lettura con il nonio ll noniocosdescritto non pi utilizzato nei teodoliti ottico- meccanici, ma se ne parlato in quanto negli strumenti elettroniciattuali viene spesso ulilizzatoun meccanismo principale di stimadellapartefrazionaria dellagraduazione che simile. Un sistema che permette di aumentare la precisione di lettura quello che utilizza un per ingrandire microscopio l'intervallo tra due tratticonsecutivi dellagraduazione del La lettura vienefatta leggendo cerchio. le partiinteredi angoloche precedono I'indice di lettura e stimando, solitamente, comepercentuale cheviene tradotta mentalmente in termini di frazioni di angolo, la porzione (vediFig.a fianco). residua graduato Dato,per esempio, un cerchio di 10 cm di diametro, suddiviso al decimodi grado centesimale, esso avr 4000 tra tti u n ifor memente distr ibuiti sui 100"3.14=314 mm dellas ua = circonferenza, con un intervallo tra trattoe trattodi 314/4000 0 .0 7 8 mm . lettura= 21,son64 Con I'osservazione ad occhio nudo non sarebbepossibile alcun apprezzamento dellafrazione di grado. invece Utilizzando un microscopio composto a 30 ingrandimenti, I'intervallo apparente =2.4 risulta dell'ordine di 0.078.30 mm, il cui decimopu essere facilmente stimato; l'approssim azione risulta dellalettura del valore di 0.01son cosgarantita. ll microscopioa scala (vedi Fig. a fianco) una variante del metodo precedente.ll microscopio dotato di un reticoloformato non solo da un tratto bens da una scala graduataa tratti equidistanti. La lunghezza dellascaladel reticolo pariall'intervallo tra graduato. due tratticonsecutivi del cerchio Solitamente l'intervallo dellagraduazione di leon e la scala divisain 100 parti,per cui un solotrattopu nell'intervallo cadere dellascala. L'indicedi lettura rappresentato dallo stessotratto della graduazione. La lettura pertantopari alla sommadel valoredellascalaprincipale e quelloletto sullascaladel reticolo. Conquesto sistema possibile gon. la lettura sinoal centesimo di
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letturazenitale : 94,065 letturaazimutale: 214,965

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

5.9.2.

MICROMETRICI STRUMENTI

Nei sistemidi letturain cui si ricorreai micrometri viene sfruttatala sensibilit dell'occhio umanonel realizzare un puntamento o la coincidenza L'occhio di due tratti. umano ha la proprietdi aumentareil potere separatore di circaquattro voltequandodebbastimare la coincidenza di due trattio la bisezione di un tratto possono all'interno di altridue. Le letture awenireper bisezioneo per coincidenza di immagini. Questi sistemi sfruttanole proprietottiche di una lamina piano parallela(vedi par. 5.4.), posizionata lungo il camminoottico di letturadei cerchi che, mediantela sua rotazione, sposta I'immagine del cerchio fino ad ottenere una coincidenza o una bisezione. (con NellaFig.a fianco si illustra un esempio di lettura l e l u r a o r i z z o n l a l e :1 3 4 , 3 1 8g o n micrometroottico) per bisezione dei tratti della graduazione ll reticolo del cerchio. costituito da due fissiche normalmente trattiparalleli in una posizione intermedia interna cadono ad un graduazione principale trattodi del cerchio. Manovrando opportunamente la laminapiano- parallela, si spostaI'immagine del la bisezione cerchiofino ad ottenere dei due trattifissidel reticolo con un trattodella graduazione principale. La rotazione, corrispondente a questo spostamento, si legger gon. micrometro in frazioni direttamente sul di ll sistema di lettura a coincidenza d'immagine statoideatoda Wild e oggi impiegato sullatotalit dei teodoliti ottico- meccanici di altaprecisione. Nel campo di lettura del microscopio vengono riportate,attraverso un opportuno percorso ottico,le immagini dellegraduazioni del cerchio di misuracorrispondenti a posizioni in modoche risultino visibili diametralmente opposte, contemporaneamente e (vediFig.5.25). In genere le due immagini confrontabili. sonosovrapposte e capovolte
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141

lettura140.son4235

prima della coincidenza

dopola coincidenza

Figura 5.25- microscopio a coincidenza d'immagine piano- parallela, di ognuna delledue immagini inserita una lamina che Sul percorso regolain modoche la rotazione un semplice meccanismo ad ingranaggi di una sia uguale e di verso opposto a quella dell'altra. noncombaciano. Normalmente le due scalechesonoaccostate specularmene,

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CaP.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

vediamo la taccadi un angolointerosu Se ad esempio su quellache si leggediritta pi quellasuperiore I'angolo leggere(cioil precedente capovolta che si dovrebbe piatto)non perfettamente I'angolo in coincidenza; ci in quanto rarofare una lettura fra questedue taccherappresenta infattiil doppio esattaall'angolo intero.La distanza parte frazionariadella lettura da stimare che, sommata alla parte intera, della la lettura angolare costituisce corretta. (e non stimare questa partepossiamo Permisurare deviare il percorso ad occhio) ottico le semi- immagini la rotazione di di entrambe sinoa portarle a coincidenza, atlraverso piano parallele. la rotazione unavitechecomanda contemporanea delledue lastre ll risultato in un sensodell'immagine che ad un apparente spostamento orizzontale in senso oppostodi quellasuperiore inferiore un egualespostamento corrisponde la coincidenza, capovolta. Lo spostamento che realizza corrispondente a met del pi piccola va lettura intera trattoancorada stimare, sommato della suddivisione alla principale che si leggedirettamente anchesenzaI'aiuto di un indicedi sul cerchio lettura.Questo indice di lettura potrebbeinfatti anche essere omesso, perch qualeincisione evidente dellagraduazione diritta coincida con quellasuperiore su un pi angolo grande din. Anchequi, come nel caso precedente, la rotazione dellelaminepiano- parallele in un valoreangolare lettosu una seconda visualizzata trasformata scalamicrometrica accanto allascalaprincipale.

rrttlttttlttt

lettura 105,son8224

lettura 147,son2536

Fig.5.26- esempi a coincidenza di lettura di immagini questometodoinseriscono Altrecase costruttrici anzichulilizzare sul percorso ottico, che proviene dellecoppiedi cuneiotticiemisimmetrici dai lembiopposti del cerchio, in altezza. traslabili questi cunei si traduce in uno Lo spostamento lineare tra le facce prospicienti porzioni visualizzate tra le spostamento angolare ugualee contrario di cerchio dirittae capovolta. La sensibilit frazione di gon leggibile dellamisura intesacome la pi piccola allo pu essere paria una frazione gon neiteodoliti strumento; di altaprecisione di 0.0001 (s < 0,1 mgon). La precisione, intesa comesensibilit rapportata al fondoscalastrumentale, nel caso, qg = 2.5.10I . in cui s siaparia 0,1 mgonsar ad esempio, di 'p = 400 sensibilit non ancora stataraggiunta con i moderni digitali Questa teodoliti a cerchio codificato. E da mettere in evidenza non coincida comela precisione angolare tuttavia di misura per la presenza con quella di lettura congiunta di numerose altrecausedi errore, che vedremo in seguito.
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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

DI LETTURA AI CERCHI NEGLISTRUMENTI ELETTRONICI s.1O.MEZZI vengono la I metodidi misuraelettronica degliangoli, spessoclassificati secondo lettii cerchi e di conseguenza dallemodalit con cui vengono tecnica con cui vengono incisi. Vi sonoteodoliti cerchicodificati che permettono di conoscere elettronici che utilizzano posizione goniometro, lettura la di all'interno del e automaticamente assoluta dell'indice graduati, quindi la lettura zerodellostesso, ed altriche eseguono a cerchi dellalettura relativa rispetto ad una consentono di misurare una posizione angolare che in genere precedente. Nel primocasoawiene una misuraassolutadelladirezione angolare e nel secondo una misuraincrementale. questapu basatasullemodalit di misura angolare: Una seconda classificazione primo Nel il rimane, o dinamicamente. caso cerchio comein un awenirestaticamente caso il cerchio subisce una teodolite tradizionale, solidale alla base,mentrenell'altro ma prodotta rotazione da dei micromotori continuamente che non quella dell'alidada la misura. durante attivi (si pu prima codificata o graduata Parliamo di alcuniconcetti sullaletturaelettronica, per poi entrare in meritoa particolari tipi di teodoliti in sintesiletturadigitale) chiamare totalied ai relativi sistemi di lettura. elettronici o stazioni del tuttosimilia quelli siamoin ogni caso in presenza di strumenti Come anticipato, quali graduazione, la codificata o numerata cerchi di cristallo sui tradizionali, con processi di fotoincisione. ottenuta ancoraattraverso ASSOLUTA 5.10.1. LA LETTURA I'intera circonferenza sullaquale ora di distendere su un trattorettilineo Supponiamo (Fig. particolare graduazione il Definiamo 5.27). su un'origine dell'incisione incisa una = (sviluppo dellacirconferenza) c Znr. valorezeroe sullafine la lettura la lettura digitale del cerchio. conqualimezzi, comesarpossibile Cerchiamo di capire

c :2nr

Figura dellalettura assoluta 5.27 Principio questotrattolungoc in due parti.Una partesia annerita in di dividere Supponiamo metsia trasparente. Cossi operatauna mododa renderla opacaalla luce e I'altra per due del cerchio. primasuddivisione Lo spessore di questerigheopachesia di 16 qualche disegnare ad esempio di mm,cosche in pochimm se ne possano decimo o 32. c in quattropartie si anneriscano Nellariga successiva si dividalo stessointervallo quattro parti. Supponiamo di fare la stessaoperazione due di queste alternativamente rigaove le suddivisioni in unaquarta in 8 partied ancora in unaterzariga,dividendola 1 6. saranno parallele, qualsiasi vi supponiamo su queste suddivisioni In una posizione del cerchio, questi, facciadel cerchio di cristallo, una sull'altra e di frontea sianoquattrofotodiodi quandoquestifotodiodi si luminosa. lmmaginiamo di doverfare una lettura sorgente A-A. nellasezione ad esempio trovano
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L.

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Cap.5 DEGLIANGOLI L AM I S U R A

possiamo, Leggendo i segnalidi luce e di buio provenienti in modo dai fotodiodi assoluto, anchese con una precisione sapere abbaslanza scarsain questoesempio, dove si trovanoi fotodiodirispettoal cerchio,cio all'interno di questa banda che abbiamo disteso. Nelcasoesaminato in figura i fotodiodi il passaggio che permettono dellaluce,ognuno a seconda dellapresenza di una zona trasparente il primola od opaca,segnalano presenza (1),il terzola la presenza di unazonascura(0),il secondo di unazonachiara presenza quella (1). di unazonascura(O) il quarto di unazonatrasparente risultato , in linguaggio il numero Questo binario, equivalente allalettura angolare. Possiamo infattirenderci il primofotodiodo contoche attraverso siamoin gradodi dire cheeseguiamo minore unalettura di clZ. possiamo Con il secondo fotodiodo di cl4 ma sempre dire che la lettura maggiore minore di cl2.Conil terzosi pudireche maggiore di 2cl8ma ancheminore di 3cl8 fotodiodo e con il quarto si pudireche maggiore di 5cl16maancheminore di 6cl16, quindinell'esempio la lettura angolare finale,essendo c = 400 gon, sar un numero g o n gon. m a g g io re di 125 d i 150 e mi n o re In manieraapprossimata siamo ora grado di fare questelettureangolari; I'errore poco realistico, massimo in questoesempio la metdellapi piccola suddivisione, cio+12,5gon: chiaro cheunalettura conerrore cosalto insufficiente. angolare Occorre ora scendere dalprincipio di funzionamento allapratica applicazione. Non possibile aumentare di molto,per problemi fisici di spazio,il numerodei fotodiodi,come pure non si pu suddividere la larghezzadella corona all'infinito circolare del cristallo. Questosistemadi misuraassoluta, come pure quello incrementale avr bisogno necessariamente di un secondo sistema di letturafine, che permetta cio la letturadi parti interenellequali suddiviso frazioni delle pi piccole il cerchio, in analogia a quanto awenivaneiteodolititradizionali micrometrico. colsistema parleremo Dei sistemi pi avanti, micrometrici digitale di lettura un cennose ne fece parlando peroraci bastisapere del nonio, chesononecessari. parlato Abbiamo di lettura in questo digitale assoluta del cerchio, casoinfatti possibile sapere esattamente dove si trova I'ipoteticalettura di zero rispetto all'asse di c o l l i m a zi o n e . 5.10.2. LETTURAINCREMENTALE. Supponiamo di suddividere il cerchio in un certonumero di partiche possono essere (comune graduati spinte sinoad una suddivisione minima anchenei cerchi tradizionali analogici), ad esempio ad 1/10di gon e supponiamo che non esistauna numerazione ma che esista una piccolasorgente di luce sopra una zona dei cerchi (la zona dell'indice di lettura digitale). Sottoquestae sottoil cerchio un fotodiodo, sensibile al passaggio dellaluce,trasmette ad un circuito elettronico i segnali di conteggio di chiaro-scuro la rotazione che,durante passati dell'alidada, sono a causadei trattitrasparenti allalucee dei trattiopachi. per conteggio Questoindicedi lettura solidale all'alidada e misura cosla rotazione tra il sensoreed una posizione convenzionale del cerchioche solidalecon il basamento. (perch Si in gradocio,a partire da questo zerodel tuttoconvenzionale, assumead esempio la lettura zeroall'accensione il numero strumentale) di sommare o di sottrarre "vede" passaggitra di volteche il sensore unodi questi il chiaro e lo scuro. qual' Unodei problemi capire automaticamente la direzione di somma e qualequella questi di sottrazione di conteggi,ad esempio I'orariadi somma e I'antioraria di
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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

del in altri terminioccorrecio capire qual' la direzionedi rotazione sottrazione, cerchio. pi sensori note, a fotodiodo, sfasati angolarmente di quantit utilizzando Ci si risolve pi Avendocollocato attornoal cerchio fotodiodi del cerchio. cio postiin partidiverse noto,a seconda orariao antioraria dell'alidada, dellarotazione con un certosfasamento prima o dopoI'arrivo dell'analogo segnale sul tratto opacoo luminoso un segnale arriva proveniente ruoti I'alidada in senso orario od fotodiodi a seconda che si da altri La sequenza ed opachiha cioun certoordinese si ruota antiorario. di trattitrasparenti in senso inverso se si ruotain senso antiorario. orario e I'ordine dispostiin parti In generetutti i metodidi letturadigitaleusanopi seriedi fotodiodi diverse del cerchio. graduati: quello di identico dellalettura analogica deicerchi Vi poi il problema a quello pi spintadellaminima dellamisura angolare ad una approssimazione saperarrivare serve cioun interpolatore. suddivisione; graduazione incisa su un interpolatore costituito da una seconda ll sistema in genere per (o piccolo le misure con I'alidada con il cannocchiale vetrinodi cristallo solidale principale in modo in prossimit del sensore ottico, interposto zenitali) allagraduazione per il cerchio scalaproduca dellefrangedi e questaseconda tale che la luce,passante interferenza. Questevengonolette a loro volta con altri sensoridigitali(CCD) che i livelli cosprodotte. ricevono di grigio dellefrange e misurano erenzache un tratto A secondadella serie di livellidi grigiodella figura di interf "rn",(ad esempio di 16m,32m),o suddivisioni alle minime abbastanza ampiorispetto per meglio di e dell'intensit dei livelli dei livelli di grigio dire,a seconda dellaposizione quale grigio, suddivisione sulla all'interno dellaminima di interpolare si ha la possibilit cadeI'indice di lettura. in formadigitale e viene otticovieneconvertito Questoawiene in quantoil segnale interferometrica con una sensibilit A<p cososservata misurato lo sfasamento dell'onda principale. pari o miglioredi 1/100 del minimointervallo Si della graduazione realizzalo micrometro digitale. cosun DII S IS T E MI D I L E T T URA 5 . 1 1 . E S E MP neglistrumenti quello dellaLeica-Wild adottato ll primosistema che esaminiamo dinamica di alta T3000.Si trattadi un sistema di lettura Theomat f2002 e nel Theomat per misura precisione, misure fase, la di una su di cui si basa che essenzialmente di tempo. nellamisura di un intervallo si trasforma direzione residuodi graduazione. I'errore Uno degli erroridi cui affettala misuraangolare ma si riduce con il metodo della inevitabile, tradizionalmente pressoch errore Questo la ripetizione. la reiterazione o lettura attraverso a strati, (misurare possibile in in considerazione tenere Nel metodo di lettura dinamica invece lettura ad ogni singola di ogni partedel cerchio tutte le suddivisioni un certosenso), goniometrica, riducendocon ci in teoria a zerc sia questo errore,sia I'erroredi WildT2002. nello strumento awienead esempio dell'alidada. eccentricit Questo tuttiosservati ad sono divisiin 1024intervalli, Entrambi i cerchidi 52 mm di diametro completadel cerchiodi cristallograduatoin una rotazione ogni misura attraverso - opachi. ll segnaleluminoso, tradottodai fotodiodiin identiciintervalli trasparenti pi ma vera e propriaonda non segnale statico una un segnale elettrico, ruotacontinuamente. in quantoil cerchio elettromagnetica proviene del cerchio, neltempoe dipendente dallarotazione variabile segnale, Questo (R) e posizionata sulla una solidale all'alidada barriere di fotodiodi, da due predisposte
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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

parteinternadel cerchioe la seconda (S) fissaal basamento ed esaminante la parte esterna dellostesso cerchio.

Q=n.9Lr+^l

T = n.Tr+AT

Figura 5.28Sistema assoluto dinamico Leica Wild Durante la rotazione il segnale luminoso del cerchio ad ondaquadra, trasformato dai permettead ogni istantet (la completarotazione fotodiodiin segnaleelettrico, del cerchio awienein 338 ms),di misurare lo sfasamento fra i due segnali S e R mediare tutte le numerosissime misuredi sfasamento eseguite in questobreveintervallo di tempo. "fine" La misura di questosfasamento costituisce la misura dell'angolo. Similmente ai <p distanziometri ad onde,l'angolo che dal centrodi rotazione sotteso tra il sensore solidale al basamento e quello solidale all'alidada sarparia: {p= rz{po *A* t11l dove n una costante interache si ricavadal conteggio del numerodi chiaroscuri osservati da Lg o da Lp. Nel caso in esamego = 2n11024, essen66go la pi piccolapartedi graduazione del cerchio. Esistedunqueuna misuraapprossimata n<po ed una misurafine A<p. Per eliminare l'errore di eccentricit, sia i sensori Lg che i sensori Lp sonoin realt coppie di sensori presiede diametralmente opposti.Un unico processore e media le numerosissime misureche dannopoi luogoalla lettura azimutale e zenitale. La misuraed il calcolo per i awiene entrambicerchi in menodi un secondo. predisporre per una lettura E anchepossibile lo strumento continua che pu awenire per in questomodo la precisione con cadenza di 0,1 s o di 0,15 s, diminuisce di lettura. Per il cerchioazimutale, Lg posto nellaposizione convenzionale dellozero della graduazione, per il cerchio zenitale Lg in direzione dellozenit mentreLp nella direzione delcannocchiale. ll sistema di lettura, dunque, un sistemaassoluto. Percorreggere le letture zenitali dall'errore di verticalit, il percorso dellaluceinfrarossa zenitali vienepreventivamente dei sensori deviato da un compensatore a liquido. I'ordine Quandoviene impartito di misura,un motoreruota il cerchioazimutale o zenitalead una velocitrigorosamente costanteentro limiti di tolleranza sempre ll conteggio controllati. del numerointeron di suddivisioni tra i sensoriLg e Ln semplice in quantofra le graduazioni esisteuna marcadi riferimento, durante tuttoil
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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

giro del cerchioun contatore conta il numerodi graduazioni dopo il passaggio del riferimento da Lq sinoal comparire dellostesso in Lg. La misura finedellaparteAq awienedopoaverconvertito il segnale (di 338 completo ms di durata)in formadigitale. ll segnale viene analizzato attraverso un contatore con frequenza di campionamento di 1,72MHz. Dunque 338 ms osservati a 1,72MHzcorrispondono "C'in ad un numero di campioni 4 0 0g o n : *1 = 5 9 1 *1 0 3 c = 3 3 g*1 0 -3 ,7 2 " 1 0 6 l 12l "visibile" La quantit minima dal sistema digitale allora di 1= ( 4 0 0 . 1 63 0 ,6 8mg o n ;l S A .* 1 103= t13l =339Ur. ll periodo di chiaro scuro di T= 338 ms/1024 In realtnon si deve considerare la tolleranza limite"t" dellalettura ma il suo scarto quadratico medio o. lpotizzando ragionevolmente la funzionedensitdi probabilit abbia la forma della distribuzione rettangolare e che il supporto di variazione sia mgon, appunto di 0.68 il valore di o si ottiene da: . 0 , 6 8 mp o n =t},2mgon o = +::ff: 41 "1 12 in quanto si hanno 6 sensori diametralmente opposti. Dobbiamo considerare ancora che le misure di faseconteggiate sonoben 1024e, nel valutare la misura, si tienecontodi tuttiquesti perquesto conteggi; la precisione teorica limiteaumenta di un fattore-!3^11024 La radicedi due al numeratore dovutaal fattoche la lettura per angolare ottenuta differenza dellefasiprovenienti dai segnali R e S. In tal modosi ottiene pero il valore limite minimo: d = + ( O , z m g o/n 23)= 10,01 mgon [15] quadratico Lo scarto medio quindi minimo in laboratorio, ottenuto in condizioni ideali ma non teoriche di misura, statotuttavia di 0,05 mgon.La casacostruttrice fornisce una deviazione standard di 0,15 mgonper entrambe le letture ai cerchi secondo le norme DIN 1872111). La risoluzione di lettura tuttavia spinta a 0,01mgon. ll compensatore a liquido gli assidi rotazione siliconico agisce su entrambi delteodolite: principale e secondario, ed ha una precisione di rettifica di 0,03 mgon,diminuendo I'influenza dell'errore di verticalit anche sulleletture azimutali. Di seguito illustrato il sistema di misuracontinua, staticae con codificatore assoluto neiteodolitiTl000 adottato T1600 (Fig.5.29). e delladittaLeica-Wild lcerchi azimutale e zenitale di 78 mm di diametro sonosuddivisi in 1152graduazioni, raggruppabili in maniera (da0 a 127). in 128settori distinguibile = 9 informazioni ln ciascunsettorecio vi sono 11521128 (o divisioni elementari a seconda di comele si intendono) mm di 0,27 queste di interasse. In maniera binaria 9 suddivisioni contengono: un "marker", cioun codice che segnaI'inizio 7 bit del settore, il numero contenenti per il controllo di settore ed un bitdi parit delleletture. I cerchi, fissirispetto al basamento od all'asse secondario del teodolite, sonoilluminati in prossimit dell'indice di lettura elettronico con un led a lucerossache illumina una piccola partedel cerchio: circa4 gon,di pocosuperiore alladimensione di un settore = 3.125 gon,proiettando che 4001128 la luceal di l delcerchio.
rchesonodivenute per valutare lo standard le precisioni di teodolititradizionali ed elettronici. 194

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CaP.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

La luce, dopo il passaggio attraverso una lente ingrandente, cade su un sensore formato da unaseriedi 128fotodiodi. fotodiodi sonogovernati Questi da un processore che converteil segnaleanalogico luminoso in forma digitale cosicch un numero perognuno binario lo statoluce/buio traduce deifotodiodi. Su 4 gon di ampiezza del segnale luminoso sonoposti128fotodiodi, owero vi sonosu gon, questo un settore di 3.125 100fotodiodi: micrometrico esattamente il sistema di lettura all'interno di ciascun settore.
2.45 mm
4g=-ll tacche

vertoredi 128 fotodiodi

3.2mm (A =0.025 rnm)

Figura 5.29ll sistema di lettura delteodolite Leica WildTi1600 ll diodo led illumina dunquesemprealmenoun markerdi settoree permette al processore di capiresotto quale dei due o tre settorisi trova il centrodel led ed il per la lettura marker necessario micrometrica. perla Chiamiamo riconosciuto dunque con "N"il numero di settore in maniera assoluta, parte il processore micrometrica in mododigitale di lettura traduce il numero di frazione f dazero a 100 corrispondente di settore al numero di pixelal di fuoridellamarcadi riconoscimento del settore. La lettura angolare corretta sarallora: ( N f ) . 4 0 0 T_ 128 Nell'esempio difigurala lettura sarN= 0 =128; f = 0.55cio il 55-esimo fotodiodo su 1 0 0u t i l i . \128) Ci domandiamo ora qualesar la precisione di lettura. Notiamo dapprima che le nove proiettate parte suddivisioni su 100 fotodiodi frazionaria consentono di stimarela del settore con una approssimazione medio superiore al pixel,cio con scartoquadratico Perognilettura di circa+0,15pixel. si avrquindi: 5/1 oo. 4oo = +4.7n8on o,'1 o=* 128 Ogni 3 ms awiene una lettura.La misurasi ricavadalla media di 133 letture quindi corrispondenti ad un intervallo di di 400 ms;il valore teorico di o si riduce a:
o-,..1-: 47 =*Q,4'e"n

.+ool = 398.2815e, - [l zs o'ss

.,/133

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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

per il T1600uno sqm standard (a normeDIN 18723) La casafornisce di +0,5mgon, mentrela risoluzione arrivaa 0.1 mgon.Lo strumento dotatodi un compensatore a pendolo per I'indice zenitale. Vengono citati ulteriori di lettura. di seguito brevemente alcuni sistemi Nel sistema TOPCON statico i cerchi, sia I'orizzontale assoluto che il verticale, di 71 mm di diametro, formati sonoin realt flint dall'accoppiamento di due dischi di cristallo di 4 mm di spessore concentrici e rispettivamente alla partefissaed alla parte solidali (nelcasodel cerchio rotante orizzontale I cerchi all'alidada ed al basamento). suddivisi proiettando in 1 gon il primoed in 2 gon il secondo sonoosservati con un led le tracce in maniera di entrambi su un fotodiodo CCDche fungeda micrometro simile a quanto per lo strumento descritto T1600.Le letture in realt in quanto sonodoppie diametrali. (a normeDIN18723 per Lo sqmdi lettura dei cerchi lo strumento GTS6 o GTSGA di ) +0,6 mgon e la misuraavvienein 0,3 s. Questistrumenti sono dotati di doppio compensatore. Lo strumento SOKKIA SET2C di caratteristiche e precisioni simili. Anchegli strumenti AGAsfruttano due cerchi concentrici fissisolidali allapartefissaed allaparteruotante. ll sistemadi lettura incrementale. ll principio di letturamicrometrica induttivo possibile essendole suddivisioni dei cerchiconduttrici e percorse da corrente. misurarela differenza AV fra i due cerchi, massimanel caso di di potenziale graduazione. ricoprimento minima Perla misura il numero e a met angolare si contano per mezzo intere la porzione di lunghezze d'onda e si interpola di lunghezza d'onda di A/Danalogici convertitori digitali. ln questomodo, pur raggiungendo uno sqm (a normeDIN 18723)di +0,6 mgon, in comune contodi tuttala suddivisione in ad altristrumenti, si tiene realt del cerchio, modoche questeletture esentidall'errore di suddivisione. Anche sianoteoricamente questi strumenti sonodotati di doppio compensatore. Infinecitiamoil sistema incrementale DTMA6 dinamico dellaNIKONsullostrumento questo ulilizza che al sistema Leica-Wild. In caso la ditta un sistema simile dinamico +0,2 fornisce mgon. unosqmdi lettura di

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Cao.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

DEGLI ANGOLI AZIMUTALI 5.12.MISURA (vedipar. 5.1.) e a quantodetto in In base alla definizione di angoloazimutale possiamo precedenza il valoredi un angoloazimutale come la ottenere sui teodoliti, il puntoavanti fattesul cerchio tra due letture azimutale collimando semplice differenza e poiil puntoindietro. In generale nellemisuredi grandezze si possono commettere erroridi topografiche lettura,di trascrizione si e di individuazione del punto. Questi errori grossolani presentano pi raramente quando muniti si utilizzano teodoliti elettronici di sistema di registrazione dellemisure. rettificato in Tuttavia fosseperfettamente e perfettamente solo se il teodolite prima. nelmododescritto la misura dell'angolo azimutale si otterrebbe presenti i seguenti In generale, invece, in un teodolite messoin stazione, sonoancora precisamente: erroriresiduie F i = rforedi inclinazione, I'angolo chel'asse azformaconla normale all'asse ar; ) c = errore d collimazione, l'angolo che I'asseas formacon il piano normale all'asse az F y = erroredi verticalit, nel puntodi l'angolo che I'asse ar formacon la verticale stazione; Prima influenzino le letture, ricordare di esaminare comegli erroriresidui necessario dei teodoliti sono costruiti in modo tale che la che I'alidadae il cannocchiale in due posizionidiversedello collimazione ad un genericopunto P sia eseguibile strumento(posizioniconiugate), una con il cerchio zenitalea sinistra rispetto sono indicate come all'osservatore, uno con il cerchio a destra. Comunemente "lettura a destra" o "letture coniugate''. a cerchio a sinistra" e "lettura a cerchio
cerchiozenitale a sinistra

cerchio zenitale a destra

Figura 5.30collimazione a cerchio a sinistra e a cerchio a destra Lo studio degli errori molto complessa, tuttavia,qualoranon si intendacalcolare globaledegli errori,ma semplicemente, l'influenza ipotizzando che gli errorisiano piccoli poterne quadrati potenze i le in da trascurare e superiori, studiarli abbastanza prima I'influenza in modoseparato. approssimazione, si determina ditalierrori

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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

A E GL I 5 . 1 2 . 1 . IN F L U E N ZD E R RORI RESIDUI Nel caso in cui I'assesecondario a2 (o asse di rotazione del cannocchiale) non sia ortogonale all'asseprincipale a4 e quindi, a strumento in stazione, nonsiaorizzontale, si dimostra .-__ i (vedipar. precedente) che I'erroreresiduodi inclinazione porta ad un errore sistematico r; nella lettura azimutale secondo la seguente relazione: ,. E,=+ictgz [16] = dove con z si indicala misuradell'angolo zenitale sul punto - collimato. ei ha valoree segnocontrario nel caso si effettuila t L'errore "cerchio posizione lettura sul cerchio azimutale nella a sinistra" 1f ^ o"cerchioadestra". Da questarelazione quando punti si deduce che il suo valore massimo si collimano molto elevatio molto depressied invece nullo quando si collimanopunti all'orizzonte. Sempredalla relazione, si deduceche questoerroreresiduosi elimina facendo la mediadelle"/effure coniugafe" sul cerchio azimutale. Quandol'assedi collimazione as non ortogonale all'asse secondario az siamo in presenza di un errore residuo di collimazionec. Si dimostra che questoerroreresiduoc, cio il valoreche mancao che eccedeI'angolo rettoformato tra gli assi az ?3, port? ad un erroresistematico e" nella lettura azimutale secondo la seguente relazione: [18] dove con z si indicala misura zenitale dell'angolo sul punto collimato. Comenel casoprecedente, I'errore e" ha valoree segnocontrario nel casosi effettui la "cerchio "cerchio lettura sul cerchio azimutale nellaposizione a sinistra" o a destra". Dalla relazione perpuntimolto si deduce residuo che I'errore di collimazione massimo elevati rispetto I'orizzonte. o moltodepressi Anchein questo caso,la mediadelleletture permette coniugate di eliminare I'influenza di questo erroreresiduo. Anche dopo la migliormessain stazione di questomondo, principale I'asse a1 (o assedi rotazione dell'alidada) non sar mai perfettamente verticale, ma si scoster da quest'ultima di paria v. un angolo erroreresiduodi verticalit chiamato Si dimostra che l'errore residuo v, ha come diretta conseguenza un erroresistematico eu nella letturaazimutale secondo la seguente relazione: y= v sen6 cotgz [20] dove con z si indicala misuradell'angolo zenitale sul punto collimato,con si indica l'angoloformato tra il piano la verlicale contenente e il punto collimato e il piano contenente la verticale e I'asse di rotazione dell'alidada ar. Da questa relazione si deduce che I'errore eu nulloquando si puntosull'orizzontale (z = 100son) e anchequando = 0 ma, in quest'ultimo
. = t-jsenz

collima
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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

perch, in pratica,resta un caso, non possiamo trarredelle conclusioni operative quanto incognito in non facilmente individuabile il piano la verticale angolo contenente principale e I'asse ar. quest'ultimo Deitre erroriresidui il che abbiamo descritto, certamente perch noneliminabile metodi consemplici operativi di misura. il rilievo impone topografico di misurare angoli tra puntimoltoelevati o molto Quando per limitare in rispettoall'orizzonle, l'unicapossibilit eu, quelladi rimettere depressi lo strumento In questomodo si pu stazione ad ogni misuradi angoloazimutale. ipotizzare residuo che I'errore di verticalit cambiin moduloe segnoad ogni messain I'errore stazione e quindi sullamisura azimutale diventi accidentale. ERRORE DI ECCENTRICITA 5.13. L'erroredi eccentricitdell'alidada dovutoal fattoche I'assed1 or'rpassaper il geometrico ma in un puntoQ di eccentricit centro O del cerchio azimutale e. (vediFig. 5.31)
geometrico centro del cerchio
tracciadell'assea1

lo eccentricit e

Figura 5.31errore di eccentricit (16) Persemplicit l'origine coincidente con consideriamo dellagraduazione del cerchio la retta il punto congiungente O con il punto Q. per collimare In questa ruotare I'alidada o. situazione un puntoP dovremo di un angolo principale punto La rotazione naturalmente ar sul awerr nel Q, tracciadell'asse cerchio azimutale: P
c = angolo di cui ruotal'alidada lettosulcerchio azimutale 0 = angolo

Figura 5.32errore di eccentricit La letturasul cerchioazimutale, dell'alidada di u, sar corrispondente alla rotazione riferita invece al proprio centrogeometrico O. Ne consegue a dell'alidada che ad una rotazione corrisponde una misura angolare diversa da o. Questo errore dovuto all'eccentricit e del cerchio azimutale. L a r e l azi o ntra e a e B sa r :s=B +e
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Cap.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

Se effettuiamo la lettura sul cerchio azimutale diametralmente opposta otterremo un p'valore B' chesarparia: B + n +2e

Figura 5.33errore di eccentricit F'-[-n chesostituita prima nella fornir il valore corretto di o: F'=F+ n+2e da cui , = 2 *=B +2 F'-F-ir-F+F'-ir ,2 quindi, per Per eliminare I'errore sistematico di eccentricit dell'alidada sarsufficiente ognidirezione le due letture collimata, effettuare diametralmente opposte e poifarnela media aritmetica. DII GR A D U A Z ION DEI 5 . 1 4 . E R R OR E CERCHI Altra fonte, non trascurabile, di erroridi misuraangolare quelladegli erroridi tracciamento dellagraduazione delcerchio siaclassico cheelettronico. puressendo precisa, puessere suddivisione, molto nonuniforme. Questa La sommadeglierroridi tracciamento valutati dellagraduazione del cerchio, su tutto giro nulla,infattise in una zona del cerchiola distanzahradue tratti l'angolo successivi minoredi quantodovrebbe essere,in un'altra zona sar owiamente maggiore. quando Per attenuarne l'effetto, si misura farlopi volte un angolo azimutale, bisogna pi plausibile zonediverse utilizzando del cerchio e comevalore angolare si prender poiilvalore medio fatte. dellaserie di misure perlimitare questo I metodi di misura degliangoli azimutali, utilizzati tipodi errore, sono duee fannoriferimento a duetipologie diverse di teodoliti: ) ripetitori F reiteratori I teodoliti ripetitori,normalmente meno precisidegli altri, hanno la possibilit di (mediante bloccare rigidamente meccanico) un comando il cerchio azimutale allabase (comenellenormali condizioni di lavoro) o alternativamente in modoche all'alidada, restino cerchio e alidada solidali. (n),si procede Dopoaverdecisoil numero di ripetizioni dellamisura da eseguire nel (vedi modoseguente fig.5.34): in prossimit a. portiamo lo Oson dellagraduazione delpuntoindietro; il punto indietro b. collimiamo con il cerchioazimutale bloccato al basamento, e facciamo la lettura l1:
200

1211

b-_

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Cao.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

la lettura c. collimiamo il puntoavanti A1.La differenza e facciamo tra le due letture fornir valore <p; il primo dell'angolo il punto indietro. In d. blocchiamo il cerchioazimutale e ricollimiamo all'alidada questo modotrascineremo la lettura fatta(Ar)sul puntoindietro. anche La lettura sul cerchio azimutale collimazione al puntoindietro(lz) dellaseconda quindi pari sar ad Ar; per la secondavolta il punto avanti(Az)con il cerchioazimutale e. collimiamo bloccato al basamento; f . ricominciamo la sequenza delleoperazioni dal puntod per il numero di volteche la misura abbiamo deciso di ripetere dell'angolo azimutale.

Figura 5.34metodo dellaripetizione "ripetuto" Allafinedelleoperazioni, I'angolo n volte, azimutale, sarparia:


9= A" -I, +k400e""
n

l22l

il ove k il numero del cerchio si superato di volteche, nellarotazione azimutale, valore 40Oson. Con questometododi misura,sar quindisufficiente solo due letture sul eseguire cerchio la prima azimutale, e I'ultima. i notevole ma, per le misure una semplificazione di precisione, si utilizzano Questa garanzie precisione. perch reiteratori teodoliti dannomaggiori di
I teodolitireiteratori dispongono invece di una vite (normalmente ben protetta da un per evitarerotazioni il frizione, coperchio del cerchionon volute)che fa ruotare,a cerchio o azimutale sul basamento e nel microscopio di lettura dei teodoliti tradizionali suldisplay e 400son. deglistrumenti elettronici, comparir una lettura compresa tra 0son (normalmente Unavoltadeciso il numero di reiterazioni da due a quattro), da effettuare (11) prossima dettianchestrati, collimare il puntoindietro e imporre a occorre una lettura E consigliabile Oson agendoopportunamente sulla vite di reiterazione. cominciare "cerchio (vedi I'operazione nellaposizione di misura a sinistra" fig.5.30). Ar. La differenza Si far poi la collimazione al puntoavantie la lettura tra le due letture q1. fornir il primovalore dell'angolo

Figura 5.35metodo dellareiterazione

20r

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

La secondamisuradell'angolo si far ricollimando azimutale, il punto indietroe 200e"" imponendo 12 ruotando una lettura il cerchio azimutale di circa agendo sullavite
n

di reiterazione. Si far poi la collimazione al puntoavanti e la letturaAz.Ladifferenza tra le due letture <p2. forniril secondo valore dell'angolo E cosvia per il numero di misure che si deciso di effettuare. 5 . 1 5 . R E GOLD AI B E S S E L precisione, Tutti i teodoliti, anche quellidi maggior mantengono delle condizioni pratica (mediante costruttive di non perfetta ortogonalit tra gli assio I'impossibilit l'uso perfettamente principale. di livelle) di rendere verticale I'asse "residui". Sonoerrori moltopiccoli, noneliminabili, li abbiamo e, perquesto, chiamato quelli graduazione errori, Questi unitamente anchea di eccentricit e di del cerchio, si ripercuotono negativamente sulleletture e quindi sullamisura degliangoli azimutali. per eliminarli La procedura di misuradeve quinditenercontodellaloro presenza o limitarne notevol menteI'effetto. Si devono fare: F letture I'influenza coniugateper eliminare deglierroriresidui di collimazione e di i n c l i n a zi o n e ; F letturediametralmente opposte per eliminare I'influenza dell'eccentricit del cerchio rispetto all'asse di rotazione dell'alidada; (o ripetute) pereliminare gli errori D letture reiterate di graduazione delcerchio. Sinteticamente vannomisurati I'applicazione si dice che gli angoliazimutali mediante WilhelmBessel1784 -1846illustre della regoladi BESSEL(Friedrich astronomo e geodeta tedesco). questaregolasi applica quandoc' la necessit gli angoli Owiamente, di misurare precisione perch possibile azimutalicon la massima richiestadell'operazione topograf ica. vienemisurato Soloeccezionalmente da un puntodi stazione un soloangoloazimutale ( il casodellepoligonali); normalmente nelleoperazioni di triangolazione, da un punto quindi vengono misurate di stazione diverse e direzioni diversi angoli azimutali. pi comunemente La procedura di misura utilizzata quella del "metodo a strati" che prevede, naturalmente, I'applicazione dellaregola di Bessel e la collimazione di tuttii puntiprimaa cerchio a sinistra e poi a cerchio a destra(vedifigurasottoriporlata).

202

^brr.

G .C O M O G L I O TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Cap.S LA MISURA DEGLIANGOLI

La sequenza delleletture sulcerchio azimutale sarla seguente: collimazione con collimazione con a sinistra su: cerchio a destra su: cerchio BCDE EDCB BCDE EDCB BCDE EDCB

1" strato 2 ostrato n" strato

procedere E opportuno nelloschema le letture comeindicato e cioeseguire coniugate partendo punto (E)e concludere dall'ultimo dellostrato sul primo(B). ln questomodosi avrla conferma lo stratoo la dellostrumento durante dellastabilit d e n u n cid ai a n o ma l i e . per, eventualmente, rettificare la Solo fra uno strato e I'altrosi potr intervenire principale. verticalit MAIdurante le letture di un singolo strato. dell'asse DEGLI 5.16.MISURA ANGOLI ZENITALI (owerola distanza in precedenza zenitale) l'angolo zenitale Si definito del puntoP rispetto al punto O (centrodello strumento) come I'angolo compreso tra la direzione verticale in O e l'asse della del cannocchiale checollima P. grandezza Possiamo definireoperativamente tale come la differenza tra le direzioni zenitali misurate il punto in oggettoe il punto posto sulla verticale. La collimando parialladifferenzatra zenitale le letture zenitale effettuate distanza Zpsar, sul cerchio in corrispondenza collimata Z, = lr-lo delladirezione e dellaverticale: (zenitale) Per misurare verticale tali angolii teodoliti sono prowistidi un cerchio a graduazione generalmente e quindimobilecon oraria,solidale con il cannocchiale, (unacoppia essoe indicidi lettura fissati sull'alidada di indicidiametralmente opposti gli effetti consente di eliminare dell'errore di eccentricit delcerchio).

Figura zenitale 5.36- definizione di angolo In realtnei teodoliti il cerchio zenitale in modo da far coincidere vieneposizionato graduazione (zero gon)con la direzione principale (ar),per cui l'origine della dell'asse in assenza di erroriavremo: Ze = lp. ll cerchio zenitale in modotaleche,collimando la direzione posizionato dellozenith, si legga un valoreugualea zero gon; I'eventuale diffe(enza di letturasi chiama"zenit (vedi Fig.5.37): strumentale" o "errore d'indice"

203

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Cap.5 DEGLIANGOLI LA MISURA

zenitstrumentale e

Figura 5.37- zenitstrumentale zenitale del cerchio in senso Come abbiamogi detto la graduazione crescente "cerchio possono posizioni nelledue orarioe le letture essereeffettuate coniugate di a (CS)e "cerchio (CD). a destra" sinistra"
al = verticale

CS al = verticale

zenitale Figura 5.38- misura di un angolo principale indicando con la verticale, con S la lettura Nell'ipotesi ar coincida che I'asse "cerchio quella fattanella fattasul cerchio zenitale nellaposizione a sinistra" e con D "cerchio posizione a destra" avremo: D=400s-(Z-e) S=Z+e (S)e cerchio a destra(D) Facendo la differenza delledue letture a cerchio a sinistra il valore dellozenitstrumentale: otterremo di Z depurato S=Z+e D=400s-Z+t S-D =22-400s = S+4008-D

: e q u i n d iZ

[23]

204

^>.-

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Cao.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

(S) e cerchio Facendo la sommadelledue letture a cerchio a sinistra a destra(D) il valore zenit otterremo dello strumentale: S=Z+e D=400s-Z+e S+D=2e+400s := e q u i n d ie s+o-400s

124l

Esempio di calcolo: posizione lettura in cerchio a sinistra S = 83s,4326 e lettura D = 316s,5814 in posizione cerchio a destra Z e dellozenitstrumentale e: ilvalore Si calcoli delladistanzazenitale D 3 1 6 , 5 8 1 4 +4008 _ 83s,4326+4008 =g3s.4256 ,_S 22 22 per le misurespeditive (di bassa Lo zenit strumentale va preso in considerazione precisione) zenitali: delledistanze se infatti nullo,avremoche: D = 400s- S e quindi il punto Z=S.La misura facendo una solalettura collimando speditiva si esegue allora conil cerchio a sinistra. Pereliminare lo zenitstrumentale, la distanza zenitale si ricollima si determina corretta, gli indici vitefinoad il puntonellaposizione di lettura con I'apposita C.S.e si spostano imporre la lettura corretta. ZENITALI 5.16.1. ERRORI LE LETTURE CHEINFLUENZANO La misuradi un angolo zenitale affettada erroriderivati da difetti di montaggio, del cerchiozenitale, dalla non perfettarettifica del teodolite, da erroridi graduazione dall'influenza dellarifrazione atmosferica. parlato posizione gi Si e dell'errata dell'origine dellagraduazione dell'eccentricit (zenit la rifrazione, Perquanto riguarda che I'angolo di strumentale). si pu dimostrare rifrazione mediante la seguente dipende dalcoefficiente di rifrazione espressione:
t-

S+D-4008

8 3 8 , 4 3 2 6 + 3 1 6 s , 5 8 1 4 - 4 0= 08 08,007

esl 2R in cui K dipendedalla pressione atmosferica, dalla temperatura e dall'escursione ll coefficiente variada luogoa luogo,e duranteil corsodella termica. di rifrazione giornata. non trascurabile in Per distanze della rirazione superiori a 0.5 km, I'effetto misure di altaprecisione. per ragionicostruttive (il La misuradella distanzazenilalenon pu esserereiterata in modorigido), del restol'effetto ineliminabile cerchio collegato al cannocchiale della rifrazione zenitali rendele misure menoprecise di quelle e perci atmosferica azimutali gli erroridi graduazione (La ripetizione inutilel'ideadi correggere del cerchio. delle perridurre misure viceversa I'influenza di collimazione). consigliabile, di errori gli errori Perquantoriguarda si pu dimostrare agevolmente che I'influenza di rettifica, zenitale deglierrori residui ce di inclinazione i sullamisura dell'angolo di collimazione dipende di i e c, si trattaquindidi un fattorepi piccolo degli dai quadrati e dai prodotti quando rettificato. il teodolite soddisfacentemente erroristessie quindi trascurabile,
205

,= x*

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

L'errore residuov di verticalit,provocainveceun errorein Z dello stesso ordinedi grandezza, per cui non trascurabile: Persemplicit consideriamo un teodolite nelqualelo zerodellagraduazione del cerchio zentale coincida con I'asse principale a1 fiaQUst'ultimo non cincida con la verticale, esistacoun erroreresiduo di verticalit v.

residuo di verticalit Se applichiamo semplicemente la relazione che calcolaZ ulilizzando le letturefatte al cerchiozenitale nelleposizioni coniugate S e D otterremo un valoredella distanza zenitale errata dellaquantit v (errore siduo):

Figura 5.40- erroreresiduo di verticalit S=Z+v S=Z+v D=400s-Z-v S-D=22-400s+2v e quindi:


-D S+4008

D = 400s- (z +v)

=Z+v

126l

Se l'asse principale a1 inclinato in una direzione qualsiasi con v si intendela componente dell'errore di verticalit nelpiano di collimazione.
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CaP.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

L'errore di verticalit, che influisce direttamente sullamisura, di grandezza dell'ordine della sensibilit della livellatorica servitaper la messa in stazione del teodolite. (10"+30"), per cui necessario predisporre I'effetto una procedura di v. che riduca Nei teodoliti otticomeccanici si ricorre ad una livella zenitaleo all'indicezenitale principale, automatico.Infattirisultaininfluente la giacitura dell'asse se gli indicidi possono lettura intorno ruotare verticale anche alla se I'alidada z principale, ruota intorno all'asse inclinatodi v rispettoalla I verticale stessa. Nel primo caso si dispone una livella torica di adeguata posta sulla traversadell'alidada, sensibilit la cui rotazione gli indici (latangente sposta zenitali anche di lettura centrale della livella parallela al pianodel cerchio). Le lettureCS e CD al goniometro verticale ln questo si eseguono solo a bollacentrata. modo i due indici di letturasarannocomandati dalla livella, qualoraessa sia centratadopo ogni collimazione, e le letture saranno riferite all'orizzontale individuata dalla livella torica stessa, I'influenza verreliminata. e quindi dell'errore di verticalit Figura zenitale 5.41- livella L'operatore un teodolite zenitale la livella che utilizza con livella devecentrare zenitale prima la lettura. di eseguire Infattidetta S la letturanellaposizione C.S. dopo il centramento della livella, che ha dunque la tangentecentrale orizzonlale, ruotandodi 200son l'alidadala tangente primadi effettuare centrale zenitale dellalivella si inclina la livella la di 2v, se si ricentra letturaD, I'indice in modo da far aumentare di letturasi sposter la letturadi 2v, indicando con D' la nuovalettura si avr: S=Z+v -Z- v+2v D'= 400s S-D'=22-400s e quindi:
-D' ,S+4008 _Z

L'indice zenitale automatico, invece, realizza automaticamente I'eliminazione dell'errore residuo v attraverso di verticalit un meccanismo a pendolo o una superficie liquida. pi complesse otticio meccanici, Questimeccanismi ed altrevariazioni che eliminano I'influenza parte residuodi verticalit, dell'errore fanno cosiddetti compensatori (utilizzati neilivelli). conaltrifini anche L'operatore pu eseguire che utilizza un teodolite dotato di indice zenitale automatico, preventivo. le misure senza alcunaccorgimento Neiteodoliti elettronici si sfrutta invece la presenza dei rilevatori di verticalit: dell'errore il valoredellalettura fornito dallostrumento corretto in base allarilevazione dell'errore di verticalit.

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

5.l7,ACCESSORI PERGLI STRUMENTT TOPOGRAFICI 5 . 1 7 . 1 . IL T R E P P IE D E L'impiego di uno strumento topografico, nellosviluppo delledifferenti operazioni di misura, non pu essere disgiunto dalladisponibilit di un idoneo supporto di sostegno che, situandolo strumentoa una opportunaallezzada terra, possa consenlire all'operatore I'esecuzione dellediverse operazioni. Questa funzione viene svolta dal treppiede: esso costituitoda tre gambe a lunghezzaregolabile o fissa. I treppiedi a gamberigide sono utilizzati solocon strumenti di elevata precisione nelle operazioni dove la stabilit giocaun ruolo del sostegno determinantenell'affidabilit delle (es.livellazione misure geometrica di precisione). altissima Le gambe del treppiede sono incernierate alla piastra di appoggio.La piastra di appoggio ha la formadi un triangolo equilatero a spigoliarrotondati ed prowista di un foro centraleattraversoil quale passala vite di fissaggio che serve a vincofare rigdamente al treppiede uno strumento (la basetta topografica) checollega il treppiede allostrumento. La vite di fissaggio pu scorrere all'interno di un collare incernierato al di sottodella piastra di appoggio. Ruotando il collare e traslando la vite di fissaggio all'interno del portare collare, possibile la vitedi fissaggio in un qualsiasi puntodelJoro dellapiastra di appoggio. L'operazione di messain stazione del treppiede consiste nelfar s che il centro della piastra sia all'incirca verticale sulla del puntoa terra(vertice degliangoli da misurare o estremodella distanza) e che la piastradi appoggio sia orizzontale. Per far ci, si sfruttal'azione combinata di un filo a piombocollegato alla vite di fissaggio e, ove possibile, la possibilit di variare in modoindipendente le lunghezze delletre gambedel treppiede. Se i punti di stazionesono materializzati su manufatti, o pilastriniin muratura,il sostegno dellostrumento di misurapu essereassicurato dall'impiego di opportune piastreo basi per pilastrino che, una voltacentrate punto sul di stazione, offiono un duraturo e stabile sostegno allostrumento durante tuttoI'arco delleoperazioni di misura programmate. L'impiego di piastre o basiper pilastrino particolarmente consigliabile nello sviluppodi misure di grande precisione per lo studodi piccolimovimenti o deformazioni in strutture nonchper lo sviluppo di reti di inquadramento di particolare interesse.

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Cao.5 L AM I S U R A DEGLIANGOLI

5.17.2. IL FILOA PIOMBO E I PIOMBINI SPECIALI ll filo a piombo costituito da un filoflessibile al quale legata a una estremit una massametallica con pesovariabile da 150g a 300 g avente la formadi un solidodi rivoluzione e chetermina il cui assecoincide a punta, conla direzione delfilo. per l'estremo Tenendo il filo sospeso libera, il superiore, dopo una breveoscillazione filo a piomboassumeuna posizione di equilibrio disponendosi secondola direzione del campo di gravit terrestre(verticale) passanteper la punta metallica. dellamassa ll filo a piombo consentedi rendereverticaliaste (qualiad esempio pi punti le paline) e a riportare verticale. sullamedesima ultima applicazione Questa in quasi tutti i casi ulilizzala quando vengono gli strumenti impiegati inferiormente topografici ai qualivieneagganciato un filoa piombo checonsente verticaleil centro dello di porre sulla medesima (vertice strumento degliangoli da misurare o estrema di una distanza da misurare) con il punto a terra (punto di stazione). il filo a piombocollegandolo Si sospende al centro strumentale e si regolala lunghezza del filo,fino a quando la punta il terreno. del piombino sfiora La precisione limitata del filo a piombo piuttosto a pu causa dei disturbicausatidall'ariain movimento. Si ritenereche l'errore di gli strumenti verticalit residuo sia paria circa /0'. Considerando di posizionare a circa 1.5m da terraquesto erroreresiduo di verticalit comporta errori di individuazione del puntoa terradi circa4 mm. ll piombinoottico costituito da un piccolo cannocchiale, montato sul basamento di quasituttigli strumenti il cui asse di collimazione topografici, r vienedeviatoad angolorettoda un prismaa riflessione totale prolungamento in modoche esso sia sul e facendo dell'asse principale dellostrumento. residui Gli errori di centramento del piombino otticosonosimili quelli piombini riscontrati l'uso a con dei a bastone. Recentementeil piombino ottico stato sostituito dal piombinolaser.Nellostrumento vienemontato un diodoche principale emetteun raggiolaserlungola direzione dell'asse dellostrumento. Lo schema di funzionamento residui e gli errori sonoidentici a q u e l l id e l p i o mb i n o ottico,ma I'operazione di centramento risultapi agevoleper I'operatore.

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Cap.5 LA MISURA DEGLI ANGOLI

5 . 1 8 . S E GN A L I ll rilievo mediante i metodi topografici terrestri awienemediante la determinazione delle coordinate di un numerodiscreto di punti sufficiente a descriverne la forma e le in funzione dimensioni dei futuriusi del rilievo PerI'esecuzione stesso. delleoperazioni quindi punti di misura necessario che i oggetto del rilievo sianoben visibili; inoltre, (puntidi inquadramento) come vedremoesistonodei punti caratteristici usati come centridi emanazione del rilievo di dettaglio che devono essererintracciati con sicurezza per tutta la duratadel rilievoe in molticasi anchein epochesuccessive per eventuali integrazioni periodi precedenti. e aggiornamenti delleoperazioni di rilievo eseguite in Per poter soddisfarequeste due esigenzeoccorre prowedere a una opportuna malerializzazione dei punti a meno che i punti scelti non siano gi definiticon la precisione preesistenti. necessaria da particolari naturali e/o artificiali In entrambi i casi i manufatti appositamente costruiti o gi esistenti che definiscono in modoprowisorio vengono e/o permanente un punto denominati segnali. I segnali possonoessere di vario tipo; alcune tipologiestandardsi trovano in venirerealizzali commercio o possono sul posto,ma in molticasi occorreprogettare i pi adatti presente segnali all'oggetto da rilevare, le seguenti tenendo considerazioni di generale: carattere F caratteristiche (in zona dell'ambiente nel qualesi trovanoi puntida rilevare aperta o chiusa, illuminati naturalmente o da illuminare con dispositivi artificiali, in (nei nostri zoneseccheo umide, ecc.)e dellostrumento che li deve individuare munito casisolitamente un cannocchiale di reticolo di collimazione); > caratteristiche fisiche e naturali dell'oggetto(terreno friabile, stradaasfaltata, paretein mattoni, paretepregiata, ecc.); F distanza effettiva di collimazione. possono ln funzione prowisori del loro uso, i segnali essereclassificati in segnali e permanenti. I segnaliprowisorip i utilizzati sono essenzialmente costituiti da chiodi,picchetti, paline, stadie e miretopografiche. I chiodi sono particolarmente impiegati in terreni molto compatti o rocciosi, su stradeasfaltate in pietrao o lastricate anche in terreniincoerenti in un massetto in annegandoli genere grossa per essere hannoin calcestruzzo; una testa facilmente individuabili e su di essavieneinciso un bollino o una crocetta che individua il punto in modo spazialmente esatto. picomunemente I picchetti sonoi segnali in terreni utilizzati incoerenti e sono costituitida paletti di legno, lunghicirca60 cm + 80 tondini o tubi in acciaio d cffi, appuntiti a una estremit,che vengono piantati nelterreno in modoche ne sporga solola I picchettiin legno hanno una sezione testa. til quadrata con latodi circa5 cm, oppurecircolare e per individuare punto esattamente il materializzato vienepiantato un chiodosullatesta del picchetto vieneincisa stesso, oppure unacroce.

^-t-F-

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210

b.--*

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

Allo scopo di facilitare la loro individuazione, la parte del picchetto che emergedal quelle vieneverniciata terreno contintein contrasto con dell'ambiente circostante. Le palinesono aste a sezione solitamente circolare, di con dimensione trasversale partedei circa3 cm e di lunghezza variabile nellamaggior da 1 m a 5 m, verniciate, pivisibili. casi,a strisce e rosse bianche alte20 cm per renderle Solitamente vengono realizzale in alluminio o in leghemetalliche leggere e sono munite a una estremit di per facilitarne la penetrazione in una punta metallica terreni incoerenti. Le paline,per poter essere utilizzate devono essere rese verticalie per questo scopo solitamente viene usatauna livella sferica che controllal'orizzontalit di un piano perpendicolare alla palina stessa.In assenza pu essereraggiunta della livellasferica,la verticalit mediantel'uso di un filo a piombo controllando la verticalit lungo duedirezioni ortogonali. All'estremit superiore delle palinevengonofissatele miretopografiche che individuano un filo verticale e un per facilitare filo orizzontale le misure mediante angolari ico. Per la misura delle un cannocchiale topograf al centro di tali segnaliviene montatoun distanze, prismaretrorif lettente. Le dimensioni delle mire topografiche devonoessere la visibilit sceltein modo da garantirne alla relativa distanza di collimazione. mire topografiche Le reperibili in commercio quadrate sono solitamente lati variabili con da 10 cm a 15 cm ed eventualmente munite di piastre di in modo da allargamento consentire una prima localizzazione del segnale a occhio nudo da parte dell'operatore.

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Cap.5 LA MISURA DEGLIANGOLI

permanenti per le operazioni presentare I segnali di rilievo topografico terrestre devono le seguenti : caratteristiche F essere in posizione in mododa risultare disposti dominante visibili da qualunque latoanchea distanze notevoli; protetti F essere neltempo, duraturi dagliagenti atmosferici, dal traffico e da azioni, ancheinvolontarie, degliuomini. questi Se possibile, in modochecoincidano opportuno disporre segnali con gli assidi torri, campanili o manufatti di acquedotti, spigolidi fabbricati, spallette di ponti, ciminiere, su pareti di muridi sostegno o di dighe. i segnalivengonodispostianche sulle cime di Quando la zona montagnosa montagne e realizzali con pali, capredi legnoo grossipilastriin modo da poteressere facilmente individuati e collimati. quandosi rendono Le materializzazioni, necessarie, vengono realizzale in con pilastrini muratura, in acciaio in calcestruzzo, o picomunemente allicirca1,2m, oppure da
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Figura 5.49- Esempio di pilastrino di supedicie e centrini e di profondit in calcestruzzo il centrino blocchi sullasommit dei qualivienefissato di superficie che posizione riporta I'esatta del punto. permanente possaessere Nell'eventualit manomesso che il segnale o danneggiato, a vienerealizzala indipendente circa80 cm di profondit una seconda struttura, da quella (detto postosulla di superficie, sullaqualevienefissato un altrocentrino di profondit) medesima verticale di quello superiore. gi accennato precauzione Abbiamo ad un'altra che consente il puntoin di ripristinare caso di manomissione: si posano nelle sue vicinanze, con materializzazioni simili,due o tre segnalisecondari con centrini di spia disposti in modoche,con una seriedi triangoli di latinoti,sia possibile principale. ripristinare il vertice

principale Figura 5.50- Disposizione deicentrini di spiaattorno al vertice

212

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Capitolo6 L A M I S U R AD E L L E D I S T A N Z E

Capitolo 6 LA MISURADELLE DISTANZE

DI DISTANZA 6.1. DEFINIZIONE (A e B) definita La distanza topografica tra due puntipostisullasuperficie terrestre dallalunghezza dell'arco di geodetica che congiunge le proiezioni Aoe Bodei due punti (vediFig.6.1). sull'ellissoide di riferimento I teoremi della geodesia operativaaffermanoche I'arco di geodeticaAoBo praticamente coincidente con le due sezioninormali definite tra gli stessipunti per per la misura distanze anchedi 1.000km. Tuttala strumentazione topografica utilizzata
213

G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA

Capitolo 6 L A M I S U R AD E L L E D I S T A N Z E

normali in modocompatibile delledistanze, e quindi operapersezioni con la definizione di distanza.

As

Bo

Fig.6.1- Definizione di distanza tra due punti (ellissoide) pu essere la superficie Nell'ambito del campo geodetico di riferimento in un approssimata con quella di una sfera(sferatocale) di raggioR="[pl'{ tangente puntointermedio la riduzione tra A e B. In questo modo, delledistanze allasuperficie di potravvenire riferimento semplicemente come calcolo dell'arco di cerchiomassimo (AoBo) sullasferalocale. i n F ig . 6 . 2 . Lo schema operativo dellamisura di unadistanza indicato

Fig.6.2 - La riduzione di unadistanza


Dove: CB AB Ao Bo AAo BBo OAo OBo

(do) ridottaalI'orizzonte distanza inclinata misurata(d) distanza ridottaalla superficiedi riferimento(d.) distanza quota delpunto A quota punto del B raggio dellasferalocaleR = N "[p raggio dellasfera localeR = ,[ p N

(d). Se vienemisurata, La distanza tra i puntiA e B, che normalmente quella inclinata passante per il puntoA si allaverticale dal puntoB si conduce una rettaortogonale ridottaall'orizzonte. dodettadistanza ottieneuna distanza (dn) (do) e alla superficie Per effettuarela riduzioneall'orizzonte di riferimento zenitale misurare la distanza Z"e calcolare: necessario
2t4

h.--

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Capitolo6 L A M I S U R AD E L L ED I S T A N Z E

do = d, sinZo La riduzione della diallasuperfcie di riferimento si effettua nel seguente modo: la distanzadn pari alla lunghezzadell'arco di cerchio d, massimo, appartenente alla sfera localein Ao di raggioB, sotteso dall'angolo d sin= +==
, " Rd^ R+Qn R+ Q^

rperch piccolo un angoto

( . , = : dn - ro It.;. . o, \-' n \ 'l\') t*;

considerando quotaterrestre possibile che la massima di ci rca 6 km ,il ter m ine OB/Rdell;or dine di 103. 'n Trascurando i termini (eB/fl2,ciotrascurando i termini dell'ordine di 10-o, valela seguente ulteriore semplificazione:
, -l

[t.? .)

= r - 92+ r er m ini tr ascur abiti

la formula per la riduzione Quindi delladistanza allasuperficie di riferimento nelcampo geodetico assume la seguente formadefinitiva: d\ r = d v o | '[ r - ?
R /

?] al variare dellaquota delpuntoB.

n tabella tabellasonoriportati i valori di


Qo

60m 600 m 6.000m

'10

Ab/R

10 1 0 -"

Si pu osservare che la riduzione della distanzaalla sfera localedeve esserefatta quandoil terminecorrettivo solamente OolF assumevalorisuperiori allo s.q.m.di misuradelladistanza. Per quoteinferiori ai 6 m, il termine correttivo O/R inferiore a 10-6 e quindi sempre trascurabile. Questariduzione alla superficie di riferimento delledistanze dovressereeseguita per tutti i rilievi a scopo cartografico, mentre in ambito locale (rilievodi reii per il tracciamento di gallerie, funivieecc..)tale riduzione non dovressereapplicata per rendereimmediatamente confrontabili i risultati del calcolodi compensazione con le misureridotteall'orizzonle sul pianolocale.

215

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6 Capitolo LA MISURA DELLE DISTANZE

PER LA MISURA DELLEDISTANZE 6,2, STRUMENTI La misuradirettadelle distanze in topografia ha semprecostituito un problema praticamente irrisolto fino alla comparsa dei distanziometri a onde elettromagnetiche (EDMo EODM)awenutaagli inizideglianni '60. Primadi tale data la misura diretta (ad es. I'apparato delle distanzeveniva realizzala con apparatimolto complessi di grandezze la misura il riporto Jderin) che consentivano mediante lungola di campione incognita, distanza materializzate con fili in invarlunghi24 m circae opportunamente (unasquadra tesati. eranomoltodispendiosi impiegava Questimetodi di tre operatori per misurare mediamente 1 giorno una distanza di circa1 km) e moltolimitati nell'uso, pianeggianti. in quanto si potevano molto utilizzare solosu terreni gli unicimetodi Finoa pochidecenni fa eranocomunque in gradodi supportare le precisioni di inquadramento ove si richiedono relative operazioni dell'ordine di 10-'.Nel per il qualesonorichieste precisioni rilievo di dettaglio, inferiori, solitamente sonostati (le metodi indiretta di misura utilizzati delledistanze che impiegavano astecentimetrate particolari (teodoliti stadie)e teodolitimodificati con I'aggiunta di reticoli ad angolo parallattico perla costante e tacheometri autoriduttori). Questimetodinon consentono misuradi distanze le precisioni superiori a 20Qm e comunque sono al massimo d e l l ' o r d i ne di 1 0 -3 . Gi nel 1933 il sovieticoBalaicovbrevettun distanziometro ad onde ed il Lebedevnel 1938 ne costru un prototipo. connazionale Nel 1943 lo svedese Bergstrand il primostrumento il "Geodimeter", fino a costru commerciale: con portata il sudafricano 10 km. Nel dopoguerra, Wadleiinvent infineil primodistanziometro a (MDM) (chiamatoTellurometer) portata precisione microonde 150 km con sino a e poco precisi 2*10o. Questistrumenti eranoancoramoltoingombranti, e il metododi lento, ma un passo in avanti formidabile. misura era relativamente (EDM = Elettromagnetic La misuraelettromagnetica delladistanza con distanziometri DistanceMeter) awenne inizialmente con strumentiche impiegavano come onde portanti le onde luminose EODM (Elettro Meter)o che impiegavano OpticalDistance (MDM= MicrowaveDistance Meter). ondecentimetriche A partire daglianni'70,sonostatipostiin commercio, accessibili a prezzi anchealla piccola i distanziometri utenza, a ondeche hanno definitivamente decretato la finedei garantendo indiretta metodi di misura delledistanze, un piampioraggio di azione, una precisione pielevata La possibilit e unapi rapida esecuzione dellemisure stesse. di misuraredistanzecon estremafacilitha portatocome logicaconseguenza a una rivoluzione dei metodi e di calcolo di svincolarsi di rilievo consentendo aglioperatori dai vecchischemidi rilievoche privilegiavano ovviamente le misureangolari rispetto a quelle di distanza. Nei paragraf i seguenti ci soffermeremo brevementesui principi generali di rimandando funzionamento dei distanziometri a ondeelettromagnetiche, a testiclassici per gli altri metodisopracitati.I distanziometri modernipossono di topografia essere in strumenti la misuradellosfasamento cheprevedono tra I'onda emessa classificati e quella prevedono ricevuta la misuradi tempitrascorsitra e strumentiche due impulsi o pi semplice secondo metodo teoricamente ma, sinoa tra due trenid'onda. Questo per la scarsa precisione qualche tempofa, difficile da attuare con la qualeera possibile questi misurare intervalli di tempo.

216

L-_

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Capitolo 6 LA MISURA DELLE DISTANZE

A MISURA DI FASE 6.3. I DISTANZIOMETRI ll funzionamento distanziometri sonooggi i pi diffusi. si basasull'emissione Questi di una radiazione otticacon lunghezza vicino(2 = d'onda corrispondente all'infrarosso pm) prisma quest'ultimo che vienemodulata versoun retroriflettore; 0,78 e trasmessa riflette una partedell'onda versoI'apparecchio ricevente la dell'EODM che interpreta differenza di fasetra I'onda ricevuta. emessa e quella sfasamento dipende dalla Questo distanza esistente tra il distanziometro e il prisma. presenti Nell'EODM sono dunque due parti, una trasmittente ed una ricevente. L'esigenza I'energia di mantenere concentrata dell'onda emessa, e quindidi poterne riceverne di ritorno una buonaparte,fa s che si debbano ulilizzare ondecon lunghezza vicino).Inveceper poter discriminare la fase con d'ondamolto piccola(infrarosso precisione quindi necessario ulilizzare una lunghezza d'onda metricae bisogner modulare namente I'onda netica. opportu elettromag L A MIS U R A 6.3.1. D E L L AF A S E vieneemessa A delladistanza D da misurare, Un'onda sinusoidale da un estremo inferiore chesi suppone )",si riflette allametdellalunghezza d'onda sull'altro estremo B e ritorna nelpunto A (vediFigura misurabile 6.3).Lo sfasamento tra I'onda trasmessa ricevuta e I'onda sarfunzione di D.
3a
6^

E
oi :q

,onda uscente da A a l l ' i s t a n t e!

"t,

li onda rien{ranten n / ! a i l , i s t a n t eI d o p o ./ ;r la rillessione in I i

Fig.6.3 - Principio dellamisura delladistanza congli EODM(casoD <ll2) s nel puntoA allo stesso istante f sia dell'onda Qualesar il valoredell'oscillazione quella (gi rientrante riflessa emessa chedi da B) ?. in Figura il punto A'simmetrico Sempre 6.3 indicato di A rispetto a B, percui invece di I'onda riflessa I'onda considerare si pu immaginare che prosegue da B versoA' ed A' idealmente in A sarquindi la stessa coincidente con A; I'oscillazione di A', simmetrico per A rispetto B. Nell'istante in A'avremo I'onda di a t emessa:
S"=Asen(o/+go)

t3l
A = ampiezza massima = f frequenza = clf 2 = lunghezza d'onda

dove: S = ampiezza dell'onda = Znf 4r= pulsazione gs= aseiniziale c = velocit di propagazione

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Capitolo 6 LA MISURA DELLE DISTANZE

valore si propaga dell'oscillazione Per l'ondariflessa, tenuto contoche un determinato i valoridell'onda riproduce dellaluce c e che quindil'ondarientrante con la velocit 2D ^ur"^o'. di a, uscente con un ritardo
c S,=Asen(@(t-L,)+go) S, = Asen(rrl/-ro4, +qo ) S,=Asen(o/-q+qo)

uscente e l'ondarientrante. tra I'onda dovecon e = o At si indicalo sfasamento pari (in AB allavelocit di propagazione ll doppio andata e ritorno) sar delladistanza p e ri l te mp o 2D=cLt- .- 9 - ,+ =$i' i mp i e g a to: d e ls e g n a l e ( 2nf 2n D: la distanza e quindi 2n2 <p e I'onda lo sfasamento tra l'ondauscente Da cui si pu dedurre che misurando D come una frazione di met dellalunghezza la distanza rientrante si pu ottenere

o =9\

t4l

(il rapporto varia impiegata tra 0 e 1). d'onda $ 2n fra due onde si chiama discriminatore o Lo strumento che misura lo sfasamento comparatore difase. B di un numero intero di mezzelunghezze Se ora si spostail puntodi riflessione che lo d'onda) evidente d'onda(A' si spostadi un numerointerodi lunghezze 2D si vienead inserire un numero non cambiaperchlungoil percorso sfasamento quindi scrivere: intero d'onda e si potr di lunghezze
L D= I *nL 2n2 2

D=L+rL 2

t5l

fondamentale ad onde. dei distanziometri La [5] rappresental'equazione n si chiama ll numero intero ambiguit. quindimisurare lo ad ondeoccorre con un distanziometro Per misurare una distanza lunghezze il numero intero d'onda. <p errore, di mezze e valutare, senza sfasamento ad onde la misuradello che con qualunque distanziometro E' bene puntualizzare quellaporzione q permette che di distanza sempree solo di valutare sfasamento n in essacontenuto e che il numero intero lunghezze d'onda il numero di mezze eccede pu valutare modalit diverse. con si quindi g e l'ambiguit n. nelricavare lo sfasamento I problemi consistono di misura forniteda oscillatori a quarzo termostatizzati, La frequenza delleonde di modulazione, ). fra 10-6 e il valore dellalunghezzad'onda relativa compresa e 10-7 ha una precisione piche sufficiente puquindi datoche lo s.q.m. determinato con unaprecisione essere relativo frequenza. della relativo allos.q.m. di 2 uguale potrebbe ma tale precisione risulterebbe superiore La frequenza avereanchestabilit pi precisa in maniera della di 10-' I'effetto inutile di doverstimare se non si prevede le precisioni beneche L sia Per rendere omogenee di misura rifrazione atmosferica. dellapartenon modellabile della minore o uguale al contributo misurata con incertezza rifrazione erica. atmosf

218

-E----

I
G. COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA Capitolo 6 DISTANZE LA MISURA DELLE

hannouna precisione nei distanziometri I discriminatori di fase utilizzati topografici con eseguita 1r" -1di 2r, owero la misuradellosfasamento compresa + ' 1000 " 2000 frata l il i m iti: o,= u n os . q .m. o qco mp re so * t* + I+ 1000 2000 errore. n, comegi detto, intero e determinato senza lltermine deveessere la lo s.q.m.delladistanza D, ottenuta con la [5], dobbiamo ricordare Per determinare
.

varianze cap. 4]: = f *l'o lesse dipropagazione delle [vedi "; \ d q l

* l*l'"1
\d^/

.l*'l'";
\dn)

1l

(o),per Levarianzedt ee i r m i nrie l a t i v ail l a l u n g h e z z a d ' o n d a ) " (e oa i )l l ' a m b i g u in t quanto lo s.q.m. considerare trascurabili e quindi delladistanza dettoprimasi possono l . 2 r l . a D . =;ffi- = =*f

Dsar o,

o,

,o*-

dacui:

t6l 6 , .= + 1 1 g - t "2 per mantenere generare ). che dobbiamo Possiamo la lunghezza ora calcolare d'onda D pari op= + 1 cm;dalla[6]ricaviamo: nellamisura unaprecisione delladistanza
)" = 2.1d cffi = 20 rfi.

vedremoin seguito,sono Le onde elettromagnetiche utilizzate dai distanziometri, generate nellamisura con una )" di circa1 pm e quindiper poteressereutilizzate prima in lunghezza d'onda essere modulate sino ad assumere una dovranno ampiezza d i2 0 m . MIS U R A n D E L L 'A MB IGUITA 6.3.2. I'onda infrarossa di misurarela distanzamodulando con due Se ipotizziamo per prossime, in n ).r modo che I'ambiguit sia eguale frequenze di lunghezza e 22 tale la distanza D attraverso: nella D, si potr esprimere distanza entrambe D=L, *r \=1,^apLz '2 '2 ai I ( t, - ( P ' 4 dove L, e L, sonole partifrazionarie
4iT Lr-L,
ll=-# At 42

t7l
t,=*) . Si r icava alto r a:

l8l

22 L'ipotesi su cui si basa la [7] e cio che si abbia un ugualenumeron di mezze )," L limite(Dtw) nellaqualeil lunghezze d'onda----i- o ----:- validafino ad una distanza 22
)"" numero d'onda ' e di mezzelunghezze 2

superiore di una unital numero di mezze

lunghezze d'onda4 (vediFig.6.4). 2

219

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Capitolo6 L A M I S U R AD E L L E D I S T A N Z E

Fig.6.4- Distanza limite Nell'ipotesi che).2sia minore di )q e di misurare multipla unadistanza di 2r (quindi con sfasamento nulloe Lr =6;' 1 l,^ D , , ^= n * ! ! = ( n - + 1 ')2 '"2 2 dacui:
* )\,
ht-Lz

tel
[10]

nella[9]fornisce: chesostituita
n L.L, 2(?,\ -),,2 )

[ 11 ]

Entrola distanza limite,I'ambiguit n pu esserecalcolata correttamente utilizzando solole due lunghezze d'onda ).2. la Oltre Dy11a la misura delladistanza D h e ,si otterr a menodi un numerointerodi Duu. ll risultato ottenuto la [8], non un elaborando numero intero, mentre l'ambiguit altrononpuessere che un numero intero. Occorre allorache la [8] fornisca realecon uno s.q.m. un.valore tale da consentire di fissare I'ambiguit senzaincertezze. E necessario il che valore fornito dalla[8]differisca paria 0.2. dall'intero massima di unaquantit quest' Traducendo in term ini statistici ultima affermazione abbi amo: 3o,<+0.2 112l

P,,l<Jro.z)=0,067

Propagando la varianza nella[8] e supponendo notecon cerlezza ).1 e ).2 otteniamo =+1Jdcm or1 = o 12= or = t1 cm dunque: e quindi6 4_," la tolleranza del numeratore della[8]sar 3or-, =3J

z-Tl lT-Tl

{2- l=10.2 -o"-l l=l^1 l"zl l"rl


lr 3

||l

L ' r_ h z

nl

220,2

uo,'tz =21t.m

i .,-L r> 4 2 cm e quindL

[13]

Se ad esempio si assume 2l= 20 m, dalla[13]si ottiene 12= 19.58 me = dalla [11], Duu 466 m. Quindiutilizzando due sole lunghezze d'onda non sar possibile misurare distanze superiori a 466m.

220

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Caoitolo 6 LA MISURA DELLE DISTANZE

DELLEDECADI 6.3.3.MISURA DELL'AMBIGUITA N CONIL METODO di un fattore10. d'ondamultiple nell'utilizzo di pi lunghezze Questamisuraconsiste ).=20 m e suoimultipli di 10. Comeesempio assumiamo tra 0 e 10 m la [5]fornir un valore compreso sia la distanza D da misurare Qualunque perch cosottenuto avr il termine n non noto.ll valore delladistanza di ambiguit * = 1 cm : unaprecisione datadalla[6]paria 6p

1.=20m
)"=200m

D sarnotaa menodi 10 m e relativi la distanza 0<DS10m multipli;sarannoquindi esatte le sole cifre o r = t 4 r c - 3= * 1 c m relative ai m ai dm e ai cm 2 0-<D<100m
L

jlYX'Xl'ajff"nno =!*rc',=*r0cm:?,.11: ou
)"=2000m 0<D<1.000m

D s a r n o t a a m e n od i 1 0 0 m e la distanza quindi resole esatte

la distanza D sar nota a meno di 1.000m e relativimultipli; sarannoquindi esatte le sole =*1m oo==4rc-3 hm relative agli cifre 2 la distanza D sar notaa menodi 10.000m e 2=20000m 0<D<10.000m relativimultipli; sarannoquindi esatte le sole or=!4rc-3 =tlom cifrerelative ai km 2 I'insieme La distanza D sarottenuta opportunamente delle cifre"esatte" combinando )". le varielunghezze d'onda ottenute utilizzando D'ONDA DELL'AMBIGUITA 6.3.4.MISURA CONTRE LUNGHEZZE in mododa fornire una d'ondadi cui due pocodiverse Si impiegano tre lunghezze grande, Durvsufficientemente diversa dalle altredue che e una terzasensibilmente pu chiarire permette n. Un esempio numerico le incertezze sull'ambiguit di eliminare meglio il metodo. 2s = 9,52 m Ir = 10,00 m 2z= 9,97m la [11] di circa2.000m La Dtw corrispondente allelunghezze d'onda secondo fu e )"2 con cui si mentrequellacorrispondente a )q e As di circa 100 m. La precisione (vedi[8]): relazione I'ambiguit n datadallaseguente determina * 0.9 ipotizzando oL= f 1 cm e fu e 22 comeal solito -hz generati oenerati sr apprezz abili senza errori Z-Z la tolleranza nelladeterminazione sbagliare di n pari a 3o, potremo Se assumiamo paria tre unit,in altreparolela distanza massima calcolata I'ambiguit di una quantit pudifferire da quella corretta di massimo 30 m. )4 e ).savremo invece: Utilizzando on '' =*z= ht

'J1o,

' J-zo,= + 0'06 o' = tffi 2-T

ipotesi fatteper).t e )"2 conle stesse

ln questo senzaerroredatoche 30, = 0.18e la tolleranza casoil valoredi n calcolato D sarparia imposto paria 0.2.La precisione di misura delladistanza che avevamo (vedi[6]) o,, =*?lo-3= 0.005 m
z 221

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Capitolo 6 LA MISURA DELLE DISTANZE

ln sintesi con21 e ).2si ottiene ladistanza Dcorretta nei km (finoal limite di 2) e nelle centinaia di m, con )"1e ).9 si determinano le cifrerelative con cerlezza ai dam,dei m, d e id m e d eicm. 6.4. PRECISIONE DEGLIEODM La precisione della distanzamisuratacon un distanziometro ad onde, si valuta attraverso due costantica e cr. L3 prima,indipendente dalla distanzamisurataD e dovutaal discriminatore di fase, la seconda, dipendente dalla distanzaD, dovuta all'incertezza dellalunghezza 2. Si soliti d'onda scrivere: + c.,.D ) o , = *( c o t14l I valoridellecostanti coe c7praticamente raggiungibili sono:
c o= l + l 0 m m c r= l = 5 . 1 0 - 6 ( p p m )

I valoriinferiori dellacostaflt ca,si possono raggiungere nei distanziometri che usanoil metododi misuradellafase, mentrei valoriinferiori di cr si possono ottenere con i distanziometri chesfruttano il metodo di misura ad impulsi. q indipendente L'errore di misura dellosfasamento misurata dalladistanza D e come dettoin [6],influenza solamente la costante co. La frequenza delleondedi modulazione, fornite da oscillatori a quarzo termostatizzati, ha una precisione relativa compresa fra 10-6 ll valore e 10-7. dellalunghezzad'onda )" puquindi piche sufficiente essere determinato con unaprecisione datoche lo s.q.m. relativo relativo frequenza. di )" uguale allos.q.m. della L'incerlezza maggioresi ha nelladeterminazione dell'effettiva velocitdi propagazione influenza il valore delleondenell'aria che,a suavolta, di 2. L'effetto )" paria: dell'indice di rifrazione dell'aria sullalunghezzad'onda nf propagazione dovec lavelocitdi n I'indice dellalucenelvuoto, di rifrazione e f la frequenza L'indice n dipende in genere: di modulazione. di rifrazione (chesi ipotizza F dallacomposizione perdislivelli atmosferica modesti) costante D dallatemperatura: paria 1 grado(t) fa nellamisura un errore dellatemperatura v a r i a re 2 d i 1 p .p .m paria 1 torravariare D dallapressione: nellamisura un errore )"di dellapressione 0 , 4p . p . m . giocaun forte F dall'umidit relativa: nellamisura un errore dellatensione di vapore ruolo nell'errore della determinazione dell'indice di ritrazione solo quando si (circa 100 volte superiore)ed praticamente utilizzanoonde centimetriche questa per nei distanziometri trascurabile ad onde luminose; una delleragioni gli strumenti cuisi sonoimposti la modulazione cheimpiegano dellaluce. ln definitiva si assume I'errore massimo quale errore dovuto al fatto che la propagazione (luminosa elettro-magnetica o infrarossa) non avviene nel vuoto ma pressione nell'atmosfera. Non potendo i valoridi temperatura, conoscere e tensione di vaporelungotuttoI'arcos che definisce la distanza da misurare, si usanovalorimedi per correggere nellasolastazione tra quellimisurati agli estremi o i valorimisurati la D. distanza

"=L

t15l

222

b.---

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Capitolo 6 L A M I S U R AD E L L E D I S T A N Z E

6.5. L'ONDAPORTANTE E L'ONDA MODULANTE prodotta L'energia da un fenomeno in tutte le direzioni oscillatorio si propaga e si distribuisce su una superficie che cresce con il quadrato delladistanza dallasorgente. L'energia inoltre lungoil percorso si dissipa datoche,in generale, non si pu supporre (in che il comportamento del mezzoin cui I'ondasi propaga sia perfettamente elastico un mezzoperfettamente l'energia elastico, ricevuta da ogni puntooscillante verrebbe totalmente trasmessa al puntocontiguo). per cui piccole Un'altra causadi dissipazione dovutaal fenomeno delladiffusione particelle prossime contenute nel mezzoed aventidimensioni alla lunghezza d'onda diventano sededi riflessioni e rifrazioni disordinate I'energia che disperdono contenuta principale nelflusso delleonde. quanto Da visto, necessario abbiamo che una partedell'energia ritornialla parte ricevente in quantit sufficiente la faseo i tempidi ritorno. a misurare Questo si ottienevantaggiosamente usandoonde ottiche). = 0.3 + 1 pm e, pi vantaggiosamente I'uso ancora, con di luce coerente (laser). Spesso la scelta vicino(r=0.85pm),migliora dell'infrarosso il segnale di ritorno in condizioni di visibilit (delcampo (deboli dell'occhio umano) noneccellenti foschie ad es.).Conl'usodel laser potenza si puanche concentrare unadiscreta in piccoli angoli solidi diminuendo cosil consumo energetico dell'apparato. pergi dimostrato Abbiamo che per discriminare fasi o misurare tempidi ritorno del segnalecon precisione sufficiente, occorrono lunghezze d'onda metrichee non questa micrometriche. Per superare contraddizione, la soluzione adottata consiste nel portante modulare la otticacon lunghezze metriche d'onda o decametriche. La modulazione del segnale ottico pu awenire in ampiezza(negli EODM), in (perle microonde frequenza degliMDM), od in polarizzazione. pi semplice, La modulazione o modulazione diretta,utilizza i fotodiodi all'arseniuro di gallio(GaAs)che hannola propriet (,?= di emettere una luceinfrarossa 0.85pm) con energiaproporzionale alla correnteche li attraversa: E = K /. Questacorrentepu essere variata alla frequenzacorrispondente alle lunghezzed'onda metrichee necessarie decametriche misura alla delle distanze, ottenendocos un segnale (vediFigura luminoso modulato in ampiezza 6.5).

Fig.6.5- Ondamodulata in ampiezza Nei distanziometri a laserElio-Neon la modulazione avviene in modoindiretto a valle del segnaleottico prodottoattraverso un oscillatore e l'utilizzo del fenomenodella birifrangenza.

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Capitolo 6 LA MISURA DELLE DISTANZE

6.6. I DISTANZIOMETRI AD IMPULSI ll principio su cui si basa questo metodo di misura della distanza risulta concettualmente il tempoAt impiegato semplice, si trattadi misurare da un impulso per andaredal distanziometro luminoso (Figura al riflettore e viceversa 6.6).Nota la percorsa velocit dell'impulso, la distanza di propagazione sardatada: 2D: cLt [16] Le primeapplicazioni di questometodosono state realizzate in campomilitare e nei sistemidi misurasatellitari LaserRanging). L'impulso S.L.R.(Satellite emesso, di tipo laser, possedevatuttavia potenzetali da non essere applicabile in campo civile per la vista.Ma se la potenzaemessapu esserefacilmente costituendo un pericolo resacompatibile con le esigenze degliimpieghi di maggiore rilievo civili, il problema per le applicazioni richiesta dellaprecisione di tipogeodetico_topografico. Affinch la distanza D abbiauna precisione minima di 10-",occorre che sia v sia /f Nell'ipotesi nota sianomisurabili con tali precisioni. m/s,costante che c = 2.9979.108 5, precisione, preciso con estrema si ha che Atdeve essere circa10- ciola sensibilit deveessere: 6 A r= 1 0 - 5 = A l =1 g -u 4 r t17l
Lt

P e ru n a d i sta n za D = 3 msi h a ch ei l segnale r itor nadopo: At=2D/c:6/ 3.108s = 20 5 .20 = : ns e la sensibilit ns 6At 100.2ps ciodi circa2.10- 13 essere [17]dovrebbe s ottenibile soloconorologi atomici. Prisma riflettente Trasmettitore Ricevitore Figura 6.6- Misura ad impulsi -I s a Nel distanziometro moltostabiledi precisio ne p =3.10 esisteun oscillatore per un frequenza f = 14.985 MHz paria )"=20 m. Un diodoGa As vieneattraversato 12 ns, da una fortecorrente temporistrettissimo, di 20 + 30 A ed emetteun fasciodi Dopoun lucelaser.La corrente costante e stabilizzata in questo brevissimo intervallo. intervallo il segnale al ricevitore di ritorno. di tempo di tempoAt arriva Questointervallo permette paria: il calcolo cons.q.m. di un valore approssimato delladistanza Y = *9 m o n = p ' c = 1 3 .l 0 -8 s. 3 -rc8
J

[18]

Per distanze I'orologio in modoesatto superiori di riferimento determina soloil numero contenute nell'intervallo emesso e quello di lunghezze d'onda di tempoAt tra il segnale T sar ricevuto. fondamentale f (il periodo con T il periodo dellafrequenza Chiamando paria 1/f),I'intervallo At tra lo Start(partenza del segnale) e lo Stop(arrivo del segnale) 6.7): sar(vediFigura
Lt =nT +to-tb

[1e]

aa^

L-

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Capitolo 6 LA MISURA DELLE DISTANZE

Oscillatore di riferimento a circa15 Mhz

Start
Stop

At

Fig.6.7- Misura deltempo trascorso Pe rd i s ta n ze mi n o ri d i 1 0 m i l va lor e di n uguale azer o.llvalor e di n notoin quanto (vedi[18]). la distanza approssimata notaconprecisione migliore deldecametro procedere E' necessario ad un affinamento dellamisura del tempoentroun periodo di (T); pari periodi il impiegato oscillazione tempo dall'impulso interi al numerodi trascorsi(nT) e dai tempi residuicompresi tra lo start (fr) e lo stop (to)e la prima immediatamente oscillazione di riferimento successiva. Ci dovutoal fatto che I'oscillatore viene attivato di riferimento all'accensione dello strumento in e non al comando di startdell'impulso, con il quale,quindi,non risulta genere sincronizzato. Per misurare ta e tb si usa un convertitore con precisione tempotensione; esso costituito da un condensatore che si carica,per i tempi in oggetto,da una corrente per un tempodi caricacorrispondente notala tensione raggiunta costante; essendo a (T), facile, proporzione, ricavare i tempi un periodo di oscillazione con una semplice residui richiesti in funzione in essiraggiunte della tensione dalcondensatore. start

Oscillatore di riferimento

Convertitore - tensione tempo


I I

F i g .6 . 8 - Misura deltempo t"

Indicando raggiunta neltempof e con Q la tensione con q la tensione dal condensatore raggiunta nel periodo T si avr: completo

225

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Capitolo 6 DISTANZE LA MISURA DELLE

qO

[20]

Con f si indicano successivamente L e poi t6. Dopoognimisura di tensione ed entroun intervallo cheal massimo devedurare un ciclo,il condensatore vienescaricato. vienecioaperto condensatore dal Questo (vediFigura segnale di starte chiuso dallaprimarampa delsegnale dell'oscillatore 6.8). Perla misura il segnale di t' essendo ricevuto molto debole, si preferisce farela misura questo dopoavermodulato datadallostesso segnale con la frequenza circuito di "circuito oscillazione. rivelatore Un di zero"misura rcomeil primo zerodellasinusoide smorzata che si ottiene comerisultato di dettaoperazione. Perpotereffettuare misure di tempocosprecise, nonsi pu prescindere dai ritardi di parassiti fasedell'orologio interno dovutiai ritardi dell'elettronica interni dei circuiti o di "esterna" qui nonpitrascurabili. altrisistematismi Perquesto motivo, oltreallamisura deltempo, ciodelsegnale di ritorno, avviene anche unamisura interna di calibrazione, prima catturando dell'uscita, unaparte del segnale emesso e misurandone il tempodi percorrenza neicircuiti, cioa distanza nulla. valori rilevanti in tempiassumono Questi relazione in gioco; ai tempinormalmente ad esempio si possono avereritardi di 100ps misurata cuicorrisponderebbe di circa15 km. Poich i segnali unadistanza entrambi percorrono quello lo stesso interno, circuito sottraendo altempomisurato di calibrazione possibile ricavare il tempodel solopercorso esterno. La misura delladistanza avviene tenendo conto deitempidi invio di migliaia di impulsi (o in modalit emessi a 2000Hz di frequenza centinaia e ci consente tracciamento) di ricavare il numero fattee lo s.q.m. e fornire anche di misure dellestesse. Unosolodi questi permette impulsi in teoria di determinare la distanza e ciconsente di seguire in movimento. agevolmente anche oggetti gli strumenti Attualmente il Dl 3000DIOR sul mercato di questo tiposonoad esempio I'ELDI dellaLeica, 10 dellaZeissed il modello 101dellaFennel. I vantaggi di questi portata strumenti sonouna maggior di potenza, raggiungere i 6 km a parit si possono precisione perpiccole in genere conun prisma, unamaggior e la possibilit distanze di prismi. essereusatisenza E' sufficiente I'energia sinoa200 + 250m di solito di ritorno dellasuperficie colpita anche se lo s.q.m. in questi a t(5+10)mm. casidecresce (vediFigura Sonomoltele applicazioni chepossono beneficiare dell'assenza del prisma va postanellacomprensione 5.9)anchese grandeattenzione di qualeparticolare dell'oggetto il segnale di ritorno. collimato si misura pi La misura fasee la distanza risulta rapida limite ad esempio nel Dl del metodo della la 3000 di 75 Km anche se la portata massima in genere di 14 Km.Essendo pipiccola seconda costante di precisione che neidistanziometri a misura di fasesi pu piprecisi per lunghe direchegli EODMad impulsi siano distanze. Nellaseconda metdel 1998sonostatecommercializzae le primestazioni totalidotate LEICA, NIKON E TOPCON di distanziometri a impulsi. commercializzano stazionitotali reflector-le,ss in un con possibilit distanze senzaprisma retroriflettente di misurare punto raggio variabile m m da 100 a 150 attorno al di stazione. ll loroambito applicativo pivantaggioso (miniere, nelrilievo sarsenz'altro di dettaglio di edifici e di interni gallerie, forzale, le stazonitotali cave,condotte ecc.)e prevedibilmente sostituiranno dotatedi distanziometri a differenza di fase.
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Capitolo6 L A M I S U R AD E L L E D I S T A N Z E

Fig.6.9- Misura prisma delladistanza senza

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Caoitolo 6 LA MISURA DELLE DISTANZE

6.7. RIFLETTORE PASSIVO L'estremo deve essere della distanzada misurarenon occupato dallo strumento, gli individuabile opportunamente. Inoltre, e quindisegnalizzato se vengonoutilizzati porresu questoestremo in gradodi inviare EODM necessario un sistemariflettente partepossibile verso il distanziometro la maggior la dell'energia da questoemessa; riflettente superficie dell'onda elettromagnetica costituita da unoo piprismi. Nel caso di strumenti ad impulsisi possono usareanchespeciali catarifrangenti o riflettenti nullase nonla superficie segnali od ancora stessa dell'oggetto. partedel segnale ll motivo ridirigere la maggior verso dell'uso dei prismi semplice: I'EODM; ci awerrebbesolo in piccolaparte utilizzando specchio altri mezzi.La quantit di energia che ritorna al distanziometro deveessere di potenzalale da eccitare il circuito rispetto che ordinaal discriminatore di fase la misuradello sfasamento all'onda emessa.

Fig.6.1 retro-riflettente e schema di funzionamento 0 - prisma (schematizzato permette, in Fig.6.10) infatti, ll principio di di funzionamento del prisma ll prismapi ridirigere un fasciodi luce parallelamente alla direzione di incidenza. con un pianodi taglio semplice si ottiene tagliando uno spigolo di un cubodi cristallo normale alladiagonale delcubo. ll numerodi prisminecessario ad assicurare una buonarisposta dipende dal tipo di misurare. distanziometro e dalladistanzada

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Capitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

Capitolo 7 LA MISURADEI DISLIVELLI

7.1. STRUMENTI PERLA MISURA DEIDISLIVELLI per la misura ll livello lo strumento chevienemaggiormente utilizzato deidislivelli. La primaconsiderazione non pu essere da fare che il livello considerato un veroe proprio"strumento poich di misura"(anchese cos continueremo a chiamarlo) necessario disporre anchedi un'unit campione costituita da una scalagraduata o stadia. In questocapitolodescriveremo le caratteristiche costruttive e di funzionamento dei pi livelli e le diffuse tipologie di stadie.
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Capitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

7,2. LA STADIA (di legnoo metallica), graduata, La stadia un'asta a sezione rettangolare e con lunghezza variabile di 2, 3 o 4 m. Comeabbiamo vengono sopraaccennato utilizzate geometrica nelle operazioni di livellazione assolvendo alla duplice funzionedi provvisoria segnalizzazione di un puntoe di vero e proprio Per strumento di misura. facilitare il trasporto vengonosolitamente costruite in pi pezzi resi solidali da una cerniera.

Sulla faccia anteriore della stadiaviene riportata una graduazione mediante tratti alternati di colorebiancoe nero (o biancoe rosso), dellospessore di un centimetro. vengono riportate Sullagraduazione le cifreche rappresentano i metrie i decimetri. nell'intervallo di graduazione Questeultimecifre sono posizionate successiva al tratto il valoreeffettivo. che ne rappresenta In ogni puntodellastadia, si pu eseguire una (lettidirettamente lettura comprensiva di metrie decimetri dallecifre impresse sulla (contatigrazie all'alternarsi stadia),centimetri dei tratti a colori diversi)e millimetri (stimati solitamente all'interno di un intervallo dellagraduazione). La stadia deve essere posizionata sulla verticaledel punto con lo zero della graduazione in basso.ll controllo mediante dellaverticalit avviene una livella sferica particolari. montata sulcorpo necessario, dellastadia e, quando utilizzando sostegni Da alcuniannila graduazione statasostituita da una codifica a barreper consentire I'utilizzo nelseguito deilivelli digitali, di cui parleremo di questo capitolo.

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^L.--

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

7.3. IL LIVELLO ll livello uno strumento topografico che consente I'asse di disporre di collimazione in assetto di un cannocchiale orizzontale. viene utilizzalo geometrica, nelleoperazioni Questostrumento di livellazione uno dei per misurare metodiche analizzeremo il dislivello tra due punti. parti: Un livello costituito dalleseguenti F basamento: una struttura realizzala con una piastrarecante al centroun foro filettato il bloccaggio checonsente dellostrumento sultreppiede e da unaseconda piastra,munita di livella sferica,il cui assetto rispettoalla prima piastra del basamento, mediante controllabile tre viticalanti; F traversa: una strutturameccanica simile all'alidada di un teodolite,ma notevolmente semplificatarispetto a quest'ultima.Infatti la traversa deve consentiresolamente la rotazione del cannocchialeattorno ad un asse perpendicolare al basamento; F cannocchiale: dellostesso tipodi quelli utilizzati neiteodoliti. F livelle:per poterrendere orizzontale I'asse i livelli di collimazione devono essere precisione dotatio di una livella toricadi alta solidale con il cannocchiale o di dispositivi automatici. L'operazione in stazione di messa di un livello pisemplice dellamessa in stazione di quanto, parlando geometrica, un teodolite in come vedremo di livellazione occorre solamente centrare la livella sferica del basamento. ll primo livello di concezione moderna risale allafinedel 1660(Chzy): dotato di livella Agli torica. inizidel 1800compare il livello dotato di cannocchiale e livella rigidamente (Egault). fissata ad unatraversa In seguito venneprogettato il modello di Wild,cui si sono ispirati un gran numero di modelli fino a metdel 1900,dotatodi cannocchiale fissato alla traversa, e di livella (tipoinglese). fissata torica al cannocchaile '50 A partiredagli anni i livelliad orizzontamento compaiono automatico, detti anche questilivellidevonoessereutilizzati Entrambi autolivelli. con stadiea graduazione, mentre i recenti livelli digitali devono essere utilizzati con stadie codificate. - MECCAN|CI 7.3.1.L|VELL| OTTTCO - meccanici I livelli ottico si distinguono in: F fivellia orizzonlamento dell'asse di collimazione mediante livella torica ) livelli a orizzonlamento automatico dell'asse di collimazione Questiultimihannoassunto sempremaggiore importanza e diffusione, sostituendo quasitotalmente i precedenti. Di seguito si accenner dapprima ai livelli che hannobisogno di una livella torica(livelli a vite di elevazione) di precisione, considerando due variantiimportanti tra le diverse soluzioni. La gammadellesoluzioni questi strumentali infatti livelli assaiampia: si differenziano in baseallecaratteristiche delladisposizione del cannocchiale, che fissoo mobile, o alladislocazione dellalivella.

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7 Capitolo LA MISURA DEIDISLIVELLI

fattaper tipologia costruttiva la seguente: La classificazione, comegi accennato, (detti livelli vitedi elevazione inglesi); livelli fissocono senza a cannocchiale fissaallatraversa; livelli mobile e livella a cannocchiale (detti livelli fissaal cannocchiale Chzy); livelli mobile e livella a cannocchiale (detti Lenoir); mobile livelli livelli mobile e livella a cannocchiale ruotabile e cannocchiale attornoal proprio livellicon livellea doppiacurvatura assea manicotto.

ennocch m {e

p:cso spss

7.2- schema ottico-meccanico convitedi elevazione Figura di livello fattapertipologia costruttiva la seguente: La classificazione, comegi accennato, (detti livelli inglesi); vitedi elevazione F livelli fissocono senza a cannocchiale fissaallatraversa; ) livelli mobile e livella a cannocchiale (detti fissaal cannocchiale livelli Chzy); F livelli mobile e livella a cannocchiale (detti livelli Lenoir); mobile F livelli mobile e livella a cannocchiale ruotabile ) livellicon livellea doppiacurvatura attornoal proprio e cannocchiale assea manicotto. 7.3 riguarda un livello tradizionale convitedi elevazione. Lo schema di figura girevole su una attorno ad un asseZ e imperniata ll livello costituito da unatraversa verticale taleasse. di rendere basecon viti calanti checonsentono da un pernoe da una con un sistema costituito ll cannocchiale collegato allatraversa possa piccole rotazioni intorno ai suoiappoggi. in modoche subire vitedi elevazione, ica, collegatauna livella,munita di viti di rettif Al cannocchiale rigidamente generalmente a coincidenza d'immagine. si tratta di unalivella
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Capitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

quandoI'assedi collimazione e la tangentecentrale Un livello si dice rettificato (vediFig.7.3). dellalivellasono tra loro paralleli quindia rendere orizzontale la livella centrare toricaequivale rettificato, Per un livello I'asse di collimazione.

lraversa

---\-rrl!f1d!.

jigr

basamento

7.3- Schema Figura del livello a

hiale convitedi elevazione

La "messa in stazione"consiste dunque solamentenel centrarela livella sferica primadi ogni I'orizzontalit dellalineadi mira si ottiene sofidalecon il basamento, la vite di elevazione o al letturaalla stadia centrando la livella torica attraverso autolivellante. dispositivo collegato alla il cannocchiale sarrigidamente mancala vitedi elevazione, Se al livello (vediFig.7.4);inquesto se I'asse di collimazione casoil livello si dirrettificato traversa della traversa. all'asse di rotazione sarnormale e di la verticalit dell'asse, consentono di realizzare toricae le tre viti calanti La livella costruttivo lo schema di collimazione. Questo l'orizzontalit dell'asse conseguenza precisione. di minor caratteristico dei livelli
i

vitedi elevazione senza Figura di livello a cannocchiale 7.4 - schema questo dal teodolite: strumento in cosadifferisce chiedersi immediato esiste ancora un'asseprimario(Z), ma il sono scomparsii cerchi e I'alidada, sulla traversae la vite di elevazionepermettela sua incernierato cannocchiale ai puntidi appoggio. rotazione di pochigon rispetto forma con L'erroredi rettificadi un livello, I'angoloe che I'assedi collimazione centrale dellalivellatorica(vediFig.7.3). la tangente

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

Ancheeseguendo con estrema accuratezzala rettifica di un livello un erroreresiduo di rettifica permanesempre,e pu essereconsiderato nullosolo neglistrumenti meno precisi,mentrenei livellidi precisione, di afta e altissima precisiorie occorreoperare tenendo presente che I'influenza dell'errore di rettifica nonpu essere trascurata. ll metodo pi semplice e sicuro per eliminare l'influenzadell'errore di rettifica consiste nel porrelo strumento ad eguale distanza dalledue stadie(vediFig.7.5).In tal caso l'errore di lettura ch_e si commette, paria d tange, uguale sulledue stadiein valoree segno, per cui la differenza delleletture eseguite In- l, uguale - l,g alladifferenza 1,4 delleletture teoriche che si sarebbero eseguite in assenza di errore di srettifica.

Figura 7.5-influenza dell'errore di rettifica ln g,enere poiche piccolouna differenzadi qualchemetrotra le distanze delledue stadie non comportaun sensibile errorenel dislivello, ma opportuno, ipecie nelle I liv_ellazioni di altaprecisione, verificare e correggere I'eriore di sretiifica. I livelli si rettificano mediante I'esecuzione di due battute di livellazione che permettono il calcolo dell'errore di rettifica e nelseguente modo: ) datidue puntiA." B, sui qualisoo postedue stadie, ad unadistanza di 60-70m, si effettuauna battutadi livellazione dal mezzoper determinare, con il livello srettificato, il dislivello corretto (vediFig.7.5). Aae D si spostapoi il livelloin una posizione prossima al puntoA e si effettua una livellazione tra gli stessi punti, calcolando questo secondo dislivello L,ou=(to_ tu ) che differente dal primo,perchin B concentrato tutto I'errore di srettifica del
livello(vedi Fig. 7.6).

Figura 7.6- rettifica di un livello Datala modesta entitdelladistanzarastrumento e stadie, s pu trascurare l,errore di curvatura e di sfericit in entrambi i puntie rimane soltanto I'effetto dell'errore residuo di srettifica nelpunto pidistante.
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7 Capitolo DEIDISLIVELLI LA MISURA

Dalla figura 7.6si puverificare semplicemente che:


L a u= I o - l o = ( l A + t d ) - ( t ' u +e D ) Loo=lo-lo-e( D-d ) L o u = A o u- ( D - d )

da cui - L', L ^,, ^,, D-d L'angolo e, naturalmente, in radianti. di srettifica espresso Se il livellofosse statorettificato, sullastadiain B si sarebbe dovutafare una lettura:
l'n= ln -ED '

t1l

la lettura su B, per CalcolatopertantoI'erroreeD che si commettenell'effettuare rettificare il livello, in B, agendo si procede all'imposizione dellalettura esatta sullevitidi rettifica del reticolo strumentale. 7.3.2. AUTOLIVELLI I'orizzonlalit Gli autolivelli realizzano automaticamente dell'assedi collimazione non appena attraverso un meccanismo ottico- meccanico chiamatocompensatore, prossimoalla I'assedi rotazione della traversasia stato posto sufficientemente verticale. Gli schemicostruttivi adottati sonoi pi disparati e vengono chiamati otticio meccanici mobile a seconda che il reticolo sia solidale con il cannocchiale oppure all'interno dello ll compensatore strumento. dotatodi componenti sia ottiche che meccaniche. Lo schema in Fig.7.7 semplificato di funzionamento di un autolivello riportato (in realt Sia OR I'assedi collimazione orizzontale, e O sia il centrodell'obiettivo puntonodale); per il momento, I'esistenza secondo trascurando, dallalentedi messa a fuoco e ipotizzando P posto praticamente un oggettopuntiforme a distanzainfinita, l'immagine in R. del punto si former (al massimo o dell'asse I'immagine Se vi una rotazione di collimazione di 0.5son), del punto P si former in R'. Perriportare l'immagine in R possiamo seguire duestrade: ) utilizzare rigida incernierata in C e avente il reticolo un'asta all'altro estremo R che crdell'asse realizzi allarotazione di collimazione automaticamente una rotazione B meccanico); in questo dell'asta stessa(sistema caso il reticolo che si spostain R'; F fare in modoche la radiazione luminosa sia sempreinviata da C a R anchein presenza (sistema a dell'asse di unarotazione di collimazione ottico).

Figura 7.7-schema di un autolivello

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

La relazione_tra le grandezze in gioco assaisemplice: = RR'= cr s0 .f


f

F=La,=na"
J

In realt la situazione pi complessa,soprattutto a causa della presenzadel dispositivo di messa a fuoco. Infatti alla condizone meccanca occorreraggiungere anche condizoni di natura ottica,impostedal fatto che si usa una lenteJhe quindila distanza tra il reticolo e I'obiettivo non costante, ma dipende dalladistanza dell'oggetto dall'obbiettivo. Si.consideri poi tormaalladistanza il puntoP sull'orizzontale perO; I'immagine q data dallaprima formula fondamentale dellelenti: 1 1- 1 + d q -f dove: d=distanzaoggettolente immagine lente Q= distanza f = distanza focale dellalente

presente Tenendo la predetta formula ed il seguente sviluppo: 111 _=_


dcosu 11f qcls(J
=-

qcosa" f
l1

dcoss"'

E con riferimento allaFig.7.6:


qcosa,=m+lcos\ I sin$ tana= m+lcos$ sin 'p-'s\f I
{t:

f nt+lcos$)=to!!q r, rr -o - -r-a -= t o " a f r 1 " ' I I dcosa.'

'B = ! - s ( 1 + l t I d' si ottiene cosche I'angolo il braccio funzione B di cui deveruotare sia di crche di d I dispostiv pendolari sonotalida imporre al braccio / la rotazione per d = oo. correttd B, solamente dell'angolo B. = o ,che funzione di rotazione a. ,

Figura 7.8- Condizioni ottiche in un livello autolivellante Ne deriva dunque un errore di orizzontalit dipendente dalla distanzadal punto collimato, in quanto la rotazione totale necessaria : B = p"* {o Id
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Capitolo 7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

La rotazioneaggiuntivapu essere evitata, senza peraltro introdurreun errore il fuoco anallattico, e ponendo centralmente impiegando sistematico, un cannocchiale (Si ricorda che a dellostrumento. risultante di rotazione sull'asse anteriore dell'obiettivo una lente che realizza anallattico fornitodi una lenteconvergente un cannocchiale prefissato in un punto delcannocchiale). risultante il fuoco anteriore obiettiva avente da tre elementi: comunque definito Un compensatore F un elemento fisso(prisma ottico) F un elementomobile (pendolo), che forniscela direzionedella verticaleo dell'orizzontale per lo smorzamento che pu delleoscillazioni del compensatore, F un dispositivo esseread ariao magnetico. ea gli autolivelli adottato a seconda del tipo di compensatore Pertanto si distinguono molteplici luminose utilizzato, delleradiazioni otticodi trasporto seconda del sistema dallecasecostruttrici. sonole soluzioni adottate possono meccanici a pendolo,e od ottico - meccanici compensatori Si distinguere poi legata la direzione della verticale, a liquido:i primi forniscono compensatori quest'ultima. gli altriforniscono direttamente da schemi ottici, all'orizzontale a pendolo cosconcepito: Na dellaAskania monta un compensatore ll livello proveniente a 45";al da uno specchio disposto intercettata l'immagine dall'obbiettivo a doppia un sistema che formacon lo specchio di sopravi un prismarettangolare le faccedel prisma e dellospecchio sono riflessione; del livello orizzontale, se l'asse parallele i raggi incidente ed emergente. e paralleli saranno anche il o allora formacon I'orizzontale un piccolo angolo di collimazione del livello Se I'asse I'immagine del prisma, rinvier allafaccia formato e specchio da pendolo compensatore di emergente sardeviato nonpi a essoparallelo, deviata di cr(vediFig.7.9).ll raggio qui pneumatico, cio dovutoall'aria in R. Lo smorzamento 2cre ricadr sul reticolo in cui contenuto il pendolo. nelpozzetto contenuta

7.9- Schema Askania Figura di livello analogo ma con smorzamento Altre case costruttrici utilizzanoun compensatore lnoltre possibileutilizzare un pendolo magnetico(Autom della ditta Breihtaupt). (astatico) invece rovescio che dritto(BNAdelladittaErtel). L'angoloB, dato dalla rotazionedella strutturaelastica,secondo le equazionidi elasticit data da B=a
l-lcos(N/EJ)2 l- cos(N / EJ )2

in cui | la lunghezza dell'asta, avente

(vediFig.7.8). E, ed N il carico di punta. momento d'inerzia J e modulo di elasticit

z)t

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Capitolo 7 L AM I S U R A D E ID I S L I V E L L I

Figura 7.10- Schema di livello conpendolo astatico La Kern (ora Leica)ha costruito ilivelli GKO-A, GK1-Ae GK2-A,basatisu sistemi diversi. ll principio che schematicamente il pisemplice quello nell'autolivello adottato GK1A d e l l a K e rn ,ch e u ti l i zza ( S in Fig.7.11)incer nier ato u n o sp ecchio al cor podel cannocchiale che rimanesempre verticale, e che postoa metdellalunghezzafocale del sistema obiettivo. L'immagine vienedeviata di un angolougualee contrario all'inclinazione dell'asse di collimazione del cannocchiale, e, messaa fuocosul reticolo R, vieneda qui portata namente opportu all'oculare. ll cannocchiale a lunghezza costante, cos che presente nel precorso otticouna lentedivergente che servea mettere a fuocoI'immagine, cioa portarla sul pianodel reticolo. Ogni meccanismo per essere compensatore deve essereestremamente sensibile preciso; altrettanto ne derivache le oscillazioni potrebbero del sistema compensatore per owiarea ci questi durare ancheparecchi secondi; sistemi sonodotati di organi di smorzamento che sfruttanole propriet di un liquidoviscoso,un gas od un attrito magnetico.

Figura 7.11- Principio di f unzionamento dell'autolivello KernGKl -A ll dispositivo compensatore entra normalmente in azione per piccoleinclinazioni dell'asse di collimazione del cannocchiale. Sar quindisemprenecessario rendere graziead una livella (in questistrumenti orizzontale la traversa sferica ad essasolidale owiamente la livella assente torica). Di solito possibile far oscillare volutamente il sistemacompensatore attraverso un bottoncino esternoopportunamente situatosullostrumento. viene Questaoperazione perverificare fattasaltuariamente l'efficienza del compensatore. Vi sono infinedei compensatori graziead un I'asse otticiche deviano di collimazione pendolo diritto costituito da una piccola astaflessibile, sullaquale postacomemassa (vediFig.7.12) riflettente. un prisma Tuttiquesti impongono I'orizzontalit compensatori dell'asse di collimazione con s.q.m. che varia da +0.1" a r2"; pi avantifaremouna distinzione in di questistrumenti precisione globale procedura funzione geometrica. della della di livellazione
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7 Caoitolo LAMISURA D E ID I S L I V E L L I

Figura 7.12- Compensatore ottico a pendolo diritto

7.3.3.LIVELLI ELETTRONICI Nello sviluppo dell'automazione dei livelli, si giuntianche alla realizzazione di in cui cio la misura realizzata strumenti con lettura a scansione elettronica, senza leggere cheI'operatore debba sullastadia.

Figura 7.13- livello elettronico ll principiogenerale consiste nell'utilizzo di appositi rilevatorisensorialiche sostituiscono I'occhiodell'osservatore nell'apprezzamento della graduazione della possibile stadia: si trattadi un dispositivo rilevatore, rende che la misura automatica del
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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

dislivello e delladistanza tra il puntodi stazione dellostrumento e la posizione della mira. Dal puntodi vistaottico- meccanico, i livelli digitali si basano su principi analoghi agli precedente. nel paragrafo autolivelli, di cui si discusso Mancaciola livella toricadi precisione, presente ilivelliclassici, che caratlerizza mentre invece un compensatore principi gi il cuifunzionamento basato su diversi descritti. - stadia. Ci si occuper alloradellecaratteristiche ottico- elettroniche del sistema livello infatti Occorre vi solola lettura chiarire che di digitale ed elettronico allastadia. I meccanismi la lettura su cui fondata dellestadienei livelli elettronici sonosvariati, per quanto cos come la relativainterpolazione, come del resto awiene riguardai teodoliti elettronici. possibile Nonessendo la trattazione, esaurire si faranno soloalcuni esempi. generale principio principio In il di letturadella stadia simileal di letturadi una sequenza di codicia barre,percile stadieabbinate allostrumento sonostadiesulle quali incisauna particolare pu tuttavia Lo strumento sequenza codificata. essere graduate. abbinato anchea tradizionali stadie per la digitalizzazione ll percorso dellemisure dei dislivelli statopi lungodi quelloper la misuradelle distanzee degli angoli,forse perchlo strumento automatizzare preposto qualila stadia a questo tipodi misura composto da organi separati e il livello. ll primo progettodi livellodigitalerisaleagli anni '60, ma per le prime realizzazioni pratiche la Zeisscostru in grado bisogna arrivare sinoaglianni'80,quando un sistema le partifini, mentrequellepi grossevenivano misurate di leggere automaticamente per via ottica:la tecnologia dall'operatore dei CCD e l'introduzione delle stadie icateportaro no alle prime realizzazion i commerci codif ali. I livelli LeicaWild N42000e N43000sono oggi moltodiffusi: digitali essi hannole medesime in questo caratteristiche ottichee meccaniche di un normale autolivello; graduate. modopossono essereutilizzati ancheabbinati alletradizionali stadie Le stadiein dotazione sono di legnocentimetrate od in fibre ottiche; su questesono graduazioni (a incise lato le in formato le in da un binario barre) e dall'altro graduazioni formato tradizionale. ln Fig.7.14 raffigurato lo schema Leica WildN42000. del livello digitale L'apertura livello 2o, la massima lunghezza angolare del sistema ottico del di dunque dellastadiadi 3,5 m visibile a circa100 m ed il minimo campoalla distanzafocale minima di 1,8m, corrisponde a circa70 cm sullastadia. 1 obietri\o
2 Encoderdi messa afuoco 3 Lenteanallattica 4 Spia di controllo compensato 5 Acquisitore digitale 6 Oculare 7 Sistemammoensatore 8 Divisore di immagine

Figura 7.14- Schema Leica WildNa2000 dellivello elettronico

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^b.-_

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Capitolo 7 DEIDISLIVELLI LA MISURA

I'occhio dell'osservatore) Una matricedi diodi (che,comegi osservato, sostituiscono (vediFig.7.15)dopo che stata ricevel'immagine del codicea barredellastadia, la componente luminosa da un prismasemiriflettente che provvede a separare deviata infrarossa caratteristico. dallacomponente a derivare un segnale e riesce video;tale ll rilevatore infattitrasforma I'immagine del codicea barrein un segnale digitaleper segnaleviene poi amplificato con un convertitore analitico e digitalizzato produrreun segnaledi misuraconsistente in 256 pixelscon dinamica da I bit, corrispondente a 256valori di grigio.

Figura 7.15- stadia codificata di correlazione interpreta la formadi questo Unaprocedura all'interno del livello segnale riuscendo a stimare la distanza la lettura tra il livello e la stadia e contemporaneamente allastadia. Viene calcolatauna distanzaapprossimata la letturadi un encoderche attraverso misura lo spostamento dellelentidi messa dell'immagine. a fuoco Questadistanzad serve a stabilire approssimativamente una scala dell'immagine ricevuta: digitale ,1=L in cui k una costante mentres la posizione strumentale,
,s

dellalentedi messa a fuoco.


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7 Capitolo LA MISURA DEIDISLIVELLI

le lentiad un vettoredi diodiricevitori L'immagine del codicea barregiungeattraverso (la che deviauna partedi luminosit da un prismasemiriflettente dopoesserepassata sensibile a questa infrarossa) su un sensoredigitaleparticolarmente componente passare umano. la partevisibile all'occhio componente e lasciando disponibile al e digitalizzato ottenendo allafine un segnale ll segnale vieneamplificato processore la lettura allastadia. che dovrcalcolare fra di lorodi 25 pm per una di 256 fotodiodi spaziati ll sensore da un vettore costituito lunghezza di 6,5 mm. totale con un il segnale immagine del trattodi stadia nel comparare La correlazione consiste ridotto allastessascala. nel livello residente e preventivamente codice di riferimento permette il calcolo dell'altezza e dellascala. La tecnica della all'immagine corrispondente di quantoil segnale, Di fatto il processore calcola (cuicorrisponde la lettura0,0000 porzione vada traslato a partiredall'origine di stadia, per poterlo di riferimento esistente. con il campione far coincidere m sullastadia) proporzionale La livello+stadia. alla distanza La scalada dare al codicememorizzato duevalori d ed h datada: f unzione di correlazione chelegaquesti r\d,h)= _LQ(y)-P(d.y+/zd ) ove: N ?-" di riferimento P il segnale il misurato segnale Q da massimizzare. di correlazione r la funzione (256). il segnale binario N la lunghezza con la qualesi discretizzato
1N

ht\

..<:r::lill
-,':-::r:^:,

''.. '.,1,,1, i. ..i',,, .. -- .,. :, , ,


. , .,;., :

..1,; . .,:;,:,i,.,,'.,,

di correlazione 7.16- Massimizzazione dellafunzione Figura le bidim ensionale; di cor r elazione L a F i g . 7 . 1 6 mo strai l ti p i cop i ccodellafunzione h allastadia. la distanza d e la lettura rispettivamente del piccoforniscono coordinate di di valori discreto di usare un numero massimo di rconsiderando Percercare il valore questiprodotti (d,h),occorrein teoriaeseguire circa50.000volte con tempi di attesa inaccettabili. grossa e fine. fattaa due livelli, Si ovviaa cicon unacorrelazione riduce interno cui si giaccennato, derivata dall'encoder approssimata Gi la distanza limitando la dinamica drasticamente si riducono le operazioni di ricerca, dell'80%I'area del segnaleda 8 bit ad 1 bit in quantoil prodottoP O consistein una velocissima per Pi+Qi. nelporread 1 il risultato del prodotto exnol checonsiste binaria operazione
tla funzione ( xnor ) = f' Si ha infatti in terminibinari: I'operazione rapida: ad esempio xnor estremamente = ASCII 138 = 10001010 carattere ASCII 151 l1= carattere = 100101 = carattere ASCII226 f= I 1100010 puessere ai numeridi esteso quando * = y. h stesso ragionamento di (x xnor y) si avrsempre Il valoremassimo superiore ad I byte=8bit. lunghezza 242

L--_

--

G.COMOGLIO TOPOGRAFIA E CARTOGRAFIA , r ( 4 , ) = ( i ,j ) = Q (j ) e x n o r P (ji) Di seguito fornito un esempiodi operazione xnor. P=001 110 0 0 1 1....00 1 00 1 0 0 1 0 . . .1 .100 Q = 11 0 0 1 r = 0 0 0 00 11110 . . . . . . 0 0 11 .

Caoitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

ll segnale di riferimento P nella espressione di sopra ovviamente in scalato e traslato funzione h. di d e di Ricavati i valoristimati fineutilizza di d ed h, la correlazione tuttigli 8 bit del segnale ma soloall'interno di unalimitata areadi ricerca. Siccomel'ampiezza massima e minimadel segnalericevuto e quelladel segnaledi riferimento sono diverse a seconda luminosit, la della funzione di correlazione viene normalizzata all'interno dell'intervallo [0-1]. Ci permetteanche di capire se si raggiunta statisticamente una buonacorrelazione. Viene utilizzal.a come funzionedi ot p= correlazione I'espressione del coefficiente di correlazione linear e: da cui s i .
orol

ottiene:
rrn( d,h ) = -1 --LO,P, -O P N

La procedura di valutazione tieneconto,oltreche delladistanza e del conseguente fattoredi scala, anche del fatto che i pixel individuali rilevatore del mostranouna sensibilit trapezoidale primadi essere alla luminosit: il segnale di riferimento allora, correlato con il segnale fornito dal sensore lineare, modificato da una convoluzione della funzione di codice conla funzione di sensibilit del rilevatore. ll calcolo la possibilit considera di possibili oscuramenti di partedellastadia a causa di possono problemi percircan 20%dell'immagine. ostacoli che essere tollerati senza Se si desidera le operazioni compiere di rilievoin condizioni di luminosit artificiale occorre che lo spettro dellalucecomprenda anche le componenti infrarosse. ll software interno permette di riconoscereanche dove sono localizzalezone dell'immagine coperte o contrastate da fortiombre. E beneperche per I'affidabilit queste dellamisura zonenon sianosuperiori al 20'/" dell'immagine. Perdiscriminare in modoinequivocabile la zonaoscurata sononecessari perci solo70 mm di codice, al di sottodi 5 m di distanza non possibile che la stadia sia coperta da alcunostacolo. ll livello NA3000 per la densit differisce dal livello NA2000 nell'area di ricerca fineche maggiore di circatl40%. ll codice inciso sulle stadie abbinate ai livellidigitali consiste in una sequenza di intervalli bianco/nero (senzasotto ed un unico numerobinariopseudostocastico ripetizion pm :lastadiapialtachesi dii)2 0 0 0 e l e me n ti ,ciascuno possaus ar e di2,025 dunque d i 4 ,0 5m. La precisione del risultato dipendedal segnalericevuto, o meglio dal rapporto segnale/rumore e dalladiscrelizzazione, anchese la qualit dell'ottica, la precisione del compensatore, hanno owiamente la loroimportanza. Per livellazioni di bassa precisione si possonousare le stadie in fibra di vetro componibili in tre pezzidellalunghezza totaledi 4,05 m e di 50 mm di larghezza sinoa 100m di distanza dallastazione.

-o'lr , -F' )zr; ltrn:

l,

z+J

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Capitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

codiceche corrisponde ad Nei livelli DLl01 e 1O2Topcon, la stadiaha un triplice informazioni. La prima parte a tratti,distanti sempre3 cm: i segnali altrettante di spessore di talistrisce. corrispondono a variazioni poi parte laterale a segnali Vi sono altre due informazioni, corrispondenti sulla per permettere di non avereambiguit di di +n all'inizio dellastadia, sinusoidali, sfasati fase per la lunghezza dalla fase dei tre segnalisi della stadia.Dalla frequenza dallafrequenza del la distanza e la scala:la primainformazione si ottiene ottengono primo con I'aumentare delladistanza. codice, che aumenta paria 30 cm inquadrata DiNi 10/20di Zeiss,la porzione sempre Nei livelli di stadia indipendentemente ra stadiae livello.La stadiaha trattiin codicedi 2 dalladistanza prevede la I'unit L'operazione di misura di misura da interpolare. cm, checostituiscono del fattoredi scala stima della distanzalra stadia e livellomediantela valutazione proiettata fissadi stadia dall'ottica sulsensore CCD. dellaporzione dell'immagine la quota viene determinata calcolodi interpolazione un semplice Quindi mediante possono 1.5 m 100m di stadie da a strumenti collimare dell'asse di collimazione. Questi distanza. il tempodi esecuzione di una battuta di In generale I'impiego digitali abbassa dei livelli possibile registrando i il del dislivello, inoltre direttamente calcolo livellazione; eseguire informatico. ad allromezzo datiautomaticamente e trasferendoli la memorizzazione delle che permette dotatidi un registratore Gli strumenti sono infatti letture eseguite allestadie. dei tre vengono riassunte le principali caratteristiche tecniche Nellatabella seguente, precisi presenti pi livelli oggi sul mercato: digitali Caratteristica in invar(mm/km) Precisione constadia (mm) misura Precisione delladistanza Precisione del compensatore Campodel compensatore (s) Tempo di misura in invar(m) Campo di misura constadia Peso(kq) Leica N43003 0.4 10 0.3" + 15'
4

Zeiss DiNil0 0.3 10 0.2"

Topcon DL1 01
Q.4

+ 1s',
4

10 0.3" + 15' ,
4

1 . 8+ 6 0 1 . 5 + 1 0 0 2.5 3

2+60 2.8

244

^L--

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

7.4. QUOTAE DISLIVELLO Primadi affrontare per la misura la descrizione dei metodi utilizzati dei dislivelli, necessario approfondire il concetlo di quotadi un punto(vedipar.'1.3). givistoche per le quote, Abbiamo necessario riferirsi al camporealedellagravit, e quindial geoide,inveceche a superfici quali teoriche note solo matematicamente, (vediFig.7.17). l'ellissoide

superficie terrestre

geoide ellissoide

- Quota Fig.7.17 ortometrica, allezza ellissoidica e ondulazione del geoide possiamo In termininon rigorosi il geoidecome quellaparticolare definire superficie equipotenziale che passaper il livello mediomarino; evidente che il puntodi quota zeropuessere determinato in corrispondenza del mare. L'operazione si eseguecon I'aiutodi opportuni strumenti detti mareografi in gradodi graficamente calcolaree anche rappresentare I'andamento altimetricodel mare depurato dal motoondoso e mediato dai suoimotiperiodici. Conriferimento allaFi1.7.17, definiamo: F quotaortometrica quota (H = PPo) o semplicemente di un puntoP (indicata normalmente geoide conQp)la suadistanza dal misurata lungo la linea di forza che anche ortogonale al geoide; F altezza puntoP (h = PP')la suadistanza ellissoidica dellostesso dall'ellissoide, misurata lungo la normale all'ellissoide stesso; F ondulazione del geoidela differenza tra le duequote(N = PoP"). Definiamo dislivello tra duepunti A e B la differenza di quota ortometrica tra due punti:
superficieterrestre

- Dislivello Fi1.7.18 Lt, = Qu-Qo Comesi vede il dislivello positivo o negativo a seconda che la quotadel secondo puntosia maggiore o minore di quella del primo. unascelta Questa deltuttoarbitraria per convenzione. che si adotta l2l

1A<

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Capitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

7.5. METODI DI MISURA DEIDISLIVELLI I'insieme Con il termine di livellazione si intende delleoperazioni di misura eseguite perdeterminare il dislivello fra duepunti. per la livellazione Le metodologie impiegate si differenziano dal puntodi vistadelle procedure seguite e deglistrumenti utilizzati, e in base alla naturadellegrandezze osservate e rilevate. I metodi intendendo di misura con cui si eseguono le livellazioni sonodirettio indiretti, con questo termine quei metodi di livellazione che richiedonola preventiva determinazione o conoscenza delladistanza tra i punti,dei qualisi vuolecalcolare il dislivello. (livellazioni Tra le livellazioni indipendenti ricordiamo: dalladistanza dirette), geometrica: ) la livellazione livello, si utilizza unostrumento chiamato corredato da - parallela piano micrometro duestadie, un eventuale a lamina e variaccessori; F la livellazione idrostatica: il si utilizza un sistema di vasicomunicanti e si sfrutta principio fisicoche in questivasi il pelo liberosi dispone lungo una superficie equipotenziale; D la livellazione fra due punti, barometrica: basatasul principio che il dislivello relativamente vicini, funzione delladifferenza di pressione atmosferica esistente tra di essi,misurata conun barometro. Tra le livellazioni la conoscenza che presuppongono o la misuradella distanza (livellazioni indirette), ricordiamo: F la livellazione celerimetrica o distanziometrica, che utilizzail teodoliteed un distanziometro ad onde; la livellazione il teodolite trigonometrica, che utilizza e un distanziometro di grandeportata,ma pi spessosfruttala misuraindiretta delladistanza o la sua la stima conoscenza a priori e prevede dellarifrazione. 7.6. INFLUENZA DELLACURVATURA TERRESTRE E DELLARIFRAZIONE ATMOSFERICA Nellelivellazioni che operano tra puntila cui distanza superiore a 100m non pi possibile piana. ipolizzare una superficie di riferimento i dislivelli In questi di livellazione determinano a menodi errori sistematici casii metodi L'errore locale dellasuperficie di riferimento. dovuto allacurvatura dovuti allacurvatura (vediFig.7.19a) terrestre datoda:
-r(t \ R -1! " -R=R.l cos( \ cas ro )

in serieil coseno sviluppando e arrestandosi al primo termine si ha:


-1 ' -1 ' _ 'l-r*

o)'a ' -'l-*

Rr@'22

2 da cui
xd2dz ..._=---------=, ^=-

2R-

2R

t3l

246

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Capitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

- Errore - Errore Fig.7.19a di curvatura Fig.7.19b terrestre di rifrazione Per distanze d superiori a 500 m bisogna considerare ancheun effetto di rifrazione (vediFig.8.19b) atmosferica nonattraversa il dovuto al fattochela radiazione luminosa quale vuotoma si propaga in un fluidorifrangente, I'atmosfera, che ha un coefficiente di piprossimi pialtiin quota. rifrazione variabile e decrescente dai livelli al suoloai livelli Volendo l'atmosfera in unaseriedi sfereconcentriche suddividere con coefficiente di rifrazione costante e decrescente con la quota,si vede dalla figurache il raggio luminoso che parte secondouna direzione tangenteal geoide in un punto (cio versola terra. orizzontale) vienedeviato Si ricavato sperimentalmente che I'angolo di deviazione e proporzionale, attraverso pari unacostante k, all'angolo al centro che sottende un arco d, cio: alladistanza
G-r, c-^-

.(

-I-

22R

!=ed=k*

( 0 , 1< k < 0 , 2 )

per cui l'errore erroreha segnocontrario a quellodellacurvatura di Questo terrestre, curvatura complessivo e di rifrazione sar: terrestre perd = 100m avremo d2 X-y= 0,7 mm - t r - y = ( 1 - k ')2 R l4l per d = 200 m avremox-y= 2,7 mm

7.7. LA LIVELLAZIONE GEOMETRICA geometrica una procedura La livellazione che operaper visualiorizzontali, qualsiasi planimetrico indipendente da operazionedi rilevamento e utilizza uno livellocon le relative strumento chiamato stadie. geometrica ll principio scaturisce su cui si basala livellazione intuitivo: dall'ipotesi di parallelismo fra le diverse superfici di livello e la superficie di riferimento. portaa ritenere pressoch Nell'ambito dellaportata strumentale, tale ipotesi orizzontali pu esserefacilmente e fra loro parallele tali superfici. ll dislivello determinato come fatteallestadie differenza fra le letture sui puntidi dislivello incognito. tenuteverticali geometrica ll metodo dellalivellazione in: si divide geometrica F livellazione semplice, che permette il dislivello di determinare con quandola distanza un unicostazionamento del livello, ed impiegata lra i punti risulta minore o uguale a 100m, in mododa considerare il piano topografico come riferimento; superficie di

141

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7 Caoitolo DEIDISLIVELLI LA MISURA

il dislivello di determinare F livellazionegeometricacomposta,che permette ed impiegata tra loro collegate, semplici una serie di livellazioni mediante a 100m. superiore quando la distanza tra i puntirisulta assuntadal livellorispettoalle stadiesi possonoancora A secondadella posizione in: geometriche semplici le livellazioni distinguere prossimit di un estremo geometrica in F livellazione geometrica reciproca D livellazione geometrica dal mezzo F livellazione dunqueda quantosopra non costituisce che digitale, ll livello,sia di tipo classico di stadiesi pu disponendo misura; solo proprio di strumento un vero e osservato, di misura. il vero strumento quindi le stadie sono e deldislivello la misura ottenere delle stadie in legno, aste tecnicheo da cantiere,si utilizzano Per livellazioni di dueo tre metri. generalmente dellalunghezza centimetrate o di in legno da unacustodia precisione sonoformate le stadie di Nelcasodi livellazioni costruito mezzo centimetrato o centimetrato un nastrodi acciaio contenente alluminio, a t 0-6). inferiore termica di dilatazione concoefficiente e Nichel di Ferro in invar(lega ad ognidecimetro. sononumerate i casi,le graduazioni In entrambi posizione lungola per la lorocorretta livella sferica di una anche dispongono Le stadie verticale.

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- stadie e tradizionale in invar codificata Fig.7.20


248

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

Le stadiedi precisione sono dotatedi due graduazioni posteai bordidel nastroin invar (vedi Fig- 7'20) sfalsate fra loro e con l scalegraduate numerate con diverse origini. Eseguendo la doppialettura alle due graduazioni, si evitano cos errorigrossolani di lettura e si mediano quelli accidentali. Questestadievengonoutilizzate abbinate a strumenti dotatidi un reticoloa cuneo, come quelloillustrato in Fig. 7.21, e un micrometro a laminapiano parallela, che permette di spostare I'immagine del reticolo snoalla collimazion" come si vedenella stessa figura. "r"grit"
,/
WINA MICROMIITRICA

-f<=Posizionedel reticolo

a collimazione avvenuta
S] AI)IA CI:NI METRATA

- Collimazione Fig.7.21 di unastadia invar

ti

FI [1

=l

ll tamburo generalmente divisoin 100 parti,per cui le letturecorrispondenti alle massime devazioni sonodi+ 0.05mm. L'operatorelegge direttamenteuna di queste parti e si stima una frazione corrispondente ad un centesimo di mm. ll pi delle volte il tamburodel micrometro una piccolacoronadi crstallo graduato che,illuminata esternamente, osservata conun cannocchiale; I'oculare oloiatoper comodit a fianco dell'oculare delcannocchiale principale del livello. Le livellazioni di precisione avvengono utilizzando questi accessori, nonch le modalit in parteaccennate.

- Tripode Fi1.7.22 d'appoggio dellastadia

249

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7 Capitolo L AM I S U R A D E ID I S L I V E L L I

Lungola lineadi livellazione la stadia vieneappoggiata su capisaldi opportunamente predisposti in acciaio inossidabile, Nelcasoci non sul percorso, a calotta semisferica fosse possibile o conveniente, si utilizzano dei pesantisupporti di ghisa,dotatidi tre punteche si conficcano al suolo,su questi postoun grossochiodod'acciaio a testa (tripodi), per una maniglia, semisferica. si trasportano lungo sollevati Questisupporti (vediFig.7,22). tuttala lineadi livellazione Neilivelli elettronici, tuttequeste operazioni di lettura, comegidetto, sono automatizzate. - stadiala superficie possa Facciamo I'ipotesi che nelladistanza stazione di riferimento piano essereschematizzata da un orizzontale e che sianoesentialtrierrorisistematici in seguito. chevedremo

- Schema geometrica Fig.7.23 dellalivellazione dal mezzo ll dislivello A e B (vediFig.7.23) sar: tra i punti
Qo+lo=Qullo Lou=Qo-Qo=lo-lo

t5l

per livellazioni La distanza fra le stadie che si vuoleottenere; dipende dallaprecisione tecnichenon supera i 200 m, mentreper livellazionidi precisione o di alta precisione non superamai i40 m. punto "puntoindietro" A vienechiamato B "puntoavanti". ll ed il punto pi di visibili Perdeterminare il dislivello tra due puniC e D nondirettamente o distanti 100 m, occorreeseguireuna serie di battutelungo un percorsodetto linea di livellazione. parziali ll dislivello fra i puntiC e D sardatodallasommadei dislivelli esistente allora di livellazione. dellesingole battute gli erroridovuti Nelloschema di misura dellalivellazione dalmezzo(vedifig.7.24), quello rifrazione curvatura terrestre residuo rettifica, nel caso alla atmosferica, alla e di in cui il livello sia postoequidistante dallestadie, saranno dellostessosegnoe della (vedi nelcalcolo Ane si annulleranno stessa entit e quindi, deldislivello [5]).

250

L-

_-

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Caoitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

- Schema Fig.7.24 di misura di un dislivello conlettura dal mezzo

7.7.1.PRECISIONE DELLALIVELLAZIONE GEOMETRICA principali Le caratteristiche dellivello e dellestadie sono: F I'ingrandimento delcannocchiale; )> il diametro dell'obiettivo delcannocchiale; F la sensibilit dellalivellatorica; per la precisione Tuttiquesti tre elementi sonodeterminanti dellalivellazione. I tre parametri varianoin intervalli ampi, in quantole esigenze di precisione delle livellazioni sonodiverse. fngrandimento e diametro dell'obiettvo devonoesseresceltiarmonicamente, in quanto graduazione la possibilit apprezzare o misurare le di frazioni di dipendono sia dalla grandezza apparente dell'immagine dellastadia(funzione dell'ingrandimento), sia dal (che funzione potererisolutivo per esempio Nei livelli del diametro). di precisione si ingrandimenti hanno da 40xa 60xe diametri di 50 mm. geometrica Nellalivellazione le unichegrandezze misurate sono le lunghezze fra il puntod'appoggio della stadiasul caposaldo e il puntoin cui I'assedi collimazione quindila precisione incontra la stadia, del dislivello misurato dipende essenzialmente dallaprecisione concuitalilunghezze vengono determinate. lo s.q.m. Se ol lo s.q.m. dellalettura sullastadia, obatruta deldislivello sar:
=+J2 o, ob"ttrru

datocheil dislivello risulta dalladifferenza di duelunghezze. geometrica ll dislivello fra due caposaldi collegati con n battute di livellazione ottenuto quindi comesomma di n dislivelli e sarparia: ol,n"u=o| +ol +oi + ol = no
= Ji ou drin"u

lo sviluppo Se con L indichiamo lineare dellalineadi livellazione avremo che il numero = ^7* or. ndi battute sardato da:n=:e quindidrin"u l00m \l100 quindi Si pudedurre fra duecaposaldi chelo s.q.m. deldislivello alla proporzionale geometrica radicequadrata dellosviluppoL dellalinea livellazione di cheli collega. Lo s.q.m. risultante di lettura sullastadia si puconsiderare da duefattori chesono: D precisione di lettura; F precisione di centramento dellalivella torica o di funzionamento del compensatore pergli autolivelli.
251

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Capitolo7 L A M I S U R AD E I D I S L I V E L L I

La primacausadi erroreha valoridiversi a secondo che la lettura sia eseguita a stimao micrometro con un e comunquedipendeanche dalla distanzalra livelloe stadia, dall'ingrandimento del cannocchiale e dal potere separatore dell'obbiettivo. la lettura Quando si effettua a stimae la distanza tra livello e stadia inferiore ai 50 m si pu ritener or - + 1 mm.Se si usaun micrometro, nellestesse condizioni operative, o1 sarparia * 0,1 mm Per valutare I'errore di lettura alla stadiadovutoal centramento dellalivella toricao del partire precisione negli autolivelli, compensatore si deve dalla di centramento della livella stessa. Si usadi solito una livella torica a coincidenza, il cui s.q.mdi centramento datoda: o"= *0.06Jv dovev la sensibilit espressa in secondi sessagesimali. Nei livelli per cui o" =O.2"che corrisponde la sensibilit di alta precisione vale5"+10", paria: ad unos.q.m. di lettura sullastadia
6t =t0,2"'arc1"'D

DoveD la distanza tra livello e stadia. Assumendo D = 50 m avremo: . or= 10,000000969 50 m = + 0,048 mm Lo s.q.m.or di lettura sullastadiadovutoall'errore di centramento dellalivella si pu quinditrascurabile per i livelli ritenere di bassae mediaprecisione; ci non vale per i precisione per i qualiil centramento livelli di altae altissima dotatidi micrometro della particolare. livella toricava curatoin maniera La livellatorica deve esser ben protettada bruschisbalzi di temperatura, che ne potrebbero far variare lo statodi rettifica. L'erroredi verticalitdellastadiasi traduce in un erroredi lettura sistematico sulla pu stadia si facilmente valutare e osservandolaFig.T.25

Fi1.7.25- Errore di verticalit dellastadia Indicando con / la letturaeseguita sulla stadiainclinata di corispetto alla posizione verticale e con /'la lettura che si sarebbe fattasullastadia verticale. avremo:
// ) \ 2

i rro re l , = I c o s ( =fl f -9 I e q u i n dI'e di lettur a: l,- 1= 1! 2) | 2 (errore Considerando /=2 m e {D;1son di verticalit medioottenuto rendendo verticale la pari stadiasenzaalcunostrumento ausiliario) tale errorerisulta a 0.25 mm, che nel casodi livellazione non accettabile. di altaprecisione Normalmente tale errore contenuto attornoa 0.1 + 0.2son, utilizzando una livella la sferica solidale con stadia.

252

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

geometrica La classificazione vienefattain relazione dei livelli e dellalivellazione alla precisione quadratico dellostrumento: basata sull'errore mediodi una livellazione in (s.q.m. andata e ritorno su un tratto di un chilometro chilometrico od. S i h a n no : precisione livelli di bassa o da cantiere: o1> 5 mm l i v e l ld i a i n g e g n e ri a 2 mm <o1< 5 mm livelli di precisione 1 mm <o1< 2 mm livelli di altaprecisione o1< 1 mm questeprecisioni Per raggiungere in realtassieme allo strumento devonoutilizzarsi accessori e metodi specifici di rilievo. per esempio, per Un livellodi precisione o di altaprecisione, che si contraddistingue l'alta sensibilit dellalivella toricaa coincidenza numero e dall'alto di ingrandimenti del cannocchiale, si abbinasempread una adeguata laminapiano- parallela e ad una graduata stadia su un nastro di invar. Le livellazionidi precisione richiedono non solo strumenti adeguatima anche procedure glierrori attead eliminare chepossono influenzare la misura deldislivello. ll livello ha un cannocchiale di precisione o di altaprecisione luminosit di grande e di moltiingrandimenti ed costruito di solito convitedi elevazione. La "messaa fuoco",cio l'adattamento alla distanza dellastadia, un'operazione che pu pregiudicare deveawenirecon estrema cura,perch la precisione del metodo, se rimangono delleparallassi superiori allaprecisione dellamisura. per livellazioni Le stadieda utilizzare di precisione sono quellea nastro di invar e poste punti qualipilastrini vanno su altimetricamente univoci e sicuri con chiodi a testa semisferica o tripodicon chiodi in acciaioa testa semisferica ove sia sufficiente prowisoriamente. stazionare 7.8. LA LIVELLAZIONE GEOMETRICA RECIPROCA posizionare non possibile il livello in un puntoequidistante Quando dallestadiee quindieseguire questotipo di una semplice livellazione dal mezzo,si pu eseguire (vediFig.7.26). livellazione Percalcolare Ane il dislivello si faranno duestazioni successive. posta prossimit punto La primastazione in sar del A e da questa,si faranno le letture (d e D) tra il puntodi alledue stadie(/'4 e I's)e si misureranno anchele due distanze stazione e le due stadie(l"ae l"s). poi il livello Si posiziona in prossimit del puntoB in modosimmetrico al precedente e si rifanno le letture alleduestadie. ll dislivello corretto sardatodallamediaaritmetica dei due dislivelli nelle cal d ue stazioni.
tA
It t E

r1 t\ r +
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kf
l-

___q___ )+--------------=

253

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

Fig.7.26- Schema reciproca di unalivellazione Dalla stazione Sr si ha:


L o o = ( / o- E , ) - ( l ' u - 6 r )

e da Szsi ottiene: Lou=(t'o-6r)-(i;-6r) sommando membro a membro si ricava:


^ _(lo-ln)+1lo-t,,) AtB 2

t6l

il valoredel La mediadei due dislivelli misurati nei due punti di stazione fornisce privociodeglieffetti residuo dislivello corretto, dell'errore di rettifica. La livellazione da reciproca dal mezzo, tuttavia caratterizzata equivale allalivellazione le stadiesono inferiore, in quantole distanze alle qualisi collimano una precisione generalmente pigrandi. il valore e, La livellazione dell'angolo di srettifica reciproca inoltre di calcolare consente qualorasiano note, ancheapprossimativamente, le distanze d e D di un puntodi stazione dai puntiin cui sonopostele stadie:
^ _l'o-l'o1l" B) A-1"

2 (D - d )

171

7.9. LA LIVELLAZIONE TRIGONOMETRICA planimetricodell'lstitutoGeograficoMilitare, Le operazionidi inquadramento cominciatepi di un secolo or sono, furono condottecon teodolitidi precisione adeguata all'importanza del vertice di rete. misureazimutali, i verticitrigonometrici Apparvesubitoche, mentresi conducevano potevanoessere inquadrati mediantela misuradegli angoli anche altimetricamente zenitali. quellodi potereusufruire Per far ci occorreva risolvere due problemi: di un almeno qualche riferimento su verticiche spessosonocampanili, altimetrico ben materializzalo in debito il dislivello tenendo contosia la tralicci o ciminiere e quello di potercalcolare nelle distanze come necessario curvaturaterrestreche la rifrazioneatmosferica, nellaretetrigonometrica. abitualmente coinvolte soprattutto l'incertezzasu quest'ultimavariabile che, come dimostreremo, questometodo precisi, di non estendere a consiglierebbe, se non si hannoriferimenti rii 1 0+ 1 5km. d i s t a n z ma e g g i od
254

_-...-r

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

ln questo ambito possiamofare altre importanti ipotesi:le operazioni di misuradi dislivelli fannoriferimento al geoide per che, soli scopiplanimetrici, approssimabile all'ellissoide primaed allasfera poi nell'intorno locale delcampo geodetico.' lpotizziamo che nell'intorno di 15 km le superfici equipotenzili sianosferiche ed il geoide sia una sferadi raggiop=^[p.u conp e Npari ai valorimedidei due raggi principali di curvatura dell'ellissoide di riferimento. lpotizziamo che le quotedei puntiA e B (vedi fig.7.27)siano le distanze di A e B dalla sferalocale; le deviazioni dellaverticale saranno, in questa ipotesi, trascurabili. Poniamo infine che i puntiA e B, tra i qualisi devecalcolaie il dislivello, appartengano alla rete trigonometrica (da cui il nomedel metodo) e quindila distanza b sia nta o ricavabile. Peril momento trascuriamo I'effetto dellarifrazione atmosferca.

geoide= sferalocale

Fig.7.27- Livellazione trigonometrica reciproca se possibile misurare sia<p4 che<ps, applicando il teorema di Nepero avremo: 7, Bo_ Ao ta;(a_ f)
p Bv O+ 'A r 'O v I t t a n^ ( a + F )
L

BO-AO=AAB BO + AO = R + ee + R + eR = 2R + ee + eR = ,[ o*Qu+Qo)= \2)

zn(+9-)
\ R/

poston^ =t avendo

pariallaquota media deiduepunti AeB

- - r * r,1 = tun|(e ,u")1" - f) = an o eo) :QT eo sl ^^. 1 ,n . un , t! f u,*V B_ )= nu , n,( ,! 1 -2 - - r O, 2\e t )= ,=;e sviluppando in serie la tangente si ha:

,rI=:.*-

ma E=2 percui *=#=10-e


255

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

qo u i n diil te rmi n e trascurand cu b i co s i puappr ossim ar etglr =*e 2' D il dislivello Anasarparia:

quindi:

4 nn!fu+B)=

* ( o I r L o o =D l l +=! l n n ;l rp n -g e ) t8l ( R) 2"" In questa formulaappare evidenteche non occorreconoscereQ, con eccessiva precisione. Infatti se Q, fossenotoapprossimativamente il termine con+10 m di indeterminazione, re ci so co n t9 .to- ' . Q / n s a r e b be g i 'p 6 Anchese Q, fossemenoprecisa il dislivello si potrebbe, dallaformula Ane [8],ricavare iterazioni ll cos inteso centro con due di calcolo. dislivello calcolato da a centro dello strumento. Se si cerca il dislivello tra i due punti a terra, occorresommarel'allezzadi uno pu essere strumento e toglierequella dell'altro o della mira che eventualmente punto: collocata sull'altro ( o \ r A , o= D l l + J l ' t a n 7 \ g r - e o ) + h o - h o teI R ) \ 2"" i puntisonotalmente In realt distanti nemmeno il spesso da nonriuscire ad intravedere pi grandie visibili treppiede, e la collimazione fattasu particolari come gugliedi parapetti montagne, di finestroni o gronde. e sull'altro nonvi segnale o strumento Se la livellazione fattada un estremo owio = c h eh s Q . qB,osservando la [8] nell'ipotesi misurare la fi1.7.27 Riprendendo di nonpotere si ottiene:
Qo=&t6=n-Qo+6

Lou=z(n+g^\run|@r-

nella[8] abbiamo: e sostituendo

-(. o l f ^- ) ' ' 'l 4,, = Dl1+ l . t a n:l - l < p || R) \ \2 \'." 2))

(n

sl A,^.= o(.*9-)-, r I R )'slq^-z)


L o , =D l 1 + l l ' c " | t se l . -( R,/ \' 2R)

(. ol

rl

[10]

superiori Abbiamogia ricordato che per distanze a 500 m non possibile trascurare nellamisura zenitali. l'effetto dellarifrazione delledirezioni atmosferica La densit diminuisce dell'aria diminuisce all'aumentare dellaquotae di conseguenza propagandosi in un mezzoaventeun indicedi l'indice i raggiluminosi di rifrazione;

2s6

L--

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Capitolo 7 LAMISURA D E ID I S L I V E L L I

rifrazione variabile subiscono dellerifrazioni e le traiettorie si incurvano verso il basso (vediFig.7.28).

Fig.7.28- |nfluenzadellarirazio ne atmosf erica Gli angolizenitali misurati Z (apparenti) sarannopi piccolidi quellireali <pdi una quantit e che si pu dimostrare essereproporzionale alla distanza D a sua volta proporzionale all'angolo E:

u=*l
doveK vienechiamato coefficiente di rifrazione e dipende dallecondizioni atmosferiche. Neidue punti A e B avremo quindi:

e^, = K^ ^2 !

= ,! t^ " K, "2

Se la misura degliangoli zenitali <pn e ea awienesimultaneamente si pu ritenere chei duecoefficienti di rifrazione Kne Kasianouguali. 2 Vediamo ora l'influenza dellarifrazione nellalivellazione trigonometrica reciproca. Sostituiamo nella[8] agliangoli zenitali veri,gli angoli zenitali apparenti e i relativi errori di rifrazione. Con le soliteipotesi sullaconoscenza di R, D, Ze,Za e le ulteriori ipotesi sullarifrazione la [8]diventa: ( o \ 1 A ^ , = D l 1 + " l . t a n - 1 2 , , -A Z'^ ,l [11] R) z'," \
ta =ts

6= [aJa

Figura 7.29- Livellazione trigonometrica reciproca in presenza di rifrazione

251

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7 Capitolo LA MISURA DEIDISLIVELLI

reciproca con la livellazione trigonometrica non Quindi il calcolodel dislivello pu influenzato dall'effetto rifrazione le della atmosferica e esserecalcolato utilizzando zenitali direzioni apparenti misurate direttamente con il teodolite. per il calcolo Vediamo la formula ora comesi modifica del dislivello con la livellazione trigonometrica da un estremo. <p4, nella[10],al posto I'angolo Za e il relativo Sostituiamo dell'angolo errore di rifrazione ensi ottiene: (_(. ol Dl A , , = D l 1 + ' ^ l . c"t \pZ l , + e, | 2R) Ri \ D e ooiche. = K9 = K si avrinfine: 22R (. ( (_ _(. o_l . ,-D ^1-'l . - - - .D - l l = D l 1 +o =D + Z AA oD o l 1 + = - t - l ."c t Z n ^ l + K | l . c t g l o- D[12] \ " " \ . " 2R) R/ 2R 2R) Ri
\ \

Possiamo introdurre ancora alcune semplificazioni. ) limitata ll termine: o(:{ esprime un angolo di ampiezza a pochi secondi 2R centesimali. ipotesi la seguente In questa ammissibile accettare semplificazione: -, -Jr-+ t' .... g( a - rEI = ctg u
sen-A

percuilal12lsi semplifica: , -l ,,n( r , - D 1 - K = c t s z*


"\^ 2R) "^ doveil termine-+sen- L A

1 -* ,

sen'Z^ 2R

= 1perch Za prossimo retto. all'angolo

quindi: La relazione l12l diventa \ Ri\

K L ^ , =o ( t * 9 - ) l , , n r ^ * o 1 ,
2R)
R

il prodotto il termine finaledella e trascurando ancora Sviluppando % ,"formulazione

sar: [12] y Z o * ' ^ !o ' L o n = " [ t . % - c"r^

I13l I Rl 2R K, pu essereutile per La deterinazine sperimentale del coefficiente di rifrazione quelli il dislivello oltrea su cui necessariamente di altrivertici trigonometrici calcolare ABO si ricava: reciproche. Nella1i9.7.29, dal triangolo sonostatefatteosservazioni = n+ Z o+ e o+ Z o+ u= B l 6 + c t , +
K , ')2 Zo+Zr+( Ke+ l=ru*
Ko+ Ku _n+6-Zo-Zo

2 Ko + K , = = 1 - ( z, +2,-n).L K 2"D sono pressoch contemporanee, tra i puntinon eccessiva e le misure Se la distanza questo per altrivertici KA = KB = K e riutilizzare coefficiente collimati. si pu ritenere

258

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Capitolo 7 LA MISURA DEIDISLIVELLI

ll coefficiente di rifrazione K variada luogoa luogoe per uno stessoluogovariacon il tempo; in particolare variazioni si hanno dellesensibili diurne dovute al fattoche il sole scaldaI'ariain maniera variaanchela diversa a seconda delleore del giornoe quindi densit dell'atmosfera. (K = 0,19), L'esperienza mostrache il coefficiente di rifrazione massimo al mattino presentando (K = 0,14),durante decresce nelleore pomeridiane le qualisi un minimo mantiene finoal tramonto all'incirca costante, e tornaad aumentare delsole(K = 0,16). ll valorepi bassodel coefficiente K si riscontra nelleregioni di rifrazione equatoriali, e procedendo poli. si ha un progressivo verso i Alla latitudine aumento dell'ltalia pu essere paria 0,17. settentrionale mediamente assunto 7.9.1.PRECISIONE DELLALIVELLAZIONE TRIGONOMETRICA Applicando la formula di propagazione deglierrori alla[13]avremo: ( o \ r n ' A , , = o l l + u ' l . c-t e^ D' , z+ ' R/ 2R \ qualesarI'errore quadratico valutiamo medio deldislivello. Le variabili indipendenti nella formula sopraindicata sonol F la distanzaD

, = l a l l ' , e quindi lo s.q.m. 6'o^, [;J "

=9o, =(,*$)r,gz^ou =*oo oa.. 6AB " "


D \ R) D

ipotizzando {?:;i#=0'3tn
l.o, F il coefficiente di rifrazione K:

- 5oo o3=1.scm oa ^A B
10.000

6'n ^=l9l'* d,a drK,


\

e quindi tos.q.m.
D=
6^ot =

O^ =:--O. "^B K

aA

D2

2Ro*

ipotizzando ox = 10.01

1km 0.1 cm

5km 2cm

1 0k m 20 km 30 km 8 c m 32 cm 72 cm

F l'angolo zenilale Zp,:

, =l( a A l ' e o.trascurando Q'"/ R) J I o',. e quindi "AB


\Z o )

6to

sen'zo

o7.

0.5km 1 k m 1 0k m 20 km 5km 0.5cm 1 c m 5.4cm 1 2 . 9 c m 37.9cm 0.8cm 1 . 6c m 8.2cm 1 6 . 5 cm ozA = oson,oo15 Olnn = 5.5cm 1 1c m 55 cm oZA = oson,ol Olac = quindiche per distanze Si pu constatare fino a 10 km I'influenza di o6 per quanto proporzionale a D', bassa e si pu ritenere cheentro talelimite, lo s.q.m. del dislivello proporzionale pu sia alladistanza e si mediamente: assumere
ozr = oson,oooG O,roo =

D=

= +1,2D o oo"

[14]

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Capitolo 7 DEIDISLIVELLI LA MISURA

in cm e D in km. doveoa espresso inoltre Si pu constatare che I'apporto del termine oo inferiore a quellodel termine o7, influenze,66 owero che lo s.q.m.della distanza moltomenodi quanto faccialo s.q.m. zenitale. dell'angolo predominante L'influenza in ox diventa del termine dopoi 10 km, e dopotale limitesi pu ritenere che lo s.q.m. deldislivello cresca Perquesto con il quadrato delladistanza. punti motivo sconsigliabile misure effettuare di dislivello tra con distanza eccedente talevalore. 7.1 O.LA LIVELLAZIONE CELERIMETRICA metodo vieneutilizzata di livellazione nelleoperazioni Questo di rilievo di dettaglio e per la misura richiedel'uso di una stazionetotale (o di uno strumentointegrato) zenitale contemporanea dell'angolo e delladistanza. per le quote, In questo casosi considera un piano comesuperficie di riferimento avendo l'accorlezza di correggere l'angolo zenitale dalleinfluenze sistematiche dellarifrazione e dellacurvatura in precedenza. atmosferica terrestre coscomediscusso lndicando con: F s: distanza misurata inclinata col distanziometro; F p; angolo misurato zenitale in A; Y h:altezza ciola distanza strumentale tra il centrostrumentale e il puntoA; posto Y l: altezza in B; del segnale F d; distanza ridotta all'orizzonte.

Fig.7.30- Livellazione celerimetrica geometrica il dislivello Ana dallafig.7.30appare evidente chepercostruzione paria:
Loo=h+scosg-l

[15]

la distanza ridotta considerando all'orizzonte davremo: Oppure


A o u= h + d c t g g - l

[16]

260

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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

Capitolo I METODIDI RILEVAMENTO

DI RILEVAMENTO 8.1. METODI I metodidi rilevamento terrestre si basanosulla misuradirettadi direzioni angolari azimutali e zenitali, di distanze misure, e di dislivelli. Queste opportunamente elaborate, consentono la determinazione dellecoordinate dei puntidel rilievoin un opportuno di riferimento. Generalmente, il rilievo sistema terrestre in due fasi,il rilievo si separa di inquadramento e raffittimento di dettaglio. e il rilievo
1Al

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8 CaPitolo DI RILEVAMENTO METODI

precisioni per finalit, richieste, schemidi essenzialmente Tali fasi si differenziano di calcolo' di misura, tecniche tecniche di misura, rilievo, strumenti I'ossaturaportantedel rilievo costituisce e raffittimento ll rilievo d'inquadramento precisione con elevata limitato di puntida rilevare generalmente formata da un numero riferimento di sistema un definire (spessomillimetrica). finalit fondamentale La del rilievo stesso. A causa di queste su tutta I'estensione univocodisponibile (reti esuberanti con misure controllabili schemi di misura si preferiscono caratteristiche del rilievo) in funzionedell'estensione miste angoli e distanze,reti di poligonali riducono che misurazione precisione di mediante tecniche di strumenti utilizzando geometrica livellazione (regola metodo a strati, di Bessel, I'influenza di erroristrumentali dal mezzo). il rilievo dellequotesi separa precisioni nelladefinizione richieste A causadelleelevate (misurazione e la retealtimetrica e distanze) di angoli in due parti:la reteplanimetrica (100+200 e precisioni m di raggio) limitati (livellazione geometrica). Per ambitidi rilievo e ricorrerea possibilecomunqueevitare questa separazione centimetriche livellazione trigonometrica. il principio dei minimi rigorose secondo tecniche si attuamediante ll calcolo del rilievo quadrati. 8.2 LE RETIPLANIMETRICHE planimetriche dei verticidi una rete di delle coordinate Per la determinazione azimutali grandezze necessarie sonole direzioni topografiche le uniche inquadramento faremo Nel riferimento. seguito di ridotte allasuperficie opportunamente e le distanze, per piane.Questaipotesi tutte le reti di valida di riferimento riferimento a superfici topografico). a 10 km (campo limitata estensione di dei verticiviene eseguitain un'unicaoperazione La stima delle coordinate pi generale quadrati nel caso minimi il metodo dei utilizzando compensazione indirette cio il metododi stima di pi grandezze nel cap. 4. Si utilizzer analizzato ricordiamo che la soluzione di misuredirette; da un numeroesuberante dipendenti da dipenda del sistemarisolutivo che ogni equazione a suo tempoprevede analizzala diretta. unasolamisura definire occorre sempre di rilievo e compensazione, delleoperazioni Prima dell'inizio la del quale si intendericavare all'interno il sistemadi riferimento con precisione fissare in un piano, occorre cartesiano di riferimento Perdefinire un sistema soluzione. (attorno (parallele agli assi) e una rotazione tre gradi di libert:due traslazioni le coordinate possono fissando arbitrariamente forniti essere vincoli all'origine). Questi (ad esempio la direzione dellozero della X, Y di un puntodellarete e una direzione su uno dei vertici messoin stazione del teodolite graduazione del cerchioazimutale dellarete). della inserendo tra i vertici il sistema di riferimento definire possibile In alternativa che si intende di riferimento note nel sistema rete,almenodue verticidi coordinate nel casodellereti di ordine ovviamente (questa ipotesi percorribile seconda utilizzare le reti in compensare Tuttavia, anchein questicasi, consigliabile inferiore al primo). prima modo (cio nel dall'operatore arbitrariamente locali definiti di riferimento sistemi la rete compensatanel sistema di roto-traslare descritto)e, successivamente, i sistemi. notein entrambi i punti di coordinate utilizzando finale, riferimento

262

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Caoitolo 8 DIRILEVAMENTO METODI

8.2.1.CALCOLI DI COMPENSAZIONE i valoriapprossimati Definito delle il sistema determinare di riferimento, necessario le (per quanto prima vertici rete incognite n i della coordinate incognite se sono detto in dellemisure eseguite saranno 2n-3). alcune utilizzando Questa operazione fattibile ln alternativa, mododa poterimpostare anche cartesiane. di coordinate un trasporto possibile grafico le coordinate dei vertici da una o leggere effettuare un semplice calcolo cartograf ia esistente. (coordinale poi definire incognite Xe Y Bisogner le quantit le equazioni che legano noti i termini delle che saranno dei vertici)alle misuredirette(angoli e distanze ) Xt, Yr e X2,Y2. equazioni. Consideriamo duepuntiPr e Pzdi coordinate
all'asse Y rettaparallela

(PPz)

Fig.8.1- Angolo di direzione e distanza L'angolodi direzione(PrP sar espressodalla seguenterelazione(indicando n e l l ' e qu a zi oco n en1 e 2 i p u n ti P 1e P2) : X' ( P , R) - o r r t o n X " t1l Y,-Y, mentre la distanza tra i due punti datada:

d,r=ffi

l2l

del cerchio si sul puntoP1,I'origine azimutale con il teodolite Quandosi fa stazione qualunque che ceftamente non coincider con la disporrsecondouna direzione ln altritermini l'angolo di di riferimento direzione dell'asse delle Y del sistema scelto. (PrPz) non misurabile direttamente. direzione (in stazione misurata su P1) Sia lz (vediFigura 8.2.)la lettura azimutale dal teodolite (PrPz) quandosi collima Lzdifferir di direzione il puntoP2;questalettura dall'angolo per una quantitpari a 4 chiamatacorrezione azimutale di stazione, anch'essa incognita: L , = 6 +(p ,p r) t3l

La correzione azimutale di stazione(dettaanche orientamentodella stazione) per in stazione saruguale tuttele direzioni azimutali misurate con il teodolite sul punto non si modifichi la posizione P1purch, durante I'esecuzione dellemisure, dell'origine motivoquestodovesse della graduazione del cerchioazimutale. Se per un qualsiasi questofatto pu verificarsi nel caso di uso accadere(nei teodofiti ottco-meccanici puawenire reiterazione, mentre in alcuniteodoliti scorretto del metodo della elettronici anche in caso di spegnimento dello strumento), occorrerintrodurre un nuovo misurate incognito, oppurericondurre azimutali, dopolo orientamento tuttele direzioni

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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

spostamentodell'originedella graduazione,alla posizione della prima origine (operazione fattibile se tra le due seriedi misureazimutali fattecon diversaoriginne esistono due riferite punto al medesimo collimato).
P2

0gon

Lz

Figura 8.2- Angolo di direzione e distanza Considerando la [1] e la [2], per ogni direzione azimutale misurata sar possibile scrivere la seguente equazione: o rr.o n lt- !:- +E- r . =g l4l Yr-Y', dovele incognite sonole coordinate (X e Y) deipuntiPr e Pze angolo di orientamento la stazione, def mentre il termine notosarla direzione azimutale miurata Lz.
(P.,P")+-Lr=g

Perognidistanza misurata si puscrivere la seguente equazione:


,_

dove le incognite sono le coordinate (X e Y dei puntiPr o Pz mentre il termine noto dell'equazione sarla distanza misurata drz. Infine, nel casoin cui considerino gli angoli (vediFigura azimutali 8.3)tra i vertici della rete,ogniangolo a misurato genera un'equazione deltipo:

(PPz)

Figura 8.3- Angolo azimutale


( P.tP" )-( P,P,)-a=0 X' X,-CI' orrtonX'=0 orrlorrX, Yr-Y, Yr-Y.,

t6l

Le relazioni le equazioni ra le coordinate planimetriche [4], [5] e [6] definiscono dei verticidi una rete e le grandezze caratteristiche dellarete stessa,angolodi direzione, distanza e angolo azimutale, che possono esseremisurate direttament. ll problema del calcoloe dellacompensazione di una rete di n verticiconsiste quindinellamisura indirettadelle 2n coordinate effettuata sulla base delle misure direttedi angoli di direzione, distanze e angoliazimutali in numerostrettamente sufficente o n numero esuberante.
264

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Caoitolo8 METODI DI RILEVAMENTO

Come abbiamo gi dettoi problemi relativi al calcolo e allacompensazione di una rete sono cos ricondotti a quellitrattatinel cap. 4. Per la determinazione delle 2n coordinate si deve definire e risolvere un sistemadi 2r (con r > n) equazioni, e si devonoquindimisurare direttamenle 2r grandezze caralteristiche dellarete che siano indipendenti. Nel caso in cui si utilizzino comemisure dirette angolari le direzioni azimutali occorre tenere conto che per ogni stazioneeseguita,si introduce una nuova incognita di orientamento. Occorreinoltre notare cheognipuntodellarete,per poteressere determinato, deve essereinteressato almeno (o un angolo da due drezioni azimutali azimutale) e da una distanza, oppure (o due angoli da tre direzioni azimutali poich azimutali). Infine, in tutti i tipi di equazione esaminati compaiono le differenze delle coordinate incognite, necessario che esistaalmenouna misuradi distanza (quest'ultima pu condizione essereomessa nelcasoin cui nellareteesistano almeno due puntidi coordinate note nel sistema per i calcoli). di riferimento utilizzato Riprendiamo il procedimento brevemente di calcolo a suotempodimostrato (cap. 4). Poichle equazion non sono lineari, utilizzate procedere sar necessario ad una loro linearizzazione calcolando i terminidel primo ordinedello sviluppoin serie di Taylor nell'intorno dei valori approssimati delle incognite. L'ipotesi che facciamo che Xl , X : , ...-..X : si a n o d e i va l o ri delleincognite sufficientemente appr ossimati in modo taleche siano i quadrati trascurabili degliscarti e le potenze superiori: = =valore X, = Xl + x, dove incognita, X! approssimato e xr= Scarto & Consideriamo I'equazione all'angolo di direzione: ,L a2 rcmn *+- L, f ( X . , , Y ,,X 2 ,Y 2 ,6 )= Y,-Y, =g l 7l

SianoXto, Yio,Xzo, Yzo, o ivaloriapprossimati delleincognite. Lo sviluppo in seriedi Tayfor, fermato aitermini lineari, della[7]sarparia:
f ( x 1 " Y 1 ox , r o , Y r o , o , L r ;+

dove: Y f (Xi',Yr",Xr",y,",6",1.)rappresenta il terminenoto dell'equazione linearizzala e sar pari alla differenzatra il valoreche la funzione assumeintroducendo ivalori approssimati delleincognite e la quantit notatz; Y xt, yt, xz, !2, & sono le correzionida apportareai valori approssimati delle incognite; F i coefficienti tra parentesi tonde sono i valoridellederivate calcolate con i valori approssimati delleincognite. Con le coordinate approssimate di P1 e P2 (nell'esempio di Fig. 8.4) si potr determinare l'angolo di direzione approssimato(Pf)" riferito alla direzone approssimata f di f. L'angolo definito tra gli assi f e / rappresenter la correzione 6" al valore approssimato d dell'angolo di orientamento dellastazione in p1. pertuttele direzioni Questa correzione saruguale azimutali misurate in Pr.

.,.[#). 6.=0 ,,*[#), ,,*[*), ",.[#.). [#),

265

-t

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Capitolo 8 M E T O D ID I R I L E V A M E N T O

PPz)o

Figura 8.4 - Angoro e coordinate approssimate "j'rrrule Si pu facilmente verificare che i coefficienti dellecorrezioni assumono i seguenti valori:

(.ax'J. l;g'."l: t,' A;;-

,.l. I ar I _l

I I y-y, | =- d5u-='' [*,J,=-ft;p='' )"

-1

y,"_yi

ar

yj-y:

[#).=fifl=',
(*),='

ar I r -l-l- r

=--;---;-=-,

x;-x:
(di, ).

\ dY, /o

L'equazione sarquindiparia: [7] linearizzata arx,+b.,yr*crxrtd,y"+6, + + 0- L z = 0 4 p(r ) o Quandouno dei due verticidellarete (Pr o Pz) un verticedi coordinate note (vertice fisso), I'equazione perch le corrispondenti [8]si semplificher correzioni saranno nulle. Analogamente per l'"q,u".ionu ulludit risulter: - d..,, X 2,Y2, d1 =g f ( X.,,Y,, 2 ) = tl 8, - X,)' + (y,- y,)2 chesviluppata in seriediJaylor, limitatamente ai termini lineari, sarparia:

t8l

tel

r(X,o.y,o,X,o.y,o,d,).f '+ ^,*f :fl


[dX,/o

I E Y , / o"

-"*ljl ,,.ljll (axrJo .

[Ayr)0"

=0 vo

dove il primoaddendo (termine notodell'equazione lineare risultante) rappresenta la differenza tra il valoredelladistanza calcolata con i valoriapprossimuii Odtie incognite (di) e la distanza (d,r). lnoltr misurata y2,sonole correzioni Xr,fr, X2, da apportare ai valoriapprossimati delleincognite. I coefficienti dellosviluppo in seriesono espressi dalleseguenti relazioni :

rdf I l.dX' )o lz (&-x,)'*(%


I _ I - t

/^

t:-t

rdf

_X - X; =c.

IdX, Jo Ioe
-

dil,

I ar I

___=u1

y"" -yi

[aY,r,

dfu

Y"'Yi [a",.]. di,

=cl.

266

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Capitolo I DI RILEVAMENTO METODI

paria: L'equazione sarquindi [9] linearizzala =g + c$z* dz + dl, d." a.,x, + b.y.,

[10]

note (vertice Quandouno dei due verticidellarete (Pr o Pz) un verticedi coordinate perchle corrispondenti saranno correzioni fisso),I'equazione [10] si semplificher nulle. l'equazione risulta: Infine, dell'angolo azimutale - ur "r t11] J ' ( X , Y ,X 2 ,Y 2 ,X 3 ,Y 3 ,a )=u r.1un4LJ( ' -un*,:- ltt- d=o Yr-Y, Yr-Y, lineari, sarparia: in seriedi Taylor, limitatamente ai termini chesviluppata
f ( x j o, x 2 o , Y 1 o , Yro, c[o;+

larl larl lar) larl lar) larl "' 1,"^ |.x,+l ,"^ |.x"+l "^ l.v.+l=:-1.v"+l =:]-l.x"*l |.Vo=0
"o ' (axrJo " (a%)o'" ( a x , J o ' \ . a X r . J 'o \ . a Y , r" o (.aYrJ
(termine la lineare risultante) rappresenta noto dell'equazione dove il primoaddendo (d) calcolato delle tra il valoredell'angolo azimutale con i valoriapprossimati differenza (a) misurato Inoltre Xt,ft, X2, in campagna. incognite e il valoredell'angolo direttamente y2,Xa, y3 rappresentano le correzioni da apportare ai valoriapprossimati delleincognite. in seriesonoespressi relazioni: I coefficienti dellosviluppo dalleseguenti

latl I ax,Jo

Yf-Y," Y""-Yf (di3 )2 (dL)'


Y^"_Y:
a | -

larl _xl-xi x;-xi_* =o' ro;f {.1"y [a",J.

lar

Ia&r,
larl I ao., ,,
_ v

-_

(dL)'
' _

larl
l:-

( dY, ,/.

Y."-Yi

(dL),

larl
t=-

\ dY' /o

linearizzala L'equazione sarquindiparia: -o=0 a.,x.,+b.,y,+cz*dyz+e 3+ c x o f ys

1121

In questo caso possibile cheunoo anche duedeivertici dellaretetra cui si misurato I'angoloazimutalea siano fissi, cio con coordinate note da non compensare; perch i corrispondenti I'equazione si semplificher termini di correzionesi annulleranno. Le coordinatedei vertici della rete saranno ricavate attraversoun calcolo di il criterio compensazione che utilizza dei minimiquadrati, applicato alla matriceA (matrice (vedicap.4). disegno) dei coefficienti delleincognite Per ogni misuradi distanza, tra i vertici di angoloo di direzione, eseguita dellarete, vienescrittala corrispondente linearizzala come riportato in precedenza equazione ei delle incognite nella matriceA. ll coefficienti memorizzati sarannoopportunamente sistemaA presenter sempreun numerodi equazioni maggiore del numerodelle incognite linearizzale e raggrupper equazioni di tipologia diversaperchottenute da qualiunadistanza misure di grandezze topografiche diverse un angolo o una direzione gruppo La diretta conseguenza di ci che i pesidi ciascun azimutale. di equazioni che (angolari tipologie di misure o di distanza), si riferiscono allediverse sonogeneralmente peri duegruppi. ma sonodiversi costanti
267

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Capitoto 8 METODI DI RILEVAMENTO

proporzionali I pesisaranno inversamente ai quadrati deglierrorimedidei termini noti delleequazioni:

(4)"=+

@),=*

Indicando con A la matrice deicoefficienti delleincognite, con P la matrice dei pesi,con X la matrice colonna delleincognite e con T la matrice colonna dei termininotidelle (vedi equazioni, avremo cap.4): AX--T Ar.P.A.x= Ar.P.T Indicando con N la matrice normale ottenuta dal prodotto di Ar.P.Ae con Tn la matrice colonna deitermini notidelsistema normale ottenuta dal prodotto di Ar P T avremo: N.X Tn e q u i n dlia so l u zi o n e : X = N-I.T' ll vettoresoluzione X conterr le correzioni xi, yiche, sommate ai valoriapprossimati delleincognite Xf, Yf daranno il valoredelleincognile Xi ,Yi: X,=X! +x, Y,=Y,o + Y, Poichtutte le equazioni sono state linearizzate in serie di Taylor, sviluppandole nell'intorno dei valori approssimati delle incognite, ma limitatamente ai soli termini lineari, la soluzione mediante andrricercata unaseriedi iterazioni di calcolo. per la determinazione Anche il metodopoco rigoroso dei valori approssimati delle (ad esempio incognite la lettura dellecoordinate dei vertici dellaretesu una cartografia) impone la soluzione di ricercare del problema sempre iterativo. Ad attraverso un calcolo ogni iterazione, il sistema risolventeverr riscrittoutilizzando come nuovi valori quelli approssimati nell'iterazione calcolati appena eseguita. quandole correzioni di cicli di calcolosar interrotta Questasequenza x,; yi saranno praticamente nulleo comunque inferiore di un ordine di grandezza allaprecisione delle incognite. coordinate puanche presanel momento La decisione di interrompere le iterazioni essere in cui la stima dellavarianza dell'unit il suovalore minimo. di pesoraggiunge La soluzione del problema sardataquindi da: X ! "= x ! + x ! " Yl" =Y,o +y|" x!" = xl" +x!" Y,'"=Y,t" + y?" X' , "' = x ! "- tt" +r!"
Y,'"=Y," tl' + yi"

Normalmente la convergenza verso la soluzione finaledel sistemasi ottienecon poche iterazioni di calcolo (4+10). In presenzadi errori grossolaninei valori (20 o pi approssimati delle incognite si avr un rallentamento della convergenza iterazioni) molto rapida o unadivergenza dellasoluzione.

268

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Capitolo 8 M E T O D ID I R I L E V A M E N T O

8.2.2.PRECISIONE DEIVERTICI DI UNARETE La posizione ricavate di un vertice definitada due coordinate tramitemisuredi per stabilire la precisione angolie distanze e da un procedimento di calcolo; di un vertice potrebbe sembrarenaturaledefinireun errore di posizione come differenza vettorialefra la posizioneeffettivamente trovata e quella che si sarebbeottenuta qualorale misure fossero in maniera stateeseguite esatta, e cercare di darein qualche gi affermato modoun'idea dell'entit di questo Sullabaseperdi quanto sulla errore. definizione di misuradirettadi una grandezza, che rappresentata dalladistribuzione possibili, possibili, riferirsi dellemisure occorre alladistribuzione definite delleposizioni da unavariabile casuale a duedimensioni. quindi Per comprendere benetaleposizione si consideri una retedi n vertici definita da 2n misure, le 2n misuree di aver effettuato il calcolo si supponga di aver eseguito fornir owiamente dellecoordinate dei vertici. Unaseconda seriedi misure e di calcoli delle coordinatediverse dato che il risultatodi ogni misura diretta equivalead Ripetendo misuree un'estrazione a caso dalla distribuzione delle misurepossibili. calcoliun numerodi volte grandeoltre ogni limite si otterrper ogni verticela distribuzione delle posizionipossibili, definitacome schema matematico da una variabile casuale a duedimensioni. Se la distribuzione la variabile di tipogaussiano, casuale definita da due medie mr(x),mr(y),due varianze1x1,M orr. ln effetti secondo da una covarianza tale " posizione la rete di n vertici definita casualea 2n dimensioni, da una variabile quandosono note le 2n medie e la matricedi varianza-covarianza; conosciuta ad esempioper una rete di tre verticiPt, Pz, P3, le sei medie m(Xn), m(Yn), m(Xpz), m(Ypz), m(Xps), m(Ype), le posizioni definiscono dei verticie la matricedi varianzae definiscele caratteristiche covarianza della distribuzione a 6 dimensioni owero la precisione dellarete. La matricedi varianza-covarianza Cx, sar ottenutadal prodottodella varianza (vediCap.4 ). inversa normale dell'unit di pesoper la matrice del sistema

C*. = o--t'N-t =

[13]

In pratica riferirsi perpi conveniente alledistribuzioni a due dimensioni definite ognuna da due medie, che dannola posizione del vertice, e dallasottomatrice 2x2 che d la varianza e la covarianza delledue coordinate e che nella[13]sonostate individuate condeicontornitratteggiati. Gli altritermni checompaiono, in maniera nellamatrice, simmetrica sonopocosignificativi I termini e quinditrascurabili. contenuti per il calcolo nellesottomatrici evidenziate necessari sonoinvece dei parametri dell'e//rsse standard relativo vertice. a ciascun

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Capitolo 8 M E T O D I DR I ILEVAMENTO

8.2.3.CONSIDERAZIONI PERLA CONDOTTA OPERATIVE DEICALCOLI programmi ll calcolo di una reteplanimetrica vieneeseguito con opportuni automatici che al terminedelle operazioni consentono all'operatore di analizzare tutti i risultati intermedi e finali la bont al finedi valutare dellasoluzione ottenuta. ll primocontrollo fare valore da si basasull'osservazione del assunto dallavarianza dell'unit di peso stimata al terminedellacompensazione: se oe2 inferiore o poco puessere fissato superiore al valore all'inizio dellacompensazione la soluzione trovata nei limitidi precisione considerata accettabile risultanti. Se invecetale valore molto quello superiore fissatoinizialmente a significa che all'interno del sistemaci sono problemi che possonoesserelegatia errorigrossolani nella determinazione delle coordinate approssimate dei puntioppure,pi frequentemente, alla presenza di errori grossolani in alcune dellemisure dirette utilizzate. pu essere La ricerca la soluzione dellemisure che disturbano del sistema facilitata popolazioni dall'analisi dellemedie e deglis.q.m.delle degliscarti. generale modo: Comecriterio si operanelseguente presentano ) le equazioni che residui relativo scarti superiori di 2+3volteallos.q.m. proporzionale vengonointrodotte nel sistema con un peso inversamente all'entit delloscartoresiduo; pur essendostata sottopesata, F quandoun'equazione, continuaa fornirescarti questaviene definitivamente residuisuperiori di 2+3 volte allo s.q.m.relativo, eliminata. fare attenzione le Owiamentein questaoperazione occorrer a che sianorispettate geometriche per la determinazione minime vertice. condizioni di ogni singolo E quindi opportunoiniziare la compensazione di una rete con un numero consistente di (e quindi poter in modo da equazioni esuberanti di misure eseguite), ottenere I'intera comunque unasoluzione accettabile senza doverripetere campagna di misure.

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Capitolo 8 METODIDI RILEVAMENTO

8.3. LE RETIALTIMETRICHE geometriche principale con la L'impiego quellodi determinare dellelivellazioni precisione possibile territorio massima che le quote di puntidistribuiti su un determinato i riferimenti fondamentali a costituiscono, in analogia altimetrici alleretitrigonometriche, cui si possono le successive operazioni di rilievo altimetrico. collegare geometriche Le livellazioni caposaldi dispostilungo linee (vedifig. 8.5), le collegano pio menolunghi lineeintersecandosi chiusi, aventi sviluppi a dei poligoni determinano seconda dei casi. DI PRECISIONE E TECNICHE 8.3.1.LIVELLAZIONI GEOMETRICHE geometriche in Le livellazioni si eseguono con gli stessi criteri utilizzati di precisione pu esseredi minorprecisione quelledi alta precisione, solo la strumentazione e le pi lunghe. vienein genereeseguito battute di livellazone tipo di livellazione Questo quindi le quote ben preciso e non vi bisogno di determinare con uno scopotecnico non necessario assolutedei caposaldi, cio collegare uno dei caposaldi della rete locale con un caposaldodi quota assoluta nota, in quanto per le informazioni richieste i dislivelli. altimetriche sonosufficienti In questicasi si assegna dellarete una quotaconvenzionale ad uno dei caposaldi locale e si derivanoda questa tutte le altre quote. E opportuno dare una quota in future moltodiversa convenzionale da un valoreplausibile, onde evitare equivoci di livellazione che implichino operazioni collegamenti con caposaldi di quotaassoluta nota. DI UNARETEDI LIVELLAZIONE 8.3.2.COMPENSAZIONE La compensazione di una rete di livellazione si eseguecon le stesse modalit, qualunquesia il tipo di misura dei dislivelliadottato(livellazione geometrica, varia I'entit dello misure nelcasodi trigonometrica ecc.). che s.q.m. delle che, Quello geometrica livellazione cresceproporzionalmente alla radicequadratadello sviluppo (vedi nellalivellazione lineare cap.7), mentre dellalineadi livellazione trigonometrica si per distanze pu assumere, inferiori a 10 km, che crescaproporzionalmente alla distanza stessa. puessere collegata Unaretedi livellazione a unoo pipunti di quotanota, o essere la compensazione in quest'ultimo a se stante; casoper eseguire si dovrassegnare un valorearbitrario alla quota di un punto.L'equazione alle misureche lega le quote Ai1 incognite allamisura di dislivello la seguente: Qie Qidi due puntiPi e P1 Q1-Q,-4,=0 [14] necessarie, Se le misuresono quellestrettamente il calcolo dellequotedei punti dellarete banale, riducendosi allasomma di dislivelli a partire dal puntoo dai puntidi quota nota. ln pratica,per, si eseguesempreun numerodi misuredi dislivello superiore a quellominimonecessario dellarete sar quellodella e quindiil calcolo misura indiretta esuberante di n grandezze conun numero di equazioni. ll procedimento di calcolo e di compensazione dellemisure sardel tuttoanalogo a gi per quanto visto le retiplanimetriche, con la semplificazione di avereun solotipodi gi lineare (vedi[1a]). equazione che legale incognite allemisure eseguite e pergiunta pu ll dislivello risultato Aqdella essere il misura, di un'unica o di una sommadi [1a] parziali. dislivelli

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Caoitolo8 M E T O D I D IR I L E V A M E N T O

Se la quotadi uno dei due puntitra cui si misurato il dislivello nota,l'equazione quella conterr owiamente comeunica incognita delpunto di quotaincognita. misurati Se n sono i dislivelli nella rete, potremoscrivereun sistemadi n equazioni lineari. ll sistema non richiederalcun tipo di linearizzazione e non sar quindi necessario i valoriapprossimati conoscere dellequotedei puntidellaretee la soluzione sarottenuta mediante unasolaiterazione di calcolo. partire A voltepuessere conveniente comunque approssimati daivalori delleincognite e risolvere il sistema di equazioni, coscomesi erafattonelcasodellacompensazione eo ,nendo d e l l er e t i p l a n i me tri chp m odo,quando la livellazione Qt=Qi+.r ,.In questo per il controllo vieneeseguita deglispostamenti altimetrici di un determinato territorio e si considerano comevaloriapprossimati delleincognite le quoteottenute nellaseriedi gli spostamenti misureprecedente, si otterranno direttamente verticalidei vertici di controllo. Per meglio la sequenza comprendere dei calcoli di compensazione aiutiamoci con uno quattro schemasemplice di rete di livellazione che collega caposaldi fra cui uno di quotanota:
Lzt

geometrica Fig.8.5- Schema di unaretedi livellazione per esempio Notao stabilita arbitrariamente la quotadel punto1, per il calcolo della quota dei restantitre caposaldi necessarie solamente sarebbero altre tre misuredi Le misuresovrabbondanti dislivello. ci cautelano dalla presenza di eventuali errori problema grossolani nellemisure ma fannonascere il dellacompensazione. genera Ognimisura di dislivello unaequazione di tipo[14]e pertuttala retemisurata si potrscrivere il seguente sistema:
Qt-Qr-4,, =0 Q - ^ - Q r - A z := 0 Qo-Qr-Ar+ =0 Qt-Qo-aor =o =0 Qo-Qr- Lz+ Qt-Qt-Ar: =0

[15]

ll sistema[15] incompatibile, ovveronon si possono trovarevalori particolari delle in quantoi termininoli Ail incognite le sei equazioni completamente Qi che soddisfino non sono quantitteoriche ma sono dei campionialeatoried estremamente
212

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Caproto I METODI DI RILEVAMENTO

improbabile che, ad esempio, le soluzioni che soddisfano gruppodi tre un qualsiasi dellesei equazioni soddisfino anche le rimanenti. Bisogner ammettere chetuttele equazioni yi. siano soddisfatte a menodi unoscarto
O"-O.-A,- =v.
tz I

Qt-Q,-Lzz=vz Qo*Qr-A:+ =v:

o ,- o ^ - a . , = v .
Qo-Qr-Lz+=vs Qr-Qt -Ar: =vo

[16]

ll sistema gli scartivisoro in quanto incogniti [16] indeterminato e quindi il problema quello della soluzione di un sistemadi sei equazionilineari in nove incognite
(Qa,Qg,Q+, V1 , V 2 , V 3 , V a 5,,V V 6).

Bisogner quindi risolvere il problema mediante I'applicazione di qualche criterio. In basea quanto givisto,la soluzione pi plausibile quella ottenuta dall'applicazione del principio di massima verosimiglianza. Primadellasoluzione bisogna anchericordare che ciascuna equazione deve entrare nella soluzione del sistema secondo la propria credibilit, proprio secondo pesopi : il varianza dell'unit peso di perdefinizione il peso paria: ,,' =4o! varianzadellamisura (terminenoto)

ln base a quantovisto nel cap.7. e cio che lo s.q.m.di una lineadi livellazione geometrica sia proporzionale quadrata allaradice dellosviluppo lineare L;: p, =l*
ofr
k L,

.: r^r- r'-.,r-:a ! r! " ) per cui ,0 data ltcl I l'arbitrariet clrul[ldllvl'cl u pu di l ( oo2 si l P assumere lssulllgrlv uu a P,

=-

Nellaconduzione di calcoli, lo sviluppo lineare dellelineedi livellazione (t) si esprime solitamente in km perfacilitare il calcolo del peso. La soluzione del sistema affrontato con le tecniche [16] pu essereagevolmente del calcolo quindi automatico e mediante I'utilizzo dellematrici. ln basea quanto vistonel cap.4avremo:
100 -1 t0

matrice disegno A=

0-1 0 0-1 010 -1 01

vettore delleincognite X = lo.l


tl

lo.l t-' I

lQ^l

Q,+ A'r, L,,

pr0000 }pz 0 0 0 00pt00 000p+0 0000p: 00000

vettore termine notoT =

aro Q,* L',


Lro

matrice dei pesiP =

Q,+ A',,

Pal

q 1

0l 0l

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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

La sequenzadei calcoliche prevedono l'applicazione del principiodi massima verosimiglianza quadrati e quindi delcriterio dei minimi saral solito: sistema iniziale appficazione dei pesie normalizzazione sistemanormalizzalo soluzione delsistema A.X= T Ar.p.A.X= Ar.p.T N.X = Tn X = N'l.Tn

Essendole equazioni di partenzagi lineari,si otterrla soluzione del sistema mediante una sola iterazione di calcolo. ll vettore soluzione X conterr il direttamente valore delle quote dei vertici incognitiQi o le correzioni x; che, sommateai valori approssimati delle incognite Of, darannoil valoredelle incognite del Q a seconda criterio di calcolo adottato:
Qi=xi Q,=Q!+x,

- covarianza: poi al calcolo Si passer dellamatrice di varianza calcolo degliscarti V = A.X - T Vt 'p'v calcolo dellavarianza dell'unit di peso ;l = n-r il numero doven rappresenta il sistema di equazioni checompongono A ed r quindi rappresenta grado il numero ll denominatore di incognite. esprime il di - covarianza "esuberanza" per I'esempio La matrice del sistema. di varianza che stiamo sviluppando sarparia:

'1 lo. C r r= 4 . t l - t = | . . . o ' n . I


trt

| "'

o"1

^l

principale Lo s.q.m. i termini delleincognite si ricaver utilizzando dalladiagonale della matrice Cr, ; nelcasogenerale avremo: t. oo,= "Jo

=^H on,

on,=^1o3,
- covarianza perch Tuttigli altriterminidellamatrice non sono significativi di varianza quote le nonsonotra di lorocorrelate. dei verticiincogniti

2'14

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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

DELLERETITOPOGRAFICHE 8.4. LA SIMULAZIONE per la compensazione possono Gli stessiprogrammi utilizzati dellereti topografiche per la simulazione essere utilizzali delle compensazioni stesse. Con il termine di simulazione la compensazione di una retedellaqualesi conoscono si intende solo le (planimetriche coordinate approssimate vertici i dei o altimetriche) e tipidi misura chesi (noni valoridellemisure). intendono realizzare La simulazione dellarete un passo fondamentale della fase di progettazione delle reti topografiche, durantela quale si possonoprevedere i migliori risultati raggiungibili al variaredel tipo di misureda per eseguire, dellaposizione relativa deivertici e deltipodi strumentazione da utilizzare I'esecuzione dellemisure. per decidere Moltoimportante in fase di simulazione, la necessit o menodi eseguire una certa misura, la conoscenza della ridondanzalocale di ogni singolamisura processo all'interno dell'intero di compensazione. Con il termine di ridondanza di una globale misura I'apporto si intende stessa che la misura conferisce allaridondanza del sistema che,comenoto,espresso dalledifferenze tra il numero di misure eseguite e il numero di incognite complessive del problema. Si pudimostrare che la matrice:
R=I-P-1AN-1Ar

una matricedi dimensione m.mdetta di ridondanza, contenente dei numeripuri ed indipendente dalsistema di riferimento scelto. La propriet di indicare il contributo di questamatrice che ognisingola misura apporta globale allaridondanza r = m-n. infatti Si pu dimostrare che:
m

t r ( n ) = | , r , , = ( m - n 1= y
I

locale dell'osservazione dove 1, la ridondanza i. le relazioni si notache possibile ricavare B senzaavereseguito Osservando scritte questodimostra le misure; come sia possibile determinare i valoridelle ridondanze localidurante le fasidi progettazione dellarete. Ricordandole espressioni che consentonoil calcolo della matrice di varianzacovarianza delle incognite e della matricedi varianza-covarianza degli scarti,si nota nonrichiedono la conoscenza cheanch'esse dellemisure eseguite. Riassumendo, nel caso in cui il problemasia la compensazione di una rete possono priori precisioni parametri, precisione ricavare le la topografica, si a dei delle il contributo misure dopola compensazione, dellestesse allarigidit dellarete. gi in fasedi progetto E cio possibile, le precisioni finali,togliere dellarete,prevedere le misurepoco significative, o che potrebbero nascondere erroriche pi facilmente sfuggono ai testdi controllo, migliorare infineI'affidabilit dellarete.

275

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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

8.5. ESEMPI DI COMPENSAZIONE DI RETITOPOGRAFICHE Compensazione mista di unaintersezione di distanze e direzioni azimutali. (x,y) punti: Sononotele coordinate dei 2 (690,60; m 300,50) ;6 0 ,2 0m 3 (200,10 1 ) Dallastazione 1 versoquestipuntisonostatemisurate le distanze: dtz= 519,15 m +1 cm m +1 cm; dts= 650,20
toon' tra = 55,7956 sont 0,7 gon t9on; + 0,7 trz= 0 + 9,7 meon e quindi I'angolo azimutale 213 = 55,7956 eon

Inoltre le seguenti si sonomisurate direzioni azimutali:

Date le coordinateapprossimate del punto 1 ricavateper via grafica (Figura 8.6): 1(450,0; 760,6)m, vogliamoricavarela stima delle coordinate del punto 1 e la loro precisione. ln questo I'angolo 213 I'unico caso,essendo dal punto1, equivalente angolomisurato risolvere il problema con I'equazione dell'angolo azimutale, senzacorrelazioni oppure primo con le due equazioni alledirezioni. noti nel Si ancheche casosi devescrivere un (duedistanze (x1, sistema nelledue coordinate incognite di tre equazioni ed un angolo) y1).Nel secondocaso un sistemadi quattroequazioni (due distanzee due direzioni azimutali) nelletre incognite: le coordinate del punto1 e I'orientamento E. globale In entrambi vale r=rn-n=1, i casi la ridondanza cos che il metododei minimi quadrati applicabile pi evoluti con profitto.I programmi di calcoloe compensazione in queslocaso,per generalit, il metodo scelgono delledirezioni.

t.,,

\l'"

t\
62

A3

vo=ioo
x0= 100

ssc t

Fig.8.6- Schema dellarete

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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

Le equazioni angolari nella forma[4]si scrivono:


+ f 1 3- l a t t t + ft l= Yl -.Yr )g \ )
|

/\

Xo-X.

-l altt-+.t +f12 )z-)r \

xo-x.

I
)

l=v2

Le equazioni nelle distanze sono


* d , , - ^ l ( x g- x r ) ' + ( y s - ! 1 ) 2 = v , d.,r-,1( xz - xt )' +( y, - lt )2 = vo

verso 2 e 3 nel secondoe terzo quadrante Si noti che essendole direzioni si le equazioni il valore i termini notici mancaun sommato ad entrambe r. Percalcolare valoreapprossimato il cerchioazimutale dellacorrezione . Essendo orientato a zero (12),che possibile sul punto 2, la correzione il valoredell'angolo di direzione non graficamente. (= 2,670354'"o). misurare Si ha: = 17Q I termini notilr, 12, 13 valgono: ed 14

. = atnl:==:^ I z+g.g I lr - 0.876435 - 2.670354 = -0.010784( l. rad) l+ ' \ 6 0 0 .3 /


240.I . = ( -rad) l, l+ n - 0.0-2.670354= -0.010584( ' atnl \.-460.0 ) - 650.20 = 0.1 + 600.32 ts = 1249.92 308m = o .o613m t o= ^ [ 2 4 0 .6 \ 4 6 0 '-5 1 9 .1 5 Formiamo A. ora la matrice disegno quattro (m=4) righe Sar di e di tre colonne(n=3),quantesono le incognite che, ricordiamo, sonole correzioni da dareai valori approssimati delleincognite. La primariga esprime le derivate rispetto la secondale derivate alla primamisura, rispetto allaseconda ecc. Prima riga:
^r-f',-)'s-)'r"' 4", d" -600'3 . ' n 2-- f . - - x r - x t 650,238'z "' a)r d" 249,9 ^"1' -t -A f r -a 650,238'?

per la secondariga (e misura)si ha: -460.0 _f, _ - . ,_ f , _ ) ' z - ! t _ -, -

"'- \--7T-

x z - x . r_

5 1 9 1 2 3 ' z"

y.,----r-

.6 --512 94 j r0 5 t

-3 - '. 1 u 2_

perla terzamisura:
-249.9 ^ ' , -- f " - x g - x t -t a*, dr" 650.238

-)r -600.3 ^, -f" - )'s "t - Ay, d," 650.238

n 3- n

per la quartaed ultimamisura: 240.6 ^ , ,_ ^, _ - A f o_ l z - t t - . f o_ x z - x . r _ "o rr- d51g123 "o y.,- d.,

_ -

-460.0 51g123

^4 3_ 6 -v u

277

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Capiroto 8 METODI DI RILEVAMENTO

in definitiva: 91o -3 0 .5 9 1 0* ( - 1 . + 19 7* 51o -3 1l t. _ _ _ ^ l -1.70694*10-3 -0.89280*10-3 1 A=l I - 0.38432 _0.e2320 0 | | _ 0 .8 8 6 1 1 0 J ( 0 .4 6 s4 7 Occorre ora pesare ciascuna equazione in proporzione inversa alla varianzadi ogni misura. Assumendo ol = 1 1 n =-'
f

"o;
t

2,

[63.6620 / e si ottiene cos:


pt=p2.=$,Q7*1As;

o= o',= [#*il',

= oZ= (0.01,,)' aZ
pj= pa=1*10am2

Cafcofiamo ora la matricenormale N = A'IpA-

*too s.10s2*103 -2.s6lz*t0' (c.+zst N=l 2 . 5 8 5 7 * 1 0_ 4z . 4 g s g * t o u l


\ Simmetrica 1.6542*t OtoJ

e la sua inversa /Vl -1.2080*10-53.9809*10' (z.ssao*10-4 I

N1=l

I Simmetrica

1.zg7l*ro-' s . 9 8 1 6 * 1 0 -5 I
* t 0-to 6.8086 J

llterminenotonormale vale

*ro'J [- t.zooe ed infine, la soluzione : -o.o8o7m l,E", l I -0.0113'?x I =lr,l=n.a=1 I


(//l [-o.oro\3rad )
I valori compensati dellecoordinate del punto'1e dellacorrezione d'orientamento sonol 1= (449,919; 760,489)m; - 0 , 01 son E= ( 1 7 0 =1 0 8 3 .6 3 ,6 6 2 0 1 0o 6n 9 ,3105

b=Atpt=l z.6zz3*to4 |

t o' ( z.taes*

278

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Capitolo 8 M E T O D ID I R I L E V A M E N T O

Ricaviamo orail vettore i dopola compensazione: degli scarti x rad (- +.sote t o-6 4'5013*10-" rad = A6-t=l - 0.0046m I I I

- o.oo15,,r )

'i' i=1 - 4 Ed ora calcoliamo la stima6fr:Ofr

Lo? j
m-n

, , r ' pv - v =0.5677( adimensionale)

m-n

=1. Si noti a priori che 6l < ofrfissato la matrice Oraricaviamo divarianza-covarianza delle coordinate: c;; =63N-t;

=l C,,

"?

o,.,"*l
of o, l=|
"3 J I

* 10-{ - 6.8301 * 10-6 -2.2509 * 10-7I .4464


2.2513* 10-5
Simmetrica

* 10-s I 7.2913 3 . 9 4 9 7 * 1 0 t 0J

lsimmetric,
e, in definitiva: o,=-rQ.Qll1*'

o" =+0.0048m

gon oa =112.52*10-o

valutare la precisione Si pu infine dellemisure dopola compensazione, a posteriori o precisione meglio, la stimadella degliscarti dopola compensazione ossiala matrice di varianza covarianza scarti'. Cro=63[P-' alr-ta'] degli ( z . o e q * 1 0 - 112 . 0 2 6 * 1 0 - 1 12 . 0 s 4 * 1 0 - B 6 . 6 5 5 6 * 1 0 4 I 2.0s4*108 6.6556*10* 2 .0 3 4 {<1 0- r r | I C."^.. - vv=l I * 2.0838 1o-s 6.7496 t o-l | I 2.1862*10-'J \ Simmerrica ricavando cos:
O"1= O"2= +2.86 *10-a gon 6,s=!4.56mm; O , += * 1 . 4 8 m m ;

(pipiccoli) Si notichegli s.q.m.angolari sonomigliori deglis.q.m. dellemisure angolari ipotizzate a prioridi t7.10-agon ed anchegli s.q.m.degliscartidelledue distanze sono fra loroe pi piccoli diversi deglis.q.m.apriori Infine delledistanzeipotizzati di 110mm. ricaviamo la matrice R = I- P A N-tAr di ridondanza: i complessi Evitando le ridondanze contimatriciali, localipossono nel esserecalcolate modo: seguente P,6?, -, -- ---7iri
o

,l =rr' =0.2965 r =0'040 t3 = 0.367 globale Si verifica che 4' + r] + rl + rl = 1, che la ridondanza r (r=1in questoesempio). indicano valori il misura rigidit Questi contributo di ogni alla complessiva dellarete.
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Capitolo I METODI DI RILEVAMENTO

Comesi nota questivaloripossono esserecalcolati senzabisogno dellemisure/. Nel nostrocaso possiamo influenza affermare che la quartamisuraha pochissima sulla primadi eseguire rigidit in anticipo, dellarete.Ci era prevedibile ln questo le misure. permetterci caso d'altrapafte non possiamo il lussodi progettare reti con ridondanza nulla e quindisenza controllo internoalcuno.ln altre circostanze, da un progetto preliminare di una rete,se una misura risulta locale, averebassaridondanza si decide di solito di noneseguirla. 8.6. RETILOCALIE RETIGEODETICHE NAZIONALI Le reti localipossonoavere una estensione moltovariabile. Si passadalla rete di per la costruzione inquadramento necessaria di unacartografia di un comune di alcune migliaia per esempio per il rilevamento di ettari, a quelle di estensione assairidotta, di per la costruzione per una lottizzazione, il di un brevetroncostradale, rilevamento o quindipotrvariare architettonico e cos via. La loro configurazione da una semplice poligonale a una retedi poligonali o allaclassica struttura di punti, connessi con forme triangolari. ico, e non va localizzala Quando la rete contenuta nel campo topograf possono piane ortogonali sull'ellissoide, si ulilizzare delle coordinate assumendo un (a questoverticesi possono vertice come origine dellecoordinate attribuire coordinate qualsiasi) nulle, o coordinate convenzionali e un lato pu essereassunto come asse I calcolie la compensazione delleascisse. dellarete,eseguiti con le formuledella pianasullabasedellemisure trigonometria degliangolie delledistanze, forniranno le coordinate di tuttii vertici. cartesiane Capitaspessoinveceche venga rilevata una rete localeper l'inquadramento di grande media rete cartografia o scala.Questa localedovrnecessariamente a essere inserita nel sistema nazionale. ll modopi owio di procedere carlografico sembrerebbe quellodi considerare nellarete localeda rilevare anchealcuniverticitrigonometrici (se sono due, il sistemadi riferimento nazionali verr fissatocon un grado di poi esuberanza), I'esecuzione continuare con delle misuretopografiche di angoli e distanze e poi eseguire i calcoli di compensazione. Le coordinate dei vertici dellarete locale, dopoi calcoli di compensazione, saranno automaticamente nel sistema definite perchle finalit nazionale. di riferimento risulta improponibile Questaprocedura con le reti e le sottoreti nazionali, cui sonostatecostruite sonototalmente diverse sia come precisione quindiadattarsi che densite ubicazione dei verticie non possono alle esigenze di unaretelocale. Nei paragrafi seguenti si daruna indicazione sullaprecisione intrinseca dei vertici dellereti nazionali insufficiente e apparir chiaroche in molticasi da ritenersi se paragonata ottenibile nelleretilocali. L'operazione con la precisione di compensazione globaleche prevedaI'inserimento nella rete localeanche di alcuniverticidella rete nazionale il risultato finaledi tutti i di minorprecisione, degraderebbe complessivo vertici, e sarebbe vanificato lo sforzodi operare con strumentazioni topografiche di alta precisione. parteI'opportunit la cadografia, D'altra di riferire anchedi zonelimitate, di al sistema riferimento nazionale appare evidente. nel rilevare Pertanto consuetudine, una retedi per cartografia inquadramento e di appoggio nel modoseguente: operare

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Capitolo8 M E T O D ID I R I L E V A M E N T O

F si rilevala retelocale con strumenti e metodimoderni, in mododa definire uno (in altri termini con misure rigido ed auto controllato schema geometrico rispetto indispensabile); esuberanti al minimo )> nel rilevarela rete locale si avr cura di determinare la posizione dei vertici presenti in zona,di solitocon operazioni di trigonometrici della rete nazionale intersezione multipla in avanti; quindi F si potranno le coordinate nelsistema locale vertici, anche di questi calcolare gi notiin coordinate nazionali; F se questaoperazione eseguitaper almenodue punti,sar possibile definire I'orientamento i parametri dellatrasformazione dellarete locale, ossiacalcolare (roto{raslazione le di scala)che consente di trasformare conforme con variazione locali nelle coordinate nazionali coordinate dei due punti utilizzati. Con tali parametri poi trasformare puntidella rete localenel sar possibile tutti i restanti nazionale; sistema (locale ) Se i puntinotinei due sistemi e nazionale) sonopi di due, di riferimento quadrati. l'orientamento vieneeseguito conil criterio dei minimi 8.7. RETIGEODETICHE FONDAMENTALI poi da altri nel 1600,e ripresa L'ideadi una retedi triangoli, introdotta da Snellius geodetiper stendere ha sul territorio una magliadi puntistabilie ben determinati, guidatoper secoli le operazioni di inquadramento e di appoggiodel rilevamento ico. Ci si scostatida tale schema, semplice,sicuro, e bisognoso, topograf praticamente, solo quando stato risolto,in maniera delle sole misureangolari, il problema construmentazioni efficiente, dellamisura delledistanze elettroniche. nel modificandosi di retegeodetica sta ulteriormente e radicalmente concetto Questo pi momento le nuove in cui si sonoaffermate tecniche di rilievo GPS che illustreremo avanti.
Con."do CdnL,. Pt4n.!.ro R.gla^. Nrlltt Nord-Ov.st orlno Torfno DereLo

O@o il PP lB=
PP: Base

727 ,35

ante.na

S U P E F C A( B a s l l r c a )

Fig.8.7- Monografia di un vertice trigonometrico Le grandi reti geodetichedi punti trigonometrici distribuitisu tutto il territorio In Figura 8.8 riportatolo nazionalesono state rilevatemediantetriangolazione. italiana ordine. La triangolazione a maglia ed i schema dellaretegeodetica del primo pi del latihannolunghezze variabili da 30 a 50 km, con lati cortidovela conformazione (100+ 200km)peri collegamenti lo richiedeva delleisole. terreno e pilunghi pi infatti Nell'ubicare i vertici a distanza di una retedel 1oordine si tendea disporli grandepossibile, presente ma il numero, che ondelimitarne occorre tenere adottando
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Capitolo 8 M E T O D ID I R I L E V A M E N T O

Fig.8.8 - Retegeodetica nazionale del 1'ordine precarie la le collimazioni e quindi superiori km si rendono dei segnali, distanze a 30+40 misuradegliangolirisultameno precisa; si pu notareche la formadei triangoli si awicinail pipossibile a quella equilatera. nazionale circa 1.000verticigeodetici del 1' Su tutto il territorio sono stati indivduati i che riporta dall'lGM una monografia ordine; di ciascuno di essi statapredisposta principali nellaFigura8.7. daticomeindicato Al centrodei triangoli costituiti dai verticidi 1" ordinesono stati rilevatii verticidi 2' prividi errore quelli del 1o ordine(Figura 8.9);con lo compensati considerando ordine, I vertici di 1'e i vertici criterio e compensati del3'e 4oordine. stesso sonostatirilevati

Fig.8.9- Retegeodetica del2'ordine


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Capitolo8 M E T O D ID I R I L E V A M E N T O

per le 2o ordine sono stati segnalizzati un pilastrino con molta cura costruendo osservazioni sulla sommitdel pilastroed un e ponendoun centrinodi riferimenfo per iverticidel 3'ordine in profondit verticale I segnali centrino sullastessa del primo. pilastrino per le osservazioni, dato modalit ma non hanno sonocostruiti con le stesse per precisione richiesta. angolare cheil treppiede sufficientemente stabile la Molti vertici di 4" ordine sono costituitida campaniliil cui asse individua per definirela planimetricamente il punto,e su cui individualo il piano di paragone quota. Nel 1991l'l.G.M. ha predisposto il progetto lGM95che disegnava una nuovarete geodetica fondamentale GPS. di altaprecisione basata sulsistema per fornireall'utenza a un supporto affidabile Questanuovarete stataconcepita geodetiche moderne basatesulle tecniche satellitari. tutte le operazioni e topografiche (vediFigura Nel 1995tuttele operazioni come previsto di rilievo sonostateconcluse 8.10).

lGM95 Fig.8.10- Sequenza di rilievo dellaretegeodetica quando possibile, in coincidenza I puntidellanuovaretelGM95sonostatiscelti, con i nazionale, vertici dellaretedi triangolazione aventi trigonometrici di 1", 2" e 3" ordine caratteristiche di facile accessibilit con automezzo;in mancanza di queste reciproca tra i vertici caratteristiche, statomaterializzato un nuovopunto.La dist3nza della nuovarete di circa 20 km ( un verticeogni 250 km'). La rete lGM95 stata
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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

inoltre collegata altimetricamente alla retedi livellazione fondamentale. Ad ogni punto della nuovarete statoassociato postoin prossimit un puntosecondario, di quello, conlo scopo principale di sostituire il punto in casodi suadistruzione. questivertici"associati", La sceltadi istituire prossimi al verticeprincipale, motivata anchedal fattoche un utenteche impieghi pu utilizzare metodi di rilievo tradizionali la nuovarete lGM95disponendo di un orientamento iniziale, oltre che di un puntodi partenza, per le propriereti locali.Oltre alle reti geodetiche dell'lstituto Geografico Militare sono distribuite su tutto il territorio italiano le reti di triangolazione del Catasto collegate ai verticipi vicinidellereti dell'l.G.M.; anchele reti catastali, che dovendo servireper la produzione di carte a grandescalasono costituite da numerosi vertici, (retiprincipali, sonoorganizzale in ordinidiversi secondarie, ausiliarie). La retedi livellazione dell'lGM: un esempio di rete di lineedi livellazione quellodi Figura8.11 relativo al territorio nazionale percirca18.000 rilevata dall'lGM km di sviluppo. per ciascuna L'|.G.M. ha pubblicato lineaun fascicolo in cui sono state riportate le monografie di tuttii capisaldi con le indicazioni utiliper il lororitrovamento sul terreno e quote.Gli accorgimenti le relative usati nel rilievodelle grandilinee di livellazione nazionali vengonoadottatianche nel rilievodelle linee di livellazione di altissima precisione, ma di minoreestensione, che vengonodi solitoattuateper studiarei movimenti delsuolo o percontrollare i cedimenti di grandi strutture.

Fig.8.11- Retedi livellazione IGMdi altaprecisione

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Capitolo8 M E T O D ID I R I L E V A M E N T O

8.8. PRECISIONE DELLE RETINAZIONALI geodetici Attualmente la cartografia italiana fa riferimento a quattro sistemi diversi: - Boaga"): ) il sistema (M.Mario 1940"Gauss nazionale il sistemain cui sono state calcolatele coordinatedei vertici della rete fondamentale lGM. italiana, neicataloghi trigonometrica a disposizione dell'utenza stato ufficialmente adottato anchedal Catastoche, allo stato Questosistema attuale,lo utilizzasolo per zone limitate.L'ellissoide di riferimento quello (Hayford) internazionale a Roma(osservatorio orientato astronomico di M. Mario, 1940). nel 1908- 1919facendo ll calcolo dellarete statoeseguito definizione (Bessel riferimento ad un altroellissoide a Genova) orientato e solo nel 1940 I'ellissoide stato adottato e l'orientamento attuale.A seguitodelle numerose nel tempo,numerosi campagne di triangolazione dell'lGM blocchi susseguitesi in basealle nuovemisure dellaretesonostatirideterminati di e ai nuovicalcoli "distorsioni locali"nella rete; le coordinate compensazione, con conseguenti in catalogo, attualmente sonoquindi spesso diverse anche da quelle del 1940. La rete geodetica fondamentale o del 1" ordine stata compensata in blocco nel1983(ledimensione normale dall'lGM dellamatrice ottenuta stata dalcalcolo permesso precisioni ricalcolo ha di 1050x 1050). di stabilire le dei vertici Questo itermini dellareteattraverso dellamatrice di varianza-covarianza. Con riferimento alla Figura8.12, nella tabellaseguente sono riportati, come i valoridei parametri esempio, caratteristici dell'ellisse d'errore di alcunivertici dellarete

= omax

Fig.8.12- Ellisse d'errore reteIGM(calcolo del 1983) n 'p u n to nome 057049 056206 0561 34 07 0551
ON OE ? = Omax

b = omin

Monte Crea Superga Monte Musin Rocciamelone 0,69

lml 0,54 0,59 0,63

Iml 0,60 0,63 0,65


0,69

tml
0,68

0,72 0,75 0,80

tml 0,42 0,47 0,51


0,56

I
lol

52
49
47

45

- UTM): (ED50 il sistema europeo partedellacartografia il sistemausatoper il "taglio" dellamaggior attualmente prodotta. Non impiegato invece comesistema di inquadramento, se sono anche le coordinate disponibili deivertici dellaretetrigonometrica fondamentale in questo (Hayford)con sistema. L'ellissoide di riferimento quello internazionale medioeuropeo orientamento del 1950(ED50). ll calcolo di compensazione delle

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Capitolo 8 METODI DI RILEVAMENTO

principali reteeuropee del 1oordine statoeseguito dal U.S.Coastand Geodetic Survey nel 1950 Un puntoha coordinate che differiscono di decineo centinaia di metririspetto allo stessopunto rappresentato nel sistemanazionale. Tali differenze sono dovute principalmente "Datum"), (diverso al diversoorientamento dell'ellissoide ma in parteancheai differenti calcoli di compensazione che hannodatoorigine ai valori finalidelle coordinate. ll passaggio dalle coordinate UTM alle Gauss-Boaga o quindi viceversa non eseguibile con procedimenti ma solocon analitici rigorosi, formule valide empiriche in genere in zonedi estensione limitata. F il sistema catastale: "M. Mario1940 ll Catasto italiano ha ufficialmente adottato il sistema nazionale Gauss -Boaga da vari anni ma, in pratica,solo in poche zone si passati effettivamente a talesistema. partedel territorio Per la maggior nazionale la cartografia catastale ed i relativi atti di aggiornamento sono ancora riferitial sistemacatastaleadottatoin fase di formazionedella cartografia(dal 1866 in poi), caratterizzato dall'uso della - Soldner per zonelimitate rappresentazione di Cassini ciascuna con una diversa origine spessocon un verticelGM. L'estensione coincidente di ogni sistema limitata in genere ad un massimo in direzione di 70 km dall'origine Est Oveste a partedelleprovince 100 km in direzione Nord Sud. La maggior compresa in grande (31 sistemi estensione rimanente di origini) territorio e il suddiviso in pi piccoli (oltre sistemi 800complessivamente). geodeticocatastalecoincidente ll sistema di riferimento con quello adottato (nella primacompensazione globale dall'lGM non statoutilizzato del 1908-1919) per I'intero perchi lavoridi rilievo nazionale territorio del catasto si sonosvoltiin molticasiprima del completamento dei lavori di triangolazione dell'lGM. Sempre a causadel ritardodelleoperazioni IGM rispetto alle esigenze sono state catastali valoriprowisori spessoassunti dellecoordinate dei vertici di 1o,2o e 3o ordine, fornitivolta per volta dallo stessoIGM ma spessodiversidai definitivi. La rete catastale non quindi nazionale. deltutto congruente conquella (WGS8a): ) il sistema mondiale il sistemadi riferimento attualmente mediante adottatonel posizionamento satelliti GPS (GlobalPositioning System). E costituito da una terna cartesiana OXYZcon originenel centrodi massaconvenzionale dellaterraed asseZ diretto secondoI'assedi rotazione Alla terna associato terrestre. un ellissoide con parametridiversi da quello internazionale con centro nell'origine ed assi (ellissoide geocentrico). coincidenti conquelli della ternastessa Al sistemaWGS84 non associatoufficialmente alcun sistemacartografico, I'adozione anchese semprepi frequente della rappresentazone UTM con questanuova inquadramento WGSSa(in analogia all'UTMED50).Utilizzando pi avanti) l'lGM ha realizzalo la nuovaretegeodetica tecnica di misura(illustrata del 1'ordine chiamata lGM95costituita da 1236puntimaterializzali stabilmente sulterritorio nazionale medio conun errore tridimensionale inferiore a 5 cm.

286

-l

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Capitolo 9 R I L I E V OD I D E T T A G L I O

Capitolo 9 RILIEVODI DETTAGLIO

E CALCOLO DELLERETIDIDETTAGLIO 9.1. RILIEVO Come statogi dettonell'introduzione del cap.8, le retidi dettaglio hannolo scopo di creare una serie di punti di coordinate note, che dovranno essere i centri di Nelcasodi utilizzo emanazione del rilievo di dettaglio. di tecniche terrestri, i verticidelle reti di dettagliodovrannoessereposizionati in modo tale che da essi siano visibili direttamente tutti i puntinecessari alla descrizione completa dell'oggetto. Gli schemidi rilievo che vengono utilizzatiin questi casi vengono classif icati in metodi di poligonazione e metodi di intersezione.

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Caoitolo9 R I L I E V OD I D E T T A G L I O

9.2. RICHIAMI DI GEOMETRIA ANALITICA DEL PIANO geometrici Per potertradurre i problemi in problemi rappresentare di calcolo, occorre geometrici i diversi enti mediante numeri o equazioni. La Questa possibilit si realizzafacilmentedefinendoun sistemadi riferimento. rappresentazione analitica di un ente geometrico dipende di dallasceltadel sistema riferimento. In topografia il riferimento e cartografia si utilizzano, essenzialmente, ortonormale e il polare. riferimento
p

',|

I'

- Riferimento Fig.9.1 ortonormale e polare ll riferimento tra loroortogonali, ortonormale definito da unacoppia di rette sullequali si fissaun riferimento il puntoO, comune cartesiano, scegliendo alle due rette,come origine. R[O.XY]. Indicheremo, d'orain poi,taleriferimento con la notazione Fissato le sue un riferimento ortonormale, si pu identificare ogni puntoP mediante Xp,Yp. coordinate polare definito ll riferimento da un puntoO, dettopolo,da una semiretta di origine, polare, positivo per (in le un verso rotazioni detta asse e da topografia tradizionalmente si considerapositivo il senso orario). OgnipuntoP del piano(ad eccezione del polo),pu essereindividuato da un raggio vettore op coincidente 0p con la lunghezza del segmentoOP e dall'anomalia polare I'asse coincidente con la rotazione orariache sovrappone allasemiretta OP. polari Le quantit le coordinate op,0prappresentano del puntoP. Per convenzione in topografia I'anomalia un angolosemprepositivo con valori compres lr i a0 e 2 n . polare e un sistemadi riferimento ora un sistemadi riferimento Consideriamo R[O.XY] in verso cartesiano con le origini coincidenti e con l'assepolarecoincidente [O] Y del sistema e direzione conI'asse cartesiano.

- Sistema Fig.9.2 di riferimento cartesiano e polare

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Capitolo9 R I L I E V OD I D E T T A G L I O

polari le coordinate Le relazioni di un puntoP analitiche checonsentono di trasformare nellerelative e viceversa coordinate cartesiane sonole seguenti:
X,=6rsen, Yp=6pcosgp P 0^ ' arctanX

t1l l2l

Y,

X ?+Y ,? la relazione Per quanto riguarda il calcolo 0p occorre appena dell'anomalia completare ricavata. positiva, mentre il Abbiamo visto,infatti, che I'anomalia una quantit per definizione risultato numerico dellafunzione arcotangente rappresentata da un numero compreso I r a - n l 2e +n 1 2 . Per risolvere in modocorretto il problema modo. si operanelseguente
t\/l

Poniamo K = arctan fl

lY'l

in modulo) lcatcolato '

il valore dell'anomalia 0psi determina tenendo conto deiseguenti casiparticolari: seXp>0eYp>0sar0p=K se Xp > 0 e Yp< 0 sar0p= n - K se Xp < 0 e Yp< 0 sar0p= 7r+ K 0 p= 2 n - K s e X p< 0 e Y p> 0 s a r SXp= 0 e Yp> 0 sar0p= 0 SXp=0eYp<0sar0p=fi =nl2 SXp> 0 e Yp= 0 sarQe SeXp < 0 e Yp = 0 sar0e= 3nl2 OwiamenteSe Xp e Yp soho entrambe nulle,non sar possibile definirealcuna polare. in quanto il puntoP coincide soluzione conI'origine delsistema L'angofodi direzionedi una semiretta orientata una grandezza di grandeutilitnello in topografia sviluppo deicalcoli e in cartografia. Si definisceangolo di direzionedella semiretta orientataPA, la rotazioneoraria che la parallelaall'asse Y del sistema cartesianopassanteper il punto P deve compiereper sovrapporsialla semirettaPA. (PA). Esso viene indicatocon la notazione (PA) coincide Osservando la fig. 9.3 facilenotareche l'angolo di direzione con polare l'anomalia A, in un sistema del punto di riferimento cheabbiaorigine in P e asse polare parallelo all'asse Y delsistema cartesiano. quantodefinito Ricordando dallerelazioni di direzione sar dunqueuna [3], I'angolo quantit semprepositivae convalorecompreso tra0 e 2n. L'angolo di direzione dellasemiretta PA pu esseredeterminato se si conoscono le coordinate cartesiane dei due puntiP e A.

r at tvr

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Capitolo9 RILIEVODI DETTAGLIO

Fig.9.3 - Angolo di direzione di una semiretta orientata Risultaa questopunto immediato ricavare la formulaper il calcolodell'angolo di direzione (PA)e delladistanza pe PA noteche sianole coordinate cartesiane totaladi di A.
( PA ) = orrron* o * '

Yo-Y,

l4l

AB=m

l5l

poichI'angolo Owiamente di direzione una anomalia occorre considerare in quale degli otto casi elencatinella [3] si sta operandoper poter determinare il valore dell'angolo di direzione secondo la definizione dataprima. Se si ulilizza Excelper il calcolo dell'angolo di direzione, sconsigliabile I'usodella funzione ARCTANperchfornisce -n/2,+n/2 il valoredell'arcotangente nell'intervallo e poi "sistemarlo" bisogner secondo le regole[3]. E invece consigliabile la funzione ARCTAN.2 conquesta sequenza di operazioni: D calcolo di Ax = Xn- Xp D calcolo di Ay = Ye- Yp F calcolo di (PA)= ARCTAN.2(A';Ax) (ATTENZIONE:I| primotermine dellafunzione ay e ir secondo ax) la funzione ARCTAN.2 restituisceun valore angolareespresso in radianti compreso lra -n e +7rcon esclusione di -r e supponiamo che questovaloresia caricato nellacasella B2Sdelfoglioelettronico. ll valore dell'angolo (PA),che rispetta di direzione automaticamente la definizione data,si otterr la seguente (nefla funzione casella B2G esempio): ad {tivqndo =SE(825>0;825;2.Pl.GRECO0+825). Naturalmente questo valore sempre espresso in radianti. Esercizio: calcolare I'angolo (PA)neiseguenti di direzione casi: = X p= 1 2 3 .4 9 m X n 1 0 3 ,4 1 m ( PA)= 369s,1695 Y , = 1 4 4 .3 5 m Y i = I 8 2 ',5 2m

=32s'0578 (PA) x:--33?'12n


Xn = 62,62m Ya=37,24m (PA)= 232s'8992

=1.5s,es86 l =iliS',.'1 (PA)


290

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RrLrEVo Dr D?T+31o
( PA)=AICANXN-X' Yo -Y,

pe = ^l( X o - x, )' + (Yo-Y, )'

(PA

X
l Ya

lml calcoli.,',' , -20,08 aX = [m] 38,17 aY = [m] (PA)= [rad] -0,484284


5,7989018

..1 ii i:ii \:i. i.i:li"r li.l r:,,1J lii:ii. .-i,l ' l i il I r:i::'t.l:l.; i-r

*s.Liti (PA) = 369,1696 PA= 43,13

PIANO 9.3. ANGOLO la rotazione oraria che una Si definisce angolopianotra due semirette orientate, per con la seconda semiretta semiretta deve compiere attorno al puntodi intersezione quest'ultima. sovrapporsi a questeultime La fig. 9.4 rappresenta AB e AC non parallele; due semirette orientate individuano nelpiano dueangoli esplementari. in topografia Per indicare in modounivoco si a qualedei due angolisi fa riferimento, la regola individua I'angolo rotazione definita dal usa che come oraria dellasemiretta "punto di stazione"(A) e dal "punto indietrd' (B o C) fino alla sovrapposizione alla (A) e dal"puntoavanti"(C o B). semiretta definitadal"puntodi stazione"

piano Fig.9.4- Angolo


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Capitolo 9 RILIEVO DI DETTAGLIO

"pLtnto Nel caso della fig. 9.4, se il punto B consderato indietro'il punto C "punto considerato avanti",l'angolo definito secondo la regolaprimaesposta sar dato "puntoavanti" indietro""punto dallasequenza"punto di stazione" e quindisar I'angolo acutoBAC. "punto avanti'il punto C consideralo "punto indietro", Se il punto B consideralo I'angolo definitosecondola regolaprima espostasar dato sempredalla sequenza "puntoindietro""punto "puntoavanti"equindisar I'angolo di stazione" GAB. "indietro"e "avantl' attribuitoai Per meglio comprendereil significato di "stazione", (topografo) posizionato vertici,si adottala regolache vede un operatore sul "verticedi piano che vuole stazione"(punto A) che guarda secondola bisettrice dell'angolo misurare; il verticeche sta alla sua sinistra definito come"puntoindietrd'eil vertice che sta sullasuadestra definito infallibile. come"punto avantl'.Regola (ad esempioBAC) si pu pensareanchecome differenza L'angoto azimutale di due angolidi direzione:

pianoe angoli Fig.9.5- Angolo di direzione

=( AC)-(AB)= orrronlt-Io -or6onffi BAC

t6l

DEGLIANGOLIDI DIREZIONE 9.4. TRASPORTO per il calcolo Premessa fondamentale la comprensione dellepoligonali, di comesi propagano gli angoli d direzione lungouna spezzata. la spezzata Consideriamo di fig.9.5 costituita da n verticiP1,P2,...Pn

Figura lungo 9.5- Trasporto degliangoli di direzione unaspezzata la spezzata Si deve pensare dotatadi un versodi percorrenza, ad esempio da Pr a quelliche Pn,in modoche, gli angoliazimutali misurati in tuttii vertici, sianosempre
292

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Capitolo 9 RILIEVO DI DETTAGLIO

permettono di sovrapporre un latoal successivo mediante una rotazione oraria(in figura


C[2, C[3... Cln).

(PrPz), potremo noto il primoangolodi direzione Se consideriamo verificare, anche graficamente, che I'angolo di direzionein un vertice qualunque(P;) si ottiene (Pi-r) sommandoall'angolodi direzione I'angoloazimutale del verticeprecedente misuratonel vertice(qi);se la sommadei due termini maggioredi rubisogner sottrarre& se la somma dei due termini minoredi n bisognersommareft. Nelcasodellafigura 9.5 avremo: ( P z 4) = ( 4 P z) + u r - n
( 4 P 4 ) = ( P z P)s+ u t - n

9.5. TRASPORTO DELLE LUNGO COORDINATE UNASPEZZATA la spezzata Pr, Pz,...Pn, Consideriamo difig.9.6costituita sianonoti: da n verlici } gli angolidi direzione di tuttii latidellaspezzala; F l e lu n g h e zze d i tu tti i l a ti1 112, , ...,In; F le coordinate cartesiane Xr, Yr delprimo vertice. Vogliamo determinare le coordinate cartesiane di tuttii rimanentivertici. parzialidi ciascunverticerispettoal le coordinate Come prima cosa si determinano precedente le [1]. usando Xr = roto Yr = noto = Xz lr Sen(P1P2) Pz) cos(Pr 12= 11 17l = Xs = lz sen(PzPs) lz cos(PzPe) Ys al calcolo dellecoordinate Quindisi procede totalidi ogni verticeche, come risulta facilmente verificabile la fig. 9.6, risultano osservando esserepari alla sommadella precedente parziali coordinate totali delvertice e dellecoordinate in esame: delvertice Yr = noto Xr = Doto Xz=Xt+Xe Y z = Y t+ Y z t8l Xs=Xz+Xs Ys=Yz+Ye

Figura lungounaspezzata 9.6 - Trasporto dellecoordinate cartesiane

293

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Capitolo9 R I L I E V OD I D E T T A G L I O

9.6. LE POLIGONALI La poligonale di determinare le una operazione topografica classica che permette planimetriche (X,Y)di una seriedi vertici, tra loromediante coordinate collegati una quella Descriveremo aperta. spezzala. duetipidi poligonale, chiusa e quella possono le poligonali in seguito, ancheessereutilizzale Comeavremomododi chiarire perle operazioni di inquadramento di un rilievo topografico. 9.6.1.POLIGONALE CHIUSA La poligonale si dice chiusase la spezzala sul che collegatutti i verticisi richiude puntodi partenza. (vediFigura il casopi generale di unapoligonale chiusa di 6 vertici 9.7) Consideriamo incognite. La primacosa che occorrefare fissareun sistemadi tutti di coordinate riferimento locale.Come abbiamogi visto a proposito delle reti di inquadramento questaoperazione planimetrico, richiede di fissarele coordinate di un punto della poligonale e I'angolo di un suolato.Solitamente si fissal'origine delsistema di direzione in un vertice un suo latolungoI'asse delleX del sistema di di riferimento e si dispone riferimento. postoI'origine nel vertce Nel casorappresentato in Figura9.7, abbiamo Pr, e abbiamo imposto che il latoPrP2 siacoincidente conl'asse delleascisse. il puntoPr ssufitr le coordinate Xpr = 0, Ypr = 0 e il vertice ln terminidi coordinate, Ypz= 0. Pzavrcoordinata Y

P3

locale Fig.9.7 - Poligonale e sistema chiusa di riferimento la misura ll rilievo di una poligonale richiede azimutali di tuttigli angoli e di tuttii lati quindi a1,o'2,...q6 ilati lr, lz,...lo Nel nostro misurare e dellaspezzata. esempio dovremo p e ru n t o t a l e d i 1 2 mi su re . planimetriche problema Le incognite del nostro sonole coordinate di tuttii vertici della menoquellegi fissatecon il sistema e sonoquindi9 in totale spezzala di riferimento (Xz,Xs,X+,Xs,Xo,Yg,Y+,Ys,Yo). che,indipendentemente dal numero dellaspezzata e daltipo Si puverificare deivertici (chiusa il numero maggiore di misure eseguite sempre di tre di poligonale o aperta), paria tre. rispetto alleincognite. Si dice"esuberanza" pi plausibili quindi i valori fattopermette di compensare le misure e di ricavare Questo delleincognite.
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9 Capitolo DI DETTAGLIO RILIEVO

possono Le poligonali essere nellostessomododescritto nel capitolo 4 dunque trattate queste di dispense. (sempre La modesta esuberanza rispetto delleincognite dellemisure al numero e solo pari a tre) e la particolare geometriadel rilievo, rendono lecito un calcolo di pensazioneempi plificato" ne "sem compensazio detto"com rica". Le coordinate dei verticidella poligonale, ottenutein questo modo, sono del tutto quadrati. equivalenti a quelle ottenibili conunacompensazione rigorosa ai minimi perla stimadellaprecisione non permette n Questocalcolosemplificato dei risultati, grossolani. la possibilit di individuare misure Vediamolo nel eventuali affette da errori dettaglio. Cominciamo conle misure degliangoli azimutali. notodallageometria interni che la somma degliangoli di un poligono di n lati paria (n-2).re questovalorenoncoincider (a causadeglierroriaccidentali di misura) con la sommatoria indicata degli angolimisurati, conIa. La differenza lra questidue valori viene detta erroredi chiusuraangolare. -(n-z)-n o= E c r tgl per la misura Se o, lo scartoquadratico mediostrumentale del teodolite utilizzato generica degliangoli, notoche si ha il 99%di probabilit L che la direzione azimutale sia compresain un intervallo L t 3o". Ciascunangoloazimutale ottenutocome (a= L6 - lsvedi Fig.9.a)e quindi, differenza di due direzioni misurate azimutali come = pari noto,ol =o + o? =2o? e lo s.q.m. misurato dell'angolo sar a oo J2o, Se n sonogli angoli misurati, le modalit, tutticon stesse avremo che la varianza della g l ia n g o lsa somma d i tu tti i r :o ! = o3+o3+ ...=no.e lo s.q.mo, = ooJn La probabilit che la sommatoria sia compresa in un intervallo degliangolimisurati La!3J2n.o. sardel 99%ciola praticacerlezza. La quantit angolare. 3J2n o" chiamata tolleranza (8"), minoreo ugualealla Se il valoreassoluto dell'errore di chiusura angolare per pensare tolleranza buoneragioni angolare, si avranno che tuttele misure eseguite sianoaffette da solierroriaccidentali. Sappiamo inoltre che I'errore accidentale di misura nondipende di un angolo azimutale potremo dall'ampiezza dell'angolo ripartire I'errore stesso e quindi di chiusura angolare in parti uguali tra tuttigli angolimisurati. Nel casoinvece che,I'errore di chiusura la tolleranza, non rester angolare superi che ripetere tuttele misure. gli angoli Dopola correzione in tuttii di tuttigli angoli azimutali, calcoleremo di direzione verticidellapoligonale le regolegi illustrate utilizzando sul trasporto degliangolidi parziali direzione e potremo coscalcolare con le [8] le coordinate di tuttii vertici. La poligonale chiusa, le coordinate e quindi del primoe dell'ultimo vertice dovrebbero quindi parziali y la x coincidere e sommatoria delle coordinate e dovrebbero essere nulle. nonawienein quanto solitamente anche le misure dei latidellapoligonale Questo sono affette da inevitabili erroriaccidentali. parziali lndicando con Ex e Ly le sommatorie delle coordinate di tutti i verticidella poligonale; lineare. la quantit4 = J(r")' + (xy)' rappresent er,1' erroredi chiusura
295

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Capitolo9 DI DETTAGLIO RILIEVO

Le distanze, mediante oggi,si misurano un distanziometro ad ondee tuttii latisono,di norma, inferiori 1 km. notocheI'errore di misura di unadistanza, ad eseguita contale (vedi6.4), costituito strumentazione da una partefissa (0,5+ 1 cm) e da una parte proporzionale direttamente alla distanza(nel nostrocaso < 1 mm). Si pu supporre quindi gli nondipendano lunghezza che errori accidentali di misura delladistanza daffa stessa ma siano una costantepari a oo : t0,5+1cm in f unzionedel tipo di distanziometro utilizzato. Analogamente a quanto dettoprimaper gli angoli, se la poligonale costituita da n lati .o potremo quindiipotizzare unatolleranzalateraleparia 3Ji o. (1) lineare Se il valore assoluto dell'errore di chiusura minore o uguale allatolleranza laterale, si potrprocedere non restache rifare, allacompensazione, altrimenti anchein questo caso,tuttele misure. ll criterio di compensazione da adottare sardel tuttoanalogo a quelloangolare e cio in parti uguali su tutti i lati misurati. L'unicaawertenza che I'errore sar ripartito di primo Xy sar da distribuire chiusura su tutti i lati menoil che DEVErestare sull'asse la direzione Y. delleascisse secondo e quindinon compensabile parziali quindi: Le correzioni da apportare allecoordinate saranno
I.x ax-_ n Lr a'v - _ n-1

Al terminedi queste due semplicioperazioni, le condizioni si sono cos ripristinate geometriche le coordinate determinando dellapoligonale di tuttii suoivertici. Di seguito riportiamo I'esempio empirica dellacompensazione di una poligonale chiusa con Excel:
,.. ,: . coordinate parziali lsen0 lcos0 coordinate parzialicomp. Coordinate totali comp. XY

verricef[3::t '.'-..
[gonl P1

Xlffo:
i [gon]

angoli di direzione [gon] 100,0000

lati

xy [ml lml

tmt
494,85

t;i
494,85

tml
0,0!
4,76

[m]
nnnl

[m]
nnn

. ..: ]
494,86 695,04

199,5644 199,5641 99,5641 6S5,05 62,0037 62,0034 361,5676


: :'r' =.

0,00

494,86

0,00 4,76

695,03

4,76 1.189,90

131,7645 13'1,7642 293,3318 ....: .' 234,7485 234,7482 328,0800 568,44 60,1070 P1
t-

-261,06 378,58 -261,05 378,59 -522,06 -54,88 -522,05

928,85 383,35
406.80 328.48

60,1067 581,14

::,'-:: -514,O4 242,68-514,03 2 4 2 , 6 8 - 1 0 7 , 2 3 5 7 1 ,16

,..

1 1 1 . 8 1 3 5 1 1 . t . 8 1 3 21 0 0 . 0 0 0 0 800,0016 800,0000
o

107,22 -571 6 ,1
r = Ex= = EY t = toller.= -0,058 -0,058 -0,027 0'064 01073 : -0,027

107 ,23 - 5 7 1 , 1 6
0,00

0,00

0,00

n o vertici = tc= toller.= Acr =

o,oo16 0,0021 ' 0,0002667

^x = Ay=
296

-0,01 -0,01

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Capitolo 9 RILIEVO DI DETTAGLIO

9.6.2.POLIGONALE APERTA VINCOLATA AGLIESTREMI ll secondo per poligonale, schema di rilievo moltoutilizzato netlapratica operativa, rappresentato dallapoligonale aperta vincolata agliestremi. E necessario che si possa farestazione conlo strumento su duepuntidi coordinate note, daiqualisiano visibili (ma non necessariamente stazionabili) altridue puntianch'essi di coordinate note(vedi Figura 9 .8 ). Nellapoligonale aperta vincolata agliestremi, il sistema di riferimento gi definito dalla presenza di duevertici di coordinate noteall'interno dellapoligonale steJsa. Cos come nel casodellapoligonale chiusa,lo schemadi rilievoprevedela misuradi tuttii latie di tuttigli angoli dellapoligonale. Anchein questo casosi pu verificare che il gradodi esuberanza dellemisure rispetto al numerodelleincognite sempre tre (indipendentemente dal numero dei vertici) e quindi diventa lecita unacompensazione empirica. g.8,l'angolo Con riferimento allaFigura di direzione (A pr) noto,in quanto sononote le coordinate di entrambi i punti. Mediantei valori degli angoli misurati si trasporta I'angolodi direzione lungo la spezzata, finoa calcolare l'angolo (PoB). di direzione Di quet'ultimo angolo di dire2ione perancheil valore si conosce derivante dallecoordinate notedei due unti. La differenzatraquestedue angolidi direzione (P6B)esprimer I'erroredi chiusura angolare. Se talevalore inferiore allatolleranza (calcolata angolare comeabbiamo gi visto nel paragrafoprecedente) si potr effettuareuna compensazione angolre ripartendo taleerrorein partiugualisu tuttigli angolimisurat.
YA

iP3X

--------------)

Fig.9.8 - Poligonale aperta vincolata agliestremi Dopola compensazione angolare, si proceder al trasporto dellecoordinate cartesiane p6. dalvertice P1(come dettoin 9.5)finoal vertice puntosonopergi notele coordinate Di quest'ultimo e quindi la differenza tre quelle calcolate e quellenote (Axe Ay) permetter di determin arel'erroredi chiusuralineare:

,={^# * (^yf .

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Capitolo9 R I L I E V OD I D E T T A G L I O

(calcolata comeabbiamo ammissibile inferiore allatolleranza risulta Se talequantit lineare precedente) con gli gi vistonel paragrafo una compensazione si pu effettuare gidettiperla poligonale chiusa. stessi criteri della poligonale empirica l'esempio della compensazione Di seguitoviene riportato con Excel: di Fig.9.8,svolto vincolata agliestremi aperta
Xn=
Xpr : Ypr = xPl-xA= Y P 1- Y A = (A P1) =

518,14 2.8t61?7 845,61 2.110,37 327,47 -750,90 173,8198

Xpo= Ypo= Xe= Ye= xB-xP6= YB-YP6= (P6B) =

3.590,32 2.010,96 4.795,94 4.480,85 1205,62 2.469,89 28,9092

vertice

angolodi angolodi direzione angolo angolo direzione compensato compensato misurato calcolato

latl

lgonlP1 P2 P3 P4 P5
.l

lgonl 173,8198

tgonl 245,5255 : 134,1525 130,2160

lgonl
173,8198 219,3453 153,4979

[m]

245,5256 :: :::::'-:::: 134,1526 130,2161


t' .-

219,3454 153,4980 83,7141


:' .,, ,,:.ji

651,34 848,93

83,7139 1108,15 160,3724


: . j

160,3725 237,6515

44,0866 81,7381 147,1714


.-a . ::::::.,. 1

44,0864 81,7378 28,9092

843,21 795,29

237,6514 147,1713 28,9095

P6 B .::,: n overtici=
tc=

6 0,0003 0,0021 0,0001

= nodistanze
tu=

0,0000

tolleranza Acr -

298

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Capitolo 9 DI DETTAGLIO RILIEVO

parziali coordinate lsen0 lml


,.,, -194,89 -:i 566'41 1.072,09

coordinatetotali XY

lcos0 [m]

parziali coordinate compensate lsen0 lcos0

coordinate totali compensate X,Y

tml

tml

lml

lml

lml

518,14 845,6f,

2.861,27 2.11A37 1.488,88 856,54


:::i'

tml

845,61 2.110,37 :r:, - 6 2 1, 5 0 :::,,=.,:.-..,.., 650t72 1.488,87 -632'34 :,::::::',,:= 1 . 2 1 7 , 1 g 856,53 280t41 :::.:=
c Dao D1

-194,90
,, ,::,

-621,49
:.::i:: ::l:l:

:] ..,,,,-,,a,,,::a.aa=

566,40
. -::::=::j:rl

-632,34 280,41

650,71 1.217,11

1.072,08 538,35

1. 1 3 6 , 9 3

'j,:,:..,::::.:r::::l::-

2.289,18 2.827,54 .::: : 3.590,32 4.795,94

538,36 762,79

648,97
c aD7 RA

648,98 225,03

225,02
a qon e7

1.785,91 -'',....=,. 2.010,93

::-.1

1.136,95 ..-, 1.785,93 2:010,96 4.480,85

762,78

x =
v= t t= toller.= AX= ^Y=

0,049 -0,030
0'058 0,073 -0,010

0,006

9.7. LE INTERSEZIONI Gli schemidi rilievoper intersezione ebberoun grande ulilizzoquando non era partedei casi,si trattadi schemidi la misuradelledistanze. Nellamaggior agevole rilievo in quantoprevedono che non consentono un controllo dellemisureeseguite, I'esecuzione di un numero di misure strettamente sufficiente alladeterminazione delle punti incogniti. L'awento coordinate dei dei distanziometri a ondee dellestazioni totali ha resoper lo pi obsoleti ma una loroconoscenza tali metodi, consente all'operatore di problemi particolari, quando,per motividi accessibilit, risolvere localmente non possibile quando misurare individuare in modo distanze o pi semplicemente occorre possibilit rapido I'effettiva in basea unodeglischemi del rilievo di intersezione. pusempre integrato schema di intersezione essere da misure di distanze Qualsiasi riconducendo liberache, in cos il calcolo allacompensazione di una retetopografica quandoil gradodi esuberanza pu analogia alle poligonali, delle misure limitato, essere soggetta a compensazioni empiriche. quando vengono Le intersezioni denominate intersezioni in avanti si prevede di fare note,mentre vengono intersezioni inverse, stazione sui puntidi coordinate denominate quando incognite. si prevede difarestazione suipunti di coordinate

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Capitolo9 DI DETTAGLIO RILIEVO

9.7.1.INTERSEZIONE SEMPLICE IN AVANTI planimetriche Perdeterminare le coordinate in due punti di un puntoP, si fa stazione di coordinate noteA (Xa,Ya) e si misurano i due angoliazimutali e B (Xs,Ys) cr,B (vedi

Fig. e.e).

Figura in avanti 9.9- intersezione semplice (AB). A partire notedei punti A e B, si calcola l'angolo dallecoordinate di direzione ( AB)- orrrorX-u:J o
Yu-Yo

L'angolodi direzione(AP) si pu ricavaredalla seguenterelazione, facilmente verificabile la Figura osservando 9.9: ( A P) = ( A B) - u " Deltriangolo PABsononotiun lato(il latoAB) e i dueangoli adiacenti. pu Applicando lunghezzadel latoAP: ilteorema dei senisi determinare la
AP = -!!"- t;,rB smy E quindile coordinate del punto P sarannodate da: Xr=Xo+APsin(AP) Yr=Yo+AProt(AP) Le coordinatedel punto P possonoessere calcolateanche partendodal punto B: n (BA) calcolo d e l f ' a n g o ld oi d i r e z i oe ( B A ) = o r r r o r l - t : J - z = ( A B) + n Yo-Y,, sA = Jf X u - X o )' +(yo -yo )2
D A'

AR

BA calcolo delladistanza (BP) calcolo dell'angolo di direzione calcolo w delladistanza

( BP) = ( BA) +B
B P= M ,ira siny

E quindi dateda: le coordinate del puntoP saranno Xr=Xu+BPsin(BP) Yr=Yu+BPcos(BP) In questocaso (intersezione in avanti)non esistono misureesuberanti e semplice quindiil doppiocalcolo(partendo dal verticeA e dal verticeB) pu serviresolamente per controllare I'esattezza deicalcoli.
300

-a

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Capitolo9 RILIEVO DI DETTAGLIO

ll metodo dell'intersezione semplicein avanti pu essere utilizzatoper la planimetriche determinazione dellecoordinate di un puntoda utilizzare comecentro di emanazione del rilievo di dettaglio, ma viene anche spesso impiegatoper la determinazione di puntinonaccessibili. schema Questo di misura consente di ottenere precisioni purch prossima elevate I'angolo in P abbiaun'ampiezza a nl2.Comesi pu facilmente notare l'intersezione in avanti non consente nessun semplice controllo sulla (si eseguono bontdellemisure eseguite due misure e si determinano due incognite) perci, in molticasi,si determina il punto mediante unaseriedi collimazioni eseguite da quindiad uno schemadi intersezione tre o pi punti di coordinate note,passando (vediFig.9.10). multipla in avanti ln questi casi le coordinate del punto P possonoessere ricavatemedianteuna compensazione empirica, mediando i risultati semplicemente dellevarie intersezioni semplici riconoscibili. Owiamente semprepossibile sottoporre le misureeseguite a una compensazione gli s.q.m.dellecoordinate rigorosa in mododa poterstimare anchecorrettamente del punto incognito. y
P z'-

Figura 9.10- intersezione multipla in avanti Partendo dal puntoC avremo: (BC) calcolo dell'angolo di direzione calcolo di e (CB) calcolo dell'angolo di direzione calcolo dell'angolo di direzione 1Cf; calcolo delladistanza CP
(BC)-orrrorX'-Xo Y, -Yu e = 4 0 0 e "-"( B P) + ( B C ) (Ca1=(BC)+n ( C P) = ( C B ) + 6
RP (P - -::sing sirz

E quindi le coordinate del puntoP saranno dateda:


Xr=Xc+CPsin(CP) Yr=Yr+CPcos(CP)

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Capitolo 9 RILIEVO DI DETTAGLIO

Excel: Esempio numerico confoglio svolto


dal punto A (AB)=orrror*u-"o Y n- Y n ( AP)=( AB)-a.

B dal punto ( BA)=( AB)+n (BP)=(BA)+p


BP- "" sina siny Xr=Xu+BP sin(BP Yr=Yu+BPcos(BP)
Ap

d^rpt^t"C ; Xr-X -u -o 1 , ^ ^ , l(BC)=arctan""

Y'-Y" I = n" -( BP)+( BC) +oo


le ) = ( B C) + r . (C B 't 1 {c r 1=(CB )+6
i

4p =

'A ,R " sinp smy

l 6 p= ! , i , e
sln

Xr=Xo+AP sin(AP) ( A P) Y , = Y o +A P c o s i

sin(cP) lx,=xr+cP IYP=Yc+CPcos(cP).

: 't8.15'1,21
R |' 82,1264

Xa Ya 5.212143 16.451 '16


(l

xb

72,4118 calcoli , ,' Y = [gon] 1= [rad] s = [rad] B = [rad] = [rad] Xb-Xa=[m] Yb-Ya=[m] (AB)= [rad] (AB)= [rad] (AB)= [son] AB = [m] (AP)= [gon] (AP)= [rad] AP = [m] XP = [m] YP = [m] (BA)= [son] (BP)= [son] (BP)= [rad] BP = [m] XP = [m] YP = [m] Xc-Xb=[m] yc-yb=[m] (BC)= [rad] (Bc) = [rad] (BC)= [gon] 6 = [gon] s = [rad] Bc = [m] (CB)= [son] (CP)= [son] (cP) = [rad] cP = [m] XP = [m] YP = [m] risultati XP = [m] YP = [m]

Xc Yc Yb 6.263,14 36.230,12 11.424,27 83,6063

.
..i.

45,4618 0,714112284 1,137441895 1,290038475 '1 .313284689 12.938,78 -10.188,02 2,237808157 2,237808157 142,4633 16.468,39 70,0515 1,100366263 24. 16 0 , 1 0 26.748,10 27.402,20 342,4633 424.5897 6,669439285 22.820,31 26.748,10 27.402,20 18.078,91 5.161,13 1.292715189 1,292715189 82,2968 57,7071 211 0,906461 18.801,18 282,2968 365,9031 5.747592532 18.579,67 26.747,97 27.402,16 26.748,05 27.402,19

i::]rrli:: l:.r.r\i. ' 'r'i .

i '' ,:' 'r. : : j, ::i: , I ,.i1.i:.: i, ''.'l)

i :

t.::l i. " -" ) $ li'.:"i: ,::,.r.1.i,,i-l:iii:i{.: }:.i\ii. fi\l\."i i::,i:, :: l' r' rr .i' l:i: i'.'ri :'l i i:: I i I : .:,, ::,-i :::: i i:i :':: : ;.i:iriiL' lili.l'f' l. { i:r ii ii:i i:: ll.\ i r :\ ,"- ": l ii ir .:..:.,::,.r:,,,1i.:il.:t.

' li . i : i r j : : , i i:-\.,l::i il :ii::: : : : :ri' : \ . : ,)1 i: :. S,::rl r:rji:r!l..::.,:. :: :' i lll- ,:'l' :.:: I i ilil.:>ij.i:!]i,..i: i:" i.,i ii \ liriir i::i..,\il:i.i, i: r:: i::: i -:l,ri *.1 i.lI ii.r :,.:

302

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Capitolo 9 RILIEVO DIDETTAGLIO

Esempi multipla in avanti: di intersezione XR= 5 . 1 4 1 , 1m 5 Yn3.521,47 m Xa= 1 2 . 5 6,1 2 4m Yg= 2 .5 3 4 ,5m 6 Xc= 18.354,27 m Yc= 8 .5 3 1 ,2 9m 97s,1579 fl,= p= 6 7 s,2 1 4 7 87s3242 EXp= 7.300,26 m Yp= 1 5 .6 0,2 1 5m

XR= Ye= Xe= Yg= Xc= Yc= ([, =

B=
= Xp= Yp=

m 3.215,1 4 10.234,5 m 1 8 . 5 6 1 , 2m 5 m 16.538,57 m 16.328,52 15.537,62 m 92s,5432 72s,4327 102s,6087 m 15.170,37 2.295,38 m

DI DETTAGLIO 9.8. IL RILIEVO per il rilievo ll metodoseguito di dettaglio con metoditerrestri tradizionalmente chiamato e vieneeseguito con stazioni totalidi precisione a celerimensura adeguata garantire precisioni richieste il raggiungimento delle del rilievo. dallascala nominale vienedeterminato mediante rispetto Ognipuntodi dettaglio le sue coordinate sferiche a un puntodi coordinate noteS e a una direzione nota,in generela congiungente di S per il puntodi dettaglio note.In altreparole P si misura con un altropuntodi coordinate (d), la direzione la distanza inclinata azimutale 0 che la rettaSP formacon I'origine g. zenitale dellagraduazione delcerchio azimutale e I'angolo vengono in un periodo misure eseguite brevissimo di tempodallostrumento Queste insiemead altre informazioni e memorizzate utili quali, ad esempio,l'allezza del (hs)e il nomedel puntocollimato (vedi segnale(ho) sul puntoP,l'allezza strumentale schema diFigura 9.11.

Fig.9.11- schema di unamisura celerimetrica presuppone, ll rilievodi dettaglio comesi detto,una retedi inquadramento costituita precedenti, dai verticidi una rete rilevata con i metodiespostinei paragrafi e costituita in genere nell'ultimo Naturalmente, ha ordine da retidi poligonali. se lazonada rilevare piccoledimensioni, pu essere molto ridottaed essere la rete di inquadramento in qualche costituita soloda poligonali; una solapoligonale chiusa, e caso sufficiente neicasipisemplici la cuidistanza duesolivertici sia nota. Le posizioni dei vertici dellepoligonali devono essere sceltein mododa poterrilevare dell'oggetto del tutti i puntinecessari alla descrizione dellaformae delledimensioni

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la scelta rilievo; va fattain sededi progetto dell'intera in maniera operazione di misura, in mododa ridurre oculata, al minimo il numero dellestazioni. qualchealtro punto di di rilievosi rendesse necessario Se durantele operazioni semprepossibile, le intersezioni stazione ad esempiomediante o mediante battute le coordinate rispetto dellepoligonali. celerimetriche, determinarne aivertici va mantenuta La distanza tra i vertici di inquadramento non superiore al doppiodella massima misurare. distanza chesi intende DI UNASTAZIONE 9.8.1.ESECUZIONE CELERIMETRICA Perprimacosasi esegue uno schizzo, chiamato dellaporzione eidotipo, di territorio dallastazione S. da rilevare i punticaratteristici; Sull'eidotipo si riportano tuttii particolari da rilevare, definendone ad punto progressivo). (solitamente vieneattribuito un codice ogni un numero note (vediFig.9.11)e si lo strumento nel puntoS di coordinate Si pone in stazione misuraI'allezzastrumentale hs. Poichtutti gli angoli sarannomisuratisolo in una posizione (senzaI'applicazione della regoladi Bessel), necessario determinare lo la zenitstrumentale allostrumento suacorrezione automatica. e imporre Negli strumentiprowisti di doppio compensatore occorre attivarela funzione di correzione deglierroridi inclinazione, collimazione e verticalit. inoltre i Si impostano valoridellatemperatura e dellapressione atmosferica in mododa correggere I'errore di nellamisura rifrazione atmosferica delledistanze. sonodotatidi Ormaituttigli strumenti particolari programmi per il rilievocelerimetrico nei qualisi prevedela creazione di un per ogni stazione; record all'interno di questo vengono definiti il nomedellastazione, l'allezza strumentale e le sue coordinate. Primadi iniziare il rilievo la direzione occorre definire di orientamento dellastazione. pu essere operazione fattain due modi. Questa prevede vertice la collimazione di un secondo T di coordinate note Quellopi utilizzato (solitamente un vertice di inquadramento) e I'imposizione del valore dell'angolo di (ST) quale (vedi valore di lettura del cerchio Fig.9.12). direzione azimutale Dopo I'orientamento della stazione S sul punto noto T (vedi Fig. 9.12),lo strumento (SP). I'angolo misurer direttamente di direzione

Fig.9.12- orientamento dellastazione

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mododi procedere nel registrare Un secondo consiste il valoredella semplicemente punto quindi poi in ufficio note direzione azimutale T di correggere del di coordinate e tutti i valoridelle direzioni in modo da ricondurli azimutali agli angolidi direzione (ricordiamo formato cheI'angolo tra I'origine dellagraduazione azimutale e la direzione dell'asse delleY del sistema di riferimento, detta correzione azimutale di stazione, questa pertuttala duratadel rilievo rappresenta costante correzione e si mantiene dalla stazione S). non notoe se da essosonovisibili Se il punto su cui si vuolefarestazione almeno due punti di coordinate note, possibile le coordinate determinarne mediante (Cassini inversa la possibilit un'intersezione o Hansen) oppure, sfruttando di misurare fatica le distanze, mediante senza inversa un'intersezione mista. Supponiamo di far stazione sul punto S di coordinate incognite; da esso si sono gli angoli i puntiT e Q di coordinate le direzioni collimati note misurando azimutali, (vedi zenitali e le distanze Figura 9.13).

Fig.9.13- schema di unaintersezione inversa planimetriche Perdeterminare le coordinate modo. del punto nelseguente S si procede TQS sono noti i tre lati (il lato TQ noto in quantosi conoscono Del triangolo le coordinate dei puntiT e Q, mentregli altri due lati si sono misurati) o, e I'angolo misurato. anch'esso di Carnot si determina il valore Con il teorema del latoTQ derivante dalleoperazioni di -2-TS .QS .cosa TQ=,lTS2 misura: + QS' uguale(a menodeglierroridi misuraammissibili) alla Questovaloredovrrisultare distanza derivante notedi T e Q. dallecoordinate / \ 't'' o I'anoolo Conil teorema dei senicalcoliamo B: 'B= arcsirl Os . rQ) l.(TS)= (Ta) + I il valore e quindi dell'angolo di direzione Infine calcoliamo le coordinate del punto cartesiane S: X, = X, +T S 'si n (T)S Y, =Y, + 7S'cos( ?'S )

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(ST o SQ), ma la misurando Owiamente si pu operare una soladelledue distanze presenza di una misurain pi rispetto al minimonecessario consente di controllare l'operazione dicollegamento allaretedi inquadramento. partendo La quotadel puntoS si determina dallaformularsolutrice della livellazione .cot gcp e quindila quotaincognita Zr. Z, + hs hp+TS celerimetrica: di S:
Z, = Zr'- hs + hP -TS 'cot gq

hp l'altezzadel segnaleposto in T, TS la distanza dove hs l'altezzastrumentale, ridotta all'orizzonlale tra la stazionee il punto T e q I'angolozenitaleletto da S postoin T. il segnale collimando La quota pu esseredeterminata in doppiomodo consentendo un ulteriore controllo dellabontdelcollegamento eseguito. Alcune stazionitotali sono munite di programmiche guidano l'operatore durante questo processore I'esecuzione di il internodello strumento tipo di collegamento; le coordinate eseguei calcoli,impostaautomaticamente del punto di stazionenel record di registrazione della stazionee prowede alla correzione automatica delle in modo da consentire direzioni azimutali la registrazione direttadegli angoli di direzione. Collegata, in uno di questimodi,la stazione S alla retedi inquadramento, si procede al rilievo celerimetrico vero e proprio battendotutti i punti segnati sull'eidotipo e programmi predisposti registrando le misure eseguitecon i sulla stazionetotale. Particolare attenzicne deve essereposta nella registrazione dell'altezza del segnale la palina munita di prisma utilizzatoper la visualizzazione dei punti (solitamente retroriflettente). Nel casoin cui si utilizzino stazioni totalimunite di distanziometri le distanze a impulsi, (solitamente non superiori a 100+ 150 m) vengono misurate senzabisogno di alcuna per cui l'allezza hpcorrispondente risulta nulla. segnalizzazione, A partire registrate, la condotta dallemisure dei calcoli moltosemplice. Per ogn puntodi dettaglio si hannoa disposizione la distanza inclinata dr, l'angolo di (SP),I'angolo g,l'allezzadel segnale zenitale hp e I'allezza direzione hs e strumentale quidisi potranno le coordinate: determinare
X, = X, + di. senrg. sen(SP ) Y, =Y, + di'senq'cos(SP ) Zr=Zr+hs-hp+di'cosq

In alcuni strumenti, il processore internoeseguein tempo reale queste semplici percinel file di registrazione, trasformazioni, oltrealle misureprimacitate,si trovano gidisponibili punti. le coordinate finali dei produrre ln questicasi possibile direttamente, dal file scaricato dallo strumento al termine delleoperazioni di misura, un file idoneo importato nelprogramma ad essere di per la produzione disegno automatico da ulilizzare del disegno finaledel rilievo.

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