Sei sulla pagina 1di 17

Le origini della leggenda arturiana

Geoffrey Ashe
Dopo lungo dibattito, la ricerca dellArt storico rimane inconcludente, a causa della natura dei dati che gli storici prendono in considerazione. Alcune possibilit, tuttavia, sono offerte da dati di altro tipo. La ricerca letteraria pu portare a un quadro storico e allidentificazione di una figura di Art che stata notata in vari periodi, ma non adeguatamente considerata. (Geoffrey Ashe)

Non possibile dare una risposta diretta tipo s o no alla domanda esistito Art?. Qui entrano in gioco pi che dubbi storici. Anche per Robin Hood, poniamo, una risposta diretta esclusa, ma soltanto a causa dellinsufficienza dei dati. Nuove scoperte potrebbero un giorno renderla possibile. Con Art le difficolt sono di natura pi profonda. Per un ricercatore ordinario, la risposta s implica la natura reale dellArt dei romanzi, il sovrano medievale idealizzato, al centro di una sorta di montaggio cinematografico che comprende Ginevra, Merlino e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Poich Art in questo senso una creazione letteraria e non esistito, la risposta s sbagliata. Ma anche la risposta no sbagliata. Essa implica che Art sia fittizio come fittizio Don Chisciotte, che non abbia alcuna base concreta. Gli stessi romanzieri non avrebbero mai accettato questa affermazione, che non pu essere considerata come definitiva. In realt, naturalmente, lArt letterario un mutante che ha assunto forme diverse nel corso dei secoli. Ma tutte le versioni derivano presumibilmente da una fonte o prototipo che le precede tutte. Vi sono stati numerosi tentativi di risalire a quel punto e, pi specificamente, di individuare un Art storico quale punto di partenza, in modo tale da poter dare una risposta affermativa alla domanda sulla sua esistenza... a patto che sia questo lArt da prendere in considerazione. Ritengo che la ricerca dellArt storico sia stata, di fatto, sviata. Gli storici che sono andati alla sua ricerca hanno optato per un tipo di approccio specifico. Hanno cercato di sfrondare la leggenda e di individuare prove concrete. Fare questo significa tralasciare la letteratura medievale (Goffredo di Monmouth e tutto il materiale successivo), passare al vaglio il materiale pi antico di provenienza gallese e isolare tutto ci che si possa considerare fattuale, o almeno presumibilmente tale. Applicato con la dovuta obiettivit, un simile processo riduce i dati a due documenti latini. Essi parlano di Art, senza dilungarvisi troppo, come di un vittorioso comandante militare dei Britanni celtici del quinto o sesto secolo, impegnato soprattutto a respingere i Sassoni, antenati degli Inglesi. Uno di questi documenti la Historia Brittonum, la Storia dei Britanni, compilata allinizio del nono secolo, e attribuita in modo dubbio a un monaco di Bangor di nome Nennio. In un unico capitolo, essa cita dodici battaglie arturiane. Laltro documento una cronaca, gli Annales Cambriae, gli Annali del Galles, che leggermente posteriore e contiene due annotazioni arturiane, anchesse relative a battaglie. Vi una nebulosa di poemi e tradizioni gallesi sulla base della quale possibile corroborare i testi latini, in particolare grazie a unallusione alla prodezza marziale di Art che potrebbe risalire al 600. I documenti veri e propri, tuttavia, sono solo questi1. Le opinioni su questi documenti hanno subito varie oscillazioni. Un dato raramente ricordato che Edward Gibbon credeva ad Art, sulla base della semplice e circostanziata testimonianza di Nennio. A partire dagli anni 30, la teoria di Collingwood su un Art che riport in auge la carica militare imperiale di Comes Britanniarum e utilizz una cavalleria di tipo romano per sbaragliare i fanti sassoni, ha conquistato molti, tra cui romanzieri come Charles Williams e C. S. Lewis. Se lidea della cavalleria venuta meno per mancanza di prove, limmagine di Art quale comandante in capo post-romano, provvisto o meno di poteri anche civili, e attivo nella Britannia meridionale e sudoccidentale, fiorita fino agli anni 70. Essa sembr imporsi attraverso le opere di Kenneth Jackson, Leslie Alcock e John Morris (sebbene la recensione di Alcock a The Age of Arthur di Morris, che faceva affermazioni radicali, fosse critica; non vi fu mai un fronte unitario). Alcuni

studiosi, in particolare Rachel Bromwich, pur accettando un Art prevalentemente guerriero, dissentirono in merito alla sua origine e ne fecero un settentrionale. Nel 1977 un attacco condotto da David Dumville contro tutte queste ricostruzioni, e contro le cronache gallesi in generale, fece muovere il pendolo nella direzione opposta2. Oggi la maggior parte degli storici che si danno la pena di occuparsi dellArt storico sono scettici e riluttanti a parlare di lui. Unulteriore motivazione stato il parziale discredito gettato sullargomento dalla comparsa di altri libri sullArt storico che sono reciprocamente contraddittori, disperatamente non scientifici, e a volte ancora peggio. Concorderei con gli scettici, non nel senso di rinunciare per intero a questo procedimento, ma in quello di considerarlo come un vicolo cieco se non supportato in altri modi. I testi latini sono troppo lontani nel tempo dal presunto floruit di Art. Lelenco delle battaglie di Nennio se vogliamo usare questo nome per comodit probabilmente un adattamento di un poema gallese precedente, ma non vi modo di sapere di quanto esso fosse precedente o che cosa dicesse esattamente. Per di pi, anche se presi cos come sono, i testi sollevano altri problemi cronologici. Solo per fare un esempio, estendono la carriera di Art per un periodo di tempo incredibile. Due delle battaglie di Nennio possono essere localizzate con certezza accettabile, luna a Chester e laltra nella Scozia meridionale; esse hanno senso solo nel contesto di diffuse scorrerie sassoni condotte in alleanza con i Pitti, che sono attestate da Gildas e Beda; e difficilmente quella fase pu collocarsi molto pi tardi degli anni 450. Eppure, gli Annales collocano lultima di tutte le battaglie, la contesa di Camlann nel 539 (o 537; vi una lieve ambiguit). Art era centenario quando la combatt? Questo non un cavillo dei moderni. Almeno due autori medievali sembrano essere stati consapevoli di un problema cruciale3. Potremmo sperare almeno di individuarlo in un qualche punto di questo lasso di tempo e quindi trattare tutti dati a esso esterni come spurii. A quanto pare, tuttavia, questo non possibile, poich il materiale gallese non fornisce in alcun punto uno spunto cronologico che permetta di posizionare Art rispetto alla storia conosciuta. Non ci viene mai detto che la sua prima battaglia ebbe luogo quando X era imperatore, o lultima quando Y era papa. Nemmeno lo sfrondamento della leggenda funziona veramente. Ridurre i dati a quanto contenuto nella Historia Brittonum e negli Annales non sufficiente a eliminare il problema. Cos, entrambi i documenti ascrivono ad Art la vittoria nella battaglia di Badon. Fu una vittoria reale e importante, citata da Gildas intorno agli anni 530, quando era ancora nella memoria dei viventi. Potrebbe essersi svolta presso Swindon, o pi a ovest, presso Bath. Ma il passo della Historia afferma che Art uccise 960 dei nemici da solo, in ununica carica. Questo non invalida necessariamente lintera storia delle sue campagne, ma significa che, almeno per quanto riguarda Badon, entrata in gioco la leggenda: una conclusione corroborata da due fiabe arturiane in appendice. Lo stesso potrebbe essere avvenuto nella annotazione degli Annales relativa a questa battaglia, che sproporzionatamente lunga a causa dellallusione ad Art, in s piuttosto curiosa e forse interpolata. Alcuni accettano lannotazione sulla contesa di Camlann come unaffermazione schietta, priva di elementi leggendari. Un punto a favore di questa tesi che tutti gli altri personaggi citati in altri punti degli Annales sembrano essere reali; un Art totalmente fittizio in questo punto, senza alcuna traccia di interpolazioni, sarebbe anomalo. Ci che il testo afferma che Art e Medraut, il Modred o Mordred originale, caddero a Camlann nel 539. Il problema che isolare questo evento quale unico fatto non solo fa crollare quasi tutto il resto a causa delle difficolt relative alle date, ma suggerisce anche che lintero vasto ciclo sia sorto intorno a un battibecco tra capi minori, per il resto sconosciuti, in una localit non identificata certamente lontana dal nemico sassone il cui respingimento fu la base della gloria di Art. Io, per lo meno, non riesco a far collimare i due personaggi. LArt di Camlann, quale stato seriamente proposto da Michael Wood, per esempio rappresenta una reductio ad absurdum del metodo, che dimostra che esso, se condotto fino al suo limite logico, pu offrire al massimo una figura minima che non spiega nulla. Un approccio pi fruttuoso quello di domandarsi non esistito Art?, bens Come ha avuto origine la Leggenda Arturiana? In quali fatti affonda le proprie radici?. Fare ci significa

riconoscere che questo un problema letterario, pi che storico, sebbene con la speranza che lindagine letteraria possa condurre a un quadro storico. Un simile approccio getta una rete pi ampia e introduce una sorta di pensiero laterale. Consente, per esempio, di prendere in considerazione Goffredo di Monmouth, non nel senso di credere a ci che afferma di Art, ma in quello di domandarsi quale fosse la sua materia prima: a volte semplicemente il suddetto materiale gallese, ma forse non sempre. Lindagine potrebbe condurre o meno a una figura storica di Art. Il primo requisito tentare. Una domanda cruciale se le radici della Leggenda risalgano fino al periodo che essa dichiara di trattare; o, per metterla in un altro modo, se i bardi e i cantastorie che la crearono stessero utilizzando tradizioni che datavano realmente a quel periodo. qui che entra in gioco larcheologia. Essa conferma la vicenda delle incursioni sassoni in Britannia e una fase in cui lavanzata sostanzialmente si arrest. Tuttavia, ben lungi dal confermare il racconto di origine gallese di un conflitto su vasta scala concluso in modo trionfale dalle vittorie di Art. Sotto questo aspetto, larcheologia in s di scarso aiuto per quanto riguarda la Leggenda. Pi promettenti sono i risultati ottenuti in siti specifici. Tre localit sono specificamente collegate ad Art. Secondo Goffredo, egli fu concepito in una roccaforte ducale sul promontorio di Tintagel, e si presume generalmente che sia nato qui. Secondo Caradoc di Llancarfan ebbe contatti con un abate di Glastonbury, e i monaci che esibirono una tomba sessantanni dopo affermarono che fosse la sua e che egli fosse sepolto l. Secondo John Leland, che cita tradizioni del Somerset ancora posteriori, la Camelot di Art era lantico fortino collinare di Cadbury che si pu osservare dal Glastonbury Tor. La Camelot del romanzo fittizia, ma un dato significativo al riguardo che non la capitale della Britannia. il quartier generale personale di Art. La possibilit che Camelot abbia una base in un simile quartier generale pi che accettabile. In tutti e tre i casi, larcheologia ha dimostrato che i siti furono occupati e importanti nel periodo al quale fa riferimento la Leggenda. Tintagel, in passato ritenuta un monastero medievale, si rivelata in anni recenti come un centro importante, molto probabilmente sede di un governo regionale, durante il quinto secolo. A Glastonbury esisteva gi allora o quasi una comunit cristiana, sebbene forse sullaltura piuttosto che nel sito dellAbbazia, ed possibile che fosse lunica in quella regione della Britannia. A Cadbury, gli scavi del 1966-70 hanno dimostrato che il fortino collinare fu rioccupato probabilmente durante la seconda met del quinto secolo, e fortificato con un nuovo bastione in pietra e legno del perimetro di quasi tre quarti di miglio, completo di porta. Gli scavi effettuati in altri fortini collinari hanno in seguito evidenziato rioccupazioni e ristrutturazioni, ma nessun sito interamente paragonabile alla grande fortificazione di Cadbury, con il suo portale, emerso in alcuna localit della Britannia post-romana. Esso implica un abitante molto speciale dotato di impressionanti disponibilit di manodopera: un re o un capo (per quanto ne sappiamo finora) unico nel suo tempo4. Queste tre localit furono scelte come ambientazioni principali della vicenda di Art, e tutte e tre si rivelano ora come importanti e appropriate nel periodo giusto. Limplicazione chiara. A Tintagel il promontorio avrebbe attraversato una lunga fase di abbandono o semiabbandono prima del periodo in cui Goffredo narr la sua storia. Egli non intess una fantasia intorno a celebri rovine come fece a Caerleon: conosceva una tradizione di qualche genere relativa allantica adeguatezza del luogo. A Glastonbury, il fatto che i Gallesi accettassero questa localit, contro la loro naturale inclinazione, quale sede della tomba di Art, e il mancato emergere di una tomba rivale, contribuiscono molto a delineare una tradizione analoga, a prescindere da ci che i monaci potevano aver sentito dire5. A Cadbury, disabitata per centinaia di anni, nemmeno un moderno archeologo avrebbe potuto rilevare la presenza di una nuova fortificazione con una semplice ispezione, senza scavare. Non si pu davvero supporre che la persona sconosciuta responsabile dellidentificazione del sito con Camelot abbia indovinato per puro caso la collina pi plausibile dellintera Britannia.

Le persone che si concentrarono su queste localit ne sapevano qualcosa. Un punteggio puramente casuale di tre su tre non seriamente credibile. Essi attinsero a tradizioni originatesi nella Britannia nella quale avevano collocato Art, la Britannia del secolo della separazione da Roma o di quello successivo. qui che realmente affonda le sue radici la Leggenda. Tutte e tre le localit, per inciso, si trovano nella West Country, lantica Dumnonia. I fautori di un Art settentrionale non hanno presentato siti paragonabili. Ovviamente Art, se esistette, avrebbe potuto essere attivo in quella regione della Britannia e ispirare antiche allusioni da parte dei bardi, ma nessuna prova significativa nel nord gli attribuisce un luogo natale o un quartier generale o una tomba, e larcheologia della regione non si ricollega in nessun caso a storie che lo riguardino. Se etimologicamente Camlann potrebbe essere Camboglanna, un forte romano settentrionale, le varie versioni dellultima battaglia di Art non puntano in nessun caso a questo forte o a una localit a esso vicina. Ci sono due Camlann in Galles, ancora oggi cos chiamate, e perfino la candidatura del fiume Cam nel Somerset corroborata dalle notizie di una sepoltura collettiva6. Di fronte a questo apparente corpus di tradizioni, possiamo spingerci un po pi avanti e identificare alcuni individui in esso incorporati dai quali traggono origine i personaggi arturiani. Il lontano prototipo del fratello di Uther, Aurelio Ambrogio, un comandante militare del quinto secolo, Ambrogio Aureliano; citato da Gildas e Beda, e una continuit nella leggenda attestata da Nennio. Il lontano prototipo di Mark nella storia di Tristano a quanto pare un tale Marco, anchesso recante un nome romano, con un padre di nome Marciano che fu cos chiamato dal nome di un imperatore della met del quinto secolo. I romanzieri attribuirono a Marco il ruolo di re Marco di Cornovaglia che potrebbe essere fittizio, ma il collegamento con Marciano dimostra che Marco cera, per cos dire, fin da unepoca molto antica7. Cera anche Art, forse sotto forma di persona reale, o forse come eroe immaginario? O fu inserito nelle tradizioni pi tardi, dopo che esse si furono sviluppate? Il suo nome suggerisce la prima ipotesi. Arthur una forma gallese del nome romano Artorius, non comune, ma sufficientemente attestato. Art si inserisce accanto ad Ambrogio, a Marco e ad altri appartenenti alla medesima categoria, in una fase in cui linfluenza romana perdurava. Per di pi, vi un seguito. Nellultima parte del sesto secolo, quando i nomi romani erano generalmente venuti meno, questo nome fino ad allora raro inizi a essere di moda. Diversi Arthur sono attestati qua e l in Britannia, compreso un principe scozzese. La spiegazione pi plausibile che essi abbiano preso nome da un eroe consolidato nei canti e nei racconti, e quindi vissuto o inventato precedentemente, con un intervallo di tempo sufficientemente lungo a portare la sua fama bardica oltre i confini del suo popolo8. Quanto alla sua storicit o mancata storicit, due argomentazioni possono essere scartate. I critici hanno sentenziato che poich gli vengono attribuite imprese fantastiche, come il massacro compiuto da lui solo a Badon, non pu essere stato un individuo reale. Ma imprese fantastiche furono attribuite in America a Davy Crockett, che fu decisamente reale. Per lo pi si trattava di storielle ironiche, ma erano diffuse e popolari, e nel giro di un anno o due dalla sua morte ad Alamo si riteneva seriamente che avesse ucciso 85 Messicani durante lassedio non 960, daccordo, ma sempre un numero decisamente esagerato, e questo dopo un periodo molto pi breve per lelaborazione dellesagerazione. In passato si sosteneva che qualsiasi personaggio al quale si attribuisse luccisione di draghi doveva essere fittizio. Eppure diversi presunti uccisori di draghi, nei Balcani per esempio, furono senza alcun dubbio reali. Gli elementi esagerati di una storia non screditano lintera storia. Gli elementi esagerati di una carriera non smentiscono lesistenza reale del suo protagonista. Il Barone di Munchausen, in s, esistette realmente. Allestremit opposta c largomentazione del deve essere: per cui un personaggio con un impatto come quello di Art deve essere esistito. Non unargomentazione trascurabile, ma non nemmeno solida. In questo caso, un esempio che suggerisce cautela quello di Sherlock Holmes. talmente vivido che innumerevoli persone hanno dato per scontata la sua esistenza. Per molti anni lufficio che sorgeva sul sito del suo alloggio di Baker Street (non realmente individuabile, ma provvisto di numero civico) ricevette una sfilza incessante di lettere indirizzate a lui. Si continuano

a scrivere nuove storie; si continuano a girare nuovi film. Limpatto di Holmes stato immenso. Eppure sappiamo come ha avuto inizio la sua saga, e cio nella fantasia di Conan Doyle, non nella biografia di un investigatore reale. Vale la pena di osservare, comunque, che coloro che si schierano per la non-esistenza di Art potrebbero essere invitati a spiegare il fenomeno senza di lui. La ripetizione incantatoria di termini come mito una semplice scappatoia. Se non esistito alcun Art, che cosa accaduto, da dove uscita lidea di lui, chi lha lanciata, e quando? Quale sforzo propagandistico ha consentito a un leader britannico mai esistito di offuscare la fama di quelli esistiti? Per quanto ne so, nessuno ha fornito risposte convincenti. Alcuni avversari hanno obiettato che Art fosse un dio celtico, evemerizzato come guerriero umano. Eventi del genere avvennero effettivamente, sebbene non con particolari paragonabili, quando il cristianesimo proib agli dei di continuare a essere divini. Belinus divenne Beli, mitico re di Britannia e progenitore di dinastie gallesi. Maponus divenne Mabon, associato allo stesso Art. Sua madre Matrona divenne probabilmente Morgan le Fay; in ogni caso Morgan ha unorigine divina ed perfino definita dea, sebbene con una giustificazione cristiana, da Giraldus Cambrensis e dallautore di Ser Galvano e il Cavaliere Verde9. Tuttavia, difficilmente Artorius sarebbe potuto essere il nome di un dio celtico, e non vi traccia di una divinit pre-cristiana il cui nome si sarebbe potuto evolvere in Arthur per altre vie. Questa divinit non mai stata altro che una speculazione, elaborata a beneficio della teoria. Lidea che Art sia nato come dio guerriero di una rinascita pagana del quinto secolo confutata dal silenzio di Gildas, che accusa i suoi correligionari cristiani britannici praticamente di ogni peccato a eccezione dellapostasia. Avrebbe denunciato il neo-paganesimo se esso fosse esistito. Un nemico giurato della storicit [di Art] ha cercato di trarre vantaggio dalle vite dei santi gallesi, e poich queste ricevono di rado attenzione, possiamo citarle qui. Quattro di esse, associate alla comunit di Llancarfan, presentano Art come una figura sgradevole con cui i santi entrano in conflitto. Dunque, presumibilmente, egli era un demone agli occhi degli ecclesiastici e quindi un dio pagano. Ma lecclesiastico autore della Historia Brittonum ne fa un campione cristiano, che sconfigge i Sassoni pagani con laiuto celeste, e i documenti agiografici non ne fanno mai un personaggio demoniaco. Si tratta di aneddoti di tipo convenzionale, che dimostrano la superiorit di un santo rispetto a un laico turbolento. Il loro Art, confuso, mostra pentimento attraverso doni e concessioni, cosa che nessun demone avrebbe fatto10. A volte Art viene effettivamente mitizzato, o inserito in episodi di natura mitica. Questo pu valere, per esempio, per il ricorrente rapimento di sua moglie. Ma come personaggio puramente o sostanzialmente mitico, egli il prodotto delle mode nei campi dellantropologia e dello studio comparato delle religioni. I teorici di questo ambito hanno scoperto fatti genuinamente interessanti. Nel presentare il quadro pi ampio, tuttavia, si sono contraddetti eccessivamente a vicenda e hanno troppo spesso eliminato o distorto i dati. Se lautodistruzione delle loro ipotesi contrapposte non dimostra il loro contrario, si pu pensare che limmagine di una persona reale, dotata di uno spessore che sfidi lesorcismo, emerga velatamente. Un motivo che certamente pre-cristiano potrebbe deporre a suo favore. La credenza popolare relativa a un Art che giace addormentato in una caverna o in una camera sotterranea diffusa in lungo in largo e coinvolge oltre una dozzina di localit. Cadbury-Camelot la prima che si possa documentare, e circa un secolo fa labitante di un villaggio della zona chiese ad alcuni archeologi se intendevano riportare alla luce il Re. Come osserv Sir John Rhys, la credenza traeva origine da un mito celtico registrato da Plutarco, a proposito di un dio scacciato addormentato in una caverna su unisola occidentale. In epoca cristiana questa credenza fu adeguatamente adattata e applicata non solo ad Art ma anche ad altri eroi, a volte forse in una imitazione di Art e a volte in modo indipendente. Un esempio celebre Federico Barbarossa. La studiosa di folklore Jennifer Westwood ha messo in evidenza un elemento della leggenda della caverna che pu facilmente sfuggire. Malgrado lorigine mitica, le leggende della caverna non sono applicate a personaggi

fiabeschi: i dormienti sono, o sono considerati, esseri umani in un contesto storico. Poich Art uno di questi dormienti, probabile che abbia almeno un qualche genere di sostanza storica11. Dunque in parte per mancanza di unalternativa coerente possiamo rilevare una traccia verso un punto di partenza per la Leggenda costituito dalla persona di un Britanno post-romano noto come Artorius e in seguito, attraverso i mutamenti linguistici, come Art. Le prove a suo favore non dipendono da Nennio o dagli Annales Cambriae, o da argomentazioni del tipo deve essere o non c fumo senza arrosto. Se esistette, entr a far parte di un corpus di tradizioni tramandate dal quinto secolo, per lo pi favolose ma in piccola parte storiche, e ascese progressivamente fino a dominare questa tradizione e ad allargare i suoi collegamenti, quali che fossero, con gli elementi fattuali di essa. La sua saga potrebbe ben presto aver finito per attribuirgli imprese altrui questo va considerato in rapporto al lungo lasso di tempo a lui attribuito ma egli solo si colloca al punto di origine. Il famigerato silenzio di Gildas solo una difficolt (peraltro lieve, alla luce della natura del suo trattato) per lipotesi secondo cui Art sarebbe stato un personaggio recente o contemporaneo nellepoca in cui Gildas scriveva. Troppo stato ricavato dal silenzio di Gildas a causa della tendenza a dare per scontato che egli sarebbe stato tale, che la sua collocazione corretta nel contesto temporale sia tarda. Ma se fior verso linizio di tale periodo, diciamo nel terzo quarto del quinto secolo, allora tale silenzio non significa nulla. Gildas sapeva poco di chiunque fosse vissuto prima della memoria dei viventi e non fa il nome di alcun Britanno del quinto secolo, fatta eccezione per Ambrogio Aureliano. E potrebbe aver citato Ambrogio soltanto per diffamarne i discendenti per contrasto. Dopo una lenta ascesa attraverso la poesia e la narrativa gallese, per la maggior parte oggi perduta, Art (chiunque o qualunque cosa fosse) divenne il monarca della Leggenda, il sovrano quasi-storico di uno splendido regno, attraverso il genio di un unico autore. La Historia Regum Britanniae (Storia dei re di Britannia) di Goffredo di Monmouth, comparve alla fine degli anni 1130 e forn una cornice alla letteratura successiva. Nel suo libro c molto pi di Art. Si apre nel dodicesimo secolo avanti Cristo con unespansione di una leggenda gallese che narra come lisola allora chiamata Albion fu colonizzata da emigrati troiani, sotto la guida di Bruto, bisnipote di Enea. Goffredo prosegue con una lunga serie di regni fittizi, tra cui quello di re Lear. Ritiene che la linea dei re britannici sia rimasta ininterrotta perfino durante i tre secoli e mezzo di dominio romano, da lui ridotto a un vago protettorato. dopo la rottura fra la Britannia e limpero che la sua narrazione avanza verso il suo climax arturiano. Racconta come un sinistro nobile, Vortigerno, usurp il trono e invit i Sassoni pagani a stabilirsi in Britannia come truppe ausiliarie al suo servizio. Ottenuti rinforzi da oltremare, essi si sottrassero al controllo e devastarono gran parte del paese. Vortigerno fugg nel Galles, dove Merlino profetizz la sua caduta. I principi legittimi ritornarono dallesilio e lo rovesciarono. Al pi anziano, Aurelio Ambrogio, succedette dopo un breve periodo di regno suo fratello Uther Pendragon. Entrambi riuscirono a contenere i Sassoni; nessuno di loro riusc a riportarli sotto controllo. Art, il figlio di Uther, viene presentato come una sorta di messia che libera la Britannia da queste tribolazioni. Stranamente generato a Tintagel, ci informa Goffredo, sal al trono in giovent e si rivel unabile guida, sottomettendo i Sassoni, sconfiggendo i Pitti e gli Scoti che li avevano aiutati e conquistando lIrlanda. Spos Ginevra e regn in prosperit per dodici anni, amato da tutti. Fond un ordine cavalleresco reclutando uomini distinti provenienti da tutte le nazioni. Poi conquist progressivamente ampie parti della Gallia, ancora precariamente tenute da Roma. Durante un altro intermezzo di pace, tenne una magnifica corte a Caerleon. Il sovrano romano Lucio chiese un tributo e la restituzione dei territori conquistati. Art guid nuovamente un esercito in Gallia, lasciando suo nipote Mordred (per usare la grafia dei romanzieri) al potere in patria, insieme alla regina. Ottenne una vittoria su Lucio presso il paese degli Allobrogi, cio i Burgundi, e si spinse nel loro territorio. Mordred, tuttavia, si volse al tradimento, si proclam re, persuase Ginevra a vivere in adulterio con lui e si accord con i Sassoni. Art ritorn, lo sconfisse e

lo uccise presso il fiume Camel in Cornovaglia, ma fu ferito mortalmente e portato sullisola di Avalon Insula Avallonis per la cura delle sue ferite. Goffredo lascia aperta la porta alla credenza popolare relativa alla sua sopravvivenza, senza affermarla apertamente. Semplicemente, il Re parte alla volta di Avalon, ovunque essa si trovi, ma non ne viene registrata la morte. Ha regnato per circa venticinque anni. Goffredo non uno storico e non mai, in alcun punto, attendibile sui fatti. Tuttavia, non nemmeno uno scrittore completamente fantastico. Tranne che nei primi regni, utilizza abitualmente la storia, o ci che egli voleva considerare storia. Gonfia, trasforma, mescola cronologie, indulge a mostruose elaborazioni, ma non inventa gli episodi principali dal nulla. futile passare al setaccio il suo testo, per quanto selettivamente, alla ricerca di dati storici veri e propri. Tuttavia, in accordo con lapproccio qui scelto, opportuno domandarsi a quale storia o presunta storia attinga qui per la sua creazione letteraria e valutare se questa ricerca possa condurre a un Art originale attraverso un percorso inedito. Quando scrive di eventi relativi alla Britannia post-romana, Goffredo sta certamente attingendo a una fonte valida. I Sassoni penetrarono effettivamente nel paese da oltre il mare del Nord, con gli Angli e altri alleati, e probabilmente almeno alcuni giunsero come truppe ausiliarie molto prima della fuorviante data di met secolo che gli storici erano soliti copiare da Beda. Probabilmente, un Britanno conosciuto come Vortigerno ebbe effettivamente un ruolo nel loro stanziamento. Vortigern significa capo supremo e potrebbe indicare un individuo paragonabile a un re supremo irlandese, che rivendica un primato su sovrani regionali. I coloni effettivamente si ammutinarono ed effettuarono scorrerie in lungo e in largo, per poi ritirarsi infine nelle loro enclave autorizzate, dove sembrano essere stati confinati per qualche tempo. Vi fu una ripresa britannica, che, dopo anni di combattimenti sporadici, stabilizz la situazione a vantaggio dei Britanni. Ambrogio Aureliano fu uno dei leader di questo contrattacco, cos come lo fu Art, secondo Nennio. Goffredo amplifica la ripresa trasformandola in unet aurea arturiana. Autori successivi trasformano la Britannia di Art nellUtopia cavalleresca del romanzo. Dove acquis Goffredo le conoscenze che chiaramente possedeva, per quanto fantasiosamente giocasse con esse? In una prefazione dedicatoria, afferma di aver tradotto o adattato lintera Storia da un certo libro molto antico scritto in lingua britannica datogli da Walter, arcidiacono di Oxford, dove egli occupava una cattedra di insegnamento. La lingua britannica potrebbe essere il gallese, oppure il bretone, la parlata affine delle popolazioni della Bretagna, discendenti di emigranti provenienti dalla Britannia che avevano portato la tradizione arturiana nella Gallia Armoricana. Non vi sono copie superstiti del libro, e nemmeno frammenti di esso, e laffermazione di Goffredo cos com piuttosto inaccettabile. Molti elementi della Storia, come il riferimento alla presenza di Normanni nellesercito di Art, non potevano provenire da un libro molto antico. Nondimeno, possibile che disponesse di una fonte perduta di qualche genere. Essa potrebbe perfino avergli fornito informazioni, o pseudo-informazioni, su Art12. In ogni caso, dobbiamo lavorare con le fonti superstiti. Goffredo utilizza Gildas, Beda, Nennio, gli Annales Cambriae. Detto questo, arriviamo a unimpasse. Questi testi coprono solo un quinto circa della storia di Art. Ci che pi conta, vi stato un netto spostamento dellenfasi. Il contenimento dei Sassoni da parte di Art, che per Nennio il punto centrale della sua carriera, qui un semplice preludio, una necessaria preparazione della scena per le glorie che contano davvero. Quando Goffredo si occupa del malvagio Vortigerno, si limita a espandere il racconto che ne fa Nennio. Quando si occupa delleroico Art, fa qualcosa di completamente diverso. Quasi met della narrazione riguarda le attivit di Art in Gallia; pi di met, se contiamo anche i preliminari della sua grande guerra. Se si giudica dalla quantit di spazio dedicato, pi di ogni altra cosa un conquistatore gallico. E questo non passato inosservato agli occhi dei romanzieri successivi. Chrtien de Troyes e Wolfram von Eschenbach riservano entrambi spazio al suo dominio continentale. E Malory lo porta ancor pi lontano su questo sentiero. Un analogo distacco rispetto ai precedenti noti riguarda il trattamento della scomparsa del Re, che viene adombrata prima in una profezia di Merlino che sembra suggerire che essa sia

avvenuta in Gallia. Quando Goffredo compone il racconto vero e proprio, lo fa basandosi sulla contesa di Camlann. Tuttavia ha ancora da trattare il disastroso colpo sferrato mentre Art oltremare, e trasforma Mordred in un vicer traditore che cospira con i barbari. Pu essere opportuno ricordare che Goffredo fa una sola affermazione specifica sul suo antico libro: e cio che accennava alle circostanze della caduta di Art. qui che gli investigatori dellArt storico si sono smarriti, o quantomeno hanno ignorato un problema sollevato dal loro stesso approccio. Scartando la Storia di Goffredo e tutti i documenti successivi, hanno messo da parte le attivit di Art allestero limitando la propria attenzione alla Britannia, con i risultati inconcludenti gi ricordati. vero, il racconto gallico di Goffredo non pu essere storico, ma se lo consideriamo totalmente privo di basi, dobbiamo presumere che lautore stia creando un lungo e importante episodio quasi-storico per la precisione, due versioni di tale episodio completamente dal nulla. Semplicemente, questo non il suo modo di procedere. Non lo fa in nessun altro punto, da Giulio Cesare in poi. Perfino le sue fantasie sulla cavalleria e sulla corte contengono almeno un eco di fantasie gallesi precedenti, come dimostra il racconto Culhwch e Olwen. Lo stesso racconto contiene unallusione criptica a un viaggio di Art in Grecia. Ma nessun documento gallese suggerisce un suo coinvolgimento nelle questioni galliche dellimpero dOccidente. Per analogia con il resto della Storia, Goffredo trov questa idea in una qualche fonte. Dove, allora? Potrebbe aver ripreso spunti vari da altre guerre, vere o mitiche. In particolare, potrebbe aver ripreso uno spunto di questo tipo dalla campagna continentali del pretendente al trono Massimo nel 383. Tuttavia, fornisce una propria versione dellimpresa di Massimo nel Libro V. Un suo rimaneggiamento arturiano fittizio nel Libro X sarebbe decisamente singolare, e farebbe pensare a uninsolita mancanza di inventiva. E le guerre galliche mostrano segni di unispirazione pi precisa. La cronologia offre qualche indizio. Supponiamo di esaminare i principali eventi postromani della Storia, domandandoci dove Goffredo li colloca nel tempo. Se allineiamo varie parti della narrazione, possiamo farci unidea sommaria delle sue intenzioni. La separazione della Britannia da Roma, le relazioni famigliari dei re, una visita di vescovi gallici nel 429, le spedizioni in Gallia e accenni sparsi a periodi di tempo, nel complesso mostrano approssimativamente che Goffredo, nel costruire la sua struttura fino alla scomparsa di Art, intendeva collocarla interamente nel quinto secolo. Poich vi ancora un imperatore dOccidente, la data limite il 476, quando la linea degli imperatori dOccidente ebbe termine. Nellinteresse di questo schema temporale, Goffredo sposta allindietro la battaglia di Badon che colloca presso Bath di diversi decenni. Successivi ripensamenti possono aver seminato dubbi nel testo cos come giunto a noi, ma lunica vera confusione causata dalla data indicata per la morte di Art, il 542. Questa data cos vistosamente incoerente con tutto ci che la precede da rendere probabile che si tratti di un errore, di un copista o di altro genere, ed essa pu essere fondatamente spiegata come tale; ritorner su questo punto in seguito. Entro i limiti del quinto secolo di Goffredo rileviamo un caso di sorprendente precisione. Non esplicito, e la sua manifestazione completa si basa sulla giustapposizione di un certo numero di passi. Come ricordato pi sopra, uno dei limiti del materiale gallese che esso non affianca in alcun punto ad Art uno spunto cronologico che consenta di posizionarlo rispetto a eventi noti. Un tale spunto, tuttavia, c lunico fino allepoca di Goffredo ed la Storia dei Re di Britannia a fornirlo. Goffredo al corrente che fino al 476 il mondo tardo-romano aveva due imperatori, uno in occidente e uno in oriente. Infatti, fa riferimento a gli imperatori (IX.20). Quello orientale sul trono durante le imprese galliche di Art citato tre volte come Leone. Non pu che essere Leone I, che regn dal 457 al 474. Possiamo restringere ulteriormente la data. Durante la prima guerra gallica di Art, Leone sembra non avere un collega occidentale, ed effettivamente quando questo si verificava vi era un periodo di interregno. Ma la seconda guerra causata da un imperatore dOccidente di nome Lucio. Il suo status preciso non chiaro. Viene presentato come Procuratore della Repubblica, un titolo conferito a funzionari imperiali nelle province minori, e il Senato ha il

potere di impartirgli ordini. Entrambi i particolari suggeriscono una vaga consapevolezza dei limiti degli ultimi imperatori occidentali da parte di Goffredo. Non mai esistito un Lucio. Tuttavia, la Cronaca di Sigeberto di Gembloux, che Goffredo avrebbe potuto conoscere, attribuisce a Leone un collega occidentale di nome Lucerio nel 469-70. Sigeberto impreciso. Gli ultimi Augusti occidentali furono effimeri e confusi. Ma il nome sarebbe bastato a Goffredo, ed egli sarebbe stato pi che capace di trasformare Lucerio nel pi familiare Lucio. Presumibilmente, dunque, colloca la maggiore campagna gallica di Art negli anni 469-70, unico periodo in cui avrebbe potuto trovare Leone e Lucio simultaneamente sul trono. Goffredo ha inoltre ripreso il nome di un papa che cita come Sulpicio. Questo si direbbe un altro errore. Tatlock identifica il papa come Simplicio, che lo stesso Goffredo potrebbe aver trovato nella Cronaca di Sigeberto e ricordato in modo imperfetto13. Il suo pontificato and dal 468 al 483, perci egli era papa negli anni di Leone e Lucio. Questi indizi hanno un peso eterogeneo. Leone indica in modo soddisfacente il periodo 45774: non perch Goffredo si preoccupi molto della cronologia, ma perch, se prende spunto da eventi reali, essi devono essere tali per cui qualsiasi documento che li registrasse avrebbe indicato il nome di questo imperatore. Gli indizi che restrigono il campo dipendono dalle correzioni. Tuttavia, tutti e tre convergono nel dare luogo a un triplice spunto cronologico che punta al breve lasso di tempo 469-70. Suggeriscono che Goffredo abbia fatto uso di materiale storico e abbia trovato in esso qualcosa che indicava che Art, o un Britanno che egli avrebbe potuto prendere per Art, condusse una campagna in Gallia in quel periodo. Questo qualcosa avrebbe fornito una base per le parti galliche della Storia. ** Tutto ci potrebbe comunque significare molto poco, se non fosse per un fatto puro e semplice. Un Britanno che Goffredo avrebbe potuto prendere per Art effettu davvero una campagna in Gallia in quel periodo. Mi accorsi di lui molto tempo fa e, dopo ricerche successive e meglio documentate, appresi che anche altri se ne erano accorti. Tra il 1138 e il 1147 il collegamento fu quasi colto da un copista di Ourscamp presso Beauvais che ampli la Cronaca di Sigeberto. Lo storico inglese Sharon Turner lo colse nel 1799. La medesima questione fu sollevata nel 1906 da Robert Huntington Fletcher e nel 1987 dal professor Tournoy di Lovanio. Non si tratta di un vezzo personale, ma di una percezione fondata alla quale sono giunti numerosi autori; ed precedente alla moderna ricerca dellArt storico, la quale, a causa dei suoi auto-imposti limiti, ha deviato lattenzione da essa14. Nel 467 Leone I nomin un collega occidentale di nome Antemio, che diede inizio a un tentativo di breve durata di recuperare la situazione di disfacimento in Gallia, gran parte della quale era occupata da una miscela di popoli barbari. I potenti Visigoti, che controllavano gi la Spagna, minacciavano di muovere verso nord e di impadronirsi del paese. Antemio negozi unalleanza con i Britanni e, secondo lo storico goto Giordane, il re dei Britanni pass in Gallia con 12.000 uomini15. Gli storici lo hanno sottovalutato perch hanno dato per scontato che fosse semplicemente un capo dei Bretoni, cio degli immigrati britannici in Armorica. Gibbon, di fatto, aveva pi buonsenso. In questo periodo gli immigrati erano di gran lunga troppo pochi perch un contingente composto esclusivamente da Bretoni potesse avere una qualsiasi speranza di fermare i Visigoti, e dellesercito britannico che giunse viene affermato espressamente che arriv da oltreoceano su navi. La teoria dei soli Bretoni stata demolita da James Campbell, che suggerisce che questo re potrebbe aver avuto autorit su entrambe le sponde della Manica, e da Ian Wood, che accetta come un fatto che egli abbia portato il suo esercito dalla Britannia vera e propria, e sottolinea a buon diritto la sua straordinaria carriera16. Dopo un periodo trascorso a nord della Loira, avanz nella Gallia centrale. Ma Arvando, il prefetto imperiale della Gallia, aveva tramato il tradimento, proponendo ai Visigoti di schiacciare i Britanni e spartirsi la Gallia con i Burgundi, che occupavano buona parte dellest e del sud. Arvando fu scoperto, ma i Visigoti ripresero la sua idea. Si spinsero verso Bourges, che i Britanni

avevano occupato, e li sconfissero in unaccanita battaglia presso Chteauroux prima che le truppe romane giungessero ad aiutarli. Il re britannico si ritir con i resti del suo esercito nel territorio dei Burgundi, che si erano tenuti alla larga dai complotti di Arvando ed erano amichevoli. Di lui non si dice altro17. Tutto questo attestato da solide prove, alcune delle quali contemporanee. Vi perfino una lettera al re da parte di Sidonio Apollinare18. Finalmente ci siamo sottratti alla difficolt, ricorrente nel contesto arturiano, rappresentata dai lunghi intervalli di tempo. Goffredo potrebbe aver tratto materiale sufficiente per il suo volo letterario da unattenta lettura della nota testimonianza, e la Cronaca di Sigeberto cita le azioni dei Britanni in prossimit dei dati su Lucerio. Ma una fonte perduta, che riunisse i dati sparsi, unipotesi pi probabile: un paragrafo, forse, in un libro molto antico? La narrazione della guerra gallica da parte di Goffredo allude forse a una tale fonte in una frase buttata l, insolita per lautore: cos si dice (ut dictum est, X.4). In ogni caso questo episodio fornisce dati che spiegano la sua narrazione di Art pi di quanto non faccia la quasi-storia gallese. Il Re dei Britanni si trova in Gallia, con il suo esercito trasportato via mare, esattamente nel momento giusto. Avanza fino nei pressi del paese dei Burgundi. Viene tradito da un vicer che cospira con i barbari (ed ecco qui il ruolo e il comportamento attribuiti a Mordred senza alcuno spunto dal Galles). Svanisce dopo una battaglia fatale, senza che ne venga registrata la morte. La sua apparente direzione di ritirata lo fa muovere in direzione della citt realmente esistente di Avallon in Borgogna. Rachel Bromwich ha osservato che la Insula Avallonis di Goffredo non una latinizzazione esatta della forma gallese Avallach ed chiaramente influenzata da questa stessa Avallon borgognona19. Come si osservato, la profezia di Merlino su Art non ancora nato non si limita a preconizzare le guerre oltremare ma segnala che allepoca della composizione, possibile che Goffredo intendesse narrare che il Re era scomparso in Gallia (VII.3), pur avendo in seguito fatto propria la tradizione gallese. Se Goffredo fece uso di una versione di questi eventi, alter la natura della guerra per accrescere la gloria di Art. Questo corrisponderebbe al suo modo di procedere in altri punti. In un passo precedente, per esempio, quando tratta del pretendente imperiale Carausio, trasforma un comandante romano in un re britannico, e una vittoria romana in britannica (V.3-4). Questa ipotesi implicherebbe modifiche analoghe. Art agisce per proprio conto, non come ausiliario di qualcun altro, e combatte e sconfigge i Romani che, nella guerra vera, furono alleati nominali, per quanto inutili. Goffredo gli fa sconfiggere il pi potente degli avversari potente in retrospettiva, se non allepoca e fa arrivare lui stesso vicino al potere imperiale. Eppure la modifica non assoluta come sembra. Nel testo rimane, isolata, una frase eloquente. Durante un consiglio preliminare, uno dei re vassalli di Art parla di andare sul continente a combattere i Romani e i Germani (IX.18). Lelemento significativo di queste parole , appunto, il loro isolamento. I Germani non compaiono mai, nemmeno nella schiera cosmopolita di Lucio. Non sono uninvenzione consapevole di Goffredo; vengono a quanto pare ripresi da una fonte e poi dimenticati. Il riferimento originale potrebbe essere stato al vero nemico germanico, i Visigoti. Un ostacolo manifesto la data indicata per la scomparsa di Art, il 542, cos vistosamente in contrasto con lintera narrazione che essa conclude. A parte tutto il resto, non possibile che la durata delle vite di Uther e di suo figlio Art si sia estesa tanto a lungo, e nel 542 un imperatore occidentale non esisteva pi da decenni. Per di pi, vi sono segni che indicano che nel progetto originale Goffredo aveva ipotizzato un intervallo superiore a 54 anni tra la scomparsa di Art e la missione inglese di Agostino, inviato da papa Gregorio nel 596. Prende da Gildas i nomi di quattro re regionali britannici che, in realt, vissero tutti nello stesso periodo, e li fa regnare uno dopo laltro sulla Britannia dopo Art. Quattro regni inventati non sono ancora abbastanza. Ne aggiunge un quinto, pi la rottura dellunit britannica, pi il trionfo dei Sassoni con aiuti stranieri, pi un lungo periodo, prima di arrivare ad Agostino. Dunque il contesto, non solo precedente ma anche successivo, indica che la data del 542 sbagliata. Come vedremo, diversi cronisti ne sapevano abbastanza da rigettarla. I testi medievali tendono a essere incerti sulle date numeriche, e questa potrebbe essersi insinuata come semplice

svista. Ma ho dimostrato che uno schema di errore riconoscibile, esemplificato da Nennio e dalla parafrasi francese di Goffredo realizzata da Wace, avrebbe potuto portare al 542 partendo dal 470, la data probabile della scomparsa del Re dei Britanni20. Il motivo principale per cui questo Re ha avuto di rado un impatto in campo arturiano che i testi originali lo citano non come Art ma, con lievi variazioni, come Riotamo. Lipotesi che questo fosse il suo nome ha distolto lattenzione dai suoi attributi arturiani, malgrado il fatto che egli sia lunica persona documentata che abbia fatto qualcosa di arturiano. Goffredo, naturalmente, avrebbe superato facilmente la discrepanza. In un passo precedente della Storia vuole chiarire, contraddicendo la tradizione gallese, che Merlino e il veggente Ambrogio vissuto durante il regno di Vortigerno erano la stessa persona, e lo fa in un colpo solo, definendolo quasi di passata come Merlino, che era chiamato anche Ambrogio. Tuttavia, in realt non detto che vi sia una discrepanza. Il professor Fleuriot si accorse alcuni anni fa che Riothamus la latinizzazione di un *Rigotamos di stile britannico del quinto secolo. La prima sillaba significava re e tamo- era un suffisso superlativo. Riothamus il pi re (un termine moderno analogo generalissimo), e si potrebbe tradurre con re supremo o supremamente regale. Lo stesso elemento compare in Vortimer, in origine Vortamorix, superre-issimo, il nome delloscuro figlio di Vortigerno21. In gallese e in bretone Riothamus si evolve in un nome personale, cos come Vortigern, ma nel quinto secolo esso potrebbe benissimo essere stato un titolo o un appellativo onorifico, il che lascia la questione del nome del re aperta alle congetture. Il greco offre un parallelo esatto, Basileutatos, e si tratta di un termine onorifico riferito a Minosse di Creta22. Vari potentati nel corso della storia sono conosciuti con appellativi molto simili. Un esempio Gengis Khan, Sovrano Molto Potente: il capo mongolo inizi la sua carriera con il nome di Temujin. Se anche Riotamo era il nome del re britannico, questo non esclude che ne avesse un altro. Alla luce del suo significato, probabile che il nome Riotamo sia un nome assunto in seguito pi che conferito al battesimo; in tal caso egli avrebbe avuto anche un altro nome, e non ci sono ostacoli allidea che questo nome fosse Arthur23. La frase che Giordane gli riferisce, Re dei Britanni, pi significativa di quanto sembri. Sarebbe stata utilizzabile soltanto per una generazione circa intorno alla met del quinto secolo, diciamo da qualche anno dopo il 440 a qualche anno dopo il 470. Nellimmediato periodo postromano, un sovrano del territorio ex-imperiale sarebbe stato Re di Britannia. Entro lultimo quarto del secolo, la penetrazione sassone e lascesa di signori regionali aveva portato la disintegrazione a un livello tale da rendere privo di significato un termine che implicava una sovranit generale. Tra questi due periodi, tuttavia, mentre parti del paese erano gi occupate dai Sassoni, possibile che sopravvivessero vestigia di un primato su un numero considerevole di Britanni, o almeno una rivendicazione di tale primato, esprimibile con la frase Re dei Britanni parallela a Re dei Franchi, Re dei Visigoti e via dicendo titoli contemporanei ricavati dai sudditi di questi uomini e non dai loro mal definiti domini. Lappellativo Riotamo adatto e comprensibile nel suo tempo quale titolo posseduto o adottato dal leader che and in Gallia. Se Goffredo attinse alla carriera di questo leader per la sua storia di Art, tale identificazione fu un suo vezzo come lequazione Merlino-Ambrogio da lui stabilita, oppure aveva qualche motivo di ritenere che Art (o Artorius) fosse realmente il nome del re o addirittura che egli fosse quellArt? Lovvia domanda da porsi se altri abbiano affermato tale identificazione, prima di Goffredo o almeno indipendentemente da lui. A suo dire nel 1019, un prete in Bretagna che dichiara di chiamarsi Guglielmo compose una vita o leggenda di san Gwyddno, uno dei molti ecclesiastici gallesi che presero parte alla colonizzazione britannica dellArmorica. Gwyddno divenne Goueznou in bretone e Goeznovius nel latino della copia superstite [dellopera]. Il santo non ha connessioni con Art, ma la Legenda Sancti Goeznovii reca un prologo sulla migrazione britannica, in cui Art compare. Guglielmo cita una non identificata Ystoria Britanica. I commenti degli studiosi sul prologo sono stati scarni e oscillanti. A. de la Borderie lo not nel 1883. Lo stesso fece E. K. Chambers nel 1927. Nel 1939 J. S. P. Tatlock lo scart come prova arturiana sulla base del fatto che la sua presunta data

di composizione era spuria e che lautore si era limitato a parafrasare Goffredo. Altri, fra cui R. S. Loomis, seguirono acriticamente Tatlock. Alla fine, tuttavia, Fleuriot rivendic la data come corretta. Un attento esame dimostra che il prologo non si pu spiegare nei termini di Tatlock, il quale lo ammise a sua volta nel caso di un episodio specifico (una macabra storia di coloni britannici che tagliano la lingua alle donne indigene), che compare nel Goeznovius e anche nel racconto gallese Il sogno di Macsen Wledig, ma non in Goffredo. Doveva esserci una fonte precedente una conclusione che si pu applicare in modo molto pi ampio24. Il prologo di Guglielmo percorre territori familiari, ma con alcune divergenze sorprendenti. Racconta, come altri resoconti, come Vortigerno port in Britannia i Sassoni pagani come truppe ausiliarie. Essi si ribellarono contro i loro datori di lavoro perpetrando massacri e devastazioni. Art li respinse, ma dopo una serie di vittoriose campagne part, aprendo la strada a ulteriori invasioni sassoni dellisola. I Britanni divennero divisi e una guerra intermittente si protrasse lungo i tempi di molti re, britanni e sassoni. Numerosi ecclesiastici furono spinti dalla persecuzione sassone a lasciare la Britannia e a salpare per la piccola Britannia cui lemigrazione aveva dato luogo in Armorica. Anche se composto nel 1019, questo prologo troppo distante nel tempo dal suo tema per poter essere utilizzato direttamente come fonte storica. Tuttavia il passo in questione privo di elementi leggendari tangibili, e quale che sia la tradizione che incarna, essa merita rispetto. Le frasi su Art sono quelle che merita citare per intero.
Allora il loro [= dei Sassoni] orgoglio fu tenuto a bada per qualche tempo dal grande Art, Re dei Britanni. Essi furono in gran parte eliminati dallisola e assoggettati. Ma quando questo stesso Art, dopo molte vittorie da lui ottenute gloriosamente in Britannia e in Gallia, fu infine sottratto allazione umana, i Sassoni ebbero via libera per andare nuovamente nellisola...

E cos via. Guglielmo colloca le campagne di Art dopo la rivolta sassone, ma non molto tempo dopo. Il termine qui tradotto con allora, postmodum, significa che questo avvenne piuttosto presto. Per di pi Art sembra succedere a Vortigerno direttamente, senza gli altri regni intermedi di Goffredo. N la rivolta n la morte di Vortigerno possono essere datate con precisione, ma sarebbe difficile collocare linizio delle attivit di Art molto dopo gli anni 450. Egli effettua campagne in Gallia oltre che in Britannia, e i Sassoni sono gli unici nemici citati. Vi fu un solo periodo in cui un re avrebbe potuto passare dal combatterli in Britannia al combatterli in Gallia. Durante gli anni 460 i Sassoni erano presenti sulla bassa Loira, e per alcuni anni si scontrarono con i Britanni che si stavano stanziando immediatamente a nord. Furono infine sconfitti e dispersi in una battaglia combattuta presso Angers intorno al 46925. I Britanni, nella loro alleanza di breve durata con limpero, sembrano aver partecipato alla guerra insieme ai Romani e ai Franchi, e sebbene nessuno lo affermi, possibile che lo stesso Riotamo sia stato coinvolto. Di certo si trovava nella zona giusta prima della sua marcia verso Bourges. un fatto che dopo la sua scomparsa nel 470, nuove incursioni sassoni in Britannia andare nuovamente nellisola ebbero inizio lungo la costa meridionale. Il Goeznovius chiama Art Re dei Britanni, lo stesso titolo relativamente poco comune, giustificato solo per un periodo limitato di tempo, che viene attribuito a Riotamo; e questi, che sia giunto o meno ad Angers, era attivo in Gallia nella data qui indicata per Art. Lautore sembra certamente identificare le due figure, e in modo totalmente diverso da Goffredo. Una battaglia arturiana non identificata citata da Nennio, Agned, stata interpretata come una contrazionecorruzione da parte di un copista di Andegavum, cio Angers. Possiamo fare un salto di un paio di secoli e prendere in considerazione i cronisti medievali. Per alcuni, la materia arturiana la preoccupazione principale, ed essi adattano e parafrasano Goffredo in vari modi. I pi, per i quali solo un argomento fra i tanti, tendono a sentirsi a disagio con essa ed evitano di scendere in particolari. In Inghilterra e in Scozia, diversi integrano narrazioni su Art che seguono pi o meno la Storia di Goffredo, in modo selettivo, a volte con simpatie diverse, ma senza un vero e proprio dissenso. Alcuni si aggrappano alla data inutilizzabile del 542 e

ricavano tutto ci che possibile ricavare dal racconto su questa base. La Storia viene comunemente accettata come verit, a prescindere dalle difficolt. Un esplicito scetticismo non inizia a incalzare fino al sedicesimo secolo. Ma se i cronisti inglesi e scozzesi con una vistosa eccezione, degna di nota non ci offrono molto aiuto in questa questione, alcuni cronisti doltremare mostrano tracce di una tradizione che coerente con il Goeznovius e con lequazione Art-Riotamo e che non pu derivare da Goffredo. Essi ignorano il fatale 542; se conoscono questa data, sono evidentemente consapevoli che deve essere sbagliata. Il copista di Ourscamp di Sigeberto ha gi qualche sospetto nel dodicesimo secolo. Sono debitore dellelenco che segue alla professoressa Barbara Moorman26. Albericus Trium Fontium, tra il 1227 e il 1251, cerca di fornire date esatte per i re del quinto secolo di Goffredo, ma con risultati che non coincidono con questultimo e suggeriscono una qualche altra base per il calcolo. Afferma che Art regn soltanto per sedici anni, dal 459 al 475. Precedentemente, il suo riferimento a Vortigerno segnala un errore di lettura che, una volta corretto, sposterebbe la serie allindietro facendo regnare Art dal 454 al 470. Con o senza correzioni, Alberico inquadra gli anni 460. Potrebbe essere significativo il fatto che la maggior parte delle sue informazioni provengono da fonti francesi. Gli Annali di Salisburgo registrano laccesso al soglio di papa Ilario nel 461, e qui qualcuno leggermente posteriore ad Alberico ha inserito una frase: A quel tempo Art, del quale si narrano molti racconti, regnava in Britannia. Jean des Preis (1338-1400) accetta un Art del sesto secolo ma si sente obbligato a citare e confutare unaffermazione in senso contrario da parte di Martinus Polonus, secondo cui Art regn durante il pontificato di Ilario, che termin nel 468. La sua fonte non Goffredo, che non cita mai Ilario. Martino offre pochi altri dati rilevanti, ma collega le storie della Tavola Rotonda al regno dellimperatore Leone. Jacques de Guise, verso la fine del quattordicesimo secolo, afferma nella sua storia dellHainaut (oggi parte del Belgio) che il paese sub unoppressione ai tempi di Art e dei Goti, degli Unni e dei Vandali. Come fonte di problemi per lEuropa occidentale, gli Unni scomparvero rapidamente dopo la morte di Attila nel 453, perci un contemporaneo periodo di regno di Art non pu aver avuto inizio molto pi tardi. In seguito, Jacques nota correttamente lo spunto cronologico di Goffredo che colloca la guerra gallica di Art durante il regno dellimperatore Leone. Ancora pi avanti, parla di Art come re durante il dominio del comandante romano Egidio nella Gallia settentrionale, dal 461 al 464. La sua fonte non Goffredo, che non cita mai Egidio. Philippe de Vigneulles, nel 1525, riporta un passo adattato da Gregorio di Tours a proposito del regno del re franco Childerico, che ebbe inizio nel 456, e afferma che egli fu temporaneamente bandito e rimpiazzato da Gillon il Romano, insediatosi a Soissons. Vi sono ampie prove che Gillon sia una versione francese di Egidio, e Philippe non si limita a fare eco a Jacques de Guise facendone un contemporaneo di Art, ma afferma che ebbe molti rapporti con il Britanno. Ancora una volta, Goffredo non cita mai Egidio. Si ritiene che egli abbia favorito linsediamento dei Britanni in Armorica, e si sia valso del loro aiuto per la difesa costiera, una politica che avrebbe richiesto rapporti con qualsiasi capo essi riconoscessero27. Non avrebbe molto senso citare una fonte tarda come Philippe, se non fosse per le indicazioni che tutti questi cronisti lavorano sulla base della stessa idea. Le loro allusioni potrebbero rimandare a ununica fonte, in parte indipendente da Goffredo, che faceva regnare Art pi o meno tra il 454 e il 470. E per aggiungere un altro cronista, uno molto importante ed erudito, John Capgrave in Inghilterra colloca Art esattamente in questo lasso di tempo. Come tocco finale e possibile spiegazione accessoria, vi una Cronaca di Anjou che chiama il traditore di Art Morvandus, che appare come una confluenza di Mordred con Arvandus, il nome del traditore di Riotamo28. ora possibile ritenere probabile che Riotamo, Re dei Britanni, sia stato come minimo uno dei costituenti principali della figura di Art, e forse il pi antico. Si pu inoltre rilevare che i segnali di questa identificazione non risalgono al solo Goffredo. Lautore del Goeznovius sembra

averla fatta propria, cos come i cronisti succitati, su basi diverse dalla Storia dei Re di Britannia. La soluzione dellintero enigma potrebbe essere semplicemente questa: i due sono la stessa persona. Art, o meglio Artorius, potrebbe essere stato il nome personale delluomo conosciuto nella storia con un titolo, un appellativo onorifico o qualsiasi altra cosa sia Riothamus; ed ricordato con entrambi i nomi. Analogamente, il principale eroe epico spagnolo a volte Ruy Diaz de Bivar e a volte El Cid Campeador. Se decidiamo di accettare questa ipotesi, vi sono ulteriori possibilit. possibile che Art fosse un nomignolo o un soprannome. Un Art precedente in Britannia fu Lucio Artorio Casto, un generale che condusse un esercito oltre la Manica nel 184 per reprimere una rivolta in Armorica. Un re che conducesse un esercito al di l della Manica e nella stessa direzione, sebbene per motivi diversi potrebbe essere stato salutato da qualche panegirista ben informato come un secondo Artorio29. La statura e le risorse di Riotamo, e il fatto che limperatore dOccidente abbia cercato la sua alleanza, implicano una carriera di qualche importanza in Britannia prima del suo passaggio oltremare. Ma nulla si dice di lui in questa fase, almeno come Riotamo. Di conseguenza, i tentativi di collegarlo con la storia dellArt insulare devono basarsi su congetture. Vale la pena di notare alcuni elementi. Potrebbe aver combattuto alcune delle battaglie dellelenco di Nennio, e in effetti una buona met di esse nella misura in cui possono essere localizzate si adatta pi agli anni 450 e 460 che a periodi successivi. I suoi contatti oltre-Manica suggeriscono un territorio originario nella West Country, ed lui lunico personaggio documentato che potrebbe aver organizzato la ristrutturazione di Cadbury-Camelot, a meno di contare Ambrogio Aureliano. Anche la sua scomparsa in Gallia spiegherebbe il lungo mistero sul destino di Art e sulla sua tomba, attestato da un poema gallese, e la speranza in un suo secondo avvento. Il Re dei Britanni potrebbe essere diventato come Sebastiano, il re perduto di Portogallo il cui ritorno fu atteso per secoli, o come il leader contadino messicano Zapata, di cui perfino oggi si vocifera che sia ancora vivo. Naturalmente, per, la sua scomparsa potrebbe essere illusoria, frutto della nostra mancanza di informazioni. possibile che i Britanni dellepoca sapessero bene che cosa era avvenuto di lui. C un ulteriore argomento negativo non privo di importanza. Se rigettiamo lidentificazione con Riotamo, non possiamo dimostrare in alcun modo la presenza di un Art in Britannia. Gli storici lo hanno ridotto a una vaga probabilit, niente di pi, e alcuni negherebbero perfino questa. Per ritornare alla tradizione insulare, ci troviamo di fronte agli stessi problemi, ma con un maggior numero di possibili soluzioni. Se ipotizziamo Art-Riotamo come una sola persona, appare chiaro che le due battaglie degli Annales, Badon e Camlann, sono troppo tarde per lui e rimarrebbero troppo tarde anche dopo qualsiasi spostamento plausibile in avanti. Se collocato allinizio del periodo arturiano, Art non pu coprire tutti i dati. Ma nessun singolo leader potrebbe farlo, in qualsiasi punto di questo lasso di tempo lo si voglia collocare. Forse, una volta che ArtRiotamo si afferm come eroe, le gesta di altri uomini, al di l della sua esistenza in vita, furono attribuite a lui dai bardi e dai cantastorie. Se tuttavia ragioniamo in termini di due persone fuse in una figura composita come Merlino, possiamo supporre che la persona chiamata Art sia vissuta leggermente pi tardi. O che Riotamo si chiamasse Art come indicano il Goeznovius e i cronisti, ma che un Art di Badon e Camlann pi giovane, che forse trasse il suo nome da lui, e che fin per essere confuso con lui, sia la spiegazione del prolungamento del lasso di tempo. Unulteriore possibilit sollevata da un poema gallese relativo a unaltra battaglia, combattuta in un luogo chiamato Llongborth, probabilmente Portchester sulla costa dellHampshire, teatro di una nota incursione sassone30. Il poema in lode di Geraint, uno dei numerosi Britanni cos chiamati. Esso comprende una stanza che stata interpretata come se affermasse che Art era presente tra i suoi soldati, mentre quasi certamente non lo afferma.
A Llongborth vidi / I valorosi uomini di Art tagliare con lacciaio / Limperatore, sovrano nella fatica della battaglia.

Il termine imperatore applicato ad Art ameraudur, derivato dal latino imperator, che potrebbe corrispondere a re supremo (come a volte in Irlanda) ma potrebbe anche significare semplicemente comandante in capo. Il punto essenziale, qui, che Art non personalmente presente. Un contingente chiamato Uomini di Art in gallese i termini sono uniti e sono seguiti dallaggettivo valorosi sta combattendo senza di lui, probabilmente verso la fine del quinto secolo. Il periodo tardo-romano fornisce esempi di unit militari denominate in base a individui: Theodosiani, Honoriaci31. Gli Uomini di Art sarebbero potuti essere gli Artoriani. possibile che questa unit abbia continuato a esistere dopo la sua morte, reclutando nuovi membri, svolgendo un ruolo cruciale a Badon e crollando per effetto dei conflitti interni a Camlann. Lambiguit dei poemi sullargomento, come lambiguit del poema di Llongborth stesso, potrebbe aver alimentato la credenza che Art fosse presente di persona in occasioni in cui era presente solo come ispirazione o come ricordo. Equivoci di questo tipo avrebbero allungato la sua carriera. Questa ipotesi offre il vantaggio di postulare un solo Art che potrebbe essere Riotamo, mantenendo per il suo collegamento, per quanto indiretto, con le due famose battaglie. Questi temi esulano dalla presente discussione. Ci che io suggerisco che il Re dei Britanni che and in Gallia offre un punto di partenza documentato per una parte almeno della Leggenda Arturiana, e, verosimilmente, per lintera Leggenda.
Note 1 Per i testi, v. Nennius, capitolo 56, e Welsh Annals nello stesso volume. Per la discussione, v. Alcock, Arthurs Britain, 45-71; Jackson in Loomis, ed., Arthurian Literature in the Middle Ages (di seguito citato come ALIMA), capitoli 1 e 2; Lacy, ed., The New Arthurian Encyclopedia (di seguito citato come Encyclopedia), articoli Camlann, Gododdin, Nennius. Cfr. anche Wilhelm, Romance, capitoli 1 e 2. 2 Dumville, Sub-Roman Britain, passim. 3 Ashe, The Discovery of King Arthur, 106. 4 Encyclopedia, art. Tintagel, e discussioni di O.J. Padel; Rahtz, Glastonbury, 59-60; Alcock, Cadbury-Camelot: a Fifteen-Year Perspective, 358, 362-8, 380-5. 5 Cfr. la lamentosa domanda di un oppositore della tesi relativa alla tomba: Perch i Gallesi sono stati cos lieti di accreditarla al Somerset? Dunning, Arthur: the King in the West, 58. 6 Chambers, Arthur of Britain, 184. 7 Ambrosius: Gildas, cap. 25; Beda, Storia Ecclesiastica, I:16; Nennio, capp. 40-42. Marco e Marciano: Bromwich, Trioedd Ynys Prydein, 443-8, 456-7. 8 Jackson in ALIMA, 3-4. 9 Giraldus Cambrensis, Speculum Ecclesiae, cap. 9; citato in Chambers, 272. SirGawain and the Green Knight, righe 2446-2455. 10 Jackson in ALIMA, 1-2; Encyclopedia, art. Saints Lives. 11 Sul mito, v. Rhys, Celtic Folklore, II.493-4. Jennifer Westwood formul la sua osservazione in una trasmissione della BBC, Tuesday Call, andata in onda l11 febbraio 1986. V. Chambers, Arthur of Britain, 185, 188, 192-3, 221-7, per esempi specifici. 12 Ashe, A Certain Very Ancient Book, Speculum 56 (1981), 301-23 (di seguito citato come Speculum 1981). Cfr. Fleuriot, Les Origines de la Bretagne, 236-7, 245-7, 277, e ledizione Wright di Goffredo, xvii-xviii. 13 Tatlock, Legendary History, 251. 14 Ashe, Speculum 1981, 310-19; per Tournoy e il copista di Ourscamp, v. Mildred Leake Day, Quondam et Futurus, Summer 1987, 6-8. Cfr. Fletcher, The Arthurian Material in the Chronicles, 82-3, 185.

15 Giordane, Storia dei Goti, cap. 45. Ashe, Speculum 1981, 310. 16 Campbell (a cura di), The Anglo-Saxons, 37; Wood, The Fall of the Western Empire, 261. Cfr. Ashe, Speculum 1981, 310-13. 17 Gregorio di Tours, 2.18. Ashe, Speculum 1981, 311. 18 Sidonio, Lettere, 3.9. Ashe, Speculum 1981, 312. 19 Bromwich, Trioedd, 267-8. 20 Ashe, Speculum 1981, 317. Il punto essenziale la confusione ricorrente tra la datazione Anno Domini e la cronologia di Vittorio dAquitania, ma si veda la discussione completa. 21 Fleuriot, Origines, 172-3; Bromwich, Trioedd, 386; Encyclopedia, articoli Riothamus, Vortimer. 22 Plutarco, Vita di Teseo, 16. 23 Fleuriot (Origines, 170-8) suggeriva che Riotamo fosse Ambrogio Aureliano, al quale, tuttavia, nessun testo noto attribuisce alcuna campagna allestero. Vi sono altre obiezioni a questa identificazione: Ashe, Discovery, 113-14. Fleuriot ammetteva comunque che la carriera di Riotamo, chiunque egli fosse, avesse contribuito alla creazione della storia di Art (Origines, 176). 24 Chambers, Arthur of Britain, 92-4, 241-3 (testo citato); Tatlock, The Dates of the Arthurian Saints Legends, 3615; Loomis in ALIMA, 54; Fleuriot, Origines, 277; Ashe in Speculum 1981, 304-6. Cfr. ledizione Wright di Goffredo, xvii, e Wilhelm, Romance, cap. 1 (due allusioni). 25 Gregorio di Tours, 2.18, 19. Morris, The Age of Arthur, 91-2 (certamente errato su Riotamo, v. Ashe, Speculum 1981, 320, n. 37). 26 Ashe, Discovery, 106-11. 27 Ashe, Speculum 1981, 307, dove il riferimento principale a Chadwick in n.14; Discovery, 49; Morris, The Age of Arthur, 90; Encyclopedia, art. Brittany. Curiosamente, se Philippe nel XVI secolo e Morris nel XX fossero entrambi nel giusto, lequazione Art-Riotamo sarebbe virtualmente garantita. Ma io non la penso cos non del tutto e questa conclusione risulterebbe disastrosa per la visione di Art dello stesso Morris. 28 Fleuriot, Origines, 118. 29 Jackson in ALIMA, 2; Fleuriot, Origines, 47-8. Lucio Artorio Casto viene collegato alla Leggenda Arturiana dai fautori della Connection Sarmatica; v art. su questo in Encyclopedia. Limperatore Domiziano fu denunciato come un secondo Nerone e limpiego figurativo del termine Nerone fatto da Giovenale per definirlo diventa, in Goffredo di Monmouth, letterale (IV.16). Un altro indizio , effettivamente, piuttosto azzardato. La h di Riothamus probabilmente dovuta ai copisti e, se cos, la forma latina coeva sarebbe stata Riotamus. Artorius ne quasi un anagramma. Ho dimostrato che le lettere RIOTAMUS possono essere disposte, cos come potevano esserlo, per esempio, su un medaglione, in modo tale da suggerire la lettura ARTORIUS, specie se si ipotizza una R aggiuntiva per Rex. V. il mio Kings and Queens of Early Britain, 132-3 (ed. britannica), 152-3 (ed. U.S.A.). 30 Jackson in ALIMA, 13; Morris, The Age of Arthur, 104-6; Ashe, Discovery, 121-3. 31 Morris, The Age of Arthur, 100. Bibliografia citata Alcock, Leslie, (1) Arthurs Britain. London: Allen Lane, The Penguin Press, 1971.(2) Cadbury-Camelot: a FifteenYear Perspective. Proceedings of the British Academy 68 (1982), 355-88. Annales Cambriae. See Nennius. Ashe, Geoffrey, (1) A Certain Very Ancient Book. Speculum 56 (1981), 301-23.(2) The Discovery of King Arthur. New York: Anchor Press, Doubleday, 1985, and Henry Holt, 1987.

Bromwich, Rachel, Trioedd Ynys Prydein. The Welsh Triads, con traduzione e note. Cardiff: University of Wales Press, 1978 (edizione rinnovata). Campbell, James, ed., The Anglo-Saxons. Oxford: Phaidon, 1982; Ithaca, N.Y.: Cornell University Press, 1982. Chambers, E.K., Arthur of Britain. London: Sidgwick and Jackson, 1927, ristampa, 1966; New York: Barnes and Noble, 1964. Day, Mildred Leake, ed., Quondam et Futurus, Summer 1987. Gardendale, Alabama. Dumville, David, Sub-Roman Britain: History and Legend History 62 (1977) 173-91. Dunning, R.W., Arthur: the King in the West. Gloucester: Alan Sutton, and New York: St Martins Press, 1988. Fletcher, Robert Huntington, The Arthurian Material in the Chronicles. Boston: Ginn, 1906; 2a edizione, New York: Franklin, 1966. Fleuriot, Lon, Les Origines de la Bretagne. Paris: Payot, 1980. Geoffrey of Monmouth, (1) Historia Regum Britanniae. A cura di Neil Wright. Cambridge: D.S. Brewer, 1985. (2) The History of the Kings of Britain. Traduzione di Lewis Thorpe. Harmondsworth: Penguin, 1966. Gildas. In History from the Sources, vol. 7, The Ruin of Britain. Curato e tradotto da Michael Winterbottom, London and Chichester: Phillimore, 1978. Historia Brittonum. Vedi Nennius. Lacy, Norris J., The New Arthurian Encyclopedia. New York: Garland, 1991. Loomis, Roger Sherman, ed., Arthurian Literature in the Middle Ages.Oxford: Clarendon Press, 1959; New York: Oxford, 1959. 2a edizione, 1961. Morris, John, The Age of Arthur. London: Weidenfeld and Nicolson, 1973; New York: Scribner, 1973. Nennius. In History from the Sources, vol. 8, British History and the Welsh Annals. Curato e tradotto da John Morris. London and Chichester: Phillimore, 1980. Rahtz, Philip, Glastonbury. London: Batsford/English Heritage, 1993. Rhys, John, Celtic Folklore. 2 voll. Oxford: Clarendon Press, 1901. Tatlock, J.S.P., (1) The Dates of the Arthurian Saints Legends. Speculum 14 (1939),345-65. (2) The Legendary History of Britain. Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 1950. Wilhelm, James J., a cura di, The Romance of Arthur. New York: Garland, 1994. (Volume unico. I riferimenti citati valgono anche per il primo volume di unedizione precedente, 1984.) Wood, Ian, The Fall of the Western Empire and the End of Roman Britain. Britannia XVIII (1987), 251-62.