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HIMALAYA

GOLD
di
emiliano
bertocchi

uno
Avevano infettato i nostri cuori con la paura. Gli altri uomini e
le altre donne erano diventati dei nemici. Cera sempre la
possibilit che ci facessero del male e quella possibilit era
concreta. Ma non il male che pensavamo di temere. La violenza
fisica, lo stupro, lomicidio. La possibilit era di un dolore pi
sottile e subdolo. Un dolore che si sarebbe sviluppato dal non
riuscire a creare rapporti reali. Il male di vivere in un mondo
illusorio, in cui gli altri uomini e le altre donne finivano per
essere dei semplici e distorti riflessi di noi stessi. Erano cos
poche le volte in cui riuscivamo a stabilire un contatto vero, un
rapporto sincero con gli altri, che non avesse come basi
linteresse o il guadagno.

due
Il furgone era arrivato presto e aveva parcheggiato vicino al
negozio. Pi lontano, sullo stesso canale, avevano iniziato a fare
dei lavori di rinforzamento degli argini e delle fondamenta di
alcune case. Avevano aperto un cantiere e ogni tanto, quando lui
tornava verso il suo piccolo appartamento, si fermava a guardare
gli operai che lavoravano e parlavano, qualcuno si fumava una
sigaretta e gli altri sembravano completamente presi, coinvolti
in quello che facevano. Non era mai riuscito a creare quel senso
di comunione, di fratellanza maschile, se non quando era stato

pi giovane, a scuola. Poi quegli anni erano scomparsi, come


molte altre cose dalla sua vita. E le strade erano diventate pi
confuse. Una cosa era certa. Andare avanti era lunica possibilit
che avesse.
Il tipo del furgone era entrato nel negozio e gli aveva consegnato
la bolla con gli ordini, lui aveva controllato che tutto fosse
apposto, aveva firmato e aveva ridato la bolla al tipo del
furgone. Poi il tipo era uscito di nuovo, aveva caricato un
carrello e gli aveva portato dentro al negozio alcuni scatoloni.
Dopo che il tipo se ne era andato, lui era uscito dal negozio e si
era acceso una sigaretta, alcuni turisti si dirigevano, ridendo,
verso il centro del red light district, a guardare qualche ragazza o
a realizzare le loro fantasie. Questa era la citt delle meraviglie,
pens. Ma bisognava avere i soldi per essere un suo cittadino.
Altrimenti eri un semplice turista. Ti godevi quanto ti veniva
offerto e poi te ne andavi. Ne aveva conosciuti parecchi di furbi,
traffichini, imbroglioni, gente che aveva lasciato il proprio paese
per vendere merda qui ed era gente che la merda la sapeva
vendere bene. Il solito discorso, qualcuno che compra, qualcuno
che vende. Dove fosse lorigine di questa dialettica che
governava il mondo era un pensiero troppo sottile per essere
analizzato. Andava cos. Compravi. Vendevi. Compravi.
Vendevi.
Apr gli scatoloni, tir fuori alcuni vibratori di varie dimensioni,
stimolatori anali e vaginali e alcuni articoli sadomaso. Mise
alcuni oggetti nel magazzino, altri li fece sistemare dalle due
commesse che lavoravano per lui nelle apposite sezioni del
negozio. Era un furto, lo sapeva. Non comprava mai oggetti e
prodotti di qualit e li rivendeva a un prezzo che era quasi il
doppio. Ma tanti continuavano a caderci. E lui a guadagnare.
Usc dal negozio e si ferm davanti al canale. Pass un barcone
con un uomo e una donna. Lo salutarono. Lui non rispose al
saluto. Guard fisso nellacqua e si accese una sigaretta.

tre
Avevano portato i loro figli a vedere gli aerei che atterravano,
era un bel posto, dietro un cancello, da cui si potevano osservare
le ruote dei carrelli degli aerei che si posavano sullasfalto della
pista. Era andato con sua figlia, che aveva sei anni e un suo
amico ed il figlio, anche lui di sei anni. I bambini si sentivano
sempre cos meravigliati quando vedevano gli aerei scendere dal
cielo, prima quasi solo un punto luminoso seguito da una scia
bianca, poi sempre pi grandi, enormi uccelli preistorici di
metallo, poi quando atterravano i due bambini ridevano e
battevano le mani. I due padri, che si conoscevano da tanto
tempo, si stendevano su una coperta sopra il prato davanti il
cancello e la rete metallica e parlavano fra loro, ridendo,
raccontandosi storie di quando erano ragazzi, bevendosi una
birra e fumandosi una canna. Ogni tanto uno dei figli si
avvicinava e chiedeva come funzionassero gli aerei e allora
venivano raccontate due storie, una reale e una fantastica, sul
funzionamento dellaereo e poi si chiedeva ai bambini quale
preferissero. Erano dei sabato mattina splendidi, soprattutto
nella tarda estate, lhigh dellerba rendeva tutto cos lucido e
rilassato e i capelli biondi di sua figlia erano un miracolo di cui
non si stancava mai di ringraziare le divinit.
Quando il tuo cuore si purificava e la mente diventava lucida le
ombre del mondo iniziavano a disperdersi e una nuova aurora ti
permetteva di vedere le cose in maniera diversa.

quattro
era seduto allinizio dellaereo, in sesta o settima fila, dalla parte
del finestrino, perch gli piaceva vedere il mondo in quella

prospettiva dallalto, come se nellarco di un minuto la terra si


trasformasse nella sua mappatura. Il decollo era come linizio di
un rituale, faceva dei lunghi respiri con la pancia, quando
laereo si staccava da terra, lui si girava completamente dalla
parte del finestrino e guardava sotto. Il mondo aveva ordine.
Luomo, schematicamente, aveva cercato di dare forme
geometriche alla terra sulla quale camminava. Strade, campi
arati, case, fabbriche. Forme geometriche applicate al mondo. E
poi il grande caos delle montagna, la calma blu del mare,
lazzurra speranza del cielo, le bianche e fantasiose astrazioni
delle nuvole, chiuse gli occhi e si addorment per qualche
minuto, vicino a lui cerano due ragazze giapponesi, parlavano
poco e quel poco che dicevano lui non lo capiva. La compagnia
perfetta. Silenzio e calda femminilit rasserenante.
Apr gli occhi, guard fuori, cera uno sterminato tappeto
bianco. Sopra le nuvole. Quello era un altro mondo, unaltra
dimensione, prese un t caldo e bevve lentamente. Si chiese se
Penny avesse unito i letti o se li avesse lasciati separati. Ogni
tanto dormivano insieme, quando lei si sentiva pi materna e
protettiva o quando aveva voglia di scopare. Ormai avevano
quasi quarantanni e si conoscevano da venti. Non si vedevano
pi come prima, anche perch lui era andato a vivere in unaltra
citt. Per, quando poteva, passava tre settimane o un mese da
lei, aveva una magnifica casa nella cerchia dei canali ovest, in
una zona molta tranquilla, gli piaceva quando si sedevano sulla
piccola panchina di legno fuori dalla casa e lei gli raccontava
della sua vita, del periodo che aveva lavorato nel red light
district, periodo che lei chiamava selvaggio e periodo nel quale
si erano conosciuti. Bevevano una tisana alla menta e
mangiavano una fetta di torta allhashish che Penny sapeva
preparare cos bene. Adesso che ci pensava le avrebbe anche
chiesto se poteva leccarle i piedi, una sera, magari dopo un paio
di canne, cos, per ricordare i vecchi tempi. Gli venne duro nelle
mutande. Le due giapponesi guardavano una rivista di moda,
avranno avuto poco pi di venti anni, prese il libro che si era
portato e si mise a leggere.

Il comandante annunci che erano quasi arrivati, lui sistem il


sedile e guard fuori dal finestrino, la fase dellatterraggio era la
fine del rituale. Inizi a respirare pi lentamente e con la pancia.
Laereo scendeva, vide la pista, che si faceva sempre pi vicina.
Vide un cancello, cerano due uomini sdraiati su una coperta e
un bambino e una bambina che giocavano. Guardare gli aerei
che atterrano, pens, era una cosa che non aveva mai fatto. Ne
avrebbe parlato con Penny. Magari davanti ad una bella
heineken ghiacciata e ai sui piedi dentro sandali orientali.

cinque
LOmbra camminava lungo i muri dei canali, seguendo le
direttive di un labirinto mentale, di cui solo i suoi impulsi o
forse la sua psiche conoscevano luscita. Girare e guardare.
LOmbra sembrava uno di quegli antichi penitenti medievali,
che trovavano nel tormento della carne e nella sofferenza fisica
una forma di purificazione e una libert che li trasportava nella
pi alta sfera del loro spirito. Gli sarebbe piaciuto essere un
penitente. Un monaco. Unasceta.
LOmbra sentiva il bisogno della punizione e la cercava.
La vide dietro la porta rossa. Entr e lei gli sorrise.
LOmbra si spogli della propria oscurit, colpito e ferito,
umiliato e urlante, divenne puro splendore. I suoi occhi erano
varchi aperti su altri mondi. Esplose in un getto di luce bianca.
Dopo una settimana di tormenti inflitti: mentali e fisici.
Era il compimento di un antico rituale.
Ogni societ aveva esorcizzato i demoni che divorano i cuori
degli uomini attraverso rituali. Sacri o pagani.

Appoggi il suo volto sopra i suoi seni. Lei gli accarezz i


capelli. Si guardarono negli occhi e si baciarono piano.
LOmbra pag la ragazza.
La ragazza sorrise.
Parlarono.
LOmbra torn nel mondo, di nuovo umano.

sei
Era uscito presto, aveva fatto una passeggiata lungo i canali e si
era diretto verso rembrandtplein, si era seduto su una panchina,
si era arrotolato una sigaretta e aveva fumato, ormai aveva quasi
settant'anni, ma non riusciva ad abbandonare le sigarette. Per
circa venti anni aveva lavorato come marinaio, quando era pi
giovane. Poi si era sposato, aveva avuto dei figli. Sua moglie era
morta. In poche righe si potevano riassumere le linee generali di
una vita? Si pu parlare di qualcosa di cos vasto e inarrestabile
e continuo con poche parole? Cerchiamo di dare unidea, uno
spunto, un modo per inquadrare questo uomo, per vederlo
camminare, i suoi capelli bianchi, la borsa con alcuni giornali
che porta con s. Lo vediamo seduto che fuma. Mentre intorno
ci sono molti ragazzi e ragazze pi giovani, sdraiati sul prato
della piazza che giocano alla vita, giocano con il tempo e con
tutto quello che ancora dovranno affrontare.
C un momento in cui ti ritrovi davanti allabisso. Lo vedi
maestoso davanti a te. Puoi voltargli le spalle, puoi caderci e
andare sempre pi in profondit, puoi imparare a volare, fare un
passo e guardarlo dallalto, in tutta la sua bellezza.
Quando sua moglie era morta si era cacata addosso, succede
spesso che prima di morire i muscoli dellintestino si rilassino e
la merda esca fuori. Quellodore di merda era cos forte mentre

lui piangeva stringendole la mano. Come si pu vivere per tanti


anni con una persona e poi doverla lasciare andare via? I morti
rimanevano nel cuore dei vivi ma a volte la vita usciva dal culo
di chi se ne andava e la cosa non appariva pi cos romantica,
ma molto brutale e beffarda. Non aveva avuto il coraggio di
pulirla, era rimasto con quel tanfo di merda nelle narici e la sua
mano ancora calda fra le sue. Non sapeva per quanto tempo. Poi
qualcuno, non ricorda chi, forse uno dei suoi figli, laveva
trovato, laveva accompagnato in unaltra stanza e aveva fatto
quello che doveva fare.
Finita la sigaretta continu la sua passeggiata. risal lungo alcuni
canali e arriv al red light district. Entr dentro un sexy shop,
quello in cui andava sempre. Salut la commessa che gli fece un
sorriso. Poi scese nella zona dei dvd. Segu uno scaffale, poi un
altro, poi si sedette su uno sgabello. Pos la borsa accanto a lui e
inizi a tirare fuori i dvd, per vedere se cerano nuovi arrivi.
Cera scritto SHIT sul cartellino accanto alla sua testa. Quattro
scaffali pieni. Sorrise e continu, in silenzio, la sua ricerca.

sette
essere diversi in un luogo diverso, solo, solo questo, se la vita
mi desse unaltra possibilit, cosa sarei? cosa potrei diventare?
in un paese che non conosco, senza appoggi, senza nessuna
protezione, senza legami, sarei io, io solo e avrei la vita davanti
e la dovrei afferrare e scuotere e imparare a conoscere, a
rispettare le sue leggi, non le leggi sociali ma quelle della vita
stessa... lui fumava dentro il jolly, con la barba lunga, in
silenzio, una canna derba dopo laltra, fuori del coffeshop le
persone passavano e passavano e passavano... se guardavi il
cielo nuvoloso, improvvisamente, si aprivano squarci di luce e i
canali, le facciate sbilenche di alcune case prendevano colore e
brillavano, ti potevi sedere su una panchina libera e guardare

intorno a te e respirare e lasciare che le persone passassero verso


i loro mondi privati... dietro le grandi finestre aperte si
svolgevano scene di vita quotidiana, gli interni delle case
sembravano cos invitanti, larredamento ricercato, le alte
vetrate, una sorta di continuit tra il dentro e il fuori, uno spazio
vitale che non cerano muri a fermare, lo stesso sguardo era
libero di uscire e vagare, forse non fino al cielo, forse non nelle
profondit dellacqua, ma libero di accorgersi della vita
circostante se quella che cera dentro la casa non fosse bastata e
poi... le tende tirate... e le stanze si trasformavano e venivano
accese candele rosse e tutto diventava possibile, tutto.
lei prese una frusta dalla parete e disse alluomo di mettersi in
ginocchio e di poggiare le braccia sul letto, gli diede venti colpi
e lui li cont, uno per uno, a voce alta.

otto
Went looking for reverence
Tried to find it in a bottle
and came back again
High on a hashpipe of good intent
But it only brought me down
vagare per le strade e per i canali, per gli stretti vicoli del red
light district, vetrina dopo vetrina, illusione dopo illusione,
come un cane che segue piste di odori invisibili, giorno dopo
giorno, le scarpe gli facevano male e ormai aveva delle vesciche
ai piedi, aveva quasi finito i suoi soldi e aveva dovuto lasciare la
stanza dellalbergo in cui stava, erano quasi due settimane che
vagava per la citt, rubando ai turisti, soprattutto la notte,
facendo qualche lavoretto, aveva trovato da dormire in una casa
occupata dagli anarchici, si era trovato uno spazio al secondo
piano, su un materasso, insieme a lui cerano un ragazzo e una

ragazza spagnoli, la casa non aveva porta, quindi ognuno poteva


uscire ed entrare, lacqua non sempre funzionava, come la
corrente elettrica, era estate e quindi il freddo ancora non lo
spaventava, ma sapeva che sarebbe stata troppo dura rimanere
anche oltre lautunno e in un modo o nellaltro si sarebbe dovuto
muovere e andare via e migrare e cambiare e scorrere come
fanno tutte le cose nella loro fuggevole esistenza e quando
tornava nella stanza e si frugava nelle tasche e tirava fuori quello
che aveva trovato, perch vivere era diventato veramente cercare
qualcosa, perch nel momento in cui non possedevi pi nulla di
tutto quello che ti classificava come un normale cittadino allora
si spalancavano le porte rosse di un nuovo mondo e anche se ci
era entrato strisciando e soffrendo, regredendo allo stadio di
bestia aveva trovato la luce pi pura allinterno di tutto quel
buio e quella luce brillava cos nitida e perfetta che ancora non
aveva la piena consapevolezza di come lavesse potuta trovare
in quel luogo. pensava mentre camminava. pensava alla natura
umana. allordine delle cose. pensava che le leggi che
regolavano questo mondo erano strane. le leggi non scritte sulla
carta ma nel cuore di ogni uomo, sulla superficie del mare, sul
tronco di un albero, nelle mani di una donna, una serie di leggi
che andavano capite e rispettate e non sempre la successione
delle cose, il loro collegamento era cos chiaro, a volte si
procedeva per paradossi e riusciva a trovare cose esattamente
nei luoghi dove non aveva mai pensato di cercarle. tornava a
casa e si bucava le vesciche. si bucava anche le vene, ogni tanto,
perch i ragazzi spagnoli erano dei tossici e ogni tanto si faceva
con loro e ancora non sapeva se cambiare e continuare su quella
strada, perch sarebbe stata ancora pi difficile e ancora non
cerano la scimmia e i suoi balletti, perch si era bucato solo un
paio di volte e cera la sua luce interiore che ancora brillava e
non voleva che fosse leroina a oscurarla o forse leroina
sarebbe diventata una luce ancora pi brillante di quella che lui
adesso vedeva dentro di s, allora avrebbe dovuto alimentare
quella luce, a turni di otto ore, un antico sacerdote di unantica
divinit, roba nelle vene, loscurit del mondo esterno, il calore
lavrebbe riscaldato e lei sarebbe stata la sua dea, sua madre,

laguzzina, la sadica, la dolce cura alla violenza del suo cuore.

nove
doveva tenere un seminario di tre giorni al dipartimento di
antropologia delluniversit, aveva condotto uno studio in sud
america su quante trib ancora usassero sostanze psicotrope nei
loro rituali, insieme ad un tentativo di catalogare e studiare i
diversi tipi di sciamani ancora esistenti. Aveva pranzato in un
caff bruno con un suo collega, che gli aveva dato le chiavi di
un piccolo appartamento dove avrebbe trascorso la settimana
che sarebbe rimasto nella citt. dopo il pranzo il professore
laveva salutato perch doveva tornare al dipartimento per
terminare i preparativi del seminario, lui aveva tutto il
pomeriggio libero e anche la sera, si diresse verso il piccolo
appartamento, dopo aver posato la sua valigia ed essersi riposato
un p decise di uscire, and ad un coffeshop che conosceva e
prese un paio di grammi di hashish turco, si fece una canna e
torn a casa, se ne prepar unaltra e si spogli nudo, poi and a
fumare vicino alla grande vetrata, stava al secondo piano, si
mise in ginocchio, in modo che da fuori, se qualcuno lo avesse
guardato, avrebbe visto solo il suo torso nudo, appoggi la
canna al posacenere e si leg il cazzo e i coglioni, poi continu a
fumare, guardava le donne che passavano, i loro piedi e si
eccitava, sentiva il cazzo che si induriva ma non voleva toccarsi,
voleva solo sentire lenergia sessuale concentrarsi dentro di lui,
nelle sue palle, in quel chakra pulsante del suo corpo. Si fece
sera. Aveva ancora il cazzo duro.
And sotto la doccia e si lav, torn sul letto e si stese, prese gli
appunti del suo seminario e diede unaltra letta, ripass
mentalmente il discorso di apertura, si sentiva bene, rilassato, in
equilibrio, tra i suoi desideri, le sue pulsioni e il suo lavoro, le
cose che doveva fare. Spense la luce e si addorment.

undici
questa distanza a farmi sentire il tuo corpo cos vicino.
vuoi del popper? rende lorgasmo pi intenso...
il ragazzo era stato ad una festa su uno dei barconi nella cerchia
dei canali ovest, era andato da solo, si era bevuto una heineken
in un pub prima di andare e si era arrotolato una sigaretta di
tabacco, era gi notte mentre si dirigeva verso il barcone e le
stelle gridavano mute nel cielo le loro canzoni damore, sentiva i
battiti del suo cuore pi forti mentre pensava a lei, che tra poco
lavrebbe rivista, erano un paio di settimane che non si
incontravano e
questa distanza a farmi sentire il tuo corpo cos vicino
aveva voglia di abbracciarla e di dirle qualcosa di dolce e
delicato, le voleva anche dare una poesia che le aveva scritto, gli
piaceva dare poesie alle ragazze di cui si innamorava o che
facevano nascere e morire un sentimento dentro di lui. Si ferm
allabsinth e bevve un bicchiere di fe verte, poi le cose
divennero pi lucide e chiare e magiche e misteriose e poi arriv
al barcone e si accese una sigaretta e sorrise ed entr e la vide
che ballava, da dietro, i capelli che le arrivavano sulle spalle,
sciolti, si avvicin senza che lei se ne accorgesse, si avvicin da
dietro e la guard, senza toccarla, senza far sentire la sua
presenza e
questa distanza a farmi sentire il tuo corpo cos vicino
ne annus lodore e allora lei si gir e si guardarono negli occhi
e lei gli diede uno schiaffo, in faccia, forte, poi sorrise e
labbracci e lui sent il cuore scoppiargli, sent il suo odore
ancora pi intenso e la strinse pi forte e una volta erano stati
chiusi in una stanza e lei lo aveva fatto inginocchiare e gli aveva

chiesto di masturbarsi davanti a lei mentre gli tirava i capezzoli


e lui sentiva il vuoto aprirsi e la libert sempre pi vicina e lei
parlava a voce bassa e lui era quasi una settimana che non
veniva e tutta quella energia sessuale che gli inondava il corpo
di fremiti e follia e pensieri inquieti e lei gli aveva detto che
avrebbe contato fino a tre e lui sarebbe dovuto venire, i loro
giochi, i loro giochi speciali, i loro giochi violenti e quando la
sua voce, dolcemente, aveva detto due, lui aveva incominciato a
sborrare e a sciogliersi in fili di pura luce e a volare e lei gli
aveva accarezzato i capelli e con un gesto materno gli aveva
avvicinato la testa ai seni ed erano cos morbidi e lui non aveva
pensato pi a niente ed era scomparso in quel contatto e tante
volte si era chiesto come potessero quelle sensazioni, quelle
emozioni essere cos pure...
si sedettero da una parte, la musica era meno forte e loro
potevano finalmente parlare, lei gli chiese se gli piacevano le
sue scarpe nuove, lui le sorrise, poi si presero per mano e
rimasero in silenzio. la felicit erano quelle dita intrecciate.

dodici
le cose cambiano, disse lombra, dentro la stanza rossa, le cose
cambiano e non possiamo farci niente. dovremmo imparare a
vedere in maniera diversa, a capire i cambiamenti, i nostri
cambiamenti, prima di tutto. dovremmmo sempre sentire dentro
noi stessi ardere qualcosa, dovremmo imparare nuove verit
sullamore, sai dirmi perch sei cos attratto dal sesso, da quello
che non ti hanno insegnato sul sesso, quando un qualcosa che
sai bene non avere nessun valore. Ha valore il contatto, ha senso
il linguaggio del corpo, ma la penetrazione, il puro atto sessuale,
che significato pu avere se non la stupida necessit della
riproduzione della tua razza? E allora impara a controllare quel
gesto, impara a negare lorgasmo, impara a rimandare
lemissione dei tuoi fluidi. Devi costruire una gabbia ai tuoi

bisogni, capire quanto siano reali, capire la vera essenza della


tua natura e poi agire. Capire il senso della liberazione. Il senso
della negazione e del controllo. Aumenta il tuo piacere
allinfinito, trova un punto di rottura e superalo.
Lombra era nella stanza rossa e parlava.
Lombra era nuda e sedeva su un divano di pelle nera.
Lei accendeva una candela.
Lombra continuava a parlare.
Spogliati di tutto quanto non ti appartiene e cerca di compiere
una ricerca verso il necessario, indossa maschere e impara a
distruggerle, conosci il silenzio, il vero silenzio, impara a
guardare nel buio, impara a leggere uno sguardo, cerca di
entrare negli altri, deve essere un esercizio, devi migliorare la
tua tecnica, devi arrivare al punto in cui non serviranno pi le
parole per comprendere chi hai davanti.
Brillavano nel buio gli strumenti della conoscenza.
Non adesso. Prepariamo i nostri rituali. Torniamo ad una
rappresentazione primitiva della vita. Non adesso.
Uscire e vagare nel buio.
Lombra raccolse i suoi vestiti.
Lombra salut.
Lombra apr la porta e fu fuori.
Le strade.
La notte.
I sogni incompiuti di una citt.

tredici
Avevano sistemato un divano proprio vicino al canale, davanti
alla loro casa e si erano seduti a bere birra e rollarsi sigarette di
tabacco, avevano mandato un ragazzo a comprare qualche
grammo di doppiozero e cheese e intanto aspettavano la sera,

perch ci sarebbe stata una festa su uno dei barconi poco lontani
e tra un paio di settimane sarebbero di nuovo iniziati i corsi e lui
era seduto vicino ad una ragazza che gli piaceva, una ragazza
tedesca, aveva capelli rossi corti e un tatuaggio lungo il braccio
destro e adesso lei aveva posato la testa sulla sua spalla e lui
poteva sentire lodore dei suoi capelli e stare tranquillo e fumare
la sua sigaretta di tabacco. E pensava al seminario che avrebbe
dovuto seguire tra qualche giorno, prima dellinizio dei corsi, un
seminario di antropologia sullo sciamanesimo e intanto i capelli
della ragazza erano cos morbidi che si chiedeva che senso
avesse pensare allo studio quando la dolcezza di quei capelli era
un richiamo verso un mondo diverso, una dimensione personale
e unica, quella dellamore e dei baci e delle carezze e allora
allung la sua mano verso quella della ragazza e inizi a giocare
con le sue dita e lei si lasciava sfiorare, in silenzio, senza dire
nulla, con la testa appogiata sulla sua spalla. Ogni tanto il sole
usciva fuori dalle nuvole ed il cielo era azzuro, in quelle parti in
cui non cerano le nuvole e la luce illuminava le finestre e gli
occhi di altre ragazze e i turisti passavano dietro di loro e si
dirigevano verso il red light district e lui diede un sorso alla sua
birra e pens che alcune persone finivano per impazzire, arrivate
ad un certo punto, il punto di rottura e andavano in giro con
buste con dentro le cose pi impensabili e grandi stereo a
cassette senza avere le cassette e tenevano in bocca mozziconi
spenti di sigarette che succhiavano nel disperato bisogno di
assumere nicotina e quelli che parlvano da soli e quelli che si
masturbavano dentro i tram, di nascosto, osservando piedi e
sbirciando sotto le gonne e cera la musica degli anni ottanta,
dark, con sintetizzatori e giri insistenti di basso e si mise gli
occhiali e chiuse gli occhi e le sue dita si strinsero ancora pi
forte con quelle della ragazza e la notte prima aveva fatto un
sogno, cera una ragazza, unaltra ragazza, con cui era stato a
scuola, prima delluniversit e alcune volte si erano baciati e
avevano passato un anno praticamente vedendosi tutti i giorni,
pranzavano insieme, parlavano, si raccontavano cose e lei stava
con un altro ragazzo e quindi il loro era un rapporto senza sesso
e si divertivano a camminare e a scherzare, poi un giorno

qualcosa si era rotto e non si erano pi visti e nel sogno questa


ragazza gli diceva, abbracciandolo, stai con me, stai con me e lui
aveva avuto voglia di rivederla, ma non sapeva dove cercarla e
intanto un ragazzo era tornato con lerba e lui aveva rollato una
canna e laveva passata alla ragazza tedesca e lei aveva fumato,
sorridendo, i suoi occhi erano verdi, un raggio di luce li stava
illuminando, lui pens che la felicit, a volte, poteva essere
reale.

quattordici
Era seduto ad un tavolino, davanti ad uno dei canali del
quartiere a luci rosse e beveva una lager e il sole ogni tanto
usciva fuori dalle nuvole e illuminava una delle vetrine in cui
qualche ragazza stava seduta o in piedi, lanciando dolci sguardi
ai turisti o agli uomini solitari che passavano davanti e lui
beveva lentamente la sua birra e aveva dei tatuaggi ormai
bluastri, sbiaditi, sulle braccia e pensava alla sua giovinezza, ai
viaggi in mare, ai paesi lontani in cui aveva conosciuto donne
bellissime nascoste da veli dai colori magnifici e dalle fantasie
delicate e floreali, ricordava i loro volti e i loro occhi, ricordava
le loro mani quando sistemavano il velo, i primi sguardi, il
suono arcaico delle loro parole, voci del deserto, rocce
millenarie racchiuse nelle loro gole, i suoni venivano fuori
spezzando quelle rocce, graffianti, duri, a volte, come se
lottassero per frantumare una barriera di pietra che impediva
loro di uscire e quelle stesse donne nascondevano corpi
meravigliosi, la loro pelle era un segreto, i loro capelli un
mistero da scoprire, ricordava gli oli profumati e i viaggi
dellepidermide, i sogni delloppio, quando si stendeva dentro
una tenda, nel deserto, a fumare con altri uomini e le donne che
portavano cuscini e accarezzavano i loro capelli e le loro barbe e
piano scivolava nelloceano interiore e navigava quieto dentro
se stesso e le stelle e gli abissi e ancora gli occhi di una donna
che diventavano sempre pi lontani mentre due mani materne

cullavano la sua testa, erano cos remoti quei luoghi e quei volti,
era cos strano pensare al tempo passato e alle cose perdute e al
fatto di essere ancora vivo e di aspettare qualcosa che,
inevitabilmente, sarebbe stata la morte. Si accese un sigaro,
guard una nuvola, bevve un altro sorso di birra.
Aveva un tatuaggio del volto di una donna sul braccio. Un volto
con un velo.
Lo accarezz.
Le nuvole, per un attimo, si squarciarono damore.

quindici
Vincent sognava di un vecchio barbone. Il barbone dormiva su
una stradina, dietro la stradina cera un parco. Aveva i vestiti
luridi e quando camminava puzzava cos tanto che le persone si
scostavano, chiudendosi il naso con le dita. La citt nella quale
abitava il barbone era una citt di sogno, non cerano canali, non
cera la pioggia. Non cerano strette case a tre piani che
sembravano caderti addosso. Il barbone si cacava addosso e il
suo volto ricordava quello dei martiri cristiani in alcuni quadri
dei grandi maestri italiani del trecento. Il suo volto era sporco
eppure bellissimo.
Vincent si svegli dal sogno, prese un foglio e cerc di fare un
disegno di quel volto, pi le linee si formavano sul foglio e pi il
volto del barbone svaniva dalla sua memoria, quella immagine
onirica sembrava scomparire nello stesso tentativo di
rappresentarla.
Vincent si roll una sigaretta di tabacco forte e fum.
Era da poco passata lalba.
Vincent toss.
Pens alle tele, ai colori e allassenzio.
Pens che il giorno fosse un travestimento della notte.

Ma non volle crederci.

sedici
era seduto alla scrivania, davanti al computer acceso, non aveva
nulla in particolare da fare e la mattinata scorreva lenta. era da
solo nella stanza, si erano da poco trasferiti, il lavoro andava a
rilento, bisognava aspettare. Giocherellava con delle mollettine
per i documenti e dentro di s pensava al prossimo incontro di
dolore e piacere, a come quelle mollettine sarebbero state
perfette sui suoi capezzoli, la via dei suoi giochi segreti non era
molto lontana, quelle donne, quelle ragazze da cui si faceva
torturare, avrebbe voluto una persone speciale con cui
condividere quel mondo, una donna da amare e per cui soffrire,
in quei momenti, i suoi momenti speciali.
La morte era una presenza costante, non razionalmente, ma la
vedeva, ogni tanto, muoversi sul fondo oscuro del suo cuore,
ogni tanto poteva ascoltare la sua voce, una dolce melodia, la
morte era una madre crudele e amorosa, la morte ci avrebbe
accolti, un giorno, dentro di lei.
Lamore e le dita e il dolore e gli occhi e le carezze e le labbra e
i colpi secchi e i piedi, i suoi piedi, inginocchiato a baciarli.
Adorare una donna era un atto divino, un antico rituale,
lessenza stessa dei rapporti umani. In troppi lo avevano
dimenticato. Le antiche sacerdotesse tramandavano questo
mistero. Pochi gli adepti che ne conoscessero lesistenza.
Ore lente davanti al computer, la mente vagava lontana dal
corpo, la mente era libera e prigioniera, sapeva che si stava
allontanando, pi scendeva dentro se stesso, pi si allontanava
da quello che aveva intorno. Fino a sparire.

Buio denso e quieto.


Fuori dallufficio, la luce del tardo pomeriggio, una sigaretta
fumata troppo in fretta, i battiti del cuore, i piedi che si
muovevano in una direzione ben nota, senza avere la forza di
cambiare meta, allapice del coraggio e dellannichilimento,
perch nel cuore non esiste luce che non possieda il suo buio.

diciassette
seduto sullo sgabello di un pub. sorseggiando guinness. un
antico gioco gli girava per la mente. scostare lo sguardo.
rimanere chiusi dentro s stessi. non entrare negli altri. nelle
donne. chiudere le porte. un antico gioco per i suoi giorni oscuri.
lei laveva salutato fuori dal cancello, gi seduta in macchina. le
scarpe con il tacco alto, il trucco, solo per tornare una notte in
citt? perch non aveva letto i suoi gesti, i suoi segnali? perch
aveva bevuto troppo quel giorno? e la promessa di un pompino,
te lo succhio quando torno, domani, te lo succhio, un leggero
bacio sulle labbra, puzzi ancora di vino, aveva detto, il sadismo
un altro gioco sottile, a volte, altre solamente cattiveria o
stanchezza o stupido desiderio, poi era partita. la storia poteva
avere diversi finali, poteva essere raccontata da diversi punti di
vista.
lui era tornato in camera e si era addormentato. poi qualcuno lo
aveva svegliato, era sceso sotto casa, aveva bevuto un paio di
birre con persone di cui non ricordava il nome, qualcuno gli
aveva parlato, poi era tornato in camera, si era masturbato,
aveva provato a chiamarla, il telefono era staccato.
lei era partita in macchina, si era incontrata con un altro uomo,
erano andati in citt, avevano cenato o forse avevano saltato

tutto questo, avevano scopato, erano tornati insieme, lei laveva


fatto scendere prima di entrare nel piccolo paese.
i dettagli erano superflui, non avevano importanza.
continuava a bere guinness, si ricord di un uomo che una volta
aveva incontrato a rembrandtplein, stava bevendo una tecno e
luomo sembrava sotto leffetto della cocaina e dellalcool,
avevano parlato e luomo gli aveva detto una cosa sulle donne,
che potevi avere il cazzo corto o lungo, grosso o piccolo, non
importava, le donne volevano sentirti, provare emozioni eppure
nella tua mente lidea del cazzo di un altro che scopava la tua
donna rimaneva, il cazzo di un altro che entrava nella sua bocca,
nel suo culo, fra le sue cosce. Era cos importante questa
stronzata? No, era la risposta, ma faceva male comunque.
Ordin un'altra guinness e guard nello specchio del pub.
Il silenzio un rifugio cos dolce, le ombre scivolano fuori dal
tuo sguardo, chiudi gli occhi, ancora e butta gi un altro sorso.
Sent le palle gonfiarsi e la voglia di sottomettersi.
Le strade, fuori, con le loro vetrine rosse, lo stavano attendendo.

diciotto
Era un sabato mattina. Era andato a prendere suo figlio a scuola.
A piedi. Cera il sole e un cielo limpido e una calma azzurra nel
suo cuore. Si era fermato a comprare un paio di grammi di blue
cheese al Noon. Poi era arrivato alla scuola, suo figlio era gi
fuori, mentre parlava con altri bambini. Aveva sette anni. Lo
vide e gli corse incontro, sorridendo. Lo abbracci e lui sorrise.
Poi camminarono in silenzio verso casa. La calma azzurra del
suo cuore.
A pranzo gli prepar degli hamburger di manzo con semi di
finocchio e patatine fritte. Mangiarono insieme sul tavolo della
cucina invasa dal sole. Vedeva nellaria sottili linee di polvere.
Linee oblique. E la polvere danzare nellaria. Suo figli fin di

mangiare e si and a sedere su una poltrona. Accese la


televisione. Vedeva i gol dei campionati esteri. Lui lav i piatti e
la padella e si prepar un caff. Si roll uno spino derba e fum
sorseggiando il caff davanti ad una delle grandi vetrate della
sua casa. Gli venne in mente sua madre, quando era morta.
Cera la stessa luce. La stessa calma. La stessa azzurra
indifferenza delle cose.
Poi accese il computer e si mise a scrivere, suo figlio si era
addormentato.
diciannove
Leggeva un libro di poesie seduto su una poltrona, nel soggiorno
della casa di Penny, davanti ad una delle grandi vetrate. Beveva
t nero. Penny era uscita a fare un po di spesa, a comprare
qualcosa per il pranzo e per la cena. Le aveva chiesto di
prendere anche del vino rosso. Per la serata. Magari dopo un
paio di bicchieri, se erano dellumore giusto, avrebbero potuto
fare qualcosa. Gli piaceva sedurre una donna. Una donna che
conosceva. Era un gioco meraviglioso. Gli piaceva la complicit
degli sguardi. Il contatto della pelle. Gli piaceva quando Penny
portava delle calze velate e lui le accarezzava linterno delle
cosce, poi le sfilava le scarpe con il tacco e iniziava a
massaggiarle i piedi, Penny rideva e dava un sorso dal bicchiere.
Alcune volte le leccava i piedi. A lei piaceva. Erano le serate
migliori. Alcune volte lei gli faceva una sega con i piedi. Dopo
lorgasmo lo ripuliva come fosse un bambino. Era divertente. E i
suoi occhi erano stupendi mentre gli toglieva la sborra dal corpo
con un fazzolettino di carta.
Pos il libro su un tavolino basso vicino alla poltrona. Sbucci
un mandarino e ne mangi uno spicchio. Un odore gli invase le
narici. Un ricordo. Lodore della colla che suo padre usava
quando avevano costruito un plastico per i trenini elettrici. Ci
avevano messo un mese a finirlo e ogni tanto, la sera, mettevano
i trenini sui binari e li facevano girare. Avr avuto otto o nove

anni. Nel plastico cerano anche delle case, gli alberi, le luci, le
strade. Lo avevano fatto su una tavola di compensato. Erano
cos calme quelle serate, silenziose, con i trenini che passavano
e passavano sui binari. Poi suo padre lo accompagnava a letto e
gli leggeva una favola. La voce di suo padre. Erano anni che non
la sentiva.
Una volta Penny gli aveva raccontato che per un periodo aveva
lavorato come massaggiatrice in un centro nel red light district.
La maggior parte delle persone andava l per farsi svuotare le
palle. Alcuni clienti erano degli uomini migliori e sapevano
apprezzare e capire la magia di quella esperienza. La magia
delle mani femminili sul proprio corpo. Anche lui aveva avuto la
fortuna di farsi massaggiare da Penny. Sapeva accarezzarti
lanima con le sue dita. Sapeva quando far crescere
leccitazione, quando calmarla. Era una gioia fatta di luce,
esplodere nelle sue mani. E ringraziarla. Come ringraziava ogni
donna dopo che laveva fatto godere.
Penny torn a casa. Pos le bottiglie e le buste in cucina. Si
avvicin a lui e gli diede un leggero bacio sulle labbra.
- Perch?
- Perch oggi ti voglio bene
Lui sorrise. Lei anche. Si sedette sul divano vicino alla poltrona.
Lui si alz e si mise accanto a lei. Con un gesto malizioso Penny
si tolse le scarpe e pieg le gambe sotto di lei. I piedi sfioravano
i suoi pantaloni. Lui ne prese con delicatezza uno in mano e
cominci a massaggiarlo. Si guardarono negli occhi senza dire
una parola. Non cera nessun bisogno di parlare. Non con lei.
Fuori, un cane, pass abbaiando.

venti

Le foto appese in una camera oscura. Lentamente le immagini


prendevano vita. Pompini. Bocche che succhiavano cazzi. Un
intero servizio. Unintera serie. Il lavoro di due giorni. Chiusi
nella casa di Boris a scattare. Le ragazze. le pillole di viagra per
mantenere le erezioni. Le botte di coca. Un vaso cinese andato
in frantumi.
Nel sogno si trovava a roma, vicino a largo argentina, cera un
uomo in ginocchio davanti ad una bottiglia di plastica, luomo
aveva preso la bottiglia e laveva innalzata al cielo come
unofferta alle sue divinit o come una forma terrena delle
divinit stesse, luomo aveva parlato alla bottiglia, pregando. un
raggio di luce aveva trapassato la coltre nuvolosa del cielo e
aveva illuminato il suo volto.
Una ragazza thailandese con un fiore sul suo vestito gli
sorrideva nel locale. Lui si era avvicinato e le aveva offerto un
bicchiere di martini, avevano parlato in inglese, lei rideva e il
volto le se illuminava, gli occhi erano dolci misteri, erano usciti
dal locale e avevano camminato, lui le aveva chiesto se volesse
andare a casa sua, avevano comprato un paio di grammi di
mandalay al Noon e poi erano saliti al secondo piano di un
palazzo in oude hoogstraat . Avevano fumato e lei aveva inziato
a fargli un massaggio sulla schiena e le gambe, quando si era
girato aveva unerezione e lei sorrideva, avevano inziato a
toccarsi, ad avvicinarsi con le labbra senza baciarsi, lui scopriva
il suo corpo, lei intuiva subito i suoi desideri, le succhi gli
alluci dei piedi, lei glielo prese in bocca e glielo succhi fino a
farlo venire, rideva con la sborra che le colava dalle labbra ed
era bellissima. Era un gioco, un gioco di bambini. Si
addorment stretto al suo corpo.
Era seduto in un burger king e mangiava un hamburger, non
pensava a nulla di particolare, un paio di ragazze si sedettero al
tavolo davanti a lui, una era molto carina e aveva una gonna
corta, molto corta. Lui continu a mangiare lhamburger e ogni
tanto guardava la ragazza, lei ricambiava velocemente lo

sguardo e poi tornava a parlare con la sua amica. Lui prendeva


una patatina e guardava la ragazza, lei inizi a giocare con le
gambe e lui le vedeva le mutandine, alcuni secondi, poi lei
chiudeva le gambe, poi si spostava e lui aveva un altro lampo
delle sue mutandine nere e sentiva il cazzo che gli veniva duro,
lei continuava e lui sentiva lerezione spingergli violenta contro
i pantaloni, poi le ragazze si alzarono e lei gli sorrise maliziosa,
lui fin lultimo sorso di coca e rimase seduto un altro po, il
cazzo ancora in tiro. And al bagno, chiuse la porta e si fece una
sega.
Erano seduti a casa di Boris e una ragazza di colore aveva
allungato i piedi sul tavolo, lui le guardava i piedi poi gli occhi
poi i piedi poi gli occhi, lei sorrideva, lui anche, tra poco
avrebbero dovuto scattare, la ragazza prese una bottiglia dacqua
di plastica e inizi a bere, lentamente, guardandolo negli occhi,
quando la punta della bottiglia si posava sulle sue labbra lei la
faceva scivolare dentro, le sue labbra erano piene e morbide e
continuavano a guardarsi e improvvisamente nella stanza non
cera pi nessuno e lui sentiva i gemiti della ragazza con la
punta della bottiglia in bocca, mentre la succhiava piano e
gemeva e i suoi occhi erano scuri e invitanti e il cazzo gli venne
duro nelle mutande e se lo tocc e lei rise e pos la bottiglia sul
tavolo e rimise i piedi dentro i suoi sandali e prese un pezzetto
di hashish nepalese e lo squagli e fece una canna e lui pens
alle donne e a quanto fossero meravigliose.

ventuno
Kira era andata a salutare Boris a casa sua. gli aveva detto che
doveva partire per un paio di settimane, destinazione san
pietroburgo, lui le aveva chiesto una bottiglia di vodka,
sorridendo. Kira era entrata nel soggiorno, si era seduta sul
divano, togliendosi la giacca e la felpa e rimanendo con una
maglietta aderente a maniche corte. Boris le aveva chiesto come

stava, come era andato il viaggio che aveva fatto in Thailandia.


Boris ricordava le ragazze thailandesi nelle sale massaggi in cui
era stato. Erano cos dolci i loro corpi e gli occhi e cos morbida
la loro pelle. Una di quelle ragazze gli aveva fatto un pompino,
una volta.
Kira aveva allungato le gambe sotto il tavolino e gli aveva
parlato della Thailandia, del viaggio che aveva fatto con il
marito, senza mai nominarlo. Boris non aveva chiesto
informazioni. Si erano conosciuti da un paio di mesi e non si
vedevano spesso. Qualche volta. E quelle rare volte avevano
fatto capire a Boris che Kira aveva qualcosa di speciale. gli
bastava guardarla negli occhi, quei pochi attimi che seguivano il
silenzio, quando erano finite le cose che bisognava dirsi. Era una
piccola pausa in cui accadeva il mistero dellamore. Pochi
secondi, in cui i loro occhi iniziavano a parlarsi in profondit.
Boris aveva preparato un paio di tazze di t. Kira gli aveva
chiesto come se la passava. Bene, era un buon periodo. Il lavoro
andava avanti in maniera tranquilla, le cose sembravano in
equilibrio e anche se sapeva bene che, prima o poi, qualcosa
avrebbe rotto quellequilibrio, per il momento non si faceva
troppi problemi.
Le lunghe gambe di Kira racchiuse nei bluejeans erano ancora
stese sotto il tavolino. Boris pens che gli sarebbe piaciuto
leccarle la fica. Boris bevve un sorso di t. Boris sent il cuore
che aumentava i suoi battiti, perch Kira lo stava guardando
negli occhi. Boris pens alla sua pancia, a quanto avrebbe voluto
baciarla. Kira gli disse che a San Pietroburgo sarebbe andata
dalla sorella, perch la casa che aveva l era in affitto. Si sarebbe
fatta due settimane di lavoro e poi sarebbe tornata. Ad
Amsterdam non lavorava. Non le andava. Boris non le aveva
chiesto come faceva a vivere, ma la cosa non gli interessava.
Erano cos magici i momenti in cui si incontravano. Kira gli
disse che doveva andare, Boris le disse che avrebbe aspettato il
suo ritorno e che quellattesa gli piaceva. Era lattesa di qualcosa
di bello che si sarebbe mostrato ancora nella sua vita. La salut
con due baci sulle guance. La guard negli occhi. Sorrisero. Le
ricord la vodka. Una bottiglia.

ventidue
Lynn pedalava verso luniversit, aveva un seminario di alcuni
giorni al dipartimento di antropologia. Pedalava piano, le
persone le scivolavano accanto, la mente ancora leggera per
lerba della sera prima. E anche lei si sentiva leggera. E giovane.
Leg la bicicletta ed entr nelluniversit, diretta allaula tre.
Dentro cerano gi parecchie persone, trov un posto e si
sedette. Il professore ancora non era arrivato. Si tolse la giacca e
prese dalla sua borsa un libro di Huxley, le porte della
percezione. Aveva avuto anche lei esperienze con i funghi sacri
e con la mescalina e il seminario era incentrato sullo
sciamanesimo e sulluso di sostanze psicotrope allinterno di
quegli antichi rituali. Lynn studiava letteratura inglese. Aveva
diciannove anni.
Il professore arriv con una ventina di minuti di ritardo. Pos
una cartelletta sulla cattedra e ne tir fuori alcuni fogli. Poi si
spense la luce e si abbass uno schermo dietro le spalle del
professore e si accese un proiettore e iniziarono a susseguirsi
immagini di sciamani di tutte le parti del mondo e lei si perse in
quelle immagini e ricord i colori e i cambi di prospettiva e la
leggerezza e il flusso continuo di pensieri tra dentro e fuori e i
contorni lucenti delle cose e le forme distorte e le lacrime e le
gambe come radici nel suolo e la consapevolezza di essere
passata dallaltra parte e di scoprire un mondo nuovo,
inesplorato e misterioso.
Dopo un paio di ore ci fu una pausa, Lynn usc a fumarsi una
sigaretta con un paio di ragazze che aveva conosciuto nel suo
corso. Anche il professore era uscito e stava parlando con un suo
collega. Senza pensarci Lynn gli si avvicin, come attratta da
una forza sconosciuta, lui era rimasto da solo, gli chiese se
voleva una sigaretta, gli disse che le immagini erano state molto
interessanti, lui sorrise, non accett la sigaretta e la invit al
Noon per le dieci di quella sera. Poi andarono insieme verso la

classe. Lynn aveva il cuore che batteva impazzito come il


tamburo di quegli antichi sciamani messicani.
Tornata a casa si sdrai sul letto e pens al professore. Doveva
avere quasi il doppio della sua et. Prese un quaderno sul quale
scriveva le sue poesie e butt gi alcune parole. Il cuore ancora
le martellava nel petto.
Si vest con un paio di jeans e stivali, una maglietta con
unimmagine di Jimi Hendrix e un giacchetto rosso. And al
coffe shop e si accorse che luomo era gi dentro davanti ad una
tisana. Stava fumando una canna. Entr, luomo le fece cenno
con la mano, sorridendole. Lei gli si sedette vicino, luomo le
pass la canna, lei fece due tiri. Iniziarono a parlare.
La poesia. I libri. William Blake. Le porte della percezione.
Huxley. Lisola. Il nuovo mondo. Orwell. 1984. La fattoria degli
animali. Kerouac. La beat generation. Sulla strada.
Lei era emozionata mentre parlava e luomo la fissava negli
occhi. Inizi a sentirlo nella bocca dello stomaco. Nella pelle. I
suoi occhi le entravano dentro. Luomo le tocc una mano,
inavvertitamente. Lei sent che le dita le tremavano. Luomo le
prese la mano fra le sue. Rimasero cos. Lui le chiese se stava
bene. Lei sorrise. Luomo le disse che doveva andare. Lei gli
chiese se poteva accompagnarlo. Si alzarono. Si guardarono
negli occhi e lui le accarezz i capelli.

ventitre
- ci sono delle differenze, non possiamo farci nulla, ci sono
delle differenze e dovremmo imparare a conoscerle e
smetterla di illuderci su come sono i rapporti tra gli uomini
e le donne cos hai questo pezzo di carne tra le
gambe che diventa duro e da qualche parte lo devi infilare
e a volte non centra niente lamore solo che dopo un tot
di tempo devi sborrare e se lo fai con una donna pi

divertente, senn c la tua mano, un calzino, il collo di


una bottiglia abbastanza grande o tanti altri modi, gli
uomini sono quasi impazziti per trovare un posto dove
infilarlo, pu sembrare molto triste detto cos ma la
verit, il sesso il reale legame, la voglia di scopare, il
desiderio, il tentativo di evolversi quello di non
dipendere dal sesso, ma la nostra natura che ci fotte e noi
fottiamo ahahahahaha battuta del cazzo boris si
accese una sigaretta, diede un sorso di vodka e tonica e
continu vedi la famiglia che una cazzata, la
famiglia che uninvenzione, a un uomo gli piace una
donna per tanti motivi, magari cha voglia di farsi una
scopata e magari anche alla donna le va di farsi una
scopata e allora scopano e godono e magari stanno pure
bene insieme e allora perch poi non farlo con unaltra
donna, no, poi c la cazzo di famiglia e gli obblighi e la
fedelt, che una stronzata ancora pi grande di quella
della famiglia e tutta sta gente triste e scontenta e
vaffanculo - unaltra sorsata dal bicchiere e insomma
pensavo anche che le donne forse vogliono un uomo solo,
ma questo, questo impossibile, la vita cos vasta, cos
casuali gli incontri, cos selvaggi i nostri sentimenti e bella
scusa dire di no, rinunciare, per quale motivo, quale
premio, quale ricompensa e poi c lamore, si, lamore,
che almeno per me non cha un cazzo a che vedere con il
sesso ed una musica e una danza e un viaggio del cuore e
un battito e lo stomaco chiuso e i pensieri che si muovono
nello spazio cranico e vanno oltre e si espandono,
universo, oltre, pianeti e costellazioni e un dolce profumo
e poi si anche toccarsi e scoprirsi e anche scopare, ma
dopo, non come prima cosa, scoprirsi, un po alla volta,
guardarsi negli occhi, sorridersi, gli occhi - boris si
accese unaltra sigaretta a volte guardo le donne negli
occhi e succede qualcosa, ho visto gli occhi illuminarsi,
emettere una luce, ho visto le pupille restringersi e parlare
ed vero che le donne comunicano con gli occhi. solo un

linguaggio che dobbiamo imparare a capire e decifrare,


comunque
nel pub seduti al tavolo, boris, maria e mat parlavano,
bevevano e si scambiavano le loro opinioni. le parole, come
fulmini esplodevano nellaria, incendiavano le loro passioni,
poco lontano da l, nel red light district, uomini e donne
continuovano uno dei giochi pi antichi della loro specie,
scopare.

ventiquattro
Sono stato allisola di wight nel settanta scriveva luomo sul
suo diario, in un tavolino del Noon, mentre fumava molto
lentamente una canna di white widow insieme ad una ragazza,
lei era pi piccola di un paio di anni, scriveva delle splendide
poesie, amava william blake e le sue visioni, avevamo degli
acidi con noi e durante quei giorni suonarono jimi hendrix, i
doors, janis joplin, dormivamo in tenda, non mangiavano quasi
mai, vivevamo le nostre estasi dorate, lacido che cambiava le
prospettive e liberava le nostre percezioni, i suo capelli erano
cascate, i suoi occhi laghi, sentivo cos nitide le sue emozioni,
non avevamo bisogno di parlare anche se la sua voce era una
misteriosa melodia, mi raccontava della casa dove era nata, di
suo padre, ogni tanto aveva suonato il basso in un gruppo e
ricordo il rossore sulle sue guance quando le sussurravo i versi
che lei aveva scritto e che avevo imparato a memoria, avevamo
visto i pink floyd a londra dopo che avevamo preso della
mescalina, eravamo giovani, non cerano le gabbie della
quotidianit, del lavoro, le illusioni della vita sembravano
ancora cos lontane, ci immergevamo nei nostri sensi, splendide
visioni, eravamo alberi e foglie che nascevano, eravamo un
sentiero dorato, una montagna lucida, eravamo il bianco della
morte e lo splendore della rinascita, una volta la vidi brillare
nella luce del giorno, le dissi qualcosa, non ricordo cosa, le tenni

la mano e potevo vedere le sue vene scorrere, ci guardavamo


negli occhi e il mondo intorno scompariva, la musica era
ovunque e creava colori nella mente, ci guardavamo negli occhi
ed erano cos chiare le forme dei suoi sentimenti, un viaggio
continuo, un viaggio meraviglioso e continuo - luomo pos
la penna sul tavolino, la canna si era spenta, la mise dentro un
pacchetto di sigarette quasi vuoto, chiuse il diario, chiuse gli
occhi, quei colori ancora brillavano nel fondo della sua anima.

venticinque
A volte i sorrisi delle persone sembrano dei ghigni deformi,
pensava il ragazzo mentre camminava tra le stradine lungo i
canali, guardando la gente che si aggirava intorno. guardava le
loro facce, le mani che si aggrappavano alle bottiglie, dita che
rollavano in continuazione sigarette di tabacco e canne.
Mat gliene pass una derba, fece tre tiri e la diede a un tipo che
gli stava vicino, cappello da baseball e capelli luridi sotto. Il tipo
sorrise, lui anche. Non un sorriso da squalo, nemmeno un bel
sorriso, solo due labbra ebeti che avevano fatto un movimento.
E pericoloso quando le persone smettono di sorridere o di farlo
in maniera naturale. La maggior parte dei sorrisi era di plastica,
li vedevi disegnarsi in maniera forzata e spastica su quelle facce
di cazzo.
Il ragazzo chiese al suo amico se pensava che fosse necessario
uno stato mentale alterato per fare conoscenza con gli altri, era
la stessa cosa che essere lucidi, eppure prima di scambiare una
parola con un tuo simile ti dovevi fare fuori alcool, canne,
sigarette, coca, anfetamine. Era una presa per il culo labuso di
sostanze. Il bisogno di sostanze. Eppure cerano periodi che non
ne potevi fare a meno e continuavi quel ripetersi di situazioni
sempre uguali che solo le droghe facevano sembrare diverse.
Cerano pure le volte che beccavi le persone giuste e fumare era

una sensazione piacevole e rilassante, non gli era mai piaciuto


stare in mezzo a troppe persone. Continuavano a camminare. I
vicoli sembravano stracolmi di turisti, le ragazze in vetrina non
lo attraevano, stava pensando ad una ragazza che aveva visto al
seminario di antropologia. Laveva notata perch fuori dalla
facolt stava parlando con il professore e aveva percepito una
particolare alchimia tra quei due corpi fermi a discutere. La
ragazza aveva capelli lunghi, fino alle spalle, aveva osservato gli
orecchini con il simbolo della pace che portava.
Il ragazzo e mat, tornarono a casa, si misero a vedere alcuni
video su youtube, lui fece unaltra canna di un ottimo fumo
marocchino, mat gli chiese se voleva rimanere a dormire da lui,
gli disse che era una buona idea.
Quanto sarebbe durata ancora questa vita?

ventisei
Kira e Boris erano andati a passeggiare lungo i canali, la
giornata era lucente, il cielo libero dalle nuvole, camminavano
in silenzio e ogni tanto si guardavano negli occhi, quasi a
misurare lesistenza del mondo dal loro riconoscersi,
camminavano piano. Si fermarono su un ponte, appoggiati alla
balaustra bianca e arcuata, guardarono i riflessi di luce
sullacqua verde del canale. Boris disse che gli piaceva quella
luce, quella qualit della luce, quando si rifletteva sulle superfici
di metallo o di vetro o di plastica. Kira sorrise. Si avvicinarono
un poco. Adesso erano quasi spalla contro spalla. Si guardarono
di nuovo negli occhi. Pochi centimetri dividevano i loro volti, le
loro labbra. Boris sent nitidi e perfetti i battiti del suo cuore, pi
profondi, intensi. Non si baciarono e continuarono a camminare.
Gli occhi di Kira erano come calamite, non riusciva a staccarsi.
Arrivarono ad un coffeshop, si sedettero, Boris compr un
grammo di orange bud e due succhi di mela. Torn al tavolo e
roll una canna. Fecero un paio di tiri a testa. Poi rimasero in
silenzio a guardarsi e a sorridere.

Boris pens alla mescalina, a come un giorno in cui laveva


presa insieme a Kira i fiori sulla sua camicetta fossero diventati
cos splendenti, poi si erano iniziati a muovere, come in una
immagine tridimensionale, si erano staccati dal tessuto e
avevano brillato nellaria. Pensava ai quadri di Vermeer,
Rembrandt. Pens a Van Gogh e Brughel.
Pensiamo spesso che la vita sia dolorosa.
Eppure rimane il dono pi grande di tutti.

ventisette
seduti ad un tavolino, davanti ad un canale, illuminati da un sole
invernale e splendente, lei aveva preso un t al limone, lui una
pinta di amstel. Erano un paio di anni che non si vedevano, lei
era andata prima a londra e poi a berlino, dove era restata
per quasi otto mesi. Si era interessata alle gallerie darte, alla
danza, al balletto, aveva conosciuto un coreografo frocio e
eroinomane, che nella New York dei primi anni ottanta era
unaccoppiata perfetta, poi il movimento punk e una nuova idea:
danza classica e anarchia insieme, creazione e improvvisazione.
era rimasta folgorata dalla vitalit del coreografo, dal suo modo
di vivere e concepire larte. era stata molto da sola in quel
periodo e tutto quel tempo trascorso camminando per le strade,
visitando musei, immergendosi nel suo mondo personale le
aveva aperto gli occhi su quello che aveva dentro, su cosa le
interessasse veramente, su quanto fosse indispensabile
innamorarsi di se stessi prima di poterlo fare di unaltra persona.
Lui rimaneva spesso in silenzio ed ascoltava. Ogni tanto le
diceva qualcosa di serio. Qualcosa di profondo. Ogni tanto
lanciava una risata, per alleggerire la loro discesa. The fall si
chiamava uno degli spettacoli del coreografo. E parlava,
con musiche e movimenti, della sua caduta nellabisso
delleroina. Poi era risalito dallabisso. Danzando su un palco e
non pi sullago di una siringa. Lui pensava al suo personale
abisso. Alla maestosit di quelle scogliere dalle quali lo poteva

vedere agitarsi, oscuro e immenso. Non che gli dispiacesse


loppio e laria del mare del nord gliene faceva venire in mente
una lunga pipa carica e anche un materassino lurido nel retro di
un negozio di massaggi cinesi sul quale stendersi dopo qualche
lunga tirata. scivolava lento e senza dolore verso le acque calme
dellinconscio e prati ricolmi di papaveri oscillavano piano nel
vento caldo dellestate.
Lui aveva finito la sua pinta e ne aveva ordinata unaltra.
Gli anni passati avevano lasciato le loro ferite, tutto il tempo
sprecato, guardato adesso, da questo tavolino, con una pinta
brillante in mano, non era stato altro che un furto. Di energie, di
speranze, di sogni. Nel momento presente le cose fluivano, non
cerano desideri nel suo cuore, le cose apparivano e svanivano,
luce e buio e noi nel mezzo, a ripetere, ogni volta, tutto da capo.

ventotto
Lynn e il professore guardavano le nuvole che si muovevano nel
cielo. Nuvole grigie e acquose, su un cielo gi scuro. Si
passavano delle bottiglie di birra, seduti sugli scalini di una
chiesa. Lei gli raccontava delle esperienze con la mescalina, dei
suoi capelli, del contatto delle sue dite con i capelli, mentre li
accarezzava, in una nuova percezione. Lui le raccontava delle
esperienze con la psilocibina, dei colori caldi, il viola,
larancione, il rosso, di come avesse visto le vene della sua
mano scorrere, di come si fosse trasformato in un albero, del
cambio delle prospettive, cose immensamente grandi, cose
immensamente piccole. I quadri di Brueghel in un museo.
Linverno, la neve, il silenzio. Lui fissava un quadro e poteva
vedere i piccoli uomini e le piccole donne sul ghiaccio
muoversi, i vestiti rossi, gli uccelli nel cielo, la citt azzurrina in
lontananza, la trappola per gli uccelli sulla neve.

Lynn gli disse che trovava la scrittura di Kerouac cos


emozionante, fluida, ricca e il professore le disse che aveva
ragione, che le parole di Kerouac erano come un fiume in cui
tutto scorreva e pulsava ed erano piene di vita, lei gli disse,
guardando le persone che camminavano, che ogni persona ha
una mente e ogni mente un universo e lui le disse che ogni
persona vedeva le cose da un punto di vista diverso, milioni di
punti di vista diversi e nonostante questo gli uomini e le donne
cercavano di capirsi, di scambiarsi esperienze, di parlare di
qualcosa che per ognuno era differente.
Si passarono di nuovo la birra e rimasero in silenzio a guardare
le persone che camminavano, le nuvole che passavano nel cielo.
Le prime gocce di pioggia iniziarono a cadere.

ventinove
Lynn era tornata nella sua stanza, si era sdraiata sul letto. Aveva
chiuso gli occhi, le nuvole violacee passavano ancora sulle sue
palpebre. Si alz e accese una candela. Sulle pareti tremolavano
fogli pieni di parole. Lettere di suo padre. Poesie. Disegni. Le
copertine dei libri giocavano con il buio. Uscivano fuori, alla
luce della candela, i nomi di Kerouac, T.S. Eliot, Steinback,
Forster. Lynn prese una bottiglia di vino e la stapp. Si riemp
un bicchiere, si sedette di nuovo sul letto, con le gambe
incrociate. Il loto un fiore che nasce da acque oscure e
sporche. Ed un fiore bellissimo. Lynn si guard la mano
sinistra, quella senza il bicchiere. Guard le linee della sua
mano, non le piacevano. Poi pos il bicchiere, chiuse gli occhi e
inizi ad accarezzarsi i capelli.
trenta
Klaus camminava a grandi passi nella stanza, che aveva
riempito di foglie secche. Prese una pillola rossa dal tavolino

scheggiato e se la mise in bocca. Inizi a parlare con voce bassa


e profonda, camminando lentamente, le foglie secche che si
spezzavano, i suoi passi calcolati. Si ferm, lanci un urlo, poi si
mosse a scatti, come un invasato, poi inizi ad insultare
presenze invisibili, i suoi capelli lunghi, biondi, che gli
arrivavano fino alle spalle si muovevano incontrollati, si ferm
di nuovo, respir, la rabbia circolava come una droga dentro le
sue vene, sentiva ladrenalina pulsargli in ogni parte del corpo,
and davanti allo specchio, bevve un bicchiere di vino, il suo
volto era contratto in una espressione di dolore e follia, la giusta
espressione, per fare inorridire il pubblico, per sconvolgerlo,
voleva i loro insulti, le loro bestemmie, lo caricavano ancora di
pi, lo eccitavano, doveva dominare il pubblico, dominare ed
essere dominato, era gescristo, avrebbe messo in croce e
frustrato i suoi spettatori, sarebbe stato messo in croce e
frustrato da loro. Url.
Il silenzio cadde nella stanze come le foglie morte sul suo
pavimento.

himalaya gold
era difficile trovare nuovi posti dove nascondersi, per avere
un po' di silenzio, una spazio quieto e lucente. era difficile
trovare questi posti nel mondo esterno, a volte mi bastava un
albero o un prato, la danza delle foglie e il respiro dellaria,
quello dellacqua, una spiaggia, le dune, la natura sembrava
capire la mia anima e rispettarla. Era invece pericoloso muoversi
per le strade, nelle case, in tutti quei luoghi dove camminavano
e parlavano le altre persone.
Ero arrivato sulla vetta di una montagna, laria era immobile e
la mia mente splendeva nella perfezione del vuoto, respiravo e
splendevo, potevo osservare il mondo che si disegnava dove la
montagna toccava la terra, era distante, minuziosamente
particolareggiato e brillava della stessa luce della mia mente,

tutto era quieto e silenzioso, ero immobile e assorto, un placido


lago alpino, ci sono stati dei giorni, un tempo, in cui ero un
bambino e camminavo per sentieri di montagna, una
confortevole sensazione di protezione, mia madre e mio padre
camminavano dietro di me e per quanto mi sforzi di tornare su
quel sentiero, in quella calma, ho la certezza che si tratta solo di
una illusione, non esistono pi quelle persone ma solo la
malinconica sensazione di qualcosa di perso e che vorresti, per
un attimo, ancora vivere, giusto per renderti conto che crescere
non sar la realizzazione delle promesse quanto il loro
inevitabile tradimento.
Mio padre mi prende per mano e camminiamo insieme, mi
raccontava molte storie prima di addormentarmi, pronuncio il
suo nome nel cuore della notte, da adulto, adesso, seduto su
una poltrona di pelle nera alle quattro di mattina, per un attimo
sono da solo in questa stanza, ho lasciato il fuoco di un
accampamento e le stelle e la luna e i suoni dei piccoli tamburi e
i tuoi occhi debano e il velo sui tuoi capelli, cera una luce
accecante sulle pareti bianche della stanza, ero disteso nudo in
quella luce, nudo, con una erezione e fuori dalla finestra cera la
forma di una chiesa, ho parlato con dio, non stato un grande
dialogo, ma ero vivo e pulsavo di sangue e sperma, ogni albaogni tramonto, sulla vetta della montagna, seduto nella
posizione del loto, il tempo scorreva insieme a me, senza
bisogni, senza preoccupazioni, erano momenti di incredibile
intensit, ad occhi chiusi, ad occhi aperti, nulla cambiava, ero io
quella montagna.