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IKAROS

diemilianobertocchi

1.LASTPILL
Time
Standsstill
Asyoutake
Yourlastpill
Intothehalflight
Anothervelvetmorningforme
eralametdeglianninovantaevivevoadamsterdamconunaragazza
pipiccoladime,scrivevoraccontipornograficiperpagarmilaffittoe
damangiareeicoloridelmondoeranopieniditantenovitchenonmi
sareimaiimmaginatopotesseroesisteresefossirimastorinchiusonelle
stupideaspettativediunafamiglia,unacasa,unlavorosicuro.
lemattineeranocosdelicate,lalucefiltravadolcedaunafinestraela
realtfuoridalnostrolettoerasempreintrasformazione,alcunenottiero
entrato negli occhi di quella ragazza e avevo viaggiato dentro di lei,
volandosumarieoceani,innalzandomiversolestellechelebrillavano
dentro,avevovistoisegretichelarendevanocosbella,mieroscioltonel
suocorpo,noncredevochelafelicitfossepossibile,nonfinoaquesto
punto.
il suo respiro mentre si addormentava e la tenevo stretta fra le mie
braccia,guardarladavantiadunospecchio,lamattina,mentresipettinava
icapelliedioerosedutosulbordodiunavascaeaccendevocandele,le

nottate lungo i canali, con il suo cappello di lana nero che la faceva
sembrare la cantante di qualche gruppo punk, i bicchieri di assenzio,
quandolhoconosciuta,iltempochehodovutopassaresenzadilei,le
dita sfiorate, non sapevo neanche se stessimo insieme, ci vedevamo,
alcunevolteesembravacheilmondoscomparisse,cheglioggetti,le
cose, le persone perdessero importanza e forma, cera qualcosa di
magneticonelsuocorpo,nelsuosguardoeiorimanevocomerapitoela
primavoltacheabbiamoscopatononsonoriuscitoadirlenienteedopo
chesonovenutosonorimastoperoreasentireilsuorespiro,mentre
eravamoabbracciatiefuorilapioggiacadeva.

nello specchio c la mia immagine e il tempo passato continua a


disegnareilmiovoltoenonsopidovesiaamsterdamoquellaragazza,i
mieiscritti,ledroghedellamore,ifunghisacri,lefotografiecheleho
scattato,nonsopisesiaesistitoquelperiodooselamiamentesisia
cosliberatadatuttodadiventarecapacedicreareiproprimondieuna
vitachenessunaltropotevavedereocondividere.

nellettocancorailtuoodoreementreaccarezzoilcuscinoancora
caldomichiedodovesiaandata,sentoilrumoredellacquanelbagnoe
chiudogliocchi,tipenso,respiropiano,lefantasiesonocosrealialcune
volte,lestessesensazionideisogni,lastessaconsistenza.

prendounacido.

2.DARKROOM
loscrittoreerasedutosuuntappetorosso,inunadellesuestanzementali
eaccendevacandelenere,intornoavevafiorichestavanoappassendo,la
stanzaeracaldaeunaragazzaballavainmanierasensualedavantialui,a
piedinudi,muovevailsuocorpolentamente,unamanosuicapelli,laltra
suunfianco,ballavainsilenzio,loscrittorenonvedevailcorpodella
ragazza, ma una luce danzare nel buio, lo scrittore aveva le gambe

incrociate e beveva porto da un antico bicchiere e ripeteva come un


mantraalcuneparoleallaragazzanulladituttoquestoimporta,setu
nonmiaminulladituttoquestoimporta,setunonmiaminulladi
tuttoquestoimporta,setunonmiamilavocedelloscrittoreerabassa,
sembravaarrivaredaunluogoperdutoedimenticato,cerapolverenella
suavoceeoscurisilenzieunaprofondaconsapevolezzadellapropria
solitudineedicomeleillusionisitrasformasserosecondodoposecondo,
neibagliorienellorodiunosguardo,tralerisatediunadonnachesi
scansanellattimoincuicerchidibaciarla,nelleunghiesmaltatedirosso
chevorrestilasciasserosegniviolaceisullatuapelle.

laragazzacontinuaaballareinquelsilenziodelicatoepienodiinfiniti
significati.

possaquellalucedanzareancoranelbuioprofondodellamiaanima.

3.LAMENTECHEVIAGGIAVAVERSOLALUNA
EILSUOPALLIDOSPLENDORE
passavanoigiorni,lesettimaneederosempremoltoconfuso,ilcieloera
azzurrosopraitettidellecase,lefacciatedeipalazzidiungialloacceso,
comesabbiadestate,lariaeraancorafreddaealcunemattineerauna
faticasovrumanatrovarelavolontelaforzaperalzarsi,indossareil
proprio costume, la propria maschera, uscire per strada e iniziare la
quotidianagrottescarappresentazionedellavita.Lungoleviecerauna
folladistraccioni,mendicanti,uominisenzabracciaosenzamani,parti
del corpo deformi, zingare ingobbite che chiedevano la carit, esseri
informi sotto strati di vestiti cenciosi, inginocchiati agli angoli delle
strade,essenzadelmasochismoedellapunizionesottolosguardodiun
padroneassente,lebottigliefreddenellaghiacciaia,ibicchieripreparatie
scolati,lamentecheviaggiavaversolalunaeilsuopallidosplendore,i
capellidargentodiunadonnaamatadentrolacquadelmare,mentrele

stellecantavanomelodieancestrali,isuonielaluce,lamescalinache
iniziava a fare effetto, le passeggiate sui sentieri di montagna, nelle
giornate autunnali, appoggiato ad un bastone, la barba lunga, il lento
trasformarsi delle illusioni, il lento mostrarsi della natura nelle sue
mutevoliforme,essenzeimprigionateincosedainomisconosciuti,non
sapevonominaretuttoquellocheavevointorno,percepivolarealteil
cervellononavrebbedovutoelaborarelesueteorie,mafarsiattraversare
dalriflessodellalucesuglialberi,lepietre,l'acquacristallinadiunfiume,
lefoglie,gliarbusti,lacortecciadellegno,presiunsassodaterraelo
tirai lontano, si ferm nellaria, senza peso, il mondo inizi a girare
lentamente intorno a quel nuovo centro di gravit, cambiarono le
prospettive,finoaquandoilsassocaddeedioeronudoecorrevonel
bosco,seguendosentieridiodori,comeicani,perdendomiinimprovvise
quantofugaciilluminazioni.

ero stanco delle attese, di quella sofferenza che non riusciva ad


abbandonarmi o che io non ero in grado di abbandonare, come se
trovandomiliberodall'amorepotessiperderequalcosadicosimportante,
divitale,qualcosachenonriuscivoadefiniremacheerapartedime,il
ripetersi del dolore, di un corpo che si allontanava, di una voce che
svanivanelrumorecircostante,eroancoraunragazzo,leorepassatea
immaginarelavita,lecittdeisogni,itramontiincuiilmiorespiroera
cosprofondodafarvibrareilcielointero.

4.SYCAMORETREE
nonpotevamoneanchetenercipermanoperstrada,perchlapoliziaera
ovunqueetidicevacosadoveviecosanondovevifare,cosaeragiusto
pensare, comeamare.scrivevosotto falso nomeeinretesipotevano
trovareracconticheilregimenonvolevachelepersoneleggesseroeun
giornosonovenutiaprendermieleieranelmiolettoelehannosparato,
intestaedlultimaimmaginechehovistoprimachemimettesseroun
cappuccio nero, mi ammanettassero e mi portassero via. e

quellimmaginecontinuavoavederlaovunqueeilsuoodoreelasuavoce
eilsaporedelsuocorpoemihannoportatoinunastanzasenzafinestre,
sottounalucealogenaedonneinuniformemihannoiniziatoatorturare
perchdicessiinomideglialtri,manonceranoaltrieiononcapivocosa
volesserodame,continuavanoconlelorodomandemaiononsapevo
maicosarispondereemihannoattaccatodeglielettrodiallepalleele
scarichearrivavanoritmicheeildoloresalivadrittoalcervello,perla
spinadorsale ealcunevolteavevoilcazzoduroevenivodurantegli
interrogatori,sporcodipiscioemerda,icolpidifrusta,leumiliazioni,le
scaricheelettricheeleimmaginidilei,dentroalcervelloeilcuoreche
battevaforte,denso,cupo,uncuorenero,poihoimparatoavolare,dentro
dime,lontanoemisonoscioltonellospaziointerioreefuoridimenon
esistevapiniente,lepunturedimorfina,ancoraisuoiocchi,nonparlavo
neanchepi,lesigarettespentesuicapezzoli,icorpidiquelledonne,i
lorostivali,ilcazzoduro,letorture,ilvuoto.

5.AMAL

eranoarrivatipocoprimadellalba,urlandoebuttandogilaportaacalci
enellastanzaeravamoinquattroehoapertogliocchiemihannodato
unabastonatasullaschiena,horispostoconuncalcioinfaccia,misono
girato di fianco e mi sono buttato per terra, poi sotto il letto, loro
continuavanoadurlare,poicstataunesplosione,difuori,nelcortile
delcentroesiiniziatoasentirelodoreacredellabenzinaepoialtre
urlaetuttelepersonesonouscitedicorsadallastanza,chibastonavae
chierabastonatoenellapauranonceranopiruolidarispettareeho
presounpaiodipantaloniemisonoinfilatolaprimamagliettacheho
trovato,unpaiodiciabatteaipiediefuoridicorsa,perilcorridoio,altre
personechecorrevanosenzadirezione,eio,veloceversolescale,poigi
disottoalprimopiano,levetratedellamensa,ifuochinelcortile,ilfumo
salivainvorticigrigieneriversoilcielo,unaboccatadossigeno,poi
unaltra,sirespiravaancora,dinuovodicorsa,versoluscitadelcentro,

conlemieciabatteaipiedi,laluceverginedelcielo,misonoritrovatodi
fuori,hocorsoancora,misonofermato,ilrespirorotto,misonogirato,
eroancoravivo.

egiornidifameemiseriaevestitisporchielodoredelmiocorpoche
neanchesentivopi,allastazionepertrovareunmodopertornarenella
citt in cui stavo prima e il caldo soffocante, poi le fontanelle, un
miracolodacquaesperanza,lavavolunicamagliettacheavevoemi
bagnavo,risposavoallombradiqualchemuro,lacaritperstrada,non
parlavoneanchelalorolinguaedopocinquegiornisonosvenutoemi
hannoportatoinospedaleequalcunomihafattodelledomandeeparlava
lamialinguaeglihorispostoederacosdolceilsuonodellesueparolee
lodoredilenzuolapuliteequalcosadamangiareeguardareilgiornoela
nottefuoridallafinestraeriposare.

avevopersotuttoedovevodinuovoiniziaredacapo.idocumenti,le
questure, i centri daccoglienza. sono uscito dallospedale e mi hanno
datounbigliettodeltrenoperandareinunacittchenonconoscevo.alla
stazionesonoarrivatoconvestitipulitiegliocchidiunbambino.lombra
deglialberiproiettatasuibinariepoidisteselucentiditerra.hochiusogli
occhi. ho pregato. lodore delle traversine e del mare. a qualche
chilometro di distanza. mi sono seduto dentro la sala daspetto della
stazione.avevosoloquelbiglietto.degliindirizzi.elavocedichimi
avevaamato,inunaltraterra,ormailontana,adirmidinonsmetteremai,
nonsmetteremaidisperare.

6. RABAT
Citt di sogno, lunghe strade alberate, dove il sole crea illusioni di luce
sullasfalto. Camminavo senza una direzione, guardando per terra, i
vestiti sporchi e strappati, giorni passati a vagare, a cercare cibo tra gli
avanzi dei pasti altrui. A strappare cicche di sigarette dalle mani della
miseria, a guardarsi nelle vetrine senza riconoscersi.

Citt di sogno, dove le persone parlavano una lingua dal suono


melodioso, di cui non capivo nulla. Le notti ancora calde, in riva al mare,
a sentire i canti dei pescatori e le loro musiche, ogni tanto mi offrivano da
mangiare e io rimanevo accucciato vicino a loro e al fuoco che
accendevano sulla spiaggia. A volte mi offrivano il loro hashish e io
fumavo dalle loro pipe e loblio arrivava, denso e accogliente, cieli e mari
oscuri e ancora la loro musica che modulava i miei pensieri e faceva
danzare insieme sogni e ricordi.
Le donne erano meravigliose, mentre le guardavo seduto sotto un albero.
Ad un angolo della strada. Portavano vestiti lunghi e avevano il viso
coperto. Erano meravigliose perch potevo immaginare i loro segreti e
perdermi in quelle fantasie e vedere stanze in penombra e sentire profumi
di spezie che non conoscevo e il loro corpo sarebbe stato caldo e
accogliente e le loro mani avrebbero svelato alla mia pelle i misteri
dellamore.
Avevo fame, ero stanco, le ombre sui muri disegnavano strane figure.
Avevo con me un po di hashish che un pescatore mi aveva lasciato.
Caricai una pipa, che mi ero intagliato da solo, con lhashish e del
tabacco che mi era rimasto sparso nelle tasche della giacca strappata e ho
fumato sdraiato per strada e le persone hanno iniziato a muoversi pi
lente e i disegni delle ombre a trasformarsi in strani arabeschi, mentre le
forze mi abbandonavano e respiravo piano e non cera pi passato o
presente o futuro, la vita che avevo vissuto in un altro paese, le facce che
avevo visto, non cera pi niente, qualcuno si sedette accanto a me,
potevo sentire la sua presenza.
Citt di sogno e amici scomparsi. Le strade erano sempre diverse, nel
quartiere vicino al porto incontrai la compassione di una donna, pi
grande di me, mi port a casa sua, rimasi nel suo letto, la sentivo uscire e
rientrare, darmi da mangiare, accarezzarmi i capelli lunghi. Mi aveva
lavato, mi aveva messo dei vestiti nuovi. Una lunga tunica bianca.
Mangiai e dormii e continuai a sognare.
Mi raccont della voce del suo popolo e di quella della sua terra.
Il suono di quelle parole erano dolci onde nelle quali affogare.

7. TANGERI
In un mercato di Tangeri, una mattina di sole e cielo azzurro brillante, tra
il vociare dei venditori, in un intrico di banchi, attraverso scie di odori
pungenti, una anziana donna camminava, lentamente, con una borsa a
tracolla. La borsa era di un colore caldo, quello della sabbia e delle
fiancate dei palazzi dargilla allora del tramonto. La donna aveva un
bastone di legno, nodoso e antico. La sua vista non era pi buona come
una volta, ma certi esseri non hanno bisogno degli occhi per guardare
quello che li circonda. La donna camminava e le voci diventavano sempre
pi intense come gli odori che tracciavano percorsi invisibili.
Hussein era seduto su un tappeto, allinterno di un locale poco affollato.
Una musica senza tempo vibrava nella stanza. Fumava hashish e beveva
t alla menta.
Lombra dellanziana donna era seguita da unaltra ombra. Quella di un
uomo con una tunica bianca e dei sandali ai piedi. In testa aveva uno
strano copricapo, che trib ormai dimenticate riservavano agli uomini che
possedevano arcaici poteri.
La storia delle terre e del deserto, del linguaggio del vento e delle dune. Il
silenzio e il fuoco di un accampamento che ardeva sotto le stelle.
Hussein aspirava lente boccate di fumo e pensava a donne dai piedi nudi,
danzatrici nascoste da veli, lodore del loro corpo sudato. Ebbe
unerezione.
Lanziana donna pass sotto un arco e si allontan dal mercato, il vociare
divenne sempre pi lontano e laria assunse il sapore di speziate essenze.
Unombra continuava a seguirla.
Lombra si fece pi vicina, anche se ormai era impossibile capirne
lorigine. Tra i stretti vicoli che si disperdevano ignoti tra i palazzi
dargilla, lombra assal la donna, strappandole la borsa che portava a
tracolla. Lanziana donna si ferm, per un attimo, come smarrita. Odor
intensamente laria che aveva intorno senza dire una parola.

Hussein si alz dal suo tappeto e si avvicin al proprietario del locale, gli
chiese la chiave, lui lo guard senza molto interesse, riconobbe la luce dei
suoi occhi e gli diede la chiave. Hussein la prese e scostando una tenda,
alle spalle del proprietario del locale, pass in una stanza scura dove si
poteva intravedere una porta rossa. Hussein infil la chiave nella serratura
e apr la porta.
Lombra si mosse tanto velocemente che il labirinto di vicoli perse il
senso delle sue azioni. Lombra ritrov luomo allinterno di una stanza,
dentro un palazzo dargilla. La stanza era spoglia, un tappeto sul suolo di
terra e lodore del deserto sparso tra le pareti.
La donna rimase in piedi, appoggiata al suo bastone. Pronunci antiche
parole, come in una litania senza tempo.
Luomo apr la borsa. Un serpente saett veloce fuori e lo morse sul
braccio, dove la carne diventa un palmo e il palmo una mano. Dove le
dita sono come lestuario di un fiume ormai secco e senza acqua. Luomo
grid, ma nessuno pot ascoltarlo. Cerc di alzarsi. Ma le pareti
iniziarono a girare intorno a lui e i colori a farsi sempre pi scuri. Fu
notte, senza la speranza di nessuna alba.
Hussein entr nella stanza e i veli iniziarono ad animarsi. Si ritrov nudo,
con una erezione potente, sentiva pulsare il suo cazzo. I veli danzarono
intorno al suo corpo, strofinandosi sul suo cazzo. Sentiva odori misteriosi
arrivargli dentro il cervello. Le voci sussurravano, melodiose e calde. Il
suo cazzo esplose in scintille dargento.
Lanziana donna continu il suo cammino, appoggiata al bastone, sopra di
lei, tra i tetti dei palazzi dargilla, il cielo regnava, luminoso e splendente.

8. PANGEA

Alcuni cani si attaccavano alle gambe di uomini e donne senza farsi


troppi problemi. Poi iniziavano a fottere quelle gambe. O meglio,
mimavano latto del fottere. Il bacino che faceva su e gi. La lingua di
fuori. Lo sguardo ebete. Questo metteva paura e faceva riflettere.
Lebetismo e la stupidit del loro sguardo. Era un atto che andava contro
la loro volont. Era un movimento che erano costretti a fare. Per gli
uomini non era molto diverso. Erano poche le persone consapevoli
dellenergia sessuale, del modo di usarla e di quello di controllarla.
E mentre mastichi i tuoi funghi carichi di psilocibina, seduto in un bosco,
in attesa che le prospettive cambino, i colori si facciano pi brillanti e il
tuo corpo si dissolva in luminosit violacee, cerchi di porre fine ai tuoi
pensieri.
Perch il pensiero la malattia. E la ragione. E le parole sono il virus. Ed
solo negli spazi vuoti della mente che il diamante della realt pu
risplendere. In tutte le sue infinite sfaccettature.
Listinto di un cane e quello di un essere umano non sono tanto diversi.
Attaccato al tronco di un albero imiti lantico rituale del fottere. E il
modo in cui ci hanno fregato per millenni. La riproduzione la condanna
pi atroce.
Svuoti la mente e attendi.
Lo stomaco assimila la sostanza.
La chimica corporea, lelettricit danzante, la profondit di uno sguardo
simile a quella di un intero universo.
Respiri, lenti e ritmici.
Le squame che ti crescono sulla pelle fanno di te un essere primordiale.
Antiche percezioni ormai dimenticate. Le esplosioni di luce dellalba,
quelle perlacee dei fulmini, lestasi del fuoco.
Danzavi nudo tra piante gigantesche, sotto lincanto lunare e lentamente
ti trasformavi.
Cerano i sogni e i voli e le antiche divinit.
E ancora lincanto lunare.

E il vuoto stellato.
Adesso.
Dentro di te.

9. MUSTAFA
Mustafa stava seduto ad un tavolino del sancalisto e beveva vino bianco,
cercando di vendere qualche braccialetto africano a chi aveva vicino. La
maggior parte delle persone gli diceva di no, io mi ero seduto ad un
tavolino accanto a lui, avevo preso un vodka tonic e mi ero accesso un
wilde aroma. Mustafa mi aveva chiesto se volevo un braccialetto, gli
avevo detto di no. Poi non ho capito per quale motivo ha iniziato ad
alzare la voce e a prendersela con un peruviano seduto poco lontano da
noi, che si stava lavorando una ragazza russa con le cosce di fuori. O
forse era il contrario, forse era la ragazza russa che si stava lavorando il
peruviano. Mustafa si era abbastanza incazzato, forse perch il peruviano
non gli aveva voluto comprare un braccialetto o forse per qualcosa che gli
aveva detto. Mustafa si era agitato. Aveva iniziato a dire, ad alta voce, che
i negri erano sfortunati, che se nascevi negro era una battaglia continua e
insultava il peruviano dicendogli che lui non era n bianco, n nero,
semplicemente cacca. Era uscito uno dei baristi del sancalisto e molto
tranquillamente aveva detto a Mustafa di abbassare la voce e di farla
finita con le sue stronzate negre. Io continuavo a sorseggiare il mio vodka
tonic e a fumare, poi io e Mustafa ci siamo messi a parlare. Mi ha detto
che si era sposato con una donna italiana, che aveva quarantatre anni, che
da diciotto viveva in Italia e che era nato in Senegal.
Poi mi ha detto che alle donne italiane piacevano i negri perch
scopavano bene, mi ha detto che sua moglie lamava perch lui le dava il
cazzo, ogni volta che lei voleva. Mi ha detto che gli uomini italiani non
sanno scopare bene e che la maggior parte di loro sono froci. Con i volti

lisci e i vestiti firmati. Ho sorriso. Allora gli ho detto, tu sei un oggetto.


Tua moglie ti usa solo per scopare. Gli ho detto, allora hai un contratto
con tua moglie, un accordo, lei ti d la casa, i soldi, i vestiti e tu le dai il
cazzo, Mustafa non sembrava molto daccordo, allora, gli ho detto, per te
scopare amare. Lui ha sorriso, mi ha detto, esatto, amare scopare.
Ho finito il vodka tonic e sono andato dentro a prendere una gran riserva,
Mustafa aveva attaccato il secondo bicchiere di vino bianco. Mi ha detto
che alle donne piace scopare, solo che sono troppo orgogliose per
ammetterlo, mi ha detto che una donna ti ama solo se la scopi come cristo
comanda, che i negri scopano bene perch continuano e continuano senza
fermarsi. Poi gli ho detto che insegnavo italiano e lui mi ha detto che
insegnava tedesco. Gli ho detto che la vita ci dava dei ruoli da
interpretare, Mustafa si agitato unaltra volta, non gli piaceva quella
parola, diceva che non significava nulla, diceva che quello che io
chiamavo ruolo in realt si chiamava lavoro, gli ho detto che ogni lavoro
un ruolo che dobbiamo interpretare, il mio quello del professore di
italiano, il suo quello del venditore di braccialetti, per lo meno in questo
preciso momento, mentre eravamo seduti a bere, forse in un altro tempo,
in un altro luogo, i nostri ruoli sarebbero stati differenti, lui mi ha detto
che stavo facendo filosofia. Poi si acceso una sigaretta e io ho dato un
sorso alla gran riserva.
Poi mi ha detto che vendendo i braccialetti non si guadagnava un cazzo,
che sarebbe stato meglio vendere droga ma che lui non voleva farlo. Gli
ho detto che ero daccordo, che il mercato della droga era sicuramente
migliore di quello dei braccialetti. E si facevano pi soldi.
Mi ha detto che lui era un fuori classe, che pensava bene, che giocava con
i cervelli delle donne bianche. Lo guardavo negli occhi, erano acquosi.
Forse aveva bevuto troppo, comunque i neri non reggono bene lalcol. Mi
sono rollato una sigaretta. Lui ha dato un altro sorso al vino. Non sapevo
se avesse ragione e in fondo non me ne importava nulla. In un altro luogo,
in un altro tempo avremmo continuato questa discussione. Mi alzai,
salutandolo e me ne andai verso casa. La gran riserva era finita.

10.BLUELIGHT
Lastanzaincuivivevaadiciannoveanni,erail1992,unastanzapiccola
elungaconunletto,unlavandinoeunafinestrasulfondo,alterzopiano
di una pensione ad amsterdam nel quartiere a luci rosse. Lodore
pungente della marijuana era una caratteristica di quella pensione, si
sentiva ovunque, lungo le scale ripide, nellingresso, dove una
malinconicasignoraolandeseaccoglievatutticonunagentilezzalucente
ederacosrassicuranteilsuosguardoquandolechiedevilachiavedella
tuastanzaederitalmentestravoltocheneanchericordaviiltuonomeola
cittdacuivenivi.Esognavi,ragazzomio,distesosuquellettodalle
coperteverdi,sognaviquellochesarebbeaccaduto,undomani,inquello
che stupidamente chiamavi futuro, perch era ancora un gioco
meravigliosoimmaginarsilavitaescivolarenelletuedoratemalinconiee
oziareperoreeore,sottoleffettodellerba,sdraiatosuunpratoosulle
tue lenzuola evagare per la menteed espanderla e vedere lapioggia
cadereepoiallontanarsinelsilenzio,eraancorabelloguardareleragazze
eseguirleefantasticaresullelorolabbra,suicapelli,cercarelabellezza
neiloroocchiepoi,conunsorriso,lasciarleandarvia.
Ceraunbagnoincomuneallafinedelcorridoioepoteviincontraregli
altriospitiesalutarliesorridereevederesemprefaccetranquille,senza
ombredirancoreeceraunaragazzadaicapellineri,adunpaiodiporte
dallatuaeavevateparlato,tantesere,sedutidavantiadunabustinadi
buonhashish,bevendotisaneallamentaefumandoeisilenzieancoragli
sguardielescopate,certo,perchscoparefapartedellordinedellecose
edunbisognoeunagioiaeundesiderioeavolteunadolceattesaea
volte solo unillusione del tuo corpo e poi vi salutavate e ognuno
continuava il suo percorso e poi ti incontravi di nuovo e sembrava
veramentechenoncifosserolegamioproblemi,maeriancoragiovane
ragazzoedavevilalibertdeigiorniedellenottisenzatempo,senza
orari,senzaordinietiguadagnavilavita,quelpocochetiserviva,perla
stanza,ledrogheeilcibo,suonandoperstrada,neilocaliconunamente
ancorapura,noncorrottadaldenaro,percherinelpienodellatuagrazia
epoteviancorasognare,ragazzo,sognareeviveresenzapensarecheci
fossero differenze, senza pensare al risveglio, a quando te ne saresti
andato,aquandotuttosarebbestatodiverso.
Stesosuunpratoguardolenuvolepassare.

Possanoituoisogniesserequellenuvole.