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Il perdono del sequestrato

Giuseppe Soffiantini lindustriale bresciano rimasto per 237 giorni alla merc di una delle pi feroci bande di sequestratori: nel corso della lunga prigionia, infatti, gli taglieranno un lembo di entrambi gli orecchi (uno lo invieranno al direttore del Tg5, Enrico Mentana). La mia famiglia sempre stata molto unita, dice Soffiantini, ma la gioia del mio ritorno alla vita, doveva essere perfezionata con il perdono di chi ci aveva fatto tanto male. Io ero gi allenato a questo, per una questione di sopravvivenza. Per i miei familiari, che avevano tanto patito per colpa di sconosciuti, era pi difficile. Abbiamo fatto allora una terapia di gruppo, o meglio, un percorso spirituale, per giungere insieme al perdono. Sono stato rimproverato per aver pubblicamente perdonato i miei rapitori, e accusato per questo di buonismo a tutti i costi. Il buonismo un atteggiamento sciocco. Il perdono un dovere per un credente, ma anche una necessit per continuare a vivere. Come si pu andare avanti con lastio nel cuore, con il d esiderio di rivalsa e di vendetta? Il solo modo per ringraziare il Signore di avermi fatto uscire da una esperienza cos terribile, il perdonare. Solo allora si recupera in pieno la qualit della vita e dei rapporti. Il perdono parente dellamore. Dio morto per noi, compiendo un grande gesto di amore. Lamore lunico sentimento che d un senso alla vita. Come si fa ad avere fede e pregare Dio quando ci si ritrova con gli orecchi mozzati, senza possibilit di lavarsi, avendo come cibo una fetta di lardo e una mela, i vestiti fradici in pieno inverno, e dormendo entro buche o sotto tende anguste e incatenati? Quando pregavo dicevo: "Signore, tu mi hai creato, perci ho diritto ad essere ascoltato. So che tantissime persone che conosco, e altre che non conosco, pregano per me. Se non vuoi ascoltare me, ascolta loro. Tra essi ci saranno dei bambini, ci sono i miei nipotini: a loro, Signore, non puoi dire di no". Da queste preghiere traevo una forza incredibile. Un giorno mi hanno comunicato il calendario delle mutilazioni: il 20 settem bre un orecchio, il 20 ottobre laltro, il 20 novembre le dita, il 20 dicembre, se le cose non si fossero risolte, luccisione. Sono caduto in uno stato di profonda prostrazione. Sa che cosa accadde in quel momento? Uno scampanio festoso e distinto mi ha scosso dal torpore. Eppure in quattro mesi di prigionia le campane non le avevo mai sentite suonare: sar stato il vento, che soffiava nella direzione del rifugio, a farmi giungere quel suono e in modo cos chiaro, ma per

me stata una inequivocabile risposta alle mie preghiere. Il mio carceriere si accorto subito del mutato stato danimo: era sorpreso e impaurito. "Ho il Signore dalla mia parte gli dissi , non sono un animale come te. Per me questo il segno che Egli mi sta guardando e ascoltando. Nella Bibbia si legge che Dio si manifestato al profeta Elia non nellimpeto del vento o nel frastuono del terremoto... ma in una lieve brezza. Dio parla cos anche a noi, oggi? Certo, quotidianamente. Per bisogna invocarlo. Durante la prigionia un pettirosso si infilava nella tenda, tanto vicino che allungando la mano lo potevo prendere. Becchettava le briciole di pane, se ne andava per poi ritornare. Quanta compagnia mi ha fatto! Quando la situazione sera fatta davvero pesante e delicata, una topolina gravida si affacciava allingresso della tenda, mi guardava muovendo la testolina con un moto quasi impertinente. Ma ricordo anche la gioia procuratami da una pianticella di frassino, spuntata appena arrivato e che nei giorni successivi ha messo le prime due tenere foglie... La presenza di Dio per me era in questi piccoli segni della natura. Non sono forse tutte manifestazioni che io non ero solo?. Il carceriere, Marco in codice, (probabilmente Giovanni Farina), usa verso il sequestrato attenzioni insperate. Sotto la scorza del feroce bandito cera luomo. Fin dai primi momenti del sequestro io ho scavato in questa direzione per arrivare al cuore del carceriere. E ci mi ha giovato quando lipotesi della mia soppressione era d iventata pi concreta. Spesso dicevo loro che non sapevo se ne sarei uscito vivo, ma pregavo il Signore anche per loro. "Prego per te, Marco, perch prima di morire tu possa capire il male che stai facendo a me e al tuo prossimo, e prego perch tu possa porvi rimedio". E poich mi consideravo io stesso un peccatore, stato pi facile perdonare i miei carcerieri. Li perdonavo quando, dopo lo sconforto, davo fiducia a loro, ai loro gesti, offrendo loro nuove opportunit di salvarmi. Il perdono cos se non la possibilit sempre nuova di ric ominciare, liberati dal senso di colpa, dagli errori passati?. Mi accorgevo come siamo piccoli, egoisti e inadeguati. Nella prima parte della preghiera, quando ci si rivolge al Signore, di solito non si abbastanza concentrati. Si diventa molto pi attenti nella seconda parte, quando si chiede il perdono, si chiede la grazia, laiuto. Poco prima che mi liberassero, ero convinto invece che fosse arrivata la fine. Stranamente, in quelle ore, il mio cuore batteva regolarmente, con una calma inspiegabile. Sono stato operato al cuore sei anni fa, e temevo che la protesi alla valvola mitrale avrebbe ceduto. Invece niente. Quando poi mi sono accorto che veramente mi liberavano, allora ho temuto di morire di gioia.

Dal Messaggero di santAntonio