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Scienza e Conoscenza, Editing snc, trimestrale, febbraio 2012, n.39, Poste Italiane SPA, Sped. in Abb. Post. DL 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 art.1 Comma 1. DCB Forlì n. 67/2009

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

DL 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 art.1 Comma 1. DCB Forlì n. 67/2009 ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Anno 11° - € 6,90

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Editoriale

2012
2012

per noi è solo l’inizio!

I l due di Gennaio, di ritorno dalle feste natalizie,

abbiamo ricominciato il nostro amato lavoro in

redazione con una particolare (e strana) carica

energetica. Questo nuovo anno, appena iniziato,

si sta infatti dimostrando per quello che sarà:

europea nasce l’opportunità di rivalsa dei paesi emer- genti; dalla crisi politica nascono nuovi modi di fare

È nostro compito e missione sfruttare al massimo

politica più efficace, locale e decentralizzata; dalla

crisi delle nostre organizzazioni sociali competitive e

individualistiche nasce un nuova energia empatica di

emozionante, vitale e di grande svolta. Sarà che siamo entrati nell’età dell’acquario, sarà lo yoga kundalini che da mesi ci ricarica e rilassa, sarà che nel nostro ufficio una nuova meravigliosa vita sta nascendo in grembo ad una di noi, insomma questo duemilado- dici è e sarà davvero un anno di rinascita. Grazie a questo “stato di grazia”, che sottende il nostro spirito di rinnovamento, giorno dopo giorno si avvicinano a noi nuove emozionanti realtà: profes- sionisti di grande calibro intellettuale ci offrono i loro contributi, le loro ricerche nel campo della medicina naturale e integrata, della biologia, della fisica dei quanti applicata e delle nuove energie. Ed è per questa (strana) energia che ci vibra addosso che il primo numero del fatidico anno duemiladodici è dedicato all’Energia, quella con E maiuscola inten- sa in senso lato, che a volte sembra superare le più

azzardate fantasie futuristiche ma che è già – oggi – inesorabile realtà.

condivisione, scambio e apertura e dalla crisi energe- tica nasce l’opportunità di vedere applicate alla vita quotidiana nuovi sistemi per l’estrazione di energia dal vuoto quantistico e per la fusione fredda. Ecco allora che la parola crisi, prende tutto un altro tono, si eleva e si incarna nel suo significato più vero – così come tradotta dalla lingua cinese – cioè opportunità.

l’opportunità che ci viene concessa di informarvi cari lettori, di entrare in empatia, in totale connessione con voi e con chi, prima di noi e voi, ha lasciato una traccia indelebile nella storia (e nel futuro) della cono- scenza umana: per questo siamo orgogliose di presen- tare in questo numero anche la figura e il lavoro di tre uomini di scienza dimenticati, incompresi e a volte misconosciuti come Giorgio Piccardi, Nikola Tesla, e Pierluigi Ighina.

Questo numero 39, (che la numerologia associa al 3, numero della fortuna e dell’essere al posto giusto nel momento giusto) esce davvero in un momen- to “giusto” di grande crisi, economica, politica ma anche culturale e di valori, per fare da apripista a

Direi che i presupposti per vivere un emozionante 2012 ci sono tutti. E che sia luminoso, vibrante e rinnovato, con l’augurio di sentirci sempre più parte dell’unisono che comprende il corpo, lo spirito, la materia, l’energia così come tanti altri elementi ahimé ancora sconosciuti.

un nuovo modo di fare informazione che vede la crisi non come un evento negativo, ma come un’im-

Buona lettura!

perdibile opportunità. Così dalla crisi economica

Romina Alessandri

( Il dott. Navanish Prasad medico ayurvedico, primario dell’ospedale di Bangalore (India) tiene seminari in
(
Il dott. Navanish Prasad
medico ayurvedico, primario dell’ospedale
di Bangalore (India) tiene seminari in alcuni
periodi dell’anno, presso il centro Sorgente.
Per informazioni dettagliate chiamare lo 0547 326238
ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Scienza e Conoscenza è un marchio Macro Soc. Coop. Via Bachelet 65, 47522

Scienza e Conoscenza è un marchio Macro Soc. Coop. Via Bachelet 65, 47522 Cesena (FC) www.macroedizioni.it

Ideatore del progetto Scienza e Conoscenza Giorgio Gustavo Rosso

Editore

Editing snc

Direttore Responsabile

Marianna Gualazzi

In redazione

Marianna Gualazzi

Romina Alessandri

Erica Gattamorta

Comitato Scientifico Massimo Corbucci (Fisico e Medico) Valerio Pignatta (Naturopata) Corrado Ruscica (Astronomo)

Gestione, grafica e ufficio abbonamenti a cura di Editing snc Tel. 0547 347627 info@scienzaeconoscenza.it

Immagini

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Stampa Lineagrafica, Città di Castello

Distribuzione in edicola Italian Press (Milano)

Hanno contribuito alla realizzazione di questo numero:

Urbano Baldari

Massimo Citro

Mariagrazia Costa

Davide Fiscaletti

Roberto Germano

Paolo Manzelli

Elsa Masetti

Sabrina Mugnos

Massimo Teodorani

Roy Virgilio

Autoriz. Trib. Forlì N. 21 dell’8 luglio 2002

Numero 39

gennaio/marzo 2012

I° trimestre

INDICE

2002 Numero 39 gennaio/marzo 2012 I° trimestre INDICE Nati per essere connessi A cura di Elsa

Nati per essere connessi A cura di Elsa Masetti

4

L’energia del ritmo Massimo Citro

38

Free Energy

L’acqua e gli organismi viventi

Roy Virgilio

14

Intervista a Emilio Del Giudice

 

Roberto Germano

42

Empatia: l’energia che muove il mondo Paolo Manzelli

22

Il Dott. Valesi risponde Vinceno Valesi

50

E-Cat: fusione fredda a portato di mano Davide Fiscaletti

26

Curarsi con l’ipoclorito di sodio Valerio Pignatta

55

Giorgio Piccardi Uno scienziato particolare Costa, Papeschi, Larini

29

Depressione che fare? Urbano Baldari

62

Tesla, Uomo del futuro Massimo Teodorani

32

Un grande mistero geologico Sabrina Mugnos

70

32 Un grande mistero geologico Sabrina Mugnos 70 La cellulosa utilizzata per la produzione della carta

La cellulosa utilizzata per la produzione della carta su cui è stata stampata questa rivi- sta proviene da fore- ste amministrate

stampata questa rivi- sta proviene da fore- ste amministrate La cellulosa utilizzata per la produzione della

La cellulosa utilizzata per la produzione della carta su cui è stata stampata questa rivista è sbian- cata senza l’uso di cloro. Questa carta è riciclabile

Le informazioni scientifiche, sanitarie, psicologiche, dietetiche e alimenatri fornite nella rivista Scienza e Conoscenza non comportano alcuna responsabilità da parte dell’Editore e del Direttore Responsabile circa la loro efficacia e sicurezza in caso di utilizzo da parte dei lettori. Ognuno è tenuto a valutare con buon senso e saggezza appropriate. Ognuno è tenuto ad assumere tutte le informazioni necessarie, confrontando rischi e benefici delle diverse terapie. Scienza e Conoscenza non dispone di notizie o dati diversi da quelli qui pubblicati.

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013
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ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Nati per essere connessi La competizione e il suo modello, che ha

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Nati per essere

connessi

La competizione e il suo modello, che ha avariato ogni settore fino alle relazioni più intime, è semplicemente una grande bufala. Noi siamo energia di connessione!

Intervista a Lynne McTaggart

A cura di Elsa Masetti

Intervista a Lynne McTaggart A cura di Elsa Masetti S crive Lynne McTaggart – giornalista scientifica,

S crive Lynne McTaggart – giornalista scientifica, ricercatrice e autrice – nel suo blog: “La nostra generazione ha largamen- te abolito il senso religioso e comunitario sostituendolo con X Factor e internet; c’è

poco da meravigliarsi se i nostri figli sperimentano il vuoto morale e un certo sradicamento”. Il suo ultimo libro prende piede da un evento accaduto a una delle figlie, sostituita all’ultimo momento, per la sua parte

in uno spettacolo teatrale, da un’altra ragazza che ha

barato sul suo curriculum. Quando l’autrice interroga

la

madre sull’accaduto, riceve una semplice risposta:

così che vanno le cose!». La domanda che si pone

Lynne allora è: «È così, ma deve continuare a esserlo?». Questo tipo di mentalità, dimostra l’autrice, è poco

«È

più che medievale e si basa su una visione del mondo

di

cui la scienza è la prima responsabile. Le scienze

di

frontiera, tuttavia, sono ora in grado di sostenere

l’evidenza di una storia diversa da quella darwiniana del migliore e del più adatto. Questa nuova storia ci vede connessi, supportarci gli uni con gli altri, equa- nimi e leali.

Nel tuo ultimo libro, The Bond (Macro Edizioni, 2011) sostieni che il punto non è nella cosa (nella particella, nel singolo, nell’individuo), ma nel lega- me it is not in the thing but in the bond. Questa visione non è facile e immediata da cogliere. Che cosa intendi?

6 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Il mondo così come visto dalla scienza accademica è costituito da cose separate e autonome che operano con leggi fisse nel tempo e nello spazio. Certo, questa visione è stata poi amplificata dal lavoro di Charles Darwin, che ha spiegato che la vita si manifesta attra- verso la lotta. Così egli ha creato essenzialmente un modello di scarsità, della sopravvivenza del migliore. Fu ispirato, del resto, da un periodo di esplosione della popolazione e di mancanza di risorse. È così che abbiamo acquisito una mente impostata sull’in- dividuo, sull’individualismo e sull’individualità delle cose. Oggi le scienze di frontiera, in ogni area, dalla fisica alla biologia, dalla fisiologia all’antropologia, hanno scoperto che tra le particelle subatomiche, tra il nostro corpo e l’ambiente, tra ogni cosa e persona con cui veniamo in contatto, anche le nostre creazioni sociali, c’è un legame (bond). E per legame intendo una connessione così profonda che non si può dire dove termina una cosa e ne inizia un’altra.

Quindi, affermi, che non possiamo essere senza quel legame? Noi siamo quel legame, in nessun senso del termine siamo individui. Noi siamo una relazione. Ora ti spiego usando l’esempio delle particelle subatomiche:

la scienza continua a guardare a piccole, piccolissime particelle di universo, perché pensa che può spiegar- lo scoprendo l’infinitamente piccolo. Prima hanno trovato gli atomi, poi le particelle subatomiche, poi

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Per legame intendo una connessione così profonda che non si può dire

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Per legame intendo una connessione così profonda che non si può dire dove

Per legame intendo una connessione così profonda che non si può dire dove termina una cosa e ne inizia un’altra

i quarks i muoni e tutti questi nomi buffi, per rea- lizzare alla fine che non si tratta di una particella, per

hanno ora scoperto che i geni sono come tasti del pianoforte e se vengono suonati o meno, dipende da

quanto subatomica, poiché non è affatto una cosa. Esse non sono particelle, ma energie vibranti che sono scambiate avanti e indietro e viceversa, come in una partita di tennis. Quello che gli scienziati hanno concluso, quindi, è che non si tratta di cose, ma di relazioni. Guardando il nostro corpo, ten-

svariate influenze fuori dal nostro corpo, dall’ambien- te, dall’aria che respiriamo, dal cibo che mangiamo, dagli amici che frequentiamo. Le influenze esterne condizionano gli atomi dei geni, che a loro volta determinano se quel particolare tasto del DNA sarà schiacciato o meno. Quello che voglio dire è che non

diamo a vederlo come autonomo e completamente

ci

formiamo dall’interno verso l’esterno, ma viceversa.

autoformato dal suo DNA. Tuttavia gli scienziati

Il

legame con il nostro ambiente personale, quindi,

Intervista a Lynne McTaggart

Intervista a Lynne McTaggart

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

crea le persone che siamo. Siamo creati da quel lega-

e ci coccorrono qui svariate verifiche scientifiche.

me

con l’ambiente. Sono quelle relazioni che accen-

Si

chiama “cronoastrobiologia” l’effetto del sole sulle

dono e spengono i nostri geni. Fisicamente saresti una persona diversa senza quelle specifiche relazioni. E

cose viventi. Se prima si era scoperto che l’attività solare influenza soprattutto alcune parti del corpo

non sto parlando del colore dei capelli e degli occhi.

Gli esperimenti di epigenetica confermano pienamen-

te l’attivazione dei geni da parte d’influenze ambien-

tali, come il cibo che mangiamo per esempio. Riporto estesamente alcuni di questi studi nel mio libro.

In che modo la tua visione si avvicina e si differen- zia da quella di Bruce Lipton?

umano – una di queste è il cervello – ora hanno veri- ficato che influenza l’intero comportamento. Molte evidenze dimostrano che siamo influenzati dalle atti-

vità geomagnetiche. Esse aumentano o diminuiscono certi atteggiamenti e certi stati mentali. Di fronte a tali dimostrazioni, quindi, come possiamo continuare

a pensare in termini d’individualità e non di appar- tenenza? Siamo piuttosto un superorganismo inter-

di appar- tenenza? Siamo piuttosto un superorganismo inter- Noi siamo quel legame, in nessun senso del

Noi siamo quel legame, in nessun senso del termine siamo individui. Noi siamo una relazione

Il suo lavoro è totalmente focalizzato sull’epigenetica.

La mia ricerca si apre a molti altri aspetti. Indago

soprattutto – con il sostegno della scienza di frontie-

ra – su ciò che noi pensiamo sia l’individualità, sulla

galattico. Siamo totalmente interdipendendi e inter- connessi. Questo dimostra di nuovo che la natura ci

ha progettati non per competere, ma per connettere.

Tuttavia, la storia che finora ci hanno raccontato, ha

storia che è stata creata intorno al fenomeno chiamato

reso la competizione scontata, ovunque nel mondo.

individuo.

La

competizione è il motore delle relazioni. Il model-

lo

imperante dice che se vuoi vincere, qualcuno deve

Un aspetto per me molto toccante della tua ricerca è quello relativo all’appartenenza, al bisogno di appartenere. Vuoi dire qualcosa a proposito?

Ci hanno detto che siamo nati per essere egoisti e

che abbiamo necessità di essere degli individui sepa-

rati. Il mio argomento nel libro è: no. Ogni aspetto

del nostro comportamento sociale mostra che siamo

cablati (hard wired) per condividere, prenderci cura

ed essere equanimi, cablati per connettere. Il nostro

bisogno sopra ogni cosa è appartenere e siamo molto deboli se questo senso di appartenenza viene

a mancare. A questo proposito possiamo guardare

alla scoperta di uno dei tuoi compaesani: Giacomo Rizzolatti, il neuroscenziato che, lavorando con le scimmie, ha scoperto i neuroni specchio, ovvero la condivisione dei circuiti neuronali. Ora, partendo da questa sorprendente scoperta, valida anche per l’uo- mo, vediamo che gli stessi neuroni attivati dall’ese- cutore durante l’azione o l’insorgere di un’emozione,

vengono attivati anche nell’osservatore delle stesse.

La credenza che i nostri pensieri, quindi, siano com-

pletamente individuali cade: i pensieri sono nostri quanto di quelli che ci circondano. Per comprendere le persone che ci circondano dobbiamo stimolarle mentalmente e in un certo senso fonderci con esse. Guardiamo per esempio il comportamento del sole

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perdere. Nel mio libro dico che dobbiamo cambiare

questa credenza, in questo modo il mondo non può più andare avanti. Penso che siamo alla fine del perio- do in cui tale credenza può sopravvivere. Ora, molto

di ciò che ha funzionato, si dimostra disfunzionale e

sta saltando in aria.

Tuttavia abbiamo dovuto attraversare questo malinteso storico-scientifico, se così vogliamo chiamarlo. Avremmo potuto evitarlo? Non tutte le società conoscono la competizione allo

stesso modo. Non tutte le culture sono competitive. Alcuni gruppi tradizionali, e anche i nostri antenati, hanno dimostrato che all’interno del gruppo poteva esserci una larga cooperazione. Ma se guardi a cosa

ci è successo negli ultimi 300 anni vedi bene che

c’è stato un movimento per rafforzare e definire una

mentalità avversativa e competitiva tra singoli. C’è stata la rivoluzione scientifica che ci ha definito quali individui. Ricorda che all’inizio abbiamo dovuto creare la struttura, la storia che ci portasse a credere che siamo singoli, individualmente separati e la più grande influenza sull’uomo contemporaneo probabil- mente è da attribuire proprio alla scienza. Il concetto

di singolo, d’individuo è nato nel 1700 e Darwin con

L’origine della specie ha completato l’opera. Da allora

Redshift: Intervista astronomia a Lynne McTaggart e dintorni

Redshift: Intervista astronomia a Lynne McTaggart e dintorni

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

è anche nato il concetto del migliore, del numero uno.

E questo ha giustificato molte delle strutture culturali,

sociali, economiche dominanti che oggi conosciamo. Nel sistema finanziario, per esempio, i pochi non hanno pensato ai molti, ma un gruppetto di persone selezionate ha creato strumenti finanziari instabili che hanno portato il sistema vicino alla distruzione.

In molti dei cammini spirituali, e a misura dell’e-

voluzione attraverso i diversi livelli di coscienza, appare la necessità di cristallizzarsi prima nella nostra natura individuale per poi eventualmente dissolversi di nuovo in un campo più grande, più vasto. È questo il processo che anche la scienza sta attraversando?

Credo di comprendere quello che vuoi dire. Non sto argomentando contro persone che vanno attraverso una scoperta individuale e spirituale della loro natura. Di fatto, nel libro parlo molto di come ognuno di noi abbia bisogno di imparare a vivere in modo più oli- stico e di cambiare la modalità d’entrare in relazione. Quello che intendo è: siccome ci autodefiniamo così tanto, costantemente focalizzati sul me, crediamo che la competizione sia necessaria per guidare il mondo

e l’abbiamo esportata in ogni area della nostra vita.

Certo, esattamente. Ho scritto questo libro per offri-

re alla gente una storia diversa e dire che viviamo

secondo una teoria sbagliata e questa è la nuova, che,

di fatto, è antica, ma trova ora supporto in molta

della nuova scienza. È recuperare terreno su quello

che molti maestri spirituali hanno detto in migliaia

di anni. Con questa nuova storia riconosciamo che

quando condividiamo la nostra cura ed equanimi- tà, “cresciamo” e quando non lo facciamo, quando entriamo in competizione, siamo deboli. Prima è

necessario mostrare una nuova storia, poi arrivano i “nutrienti” per recuperare la connessione. E questo

ci spinge a imparare a vivere in modo molto più oli-

stico. Nel pensare esclusivamente a ottenere per me e

nel guardare alle singole cose, ci viene a mancare la chiave sottile e la connessione tra le cose. E non tutte

le culture – come dico nel libro – la vedono in questo

modo. Qui, in Occidente, siamo abituati a focalizzar-

ci sulla cosa, sull’oggetto centrale e questo è il modo

con cui vediamo le relazioni. Ci è stato insegnato costantemente a guardare a noi stessi come singoli, a metterci al primo posto. Dobbiamo imparare che esi- stono molte versioni della realtà. Ci è stato insegnato che la nostra via è l’unica e che nessun’altra conta. La nostra visione deve essere la verità. Porto un esempio.

Gli esperimenti di epigenetica confermano pienamente l’attivazione dei geni da parte d’influenze ambientali, come il cibo che mangiamo per esempio

Abbiamo modelli altamente competitivi nell’educa- zione, la concorrenza è il motore centrale negli affari, nell’economia e spesso tale motore è presente anche nelle semplici relazioni, le quali diventano avversative in quanto basate sul modello del “se io voglio vincere tu devi perdere”. Se vinco deve essere a tue spese. Ora, l’altro aspetto di questa mentalità è: uffa, chi se ne importa, mi prendo cura di me e solo di me Questa attitudine è molto pervasiva, per questo nel mio libro insisto sul fatto che questo schema mentale vada cam- biato, perché ci sta uccidendo: toccheremo il fondo di quel tipo di vecchia mente visto che ci sta spegnendo come l’acqua il fuoco, spingendoci in una direzione contro natura. La natura ci connette spontaneamente l’uno all’altro. Siccome lo ignoriamo e abbiamo creato credenze sociali che ci vogliono l’uno contro l’altro, ora siamo nei guai, siamo deboli.

Comprenderlo significa anche cominciare a soffrire

di

meno?

Conosco una persona che lavora come mediatore di pace e usa viaggiare in regioni dove ci sono forti con- flitti sociali. Si trovava in terra palestinese, nei territori occupati. Stava lavorando con un’organizzazione che includeva entrambi: israeliani e palestinesi. A un certo punto ha sollevato una domanda: «Com’è possibile che lavoriamo così bene insieme?». E gli altri hanno risposto: «Perché abbiamo imparato a vivere con il paradosso». E lui ha aggiunto: «Che significa?». «Bene,

ti faremo un esempio: i palestinesi scriveranno il

paragrafo del conflitto narrando della lotta, dei morti,

della fatica per creare i loro rifugi, dei disagi e dell’or- rore di rimanere senza tetto. Gli Israeliani scriveranno

lo stesso paragrafo raccontando della mortificazione,

dell’estorsione della loro indipendenza, che di fatto

gli era stata affidata alla fine dell’ultima guerra, e di

quanto terribile sia non poter vivere in pace nella loro

unica terra». E la “tragedia” è che entrambe le storie sono vere.

)

(continua a pagina 12

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 10 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

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10 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

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ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Intervista a Lynne McTaggart

Intervista a Lynne McTaggart

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

C’è sempre almeno un’altra versione della realtà e anche questo significa imparare a essere olistici. Questa è la

prima cosa. La seconda è come cambiare il modo di entrare in relazione, gli uni con gli altri, cessando di uti- lizzare l’altro per giochi personali e focalizzandoci dav- vero sulla relazione letteralmente lo spazio tra di noi

in modo da conquistare un diverso tipo di prospettiva

e fare il necessario per andare incontro all’altra persona.

In che modo l’idea scientifica d’indeterminazione

il fatto che non puoi mai conoscere pienamente

tutto su una particella subatomica – s’interfaccia con lo sforzo enorme, in risorse umane e denaro, intrapreso da chi persegue il modello standard, per cercare proprio quel tutto? Arrivo a una risposta in modo indiretto, poiché mi rendo conto che è necessaria una parentesi sui luoghi comuni della scienza. Pensiamo alla scienza come a un qualcosa di assolutamente vero: di fatto ogni nuova scoperta rende quella a monte dubitabile e talvolta obsoleta. Così, la fisica quantistica è una delle spiega-

zioni accettabili. Tuttavia, sebbene i fisici quantistici diano per buono il concetto d’indeterminazione, non puoi sapere niente su una particella quantistica finché non procedi a una sorta di misurazione e, solo a quel punto, diventa qualcosa di reale, non solo un potenzia- le. Così, il mondo scientifico intorno alla fisica quan- tistica, in questo momento, crede che la particella sia,

in concreto, inconoscibile perché non è ancora in atto,

è soltanto in potenza. E magari, in futuro, scopriremo

che è sbagliato e qualcosa d’altro prende il suo posto

e avremo a quel punto una comprensione migliore.

Tuttavia questo è ciò che sappiamo ora. Anche il modello standard è solo una cruda approssimazione

di ciò che c’è. Prendi per esespio la materia oscura.

Gli scienziati dicono che non sappiamo praticamente niente del 95% dell’universo o qualcosa di simile. Ora,

questo è straordinario: siamo appena agli inizi.

Quindi è oscura, poiché è davvero oscura, nel senso che non sappiamo niente a proposito? Esattamente – (ridendo).

non sappiamo niente a proposito? Esattamente – (ridendo). C’è sempre almeno un’altra versione della realtà e

C’è sempre almeno un’altra versione della realtà e anche questo significa imparare a essere olistici

realtà e anche questo significa imparare a essere olistici Libri di Lynne Mc Taggart The Bond

Libri di Lynne Mc Taggart

The Bond Il Legame Quantico esistenza La mappa per cambiare la tua vita e vivere in armonia con gli altri e la natura Macro Edizioni, 2011

La Scienza dell’Intenzione The intention experiment. Come usare il pensiero per cambiare la tua vita e il mondo Macro Edizioni, 2008

Ciò che i Dottori non Dicono La verità sui pericoli della medicina moderna Macro Edizioni, 2005

Cercali in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate

12 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Scrivi nel tuo ultimo libro: «mi auguro di risve- gliarti a chi sei veramente!». Devo supporre quindi che tu sia risvegliata. Lo sei? Beh, io sono solo una messaggera, (non affermo un mio risveglio o come perseguirlo), segnalo un certo tipo di lavoro che andrebbe fatto per uscire dal vecchio tipo di mente. Offro due cose in The Bond:

una è una nuova porta scientifica e l’altra è una blue print dell’area in cui io penso sia necessario cambiare. Penso a un approccio più olistico, a come relazionarci più olisticamente, a come allargare la visione di ciò che pensiamo di essere, a come avvicinare le persone verso un obbiettivo più grande (vedi capitolo 11) e anche a come trasformare il nostro scopo, così che non sia cosa c’è qui per me o come ottenere per me, ma come posso essere al servizio, come posso essere il cambiamento che è in corso. Quello che davvero sug-

gerisco nel libro è come cambiare il nostro disco rigido interno. Il nostro hard drive ora è basato sulla visione

di essere un individuo e dal paragonarsi. Questo è il

programma in atto, e io dico che va cambiato. Sto lavorando insieme a molti altri per cambiare tale pro- gramma e quello che cerco di fare con il mio ultimo

Intervista a Lynne McTaggart

Intervista a Lynne McTaggart

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Intervista a Lynne McTaggart ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 C’è dell’energia trattenuta, qui e là, e noi siamo

C’è dell’energia trattenuta, qui e là, e noi siamo quei nodi di energia nel grande campo, nella grande ragnatela

libro è capire ciò che, a mio avviso, stiamo sbagliando

e in quale diversa direzione penso si debba andare. Il

solo scrivere il libro mi ha trasformata interiormente, come anche scrivere The Field.

È affascinante seguirti nel tuo chiarire e documen- tare scientificamente che di base la materia invece che essere una piccola, piccola particella è una rela- zione tra due energie e il campo di fondo. Assomiglia al modo in cui veniamo alla vita nella carne. Ti pare? Inoltre, secondo te, questo qualcosa arriva a essere percepito da una connessione nello spazio tra una grande ragnatela (web) d’energia di fondo e un piccolo nodo d’energia. E solo ciò che è osservato viene alla luce. Potrebbe facilmente apparire che la materia-carne è illusoria e che vivere sia un sempli- ce nodo d’energia che attende di sciogliersi nella grande ragnatela? Si, è così, siamo energia subatomica, siamo fonda- mentalmente la stessa cosa. Tuttavia percepiamo noi stessi, ci sentiamo reali, non penso che possiamo dire che la materia-carne sia illusoria. La carne non è sem-

plicemente illusoria, ma il nostro senso di separazione lo è. Poiché non vediamo tutte le vibrazioni delle par- ticelle sub atomiche, fuori e dentro di noi, fatichiamo

a comprendere che c’è dell’energia trattenuta, qui e là,

e noi siamo quei nodi di energia nel grande campo, nella grande ragnatela, come dici tu.

(

Brillante conferenziere, giornalista e scrittrice di fama internazionale, Lynne McTaggart è esperta di scienze di
Brillante conferenziere, giornalista e scrittrice di fama internazionale, Lynne McTaggart è esperta di scienze di

Brillante conferenziere, giornalista e scrittrice di fama internazionale, Lynne McTaggart è esperta di scienze di frontiera e di medicina alternativa. Dirige insieme al marito l’associazione “What the Doctors Don’t Tell You” ed è conosciuta per la pub- blicazione di importanti libri, riviste e saggi di salute e spiritualità. Attualmente Lynne McTaggart vive in Inghilterra insieme al marito e alle due figlie.

Abbiamo intervistato Lynne Mc Taggart

Quale sarebbe nel tuo cuore di madre il più grande augurio/speranza per le tue figlie? Oh mio dio, questa sì che è una grande, grande domanda. Il mio più vibrante pensiero per loro è che siano in grado di entrare in connessione con lo spazio del cuore verso tutti e tutto ciò che le circonda, libere da qualsiasi senso di competizione. La mia più grande speranza per loro penso sia che possano essere pienamente loro stesse, perché sono entrambe due ragazze straordinarie, in modi molto diversi, e spero che possano realizzare ciò e incoraggiare a loro volta la connessione, sperimentandola veramente nella loro vita. Gioire del senso di connessione. Il mio migliore augurio è che crescano in un mondo migliore di que- sto ed entrino in sintonia con l’immensa responsabi- lità di un mondo più felice, perché sono due ragazze, insieme a molte/molti altri, in un mondo in crisi.

Elsa

weekend

l’amore,

Per info:

A cura di

Masetti

Elsa Masetti facilita sessioni individuali e di gruppo di costellazioni familiari. Ha inserito questo tipo di approccio sistemico in un per- corso chiamato “relazionarsi con amore”:

www.elsamasetti.it. Collabora a Cesena con il poliambulatorio Kimeya, che propone dal 28 ottobre un corso serale sull’“educazione alla genitorialità”, utilizzando principalmente la sistemica delle costellazioni familiari. Info: 0547 610024. Collabora inoltre con l’associazione Essenzia.

Il percorso qui proposto si chiama “Relazionarsi con Amore”. Esso prevede una serie di

che includono la sistemica di

Hellinger, il mindfulness, l’indagine di cre- denze limitanti, la neobioenergetica e altri strumenti utili per imparare a riconoscere

di fatto sempre presente, seppure

perso di vista, “interrotto”, mascherato.

3343828029, info@essenzia.org.

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Free Energy L’energia dell’universo a disposizione d e l l ’ u

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Free Energy

L’energia dell’universo a disposizione delluomo

14 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Roy Virgilio

a disposizione d e l l ’ u o m o 14 Scienza e Conoscenza -

Free Energy

Free Energy

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

L nostra società è basata sul sistema della

scarsità. La scarsità serve per mantenere in vita l’apparato commerciale, serve per dare un valore economico alle cose. Più una cosa

a

è

scarsa e più può valere. Per questo, chi

riesce a controllare l’abbondanza di un bene ne può, di fatto, scegliere il prezzo commerciale. Siamo così assuefatti a questa realtà che persino l’ac- qua, uno tra i beni più disponibili sul nostro pianeta, è stato fatto diventare scarso, imbottigliato e venduto

a

prezzi che consentono enormi profitti. Attenzione,

il

prossimo passo potrebbe essere l’aria…

In questo contesto, ecco che un altro bene per eccel- lenza, l’energia, è mantenuto in uno stato di scarsità cronica. L’uso massiccio di una fonte esauribile e non

rinnovabile, quale i combustibili fossili, e la profon- da convinzione che sia insostituibile, mantengono il mondo intero schiavo di una condizione in cui l’e- nergia è scarsa, inquinante e costosa. E se da un lato

il messaggio che passa è quello di consumare meno

energia possibile, dall’altro i bisogni indotti spingono

a non poter fare a meno di questa energia. Così facen-

do, la responsabilità dello spreco e dell’inquinamento viene trasferita sull’utilizzatore ultimo, la gente comu- ne, e tolta da chi questo sistema lo crea e lo mantiene. Ma è vero che l’energia (in grandi quantità) è estraibile solo da risorse finite e inquinanti? Non esiste un qualche tipo di energia talmente abbondante da poter essere con- siderata illimitata e, soprattutto, pulita e a basso costo? Sempre più spesso, soprattutto nel mondo di internet, si sente parlare di Free Energy. Questo termine, che letteralmente vuol dire “Energia Libera” in realtà rac- coglie in sé diversi significati, potenzialità e speranze. Ma è vero che può esistere una fonte energetica che possegga queste caratteristiche? È solo una chimera irraggiungibile, un “Santo Graal” che si ricercherà a vuoto per sempre o ha delle basi scientifiche che ne supportano e accolgono la possibile esistenza? Per cercare di scindere i desideri dalle concrete pos- sibilità, iniziamo la nostra ricerca nella fisica quanti- stica. Senza scendere in particolari difficilmente com- prensibili o che richiederebbero almeno un libro per essere descritti, cercherò di fornirvi le basi scientifiche che consentono l’esistenza della free energy e del suo eventuale sfruttamento a scopo energetico.

Free Energy

Free Energy

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Il “Vuoto” è pieno

Partiamo dalla base, dallo spazio che ci circonda ovunque. Bisogna sapere che è stato ben verificato che

il “vuoto”, il vuoto quantistico, non è per nulla vuoto. Come l’atomo, che letteralmente significa “indivisi-

bile”, è invece frazionabile in nucleo ed elettroni e

in altre decine di particelle più piccole, così il vuoto

continua a chiamarsi vuoto solo per ragioni storiche,

ma è esattamente l’opposto del suo significato.

È

fluttuano, appaiono, si annichilano e scompaiono al

“livello zero” di tutto l’universo. Il vuoto quantistico

è in effetti un supporto per tutte le altre particelle,

come il mare è il supporto per qualsiasi corpo o nave che vi galleggi sopra. E questa fluttuazione, questa vibrazione, è sempre presente, anche allo zero assoluto (-273,15°C) quando tutto dovrebbe essere congelato

e immobile. Da qui il nome di “energia di punto

zero”. Quindi il vuoto è ovunque, ma non è vuoto. Possiede una sua quantità di energia e interagisce con

tutto ciò che esiste nell’universo. Fin qui il concet-

to è assodato scientificamente. Ma, per tornare alla

Free Energy, la domanda fondamentale è: possiamo sfruttare quest’energia per fargli fare del lavoro utile? Possiamo rendere organizzata questa forma di energia altamente caotica e sfuggente? Se riusciamo a imbri- gliare l’energia del mare (in verità ancora quasi per niente!!) potremmo fare la stessa cosa con il vuoto? Per cercare di rispondere, voglio portare alla vostra attenzione due particolari effetti fisici già dimostrati che, se sfruttati opportunamente insieme, sembrano poter aprire delle possibilità interessanti.

un continuo ribollire di particelle ed energia che

Collisione di due onde solitarie di Rortewag-deVries (tratta da fisica.uniba.it)

solitarie di Rortewag-deVries (tratta da fisica.uniba.it) La validità di queste teorie viene confermata nel 1993 da

La validità di queste teorie viene confermata nel 1993 da ben due esperimenti. Il primo è effettuato dai laboratori “NTT” (Nippon Telegraph and Telepho- ne Corporation) che hanno trasmesso un solitone per 180 milioni di chilometri in fibra e il secondo dai laboratori “Bell Labs” negli USA che, usando un sistema solitonico, riescono ad inviare 10 miliardi di bit/sec. lungo 20.000 km di fibra. Col solitone, l’onda anomala che si propaga indefini- tamente senza decadere, ecco che anche la trasmissio- ne d’energia senza fili a distanza, come nei casi legati alle esperienze di Tesla, potrebbe essere possibile economicamente (elevato rendimento), e senza avere controindicazioni (inquinamento elettro-magnetico).

L’effetto Aharonov-Bhom

L’onda solitonica

Come ben sappiamo i campi elettrico (E) e magneti- co (B) influenzano tutte le particelle non neutre che

Vi

è una particolare equazione sviluppata dal matema-

attraversano la regione di spazio ove è attivo il campo

tico premio Nobel Erwin Schroedinger (1) che per- mette un risultato molto interessante. Infatti consente che un’onda si possa auto-sostenere e propagare senza scambiare energia col mezzo che attraversa (quindi senza perdere energia nel tragitto). Nella pratica tali onde sono state osservate e successivamente descritte matematicamente nel 1895 da due matematici olan- desi, Korteweg e De Vries che, grazie a equazioni non

stesso. Nel 1959 Yakir Aharonov e David Bhom pubblicarono su ‘Phisical Review’ (2) una teoria secondo cui il solo potenziale vettore (A) può influire sulle particelle senza che sia presente nessun campo e hanno dimostrato con esperimenti pratici che ciò è possibile (3). In due parole, ciò significa che in una zona dove non è presente nessun campo elettrico E né magnetico B

lineari, misero su carta le seguenti particolarità delle onde solitoniche:

(E=B=0), il potenziale vettore A può essere diverso da 0, modificando quindi il comportamento delle parti-

vi

è una dipendenza diretta tra la velocità e l’am-

celle che passano in quella regione. Pertanto, usando

piezza dell’onda;

le equazioni d’onda di Shroedinger, si possono rica-

sono onde non dispersive, la loro forma rimane inalterata nella propagazione (possono attraversare enormi distanze con minima perdita di energia);

vare dei potenziali (ovvero delle quantità sfruttabili). Successivamente, Aharonov e il fisico J. Anandan si spinsero ancora più avanti, affermando che la modi-

hanno comportamento particellare (infatti quando due onde singole collidono, esse non si disperdono

fica di fase è libera da costrizioni adiabatiche (cioè lo scambio di energia è ammesso) anche se legata esclu-

o

rompono, ma si attraversano reciprocamente

sivamente al mondo particellare.

acquisendo soltanto una variazione di fase).

Le particelle possono essere dei semplici elettroni,

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Free Energy

Free Energy

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Schema semplificato di sfruttamento principio Aharonov-Bhom Il vuoto: un continuo ribollire di particelle ed energia
Schema semplificato di sfruttamento
principio Aharonov-Bhom
Il
vuoto: un continuo
ribollire di particelle
ed energia che fluttuano,
appaiono, si annichilano
e
scompaiono al “livello
zero” di tutto l’universo

come quelli sparati nei tanti esperimenti che hanno confermato questi effetti quantistici o, come abbiamo appena visto, anche delle onde solitoniche, che hanno comportamento particellare. Ed ecco che creando un circuito elettromagnetico con una giusta combinazio- ne di magneti permanenti, bobine, nucleo microcri- stallino e impulsi solitonici, qualcosa di affascinante accade. Infatti il campo magnetico creato dal solitone, che si muove quasi alla velocità della luce, crea una tensione indotta nella bobina (E=-dA/dt). La bobina non ha un valore induttivo ma è comunque un circu- ito chiuso sul nucleo (quindi soddisfa l’effetto AB). Il

solitone che trova nella sua strada la bobina, per di più quando esiste un potenziale vettore A costante (fornito dal magnete), fa emergere una tensione (equazione di Schroedinger per effetto AB) che sarà proporzionale al numero di anelli della bobina, al valore energetico del solitone e al valore di A dato dal magnete permanente.

A questo punto, usando due bobine di controllo, si pos-

sono creare dei solitoni opposti e, trovando la frequenza

di risonanza adatta, il rendimento salirebbe. In questo

modo il potenziale d’uscita raggiunto potrebbe essere

rafforzato sia dalle bobine di controllo, sia dallo stesso effetto AB, creando così più tensione sulla bobina. Si va a creare un effetto a catena che, lavorando come una pompa ad alto potenziale, potrebbe “estrarre” energia dal vuoto grazie al mantenimento di uno stato

di disequilibrio energetico, che l’universo tenderebbe

a colmare per raggiungere lo stato di minima energia.

Queste potrebbero essere alcune condizioni di base adatte ad estrarre l’energia libera contenuta nel vuoto quantistico, rendendola disponibile per uno sfrutta- mento reale (4).

Overunity e C.O.P.

Sul Web impazzano video e foto di sistemi meccanici

e magnetici, che dichiarano di essere riusciti in questo

“miracolo” e di ottenere più energia in uscita di quan-

ta ne necessitano in entrata, ovvero, sfruttando l’e-

nergia di punto zero, di conseguire la tanto agognata “overunity”. Intanto c’è da fare un chiarimento: di per

sé l’overunity non è nulla di fantascientifico. Esistono in commercio decine di sistemi overunity, ovvero che emettono più energia di quanta ne richiedono. Dalla semplice “pompa di calore” che fa funzionare il nostro frigorifero o impianto di riscaldamento (in genere emettono dalle 2 alle 4 volte l’energia richiesta), al pannello fotovoltaico che addirittura possiede un C.O.P. (Coefficiente di performance) che è infinito, visto che crea energia senza essere alimentato. Se non sapessimo che capta ed emette l’energia ottenuta dal sole penseremmo di aver trovato un sistema che violi

il principio di conservazione dell’energia. Ma ovvia-

mente nessuno si sogna di affermare questo né per i pannelli fotovoltaici e né per nessuna pompa di calore

o altri apparati overunity oggi accettati. Perché invece questi fantomatici sistemi “Free Energy” sono visti come bufale senza speranza? Semplicemente perché cercano di ottenere l’energia dal vuoto quantistico, l’energia di “Punto Zero”. Cosa che fino ad ora, alme-

no che si sappia, nessuno è mai riuscito a fare almeno

in maniera replicabile. Questo però, come abbiamo visto, non vuol dire che sia impossibile. Certamente l’approccio molto casereccio, spesso troppo superficia-

le degli apparati presentati sul web e la mancanza di solide basi scientifiche dei ricercatori che si cimentano

in queste scoperte di confine, produce l’effetto di

danneggiare tutto il settore e così quasi sempre l’argo-

mento è trattato con un atteggiamento di discredito e incredulità. Ma nella marea di accrocchi effettivamen- te inutili, si nascondono progetti, prototipi e persone molto valide.

Gli apparati esistenti

Nel mio percorso di ricerca delle energie di confine

mi sono imbattuto in molti sistemi banali e incon-

cludenti, ma anche in progetti molto interessanti. A partire dal sistema a moto perpetuo di Finsrud (5) una vera opera d’arte che sembra realizzare il moto perpetuo (senza però possibilità di ottenerne energia), al M.E.G. (Motionless Electromagnetic Generator) (6) coperto da due brevetti negli USA, al sistema

Free Energy

Free Energy

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

L’approccio molto casereccio, spesso troppo superficiale degli apparati presentati sul web e la mancanza di solide basi scientifiche dei ricercatori che si cimentano in queste scoperte di confine, produce l’effetto di danneggiare tutto il settore

produce l’effetto di danneggiare tutto il settore Prototipo di M.E.G. realizzato a cura del sito

Prototipo di M.E.G. realizzato a cura del sito Progettomeg.it

di M.E.G. realizzato a cura del sito Progettomeg.it Letture Consigliate Roy Virgilio Biocarburanti Fai Da Te

Letture Consigliate

Roy Virgilio Biocarburanti Fai Da Te Conoscere, produrre, e utilizzare i com- bustibili vegetali per la propria auto AAM Terra Nuova 2007

Lynne McTaggart Il Campo del Punto Zero Macro Edizioni, 2008

Giuseppe Zella Wireless Tesla Elettricità senza fili Sandit, 2009

Cercali in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate

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“O.R.B.O.” della società Steorn (7) che nonostante diversi problemi e ritardi continua ad essere sviluppa-

to mostrando anomalie difficilmente spiegabili.

Probabilmente questi ultimi due sistemi potrebbe-

ro fornire una prima valida strada per l’estrazione

dell’energia di punto zero, ma attualmente nessu- no dei prototipi che ho analizzato e seguito ha di fatto avuto successo nel suo compito. Per adesso. Ma ogni passo effettuato in questa direzione è un tassello in meno da dover scoprire affinché il quadro complessivo delle conoscenze riesca a fornire il primo estrattore di Free Energy.

Inoltre lo studio e l’applicazione pratica di questi prin- cipi scientifici porta a strade parallele non previste. È

il caso, ad esempio, del motore elettrico che sfrutta il

principio del “Parallel Path”. Grazie a costanza, condivisione delle conoscenze e una buona dose di manualità e competenza elettronica due ricercatori romani, che inseguivano il sogno di realizzare un congegno Free Energy, hanno ottenuto non un motore overunity ma uno con un’altissima efficienza, una semplicità costruttiva notevole (quindi bassi costi di realizzazione), e delle proprietà tecni- che interessantissime che potranno aiutare il settore dell’automotive elettrico a superare i problemi di bassa autonomia. Il prototipo, sviluppato in libera collaborazione sul forum Energeticambiente.it (8), una volta raggiunta una certa maturità è stato por- tato per dei test e verifiche presso l’università di Tor

Vergata, dove ha suscitato estremo interesse per le sue peculiarità. Oggi il motore è in fase brevettuale presso l’Università e in sviluppo per produrre un motore hub per scooter elettrici. Questo è un esempio di come le scoperte o i miglio- ramenti tecnici possano davvero nascere negli scan- tinati e crescere sul web grazie alla grandissima forza

di interazione e condivisione delle informazioni di

questo canale.

Se le persone che sviluppano questi sistemi lo fanno

con onestà e posseggono le basi fondamentali per affrontare i problemi con cognizione di causa e com- petenza, ecco che non ci sono limiti all’intuizione

e alle scoperte possibili. Quello dello sfruttamento

dell’energia di punto zero è un prossimo traguardo che la fisica stessa ci dice possibile da raggiungere e

Free Energy

Free Energy

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Quello dello sfruttamento dell’energia di punto zero è un prossimo traguardo che la fisica stessa ci dice possibile da raggiungere e che metterà a disposizione dell’umanità un’energia pressoché illimitata

che metterà a disposizione dell’umanità un’energia pressoché illimitata, disponibile ovunque e a bassissi- mo costo. La strada è tracciata, la struttura teorica è presente. Manca solo la chiave di volta. Chi la troverà potrà cambiare il destino dell’umanità. Buona ricerca a tutti!

Note

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Erwin_Schr%C3%B6dinger

(2) Physical Review Vol. 115 n. 3 del 1 agosto 1959. (3) http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_

Aharonov%E2%80%93Bohm

(4) Per approfondire: http://www.progettomeg.it/specifiche12. htm (5) www.progettomeg.it/finsrud_progettomeg.htm (6) Per approfondire: www.progettomeg.it/tecnica2006.html (7) Per approfondimenti: http://www.energeticambiente.it/

apparati-meccanici/14715902-steorn-vivo-e-sembra-faccia-

sul-serio.html (8) le diverse discussioni che racchiudono la storia e lo svi- luppo di questo prototipo sono raggiungibili nella sezione Parallel Path di energeticambiente.it: http://www.energeticam- biente.it/parallel-path

 

Scritto da Roy Virgilio

Si

di

occupa di Energie Rinnovabili classiche e

confine da più di dieci anni. È fondatore

del sito

Progettomeg.it che analizza fonti

energetiche poco conosciute quali la Fusione

Fredda, e del principale Forum italiano sulle energie pulite EnergeticAmbiente.it. È socio fondatore dell’associazione ONLUS “Ener-

goClub”

per la riconversione energetica del

pianeta. È autore dei libri Biocarburanti Fai

Da Te (AAM Terra Nuova) e Fusione Fredda:

cos’è e come funziona.

Ancora dubbi sulla FUSIONE FREDDA?

e come funziona. Ancora dubbi sulla FUSIONE FREDDA? Richiedici Scienza e Conoscenza n. 33! Ecco alcuni

Richiedici Scienza e Conoscenza n. 33! Ecco alcuni argomenti

Fusione Fredda: ovvero la grande opera moderna - di Luca Picco

La coerenza del plasma: nuova energia dal nucleo

- di Domenico Cirillo

Discredito Patologico sulla Fusione Fredda

- di Roberto Germano

Sonofusione: la fusione in un bicchier d’acqua - intervista a Walter Bonivento

Gli esperimenti del Quantum Rabbit Lab

- di Edward Esko

Ciack si fa fisica: esce il film sulla teoria del Vuoto Quantomeccanico - di Massimo Corbucci

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 20 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

20 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Empatia l’energia che muove il mondo Sintonizzarsi Empaticamente con l’arte e la scienza

Empatia

l’energia che muove il mondo

Sintonizzarsi Empaticamente con l’arte e la scienza

L regolazione delle emozioni condivise è un

processo fondamentale nella nostra vita socia-

ed economica. La possibilità di regolare le

a

le

proprie emozioni mediata dall’apprendimento cosciente delle funzionalità dei neuroni spec-

chio, puo essere indotta ed appresa socialmente dalla

Paolo Manzelli

essere indotta ed appresa socialmente dalla Paolo Manzelli capace di emularne i comportamenti, ivi compresi quelli

capace di emularne i comportamenti, ivi compresi quelli

di solidarietà e di altruismo che sono necessari a determi-

nare un futuro comune e condiviso. L’empatia (da: En=dentro e Phatos= sentimento) è per- tanto l’espressione di un’attività neurologica inclusa nella naturalezza biologica del cervello umano, la quale pertan-

capacita innovativa dell’arte e della musica di sviluppare

to

potrà trovare una sua maturazione nel divenire sociale

un’empatia estetica e musicale risonante con le necessità

in

un mondo globalizzato. Ciò potrà di fatto avvenire

di

sviluppo. La crescita di forme di empatia rispecchianti

solo e soltanto modificando sostanzialmente la cultura e

le

necessita di solidarietà sociale, economica ed ambien-

l’apprendimento, al fine di determinare un rinnovato svi-

tale fa parte dell’ambizioso progetto di R&D (ricerca e sviluppo) del gruppo Quantum Art Italy, che si è pro- posto di sperimentare una strategia internazionale di innovazione basata sugli studi e sulle ricerche relative all’emancipazione del ruolo dell’arte nella futura società della conoscenza empaticamente condivisa.

luppo economico e sociale definito in termini di Empatia Sociale, finalizzata nel trovare corrispondenza verso una nuova neuro-economia, fondata sulla solidarietà e sulla cooperazione internazionale, così come oggi risulta sto- ricamente necessario per favorire una cultura adeguata all’evoluzione cerebrale dell’uomo e della donna nella

Premessa

nostra epoca della globalizzazione dei mercati. Alla luce di questo nuovo approccio, Jeremy Rifkin pro- pone una radicale rilettura dell’economia meccanicistica

L’empatia è quel tipo di induzione reciproca di un senti- mento che stimola a immedesimarsi negli stati d’animo del prossimo e che consente di imparare per imitazione. Le recenti scoperte nel campo delle neuro-scienze hanno messo in luce l’attività dei Neuroni Specchio che sono sensibili ad interpretare sensazioni inter-soggettive comu- nicate a distanza, che determinano le capacita di vita sociali tra le specie viventi piu evolute. Tale recente scoperta scientifica ha messo in dubbio la tesi che l’uomo sia determinato geneticamente quale essere naturalmente egocentrico e quindi poco adatto a relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percepen- done i sentimenti di amicizia e di amore, così da divenire

che è stata propria dell’epoca industriale, oggi in netta fase obsolescente, per sostituirla con una nuova conce- zione delle Scienze della Vita, proprio in quanto l’era della globalizzazione si associa ad una potente transizio- ne che è quella dell’era dell’informazione interattiva, la quale, per risolvere gli attuali problemi dei limiti dello sviluppo, dovrà fondarsi sull’empatia, ovvero sulla capa- cità di immedesimarsi, con uno spirito egualitario, nelle esigenze, così come nelle situazioni e negli stati d’animo, degli altri popoli della Terra, in modo da definire nuovi paradigmi inter-culturali ed economici più rispondenti alla sostenibilità e solidarietà sociale ed ecologica, in un mondo di condivisione globale delle conoscenze.

22 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 L’empatia è quel tipo di induzione reciproca di un sentimento che stimola

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

L’empatia è quel tipo di induzione reciproca di un sentimento che stimola a immedesimarsi negli stati d’animo del prossimo e che consente di imparare per imitazione

La Scienza dell’Empatia

Le basi scientifiche della empatia, viste in relazione alle attività neurologiche della percezione, sono state prese un considerazione dagli studi e ricerche sull’evoluzione neu- ronale prodotte e diffuse dall’Associazione Telematica di Ricerca & Sviluppo Egocreanet, allo scopo di produrre strategie di innovazione utilizzando delle potenzialità di integrazione cognitiva tra arte e scienza. In tale contesto di studio ci siamo resi conto di come l’empatia sia una delle più potenti emozioni, che la socie- ta e la scienza putroppo hanno voluto ignorare, proprio per il suo effetto di azione simultanea ed a distanza di per- cezioni condivise, per certi aspetti simili alla “telepatia”, che riguarda la comunicazione simultanea del pensiero.

Per esplorare la realtà dell’interscambio simultaneo di informazione, sia che siano di senzazioni empatiche che quelle di maggiore complessità che riguardano il pensie-

ro, bisogna innanzitutto porsi il problema di giustificare

il concetto di simultaneità di un’azione, già presa in con- siderazione nell’antica filosofia Greca come empatheia. Se infatti abbiamo come costante riferimento paradig- matico un mondo euclideo, strutturato in coordinate

cartesiane (xyz,t), con tre componenti per lo spazio (xyz)

e una sola componente lineare per il tempo (t), allora la

simultaneità degli eventi è possibile solo come occasione casuale, che pertanto non può avere un’intezionalità di azione condivisa tra due entità distanti, siano esse uomi-

ni o cose che interagiscono. Pertanto l’Empatia, come

Empatia ed Energia

Empatia ed Energia

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

immediata comunicazione di sensazioni e sentimenti tra due o piu persone, e la Telepatia, come contemporanea comunicazione di pensiero, non hanno alcun senso per

la scienza che segua come unico riferimento il paradigma

spazio-temporale trattato per la prima volta da Euclide.

Il problema della Simultaneità non casuale di azioni a

distanza è divenuto recentemente il problema cardine del

superamento della meccanica quantistica. Infatti quan- do era permessa dalla separazione assoluta tra Spazio e Tempo della meccanica classica, allora era ammissibi-

le che la velocità della luce potesse divenire infinita nel

vuoto, così che la simultaneità di due o più eventi che

si verificano nel medesimo istante era permessa, poiché

diveniva anch’essa una proprietà indipendente dal sistema

di riferimento dello spazio/tempo Euclideo. Ma, quando

l’insuperabilità della velocità della luce, misurata a livello

locale sulla terra, venne estesa come principio generale per ogni trasferimento di energia quantizzata nell’Univer-

per ogni trasferimento di energia quantizzata nell’Univer- Per comprendere l’empatia, intesa come la scintilla che fa

Per comprendere l’empatia, intesa come la scintilla che fa scaturire l’interesse umano per gli altri, per poi maturare come il collante che rende possibile una vita sociale armoniosa, diventa necessario un processo di ristrutturazione trans-disciplinare dei saperi

so, allora la Simultaneità non casuale degli eventi è stata ritenuta un evento impossibile, in quanto solo occasio- nalmente probabile. Infatti anche nella meccanica quan-

tistica il tempo è lineare, quindi l’ordine degli eventi deve comunque rispondere ad una successione irreversibile di istanti che si susseguono in una serie binaria di un prima

ed un dopo, così che in tali condizioni gli eventi simulta-

nei possono solo essere dovuti a coincidenze casuali. Tale

atteggiamento cognitivo nei riguardi della Simultaneità rende paradossale il fatto che quotidianamente percepia- mo simultaneamente una dinamica di eventi guardano

ciò che accade intorno a noi. Pertanto tale considerazio-

ne sulla percezione pone numerose problematiche, che si

accentrano sul problema di rivedere le logiche scientifiche della meccanica quantistica, ancora basate sul paradigma

di origine Euclideo, nel quale si assume l’unicità lineare

del tempo in relazione allo spazio. La simultaneità della comunicazione è stata nell’arte il

fulcro della rappresentazione dell’immaginario futurista. Infatti il Futurismo espresse tale problematica della simul- taneità percettiva, traducendola in modalità innovative di condivisione estetica, proprio al fine di far comprendere

la concomitanza visiva del vicino e del lontano, in contra-

sto con la scienza meccanica per la quale il vicino è pre- sente e ciò che è lontano corrisponde a ciò che è avvenuto

prima e quindi assume la connotazione di memoria del

24 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

passato. Così che quardando le stelle sempre piu lontano, la scienza assume di poter avvicinarsi alla percezione ori- ginaria del Big Bang. In vero, nella scienza, la problematica della possibilità di eventi che conducano ad accettare la Simultaneità non casuale degli eventi fu per primo posta da Erwin Shroe- dinger (1935) trattando della possibile compenetrazione (entanglement) dei fotoni. Due o piu fotoni (P1,P2) in origine tridimensionali, possono collidere e sovrapporsi dando origine ad un cambiamento strutturale che assu- me la forma di un doppio campo stazionario di esisten- za. In questa bidimensione dello spazio e del tempo (Cronotopo non piu Euclideo detto di Minkowsky) la coordinata del tempo si spezza in due tronconi antipa- ralleli ; <t1> che va dal passato al futuro, mentre l’altra sezione <t2>, viceversa va dal futuro al passato. Tale duplice disposizione della reversibilità del tempo non è sequenziale, ma contrapposta in direzione; pertanto nella bidimensionalità di un campo di entanglement fotonico, può effettivamente coesistere il parallelismo che genera la simultaneità non occasionale tra tempi di origine diversa, uno in relazione alla linea del passato e l’altro in relazione all’opposta linea direzionata verso il futuro.

Pertanto dobbiamo considerare che, nella visione ocula- re, i fotoni della luce non solo vanno ad interagire con i coni e i bastoncelli determinando il processo di costruzio-

Empatia ed Energia

Empatia ed Energia

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Empatia ed Energia ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 ne della percezione visiva, ma essi possono anche compe- netrarsi

ne della percezione visiva, ma essi possono anche compe-

netrarsi tra di loro generando l’effetto di entanglement

quantistico, che permette la comunicazione simultanea

a

distanza, nell’area di estensione del campo di energia

di

informazione, la quale è recepibile e quindi riflessa

internamente nel circuito neuronale dalla peculiarità fun- zionale di controllo della rappresentazione percettiva dei Neuroni Specchio. Quindi, per comprendere l’empatia, intesa come la scin-

tilla che fa scaturire l’interesse umano per gli altri, per poi maturare come il collante che rende possibile una vita sociale armoniosa, diventa necessario un processo

di ristrutturazione trans-disciplinare dei saperi capace di

superare la tendenza riduzionista della scienza meccani- cista. Tale nuovo atteggiamento è quello proprio delle strategie di sviluppo generativo della futura societa della

conoscenza messe in atto dall’associazione telematica Ego- creanet e dalle attività congiunte attuate in sinergia con il gruppo QAGI di arte Quantistica e scienze cognitive. Nel quadro di tale Strategia Empatica di costruzione della società della conoscenza condivisa, l’arte e la scienza sono esenti di quel tratto di auto-referenzialita individualista

ed accademica che le ha caratterizzate entrambe durante

l’epoca industriale, in quanto oggi, assieme, arte e scienza,

si correlano sinergicamente alle strategie di innovazione

sociale ed economica dell’open innovation e della disrup- tive innovation. Ciò comporta una radicale modifica del ruolo di guida empatica dell’artista, visto in termini di compositore contemporaneo di espressioni visive e musi-

cali, attivate in collaborazione con gli avanzamenti della scienza, per determinare con creatività ed ampia capacità

di penetrazione comunicativa il profilo, gli indirizzi e le

modalità di innovazione sociale ed economica nel quadro

della globalizzazione del terzo millennio.

Bibliografia Online

Empatia ed Arte http://www.edscuola.it/archivio/lre/Quantum-Art.pdf

http://dabpensiero.wordpress.com/2011/04/17/arte-e-scienza-

quantistica-nella-civilta-dellempatia/ Simultaneità

http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte21.htm

What Means Life http://www.edscuola.it/archivio/lre/what_means_life.htm Mondi simultanei http://www.edscuola.it/archivio/lre/mondi_simultanei.htm Percezionedella realtà

http://www.caosmanagement.it/art67_03.html

Tra il Buio e la Luce

http://www.caosmanagement.it/n54/art54_05.html

e la Luce http://www.caosmanagement.it/n54/art54_05.html QAGI http://www.edscuola.it/archivio/lre/ QAGI_Impresa.pdf

QAGI

http://www.edscuola.it/archivio/lre/

QAGI_Impresa.pdf

1997.

Dal 1997

(It) 1990;

1998.

nel 1986).

Scritto da Paolo Manzelli

Professore Ordinario di Chimica Fisica all’Università di Firenze dal 1970. Esperto di Programmazione Neurolinguistica, Fondatore e Presidente dell’Associazione telematica cul- turale e scientifica EGO-CreaNet (Espansione

Globale degli Osservatori sulla Creatività) dal

È Presidente di First Channel Network.

è Direttore Scientifico del Progetto

TASTI (anni: 1998, 2000, 2002) c/o PIN, Prato. Fondatore del Premio Internazionale per un futuro creativo, Edizione Biennale FIRENZE

Madrid (Es) 1992; Mosca (Ru) 1994;

Isola di Kos (Gr) 1996; Oasi di Troina Enna (It)

Fondatore e Direttore del Laboratorio di

Ricerca Educativa del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze dal 1985. Fondatore della Comitato Internazionale CAPIRE (Inter- national Committee of Educational Research

Professore di Chimica Fisica dal gen-

naio al maggio e dal luglio al settembre 1974 e di Chimica Generale dal gennaio al giugno 1981 all’Università della Somalia in Africa. Ricerca- tore di Chimica Fisica all’Università di Firenze dal maggio 1967 all’ottobre 1970. Per contatti:

lre@unifi.it www.edscuola.it/lre.html www.wbabin.net - www.vglobale.it

dal maggio 1967 all’ottobre 1970. Per contatti: lre@unifi.it www.edscuola.it/lre.html www.wbabin.net - www.vglobale.it
dal maggio 1967 all’ottobre 1970. Per contatti: lre@unifi.it www.edscuola.it/lre.html www.wbabin.net - www.vglobale.it
ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 E- Cat: fusione fredda a portata di mano Il progetto Energy Catalyzer

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

E-Cat:

fusione fredda a portata di mano

Il progetto Energy Catalyzer di Andrea Rossi:

la scoperta del millennio in campo energetico?

L’ Energy-Catalyzer (o E-Cat), realizzato

da Andrea Rossi in collaborazione con

Sergio Focardi, è una nuova invenzione

nel mondo della Fusione fredda che sta

attirando molta attenzione da parte della

scienza, relativamente nuova, che studia la LENR (vale a dire le reazioni nucleari a bassa energia). L’Energy Catalyzer è ancora un prototipo misterioso ma promette: una rivoluzione nel nostro modo di

produrre energia. Lo scopo del catalizzatore è quello

di fare avvenire una semplice reazione nucleare tra

idrogeno e nichel, chiamata fusione NI-H, in modo

da

liberare energia e così produrre calore. Tale fonte

di

calore può venire poi utilizzata direttamente al fine

di

riscaldare gli ambienti, oppure per la produzione

di

energia elettrica, in ambedue i casi in maniera

estremamente vantaggiosa poiché in questa tipologia

di reazione sono coinvolti quali combustibili nichel

e idrogeno (estratto attraverso elettrolisi dall’acqua),

elementi presenti in gran quantità sulla Terra. In questo modo, basterebbero minime entità di questi elementi per ottenere grandi quantitativi di energia prodotta. Inoltre, il catalizzatore fornisce energia pulita in quanto non vengono prodotti isotopi radio- attivi, dal momento che gli isotopi di rame ottenuti decadono in tempi rapidi.

I dubbi della comunità scientifica

Secondo Antonio Zoccoli, direttore della sezione

bolognese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il calore che viene liberato dall’E-Cat, quantificato

in un fattore di guadagno di potenza di circa 12

volte, non è giustificabile con una normale reazio-

ne chimica; la natura del fenomeno non è tuttavia

spiegabile “finché non ci sarà possibile fare tutta quella serie di verifiche necessarie a stabilire di che tipo di reazione si tratti”. Di tale fenomeno non sono stati pubblicati i dettagli su riviste scientifiche internazionali, come sarebbe naturale nel caso di una scoperta che, in caso di conferma, avrebbe “pro-

26 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Davide Fiscaletti

che, in caso di conferma, avrebbe “pro- 26 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012
che, in caso di conferma, avrebbe “pro- 26 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Fusione Fredda

Fusione Fredda

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

porzioni planetarie”. Ulteriori test in merito furono organizzati dopo la pubblicazione di un articolo da parte della rivista svedese Ny Teknik, e dopo che gli studiosi svedesi Sven Kullander, professore emerito dell’Università di Uppsala e Hanno Essén, professore associato di fisica teorica, accettarono di prendere parte come osservatori a una dimostrazione. Il test del 29 marzo 2011, durato 4 ore, portò Kullander ed Essén a concludere che nessun processo chimico conosciuto sarebbe stato in grado di emettere energia in simili quantità. Successive dimostrazioni si sono tenute il 19 aprile e il 28 aprile 2011 a Bologna con la partecipazione del giornalista Mats Lewan della rivista svedese Ny Teknik, che per quanto possibile cercò di monitorare i più macroscopici fenomeni che potessero rivelare la sussistenza di una truffa. Nel maggio del 2011 sembrava che Andrea Rossi

fosse riuscito ad approntare il lancio del suo E-Cat in Europa tramite una collaborazione con la Defkalion Green. Improvvisamente le trattative si sono con- cluse con una risoluzione degli accordi (culminata con un’azione legale da parte di Rossi) all’inizio di agosto. È importante sottolineare che la Defkalion non imputa nessuna responsabilità a Rossi, ma unicamente a problemi di origine finanziaria. Una emergente società americana nel campo dell’energia,

la AmpEnergo, sembra molto interessata a commer-

cializzare negli Stati Uniti l’E-Cat.

Come funziona: le ragioni di un possibile successo su larga scala

Ciò che rende “rivoluzionario” l’E-Cat di Rossi- Focardi, rispetto a tutti gli altri apparati speri- mentali realizzati finora nei laboratori di tutto il mondo usando Palladio e Deuterio (la linea di ricerca originaria di Fleischmann-Pons) o Nichel e Idrogeno (la linea alternativa, seguita ad esempio da Focardi e Piantelli, in Italia), è l’elevato rap-

L’Energy Catalyzer è ancora un prototipo misterioso ma promette una rivoluzione nel nostro modo di produrre energia

porto tra la quantità di energia termica prodotta e

quella fornita: mentre in tutti gli altri casi l’eccesso

di energia è dell’ordine del 50-100% o simile, nel

reattore messo a punto dall’ingegner Andrea Rossi tale rapporto è di ben 200:1 o più, cioè per 1 kWh elettrico fornito vengono prodotti 200 kWh termici

utilizzabili per riscaldamento, applicazioni industriali

o per produrre energia elettrica. Un fattore di ampli-

ficazione così grande ha due conseguenze: primo, rende assolutamente palese il fatto che si tratta di un fenomeno reale, mentre negli altri casi occorro-

no misurazioni assai raffinate per mostrare che si è prodotta energia in eccesso; secondo, rende possi- bile un facile utilizzo commerciale dell’invenzione.

Il funzionamento della macchina è relativamente

semplice, considerata la sua straordinaria potenza. Le

reazioni si svolgono all’interno di una piccolissima camera – “cella”, come si chiama in gergo – in cui vengono iniettati una piccolissima quantità di pol- vere di nichel e idrogeno a una certa pressione, che

è fornito da una bombola. Affinché sia possibile l’in-

nesco della reazione di fusione tra gli atomi di nichel

e

quelli di idrogeno monoatomico è necessario che

la

camera venga riscaldata a una certa temperatura

Fusione Fredda

Fusione Fredda

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

fornendo energia dall’esterno, che però (almeno in linea di principio) non occorre più fornire una volta che la reazione è partita e ha riscaldato per un certo tempo un fluido, come ad esempio l’acqua, con cui è possibile – in una versione commerciale dell’apparato – anche riscaldare ambienti, produrre elettricità, etc. Nel suo funzionamento, la macchina trasforma infi- nitesime quantità di nichel in rame, che dunque è il prodotto della reazione, insieme ai raggi gamma di bassa energia che riscaldano l’acqua.

Il catalizzatore segreto

Questa straordinaria “amplificazione dell’energia” che l’E-Cat di Rossi-Focardi permette di ottenere è dovuta ad un catalizzatore segreto – donde appunto

(cioè radiazioni elettromagnetiche di bassa energia), che possono venire assai facilmente schermate al 100% con del piombo e che cessano quando si spe- gne la macchina.

Per approfondire http://e-catalyzer.it/ www.consulente-energia.com www.fusionefredda.mobi/

Ciò che rende “rivoluzionario” l’E-Cat di Rossi-Focardi, rispetto a tutti gli altri apparati sperimentali realizzati finora nei laboratori di tutto il mondo, è l’elevato rapporto tra la quantità di energia termica prodotta e quella fornita

il nome di “catalizzatore di Rossi-Focardi”, oppure di E-Cat, Energy catalyzer – consistente in un composto chimico la cui composizione non è stata resa nota da Rossi e di cui lo stesso Focardi, che pure conosce la maggior parte degli altri dettagli teorici e pratici alla base dell’E-Cat, dichiara di non conoscere la formula. Secondo Focardi, tale composto avrebbe, verosimil- mente, la funzione di facilitare la formazione di idro- geno monoatomico (H) rispetto all’idrogeno natu- rale che è in forma molecolare (H 2 ), cioè biatomico:

infatti, è l’idrogeno monoatomico che deve penetrare nel nichel fino a raggiungere una densità sufficiente a permettere l’innesco del processo nucleare che produce la grande quantità di energia in eccesso. Un’altra delle caratteristiche che rendono l’E-Cat adattissimo alla commercializzazione – oltre alla grande quantità di energia “gratuita” prodotta e alla sua produzione virtualmente illimitata nel tempo anche con quantità microscopiche di reagenti – è il fatto che questa macchina non produce radioattività che come sappiamo è il “punto debole”, invece, della fissione nucleare. Infatti, accurate misurazioni intor- no all’apparecchio eseguite da organismi indipenden- ti, e che hanno fatto seguito alle precedenti misure fatte per tutelare la propria incolumità dagli esperti fisici nucleari che hanno lavorato al suo sviluppo, hanno accertato che l’E-Cat non produce neutroni, e dunque non può in alcun modo indurre la radioatti- vità esterna, che permarrebbe nel tempo. L’E-Cat produce solo dei deboli raggi gamma “molli”

 

Scritto da Davide Fiscaletti

Marchigiano, laureato in fisica all’univer- sità di Bologna, è membro ricercatore dello

SpaceLife Institute, centro di ricerca (con sede a San Lorenzo in Campo, in provincia

di

Pesaro) che si propone di aprire nuove

prospettive in campo scientifico e partecipa

al Progetto di Consapevolezza Globale avvia-

to

dall’università di Princeton nel 1987. Si

interessa

di fondamenti della fisica teorica,

segnatamente di interpretazioni della mec- canica quantistica, relatività e cosmologia. È

autore dei libri I fondamenti nella meccanica quantistica. Un’analisi critica dell’interpre- tazione ortodossa, della teoria di Bohm e della teoria GRW (CLEUP, Padova, 2003),

I

gatti di Schrödinger. Meccanica quantistica

e

visione

del mondo (Muzzio, Roma, 2007),

 

Prospettive alla ricerca del graal. Verso una visione unitaria di spazio, materia e vita

(Aracne

Editrice, Roma, 2010) nonché di

molti articoli apparsi in varie riviste scien-

tifiche. Tiene seminari e conferenze.

28 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Uno scienziato particolare:

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Uno scienziato particolare: Giorgio Piccardi Piccardi dedicò tutta la vita allo studio di

Giorgio Piccardi

Piccardi dedicò tutta la vita allo studio di fenomeni che implicano l’azione di basse frequenze e di energie molto piccole, considerati insignificanti dalla scienza accademica

Mariagrazia Costa, Giorgio Papeschi, Mara Larini

accademica Mariagrazia Costa, Giorgio Papeschi, Mara Larini G iorgio Piccardi era per certi aspetti un chimico

G iorgio Piccardi era per certi aspetti un chimico eclettico. La sua carriera abbracciò molti settori di ricerca. Personalità intellettualmente vivace, trovava sempre nuovi filoni di ricerca

in tutto ciò che lo circondava. La sua mente era una fucina di nuove ipotesi e di ragionamenti che egli portava avanti spesso da solo, ma cercando di

coinvolgere colleghi ed allievi. Forzando la sua vera natura profondamente laica, si può dire che lo sguardo molto acuto di Giorgio Piccardi fosse rivolto in egual misura verso tutte le meraviglie del creato. Giorgio Piccardi nacque a Firenze il 13 ottobre 1895. Nel 1913 si iscrisse al Regio Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, dove iniziò

lo studio della chimica sotto la guida del celebre Ugo

non portò i frutti desiderati con la scoperta dell’elemento, denominato dal gruppo di Firenze “Florenzio” in onore della città [1]. Giorgio Piccardi fu uno dei primi spettroscopisti italiani; con questa tecnica pionieristica egli scoprì anche l’esistenza di alcuni elementi presenti nella cromosfera del sole. Nel 1938 Piccardi vinse la cattedra di chimica fisica presso l’Università di Genova. Le mutevoli vicende seguite allo scoppio della seconda guerra mondiale lo obbligarono a tornare in Toscana, dove proseguì le sue ricerche presso l’Ateneo fiorentino. Nel 1945 ottenne

la cattedra di chimica fisica presso la Facoltà di Scienze

Matematiche, Fisiche e Naturali di Firenze, fondando l’Istituto di Chimica Fisica del quale fu direttore fino

al 1965.

Studiò alcune reazioni chimiche in soluzione acquosa ed osservò il fenomeno della “energizzazione o attivazione dell’acqua” quando veniva sottoposta all’azione di campi elettromagnetici di bassa energia

Schiff (1834-1915). Gli studi vennero interrotti per

l’avvento della guerra, durante la quale, come ufficiale degli Alpini, egli si guadagno una medaglia d’argento

al valor militare ed il grado di capitano.

Finita la guerra, dopo una parentesi torinese tornò

a Firenze per laurearsi nel 1921 sotto la guida di

Luigi Rolla (1882-1960). Successivamente divenne assistente volontario del medesimo, che lo coinvolse nelle sue ricerche; fra queste il laborioso frazionamento delle terre rare, alla ricerca dell’elemento 61 ancora sconosciuto. Ma la ricerca molto impegnativa purtroppo

Lo studio di fenomeni considerati “insignificanti”

Il 1951 coincise con un drastico mutamento di interessi

di ricerca. Piccardi incentrò le sue energie sullo studio

del tempo come coordinata essenziale della dinamica dei processi naturali. Egli prese in considerazione i così detti “fenomeni fluttuanti”, ovvero processi evolutivi non inerziali in quanto soggetti all’influenza di forze esterne ed aperti allo scambio di energia e di materia. Fra questi fattori egli includeva anche le variabili terrestri, solari e cosmiche. Studiò alcune reazioni

Giorgio Piccardi

Giorgio Piccardi

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Giorgio Piccardi ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 chimiche in soluzione acquosa ed osservò il fenomeno della “energizzazione

chimiche in soluzione acquosa ed osservò il fenomeno della “energizzazione o attivazione dell’acqua” quando veniva sottoposta all’azione di campi elettromagnetici di bassa energia [2]. Giorgio Piccardi notò che il tempo non era un fattore omogeneo per ogni istante successivo. Ipotizzò l’esistenza di fenomeni non perfettamente

fisica che cambia nel corso del tempo. Il tempo in chimica, biologia e forse in psicologia e sociologia non è soltanto una durata, ma una coordinata. Esistono oggetti insensibili e sensibili a queste azioni spaziali; fra questi ultimi i sistemi acquosi ed in particolare quelli colloidali.

L’influenza del Sole

Dai suoi test emerse che le macchie solari ed i fenomeni conseguenti hanno influenza sull’andamento di alcune

reazioni chimiche [3]. Uno dei fattori più rilevanti risultò essere il ciclo annuale, legato alle variazioni di posizione e velocità della terra nel suo moto elicoidale rispetto alla galassia, dovuto alla composizione del movimento ellittico del nostro pianeta con quello rettilineo di traslazione del Sole verso la costellazione

di Ercole. A marzo, quando la terra si muove sul piano

equatoriale e la velocità è massima, la flocculazione dell’ossicloruro di bismuto è in media bassa, mentre risulta alta in settembre, quando il movimento del pianeta è perpendicolare al piano dell’equatore e la sua velocità è minima. Giorgio Piccardi descrisse la sua “ipotesi solare” nel libro The Chemical Basis of Medical Climatology [4],

i cui dati erano stati raccolti da moltissimi ricercatori nelle più remote regioni della terra: dall’Università

di Bruxelles dove operava Mme Capel Boute (1914-

2003) al Circolo Polare Artico, dalle regioni equatoriali

del Congo, alle Isole Kerguelen nelle Terre Antartiche Francesi.

Ipotizzò l’esistenza di fenomeni non perfettamente riproducibili, che meritavano di essere studiati scientificamente: fenomeni o processi che implicano l’azione di basse frequenze e di energie molto piccole, i quali vengono generalmente considerati insignificanti

riproducibili, che meritavano di essere studiati scientificamente: fenomeni o processi che implicano l’azione di basse frequenze e di energie molto piccole, i quali vengono generalmente considerati insignificanti, perché producono piccoli effetti. Il tempo, considerato generalmente come successione d’istanti equivalenti è il dogma fondamentale della scienza meccanicistica. Tuttavia la natura non segue questi canoni. Ancora, nel ribadire la sua ipotesi egli scriveva: il non poter riprodurre le condizioni in cui si svolge un’esperienza ci pone il problema di registrare l’istante ed il periodo di tempo in cui l’esperimento s’è svolto. Un’ora non è identica ad un’altra ora proprio perché i fenomeni sono fluttuanti. La data e l’ora caratterizzano una situazione

30 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Un pioniere dell’interdisciplinarità

Come fece notare Enzo Ferroni (1921-2007), suo

successore nella direzione dell’Istituto di Chimica Fisica ed in seguito Rettore dell’Università di Firenze, in occasione della commemorazione del maestro, Giorgio Piccardi si spense la notte del solstizio d’inverno del

1972.

Giorgio Piccardi, The Italian Physical Chemist and Master of the Sun [5] – così l’aveva definito l’americano George B. Kauffman – era un uomo comprensivo, amichevole e pacato, ma anche deciso e determinato. Fu padre affettuoso e liberale di tre figlie, molto seguite ed amate. La sua azione come “maestro” per gli studenti, i collaboratori ed i familiari è stata costante,

Giorgio Piccardi

Giorgio Piccardi

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Piccardi con il suo lavoro ventennale, ha aperto una via innovativa della scienza, ma dopo la sua morte le ricerche furono proseguite prevalentemente all’estero

incisiva ed indelebile. I suoi insegnamenti non riguardavano solo la chimica, ma molti altri campi della cultura: dall’astronomia, alla pittura, alla vela. Giorgio Piccardi introdusse per primo lo studio delle interfasi e dei fenomeni di superficie (suo il brevetto del “tensiometro bifilare” conservato al Museo della Scienza di Milano). Piccardi con il suo lavoro ventennale ha aperto una via innovativa della scienza, ma dopo la sua morte le ricerche furono proseguite prevalentemente all’estero. Solo recentemente alcuni gruppi di lavoro si sono fatti strada in Italia e nell’agosto 2002 è stato inaugurato a Filignano d’Isernia un “Laboratorio Biometeorologico Giorgio Piccardi”. Egli in un certo senso tentò di portare un cambiamento

al modo di pensare degli scienziati; fu un antesignano

dell’interdisciplinarità, batté strade nuove che molti

colleghi si rifiutarono di seguire, o semplicemente comprendere. A molti anni di distanza si può dire che ciò che fece non fu affatto vano, perché il suo lavoro

e le sue idee non sono andate perdute, anzi oggi si

ritrovano in pubblicazioni scientifiche di vari campi di ricerca di differenti paesi.

Bibliografia

[1] L. Rolla “Un nuovo elemento: il Florenzio” Atti Soc. It. Progresso delle Sci. Riunione 15° (1926) pp. 58-62. [2] G. Piccardi “Sopra un nuovo fenomeno di natura elettrica e sopra un nuovo effetto presentato dai metalli” Gazzetta Chimica Italiana vol. 68, fasc. IV (1938) pp. 246-263. [3] G. Piccardi e U. Becker “Test chimico ed attività solare” Geofisica e Meteorologia vol. IV, n. 4-5 (1956) p. 2. [4] G. Piccardi The Chemical Basis of Medical Climatology Thomas Publisher, Springfield, Illinois USA (1962) 146 pp. [5] G. B. Kauffman e L. Belloni “Giorgio Piccardi, Italian Physical Chemist and Master of the Sun” Journal of Chemical Education vol. 64 (1987) pp. 205-208.

 

Scritto da Giorgio Papeschi, Mariagrazia Costa, Mara Larini

Giorgio Papeschi

Laureato in chimica con indirizzo chimico fisico. Titolare del corso di Esercitazioni di Chimica Fisica per chimici dal 1964 e successivamente di

Chimica Analitica e di Analisi dei Farmaci I, come

professore

associato, presso la Facoltà di farmacia

dell’Università di Firenze, fino al 1999. Ha

inizialmente condotto studi nell’ambito del gruppo

di

ricerca del prof. Giorgio Piccardi sull’effetto

di

campi elettromagnetici sui sistemi chimici. Ha

inoltre condotto ricerche su elettrodi ionoselettivi e sull’adsorbimento all’interfase mercurio-soluzione

ed

aria-soluzione, passando circa due anni negli

U.S.A. presso la Kent State University e la Colorado State University, con una cospicua produzione scientifica su riviste internazionali e partecipando a numerosi convegni negli U.S.A. e in Europa.

Mariagrazia Costa

Laureata in chimica, con indirizzo chimico-fisico, a Firenze. Assistente ordinaria presso il Dipartimanto

di

Chimca

dell’Università di Firenze fino al 2001.

 

Allieva di Giorgio Piccardi; socia della S.C.I. e del G.N.F.S.C. Dal 1986 fa parte attivamente del Laboratorio di Ricerca Educativa (L.R.E.) del Dipartimento di Chimica. Attualmente collaboratrice del “Chemical Heritage” dell’Università di Firenze.

Al

suo attivo oltre 200 pubblicazioni e 10

audiovisivi con argomento: chimica di superficie,

sistemi fluttuanti, scienze ambientali, didattica e storia della chimica.

Mara Larini

Laureata in chimica con indirizzo chimico-fisico a Firenze. Nell’ambito della ricerca diretta dal prof. Giorgio Piccardi ha lavorato investigando

l’influenza

di campi elettromagnetici sulla

polimerizzazione dell’acetonitrile. Insegnante di

Chimica e

Laboratorio presso l’Istituto Tecnico

Industriale di Firenze fino al 1982. Quale amministratore unico della Electro Chemical Device (E.C.D. s.r.l.) con sede in Firenze, è stata responsabile di progetti finalizzati del C.N.R., riguardanti “sensori elettrochimici” nel periodo 1984-1995. Autore di numerose pubblicazioni e

brevetti, ha partecipato a meeting internazionali in

Europa ed

U.S.A

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Tesla, uomo del futuro Genialità, stranezze e intemperanze di un ricercatore che

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Tesla,

uomo

del futuro

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Tesla, uomo del futuro Genialità, stranezze e intemperanze di un ricercatore che con

Genialità, stranezze e intemperanze di un ricercatore che con le sue invenzioni ha portato l’umanità nel futuro tecnologico che oggi conosciamo

Massimo Teodorani

P arlare delle invenzioni di Nikola Tesla (Smiljan, Croazia, 1856–1943) senza cer- care di interrogarsi sulla sua mente sarebbe come parlare di un essere vivente di qua- lunque specie senza parlare del DNA che

lo

governa. E al contempo non basterebbero le pagine

di

questo articolo per elencare con completezza tutte

le

invenzioni di Tesla. Si trattava di una mente polie-

drica, con moltissimi interessi, non solamente relativi alla scienza e alla tecnologia. Eppure il suo operato

alla scienza e alla tecnologia. Eppure il suo operato Le mille invenzioni di un genio contemporaneo

Le mille invenzioni di un genio contemporaneo

Il suo interesse per la scienza e la tecnologia era tale

che Tesla, ad ogni sua nuova invenzione, desiderava condividere le sue scoperte attraverso dimostrazioni pratiche di fronte al pubblico. Era un modo prag- matico di fare divulgazione, e tutto questo aveva come unico scopo quello di appassionare e stimolare intellettualmente le persone. Purtroppo Tesla non comprendeva che solo una piccolissima parte del gran-

si

estrinsecava praticamente sempre in invenzioni

de pubblico sarebbe stato in grado di recepire il suo

ra

di Tesla alla gente comune, anche con spettacolari

tecnologiche, tutte finalizzate all’utilizzo dell’energia, soprattutto in campo elettromagnetico, ma anche in

pensiero in maniera corretta. Questa eccessiva apertu-

campo meccanico.

e

roboanti esperimenti pubblici, nonché attraverso

L’obiettivo di Tesla non era quello di fare soldi, ma di donare al mondo forme di energia che semplificassero l’esistenza alla società e ne incrementassero il benes- sere. La sua premura per la sana conduzione della società umana nel suo insieme era tale che egli arrivò perfino a parlare di “eugenetica”: purtroppo questo aspetto fu totalmente mal interpretato da chi voleva vedere il male nelle sue parole, dove invece c’era un puro desiderio di protezione degli esseri umani dalla delinquenza e dalla criminalità.

articoli divulgativi spettacolarizzanti, non faceva che allontanarlo dal mondo accademico, il quale, pur riconoscendone l’ingegno applicativo, gli imputava la mancanza di una metodologia scientifica nella presen- tazione dei risultati. E in questo il mondo accademico non aveva tutti i torti: Tesla non presentava mai tra- mite articoli tecnici la struttura fisico-matematica che stava alla base delle sue invenzioni, e quindi, non con- dividendo il suo operato coi colleghi, si poneva con gli stessi in una posizione completamente autarchica e

32 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Nikola Tesla

Nikola Tesla

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Il suo interesse per la scienza e la tecnologia era tale che Tesla, ad ogni sua nuova invenzione, desiderava condividere le sue scoperte attraverso dimostrazioni pratiche di fronte al pubblico

conflittuale. Lo scetticismo dei fisici e degli ingegneri

senza perdite, ed è in uso tutt’oggi: se dall’alto della

di

quel tempo, oltre che la palese invidia e cinismo

stazione spaziale ISS qualcuno ha il piacere di vede-

di

alcuni suoi competitori, come ad esempio Thomas

re la Terra così mirabilmente illuminata, questo lo

Edison, lo allontanarono ancora di più dalla scienza

dobbiamo esclusivamente a Tesla. Lo stesso discorso

ufficiale, con cui avrebbe dovuto comunque confron- tarsi dal momento che il metodo scientifico impone anche la condivisione dei dati con tutti i ricercatori, i quali devono essere messi in condizione di replicare a volontà gli stessi esperimenti al fine di confermarne o confutarne la validità. Ma i detrattori di Tesla, sia del suo che del nostro tempo, sapevano comunque che, in mancanza o meno

vale per tanti altri marchingegni, come ad esempio il tubo catodico, la lampadina ad elevato rendimento, l’utilizzo dei raggi X per radiografia, i pannelli solari, l’iniettore elettrico, la porta logica, la turbina senza pale, l’oscillatore meccanico, la radio, il radar, l’aereo a decollo verticale, la robotica, i sistemi a radioco- mando, i circuiti elettrici sintonizzati, per citarne solo una parte. Moltissime delle attuali applicazioni della

di

pubblicazioni tecnico-matematiche che sostenesse-

tecnologia del tempo presente contengono in sé le basi

ro

il suo operato di fronte all’accademia, a differenza

poste proprio da Nikola Tesla.

del caso dei tantissimi cialtroni che si riempiono dogmaticamente la bocca di chiacchiere e di specu-

In urto con il mondo accademico

lazioni dal sapore pseudoscientifico, Tesla era uno che metteva sempre in pratica quello che affermava. E infatti egli agiva producendo una catena di inno- vazioni tecnologiche che non solo funzionavano, ma che hanno rappresentato un vero e proprio salto nel futuro per l’umanità. Il frutto di queste invenzioni si avverte ancora oggi. Ad esempio la tecnica delle cor- renti alternate ottenuta attraverso il famoso “motore a induzione” rappresenta l’unico modo possibile per trasmettere energia via cavo a grandissime distanze e

Gli accademici di ieri e quelli di oggi, di fronte ad un caso peculiare come Tesla, rimangono proprio per questo interdetti: come è mai possibile che un inven- tore sia in grado di passare direttamente alla parte tecnico-pratica di un esperimento così mirabilmente senza aver fatto prima quasi nessun calcolo di fattibi- lità, ma solo dei semplici schizzi sui suoi appunti, di cui andava gelosissimo? La scienza e l’ingegneria stan- dard partono sempre da studi di fattibilità e da calcoli matematici preliminari che costituiscono un po’ una

stan- dard partono sempre da studi di fattibilità e da calcoli matematici preliminari che costituiscono un
stan- dard partono sempre da studi di fattibilità e da calcoli matematici preliminari che costituiscono un

Nikola Tesla

Nikola Tesla

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

simulazione teorica di un dato esperimento, procedu-

ra che, oltre a permettere di controllarne il corretto

funzionamento, consente anche ai vari ricercatori di confrontarsi tra loro tramite pubblicazioni tecniche,

al fine di ottimizzare i risultati di una data scoperta.

Ma Tesla non desiderava condividere le sue scoperte con i colleghi e ciò potrebbe averne creato l’idea di

esasperato egocentrismo e individualismo. Egli desi-

derava solamente che i suoi esperimenti funzionassero

e che avessero un’immediata applicazione pratica, al

puro e semplice beneficio di tutta l’umanità e non per ottenere il beneplacito di una ristretta cerchia accade-

mica, a tratti ottusa. Intanto i sistemi da lui messi in funzione andavano talmente bene da essere prodotti

su scala industriale, riempiendo le tasche dei magnati

che lo avevano finanziato e solo molto parzialmente o

occasionalmente le sue. Tesla investiva praticamente

dell’entanglement quantistico per la trasmissione e la ricezione istantanea di informazione. Il vuoto quantistico, allora, potrebbe funzionare come l’hard disc di un computer, a cui la mente stessa potreb- be avere accesso in qualunque momento, proprio come quando si attingono informazioni da internet oppure da una normale biblioteca. Riusciva davvero Tesla a collegarsi con questa meravigliosa “Biblioteca Alessandrina” del cosmo? In fondo questo ipotetico meccanismo è assolutamente identico a quello di internet: si tratterebbe di fare un “download” di infor- mazione già precedentemente depositata via “upload” da qualcun altro. Queste non sono speculazioni tanto peregrine al giorno d’oggi, dal momento che in base ad alcuni concreti progetti di ricerca si pensa già di esplorare questa possibilità andando direttamente a sondare, utilizzando opportuni algoritmi di analisi,

Probabilmente la chiave del “mistero Tesla” risiede nella sua mente, del tutto inconsueta e per molti versi anomala

tutti i fondi nelle sue ricerche, mentre a sé stesso non dedicava nulla. Era un personaggio brillantissimo e arguto, ma al contempo poco incline alla vita di società. Aveva stranissime manie compulsive. Tutto questo lo faceva apparire molto singolare ed enigmatico. Ma cosa lo rendeva così? Probabilmente la chiave del “mistero Tesla” risiedeva nella sua mente, del tutto inconsueta

e per molti versi anomala. Aveva visioni delle sue sco-

perte tecnologiche già prima che esse fossero realizzate

e queste visioni erano talmente chiare nella sua mente che egli non aveva nemmeno bisogno di metterle sulla carta in forma matematica, dal momento che dopo alcuni semplici schizzi passava immediatamente alla fase applicativa.

La mente di Tesla il vuoto quantistico: una nuova rivoluzionaria ipotesi

Da quale fonte attingeva per poter realizzare in manie-

ra così superba le sue invenzioni? Su questo si possono

solamente avanzare delle ipotesi, che però, viste alla

luce delle attuali conoscenze di fisica quantistica,

potrebbero forse avere un fondamento. Si ritiene infatti che il vuoto quantistico possa funzionare anche come un deposito di informazione e che esso possa contenere come un nastro magnetico la registrazione

di tutto quanto è stato pensato e creato nell’Univer-

so: questo vero e proprio “database” potrebbe essere stato ordinato e organizzato ingegneristicamente da una o più civiltà cosmiche in grado di controllare sia

la mente che la materia e di utilizzare il meccanismo

34 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

cosa c’è dentro l’attività bioelettrica del cervello. Se davvero Tesla si collegava con la grande “biblioteca mentale”, in linea potenziale chiunque altro potreb- be farlo. Ma è altrettanto ovvio che questa ipotetica capacità di “collegarsi”, quando la stessa non sia associata ad una puntuale elaborazione razionale dell’informazione eventualmente acquisita, risulte- rebbe un’operazione completamente sterile. Se questa informazione viene acquisita dall’emisfero destro del cervello o “visualizzata” dalla ghiandola pineale, per diventare operativa deve essere immediatamente tra- sferita all’emisfero sinistro. In caso contrario, sarebbe come riempire una tanica di benzina senza mettere la stessa nel serbatoio di un’automobile per farla muo- vere. Il cervello umano è strutturato in maniera tale da avere due funzioni ben distinte che, per ragioni ancora non chiare, sembrano non voler comunicare l’una con l’altra. Ma chi riesce a farle comunicare tra loro, oltre che abile nella vivida visualizzazione di quella possibile informazione proveniente forse dal vuoto quantistico, non può che essere definito con un solo appellativo: quello di genio. Forse, grazie a questa ipotetica “biblioteca”, la genialità potrebbe essere una caratteristica mentale diffusa presso civiltà molto più evolute della nostra, altrove nel cosmo, al punto tale da avere forse permesso ad alcune di loro di realizzare una tecnologia che permette di spostarsi agevolmente da un punto all’altro dell’Universo per esplorarlo. La scarsa capacità di astrazione e discernimento di troppe persone potrebbe spingersi ad associare que- sta ipotesi direttamente alla fantasiosa affermazione

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Si ritiene che il vuoto quantistico possa funzionare anche come un deposito

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Si ritiene che il vuoto quantistico possa funzionare anche come un deposito di informazione e che esso possa contenere come un nastro magnetico la registrazione di tutto quanto è stato pensato e creato nell’Universo

diffusa in giro un po’ in tutta la rete e in libercoli

di dubbio valore che Tesla “fosse in contatto diretto

con gli extraterrestri”. Indipendentemente da que- ste improprie associazioni, sta di fatto che esistono progetti scientifici pronti per testare l’ipotesi della “biblioteca mentale”, e quindi per tentare di capire in che modo possa venire al mondo un individuo come Tesla, o come Einstein e altri geni. Perché, appunto,

ciò che suscita il maggior interesse in Tesla e indi- vidui come lui, non sono tanto le sue già di per sé eclatanti invenzioni, quanto la sua mente. È possibile, una volta compreso questo ipotizzato meccanismo di acquisizione dell’informazione (se effettivamente esi- ste), moltiplicare un solo genio per un milione? Sarà

la scienza a dirlo, certamente non le semplici visioni

sciamaniche.

L’ipotesi energetica di Tesla: l’etere

Nikola Tesla andò ben oltre le sue invenzioni tecno- logiche. Non si dedicò solamente a progetti mirati ad una produzione industriale di massa, ma passò

probabilmente una buona parte del suo tempo a sperimentare possibilità interamente nuove, in parti- colare quella di trasmettere energia senza fili usando il “trasmettitore ad amplificazione”, una gigantesca bobina in grado di produrre fulmini lunghi fino a 30 metri, il cui scopo era quello di estrarre energia dalla Terra per poi ritrasmetterla in altri luoghi del pianeta. In questo Tesla, sulla base degli esperimenti effettuati soprattutto a Colorado Springs, investì molta parte delle sue energie e dei suoi fondi, anche con risultati notevoli, come ad esempio quello di riuscire ad accen- dere delle lampadine a 40 chilometri di distanza dal trasmettitore. E, come spesso succede nelle scienze osservative e applicate, nel corso dei suoi esperimenti con questo marchingegno, egli ebbe modo di scoprire – quella che gli scienziati chiamano oggi “serendipi- ty” – fenomeni del tutto inaspettati e anomali, come ad esempio i fulmini globulari, ma non solo quelli. Furono proprio gli esperimenti con il suo trasmetti- tore, che poi era un derivato molto elaborato della famosa bobina usata per il motore ad induzione, ad

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Tre delle più importanti invenzioni di Tesla . Da sinistra: il motore a
ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Tre delle più importanti invenzioni di Tesla . Da sinistra: il motore a
ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Tre delle più importanti invenzioni di Tesla . Da sinistra: il motore a

Tre delle più importanti invenzioni di Tesla. Da sinistra: il motore a induzione, il battello radiocomandato e la radio

il motore a induzione, il battello radiocomandato e la radio aprire nella mente di Tesla prospettive

aprire nella mente di Tesla prospettive completamen- te nuove, che lo avvicinarono inevitabilmente alla fisica teorica. Infatti fu nella seconda parte della sua vita che Tesla scrisse dei volumi dedicati ad una sua fisica alternativa, in base alla quale qualunque feno- meno sarebbe riconducibile ad un “etere cosmico” (la cui esistenza fu sempre sistematicamente negata da Einstein). A tal proposito Tesla affermava che l’ener- gia non è contenuta nella materia ma nello spazio tra le particelle di un atomo, e che la velocità di propaga- zione di un segnale elettromagnetico può superare la velocità della luce. Era convinto che tutte le proprietà della materia e dell’energia derivassero da questo etere che permeerebbe tutto l’universo. Al giorno d’oggi

etere che permeerebbe tutto l’universo. Al giorno d’oggi Letture Consigliate Massimo Teodorani Tesla Lampo di Genio

Letture Consigliate

Massimo Teodorani Tesla Lampo di Genio La storia e le scoperte del più geniale inventore del ventesimo secolo Macro Edizioni, 2012

Nikola Tesla Scritti Voll. I, II, III, IV, V, VI Andromeda Edizioni

Kristo Papic Il segreto di Nikola Tesla (DVD) Il film - Nuova Edizione Doppiata in Italiano Macrovideo, 2012

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36 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Riusciva davvero Tesla a collegarsi con questa meravigliosa “Biblioteca Alessandrina” del cosmo?

questo “etere” viene chiamato con diverse denomina- zioni che però descrivono esattamente la stessa cosa:

“campo di Planck”, “energia di punto zero”, o più sem- plicemente “vuoto quantistico”. Come si può vedere, anche in questo aspetto dell’esperienza di Tesla torna nuovamente in causa questo concetto, che andrebbe visto sotto una doppia ottica: da una parte deposito di informazione e dall’altra sede della creazione di mate- ria e di energia. Ma qui si tratta proprio delle odierne ricerche più avanzate di fisica quantistica, il cui fine ultimo è quello di estrarre energia dal vuoto. Tesla era arrivato a certe sue conclusioni proprio osservando attentamente il frutto dei suoi esperimenti con il tra- smettitore di Colorado Springs, dove costantemente notava che oltre al normale campo elettromagnetico si manifestava parallelamente un’energia di differente natura, che oggi viene chiamata col nome di “campo scalare”. Si tratterebbe, in confronto con le normali onde elettromagnetiche vettoriali, di “onde” caratte- rizzate da un’oscillazione del tempo che si propagano su più dimensioni. Queste onde nascerebbero proprio dal vuoto, un vuoto senza massa ma dotato di carica e inondato da un flusso di particelle virtuali cariche, e si tratterebbe di una manifestazione che non esiste nello spazio ordinario ma solo nello spaziotempo nella sua totalità. Ancora non è stata trovata, a livello ufficiale, una dimostrazione rigorosa e definitiva che queste “onde scalari” effettivamente esistono. Ci sono stati semmai molti tentativi per attivare il campo scalare, ma il più

Nikola Tesla

Nikola Tesla

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Tesla affermava che l’energia non è contenuta nella materia ma nello spazio tra le particelle di un atomo, e che la velocità di propagazione di un segnale elettromagnetico può superare la velocità della luce

delle volte fuori dal protocollo metodologico della

queste anomalie, alla fine della sua vita, si sentì spinto

scienza. Qualcosa succede, ma nessuno sembra aver

a

scrivere libri di interesse molto più fisico che tec-

ancora capito come la cosa funziona in termini di

nologico. Tuttavia tali testi, per quanto interessanti

vere leggi fisiche nel senso matematico del termine;

e

intellettualmente stimolanti in sé (soprattutto per

d’altro canto la maggior parte degli accademici nega

un

fisico teorico), avevano un carattere esclusivamen-

l’esistenza delle onde scalari. Eppure un freddo con-

te

qualitativo/speculativo e non quantitativo come

trollo accademico, possibilmente scevro da precon-

ci

si aspetterebbe da un trattato di fisica teorica. E

cetti, si rende inevitabilmente necessario. Ma ciò non

proprio questa grave lacuna impedì che a quel tempo

toglie che un’anomalia energetica da investigare sus-

si

radicasse una nuova fisica dall’impatto realmen-

sista, anche perché tutto questo non è nato dai deliri mentali di qualcuno, ma dall’osservazione empirica

te

fosse stato tanto fortunato quanto Albert Einstein

rivoluzionario. Probabilmente se Nikola Tesla

di

alcune manifestazioni verificatesi nel corso degli

nell’avere al suo fianco un matematico del calibro

esperimenti di Tesla. Sembra infatti che Tesla si fosse

di

Gregorio Ricci Curbastro, che collaborasse con

accorto che il fluire della corrente nei conduttori non

lui

aiutandolo a trasformare le sue idee in trattazioni

fosse la vera causa di taluni fenomeni che nel corso

matematiche di alto livello, allora forse oggi in cielo

di

alcuni suoi esperimenti si manifestavano come

al

posto di aerei a reazione e razzi vedremmo vola-

“brillamenti di luce blu” a carattere transiente, i

re

“aeronavi a elettropropulsione” basate su campi

quali poi cessavano non appena la corrente iniziava a

magnetici rotanti in grado di manipolare sia lo spazio

scorrere nelle linee, e a quel tempo nessuno sembrava

che il tempo, come già le aveva immaginate Tesla.

realmente interessato a scoprire perché avessero luogo drammatici aumenti nel potenziale elettrico statico. Tesla, proprio concentrandosi sull’anomalia osserva-

ta, vide in essa una potentissima e sconosciuta forma

di energia che doveva essere compresa scientificamen-

te e possibilmente imbrigliata. Proprio ispirato da

Bibliografia

1.Laszlo, E. (2004), Science and the Akashic Field: An Integral Theory of Everything, Inner Traditions International. 2.Mc Taggart, L. (2011), Il Campo del Punto Zero, Macro Edizioni. 3.Meyl, K. (2001), “Scalar Waves: Theory and Experiments”, Journal of Scientific Exploration, Vol. 15, No 2, pp. 199-205. 4.Puthoff, H. E.; Little, S. R.; and Ibison, M. (2002), “Engineering the Zero-Point Field and Polarizable Vacuum for Interstellar Flight”, J. British Interplanetary Society 55, pp.

137–144.

5.Teodorani, M. (2007), Entanglement, Macro Edizioni. 6.Teodorani, M. (2011), “Non-Local SETI (NLSETI):

search for possible signals of non-local kind of extraterrestrial intelligence using EEG monitoring and SETI-like algoryth- mic analysis”, Project GENESIS (Argentina). 7.Thaheld, F, (2007). A new empirical approach in the Search for Extraterrestrial Intelligence: Astrobiological nonlocality at the cosmological level, Arxiv: http://arxiv.org/ftp/physics/

papers/0608/0608285.pdf

Ma sarà la scienza moderna a confermare o a confuta-

re questa possibilità.

nell’ambito

Scritto da Massimo Teodorani

Massimo Teodorani si e laureato in Astronomia e ha successivamente conseguito il Dottorato di Ricerca in Fisica Stellare. A livello di ricerca operativa, si è occu- pato di molti tipi di eventi esplosivi in ambienti stellari

e, più recentemente, della ricerca di pianeti extrasolari e del Progetto SETI. Ha in seguito insegnato all’Univer- sità come professore incaricato di Fisica. Attualmente,

del “Progetto GENESIS”, un istituto di

ricerca di recente formazione basato in Argentina, si occupa a tempo pieno dell’investigazione fisica sui fenomeni atmosferici anomali. Ha scritto inoltre sva- riati libri divulgativi in materia di fisica e astronomia. Per leggere una sua nota bibliografica più completa ed esaustiva si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/ Massimo_Teodorani.

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

L’energia del

Ritmo

Pierluigi Ighina, l’atomo magnetico e il Codice Primo

L’ ho incontrato. Sono stato l’ultimo

uomo al mondo ad intervistarlo, un

mese prima che morisse in quei primi

giorni del 2004, a novantacinque anni.

Oggi lo ricordiamo nell’ottavo anni-

versario della scomparsa. Per più di un decennio,

tra gli anni Venti e Trenta, aveva collaborato con

Guglielmo Marconi, come tecnico e come suo figlio

scientifico. Non soltanto miniera di sapere e autore

di

geniali scoperte, Pierluigi Ighina era soprattut-

to

un grande e umile Maestro di scienza e di vita.

Ne aveva soltanto sedici, di anni, quando la vita gli aveva riservato la fortuna di poter andare a bottega da Marconi e, da lì a poco, di scoprire quello che in seguito chiamò l’atomo magnetico. Vediamo di che si tratta.

Che cos’è l’atomo magnetico

Secondo Ighina, gli atomi avrebbero assorbimenti

diversi a seconda della materia alla quale appartengo-

no e le forme dei corpi dipenderebbero da alterazioni

delle sue vibrazioni. Il grande scienziato, che per tutta la lunghissima esistenza abitò sempre nella sua Imola, aveva finito per classificare la materia a seconda delle pulsazioni degli atomi, scoprendo che ce n’erano alcuni di gran lunga più piccoli e veloci degli altri, che si spostavano con una specie di movimento ripro- duttivo permanente. Era riuscito a vederli grazie a un microscopio atomico lenticolare di sua invenzione,

38 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Massimo Citro

- n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012 Massimo Citro che ingrandiva di un miliardo e duecento milioni di

che ingrandiva di un miliardo e duecento milioni di volte (1). L’atomo magnetico è descritto come una struttura in perenne movimento, e sembra frenato da cinque canaletti di atomi assorbenti: al centro è una dilatazione prodotta dalla pulsazione dell’atomo stesso. La fotografia è stata scattata nel laboratorio di Ighina nel 1940.

prodotta dalla pulsazione dell’atomo stesso. La fotografia è stata scattata nel laboratorio di Ighina nel 1940.

PierluigiSonofusioneIghina

Pierluigi Sonofusione Ighina

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Non soltanto miniera di sapere e autore di geniali scoperte, Pierluigi Ighina era soprattutto un grande e umile Maestro di scienza e di vita

L’atomo magnetico, pulsando, irradia energia nello spazio circostante e questa energia è visibile, nella fotografia, come un sottile cerchio luminoso attorno all’atomo centrale. Tale circoletto energetico si può espandere a formare un circolo più grande fino ad esaurire la pulsazione: il susseguirsi dei circoletti li fa adagiare l’uno sull’altro, a formare uno scudo protet- tivo che nasconde l’atomo centrale. Quello magnetico è l’atomo più piccolo e veloce, quello che imprime agli altri il movimento grazie alla propria pulsazione. Questi poi, venuti a contatto con esso e raggiunto il massimo del loro movimento, se ne distaccano. A sua volta l’atomo della materia, influen- zato da quello magnetico e assorbitene le pulsazioni, riduce i movimenti dell’atomo magnetico, che, essen- do in perenne movimento, rapidamente recupera. Ighina osservò che gli atomi della materia separati da quelli magnetici rimanevano fermi e la materia non si trasformava. Pensò che, se l’atomo magnetico era in grado d’influenzare gli altri, avrebbe potuto produrre tutte le variazioni degli atomi materiali. Così, costruì un apparecchio regolatore di vibrazioni atomiche magnetiche e cominciò una serie di espe- rimenti. Ecco la descrizione dalle sue stesse parole.

“Un giorno, regolato l’apparecchio e messolo in sintonia con una data materia, lo lasciai nella medesima posizione sino al giorno dopo. Nel frattempo l’apparecchio aveva variato da solo la sua vibrazione e quella della materia era a sua volta aumentata. Constatai che la materia sottoposta a questo aumento aveva cambiato parte della sua struttura: assomigliava moltissimo alla materia con atomi aventi le stesse vibrazioni. Altre prove mi fecero comprendere che variando la vibrazione di una materia, si sarebbe potuto trasformare questa materia in un’altra. Con lo stesso apparecchio, un giorno identificai l’esatta vibrazione degli atomi di una pianta di melo, mi avvi- cinai quindi a una pianta di pesco, mi sintonizzai anche con questa materia e cominciai ad aumentarne piano piano la vibrazione sino a raggiungere quella del melo. L’aumento durò otto ore, dopo di che lasciai sempre in sintonia per sedici giorni il pesco con la stessa vibrazione del melo. A poco a poco vidi il pesco trasformarsi e com- pletarsi in melo. Col medesimo sistema, una pesca “fior di maggio” che per sua natura è di piccola dimensione, poté

essere trasformata in una pesca “ala” che è assai più grossa. Presi a fare esperimenti con lo stesso sistema su animali

e riuscii così a trasformare la coda di un topo in quella

di un gatto. La durata della trasformazione della coda

durò quattro giorni, dopo di che ritornò allo stato nor- male di quella del topo, ma poi si distaccò e il topo morì.

Gli atomi della coda del topo non sopportano a lungo l’alterazione. Ancora più interessante fu lo sviluppo di un osso di coni- glio affetto da osteomielite (…). Le due estremità di osso sano vicine a quelle infette avevano vibrazioni alterate rispetto alle altre. Mi sintonizzai a mezzo dell’apparec- chio con le vibrazioni delle estremità sane dell’osso e cominciai ad alterarle al loro massimo, ottenendo in tal modo il fenomeno della riproduzione dell’atomo. Ben

presto, le due estremità dell’osso sano si avvicinarono sino

ad unirsi, procurando la continuità delle vibrazioni che

si erano interrotte per l’infezione. La materia tornò nor-

male, come pure le vibrazioni, e la febbre scomparve” (2).

Ritmo e teoria del Codice Primo

Nell’ultima intervista della sua vita, Ighina era con- vinto che la materia, in realtà, non fosse altro che

un ritmo capace di pulsare in modi diversi. A ritmi differenti corrisponderebbero corpi e sostanze diverse (pensiero non distante da quello delle superstringhe), anzi quelli che a noi appaiono come corpi non sareb- bero altro che ritmi diversi di un’unica vibrazione. Quando gli esposi la mia teoria del Codice Primo (vale a dire un insieme d’informazioni atte a definire

la

di

eretica per chiunque e gli chiesi un parere, mi guardò con quei suoi occhietti ironici e penetranti e disse:

Certo che è così, se ne stupisce? È naturale. Cosa c’è di strano? Un codice è, per definizione, un insieme d’infor- mazioni, una combinazione di segnali che serve a identificare ogni singola entità di un sistema. Ne sono esempio i codici a barre, i codici fiscali, i codici binari, e così via. Codice Primo è quella combinazione d’in- formazioni che identifica ogni corpo fisico di questo universo, dall’atomo alle galassie. Informare è dal latino in-formare, “dotare di una forma”, modellare secondo una forma: senza infor-

qualunque sostanza o corpo) fino a quel momento

forma, la struttura, le caratteristiche e le proprietà

Pierluigi Ighina

Pierluigi Ighina

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

mazioni nulla si crea. Ogni creatore informa di sé le creature (dalle Scritture: “Ed Egli fece l’Uomo a sua immagine e somiglianza”). Da “plasmare intellet- tualmente” si passa poi al significato di “mettere al corrente, fornire notizie, porre in grado di operare”. Le informazioni creano forme e le mettono in comu- nicazione tra loro. In virtù delle informazioni tutto muta e (torniamo a Eraclito di Efeso) tutto scorre e niente si ripete. Tutto è informazione, dalla melodia che fa sognare, alla molecola che attiva un recettore. Tutto scambia con tutto nella rete di comunicazioni che fa esistere il mondo. L’universo è una rete i cui nodi sono i

corpi, e fili le onde e le radiazioni: quelli, i sensi li percepiscono, questi non. I fili informano, scambiano

e organizzano la vita.

Per ogni corpo c’è un progetto, un Codice Primo. La chimica descrive come e di cosa son fatte le cose, non in che modo vengono scelti gli ingredienti, come si miscelano, in che misura ed entro quali limiti. Non c’è risposta ancora all’enigma antico della forma e della sostanza. Non basta sapere di cosa i corpi son

fatti, ma su quali criteri opera la scelta degli elementi

e di come si debbano disporre. Il Codice Primo è la

“Prendete un tubo di alluminio, torcetelo da farne sette spire che avvolgerete attorno al ramo di un albero e con un cavo elettrico portatelo all’interno del laboratorio”.

Ottenuta la frequenza, Ighina la riproduceva per farla riascoltare a un’altra specie vegetale finché questa non

si trasformava in quell’altra. Insomma, registrava il

ritmo del melo captandolo dal campo dell’albero e operava un trasferimento d’informazioni da pianta a pianta. Ma gli esperimenti di Ighina confermano anche che, possedendo il codice di una sostanza, se

ne può fare quel che si vuole, la si può trasformare.

E qui la fisica si sposa con la magia e l’alchimia,

che forse sono tre aspetti diversi di un’unica cosa. L’informazione viaggia dal codice alla massa e da questa al codice, come specchi auto-riflettenti. Senza Codice Primo, qualsiasi corpo si disgregherebbe, perché privo dei propri riferimenti. Se, come scrisse Giordano Bruno, riuscissimo a modificare il codice di un corpo, lo potremmo trasformare o mutare in altro, come nell’alchimia. Sarebbe il Codice Primo, la fonte inesauribile delle informazioni che organizzano la materia. Tanto che, trasmesse a una sostanza, le fanno assumere le carat-

Il grande scienziato aveva finito per classificare la materia a seconda delle pulsazioni degli atomi, scoprendo che ce n’erano alcuni di gran lunga più piccoli e veloci degli altri, che si spostavano con una specie di movimento riproduttivo permanente

mappa dalla quale il corpo trae i propri riferimenti strutturali. Inoltre ne preserva l’identità mantenendo la massa confinata nella forma. “Sono i campi di ener- gia a generare la materia e non il contrario. Essi prece- dono e organizzano la formazione del corpo fisico…” scrive il collega statunitense Richard Gerber (3). Come immaginare i Codici Primi? Ritmi pulsanti, variazioni nel ritmo di base della materia dal cui mare tranquillo emergono come increspature. I corpi fisici non sono che espressioni di frequenze, sequenze nume- riche dovute all’alternanza d’impulsi e pause: ritmi. Per trasformare il pesco in un melo è sufficiente registrare

il ritmo del melo, il suo Codice Primo, e con tali fre-

quenze irradiare un albero di pesche. Conoscendo il codice delle cose e potendovi lavorare, sembra possibile trasmutare la materia. Come faceva Ighina a registrare il codice di un albero? Ascoltiamone il suggerimento nell’intervista rilasciata all’autore:

40 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

teristiche della prima. Allo stesso modo operiamo noi da più di vent’anni con quello che abbiamo scoper- to e chiamato TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale) che consente, attraverso circuiti elettro- nici, di trasferire alle cellule le proprietà medicinali di un farmaco senza doverlo somministrare (4, 5). Un “TFF biologico” capace d’inviare al topo le informa- zioni del gatto, in modo che il codice del topo venga modificato in quello del gatto! Nel TFF si trasmet- tono informazioni proprio come negli esperimenti dell’epigono di Marconi: quando un codice viene trasferito, la materia si trasforma. Ma torniamo a Ighina che ha fotografato quel par- ticolare “atomo” che imprimerebbe il ritmo, come un segna passo. La sua pulsazione si trasferisce alla materia determinandone le caratteristiche. Così scri- ve l’Autore. Quello che chiama atomo magnetico potrebbe davvero essere espressione del Codice Primo

Pierluigi Ighina

Pierluigi Ighina

A ritmi differenti corrisponderebbero corpi e sostanze diverse (pensiero non distante da quello delle superstringhe), anzi quelli che a noi appaiono come corpi non sarebbero altro che ritmi diversi di un’unica vibrazione

che informa il campo (“Pulsa e irradia energia nello spazio circostante”), la cui vibrazione ordina gli atomi affinché possano insieme esprimere sostanza e qualità. Costruisce la forma. Che quanto osservato da Ighina sia la perturbazione spaziale del Codice Primo sembra suggerirlo Ighina stesso:

“Avevo notato che tutte le materie avevano un proprio campo magnetico formato di atomi magnetici frammisti con gli atomi della materia stessa” (6).

Ighina trascorse l’intera vita sperimentando. Il mondo parlò di lui e molte volte lo derise. Egli preferiva non parlare del mondo, dal quale viveva quasi riparato,

( Chi è Pierluigi Ighina Pier Luigi Ighina (Milano, 23 giugno 1908 – Imola, 8
(
Chi è
Pierluigi Ighina
Pier Luigi Ighina (Milano, 23 giugno 1908 –
Imola, 8 gennaio 2004) nacque a Milano nel
1908. Da giovane si interessò allo studio della
natura, delle forze motrici e dell’elettroma-
gnetismo. Studiò a Milano, diventando tec-
nico in elettronica e radioelettronica. Trovò
lavoro come collaudatore prima alla Magneti
Marelli, poi alla CGE (Compagnia Generale
di
Elettricità) e successivamente alla Ansaldo
Lorenz di Genova. Dopo un corso di specia-
lizzazione in sistemi radiotelevisivi, nel 1926
scelse di arruolarsi come volontario nella
Marina Militare come telegrafista. Trascorse
tutta la vita ad Imola, studiando e lavoran-
do in solitudine ed isolamento. Dichiarò di
aver dato la paternità a moltissime invenzio-
ni ritenute improbabili e stravaganti dalla
comunità scientifica (la macchina della piog-
gia, la macchina per disinnescare i terremoti
e altre) che non prese mai sul serio neppure
la
sua teoria dell’atomo magnetico.
Una delle sue ultime interviste è stata raccol-
ta
dalla trasmissione televisiva Report http://
vimeo.com/2825339.
ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

isolato e silenzioso come i primi filosofi greci. Costruì diversi macchinari che gli consentivano azioni stra- ordinarie, come richiamare in breve tempo le nubi per far piovere oppure allontanarle facendo ritornare il sole. Agli occhi del mondo era uno stregone, agli occhi della vera scienza, quella che non teme le novità e anzi le ricerca, era un genio. Per me è stato un vero Maestro, anche di vita, e quell’incontro rimane irripe- tibile e indimenticabile.

(Tratto dai libri di Massimo Citro: La Scienza dell’In- visibile, Macro, 2011 e The Basic Code of the Universe, Inner Traditions, Rochester, U.S.A., 2011).

Note

(1) Ighina, P.L., La scoperta dell’atomo magnetico, Atlantide Edizioni, 1999. (2) Ibid (3) Gerber, R., Vibrational Medicine, Bear & Co. New Mexi- co, USA, 1988. Ed. it: Medicina vibrazionale, Lampis, Pisa,

1998.

(4) Citro, M., M. Emoto, La Scienza dell’Invisibile, Macro, Cesena, 2011. (5) Citro, M., The Basic Code of the Universe, Inner Tradi- tions, Rochester, U.S.A., 2011. (6) Ighina, P.L., op. cit.

 

Scritto da Massimo Citro

Dottore in

Medicina e Chirurgia, Dottore in Lettere Specialista in Psicoterapia, Massimo Citro

vive e lavora come medico a Torino. Ricercatore scienti-

Classiche e

fico e scopritore del TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale), dirige l’Istituto di Ricerca “A. Sorti” da lui stesso fondato. Autore di saggi letterari e scienti- fici, come scrittore ha pubblicato: Gli Dèi e i Giorni (Ecig, 2003), Vietato studiare (Macro, 2008), The Basic Code of the Universe (Inner Traditions, USA, 2011).

Co-autore,

con Masaru Emoto, de La Scienza dell’In-

visibile (Macro, 2011). È socio del Club di Budapest,

fondato da

Ervin Laszlo.

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 L’acqua e gli organismi viventi La visione scientifica: intervista a Emilio Del Giudice

L’acqua e

gli organismi viventi

La visione scientifica:

intervista a Emilio Del Giudice

Roberto Germano

A ll’edizione 2011 del Convegno di apertura dell’evento interdisciplinare Le Connessioni Inattese. La Frontiera, L’Ignoto, L’Eresia, è stato presente il Prof. Emilio Del Giudice, medaglia Prigogine 2009, ormai famoso

per i suoi studi in biofisica che, partendo dalla mec- canica quantistica, hanno fatto luce sul fondamentale ruolo dell’acqua nella vita. Lo ha intervistato per noi Roberto Germano, uno dei padri de Le Connessioni Inattese, evento che si svolge a Napoli, da ormai 5 anni ogni metà Novembre, con la partecipazione di scien- ziati, umanisti, artisti, che insieme al pubblico presente, cercano “inattese connessioni” tra ambiti solo apparen- temente distanti. La manifestazione non si esaurisce certo nel Convegno di apertura: come ogni anno, infatti, l’Associazione ALTANUR ha preparato un ricco programma interdisciplinare che animerà Napoli e Provincia da Novembre 2011 fino a Marzo 2012.

Roberto Germano: Ciao Emilio, è sempre un piace- re ed un onore riaverti qui a Napoli, nella tua città natale. Tu hai studiato, fin dagli anni ’80 del secolo scorso, il fondamentale ruolo dell’acqua nella vita, utilizzando gli strumenti della Fisica e dell’Elettro- dinamica Quantistica in particolare. Cominciamo con una domanda base: cos’è l’acqua? Si è capito abbastanza di questo liquido così diffuso? È davve- ro un insieme di palline, di molecole di H 2 O, che stanno insieme caoticamente? Emilio Del Giudice – Grazie a voi di avermi invitato! Quanti giorni ho per rispondere a questa semplice domanda?! Scherzi a parte, è semplice rendersi conto che l’acqua ha un ruolo fondamentale nella vita. Il nostro corpo, come numero di molecole, è costitu- ito per circa il 99% da molecole d’acqua; soltanto il restante 1% è costituto da molecole diverse dall’acqua (proteine, DNA, ormoni, vitamine, ecc…). Ci si può

42 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

42 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012 chiedere come mai i biologi finora hanno

chiedere come mai i biologi finora hanno studiato

l’1% e trascurato il 99%. La ragione è che esiste

il preconcetto secondo cui la dinamica biologica è

governata dalla chimica, cioè dal fatto che questo 1%

di molecole si incontra, fa reazioni chimiche, e l’in-

sieme di tutte queste reazioni chimiche da luogo alla dinamica biologica. Siccome le molecole d’acqua non

fanno reazioni chimiche, vengono trascurate, come se

fossero gli spettatori della partita: allo stadio 22 perso-

ne giocano e 60.000 guardano…

Spesso sono proprio le domande ingenue che danno origine alle grandi scoperte

Come superare questo preconcetto? Sarà di certo

difficilissimo. Ad esempio, ci sono voluti secoli per cogliere l’esistenza della pressione atmosferica…

Il trucco sta nel farci una domanda ingenua. Spesso sono

proprio le domande ingenue che danno origine alle gran-

di scoperte. Nella visione attuale, posto che siano le mole-

cole diverse dall’acqua che danno origine alla dinamica vivente, come fanno queste molecole a riconoscersi, a tro- varsi e ad incontrarsi? Infatti, nella dinamica biochimica non ci sono errori, non ci sono incontri che danno luogo a specie molecolari non volute. Mentre in un reattore chi- mico industriale ci sono incontri di ogni genere, per cui oltre al prodotto che si vuole si producono anche i rifiuti. Ma allora deve esistere una sorta di “governo” delle rea- zioni biochimiche, un qualche agente fisico che dice alle molecole dove devono andare e chi devono incontrare.

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Le molecole dell’acqua liquida non sono una folla di oggetti indipendenti, ma

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Le molecole dell’acqua liquida non sono una folla di oggetti indipendenti, ma sono come un corpo di ballo, cioè danno luogo ad un ordine, non di tipo spaziale, come in un cristallo, ma “si muovono” in modo definito

La domanda apparentemente sciocca, come quelle che fa il tenente Colombo, ci sta iniziando a far intuire qualcosa… Quindi, qual è questo agente? Si può senz’altro candidare a questo ruolo il campo elettromagnetico. Infatti esiste un teorema che dice che quando un campo elettromagnetico occupa una certa regione di spazio ed oscilla ad una certa frequenza, è capa- ce di attirare in quella regione molecole che oscillino alla stessa frequenza (o a frequenze molto simili). C’è quindi un meccanismo selettivo di richiamo.

Ma chi produce questo campo elettromagnetico? Negli ultimi anni, la risposta a questa domanda ha fatto cogliere il ruolo fondamentale dell’acqua. Le molecole d’acqua sono capaci di avere un’attività collettiva, cioè in metafora: le molecole dell’acqua liquida non sono una folla di oggetti indipendenti, ma sono come un corpo di ballo, cioè danno luogo ad un ordine, non di tipo spaziale, come in un cristallo, ma “si muovono” in modo definito. Poiché i campi magnetici sono pro- dotti dalle oscillazioni delle cariche elettriche, un’oscillazione di un gran numero di molecole in fase da luogo appunto ad un campo elet- tromagnetico ben definito. Ecco l’origine del campo elettromagnetico, che si comporta da governatore; ed ecco quindi anche il ruolo per i 60.000 dello stadio i quali, facendo la “ola”, fanno si che i calciatori giochino meglio…

Ma, andando fuor di metafora, vuoi accennare quali sono le evidenze speri- mentali che è proprio così che vanno le cose?

Luc Montagnier, ad esempio, ha recentemente otte- nuto risultati interessantissimi. Come sai bene ne ha parlato, poco dopo averli ottenuti, anche a Le Connessioni Inattese a Napoli, due anni fa. Montagnier ha lunga dimestichezza con i virus e il DNA: è premio Nobel per la medicina proprio per queste sue compe- tenza sperimentali.

Seguendo anche lo schema con cui Montagnier illu- stra l’esperimento, ce lo puoi brevemente descrivere? Montagnier pone in una provetta in acqua delle sequenze di DNA batterico; e poi – molto importan- te – diluisce via via con acqua. Una bobina prende i segnali elettromagnetici provenienti dalla provetta. Prima cosa importante è il fatto che più si diluisce più

provetta. Prima cosa importante è il fatto che più si diluisce più www.scienzaeconoscenza.it - Scienza e

Oltre la memoria dell’acqua

Oltre la memoria dell’acqua

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

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living organisms Journal of Physics:ConferenceSeries 329 (2011) 012001 doi:10.1088/1742-6596/329/1/012001 Per contenuti video on line : www.acquainformata.org E.Del

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biomolecules and water at the origin of the active behavior of living organisms Journal of Physics:ConferenceSeries 329 (2011) 012001

doi:10.1088/1742-6596/329/1/012001.

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Capire queste cose potrà permettere di dare origine ad una nuova industria chimica non inquinante, che si ispiri al caso biologico

aumentano i segnali elettromagnetici! Quindi è l’acqua

a regolarne l’intensità. Quali frequenze? Lo stabilisce il DNA. Infatti, l’acqua può oscillare su un grande nume-

ro di frequenze, ma è il partner con cui l’acqua se la sta facendo in quel momento che stabilisce quali.

Già questo è interessantissimo, e si capisce che Montagnier si è ispirato ai famosi esperimenti di Benveniste, che a suo tempo purtroppo furono incompresi.

Sì, infatti, Montagnier non ne fa mistero… Ma lui è andato oltre, e infatti la seconda parte dell’esperimen-

to è quella più sconvolgente. Ebbene, cosa succede?

Questi segnali vengono inviati ad un secondo reci- piente con pura acqua distillata e, per evitare dubbi

di contaminazione, la cosa è stata fatta anche per via

telematica a centinaia di km di distanza.

Che succede nel recipiente di acqua pura esposto a questi segnali? Gli sperimentatori aggiungono a quell’acqua pura

le sostanze necessarie alla strutturazione del DNA,

adenina, timina, citosina e guanina, più i necessari

catalizzatori, le polimerasi, ecc… e cosa succede? Dopo un certo numero di ore (circa 20 ore) compare fisica- mente lo stesso tipo di DNA da cui era stato estratto

il segnale!!!

Eccezionale! Quindi, capire l’acqua fresca… aiuta a risolvere il mistero della vita?! Eh si! Ma, non solo, capire queste cose potrà permet-

tere di dare origine ad una nuova industria chimica non inquinante, che si ispiri al caso biologico, in cui

le molecole interagiscono in maniera precisa tra di

loro senza generare composti a caso, e cioè in maniera altamente efficiente, a basso consumo energetico, e

senza generare rifiuti inquinanti… E credo che l’Effet-

to Ossidroelettrico che hai da poco sperimentalmente

evidenziato in PROMETE, cioè l’estrazione di cor- rente elettrica dall’acqua, mediata dalle molecole di Ossigeno, possa essere un primo passo in questa dire- zione. Infatti, gli organismi viventi riescono proprio grazie all’acqua a trasformare energia di basso grado (calore, infrarossi) in energia di alto grado (energia

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Oltre la memoria dell’acqua

Oltre la memoria dell’acqua

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

elettrica, energia chimica), appunto con questo tipo di meccanismi ancora non molto chiari ai più…

Dacci una previsione sull’applicabilità diffusa di queste metodiche. Dipenderà soltanto dall’entusiasmo con cui ci si applicherà. Così come gli antichi romani avevano già conoscenze che sono diventate operative solo 1.500 anni dopo… Dipende da meccanismi economico- sociali, non da motivi scientifici.

Un po’ come nel caso del cuscinetto a sfere, già disegnato da Leonardo Da Vinci nel 1500 e poi riscoperto solo agli inizi del 1900! Sì! Però c’è una nota ottimistica con cui vorrei con- cludere, legata al fatto che questo tipo di ricerche non richiede affatto finanziamenti enormi. Il primo esperimento di Montagnier sopra descritto fu con- dotto in Camerun, e non a New York o a Parigi, le città in cui Montagnier normalmente vive. L’attuale mancanza di finanziamenti alla ricerca forse non ha effetti totalmente negativi, perché obbligherà i ricer- catori a fare cose così intelligenti che si possano fare senza soldi….

Letture

Roberto Germano

L’acqua elettromagnetica e le sue mirabolanti avventure

Bibliopolis, 2007

e le sue mirabolanti avventure Bibliopolis, 2007 L’enorme mole di “anomalie” sperimentali che si af-

L’enorme mole di “anomalie” sperimentali che si af- fastellano intorno alla natura chimico-fisica della pura e semplice acqua, e ai suoi effetti biologici, fa comprendere indiscutibilmente che è il momento di mettere ordine in questa pletora di fenomeni: e sono proprio italiane molte delle ricerche che stanno con- ducendo alla comprensione di questi controversi fatti sperimentali. Emerge ben chiara sullo sfondo l’immagine di una nuova rivoluzione scientifica; l’osservatore medio, però, non ne è al corrente, o magari tende a classifi- carla sbrigativamente con l’etichetta “non scientifico” – come ormai la locuzione “memoria dell’acqua” in- variabilmente ispira – rimanendo del tutto ignaro del gran numero di lavori sperimentali pubblicati sull’ar- gomento da riviste scientifiche internazionali.

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o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate ( Abbiamo intervistato Emilio Del Giudice ( Fisico teorico.

(

Abbiamo intervistato Emilio Del Giudice

(

Fisico teorico. Ricercatore INFN a Milano, ora in pensione, è membro dell’International Institute of Biophysics di Neuss in Germania. Ha lavorato presso il MIT di Cambridge, USA e presso il Niels Bohr Institute di Copenhagen. I suoi interessi scientifici riguardano prevalentemente la teoria quantistica dei campi, e lo studio delle proprietà collettive della mate- ria, per fare luce sulla natura della vita. È autore di numerosissimi articoli scientifici. È stato insignito della Prigogine Medal 2009.

Giuliano

A cura di Roberto Germano

Fisico della materia, è CEO di PROMETE Srl – CNR Spin off company. Ha scritto il libro Fusione Fredda, Moderna

storia d’inquisizione e d’alchimia (Bibliopolis, 2000, seconda ed. 2003) – prefazione di

Preparata – e AQUA.

L’acqua elettromagnetica e le sue mirabolanti avventure (Bibliopolis, 2007) – prefazione di Emilio Del Giudice. È coautore del volume Il

Trasferimento Tecnologico (Franco Angeli, 2010) e di numerosi articoli scientifici

Tecnologico (Franco Angeli, 2010) e di numerosi articoli scientifici www.scienzaeconoscenza.it - Scienza e Conoscenza 45

Nella nostra biblioteca

Nella nostra biblioteca

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Nella nostra biblioteca ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Vincenzo Valesi I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia Consigli
Nella nostra biblioteca ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Vincenzo Valesi I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia Consigli

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ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 www.scienzaeconoscenza.it - Scienza e Conoscenza 47

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

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critica? Come funzionano le ar-
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utilizzate a Gaza che uccidono
senza lasciare traccia di frammen-
ti metallici? Perché le munizioni
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contengono anche altri elementi
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ALBERTO ALCOZER 09-10-2013 Il dottor Valesi risponde Vincenzo Valesi ci spiega come combattere alcuni disturbi

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

Il dottor Valesi

risponde

Vincenzo Valesi ci spiega come combattere alcuni disturbi con i rimedi naturali rispondendo alle domande scritte per lui dai nostri affezionati lettori

Vincenzo Valesi

per lui dai nostri affezionati lettori Vincenzo Valesi I mmaginate di avere un mal di gola

I mmaginate di avere un mal di gola di quelli che non permettono nemmeno di parlare, con il naso chiuso, il cerchio alla testa e tutto quello che normalmente accade quando si è un bel po’ raffreddati. Aprite l’armadietto dei medicinali e lo trovate VUOTO (meglio così…). Potrebbe essere una tonsillite quella che vi fa bruciare tanto la gola oppure una faringite o chissà cosa, ma l’importante per voi in questo momen- to è trovare un rimedio veloce ed efficace. Che fare? Potreste chiamare il medico di famiglia (ma dovrete fare lunghe attese), andare in farmacia chiedendo un consiglio oppure, ancora più semplice, aprire un libro. Un libro che contiene 500 pagine di consigli pratici per ogni evenienza, dal malanno di stagione a patolo- gie ben più serie. Il libro in questione è I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia (Macro Edizioni, 2011), scritto dal dot- tor Vncenzo Valesi il quale ha racchiuso la propria decennale esperienza di medico di famiglia, omeopata, omotossicologo, agopuntore, iridologo, riflessologo (e molto altro) in un gioiello di libro, che a nostro parere dovrebbe essere nella libreria di ognuno di noi. Ma torniamo a noi… cosa troverete nel libro in que- stione per il vostro mal di gola e per tutti i sintomi correlati? Un capitolo intero dedicato alle malat- tie della gola, del naso e delle orecchie con consigli utilissimi per risolvere il vostro problema avvalen- dovi di diverse possibilità di approccio: agopun- tura, auricoloterapia, riflessologia, manipolazione vertebrale, iridologia, fitoterapia, omeopatia etc

50 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

La bellissima notizia è che il dottor Valesi ha messo a disposizione la sua esperienza per i lettori di Scienza e Conoscenza: rispondendo alla nostra newletter dedi- cata al libro I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia, tantissimi di voi ci hanno inviato alcuni quesiti su specifiche patologie e disturbi. Inizia qui una bellissi- ma e speriamo fruttuosa e lunga collaborazione in cui Vincenzo Valesi risponderà alle vostre domande sulle nostre pagine.

Per inviare la tua domanda non esitare a scriverci a redazione@scienzaeconoscenza.it specificando come oggetto della mail “domanda per il dottor Valesi”. Eccovi di seguito le prime risposte! Buona lettura. Romina Alessandri

Buongiorno, vorrei conoscere un rimedio per risol- vere il problema di verruche volgari alle mani. Maria

Il rimedio più frequentemente utilizzato per le ver-

ruche è Thuya Occidentalis (Thuya) generalmen- te nella diluizione 5 CH in ragione di 3 granuli da assumere per via sublinguale una volta al giorno, per periodi abbastanza lunghi, non meno di due mesi.

A questa può essere associato il composto microimmu-

noterapico 2LVERU, un mix di “citochine omeopa- tizzate” + acido nucleico specifico. Le citochine sono sostanze di natura proteica che coordinano la funzio- ne delle cellule immunitarie. Il SNA (Acido Nucleico Specifico) è una porzione di acido nucleico (DNA o

Salute: le domande dei lettori

Salute: le domande dei lettori

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

La bellissima notizia è che il dottor Valesi ha messo a disposizione la sua esperienza per i lettori di Scienza e Conoscenza

RNA) simile a quello del virus, ottenuto per via sinte- tica, che, diluito e dinamizzato (cioè sottoposto a una serie di succussioni o scosse) secondo i principi dell’o-

pressione alta, senza pensare che può avere cause non legate al peso, non legate ai grassi etc. etc. Laura C.

meopatia, serve a ridurre l’espressione di quella zona di acido nucleico virale responsabile della moltiplicazio- ne del virus. Il Papilloma virus è il virus responsabile della reazione immunitaria e connettivale che porta alla formazione della verruca.

Il controllo del colesterolo, per quanto importante, è solo uno degli aspetti correlati al rischio cardiovascolare. Quando si parla di colesterolo, poi, bisogna considera- re sia quello totale, sia quello legato alle lipoproteine ad alta densità (l’HDL: il cosiddetto colesterolo “buono”),

Utile anche un’azione locale applicando una pomata a

sia

quello legato alle lipoproteine a bassa densità (LDL),

base di Thuya.

nel linguaggio comune conosciuto come “cattivo”. Ma esistono altri fattori di rischio metabolico quali i

Vorrei sapere, come mai, per quasi tutte le patologie e per moltissimi disturbi, si predica al paziente una dieta, se non un dimagrimento. Perché non dire che all’80% l’ipercolesterolemia è su base gene- tica? Conosco persone magrissime con colestero- lo alto, così come conosco persone che fanno un grande consumo di dolci senza la benché minima complicazione glicemica. Molto, ma molto proba- bilmente le cose son piu’ complesse. A tutti viene

trigliceridi, l’omocisteina, e il livello di stress ossidativo, non meno importanti, dei quali troppo poco si parla. Il discorso del peso è importante perché quasi sem- pre è legato ad un aumento del grasso periviscerale, quello responsabile della cosiddetta “pancetta”, rile- vabile indirettamente attraverso la misurazione del “girovita” che nella donna non dovrebbe superare gli 80 cm e nell’uomo i 92-94 centimetri. Questo tipo di grasso deve essere considerato un tessuto perennemen-

assegnata ‘frutta e verdura’. Senza dimenticare i

te

infiammato, fonte di produzione, fra le altre cose,

cibi integrali. Milioni di persone riescono a man-

di

una sostanza chiamata INTERLEUCHINA 6, la

giare solo poca verdura per tanti motivi digestivi o

quale è in grado di passare la barriera ematoencefalica

addirittura il morbo di Crohn. Passiamo alla frut-

favorendo sindromi depressive; inoltre può ridurre la

ta, molti sono intolleranti persino alla impensabile mela, senza dire che non a tutti piace e non sosti-

vigilanza delle cellule immunitarie (Linfociti e macro- fagi) nei confronti dei tumori “nascenti”, e determina-

tuisce un pasto. Infine le calorie. Io sono di picco-

re

a livello della parete dei vasi sanguigni arteriosi una

la statura, introduco anche 2.500 calorie, ma non

situazione che favorisce il deposito di colesterolo stes-

prendo peso, perché esiste chi fa vita sedentaria e chi fa vita sportiva o molto sportiva. C’è chi ha un

e l’evoluzione di un processo di indurimento delle arterie (arteriosclerosi).

so

metabolismo da aiutare, chi ha un metabolismo attivo. E ancora: siamo certi che con la menopausa

Senza contare l’importanza, a seconda dei casi, di fat- tori metabolici individuali che oggi sappiamo essere

si ingrassa, così tanto per dire? Quando più quando

su

base genotipica o genetica, ma che erano già cono-

meno si consiglia di perdere peso, anche nel caso di

sciuti fin dai tempi di Ippocrate (lui li chiamava tem-

Salute: le domande dei lettori

Salute: le domande dei lettori

ALBERTO ALCOZER 09-10-2013

peramenti) e che, via via, sono stati studiati nel corso dei secoli, fino a pochi decenni fa, dalle varie scuole costituzionaliste. Giustamente, come la lettrice fa osservare, bisogna tener conto anche di situazioni particolari come even- tuali patologie intestinali quali il morbo di Crohn e la Rettocolite ulcerosa, nonché di eventuali intolleranze alimentari personali, e anche questo fa parte di una valutazione individuale. Il messaggio che se ne deve ricavare, credo sia quello che il problema dell’alimen- tazione e della dieta è un problema complesso, non riducibile all’enfatizzazione e alla demonizzazione di alcuni fattori piuttosto che altri.

Noi donne, purtroppo, siamo abbastanza colpite alla tiroide con noduli di varie dimensioni. Nell’ambito della medicina naturale c’è qualche rimedio? Probabilmente quando ormai sono for-

ne con iodio in via preventiva nelle zone geografiche a povertà iodica; sia per l’introduzione in terapia di Levotiroxina, la quale ha due effetti: fornire ormone tiroideo già pronto e mettere a riposo funzionale la tiroide stessa, in maniera da bloccare la formazione di questi noduli e l’evoluzione verso il gozzo. Comunque l’integrazione con iodio è efficace come prevenzione nelle aree geografiche a carenza, men- tre in presenza di gozzo, deve essere fatta con molta cautela e senza eccedere perché potrebbe favorire l’e- spressione di un ipertiroidismo. Dal punto di vista della medicina naturale pertanto è opportuno agire sull’asse ipofisi–tiroide con organoterapici ad azio- ne riequilibrante quali sono i “suis”: HYPOPHYSIS SUIS INJEEL e GLANDULA THYROIDEA SUIS INJEEL una volta alla settimana; THUYA INJEEL per la tendenza a “sicotizzare” (così viene definita in omeopatia e omotossicologia la tendenza a formare

Secondo la visione psicosomatica, una patologia della tiroide, la quale è posizionata in corrispondenza del 5° Chakra, è legata a un problema di comunicazione

mati si tengono, ma c’è qualche accorgimento per far si che non aumentino in numero e volume? Grazie! Silvana Macaro Ovviamente è necessario un corretto inquadramen-

to diagnostico anatomico e funzionale, per escludere

noduli di natura “particolare”, per esempio neopla- stici, che per fortuna sono molto rari. Fatta questa premessa, quelli che comunemente vengono definiti noduli tiroidei sono inquadrabili, nella maggior parte dei casi, nel “gozzo colloido cistico” o struma multino-

dulare. La loro origine è dovuta al fatto che nelle aree geografiche in cui l’ambiente è cronicamente carente

di iodio, per compensare questa situazione la tiroide

viene iperstimolata da parte della ghiandola Ipofisi che, sentendo meno iodio, produce in maggior quan- tità il TSH (ormone ipofisario stimolante la tiroide): si tratta di un meccanismo cosiddetto di feed-back. Gli

effetti di questa iperstimolazione compensatoria sulla ghiandola tiroide portano a una iperproliferazione della ghiandola, con eccessiva formazione di follicoli

(cioè di quelle microscopiche cisterne che contengono l’ormone tiroideo). Tale replicazione porta spesso alla formazione di noduli, e aree nell’ambito dei quali pos- sono verificarsi anche zone di necrosi e piccole emor- ragie, che poi guariscono con un residuo cicatriziale. Permanendo la cronica carenza di iodio alimentare, il processo evolveva, un tempo, fino a quei volumino-

si gozzi (aumenti di volume della ghiandola tiroide)

che oggi non si vedono più, sia grazie all’integrazio-

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noduli e cisti); SPONGIA INJEEL, per ottimizzare l’utilizzazione dello iodio presente nell’organismo. Secondo la visione psicosomatica, una patologia della tiroide, la quale è posizionata in corrispondenza del 5° Chakra, è legata a un problema di comunicazione, di rela- zionamento con l’ambiente, di espressione della sessualità.

Soffro da tempo di ansia e di insonnia, proble-

mi che in passato ho trattato con farmaci anche

“pesanti”, accompagnando questa terapia con

sedute dallo psicologo. Ora sto molto meglio, anche se, in talune situazioni di super stress, tendo

ad avvertire il riacutizzarsi del problema, che tra

l’altro genera una forte tensione a livello muscolare (collo e spalle). Come posso trattarlo (insonnia in particolare) senza ricorrere a farmaci tradizionali? Grazie! Vasco Ferretti L’intervento più appropriato per incidere sulle situa- zioni di ansia cronica dovrebbe essere correlato allo studio delle esperienze vissute di ogni paziente per poter agire sull’eventuale conflitto emozionale, per esempio con la floriterapia di Bach ed eventualmen- te quella australiana. L’individualizzazione del caso permette anche di poter scegliere un eventuale far- maco costituzionale (fosforico, fluoruco, carbonico, sulfurico) e/o diatesico (Luesinum, Tubercolinum, Medorrhinum, Psorinum); oppure il cosiddetto far- maco unitario biotipico: quest’ultimo in particolare può essere scelto solo sulla base di un’accurata storia

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del paziente e delle sue caratteristiche psicoemoziona- li. Pertanto, nell’impossibilità di un’individualizzazio- ne, ci si può limitare a un intervento più sintomatico, per esempio con un fitogemmoterapico come TILIA TOMENTOSA, BIANCOSPINO; con composti come VALERIANA Heel o omotossicologici quali

R 14, IGNATIA HEEL, L 72; CUPRUM HEEL in

modo particolare se è presente una componente con- tratturale o di spasmi.

Risultati interessanti sotto questo profilo possono esse-

re ottenuti anche con l’Agopuntura.

Esistono rimedi naturali contro le emorroidi? C’è

alternativa alla soluzione chirurgica? Si può guarire?

Le emorroidi sono varici, cioè sfiancamenti circoscritti

della parete venosa (al pari delle varici degli arti infe- riori) del plesso venoso emorroidario, situato a livello ano-rettale. Quando non ci sia indicazione all’inter- vento chirurgico, si possono ottenere buoni risultati con le terapie conservative anche di tipo naturale. Sì, ne esistono, sia nel campo della fitoterapia, per esempio la diosmina, un flavonoide molto rappre- sentato nel mondo vegetale e da cui è ottenuto un farmaco semisintetico di grande successo, che ha un’azione tonificante la lassità della parete venosa. In omeopatia ricordo gli unitari PAEONIA, ARNICA, SULPHURIC ACIDUM da utilizzare alla 5 CH in dose di 3 granuli x 3 volte al giorno; i composti omo- tossicologici R 13, PAEONIA HEEL. Dal punto di vista psicosomatico, secondo l’interpre- tazione della medicina omeosinergetica, le emorroidi rappresentano l’incapacità di rilasciare esperienze sia pure comprese, assimilate e rielaborate, che vengono vissute con sentimento di rabbia.

Salve e grazie per la bellissima iniziativa. Sono Giuseppe ho 51 anni, vi faccio una breve anamnesi. Dicembre 2005: mi viene diagnosticato mieloma multiplo micromolecolare K con 80% di plasma- cellule. Inizio terapia con Velcade (chemioterapico “mirato”!?!) e cortisone da marzo 2006 (per tota- le 16 somministrazioni). Luglio 2006 ricovero per raccolta di cellule staminali. Dicembre 2006 auto- trapianto. Tutto va bene fino a luglio 2009. Luglio 2009: ricaduta con infiltrato extramidollare al