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se con lolocausto dio ha scelto di interrogare luomo, spetta a questi rispondere con una ricerca che ha dio per oggetto
Elie Wiesel, Al sorgere delle stelle, tr. it. 1985

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ANNO 3 NUMERO 9 SABATO 28 FEBBRAIO 2004 1,00

POSTE ITALIANE SPA SPED.ABB.POST. - 45% - ART.2 COMMA 20/b LEGGE 662/96 D.C. ROMA

REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI MILANO N.362 DEL 17/06/2002

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE VIA SENATO 12, 20121 MILANO TELEFONO 02 36560007

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la lirica a roma? unoperetta


il marchio italia
Lassai deplorevole situazione dellOpera di Roma una nuova stazione che si aggiunge alla non breve Via Crucis delle istituzioni culturali italiane in crisi. Queste pagine hanno gi ospitato puntuali e amare riessioni su realt antiche, onorate, ma ora periclitanti quali il Teatro alla Scala, lEnciclopedia Treccani, gli Istituti di cultura italiana allestero. Daltra parte tutti plaudiamo ai successi colti nel difendere marchi italiani signicativi, tradizioni peculiari che sono il nostro vanto. Chi non vorrebbe preservare litalianit del Parmigiano Reggiano, del Brunello di Montalcino, del Bitto valtellinese, del Tartufo dAlba, del Panettone, del Marsala, della Grappa e del Culatello? Siamo eri di aver ricevuto dallEuropa il compito di proteggere i marchi alimentari tramite lapposita authority insediata a Parma: in materia siamo competenti per lunga e felice esperienza. Ma Dante non vale meno del miglior vino, la lingua italiana non meno stagionata e rafnata del pi squisito formaggio, la nostra musica lirica non meno amata nel mondo del prosciutto pi saporito. Quando ovunque si nomina il Marchio Italia, a questo che si pensa, non soltanto ai cibi, alle scarpe e ai vestiti. La reverenza internazionale verso lo stile italiano anzitutto per la cultura che ha partorito opere insigni dello spirito e dellingegno: capolavori di poesia, di prosa, di teatro, di musica; prodigi di pittura, di scultura; fondamenti di diritto, di vita sociale, delle scienze pi svariate; larchitettura e lurbanistica nelle citt e nelle campagne. questo che ha generato la cura anche per quei dettagli importanti che sono i vestiti, i cibi e i vini. Su questo patrimonio che etimologicamente signica lascito dei padri a lungo abbiamo vissuto di rendita. Ma siamo al capolinea. Accovacciati su antichi capitelli, agghindati in costumi tipici, svenderemo souvenir di noi stessi a turisti ignoranti? Lalternativa un progetto serio e complessivo. Compito che non n di destra n di sinistra: il Marchio Italia di tutti gli italiani. Giuseppe Romano

La Campana
Il capogruppo Ds alla Camera, Luciano Violante, ha addossato al governo la responsabilit di aver inviato i soldati a Nassiriya senza sufficiente copertura. A noi pare che la insufficiente copertura ai nostri soldati italiani labbiano data e la stiano dando tutti coloro che delegittimano a posteriori anche incagliandosi su secondarie questioni procedurali un mandato democratico conferito da un governo democratico dopo un democratico voto parlamentare in una nazione democratica. Comunque singolare che lonorevole ex magistrato, noto per il rigore giacobino che adotta in patria, quando ragiona sulle questioni estere diventi cos ipergarantista: un altro caso di insufficiente copertura?

di Carmelo Di Gennaro
i si provi a immaginare cosa sarebbero Vienna, Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Bruxelles senza un teatro dopera degno di tal nome; forse, non sarebbero pi le grandi capitali che invece sono (a parte il fatto che in diverse di queste citt, i teatri dopera sono anche pi duno). Ora, alla luce di questa banale constatazione, non si capisce perch Roma, invece, debba avere un teatro modesto, incapace di risollevarsi da una crisi che sembra infinita e che investe diversi aspetti, da quello artistico a quello gestionale. Solo per rimanere ad anni recenti, la deriva rovinosa dellOpera di Roma inizia negli anni Novanta, quando alla guida del teatro viene nominato sovrintendente Giampaolo Cresci, democristiano di ferro e assistente dellallora direttore generale della Rai, Gianni Pasquarelli. Quali siano le sue competenze specifiche, le sue esperienze in campo musicale, non dato saperlo, n ancora oggi risulta del tutto chiaro: guidato dallo slogan (da lui stesso coniato e che diventer purtroppo celebre) Far grande questo teatro, Cresci accumula spese folli e nella maggior parte dei casi inutili, lasciando il teatro nel 1994 con un mostruoso deficit di circa 50 miliardi di vecchie lirette. Nel settembre dello stesso anno, la sede storica del teatro (quella costruita nel 1877 da Domenico Costanzi) chiude per lavori, lavori che

La capitale si deve accontentare di un teatro dopera minore (anche se il restauro del Costanzi costato 140 miliardi di lire). Tanti problemi gestionali, pochissime idee artistiche. Altro che Parigi, altro che Londra

si trascineranno sino al recente passato, con un costo che lievita sino a 140 miliardi (tanto per capire, la costruzione del pur contestatissimo Teatro degli Arcimboldi costata molto meno della met). Il sogno infranto di Sinopoli Nel frattempo, con la giunta Rutelli, il teatro spreca la pi ghiotta delle occasioni che gli si sono presentate per un rilancio; dopo leffimero periodo di Sergio Escobar, dimessosi appena qualche mese dopo la nomina a Sovrintendente per passare al Piccolo Teatro di Milano, un grande musicista decide di spendere tempo e fatica per tentare di portare lOpera di Roma ai livelli che le dovrebbero competere: Giuseppe Sinopoli, in un anno convulso e intenso, usa le sue forze, il suo prestigio personale, e poi energie umane e artistiche per tentare limpossibile. Non a caso, dopo pochissimo tempo, i suoi grandiosi progetti (che si sarebbero unicamente concretizzati in due indimenticabili esecuzioni in forma di concerto de Loro del Reno e Valchiria) sinfrangono contro le solite beghe di potere: il

nuovo sovrintendente, Sergio Sablich (caldeggiato da Sinopoli) si dimette per gravi motivi di salute, anche se voci di corridoio parlano di contrasti insanabili a livello sindacale col teatro, a livello personale con lo stesso direttore dorchestra, che del resto lo seguir a ruota nellabbandonare lincarico. In questo modo, lOpera di Roma getta una possibilit pi unica che rara, ossia avere alla sua guida un direttore musicale e artistico che tutto il mondo invidiava al nostro Paese e che, dopo questa cocente delusione, accetter di guidare lopera di Dresda, anche se la sua tragica e prematura scomparsa gli impediscono di farlo. Arriva allora alla guida del teatro un professionista navigato come Francesco Ernani, forse uno dei pochi in grado di tenere a bada unistituzione da sempre terreno fertile di battaglia per le lottizzazioni politiche. Ernani chiama, come direttore musicale, Gianluigi Gelmetti, uomo

francamente incomprensibili. N si comprende appieno perch un direttore del talento di Gelmetti debba sprecare fatica, energie e impegno per far rivivere un lavoro del tutto insignificante come Marie Victorie: il modello ricalcato, lo si capisce benissimo, quello del Teatro Lirico di Cagliari, che usa inaugurare la stagione con un lavoro in prima italiana: solo che i compositori presentati, sino ad oggi, si chiamano Wagner, Smetana, Cajkovskij, Richard Strauss, Franz Schubert.

di solido prestigio e ottimo talento: al suo fianco un altro serio professionista come Mauro Trombetta in qualit di Direttore Artistico. LOpera di Roma, non va dimenticato, percepisce dallo Stato una somma che supera i 25 milioni di euro, seconda nella ripartizione dei fondi pubblici, stabilita dal FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) solo alla Scala di Milano. Pure Respighi la respinse E i risultati artistici? A voler essere signorili, si potrebbero definire modesti. La stagione corrente (2004), per esempio, inizia con una prima assoluta, unopera mai rappresentata di Ottorino Respighi, Marie Victoire; composta nel 1913, destinata a essere messa in scena nellanno 1915, durante le prove scoppia la guerra e lOpera di Roma la ritira dal cartellone. Respighi, che morir nel 1936, non si sarebbe pi impegnato, pur avendo avuto le opportunit, per metterla in scena: la ragione s compresa ascoltandola. Si tratta di un lavoro stilisticamente ibrido, composto con molta ambizione ma con idee confuse, affastellando gesti musicali desunti dal verismo con una sorta di prosa musicale di pucciniana memoria; anche le sbandierate e indubbie capacita di Respighi come orchestratore qui cozzano con una drammaturgia che definire debole risulta eufemismo. A ci saggiunga un confuso, abborracciato, inutile (e soprattutto dispendiosissimo), spettacolo di Hugo de Ana, regista solitamente intelligente e preparato, che sposta lambientazione dellopera dagli anni attorno alla Rivoluzione francese (e il libretto indulge nellindicazione di nomi e date storiche) in una stazione (?) parigina ai primi del Novecento, dove una troupe di attori girovaghi dovrebbe appunto dar vita allopera stessa. Le ragioni di un tale dplacement risultano

Durevoli equivoci sullislam


Con unanalisi a tutto campo, il losofo Alain Besanon, Accademico di Francia, individua i limiti teologici, storici e logici che separano lislam dal cristianesimo e dallebraismo, e propone un diverso ecumenismo basato sulla comune natura umana. Il Corano non la Bibbia: le differenze sono pi delle analogie
alle pagine 6 e 7

La regia uccide i Capuleti Le cose non vanno meglio nemmeno col cosiddetto repertorio: la recente produzione de I Capuleti e i Montecchi di Bellini risulta persino imbarazzante per la pochezza della realizzazione. La regia di Roberto Lagan si limita a regolare entrate e uscite dei protagonisti, senza mettere in scena unidea che sia una; la direzione musicale di Nello Santi (che appare davvero singolare definire uno dei pi grandi direttori dorchestra viventi, come pure stato scritto sul Corriere della Sera) si risolve in un unico, slentatissimo arco, dal quale non traspaiono n la bellezza delle melodie belliniane, n le raffinatezze (che pure esistono) dellorchestrazione. Il problema pi grande, si sa, in Bellini risulta quello del cast vocale: per mettere in scena una simile opera, ci vogliono cinque grandi cantanti: ebbene, solo Sonia Ganassi (Romeo) appare pienamente allaltezza della situazione. Adriana Marfisi (Giulietta) risulta quantomeno acerba per il difficile ruolo (sar un caso che la cantante sia figlia di Nello Santi?), mentre ancora inadeguati a prodursi in un grande teatro sono Francesco Piccoli (Tebaldo), Franco De Grandis (Capellio), Franco Lufi (Lorenzo). Del resto, nellopera inaugurale non molto meglio erano andate le cose sul palcoscenico, con Nelly Miricioiu nel ruolo del titolo, cantante la cui voce sembra irrimediabilmente compromessa, e con Alberto Cupido (Clorivire) alle prese gi da diverso tempo con intonazione calante ed emissione incerta. Insomma, una direzione artistica attenta e vigile avrebbe dovuto quanto meno cercar di limitare i danni, intervenendo per quanto possibile. La capitale merita un teatro di primo livello, che sappia armonizzare innovazione e repertorio (lopera contemporanea risulta assente da troppi anni), senza dimenticare che anche la regia teatrale, dagli anni Cinquanta, ha fatto passi in avanti. Come possibile riproporre, come verr fatto nel mese di maggio, lallestimento del Don Carlo di Verdi firmato da Luchino Visconti? Nessuno discute la grandezza di Visconti regista teatrale, ma da quel tempo cambiato il mondo, non solo musicale. Il teatro cosa viva, non vuota esibizione museale. AllOpera di Roma, dunque, non mancherebbero certo le risorse, anche in un periodo difcile, di crisi come questo: possibile che non si riesca a produrre di pi e meglio?

Ode a Caproni
Cogliamo spunto da un libricino di racconti per ripensare allopera di uno dei pi grandi lirici del passato Novecento, assieme a Luzi e Berrtolucci (e tanti altri) schierato tra i cos detti poeti della Terza Generazione Cesare Cavalleri a pagina 4

I tirolesi di Hitler
Storia di un brutto capitolo di storia che raramente o quasi mai viene disseppellito, quello dei sudtirolesi che in massa (l86%) optarono per il nazismo tedesco: pi che una reazione al fascismo unadesione alla Germania Romano Bracalini a pagina 3

Solaris
Il capolavoro di Stanislaw Lem, che resiste magnificamente alle intemperie del tempo, in una nuova edizione per gli Oscar Mondadori. Qui proponiamo uno stralcio dallintroduzione di Gianfranco De Turris a pagina 9

De Nittis e la sua musa


La storia di Giuseppe che da Barletta arriv per trovar miglior sorte a Parigi; l conobbe colei che sarebbe diventata il marchio della propria pittura: Lontine faceva la costumista teatrale, Giuseppe la conobbe per caso, dissero che assomigliava misteriosamente a sua madre Beatrice Buscaroli a pagina 11

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Via Togliatti: dedichiamo le strade ai martiri delle foibe

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iuscire a tener testa a Giorgio Bocca nella sua quotidiana riflessione storica impresa ardua. Sia per il prouvio di testi (libri, nuovi e vecchi, articoli, rubrichette), sia per le distorsioni in essi contenute. Al grido di io cero, Bocca piega cinquantanni di faticosissima revisione storiografica al proprio ricordo di quegli antichi giorni. Una sorta di reducismo ostinato, non pi ormai palese supportato da egual studio, n da quel necessario amore per la verit che dovrebbe caratterizzare il lavoro di uno storico. Lultima esacerbata analisi ha riguardato le foibe (Lespresso, 26 febbraio). Tralasciamo le motivazioni che secondo Bocca avrebbero condotto ai massacri di italiani, tralasciamo pure il confronto che egli fa con il presente in cui, a sua detta, sarebbe in corso una fascistizzazione del Paese, e concentriamoci solo sulla sua difesa di Togliatti. Il Migliore, secondo Bocca, si sarebbe accollato con dignit la triste eredit del fascismo in quelle zone, e avrebbe mediato presso Tito e Stalin almeno per salvare allItalia Trieste e in parte Gorizia, per difendere litalianit di Trieste contro il volere di Stalin. Affermazioni, queste, che contrastano con nu-

merosi studi non pi trascurabili e che palesano la sottomissione ideologica di Bocca al mito di Togliatti grande statista, il quale resiste in modo diabolico nonostante le sempre nuove scoperte. Togliatti non un grande statista. Almeno, non lo , tanto quanto non lo Mussolini. A essere onesti, Mussolini aveva comunque in testa un glorioso (seppur perverso) disegno di fare grande lItalia. A Togliatti neppure ci si pu concedere: credeva ferocemente nel comunismo come movimento internazionale e non nellItalia e negli italiani. Mentre risiedeva in Russia, Togliatti, non ferm le purghe staliniste nei confronti di comunisti italiani, neppure suoi amici, che erano giunti a Mosca con fede rivoluzionaria e l trovarono morte e segregazione. Tornato in Italia, persegu, tradendo perfino le aspirazioni di Gramsci, il sogno internazionalista del comunismo. Nel 1944, peror lingresso dei partigiani titini in Italia, salutandoli poi nel 1945 come liberatori e contribuendo a quei famosi 40 giorni di violenza da parte del IX Corpus. Dopo la guerra si disinteress del rimpatrio dei soldati italiani dal fronte russo, rei di aver osato attaccare la gloriosa patria del comunismo. Nel 1946 spudoratamente offr Gorizia alla Jugoslavia, ngendo di vo-

ler salvare Trieste. Neppure riusc a bloccare quella follia di vendetta che contraddistinse loperato di una certa area partigiana dopo laprile 1945 e che provoc in tre anni, secondo le pur basse stime dello stesso Bocca, almeno 10 mila morti. Ancora nel 1948, alla vigilia delle prime elezioni libere, Togliatti (contrariamente a quanto dice Bocca) scrivendo a Stalin chiedeva lumi per una futura rivoluzione armata al anco della Jugoslavia. Solo la mutata situazione politica internazionale (linsurrezione greca) e limminente rottura con Tito, indussero Stalin (e non Togliatti) a soprassedere in attesa di tempi migliori, come bene ha spiegato lo storico Victor Zaslavsky. Il mito di Togliatti moderatore di Stalin quindi da considerare un falso storico. Anzi, paradossalmente, scrive ancora Zaslavsky, le scelte di Stalin su Trieste, sul trattato di pace con lItalia, sui prigionieri di guerra in Unione Sovietica, sul piano Marshall, furono in contrasto con lopinione di Togliatti. Alla luce di tutto ci, lanciamo una petizione afnch le vie che portano il nome di Togliatti, e sono tante in Italia, vengano sostituite da via martiri delle foibe, o meglio via martiri del comunismo. Angelo Crespi

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POLIS

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LETTERE FIRMATE
Caro direttore, grazie per lutile articolo di Marco Respinti dedicato al maccartismo e pubblicato sul Dom del 7 febbraio. Esistono libri (in italiano, inglese o francese) che possano aiutare ad approfondire largomento? Philippe Briffaut Alcune buone cose esistono. In inglese. Certamente si deve partire da McCarthyism: The Fight for America (Devin-Adair Co., New York 1950), scritto dallo stesso senatore Joseph P. McCarthy, per poi continuare con le pagine per nulla ingiallite di McCarthy and His Enemies: The Record and Its Meaning (con introduzione di William Schlamm, Henry Regnery Company, 2a ed. Chicago 1954), scritto da L. Brent Bozell il ghost-writer de Il vero conservatore, del 1960 (trad. it. Le Edizioni del Borghese, Milano 1962), del senatore Barry M. Goldwater e da William F. Buckley Jr., il fondatore del periodico conservatore National Review. A ci si aggiunge Arthur Herman, Joseph McCarthy: Reexamining the Life and Legacy of Americas Most Hated Senator (The Free Press, New York 1999), senza scordare le raccolte di documenti Major Speeches and Debates of Senator Joe McCarthy: Delivered in the United States Senate, 1950-1951 (United States Government Printing Ofce, Washington s.d.) e Memorial Service Held in the Senate and House of Representatives (United States Government Printing Ofce, Washington 1957). Importante, per inquadrare il personaggio grazie a una o due buone storie del conservatorismo statunitense, quali The Intellectual Conservative Movement in America Since 1945 (2a ed. ISI Books, Wilmington [Delaware] 1996) di George H. Nash e The Conservative Revolution (The Free Press, New York 1999) di Lee Edwards. In italiano c lottimo Tradimento. Come la sinistra liberal sta distruggendo lAmerica (trad. it. Rizzoli, Milano 2004) di Ann Coulter, che abbiamo recensito appunto sul numero da lei citato. M.R. Caro direttore, sono un ragazzo di quasi 21 anni. Abito a Rovigo, ma studio a Trieste. Mi piace leggere ogni tanto il Giornale e il vostro settimanale, ma non ho tempo n soldi per comprare un quotidiano al giorno (il nonno acquista il Dom dal primo numero, quindi quello lo posso leggere un po di pi). Tutti i giornali di sinistra hanno un sito che si rispetti: il Corriere, la Stampa, la Repubblica, lEspresso, il Riformista, perno lUnit. E a destra? Solo Panorama e il Domenicale ne hanno uno decente. Ho scritto pi volte a Paolo Granzotto per chiedergli il motivo dellassenza di un sito del Giornale, il quotidiano di centro-destra che vende di pi, ma non ho mai avuto risposta. Perch c questa penuria di informazione telematica tra i pochi giornali di centro-destra? Perch uno studente come me, se vuole leggere un articolo che gli interessa in rete (visto che gli studenti raramente leggono tutto un quotidiano) deve accontentarsi di scritti faziosi, anti-governativi, pacisti, che vanno contro la sua visione? Michele Bondesan Innanzitutto giriamo la sua richiesta al direttore de Il Giornale, Maurizio Belpietro. Il tema interessante. La sinistra, specie quella antagonista usa la rete come grimaldello contro linformazione, da loro denita, di regime. Ma spesso il tentativo sfocia nella disinformatia. Poich, anche in Internet, spesso la verit viene piegata allideologia.

La via latina e cattolica al libertarismo


Il maggiore esponente dellultima generazione della Scuola austriaca di economia spagnolo. E stila un decalogo nuovo: leconomia di mercato, il capitalismo, addirittura il liberalismo nascono in terra iberica dalla Scolastica. Intervista a Jsus Huerta de Soto
di Paolo Zanotto

ess Huerta de Soto Ballester classe 1956 Catedrtico (Professore Ordinario) di Economia Politica presso lUniversidad Rey Juan Carlos di Madrid. Laureatosi alla ne degli anni Settanta del Novecento in Scienze Economiche e in Giurisprudenza allUniversidad Complutense, Actuario Matemtico dello stesso ateneo ed M.B.A. dellUniversit di Stanford, in California, dove si specializzato in Economia con una borsa di studio del Banco de Espaa. Membro e speaker del Consiglio direttivo della Mont Plrin Society, membro della Royal Economic Society di Londra e dellAmerican Economic Association, Adjunct Scholar del Ludwig von Mises Institute di Auburn in Alabama. Considerato come uno degli esponenti pi rappresentativi dellultima generazione della Scuola austriaca di economia, autore di numerosi saggi e monograe a carattere scientico, molti dei quali consultabili alla sua pagina web jesushuertadesoto.com e in unaltra mantenuta sito dellUniversit di Malaga, eumed.net/cursecon/economistas/Huertade-Soto.htm. Fra queste, di particolare rilevanza sono i volumi Planes de pensiones privados (Editorial San Martn, Madrid 1984); Los errores de la nueva ciencia econmica (Editorial Aguilar, Madrid 1985); Lecturas de economa poltica (Unin Editorial, Madrid 1986-1987, 3 voll.); Socialismo, clculo econmico y funcin empresarial (Unin Editorial, 1992); Estudios de economa poltica (Unin Editorial, 1994); Dinero, crdito bancario y ciclos econmicos (Unin Editorial, 1998); Nuevos estudios de economa poltica (Unin Editorial, 2002); e La Escuela Austraca: mercado y creatividad empresarial, pubblicato nel 2001 a madrid da Editorial Sntesis, e tardotto in lignua italiana come La Scuola Austriaca. Mercato e creativit imprenditoriale (Rubbettino, Soveria Mannelli [Catanzaro] 2003). Professor Huerta de Soto, il suo nome sinonimo, da qualche decennio, dimpegno a favore della causa liberale nel mondo di lingua spagnola. La sua indefessa attivit si manifestata principalmente in sinergia con quella della Unin Editorial (unioneditorial.es) di Juan Marcos de la Fuente, per la quale dirige una collana. Quali sono i risultati di maggior rilievo scaturiti da questo lavoro? Credo che si siano compiuti passi significativi negli ultimi 30 anni. Oggi, nellambito accademico, il pensiero della Scuola austriaca di economia materia dinsegnamento sia nei corsi di laurea e di dottorato dellUniversidad Rey Juan Carlos, sia attraverso alcuni miei discepoli in altri atenei quali lAutnoma e la Universidad Complutense di Madrid, poi nelle universit galiziane di Santiago de Compostela e di Vigo, e in altre ancora. Inoltre, la Unin Editorial ha pubblicato pi di 600mila esemplari di libri dedicati al liberalismo, alleconomia di mercato e allo Stato del diritto, esercitando cos influenza profonda tanto in Spagna quanto in Iberoamerica. Sebbene il cammino da compiere sia ancora lungo ed per questo che non ci si potr mai permettere il lusso di abbassare la guardia nellopera di difesa della libert , credo che gli sforzi realizzati abbiano prodotto e stiano tuttora

producendo frutti importanti. Incluso lambito politico, dove molti quadri dellAmministrazione del presidente Jos Mara Aznar hanno letto e conoscono i contenuti teoretici principali della riessione di Friedrich A. von Hayek e di Ludwig von Mises. Ancorch, forse, non avranno molte opportunit per mettere in pratica queste idee, d tuttavia tranquillit sapere che i nostri amministratori se non altro conoscono i danni profondi che linterventismo statale pu arrecare alleconomia e alla societ spagnole. Cosa afferma, sinteticamente, la teoria secondo cui le radici del liberalismo classico andrebbero ricercate nella tradizione latina e non in quella anglosassone? Tanto il padre Juan de Mariana, come il resto degli scolastici spagnoli del nostro Siglo de Oro, furono capaci di articolare i princpi essenziali di ci che successivamente avrebbe costituito il fondamento teorico essenziale della Scuola austriaca: primo, la teoria soggettiva del valore (Diego de Covarrubias y Leyva); secondo, la scoperta della corretta relazione esistente fra prezzi e costi (Luis Saravia de la Calle); terzo, la natura dinamica del mercato e limpossibilit di raggiungere il modello di equilibrio (Juan de Lugo e Juan de Salas); quarto, il concetto dinamico di concorrenza, inteso come processo di rivalit fra i venditori (Castillo de Bovadilla e Luis de Molina); quinto, la riscoperta del principio della preferenza temporale (Martn de Azpilcueta); sesto, il carattere profondamente distorcente dellinazione sulleconomia reale (Juan de Mariana, Diego de Covarrubias e Martn de Azpilcueta); settimo, lanalisi critica verso la banca gestita attraverso la riserva frazionaria (Luis Saravia de la Calle e Martn de Azpilcueta); ottavo, la scoperta che i depositi bancari formano parte dellofferta monetaria (Luis de Molina e Juan de Lugo); nono, limpossibilit di organizzare la societ attraverso mandati coattivi per mancanza dellinformazione necessaria al ne di dare un contenuto di coordinazione ai medesimi (Juan de Mariana); decimo, la tradizione liberale secondo cui ogni intervento ingiusticato sul mercato costituisce una violazione del diritto naturale (Juan de Mariana). A fronte di ci, facile comprendere lorigine della grande influenza intellettuale che gli scolastici spagnoli hanno esercitato sulla Scuola austriaca, la quale non pu essere considerata come una pura coincidenza o un mero capriccio della storia, bens il frutto delle intime relazioni storiche, politiche e culturali che si svilupparono fra Spagna e Austria a partire dal secolo XVI e nel cui mantenimento svolse un ruolo importantissimo lItalia stessa, vero ponte di trasmissione culturale fra i due estremi dellimpero. In cosa consiste la teoria dei tre livelli che le peculiare? Sorge principalmente dallintento di elaborare una concezione sintetica del liberalismo che racchiuda gli aspetti correlati alla teoria evolutiva (il primo livello), alla teoria economica (il secondo) e alletica ovvero al diritto naturale, che appunto il terzo livello. Ognuno di questi gradini configura unimpostazione complementare rispetto agli altri nellapproccio alla realt sociale, con il vantaggio ulteriore che ognuno contribuisce a depurare i vizi degli altri. In

effetti, il metodo evolutivo non integralmente accettabile, n a livello etico n a livello di teoria economica. I livelli delletica e della teoria, pertanto, possono orientare al ne di mettere in evidenza le implicazioni negative del paradigma evolutivo. Daltra parte, se sviluppando la teoria ai margini della realt si commettono errori, sempre possibile ricorrere alletica e allevoluzione come valvole di sicurezza. Infine, se come successo nel caso del comunismo limpostazione etica risultasse errata, giacch impegnata a costruire un mondo utopico che si rivelerebbe un grande insuccesso su questa terra, si hanno sempre a disposizione la teoria e levoluzione come segnali di allarme onde ricondurre i princpi etici ad ambiti compatibili con le nostre conoscenze teoriche e con lesperienza acquisita evolutivamente. Il fatto che luniverso dotato di ununit integrata, cosicch le conclusioni della scienza economica, dellapproccio evolutivo e di quello etico non possono contraddirsi, bens rafforzarsi vicendevolmente. Lei ha denito la cosiddetta Scuola di Chicago solitamente rappresentata come esempio di liberalismo integrale una quinta colonna del nemico... I teorici della Scuola di Chicago centrano la propria analisi sullo studio dellequilibrio, utilizzando una metodologia ultraempirica che si basa sullo studio delle scienze matematiche. In ultima istanza, sono solo dei semplici ingegneri sociali che credono di poter manipolare le istituzioni e i processi sociali a proprio piacimento. Per questo motivo e a prescindere dal fatto che il loro obiettivo dichiarato sia quello di promuovere leconomia di mercato niscono per fornire su un piatto dargento argomenti importanti aglinterventisti di ogni sorta. In effetti, la massimizzazione del comportamento che essi considerano il centro della teoria economica, applicata ai differenti ambiti della problematica sociale, altro non genera se non un processo di crescente interventismo statale che ogni liberale sincero e autentico dovrebbe ricusare. Insomma, i teorici di Chicago sono colpevoli di quel positivismo scientista che Von Hayek tanto critic e che nel secolo XX ha prodotto falli-

menti clamorosi. I temi cari alla Scuola austriaca di economia e al cosiddetto liberalismo coerente di tipo libertarian e paleolibertarian sintrecciano spesso con il concetto di nazioni per consenso, ovvero alla prospettiva della decomposizione nazionale come superamento del problema Stato posto dalla Modernit... Cosa pensa lei a questo proposito? Il frazionamento in unit sempre pi piccole una delle vie che pu assumere quello smantellamento dello Stato moderno che dovrebbe essere tipico di ogni liberale vero. Laltro cammino quello delle giurisdizioni sovrapposte, funzionali e competitive in lingua inglese indicate con lacronimo FOCJ, ovvero Functional, Overlapping and Competitive Jurisdictions , secondo lidea di Bruno Frey. Questi due percorsi possono costituire un itinerario effettivo afnch, nei prossimi decenni, si diminuisca il potere degli Stati centrali in unit ogni volta sempre pi ridotte. Lobiettivo nale comunque sempre e solo la promozione della libert, e quindi si dovr valutare caso per caso se mai questo cammino di smantellamento del modello nazionalstatalista possa generare involuzioni pericolose. Come giudica il ruolo attualmente giocato dal pensiero liberale in realt quali la Spagna e lIberoamerica? In generale, nel corso degli ultimi decenni la situazione del liberalismo in Spagna migliorata. Tuttavia, c oggi grande confusione. Per quanto i partiti di sinistra abbiano perso gran parte dei propri riferimenti dottrinali di tipo collettivistico, infatti, essi nondimeno pretendono ora di aggregarsi attorno a nuove bandiere quali la lotta contro la globalizzazione o la difesa dellambiente, cause, queste, che stanno ricevendo appoggi crescenti da parte di un settore rilevante della popolazione poco formata quanto ai princpi delleconomia di mercato e dello Stato di diritto. Per questo i liberali debbono cercare di adattare il proprio messaggio onde scongiurare tutti i tentativi di giusticare il neointerventismo statale. Come giudica loperato dei governi popolari guidati da Aznar dal 1996 a oggi? Da un punto di vista strettamente corre-

ANOMALIE MADE IN USA/3


Magari non proprio Max Weber in persona, ma certo qualche weberiano o molti weberisti giurano sul fatto che il capitalismo derivi in linea diretta dalletica luterano-calvinista, quella che riduttivamente (ma non esattamente cos) affermerebbe che il successo nel mondo (per esempio i soldi) sono segno della grazia di Dio. Ma la ricerca scientica pi accurata ha sfatato da un bel po questo falso mito, mostrando con dovizia di particolari come leconomia libera di mercato debba praticamente tutto al pensiero tardomedioevale e barocco della cosiddetta seconda Scolastica e quindi, per suo tramite, alle istituzioni di libert politica e sociale del cosiddetto Medioevo. Lo affermano dei cattolici, ma lo sottoscrivono in pieno anche degli agnostici o addirittura degli atei professi. Lo sostengono studiosi appartenenti alla koin culturale iberoamericana, ma lo ribadiscono anche anglosassoni nordamericani. Anzi, gliberoamericani pi lucidi in questo settore stanno scalando i think tank yankee: per esempio Jos Piera, che, partendo dalla riforma delle pensioni nel Cile di Augusto Pinochet, divenuto co-chairman del libertarian Cato Institute di Washington, o largentino Alejandro Antonio Chafuen, oggi presidente dellAtlas Economic Research Foundation (liberali classici) di Fairfax, in Virginia e autore di Cristiani per la libert. Radici cattoliche delleconomia di mercato (trad. it. con introduzionedi Dario Antiseri e prologo di Michael Novak, Macerata, Liberilibri,1999). Autori come Chafuen e Huerta de Soto piacciono moltissimo a neoconservatori come Michael Novak, a paleolibertarian come Llewellyn H. Rockwell jr. (lerede di Murray N. Rothbard) e a trait dunion come Robert A. Sirico. Cerchiobottismo? No, neofusionismo. M.R.

lato con la teoria liberale, certo che i governi Aznar abbiano avanzato in maniera assai timida nella direzione giusta. Tuttavia, tenuto conto delle restrizioni imposte dalla politica, probabilmente non dovrei essere cos pessimista. Aznar ha per esempio eliminato il servizio militare obbligatorio e ha ridotto le imposte in ben due occasioni differenti, procedendo alla privatizzazione di molte imprese pubbliche importanti. Ci nonostante, non ha avuto laudacia necessaria a compiere la riforma di cui davvero necessiterebbe il mercato del lavoro spagnolo e neppure lindispensabile privatizzazione del sistema pensionistico e, in generale, della previdenza sociale. In ogni caso, il bilancio finale della sua amministrazione va considerato moderatamente positivo e, senza dubbio, molto migliore di quanto avrebbe comportato una vittoria dei socialisti alle passate elezioni politiche. La speranza che, per il bene del Paese, il ramo relativamente pi liberale del Partido Popular continui ad acquisire incarichi di governo sempre pi importanti e possa, nella misura in cui lo permettano le circostanze, orientare le decisioni politiche nella direzione corretta. A proposito del piano di riforma della previdenza sociale: lei autore di un progetto originale... Il mio piano di riforma consiste nel devolvere ai cittadini la responsabilit delle decisioni relative alla porzione del proprio reddito che intendono destinare in via preventiva a pensionamento, morte, invalidit, e cos via. In concreto, essa si basa sul sistema del contracting out o di sganciamento, che consiste nel concedere la possibilit, a quei cittadini che lo desiderino, di svincolarsi dal sistema pubblico di previdenza sociale, contrattando privatamente le prestazioni. Questo quanto 2 milioni di spagnoli possono gi fare allo stato attuale, paradossalmente, nel settore dellassistenza sanitaria. Mi sto riferendo ai funzionari pubblici, che possono optare per rimanere allinterno del programma di previdenza sociale, oppure attraverso Muface, che la mutua assistenza dei funzionari dello Stato spagnolo contrattare con imprese private la propria assistenza sanitaria. Mi pare assurdo che quanto sono autorizzati a fare questi cittadini privilegiati non possa essere esteso al resto degli spagnoli e, inoltre, allambito delle pensioni. Questo modello potrebbe, infatti, risolvere, nel corso di una generazione, il problema dellinsolvibilit che attualmente afigge il sistema nanziario di reparto della previdenza sociale spagnola. In diversi studi ho analizzato nel dettaglio come potrebbe essere portata felicemente a termine una tale transizione al nuovo sistema previdenziale, seguendo un modello che, daltronde, gi stato applicato con successo in altri Paesi dEuropa (Regno Unito) cos come in Iberoamerica. Sfortunatamente, il governo Aznar non si mai considerato sufcientemente forte per intraprendere una riforma denitiva del sistema, limitandosi a regolamentare, con maggiore o minore destrezza, i programmi previdenziali e assicurativi privati. Lo ha fatto concedendo loro un trattamento scale relativamente favorevole, ma senza osare concedere nalmente ai cittadini la piena libert di scegliere sul proprio futuro.

Jnger, cavaliere europeo

Forse Verrecchia non proprio il miglior biografo di Nietzsche M

vissuto 103 anni. Ha attraversato, aristocratico come un cavaliere, tutto il secolo passato. Lo ha raccontato, ma soprattutto - come ha scritto Alain de Benoist - ha sempre pi allargato il proprio orizzonte e, salendo ogni giorno pi in alto, ha visto pi lontano. Cos ha cessato di essere attore di una storia che non accumula altro che cose votate a dissolversi, per divenire uno di coloro che questa storia la dominano sovrani. A celebrare Ernst Jnger, a sei anni dalla morte, a indagarne la monumentale opera, ma soprattutto a domandarsi quali fra i suoi insegnamenti siano non solo validi ma necessari per affrontare il mondo contemporaneo (lepoca dei Titani, come lo stesso Jnger lo definiva) ci pensa ora una raccolta di saggi, Ernst Jnger. LEuropa cio il coraggio, curata dal giovane Daniele Lazzeri. Fra glinterventi, tutti di notevole interesse e che spaziano dallo Jnger letterato a quello politico, dal suo rapporto con il cattolicesimo no a quello con le droghe, si segnalano quelli di Mario Bernardi Guardi, di Alain de Benoist, di Alexandr Dughin, di Sandro Giovannini, di Alessandro Grossato e di Andrea Marcigliano. Concordemente, tutti gli autori ritengono Jnger lemblema stesso del Novecento, contemplatore solitario e pensatore di levatura europea. A Jnger sono riconosciuti, insegnamenti fondamentali e sempre pi attuali, la teorizzazione della rinascita spirituale dellindividuo come guerriero, che - nota il curatore Lazzeri - di fronte alla Morte che gli sta accanto, fedele accompagnatrice di una vita spesa per alti ideali, ed alle tentazioni diaboliche, imperturbato prosegue il suo cammino, e dellidea di Europa, geopoliticamente unificata, capace di essere impero, di espandere i propri conni dentro di s, di essere quellentit culturale prima che politica allinterno della quale vivono e prosperano uomini liberi e consapevoli, coraggiosi e vittoriosi, sprezzanti della sofferenza e della morte. Gianluca Montinaro

> AA.VV., Ernst Jnger. LEuropa cio il coraggio, a cura di Daniele Lazzeri, Societ Editrice Barbarossa, Cusano Milanino (Milano) 2003, tel. 02/66400423, pp.258, 15,00

n ogni buona biograa il biografo c ma non si vede. La biograa di Friedrich Nietzsche scritta da Curt Paul Janz, tanto per dirne una, una monumentale opera di documentazione. Noiosissima, s, non succede niente o poco di romanzesco, come appunto nella vita di Nietzsche, ma puntigliosa. Il biografo non simmedesima, non si sovrappone, non si mette a confronto emotivo con loggetto del suo studio. lapproccio dello studioso, quello, per esempio, che Renzo De Felice ha avuto con Benito Mussolini. Il biografo spulcia testi, lettere, archivi, ricompone un puzzle, per quanto possibile, dimenticandosi dei propri giudizi e pregiudizi. Viceversa, sul fronte dei cattivi biogra, per quanto pedissequi, torna in libreria La catastrofe di Nietzsche a Torino (Bompiani, 9,50), un saggio uscito per la prima volta nel 1978, ricomparso nel 1997, con la tragedia al posto della catastrofe, e ora in edizione economica, con il suo titolo originale. Unica variazione. Purtroppo. Un testo che si sperava ricomparisse per la terza volta, perch in qualche modo qua e l utile, e al contempo sperando che lautore, Anacleto Verrecchia, vi rimettesse mano, per emendarlo da se stesso e renderlo meno scoppiettante e pi scientico. Cos com non si pu leggere. Come nietzcheani appare insopportabile, come non nietzscheani ma curiosi chissenefrega di quello che pensa Verrecchia del pensiero di Nietzsche, e fare lo slalom tra le pagine troppo faticoso. Volendo studiare ci sono Giorgio Colli e Mazzino Montinari, e se su Nietszche si vuole leggere un bella biografia, appassionata e persino avvincente, c Massimo Fini (Nietzsche. Lapolide dellesistenza, Marsilio, Venezia 2002). Anche lintroduzione di Vittorio Sgarbi non muta il giudizio complessivo sullopera. Va di moda la demitizzazione, daccordo, che a volte revisionismo serio a volte egocentrismo cialtrone, e essere losofo e germanista non basta. Perch poi non tutto demitizzabile, almeno non senza argomenti seri. Segugio di razza, Verrecchia andato, a suo tempo, persino a intervistare le nipoti di Davide Fino, a Torino, presso cui Nietzsche alloggi dal 1888 al 1889, anno del tracollo. Ma Verrecchia sta l a chiedersi: perch mai tanto interesse per Nietzsche, che non neppure un losofo nel vero senso della parola? E poi scrive: Nietzsche una malattia, e non per sottolinearne liperbole del pensiero, ma per dire: non c bisogno di aggiungere che il mondo, pieno com di pazzi e spostati, prova attrazione, di regola, pi per ci

che patologico che per ci che sano. Il tutto rispolverando la storia del Nietzsche proto-nazista (e allora, volendo capire, uno si legge un migliaio di pagine di Domenico Losurdo, e del Nietzsche Superuomo a parole e nei fatti un poveretto. E qui si dovrebbe istituire un seminario sulla differenza tra arte e vita, pensiero e biografia, o leggere, per cominciare, il Contre SainteBeuve. Ritenere, infatti, una patologia, in senso tecnico, perno il fatto che il losofo tedesco avesse labitudine di non farsi rintracciare, di non lasciare a chiunque il proprio indirizzo ma un banale fermo posta, senza dedurne la cosa pi ovvia, che si chiama voler essere lasciati in pace stroppia Se il pensiero di Nietzsche ha davvero interessato solo i malati di mente, dire per esempio che uno dei massimi sacerdoti del rinnovato culto di Nietzsche in Italia fu sorpreso nellatto di friggere il crocisso in padella inibisce ogni discussione: , cio, come fare la storia del cristianesimo spiegandoselo psichiatricamente, ed elencando pazzi, visionari e millenaristi suicidi. Ma un problema del biografo, non del biografato. Nietzsche, del resto, ha le spalle larghe: larghe quanto un secolo di saggi, di studi, di biografie, di apologie e dinterdizioni. Ha resistito alla trasvalutazione di nazisti, marxisti, psichiatri, cattolici, esaltati e chiosatori da osteria; e ha resistito perno alla sorella e allo scempio degli amici improvvisati esegeti, Peter Gast e Franz Overbeck, piombati sui suoi testi non appena il filosofo divent un caso internazionale e quindi anche un affare, sulla pelle di un Nietzsche ancora vivo ma non pi lucido. Pu dunque resistere ancora, anche oggi. E poi, oltre quattrocento pagine di pedinamenti per dimostrare la follia di Nietzsche, quando Massimo Fini (biografo non proprio invisibile, ma intelligente e appassionato) stato esemplicativo e fulminante nel tagliare la testa al toro e ai ricorrenti sostenitori del losofo pazzo. Perch non appena esplode la follia, Nietzsche, trasformantosi in Dioniso, dimenticher chi stato e lo scopo principale della sua esistenza. Sar ancora possibile parlare con lui, ma egli non accenner mai pi a un suo libro, mai pi a una di quelle sue opere a cui aveva lavorato senza sosta fino a un attimo prima della catastrofe. Quindi, scrivi Fini, quando Nietzsche pazzo non pi filosofo, nemmeno parzialmente, nemmeno nei momenti di lucidit, nemmeno in modo strampalato. Ergo, quando Nietzsche losofo, cio no al 2 gennaio 1889, non pazzo. Massimiliano Parente

3 IL DOMENICALE

LALTRA STORIA

S A B AT O 2 8 F E B B R A I O 2 0 0 4

Sessantanni di ostinato silenzio sui tirolesi che optarono per Hitler


Laccordo fra Mussolini e il Fhrer nel 1939 imponeva ai sudtirolesi di esercitare lopzione fra Italia e Germania. Molti invece di emigrare collaborarono col nazismo in chiave anti-italiana, oltre che antiebraica, con atti di razzismo e di violenza
1805 L'Alto Adige passa, sotto Napoleone, dallImpero asburgico al Regno Italico 1815 L'Alto Adige torna agli Asburgo 1918 Dopo la Prima guerra mondiale, diventa parte dell'Italia 1939 Un accordo tra Hitler e Mussolini delibera il trasferimento in Germania degli altoatesini che opteranno per la cittadinanza tedesca 1946 Gli accordi De GasperiGruber garantiscono la tutela dell'autonomia linguistica e amministrativa altoatesina 1948 L'Alto Adige costituisce, insieme al Trentino, la Regione Autonoma del Trentino-Alto Adige 1953 Estremisti separatisti altoatesini inaugurano una fase di attentati terroristici che apre una delicata controversia internazionale tra Italia e Austria 1957 La Sdtiroler Volkspartei decide la separazione dal Trentino 1969 Si concludono i lunghi negoziati fra Italia e Austria. Un pacchetto di ulteriori provvedimenti amplia l'autonomia e le competenze amministrative della Provincia di Bolzano 1992 Il Governo italiano approva le ultime norme di attuazione ancora mancanti

LO SCAFFALE DELLA SAGGISTICA storia

Quello degli Armeni fu un vero genocidio


Ecco le vicende che portarono allannientamento della popolazione armena nellimpero ottomano
uesta traduzione mette a disposizione del lettore italiano lo studio pi documentato e approfondito oggi esistente sul genocidio armeno. Il volume di Vahakn Dadrian, a lungo docente presso la State University di New York e direttore di un vasto progetto di ricerca sui genocidi finanziato dalla Fondazione Guggenheim, il risultato di decenni di ricerche sistematiche condotte sulle fonti primarie armene, turche, inglesi, francesi, statunitensi e tedesche, nonch su una quantit impressionante di bibliografia secondaria. Dadrian fornisce un quadro vivido e preciso delle vicende storiche che condussero allannientamento della popolazione armena nellimpero ottomano, dalla nascita della Questione dOriente al Congresso di Berlino, dallintervento delle potenze europee a sostegno degli Armeni ai massacri del 1894-1896 e del 1909, sino al genocidio, iniziato nel 1915 e proseguito negli anni successivi. Le dinamiche di questi massacri sono puntualmente investigate, come anche alcuni aspetti fondamentali del loro contesto storico, in primo luogo la questione della complicit tedesca. Vengono anche affrontati i tentativi di giungere a una punizione dei responsabili, sia da parte degli Alleati che degli stessi tribunali ottomani nellimmediato dopoguerra. Lultimo capitolo confronta invece il genocidio armeno con quello ebraico, esaminando anche la veridicit dellaffermazione attribuita a Hitler: Chi, dopo tutto, parla oggi dellannientamento degli Armeni?. Anche se si pu nutrire qualche dubbio su talune tesi metastoriche di Dadrian, in particolare sullinterpretazione del genocidio come evento direttamente derivante dalla cultura politica dellislam e dalla sua applicazione nellimpero ottomano, il fatto storico del genocidio degli Armeni emerge da questo volume con tutta la sua schiacciante realt, mostrando con efficacia linconsistenza scientifica e lindegnit morale del perdurante negazionismo statale e governativo turco. Aldo Ferrari

di Romano Bracalini

Terzetto Adolf Hitler, Benito Mussolini e il re Vittorio Emanuele III assistono alle esercitazioni militari che si svolgono presso Furbara, nei pressi di Cerveteri, in occasione della visita ufciale del Fhrer, dal 3 al 9 maggio 1938. La foto viene dallarchivio dellIstituto Nazionale Luce, Archivi Alinari, Firenze

n bruttissimo capitolo di storia. E siccome gli altoatesini di lingua tedesca hanno sofferto sotto il fascismo, pare abbiano diritto a un risarcimento o a una franchigia, o a un riguardo: meglio non parlarne. La consegna dura da oltre sessantanni. Anche lattuale Obmann della SVP, Sigfried Brugger, che non ha alcuna remora a parlare della politica di snazionalizzazione e di persecuzione attuata dal fascismo in Alto Adige, appena accenni alle famose opzioni del 39 e alla adesione entusiastica della maggioranza della popolazione tedesca alla mistica nazista, si irrigidisce e riuta di rispondere. Al riparo della grande Germania esplose lodio etnico antitaliano, che ricorda nel metodo, se non nella dimensione, vendette e rappresaglie degli slavi titini contro lelemento italiano nel quale si volle ravvisare il fascismo oppressore. In Alto Adige furono perseguitati, trattati da porci italiani e messi al bando dalla popolazione anche i Dableiber, coloro che non avevano optato per la Germania nazista. Argomento tab. Ogni anno in Alto Adige c la posa della Corona di spine in ricordo delle minoranze oppresse. Il Sudtirolo dovrebbe erigere un monumento anche in ricordo delle vittime dei sudtirolesi collaborazionisti e dunque corresponsabili, per propriet transitiva, dellOlocausto. Su questo argomento ha taciuto anche lex leader storico della SVP, Silvius Magnago, il volto legnoso, devastato dai tic, una gamba amputata, che alla festa per i suoi novantanni, organizzata dal Consiglio Provinciale di Bolzano, circondato da uno stuolo di giornalisti servizievoli, ha dato la stura ai ricordi di una vita ma senza ricordare quella pagina di ignominia. Ed una dimenticanza tanto pi grave in quanto Magnago, che nel 39 trasform Silvio in Silvius per renderlo pi adatto ai tempi e al clima, fu tra quelli che optarono per la grande Germania nazista e indossata la divisa della Wermarcht and a combattere sul fronte russo dove perse una gamba (e forse la memoria). Con lannessione dellAustria alla Germania nel 1938 le speranze dei sudtirolesi di liberarsi dal giogo italiano si riaccesero. Ora al Brennero non cera pi la debole Austria, sotto protettorato italiano, ma il potente Reich, e i nazisti locali vennero allo scoperto. Non sapevano che dopo lAnschluss Hitler, riconoscente a Mussolini per non avergli intralciato i piani, gli aveva assicurato che il conne del Brennero non sarebbe stato toccato e anzi era il conne naturale, storico tra i due grandi Paesi amici e alleati. E tuttavia il partito pangermanista sudtirolese, sentendosi forte, promosse manifestazioni antitaliane in tutto lAlto Adige, e i fascisti fecero uso delle armi. Occorreva trovare una soluzione denitiva al pi presto e sbarazzarsi dei capi dellirredentismo sudtirolese. Lidea venne al ministro degli Esteri Ciano che allambasciatore italiano a Berlino, Magistrati, nel gennaio

1939 comunic che la questione dellAlto Adige poteva essere risolta tranquillamente senza inutile e eccessiva pubblicit essendo sufciente che i tedeschi, i quali in questo momento hanno fame duomini, si prendano quegli allogeni che non desiderano rimanere nel territorio italiano a sud della cerchia alpina. Sullargomento Ciano torn il 4 maggio, chiedendo allambasciatore tedesco a Roma, von Mackensen, il rimpatrio di almeno quei diecimila cittadini ex austriaci che sono al centro dellagitazione antitaliana. Mussolini era daccordo. Ma Hitler fece sapere che la soluzione dellannosa questione la vedeva cos: trasferimento in massa degli altoatesini di lingua tedesca in Germania, una migrazione di ritorno, la deniva il Fhrer, una Rueckwanderung. La stirpe tedesca richiamata oltre le Alpi. I teorici dellitalianizzazione dellAlto Adige, come Ettore Tolomei, esultarono: Questa espressione tedesca non potrebbe essere pi felice, pi chiara, pi espressiva, pi denitiva. LItalia accett la proposta (che risolveva un problema spinoso) a patto che agli altoatesini venisse lasciata libert di decisione. La scelta entro il 31 dicembre 1939. Latto di fede la maggioranza della popolazione laveva fatto da tempo. La propaganda nazista, con lappoggio di elementi interni, si sarebbe incaricata di convincere gli incerti con le buone o con le cattive. Lodio antitaliano fu lelemento decisivo. Larcivescovo di Trento, Celestino Endrici, in una lettera inviata in Vaticano il 10 maggio 1940, scrisse a proposito delle opzioni: Per l80% della popolazione questi argomenti [della propaganda nazista] non avrebbero avuto alcun successo, se tutta la vicenda dellopzione non fosse stata una reazione contro i metodi del regime fascista. Italiani fascisti e fascisti italiani In realt non si fece distinzione tra fascista e italiano; quanto alla scelta tra fascismo e nazismo, il secondo aveva lindubbio vantaggio di essere tedesco. In Occidente, specialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti, lopzione in massa dei sudtirolesi venne percepita non tanto come una protesta contro il fascismo italiano, quanto come unespressione di adesione e di entusiasmo per il nazionalsocialismo di Hitler. Fu cos che su 246.036 aventi diritto, 211.799 persone (e cio l86%) optarono per la Germania. Solo una minoranza si riut di optare, furono i pochi sudtirolesi antifascisti che non trovavano conveniente, n morale, aderire al nazismo, che non era migliore del fascismo; il fatto che i nazisti parlassero la stessa lingua non era di alcuna soddisfazione. Contro i Dableiber si esercit il disprezzo in ogni forma dei nazisti locali. Friedl Volgger, futuro dirigente della SVP e giornalista del Dolomiten, un cattolico democratico, non aveva optato: una donna gli sput addosso ripetutamente dandogli del Walscher Fock (porco italiano) e in una trattoria di Merano una cameriera si riut di servirlo. In localit Niedertal, Josef Pallhuber, proprietario del maso Hel-

lesteiner, era benvoluto per la sua disponibilit gentile. Era anche direttore della banda musicale e del coro. Con la sua famiglia di dodici gli non se lera sentita di optare e di abbandonare la sua terra. Fu emarginato dalla comunit del paese e nel marzo 1940 riusc con enorme fatica a spegnere un incendio appiccato alla sua modesta casa, appena prima che succedesse lirreparabile. Qualche tempo dopo ricevette una lettera minatoria in cui gli si diceva che prima o poi lui, contadino bastardo, sarebbe stato cacciato dalla sua tana. A Franz Innehofer, eroe della Prima guerra mondiale, la cui casa durante il fascismo era stata rifugio di gente perseguitata, versarono addosso del liquame. Se un Dableiber sedeva in chiesa gli veniva fatto il vuoto intorno. Nessun optante avrebbe prestato a un Dableiber i suoi cavalli per arare. Nessun Dableiber poteva farsi macinare il grano da un optante. Ai Dableiber venivano rotti i vetri delle case, uccisi i cani, rovinati gli attrezzi. Un Dableiber era peggio di un Walscher, un bastardo italiano, e ai bambini delle scuole si insegnava a chiamarli porci italiani. La comunit ebraica di Merano venne denunciata da elementi locali e deportata in Germania. Ma il peggio doveva venire. Dopo l8 settembre 1943 le truppe tedesche di stanza nella regione occuparono le province di Bolzano,Trento e Belluno e vi assunsero tutti i poteri. Nominarono un commissario supremo: Franz Hofer, Gauleiter del Tirolo e Vorarlberg e del territorio delle tre province, costituito nella Operationszone Alpenvorland (Zona Operazione delle Prealpi), marca tedesca di fatto annessa al Reich. Prefetto, funzionari, subalterni vennero reclutati esclusivamente fra i sudtirolesi di stretta osservanza nazista, le pubbliche amministrazioni afdate a dirigenti di lingua tedesca, gli enti locali sottoposti alle dipendenze di un Kommissarische Leiter. Lodio antitaliano dei nazisti, coadiuvati dalla popolazione che aveva optato ma era poi rimasta, si scaten feroce e incontenibile. Le scritte italiane vennero rimpiazzate da nomi tedeschi, la statua di Druso, generale romano, fatta saltare, cominci la caccia allitaliano. Silvius Magnago, senatore a vita? La Zona Operazione delle Prealpi pass sotto diretta amministrazione militare, esercitata in base alle norme della legge di guerra germanica, e costitu una circoscrizione isolata dal rimanente territorio italiano, mentre era separata dal Reich da una mera demarcazione interna. Tocc ai tedeschi emanare i decreti: venne reintrodotta la lingua tedesca come ufciale e unica ammessa; introdotti i principi nazisti sul popolo e la razza; estese le leggi tedesche nelle amministrazioni e nei tribunali; istituita la polizia locale, la famigerata SOD (Sicherheits und Ordnungsdienst, Servizio dordine e sicurezza); vietata la costituzione del partito fascista repubblicano; soppressi i giornali delle disciolte federazioni fasciste; permesso solo un quotidiano tedesco: il Bozner Tagblatt. Lo stupro di ragazze italiane era allordine del giorno. I membri del tribunale speciale di Bolzano erano in massima parte sudtirolesi: Richard Staffer, Hans Kiene, Heinrich Holzl, Carl Neubauer. Nel febbraio 1944 lalpino Alberto Rocci venne ucciso dal famigerato ufciale sudtirolese delle SS Teo Krahe e il suo corpo martoriato. Nessuno nel dopoguerra sar chiamato a rispondere dei propri delitti. Nessuno nel Sudtirolo ha mai trovato una parola di deplorazione. I nazisti che si erano impegnati ad applicare la soluzione nale per gli ebrei di Merano erano sudtirolesi. C la tendenza a rimuovere, a dimenticare, a far nta di non sapere. Silvius Magnago stato reticente a ragion veduta. Non ha mai trovato il tempo di condannare il passato che coinvolge anche lui. Anche lui si fece incantare dalla sirena nazista. Ernesto Galli della Loggia lo ha proposto per la nomina a senatore a vita. Converrebbe essere pi cauti e informati. Dopo il 1945 le autorit locali di Bolzano si affrettarono a negare che Bolzano servisse da campo di transito per il campo di concentramento di Fossoli. Dal lager di Bolzano transitarono pi di 11.000 prigionieri, italiani, ebrei e rom, che nirono nelle camere a gas. Nessuno dei guardiani sudtirolesi del lager di Bolzano fu mai punito: n Hildegard Lechner, che uccise parecchie donne ebree, n Karl Gutweniger, che tortur i prigionieri del campo. Il Tribunale Speciale di Bolzano, tra il 1945 e il 1947, si occup di 518 casi di collaborazionismo nazista: vi furono soltanto 63 sentenze, 27 delle quali di assoluzione. Per parecchi anni, nel dopoguerra, criminali nazisti hanno trovato compiacente rifugio e ospitalit in Alto Adige. Per i suoi novantanni Silvius Magnago avrebbe dovuto ricordare meglio.

> Vahakn N. Dadrian, Storia del genocidio armeno. Conitti nazionali dai Balcani al Caucaso, edizione italiana a cura di A. Arslan e B.L. Zekiyan, Guerini e Associati, Milano 2003, pp. 491, 35,00

il francobollo

Bambino in Baviera
Autobiograa sugli anni Trenta con nazisti

ome vive un bambino in un villaggio bavarese degli anni Trenta, un po chiuso e rigidamente cattolico? Serenamente, se si legge questo libretto autobiografico scritto da Johannes Hsle, gi direttore del Goethe Institut di Milano e professore di Lingua e letteratura romanza alluniversit di Regensburg. In dieci capitoli, contrassegnati ciascuno da una festa religiosa, lautore ripercorre la propria infanzia, fino agli undici anni, trascorsa a Erolzheim, minuscolo paese della profonda Baviera; descrive la propria famiglia, modesta e operosa, insieme a una folla di personaggi considerati con occhio benevolo e talora ironico. Su tutti si staglia il padre, esempio di cattolico fervente e di buon senso, critico, proprio perch cristiano verso il nazismo ormai al potere. E. C. > Johannes Hsle, Prima di tutti i secoli. Storia di uninfanzia, Meridiano zero, Padova 2003, pp.176, 12.00

sacro e dintorni

Questioni aperte con le streghe


Una nuova edizione del Malleus maleficarum in chiave psicanalitico-sessuale

Il fato esiste, il suo nome Provvidenza


Profondo conoscitore della lingua e della cultura greca, Gregorio di Nissa (III secolo d.C.) col De fatum avvi la battaglia per lincontro fra il cristianesimo e la losoa del suo tempo. Ebbe il merito di impiegare argomenti razionali
ucunt volentem fata, nolentem trahunt (Chi consenziente, il fato lo conduce; chi non lo , lo trascina): questa lapidaria espressione, derivante da una delle Lettere a Lucilio di Seneca e che in realt un verso appartenente a un rifacimento dellInno a Zeus del losofo stoico Cleante, riassume bene il signicato del fatalismo, una delle pi celebri dottrine losoche. O, forse, sarebbe meglio dire uno degli atteggiamenti pi diffusi n dagli albori dellumanit, secondo cui tutto ci che avviene determinato da una ferrea necessit, tale che la libert risulta vanicata e reso inutile ogni tentativo delluomo di cambiare o deviare anche minimamente il corso degli eventi. Il dibattito intorno al fato si anim n dal III secolo a. C.: tra coloro dei quali ci sono rimaste opere al riguardo, vi parteciparono personaggi del calibro di Crisippo, Cicerone, Alessandro di Afrodisia, Sesto Empirico, Filone Alessandrino e, fra i cristiani, che ben presto capirono limportanza della posta in gioco, Bardesane di Edessa, Origene, Giovanni Crisostomo. Ad aggiungere un tassello particolarmente signicativo a questo mosaico ci pens Gregorio di Nissa, scrivendo, in una data che possiamo collocare fra il 379 e il 384, il Contra fatum, unopera a met strada fra lepistola e il dialogo. Gregorio nacque verso il 335/340 in una famiglia dellaristocra-

zia cristiana; dotatosi di ottima cultura, esercit la professione di retore, nch nel 372 il fratello Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, lo ordin a sua volta vescovo della diocesi di Nissa, situata nella medesima regione dellAsia Minore. Accusato di malversazioni nanziarie e di irregolarit canoniche, Gregorio venne deposto e and in esilio; rientr trionfalmente a Nissa nel 378. Morto nello stesso anno il fratello Basilio, di lui pi anziano e pi inuente, egli divenne la gura di maggior spicco del suo tempo, sia sotto il prolo della politica ecclesiastica, sia sotto quelli teologico, spirituale e letterario: svolse infatti un ruolo da protagonista ai concili di Costantinopoli del 381 e del 383, riscosse piena ducia da parte dellimperatore Teodosio e tocc a lui pronunciare nel 385 lelogio funebre della principessa Pulcheria e dellimperatrice Flaccilla. Gregorio mor intorno al 394. Circa quattrocento anni dopo la sua morte, un concilio riunito a Nicea gli riconobbe il titolo di Padre dei Padri, testimonianza eloquente dellenorme prestigio di cui godette questuomo ricco di straordinarie attitudini speculative e di una profonda vena mistica. Il Nisseno si inser dunque nella lunga e aspra disputa sul fato, e lo fece in modo originale, riprendendo alcuni argomenti tradizionali, tralasciandone altri e aggiungendo alcune interessanti conside-

razioni personali. La presenza di pochissime citazioni bibliche ci fa chiaramente comprendere che nel Contra fatum lautore volle rimanere sul piano della pura razionalit e confrontarsi cos ad armi pari con la cultura pagana, senza ricorrere alle verit accettate per fede. Anche sul piano stilistico, lopera non mette in luce tanto la carica mistica di Gregorio, quanto piuttosto una non comune perizia nelluso della lingua greca, che viene abilmente piegata ai ni pi diversi: tutto ci dimostra che lintento, pienamente raggiunto dal Nisseno qui come nel resto della sua eccezionale produzione, fu quello di stabilire un procuo dialogo tra cristianesimo e losoa greca. Allinizio del Contra fatum, che si presenta come un resoconto scritto di una discussione intercorsa a Costantinopoli fra Gregorio e un pensatore pagano, le diverse posizioni assumono contorni precisi: lavversario del Nisseno enuncia la teoria secondo la quale le realt terrene dipendono dagli inussi dei corpi celesti. La risposta non si fa attendere: la credenza degli inussi attribuiti ai segni zodiacali ridicola; eppure ribatte lintellettuale pagano gli oroscopi si realizzano. Al che Gregorio replica che anche la medicina fa previsioni senza ricavarle dai moti astrali, anzi, proprio la scienza medica dimostra che non esiste un fato ineluttabile. E poi affer-

ma ancora Gregorio che dire dinanzi alle sciagure collettive? Dovremo forse sostenere che esiste il fato di una nave o di unintera citt? Inne, come non vedere che le predizioni sono sempre ambigue e che la maggior parte di esse non si realizza? La verit che conclude il Nisseno le dottrine astrologiche che fanno credere agli uomini che la loro vita non nelle mani di Dio, ma dipende dagli inussi degli astri, sono inganni demoniaci che distolgono dalla retta via. A questa conclusione teologica, che occupa la breve parte nale dellopera, Gregorio premette una ben pi ampia sezione losoca nella quale demolisce le basi teoretiche del fatalismo astrologico e adduce tutta una serie di esempi empirici che ne attestano linsensatezza. Un sobrio accenno iniziale alla provvidenza di Dio e un altrettanto contenuto richiamo nale alla sua onnipotenza delimitano il discorso gregoriano, tutto volto alla difesa della libert umana, che egli identica soprattutto nella risposta positiva che luomo deve al piano salvico che il Signore ha preparato per lui. Maurizio Schoepin > Gregorio di Nissa, Contro il fato, introduzione, testo, traduzione e commento a cura di Michele Bandini, Edizioni Dehoniane (Biblioteca Patristica, 41), Bologna 2003, pp. 206, 19,00

stata pubblicata nella collana Questioni aperte con i classici delle edizioni Spirali, la ristampa della traduzione italiana a cura di Armando Verdiglione, del Malleus maleficarum, il martello delle streghe. Il testo dai pi ritenuto il documento ecclesiastico ufficiale non lunico della lotta contro la stregoneria, iniziata con la bolla Summis desiderantes affectibus (9 dicembre 1484) di Innocenzo VIII, in cui lo stesso Pontefice d mandato ai domenicani tedeschi Heinrich Krmer e Jakob Sprenger. Il martello delle streghe, pubblicato nel 1486 a firma dei due domenicani, aveva gi visto la sua prima traduzione italiana, a opera dello stesso Verdiglione, nel 1982 per i tipi di Marsilio (Venezia). Esso analizza e descrive minuziosamente il mondo quotidiano e il vissuto delle streghe, raccogliendo voci, tradizioni popolari e confessioni ottenute sotto tortura (furono meno di quanto si pensi). Le molte pagine del testo illustrano al lettore le ragioni dellInquisizione, la procedura in ciascun caso, le presunte modalit dei riti stregonici e delladorazione del diavolo. Questo testo, nel progetto degli autori, si configura anche come un manuale contro la droga, a vantaggio della medicina sacramentale. Ma la negazione del femminile trae secondo quanto argomenta il curatore nella densa Introduzione in un delirio politico gli inquisitori, travolti dalla fantasmatica della sessualit femminile fino allallucinazione, alla pornografia, al romanzo damore, fino a dimenticare Dio, il diavolo, la genealogia, provocati dal corpo delle streghe. Il lavoro di traduzione dalloriginale latino di Armando Verdiglione va ampiamente apprezzato, cos come il suo contributo interpretativo in chiave psicanalitico-sessuale del rapporto inquisitori-streghe destinato ad aprire un ampio dibattito. Tuttavia occorre rilevare che lo storico John Tedeschi, di cui nel 1997 stato pubblicato in Italia il documentatissimo studio Il giudice e leretico. Studi sullInquisizione romana, Vita e Pensiero, Milano 1997 contesta la tesi secondo cui il Malleus maleficarum sia stato il testo canonico per la persecuzione dei sospettati di stregoneria nei due secoli seguenti, facendo notare come una filosofia radicalmente opposta trovasse consensi crescenti nei tribunali del SantUffizio nella seconda met del 1500 fino a raggiungere dignit di norma con lInstructio pro formandis processibus in causis strigum, sortilegiorum et maleficiorum, del 1624. Andrea Menegotto > Heinrich Institor (Krmer) - Jakob Sprenger, Il martello delle streghe. La sessualit femminile nel transfert degli inquisitori, Spirali (tel. 02-8054417) , Milano 2003, pp. 470, 30,00

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LA REPUBBLICA DELLE LETTERE

IL DOMENICALE 4

LO SCAFFALE DELLA CRITICA

il libro della domenica

Larchitetto di giardini
Andrea Canobbio nel mondo devastato e morto
on certo un mondo perfetto quello in cui si muove Claudio Fratta, larchitetto di giardini protagonista del nuovo e convincente romanzo di Andrea Canobbio: basta avere cuore e sbirciare ancora una volta dal nestrino della sua R4, oltre il capoccione del dato aiutante polacco Witold, e occhieggiare a quella pianura-melassa piemontese (e generalmente padana), consuetamente gremita di capannoni dimessi, discariche e centri commerciali, e ridotta insomma a scorante paesaggio di sottofondo tra un consumo deprimente e laltro, priva dei segni e delle tracce di un passato (e di un presente) degno da ricordare, e con un futuro ancora del tutto indecifrabile. A inammare sul serio la ferita del cuore di Claudio, per, in fondo lo scandalo per i propri limiti, per il proprio male: innanzitutto per aver lasciato morire di overdose il fratello minore Fabio, alcuni anni prima, con la complicit fattiva e terribilmente silenziosa di sua madre e suo padre. che la pace (o la sua assenza) non pu che risultare da parti eguali di gioia e di dolore: Claudio in effetti ha imparato il suo mestiere giusto da suo padre (quel mestiere bellissimo e disperato di progettista di giardini, che il tentativo sognante e insieme carnalissimo con la terra ci si sporca le mani di portare una qualche armonia nel mondo naturalmente disordinato, e, insomma, di resistere alla natura matrigna leopardiana), lavoro che peraltro Claudio ama e sa fare benissimo, e che gli frutta anche non pochi quattrini. E tuttavia la scoperta della propria vocazione professionale potuta avvenire solo in seguito a un evento traumatico, che aveva appunto costretto suo padre a mutare occupazione: il disastroso fallimento del mobilificio di famiglia. Fallimento causato da un lato dallimperizia del padre (oltre che dagli alti e bassi del mercato), ma poi, soprattutto, dolorosamente accelerato e concluso dalle mani avide degli usurai. E proprio lomicidio di uno di costoro (la madre glielo aveva ben detto, allepoca, quando era solo un bambino: Conti. Ricordati questo nome), omicidio avvenuto nel parcheggio del solito centro commerciale, a cui Claudio ha modo di assistere un po casualmente (e un po no: anche perch nessuno, dopo la Caduta, davvero innocente), condurr il bonario giardiniere con la pancetta grazie allincontro-scontro con Elisabetta, vedova di Alfredo Renal, un santuomo democristiano al decisivo redde rationem con il passato della sua famiglia (e con i suoi demoni personali), in un tourbillon dincidenti, di ricatti e di palpiti damore, inframmezzato dai dialoghi surreali con il saggio Witold, appassionato melomane, o con il fratello maggiore Carlo padre di due bambini e marito plurifedifrago, nonch docente universitario fallito, ossessionato dalla guerra americana e da Giulio Andreotti con un balletto affannoso e necessario che coinvolge allo stesso tempo le vittime, i complici e i carneci, no allesito inaspettato e sconvolgente. Stefano Calvi > Andrea Canobbio, Il naturale disordine delle cose, Einaudi, Torino 2004, pp.262, 16,50.

Il congedo di un poeta cerimonioso: lode a Caproni


Prendiamo spunto da un volumetto di racconti edito da Scheiwiller per ripensare la gura di uno dei pi grandi lirici del secolo scorso. Posizionato da Macr nella cos detta Terza Generazione egli (assieme a Bertolucci e Luzi, ma anche assieme a Pavese, Sereni, Penna...) subentra alla gloriosa dittatura di U-Q-M...
lavoro per Res amissa, ahim stampata postuma nel 1991 (Caproni, nato a Livorno il 7 gennaio 1912, mor a Roma il 22 gennaio 1990). Giorgio Caproni, dunque, un grande del Novecento: il Meridiano l ad attestarlo. La sua fama impieg parecchio tempo per assestarsi. Egli, infatti, con Mario Luzi (1914) e Attilio Bertolucci (1911) apparteneva alla Terza Generazione, secondo la celebre classifica di Oreste Macr, una generazione abbastanza sfortunata perch veniva subito dopo la grande triade novecentesca UngarettiQuasimodo-Montale, che a sua volta succedeva alla trinit classica Carducci-Pascoli-DAnnunzio. Uneredit difcile da sostenere, tanto pi che, gi con i nomi, Ungaretti-Quasimodo-Montale formano un endecasillabo perfetto, mentre Caproni-Luzi-Bertolucci (o anche Bertolucci-Luzi-Caproni, o Luzi-Caproni-Bertolucci, o comunque li si voglia combinare) dnno un decasillabo di incerta accentazione, e poi, sempre della Terza Generazione, ci sono anche Vittorio Sereni (1913), Alfonso Gatto (1909) e Piero Bigongiari (1914), nonch Sandro Penna e Libero De Libero (entrambi del 1906), Leonardo Sinisgalli e Cesare Pavese (coetanei del 1908) insomma, il patrimonio della triade maggiore U-Q-M va ripartito in troppi eredi, per cui ciascuno ne riceve una particina, segno che nessuno dei venuti dopo (pur bravi, pur degnissimi) ha la statura dei tre grandi che sono riusciti a imprimere la loro unghiata (per innovazione di parola, per scelta di temi, per sperimentazione, per pronuncia per poesia, insomma): del resto, non si pu pretendere che un Montale rinasca a ogni generazione, e infatti non rinato. Amato, capito e sopravvalutato? Si aggiunga, alla sfortuna della Terza Generazione, il ciclone della Neoavanguardia (1963 e dintorni) che ha messo in crisi i colleghi maggiori (Luzi-Caproni-Bertolucci in primis), i quali solo anni dopo riuscirono a ritrovare e schiarire la voce (Luzi e Caproni stesso, con insperato vantaggio). E Caproni, in unintervista che mi rilasci nel 1983, pur avvertendo nella poesia della Neoavanguardia il freddo del laboratorio, ammetteva che quello stato lultimo movimento, in qualche modo, vivente. Il successo, di critica e di pubblico, per Caproni comunque arriv, almeno a partire, come si detto, da Il muro della terra (1975). Da allora stato un crescendo, anche di premi (nel 1982 una prestigiosa doppietta: il Premio Feltrinelli dellAccademia dei Lincei, e il Premio Librex-Montale) e di fortuna critica. Fondamentale la prefazione di Giovanni Raboni allantologia Lultimo Borgo (1980), esaurienti i due convegni genovesi, Genova a Giorgio Caproni (1982) e Per Giorgio Caproni (1997) i cui Atti sono stati stampati dalle Edizioni S. Marco dei Giustiniani; numerose le tesi di laurea e le monograe ( dobbligo quella di Adele Dei per Mursia, Milano 1992) e io stesso ho fatto la mia parte, come si pu vedere nelle mie Letture (Ares, Milano 1998, pp. 110-125). C poi, nellimponente Meridiano, il saggio di Pier Vincenzo Mengaldo, assolutamente strepitoso, al quale si pu accostare solamente la Prefazione di Giorgio Agamben alla postuma Res amissa (1991). Dunque, di e su Caproni stato detto e scritto tutto, anche con tentativi di rispettoso ridimensionamento, come hanno fatto i giovani disinvolti di Atelier, che hanno intitolato Caproni sopravvalutato? la porzione del n.11 della loro rivista (settembre 1998) dedicata allAutore. Nella nzione, nel gioco Chi fosse costretto a racchiudere in una cifra lapporto principale di Caproni alla poesia del Novecento dovrebbe convenire che il suo merito stato di riscoprire, in tempi non sospetti, la forma chiusa del sonetto e della canzonetta, che tanta fortuna ha avuto in tempi recenti. Il rilancio del Settecento, insomma, e magari di un Paolo Rolli, accostamento che, come me, fece a suo tempo Giacinto Spagnoletti (cfr Letture, p.120), e che a Caproni piacque meno del riferimento a Mozart (chi non fosse convinto della genialit di Paolo Rolli, legga la traduzione del Paradiso perduto di Milton che egli incominci nel 1729 e che lEditrice Salerno ha ripubblicato da poco in un delizioso bouquin). Le coincidenze non sono mai solamente tali. Nel 1941 Caproni pubblic il suo terzo libro, Finzioni. Nello stesso anno Jorge Luis Borges diede alle stampe Il giardino dei sentieri che si biforcano, che tre anni dopo entrer nella prima parte delle sue Finzioni. Per Borges la finzione il tempo non uniforme, le innite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Questa trama di tempi che saccostano, si biforcano, si tagliano o signorano per secoli, comprende tutte le possibilit. Per Caproni, la finzione si riduce a qualche periodo ipotetico (Come devessere dolce/ della tua carnagione/ il ore) o al gioco del belletto dellamata: Cara, con poca cipria/ e minio, che bella festa/ inventi sopra il tuo viso/ giovane!. Certo non si pu rimproverare a Caproni di non essere Borges cos come non lo si rimproverato di non essere Montale, ma il dcalage ontologico, ci si passi la parola, dimostrato dallo Sfarfallone, uscito nellAlmanacco dello Specchio del 1977 e poi ripreso nel Franco cacciatore (1982): Pronto sabr quin soy./ (Borges)// Presto sar chi sono./ (Io). Ecco, con queste battute che lultimo Caproni decostruttore ha costruito la sua ricerca di cacciatore cacciato in cerca di un Dio secondo unateologia o patoteologia che, al pi, si risolve in arguti sofismi del tipo: E allora, sai che ti dico io?/ Che proprio dove non c nulla/ nemmeno il dove c Dio (Il Conte di Kevenhller). Lassenza di drammaticit Per restare nel paragone con Borges, la finzione del tempo molteplice dellargentino gli consente di far coincidere nel presente il futuro e il passato in un enigma tragico ed estraniante; Caproni scrive

RIBATTUTA
Il guardiacaccia, con un sorriso ironico: Cacciatore, la preda che cerchi, io mai la vidi. Il cacciatore, imbracciando il fucile: Zitto. Dio esiste soltanto Nellattimo in cui lo uccidi.
da Il franco cacciatore, 1973-1982 Oh cari (1982) che sembra una galleria di trapassati, senza la forza del montaliano Ho sparso di becchime il davanzale (1974), ma, alludendo in unintervista alla preparazione della silloge Tutte le poesie (1983) il poeta ha spiegato lorigine di quella poesia ricordando la pena provata nel dovermi rileggere intero per la necessaria correzione delle bozze. Mi pareva dessere aggredito da tutti i mzigues, gli io che sono stato in cinquantanni di vita. Oh cari, oh odiosi. In Borges lio presente vive contemporaneamente in molti altrove; in Caproni gli io passati implodono in uno smarrimento che solo unintervista fuori testo fa capire. Sulla Fiera letteraria dellaprile 1947 (ora in La scatola nera, Garzanti, Milano 1996), Caproni recens Il lamento del gabelliere di Raffaele Carrieri (1905-1984, della Terza Generazione anche lui) poeta che amo con pochi altri. Raffaele Carrieri, scriveva Caproni, abilissimo in questa sua nzione dinnocenza. Tanto abile da raggiungere sovente, proprio con larticio pi rarefatto e meno riconoscibile a un occhio grosso, una sua poesia. Una poesia che compiacendosi, pi che avvalendosi, di tutte le molteplici esperienze e conoscenze dellautore, riprende nella nostra citt soprattutto i versicoli irripetibili e augusti del pi indubitabile dei nostri lirici attuali, Ungaretti. Ecco, gi allora Caproni stava (inconsapevolmente?) parlando di s. Il tono lieve, lartificio, la sistematica e abile decostruzione linguistica, non riesce a mascherare del tutto il vero limite della poesia di Caproni: lassenza di drammaticit che unautentica ricerca metasica richiederebbe. Lunico, il solo, comunque enorme Con tutto (o nonostante) ci, Caproni resta un grande del Novecento. Il lettore di poesia, per, non si rivolger al Meridiano, pur cos comodo per trovare un riscontro, anche per scrivere un articolo come questo: preferir ricorrere alle singole raccolte di Caproni, cos come sono uscite negli anni, soprattutto al Seme del piangere (1959, con la strepitosa Litania genovese che poi verr ricollocata nel Passaggio dEnea), al Congedo del viaggiatore cerimonioso (1965)e, i pi fortunati, alla plaquette Erba francese, pubblicata in 400 esemplari nei Taccuini di Origine (Senningerberg, 1979). Si rivolger, insomma, alle singole carte di Caproni, non al castello di carte.

di Cesare Cavalleri

avvero fortunati i viaggiatori che nel mese di dicembre hanno ricevuto in omaggio, allaeroporto di Fiumicino, Aria celeste, deliincontro di poesia zioso volumetto stampato da Scheiwiller nellmbito del progetto PlayOn, che in ottanta pagine (ora in libreria a 8 euro) contiene sei racconti dii sono nella poesia di Mario Benedetti (Udine 1955) spersi di Giorgio Caproni, dottamente presentati due componenti essenziali: da una parte una vena mida Adele Dei. nimale, oggettuale e pudica, di estrazione pi o meno Ho scritto delizioso volumetto per automaticoscientemente crespuscolare, dallaltra una sottile, sotterrasmo di tastiera, ma, come il libricino che langelo nea tensione analogica, che nello spazio millimetrico della fa divorare al veggente nellApocalisse (10, 8-11) scena osservata stabilisce relazioni ignote, rivelazioni, lampi dolce come il miele in bocca, e amaro nelle viscere. di ulteriorit. Il primo polo largamente rappresentato e trova Dolce perch Caproni sempre altissimo anespressione in varie tipologie compositive: regesti di che in prosa; amaro perch costringe a oggetti, alla maniera lombarda, di Maurizio un ripensamento, a una rivisitazioCucchi in particolare (Dei centrini, la ne. Ma procediamo con ordine. stampa di una nativit con il rametto di La trasformazione ulivo,/ un taccuino, dei pantaloni, Dellarte dellelzeviro della prostituzione minorile modelle cose sue); sintassi semplice I sei brevi racconti caderna in un vero e proprio mercato del e monotona, con serie di frasi proniani, inizialmente sesso organizzato ha avuto luogo durante isolate e brevi (Piove. Il vento pubblicati in La Giustila guerra del Vietnam, periodo in cui furono quasi freddo. Dautunno zia, negli anni 1960creati dei bordelli nelle aree di forte presenza di come saranno/ queste pietre 61, innanzitutto rensoldati stranieri. La domanda di prestazioni sessuali con i nomi nel cespuglio di dono cocente la no vertiginosamente salita e ci ha avuto come principiccole rose?, con una stalgia per lelzeviro, pale conseguenza labbassamento dellet media delascendenza crepuscolare, oasi un tempo fiole prostitute. Se no a pochi anni fa let media variava probabilmente morettiana); rente nella pietraia dai quattordici ai diciotto anni, ora ulteriormente reticenza e pudore nelledei quotidiani, crimiscesa, anche in conseguenza dellaumentata paura spressione di uno strugginalmente stroncata dei clienti di contrarre malattie sessuali, facendo mento radicale (Scusatemi dalle ruspe della precos dirottare la domanda di sesso a pagamentutti termina, emblematicasunta cronaca, della to verso bambine anche di sette-otto anni. mente, Che cos la solitudine). presuntuosa attualit, Dallaltro lato si possono censire Joseph Moyersoen, La prostituzione minorile, delluntuosa melopea da in Porneia, voce e sguardi sulla prostitusintagmi evocativi, callidae iunctutalk-show televisivo che ha zione, Il Poligrafo (Padova), rae dallo spessore visionario (Sta con 2003, p.15 invaso tutte le pagine dei giori suoi occhi la gola del torrente; La ternali, dalla prima a quelle dello ra rimasta in aria: si cita, a mo desempio, sport, pubblicit compresa. S, negli da Di domenica). anni 60 e anche parecchio dopo, nella terza Entrambe queste ipotesi scrittorie sono risolte in uno stile pagina dei giornali si potevano leggere racconti di dalla temperatura bassa, tendente alla sordina tonale e alGiorgio Caproni anche su un piccolo giornale polilinformale. Al punto che i versi possono quasi apparire intertico come La Giustizia. Inarrestabile la china lungo cambiabili con la prosa, come avviene nei testi appunto della la quale la stampa scivolata? Potrebbe non essersezione Prose. Al di sotto o attraverso questa dimessa e palo, se rimane un briciolo di speranza nella razionaziente costruzione stilistica sintravede lopzione conoscitiva, lit dei direttori (e degli editori) di giornale.

Le azzurre piste dei lupi

Nel primo racconto, Il sasso sui bambini, affacciandosi dalla ringhiera del ponte sulla ghiaia del torrente luomo vide due grossi topi tranquilli tra la fogna e quellerbaccia maligna, i quali con quei moti furtivi e sempre in allarme che hanno i topi correvano ratti qua e l a mordicchiare tra i rifiuti. Nei topi che correvano ratti c tutto il Caproni polisemico e paronomasico, virtuoso di rime, di assonanze, di enjambements e di tutte le figure di parola e di pensiero che la lingua offre al poeta che la sa adoperare. Nel sesto racconto, La danza della lepre, troviamo il tema caproniano per eccellenza, quello della caccia, della preda che fugge e del cacciatore

PER LEI
Per lei voglio rime chiare, usuali: in are. Rime magari vietate, ma aperte: ventilate. Rime coi suoni fini (di mare) dei suoi orecchini. O che abbiano, coralline, le tinte delle sue collanine. Rime che a distanza (Annina era cos schietta) conservino leleganza povera, ma altrettanto netta. Rime che non siano labili, anche se orecchiabili. Rime non crepuscolari, ma verdi, elementari.
da Il seme del piangere, 1950-1958 che con la preda si identifica, che verr definitivamente sviluppato nel Franco cacciatore (1982) e nel Conte di Kevenhller (1986). La danza della lepre lo stratagemma con cui la bestiola, compiendo salti e lunghi giri, cerca di confondere le proprie tracce allolfatto dei cani e della volpe, prima di raggiungere con un definitivo balzo di traverso, il segretissimo cuccio. E Caproni conclude: Se vero, com vero, ch questa continua danza della paura e dellinganno ad esasperare tanto il cacciatore, pur vero ch per tale danza che la lepre, anima immaginata o bestia reale che sia, eccita e inebria tanto chi in vena di preda. Proprio come credo che ecciti, e inebri, e sproni il grande Cacciatore danime, la danza sempre un poco folle delluomo e delle sue umane bugie. U-Q-M vince B-C-L+P+S+G+ Il libricino aeroportuale, che fa battere il cuore in attesa dellimbarco senza perdere docchio la tabella dei ritardi, induce per al riesame, al ripensamento. Prendiamo dunque in mano il Meridiano con tutta Lopera in versi di Giorgio Caproni, a cura di Luca Zuliani (Mondadori, Milano 1998), che, come ha scritto Ferdinando Castelli sulla Civilt cattolica del 3 febbraio 2001, un volume completo, in ogni aspetto. Lapparato critico quanto di meglio si possa attendere da un lavoro del genere. Giorgio Caproni monumentalizzato in oltre duemila pagine, proprio lui che, quando uscirono da Garzanti Tutte le poesie (1983) prepar Il conte di Kevenhller (1986) per sfuggire al sepolcro dellopera omnia, e quando, sempre da Garzanti, usc lElefante con le Poesie 1932-1986, si mise al

OH CARI
Apparivano tutti in trasparenza. Tutti in anima. Tutti nellimprendibile essenza dellombra. Ma vivi. Vivi dentro la morte come i morti son vivi nella vita. Cercai di contarli. Il numero si perdeva nel vuoto come nel vento il numero delle foglie. Oh cari. Oh odiosi. Piansi damore e di rabbia. Pensai alla mia mente accecata. Chiusi la nestra. Il cuore. La porta. A doppia mandata.
da Il Conte di Kevenhller, 1979-1986

lidea del mondo che sostiene la scrittura: si tratta di una sorta di concentrata, un poco stoica, un poco stupita percezione del dissolversi universale a cui non si pu opporre resistenza, ma a cui si pu umilmente, tenacemente, soltanto aderire. In questo senso, chiaro, il titolo Umana gloria ha un valore antifrastico, applicandosi allimpossibilit di ogni azione sublimante, di ogni eroismo o affermazione vitale (ancora una consonanza con luniverso lombardo, specialmente di Cucchi, del quale pare di riconoscere la mano nel partecipe risvolto di copertina). Umana gloria non una raccolta nuova: riunisce circa ventanni di lavoro (la prosa migliore del libro, quella che chiude la serie Ultimi ricordi, era apparsa per la prima volta in una plaquette del 1985), inglobando quanto fin qui messo fuori dallautore. chiaro che il progetto tende ora alla compattezza, a volte magari rischiando la ripetizione e la monotonia. Mi piacerebbe che dopo aver compiutamente raccolto il suo lavoro, Benedetti imboccasse vie meno riconducibili alla sua maniera acclarata; che seguisse le azzurre piste dei lupi di quella bella prosa, forse un po isolata con la sua rverie vitale e lucente in un contesto n troppo smorzato e sottovoce. Daniele Piccini > Mario Benedetti, Umana gloria, Mondadori, Milano 2004, pp.126, 9,40

STORNELLO
Mia Genova difesa e propietaria. Ardesia mia. Arenaria. Le case cos salde nei colori a fresco in piena aria, dalle case tue che invano impara, sospese nella brezza salina, una fermezza la mia vita precaria. Genova mia di sasso. Iride. Aria.
da Il passaggio dEnea, 1943-1955 Elzeviri a parte, i sei racconti, tutti bellissimi (il meno felice proprio quello che d il titolo al libretto) riaprono il discorso su Caproni perch fin da allora troviamo temi e modi del Caproni di sempre e del Caproni pi noto, quello da Il muro della terra (1975) in poi.

5 IL DOMENICALE

LA REPUBBLICA DELLE LETTERE


LO SCAFFALE DEI PICCOLI E GRANDI EDITORI
a cura di Fabio Canessa

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Beatrice o Laura? Votate tutti!


Non se ne esce, dobbiamo prendere posizione tra le due donne che reggono le sorti della pi grande lirica di tutti i tempi: una condusse Dante in seno a Dio, laltra devi Petrarca dalla retta strada
ono le due donne pi discusse dItalia. Ma discussioni vere, non quei biascichii algosi e noiosi che trovi sui rotocalchi o nel gossip dei reality show. Su loro due si discute in migliaia di libri, in tutte le lingue del mondo, nei cuori ariosi di uomini di ogni latitudine, negli studi pieni di scartoffie di professori e di filologi, sui muretti dopo la scuola o tra i banchi di aule di ogni ordine e grado. Ne discutono occhialuti scrittori e ragazzetti brufolosi. E se ne discuter sempre. Di Beatrice e di Laura non si finirebbe mai di parlare. E non perch creature di poesia: esse non sono biograe che la poesia ha rimodellato a piacere. E nemmeno sono personaggi. Sono loro, piuttosto, ad aver creato la poesia nei due Grandi. Sono loro il motore, il fuoco, la partenza. Se largomento fosse la biografia possibile delle due signore il discorso si chiuderebbe presto. Invece si riapre sempre, come una ferita o un cascare dacqua. E come la poesia non nisce mai, anche il discorrere su queste due amate non cesser mai. Perch parlare di loro parlare del nostro amore e delle sue possibilit. Beatrice e Laura, Beatrice o Laura. Se si sta con Beatrice non si pu stare con Laura, e se con Dante si ammira Beatrice, non si pu amare Laura con lamore di Petrarca. C un dissidio, una differenza. Lamore di Dante per Beatrice linizio di un drammatico viaggio. Quello di Petrarca per Laura un giovenile errore da correggere fino alla negazione. Dante porta con s, anzi insegue Beatrice fino al luogo del compimento dellideale, no alla visione nale; da lei condotto no a l. Laura abbandonata dal suo amante che saccorge di avere errato ad amare lei invece che il supremo ideale. Semplificando diremo che per Dante lamore di Beatrice strada, per Petrarca lamore di Laura distrazione. La Commedia un canto per non perdere Beatrice, e per arrivare no a Dio, s, ma con lei. Il Canzoniere il racconto di un itinerario di perfezionamento in cui Laura si pu inne lasciar perdere. Altro che canzoniere damore, un canzoniere di disamore. stato giustamente notato che nel sonetto dapertura del Canzoniere Laura non nemmeno citata e lamore presentato come mio primo giovenile errore da cui il poeta ormai uomo fatto si liberato. E mentre Beatrice appare dalla sua prima entrata nella Vita nova come una specie di miracolo, per usare il termine che impieg Montale parlando di lei, e come tale si ripropone sempre nuova a Dante per tutta la vita, no

UN GIALLO MACCHINATO DA LEONARDO DA VINCI

al culmine del Paradiso, Laura invece appare subito come una cosa a cui si pensa rispetto a qualcosaltro di pi importante. Com noto Petrarca fa risalire il proprio incontro con Laura, per motivi di simbolo numerico, come gi avviene in Dante, al 6 aprile del 1327 indicandolo come Venerd Santo. Egli si accuser di aver pensato a lei e alle proprie passioni invece che alla Passione del Salvatore. Noi sappiamo che il 6 aprile del 1327 non era Venerd Santo. E che questa e altre invenzioni il Petrarca architett per costruire il personaggio di Laura a uso della propria conversione da giovane scavezzacollo alla visione stoico-agostiniana di uomo libero da passioni. Dante invece no: lui che pure era partito dallo smarrimento nella selva oscura e che compie un cammino di puricazione, arriva no in cima al Purgatorio, dove la stessa Beatrice provvede a farlo vergognare delle sue distrazioni, e per dice di risentire i segni de lantica fiamma. Nulla eliminato, tutto trasformato. E la vista di Beatrice, nel nire della Commedia, di quelle cose che mettono i brividi di commozione ogni volta che le rileggi. Altro che giovenile errore! Qualcuno potrebbe obiettare che Beatrice e Laura sono due possibilit valide nei limiti di unantropologia di tipo cristiano; e molti leggono Dante e Petrarca come due vie di differente spiritualit. C del vero. Addirittura qualcuno che di Dante capisce poco come Harold Bloom, teorizza che Beatrice sia una specie di eresia di genere gnostico e via scorrendo Per, lamore lamore, e non esiste esperienza dellamore cristiano opposto allamore non-cristiano, o religioso. Lamore, ripeto, lamore, quel sentirsi soverchiati, quellapertura dincanto, quella forza strana, ed il tipo di coscienza con cui si vive tutto questo. Tanto vero che qui, a distanza di poche decine danni, in due cristiani (uno, Petrarca, pure chierico) si danno due esperienze di amore. Cristiane, certo, epper diversissime. E perci ciascuno di noi deve prendere posizione: pi tuo lamore di Dante o quello di Petrarca? Beatrice o Laura? Non si tratta di giudicare il cristianesimo di Dante e di Petrarca, ma il loro amore. E, semmai, si tratter di capire la loro fede attraverso il loro amore. Nellultimo verso di quel suo primo sonetto Petrarca, dopo aver ricordato di essere stato zimbello della gente poich innamorato, afferma di aver finalmente compreso che quanto piace al mondo breve sogno. Pare di sentire in questa malinconi-

ca coscienza, posta lo ripetiamo in apertura a un canzoniere damore, la voce di tutta la grande cultura cosiddetta moderna: lo potrebbe aver scritto Shakespeare, o Leopardi, o DAnnunzio. C tutta la malinconia per un oggetto che appaghi, che corrisponda ai desideri del cuore. Per qualcosa che pare non esistere, poich tutto anche lamore si rivela come un breve sogno. Petrarca aveva capito che Laura non poteva essere quelloggetto che, agostinianamente, potesse placare il cuore inquieto. Nel Secretum, dove tenta di dare un prolo di Laura pi storico, Petrarca arriva a dire di lei che una donna sposata, imbruttita dalle malattie e dalle gravidanze. Ma anche Dante sapeva che non era Beatrice Portinari loggetto adeguato del suo desiderio. Essa per glielo indica, continua a guardare nella direzione delloggetto denitivo, per tutto il Paradiso guarda in quella direzione e gi dalla Vita Nova ha tale funzione di annuncio dellAmore che muove il sole e le stelle. Lamore annuncia. Essa non soddisfa ma pu indicare la soddisfazione. Non da buttare perch non coincide con quel definitivo oggetto. Ne potente segno (miracolo, appunto) e in ci risiede la sua insostituibilit e la sua dignit. La caratteristica del miracolo la sua presenza, il suo accadimento. Un miracolo non qualcosa a cui si possa aspirare. Il suo avvenimento sorprende. E Beatrice sorprende sempre Dante con la sua presenza. Il viaggio della Commedia, come ha scritto non casualmente un poeta cieco come Borges, compiuto per cercare, per non rinunciare a quella presenza. Ma davvero modernit coincide con senso dellassenza? davvero pi moderno (il che tradotto significa pi forte, pi vero secondo la sensibilit diffusa oggi) chi lega il sorgere del proprio canto, della propria arte e del proprio amore a un sentimento dirrimediabile lontananza, di assenza? Linsoddisfazione davvero pi moderna? Il Petrarca di Laura davvero pi vicino a noi? Marco Santagata, il grande petrarchista che per quindici anni ha preparato lultima edizione Mondadori del Canzoniere, nota nella sua Introduzione: Possiamo giudicare straordinariamente moderna lidea della poesia che nasce dalla mancanza e dalla sottrazione delloggetto di desiderio. Se ancora una volta, per, assumiamo unottica storica, possiamo osservare che, rispetto ai predecessori, il rovesciamento petrarchesco ha un che di paradossale: nella laica poesia del Duecento la rinuncia o lo

scacco del desiderio si risolvevano in perfezionamento morale, insegnamento etico, a volte in impulso religioso; nella moralistica poesia di Petrarca lesito ultimo, al contrario la mondanissima valorizzazione del canto come valore in s. Vale a dire che con Petrarca nasce lintellettuale che pone in quanto valore centrale non pi la realt ma la propria coscienza come unico teatro valido e unica legislatrice. Amore non pi un accadimento ma la risultante di unanalisi psicologica, da cui ci si pu allontanare nel caso lo si ritenga pernicioso. Il che, aggiunge ancora Santagata, non conduce a nessuna pace, poich resta il fatto che il motivo, la molla della poesia (lamore) ritenuto comunque dal moralista stoico Petrarca un peccato una sorta di distrazione, di attrazione verso unalterit, inammissibile in un io che deve bastare a se stesso. Par di sentire tanti poeti o artisti di oggi che professano un cinico disincanto verso la realt e sono dunque costretti a concepire lavvio, il motivo della loro arte come una sorta di sbaglio, dincidente, di vizio. Il buon vecchio Ungaretti scriveva che amore la parola cellula della poesia italiana. In quelle lezioni svolte a San Paolo in Brasile, il nostro Migliore del secolo appena scorso faceva notare che ripetendo cinque volte quel termine si ottiene un endecasillabo perfetto: Amore amore amore amore amore. Una parola cellula, dunque, un organismo primordiale che reca in s, come un DNA, anche la nostra musica poetica. Ora che si festeggia il settimo centenario della nascita del grandioso poeta figlio di ser Petracco (Arezzo 1304), abbiamo dunque loccasione per tornare, dopo il tempo della scuola, a ritrovare Laura e la vicenda di quellamore come delineata nellopera in cui lautore si volle consegnare: il Canzoniere. E, perch no, c loccasione, ancora una volta, di fare un paragone con Beatrice, laltra donna eletta della nostra poesia. Il paragone non sembri n banale n irriguardoso. Molti studi hanno denitivamente mostrato che del Petrarca, nonostante dichiarazioni e nascondimenti, fu Dante il maggior riferimento, e che la gura di Laura venne formandosi poeticamente, durante gli oltre ventanni di redazione del Canzoniere, in paragone con quella di Beatrice. Il paragone continua, ognuno prenda posizione. E come sempre quando si considera il proprio amore si spargano lacrime, si muti ogni espressione del viso, si mescoli il pianto al riso. Laura o Beatrice? Davide Rondoni

iamo cos postmoderni da trasformare in poliziotti i padri della nostra civilt. Dopo lAristotele detective di Margaret Doody ecco ora un professore di Storia, Guillaume Prvost, esordire con un giallo che ha come protagonista Leonardo da Vinci. Nel frattempo, Mondadori ha pubblicato un thriller ambientato nella Firenze medievale dove indaga Dante Alighieri. Anzich inventarci nuovi eroi di nzione, preferiamo prendere in prestito i geni veri del passato. Niente di male, se non difetta la qualit. Come in questo intrigo ben congegnato, immerso in una Roma rinascimentale violenta e notturna, gelata dallinverno e rischiarata da Michelangelo e Raffaello, Bramante e Bibbiena, comparse di lusso in un plot scandito da delitti efferati e da atroci messinscene, tra il Foro, Castel

SantAngelo e una malfamata locanda di Trastevere. Una frase scritta con il sangue (Eum qui peccat Deus castigat) fa pensare alla setta dei giovanniti (che riconoscono in Giovanni Battista lunico vero Messia), ma la chiave di tutto sta in un quadro di Bosch. Senza mettere in discussione il talento di messer Leonardo, dice incautamente uno dei sospettati, non vedo proprio come un artista possa insegnarci qualcosa sulla morte. Invece la spiegazione del mondo risiede nellosservazione, e chi sa vedere sa anche comprendere, come Leonardo confida al suo dottor Watson, il giovane medico Guido Sinibaldi, narratore del tutto.

>Guillame Prvost, I sette delitti di Roma, Sellerio, Palermo, pp.356, 11,00

ROMA, ANFITEATRO FLAVIO: CAIO CELSO, IL CASO SUO!

ncora un giallo nella Roma del passato. Ma qui si retrocede al IV secolo. Limperatore Giuliano impegnato nella guerra contro i Persiani, dalla quale non torner. AllAnfiteatro Flavio la lotta dei gladiatori ha un epilogo inquietante: il valoroso Armodio si arrende senza reagire a un misterioso cavaliere dallaura soprannaturale. Nel frattempo la nobile Domizia viene uccisa in una stanza del proscenio. Indaga laedilis Caio Celso, appassionato lettore di Seneca. solo linizio di unavvincente catena di crimini che coinvolge uomini e dei, narrata da uno studioso che, pur ricostruendo con rigore la suggestiva ambientazione dellepoca, ci risparmia luggia polverosa dellaffresco storico e nasconde lassimilazione della cultura latina restituendo la carne e il

sangue di quel mondo. La razionalit dellinvestigatore si confronta con atmosfere magiche e oniriche, mentre il giallo deduttivo sfocia in un finale fantastico che sembra gi pronto per una spettacolare versione cinematografica. La full immersion di De Pascalis talmente intensa da suggerire lo sciabordio dellacqua del Tevere, le ombre del Foro, il puzzo dei postriboli. E da parteggiare, in modo religiosamente scorretto, per il paganesimo contro linevitabile avvento del monoteismo cristiano. Era dal Pascoli latino che non si levava una voce cos carica di pietas per il destino di morte dei templi della classicit.

>Luigi De Pascalis, Rosso Velabro, Irradiazioni, Roma (tel.06/68192989), pp.340, 15,00

STRANI ED ENIGMATICI OMICIDI ALLA SCALA


tavolta il meccanismo poliziesco non cerca di amplificare le sue suggestioni arricchendosi del fascino di un tempo passato, ma chiudendosi in uno spazio speciale: quello della Scala, il teatro pi prestigioso del mondo, che, proprio nel giorno dellinaugurazione, diventa la scena di un delitto. Il direttore Gentile Modotti viene scaraventato dal loggione poco prima dello spettacolo. Il procuratore Solara annulla la prima, con grande scandalo dei

milanesi e della stampa, e prova a risolvere un difficile rompicapo, che preveder altri morti ammazzati, fatto dinvidie e di rivalit artistiche e sentimentali. Mentre lassassino sfida la polizia, la Violetta della Traviata muore davvero fra lo sgomento del pubblico e la fama della Scala, come da copione, rischia il tracollo. La Iarrera tiene le fila del plot con sicurezza, articola abilmente una storia corale ben caratterizzando una ventina di personaggi e chiude con un colpo dala finale che lascia aperta la partita.

> Carmen Iarrera, Delitti alla Scala,


Fazi Editore, Roma (tel.06/84541313), pp.216, 8,50

La poesia che non mente, in riva al lago


Il 13 e il 14 febbraio scorso a Orta e a Stresa si sono incontrati alcuni dei poeti pi importanti al mondo

SARTRE E LA SUA OPERA TEATRALE SULLA NATIVIT


a prigionia nel lager ispir a Giovanni Guareschi la bellissima Favola di Natale. Nella medesima situazione, lateo JeanPaul Sartre, nel campo di Treviri, strinse amicizia con molti preti e gesuiti, che lo convinsero a scrivere, nel dicembre 1940, unopera teatrale sulla Nativit. Cos il filosofo, pur convinto che la sua unica chiesa fosse la libreria del nonno, scrisse per alleviare le sofferenze dei compagni e offrire unoccasione di speranza. La sera della vigilia ci fu la rappresentazione e lo stesso Sartre

l lago trattiene leredit della terra o sta cresce la sua lirica. Essa paga un caro tri- (Di notte tra gli alberi, Roma 2002) oltre a rale, nel senso in cui essa si fa ipotesi di ripiuttosto una porzione di cielo solidifi- buto: essendo una formula comunicativa una silloge, che in lettura ha suscitato il lancio, di ripensamento spirituale dellescata in altra forma? Il lago ci placa per- utilizzata per dare solo messaggi politici e maggior interesse, tradotta da Federico Ita- sere umano (una poesia che non scorda le ch trattiene, sembra che per un tempo im- spirituali non riesce autonomamente a levi- liano nel numero 27 di Atelier. Krger movenze di un Ezra Pound e le suggestioni modicabile in esso e attorno a esso le for- tare verso le vette pi remote della letteratu- poeta a cui afdarsi se ci piace la parola pia- di un Wallace Stevens, ma che subisce a me in furiosa muta si plachino. Ma il lago ra. Eppure, unopera magmatica e speciale na ma commovente, anche se pecca di quel fondo lesperienza della Rinascenza scozcinquieta perch questa calma sembra che come il Cantico Csmico (compilato nel grammo dintellettualismo di troppo che zese incarnata specificamente da Hugh MacDiarmid e dal suo affascinante poemetda un istante a un altro possa rovinare e le 1989; ugualmente rivelante suggestioni da grava su molti abili lirici tedeschi. Vicino geogracamente e linguistica- to Sopra un terrazzo marino). Marco Fazziacque spaccarsi, come il guscio sopravvis- Thomas Merton, da Ezra Pound e da Lucresuto a chiss quanti secoli che si apre per ri- zio) con il suo sguardo oscillante tra il gru- mente a Krger Willem Van Toorn (1935), ni il traduttore di White in Italia (cos covelare linterno. Ogni mostro si arrotola in mo stellare e la misera vita degli uomini af- tra i pi interessanti poeti e romanzieri me di MacDiarmid H. MacDiarmid, Sopra una grotta o sonnecchia in un lago: questa fascina, persuade. Scandaloso che Ernesto olandesi, traduttore in Olanda di John Up- un terrazzo marino, Supernova, Venezia volta i mostri sono stati i poeti. sia presente in Italia con rare pubblicazioni dike, di E. L. Doctorow, di Stefan Zweig, di 2000) di cui presente il volume Scotia deUn paio di settimane fa (il 13 e il 14 feb- e difcilmente reperibili (Telescopio nella Klaus Mann e di Franz Kafka, tra gli altri. serta per le ottime edizioni Il Bradipo. Ultimo ma non ultimo John F. Deane braio) la placida rotondit del Lago Maggio- notte oscura, Queriniana, Brescia 1995 e Inutile dire che in Italia la sua presenza si re e del Lago dOrta stata denitivamente Grido. Salmi degli oppressi, Cittadella, Assi- scorge appena, almeno rispetto al collega (1943), il pi valido poeta irlandese assieme a Seamus Heaney. incisa e incrinata dai Finalista al T. S. Eliot poeti. Al convegno ACCOLITO Prize di questanno Novecento e oltre. Procon la sua ultima race una mosca frenetica contro lalta vetrata; spettive della poesia Lasprezza di questa notte gli alberi estivi colta pubblicata da il prete pronuncia le parole come se contemporanea orgalaceri lasciano cadere le foglie ancora verdi, Carcanet (Manhandfossero fragile cristallo: hoc est enim nizzato dalla rivista e il mare che batte la costa ling the Deity, ManLOstia era unalba nata da mani illividite di poesia, critica e letnel suo enorme impeto sembra nulla chester, 2003; di cui teratura Atelier (ideae io feci tintinnare il campanello con gioia minuscola; di fronte al rintocco di mezzanotte dalla torre nera, proponiamo una poele seguito e termine di la lingua della donna era lacera, il mento, a ripetere che tutto questo tumulto sia in esclusiva qui a un percorso iniziato a cui appoggiai la patena, aveva un ciuffo di peli; solo lincarnazione delle ossa di Cristo. lato), tradotto in Italia Firenze il 4 dicembre il fiato era fetido e lOstia oscill Oggi sono atterrato sullisola, con un unico ma inscorso) tra Stresa e credibile testo, Il proOrta, si sono alternati il nostro piccolo aereo sbattuto come un relitto sulle nuvole; un istante, e cadde. Accolito raccolsi lo della volpe sul vetro e sollevai la Divinit, il bianco perfetto del pane guardavo la ragazza, il suo cervello mutilato, alcuni dei nomi pi (Edizioni del Leone, macchiato dove la lingua lo aveva toccato; il linesistenza del padre, il corpo di lei che dondolava importanti della liriVenezia 2002), egli Dio necessario, la bellezza, la pazienza. in una incontrollabile pena, le sue dita ca mondiale. Ciascupoeta che ha la capano di loro, se non altormentavano una bambola quasi dimenticata; anche suoi La inghiottii, prendendo in me cit invidiabile di sagtro, ha confermato la il Divino e la congregazione, la durevole obbedienza il corpo di Cristo, le ossa di Cristo. Una volta giare, di sostenere la giusta regola che condelle ossa della terra, e lurgenza disperata al mattino presto, la congregazione visione istintiva atsiglia al poeta di pardi imporre le mani a consolare il mondo. era una vecchia che tossiva contro leco traverso una lingua lare solo con le sue terragna, ma aperta opere: in effetti il diGotland, luglio 2000 costantemente allavscorso programmato da John F. Deane, Manhandling the Deity, Carcanet, Manchester 2003; traduzione italiana di Chiara De Luca vento dellignoto, del da ognuno non ha potuto sostituire la propria insostituibile (e di- si 1986), cos come che un suo testo tradotto ben pi noto Cees Nooteboom; la sua opera velato. Per dimostrare come la poesia non versissima, inavvicinabile) bravura. Di- amorevolmente da David Maria Turoldo stata diffusa da Franco Loi (presente alla un bollettino calcolato dalla solita ciurma scorso a parte per Ernesto Cardenal (1925), (Quetzalcoatl: il serpente piumato, Monda- rassegna come rappresentante per lItalia) di ragionieri-critici, un novarese trapiantache ha curato unantologia, Gioco di simula- to in Germania, un intellettuale precario la cui esperienza di politico e sacerdote dori, Milano 1989) sia introvabile. tuttuna con la sua poesia; egli vive perpeDiversissimo il caso di Michael Krger zione. Poesie 1960-1993 per Piazzolla, Ro- che si dice pasoliniano, un amante di Montuamente ripetendo lo stesso insostituibile (1943), direttore della casa editrice Hanser ma 1994, integrata ultimamente in Paesaggi tale che dalle Marche sbarcato a Pavia, un logico ferrarese pendolante tra Losanna, monito ricavato dalla lotta contro il regime Verlag di Monaco di Baviera, assai noto e per le Edizioni del Leone di Venezia, 2001. Anglofono per lingua poetica duso Torino, Parigi e il Canada e un professore di di Somoza, come se questa porzione di vita, tradotto come romanziere in Italia (lultimo marmorizzata, ossidata fosse il marchio suo lavoro, La violoncellista stampato da (egli scozzese), ma residente in Francia provincia con in testa strambi e giganteschi con cui passer oltre questa vita (allo stesso Einaudi, Torino 2002 dopo lantico Perch (insegna alla Sorbona) e di cultura cosmo- sogni si sono trovati daccordo su un punto: modo Dante blocc i suoi dannati e salvati e Pechino? Una storia cinese Che fare? Una polita Kenneth White (1936), poeta am- bench ciascun poeta sia colmo di spunti penitenti in quellunico attimo di vita rias- storia daltri tempi, Torino 1987; di Frassi- piamente noto in Europa anche per la sua dacciuffare e da far propri (nellumile suntiva). In lui si sommano due fedi che al- nelli, invece, Il ritorno di Himmelfarb, Mila- interessante proposta di una geopoetica, ascolto del grande) il pi capace risultato locchio occidentale paiono inavvicinabili: no 1995) in realt poeta piuttosto musco- una poesia, in brevi e banali cenni, che tor- allunanimit John F. Deane. La poesia, la quella nella Rivelazione e quella nellideo- loso e tra i maggiori in lingua tedesca. Au- ni alla sua origine primordiale di custode cui quota di verit non mente mai, immelogia rivoluzionaria; egli porta nello sguar- tore di diverse raccolte di poesia tra i nostri del cosmo e delluomo; una poesia che si diatamente percepibile, non slitta, si erige, do e nellazione (poich la sua poesia atto scaffali potremo ricavare solo una buona presenti pulita e profondamente legata al monito, avvertimento. immediato) questa concordanza, e in que- antologia curata da Luigi Forte per Donzelli paesaggio, ma anche potentemente moDavide Brullo

interpret il re mago Baldassarre. La storia del capo villaggio Bariona che, alla vista di Ges, trova la forza di lottare per liberare il suo popolo, unisce il tema della giustizia sociale alla capacit della religione di unire credenti e non credenti in nome dellimmaginazione e dellemotivit. La bella traduzione italiana di questo racconto in forma teatrale conferma la versatilit del guru dellesistenzialismo e svela lintensa poeticit con cui lautore de Lessere e il nulla si accosta allincanto senza tempo del presepe.

> Jean-Paul Sartre, Bariona o il glio del tuono, Christian Marinotti Edizioni, Milano (tel.02/4813434), pp.118, 14,50

A SCUOLA DI GUERRA (LIBANESE)

siste una discretamente folta letteratura sorta dalla guerra. Parecchia letteratura, in fondo, se non esplicitamente sottolineandolo, sorge ripensando a eventi che hanno a che fare con una guerra (diciamo almeno di Georg Trakl e di Blaise Cendrars e di Louis-Ferdinand Cline, per non dire, solcando felicemente sulla nostra goletta gli evi, di Tirteo, di Eschilo). Ogni forma di letteratura, potremmo azzardare, nasce da un conflitto che prima di tutto, anzi, nel suo fondamento, si attua con se stessi. In questo caso per la guerra vera e si sente. Nonostante tutte le guerre si somigliano, s, perch cambiano le armi, ma non gli uomini che fanno la guerra o che la subiscono, come afferma lautore (Alexandre Najjar, avvocato e scrittore nato a Beirut ma oscillante tra il Libano e la Francia, uno dei

pi interessanti autori francofoni della sua et egli del 1967) nellemozionante Prologo, questa guerra quella libanese, che viene narrata assieme al successivo dopoguerra. I capitoli sono netti e puliti, si susseguono come i colpi di un cecchino. La storia in realt una biografia romanzata, che passa dalla descrizione minuta e piana dei familiari, degli arredi della casa, fino alle macerie, gli orridi scarichi che ogni guerra lascia dietro di s: La guerra riporta luomo ai tempi delle caverne. Raggomitolato in un angolo della casa un corridoio, la tromba delle scale... o in un rifugio, dimentica il comfort e riscopre il valore delle cose semplici. D.B.

> Alexandre Najjar, La scuola della guerra, Il leone verde, Torino (tel.011/5211790), pp.92, 12,00

IL MEGLIO DEL TEATRO DEL GRANDE BECKETT


oco c da dire su un mostro come Samuel Beckett (1906-1989, premio Nobel nel 1969), ennesimo irlandese impiantato in Francia (come quellaltro sommo, James Joyce: entrambi si frequentarono, si annusarono, si amarono). Egli, semplicemente, ha raggiunto il grado zero del teatro, il punto di non ritorno, cos come lultimo Joyce e Hermann Broch devastarono il romanzo, cos come T. S. Eliot ed Ezra Pound sfasciarono la forma poetica: dopo di loro, umilmente, si dovette fare altro (e non per questo di minor valore). Dunque, ritor-

nando a Beckett, alla sua superba arte nel disboscare i personaggi, nel raggiungere unonirica e allucinata semplicit, in cui ci dice che luomo mai comprender il suo simile, a noi, abbassando il capo, ci dobbligo rileggerlo e, rileggendolo, superarlo. Il testo raccoglie il meglio del Teatro di Beckett per la cura di Paolo Bertinetti, cos come ricavato dal magnico e ampiamente chiosato volume (Teatro completo) uscito per la Biblioteca della Pliade Einaudi nel 1994, ma con traduzioni differenti. Completa il cerchio il romanzo del 1935, ma pubblicato tre anni dopo, Murphy, proposto nel 2003 nella traduzione del poeta Gabriele Frasca. D.B.

> Samuel Beckett, Teatro, Einaudi, Torino, pp.342, 9,50

S A B AT O 2 8 F E B B R A I O 2 0 0 4

FINESTRE APERTE
Spesso i cristiani considerano in modo troppo semplicistico la fede in Allah. In realt, si tratta di una religione estremamente forte, al cui centro sta una concezione del rapporto uomo-Dio contraria a quella tipica del mondo ebraico e cristiano. Per questo motivo i musulmani sono pi lontani dalla fede in Cristo che non i pagani. Maometto? Meglio Omero e Virgilio
di Alain Besanon

IL DOMENICALE 6

Un cattedratico fra teologia e politica

ggi i pi trattano la sovietologia con meno seriet di quanto guardino alla criptozoologia, ma sbagliano. C infatti ancora molto da studiare, da analizzare e da faticare per sondare tutte le abissali profondit dellhomo sovieticus, quintessenza dello spirito rivoluzionario. E ogni doveroso approfondimento futuro non potr certo fare a meno di ritornare sempre e comunque ad alcuni studi fondamentali del passato, oggi considerati con superiorit da chi, essendo crollato lelemento statuale comunista in Unione Sovietica, ritiene definitivamente chiusa la partita del marxismo-leninismo, ma soprattutto superfluo il continuare a interessarsi delle sorti dellhomo ideologicus. Fra gli studi di cui non si potr mai fare a meno, morte o meno che le ideologie siano o saranno, vi certamente Le origini intellettuali del leninismo (trad. it. Sansoni, Firenze, 1978) di Alain Besanon, testo magistrale per capacit di penetrazione nella forma mentis marxista-leninista, descritta come caso specifico e supremo di quellideale neognostico dinsoddisfazione verso il mondo che sta alla base del progetto marxiano di rifare daccapo tutto il creato attraverso la rivoluzione di tutto lesistente. In Besanon riecheggia certamente la lezione insuperata di Eric Voegelin, dietro il quale si stagliano peraltro anche le analisi condotte da Hans Jonas e al cui fianco non sfigurano le riflessioni di un David Walsh, di un Gerhart Niemeyer e di un John Hallowell. Membro dellInstitut de France, Besanon autore di numerosi libri, fra i quali molti tradotti anche in lingua ita-

liana: oltre al citato Le origini intellettuali del leninismo, doveroso ricordare Breve trattato di sovietologia (Edizioni dello Scorpione, Milano, 1976); Metodologia della menzogna (CIDAS, Torino, 1979); La confusione delle lingue (Editoriale Nuova, Milano, 1981); Forza e debolezza del regime sovietico (CIDAS, 1981); La falsificazione del bene (Il Mulino, Bologna, 1987); La Chiesa e la politica

(CIDAS, 1984); Novecento, il secolo del male (Ideazione, Roma 2000); nonch Comunismo, Nazismo e lunicit della Shoah (CIDAS, 2000). Studioso di estrazione cristiana, Besanon non ha alcun timore a fare quello che probabilmente i suoi colleghi, soprattutto in Francia, temono pi di ogni altra cosa. Egli scrive di politologia e intanto fa appello alla teologia,

tratta distituzioni secolari e al contempo fa ricorso alla dimensione del sacro, parla delluomo eppure torna sempre alla questione di Dio. Di solito, in casi simili, laccusa quella di scorrettezza, di confusione dei piani, di tentazione integralista. Ma Besanon non si smuove di un centimetro. Continua imperterrito nella convinzione che per comprendere almeno qualche cosa della dimensione materiale delluomo (le sue scelte ideologiche e politiche, per esempio) sia necessario prendere in considerazione sempre anche la dimensione superna, cielicola, insomma trascendente del reale. Al cattedratico francese si adattano, quindi, assai bene le parole con cui il pensatore ottocentesco spagnolo Juan Donoso Corts intitola il primo capitolo del suo noto Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo: [...] ogni grande questione politica dipende da una fondamentale questione teologica. Trattando di sovietologia lo si comprende bene, ma a maggior ragione analizzando il proprium dellislam e confrontandolo con la cultura occidentale e con il cristianesimo. Quello, cio, che Alain Besanon fa nello scritto inedito che qui presentiamo. Marco Respinti

Limpossibile dial secondo Alain B


massacrate (come gli Armeni). Inne, forti minoranze musulmane si sono pacificamente insediate nellEuropa occidentale. In Francia esse costituiscono circa il 10% della popolazione, e secondo i demogra probabilmente costituiranno il 20% entro una ventina danni. In Germania, in Inghilterra, negli Stati Uniti, le cifre sono minori, ma non meno signicative. Questultimo evento suscita, in questi Paesi, una certa inquietudine. Il problema viene posto in termini demografici, in termini comunitari, in termini di assimilazione, di lotta contro il razzismo, ma molto pi raramente in termini religiosi. Infatti, linclinazione delle Chiese, da mezzo secolo, verso lirenismo, lecumenismo. Sebbene molte di esse sembrino in crisi o giustappunto a causa di questa crisi non si nota in esse alcuna inquietudine propriamente religiosa. Il loro problema di fare buona accoglienza allislam, di cercare il contatto, i punti comuni, il dialogo. Il mio scopo innanzitutto storico: quali sono stati, dopo lEgira, i principali atteggiamenti dei cristiani verso lislam. Poi sar teologico: quale statuto dare allislam dal punto di vista teologico, vale a dire cristiano. Inne, torner alla storia per valutare la situazione attuale. per eccesso il dover amare i propri nemici, ricercare la povert, sopportare la verginit. Il Corano si pone in una posizione intermedia fra le carenze della legge mosaica e gli eccessi di quella di Cristo. Ora, il giusto mezzo, la moderazione, sinonimo di virt e ragione. Manuele controbatte in maniera classica, distinguendo i comandamenti biblici e i consigli evangelici. Poi assesta un colpo di clava con il suo argomento pi forte: la tua legge, dice al musulmano, si contrappone alla legge cristiana e ritorna a quella di Mos. Maometto ha plagiato questa legge e lha corrotta, componendo qualcosa di eterogeneo e disordinato. Manuele, in questo dialogo sincero, non pu invocare lautorit delle Scritture, perch il musulmano non la riconosce. dunque costretto a disporre le tre leggi sullo stesso piano temporale e sinottico. Non pu pi mettere in risalto la continuit storica tra Israele e Cristo. Non pu fondarsi sulla comune nozione di Alleanza, poich questa nozione non riconosciuta nellislam. Non gli resta che comparare astrattamente le tre leggi. E contro la legge del Corano, ritrova la posizione spiritualista di Bisanzio: la legge antica carnale, come quella musulmana, mentre prima delle Dieci Parole rivolte a Mos, il primo comandamento? S, ma manca un punto, ossia il fatto che il Dio dellEsodo si presenta come il liberatore del suo popolo in una situazione storica particolare: Io sono lEterno tuo Dio che ti ha fatto uscire dallEgitto, dalla casa della servit. Non vi traccia di storia nel Corano. Si riconosce allora il primo punto del Credo cristiano? Credo in un solo Dio onnipotente, creatore del Cielo e della Terra? S, ma manca il fatto che questo Dio qualificato come Padre, ossia gli attribuita una relazione personale e reciproca con gli uomini. Occorre tener presente che i musulmani propongono unaltra classicazione. Essa contrappone i pagani e coloro che, ebrei, cristiani, musulmani, hanno ricevuto una rivelazione. Il secondo gruppo cos legato da una similitudine formale (aver ricevuto una rivelazione) e non da una concatenazione storica.

Alain Besanon ha tenuto la conferenza di cui qui presentiamo la traduzione italiana, curata da Giorgio Bianco, al Centro Congressi dellUnione Industriale di Torino il 28 gennaio 2004. Organizzata dal CIDAS, Centro Italiano Documentazione Azione Studi, nellambito di un ciclo dinterventi dedicati alla disamina e allo studio del concetto di Occidente ciclo che ha visto la partecipazione, fra gli altri, anche di Ernst Nolte e di Robert A. Sirico , la conferenza disponibile sul sito www.ildomenicale.it in versione annotata, la stessa che verr accolta in un quaderno del CIDAS (tel. 011/4369146) di prossima pubblicazione

eninteso, non nelle mie intenzioni esprimere un giudizio globale sullislam. Nellanno 622 della nostra era nasceva ufficialmente a Medina una religione nuova, in diretta contrapposizione ai tre dogmi cristiani fondamentali, la Trinit, lIncarnazione e la Redenzione. Al giorno doggi gli adepti di questa religione stanno diventando pi numerosi dei cristiani, di tutte le confessioni assommate. Da mezzo secolo a questa parte, tre fatti hanno radicalmente modicato il quadro. I Paesi musulmani, che erano caduti sotto il dominio degli imperi europei (considerati come cristiani dai musulmani), specificatamente gli imperi inglese, russo, francese, olandese, hanno ritrovato lindipendenza (con la sola eccezione della Cisgiordania palestinese). Le minoranze cristiane, ancora numerose allinizio del XX secolo in Turchia, in Egitto, in Medio Oriente, si sono convertite, sono state espulse (come i Greci dellAsia Minore), talvolta

I tre approcci cristiani In una panoramica storica di quattordici secoli, possibile osservare fra i cristiani tre approcci principali. Il primo ben rappresentato da san Giovanni Damasceno. Lo chiamer latteggiamento del rifiuto, pi precisamente della constatazione dellincompatibilit. Giovanni Mansur detto Damasceno discendeva da una famiglia di alti funzionari bizantini che avevano avuto un loro ruolo nella resa di Damasco. Fu inizialmente al servizio del Califfo, nellamministrazione fiscale. Con le prime persecuzioni, entr nel convento di S. Saba, dove mor nel 754. Non ha scritto che alcune pagine, che sono preziose, poich si tratta di un testimone della prima ora. Il suo primo testo si trova inserito nel suo catalogo, Il libro delle eresie, in cui lislam classicato come leresia numero 100. Ci indica che a questa data, specialmente tra i monositi e i nestoriani, che detestavano lortodossia melchita perch rappresentava loppressione bizantina, non era chiaro se lislam fosse unaltra religione, o se non era altro che unulteriore versione allinterno della nebulosa cristiana. Ma oggi non cos. La descrizione del Damasceno puramente sarcastica. Maometto un falso profeta. Le sue dottrine sono assurde e non possono che esserlo perch negano le verit cristiane. Il secondo testo, pi tardo, si presenta sotto la forma di una Controversia tra un musulmano e un cristiano. In questo caso si tratta di una breve catechesi per dissuadere i cristiani dal convertirsi, cosa che facevano gi in massa. Egli cerca di difendere il libero arbitrio contro il fatalismo che attribuisce allislam, e anche la consistenza della natura creata, lordine delle leggi di natura contro il puro capriccio di Dio secondo lislam. San Giovanni parla con accondiscendenza, un po come un distinto teologo del XIX secolo avrebbe trattato la rivelazione di Joseph Smith e il Libro dei Mormoni. Nella tradizione del riuto puro e semplice, san Tommaso dAquino un punto di riferimento essenziale. Nella Summa contra gentiles (I, 5) avanza la seguente argomentazione: Maometto stato capace di sedurre dando dei comandamenti che soddisfano la concupiscenza degli uomini carnali; egli fornisce soltanto verit facili a comprendersi per uno spirito ordinario; mescola favole e dottrine che sminuiscono quanto vi di verit naturale nel suo insegnamento; le sue prove si fondano sulla potenza delle armi, prove che non fanno assolutamente difetto ai malfattori e ai tiranni. N lAntico n il Nuovo Testamento testimoniano a suo favore, al contrario egli li ha deformati con racconti leggendari e proibisce ai suoi discepoli di leggerli. In breve, conclude, coloro che prestano fede alla sua parola, credono con leggerezza. Il secondo approccio cristiano quello che chiamer delle Tre Leggi. Se ne trova un buon esempio nel dialogo che ebbe luogo tra il futuro imperatore Manuele Paleologo e un saggio musulmano nel 1390. Si tratta di stabilire un ordine di superiorit tra la Legge di Mos, di Ges e di Maometto. Manuele esordisce affermando che la legge musulmana inferiore a quella degli ebrei, in particolare a causa del jihad, secondo cui gli uomini possono scegliere tra la conversione da un lato, e la morte o la schiavit dallaltro. Ora, la volont divina non si compiace del sangue e vuole condurre gli uomini alla fede attraverso la persuasione e non con la violenza. A maggior ragione la legge musulmana inferiore alla legge di Cristo. Al che il musulmano risponde che effettivamente la legge di Cristo migliore di quella di Mos, ma troppo dura, troppo elevata, dunque impraticabile. peccare

Il Corano increato Posso ora enunciare la mia tesi teologica: lislam una religione naturale del Dio rivelato. Classicamente, si distingue la religione naturale dalla religione rivelata. La religione naturale, quella dei pagani, pu eventualmente raggiungere il vero Dio (ossia, il Dio rivelato) pi o meno chiaramente. Cos, la Chiesa che ha condannato gli idoli ha nondimeno riconosciuto il dio della losoa come il vero Dio cercato a tentoni. Daltra parte, la Chiesa crede che questo stesso Dio abbia voluto manifeCalligraa della shahda eseguita da Shekif nel 1860-1861 starsi e comunicare la sua quella cristiana spirituale. Una simile im- volont riguardo alla salvezza degli uomipostazione del problema d allislam un ni, e dunque far conoscere loro delle verit vantaggio sullebraismo, poich univer- che oltrepassano le possibilit dello spirito umano. Per gli ebrei, questa rivelazione sale e onora Ges e la Vergine. Il terzo approccio quello che definir contenuta nella Bibbia, alla quale i cristiani la ricerca del punto sublime di superamen- hanno aggiunto un Nuovo Testamento, to dallalto. Un buon esempio il De pace - ma riconoscendo la piena autorit del dodei, scritto dal cardinale Niccol da Cusa cumento biblico cos come si formato prinel 1452, proprio alla vigilia della caduta di ma della venuta del loro Messia. Anche i musulmani ritengono di aver riCostantinopoli. Il suo fine quello di raggiungere un punto di vista superiore e in- cevuto una rivelazione. Essa concepita clusivo, tale per cui si potrebbe interpretare come la trasmissione di un testo preesistenlislam come una forma di cristianesimo in- te. In questa trasmissione, il profeta non riconsapevole di se stesso. Dal momento che veste alcun ruolo attivo. Egli non fa che rinon pu pi fare appello alla Bibbia, decide cevere i testi, usciti dalla Madre dei Libri, di partire dallarticolo di fede che ritiene co- che ripete come sotto dettatura. A differenmune, la fede nel Dio unico. A partire da za della Bibbia, che i cristiani dichiarano questo assioma, egli deduce, con un ragio- ispirata, il Corano increato. Esso la panamento scolastico tanto sapiente quanto rola increata di Dio. Lislam distingue tra il profeta (nabi) e astratto, la Trinit e gli altri grandi dogmi cristiani. Questa esposizione strettamente linviato (rassoul) che , tra i primi profeti, razionale poteva, egli sperava, piacere a quello che ha ricevuto un messaggio norsaggi musulmani nutriti della miglior filo- mativo. Anche Adamo, Lot, No, Mos, Dasoa, quella di Avicenna. Ma questo lo con- vide, Ges sono stati inviati. Sono stati mandanna ad abbandonare il tema della salvez- dati a popoli particolari. Solo Maometto, il za sul piano storico, cos come si contempla sigillo dei profeti, ha ricevuto una missioattraverso i due Testamenti. Ecco anche lui ne universale. I grandi inviati di Dio, Mos, prigioniero dellantistoricismo musulma- Davide, Ges, hanno trasmesso letteralno, con la sola arma della losoa, o piutto- mente, proprio come Maometto, i libri che sto della sua particolare losoa. Egli ha di- sono stati loro dettati, la Torah, i Salmi, il sincarnato la teologia, al punto di ridurla ad Vangelo (al singolare). Anche Adamo, Seth, un sistema astratto, ad uno schema. Il pun- Abramo hanno prodotto dei libri. Ma, il to sublime conduce alla tenebra superiore, punto essenziale, questi libri reali o immache si riduce ad essere la notte di Hegel, in ginari, non sono considerati veridici, perch il loro testo stato falsicato. Ebrei e cristiacui tutte le vacche sono grigie. Come si vede, i due tentativi di dialogo ni hanno manipolato le loro scritture e didi Manuele e di Niccol Cusano li hanno storto il loro signicato. Per giunta, dal mocondotti a un monologo in cui espongono mento che il Corano contiene tutta la verit, apoditticamente la religione cristiana. Ma anche se fossero autentici, non potrebbero loro malgrado, questa esposizione li spinge aggiungere nulla di nuovo. Questo fa s che i a una sorta di sbilanciamento del cristiane- musulmani non riconoscano il valore dei simo, come se, nello sforzo di avvicinarsi e documenti di rivelazione anteriori al loro. di farsi comprendere dallislam, la loro or- La vera Torah, il Vangelo autentico non detodossia cristiana subisse una discreta e in- vono essere cercati altrove che nel Corano. I consapevole deformazione. Occorre ades- veri discepoli di Ges sono i musulmani. La palla dunque nel campo degli ebrei so comprendere perch. e dei cristiani: possono, essi, riconoscere la Bibbia nel Corano? La risposta no. Rivelazione o religione naturale? Quali sono i rapporti di liazione tra la Quale statuto la religione cristiana pu assegnare allislam? Una religione rivelata, Bibbia e il Corano? Nessuno, assicurano i musulmani. Maometto era analfabeta. Dio oppure una religione naturale? In buona sostanza, la teologia cristiana dichiara al profeta: Tu non conoscevi, pridivide cos il genere umano: la prima parte ma, che cosa siano le Scritture e la fede. Se si trova sotto lAlleanza detta di No. Attra- vi sono coincidenze, naturale, poich lo verso questalleanza, essi possono prende- stesso messaggio stato indirizzato a tutti re conoscenza della legge naturale, vale a gli inviati e se vi sono delle divergenze, dire della morale comune, e formarsi uni- perch gli ebrei e i cristiani lo hanno mutiladea del divino nel quadro delle religioni che to e falsato. Questo i cristiani non possono credersi chiameranno pagane. Allinterno di questa umanit comune, Dio ha scelto un uo- lo. Maometto aveva una certa conoscenza mo, Abramo, e la sua casa, con cui ha sti- della Bibbia. La Medina era piena di ebrei e pulato unalleanza, ripresa e sviluppata in di cristiani di diverse sette. Giovanni Daquella che Mos riceve in nome del popolo masceno era influenzato da un monaco che Dio si crea ai piedi del monte Sinai. ariano. Altri, da un monaco nestoriano. A Inne Dio, nel suo Verbo Incarnato venuto chi ha familiarit con la Bibbia, le gure bicome Messia di Israele, istituisce una bliche citate nel Corano appaiono allo stesNuova Alleanza, suscettibile di estender- so tempo identificabili e deformate. Abrasi, a partire da Israele e dal suo Messia, al- mo non Ibrahim, n Mos Moussa. lumanit intera. Dove collocare, allinter- Prendiamo Ges. Issa appare al di fuori dello spazio e del tempo senza riferimento no di questa classicazione, lislam? La difficolt e il disagio che i cristiani e al Paese di Israele. Sua madre, Maria, che gli ebrei provano nel collocarlo allinterno la sorella di Aron, lo mette al mondo sotto del gruppo delle religioni naturali deriva la palma. Poi Issa fa diversi miracoli che dal fatto che lislam professa di credere in sembrano tratti dai vangeli apocrifi. Egli un solo Dio, eterno, onnipotente, creatore, annuncia la futura venuta di Maometto. misericordioso. Non si riconosce allora la Sar testimone il giorno della resurrezione.

7 IL DOMENICALE

FINESTRE APERTE
Paolo. La legge dellislam una legge esterna alluomo, che esclude qualunque idea di imitazione di Dio quale proposta nella Bibbia. chiesto soltanto di rimanere entro i limiti del patto i cui termini sono stati ssati da Dio nella sua parola increata e nella sunna, la tradizione autentica. Ogni desiderio di oltrepassare questi limiti sospetto. sufciente fare il bene ed evitare il male per beneficiare delle ricompense promesse e sfuggire ai castighi previsti. In questa prospettiva normale ritrovare qualche norma delletica pagana. Lascetismo estraneo allo spirito dellislam. La civilt islamica una civilt della buona vita. Essa offre piaceri diversi e leciti nellordine dei sensi. Vi un carpe diem musulmano, una felicit musulmana che ha spesso affascinato i cristiani, cos come essi hanno avuto nostalgia del mondo antico. La predestinazione, quale la intende lislam, non lontana dal sentimento antico del fatum. Il musulmano mette naturalmente in relazione queste benedizioni con la perfezione della sua Legge. Essa moderata, pi adatta alla natura umana rispetto alla legge cristiana, pi dolce di quella ebraica. Questa moderazione, che si denisce la facilitazione della religione, ascritta a suo merito e rende maggiormente inescusabile il fatto di non credervi. Non vi peccato originale, non vi sono pene infernali eterne per il credente. Talvolta si deride il paradiso musulmano. Ma si sbaglia. Certo, esso non , come il paradiso ebraico e cristiano, una visione di Dio e una partecipazione alla vita divina. Nellaldil Dio resta separato e inaccessibile. Ma luomo vi trova, con la salvezza e la pace, la soddisfazione. La Bibbia fa percorrere alluomo un itinerario che inizia in un giardino, lEden, e nisce in una citt, la Gerusalemme celeste. Nel Corano, egli ritorna al giardino. Le mitologie antiche ci offrono le stesse immagini di banchetti ideali in cui circolano le coppe, gli efebi, le giovani vergini, in uno stesso clima di soddisfazione e di appagamento di tutti i desideri. In accordo con la religione naturale e il sostrato ellenistico sul quale si esteso lislam, la vita religiosa comporta modalit differenti e a pi livelli. Per le anime religiose si aprono due vie che esistevano anche nel mondo greco-romano, la filosofia (la falsafa cos impregnata di neoplatonismo) e la mistica. Alle anime meno esigenti consentito, mediante il rispetto della Legge e una pratica leggera dei cinque pilastri dellislam, condurre una vita religiosa assolutamente superficiale e tuttavia perfettamente lecita e sufficiente. Si tratta di un grande vantaggio rispetto alle due religioni bibliche, che richiedono per principio pi scrupolo e maggiore interiorit. La stabilit di questa religione superciale e legale non priva di somiglianze con la religione antica, fatta di riti che accompagnavano il senso naturale e spontaneo del divino. La reciprocit impossibile Due fatti hanno sempre colpito i cristiani, la difcolt di convertire i musulmani e la solidit della loro fede, anche fra le persone pi supercialmente religiose. Per un musulmano assurdo diventare cristiano, innanzitutto perch si tratta di una religione del passato, la cui parte migliore stata ripresa e superata dallislam. Ma pi fondamentalmente, il cristianesimo gli appare antinaturale. Le sue esigenze morali gli sembrano oltrepassare le capacit umane. Il dogma trinitario cristiano lo inquieta: sembra esposto al shirk, il peccato irremissibile di dare a Dio degli associati. Il cristianesimo sospettato di essere una religione dei misteri, cosa che egli condanna, e, in quanto tale, di essere irrazionale. Ora, lislam si considera razionale, la sola religione razionale. In questo vi una nota minacciosa, poich se la ragione caratterizza la natura umana, lirrazionalismo cristiano un abbandono dello statuto umano. In questo caso la condizione di dhimmi una debole protezione. Gli Stati musulmani non possono dunque acconsentire, in termini di diritto rigoroso, alla reciprocit di tolleranza che domandano loro gli Stati cristiani. Invocandola, i cristiani non fanno che denunciare la propria ignoranza riguardo allislam. Quanto alla solidit della fede musulmana, essa signica molto semplicemente lo stupore dei musulmani di fronte a quel fenomeno, intimamente legato alla storia del cristianesimo, che lateismo moderno. Come cristiani moderni, noi abbiamo la tendenza a guardare allateismo come allalternativa alla fede. Ma non era cos nel mondo antico, che accusava i cristiani di ateismo perch rifiutavano di ammettere lesistenza degli dei. Lindignazione dei musulmani della stessa natura. E pertanto i cristiani nei loro incontri con i musulmani non hanno ritrovato la natura come la incontravano nel paganesimo greco-romano, germanico, slavo, indoamericano. Si direbbe che la natura e la rivelazione si sono reciprocamente mutilate. Non parlo dellesteriorit, dello stile della citt musulmana, della struttura familiare, dello statuto della donna, del sistema dei costumi, ma di qualcosa di pi interiore, che ha a che vedere con lessenza di questa religione. Voglio evidenziare tre aspetti. Il primo una negazione della natura nella sua stabilit e nella sua consistenza. Non esistono leggi naturali. Atomi, accidenti e corpi non durano che un istante e sono creati in ogni istante da Dio. Non vi relazione causale fra due eventi, non vi sono che abitudini di Dio. Il giorno coincide abitualmente con la presenza del sole, ma Dio pu cambiare abitudine e far brillare il sole nel mezzo della notte. Il miracolo non dunque una sospensione della legge naturale, ma un cambiamento di abitudine da parte di Dio. Una volta che il principio di causalit stato abolito, qualunque cosa concepibile pu accadere. Non vi nessuna causa, in luogo di essa vi una sequenza, una consecuzione. La creazione di Adamo fa di lui lorigine di una stirpe: ciascun uomo creato ex novo come Adamo. Egli vi ha creati nel grembo di vostra madre, creazione dopo creazione. Ogni momento della crescita loggetto di un nuovo atto creatore. Un Dio la cui natura e i cui disegni sono nascosti, un tempo atomizzato in una serie di istanti senza legame luno con laltro, una natura sospesa alle abitudini dellOnnipotente: la stabilit del cosmo musulmano, agli occhi delloccidentale, sembra compromessa. Non si vede pi il conne tra realt e sogno. Il secondo tratto, abbiamo visto, la negazione della storia. La Bibbia una storia. La rivelazione procede per tappe. Dio interviene nella storia con parole e con atti il cui ricordo conservato dalla tradizione e da un libro ispirato, perpetuamente sottoposto allinterpretazione. Il Corano increato, e non esiste magistero esegetico. Esso non contie-

S A B AT O 2 8 F E B B R A I O 2 0 0 4

logo con lislam esanon

Per Giovanni Damasceno era leresia n.100. Niccol da Cusa lo pensava una forma di cristianesimo inconsapevole di se stesso

Larrivo a Medina di Maometto e la costruzione della Moschea. Illustrazione di un testo religioso, Lahore, Punjab, 1800 circa

I cristiani sono talvolta impressionati dal posto occupato da Ges nel Corano. Ma non si tratta del Ges a cui danno la loro fede. Il Ges del Corano ripete ci che avevano annunciato i profeti anteriori, Adamo, Abramo, Lot, ecc.: infatti, tutti i profeti hanno lo stesso sapere e proclamano lo stesso messaggio, che lislam. Tutti sono musulmani. Ges inviato per predicare lunicit di Dio. Egli rivendica di non essere un associatore. Non dite Tre. Non glio di Dio, ma una semplice creatura. Non un mediatore, poich lislam ignora la mediazione. Dal momento che per lislam inconcepibile che un inviato di Dio sia scontto, Ges non morto sulla croce. stato sostituito con un sosia. Questa cristologia, dal punto di vista cristiano, presenta impronte miste di nestorianesimo e di docetismo. Lislam estraneo allidea di una rivelazione progressiva. Il messaggio divino infuso nel primo uomo, da Adamo, il primo profeta. Semplicemente, gli uomini dimenticano il messaggio e la ripetizione di questo diventa necessaria. Maometto lultimo inviato e il denitivo riformatore. La sola prospettiva da cui la storia pu essere contemplata la legge del trionfo degli inviati e lannientamento di coloro che si sono opposti ad essi. Lislam, vale a dire la sottomissione, il regolatore che riconduce il tempo al suo istante eterno, cos come Dio riconduce periodicamente gli uomini al suo decreto eterno. Tanto per un ebreo quanto per un cristiano, non vi continuit fra la Bibbia e il Corano. Luno e laltro constatano che la storia raccontata nella Bibbia risulta, nel Corano, frammentaria, deformata, rappresentata secondo una matrice dogmatica e coerente, tale per cui gli stessi fatti appaiono sotto unaltra luce e con un altro signicato. Questa esteriorit si manifesta nel mo-

Una certa critica occidentale alla modernit liberale, capitalista e individualista trova elementi di attrazione nella civilt musulmana tradizionale, in quanto comunitaria
re una legge sacra. Egli richiede obbedienza. Non si impegna in una relazione amorosa. Il Dio musulmano assolutamente impassibile e attribuirgli amore sarebbe sospetto. Piuttosto, una condiscendenza gratuita, una benevolenza. Questo il motivo per cui gli ebrei e i cristiani sono obbligati a riutare al Corano lo statuto di rivelazione. Essi contestano allislam anche quello di religione abramica. LAbramo che lislam rivendica un inviato e un musulmano. Non il padre comune di Israele, e poi dei cristiani che condividono la sua fede. Abramo non n ebreo n cristiano. Ha partecipato al culto musulmano costruendo la Kaaba e istituendo il pellegrinaggio alla Mecca. Lungi dallessere Maometto ad avere avuto la fede di Abramo, Abramo che ha avuto la fede di Maometto. Poich la verit, secondo il Corano, data tutta intera dal primo giorno e dal primo uomo, inconcepibile che Abramo abovunque. Lislam, che viene rappresentato come la religione della fede, non ha bisogno di fede per credere, o piuttosto per constatare lesistenza di Dio. Loggetto della fede non Dio, lunicit di Dio. Come per i Greci e i Romani, sufficiente contemplare il cosmo, la creazione, per essere certi, prima di ogni ragionamento, che Dio, o il divino, , in maniera tale che il non credervi segno di irragionevolezza, la quale esclude il miscredente dalla natura umana. Questa non lopinione della teologia cristiana, secondo la quale la ragione non pu accettare lesistenza di Dio se non mediante ricerca e ragionamento. La fede teologale, che soprannaturale, viene in seguito a suggellare questa certezza. Agli uomini, Dio ha dato una legge attraverso un patto unilaterale. Questa legge non ha nulla in comune con la legge del Sinai che fa di Israele linterlocutore di Dio, n con la legge dello Spirito di cui parla San

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mento stesso in cui, apparentemente, si produce la coincidenza tra lislam e la religione biblica, quello del Dio Uno, creatore, onnipotente e misericordioso. Infatti, sebbene il musulmano ami sgranare i 99 nomi di Dio, questi nomi non sono rivelati nel quadro di unAlleanza, come avviene con il roveto ardente o nel Vangelo nel dono del nome del Padre. Questo Dio Uno, che pretende la sottomissione, un Dio separato. Chiamarlo Padre un antropomorsmo sacrilego. Dio ha accondisceso a far discende-

bia avuto il ruolo fondatore che gli assegnano gli ebrei e i cristiani. I musulmani, quando si richiamano a Ibrahim, non hanno n la fede di Abramo che la storia delle religioni cerca di restituirgli, n la fede di Abramo nel senso che professano il giudaismo e il cristianesimo. Consideriamo ora il problema dal lato opposto: consideriamo lislam come religione naturale. Un tratto comune delle religioni naturali levidenza di Dio o del divino diffuso

ne una storia, ma delle storie. Lintervento di Dio consiste nel proteggere i profeti, che sono infallibili, immuni dal peccato, e nellannientare i loro nemici. Poich lo stesso messaggio invariabilmente trasmesso da tutti gli Inviati, il sentimento della storia quello di una ripetizione innita della stessa lezione. Non vi differenza fondamentale tra il presente, il passato e il futuro. Un terzo tratto riguarda la virt della religione. una virt morale quella che si trova nelle religioni naturali come nelle religioni rivelate e che, secondo Cicerone, offre le sue cure e le sue cerimonie a una natura superiore che viene denita divina. Essa governa in tutte le religioni la piet, la preghiera, ladorazione, i sacrici e altri simili atti. Se si nega al Corano lautenticit di una rivelazione, sembra difficile non rapportare la fede musulmana ad una forma particolare della virt religiosa. Quello che aumenta la confusione, che sotto lislam questa virt pu essere spinta al di l di ci che opportuno nella religione biblica. In questultima, infatti, luomo responsabile dei suoi casi nel quadro di una natura fisica, sociale, politica, che ha la sua consistenza e le sue leggi regolari. I doveri religiosi sono dunque limitati a una zona ragionevole al di qua e al di l della quale si pecca per difetto o per eccesso. Lidea di ordine naturale non ha la stessa solidit nellislam, in cui il capriccio di Dio si estende alle cause seconde come alle cause prime. La virt religiosa pu dunque assumere unintensit e unestensione che in ambito ebraico o cristiano sarebbero considerate eccessive rispetto al giusto mezzo. In conclusione: comprendiamo ora meglio il nostro problema iniziale, che era il malinteso che incombe sul cristiano quando si avvicina allislam. Il cristiano colpito dallo slancio religioso del musulmano verso un Dio che riconosce, gli piaccia o meno, come il suo stesso Dio. Ma non si riconosce n in questo Dio separato n nella relazione che il musulmano ha con lui. Il cristiano abituato a distinguere ladorazione dei falsi La Mecca ogni anno meta di milioni di pellegrini dei, che chiama idolatria, e ladorazione del vero Dio, che definisce vera re- cui crede, n perch crede, essa scivola verligione. Per trattare adeguatamente delli- so lislam, senza accorgersene. Cos hanno slam, occorrerebbe forgiare un concetto fatto, in massa e in poco tempo i monositi difficile a pensarsi, che sarebbe lidolatria dEgitto, i nestoriani di Siria, i donatisti dellAfrica del nord, gli ariani di Spagna. del Dio di Israele. Vorrei concludere proponendo tre tesi. I cristiani hanno il grande torto di consideDifcolt, dubbi e impasse Torniamo alla situazione storica con- rare lislam una religione semplicistica, eletemporanea. Lislam, che in crescita, non mentare, una religione dei cammellieri. sembra, oggi pi attratto dal cristianesimo Al contrario, si tratta di una religione estredi quanto fosse un tempo. I cristiani, al con- mamente forte, una cristallizzazione specitrario, subiscono la sua attrazione e posso- ca del rapporto delluomo con Dio perfettamente contrapposta al rapporto ebraico e no esserne anche tentati. Questa attrazione molto sensibile in cristiano, ma non meno coerente. I cristiani hanno il torto di ritenere che un sapiente che ha inuenzato non poco la visione cristiana dellislam nel XX secolo, ladorazione da parte dellislam del Dio uniLouis Massignon. Egli ha inculcato in alcu- co di Israele renda pi prossimi a loro i muni ambienti teologici due opinioni ancora sulmani rispetto ai pagani. In realt, come vive, vale a dire che il Corano a suo modo dimostra la storia delle loro relazioni, essi una rivelazione, senza dubbio riduttiva, ne sono pi radicalmente separati a causa primitiva, ma comunque una rivelazione di del modo di adorazione dello stesso Dio. Ne consegue che nel loro sforzo per essenza assolutamente biblica. In secondo luogo, che lislam , come esso stesso ri- comprendere i musulmani e dialogare con loro, i cristiani devono appoggiarsi a vendica, di liazione abramica. Quando si guarda nelle nostre librerie la ci che permane di religione naturale, di letteratura favorevole allislam, il pi delle virt naturale in seno allislam. E innanzivolte scritta da preti cristiani inuenzati da tutto devono insistere sulla natura umana Massignon, si vede che lattrazione per li- comune che condividono con essi. Ma il slam deriva da diversi sentimenti. Una cer- Corano, a differenza di Omero, Platone o ta critica della nostra modernit liberale, Virgilio, non pu essere considerato come capitalista, individualista, competitiva tro- una preparatio evangelica. va degli elementi di attrazione nella civilt (Traduzione dal francese di Giorgio Bianco)

musulmana tradizionale, la quale presenta aspetti contrari, la stabilit delle tradizioni, lo spirito comunitario, il calore delle relazioni umane. Questi ecclesiastici, in preda al panico a causa del raffreddamento della fede e della pratica in Paesi cristiani, specialmente in Europa, ammirano la devozione musulmana. Si meravigliano di questi uomini che, nel deserto o in un capannone industriale della Francia o della Germania, si prosternano cinque volte al giorno per le preghiere rituali. Ritengono sia meglio credere a qualche cosa che non credere a niente del tutto, e immaginano che, dal momento che essi credono, credono suppergi alla stessa cosa. Confondono fede e religione. Inne, sono felici di constatare il posto elevato che hanno Ges e Maria nel Corano, senza fare attenzione al fatto che questo Ges e questa Maria sono omonimi che non hanno in comune altro che il nome con il Ges e la Maria che conoscono. Questultimo punto grave, perch altera la relazione fra cristiani ed ebrei. In questa prospettiva i musulmani sembrano migliori degli ebrei, poich onorano Ges e Maria, cosa che gli ebrei non fanno. Cos, ebraismo e islam sono posti in simmetria, con un vantaggio per lislam. Anche gli ebrei mettono in simmetria cristianesimo e islam, anchessi con un vantaggio per lislam il cui monoteismo meno problematico. Ma i cristiani non possono seriamente mantenere questa simmetria e la Chiesa cattolica lha espressamente condannata. Se laccettasse, questo significherebbe rinunciare alla propria liazione a partire da Abramo, della profezia di Israele, significherebbe rinunciare alla liazione davidica del Messia, significherebbe trasformare il cristianesimo in un messaggio atemporale, privato della sua fonte, della sua storia. Il Vangelo diventerebbe allora un altro Corano. E si confonderebbe nelluniversalismo di questultimo. per questo che bisognerebbe stare attenti e purificare il discorso cristiano contemporaneo da espressioni pericolose come le tre religioni adamitiche, le tre religioni rivelate e anche le tre religioni monoteiste (perch ve ne sono diverse altre). La pi falsa di queste espressioni le tre religioni del libro. Essa non signica che lislam fa riferimento alla Bibbia, ma che esso ha previsto per i cristiani, gli ebrei, i sabelliani e gli zoroastriani una categoria giuridica, le genti del libro, tale per cui essi possono rivendicare lo statuto di dhimmi, ossia, attraverso la discriminazione, preservare la loro vita e i loro beni in luogo della morte o della schiavit a cui sono destinati i kar, o pagani. Il fatto che si utilizzino cos facilmente queste espressioni un segnale del fatto che il mondo cristiano non pi capace di fare chiaramente la differenza fra la propria religione e lislam. Siamo tornati ai tempi di San Giovanni Damasceno, in cui ci si domandava se lislam era una forma come unaltra di cristianesimo? Non escluso. Per lo storico una situazione ben conosciuta. Quando una Chiesa non sa pi ci in

9 IL DOMENICALE

LABIRINTI DELLA COMUNICAZIONE

S A B AT O 2 8 F E B B R A I O 2 0 0 4

SOLARIS, qualcosa di sempre nuovo sul fronte orientale


Universale perch universali sono le sue radici, il capolavoro di Stanislaw Lem non tramonta mai. In anteprima, brani della postfazione alla nuova edizione Oscar Mondadori
respingere considerando la sua opera a posteriori, dopo il momento creativo. Tanto vero che, ancora trentanni dopo, in una intervista a Monika Wozniak, denisce il lm di Tarkovskij orrendo, pieno di idee assurde, con una sceneggiatura che si era allontanata troppo dallidea del romanzo (Lettera Internazionale, I trimestre 2001). Lo scrittore, infatti, ha affermato: Per me Solaris, in sostanza, lo scisma tragico fra latto conoscitivo, concepito come curiosit interminabile e inappagabile che condiziona il comportamento e lattivit, ed i soggetti inconsci, cio i personaggi stessi, gli esseri mentalmente minuscoli e non adulti che compiono il vano sforzo di superare i propri limiti antropomorci. Per dirla in breve, si tratta di un dramma gnoseologico, nel cui centro focale sta la tragicit dellimperfezione dellapparato umano conoscitivo. Tutto si ridurrebbe, dunque, per Lem alla problematica connessa allatto conoscitivo umano, ritenuto in genere insufciente per comprendere la realt che lo circonda (umana, e tanto pi se extra-umana). Una problematica comune a tutte le sue opere narrative: come ha notato lo scrittore americano Bruce Sterling in un articolo per Science Fiction Eye dellagosto 1987 (ora come introduzione a LInvincibile, Oscar Mondadori, 2003), per Lem la science ction una forma documentata di esperimento del pensiero: una rivelazione cognitiva. Solaris anche questo, certamente, ma non soltanto questo. Proprio per il modo in cui il romanzo stato scritto, quel modo talmente eccezionale, spontaneo, pieno di sorprese, irrazionale, tale insomma da mettere in imbarazzo Lem al punto quasi di scusarsene con lettori e critici, esso diventa significativo, emblematico non solo nei confronti della sua opera complessiva, ma addirittura a nostro parere della science fiction mondiale. Di conseguenza, sempre per il modo tutto speciale in cui stato redatto, il romanzo possibile analizzarlo, quindi interpretarlo, mediante strumenti critici, chiavi analitiche, che permettono di andare oltre il dato linguistico, narrativo, strutturale, specialistico-fantascientifico, per cercarne invece il senso riposto, il senso interiore che, in un momento di totale disponibilit, emerso dallinconscio dello scrittore, gli sfuggito per sua stessa ammissione totalmente dalle mani, si tramutato in simboli, ed stato trasposto nella parola scritta. Gilgamesh, Esiodo e Talete Un filo conduttore che altro non se non leterno tema dellincontro/ scontro delluomo con lignoto, il mistero, lo sconosciuto, comune a praticamente tutta la letteratura avventurosa, popolare e no, fantascientifica e fantastica, realistica e mitica (perch sempre l che si deve andare, alle origini: ai viaggi attraverso terre e mari mai percorsi di Gilgamesh, di Ulisse, degli Argonauti). Soltanto che in Solaris (pianeta e romanzo) questo inconoscibile non semplicemente esterno, esteriore, non soltanto una civilt distrutta o stravolta o eccessivamente complessa, non una entit singolare o una serie di difficolt e ostacoli, ma addirittura rappresentato da un mondo in s (e non da quello che presente su di esso), un pianeta per il quale Lem ha irrazionalmente evocato e utilizzato un simbolo primordiale: il fluido in perpetuo movimento, le acque generatrici, il mare. [...] Anche Esiodo e Talete di Mileto ritenevano che il principio di tutte le cose fosse lacqua. Da qui alla concezione che il genere umano sia nato dalle acque, il passo logico: sono le cosiddette hylogenie. Tipiche non solo dei popoli mediterranei, per: gli antichi Careliani, i Mordvi, gli Estoni, i Ceremissi ed altri popoli dellarea ugro-finnica, conoscevano una MadreAcqua cui le donne si rivolgevano per avere figli. Il fluido in movimento, lacqua, il mare dunque uno dei simboli pi antichi dellumanit: esso si riferisce, come nota Mircea Eliade nel suo Trattato di storia delle religioni (Bollati Boringhieri, 1999), alla totalit della virtualit: vale a dire che le acque delle origini sono fons et origo, la matrice di tutte le possibilit dellesistenza. Sono, per logica conseguenza, anche un simbolo femminile: sin dalla preistoria il complesso Acqua-LunaDonna era percepito come il circuito antropocosmico della fecondit (Eliade). Non evidentemente un caso che in lingua sumera il termine a significasse non soltanto acqua, ma anche generazione, concepimento e addirittura sperma. Mistico, malgrado se stesso In conclusione, si pu ben dire che il mare, le acque, il fluido in movimento rappresentino, a molteplici livelli, la fonte di tutte le forme, lorigine della creazione, lunione di tutte le possibilit, la totalit delle virtualit, il tutto in uno. Nascitamorte-rinascita. Ed proprio questo il simbolo scaturito dallintimo di uno scrittore assolutamente razionalista come Stanislaw Lem, che non dimostra alcun naturale appetito per larcano, leccentrico, linusuale (Bruce Sterling), e che non riusciva a dominare con la coscienza la materia dellopera, tutta concentratasi nel pianeta Solaris, tipo Polytheria, ordine Syncytalia, classe Metamorpha: macchina plasmatica, preoceano, oceano intelligente, gelatina senziente, mostro appiccicoso, macchina colloidale, mostro raziocinante, agonia monumentale che dura da secoli, mondo in se stesso, essere introverso, anacoreta del cosmo, Dio bambino, come via via lo classificano gli scienziati terrestri che lo studiano con mania tassonomica e con definizioni sempre pi lontane dal materiale e vicine allo spirituale, o per meglio dire al metafisico. Attingendo direttamente al suo inconscio, non mediando le immagini che sorgevano dal profondo con lintellettualismo e la razionalit scientifica, lo scrittore polacco ha dato vita, malgr lui si potrebbe ben dire, ad unopera il cui senso universale perch le sue radici sono universali.

SIMULACRI

Quando il successo uccide lidentit


Nel nuovo romanzo di Franzen una coppia di scrittori. Ma appena lui sfonda, lamore scoppia
di Pietrangelo Buttafuoco

Illustrazione di Yambo (Enrico Novelli) per Gli esploratori dellinnito, 1906, Fondo di fantascienza della Biblioteca di Via Senato, Milano

di Gianfranco de Turris

o stesso non capisco i libri come Solaris. Sa, quando inizio a lavorare a qualche opera, sono di solito cosciente di quello che voglio scrivere, quale sar il genere del libro, quale laccento, quale lo stile, eccetera. Nel caso di Solaris mi successo qualcosa di eccezionale. Questo libro, nel senso letterale della parola, stato unavventura. Lho scritto del tutto spontaneamente, cos che ad ogni passo mi aspettavo qualche sorpresa. Non dominavo con la coscienza la materia dellopera, il che ha avuto come risultato un anno intero di indugio sul finale del romanzo: una fine che mi accontentasse non mi veniva in mente. Oggi mi sembra che il libro sia stato finito bene. Ritengo sia stato scritto proprio come si deve, ha affermato Stanislaw Lem nel corso di una intervista a Zoram Zivcovic dopo aver ottenuto il Grand Prix per il complesso della sua opera assegnatogli a Poznam durante il terzo Congresso Europeo di Fantascienza (1976). Ed ha quindi aggiunto: Lincapacit di indovinare che cosa ho voluto dire in Solaris, cio di risolvere tutti i suoi misteri e, dunque, anche di trarne linterpretazione pi corretta, non fa che confermare lirrazionalit estrema di questo lavoro. Che cosa induce, dunque, un intellettuale, un losofo della scienza, un autore che segue la strada che da Verne in edizione naf-marxista porta a Swift in edizione interplanetaria (come ha scritto Jerzy Kwiatkowski in Tworczosc, maggio 1958), uno scrittore senza dubbio inserito nel lone ufciale del realismo socialista e - nonostante abbia avuto alle origini della sua carriera (1948-1955) problemi con la censu-

ra - non certo classicabile anche latu sensu in quello che allepoca si deniva il dissenso (tanto vero che nel 1973 ha ottenuto il Premio di Stato, massimo riconoscimento letterario del suo Paese, e nel 1977 si pensato al suo nome come candidato ufciale della Polonia al Nobel per la letteratura); che cosa induce, insomma, una personalit che della ragione umana ha fatto la misura di tutte le cose, a non dominare con la coscienza la materia dellopera, a comporre qualcosa di una irrazionalit estrema? Il pianeta come atto gnoseologico Non mi sembra che si tratti di una domanda oziosa se interesse del critico non solo valutare il prodotto letterario, ma capire anche i motivi consci e inconsci, diretti e indiretti per cui si scrive questo o quel romanzo, soprattutto se di grande successo. E non mi pare che gli innumerevoli critici italiani e stranieri che si sono cimentati con il mistero di Solaris (il libro, non il pianeta) abbiano cercato una risposta ad una simile domanda; anzi, che se la siano mai posta, limitandosi allaspetto puramente letterario o specialistico (fantascientico). Eppure una indicazione sarebbe dovuta venire - ormai gi trentanni fa - dal lm che Andrej Tarkovskij, il regista russo la cui notoriet esplose in Occidente proprio in questa occasione, trasse dal romanzo di Lem e che venne presentato al Festival di Cannes nel 1972: nonostante tagli per 45 minuti rispetto alla versione originale e dialoghi italiani fra il dialettale e lanalfabeta, nella sceneggiatura erano accentuate, evidenziate alcune caratteristiche che stanno al fondo del libro (lattivit demiurgica del mare senziente, delloceano primordiale), caratteristiche che Lem, a pubblicazione avvenuta, diciamo cos a mente fredda e razionale, tende a

LALTRO LEM IN ITALIANO

scito dallospedale, debole e disperato, Trurl inne decise, una notte, di smantellare lOmero omeostatico da lui creato. Ma quando le si avvicin, zoppicando leggermente, la macchina not le tenaglie che aveva in mano e il luccicho deciso dei suoi occhi, e si lanci in una cos eloquente, appassionata perorazione, implor clemenza in toni cos toccanti, che il costruttore scoppi in lacrime, gett a terra gli attrezzi e ritorn di corsa nella propria stanza, facendosi strada a fatica tra le nuove opere di genio. Un oceano di carta che ormai riempiva lintero pavimento del magazzino. Sarebbe un drammone questo Cyberiade di Lem targato 1965 (trad. it. Marcos y Marcos, Milano 2003) se il sottotitolo non gettasse subito acqua sul fuoco: Viaggio comico, binario e libidinatorio nelluniverso di due fantageni. Eppure non si tratta solo di un divertissement. Lafato epico alligna anche qui, pure se attende quieto dietro langolo. Lo stesso si pu dire de Il congresso di futurologia del 1971 (trad. it. Marco y Marcos 2003), ossia un viaggio nel domani che in controluce racconta loggi. E i suoi tic, le sue manie, le sue idiosincrasie.Ovvero: sempre lo stesso, in qualunque angolo del tempo. La fantascienza serve proprio a dire questo. E anche Lem sempre se stesso. Per quanto Linvicibile, del 1964 (trad. it. Mondadori, Milano 2003), sia un gran testo, infatti difcile sganciare il nome dello scrittore polacco dalla fama del suo Solaris, lm gi con Andreij Tarkowskij nel 1972 e poi nel 2002 con Steven Soderbergh. Del resto, proprio il volto dellattore George Clooney che campeggia sulla copertina delledizione hardback pubblicata lanno scorso da Mondadori. M.R.

di nuovo in libreria Jonathan Franzen, lo scrittore americano che ha raggiunto il grande successo con Le correzioni. Un milione e mezzo di copie solo in America e traduzioni ovunque nel mondo. In realt il nuovo romanzo, Forte movimento, era uscito negli USA nel 1992 con un buon successo di critica. Einaudi, gi editore del romanzo rivelazione, ci riprova con questa storia ambientata a Boston e il cui tema centrale, come ha dichiarato lo stesso Franzen, la storia damore tra Louis e Rene che adombra la storia del matrimonio dellautore. Anche se il romanzo molto di pi, come sa chi ha apprezzato la prosa di Franzen nella narrazione dei destini della famiglia Lambert ne Le correzioni, a destare interesse lepilogo amaro delle vicende matrimoniali dellautore. Sposato a una scrittrice, linizio del successo di lui ha coinciso con la fine del loro matrimonio. Probabilmente la coppia, unita e salda nel difficile periodo degli esordi, scaldata dal sacro fuoco dellarte, non ha retto al nuovo equilibrio. Non a caso Forte movimento ha a che fare con le scosse telluriche che colpiscono la citt, e la protagonista una sismologa. Franzen ha raccontato in varie interviste con accenti dolenti la storia di questo rapporto fra lui e sua moglie, nato sui banchi del college, nutrito di forti tensioni ideali. I due che passano le ore della giornata chini sulla macchina da scrivere, lui che arrotonda con un lavoro nel dipartimento di sismologia, da cui comunque impara tutto ci che gli servir per scrivere il romanzo. Una solitudine assoluta e simbiotica innalzata sullaltare della creazione letteraria. Felice nonostante le privazioni finch ognuno conforto alle ambizioni dellaltro. Disastrosa quando lui, diventato famoso, lascia indietro lei. Senza volerlo, con grande dolore, ma irrimediabilmente. In fondo la storia di sempre. Limpossibilit di reggere una perturbazione che modifica il mnage. Appunto, una sorta di sisma che sconvolge dalle fondamenta il patto tacito. Non per lo scivolare nelladulterio, non la presenza incomoda di un altro uomo o unaltra donna. Qualcosa di pi grave di un banale tradimento dove, alla fine, loltraggio subto riguarda al massimo lamor proprio dellabbandonato. Qui il successo di lui cancella lei che rimane per sempre e per se stessa colei che non ce lha fatta. Erano partiti sullo stesso filo di lana, si erano detti mille volte che la gara era dura, senza esclusione di colpi, ma si erano stretti la mano prima della partenza, convinti di ritrovarsi insieme alla fine qualunque fosse stato lesito. Cos troppo crudele, imperdonabile agli occhi di lei che non pu nemmeno accusare lui, incolpevole di essere diventato uno scrittore di successo. Il simulacro per eccellenza di unidentit.

HOMO LUDENS

La sagra dei tarzanidi. Urr

POP

Lo spottacolo pubblicitario

DVD

Amici, vigliacchi ma eroici

LETTERE CORSARE

Caro Paolo FdA, che pensiero liquido

olito aereo che precipita nella solita improbabile jungla. Solito unico sopravvissuto il solito neonato, bianco come al solito. Il solito gorilla adotta la creatura che, come al solito, verr detta scimmia bianca e chiss cosa ne avrebbe detto Paolo Crepet in tiv...). Questi, come al solito, diventer il re della foresta, spodestando il proverbiale leone e facendo una faccia cos a tutti quanti, animali o uomini malvagi che siano, osino frapporsi fra lui e quel trono di liane e di frasche. E come al solito, insensibile a spine, rovi, zanne e artigli, girer per i boschi sostanzialmente nudo, coperte le sole pudenda dal solito perizoma leopardato che nemmeno la montatura degli occhiali di Lina Wertmller ne sogna lappeal. Solita storia, insomma, di un pargolo che vince le proprie umane debolezze strutturali per imporsi su belve e fiere come nessun altro potrebbe, finendo poi per dimostrare che, lo alleveranno pure le scimmie, lui scimmia proprio non : pi duttile, pi intelligente, pi abile, pi eccetera eccetera. Il grande, unico, inimitabile Tarzan di Edgar Rice Burroughs? No, Akim: un tarzanide. Sar pure ecologista, sar pure un po verde (ma questo colore nella jungla non guasta, visto che mimetizzarsi onde sottrarsi agli sguardi indiscreti e inopportuni spesso pu essere utile in certi ambienti), vorr pure salvare le selve da quella cosa brutta e sporca che si chiama civilt, ma, chiss com, tutti quelli che colpiscono di questarma, di questarma feriscono. Leroe ambientalista, infatti, trionfa sempre perch , da uomo qual , superiore allambiente circostante e lo dimostra alla grande. Elefanti, gazzelle, gnu e serpentoni, infatti, da s creperebbero subito. Akim un fumetto tutto italiano creato e disegnato da Roberto Renzi e Augusto Pedrazza nei lontani anni Settanta del Novecento. Oggi ritorna (siamo gi al terzo albo della serie) in una collana di riproposizioni curata dalle Edizioni If di Milano e presentato da unaltra grande, classica, storica testata delle nuvole parlanti nostrane: Il mitico Comandante Mark (di cui Akim supplemento). Tarzan sempre e solo Tarzan, ma chi lha detto che le imitazioni debbono per forza essere scadenti. Anzi, chi lha detto che assolutamente vietato imitare? Il manierismo non certo il colpo di genio, ma se non altro indica lautorevolezza del modello, la sua capacit di fare tendenza, la sete e il bisogno delloriginale. Chi lha detto, infatti proseguo la serie delle domande retoriche , che si debba essere sempre e comunque originali a ogni costo? Samwise

abbecedario della mitologia trascorsa, vissuta e compresa a ogni istante eterno , davvero, compulsato nello spot della Volkswagen Golf 5. Peccato si faccia desiderare e necessiti di appostamenti particolari nelle pieghe dello zapping diurno e serale. Sulle note di Heroes del Duca bianco David Bowie, icona del dandismo irregolare pi raffinato, ci ricorda lassoluta pienezza del Belnovecento. Ancora una volta la clip pubblicitaria si prende una sonora rivincita su ogni altro mezzo di comunicazione, dispiegandosi al paragone con gli eroismi eccellenti della cultura materiale. Che annuisce allo slogan: Devi per forza appartenere al passato per diventare un mito?. Raffiguranti titaniche gigantografie dei miti doggi, da far impallidire un Roland Barthes che i creativi gli abbiano voluto tributare un significativo omaggio? Optando per il rosso tellurico di un Andy Warhol, la schiena tatuatissima di un boxeur che culla i muscoli nel dazebao di Bruce Lee, indugiando sullintimit degli occhialini di John Lennon che vegliano sulla bottega da barbiere e lascesi tranquilla del mahatma Gandhi. Sigillo totale il visino e la bocca di una Marilyn Monroe, in anticato seppia, che ammantano di seduzione lintera facciata di un palazzo, suscitando lirresistibile tentazione di fare carte false per laffitto del balcone antistante. Arte, cinema, sport, politica e musica che lo spot cita per rinnovare le tracce di un certo tipo di storia, di alcuni status symbol, nonch stili di vita, mode e modi. Afnit e assonanze che possiedono, ancora, le gure della pi grande invenzione pubblicitaria made in Italy, cio quelluniverso di sogni e desideri di Carosello. Da Calimero al Caballero del caff Paulista con la sua Carmencita che lo invitava a favorirne una taz che gi sul gaz, o il Gringo della carne Montana, nonch lunico errore dellispettore Rock, imputabile al non utilizzo della brillantina Linetti. Luomo in ammollo e la biondissima della Peroni, quella, per intenderci, di Chiamami Peroni e sar la tua birra. E, ancora, Papalla, il Dura Minga, Falqui, Bastalaparola, Lapancianoncpi, Metti un tigre nel motore grafante futurismo della Esso , la Milano da Bere, Pi lo mandi gi e pi ti tira su e Una telefonata allunga la vita. A tutto ci dedicata la mostra Dreams. I sogni degli italiani in 50 anni di pubblicit televisiva, in corso alla Triennale di Milano sino al 30 maggio, nelle celebrazioni del cinquantenario Rai, curata da Silvana Annichiarico e Gianni Canova. Che spottacolo! Ivo Germano

un classico del cinema italiano ed anche il classico di un atteggiamento contemporaneamente non elusivo e patriottico: dietro questo lm del 1959, interpretato da Alberto Sordi e Vittorio Gassman nei panni di Oreste Jacovacci e Giovanni Busacca, due soldati che nel 1916 tentano di sopravvivere alla guerra evitando il campo di battaglia, si nasconde una delicata vicenda politica. Fu addirittura necessario un intervento dellallora ministro Giulio Andreotti per superare le opposizioni di chi specie negli alti quadri dellesercito temeva che Mario Monicelli, maestro della commedia allitaliana, riducesse in burla la partecipazione italiana alla Grande Guerra. Non fu cos: il regista non fu tenero con il disastro organizzativo italiano, ma leroismo che i due soldati mostrano nellepisodio nale riscatta sia la loro precedente inngardaggine, sia lonore della patria davanti allarroganza del nemico. Il lm, antiretorico ma tuttaltro che antipatriottico, ricevette un Leone dOro alla XX Mostra del cinema di Venezia (ex aequo con Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini), e rimane come un grande successo assai noto anche allestero. Era molto accurata anche la realizzazione tecnica: fu girato in Cinemascope e la resa eccellente soprattutto nelle scene corali. La riproposta in DVD era pi che opportuna. Fra i difetti, lassenza dei sottotitoli nei dialoghi conclusivi tra i militari austriaci, che invece erano presenti al cinema, nei passaggi televisivi e nelle versioni vhs. Fra i pregi, oltre alla qualit del video e dellaudio, ricchissima la sezione degli extra, cui riservato un secondo DVD denso di documenti lmati e fotograci sia sul conitto sia sulla storia del lm: trailer, interviste, curiosit, perno un incontro del 1995 avvenuto a Gemona e condotto da Lello Bersani alla presenza di Monicelli e Sordi. Sono presenti anche scene inizialmente tagliate dal regista. Ultima annotazione, spicca il contrasto fra un film dei vecchi tempi del cinema e la novit del supporto DVD, che conferisce alla narrazione un ritmo nuovo, scandito dalle scelte interattive. Un belleffetto, esplorare Sordi e Gassman a colpi di mouse, come in un sito Web. Giuseppe Romano

La Grande Guerra, versione integrale, 2 DVD. Regia di Mario Monicelli, con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Silvana Mangano, Folco Lulli, Bernard Blier, Romolo Valli, Nicola Arigliano, Tiberio Murgia, Ferruccio Amendola. Regia: Mario Monicelli. Durata 130'. Distribuzione Filmauro.

aro e nobilissimo Paolo Flores dArcais. Cos micro, cos mega. Finalmente hai scritto un libro che fuga ogni sospetto. Come sempre succede in questo Paese dove c poca libert di stampa, ne hanno parlato tutti, dallUnit al Corriere della Sera, lo stesso giorno. Imboccati dallufficio stampa Garzanti, a ciascuno il suo: a chi uno stralcio, a chi una recensione, a chi la quarta di copertina. I giornali ci cascano sempre. Tuttavia, se il Corriere se l cavata sguinzagliando Riotta, e lUnit con un brano anticipato, ad Antonio Gnoli, su Repubblica, quindi in famiglia, toccata la gatta da pelare, lintervista, e appariva confuso, poverino. Eppure mica cera tanto da capire. Il succo, pi micro che mega, questo: basta con la democrazia. Basta con il consenso. La maggioranza pu mettere in crisi la democrazia. Il buon Gnoli cominciava a essere un tantino sulle spine. Microspine, megaspine. Domanda: come proteggersi? Risposta: Il primato del dissenso. Punto. Il buon Gnoli ritenta: ma non sar una forma di esaltazione della minoranza? Da notare la gentilezza, il tatto eufemistico del buon Gnoli. Un altro avrebbe detto dittatura, lui dice forma di esaltazione della minoranza. Risposta: Perch mai?. Laconicissimo, non dai soddisfazione. Incalzato ammetti: i partiti non sono la soluzione. La rivoluzione non passa dai partiti. Passa dai movimenti. Per caso siamo tornati al 16 novembre 1922, al parlamento bivacco di manipoli? Comunque, back to the future, la democrazia sta attraversando una vera e propria eclissi, bisogna trovare qualcosa che la rischiari. Che palle, il buon Gnoli vuole sapere cosa sta declinando, cosa rischiarer. Si ha limpressione che il potere dellopinione della stampa, il potere di controllo della magistratura, il potere sociale dei sindacati siano combattuti dallattuale establishment politico. Traducendo: il governo eletto combatte i poteri consolidati: magistratura, sindacati, la stampa (che anticipa in coro il tuo libro). Infatti tu sei contro il governo eletto. Contro la maggioranza, a favore del potere e della minoranza. Che se non vince le elezioni bisogna farla vincere altrimenti. Il ragionamento la, volendo. Siamo in presenza di un potere oligarchico populista che mette in pericolo gli stessi cardini della democrazia rappresentativa. Il buon Gnoli, stremato, ti chiede quale caspita di modello vorresti. Per cortesia, un esempio. Francia, Inghilterra, Stati Uniti? Si tratta di reiventare una democrazia rappresentativa che stata svuotata dalle sue funzioni, arricchendola del contributo che i cittadini possono dare partecipando alla vita politica. E quindi? Un putsch? Una marcia su Roma? Un girotondo che spazzi via il parlamento? Boh. Il buon Gnoli si illumina: c una deregulation della democrazia! Acqua. E nellacqua ha unintuizione: la libert diventata pi liquida che in passato. Quasi. Ma una libert troppo uida per potere infastidire o minacciare il potere incontrollato delle oligarchie. Il buon Gnoli confonde i liquidi con i uidi, che gura. Sicch bisogna passare alloffensiva reiventando una democrazia parlamentare pi coerente con le sue premesse di valore. Il buon Gnoli quasi trasecola, ormai uidicato gli sembra tu stia parlando quasi di una democrazia fatta di spiriti eletti. E tu confermi: Si tratta di individui che sono tali se riescono a fare delle scelte politiche. Ovviamente o le scelte politiche sono le tue, uide, oppure sono scelte sbagliate, e gli individui non eletti, quindi non possono eleggere. Il buon Gnoli, secondo me, col cavolo che ti intervista al prossimo libro. Ma io volevo chiederti una cosetta, un dettaglio. Perch mai hai intitolato questo tuo pamphlet Il sovrano e il dissidente, ovvero la democrazia presa sul serio? Non potevi essere meno contorto almeno nel titolo e sceglierne uno semplice semplice, pi dimpatto? Mein Kampf non era abbastanza fluido? M.P.

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ARTE E DINTORNI

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Testori, larte tedesca e il segreto della luce


La gallerista Ingrid Raab rievoca in questa intervista i suoi colloqui con lo scrittore milanese, che hanno inuenzato una generazione di artisti tedeschi
di Vito Punzi
Pu raccontarci il suo incontro con Giovanni Testori? Il mio incontro con Giovanni Testori avvenuto sotto il segno della losoa. Era un uomo losoco. Mi si rivolgeva sempre in italiano, e le cose che diceva erano molto difcili, ma anche molto intelligenti, addirittura affascinanti. Parlare con lui mi piaceva molto. C stato anche un momento particolare, negli anni Ottanta, in cui io, come berlinese, ero molto interessata alla tradizione. Allora nessuno la trovava interessante, perch tutti si preoccupavano del miglioramento, del progresso nellarte, nella vita, anche in senso losoco. Su questo punto per Testori e io avevamo idee comuni. Il progresso unidea nata nel XIX secolo. Le due guerre mondiali hanno cancellato quellidea di progresso. Che cosa intende denendo Testori uomo losoco? Gli artisti tedeschi e io siamo sempre stati felici di incontrare Giovanni Testori. Una volta, per esempio, inizi un nostro colloquio con la domanda: la luce nelle opere di Rainer Fetting una luce suicida? Una domanda simile non lavrebbe posta nessun altro. Apr subito la strada a una disputa losoca. Siccome ero rimasta letteralmente sconvolta da quella domanda, nella quale il termine suicida si riferiva in ultima istanza allartista, diressi il colloquio verso il concetto di luce. Discutemmo delle esperienze di Drer in Italia e dei suoi disegni, no a oggi misteriosi, del loro chiaroscuro inarrivabile. Quei disegni a Rainer Fetting erano ben noti perch li aveva visti alla Frick Collection di New York, e questo condusse il nostro colloquio alla necessit del mistero custodito in ogni opera darte. Solo allora ci avvicinammo, con circospezione al concetto di suicidio, e arrivammo rapidamente a parlare della melancolia dreriana. In quel modo, in un arco di tempo brevissimo, demmo vita allimmagine di un intero universo umano allinterno della nostra epoca. Nella nostra piccola cerchia il nocciolo del colloquio divenne allora la denizione del concetto di malinconia nel nostro tempo. Forse pure in seguito a quei vostri colloqui, le toccato il compito di mediatrice, anche linguistica, fra Testori e larte tedesca. Ero lunica a parlare un po di italiano. Fin che mi ritrovai continuamente concentrata nella comprensione e nella traduzione del pensiero di Giovanni Testori. Poi dovevo tradurre le risposte degli artisti di nuovo in italiano... Quale posizione, quale aiuto trovaste in Testori, voi artisti tedeschi, rispetto al dissolvimento di quellidea di progresso e al problema del rapporto con le esperienze artistiche del passato? Oggi importante parlare della tradizione, e Giovanni Testori conosceva bene larte tedesca del Ventesimo secolo. La sua famiglia possedeva una collezione di arte tedesca degli anni Trenta del Novecento. Quando ci incontravamo e discutevamo mi colpiva il fatto che lui sapesse bene ci che stavo facendo in tema di tradizione. In Germania pochi accettavano la tradizione della NeueSachlichkeit [Nuova Oggettivit] dellespressionismo tedesco. Eppure allora a Berlino quella era una tradizione molto presente. Nelluniversit, dopo la Seconda guerra mondiale, cera stato per esempio Karl Schmidt-Rottluff, e per i giovani artisti di allora era possibile incontrarlo (fra i suoi studenti cerano, per esempio, Georg Baselitz e Markus Lpertz). Il ricordo di lui rimase vivo molto a lungo dopo la sua morte e arriv no agli artisti della generazione successiva, quella di Fetting. Per me stata una gioia incontrare in Italia una persona come Testori, che giudicava ci che stavo facendo come una cosa logica e che non solo conosceva bene la Neue Sachlichkeit, ma stimava anche quellarte. Secondo Testori era naturale che in Germania ci fossero giovani artisti che lavoravano ispirandosi a quella tradizione. Anche in Italia Testori stato importante, forse proprio perch il suo interesse verso larte contemporanea correva parallelo, o, meglio, si fondava sulla sua grande passione per larte del Cinquecento e del Seicento, in particolare di area lombarda, ma non solo. Mi ricordo di aver discusso con Testori dei viaggi che avevo fatto in Italia in compa-

cultura esiste; che ha diversi livelli, ma una cosa buona per ciascun uomo e a ogni livello. Dunque il legame creatosi tra Testori, lei e alcuni artisti come Rainer Fetting e Hermann Albert, stato importante anzitutto per voi stessi. stato molto importante, perch in Germania negli anni Ottanta non esisteva un movimento artistico che fosse stato accolto come una novit. Si diceva: Ecco, ancora Espressionismo, Neue-Sachlichkeit, sempre le stesse cose!. Dunque il richiamo alla tradizione, uno sviluppo a partire dalla tradizione, dopo la Seconda guerra mondiale in Germania non veniva salutato favorevolmente; piuttosto veniva fortemente criticato. Invece Testori ci diceva che una provenienza e un riferimento culturali erano assolutamente normali, e dava agli artisti e a me una certa sicurezza: la continuit rispetto alla tradizione, certo con nuovi strumenti, con altre forme, con ovvie differenze tra artisti. Pi espressivo Fetting, Albert con la necessit di almeno tre mesi di tempo per completare unopera (come lo stesso Balthus). Comunque tutti si potevano ritrovare nella tradizione tedesca degli anni Venti e Trenta, i cui esponenti a loro volta ebbero la possibilit di rapportarsi con altre tradizioni europee. De Chirico, per esempio, in Germania fu molto importante, Carr lo ancor oggi. De Chirico bench fosse un artista pi difcile perch propugnatore di una pittura non ortodossa , Carr, Morandi, gli stessi futuristi, rappresentarono per i tedeschi una chiara opportunit per potersi confrontare con la tradizione degli anni Venti. Che cosa ricorda dello spessore religioso di Testori, soprattutto in relazione con larte e la bellezza? Credo che non esista un artista che possa dipingere senza credere nella creazione. Negli anni Ottanta in ambito artistico non si poteva parlare di bellezza. Per gli artisti cera solo la possibilit di raccontare lorribile che del mondo e nel mondo. Eppure Testori parlava della bellezza. E, in questo modo, parlava anche di una dimensione spirituale. Se oggi si parla di Dio, del sublime, della creazione, questi concetti vengono usati con tanta, tanta cautela. Un artista contemporaneo non potrebbe sentirsi felice pensando che esiste solo il nulla. naturale che si dica: Io dipingo per leternit. Questa leternit, questo il divino. Comunque, credo che non abbiamo teorizzato questi concetti; piuttosto, abbiamo accolto molto volentieri e apprezzato una persona che ci parlava della bellezza. Per noi stato quasi uno shock. Per noi, in Germania, che conoscevamo la lingua di Wittgenstein, quella di Testori, nella sua versione tedesca, faceva unimpressione quasi patetica. La sua era una lingua pittorica, piena di arcaismi. Quelli che come me hanno tradotto gli scritti di Testori in tedesco sanno di aver effettuato un lavoro che risulta falso, esanime, patetico appunto, soprattutto per chi ha conosciuto di persona Testori e il suo modo di esprimersi. Per questo, quando ripenso a lui, una delle prime

Balthus pseudonimo di Balthasar Klossowski de Rola (1908-2001): Katia che legge, 1968-1976, olio su tela, 179x211cm, collezione privata

gnia di artisti tedeschi. In particolare una volta gli raccontai le nostre esperienze con lopera di Signorelli, il pittore originario di Cortona che lui pure conosceva molto bene. Da quelle parti la mia famiglia possiede una piccola casa di campagna. Da anni vengono a soggiornarvi come ospiti anche artisti come Peter Ackermann, Hermann Albert, Georg Baselitz e Markus Lpertz. In quelloccasione tutto il nostro gruppetto visit il duomo di Orvieto per vedere la cappella del Giudizio universale. Di fronte a esso si accese una grande discussione tra gli artisti. In quella cappella si pu sperimentare in tutta la sua drammaticit la frattura tra il Medioevo (fra Angelico) e il Rinascimento (Signorelli). Langelo del male di Signorelli dal punto di vista della drammaticit artistica insuperato, sebbene la prospettiva non risulti perfetta e molte invenzioni pittoriche, allora nuove, siano state realizzate alla perfezione da Michelangelo. Discutemmo

unintera serata su quale fosse lepoca nella quale ciascuno di noi avrebbe voluto nascere: se nel momento in cui la pittura aveva raggiunto la sua perfezione (con Michelangelo) o piuttosto quando ci fu da combattere nel nome di idee nuove (e qui lesempio appunto Signorelli). Ne scatur che tutti gli artisti che presero parte alla discussione preferivano senzaltro la modernit, lepoca dello strappo, paragonabile a quella di Signorelli. Quando gli raccontai quel confronto, Testori si mostr molto interessato alla reazione degli artisti tedeschi rispetto alle opere di Signorelli. Insomma, con Testori era possibile, gradevole e utile intrattenersi e discutere di opere darte. Mi ricordo bene per esempio un altro colloquio nel quale egli espresse il suo timore che la Cappella Sistina, col restauro, potesse perdere il proprio fascino, la propria aura. In un nostro successivo incontro, alla mia prudente domanda se avesse gi visto la Cappella restaurata, Testori mi descrisse come fosse stato sopraffatto dagli effetti del restauro: si sentiva enormemente fortunato di poter osservare la Cappella Sistina allora, dopo il restauro appunto, godendola cos come Michelangelo stesso laveva vista completata, senza le tracce del tempo. Torniamo allarte contemporanea, ai suoi rapporti con la tradizione. In quale clima culturale crebbero e si formarono gli artisti tedeschi del secondo dopoguerra? Su che cosa incise in particolare la personalit di Testori nellincontro con quegli artisti? I grandi innovatori della tradizione pittorica italiana sono stati Giorgio De Chirico, Carlo Carr, Giorgio Morandi. Certo la Seconda guerra mondiale ha interrotto molti dialoghi, eppure il ricordo degli anni Venti... A Berlino, poi, non si mai perduta la memoria di quegli incontri, prima di Hitler, quando si fecero mostre con i pi grandi artisti italiani di allora. Quella loro pre-

RAAB GALERIE, IL MONDO A BERLINO


al 1978 no alla ne del gennaio 2002 la Raab Galerie si trovava presso Potsdamer Bruecke, nel quartiere tornato a essere, come negli anni Venti del Novecento, il luogo dove si concentrano le gallerie darte berlinesi. Dal 1 marzo 2002 la Raab Galerie si trasferita a Kant-Dreieck, non lontano dal Zoologischer Garten, e per gli artisti ospiti sono a disposizione ora qualcosa come 1.000 mq. di supercie espositiva. Sostenuta dallintelligenza e dalla passione di Ingrid Raab, la galleria ha raggiunto notoriet con le esposizioni di Rainer Fetting, di Luciano Castelli, di G.L. Gabriel, di Elvira, di Salom e dei nuovi selvaggi, basandosi anche su una stretta collaborazione con altre gallerie internazionali come la Knoedler Gallery New York City e la Marlborough Fin Art. Linteresse si sempre diretto verso le molteplici espressioni artistiche della seconda met del Novecento, senza pregiudizi sulla forma. La storia della Raab Galerie quella di una galleria dove sono state e vengono tuttora esposte indistintamente opere pittoriche, di graca, di fotograa o di scultura.

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senza non andata perduta. Penso per esempio alla grande esposizione voluta dal gallerista Walden, Der Sturm, che mostr, oltre agli italiani, i russi e gli stessi tedeschi. Eravamo alla fine degli anni Venti e gi si respirava un clima pervaso di uno spirito hitleriano, reazionario, vale a dire ostile a quegli esiti della ricerca artistica. Dopo la Seconda guerra mondiale tanti artisti tedeschi andarono in Italia per capire che cosa dipingessero artisti come Carr e Morandi, per capire se quella avrebbe potuto essere una modalit di pittura anche in Germania. Allora incontrare Testori signific anche capire sempre meglio che cosa rappresentasse lidea italiana della luce, molto cara ai pittori tedeschi, dai tempi di Drer fino a oggi. In Italia stata molto significativa la presenza di Balthus (diresse a Roma lAccademia di Francia di Villa Medici dal 1961 al 1977, ndr), nella cui opera era forte il tratto di unarte contemporanea non di consumo, ma caratterizzata da un pensiero, da un legame con la tradizione. Questa presenza della tradizione forse non era cara a tutti, ma rappresentava la normalit. In Italia era ancora un fatto assolutamente normale, di ogni giorno, entrare in un museo, in una chiesa, e osservare unopera darte. In Germania dopo la Seconda guerra mondiale questo non esiste pi, perch i valori dellarte non sono pi certi, perch Hitler ha trasformato e sconvolto tutti i valori positivi della storia e della cultura tedesca. La cultura di ciascuno, delluomo semplice, educato. Questa dovrebbe essere la normalit, ma in Germania, dopo la guerra, non era pi cos. Incontrare Giovanni Testori dava in questo senso agli artisti tedeschi e a me una grande forza e la convinzione che la

cose che vorrei fare sarebbe quella di ritradurre i suoi testi. Grazie allincontro con Testori cambiato il mio modo di pensare. Molto di ci che ventanni fa mi appariva ancora indicibile, per esempio il fatto che lui parlasse degli artisti come maestri, oggi non mi appare pi patetico come mi sarebbe apparso allora. Testori ha reintrodotto valori che in me si erano perduti, sicch ha guidato il mio pensiero verso una direzione nuova. Per esempio mi ha sensibilizzato verso il signicato, nel nostro tempo, di concetti come tradizione o autorit artistica. Questo il motivo fondamentale per cui vorrei ritradurre i suoi testi: ci mi darebbe la possibilit di vericare come attraverso il suo inusso sia cambiato il mio modo di pensare. Come ricorda il suo ultimo incontro con Testori, prima della sua morte? Sono convinta che Giovanni Testori sapesse che il nostro ultimo incontro in ospedale sarebbe stato un addio. Un congedo che lui ha reso leggero, come sempre. Mi si fece incontro con gesti eleganti e rimasi ammirata per il suo portamento. Il nostro ultimo colloquio fu di grande vigore: ancora una volta i suoi pensieri ruotarono intorno a temi come eternit, malinconia e bellezza nellarte. Per me rimane un modello, poich riemp questi valori con la vita; sebbene al cospetto della sua dura malattia, concep ogni giorno, ogni raggio di sole come un dono, e accolse pieno di speranza il proprio destino. Per questo motivo lultima immagine che ho di lui rimane lo sguardo che insieme gettammo dalla stanza dellospedale verso la luce, quella luce italiana che lui mi aveva fatto notare in tante opere darte, e che noi tedeschi amiamo cos tanto.

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Giuseppe De Nittis, una vita e una dedica: a Lontine, la sola


Fu tra i primi italiani a Parigi assieme a Boldini e Zandomeneghi; la conobbe per caso, faceva la costumista. una donnina dallaspetto modesto, scrisse: dissero che assomigliava a sua madre, divenne la sigla del suo stile
asce a Barletta e muore a Saint-Germain-en Laye; non vive che trentotto anni. Tanti gli bastarono per lasciare una traccia incancellabile nella storia dellimpressionismo, della pittura francese e di quella italiana. Giuseppe De Nittis. Con Giovanni Boldini e Federico Zandomeneghi furono i primi italiani di Parigi. Tutti i sabati sera a casa De Nittis si tenevano riunioni i cui ospiti abituali erano Edmond de Goncourt, legato al pittore da profonda amicizia, Edgar Degas, mile Zola, Alexandre Dumas giovane. De Nittis era un ottimo cuoco. Con divertita solennit, raccontava Dario Cecchi nella vita di Boldini, il pittore annunciava ai suoi ospiti, quando arrivavano nella sua bella casa di rue Vite, daver manipolato la pi meravigliosa zuppa di pesce del mondo o altre squisitezza litalienne, le pi golose. Sua moglie Lontine, detta Titine, conversava con Marguerite Charpentier o con de Goncourt, tra le suppellettili e i paraventi giapponesi: E Nittis a casa sua, scriveva questultimo, ha dei foukousas che formano sulle pareti delle macchie davvero gaie e luminosissime. Vi sono fra laltro delle gru dalla calligraa un po barocca, su un fondo rosa ribes, che sono una gioia per gli occhi. Ceniamo [] ed ecco che uno dei convitati, Pagans, canta una romanza damore del Settecento [] ha in casa delle vedute parigine, tratteggiate a pastello.

LANGOLO DELLA DANZA


MILANO Forum di Assago, il 1 marzo Inizia da Milano la breve tourne italiana di Lord of the Dance, il celebre musical su ritmi celtici che da anni entusiasma il pubblico. Una favola nordica ben costruita e allestita dove prodigiosi danzatori di tap-dance irlandese incoronano ogni sera Michael Flatleys, artefice di questo musical sempre coinvolgente. Il tour prosegue poi a Torino il 3 al Mazdapalace, il 4 a Rimini al 105 Stadium, il 5 Bologna al Paladozza, per concludersi l8 a Genova al Mazdapalace. www.barleysarts.com Teatro Diners della Luna, l8 e il 9 marzo Joaqun Corts, lasciato agli schermi Vaniglia e cioccolato interpretato con Maria Grazia Cucinotta, torna al palcoscenico e sceglie Milano per il debutto del suo nuovo spettacolo dal titolo Lamore e lodio. Con la partecipazione di Crostobal Reyes e Juan Carlos Lurida, Corts annuncia unopera dalle forti tinte e dalla pi sfrontata contaminazione di stili. Firma i costumi Giorgio Armani. Repliche ad Ancona al Pala Rossini il 12 e a Roma il 13 marzo al Palottomatica. Per informazioni: 02/4805731; www.friendsandpartners.net Teatro Nazionale, per tutto il mese di marzo Continuano le repliche del musical Chicago con le coreografie di Bob Fosse. Sulle note della celebre All The Jazz si modellano con eleganza sensualit e noir, ingredienti atipici per questo genere di spettacolo interpretato da Luca Barbareschi, Maria Laura Baccarini e Lorenza Mario www.teatronazionale.it PAVIA Teatro Fraschini, il 13 marzo Loccasione per guardare pi da vicino la danza dOltralpe offerta con il celebre Schiaccianoci, presentato dai danzatori dellOpera di Nizza. Bella compagnia classica diretta da Marc Ribaud che ne firma anche la coreografia. www.teatrofraschini.it

[]. Quando rientrato nella pensione di famiglia in cui abitava a rue de Versailles a Bougival, ha detto: Oggi ho visto una signorina e, se non lei che sposo, non mi sposer []. Da parte mia, pensavo tutto il tempo a questo affascinante, piccolo italiano, scrisse Lontine. una donnina dallaspetto modesto, riservata, con qualcosa di sottile, astuto e scrutatore nella sionomia, e unaria appena sofferente dovuta a una febbre intermittente che dice essersi presa nel posare per suo marito nei pressi del Vesuvio. Una famiglia piccola ma legatissima, una corsa nella notoriet, due caratteri, frequentazioni eccelse e abbandoni, case, acquisti, debiti e addirittura un sospetto di suicidio: la mostra A Lontine, il fascino femminile tra arte e moda al tempo degli impressionisti non soltanto una slata di volti e toilettes femminili. Dai saggi in catalogo (Silvana Editoriale) appare un De Nittis privato, quasi scrittore nelle sue note vergate in lingua francese, stretto a questa moglie che il suo mercante Goupil chiamava segretaria, che lo seguiva dappertutto, perno sulla cime del vulcano che lui dipingeva, che lo minacciava di ammazzarsi se lui se ne fosse andato Cos cond allamico Goncourt durante una passeggiata: Poi, unora dopo, lei viene tranquillamente a pranzo, come se niente fosse. Nei salotti alla moda Tanti anni dopo, in un momento di screzio, Goncourt dir: Sono profondamente triste; sento che lintimit coi De Nittis si incrinata e quando gli affari di cuore si incrinano, prossima la spaccatura [] Lui alla merc della prima farfalla nera che attraversa il cervello della signora De Nittis inducendola a pensare e a dire cose terribili di coloro che in quel momento non ama. Cominci la sua fortuna a Parigi dipingendo i dipinti in costume sullo stile di Mariano Fortuny e di J. L. Meissonier (Accadde una cosa poco comune, mia moglie, per tutto il primo anno di matrimonio, non vide i miei quadri esposti al Salon. Quei quadri non mi piacevano affatto). Fu con una Strada da Brindisi a Barletta che, nel 1873, lartista acquist la prima notoriet. Poi espose dappertutto e perno alla mostra impressionista da Nadar, nel 1874. Entr nei salotti alla moda, frequent i caf e i pittori, Degas sopra tutti e Manet, Gustave Caillebotte e James-Jacques-Joseph Tissot che ritrasse litaliano in un dipinto degli anni Settanta, Silenzio!. Basta una distesa di bianco Da Resina e dalla Puglia De Nittis port la luce e la sapienza dei colori e dei toni, le gradazioni e le sfumature; a Parigi trov la moda e linnamoramento per la fotograa, i tagli spezzati che ne derivavano e le intimit dei salotti, volti e sguardi dellalta societ, quella vita elegante che, scriveva Vittorio Pica, incomincia alle dieci di sera per nire alle due o le tre.
Giuseppe De Nittis (1846-1884), in alto: Perla e conchiglia, olio su tela, Museo Civico di Barletta in basso a sinistra: Figura di donna, olio su tela, Museo Civico di Barletta

Questo affascinante piccolo italiano La formazione era avvenuta al sud, in quella scuola di Resina di cui De Nittis era stato lesponente pi signicativo. I primi successi erano stati orentini, accanto ai macchiaioli, in quel 1867 in cui rm la celebre Traversata degli Appennini, lo stesso anno del primo viaggio a Parigi. Con meno di cinquecento lire in tasca e senza conoscere il francese, derubato durante il viaggio, in pochi mesi si sistem. Per un caso singolare mia moglie a quel che dicono per la statura e le sembianze somiglia a mia madre, che io non ho mai conosciuta: giovane costumista teatrale, Lontine Gravelle era stata accolta e allevata dai titolari del magazzino in cui lavorava. Un giorno dellottobre 1868, Peppino venuto dai Morin. Aveva qualche difcolt a farsi capire. Io parlavo italiano anche se molto imperfettamente

E cos quellimmagine femminile che divenne la sigla del suo stile si aggiust e si perfezion sempre pi: dal volto chiuso e distante della stupenda gura di Passeggiata invernale, alle grazie morbide del pastello di In visita, ai tagli sempre pi arditi, sempre pi scorciati di Dans le monde, chiariscuri leggeri di stoffe e luci articiali, sfrangiature nuove. Poi giungono le variazioni sulla neve, sagome scure e volti in ombra, contrasti dominati dal japonisme e dalla fotograa, Donna con la veletta, Giornata di neve, Ora triste. Parigi tutta bianca di neve, scrisse De Nittis nei suoi Notes et souvenirs, Una bianca coltre ricopre per tutta la lunghezza del viale i rami spogli, le poche foglie ancora attaccate e le grate dei cancelli []. Per me una visione del Giappone, una immagine di quella dolce vita da sognatore al quale basta una distesa di cose bianche, una pioggia di neve o una pioggia di ori. Amava il bianco e il nero e i toni di grigio. Roberto di Montesquiou, dandy e poeta, in procinto di far visita al pittore con Jos-Maria-Hrdia, si rivest da capo a piedi con le sfumature pi sottili: E adesso andiamo pure, Jai sa couleur. Le incisioni hanno la perizia dei grandi sperimentatori, tecnica e azzardo, no alla modulazione dellinchiostro sulla lastra con le dita. Non ho pi la forza La sua vicenda nella pittura dur poco pi di quindici anni. Si confessa molto stanco tra il 1883 e

il 1884: Non ho pi la forza di allora [] eppure ora mi sento tremendamente stanco, di una stanchezza invincibile. Acquisti, traslochi, lambizione di Lontine, i debiti: la sua pittura si disfa mirabilmente nella luce come nellultimo stile di un vecchio. Non ha quarantanni eppure la sua pittura accelera e si contrae come se sentisse la parabola vicina al compimento. Vedeva poco, simmalinconiva, vagava per casa. Mor il 21 agosto 1884: i cordoni del carro funebre furono tenuti da Degas e da Goncourt, dallambasciatore dItalia e da Dumas glio. Cera una folla sconnata. Mi viene detto da molti che gli impressionisti non hanno molta simpatia per me e che io ho comprato i loro quadri soltanto per accattivarmeli ma che tutti i miei sforzi sono stati vani e che io ne ho sofferto. Mio Dio, non vero. Fu vero amore? Lontine De Nittis, francese di nascita, lasci tutto alla citt di Barletta, 127 opere tra cui 102 dipinti a olio, pastelli, acquerelli e incisioni. al Municipio di Barletta, in Italia, tutti i libri [] e tutti i quadri, studi e incisioni, pregandola di distribuirne nei musei dItalia ed anche allestero per la migliore gloria del loro compatriota, esclusa la Francia, recita il suo testamento. Beatrice Buscaroli > De Nittis. A Lontine Mozzecane, Verona, Villa Vecelli Cavriani, no al 30 maggio

FERRARA Teatro Comunale, il 26 e il 27 marzo Ancora danza europea dimpronta classica con il Balletto Reale delle Fiandre. La compagnia belga diretta da Robert Denvers presenter La Bayadre su musica di Ludwig Minkus e con la coreografia di Anna-Marie Holmes. Il 30 marzo la compagnia sar a Pavia al Teatro Fraschini. www.teatrocomunaleferrara.it BOLZANO Nuovo Teatro Comunale, l11 marzo Sempre irresistibile lappuntamento con la compagnia americana Les Ballets Trokadero de Monte-Carlo, fondata nel 1974. Questi divertenti danzatori classici in scarpine e tut presenteranno la loro versione di brani tratti da celebri balletti e in prima italiana sar presentato Il cavallino gobbo di Alexander Gorsky e Marius Petipa. www.ntbz.net VICENZA Sala Palladio, l11 marzo Interessante il programma contemporaneo proposto dal CCN- Ballet de Lorraine. Firme prestigiose per le coreografie proposte in versione collage che sono di Carolyn Carlson, di Russel Maliphant, di Tero Saarinen, di Jean-Claude Gallotta, di Mathilde Monnier e di Jean-Franois Duroure. Il 13 marzo repliche a Venezia al Teatro Toniolo dove verr proposta anche una coreografia di Malou Airaudo. www.arteven.it FIRENZE Teatro Goldoni, dal 18 al 25 marzo Titolo invitante per il consueto trittico che caratterizza la stagione della Compagnia del MaggioDanza: America! I brani portano le firme di David Parson per il bel The Envelope, pezzo cult del celebre coreografo su musica di Rossini. Segue Pretty Ugly di Amanda Miller e The Vertiginous Thrill of Exactitude di William Forsythe su musica di Franz Schubert. www.maggiofiorentino.com ROMA Teatro Sistina, per tutto il mese di marzo Versione italiana in forma di musical del celebre film girato a Roma nel 1953, Vacanze romane, con gli indimenticabili Audrey Hepburn e Gregory Peck. Firme prestigiose per questo spettacolo che vede protagonisti Serena Autieri e Massimo Ghini. www.ilsistina.com NAPOLI Teatro Mercadante, dal 13 al 20 marzo La Scuola di ballo del Teatro San Carlo, diretta da Anna Razzi, presenta il balletto Biancaneve. La versione approntata per questi giovani e brillanti allievi firmata dalla stessa Razzi su musiche di Gaetano Panariello e scene di Lele Luzzati. I costumi sono firmati da Giusi Giustino. Il 31 marzo (e fino al 7 aprile) sar presentato il gi celebre Pinocchio, sempre su coreografie di Anna Razzi. Per informazioni: tel.081/7972331; www.teatrosancarlo.it Aurora Marsotto

M La vita: un happening metasico

M Mocti et facetie

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nnosa, annosissima questione: cosa vogliano debbano trasmettere le opere darte. Piacere estetico, messaggio universale, linguaggio per iniziati? Con Reinhard Brandt, cattedratico di Marburgo e autore di Filosofia nella pittura (Bruno Mondadori, Milano 2003, pp.500, 33,00), scopriamo che alcuni dipinti parlano pi di altri, entrando a pieno titolo nel dibattito teoretico. Come accade in letteratura con il De Rerum Natura di Lucrezio, la Passeggiata di Friedrich Schiller, lEnrico IV di Pirandello testi dalla forma diversa dal saggio cos esistono opere gurative che hanno come soggetto implicito la losoa, e prendono posizione in percorsi argomentativi. Chi si cimenta con i Tre loso di Giorgione, per esempio, incappa nellaffastellarsi di teorie sullidentit dei protagonisti. C chi vi riconosce i tre Magi in viaggio da Oriente verso Betlemme. E chi vuole vedervi tre astronomi che incarnano le diverse et della scienza matematica. Pronunciarsi per lindeterminatezza ermeneutica del quadro un ripiego che piacerebbe ai sostenitori del pensiero debole, ma nella storia dellarte occidentale sino a Ottocento inoltrato non esiste opera senza signicato. Brandt allora scompagina le carte affermando che non solo entrambe le tesi (Magi e astronomi) sono accettabili, ma che creando un rebus dalla doppia soluzione Giorgione ha voluto trasmettere un messaggio: riaprendo la disputa sulla Duplex Veritas elaborata nel XIII secolo proprio nellUniversit di Padova, ai cui ambienti era vicino. Mentre afferma cio la propria adesione alla teoria della doppia verit (la scienza pu sussistere accanto alla dottrina cristiana), il pittore di Castelfranco propone un metodo figurativo-intuitivo e formula una parabola per immagini, che scavalca le prolissit della lingua losoca. Diego Velzquez, a sua volta, dipinse Las Meninas, uno dei quadri pi intellettuali della storia, per raccontarci qualcosa sul mondo in cui viveva la corte di Filippo IV e sulla poiesi artistica. Nel rafgurare con maestria pittorica e metaforica ineguagliata un sistema chiuso e circolare, che rimanda continuamente a se stesso, romanza letichetta di corte e il ruolo del ritrattista reale. E al contempo losofa sulla genesi di un quadro, creando un evento figurativo in cui la realt e larte si specchiano luna nellaltra. Imparare ad attingere alle incognite di queste profondit ermeneutiche signica non solo fare un passo pi in l di Picasso (che nelle sue Meninas di-

mostr di non aver compreso), ma anche sperimentare un godimento estetico e intellettuale incomparabile. Certamente osserva Brandt tali immagini non sono in grado di produrre necessit speculativa, cio di indurre chi le osservi a deduzioni cogenti, tuttavia la pittura, come la poesia o la retorica, pu suggerire pensieri filosofici, sviluppare importanti contributi riessivi. Come riconoscere dunque questi esempi di autotrascendimento della gurativit? Un primo metodo consiste nellindagare la storia del titolo delle tele, che in molti casi non pare aderire con immediatezza al soggetto, o non nasce da una precisa scelta dallautore. Un secondo sistema gioca invece sulle particolarissime atmosfere che le figure contengono: le immagini filosofiche cercano spesso di avvincere losservatore per mezzo degli affetti e di accostare al docere il delectare e anche il movere. Una sorta di aria di famiglia lega tra loro i capolavori che hanno pretese metasiche. Un Je ne sai quoi che si sprigiona dalla tela stessa rinviando dal sensibile al soprasensibile, trasformando la pregnanza visiva in canone lessicale. quel di pi che costituisce il valore artistico vero e proprio dellopera, che fa s che essa non sia traducibile nei meri pezzi di prosa che la compongono. Le immagini filosofiche rilette dal saggio di Brandt si collocano allinizio di un profondo processo di autoreferenzialit dellarte figurativa, con il quale la pittura si allontana dal mondo culturale nella sua totalit per dedicarsi a una sua parte: larte gurativa medesima. Loggetto svanisce e lopera darte diventa astratta e autonoma. Nellinterpretazione di queste immagini (la Scuola di Atene di Raffaello, la Morte di Seneca di Rubens, Et in Arcadia Ego di Poussin, il Sonno della Ragione di Goya) in gioco il rapporto stesso dellopera con la cultura che lha prodotta, e con lo spirito che ci attira oggi oltre la supercie della tela, verso ci che vi si nasconde. Tra le righe del lavoro dello studioso kantiano si apre cos una piccola caccia al tesoro per iniziati, alla scoperta delle codicazioni intellettuali intervenute nelliconogonia dei capolavori della storia dellarte. Un lavoro di ermeneutica gurativa decisamente intellettualizzante, ma appassionante, che devia lapproccio profano alle solite, arcinote tele da museo. Da condursi sotto uno slogan accattivante: La vita, come messa in scena artistica, un happening metasico. Pia Capelli

l nostro maggior pensatore politico e storico del Cinquecento, Niccol Machiavelli da Firenze, si sa, godeva gingillarsi con quei suoi badalucchi, quelle facezie teatrali che lo distraevano dalle dolorose vicende dei mortali che tanto argutamente occhieggiava (ci vorrebbe un Cesare Borgia, ci vorrebbe un Valentino come lui per metterli tutti in riga, si diceva maledicendo le stirpi tutte e le genti Niccol). La vicenda della Mandragola (testo del 1518 circa) si pone in quel discontinuo ma frequente gioco che il orentino pratic a partire dalla perduta commedia Le maschere (1504) e terminato con loriginale rifacimento plautino della Clizia (1524; anticipando di secoli e secoli quellaltro glorioso rifacimento questa volta, appunto, dal Miles gloriosus compilato in romanesco da Pier Paolo Pasolini nel 1963, ora Garzanti, Milano 1994), sempre con la maniaca curiosit di esplorare i varii gusti et diverse fantasie dhuomini. La vicenda presto riassunta: quel balordo di Callimaco escogita uno stratagemma per passare unappassionata notte con Lucrezia, la moglie di Messer Nicia. Poich la donna vorrebbe, pur non potendo, avere un figlio, egli, spacciandosi per esperto medico, offre al marito una pozione di mandragola che se assunta da Lucrezia avr certo esito; ma chi giacer con lei la notte in cui ella avr bevuto il liquore incorrer in morte certa. Egli si camuffa per lennesima volta da povero nullafacente proponendosi dingravidare la donna a scapito della propria vita. La vicenda scorre tra frati fraudolenti e bricconi impenitenti. Il comico Machiavelli, come si vede anche per questi banali tratti, utilizza il registro della commedia come unennesima lente sotto cui ingrandire le vigliaccherie e le meschinit della natura umana. Ora Lorenzo Laris, gi regista di messinscena tratte da Bertolt Brecht, da Samuel Beckett e da Jean Genet e che denotano una precisa indicazione di lavoro, rilegge il sommo Niccol (al Teatro Greco di Milano lopera ha esordito il 24 febbraio; per informazioni: tel.02/6691367) in versione metropolitana e latamente punk, con scenograe sobrie e pulite: anche a quasi 500 anni di distanza la povert, la disperanza e la bruttura dellanimo umano che non si disciplina rimangono le stesse.

La Mandragola di Niccol Machiavelli; regia di Lorenzo Laris; con Elena Arcuri (Siro e Sostrata), Davide Gorla (Callimaco), Francesco Querci (Messer Nicia), Cecilia Eleonora Pippo (Lucrezia), Carmelo Rici (Frate Timoteo), Simone Taddei (Ligurio); al Teatro Greco di Milano no al 7 marzo