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SINCRONICITA'- Un paradigma per la mente Il seguente libro tratta della sincronicita' e in particolaredei processi di pensiero che la sottintendono.

Ognuno nella propria esperienza soggettiva ha potuto constatare strane coincidenze che risaltano per l'elevato contenuto simbolico e di significato che hanno presentato relativamente all'esperienza stessa del soggetto. Quando si parla di sincronicita' viene spontaneo far riferimento ad eventi legati da un filo misterioso che non puo' essere spiegato in termini di causa e effetto. Il concetto di sincronicita', difficilmente accettabile in una concezione scientifica occidentale, e' particolarmente caro alleconcezioni filosofiche orientali e nella filosofia antica. Alcune pratiche esoteriche considerano il principio di sincronicita' come ovvio e sottinteso, per esempio l'astrologia. Nel testo che segue, invece, il concetto di sincronicita' viene interpretato come una modalita' di funzionamento dei processi conoscitivi della mente: la tesi consiste nell'osservare come tutti i processi conoscitivi si basino sulla coincidenza di segni che poi divengono significativi tramite un processo di selezione che ne sottolinea la pertinenza. Sostanzialmente il cervello funziona come un potente selezionatore di coincidenze e quindi le sincronicita' acquistano una particolare rilevanza per le funzioni conoscitive. Il passaggio successivo consiste nell'ipotesi che il principio di sincronicita' abbia una propria consistenza nel mondo reale. Nel libro vengono presentati i principali meccanismi di pensiero che sono stati individuati tramite gli studi di intelligenza artificiale. Tali modelli di strutturazione dei processi cognitivi vengono costantemente messi in rapporto con il principio di sincronicita'. Capitolo 1 Capitolo 2 Capitolo 3 Capitolo 4 Capitolo 5 Capitolo 6 Capitolo 7 Capitolo 8 Capitolo 9 Capitolo 10 Capitolo 11

Capitolo 12 Capitolo 13 Capitolo 14 Capitolo 15 Capitolo 16 Capitolo 17 Capitolo 18 Capitolo 19 Capitolo 20 Capitolo 21 Capitolo 22 Capitolo 23 Capitolo 24 Capitolo 25 Capitolo 26 Capitolo 27 Capitolo 28 Capitolo 29 Capitolo 30

Capitolo 1

Riflessioni sull'intelligenza artificiale


INTRODUZIONE Da quali presupposti possibile partire per crearsi una rappresentazione del mondo? Il mondo accessibile solo tramite una rappresentazione soggettiva oppure esiste una "REALT" di cui la filosofia pu darci ontologicamente conferma? Ecco alcuni temi su cui sono stati scritti fiumi di inchiostro; domande a cui, ancora, non sappiamo dare risposte definitive. Il mio punto di partenza, curiosamente, trae spunti dalla scienza dei calcolatori: affermato con Wittgenstein che le proposizioni della filosofia sono condannate a essere prive di valore informativo sul mondo, anche se suscettibili di essere una chiarificazione di quelle proposizioni che sono informative intorno al mondo, beninteso non gi riferendosi a dati di fatto, ma correggendo i nostri errori d'uso nel riferire dati di fatto; accettato, non senza alcune riserve critiche, il materialismo dialettico che ci fornisce per lo meno una "Realt" indipendente dall'osservatore (alcuni eminenti fisici hanno suggerito la possibilit, almeno in linea di principio, che l'osservatore influenzi irriducibilmente la realt con il solo atto conoscitivo) traiamo dunque le nostre considerazioni da un campo estremamente pragmatico come quello della scienza dei calcolatori. Nel seguito oseremo invadere il campo della filosofia anche se non dichiaratamente; non intendo rispolverare i classici testi e trattati, anche se inevitabilmente incontreremo nel corso logico dell'esposizione espliciti od impliciti riferimenti alle "scuole" di pensiero dominanti. Il mio intento dichiarato consiste nel tentativo di scuotere il lettore rispetto ad assunti all'apparenza "ovvi" che di fatto non lo sono. Nel seguito verranno suggerite idee evidentemente "riduttive"; appellandomi alla pazienza del lettore, vorrei ricordare la complessit ed importanza dei temi trattati, tale da giustificare la palese incompletezza degli schemi concettuali utilizzati per affrontarli. Che cos' un oggetto.

La filosofia della seconda met del XIX secolo nella maggior parte dei suoi esponenti caratterizzata, nella variet delle forme, da un denominatore, che sembra comune sia alla corrente empirista che all'idealistica: la riduzione dell'oggettivit ad "apparire" e del fatto a rappresentazione. Questa assunzione diviene evidente necessit rispetto al compito di costruire automi o macchine pensanti. L'ingegnere che progetta un sistema a calcolatore "deve" compiere un lavoro di suddivisione inevitabile: il mondo, la macchina e ci che la macchina sa del mondo. Da questo punto di vista una macchina pensante si presenta naturalmente nel contesto del materialismo dialettico. anche vero che nessuno (finora) ha ancora costruito una macchina veramente "pensante"; ma questo un altro discorso. Che cosa una macchina pu sapere del mondo? Se per macchina intendiamo un calcolatore digitale si rende necessario specificare una qualche (complessa quanto si vuole) rappresentazione del mondo rispetto alla quale il computer elabora risposte "intelligenti". Il lettore attento avr notato come abbiamo liquidato senza "critica" la dipendenza della cosa dal soggetto: questo poneva il problema di dar ragione dell'iter progressivo della conoscenza di un oggetto o di un campo di fenomeni e di come lo "spirito" potesse trascendere il carattere frammentario e meccanico o contraddittorio del suo rappresentare e rappresentarsi. Il giudizio, non pi inteso come sforzo di adeguamento ad un'oggettivit gi data ed esterna, cio essenzialmente come asserzioni vere e false, ma ridotto a concezione psicologica ripetitiva del fenomenico che diviene mera espressione di credenza o di attesa e previsione. La riduzione del giudizio a espressione di credenza e previsione ben si accorda con le indagini genetiche sull'ideologia e i comportamenti delle nuove scienze dell'uomo, ma si presenta indifferente al corpo costituito delle scienze fisiche, della matematica e della logica. La scienza pretende di essere una rappresentazione oggettiva di un certo ambito di realt. Se la sua radice sperimentale-percettiva come e perch il suo universo si presenta diverso dal mondo dell'esperienza quotidiana? Come e perch la rappresentazione qualitativa e soggettivo privata della cosa si trasforma in un'indicazione in cui la cosa designata sotto indici astratti e colta in relazioni quantitative, che variano secondo i tipi generali dell'aspetto del fenomenico che la scienza speciale mette in luce? Come "l'esperienza" qualitativa e imprecisa della quotidianit si scinde e ricompone nell'esperimento quantitativo? E infine, gli enunciati della logica formale e della matematica, cos necessariamente e aprioricamente validi e nel contempo cos radicati nel discorso di ogni scienza fino a costituirne il tessuto della legalit deduttiva, come potevano trovare giustificazione e riconoscimento del loro senso essendo come ogni proposizione reale, mere generalizzazioni dell'esperienza? Per l'empirismo il problema radicale consiste nel passare dalla rappresentazione al concetto. L'empiria ci offre, s, percezioni di cambiamenti successivi o di oggetti giustapposti, ma non gi una connessione necessaria. Dovendo la percezione restare il fondamento di ci che vale come verit, l'universalit e la necessit sembrano qualche cosa di ingiustificato, un'accidentalit soggettiva, una semplice abitudine, il cui contenuto pu essere costituito cos o altrimenti. La connessione necessaria pu essere fornita solo dalla struttura interna presente nella macchina pensante e corrisponde ai limiti intrinseci alla macchina stessa. Una macchina che non percepisce il verde non vedr "mai" il verde. Ora pu una macchina pensante avere una percezione interna; non una percezione di s stessa come oggetto, ma una percezione della propria percezione? (Cogito ergo sum) Dal punto di vista umano per l'introspezione esiste un'impossibilit di una effettiva osservazione dei propri atti psichici, che non possono essere colti nel loro svolgersi originario, in quanto il nostro

tematizzarli, concentrando la nostra attenzione su di essi, li modifica irrimediabilmente, fino a distruggerne il carattere di attivit. (un concetto analogo espresso dal principio di indeterminazione nell'ambito della fisica delle particelle) Brentano, d'altra parte affermava risolutamente l'evidenza della percezione interna, come tipico strumento che ci permette di cogliere il fenomeno psichico nella sua struttura. In ogni nostro atto mentale, sia esso una rappresentazione, un giudizio o un moto di desiderio o ripulsa, siamo costretti a riconoscere una forma unica essenziale: il simultaneo essere consci e del contenuto e del nostro atto di coscienza che ha presa su di esso. Per esempio, non possiamo udire un suono senza essere consci non solo del suono stesso, ma anche dell'essere consci di udirlo. La coscienza di s raggiunta, nell'esperienza umana, direttamente e nel medesimo atto in cui si consci di un qualsiasi contenuto. Nel chiarire la relazione fra questi due poli necessariamente compresenti nell'atto di coscienza Brentano introduce il termine di "intenzionalit": "L'in-esistenza intenzionale peculiare solamente ai fenomeni psichici. Nessun fenomeno fisico sembra mostrare qualcosa di simile. cos noi possiamo definire i fenomeni psichici dicendo che essi sono quei fenomeni che contengono oggetti in se stessi mediante intenzionalit". Seguendo alla lettera l'argomentazione di Brentano, un ingegnere che si prefiggesse di costruire una macchina pensante dovrebbe essere in grado, per poterla costruire, di creare un processo psichico; o in altri termini un fenomeno di coscienza. Presi da scoramento rispetto ad una tale impresa lasciamo la psicologia "genetica", che si pone come obiettivo lo studio degli atti psichici, e ripieghiamo sulla psicologia "descrittiva", come indagine "intuitiva" sui processi psichici: come descrizione delle propriet strutturali degli stessi. I problemi che Brentano dischiude possono essere indicati come: 1) Status degli oggetti di coscienza, in relazione con l'oggettivit della cosa e con l'oggettivit ideale; 2) Rapporto tra il soggetto e la sfera dei significati; logica e genesi di senso delle categorie; noeticit dell'attivit della coscienza. Il fenomeno psichico si presenta legato a tre elementi: l'atto mentale, il contenuto e l'oggetto. Il contenuto di un atto mentale di presentazione parte necessariamente integrante della presentazione, mentre l'oggetto assolutamente esterno ad essa: al punto da non avere affatto bisogno di esistere. Noi possiamo soltanto pensare a una montagna d'oro, avendo un'idea con un certo contenuto; il contenuto esiste nell'idea, mentre l'oggetto non ha nessuna esistenza nell'idea o in nessun altro luogo. Possiamo pensare anche ad un quadrato rotondo, in tal caso non esiste nessun oggetto, diviene un mero gioco linguistico. Emergono due tesi salienti: 1) Fra contenuto e oggetto vi una irriducibile differenza di "status ontico". Per i due elementi sono incatenati fra di loro, nel senso che non si pu dare contenuto senza oggetto e l'oggetto non pu presentarsi alla coscienza che attraverso il contenuto. Ma considerata l'assoluta indipendenza che intercorre fra di essi, il loro rapportarsi non potr tanto definirsi una relazione, quanto piuttosto una necessaria correlazione. 2) Ogni atto mentale si riferisce a un oggetto assolutamente esterno che non cessa di essere oggetto (cio di possedere gli essenziali caratteri dell'estraneit al mentale e del presentarsi opposto-innanzi al pensiero) se non esiste di fatto o perch contraddittorio. Il contenuto per definizione mentale, mentre l'oggetto pu possedere propriet che nessun mentale esistente ha la possibilit di possedere: Una montagna d'oro un oggetto esteso, fatta d'oro, pi grande o pi piccola di altre montagne.

Evidentemente la montagna d'oro, malgrado la sua inesistenza, possiede tutte le determinazioni di un oggetto fisico. Un primo errore consiste nel porre immediatamente il contenuto nella struttura significativa del giudizio. Un secondo errore consiste nel far regredire il contenuto a mera copia dell'oggetto.

Capitolo 2
Per evitare di cadere da un estremo all'altro possiamo aggrapparci ad una teoria che riesca a mantenersi in equilibrio sullo spartiacque di questi opposti errori, ma a prezzo di indicare una semplice classificazione di elementi, che resta inerte e muta e che sembra quasi indifferente a confrontarsi con il senso comune e con i concetti e le costruzioni della scienza. Cercare una rappresentazione fedele del rapporto della coscienza all'oggetto porta ad inevitabili difficolt. Occorre allora partire dalla percezione pi concreta e vicina alle esperienze sensibili. Percezione intesa nel suo senso pi pieno di avvertimento della coscienza dell'esistenza di un oggetto. La percezione ha cos tra tutti gli atti la funzione di una esperienza primitiva da cui gli altri atti dell'esperienza traggono la loro forza fondatrice. Ed appunto sul concreto terreno della percezione sensibile che la trascendenza dell'oggetto si rivela in tutta la sua immediata evidenza. evidente che la visione e la cosa vista, la percezione e la cosa percepita si riferiscono l'una all'altra, ma per necessit di principio non fanno tutt'uno, n realmente n per essenza. Prendiamo ad esempio una tavola e la sua percezione; girandole attorno io ho costantemente la coscienza dell'esistere di questa sola ed medesima tavola, che rimane in s stessa assolutamente immutata. Mentre la percezione della tavola costantemente mutevole: una continuit di percezioni mutevoli. La percezione quello che , nel costante fluire della coscienza; anzi essa stessa un flusso costante: il presente percettivo si muta continuamente nell'annessa coscienza di un passato prossimo, mentre spunta un nuovo presente. La percezione non un momento muto e cieco della vita psichica, ma percezione di un particolare oggetto: emergere di un percepito gravido di senso. Ora cosa pu percepire un computer? Una risposta ovvia ma riduttrice la seguente: l'attivazione di canali afferenti, o pi precisamente l'attivazione di celle di memoria connesse rigidamente a canali di comunicazione. Prendiamo ad esempio la percezione di un'immagine. L'immagine deve essere registrata su un supporto leggibile dall'elaboratore deve essere interpretabile in termini spaziali e potrebbe far riferimento a "oggetti" in essa contenuti. Tali oggetti dovrebbero essere identificati in relazione ad altre celle di memoria che ne consentirebbero una classificazione. Una difficolt che ci appare evidente consiste nella differenza insormontabile tra la percezione da una parte e la rappresentazione simbolico-significativa dall'altra. Un errore da cui necessario sgomberare il campo consiste nella assunzione della percezione come "copia" dell'oggetto esterno. In nessun senso la percezione pu essere la "copia" dell'oggetto reale: l'oggetto reale emerge da un lavorio di astrazioni basato sulla trasformazione delle percezioni in "idee" che rimangono costanti durante tutto l'atto percettivo. Dal punto di vista dell'ingegnere della conoscenza invece necessario un legame funzionale che si stabilisca tra la percezione e l'oggetto; tanto pi e tanto meglio il simbolo rappresenta l'oggetto nella sua interezza percettiva tanto pi semplificato il lavoro di progettazione.

Il sensibile non pu essere definito come l'effetto immediato di uno stimolo esterno, perch gi nella percezione scorgiamo la genesi di un processo di integrazione in cui il testo del mondo esterno non ricopiato bens costituito. Si definisce pertanto una distinzione fra "schema" ed "eidos" che si pongono rispettivamente come sorgenti della raffigurazione e di significati nella predicabilit. L'eidos, seppure intuito "in carne ed ossa", trascende ogni raffigurazione e ogni comprensione esauriente, e si pone come limite-guida del pensare e del nostro orientamento nel mondo. L'eidos, a differenza della cosa, non reale e non psicologico, come non pu essere localizzato in nessun posto del mondo spazio-temporale: non viene dunque incontrato come si incontrano casualmente gli oggetti che erano l gi da prima, ma viene intuito sulla base di percezioni ed esperienze concrete e di operazioni vissute. Proprio in questo consiste quello che stato chiamato "il miracolo della coscienza"; nel proiettare essenze che illuminano di senso l'esperienza e consentono la significativit del giudizio su di essa e, pi in generale, la razionalit del discorso teorico. Elementi necessari all'intelligibilit della tipicit della vita, esse, proprio come universali, non sono mai comprese o analiticamente circoscritte nelle varie deduzioni concettuali, ma si pongono sempre come qualcosa d'altro rispetto al dato, che di esse solo parziale aspetto ed esempio. Da questo punto di vista la fenomenologia si pone come scienza delle essenze, in una genesi naturale che lega la sfera dell'esperienza con quella del giudizio. Le essenze non sono separate dall'esistenza, anche se appaiono tali nel linguaggio; il linguaggio un mezzo, che come tale codifica e restringe la ricchezza originale dell'esperire, nel momento stesso in cui, correggendosi ed adeguandosi continuamente, fa trasparire la sorgente trascendentale del significato. Nel silenzio della coscienza originaria si vede apparire non soltanto ci che vogliono dire le parole, ma anche ci che vogliono dire le cose, il nucleo di significato primario attorno al quale si organizzano gli atti di denominazione ed espressione. Dal punto di vista del linguaggio solo le cose sono veramente oggetti, intese come polo assolutamente irriducibilmente altro dalla coscienza nel rapporto originario io-mondo, mentre tutti gli altri termini posseggono un'oggettivit derivata e mediata dal linguaggio stesso. In complesso, il valore filosofico fondamentale della teoria della denotazione di Russell consiste nella chiara consapevolezza della separazione vigente fra la sfera del significato, del discorso e la realt esterna: l'assunzione nel giudizio dell'esistenza di alcunch non implica l'esistenza di un oggetto denotato, e la significativit della proposizione, e quindi dell'asserzione che la esprime, non implica l'esistenza di un oggetto su cui la proposizione "verta" o a cui si riferisca.

Capitolo 3
I nomi rappresentano le cose nel linguaggio. Gli eventi sono entit complesse legate alla realt in maniera diversificata, essi richiamano coincidenze e correlazioni coordinate dal sistema percettivo e cognitivo. Vi sono alcune modalit tramite le quali gli esseri umani colgono l'unit della percezione e costruiscono l'identit del soggetto percepito. L'essere coscienti di un evento coinvolge strati successivi di codifica ed elaborazione; il termine ultimo dell'atto conoscitivo sfugge all'analisi analitica del processo nel suo insieme. Un calcolatore in grado di simulare un colloquio del tipo domanda e risposta ma l'attore principale rimane l'essere umano l'unico in grado di attribuire un senso all'intero colloquio. Un calcolatore fornisce una risposta in termini di complessit eppure il processo di comprensione sfugge perfino ad una definizione formale: il calcolatore reagisce ma non comprende ci che succede. Nemmeno facile stabilire cosa si intende per comprensione. Si potrebbe dire che il calcolatore comprende una parola se risponde conformemente al significato della parola stessa; analizzando il meccanismo con cui una eventuale risposta automatica viene ottenuta ci si rende conto che non

esiste un punto in cui la parola viene compresa ma semplicemente lo stimolo corrispondente ad una particolare parola determina una risposta corrispondente. La rappresentazione del mondo passa attraverso l'apparato sensoriale che ne codifica gli elementi in una memoria storica. La traduzione che avviene intrinsecamente legata all'organismo che la produce, o al meccanismo percettivo. Le connessioni tra i vari elementi sono rappresentate da connessioni tra stimoli coesistenti. La coincidenza e la sincronicit degli stimoli producono relazioni logiche tra gli elementi rappresentati. La vicinanza spazio temporale produce una somiglianza tra le percezioni e determina un rapporto su cui l'organismo pu intervenire ampliando o restringendo il raggio d'azione della funzione di discernimento. Avviene cos il riconoscimento di luoghi rivisitati e la mistura di cambiamenti e mutazioni viene ricondotta alla storia dell'organismo. Il divenire sempre pi frenetico viene rapportato al passato iscritto nella memoria e con esso confrontato, grazie alla relativa stabilit di questo processo che possibile costruire una rappresentazione coerente della realt. Il riconoscimento degli oggetti avviene sulla base di un confronto tra i segni lasciati sul supporto mnemonico. Le somiglianze tra gli oggetti possono essere espresse in termini di somiglianze tra i segni; il mondo dei segni si isola dal mondo reale presentando una propria indipendenza: l'inizio della fondamentale frattura tra la realt e la rappresentazione. La continua interazione tra il mondo e il percepito produce il necessario allineamento tra rappresentazione e realt. Lo sviluppo dell'insieme di relazioni tra i segni segue un proprio schema di implementazione indipendente dal mondo reale. Le regole e le leggi a cui sottostanno i segni nella rappresentazione vengono indirizzati tramite la successione di esperienze, eventi fondamentali nel processo di memorizzazione. Esistono leggi fondamentali intrinseche nell'organismo; tali leggi mostrano un naturale allineamento con le leggi della matematica e della logica. La strutturazione dell'organismo, plagiato dall'evoluzione storica, mostra una base oggettiva strettamente connessa a leggi generali. Un calcolatore pu simulare un tale processo di memorizzazione prendendo a fondamento leggi di prossimit, operazioni di intersezione e di unione, strutture matematiche generali e fondamentali. Nel gioco di stimolo e risposta un programma pu districarsi con una certa disinvoltura, come mostrato da programmi che giocano a scacchi in maniera egregia. Una prima osservazione la seguente: il programma gioca a scacchi egregiamente, ma non sa di giocare a scacchi; non ne ha nessuna consapevolezza. Noi osserviamo il comportamento del mondo, compreso gli altri esseri umani, sulla base di un gioco di stimolo e risposta; su questa base un calcolatore potrebbe diventare competitivo con il comportamento di un essere intelligente. Esiste nell'essere umano un punto in cui l'informazione in ingresso viene "compresa", dopo di che provoca una risposta pi o meno logica; nel calcolatore esiste solo la possibilit di avere una risposta che appare logica, manca la funzione di comprensione dell'informazione in ingresso. possibile aumentare il grado di comprensione di una informazione in ingresso aumentando il numero di relazioni tra l'input e il corpo di informazioni presenti in memoria, ovvero aumentando i significati connessi ad una determinata informazione. Il significato legato ad una informazione, dal punto di vista informatico, risulta connesso ad una ulteriore rappresentazione, in cui compare come informazione correlata: in questa successione di rappresentazioni incluse l'una nell'altra non si vede la fine: l'attribuzione del significato partecipa ad un gioco di rimandi ricorsivi continui ed infiniti. La sovrapposizione spazio temporale degli eventi, la sincronicit, produce una relazione potenziale che pu essere l'inizio di una relazione stabile tra le esperienze in tal modo correlate. La sincronicit tra eventi provoca una rete di interconnessioni che consente di stabilire la pertinenza dei rapporti tra gli oggetti. solo tramite questa rete di connessioni che possibile stabilire il significato, inteso come relazione tra segni nella rappresentazione.

La coincidenza spaziale determina i rapporti tra gli oggetti nonch la loro collocazione. La coincidenza temporale determina un nesso di causa-effetto essenziale nella catena di svolgimento causale degli eventi. La probabilit che un evento si sovrapponga ad un'altro nello spazio-tempo fornisce un indice di conferma delle leggi fisiche che governano gli eventi stessi. Tanto pi la sovrapposizione appare improbabile tanto pi aumenta la forza che conferma una possibile legge fisica che governa il fenomeno stesso. La conoscenza di una legge fisica che sottenda al fenomeno riduce il fenomeno stesso alla prevedibilit statistica che da essa si ricava. I corpi lasciati liberi nel campo gravitazionale cadono con un grado elevato di probabilit. (a meno che non finiscano in orbita). Come un organismo ricava la legge fisica a partire dai dati dell'esperienza? Il processo avviene in stadi successivi. Il primo passo concerne la sincronicit degli eventi stessi. Il secondo coinvolge l'osservazione di costanti statisticamente stabili. Un organismo non pu prescindere dalla propria struttura cognitiva, e nemmeno dal proprio apparato sensoriale. Tutti gli eventi avvengono sullo sfondo di un meccanismo percettivo e procedono su diversi stadi di astrazione. Ogni elemento percettivo si articola in successive astrazioni perdendo la propria natura frammentaria per convergere in uno schema generale in grado di essere interpretato in termini di classi e aggregati. Alcune automobili sono "rosse", il rosso diviene una classe astratta in grado di raccogliere la caratteristica comune. evidente che occorrono diversi livelli di astrazione in cui gli eventi si trasformano e in cui mostrano le concomitanti caratteristiche. L'automobile di per s una classe, anch'essa estratta dal mutevole percepire; il rosso appare come una costante riconoscibile come stimolo all'interno della rappresentazione opportuna. La percezione elaborata in strati successivi presenta diversi piani e livelli di astrazione, a ciascun piano la coincidenza tra segni fornisce la chiave per determinare le costanti significative. Il segno un oggetto che denota un altro oggetto e che pu essere il tramite per significare altri oggetti ancora. La rete di rimandi continua in un vortice senza fine. Il collegamento tra il segno ed il suo significato pu essere simulata da un calcolatore, ma l'essenza di un tale processo sfugge all'analisi. Il segno pu trasformarsi in simbolo, nel momento in cui racchiude in s la sintesi di una storia complessa. Tutto il linguaggio permeato di simboli. Un organismo reagisce sulla base del proprio linguaggio pi o meno complesso, il passaggio dallo stimolo alla risposta avviene sulla base dell'intricato sistema di correlazioni che legano i segnali al loro significato. Il colore rosso provoca nel toro una reazione aggressiva, e pure possibile provocare salivazione nel cane sottoponendolo ad un condizionamento di stimoli. Il segno nella nostra esperienza percettiva mutevole, e ritrova una propria stabilit tramite una elaborazione che coinvolge funzioni elementari della memoria. L'analisi delle somiglianze, basata sulle differenze e le coincidenze, consente il riconoscimento del segno che diviene il fondamento della stimolazione e della elaborazione dell'organismo. Una delle pi evidenti difficolt nel simulare un simile processo a calcolatore consiste proprio nella grande variet di possibilit di significati che il segno pu produrre. Una ulteriore complicazione deriva dal fatto che uno stesso segno pu, in dipendenza di un determinato contesto, riferirsi a distinti e a volte inconciliabili significati. Per non parlare dell'ambiguit del linguaggio naturale. Indispensabile alla comprensione di un messaggio la memoria. La memoria costituisce la lavagna su cui le parole ed i simboli sono registrati.

Capitolo 4
La coscienza potrebbe essere generata da rientri tra mappe neuronali. In altri termini il cervello conterrebbe connessioni circolari che collegando mappe diverse produrrebbero quel senso di unit che tipico della coscienza. Memoria e percezione si fondono in un tutto indivisibile meravigliosamente organizzato ed unitario. Coscienza anche coscienza di s. La percezione di s stessi che con un circolo di connessioni rientranti sposta l'attenzione dal mondo all'io percipiente. Nonostante il senso di unit indubbiamente il sistema nervoso strutturato a strati pi o meno autonomi. La recisione del corpo calloso tra i due emisferi porta alla scissione della personalit. L'organismo vivente in continuo ascolto degli stimoli che gli provengono dal mondo esterno, entra in simbiosi con esso. Le catene di causa ed effetto, di stimolo e risposta determinano il comportamento dell'organismo: la memoria ne conserva la traccia. Il sistema nervoso duplica al proprio interno le relazioni che si manifestano nel mondo reale, produce una mappa di connessioni che replicano le correlazioni percettive. Un meccanismo di evoluzione basato su valori di merito consente al cervello di allinearsi agli eventi che si verificano nella realt. Gli algoritmi genetici sono un esempio di come ci possa realizzarsi. Un algoritmo genetico basato sulla riproduzione di individui, nel nostro caso connessioni, con premiazione di quelli pi idonei. L'evento nel reale la molla che fa scattare il meccanismo di percezione e di classificazione. Quando due eventi si verificano in coincidenza si ottiene una sincronicit che viene registrata dalla memoria. Una sincronicit pu essere rara oppure frequente. Il contenuto informativo ricavabile da una sincronicit tanto pi elevato quanto pi raro l'evento registrato. Le connessioni si rafforzano se frequentemente percorse e determinano quelle che poi diverranno le "leggi" naturali. La capacit di astrarre leggi generali da eventi contingenti una funzione tipica del cervello. possibile che tale capacit derivi dalla possibilit strutturale di manipolare insiemi, eseguire operazioni di intersezione ed unione di insiemi: selezionare ed associare. Una visione dualistica della mente vedrebbe la coscienza come in conciliabile con la materia, in una visione materialistica la coscienza sarebbe un fenomeno complesso del funzionamento del cervello. possibile costruire un oggetto cosciente? Per quanto ne sappiamo siamo ancora lontani da questo obiettivo. possibile costruire una macchina che si comporta come se fosse intelligente? Questa la sfida dell'intelligenza artificiale. possibile costruire una macchina in grado di simulare un uomo? Sono stati costruiti programmi a calcolatore che simulano un colloquio umano, il calcolatore viene presto smascherato ma questi studi appaiono promettenti. Certamente in questo caso non sembra che la macchina debba essere cosciente per poter superare il test. Molti studiosi, per varie ragioni, si sono convinti che il calcolatore elettronico non un buon simulatore del cervello, in particolare non ne coglie l'essenza del funzionamento. La ricerca nel settore informatico compie sforzi notevoli nel tentativo di dotare il computer delle funzionalit del cervello, come la capacit di apprendere dall'esperienza o la capacit di astrazione.

Analizzando come un calcolatore esegue determinati compiti ci si fa un'idea teorica di come il cervello possa eseguire gli stessi compiti e viceversa: alcuni pensano che tale modello sia fuorviante a causa delle differenze strutturali abissali tra il computer e il cervello. D'altra parte il cervello sa contare, grandi progressi sono stati fatti dotando le macchine della capacit di contare. Per cui sembra che il miglior contributo possibile della ricerca derivi dall'analizzare le funzionalit del cervello settorialmente e quindi cercare di riprodurle con l'ausilio di un computer. Riprodurre, o anche solo simulare, un cervello nella sua globalit sembra essere ancora troppo fuori dalla portata delle attuali conoscenze. Nel computer il motore principale costituito dal microprocessore che esegue le istruzioni sequenzialmente, anche i pensieri fluiscono nella mente in maniera apparentemente sequenziale. La complessit del compito viene superata da un programma globale che tiene conto di tutto il contenuto della memoria. Nell'uomo esiste una coordinazione degli stimoli che provengono dall'inconscio: funzioni di correzione rettifica e selezione forgiano il prodotto finale. Microprocessori che lavorano in parallelo formano un sistema complesso che decentra i compiti. Le successioni si intersecano e le priorit cambiano. Come fa un calcolatore a riconoscere un volto? Il processo sembra essere sequenziale: un successivo confronto con immagini memorizzate. Quando un bambino riconosce un volto noto il processo sembra essere di natura globale: lo stimolo attiva delle vie nervose che reagiscono immediatamente ripescando dalla memoria un pattern unico. Ma il problema del riconoscimento non si ferma a questo livello. Per riconoscere un volto occorre essere in grado di astrarre. Inclinazioni diverse, luce diversa, prospettiva diversa sono tutte variabili che alterano l'immagine e riconoscere l'identit che ad esse soggiace tutt'altro che ovvio. L'astrazione presuppone una elaborazione degli stimoli originari. Gli stimoli vengono classificati ed ordinati. Promettenti per i problemi di riconoscimento sono le reti neurali. Esse consentono un certo margine di variazione dello stimolo conservando il riconoscimento dello stesso. Sembrerebbe che una memoria imperfetta possa essere migliore di una assolutamente fedele. D'altra parte siamo perfettamente in grado di ricordare un numero di telefono senza alterarne il contenuto. Il cervello esegue una meravigliosa sintesi nel processo di memorizzazione estrae i dettagli rilevanti dal contesto trascurando le informazioni sovrabbondanti che lo metterebbero in crisi. In casi di ipnosi dettagli che parevano dimenticati si sono rivelati presenti nel ricordo: ci fa pensare che le potenzialit del cervello siano veramente notevoli. Un calcolatore pu considerare irrilevanti determinate informazioni sotto determinati vincoli, ed possibile costruire una classe astratta a partire da una base di input. Il problema consiste nel rendere significativa tale classe per i molteplici fini a cui pu essere soggetta.

Capitolo 5
Un altro aspetto interessante la capacit di prestare attenzione soltanto ad un piccolo insieme degli stimoli. In un campo visivo sono presenti una moltitudine di stimoli, l'attenzione consente di focalizzare solo un piccolo insieme selezionato. L'attenzione si sposta nel campo visivo rendendo attuale l'elemento che si vuole osservare, isolandolo dal resto dell'immagine. Ma non una selezione banale, l'oggetto si staglia dal contesto acquisendo una propria identit, una propria unitariet di oggetto separato ed indipendente dal resto. L'oggetto pu essere spostato, ruotato o altrimenti manipolato e conservare nonostante ci la propria individualit.

L'attenzione attratta dagli stimoli ma si sposta conformemente ai desideri della volont. L'attenzione determina l'ordine con cui i vari elementi vengono percepiti ed elaborati dal cervello. Gi nell'occhio, nella retina, comincia il processo che porter alla differenziazione tra l'oggetto e lo sfondo. Il meccanismo di riconoscimento stratificato, ma solo con la messa a fuoco, dovuta all'attenzione, l'oggetto viene isolato. Le informazioni vengono comprese sulla base delle relazioni che esse stesse coinvolgono. La memoria interviene immediatamente nel problema del riconoscimento. Le connessioni si eccitano conformemente alle relazioni richiamate in essere dalla memoria: l'eccitabilit stessa delle connessioni rappresenta la memoria. Consideriamo il movimento di una mano, esso ci sorprende per la sua incredibile complessit: un numero notevole di connessioni nervose organizzate armonicamente producono gli stimoli necessari alla contrazione dei muscoli. Il movimento armonioso nonostante la complessit degli stimoli necessari. Paragonato al movimento di un braccio meccanico, il semplice movimento di una mano ci mostra la complessit con cui si ha a che fare quando si analizza l'output del sistema nervoso centrale. Miriadi di stimoli coordinati si dipartono dal cervello per raggiungere i muscoli della mano. Il tutto coordinato dalla volont in un unico atto. Il cervello il prodotto dell'evoluzione, che si sia formato un organo tanto complesso per selezione naturale un fatto notevole. Consideriamo un uomo mentre cammina; procede, mantiene l'equilibrio, valuta il percorso e magari pensa a qualcos'altro. Immaginare una macchina che esegua tutte queste funzioni contemporaneamente esula dalle possibilit tecnologiche attuali. Possiamo costruire automobili che posseggono una limitata capacit di movimento; utilizziamo semplificazioni. sulla base di semplificazioni simili che possibile simulare le funzionalit cognitive dell'uomo. Sono stati scritti programmi che giocano a scacchi egregiamente. Il campo di azione stato limitato ad una scacchiera con pezzi che si muovono con precise regole ben definite. Lo scopo del gioco chiaro e un programma sofisticato in grado di simulare questa capacit della mente. Analogamente in molti settori possibile affrontare l'arduo compito di emulare il comportamento del cervello. Studi linguistici e psicologici forniscono le basi per la costruzione di algoritmi che simulano particolari caratteristiche del comportamento umano e in generale delineano i criteri probabilmente utilizzati dal pensiero logico deduttivo. La capacit di memorizzare informazioni ottenibile utilizzando un supporto magnetico. Il cervello utilizza un metodo completamente diverso ma ci non inficia la possibilit di simulare la memoria. Il cervello funziona come un tutto ma sono individuabili strati gerarchici successivi e connessioni rientranti. Un computer strutturato per funzionare sequenzialmente ma pu essere reso modulare, possono essere collegati pi microprocessori in parallelo e possono essere simulati elementi in rete tipo le reti neurali. Anche se le modalit di funzionamento sono diverse, in linea di principio, una volta simulate le funzionalit base possibile costruire analogie di funzionamento che creano un parallelismo tra cervello e calcolatore. Astrazione, apprendimento, riconoscimento, coordinazione sono tutte funzioni che delimitano promettenti aree di ricerca. Sottostante a queste diverse funzionalit esiste un problema comune: la rappresentazione delle informazioni. La rappresentazione delle informazioni un aspetto cruciale e si presenta in maniere diverse dipendentemente dal problema in esame. A livello di microprocessore le informazioni sono rappresentate da successioni ordinate di bit e questo un primo limite che la tecnologia del computer impone. Il computer manipola stringhe di bit il cervello potenziali elettrici tra sinapsi neuroniche: la differenza notevole.

In ogni caso le varie funzionalit concernono le informazioni astratte rappresentate e pertanto quando si ottiene un comportamento del computer simile a quello umano si pu dire di aver colto un aspetto significativo caratterizzante il processo che si sta studiando. veramente sorprendente la versatilit e la potenzialit di un calcolatore elettronico. La complessit dell'applicazione si rispecchia nella complessit della rappresentazione utilizzata ma con stringhe di bit si pu rappresentare informazioni di notevole complessit. La struttura utilizzata assorbe in se stessa la natura del problema, per cui estremamente difficoltoso separare il problema dalla rappresentazione delle informazioni. Il linguaggio naturale fornisce una prima fondamentale codifica delle informazioni. Rappresentare parole del linguaggio con stringhe di bit una delle prime applicazioni che consente il colloquio tra computer ed esseri umani. Ma in questa codifica si perde la semantica del le parole. Per il sistema nervoso centrale una parola rappresentata da scariche neuronali che coinvolgono molteplici connessioni, per un computer una parola semplicemente una stringa di bit. La differenza notevole. La costruzione di intricati collegamenti tra le parole un argomento tipico nella tecnologia dei data base. Solitamente si definiscono delle classi di parole collegate ad altre classi con puntatori; nonostante costruzioni estremamente sofisticate la complessit tipica delle connessioni cerebrali non nemmeno sfiorata. Le tecniche di disegno dei data base sono estremamente importanti per la soluzione di problemi di intelligenza artificiale ed una via interessante per affrontare il problema della semantica. Il significato di una parola verrebbe colto tramite una complessa ramificazione di collegamenti con altre parole. Nonostante queste osservazioni il computer si destreggia egregiamente con la sintassi ma non riesce a risolvere pienamente il problema della semantica. Lo schema input - elaborazione - output il principale metodo di funzionamento di un computer, ma mentre il calcolatore completamente succube ai dati di input un essere umano manifesta una maggiore elasticit. Un essere umano in grado di rispondere in maniera diversa a fronte di uno stesso input. Mentre un computer ripropone le stesse reazioni a seguito di una parola in ingresso, un essere umano pu rispondere, e spesso lo fa, in maniera diversa. L'output dipende anche da stati interni che coinvolgono un processo che si dipana nel tempo in maniera continua. possibile simulare questo comportamento ipotizzando un processo interno che si svolga con continuit e che consenta di modificare il comportamento sulla base dello stato corrente ad un determinato momento. Un essere umano pu produrre autonomamente un discorso articolato, un computer si trova in netta difficolt a riprodurre un simile comportamento, non tanto per la mole del discorso prodotto, quanto al significato, soprattutto se il corso del discorso procede in maniera imprevedibile e non programmata a priori. L'evoluzione dei computer segue un ritmo notevole. In pochi anni dalla sua nascita il computer ha compiuto passi da gigante. La tecnologia ha ridotto le dimensioni, velocizzato e potenziato i microprocessori e software innovativo ha fatto la comparsa sulla scena. Il cervello ha dovuto attendere milioni di anni per poter raggiungere le prestazioni che oggi conosciamo. L'evoluzione naturale ha seguito delle linee preferenziali, sarebbe interessante conoscere i meccanismi base che hanno prodotto un oggetto cos complesso come il cervello: su che base certe funzioni sono state selezionate rispetto al loro formarsi in embrione. Sono le stesse leggi che governeranno e determineranno le prestazioni dei computer del futuro? Le leggi di mercato e la competizione tra fornitori determinano delle linee di sviluppo che a prima vista sono decisamente diverse da quelle che si sono storicamente verificate in natura. Verosimilmente entro pochi decenni la potenza di calcolo dei computer sar tale da poter affrontare compiti estremamente complessi. Ci sono prestazioni che sono pi adatte a un computer rispetto ad altre. Probabilmente questa predisposizione del computer per il calcolo porter ad applicazioni

estremamente diverse da quello che solitamente si ritiene possa essere eseguito dal cervello; nonostante ci molte funzionalit tipiche del cervello saranno simulate a calcolatore.

Capitolo 6
Una delle strade pi battute dai ricercatori di intelligenza artificiale consiste nell'ideare algoritmi che manifestino la capacit di apprendere. Occorre definire cosa si intende per apprendimento: in effetti il campo di indagine vastissimo. Un primo rudimentale apprendimento lo si ottiene direttamente dalla memorizzazione dell'informazione. Apprendere dall'esperienza per fa riferimento a qualcosa di pi complesso della semplice registrazione dell'informazione nuova. Un tipico esempio la rete neurale che impara ad eseguire un certo compito sulla base di ripetuti tentativi. Un altro esempio sono gli algoritmi genetici che imparano dall'esperienza trovando la soluzione per selezione di popolazioni. Le forme di apprendimento sono molteplici. Un tipo di apprendimento consiste nel generare un insieme di regole che risolvano un determinato compito. Utilizzando un algoritmo genetico possibile selezionare un insieme di regole che controllano le risposte del sistema determinando un comportamento intelligente. Il sistema, se casualmente genera una regola intelligente allora se la ricorda aumentandone la diffusione nella popolazione e la ripropone pi frequentemente. Con questa tecnica possibile controllare un "animale" che si muove in un reticolo di caselle contenenti o cibo o pericoli, guidandolo verso il cibo ed evitando i pericoli. Le regole che governano il movimento sono generate in popolazioni e selezionate sulla base dell'esperienza; le regole che portano l'animale verso il cibo si riproducono maggiormente rispetto alle altre, in questo modo il sistema impara e l'animale comincia a muoversi con una certa intelligenza. interessante notare che non esiste una regola "programmata" ma le regole buone vengono generate e selezionate in maniera casuale. Nelle reti neurali il processo di apprendimento risiede nei pesi con cui i vari neurodi sono connessi. All'inizio i pesi sono casuali, per mezzo di prove ripetute le connessioni buone vengono rafforzate e il risultato finale che il sistema impara a rispondere con una certa intelligenza. Anche in questo caso non vi una programmazione esplicita ma il processo di prova ed errore che consente al sistema di imparare. La scala delle difficolt di apprendimento cresce in base all'aumentare della complessit del compito da svolgere e la rappresentazione che viene fornita al sistema gioca un ruolo essenziale. Tra i compiti pi complessi possiamo trovare l'apprendimento di un linguaggio naturale. Una tra le difficolt che incontriamo nell'apprendimento di un linguaggio risiede nel fatto che i linguaggi naturali sono ambigui. Una parola pu significare pi cose. Una frase pu essere interpretata in pi modi. Le prestazioni di un bambino che impara un linguaggio in pochi anni partendo da zero sono certamente notevoli. La tecnologia attuale non ancora in grado di costruire macchine in grado di padroneggiare un linguaggio naturale nemmeno a livello di sintassi. Un primo problema fondamentale consiste nelle tecniche di rappresentazione delle informazioni. In un calcolatore l'informazione rappresentata da una stringa di bit. Il significato attribuibile ad un'informazione risiede nelle relazioni con altre informazioni. Le relazioni tra informazioni si formano tramite coincidenze che si verificano nello spazio e nel tempo. Mentalmente noi ci creiamo delle aspettative sulle correlazioni esistenti tra le informazioni che riceviamo dai sensi. Queste aspettative costituiscono una mappa di relazioni tra eventi.

Quando si verifica una coincidenza spaziale o temporale siamo in grado di ricavare una relazione inerente la correlazione tra eventi. Tanto pi improbabile la coincidenza tanto maggiore il contenuto informativo che ne ricaviamo. Relazioni ormai consolidate vengono date per scontate e quando le incontriamo le riteniamo ovvie; sulla base di queste noi traiamo conseguenze in catene di causa ed effetto che costituiscono la trama del nostro pensiero deduttivo. Le coincidenze che ci sorprendono producono invece un effetto di sincronicit, esse contengono una maggiore quantit di informazione. Anche se non siamo autorizzati a trarre conclusioni definitive, le relazioni pi improbabili sono quelle che ci interessano maggiormente e ci suggeriscono teorie che desideriamo comprovare. Un fenomeno altamente improbabile che si verifichi nel nostro campo di azione pu risultare molto pi convincente rispetto ad una serie di osservazioni di eventi banali. evidente che una particolare coincidenza pu essere dovuta al semplice caso ma noi consideriamo l'evento come significativo e costruiamo su di esso una intera teoria; il passo successivo consiste nella conferma o nella smentita della teoria stessa. Il punto essenziale risiede nella possibilit di falsificare la teoria. Teorie facilmente falsificabili sono ritenute buone teorie. Noi tutti conosciamo il fascino delle teorie non falsificabili. Eventi connessi da teorie non falsificabili sono particolarmente esplicatori del mondo e possiedono una notevole forza di attrazione. La mente si adagia su catene deduttive conseguenti ma non falsificabili in cui ogni evento trova la sua collocazione in una teoria del tutto. La mente desidera costruire una spiegazione, in termini di causa ed effetto, della realt. Ogni cosa pu essere connessa ad un'altra ed ogni evento pu essere la causa di un altro. Su questo terreno di possibilit la mente costruisce il proprio sapere. Solo una rigorosa metodologia scientifica pu evitare i tranelli insiti in una tale tendenza alla razionalizzazione dei fatti. Purtroppo la metodologia scientifica mostra dei limiti di applicabilit. La causa ultima risulta essere inaccessibile ad un approccio scientifico. Tutta la nostra conoscenza si fonda sulle connessioni tra eventi, le parole con gli oggetti, le percezioni con altre percezioni, le azioni con gli eventi. La coordinazione sensomotoria consente le prime esperienze di causa ed effetto, l'azione di afferrare si connette all'oggetto afferrato. Il bambino impara le conseguenze delle proprie azioni con l'esperienza, impara la consistenza degli oggetti ed impara a manipolarli. Collega i movimenti della mano ai desideri della propria volont. Esperimenta che alcuni oggetti sono ruvidi altri morbidi. Collega gli eventi e contemporaneamente costruisce una mappa di relazioni che utilizza per interpretare il mondo. Le relazioni sono memorizzate nel supporto cerebrale e vengono interpretate da un io proprio della mente. In un calcolatore il programma che elabora la memoria. Le informazioni sono connesse da puntatori. Reti di connessioni possono essere strutturate sulla base di coincidenze proprie delle rappresentazioni, il problema consiste nell'allineamento semantico tra rappresentazione e informazione originaria. evidente che la rappresentazione dipende dalla struttura del supporto mnemonico. Per un cervello le connessioni sono collegamenti tra neuroni. Per un computer l'informazione codificata in stringhe di bit. Le informazioni contenute in un giornale sono parole del linguaggio. Un computer pu memorizzare le informazioni contenute in una pagina di giornale senza comprenderne il significato.

La trasformazione delle parole a informazioni dotate di significato necessita di una complessa rete di correlazioni. Non sufficiente memorizzare fedelmente il contenuto della pagina ma necessario attivare una complessa rete di connessioni. Ogni parola fa riferimento ad una costellazione di altre parole, immagini, esperienze, eventi che vengono richiamati alla memoria. Il numero di tali connessioni cresce notevolmente con l'esperienza. Inoltre il cervello costruisce instancabilmente delle teorie tramite le quali interpreta le informazioni che riceve, attraverso questo processo di conferma o smentita che il fatto viene compreso pienamente. A volte lievi stimoli provocano risposte notevoli; stimoli selezionati sono particolarmente significativi rispetto al contesto di fondo. La mappa delle connessioni semantiche solitamente differente dalla mappa delle connessioni fisiche tra gli eventi. Il cervello riesce ad isolare le stimolazioni rilevanti da quelle che non lo sono. Una piccola stimolazione pu rivestire un ruolo rilevante per una determinata funzionalit. Situazioni di questo tipo si riscontrano abbondantemente nei problemi di riconoscimento di immagini; particolari minimi possono essere determinanti per l'identificazione di un determinato oggetto. L'attenzione gioca un ruolo fondamentale ed governata dalla volont. Noi siamo in grado di estrapolare da un indizio un'informazione complessa, per esempio riconosciamo una nave osservando solo la cima del pennone in lontananza. Ogni parola soggetta ad una certa struttura di controllo che ci fornisce una certa aria di famiglia della parola stessa; sulla base di tale struttura possiamo stabilire se la parola ricordata proprio quella giusta oppure no. Il ricordo di tipo globale, ricordiamo intere frasi e le parole sono soggette ad un tipo di controllo basato su assonanze familiari. Possiamo avere la parola cercata sulla punta della lingua cercando di ricordarla esattamente ed ad un certo punto ecco siamo sicuri la parola ritorna alla mente ed quella giusta. Tempo e spazio sono elaborati strutturalmente dal cervello; in essi si collocano tutte le esperienze, la logica stessa ne soggetta. Costruiamo le nostre strutture mentali sulla base di indizi e completiamo la rappresentazione utilizzando strutture funzionali innate. Nella fase di sviluppo del cervello determinate connessioni vengono rafforzate ed altre indebolite sulla base dell'esperienza ma in ogni caso sempre rimanendo soggette alla struttura stessa del cervello.

Capitolo 7
La musica ci offre una interessante analogia, la melodia sempre diversa ma ogni melodia scomponibile in un ristretto numero di note. Una melodia pu essere rappresentata da note su uno spartito musicale, da tasti di un pianoforte oppure da onde sonore. Un modo solito di memorizzare informazioni consiste nell'identificare degli attributi; l'informazione viene quindi rappresentata da una collezione di attributi. Ogni attributo pu generare un'astrazione ed ogni attributo pu delimitare un campo di applicabilit. Raggruppando attributi si possono definire oggetti arbitrari. In questo modo possibile definire dei prototipi estratti da una collezione di oggetti. possibile identificare ogni attributo con un nome; in tal caso le informazioni sono descritte da un insieme di nomi e da associazioni tra i nomi stessi. Ogni associazione pu essere rappresentata da un insieme di relazioni binarie che collegano un nome ad un insieme di altri nomi.

In questo modo la nostra rappresentazione diventa una collezione di nomi e di associazioni. possibile programmare un algoritmo di ottimizzazione dei percorsi possibili che collegano tramite le associazioni i vari nomi. Una associazione rappresenta una coincidenza spazio-temporale di eventi. Un colloquio consiste in un percorso di navigazione che ci porta da un nome ad un'altro. Uno stimolo attiva uno o pi nomi i quali a loro volta attivano altri nomi connessi tramite le associazioni presenti fornendo una risposta consistente in un insieme di nomi. Un simile insieme di nomi pu rappresentare un oggetto, un evento o un concetto astratto. Il meccanismo di navigazione prevede semplici operatori matematici come l'intersezione o l'unione di insiemi. Con questa tecnica possibile simulare un semplice ragionamento coinvolgente eventi legati da causa ed effetto oppure simulare un colloquio complesso che preveda un operatore umano come controparte. Un operatore umano in grado di allargare o restringere il contesto del discorso e pilotare il colloquio verso un fine sensato. Esistono associazioni di tipo fisico, di tipo logico, di tipo contestuale e di altro tipo ancora. All'interno della testa risiede un "io della coscienza" che coordina le varie informazioni in un tutto unico producendo un effetto di globalit e di coordinamento. Le sensazioni confluiscono tutte in un unico punto in cui il soggetto ha coscienza di s. Da questo punto proviene la risposta soppesata dall'individuo, una risposta cosciente. L'aspetto sorprendente il senso di unit che ciascuno di noi prova rispetto al proprio io. In realt molto verosimilmente nell'io confluiscono miriadi di mappe neuronali, molteplici informazioni anche contrastanti, molti sottosettori contribuiscono al fenomeno della coscienza. Nella nostra esperienza la coscienza si manifesta unitaria e globale, essa comprende tutto l'individuo in ogni sua parte e controlla con un unico atto tutto l'organismo. possibile pensare ad un algoritmo supervisore e controllore del funzionamento di un computer, ma quello che si realizza con il fenomeno della coscienza si presenta di tipo completamente diverso, per afferrare cosa intendo dire basta pensare a cosa ci viene in mente quando cerchiamo di definire il proprio io, la propria identit ed individualit. Un programma supervisore esegue il proprio compito senza "sapere" di eseguire alcunch. Non esiste un punto in cui l'informazione viene conosciuta, essa viene semplicemente elaborata. Noi viviamo nel presente ma la nostra consapevolezza abbraccia un intero intervallo di futuropassato, gli eventi sono interconnessi nel tempo. Percepiamo lo scorrere del tempo con continuit e la memoria rende conto degli eventi passati influenzando, tramite il presente, il futuro. Le capacit di previsione fanno parte di un bagaglio di conoscenze che consentono alla coscienza, intesa come supervisore, di scegliere le azioni da compiere con una certa elasticit rispetto agli input sensori contingenti, non si attua un mero processo di stimolo-risposta ma piuttosto un complesso processo decisionale in cui passato e futuro entrano in ballo per determinare le scelte e le azioni. Il pensiero si snoda da stati fisici determinati e procede verso stati possibili in un divenire controllato dalla consapevolezza e da regole tipiche della razionalit. Gli eventi sono correlati secondo regole che ne evidenziano le similarit e che raffrontano i diversi aspetti in un atto sintetico. I fatti sono memorizzati, elaborati, alterati, scomposti e ricomposti il tutto all'interno di un processo dinamico di contrapposizione. In questo contesto grande importanza assumono le sincronie spaziali e temporali ravvisabili negli eventi stessi in relazione a teorie esplicative e classificatorie costruite per rendere conto dei fatti. Il centro di tutto questo elaborare si presenta unitario, eppure in esso possiamo identificare vari settori e sottosettori. Nel magma che si genera la mente riesce a discernere ci che rilevante da ci che non lo . Le relazioni non sono semplicemente un rapporto tra due entit ma coinvolgono una quantit di associazioni e di distinzioni che possono assumere significati differenti.

Non solo il contesto ma anche altri fattori come ad esempio la volont possono colorare in un senso o in un altro le relazioni tra eventi. Il ragionamento pu partire da un determinato fatto e proseguire per associazione verso differenti conclusioni, i dati sono ordinati a seconda delle necessit logiche e fedelmente si susseguono producendo una catena di cause ed effetti. Il presente immerso nel passato e nel futuro, la storia del soggetto ne determina le scelte presenti proiettandole nel futuro. Tutta l'attivit cosciente informata dal passato ed elabora le informazioni sulla base delle necessit presenti distaccando le in un periodo temporale che si dilata nel tempo. Tutta l'attivit cognitiva ruota sull'azione della memoria che tiene conto di eventi del passato pi o meno remoto. Un bambino costruisce la propria consapevolezza sulla base di esperienze motorie, queste si sedimentano per raggiungere un nuovo livello di astrazione e generalit. L'afferrare, il toccare, lo spostare oggetti costituiscono l'attivit primaria che determina la costruzione delle cognizioni sul mondo e sulle sue leggi: la logica prima che verbale costituita da una logica fattuale, leggi che governano le percezioni e i movimenti. La memoria colleziona eventi e li organizza in una fitta rete di connessioni, vicinanze spaziali e temporali determinano le relazioni elementari. Il linguaggio utilizza nomi per denotare oggetti, le relazioni tra nomi e oggetti sono arbitrarie ma una volta stabilite divengono fondamentali. La catena di collegamenti nome-oggetto pu essere allungata ed essere soggetta a trasformazioni che ne consente un pi ampio utilizzo. Tecniche computazionali consentono di gestire relazioni complesse tra nomi; una gestione analoga a quella che noi utilizziamo estremamente difficile da simulare, i collegamenti tra parole si moltiplicano a dismisura e sono necessarie strutture dati estremamente complesse. Le informazioni competono l'una con l'altra per essere oggetto della attenzione, la ragnatela aumenta a dismisura. Meccanismi di selezione naturale sono un buon esempio di come si possa semplificare il sistema classificatorio.

Capitolo 8
Il meccanismo descritto presenta alcune caratteristiche tipiche delle funzionalit degli algoritmi genetici. In un algoritmo genetico, tipicamente, una configurazione viene associata ad una azione; la correttezza della funzione rispetto ad un problema da risolvere viene premiata sia a livello di "peso" della regola sia con maggiori probabilit di riproduzione della regola stessa. Elementi importanti sono le mutazioni, variazioni casuali delle regole che consentono di sondare regole casualmente migliori rispetto alle regole generatrici. Le regole vengono attivate in un determinato ambiente con caratteristiche tali da "premiare" o "punire" le regole stesse: la bont di una azione rispetto ad una determinata configurazione avviene tramite una funzione di valutazione. possibile tenere conto di vincoli sul sistema; tali vincoli possono essere inglobati nella funzione di valutazione stessa. Il meccanismo logico con cui il sistema procede verso una soluzione del problema risulta relativamente semplice. dimostrato che il sistema converge in maniera esponenziale: teorema fondamentale degli algoritmi genetici. interessante affrontare con questi algoritmi problemi concreti; per esempio la preparazione di un orario scolastico. Il problema degli orari scolastici relativamente ben definito si tratta di determinare una particolare combinazione di ore di insegnamento distribuite su un certo numero di classi. Il problema quindi un problema combinatoriale in cui il numero di permutazioni che si possono analizzare enorme, in particolare tale per cui una scansione di tutte le possibili combinazioni non pu essere effettuata nella pratica nemmeno da potenti elaboratori. Dal punto di vista degli algoritmi genetici il problema si pone nel modo seguente:

1) analisi di una generazione iniziale di permutazioni 2) valutazione delle configurazioni sulla base dei vincoli imposti 3) premiazione e riproduzione delle configurazioni migliori 4) analisi della generazione prodotta 5) nel caso in cui venga trovata una soluzione compatibile con tutti i vincoli il processo si arresta altrimenti il processo viene ripetuto. Occorre analizzare la velocit di convergenza del metodo. In particolare le probabilit ed i premi relativi affinch l'algoritmo si presenti come un "gioco equo". In altri termini i "premi" debbono essere una funzione della probabilit legata alla creazione di una configurazione "buona" in ogni caso non detto che le famiglie che si riproducono maggiormente contengano la soluzione cercata. Certamente evolveranno verso configurazioni con alti valori della funzione di valutazione; questo non sufficiente a garantire che la combinazione cercata appartenga alle famiglie selezionate. Inoltre il processo, fondamentalmente casuale, di creazione delle configurazioni non promette il sostanziale miglioramento sperato nei tempi di esecuzione. Occorre introdurre criteri aggiuntivi legati alla struttura delle configurazioni medesime. In particolare: 1) una creazione di configurazioni che sia fin dall'inizio compatibile con i principali vincoli (locali); 2) una stabilit maggiore per configurazioni che sono soluzione in sottosistemi per il problema completo; 3) una sostanziale "estinzione di massa" per configurazioni buone che, dopo un determinato tempo, non producono la soluzione cercata. Analizzando questi punti possibile arrivare alle seguenti considerazioni: 1) il principio di generazione casuale delle configurazioni rimane, anche se pilotato da "regole locali" 2) il principio di risoluzione tramite utilizzo di soluzioni a sottoproblemi 3) il principio di ritorno su scelte prese in precedenza (back tracking) facile riconoscervi alcuni criteri solitamente utilizzati nella programmazione di sistemi di intelligenza artificiale. Approcci differenti portano a medesimi criteri. Probabilmente esiste una logica generale sottostante che consente l'evidenziazione di trasformazioni di rappresentazione che portano la soluzione di un determinato problema nel campo di pi discipline. Anche le reti neurali possono essere reinterpretate alla luce di alcuni concetti computazionali. Le leggi fisiche scoperte da newton suggeriscono una stretta correlazione tra le condizioni iniziali in cui un sistema si trova ad un certo istante e le modalit con cui il sistema si evolve nel tempo. La meccanica quantistica moderna introduce alcuni elementi di in determinazione che di fatto impediscono la completa previsione dell'evoluzione di un sistema fisico. Anche rimanendo nell'ambito della meccanica classica possibile immaginare sistemi fisici in cui variazioni infinitesime nelle condizioni iniziali producono differenze di grandezza infinita dello stato del sistema dopo un tempo sufficientemente lungo. Per esempio, una pallina in equilibrio instabile su un potenziale a campana, a seguito di una perturbazione, rotola da una parte oppure dall'altra raggiungendo posizioni distanti a piacere. Cause infinitesime possono produrre effetti di grandezza infinita. Ovviamente, quando si costruiscono modelli di rappresentazione della realt, ci si concentra sulle relazioni che presentano una stabilit di fondo: modelli intrinsecamente instabili, come quelli che sembrano essere modelli realistici, sono accuratamente evitati proprio per la difficolt di trattamento che presentano. Le relazioni di causa ed effetto prese in considerazione sono quelle maggiormente definite: in particolare, a livello di rappresentazione formale, in un calcolatore le relazioni sono rappresentate da connessioni del tipo tutto o niente, ovvero relazioni di equivalenza completamente definite.

Insiemi matematici che prevedono la possibilit di relazioni sfumate sono conosciuti come fuzzy sets (insiemi sfumati), studi recenti mostrano come molti problemi in ambito di incertezza possano essere affrontati con questi strumenti. Comunque la struttura stessa dei dati, ovvero delle informazioni codificate in un computer, porta ad una definizione di base che non tiene conto delle sfumature: questa circostanza chiama in causa l'utilizzatore umano per quanto riguarda la valutazione e l'interpretazione delle informazioni prodotte. possibile anche introdurre un criterio di somiglianza tra i dati, consentendo classificazioni sfumate: insiemi simili sono per definizione insiemi sfumati. Anche in questo caso l'interpretazione degli attributi significativi, su cui si basa la misura della somiglianza, riposa fortemente sull'uso che l'operatore umano le attribuir. L'estrema velocit e potenzialit di calcolo che l'elaboratore dimostra di possedere lo mettono in grado di svolgere compiti tali che un essere umano non potrebbe controllare. La rappresentazione interna del mondo, in un calcolatore, tale per cui solo le informazioni pi significative sono presenti, in forma di dati, mentre la maggior parte delle informazioni a contorno non compaiono oppure sono distorte. Questi fatti congiuntamente producono l'effetto di affidare ai calcolatori compiti per i quali non sono adatti, producendo di fatto soluzioni incomplete e a volte scadenti. A volte ci meravigliamo di queste scarse prestazioni comparate alla indiscussa capacit di calcolo che un elaboratore possiede ed ad altri compiti in cui eccelle rispetto alle possibilit umane: la ragione principale risiede nella diversa rappresentazione del problema che invariabilmente esiste tra un elaboratore ed un essere umano. Consideriamo un gioco formale come gli scacchi. In un gioco di questo tipo le regole sono ben definite e il calcolatore dovrebbe essere in grado di battere l'uomo. Al momento in cui scrivo questo non si ancora verificato, anche se vi sono buone prospettive, negli anni futuri, che il campione del mondo di scacchi possa essere un calcolatore. Consideriamo la comprensione del linguaggio. Vi sono grandi difficolt da superare per realizzare un programma che fornisca risposte sensate ad un interlocutore umano. Innanzitutto una parola fa riferimento ad un insieme di altri dati correlati che ne forniscono il significato. Un altro problema fondamentale risiede nella costruzione verbale, sintassi e grammatica. possibile costruire una rete semantica che leghi le parole per realizzare connessioni in grado di fornire il significato delle parole.

Capitolo 9
Il punto critico risiede nella rappresentazione; nei modelli che abbiamo a disposizione. Un bicchiere d'acqua pu essere un modello del mare? Entrambi contengono dell'acqua. Ovviamente non tutti i fenomeni che si producono nel mare possiedono un corrispettivo nel bicchiere d'acqua. L'acqua del bicchiere bagna come quella del mare ma difficilmente si annega in un bicchiere d'acqua, non ci sono tempeste od onde gigantesche. In effetti notevole che in un modello possano esistere gli stessi rapporti che valgono nella realt. Un modello forzatamente solo una parte del reale, come pu rappresentare fedelmente tutta la realt? Un modello particolarmente potente costituito dalla matematica. L'intelligenza artificiale utilizza modelli matematici. Si possono fare alcune considerazioni filosofiche sull'intelligenza artificiale. Vi sono alcuni quesiti che questa disciplina pone: riuscir una macchina a comportarsi in maniera intelligente? riuscir una macchina a comprendere il linguaggio?

riuscir una macchina ad affrontare problemi non strutturati? riuscir una macchina ad emulare il comportamento umano? esiste un limite di complessit per un computer? Tutte queste domande scaturiscono dal confronto tra le prestazioni di un programma per calcolatore e le prestazioni umane. A questo punto sorge una domanda inquietante: sar mai possibile per un computer emulare la coscienza umana? Nel tentativo di fornire una risposta a queste domande si cercato di definire un ambito adeguato alle caratteristiche dei computer. In particolare si sostenuto che l'importante il comportamento complessivo del sistema e non i principi che sottostanno al funzionamento del sistema stesso. Pragmaticamente, in sostanza, sono state definite delle caratteristiche comportamentali che ipotizzano un comportamento intelligente: se la macchina risponde in maniera intelligente allora se ne deduce che effettivamente intelligente. Da questo punto di vista non si cerca pi di fornire di anima la macchina, ma piuttosto di costruire algoritmi di risoluzione che funzionino anche in ambito di incertezza: un risultato notevole costituito dai programmi che giocano a scacchi. Purtroppo risultati altrettanto brillanti non si riescono ad ottenere quando si affrontano problemi meno strutturati come per esempio la comprensione del linguaggio. L'analisi comparata della psicologia cognitiva e delle tecniche di intelligenza artificiale pu portare alcuni chiarimenti sulle impreviste difficolt incontrate dai computer. Un aspetto critico in tal senso risiede nel processo di rappresentazione delle informazioni nella base di conoscenza. Possiamo individuare delle catene causali nel processo conoscitivo umano esattamente allo stesso modo in cui le troviamo nel flusso di input/output in un computer. In un uomo le informazioni sono differenziate in maniera maggiore a causa della variet degli input sensoriali e vengono eleborate fin dall'inizio del processo di percezione, ma sostanzialmente ogni informazione per essere percepita deve essere "codificata" e "trasportata" all'interno del sistema nervoso. Le tecniche di codifica delle informazioni sono state analizzate a fondo dai moderni informatici e il supporto magnetico attuale presenta una potenzialit ed efficacia notevoli. Un aspetto fondamentale in ogni rappresentazione parte dal presupposto che esista una corrispondenza definita tra l'informazione e il dato codificato; proprio a questo livello che sorgono i problemi maggiori. In sostanza deve esistere una sincronicit essenziale tra il mondo reale e la sua rappresentazione. La relazione pi semplice che pu esistere tra due dati l'associazione e un colloquio procede per associazioni. Le associazioni possono essere rappresentate tramite coppie di puntatori memorizzati in posizioni contigue spazialmente: una relazione logica viene tradotta in una relazione spaziale. Seguendo queste idee si possono sviluppare programmi che gestiscono le informazioni in termini di associazioni. Lo scopo principale consiste nello studiare il comportamento di tali programmi in ambito di incertezza e verificare l'efficenza di comportamento nella risoluzione di problemi, nel sostenere un colloquio uomo-macchina e nella comprensione del linguaggio. Nel modello relazionale di data base i dati sono organizzati in classi omogenee, in particolare si manipolano tabelle di domini predefiniti. Il processo di astrazione si sviluppa sia riconoscendo informazioni come appartenenti ad un determinato dominio sia creando nuovi domini sulla base delle informazioni elaborate. Il processo conoscitivo elastico e procede nei due sensi della catalogazione e creazione delle categorie. Se consideriamo catene associative possiamo individuare delle soglie che determinano il riconoscimento di una informazione in un gruppo o viceversa la creazione di un nuovo raggruppamento. Le associazioni possono essere determinate da somiglianze o coincidenze nell'input percettivo, oppure possono essere generate da legami di causa ed effetto sulle

stimolazioni nervose. Il supporto fisico su cui le informazioni sono codificate non per nulla trascurabile; infatti quando tentiamo di utilizzare il calcolatore per simulare un simile processo siamo costretti ad individuare come criteri di somiglianza delle caratteristiche fisiche di registrazione, per esempio la continuit spaziale. Per un calcolatore le relazioni logiche sono tradotte in legami o connessioni tra dati, principalmente di tipo spaziale; probabilmente una codifica analoga avviene anche nel sistema nervoso centrale. I problemi di aggiornamento sono tra i pi studiati dal punto di vista informatico. Se i domini non sono corrispondenti a classi ben definite e stabili nella realt allora il data base degrada rapidamente. Anche se i domini sono stabili si verificano spesso anomalie di aggiornamento dovute alla dipendenza funzionale tra i dati. In particolare anche le relazioni debbono essere stabili: se un dato dipende da un'altro allora deve possedere la stessa dinamica di aggiornamento per evitare incongruenze nel data base. Appare evidente come un buon disegno di data base scaturisca da una analisi di una realt completamente strutturata. In casi reali le informazioni non sono affatto strutturate, esse debbono strutturarsi man mano che il processo di memorizzazione procede. Per affrontare questo problema occorre individuare una relazione generale che possa valere in tutti i casi; una tale relazione non pu essere disgiunta dal supporto fisico utilizzato. Una correlazione che comprenda tutte le informazioni rappresentabili potrebbe essere utile allo scopo; occorre per un processo di differenziazione che tenga conto delle numerose relazioni particolari che sussistono tra le informazioni stesse. Per esempio: un canarino un uccello, un uccello un animale, un animale un essere vivente, anche un gatto un essere vivente; esiste quindi una relazione tra un canarino e un gatto, ma esiste anche la possibilit che il gatto si mangi il canarino. Per descrivere questo stato di cose non sufficiente costruire le categorie sulla base dell'appartenenza, occorre gestire anche relazioni funzionali basate sulle interazioni tra gli oggetti rappresentati. Queste relazioni sono trasversali e rendono difficile la progettazione di un data base che le contempli. L'individuazione degli oggetti nella loro individualit sta alla base di un buon progetto di data base, ma questo processo non affatto banale: pensiamo alle difficolt che si incontrano nel determinare i contorni degli oggetti presenti in un'immagine. Il processo riconoscitivo per cui un volto si staglia sullo sfondo incredibilmente complesso, come dimostrano gli studi in corso sul problema del riconoscimento automatico delle immagini. Il concetto di "oggetto" esula e va oltre il processo percettivo. Possiamo infatti definire oggetti completamente astratti. Per memorizzare in maniera efficace delle informazioni occorre quindi individuare gli oggetti a cui esse stesse si riferiscono, occorre una rappresentazione di tali oggetti e non ultimo necessario definire le relazioni logiche che tra di essi sussistono. Per concludere queste riflessioni accenner al fatto che la realt in evoluzione e quindi gli oggetti e le relazioni mutano nel tempo, con ritmi diversi pi o meno celeri, la base di conoscenza deve essere in grado non solo di strutturarsi ma anche di modificare la propria struttura.

Capitolo 10
Recentemente sono state sviluppate dei programmi di simulazione del comportamento umano, principalmente per quanto riguarda sessioni di dialogo secondo lo schema: DOMANDA ==> PROGRAMMA ==> RISPOSTA Queste ricerche fanno parte delle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale. In particolare la creazione di personalit virtuali o entit virtuali. Una delle pi interessanti conseguenze pratiche della simulazione dei processi mentali dell'uomo la creazione di Entit Virtuali. Queste ricerche ipotizzano che in ogni persona convivano contemporaneamente un certo numero di "zone mentali".

L'identificazione esatta del numero di zone ha occupato gran parte della ricerca durante il passato decennio. Da un paio di anni si pensa di essere riusciti a isolare le variabili principali ed anche un numero significativo di leggi che ne regolano il funzionamento. La prima conseguenza che tramite un numero grande, ma non in finito, di variabili si pensa sia possibile rappresentare la mente di ciascuna persona. Ne consegue, per esempio, che possibile prevedere con una certa affidabilit le sue decisioni o, altro esempio, intervenire per migliorarne sensibilmente le prestazioni. Inoltre si pensa che il modello di rappresentazione possa essere utilizzato, non solo per riprodurre la mente di una specifica persona, ma anche per simulare "persone che non esistono". Un esempio pratico forse aiuter a comprendere meglio. Supponiamo che, tramite un numero N di variabili, sia possibile rappresentare in modo soddisfacente la mente di un uomo. Supponiamo inoltre di essere in grado di misurare, con una certa precisione, i valori di queste variabili e di identificare le leggi che ne regolano il comportamento. Supponiamo infine che un bravo professionista sia disposto a farsi analizzare la mente dietro adeguato compenso (ma l'amore per la scienza non pu avere prezzo...). Avremo cos ottenuto una riproduzione mentale semplificata della nostra coraggiosa "cavia". Supponiamo ora di modificare i valori delle N variabili. Che cosa otterremo ? Otterremo una riproduzione mentale di una mente che non esiste. Otterremo una Entit Virtuale. La modifica "a casaccio" dei valori delle variabili pu portare a dei comportamenti divertenti (per chi si diverte con queste cose) ma naturalmente di nessuna utilit pratica. Viceversa se le modifiche vengono indirizzate ad uno specifico fine le utilit pratiche si faranno particolarmente interessanti. Questo, secondo alcuni, pu essere considerato lo scopo ultimo della Intelligenza Artificiale: la creazione di Entit Virtuali dotate di propria conoscenza, esperienza e personalit. Entit utili all'uomo, non certo sostitutive e, men che meno, antagoniste. Negli ultimi mesi sono nate, all'interno di alcuni laboratori di ricerca, un discreto numero di entit virtuali. Alcune di queste sono state direttamente messe a disposizione di brokers assicurativi e di trader finanziari. Il concetto di personalit virtuale o di entit virtuale parte dall'ipotesi che ci che conta sia il comportamento risultante dal corretto funzionamento del programma nel rispondere a domande. L'approccio teorico segue lo schema della "black box" ovvero ci si prefigge la costruzione di una "scatola nera" in grado di rispondere ad una serie pressoch infinita di input. DOMANDA ==> PROGRAMMA ==> RISPOSTA Allo stato attuale delle conoscenze questo approccio sembra a molti il pi robusto sia in termini teorici che applicativi. Infatti consente di utilizzare un discreto numero di strumenti software gi elaborati e l'impatto psicologico si dimostrato, in situazioni analoghe, ben accettato. L'obiettivo operativo consiste nel configurare la reazione della black box in modo tale da somigliare il pi possibile allo stile di reazione della persona da sintetizzare. In fondo la percezione che noi abbiamo della personalit di un individuo non altro che l'insieme delle sue reazioni rispetto ai quotidiani stimoli esterni: le sue opinioni, il modo di esprimerle, il suo modo di rapportarsi con noi, con gli estranei, con gli eventi che scorrono. Naturalmente il grado di sofisticazione necessaria ad elaborare una risposta universale ad un generico stimolo complesso ancora molto lontana dalle attuali capacit della intelligenza artificiale. Questo per non vuol dire che non sia possibile fissare, anche se fondamentalmente in modo statico, alcuni aspetti della personalit di un individuo. Ad esempio da una persona opportunamente interrogata si pu ricavare un discreto numero opinioni fino a capirne i tratti salienti della personalit. Una volta capita la struttura della personalit si pu tentare anche di effettuare delle previsioni comportamentali spesso abbastanza coincidenti con i comportamenti

osservabili. L'idea di base che sta alla costruzione della black box proprio questa: osservare il comportamento di un individuo conseguente a determinati stimoli e fissarlo in modo riproducibile. L'esempio pi semplice (ma anche il pi interessante in generale) di sequenza "stimolo => reazione" sicuramente quello legato alla sequenza "domanda => risposta" in ambito verbale. In fondo sarebbe gi un eccellente risultato poter costruire una blackbox che sia in grado di rispondere ad un elevato numero di domande verbali riproducendo fedelmente il modo in cui risponderebbe l'individuo da sintetizzare. Ed allo stato attuale della tecnologia probabilmente questo anche l'unico obiettivo raggiungibile nell'arco di qualche anno. A tutti piacerebbe interagire con i propri antenati o con personaggi del passato, famosi e non. Gli eventuali scritti (o pi in generale le opere) che questi personaggi ci hanno lasciato sono una prima forma di elementare e limitata interazione nel tempo. Quando leggiamo un libro o ascoltiamo un brano musicale in un certo senso l'autore, anche se morto da molti secoli, comunica direttamente con noi. L'intelligenza artificiale ci permetter di ampliare e dilatare significativamente la nostra interazione temporale con le generazioni future. Anche se simulata la comunicazione sar comunque bi direzionale e appena i progressi teorici lo consentiranno la blackbox sar in grado di adattarsi anche ad eventi strutturalmente nuovi come l'opinione su un futuro avvenimento di cronaca o la posizione rispetto ad una nuova idea politica o filosofica. In alcuni laboratori sono stati realizzati dei prototipi che presentano comportamenti particolarmente interessanti. In particolare, nel seguito, descriver un prototipo realizzato in Italia dagli I-Labs. Il prototipo realizzato rappresenta i primi mattoni di un edificio che naturalmente sar molto pi complesso ed articolato. Esso comunque contiene tutti gli elementi strutturali dell'intero progetto e molte delle future funzionalit. Da un punto di vista applicativo il programma perfettamente funzionante anche se in grado di riconoscere (e quindi rispondere) ad un numero limitato di frasi. Rispetto al progetto finale le principali limitazioni riguardano l'interfaccia verbale ed il riconoscimento visivo. Oggi il colloquio tra entit virtuale e uomo avviene tramite frasi scritte sul video e battute sulla tastiera. Entro pochi mesi probabile che la tecnologia "text-to-speech" sia utilizzabile per far rispondere in modo vocale all'entit virtuale con la voce della persona sintetizzata. Entro pochi mesi dovrebbe essere possibile anche affidare ad una telecamera un efficiente riconoscimento visivo della persona che intende colloquiare. Il vero salto qualitativo da un punto di vista dell'interfaccia si avr comunque solo quando la tecnologia del riconoscimento vocale "speech-to-text" sar sufficientemente universale ed affidabile. Il programma stato sviluppato seguendo un particolare Schema teorico di riferimento. Dopo la fase dei cosiddetti sistemi esperti classici (quelli basati sul concetto di "shell + base di conoscenza") negli ultimi anni le ricerche nel campo della Intelligenza Artificiale si sono fondamentalmente indirizzate verso tre aree principali comunemente conosciute come: reti neurali fuzzy logic algoritmi genetici Ognuna delle tre diverse metodologie ha conseguito importanti risultati in alcuni settori applicativi specifici come la robotica, il riconoscimento ottico ed acustico, la produzione di software, i processi di simulazione biologica, i modelli previsionali, etc... Ma, fino ad oggi, nessuna di queste metodologie si rivelata adeguata alla gestione di una realt complessa e stratificata come pu essere quella di un sistema che ha l'obiettivo di riprodurre in modo soddisfacente la personalit di un individuo. L'approccio proposto trae origine dalla interazione di un modello di comunicazione verbale (che rappresenta il modo di colloquiare tra l'uomo e la macchina), di un modello di memorizzazione delle informazioni (che rappresenta la metodologia con la quale le informazioni vengono metabolizzate) e di un modello matematico-simbolico (che rappresenta in modo tendenzialmente soddisfacente i processi mentali dell'uomo). Quest'ultimo modello di rappresentazione dei processi

mentali a sua volta il prodotto di una doppia interazione tra un modello formale-deduttivo (rappresentante la cosiddetta dimensione logica dei processi mentali umani) ed un modello operazionale-induttivo (rappresentante la cosiddetta dimensione analogica). Avremo quindi: Modello di rappresentazione dei processi mentali Modello di memorizzazione dell'informazione Modello di comunicazione verbale = Entit Virtuale I tre modelli utilizzati sono stati sviluppati all'interno degli I-Labs. Vediamo ora le caratteristiche principali dei tre modelli di riferimento utilizzati.

Capitolo 11
MODELLO DI RAPPRESENTAZIONE DEI PROCESSI MENTALI Alla base del progetto troviamo la convinzione che l'attivit mentale umana sia rappresentabile da un modello. Ma cosa significa rappresentabile da un modello ? Semplificando, ma non troppo, potremmo dire che i nostri pensieri sono descrivibili mediante formule matematiche. Allo stesso modo in cui possiamo calcolare la traiettoria di un pianeta, analizzare la forma delle onde radio o prevedere il punto di fusione di una sostanza. Che il funzionamento della nostra mente sia riconducibile ad un modello matematico oramai un concetto accettato da quasi tutta la comunit scientifica internazionale. La disputa filosofica, centrale nella nostra attuale civilt, verte sui limiti a cui questo concetto applicabile. Alcuni sostengono che non esistono limiti di applicabilit: cio che qualsiasi nostro pensiero o attivit mentale rappresentabile in modo matematico-simbolico. Altri sostengono che esistono alcune attivit mentali che non saranno mai rappresentabili in modo formale. Le caratteristiche del modello L'accettazione della possibilit che i nostri pensieri siano formalizzabili in un modello matematico solo il primo passo verso la comprensione dei nostri processi decisionali. Il difficile arriva quando si tentano di definire le caratteristiche proprie del modello. Naturalmente questo un "argomento di frontiera" e, come tutti gli argomenti di frontiera, soggetto a vivaci dispute tra i ricercatori. Dal nostro punto di vista l'importante che il modello sia utile, cio che sia utilizzabile con soddisfazione nella pratica. Quando una Entit Virtuale stampa, ad esempio, una relazione sulla situazione assicurativa di un ipotetico cliente, l'importante che il broker acquisisca il cliente. Quando una Entit Virtuale fornisce degli strumenti di controllo economico, l'importante che l'utile dell'azienda aumenti. Tutto il resto sono chiacchiere. Le Entit Virtuali, prodotte dal laboratorio di ricerca, si basano su due idee fondamentali. La prima consiste nella convinzione che qualsiasi attivit mentale umana sia rappresentabile in uno spazio multi dimensionale caratterizzato dalla presenza contemporanea di molteplici fattori, tutti potenzialmente misurabili. Detto in parole pi semplici qualsiasi nostra decisione determinata da un certo numero (grande ma non infinito) di fattori contemporanei. L'interessante che tutti questi fattori sono misurabili. Questo significa che, mediante opportuni calcoli, possibile conoscere quanto ogni singolo fattore pesa nelle varie decisioni. Ma molta strada stata fatta anche nella misurazione delle variabili irrazionali. Il fatto che nel processo decisionale intervengano fattori non propriamente economici (come il tono di voce dell'interlocutore o la temperatura esterna) un concetto acquisito dalla psicologia

motivazionale. Basta accendere la televisione, e guardare molte delle attuali campagne pubblicitarie, per accorgersi di come questi concetti vengano utilizzati con grande successo pratico. La seconda convinzione, alla base delle Entit Virtuali, risiede nel fatto che all'interno di ognuna delle varie dimensioni (che formano lo spazio multi dimensionale della mente umana) agiscono contemporaneamente tre forze distinte. Queste tre forze sono la risultante della attivit svolta dalla parte "logica", dalla parte "analogica" e dalla parte "emotiva" del cervello di ciascuna persona. Detto in altre parole, qualsiasi nostra decisione, a seconda della situazione in cui viene presa, determinata da tre attivit mentali ben distinte: quella gestita dall'emisfero sinistro del cervello (logica), quella gestita dall'emisfero destro (analogica) e quella gestita dal corpo calloso centrale (sintesi istintiva). Pensiero logico e pensiero analogico Per pensiero logico si intende tutta quella attivit mentale umana che, con un po' di semplificazione, potremmo dire essere gestita dall'emisfero sinistro del cervello. Da un punto di vista funzionale stiamo parlando delle capacit deduttive e matematiche. Da un punto di visto statistico potremmo dire che sono qualit pi comunemente "maschili". Da un punto di vista storico potremmo dire che hanno trovato la loro realizzazione nella nostra "civilt occidentale". Per pensiero analogico si intende tutta quella attivit mentale umana che gestita principalmente dall'emisfero destro del cervello. Da un punto di vista funzionale stiamo parlando delle capacit associative e geometriche. Da un punto di visto statistico potremmo dire che sono qualit pi comunemente "femminili". Da un punto di vista storico potremmo dire che hanno trovato la loro realizzazione nelle cosiddette "civilt orientali". Naturalmente qualsiasi pensiero, qualsiasi persona e qualsiasi civilt saranno contemporaneamente sia logiche che analogiche. Quando diciamo che, da un punto di vista statistico, una donna tendenzialmente "pi analogica" dell'uomo intendiamo che nei suoi processi mentali la parte analogica spesso pi sviluppata di quella logica. Quando diciamo che la civilt occidentale pi "logica" di quella orientale intendiamo che la cultura prodotta (linguaggio, alfabeto, metodi di scoperta, etc..) ha seguito criteri maggiormente deduttivi-consequenziali che associativi-analogici. Da un punto di vista grafico crediamo che il concetto sia facilmente comprensibile. Se rappresentiamo la mente di una persona in uno spazio cartesiano dove la componente analogica posizionata sull'asse delle X (dimensione orizzontale) e la componente logica posizionata sull'asse delle Y (dimensione verticale) otterremo delle figure geometriche ellittiche. Una persona in cui la parte logica fosse perfettamente bilanciata dalla parte analogica avrebbe come figura di rappresentazione un "cerchio perfetto". A livello di pura curiosit il modello matematico implementato evidenzia che un cerchio perfetto impossibile e che pi i valori di una persona si avvicinano al cerchio e maggiormente la persona psichicamente instabile. Ogni persona ha una diversa ellisse di rappresentazione delle attivit mentali. L'interessante che per possiamo raggruppare le varie ellissi in categorie simili. Avremo quindi la persona tendenzialmente "verticale" (logica), la persona tendenzialmente "orizzontale" (analogica) e, perch no, la persona tendenzialmente "circolare". A parit di forma dell'ellisse quindi pi la figura grande e pi la persona "intelligente" (cio efficiente rispetto alla realt che lo circonda). L'evoluzione cerebrale dell'Uomo, sia in termini individuali che sociali, un continuo passaggio ad ellissi sempre pi grandi. E tale sviluppo viene ottenuto mediante due soli fattori: l'esperienza personale diretta e l'esperienza indiretta sintetizzata nella tecnologia. Ne consegue che pi una persona in grado di metabolizzare esperienza e tecnologia, tanto meglio si adatta alla realt che lo circonda. In termini biologici si potrebbe dire che pi "forte". LO SPAZIO MENTALE

Il modello ha subito naturalmente numerose modifiche ed evoluzioni nel corso degli anni anche se la struttura di base rimasta fondamentalmente inalterata. La versione utilizzata per la creazione del prototipo qui descritto formato da 12 spazi ad 8 dimensioni ciascuno per un totale di 96 variabili. Anche in questo caso, per una maggiore completezza di informazione, pu forse essere utile elencare sinteticamente i 12 spazi dimensionali e le relative variabili utilizzati dal modello. Variabili di Sistema (lo spazio descrive quello che potremmo definire l'"hardware mentale" di una persona) Ampiezza Contemporaneit Profondit Originalit Creativit Praticit Precisione Velocit Sommatorie di accumulo Storico (lo spazio sintetizza i risultati delle esperienze della persona nelle varie sfere affettive e professionali) accettazione Genitori vittorie Previsionali vittorie Professionali accettazione Figli accettazione Partner vittorie Sessuali vittorie Scolastiche accettazione Adolescenti Propensioni Mentali (lo spazio descrive quello che potrebbe essere definito come il "carattere" della persona) Sensibilit Responsabilit Autocontrollo Ironia Emulazione Insegnamento Competizione Rischio Percezione del Tempo Psicologico (lo spazio descrive come la persona percepisce i vari momenti temporali e le relative importanze che a ciascun momento attribuisce, detto in altre parole descrive lo spazio temporale in cui la persona vive) Futuro Remoto Domani Futuro Passato Prossimo Passato Remoto Ieri

Passato Futuro Prossimo

Percezione dello Spazio Psicologico (lo spazio descrive come la persona percepisce i vari livelli nel rapporto con gli altri) la Natura il Vicinissimo (genitori, figli) il S il Complementare (moglie/marito) il Trascendente gli Altri (conoscenti) il Mondo il Vicino (colleghi, amici) Zone d'Interesse (lo spazio descrive le propensioni e gli interessi nei confronti delle principali sfere di motivazione) la Salute le Esperienze la Cultura il Danaro il Sociale il Sesso il Potere (il Comando) il Cibo Tipi di Memoria (lo spazio descrive le caratteristiche della persona dal punto di vista delle varie capacit di memorizzazione) memoria Fotografica memoria a Breve memoria Analitica memoria di Parcheggio orientamento Logico memoria a Lungo orientamento Spaziale memoria Stack Classi di Apprendimento (lo spazio descrive le principali modalit di apprendimento) Esperienza Diretta Esperienza Indiretta Conoscenza Diretta Conoscenza Fantastica Conoscenza Emotiva Conoscenza Onirica Esperienza Astratta Esperienza Simulata Mezzi del Comunicare (lo spazio descrive le principali modalit di comunicazione) Linguaggio Evocativo

Formule Linguaggio Matematico Rito Parabole Comunicazione Modello Attivo Linguaggio Simbolico Comunicazione Non Verbale Zone Sensoriali (lo spazio descrive i principali parametri sensoriali) Tatto Luce Vista Genitale Olfatto Gusto Udito Equilibrio Zone Fisiologiche (lo spazio descrive i principali parametri fisiologici) sistema Ormonale sistema Riproduttivo sistema Nervoso sistema Immunitario sistema Sanguineo sistema Digestivo sistema Respiratorio sistema Osseo Parametri Vitali (lo spazio descrive i principali parametri vitali) Efficienza Biologica Efficienza Onirica Resistenza Mentale Resistenza Alimentare Equilibrio Pressorio Resistenza Muscolare Resistenza Respiratoria Efficienza Cellulare Questo modello di rappresentazione dello spazio mentale rappresenta quindi il principale schema di riferimento per la sintetizzazione di una persona nell'entit virtuale. Nel corso degli anni molte delle 96 variabili sono state particolarmente analizzate specialmente dal punto di vista della specifica misurazione e della identificazione dei legami che le relazionano, in primo luogo, con le altre variabili del proprio spazio. Ci rendiamo per perfettamente conto che passeranno ancora molti anni prima di poter giungere a qualcosa di veramente robusto da un punto di vista teorico, specialmente nelle sue implicazioni fisiologiche. Ma altrettanto vero che da un punto di vista funzionale questo modello di rappresentazione si gi rivelato molto utile in numerosi casi applicativi.

Capitolo 12

MODELLO DI MEMORIZZAZIONE DELL' INFORMAZIONE L'idea di base consiste nel memorizzare le informazioni non in modo testuale ma in modo simbolico. Qualsiasi frase, qualsiasi archivio, qualsiasi dato prima di essere memorizzato viene "tradotto" in un sistema matematico-simbolico chiuso. Ad esempio la parola "MELA" non viene memorizzata secondo la classica sequenza di caratteri ASCII ma bens viene convertita nel "concetto di MELA" a cui corrisponder un certo valore (dinamico nel tempo e dipendente dalle caratteristiche del sistema chiuso). Questo consente di attivare una serie di leggi e di legami tra i concetti che altrimenti non sarebbero esprimibili secondo i sistemi di memorizzazione informatici classici. Questa caratteristica fondamentale per poter utilizzare in modo efficace gli operatori analogici (ad esempio quelli utilizzati nei ragionamenti associativi). Una delle pi interessanti conseguenze operative di questo sistema di memorizzazione simbolico riguarda la completa assenza di archivi di servizio indicizzati. Questo consente di gestire banche dati di grandi dimensioni senza doverle strutturare a priori. Ne consegue, ad esempio, che la fusione di due banche dati memorizzate in modo simbolico una operazione semplicissima e praticamente immediata. Inoltre la base di conoscenza sviluppata per un certo sistema simbolico chiuso facilmente trasportabile in qualsiasi altro sistema simbolico. Ad esempio gli operatori utilizzati per gestire il modello di comunicazione verbale (quello che consente all'entit virtuale di "capire" le frasi espresse in italiano corrente possono essere applicati in qualsiasi circostanza con evidenti benefici economi ci in termini di progettazione software. Il sistema di memorizzazione simbolico consente di ottimizzare le prestazioni anche secondo le normali esigenze di ricerca (retrival ipertestuale). Seguendo sempre un approccio funzionale pu forse essere interessante evidenziare i tempi di risposta rispetto ad alcune situazioni classiche. Ad esempio per ricercare una qualsiasi parola situata alla fine di un testo di 32Mb (circa 6 milioni di parole) questo sistema impiega meno di 10 secondi su un normale PC486 in ambiente Windows. Considerando sempre lo stesso archivio per estrarre circa duecento frasi in cui appare la parola da ricercare il sistema impiega meno di 20 secondi. Infine per estrarre circa 50,000 frasi in cui compare la parola il sistema impiega meno di due minuti. Il tutto, come gi detto, senza utilizzare nessun tipo di indicizzazione. Consideriamo che le prestazioni rimangono pressoch inalterate anche effettuando le ricerche per radice (automobil*: automobile, automobilista, automobili, automobilina, etc...) o per sinonimi. (automobile!: automobile, automobili, macchina, automezzo, car, autoveicolo, etc...). MODELLO DI COMUNICAZIONE VERBALE Il modello di comunicazione verbale molto semplicemente consente alla entit virtuale di "capire" la domanda (o la richiesta) formulata dalla persona in italiano corrente, cio senza ricorrere ad una sintassi specifica. Questo tipo di tecnologia gi stata applicata con grande soddisfazione in contesti specifici ma non ancora in situazioni generali. In un certo senso il modello di comunicazione verbale deve necessariamente evolvere insieme al sistema a cui si applica e non pu, almeno per il momento, essere completato "a priori". Il sistema di memorizzazione simbolica, come abbiamo visto nel precedente paragrafo, consente di standardizzare buona parte degli operatori (sia logici che analogici) ma poi ogni entit virtuale deve essere istruita sull'argomento e sulle funzionalit specifiche. Il prototipo di entit virtuale presentato quindi, al momento attuale, in grado di riconoscere un numero limitato di frasi. E questa sar la principale attivit necessaria per renderla effettivamente utilizzabile da un punto di vista pratico. L'idea di base del modello di comunicazione verbale risiede nella ipotesi che anche se le varianti di una specifica domanda sono pressoch infinite, infinito non il numero delle possibili "esigenze di risposta" da soddisfare. Questo concetto particolarmente evidente se applicato ad una realt specifica.

Capitolo 13
UN APPROCCIO ALTERNATIVO: RETI NEURONALI Un approccio diverso ma complementare costituito dalla reti neuronali. L'approccio ideale alla soluzione di problemi legati alla percezione quello connessionista. Un sistema pu manifestare comportamenti intelligenti se possiede le seguenti caratteristiche: 1) Elevato numero di componenti elementari 2) Ogni componente interconnesso con un elevato numero di altri componenti 3) Le connessioni non sono rigide, ma plastiche, modificabili da adeguati processi di apprendimento 4) Ogni componente in grado di effettuare semplici operazioni Una rete neurale si comporta come un sistema adattativo che apprende il valore opportuno da dare ai pesi delle connessioni per ottenere una rappresentazione non simbolica del mondo reale. Le reti neurali rappresentano una metodologia di calcolo che tenta di replicare i processi di elaborazione utilizzati dal cervello umano. L'idea risiede nel fatto secondo cui copiando la struttura a neuroni del cervello si possa ottenere delle funzionalit simili a quelle del cervello stesso. Il cervello, infatti, si rivela estremamente efficiente nel risolvere problemi complessi di classificazione, riconoscimento, controllo sensomotorio, e soprattutto possiede la capacit di apprendere un comportamento, sia sulla base di esempi che in funzione dei propri errori. Il principale modello di calcolo neuronale si basa su una architettura parallela di tipo connessionistico. In particolare possibile costruire delle memorie associative. I singoli neurodi sono astrazioni a partire dalle conoscenze disponibili sul funzionamento dei neuroni. La principale caratteristica della rete neurale consiste nel fatto che funziona come un tutto unico; i singoli impulsi sono determinati dalle numerose connessioni tra i neurodi e non sono determinati a priori. La rete ha necessit di un periodo di addestramento durante il quale si creano delle "vie" preferenziali degli stimoli, ci consente alla rete di imparare un determinato compito. I pesi associati ad ogni connessione mutano con l'esperienza e determinano la risposta della rete. Nonostante che il neurodo sia una copia molto rudimentale di un neurone del cervello il comportamento complessivo, determinato dall'interazione di molti neurodi, mostra significativi successi in compiti complessi come per esempio il riconoscimento di immagini. La relazione tra stimolo e risposta viene polverizzata in tantissimi contributi associati ad ogni singolo neurodo, il risultato una memoria dinamica che consente alla rete di "risuonare" se sollecitata da un determinato stimolo. La distribuzione dei pesi nella rete non prevedibile a priori, e costituisce l'essenza della conoscenza della rete. Nelle reti neurali la conoscenza memorizzata in una forma subsimbolica, mentre in una entit virtuale la conoscenza memorizzata in forma simbolica. possibile tradurre la logica di una rete neurale in termini matematici, ovvero simbolici; infatti molte di queste reti sono simulate a calcolatore, calcolando istante per istante le funzioni caratteristiche di ogni neurodo. Non esiste pertanto una differenza di principio tra l'utilizzo di reti neurali o l'utilizzo di entit virtuali nel risolvere il problema di fornire risposte automatiche a domande in input. La frammentazione che riscontriamo nelle reti neuronali riproducibile simbolicamente, pertanto le potenzialit di emulazione del cervello dovute all'elevato numero di interazioni, rimane sostanzialmente inalterato: solo un problema di complessit. Indubbiamente le reti neurali mostrano una notevole capacit di apprendimento e apparentemente sfuggono ad una analisi dettagliata delle singole interazioni. Per esempio se addestriamo una rete neurale a riconoscere la parola "mela" non troveremo nessuna stringa o simbolo che la rappresenta:

l'informazione distribuita su tutta la rete complessivamente. L'informazione frammentata e solo una funzione di correlazione in grado di ricomporla nella veste originaria. Ogni singolo neurodo contribuisce alla risposta finale. Questo tipo di memorizzazione richiama alla mente gli ologrammi, in cui l'immagine ricostruibile solo tramite processi di interferenza. Dal punto di vista simbolico ci implica la costruzione di una ragnatela di relazioni che consente l'associazione di ogni singolo termine ad un numero notevole di altri termini. Sia nelle personalit virtuali che nelle reti neurali non esiste alcuna "coscienza", se cerchiamo la sede della coscienza non troviamo altro che pure relazioni tra uno stimolo ed una risposta. Tutto questo fa pensare che il nostro senso dell'io sia puramente illusorio e assolutamente non necessario. Forse, invece, l'esistenza di un "io" fondamentale nei processi cognitivi, forse solo attraverso una stratificazione aggiuntiva di elaborazione possibile simulare il comportamento umano. Vi sono alcuni meccanismi intellettivi che sono difficilmente emulabili dal computer: simulare alcune funzionalit gi un notevole risultato anche se non si coglie l'intima essenza del processo stesso. Un'automobile si sposta velocemente anche senza gambe. La realizzazione di processi automatici di pensiero ci consente di comprendere meglio la natura del pensiero umano. La memoria di un computer estremamente pi fedele della memoria umana, le informazioni sono riportate fedelmente cos come sono introdotte, nell'uomo avviene invece una elaborazione, fin dall'inizio della percezione, dell'informazione. L'uomo mostra una notevole elasticit e capacit elaborativa ma per certi scopi meglio la risposta fedele di un computer. Che dire poi dell'attenzione, che governa i nostri processi percettivi. Un uomo pu prestare attenzione a questo e a quello, nulla di simile esiste per una macchina che macina i dati come un rullo compressore. La possibilit di eseguire un processo la chiave del funzionamento del computer, come per l'uomo del resto. Un processo che si sviluppa nel tempo e che pu elaborare delle informazioni, trasformare un input in un output, fornire una risposta ad una domanda. Ma una importante relazione tra processi paralleli la sincronicit che consente la sincronizzazione dei processi stessi: due orologi funzionanti forniscono la stessa ora. Il tentativo di emulare il comportamento umano porta ad una maggiore conoscenza delle caratteristiche del nostro comportamento e attraverso l'analisi dei principi che governano particolari funzionalit si perviene ad una tecnologia pi avanzata al servizio dell'uomo stesso. In particolare possibile costruire macchine che eseguono funzioni complesse e gestiscono una mole considerevole di informazioni. La sinergia tra le caratteristiche tecnologiche dei computer e la conoscenza dei principi base dell'elaborazione della conoscenza portano a strumenti estremamente potenti di elaborazione delle informazioni. Esiste, forse, una incompatibilit tra l'efficienza funzionale e la malleabilit tipica dei sistemi viventi; quando si introducono dei parametri di variabilit e di incertezza in un sistema computazionale si osserva un inevitabile degrado delle prestazioni. Le tecnologie informatiche sembrano non avere limiti di applicabilit ma solo problemi legati alla crescita esponenziale del tempo di calcolo, relativamente ad alcuni problemi combinatoriali. La combinazione di processi e memoria sembra coprire le pi svariate esigenze logiche legate alle prestazioni degli organismi viventi. La capacit di apprendere viene emulata con la memorizzazione di informazioni, la capacit di modificarsi viene emulata con opportuni processi elettronici. La realt governata da leggi che controllano gli eventi in natura.

Un organismo vivente deve riconoscere gli eventi e reagire di conseguenza: un importante fattore risiede nella coincidenza di stimoli corrispondenti ad eventi concomitanti. Il principale paradigma di questo stato di fatto la relazione di causa ed effetto che lega due eventi distinti. La vicinanza o distanza (sia spaziale che temporale) di stimoli il principale indizio di cui la percezione tiene conto per la costruzione di connessioni astratte tra eventi. Matematicamente possibile definire uno spazio metrico in cui gli eventi sono collocati, definendo una distanza basata sulle coincidenze presenti in insiemi astratti delle propriet degli eventi medesimi. In particolare risulta naturale determinare una soglia di attivazione che consente la creazione di categorie astratte: tali categorie, generate dalla percezione, consentono di classificare il mondo circostante e quindi di riconoscere eventi simili. La struttura matematica alla base di tali astrazioni, basata sulla teoria degli insiemi, abbastanza semplice: essa prende origine dalla definizione dei possibili input sensoriali in termini di attributi, per procedere con la costruzione di domini che consentono al processo di astrazione di definire le classi astratte. Il cervello la struttura pi complessa che conosciamo in natura. Affrontare la comprensione del funzionamento del sistema nervoso centrale effettivamente un'impresa notevole. Per isolare alcuni aspetti delle capacit cognitive dell'uomo alcuni ricercatori realizzano esperimenti su animali di laboratorio. Altri ancora studiano il comportamento di animali unicellulari o sistemi fisiologici come il sistema immunitario. Le fonti a cui attingere indicazioni sono innumerevoli. Il cervello il risultato di un processo evolutivo su una scala di tempi astronomici, e si pu dire che iniziato con la nascita dell'universo circa quindici miliardi di anni fa. Per molti aspetti siamo figli delle stelle. La ricerca teorica, pur prendendo spunto da osservazioni sul comportamento o sulla struttura degli esseri viventi, utilizza principalmente nozioni e modelli matematici. Le relazioni logiche sono alla base dei primi studi di intelligenza artificiale: logica dei predicati e linguaggi logici in testa. Quando ci si accorti che particolari funzioni, come il controllo motorio o il riconoscimento visivo, presentano inattese difficolt per gli algoritmi conosciuti, allora l'interesse per ci che la selezione naturale ha realizzato nel tempo in natura divenuto preponderante rispetto alle tecniche matematiche disponibili. Un aspetto teorico comunque fondamentale: la traduzione delle informazioni in una rappresentazione simbolica deve conservare la sostanza delle corrispondenze ed interrelazioni esistenti tra gli eventi originari. Spesso utilizziamo nei nostri ragionamenti le propriet di invarianza ed omogeneit presenti in natura, trasformiamo una connessione logica in una prossimit spaziale o temporale oppure attribuiamo ad un nome le propriet che l'oggetto presenta. Il ragionamento per analogia, tipico del pensiero esoterico, anche se gravido di possibili errori, fornisce ai ricercatori utilissimi spunti di indagine e fertili idee per sviluppare le ricerche.

Capitolo 14
La matematica greca, basata non pi sull'intuizione (a volte fallace) come nel caso della geometria egiziana o babilonese, ma sulla dimostrazione, divenne presto un modello di ragionamento.

Platone si interess alla natura degli oggetti matematici, e cerc di spiegare che cosa fossero le figure di cui si trattava nella geometria. La sua soluzione al problema fu il nucleo di una nuova filosofia: le figure geometriche sono idealizzazioni (o le forme) degli oggetti fisici percepiti mediante le sensazioni. Poich tali idealizzazioni (o idee) posseggono una perfezione che gli oggetti (cos come vengono) percepiti non hanno, esse non solo esistono indipendentemente da questi e costituiscono un mondo parallelo a quello sensoriale, ma sono addirittura la "vera" realt, di cui il mondo sensoriale soltanto una pallida immagine (un mondo di ombre percepite sulle pareti di una caverna). La geometria diviene dunque il modo attraverso cui noi veniamo a conoscenza del mondo delle idee, e come tale acquista un'importanza fondamentale. Aristotele si interess invece della natura del metodo matematico. Egli sistematizz la logica come scienza del ragionamento, enunciando chiaramente che le sue leggi erano state s formulate sul modello delle dimostrazioni matematiche, ma anche che essa doveva essere considerata indipendente dalla matematica, e a questa precedente. Kant ha usato la geometria euclidea come uno dei fondamenti della sua filosofia, nella prima parte della Critica della Ragion Pura essa costituisce la forma (o, in termini moderni, il paradigma) della percezione sensoriale per gli oggetti esterni (cos come il tempo costituisce la forma della percezione interna). L'idea di Kant che lo spazio non sia (come per Platone) un'idealizzazione dell'esperienza sensoriale, n tanto meno (come per Newton) una qualit del mondo esterno, bens un "a priori" che fa parte di ci che significa essere "umani", e che noi usiamo per organizzare le nostre percezioni sensoriali. Noi percepiamo il mondo come euclideo non perch esso cos sia (per Kant il problema di come la realt sia veramente non ha alcun senso, visto che possiamo soltanto sapere come essa si presenta a noi), ma perch questo fa parte del nostro modo di essere: il concetto di spazio non ha origine empirica, ma un'inevitabile necessit del pensiero. Kant presenta un sistema che pu essere descritto brevemente come fondato su categorie (concetti dell'intelletto) che sono semplicemente le nozioni primitive di una formulazione del calcolo dei predicati modale. Le idee trascendentali (concetti della ragione) si ottengono mediante un passaggio al limite di alcune di tali categorie. Kant mostr, mediante quattro antinomie, che le idee trascendentali sono contraddittorie, e ne dedusse la seguente conclusione: se si richiede completezza della ragione, permettendo la considerazione di idee "al limite", si cade nell'inconsistenza. La conclusione di Kant si pu riformulare dicendo che se la ragione vuole essere consistente, non pu essere completa (nel senso di poter decidere ogni problema che essa si ponga) . Queste filosofie hanno portato a risultati matematici concreti. Gdel ottenne uno dei risultati pi significativi della logica matematica: se un sistema formale per l'aritmetica consistente allora non pu essere completo. L'idea che noi possiamo percepire solo ci che compatibile con la nostra struttura acquista un notevole spessore. Ci si traduce nell'idea che un sistema "cognitivo" possa interpretare solo i messaggi rispetto ai quali stato predisposto. Ovvero un canale trasmissivo pu trasportare solo i messaggi codificabili per il canale stesso. L'uomo per riesce, grazie a strumenti che esso stesso costruisce, a concepire parti del reale che sono proibiti ai propri sensi: per esempio sappiamo che esistono i raggi ultravioletti che non percepiamo direttamente ma che possiamo rilevare e misurare con opportune apparecchiature. Il concetto di tempo cambiato dopo la relativit di Einstein, considerazioni logiche e anche misure indirette hanno portato a concepire un tempo dipendente dall'osservatore e diverso per differenti sistemi di riferimento. In particolare alcuni fisici contemporanei hanno introdotto il concetto di tempo immaginario, un tempo che sarebbe alla base di processi nel microcosmo e nel macrocosmo, come il Big Bang.

Una riflessione interessante pu essere fatta relativamente al concetto di caso: esiste veramente il caso? possibile scrivere un programma per calcolatore che risponda a domande in maniera imprevedibile. Il programma un algoritmo deterministico, quindi a rigor di logica le risposte che fornisce possono essere previste, ma i fattori di variabilit come la storia dei colloqui precedenti o una routine di randomizzazione rendono praticamente impossibile predire come risponder il sistema ad una determinata domanda. Seguendo passo passo l'algoritmo e conoscendo tutte le variabili il risultato prevedibile ma ci esula dalle possibilit di un operatore umano che utilizzi tale programma. La risposta pu essere definita casuale e rispetta le leggi probabilistiche: possibile prevedere una probabile risposta. La complessit trasforma un processo deterministico in un processo aleatorio. Una conoscenza parziale necessita del concetto di casualit. La nostra conoscenza del mondo parziale e pertanto dobbiamo utilizzare il concetto di "caso" per prevedere i fenomeni. Se osserviamo il mondo circostante possiamo rilevare un certo ordine. La natura sembra essere organizzata e governata da leggi matematiche. L'uomo manipola il mondo intorno a s creando continuamente oggetti che rispecchiano il suo pensiero razionale o irrazionale che sia. Le costruzioni di un uomo sono comprensibili ad altri uomini e l'agente principale di una tale intelligibilit risiede in essenza nella coscienza. La coscienza che conosciamo solo per introspezione personale un aspetto indubitabile della natura umana per ciascuno di noi. Noi attribuiamo anche ad altri, oltre che a noi stessi, il possesso di questa propriet: pensiamo che tutti gli uomini siano coscienti. La coscienza si presenta in modo preminente nella nostra personale esperienza, siamo cio certi di essere coscienti, ma nessun fenomeno basato su elementi esterni a noi stessi, cio di tipo percettivo comportamentale, pu garantire la presenza di una coscienza. Per esempio il comportamento degli animali non presuppone lo stesso livello di coscienza che noi attribuiamo a noi stessi. In generale nessun comportamento, intelligente o meno, di esseri viventi presuppone la coscienza. La coscienza potrebbe essere una emanazione del cervello, scaturita come risultato di un processo evolutivo che ottimizza il comportamento accentrando le risposte del sistema nervoso in un nucleo principale. La coscienza potrebbe essere un livello aggiuntivo di ri-flessione su se stesso dei processi cognitivi. La coscienza potrebbe essere qualcosa di "a s stante" come sostengono le filosofie orientali, qualcosa che va oltre la costituzione del cervello, qualcosa di pi generale presente in natura. In tal caso la coscienza non sarebbe solo una peculiarit dell'uomo ma in essenza una caratteristica presente nella natura. Nessun elemento del mondo fenomenico implica necessariamente la presenza o assenza di coscienza, gi problematico attribuire una coscienza agli esseri viventi in generale: sar mai possibile che un oggetto non vivente, come per esempio il computer, possa avere una coscienza?

Capitolo 15
Se si potesse risalire il corso dei pensieri fino alla loro sorgente primaria, si arriverebbe a classificarli tutti in termini di impulsi della rete nervosa cerebrale. Si sa ancora relativamente poco sui particolari del funzionamento del cervello; tuttavia possibile avere una visione generale della sua organizzazione, in particolare possibile arrivare a una certa comprensione del meccanismo

intellettivo attraverso un esame delle manifestazioni esteriori del pensiero che rechi testimonianza degli schemi mentali di partenza. Le manifestazioni esteriori una volta definite sono in linea teorica riproducibili con meccanismi che non coinvolgono l'esistenza della coscienza, in particolare un computer pu simulare un qualsiasi processo in cui input ed output siano ben definiti. Teoricamente non si individuano limiti alle possibilit di razionalizzazione di qualsiasi processo. Come nell'esempio del programma che fornisce risposte imprevedibili sempre possibile costruire una concatenazione di eventi logicamente conseguenti che emuli un determinato processo ben definito. Solo quando per ragioni sostanzialmente di complessit si deve operare in ambito di incertezza, allora la logica classica non pi applicabile efficacemente. Occorrono nuovi strumenti come per esempio il pensiero analogico o se vogliamo il pensiero intuitivo. perfettamente lecito rendere razionale col pensiero logico una soluzione trovata con altri mezzi, per esempio euristici, il pericolo sta nel presumere che , per il fatto che tale via sia ricostruibile a posteriori, tutti i problemi possano essere risolti con il metodo logico con la stessa facilit con cui potrebbero esserlo con altri metodi. Una delle tecniche dei metodi alternativi procedere a ritroso cercando di costruire un collegamento logico tra elementi nuovi e il punto di partenza. La mente umana, per il modo in cui organizzata, ha, come sistema ottimale, la funzione di interpretare le varie situazioni secondo il criterio della probabilit. Il maggiore o minor grado di questa sar determinato dall'esperienza e dalle necessit del momento. Il pensiero logico si basa sul massimo di probabilit. Il pensiero del senso comune d per scontato una grande quantit di dati, se cos non fosse la mente umana sarebbe paralizzata dalla sua stessa complessit. Nel momento stesso in cui due concetti si collegano, essi si pongono in una determinata direzione, ed pi facile associare altri concetti ai primi due, e seguirne l'orientamento, che ignorarli. Esiste cio una retro-attivit positiva tra eventi. Come nella formazione di un fiume il corso, prima debolmente accennato, cresce poi e si approfondisce nel tempo, cos i canali nervosi si rafforzano con l'uso. Costa fatica non tener conto di un precedente, specialmente quando non esiste ancora un'alternativa. Gli sforzi di ricerca scientifica sono in gran parte impiegati nell'ampliamento logico di alcuni campi che generalmente sono ritenuti redditizi. Spesso per le geniali intuizioni e i grandi progressi scientifici sono merito di persone che hanno scavato in un nuovo campo senza tener conto dei lavori in corso nel vecchio, a volte perch non lo ritenevano produttivo, altre perch ne ignoravano semplicemente l'esistenza, altre volte ancora per seguire il loro temperamento anticonformista, o per puro capriccio. La scuola deve fornire certezze ai propri allievi, deve informare non creare, il suo scopo di diffondere nozioni ritenute utili: non pensabile ripartire tutte le volte da zero. Le grandi scoperte per, il pi delle volte, rompono gli schemi precedenti per proporre un nuovo indirizzo ancora inesplorato. Spesso si sottovalutano le conseguenze del predominio delle teorie generalmente ritenute valide. Esse sono considerate utili punti di partenza, in attesa del momento di compiere ulteriori passi in avanti. Questo un atteggiamento che, se pu portare a risultati pratici, pu anche impedire il manifestarsi di idee originali. Nuovi dati che potrebbero smantellare una convinzione diffusa vengono al contrario sollecitamente incorporati in essa, perch quanto pi numerosi sono i dati nuovi che le si possono adattare, e tanto pi bonificata essa ne risulta. come quando si posa qualche goccia di mercurio su una superficie piana. Allargando sempre di pi una goccia, lo spazio che la separa dalle vicine diminuisce fino a

scomparire. Nell'istante in cui sono raggiunte, le gocce piccole perdono la loro identit, incorporandosi in quella grande. Analogamente a quanto avviene per le idee dominanti, la goccia grossa ingloba senza scampo la piccola. Il processo conoscitivo logico si basa sulla scomposizione, in unit logiche pi semplici, del fenomeno complessivo globale. Una spiegazione logica si avvale di mattoni costruttivi (assiomi elementari) e composizione di questi mattoni in rapporti logici. Una unit logica elementare si afferma come fondamentale per la propria utilit ed efficacia nell'interpretare situazioni complesse. A volte per, per includere nuove esperienze, si rende necessario scomporre una tale unit logica in parti ancora pi elementari. Il processo di scomposizione procede fintanto che una unit risulta economica ed idonea alla spiegazione del fenomeno originario. Quando il pensiero logico non pi sufficiente per afferrare compiutamente il senso di un fenomeno, allora si pu attingere ad un pensiero alternativo o pensiero laterale. Lo schema d'azione del pensiero laterale pu essere articolato su quattro principi operativi, di contenuto estremamente vasto e che non esauriscono certo le possibilit d'intervento del pensiero laterale. Tra questi principi esiste uno stato di fluidit; possono avere pi di un elemento in comune, e alcuni di questi elementi potrebbero anche diventare loro stessi dei principi autonomi. I quattro principi operativi sono: 1) L'identificazione delle idee dominanti, o polarizzanti. 2) La ricerca di nuovi metodi d'indagine della realt. 3) L'evasione dal rigido controllo esercitato dal pensiero logico. 4) L'utilizzazione dei dati e delle circostanze fortuite. La scelta di un determinato modulo interpretativo di una realt , di solito, dovuta al caso o a ragioni pratiche. Due modi, entrambi arbitrari, di definire una realt si equivalgono. Ma se si in presenza di un problema che richiede un'elaborazione allora diverse scelte portano a risultati assai diversi. Un leggerissimo spostamento del punto di osservazione pu portare a risultati profondamente diversi. Pu bastare spostare l'attenzione da un dato all'altro di un problema per passare da un tipo di ricerca ovvia a un tipo di ricerca pi originale. Il nostro intelletto divide il continuum della realt che ci circonda in unit distinte. In parte, vi costretto dal tipo di organizzazione funzionale del nostro sistema nervoso cerebrale, che pone dei limiti alla conoscenza. In parte per una scelta deliberata che permette di capire le cose scomponendole in elementi gi noti. Una situazione che si evolve senza soluzioni di continuit, pu essere arbitrariamente divisa in due, in un punto adatto, e la met che precede il punto di divisione collegata a quella che lo segue col noto rapporto di causa ed effetto. La scelta delle parti in cui scomporre il tutto dettata dalla notoriet, dalla convenienza e dalla disponibilit dei rapporti semplici con cui ricomporre le parti ad unit. Un rapporto mostra come due parti erano combinate tra loro prima della divisione. Se questa viene ripetuta parecchie volte, le parti finiscono con l'assumere una propria identit. Appena le unit di comodo, le unit di informazione, ricevono un nome, questo le congela e le immobilizza definitivamente. Allora diventa necessario considerare la realt come un edificio di mattoni ciascuno dei quali dichiara la propria origine: una concettualizzazione arbitraria effettuata in precedenza. Per esempio, noi utilizziamo il linguaggio per descrivere le nostre idee, ma esso si compone di parole predefinite e storicamente accettate da un'intera cultura.

La disponibilit di parole e di denominazioni condiziona rigidamente il modo di affrontare un determinato problema. La rigidit della denominazione collegata alla rigidit delle classificazioni che a loro volta determinano una impostazione obbligata del problema. Spesso il problema pi difficile sta proprio nella formulazione dei problemi. Per quanto un calcolatore elettronico sia efficiente, non potr mai risolvere un problema che sia stato mal posto dal programmatore. Quando si affronta un problema, prassi comune delimitarlo entro una determinata inquadratura e cercarne la soluzione all'interno di essa. Si accetta come un dato dimostrato che una certa linea rappresenti i confini del problema, ed entro questi confini che il pensiero logico ricerca la soluzione. Molto spesso per questi confini non esistono nella realt e la soluzione pu trovarsi al di fuori di essi. La logica per essere efficace ha bisogno di un contesto preciso e rigidamente definito. Certe premesse devono essere accettate per vere e non possono essere messe in discussione. proprio grazie alle illimitate possibilit che la realt offre che il pensiero laterale riesce a formulare idee originali. Un modo per applicare il pensiero analogico consiste nell'utilizzare i dati di una situazione ad un'altra situazione, che sia pi facile da esaminare o che sia pi conosciuta. In tal modo possibile passare da considerazioni astratte ad analogie concrete. Un vantaggio del ricorso alle analogie che queste utilizzano normalmente immagini concrete che suggeriscono altre immagini concrete pi facilmente di quanto idee astratte suggeriscano altre idee astratte, con il risultato che la formazione delle idee avviene pi facilmente. L'esperienza e la capacit d'indagine probabilistica dell'intelletto permettono di associare automaticamente elementi tratti da alternative diverse fino ad ottenere una soluzione valida. L'esistenza di omogeneit tra i vari sistemi naturali consente di individuare modelli adeguati per la rappresentazione dei fenomeni. Il ragionamento o le osservazioni in un particolare ambito possono essere trasportate in un'altro e produrre interessanti considerazioni. L'attivit di scomporre in elementi sempre pi semplici e fondamentali porta ad individuare gli assiomi della matematica. Le regole di composizione dei mattoni di base costituisce il corpo delle tecniche matematiche a disposizione. Individuare i principi e gli assiomi a fondamento della matematica un obiettivo delle principali ricerche filosofiche. Il principio di sincronicit si pone a questo livello ed afferma che la coincidenza di stimoli, ovvero la sovrapposizione di segni, un elemento logico ineliminabile in ogni processo cognitivo. Due eventi interagiscono sulla base della propria capacit di essere rapportati nello stesso istante e nello stesso tempo. Di pi due sistemi distinti possono essere confrontati sulla base di coincidenze di eventi che si verificano in entrambi, tali coincidenze possono individuare le invarianze esistenti nel passaggio da un sistema all'altro. Tutto questo senza l'esistenza di un rigido legame di causa ed effetto. Le sincronicit indicano una relazione esistente tra due sistemi di rappresentazione, senza un legame di causa ed effetto diretto. possibile ricostruire questa relazione analizzando i sistemi da un punto di vista logico ed individuare la ragione del manifestarsi delle coincidenze. Per esempio, due orologi forniscono la stessa ora, analizzando i meccanismi di ciascuno di essi ed ipotizzando l'invariabilit della freccia temporale, il pensiero logico si d ragione del sussistere di una tale circostanza.

Per l'uomo della strada pi semplice dire che due orologi misurano la stessa variabile temporale e trarne considerazioni in merito senza disperdersi in un'analisi del funzionamento specifico di ciascun sistema isolatamente.

Capitolo 16
Le sincronicit sono caratterizzate dall'unione di universale e particolare che si realizza in una coincidenza di fatti. L'essenza dell'universo viene anche rilevata in campo scientifico, in cui strutture, simmetrie e leggi matematiche fungono da elementi di interconnessione fra numerosi fatti specifici. La scienza ha convenzionalmente accettato che tali leggi matematiche siano in natura puramente descrittive; , tuttavia, possibile che al di l dei fenomeni del mondo materiale vi sia un ordine generativo e formativo chiamato intelligenza oggettiva. possibile che al di sotto della coscienza e dell'inconscio personale freudiano esista un livello mentale collettivo e universale. A questo proposito Jung sostiene l'esistenza di un inconscio collettivo. Esattamente come le particelle elementari sono supportate da una danza che trascende il mondo materiale, la mente esiste grazie alla dinamica presente ad un livello pi profondo. Al di l della mente e della materia vi sono strutture e simmetrie che hanno effetti generativi e stimolatori. Durante una sincronicit possibile, per un istante, sfiorare questi livelli profondi. Nella congiunzione di coincidenze racchiuso qualcosa di veramente universale, che tocca l'essenza della creazione e dei ritmi basilari dell'esistenza. Le particelle elementari hanno una conoscenza dello stato occupato da altre particelle, vedi il principio di esclusione di Pauli: come possibile che questa interazione avvenga, su quali canali informativi si basa? Esiste forse una struttura informativa a livello sub-quantistico? Quale potrebbe essere il lato obiettivo di una "correlazione acausale"? Si pu ipotizzare che una struttura relativa ad esperienze interiori ed esteriori pu scaturire da un ordine comune a entrambe. Le sincronicit originano in un sostrato che giace a un livello pi profondo rispetto a quello delle categorie di conoscenza e sfida ogni tentativo di porre limiti e divisioni mentali fra i vari settori dell'esperienza. In altri termini le sincronicit sono manifestazioni nella mente e nella materia, di un sostrato sconosciuto che le origina. probabile che esistano degli ordini analoghi sia nella coscienza che nella materia. Il parallelismo riscontrabile fra aspetti oggettivi e soggettivi non scaturirebbe da connessioni causali, ma da una dinamica nascosta comune a entrambi. Le sincronicit ci sfidano a tentare la costruzione di un ponte con un'estremit saldamente radicata nell'obiettivit della scienza e con l'altra ancorata, invece, nella soggettivit dei valori personali. Consideriamo la seguente affermazione (Hume): La semplice osservazione di due oggetti o due azioni, in qualche modo correlati, non pu implicare un'idea di potere o di connessione causale esistente fra loro. Se osserviamo i meccanismi di percezione ci rendiamo conto che, al contrario, proprio questa la supposizione che viene fatta, ed eventualmente in seguito confutata, dal giudizio intuitivo. L'osservazione di una coincidenza porta il pensiero intuitivo a creare una connessione tra eventi che esula per significato la contingenza dell'atto osservativo. Il ragionamento basato sulla concatenazione di elementi causali si basa su alcune convinzioni: 1) Due fatti sono distinti l'uno dall'altro senza alcuna possibilit di dubbio ed hanno esistenza propria come, ad esempio, due corpi dai limiti ben definiti.

2) Contatti, forze o influenze vengono trasmessi da un corpo o da un fatto all'altro. 3) Fra la causa avvenuta nel passato e l'effetto che si verifica nel presente passa chiaramente un certo lasso di tempo. Viceversa il mondo soggettivo non risponde a queste convinzioni, ma piuttosto: 1) I fatti non sono chiaramente distinti n indipendenti. 2) Non vi una precisa influenza esercitata da un fatto su di un altro. 3) Il tempo non lineare n privo di ambiguit. Finch oggetti ed eventi sono netti e distinguibili, finch le forze sono ben definite e il tempo scorre, collettivamente e senza turbamenti allora la concezione di causalit non crea problemi di sorta. Ma quando la scienza sonda pi a fondo un universo di flussi interiori e di evoluzioni dinamiche, di sottili influenze e criteri cronologici che si intersecano tra loro, le concatenazioni causali non possono pi essere analizzate e ricondotte a connessioni lineari di singoli fatti. Il concetto stesso di causalit inizia a vacillare e a perdere un po' della sua efficacia. La fisica moderna ha modificato la posizione dell'osservatore, non pi esterno ai fenomeni ed assolutamente obiettivo ma esso stesso partecipe degli eventi che osserva. L'azione di osservare perturba il sistema quantistico sino al punto che non pi possibile trascurare l'interazione dell'osservatore con il fenomeno osservato. Le equazioni d'onda che governano il comportamento delle particelle elementari sono rigorosamente deterministiche nella loro formulazione matematica, ma gli eventi che descrivono sono per loro natura statistici, ovvero singolarmente imprevedibili. difficile riflettere sugli stati e gli eventi mentali, perch questi non possono essere osservati direttamente, e perch non sono affatto cose fisiche e tangibili. Esiste un punto di vista secondo il quale l'esperienza garantisce una comprensione della vita mentale. All'inizio il metodo principale di studio delle cognizioni era l'introspezione; si pensava che osservando la propria mente dall'interno fosse possibile scoprire in che modo si svolgono le attivit cognitive. L'introspezione non si per dimostrata efficace nella comprensione dei processi mentali in genere. Anzitutto, molte delle nostre capacit appaiono del tutto indipendenti dall'esperienza cosciente. Consideriamo i processi di memoria: non sapete come recuperate i nomi dalla memoria, eppure deve esistere un processo che ha per effetto il recupero delle informazioni dalla memoria. La sensazione che un nome stato recuperato esattamente deve avere una modalit di conferma a noi del tutto sconosciuta. Consideriamo il linguaggio: noi comprendiamo il linguaggio parlato, eppure non sappiamo in che modo avvenga la comprensione, anzi non riusciamo nemmeno ad immaginare un algoritmo che produca lo stesso effetto; possiamo definire il processo di comprensione solo sulla base delle risposte e non cosa esso sia in essenza. L'approccio dell'elaborazione dell'informazione incorpora di solito l'assunzione che ci che potremmo chiamare "attivit mentale" ha luogo nel cervello, e che ogni compito che eseguiamo, ogni decisione che prendiamo, sono effetto dell'attivit del cervello. In pratica, per, si sa ben poco del modo esatto in cui molte funzioni sono realizzate dal cervello. L'esistenza dei computer ci consente di ipotizzare modalit di funzionamento astratte basate sulla teoria dell'informazione. Si pu assumere che i dati siano immagazzinati nella memoria, che le informazioni immagazzinate siano utilizzate da un meccanismo cerebrale di controllo, che le rappresentazioni dei problemi che cerchiamo di risolvere siano conservate temporaneamente nel cervello. Il problema diviene allora quello di scoprire quali fattori influenzano il modo in cui vengono immagazzinate le diverse informazioni in quali stadi dell'elaborazione vengono recuperati e usati certi tipi di informazione, quali sono i fattori che limitano la facilit con cui pu essere risolto un problema, quali possono essere gli algoritmi che meglio emulano il comportamento osservato.

Un primo componente da esaminare la memoria, in particolare la cosiddetta memoria a lungo termine. Nella memoria a lungo termine vi conservato tutto quel che sappiamo e crediamo, quel che siamo capaci di fare, ogni abilit che possediamo. Non sembra esistere un limite alla mole di dati che possono essere conservati nella memoria a lungo termine. Una propriet notevole della memoria a lungo termine la facilit con cui permette il recupero delle informazioni; in generale sufficientemente accurato e sorprendentemente rapido.

Capitolo 17
Il linguaggio ha un ruolo centrale nella vita della specie umana. Il linguaggio e il pensiero sono intimamente connessi. Noi tuttavia non pensiamo, verosimilmente, a parole; il linguaggio stesso non compreso a parole ma interpretato in frasi intere. Le parole manipolano i meccanismi di pensiero, e i processi di pensiero determinano quali parole pronunzieremo: le parole in s e per s sono solo suoni o forme che interagiscono con le procedure mentali. Se da una parte bene sottolineare la complessit computazionale della comprensione del linguaggio, dall'altra non va dimenticato quanto facile per gli esseri umani farne uso. Gran parte dell'elaborazione del linguaggio automatica, e automatismi analoghi sottostanno ad altri aspetti, pi generali, della comprensione. Qualunque modello procedurale della comprensione del linguaggio scritto deve prendere le mosse dal riconoscimento delle parole, l'atto squisitamente percettivo di riconoscere unit dotate di significato in ci che, considerato ad un certo livello, sembra solo un guazzabuglio di segni sulla carta. Per soddisfare un criterio di avvenuta comprensione, per esempio rispondere a domande inferenziali, occorre che un processore del linguaggio costruisca un tipo di rappresentazione che vada al di l delle parole del testo. L'idea consiste nel fatto che la rappresentazione mentale di un brano scritto o di un discorso non una mera registrazione delle parole, ma la registrazione dell'interpretazione del messaggio. Questa interpretazione deve essere presente fin dall'inizio, poich il processore deve trarre un senso dalle parti successive del messaggio. Un aspetto chiave della comprensione l'interpretazione di ci che deve essere compreso nei termini di ci che gi si sa. L'interpretazione l'operazione di collegare un input con quel che gi noto, questo processo pu sembrare banale ma non lo affatto. Un sistema di elaborazione del discorso deve soddisfare ai seguenti requisiti: 1) la presenza di strutture di conoscenza (strutture di dati) nella memoria a lungo termine con cui possa essere collegato un messaggio. 2) la presenza di procedure che colleghino utilmente i messaggi con le strutture di conoscenza. In particolare: che tipo di strutture di conoscenza sono possedute dagli esseri umani? In che modo vengono scelte le conoscenze pertinenti? I pi noti schemi che cercano di rispondere a queste domande sono dovuti a Schank e Abelson, che usano il termine di script (copione) per designare un pacchetto di conoscenze relative a situazioni stereotipiche, e a Minsky che usa il termine frame (cornice) per strutture di dati analoghe. L'ipotesi che la memoria a lungo termine contenga moduli di informazione stereotipici, e che questi vengano usati, laddove possibile, come base per la comprensione. In sostanza le parole sono solo la punta di un iceberg; sottostante esiste una intera montagna di relazioni connesse a configurazioni correlate allo stimolo percepito e che vengono attivate praticamente contemporaneamente.

In questa mole considerevole di dati vengono selezionate solo le configurazioni pertinenti, portandosi dietro degli schemi generali di interpretazione; tali schemi, strutturati dall'esperienza passata, contengono le informazioni tipiche collegate alla percezione corrente. Questo processo richiama i principi dell'elaborazione parallela anche se il criterio di "pertinenza" non facilmente riproducibile negli algoritmi finora usati per tali elaborazioni. Nel ragionamento naturale si utilizzano spesso delle similitudini. Trovare una similitudine significa trovare dei rapporti e delle caratteristiche simili in contesti diversi. Questo processo presuppone una meta-rappresentazione in cui contesti differenti vengono confrontati. Un altro strumento del pensiero naturale l'analogia. La caratteristica pi notevole delle analogie il fatto che esse si concentrano sulle relazioni tra le cose; le relazioni in contesti differenti vengono equiparate e riconosciute simili. importante notare che un'analogia pu fornire una base per la comprensione poich le relazioni che valgono in un dominio possono essere applicate a un altro dominio. Nella misura in cui esiste una buona corrispondenza, si pu dire che l'analogia valida. L'analogia non un fenomeno meramente linguistico. Essa permette di usare un dominio (vecchio o familiare) per ragionare su un dominio nuovo. Le analogie permettono di ragionare sul nuovo nei termini del vecchio; spesso un'analogia produce predizioni buone. In particolare quando ci si trova di fronte ad un dominio veramente nuovo l'unico surrogato di elaborazione possibile il ricorso all'analogia: si interpreta il nuovo sulla base del vecchio. In effetti si potrebbe dire che abbiamo la sensazione di comprendere un nuovo dominio in quanto lo interpretiamo analogicamente. L'analogia, in una forma o in un'altra, domina il nostro sistema concettuale. Chi vuole capire qualcosa costruisce di solito un modello fisico o matematico di quel che sta cercando di capire. I modelli incorporano solo alcuni aspetti della cosa modellata. Nella maggior parte dei casi chi cerca di costruire dei modelli cerca di cogliere solo le caratteristiche ritenute interessanti. Il risultato una intrinseca incompletezza: un modello mentale non solo istituisce un dominio di pensiero; esso taglia fuori altre linee di pensiero.

Capitolo 18
Consideriamo il seguente problema: misurare l'energia di una candela. Per risolvere questo problema occorre avere a disposizione il concetto di energia. Il concetto di energia coinvolge un modello matematico di interpretazione della realt, in particolare le leggi della fisica. Supponiamo che l'energia in questione sia l'energia irradiata dalla candela, ovvero dalla sua fiamma. Se la candela spenta l'energia zero. Se la candela accesa allora si potrebbe calcolare l'energia della luce emessa, in particolare legata alla frequenza di emissione. Le frequenze emesse non risiedono tutte nel visibile ma anche nell'infrarosso e nell'ultravioletto, cosicch la percezione del calore emesso o la visione della fiammella non sono sufficienti per il calcolo di tutta l'energia irradiata. Occorre ideare degli strumenti idonei che "percepiscano" le frequenze emesse e le traducano in termini numerici. Supponiamo che l'energia in questione sia tutta l'energia della candela e non solo quella che si libera per combustione della cera.

In tal caso sufficiente pesare la candela e con l'equivalenza tra massa ed energia si pu calcolare l'energia totale racchiusa nella candela sia essa spenta o accesa. Ho fatto questo esempio per mettere in luce i diversi livelli semantici presenti in una enunciazione banale di un problema. Per comprendere e risolvere un problema posto da una semplice frase dobbiamo far ricorso a modelli mentali complessi che si situano su piani diversi della conoscenza. Come interagiscono questi piani distinti e come sono attivati dalla mente nel tentativo di risolvere un problema? Quali sono i modelli mentali usati e quali le analogie sottintese richiamate dalla mente riguardo un determinato problema. L'uomo deve essere considerato come un tutto, completo in ogni sua parte: mente e corpo. Isolare come si fa di solito un singolo processo pu portare allo stravolgimento delle funzionalit osservate. Il problema diviene incomprensibile se non si tiene conto di tutte le nozioni presenti nella memoria a lungo termine, una parte non sufficiente nemmeno ad impostare il problema. Il ragionamento mostrato olistico e presuppone la messa in azione di tutto il corpo di conoscenze contemporaneamente. Porre il precedente quesito ad un uomo dell'et della pietra assolutamente insensato. Nel nostro DNA non c' probabilmente molta differenza se confrontato con quello dell'uomo della pietra; il cervello non poi cos diverso; eppure funzionalmente esistono differenze notevoli. Nel nostro DNA sono memorizzate le informazioni che consentono la costruzione del nostro organismo e sono sedimentate con un processo durato milioni di anni. Recentemente il computer si affacciato al mondo e propone nuove interpretazioni dell'intelligenza. I tempi evolutivi della tecnologia sono estremamente pi rapidi dei tempi evolutivi nel mondo vivente. Presto potremmo avere delle interessanti evoluzioni tecnologiche. Probabilmente il computer sar sempre pi un'appendice della nostra intelligenza, e la sua potenza di calcolo asservir la nostra capacit di sintesi. Comunque non ritengo tempo sprecato cercare algoritmi che rendano il computer pi intelligente. Il problema della fiamma della candela si presta ad ulteriori considerazioni. Cos come la fiamma della candela un processo determinato da eventi particolari e concomitanti, cos gli organismi viventi necessitano di una serie di condizioni favorevoli. La scintilla della vita analoga al brillare della fiamma di una candela: un processo caratteristico di flebile natura. Creare le condizioni per cui la fiamma si accende non cos banale. Una volta attivato il processo continua in maniera indipendente. I processi vitali sono altrettanto difficili da misurare e spesso sfuggono nella loro essenza. Per comprendere i meccanismi della vita necessario appellarsi a teorie interpretative che ancora non abbiamo ben delineato. Occorrono modelli matematici e leggi naturali che ancora non conosciamo. Una volta che i processi vitali sono attivati possibile utilizzare i concetti della teoria dell'evoluzione per spiegare l'evoluzione della specie, ma il perch la vita sia possibile in questo universo, condannato ad una sempre crescente quantit di entropia, rimane ancora un grande mistero. Un quesito si pu porre a questo punto: una macchina per essere intelligente deve forse essere viva? In un uomo troviamo vita, intelligenza e coscienza il tutto intrecciato in maniera indissolubile. Lo studio dell'uomo che la scienza moderna riesce a dominare si basa sulla suddivisione in parti funzionali indipendenti. Gli studiosi moderni sono imbarazzati da una visione globale dell'uomo, nella sua unit e funzionalit complessiva, si affrettano a separare i problemi nel relativo "dominio di competenza".

Ma una qualit, come per esempio l'intelligenza, pu essere sradicata dal contesto originario in cui si presenta? Manterr la stessa natura e la stessa funzionalit?

Capitolo 19
Il linguaggio si presenta in forme differenti in differenti culture. Esiste per un linguaggio universale, quello che nei film di fantascienza viene utilizzato nei primi contatti con gli extraterrestri: il linguaggio musicale. Tutti apprezzano la buona musica e alcune sinfonie classiche facilitano il rilassamento e la concentrazione. La musica basata su rapporti armonici tra note, ovvero particolari frequenze sonore emesse dagli strumenti. Nella musica si pu distinguere la melodia dalla base armonica di accompagnamento. Ogni strumento riconoscibile dal proprio timbro di voce e il ritmo governa il procedere e la sincronizzazione delle note all'interno delle rispettive battute. Esistono regole precise per l'armonia e le giustapposizioni di note costituiscono un mirabile modello matematico di rapporti tra i suoni (precise frequenze) emessi da un'orchestra. noto a tutti che un brano musicale, in particolare una melodia, si ricorda molto facilmente, anzi a volte viene spontaneo canticchiarla. Le informazioni codificate in una melodia, come anche in una filastrocca, sono particolarmente affini ai processi di memorizzazione, si ricordano come una sequenza di dati ciascuno dei quali richiama il successivo in una catena unica. Una canzone, come anche una poesia, viene cantata o recitata tutta d'un fiato senza interruzioni, ogni parola come legata ad un filo che le trascina tutte assieme e che consente di pronunziarle in sequenza. Questa modalit si adatta molto bene ad un modello di memoria associativa, ovvero costituita principalmente di associazioni tra pattern del tipo stimolo-risposta. L'immagine che i neuroni, nel processo di comprensione, eseguano una sorta di danza musicale di notevole presa. Il cervello elabora informazioni in condizioni di incertezza. I dati che provengono dagli organi di senso forniscono informazioni su una realt incompleta, variabile ed incerta. Gli oggetti della realt sono percepiti in maniera dinamica, mutevole e parziale. Come possibile procedere in maniera strettamente deduttiva in un ambito di tale insicurezza. Esiste un importante capitolo della matematica moderna che si occupa di dati e variabili aleatori: la matematica dell'incertezza. Questo ramo della matematica costituito principalmente dalla teoria del calcolo probabilistico. Un concetto fondamentale definito nella teoria del calcolo delle probabilit appunto quello di "probabilit". Esistono principalmente tre definizioni accettate del concetto di probabilit. 1) definizione classica: la probabilit di un evento in un esperimento il rapporto tra il numero di casi favorevoli e il numero di casi possibili quando questi siano equiprobabili. 2) definizione frequentistica: la probabilit di un evento il rapporto tra il numero di esperimenti effettuati con esito favorevole e il numero complessivo di esperimenti effettuati. 3) definizione soggettivistica: la probabilit di un evento il rapporto tra la puntata soggettiva sul realizzarsi dell'evento e la somma delle puntate. La definizione classica mostra una evidente circolarit nella definizione, utilizza il concetto di equiprobabilit per definire la probabilit.

La definizione frequentistica introduce il concetto di frequenza relativa ed applicabile solamente quando sia possibile ripetere numerose volte l'esperimento. Inoltre fornisce una probabilit empirica che pu essere sporcata dalla variabilit degli eventi (deviazione standard). La definizione soggettivistica basata sostanzialmente sulla capacit di valutazione soggettiva dei pro e dei contro relativamente alle puntate. Dal quadro delineato se ne deduce che il concetto di probabilit rimane avvolto dal mistero. A partire dalle probabilit degli eventi elementari possibile calcolare le probabilit di eventi complessi. Una volta definite le probabilit degli eventi elementari la teoria del calcolo delle probabilit mette a disposizione un complesso sistema di calcolo per le probabilit degli eventi complessi. Noi riusciamo a comprendere anche messaggi parziali. Avviene una specie di integrazione tra il messaggio e i possibili messaggi con senso che gli somigliano. Il messaggio parziale viene interpretato come il messaggio che ha la massima probabilit rispetto all'input. Le coincidenze e le somiglianze giocano ancora un ruolo decisivo nel processo di comprensione. Sembrerebbe che il cervello sia particolarmente abile nell'attribuire il valore di probabilit agli eventi. Il cervello in grado di produrre un tipo di pensiero non strettamente deduttivo: il pensiero intuitivo. La nozione di pensiero intuitivo non particolarmente facile da definire; possibile per esaminare alcune condizioni d'uso. L'uso forse dominante dell'espressione rimanda a una contrapposizione con il ragionamento deduttivo, quello in cui tutti i pro e i contro di un argomento o di una situazione vengono attentamente, e se possibile esaustivamente, valutati. Il ragionamento intuitivo informale, basato sulla "percezione" di una situazione. Per molti aspetti qualcosa di sintetico, richiedendo meno risorse del ragionamento analitico. Un altro uso del termine quello tipico di espressioni del tipo: "questo intuitivamente ovvio" oppure "questo corrisponde alla mia intuizione". Solitamente diciamo che qualcuno ha "buone" intuizioni se quel che dice, pur non essendo basato sul pensiero analitico, risulta corrispondere ai fatti. Esiste un alone di mistero intorno alla penetrazione intuitiva. Possiamo essere sicuri di qualcosa senza saper dire il perch? Una volta stabilita una corrispondenza tra uno stato del mondo e una struttura della memoria abbiamo posto la base minima per una quantit di attivit cognitive. Possiamo interpretare quello stato del mondo nei termini del modello a un livello di dettaglio pi o meno grande, in modo pi o meno esaustivo. Possiamo anche limitarci a usare i risultati di un'elaborazione pi sbrigativa per dire qualcosa su quello stato del mondo. Per pensare occorre del tempo, tanto pi tempo quanto pi complicato il pensiero. La profondit e la accuratezza della nostra comprensione non possono essere uniformi; dipendono dai vincoli di tempo. Questa la principale ragion d'essere dell'esistenza di procedure mentali veloci ma incomplete. Esistono vincoli di tempo e vincoli imposti dai dati. A volte quando dobbiamo formulare un giudizio, o tentiamo di comprendere qualcosa, non abbiamo a disposizione tutte le conoscenze pertinenti. Le procedure che consentono di prendere delle scorciatoie nel ragionamento si chiamano euristiche. Le procedure euristiche servono per trovare pi velocemente una soluzione, non necessariamente la soluzione ottimale. Le euristiche sono regole di buon senso che la maggior parte delle volte funzionano.

Ricerche psicologiche sull'argomento dimostrano che esistono procedure euristiche utilizzate dal pensiero umano. In particolare procedure legate alla familiarit degli stimoli. Se un certo numero di eventi rilevanti si sono verificati insieme in un limitato periodo di tempo, gli eventi pi familiari sono pi disponibili di quelli meno familiari. In sostanza vie pi frequentemente battute sono maggiormente determinanti rispetto alle conclusioni raggiunte. La mente umana sembra essere eccezionalmente propensa a costruire modelli completi e coerenti a partire da piccoli insiemi di fatti e di conoscenze: essa integra le parti mancanti con idealizzazioni e congetture intuitive. A partire da un dato, la mente sembra capace di scegliere, tra un gran numero di condizioni, quelle che sono rilevanti rispetto a quel dato. Queste condizioni diventano un modello entro cui vengono spiegati i risultati ottenuti. La mente cerca principalmente di "confermare" le proprie previsioni e le proprie teorie e non di falsificarle. La caratteristica del pensiero intuitivo di prendere in considerazione i fatti maggiormente rilevanti pu portare a conclusioni errate. Le euristiche utilizzate non esauriscono tutte le combinazioni possibili e se la soluzione si trova tra le configurazioni improbabili il pensiero intuitivo non riesce a trovarla. Dal punto di vista computazionale sono state studiate delle tecniche euristiche di elaborazione, in particolare quando la complessit del problema esponenziale. Sostanzialmente nel cervello, il pensiero intuitivo si avvale dei percorsi pi frequentemente attivati, come il letto di un fiume che generato dalla tendenza principale del corso d'acqua.

Capitolo 20
La struttura associativa del cervello un indizio dell'enorme reticolo di legami che sono attivati: l'informazione distribuita su tutta la rete di neuroni, percorsi privilegiati vengono a formarsi in un tutto armonico e coordinato. Particolarmente significativa la capacit di individuare gli aspetti rilevanti presenti in una situazione. Un effetto simile lo si pu ottenere rappresentando la conoscenza in reti semantiche, in cui a partire da ogni dato si possono raggiungere i dati direttamente o indirettamente collegati senza effettuare una ricerca esaustiva sulla base di conoscenza. La strutturazione in concetti un modo funzionalmente utile di costruire una base di conoscenza. Teoricamente un reticolo di puntatori potrebbe simulare in maniera efficace le associazioni tra le informazioni. Alcune di queste tecniche sono state sperimentate in realizzazioni di progetti di intelligenza artificiale. Purtroppo in un mondo in cui tutto associato a tutto le prestazioni di un computer degradano rapidamente al crescere della base di dati. Abbiamo solo una vaga idea di come sono memorizzati i dati nel cervello, ma sulla base delle prestazioni associative che esso dimostra possibile ideare delle strutture di dati associative. Sappiamo come sono registrati i dati in un computer e conosciamo le possibilit teoriche che esso offre. Sulla base di queste conoscenze diviene sempre pi importante ideare meccanismi di memorizzazione che rispondano ai requisiti di potenza e flessibilit mostrate dalla memoria a lungo termine. Importante a questo riguardo una teoria del processo di astrazione.

Le astrazioni possono essere di tipo classificatorio, basate sulla generalizzazione oppure di tipo euristico. Le informazioni possono essere rappresentate come entit, relazioni ed attributi. Le associazioni definite tra informazioni possono essere la base su cui costruire una memoria associativa, non del tipo basato su reti neurali, ma squisitamente simbolica. Il ruolo che le sincronicit giocano in un simile progetto assolutamente fondamentale. Per comprendere meglio le sincronicit del tipo necessario in un modello matematico di una memoria associativa, riprendiamo l'analisi delle leggi della fisica. La fisica si occupa dell'universo materiale e pu essere compresa considerando gli ordini delle sue strutture, simmetrie e rapporti. Il concetto di particella elementare ha subito notevoli modificazioni negli anni recenti, si anzi sostenuto che il concetto per cui le particelle elementari sono viste come elementi costituenti basilari dovrebbe essere sostituito con quello delle simmetrie fondamentali. Si pone a questo livello una domanda: possibile che "l'intelligenza oggettiva" e "l'ordine creativo" siano i principi generativi che danno origine all'ordine nascosto proprio della materia? Le origini della mente potrebbero essere rintracciate negli ordini dinamici presenti a livello di intelligenza oggettiva, la quale non n materia n mente, ma la fonte di entrambe. Una tale intelligenza oggettiva sarebbe in ultima analisi la ragione d'essere di ogni relazione possibile. Il significato sarebbe perci il nucleo sia delle strutture materiali sia dell'inconscio collettivo. A questo livello l'inconscio collettivo viene supportato da una costante attivit dinamica e dall'evolversi continuo del significato e della struttura. Dal momento che il cervello stesso responsivo nei confronti del significato, possibile che la sua struttura venga modificata creativamente grazie all'interazione dinamica della mente collettiva e di quella inconscia. La coscienza personale inizierebbe a sfiorare qualcosa che letteralmente collettivo ed universale. Quando ci si cala nei simboli e nelle immagini dell'inconscio collettivo si entra in un mondo che va oltre lo spazio, il tempo e la materia. come scendere lungo un cunicolo buio nella roccia ed arrivare a un oceano sotterraneo dal quale tutte le menti hanno origine. In questo mondo nascosto si possono riscontrare i ritmi dell'intero universo e il potere generativo della materia e della mente. Da questa fonte scaturirebbe l'essenza della sincronicit. Da questo punto di vista la sincronicit l'origine, il momento creativo in cui possibile percepire nella sua interezza l'ordine presente nella vita di un individuo, mentre si espande nel futuro. Vediamo ora quali sono gli aspetti, tra quelli finora visti, che possono essere emulati da un computer. Stiamo incominciando ad affidare la nostra maggiore ricchezza, la conoscenza, a un nuovo partner mai esistito prima, il computer. Dobbiamo perci preoccuparci dei limiti concettuali che esistono in questa disciplina, per non trovarci a mal partito in seguito. Questa nostra epoca, come del resto ogni altra della storia, trova dei riscontri nel passato. Tre precedenti rivoluzioni storiche hanno alcune caratteristiche cruciali in comune con quella in corso. Si tratta dello sviluppo del linguaggio, della nascita della scrittura e dell'invenzione della stampa, tre rivoluzioni che riguardano la comunicazione umana, cio il modo con cui viene trasmessa la conoscenza. Una caratteristica fondamentale delle rivoluzioni che riguardano l'informazione il fatto che l'uomo pone i supporti dell'informazione fuori da se stesso. Questo realizza una forma di selezione naturale senza strumenti biologici. La conoscenza ha origine dalla comunicazione; coinvolge trasformazioni di dati e interazioni tra diversi soggetti coscienti. All'inizio non era necessaria una formalizzazione dei pensieri, n esisteva alcun riscontro per controllarne la validit.

Queste nuove esigenze hanno dato il via ad un lungo e multiforme sviluppo teorico, che si rivelato uno strumento estremamente pratico per tutte le attivit organizzate, particolarmente quelle in cui la cooperazione si basa sulla comunicazione. Le rivoluzioni della comunicazione prendono le mosse dalla necessit di affrontare nuove formalizzazioni, di meglio comprendere la natura della mente e i processi del pensiero, nonch la relazione tra la realt e la sua rappresentazione. Il processo di rappresentazione ci ha condotto all'uso di simboli e successivamente a stabilire delle loro gerarchie, una caratteristica questa del pensiero astratto. La rivoluzione dovuta alla nascita della scrittura quella che pi si avvicina, come metafora, alla rivoluzione dei computer. La comunicazione scritta preclude l'interazione immediata tra mittente e destinatario del messaggio. La rappresentazione doveva portare con s per intero quello che si voleva dire. La scrittura ha ampliato notevolmente le potenzialit della memoria umana. La rivoluzione dei computer e comunicazione elettronica permette una enorme capacit di memorizzazione e trasmissione di informazioni. La presenza di questo nuovo attore della storia umana, il computer, produce effetti che non sono stati ancora assimilati completamente. Siamo ancora lontani dal capirne le conseguenze nella loro globalit. Qualche volta siamo colpiti dall'ottusit delle risposte della macchina, soprattutto se provengono da quei prototipi di elaborazione del linguaggio e della conoscenza. In ogni caso la macchina intelligente in procinto di avere un notevole potere sulla nostra vita. Le sue capacit di ragionamento e le sue straordinarie prestazioni avranno un ruolo crescente in tutto ci che ci riguarda. Molti processi sono troppo veloci per poter essere controllati direttamente dall'uomo ecco che allora la macchina entra in campo e si propone come strumento che pian piano diventa indispensabile. Anche se nei sistemi pi avanzati, basati sulla conoscenza, altro non c' che il ragionamento e l'esperienza dell'uomo, tradotti in programmi da persone competenti per realizzare macchine sempre pi capaci ed affidabili, il risultato complessivo supera le possibilit di controllo dell'uomo: in sostanza compare un elemento assolutamente nuovo e imprevedibile. Ogni astrazione, verbale o matematica, che cercasse di descrivere il mondo o singole parti di esso, un modello. I modelli vengono usati per trovare relazioni tra eventi, trasmettere conoscenza ad altre persone, prevedere accadimenti futuri. I modelli sono frutto di una doppia riflessione: quella del mondo nel cervello e quella delle immagini cerebrali nei mezzi di comunicazione: parole, immagini, formule. Un modello corretto se esso funziona in una certa misura e se possiede capacit predittive su eventi futuri. Ogni modello vincolato alla propria rappresentazione degli eventi. La teoria computazionale il modello su cui funziona il computer.

Capitolo 21
Un aspetto che caratterizza tutti i problemi risiede nel rispettivo grado di complessit. Grazie al lavoro fatto dai matematici sulla teoria della complessit, specialmente quella algoritmica, abbiamo ora una chiara visione dei livelli di complessit e ne possiamo stimare la calcolabilit. Le indagini svolte sulla complessit indicano che essa qualcosa di sottile, simile e collegata al concetto di infinito. Non solo i modelli mentali ma anche quelli matematici non hanno confini finiti e definiti.

Da queste considerazioni si deduce che la conoscenza accessibile ad un computer e rimarr, per quanto possiamo vedere nel futuro, una specie di sistema formale limitato nella propria rappresentazione e vincolato dai problemi di crescente complessit. L'introduzione negli algoritmi di calcolo di parametri che tengono conto dell'incertezza si scontra con un problema a monte del calcolo delle probabilit: la definizione di probabilit. La stima del valore della probabilit degli eventi l'anello debole di tutti i pi sofisticati sistemi di trattamento dell'incertezza sia essa intrinseca o semplicemente esplorativa. Il valore della probabilit degli eventi dovrebbe essere ricavato nel processo stesso di interazione del sistema con gli eventi medesimi. Un calcolo statistico sembra il pi promettente dal punto di vista teorico, ma si scontra con difficolt pratiche messe in evidenza dalle recenti applicazioni. I sistemi esperti che utilizzano parametri di incertezza chiedono all'operatore (esperto) di fornire le valutazioni sulle probabilit. Ricavare dall'esperienza le probabilit ancora un obiettivo da raggiungere, e verosimilmente si arriver alla conclusione che le stime di probabilit saranno efficaci nella misura in cui saranno "intuitive" ovvero soggettive. Ogni mondo, ogni differenza di significato, ogni situazione richiedono definizioni separate di concetti, gruppi separati di dati ed un ampio numero di legami per realizzare le associazioni. Tutto ci porta rapidamente alla esplosione combinatoria. O cerchiamo di mettere nella memoria di un computer tutti i differenti casi prevedibili con tutte le loro possibili conclusioni, oppure cerchiamo di trovare poche regole generali con cui si possano determinare tutte le varie possibilit mediante dei calcoli a partire da alcuni dati esistenti. Il progettista di una base di conoscenza chiamato a trovare il giusto compromesso tra queste due opposte alternative. La rappresentazione possibile in un computer strettamente legata alle caratteristiche tecnologiche con cui realizzato. Sono possibili molte traduzioni all'interno della sua rappresentazione ma infine il dato deve essere memorizzato sequenzialmente su un supporto magnetico. Il modello base che fa da supporto a livelli pi sofisticati costituito dai numeri. Il numero il mattone primario utilizzato in tutte le strutture concettuali realizzate nel computer. Caratterizzare ogni evento in questo modo porta ad inevitabili troncature e registrazioni parziali delle informazioni, solo ci che essenziale diviene oggetto di codifica e relativa memorizzazione. La ridondanza tipica presente nella percezione umana completamente assente nei dati dei computer. Consideriamo un modello matematico astratto composto da insiemi. Ogni elemento dell'insieme viene numerato o in altri termini gli si d un nome. Otteniamo perci un insieme di nomi. Definiamo inoltre delle associazioni, ovvero connessioni, tra i nomi. Un simile modello concettualmente semplice e molto vicino alla struttura fisica di memorizzazione delle informazioni in un computer. Le pi semplici operazioni che possiamo definire sono: 1) L'unione di insiemi 2) L'intersezione tra insiemi Una relazione d'ordine pu essere definita su ciascun insieme. Ogni insieme rappresenta una unit logica, o se vogliamo un elemento astratto, corrispondente al concetto di frame o script. Ogni raggruppamento arbitrario di nomi un insieme possibile. Sulla base delle operazioni di unione ed intersezione possiamo indurre una metrica sulla potenza dell'insieme complessivo di nomi. Possiamo cio introdurre una nozione di distanza, o simiglianza, tra qualsiasi sottoinsieme selezionato.

Il meccanismo fondamentale utilizzato si basa sulle coincidenze, ovvero sul fatto che uno stesso nome compare in diversi insiemi. Quando due insiemi hanno nomi in comune, la loro intersezione non vuota, allora possiamo definire una relazione di simiglianza; tale relazione non statica ma dinamica e dipende dagli insiemi scelti. Insiemi simili sono associati fra loro tramite la relazione sopra descritta. possibile navigare tra gli insiemi, cio partendo da un insieme iniziale raggiungere altri insiemi utilizzando le associazioni definite. Il modello concettualmente analogo a quello connessionista, ma rimane di tipo simbolico. I pesi delle associazioni sono determinate dalla metrica indotta. Le attivazioni vengono propagate attraverso il reticolo di associazioni. Ogni nome interviene sia come elemento costituente sia come tramite per il propagarsi delle attivazioni. Nel modello possiamo quindi trovare gli elementi base per le funzioni associative intuite negli studi di psicologia cognitiva. Simulando al calcolatore i processi psicologici si pu verificare l'idea secondo la quale un meccanismo per il trattamento dell'informazione potrebbe operare su oggetti diversi dai numeri, o dai nomi, se si trovassero oggetti le cui relazioni reciproche fondamentali fossero esprimibili per mezzo di quelle della scienza astratta delle operazioni, oggetti che dovrebbero essere inoltre adattabili all'azione della notazione operativa e del meccanismo della macchina. In sostanza questo un problema di rappresentazione. La possibilit che "qualsiasi" oggetto possa essere rappresentato in una notazione matematica non da scartare a priori. Ne consegue che occorre una certa prudenza nello scartare a priori la possibilit che i calcolatori possano emulare la mente umana, almeno da un punto di vista fenomenico. Lo scopo dell'intelligenza artificiale di mettere i calcolatori in grado di fare lo stesso tipo di cose che riesce a fare la mente dell'uomo, non di essere una "mente". L'intelligenza artificiale strettamente connessa con le teorie psicologiche che presuppongono una similitudine fra la mente e la macchina. In particolare l'obiettivo non comprendere il cervello nella sua essenza, ma riprodurre quello che capace di fare.

Capitolo 22
Come potremmo definire il concetto di "significato" senza appellarci ad una "coscienza" che ne colga il senso. Il significato pu essere, in astratto, considerato come una relazione "pertinente" tra diverse rappresentazioni. In ogni rappresentazione gli eventi, gli oggetti sussistono in quanto supportati da segni mnemonici. Un determinato insieme di tali segni in una rappresentazione pu essere in relazione con un insieme in un'altra rappresentazione. Ci che denotato in un ambito corrisponde a ci che denotato in un ambito diverso. Se la relazione pertinente allora si ottiene una corrispondenza di significato. Per esempio, in un colloquio, se la risposta ad una domanda pertinente allora si pu ipotizzare che sia stata compresa. Possono esistere vari strati di interpretazione ciascuno con rimandi ad elementi pi astratti che ne costituiscono il significato. In sostanza il significato di un dato costituito dall'insieme delle connessioni ad esso afferenti. Le connessioni coerenti fra mondi descrittivi diversi sono la chiave delle nostre pi utili metafore, permettendoci di comprendere, ovvero dare un senso, anche ci che esula dalla nostra esperienza diretta.

Se qualcosa ci sembra totalmente nuovo in uno dei mondi descrittivi, possibile che, se tradotto nel linguaggio di un altro mondo, cominci a somigliare a qualcosa che gi conosciamo, ovvero a cui siamo in grado di attribuire un significato. Un programma pienamente caratterizzato dalle sue propriet formali o sintattiche. Se conosciamo solo il programma realizzato per un calcolatore, la nostra conoscenza non pu che essere limitata agli aspetti formali o sintattici. La conoscenza del programma permette di spiegare perch il calcolatore produca certi segni, suoni o figure, in corrispondenza con certi dati in ingresso, a loro volta descritti in termini altrettanto astratti. Ma questa conoscenza non sfiora nemmeno la questione del significato, del riferimento al mondo esterno, delle condizioni di verit: questi sono concetti di natura semantica e non sintattica. Esiste una differenza fondamentale fra la semantica, che pone le parole in relazione con il mondo, e la sintassi, che invece non fa nulla di tutto ci. Dalla mera analisi di un programma di un calcolatore si pu comprendere soltanto come e perch il calcolatore elabora e memorizza le "informazioni", ma non si pu sapere nulla relativamente a che cosa l'informazione o perfino se si tratta d'informazione. Se conoscessimo soltanto il programma, non potremmo nemmeno dire che il calcolatore dispone di qualche informazione, n che questo o quel particolare evento o aspetto della macchina rappresenta qualcosa di esterno ad essa. solo la corrispondenza tra gli stati interni ed esterni che contiene il significato delle informazioni. La relazione dell'interno con l'esterno, della mente con il mondo, senza dubbio una delle caratteristiche principali del nostro modo di descrivere e di identificare gli stati mentali. Tuttavia, la dipendenza logica dei contenuti del pensiero dalle connessioni causali con gli oggetti del pensiero non sempre cos diretta e puntuale, n generalmente tale da garantire la veridicit. Esiste una certa correlazione fra il carattere cos profondamente causale dei concetti utilizzati nella descrizione e nella spiegazione dei fenomeni mentali, e la distinzione fra sintassi e semantica. Quando, in forza della natura causale della memoria, specifichiamo i contenuti di un ricordo riferendoci a cause normalmente esterne alla persona, non solo stiamo spiegando causalmente una credenza, ma ne stiamo dando anche un'interpretazione semantica. Non vi altro modo di descrivere e spiegare le nostre credenze, che pure sono private e soggettive, se non riportandole a eventi e oggetti esterni. Le credenze, che a loro volta sono disposizioni causali, sono identificabili solo per mezzo delle relazioni che hanno l'una con l'altra e con gli eventi e gli oggetti del mondo esterno.

Capitolo 23
Consideriamo ora il sistema informativo completo pi semplice formatosi in natura: la cellula vivente. La cellula vivente presenta le principali caratteristiche di un sistema informativo e il suo scopo principale quello di sopravvirere e riprodursi. Per far ci la cellula elabora continuamente le informazioni necessarie in termini di elaborazione e costruzione dei propri elementi costitutivi. La cellula vivente possiede una memoria costituita dal patrimonio genetico contenuto nel DNA. Essa utilizza il movimento casuale delle molecole e il principio di sincronicit come proprio motore d'azione. Quando si verifica un evento "propizio" essa ne approfitta riconoscendolo e utilizzandolo nelle complesse attivit che la tengono in vita. Pur essendo l'unit pi semplice in natura essa tuttavia presenta un notevole livello di complessit. Le cellule viventi presentano una serie di propriet che non si trovano mai tutte insieme nel mondo inanimato: si muovono, scambiano sostanze con l'ambiente esterno, possono essere stimolate a

reagire in modo complesso ad influssi esterni, sintetizzano molecole di grandi dimensioni, e soprattutto crescono e si riproducono. Le cellule viventi sono strutture integrate le cui parti sono tutte necessarie perch l'insieme funzioni armonicamente. Le enormi molecole chimiche costruite con precisione dalle cellule non hanno nessuna possibilit di apparire spontaneamente e, abbandonate a se stesse nell'ambiente, si degradano con grande rapidit. Le cellule sono contenute in una membrana che al tempo stesso una barriera ed un luogo di transito. Le cellule pi semplici sono costituite da spazi delimitati, contenenti sia l'attrezzatura necessaria per produrre le molecole che formano le strutture e svolgono varie funzioni, sia l'informazione caratteristica per tale produzione e i meccanismi che forniscono l'energia necessaria per queste attivit. Le cellule sono sede di migliaia di reazioni chimiche, il cui complesso detto metabolismo. il prodotto di una reazione costituisce spesso la materia prima per una reazione successiva: modificazioni notevoli possono cos prodursi attraverso una serie di passaggi molto semplici. Una cellula pu produrre decine di migliaia di proteine differenti, formate essenzialmente dall'unione di numerose molecole di piccole dimensioni, dette amminoacidi, di cui esistono venti tipi diversi. Le proteine devono essere composte collegando gli amminoacidi nel giusto ordine, perch la sostituzione anche di un solo amminoacido con un altro pu alterare completamente le loro propriet. Il DNA il portatore dell'informazione. Le informazioni sono codificate nella catena dell'acido desossiribonucleico o DNA presente in tutte le cellule. I nucleotidi del DNA differiscono fra loro solo per la base azotata, che pu assumere quattro forme: timina (T), citosina (C), adenina (A) e guanina (G). Sulla base delle possibili sequenze di queste quattro forme viene codificata l'informazione genetica. La trasmissione di questa informazione viene affidata all' RNA. La propriet pi notevole degli esseri viventi la capacit di riprodurre esseri simili a loro; a livello cellulare questa propriet si manifesta nella duplicazione di tutti i componenti e nella loro successiva ripartizione al momento della scissione in due cellule figlie. La duplicazione del DNA richiederebbe un tempo enorme se dovesse svolgersi in un processo continuo da un estremo all'altro della sua molecola filamentosa, che in ciascun nucleo raggiunge a volte una lunghezza di parecchi metri; questa lunghezza renderebbe impossibile la separazione delle enormi molecole figlie, aggrovigliate fra loro, al momento di trasferirsi in due spazi diversi. Il DNA diviso in un certo numero di segmenti, in ciascuno dei quali la duplicazione avviene simultaneamente in pi punti; questi segmenti si trasformano, prima della ripartizione, in strutture corte e compatte, i cromosomi, di cui ciascuna cellula figlia ricever l'esatto contingente grazie a un meccanismo complesso e preciso: la mitosi. Questi processi avvengono utilizzando il moto molecolare e sfruttando le coincidenze che si verificano allorquando si verifica un allineamento spaziale tra molecole complementari: un tipico esempio di sincronicit. Ogni essere vivente formato da un gran numero di cellule (anche milioni di miliardi) spesso molto diverse fra loro, anche se nate da un unico zigote per divisioni mitotiche successive. I particolari strutturali di queste cellule e le molecole che esse producono sono in parte dissimili; le cellule agiscono in modo complementare, prestandosi reciproci servigi che contribuiscono alla conservazione dell'intero organismo. La vita si manifesta cos a due livelli: quello delle singole cellule e quello dell'organismo nel suo insieme. L'informazione permane in tutti i nuclei, presente nel DNA che si conserva. Tuttavia molti enzimi e molte altre proteine vengono costruiti solo in certi momenti del ciclo vitale.

Vi sono due problemi: 1) come hanno origine queste differenze? 2) in che modo viene modificato il funzionamento dei nuclei perch esse si manifestino? Inoltre, come mai nel corso dello sviluppo le sostanze direttrici compaiono proprio nel momento pi opportuno? Non si conoscono meccanismi plausibili del fatto che alcuni geni siano attivati solo in certi momenti. La principale sfida che la biologia cellulare dovr affrontare nel prossimo futuro riguarda appunto la differenziazione cellulare: chi il direttore d'orchestra che presiede alla trascrizione di questa o quella sequenza di DNA nei diversi momenti della vita di un individuo o nei diversi tessuti? In che modo quest'ordinamento dell'attivazione dei geni viene mantenuto? La cellula vivente in grado di selezionare le sostanze che servono alla propria attivit utilizzando le informazioni contenute nella propria memoria: il DNA. Essa sfrutta il moto termico interno che consente la produzione di una variet di configurazioni e riconosce quelle che le consentono di sintetizzare le molecole necessarie. L'efficienza e la precisione dei meccanismi interni produce una sequenza di eventi sorprendentemente complessa. La cellula vivente utilizza efficacemente il principio di sincronicit: coincidenze di eventi causali che assumono un significato importante ai fini del mantenimento delle proprie attivit vitali. Queste coincidenze vengono riconosciute sulla base di una memoria che consente la sintetizzazione di molecole complesse attraverso il fissaggio di legami chimici possibili tra molecole adiacenti.

Capitolo 24
Ritornando ai modelli astratti relativi ai sistemi informativi si pu asserire che il "riconoscimento di configurazioni" pu essere realizzato con vari mezzi, struttura cellulare, scariche sinaptiche, impulsi elettromagnetici ed altro ancora. Il mezzo fisico di realizzazione sarebbe pertanto irrilevante. Nelle scienze del cervello e del comportamento vi sono molti diversi livelli di analisi e di descrizione, semplicemente non abbiamo alcuna idea di quale sia il livello a cui la natura del materiale fisico di realizzazione risulta indifferente rispetto alle funzionalit che desideriamo osservare. La metafora del calcolatore ha diretto l'attenzione verso modelli in cui tutto ottenuto per mezzo di elaborate combinazioni di operazioni estremamente primitive come per esempio: "controlla se c' una corrispondenza"... forse a questo livello che la metafora del calcolatore pu risultare fallace. Dobbiamo prendere in considerazione la possibilit che le operazioni primitive siano pi complesse e il loro ruolo esplicativo maggiore. Vi una possibilit reale che le spiegazioni psicologiche affondino le radici nella struttura fisica e che siano utilizzabili molto prima che la metafora del calcolatore ci insegni qualcosa. Oggi i programmi per calcolatore riescono a identificare triangoli, cubi, quadrati, e forse un giorno riusciranno a identificare anche quegli alberi e quei pesci che i piccioni riescono ad identificare senza problemi. Questi programmi identificano gli oggetti nel senso che possono dire, o stampare, ci che essi sono. Un problema importante nella scienza dei calcolatori consiste nell'emulare la capacit di riconoscere le configurazioni rilevanti. molto difficile riconoscere le conoscenze specifiche di dominio che sono rilevanti nel ragionamento informale ed esprimerle computazionalmente in modo da renderle disponibili alla macchina.

Non stato ancora risolto il problema di usare in modo efficiente e corretto le grandi basi di conoscenza. Come pu riuscire un programma a rendersi conto della necessit di un particolare dato e quali algoritmi sono disponibili per poterlo recuperare velocemente? Quale dovrebbe essere l'organizzazione interna di una base di conoscenza affinch i dati necessari siano facilmente accessibili nel corso del ragionamento informale del senso comune? Il modello del calcolatore implicitamente limita la nostra attenzione alle rappresentazioni semantiche, enunciative o simboliche, connesse attraverso vari tipi di logica formale. Abbiamo imparato molto da tentativi non riusciti di simulazione del comportamento umano. Chi avrebbe mai immaginato che il riconoscimento di configurazioni o la coordinazione occhiomano fossero cos complicati? possibile utilizzare i calcolatori come indizi del funzionamento della mente-cervello, e anche usare ci che sappiamo sull'architettura del cervello per costruire macchine che isolino e simulino la "microstruttura cognitiva" che il cervello si suppone abbia. Logici e filosofi della matematica non danno un grande aiuto a psicologi e ricercatori di Intelligenza Artificiale, quasi che le loro conoscenze non avessero che uno scarso interesse. Questa incapacit culturale finisce per soffocare le riflessioni dei matematici e consegnare ad altre discipline, ad altri settori, delle ricerche che dovrebbero invece radicarsi nella matematica. Sono state scritte migliaia di pagine sull'attivit simbolica con scarso riferimento al luogo principe di questa attivit, la matematica, e scavando invece in altre discipline come la linguistica. Sembra che nessuno abbia riflettuto sul significato del fatto che nella parte della matematica dove si studia, e non si usa soltanto, la manipolazione simbolica, la logica matematica, i simboli sono oggetti matematici, con tutto quello che ci comporta sulla loro astrattezza e molteplicit di rappresentazione. Per questa ragione, un modello matematico formale in cui si definiscano propriet e simboli utilizzabili in un processo cognitivo riveste un'importanza fondamentale. I matematici non si riconoscono certo nella pura attivit computazionale tipica dei calcolatori elettronici. La caratteristica fondamentale quella dell'astrazione concettuale. Le nozioni astratte, come oggetto tipico della matematica, nella loro definizione insiemistica, giocano il ruolo di immagine-ponte tra la realt concreta delle formule, di cui rappresentano il mondo dei significati, e quelle delle leggi della fisica. possibile rilevare che nel processo di astrazione fondamentale la possibilit di adattare e reinterpretare certe propriet operazionali da un livello a quello superiore, poich le astrazioni senza corrispondenti operazioni sono prive di senso dal punto di vista strettamente matematico. Non detto che gli stessi sviluppi debbano essere perseguiti sia nella matematica pura che nell'informatica, ma almeno un travaso di informazioni e stimoli certamente auspicabile. La matematica si avvale della logica. L'epistemologia, ovvero la teoria della conoscenza, dovrebbe fondarsi su modelli matematici e logici. Per rispondere alla domanda: come arriviamo alle nostre credenze? la formalizzazione matematica e logica non sufficiente, dobbiamo perci rivolgerci alla psicologia. Le ricerche in psicologia potrebbero dimostrare che la persona arriva alle proprie credenze attraverso un qualche genere di meccanismo inconscio che misura la coerenza delle nuove credenze con il corpo delle credenze gi esistenti e che accetta solo quelle coerenti e rifiuta le incoerenti. L'epistemologia diventerebbe perci un capitolo della psicologia e quindi delle scienze naturali, non della matematica. Notevole influenza su questo atteggiamento deriva dal fallimento del programma fondazionalista che cerc di dimostrare che vi era una classe di credenze (quella basata sulle nostre esperienze

sensoriali) su cui impossibile commettere errori. Inoltre queste credenze erano ritenute sufficienti per giustificare il resto delle credenze. Il programma di Carnap mirava alla traduzione, alla ricostruzione razionale di ogni asserzione intorno al mondo nei termini dei dati sensoriali, della logica e della teoria degli insiemi. Una intuizione dovuta a questo programma porta all'idea che il ragionamento normale sia conforme ai dettami della logica. La presenza di radicati pregiudizi di tipo logicista nello studio delle performance inferenziali dell'uomo bene illustrato da alcune tradizionali teorie sul pensiero schizofrenico. Nello schizofrenico si pu evidenziare una chiara deviazione dai canoni classici del ragionamento logico.

Capitolo 25
Nello schizofrenico si individuano alcune leggi fondamentali: 1) Principio di generalizzazione: una cosa singola viene trattata come se fosse un elemento di una classe; questa classe viene considerata a sua volta come sottoclasse rispetto ad una classe pi generale e cos di seguito fino a costituire una catena di generalizzazioni. La differenza con il comportamento normale che spesso le classi di ordine superiore vengono scelte per caratteristiche in comune di tipo accessorio e non fondamentale. 2) Principio di simmetria: lo schizofrenico tratta l'inversa di una relazione come se fosse identica alla relazione stessa. Ne derivano importanti corollari come: la scomparsa del tempo e la parte che diviene uguale all'intero. possibile dimostrare in alcune osservazioni sperimentali che anche soggetti normali evidenziano a volte forme di ragionamento di questo tipo: il ragionamento naturale non segue strettamente i principi dettati dalla logica classica. Anche se potessimo accettare la proposta della logica classica come modello della logica mentale e delle caratteristiche inferenziali del ragionare umano non si eviterebbe un altro grave problema. Ogni insieme di premesse implica un numero enorme di differenti conclusioni valide. Devono allora sussistere dei principi euristici che fanno in modo di evitare questa ridondanza delle conclusioni, che fanno in modo di filtrare il banale e l'inutile. Principi euristici che risiedono fuori della logica e che sono incorporati nelle caratteristiche inferenziali della psicologia del ragionare umano. Tali principi euristici debbono essere tali che, pur filtrando e selezionando la conclusione, riescano a mantenere il contenuto di informazione semantica delle premesse. Vari risultati empirici della scienza cognitiva dimostrano come non esista alcuna logica mentale in accordo con i canoni della logica classica, ma che la capacit cognitiva deduttiva umana abbia caratteristiche peculiari difficilmente conformi a modelli a priori. Il linguaggio ordinario generalmente si riferisce non a condizioni di verit ma a situazioni, a fatti del mondo su cui l'abilit inferenziale sembra esprimersi in base alla familiarit e organizzazione in schemi e modelli dei fatti da elaborare, piuttosto che in base a regole logiche e formali stabilite a priori. Un conto la giustificazione della validit di una teoria logica, un'altra la possibilit della sua applicazione alla realt cognitiva. Anche se si pu dimostrare la validit del calcolo delle proposizioni con ci non si dimostra la possibilit del suo utilizzo come teoria delle inferenze nel ragionare di tutti i giorni. I pionieri dell'intelligenza artificiale pensavano che i problemi di pi immediata soluzione nella simulazione dell'intelligenza umana mediante programmi per calcolatore sarebbero stati la riproduzione della vista, dell'udito e del movimento. Essi immaginavano d'altra parte che sarebbe stato molto difficile esprimere nella logica di un programma per calcolatore quelle conquiste

dell'intelletto umano che pi sono considerate indice di intelligenza, quali il ragionamento, la matematica e i giochi di strategia come gli scacchi. Per una di quelle ironie che spesso hanno segnato il cammino della scienza, avvenuto l'esatto contrario. stato relativamente facile scrivere programmi capaci di fare calcoli complessi, giocare a scacchi piuttosto bene, dimostrare difficili teoremi e persino diagnosticare oscure malattie. Si invece rivelato incredibilmente difficile controllare gli arti e le dita di un robot con la stessa efficienza dimostrata dagli esseri umani e interpretare i segnali di un occhio artificiale. A dispetto degli sforzi enormi, e nonostante alcuni significativi progressi, la visione artificiale ha ancora una lunga strada di fronte a s prima di raggiungere prestazioni paragonabili a quelle umane. Ancora una volta, la nostra esperienza conscia ci inganna, nascondendoci l'incredibile complessit del compito. La nostra percezione del mondo sembra virtualmente istantanea, del tutto affidabile e quasi mai ambigua; inoltre, non sembra richiedere nessuno sforzo della volont o dell'intelletto. Ma nonostante i notevoli sforzi compiuti siamo ancora lontani dal comprendere il funzionamento della visione. A quanto si potuto appurare, il sistema visivo di tutte le specie animali presenta una caratteristica ricorrente: le fibre nervose che dall'occhio giungono al cervello tendono a formare delle "mappe", cio delle rappresentazioni topografiche ordinate di una scena visiva. Vi sono delle teorie che attribuiscono un significato alla distribuzione spaziale dell'attivit nervosa corrispondente alle zone in cui si trovano le mappe. Come se queste potessero essere interpretate da un ipotetico osservatore. Ma gi Cartesio aveva individuato la contraddizione di cui soffre una simile teoria: se vi fossero degli occhi interiori che osservano l'attivit nervosa del cervello, come sarebbe possibile interpretare le immagini prodotte da tali occhi? Sembra che il primo passo nell'analisi percettiva di una scena visiva sia la scomposizione dell'immagine retinica in un flusso di informazioni relative all'orientamento dei bordi e dei profili, informazioni rappresentate mediante le propriet selettive delle cellule nervose individuali. Si ipotizza che le loro caratteristiche non siano affatto casuali, ma che prendano parte attiva nel processo di scomposizione dell'immagine e che le relazioni spaziali tra le cellule non siano affatto trascurabili. Studi recenti suggeriscono che l'immagine retinica subisca da parte del sistema nervoso una trasformazione matematica nota come trasformazione di Fourier. Secondo il teorema di Fourier, si pu rappresentare qualsiasi configurazione regolare mediante una serie di forme d'onda di diversa ampiezza e frequenza. possibile caratterizzare le forme non classiche di percezione visiva, organizzate in potenziali di energia come implicate o avviluppate, assumendo l'esempio dell'ologramma come paradigma di questo tipo di ordine. L'ologramma viene generato dalla memorizzazione su una pellicola dei modelli di interferenza delle forme d'onda prodotte dalla riflessione o dalla rifrazione della luce su un dato oggetto. possibile in seguito ricostruire l'immagine originale dell'oggetto a partire dalle registrazioni sulla pellicola. L'immagine ottica decomposta nelle sue componenti di Fourier: forme d'onda regolari di diversa ampiezza e frequenza. Le cellule del sistema visivo rispondono all'una o all'altra di queste componenti e costituiscono cos, nel loro insieme, un filtro in grado di elaborare un'immagine ottica; tale filtro simile a quello che permette, in un ologramma, di ricostruire l'immagine a partire dalla trasformazione inversa. Tuttavia, vi sono alcune importanti differenze fra gli ordinari ologrammi fotografici e il sistema nervoso visivo. Gli ologrammi sono composti mediante una trasformazione di Fourier globale che distribuisce le informazioni contenute in un'immagine spazio-temporale sul suo intero dominio. Nel sistema nervoso visivo la distribuzione anatomicamente limitata alle informazioni incanalate verso una particolare cellula corticale.

Capitolo 26
Che l'immagine visiva venga trattata come un ologramma da parte del sistema nervoso centrale suggerisce che anche il funzionamento della memoria segua lo stesso paradigma. Alcuni ricercatori sostengono che esistono dei neuroni specifici preposti al riconoscimento di caratteristiche presenti nella visione. Per esempio una configurazione a scacchiera. Se questo vero allora una caratteristica olistica potrebbe essere memorizzata in determinate configurazioni di neuroni, preposti appunto al loro riconoscimento. Il problema della corrispondenza tra uno spazio mnesico e gli oggetti reali potrebbe essere risolto utilizzando una rappresentazione sufficientemente astratta e sottoponendola a opportune trasformazioni matematiche del tipo della trasformazione di Fourier. In questo modo potrebbero realizzarsi delle corrispondenze tra i concetti astratti e l'attivit di singoli neuroni. Le configurazioni dei potenziali d'azione complessivi nel cervello potrebbero essere fatti corrispondere ad un modello simbolico riproducibile su calcolatore. Una volta definito un modello del tipo: insieme di nomi dovrebbe essere possibile associare ciascun nome a un concetto definito nello spazio mnesico. Sulla base di queste corrispondenze le associazioni mnemoniche potrebbero essere emulate da relazioni matematiche nel modello astratto. A un livello pi elementare della percezione, relazioni spazio-temporali potrebbero essere rappresentate da vicinanze topologiche riscontrabili nella rappresentazione matematica del modello di memoria. Il problema relativo al fatto che una determinata rappresentazione conservi il senso delle cose rappresentate si riallaccia a un problema fondamentale della filosofia: il problema dell'essere. Il problema dell'esistenza acquista un particolare ruolo nel quadro del problema dell'essere perch muta il modo di intendere il rapporto fra un'antropologia esistenziale e una psicologia descrittiva. Il problema della nuova filosofia non l'uomo o l'essere ma l'esistenza come rapporto possibile fra l'uomo e l'essere. Un elemento imprescindibile della ragione la scienza. La chiarezza di un genuino atteggiamento scientifico diviene attendibile solo grazie alla riflessione metodologica. Questa conduce alla distinzione dei vari modi di conoscenza scientifica dai metodi filosofici del pensiero. un campo di studio e di riflessione ampio ed essenziale. A volte un pensiero basilare, una cosa semplice, una volta afferrato pu comportare un mutamento di senso in tutto il nostro sapere. Ogni sapere nel mondo si riferisce ad oggetti particolari e viene conquistato, con determinati metodi, da punti di vista determinati. perci errato assolutizzare in un sapere totale un qualsiasi sapere. un facile inganno quello di scambiare l'essere assoluto con l'essere oggettivato via via conosciuto, le cose con le cose in s, l'oggetto con l'essere stesso. Non possiamo dimenticare che ogni conoscenza viene elaborata in molti modi dai nostri strumenti conoscitivi. Ogni informazione sul mondo soggetta ad una traduzione e codificazione negli strumenti percettivi che abbiamo a disposizione. Cerchiamo con tutti i nostri sforzi l'essere stesso, ma nella conoscenza scientifica lo troviamo solo negli oggetti, i quali con la loro tendenza ad essere assolutizzanti subito lo celano.

La coscienza metodologica ci pu preservare da una stortura che sempre tende automaticamente a opprimerci e a piegarci. La nostra conoscenza scientifica giunge soltanto fin dove la realt pu essere imbrigliata nelle nostre categorie e con i nostri metodi. Questi presupposti del procedimento delle scienze empiriche non permettono un sapere concernente la totalit dell'esperienza. Difatti, dati questi presupposti possibile procedere con la conoscenza all'infinito, ma non possibile anticipare un'immagine dell'infinito facendone un oggetto che si presuma gi conosciuto in toto, nei tratti fondamentali. L'origine della scienza non la volont di potenza sulle cose, la mera capacit di controllo come vorrebbero i criteri economici, ma piuttosto la volont di verit. Che deve succedere a ci che percepito nella contemplazione quando la ragione strappa la conferma della verit? solo muovendosi dalla ragione che si pu fondare il senso della scienza e l'esigenza stessa che fa' s che debba esservi scienza. Ma la scienza non pu polverizzare ci che la contemplazione mistica pu raggiungere in slanci di elevazione spirituale. La convinzione assolutizzante del mistico, pur non potendo essere scienza, ha un valore intrinseco soggettivamente insuperabile. Occorre che la ragione si liberi dagli impacci del dogmatismo, dell'arbitrio, della tracotanza, dell'ebbrezza esaltante per non essere snaturata dalla propria essenza originaria; per non essere fraintesa con ci che non . Tutto ci porta ad uno spirito di tolleranza e ad una ricerca della giusta misura. La struttura cerebrale incorpora informazioni di due tipi: 1) conoscenze innate formatesi durante l'evoluzione 2) conoscenze acquisite nel corso della vita. Queste fonti di informazione costituiscono la complessa soluzione spazio-temporale del problema di far fronte agli eventi dell'ambiente. Principalmente per preservare la vita stessa. Dal punto di vista dell'intelligenza artificiale, su questa base, possibile formulare tre domande: 1) possibile correlare le strutture cerebrali a meccanismi specifici o a schemi astratti di computazione? 2) Vi sono aspetti dell'anatomia del sistema nervoso cui corrispondono le idee innate? 3) Esistono tracce anatomiche delle conoscenze o delle idee acquisite? Studi di neuroanatomia mostrano che non esiste un parallelismo immediato tra la disposizione spaziale dei neuroni e strutture logiche del tipo analogo ad espressioni del calcolo proposizionale. In particolare esiste una preponderanza di sinapsi eccitatorie rispetto a quelle inibitorie, in contraddizione con la simmetria presupposta da sistemi di logica classica. L'alto grado di divergenza che caratterizza la neurofisiologia dei neuroni in stridente disaccordo con l'organizzazione riscontrabile nei calcolatori elettronici e rende di difficile applicazione il modello logico relativamente alle reti nervose. Una irriducibile casualit contraddice l'idea di uno schema preciso come quello dei circuiti elettronici. Si pensa che le connessioni dei neuroni siano soggetti ad una legge statistica, il patrimonio genetico non sarebbe sufficiente per determinare in maniera univoca tutte le connessioni. Esistono per strutture tipiche che rivelano una origine genetica. Trovare la traccia di una informazione acquisita quasi impossibile poich le informazioni sono probabilmente distribuite su ampie zone corticali. La presenza di configurazioni innate potrebbe essere la base tramite la quale le esperienze successive si organizzano.

Supponendo un tipo di memoria olografica, basata su trasformazioni di convoluzione degli stimoli, le attivazioni neuronali potrebbero essere interpretate in un sistema formale logico, non una corrispondenza diretta ma mediata da trasformazioni matematiche. La caratteristica osservata di essere principalmente di tipo eccitatorio induce a pensare ad una logica in cui le conferme siano pi significative rispetto alle confutazioni. Questo tipo di logica pu essere definita in un ambito in cui la sussistenza di una funzione di verit sia maggiormente significativa rispetto alla corrispondente negazione: la presenza di uno stimolo sarebbe pi importante rispetto al non-stimolo in quanto evento che si realizza fattualmente nell'apparato percettivo. La negazione di un fatto dovrebbe quindi essere esplicito. In sostanza ogni evento una coincidenza significativa a dispetto del non-evento che logicamente possibile ma ancora insussistente. La mente a differenza del sistema percettivo, elabora la negazione contestualmente al verificarsi dell'evento: il nostro sistema concettuale intrinsecamente dualistico, ogni fatto genera nella mente implicitamente il suo opposto. Non riusciamo a pensare al bianco senza introdurre il concetto di nero, il che per diverso dal non-bianco. Da ci consegue la struttura tipicamente basata sul concetto di vero-falso tipica della logica classica. Il sistema sensoriale si comporta, per, in maniera differente: esso registra dei fatti che sussistono nell'atto percettivo. Se ne evince, che debba esistere un ulteriore livello di astrazione, uno strato intermedio, che collega la percezione con la concettualizzazione astratta.

Capitolo 27
Esistono due posizioni principali che si contendono il favore degli studiosi di scienze neurologiche. Secondo alcuni, gli oggetti del mondo esterno sono rappresentati centralmente nel cervello mediante l'attivazione di singoli neuroni. Altri sostengono che tale ruolo pu essere sostenuto soltanto da insiemi di neuroni. Alla base della prima posizione vi l'idea che vi deve pur essere qualcosa nel mondo esterno cui il singolo neurone risponde, almeno in quelle parti del cervello pi direttamente legate all'attivit sensoriale. Il singolo neurone sarebbe l'atomo naturale ovvero l'unit fondamentale della rappresentazione del "significato" nel cervello. La forza della seconda posizione sta invece nel fatto che in un cervello finito i gruppi di neuroni sono pi numerosi dei neuroni singoli, purch si ammetta che i gruppi possano sovrapporsi, e che quindi i gruppi o insiemi di neuroni possano nel loro insieme rappresentare pi oggetti dei neuroni presi singolarmente. Dal punto di vista della prima posizione, la rappresentazione di un dato oggetto andrebbe persa quando il neurone corrispondente muore, come capita spesso. L'ipotesi di una memoria olografica porta naturalmente a preferire la seconda posizione. Esiste una certa esperienza accumulata in intelligenza artificiale riguardo all'efficacia dei diversi schemi di rappresentazione. Si ormai appurato che la difficolt di un problema dipende moltissimo dal modo in cui si scelto di rappresentarlo, e tale scelta costituisce spesso il passo decisivo per giungere alla soluzione. La scelta della rappresentazione effettivamente pi utile dipende essenzialmente e quasi interamente dal particolare problema considerato. Non possibile individuare un criterio generale. Si tratta di reperire uno schema generale per la rappresentazione degli oggetti e delle entit del mondo esterno che risultino di volta in volta pertinenti.

Ci che vogliamo reperire un criterio di ottimizzazione per uno schema di rappresentazione generale, perci bisogna individuare un'attivit altrettanto generale di soluzione dei problemi, che sia al tempo stesso indipendente dallo specifico problema cui applicata. Per far ci possiamo appellarci a modelli matematici astratti. In particolare modelli in cui le funzioni di associazione e completamento di configurazioni siano definibili in maniera chiara ed efficace. L'associazione di configurazioni la capacit della memoria di imparare che B associato ad A in modo da ritenere che B pertinente se sottoposta allo stimolo A. Il completamento di configurazioni la capacit di riconoscere la configurazione A anche se di essa ne compare solo una parte. Un modello di elementi di uno spazio mnesico dotato di una metrica, del tipo a cui abbiamo accennato pi volte, sembra essere un valido punto di partenza per emulare queste propriet. Esiste un problema logico da superare: se le connessioni di feedback positivo sono troppo numerose, un piccolo numero di neuroni attivi pu essere sufficiente a provocare delle vere e proprie esplosioni di attivazione. possibile confinare l'attivazione a un insieme di neuroni, evitando che gli insiemi a esso sovrapposti ne siano a loro volta attivati. Il meccanismo neurale alla base di questo comportamento il controllo a soglia, che si avvale del fatto che ogni neurone ha una soglia di attivazione al di sotto della quale resta inattivo. Il concetto di soglia strettamente collegato al concetto di distanza. Non tutte le nostre attivit e capacit razionali possono venire rese intelligibili in termini di deliberazione pienamente cosciente, ma questo non le rende per niente meno razionali; dopo tutto, i procedimenti della scoperta scientifica costituiscono una prova familiare del fatto che il cervello umano opera sottili calcoli e valutazioni a un livello subconscio. La possibilit che i criteri selettivi risultino esprimibili in termini razionali viene esclusa dai positivisti logici in base al cosiddetto "dilemma della spiegazione". Se una teoria ha successo nel fornire una spiegazione della scoperta e dell'invenzione, allora essa riduce il pensiero creativo nella scienza a una procedura algoritmica, o a una conseguenza deduttiva della teoria esplicativa, dissolvendo cos la nozione stessa di creativit. Esiste un altro sistema informativo naturale in grado di riconoscere ed elaborare informazioni, oltre al cervello: il sistema immunitario. La capacit di adattamento del sistema immunitario sono sbalorditive. Esso in grado di riconoscere un notevole numero di batteri diversi e produrre i corrispondenti anticorpi. Il sistema immunitario si comporta come una memoria dinamica pur non essendo presenti neuroni. Il meccanismo di memorizzazione si basa sulla creazione di strutture specifiche relativamente ad ogni evento (attacco) che si verifica nell'organismo. Ci suggerisce che forse non tutte le capacit elaborative del cervello possono essere riprodotte sulla base del meccanismo di trasmissione elettrochimica delle sinapsi, ma che esista anche una componente strutturale cellulare. La vita ci costringe a fare continue scelte ad ogni livello (personale, familiare, sociale) e in ogni campo (morale, economico, politico), in situazioni di conoscenza imperfetta della situazione, del comportamento altrui, e degli effetti delle varie scelte. Nonostante la sua complessit, il processo decisionale pu essere modellato con strumenti matematici, nella maniera tipica della scienza: astraendo cio dalle situazioni reali elementi significativi che si prestino ad un trattamento formalizzato. La branca della matematica che si interessa di tali problemi si chiama teoria dei giochi. possibile considerare la teoria dei giochi come una teoria che effettua drastiche semplificazioni della realt, oppure considerarla alla stregua di un paradigma essenziale infallibile nelle sue applicazioni, nel qual caso si ridurrebbe la complessit del mondo reale alla rigidit del formalismo matematico e scientifico.

Nel primo caso la teoria potr essere utilmente usata come un mezzo approssimativo per l'analisi di una situazione, e la scelta di un relativo comportamento razionale. Nel secondo caso essa diverr invece un fine assoluto, una camicia di forza in cui costringere la realt a discapito della sua fluidit. Questo vale in generale per tutte le costruzioni della scienza. La tendenza a considerare le teorie matematiche come assolute e omnicomprensive, oltre ad esercitare un fascino irresistibile, si dimostra tuttavia gravida di pericoli ed errori aberranti. Una funzione calcolabile da un punto di vista fisico se esiste un meccanismo che fornisce i suoi valori. Naturalmente, l'affermazione che ogni simile funzione sia calcolabile mediante un computer richiede, per non essere circolare, che si intenda "meccanismo" in un senso sufficientemente generale (e non, ad esempio, soltanto come un computer). Per poter tenere conto non solo di ci che la tecnologia ci ha offerto sino ad oggi, ma anche di ci che potr offrire in futuro, ed allo stesso tempo non essere antiscientifici, possiamo considerare come "meccanismo" ogni sistema fisico che si evolva secondo leggi fisiche note. L'idea che un qualunque sistema fisico in evoluzione possa calcolare ben nota: ad esempio, un termometro fornisce dei dati numerici sulla temperatura attraverso le modificazioni di lunghezza di una colonnina di mercurio. Ma allora la dimessa affermazione che ogni funzione calcolabile calcolabile mediante un computer diventa la meno ovvia affermazione che ogni sistema fisico in evoluzione si pu simulare mediante un computer. Un po' meno precisamente, ma in modo ancora pi stimolante, si potrebbe dire che il mondo stesso un gigantesco computer.

Capitolo 28
Una funzione calcolabile da un punto di vista umano se si possono ottenere i suoi valori mediante processi di calcolo cerebrali o mentali. La distinzione opportuna, perch la tradizione filosofica occidentale fa una distinzione tra cervello e mente. Il dibattito moderno sull'esistenza della mente cominci con Ren Descartes. Egli propose una visione del mondo puramente meccanicistica eccezion fatta per l'esistenza dell'anima. A favore di quest'ultima Descartes port come argomenti l'autocoscienza e la sofisticazione del linguaggio umano, che egli consider come caratteristiche impossibili per animali o macchine. Thomas Hobbes propose un'opinione radicalmente opposta. Da un lato, egli consider il ragionamento come una manipolazione meccanica di nomi fungenti da simboli per i pensieri. D'altro lato, egli ritenne la macchina calcolatrice una sufficiente refutazione delle affermazioni limitative della capacit delle macchine. Da un punto di vista moderno, non si pu dire che gli argomenti a favore o contro l'esistenza della mente o la plausibilit del meccanicismo fossero conclusivi. Essi ci appaiono oggi piuttosto rudimentali, considerato i fiumi di inchiostro che sono stati scritti sull'argomento, ma lo sviluppo scientifico e tecnologico ha portato acqua ad entrambi i mulini. Da un lato molta parte della matematica stata effettivamente meccanizzata, in certi casi, come per la "logica dei predicati" in modo dimostrabilmente completo, e la qualit delle macchine calcolatrici cresciuta in modo impressionante. D'altro lato, i teoremi di incompletezza di Gdel indicano sostanziali limiti al processo di meccanizzazione, ad esempio provando che nessun computer pu fornire risposte corrette ad ogni domanda riguardo ai numeri. Considerare cervello e mente come entit separate ci porta dunque a discutere due conseguenze dell'affermazione che ogni funzione umanamente calcolabile calcolabile da un computer.

Per quanto riguarda il cervello, essa si traduce nell'affermazione che le attivit cerebrali di natura logica o deduttiva si possono simulare mediante un computer, anzi il sogno dell'intelligenza artificiale suona: le attivit cerebrali si possono simulare mediante il computer. Per quanto riguarda la mente, l'affermazione che ogni funzione umanamente calcolabile calcolabile mediante un computer si traduce in: le attivit mentali matematiche si possono simulare mediante un computer. Come gi per il caso della calcolabilit fisica, l'evidenza a disposizione non certo favorevole alla versione umana di questa tesi: le differenze fra cervello e computer sono enormi. Il cervello un organo elettrochimico con un gran numero di connessioni, che opera massicciamente con azioni parallele e globali (olistiche), a bassa velocit e basso consumo energetico, capace di generare in continuazione nuovi elementi e nuove connessioni. Il computer invece un sistema elettronico a connessioni fisse, operante quasi solo sequenzialmente e localmente, e ad alta velocit. Recentemente (Gennaio 1997) un quotidiano se ne uscito con un articolo titolato: "Computer con l'anima". Si trattava della recensione di una presentazione di un computer che "usa la logica del cervello umano". La sfida, come dice l'articolo, consiste nel far diventare intelligente un computer, in particolare far s che il computer si "renda conto" della situazione e agisca di conseguenza. "Sa persino di essere vivo" hanno affermato i suoi inventori. Il coordinatore del progetto Igor Aleksander ha aggiunto: "capisce benissimo i risultato delle proprie azioni, perch ad esse arrivato sulla base del libero arbitrio". Il computer funziona sulla base della tecnologia a reti neuronali. Magnus, cos stato battezzato il prototipo, deve essere addestrato ad esaminare i problemi, ma non segue binari predeterminati di opzioni. Il postulato fondamentale del lavoro di Igor Aleksander consiste nel seguente assunto: le sensazioni personali che portano alla coscienza di un organismo sono dovute a dei pattern di attivazione di alcuni neuroni, che fanno parte di una grande quantit di neuroni che formano le variabili di stato di una macchina di stato neurale; questi pattern di attivazione sono stati imparati attraverso un trasferimento di attivit tra i neuroni sensori in entrata ed i neuroni di stato. Il clamore e l'interesse per le rivelazioni giornalistiche ha coinvolto il grande pubblico e ha colpito la fantasia dell'uomo della strada. Pu veramente un computer avere un'anima e in che senso la possiede? Il computer pu certamente avere una rappresentazione di s. Avere una coscienza di s per un'altra cosa. Se poniamo una cinepresa davanti ad uno specchio essa filmer se stessa, ma non per questo diverr cosciente di s. Poniamoci la seguente domanda: "Io sono la mia mano?" Molti risponderanno che certamente no, non si identificano nella mano. Poniamoci allora la seguente domanda: "Io sono il mio cervello?" A questa domanda un po' pi difficile rispondere. La struttura fisica del cervello, per quanto complicata possa essere, sembra possa essere riprodotta ed emulata da circuiti elettronici; un problema di complessit che chiama in causa pi la tecnologia che la filosofia, in linea di principio un neurone pu essere simulato con opportune funzioni matematiche. Il cervello non altro che un insieme di neuroni ben concertato. Ora, la coscienza o non un prodotto dei processi che avvengono nel cervello, ed in ultima analisi consistente in una funzione elettrochimica prodotta dall'attivazione dei neuroni. Immaginarsi come un processo elettrochimico si trasformi in coscienza veramente un'impresa disperata.

Ma se la coscienza non solo un processo di trasmissione di segnali all'interno del cervello allora che cosa ? Un computer pu simulare efficacemente la memorizzazione e la trasmissione di informazioni ma non pu dar origine ad alcuna consapevolezza ovvero del significato ultimo dell'informazione. Il computer un traduttore, traduce segni in altri segni e su questa base pu interpretare una domanda e fornire una risposta pertinente. Anche se un computer potesse rispondere a tono alle nostre domande saremmo disposti ad attribuirgli una coscienza nel senso in cui la sperimentiamo nella nostra indagine introspettiva? Conosciamo il funzionamento del computer mera trasmissione di segnali elettrici e ci sorprende che la coscienza possa originarsi in un tale sistema, non sapremmo dove collocarla se non nel sistema complessivo. D'altra parte anche nel cervello non vi altro che trasmissione di segnali elettrochimici.

Capitolo 29
" la coscienza un processo cerebrale?". Per stabilire l'identit della coscienza con certi processi cerebrali sarebbe necessario mostrare che le osservazioni introspettive riportate dal soggetto possono essere riferite nei termini dei processi che si sa essersi verificati nel suo cervello. Gli esseri umani potrebbero essere vittime di una pericolosa illusione di tipo fenomenologicoidealistico. Tale illusione consiste nell'attribuire una maggiore attendibilit cognitiva all'universo delle sensazioni e dei pensieri collocato nello spazio della coscienza o dell'io. Prima vengono i nostri schemi soggettivi, e poi vengono le cose, condizionate dai nostri schemi. Se la coscienza un processo cerebrale, allora presumibilmente potrebbe essere un processo elettronico. Il principio , molto semplicemente, che la mente, anzi lo stesso uomo come essere pensante/agente, una macchina. La differenza tra un uomo e una pietra consisterebbe allora solo nell'estremamente complessa struttura materiale che si trova nel corpo vivente e che assente nella pietra. Come qualcuno ha osservato, la conclusione di tutto ci e che, quando usiamo termini/concetti mentali, stiamo (inconsciamente) parlando degli stati fisici che, di fatto, giocano ruoli causali. In questa visione fisicalista/materialista un computer potrebbe non solo simulare, ma addirittura riprodurre degli stati mentali. Penrose sostiene l'esistenza di un livello sub-quantistico della realt. Egli si appella ad un tale livello microscopico per giustificare la comparsa della coscienza, come prodotto di effetti sub-quantici nel complesso dei processi cerebrali. Charon sostiene che gli elettroni siano in realt degli eoni, microscopici buchi neri, tunnel di comunicazione tra il nostro universo ed un universo di luce in cui gli eventi si organizzano essendo tale universo parallelo ad entropia decrescente. Che dire poi del pensiero orientale che afferma il primato della coscienza rispetto alla materia? Per Putnam la possibilit di costruire computer intelligenti dimostra non tanto che gli uomini e i loro stati mentali sono qualcosa di fisico, quanto che determinate funzioni e prestazioni possono essere riprodotte (o meglio simulate) da enti o organi diversi. Intelligenza e memoria non sono dunque identificabili con processi neurocerebrali. Le descrizioni dell'organizzazione funzionale di un sistema sono di natura logicamente diversa sia dalle descrizioni della sua composizione fisico-chimica, sia dalle descrizioni del suo comportamento potenziale. Fenomeni psicologici identici possono derivare da meccanismi neurologici diversi; il sistema nervoso produce effetti psicologici indistinguibili con mezzi fisiologici differenti.

Pertanto occorre respingere l'idea che per ciascuno stato psicologico vi debba essere uno e un solo stato cerebrale corrispondente. Anche supponendo che un computer possa comportarsi in tutto e per tutto come un essere umano potremmo dire che esso stesso umano? Esso dovrebbe riprodurre tutta una serie di complesse elaborazioni tipiche della nostra psiche, dovrebbe essere umanizzato non solo a livello di performances, ma ad un profondo livello psicologico. Ora i processi psicologici sono riducibili a processi meramente fisici?

Avviandoci verso la conclusione di questo libro riassumiamo le principali linee guida: - l'importanza della soggettivit - l'io come attore isolato e fattuale - l'importanza dell'atto comunicativo - l'unit dell'esistenza - l'individuo come un tutto armonico - la variet dell'essere.

Capitolo 30
L'importanza della soggettivit. Nei processi di simulazione delle prestazioni umane a calcolatore ci si imbatte inevitabilmente nel problema della soggettivit delle regole utilizzate nelle nostre deduzioni. La teoria del calcolo delle probabilit ha accettato il punto di vista soggettivo come un punto di vista rispettabile nella definizione del concetto di probabilit. Le informazioni sul mondo sono filtrate inevitabilmente dal nostro punto di vista soggettivo ed necessario un notevole sforzo concettuale per basare le nostre credenze su fatti oggettivi. La logica classica non sembra essere un buon modello del modo di ragionare umano, occorrono modifiche suggerite dalla soggettivit dettate dalla percezione reale degli eventi. Le modificazioni soggettive dei fatti del mondo sono un campo di studio fecondo per la psicologia cognitiva. La visione stessa contiene alterazioni tipiche dettate dalla soggettivit: linee che ci appaiono di lunghezza diversa anche se oggettivamente sono uguali. Il significato soggettivo che diamo alle sincronicit assume per noi un ruolo importante. Attraverso una coincidenza, all'apparenza fortuita, ci rendiamo conto di una realt nuova che ci affascina e che ci sorprende. Il giudizio soggettivo svolge una funzione fondamentale nella comprensione dei fatti oggettivi ed imprescindibile dall'azione cognitiva che ciascuno esegue costantemente. Problemi teorici all'apparenza insolubili sono derivati proprio dal prendere in considerazione gli aspetti soggettivi implicati dal ragionamento intuitivo. La psicologia cognitiva si scontra quotidianamente con tali difficolt. L'io come attore isolato e fattuale. Tutta la nostra conoscenza fondata sulla nostra esperienza privata, personale, irripetibile. Le convinzioni pi radicate sono quelle che non trovano una spiegazione razionale ma piuttosto derivano da processi inconsci. Una esperienza singola e significativa pu influenzare in maniera decisiva il nostro atteggiamento verso il mondo.

Ognuno di noi si trova assolutamente solo con la propria coscienza. Le nostre credenze sono generate all'interno della nostra rappresentazione del mondo che assolutamente originale. Ogni nostro concetto ricostruito sulla base dell'influenza della cultura in una nostra personale interpretazione del mondo. La pietra di paragone nell'interazione tra noi ed una macchina per quanto sofisticata possa essere, cosciente o non cosciente, rimane la nostra stessa individualit o se vogliamo la nostra coscienza. E questo vero relativamente a qualsiasi tipo di interazione possa sussistere tra noi e il mondo. L'importanza dell'atto comunicativo. L'unico modo per uscire dal proprio isolamento comunicare. L'importanza della comunit scientifica si basa proprio sulla comunicazione, vaglio, sperimentazione e verifica delle esperienze dei singoli in un processo conoscitivo che supera la soggettivit dell'esperienza individuale. Intuizioni, teorie e idee dominanti, vengono messe alla prova e selezionate in base ad un processo di condivisione dei punti di vista. Il contributo di ognuno viene filtrato dall'intera comunit scientifica. Inoltre la maggior parte delle conoscenze viene conservato ed incrementato nella cultura del periodo storico in cui si vive. I concetti e le idee crescono e si diffondono sulla base di processi di comunicazione ad iniziare dalla scuola fino alla conversazione informale tra amici. Lo scambio di idee fondamentale per il processo di definizione delle proprie credenze e molto spesso ci avviene considerando l'autorit assegnata alla fonte dalla quale ricaviamo le informazioni, in altri termini molto spesso ci fidiamo del parere di oratori che dovrebbero essere competenti (per esempio gli scienziati). L'unit dell'esistenza. La caratteristica pi importante della concezione del mondo orientale la consapevolezza dell'unit e della mutua interrelazione di tutte le cose e di tutti gli esseri viventi, la constatazione che tutti i fenomeni nel mondo sono manifestazioni di una fondamentale unicit. Tutte le cose sono viste come parti interdipendenti e inseparabili di questo tutto cosmico. Le tradizioni orientali si riferiscono costantemente a questa realt ultima, indivisibile, che si manifesta in tutte le cose e della quale tutte le cose sono parte. Anche la fisica moderna, in particolare la meccanica quantistica, giunta a considerare le cose come tutte interconnesse e interagenti. L'azione di dividere il mondo in oggetti ed eventi separati porta inevitabilmente ad una parzialit di giudizio. L'individuo come un tutto armonico. Un uomo si compone di molteplici aspetti dipendenti dalla prospettiva da cui lo guardiamo; tutti questi aspetti sono armonizzati in un tutto unico ed armonico: la capacit di muoversi, la propriet del linguaggio, le esperienze cognitive, la vista, l'udito, ecc. Se limitiamo l'uomo solo a qualche aspetto della sua realt psico-fisica otteniamo un menomato che provoca un senso di piet e commiserazione. I vari aspetti dell'essere un uomo si amalgamano l'uno con l'altro ed analizzarli separatamente produce un'impoverimento inevitabile dei concetti che ne giustificano il comportamento. La variet dell'essere. La natura, il mondo, la realt in genere si manifesta in una variet sempre nuova e sorprendente. L'imprevedibilit del futuro garantisce alla ricerca scientifica sempre nuove idee ed argomentazioni. Nessuna scienza pu dirsi definitiva. Vi sono sempre fatti nuovi da contemplare e da inserire in una spiegazione delle cose. Ogni teoria destinata ad essere superata da nuove conoscenze. L'essere una fonte inesauribile di conoscenze e vi sono continuamente nuovi punti di vista con cui osservare il mondo.

Ogni nuova conoscenza dischiude una possibilit per nuove conoscenze. Un problema risolto pone nuovi quesiti e nuovi problemi. Ogni passo in avanti una conquista inserita in un percorso senza fine, percorso verso la verit a cui sono chiamate le generazioni successive che si susseguono nel tempo: le generazioni future non si troveranno disoccupate.