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Francesco Lamendola

Elena colpevole o innocente?


Elena di Troia, colei che abbandon il marito Menelao per seguire il principe Paride, sedotta dalla sua bellezza, e che provoc, in tal modo, la sanguinosissima guerra che oppose i due popoli, il greco e il troiano, fino alla distruzione totale e irreparabile della superba citt posta presso limboccatura dellEllesponto, devessere ritenuta colpevole o innocente? questa la domanda che si pose un filosofo prestigioso, Gorgia da Lentini, il celebre sofista; e se la pose come caso paradigmatico duna questione, evidentemente, molto pi ampia e complessa: la questione del libero arbitrio. Se si giunge alla conclusione che Elena, travolta dalle circostanze, non fu colpevole, se ne pu ragionevolmente arguire che gli esseri umani, in linea di massima, non sono meritevoli di biasimo per le cattive azioni che commettono, n, per la stessa ragione, di lode per quelle buone; che non sono dotati, in altre parole, di libero arbitrio. San Tommaso dAquino osserva giustamente che larbitrio la facolt di scelta, e che la scelta consiste nellintraprendere una certa cosa in vista di unaltra cosa: questa la facolt che ci differenzia dalle creature irragionevoli, le quali osserva lAquinate non possiedono la facolt di scelta, ma sono guidate soltanto dallistinto, come la pecora che per istinto, e non per un ragionamento, fugge allavvicinarsi del lupo. Ora, se gli esseri umani sono privi della libert di scegliere, evidente che si trovano nelle stesse condizioni degli animali: non sono responsabili n del bene, n del male che compiono; tutto quel che fanno, lo fanno per istinto: e listinto non buono, n cattivo, semplicemente la forza primordiale che guida la vita degli esseri irragionevoli. A Gorgia, per, queste conseguenze importano poco o non importano affatto; e, per la verit, sorge il sospetto che tutta la sua tirata in difesa di Elena altro non sia che una roboante esercitazione retorica, nella quale egli vuol fare sfoggio della capacit di affascinare e manipolare le menti del pubblico, sostenendo, senza batter ciglio, le tesi pi azzardate e improbabili, cos, per il solo gusto di dispiegare la potenza della parola e di mostrare fino a che punto un buon oratore possa non solo commuovere, ma anche suggestionare ed, eventualmente, trascinare luditorio. Gustave Le Bon parler, pi di duemila anni dopo, della psicologia delle folle, e spiegher come sia relativamente facile agire su quella misteriosa entit collettiva, ma occasionale e temporanea, che una folla; ma in Gorgia il concetto gi ben chiaro e individuato: il sofista pu, con la magia del suo eloquio, incantare e stregare qualunque uditorio, anche se, probabilmente, non sar in gradi di persuaderlo, se persuadere significa propriamente convincere mediante ragionamenti. Il fatto che la negazione del libero arbitrio porti dritto al concetto della irresponsabilit circa le azioni umane, ad ogni modo, non dovrebbe influenzare il prendere partito pro o contro di esso, perch le questioni filosofiche non si decidono in base alle conseguenze pratiche da esse scaturenti, ma in base alla loro verosimiglianza e al rigore del ragionamento mediante il quale sono state formulate e, in seguito, accettate o respinte. Bisogna pertanto chiedersi, con mente sgombra da pregiudizi, se sia verosimile ipotizzare che non il libero arbitrio, ma una fatale necessit determini le azioni umane; e non anticipare la risposta con laffermare che, se il libero arbitrio una illusione, allora viene a cadere il significato morale della vita umana, anzi, viene a cadere il concetto stesso di scelta, dato che scegliere vuol dire operare una libera decisione fra possibilit diverse. Noi siamo convinti che il libero arbitrio esiste, anche se piuttosto evidente che non sempre le circostanze nelle quali siamo chiamati a scegliere sono del tutto libere; riteniamo, per, che un essere umano normale, il quale si trovi in condizioni di intendere e di volere, conservi un sufficiente grado di libert interiore per scegliere in maniera responsabile, anche quando le circostanze esterne tendono a esercitare una pressione su di lui. 1

Lo crediamo, per, non perch temiamo le conseguenze, pessimiste e nichiliste, che deriverebbero dallipotesi contraria, ossia che gli esseri umani non dispongano di una reale libert di scelta; ma perch lesperienza e losservazione, oltre al ragionamento, ci hanno fatti persuasi della realt del libero arbitrio; mentre chiaro che il pessimismo e il nichilismo sarebbero inevitabili qualora si dovesse decidere in senso negativo rispetto al libero arbitrio. Limportante non invertire il giusto ordine di cose e non far scaturire la verit o la falsit di una proposizione filosofica dal giudizio morale derivante dalle sue eventuali conseguenze. Certo, la portata pratica della negazione del libero arbitrio tale da far scardinare la morale tuta intera, cos come la conosciamo e sempre labbiamo conosciuta: se noi non fossimo responsabili delle nostre azioni, ed esse si verificassero per mezzo di noi, ma senza nostra convinta partecipazione, allora le cose accadrebbero non si sa come, per parafrasare Pirandello: cos, senza una ragione apparente, solo perch noi ci troveremmo in una data situazione ad un dato momento. Allora gli uomini sarebbero ridotti a dei burattini senza volont, e le loro azioni diverrebbero il frutto del caso, dellistinto, di una cieca necessit. Ma vediamo con quali argomenti Gorgia da Lentini sostiene la tesi della incolpevolezza di Elena, riportando i passi salienti del suo Encomio di Elena (da: I Presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di G. Giannantoni e altri, Bari, Laterza, 1981, pp.929-933): Mi rifar dal principio del discorso propostomi, ed esporr le cause per le quali era naturale avvenisse la partenza di Elena verso Troia. Infatti, ella fece quel che fece o per cieca volont del Caso, e meditata decisione di Dei, e decreto di Necessit; oppure rapita per forza; o indotta con parole (o presa da amore). Se per il primo motivo, giusto che sincolpi chi ha colpa; poich la provvidenza divina non si pu con previdenza umana impedire. Naturale infatti non che il pi forte sia ostacolato dal pi debole, ma il pi debole sia dal pi forte comandato e condotto; e il pi forte guidi, il pi debole segua. E la Divinit supera luomo e in forza e in saggezza e nel resto. Che se dunque al Caso e alla Divinit va attribuita la colpa, Elena va dallinfamia liberata. E se per forza fu rapita, e contro legge violentata, e contro giustizia oltraggiata, chiaro che del rapitore la colpa, in quanto oltraggi, e che la rapita, in quanto oltraggiata sub una sventura. Me Merita dunque, colui che intraprese da barbaro una barbara impresa, desser colpito e verbalmente, e legalmente, e praticamente; verbalmente, gli spetta laccusa; legalmente, linfamia; praticamente, la pena. Ma colei che fu violata, e della patria privata, e dei suoi cari orbata, come non dovrebbe esser piuttosto compianta che diffamata? Ch quello comp il male, quella lo pat; giusto dunque che questa si compianga, quello si detesti. Se poi fu la parola a persuaderla e a illuderle lanimo, neppur questo difficile a scusarsi e a giustificarsi cos: la parola un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la piet. [] Di fascinazione e magia si son create due arti, consistenti in errori dellanimo e in inganni della mente. E quanti, a quanti, quante cose fecero e fanno credere, foggiando un finto discorso! [] Qual motivo ora impedisce di credere che Elena sia stata trascinata da lusinghe di parole, e cos poco di sua volont, come se fosse stata rapita con violenza? Cos si constaterebbe limperio della persuasione, la quale, pur non avendo lapparenza dellineluttabilit, ne ha tuttavia la potenza. Infatti un discorso che abbia persuaso una mente, costringe la mente che persuaso, a credere nei detti, e a consentire nei fatti. Onde chi ha persuaso, in quanto ha esercitato una costrizione, colpevole; mentre chi fu persuasa, in quanto costretta dalla forza della parola, a torto vien diffamata. [] Ecco cos spiegato che se ella fu persuasa con la parola, non fu colpevole, ma sventurata. Ora la quarta causa spiegher col quarto ragionamento. Che se fu lamore a compiere il tutto, non sar difficile a lei sfuggire allaccusa del fallo attribuitole. Infatti la natura elle cose che vediamo non quale la vogliamo noi, ma quale coessenziale a ciascuna; e per mezzo della vista, lanima anche nei suoi atteggiamenti ne vie modellata. [] Sicch certe cose per natura addolorano la vista, certe altre lattirano. Ch molte cose, in molti, di molti oggetti e persone inspirano lamore e il desiderio. 2

Che se dunque lo sguardo di Elena, dilettato dalla figura di Alessandro, inspir allanima fervore e zelo damore, qual meraviglia? Il quale amore, se, in quanto dio, ha degli di, la divina potenza, come un essere inferiore potrebbe respingerlo, o resistergli? E se poi uninfermit umana e una cecit della mente, non da condannarsi come colpa, ma da giudicarsi come sventura; venne infatti, come venne, per agguati del caso, non per premeditazioni della mente; e per ineluttabilit damore, non per artificiosi raggiri Come si pu dunque ritener giusto il disonore gettato su Elena, la quale, sia che abbia agito come ha agito perch innamorata, sia perch lusingata da parole, sia perch rapita con violenza, sia perch costretta da costrizione divina, in ogni caso esente da colpa? Ho distrutto con la parola linfamia duna donna, ho tenuto fede al principio propostomi allinizio del discorso, ho tentato di annientare lingiustizia di unonta e linfondatezza di unopinione; ho voluto scrivere questo discorso, che fosse a Elena di encomio, a me di gioco dialettico. Tralasciamo, dunque, lultimo malizioso accenno di Gorgia, nel quale egli sembra vantarsi della prodezza di aver capovolto una opinione corrente con la sola forza di persuasione della parola, e tutto questo come un semplice gioco, quasi per fare uno sberleffo alluditorio. Ci fa parte della ostentata spregiudicatezza dei sofisti ed anche lequivalente di un cartellone pubblicitario: dal momento che essi si facevano pagare profumatamente, si preoccupavano anche di reclamizzare adeguatamente la merce che vendevano, ossia la parola, mostrando fino a che punto questa potesse assicurare una superiorit in qualsiasi disputa, privata o legale. Gli argomenti con i quali Gorgia sostiene linnocenza di Elena, o meglio la sua non colpevolezza (i due concetti non sono necessariamente sinonimi, tuttaltro), sono, come si visto, quattro: 1) ella stata spinta a partire con Paride da un forza possente di origine non umana: il Caso, la Necessit o la volont divina; 2) o stata rapita con la forza e violentata; 3) o stata persuasa e irretita da Paride mediante abili discorsi; oppure, infine, stata afferrata e trascinata dalla forza irresistibile dellamore. Poi Gorgia passa ad illustrare, luna dopo laltra, queste quattro possibilit, mostrando a suo credere di aver provato che, in qualunque caso, Elena non fu colpevole di quello che avvenne. Nel primo caso, Gorgia gioca sul fatto che i Greci del suo tempo avevano le idee alquanto confuse circa il Fato: erano daccordo solamente su un punto, e cio che ad esso nessuno pu opporsi; non solo nessun essere umano, ma, addirittura, nemmeno gli di. Lo stesso Zeus, secondo Omero, dovette piegarsi ad accettare la morte di suo figlio Sarpedonte sotto le mura di Troia, perch tale era linappellabile decreto del Fato. E Sarpedonte era un semidio! Ma, a un palato filosofico appena un po raffinato, la mescolanza o lintercambiabilit di concetti quali il Destino, il Caso e la volont divina, suona come una musica estremamente stridente; e la disinvoltura con cui Gorgia li adopera, quasi che vi fosse poca differenza sostanziale fra essi, almeno dal punto di vista delle conseguenze pratiche, non pu non apparire eccessiva e totalmente ingiustificata. pur vero che la religione greca del tempo autorizzava quella confusione ed anzi i suoi seguaci erano ormai assuefatti a convivere con essa: confusione che si trasmise alla religione romana e che solo nella poesia di Virgilio, dunque parecchi secoli dopo, genera aperta inquietudine, insofferenza e perfino ribellione, che si esprime nella celebre, sbigottita domanda (riferita alla persecuzione di Giunone contro il pius Enea): Di tanta ora son capaci i celesti?. Nel secondo caso, Gorgia prospetta leventualit che Elena non abbia lasciato Sparta, n abbia seguito Paride volontariamente, ma che sia stata rapita e sottoposta a violenza: una eventualit che nessuno pu escludere, anche se i lettori dellIliade non hanno affatto questa impressione, quando Elena viene mostrata loro in qualit di moglie o concubina di Paride, dopo che la guerra di Troia, causata dalla sua vicenda, ormai entrata nel nono anno. Certo a Menelao, il marito abbandonato, piacerebbe crederlo; piacerebbe crederlo anche a quei Greci che, ammirati dalla sua leggendaria bellezza, non riescono a disprezzarla, nonostante tutto il male e tutto il sangue versato che la sua partenza da Sparta, al seguito di Paride, ha provocato. A molti, se non a tutti, piace immaginare che una bella donna sia innocente: lo abbiamo visto nel corso di innumerevoli processi, da quello della 3

celebre Maria Tarnovska a quello, recentissimo, dellamericana Amanda Knox, accusata di un odioso omicidio ai danni dellinglese Meredith Kercher. Ma un desiderio irrazionale, che non ha nulla a che fare con le ragioni della giustizia. In effetti, anche questa unidea di origine greca: erano i Greci a dare praticamente per scontata che un belluomo, o una bella donna, fossero tali anche moralmente, oltre che fisicamente: la loro idea delleccellenza umana li costringeva, quasi, a pensarla in tal modo. Naturalmente, si tratta di una sciocchezza: sia la storia che le cronache sono piene di bei mostri dambo i sessi, non solo: di persone che hanno sfruttato proprio il fattore bellezza per compiere azioni ingiuste e malvagie, contando sul fatto che difficilmente sarebbero state credute colpevoli. Anche in questo caso, comunque, Gorgia ha buon gioco nello sfruttare una credenza diffusa fra i suoi contemporanei: lidea, arbitraria e gratuita, che una persona fisicamente bella debba esserlo anche in senso morale, o, quanto meno, che non possa essere capace di commetter intenzionalmente il male. Si tratta, comunque, di una debolezza psicologica di quella cultura e non di un elemento probante sul piano logico: anche qui si conferma il fatto che i sofisti poterono presentarsi come maestri di sapere grazie ad una societ che stava vivendo una gravissima crisi di valori, anche se il sapere di cui si dicevano in possesso riposava sul fumo delle parole e non sulla sostanza del pensiero. Furono bravi a sfruttare al massimo laltrui debolezza, non a creare o sviluppare una forza propria; e questo tutto. La terza possibilit considerata da Gorgia che Elena sia stata persuasa dagli abili discorsi di Paride. E qui egli si lancia in un inno sperticato alla potenza persuasiva della parola, tanto narcisista quanto auto-celebrativo; ma, in effetti, cade nel vistoso infortunio di dare per provato proprio quel che si proponeva di dimostrare. Venditore di parole, non si perita di asserire che, mediante labile uso di esse, si riesce a persuadere chiunque di qualsiasi cosa; e non si rende conto che, se ci fosse vero, sarebbe un argomento che si ritorce fatalmente contro le conclusioni cui vorrebbe tirarlo. Infatti, se possibile dimostrare che nessuno pu resistere al fascino della parola, non corretto dedurne che Elena fu senza colpa, allorch cedette alle lusinghe di Paride; perch, con la stessa ragione concettuale, si potrebbe rovesciare il ragionamento, e asserire che possibile persuadere qualunque uditorio della verit contraria: cio che Elena fu senza dubbio colpevole, e che nessuna attenuante consentita nel giudicare la gravit del suo gesto. Questa la nemesi di tutti coloro che eccedono in furbizia: e i sofisti erano dei furbacchioni che vendevano fumo in cambio di moneta sonante, contribuendo al disorientamento intellettuale e morale in cui era precipitata la societ greca in conseguenza della guerra del Peloponneso. Non mancato chi ha voluto presentarli sotto una luce molto pi simpatica e che ha voluto vedere in loro i campioni e gli annunciatori di non si sa quale rinnovamento culturale; ma, cos facendo, si fatto un torto alla verit e si reso omaggio alla loro lezione mercenaria: che i furboni, purch abbiano la lingua sciolta e sufficiente faccia tosta per non arrossire davanti ad alcuna enormit si possa formulare in concetti, alla fine riescono sempre a prevalere e perfino a passare per dei granduomini e per dei maestri di verit. Le cronache culturali dei nostri giorni sono piene di codesti falsi sapienti che riempiono le sale per conferenze e che imperversano nei salotti televisivi: filosofi alla moda, alla moda in tutti i sensi (magari con la permanente ai capelli e la barba tinta), i quali dispensano le loro ineffabili perle di saggezza davanti a un pubblico ammutolito e adorante, anche se, in effetti, non fanno che snocciolare astrusit e fumisterie o, peggio, delle piatte e zuccherose sentenze da Baci Perugina. La quarta eventualit considerata da Gorgia che Elena si sia innamorata: il che, secondo lui, spiegherebbe tutto e chiuderebbe il discorso, nel senso che se una persona cade in preda allamore, evidente che non ci si pu aspettare da lei saggezza, prudenza o rispetto delle regole morali e sociali, ma non per sua colpa, bens perch caduta nella rete di una forza superiore (come visto nella prima ipotesi). Per la verit, qui e solo qui egli sembra compiere un gesto di audacia intellettuale, perch i suoi contemporanei, generalmente, mostravano in maniera ben diversa: lidea dellamore romantico e passionale, dellamore che travolge nel suo impeto ogni barlume di razionalit e di senso etico e che, pertanto, rende irresponsabili nei confronti dei propri atti, 4

unidea moderna, che comincia a far capolino con Chrtien de Troyes e con i romanzi arturiani, oltre che nella lirica dei poeti provenzali. Anche se alcuni poeti greci sembrano precorrere tale concezione, in particolare la poetessa Saffo, in generale n i Greci, n, dopo di loro, i Romani, mostravano troppa indulgenza per chi si lascia travolgere dallamore, anche se erano pi severi, a tale riguardo, nel giudicare luomo che non la donna. Qui, pertanto, si potrebbe parlare di una modernit nellargomentazione di Gorgia; ma, a ben guardare, molto probabile che egli sfruttasse una tendenza culturale gi in atto, quella che incominciava a modificare il proprio atteggiamento verso lamore passionale e che, in nome delledonismo individualista un concetto che avrebbe fatto fremere di orrore i Greci di una o due generazioni prima non vedeva niente di male nel fatto che una singola persona cerchi di realizzare la propria felicit anche mettendo in discussione o rifiutando le norme comunemente accettate. molto probabile, insomma, che Gorgia sfruttasse, anche in questultimo punto della sua pretesa dimostrazione dellinnocenza di Elena, il flusso della corrente che si stava muovendo allinterno di una societ profondamente in crisi; anche se, nello stesso tempo, egli faceva le viste di assumere una posizione coraggiosamente innovatrice e anticonformista: la solita furbata di atteggiarsi a ribelli e contestatori, quando ormai lavversario, cio il modo di pensare tradizionale, regge solo in apparenza, ma in realt pronto a crollare alla prima spallata. In altre parole, Gorgia interpretava il comodo ruolo di colui che si scaglia contro la tradizione, quando essa forte solo esteriormente, ma, in realt, prossima al tracollo: ruolo che unisce il vantaggio di passare per dei rivoluzionari a quello di godere dei consensi della effettiva maggioranza, ottenendo cos il massimo risultato con il minimo rischio. Anche in questo caso, si pu dire che Gorgia e i sofisti abbiano fatto scuola, specialmente nella cultura di massa della societ moderna. Quanti scrittori e pseudo-filosofi si sono eretti a giudici e accusatori dei benpensanti, assumendo la maschera dei titani che lottano contro un fortissimo e minaccioso potere costituito, mentre, in effetti, i tempi sono maturi per il crollo di quel potere e dellordine sociale sul quale esso si regge; e non solo essi non corrono alcun rischio, ma, addirittura, strappano gli applausi di quelli stessi che, illusi o sciocchi, stanno per ricever in pieno londa rivoluzionaria che li spazzer via. Quanti nobili francesi, alla vigilia della rivoluzione del 1789, andavano in visibilio davanti alle massime dei sedicenti philosophes illuministi, le quali, di l a poco, sarebbero risuonate, per essi, come altrettante condanne a morte, e non solo in senso figurato! E quanti intellettuali di estrazione borghese, nel corso del XIX e del XX secolo, hanno vomitato ogni possibile lordura sui valori della borghesia, prendendosi gli applausi di quelli stessi che essi coprivano di fango, grazie al mito della rivoluzione imminente e della palingenesi che avrebbe rigenerato lumanit, nel segno della libert e delluguaglianza! Quanti genitori hanno giocato a fare i permissivi con i loro figli, prima e dopo il 1968; quanti professori hanno giocato a fare i teorici della rivoluzione proletaria con i loro studenti; quanti sacerdoti hanno giocato a introdurre lo stile e il linguaggio della lotta di classe nelle loro omelie, nel loro catechismo, nella loro ora di insegnamento della religione cattolica nella scuola media. Che tristezza. Non c niente di pi malinconico di codesti conformisti dellanticonformismo, di codesti professionisti della rivoluzione culturale, sociale, politica, morale che non credono in niente, se non nella propria furberia e nella propria ambizione. Ed Elena, alla fine, era innocente? Impossibile dirlo: questo un mistero legato alla sua persona; in ogni persona c un mistero. Bisogna rispettare tale mistero, che il mistero del bene e del male. Ma quel che fa Gorgia, unaltra cosa, completamente diversa: vorrebbe rendere licito tutto ci che libito, per togliere il biasimo delle cattive azioni. Brutto mestiere, quello dellavvocato difensore senza scrupoli, che farebbe assolvere il peggior criminale (purch lo paghi bene), con la scusa della non responsabilit degli uomini davanti al destino, o al plagio altrui, o allamore Gi: quanti crimini vengono giustificati, proprio in nome dellamore. Sarebbe ora di finirla con la deleteria idea dellamore romantico che giustifica tutto, perch visto come una forza irresistibile. E sarebbe ora di farla finita pure con i moderni sofisti che predicano il relativismo pi estremo, perch solo cos possono continuare a smerciare le loro chiacchiere insulse e venali per moneta buona. 5