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I GRANDI MISTERI DEL MONTE MUSINE' L'8 marzo 1996 un oggetto luminoso veniva osservato per oltre un quarto

d'ora da due escursionisti mentre scendevano dal Monte Musine', in Val di Susa, nelle vicinanze di Torino. Secondo il racconto dei due testimoni, l'oggetto aveva una forma simile ad un cilindro dai riflessi giallo-verdi con le estremita' arrotondate e sembrava sostenersi, oscillando leggermente, su un cuscino di luce bianco-gialla. Alle due estremita' dell'oggetto c'erano due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi delle sagome apparentemente umanoidi...

Dalle circostanze riportate in seguito dai due testimoni si puo' presumere che in relazione all'avvistamento UFO in oggetto possa essersi verificato anche un possibile caso di abduction. A circa 18 km da Torino, visibilissimo dagli immediati dintorni, da Rivoli, dai laghi di Avigliana, da altre localit vicine, sorge il Musin, il monte pi mistrioso d'Italia, un rilievo sinistro su cui nulla attecchisce, nulla riesce a crescere, tranne cespugli rinsecchiti, erbacce circondate da grovigli di vipere. L'attenzione intorno ad esso venne accesa da qualche accenno a misteriose aperture, a massi forse scolpiti dagli agenti atmosferici e modellati poi presumibilmente dall'uomo, da sinistre leggende su cui domina quella di Erode, secondo la quale il feroce re di Giudea sarebbe stato condannato a espiare i suoi crimini sorvolando la tetra montagna rinchiuso in un carro aereo di fuoco. In effetti non sono rare le notti in cui bagliori improvvisi si accendono lungo le pendici del Musin e (forse) nel suo cielo: si tratta a volte d'incendi, a volte di lampi; c' chi parla di fuochi fatui, di fulmini globulari. E' comunque facvilmente spiegabile come questi fenomeni abbiano sfrenato la fantasia degli osservatori di UFO, alcuni dei quali vedono nella montagna torinese addirittura una base segreta di 'dischi volanti'. Che cosa possono andare a cercare lass gli extraterrestri proprio non riusciamo a indovinare... Dobbiamo tuttavia concedere un'attenuante agli ufologi: chi non sarebbe suggestionato dall'alone di sinistro mistero che circonda il Musin? Alla leggenda di Erode, poi, se ne sovrappongono molte altre: si parla di una 'grotta incantata', di lupi mannari, d'immagini spettrali che svaniscono nel fumo, di urla di anime dannate, di suoni, di musiche strane, di sabba sfrenati, di un immenso tesoro sepolto e ancor sempre, nelle versioni pi diverse, di 'fuochi magici'. Con parecchi altri ricercatori, il francese Louis Charpentier vede le leggende come deformazioni di avvenimenti reali, ricordi distorti, alterati nel corso dei secoli. E dello stesso parere Mario Salomone, archeologo e fotografo torinese. Proprio questa sua convinzione lo porta sulle tracce di un'antichissima cultura senza nome, riecheggiante motivi propri a civilt di tutto il globo. STELLE SULLA ROCCIA Secondo tradizioni ancora vive, un drago d'oro sarebbe stato posto a guardia della 'grotta incantata' del Musin, pronto a difendere non solo incomparabili tesori, ma anche il mago che la abitava. Sembra che un giovane chiamato Gualtiero, infischiandosi degli inviti alla prudenza dei compaesani,sia penetrato nell'antro dello strgone. Quest'ultimo, vistosi scoperto, avrebbe abbandonato a bordo di un 'carro di fuoco' il suo rifugio, facendovi di tanto in tanto ritorno con lo stesso veicolo per dedicarsi a qualche incantesimo, tanto per non perdere l'abitudine... Gli abitanti delle localit vicine identificano quest'astronave ante litteram con i globi di fuoco che sorvolerebbero la vallata per posarsi poi sul monte: si tratta ovviamente di un'altra versione del 'carro di Erode'. Ma soffermiamoci un

momento sul drago e sulla 'sfera infuocata'. Nelle vecchie fiabe troviamo innumerevoli bestioni del genere a guardia di antri e tesori. Ma nella mitologia cinese incontriamo proprio draghi d'oro volanti, avvampanti. del 'mostro del Musin' non si parla pi dopo la scomparsa del mago: che abbia preso il volo e sia poi stato visto come bolide fiammeggiante? Notiamo anche che presso altre remote civilt asiatiche, africane, americane, il serpente a prendere il posto del drago: alato, piumato o stilizzato, rigido o a volute, simboleggia sempre l'infinito,sovente il volo... E molte, molte volte compare anche accanto al segno solare: tanto accade pure sul Musin, dove lo vediamo inciso vicino alla raffigurazione dell'astro e martellinato sotto quello che parrebbe un'ammasso stellare. Non dimentichiamo che a poca distanza dal monte, nei pressi di Caprie, sempre nella valle di Susa, una lama di pietra guarda su uno strapiombo di 150 metri, sovrastata da segni solari. Ed un serpente rozzamente simboleggiato, come quello di Algajola, in Corsica, un serpente che, elaborato nell'orrida e stupenda arte maya, sembra elevarsi al cielo dal 'tempio dei guerrieri' di Chichn Itz. Il Musin costellato anche di rappresentazioni solari, accanto alle quali troviamo menhir, pietroni che potrebbero essere aree sacrificali preistoriche, con un monolito trapezoidale perfettamente squadrato. Su questa stele osserviamo, evidentissimi, tre soli, che hanno i loro esatti corrispondenti nei segni rilevati in Francia, a Pair-non-Pair (Gironda) e nei pressi di Montesquieu (Avants-Arige), interpretati dall'archeologo Aim Michel come 'possibili raffigurazioni di veicoli spaziali'. Anche se vogliamo tenere ben saldi i piedi a terra, dobbiamo ammettere che i tentativi di spiegazione delle leggende ci prospettano gi un quadro fantastico quanto basta. "Si narra che l'uomo lupo si trasformasse in belva venendo fuoi dalla sua grotta, per riprendere poi sembianze umane", ci dice Salomone. "Potrebbe trattarsi benissimo d'individui i quali, uscendo all'aperto, si coprissero con pelli animali per difendersi dal freddo". E, riferendosi agli altri favolosi ricordi, aggiunge: "Le immagini spettrali, umane o animali, scomparenti nel fumo potrebbero essere quelle di vittime sacrificate sulle presunte are, le urla delle anime dannate le loro espressioni di terrore, oppure grida di guerra. I balli, i suoni strani, le musiche misteriose sono, probabilmente, ricordi deformati di danze e canti rituali, propiziatori, degli antichi abitanti del Musin". Il ricercatore torinese crede di poter scorgere nei 'fuochi magici' verdastri "fosforescenze originate da sostanze animali o vegetali in decomposizione", ma solo in parte: altri possono essere stati generati dall'accensione di resine e grassi animali nelle coppelle (incisioni appunto di piccole coppe) che abbondano sul monte, fra i 400 e i 900 metri di quota. Perch genti primitive, assillate da problemi pratici da cui dipendeva la loro sopravvivenza, si sarebbero presa la briga di accendere fuocherelli in buche scavate faticosamente nella roccia? Per imitare le stelle... La risposta logica: sembra che altrettanto accadesse in Per, in Spagna e in Francia. A proposito di quest'ultimo paese, disponiamo della testimonianza del professor Denis Peironj, il quale port alla luce presso La Ferrassi (Charente) un'incisione raffigurante l'Orsa Maggiore. La stessa si trova anche sul Musin. Ma sul monte piemontese c' di pi, molto di pi, e Salomone lo cerca, confrontando i vari gruppi di coppelle con le carte astronomiche. E scopre qualcosa di unico al mondo: un'intera mappa celeste incisa sulla roccia! C' tutto l'emisfero boreale, dalla Croce del Nord (o Cigno) alle due Orse, da Boote a Cassiopea, dalla Saetta al Triangolo, dalla Colomba alla Cintura di Orione, alle enigmatiche Pleiadi che suggellano i segreti di tante remote civilt. L'insieme di altre coppelle, per, non dice nulla che si riferisca all'emisfero boreale: potrebbe dire qualcosa, forse, riguardo a quello australe, come potrebbe tratteggiarci costellazioni sconosciute o formare combinazioni puramente casuali.