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INCONTRO SU DON VINCENZO ANGELILLO 20-3-2013

DON VINCENZO ANGEILLO NEL 50 DELLA MORTE Gioia questa sera, attraverso il mio modesto contributo vuole commemorare e rinverdire al nostro ricordo un nobile ( non per nascita, ma per meriti ) e illustre concittadino, un uomo di multiforme ingegno, un padre spirituale che ha predicato il messaggio evangelico e con coerenza e fedelt lo ha testimoniato nella sua vita, uno studioso che ha spaziato nel campo dello scibile, in poche parole un uomo che ha reso illustre la nostra Gioia con la sua opera umana, culturale e spirituale. Un concittadino straordinario in cui modernit, dirittura morale, fede, cultura, umilt, povert evangelica e servizio per i fratelli si fondono in un unicum, costituendo le coordinate della sua vita; qualit che mi sembra di scoprire nel novello Papa, Francesco I. Questanno, infatti, il 20 marzo ricorre il 50 anniversario della morte di questo illustre nostro concittadino, mentre il 29 marzo ricorre il 110 anno della sua ordinazione sacerdotale. Gioia ha avuto in passato grandi uomini che hanno reso illustre il nostro Paese, che ne hanno onorato la nostra citt, la cultura. Tra essi certamente un posto notevole occupa don Vincenzo Angelillo, in arte Angelilli, come lui stesso volle chiamarsi. Ai suoi tempi, ma ancora oggi viene ricordato come don Vincenzo Cancaron . Tale soprannome di famiglia, sembrerebbe sia stato coniato espressamente per lui, per la sua imponente statura fisica e per essere stato un cancarone, cio un chiancarone, una grossa lastra di pietra, una pietra miliare per Gioia, per il suo impegno morale, sacerdotale e culturale. Quando si parla di qualche personaggio del passato si rischi di enfatizzarne la figura be i meriti. Non il caso di don Vincenzo perch quanto riferir frutto di testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto e del messaggio che lui ha lasciato nei suoi scritti e nelle sue omelie. Il 20 marzo 1963, cio 50 anni fa, don Vincenzo Angelillo concludeva il suo percorso terreno. Parlando di lui la mente non pu non andare ad un altro figlio di Gioia, anchegli sacerdote e studioso locale, labate Francesco Paolo Losapio, vissuto dal 1762 ( 250 anni fa ) al 1842 ( 170 anni fa ), (ricorrenze passate sotto silenzio), e autore della prima Storia di Gioia, una storia poetica dal titolo Quadro Istorico-politico sulle vicende di Gioia in Bari, detta anche Livia, ma anche educatore dei giovani e benefattore. Angelillo non solo per la missione sacerdotale e per il ruolo di educatore delle giovani generazioni che ha svolto sembra essere il naturale erede del Losapio, ma sembra inserirsi nel solco e nel percorso del suo predecessore, anche per aver donato, come lui, il suo patrimonio librario per la costituzione di una Biblioteca civica, di cui per alcuni anni fu il primo responsabile. Anche il Losapio, infatti, con il legato che da lui prese nome, lasci al Comune una cospicua somma per listituzione a Gioia di tre classi distruzione superiore e per la formazione di una Biblioteca comunale, il cui primo nucleo fu costituito con la donazione della sua personale biblioteca. Due uomini che hanno diffuso nei giovani la cultura, che hanno profuso la loro cultura non solo a favore del popolo gioiese, ma anche al di fuori delle nostre mura cittadine. Don Vincenzo nasce a Gioia del Colle, come si rileva dal suo atto di nascita, alle due e dieci antimeridiane in Strada Moncenisio n.12, il 27 ottobre 1879, da genitori di modesto ceto, poveri economicamente, ma ricchi di valori e di fiducia nella Provvidenza divina. La madre, Vincenza Gatti, filatrice, suo padre, Giovanni, baglivo, specie di guardia campestre. Entra in seminario nel 1899 e al termine degli studi nei Seminari di Bari e di Molfetta nel 1903, a 24 anni, viene ordinato sacerdote. Sul ricordino della prima messa il 29 marzo 1903, si firma gi Vincenzo Angelilli.

Suo padre durante la riunione conviviale il giorno della sua ordinazione sacerdotale ebbe a dire: Per la Madonna, ho avuto lonore di fare un figlio prete e con un pugno ruppe una forma di formaggio di 5-6 chili; in quei tempi avere un sacerdote in famiglia era motivo di onore e di prestigio, infatti nei paesi le autorit erano: il prete, il maresciallo dei Carabinieri, il sindaco e il farmacista ( se cera ). Per le sue qualit umane, culturali e spirituali, per la sua disponibilit all ascolto, per i suoi modi sempre cordiali con tutti, per laiuto, il conforto, il suo dispensare continuamente consigli, per il suo apostolato e il sostegno a favore soprattutto delle classi pi umili riscuote subito la simpatia, la stima e laffetto non solo dei suoi concittadini, ma anche dei suoi Superiori religiosi. Per queste sue doti umane e per la sua statura morale viene chiamato a Roma in Vaticano per ricoprire delicati ed importanti incarichi, che assolve con grande dedizione, responsabilit e professionalit. Avrebbe potuto raggiungere alti gradi nella gerarchia ecclesiastica se dopo qualche anno, dal suo arrivo nella citt eterna, non avesse fatto ritorno nella sua Gioia, rinunciando a prestigiose cariche, a ci spinto dallaffetto verso la sua citt, verso gli amici e i parenti, ma soprattutto verso la madre e lintera sua famiglia che versava nellindigenza e per la quale sentiva il dovere di contribuire a provvederne i bisogni. Nei primi anni del 900, contrassegnati da crisi di valori, da disorientamento, dalla furia di una terrificante guerra mondiale e dal dilagare dello scetticismo e del materialismo don Vincenzo sa attirare alla Chiesa, con la parola del vangelo, con gli scritti e con lesempio, numerose anime smarrite, mettendo cos in atto il messaggio evangelico di amore, di carit e di dedizione al prossimo. Non rimane estraneo agli orrori della guerra, ma si rende disponibile per lesercito italiano e viene assegnato, come Ufficiale, AllOspedale Militare di Gioia con il compito di assistere i feriti e gli ammalati. Anche in tale circostanza don Vincenzo non fa mancare il conforto della parola evangelica e il suo sostegno morale verso i militari ammalati e feriti. Nella nostra citt incontra Gabriele Dannunzio. DAnnunzio, che casualmente lesse alcune composizioni di don Vincenzo espresse parole di plauso nei suoi confronti e quando il 4 ottobre 1917 il poeta-vate parte da Gioia nella sua eroica impresa su Cattaro, anche in qualit di Rettore della Chiesa di S. Francesco, DAnnunzio gli affida il compito di appuntare sul petto degli aviatori che si apprestavano alla eroica trasvolata, limmagine del Santo di Assisi, considerato il protettore dei viaggi doltremare. Don Vincenzo anticipa i tempi e ha percezione di quello che qualche decennio dopo di lui affermer Paolo VI: il pericolo pi grande per la Chiesa lignoranza. Lui matura questa convinzione gi allindomani del primo conflitto mondiale. E lignoranza che porta alla guerra, alla morte, alla distruzione delluomo e del mondo. Solo la vera cultura della pace e dellamore, quella che affonda le sue radici nella Bibbia da una parte e nei grandi scrittori italiani del passato dallaltra ( da Dante, Petrarca, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, per citarne alcuni ) pu farci riscoprire la nostra umanit e fragilit, quei valori che sono alla base della nostra vita, per formare dei cittadini onesti e responsabili. La scuola per lAngelillo, come il Losapio, un impegno importante nel suo apostolato. A lui si deve nel 1910 la fondazione del Convitto Manzoni, istituzione nata con un duplice scopo: ospitare gli studenti dei paesi limitrofi che seguivano nel nostro paese gli studi superiori e trovavano difficolt a rientrare a casa, a causa degli scarsi mezzi di trasporto allora disponibili, e accogliere e seguire con unattivit di doposcuola, durante il pomeriggio, studenti di famiglie povere, che frequentavano il ginnasio, le attuali scuole medie, cio i figli dei diseredati, perch anchessi si accostassero alla cultura e si riscattassero moralmente e civilmente, divenendo cittadini responsabili e partecipi alla vita cittadina.

Altri studenti frequentano il Convitto quando a Gioia viene istituito il Liceo Comunale nel 1925, pareggiato poi nel 1927 e regificato nel 1941. Gli studenti, oltre che da Gioia, provenivano da Castellaneta, Laterza, Ginosa, Gravina, Adelfia, Acquaviva, Casamassima, Turi. Molti si sono affermati come validi professionistri; tra questi, per citarne alcuni, il dott. Andrea Benagiano, il prof. Leonardo Losito, il generale Oresta, il notaio Michele Villanova, il prof. Fortunato Matarrese, il prof. Armando Celiberti, ling. Nicola Castellaneta, i dott. Cesare e Vincenzo Oliva. Il Convitto lo intitola ad Alessandro Manzoni, probabilmente per il fatto che quello scrittore, per i suoi principi morali e per la sua conversione religiosa, per il suo messaggio, ben si addiceva allo scopo che lAngelillo si prefiggeva, cio di educare i giovani ai veri valori umani e morali e a quei principi fondamentali del cattolicesimo, esposti nelle Odi Sacre e ne I Promessi Sposi, per quella piena fiducia nella Provvidenza, che opera, servendosi dei suoi figli. Dopo lesperienza tragica della seconda guerra mondiale si rafforza in lui la convinzione che occorre debellare le guerre; ci possibile attraverso una riedificazione morale culturale e religiosa della societ, una educazione delle nuove generazioni ai principi evangelici di amore, fratellanza. Nellorazione commemorativa del prof. Enrico Carano nel 1944 immagina che alle guerre segua lera delle seminagioni e dove si combatteva e vi era morte e odio si radicasse la pace, la vita e lamore. Per questo motivo al termine del terrificante conflitto mondiale intensifica il suo ruolo di educatore quindi si sforza di diffondere la cultura della pace e anche lamore per la patria. Questa istituzione rimane attiva fino al termine della sua vita e si avvale della collaborazione di altri sacerdoti. Il 27-9-1921 il Consiglio Comunale di Gioia e il 27 novembre 1922 la Giunta comunale, riconoscendone la funzione sociale, deliberano un sussidio alla scuola tecnica Manzoni, su istanza dello stesso prof. Angelillo. Limpegno educativo dellAngelillo si espresso anche nellinsegnamento nel nostro Liceo-Ginnasio, del quale hanno beneficiato tantissimi alunni, che si sono abbeverati alla sua cultura non solo religiosa, ma anche letteraria, critica e storica. La maggior parte del popolo gioiese per serba un amorevole ricordo di don Vincenzo per quanto il sacerdote realizz nella Chiesa che fu chiamato a reggere come Rettore e Padre Spirituale della Confraternita: S. Francesco. Il suo impegno durante il lungo periodo del rettorato 1903/63 si snoda su due fronti: il primo impegno quello di evangelizzare con la sua parola dolce, dotta, mai finalizzata a far emergere il suo vasto bagaglio culturale, bens a testimoniare il messaggio cristiano e la povert evangelica, con la sua predicazione e con il suo esempio di vita di povert e di completa dedizione allaltro. A tale proposito ho colto una testimonianza: Un giorno mentre don Vincenzo passeggiava per il centro storico di Gioia con i suoi convittori, imbattutosi in un povero giovane scalzo, si slacci le scarpe, le diede al giovane e continu il suo cammino scalzo. Il secondo impegno quello di restaurare ledificio sacro, per renderlo degno di venerazione per s. Francesco ( vedi acquisto dellorgano e restauro interno altari e del campanile ) non solo attingendo alle offerte dei fedeli, ma anche con interventi personali. Fa issare sul campanile la campana dellAve, che era stata asportata durante la guerra, cura con devozione lallestimento del grande presepe, cura il culto dei morti e dei sacri riti ( rimane memorabile la processione dellAddolorata il Venerd Santo dalla chiesa di S. Francesco, dalle 22 alle 24 ) e celebra con solennit la festa di S. Antonio. E i gioiesi hanno apprezzato la sua coerenza e la sua adesione al messaggio cristiano non solo seguendo numerosi le sue omelie e le celebrazioni sacre in S. Francesco, venendo in paese a piedi anche da

abitazioni sparse nellagro gioiese per ascoltare le sue omelie, ma anche partecipando in massa al suo funerale. LAngelillo, infatti, oltre ad essere un uomo acculturato nelle discipline teologiche un uomo di cultura a 360. Si pu dire che non ci fu campo in cui non si ciment ( come testimoniano i suoi studi e il suo amore per la letteratura, la poesia, larte, la musica, il teatro ) e lo troviamo impegnato persino nella vita politica locale. Ha ricoperto infatti il ruolo di consigliere comunale dall11 settembre1906 al 25 luglio1910. In lui cultura e fede non sono elementi antitetici, contrapposti, ma traggono linfa reciprocamente e portano luomo verso la fonte suprema della vita e della cultura, che Dio. Infatti nellelogio per la morte di Enrico Carano, che definisce Sacerdote della scienza, egli ribadisce che Fede e Scienza si fusero in lui in una profonda ed ammirabile armonia. Gli uomini hanno bisogno della scienza, ma hanno bisogno sopratutto della Fede, quella Fede ch sola capace di conciliare in una medesima idealit le grandi azioni ed i grandi pensieri e suscitare nei sinceri e nei forti il vero sentimento della vita eroica. Ebbe alto il senso non solo della gioiesit, ma anche dellitalianit, uscendo dal piccolo mondo paesano per spaziare verso orizzonti pi ampi, nazionali e sovranazionali, come a voler raggiungere la meta ultima di ogni credente: quella delluniverso e del nostro Creatore. Anche se celebra il fascismo e Mussolini quando scampa ad un attentato, neo nella sua lunga vita di uomo e di credente, ci fa per estremo amore per la Patria, per litalianit, per il culto della Patria. Si riscatta per quando d ospitalit ai militari polacchi della 13 Compagnia si trasporto della 3 Divisione, che subito dopo larmistizio si stanziano a San Basilio- Mottola e celebra anche per loro i sacri riti e mostra una disponibilit umana e fraterna al punto che quando i militari fanno rientro in patria nel 1946 donano a don Vincenzo una icona raffigurante la Madonna di Cestochova, Regina della Polonia. Celebra anche numerosi caduti delle due guerre ( Esaltazione ai caduti per la pi grande Italia, 1918, In memoria di Pierino Surico, morto combattendo a Barce, in Africa, Gioia 1941, Ai caduti per lonore e la gloria e la grandezza della Patria, 1948, Colloquio con la salma del giovinetto eroe, Tarsia,1950 ) e tiene il discorso per il milite ignoto e per linaugurazione del monumento ai Caduti ( 1923 )., per la morte di Amedeo di Savoia a Nairobi nel 1942. Scrive ancora per Margherita di Savoia, 1926, Per Elena di Savoia, 1952, Per Rodolfo Graziani, 1955, Per la morte di Vittorio Emanuele III ad Alessandria dEgitto, 1947. Mi sia consentita una nota polemica e di rammarico: Oggi si continua a parlare di gioiesit, ma il nome del nostro Paese va sulla bocca dei gioiesi e dei nostri conterranei per i litigi, le cause, la perdita della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni ( perdita Ospedale e delle donazioni ad esso lasciate, patrimonio artistico e storico distrutto vedi Piazza Coperta, Caffehaus, Mulino Pagano, ex Palazzo Soria, neviere, scavi archeologici Santo Mola, selvaggia ristrutturazione e sopraelevazione del centro storico, urbanizzazione selvaggia) Si preoccupa anche di avvicinare il popolo alla lettura con lapertura della biblioteca, istituzione che sollecita insieme al prof. Armando Celiberti, del quale anche, questanno, ricorre il 50 della morte. Il 28 ottobre 1941 il Podest, avv. Vincenzo Castellaneta, delibera di conferire lincarico per l' organizzazione, la sistemazione, il funzionamento, l'incremento e la direzione della istituenda biblioteca comunale al prof. Vincenzo Angelillo. Il professor Angelillo in quello stesso anno ottiene dal Comune lincarico di riordinare la biblioteca del Liceo classico. Il 22 novembre del 1943 il Podest, comm. Bruno Berardino, revoca lincarico di direttore della biblioteca comunale al prof. Angelillo, essendo stato lui richiamato alle armi, come ufficiale del Regio Esercito.

Nel 1946 don Vincenzo accompagna la regina dItalia Maria Jos, di passaggio da Gioia, nella visita al Castello. Pi tardi la regina dir che solo agli Uffizi di Firenze aveva trovato un cicerone di cos grande competenza storica. Don Vincenzo diffonde tra i giovani la cultura, ma anche nel popolino, privo di istruzione, dando ad essi anche i primi rudimenti culturali, umani e religiosi. Infatti attraverso i suoi scritti e le sue omelie, incarna il messaggio cristiano, testimoniandolo e presentando ai suoi ascoltatori quei valori che sono i cardini della civile convivenza e del nostro essere testimoni della fede: la famiglia, la giustizia, lonest, la tolleranza, la fratellanza, lamore per i fratelli, lamore per la patria. Svolge un alto compito educativo anche attraverso il canto e la musica sacra ( scrisse anche su Verdi e Chopin, su Marino Rosati, su Falcicchio, entrambi direttori della banda di Gioia, acquista lorgano della Chiesa di San Francesco), ponendosi nel solco di uneducazione popolare, come negli anni del suo ministero fece appunto la Banda Musicale di Gioia. A conferma del suo multiforme impegno, che spazia in diversi settori della vita sociale cittadina, bisogna ricordare che nel 1914 lArcivescovo di Bari, mons. Giulio Vaccaro, lo nomina assistente ecclesiastico della Unione Sportiva Pro Gioia, la locale squadra di calcio cittadina. Pur vissuto nel periodo post unitario e delle due disastrose guerre mondiali e della ripresa economica del dopoguerra, rileggendo la sua vasta produzione letteraria, critica e poetica ci rendiamo conto che don Vincenzo stato un uomo e sacerdote allavanguardia, tremendamente moderno e avanti rispetto al suo tempo e di una attualit sconvolgente. Egli, infatti, anticipa nei suoi discorsi e nei suoi studi le tematiche del mondo di oggi, tematiche quasi impensabili 60 anni fa: il pericolo di un nuovo conflitto atomico, la condanna della guerra e di ogni forma di violenza, i diritto divino delluomo alla pace, il trionfo dello scetticismo e del materialismo a scapito dei veri valori morali e degli ideali, la nascita e lo sviluppo di autonome e nuove cultura periferiche, tematiche che da qualche anno stanno interessando e coinvolgendo studiosi, storici, economisti, docenti, pedagigisti, politici, psicologi. Don Vincenzo anticipa anche in campo religioso quel cambiamento che il Concilio Ecumenico Vaticano II ( 1962-65 ) comincer ad attuare solo qualche mese prima della sua morte. Nel 1950 il Consesso intellettuali di Roma gli conferisce lonorificenza di Cavaliere Ufficiale dOnore dellOrdine Cavalieri Legionari dOnore e del Lavoro dItalia. Il 23-10-1957 il Commissario Prefettizio, dott. Emanuele Loperfido, delibera sulla istituzione della Biblioteca comunale e provvede alla nomina provvisoria a bibliotecario del sig. Vito Umberto Celiberti. La biblioteca inaugurata e aperta al pubblico il 2 giugno 1959. Il mese di luglio del 1959 don Vincenzo, ormai infermo, dona al Comune di Gioia lintera sua biblioteca umanistica, costituita da ben 1644 volumi, nonch alcuni busti e bassorilievi dello scultore Giuseppe Masi. Il 13-7-1962 la Giunta comunale delibera laccettazione della donazione dei libri di don Vincenzo Angelillo. Il 13 febbraio 1963, un mese prima della sua morte, con delibera consiliare n,139 alla Civica Biblioteca viene data la denominazione di Biblioteca Comunale don Vincenzo Angelillo, rettore della Chiesa di San Francesco e dellex Convitto Manzoni, nonch primo bibliotecario. Troppo poco per questo genio, per don Vincenzo, dedicare la Biblioteca Comunale al Suo Nome, dir don Nicola Mazzarelli nel suo elogio funebre. Un mese dopo quel riconoscimento, il 20 marzo 1963, allet di 84 anni, don Vincenzo torna alla casa del Padre. Il giorno seguente lArcivescovo di Bari si reca di proposito nellumile abitazione di don Vincenzo per posare il suo sguardo benedicente su di lui e augurargli luce e pace eterna. Gli studenti universitari, quei giovani che avevano frequentato il Convitto Manzoni, lo vegliano tutta la notte e scorteranno il carro funebre che trasporta la sua bara lungo le strade cittadine fino al Cimitero. Ai suoi funerali una folla oceanica lo accompagna allultima dimora terrena: autorit religiose e civili, uomini, donne, ragazzi, studenti di ogni ceto. In chiesa dopo la celebrazione della Messa Esequiale del 22 marzo nellorazione funebre don Nicola Mazzarelli, tra laltro, dice: Il Sacerdote- miei cari- non

del tempo; egli vive nel tempo, ma appartiene allEternit. E allEternit appartiene ormai il Sac. Vincenzo Angelillo Don Vincenzo, come ogni Sacerdote, non muore, nemmeno un poco; Egli vive,.. vive in Dio; vive e vivr nellaffetto di tutti noi,vivr nel nostro dolore, siamo stati tutti, e come ! tutti colpiti dal lutto; perch don Vincenzo e lo stiamo vedendo don Vincenzo era di tutti, di tutti quanti! Infatti di tutto il popolo il Sacerdote; egli il Padre di tutti; e di tutti fu ed don Vincenzo... Sembra ancora di sentire qui miei cari- sembra ancora di sentire leco armoniosa della Sua dotta ed avvincente parola; e lorgano, questo magnifico organo da lui voluto ( e in quellepoca era un gran lusso religioso tenerlo! ).... Tutto- miei cari- parla di Lui ed ovunque. gli altari ripetono e riflettono gli echi ed i canti delle Sue curate e belle funzioni!... Quante Messe!!...quante sante Messe!... quanti canti suoi qui, quanti! Lo vedo don Vincenzo estatico ancora, religiosamente solenne, nella tradizionale e commovente processione dellAddolorata. Tutto parla di Lui, del sempre don Vincenzo nostro; basta entrare in Sagrestia, dove nella fausta ricorrenza delle Sue nozze doro ( 3 aprile del 53 ), Nozze doro sacerdotali, fu apposta la bella lapide in Suo onore e leggervi sinteticamente il ricordo perpetuo delle Sue insigni virt morali e civili, religiose e sacerdotali!... Gigante fu don Vincenzo, somaticamente imponente e distinto; e gigante- e pi ancora- per nobilt di sentire e dintelligenza, gigante per la sua larga influenza,e su ogni ceto sociale, gigante, pi che altro, per la Sua elevata figura morale e sacerdotale dignit. Gigante e bello fu don Vincenzo, anche nella morte; bello esteticamente e nello spirito; bello nei Suoi occhi nei Suoi occhi profondi penetranti fosforescenti; bello e distinto nei Suoi modi, sempre gentili, e nel Suo affetto, nel Suo immutabile e sacerdotale palpito. E stato il Sacerdote!... che ha saputo conservare e con dignit conservare rispettivamente labito, .. s labito sacerdotale in tempi pi scandalosi e pi difficili di questi!!!... Povero fu don Vincenzo, e cos morto!.. Ricco per, ricco di tanti meriti ( e quali! ) dinanzi a Dio e dinanzi alla Societ, alla Chiesa e alla Patria; ricco don Vincenzo dintelligenza abile ed intuitiva, dintelligenza e di spirito poetico ricco di nobili sensi, di tanta stima e di ambita benevolenza. Fu povero- ho detto- e poveri ed umilissimi furono anche i Suoi fortunati Genitori la vita di don Vincenzo stata una vita laboriosa, anche se umile, ma intensa ( nella Chiesa,la Sua Chiesa; tra i Libri,.. i Suoi libri; e nella Famiglia,.. la Sua Famiglia! ); vita metodica e disciplinata, vasta e precisa!... don Vincenzo fu generoso e sempre pronto a donare, ad aiutare, paziente e saggio anche nellascoltare;pronto umilmente a donare e donarsi, a rinunziare e dimenticare!.. Don Vincenzo non ha chiesto e voi lo confermate- non ha chiesto mai nemmeno nella morte, mai!... Nelle principali manifestazioni, di gioia o di dolore, manifestazioni pubbliche o private, cittadine, sociali, religiose o patriottiche, cera sempre don Vincenzo; Egli stato lanima dalle molte vite nel nostro Paese!... Lui colla Sua parola alata ed incisiva, col Suo inconfondibile scritto o colla sola Sua sorridente maestosa figura, era sincero e cordiale, il paciere buono; Lui dominava, anche colla sola presenza, tutti e tutto; e sempre effondendo con buona grazia effondendo con buona grazia, il Suo spirito sacerdotale e paterno. per la scomparsa del caro del caro don Vincenzo tutto era a lutto: il Cielo e la Terra!!!. Le Autorit tutte, dogni gerarchia, il sig. Sindaco ed il Clero, i giovani e gli anziani, gli ex Combattenti dellItalia nostra, i dotti ed i meno dotti, tutte le Scuole con le loro bandiere abbrunate, i piccoli tutti Lo piangono e Lo ricordano con commozione!... Anche il Cielo ieri (..ritardando lingresso dellattesa primavera e coprendosi il volto!) si oscur e pianse; e singhiozz a dirotto, insieme ai gravi, ai gravi e toccanti rintocchi della bella campana dei nostri avi a memoria duomo non c stato mai ( e forse mai ci sar! ) un Genio del sapere e della virt, che ha accolto un cordoglio pi plebiscitario e compatto, pi spontaneo e pi vivo, di quanto ha ricevuto e riceve il concittadino e sacerdote don Vincenzo Angelillo!..... fenomeno UNICO oggi, unico dinanzi al nero della Morte. tutti si scoprono e sinchinano, con gli occhi umidi del gemito, dinanzi a don

Vincenzo, ancor pi grande e pi bello persino nella morte!... Il Castello, il nostro armonioso e bel castello ( ora purtroppo malandato!..), presso il cui severo ed artistico bugnato il prof. don Vincenzo Angelillo, Rettore del Convitto Manzoni, buona parte della vita visse, educando ed istruendo, formando da quella vedetta generazioni e schiere dimpetuosi giovani, al vero amor di Patria e al culto della vera Fede, oggi, solo e triste, anchesso chino e a lutto!... Don Vincenzo stato per Gioia del Colle ( oppure Gioia della Vittoriacome la chiam un poeta ), e per molti paesi vicini il grande ed unico Mecenate , dellarte e della letteratura, mecenate del Bene e del Vero, del Bello nella pittura e nella poesia; specie in quei tempi, quando un lusso era la scuola e pochi i docenti!.... Egli fu un puro e vero Patriota, perch am e serv lItalia .. come la Chiesa; perch, per questa Italia seppe scrivere, amare, e piangere!... quanti professori, funzionari, altolocati, lavoratori e docenti doggi, educatori, non hanno conosciuto la ben energica mano, la calda Sua voce e la rara fecondit delle Sue elette doti di mente e di Sacerdote?...Egli fu gentile e buono con tutti, ma sempre dignitoso; pronto a levarsi il cappello e per primo!- anche allultimo lavoratore ed operaio. Il nostro abbate Losapio, Gatta e Bernal, don Girolamo Pavone, don Sante Milano e don Vincenzo Angelillo, sono giganti ed immortali sacerdoti,.. monumenti vivi per questa insigne citt di Gioia del Colle!.... Troppo poco per questo genio, per don Vincenzo, dedicare la Biblioteca Comunale al Suo Nome.., troppo poco,.. perch don Vincenzo non lascia solo i libri,non lascia solo questa nobile chiesa di S. Francesco, col grande organo e rifatta nei bei marmi, no, ma lascia anche- e soprattutto- un incalcolabile ed indistruttibile patrimonio morale, .., patrimonio accumulato per oltre mezzo secolo di attivit, veramente educatrici e sacerdotalmente sociali! . Ieratico e pio, don Vincenzo ha celebrato sempre qui.., a questo altare sempre ben adorno e fiorito costantemente preciso e con chiara voce,.. religiosamente elegante ed umile nello stesso tempo Chi,.. pu valutare lapostolato del consiglio, saggio e disinteressato consiglio..? e lapostolato della parola della risurrezione e del perdono, della parola di pace e di bont,.. del vero conforto da parte del Sacerdote? I consigli don Vincenzo hanno un valore evangelico e divino, un valore davvero incommensurabile per i molteplici, fecondi e duraturi frutti morali, che tuttora permangono e per innumerevoli generazioni ancora!... Noi sacerdoti daremo sempre, perch la nostra missione specifica di donare, donare anche se non raramente veniamo ripagati dingratitudine simulata ed amara. Signori, questa la nostra missione Cos fu ed oper il giovane e vecchio don Vincenzo, il bello ed immortale don Vincenzo! S.., oggi,.. il poeta ed il professore, il cantore ed il maestro, il benefattore e leducatore, il nobile concittadino e lamicolAmico vero!- il Rettore di questa Chiesa, orbata di tanto valore, il Sacerdote ed il Canonico, il nostro caro ed amato don Vincenzo, oggi gi in Cielo!.... su nel Cielo splende un nuovo ed immortale astro:.. il nostro caro sacerdote don Vincenzo Angelillo!.. Ora scopro il capo e minchino dinanzi a questa bara, per lultimo Addio e con me sinchinano tutti i morti di questo sacro Cimitero di Gioia:. , vedo per primi levarsi i Tuoi Genitori, don Vincenzo, il Tuo Pap e la Tua venerata Mamma, i Tuoi amati fratelli, i Sacerdoti che nei secoli precedenti curarono la Fede dei nostri avi!.. , ancora i Rettori, i Tuoi predecessori e custodi di questa Chiesa,.. tutti i membri di questo pio sodalizio del Purgatorio che ci precedettero nel bacio della Fede,.. e tutti inchinarsi dinanzi a Te, don Vincenzo! Minchino anche a nome dellamabile Pastore di questa Archidiocesi, di Sua ecc. Mons. Arcivescovo, Che ieri, di proposito, venne per salire sulla Tua umile abitazione e posare il Suo sguardo benedicente sulla Tua morte, augurandoTi Luce e Pace eterna!.. Minchino ancora, don Vincenzo, a nome dellamatissimo Mons. Arciprete qui celebrante e di tutti i Sacerdoti, presenti ed assenti; a nome pure, don Vincenzo, del Sig. Sindaco e di tutte le Autorit, dei docenti e degli alunni, degli Universitari, dei presenti e degli assenti, sparsi in Italia o lontani dalla Patria! Tutti, tutti siamo qui attorno a Te, e tutti adunque cinchiniamo e preghiamo per Te.., per Te, don Vincenzo! questo

giorno avr il suo tramonto, ma.. non avr tramonto il Tuo caro e soave ricordo, la nostra riconoscenza per Te e lomaggio perenne della nostra Prece e del nostro Suffragio. Tu oggi, don Vincenzo, ci hai reso pi buoni!.. Cinchiniamo.. per lultima volta e Ti ripetiamo, colla piena delle nostre lagrime: NoiTi vogliamo bene, don Vincenzo, tanto bene! Sempre il giorno del funerale in Piazza Plebiscito parla il Sindaco, dott. Tommaso Surico. Sulla scalinata del Cimitero lavv. Vito A. Resta tiene lelogio funebre alla memoria di don Vincenzo. Tra laltro dice: Rivolgendo oggi questo accorato saluto alla salma di don Vincenzo Angelilli mi ritornano nella mente quei giorni in cui egli declamava i suoi versi possenti, sottolineando la sua vita e le sue opere, rivelandosi uomo di prestigio, probo, patriota, educatore, dotto e sapiente; oltre che scrittore fu anche poeta gentile e delicato. Fu direttore del semiConvitto Manzoni dal quale intere generazioni di giovani uscirono per inserirsi nel tessuto lavorativo. Valorosissimo e apprezzato conferenziere e letterato, eminente studioso di problemi sociali e politici di cui il prof. Angelilli fu in ogni momento strenuo e validissimo assertore pure in Consiglio Comunale. Egli non pi! La sua scomparsa ha destato in tutti i settori della socialit cittadina e della provincia il pi vivo cordoglio e la pi profonda commozione, come hanno dimostrato i solenni funerali svoltisi nella chiesa di S. Francesco, di cui egli era rettore spirituale amatissimo e autorevole. Noi non lo dimenticheremo mai. Egli se ne andato per sempre, lasciando nelle sue opere compiute il segno luminoso del suo spirito eletto. Nessuno muore sulla terra finch vive nel cuore di chi resta. Con infinito rimpianto. Vale. Modesto ed umile fino alla fine, sulla sua tomba, nella Cappella della Confraternita del Purgatorio, solo il nome, il cognome e una sua foto. La nobile figura di don Vincenzo viene ampiamente commemorata nella Sala Consiliare, in cui era stato consigliere. Nel Consiglio comunale del 12-11-1968 il Sindaco riferisce che la Confraternita del Purgatorio con istanza del 5-10-1967 ha chiesto che la tumulazione della salma di don Vincenzo avvenga nella Chiesa di S. Francesco che egli diresse per oltre un sessantennio e per i tanti meriti educativi, civici, religiosi del compianto scomparso e anche per il fatto che il sac. Angelilli restaur la Chiesa di S. Francesco con molti sacrifici. Il Consiglio autorizza la tumulazione di don Vincenzo nella Chiesa di S. Francesco, essendo ci un vivissimo desiderio di tutta la cittadinanza, che ricorda la figura di don Vincenzo come un luminoso esempio di uomo di cultura e di fede cristiana, assumendo a carico del Comune la relativa spesa. Con la sua voglia di portare al riscatto morale e culturale delle classi pi povere lAngelillo il precursore di quella politica che, sulle basi della dottrina cristiana, porter la societ italiana ad acculturarsi subito dopo i due conflitti mondiali e ai nuovi orizzonti e alla voglia di pacificazione che germoglieranno in Italia ed in Europa. Un uomo, dunque, in anticipo sui tempi, un uomo di fede ed un educatore a servizio di tutti ed in particolare dei pi deboli e dei pi bisognosi, in aderenza al messaggio evangelico che ha cercato sempre ed ovunque di annunciare instancabilmente. Il suo repertorio culturale si pu suddividere in alcuni filoni: poesie, opere teatrali, saggi critici e letterari, discorsi, commemorazioni funebri, scritti patriottici e civili, scritti su santi e su personaggi gioiesi del mondo della cultura e dellarte, conferenze. POESIE I Canti de lAnima 1903 Notes sur la vie, Tip. A. De Bellis e C. , Gioia del Colle, 1906 La Canzone de lArte, Tip. Covella e Stea, Gioia, 1910 Motivi tenui Invocazioni Supreme, Cressati, Noci, 1918 La quercia del prato verde

Italia mia Ode a Saffo ( pubblicata in appendice a Quando le memorie piangono ) Canzone In morte di Verdi , 1912 Quando le memorie piangono, Soc. Giovani Autori, Milano, 1921 Quaderno di poesie scelte ( inedito ) A San Francesco, N. Unico Strenna dicembre 1925 Ascoltami o Signore ( per il Natale 1946 ) Sei venuto ( per il Natale 1948 ) PROSE Orazione funebre per il suddiacono Vito Antonio Mancino ( Sammichele, 1904 ) I sogni de lanima, De Bellis e C. , Gioia, 1908 La preghiera per gli eroi della Libia, Covella e Stea, Gioia, 1912 Il canto della Montagna Nera, Gioia, 1912 Commemorando Giovanni Pascoli, Covella e Stea, Gioia 1912 In memoria di Marino Rosati nel XXX della sua morte, 1913 Commemorando Giuseppe Verdi, Tip. Tateo, Gioia 1913 La Fede e lUnit ne lora che volge Costellazioni Italiche, 1917 Patria madre, 1918 Esaltazione ai caduti per la pi grande Italia, 1918 I Salmi della vittoria, 1919, Tateo, Gioia LApoteosi del Milite Ignoto, Tip. Tarsia, 1923 Lalta Coscienza Italica Discorso per lEsposizione Artigianale Agricola di Gioia, 1921 I Canti delle stagioni ( Leggenda Pugliese ), Tateo, Gioia 1914 Per linaugurazione del Monumento ai Caduti, 1925 San Filippo Neri: Eroe e Poeta, 1911 Commemorazione del Comm. Nicola Serino Romano Commemorazione di G. Semeria Commemorazione funebre per Benedetto XV, Gioia 1922 Commemorazione per la Regina Margherita, Tarsia, Gioia 1926 In memoria di Pierino Surico, Gioia 1941 Rievocazione del Principe Amedeo di Savoia, Fortunato, Gioia 1942 Commemorazione per Enrico Carano, Gioia 1944 Omaggio del Clero e della citt a don Sante Milano, Fortunato, Gioia 1946 Lagrime in memoria di Maria Febronia Donvito, Gioia 1946 Ai caduti per lonore e la gloria e la grandezza della Patria, 1948 Commemorazione di V. Emanuele III, Gioia 1948 Colloquio con la salma del giovinetto eroe, Tarsia Gioia 1950 Elena di Savoia, Gioia 1952 Lettera alla mia diletta Congrega di San Francesco , Gioia 1953 Orazione per Paolo Falcicchio, Gioia 1956 Preghiera alla Madonna di Pompei, 1934 Preghiera al glorioso San Rocco, 1935 SAGGI C: da critico arguto a poeta civile

I tre amori di Dante, Tarsia, Gioia 1923 Manzoni e la Patria, Tarsia, Gioia 1923 Uno studio su Manzoni- Dante- Pascoli- Carducci Un grande paesista: Francesco Romano, Strapaese, Gioia 6-8-1930 Romano, Fortunato, Gioia 1942 Discorso su Chopin, Gioia 1949 Uno studio intorno a Giacomo Leopardi, Gioia 1948 TEATRO Il manto di porpora ( commedia in tre atti ) Le luci de lanima ( damma storico ) Ove mattacco ( dramma in tre atti ) Le lacrime del sogno ( dramma in un atto ) La preda ( dramma in tre atti ) NellaNella lArte ( dramma in tre atti ) Fate la carit ( commedia brillante per sole donne ) Amore disincantato ( commedia )
Potrei definirlo: Povero tra i poveri, servitore tra i servi, umile tra gli umili: questo stato don Vincenzo, un pastore di anime e un educatore di menti, un uomo e un pastore specchio di coerenza nellincarnare il messaggio cristiano nel suo vivere quotidiano, attraverso il ministero della Parola e il suo impegno umano e sociale per la nostra Gioia. Un novello Francesco, incarnato qui a Gioia, degno successore del poverello di Assisi, che ha retto per 60 anni la chiesa di S. Francesco, che ha fatto filo conduttore della sua vita, come s. Francesco, con le opere e con la poesia, lAmore: amore per il creato e per le creature, amore per la famiglia, per i poveri, per i pi deboli, per i giovani, per la patria, per la musica, per la vita e per la morte. In una poesia del 1949, SE , dice: Se tristezza la vita, s pianto/ Perch si vive tanto?/ E s gioia, sorriso s Amore/ Perch, perch si muore? Poco prima di morire scrive: Non ho vissutoSia pace ai morti che non han vissuto la vita,/ uomini, bella,/ raggiante al par di stella../ quando sbocciano i sogni come i fiori!...

Un sacerdote nella citt e una citt nel sacerdote, lo definisce il prof. Lozito, suo allievo, perch a lui la citt si rivolgeva per tutto; dagli epitalami alle orazioni funebri, alle invocazioni supreme per la Patria. Sempre il prof. Lozito, a febbraio del 1986, ricordando la sua attivit sacerdotale, quella di educatore, di scrittore, di poeta della fede, della famiglia e delluomo, cos concludeva: La poesia intima ci rivela un aspetto di Angelilli completamente nuovo, per un uomo che aveva lottato e operato tanto eroicamente negli eventi della storia a lui contemporanei. I temi della solitudine, della fragilit, dellinsicurezza, della morte, delle illusioni e delle delusioni della vita, il tema dellamore divino e umano, cosmico ed individuale, dominano il mondo poetico di Angelilli, fino alla Canzone dellArte in cui il poeta esaltando lo sviluppo dellarte dalle origini ai nostri tempi, perviene ad un celebrazione della poesia, non solo come evento umano, ma anche come epifania divina agli uomini in cammino verso lassoluto. Al suo nome stato intitolato un Premio Letterario, proprio dal prof. Lozito presso la scuola Carano. Vincitori delle prime edizioni sono stati nel 1987 il prof. Fortunato Matarrese( che tess lelogio funebre di Angelillo ), nel 1988 don Giovanni Ingravallo. Il Preside Matarrese di lui disse: Angelilli stato uno dei pi nobili educatori che come insegnante di Religione nel nostro Liceo e come Rettore del Convitto Manzoni ha contribuito come pochi altri alla formazione della personalit dei nostri giovani, alcuni dei quali sono assurti ad alti posti di responsabilit nei diversi settori della vita nazionale.

Mi piace chiudere questo mio intervento ricordando quanto ebbe a dire lo stesso prof. Fortunato Matarrese, che lo ebbe come collega nel Locale Liceo Classico, nella commemorazione che tenne nel 1975 : Vincenzo Angelilli visse in povert e mor in povert lasciando ai suoi familiari larga ed indefettibile eredit di affetti, agli amici e agli estimatori lesempio di una vita spesa tutta per lincremento della fede cristiana e per leducazione dei giovani, alla cittadinanza gioiese che si onora di annoverarlo tra i suoi figli migliori un legato di opere e di iniziative, la riconoscenza per le quali testimoniatagli con la partecipazione commossa e plebiscitaria di tutti i gioiesi alle sue esequie rimarr imperitura nel ricordo dei figli e dei nipoti di quelli che ebbero la ventura di essere suoi coetanei e di conoscerlo, stimarlo e onorarlo da vivo. Sembra che il prof. Fortunato Matarrese, su richiesta della Confraternita abbia sollecitato le Autorit religiose e civili ad avviare la pratica per la traslazione della sua salma nella chiesa in cui lAngelillo era stato Rettore per 60 anni ( 1903-1963). La richiesta fu approvata dal Consiglio comunale il 12-11-1968, ma non so perch non and in porto. Approfitto per suggerire sia allAmministrazione comunale che alle Autorit ecclesiastiche che oggi si possa riprendere quella proposta per far s che, come don Sante Milano, fondatore della chiesa Immacolata di Lourdes, anche don Vincenzo Angelillo, che ha speso tutte le sue energie e i suoi averi per restaurare, abbellire e curare la chiesa di S. Francesco, possa ritornare nella casa in cui ha profuso il suo ministero pastorale a favore di tutta la cittadinanza gioiese, per essere ricordato ed essere preso ad esempio di coerente agire cristiano. Inoltre lAmministrazione comunale potrebbe intitolare una strada a questo emerito benefattore e raccogliere in una collana di pubblicazioni tutta la sua produzione letteraria e poetica, da quella edita agli inediti. Grazie per la pazienza e per la vostra attenzione.