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IL COLOSSEO

Il Colosseo, denominato dagli antichi Romani "Anphitheatrum Flavlum", fu costruito dall'Imperatore Vespasiano, nel 72 d.c. circa, e inaugurato da suo figlio Tito nell'80 d.c. L'edificazione avvenne nell'area occupata dall'enorme palazzo di Nerone, la Domus Aurea, costruita dopo il grande incendio di Roma del 64, che doveva essere una valle racchiusa tra i colli della Velia, Palatino,Celio, Oppio, e Fagutale ed era attraversata da un corso d'acqua che correva in direzione del Tevere lungo un percorso che segue grosso modo l'attuale via di San Gregorio. La presenza del laghetto fu abbondantemente sfruttata per risparmiare sulle fondamenta, realizzate in pilastri di travertino poggianti su un anello di calcestruzzo continuo, intervallato solo da alcuni fognoli per lo scorrimento delle acque di falda che, altrimenti, avrebbero allagato tutta l?area. Nelle vicinanze era presente una statua colossale di Nerone, dal quale la leggenda vuole che derivi il nome Colosseo. Dopo l'uccisione di questo imperatore la statua venne rimodellata per raffigurare Sol il dio del Sole, aggiungendo l'appropriata corona solare. Il Colosso venne quindi spostato dalla sua originale collocazione per far posto al tempio di Venere e Roma sotto Adriano. Il sito del basamento della statua colossale dopo lo spostamento ? attualmente segnato da un moderno basamento in tufo. la struttura originale doveva essere molto particolare: per i regni di Vespasiano e di Domiziano sono note all?interno del Colosseo delle naumachie, cio? delle battaglie navali. Questo pu? significare che originariamente la pavimentazione del Colosseo doveva essere tale da consentire una grande portata d?acqua, magari proprio mantenendo l?originale stagno nato per la casa di Nerone. La grande platea di fondazione, a forma di corona ellittica, aveva uno spessore di tredici metri e nel suo interno gli ingegneri romani ricavarono una serie di canalizzazioni per il deflusso delle acque piovane. Una volta costruito l'elevato del monumento, si procedette all'interramento delle aree circostanti fino a raggiungere il piano attuale della piazza che venne poi lastricato. I tavolati della vasta area dell'arena poggiavano su una serie di muri paralleli, nei quali vennero ricavati gli alloggiamenti degli ascensori che venivano utilizzati per trasportare le belve e i gladiatori. Ai sotterranei del Colosseo, illuminati dalle torce e dalle lampade ad olio, si accedeva attraverso quattro corridoi posti lungo gli assi dell'edificio, cos? che era possibile raggiungere questi ambienti anche con i carri. Il cripotoportico a nord collegava i sotterranei del Colosseo con il Ludus Magnus (la vicina caserma dei gladiatori), dove esisteva una serie di edifici di abitazione che si aprivano su un cortile con palestra scoperta di forma ellittica, un anfiteatro in miniatura. Dai sotterranei, presso il palco dove l'imperatore assisteva agli spettacoli, salgono alcune scalette, che consentivano il collegamento diretto con il palco imperiale. Da questo parte un altro corridoio ipogeo, illuminato da lucernari, che in origine aveva un rivestimento in marmo e la volta decorata con stucchi dipinti, era utilizzato dagli imperatori per accedere al Colosseo senza essere visti. All'interno la cavea con i gradini per i posti degli spettatori era suddivisa in cinque settori orizzontali (maeniana), riservati a categorie diverse di pubblico: il settore inferiore, riservato ai senatori e alle loro famiglie, aveva gradini ampi e bassi che ospitavano seggi di legno (subsellia); seguivano il maenianum primum, con otto gradini di marmo, il maenianum secundum, suddiviso in imum (inferiore) e summum (superiore), ancora con gradini in marmo, e infine il maenianum summum, con circa undici gradini lignei all'interno del portico che coronava la cavea (porticus in summa cavea): i resti architettonici di quest'ultimo appartengono ai rifacimenti di epoca severiana o di Gordiano II. I diversi settori erano separati da alti podi (precinctio), nei quali si aprivano le porte di accesso (vomitoria), protetti da transenne in marmo (risalenti ai restauri del II secolo d.c. Sui gradini sono incise le indicazioni dei posti e sulla balaustra del podio venivano iscritti i nomi dei senatori a cui i posti inferiori erano riservati. Gli spettatori raggiungevano il loro posto entrando dalle arcate loro riservate. Ciascuna delle 74 arcate per il pubblico era contraddistinta da un numerale, inciso sulla chiave di volta, per consentire agli spettatori di raggiungere rapidamente il proprio posto.

Negli anni, incendi, terremoti e l'uomo inflissero dei colpi piuttosto pesanti al Colosseo: Nel 217 d.c. un incendio distrusse le strutture superiori; l?edificio venne ristrutturato da Eliogabalo e da Alessandro Severo, e fu riaperto nel 222 senza che i lavori fossero terminati. Ci furono altri incendi nel 250/252 e nel 320 che crearono danni al Colosseo e ci furono altre ricostruzioni sotto Costantino e re Odoacre (Odoacre, primo dei re barbari di Roma) nel 476 - 483 d.c. Dopo la caduta dell?impero Romano ci furono altre opere di risanamento in seguito ad un?altro terremoto avvenuto intorno al 484 o 508. Ad un certo punto il grande Anfiteatro Flavio fu abbandonato e nel VI secolo adibito ad area di sepoltura; in seguito, usato come abitazione. Nell?alto medioevo il Colosseo divent? fortezza dei Frangipane e degli Annibaldi fino al 1312, quando intervenne l?imperatore Enrico VII che lo riconsegn? al Senato e quindi al popolo romano. I terremoti del 1231 e del 1349 portarono altri danni al Colosseo che oramai in rovina venne abbandonato di nuovo. Il triste destino lo fece diventare una cava di marmo usato per costruire nuovi edifici tra i quali i pi? noti, il palazzo Venezia e della Cancelleria. I blocchi di travertino vennero asportati o vennero usati quelli caduti per opera delle catastrofi naturali, per costruire il palazzo Barberini nel 1703 e per il porto di Ripetta. Un detto famoso che faceva parte di una descrizione del "saccheggio" del Colosseo dice: "Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini" (Ci? che non fecero i barbari, fecero i Barberini). Nel corso del giubileo del 1675 assunse il carattere di luogo sacro in memoria dei molti martiri cristiani qui condannati al supplizio e nel 1744 Papa Benedetto XIV lo consacr? alla passione di Cristo e vi fece costruire le 15 tappe della Via Crucis, in memoria dei martiri cristiani sacrificati nell?arena. In seguito ai dissesti strutturali si ebbero i primi restauri: speroni a sostegno delle estremit? rimaste in piedi della facciata furono costruiti nel 1807 ad opera di Raffaele Stern e nel 1827 da Luigi Maria Valadier, che ricompose nella nuova opera parte delle strutture gi? crollate. Altri restauri nell'interno si ebbero tra il 1831 e il 1846. Contemporaneamente si inizi? a liberare il monumento dall'interro con gli scavi diretti da Carlo Fea nel 1811 e 1812 e con quelli di Pietro Rosa (18741875). Nel 1938 e 1939 furono completamente scavate le strutture sotterranee dell'arena, in parte alterate dalle ricostruzioni.

Roma e il Colosseo

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Furono gli imperatori Flavi a dotare per primi Roma di un anfiteatro stabile e degno della grandezza della capitale dell?Impero: i lavori iniziarono durante il regno di Vespasiano nella zona compresa tra Palatino, Esquilino e Celio, al di sopra dello stagno che si doveva trovare all?interno della Domus Aurea di Nerone. Vespasiano, demagogicamente parlando, restituiva al popolo quello che il tiranno-Nerone aveva voluto solo per s?. Singolarmente, il nome Colosseo deriverebbe dal colosso rappresentante Nerone che lo stesso aveva voluto nell?atrio della sua magnifica residenza. In precedenza un anfiteatro era stato commissionato da Augusto a Statilio Tauro, ma si trattava di una struttura lignea provvisoria. Dal punto di vista architettonico si tratta di un?ellisse di 188 per 156 metri, per un totale di 527 metri di circonferenza, alta quasi 50 metri: esternamente a partire da uno stilobate di due gradini ci sono quattro piani, di cui tre con arcate inquadrate da semicolonne di ordini diversi, dal basso verso l?alto, tuscaniche (simili al dorico ma con la base), ioniche e corinzie. Il quarto piano ? composto da una specie di attico diviso da lesene corinzie: negli spazi cos? inquadrati si aprono finestre quadrate alternate a scudi in rilievo. In ogni spazio sono poi tre mensole di travertino, in corrispondenza di

altrettanti fori praticati nel cornicione terminale della struttura. Tutto questo sistema serviva a sostenere i pali necessari a reggere il grande velario a spicchi che veniva steso da alcuni marinai della flotta di stanza a Miseno per proteggere gli spettatori. In cima la struttura era completata da un cornicione a tre fasce e da una cimasa con un grandioso gocciolatoio. La cinta esterna non ? completa: ci? che resta ? inglobato nei muraglioni di sostegno fatti costruire dal Valadier nel 1820 per ordine di Pio VII. Tutti i fori che "movimentano" la struttura sono dovuti all?asportazione medievale dei perni di metallo che servivano a trattenere i blocchi di travertino che ricoprivano tutto. All?interno, poi, la struttura ? divisa in spicchi da alcuni cunei che partono dalla base: i gi? citati pilastri, collegati da archi e da volte rampanti, facevano da sostegno alla cavea. Il vantaggio stava nel poter cos? permettere a pi? cantieri di proseguire autonomamente nella costruzione della stessa struttura, praticamente divisa in quattro cantieri principali ed a s? stanti. Senza dubbio un mirabile esempio di organizzazione e programmazione del lavoro da effettuare. I sotterranei sono divisi da tre muri concentrici ed i conseguenti tre corridoi anulari: verso il centro i muri divengono rettilinei e paralleli all?asse centrale, anch?esso un corridoio. Quest?ultimo si prolungava nelle due direzioni, est e ovest, anche al di fuori della struttura: il ramo est raggiungeva una delle pi? importanti caserme gladiatorie conosciute, il Ludus Magnus, ancora oggi visibile all?incrocio fra via Labicana e via di S. Giovanni in Laterano. Sempre all?esterno della struttura maestosa del Colosseo si trovano alcuni cippi di travertino, scoperti nel 1895, infissi nella pavimentazione anch? essa in travertino: concentrici allo stesso edificio, dovevano contrassegnare l?area di rispetto. Secondo un?altra interpretazione, erano usati per pensionare a terra le funi del velario. Ma come avveniva l?ingresso degli spettatori per gli spettacoli? Sopra ad ognuna delle 80 arcate che scandiscono l?ellisse si trovava un numero progressivo, indicato con i numeri romani, che doveva essere ugualmente riportato al di sopra delle tesserae che ognuno degli spettatori doveva portare con s?: dalle arcate si accedeva quindi alle scalinate interne ed ai vari settori della cavea attraverso i vomitoria. Solo le quattro arcate degli assi principali non erano numerate e la presenza di tracce di un portico all?esterno di quella verso nord e di stucchi dipinti all?interno del corridoio corrispondente, fanno pensare ad ingressi per personalit? di spicco. Forse questa era l?entrata riservata all?imperatore, vista la diretta corrispondenza con la tribuna regia, o pulvinar, e probabilmente era sormontata da una quadriga. Oggi restano solo gli ingressi dal XIII al LIV. Al di sotto della tribuna principale era un criptoportico coperto a volta e decorato con stucchi e lastre marmoree, detto "passaggio di Commodo": metteva in comunicazione gli edifici claudiani sul Celio con il podio. Anche nella cavea gli spettatori non potevano sciamare a piacimento: questa era divisa in tre settori principali, cosiddetti maeniana, una serie di gradini subito dopo la recinzione ed un quarto piano in alto, ligneo, simile alla moderna piccionaia dei teatri. Ognuno aveva una collocazione precisa e non c?era il prezzo del biglietto a fare la differenza, infatti l?ingresso era gratuito: era la classe sociale a stabilire il posto. I posti pi? vicini all?arena erano riservati ai senatori, il primo meniano ai cavalieri e cos? via. Il piano ligneo, o maenianum summum, era riservato alle donne, ammesse da Augusto ai giochi solo distanti dagli uomini: sui gradini dell?anfiteatro la classe cui era riservato il posto veniva sempre ricordata. Gli unici personaggi cui era riservato il posto per nome erano i senatori: sui gradini loro riservati, realizzati completamente in marmo e non solo foderati, infatti, sono ancora oggi presenti i nomi di vari personaggi, a volte cancellati e sostituiti da altri. Il meniano sommo era conchiuso da 80 colonne di cipollino e granito con capitelli di ordine composito e corinzio. La capienza totale doveva aggirarsi sulle 40-45.000 persone sedute, pi? circa 5.000 in piedi, nella parte superiore: se si interpretano alcuni dati desunti dai Cataloghi Regionari, una sorta di elenco

dei maggiori monumenti dell?antichit?, i posti potrebbero essere innalzati fino a 73.000 circa. Come erano organizzati gli spettacoli? In origine i giochi avevano carattere religioso, ma per la maggior parte delle persone, del popolino, era l?occasione per divertirsi, per essere feroci alle spalle di qualcun altro: una certa sacralit? veniva comunque conferita dalla presenza delle Vestali, del Pontefice Massimo e dell?imperatore-dio, o di quello divinizzato. Alcuni giorni prima dello svolgimento dei giochi, veniva fatta pubblicit? ed il programma poteva essere affisso in varie parti della citt?. Per lo pi? era scritto in colore rosso, che attira maggiormente l?attenzione: il nome di chi finanziava i giochi e il motivo per il quale questi venivano realizzati erano la parte pi? interessante. Poi c?erano il numero, e non il nome, dei gladiatori, il luogo del combattimento, la data e l?eventuale presenza del velario, elemento non certo secondario all?attenzione degli spettatori. La sera prima veniva offerta ai gladiatori una sorta di ultima cena, nella quale tutto era loro permesso; poi raccomandavano le loro famiglie agli amici. Nel Colosseo, il giorno dopo, avveniva il combattimento. Verso sud-est era la porta Libitinensis, oltre la quale era la regione II Celimontana: qui era collocato lo spoliarum, il luogo dove gli inservienti, spesso mascherati da Caronte, il traghettatore infernale, portavano i gladiatori morti o morenti per essere spogliati dei costumi e delle armi, e sempre da questa porta uscivano le belve uccise e trasportate dai bestiarii, i quali si dividevano le carni, le pelli e le ossa, mentre erano invece immessi nell?anfiteatro rinoceronti, ippopotami ed elefanti ed ogni altro animale troppo grande per i montacarichi. Verso nord-ovest era la porta Triumphalis, attraverso la quale entrava la pompa gladiatoria che dava il via ai ludi: era composta dal promotore dei giochi, con littori e suonatori, da una portantina con diversi simboli al di sopra, poi i premi per i gladiatori vincitori, le armi da combattimento e i carri che trasportavano ognuno un gladiatore ammantato di porpora e oro. Poi gli atleti formavano un corteo appiedato che percorreva il tondo dell?arena fino al podio imperiale: qui salutavano alzando il braccio destro e la celebre frase "Ave Cesare, morituri te salutant" (Salute Cesare, coloro che stanno per morire ti salutano). Quindi si armavano con le armi programmate per la giornata, qualche volta d?oro come sotto Pertinace, o d?argento come con Cesare: i Samnites con spada e scutum, un piccolo scudo rettangolare, i Thraces, con sica, piccola spada ricurva, e parma, uno scudo tondo o quadrato, il retiarius, con rete e tridente, il mirmillo, con il pesce omonimo sull? elmo. I combattimenti avevano a volte connotazione comica: a suon di botte con armi di legno si battevano nani, storpi e donne, poi una tuba annunciava il combattimento vero ed i gladiatori entravano scortati dai loro mecenati che, in caso di fiacchezza o noia, li frustavano e rimproveravano per dare al popolo il giusto divertimento. Alla fine, pollice verso o meno, uscivano i risultati su una tabella, con vicino al nome una lettera: V per vincitore, M per missus, mandato, cio? vivo e a pari merito con l?avversario, P per morto. Esisteva anche un mercato dei "pezzi" di un gladiatore: secondo le leggende il loro sangue dava vigoria fisica e coraggio, un pezzo di veste era talismano contro il malocchio, la punta della sua asta che scioglieva i capelli di una sposa era indice di prospera vita matrimoniale. Fino al Cristianesimo ufficiale esibirsi nell?arena era un punto di merito anche per molti liberi cittadini, uomini e donne, di qualunque rango. Al momento degli spettacoli, l?arena veniva riempita con sabbia gialla proveniente da Monte Mario che veniva risistemata dopo ogni combattimento. In occasione delle venationes qualunque animale, purch? feroce o particolare, andava bene dalle tigri alle giraffe: quando queste barbarie furono proibite, molti animali si erano estinti in diverse regioni dell?Impero, come gli ippopotami in Nubia, le tigri in Ircania, gli elefanti in Africa settentrionale, i leoni in Mesopotamia.

gladiatori (nome che deriva dal gladio, una piccola spada corta usata molto spesso nei combattimenti) hanno avuto origine dall'abitudine dei personaggi pi? facoltosi di offrire al popolo, a proprie spese, pubblici spettacoli in occasione di particolari circostanze, per esempio duelli all'ultimo sangue fra schiavi in occasione del funerale di qualche congiunto. Il primo spettacolo con gladiatori si svolse probabilmente nel 264 a.C., nel 105 a.C. i giochi divennero pubblici e si svolgevano nel foro di Cesare. Dopo con la dinastia Flavia, iniziata con l'imperatore Flavio Vespasiano, ci fu la costruzione del pi? grande e pi? famoso anfiteatro del mondo, il Colosseo. Nel IV secolo, l'imperatore Costantino I, dopo aver abbracciato la fede cristiana, li proib? ma la loro grande popolarit? fece in modo che questi giochi continuassero pi? o meno saltuariamente nonostante le reiterate proibizioni, in particolare nelle citt? lontane da Roma dove gli ultimi spettacoli gladiatori arrivano ad essere celebrati nei primi anni del medioevo. I gladiatori erano in genere schiavi, criminali condannati a morte o prigionieri di guerra, tutta gente che nel mondo romano non godeva di alcun diritto e la cui vita era considerata spendibile, mentre i galeotti e i prigionieri di guerra, particolarmente agguerriti per essere sopravvissuti ad anni di lotte e di sofferenze, erano molto ricercati. In alcuni casi, imperatori particolarmente crudeli mandavano a morte degli uomini solo per un loro capriccio: si sa che Claudio ordin? ad un funzionario di scendere nell'arena cos? come era (in toga), e che Caligola invi? ad bestias tutti gli ospiti di una prigione solo perch? mancava la carne per gli animali. I gladiatori iniziavano la carriera sottomettendosi (o essendo venduti) al lanista. L'attivit? del lanista era ufficialmente considerata nel mondo romano una delle pi? vili (al di sotto persino dei lenoni, degli attori e dei macellai); ed egli aveva diritto di vita e di morte sui gladiatori, i quali dovevano prestare un giuramento con il quale si impegnavano alla completa sottomissione per essere accettati nella scuola. Il gladiatore giurava di "sopportare la frusta, il marchio e la morte per spada"; queste terribili punizioni erano previste per soffocare ogni accenno di ribellione e per condizionare le menti dei combattenti affinch? si convincessero che l'unica loro speranza di salvezza era sopportare ogni prova. La preparazione durava anni, poich? il pubblico era divenuto assai esigente, e solo una volta terminato questo periodo il gladiatore era pronto ad entrare nell'arena. L'addestramento, avveniva nella cosiddetta "Palestra", collegata al Colosseo tramite un corridoio sotterraneo. Le categorie di gladiatori erano: Reziari, Secutores, Mirmilloni, Traci, Dimachaeri e ogni categoria di aveva le proprie peculiarit?, in materia di equipaggiamento e di colpi permessi e i propri vantaggi e svantaggi. I combattimenti pi? classici mettevano di fronte: i Reziari contro i Mirmilloni oppure i Traci contro i Secutores. Si gareggiava poi per trovare idee sempre nuove, traendo ispirazione da episodi mitologici, o ricercando situazioni grottesche, come quella inscenata dell'imperatore Domiziano che, nel 90 fece combattere nani contro donne.

I buchi del Colosseo

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Osservando il Colosseo da vicino si possono notare innumerevoli buchi che costellano la struttura. Secondo la tradizione popolare derivano dal tentativo dei barbari di distruggere lanfiteatro, simbolo della grandezza di Roma. Quando gli invasori conquistarono lurbe praticarono moltissimi fori nelle pareti e li riempirono di polvere da sparo con lo scopo di far saltare in aria il monumento. Sforzo inutile, le fondamenta tennero ed il Colosseo rimase in piedi.

Da l si diffuse la fama che il Colosseo fosse indistruttibile nacque da questo episodio infatti il detto romano: Finche' esistera' il Colosseo, esistera' Roma; quando cadra' il Colosseo, cadra' anche Roma; ma quando cadra' Roma, anche il Mondo cadra'. Questa leggenda si basa su un piccolo anacronismo secondo il quale la polvere da sparo era gi in uso presso le popolazioni barbare. (Anche se secondo unopinione diffusa tra gli scienziati moderni, la storia non sarebbe cos assurda perch il primo ad introdurre la polvere da sparo fu Gengis-Khan, che ne rivel il segreto ai suoi uomini.) E i buchi? In realt derivano dalle grappe che i romani usavano nelle costruzioni e che venivano rimosse e trasportate, in base alle necessit, dai vecchi ai nuovi edifici.