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Vladimir Majakovskij, Poesie

Majakovskij Vladimir

ODE ALLA RIVOLUZIONE


A te,
fischiata
e schernita dalle batterie,
a te,
piagata dalla maldicenza delle baionette,
levo con entusiasmo
ad aleggiare sull'insulto
dell'ode il solenne
«oh!».
Oh, ferina!
Oh, infantile!
Oh, pezzente!
Oh, grande!
Come chiamarti ancora?
Come ancora ci apparirai, di fronte?
Armonioso edificio
o ammasso di macerie?
Al macchinista,
impolverato di carbone,
al minatore che perfora strati di minerale,
tu dài,
tu dài il tuo pio incenso,
e glorifichi il lavoro umano.
Ma domani
il beato Vasili
invano innalzerà, implorando mercé,
le capriate della cattedrale,
i grifi ottusi dei tuoi sei pollici
diroccheranno i millenni del Cremlino.
Rantola il Gloria
nell'estrema crociera.
Strozzato è lo strido delle sirene.
Tu mandi i marinai
sull'incrociatore che affonda,
dove,
dimenticato,
miagolava un gattino.
E dopo!
Urlavi, folla ubriaca.
I baffi baldanzosi arricciati alla brava.
A Helsinki sbatti fuori,
a capofitto dal ponte,
canuti ammiragli col calcio dei fucili.
Lecca e rilecca le ferite di ieri,
io vedo sempre le tue vene recise.
È per te il filisteo:
«Oh, sii tre volte maledetta!»,
ma anche il mio saluto
di poeta:
«Oh, quattro volte gloriosa e benedetta!».

LA NOSTRA MARCIA
Battete sulle piazze il calpestio delle rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena del secondo diluvio
laveremo le città dei mondi.
Il toro dei giorni è screziato.
Lento è il carro degli anni.
La corsa il nostro dio.
Il cuore il nostro tamburo.
Che c'è di più divino del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d'un proiettile?
Nostra arma sono le nostre canzoni.
Nostro oro sono le voci squillanti.
Prato, distenditi verde,
tappezza il fondo dei giorni.
Arcobaleno, dà un arco
ai veloci corsieri degli anni.
Vedete, il cielo ha noia delle stelle!
Da soli intessiamo i nostri canti.
E tu, Orsa maggiore, pretendi
che vivi ci assumano in cielo!
Canta! Bevi le gioie!
Primavera ricolma le vene.
Cuore, rulla come tamburo!
Il nostro petto è rame di timballi.

ORDINANZA ALL'ESERCITO DELL'ARTE


Cantilenano le brigate dei vecchi
la stessa litania.
Compagni!
Sulle barricate!
Barricate di cuori e di anime.
È vero comunista solo chi ha bruciato i ponti della ritirata.
Basta con le marce, futuristi,
un balzo nel futuro!
Non basta costruire una locomotiva:
fa girare le ruote e fugge via.
Se un canto non saccheggia una stazione,
a che serve la corrente alternata?
Ammonticchiate un suono sopra l'altro,
e avanti,
cantando e fischiettando.
Ci sono ancora buone consonanti:
erre,
esse,
zeta.
Non basta allineare,
adornare i calzoni con le bande.
Tutti i soviet insieme non muoveranno gli eserciti,
se i musicisti non suoneranno la marcia.
Portate i pianoforti sulla strada,
alla finestra agganciate il tamburo!
Il tamburo
spaccate e il pianoforte,
perché un fracasso ci sia,
un rimbombo.
Perché sgobbare in fabbrica,
perché sporcarsi il muso di fuliggine,
e, la sera,
sul lusso altrui sbattere gli occhi sonnacchiosi?
Basta con le verità da un soldo.
Ripulisci il cuore dal vecchiume.
Le strade sono i nostri pennelli.
Le piazze le nostre tavolozze.
Non sono stati celebrati
dalle mille pagine del libro del tempo
i giorni della rivoluzione!
Nelle strade, futuristi,
tamburini e poeti!

IL POETA OPERAIO
Gridano al poeta:
«Ti vorremmo vedere accanto al tornio.
Che sono i versi?
Roba da niente!
Certo che a lavorare mica ce la faresti».
Forse,
il lavoro
è per noi
più caro d'ogni altra occupazione.
Sono anch'io una fabbrica.
E se non ho
ciminiere,
forse,
per me
senza ciminiere è ancora più difficile.
So bene
che non amate le frasi oziose, voi.
Per lavorare, fendete la quercia.
E noi?
Che forse non facciamo col legno lavori d'intarsio?
La quercia delle teste lavoriamo.
Certo
è cosa rispettabile pescare.
Tirare la rete.
E prendere storioni!
Ma non è meno rispettabile il lavoro del poeta:
prendere gente viva, e non pesci.
Una fatica enorme bruciare davanti alla fucina,
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi
può accusarci d'essere oziosi?
I cervelli forbiamo con la lima della lingua.
Chi è superiore:
il poeta o il tecnico,
che conduce gli uomini al benessere?
Sono uguali.
I cuori sono motori.
E l'anima è un motore altrettanto complesso.
Siamo uguali.
Siamo tutti compagni operai.
Proletari di spirito e di corpo.
Soltanto insieme
abbelliremo l'universo
e lo faremo rimbombare di marce.
Contro i diluvi di parole innalziamo una diga.
All'opera!
A un lavoro vivo e nuovo.
E gli oziosi oratori,
al mulino!
Fra i mugnai!
A girare le macine con l'acqua dei discorsi.

TROPPO PRESTO PER CANTAR VITTORIA


Cerchiamo il futuro,
abbiamo percorso chilometri di strada.
Per poi
sistemarci da noi stessi in un cimitero,
schiacciati sotto i marmi dei palazzi.
Una guardia bianca,
la scovate, e al muro.
Ma Raffaello l'avete dimenticato?
Avete dimenticato Rastrelli?
È tempo
che le pallottole
risuonino sulle pareti dei musei.
Fuciliamo l'anticaglia coi pezzi da cento pollici delle nostre gole!
State seminando la morte nel campo nemico.
Che non capitiate a tiro, mercenari del capitale.
Ma lo zar Alessandro
non s'erge ancora
sulla Piazza delle insurrezioni?
Là, la dinamite!
Avete schierato cannoni lungo la radura,
sordi alle blandizie delle guardie bianche.
Ma Puskin
perché non l'avete attaccato?
E tutti gli altri
generali della classicità?
Ci siamo messi a difendere le anticaglie in nome dell'arte,
o sarà
che il dente delle rivoluzioni s'è spuntato contro le corone?
Più presto!
Dileguate il fumo sul Palazzo d'inverno,
fabbrica di maccheroni!
Per qualche giorno che abbiamo sparacchiato fucilate,
già pensiamo:
lasceremo il passato con un palmo di naso.
Ci vuol altro!
Cambiar di giacca fuori,
è poco, compagni!
Rivoltatevi di dentro!

RADUNA O MEMORIA
del cervello dentro il vestibolo
le femmine amate in lunghi filari.
d’occhio in occhio versa il tuo giubilo
travesti la notte in antichi sponsali
travasa di corpo in corpo il tuo gaudio
che questa notte sia memorabile
oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna spinale.

NON HO BISOGNO DI TE
tanto lo so
tra breve creperò
se davvero tu esisti
o dio
o mio dio
se fossi tu a tessere il tappeto stellato
se questo tormento ogni giorno moltiplicato
è per me un tuo esperimento
indossa la toga curiale.
la mia visita attendi
sarò puntuale
non tarderò ventiquattr’ore.
ascoltami
altissimo inquisitore !
…..

SE IO QUALCOSA
ho scritto
se qualcosa
ho detto
è colpa
degli occhi di cielo
degli occhi
della mia amata

DI SOLITO COSÌ
ad ogni nato di donna è stato concesso l’amore
ma fra impieghi entrate e il resto
giorno per giorno s’inaridisce il terreno del cuore.
sul cuore è infilato il corpo.
sul corpo la camicia.
e come se non bastasse
un tale - idiota! -
ha fabbricato i polsini
e ha intriso d’amido lo sparato.
verso la vecchiaia ci si ripensa di soprassalto.
la donna s’imbelletta
l’uomo di sbraccia come un mulino
- metodo mueller.
ma è tardi.
la pelle moltiplica le rughe.
l’amore fiorisce un po’
fiorisce un po’
e s’aggrinza...
IN LUOGO DI UNA LETTERA
tu scorderai domani
che io t’incoronavo
che d’un ardente amore l’anima ti bruciavo
e un carnevale effimero di frenetici giorni
disperderà le pagine dei miei piccoli libri…
le secche foglie delle mie parole
potranno mai indurre uno a sostare
a respirare con avidità?
almeno lascia che un’estrema tenerezza
copra l’allontanarsi
dei tuoi passi