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LEGIONARI

I legionari erano il fulcro dell' Esercito romano. Ogni fante era dotato di una tunica
rossa sopra la quale era tenuta la corazza che poteva essere di cuoio lorica hamata
(usata dai legionari impiegati nelle flotte navali) o a piastre lorica segmentata.
Attorno alla parte bassa del busto c'èra il cingulum ossia una cintura. Nell' armamentario
troviamo un gladium una corta ma robusta spada adatta al corpo a corpo tenuta nel fodero
sulla destra del legionario, un coltello o daga chiamato pugio tenuto sulla sinistra, ed un
pilum ossia una specie di lancia molto maneggevole da usare contro le cariche nemiche. Da
non dimenticare lo scudo rettangolare in legno di faggio e rinforzato in ferro (scutum), e
l'elmo (cassis). Ogni legionario aveva inoltre uno "zaino tattico" dove portava tutto il suo
stretto necessario.
Con la riforma di Diocleziano, il legionario si trasforma nuovamente, e viene dotato di una
spatha cioè di una spada lunga adatta a colpire da cavallo, di una lunga lancia detta hasta,
di uno scudo tondo, e una cotta di maglia come protezione per il busto. Questo tipo di
legionare quindi diventa una sorta di cavaliere addestrato all'occorrenza anche al
combattimento appiedato.

Indossare l' equipaggiamento del legionario non era una cosa


semplicissima e richiedeva un po' di tempo: appena alzato il
legionare indossava la tunica rossa che era di base uguale per tutti
anche per i cavalieri e per gli ausiliari, e le caligae, una sorta di
sandali con la suola borchiata per evitarne il rapido consumo; questi
calzari erano molto comodi e davano anche una notevole stabilità al
soldato durante il combattimento appiedato o la marcia proprio
grazie alle borchie che evitavano di scivolare sul terreno, sopratutto
se bagnato. Sopra la tunica si indossava quindi l'armatura la lorica
che era la parte più pesante, questa si indossa come una sorta di
busto, e si chiudeva poi con dei lacci anteriormente (vedi
illustrazione a lato) A questo punto si stringeva la cintura o
cingulum appesa alla quale veniva posto il pugio una specie di
piccolo coltello. A questo punto si prendeva il fodero del gladio che era posto sulla destra,
e veniva appeso ad una cinghietta di cuoio che si appoggiava sulla spalla sinistra, e si
faceva passare sotto il cingulum per tenerlo fermo. Per ultimo il legionario si legava attorno
al collo un ampio fazzoletto rosso arrotolato, (ancora in uso dalle nostre forze armate!) e
lasciato con due estremità pendenti.

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Ora si indossava l'elmo chiamato cassis, si prendeva il pilum lo scudo detto scutum, e il

legionario era pronto!

COME COMBATTEVA

Il legionare generalmente combatteva spalla a spalla con i suoi compagni cioè uno accanto
all'altro, con lo scudo ben posto davanti a lui, a protezione della parte frontale del corpo, e
il gladius/pilum nella mano destra. Il pilum veniva usato contro la cavalleria, o contro le
cariche nemiche di fanteria: questo strumento bellico è composto da un'asta di legno, e di
una punta di ferro lunga e sottile, fatta in modo che quando si infilza nello scudo del
nemico si storce e non si può più sfilare per essere rilanciata. Quindi il pilum era la prima
arma che il legionario usava in battaglia. Lanciato il pilum al nemico, il legionare estraeva il
gladio che al contrario di quanto si pensa si trova sulla destra, per non intralciare la mano
sinistra che tiene lo scudo. Il gladio era usato come una sorta di pugnale, il legionario
quando combatteva faceva dei movimenti con il braccio simili a degli affondi rapidi ma
tenendo sempre lo scudo davanti a sé. Nel qual caso perdeva il gladio sulla sinistra
dell'armatura aveva un fodero con un pugnale detto pugio. Lo scudo come arma difensiva
era studiato per essere leggero, e resistente, e la sua forma rettangolare allungata per
proteggere tutto il busto, in tal modo i legionari disposti uno accanto all'altro formavano
un lungo muro che si contrapponeva alla spinta del nemico. E uno dei motivi che favorì

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l'emergere dei legionari fu proprio la contrapposizione di
ordine e compattezza al disordine dei barbari.

PRETORIANII
La guardia Pretoriana viene istituita per la prima volta da
Ottaviano nel 27 d.C. su imitazione delle guardie
personali dei generali della tarda Repubblica. Sebbene il nome di
questa unità era Cohortes Praetoriae cioè Coorti Pretoriane di fatto si trattava di una legione
che all'Epoca di Tiberio aveva non soltanto dieci coorti ma anche un castrum. I Pretoriani
erano comandati dal Prefectus Praetorio, di rango equestre. Solitamente entravano a fare
parte di questo corpo solo soldati scelti e valorosi oppure ufficiali ma sempre provenienti
dalla Provincia Italia. Da semplice guardia all'Imperatore la Legione Pretoriana diventò
anche la guardia di Roma insieme alle Cohortes Urbanae, e negli ultimi anni dell'Impero
"strumento politico assai persuasivo". La legione era forte di 5000 uomini divisi in 10 coorti
da 500 uomini ciascuna. Ogni coorte era comandata da un tribuno militare. Inoltre uno o
due manipoli comandati da un centurione detto Trecenarius formavano la guardia d'onore
dell'Imperatore ed erano quelli che montavano la guardia a Palazzo. Facevano sempre
parte dei Pretoriani gli Equites Singulares, ossia la cavalleria personale dell'Imperatore
creata da Traiano: forti inizialmente di 500 e poi di 1000 uomini erano comandati da un
tribuno, ed erano suddivisi in turmae come gli altri cavalieri.
Le Coorti Pretoriane furono sciolte da Costantino il Grande poiché gli si opposero nella
battaglia di Ponte Milvio a Roma durante lo scontro con Massenzio per il controllo
dell'Impero.
La paga annua dei Pretoriani ammontava a 750 denari al tempo di Augusto ma fu portata
a 1.000 denari nel I secolo, a 1.500 nel II secolo, a 2.250 nel III secolo d.C.

EQVITES
La cavalleria aveva svariati compiti ma i principali erano operazioni di fiancheggiamento,
azioni di supporto e di esplorazione. Ogni cavaliere era dotato di due spade di una lancia
lunga e flessibile di legno, di uno scudo ovale e un' elmo ed un' armatura leggera di solito
di cuoio o una cotta di maglia, mentre la cavalleria pesante era dotata inoltre una spada
lunga per poter meglio colpire i nemici appiedati. La cavalleria prenderà maggiore
importanza sopratutto verso la seconda metà del IV secolo d.C. In questo periodo inoltre si
trasformerà, passando da una cavalleria leggera a una cavalleria catafratta armata
pesantemente e utilizzata per irrompere sulle masse barbare.

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AVXILIA
Gli auxilia erano
fanti appiedati
armati molto
leggermente e
utilizzati per azioni di sostegno ed
aiuto alla fanteria pesante. Gli
ausiliari erano molto rapidi negli
spostamenti e nelle operazioni:
armati di spade, pilum o fionde, compivano azioni di disturbo e di
"distrazione", ossia tenevano impegnati i nemici su una parte debole della formazione,
oppure semplicemente attaccavano una parte dello schieramento nemico.
Esistevano inoltre una serie di truppe ausiliarie che provenivano da svariati punti
dell'Impero e che possedevano delle specialità particolari, come i cavalieri della Numidia, i
cavalieri germani, i frombolieri delle Baleari ed altri. Erano comunque truppe extra, che
non rientrano nella composizione regolare della legione, eccetto la fanteria leggera, e gli
arcieri appiedati. Gli ausiliari non erano cittadini, ma acquistavano l'ambita cittadinanza
romana al termine del servizio militare. Erano raggruppati in diversi modi in base alle loro
caratteristiche e comandate sempre da un ufficiale romano: la cavalleria era inquadrata
nelle alae equitum comandate da un Praefetus equitum; la fanteria alleata era inquadrata in
coorti da cinquecento (cohors quigenaria) o seicento (cohors sexgenaria) uomini, queste coorti
erano comandate da un Praefectus cohortis; gli altri ausiliari in genere erano invece
inquadrati in numeri ossia unità che conservavano i loro caratteri etnici (costume,
armamento, lingua). Nella legione erano sempre presenti degli ausiliari regolari particolari
come i ballistarii, ossia gli addetti alle macchine d'assedio (onagri, balliste, scorpioni, arieti)

SAGITTARII

Rientrano tra i corpi di ausiliari più adoperati. Erano utilizzati per colpire a distanza i fanti
nemici, ma anche la cavalleria, e talvolta utilizzavano delle frecce incendiarie, che
mettevano in fuga eventuali animali (come elefanti, cavalli...) usati nella battaglia. Gli
arcieri oltre all'arco ed alla faretra erano armati con un pugio, una lorica leggera come una
cotta di maglia, ed un elmo. Solitamente erano raggruppati in coorti da cinquecento
uomini ed erano disposti dietro alla seconda fila di coorti legionarie. Esistevano
principalmente tre tipi di arcieri:
- Gli arcieri semplici armati con un arco convenzionale.
- Gli arcieri siriani che provenivano dalle Province orientali ed utilizzavano un arco
"composito", cioè composto da più materiali sovrapposti (come legno, corno, metallo ed
altri), che permetteva quindi una gittata molto più ampia (oltre 300 m).
- Gli arcieri a cavallo della Mesopotamia avevano la peculiarità di combattere a cavallo, e
di utilizzare archi piccoli facilmente maneggevoli. Principalmente venivano impiegati per
contrastare gli attacchi della cavalleria partica. Questi cavalieri erano detti equites sagittarii
e al contrario degli altri arcieri erano organizzati in numeri.

LEGATVS LEGIONIS

E' colui che comanda e dirige la legione e ne è il diretto responsabile sia nella Vittoria che
nella disfatta. Nella Repubblica erano i Consoli stessi a dirigere le legioni, ma talvolta le

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affidavano ad altri legati. Dal primo Impero in poi le legioni
sono condotte da generali scelti direttamente dall'Imperatore.

TRIBVNI MILITIVM

I Tribuni comandavano la legione assieme al generale ed erano


in sette:
- Cinque erano solitamente eletti dal popolo ed erano chiamati
angusticlavii (facevano parte dell'ordine equestre) ed avevano il
comando di due coorti di legionari.
- Uno invece era invece di rango senatorio ed era chiamato laticlavius
- L' ultimo era il Tribunus Sexmextris chiamato così perché rimaneva in carica per seri mesi
circa: egli aveva il comando della cavalleria.

PRAEFECTI

Ogni legione aveva dei prefetti i quali avevano dei compiti amministrativi e logistici di
vario genere quali il controllo delle scorte (Praefectus Anonnae), la gestione
dell'accampamento (Praefectus Castrorum), la gestione delle comunicazioni, oltre che il
comando di reparti alleati (Praefectus Cohortis), o di ali di cavalleria ausialiaria(Praefectus
Alae). Ne esistono anche altri come il Praefectus Dilectator con il compito di controllare e
dirigere l'addestramento dei soldati.

CENTVRIONES
I centurioni erano i comandanti delle centurie. Essendo queste a loro volta unite a due a
due per formare i manipoli avevano due centurioni, di cui uno superior (ossia aveva il
comando supremo dell'unità) e uno inferior cioè suo subordinato. Inoltre i centuriones
erano distinti priores se erano nella prima linea di coorti o posteriores se stavano nella
seconda. Nella legione il centurione più importante era il centurio primipilus, che era il
comandate del primo manipolo, della prima coorte; costui era l'unico centurione che
partecipava al consiglio di guerra della legione. Nella legione c'erano anche manipoli di
ausiliari, anch'essi comandati da centurioni che erano un po diversi dai centurioni
legionari.
L'armatura era composta da una lorica hamata attaccata a questa c'erano le phalere cioè dei
dischi di metallo che ne indicavano le imprese, e i riconoscimenti, paragonabili alle
medaglie odierne. Completavano l'armatura dei gambali e un elmo con le "crine a
spazzola". Possedeva inoltre un bastone detto baculus che era simbolo di comando e
strumento di esercizio e d'autorità.

OPTIONES
Ai centuriones si affiancavano gli optiones ossia dei legionari con il compito di aiutare il
centurione ed eventualmente sostituirlo se necessario. Erano contraddistinti dal fatto che
portavano un bastone con in cima un pomolo di legno.

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CORNICIFER
Era un legionare con il compito di trasmettere i comandi
impartiti dal centurione alle truppe attraverso una strumento
musicale detto tuba.

SIGNIFERI
I signiferi erano coloro che tenevano e avevano cura delle
insegne: avevano un'armatura leggera (cotta di maglia o una
lorica squamata), e possedevano inoltre uno scudo tondo, e una pelle di animale
sopra l'elmo; questa poteva essere di lupo, orso, leone, volpe... oltre che all'Insegna.
Tra i signiferi si distinguono l'aquilifer, il portatore dell'Aquila, il vexillifer portatore del
vessillo della legione, il signifer portatore dell'insegna della coorte o del manipolo, anche la
centuria poteva avere un signifer. La legione solitamente aveva anche un imago che portava
un insegna con il volto dell'Imperatore.
I signiferi erano scelti fra soldati particolarmente dotati e meritevoli, poiché era un grande
prestigio portare l'insegna della propria unità; a seconda del proprio grado anche
l'armatura variava e così passiamo dalla semplice cotta di maglia del signifer cohortis alla
lorica squamata color oro dell'aquilifer.

Consiglio di Guerra: Comizio formato dal generale, dai tribuni militari, talvolta dai
prefetti, e dal Centurione Primipilo. Il consiglio decideva le strategie e le tattiche della
legione.

FORMAZIONI PRINCIPALI
- Colonna, o quadrato "Agmine": era la principale formazione delle centurie, e quella con la
quale si schieravano in battaglia; generalmente il quadratum o agmine era composto da 5
file ravvicinate di uomini composte da due contuberne ciascuna, in tal modo risultava
facile allargare e restringere i ranghi oppure aprirli per il passaggio di altre truppe facendo
"scivolare" gli uomini delle colonne dispari dietro agli uomini di quelle pari. In tal modo
era garantita ampia flessibilità sul campo di battaglia.

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- Riga "Finis", era uno schieramento formato da poche linee di soldati, era di solito usata
dagli ausiliari dalla cavalleria, e talvolta dai legionari durante l'attacco.
- Testuggine "Testudo", orgoglio dell' esercito romano, questo schieramento estremamente
complesso e richiedente notevoli doti di coordinamento collettivo, permetteva di avanzare
sotto il tiro di frecce e dardi nemici, facendo
unire tutti gli scudi dei soldati in modo da
formare un'enorme "tetto" sotto il quale si
"nascondevano"molti più legionari di quanti ne
sembrasse celare, e ciò costituiva un' effetto
sorpresa
per i
nemici.
In
pratica,
come si
può ben vedere nel video, i legionari della centuria
restringevano i ranghi fino ad essere spalla contro
spalla, quindi i
milites della
seconda fila
sollevavano gli
scudi e li ponevano
con una estremità sulla
testa della prima fila, e
con l'altra coprivano
gli uomini della fila posteriore, allo stesso modo faceva
la terza fila, la quarta fila etc. I legionari che si
trovavano ai lati dello schieramento si disponevano tra le file al loro lato e tenevano lo
scudo verso l'esterno, proteggendolo. La prima fila invece manteneva gli scudi alzati per
garantire la protezione frontale.

In tal modo la testuggine era impenetrabile alle frecce ed ai dardi da tutti i lati eccetto
quello posteriore.
- Moenia/Murus o muro di scudi, così chiamata perché è in effetti una "parete umana"era
utilizzata per contrastare attacchi con la cavalleria, e attacchi con i carri. Si formava
facendo abbassare i legionari della prima fila, con i pila inclinati verso avanti e infilzati con
la parte posteriore in terra, e quelli della seconda fila si avvicinavano a quelli della prima
alzando gli scudi e inclinando i pila verso avanti.
- Cuneo "Cuneum" è una formazione d'attacco impiegata dai legionari o dalla cavalleria per
sfondare e oltrepassare uno schieramento avversario. Consisteva nel fare disporre i soldati
o gli equites in modo da realizzare una figura triangolare, quando era pronta questa
formazione si scagliava con la punta rivolta verso i nemici come se fosse un tutt'uno. La
particolarità di questo schieramento non stava tanto nella capacità di combattimento,
quanto nella forza d'urto impressa da quest' ultima verso l' unità nemica.
Altro schieramento importante era l'orbis, esso era usato nel caso in cui parti dei milites si
ritrovassero isolati dalle altre truppe e circondati dai nemici. In tal caso si formava un
cerchio con i legionari posti nella prima fila, e gli altri soldati se presenti al centro. Questa

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formazione permetteva una facile difesa, quasi si fosse dietro alle mura di una fortezza
umana, e permetteva di attendere il soccorso delle altre truppe che con l'efficiente sistema
di comunicazioni non avrebbero tardato arrivare.
Le strategie qui sotto riportate sono generalizzate, e servono a fare capire quali fossero le
tattiche più utilizzate in epoca imperiale.

TATTICA OFFENSIVA

Prima di ogni battaglia campale (cioè in campo aperto), c'erano, se il tempo lo consentiva,
sempre dei preparativi: innanzitutto la disposizione della formazione verso il nemico o la
direzione dalla quale sarebbe sopraggiunto, poi la costruzione di trincee,e fossati in grado
di fermare un possibile attacco alle parti deboli della formazione, come ad esempio le aree
in cui erano disposti gli arcieri, o le catapulte (solitamente dietro al fronte). Si passava
quindi al dislocamento delle coorti e delle varie turme di cavalieri. Solitamente la
formazione era disposta su due linee ma talvolta anche su tre con la cavalleria sui lati per
proteggerli da eventuali aggiramenti operati dal nemico.
Qui sotto c'è la rappresentazione del tipico dislocamento della legione: le coorti (n° grandi)
e le turme (n° piccoli) sono numerate da I a X da sinistra a destra.

L'attacco iniziava così: dai manipoli in fronte alla formazione, si staccavano quattro (o più)
linee di legionari unite due a due, che correvano verso i nemici, a distanza utile
scagliavano i pila, dopodiché intraprendevano un combattimento corpo a corpo, se il
primo attacco veniva respinto si procedeva allo stesso modo fino allo sfaldamento della
formazione nemica. Ed era questo il segreto della tattica romana, tanti attacchi, veloci e
letali. Accanto ai legionari, prima dell'attacco della fanteria gli arcieri scagliavano un
nutrito nugolo di frecce e si impiegavano anche onagri, e scorpioni, che lanciavano anfore
con olio ustionante e lance di 2 m. L'utilizzo della cavalleria in questo caso assumeva due
compiti, quello di proteggere i lati della formazione, e quello di fare attacchi a sorpresa alle
spalle dello schieramento nemico. Una curiosità: i legionari prima dell'attacco sbattevano i
gladi contro lo scudo, in tal modo si formava un fortissimo rumore che spaventava i
nemici, inoltre le baliste che lanciavano dardi lunghi fino a 2 metri, erano più usate per
spaventare il nemico che per colpire i soldati dato che la prendere la mira era quasi
impossibile (chiunque si spaventerebbe se un soldato accanto fosse trapassato oltre per
oltre da un dardo di due metri!!), tutte queste cose servivano quindi ad abbassare il morale
del nemico ancora prima che iniziasse lo scontro vero e proprio.

TATTICA DIFENSIVA

Nonostante i generali romani prediligessero, la tattica precedente, poiché permetteva di


potere fare la prima mossa, talvolta in alcune condizioni era più opportuno fare azioni

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difensive, e quindi lasciare operare i primi movimenti al nemico. Fondamentalmente le
due tattiche erano simili, e differivano per il fatto che in quella difensiva i manipoli non si
muovevano, ma restavano fermi, vediamo come: una volta disposta la legione in base al
tipo di nemico i manipoli si disponevano con i ranghi (cioè lo spazio tra un soldato e
l'altro) più o meno larghi; anche se solitamente lo spazio era ridottissimo. Appena il
nemico iniziava ad avvicinarsi, gli arcieri scoccavano un nugolo di frecce e si metteva in
moto anche l'artiglieria, che a quei tempi aveva effetti sul morale nemico assai devastanti.
Dopodiché appena le linee nemiche arrivavano a distanza utile i legionari scagliavano i
loro pilum in tal modo falciavano il nemico in carica, ed intraprendevano un corpo a corpo.
A lato della fanteria operava la cavalleria che cercava di chiudere il nemico da dietro, in
modo di imprigionarlo tra due fronti. Nel qual caso ci fosse stato un attacco con cavalleria,
i legionari si disponevano a "muro" (vedi illustrazione) con la prima fila abbassata con i
pila inclinati e infilzati per terra, la seconda fila attaccata dietro con gli scudi alzati. In tal
modo i cavalli nemici si fermavano prima di arrivare a contatto con i legionari (questo
poiché evitano lo scontro con "oggetti"). Se avveniva un attacco con arcieri, la formazione a
testuggine rispondeva al problema.

L'ASSEDIO DELLE CITTA'

Assediare un città non era certo uno delle cose più facile, ma i Romani eccellevano in
questa ars bellica. Questo grazie alla alta preparazione militare, alle strategie, e sopratutto
alle macchine da assedio. L'assedio di una città iniziava con la costruzione intorno ad essa
di una doppia fila di mura di legno o comunque nel suo isolamento. Questo per evitare
che dalla città potessero uscire messaggeri, soldati, o abitanti, che avrebbero potuto
chiamare dei soccorsi. Talvolta costruito anche un muro sempre di legno verso l'esterno,
per evitare che une esercito alleato potesse prendere le legioni dal retro: di grande esempio
può essere il caso narrato nel Commentarii De Bello Gallico di Caio Giulio Cesare in cui ci
viene illustrato l'assedio di Alesia. Attorno alle due mura venivano costruiti dei fossati e
delle "trappole" come le bocche di lupo. Le bocche di lupo erano dei buchi conici scavati
nel terreno, al centro dei quali c'era un bastone appuntito, e serviva a minare il percorso
dei soldati nemici, che in tal modo non potevano stare in formazione e che inoltre non
permettevano l'uso della cavalleria. Una volta fatto ciò, in base allo spessore delle mura si
costruivano arieti, o torri da assedio. Gli arieti potevano fare brecce nelle mura sottili, ma
non quelle fatte con blocchi troppo grandi o particolarmente spesse. Quindi era più
conveniente in questo caso usare la torre d'assedio che permetteva di portare i legionari
direttamente sugli spalti delle mura. La costruzione di una torre da assedio richiedeva
molto tempo, e sopratutto alberi, circa 400, più il ferro per le giunzioni, e per le piastre
protettive.
Con gli arieti, si arrivava fino sotto le mura, e si iniziava il martellamento. Una volta fatta
una breccia, se il nemico non usciva a combattere, i legionari in gruppi di centurie, coperti
dal tiro degli arcieri, entravano nella città in formazione a testuggine completa, cioè chiusa
da tutti i lati, e iniziavano la conquista per zone.
Con le torri d'assedio, invece dopo la costruzione, era necessario un percorso sul quale
farla correre, una specie di pista, che veniva costruita man mano che avanzava . Una volta
affiancate le mura, si aprivano di colpo i portelloni superiori, ed uscivano in massa i

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legionari, conquistando prima le parti strategiche delle mura, e poi conquistando il resto
della città.
Riportiamo qualche riga della celebre opera Commentarii de Bello Gallico in cui Cesare
spiega le costruzioni che fa erigere per mettere sotto assedio ad Alesia dove si trova
asserragliato Vercingetorige con le sue truppe. N.B. Nel testo Cesare scrive in terza
persona.

...Cesare si mise a costruire queste fortificazioni: fece una grande fossa di venti piedi con le pareti diritte in
modo che il fondo di essa fosse tanto largo quanto distavano i margini superiori .... fece scavare due fosse di
quindici piedi di larghezza e tutte e due della stessa profondità: quella più interna tracciata attraverso terreni
campestri e bassi le fece riempire di acqua derivata dal fiume. Alle spalle di queste costruì il terrapieno e il
bastione alto dodici piedi. Vi aggiunse un rivestimento con tronchi sporgenti a forma di corna di cervo
presso le giunture dei ripari e del terrapieno per ritardare la scalata dei nemici e tutt'intorno a questa
fortificazione collocò delle torri distanti tra loro ottanta piedi ....

STORIA DELLE LEGIONI DALL' ETÀ ARCAICA FINO AL TARDO IMPERO


Età Regia: ordinamento "oplitico".

La legione (termine derivato da legere cioè scegliere) nasce secondo la leggenda come unità
tattica ideata dallo stesso Romolo. In una prima fase l'esercito era composto solo dai
patrizi, gli unici a potersi procurare armi e armatura, coadiuvati da una parte dei loro
clientes. Sotto il governo del Re Servio Tullio invece si aprirono i ranghi legionari a tutti
coloro che potevano pagarsi un'armatura dando origine alla leva censitaria. Tutti coloro
che erano esclusi dal censo perché proletari o per altre ragioni, vi potevano partecipare
come "tecnici" (fabbri, falegnami....) o come velites o ausiliari semplici.
Il modo di combattere della legione arcaica, era simile per certi versi a quello della falange
greca: ossia i legionari rimanevano vicini e uniti spalla a spalla, con le lance inclinate, ed
avanzavano compatti verso il nemico. L'unica suddivisione era quella in centurie che in
realtà esisteva più a fini politici e organizzativi che propriamente militari. Questo
schieramento permetteva di sferrare un solo attacco, e di essere molto vulnerabili ai lati,
dato che la cavalleria era ridotta essendo costosissimo l'armamentario.
La legione "oplitica" fu sufficiente a difendere Roma in tutta l'età arcaica, fino agli albori
della Repubblica dove avvennero importanti mutamenti che avrebbero visto prevalere
l'Esercito romano su tutti gli altri.

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CLASSE
CENSO N°
TOT.
Nella Repubblica: l'ordinamento manipolare.
(ASSI) CENTVRIE
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I 100.000 cavalleria 98 Dalla nascita della Repubblica (509 a.C.), la legione inizia un
80 fanteria processo di profondo rinnovamento tradizionalmente attribuito
II 75.000 20 fanteria al leggendario Furio Camillo: innanzitutto si abbandona la
III 50.000 20 fanteria formazione oplitica, per prendere quella manipolistica che
20 fanteria
vedeva la legione non più come un unico blocco ma divisa in più
IV 25.000
leggera
95 unità, dette manipoli, ognuna delle quali aveva una certa
V 11.000
30 arcieri e autonomia e poteva essere utilizzata facilmente ove fosse
frombolieri
necessario senza creare lesioni al resto dello schieramento. Altra
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VI proletarii falegnami innovazione fu la distinzione di tre tipi di legionario armati
fabbri ecc...
diversamente a seconda del censo: la prima fila di manipoli era
composta da 1200 hastati armati con una spada e una lancia sostituita poi con due pila, in
seconda linea si trovavano 1200 principes armati di gladi, e in terza fila trovavano posto i
triarii in numero di 800, armati con lunghe lance. La legione era composta regolarmente da
3000 uomini divisi in centurie, ossia gruppi di 60 uomini (nell'età arcaica erano 100, da cui
il nome centurie) comandati da un centurione che stava sulla destra, solitamente la
centuria comprendeva oltre ai legionari anche un cornicifer ossia un uomo designato a
portare la tuba per dare i segnali e un optio, l'aiutante del centurione. Le centurie erano
unite due a due per formare i manipoli, dove solo uno dei due centurioni era detto prior
ossia aveva il comando supremo dell'unità, ed era seguito dal signifer o porta insegna del
manipolo.
Durante le Guerre Puniche, i generali romani apprendono l'importanza della cavalleria
non solo per operazioni di supporto e fiancheggiamento ma anche, e sopratutto per
proteggere i lati della legione; e proprio a questi scopi essa viene portata a circa 200
effettivi.
Nella Repubblica la leva era effettuata tramite il censo (vedere tabella) e obbligava tutti i
cittadini abili.
Le legioni erano di norma quattro, ma potevano essere anche di più in casi di necessità, ed
erano comandate due per Console.
Sempre durante la Repubblica nasce la carica dei Tribuni Militum: solitamente erano sei
uomini (di cui uno di rango senatorio) che avevano il comando di parti dello schieramento
e della cavalleria.

Fine della Repubblica: ordinamento coortale e le riforme di Caio Mario


Terminate le guerre guniche, l'Esercito romano entra in crisi, infatti gli obblighi
militari avevano costretto i contadini ad abbandonare le campagne, ed al loro
ritorno dalla guerra trovarono i terreni impoveriti. Non avendo più soldi per
ricostruirsi l'attività decisero di venderla. La maggioranza degli ex contadini, andò
quindi a formare il così detto proletariato urbano. Nel 107 a.C. Caio Mario viene
eletto Console, e come soluzione a questi disagi propose la leva volontaria. In tal
modo i soldati avrebbero ricevuto dallo Stato l'armatura, sarebbero stati pagati
periodicamente, ed alla fine della leva avrebbero avuto un pezzo di terra da
coltivare sottratta all'Ager Publicus.
Dal punto di vista prettamente militare la sua riforma apportò sostanziali modifiche
alla struttura della legione e all'armamento trasformandola in un corpo di veri e
propri professionisti della guerra.

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- Per quello che riguarda l'armamento questo venne uniformato, facendo quindi cadere la
triplice divisione tra principi astati e triari fin'ora in uso. Si introdussero per tutti una cotta
di maglia (in realtà già in uso dai principi) portata sopra la tunica rossa, l'uso di un daga o
coltello come arma ausiliaria, la nascita del primo "zaino tattico" della Storia che
permetteva al legionario di portare tutto il necessario (badile, piccone, sacca per il
frumento, borraccia, pentolino per il rancio, ricambio) con se in poco spazio. Il tutto in
aggiunta ai già presenti gladio e pilum. Ciò valse ai legionari dell'epoca il soprannome di
Marī mulae cioè muli di Mario, per la quantità di di cose trasportate.
- Invece, dal punto di vista tattico e organizzativo, il numero dei soldati per centuria venne
portato ad 80, visto che la recente invenzione della tenda di tipo "canadese", acquisita
dall'esercito per la facilità di trasporto e montaggio, consentiva di ospitare 8 uomini
corrispondente alla contuberna o "camerata" che quindi divenne la base di tutta la struttura
della legione. Di conseguenza i manipoli erano formati da 160 uomini. Altra innovazione
non meno importante fu l'introduzione della cohors o coorte, un'unità formata dall'unione
di tre manipoli, in grado di svolgere un grande spettro di attività oltre che di affrontare
piccoli scontri autonomamente. La coorte era formata da 480 uomini, anche se variò
sensibilmente più volte durante l'epoca imperiale, ed era rappresentata dal signum cohortis
o insegna della coorte portata da uno specifico alfiere. La coorte poteva essere comandata
da un Tribuno Militare.

Età Imperiale: la legione "perfetta"

L'Imperatore Ottaviano (I sec. d.C.) nell'ottica della sua imponente riforma statale,
diminuisce drasticamente il numero delle legioni che passano da 60 a 25 circa, inoltre
raddoppia permanentemente il numero degli uomini della prima coorte che arrivano a
1000 circa e per questo verrà chiamata cohors millenaria: essa era composta solo da cinque
centurie con effettivi doppi.
La cavalleria viene riorganizzata e quindi divisa in 10 squadroni (detti turmae) formati da
circa 15 cavalieri ciascuno. Ogni legione poteva avere un minimo di 150 cavalieri fino ad
un massimo di 300 circa. Ogni turma era sottoposta a tre decuriones di cui il più anziano
deteneva il controllo dell'unità.
Il generale della legione prende il nome di Legatus Legionis ed è subordinato ad un
generale d'armata chiamato Comes Legionis (vedi i gradi militari).
Inoltre la necessità di accorpare anche temporaneamente reparti provenienti da legioni
diverse viene compiuta con l'istituzione delle vexillationes.
Nel I secolo d.C. la tipica lorica anellata basata sulla cotta di maglia viene sostituita dalla
lorica segmentata formata da più piastre longilinee poste le une sopra le altre. Questa
armatura era molto resistente nei confronti delle stoccate e delle frecce poiché era in grado
di assorbire l'urto e di disperderlo su tutta l'armatura; inoltre era piuttosto flessibile
garantendo al soldato una buona mobilità.

Per capire meglio qui sotto è rappresentata la tipica legione del primo Impero schierata

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per la battaglia esponiamo quindi le sue principali componenti: la coorte da 500
uomini è gialla, la coorte millesimaria (960 uomini c.a.) è grigia, il manipolo (160
uomini) è verde scuro, la centuria (1/2 manipolo) è arancione, la turma è verde
chiaro, mentre la ala di cavalleria (5 turmae) è azzurra.

Età tardo Imperiale: lo sdoppiamento delle legioni.

La struttura dell'Esercito rimane invariata pressoché per secoli, fino a quando l'Imperatore
Diocleziano (285-301 d.C.) attua una nuova riforma secondo la quale il numero delle
legioni sarebbe aumentato, e che le legioni fossero divise in due parti. La prima parte detta
limitanea (cioè che stava nei pressi del confine), aveva il compito di sorvegliare i confini,
mentre la seconda detta comitatus stava nelle retrovie, pronta a fermare eventuali orde
riuscite ad oltrepassare il limes (confine dell'Impero); il comitatus formava il nerbo
dell'Esercito ed era posto più internamente per poter rapidamente accorrere ove fosse
necessario. Già dalla seconda metà del III secolo d.C. l'esercito, a causa delle continue e
d'altronde necessarie immissioni di soldati barbari poco inclini alla disciplina, era
diventato sempre più barbarizzato, la tipica uniforme romana troppo difficile da produrre
in tempi così difficili venne sostituita da una cotta di maglia portata sopra la tunica, il
gladio spesso veniva sostituito con la spada,e, al posto del pilum e dello scutum presero
posto lancia e parma (scudo tondo) oppure lo scudo ovale.

Vista questa situazione di generale imbarbarimento i generali cercavano di adattare


gradualmente il modo di combattere dei barbari, basato su rapide scorrerie, e disordinati
attacchi in massa di fanteria, con la disciplina del manipolo romano e al combattimento di
corpo piuttosto che quello individuale.

LE GLORIOSE VITTORIE DI ROMA.

Le celeberrime vittorie di Roma sui suoi nemici, venivano


commemorate con fastosi Triumphi che si concretizzavano
con il gesto da parte delle legioni vittoriose nel varco
dell'Arco di Trionfo edificato appositamente per loro. Il
Trionfo poteva essere accordato solo dal Senato, che doveva
ricevere il resoconto degli scontri, e sapere quanti nemici
erano caduti, e quindi l'entità della battaglia finale.
Durante il tragitto i soldati acclamavano il proprio generale,
e prendendolo in giro con canti scherzosi: lo stesso Caesar
veniva chiamato "l'adultero calvo". Il corteo era preceduto dal generale vittorioso che
montava una quadriga, seguito dai tribuni militari, dalle Aquile e dai Vessilli delle
legioni, poi dal resto delle truppe che trasportavano su grandi carri il bottino di guerra
(che poi veniva diviso fra i soldati), gli schiavi, e delle tavole dipinte che rievocavano i
punti salienti delle battaglie. Al momento culminante del Trionfo per tradizione, lo
schiavo che teneva l'alloro della vittoria sulla testa del generale gli sussurrava nell'

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orecchio "Ricordati, sei sempre un uomo". Il tragitto del Trionfo solitamente partiva dal
Campo Marzio, passando per le vie fin dentro al Circo Massimo, poi per la via Trionfale, e
quella Sacra passando per il Foro, e aveva come meta il tempio di Giove Capitolino, in
cima al Campidoglio ove venivano versati gli onori al generale vittorioso. Al termine della
processione trionfale venivano preparati grandissimi banchetti a cui tutta la popolazione
era invitata a partecipare. Nell'età imperiale, il Trionfo fu praticamente accordato solo ad
Imperatori visto che erano questi ultimi a condurre le campagne militari, comunque ai
generali erano concesse delle onorificenze, dette ornamenta triumphalia, che permettevano
loro di sfilare con le vesti del triumphator insieme all'Imperatore.

I forti romani erano sempre


organizzati come una città con due
vie che dividevano il castrum (plurale
castra) in quattro grandi rettangoli a
loro volta suddivisi in aree più
piccole da altre vie. Le due direttrici
principali erano chiamate cardo e
decumanus maximus, e partivano da
quattro porte che erano disposte una
per lato, le vie si incrociavano poi al
centro del forte ove era presente una
piazza (Forum) circondata dagli
alloggi degli ufficiali più alti, come
Tribuni militari e Prefetti, l'edicula
ove venivano conservate le insegne
della legione, nonché dal Praetorium ossia il quartier generale della legione e sede del
comandante. Sempre vicino al Foro c'era il suggestus: un palco rialzato da dove il
comandante parlava ai soldati. Attorno alle restanti vie si affacciavano le contubernae che
altro non erano che le camerate dei soldati ove questi ultimi erano divisi per otto, infatti la
contuberna è l'unità strategica più piccola dell'Esercito romano. Nel fortilizio sorgevano
inoltre, spesso vicini ai bastioni, altre strutture come l'ospedale, l'armamenterium o deposito
delle armi, le stalle per i cavalli, gli horrea o magazzini per conservare generi alimentari e
magazzini per le macchine da assedio con relativa officina per le riparazioni. Tutte queste
strutture dovevano garantire non solo una grande autonomia ed efficienza alla legione ma
anche garantire mezzi e alimenti a sufficienza in caso di assedio.
Tutto il forte era cinto da un grande bastione molto alto ed era intervallato da torri a base
quadrata, di queste le principali erano quelle sistemate ai lati dei quattro portali d'ingresso
e quelle poste agli angoli del castrum. I portali oltre ad essere ben difesi da due torri laterali
erano dotati di spessi portoni ad ante rettangolari, e saracinesche in grado di resistere per
molto tempo anche ad attacchi con ariete; tra le varie porte del forte la principale era detta
Ianua Praetoria dalla quale passavano i generali, e i messaggeri.
Intorno al bastione era sempre presente un profondo fossato largo anche 10 metri, e

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talvolta riempito d'acqua, circondato se necessario a sua
volta da altre fortificazioni lignee come campi trincerati, o
terrapieni che
servivano a rallentare
l'avanzata del nemico.

Spesso i forti erano posti a ridosso delle mura che proteggevano il confine dell'Impero ed
erano collegati agli altri castra da speciali strade protette da terrapieni che correvano a
pochi metri dal vallo le quali permettevano un celere spostamento di truppe e messaggeri.
Per meglio controllare il confine erano talvolta costruiti forti di minore entità chiamati
castella, ove risiedevano distaccamenti della legione o reparti ausiliari. Questi castella
sebbene fossero molto piccoli rispetto al castrum ne riproducevano la stessa forma anche
se non possedevano ovviamente le stesse strutture.

Mentre però i confini settentrionali dello Stato erano difesi da mura, la sicurezza delle
Province orientali e africane era assicurata solo da un sistema di castra e castella intervallati
da torri integrate da campi trincerati e fossati.

La necessità di proteggere le frontiere del suo universale Impero, indusse Roma allo
stanziamento delle legioni sui confini. Inizialmente erano sufficienti venti legioni, questo
almeno fino all'epoca di Augusto, ma l'allargamento ulteriore dei confini porto il numero
delle legioni a 33 senza contare le 8 flotte navali stanziate sulle coste del "Mare Nostrum".
Nella tabella di sinistra sono riportati i nomi delle legioni e il luogo di stanziamento. Nella
tabella di destra trovate le flotte navali. I riferimenti sono del II secolo d.C.

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- Nome Luogo - Nome Luogo
1 VI Victrix York 17 XI Claudia Danubio
2 XX Valeria Victrix Chester 18 XV Apollinaris Cappadocia
3 II Augusta Caerleon 19 XII Fulminata Cappadocia
4 XXX Ulpia Xanten 20 I Parthia Mesopotamia
5 I Minerva Bonn 21 II Parthia Mesopotamia
6 XXII Primigenia Mainz 22 IV Italica Mesopotamia
7 VIII Augusta Strasburgo 23 IV Scythia Siria
8 III Italica Regensburg 24 XVI Flavia Firma Siria
9 II Italica Lauriacum 25 III Gallica Fenicia
10 X Gemina Vienna 26 X Fretensis Hyerosolima
11 XIV Gemina Curnuntum 27 VI Ferrata Palestina
12 I e II Adiutrix Budapest 28 III Cyrenaica Arabia
13 IV Flavia e VII Macedonica Claudia Vinimacium 29 II Traiana Egitto
14 V Macedonica Potaissa 30 III Augusta Ammaedara
15 XIII Gemini Apulum 31 VII Gemina Leon
16 I Italica Oescus

- Nome Luogo

1 Classis Praetoria Miseno


2 Bizantium
3 Alexandria
4 I e II Classis Germanica Danubio
5 Tarraco ?
6 NON REPERIBILI Salernus
7 Classe
8 Ravenna

IL NOME DELLE LEGIONI E SIMBOLI


Ogni legione era contraddistinta da un numero un nome e
un simbolo zoomorfo.
Per esempio: XXX Legio Ulpia Traiana Victrix, dove XXX è il
numero dell'unità, Ulpia Traiana è il nome, e Victrix è un
attributo dato dall'Imperatore. Solitamente la legione
prendeva il nome o dall'Imperatore che l'aveva istituita,
oppure dal luogo nel quale prestava servizio. Il numero,
serviva a distinguerla da altre legioni con lo stesso nome.
Mentre il simbolo zoomorfo, era quello riportato sul
vessillo della legione, esso era solitamente un'animale dello
zodiaco.
Tra i simboli della legione i due più importanti sono l'Aquila, e il vexillum,
entrambi venerati dai soldati: L'Aquila veniva donata o dal Senato o
dall'Imperatore nel momento in cui la legione veniva costituita: essa è formata
da un'asta di legno, con in cima l'Aquila Imperiale dorata, su questa asta
venivano poi affisse le phalere, ossia i riconoscimenti al valore militare della Legione. Il
vexillum era invece il simbolo della legione stessa, era composto da un drappo fissato ad
una traversa legato a sua volta ad una picca. Sul drappo di colore rosso e di forma
quadrata era ricamato con il colore oro il nome il numero dell'unità e il simbolo zoomorfo.
L'Aquila e il vexillum erano portate rispettivamente dall' aquilifer e il vexillifer
Anche coorti, manipoli e centurie avevano un numero e un nome. Ogni coorte era
numerata da uno a dieci e talvolta aveva anche un nome; i manipoli erano numerati da
uno a tre per ogni coorte, mentre le centurie erano distinte dal numero uno o due a
seconda se fosse la prima o la seconda centuria del manipolo e dal nome del suo

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centurione. Un soldato che combatteva nella legione doveva quindi ricordarsi queste
informazione per cercare il suo posto, per esempio: Legio IV Italica, III cohort Mediolana, I
Manipolus, Caenturia secunda. Inoltre le coorti avevano un vessillo detto signum così come i
manipoli.

LA GERARCHIA DELLE FORZE ARMATE DELL'IMPERO

Si può parlare di Forze Armate poiché erano presenti sia l'esercito sia la marina militare
comandati da quelli che oggi chiameremmo Stati Maggiori. Facciamo un confronto con i
Gradi delle attuali Forze Armate Italiane; questa gerarchia altamente funzionale è stata
infatti imitata da tutti gli eserciti moderni! All'apice c'è naturalmente l'Imperatore
(attualmente è il Presidente della Repubblica il Comandante in Capo delle F.A. anche se i
compiti strategici sono delegati al Gen. di S.M. della Difesa) che ha il potere assoluto sulle
legioni, egli ha sotto di se il "Magister Militum" ed il "Magister Classis" (equivalenti degli
attuali Generali di S.M. dell'Esercito, e Gen. di S.M. della M.M.) che sono rispettivamente il
generale delle legioni, e il generale delle flotte navali militari. Sotto questi esistono una
serie di generali detti Comes (equivalenti dei Gen. di Armata) che avevano il controllo di
più legioni stanziate in un area geografica circoscritta che andavano a formare quindi degli
eserciti locali per esempio in Inghilterra c'era l' Exercitus Britanniae, oppure c'era l'Exercitus
Orientalis in Oriente. Il compito dei Comes era quello di coordinare le loro operazioni, e di
rendere sicuri i confini. Sotto questi Comites, c'erano i generali delle legioni stesse detti
Legatus Augusti (corrispondenti agli attuali Gen. di Brigata).
In ogni legione abbiamo poi i Tribuni Militari ufficiali superiori (Tribuni Militium), e sotto
ad essi i centurioni (corrispondenti a degli ufficiali inferiori attuali).

In Breve riassumiamo i gradi dell'Esercito e della flotta.

blu - Ufficiali Generali


verde - Ufficiali Superiori
verde oliva - Ufficiali inferiori

- IMPERATOR
(Comandante supremo)
- MAGISTER MILITIVM- MAGISTER REI MILITARIS
(Generale dell' Esercito) (Comandante speciale dell'Armata Campale)
- COMES LEGIONIS
(Generale di Armata)
- LEGATVS LEGIONIS
(Generale di Legione)
-- Tribunus Laticlavius
-- Praefectus Castrorum
(Responsabile del fortilizio)
-- 5 Tribuni Angusticlavii
(Comandante di 2 coorti)
-- Tribunus Sexmestris
(in carica per 6 mesi)
-- Centurio Primipilus
(Comandante del 1° manipolo della 1°
Coorte)
-- 29 Centuriones superiores-- Praefecti (Alae, Cohortis, Numeris)-- 10 Decuriones superiores
(Comandanti della 1° centuria e di tutto (Comandanti dei reparti ausiliari (Comandanti delle turmae)

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il manipolo) della legione)

-- 29 Centuirones inferiores -- 20 Decuriones inferiores


(Comandanti della 2° centuria) (Comandanti in seconda delle
turmae)
--58 Opties --- Militari di truppa
(Aiutanti dei Centuriones) (Cavalieri o Equites)
---Militari di Truppa
(Legionari, Ausiliari della legione)

Glossario
F.A.=Forze Armate
S.M.=Stato Maggiore
M.M.=Marina Militare

PREFAZIONE II: Come ben si sa Roma non combatteva solo sulla Terra ma anche per
mare (Per mare per terram): questa fu la prima conseguenza del contatto con altre
popolazioni e civiltà per l'epoca più evolute, che sfruttavano già il mare oltre che per il
commercio anche per spostare eserciti. I primi scontri registrati tra Roma ed un'altra flotta
furono appunto durante le guerre puniche nel 264-146 a.C. e da questo momento in poi
incominciò l'irrefrenabile conquista del Mediterraneo, ribattezzato poi orgogliosamente
Mare Nostrum.

LE NAVI ROMANE

Inizialmente le navi romane non furono altro che l'evoluzione di quelle greche, quindi di
galee, o biremi. La necessità che i Romani sentivano era quella di usare i legionari
ovunque, e non si scomodarono molto a trovare la soluzione più adatta. Oltre che ad
introdurre l'utilizzo delle trireme (cioè navi con 3 file di rematori) in modo massiccio nella
flotta, fecero alcune importanti innovazioni per permettere l'utilizzo della fanteria pesante
anche sulle navi. La prima fu l'invenzione del "corvo" una specie di enorme gancio
agganciato ad un palo che veniva gettato sulla nave nemica per immobilizzarla ed
abbordarla per mezzo di alcuni ponti mobili. In tal modo i legionari combattevano più o
meno con le stese tecniche usate su terra. Un'altra innovazione fu l'inserimento del rostro
in bronzo più "appuntito" e quindi molto più efficace degli altri. Altro cambiamento non
meno importante fu l'inserimento sulle navi di onagri (specie di catapulta) che lanciavano
palle infuocate. Esistendo anche delle flotte fluviali ed avendo esse navi più piccole
venivano montate al posto degli onagri dei ballisti che sparavano frecce di 1 m di
lunghezza a oltre 200 m di distanza. I Romani non apportarono solo modifiche sugli
"accessori" delle navi ma ne modificarono anche la struttura per renderla più resistente e

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allo stesso tempo flessibile. Esistevano vari tipi di naves longae cioè militari:
Esareme: erano composte da sei file di rematori ed erano le più grandi in assoluto (si
ipotizzano anche decirme!), di solito erano usate come Ammiraglie e quindi difficilmente
prendevano parte agli scontri, poiché era la sede dello Stato Magiore cioè del comando
della Flotta e vi risiedevano quindi l'Ammiraglio e gli alti ufficiali.

Quinqueremi e Quadriremi (cacciatorpediniere): Erano navi di grandi dimensioni anche


difficili da manovrare che permettevano però di caricare a bordo una notevole quantità di
macchine di artiglieria e uomini.

Trireme\Bireme (fregate): erano il fulcro della Marina Militare dello Stato poiché erano
molto maneggevoli in battaglia e permettevano l'imbarco sul ponte di almeno una centuria
(80 uomini) di marines. La nave era dotata di uno o due corvi a prora e a poppa che
permettevano l'aggancio e quindi l'attacco della nave nemica simultaneamente da due
punti.

Sul ponte erano inoltre presenti alcune balliste. Qui sotto c'è la rappresentazione di una
trireme . Si possono ben notare le due torrette ove venivano posizionati gli arcieri e due
balliste. Queste ultime erano poste anche sul ponte della nave assieme agli onagri.

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Liburne e trieri (corvette leggere): erano navi di piccole dimensioni che servivano per lo
più per funzioni quasi logistiche, ossia trasporto truppe, soccorso etc. Tuttavia rimanevano
navi da battaglia assai utili.

Il vessillo della unità veniva posto in cima alla poppa della nave. Un gruppo di navi era
comandato da un capitano di squadra navale detto Navarcus, mentre la flotta intera era
comandata da un Prefectus Classis o Legatus Classis, quest'ultimo quando la flotta era in
missione risiedeva nella navis praetoria ossia la nave ammiraglia che di solito era la più
grande delle altre. I vari Praefecti della Flotta sottostavano al Magister Classis (Capo di Stato
Maggiore della Marina). La flotta principale aveva sede a Capo Miseno e si chiamava Classis
Praetoria ed era forte di 10.000 uomini. L'altra molto importante aveva sede a Ravenna.
Esistevano inoltre altre flottiglie sparse sulle coste del Mediterraneo e addirittura sui fiumi
del nord Europa dove scorreva il limes dell'Impero. Secondo alcune stime la Flotta intera
possedeva circa 45.000 uomini.
Da recenti scavi sono emersi i nomi di alcune unità navali che componevano la Praetoria
Classis:

Esereme (probabilmente era la Navis Praetoria o Ammiraglia): OPS "Forza"


Quinquireme: VICTORIA
Quadriremi (9): FIDES, VESTA, VENVS, MINERVA, DACICVS, FORTVNA, ANNONA,
LIBERTAS, OLIVVS.
Triremi (50): CONCORDIA, SPES, MERCVRIUS, IVNO, NEPTVNVS, ASCLEPIVS,
HERCVLES, LVCIFER, DIANA, APOLLO, VENVS, PERSEVS, SALUS, ATHENONIX,
SATYRA, RHENVS, LIBERTAS, TIGRIS, OCEANVS, CVPIDVS, VICTORIA, TAVRVS,
AVGVSTVS, MINERVA, PARTICVS, EVFRATES, VESTA, AESCVLAPIVS, PIETAS,
FIDES, DANVBIVS, CERES, TIBVR, POLLVX, MARS, SALVIA, TRIVNPHVS, AQVILA,
LIBERVS PATER, NILVS, CAPRVS, SOL, ISIS, PROVIDENTIA, FORTVNA, IVPPITER,
VIRTVvS, CASTOR.
Liburne (11):AQVILA, AGATHOPVS, FIDES, AESCVLAPIUIS - IVSTITIA, VIRTVS,
TAVRVS RVBRVS, NEREIS, CLEMENTIA, ARMATA, MINERVA.

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