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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Val dArda - CastellArquato


Alcuni cenni
Come esiste il fascino delle persone, cos esiste il fascino dei luoghi: difficile da definire, ma da tutti
indistintamente percepito. Sicuramente CastellArquato uno di questi luoghi, che attira i visitatori e lascia
un vivo ricordo nella memoria, lascia sensazioni che non dipendono dalla bellezza di un singolo momento
che non manca di certo e neppure dalla bellezza del paesaggio che pure non manca. E qualcosa di pi,
quel magico insieme di aspetti diversi che la natura e lintervento delluomo hanno insieme costruito, non
nella progettualit di un unico momento, ma nel lento trascorrere della storia.
Dal saggio Avvicinamento al Borgo di Giuliana Albini
Incluso nel volume CastellArquato. Lo Sguardo dal colle, edito da Edizioni Diabasis

Lantico borgo di CastellArquato sorge su una sorta di terrazzo naturale, nel passaggio tra larea collinare e
la pianura vera e propria, in prossimit del torrente Arda. Entrato a far parte del Club dei Borghi pi belli
d'Italia, domina dallalto le aree circostanti, ed famoso, oltre che per la bellezza del paese, per i depositi
marini presenti nel sottosuolo, che conferiscono a questa zona un significato del tutto eccezionale. Sono
numerose, infatti, le testimonianze fossili, conservate fino ai nostri giorni, risalenti a milioni di anni fa,
precisamente al periodo del Pliocene (la cui datazione va da circa cinque milioni di anni fino a un milione e
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ottocentomila anni fa), quando in questa zona cera il mare, che pian piano si ritirato lasciando argille e
sabbie che nel corso del tempo hanno formato lattuale Pianura Padana. La presenza di questi fossili marini
visibile solo in questarea della provincia, formatasi per sollevamento di grandi blocchi di terreno
(contenenti, appunto, le testimonianze dei sedimenti marini del Pliocene) che in seguito hanno portato alla
nascita della catena montuosa appenninica. Tra i ritrovamenti, si segnalano importanti scheletri di grandi
cetacei, che vivevano a suo tempo in questo tratto di mare, denominato proprio per questo motivo Golfo
delle Balene. Proprio per rendere grazie a questi rinvenimenti, a CastellArquato stato fondato il Museo
Geologico Provinciale G. Cortesi, che insieme alla storia del borgo, alla sua Rocca, alla chiesa della
Collegiata e a un suo importante cittadino, Luigi Illica (cui stato dedicato il museo omonimo, inaugurato
nel 1999), fanno del paese una perla rara, se non unica, nel piacentino. Addirittura un'era geologica prende
il nome da questa parte di territorio: il Piacenziano, per il quale stata istituita la Riserva del Piacenziano,
che merita di essere visitata, al pari di altri tesori naturalistici (citiamo, ad esempio, il bosco di Santa
Franca). Capoluogo provinciale, posto a 32 Km circa da Piacenza, oggi il paese di CastellArquato conta circa
4600 abitanti, con il centro storico, rimasto sulla riva sinistra del torrente Arda, che negli anni non ha subito
modifiche degne di nota.

CastellArquato nel tempo

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Il Piacenziano Cenni
Il termine Piacenziano riferito a un periodo storico del Pliocene, compreso tra i 3,5 e 1,8 milioni di anni fa,
epoca le cui tracce sono numerose nella Provincia di Piacenza, al punto da avergli permesso lattribuzione
di questo nome. La pi antica citazione di fossili risale a Leonardo Da Vinci, che scrisse
"Nelle montagne di Parma e Piacenza ancora visibile una gran moltitudine di nicchi e coralli
intarlati, ancora congiunti ai sassi, che io ebbi modo di vedere quando risiedevo a Milano per
fare il gran cavallo e dei quali me ne fu portato gran sacco nel mio studio da certi contadini,
con alcuni in ottimo stato di conservazione " (Codice Leichester, foglio 9, verso).
La documentazione geo-paleontologica costituisce l'aspetto pi interessante, anche se non l'unico, di
questa parte del territorio piacentino, che pu essere considerata la culla storica del Pliocene, quell'epoca
della storia terrestre nel corso della quale il vasto braccio di mare che occupava l'area padana si ritir
gradualmente verso Est, lasciando spazio alla costituenda Pianura Padana. L'ottimo stato di conservazione e
l'abbondanza dei resti fossili degli organismi (molluschi, coralli, granchi, echinidi, cetacei ecc.) ha attirato su
questarea l'attenzione della comunit scientifica internazionale fin dal 1700. solo nel 1858 tuttavia che il
geologo svizzero C. Mayer conia il termine di Piacenziano, ed solo nel 1967 che la comunit scientifica
internazionale accetta la definizione di Piacenziano, ancor oggi spesso oggetto di fervente discussione
scientifica. E del 1995 la costituzione della Riserva Naturale del Piacenziano, composta da nove stazioni
sparse nel territorio di vari comuni del piacentino, da Castell'Arquato, Carpaneto Piacentino, Gropparello,
Lugagnano Val d'Arda e Vernasca. La fascia collinare, tutelata dallistituzione di questa riserva, una delle
aree pi classiche per chi studia il Pliocene del Mediterraneo, e costituisce, per la comunit scientifica
internazionale, un indubbio punto di riferimento da oltre centanni.

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Breve Storia di CastellArquato


Le sue origini
Le prime testimonianze dinsediamenti nel territorio risalgono alla Preistoria, e precisamente al Paleolitico,
come si evince dai ritrovamenti di manufatti in pietra, risalenti come datazione al Paleolitico Inferiore. In
seguito, in epoca storica, il territorio abitato dai Liguri, fino al loro assorbimento da parte dei Romani.
Sconosciute, per ora, le origini di CastellArquato, anche se numerose sono le ipotesi proposte dagli storici,
purtroppo nessuna basata su prove concrete. Lipotesi pi accreditata d il borgo fondato intorno ad un
castrum militare, sul finire del III secolo a.C., costruzione eretta a protezione della zona, che allora nei primi
tempi della colonizzazione romana era non del tutto pacificata. Frequenti erano le incursioni delle
popolazioni dei Galli e dei Liguri, ma purtroppo nessun resto stato ritrovato di tale architettura militare,
che probabilmente sorgeva nei pressi dellattuale Rocca viscontea. Il nome del paese sembra derivi dal
mitico fondatore, che la leggenda vuole tale Caio Torquato, patrizio romano che avrebbe costruito il
castrum originario, detto Castrum Torquati. Quasi sicuramente CastellArquato faceva parte del municipio
di Velleia, lantico centro romano dellAppennino piacentino, distante pochi chilometri e riscoperto nel
1750, sorto alle cronache mondiali per il ritrovamento della Tabula Alimentare di Traiano. Tracce depoca
romana sono state rinvenute in varie localit, tra cui ricordiamo Crocetta, Pontenuovo, lalveo dellArda. Il
nome della localit, da Castrum Torquati, si trasforma in Castelquadrato e poi in Castellarquadro, derivanti
si pensa dalla forma della costruzione originaria a pianta quadrata. Altre ipotesi sullorigine del nome, come
quella di monsignor Guido Tammi, danno, in seguito allo studio di un codice del XIII secolo, il nome
derivante da una motivazione puramente urbanistica, in altre parole dalla disposizione del borgo ad arco
(arcuatus era laggettivo latino usato per configurare questa struttura) e non dalla forma della primitiva
fortificazione. Con lavvento dellImpero Romano (I secolo d.C. circa), CastellArquato si sviluppa come
piccolo capoluogo rurale, collegato da unefficiente rete viaria agli altri insediamenti dellepoca. Diffusa la
cultura dei cereali e quella che ancora oggi assicura rinomanza al borgo: la viticoltura. In seguito, in special
modo nel III e IV secolo d.C., inizia un lento processo di degrado delleconomia rurale, incrementatosi con il
crollo dellImpero (476 d.C.) e le seguenti invasioni barbariche. Lapparire di malattie mortali, come la
peste, famosa quella del 565 d.C. descritta da Paolo Diacono, aggrava ulteriormente la situazione, tanto
che segnali di ripresa appariranno solo nellVIII secolo.

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Dal VI secolo al potere vescovile
Dopo la caduta dellImpero Romano, le fortune di CastellArquato si legano al popolo dei Longobardi, grazie
anche allevidente importanza strategica della localit, posta allo sbocco della Val dArda. Ben presto, il
paese svolge, insieme a Bardi, il ruolo di avamposto, venendosi a inserire nella lotta tra longobardi e
bizantini per il controllo della penisola.

Allepoca, la situazione italiana era abbastanza complessa: i bizantini, che in quel periodo dominavano la
parte orientale di quello che era stato limpero romano, avevano invaso e assoggettato con la guerra greco
- gotica, durata allincirca trentanni, gran parte della penisola italiana, per poi vedersi strappare nel 568
d.C. il controllo di vasti territori, per mano dei longobardi guidati da Alboino. Il quadro, che rimarr in parte
inalterato fino allarrivo di Carlo Magno nel 774 d.C., vedeva, semplificando, lItalia settentrionale
controllato dai longobardi, oltre a porzioni di territorio nel centro-sud, con capitale posta a Pavia; i
bizantini, da parte loro, erano attestati al centro-sud, con centro amministrativo e politico nella citt di
Ravenna.

In questo contesto, il territorio di CastellArquato costituisce i fines castellanae, un distretto autonomo


retto da un gastaldo, funzionario del re longobardo che amministrava i beni e aveva potere civile, militare e
giudiziario. Tale funzionario era assistito dai rimanni (o arimanni), nobili dellesercito alle dirette
dipendenze, come i gastaldi, del re, ai quali erano assegnate terre coltivabili in zone strategiche. Di
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CastellArquato, fino allanno 758, quando eletto re Desiderio, si sa poco o nulla; solo da quella data
appaiono le prime testimonianze scritte, in particolare il primo documento che parla del borgo un atto di
vendita, del 760, presente nelle Carte di Varsi. Da queste carte si apprende di un certo Magno, signore del
luogo, che provvede a riedificare il borgo, facendo erigere una chiesa in onore della Gran Madre di Dio.
Figura ritenuta leggendaria, c chi ipotizza che tale persona coincidesse con lo stesso Carlo Magno. Di
certo, si sa solo che Magno il nome che appare anche nellatto di donazione del luogo, comprendente sia
il paese sia i territori circostanti, al vescovo di Piacenza, atto presente nelle disposizioni testamentarie del
772 e reso esecutivo nel 789. Altri studiosi indicano in questa persona il gastaldo stesso, e la donazione
vista come un atto politico, poich nel 774 Carlo Magno aveva sconfitto le truppe di re Desiderio nella
battaglia delle Chiuse di Susa, ponendo fine di fatto al dominio longobardo in Italia.

E quindi dallanno 789 che si pu far partire il dominio del vescovo su CastellArquato. Dalla donazione
apprendiamo lesistenza a CastellArquato della Basilica di S. Maria, che allepoca doveva essere terminata.
Dellarchitettura del primitivo edificio di culto, non rimasto in pratica nulla, essendo stato seriamente
danneggiato da un forte terremoto nellinverno del 1117, come ricordato nella Cronaca di Romualdo
Salernitano. Solo una grande vasca battesimale a immersione, del diametro di due metri, sopravvissuta
fino ai tempi nostri, e fa bella mostra di s nellattuale chiesa della Collegiata, che attesta con assoluta
certezza che la chiesa del paese avesse fin dallVIII secolo una funzione battesimale. Nei secoli successivi, il
borgo particolarmente attivo, sia dal punto di vista commerciale che urbano: sono almeno tre le fiere
importanti allestite allanno, mentre il paese si estende nella parte pi bassa del promontorio, dove
svilupper in seguito il quartiere indicato con il nome di Monteguzzo (intorno allXI secolo circa). I rapporti
con Piacenza, dove il potere comunale in forte crescita, sono stretti, come dimostrato in occasione della
discesa di Federico Barbarossa I (1154) nella zona, che vede sia la citt sia CastellArquato schierate sullo
stesso fronte contro limperatore germanico. Tranne che nel decennio 1154 - 1164, il borgo rimane alle
dipendenze della Mensa vescovile ininterrottamente fino al XIII secolo, come accertato dal prezioso
Registrum Magnum, conservato allArchivio di Stato di Piacenza, anche se in tale scritto non sono riportati
dati precisi sul paese. Apprendiamo che il vescovo aveva il diritto di raccogliere le imposte dirette, il
cosiddetto fodro, applicato a tutti gli uomini, a quel tempo corrispondenti ai nobiles, ai castellani e al
personale ecclesiastico addetto alla chiesa di Santa Maria. La figura dellarciprete nel borgo coincideva con
quella di un pastore, posto a capo dellorganizzazione pievana, eletto dal capitolo locale e poi investito della
propria carica dal vescovo e dal capitolo della cattedrale di Piacenza. La pieve di Santa Maria assolveva, fin
dalla sua ricostruzione nel 1122, a compiti spirituali e pedagogici; retta da un collegio di canonici, aveva
autonomia liturgica, amministrativa ed economica.

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Ultime fasi del potere vescovile e inizio dellEt comunale, fase consolare e podestarile
Nel 1169, con una giurisdizione consolare voluta dal vescovo, ha inizio lautonomia del borgo, anche se non
si pu parlare di una fase comunale vera e propria, essendo comunque il paese sotto il controllo vescovile.
Verso la fine del XII secolo, tra lepiscopato piacentino e il centro di Piacenza sorgono dei contrasti, dovuti
alla citt e relativi a una questione di tasse da riscuotere sulle rendite ecclesiastiche, soldi che fino ad allora
erano stati esenti da qualsiasi prelievo. Nella lotta che segue, Piacenza addirittura scomunicata e
interdetta, fino alla rinuncia nel 1207 di tale tassazione. Nel frattempo, per, proprio a causa di queste
vicende, tra il 1204 e il 1207 il vescovo di Piacenza, Grimorio, risiede in CastellArquato. E attestata al 1220
linizio dellet comunale a CastellArquato e la conseguente fine del dominio vescovile, come si estrapola
dallatto datato 1220, dove il vescovo del tempo, Vicedomino Cossadoca, devolve al paese e agli uomini di
CastellArquato tutti i beni immobili posseduti nel borgo e nel territorio dalla chiesa, per il prezzo di 700 lire
piacentine, aggiungendo, al prezzo di ulteriori lire 220 e di un simbolico canone di cinque soldi annui, a
titolo di investitura in perpetuo tutte le giurisdizioni, onori e ragioni da decimare riguardanti il territorio di
CastellArquato, Lusurasco, San Lorenzo e Vernasca. Ufficialmente libero comune, CastellArquato entra,
grazie alla posizione strategica e privilegiata sia nella vallata sia sulla Via Francigena (la via principale
dellepoca), in un lungo periodo contrassegnato da contese e guerriglie. La fase consolare del Comune,
aperta nel 1169 sotto il dominio ecclesiastico, si chiude nel 1223, caratterizzata dalla provenienza locale del
supremo magistrato. Si apre una fase podestarile, dove il podest, il nuovo titolo con cui sindica da allora il
supremo magistrato, sar nominato dal Comune di Piacenza, scelto tra gli abitanti pi in vista della citt, in
special modo gli appartenenti alle famiglie degli Scotti e dei Visconti. Il rapporto tra il centro e il borgo,
sotto il vescovo stretto ma tenuto distintamente separato, diventa ora quasi subordinato, malgrado che
sulla carta il paese sembri aver guadagnato pi indipendenza. Lorgano supremo di governo di
CastellArquato rappresentato dal Consiglio Generale, presieduto dal podest o da un suo Vicario,
assistito dallArciprete e convocato al suono della campana. La carica del podest triennale, e, oltre a
avere funzioni civili e politiche, controlla e amministra anche la giustizia. Nel 1256 il paese, di parte guelfa,
subisce lassalto di Oberto Pallavicino, di parte ghibellina. La vittoria arride ai difensori, e, fino allavvento di
Alberto Scotto, CastellArquato mantiene la propria indipendenza e i propri statuti.

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La Signoria di Alberto Scotto
Nel 1290 simpadronisce di CastellArquato il capitano del popolo Alberto Scotto, della dinastia degli Scotti,
condottiero di parte guelfa. Dopo un lungo assedio, concluso con la capitolazione della cittadina, fa del
borgo la base della sua potenza signorile, da dove conduce una lotta serrata contro le famiglie a lui avverse,
siano di parte ghibellina, come i Visconti che miravano a prendere possesso delle sue terre, siano di parte
guelfa, spesso suoi ex alleati sacrificati nel raggiungimento del potere che ora cercano rivalsa. La lotta
raggiunge il suo apice negli anni successivi, dopo linstaurazione della signoria di Alberto Scotto su Piacenza
(avvenuta nel 1290). Si deve proprio a questa figura, il cui obiettivo era instaurare una signoria territoriale,
gran parte dei cambiamenti urbanistici della CastellArquato medievale, che nella descrizione della visita
andremo a illustrare. Dopo aver raggiunto un parziale successo con la presa di Milano nel 1302 e la
sconfitta, seppur temporanea, della dinastia dei Visconti di Milano (ramo diverso da quello dei Visconti di
Piacenza), Alberto vede fallire il suo sogno di creare una dinastia. Crollata la sua base di potere a Piacenza,
e caduta la sua Signoria, scacciato da CastellArquato nel 1304, per poi rientrarvi tre anni dopo dove
rimane fino al 1317, anno della sua caduta finale.

Una nota: mentre nel Medioevo i termini Scotti e Scotto li troviamo riportati con una singola t, secondo
luso di quel tempo, in tutti i documenti consultati per questa ricerca abbiamo trovato tali parole scritte con
due t, a causa delle modifiche intercorse nel tempo alla lingua. Metodo che abbiamo deciso di adottare
anche per questa relazione.
I Visconti
E del 16 maggio 1316 linizio dellassedio di CastellArquato da parte di Galeazzo I Visconti, coadiuvato da
Corrado Malaspina e dalla famiglia degli Arcelli: il 1317 lanno in cui Alberto Scotto si arrende, per poi
morire prigioniero lanno successivo, il 1318. Dopo la sua caduta, la famiglia Visconti del ramo di Milano
che sinsedia a CastellArquato, detenendone il controllo, pur con qualche problema, fino al 1438. Nel 1322
i Visconti devono abbandonare il territorio a seguito di una sollevazione popolare, sorretta dalla chiesa,
mentre il borgo rimane nelle mani di un loro partigiano, Manfredo Landi, che per si premunisce di cederlo
al comune di Piacenza, al tempo soggetto al dominio della chiesa. Nel 1336, con Azzo Visconti, la famiglia
torna al potere, e ha inizio la costruzione della cinta muraria (di cui rimane la Porta di Sasso) e della Rocca, i
cui primi lavori risalgono al 1342, sotto Luchino Visconti. Dopo alterne vicende, che vedono CastellArquato
al centro di una contesa con la casa reale di Francia, il borgo finisce agli inizi del Quattrocento agli Scotti:
controllo, che nel 1414, ceduto, per volont degli stessi abitanti, di nuovo alla famiglia Visconti, nella
persona di Filippo Maria Visconti, tanto che dal 1416 al 1470 il paese si chiamer Castel Visconti. Ed
proprio Filippo Maria che passa, nel 1438, il paese a un suo condottiero: Niccol Piccinini, che promulga gli
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Statuti Comunali, sulla base di quelli antecedenti del 1300. Leggi che rimarranno in auge fino allavvento
della famiglia dei Farnese.
Gli Sforza
Scomparso Filippo Maria Visconti senza eredi nel 1447, il ducato di Milano passa a Francesco Sforza, che
sottrae CastellArquato al Piccinini. Negli anni successivi il borgo vede lalternarsi di numerosi personaggi,
autorizzati dallo Sforza a prenderne il controllo: la situazione, dovuta ai numerosi debiti di cui Francesco si
era fatto carico per assumere il controllo di Milano, si protrae inalterata fino alla fine dello Sforza, nel 1466.
Salito al potere il figlio di Francesco, Galeazzo Maria, il paese e il suo territorio sono ceduti definitivamente,
a causa di difficolt economiche sempre pi pressanti (e si dice anche per volont della moglie di Francesco
Sforza, Bianca Maria Visconti), alla famiglia degli Attendolo (ramo di Santa Fiora degli Sforza), in particolar
modo a Bosio Sforza degli Attendolo, fratello di Francesco. Il dominio degli Attendolo durer fino al 1499,
anno in cui il ducato di Milano passa in mano ai francesi. Nel 1512, e fino al 1530, CastellArquato di
nuovo in mano agli Sforza, per poi passare, a causa di alcune rivendicazioni, sotto il dominio di Piacenza. Ma
gi negli anni successivi, con lelezione al soglio pontificio di papa Paolo III Farnese, il paese ritorna agli
Sforza, nella persona di Bosio II (la cui morte accertata nel 1533), sposato con Costanza Farnese (figlia di
papa Paolo III, che alla morte del marito governer CastellArquato). Sembra risalga a quegli anni la
costruzione dellimponente Torrione Del Duca, verso il quale permane un alone di mistero, sia sulla sua
funzione sia sulla sua storia, mentre attestata al 1541 lindipendenza di CastellArquato da Piacenza per
volont del papa. Rimasta nella memoria storica del paese la venuta, nel 1543, di Papa III Farnese, in visita
alla figlia Costanza, Signora di CastellArquato. Dal 1545 al 1575 signore del borgo Sforza Sforza, figlio di
Costanza e Bosio II (giunta fino ai nostri tempi la tomba, posta in una delle chiese del paese come descritto
nella parte della guida riservata alla visita). Proprio in questi anni, CastellArquato eretta a marchesato. E
del 1620 la leggenda (descritta pi avanti) di Sergio e Laura. Il dominio degli Sforza si prolunga fino al 1707,
anno in cui il paese entra a far parte del ducato di Parma e Piacenza.

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Gli ultimi anni fino ad oggi
Dopo il 1707, sono tante le famiglie che si alternano nel controllo del borgo: i Farnese, i Borboni, gli
austriaci e di nuovo i Borboni. In et napoleonica, e precisamente nel 1805, si ricorda la sollevazione dei
montanari piacentini, e, sempre nello stesso anno, la devastazione di Palazzo Pretorio. Nel 1858 lo svizzero
Karl Mayer conia il termine Piacenziano, per indicare le argille che caratterizzano le aree circostanti del
borgo, mentre nel 1860 CastellArquato passa ai Savoia, e quindi allo Stato italiano. Altra data da ricordare
il 1919, anno in cui muore il noto librettista Luigi Illica, che scrisse per Giacomo Puccini i libretti della
Boheme, della Tosca e di Madama Butterfly. E il 1934, invece, quando il dottor Antonino Menozzi scopre i
resti di una balenottera sui calanchi di Monte Falcone. I calanchi, un fenomeno che si forma nel tempo con
l'erosione dovuta principalmente all'acqua piovana, sono molto presenti nei territori collinari e in quelli
argillosi. Formati al 98% d'argilla, d'inverno questi terreni s'inzuppano d'acqua diventando particolarmente
franosi. Sul calanco sono presenti degli scalini, risultato di continue frane che gradualmente stanno facendo
crollare notevoli parti di terreno.

In epoca recente la regione Emilia Romagna ha conferito a CastellArquato lappellativo di citt darte.

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Tedaldo Visconti, alias papa Gregorio X


Incerti il luogo e la data di nascita di Tedaldo Visconti, oggi conosciuto come papa Gregorio X. La tradizione
vuole che sia nato nel 1210, in una localit collinare detta Coronini, in prossimit di Bacedasco. Si a
conoscenza della sua discendenza: il ramo cadetto di CastellArquato della famiglia guelfa dei Visconti di
Piacenza, vassalli del Vescovo e dotati di un enorme patrimonio fondiario nella Pianura Padana, nella Val
dArda e nella Val dOngina, in parte ereditato dai Lanfranco di CastellArquato. Frammentarie le
informazioni sulla sua giovinezza: divenuto canonico di San Antonino a Piacenza le prime notizie certe
risalgono al 1236, quando conobbe il cardinale piacentino Jacopo da Pecorara che lo prese al suo servizio.
In seguito diviene arcidiacono nella diocesi di Liegi, alla morte del cardinale Jacopo si reca a Lione, dove
assiste il vescovo Filippo di Savoia nell'organizzazione del Concilio Ecumenico convocato in quella citt da
Innocenzo IV; proprio nello svolgimento di questo incarico si fa ben conoscere e stimare dal papa, dai
cardinali e dai numerosi ecclesiastici presenti. Nel 1245, al termine del concilio, raggiunge la sua sede
arcidiaconale, Liegi, dove rimane per ventanni, tra i quali si rammenta il soggiorno a Parigi (1248-1252),
dove conosce personaggi quali Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d'Aquino, Guy Foucois (futuro papa
Clemente IV), Pietro di Tarantasia (futuro papa Innocenzo V) e Matteo Rubeo Orsini, oltre a diventare
intimo di re Luigi IX e di suo figlio Filippo, futuro Filippo III. A causa di problemi con il principe - vescovo
Enrico di Gheldria, che reggeva la diocesi di Liegi, Tedaldo nel 1266 deve lasciare la citt per poi essere
mandato, nel 1267, in Inghilterra, in qualit dinviato di papa Clemente IV, in una missione con presenti il
cardinale Ottobono Fieschi, futuro papa Adriano V, e Benedetto Caetani, futuro Bonifacio VIII. Concluso il
suo compito, si sposta in seguito a San Giovanni dAcri, ed proprio qui, nel 1271, che apprende, dopo la
morte di Clemente IV avvenuta il 29 novembre 1268 e unelezione della durata quasi di tre anni, di essere
stato eletto papa: da allora sar conosciuto col nome di GREGORIO X. Una curiosit: proprio qui, in Terra
Santa, Tedaldo incontrer Marco Polo, a cui faciliter la missione. 184 Papa della Chiesa cattolica, il suo
mandato dura dal primo settembre 1271 sino alla morte, avvenuta il dieci gennaio 1276 ad Arezzo, nel cui
Duomo fu posto il monumento funebre. Nonostante la brevit del suo mandato, a lui si deve il Secondo
Concilio di Lione e la costituzione apostolica Ubi Periculum, documento che regola tuttora, con poche
modifiche, l'elezione dei papi. Beatificato da Clemente XI nel 1713, Gregorio X lasci purtroppo anche
molte cose in sospeso: un ambizioso programma di riforma della chiesa, unaltra crociata e la pacificazione
nelle varie citt italiane tra guelfi e ghibellini.

Il Secondo Concilio di Lione, convocato da Gregorio a soli quattro giorni dalla sua incoronazione, si
prefiggeva tre obiettivi: la soluzione dei gravi problemi in Terra Santa (cosa particolarmente a cuore del
papa), la riconciliazione con la Chiesa d'Oriente, la riforma dei costumi della Chiesa e del clero. Dopo varie
sessioni, e grazie a una delegazione della Chiesa Greca, furono approvati decreti sul clero, presentata la
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costituzione apostolica Ubi Periculum e battezzato solennemente uno dei Tartari inviati in delegazione dal
Gran Khan. Il Concilio si chiuse il 17 luglio 1274.

A parte i numerosi partecipanti di varie nazioni dellepoca, gi di per s un successo, il Concilio sembr
portare a termine tutti gli obiettivi prefissati: fu decisa tra i sovrani una nuova Crociata, l'unione con la
Chiesa Greca venne preparata grazie anche agli accordi antecedenti tra Clemente IV e il sovrano
dellImpero bizantino Michele Paleologo (che impose l'unione ai suoi sudditi, accettando tutte le condizioni
del Papa), vennero fissate con la Ubi Periculum regole per l'elezione papale. Per i costumi del clero e dei
laici numerosi decreti di riforma furono promulgati, nel tentativo di ridare dignit alla Chiesa. Purtroppo,
con la morte di Gregorio X, molti dei progetti vennero a cadere, malgrado si fose certi della loro
realizzazione: la crociata e lunione con la Chiesa orientale decaddero, di tutto il lavoro sopravvisse solo la
Ubi Periculum.

Un particolare: riguardo allunione con la Chiesa Greca, latto, formulato a Costantinopoli nel febbraio del
1274 e ripetuto a Lione il 6 luglio, non poteva avere vita lunga, perch non era stata data alla chiesa alla
chiesa greca la facolt di esprimere liberamente il proprio parere in questa materia. I latini infatti scelsero il
testo e le formule che riproducevano la dottrina ecclesiologica elaborata e composta in occidente (lettera di
papa Paolo VI del 19 ottobre 1974). La possibilit di risolvere lo scisma dur finche vissero i due
protagonisti: limperatore Michele VIII e Gregorio X (che scelse di proseguire la politica del suo
predecessore). Il figlio di Michele VIII, Andronico, una volta salito al potere sconfess loperato del padre e
il Concilio, che doveva ricostituire lunit, fin per approfondire il solco, politico e religioso, tra oriente ed
occidente cristiano.

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Localit raggiungibile in macchina o in moto, distanza 35 Km da Piacenza.


Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Alcuni accorgimenti per la visita


CastellArquato sorge su unaltura dominante la val dArda, ed famosa sia per la piazza centrale sia per i
suoi monumenti medievali. A livello urbanistico, due sono i nuclei del borgo: la parte bassa, ai piedi della
collina, con i quartieri Borghetto e Monteguzzo; la parte alta, con il centro monumentale, detto Solario. Il
borgo un tempo era circondato da solide mura fortificate, di cui ora sono visibili solo alcuni ruderi nei pressi
della parte alta del paese. Due le porte dingresso rimaste integre, la Porta di Sasso (ancora simile a come si
era voluta in origine) e la Porta Monteguzzo, rimaneggiata.
Se decidete di visitare CastellArquato, alcuni accorgimenti. Sono quattro i musei presenti nel borgo, e il
prezzo di ogni biglietto si aggira a oggi sui 3 - 3,50 euro a testa a museo, il ridotto sui 2 2,50 euro.
Prendendo il biglietto del Museo Geologico si ha diritto al biglietto ridotto per la Rocca e viceversa. Non
siamo a conoscenza di biglietti cumulativi per tutti e quattro i musei nel momento in cui scriviamo questa
guida, in ogni caso vi consigliamo di sentire lo IAT, lUfficio del Turismo di CastellArquato, dove potrete
verificare anche gli orari di visita dei musei.

Ecco lelenco dei musei:

Rocca Viscontea e Museo di vita medievale


La rocca, costruita sulle fondamenta di un fortilizio preesistente, fu edificata nel 1342. La pianta,
abbastanza singolare, ha una forma a L. Delle quattro torri, solo una ben conservata, mentre le altre sono
in parte diroccate. Solo nel 1916 si completata la merlatura, e negli anni '70 stato ripristinato il fossato e
il ponte levatoio. Quattro stanze a tema sono state allestite, con argomento che va dalla vita dei borghi
medievali alla storia del posto, con un approfondimento circa i rapporti di CastellArquato con gli altri
fortilizi e le tecniche militari di difesa e attacco di un castello in caso di assedio. Stupenda la vista che si
gode dalla cima del mastio. Sconsigliata la visita in caso di pioggia.

Il Museo della Collegiata


Il museo della chiesa del borgo. Posto allombra del chiostro a lato della chiesa, pur se poco pubblicizzato,
contiene pezzi unici, tra cui, oltre a oggetti della liturgia risalenti addirittura allanno mille, sculture e dipinti
di tutte le epoche tra cui un pregevole dipinto di Gaspare Landi, illustre artista piacentino ottocentesco.
Consigliato per chi ha visitato la Collegiata.

Il Museo Luigi Illica


Luigi Illica, nato nel borgo, fu il librettista di Puccini, Giordano e Mascagni. Il museo un tributo al
personaggio, e contiene spartiti, manoscritti, abiti di scena, lettere di personaggi illustri contemporanei di
Illica e testimonianze di vario genere di quellepoca, a cavallo tra la fine dellOttocento e la prima guerra
mondiale. Imperdibile per i curiosi e gli appassionati di lirica e drammaturgia.
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Il Museo Geologico G. Cortesi


Il Museo posto nell'antico ospedale Santo Spirito, e ospita due balenottere fossili risalenti allincirca a tre
milioni di anni fa, vanto del museo. Altre esposizioni riguardano coralli, echinidi, denti di squalo e perfino
un granchio fossile molto ben conservato. Interessantissimo, sia per gli appassionati di scienza, sia per gli
studiosi di tutto il mondo. A questo link il sito del museo: http://www.museogeologico.it/ .

Si consiglia, soprattutto se siete in un gruppo un po numeroso, la visita guidata. Il prezzo si aggira sui 75
euro a gruppo, un prezzo abbordabile se siete in gruppo e che vi d accesso a numerose informazioni e
luoghi che da soli difficilmente riuscireste a rintracciare. Dal prezzo escluso il biglietto dei musei, che,
anche se ridotto (essendo un gruppo), aggiunge altre spese a testa a persona.

Esiste anche un altro museo a CastellArquato, di propriet privata, ospitato nellAntico Palazzo Pretorio e
posto accanto alla Rocca, vicino alla Piazza Monumentale (indicato nella mappa online). Detto Museum in
Motion, alloggia mostre darte contemporanea. Al link sottostante i vari eventi organizzati in quella
locazione.
http://www.castellodisanpietro.it/mim/?cat=8

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Per la guida, come per altre cose (eventi, accesso ai musei, orari di apertura e quantaltro), dovete
rivolgervi allo IAT, lUfficio del Turismo locale, che vi dar tutte le info possibili. Sono veramente
competenti e professionali, e non ne resterete delusi. Nella gita che abbiamo organizzato, siamo stati
veramente contenti del lavoro e della cortesia da loro dimostrati. La sede nella piazza Municipale, al
numero uno, al piano terra del Palazzo del Podest, nellaffascinante Loggetta dei Notari. In genere sono
chiusi il luned, ma sono aperti anche la domenica con orari che vanno generalmente dalle 9,30 alle 12,30 e
dalle 14,30 alle 17,30 (gli orari possono cambiare, nel caso consultate il loro sito).

Email: iatcastellarquato@gmail.com
Telefono e FAX +39.0523.803215
Sito: http://www.comune.castellarquato.pc.it/

Nel caso non riusciate a mettervi in contatto lo IAT, disponibile la Biblioteca Comunale, che ha sede al
primo piano del Palazzo Comunale Vigevani Gravaghi. Laccesso avviene sempre tramite la Piazza Municipio
(ingresso comune agli altri uffici comunali) oppure (negli orari e giorni in cui il Comune chiuso) dalla
Scalinata Ospedale Santo Spirito. Nulla da eccepire neanche su di loro, veramente professionali e
disponibili. Questi gli orari di apertura al pubblico, anche se si consiglia di visitare il sito web del comune per
sicurezza sugli orari:
Orario invernale
MARTEDI, GIOVEDI, e SABATO dalle 8,30 alle 13,00
MARTEDI e GIOVEDI dalle 14.30 alle 17.30
Orario estivo
Dal LUNEDI al SABATO dalle 9,00 alle 13,00
MARTEDI dalle 18,00 alle 21,00

E-mail: biblioteca@comune.castellarquato.pc.it
Telefono: 0523.804008
Fax: 0523.803982
Sito: http://www.comune.castellarquato.pc.it/

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La Visita
Durata: dalle tre alle cinque ore (se si visitano tutti i musei)
La mappa

In fondo a questa guida, in allegato, copia della mappa qui sopra riportata, fornitaci gentilmente dalla
Biblioteca e dallo IAT di CastellArquato che ringraziamo per la disponibilit e la collaborazione. Disponibile
su Google Maps, link http://maps.google.it/, una mappa pubblica da noi creata, basata in parte su quella
dataci, dal titolo :
Itinerari in provincia di Piacenza - Castell'Arquato
Nel caso non riuscite a trovare questa mappa, una volta andati su Google Maps cliccate sulla voce, posta da
parte al tasto Cerca nelle Mappe, mostra opzioni di ricerca. Apparir un nuovo campo, selezionate la voce
Mappe create dagli utenti, e inserite nel campo di ricerca:
fabio.malusardi
Appariranno sulla sinistra tutte le mappe da noi create, selezionate quella dal titolo Itinerari in provincia di
Piacenza CastellArquato. Potrete visionarla tramite internet direttamente sul cellulare se ne avrete
bisogno.

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Nel caso, ecco il link diretto:
http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&msid=107554597770524526579.00046cedf1e6b04fcfc99&cd=2
&hl=it&ie=UTF8&z=16

Le due mappe sono simili, lunica differenza consta in alcuni siti che abbiamo aggiunto (o rimosso) dalla
mappa originale. Le mappe non sono precise al 100%, in alcuni casi alcune vie sono mostrate solo in
maniera parziale.

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Litinerario
Poich a livello urbanistico CastellArquato composta di due nuclei, abbiamo deciso di suddividere
litinerario in due parti:

La prima vuole illustrare i monumenti e le cose rilevanti presenti nella parte alta del borgo, con
partenza dal cimitero posto sulla sommit del colle e conclusione alla piazza monumentale del
municipio, cuore del paese, gi chiamato Solario, dove si trova sia il Comune sia la Collegiata.
Undici le locazioni consigliate.

La seconda ha come obiettivo di indagare negli antichi quartieri di Borghetto e Monteguzzo, in


basso nel colle, con partenza dalla piazza del Municipio e conclusione al parco delle Driadi.

Nel caso abbiate deciso di seguire le indicazioni della presente guida, vi preghiamo di procedere
ordinatamente, come illustrato nei capitoli successivi, in altre parole partendo dallalto del paese per poi
terminare nella parte bassa. La guida qui descritta illustra lintero borgo: molti degli edifici non sono
visitabili, cosa che ci premureremo di specificare nella descrizione.

Il consiglio che sentiamo di darvi di far durare la vostra permanenza a CastellArquato un intero giorno: la
mattina la riservate alla parte alta, pranzo in un ristorante della zona, pomeriggio la parte bassa. Questo
perch i musei spesso hanno orari che rischiano di accavallarsi. In genere lorario di chiusura intorno alle
17:30 per tutti i musei, con ingresso accettato non oltre le 17:00. Per avere conferma degli orari
preferibile chiedere sempre allo IAT, dove potete avere rilievo su eventuali modifiche dellultima ora.

Se invece avete poco tempo per visitare il paese, vi consigliamo, oltre a Porta Sotana, la piazza
monumentale, con la Collegiata, il Palazzo del Podest e la Rocca. Nella parte bassa Palazzo Stradivari e la
chiesa di Santo Stefano, con la tomba di Sforza Sforza. Tra i musei, da visitare il museo annesso della
Collegiata e il Museo Geologico. Anche gli altri musei meritano, ma sono pi specifici, quello di Luigi Illica
per gli appassionati della lirica e quello della Rocca per chi volesse sapere della vita cos comera nel
medioevo.

Attenzione: ogni locazione consigliata per la visita avr come identificativo il numero romano I o II, che
indica se dentro la prima o la seconda parte dell'itinerario. Dopo quel numero romano, la cifra in uso
nel nostro alfabeto, che indica la successione con cui le locazioni vanno visitate. Questi identificativi
avranno un corrispettivo nella mappa online creata su Google Maps, non su quella fornita dal borgo.
Inoltre, nel caso di edifici, specificato se Visitabile internamente o Non Visitabile.
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Come Arrivare a CastellArquato


Di seguito le indicazioni per arrivare. Il paese dista circa 35 Km dalla citt di Piacenza, raggiungibile sia in
macchina sia in moto. Due le strade principali possibili: una parte da Piacenza, laltra da Fiorenzuola dArda
(in provincia di Piacenza).
Da Piacenza
Se decidete di partire da Piacenza, dovete imboccare la strada statale direzione Montale / San Giorgio
Piacentino / Carpaneto. Se siete pratici della citt seguite i cartelli, altrimenti, se venite dallautostrada,
dovete prendete luscita Piacenza Sud, e una volta usciti proseguire nella tangenziale di Piacenza (basta
andare dritti e non uscire sulla strada per Parma, che coincide con la Via Emilia). In Tangenziale, la vostra
uscita sar quella indicata con i cartelli Farnesiana (quartiere di periferia di Piacenza), ricordandovi
imboccato luscita di svoltare alla fine a sinistra e non a destra verso il centro della citt. Siete ora sulla
strada provinciale 6, sigla SP6. Andate sempre dritto ed attraversate nellordine i paesi di Mucinasso,
Crocetta, San Polo, San Giorgio Piacentino e Carpaneto. A Carpaneto seguite sempre la strada e, dopo una
serie di due semafori, uscirete dal paese. Proseguite per altri 20 Km circa e giungerete infine a
CastellArquato. Qua dopo il cartello che indica la localit, vi troverete a un semaforo, dove dovrete girare a
destra verso il parcheggio numero quattro (seguite le indicazioni poste nel paese), il posteggio posto sulla
sommit del colle su cui sorge il paese.

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Da Fiorenzuola
Se decidete invece di partire da Fiorenzuola, se siete pratichi della zona andate nella tangenziale seguite le
indicazioni Val dArda CastellArquato. Se invece provenite dallautostrada, una volta usciti a Fiorenzuola
proseguite sulla nuova tangenziale, seguendo le indicazioni Val dArda CastellArquato. In entrambi i casi,
dopo circa 10 km arriverete a CastellArquato, dove dovrete parcheggiare al parcheggio indicato con il
numero quattro, posto sulla sommit del colle su cui sorge il paese. Le indicazioni per il posteggio sono in
tutto il borgo.

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Itinerario Parte Prima


Dal Cimitero alla Piazza Monumentale
Una volta sistemata la macchina al parcheggio contrassegnato dal numero quattro (per raggiungerlo
seguite le indicazioni, presenti un po ovunque in paese), vi ritrovate nella zona cimiteriale di
CastellArquato, e precisamente in via Pontenuovo, nella parte alta del borgo. Lobiettivo di questa parte
della guida illustrare, a un potenziale visitatore, i monumenti e le parti rilevanti del borgo nellarea alta
del paese, conducendo il turista fino alla piazza monumentale centrale, cuore del paese, passando per i
giardini della rocca.

Strada Parcheggio Giardini della Rocca

Normalmente, il tragitto dal parcheggio alla piazza non richiederebbe pi di quindici minuti, nel nostro caso
il tempo sar molto pi lungo visto lobiettivo che ci proponiamo di raggiungere. La prima costruzione da
osservare lOratorio della Madonna della Cima, non visitabile, presente nellingresso del cimitero. Per
scendere nel paese dal parcheggio dovreste normalmente girare a sinistra e iniziare a percorrere via
Vassalli. Nel nostro caso dovrete girare a destra e risalire per circa dieci metri fino a trovarvi davanti
allingresso del cimitero.

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Oratorio della Madonna della Cima Locazione I1
Non visitabile
Si ha notizia di suddetta costruzione fin dal primo cinquecento: inizialmente dedicata alla Concezione,
presenta una pianta rettangolare coperta da una volta a crociera, i cui spicchi sono sottolineati da
costoloni. In laterizio, con facciata a capanna, sopra la porta a sesto acuto sistemato un piccolissimo
oculo. Il campanile caratterizzato da forti analogie con i modelli della Collegiata, essendo aperto sulla
sommit da quattro finestre a tutto sesto e coronato da una piccola fascia a denti di sega, in mattoni
disposti a zig-zag. Si consiglia di entrare nel cimitero da dove si pu osservare bene la torre campanaria. Dal
posto si ha un ottimo panorama sia sulle mura medievali sia sulla vallata sottostante.

Facciata della Chiesa


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Vista Chiesa dal Cimitero con torre campanaria


Ritornate al parcheggio, da dove potete osservare alcuni resti delle mura medievali, oltre ad un ottimo
paesaggio sulla vallata.

Resti Mura
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Prendete ora la strada in discesa, via Vassalli. La prima tappa prevede la visita a Porta Sotana o di Sasso,
una delle antiche porte daccesso della cinta muraria.

Percorso Cimitero Porta Sotana


Subito sulla sinistra, mentre scendete, potete osservare uninteressante Cappella (locazione I2), integrata
nel muro di cinta di una casa, dove fa bella mostra di se oltre ad una croce la scritta O Crux Ave Spes Unica
(Salve, o Croce, nostra unica speranza!).

Cappella
La cappella recente, ma in ogni caso interessante da vedere.
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Proseguite per via Vassalli, e al numero 55 potete osservare, sulla destra, la Casa Vassalli Remondini
(locazione I3). Ledificio, oggi adibito a casa di riposo, ospit i Francescani a partire dal XVI secolo, mentre
nella seconda met del Settecento vi fu costruita una chiesa, dedicata alla Santissima Annunciata, da cui
discende lattuale sistemazione. Non visitabile. Continuate a scendere, fino a quando incontrate una
strada a destra, via Porta di Sasso. Svoltate, Porta Sotana visibile a dieci metri di distanza.
Porta Sotana o di Sasso Locazione I4
Nel 1342 il Duca di Milano Azzo Visconti fece costruire intorno a CastellArquato una robusta cinta muraria,
il muro castellano, che circondava tutti i quartieri di allora (Campidoglio o Libigio, Sole, Bozario e
Monteguzzo), escluso quello di Borghetto. Dellantico apparato, costruito per scopi difensivi, oggi non ne
rimane molto, se non due delle quattro originarie porte di accesso al borgo: quella anteriore, rivolta a nord,
nella parte inferiore del paese, detta di Monteguzzo (molto rimaneggiata nel XVII secolo); e la Porta Sotana
o di Sasso, unica parte della cinta viscontea del 300 che non ha subito modifiche sostanziali nel corso del
tempo. Del sistema difensivo faceva parte anche la Torretta, fondamentale punto di osservazione sia della
valle sottostante sia delle strade che portavano al borgo. Porta Sottana o di Sasso si trova nella parte alta
del paese, e anticamente rappresentava luscita verso Lugagnano e la Valle scavata dallArda. La
costruzione, in pietra e mattoni, allesterno presenta un arco a tutto sesto, allinterno a sesto ribassato. I
cinque merli a coda di rondine che la sovrastano, simbolo dei ghibellini, sono stati restaurati e riposizionati
recentemente. Scomparse la Porta Soprana e la Porta di Mezzo, mentre tutte e quattro erano munite di
ponte levatoio.

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Parte esterna verso Lugagnano con particolare sui merli di rondine

Dirigetevi ora verso tre siti di particolare interesse, nellordine dincontro: il Collegio delle Dorotee, il
Conservatorio Villaggi, la Chiesa di S. Nicol. Per giungervi, risalite via Porta del Sasso fino al bivio con via
Vassalli, qua tornate indietro per la strada fatta dal cimitero verso la piazza di alcuni metri e girate subito a
destra, in una diramazione diversa di via Vassalli. Nella mappa seguente la diramazione molto pi vicina di
come sembra.
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Percorso Porta Sotana Collegio delle Dorotee, Conservatorio Villaggi, Chiesa San Nicol
Collegio delle Dorotee Locazione I5
Non Visitabile
Avvolta nel mistero la sua precisa origine. Sembra che lattuale collegio dedicato a Santa Dorotea sorga
sulla Canonica che era aggregata alliniziale Chiesa dedicata a San Nicol, voluta da Giovanni di
CastellArquato, Canonico della cattedrale di Beauvais, come si evince dal suo testamento del 1292. Alcuni
resti presenti nel collegio (un affresco, ridipinto in epoca contemporanea, che raffigura frontalmente un
santo vescovo, barbuto, in atteggiamento benedicente, forse un S. Nicol; i resti, trovati in una soffitta,
degli spioventi di un edificio precedente, e, sempre in quella stanza, quel che rimane di due affreschi ascritti
al Quattrocento) sembrano confermare lipotesi. Altri studiosi indicano invece che lattuale collegio inglobi
non la canonica, ma la Chiesa di San Nicol. Dalla strada sintravede il portone e parte del viale che conduce
allingresso.

Essendo un collegio, per accedere al complesso dovete prima sentire se vi concesso il permesso dalla
Madre Superiore o di chi ne fa le sue veci in quel momento.

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Ingresso Collegio

Conservatorio Villaggi Locazione I6


Non Visitabile causa ristrutturazione, in attesa.
Posto in via Villaggi 27, lente fu fondato dallarciprete della Collegiata di CastellArquato don Gian
Domenico Guarnieri Villaggi, e inizi a funzionare dopo la morte del religioso, avvenuta nel giugno 1798. In
data 11 marzo 1880 lIstituzione fu eretta in ente morale con Regio Decreto, contenente anche lo statuto,
in base al quale lo scopo dellente era quello di provvedere gratuitamente allistruzione intellettuale, morale
e religiosa e alladdestramento nei lavori femminili delle fanciulle povere del comune, vaccinate, di sana
costituzione, specialmente di origine civile, mantenendo sei donne sotto il titolo di Luigine (in qualit una di
direttrice e le altre di maestre). Let di ammissione andava dai dieci ai quarantanni, la precedenza era data
alle donne nate, o almeno residenti da otto anni, nel Comune. Una parte delle ricoverate doveva
conseguire il diploma di maestra e rientrare nel Conservatorio per almeno tre anni, per impartirvi,
gratuitamente, listruzione. Le scolare potevano essere sia interne sia esterne. Per motivi finanziari, nel
corso del tempo, fu ridotto il numero delle ragazze mantenute, e dallinizio del 1900 lintero complesso fu
destinato a scuola elementare e in seguito a scuola media. Negli anni cinquanta del Novecento, il
Conservatorio fu chiuso, poich non pi in grado di sostenere le spese di gestione, anche a causa
dellistituzione della scuola media nel Comune. Lantico complesso del Conservatorio, restato per lungo
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tempo in disuso e in stato di totale abbandono, attualmente, in seguito a lavori di ristrutturazione e
sistemazione, divenuto sede di un ostello per giovani che mantiene la denominazione originaria: Ostello
Villaggi. Consta di un edificio centrale con affascinante cortiletto che si apre su un piccolo loggiato. Al primo
piano dell'edificio principale, la cosiddetta saletta del vescovo conserva un pregevole affresco della scuola
del Bibbiena.

Per info sullostello


INDIRIZZO: Via Villaggi, 27 - 29014 Castell'Arquato (Piacenza)
TELEFONO: +39.0523.805245
FAX: +39.0523.805244

In questo periodo chiuso per ristrutturazione, si spera in un futuro la sua riapertura visto lalto grado
artistico e di interesse dei locali interni.

Chiesa di S. Nicol Locazione I7


Non Visitabile
In origine una Cappella prepositurale, ledificio originale fu fondato tra il XIII e il XIV secolo per volere di
Giovanni di CastellArquato, Canonico della cattedrale di Beauvais, in Francia. Nel suo testamento, datato 8
ottobre 1292, Giovanni ne anticipa ledificazione e la consacrazione a S. Nicol, oltre ad indicare una serie
di regole cui dovranno attenersi gli ecclesiastici che in essa vivranno. Emerge, dal testo, come fosse
preoccupazione del fondatore che la nuova chiesa non costituisse un organismo in contrasto con la Pieve
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(la Chiesa di Santa Maria), ma anzi fosse fedele e obbediente alle sue direttive. Ricostruita ex novo nel
Settecento dal sacerdote Guarnieri Villaggi, lantica Chiesa di San Nicol serve al conservatorio da lui
fondato e ricovera le sue spoglie mortali. La chiesa non comprendeva solo ledificio sacro, ma anche una
serie di edifici per gli ecclesiastici che vi esercitavano, tanto che sipotizza che la Canonica occupasse gli
spazi dove oggi sorge il collegio dedicato a Santa Dorotea. Rustica chiesetta, sormontata da un piccolo
campanile a tetto conico, ed inglobata nel complesso del Conservatorio Villaggi. Sulla porta spicca in bella
mostra una scultura con la raffigurazione della Mano benedicente, posta sotto il timpano del portale. La
Chiesa non visitabile, ma della struttura esterna si pu ammirare il bel campanile (per vederlo al meglio si
consiglia di andare sul lato destro della chiesa, nel parcheggio li accanto). Si spera in un futuro la sua
riapertura.

Vista del Campanile

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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Ingresso della Chiesa

Possiamo ora proseguire verso il centro del paese, la piazza, che allo stesso tempo centro e simbolo di
CastellArquato, detta anche Piazza Alta. Su di lei si affacciano, formando un unico insieme monumentale,
gli edifici rappresentativi del borgo, sedi del potere politico e religioso, tra cui ricordiamo:

La Chiesa della Collegiata, con annesso chiostro e Museo;

La Rocca, con annesso museo di vita medievale;

Il Palazzo del Podest o Palazzo Pretorio.


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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Per giungere alla piazza, dobbiamo passare per i Giardini della Rocca, accessibili tramite la Scalinata del
Fossato.

Percorso Chiesa San Nicol Giardini Piazza Alta

Tornate indietro sui vostri passi, ritornando al bivio in cui avevate girato in via Porta di Sasso. Giunti l,
proseguite in discesa per via Vassalli, fino a quando sulla vostra destra non scorgete una scalinata, con un
cartello che la indica come Scalinata del Fossato: salite i gradini e vi ritroverete nei giardini della Rocca.

Giardini della Rocca Locazione I8


Dedicati a Giovanni Paolo II, i giardini ospitano la fontana esagonale, eseguita nel 1913 su progetto di
Manfredo Manfredi. Ornata di stemmi di bronzo, opera di Giuseppe Centenari, reca le effigi di personaggi
illustri del borgo, con allapice della fontana un leone che tra le zampe racchiude lo stemma del borgo.
Stupendo il panorama che si gode dai giardini.

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Panorama visto dai giardini


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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Nei giardini, vi dirigete verso la rocca, che fa bella vista di s, e vi ritrovate cos nella piazza centrale. Potete
osservare il Palazzo del Podest, dallaltra parte della piazza, e la Collegiata, sulla vostra sinistra. Nel Palazzo
del Podest presente lUfficio del Turismo (sigla identificativa IAT), mentre l accanto, sulla destra, si trova
una scalinata che d accesso alla Biblioteca. I segnalini verdi nella mappa sottostante raffigurano lo IAT e la
biblioteca.

Piazza Monumentale

Il Palazzo del Podest o Palazzo Pretorio Locazione I9


Visitabile in parte
Il corpo centrale fatto erigere da Alberto Scotto nel 1293, del 1447 la costruzione della doppia loggia
detta dei Notari e lala prospiciente alla piazza. La scala esterna aggiunta nel XV secolo, come pure
lavancorpo con portico, piano di monofore e una loggia. Nel 1913 il palazzo fu sottoposto a una
ristrutturazione massiccia. Ledificio risultante a tre piani, interamente in cotto, abbellito da vasti e
profondi archi a sesto acuto, sormontati da una corona di merli a coda di rondine; sopra di tutto, una torre
a pianta pentagonale, dove due pareti ospitano due grandi orologi, quello che sintravede dalla piazza
risalente al 1630. Allinterno, se riuscite a entrare, rimasta intatta la grande sala del Consiglio, con un
soffitto a cassettoni e una ricca decorazione, dove fa bella mostra una tela di Antonio Malchiodi,
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raffigurante Gli ultimi momenti di Torquato Tasso, del 1905. Ledificio stato il cardine delle attivit del
borgo: inizialmente ospit il Comune Medievale, per poi divenire la sede del Podest e alloggiare, dalla fine
del Cinquecento, la pretura e la scuola (che occupava le stanze a pianterreno), fino allincirca a met XIX
secolo. Attualmente, nella Sala del Consiglio si svolgono le adunanze del Consiglio Comunale, mentre negli
altri piani in genere sono organizzate esposizioni di arti figurative. Le Logge esistenti sono conosciute con
due nomi diversi: quella dei Notari, nella parte inferiore delledificio, che ospita lUfficio del Turismo, e
quella delle Grida, cos detta perch proprio in questambiente erano esposti anticamente gli editti
comunali. Inoltre Il palazzo ospita lEnoteca Comunale, accessibile dalla piazza, i cui locali hanno ospitato
per un certo periodo le carceri per poi divenire, prima dellutilizzo locale, magazzino del sale. Ledificio ha in
mezzo un passaggio aperto, che porta in via Sforza Caolzio, dove trova alloggio laltare per la
commemorazione dei caduti; inoltre presente, nella facciata rivolta alla piazza, lo stemma del comune di
CastellArquato. Per le visite sentire lo IAT.

La Chiesa della Collegiata (o Collegiata di Santa Maria Assunta) Locazione I10


Visitabile
Dedicata a Santa Maria Assunta, la storia della Chiesa documentata dalla met dellottavo secolo. Il primo
storico a menzionarla Pier Maria Campi, nellHistoria Ecclesiastica di Piacenza, dove riferisce che nel 758
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un nobile e influente signore, di nome Magno, ingrand e abbell CastellArquato, facendo erigere una
chiesa dedicata a Santa Maria. E ipotizzabile che gi prima di questepoca esistesse nel borgo una pieve
efficiente, secondo la tradizione eretta su di un tempio pagano, e che quindi Magno avrebbe promosso la
ricostruzione e probabilmente lallargamento di questo edificio preesistente. La stessa monolitica vasca
battesimale a immersione in tufo, unica testimonianza rimasta della chiesa dellottavo secolo, da leggersi
in questottica. In seguito, a causa dei danni provocati dal terremoto del 1117, la chiesa fu ricostruita e
riconsacrata nel 1122. Gi dall XI secolo ledificio retto da un collegio capitolare, con giurisdizione anche
su altre cappelle soggette. Centro di vita religiosa e nucleo dimportanza economica e sociale, la pieve
assolveva anche funzioni distruzione e assistenza, tanto che si pensa che oltre alla serie di edifici per la vita
comune dei canonici, probabilmente era annessa alledificio una scuola che provvedeva alla formazione dei
chierici. Nel corso dei secoli, il fabbricato romanico ha subito trasformazioni e rimaneggiamenti tali da
alterarne laspetto originario: le prime modifiche risalgono al XIV secolo, precisamente nel 1347, quando fu
abbattuto il campanile originale, ubicato allora nella zona sud est nei pressi di quella che, ora, la quarta
abside a lato dellingresso meridionale della chiesa. In seguito fu abbattuto parte del chiostro primitivo,
ricostruito da l a poco poich quello attuale risale a un periodo tra il XIV e XV secolo. Anche lambiente
interno ha subito degli assestamenti: nel corso del XV secolo, le navate minori sono state coperte da volte a
crociera, con laggiunta di una cappella dedicata a Santa Caterina dAlessandria, mentre del 1630
lapertura della cappella di San Giuseppe, conservata ancora oggi con i suoi stucchi e le decorazioni
barocche. Il pi radicale degli interventi del XVIII secolo, quando la chiesa totalmente ritrasformata
secondo le estetiche del tempo: tutto fu ricoperto da intonaco, che nascose pilastri originali e capitelli.

Vasca Battesimale
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Dalla fine dellOttocento e fino a met del secolo scorso, con il fine di riportare ledificio al suo aspetto
originario, eliminando le successive stratificazioni accumulate nei secoli precedenti, sono state avviate
numerose campagne di restauro ad opera dei parroci che si sono alternati alla conduzione della chiesa, tra
cui ricordiamo, ad esempio, don Enrico Cagnoni, che con il supporto di privati e studiosi locali entr spesso
in contrasto con lUfficio regionale per la Conservazione dei Monumenti di Bologna.

La facciata volge a Occidente, non sulla piazza centrale ma su una piazzetta minore, circondata da abitazioni
che ricordano il medioevo. La struttura, in arenaria, conserva tracce di conchiglie fossili, e, sopra al severo
portale con arco a tutto sesto, fanno bella mostra le minuscole finestre e, pi in alto, una piccola bifora che
sostituisce il preesistente rosone che era stato inserito nellOttocento (quindi una modifica della chiesa
originale).

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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Le absidi della Collegiata, presenti nella Piazza Alta, sono invece un interessante esempio della perizia delle
maestranze, attive nel XII secolo. Labside maggiore presenta una loggetta non praticabile.

Interessante il trecentesco Portico del Paradiso, che ospita uno splendido portale (sempre di arenaria), con
nella lunetta la raffigurazione della Vergine col Bambino tra San Pietro e un angelo, probabilmente di uno
scultore attivo anche nel cantiere del Duomo di Piacenza (XII secolo). Larchitrave, sorretto da due
telamoni, ha uniscrizione in latino, relativa al dogma dellImmacolata Concezione. Il telamone, per chi non
lo sapesse, una scultura maschile, a tutto tondo o a rilievo, impiegata come sostegno, strutturale o
decorativo, spesso in sostituzione di colonne o lesene. sinonimo di Atlante, che nella mitologia greca
porta i pilastri del cielo.

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Portico del Paradiso


Allinterno, la Collegiata scandita in tre navate, separate da colonne in arenaria. La navata centrale a
capriate lignee, le laterali a crociera. Interessanti i capitelli, istoriati, per un totale di sedici, con motivi a
intreccio a elementi vegetali, animali, raffigurazioni simboliche e figure umane. La diversit dei motivi
sembra sia da ricondurre allantica chiesa dellVIII secolo, riedificata in seguito per il terremoto.

Degna attenzione meritano le lastre dellaltare e del pulpito, capolavori del XII secolo della plastica
romanica. Quelle del pulpito raffigurano i simboli evangelici e San Gerolamo, mentre nellaltare sono
presenti soggetti come lAnnunciazione, Maria e Elisabetta, Il Profeta Isaia. Sopra laltare domina il
crocifisso ligneo, forse di scuola lombarda della seconda met del XIII secolo, alto pi di tre metri e largo
due, riportato ai colori originali. Da non perdere assolutamente, il fonte battesimale, posto nella piccola
abside semicircolare a destra dellaltare, a un livello pi basso del piano della chiesa. Come gi detto, uno
dei rari manufatti sopravvissuti dellantica chiesa dellVIII secolo.

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Pulpito

Altare
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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Per terminare, non potete perdervi le due cappelle: la Cappella di Santa Caterina dAlessandria e la
Cappella di San Giuseppe.

La Cappella di Santa Caterina la prima a destra dellentrata e comunica con la navata attraverso una
grande arcata a sesto acuto. Essa costituita da due campate, divise da un arco trasversale a sesto acuto,
ognuna sormontata da una volta a crociera di forma quadrata. Si consiglia al visitatore di armarsi di
monetine, essendo lilluminazione a tempo. Gli affreschi sono del Quattrocento, probabilmente di maestro
toscano, riscoperti nel 1899 dal professor Giuseppe Fei dellAccademia di Brera nel 1899, essendo stati, nel
corso di una delle tante modifiche, occultati da uno spesso strato dintonaco. Lo stesso professore ha
ripristinato parte del ciclo pittorico, non completo a causa di alcune lesioni subite nel corso del tempo,
ricostruendo le parti mancanti. Il rifacimento integrale, ma purtroppo di totale invenzione: due sono le
aree interessate, dove alcuni riquadri sono andati distrutti a causa dellapertura di due arcate, una di
accesso alla seconda campata della chiesa, laltra verso un corridoio dalla parte del chiostro. In queste zone,
il professore da una parte introduce ex novo Il Battesimo di Cristo, dallaltra dipinge invece Santa Caterina
dAlessandria, il Sorteggio della Tunica con i soldati che giocano a dadi, la Deposizione, la Piet e la
Resurrezione. I rifacimenti sono stilisticamente ben riconoscibili, e non intaccano la preziosit della
decorazione nel suo complesso. Per la datazione della cappella, ci si basa su una lastra tombale, al centro
del pavimento: presente uniscrizione con la data del 1460, e gli stemmi delle famiglie del luogo, i
Pietranera e gli Aldighieri. Se si aggiunge un atto notarile del 1461, e il testamento della stessa Caterina del
1481, si pu far risalire a quegli anni la cappella. Nelle pareti laterali, su due registri sovrapposti, gli
affreschi narrano la Passione di Cristo, mentre nei piccoli tondi del soffitto sono dipinti gli Evangelisti con i
loro simboli. Al centro, sopra una piccola Crocifissione, le Esequie della Vergine, con sovrapposta
lIncoronazione della Vergine, caratterizzata da uniconografia inconsueta, lanima della Vergine che esce
dal corpo ed accolta fra le braccia di Cristo che la fa sedere sul trono alla sua destra. Studi recenti fanno
risalire gli affreschi a due fasi distinte di realizzazione: un primo intervento, anteriore al 1461, connesso
alla committenza dei canonici, mentre un secondo intervento, risalente agli anni che vanno dal 1461 al
1466, a committenza di Caterina Aldighieri, dopo la morte del marito.

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Laltra Cappella, dedicata a San Giuseppe, patrono del borgo, stata edificata nel 1630, si pensa come
ringraziamento per la fine dellepidemia di peste. Labbondanza di stucchi, marmi, statue, svela con
chiarezza limpronta barocca dellambiente, incongruo con il resto della chiesa. Alle pareti, dipinti
raffiguranti lo Sposalizio di Maria e la Nascita di Ges, di Giacomo Guidotti; sullaltare, la Sacra Famiglia, di
un artista romano del primo Settecento.

Altare
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Accanto alla chiesa, il chiostro, con annesso museo della Collegiata: dimpianto quasi rettangolare, con al
centro un pozzo, il chiostro risale alla fine del Duecento ed inizio Trecento, probabilmente per iniziativa di
Alberto Scotto visto che su un pilastro visibile lo stemma di famiglia. Lattuale aspetto dovuto a una
serie dinterventi nel XIV - XV secolo. Chiuso da un porticato a pilastri in laterizio, sormontati da capitelli (su
alcuni si pu notare il monogramma di Cristo IHS o una mano benedicente), ha ospitato, per tutto il XV
secolo, i canonici della Collegiata. Dal chiostro si accede al museo della Collegiata, articolato in sale e
corridoi, che custodisce gran parte del materiale legato alla storia della chiesa. Assolutamente da non
perdere, conserva un polittico della Madonna col Bambino e Santi (XIV XV secolo), una Croce astile in
argento dignoto maestro orafo del XV secolo, un crocifisso proveniente da Vigolo Marchese dellXI secolo,
un Palio in seta bizantina del X secolo e tanto altro, tra cui alcune bolle papali e interessanti tele.

Accessibile sempre dal chiostro lArchivio Capitolare, la cui visita possibile solo su permesso del parroco e
su prenotazione, che conserva preziosi documenti, tra cui ricordiamo: il fondo in pergamena Membrana
Vetera, documenti dal XII secolo al XV secolo; carte pi recenti che permettono di ricostruire la storia della
chiesa; un importante fondo musicale, contenente manoscritti di musica strumentale e vocale, sia sacra sia
profana. A tale patrimonio, stato aggiunto, frutto della donazione del Canonico Carlo Dalla Negra, la
Biblioteca Capitolare, preziosi codici risalenti allantico Capitolo della Collegiata. La sala stata restaurata
nel 2007, per opera del parroco Giuseppe Rigolli, e vi sono esposti anche antichi messali e preziosi
antifonari provenienti dai dintorni.

L'antifona una frase, recitata o cantata in una salmodia, durante la celebrazione liturgica dell'ufficio o
della messa. Gli antifonari sono raccolte di queste passi.

Il Messale, nella Chiesa cattolica, un libro liturgico contenente tutte le informazioni (testi, orazioni, canti,
gli stessi gesti e le rubriche) necessarie al celebrante per la celebrazione della messa o Eucaristia secondo
l'anno liturgico.

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Chiostro

Pozzo
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La Rocca, con annesso Museo di Vita Medievale Locazione I11
Visitabile
Voluta dal comune di Piacenza e terminata da Luchino Visconti, la Rocca, edificata tra il 1342 e il 1347, si
compone di un imponente edificio in laterizio, dal carattere spiccatamente difensivo, posto in un punto
strategico di osservazione del territorio circostante. Per fare posto alla costruzione, il comune di Piacenza
acquista, nel 1342, diversi fabbricati, tra i quali il campanile della chiesa e un altro edificio di sua pertinenza;
il campanile, abbattuto, sar ricostruito alcuni decenni pi tardi sul lato opposto della pieve, addossato alle
absidi. La fortezza sorge sul luogo, si pensa, di un antico castrum romano, e presenta una singolare forma a
L, inconsueta per la zona. Limpianto tipicamente medievale, con torri che dominano le cortine e il mastio,
o torre maestra, situato nel punto pi alto dellarea a dominare le torri e lintera fortificazione. La sua
pianta si compone di due cinte rettangolari: quella inferiore, pi vasta, si sviluppa su due gradoni, dove
erano alloggiate le guardie e poteva trovarvi rifugio, in caso di pericolo, la popolazione; la cinta minore, pi
alta, era riservata alla guarnigione al comando. Il mastio non fu mai adibito a residenza del Signore, e solo
nel 1916 stato restaurato, con il completamento della merlatura a coda di rondine e, negli anni settanta, il
ripristino del fossato e del ponte levatoio. I cammini di ronda dovevano essere costituiti da impalcati lignei,
poich non vi la minima traccia di strutture reggenti in muratura, come arcatelle o mensole per sostenerli.

Sei sono le torri presenti nel recinto del castello, differenti fra loro per altezza, dimensione e forma: senza
dimenticarsi della torre maestra, dimpianto quadrangolare e alta circa 35 metri, che contiene al proprio
interno il Museo di Vita Medievale, articolato su pi livelli, dove il visitatore viene guidato, attraverso un
percorso multimediale, allosservazione della vita della gente nel Medioevo e dei vari rapporti che
CastellArquato intratteneva con i suoi vicini. Il fortilizio non contiene materiali dellepoca, ma merita,
soprattutto nei giorni di sole, la visita, un sopralluogo, poich si pu avere unottima vista panoramica dagli
spalti, spaziante sullintera valle.

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Una delle torri minori

Con questa visita termina la prima parte del tragitto, che ha evidenziato la parte alta di CastellArquato.
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Itinerario Parte Seconda


Dalla Piazza Monumentale al Parco delle Driadi
La seconda parte del tragitto vuole mostrare i quartieri anticamente chiamati con il nome di Borghetto e
Monteguzzo, posti alla base della collina su cui CastellArquato sorge. Nella zona sincontrano chiese, musei
e palazzi di epoche diverse, non tutti visitabili.

Si parte dalla piazza monumentale, precisamente dallUfficio del Turismo (IAT), che ha sede nel Palazzo del
Podest. Sono sei le locazioni di rilievo nellarea:

La Casa museo Luigi Illica

Il Museo Geologico Cortesi (ex Ospedale Santo Spirito)

Le Caverne Santo Spirito

La Chiesa della Santissima Trinit

La Chiesa di Santo Stefano

Il Palazzo Stradivari

Percorso Piazza monumentale (IAT) Palazzo Stradivari


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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Uscite dallUfficio del Turismo, e girate a destra, in via Sforza Caolzio. Seguite il tracciato della via,
osservando nel frattempo lattuale sistemazione delle case ai lati che riecheggiano di unatmosfera
medievale. A un certo punto la strada svolta a destra, e appena dopo, sulla sinistra, potete osservare uno
dei tanti vicoli stretti e angusti, tipici del medioevo e del borgo, con nome Scalinata della Riva. Proseguite,
la prima locazione dove fermarsi il Museo Luigi Illica, al numero 47 della strada.

Vista del Vicolo


Casa museo Luigi Illica Locazione II1
Visitabile
Il museo dedicato a Luigi Illica (1857 1919), ed situato proprio a fianco della sua casa natale, uno dei
rarissimi palazzi di gusto liberty del borgo, attuale sede di un Bed and Breakfast. Con il nome di Liberty
sintende un vasto movimento artistico che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, interess soprattutto
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larchitettura e le arti applicate. Il nome di Illica legato indissolubilmente alla storia della lirica del primo
Novecento, in particolar modo alla figura di Giacomo Puccini, per il quale scrisse i libretti della Boheme
(1896), de La Tosca (1899) e di Madama Butterfly (1904). Illica collabor anche con altri grandi compositori,
come Umberto Giordano (Andrea Chnier del 1896), Pietro Mascagni (Iris del 1898, Le Maschere del 1901,
Isabeau del 1911), e tanti altri. Il museo nasce proprio per rendere merito a questa persona, che fu anche
drammaturgo, poeta e giornalista. Ha sede in via Sforza Caolzio 47. Per gli orari di apertura e chiusura si
prega di sentire lUfficio del Turismo, in genere chiude verso le 17:00 - 17:30, e luned il giorno di
chiusura.

Casa natale di Luigi Illica

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Uscite dal museo, al numero 57 presente il Museo Geologico Cortesi, nella sede dellEx Ospedale di Santo
Spirito.

Veduta della Via e sullo sfondo il Museo Geologico


Museo Geologico G. Cortesi, ex Ospedale di Santo Spirito Locazione II2
Visitabile
Lantico edificio, situato accanto alla chiesa della Santissima Trinit, importante sia sotto il profilo
architettonico sia sotto il profilo urbanistico, poich ci tramanda lunico esempio di portici connessi alla via
ancora conservato in CastellArquato (locazione Caverne Santo Spirito). In questo periodo, la palazzina
ospita il Museo geologico G. Cortesi (che prima era sistemato nel Torrione del Duca), e sono ancora ben
visibili al suo interno affreschi e un bel soffitto a cassettoni decorato. Le prime notizie delle sue origini
risalgono al 1272, quando la confraternita di Santo Spirito chiese di trasformare in ospedale unabitazione
di sua propriet, con lobiettivo di dare ospitalit ai pellegrini. Dellaspetto del primo Ospedale di S. Spirito
conosciamo ben poco, solo ipotesi sulla sua pianta, che si pensa fosse di forma squadrata e vigorosa, privo
di orpelli ornamentali. Allinizio del XVI secolo ledificio modificato, con laggiunta della loggia che ospita
oggi lattuale museo. Il complesso composto di due piani: il museo ospitato per ora solo al piano
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superiore, composto da varie sale che illustreremo pi avanti, mentre al piano inferiore lingresso
(attualmente non utilizzato) d sulle Caverne Santo Spirito, luogo di sosta usato nei secoli scorsi dalle
carrozze. Presente al piano superiore anche un loggiato, con sottili colonne in pietra che sostengono un
architrave ligneo: una specie di terrazza, non sempre accessibile, adiacente alla stanza vicino al banco dove
si prende il biglietto, da cui si gode un ottimo panorama della parte bassa del borgo.

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Lingresso su via Sforza Caolzio segnalato da una porta ad arco, sormontata da una lunetta dove
presente un affresco, recente, che rappresenta due angeli e una colomba, che d accesso a un piccolo
portichetto con volte a crociera che si apre su un piccolo giardino e sulledificio vero e proprio.

Il museo conserva esemplari di notevole interesse e una ricca documentazione di quella che stata la storia
geologica del bacino Padano. Nelle sale si possono osservare molluschi, fossili, resti di balenottere e delfini,
rinvenuti nel Novecento nei dintorni del borgo, oltre a resti di grandi mammiferi come elefanti, ippopotami,
bisonti. Fra i reperti pi interessanti spicca la balena di Monte Falcone rinvenuta nel 1936. Visto il prezzo
ridotto del biglietto, il contenuto del museo, la cornice dellex ospedale dove la mostra ospitata, la
gentilezza e cortesia del personale addetto, se ne consiglia altamente la visita.

Il Museo in questo periodo composto di sei sale a tema:


SALA A
Il cammino della vita sul pianeta, una breve escursione nelle varie epoche geologiche, con tanto di fossili e
testimonianze provenienti da tutto il mondo;
SALA B
Il Golfo delle Balene, sala dedicata ai fossili del Pliocene locale (epoca che va dai cinque milioni di anni ai
due e mezzo), in special modo i grandi resti scheletrici di cetacei e dinvertebrati fossili che popolavano
lallora golfo;
SALA C
Il Quaternario Padano, risalente a un milione e ottocentomila anni fa quando il mare si ritir verso est
lasciando il posto alla pianura che era lentamente riempita dai depositi alluvionali del Po e dei suoi
affluenti. La sala include resti di elefanti, ippopotami, rinoceronti, i primi abitatori della primitiva pianura
padana. Successivamente, questa particolare fauna venne sostituita dal bisonte, presenti alcuni resti, per
poi 10000 anni fa lasciare il posto a buoi e cavalli;
SALA D
La Riserva geologica del Piacenziano, sala dedicata alla riserva, istituita nel 1995 e comprendente nove
stazioni in varie localit del piacentino. La sala comprende vari resti trovati in queste aree, che custodiscono
oltre ai fossili affioramenti di tipo paleontologico, rupi, calanchi, voragini e fondovalle di notevole valore
paesaggistico e naturalistico;
SALA E
La Malacologia del Piacenziano, la branca della zoologia che studia i molluschi, mediante l'osservazione dei
carapaci (i gusci) e, soprattutto, delle parti molli. Larea contiene varie parti trovate nella zona di
CastellArquato;
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Localit raggiungibile in macchina o in moto, distanza 35 Km da Piacenza.


Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
SALA F
I nicchi di Leonardo. Dalla fine del Settecento sono venute allo scoperto le testimonianze fossili del mare
del Pliocene, ma gi tre secoli prima Leonardo da Vinci riconobbe l'origine organica dei resti fossili (che
chiamava nicchi). La sala contiene reperti su questi nicchi, oltre a cenni sulle ipotesi che Leonardo elabor
al tempo.

Previsto a breve un allargamento del museo anche al piano inferiore con la probabile apertura della porta
che d sulle Caverne Santo Spirito.
Usciti dal museo geologico, potete osservare, davanti allingresso, una scalinata, detta Scalinata Ospedale
Santo Spirito. Tale scalinata conduce direttamente alla piazza centrale, oltre che a un ingresso della
biblioteca comunale.

Continuate a scendere per la via, e svoltate nella prima strada a sinistra, prima della svolta, anche se non
segnata in modo chiaro sulla cartina online. E via della Riva. Risalite per alcuni metri e potrete osservare le
Caverne Santo Spirito.
Caverne Santo Spirito Locazione II3
Visitabile
Lunico esempio di portici connessi alla via, ancora conservato in CastellArquato, facenti parte del
complesso dellex ospedale Santo Spirito.

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Caverne Santo Spirito
Ritornate sulla strada principale e, posta nella curva, trovate la Chiesa della Santissima Trinit. Il campanile
lo potete osservare al meglio dallinizio di via Riva, accanto alle Caverne Santo Spirito.

Chiesa della Santissima Trinit Locazione II4


Non Visitabile
Dimponente mole, fu costruita nel 1770, oggi sconsacrata e in attesa di restauro. Preceduta da una
scalinata, rialzata rispetto al livello della strada e possiede una facciata divisa orizzontalmente in due
parti: quella inferiore scandita da quattro paraste che racchiudono ai lati due nicchie dove erano presenti
due statue ora scomparse; quella superiore, oltre il fregio, ha presenti solo le paraste laterali con al centro
una finestra. La sommit dell'edificio segue un andamento curvilineo, cos come la cornice realizzata sopra
il portale. Il campanile termina con una cupola a cipolla, mentre linterno a una sola navata con
decorazioni barocche.

Per chi non lo sapesse, la parasta un elemento architettonico strutturale verticale (pilastro) inglobato in
una parete, dalla quale sporge solo leggermente. Si differenzia dalla lesena, che pur avendo
apparentemente lo stesso aspetto esterno, ha invece funzioni solo decorative.

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Torre Campanaria

Facciata

Dopo la Chiesa della Santissima Trinit, proseguite per una decina di metri, e sulla destra trovate la Chiesa
di Santo Stefano.

Chiesa di Santo Stefano Locazione II5


Non visitabile normalmente
Laspetto attuale si deve alla ricostruzione settecentesca di quello che era un oratorio esistente gi nellXI
secolo. Linterno visitabile solo per eventi particolari e ospita affreschi del XVIII secolo. La facciata
scandita da lesene arricchite a rilievi architettonici, con la torre campanaria che, suddivisa in quattro livelli,
termina con una copertura ottagonale con tetto conico, tipica dellarchitettura medievale lombarda.

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Facciata

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Siete quasi arrivati a Palazzo Stradivari. Sulla sinistra del palazzo presente la Scalinata Santo Stefano, che
conduce verso la parte alta del borgo, appena prima delle Caverne Santo Spirito, da cui si gode unottima
vista sia del borgo sia di Palazzo Stradivari, se volete farci un giro.

Palazzo Stradivari Locazione II6


Non Visitabile
Detto anche Castello Stradivari, un edificio dimpianto neogotico, novecentesco. Imponente, la sua
struttura crea una vera e propria porta daccesso, cesura tra la zona alta e bassa del borgo. Articolato su pi
livelli, con la torre quadrangolare che sormonta il voltone sotto il quale scorre la strada, caratterizzato da
elementi caratteristici come le merlature ghibelline, a nido di rondine, e le finestre a bifora, protette da
pesanti grate di ferro battuto. Al suo interno ospita un ristorante. Nella volta del palazzo dove scorre la
strada, si pu osservare un affresco, rappresentante la Lotta tra San Giorgio e il drago.
Il neogotico l'espressione diretta della cultura romantica, che si diffuse in Europa verso la fine del
Settecento, in contrapposizione all'Illuminismo. Sviluppato prima in letteratura, e solo in seguito in
architettura, propugna il sentimento e lesaltazione, in antitesi alla ragione. La conseguente riscoperta del
Medioevo, inteso come periodo dintensa spiritualit e di battaglie per l'affermazione dei popoli, port a
una rivalutazione dell'architettura gotica, fino allora considerata negativamente, come arte dei barbari.
Grande sviluppo ebbe larte neogotica in Inghilterra, dove fu adottata come stile nazionale col nome di
Gothic Revival: non si tratt per di una riscoperta ma di un risveglio, poich l'architettura medioevale
aveva continuato nel paese a svolgere la propria influenza nei secoli, senza eccessive contaminazioni.
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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Veduta Palazzo Stradivari

Affresco Lotta San Giorgio e il Drago


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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Passato Palazzo Stradivari, sono tre le locazioni vicine, nellordine di visita:

Casa Medievale

Chiesa San Pietro

Porta di Monteguzzo

Percorso Palazzo Stradivari Casa Medievale

Passate Palazzo Stradivari, arrivate a un incrocio. Prendete il vicolo sulla destra, Vicolo San Giacomo, lo
percorrete e vi ritrovate in Via San Pietro. Girate a sinistra, e al numero tre della via, trovate la Casa
Medievale.

Casa Medievale Locazione II7


Non Visitabile
Presente al numero civico tre di Vicolo San Pietro, risale al XV secolo, con la facciata in laterizio e le travi
portanti in legno a vista. Una delle poche rimaste.

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Casa Medievale

Proseguite per la via, fino a quando non simmette nella via principale. Girate a destra, e pochi metri pi
avanti potrete osservare, sulla destra, la Chiesa di San Pietro, al numero 45.

Chiesa di San Pietro Locazione II8


Visitabile
La chiesa, costruita nel 1594, ha la facciata in stile gotico, dove si nota il pregevole portale ogivale
circondato da unelegante cornice in cotto, recante nella lunetta il monogramma di Cristo JHS, mentre i
portali presentano elementi floreali e il ripetuto motivo di un piccolo personaggio, un vignaiolo, dalle fogge
quattrocentesche, in atteggiamento danzante di fronte a un grappolo duva. La pianta della chiesa a croce
latina, con unica navata a quattro campate con volte rettangolari a crociera, un transetto e abside
semicircolare. Allinterno, da osservare, il sarcofago di marmo di Sforza Sforza, conte di Santa Fiora, opera
realizzata nel 1576 per mano di Barbieri Giovanni Battista: il defunto stato scolpito con addosso vesti
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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
romane, un ginocchio in terra, poggiante sul sottostante sarcofago, con il bastone del comando nella mano
destra e il viso rivolto verso il cielo. Circondato ai lati da due figure femminili in piedi, rappresentanti la
Prudenza e la Fortezza, il gruppo sormonta il sarcofago, dove su una lastra di marmo nera scritta
lepigrafe che commemora il personaggio. Il monumento, ricomposto dopo essere stato a lungo
dimenticato, ha perso alcune parti scolpite.

Il Barbieri, attivo come scultore nella seconda met del XVI secolo, nasce a Correggio, in provincia di Parma,
prima del 1540 (non certa la data di nascita). Oltre al sarcofago di Sforza Sforza a CastellArquato,
ricordiamo tra le sue opere il sepolcro marmoreo del conte Guido da Correggio (1570 circa),
unacquasantiera scolpita per il Duomo di Parma nel 1573, laltare di SantAgapito, nella cripta del Duomo
di Parma (terminata nel 1578). Mor presumibilmente a Parma dopo il 1584, ultimo anno in cui ricordato
come scultore.

Chiesa di San Pietro Facciata


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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Sarcofago Sforza Sforza

Uscite dalla chiesa, e proseguite a destra scendendo per la via per una decina di metri. Siete arrivati a Porta
Monteguzzo.

Porta di Monteguzzo Locazione II9


Porta di Monteguzzo, costruita con blocchi di arenaria, era l'accesso al quartiere omonimo, di cui ancora
oggi si respira laria medievale, con le strade acciottolate e i vicoli stretti. Il suo ponte levatoio poggiava sul
rio Oriolo e, nonostante i rimaneggiamenti del Seicento, ancora visibile la struttura a grande volta a tutto
sesto, inglobata in casa Guerra. Restano identificabili i meccanismi (gangheri), sui quali giravano i battenti,
e gli alloggiamenti, in cui scivolavano le catene collegate al ponte levatoio. Fa parte dellantico sistema
difensivo voluto nel 1342 dal Duca di Milano Azzo Visconti, insieme con la rimanente Porta Sotana o di
Sasso.

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Porta Monteguzzo
Rimangono ora da vedere gli ultimi monumenti di CastellArquato:

LOratorio San Giacomo;

Il Palazzo del Duca con annessa fontana;

Il Torrione del Duca.

Percorso Porta Monteguzzo Palazzo del Duca


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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Risalite la strada, e prendete sulla sinistra via Fontane del Duca. Girate nella via, e al numero 26 presente
lOratorio di San Giacomo.

Oratorio di San Giacomo Locazione II10


Non Visitabile
Risalente al XIII secolo, la cappella stata costruita per volont di un illustre e facoltoso arquatese, tale
Jacopo da CastellArquato, eletto vescovo di Ventimiglia. Oltre alledificio, con un ulteriore lascito fece
costruire anche un cimitero, in origine posto accanto alla Collegiata, nel terreno in cui in seguito fu costruita
la Rocca viscontea. La cappella oggi adibita a laboratorio artigianale, al numero 26 di via Fontane del
Duca. La facciata racchiusa tra due case, ed di aspetto semplice, a capanna, compresa tra due paraste.
Dotata di un solo portale centrale, sormontato da una lunetta che un tempo doveva essere dipinto, la
chiesa stata rimaneggiata nel corso del tempo e oggi conserva solo qualche traccia delledificio originario,
tanto che si pu ad esempio osservare nella facciata la traccia di due antiche finestre oggi tamponate. A
navata unica, consta di tre campate, sormontate da volte a crociera, con la parte absidale diritta. Dal
parco delle Driadi, e soprattutto dalla piazza l accanto, possibile osservare labside, in mattoni, con le sue
quattro finestre che garantiscono lilluminazione, e il piccolo campanile.

Andate avanti, e quando la via termina in unaltra strada, siete arrivati al Palazzo del Duca, con annessa
fontana.
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Palazzo del Duca con annessa fontana (detta anticamente di Monteguzzo) Locazione II11
Non Visitabile
Situato al numero sei di Via Fontane del duca, originariamente stato costruito nel 1292 da Alberto Scotto,
come si evince da un'iscrizione posta nella fontana di Monteguzzo, a livello delle fondamenta. Il palazzo
inizialmente faceva parte di una campagna di costruzioni civili, volta a valorizzare il potere signorile di
Alberto, e nei progetti iniziali doveva essere il palazzo di giustizia. Pi volte rimaneggiato nel corso del
tempo, nel 1527 ceduto dal comune a Bosio II, conte di Santa Fiora, marito di Costanza Farnese e genero
di Papa Paolo III. Nel 1543, a detta dello storico Ottolenghi (erudito degli anni trenta del Novecento), vi
ricevuto il pontefice Paolo III, in occasione della visita a sua figlia Costanza. Il vasto locale al piano terra,
adibito adesso a esposizione, stato recentemente restaurato, ed elevato di circa 80 cm dalla precedente
posizione. Dal locale, prima delle recenti modifiche, partiva un cunicolo in direzione del vicino Torrione che
doveva, si pensa, costituire una struttura di collegamento tra i due edifici. Lattuale nome delledificio risale
al XVII secolo, quando divenne residenza di Alessandro Sforza.

Sempre risalente al 1292 la Fontana del Duca, dono del podest Teodosio de Spectinis, ancora in
funzione e, fino al secolo scorso, usata come lavatoio pubblico. Detta anticamente Fontana di Monteguzzo,
ubicata sotto la facciata sud del Palazzo del Duca. Vi si accede scendendo dodici gradini, e il suolo
pavimentato con lastre di pietra ben squadrate, di epoca posteriore al monumento. La fontana costituita
da otto bocche di bronzo, a forma di teste di animali, quattro con sembianze di una testa di mastino,
quattro con aspetto di testa di leonessa o qualche altro felino. Da osservare con attenzione una lastra,
scolpita ed inserita nel muro, raffigurante due scudi in mezzo ai quali si evince il simbolo araldico di un
castello con torre merlata e una scritta che riportiamo senza abbreviazioni:

1292, Hoc factum fuit tempore regiminis Tedixii de Spectinis Potestaris Castri Arquati

Spectinis, come detto, era il podest Teodosio de Spectinis, nominato da Alberto Scotto allepoca della
costruzione. A sinistra della lastra unaltra lapide reca il simbolo degli Scotti, con una banda obliqua e le due
stelle di sei raggi sul campo neutro.

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Palazzo

Fontana
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Accanto, il Torrione del Duca.
Torrione del Duca, conosciuto anche come Torrione Farnese Locazione II12
Non Visitabile normalmente, solo in rare occasioni
Posto poco distante dal Palazzo del Duca, al numero tre della stessa via, il torrione si presenta con un
disegno semplice e austero. Torre, fortilizio e monumento insieme, sorge tra il Palazzo del Duca e la cinta
muraria, oggi scomparsa, e costituiva nei secoli passati un mastio avanzato per il controllo del torrente e
della pianura. Conserva tuttora loriginale carattere delle costruzioni militari cinquecentesche: alto venti
metri, dalla pianta quadrata, costituito da quattro baluardi agli angoli, tre dei quali contengono piccoli
locali ottagonali, mentre il quarto, quello a occidente prospiciente il palazzo del duca, contiene una scaletta
a chiocciola ricavata in tempi remoti. Il vasto locale centrale del torrione si ripete dal sotterraneo allultimo
piano, e ogni piano comunicante con la scala a chiocciola che termina in forma ellittica. Ignoti larchitetto
e lepoca di costruzione, che si ritiene iniziata per volere di Bosio II, conte di Santa Fiora, tra il 1527 e il
1535, e terminato da Sforza Sforza nella seconda met del Cinquecento, tra il 1545 e il 1575. Di rilievo,
allinterno, oltre alla scala menzionata, un camino pregevole del Cinquecento posto al secondo piano.

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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Siete ormai alla conclusione dellitinerario. Accanto al Torrione del Duca, un piccolo campo giochi e
lingresso al Parco delle Driadi, con una scalinata che procede verso lalto. Nel Parco delle Driadi in genere
vengono organizzate eventi o feste, e proprio per questo generalmente aperto la sera con ingresso a
pagamento. Per sapere cosa vi viene organizzato il consiglio di sentire lUfficio del Turismo che vi sapr
indirizzare. Da qui potete procedere in due direzioni. Se volete prendervi un attimo di tempo, e una
meritata pausa, scendete gli ultimi gradini. Vi ritroverete in un viale alberato, il Viale delle Rimembranze,
dove potrete rilassarvi con una camminata o, proseguendo nella piazza accanto, Piazza Europa, sedervi a
uno dei vari bar presenti (proprio da questa piazza possibile vedere il retro dellOratorio San Giacomo).

Viale delle Rimembranze

Se invece volete porre termine alla visita, salite la scalinata (chiamata Scalinata della Boschina). Mentre
vinerpicate, potete osservare a sinistra i resti delle antiche mura medievali, e a destra dei giardini,
intercalati da sentieri, che vi accompagnano nella salita e circondano il Parco delle Driadi. Gli scalini
terminano vicino alla piazza Monumentale, e infatti alla vostra sinistra potete osservare la Rocca. Dirigetevi
verso ledificio, e sulla destra, appena prima della piazza, scoprirete un piccolo giardino con tanto di
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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
fontana e pozzo. Il palazzo, su cui si affaccia il giardino, lAntico Palazzo della Pretura. Poche e
frammentarie le informazioni sulledificio, attualmente appartiene alla famiglia Spaggiari che in
collaborazione con la Fondazione DArs ha dato vita nel 1995 ad un museo, il Museum in Motion (MiM),
che organizza mostre artistiche del nostro tempo, nella formula di rassegne a tema, sempre legate
allattualit, proponendo a critici, artisti e pubblico un confronto vivo e attuale con larte contemporanea.
Ledificio visitabile solo in occasione delle mostre, per informazioni ecco il link a cui far riferimento
http://www.castellodisanpietro.it/mim/?cat=8

Siete arrivati alla conclusione dellitinerario proposto. Spero siete rimasti soddisfatti del nostro lavoro, cos
come noi lo siamo stati nello scriverlo.

Vi consigliamo un ultimo giro allEnoteca Comunale, prima di ripercorrere allindietro la fase iniziale di
questo percorso che vi condurr, passando per i giardini della Rocca, al parcheggio del cimitero dove avete
lasciato la macchina.

Lo Staff

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Prodotti Locali
Il vino
La cultura della vite ha radici antichissime a CastellArquato. Il paese, sede di unenoteca comunale e di
numerose cantine, famoso per molteplici vini, caratteristici della zona.

Il Monterosso Valdarda Doc Colli Piacentini, vino locale per definizione, prende il nome da una collina
accanto al borgo e si produce solo nelle valli circostanti.

Gli altri grandi vini Doc del territorio sono lOrtrugo, la Malvasia, il Sauvignon e, tra i rossi, il Gutturnio e la
Bonarda.
Il piatto del borgo
Gli anolini in brodo (anvein in dialetto) il piatto tipico del borgo: a differenza del resto del Piacentino,
dove vengono realizzati con un ripieno di stracotto, a CastellArquato il ripieno di grana padano
amalgamato con pane grattato e odori. Il brodo rigorosamente di gallina, manzo e vitello. In aggiunta il
patrimonio gastronomico locale ha tre prodotti che hanno ricevuto la Denominazione di Origine
Controllata: la coppa, la pancetta e il salame piacentino.

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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Curiosit e Leggende
Leggende del Luogo: Sergio e Laura
Le cronache del XVII secolo accennano a una torbida vicenda damore e sangue. Anno 1620: la signoria
nelle mani del Cardinale Sforza, alle orecchie del quale giunge la notizia di una cospirazione ordita da un
certo Sergio Montale, coadiuvato dal servitore Arturo Galatti, detto Spadone. Immediatamente lo Sforza
dispone l'arresto dei due, che vengono condannati alla tortura e alla morte. Le suppliche dei famigliari non
hanno effetto, e i due in attesa dellesecuzione sono rinchiusi nelle segrete della Rocca, custodite da
Gaspare Dallavigna e dal suo aiutante, Giacomo Manara. Il Dallavigna, uomo aspro e severo, ha una
bellissima figlia, Laura, che simpietosisce della sorte di Sergio e se ne innamora. Nella notte del 15 aprile,
Laura, dopo aver sottratto le chiavi al padre, apre la porta della cella e fugge con i due condannati. Ma il
tentativo di fuga non sfugge all'occhio bieco e vigile dell'aiutante del Dallavigna, innamorato senza speranza
di Laura, che corre a svegliare il superiore. Le uscite della Rocca sono bloccate, ma Spadone riesce a
fermare Dallavigna, ed i tre possono fuggire. Approfittando dell'occasione, il Manara decide di vendicarsi
sia del suo amore respinto sia del padre di Laura: spinge il Dallavigna gi dal ponte levatoio, uccidendolo.
Udito l'urlo del padre, Laura si ferma e gli armigeri circondano i fuggitivi: solo Spadone riesce a fuggire.
Incolpati dellassassinio del Dallavigna, i due giovani, nonostante le loro dichiarazioni dinnocenza, vengono
condannati alla fustigazione seguita dalla decapitazione. La sentenza eseguita il 20 Maggio 1620. Spadone
non trova pace e, dopo sette anni di latitanza, la notte della vigilia di Natale torna nel paese, dove uccide,
per vendicare lamico Sergio, Giacomo Manara, per poi costituirsi al Podest. Lo Sforza, informato, scrive
una lettera per sollecitarne la condanna a morte, ma il Podest ha compreso i motivi dellomicidiovendetta, e risponde al cardinale che il comune povero e non ha i soldi per pagare gli impiegati e
tantomeno per organizzare l'esecuzione. Pertanto, suggerisce a Sua Eccellenza di trasformare la pena in
ergastolo. Il Cardinale accetta, e Spadone non viene giustiziato.
La Vandea di CastellArquato
Se tutti conoscono i moti controrivoluzionari vandeani, meno conosciuta l'insurrezione del 1805 nelle
vallate di CastellArquato contro gli occupanti francesi. Esasperati dal comportamento delle truppe francesi,
ostili alla repubblica, guidati da esponenti della nobilt e del clero, i valligiani si sollevarono. Un folto
gruppo dinsorti devast gli uffici del locale Pretorio, il 30 Dicembre, provocando la reazione del presidio
che assieme a nuovi reparti francesi disarm i ribelli, parecchi dei quali furono fucilati nel cortile della
Rocca. La rivolta fu repressa nel sangue.
Le Case Arse
La localit sembra sia raggiungibile partendo dal luogo in cui era ubicato il convento dei Riformati, oltre il
ponte sull'Arda. In tempi antichi sembra fosse presente un paese, a conferma di ci le continue di fondamenta
di case e di sepolcri con scheletri coperti di lastre di pietra.
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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Quelle strane statue sui comignoli

Nel giro al museo geologico, tra i vari reperti era presente questa statua. Incuriositi, abbiamo appreso che
quelle statue erano messe sui comignoli, con lo scopo, nei secoli passati, di allontanare gli spiriti maligni.
L'archivio scomparso
Un tempo larchivio della Collegiata era ricco, al pari di quello di altre chiese, di pergamene e codici inerenti
la storia e le vicende del borgo. Da varie fonti sembra che un canonico archivista, mosso da motivi
economici, trafugasse diverse pergamene per venderle a un libraio di Piacenza.
Lady Hawke
CastellArquato fu una delle locazioni scelte per girare il film Lady Hawke, un romantico film fantasy uscito
nel 1985. Il paese venne coinvolto nel progetto, una parte della popolazione assunta come comparse mentre
la cornice del borgo adibita a set a cielo aperto. Regia di Richard Donner, con la fotografia di Vittorio
Storaro. Fra i protagonisti ricordiamo Michelle Pfeiffer, nel ruolo di Isabeau d'Anjou.
La trama
In un borgo fortificato del Medio Evo francese, nell'immaginaria citt di Aquila, ha la sua corte un vescovosignore, di animo malvagi, capace stregonerie e oscuri incantesimi. Invaghitosi di Isabella dAngi (Isabeau),
fidanzata del capo delle guardie Etienne Navarre, invoca una maledizione sulla coppia dopo aver compreso
che non potr mai dividerla: di notte Etienne condannato a trasformarsi in lupo nero, mentre la donna lo
segue in delicate sembianze umane; di giorno Isabeau a trasformarsi in falco, mentre luomo riassume
sembianze umane. Solo per un istante, all'alba e al calar del sole, possono sfiorarsi nelle loro vere sembianze.
Il film mostra i tentativi dei due protagonisti di spezzare lincantesimo, fino a quando, grazie a una serie di
personaggi un po bizzarri, come lintraprendente Philippe il Topo (fuggito anch'egli dalle oscure prigioni del
vescovo) e il monaco Imperius (che aveva tradito i due allinizio) la situazione giunger ad un lieto fine.
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Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Itinerari Esterni
In futuro saranno oggetto di nuovi itinerari:
Vernasca
Posto a una decina di chilometri da CastellArquato in direzione Lugagnano, il paese conserva i resti della
romanica Pieve di S. Colombano (secolo XII), ovvero il campanile e l'abside, poste nella parte alta del paese.
Interessante la frazione di Vezzolacca.
Vigolo Marchese
Posto a sei chilometri circa da CastellArquato una delle sue frazioni pi importanti. Il sito interessante
per l'antica chiesa romanica (risalente, si pensa, intorno allanno mille) e per il battistero, antecedente,
oltre che per il panorama.
San Lorenzo
Sulle pendici delle ultime colline, prima della pianura, la chiesa di antica fondazione domina la piccola
frazione di San Lorenzo. In essa si conserva un dipinto del Cinquecento del pittore italo fiammingo
Dioniso Calvaert (Anversa 1540 Bologna 1619), raffigurante il martirio di San Lorenzo, arcidiacono a Roma
vittima della persecuzione dellimperatore Valeriano nel III secolo d.C. (mandato a morte e arso sulla
graticola).
Vigoleno
Di Vigoleno abbiamo gi creato un itinerario, disponibile nel nostro sito al seguente indirizzo:
http://www.piacenzaeprovincia.eu/sito/materiale/iivigolenohome.htm
Sacello di Cristo
Posto fuori ex porta Soprana, opera rifatta in epoca settecentesca, loriginale si pensa potesse risalire
addirittura a prima del 1414, data in cui Giovanni Scotti fu signore di CastellArquato. Si deduce dal fatto
che su un mattone delledificio reca lo stemma a banda obliqua degli Scotti.
Cappella di Pantegano
La Cappella di Pantegano o di Santa Maria Maddalena, a circa 3 Km da CastellArquato, posto in localit
Pallastrelli. La costruzione originale risale al secolo XI, in epoca recente stato rifatto. E un edificio di
modeste proporzioni, a pianta rettangolare, terminante con una piccola abside. Costruita con materiale
misto di pietra e laterizio.

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Localit raggiungibile in macchina o in moto, distanza 35 Km da Piacenza.


Itinerario a piedi, valido per tutte le stagioni.
Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.

Fonti Bibliografiche
Tutte le informazioni sono state prese dai seguenti libri e siti qua sotto elencati. Si consiglia lacquisto dei
libri per coloro desiderosi di approfondire le informazioni, descritte in questa guida in modo sintetico.
Siti
CastellArquato
http://www.comune.castellarquato.pc.it/
http://www.flickr.com/groups/naturalmente/discuss/72157603509808029/
http://www.castellarquato.com
http://www.borghitalia.it/
http://www.agriturismipiacentini.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale
http://www.museogeologico.it/borgo.html
http://www.archiviodistatopiacenza.beniculturali.it/
http://www.zerodelta.net/speciali/guida-viaggio-piacenza-dintorni/castell-arquato-piacenza.php
Piacenziano
http://www.provincia.pc.it/cartografico/cartografia/img/elab_tem/Sintesi_piacenziano.PDF
http://www.geocities.com/RainForest/Andes/7161/geo/piacenziano/riorosello.html
http://www.ermesambiente.it/wcm/parchi/parchi/riserva_naturale_geologica_piacenziano.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Piacenziano
Calanchi
http://www.scuolesogliano.it/mediasogliano/ist_territorio/calanchi.htm
Leggenda Sergio e Laura
http://claudiorancati.blogspot.com
http://www.comune.castellarquato.pc.it/
Neogotico
http://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_neogotica
Barbieri Giovanni Battista
http://www.parmaelasuastoria.it/ita/Barabacci-Barzizza.aspx?idMostra=38&idNode=226
Mostre Antico Palazzo Pretura
http://www.castellodisanpietro.it/mim/?cat=8

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Localit raggiungibile in macchina o in moto, distanza 35 Km da Piacenza.


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Costi Bassi / Medi, durata totale da tre a cinque ore.
Libri
Passeggiate archeologiche piacentine - Da Piacenza a Veleia
Edizioni Diabasis
CastellArquato Guida alla Visita
Edizioni Tip.Le.Co
CastellArquato Il Torrione del Duca di Giorgio EREMO
Edizioni Tip.Le.Co
CastellArquato Il Comune e la pieve nei secoli XIII XIV di Massimo PALLASTRELLI
Edizioni Tip.Le.Co
CastellArquato e dintorni di Luciano LEIARDI
La Rocca Viscontea di CastellArquato di Bruno MARAGLIO
CastellArquato Lo sguardo dal colle
Edizioni Diabasis
La Mappa di CastellArquato
La Mappa allegata a questo documento ci stata gentilmente fornita dalla biblioteca di CastellArquato.
Nella cartina, non sono evidenziate alcune locazioni che abbiamo inserito in queste pagine, come ad
esempio lOratorio della Madonna delle Cime, presenti per nella mappa che abbiamo creato online, con
tanto di Legenda per uninterpretazione chiara e semplice.

Ringrazio tutti coloro che ci hanno fornito le informazioni, lo IAT di CastellArquato e la guida che si messa
a nostra disposizione. Agli usufruitori di tale guida, chiediamo, in caso trovino incorrettezze o errori, di
segnalarcele, per poter rendere la guida il pi vicino alla realt. Non siamo onniscienti, ed probabile che ci
siamo dimenticati qualcosa o abbiamo commesso qualche sbaglio. Segnalateceli allindirizzo:
sito@piacenzaeprovincia.eu

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