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LA MATITA DI G + C
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Di ATTUALITÀ • COMMENTI
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GIULIO

TAGLIAVINI

Il Natale più triste?

Per le famiglie in preda alla crisi

Il Natale più triste? Per le famiglie in preda alla crisi ■ Questo è il secondo

Questo è il secondo Natale che viviamo dal di

dentro di una molto preoccupante crisi economica. L’anno scorso avevamo la sensazione che si potesse trattare di un fenomeno di carattere solo finanzia- rio, crudele per chi avesse investimenti. Quest’anno

invece siamo convinti che si tratta di un fenomeno che non riguarda la sola finanza, ma anche il lavoro

e la vita delle persone. Adesso abbiamo la sensazio-

ne di essere in un guaio serio che non supereremo in pochi mesi. Rimarrà una cicatrice dolorosa per tanto tempo, per troppo tempo. Cambia, di conse- guenza, la nostra percezione di quello che è possibi- le consumare, cambia la percezione di come è op- portuno investire i nostri risparmi. Sotto il profilo del consumo, è irritante accorgersi che ciò che è spesso importante per il mondo dell’economia e della politica non è tanto il fatto che la ridotta capacità di acquistare beni di prima- ria urgenza limita il benessere delle persone, o lo compromette seriamente. È sottolineato, invece, con insistenza che la caduta del consumo è causa stessa del rallentamento dell’economia, e del suo avvitamento verso il basso. È irritante ascoltare che sarebbe opportuno sostenere la domanda (ossia gli acquisti delle famiglie) perché ciò sostiene l’econo- mia e la può fare ripartire, mettendo a un livello in- feriore il fatto che sarebbe molto opportuno soste- nere le famiglie semplicemente in considerazione del loro maggiore bisogno. È come dire che diamo da bere al nostro cavallo perché così può tirare il carro, senza mai pensare che gli diamo da bere semplicemente perché ha sete. Sotto il profilo degli investimenti del piccolo rispar- miatore, ci sono nuove paure e quindi nuove caute-

le da adottare. Chi ha debiti da pagare si può trova- re adesso in una situazione angosciosa: la perdita del lavoro o il perdurare nel tempo di una situazio- ne di difficoltà della propria azienda può esaurire l’efficacia delle forme pubbliche di aiuto, e anche questo induce alla preoccupazione.

Il

vestimenti finanziari, si basa su una logica che vuo- le dominare l’incertezza, risolvere in anticipo i pro- blemi del futuro precostituendo le forme per pagar- ne la soluzione e costruire un buon livello di sere- nità sugli eventi futuri dell’esistenza. È una logica basata sulla paura. L’esatto contrario dello spirito di chi si affida alla Provvidenza, potremmo dire, che invece accetta l’incertezza del futuro e l’affronta con fiducia cercando passo dopo passo la soluzione ai problemi che si presentano. A chi non farebbe piacere affiancare un buon livello di genuina fiducia nei riguardi della Provvidenza con un buon grado di sicurezza fornita da qualche investimento utile per affrontare bene il futuro? Qualcuno si affida di più alla Provvidenza. Qualche altro conta con più forza (se lo può fare, s’intende) su una previdente solu- zione finanziaria. Quasi sempre una persona trova

il

Con l’attuale importante difficoltà dell’economia

mondo della finanza, delle assicurazioni, degli in-

suo equilibrio spirituale tra fiducia e previdenza.

cambia la nostra percezione dei fenomeni descritti. Da un lato l’azione della Provvidenza non è certa- mente soggetta ai cicli dell’economia. Non ha oscil- lazioni al ribasso o al rialzo: essa non cambia nel tempo e non ha miglioramenti di produttività. Sono invece le soluzioni finanziarie e previdenziali che in questo momento si dimostrano meno affidabili, sal- de, stabili. È la sicurezza artificiale fornita dalla fi- nanza che è in fase critica. Proviamo dunque a capire, sulla base di queste po- che riflessioni, se quando c’è una crisi economica importante ne deriva un Natale più triste. Grosso modo, ci sono tre casi. Per alcuni molto fortunati la crisi economica non produce alcuna conseguenza negativa sul lavoro, sul reddito e sul consumo; per loro la crisi non esiste e una cosa che non esiste non può avere un effetto. Sono le persone che durante le vacanze saranno fil- mate in coda da qualche parte e che faranno dire al solito superficiale – già pronto adesso per farlo – che la crisi non c’è. Sono persone proprio fortunate o brave, se sono in questa situazione per merito loro. Per tante altre persone la crisi in atto ha comporta- to una caduta del reddito e un livello di incertezza importante circa la consistenza dei loro risparmi. Queste persone tendono a soffrire questa insicurez- za, soprattutto a ridosso al Natale, che di per sé ac- centua lo stato d’animo sia nei toni positivi che in quelli negativi. Ma se elaborano con intelligenza la nuova situazione, se riescono a scoprire quanto di superfluo ci fosse nei loro precedenti consumi, se riescono a percepire la saggezza di un nuovo stile sobrio e a capacitarsi dell’inutilità e della vacuità di un falso senso di sicurezza legato alla finanza come sostituto della Provvidenza, alcune troveranno sicu- ramente il modo di comprendere la superficialità di un Natale basato sulla spesa disattenta, eccessiva, sul regalo fine a se stesso. Qualche altro capirà che i prodotti finanziari non vanno giudicati solo nel profitto, ma anche per gli effetti sulla vita delle persone, come sottolineato dalla finanza etica. Se accade tutto ciò, questo Nata- le potrebbe non essere affatto più triste, perché la crisi economica promuove meccanismi di diffusio- ne di maggiore e opportuna consapevolezza e un di- verso modo di cogliere la felicità. Altre persone ancora (probabilmente un numero sorprendentemente alto) vengono drammaticamen- te colpite nel lavoro, nella loro capacità di ripagare il mutuo, o di far quadrare i conti nell’immediato e quindi nella possibilità di affrontare il futuro con adeguata previdenza. L’effetto numero uno è di poco rilievo. L’effetto nu- mero due è importante ma secondario rispetto alla rilevanza del terzo. In conclusione sono convinto che il Natale, quando l’economia va veramente ma- le, sia effettivamente e significativamente più triste.

Giulio Tagliavini *docente di economia all’università di Parma già componente del comitato etico di Banca Etica

L’OPINIONE

Islam e immigrazione, tra chiesa è Lega è urgente chiarire le idee

C hiesa e Lega ai ferri corti su immigrazione e Islam. Il ministro leghista alla semplificazione normativa Roberto Calderoli questa volta ha davvero semplificato

un po’ troppo paragonando mons. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, a un sacerdote mafioso: «Non c’entra

con Milano. È come mettere in Sicilia un sacerdote mafioso». Parole pesanti, offensive, soprattutto mirate, che hanno creato un certo disagio nello stesso popolo della Lega. Stando ai commentatori politici è dovuto intervenire Umberto Bossi in persona a rimettere in carreggiata prima Calderoli, che si è subito scusato, sia pure a denti stretti, e poi la Padania, il giornale di partito, che sempre in riferimento all’arcivescovo

di

«È un vescovo o un imam?». La vicenda sembra chiusa almeno per il momento. Anche perché molto diplomaticamente il segretario di stato vaticano card. Tarcisio Bertone dapprima ha detto parole ferme e chiare in difesa dell’arcivescovo di Milano e poi ha stretto cortesemente la mano in occasione di una manifestazione pubblica al capogruppo della Lega l’on. Cota. Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha espresso a sua volta al cardinale Bertone stima e fiducia per il contributo della chiesa sui grandi temi della convivenza civile e della pace sociale. Tutto bene, dunque, quel che finisce bene? Non direi proprio. Su immigrazione e Islam, chiesa e Lega hanno ancora visioni molto diverse, per non dire contrapposte, ma soprattutto non si intravede alcuna ricerca di dialogo, di confronto, di chiarimento. Da una parte la chiesa teme di perdere contatto con una porzione rilevante del

Milano aveva pubblicato un pungente editoriale dal titolo:

Milano aveva pubblicato un pungente editoriale dal titolo: mondo cattolico che soprattutto al Nord vota Lega

mondo cattolico che soprattutto al Nord vota Lega e subisce quotidianamente l’impatto di una martellante interpretazione etnocentrica del cattolicesimo, modulata esclusivamente sui paradigmi dell’identità e della tradizione

cristiana da difendere a ogni costo dall’invasione dei “barbari”

e dei “minareti”. D’altra parte la Lega che appare sempre più

determinata a rivendicare il governo delle grandi regioni del Nord vede nella chiesa una preoccupante e, a suo parere,

errata sottovalutazione del fenomeno dell’immigrazione clandestina e dell’islamizzazione dell’Europa, in nome di un’interpretazione solidaristica del cattolicesimo del tutto sbilanciata sul versante dell’universalismo. L’intolleranza nei confronti del cardinale di Milano sotto questo profilo è l’ultimo episodio di una serie che parte da lontano. Chi non ricorda l’on. Calderoli, sempre lui, esibire una maglietta bianca con su stampate le vignette blasfeme del profeta Maometto che tante proteste avevano suscitato in Europa e nei paesi di religione islamica? E come dimenticare

sguaiata, per quanto esilarante, esibizione del porcellino al

la

guinzaglio che alcuni leghisti locali hanno portato in missione nell’intento di profanare preventivamente il luogo di un’erigenda moschea? Ma per tornare ai nostri giorni che dire della recente operazione “White Christmas” lanciata dai leghisti nel Bresciano con l’obiettivo di ripulire entro il 25 dicembre una cittadina dagli extracomunitari clandestini?

Sono episodi isolati, si dirà, e in parte è vero. Così com’è vero che l’intolleranza non è prerogativa della sola Lega. La settimana scorsa sono stato testimone di un episodio di intolleranza che mi ha profondamente colpito. Non fosse altro per il luogo in cui si è verificato. Stavo attraversando piazza Duomo a Padova quando dal consueto brusio di una folla indaffarata e in perenne movimento si è levato all’improvviso un grido, quasi un urlo: «Ma tornatene in Romania, cosa fai qui, torna in Moldavia». Mi sono girato e ho visto il volto di un’anziana donna che mi è parso di riconoscere, anche perché

è solita aggirarsi nei paraggi del battistero a importunare

turisti e passanti con reiterate e petulanti richieste di elemosina. Quello però che più mi ha colpito non è stato il volto indifferente, quasi apatico, della donna che nel frattempo aveva già abbordato un nuovo passante. È stato il volto di chi

l’aveva così pesantemente apostrofata. Era rosso di rabbia e un po’ sofferente. Non posso dire che quel cittadino fosse leghista, ma ho pensato subito che tra chiesa cattolica e Lega

vi è assoluto e urgente bisogno di un chiarimento. Su due

problemi quanto meno: il significato del solidarismo cristiano

a cui la chiesa non può certo rinunciare e sulla necessità di

una riflessione più approfondita su fenomeni tanto complessi e

articolati come immigrazione clandestina e islamizzazione dell’Europa, che non si possono appaltare a un solo partito perché sono problemi di tutti.

Giuseppe Trentin