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Inserto

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Premessa

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III

Alcuni elementi di fondo

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La CMS: tradizionale voce di spesa nell’ambito delle aperture

 

di

credito

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IV

Incentivi corretti, incentivi efficaci

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VIII

Qualche considerazione in tema di possibili logiche di pricing

 

alternative

 

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pag.

IX

Le critiche alla CMS e i recenti riferimenti normativi

 

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XII

Alcune simulazioni e una prima valutazione dei nuovi fabbisogni

 

di

modelli decisionali

 

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pag.

XVI

Conclusioni

 

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pag. XVIII

Riferimenti bibliografici

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Gli attuali problemi di pricing dello scoperto di conto corrente - Quale destino per la CMS?

di Beatrice Ronchini e Giulio Tagliavini (*)

Premessa

La commissione di massimo scoperto (CMS nel seguito) è una soluzione di pricing tanto tradizionale, quanto misteriosa; tanto diffu- sa, quanto incompresa. A partire da diversi anni fa si sono affermate, e poi sempre più diffuse, incomprensioni circa la correttezza

maturate dal pubblico con riguardo a questo problema. Il presente intervento mira a for-

nire alcune riflessioni al riguardo, alla luce del contesto di riferimento in cui le banche

si trovano oggi ad operare.

Alcuni elementi di fondo

questa modalità di pricing dell’apertura di

credito e dei fidi di fatto. Le sensazioni nega- tive al riguardo, pur in crescita come diffu- sione e grado di convincimento, il più delle volte sono state mal fondate o assai superfi- ciali o confuse. Ma certamente corrisponde

di

La CMS è il principale compenso accessorio tradizionalmente applicato a carico dei

clienti nell’ambito delle aperture di credito in conto corrente, ovvero negli scoperti di conto corrente. Come noto, la prima delle operazioni citate è un contratto di finanzia-

al

vero che la CMS è sempre più percepita

mento a breve termine che impegna la banca

come una modalità disfunzionale di pricing.

a

mettere a disposizione del cliente, preven-

Tale impressione è rinforzata dal fatto che le istruzioni applicative della normativa antiu-

tivamente affidato, una somma di denaro (fi- do accordato) per un certo periodo di tempo

sura hanno seguito la strada della precisa-

o

a tempo indeterminato. L’utilizzatore può

zione di limiti di attenzione al lordo della CMS. Questo vuol dire che la misurazione

avvalersi discrezionalmente della somma messa a sua disposizione in c/c, anche in più

del costo del credito al netto della CMS spes-

soluzioni, e può ripristinare la disponibilità

so

definisce un livello di onerosità superiore

iniziale attraverso successivi versamenti

al

limite antiusura (proprio perché questo è

(apertura di credito ordinaria) (1). Lo sco-

calcolato al lordo e sarebbe sorprendente il contrario). Gli utenti hanno dunque via via

rafforzato la propria convinzione che si trat-

ti di un costo poco chiaro, o assolutamente

incongruo, e con in più il privilegio di non concorrere alla valutazione della condotta usuraria. La situazione descritta alimenta da tempo insoddisfazione e confusione. Gli in-

terventi del Governo tesi a disciplinare d’im- perio l’applicazione della CMS nella prassi operativa bancaria hanno recentemente defi- nito un quadro assai incerto, forse peggiore

di

quello di partenza. Le emergenti politiche

di

pricing impostate dalle banche, oltre a

scontare naturalmente la complessità della materia, hanno probabilmente testimoniato un deficit d’attenzione verso i bisogni del mercato e verso le percezioni nel frattempo

Note:

(*) Università di Parma. Questa nota è stata chiusa il 17 lu- glio 2009, prima del completamente dell’iter legislativo re- centemente intrapreso. I due autori hanno discusso e svi- luppato congiuntamente ogni contenuto. Ai fini editoriali i paragrafi 1 e 8 sono stati redatti congiuntamente. I para- grafi 2, 3, 7 sono stati redatti da Giulio Tagliavini; i paragra- fi 4, 5 e 6 sono stati redatti da Beatrice Ronchini. (1) L’apertura di credito in c/c soddisfa le esigenze di liqui- dità e di elasticità di cassa del richiedente, oltre a consen- tirgli l’accesso a un servizio accessorio di gestione dei pa- gamenti e degli incassi offerto dalla banca. Essa costitui- sce nel nostro Paese una forma particolarmente diffusa e apprezzata di finanziamento a breve termine. Tale opera- zione si presta a far fronte a esigenze di finanziamento di ampiezza e durata non facilmente prevedibili, consente cioè all’utilizzatore di fronteggiare potenziali e inattesi pic- chi di fabbisogno, legati ad esempio ad un’espansione non programmata del fatturato o al mancato pagamento (segue)

pic- chi di fabbisogno, legati ad esempio ad un’espansione non programmata del fatturato o al mancato

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perto di conto, o credito per elasticità di cas- sa, è invece un’operazione tramite la quale il cliente-depositante ottiene la facoltà dalla propria banca di effettuare occasionalmente

prelievi di importo limitato, superando per brevi periodi le disponibilità esistenti sul proprio conto corrente di deposito. La voce di spesa di cui si discute si è iniziata

a diffondere nel nostro sistema nella prima

metà del secolo scorso e, nonostante il (a tratti) vivace dibattito e le frequenti polemi- che che ne hanno accompagnato l’applica- zione, essa è di fatto rimasta in vigore sino ad oggi. Fino a quando, cioè, la Legge 2/2009, il cosiddetto Decreto Anti-crisi, ha dichiarato nulle, a certe condizioni, «tutte le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto» nonché gli altri compensi bancari ad essa affini per

scopo e finalità. Per tutti questi corrispettivi, più precisamente, è stato introdotto un nuo- vo regime di «legittimità condizionata», es- sendo ora considerati ammissibili nei soli casi e nelle forme tassativamente indicati dalla legge. È stata comunque riconosciuta

la facoltà alle banche di prevedere altri corri-

spettivi, legittimandole tra l’altro esplicita- mente all’applicazione di commissioni volte

a remunerare il servizio di messa a disposi-

zione di linee di credito ai clienti, commis- sioni che sono di consolidata applicazione nella prassi internazionale benché sinora po- co sperimentate in Italia. I media hanno ovviamente dato risalto all’in- novazione introdotta dal Decreto Anti-crisi, accogliendo tale novità - almeno in un primo momento - con un certo favore, dato che la CMS era invisa a molti, per lo più a motivo della sua presunta onerosità e della scarsa trasparenza che ne connoterebbe il meccani- smo di calcolo. Le diffuse insinuazioni che le banche avrebbero comunque cercato di aggi- rare lo spirito del provvedimento e di tutela- re il proprio conto economico sostituendo il compenso abolito con altre voci di spesa non meno onerose, ha da ultimo portato il legi- slatore ad emanare nuove misure, che inno- vano per certi versi la rotta inizialmente in- trapresa. La legittimità condizionata, di fatto dapprima disposta, della CMS e sue affini è infatti stata arricchita dalla definizione per legge di un tetto massimo che i nuovi corri- spettivi bancari introdotti a seguito del prov-

vedimento possono raggiungere. Meglio o peggio per la collettività? E per i bilanci ban- cari? Veramente «una scelta inopinata e con- traria alle logiche di mercato» come dichia- rato dal Presidente ABI?

La CMS: tradizionale voce di spesa nell’ambito delle aperture di credito

La CMS, nella tecnica bancaria e secondo la definizione ufficiale di Banca d’Italia (2) rap- presenta «il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l’intermediario dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell’utilizzo dello sco- perto di conto. Tale compenso - che di nor- ma viene applicato allorché il saldo del clien- te risulti a debito per oltre un determinato numero di giorni - viene calcolato in misura percentuale sullo scoperto massimo verifica- to nel periodo di riferimento (3) «In termini economici, il tasso di interesse praticato dal- le banche nelle aperture di credito è dunque solo una delle voci di costo a carico del cliente-utilizzatore. Tra i diversi fattori che determinano l’onere effettivo dell’operazio- ne, un peso rilevante ha giocato tradizional- mente in Italia proprio la commissione di cui si discute (cfr. Tabella 1). A questo propo- sito, vi è chi sostiene che qualificandosi «la CMS come uno degli elementi che determi- nano il costo effettivo del finanziamento uti- lizzato (nonché del fido di fatto) oltre al tas- so di interesse, essa dovrebbe coerentemente

Note:

(segue nota 1)

di una importante fornitura. Sul piano economico, per

l’accreditato essa ha il pregio di essere piuttosto elastica e

di adattarsi dunque dinamicamente alle caratteristiche

suo del fabbisogno finanziario grazie alla facoltà di usare discrezionalmente la somma ottenuta e di potere reinte- grare eventualmente la disponibilità iniziale tramite suc- cessivi versamenti. Inoltre, tale soluzione contrattuale pre- senta l’ulteriore vantaggio di essere onerosa nei limiti del

solo utilizzo, giacché gli interessi passivi a carico dell’utiliz- zatore maturano in misura proporzionale all’ampiezza e al-

la durata del credito utilizzato, indipendentemente dal fi-

do accordato dalla banca. Nonostante l’operazione pos-

sa anche essere assistita da eventuali garanzie reali o per-

sonali, essa è in genere concessa in bianco (cash flow len-

ding) e rientra dunque tra i prestiti diretti, essendo l’affida-

to l’unico soggetto impegnato al rimborso. Cfr. Munari L.,

(2006).

(2) Recepita anche dalla Cassazione con la sentenza 870 del 2006. (3) Banca d’Italia, (2006:15).

Cfr. Munari L., (2006). (2) Recepita anche dalla Cassazione con la sentenza 870 del 2006. (3)

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concorrere nella valutazione della condotta usuraria (4)«, mentre così sinora non è stato. Con riferimento alla CMS, in passato e fin- ché è stato in vigore, l’Accordo Interbancario disponeva ben precisi criteri e modalità tec- niche di applicazione, allo scopo di omoge- neizzare le pratiche operative tra le banche (5). Pur senza avere alcuna pretesa di com- pletezza nel riepilogare le condizioni previ- ste dal suddetto cartello in tale materia, è possibile ricordare che esso chiariva ad esempio che la commissione in discorso an- dava applicata all’importo massimo debitore risultante nel trimestre solare. E, ancora, es- so segnalava come il calcolo del compenso potesse eventualmente essere omesso qualo- ra lo sbilancio debitore si fosse protratto per non oltre 10 giorni consecutivi, specificando inoltre che quando lo scoperto avesse invece superato i 10 giorni consecutivi esso andava calcolato sulla punta massima verificatasi, indipendentemente dalla durata di tale pun- ta. Laddove le esigenze di adeguata calibra- zione del pricing e/o di soddisfazione della migliore clientela lo avessero suggerito, le banche potevano tuttavia anche limitare l’importo della CMS ad una certa percentua- le degli interessi passivi a carico del cliente

(non meno del 20%) o indulgere in ulteriori concessioni, come ad esempio ridurre la commissione al di sotto dei minimi di cartel- lo o anche rinunciare completamente alla sua applicazione. Nel corso del tempo le banche si sono pro- gressivamente affrancate dai contenuti del- l’Accordo, riservandosi dosi crescenti di di- screzionalità nelle proprie decisioni. Esse hanno ad esempio potuto optare per l’appli- cazione del compenso in parola non solo su- gli utilizzi entro i limiti dell’affidamento, ma anche sulle scoperture relative a conti cor- renti non affidati, sugli sconfinamenti e ad- dirittura nei casi di «sconfino di valuta» (6). Con gli stessi gradi di libertà, esse hanno an- che potuto scegliere di volta in volta di eso- nerare i migliori clienti dall’applicazione del compenso, di comprendere nel computo i giorni festivi, di limitarne l’incidenza ad una data percentuale degli interessi passivi ma- turati, di commisurare l’esposizione ai saldi per valuta, di decidere caso per caso nell’ipo-

Note:

(4) Cristoforetti P., (2009). (5) Ruozi R., (1989:116). (6) Cristoforetti P., (2009).

TTaavvoollaa 11 -- LLee ttrraaddiizziioonnaallii ccoommppoonneennttii ddii ccoossttoo ddeellllaappeerrttuurraa ddii ccrreeddiittoo iinn ccoonnttoo ccoorrrreennttee

Interessi passivi

Sono calcolati in base all’ammontare e alla durata degli utilizzi della linea di credito e capitalizzati in genere su base trimestrale. Il tasso nominale è di norma superiore a quello applicato nelle operazioni di smobilizzo crediti commerciali o in altre operazio-

ni

di credito bancario, per remunerare i maggiori rischi - di credito, di liquidità e di im-

mobilizzo dei fondi - che la banca finanziatrice sopporta in conseguenza della discre- zionalità d’uso concessa al richiedente

Commissione di massimo scoperto

Tale compenso accessorio grava di norma sullo scoperto (saldo liquido dare) massimo registratosi nel periodo di capitalizzazione degli interessi, di solito il trimestre, con un’aliquota che è in genere compresa tra lo 0,125% e lo 0,50 % o altra percentuale ri- portata nel documento di sintesi e nel contratto rilasciato al cliente. Questo si limita in genere ad indicarne il mero valore nella sezione contrattuale dedicata alle condizioni economiche, ma non anche la nozione o i criteri di applicazione. Alcune banche appli- cano la commissione in discorso al massimo saldo debitore in essere per almeno 10 giorni o ne limitano l’incidenza a una percentuale degli interessi passivi (di solito 25%)

Spese di tenuta conto

A

seconda della banca, possono essere rappresentate da commissioni su ogni singola

operazione, da commissioni di apertura e di chiusura annuale, da commissioni di revi- sione dell’affidato, da recupero imposta di bollo sull’estratto conto, ecc.

Tasso di sconfinamento

Tale voce di costo rappresenta una maggiorazione del tasso di interesse applicato dal-

la

banca nell’ipotesi in cui il cliente superi l’ammontare del fido accordato

Giorni valuta

Si tratta di una ulteriore componente di costo, non direttamente esplicitata, ma co- munque presente. L’applicazione dei giorni valuta crea una discrasia tra la data di re- gistrazione delle operazioni e la data in cui esse producono effetti ai fini del calcolo degli interessi; questo contribuisce ad elevare il tasso di costo effettivo dell’operazio- ne oltre il tasso nominale

degli interessi; questo contribuisce ad elevare il tasso di costo effettivo dell’operazio- ne oltre il tasso

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tesi di alternanza di scoperti di durata supe- riore o inferiore ai dieci giorni, ecc (7). Addi- rittura, nel corso dell’estate 2008, precorren- do i tempi del legislatore, una minoranza delle banche italiane ha annunciato l’avvio di una iniziativa volontaristica - che sarebbe dovuta divenire operativa dal 1° gennaio 2009 - volta all’abbandono definitivo della CMS sui nuovi contratti, a fronte dell’intro- duzione di nuove forme di remunerazione dei fidi, più moderne e trasparenti. Nonostante la disparità di situazioni che nel corso degli anni si sono indubbiamente evi- denziate in Italia, mutevoli da banca a banca e da cliente a cliente, è indubbio che nella prassi bancaria nazionale ha ampiamente prevalso la consuetudine di calcolare la CMS tramite il cosiddetto «metodo assoluto» (8). Esso prevede l’applicazione del compenso, nella percentuale convenuta (che tende a ri- sentire anche dell’importanza e della forza contrattuale del cliente), sull’importo del massimo saldo debitore risultante dalla staf- fa, indipendentemente dalla sua durata. Tec- nicamente esistono però altre due modalità che consentono idealmente di calcolare il compenso in parola: il criterio di applicazio- ne relativo, che si caratterizza per la previ- sione di tale voce di spesa solo se nel corso del periodo considerato lo scalare ha presen- tato uno scoperto continuativo di durata su- periore ai dieci giorni (festivi e non) compu- tando in tal caso l’aliquota concordata sul massimo saldo debitore appartenente a tale sequenza debitoria; e il metodo misto, nel- l’ambito del quale la commissione grava in- vece sul più elevato saldo debitore in valore assoluto, indipendentemente dalla sua dura- ta, purché tuttavia esista nel periodo una scopertura di durata superiore a dieci giorni consecutivi. È evidente come, passando da un criterio all’altro, può mutare il saldo de- bitore sul quale si calcola la percentuale di CMS convenuta e possa cambiare conse- guentemente la misura stessa della commis- sione. In linea generale, l’applicazione del criterio relativo risulta essere quello meno oneroso per la clientela bancaria, mentre quello misto porta al medesimo risultato del metodo assoluto laddove sussista la condi- zione per la sua applicazione (scoperto con- tinuativo di oltre dieci giorni). Tra le varie riflessioni svolte al riguardo,

l’autorevole dottrina (9) che si è occupata del tema ha già da tempo evidenziato come la seconda e la terza tra le metodologie di com- puto richiamate siano probabilmente prefe- ribili, rispetto alla prima, sul piano metodo- logico e sotto il profilo della coerenza inter- na rispetto alla ratio economica sottesa al- l’applicazione della CMS. A questo proposi- to, sebbene non possa dirsi chiuso il dibatti- to in materia, la spiegazione più convincente circa la funzione economico - sociale da essa assolta è la seguente: la commissione in og- getto esprimerebbe il costo del margine di li- quidità messo a disposizione dell’affidato da parte della banca. Questa, come già accenna- to, nelle aperture di credito lucra interessi sulla quota di fido utilizzato dal cliente, mentre gli riconosce la facoltà d’uso, in mo- do discrezionale nei tempi e negli importi, di una somma di denaro di consistenza nor- malmente maggiore, pari al fido accordato. Ebbene, spesso lo scollamento tra credito utilizzato e credito accordato non è esiguo, se si pensa che nella pratica, a livello di si- stema, il rapporto tra il primo e il secondo si aggira da alcuni anni in Italia intorno al 45 per cento. L’elasticità d’uso riconosciuta al cliente si traduce pertanto in speculari ele- menti di incertezza, onerosità e di rigidità nella gestione finanziaria della banca. Que- sta, infatti, deve necessariamente reperire le risorse necessarie a finanziare un’eventuale espansione non prevista degli impieghi qua- lora il rapporto tra fido utilizzato e fido di- sponibile volga all’aumento, così come deve investire prontamente ed efficientemente le risorse eccedenti nell’ipotesi in cui la dina- mica del rapporto si mantenga invece su va- lori contenuti e più ridotti di quanto previsto (10). In sostanza, dato che per l’istituto di credito gli impegni di tesoreria assunti e le iniziative di riequilibrio finanziario da intra- prendere generano rilevanti riflessi economi- ci, è legittimo che questi vengano poi traslati sul cliente, appunto tramite l’addebito della CMS (o di altro compenso accessorio auto-

Note:

(7) Biffis P., (2009). (8) Borroni M., Oriani M., (2008: 123). (9) Si vedano ad esempio Bianchi T., (1967); Ruozi R., (1976); Di Battista M.L. (2008). (10) Biffis P. (2002:160).

123). (9) Si vedano ad esempio Bianchi T., (1967); Ruozi R., (1976); Di Battista M.L. (2008).

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nomo e aggiuntivo rispetto agli interessi pas-

derato. Per converso, da quanto precede, è

sivi convenuti). Sennonché, il conteggio della stessa tramite

possibile rilevare anche che se i due soggetti considerati fossero affidati per importi mol-

il

metodo assoluto tende a produrre l’effetto

to

diversi - supponiamo 100 mila euro l’uno

collaterale indesiderabile di incidere mag-

e

1 milione di euro l’altro - ma presentassero

giormente proprio su quei clienti che si av-

la

medesima dinamica degli utilizzi e dei

valgono nel modo tecnicamente più corretto dell’apertura di credito in conto corrente.

rimborsi, essi pagherebbero comunque una commissione di pari entità in valore assolu-

Cioè coloro i quali, caratterizzandosi per

to

alla banca (presupponendo sempre parità

fabbisogni finanziari non facilmente preve-

di

aliquota). Cosi congegnata, l’applicazione

dibili nell’importo e nella durata, tendono a movimentare di più il conto, imprimendo ad

della voce di spesa in parola tende comun- que a gravare maggiormente, sempre consi-

esso oscillazioni ampie e frequenti. Parados- salmente, questa penalizzazione va anche a discapito della stessa banca finanziatrice,

derata in valore assoluto, su coloro che effet- tuano i prelevamenti più alti, calcolandosi essa sul massimo saldo debitore del periodo

per la quale un’elevata movimentazione del conto rispetto all’ammontare del fido accor-

prescindere dal tempo di utilizzo dei fondi. Essa comporta invece un onere inferiore,

a

dato e un’elevata variabilità dei saldi debitori si traduce in un più favorevole mix di ri- schio-rendimento associato all’operazione. Non solo infatti tale situazione sottende per l’ente creditizio un minore rischio di credito

e di immobilizzo dei fondi, ma anche com-

porta possibili benefici reddituali: grazie al- l’elevata movimentazione del conto corrente la banca lucra infatti commissioni sulle ope- razioni effettuate dal cliente, oltre a trarre ulteriori vantaggi dai giochi di valuta e a po- tere ottenere utili informazioni circa l’evolu-

zione dell’affidabilità dell’accreditato tramite l’analisi della dinamica dei prelevamenti e dei versamenti da questi effettuati a valere sul conto. Un esempio può forse meglio consentire di comprendere quanto appena affermato. Si supponga che due clienti - A e B - siano stati affidati da una banca per il medesimo im- porto (1.000 euro) e che il primo prelevi, nel- l’ambito del trimestre, una somma di 1.000 euro mantenendo poi l’esposizione per tutto

il periodo. Lo scoperto di conto di A ammon-

ta dunque a 90.000 (1.000 x 90 giorni). Il cliente B presenta invece uno scoperto me- dio di 100 euro per 80 giorni, che sale poi a 1.000 negli ultimi giorni del trimestre. Lo scoperto totale del periodo è pari a 18.000 (100 x 80 giorni + 1000 x 10). Ipotizzando che l’aliquota della CMS praticata dalla banca ai due clienti sia identica (0,125%), la voce di costo dovuta a tale titolo da A e B è in en- trambi i casi pari a 1,25 euro (0,125% x 1.000), giacché uguale è il massimo saldo de- bitore che essi presentano nel periodo consi-

sempre in valore assoluto, per la clientela che meno si avvale della facoltà ottenuta dal-

la banca; addirittura non è nemmeno previ-

sta nell’ipotesi teorica di utilizzi nulli da par-

te del cliente.

Diverso discorso va fatto invece con riguar- do all’incidenza dell’applicazione della CMS sul costo effettivo di un finanziamento a fronte di diverse dinamiche d’utilizzo. Per meglio comprendere questo punto, si ritorni

al caso dei due clienti sinora considerati, che

come detto pagano entrambi un compenso

di 1,25 euro alla banca. Esso tuttavia incide

nei due casi in modo assai diverso in termini relativi, se si tiene conto dell’effettivo utiliz-

zo di denaro da parte loro. Al riguardo, è im-

mediato rilevare come il soggetto A risulti decisamente avvantaggiato rispetto a B, sop-

portando il primo un onere relativo collegato alla CMS inferiore a quello gravante sul se- condo, il quale ha utilizzato meno denaro e senza immobilizzarlo. Con riguardo al clien-

te A, infatti, la voce di spesa di cui si discute

produce un incremento su base annua dell’o- nere nei confronti della banca finanziatrice

pari allo 0,51% (1,25/90.000 x 365); l’inciden-

za sul tasso di interesse effettivo dell’apertu-

ra di credito è invece pari al 2,53% per il cliente B (1,25/18.000 x 365). Generalizzan- do quanto precede, è dunque possibile affer- mare quanto segue: in termini relativi, chi utilizza somme maggiori e più si espone nei confronti della banca, subisce un’incidenza percentuale collegata alla CMS relativamen-

te minore rispetto a chi utilizza importi limi-

tati (magari per tempi ridotti o prelevi una

alla CMS relativamen- te minore rispetto a chi utilizza importi limi- tati (magari per tempi ridotti

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somma elevata ma per un tempo breve). Det-

agli istituti finanziatori conseguenti diffi-

oneri impliciti sopportati dalle banche in tali

to

diversamente, l’incidenza relativa di tale

coltà nel processo di ottimizzazione della te-

compenso tende ad aumentare al diminuire dell’utilizzo medio da parte dell’utilizzatore. Dato però che chi utilizza il conto per il suo massimo importo ottiene un onere limitato,

soreria aziendale. In linea di principio, gli

frangenti, raramente trovano esclusivo ri- scontro in una mera maggiorazione del tasso

su

base percentuale, rispetto a chi usa il con-

di

interesse debitore praticato alla clientela.

to

secondo criteri di elasticità di cassa, di-

Più spesso, sono invece recuperati tramite

Incentivi corretti, incentivi efficaci

venta evidente come la CMS conteggiata col metodo assoluto entri in una situazione di

l’imputazione di commissioni ad hoc, conge- gnate in modo tale da conciliare gli equilibri

trade-off rispetto all’obiettivo della banca di vedere adeguatamente movimentati i propri conti correnti. Proprio per limitare tale incongruenza (che danneggia la banca e i clienti ad essa più graditi) le banche italiane hanno talora scel-

economici e finanziari della banca con la flessibilità d’utilizzo riconosciuta comunque alla clientela.

to

di limitare il peso della commissione in

Dalle precedenti note è possibile desumere e precisare per quale ragione esiste la CMS e

oggetto ad una percentuale (in genere com- presa tra il 20 e il 50%) degli interessi passi-

quali incentivi realizza. Sotto un primo pro- filo di comprensione e come ipotesi di lavo-

vi

maturati nel periodo considerato ovvero

ro, si potrebbe immaginare che la CMS ab-

hanno optato per non considerare, ai fini del calcolo della commissione, gli scoperti di durata inferiore ai 10 giorni. Questo signifi-

bia invero un solo fine di innalzamento del- l’onerosità del prodotto di finanziamento. Con la CMS la banca ottiene una redditività

ca, di fatto, adottare il metodo relativo o mi- sto di computo del compenso. Tali criteri di calcolo offrono infatti un trattamento relati- vamente meno gravoso per i clienti affidati che si avvalgono in modo corretto e fisiologi-

co delle aperture di credito, mentre consen-

tono, al contrario, di penalizzare coloro che immobilizzano eccessivamente la linea di credito ottenuta o che la utilizzano in modo improprio (perché ad esempio se ne avvalgo- no per finanziare investimenti fissi con lun- ghi cicli di rientro). Alla luce degli elementi di criticità sin qui brevemente richiamati con riguardo alla

CMS, esasperati nell’ipotesi di conteggio del-

la stessa col metodo assoluto, non stupisce

che l’applicazione di questa voce di spesa sia una prassi non universalmente diffusa. La pratica bancaria invalsa in numerosi conte-

sti finanziari europei ed internazionali si ca-

ratterizza infatti per l’adozione di meccani- smi di pricing alternativi, che pure consento- no alle banche di recuperare gli oneri e re- munerare i rischi collegati alle operazioni a

struttura aperta. Queste, come noto, caratte- rizzandosi per il fatto che gli utilizzi e i rim- borsi da parte del prenditore di fondi non sono predefiniti, ostacolano l’agevole pro- grammazione dei flussi di cassa in entrata e

in uscita ad esse collegati e generano in capo

di prodotto più interessante, o notevolmente

più interessante, senza comunicarlo attra- verso un innalzamento del tasso di interesse. Sotto un secondo profilo di comprensione,

possiamo convincerci che la finalità della CMS sia di remunerare la banca per un ser- vizio diverso rispetto al finanziamento in

senso stretto. Il finanziamento è remunerato

in effetti attraverso il tasso di interesse (che

viene applicato in modo proporzionale al tempo trascorso); la commissione (applicata non in via proporzionale al tempo trascorso) è prevista per creare una controprestazione esplicita al servizio di messa a disposizione del cliente di una linea di fido attivabile a sua discrezione, linea di fido che però può anche non essere attivata, o esserlo solo in parte. In tal senso, tale compenso rappresen- terebbe il costo di questa facoltà (discrezio- nalità d’uso), così come il premio lo è nelle opzioni. Sotto un diverso profilo di comprensione, si può immaginare che la finalità della CMS sia di incentivare il cliente ad imprimere un’elevata o accettabile movimentazione al conto corrente. Come detto, la movimenta- zione del saldo è assai gradita da parte del banchiere in quanto in questo modo si ri- scontra l’effettiva movimentazione del capi- tale circolante dell’impresa e, per questa via,

in questo modo si ri- scontra l’effettiva movimentazione del capi- tale circolante dell’impresa e, per questa

IX

Inserto

9/2009

si

verifica l’esistenza di condizioni accettabi-

Qualche considerazione in tema

li

di rischio del finanziamento. I fidi poco

movimentati (immobilizzati, potremmo di- re) sono assai più rischiosi degli scoperti che hanno buona o notevole rotazione. I primi sono quindi suscettibili di un pricing più se- vero.

di possibili logiche di pricing alternative

Nella prassi bancaria, le più diffuse e note alternative esistenti all’applicazione della CMS sono la commissione di affidamento e quella di mancato utilizzo. Le cosiddette

Per le osservazioni espresse, si può interpre- tare la CMS o come un banale sistema per fare pagare il cliente di più o come un siste- ma per comunicare al cliente incentivi. Pur- troppo questa seconda linea interpretativa ha perso il suo spazio, entro cui veniva di- scussa e tutta la questione della corretta qualificazione giuridica e della funzione eco- nomica-aziendale della CMS è stata via via superficialmente liquidata giungendo erro- neamente a interpretarla come un escamota-

«clausole di preavviso» rappresentano poi un’ulteriore modalità disponibile per le ban- che che intendano disciplinare gli utilizzi del credito da parte di un soggetto finanziato. Da notare che tutte le citate commissioni, di uso consolidato nell’esperienza anglosasso- ne, non sono sconosciute nemmeno in Italia, dove anzi già da tempo sono applicate nel- l’ambito di strutture tecnico-contrattuali di- verse dalle aperture di credito in conto cor- rente. Ci si riferisce ad esempio agli utilizzi

ge per innalzare indistintamente il costo del

di

«denaro caldo», di norma caratterizzati

finanziamento. Questo abbrivio di banaliz-

dall’applicazione di clausole di preavviso, e

zazione del problema è ormai difficile da as- sorbire. La CMS è sorta per realizzare degli incentivi e rendere conveniente al cliente alcuni com- portamenti e costosi altri comportamenti. Trascurare questa linea interpretativa osta- cola una corretta comprensione di quello

alle operazioni di prestito in pool, general- mente remunerate tramite commissioni di mancato utilizzo. Mentre non si intende soffermarsi sulle clau- sole di preavviso, ciò che si vuole approfon- dire nel prosieguo è che cosa hanno in co- mune la CMS, quella di affidamento e quella

che accadeva e di quello che accade nei tem-

di

mancato utilizzo e per quali elementi in-

pi più recenti. La comprensione delle regole

vece differiscono. Le differenze tra le tre, co-

del pricing bancario non è superflua per in- quadrare correttamente il problema (11). Occorre in ogni caso precisare che la CMS è nata in un contesto operativo in cui i con-

me intuibile, non hanno una portata pura- mente formale e terminologica, ma coinvol- gono piuttosto aspetti sostanziali, diverse es- sendo - come verrà richiamato - le caratteri-

teggi applicati e la applicazione realizzativa del metodo scalare amburghese avvenivano

stiche tecniche dei tre corrispettivi citati, le modalità applicative e dunque le conseguen-

con il supporto di schede cartacee. È evi-

ze

economiche cui le parti contraenti si

dente che in tale contesto operativo non po- tevano essere realizzati schemi di incentivo

espongono convenendole. Per quanto con- cerne gli aspetti generali comuni, va detto

e

soluzioni commissionali di particolare

che - in termini giuridici - le tre commissioni

complessità. Questa è la ragione alla base del calcolo semplicistico della CMS. E tale conteggio, sopra precisato, non è perfetta- mente adeguato per incentivare il cliente a richiedere un limite di fido coerente con le

possono essere tutte ricondotte alla c.d. «provvigione di conto», rappresentandone diverse possibili manifestazioni d’uso (12). Tale provvigione, che nella prassi può essere variamente congegnata e denominata, secon-

sue esigenze e per incentivare il cliente a imprimere sempre al conto la desiderata movimentazione. La CMS è uno strumento

imperfetto per raggiungere gli obiettivi che vuole perseguire. Che sia uno strumento im- perfetto non vuol dire che sia uno strumen-

to sub-efficace, che non spinga comunque in

modo significativo gli operatori nella dire- zione desiderata.

do la dottrina tradizionale è il corrispettivo

che l’accreditato è tenuto a corrispondere al- la banca a fronte dell’impegno che questa si

assume di mettere a disposizione del cliente una determinata somma di denaro per un

Note:

(11) Munari L. - Ielasi F., (2009). (12) Cristoforetti P., (2009).

cliente una determinata somma di denaro per un Note: (11) Munari L. - Ielasi F., (2009).

X

Inserto

9/2009

certo lasso di tempo, a prescindere dalla sua effettiva utilizzazione. I tre corrispettivi cita- ti remunerano dunque i rischi (e i costi) di liquidità sopportati dalle banche nelle solu- zioni contrattuali a struttura aperta. Più pre- cisamente ancora, tali compensi sono legitti- mamente fissati allo scopo di ripagare l’e- ventuale onere aggiuntivo per il funding so- stenuto nel caso in cui il cliente utilizzi il prestito in misura maggiore di quanto previ- sto, ovvero al fine di compensare il minor ri- cavo derivante da un utilizzo del credito in- feriore alle attese. Dall’angolo visuale della clientela bancaria, tali compensi rappresen- tano parallelamente una voce di costo diver-

sa e aggiuntiva rispetto agli interessi passivi

da corrispondere alla banca, voce la cui pre-

senza contribuisce - come già detto - ad ele- vare il tasso di costo effettivo dell’operazione rispetto al tasso di interesse nominale conve- nuto. La riserva di liquidità goduta dal pren- ditore di fondi nelle tipologie negoziali a struttura aperta ha del resto un evidente va- lore che, in una logica di trasparenza, è giu- sto si traduca in un costo tariffato esplicita- mente. I corrispettivi in discorso sono ciò nondime- no piuttosto diversi tra loro sul piano delle modalità tecnico-applicative. La CMS, come già spiegato, astrae completamente dall’en- tità del fido accordato ed è invece calcolata

in misura percentuale sullo scoperto massi-

mo verificatosi in un dato periodo di riferi- mento, in genere il trimestre (al massimo, con l’eventuale limitazione che il saldo del cliente risulti debitore oltre un determinato numero di giorni). Essa remunera la banca per la disponibilità effettivamente utilizzata

dal cliente e non è dovuta nell’ipotesi teorica

di utilizzi nulli. L’entità di tale corrispettivo

non risulta preventivabile ex-ante. Il sistema applicativo della CMS, basato sulla logica

pay-per-use del picco, rende infatti conoscibi-

le con certezza l’importo del corrispettivo in

commento solo ex-post. Sia la banca sia il cliente non conoscono del resto anticipata- mente la precisa dinamica degli utilizzi del fido o l’entità dello scoperto massimo che si verificherà nel periodo di riferimento. La commissione di affidamento (anche detta committment fee o commissione di impegno) può essere genericamente definita come il compenso dovuto al finanziatore per la di-

sponibilità concessa al cliente (il c.d. accor- dato), cioè per l’impegno che questa si assu-

me ad erogare un finanziamento entro un

certo lasso di tempo. Essa si calcola appli- cando l’aliquota convenuta sull’importo del

fido accordato, e risulta pertanto proporzio-

nale all’ammontare e alla durata di questo. Trattandosi di una commissione relativa-

mente semplice e «fissa», dato che essa - a differenza della CMS - non aumenta con il maggior utilizzo dei fondi, la sua applicazio- ne consente ai clienti sovvenuti di conoscere in anticipo quanto dovuto a tale titolo. Ipo- tizzando, ad esempio, un fido accordato pari

a 100.000 euro e un’aliquota dell’1% trime-

strale a titolo di commissione di affidamen- to, l’utilizzatore sa esattamente che la com-

missione annua a suo carico ammonterà a euro 4.000 (13). Parallelamente, essa dà luo- go a un flusso di ricavi certi e programmabi-

li per le banche finanziatrici.

La commissione di mancato utilizzo, infine,

è un compenso che grava sulla quota di fido

mediamente non utilizzata. Essa è dovuta solo quando il cliente non utilizzi integral- mente l’importo tenuto a sua disposizione dalla banca. Il pagamento va eseguito alla scadenza del termine fissato per tale utiliz- zazione, ovvero alla chiusura provvisoria del

conto. In tal senso, essa rappresenta una sor-

ta di inactivity charge che penalizza il cliente

accreditato che non ha utilizzato il credito nella misura convenuta. Date le sintetiche differenze tecniche-appli-

cative che connotano tali clausole, è intuiti- vo che il loro inserimento in contratto tenda

a generare diverse implicazioni economiche

per le parti coinvolte, contribuendo a realiz-

zare una differente allocazione tra di loro del

mix costo/rendimento-rischio dell’intera ope-

razione. Le diverse voci di spesa richiamate possono d’altra parte stimolare in modo e

con intensità differente ben specifici com-

portamenti d’uso dei servizi bancari in capo all’utilizzatore e promuovere per tale via an-

che un diverso atteggiarsi del rapporto con

la banca. In altre parole, i tre modelli di pri-

Nota:

(13) A parità di condizioni, l’applicazione della CMS al tas- so dello 0,125% trimestrale inciderebbe in tale situazione nella misura annua di 500 euro, ipotizzando l’utilizzo pieno del fido in c/c di 100.000 euro.

in tale situazione nella misura annua di 500 euro, ipotizzando l’utilizzo pieno del fido in c/c

XI

Inserto

9/2009

cing in esame consentono di influenzare in misura diversa, più o meno efficace, il com- portamento della clientela verso scelte vir- tuose, che cioè risultino a basso impatto sui

costi (di liquidità) bancari, o incidano positi-

me messe loro a disposizione e comunque non lo fanno tutti contemporaneamente. Conseguentemente, la banca finanziatrice anziché destinare risorse monetarie nella

temporaneamente e per intero l’apertura di

vamente sui ricavi aziendali. Alcune struttu-

prospettiva che tutti i clienti utilizzino con-

re

commissionali si prestano ad esempio

meglio di altre a dissuadere condotte che ge-

nerano costi non necessari all’intermediario,

credito ottenuta - o cercare di formulare ri- gorose previsioni d’uso riferite ai singoli fidi

ovvero a indirizzare la clientela ad incre- mentare il proprio grado di attivismo nel rapporto con la banca (stimolandone ad

concessi - tenderà piuttosto a ragionare sulla massa degli affidamenti complessivi accor- dati, formulando ipotesi medie di utilizzo. Cosa accade però nell’ipotesi di utilizzi da

esempio la movimentazione del conto cari-

parte della clientela superiori alle previsioni

statistiche della banca? In linea generale, l’e-

cando costi maggiori sui clienti poco attivi)

o

a stimolarla a comportamenti fedeli e al

consolidamento del rapporto con la banca. Nell’ottica del cliente, non è peraltro possibi-

ventualità che il cliente utilizzi il credito ot- tenuto in misura superiore alle ipotesi stati-

stiche formulate dalla banca impone a que-

le

ipotizzare a tavolino un ordinamento sta-

bile di preferenze in merito a tali regimi eco-

nomici alternativi, dato che - a parità di ali-

di

pricing non appaiono del resto omogenee

sta di reperire liquidità aggiuntiva sul mer- cato. Tuttavia, nel caso di applicazione della CMS

costo aggiuntivo della provvista che la

banca sopporta viene recuperato proprio

il

quote e di fido accordato - la convenienza

delle varie opzioni dipende anche dallo spe- cifico comportamento economico dell’accre- ditato, dalle sue esigenze di credito e dalle relative modalità di utilizzo. Le tre modalità

tramite l’addebito al cliente del compenso di cui si discute. In questo senso, è possibile af- fermare che l’alea del maggiore utilizzo di una linea di credito rispetto alle attese gravi

e

perfettamente assimilabili nemmeno sul

piano della facilità di comprensione da parte

sul cliente. È quest’ultimo, infatti, che ex po- st - quando l’occasione per il maggior utiliz-

della clientela o sul fronte del grado di tra-

si realizza - paga la commissione (14). Ta-

le

nanziamento in misura tanto maggiore

quanto più elevato è lo scollamento tra uti-

onere incide sul costo complessivo del fi-

zo

sparenza, intesa come conoscibilità ex ante

dei costi da sostenere a tale titolo.

Limitandosi ciò nondimeno al confronto tra

la

CMS e quella di affidamento, è comunque

possibile affermare che una delle maggiori differenze tra le due risiede nella diversa ri-

lizzo massimo e utilizzo medio (prefigurato dalla banca).

Situazione diversa si verifica invece nel caso

applicazione della commissione di affida-

di

partizione che con esse si realizza dell’alea

di

un possibile sovra-utilizzo del credito da

mento. Essa è riconosciuta ex ante dal clien-

parte del cliente. La premessa che è proba- bilmente opportuno dichiarare per meglio comprendere il ragionamento che si sta per formulare è la seguente: nell’ambito delle aperture di credito in conto corrente la dina- mica degli utilizzi dei fondi da parte della clientela tende a succedersi in modo sfalsa- to, nei tempi di movimentazione dei conti e negli importi prelevati e versati, così da ge- nerare fenomeni di tendenziale compensa- zione in capo alla banca. Questo significa che essa, di fatto, tende ad avere un’esposi- zione debitoria effettiva nei confronti della clientela inferiore rispetto alla somma degli affidamenti accordati. I clienti infatti, in ge- nere, non usano tutti integralmente le som-

te alla banca a fronte della disponibilità otte-

nuta. Le conseguenze economiche di una di- namica di utilizzo dei fondi da parte dell’af- fidato diversa da quella attesa gravano ora sulla banca che, del resto, è tendenzialmente meglio attrezzata, rispetto ai propri clienti, ad assumersi e presidiare i rischi-costi che ne derivano. Poiché tale corrispettivo - che

«a ben vedere, ha la natura di un premio as-

sicurativo» (15) - è indipendente dall’effetti-

Note:

(14) Di Battista M. L., (2008). (15) Di Battista M. L., (2008). Al riguardo, va osservato che l’equità del premio in discorso (cioè l’entità della commis- (segue)

M. L., (2008). Al riguardo, va osservato che l’equità del premio in discorso (cioè l’entità della

XII

Inserto

9/2009

vo utilizzo del credito, è evidente come esso

possa incentivare in capo agli utilizzatori un

pieno utilizzo degli affidamenti, stimolando-

li quanto meno a formulare richieste di fido

L’atteggiamento di sospetto dei clienti è stato

di recente esacerbato dal sopraggiungere di

una situazione congiunturale difficile, che

ha colto molti privati e numerose imprese in

coerenti con gli effettivi fabbisogni finanzia-

una situazione di forte indebitamento. Di

ri,

evitando di largheggiare nelle richieste al-

qui, le crescenti e ulteriori pressioni per l’eli-

lo

scopo di evitare costosi ed inutili esuberi

minazione di un corrispettivo ritenuto ormai

fidi non utilizzati. Allo stesso fine, la pre-

visione di una simile commissione può solle- citare la clientela anche a valutare in modo

di

eventuali rapporti marginali, se inutilizzati

dai più anacronistico. Già durante il Gover- no Prodi, nel 2007, tramite le disposizioni contenute nel secondo provvedimento Bersa-

approfondito la convenienza a mantenere in

ni

- approvato dalla Camera ma arenatosi

essere (tutte) le proprie relazioni bancarie:

poi al Senato - si cercò di abolire la CMS, sancendone la nullità. Lo stesso Governatore

in

tutto o in parte, tendono infatti a generare

della Banca d’Italia si è più volte espresso sul

costi significativi e allo stesso tempo inutili (che non sarebbero invece dovuti nel caso fosse prevista la CMS). Il modello di com- missione in esame, quindi, può stimolare nell’accreditato un impiego più efficiente delle risorse ottenute e, forse, può anche rappresentare un deterrente al multi- banking.

tema (16), definendo recentemente la com- missione di cui si discute un «istituto poco difendibile sul piano della trasparenza». Pur nella consapevolezza del complesso adatta- mento delle prassi bancarie abituali che la sua abolizione comporterà, Mario Draghi ha espressamente auspicato che le banche si muovano con decisione e rapidità in tale di-

Le critiche alla CMS e i recenti riferimenti normativi

rezione, anche per scongiurare l’eventualità che l’esigenza di accrescere la trasparenza delle condizioni bancarie per meglio proteg-

Come richiamato, il tema della CMS è stato oggetto di articolate (ma poi purtroppo tra-

gere la clientela conduca a risolvere la que- stione con «gli strumenti operativi della leg-

scurate) discussioni in ambito accademico già negli anni passati. Diversi Autori ne han- no evidenziato i limiti, auspicandone l’ab- bandono da parte delle banche italiane a fa- vore di soluzioni di pricing giudicate tecni- camente più appropriate, oltre che di più semplice e trasparente applicazione. Alle cri- tiche dell’accademia si sono peraltro affian- cate nel corso del tempo anche le perplessità

ge» col rischio di scadere in «una minuziosa prescrizione legislativa di clausole contrat- tuali». La stessa Associazione Bancaria Ita- liana, pur non intendendo interferire con le pratiche commerciali dei singoli istituti né tanto meno intervenire nei rapporti tra que- sti e la clientela, ha anch’essa da tempo espresso il proprio auspicio a che la commis- sione in discorso sia ripensata e/o eliminata

di

numerosi esponenti del mondo politico,

dal sistema bancario italiano. Essa ha del re-

imprenditoriale, istituzionale, nonché quelle delle associazioni di categoria e della stam-

sto ormai in parte «perso la capacità di esprimere una chiara remunerazione per la

pa, che ne ha in particolare spesso denuncia-

messa a disposizione di risorse finanziarie»

to il «subdolo funzionamento» e la «perico-

losità sociale». Persino la maggioritaria Giu-

risprudenza di merito si è espressa sul tema, giungendo ad affermare l’invalidità negozia-

le della CMS per l’assenza di una valida giu-

stificazione causale al suo addebito. Tra le autorevoli voci che hanno alimentato il di- battito si ricordano poi necessariamente an- che quella del legislatore e della stesse Auto- rità di Vigilanza, che hanno da ultimo rivolto ripetuti inviti alle banche ad intraprendere, quanto meno, iniziative di autoregolamenta- zione in materia.

Note:

(segue nota 15) sione d’affidamento) si lega strettamente al problema di una preliminare corretta quantificazione dell’importo del fido da accordare. È condizionata però anche dalla ca- pacità della banca di operare in una logica di dynamic pricing e di relationship pricing, cioè di definire e modula- re il livello di tale compenso tenendo in debito conto di tutti gli elementi che definiscono la profittabilità complessi- va della relazione col cliente (numero e/o i volumi delle transazioni realizzate, giacenza in conto corrente, numero di servizi regolati sullo stesso, ecc.). (16) Banca d’Italia, (2008); Draghi M., (2007).

in conto corrente, numero di servizi regolati sullo stesso, ecc.). (16) Banca d’Italia, (2008); Draghi M.,

XIII

Inserto

9/2009

e

appare dunque desiderabile un «fluido il

altro corrispettivo bancario, comunque de-

passaggio dall’attuale modello ad altre forme

nominato, avente il medesimo scopo e fina-

di

corrispettivo per la disponibilità di fondi e

lità) quando calcolata nell’ambito delle aper-

linee di credito» (17). Posizione sostan-

zialmente analoga è quella assunta dall’Auto- rità Antitrust. Essa negli ultimi anni ha av- viato diversi procedimenti contro le banche

di

2/2009, si veda la Tavola 2). Del resto, «la cri-

ture di credito, entro la somma messa a di- sposizione dalla banca, e a patto che il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo pari o superiore a trenta giorni.

proprio in materia di commissioni di massi-

La

norma ha sancito, per converso, la nullità

mo scoperto, invitandole ripetutamente ad assumere idonei impegni sul fronte della corretta e completa informazione da dare ai

della CMS (e affini) quando computata in qualunque altro modo o quando sia prevista al di fuori dalle ipotesi indicate. A differenza

consumatori, auspicando infine l’abolizione

di

quanto sinora accaduto nella prassi ban-

con modalità e tempi rispettosi della concor- renza di una prassi giudicata «iniqua e pena- lizzante per risparmiatori e imprese» (18). Dopo essere stata lungamente all’attenzione dell’accademia e alla ribalta della cronaca, a gennaio 2009 la «questione CMS» è stata af- frontata e (apparentemente) risolta da un provvedimento normativo recante «ulteriori disposizioni concernenti contratti bancari» contenuto nel cosiddetto Decreto Anti-crisi (D.L. 185/2008 convertito dalla Legge

caria nazionale, essa non può più dunque es- sere applicata nell’ambito dei fidi di fatto (c.d. scoperti di conto corrente e sconfini eventualmente tollerati dalla banca oltre l’ammontare dell’affidamento), ovvero nel caso di saldi a debito del cliente che si pro- traggano per un periodo continuativo infe- riore a 30 giorni. Tali operazioni potranno d’ora innanzi, con ogni probabilità, essere remunerate tramite il tasso di interesse, eventualmente maggiorato nel caso di scon- fini;

si

finanziaria ha messo ampiamente in luce

– nella seconda parte del primo comma del-

l’importanza della liquidità nel sistema eco- nomico. È un bene prezioso. Averne a dispo- sizione costa» per le banche (19). Coerente- mente con i principi di un pricing efficiente, esse devono pertanto potere recuperare tali oneri caricando ragionevoli ed espliciti cor-

rispettivi a fronte del servizio di messa a di- sposizione di fondi a favore degli accreditati (commitment fees), peraltro in linea con una prassi che si è già segnalato essere assai co- mune a livello europeo e internazionale. In tale quadro concettuale si colloca l’art. 2 bis

l’art. 2 bis, è stata prevista la possibilità per le banche di applicare nell’ambito delle aper- ture di credito un’ulteriore commissione, de- finita ex lege «corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme». Tale provvigione, diversa dalla CMS e potenzial- mente cumulabile con essa, remunera la concessione di disponibilità monetarie da parte della banca. Essa va pattuita in modo espresso, è calcolata sull’importo del fido ac- cordato in termini percentuali o comunque proporzionali (ad esempio, entro limiti mini-

della Legge 28 gennaio 2009, n. 2. Esso ha ri-

mi

e massimi per scaglioni d’importo), è on-

visto l’intera disciplina della CMS, ricono- scendo a tale compenso accessorio una sorta

nicomprensiva rispetto ad ogni altra voce di costo tradizionalmente prevista in tali solu-

di

legittimità condizionata, ammettendone

zioni contrattuali (diversa dal tasso o dalla

cioè l’applicazione nel rispetto di precisi li-

miti e modalità applicative definite ora ex le-

nuova CMS e ora ricompresa in essa), è do- vuta anche in caso di mancata utilizzazione

ge. Esso ha altresì previsto la possibilità per

del

credito da parte del cliente.

le

banche di richiedere, legittimamente, in

Al

secondo capoverso del provvedimento in

un contesto di piena trasparenza contrattua- le, un’ulteriore commissione di affidamento, denominata «corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme». La nuo- va normativa ha, più precisamente, disposto quanto segue:

– nella prima parte dell’art. 2 bis, è stata af- fermata la legittimità della CMS (e di ogni

commento è stato inoltre ulteriormente di- sposto che - a partire dalla data di entrata in

Note:

(17) ABI, (2008:12). (18) Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato,

(2008).

(19) ABI, (2009:12).

entrata in Note: (17) ABI, (2008:12). (18) Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, (2008). (19)

XIV

Inserto

9/2009

vigore della legge di conversione del decreto, quindi dall’inizio del 2010 - diverranno rile- vanti ai fini del calcolo delle soglie di usura tutti gli oneri accessori comunque applicati dalle banche alla clientela. Oltre agli interes- si, saranno dunque computate la commissio- ne di massimo scoperto se ancora esistente, le commitment fees, le provvigioni, i com- pensi di mediazione, nonché ogni altra spesa connessa con il finanziamento. Con riferi- mento alle commissioni, infine, in una logi- ca di trasparenza, è stato anche disposto che i contratti bancari debbano d’ora innanzi in- dicare chiaramente le modalità tecniche di calcolo di tali corrispettivi e non più soltanto il tasso applicato. Le disposizioni in parola sono entrate in vigore immediatamente per i nuovi contratti, mentre la legge - atteso il ri- lievo delle novità introdotte - ha opportuna- mente accordato 150 giorni alle banche per adeguare i vecchi rapporti alla nuova nor- mativa, fissando come termine ultimo il 27 giugno 2009. Nella prassi bancaria, la regolamentazione ex lege della CMS ha portato ad una sua ten- denziale soppressione e alla comparsa di nuovi compensi accessori, in vigore a partire dal primo luglio 2009. Essi sono stati varia- mente denominati e congegnati da banca a banca, come si coglie chiaramente dando un rapido sguardo alle proposte di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che gli istituti di credito hanno inviato a fine

TTaavvoollaa 22 -- CCoonntteennuuttii ddeell DD

LL

AAnnttii--ccrriissii

maggio ai loro correntisti per adeguare i contratti in essere alle nuove disposizioni di legge. Le proposte variano da istituto a istituto in termini di denominazione e di modalità ap-

plicativa dei compensi, oltre a differire in se- no alla stessa banca a seconda che il soggetto versi in una situazione di scoperto di conto

in assenza di preventivo affidamento; di uti-

lizzo del fido entro i limiti dell’accordato; ov-

vero stia sconfinando, avvalendosi del credito bancario in misura superiore all’accordato. Rispetto a quanto riportato nelle lettere informative, resta riconosciuta, come è ovvio,

la facoltà per le parti di ridurre l’entità delle

commissioni evidenziate sulla base della trat- tativa bilaterale che dovesse intercorrere. Più in dettaglio, nonostante l’elevata eteroge- neità delle politiche commerciali e di pricing bancarie, dalla disamina dei fogli informati-

vi inviati alla clientela e riportati in alcune

indagini giornalistiche sembra comunque possibile evidenziare la diffusione di alcune linee di condotta comuni tra le banche. A se- guito delle disposizioni della L. 2/09 la CMS è stata generalmente eliminata, nonostante essa fosse teoricamente ammissibile nell’am- bito di affidamenti accordati e su utilizzi protratti per un periodo continuativo mag- giore o uguale a 30 giorni. Al suo posto:

1) ai correntisti non affidati che vanno in

rosso sul conto corrente è ora preferibilmen-

te applicata una commissione giornaliera

Inammissibilità di

Ammissibilità del «corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme» se

CMS se il saldo del cliente risulta a debito per un periodo inferiore a 30 giorni consecutivi;

CMS applicata per utilizzi in assenza di fido*;

approvato dal cliente con patto scritto non rinnovabile ta- citamente

commissioni applicate indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi;

convenuto in misura onnicomprensiva e proporzionale al- l’importo e alla durata del fido accordato al cliente;

evidenziato in modo chiaro ed espresso nei fogli informa-

tivi e nel contratto e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale.

commissioni applicate per la messa a disposizione di fon- di, indipendentemente dall’effettivo prelevamento.

con l’indicazione dell’effettivo utilizzo avvenuto nel periodo

è riconosciuta al cliente la facoltà di recesso in ogni mo- mento.

* Da notare che, in linea generale, l’intervento del legislatore ha fugato i tradizionali dubbi circa la legittimità della CMS. Da una prima in- terpretazione delle nuove disposizioni, al di fuori delle due ipotesi citate, essa appare infatti ora legittima sia sotto il profilo causale, «in quanto riconosciuta direttamente dalla legge come un accessorio che si aggiunge agli interessi passivi» sia sul piano dell’oggetto, «in quanto determinata e circoscritta dal legislatore nell’ambito e nelle modalità di applicazione». Queste ultime sono in effetti tratteggiate nel provvedimento, sebbene con una certa approssimazione, lasciando intendere che la CMS vada applicata sul picco massimo entro il periodo di riferimento, purché il cliente risulti a debito per un tempo pari o superiore a trenta giorni. Cristoforetti P., (2009).

riferimento, purché il cliente risulti a debito per un tempo pari o superiore a trenta giorni.

XV

Inserto

9/2009

d’importo prefissato riferito in genere a pro- gressivi scaglioni di numeri debitori nel tri-

mestre;

2) i clienti che si avvalgono del fido nel limi-

te dell’accordato pagano di norma un nuovo

corrispettivo - «commissione per il servizio

di messa a disposizione delle somme» - che

remunera l’impegno assunto dalla banca a tenere a disposizione del cliente una certa somma di denaro. Tale corrispettivo - doven-

do rispondere ai requisiti previsti dalla se- conda parte del primo comma dell’art. 2bis -

si presenta congegnato nella forma di com-

missione fissa onnicomprensiva, da compu-

tarsi sull’importo (nominale o medio ponde- rato) dell’affidamento accordato nel trime- stre, a prescindere dall’effettivo utilizzo dei fondi. Il tasso massimo previsto è general- mente compreso tra lo 0,9 e l’1% trimestrale. La sua natura onnicomprensiva spiega come mai nell’ambito delle aperture di credito in conto corrente la sua introduzione sia anda-

ta di pari passo con lo smantellamento delle

altre voci di spesa accessorie tradizional- mente imputate dalla banca per recuperare i costi di gestione degli affidamenti - commis- sioni di istruttoria, spese trimestrali di ge-

Sebbene i modelli di pricing evidenziati am- mettano nella prassi diverse varianti, preme sottolineare come le banche, in sostanza, ab- biano risposto alle previsioni di legge ade- guando i contratti con la clientela. Nono- stante le nuove condizioni non siano ancora

state ampiamente sperimentate sul campo e verificate nella loro effettiva operatività, si è rapidamente diffusa la sensazione che il pas- saggio dall’era della vecchia CMS al nuovo sistema di corrispettivi, seppur probabil- mente desiderabile sul piano della traspa- renza, non sia particolarmente favorevole sotto il profilo dei costi per i clienti bancari, privati e imprese. Le modifiche unilaterali dei contratti inviate dalle banche ai clienti parrebbero infatti talora dare luogo a livelli

di pricing addirittura più elevati rispetto al

passato. Secondo alcune simulazioni e anali- si sul territorio, in certi casi i costi sarebbero

addirittura quintuplicati, anche perché i nuovi compensi sono stati a tutta prima

preannunciati anche ai clienti che avevano

in passato negoziato e ottenuto l’esonero

dall’applicazione della CMS. Le valutazioni

allarmistiche che emergono da tali studi so-

no peraltro condizionate anche dal fatto che

stione fido, oneri di revisione, eccetera - che tuttavia permangono in altre forme tecniche

nell’impostare le stime i nuovi regimi econo- mici adottati dalle banche sono giocoforza

scapito della competitività e dell’efficienza

di

affidamento. Nell’ambito dei fidi usati nel

considerati conteggiando l’importo commis-

limite dell’accordato, solo una minoranza di istituti ha scelto di circoscrivere la propria remunerazione ai soli interessi passivi calco-

sionale massimo segnalato nelle lettere in- viate alla clientela, non essendo conoscibili a priori i livelli più favorevoli che verranno di

lati sugli importi effettivamente utilizzati, ri- nunciando quindi all’applicazione di una commissione per il servizio di messa a di- sposizione delle somme; 3) i clienti affidati che sconfinano sono chia- mati a pagare - oltre alle eventuali commis- sioni previste per preventiva la concessione del fido - un tasso di interesse più elevato sull’importo che eccede il limite prestabilito

volta in volta negoziati. Più in generale, co- munque, le associazioni dei consumatori e delle imprese lamentano come l’attuale pro- cesso di revisione delle strutture commissio- nali in corso tra le banche, con il pullulare di nuove voci di spesa, non favorisca in capo alla clientela bancaria né il maturare di una piena consapevolezza circa le scelte da intra- prendere né una chiara percezione dei bene-

o,

alternativamente, una commissione gior-

fici e dei costi ad esse conseguenti. La diffi-

naliera (talora detta indennità di sconfina- mento o commissione per utilizzi oltre la di- sponibilità fondi o spesa di gestione sconfi-

coltosa comparabilità delle offerte commer- ciali bancarie va poi, in ultima istanza, a di-

ni) di importo in genere prefissato e commi-

del

mercato.

surata agli utilizzi eccedenti il limite di fido.

Di

qui, le accuse recentemente rivolte alle

Tali compensi remunerano la banca per l’at- tività di screening necessaria ad autorizzare

banche di essersi solo formalmente adeguate alla Legge 2/2009, ma di averne in realtà tra-

o negare le operazioni di sconfino, nonché per tutte le attività di gestione e amministra- tive connesse.

dito lo spirito approfittandone anzi per fare margini. I nuovi schemi commissionali sa- rebbero, inoltre, solo apparentemente di più

approfittandone anzi per fare margini. I nuovi schemi commissionali sa- rebbero, inoltre, solo apparentemente di più

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semplice e trasparente applicazione. A fronte

di tali polemiche, la Banca d’Italia ha avviato

approfondimenti e richiesto chiarimenti ad alcuni intermediari proprio per fare chiarez-

za sulle caratteristiche delle nuove logiche di

pricing da questi adottate. In tale quadro, al- cuni istituti di credito hanno scelto di sotto- porsi volontariamente al vaglio dell’Autorità

Garante, affinché venga verificata la coeren- za della loro nuova struttura commissionale con la disciplina esistente a tutela dei consu- matori (D. Lgs. n. 206/2005, Codice del con- sumo). Per voce del presidente dell’ABI, è stato peraltro anche chiarito che l’applica-

zione delle attuali strutture di prezzo è, in li- nea generale, pienamente legittima, almeno per quei compensi che risultano commisura-

ti all’importo e alla durata del fido accordato

e che remunerano il servizio - oggettivamen-

te oneroso per le banche - di messa a dispo-

sizione del cliente di una linea di credito. In tale bagarre, è intervenuto di recente anche

il Ministero dell’Economia e delle Finanze

che, rispondendo ad una interrogazione par-

lamentare, ha chiarito che «devono ritenersi nulle» le nuove clausole applicate dagli isti- tuti di credito quando «nonostante il nome formale abbiano sostanzialmente la stessa funzione della CMS».

Il Governo è allora tornato nuovamente ad

occuparsi del tema. Attraverso un provvedi- mento varato il 26 giugno 2009, ha probabil- mente inteso contrastare l’atteggiamento tendenzialmente elusivo (o presunto tale) adottato dalle banche a fronte della norma inizialmente deliberata. Ha pertanto calmie- rato le nuove logiche tariffarie diffusesi nella prassi, imponendo per legge dei limiti ai cor- rispettivi bancari, i quali tradizionalmente sono stati liberamente pattuiti. Al riguardo, più in dettaglio, è stato stabilito che le com- missioni onnicomprensive attualmente emergenti nella prassi bancaria - quelle cor- relate alla messa a disposizione di fondi, per

intendersi - non possano superare, su base trimestrale, lo 0,5% dell’importo dell’affida- mento, a pena di nullità del patto di remune- razione. Le banche hanno un paio di mesi di tempo per adeguarsi alla nuova stretta sulle commissioni, dato che l’entrata in vigore di tale regola è rinviata al momento della con- versione in legge del decreto che contiene la manovra d’estate, anziché essere contestuale

alla sua emanazione. Occorrerà dunque at- tendere che la manovra d’estate del 26 giu- gno sia ratificata dal Parlamento e diventi legge.

Alcune simulazioni e una prima valutazione dei nuovi fabbisogni di modelli decisionali

La creazione di un ambiente valutativo per il tema qui analizzato è complessa in ragio- ne del fatto che l’impatto della CMS o di so- luzioni alternative di pricing è strettamente contingente rispetto all’evoluzione che si realizza nella dinamica del saldo del conto corrente. Accettare o proporre una certa so- luzione può essere in qualche caso molto conveniente o molto poco conveniente a se- conda della sequenza di incassi e pagamenti che si realizza e una dinamica diversa, non prevedibile o poco prevedibile ex ante, po- trebbe portare ad una convenienza radical- mente diversa. Per questa ragione è stato as- sunto un approccio probabilistico e abbia- mo considerato il saldo giornaliero che vie- ne registrato sul conto corrente una variabi- le casuale che varia, esemplificativamente, tra meno 5 mila euro e più 5 mila euro. La variabile casuale può essere velocemente ri- calibrata in un diverso range, quando neces- sario. Creata una variabile di questo tipo, abbiamo poi assunto uno stile di lavoro tipi- co delle simulazioni Montecarlo. Sono state cioè simulate tante evoluzioni del saldo di conto corrente, fino a stabilizzare il risulta- to medio indotto dalla struttura commissio- nale prescelta. Quando diremo cioè che una certa soluzione è conveniente, in effetti dire- mo che mediamente tale soluzione è conve- niente, nel senso che l’evoluzione del conto può svolgersi coerentemente o poco coeren- temente con il pricing negoziato ma nella media, ripetendo l’utilizzo del pricing per più periodi, il risultato complessivo è favo- revole. Un primo step di analisi è di verificare la convenienza relativa di un pricing basato su CMS e un sistema di pricing basato su com- missioni di affidamento indipendenti dall’u- tilizzo, più penalizzazione sugli extrafido. A tal fine è stato presa in considerazione la formula commissionale comunicata alla clientela da una importante banca naziona- le. Svolta una simulazione Montecarlo, è

formula commissionale comunicata alla clientela da una importante banca naziona- le. Svolta una simulazione Montecarlo, è

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possibile riflettere su queste conclusioni di lavoro:

– il sistema commissionale basato sulla per-

centuale dell’affidato e penalizzazione del-

l’extrafido risulta più oneroso per il cliente rispetto ad una logica commissionale basata su CMS; tale risultato è condizionato anche dall’avere considerato limiti massimi delle singole commissioni abbastanza pronuncia- ti, così come rappresentato dalle comunica- zioni inviate dalle banche; nei casi concreti la clientela riuscirà ad ottenere livelli di commissione inferiori ai limiti massimi co- municati in via indistinta; ma l’effetto pena- lizzante rimane;

– un sistema commissionale basato su CMS

può avere qualche difetto di chiarezza o di significatività dell’incentivo implicito, ma ha l’evidente vantaggio di non richiedere alcuna decisione operativa al cliente; una commis- sione di affidamento rende necessaria invece la precisazione ex-ante di un livello di affida- mento coerente con le esigenze dell’accredi- tato;

TTaavvoollaa 33 -- VVaannttaaggggii oo ppeennaalliizzzzaazziioonnee

– il grafico di Tavola 3 mostra che una preci- sazione erronea del limite di fido accordato può comportare una penalizzazione maggio- rata, anche in modo significativo;

– in altri termini, se un regime di commis-

sione di affidamento più penalizzazione del- l’extrafido è maggiormente gravoso rispetto ad un sistema basato su CMS, si riscontra che tale divario di convenienza è relativa- mente attenuato nella migliore delle ipotesi

ma si accentua nel caso di una inadeguata calibrazione della richiesta di fido rispetto all’effettivo fabbisogno;

– in altri termini, un regime di CMS è un in-

centivo assai meno efficace per la realizza- zione di un razionamento del credito alla clientela; una commissione di affidamento più una commissione di extrafido è assai più efficace in questo senso. Un secondo step di analisi ha portato a valu- tare quale linea negoziale sia percorribile per il cliente che voglia riprodurre il prece- dente livello complessivo di onerosità. Nel passaggio da CMS a commissione di affida-

che voglia riprodurre il prece- dente livello complessivo di onerosità. Nel passaggio da CMS a commissione
che voglia riprodurre il prece- dente livello complessivo di onerosità. Nel passaggio da CMS a commissione

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mento vi è il pericolo che una valutazione superficiale porti il cliente a riconoscere er- roneamente un livello di onerosità accettabi- le rispetto a quella precedente. La Tavola 4 mostra che la corrispondenza tra i rispettivi livelli di onerosità la si ottiene con parame- tri, applicati alle nuove commissioni, assai modesti. La convenienza negoziale a insiste- re su alcuni parametri a scapito di altri por- ta a valutare come assai penalizzante la pe- nalizzazione sull’extrafido. Probabilmente, in un numero considerevole di casi è oppor- tuno prestare prioritaria attenzione a questo parametro. Il terzo step di analisi ci ha spinto a precisa- re una procedura di stima per definire un li- vello di affidamento da richiedere al fine di minimizzare il costo medio della linea di fi- do. Si tratta di una decisione di natura pro- babilistica abbastanza complessa, che può comportare un risultato medio ottimizzato ma anche, in ipotesi di evoluzione del saldo nel corso di periodo discosta rispetto alla operatività solita, penalizzazioni assai più incisive rispetto al dato medio. Questa pro- cedura di stima, alimentata dal saldo di par- tenza all’inizio del periodo di riferimento e dal saldo medio dei movimenti giornalieri nel periodo precedente (senza alcuna neces- sità di input di carattere soggettivo) consen- te rapidamente, sempre attraverso la logica Montecarlo, di individuare un livello di affi- damento in grado abbassare l’incidenza me- dia delle commissioni proposte dalla contro- parte bancarie o, dal lato della banca, di pro-

TTaavvoollaa 44 -- SSeeccoonnddaa ssiimmuullaazziioonnee

porre al cliente un comportamento razionale per affrontare il problema.

Conclusioni

Il pricing dell’apertura di credito è divenuto un tema assai delicato e complesso. La clientela non distingue più tra prezzo del credito e prezzo del fido e si convince che un pricing complesso con una parte legata ad un tasso ed una parte ad una commissio- ne sia un semplice strumento per alzare l’o- nere sopportato. Tutto questo è incongruo. Le banche e i loro organismi associativi non tengono in sufficiente conto del sentimento avverso alla CMS diffuso tra il pubblico e delle ragioni che ne sono alla base. Il Gover- no interviene in modo invasivo su meccani- smi di mercato che dovrebbero essere la- sciati alla libera contrattazione. In questa delicata fase di difficoltà dei mercati finan- ziari, il prezzo del credito è assai modesto ma il prezzo del fido è pronunciato. Rende- re disponibili alle controparti riserve di li- quidità è assolutamente impegnativo per le banche che tipicamente svolgono questa funzione attraverso fidi in conto corrente. Ma questo problema è stato analizzato con un eccesso di sensibilità verso i profili giuri- dici e con un deficit di sensibilità per i pro- fili tecnico-aziendali. E questo problema probabilmente è stato gestito dalle banche con scarsa sensibilità sui profili di comuni- cazione. Di conseguenza, proprio in questa complessa fase di mercato, i meccanismi di pricing del fido sono inceppati.

cazione. Di conseguenza, proprio in questa complessa fase di mercato, i meccanismi di pricing del fido
cazione. Di conseguenza, proprio in questa complessa fase di mercato, i meccanismi di pricing del fido

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