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Governare il progresso per innovare e crescere


Filippo Antonio De Cecco

L ambiente economico contemporaneo si caratterizza in misura crescente per la dinamicit con cui i mutamenti sociali, organizzativi, comportamentali e tecnologici modificano incessantemente le coordinate di riferimento per limpresa e, pi in senso lato, per la struttura dei rapporti sociali rigenerando continuamente nuovi nessi di causa ed effetto e rimescolando le relazioni tra fenomeni e attori sociali. Ci tanto pi vero per unazienda, come la nostra, presente su tutti i principali mercati mondiali e che opera in un settore maturo, tipicamente caratterizzato da un ridotto numero di competitori che si sfidano in unarena senza limiti spaziali. Il processo di internazionalizzazione accompagna la nostra azienda fin dalle origini superando il localismo dei confini nazionali e misurandosi da subito con il mercato globale. Le radici della storia della De Cecco, che nel 2011 ha celebrato 125 anni di attivit, affondano nelle vicende dellItalia preunitaria e accompagnano il percorso di crescita sociale e democratica del nostro Paese: ci ha segnato sin dalla sua origine lidentit della De Cecco come simbolo delleccellenza qualitativa dei prodotti italiani, rendendola antesignana del made in Italy nel mondo. Sin da quando la debole economia del giovane Stato unitario timidamente si affacciava sui mercati internazionali, De Cecco, ambasciatore del gusto italiano, gi esportava sistematicamente i suoi prodotti allestero. Abbiamo costruito nel tempo una leadership imprenditoriale allinsegna delleccellenza qualitativa e della salvaguardia del valore dellitalianit, attraversando, ogni volta con energia rinnovata, i mutamenti del contesto politico, sociale ed economico, dalle emigrazioni ai conflitti mondiali, alla crisi degli anni Venti, al Boom Economico degli anni Sessanta, alla globalizzazione dei mercati alla trasformazione del costume, della societ e degli stili di consumo, fino alla crisi finanziaria ed economica di questi anni. Salvaguardare il made in Italy nella moderna economia globalizzata importantissimo perch significa tutelare la tradizione sia come espressione gastronomica sia soprattutto come fattore di identit e cultura aziendale
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e nazionale. Un fattore distintivo per il nostro storico brand rappresentato dalla continuit di governance De Cecco since 1886. I discendenti del Fondatore (siamo arrivati oggi alla quinta generazione) sono ancora in prima persona coinvolti nella gestione diretta dellimpresa che De Cecco al 100%. Questo ci ha permesso di salvaguardare nel tempo, e tramandare, quei valori fondativi che sono alla base della crescita e della distintivit della nostra impresa: il rispetto delle regole e delle persone, la passione instancabile nel fare il nostro mestiere, la competenza produttiva. Si tratta di autentici fattori di vitalit che, in fondo, non sono poi cos distanti dalle virt etiche che il nostro Paese nel suo complesso richiede in un momento di grandi cambiamenti come quello che stiamo vivendo. A partire dal 1986, anno in cui De Cecco ha celebrato il Centenario, abbiamo avviato in azienda un processo di trasformazione della leadership da familiare a manageriale inserendo nuovi profili manageriali di supporto agli amministratori nella gestione dellimpresa (una rivoluzione nella struttura della dirigenza che dallunico dirigente nel 1987 ha portato agli oltre 25 nel 2011). La scelta di una leadership plurale si rivelata vincente: in 25 anni, dal 1986 al 2011, la produzione si pi che triplicata e il fatturato si quasi decuplicato. La guida manageriale ha, dunque, consentito allazienda di crescere migliorando la capacit di risposta adattiva alle metamorfosi dei mercati proiettandosi nel futuro. Probabilmente, competenza e professionalit sono fattori e obiettivi da cui qualunque percorso di ricambio della classe dirigente del nostro Paese non pu prescindere e, a tal fine, svolgono un ruolo cruciale gli Istituti di formazione, in primis le Universit. fondamentale, infatti, formare la classe dirigente del futuro educandola a una piena coscienza della grande responsabilit che ruoli apicali richiedono, sia a livello personale che professionale e, soprattutto, istituzionale. Alla leadership individuale preferibile una leadership plurale fondata su un progetto e una visione condivisi. Naturalmente, condivisione e partecipazione devono costituire plusvalori nella focalizzazione e nel perseguimento degli obiettivi prefissati e ricomprendere anche la possibilit che, a volte, correndo il mondo sempre pi velocemente ed essendo sempre pi ridotto il tempo a disposizione per prendere le decisioni analizzando i dettagli e discutendoli coralmente con lo staff, la decisione possa essere delegata a un leader. Non a caso, in molte Business School americane, nei corsi sulla leadership si continua a studiare come istruttiva case history il viaggio di esplorazione dellAntartide delleroico Ernest Shackleton. Per due anni costui rimase bloccato tra i ghiacci dellAntartide con i suoi uomini. Per sopravvivere fu costretto
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Governare il progresso per innovare e crescere

a prendere, e talvolta imporre con forza, decisioni difficilissime e dure, ma alla fine riusc a salvare la vita di tutti i membri della spedizione. Condividere gli obiettivi e suddividere le responsabilit sicuramente il modello vincente per la competitivit delle moderne organizzazioni, ma ritengo che questo funzioni se lenfasi non rimanga centrata solo ed esclusivamente sul gruppo. Infatti, un leader visionario e carismatico, capace di ispirare, motivare e guidare il gruppo sempre una presenza auspicabile, una risorsa a valore aggiunto in grado di moltiplicare il potenziale del gruppo stesso. Naturalmente ogni leader dispone di un suo proprio personalissimo e irripetibile mix di caratteristiche individuali, competenze e qualit. , comunque, importante, oltre alle caratteristiche personali, essere percepiti e riconosciuti leader dal gruppo, e pi in generale dalla comunit, quindi occorre essere credibili. La leadership, infine, deve essere anche etica, nella stessa misura, e forse anche di pi, in cui, dal punto di vista aziendale, il ruolo etico e sociale di unazienda non diverso o distinto dal suo ruolo istituzionale. Ogni mission tesa a soddisfare precisi bisogni umani si deve realizzare in piena coerenza con la propria identit istituzionale e si compie pienamente solo se si dispiega in modo responsabile e in armonia con la pluralit di interlocutori con cui via via si intessono relazioni in vista del bene collettivo. In tal senso lobiettivo non mai unico (esclusivamente profitto o mera crescita o consenso), ma sempre il frutto di una molteplicit di obiettivi interconnessi la cui sintesi costituisce propriamente il vero bene diffuso comune, della singola organizzazione e della comunit. Quando il primo uomo riusc a osservare la Terra dallo Spazio, era il 1961. Nello stesso anno fu realizzata, in bianco e nero, la prima trasmissione TV in diretta dallUnione Sovietica allEuropa e due anni dopo gli americani riuscirono a lanciare nello spazio il primo satellite per le telecomunicazioni. Nel 1962 fu identificato il codice genetico, il DNA, e un anno dopo i primi trapianti di fegato e polmone, poi nel 1967 quello di cuore. Solo due anni dopo luomo arrivato sulla Luna. Da allora sono passati circa cinquantanni. Quello che oggi diamo per acquisito , in realt, una conquista recente. Un bambino oggi in et scolare gioca con il cellulare e impara che pu comunicare con chiunque, ovunque si trovi e in qualunque momento; maneggia con destrezza liPad e il telecomando del televisore per scegliere tra una miriade di programmi televisivi. Non era certo cos per chi aveva sei anni alla fine degli anni Sessanta, quando il televisore era presente in pochissime case e il telefono era fisso e non era certo alla portata di tutti. Peraltro, i primi modelli di telefoni cellulari sono iniziati a circolare solo alla fine degli
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anni Ottanta... Oggi ci sono pi telefonini che abitanti e questo rende bene lidea di quanto il progresso corra a una velocit superiore rispetto alla nostra capacit di afferrarne pienamente il senso e ci lascia immaginare la portata del progresso sociale compiuto nel medesimo arco di tempo misurata in termini di cambiamenti degli stili di vita, di abitudini delle persone, di evoluzione culturale, relazionale e comunicazionale. Al contrario, il modello della conoscenza, e la pratica dellapprendimento, non altrettanto cambiato nella sua dimensione di essenza, piuttosto nelle dinamiche di relazione divenendo sempre pi sfuggente. La conoscenza ha perso i caratteri elitari che la caratterizzavano nel Medioevo e nel Rinascimento, quando i monaci amanuensi e gli umanisti, traduttori dei classici greci e latini, erano gli esclusivi depositari del sapere scientifico, letterario e filosofico per pochi. La cultura oggi a disposizione della massa e viene divulgata attraverso canali multimediali sempre pi variegati e pervasivi in grado di raggiungere tutti. La conoscenza on line ha cominciato a diffondersi massicciamente allinizio del 2000 propagandosi ovunque nel giro di meno di un decennio. Qualsiasi nozione virtualmente a disposizione di tutti. Chi necessita di delucidazioni su qualsiasi argomento, lo pu reperire in tempo reale sul web. Ci sono per anche controindicazioni in relazione a una diffusione cos ampia e incontrollata della conoscenza in cui ogni parola o concetto pu assumere molteplici significati. Chiunque, in questa nuova agor virtuale in cui il mondo stato traslato, in condizione di esprimere pareri e opinioni a prescindere dalla opportunit o dalla sua reale capacit di farlo: una democratizzazione del sapere che sicuramente mette in moto e agevola meccanismi virtuosi di stimolo alla cultura e allapprendimento ma che va governata per evitare la diffusione di saperi non sottoposti a verifica. Il rischio, infatti, potrebbe essere leccessiva speculazione concettuale che non crea nuova conoscenza, anzi, al contrario, tende a generare confusione e disinformazione. Occorre oculatezza e discernimento, quindi importante educare le nuove generazioni a un uso responsabile delle informazioni digitali attraverso la comprensione, e il governo, delle dinamiche della cultura digitale. La nuova lite della conoscenza quella che, grazie allapprofondimento e allesperienza, sa sovrapporre e far coincidere concetti e significati. Il vero problema della contemporaneit resta forse il sacrificio del tempo per comprendere e apprendere, ma affinch una democrazia del sapere sia effettiva ed efficace, necessario non solo distribuire informazione, quanto piuttosto insegnare ad apprendere.
(Filippo Antonio De Cecco, presidente Pastificio De Cecco)
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Quando capiremo? Ma capiremo?


Giovanni Degli Antoni

Stiamo vivendo in una crisi senza dubbio. Ma quando capiremo cosa sta avvenendo? Ci che osserviamo capire? Osservare lo spread capire? Osservare i suicidi capire? La lotta per le tasse capire? L aumento di ricchezza di alcuni capire? La disaffezione sociale dei giovani capire? La lotta politica con riferimenti ideali capire? La scarsit di leadership capire? Il rumore di fondo silenzioso dei militari capire? L apparente diffusione dellegoismo capire? E che dire dei vari strati della comunicazione etnica, giuridica, politica, morale, religiosa, etica con i loro predicatori (sono presente!!) ci aiutano a capire? Forse (ripeto: forse) dobbiamo metterci nello stato danimo di Teilhard De Chardin oppure di una equivalente audace interpretazione di Eraclito (essere divenire ). In entrambi i casi la nullit o inesistenza del presente tuttuno con il divenire. Fin qui nulla di nuovo Tutti lo sappiamo Ma Teilhard De Chardin ha segnalato che levoluzione del Popolo cinese si effettuata come se quel Popolo tornasse a sue antiche origini anche passando attraverso il confucianesimo grazie alle spinte Marxiste del Maoismo. Se cos la direzione del tempo non scontata! La conservazione diventerebbe un chiaro segno di preferenza al cos detto passato! Orbene: perch anche noi abitanti della penisola italiana non dovremo subire una evoluzione analoga? Sarebbe tutto pi semplice. Capiremmo la nostalgia e lamore del passato Capiremmo che i suicidi vogliono tornare alleroismo da cui sono partiti per costruire le loro conquiste Cio la propriet privata Capiremmo che lattuale organizzazione gestionale e non padronale delle imprese contro natura Capiremmo che il senso di propriet pervade anche la cosa pubblica Come per le dirigenze e gli autori di opere letterarie, multimedialit o altro Capiremmo anche i partiti governati da chi li tratta come propriet privata
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Capiremmo che la lotta di classe si trasformata in Basilea 2 come difesa estrema dei poteri che vogliono patrimonializzare il piccolo per incorporarlo a loro beneficio attraverso il tentativo del mondo bancario di impossessarsi delle propriet private cos come i pesci grossi mangiano i pesci pi piccoli Capiremmo che la lotta per larticolo 18 fatta da: 1. CHI si difende con i denti e in contrapposizione a 2. CHI cerca di rendere digeribili i bocconi dei GRANDI CENTRI: Supermercati, Super Fabbriche, super IMPORTER che desiderano incorporare (per PROFITTO) le modeste propriet delle piccole imprese (private) e i loro numerosi piccoli pascoli (mercati) non volendone per assorbirne i veleni, che da loro punto di vista sono rappresentati da chi intende dare alle piccole imprese una struttura per la stabilit della loro vita opponendosi cos al neo LATIFONDISMO COMMERCIALE! Capiremmo anche che la Giustizia si comporta esattamente come impresa in cui la gelosia per la propriet non certo assente Capiremmo anche un gigantesco sciopero di CINQUANTA MILIONI di cittadini in INDIA che ha fatto ripiegare decisioni governative a favore di supermercati contro la vita di coloro che attraverso peripezie di ogni genere avevano conquistato con i loro negozi il diritto a un p di pane Cos certo il Governo Indiano ha raccolto meno tasse facili a favore della loro burocrazia! Evviva!!! Capiremmo anche che non possiamo predicare a favore dei Tibetani e volere per noi uno sviluppo in cui il tempo non solo non fermo ma avanza in altra direzione! Capiremmo anche il debito pubblico (che esiste realmente) indipendente da chi e come viene costruito utile per rendere possibile le rapine di Stato che danno ricchezza agli scheletri burocratici, affamati di tutto, soprattutto voraci di proteine rappresentate dalla capacit di produrre ricchezza delle piccole imprese da divorare quindi Per riuscirci ricorreranno allinflazione e per mantenerne il controllo nonch alle discipline militari che potrebbero per avere nuovi volti E: chi detiene la propriet privata di quella entit chiamata Stato? S: lor signori! Vogliono la propriet privata: la LORO! Il buffo che la societ in questi ultimi anni stata cablata per difenderla dalle minacce del comunismo Lo stesso comunismo che ora insegna la logica organizzativa allo stato (agli stati?). Quindi capire il Comunismo di ieri non certo utile per capire il comunismo di
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Quando capiremo? Ma capiremo?

oggi Anche per il fatto che lanticomunismo di ieri ha insegnato a tutti un po di Comunismo Ed anche utile osservare che lex Unione Sovietica sta suggerendo liberismi che noi avevamo ma non vorremmo che altri li adottino E sobilliamo quei popoli certamente al liberismo che NOI (chi?) abbiamo abbandonato in difesa dei nostri controlli sui mercati e sui flussi di prodotti e sul Comunismo di stato come in CINA!! E come il non capire che loggi con tutti suoi dettagli ci travolge come uno tsunami di onde di dettagli la cui interpretazione va letta alla luce dei suggerimenti di ERACLITO? Siamo nei guai! Che fare? Esiste anche chi spera che nelle guerre con la loro capacit di asservire i popoli attraverso morti e povert indotte permettano di chiarire il panorama per CHI? La violenza del nazismo non ci bastata attenzione il pericolo nucleare incombe sempre e alcuni (quelli del CLUB pochi uomini!) ne hanno la propriet privata per i loro gusti! Un passo avanti Ma proprio con capiremmo nulla se non dissociassimo variet nella direzione dellevoluzione e degli sviluppi! Andiamo indietro? Ma non in tutto! Andiamo avanti ma non in tutto! Tenete pure le Vostre definizioni di avanti o indietro tutto funziona ugualmente e con la forza che ha portato una palla di fuoco (la Terra) a essere abitata da esseri biologici umani e ha visto molte forme della natura nascere e sparire Rimanendo nel nostro modesto orticello dobbiamo chiederci? Possiamo fare qualche cosa? Pensiamo al presente come una entit inesistente ovvero il presente come tante altalene in equilibrio che possono oscillare quando sollecitate L equilibrio rende le altalene instabili e sensibili a piccoli spostamenti perfino il pensare pu spostare masse ed energie (cio le altalene). Un po come nelle trappole da topi: toccare il formaggio attiva laltalena che scatta e poi si si ferma in attesa di essere ricaricata Le altalene spinte dalle loro energie interne (le molle) fanno decidere le sorti di altre altalene che a questo punto si muovono con la loro inerzia che inerzia fisica inerzia economica inerzia sociale inerzia politica inerzia umana (antropologica) Ma non tutte le altalene si muovono nella stessa direzione anche grazie a quel misterioso concetto che lautonomia che negli uomini lidentit!! E ciascuna altalena anche nel suo moto inerziale ha un presente
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instabile con le molte altalene che la compongono e contraddistinguono e molti passati/futuri anche allinterno di moti inerziali ma ugualmente autonomi Cos come nella nostra piccola vita siamo autonomi o crediamo di essere tali nello sviluppo dellaltalena cosmologica geologica biologica e ora biotecnologica Ovvero ogni entit inerziale vive IN altro e ha dentro altro nella sua autonomia limitata Naturalmente il presente tutto continua a essere in equilibrio (Immaginatelo potete) e in attesa di passato/futuro. Ma intanto si deforma e questa la sola immagine che ci seriamente concessa La Scienza pu aiutarci! Non poco e non molto! Comunque tutto dipende dagli uomini e dalla loro conoscenza non solo dagli scienziati! Ma lasciatemi procedere con cautela (come ho cercato di fare fin ora?). Controllare la direzione dellevoluzione Pu sembrare pretenzioso poter controllare levoluzione e forse lo . Ma lUOMO-SCIENZA non ha rinunciato a tentare di farlo! Ripassare lelenco dei successi nella lotta contro linevitabilit della morte causata dalle inerzie richiede molte pagine Tutti sappiamo che luomo ha inventato lenergia nucleare per costruire equilibri militari energetici ma che pu usare quellenergia contro altre minacce per altri equilibri per esempio trasportando le bombe atomiche con missili nucleari verso meteoriti che gi ci insegnano qualcosa sul nostro futuro e ci parlano della nostra autonomia limitata E con gli stessi missili speriamo di portare luomo ben oltre la Luna L energia nucleare ha permesso al Giappone di essere una potenza manifatturiera (superando la fame e rinunciando alla Guerra) e di preparare quel popolo a eliminare per primo gli effetti negativi ben noti dellenergia nucleare e dei combustibili fossili grazie alle emergenti fonti innovative (solare geotermiche fusione fredda). Non diverso il fronte delle variet evolutive nella biologia Evoluzione che necessaria per dare alla medicina la possibilit di guarire i singoli uomini senza gravare su tutta la collettivit in termini dei costi cos detti della salute E soprattutto evitare di prescrivere nelle forze che determinano la direzione delle evoluzioni politiche elementi di morte artificiale Ricerche promettenti esistono da quando luomo ha identificato la chiave dellidentit biologica dei singoli individui (il DNA INDIVIDUALE)
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Quando capiremo? Ma capiremo?

Ma con quali risorse possiamo contribuire? Se non ci collochiamo in un sistema di altalene in equilibrio instabile le altalene sono l. Ma se appena lasciamo o rendiamo possibile lo spostamento dallequilibrio ecco che qualche molla scatta e ci libera lenergia che la natura mette a disposizione S, tutto viene dalle energie fisiche che la natura ha nascosto nelle sostanze e nelle relazioni fra di loro L energia cosmica nucleare atomica chimica biologica sociale e mentale (lo spirito?) sono dettagli nascosti in pezzi di universi disponibili a noi anche se ci lasciano solo trasformare energie e forme fisiche in altre forme senza che noi possiamo creare o distruggere nulla quel compito non ci compete Le energie non sono distribuite uniformemente e le molle inerziali possiamo attivarle Il topo in una trappola attiva una molla che lo uccide Non il solo modo per recuperare energie E luomo (gli uomini) lottano continuamente per individuare vie per dare una direzione alle energie naturali ovviamente sfruttando la realt Il ruolo della conoscenza Il tema immenso. Ma lo abbreviamo. L uomo osserva e cerca di descrivere il ripetibile. Ne fa conoscenza trasmissibile ad altri. La lettura della conoscenza si trasforma in esperienza acquisita culturalmente. La diffusione generalizzata della conoscenza diventa cos un patrimonio comune gratuito o meglio con solo costi di conservazione (che sprechi a parte tendono a diventare nulli) Ovviamente anche la conoscenza va gestita insegnata e migliorata con una miriade di imprese (individuali e non egoiste e non) e diventa merce come ogni altra opera umana con le sue regole commerciali Gli comunque che come lo STUDIOSO entra nella letteratura al costo dei suoi sacrifici cos lo STUDIOSO DI SCIENZA E TECNOLOGIA pu disporre anche individualmente di immensi capitali non solo concettuali ma anche pratici. Un caso importante quello della progettazione che grazie alle tecnologie informatiche diventata realizzazione virtuale di qualche entit reale o non Cos le realizzazioni virtuali diventano osservabili come nuova forma di lettura diventano come altri elementi della cultura dei depositi di conoscenza che dovranno essere gestiti insegnati manutenuti e proposti a chi di dovere per qualche REALIZZAZIONE che meglio dovrebbe venir indicata con il termine di IMPLEMENTAZIONE! La cultura della progettazione pu cos diventare anche accesso a nuovi affari pensare progettare virtualizzare Tutto ci ri145

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chiede lavoro e ha costi Che sono bassi per i competenti Alti per gli altri! Ne segue che chi implementa usando buona progettazione virtuale ha costi pi bassi di altri La competizione oggi tutta concentrata sulle conseguenze della competenza per gli obiettivi fissati di realizzazioni: chi non ha competenze perde Chi ritarda nellacquisirle perder Qui sembra un incentivo alla competizione selvaggia.. NO! un urlo per la riduzione dei costi nellimplementazione di ogni entit per combattere in termini competitivi il debito pubblico! Ciascun progettista (giovane e non) sa dedicare attenzione alle tecniche di progettazione virtuale se lo fa aiuter il debito pubblico e il futuro di molti anche di coloro a cui non dovremo far fare la fame (i paesi poveri) per mantenere la nostra qualit di vita sui temi della virtualizzazione che si deve discutere in termini di openess.. ovvero di usabilit facilitata (a basso costo) grazie alle conoscenze acquisite socialmente Ottima lidea di fondo Se i costi di unautonomia della virtualit non vengono aumentati dai ritardi di acquisizione delle autonomie rendendo quindi vani gli sforzi realizzati A quel punto arriveranno costruttori da fuori che ci insegneranno tutto e ci faranno pagare tutto di pi e realizzeranno un LATIFONDISMO VIRTUALE impoverendo tutti coloro che con la propria creativit ci hanno portato al livello di appetibilit da parte di modelli che sono contrari alla nostra evoluzione culturale Difendetevi comportatevi come se per voi ci fosse un articolo 17 virtuale Un esempio: lELIMINAZIONE DELLE PROVINCIE Le provincie sono prodotti Nazionali. Sono basate sulla nostra cultura. Hanno usato nostro lavoro certo anche contribuendo al debito pubblico non sole! Le energie interne tendono alla loro conservazione. Altre forze esterne tendono alla loro eliminazione Sono in equilibrio Ma pu bastare poco (e sta avvenendo) per modificare gli equilibri. Le molle sono tese. Le conseguenze inerziali sono in attesa Che fare? Ecco cosa gli informatici dovrebbero proporre: realizzare COPIE VIRTUALI con UFFICI prima collocati nelle attuali sedi delle provincie e quindi trasferiti senza colpo ferire e senza costi nei luoghi reali o virtuali di destinazione delle funzionalit che altri dovranno curare
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Quando capiremo? Ma capiremo?

I dettagli economici di ottimizzazione di liberazione di risorse pubbliche di abbinamento fra vari uffici di provincie comuni prefetture od altro li lascio alla creativit che certo non manca Di pi non dir ma so che alcuni di voi chiederanno: dove collocare il CLOUD e le APP affinch i cittadini anche anziani possano ricorrere ai servizi a loro destinati (se ci sono)? E lagenda digitale?

Riferimenti Gelminello Alvi, Il capitalismo verso lideale cinese, I nodi, Marsilio. G. Degli Antoni, Armamenti e centrali nucleari. Lesercito costruisce il futuro, in www.affaritaliani.it >rubriche>ragioni del cambiamento (2012). Ringraziamenti Li debbo alle discussioni con molti: Ivan Rizzi, Angelo Perrino, Gian Carlo Dalto, Giorgio Giunchi, Renzo Magni, Regina Mezzera Gianfranco Cerofolini (Universit della Bicocca, vedere Google) che ci ha lasciati mi ha suggerito la metafora delle trappole da topi. E molto molto altro che forse riuscir a far conoscere

(Giovanni Degli Antoni, docente, fondatore del Centro Televisivo Universitario dellUniversit degli Studi di Milano, presidente Associazione Italiana per la Multimedialit)
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Autenticit esemplare
Stefano Dominella

Valore: sembra quasi che luomo di oggi non conosca o si sia dimenticato il vero significato di questo termine. A questo proposito sembra perfetto il celebre aforisma di Oscar Wilde: Oggi si conosce il prezzo di tutte le cose e il valore di nessuna. Ma solo i valori sanno davvero scavare nella profondit del significato e riuscire ad attribuire senso allazione umana. Viene spontaneo, a questo punto, il chiedersi come si possa affrontare un qualsiasi lavoro senza essere supportati da una forte motivazione o da una superiore ispirazione. proprio questa che in fondo che ne determina la rilevanza e la direzione morale: solo lazione intensamente pensata e frutto di una consapevolezza pu alla fine essere giudicata giusta e si allinea con la dimensione delletica della convinzione. Personalmente ho sempre ritenuto che il senso di giustizia debba essere sempre presente nel fondamento di ogni nostra azione. La mia lunga esperienza lavorativa mi ha fatto comprendere che, solo adottando questo parametro, si pu davvero ottenere stima, fiducia e partecipazione da parte di chi collabora con noi: questa lunica via che ci conduce a una leadership riconosciuta e autentica. Fin dalla giovent vivevo lambizione di realizzare qualcosa che rispecchiasse appieno la mia identit, ero sempre spinto da un irresistibile desiderio di fare, di esprimere tutto il mio bisogno di movimento per scoprire e cogliere al volo tutte le opportunit che la vita era in grado di offrirmi. Allorigine della leadership personale c una volont irrefrenabile di essere protagonista in prima persona delle scelte senza mai adagiarsi su di un destino gi stabilito e preconfezionato. Impulsivit e voglia di crescere sono caratteristiche per certi aspetti spontanee dei giovani. Come suggerimento aggiungerei che occorre anche essere sollecitati da grande curiosit intellettuale per tutto quanto non si conosce e aperti allincontro con nuove culture in una dimensione internazionale. A tutto quanto vado dicendo non deve mancare, per, un contributo intellettuale e pratico in modo da potenziare la nostra capacit creativa e produttiva ed esser pronti a collaborare e a va148

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Autenticit esemplare

lorizzare il talento altrui. Esprimere in conclusione libert per il futuro. Una nuova classe dirigente risulter veramente tale se sapr tenere insieme ragione strategica ed esempio personale. Solo cos avr potr aver davvero valore lautorevolezza dellesempio. Sono molteplici i motivi che, oggi, contribuiscono a fare in modo che i giovani non sappiano veramente a cosa mirare per realizzarsi e dare un senso alla propria esistenza e una direzione alla propria identit professionale. Un aspetto importante deriva dallessere circondati da un mondo dispersivo, fonte di confusione e frustrazione. In un simile contesto non pu non risultare arduo e difficile costruirsi una visione coerente e strutturata della vita fondata su valori solidi e una identit precisa. Molto pi facile invece il lasciarsi trasportare dalla corrente senza avere la forza di una stabile personalit pronta anche ad andare controcorrente pur di affermare le proprie convinzioni ed idee: cos le prospettive finiscono per essere sempre pi incerte proprio perch viene a mancare la solidit e la consistenza morale e caratteriale e non si rafforza la capacit di perseverare per conseguire obiettivi difficili e di lungo periodo. Il giovane viene cos attratto solo da ci che piacevole e incentrato sulle suggestioni effimere del presente e diventa incapace di costruire una prospettiva e progettare il futuro. Viviamo, infatti, in un mondo dominato da eccessi di stimoli che istaurano un dominio appiattito sulle istanze edonistiche del presente. Il banale impera rischiando di costruire personalit scialbe e prive di vere qualit. Rispetto ed educazione verso i valori fondanti vanno purtroppo sempre pi scomparendo mentre si assiste a un processo di falsificazione e mistificazione intenzionale dei fatti e della realt, ben sapendo che questa operazione determina disorientamento, confusione e allontanamento dalla dimensione della realt in nome della virtualit e di un surrogato, di un illusorio simulacro della verit. Ecco cos la tendenza a rifugiarsi nella cultura delleffimero, del successo a buon mercato, la necessit quasi di sentirsi sempre alla moda, di seguire quello che Pascal indicava come la distrazione del divertissement. L identit personale stenta quindi a formarsi, identit che sola si pu conseguire solo grazie a un duro lavoro di concentrazione sulla lettura della propria interiorit, riflettendo, analizzando e cercando risposte ai problemi a partire dalla riflessione su se stessi. solo la coscienza interiore che permette di misurarsi davvero con la propria identit autentica e di aprirci al nostro destino. Stiamo attraversando, lo sappiamo, una crisi profonda che investe globalmente il mondo, si tratta di una crisi non solo economica. Ancor pi forte della crisi finanziaria infatti la crisi dei valori e dei modelli,
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che si riflette direttamente sul modo di essere e di concepire la vita e sulle condizioni di sviluppo delle persone. Attraversiamo davvero un periodo di decadenza culturale e morale di enormi proporzioni. In tale stato, senza accorgercene, finiamo per assorbire ed esaltare solo gli aspetti pi negativi e deleteri, cercando in ogni situazione di trovare scorciatoie che ci permettano di far la minor fatica possibile e lasciandoci quasi trasportare da quel senso di inerzia che avvolge e inibisce ogni volont e desiderio di cambiamento. Sono pi che mai necessari e preziosi, in un momento come questo, esempi autentici e coerenti di comportamento, per diffondere presso le nuove generazioni una cultura etica capace di indicare un orizzonte valoriale credibile di riferimento. Un ruolo cruciale in questo senso dipende dallinsegnamento, dove oltre alla cura dellaspetto nozionistico e razionale della conoscenza, si deve dare impulso anche a quello della conoscenza dellindividualit interiore, unicit fatta di esperienza, di episodi vissuti, di emozioni, di affetti, di interiorit spirituale. Solo imparando a rispettando il bene di tutti i nostri simili, e senza distinzione per ogni creatura vivente, si potr arrivare a vivere una vera etica personale. Nella vita quotidiana occorre una svolta verso valori alternativi al consumismo: la frugalit e lessenzialit devono arrivare a soppiantare i consumi sfrenati e laccumulazione infinita di beni materiali; la sobriet e la razionalit devono contribuire a diffondere un modello pi equo e sostenibile nella distribuzione della ricchezza. Ecco perch diventa un dovere fondamentale, da parte di chi detiene nelle proprie mani la leadership nel campo del lavoro, quello di aiutare i giovani a scoprire il senso profondo, prezioso e anche sacro della vita che urge dallinterno della dimensione coscienziale. Allo stesso tempo indispensabile inoltre far intendere alle giovani generazioni come solidariet e mutualit nei confronti degli altri rappresentino valori etici insostituibili e costitutivi della nostra identit sociale e comunitaria: la persona non un individuo isolato, non una monade ma agisce allinterno di una dimensione relazionale: la sua stessa identit frutto di una elaborazione in un contesto di relazione. Non dovr essere trascurato anche il peso rappresentato dal valore inteso in una dimensione che si estende oltre la dimensione individuale e investe il carattere collettivo, valore che va al di l delle persone e riguarda la comunit nel suo complesso e si protende oltre lorizzonte temporale della propria generazione. Raggiunto questo scopo, si potr ben dire di aver preparato nuove leve che sapranno guidare con mani sicure e consapevoli la societ futura. Prima che si arrivi a parlare di ricambio della classe dirigente, in
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Autenticit esemplare

qual si voglia settore della nostra vita nazionale, necessario, a parer mio, ripartire dalle basi, dal sistema educativo delle giovani generazioni. A questo proposito dico subito che non si pu non rilevare la modesta qualit dellistruzione in contrasto con la richiesta, ogni giorno pi diffusa, di un sistema in grado di fornire strumenti culturali e tecnici sempre pi sofisticati anche per riuscire a eccellere nella competizione dei mercati internazionali. Queste, infatti, si fondono sulla formazione, sul saper fare, innovare e rigenerarsi continuamente grazie allapporto di idee nuove e alla vivacit dei cervelli. Di questo ho conferma ogni giorno di pi svolgendo la mia attivit nel settore della moda; settore aperto a sempre nuovi orizzonti e contaminazioni culturali, ma che di conseguenza richiede un condizione di innovazione permanente. A loro volta i giovani devono attivare un percorso personale di maturazione dei propri interessi attraverso lo studio e, successivamente, attraverso il lavoro: gli strumenti indispensabili sono anche nel mondo di oggi la tenacia e il sacrificio, limpegno, la volont; strumenti faticosi, ma indispensabili per una vera crescita prima di tutto umana. Solo con queste basi si pu cominciare a pensare davvero a un cambiamento della nostra classe dirigente. Proprio il cambiamento epocale al quale stiamo assistendo pu offrire ai giovani una grande possibilit di affermazione sia sul lavoro sia nella loro stessa vita. Nessuno, oggigiorno, costretto a seguire un tracciato che altri hanno determinato per lui; noi tutti possiamo scrivere o riscrivere quanto vorremmo conseguire in piena autonomia e libert autentica senza pi dipendere dagli altri. Di fronte a tanta indipendenza, il giovane non deve trascurare il peso negativo che su di lui grava per lesser parte di una generazione che, per troppi anni, ha trascorso unesistenza molto spesso iper-protetta e in molti casi aggiungerei addirittura ovattata. Questo eccesso di protezione pu essere per certi aspetti un vero limite al desiderio e alla ricerca di autoaffermazione. Certo la partenza deve venire da una solida formazione e, anzitutto, da unistruzione ben assimilata e sostenuta da impegno e ferrea volont e determinazione nel conseguire gli scopi prefissati. Solo allora i giovani potranno davvero divenire i protagonisti di questa nuova fase. Fase che si indirizza a globalit, flessibilit del mondo basato sul valore aggiunto di idee nuove: pi che mai adesso i soggetti devono risultare pronti a cogliere i segnali e le opportunit di sviluppo. Servono conoscenze, ma, soprattutto, competenze nuove. Infatti se rivolgiamo lo sguardo al mondo del lavoro, alle imprese, alle industrie, in tutti i settori notiamo che sono sempre alla ricerca di freschezza, curiosit e motivazioni differenti.
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Lo scenario in continua evoluzione e le dinamiche evolutive delle imprese sono sempre meno prevedibili. Stare sul mercato necessariamente la strada da seguire. Queste imprese, in particolare le pi avanzate, avranno un costante bisogno di giovani altamente creativi, di talenti veri che potranno cos da parte loro raccogliere concrete opportunit. Le imprese, nel valorizzare il talento e favorire la collaborazione tra differenti generazioni, faranno in modo che si arrivi ad armonizzare tradizione e innovazione riuscendo a istituire un proficuo dialogo tra mondi e velocit differenti. Il giovane allora sar in grado di avere una visione nuova del mondo con una sicura disponibilit alla mobilit e allavventura. Finalmente provviste di questi indispensabili requisiti le nuove generazioni potranno realisticamente aspirare a una sicura leadership e anche un ruolo da protagonisti in seno alla societ in senso allargato.

(Stefano Dominella, presidente Gattinoni)


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Spazio alllite della conoscenza


Sergio Domp

Nel mio ruolo di imprenditore italiano ho maturato via via nel tempo lintima convinzione che ci sia un vizio di fondo che affligge il dibattito sulla leadership nel nostro Paese. Nel sentire comune, infatti, la percezione della leadership quasi sempre associata al livello di esposizione e al ruolo di una persona, e pi raramente ai comportamenti agiti e alla sua visione prospettica. Un tratto distintivo della nostra cultura che ha generato una riflessione pubblica sul tema della leadership caratterizzata troppo frequentemente da analisi scevre dal merito e non contestualizzate nella pi ampia dimensione internazionale. Unattitudine che ha spesso lasciato molta della classe dirigente che ha responsabilit concrete ai margini del dibattito e lha esclusa da quelle scelte strategiche che richiedono, nelle societ pi lungimiranti, di fare appello al contributo delle competenze migliori che una nazione pu offrire. Daltro canto, in quei casi in cui la notoriet di una persona o dellazienda che rappresentava lhanno obbligata a partecipare al dibattito pubblico su uno specifico tema, sono state attribuite valenze politiche alle scelte e agli atti di quella persona che, in realt, erano dettate unicamente da stringenti necessit competitive e dalla sua visione strategica. La globalizzazione, tuttavia, che non pu prescindere dalla costruzione di sistemi paese agili e capaci di valorizzare innanzitutto le eccellenze, sta fortunatamente consolidando anche in Italia un processo di modernizzazione, forse lento ma certamente inesorabile, che coinvolge anche il concetto di leadership. Ritengo che non sia un caso che questo processo si verifichi in una fase storica il cui tratto distintivo costituito proprio dallincredibile diffusione di strumenti di comunicazione che solo fino a dieci o venti anni fa erano semplicemente impensabili. Questo passaggio epocale stato ben descritto alla fine degli anni Novanta utilizzando il concetto di era dellaccesso per descrivere un
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nuovo paradigma economico basato proprio sulla conoscenza e sulle relazioni. Uno dei massimi veri leader di questepoca, Steve Jobs, ha addirittura promosso il superamento di questa fase, dandola per acquisita e spingendosi nellattualit delle giovani generazioni. Non siamo dunque di fronte a una nuova cultura, siamo di fronte a una nuova economia. Anche in Italia questo fenomeno oggi sotto gli occhi di tutti, e lo scarto culturale tra i cosiddetti nativi digitali e le generazioni che li hanno preceduti non ha eguali nella storia dellumanit. Sarebbe miope non riconoscere che, anche nel nostro Paese, una nuova classe dirigente si sta gi formando e non tarder, come giusto che sia, a imporsi autonomamente in virt della sua forza propulsiva e propositiva. Conoscenze e relazioni sono i valori che contraddistinguono questa nuova classe dirigente in piena formazione. In questo contesto, le lite culturali che sono state protagoniste dellera che ci lasciamo alle spalle dovranno evolvere o fare posto alle nuove lite della conoscenza. Un processo di cambiamento che in corso anche nel nostro Paese sebbene non sia visibile quanto potremmo aspettarci. Se da un lato sarebbe ingiusto affermare che sia ostacolato, senza dubbio possibile sostenere che non sia supportato da una visione dinsieme e di lungo periodo. Non un caso che in Italia, quando le spinte verso una maggiore modernizzazione del Paese si fanno pi forti, si invochino ciclicamente i cosiddetti tecnici, personalit che incarnano una leadership nei loro settori di provenienza che possano essere messe al servizio della comunit nel suo insieme. Si pensi al ruolo propulsivo che ha rivestito Carlo Azeglio Ciampi come Presidente nel Consiglio alla met degli anni 90 e alla sua successiva elezione alla Presidenza della Repubblica. Non da escludersi che dal dibattito politico pi recente emergeranno ancora queste istanze e che nuove leadership avranno lopportunit di emergere come accaduto in passato. Non c nulla di straordinario in questo, salvo dover constatare che il nostro sistema non ancora in grado di esprimere questa mobilit sociale senza passare attraverso fratture e momenti di crisi. La leadership dovrebbe dunque essere intesa, in particolare anche in Italia, nella sua accezione positiva e propulsiva, come unattitudine che un Paese deve poter esprimere come sistema. Oggi, e in particolare nella sua accezione pi comune, la leadership invocata ancora per la sua funzione salvifica e dunque impli154

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Spazio alllite della conoscenza

citamente per il suo carattere transitorio ed eccezionale. Questa cultura della leadership ha sicuramente influenzato anche il settore industriale che, tuttavia e come spesso accade nella storia, sta anticipando il cambiamento. Nella nuova logica di un sistema industriale basato sulla creazione di valore attraverso le relazioni e la conoscenza, infatti, non poteva non mutare anche il concetto di leadership. E guardando in questa prospettiva al settore a me pi familiare, quello farmaceutico, posso evidenziare quelle che considero le caratteristiche fondanti una leadership moderna. Essere leader oggi vuol dire saper usare i sensi, innanzitutto saper vedere e ascoltare, ma anche essere capaci di restituire, essere pronti a recepire i bisogni che emergono dalla societ per trasformarli in opportunit e condizioni di vita migliori. Unindustria farmaceutica che non mette al primo posto del suo agire questa missione difficilmente pu avere futuro e, dunque, tantomeno leadership. Ne consegue che la strada dellinnovazione permanente nel settore farmaceutico non unopzione che pu o meno essere scelta: lunica strada percorribile per il successo di unimpresa. Si noti, tuttavia, che la capacit di innovare rappresenta oggi una della maggiori criticit del nostro settore a livello mondiale, e appare ancora pi evidente se guardata dallItalia. Il farmaceutico, infatti, ha vissuto uninversione nel trend della ricerca che negli ultimi anni a fronte di investimenti sempre pi cospicui ha visto ridurre la propria produttivit e diminuire il numero di molecole progressivamente immesse sul mercato.Cambiamenti radicali che hanno imposto allindustria del farmaco la necessit di individuare nuovi equilibri e nuovi modelli di sviluppo capaci, da un lato, di far fronte al suddetto calo progressivo della produttivit della ricerca e, dallaltro, di garantire una sempre maggiore specializzazione delle terapie. Rispetto a questo scenario evolutivo, stanno esprimendo una leadership evolutiva quelle imprese capaci di accelerare lormai inarrestabile processo di ripensamento del paradigma della ricerca del settore farmaceutico, abbandonando il tradizionale modello dello sviluppo inhouse e privilegiando, al contrario, il ricorso al modello a rete. un insegnamento che ho appreso personalmente negli anni di intensa collaborazione con imprese farmaceutiche globali attive nel settore delle biotecnologie, dove ogni innovazione la sintesi delle diverse attivit di imprese attive in una rete di collaborazioni.
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Ed in questa prospettiva che si inserisce la scelta della Domp che negli ultimi anni ha apportato un significativo cambiamento al proprio modello dimpresa, concentrando il proprio impegno prevalentemente nella R&S con investimenti superiori al 10% del fatturato e facendosi, al contempo, parte attiva di un network di eccellenze in tutta la filiera del valore. Sono, infatti, convinto che il paradigma della rete dovr evolvere ulteriormente e assumere nel tempo una configurazione idonea per lo sviluppo della ricerca traslazionale e, pi in generale, dei processi produttivi. Si tratta di un altro passaggio particolarmente complesso che per imprescindibile perch solo in questo modo si potr continuare a offrire una risposta adeguata ai bisogni di cura delle Persone e, al contempo, un contributo concreto allo sviluppo di un Paese nel suo insieme, di cui lindustria farmaceutica da sempre sinonimo e garanzia. Il numero di addetti, la presenza sui mercati esteri, la capacit di contribuire attraverso le imposte al mantenimento di una Pubblica Amministrazione moderna e capace di premiare i comportamenti virtuosi, sono infatti variabili caratterizzanti il nostro settore. Queste stesse variabili sono quelle che animano il settore farmaceutico italiano nel suo insieme anche a livello associativo. Il sistema di rappresentanza in Farmindutria non infatti basato esclusivamente sul fatturato delle aziende. invece il risultato di tutti i fattori che presi nel loro insieme vanno a costituire quella che potremmo definire una formula etica dellagire industriale. Questi processi non sono imposti dallalto e non sono frutto di leggi e regolamenti. Sono semplicemente segnali del progressivo adattamento alla nuova realt competitiva globale, in cui la leadership non potr avere come unico parametro la ricchezza fine a se stessa, bens la capacit di innovare e di ascoltare e quindi di cambiare e di essere riconosciuti. In questo scenario, ritengo ci sia spazio per molti.

(Sergio Domp, presidente Domp Farmaceutici)


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Il coraggio del dubbio


Armando Elisei

La leadership pu in certi casi essere il frutto di una predisposizione naturale, ma, nel maggior numero dei casi, si apprende in un percorso di esperienza maturata nel tempo. La leadership non mai il prodotto esclusivo dalla forza di ununica persona ma strettamente collegata al gruppo di persone che la riconoscono come autorit del leader. La leadership pu essere sviluppata grazie ad attivit come il coaching o il mentoring che permettono di affrontare e affinare sensibilit e competenze arrivando a superare i passaggi di maggiore criticit grazie a processi di focalizzazione e responsabilizzazione progressiva. Si tratta di affrontare un percorso di sviluppo delle competenze, in particolare delle c.d. soft skills, accompagnato dalla crescita della consapevolezza interiore che permette lacquisizione di una maggiore autostima e fiducia in se stessi, che pu poi trasmettersi nelle attitudine alla leadership. La societ ormai globale, le nuove generazioni sono sempre pi simili tra di loro, c dialogo e apertura verso una internazionalizzazione molto avanzata che abbatte le barriere culturali. Per occorre anche rilevare il carattere troppo spesso debole e fragile di giovani che fanno fatica a concentrarsi, a mantenersi focalizzati a lungo su un obiettivo: quello che pi loro manca non sono tanto le competenze tecniche o il know-how, ma piuttosto la solidit psicologica e la forza del motivazione. C troppo individualismo presso i giovani: per questo davvero difficile motivarli verso un percorso collettivo di condivisione e di squadra: in generale mancano della capacit di aggregarsi attorno a obiettivi comuni. C perci una grande necessit di elevare il potenziale del collettivo, del team. Lindividualismo crea disordine, confusione, attriti, quello che serve una leadership partecipata in grado di mobilitare risorse ed energie da condividere nella squadra. necessario prendere coscienza che, mai come oggi, siamo tutti sostituibili, non c mai nessuno di assolutamente indispensabile. Troppo spesso i battitori liberi sono creatori invece che solutori di problemi. Questa tendenza dei giovani a vi157

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vere un individualismo esasperato la si ritrova sia nel mondo del lavoro, ma anche nel contesto pi allargato della vita sociale sempre pi caratterizzata da frammentazione, disgregazione, discontinuit nelle relazioni. Per questo oggi il valore aggiunto di un leader, allinterno del mondo del lavoro, o nel contesto politico, quello di fungere da catalizzatore di aggregazione verso mete comuni. Il sesto senso di un leader si manifesta con la capacit di toccare le corde individuali della motivazione interiore e facendole suonare insieme nel gruppo. Ed quasi inutile dire che si tratta di una dote rara in un mondo cos sfilacciato dietro mille interessi diversi, mille note dissonanti tra loro. Proprio per questa frammentazione sociale e di valori, che attraversa il mondo attuale, diventa decisivo il ruolo di una leadership etica basata sulla correttezza di alcuni principi fondamentali e sulla coerenza nella sua applicazione concreta ai comportamenti. Personalmente mi posso riconoscere nella immagine del selfmade man che ha percorso in quasi quarantanni tutti i gradini della carriera dal basso verso lalto. La questione che investe direttamente il ruolo del leader quella della capacit di riconoscere i propri limiti, la responsabilit legata alla consapevolezza del rapporto con il potere. Devo ammettere che non ho mai lavorato per la sola ricchezza, ma piuttosto per la motivazione e lenergia che mi restituiva limpegno nellazione. Non il solo desiderio di ottenere gratificazioni materiali a motivare limpegno verso il proprio lavoro. Non c motivazione pi importante di quella della consapevolezza di stare facendo il proprio dovere. Il bene pi prezioso in fondo il tempo. La qualit di un tempo di non ripetizione, di un tempo creativo e di impegno, quella che deve caratterizzare maggiormente il ruolo del leader. Spesso siamo troppo occupati nel day by day in cui siamo immersi, al punto da non riuscire a vivere fino in fondo quella intensit creativa del tempo che la leadership ha il dovere di esprimere aprendo la sfida alla trasformazione e allinnovazione permanente. Per fare questo il leader deve disporre di un tempo di riflessione, di approfondimento, di meditazione per fornire unalta qualit di risposta e di decisione strategica. La capacit di saper indicare le giuste priorit una abilit fondamentale per il leader che deve essere in grado di misurare e valorizzare limpegno dellorganizzazione in una prospettiva temporale di largo respiro. L etica da questo punto di vista contribuisce a caratterizzare la leadership come attitudine a un pensiero dei valori del senso inquadrandolo in una prospettiva autentica e coerente. Siamo una azienda multinazionale con una forte presenza in USA, Cina e nei mercati emergenti come il Brasile e lEst europeo. Recen158

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Il coraggio del dubbio

temente la querelle diplomatica tra Italia a Brasile relativa al caso Battisti o le questioni relative agli scandali italiani certamente non aiutano a creare positivit attorno alle imprese del nostro Paese, che si ritrovano spesso sole o comunque con uno scarso supporto da parte delle istituzioni. Al di l del merito delle questioni, quando si fuori dallItalia si avverte la debolezza della nostra nazione a livello internazionale, si avverte una crisi di autorevolezza, di mancanza di figure di riferimento a livello internazionale, abbiamo un sistema bancario ancora troppo poco internazionalizzato e questo significa un limite allo sviluppo per le nostre imprese esportatrici presenti a livello globale. Mancano uffici di rappresentanza in grado di supportare e fare sentire meno sole le imprese italiane allestero. Oggi c un vuoto di potere a livello mondiale prima ancora che a livello europeo o nazionale. Gli stessi USA non sono pi lunica superpotenza col ruolo di guardiano del mondo. Lo scenario geopolitico si sta modificando in funzione di uno spostamento del baricentro economico verso le economie emergenti. Come imprenditori dobbiamo rispondere alle domande del mercato, ma dovrebbe anche essere il mercato a caratterizzarsi per maggiore eticit. Lo standard di legalit del mercato dipende dalla trasparenza degli scambi nel rispetto delle regole di leale concorrenza, necessarie a consentire la massimizzazione dellefficienza grazie a processi di libera auto-regolazione dei prezzi che escludano condizioni di dominio monopolistico od oligopolistico. Solo in tal modo la crescita di efficienza pu essere in grado di determinare un surplus di risorse pubbliche da re-distribuire per mettere in azione meccanismi perequativi delle differenze di opportunit e redistributivi della ricchezza. Solo eliminando, grazie a una buona politica, non assistenzialistica ma equa, gli eccessi di disuguaglianza, davvero possibile contribuire alla crescita dellequilibrio sociale del sistema e nel contempo garantire il sostegno della domanda e lo sviluppo ulteriore del mercato. Ma per fare questo occorre una leadership credibile e una classe politica autorevole. Serve una presa di coscienza che parta dallindividuo fondata sul rispetto delle persone, delle cose, dellambiente. Bisogna ricostruire una cultura etica del Paese. In fondo la perdita di investimenti produttivi in Italia la cartina al tornasole, il sintomo di un malessere a livello internazionale a rapportarsi con una leadership credibile del sistema-paese, una incomprensibilit del sistema italiano che spaventa anche gli stranieri pi aperti e volonterosi di investire. Il rispetto di equilibri politici spesso pi importante dei veri interessi del Paese. Troppa burocrazia lenta, ridondante e incomprensibile e troppo discrezionale,
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poco trasparente e percepita come arbitraria e arretrata dagli investitori internazionali. La tecnologia ha cambiato il mondo, ha reso il lavoro meno pesante, ha spostato lasse del lavoro sul fattore del pensiero e della qualit umana del controllo e della apertura alla trasformazione. Oggi la tecnologia ha trasformato il mondo del lavoro. Ci sono processi di elaborazione continua e di miglioramento costante della performance produttiva e qualitativa. Pensiamo allerrore di prospettiva di chi, un paio di decenni fa, si era opposto allautomazione, temendo che la presenza dei robot in fabbrica avrebbero fatto perdere posti di lavoro. Certamente si tratta di processi labour saving ma che certamente hanno anche migliorato le condizioni di vita evitando lalienazione della catena di montaggio e dei lavori pi ripetitivi, ricollocando le risorse umane su processi pi in grado di valorizzarle. Anche se oggi vi sono modelli di delocalizzazione che permettono di spostare gli impianti verso Paesi dove il costo del lavoro estremamente pi basso, in realt occorre aprirsi a una mentalit di investimento in tecnologia, in automazione, in raffinazione e aggiornamento dei processi produttivi, perch questo significa progresso positivo e miglioramento della qualit della produzione. La crisi non stata solo economica, ma anche culturale, ha determinato un cambiamento nel modo di pensare. Le motivazioni strategiche delle delocalizzazioni operate nellultimo decennio hanno oggi perso gran parte del loro significato economico. La delocalizzazione infatti un processo che ha un limite temporale legato alla crescita dei diritti sociali ed economici della working class di un Paese. Il vero progresso il fattore umano, il vero capitale il capitale umano dellimpresa, la qualit e la motivazione dei suoi partner e collaboratori e la capacit di coinvolgimento e di visione etica dei leader. Oggi i politici del nostro Paese sono screditati, non sono pi credibili, non si capisce quando dicono la verit o quando raccontano bugie, se capita che dicano la verit solo per caso. Le scelte dei politici dipendono dalla loro convenienza e interesse di parte e quasi mai dai superiori interessi del Paese. Siamo rappresentati da politici che da troppo tempo occupano le poltrone del potere senza mostrare alcun segno di volerle lasciare. Ci vorrebbe un limite alla reiterazione del mandato nelle cariche pubbliche. Nemmeno le inchieste della magistratura sono in grado di suscitare le dimissioni dalle cariche pubbliche occupate. Sono una casta che si muove con le scorte ed sempre pi distante dal Paese reale. La sfera politica esercita una influenza troppo penetrante, anche a livello locale, troppo invasivo
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Il coraggio del dubbio

rispetto alla autonomia della libert delliniziativa imprenditoriale sancita dalla Costituzione. Nel finale del Gattopardo, opera che come poche altre ha saputo rappresentare e stigmatizzare il lato pi profondo nella cultura e nelle motivazioni della leadership del nostro Paese, quando i piemontesi propongono al principe di essere da esempio per i giovani accettando lincarico di senatore, il principe rifiuta la carica motivando di essere troppo vincolato al passato, e affermando che anche i giovani sono gi in ritardo per cambiare, per cambiare davvero si deve cominciare ancora prima di essere giovani. Un apologo di questo tipo pu essere proposto ancora oggi relativamente alla leadership politica del nostro Paese che richiede un rinnovamento radicale e una ventata di freschezza per trasformare davvero lItalia nelle sue fondamenta. Sono nato nel 48; oggi, alla mia et, ho maturato la convinzione, forse la presunzione di osare dire che adesso le leggi non mi bastano pi, ma deve esserci un moto ulteriore, morale che muove dallinterno della mia coscienza, che sia in grado di dettarmi cos giusto fare o meno, indicando la via verso un perfezionamento di una coscienza etica interiore. La leadership si fonda sul coraggio di un dubbio che ispira una razionalit nella condotta di se stessi prima ancora di diventare esempio per gli altri.

(Armando Elisei, presidente Gruppo Somipress)


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Un leader normale in tempi anomali


Piero Fassino

In che modo potrebbe delinearsi il rapporto tra leadership a livello locale e leadership a livello nazionale o sovranazionale? Sarebbe illusorio pensare che quanto accade in unarea circoscritta, come il territorio di una regione o una singola citt, possa non avere ripercussioni, sia in senso positivo sia negativo, a livello nazionale e sovranazionale. In Europa, lattuale modello di governance poliarchico, multilivello e le istituzioni locali e regionali tendono a integrarsi e condividere attivit di governo con gli stati nazionali. La globalizzazione un fenomeno che investe tutti i settori della vita sociale e politica. Essa produce effetti sugli stili e la qualit della vita di ogni cittadino, cancella abitudini e crea nuovi bisogni, esige risposte in tempi assai pi rapidi di quanto accadeva solo qualche anno fa. Basti pensare al ciclone economico e finanziario che sta flagellando il sistema produttivo di molti tra i Paesi pi industrializzati del mondo e che, per quanto riguarda la zona euro, sta chiedendo pesanti sacrifici anche allItalia. Crisi i cui effetti sulloccupazione, sul welfare e sulla vita quotidiana di centinaia di migliaia di famiglie non hanno certo tardato a farsi sentire. E allora servono risposte concrete, in tempi rapidi, da parte di chi ha responsabilit di governo: dal sindaco del piccolo comune, al capo del Governo nazionale, dal Parlamento della Ue al presidente della Commissione europea. Ma la politica, e non solo quella italiana, mostra ancora e non di rado di essere un passo indietro rispetto a quanto le viene chiesto dai cittadini. Le politiche, le parole e gli strumenti della stessa sinistra riformista manifestano un certo affanno a intercettare le ansie e le aspettative della societ, a dare risposte efficaci alle domande e ai problemi del nuovo secolo. Abbiamo di fronte a noi temi, come la flessibilit del lavoro e la sua esposizione alla precariet, la crisi dello stato sociale, limmigrazione e i suoi impatti sulla societ, la sicurezza dei cittadini, che ci impongono di superare la divaricazione tra il tempo reale in cui vive la societ e il tempo differito in cui agiscono le istituzioni politiche. Unoperazione questa che, per essere condotta con successo, ha biso162

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Un leader normale in tempi anomali

gno della pi ampia collaborazione tra le leadership ai diversi livelli. Ignorarsi e lavorare per compartimenti stagni sarebbe come partecipare ad una corsa ad ostacoli con gli occhi bendati. In che modo possibile costruire un percorso di ricambio della classe dirigente del nostro Paese? La generazione politica che negli ultimi trentanni di vita politica italiana ha vissuto successi e sconfitte, affrontato cambiamenti epocali e crisi di sistema, sostenuto battaglie di idee e assunto responsabilit di governo, ha oggi il dovere di contribuire a costruire una classe politica nuova e pi giovane. Deve creare le condizioni per il passaggio delle consegne da una generazione allaltra. Ma non per inseguire suggestioni giovanilistiche, e cos discriminare sulla base dellet anagrafica. Credo che chi ha capacit, competenze e pu dare ancora qualcosa di importante alla societ attraverso il suo impegno in politica debba continuare, anche se non deve mai dimenticare che tra i suoi compiti c, come detto, quello (importantissimo) di far crescere chi verr dopo di lui. Chi da tempo nellagne della politica deve essere generoso nel donare esperienza e accettare serenamente il passo indietro quando arriva il tempo di passare la mano. Le ambizioni e i desideri personali sono legittimi, ma linteresse generale conta di pi. Per questo la giovane et non pu e non deve costituire un ostacolo al processo di ricambio della classe dirigente, anzi. Ma sempre bene tener presente che i leader vanno scelti e giudicati innanzitutto in base al merito e alle capacit. Il PD un partito giovane che proprio tra i giovani trova grande forza, idee e sostegno. E per loro, per i giovani che si sono appena affacciati al mondo della politica o per quelli che in essa rivestono gi un ruolo di rilievo, il Partito Democratico, con la sua organizzazione sul territorio e i meccanismi di formazione e selezione della classe dirigente, non pu essere certo avaro nel concedere spazio, occasioni di confronto e condivisione di esperienze, e nellaffidare loro responsabilit di governo, a partire dalle amministrazioni locali che possono rappresentare un primo e assai istruttivo banco di prova per chi aspira a diventare un leader politico. possibile qualificare una nuova dimensione della leadership oltre la dicotomia tra freddi e distaccati professionisti della politica e appassionati dilettanti del potere? (Freddi professionisti della politica o appassionati dilettanti?) Non sono bravo a incasellare in categorie rigide le caratteristiche delle per163

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sone e non credo neanche che si possa semplificare limpegno politico nel contrasto tra cinismo e dilettantismo del potere. Tuttavia penso che una dimensione della leadership sfidante, determinata, coraggiosa e capace di tradurre in fatti concreti le proprie intuizioni, coinvolgente e in grado di generare entusiasmo con la forza di una visione, una leadership alla Steve Jobs per intenderci, otterrebbe oggi buoni risultati anche in politica. Quali sono le caratteristiche personali e le competenze necessarie di un leader credibile? Quali sono i valori non negoziabili che devono ispirare la leadership? Chi ricopre incarichi politici, istituzionali e pubblici deve ispirare la propria condotta non solo al rispetto formale delle leggi, ma anche alla sobriet dei comportamenti e al rispetto dell etica pubblica. Un uomo politico deve ricordare che la sua credibilit deriva dallessere come gli altri: andare allo stadio o al cinema pagando il biglietto, fare la fila alle casse del supermercato, accompagnare i figli a scuola con la propria auto, prenotare le analisi allo sportello come un cittadino normale. I comportamenti di un leader che si atteggi come un monarca dellancien rgime, con tanto di corte e presunzione di poter essere trattato diversamente da altri, non possono certo aiutare la politica a riconquistare credibilit e fiducia tra i cittadini. Sulletica non si possono concedere deroghe. ancora possibile parlare di una lite detentrice del privilegio della conoscenza nellera del villaggio globale? La strada che porta alla conquista della completa trasparenza nel mondo dellinformazione ancora lunga e forse questobiettivo non sar mai veramente raggiunto. Tuttavia come dimostrano per esempio le recenti sollevazioni popolari avvenute in Egitto, Siria, Tunisia e in altri Paesi dove la libert di stampa fortemente limitata internet, i social network e le nuove tecnologie di rete stanno dimostrando che sempre pi difficile, se non impossibile, non essere inglobati nel villaggio globale. Oggi, la rete internet e la sua capacit di diffondere idee e far comunicare le persone sembra essere una delle armi pi efficaci per combattere le dittature sotto ogni forma. In molte parti del mondo dunque, i progressi della tecnologia fanno spesso rima con democrazia e, ovviamente, non solo una questione di desinenza. Se spostiamo lattenzione ai Paesi con storiche radici democratiche, come lItalia, osserviamo che non di rado i mass media non esauriscono la loro funzione nellinformare e nel commentare i fatti, ma
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Un leader normale in tempi anomali

essi promuovono anche campagne, orientano la formazione delle leadership, influiscono sulle priorit dellagenda politica, condizionano i comportamenti delle forze politiche. E, da questo punto di vista, se per lite detentrice del privilegio della conoscenza si intende la possibilit di controllare una parte consistente dei mezzi di informazione, fatto noto che lItalia rappresenti unanomalia per loccidente democratico. possibile parlare di leadership etica? L etica conta, eccome. Guidare o rivestire un ruolo di primo piano in una istituzione pubblica ma estenderei la considerazione anche ai manager del privato , rappresenta un grande privilegio, ma comporta al contempo lassunzione di responsabilit non sempre leggere. E, tra queste, quella di condurre uno stile di vita irreprensibile condizione irrinunciabile. Letica anche possibilit di distinguere i comportamenti umani in buoni e giusti rispetto a quelli cattivi e iniqui, e di gestire adeguatamente la propria libert nel rispetto degli altri. Credo che una leadership politica debba tenere in gran conto quella possibilit.

(Piero Fassino, sindaco di Torino)


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Stato nazionale ed egemonia del politico sulleconomico


Diego Fusaro

Tra i compiti pi specifici del filosofo, almeno fin dal suo sguardo aurorale in terra greca, vi latteggiamento critico e il sospetto verso linerzialit con cui vengono accettate e spesso presupposte le opinioni comuni. Tra queste, la categoria apparentemente anodina e puramente descrittiva di leadership mi pare costituire un caso particolarmente interessante e fecondo su cui far convergere il lavoro critico della filosofia nellepoca della cosmopoli e della civilt globale. A questo riguardo, non posso nascondere il mio imbarazzo nellimpiego di una categoria tanto scivolosa ed equivoca come quella in questione. Il fatto stesso che essa si declini rigorosamente in lingua inglese non deve passare inosservato: viviamo in unepoca in cui anche le espressioni che pi facilmente possono essere pronunciate nella nostra lingua madre non sfuggono alla coazione alladattamento alla lingua inglese. Premetto, onde evitare equivoci, che non ho nulla contro la lingua che fu di Shakespeare e di Wilde: la mia critica si appunta, piuttosto, sul movimento che in Italia si mostra con tratti parossistici di coazione alla rinuncia alla propria lingua nazionale (nel nostro caso, la lingua di Dante e di Leopardi) e di convergente adesione irriflessa allinglese operazionale dei mercati finanziari come sola lingua consentita da quella dittatura dei mercati i cui costi stiamo oggi scontando sulla nostra pelle. Il risvolto ideologico di questo processo lampante e non lo si pu decriptare se non lo si pone in relazione con quella dinamica di globalizzazione che, coestensiva rispetto al moderno capitalismo, pare oggi aver raggiunto il suo massimo sviluppo. Come nel caso dellinflessibile coazione alladattamento allinglese operazionale dei mercati, anche con la globalizzazione ci troviamo al cospetto di una categoria scivolosa, inerzialmente accettata come pacifica e di uso meramente descrittivo. Poich, tuttavia, come ricorda lhegeliana Fenomenologia dello Spirito, ci che noto, proprio perch noto, non conosciuto, spetta alla filosofia procedere alla conoscenza critica degli oggetti noti dai pi aprioristica166

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Stato nazionale ed egemonia del politico sulleconomico

mente accettati come validi. La globalizzazione e luso coatto della lingua inglese sono a pari titolo segnalatori di un unico problema, che vorrei cos formulare: la transizione dal moderno potere dello Stato-nazione al post-moderno potere finanziario multinazionale, con annesso svuotamento del primato del politico sulleconomico. Lo Stato come forza egemonica in grado di imporre un contenuto politico tale da direzionare, contenere e, appunto, governare leconomia viene delegittimato, fino a sparire del tutto, sotto la pressione finanziaria della dinamica internazionale dei mercati multinazionali. Esempio sintomatico del lavoro carsico dellideologia nellodierna civilt globale dei consumi, il concetto di globalizzazione aspira a presentarsi asetticamente come una descrizione oggettiva, imparziale e disincantata della realt effettuale, quando in verit racchiude un suo preciso coefficiente ideologico. Infatti, al di l delle apparenze, il concetto di globalizzazione si configura come una descrizione che occulta e, per ci stesso, fa valere in forma ideologica una prescrizione (popoli di tutti i paesi, globalizzatevi!), una coercizione allaccettazione del mercato globale e dellalienazione che esso genera su scala planetaria. La globalizzazione , appunto, la forma ideologica che meglio risponde alle logiche sistemiche della fase odierna del mercato: la quale, coincidendo con una nuova forma di imperialismo, e dunque rivelandosi lesatto opposto del tranquillizzante universalismo dei diritti umani con cui viene presentata, si configura come un mondo strutturato allinsegna non dellesclusione, bens dellinclusione; e pi precisamente dellinclusione subalterna di tutti i popoli e le nazioni nellunico modello internazionalizzato del sistema neoliberale, in uno svuotamento pressoch integrale della sovranit nazionale e dellegemonia del politico sulleconomico1. solo in questa cornice che, come ho chiarito altrove2, pu dispiegarsi in forma compiuta il movimento di piena corrispondenza del capitale al suo concetto, nella forma di un capitalismo post-nazionale, pienamente globalizzato e tale da aver neutralizzato ogni residua interferenza politica con i meccanismi feticizzati delleconomia: fin dal suo atto genetico, il capitale si presenta con le sembianze dellassolutizzazione del momento economico a scapito di ogni altra componente dellesistenza umana, disegnando il paesaggio della
Si veda C. Preve, Storia delletica, Petite Plaisance, Pistoia 2007. Mi permetto di rimandare al mio Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo, Bompiani, Milano 2012 (con saggio introduttivo di Andrea Tagliapietra).
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prima societ della storia in cui, come ricordava Polanyi3, leconomia cessa di essere incorporata (embedded) nel pi ampio tessuto della societ e guadagna unautonomia absoluta, cio sciolta-da ogni vincolo morale, religioso, etico e politico. Lo smantellamento dello Stato nazionale variamente liquidato come superato, vecchio, antiquato, incompatibile con la nuova forma delleconomia, ecc. segna lapice di questo processo di assolutizzazione feticistica delleconomia. Perch potesse compiersi questo processo di sgretolamento dello Stato e, insieme, con movimento convergente, di assolutizzazione feticistica del mercato internazionale come unica forza nella forma di un vero e proprio monoteismo del mercato4 occorreva anche delegittimare la lingua nazionale (simbolo evidente della sovranit dello Stato) sostituendola con linglese operazionale dello spread, della governance e della new economy come simboli del nuovo Leviatano, leconomico transnazionale, la metafisica del cattivo infinito dellaccumulazione e della produzione illimitate, sul cui altare sacrificare lesistenza dei popoli (oggi 2012 quello greco, domani quello italiano) e dello stesso pianeta. solo sulla base di questi presupposti che pu imporsi, trionfalmente, il modello del capitalismo naturalistico come solo-mondo-possibile perch naturalmente gi da sempre dato (altrove lho battezzato, con formula spinoziana, capitalismus sive natura5). Prova ne , del resto, che le leggi della finanza valgono oggi per gli uomini come una necessit naturale e gli stessi movimenti del mercato, imprevedibili come i terremoti, si abbattono sulla societ con la stessa inevitabilit delle catastrofi naturali6. Il lugubre imperativo che il mondo del mercato internazionale impone allumanit non avrai altra societ allinfuori di questa! opera sui due piani reciprocamente innervati delleternizzazione del fanatismo cieco delleconomia e della desertificazione di ogni avvenire diversamente strutturato, delegittimando tout court la moderna coscienza infelice in cerca di unulteriorit nobilitante rispetto al deserto del presente. Si produce cos, in modo fisiologico, labbandono di ogni pas3 Cfr. K. Polanyi, The Great Transformation. The Political and Economic Origins of Our Time, Beacon Press, Boston 1944. 4 R. Garaudy, Avons nous besoin de Dieu?, De Brouwer, Paris 1994, p. 13. 5 Mi permetto di rinviare ancora al mio Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo, cit., pp. 420 ss. 6 Cfr. A. Monchietto, Per una filosofia della potenzialit ontologica, Petite Plaisance, Pistoia 2011.

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sione utopica volta a delineare diversamente le simmetrie dellesistente e, in modo coerente, laccettazione irriflessa del mondo a morfologia mercatistica come il solo possibile, con annessa accettazione supina della lingua e delle forme di pensiero che esso impone. Il pensiero policromo del Postmoderno ha svolto, da questo punto di vista, un ruolo strategico: esso, per un verso, ha contribuito a razionalizzare il disincanto colto di unintera generazione, che ha abbandonato il sogno progettuale rivolto al perseguimento di futuri alternativi per convincersi dellineluttabilit del mondo a morfologia capitalistica, e, per un altro verso, ha fornito il quadro ideologico di mascheramento e, di pi, di esaltazione del mercato internazionale e della forma merce elevati a orizzonte unico. Ben lungi dallessere il pensiero dellemancipazione degli individui, secondo la rassicurante immagine che esso contrabbanda di s, il Postmoderno si configura come la cornice ideologica funzionale a quella flessibilizzazione universale del lavoro e dellesistenza che, esito dellestinzione di ogni primato del politico sulleconomico, viene legittimata dalla postmoderna retorica superficiale del multiculturalismo e di quellecumenismo culturale che soltanto la vernice che occulta il nuovo capitalismo finanziario globalizzato. Mascherato dalla postmoderna aura di seduzione degli stili di vita e delle differenze, il mercato assume cos la fisionomia variando la formula weberiana di una gabbia dacciaio con politeismo dei valori incorporato. Al fine di imporre la generalizzazione del lavoro flessibile, temporaneo e precario, il mercato deve simmetricamente promuovere la formazione di un nuovo esercito industriale di riserva multiculturale, multirazziale, multietnico, multireligioso, linguisticamente unificato nellinglese operazionale dei mercati, nemico della famiglia e dellautorit, che non abbia pi solide radici nazionali e culturali e che, ipso facto, non sia altro che il raddoppiamento caricaturale delle logiche del mercato globale deterritorializzato e nemico giurato di ogni forma di sovranit nazionale. La globalizzazione oggi salutata con entusiasmo o, comunque, presentata come un destino fatale non altro, con la grammatica hegeliana, che luniversalizzazione degli egoismi della societ civile liberata dalle istanze etiche dello Stato nazionale. Con la sua dinamica di universalizzazione dellindividualismo acquisitivo, essa si regge sulle due istanze reciprocamente innervate della perdita della stabilit del lavoro (lhomo precarius lautentico coronamento di ogni individualismo, in quanto rinsalda oltre ogni limite lo sradicamento) e della disgregazione delle precedenti comunit etiche (familiari, reli169

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giose e statali) in nome di nuove comunit a tempo determinato7, fittizie e composte da atomi consumistici (la folla anonima dei centri commerciali, i concerti rock, le discoteche, gli stadi ecc.). Come dietro lodierno elogio delle differenze e delle screziature si nasconde lassolutismo monoteistico del mercato, cos dietro linsensata promessa di una crescita infinita si cela il dispositivo letale di una produzione fine a se stessa che sta portando verso la fine il pianeta e la vita umana8. Per una critica dellimpero globale dellodierna dittatura internazionale dei mercati, ci si pu fecondamente richiamare al Kant di Per la pace perpetua (1795): La separazione di molti stati vicini ed indipendenti fra loro gi di per s uno stato di guerra (a meno che la loro unione in federazione non prevenga lo scoppio delle ostilit), ma esso val sempre meglio, secondo lidea della ragione, che la fusione di tutti questi stati per lopera di una potenza che si sovrapponga alle altre e si trasformi in monarchia universale (Universalmonarchie)9. Secondo il rilievo di Kant, la pluralit degli Stati sovrani comporta, di per s, un potenziale stato di guerra permanente, e, ci non di meno, si tratta di una condizione pur sempre preferibile a quella dellUniversalmonarchie, perch le leggi, a misura che la mole del governo aumenta, perdono di forza, e un dispotismo senzanima, dopo aver sradicato i germi del bene, degenera da ultimo nellanarchia10, ossia in quella che gi lo Stato commerciale chiuso di Fichte, appena cinque anni dopo Per la pace perpetua, qualificher come anarchia commerciale11 (Anarchie des Handels). Con le parole di Fichte: Nasce cos nel mondo commerciale una lotta perpetua di tutti contro tutti, lotta tra compratori e venditori; e questa lotta diventa sempre pi ardente, pi ingiusta e pi pericolosa per le conseguenze, a misura che la popolazione cresce, lo stato commerciale singrandisce
7 Z. Bauman, Consuming Life, 2007; tr. it. a cura di M. Cupellaro, Consumo, dunque sono, Laterza, Roma-Bari 20093, p. 139. Cfr. A. Martone, Le radici della disuguaglianza. La potenza dei moderni, Mimesis, Milano 2011. 8 Cfr. A. Tagliapietra, Icone della fine. Immagini apocalittiche, filmografie, miti, Il Mulino, Bologna 2010. 9 I. Kant, Zum ewigen Frieden, 1795; tr. it. a cura di F. Gonnelli, Per la pace perpetua, in Id., Scritti di storia, politica e diritto, Laterza, Roma-Bari 2006, p. 185. 10 Ibidem. 11 J.G. Fichte, Der geschlossene Handelsstaat, 1800; tr. it. Lo Stato commerciale chiuso, Bocca, Milano 1909, p. 70.

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per le acquisizioni che sopraggiungono, la produzione e le arti si sviluppano, e con ci si aumentano e diversificano le merci circolanti e i bisogni12. Una tale situazione corrisponde a quella che il giovane Hegel etichetta splendidamente come tragedia nelletico. Scrive il pensatore di Stoccarda: Ci che privo di saggezza, puramente universale, la massa della ricchezza, lin-s; e il vincolo assoluto del popolo, leticit, sparita, e il popolo dissolto13, secondo una logica che rende perfettamente comprensibile la dinamica, prima evocata e oggi giunta a compimento, di annientamento della potenza etica dello Stato in favore dellassolutizzazione del momento economico e del pulviscolo dei singoli individui (lhegeliana atomistica delle solitudini) dichiarati onnipotenti nellatto stesso in cui sono totalmente assoggettati allassolutizzazione del loro potere sociale reificato. Descritto il problema, con ci quella che, a mio giudizio, resta la sola soluzione praticabile: un recupero integrale della sovranit politica come unica forza in grado di frenare, limitare e ridimensionare il potere assoluto dei mercati internazionali. Da questa angolatura, sia pure secondo modalit e con intenti profondamente diversi, il Kant di Per la pace perpetua (1795), il Fichte dello Stato commerciale chiuso (1821) e lHegel dei Lineamenti di filosofia del diritto (1821) hanno con uguale rigore e passione critica diagnosticato il problema e individuato la terapia: solo gli Stati nazionali sovrani e autonomi possono garantire una pace autentica, attuabile solo tra parti uguali o comunque non sottomesse a ununica potenza (lUniversalmonarchie) e, in modo simmetrico, lunica via per reagire alla dittatura feticistica delleconomia oggi dilagante e alla sua eliminazione dello stato sociale sembra da ricercarsi in quel ristabilimento dellegemonia della politica sulleconomia che percorribile solo reagendo alla delegittimazione della sovranit nazionale imposta dal mercato globale nellepoca della costellazione postnazionale14 (Jrgen Habermas) che viene dopo il Leviatano15 (Giacomo Marramao).
Ivi, pp. 76-77. G.W.F. Hegel, Smtliche Werke, a cura di G. Lasson, 20 voll., Meiner, Hamburg 1917 ss., IV p. 492. , 14 Cfr. J. Habermas, Die postnationale Konstellation, 1998; tr. it. a cura di L. Ceppa, La costellazione postnazionale: mercato globale, nazioni e democrazia, Feltrinelli, Milano 1999. 15 Cfr. G. Marramao, Dopo il Leviatano: individuo e comunit nella filosofia politica, Giappichelli, Torino 1995.
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Le possibili vie di fuga rispetto alla falsa universalit16, come la chiamava Marx, del mercato globale come universalizzazione degli atomi egoistico-possessivi devono essere cercate nello Stato nazionale e non certo nellinternazionalismo marxista, oggi scaduto a mero raddoppiamento caricaturale della globalizzazione mercatistica, come corroborato in maniera lampante dalla teoria dellImpero di Toni Negri17: la sua negazione di ogni legittimit della questione nazionale resta il sogno di un imperialismo che aspira allannullamento delle nazioni come base residuale di dominio del politico sulleconomico. Il movimento con cui Negri critica lassetto del mondo , del resto, lo stesso con cui lo legittima integralmente, consegnando il progetto di trasformazione a moltitudini impotenti, teorizzando un impero senza imperialismo, accettando supinamente lantropologia capitalistica del desiderio, svalutando le forme di resistenza nazionali e condividendo acriticamente il presupposto cosmopolitico della globalizzazione. Contro linternazionalismo dei residui gruppi marxisti sopravvissuti allinglorioso crollo dei comunismi storici novecenteschi, occorre oggi far valere, come anche altrove18 ho ricordato, una concezione comunitaria delletica universalistica, che, nel superare lodierno aggregato atomistico alienato, si lasci alle spalle senza alcun rimpianto, come episodi compiuti e puramente storici, sia il livellamento sociale dei comunismi reali (il collettivismo solo lindividualismo posto al livello della totalit), sia i profili gerarchici delle destre ottocentesche e novecentesche. Occorre ripartire da un universalismo cosmopolitico delle differenze, ossia da unetica universale, comunitaria e anticapitalistica, rispettosa delle differenze e del valore assoluto dellindividuo inserito nella comunit: unetica, appunto, che, per concretizzarsi su scala universale, deve appoggiarsi sulla forza reale degli Stati nazionali. In particolare, lo Stato come unica forza in grado di opporsi alla dinamica alienata e reificante del mercato globale deve diventare il vettore di un movimento universalistico di emancipazione, volto a ripristinare la centralit delluomo come fine in s, secondo una prospettiva gi al centro dellopera fichtiana stabilmente universalistica e, insieme, comunitaria.
16 K. Marx, Zur Judenfrage, 1844; tr. it. a cura di D. Fusaro, Sulla questione ebraica, Bompiani, Milano 2007, p. 113. 17 Cfr. T. Negri e M. Hardt, Empire, 2000; tr. it. a cura di A. Pandolfi, Impero: il nuovo ordine della globalizzazione, Rizzoli, Milano 2002. 18 Rimando ancora a Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo, cit., pp. 480 ss. Si veda inoltre C. Preve, Elogio del comunitarismo, Controcorrente, Napoli 2007.

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Stato nazionale ed egemonia del politico sulleconomico

L ideale mediato con le possibilit reali di unumanit comunitaria e non disciplinata capitalisticamente resta un irrinunciabile universale di riferimento comparativo e teleologico. Incomprensibile per le logiche dellintelletto astratto di hegeliana memoria, la convivenza di comunit statale e universalismo dellemancipazione pu essere fecondamente decifrata dal pensiero dialettico: si tratta, infatti, di una visione che comunitaria (muovendo dalla codificazione delletica sociale come eticit, Sittlichkeit, radicata nella dimensione della comunit, Gemeinschaft) e, insieme, cosmopolitica (delineando un modello razionale di universalizzazione graduale e progressiva, mediata dalla prassi, dei comportamenti umani conformi al genere umano in quanto tale). con la forza di questo sogno desto che occorre oggi battersi nellarena globale contro la fede onnipervasiva nel mercato internazionale e contro il suo pi fedele alleato simbolico: lideologia dellintrasformabilit del mondo, in nome della quale lodierna megamacchina della produzione si contrabbanda in modo fatalistico e, insieme, destinale come il solo mondo possibile. Pi che mai oggi resta vero ci che anni addietro scriveva Adorno: Il compito della dialettica di fare lo sgambetto alle sane opinioni circa limmodificabilit del mondo19.

(Diego Fusaro, filosofo)


19 T.W. Adorno, Minima Moralia. Reflexionen aus dem beschdigten Leben, 1951; tr. it. a cura di R. Solmi, Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, Einaudi, Torino 1954, pp. 67-68.

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In attesa di una pausa democratica


Giancarlo Galli

Lodevole quanto disperata liniziativa dellamico Ivan Rizzi di alzare attorno al pennone dellitalico tricolore, ormai smunto e infangato dagli scandali quotidiani, una bandiera etica. Lodevole perch, in epoca di decadente amoralit, ogni gesto controcorrente va accolto e sostenuto; disperato in quanto, e la Storia insegna, solo una catarsi pu portare alla purificazione dei costumi: economici, politici, individuali. Il problema della purificazione (quindi la riscoperta di unetica collettiva), non peraltro solo italiano. Investe lintero sistema capitalistico occidentale, il cui modello sin troppo evidente in crisi. Non tuttavia lecito (storicamente) disperare, poich le millenarie vicende dellumanit sono un susseguirsi di cadute e riscosse ben rappresentato dalla leggenda di Sisifo, il figlio di Eolo, che si pretendeva il pi astuto fra i mortali, condannato a spingere eternamente fin sulla cima di un monte un macigno, che ogni volta rotolava a valle. Che altro sono i cicli economici, culturali, religiosi? Accettare la logica della catarsi significa sbarazzarsi della pi ingannevole eresia del nostro tempo: il riformismo. Politicamente socialdemocratico, economicamente keynesiano, che da sempre va mostrando la sua fragilit. Insistendo sulleguaglianza degli uomini e delle nazioni, nega le differenze valoriali e di merito, in sostanza tutti appiattendo su un basso denominatore. Mentre, piaccia o meno (a parole), le classi dirigenti esistono. Supremo livello di contraddizione la Chiesa cattolica: pari dignit per ogni anima ma ferrea struttura gerarchica del Clero con le donne dichiarate non idonee alle pi alte funzioni. Un ampio dibattito ecclesiale in atto al riguardo, ma la posizione conservativa del papato sembra irremovibile. Tornando coi piedi per terra, o sarebbe meglio dire sulla Terra, con lunico e modesto occhio di cui dispongo, quello del cronista, chiedendo scusa per la semplicit dellexcursus, rilevo: 1. Il diluvio universale che ripul lumanit, poi lesta a edificare la Torre di Babilonia che anzich raggiungere il Cielo miseramente
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In attesa di una pausa democratica

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fran. ( davvero improprio un legame con lo smisurato orgoglio della Finanza?). La civilt greca simpose, con le armi e lastuzia, sulla persiana. Poi sinchin a Roma, dove gli Imperatori ebbero dignit e prerogative divine. (Non senza, peraltro, rigurgiti democratico-repubblicani). Sul crollo-tracollo dellImpero romano, una vasta letteratura converge su unanalisi socio-politica: i cittadini avevano perso, vittima di un consumismo ante-litteram, ogni voglia di lavorare trasformandosi in redditieri; gli di importati dallOlimpo ellenico erano frusti e inadeguati. Costantino, imperatore lungimirante, comprese. Inventandosi una Nuova Capitale (Bisanzio) e offrendo ai sudditi il Cristianesimo. Religione a termine, poich sera in attesa del Giudizio Universale e della ripetutamente annunciata dai Profeti Fine dei Tempi. L Alto Medio Evo (dal V al X secolo) fu marchiato dal primato religioso, nellattesa appunto dellApocalisse. L Occidente cristiano, stremato dalla miseria e succube del catastrofismo, fu sul punto di venire travolto dal nascente Islam. Pressoch latitanti i laici e i filosofi che discutevano sul sesso degli Angeli, tocc a Papa Urbano II suonare la diana della riscossa. Le Crociate! Liberare il sepolcro del Cristo a Gerusalemme il messaggio-proclama populista-identitario; in realt ristabilire il primato dellOccidente. Guerra lunga, vittoriosa. Con l'Islam che dovr attendere sino ai nostri giorni per rialzare la testa. La riscossa dellOccidente, favorita dallo scisma luterano, pi che religiosa tecnico-economica: il primato nei commerci, nei traffici marittimi, nellindustria nascente. In questo procedere sicuramente virtuoso cui lIlluminismo ha dato una spinta decisiva, col prevalere della Scienza sul Mito carico di superstizioni, non sono certo mancati i derapage: dalle crisi economiche (ultima quella del 1929-33) alle guerre su scala sempre pi vasta. Mondiali, per lappunto. Alle quali va riconosciuta una caratteristica positiva: azzerare per ricostruire! Due fattori hanno comunque caratterizzato i Tempi moderni: il primato assoluto dellOccidente capitalistico che riuscito a battere anche il modello comunista incarnato dallURSS, e laffermarsi della Finanza autoproclamatasi autonoma dalleconomia, nel convincimento che lo sviluppo e il Bene Comune discendano non dalla produzione ma dal danaro. Da qui il graduale trasferimento del potere reale da Politica & Industria e, attraverso il cavallo di Troia delle banche, alla finanza tout-court.
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6. Non bastasse, la pressoch generale cecit. Per decenni, e sino al crollo dellURSS, avevamo vissuto in clima di scontro ideologico, incuranti o quasi del latente conflitto demografico che ha portato lOccidente bianco a essere minoranza nel pianeta Terra (meno di un miliardo su sette) a vantaggio degli asiatici e degli africani. Con la malriposta speranza che la Finanza avrebbe ricomposto, a nostro vantaggio, gli equilibri. Se questo lo scenario globale, come se ne esce? Ha ragione lamico Ivan Rizzi nellinvocare un colpo di reni etico, ma davvero crediamo sia possibile? Quantomeno, gli italiani e tanti popoli mediterranei dovrebbero confessare le loro colpe (lavere troppo a lungo vissuto dissennatamente), quindi compiere atto di contrizione e accettare un lungo periodo di penitenza. Improbabile resipiscenza! Parecchi segni lasciano intravvedere il rischio di una pausa democratica, peraltro gi anticipata seppure allacqua di rose, dal Governo tecnico di Mario Monti. Nessuno ormai si stupirebbe se il dopo Grecia sfociasse in uneurodiaspora. Se Atene piange, non ridono n Lisbona n Madrid n Roma, mentre i Paesi del Nord rifiutano il ruolo di donatori di sangue. Possiamo davvero rimproverarli? L euro nacque da un ricatto del presidente francese Mitterand al Cancelliere Helmut Kohl in contropartita del via libera francese allunificazione tedesca; e a Berlino quellimposizione non mai stata metabolizzata. C poi la Storia con la maiuscola a suonare campana a morte per leuro: mai ununificazione monetaria ha anticipato ununificazione politica; e ben sappiamo come nei palazzi in vetrocemento di Bruxelles, Francoforte, Strasburgo, legioni di euroburocrati superpagati macinino acqua fresca. Avranno pure le mani legate, ma se cos , a che servono? Amare ciliegine sulleurotorta: che caratura diamo allattuale classe politica continentale a confronto di quegli antenati che portavano i nomi di Adenauer, De Gasperi, Schuman, De Gaulle? Nani che hanno tradito i giganti. E in USA Obama ha forse la statura di un Kennedy, in Gran Bretagna Cameron quella di Churchill? La Storia marcia sulle gambe degli uomini. L Europa e lOccidente sono orfani di grandi figure. L euro fu un escamotage politico-mercantile, privo di un vero afflato etico, e sta dunque pagando lo scotto del suo peccato originale.

(Giancarlo Galli, saggista)


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Infrastrutture future
Vito Gamberale

In ogni passaggio esistenziale, in ogni fase della vita lavorativa, si dovrebbe sempre conservare la piena coscienza dellinevitabile transitoriet di ogni esperienza umana e professionale: dallazienda si entra e si esce, qualsiasi presenza sempre pro tempore. Tale consapevolezza dovrebbe spingere a vivere al massimo ogni occasione senza mai risparmiarsi. rispetto della dignit di se stessi e dovere verso gli altri il concorrere a migliorare le organizzazioni che, di volta in volta, ci si trova ad attraversare. Ci vale a fortiori nel caso dellassunzione della guida di organizzazioni complesse e altamente strutturate come le aziende o le istituzioni pubbliche. Un leader esemplare sa esprimere una tendenza quasi naturale al perfezionamento continuo di s e del proprio team. Quando, per la prima volta, varca la soglia dellazienda, il leader deve gi essere consapevole che, immancabilmente, verr un giorno, ancora non noto, ma certo, in cui riattraverser quella porta, nella direzione opposta, per uscire di scena. Al termine dellincarico il leader deve accomiatarsi avendo contribuito a rafforzare e possibilmente accrescere lazienda: questa la sua missione, il concorrere alla vitalit espansiva dellorganismo-impresa. Per facilitare la transizione e rendere possibile un passaggio di testimone non traumatico, si deve sin dallinizio evitare di personalizzare eccessivamente lo stile di direzione. Modellare lazienda a immagine e somiglianza delluomo-guida, la rende pi fragile e, per cos dire, leader-dipendente. Il primo dovere di un capo dunque quello di non ritenersi insostituibile e di evitare lidentificazione della sua persona e della sua conduzione con quello dellazienda: limpresa non di sua propriet personale, deve distinguersi dal leader e deve sopravvivergli. L impresa una istituzione, un ente astratto e impersonale destinato a durare ben oltre lincarico di chi la guida. Una discreta dose di distacco, una dedizione assoluta, uno spiccato senso di responsabilit, sono le doti indispensabili di un leader efficace. Chi dirige ha il dovere fondamentale di tutelare gli asset aziendali, non solo a tutela della propriet, ma anche nei confronti del va177

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lore sociale dellimpresa. Depauperare il valore dellazienda costituisce non solo un tradimento nei confronti della fiducia degli azionisti, ma anche una dispersione di conoscenze, di cultura industriale e della dignit del lavoro di una comunit. Chi dispone del potere deve possedere una innata capacit autocritica che il motore del cambiamento. Un leader autentico dotato di una visione anticipante, una preziosa combinazione di preveggenza e intuito: una sorta di sesto senso che consente di cogliere i segnali deboli nei mercati e prefigurare i cicli economici a venire. Il capitalismo italiano ha visto storicamente laffermarsi, da una parte, di una forma privata, familiare o familista, secondo le interpretazioni, e dallaltra di un sistema misto a forte direzione pubblica. Due mondi paralleli e due concezioni di governance differenti che hanno caratterizzato il modello di leadership del nostro Paese. Il capitalismo familiare stato rappresentato da moltissime piccole/medie aziende da una parte e da poche grandi famiglie dallaltra. Le prime hanno avuto una conduzione familiare, spesso esauritasi alla prima generazione. Le seconde, ossia le grandi imprese, scomparsi i fondatori, nella maggior parte dei casi hanno delegato i manager a essere i veri protagonisti della gestione e, quindi, delle scelte decisive. Esaurita, infatti, la spinta propulsiva del fondatore, sono stati i top manager ad amministrare operativamente riservando agli eredi delle grandi dinastie imprenditoriali le decisioni relative solo ai momenti cruciali, molto spesso alla mera politica dei dividendi, e alla modificazione dellassetto proprietario e della catena di comando delle holding di famiglia. Nelle piccole e medie aziende, che rappresentano tuttora un tessuto connettivo vitale delleconomia italiana, si andato affermando un modello personalistico e accentrato con un fondatore iperattivo protagonista in prima persona che spende tutta la propria immagine e tutta la propria esistenza nella propria idea imprenditoriale. Ci rappresenta larchetipo antropologico, prima ancora che imprenditoriale, delluomo-azienda che decide di legare indissolubilmente lazienda al proprio nome: destino personale e aziendale arrivano cos a intrecciarsi e fondersi indissolubilmente, nella buona ma anche nella cattiva sorte. In questo ambito vi sono innumerevoli esempi di leader di grande successo ma si segnalano anche altrettanti grandi fallimenti, spesso determinati proprio dalla insostituibilit di un leader ormai obsoleto che da propulsore si trasforma in zavorra ostacolando con tutto il proprio peso ogni cambiamento. Nelle aziende a controllo familiare di media dimensione, se il capostipite non lungimirante e avveduto nel preparare una accorta successione generazionale o un inserimento graduale di validi manager, pu determinarsi un
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Infrastrutture future

fatale declino. Vi sono, nella dottrina manageriale, diverse scuole di pensiero che forniscono interpretazioni differenti del fenomeno della successione aziendale: c chi individua come critico il passaggio alla seconda generazione, c chi invece sostiene che le generazioni funzionano in modo alternato, cos mentre le generazioni dispari tendono a costruire e accumulare, quelle pari allopposto spendono e dissipano. Al di l delle interpretazioni, certo che ogni leader illuminato ha lonere di preparare in tempo la successione se vuole rispettare veramente lazienda. Per un manager rimanere ancorati in modo stanziale sempre alla medesima azienda comporta sovente una inerzia che si traduce in obsolescenza intellettuale e calo motivazionale: ci fa parte del decorso di una fisiologia naturale della leadership. Rimanere troppo a lungo nel medesimo ambiente determina una curva di sviluppo dellapprendimento e della dedizione verso lazienda di tipo asintotico, ossia con incrementi tendenti a zero! Nel settore dellindustria a partecipazione pubblica lamministratore delegato, venendo nominato dallAzionista socio Pubblico, pu essere rinnovato, ma si tratta di incarico fiduciario necessariamente a termine. Nel mondo dellAmministrazione Pubblica, specialmente a livello locale, prevale una logica di spoil system con conseguente ricambio del vertice che tende a rispecchiare la mutazione di ciclo politico. Il leader efficace deve facilitare il prodursi di un clima relazionale produttivo e costruttivo. Un capo ha il compito fondamentale di mobilitare risorse di crescita: lo sviluppo in azienda si misura in termini di fatturato crescente, di capitalizzazione, di nuovi prodotti, di nuovi mercati. La vita aziendale non auto-rerefenziale ma interferisce ed a sua volta condizionata da fenomeni esterni: la congiuntura internazionale, levoluzione dei prodotti, lo sviluppo tecnologico, lapertura di nuovi mercati che assorbono prodotti o che offrono materie prime. Un leader deve possedere una visione di largo respiro e una piena percezione delle mutazioni in corso nellorizzonte globale. Un compito strategico quello di inserire le persone giuste al posto giusto assemblando un team di competenze ad alto potenziale con cui condividere la mission e la vision del gruppo. In quella organizzazione complessa che lazienda contemporanea non ha pi senso evocare la figura del battitore libero: non esiste pi spazio per un one company man. Un leader deve selezionare collaboratori autorevoli per indipendenza di capacit, dotati di alte competenze sia tecniche che trasversali, le cosiddette soft skills. Un capo circondato da talenti pu esprimere lazienda come inviluppo di competenze eccellenti; allopposto un capo che teme il confronto con i propri collaboratori e si circonda di yes man
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accondiscendenti, subisce linviluppo della mediocrit e del conformismo, alimentando la piattezza di unopaca passivit senza prospettive di lungo termine. Un leader autentico in grado di selezionare collaboratori di carattere, provvisti di solide competenze e capaci di coniugare talento professionale e lealt, che fedelt non acritica a un capo, ma composta da trasparenza, buona fede e spirito collaborativo senza secondi fini. I collaboratori eccellenti sanno accettare la propria funzione non ritenendola n migliore, n pi prestigiosa delle altre, consapevoli che si alimenta e arricchisce solo nellinterdipendenza con tutte le altre: il proprio ruolo si esprime al meglio non rivendicando la propria superiorit, ma collaborando in perfetta sinergia con quello degli altri. Ciascun ruolo svolto allinterno di una azienda ha contemporaneamente il carattere di cliente e fornitore interno. C un flusso continuo biunivoco tra le diverse mansioni svolte dalle varie funzioni aziendali. Regolare il clima aziendale favorendo un atteggiamento collaborativo fondato su fiducia reciproca dipende dalla qualit del leader e dalla sua capacit di plasmare lambiente aziendale con una sorta di imprinting etico. Un leader deve avvalersi delle competenze dei propri uomini ma anche valorizzare i talenti potenziali ancora latenti, favorendone lespressione attraverso un percorso di emersione di capacit e di progressiva responsabilizzazione. Avvalendosi di una metafora chimica, si pu dire che latomoazienda appartiene alla molecola-paese, e se un atomo non si riconosce in quella molecola indebolisce la molecola e anche se stesso. Per questo diventa fondamentale, per un Paese, la coesistenza di leadership aziendali e leadership politica. Il grande limite di molti leader del mondo politico quello di circondarsi, intenzionalmente, di collaboratori di livello mediocre allunico scopo di tenerne a bada le ambizioni e la possibile ascesa: una tattica per evitare futuri concorrenti ingombranti, rallentando cos o addirittura inibendo la nascita di leader emergenti. Si tratta di una tattica autolesionista che impoverisce la qualit politica dei partiti e della classe dirigente contribuendo a minarne la credibilit e la possibilit di effettivo ricambio generazionale. questo il quadro che, in definitiva, tende a caratterizzare lItalia in uno stagnante immobilismo di idee e di uomini. Eppure, in un passato nemmeno troppo remoto nella storia repubblicana, non sono mancati personaggi di alto livello e di grandi ideali, statisti capaci di mobilitare le migliori energie del Paese e di creare rispetto verso il Paese. Ma il passaggio cruciale alla cosiddetta Seconda Repubblica invece di promuovere lauspicata modernizzazione del Paese superando le vecchie logiche partitocratiche, ha visto restringere lo sguardo della classe
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politica dal bene collettivo a quello del gruppo di interesse lobbystico. La storia meno recente del nostro Paese ci ha tramandato il ricordo di personaggi di autentico spessore intellettuale e morale: uomini di rigore e princpi, con una visione trasparente del bene collettivo. Uomini forgiati su una idea nobile del potere come servizio, leader provvisti di consapevolezza etica del proprio ruolo e capaci di onorare le Istituzioni interpretando il potere pubblico come missione. L Italia stata spesso ingenerosa, in vita, con uomini che hanno dato molto al Paese. L informazione viene, di sovente, manipolata ai fini della battaglia politica e troppe volte si dovuto attendere un riconoscimento tardivo da parte degli storici per leader che hanno aiutato il Paese a fare scelte forse impopolari ma giuste. Con landare del tempo, la presenza di leader disponibili a lottare per il bene collettivo si fatta sempre pi rara e la classe dirigente della Seconda Repubblica ha assunto i tratti di un potere personalistico fondato sullipertrofia di un ego narcisistico a tutti i livelli di potere, centrale e locale, di vertice e intermedio: una classe dirigente che invece di guardare alla realt del Paese preferisce specchiarsi nel proprio io autoreferenziale e indifferente. Questa regressiva frantumazione in interessi particolari ha fatto perdere la visione dinsieme indispensabile alla sintesi politica, determinando una profonda crisi nel modello di governance del Paese. Questa crisi nel modello di elaborazione delle priorit e di policy making si traduce in una impasse che blocca la politica e determina un impoverimento del ruolo e dellimmagine del Paese, che si riverbera anche nel modo in cui lItalia si esprime e viene percepita nel Mondo, incidendo negativamente anche sullautostima degli uomini e generando inerzia e apatia diffusa. Una tendenza che nellultimo decennio ha inciso sulla carica motivazionale degli italiani riducendone la passione per la competitivit a livello internazionale. Tutto questo erode la credibilit complessiva, logorando i margini di tenuta e di sostenibilit delle politiche economiche e le opportunit di crescita del sistema paese. Quando nelle Istituzioni Pubbliche o nelle aziende viene intaccato lorgoglio e lambizione dei migliori e subentra una mediocrit incolore, si d avvio a un circolo vizioso di declino e progressiva dissipazione: una sorta di entropia, o ancora meglio di perdita di entalpia, seguendo la metafora della perdita di carica energetica, che incide nella dinamica di una societ, devitalizzandola. Ogni organizzazione, isituzionale o aziendale, deve elaborare una vision, costruire una identit, esprimere un modello valoriale in coerenza con il quale poter essere percepita allesterno presso gli stakeholder. Il mercato di riferimento connesso a un prodotto o un servizio,
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che deve continuamente apparire di alto profilo. Perci indispensabile disporsi con umilt, curiosit e voglia di impegno, di fronte alla continua evoluzione delle conoscenze e delle soluzioni tecnologiche. A questo proposito ricordo un insegnamento di un mio vecchio professore di macchine che allora sembrava paradossale ai nostri occhi di studenti sosteneva limportanza fondamentale di saper copiare: il docente non intendeva infatti il copiare dal compagno di banco, ma dalla tecnologia pi avanzata in un determinato momento. Solo confrontandosi con lo stato dellarte di frontiera, in un determinato momento, si pu alzare lasticella della sfida al miglioramento collettivo. Levoluzione, tecnologica e sociale, si fonda su un atteggiamento critico ed etico di umilt di fronte a tutto quanto gi stato realizzato per perfezionarlo. Conoscere per migliorare. Il progresso il frutto di un confronto continuo, di una diffusione della conoscenza implementata in soluzioni e applicazioni ulteriormente sviluppabili. LItalia ha avuto e detiene tuttora eccellenze tecnologiche e imprenditoriali. Per deve fare attenzione a mantenere un livello di guardia sui processi di trasformazione degli scenari tecnologici e del mercati internazionali. L isolamento e la mancanza di apertura sullorizzonte globale dello sviluppo, unito al convincimento auto-compiaciuto o illusorio di essere gi al top di un settore, rischia di far perdere lumilt necessaria a motivarsi nello sforzo incessante di auto-perfezionamento continuo, il vero motore delleccellenza. La globalizzazione non deve essere percepita come perdita di identit nazionale ma piuttosto come opportunit di pi fluida circolazione di informazione e di concorrenza. Ma lidentit nazionale non deve in alcun modo andare perduta perch raccoglie il valore inestimabile di una memoria condivisa, la consapevolezza di appartenere a un destino comune che solo pu trasformare una comunit in un popolo. Il concetto di nazione subito dopo il fascismo era stato rimosso perch veniva troppo semplicisticamente associato alla retorica nazionalista. Negli anni successivi al crollo del regime fascista si diffuse una cultura volta a cancellare ogni riferimento al concetto di patria. Nel tempo si riuscito a superare questo atteggiamento anti-identitario e addirittura oggi chi si fa portavoce di questa dimensione di orgoglio nazionale proviene dalla tradizione di quella cultura che ha a lungo avversato il patriottismo, confondendolo col neo-fascismo. La cultura politica del nostro Paese si fondata storicamente su una contrapposizione ideologica molto accentuata tra religioni politiche chiuse nelle proprie verit dogmatiche e non disposte a dialogare, o per lo meno, a confrontarsi tra loro: spesso, sia la chiesa cattolica sia le re182

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ligioni politiche, in modo opposto ma con la medesima irriducibile assolutezza, tendono a costruire una visione forte e fideistica delluomo, della societ politica e della societ civile. Questa mancanza di dialettica tra diverse ideologie e visioni del mondo ha indotto una esasperazione ideologica che ha impedito un esame sereno, freddo, laico e obiettivo delle questioni secondo un principio di realt e di razionalit. Il sistema-Paese negli anni ha risentito di una esasperazione del conflitto che esalta ci che divide e rimuove ci che potrebbe unire. Pi che parlare di fatti si tende ad alimentare i pregiudizi ideologici e, a una logica del libero e disinteressato confronto dialettico delle opinioni, si sostituisce la difesa aprioristica dello schieramento e dellarroccamento dogmatico. Un esempio tra i tanti quello della questione ambientale. L ambiente qualcosa che consumiamo ogni istante: ogni azione delluomo consuma una quantit infinitesima di ambiente. Perci nel rapportarsi alla questione ambientale necessario munirsi di un approccio razionale e pragmatico basato su un calcolo costi-benefici. In Italia si invece diffusa una prevalente forma di ambientalismo di matrice preconcetta pi che scientifica: manca nel Paese un ambientalismo fondato su dati rigorosamente validati. Allo stesso modo il mondo della comunicazione fatica ad affrontare in modo serio la questione dellinnovazione e delle riforme strutturali necessarie a innescarla. La pubblica opinione sembra rivelare una eccessiva emotivit e ostilit preconcetta di fronte alla questione cruciale delle infrastrutture. Per esempio: il medesimo termovalorizzatore, al Nord viene considerato come una frontiera avanzata di gestione dei rifiuti mentre al Sud viene percepito come un impianto altamente inquinante. possibile applicare a un giudizio tecnico un doppio e contrapposto standard di valutazione senza creare disinformazione? Da oltre un trentennio si venuta perdendo la cultura delle infrastrutture: lItalia infatti stato lunico Paese al mondo in cui una disposizione legislativa (1975) ha ostacolato il processo di sviluppo della rete di autostrade. Il Paese, pi in generale, ha visto laffermarsi di una conflittualit preventiva, pretestuosa e dogmatica non a vantaggio del bene comune, ma basata su interessi di parte veicolati da una classe dirigente con la tendenza a gestire leffimero piuttosto che governare il futuro. Una fitta rete di interessi personalistici per colpa dei quali il Paese sta perdendo slancio e iniziativa e registrando un clamoroso ritardo verso linnovazione. Per questo importante ricostruire una cultura dellinformazione e della divulgazione della scienza e della tecnologia valorizzando le eccellenze del nostro Paese.
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La stampa insiste su scandali e inchieste e tralascia le positivit, non racconta i primati e le eccellenze presenti nella nostra penisola. Il Paese non ha la propensione al godere e a maturare e condividere lorgoglio, come Paese, delle nostre eccellenze nazionali. Penso alla grande avventura di Telecom degli anni 90. Una realt allora in forte espansione a livello globale, sia dal punto di vista tecnologico che industriale. Eppure i nostri media ne ignorarono gli elementi di leadership. Ora, a un decennio di distanza, tutti rimpiangono quella Telecom. Va detto che lEnel, oggi, ha ricreato un vero grande gruppo globale. Ci sono state per, in Italia, anche delle gravi responsabilit, da parte del sistema politico, nella decisione di abbandonare interi settori strategici per il Paese. Solo in Italia si impiegato uno strumento come il referendum per incidere su decisioni cruciali che richiedono una maggiore ponderazione e tecnicit in scelte che rischiano di porre una ipoteca sul futuro del Paese. C una tendenza a mistificare la realt con limpiego dello strumento referendario sulle linee chiave delle politiche industriali del Paese. Si avvertono ventate di fondamentalismo anti-industriale che contribuiscono a bloccare occasioni di sviluppo per le infrastrutture. Il dovere del leader quello di contribuire a realizzare isole di efficienza e occasioni di sviluppo mostrando come sia concretamente possibile non arrendersi al declino morale, politico ed economico. Da semplici isole di eccellenza ad arcipelaghi di sviluppo il passo non impossibile se si vuole ricominciare a crescere come sistema. Per trasformare il Paese serve una politica che non sia ostentazione di potere personale e di effimero personalismo fine a se stesso, come mero esercizio di vanit. Allopposto indispensabile sobriet nei comportamenti e credibilit nellimpegno, pronti a riconoscere gli errori, aperti allascolto dei pareri degli altri e capaci di focalizzarsi sui segni del futuro per prendere decisioni con coraggio e lucidit. Un manager non detto che non abbia incertezze. Deve per avere il coraggio di fare delle scelte, il dovere di decidere pur avendo il travaglio del dubbio. Lessenza della leadership non deve essere arroganza e prepotenza, ma umilt, mitezza, onest intellettuale, disponibilit, pragmatismo e coraggio. E anche orgoglio e determinazione nel difendere le proprie idee, qualora venissero mortificate.
(Vito Gamberale, amministratore delegato Fondi Italiani per le Infrastrutture SGR)
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Onest e assertivit
Vladimiro Giacch

In che modo possibile costruire un percorso di ricambio della classe dirigente del nostro Paese? Cominciamo col dire come non pu avvenire. Credo che un percorso di ricambio della classe dirigente del nostro Paese non possa avvenire per cooptazione. Quello che oggi si richiede un diverso sguardo rivolto al mondo, che cambiato sotto i nostri occhi senza che ce ne volessimo convincere. Siamo prossimi a un cambiamento di scenario: uno di quei momenti in cui cadono le vecchie quinte di un teatro e la nuova scena qualcosa di sostanzialmente diverso da quello che ci si attendeva (da quello che si sperava, ma anche da quello che si temeva). Sono momenti in cui matura una nuova classe dirigente, priva dei clich che inevitabilmente orientano lo sguardo della vecchia e ne rendono inadeguato lagire. una maturazione che avviene a salti e non per gradi, che pu essere senzaltro propiziata ma non costruita a tavolino. Per questo la cooptazione non funziona. Per questo, e non soltanto per il conformismo che di regola esige dal cooptato. Come trasformare un processo di inesorabile declino del Paese in una opportunit di cambiamento? Innanzitutto comprendendo che, come ebbe a dire uno dei maggiori pensatori e uomini politici del Novecento, non esistono situazioni senza via duscita. E quindi che il declino pu non essere inesorabile. In secondo luogo cercando di studiare a fondo la realt, la concretezza della situazione attuale: e questo significa, in questa fase, non accontentarsi dello studio dei trend lineari, ma cercando di intendere se e dove vi siano delle faglie, dei punti di frattura profondi che determinano dei salti, delle discontinuit profonde nello sviluppo. un esercizio che avremmo fatto bene a fare prima dellingresso nelleuro. E invece stato sostituito da un volontarismo che col senno del poi fin troppo facile giudicare come poco accorto. Oggi il punto di frattura, sul piano mondiale, la fine di una fase plurisecolare dello
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sviluppo che possiamo compendiare nellespressione the West and the rest. Il resto del mondo non pi il resto: lAsia il nuovo driver dello sviluppo, lAmerica Latina il futuro prossimo, lAfrica il futuro remoto. Mantenendo un atteggiamento para- o post-coloniale nei confronti di questi sviluppi, ci condanneremo senza appello a vedere il nostro ruolo di europei e occidentali nel mondo ridursi al lumicino. Non si tratta soltanto di un cambiamento culturale. Si tratta di compiere rapidamente scelte politiche importanti: per esempio, come, con cosa e in che tempi sostituire la diarchia valutaria dollaro-euro? Se decidiamo di avere un atteggiamento passivo e inerziale rispetto a problemi di questa entit saremo travolti. Un nuovo ruolo non nessun ruolo: un ruolo nuovo. Da immaginare, cercare, costruire. Aveva ragione Seneca: Fata volentes ducunt, nolentes trahunt. possibile qualificare una nuova dimensione della leadership oltre la dicotomia tra freddi e distaccati professionisti della politica e appassionati dilettanti del potere? Un tempo il ponte che consentiva di superare questa dicotomia era rappresentato dai partiti di massa. Che non erano soltanto collettori di consenso, ma costruttori di una classe dirigente. importante capire quando questo modello entrato in crisi. Ritengo che questo sia avvenuto negli anni Settanta, allorch le spinte di cambiamento (e le nuove soggettivit che ne erano portatrici) sono rimaste insoddisfatte e costrette a un forte arretramento. Da allora data, almeno da noi, la scissione tra quella che impropriamente chiamata oggi classe politica (e ancora pi impropriamente e rozzamente casta) e i cittadini. Quindi quel ponte crollato ma non stato sostituito da niente di meglio. Non ritengo infatti che il rapporto diretto principe-popolo (con la mediazione invisibile ma assai rilevante dei mezzi di comunicazione) costituisca un valido sostituto di quello che abbiamo perso ormai una generazione fa. Ovviamente non si tratta di costruire a tavolino un nuovo modello pi funzionale. Credo che una possibile risposta (anche qui: una risposta possibile e non necessaria) vada ricercata nella capacit dei movimenti che oggi esistono in grande quantit, ma proprio in quanto estremamente settoriali, limitati e spesso miopi di evolvere e di costruire una classe dirigente dotata di uno sguardo sistemico. Quando accadr questo, ci accorgeremo che la dicotomia tra freddo professionista e appassionato dilettante pu essere superata. E non per mezzo delle vedette dello spettacolo di cui parlava in tono giustamente sprezzante Guy Debord.
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Onest e assertivit

Come consentire alle nuove generazioni di prendere parte a un processo di vera inclusione sociale prendendo parte alle scelte fondamentali del Paese? Non dipende da noi, dipende da loro. La partecipazione non pu essere octroye. Una partecipazione octroye non vera partecipazione. Qual il rapporto tra modello individualistico e personalistico e modello pluralistico e impersonale di leadership condivisa? La risposta a questa domanda presuppone un orientamento di fondo non soltanto sulla leadership, ma su un modello di societ. Personalmente ritengo che la drammatica carenza di leadership che oggi si manifesta in Europa (ma sicuramente in Giappone e probabilmente negli Stati Uniti le cose non stanno in maniera molto differente) metta a nudo il problema fondamentale del modello individualistico e personalistico della leadership, che siamo abituati a ritenere naturale alle nostre latitudini, salvo provare disagio per quanto di fittizio e artefatto abbia e per la sua provata inefficacia. La verit che i nostri gruppi dirigenti attuali (non faccio differenze tra sinistra e destra) sono espressione di gruppi di pressione, ma soprattutto di un modo inadeguato di pensare il nostro presente e il nostro futuro. Dal punto di vista dellefficacia elettorale il problema pu essere superato con un uso accorto dei media, ma per cos dire soltanto spostato in avanti: al momento della decisione. Che inesorabilmente manifester linadeguatezza del leader, e quindi (visti i fallimenti seriali a cui assistiamo) del modello. In altri termini: sono favorevole a un modello pluralistico e impersonale. Pur sapendo che saranno le circostanze, e non i miei personali desiderata, a imporlo superando lattuale fase storica, caratterizzata da quel vero e proprio ossimoro actu che lodierno culto della personalit in assenza di personalit. Quali sono i valori non negoziabili che devono ispirare la leadership? L unico valore effettivamente non negoziabile lefficacia strategica. Soggettivamente sono per portato ad aggiungere a questo valore lonest e la dedizione al bene comune. Qual limpatto del modello di comunicazione digitale nella configurazione di possibili modelli di decisione diffusa e periferica? La comunicazione digitale sta creando unagor virtuale che in linea teorica consente di abbattere uno dei vincoli storici alla parteci187

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pazione politica: la lontananza fisica dal luogo delle discussioni e delle decisioni. Allatto pratico, per, se il luogo delle discussioni facilmente attingibile, quello delle decisioni (di quelle che contano) lo sempre meno. Per il banale motivo che esse sempre pi spesso non sono prese in sedi non pubbliche, ma private (il consiglio di amministrazione di una banca centrale o di una grande impresa decide cose pi importanti per la nostra vita di un Parlamento). Recentemente abbiamo avuto anche un revival degli arcana imperii, nella forma di una lettera inviata dalla Banca Centrale Europea al Governo italiano, il cui testo non stato reso pubblico dalla BCE con la singolare motivazione che la divulgazione recherebbe pregiudizio alla tutela dellinteresse pubblico. Personalmente, alla luce di questo episodio, mi sento di consigliare a Jrgen Habermas una rivisitazione delle sue teorie sulla opinione pubblica critica e sul suo presunto ruolo centrale nella societ contemporanea. ancora possibile professarsi impolitici in un mondo che richiede una partecipazione crescente a scelte epocali? No. Ma in verit non lo mai stato. Il tirarsi fuori sempre stato un atteggiamento mistificatorio. Per un motivo molto semplice, gi ben presente ad Aristotele: perch anche lomettere un fare. Quali sono le caratteristiche personali e le competenze necessarie di un leader credibile? Nella tradizione di sinistra la sintesi pi efficace al riguardo quella tentata da Antonio Gramsci, il quale parlava di specialista+politico. Ossia di un personale politico che fosse in grado di unire competenze specialistiche a capacit politica (e quindi di persuasione, negoziale ecc.). La necessit di questa sintesi non venuta meno, anche se forse oggi proprio lestrema specializzazione dei saperi costringe a rideclinare questa idea in una forma diversa: ossia puntando, pi che sullo specialismo in prima persona, sulla capacit di ascoltare e di apprendere unita a una capacit di organizzare e sintetizzare un lavoro inevitabilmente collettivo. Non entro nel merito delle caratteristiche psicologiche e caratteriali necessarie, non da ultimo perch la loro utilit pu mutare di molto in relazione alla diversit delle situazioni. (Tra parentesi, questo uno dei motivi pi sostanziali per i quali non esistono leader per tutte le stagioni e per tutte le situazioni). ancora possibile parlare di una lite detentrice del privilegio della conoscenza nellera del villaggio digitale globale?
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Onest e assertivit

S e no. La conoscenza senzaltro un privilegio che resta tale nel senso che non pu dirsi immediatamente accessibile a tutti. Ma ben difficile che un singolo individuo possieda in prima persona tutte o gran parte delle conoscenze necessarie per la gestione della cosa pubblica. Rinvio insomma alla risposta alla domanda precedente. possibile parlare di leadership etica? Credo di s. Personalmente non mi annovero tra gli immoralisti e i cinici. La cosa essenziale in un leader lefficacia, come ho detto sopra. Personalmente ritengo per che esista unefficacia progressiva e unefficacia regressiva. La prima non pu non essere eticamente connotata. Qual il rapporto tra retorica manipolativa della comunicazione strategica e oggettiva verit dei fatti? Oggi si usa identificare le due cose. Continuo a ritenere che si tratti di un errore teorico. Almeno per quella corposa sottoclasse dei fatti che non creata dalla comunicazione. Verit e menzogna, ove si deflazioni il primo termine (ossia si eviti di caricarlo di implicazioni ontologiche assolute proprio al fine di farlo crollare sotto il loro peso, gioco molto usato dai post-modernisti), restano termini validi e decisivi. Nella vita quotidiana e nel discorso pubblico. Qual il giusto equilibrio tra livelli di assertivit e dialettica nello stile del leader efficace? Personalmente ritengo che lassertivit sia di fondamentale importanza. Credo infatti che la caratteristica principale di un leader consista nella capacit di decidere, di scegliere, di imboccare delle strade, e nel migliore dei casi di costruirne di nuove. La dialettica viene prima e dopo: listruttoria che precede la decisione e la modalit con cui questa decisione viene comunicata. In questo senso anchessa essenziale. Ma il prius (logico e non temporale) resta lassertivit.

(Vladimiro Giacch, responsabile Affari Generali Sator)


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Libero leader in libero Stato


Giordano Bruno Guerri

C un elemento quasi magico nella leadership: il carisma, entit indefinibile, unaura che circonda i contorni del predestinato al comando, ne sottolinea la figura e incorona il capo con il magnetismo del potere catturando la volont del gruppo e indicando la via a una comunit, a un popolo riconoscente e spesso ossequiente. Ma ci sono anche altre caratteristiche meno ineffabili e pi misurabili nella fenomenologia del potere politico. Nella storia recente del nostro Paese il quasiventennio berlusconiano ha visto laffermarsi di un modello incentrato in maniera ossessiva sulla figura e sulla persona del Cavaliere di Arcore: tutta la modalit di comunicazione del sistema di potere di Berlusconi si incentrata sulla fideistica attesa del verbo e delle decisioni inappellabili di un capo assoluto e totalmente accentratore, catalizzatore delle energie di un movimento allo stesso tempo politico e antipolitico, post-moderno ma anche spinto da pulsioni antiche che affondano in un sentimento diffuso dellarcipelago della destra italiana. Un desiderio quasi inconscio, un bisogno sentito come necessario di incarnare la funzione di comando in una persona: il leader. La tematizzazione del potere di comando stata inaugurata in modo esemplare gi da Machiavelli: alcune analisi sulla genealogia del potere raccolte nel Principe sono ancora di grande utilit metodologica e consentono di delineare efficacemente il quadro antropologico in cui si muovono i protagonisti della politica. L evoluzione democratica della storia europea, la tematizzazione dei diritti naturali, e la progressiva conquista dei diritti politici dei cittadini, determinano lemergere di contraddizioni e antinomie intrinseche alla questione dellesercizio del potere e le istanze di emancipazione e partecipazione del popoli alle decisioni della comunit: da un parte una concezione autonoma e anomica del potere in s e dallaltra il contatto e la contaminazione con le questioni delletica pubblica. Tra larte del comando e larte di governare in modo giusto si delinea storicamente una linea di demarcazione a partire dallaffermarsi del concetto di moderno Stato di diritto. Da quando luso del potere viene delimitato dal concetto di legalit non pi possibile
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Libero leader in libero Stato

fondare il concetto di potere fuori da un confronto con la questione cruciale della moralit. Questa difficile convivenza dellamoralit del Principe con i doveri delletica, si delinea a partire da una nuova configurazione strumentale del nesso teleologico tra mezzi e fini nella tecnica della politica. Nel cuore della civilt europea si viene affermando il principio etico per cui il fine non pu pi giustificare i mezzi: questo principio di ispirazione kantiana si trova a essere declinato in una chiave meno stringente e categorica nella prassi della decisione politica in nome della ragion di stato o di una Realpolitik improntata a una pragmatica deroga ai principi morali secondo cui il fine non pu giustificare qualsiasi mezzo. Si viene a creare una sorta di doppia verit, un doppio binario etico, due piani paralleli dove ci che vale per il semplice cittadino non sembra pi essere vero per lo Stato. Con il progressivo affermarsi del moderno Stato di diritto il potere non pu pi prescindere da un confronto con i principi fondanti di un comportamento eticamente corretto: questo implica anche una mediazione tra luso illimitato del potere e la sua delimitazione di tipo etico che certamente ne riconfigura i contorni riducendone i margini di libert e la rapidit dei tempi di reazione. Pensiamo al caso paradigmatico dei tempi di reazione per scatenare una controffensiva nucleare nel periodo della guerra fredda, quando ponderare una scelta da parte del vertice politico avrebbe reso di fatto impossibile attuare la reazione dati i margini temporali strettissimi: i tempi della riflessione etica non potevano applicarsi a una strategia di risposta militare fondata sulla reattivit immediata. Si tratta di un caso estremo ma che segnala la frattura spesso intrinseca tra la necessit della decisione politica la ponderazione sul senso etico della risposta. L efficienza del comando e il controllo della legalit, la ragion di stato e la reazione della pubblica opinione, con questo che il potere deve confrontarsi quotidianamente. Scoprire qual il tasso di decisionismo consentito in un contesto democratico e partecipato delle scelte rappresenta un difficile equilibrio per chi detiene il comando. Il leader contemporaneo deve conciliare lefficacia dei risultati con la capacit di visione e condivisione sintonizzandosi con lo spirito del tempo e contribuendo a far emergere valori e attese spesso ancora latenti della societ. L etica pubblica si fonda sulla certezza condivisa che alcuni valori sono intangibili, una sorta di moderna koin un luogo etico dove condividere una grammatica di relazioni intersoggettive fondate su un comune sentire morale frutto delle sedimentazioni di costumi antichi e sapienziali come le religioni positive, filtrati dallesperienza valoriale della modernit: di tutta evidenza la piena condivisibilit sia da parte dei credenti sia dei laici di valori come quelli espressi dal decalogo biblico. Per que191

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sto vale ancora per il nostro Paese una massima come quella di Croce circa limpossibilit di non dirsi cristiani. Si tratta di una visione etica del mondo che in fondo condivisa nella civilt occidentale. Ulteriore complicazione quella di riuscire ad armonizzare in maniera non egemonica i valori ereditati dalla tradizione cattolica con il rispetto della dimensione della laicit: questa una delle questioni pi complesse e irrisolte dellidentit e dellautonomia della leadership di un nazione sin dalla sua origine intrisa in questa dicotomia di un potere statuale, eternamente condizionato dalla presenza pi o meno condizionante del Vaticano. Ho appena concluso laggiornamento di un saggio Italiani sotto la chiesa, che nella nuova edizione si spinge sino al governo Berlusconi. Approfondendo la storia Repubblicana ho trovato la conferma che in Italia davvero difficile, per non dire impossibile, governare senza il consenso delle gerarchie vaticane come dimostrato anche istituzionalmente dalla ricezione nellart. 7 della Costituzione dei Patti Lateranensi. Dunque se vale la massima crociana, quasi unanimemente condivisa, del non possiamo non dirci cristiani, vale anche per la sua estensione certamente meno condivisa ma imposta del non possiamo non dirci cattolici. Su questo si innesta anche il tema complicato dello spazio possibile allinterno della cultura italiana dei valori e del modello etico e antropologico delletica protestante, del puritanesimo, delle sue possibili varianti calviniste. Quanto alletica protestante credo che abbiamo perso il treno da secoli con la controriforma. E lo stiamo recuperando in maniera individuale per cui non c un pensiero di etica protestante pubblica in Italia. Un caso nella esemplare di etica laica al governo, di pragmatismo e riformismo, di visione e apertura alla modernit della nostra storia certamente rappresentato da Cavour. Colpisce il fatto di dover risalire indietro nel tempo di un secolo e mezzo per trovare i valori migliori espressi della cultura borghese come il rispetto dellintelligenza, del merito, del lavoro, della dignit, della compostezza e della gratuit verso le istituzioni: tutto questo ci restituisce tutta la gravit di un inarrestabile degrado valoriale prima ancora che politico in un Paese incapace di trovare una identit ancor prima che un leader. La questione dellidentit della nazione intrinsecamente associato a quello della storia, della biografia, o meglio dellautobiografia di una nazione. Di qui il tema non solo metodologico, anche ontologico e valoriale della storiografia di un sistema culturale intriso da categorie storicistiche ed hegheliane o comunque di matrice idealista. Abbiamo dovuto aspettare quasi mezzo secolo per ricostruire la storia del fascismo con un approccio emotivamente sereno ed epistemologicamente obiettivo. Non siamo
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ancora arrivati a riconfigurare in un quadro critico sufficientemente solido e argomentato la storia del Risorgimento italiano. Il potere ossia la forza, tende a perpetuare se stesso e la propria immagine attraverso la distorsione della storia e la costruzione artificiale di una memoria collettiva. Una riscrittura in tempo reale della storia a uso e consumo dei vincitori. Una autocelebrazione dellesistente rispetto al passato. In fondo non si mai troppo lontani dalla distinzione tematizzata da Nietzsche in storia monumentale, antiquaria e critica. Il governo monoclasse delllite borghese dellOttocento era inevitabile in un mondo dominato dallanalfabetismo e in una cultura politica ancora in una fase aurorale. Oggi temo che il problema dellanalfabetismo politico non sia superato, ma assistiamo al propagarsi di un protervo analfabetismo di ritorno moltiplicato dallazione dei media. Siamo in democrazia, dove vale il principio una testa, un voto, un principio che dobbiamo accettare, che eticamente giusto ma che fa a pugni con qualsiasi ipotesi di elitismo o di aristocrazia dei cervelli o di etica dei migliori. Il valore del metodo democratico si confronta non tanto con il potere delllite, ma con il rischio immanente di derive populistiche e plebiscitaria. La grande questione delle democrazie contemporanee dunque conciliare il sacrosanto principio una testa, un voto con un governo dei migliori. Il comando un potente afrodisiaco che pu rivelarsi anche un veleno letale quando si combina con la vanit: allora finisce per diventare pi importante lapparire che il governare. La rinuncia la potere una delle scelte pi difficili che luomo al comando possa fare, si tratta di rinunciare al trionfo della propria persona perch il potere tende a divenire parte integrante e costitutiva dellessenza dellidentit del leader. A proposito della rinuncia al potere: Garibaldi si ritir a Caprera, ma lo fece perch di fatto lo misero nelle condizioni di doversi ritirare: Garibaldi avrebbe assunto volentieri il governo dellItalia se il re glielo avesse concesso trattandosi di un rivoluzionario in camicia rossa anche se non marxista. Quella del potere in fondo una malattia che non si pu curare, una forma di dipendenza, una malattia mortale che termina o con la morte o con la rinuncia forzosa, quasi mai con una libera autolimitazione. L antica etica stoica che insegnava la virt della rinuncia al potere non appena conseguita la missione affidata si rivela purtroppo un modello scarsamente praticato nel mondo contemporaneo. Sono modelli di virt che sarebbe un miracolo vedere ripetersi nel nostro mondo estremamente pi complesso rispetto al mondo classico o ellenistico. Un uomo universale, un politico filosofo, un condottiero letterato, un leader insieme poeta e realista sembra oggi impossi193

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bile in un mondo che celebra non leccellenza universale della visione e dellideale, ma la capacit adattiva, il mimetismo, il trasformismo tattico il realismo pragmatico, lutilitarismo. In un mondo dominato dalla complessit e dalla specializzazione tecnica, il leader deve saper delegare; una delle sue capacit di azione consiste nella capacit di scegliere gli uomini migliori per ogni ruolo, apparentemente rinunciando a parte del suo potere, per in realt indirizzandolo verso la competenza settoriale e lexpertise dei collaboratori. Il problema, dal punto di vista soggettivo del leader, che, scegliendo i migliori collaboratori, contribuisce a preparare i futuri antagonisti, il futuro Bruto che sostituir Cesare, evidentemente in maniera non violenta. Il delfino che si prepara alla successione un convitato di pietra pronto a pretendere il posto del leader. Usualmente il migliore dei ministri diventa il primo antagonista, il motore del complotto contro il leader nel futuro prossimo. Il migliore ministro si prepara a diventare il peggiore avversario per chi vuole rimanere aggrappato al potere. questo il destino del potere. Uno scenario da teatro elisabettiano, un ritratto da complotto tardo rinascimentale: Shakespeare e Machiavelli. Nello stato assoluto si nasceva re e non cera da temere rispetto alla discendenza divina, un Richelieu poteva anche sottrarre tutto il potere effettivo e amministrare lo Stato per conto del re ma non avrebbe potuto togliere la corona al sovrano. Il re cooptava i suoi collaboratori tra una cerchia di cortigiani e nobili gi appartenenti a una cerchia a lui vicina per status, mentre i governanti di oggi scelgono i propri collaboratori inseguendo un criterio non di status ma di schieramento politico e di fedelt di corrente: si tratta di un legame molto pi labile, per cui lalleato politico, anche luomo allinterno del suo stesso partito, pu cambiare idea e ribaltare le proprie convinzioni sia per un cambiamento di opinioni sia per una strategia di potere. La conformazione dei campi di forze del potere nel mondo contemporaneo sempre pi pi instabile e mobile; da qui la grande attenzione che il capo deve porre nellevitare di essere sbalzato non solo dagli avversari, ma anche dai suoi pi stretti alleati e collaboratori. fondamentale per un leader avvalersi di uno staff di talento e fiducia: leminenza grigia, il consigliere del leader, colui che pur possedendo un grande talento non ambisce a scalzare, a sostituire il capo di cui rappresenta in molti casi una sorta di uomo ombra per il leader. Rappresenta un contraltare di obiettivit e coscienza critica di cui il leader non pu fare a meno. quasi un super-io freudiano per interposta persona. Il potere, spesso, sopratutto nella fase terminale, quella del tra194

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monto, dello spegnersi di una stella attorno a cui gravita una galassia, diviene in s il proprio stesso fine, e nel tempo si trasforma in un buco nero che assorbe tutta lenergia cosmica. Il potere auto-centrato, immanente e autoreferenziale e tendenzialmente omeostatico e autoconservativo. Mussolini, per esempio, il paradigma del leader senza consiglieri, perch, non fidandosi di nessuno, a un certo punto, come accade a quasi tutti i dittatori e a molti governanti, ha perso il senso della realt per lassenza di una sincera coscienza critica al suo fianco. Nel mondo anglosassone c una chiara evidenza su chi vince le elezioni e il ricambio previsto nella prassi costituzionale senza forti problemi di legittimazione al ricambio, da noi invece il problema della congiura di palazzo, del Gran consiglio dei defenestratori una caratteristica ricorrente nella storia. Ma anche il trasformismo da una parte e il continuiamo oltre i ricambi apparenti di ciclo politico rappresenta il moto di indifferenza e di rifiuto di una classe dirigente anarcoide e spesso incapace di stare al passo con lo spirito dei tempi e della trasformazione. Purtroppo da noi non ancora passato il principio apparentemente logico e naturale che chi vince le elezioni governa, perch oltre al fatto che chi perde non si rassegna, c anche la complicazione delle lotte intestine, del fuoco amico, in fondo tutti gli ultimi governi sono caduti pi per fuoco amico che per una dialettica parlamentare e un atto formale di sfiducia. Berlusconi ha inoculato un virus nel sistema politico, quello del personaggio carismatico popolare e populista che deve non solo governare ma anche piacere e sar difficile nei prossimi governi liberarsi di questo condizionamento della figura carismatica. Non a caso la sinistra perennemente alla ricerca di una figura carismatica che possa contrapporsi a Berlusconi. Berlusconi ha posto in stallo la sinistra con il suo semplice linguaggio politically incorrect, comportamenti che evidentemente sono piaciuti a una massa di elettori, perch non c dubbio che quello che disgusta palati pi raffinati alla fine finisce per piacere alle grandi masse. Una violazione sistematica del politically correctness al vertice politico una contraddizione in termini: una violazione dei doveri istituzionali e di stile di chi ha lonere della funzione di governo, ma il paradosso che fin qui si rivelato vincente in questi anni per Silvio Berlusconi. Il politically correct formalmente ineccepibile ma spesso rappresenta un freno alla libert del dibattito politico e culturale del Paese e impedisce di affrontare con franchezza la vera sostanza delle questioni in gioco. Berlusconi ha rovesciato questo teorema e facendo della mancanza di forma unarma vincente dal punto di vista della relazione con i suoi sostenitori, senza
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per proseguire e andare al nocciolo dei problemi che vengono semplicemente riconfigurati in linguaggio di pulsioni semplificate e perci apprezzate dalla cosiddetta pancia degli elettori. Linguaggi che sembrano impronunciabili per un vertice istituzionale di una nazione e che suscitano lanatema della comunit internazionale sono stati la firma di un modo del tutto nuovo di intendere la comunicazione politica negli ultimi tre lustri della scena politica del Paese. Chi succeder a Berlusconi inevitabilmente dovr essere una figura totalmente diversa e incommensurabile con quella del Cavaliere allo scopo di evitarne il confronto. La successione di Giovanni Paolo II presentava gli stessi problemi, chiunque fosse uscito Papa dal Conclave apertosi dopo il Papa polacco avrebbe dovuto reggere il confronto con un personaggio dotato di carisma globale ed empatia fuori dallordinario. Papa Ratzinger ha affrontato in modo giusto questo problema non ponendosi in alcun modo in competizione con il carisma e il modello di comunicazione del suo predecessore di cui non ha rappresentato un simulacro, ma ponendosi lobiettivo di badare alla sostanza rinunciando a piacere per forza e guidando con piglio di ferro la Chiesa nella direzione voluta, incurante della popolarit. C da augurarsi che la prossima classe dirigente del nostro Paese sappia fare una scelta di profonda discontinuit senza alcuna velleit di imitare una figura e un esempio non riproducibile come quello di Berlusconi: la biografia, lo stile comunicativo, il denaro di Berlusconi non sono ripetibili. Al linguaggio e allo stile politico della Prima Repubblica, e della cultura democristiana, tutto si pu imputare se non lautocontrollo e il linguaggio sorvegliato; in questo sta anche in parte il successo di Berlusconi, laver rotto gli schemi del linguaggio politico che lo precedeva. La Storia avrebbe anche certamente perdonato il Berlusconi gaffeur impenitente se avesse veramente mantenuto la promessa circa la svolta e la rivoluzione liberale: questo il vero nodo politico irrisolto e mai mantenuto a partire dalla svolta degli anni Novanta. La mancata rivoluzione liberale condanna Berlusconi, molto pi che qualsiasi sentenza possibile, a non essere ulteriormente credibile ben oltre qualsiasi trovata estemporanea o mediatica o colpo di coda della sua ormai leadership declinante. Assistiamo a uno smascheramento finale dei tratti di una rivoluzione liberale mancata. Il bluff una tecnica che funziona solo a poker, a volte funziona anche in politica ma non per una durata di oltre tre lustri. Negli Stati Uniti il tema dellantitrust, della trasparenza personale fondamentale. L alto tradimento il massimo reato imputabile a un comandante, nel caso di Berlusconi si pu parlare di un alto tradimento etico, letica trascurata, sbeffeggiata, ignorata, paradossalmente
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proprio lei che in una suprema nemesi finisce per dare il colpo di grazia al Cavaliere. Il caso Clinton esemplare da questo punto di vista perch il presidente USA ha rischiato di cadere non tanto per i comportamenti tenuti nei confronti della stagista, ma per averli negati di fronte al popolo americano. Il tradimento della verit, non il tradimento di Hillary ha rischiato di essere fatale nella logica del sistema americano. Dovendo elencare una sorta di tassonomia del leader inevitabilmente si giunge a una sorta di giustapposizione di ossimori: il leader autentico deve essere orgoglioso e modesto, prudente e audace: in verit deve essere entrambe le cose, deve essere mobile scegliendo di volta in volta quale atteggiamento, quale passo adottare. Un capo deve sempre guardare avanti oltre lorizzonte dellimmediato, questa la distinzione fondamentale tra semplice uomo politico e uomo di Stato. L uomo politico guarda al presente o al futuro immediato, non arriva con lo sguardo oltre la data delle prossime elezioni, luomo di Stato deve saper guardare al bene del Paese e dei suoi governati nel lungo periodo. Quando si fa riferimento a uomo di Stato si fa uso dellaggettivo grande: luso linguistico rivela il fatto che non esiste un uomo di Stato che non sia grande. Luomo di Stato sempre grande. Un uomo di Stato pu essere anche negativo, come Mussolini che stato un grande uomo di Stato negativo che ha affossato il Paese in una guerra disastrosa e ha trascinato lItalia nella vergogna delle leggi razziali. C da augurarsi che a guidare il nostro Paese nel futuro siano veri uomini di Stato capaci di sostenere la dura onest della verit piuttosto che la retorica del falso ottimismo. Servono uomini con una visione realistica del costo bene comune proiettato sul lungo periodo, capaci di accompagnare e sostenere il costo di un percorso di responsabilit allontanando miraggi e illusioni a buon mercato.

(Giordano Bruno Guerri, saggista, presidente Fondazione Il Vittoriale degli Italiani)


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Vincenzo Ilotte

Le Nazioni occidentali hanno storicamente saputo generare crescita e distribuire ricchezza in modo costante fino a quando si sono lasciate ispirate da valori solidi e ancorati a una visione responsabile di lungo periodo. Emblematica la figura sociale del travet affidabile e concreto, vero e proprio baricentro sociale della classe media impiegatizia non ancora contaminata dal consumismo compulsivo, dallarrivismo senza scrupoli e dellostentazione, ma fondata piuttosto sulla morigeratezza e sobriet dei consumi e dei costumi, autentici assi portanti valoriali di una cultura in via di estinzione. Un mondo, quello piccolo borghese e del lavoro, in cui la disponibilit a grandi sacrifici consentiva, nei tempi lunghi di una intera vita, di ottenere tangibili risultati in termini di qualit della vita e ascesa sociale. Questo modello di sviluppo sociale ininterrotto ha trovato un punto di arresto con la crisi economica e la crisi dei valori del 68, che ha segnato un decisivo punto di svolta. Sul finire degli anni Sessanta la crisi di un paradigma di crescita generalizzato non solo economico ma sociale e culturale simbolizzato dallentrata in crisi del sistema accademico. L universit delllite e della classe alto borghese dellimpresa e delle professioni si trasforma in un luogo di massa. La classe dirigente subisce una decisiva mutazione antropologica: i valori, i costumi, le idee, le parole chiave, i modelli di leadership si trasformano declinando il codice identitario di una generazione pronta ad assumere lo scettro del comando in nome della nuova stagione del nuovo imperativo progressista. Si trasforma il modo di interpretare la leadership senza abbandonare la presenza di una classe dirigente con le proprie gerarchie e i propri riti. A cambiare sono le parole dordine, gli orizzonti culturali, il modo di vivere e soprattutto di rappresentare il rapporto con il potere. L estetica del potere si trasforma senza mutare la presenza di una struttura gerarchica. Con il 68 si assiste a una autentica scalata al vertice di una intera nuova generazione di leader che andranno a esercitare una vera e propria egemonia culturale capace di dettare la propria influenza sui valori dei decenni a seguire. Si diffonde
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nel nostro Paese una tendenza allappiattimento collettivista che, se apparentemente intende ridurre le differenze di appartenenza sociale, in realt, nel lungo periodo, finisce per allungare le effettive distanze sociali, generando una nuova casta di leader di origine progressista poco disposti a condividere il potere ottenuto. In nome di un ideale ugualitario si arriva a smantellare la centralit di valori come lambizione e la responsabilit personale, che avevano permesso ai pi motivati delle classi lavoratrici di crescere socialmente. Il mondo accademico da fucina di talenti si trasforma in un parcheggio, in una sala dattesa, dove collocare generazioni alla ricerca di identit professionale e collocazione aziendale. Ci determina un terremoto valoriale a livello di etica del lavoro, di etica pubblica e di morale individuale. Da iniziale critica del consumismo, la controcultura si trasforma, nel corso dei decenni successivi, nella pi spietata macchina da guerra neocapitalista di moltiplicazione dei consumi di massa. Si far largo una mentalit edonistica fondata sul culto del piacere dellistante, che rimuove il valore della memoria, bollato come retrogrado passatismo, e diffonde un modello fondato sullo spostamento dellasse della responsabilit dalla persona alla societ. La sociologia diventa protagonista in una cultura che tende a deresponsabilizzare lindividuo in nome di una concezione socio-centrica delletica. Questo cambio di paradigma culturale induce una trasformazione epocale: da un equo bilanciamento tra doveri e diritti ci si ritrova in una sorta di dittatura dei diritti, una concezione che travisando il dettato autentico della nostra Costituzione arriva a considerare il lavoro garantito come un diritto acquisito per sempre e non invece come una conquista. Il passaggio ulteriore sono gli anni 80, quando la generazione immediatamente successiva sfrutta il vuoto di valori lasciato e si rivela la pi spregiudicata generazione individualista alla ricerca spasmodica dellarricchimento finanziario immorale e speculativo. Alle soglie del nuovo millennio si pongono le basi giuridiche ed economiche per il decollo della tecnostruttura globale di turbo-finanza sradicata dalleconomia reale: col diffondersi delle operazioni di finanza derivata si apre un orizzonte di chimere finanziarie fatto di virtualizzazione della ricchezza e sovvertimento dei valori. Ci si avvale di una leva finanziaria del tutto sganciata dal rapporto con la produzione tangibile di merci e di servizi: si tratta di un gioco pericoloso di combinazioni matematico-finanziarie oltre i limiti della razionalit, un azzardo che alimenta una ricchezza apparentemente facile e iperbolica. I trader sono i Re Mida e i guru influenti del nuovo millennio, modelli e punti di riferimento di una generazione immorale alla ricerca di guadagni rapidi e
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stratosferici. Un potere di una nuova classe dirigente internazionale fondata sulle connivenze tra potere politico e finanziario capace di sfruttare tutto il potenziale di transazioni fondate sullasimmetria informativa e sulla deregulation selvaggia di un Far West finanziario senza sceriffi. Questo neoliberismo globale estremo non ha nulla a che vedere con un concetto sano di economia liberale, del tutto incommensurabile con i valori di quel travet che abbiamo indicato come simbolo di un mondo, forse pi provinciale, ma certamente pi morale. Si consentito di depredare la grande ricchezza diffusa nel tessuto delle piccole e medie aziende del nostro Paese, che svolgevano un ruolo chiave, mantenendo un livello di ricchezza, di conoscenze e di know-how manifatturiero di una Nazione con una tradizione riconosciuta e rispettata ovunque nel mondo. La ricchezza, fondata sul lavoro distribuita in una ampia classe media e lavoratrice, stata negli ultimi anni progressivamente ridistribuita verso lalto creando una nuova ristretta classe di super ricchi internazionali che alimentano la speculazione finanziaria con un potere apolide e anonimo. Una leva finanziaria del tutto sganciata da un rapporto equilibrato con la produzione di beni reali, un gioco di combinazioni matematico finanziarie, un azzardo drogato da una ricchezza sempre pi apparentemente facile e distante dal lavoro. Le aziende sono state depredate dei loro asset strategici da squali della finanza, che si sono arricchiti smantellandole e indebolendole. Operazioni di speculazione finanziaria che depauperano la struttura produttiva a danno del valore sociale dellimpresa, facendo perdere occasioni di sviluppo e di crescita per lintero sistema. Si irresponsabilmente e dolosamente trasferito lattivit produttiva verso i Paesi in via di sviluppo, scommettendo sul differenziale tra la lentezza delleconomia europea e la velocit dei Paesi emergenti. fondamentale invece riportate la cultura del sistema manifatturiero in un Paese ad alta tradizione e qualit come lItalia, che dispone di uomini e cultura industriale in grado di competere sui mercati ad alto valore aggiunto e ideativo. Serve un bagno di realt per riconquistare una sana relazione tra produzione e generazione di ricchezza per ridare slancio a un fare concreto e ridurre le rendite parassitarie. Questo dipende da scelte di campo e richiede un profondo ricambio generazionale della classe dirigente pi vitale, generosa, capace e responsabile, svincolata dalla tutela dello status quo. Governi di ogni colore si sono succeduti luno allaltro senza mai abbandonare una logica populistica e di scambio di favori a fini elettorali. La classe politica diventa sempre pi autoreferenziale e non in grado di esprimere un rapporto di ascolto e di mediazione con le istanze della
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gente. Mani pulite ha rappresentato un evento giudiziario-mediatico che ha provocato un azzeramento della classe politica della Prima Repubblica, ormai dominata dalla corruzione e incapace di esprimere qualsiasi direzione politica. Una trasformazione inattesa che ha di colpo rinnovato lintera geometria politica del sistema italiano. Ma ci siamo ritrovati al punto di partenza dopo nemmeno due decenni. Si pu arrivare a regolamentare qualunque comportamento senza purtroppo ottenere dei risultati. LItalia il paese con pi norme del mondo e allo stesso tempo venato da uno spirito anarchico di fondo. Non credo che dipenda dalle procedure o dalle norme, perci necessario un approccio meno formalista e pi etico educativo e culturale. E fondamentale la questione educativa: scuole e famiglie non riescono a trasmettere un sistema di valori sintonizzati sulle questioni del presente. Il mondo della formazione scolastica e universitaria manca della capacit di educare, pi incline allistruire in termini di conoscenze piuttosto che di formare uno spirito etico. Serve una rinnovata competenza etica che il nostro sistema sociale non riesce a veicolare con efficacia. Questo riguarda le istituzioni scolastiche e il loro livello di formazione. Il sistema scolastico centrale nel sistema valoriale che una generazione trasmette alla successiva: il luogo deputato alla formazione delle menti, ma in parte ha rinunciato al proprio ruolo. Unetica civile, un nuovo modello di cittadinanza deve ripartire dallistituzione scolastica. Non si tratta solo di nozionismo, ma di un modello di apprendimento per costruire percorsi di crescita professionale e umana. Si tratta di conferire speranza e visioni costruttive alle giovani generazioni. Si deve partire prima di tutto dal corpo docenti, che deve riprendere centralit e autocoscienza del proprio ruolo cruciale. Poi unaltra grossa responsabilit spetta alle famiglie, che mostrano una tendenza ad accomodarsi senza chiedere il meglio ai propri figli. Sovente gli adulti non sono coerenti nella loro vita e quindi nel loro modo di trasmettere i valori e non possono quindi essere modelli esemplari. Se non si credibili, si obbligati a fare compromessi. Occorre riguadagnare leadership e assertivit come genitori, imparando a vivere al di fuori del ricatto del dire sempre di s. Allopposto c anche una tendenza alleccesso di aspettative sui figli, che genera anche grande frustrazione rispetto alle effettive possibilit di realizzazione. In questa ambivalenza tra arrendevolezza e ansia di prestazione si determina in tutta la sua problematicit la questione dellorientamento dei ragazzi e del loro accompagnamento nelle scelte decisive. I ragazzi arrivano alla fine del loro percorso formativo senza mai aver ancora incontrato una azienda o un laboratorio di ricerca, sono del tutto ignari dei processi di lavoro e di innovazione.
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La leadership del Paese deve fare scelte di politica industriale bilanciata tra il manifatturiero, il terziario e la green economy, ricordando che sovente il terziario richiede la presenza di un articolato sistema manifatturiero alle spalle. La green economy non deve essere intesa come alternativa alla presenza di un sistema manifatturiero, ma rappresenta piuttosto un paradigma diverso di integrare i processi del manifatturiero. Una rivisitazione degli sprechi di energia, una redistribuzione del carico energetico. La green economy costituisce una opportunit di miglioramento della qualit della vita e dei modelli di consumo. Una ricerca del ben essere rispetto al consumismo esasperato e nella ridondanza dello spreco. Un leader in grado di governare la res publica deve avere consapevolezza del ruolo e delle responsabilit che si assume. Un leader deve dotarsi di una visione di largo respiro, capace di resistere alla prova del tempo e deve comunicare riuscendo a coinvolgere e mobilitare verso un ideale nobile e disinteressato. Un leader deve comunicare passione, conservando razionalit e realismo, deve essere armato di buona fede e non illudere i cittadini. Tutti subiamo oggi una sovraesposizione informativa che determina un approccio sempre pi pervasivo, ma superficiale, in una generale mancanza di profondit e spessore: i leader politici per poter esistere, come sostiene McLuhan, devono mantenere un continuo canale di comunicazione, ma anche rendersi superficiali e seguire una modalit di comunicazione effimera. Una tirannia dellistante che nel circo mediatico richiede di alzare i toni e abbassare il livello della propria comunicazione, pur di essere presenti. Anche una pessima immagine da preferire rispetto al non essere presenti dal punto di vista mediatico. E questo devastante perch determina una decadenza della qualit della comunicazione politica. Alcuni politici si sono fatti strada proprio grazie alle loro provocazioni capaci di determinare un corto circuito mediatico che garantisce presenza e visibilit. Ci rappresenta una deriva di scarsa etica della comunicazione, che si traduce in un pessimo segnale di decadenza dellofferta nel mercato delle idee politiche. Un decadimento della qualit dei politici che non sono pi in grado di esprimere una eleganza dello stile che dovrebbe essere alla base di una funzione pedagogica della politica. Oggi siamo di fronte a una classe politica sempre pi incapace di adempiere al proprio compito di guida e di indirizzo generale sulla Nazione. Una classe politica palesemente incapace di sostenere un ruolo guida e dunque incapace di esercitare le virt della leadership. Il rimedio contro la crisi stato affidare il governo a personalit esterne super partes. Il fatto di una scelta di un governo tecnico rivela
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Persistenze oligarchiche

tutta la somma incapacit del sistema politico di sapere prendere decisioni al costo del rischio di non essere rieletti. Negli ultimi anni il collante di un Paese frantumato stato Berlusconi in virt della saldatura di una alleanza tra interessi del Nord e del Sud. Uscito di scena il Cavaliere, tutto il quadro in cerca di un nuovo equilibrio. Un federalismo incompiuto ha sprecato una importante opportunit mettendo il Paese in mano a un populismo senza direzione. Un federalismo rigoroso, corretto e nobile invece in grado di ripristinare una relazione diretta e immediata tra chi vota e chi amministra il territorio sotto il controllo ravvicinato degli elettori, gestendo servizi direttamente valutabili dai cittadini e impiegando risorse frutto di un sistema tributario e pubblico direttamente al servizio dei territorio. Il federalismo pu essere un modello in grado di permettere una maggiore responsabilizzazione della classe politica e della spesa locale. Il sistema elettorale attuale, unanimemente aborrito da tutti gli schieramenti, un vero disastro: siamo ostaggio di una oligarchia di 4 o 5 segretari di partito o coordinatori nazionali che determinano le candidature in liste bloccate e che sono gli autentici deus ex machina delle elezioni in un sistema che ha abolito le preferenze: ma siamo anche ostaggio di un sistema politico che non riesce a trovare una via di uscita da un legge tanto difficile da cambiare per via del calcolo di convenienza marginale di ogni partito. Viene cos a mancare una relazione reale, una dialettica, un potere di controllo degli elettori su un sistema diventato irresponsabile. Si deve assolutamente cambiare. A partire da una educazione etica per le nuove generazioni. Dobbiamo formare una nuova generazione fondata su trasparenza, onest, competenza, responsabilit. La passione fondamentale, se non siamo in grado di creare una generazione che sappia vivere pienamente la passione del fare non avremo un futuro. La vita talmente difficile e complicata che, se non si viene preparati ad affrontarla con la giusta energia e passione, si rischia di non farcela a rispondere alle sempre pi numerose aspettative. Per questo indispensabile combattere il morbo oscuro dellabulia e della passivit nei giovani. indispensabile il ruolo di un leader in grado di trasmettere la voglia di compiere un salto culturale aprendosi alla conoscenza, alla curiosit, alla voglia di trasformare il mondo. Senza tale desiderio impossibile dare un futuro al Paese. Il leader vero ha il compito di motivare alla vita, valorizzando e responsabilizzando le persone e creando obiettivi di lungo periodo su cui confrontarsi dialetticamente in modo aperto e critico.
(Vincenzo Ilotte, amministratore delegato 2A)
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Aut-aut per il Paese dei compromessi


Edoardo Imperiale

La qualit della leadership pubblica del Paese indissolubilmente connessa alla modalit della selezione della classe dirigente: ormai tempo di cambiare, non ci si pu pi affidare al metodo della cooptazione interna ai partiti. Troppo a lungo prevalso esclusivamente il criterio discriminatorio dellappartenenza e della fedelt al vertice a tutto discapito della competenza e dellindipendenza. Servono nuovi cervelli capaci di sufficiente autonomia e leadership conquistata sul campo. In un passato nemmeno troppo lontano, sono state le strutture organizzative e le scuole di partito a rappresentare le fucine della dirigenza del sistema politico: si trattava di un sistema relativamente chiuso e autoreferenziale, ma che ha comunque contribuito allimplementazione di politici mediamente colti e dotati di discreta capacit di visione e di autorevolezza. I vertici venivano raggiunti dopo un lungo apprendistato e una prova di fedelt e dedizione in seno alle correnti interne e alle federazioni giovanili dei partiti. Poi dopo il crollo della cosiddetta Prima Repubblica liter selettivo classico della classe dirigente ha perso progressivamente importanza e, allepilogo della stagione politica della Seconda Repubblica, si rivela sempre pi opaco e del tutto inadeguato rispetto alle esigenze di una societ moderna e aperta. I dirigenti politici in generale possiedono carisma e sufficiente assertivit in grado di consacrarli nel ruolo da un punto di vista formale, ma purtroppo mostrano anche un carente livello di competenza tale da limitare il valore sostanziale della qualit decisionale. Io non credo che nel XXI secolo si possa ancora diventare dei leader senza essere provvisti di effettive conoscenze e competenze nel merito delle questioni. Nel mondo contemporaneo la leadership deve garantire la governance della complessit, deve essere in grado di gestire scenari mutevoli e multifattoriali. Non pi tempo di puro esercizio di potere verticistico e di imposizione gerarchica, il leader contemporaneo deve saper gestire capacit negoziale e potere di influenza focalizzandosi con precisione su obiettivi pragmatici. Il leader efficace ascolta, coor204

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Aut-aut per il Paese dei compromessi

dina, condivide, influenza senza alcuna imposizione autoritaria. Pu offrire linee guida, pu proporre una gerarchia di priorit, ma senza imporre il contenuto operativo di una decisione. Il leader come capo solitario chiuso in una torre davorio, in una stanza dei bottoni isolata, costituisce un paradigma ormai inattuale e impensabile nella dimensione molteplice della leadership pubblica della complessit. Nella biografia del leader si riscontra di frequente una predisposizione personale: una personalit low profile certamente trova maggiori difficolt a emergere. Molto spesso la leadership comincia a manifestare i propri segni gi dalla giovinezza, a partire dalle prime esperienze di relazioni sociali: la tendenza al protagonismo e al comando nel gruppo tende a delinearsi gi nel periodo delle prima esperienze formative e si confronta dialetticamente con il contesto ambientale e valoriale in cui ci si trova immersi. Il sistema politico americano vede come momento apicale la selezione della leadership attraverso lo strumento delle elezioni primarie: ci rivela un carattere molto pi fondato sulla professionalit tecnica e sulla metodicit dellapparato organizzativo piuttosto che sulle virt messianiche del carisma personale della leadership. Io non credo che la politica si possa fondare esclusivamente sullimponderabilit dellapparizione improvvisa del leader quasi per scelta fortuita del destino: Obama un caso pi unico che raro, insieme a JFK o Robert Kennedy, ma se confrontiamo questi esempi con la durata della dinastia dei Bush o di una coppia di autentici professionisti della politica come i coniugi Clinton, possiamo concludere che la leadership presidenziale degli USA, pur se selezionata attraverso una campagna elettorale fondata sui volti, le personalit e le storie individuali dei candidati, ha comunque alle spalle un immenso lavoro burocratico e una straordinaria macchina organizzativa che ne alimenta un processo pi di tipo scientifico che aleatorio o provvidenziale: il candidato viene infatti selezionato secondo un processo di bilanciamento di interessi piuttosto che secondo unacclamazione plebiscitaria. Le stesse primarie come metodo rappresentano una antitesi della leadership spontanea e carismatica e una prova evidente dellimportanza della dinamica strategica nella selezione del candidato ufficiale del partito: chi leader nato non necessita delle primarie per affermare la propria preminenza naturale. Le primarie rappresentano invece una lotta tra apparati interni e una forma di burocratizzazione della selezione fondata su calcoli strategici sofisticati in cui il lobbysmo esercita un ruolo spesso decisivo nel destino dei leader. La tradi205

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zione delle primarie, sino a pochi anni fa, era interpretata in Italia con una certa aria di sufficienza, come un puro folklore yankee ma ora sta assumendo un ruolo sempre pi centrale nel segnare le sorti di una parte consistente del sistema politico italiano. Si tratta di un livello di selezione relativamente recente per il nostro Paese che si fonda su equilibri interni poco lineari e logiche di coalizione ancora scarsamente trasparenti ma che ci si augura vedr emergere col tempo una modalit pi comprensiva nei confronti dellopinione pubblica. La politica nel nostro Paese vive da decenni un processo di progressiva disaffezione, rifiuto e disinteresse da parte dei cittadini con un livello sempre pi elevato di astensione e rifiuto di partecipazione. Per questo la leadership pubblica richiede uno sforzo di propagazione capillare per estendersi in territori di consenso apparentemente impermeabili alle parole e allideologia dei partiti pi tradizionali. La mobilitazione del consenso passa sempre pi attraverso limpiego di canali non tradizionali di comunicazione pervasiva verso la societ civile. Decisiva si rivela la capacit di smontare il pregiudizio negativo e lostilit preconcetta riguadagnando credibilit alla funzione politica. Una leadership vincente deve essere in grado di ridefinire lo scenario di competizione politica modificando i valori in campo. Una leadership autentica non si pu fondare esclusivamente su slogan e parole dordine abusate e svuotate di senso. L attuale Primo Ministro italiano Mario Monti indubbiamente rappresenta una grande personalit tecnica senza pretendere di essere un leader carismatico, ma in un momento di tale drammaticit pu rappresentare una risorsa preziosa in grado di avviare un percorso di risanamento finanziario e di nuovo decollo dello sviluppo del Paese. Fondamentale, da questo punto di vista, il ripartire da una imprescindibile operazione di verit fondata sul realismo dei dati e delle cifre, da elementi di oggettivit dal punto di vista dellanalisi economica. In un momento che vede una fetta importante dellItalia del tutto fuori dal mondo del lavoro non si possono affrontare queste enormi questioni se non ci si confronta con i dati di realt e con le dinamiche economiche di questa fase recessiva. decisivo contribuire a ricostruire un modello di sostenibilit per la finanza pubblica. La malattia profonda dellItalia, la mancanza di crescita dipendono da una dinamica di mancato sviluppo nelle aporie determinate dalla mancanza di visione politica di sintesi. Mentre il politico pensa alla prossima scadenza elettorale, lo statista pensa alla nuova generazione. Mentre il dibattito pubblico si trova a vivere un drammatico impasse di decisioni e continua a litigare e dividersi sulla tutela delle pensioni delle
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fasce pi anziane della popolazione, una fetta decisiva di giovani trattenuta nel limbo della disoccupazione. Servono soluzioni draconiane di sviluppo: non si pu fare una seria politica se non si ha il coraggio di confrontarsi con laut-aut di queste scelte ineludibili a pena di tracollo del Paese. Stiamo attraversando il pericoloso colpo di coda di una grande onda di crisi globale che investe nel pieno la governance della UE, mettendo in discussione il progetto di una virtuale diarchia franco-tedesca nella leadership europea. Si assiste a una predominanza di temi economico-finanziari nellagenda europea al posto di una spinta nei processi di integrazione politica dellUnione. Si soffre la mancanza di una politica mediterranea a fronte di un asse europeo tutto spostato sulla dimensione centro continentale dellEuropa: lUE tende cos a essere vissuta pi come vincolo che come vera opportunit. L Unione Europea sempre pi incapace di dotarsi di una politica in grado non solo di reagire ma di anticipare, di prevenire le questioni strategiche. Troppo spesso la politica europea si mostra ambigua e fondata esclusivamente su convenienze e interessi di parte. La centralit e lattivismo della BCE non dipendono solo dal legittimo ruolo di autonomia riconosciuto dai trattati ma anche da una sorta di necessaria surrogazione da parte della Banca Centrale di fronte al cronico ritardo da parte delle istituzioni politiche dellUnione. LInghilterra si chiama fuori da una responsabilit forte e da un investimento in una relazione privilegiata con il continente europeo, preferendo assumere un ruolo di ponte tra gli interessi di qua e di l dellAtlantico assumendo il ruolo di ponte tra UE e USA. Da questo punto lera di Tony Blair stata un esempio brillante e illuminante di riformismo di sinistra pragmatico e creativo che ha contribuito a dare una identit internazionale precisa al Regno Unito. Il modello di comportamento e comunicazione politica del nostro Paese negli ultimi 10 anni stato caratterizzato dalla politica fondata sostanzialmente sul modello o con me, o contro di me, il bipolarismo quindi come una sfida allultimo sangue. C stata una degenerazione del sistema nel suo complesso e nella relazione tra governo e opposizione. Mi auguro il ritorno alla vera competenza, al senso civico diffuso, a una ridistribuzione delle responsabilit sulla base delle competenze. La crisi del sistema politico non sembra ancora essere in grado di fornire delle risposte convincenti e in grado di rimettere in funzione il sistema politico in modo trasparente e costruttivo. L attivit politica non pu essere fatta di solo presenzialismo televisivo, di presenza ai talk show e alle interviste. Il contributo allazione politica si fa nei luo207

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ghi propri della politica. Non basta rilasciare unintervista su un giornale per aver dato un contributo allagenda politica. necessario innescare modernit nel linguaggio politico, sincronizzando le necessit delle nuove generazioni con le priorit del nostro tempo. C poi chi cerca di replicare mutatis mutandis il modello delluomo nuovo prestato dal mondo dellimpresa: si tratta di un format che ritengo al momento superato dagli eventi e dalle condizioni politiche inedite che si stanno presentando. Piuttosto, nel nostro Paese necessario interloquire in modo costruttivo e non servile con le lobby e i gruppi di pressione. A partire da una relazione privilegiata con una lobby si deve arrivare a promuovere interessi utili alla collettivit nel suo complesso. Il Paese ha estremo bisogno di scelte serie, di programmi incentrati su autentiche priorit puntando su innovazione e sviluppo. Bisogna valorizzare le innovazioni, la creativit, la ricerca di settori ad alto valore aggiunto. Serve il coraggio di scelte controcorrente in grado di affrontare limpopolarit a breve periodo: il consenso non crea PIL e crescita. In questo momento la politica non scomparsa, solo temporaneamente sotto tutela da parte di un Governo tecnico che ha il compito di rianimare il Paese. I numeri sembrano oggi prendere il sopravvento sulle scelte politiche e il redde rationem del debito sembra lunica politica realisticamente praticabile. Oggi lunico sviluppo possibile passa attraverso il criterio fondamentale del rispetto del rigore finanziario, senza il quale non possibile alcuna politica espansiva. L etica pubblica mai come oggi si coniuga con la scelta del rigore finanziario, perch senza rigore non c sviluppo possibile e senza sviluppo non c futuro. Questo lo stretto ma possibile orizzonte etico per garantire un governo del futuro.

(Edoardo Imperiale, direttore generale Campania Innovazione - Agenzia Regionale per la Promozione della Ricerca e dellInnovazione)
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Pianificare le nostre risorse


Giancarlo Innocenzi Botti

Nei mutevoli scenari di un mondo globalizzato, caratterizzato da una crescente competizione, da unincredibile accelerazione tecnologica e da concorrenti sempre pi numerosi e agguerriti, lItalia deve dotarsi di unulteriore risorsa: quella di gestire le proprie ricchezze in un arco temporale di lungo periodo. Deve dotarsi, in altri termini, di una autentica capacit di pianificazione. L Italia spesso manca di visione strategica. Rischiamo di non riuscire a esprimere appieno il potenziale delle nostre principali risorse o addirittura di perderle, come nel caso del capitale umano rappresentato dalle giovani generazioni. Occorre dunque, in primo luogo, pianificare un ricambio generazionale. Dopo la decimazione della classe politica da parte di Mani Pulite, vi stato lavvento dirompente di una nuova classe che ci ha costretti a un nuovo inizio. Non stato dunque un vero e proprio ricambio, quanto piuttosto un intervento traumatico, che ha apportato un cambiamento della classe politica non pianificato. Naturalmente nella prospettiva di colmare il deficit di ricambio non dobbiamo limitarci alla classe politica. Non pensabile che il ricambio avvenga in un unico comparto. Occorrono riforme incisive e radicali per avviare una staffetta generazionale programmata e capillare fra le classi dirigenti non solo in ambito politico, ma anche imprenditoriale, educativo e cos via. E luniversit dovr essere molto pi vicina ai nuovi scenari scientifici, tecnologici e sociali. Ci vuole una spinta basata su valori e su motivazioni, completamente diversa da quella che ci ha caratterizzato sino a oggi. Ci vogliono altre risorse cognitive. E come in ogni staffetta, sar fondamentale il contributo sia di chi cede il testimone, sia di chi lo impugna. Paradossalmente oggi possiamo prendere piena coscienza della necessit di questo cambiamento per via della crisi dei mercati. Il propulsore pu essere la crisi stessa. I Paesi che in passato venivano generalmente definiti del Terzo Mondo oggi sono i pi dinamici, i pi capaci a reagire con uno sforzo comune. Daltronde, analogamente a
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quanto avviene in campo imprenditoriale, quando si avvia una nuova attivit si adottano strumenti pi evoluti e si ottiene un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti gi presenti sul mercato. La Cina in particolare rappresenta unopportunit ineludibile e coloro che hanno pensato esclusivamente a erigere barriere per arginarla, hanno perso o sono destinati a perdere. Grazie alla crisi possiamo dunque meditare sulla necessit del nostro cambiamento. Perch siamo costretti a farlo. Nella crisi c una cogenza. Un esempio: la crisi ci ha spinto a pensare seriamente di inserire nella Costituzione il pareggio di bilancio. Questo gi pianificazione, almeno in nuce. un atto che incoraggia la continuit nelle azioni dei governi che si succederanno. Dobbiamo iniziare a pensare a questa crisi come a unopportunit di cambiamento per tutti noi. Possiamo ripartire dalla crisi attuale pensando al nostro futuro e attingendo al nostro passato, unico e straordinario. Penso in particolare ai due grandi Rinascimenti che abbiamo avuto in Italia. Il primo il Rinascimento di Leonardo, Michelangelo e Machiavelli. Nella mia esperienza attuale ho riscontrato nei Paesi emergenti una particolare ammirazione nei confronti della creativit, della capacit di adattamento e della fantasia degli italiani, che si esprimono anche nel modello della piccola e media impresa italiana. Questo il modello forse pi importante e pi esportabile nel mondo, perch racchiude le caratteristiche del Rinascimento italiano. Michelangelo, che a settantanni, sdraiato su un traliccio dipinge la Cappella Sistina, non ha eguali. La piccola e media impresa devessere il valore aggiunto di un paese che cresce. il segno della massima qualit in contrasto con la produzione uniformata e su larga scala delle corporation. L altro Rinascimento cui penso quello della Ricostruzione perch lItalia divenuta la settima-ottava potenza mondiale grazie alla capacit di ricostruire dalle macerie della guerra pi distruttiva della propria storia. Il Paese oggi avrebbe bisogno di unazione unitaria e a lungo termine simile a quella del secondo dopoguerra, quando tutte le generazioni erano impegnate in uno sforzo comune per ricostruire il Paese. Vi era un tuttuno inter-generazionale e se vogliamo post-ideologico, al di l da ogni stagione di contrasti fra Guelfi e Ghibellini. Affinch lItalia inizi a pianificare e a rinnovarsi, credo che basterebbe riconoscersi tutti in un valore non negoziabile: il bene del proprio Paese, della res publica. Se questo chiaro, le distorsioni successive sono sempre minori. Se il faro, se la stella polare questa, a cascata si crea il bene di tutta la comunit e di tutti gli individui. ci
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Pianificare le nostre risorse

che manca a noi italiani rispetto ad altre Nazioni: come gli Stati Uniti, dove il Paese si divide prima delle elezioni presidenziali, per riunirsi subito dopo. Per infondere questo valore fondante leducazione civica dovrebbe assumere una dignit superiore. Al tempo stesso, c unesigenza di rivedere il modello di leadership nel nostro paese. Il modello che abbiamo sempre immaginato e cercato di concretizzare non pi al passo con i tempi. Certo, occorre il carisma, ci vuole una forte capacit ricettiva e di sintesi nei confronti delle istanze e delle aspettative di tutti e di ciascuno. Ma oggi occorre qualcosa di pi: la capacit di interpretare i processi di cambiamento con pi velocit degli altri e di decidere di conseguenza. Occorre avere strumenti cognitivi naturali e artificiali che prima non erano necessari. Occorre adottare i nuovi strumenti di comunicazione, come internet e i social network, con la loro capacit aggregativa molto pi facile e rapida rispetto al passato. Sono strumenti di scambio privilegiati fra la cittadinanza e la rappresentanza politica. Dopo la rivoluzione di internet il teleutente che fa la televisione. Non c pi lorologio che scandisce i tuoi tempi. Non c pi palinsesto, preceduto da analisi di mercato. E con lipertesto interattivo non c pi un sapere codificato, un canone. Non c pi lenciclopedia scritta dai luminari. Oggi lenciclopedia democratizzata e interattiva, Wikipedia. Qui sta la sfida della nuova leadership: nellapproccio a nuove generazioni molto pi aperte e dialogiche di un tempo e in apparenza meno disposte a sottomettersi a unauctoritas. Un tempo cera la televisione pubblica, con uno, due, massimo tre canali. Oggi il mouse, Google e Youtube offrono ben altri telecomandi, assai pi potenti e versatili. Ognuno libero di recepire tutta la comunicazione che preferisce, di mescolarla, interpretarla, decriptarla. Nel contesto mediatico del web 2.0, dove le fonti di informazioni si moltiplicano di giorno in giorno, di minuto in minuto perch sono date dagli utenti stessi e perch sono globalizzate pensare che una persona possa manipolare in maniera strategica lutente comincia a diventare sempre pi difficile. Il leader dunque continuer a servirsi della retorica che nasce per fini nobili, per difendere i diritti nei confronti di eventuali abusi logici e pratici ma in un contesto radicalmente diverso. Di una leadership forte, di un vertice ci sar probabilmente bisogno: perch non detto che la cittadinanza attiva e i collettivi della rete riescano a concretizzarsi in movimenti capaci di incidere a fondo sulla societ. I giovani tunisini, i rivoluzionari della Primavera Araba e gli Indignados spagnoli, riusciranno a tradurre le loro azioni sorte sul web in organizzazioni strutturate e con forti poteri decisionali?
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Non possiamo ancora saperlo. Ma sono interrogativi-chiave per la nuova leadership. La globalizzazione della comunicazione comporta unenorme accelerazione dei processi stessi di cambiamento e vince chi meglio sa interpretare gli eventi in corso, cogliendone la direzione e i traguardi. Vince chi sa cogliere i processi fondamentali quando sono ancora nella loro fase iniziale. Quali sono i maggiori processi sociali, economici, scientifico-tecnologici oggi latenti e che verranno alla luce nei prossimi decenni? Che cosa vorr e potr essere lItalia fra cinquantanni? Un Paese industriale? Di terziario? Un Paese la cui risorsa principale linsieme delle risorse culturali, monumentali e archeologiche, ambientali e pi in generale turistiche? Gli Emirati Arabi Uniti, quarto paese produttore di petrolio al mondo, hanno immaginato che fra cinquantanni non ci sar pi petrolio e hanno pianificato una intera citt ecosostenibile, Masdar, che include un istituto di ricerca destinato alle energie sostenibili e sviluppato in cooperazione con il MIT di Boston. L Italia un Paese strano: anche noi abbiamo una forma di petrolio, ed inesauribile. Si chiama turismo e ruota intorno a una Pleiade dove brillano siti archeologici e architettonici, cultura, arte, moda, gastronomia, tradizione, musica, sport, storia. E noi facciamo tutto fuorch pianificarne lo sfruttamento. Abbiamo perfino abolito un centro direzionale strategico come il Ministero del Turismo. Questa stravaganza diventa un autentico assurdo se confrontato con il luogo che attrae oggi il maggior numero di turisti al mondo: un luogo apparentemente improponibile, sferzato da uragani e tempeste subtropicali e soffocato da tassi di umidit enormi, che spesso innalzano lindice di calore fino a 43C. Eppure qui, fra le afose paludi che circondano Orlando, in Florida, nel 1963 un certo Walt Disney sogn di costruire un enorme parco di divertimenti ispirato al mondo dei suoi cartoons. Se lidea iniziale poteva apparire folle, si dimostr tuttaltro che folle il processo di pianificazione a lungo termine che fu concretizzato. Cosa riusciremmo a realizzare nel Bel Paese se solo ci fossero il coraggio e la lungimiranza di un Walt Disney?

(Giancarlo Innocenzi Botti, presidente Invitalia)


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Etimologie e fenomenologie della leadership


Simone Lenzi

Come fecero gli Ebrei con le divinit fenice, come fecero i Cristiani con il panteon pagano, cos, da sempre, ci siamo abituati a fare i conti con il fatto che ogni cultura paghi la propria affermazione con il ritorno del represso delle altrui divinit spodestate in forma demoniaca. Ma in quellinsieme sincrono di costellazioni culturali sovranazionali che va sotto il nome di globalizzazione, tuttavia, dobbiamo valutare con accortezza modalit inedite della dialettica fra il represso e quelle parole cui si demanda la ricerca di senso, lanalisi delle quali potrebbe svelare, di volta in volta, i modi particolari in cui lo spirito del tempo si declina localizzandosi. Non certo una novit, n pu in alcun modo stupire, che linglese sia diventato la lingua delezione della sovrastruttura economica e amministrativa, al punto che, per venire al tema, Ivan Rizzi stato costretto a ricorrervi, visto che tutte le possibili traduzioni italiane della parola Leadership, osserva giustamente, nascondono un lato opaco. Ma appunto questo lato opaco che, a mio avviso e nella fattispecie, giustifica il ricorso allinglese come lingua della tecnica politica, sociale e amministrativa, operando una curiosa inversione di ruoli fra represso e codice, fra la sfera di quel che si pu dire e quel che invece meglio tacere. Vocabolario alla mano, e volendo ripercorrere le tappe che hanno portato a questa mancata traduzione, la prima proposta che ci vien fatta per Leadership, comando: avere la Leadership sarebbe dunque sinonimo di stare al comando. Il comando per non persuade, ordina. Non ispira, intima. Ha una connotazione inevitabilmente militaresca. Il comando implica necessariamente una catena, dove precisamente la catena di comando ci che mal si addice alle strutture leggere, non verticistiche, spesso fatte di connessioni mobili e labili, che determinano il consenso nelle societ avanzate. La seconda proposta del vocabolario dirigenza. E, ancora una volta, ci troviamo davanti a un termine, questa volta di derivazione aziendale, che rimanda a soggetti sociali fortemente strutturati. Se poi
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volessimo riferirci allinsieme di coloro che esercitano una Leadership, dovremmo necessariamente invocare la cosiddetta classe dirigente. Ma peggio che mai: il lato opaco di questa traduzione, ci che insomma va represso in inglese, proprio il termine classe, ovvero la sanzione apertis verbis di quella che con un termine assai di moda viene oggi chiamata casta, un insieme comunque non inclusivo, cui si appartiene per nascita, o, a prezzo della libert (e spesso della dignit), come clientes favoriti dal potente di turno. Unutopia democratica dovrebbe invece imporre come antidoto allineguaglianza e a garanzia del consenso sociale, unestrema mobilit, la possibilit di farsi largo per i propri meriti. Questa possibilit esattamente ci di cui la societ italiana tradizionalmente pi manchevole, e non deve destare stupore il fatto che questa insufficienza si manifesti proprio a partire dal linguaggio. Al contrario, la leadership sarebbe invece il formarsi, il darsi forma della capacit di indicare quella direzione verso la quale siamo gi in cammino: un processo dinamico che prevede unaffermazione elettiva, un riconoscimento di crismi che giustifica linvestitura. La ship (suffisso etimologicamente imparentato con shape) della Leader-ship precisamente questo: un essere tagliati per. Ognuno, insomma, qualunque sia la sua nascita e la sua provenienza dovrebbe comunque apparire come un homo novus, uno (o una) che si fatto tale da esercitare una leadership in virt di un riconoscimento e non di una rendita di posizione. Il crisma della leadership strettamente legato allindicare un percorso di cambiamento nel quale altri vengono coinvolti. To Lead: andare avanti, ponendosi in testa. Un cammino, una ricerca. Se guardiamo alla tradizione americana, per esempio, non possiamo non notare che quel pursuit of happiness, sancito dalla Dichiarazione di Indipendenza come diritto inviolabile dellindividuo, costituisce il fondamento stesso dellambition: la leadership trova cos nel diritto al pursuit, al cammino di ricerca, un nutrimento e un limite fondazionale. Non altrimenti del resto sarebbe possibile spiegare la valenza politica di una cos curiosa intrusione del desiderio (il desiderio di ricercare la felicit, ovvero di operare per laffermazione di questo stesso desiderio) a fondamento della Legge. Il formarsi di una Leadership dovrebbe quindi articolare la dialettica fra desiderio di affermazione individuale e aspirazioni condivise, su un fondamento tale per cui il desiderio stesso di porsi in testa a un cammino non possa togliere a nessuno lo spazio possibile per farsi avanti. Ma se questo vero, limpossibilit stessa di tradurre il termine leadership tradisce, io credo, uno spaesamento profondo della civilt
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Etimologie e fenomenologie della leadership

italiana di fronte allattualit di un mondo complesso in cui questa mobilit strutturale diventa indispensabile allo sviluppo. Linglese ci permette allora di nominare qualcosa che la nostra cattiva coscienza non ci permette di dire in lingua madre, poich su ogni nostra parola pubblica, sociale e politica, pesa ancora una tradizione che, oscillando fra la legittimazione in virt di uninterpretazione istituzionale autorizzata (e quindi sempre tendenzialmente autoritaria) e la delegittimazione rivoluzionaria (e quindi sempre possibilmente violenta), non ci consente di distinguere fino in fondo fra autorit e autorevolezza, fra eleggere una guida e subire un duce. Sta allora a noi accettare e valorizzare fino in fondo, e in vista di tempi migliori, questa intraducibilit. Sta a noi fare in modo che non nasconda, sotto una nuova veste linguistica, pratiche vecchie o vizi antichi. Perch c sempre in agguato la tentazione di tradire lintraducibilit lasciando che il lato opaco del represso linguistico, con cui non siamo riusciti a fare i conti, faccia della leadership un comodo eufemismo, dietro al quale ci troveremmo a percorrere strade gi battute che recano in luoghi abitati da demoni antichi dove sarebbe meglio non tornare.

(Simone Lenzi, scrittore)


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L arte di ascoltare, il dovere di deliberare


Massimo Maccaferri

Se parliamo della sfera imprenditoriale, o comunque legata al lavoro, credo che valga la casistica che spesso abbiamo ascoltato nei seminari sulla leadership, con le definizioni pi svariate, come la dottrina anglosassone ci insegna: c il management aggressivo, c quello pi mite; una vasta tipologia di casi che sono legati al carattere della persona e allo stile dellorganizzazione e allambiente di lavoro. In una piccola azienda di tipo familiare o con una relazione molto diretta tra imprenditore e dipendenti, la leadership intesa come partecipazione, come affiancamento continuo, come stimolo secondo il modello del buon padre di famiglia. In una multinazionale o in un ministero il dirigente o gli alti funzionari hanno un atteggiamento molto pi distaccato e tecnico, poi subentra la personalit individuale che pu essere pi o meno propensa al dialogo o a un approccio di tipo gerarchico. L impresa familiare tipica del nostro tessuto imprenditoriale mostra una grossa compartecipazione della famiglia nella impresa: questo diventa spesso un grosso limite quando limpresa cresce o quando si deve affrontare il passaggio generazionale. In questo caso si viene a delineare un vero e proprio intreccio tra la famiglia dellimprenditore e limpresa, un sistema di vasi comunicanti che determina una certa confusione nel processo di governance e nella catena di comando dellorganizzazione con una commistione tra affari di famiglia e business aziendale. La credibilit, sia nel caso dellimprenditore di tipo paternalistico, piuttosto che del manager estraneo alla propriet, in ogni caso fondamentale e determinante per lesercizio di una leadership efficace. Essere ascoltati, seguiti, riconosciuti come credibili fondamentale per la leadership, a prescindere dal modello organizzativo e dalla struttura adottata. I risultati dipendono dalla capacit di riuscire a mettere concretamente in pratica le idee. L altro aspetto che credo sia fondamentale in una leadership la capacit di ascolto che consente di attivare un circolo virtuoso nella relazione tra persone e organizzazioni. L ascolto deve essere selettivo, critico e continuo. Nella mia esperienza ho visto operare dirigenti e manager che facevano tutto allinfuori del216

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Larte di ascoltare, il dovere di deliberare

lascoltare quello che gli veniva detto e altri che istintivamente sono portati a questo approccio. In assenza di queste caratteristiche bene che il leader faccia un percorso di autocritica e di sviluppo. fondamentale limprinting, la formazione, lesempio continuo, per sostenere un approccio trasparente allinterno dellorganizzazione, se poi vi anche una codificazione, un codice deontologico, ci pu aiutare, ma il fondamento deve essere quello di una prassi condivisa ed effettivamente messa in pratica da tutti i livelli dellorganizzazione. ormai diventata una prassi comune, allinterno delle organizzazioni, quella di redigere un codice etico; la legge 231 impone una serie di strutture interne allinterno delle aziende per monitorare periodicamente i rapporti con i terzi. Certamente limprinting del manager il passo fondamentale senza il quale la sola predisposizione di una serie di norme non in grado di costituire un fattore decisivo. Un comportamento virtuoso fa crescere la reputazione dellorganizzazione: tale credibilit viene riconosciuta allesterno dai terzi. La presenza di un comitato per lattuazione interna della legge 231 permette di ricordare a tutta lazienda il dovere di essere sempre trasparenti verso lesterno in unottica di responsabilit sociale: si tratta di unoccasione di riflessione e perfezionamento della qualit sociale dellorganizzazione. Il momento delle decisione definitiva del leader, anche se a seguito di un confronto collettivo con il consiglio di amministrazione, rappresenta sempre un momento di solitudine del leader nellesercizio della propria responsabilit personale. C sempre un aspetto di analisi razionale dei fenomeni, dei mercati del business, un calcolo razionale dei vantaggi-svantaggi. Ci sono poi, specialmente in una organizzazione altamente complessa e strutturata, una serie di filtri da parte del management, perch si entra in campi che spesso richiedono un approccio di tipo tecnico rispetto alle questioni da decidere. Un leader in un gruppo diversificato come il nostro esige una comprensione di tematiche specifiche che richiedono il possesso di competenze avanzate e aggiornate sullo stato dellarte della tecnologia. Il management chiamato perci a dare indicazioni e laddove ci sono delle scelte che vanno oltre la responsabilit del management operativo entriamo nella sfera legata alla capacit di intuizione e di sensibilit ai segnali deboli da parte del leader. Molto frequentemente, trattandosi di un gruppo altamente diversificato, si pone per il leader una decisione relativa allallocazione delle risorse, dovendo fare fronte a una limitata disponibilit di risorse rispetto alla priorit strategica degli investimenti: spetta cio al leader compiere decisioni critiche rispetto alla vita dellazienda. Qui c un fattore ad alto tasso di tecnicit che richiede interpretazione
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analitiche necessariamente supportate dalla competenza del top management. Poi ci sono le proposte circa singoli e specifici investimenti e sviluppo di nuove aree di business, dove lintuizione gioca un ruolo importante, insieme ovviamente anche alla fortuna; certamente lalea dellinvestimento fa parte delle regole del gioco che un leader deve affrontare ma anche qui la capacit di apertura e ascolto critico verso le proposte permette leventuale scoccare di una scintilla creativa che porta verso lintuizione giusta per una determinata decisione. Quando ci si abitua al successo, le operazioni vanno bene, c il rischio di essere troppo sensibili alladulazione, al narcisismo; credo che per resistere alle lusinghe si richieda un esercizio spirituale che vada fatto dal singolo. Quando ci si rende conto che si sta perdendo il contatto con la realt e con la necessaria umilt si rischia di esagerare e arrivare a un eccesso di autostima che rasenta la megalomania. Purtroppo i leader possono facilmente cadere in questa trappola che pu diventare un boomerang micidiale che spinge a fare scelte avventate con troppa confidenza in se stessi: si rischia cos di pagare cara questa esaltazione. Il caso di Mario Monti mostra quanto sia importante la credibilit e una stima personale e professionale come fattore decisivo per chi deve assumere un ruolo apicale e operare per il bene del Paese. Altrettanto fondamentale , a mio parere, la capacit da parte degli uomini di governo di sapere ascoltare con apertura e onest intellettuale. Oggi credo sia necessario riuscire a liberare risorse economiche e intellettuali per fare ripartire leconomia. Certamente abbiamo bisogno di riuscire a semplificare le procedure burocratiche, ma i temi veramente cruciali sono quelli del costo del lavoro, del costo dellenergia: i veri macigni da rimuovere per rimettere in moto il processo di competitivit delle nostre imprese rivitalizzando la dinamica di crescita del Paese. Non basta solo migliorare la qualit della Pubblica Amministrazione ma occorre lavorare su riforme strutturali, per questo serve un lavoro continuo e profondo, graduale ma significativo. Tutti capiscono le difficolt di andare a toccare posizioni di privilegio rispetto a determinate aziende piuttosto che certi interessi, su questo che si deve lavorare. Gli imprenditori sono di fronte a un periodo drammatico con chiusure e situazioni di crisi che non risparmiano nessun settore produttivo. Serve tutto lottimismo della volont e la fiducia che necessariamente deve accompagnare il nostro lavoro. La stragrande maggioranza degli imprenditori si impegna moltissimo per continuare a lavorare e resistere in attesa di una ripartenza delleconomia e ritor218

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Larte di ascoltare, il dovere di deliberare

nare a crescere negli investimenti e nei mercati. Monti ha mantenuto una logica ferrea sulla direzione da seguire. Non credo che in una situazione in cui i mercati ci davano addosso con tale intensit si sarebbe riusciti a interrompere il trend negativo dello spread se non con la competenza tecnica ma anche politica di Mario Monti che rappresenta al meglio lespressione: luomo giusto al momento giusto. Non credo che di fronte a tale potenza di fuoco della speculazione internazionale una semplice iniziativa generica avrebbe potuto portare al risultato di scongiurare il default come il governo di Monti riuscito a fare. Ora dobbiamo tutti fare un esame di coscienza relativamente a come abbiamo gestito la spesa sociale in questi anni. Di questo siamo tutti responsabili come classe dirigente. Ora c un problema di ricambio ai massimi vertici politici. C bisogno di riformare la legge elettorale per consentire agli italiani di esprimere pi democraticamente le proprie preferenze, si tratta di una esigenza che tutti richiedono ma che il sistema politico sembra non ascoltare con la necessaria attenzione. La difficolt a creare un tavolo per negoziare una nuova legge elettorale dimostra come la politica segua sue logiche interne rimanendo sorda alle istanze del popolo. Siamo di fronte a un libro aperto dove tutto pu cambiare, dove la congiuntura politica pu trasformarsi a una velocit inedita per il sistema politico. Il governo tecnico deve prendere decisioni che un governo politico non avrebbe potuto permettersi di fare. La politica si prepara al momento in cui questo governo non avr pi i numeri in Parlamento e si dovr davvero immaginare un nuovo scenario politico con nuove forze in campo. Il ricambio della classe dirigente non si pu certo fare per quote giovani o quote rosa. La mia generazione deve trasformare il rapporto con la comunicazione; la rete, il social network, ha una grossa influenza rispetto al sistema politico. La possibilit di commentare, di esprimersi nellanonimato della rete permette di concepire un nuovo modello possibile di leadership, plasmata sulla relazione costante coi cittadini grazie ai social media e alle nuove piattaforme di comunicazione. Bisogna imparare a trovare una sintesi in un mondo in cui davvero tutti sono in grado di esprimere unidea e veicolarla sul web. La leadership si fonda sulla presa di responsabilit, sulla capacit di comprendere e interpretare al meglio il presente e sulla capacit di suscitare di nuovo entusiasmo e voglia di stupirsi del nuovo che abbiamo di fronte.
(Massimo Maccaferri, presidente Eridania Sadam)
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Guida
Maurizio Maggiani

Se guida non dominio, e il domino non mai guida, ma, nella pi florida delle evenienze, conduzione; se guida invece cognizione e sentimento di un cammino che molti devono compiere, o desiderabile che compiano, simpaticamente, dove i passi si riverberino luno nellaltro e risuonino unisoni, se questo di cui sentiamo necessit politica, culturale, umana semplicemente, allora guida profezia. di ogni uomo, nella natura stessa dellumano, il mandato profetico. Che sia sentito come parte del disegno di creazione divina o come coerente evolversi della storia universale, dellumano una vastit, una grandezza che non si contiene nel primo, evidente, orizzonte disponibile, ma pretende altri orizzonti di l da quello. Profezia sguardo acutamente ulteriore, profezia visione cristallina, profezia castit dello sguardo. Casto sguardo, perch non pu esserci lucidit, limpidezza, lungimiranza l dove risiede la malizia. A ogni umano spetta la sua parte di profezia, ma dellumano decidere se assumersene la responsabilit o negarsi. Il portato dello sguardo lungo fatica, dolore, debito di privilegio a cui pu apparire di molte convenienze rinunciare. affrancamento dalla servit di una confortante vista corta, atto di libert che domanda lalto costo dellincolmabile vertigine che la libert porta con s. La negazione della vastit dellanimo che sa contenere la vastit dello sguardo latto di oppressione pi crudo e vile che un uomo possa infliggere a un altro uomo, ed il pi frequente e consolidato modo dello schiavismo. Per questa ragione le avanguardie, coloro che guardano avanti, sono un fatto, una necessit della storia, una costanza del dispiegarsi degli eventi umani. Le guide, i lanternieri, le scolte, non sono i predestinati, gli eletti, gli unti, ma sono gli affrancati, i liberi che si impongono la fatica del rendere feconda la libert di sguardo conquistata. La guida casta come colomba e prudente come serpente. Priva di malizia e colma, nella sua presenza nella storia degli uomini e dei
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Guida

loro cammini, della leggerezza del serpe; il serpe non lascia traccia del suo passare, non infrange i fragili equilibri del mondo che attraversa, non disturba il delicato tessuto del territorio dove risiede. Solo segni leggeri, segni indelebili. Quando, allinizio dellestate, camminando nel mio paesaggio incrocio il cammino di un serpe, so che questo lavvenimento augurale che far della stagione pi intensa dellanno anche una stagione di fecondit. Ma questo probabilmente solo un resto delle antiche credenze in cui sono cresciuto. Di certo, io non so immaginare nientaltro di ragionevole quando penso alla natura di una leadership che sia orma di propizio cammino.

(Maurizio Maggiani, scrittore)


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Educazione alla leadership


Maurizio Marinella

Il mio ruolo quello di coordinare le tante persone che lavorano con noi: funzioni e ruoli differente, esigenze diverse, molteplici caratteri e personalit: questa il compito pi difficile, questa la funzione di leadership. Di questi tempi si percepisce una forte instabilit e insicurezza circa il futuro, il leader di fronte a questo ha il dovere di rassicurare e contribuire a rendere un gruppo di persone una squadra con una filosofia condivisa e convergente verso un obiettivo comune. Una citt perennemente sotto i riflettori come Napoli, in questo momento ha trasmesso a livello internazionale una immagine particolarmente complicata, tutto questo incide profondamente sulla motivazione della popolazione generando un forte stress in chi vive e lavora in un contesto di per s gi cos problematico e perennemente in lotta con una endemica disoccupazione. La funzione della leadership pubblica in un momento di tale drammaticit consiste sia in una azione concreta a favore della creazione di opportunit di lavoro, ma anche in quella di provare in tutti i modi a gettare acqua su fuoco per cercare di tranquillizzare gli animi pi esasperati e contribuire a offrire speranza e fiducia nel futuro facendo leva sulla grande capacit di rialzarsi, di riprendere la dignit di cittadini capaci di riconquistare spazi di vivibilit. Siamo una azienda ormai storica, vicina a festeggiare il centenario, che, in controtendenza rispetto alla pessima congiuntura internazionale, riesce a continuare il nostro lavoro con grande soddisfazione: apparteniamo a quel purtroppo ristretto club di aziende che possono mostrare un segnale positivo in un momento cosi incerto e nebuloso. Guidare una azienda che compete ogni giorno nel mondo difficile, farlo in Italia ancora pi complicato, ma farlo da Napoli diventa ancora pi problematico: siamo orgogliosi di aver dimostrato che si pu vincere la sfida dellinternazionalizzazione di una azienda a partire da un citt con questa complessit logistiche, ambientali e istituzionali. Napoli rappresenta un moltiplicatore in positivo e in negativo rispetto a tutto quello che si realizza: quando si fa qualcosa a
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Educazione alla leadership

Napoli, tutto avviene sotto gli occhi di tutti: il mondo ci guarda, perci fare impresa a Napoli significa assumersi una responsabilit ulteriore e pi ampia di quello di meri imprenditori. Purtroppo Napoli non pi quella capitale culturale dEuropa come fu ai tempi in cui Parigi,Vienna e Napoli erano simboli di una dolcezza del vivere ottocentesco. Napoli oggi ha vitale necessit di risorgere nellimmaginario collettivo, ha un forte bisogno di presentarsi in un modo diverso dimostrando al mondo la possibilit di un diverso modo di vivere Napoli, con il lavoro, limpegno, linternazionalit. La compostezza, la moralit, il piacere delleccellenza e di un appagamento del fare al di l del solo guadagno sono le qualit di un vero leader. Guidare significa coordinare e rendere pi fluido il rapporto tra le competenze e i collaboratori, significa rendere possibile un clima relazionale ottimale tra le persone. Credo che esista una forma di educazione alla leadership, io sin da bambino ho frequentato e imparato a respirare latmosfera del lavoro della famiglia. Sono cresciuto in questi valori. Il ruolo del leader non credo che consista esclusivamente nel gestire fatturati o bilanci, ma soprattutto nel trasmettere valori, emozioni, passione, desideri e stile insieme con una riconoscibile identit italiana e a fortiori. La ragione del successo del nostro marchio in fondo parte da questi valori, da questo entusiasmo di uno stile del fare e del relazionarsi. Il vero leader deve guidare la trasformazione senza mai dimenticare il valore inestimabile del passato, deve essere un traduttore dello stile del passato nella tendenza della contemporaneit. Il leader perci deve essere dotato di acuta sensibilit e sintonia con le persone. In fondo il mondo saturo di concorrenti e di prodotti, per cui la ragione del nostro successo dipende da questa cifra di differenza nella capacit di suscitare un tono particolare, una leadership imprenditoriale che dipende forse dal respiro di questa emozione, questo tocco di sensibilit e amabilit che consiste nel non imporre, ma concedere libert e trasmettere serenit. Una leadership tranquilla che allontana la nevrosi cos tipica del mondo contemporaneo, che produce risultati non solo di fatturati, ma di relazioni e di contatti umani. Questo lo spirito di una identit ed eccellenza, che ha consentito nei decenni di guadagnare la stima di leader, capi di Stato, Sovrani e personalit, pensiamo a JFK, Carlo dInghilterra, Gorbaciov, Sarkozy, perch in fondo lincontro con i leader e tra leader si fonda su una comunicazione che privilegia un modello fondato sullunderstatement. Provenendo da questa cultura credo che ci di cui il nostro Paese abbia assolutamente bisogno sia di una preziosa saggezza di una leadership seria, vigile, presente, mite
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ma attenta e autorevole: questa la vera ricetta per poterci davvero riprendere come comunit nazionale. Adoro Napoli e lItalia intera per lo straordinario patrimonio culturale e antropologico, paesaggistico ed estetico e di cultura del buon vivere. Sono a contatto con tantissimi stranieri entusiasti dellItalia, purtroppo noi abbiamo in parte perduto parte della nostra grande tradizione naturale di accoglienza. Il turista viene sempre pi spesso considerato, invece che come persona, come il bersaglio di un eccesso di aggressivit commerciale. Bisogna ritornare a un modello pi genuino di accoglienza rivitalizzando e valorizzando le specificit regionali. La storia di Napoli ricca di artigianalit e competenze in professionalit che si vanno perdendo: purtroppo i giovani disdegnano gli antichi mestieri e preferiscono lavorare in un anonimo call center che dedicarsi a professioni tradizionali: questa globalizzazione e omologazione del lavoro disperde lidentit e la storia determinando la dissipazione di un universo di conoscenze e di opportunit per lo sviluppo, causando anche un progressivo depauperamento della grande tradizione dellartigianato italiano. Troppa omologazione anche commerciale determina una perdita di identit dei luoghi e il dilatarsi delle periferie in un indistinto oblio e anonimato che cosparge di grigio un mondo in passato pieno di colore. La leadership pubblica deve assolutamente tutelare la nostra identit produttiva e culturale non svendendo le nostre competenze tradizionali. C stata da parte della classe dirigente, non solo politica, una colpevole omissione nel riconoscimento delle tradizioni e della memoria: si commesso un fatale errore nelladottare un modello sviluppo che ha determinato la scomparsa di queste professioni dense di storia: non si fatto abbastanza per tutelare queste competenze attribuendovi la necessaria dignit presso le giovani generazioni. Una classe dirigente oculata e attenta allidentit nazionale deve tutelare la diversit del lavoro, della specificit regionale, un po come oggi si tutela la biodiversit che contribuisce ad alimentare la vita del nostro pianeta. Si devono tutelare determinati mestieri come si tutelano le specie animali o le opere darte. La classe dirigente non ha creduto nelle opportunit di lavoro che lartigianato di nicchia e di alta manifattura costituisce per il nostro Paese che la patria della manifattura di alta gamma: si invece preferito assecondare in modo conformista un modello di sviluppo miope e controproducente per il Paese. Si possono creare posti di lavoro e attrarre turismo diversificato fondato sulla valorizzazione delle differenze territoriali con un approccio polverizzato sul territorio molto meno aggressivo e sostenibile trasformando il flusso turistico da
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Educazione alla leadership

mordi e fuggi in fidelizzato. Una classe dirigente frammentata e campanilista troppo dedita a battaglie intestine non aiuta il Paese a collaborare su progetti comuni di sviluppo. Ho aperto di recente un nuovo spazio a Londra, dove possibile avviare una nuova attivit commerciale senza le lungaggini burocratiche e la serie di autorizzazioni ridondanti che sono necessaria in Italia. In Gran Bretagna bastano due giorni, mentre aprire una attivit in Italia un processo lento che comporta spesso la rinuncia a progetti interessanti o la fuga allestero. L Italia ricca di capacit e genialit, di talenti per la ricerca che devono abbandonare il Paese e che non riescono a realizzare entro i loro confini progetti che trovano immediato ascolto e finanziamento allestero. A Napoli ci sono laureati in fisica che si impegnano a fare i pony express per sopravvivere: questo non ha senso, una pura dissipazione di energie. I giovani sono sfiduciati: dal momento del conseguimento del titolo di studio comincia un lungo periodo di ricerca del lavoro. La classe dirigente deve prestare attenzione e ascolto a questi ragazzi pieni di energia e conoscenza. Il dovere di una classe dirigente quello di dare risposte a questi giovani e dare prospettive di crescita professionale, non aumentare ogni anno let pensionabile perch questo significa rendere ancora pi difficile lingresso nel mondo del lavoro per questi giovani. La leadership pubblica deve saper creare opportunit di sviluppo senza perdere il contatto con lidentit di una comunit e di un territorio.

(Maurizio Marinella, presidente Marinella Napoli)


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Biopolitica, tra potere e sopravvivenza


Valentino Mercati

Essere curiosi, ma riuscire a ricomporre parti del tutto con sintesi nuova una capacit, che insieme alle inquietudini e passioni della leadership, caratterizzano le funzioni e il carisma di chi stato prescelto nella funzione di guida. Il leader vive una condizione di adattamento continuo, di variazione in funzione del contesto ambientale: il leader deve possedere una dote innata per replicare in una organizzazione sociale, unazienda, unassociazione, una nazione, quella intelligenza naturale di trasformare un organismo sociale in base a una selezione di varianti adattive. Se la qualit delluomo deve fondarsi sullessere piuttosto che sullavere, nel caso del leader a ci si deve aggiungere anche il mostrare, perch chi dirige non solo deve essere, ma deve essere esempio. Personalmente devo dire che la mia esperienza di autodidatta della leadership mi ha portato ad assegnare una grande importanza alla virt della sintesi e dellistinto, ma anche alla capacit di imporre svolte decisive alla propria vita. Mappare il mondo attraverso alcune coordinate e intuizioni personali per poi agire con decisione limpulso naturale della leadership. Il leader vero non vive per accumulare ma per diffondere idee, non per trattenere averi, ma per offrire orizzonti nuovi. Senza capacit di visione e di esempio la leadership perde il proprio ruolo e la sua ragione dessere. Noi, classe dirigente nata a ridosso dellultima grande guerra, abbiamo la grande responsabilit di non aver voluto capire quale testimone stavamo e stiamo lasciando ai nostri nipoti e discendenti anche pi lontani. La mia generazione non avendo una visione di lungo termine da comunicare, ha perso il fondamento della propria leadership. Come facciamo a insegnare qualcosa alle nuove generazioni? I giovani devono ripartire da soli, forse operando una rivoluzione e sostituendo integralmente il pensiero della generazione che lha preceduta. Io metto in dubbio che ci possa essere una transizione graduale, un passaggio di consegne tra le generazioni, in questo momento vedo pi un bisogno di radicale discontinuit: dalle ceneri forse si pu ri226

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Biopolitica, tra potere e sopravvivenza

partire. Forse la nuova leadership potr trovare strade alternative allincremento continuo dei fattori produttivi e del consumo come destino del mondo globale. La dialettica della Storia ci porta dunque a cercare una sintesi tra la tesi della crescita illimitata e lantitesi della sostenibilit: questa sintesi, questa risposta deve essere trovata dalle prossime generazioni. Personalmente mi trovo spesso a interrogarmi se siamo di fronte al fiorire di un nuovo Rinascimento, o allinizio di un nuovo Medioevo. Le forze planetarie del potere economico, di quello finanziario, e come loro espressione di quello politico, con un area grigia come quella dellinformazione e della cultura, oggi dominanti nel ricercare il profitto e solo quello, a breve, brevissimo tempo, possono essere contrastate solo da movimenti dal basso, attivati attraverso internet. La sollevazione nel Maghreb ha avuto come punto di origine la frustrazione per la crescita dei prezzi alimentari dovuta al fenomeno della perdita di terreni agricoli causata da unassurda e inaccettabile oltre che suicida speculazione sui suoli che ha generato un impoverimento delle popolazioni e alimentato le rivolte delle popolazioni del Nord Africa che poi hanno dato vita a un effetto a catena di rivendicazione non pi esclusivamente economiche ma pi in generale di libert politica. Questa ribellione, del tutto inattesa, ha visto nei giovani i protagonisti assoluti di una rivoluzione democratica in unarea segnata dalla presenza di pi o meno velate dittature o comunque forme di governo autocratiche. Credo che questo non sia che linizio di una presa di coscienza pi generale degli errori perpetrati dai modelli di sviluppo mondale degli ultimi anni. Mi auguro una ulteriore sollevazione, questa volta interna al mondo occidentale, per denunciare il vero e proprio avvelenamento sistematico che si sta perpetrando ai danni del genere umano e del vivente. Come tutti i veri processi di trasformazione allinizio sono tutti movimenti sottotraccia che per come nel Nord Africa prima o poi dovranno emergere ed esplodere anche nel mondo occidentale: inevitabile, la questione troppo importante, vitale per la nostra sopravvivenza. Gli Indignados in Spagna, Occupy Wall Street in America: la protesta dei giovani sta assumendo un carattere culturale, profondo, una diversit irriducibile che investe non i dettagli ma i fondamenti del mondo occidentale. Si tratta di istanze che riguardano il modello di organizzare e mobilitare la rappresentanza politica: si tratta di modificare il modello della partecipazione politica e la democrazia. I giovani sono i soggetti pi inascoltati dai leader del mondo che si compor227

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tano come lAncien Regime nella Reggia di Versailles: i nuovi Robespierre si stanno organizzando e presto attaccheranno la nuova Bastiglia. Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione francese: credo che la vecchia lite politica ed economica, che in questi anni ha perso la testa metaforicamente, governando in modo dissennato, sar costretta, altrettanto metaforicamente, a essere decapitata. Questo a mio avviso lo scenario a venire: i leader occidentali non offrono pi idee, non dispongono pi di visione sul futuro: serve una nuova classe dirigente in grado di vedere il nuovo. Dopo aver divorato il nostro globo distruggendo il meccanismo vitale del ciclo di riproducibilit biologica delle risorse della terra, luomo assumer il volto del dantesco conte Ugolino che arrivava a mangiare i propri figli. La dittatura del PIL ha determinato questa ossessione per una crescita quantitativa di cose e non qualitativa per lessere delluomo. La velocit e pervasivit con cui si diffondono i cambiamenti straordinaria in virt della interdipendenza sistemica di tali questioni. Non c nessuno che sappia indicare come sar possibile per luomo coabitare con il pianeta. Quanto tempo abbiamo ancora a disposizione per invertire questa tendenza? I tempi di questa rivoluzione non sono prevedibili sulla scala temporale. Un big bang dellecosistema come una catastrofe generata da un cambiamento climatico globale, piuttosto che una pandemia come effetto di una mutazione genetica sono ipotesi che assumono una sempre maggiore probabilit statistica. Non ci sono leggi di compensazione che possano attutire limpatto della civilt industriale, che ha conquistato ormai ogni angolo del mondo. difficile fare un discorso di verit su quello che sta succedendo nel mondo a livello globale. C una rimozione del problema perch siamo immersi in un fiume di conformismo che ci impedisce di uscire da logiche autodistruttive e irresponsabili. Chi enuncia verit scomode non viene creduto, o meglio viene isolato o deriso, o relegato al ruolo di Cassandra di guastafeste al banchetto della grande abbuffata del capitalismo. I mercati sembrano follemente andare alla ricerca di iperproduzione: se il comunismo con la sua pianificazione centralizzata non era comunque riuscito a bloccare il mito rivoluzionario dellequilibrio produttivo, come pu farlo una ideologia senza pi antagonisti come quella del neoliberismo turbo-capitalista globalizzato? La classe dirigente reagisce con fastidio alla richiesta di risposte su questi temi evocando un riequilibrio automatico del sistema sulla base di una interpretazione semplicistica del concetto di autoregolazione del capitalismo. Purtroppo abbiamo ben sperimentato come il capitalismo non abbia una visione del limite ma arrivi a selezionarsi solo attraverso la
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Biopolitica, tra potere e sopravvivenza

propria autodistruzione. I governi occidentali assediati da una crisi epocale e di sistema, si ostinano nel refrain della necessit assoluta di far ripartire la crescita. Non ci salveremo con la crescita, semmai ci affogheremo: il paradigma in s della crescita a dover subire una rivoluzione copernicana. I Paesi in via di sviluppo, i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sono pronti a far decollare i consumi di energie e a rendere il mondo ancora pi affamato di energia e pronto a entrare in guerra per accaparrarsi le risorse. Stiamo saturando la superficie del nostro Paese con le auto eppure continuiamo a vendere auto; ci troviamo di fronte a una cementificazione inarrestabile che sottrae alle coltivazioni il suolo del Paese. La leadership politica deve essere in grado di dire di no alle grande lobby. Alcuni decenni fa, le multinazionali del settore chimico ci avevano promesso che attraverso luso di pesticidi e fertilizzanti chimici si sarebbe risolto il problema della fame nel mondo. Oggi abbiamo le falde acquifere sature di nitrati e sostanze tossiche che sono una delle prime cause di malattie epidemiche quali quelle metaboliche e oncologiche. Le stesse multinazionali si stanno oggi riciclando nel settore degli OGM che, se non verranno bloccati, saranno una delle prime cause per una mutazione veloce e cruenta della nostra specie. Confesso il mio sbandamento. Ho 72 anni e devo dire che i miei dubbi oggi sono pi forti. L ambizione della politica migliorare la qualit della vita per il massimo numero di persone creando condizioni di benessere durevole nel tempo. Dunque la politica non pu perdere di vista quello che il tema biopolitico per eccellenza: la sopravvivenza dellumanit. La politica deve aver cura del primo dei problemi globali: assicurare la continuazione della specie al genere umano. Oggi anche la sopravvivenza della specie sembra sia scomparsa dagli istinti ereditati geneticamente e dal buon senso comune. I leader del nuovo sistema geopolitico multipolare sono indifferenti ai cambiamenti epigenetici in atto. Come facciamo a evitare tutto questo: non esistono isole felici esenti dal pericolo, siamo tutti coinvolti, non c salvezza in caso di grave pandemia. Come classe dirigente abbiamo il dovere morale di evocare questo rischio e il dovere politico di porvi rimedio. C una percepibile angoscia compressa che non pu essere liberata verso unazione costruttiva. L uomo vive progettando e proiettandosi nello spazio tempo: senza progettualit non ci pu essere umanit. Senza una leadership con una idea di futuro non c destino possibile per la specie Homo sapiens sapiens. In questo momento si sta evocando il governo tecnico come un
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modello di direzioni al di l della volont politica. Ma davvero esiste una tecnica pura, priva di un apparato ideologico sottostante? Se si assegna un tema di ricerca, lo svolgimento pu essere tecnico, ma il tema frutto di una scelta e dunque fondata su una volont, di una decisione, di una presa di posizione, di una scala di priorit, di una gerarchia di valori su cosa sia necessario o meno, su cosa sia giusto ricercare o meno: dunque la neutralit e limparzialit della scienza un mito pi che un dato obiettivo. Cos come la ricerca non mai neutrale, anche la tecnica non mai neutra svincolata da un apparato di idee politiche, cos altrettanto il Governo dei tecnici come formula a mio avviso, una pura forma nominalistica, in realt si tratta di un governo a tutti gli effetti. Oggi, per guidare le aziende, secondo me occorrono filosofi, leader che siano in grado di pensare: negli ultimi due secoli di riduzionismo scientifico dopo gli straordinari secoli dellUmanesimo e del Rinascimento, siamo arrivati nel pieno di una supremazia della tecnica e della scienza con un orizzonte autoreferenziale che ha perso la visione del tutto nel tempo. Ogni nostro atto pu modificare il mondo, ogni nostro spostare qualcosa un intervento sul mondo: chi ha il potere non pu essere svincolato da questa responsabilit e dalletica. Come uomini abbiamo una costituzione originaria dualistica, in parte animale, ma respingiamo questa realt con fastidio, mentre ci sentiamo, se non divini, certamente padroni del creato e del nostro futuro. Il leader deve conservare un rapporto armonico con questa doppia natura umana, deve ispirare lavventura della conoscenza senza oltrepassare i limiti dettati dallappartenere piuttosto che del sovrastare, in un creato di cui non conosciamo ne la genesi ne le finalit. L equilibrio della nostra natura animale con il resto del creato stato definitivamente perduto nel corso del XX secolo e non credo possa essere recuperato. Solo una grande e stupida presunzione pu fare supporre che il potere odierno delluomo sulla terra sia illimitato. Non pu essere il consumismo a farci ritrovare il senso della vita, ma piuttosto, per quanto ci dato, la ricerca del bello, di comunicare amore, di trovare sempre la propria dimensione; relativizzando il presente con il passato e con le sue dimensioni temporali, prima ancora di creare il futuro.

(Valentino Mercati, presidente Aboca)


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Determinazione morale, onest intellettuale


Paola Michelacci

C una relazione diretta e innegabile tra la crisi pervasiva che ci attanaglia come nazione e come modello occidentale e la questione morale, al punto che credo che solo una rivoluzione etica ci possa davvero salvare. A questo proposito vale ricordare la rigorosa, ma altrettanto chiara e distinta figura di un maestro di cultura economica e allo stesso tempo di uno statista come Einaudi, secondo cui: Dalla crisi non si esce se non allontanandosi dal vizio e praticando al virt. Questa deve essere la stella polare in grado di orientare la nuova giovane leadership politica, che deve essere posta nelle condizioni di assumere la responsabilit di un compito di cui oggi pi che mai il nostro Paese ha bisogno: quello di rinnovare con spirito di servizio limpegno assunto, portando un contributo incisivo e determinante al cambiamento. Solo con una svolta radicale ma ferma sui valori il mondo della politica, delleconomia e del lavoro potr contribuire a rimettere in moto una nuova dinamica di progresso sociale, economico e culturale. Per molti aspetti quella che viviamo una fase di cambiamento epocale, per questo difficile, anzi impossibile, rivolgere lo sguardo verso nazioni o popoli da prendere a esempio e se possibile emulare. Le difficolt che stiamo attraversando non sono un appannaggio esclusivo della nostra economia, ma investono il mondo intero. Ci non attenua la gravit della situazione che ci colpisce, n pu consolarci, anzi ci un vero e proprio deterrente, in quanto a sua volta fonte di preoccupazione ulteriore perch non appaiono allorizzonte isole felici non lambite dallo tsunami di una crisi che si abbatte sul mondo con tutta la sua imprevedibilit e devastazione. Ritengo che le fondamenta etiche da cui ripartire siano i princpi morali, non dico cristiani, ma umanistici e personalistici di stampo universalistico e kantiano, che vedono nel rispetto del valore delluomo una finalit assoluta e non negoziabile, priva di qualsiasi strumentalizzazione di matrice utilitaristica. La leadership, indipendentemente dalla propria connotazione ideologica, dovr perci assumere questi princpi come una sorta di comune denominatore etico, in grado di ispirare azioni virtuose verso tutta la comunit. Perch un leader sia credibile
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deve mostrare di possedere allo stesse tempo rigore e solidariet. Queste sono le competenze necessarie di un leader credibile per rilanciare lItalia. Il nostro Paese oggi di fronte a un passaggio epocale dovendo superare uno snodo cruciale: una prova molto difficile, sempre pi complicata e in un quadro internazionale che non contribuisce alla soluzione ma che piuttosto ne aggrava condizioni e tempi di riuscita. Si rende perci indispensabile e urgente non affrontare separatamente ma cercare di coniugare insieme i due obiettivi complementari e solo apparentemente incompatibili, il risanamento del debito sovrano e la crescita del Paese. Perci non si pu procrastinare nemmeno una delle due questioni, ma si deve compiere uno sforzo sovrano di leadership etico-politica, morale e tecnica, per tentare di avviare un processo di riforme urgenti e contestuali. La via della soluzione pu avere solo una origine etico-morale e culturale a partire da una metamorfosi antropologica nella figura chiave del leader. Se letica il rispetto delluomo e della sua dignit. Se letica la responsabilit di offrire a ognuno un lavoro dignitoso. Se letica comprendere il ruolo che la leadership deve assumere con senso di responsabilit e senza personalismi ed eccessivi protagonismi. Se letica significa porsi in uno spirito di servizio mantenendo equilibrio e sobriet. Allora possiamo assumere questi princpi ispiratori di un modello di leadership a veri e propri paradigmi in grado di caratterizzare le istituzioni di una democrazia compiuta e matura. Credo che questa sia letica che possa ispirare la qualit della nostra futura leadership, che ha di fronte un orizzonte di scelte impopolari e drastiche per ricominciare a dare un futuro sostenibile e credibile al nostro Paese. In un anniversario cos evocativo come il 150 anno dellUnit dItalia, nei discorsi ufficiali si fatto ricorso alla nostra lunga storia e allimmensa eredit culturale. Abbiamo il dovere testimoniale e morale di riuscire a essere allaltezza della nostra Storia e del suo immenso ruolo culturale allinterno della civilt europea e occidentale. Credo che la nuova dimensione della leadership dipenda dalla capacit di assumere questa responsabilit senza essere schiacciati dal peso delleredit, e provare a ripartire da questa Storia, supportati dal nostro grande capitale umano e dal nostro dinamismo imprenditoriale, e riuscire a ritrovare un modello di condivisione senza pi dicotomie tra professionisti e tecnici del potere, ma ciascuno con la propria unica personalit, in grado di alimentare la volont di essere protagonista e artefice attivo di un processo di trasformazione vitale del nostro Paese dopo decenni di immobilismo sociale e morale. Ritengo giuste e perfettamente appropriate le parole che il Presi232

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Determinazione morale, onest intellettuale

dente Napolitano ha espresso rivolgendosi al Governatore della Banca dItalia: Gli Italiani possono salvare lItalia. A questo punto diventa indispensabile non solo il ruolo del vertice della leadership, ma anche quello della capacit di tenuta dellinterno sistema-paese di reagire in momenti di gravit, non solo economica, ma anche morale e sociale. Per questo indispensabile trovare una sintesi sulle irrinunciabili priorit di riforma del Paese: la giustizia civile, il sistema formativo, le liberalizzazioni, soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni. Il ricambio potr avvenire solo con il coraggio delle idee pi fresche e innovative che i migliori giovani sanno avere e trasmettere con lenergia e la vitalit delle nuove generazioni, alla ricerca di un ruolo da protagonisti in un mondo pi libero. Per questo indispensabile trovare un nuovo modo di allargare e condividere le idee. Bisogna guardare con coraggio agli interessi comuni evitando il ripiegamento sulla difesa di interessi privati e corporativi. Solo con il coraggio dellapertura a un mercato senza barriere allingresso si potr di nuovo riqualificare limmagine internazionale del nostro Paese, ritrovando la fiducia nel futuro indispensabile per traghettare il Paese oltre la crisi. Una nuova leadership indispensabile per riguadagnare credibilit oltre lanti-politica e la pregiudiziale anti-industriale da parte di una grande parte della societ italiana. Ridefinire una nuova leadership non certamente semplice. Ma un nostro dovere civile e politico quello di agire per selezionare e offrire opportunit ai giovani impegnati in grado di troncare ogni relazione con le frange pi estremiste e violenti di ribellione radicale. Questa nuova leadership pi moderna e democratica dovr svolgere un ruolo guida e anche di esempio per poter essere emulata dalle nuove generazioni, riuscendo a trasformare i punti critici in nuove opportunit di crescita. Nostro dovere oggi essere protagonisti del cambiamento, coglierne le opportunit e guardare avanti, anticipando senza timore di sbagliare scenari di crescita e di sviluppo sociale e culturale in cui la persona rivesta un ruolo centrale come fulcro e motore ma anche come finalit. Credo che anche gli imprenditori debbano riflettere sui fondamenti valoriali in grado di ispirare le loro responsabilit economicosociali nel campo delle relazioni industriali, della legislazione, del lavoro, delloccupazione e del lavoro femminile. una sfida affascinante che non si pu assolutamente mancare se si vuole unincisiva modernizzazione del Paese. unavventura che richiede coraggio e determinazione morale.
(Paola Michelacci, presidente Michelacci Organization)
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