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Massimo Mazzotti

Il newtonianesimo e la scienza
del Settecento

Lo studio della ricezione delle opere di Isaac Newton


in Italia ha una particolare rilevanza storiografica, in
quanto permette di esplorare aspetti fondamentali
della scienza e della cultura settecentesca quali la relazione tra newtonianesimo e tradizione galileiana, il
declino della scienza postgalileiana in Italia, e la posizione della Chiesa cattolica nei confronti delle dottrine newtoniane (Casini 1983).
Una ricostruzione di questo tipo deve confrontarsi
con problemi metodologici derivanti dalle caratteristiche specifiche della cultura italiana nel periodo considerato. Si pensi, per es., al fatto che il dibattito filosofico e scientifico si costruisce spesso attorno a testi
manoscritti e lettere, piuttosto che a testi pubblicati.
Non inusuale trovare riferimenti ad autori che non
hanno lasciato alcuna pubblicazione, ma che erano
considerati estremamente rilevanti dai loro contemporanei ed essenziali per comprendere la diffusione
delle idee e dottrine doltralpe.

Dopo Galilei
La lunga crisi economica del Seicento ebbe ripercussioni importanti sulla pratica scientifica del periodo
postgalileiano in Italia. Come stato notato, questa
connessione va ben al di l della semplice mancanza
di risorse, e riguarda processi di trasformazione sociale
che modificarono profondamente lassetto istituzionale del mondo scientifico nella penisola. In particolare,
il declino delle attivit relative al commercio marittimo e la navigazione ebbe effetti di lunga durata in settori tecnico-scientifici quali la matematica, la meccanica, e la costruzione di strumenti scientifici in cui
i centri italiani, negli ultimi due decenni del Seicento,
non tengono pi il passo con quelle aree dellEuropa
nord-occidentale direttamente impegnate nello sviluppo di reti coloniali (Baldini 1980a, pp. 432-48).
Uneccezione significativa fu la cosiddetta scienza
delle acque, un insieme di tecniche e modelli matematici usati per rappresentare e controllare fenomeni fisici

associati ai corsi dacqua e ai sistemi di irrigazione.


Nella pianura padana il controllo delle acque era unattivit caratterizzata da inequivocabili significati economici, sociali e politici, come si evince dalle dispute
interminabili che videro opporsi lo Stato pontificio,
la Repubblica di Venezia, e limpero nel corso della
prima et moderna. Il bisogno di creare e mantenere
gruppi di esperti per la gestione di queste controversie si rivel una delle ragioni principali per il supporto
istituzionale alle matematiche miste e alla fisica sperimentale in Italia settentrionale (Maffioli 1994; Bertoloni Meli 2006, pp. 181-89). Lemergere della scienza
delle acque come lambito di ricerca fisico-matematica pi vivace a cavallo del Settecento si riflette nello
spostamento graduale del baricentro della vita scientifica italiana da Firenze verso Bologna. Ed proprio
tra Bologna e Venezia che, verso la fine del Seicento,
i Philosophiae naturalis principia mathematica (1687)
di Newton troveranno lettori attenti e competenti.
in questo contesto che si situa lincontro tra la
tradizione galileiana e le opere di Newton. La prima
cosa da notare, a questo riguardo, che non esiste una
singola e unitaria tradizione galileiana. Per varie ragioni, incluso il carattere frammentario del corpus galileiano e le diverse forme di patronage esistenti nella
penisola, le indicazioni metodologiche di Galileo Galilei erano state sviluppate secondo linee diverse e applicate a diversi ambiti di esperienza (Baldini 1980a, pp.
405-20; Biagioli 1994, pp. 353-62; Boschiero 2007).
Il galileismo toscano del secondo Seicento si caratterizza per uno spostamento dellattenzione da questioni
di meccanica a questioni di physica specialis. Questo
riorientamento, in netta controtendenza rispetto alle
aree dellEuropa nord-occidentale, si accompagna a
uno scarso interesse per i nuovi metodi matematici associati allo studio della meccanica e delle sue applicazioni, ossia la geometria analitica e, pi tardi, il calcolo infinitesimale. I galileiani toscani continuano invece
a difendere una concezione della matematica incentrata sulla geometria sintetica. Questa forma di purismo geometrico diviene, verso la fine del secolo, un

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fattore di resistenza alla ricezione delle opere matematiche di Christiaan Huygens, Gottfried Wilhelm von
Leibniz e Newton. Linterpretazione storica di questo distacco dalle altre tradizioni europee dovrebbe
andare al di l dei limiti del sistema di patronage dei
Medici (Segre 1991, pp. 127-42) e chiamare in causa
fattori socioculturali pi profondi, quali lo status dei
matematici italiani, la legittimit epistemologica delle
loro pratiche, e le loro concrete possibilit di impiego
e azione (Middleton 1971; Baldini 1980a, pp. 437-40;
Biagioli 1989).
Coloro che si considerano eredi di Galilei nel tardo
Seicento toscano possono essere ricondotti a due correnti principali. Da una parte, quelli che, come Francesco Redi e Vincenzo Viviani, difendono uninterpretazione metodologica e fenomenista del galileismo,
e che evitano di prendere posizione rispetto a questioni metafisiche che potrebbero portare a conflitti diretti
con le dottrine della tarda scolastica. Dallaltra parte,
galileiani prestigiosi come Giovanni Alfonso Borelli,
Alessandro Marchetti e Marcello Malpighi vedono la
loro attivit come basata su una serie di ipotesi fisiche problematiche ma irrinunciabili, quali il corpuscolarismo o leliocentrismo. In entrambe le correnti, tuttavia, si apprezza e difende un purismo geometrico
analogo a quello che caratterizza la scienza gesuita
contemporanea.
In questo contesto, i Principia mathematica di Newton non potevano che incontrare serie difficolt di lettura e comprensione. significativo che il primo interlocutore toscano di Newton sia Guido Grandi (16711742), un monaco camaldolese che si era formato al
di fuori dei gruppi galileiani appena menzionati. Grandi insegna teologia, filosofia e matematica allUniversit di Pisa. Come tutti i pi significativi matematici
italiani del periodo si occupa di questioni legate alla
scienza delle acque, per conto sia del Granducato sia
del governo pontificio. La religiosit di Grandi spiccatamente antibarocca, caratterizzata dalla critica della
teologia gesuita e dallinteresse per le nuove tecniche
storiografiche e agiografiche doltralpe. Per Grandi
naturale associare a questi interessi lo studio della filosofia e della matematica cartesiana.
Come altri filosofi devoti ma antiscolastici, Grandi
studia la geometria analitica e il calcolo leibniziano
convinto che le caratteristiche sorprendenti delle tecniche infinitesimali possano contribuire alla comprensione di importanti verit teologiche. La sua percezione
di unessenziale contiguit tra matematica, metafisica
e teologia lo porta a scontrarsi con lala pi filosoficamente impegnata del galileismo toscano e in particolare con Marchetti, il suo predecessore sulla cattedra
di Pisa. Nel 1703 Grandi pubblica il primo testo di
analisi stampato in Italia, il De quadratura circuli, et
hyperbolae. Ne spedisce copie a Leibniz e Newton, e
questultimo risponde con copie dei Principia e dellOpticks (1704; G.M. Ortes, Vita del padre D. Guido
Grandi, 1744, p. 175). Grandi non nasconde la sua

ammirazione per la matematica dei Principia e per il


metodo delle flussioni. Nel 1709 Newton lo fa eleggere fellow della Royal society; Grandi, da parte sua, si
schierer con linglese nella disputa sulla priorit della
scoperta del calcolo (G. Grandi, Quadratura circuli,
et hyperbolae [], 1703, 17102, pp. XIII-XIV). E sar
proprio nel circolo degli studenti di Grandi che i Principia vengono tradotti in italiano (Arrighi 1973).
La valutazione di Grandi della filosofia naturale di
Newton , tuttavia, molto pi cauta. Il toscano scettico circa la possibilit di costruire sistemi del mondo
onnicomprensivi, e dubita che si possano fornire rappresentazioni matematiche soddisfacenti per lintero
spettro dei fenomeni di cui si occupa la fisica. Esprime
dubbi, in chiave cartesiana, sulle posizioni di Newton
sul vuoto e la materia ([G. Grandi] N. Ripardieri, Antilunario [], 1711), come pure sulla nozione di attrazione che, come altri contemporanei, giudica troppo simile
a una qualit occulta (G. Grandi, Lettera a Celestino
Galiani, 1714, in C. Galiani, G. Grandi, Carteggio
(1714-1729), a cura di F. Palladino, L. Simonutti,
1989, p. 47). Lipotesi che la gravitazione non sia costante giudicata poco convincente nelledizione delle
opere di Galilei curata da Grandi (G. Galilei, Opere,
1 vol., 1718, pp. XXXV- XXXVI, 3 vol., 1718, pp.
385-423), e non vi traccia della dinamica newtoniana
nelle sue lezioni di meccanica degli anni Venti (G.
Grandi, Instituzioni meccaniche, 1739). I galileiani toscani continueranno a difendere la tesi della gravitazione costante fino a met Settecento, quando le due posizioni cominceranno a essere viste come compatibili.

La pianura padana
Il caso di Grandi illustra bene come tra i pi attenti
lettori di Newton vi furono figure marginali sia rispetto
alla tradizione scientifica gesuita sia a quella galileiana, ossia, studiosi meno legati al purismo geometrico
e pronti a cimentarsi con la nuova matematica. Rivela
anche uninteressante connessione tra il riformismo
religioso antibarocco e linteresse per i potenziali significati spirituali delle pratiche matematiche e sperimentali dei moderni. Sarebbe fuorviante isolare la
cultura scientifica italiana del primo Settecento da
quellampio movimento di riforma religiosa, culturale e sociale che stato definito Illuminismo cattolico (Mazzotti 2007, pp. 22-43). Questo movimento,
che ha tra le sue figure chiave Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), stato descritto da un punto di
vista teologico come un terzo partito tra gesuiti e
giansenisti (Appolis 1960). Si tratta dellespressione
religiosa e culturale di gruppi sociali che beneficiano
del riformismo moderato dinizio secolo e del graduale smantellamento delle strutture semifeudali.
In diretta opposizione alla pedagogia gesuita, i cattolici illuminati difendono linsegnamento di un sapere
operativo, delle lingue volgari e delle letterature e

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IL NEWTONIANESIMO E LA SCIENZA DEL SETTECENTO

scienze moderne. Il rinnovamento della vita religiosa


deve avvenire, in questa prospettiva, attraverso il
ritorno a una teologia pura e originaria, associato a
una presa datto delle conquiste della filosofia sperimentale e della matematica dei moderni. Il rafforzarsi
di questa cultura riformista aiuta a comprendere limmensa popolarit di un autore come Nicolas de Malebranche (1638-1715) nellItalia del primo e medio Settecento. Loratoriano francese apprezzato non tanto
per le sue posizioni teologiche o metafisiche, ma per
il suo tentativo di conciliare la cultura cattolica e le
nuove scienze. Per i cattolici illuminati la promozione
di una regolata devozione costantemente accompagnata allesercizio di una intelligenza moderata,
sia che si tratti di filologia biblica sia dello studio della
natura (Lamindo Pritanio [L.A. Muratori], De ingeniorum moderatione in religionis negotio, 1714; L.A. Muratori, Della regolata devozione de cristiani, 1747).
LIlluminismo cattolico trov particolare supporto
nella pianura padana, unarea in cui alcune attivit
economiche e commerciali si stavano orientando su
linee di sviluppo capitalistiche, e in cui le competenze
fisico-matematiche erano supportate pi sistematicamente che altrove nella penisola. proprio nellarea
tra Bologna, Padova, Venezia e Ferrara che troviamo
studiosi pronti a cimentarsi con gli aspetti tecnici dei
Principia. Le istituzioni chiave in questa fase sono
lIstituto delle scienze in Bologna, lUniversit di
Padova, e alcuni circoli di virtuosi attivi nella Repubblica di Venezia, dove la connessione con la Royal
society era tradizionalmente forte (Pighetti 1988, pp.
119-60). A Padova, professori universitari come Jacob
Hermann (1678-1733) e Giovanni Poleni (1683-1761)
cominciano a discutere pubblicamente Newton negli
anni Dieci. Si tratta di esperti nel controllo delle acque
abituati a maneggiare il calcolo leibniziano, e vicini
alla scuola dei Bernoulli.
Hermann discute la nozione di attrazione universale in un dibattito sul problema inverso delle forze
centrali (J. Hermann, Soluzione generale del problema
inverso delle forze centrali, Giornale de letterati dItalia, 1710, 2, pp. 447-67, e 3, pp. 495-510; 1711, 5,
pp. 312-35, e 6, pp. 411-49) e in un trattato di dinamica suggerisce una combinazione degli approcci
newtoniano e leibniziano (Phoronomia, 1716). Lo stile
matematico di Hermann risulta ibrido, riflettendo sia
lammirazione dellanalisi geometrica degli antichi sia
linteresse leibniziano per la dimensione algoritmica
del calcolo.
Anche Poleni, fellow della Royal society dal 1710,
dimostra di conoscere bene la fisica dei Principia, per
es. in un saggio in cui discute criticamente la confutazione newtoniana dei vortici cartesiani, difendendo
la possibilit che la legge di gravitazione universale
possa essere valida anche se si ammettesse lesistenza
di un fluido materiale che riempia luniverso (De vorticibus coelestibus [], 1712). Poleni anche critico
verso la nozione newtoniana di vuoto assoluto, cui

attribuisce una serie di implicazioni paradossali (Lettera a Jacopo Riccati, 1736, in J. Riccati, G. Poleni,
Carteggio (1715-1742), a cura di M.L. Soppelsa, 1997,
p. 52), e conduce esperimenti in supporto della dinamica leibniziana che diventeranno oggetto di un ampio
dibattito europeo (De castellis [], 1718, pp. 56-57).
Nonostante ci, un diplomatico inglese, Alexander
Cunningham, scrive a Newton che Poleni approva
la vostra via sintetica allo studio della natura, e che
non solo capisce i vostri lavori, ma sembra conoscere
voi stesso come se vi avesse frequentato (Lettera a
Isaac Newton, 1716, in The correspondence of Isaac
Newton, 1713-1718, ed. A.R. Hall, L. Tilling, 6 vol.,
1976, p. 278).
Hermann, Poleni e molti dei loro colleghi e studenti
esprimono ammirazione per la matematica dei Principia e studiano con attenzione la fisica dellattrazione.
La loro ricezione attenta ma non acritica, il che rende
difficile e probabilmente poco utile cercare di classificare questi studiosi come newtoniani piuttosto
che leibniziani (Guicciardini 1999, pp. 250-60). Latteggiamento pi comune infatti quello di utilizzare
i Principia come una scatola di attrezzi, in modo simile
a quanto era accaduto in precedenza con lopera di
Ren Descartes, di Leibniz e dei Bernoulli. Cos, per
es., Poleni invita a ripurgare la filosofia newtoniana,
ossia a liberarla da tutte le ipotesi arbitrarie e i postulati metafisici che la inficiano, piuttosto che accettarla
acriticamente in toto (Lettera a Jacopo Riccati, cit., p.
216). Un simile atteggiamento va compreso alla luce
dei problemi specifici di cui si occupano questi scienziati, come, per es., quelli relativi alla nozione di attrito,
assai difficili da maneggiare matematicamente. Di qui
lattenzione verso nuove tecniche matematiche, accompagnata a un diffuso scetticismo per i sistemi filosofici onnicomprensivi i quali, oltretutto, violavano quei
confini tra teologia, metafisica, fisica sperimentale che
molti consideravano uno dei lasciti fondamentali di
Galilei, e che garantivano tanto lortodossia religiosa
quanto la pratica scientifica.
Questi argomenti si intrecciano esemplarmente
nelledizione postuma delle opere di Jacopo Riccati
(1676-1754), un virtuoso i cui interessi spaziano dalla
matematica alla fisica, alla filosofia e alla teologia. Riccati studia i Principia nel 1695-96, allUniversit di
Padova, sotto la guida di Stefano Degli Angeli (16231697), e tra i suoi contributi vi una serie di tecniche
elaborate negli anni Dieci e Venti al fine di facilitare
lintegrazione delle equazioni differenziali. Riccati si
distingue tra gli scienziati veneti in quanto accetta la
fisica della gravitazione, seppure in uninterpretazione
strettamente fenomenista, e difende la nozione di gravit dalle accuse leibniziane. Per lui questa nozione
non contraddice la fisica galileiana ma piuttosto la raffina (J. Riccati, Opere, 2 vol., 1762, p. 498). Ma sarebbe sbagliato pensare che Newton offra un sistema
unitario e completo per la comprensione della natura,
continua Riccati, in quanto vi sono questioni come la

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struttura profonda della materia e la natura della gravit che resteranno sempre al di l dei limiti della comprensione umana. Anche Riccati trova in Newton ipotesi non giustificate, quali, per es., la nozione di spazio
assoluto come sensorium Dei. Non uffizio del fisico
lindagare lessenza delle cose, osserva Riccati, ma
semplicemente render conto delle loro propriet ed
affezioni. La natura, continua Riccati, non disposta ad accomodarsi alle nostre fantasie (Opere, 3 vol.,
1764, p. 498). Riccati considera il newtonianesimo come compatibile con la difesa di un rigido dualismo
epistemologico, mentre giudica severamente lepistemologia sensista di John Locke, che si presta facilmente a essere letta come una forma di materialismo (Opere,
cit., 2 vol., p. 65). La dicotomia tra la prudenza, che
caratterizzerebbe la scienza newtoniana, e i pericoli
insiti nella filosofia di Locke diventer uno dei temi
dominanti del dibattito italiano.
Rappresentativo del newtonianesimo di Riccati
pure il suo atteggiamento nei confronti della polemica
antinewtoniana di Giovanni Rizzetti (1675-1751). Nei
primi anni Venti Rizzetti si impegna in una critica
serrata della teoria dei colori dellOpticks, suggerendo
una serie ulteriore di esperimenti che demolirebbero
linterpretazione newtoniana (G. Rizzetti, De luminis
affectionibus [], 1727). La risposta dei newtoniani
europei decisa e sferzante, e porta a una completa
delegittimazione di Rizzetti. Riccati presenta i suoi
dubbi come questioni di metodo, che hanno un carattere essenzialmente epistemologico e riguardano le
molte ipotesi introdotte surrettiziamente nellOpticks
(Opere, 4 vol., 1765, p. 109). Questioni come la vera
natura dei colori esulano dalla sfera della filosofia della
natura, in quanto hanno a che fare con le affezioni dellanima, ossia con una realt al di l della comprensione umana. In quanto alla descrizione fenomenica
del comportamento dei colori, anche linterpretazione
di Rizzetti, secondo cui derivano da diverse combinazioni di luce e ombra, pu essere fondata su basi sperimentali. Ma nessuno si veramente impegnato, nota
Riccati, nella replicazione di quegli esperimenti (Opere,
cit., 4 vol., pp. 106-22).
Nel corso degli anni Trenta le dottrine newtoniane
cominciano a essere ampiamente discusse al di fuori
dei circoli di specialisti: a Milano, per es., la giovane
Maria Gaetana Agnesi (1718-1799) difende apertamente le dottrine newtoniane dei colori, del magnetismo e
delle maree (M.G. Agnesi, Propositiones philosophicae
[], 1738; Mazzotti 2007, pp. 1-21). Nel 1742, il somasco Francesco Manara, professore di fisica sperimentale allUniversit di Pavia, apre lanno accademico
celebrando la tradizione sperimentale newtoniana nella
sua versione anglo-olandese (Prolusio in gymnasio Ticinensi [], 1742). una lettura caratterizzata da un moderato scetticismo e un eclettismo che mutua elementi
da vari sistemi filosofici, senza mai intaccare le prerogative della metafisica e della teologia, che restano al
di l dellambito proprio di discussione e critica.

Il successo di questa lettura testimoniato da una


nuova generazione di manuali di filosofia naturale,
come quello del somasco veneziano Giovanni Crivelli
(1691-1743). In questo testo, che ebbe un notevole
successo in Italia, Crivelli abbandona definitivamente
le strutture tardo-scolastiche e offre invece una comparazione storico-critica dei principali sistemi filosofici moderni cartesiano, gassendiano, leibniziano e
newtoniano cos che il lettore possa giudicare da s
quale sia il pi adatto per la comprensione dei fenomeni fisici (G. Crivelli, Elementi di fisica, 1 vol., 1731,
p. 44). Crivelli non introduce formule matematiche
nel testo, ma offre comunque una presentazione attenta
e favorevole della fisica della gravitazione, in quella
accezione fenomenista che era diventata tipica dellarea veneta. Ed proprio ladozione di un moderato
scetticismo alla Riccati che gli permette di affrontare
apertamente questioni potenzialmente insidiose, quale
la dottrina copernicana (Elementi di fisica, 2 vol.,
1732, pp. 179-217). A differenza di Poleni, Crivelli
crede che la fisica dei vortici abbia incontrato tali difficolt da essere ormai indifendibile (Elementi di fisica,
cit., 1 vol., p. 235). Infine, Crivelli d ampio spazio
agli esperimenti di Rizzetti, descrivendoli con imparzialit, anche se percettibile la sua inclinazione ad
allinearsi su posizioni newtoniane (pp. 281-302).
Tra i protagonisti del dibattito sul newtonianesimo
in area veneta va citato anche Antonio Conti (16771749), viaggiatore e virtuoso che, negli anni Dieci e
Venti del secolo incontra Malebranche, Newton, Leibniz e altri eminenti protagonisti della repubblica delle
lettere. Nel 1715, mentre soggiorna in Inghilterra,
Conti si trova coinvolto nel dibattito sulla priorit della scoperta del calcolo (Hall 1980, pp. 216-59). Il suo
tentativo di mediare tra Newton e Leibniz fallisce
completamente e Newton, che lo aveva accolto con
grande affabilit, comincia a sospettare che Conti stia
facendo il gioco dei leibniziani; un sospetto rinforzato
dalla sua vicinanza a Rizzetti. La pubblicazione dellAbrg de la chronologie de M. Le Chevalier Isaac
Newton (1725), basato su un manoscritto procurato
da Conti, compromette completamente la relazione
tra i due (A. Conti, Rponse aux observations sur la
Chronologie de M. Newton [], 1726). Anche Leibniz si sente tradito da Conti, e si riferir a lui come a
un camaleonte che ritorner dal vuoto al pieno attraversando il canale della Manica. Da parte sua, Conti
si dichiara un ammiratore di entrambi, che per non
si lasciato abbagliar giammai da lor dogmi (Scritti
filosofici, 1972, p. 232).
Alcuni manoscritti di Conti rivelano una buona
conoscenza dei Principia e di altri testi dei newtoniani
britannici, come pure un forte interesse per i temi
della relazione tra anima e corpo e della natura della
cognizione umana (Scritti filosofici, 1972). Il suo tentativo di integrare scienza newtoniana, epistemologia
lockiana e una metafisica dualistica di stampo tradizionale segue un modello che sembra caratterizzare

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IL NEWTONIANESIMO E LA SCIENZA DEL SETTECENTO

larea veneta. Conti contribuisce alla ricezione di Newton in Italia soprattutto tramite la sua corrispondenza
con importanti letterati della penisola, con i quali
discute le implicazioni filosofiche e teologiche del newtonianesimo britannico. In una lettera a Muratori del
1716, per es., descrive con entusiasmo le opere del
Cavalier Neuton come contenenti solo fatti e ragionamenti matematici:
non vi forse altro mezzo per accordare la Filosofia
con la Religione e difficilmente si avviseranno a Roma
di registrare nellIndice de libri proibiti i [suoi] libri
(Lettera a Lodovico Muratori, 22 giugno 1716, Modena,
Biblioteca Estense, Archivio Muratori, filza 61, 42).

Variet di newtonianesimo
Nel corso degli anni Quaranta il newtonianesimo
comincia a essere presentato come il sistema del mondo
che rimpiazzer tutti gli altri e si istituzionalizza nei
maggiori centri culturali italiani, inclusi i collegi gesuiti.
LUniversit di Bologna e soprattutto lIstituto delle
scienze (inaugurato nel 1714) giocano un ruolo chiave
nel riorientamento che porta a vedere i Principia e
lOpticks come esempi supremi di pratica scientifica.
Lattivit sperimentale dellIstituto inquadrata in
una cornice fenomenista e di modestia metafisica simili
a quelle che abbiamo incontrato nellarea veneta, che
a Bologna assume ulteriori significati dato che la citt
si trova sotto il controllo politico di Roma (Cavazza
1984 e 1990). Nel 1723 lIstituto ospita alcuni tentativi di replicazione degli esperimenti ottici di Newton, i cui risultati vengono per giudicati insoddisfacenti. I newtoniani locali non si scoraggiano, e nel
1728 Francesco Maria Zanotti (1692-1777), segretario perpetuo dellIstituto, chiede al suo allievo Francesco Algarotti (1712-1764) di condurre una nuova
serie di esperimenti (F.M. Zanotti, De lapide Bononiensi, in De Bononiensi scientiarum et artium instituto
atque academia commentarii, 1 vol., 1731, pp. 181205). La replicazione, che risponde anche alle obiezioni sollevate nel frattempo da Rizzetti, ha successo.
Questi esperimenti, compiuti con perfettissimi prismi inglesi (p. 199), sono presentati come una conferma del sistema newtoniano nel suo complesso, e
segnano un punto di svolta nella fortuna di Newton
in Italia (Schaffer 1989; Mazzotti 2004).
Gli esperimenti bolognesi offrono ad Algarotti il
materiale per il Newtonianismo per le dame (1737), un
best-seller che porter la fama di Newton ben al di l
delle stanze dellIstituto e dellUniversit, nel mondo
variegato delle conversazioni. Considerato per lungo
tempo unoperazione leggera e superficiale, questo
libro ebbe invece un ruolo chiave nel garantire il successo del newtonianesimo nellEuropa continentale,
in quanto offriva una efficace rappresentazione degli
esperimenti ottici, della fisica della gravitazione e delle
sue implicazioni cosmologiche, e una celebrazione di

Newton come lo scopritore del vero sistema del mondo.


interessante notare che quello di Algarotti il solo
libro a difesa del newtonianesimo a essere messo allIndice. Si tratta per di una condanna che ha poco a che
fare con le dottrine di Newton ed piuttosto da collegare alle posizioni cosmologiche del libro e, soprattutto, alla costante associazione dello sperimentalismo newtoniano con una epistemologia sensista, a
tratti materialista. Attraverso i dialoghi che compongono il libro, Algarotti traccia unimmagine del sapere
in cui non c spazio per la metafisica tradizionale, e
ancor meno per il dogma religioso. Significativamente,
il nome di Dio non appare neanche una volta nelle
oltre quattrocento pagine del libro. Algarotti critica
apertamente il ruolo delle Chiese istituzionali nella
vita culturale dellEuropa continentale e, di contro,
illustra le meraviglie della vita politica ed economica
britannica, auspicando una rigenerazione della cultura europea continentale lungo le stesse linee. La lettura radicale di Newton offerta da Algarotti attraversata da motivi tipici del libertinismo toscano
seicentesco, come pure del discorso massonico delle
logge anglofile a cui Algarotti vicino. Ed proprio
nellambito di unampia azione antimassonica che il
libro verr condannato nel 1739.
Ma Algarotti non era il solo a offrire una lettura di
Newton che si scontrava apertamente con lortodossia teologica e metafisica. Negli anni Quaranta Giovanni De Soria (1707-1767), uno studente di Grandi e
professore di logica e filosofia allUniversit di Pisa,
lavora a una dimostrazione dellesistenza di Dio e dellimmaterialit dellanima. Piuttosto che basarsi sulle
Scritture, per, sviluppa una serie di argomenti di
tipo deistico (G. De Soria, Della esistenza e degli attributi di Dio e della immaterialit ed immortalit dello
spirito umano [], 1745). Gli scritti e le lezioni di De
Soria sono emblematici dello smantellamento della
tradizionale separazione disciplinare tra logica e filosofia e di una nuova generazione di trattati di fisica e
metafisica che si strutturano attorno allo studio della
ragione umana e del suo funzionamento; uno studio
fondato su dottrine sensazionalistiche e sullo sperimentalismo newtoniano (G. De Soria, Rationalis philosophiae institutiones [], 1741). Il newtonianesimo di
De Soria distante dal newtonianesimo matematico
e fenomenistico degli scienziati di area veneta ed emiliana. De Soria, per es., rigetta sia la nozione di azione a distanza sia i vortici cartesiani e afferma che lunico
modo di comprendere la gravit come una propriet
intrinseca ai corpi. Da qui sviluppa una teoria dinamista della materia che combina latomismo toscano
a elementi newtoniani e leibniziani (Institutiones physicae, 1745; Cosmologia, o fisica universale, 1772).
Le reazioni critiche al newtonianesimo eterodosso
di autori come Algarotti e De Soria non tardano ad
arrivare. E non si tratta solo di teologi e filosofi che
percepiscono la minaccia che tali letture portano alle
tradizionali strutture disciplinari. Anche molti di quei

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cattolici illuminati che guardano con interesse alle


nuove scienze esprimono dubbi, consci che queste
interpretazioni mettono a rischio innanzitutto il loro
progetto di una coesistenza armoniosa di scienze moderne, moderato riformismo sociale e una rinnovata
teologia. E in effetti nel corso degli anni Cinquanta si
assiste proprio a una radicalizzazione del dibattito e
a un irrigidimento delle posizioni allinterno della
Curia romana che contribuiscono alla disintegrazione
del progetto dellIlluminismo cattolico e al suo tramonto come opzione culturale e politica.
Nuove forme di antinewtonianesimo appaiono nella
seconda met del secolo, e sono veri e propri attacchi
contro la scienza moderna tout court prime tra tutte
le opere del cardinale Giacinto Gerdil (1718-1802),
che scrive contro Locke, Newton, i philosophes e Giuseppe Luigi Lagrange attaccando la fisica della gravitazione e la pratica del calcolo in un periodo in cui
queste erano ormai completamente istituzionalizzate
(G. Gerdil, Dissertation sur lincompatibilit de lattraction et de ses diffrentes loix [], 1754). Pi che un
fenomeno di retroguardia lantinewtonianesimo di
Gerdil va visto come emblematico di una nuova fase
dellapologetica cattolica, che enfatizza il valore della
tradizione e del sensus communis, la difesa fideistica
del soprannaturale e la svalutazione scettica della ragione individuale.

Roma e Napoli
Gli ambienti scientifici romani e napoletani giocano un ruolo chiave nella ricezione del newtonianesimo in Italia. a Roma che avvengono infatti le prime
letture dei Principia, come pure le prime repliche convincenti degli esperimenti descritti nellOpticks.
Leibniz ad attirare lattenzione sui Principia nel corso
del suo viaggio italiano del 1689-90, e in particolare
durante il suo soggiorno romano (Robinet 1988, p.
118; Bertoloni Meli 1993, p. 104). In quegli anni Roma
ospita numerosi cenacoli e accademie private tra i cui
membri troviamo figure importanti negli ordini religiosi dalla dimensione internazionale, consulenti del
governo pontificio, diplomatici stranieri e numerosi
esuli cattolici dal mondo protestante; un ambiente che
si presta alla discussione di nuove idee.
Leibniz frequenta le riunioni dellAccademia fisicomatematica di Giovanni Ciampini (1633-1698), caratterizzata da un ricco programma di filosofia sperimentale (Middleton 1975; Robinet 1988, pp. 43-51). Tra
i suoi membri troviamo Francesco Bianchini (17041764), che aveva una notevole esperienza nelluso delle
pompe pneumatiche boyleane (Pighetti 1988, pp. 17580). Robert Boyle era conosciuto a Roma e il suo stile
sperimentale, percepito come metafisicamente neutrale, era apprezzato da quei circoli romani che sostenevano la modernizzazione della pratica scientifica.
Questi stessi circoli saranno particolarmente ricettivi

nei confronti del newtonianesimo apologetico delle


Boyle lectures (Ferrone 1995, pp. 1-40 e 63-88).
Uno dei promotori pi attivi di questo newtonianesimo fu Celestino Galiani (1681-1753), un monaco celestino. Galiani promuove la discussione dellOpticks
e dei Principia allAccademia degli antiquari alessandrini dove, nel 1707, replica con successo gli esperimenti sulla rifrazione dei colori (C. Galiani, Animadversiones nonnullae circa Opticem Isaaci Neutoni, 1708,
Napoli, Societ napoletana di storia patria, ms.
XXX.D.5.). Ha anche interesse per il calcolo, la gravitazione, e si dimostra un lettore competente dei
Principia (Osservazioni sopra il libro del Newton, intitolato Principia Mathematica, 1708, Napoli, Societ
napoletana di storia patria, ms. XXX.D.2). Tra i suoi
manoscritti restano una critica della teoria cartesiana
della gravitazione e dei moti planetari, i cui obiettivi
polemici sono Poleni e i cartesiani napoletani (Epistola de gravitate et cartesianis vorticibus, 1714, Napoli,
Societ napoletana di storia patria, ms. XXX.D.2, pp.
51-64). I manoscritti e le lettere di Galiani documentano anche le difficolt che un lettore bendisposto poteva
trovare in relazione alla fisica della gravitazione (Lettera a Guido Grandi, 20 luglio 1714, in C. Galiani, G.
Grandi, Carteggio (1714-1729), a cura di F. Palladino, L. Simonutti, 1989, p. 44).
Bianchini unaltra figura decisiva per capire la
fortuna di Newton a Roma. Difensore dei nuovi metodi
sperimentali, come pure di metodi filologici pi avanzati nello studio della storia, Bianchini crede che le
fonti archeologiche siano essenziali per ricostruire la
cronologia delle ere passate (La istoria universale [],
1697). Come Newton, ritiene che i calcoli astronomici
debbano essere usati per corroborare o modificare la
cronologia tradizionale. Nel 1712-13 Bianchini visita
Parigi e Londra in missione per conto della Curia romana. Il prelato romano profondamente colpito dallattivit scientifica della Royal society e dalla vitalit
economica della citt di Londra (Rotta 1966). Rientra
a Roma con due copie dellOpticks e cinque del Commercium epistolicum, dono personale di un Newton preoccupato di assicurarsi alleati nella disputa sulla priorit dellinvenzione del calcolo. Bianchini ricambia con
opere di cronologia e, pi tardi con le osservazioni
astronomiche che gli varranno lelezione a fellow della
Royal society. Bianchini dar un giudizio molto positivo sulla Chronology di Newton, convinto che linglese
avesse confermato la validit di molte sue intuizioni.
Il libro fu ricevuto con interesse in Italia, prima
nella traduzione francese e poi in quella italiana (1757).
Lo troviamo, per es., tra i testi che Maria Gaetana
Agnesi studia nel 1739 come parte del suo curriculum.
Negli anni Trenta lo stesso Algarotti scrive un saggio
sullapplicazione della cronologia newtoniana allo studio della storia romana, riducendo significativamente
la durata dei regni dei sette re. Ancora una volta, la
sua lettura eterodossa: mentre Bianchini usa Newton in difesa della cronologia tradizionale, il veneziano

296

IL NEWTONIANESIMO E LA SCIENZA DEL SETTECENTO

considera il sistema cronologico di Newton rivoluzionario tanto quanto il suo sistema del mondo. Newton, secondo Algarotti, ha distrutto molte false congetture e ha finalmente penetrato loscurit della
cronologia tradizionale grazie alla scelta di affidarsi
alle leggi della natura piuttosto che a congetture senza
fondamento (F. Algarotti, Saggio sopra la durata de
regni de re di Roma, 1746).
Che la teologia naturale newtoniana e le strategie
apologetiche delineate nelle Boyle lectures trovino supporto nei circoli romani anche dimostrato dalle numerose traduzioni effettuate da residenti britannici
come Henry Newton (1651-1715) e Thomas Dereham (m. 1739). In particolare, il cattolico e giacobita
Dereham traduce una serie importante di opere, tra
cui i Physico-mechanical experiments (1716) di Francis
Hauksbee, nella cui introduzione lopera di Newton
presentata come una continuazione naturale dello
sperimentalismo galileiano. Traduce anche la Physico-theology (1719) e la Astro-theology (1728) di William Derham, e i Philosophical principles of natural
theology (1729) di George Cheyne. Dereham contribuisce anche a una collezione di articoli delle Philosophical transactions che appaiono a Napoli in cinque volumi tra il 1729 e il 1734.
Nel 1731 Galiani si sposta a Napoli, dove contribuisce allelaborazione di un progetto di riforma culturale che lega il newtonianesimo alla tradizione locale
degli Investiganti. Come altri moderni, Newton viene
mobilitato nella battaglia contro le posizioni tardoscolastiche e la corrente metafisica platoneggiante e
cartesiana che caratterizza molta filosofia napoletana
del primo Settecento. Si noti che alcuni cartesiani
locali avevano espresso pareri favorevoli sulle opere
di Newton gi prima dellarrivo di Galiani. il caso
del matematico Agostino Ariani (1672-1748) e del
filosofo Nicola Cirillo (1671-1735), che avevano difeso
il sistema newtoniano dalle loro cattedre universitarie, presentandolo come il culmine della scienza del
moto galileiana (A. Ariani, In lode della geometria,
1701, in Delle lezioni accademiche [], Napoli, Biblioteca nazionale, ms. XIII.B.73; G. Capasso, Historiae
philosophiae synopsis [], 1728, pp. 387-88).
Figure chiave della ricezione napoletana del newtonianesimo sono senza dubbio i fratelli De Martino,
che raggiungono la cattedra sotto il patronage di Galiani. Gli Elementa statices (1727) di Nicola De Martino (1701-1769) sono un efficace sommario di meccanica newtoniana, che introduce gli studenti ai metodi
differenziali, seppure in forma geometrica. In questo
testo i Principia sono introdotti come una generalizzazione della scienza galileiana del moto, e lipotesi
della gravitazione costante abbandonata. Le Philosophiae naturalis institutiones (1738) dellastronomo
Pietro De Martino (1707-1746) sono uno dei testi pi
notevoli del newtonianesimo italiano. Lautore, che
si occupa di struttura della materia, dinamica, fisica
terrestre e celeste, attacca le dottrine cartesiane e intro-

duce, sulla base dellevidenza sperimentale, le nozioni


di gravitazione e attrazione come propriet della materia, evitando per di seguire le implicazioni metafisiche di questa posizione e di confrontarsi con le nozioni
di spazio e tempo assoluto. Lipotesi della Terra immobile liquidata come falsa e assurda (Philosophiae
naturalis libri tres, 2 vol., 1738, p. 40).
Il newtonianesimo dei De Martino rimase per isolato nel contesto napoletano. Significativamente, entrambi lasciarono le loro cattedre per altri incarichi a
Napoli e Madrid senza dare origine a una vera e propria scuola. La battaglia culturale per il newtonianesimo fu continuata, in modo sensibilmente diverso, da
uno degli studenti di Nicola, Antonio Genovesi (17131769). Genovesi aveva cominciato la sua carriera come
teologo, dimostrando di capire appieno il potenziale
apologetico del newtonianesmo: mai la matematica e
la fisica, scrive Genovesi, non han servito cos bene
alla teologia, quanto a nostri giorni (Autobiografia,
lettere, e altri scritti, a cura di G. Savarese, 1962, p.
520). I suoi interessi si spostano in seguito verso la
nuova filosofia sperimentale e la sua relazione con la
pubblica felicit. Anche per Genovesi la storia della
tradizione galileiana culmina nei Principia (Dissertatio physico-historica de rerum corporearum origine et
constitutione, in P. van Musschenbroek, Elementa Physicae conscripta in usus academicos, 1 vol., 1745, pp.
69-74). Teologia naturale, epistemologia sensista e filosofia sperimentale sono gli elementi di fondo di un
newtonianesimo che, dal 1754, far da cornice al tentativo riformatore di Genovesi e degli studenti che si
raccoglieranno attorno alla sua cattedra di Commercio e meccanica (Galasso 1989, pp. 369-451).
A met degli anni Quaranta la popolarit di Newton in Italia cos elevata che Genovesi ironizza sulla
gran turba che vuol parere newtoniana, bench non
lo sia (Autobiografia, lettere, e altri scritti, cit., p. 57).
Emblematica dellaccettazione del newtonianesimo
nel cuore stesso della cattolicit lopera dei frati
minimi Franois Jacquier (1711-1788) e Thomas Le
Seur (1703-1770). Tra il 1739 e il 1742, i due pubblicano a Ginevra unedizione dei Principia in tre volumi
che incontrer un enorme successo europeo, tanto da
divenire ledizione standard sul continente. Il testo,
arricchito di ampi commenti e aggiornamenti fino agli
anni Trenta, una vera e propria summa di meccanica moderna. Jacquier e Le Seur preparano il testo
nel monastero romano di Trinit dei Monti, e diverranno consulenti di Benedetto XIV in questioni importanti quali il restauro della cupola di San Pietro. Nel
1746 Jacquier nominato professore di fisica allo Studium Urbis Sapientiae di Roma, una scelta che segnala
ancora una volta la benevolenza della curia. Eppure,
anche in questo caso, il lavoro dei due frati non produrr una tradizione fisico-matematica significativa,
e lo Studium manterr invariate ancora per lungo
tempo le strutture tardoscolastiche del suo insegnamento (Baldini 2006).

297

MASSIMO MAZZOTTI

Apoteosi
Ledizione ginevrina dei Principia suggella il successo definitivo del newtonianesimo in Italia. Le cattedre di fisica sperimentale aumentano, e i metodi e
le dottrine newtoniane hanno un ruolo di primo piano
nei nuovi corsi. In realt, come abbiamo visto, il significato dellopera di Newton e la stessa nozione di
scienza newtoniana variano significativamente nella
penisola. Lungo lasse Roma-Bologna il newtonianesimo emerge come risposta a problemi di carattere sia
tecnico sia socioculturale. Da una parte legittima una
conoscenza operativa fisico-matematica che ormai
supera i confini imposti dalla matematica galileiana.
Rimpiazza poi le dottrine tardoscolastiche, ormai screditate, con una metodologia che non costringe chi la
pratica a pronunciarsi circa questioni metafisiche fondanti. Infine, promuove una concezione della scienza moderna come armonizzabile con il dogma cattolico, e in tal modo prospetta un rientro in gioco della
Chiesa di Roma come attore primario nel dibattito
culturale europeo. Questa ambizione, difesa apertamente da Benedetto XIV, trova nellimpresa editoriale di Jacquier e Le Seur una delle sue espressioni
pi chiare, e culmina nel tentativo di Ruggero Giuseppe Boscovich di integrare newtonianesimo, filosofia
leibniziana e dogma cattolico (R. Boscovich, Philosophiae naturalis theoria [], 1758).
Quando Paolo Frisi scrive il suo elogio di Newton
(1778) lintero dibattito scientifico italiano si situa
entro un orizzonte newtoniano. I tentativi di accordare scienza newtoniana e metafisica cattolica sono
per sostanzialmente falliti. Una nuova generazione
di newtoniani guarda invece con interesse al progetto
dei philosophes e allo sviluppo del calcolo e della meccanica secondo le linee tracciate da dAlembert e
Lagrange. nella Milano riformista degli anni Sessanta e Settanta che questo nuovo newtonianesimo emerge
con pi nettezza, ed qui che Frisi celebra lapoteosi
del grande inglese. Il suo newtonianesimo orientato
al miglioramento delle condizioni socioeconomiche
dello Stato: in continuit con Algarotti, Frisi chiama
a raccolta, sotto linsegna di Newton, coloro che sostengono le riforme e la modernizzazione. Tipico di questo newtonianesimo il valore euristico attribuito al
nuovo calcolo algebrizzato, la critica della lettura apologetica di Newton, la battaglia antimetafisica particolarmente evidente nella nuova meccanica lidea
della scienza come forza trasformatrice della societ.
La controversia tra Frisi e Boscovich simbolizza proprio lo scontro tra questo newtonianesimo e un newtonianesimo centrato invece sulla nozione di forza, un
apparato matematico ancora essenzialmente geometrico, e la congiunzione tra meccanica e metafisica
(Redondi 1980, pp. 689-99).
LElogio del Cavaliere Isacco Newton di Frisi parte di una serie di elogi che ricostruiscono laffermazione della nuova scienza, ed preceduto da quello,

certo pi problematico, di Galilei (P. Frisi, Elogio del


Galileo, 1775). Per Frisi, prete barnabita, i gesuiti
sono i veri responsabili della repressione della scuola
galileiana e di quella subordinazione della scienza
al dogma teologico che stata la causa primaria del
declino della scienza in Italia (P. Frisi, Elogio del
Cavaliere Isacco Newton, 1778, pp. 93-94). Galilei
il vero padre e martire della scienza moderna, mentre la carriera di Newton esemplifica la corretta relazione che deve stabilirsi tra una societ libera e i suoi
filosofi e matematici.
Nel corso del saggio, Frisi trasmuta Newton nellincarnazione stessa della nuova scienza, delle sue
virt morali ed epistemiche, illustrando in tal modo
le virt ideali del matematico e filosofo moderno e il
suo ruolo sociale ed economico. Nella ricostruzione
di Frisi i Principia sono la pi grandopera che sia
mai stata scritta (p. 81), mentre la Chronology giudicata interessante ma aperta a dubbi e possibili critiche. I testi di esegesi biblica dei quali Frisi a conoscenza sono descritti come uno scherzo, il capriccio
erudito di un uomo anziano (p. 125). I funerali londinesi del grande inglese sono lemblema visibile del
rapporto tra una nazione libera, illuminata e potente
e i suoi filosofi-idoli, che ricambiano gli onori ricevuti garantendo, attraverso le loro scoperte e i loro
metodi, lassoluta superiorit militare e politica (pp.
16 e 100-101). Con Newton si compiuta quella rivoluzione delle scienze che era stata iniziata da Galilei: entrambi furono filosofi liberi, intraprendenti,
ed attivi, interessati alle verit utili e a quegli studi
ne quali le cognizioni astratte potevano influire nel
bene della Societ (P. Frisi, Elogio del Galileo, 1775,
pp. 131-34).
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