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Sviluppo di Tecniche Numeriche per

LES nel codice HeaRT e Simulazioni


Numeriche per lo Studio di Processi di
Combustione di Miscele Multifase
Ing. Giacomo Rossi
Bando di Concorso Pubblicato il 17/05/2011
Assegno di Ricerca approvato il 23/06/2011
Responsabile Scientico: Prof. Bernardo Favini
Universit` a di Roma Sapienza, via Eudossiana 18, 00184, Roma.
1. Introduzione
Durante il periodo di fruizione dellassegno di ricerca, ho svolto attivit`a presso il La-
boratorio di Combustione Sostenibile del Centro Ricerche ENEA Casaccia; in questo
laboratorio vengono svolte prove sperimentali e simulazioni numeriche (sia con codi-
ci commerciali che con codici home made) su ussi reagenti ad elevata turbolenza.
In particolare, vengono analizzati nel dettaglio i ussi allinterno di bruciatori per la
produzione di energia, con combustione di miscele gassose (aria e idrogeno, syngas,
ecc. . . ) e miscele multifase.
La mia attivit`a si `e concentrata su tre ambiti:
1. studio del codice HeaRT sviluppato da ENEA in collaborazione con il Diparti-
mento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dellUniversit`a Sapienza, per lo
studio di processi di combustione di miscele multifase: comprensione dei modelli
sico-matematici che ne sono alla base e conoscenza della loro implementazione;
2. simulazione di usso multifase (esperimento di Sommerfeld e Qiu[1]), gi`a svolta
dallIng. Filippo Donato durante il dottorato di ricerca, per vericare la corretta
implementazione della nuova versione del codice HeaRT;
3. introduzione di una tecnica multilivello allinterno del codice, per simulare in
maniera pi` u ecace miscele turbolente e multifase con processi di combustione;
4. studio del comportamento del codice HeaRT al variare delle condizioni al con-
torno imposte: in particolare, studio della condizione al contorno di uscita non
riessiva.
2
Parte I.
Simulazioni di Flussi Multifase
3
2. Il codice HeaRT
Il codice HeaRT (Heat Release and Turbulence), sviluppato da ENEA in collaborazione
con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dellUniversit`a Sapienza
di Roma, `e un codice di calcolo non stazionario in grado di simulare numericamen-
te ussi turbolenti, reattivi e non reattivi, a bassi numeri di Mach in geometrie 3D
cilindriche e cartesiane multiblocco ed utilizzando griglie strutturate. Le equazioni
di Navier-Stokes sono implementate nella loro forma comprimibile in modo da cat-
turare gli eetti acustici, particolarmente importanti per lanalisi delle instabilit`a di
combustione.
Il modello matematico `e derivato per un uido costituito da N specie chimiche,
Newtoniano e Stokesiano. Il usso di calore `e limitato al contributo dovuto alla con-
duzione, modellato con la legge di Fourier, e al usso entalpico associato alla diusione
delle specie chimiche; il usso di massa (delli-esima specie chimica) `e limitato al solo
contributo dovuto alla diusione, modellato con la legge di Hirscfelder-Curtiss.
La non dipendenza delle piccole scale dissipative dalle condizioni al contorno, unita
al loro comportamento isotropo e quasi universale, rende possibile la loro modellazione
e quindi lapplicazione della LES (Large Eddy Simulation), in cui solo le grandi scale
vengono risolte. In particolare, il modello di sottogriglia adottato per la LES `e lFM
(Fractal Model). Secondo il modello FM, la struttura di una amma turbolenta `e
data da un groviglio di vortici di diverse scale, di cui solo quelli di scala dissipativa
reagiscono; tale struttura di amma `e di natura locale e quindi indipendente dalla
tipologia globale della amma; questo implica che lottica di FM `e applicabile a amme
di diusione, a amme premiscelate e/o ibride.
Nel codice `e inoltre presente un solutore per la fase dispersa, basato sul metodo di
Godunov con ricostruzione di tipo ENO (Essentially Non Oscillatory), che permette
quindi lo studio del moto delle particelle di carbone e delle goccioline di acqua che
interagiscono con il usso di ossigeno e con il vapore acqueo.
Il codice `e stato sviluppato in linguaggio FORTRAN 95 e parallelizzato utilizzando
i paradigmi di Data Parallel e Message Passing (MPI).
2.1. Equazioni di Bilancio
2.1.1. Equazioni di Bilancio per la Fase Gas
La combustione di miscele gassose `e governata da un set di equazioni che comprende
le equazioni di conservazione della massa, della quantit`a di moto, dellenergia e dal-
lequazione di stato dei gas. Per una miscela di N
s
gas ideali reagenti le equazioni
possono essere scritte come:
4
2. Il codice HeaRT
Conservazione della Massa

t
+ (u) = 0 (2.1)
Conservazione della Quantit`a di Moto
u
t
+ (uu) = S +
N
s

i=1
Y
i
f
i
(2.2)
Conservazione dellEnergia (Interna + Cinetica)
(E +K)
t
+ [u (E +K)] = (Su) q +
N
s

i=1
Y
i
f
i
(u + V
i
) (2.3)
Conservazione della Frazione di Massa delle Singole Specie
Y
i
t
+ (uY
i
) = J
i
+
i
(2.4)
Equazione di Stato dei Gas
p =
N
s

i=1
Y
i
W
i
R
u
T (2.5)
Considerando la presenza di una fase dispersa allinterno della fase gas in condizioni
diluite
1
, le equazioni di conservazione diventano:
Conservazione della Massa

f
t
+ (
f
u
f
) =
p
(2.6)
Conservazione della Quantit`a di Moto

f
u
f
t
+ (
f
u
f
u
f
) = S +
f
N
s

i=1
Y
i
f
i

p
u
p
+
p

p
_
u
p
u
f

p
_
(2.7)
1
Mediante questa ipotesi `e possibile trascurare le interazioni tra le particelle e concentrarsi solo
sullinterazione tra particelle e fase gas: le equazioni di conservazione per il gas presentano dei
termini aggiuntivi che tengono conto dellinterazione con laltra fase presente nel dominio.
5
2. Il codice HeaRT
Conservazione dellEnergia (Interna + Cinetica)

f
(E +K) + [
f
u
f
(E +K)] = (Su
f
) q
+
f
N
s

i=1
Y
i
f
i
(u
f
+ V
i
) +

p

p
(u
p
u
f
) u
f

E
pf
+

p

p
(u
p
u
f
)
2

Q
pf

p
(H
p
+ L
v
)

p
_
1
2
u
p
u
p
_

RUM
W
RUM

p
(2.8)
Conservazione della Frazione di Massa delle Singole Specie

f
Y
i
t
+ (
f
u
f
Y
i
) = J
i
+
f

i

p,i
(2.9)
Equazione di Stato dei Gas
p =
f
N
s

i=1
Y
i
W
i
R
u
T
f
(2.10)
I termini E
pf
e Q
pf
dellequazione (2.3) rappresentano rispettivamente il lavoro svol-
to dalle forze aerodinamiche sulla fase gas e lenergia dissipata in calore durante linte-
razione aerodinamica. Quando si considerano particelle di grandi dimensioni (grandi
Re
p
), parte del termine Q
pf
deve tenere conto dellenergia trasferita alle strutture
turbolente nella scia della particella; per particelle piccole, per`o, lenergia `e trasferita
su scale dissipative e perci`o `e possibile asserire che tutto il termine Q
pf
viene dissipato
sotto forma di calore.
Gli altri termini aggiuntivi (
p
,
p
u
p
+
p

p
_
u
p
u
f

p
_
,
h
,
p
_
1
2
u
p
u
p
_
,
RUM
,
W
RUM
,
p
) che appaiono nei membri a destra delle equazioni di conservazione,
derivano tutti dallaccoppiamento tra fase dispersa e fase gas e saranno illustrati in
seguito.
Queste equazioni devono essere accoppiate con le equazioni costitutive che descri-
vono il tipo di usso e in particolare il suo comportamento in relazione alle propriet`a
molecolari.
Si pu`o notare che la somma delle equazioni di conservazione della frazione di massa
delle singole specie in (2.9) ha come risultato lequazione di conservazione della massa
(2.6), perci`o queste N
s
+1 equazioni sono linearmente dipendenti e una di queste `e di
troppo. Inoltre i ussi diusivi e i termini sorgenti derivanti dalle reazioni chimiche,
per essere coerenti con lequazione di conservazione della massa, devono soddisfare le
seguenti condizioni:
N
s

i=1
J
i
= 0
N
s

i=1

i
= 0
N
s

i=1

p,i
=
p
(2.11)
6
2. Il codice HeaRT
I Legami Costitutivi
Ogni materiale, a seconda delle sue propriet`a, ha una risposta dierente ad una solleci-
tazione esterna: i legami costitutivi descrivono questo comportamento; in particolare,
per una miscela di gas, queste equazioni devono rappresentare la relazione tra sforzo e
deformazione SE, il usso termico q e il usso di massa delle singole specie chimiche
J
i
.
Il Flusso Diusivo di Quantit`a di Moto Nella maggior parte dei liquidi e nei gas
(quando possono essere trattati come continui, cio`e in assenza di fenomeni di rare-
fazione), si `e osservato che lo sforzo in un punto `e linearmente dipendente allentit`a
della deformazione del uido: un uido che presenta queste caratteristiche si denisce
Newtoniano; per un simile uido `e quindi possibile ricavare una legge di deformazione
che lega il tensore degli sforzi S alla pressione e alle componenti di velocit`a.
S = (p + u
f
) I + 2E = pI + (2.12)
dove E `e lintensit`a dello sforzo, `e il coeciente di viscosit`a dinamica e `e il se-
condo coeciente di viscosit`a, legati al coeciente di viscosit`a
b
dallespressione

b
= 2/3 + . In generale, il coeciente
b
`e trascurabile (tranne nello studio della
struttura di onde durto) e perci`o `e uguale a 2/3, e il tensore degli sforzi viscosi
diventa:

ij
=
u
f,i
x
i
+ 2
_
1
2
_
u
f,i
x
j
+
u
f,j
x
i
__
. (2.13)
A livello microscopico, la pressione corrisponde al trasporto di quantit`a di moto me-
diante le collisioni molecolari che si vericano lungo la direzione del moto del uido; il
trasporto della quantit`a di moto nelle altre direzioni si traduce, a livello macroscopico,
nella viscosit`a.
Il Flusso Termico Diusivo Il usso termico q per una miscela di gas di N
s
specie
chimiche pu`o essere diviso in tre contributi:
il primo `e il calore scambiato per conduzione, secondo la legge di Fourier; a livello
microscopico, `e causato dalla collisione tra le molecole: poich`e energia cinetica
e temperatura sono analoghe, le molecole con pi` u elevata energia cinetica (a pi` u
elevata temperatura) trasferiscono energia tramite urti alle molecole a pi` u bassa
energia cinetica (pi` u fredde); nel continuo, il calore viene trasmesso a causa dei
gradienti di temperatura.
il secondo contributo al usso termico `e dovuto alla diusione in miscele mul-
tispecie, a causa dei gradienti di concentrazione; quando Yi = 0, ogni specie
dionde con la sua propria velocit`a V
i
; `e perci`o possibile un trasferimento di
energia anche in un gas a temperatura costante o in un gas rarefatto;
7
2. Il codice HeaRT
il terzo `e il cosiddetto eetto Dufour: il principio di Onsager per la reversibi-
lit`a dei processi termodinamici a livello microscopico nella termodinamica dei
processi irreversibili, implica che a causa di un gradiente di temperatura nasce
un usso diusivo di specie chimiche (eetto termodiusivo o eetto Soret), i
gradienti di concentrazione innescano un usso termico per eetto Dufour; nel
codice HeaRT, leetto Dufour `e trascurato.
Il usso di energia q `e cos` modellato:
q = k
f
T
f
+
f
N
s

i=1
H
f,i
Y
i
V
i
+R
u
T
f
N
s

i=1
N
s

j=1
X
j

i
W
i
D
ij
(V
i
V
j
) . (2.14)
dove
i
`e il coeciente di termodiusione della specie i-esima.
Il Flusso Diusivo di Massa delle Specie Chimiche Per la soluzione del campo `e
necessario conoscere nellequazione (2.9) i termini J
i
, che esprimono il moto relativo
delle specie chimiche rispetto al loro centro di massa. La distribuzione di N
s
specie
chimiche in una miscela multispecie, a bassa densit`a, si ottiene dalla teoria cinetica
X
i
=
N
s

i=1
X
i
X
j
D
ij
(V
j
V
i
)

+ (Y
i
X
i
)
p
p

+
DV PG
+

f
p
N
s

j=1
Y
i
Y
j
(f
i
f
j
)

+
N
s

j=1
X
i
X
j

f
D
ij
_

j
Y
j


i
Y
i
_
T
f
T
f

BF SE
(2.15)
dove D
ij
`e il coeciente di diusione binaria della specie i nella specie j, X
j
e Y
j
sono la frazione molare e la frazione di massa della j-esima specie, f
j
la forza agente
per unit`a di massa, applicata alla specie j,
j
il coeciente di termodiusione della
specie j.
Le equazioni (2.15) sono dette equazioni di Maxwell-Stefan, poich`e Maxwell le in-
trodusse per miscele binarie sulla base della teoria cinetica e Stefan le generalizz`o per
descrivere la diusione in una miscela di gas con N
s
specie. La caratteristica principale
delle equazioni (2.15) `e che legano tutte le velocit`a di diusione V
j
, e perci`o tutti i
ussi, a tutte le concentrazioni X
j
e Y
j
e ai loro gradienti. I gradienti di concentrazione
(ad esempio Xi), possono insorgere a causa di:
dierenze tra le velocit`a di diusione (DV);
gradienti di pressione (PG);
dierenze tra le forze per unit`a di massa (BF) agenti sulle molecole di specie
dierenti;
8
2. Il codice HeaRT
termo-diusione, o eetto Soret (SE), ad esempio diusione di massa a causa di
gradienti di temperatura, che trasportano le specie pi` u leggere verso le zone di
usso a temperatura elevata.
Questultimo eetto, spesso trascurato, `e invece molto importante nel caso della
combustione di idrogeno e in generale in presenza di specie molto leggere.
Il sistema (2.15) rispetto a V
j
ha dimensioni N
s
x N
s
e necessita la conoscenza delle
Ns(Ns 1)/2 diusivit`a. Solo N
s
1 equazioni sono indipendenti, poich`e la somma
di tutti i ussi diusivi deve essere pari a zero: il sistema deve essere risolto per ogni
direzione del sistema di riferimento, in ogni punto del dominio e, in presenza di ussi
non stazionari, ad ogni time step.
Per valutare i ussi diusivi, allinterno del codice HeaRT `e applicata una formula
approssimata, la legge di Hirschfelder e Curtiss, che fornisce risultati migliori della
legge di Fick:
V
i
= D
i
X
i
X
i
(2.16)
dove:
D
i
=
1 Y
i

N
s
j=1, j=i
X
j
D
ji
(2.17)
Il coeciente D i `e un coeciente di diusione equivalente della specie i nel
resto della miscela.
Quando si usano espressioni approssimate per il calcolo delle velocit`a di diusione,
possono insorgere problemi di conservazione della massa (ad esempio usando proprio
la legge di Hirschfelder): infatti, le velocit`a di diusione non soddisfano lequazione

N
s
i=1
J
i
=

N
s
i=1

f
Y
i
V
i
= 0. Sommando tutte le equazioni di conservazione, infatti,
si dovrebbe ottenere lequazione di conservazione della massa, mentre si ricava:

f
t
+ (
f
u
f
) = (
f
N
s

i=1
Y
i
V
i
) (2.18)
Perci`o `e necessario introdurre un termine correttivo V
c
, denito come
V
c
=
N
s

i=1
Y
i
V
i
(2.19)
che utilizzando la legge di Hirschfelder, diventa:
V
c
=
N
s

i=1
W
i
W
mix
D
i
X
i
(2.20)
Questo termine correttivo di velocit`a deve essere calcolato ad ogni time step e ag-
giunto alla velocit`a del usso nei termini convettivi delle singole specie: che diventano
(
f
u
f
Y
i
) (
f
(u
f
+ V
c
)Y
i
) (2.21)
9
2. Il codice HeaRT
2.1.2. Modello Matematico per la Fase Dispersa
Il modello matematico per la fase dispersa implementato allinterno del codice HeaRT,
sviluppato dallIng. Filippo Donato durante il dottorato di ricerca, assume trascura-
bile, nel calcolo dellevoluzione della fase dispersa, linterazione tra le particelle: per
basse concentrazioni della fase dispersa, infatti, `e impossibile che due particelle abbia-
no la stessa velocit`a, allo stesso istante di tempo e nello stesso posto; il moto delle
particelle, quindi, `e solamente inuenzato dal mezzo nel quale queste si muovono.
Questa semplicazione, introdotto per la prima volta da Fevrier (Formalismo Me-
soscopico), consente di semplicare notevolmente lespressione dellevoluzione della
funzione probabilit`a di densit`a, descritta dallequazione di Maxwell-Boltzmann:
f
p
t
+
c
p,j
f
p
x
j
+
c
p,j
f
p
c
p,j
+

p
f
p

p
+

p
f
p

p
=
_
f
p
t
_
coll
(2.22)
dove i termini a destra tengono conto degli eetti dovuti alle collisioni tra le parti-
celle; questa equazione denisce il numero di particelle che ad un determinato istante
t sono allinterno del volume x + dx, con velocit`a V
p
compresa nellintervallo c
p
+dc
p
,
temperatura
p
compresa nellintervallo
p
+d
p
e diametro
p
compreso nellintervallo

p
+ d
p
.
In questo modo `e possibile ricavare la velocit`a della particella in funzione della
nuova funzione densit`a di probabilit`a, con
p
frazione di volume della fase dispersa,

p
densit`a della particella (assunta costante) e m
p
massa della particella:
u
p
(x
p
, t) =
1

m
p
(
p
)c
p

f
p
(c
p
,
p
,
p
; x
p
, tH
f
) dc
p
d
p
d
p
(2.23)
Considerando la k-esima particella, situata nella posizione X
k
p
allistante t, con ve-
locit`a V
k
p
, `e possibile dividere questa velocit`a in due componenti: la velocit`a correlata
u
p
, comune a tutte le particelle che si trovano allinterno del volume x + dx, e la
componente non correlata V
k
p
, che `e propria della particella
V
k
p
_
X
k
p
, t
_
= u
p
_
X
k
p
, t
_
+ V
k
p
_
X
k
p
, t
_
(2.24)
Pu`o essere introdotta una decomposizione analoga per la temperatura della particel-
la
k
p
, considerata costante allinterno della particella (conducibilit`a termica innita):
introducendo la temperatura mesoscopica T
p
T
p
(x
p
, t) =
1

m
p
(
p
)
p
(c
p
,
p
,
p
)

f
p
(c
p
,
p
,
p
; x
p
, tH
f
) dc
p
d
p
d
p
(2.25)
la temperatura si divide in

k
p
_
X
k
p
, t
_
= T
p
_
X
k
p
, t
_
+
k
p
_
X
k
p
, t
_
(2.26)
Lo steso per lentalpia della particella
k
p
10
2. Il codice HeaRT

k
p
_
X
k
p
, t
_
= H
p
_
X
k
p
, t
_
+
k
p
_
X
k
p
, t
_
(2.27)
dove H
p
=
p

p
.
Le equazioni di conservazione per la fase dispersa si ottengono a partire dallequa-
zione (2.22), moltiplicata per (c
p
,
p
,
p
) e facendo una media rispetto alla massa
del prodotto; alla ne, dopo numerosi passaggi matematici, si ottengono le seguenti
equazioni, scritte per un sistema di riferimento cilindrico e ai volumi niti:

V
rUdV =

V
rF ndS +

V
rG ndS +

V
HdV (2.28)
dove dV = drdzd e
U =

n
p

p
u
p,r

p
u
p,

p
u
p,z

p
H
p

P =

0
0
P
P
P
0
Q
j

F
ij
=
_
U
i
u
p,j
P
i
_
e
j
(2.29)
P =
p

p
_

2
3

p
+

p
3
_

p
t
+u
p,r

p
r
+
u
p,
r

+u
p,z

p
z
__
(2.30)
Q =
_
5
3

p
(
p

p
)
5
6

p
(
p
)
2
(
p

p
) +
5
6

p
_
Du
p
Dt
a
__
(2.31)
E
p
=
1
2
_
u + (u)
T
_
(2.32)
G
ij
=

0
0

p
pp
3
E
rj
e
j

p
pp
3
E
j
e
j

p
pp
3
E
zj
e
j
0
0

(2.33)
H =

0
0

p
_
u
2
p,

2
3

p
_
u
p,

+u
p,r
_
+r
_
u
f,r
up,r
p
+g
r
__

p
_
u
p,
u
p,r

p
3

p
_
u
p,
r
+
1
r
up,r


u
p,
r
_
+r
_
u
f,
u
p,
p
+g

__

p
_
+r
_
u
f,z
up,z
p
+g
z
__
0

2rpp
p

p
+
p

(2.34)
e
r
= i
r
e

=
i

r
e
z
= i
z
(2.35)
con i
j
versore nella j-esima direzione.
11
2. Il codice HeaRT
i
j
k
Uz
U
t
U
r
Figura 2.1.: Posizione delle componenti del vettore velocit`a in una cella della griglia
di calcolo
2.2. Modello Numerico
2.2.1. Modello Numerico per la Fase Gas
Le equazioni della fase gas (paragrafo 2.1.1 a pagina 4) sono risolte, allinterno del
codice HeaRT, con uno schema numerico al secondo ordine (schema centrato) nello
spazio, con formulazione alle dierenze nite, a variabili sfalsate: gli scalari (densit`a,
temperatura, pressione, energia totale, energia cinetica turbolenta e frazioni di massa)
sono collocati al centro della cella di calcolo, le tre componenti del vettore velocit`a
(moltiplicate per la densit`a) sono collocate sulle facce positive della cella (gura
2.2.1).
Questa tecnica di discretizzazione permette una maggiore precisione e una discretiz-
zazione pi` u robusta dellequazione di conservazione della massa, che non necessita di
interpolazioni. Data questa particolare disposizione delle variabili, lasse, nel caso di
geometria cilindrica, viene trattato come una condizione al contorno ed i valori delle
grandezze derivano da una estrapolazione dei valori dei nodi adiacenti.
Lapproccio adottato ai contorni di ingresso ed uscita `e quello chiamato NSCBC
(Navier-Stokes Characteristic Boundary Conditions); tale approccio consente di ridur-
re il problema della riessione allinterno del campo di onde incidenti sulluscita. La
12
2. Il codice HeaRT
tecnica NSCBC consiste nel risolvere le equazioni di Navier-Stokes al contorno, rifor-
mulate in termini delle ampiezze delle onde incidenti sul contorno stesse; le derivate
normali sono calcolate con uno schema non centrato ed al primo ordine che prende le
informazioni dal dominio di calcolo. Il cambiamento di schema al contorno (un ordi-
ne pi` u basso dello schema adottato nel campo), garantisce comunque unaccuratezza
globale dellordine dello schema adottato nel campo.
Per una parete sono disponibili condizioni al contorno di diverso tipo: parete euleria-
na (velocit`a normale alla parete nulla, gradiente nullo per le grandezze scalari), parete
adiabatica (condizioni di impermeabilit`a e non slittamento per la velocit`a, gradiente
nullo per le grandezze scalari), parete a temperatura costante.
2.2.2. Modello Numerico per la Fase Dispersa
Le equazioni per la fase dispersa (paragrafo 2.1.2 a pagina 10) sono risolte, allinterno
del codice HeaRT, con uno schema numerico ai volumi niti (schema di Godunov); la
ricostruzione dei valori per il calcolo del problema di Riemann che si genera alle inter-
facce `e eettuata secondo uno schema di tipo ENO, con luso del limitatore minmod,
per evitare linsorgenza di oscillazioni e mantenere stabile il calcolo.
2.2.3. Schema di Evoluzione Temporale
Lo schema usato per lavanzamento della soluzione dal tempo t
n
al tempo t
n+1
`e
un schema della famiglia dei Runge-Kutta; un generico schema alla Runge-Kutta pu`o
essere espresso mediante la

u
n+1
= u
n
+ h
s

i=1
b
i
k
n
i
n = 0, .., N 1
u
0
= u(t
0
)
(2.36)
dove
h = t
n+1
t
n
k
n
i
= F
_
t
n
+ c
i
h, u
n
+ h
i1

j=1
a
ij
k
n
j
_
i = 1, .., s
c
1
= 0
0

j=1
= 0
a
ij
, c
i
, b
i
:= coecienti da determinare
s := sottopassi dello schema di Runge-Kutta
(2.37)
Lo schema adottato allinterno del codice HeaRT `e lo schema di Shu-Osher al terzo
ordine, per il quale s = 3 e i coecienti sono pari a:
c
2
= c
3
= 0
b
1
= b
2
=
1
6
b
3
=
2
3
a
21
= 1 a
31
= a
32
=
1
4
.
13
3. Risultati Numerici
3.1. Congurazione del Caso Test
Dopo aver integrato una nuova versione del codice HeaRT con i moduli delegati alla
soluzione della fase dispersa, si `e simulato nuovamente il caso test analizzato dal-
lIng. Filippo Donato durante il dottorato di ricerca: lesperimento di Sommerfeld e
Qiu, la cui congurazione `e illustrata nella gura 3.1. In questo esperimento, allin-
terno del condotto cilindrico `e presente il usso bifase (la fase dispersa `e composta
da piccole particelle di vetro, di diametro compreso tra 20m e 80m), mentre nel
condotto anulare `e presente la sola fase gas con swirl: entrambi i ussi sono iniettati
nella camera di prova, a valle della quale `e presente un vaso di espansione.
Figura 3.1.: Congurazione dellesperimento di Sommerfeld e Qiu
Sono disponibili misure di velocit`a sia della fase gas, che della fase dispersa, eettua-
te per 8 diversi piani radiali, a partire da 3 mm di distanza dal piano di iniezione, no
a 315 mm di distanza. Nella tabella 3.1 nella pagina successiva sono riassunte le carat-
teristiche del test in esame, mentre in gura 3.1 nella pagina seguente `e rappresentata
la griglia di calcolo utilizzata.
14
3. Risultati Numerici
Tabella 3.1.: Caratteristiche del Test
Flusso di Aria
Portata in Massa del Getto Primario M
f1
[g/s] 9.9
Portata in Massa del Getto Secondario M
f2
[g/s] 38.3
Numero di Reynolds allIngresso (con D
3
= 64 mm) 52400
Numero di Swirl 0.47
Fase Dispersa
Portata in Massa delle Particelle M
p
[g/s] 0.34
Propriet`a della Particella
Diametro Medio [ m] 45
Densit`a [Kg/m
3
] 2500
(a) Dominio di Calcolo (b) Particolare dellIngresso
Figura 3.2.: Congurazione della Griglia di Calcolo
15
3. Risultati Numerici
Allingresso dei due condotti vengono assegnate quantit`a di moto, temperatura e
frazione di massa delle due specie gassose (azoto e ossigeno), alluscita dalla camera di
espansione viene imposta, per la fase gas, una condizione del tipo NSCBC, mentre per
la fase dispersa viene imposta velocit`a nulla nella cella ghost; le pareti sono viscose e
adiabatiche (per la fase gas), mentre per la fase dispersa `e stato riservato, a parete, lo
stesso trattamento imposto alloutlet: lassenza dellenergia non correlata allinterno
del modello, infatti, non permette di simulare lurto delle particelle con la parete.
3.2. Campi Fluidodinamici per la Fase Gas
I campi uidodinamici rappresentati nelle gure 3.2 e 3.2 a pagina 18, evidenziano il
moto di precessione del getto allinterno della camera di prova: il getto allinterno del
condotto anulare, infatti, `e dotato di swirl e non appena entra in contatto con il getto
del condotto pi` u interno, ne inuenza il moto; ci`o si vede chiaramente osservando, nel
dettaglio, le gure 3.3(c), 3.3(d), 3.3(e), 3.3(f), dove si vede la parte centrale del getto
che oscilla da sinistra a destra.
Il campo di moto `e quello tipico di un combustore con swirl: sono presenti due zone
di ricircolo allinizio della camera di prova, che si estendono no ad una distanza di
circa 0.085 m dallingresso; `e inoltre presente un punto di ristagno a distanza 0.09 m
dallingresso della camera di prova, a valle del quale c`e una grossa zona di ricircolo
che si estende per oltre 20 cm lungo lasse z.
Sono evidenti numerosi vortici di piccole dimensioni, che possono essere catturati
solo grazie ad un approccio di tipo LES.
16
3. Risultati Numerici
(a) t = 0.01983s (b) t = 0.03971s
(c) t = 0.05961s (d) t = 0.07949s
(e) t = 0.11915s (f) t = 0.12909s
Figura 3.3.: Campi Fluidodinamici di Velocit`a
17
3. Risultati Numerici
(a) t = 0.13902s (b) t = 0.14884s
(c) t = 0.15785s (d) t = 0.16867s
(e) t = 0.17858s (f) t = 0.18847s
Figura 3.4.: Campi Fluidodinamici di Velocit`a
18
3. Risultati Numerici
(a) t = 0.01983s (b) t = 0.03971s
(c) t = 0.05961s (d) t = 0.07949s
(e) t = 0.11915s (f) t = 0.12909s
Figura 3.5.: Campi Fluidodinamici della Fase Dispersa
3.3. Campi Fluidodinamici per la Fase Dispersa
I campi uidodinamici per la fase dispersa, rappresentati nelle gure 3.3 e 3.3, mostra-
no un progressivo accumulo delle particelle di vetro al centro della camera di prova:
nel modello usato, infatti, quando le traiettorie di due gruppi di particelle si incon-
trano, procederanno con la stessa velocit`a. La presenza dello swirl e di un campo
di moto turbolento, inoltre, `e evidente dal fatto che il lm di particelle accumula-
te ha forma sempre diversa per successivi istanti di tempo: ci`o conferma la bont`a
dellaccoppiamento del moto tra fase dispersa e fase gas.
19
3. Risultati Numerici
(a) t = 0.13902s (b) t = 0.14884s
(c) t = 0.15785s (d) t = 0.16867s
(e) t = 0.17858s (f) t = 0.18847s
Figura 3.6.: Campi Fluidodinamici della Fase Dispersa
20
3. Risultati Numerici
3.4. Confronto con i Dati Sperimentali
Le gure 3.4, 3.4 e 3.4 mostrano le velocit`a lungo gli assi z, r e e le loro componenti
uttuanti, a distanze via via crescenti dallingresso della camera di prova; a una picco-
la distanza dallingresso della camera di combustione, lungo lasse z e lungo lasse i
dati numerici sono molto vicini a quelli sperimentali (gure 3.7(a), 3.7(b) nella pagina
seguente e 3.9(a), 3.9(b) a pagina 24), anche se il picco di velocit`a non `e corretta-
mente collocato; lo stesso non pu` o dirsi per le componenti lungo lasse r (gure 3.8(a)
e 3.8(b) a pagina 23): sia la velocit`a, che le componenti uttuanti sono lontane dai
dati sperimentali, a causa della bassa risoluzione della griglia di calcolo in prossimit`a
degli spigoli. A distanze pi` u elevate dallingresso della camera di combustione, tutte e
tre le velocit`a e le loro componenti uttuanti sono in accordo con i dati sperimentali.
21
3. Risultati Numerici
(a) Fase Gas per z = 3 mm (b) Fase Dispersa per z = 3 mm
(c) Fase Gas per z = 85 mm (d) Fase Dispersa per z = 85 mm
(e) Fase Gas per z = 195 mm (f) Fase Dispersa per z = 195 mm
Figura 3.7.: Componenti di Velocit`a e RMS lungo z
22
3. Risultati Numerici
(a) Fase Gas per z = 3 mm (b) Fase Dispersa per z = 3 mm
(c) Fase Gas per z = 85 mm (d) Fase Dispersa per z = 85 mm
(e) Fase Gas per z = 195 mm (f) Fase Dispersa per z = 195 mm
Figura 3.8.: Componenti di Velocit`a e RMS lungo r
23
3. Risultati Numerici
(a) Fase Gas per z = 3 mm (b) Fase Dispersa per z = 3 mm
(c) Fase Gas per z = 85 mm (d) Fase Dispersa per z = 85 mm
(e) Fase Gas per z = 195 mm (f) Fase Dispersa per z = 195 mm
Figura 3.9.: Componenti di Velocit`a e RMS lungo
24
Parte II.
Tecnica Multirisoluzione per il
Codice HeaRT
25
4. Introduzione
4.1. Simulazioni LES per Bruciatori
Lo studio di bruciatori per la produzione di energia non pu`o prescindere dal conside-
rare un campo di moto turbolento: alcuni fenomeni propri di questi impianti, sono
notevolmente inuenzati dalla turbolenza del getto e dallinterazione tra le strutture
turbolente con le pareti del bruciatore, gli iniettori o il fronte di amma.
In particolare, per ottenere una amma stabile (che rimanga cio`e ancorata nella po-
sizione denita in fase di progetto senza venire soata via al variare delle condizioni
operative) sono generalmente utilizzati alcuni accorgimenti, come luso di blu bo-
dies (corpi tozzi) che generano vortici, la presenza di un condotto divergente e luso
di swirlers, che impongono alle correnti di combustibile e ossidante (o della misce-
la) una componente tangenziale di velocit`a. In tutti e tre i casi `e evidente come la
turbolenza del getto rivesta un ruolo fondamentale nel funzionamento dei bruciatori.
Considerate le alte velocit`a del usso premiscelato di combustibile e ossidante (o
dei singoli componenti in caso di getto non premiscelato) allentrata della camera di
combustione, e considerata anche la dimensione, generalmente piuttosto ridotta, degli
iniettori, una simulazione con approccio DNS `e impensabile per questa tipologia di
impianti; un approccio di tipo RANS `e di dicile attuazione, a causa della dicolt`a
di ottenere un modello di turbolenza sucientemente valido per il problema in esame
(usso in non equilibrio termico e chimico, con geometrie complesse) e del numero di
simulazioni necessarie per ottenere dei risultati adabili.
Lapproccio pi` u promettente `e senza dubbio di tipo LES, in quanto permette di
ottenere risultati migliori di un approccio RANS e in tempi sicuramente minori di un
approccio DNS; di contro, le risorse di calcolo richieste sono comunque notevoli: la
griglia non pu`o avere celle di dimensioni troppo grandi (per permettere la risoluzione
delle scale turbolente signicative) e perci`o i punti di calcolo sono necessariamente
molto numerosi.
4.2. Il Bruciatore con Tecnologia ISOTHERM
La tecnologia ISOTHERM, sviluppata da ITEA in collaborazione con ENEA, prevede
una ossicombustione in assenza di amma (FLOX R ) di una miscela composta da
ossigeno e slurry (fanghiglia) di carbone: in questo modo la combustione avviene in
maniera uniforme, controllata e a senza picchi di temperatura, data la mancanza di un
fronte di amma e la presenza di goccioline di acqua e vapore acqueo. I gas prodotti
dalla combustione, inoltre, vengono reimmessi allinterno del bruciatore (diluendo e
26
4. Introduzione
preriscaldando lossigeno) per abbattere drasticamente la presenza di NO
x
e produrre
ceneri pesanti e leggere completamente inerti.
Limpianto pilota per lo studio di questa tecnologia prevede un bruciatore cilindrico
lungo oltre 5m e di oltre 1m di diametro; una simulazione numerica di tipo LES su un
combustore di queste dimensioni presenta notevoli problematiche, poiche la risoluzione
necessaria per risolvere con esattezza il campo uidodinamico `e piuttosto elevata,
date le ridotte dimensioni degli iniettori di ossigeno (alcuni millimetri). Basando la
dimensione caratteristica della griglia sulle piccole scale presenti allinterno del campo
di moto, la griglia di calcolo avrebbe un numero di punti troppo elevato per permettere
dei tempi di simulazione ragionevoli; al contrario, lutilizzo di una griglia di calcolo
che permetta una simulazione numerica dellintero bruciatore in tempi accettabili,
non consente losservazione di fenomeni di notevole importanza per il funzionamento
dellimpianto, come ad esempio i vortici in prossimit`a degli iniettori e linterazione tra
slurry di carbone e ossigeno gassoso.
La presenza di un usso multifase, inoltre, `e un parametro vincolante nella scelta
della risoluzione della griglia di calcolo: la dimensione della cella, infatti, non pu`o
essere minore della dimensione della particella solida o della gocciolina trasportate dal
uido.
Appare perci`o evidente che una simulazione mediante metodologia LES su questo
tipo di combustore consente di ottenere risultati soddisfacenti solo se utilizzata con-
giuntamente ad una tecnica di mesh renement; la griglia di calcolo non `e semplice-
mente deformata (stretching), ma sono presenti griglie di calcolo a risoluzioni dierenti
a seconda della zona considerata: in prossimit`a degli iniettori, dove si concentrano i
fenomeni turbolenti su piccola scala e dove `e forte linterazione fra i getti, `e presente
una griglia (o pi` u griglie) tta sovrapposta alla griglia rada, mentre nella parte ter-
minale dellimpianto, dove la velocit`a del usso e la turbolenza sono basse, `e presente
una sola griglia rada.
27
5. Tecniche di Mesh Renement
Le tecniche di mesh renement sono numerose e piuttosto diuse nellambito di si-
mulazioni numeriche complesse, in quanto permettono una migliore approssimazione
della soluzione e in alcuni casi una riduzione dei tempi di calcolo. Nellambito dello
studio di una tecnica di mesh renement per il codice HeaRT sono stati analizzati di-
versi articoli riguardanti luso di metodi per il miglioramento della soluzione ottenuta
tramite simulazioni di tipo LES: la ricerca `e risultata piuttosto dicoltosa, in quanto il
numero di articoli riguardanti una tecnica multilivello per ussi turbolenti, reagenti e
compressibili `e esiguo; inoltre largomento `e spesso trattato in maniera non esaustiva,
perche la soluzione adottata non `e molto convincente, o perche gli autori tendono a
non rivelare le loro conclusioni circa il metodo adottato.
Gli articoli considerati riguardano:
metodi multigrid (che hanno alcune similitudini con il metodo multilivello);
simulazioni LES con tecniche multilivello per ussi non reagenti;
mesh renement di tipo adattivo in assenza di turbolenza;
mesh renement di tipo adattivo per ussi reagenti.
Lidea di base di una tecnica multilivello `e lavorare non su una singola griglia, ma
con griglie dierenti di risoluzione via via maggiore, che interagiscono tra loro.
La tecnica multigrid si applica alla soluzione di equazioni e sistemi di equazioni
ellittici o iperbolici e consente un notevole aumento della velocit`a di convergenza del-
la simulazione; consiste in una serie di procedimenti iterativi atti a ridurre i resi-
dui derivanti dalla soluzione approssimata delle equazioni ([2]): questo metodo non `e
applicabile al codice HeaRT, nel quale lo schema numerico adottato `e di tipo esplicito.
Nel caso di ussi non reagenti, le tecniche multilivello ben si adattano ad approcci
di tipo LES ([3], [4]): in questo caso, le varie griglie non avanzano dello stesso istante
temporale, ma la soluzione a livello l + 1 `e congelata (quasi-static approximation)
durante lintegrazione della griglia di livello l; le equazioni perci`o vengono risolte per la
maggior parte del tempo sulla griglia pi` u lasca e il campo di moto risultante `e interpo-
lato sulle griglie pi` u tte, dove si arricchisce delle frequenze risolte a quel determinato
livello di griglia.
Le griglie non uniformi non permettono di ottenere soluzioni migliori dal punto di
vista della turbolenza: lunico risultato ottenibile `e una migliore rappresentazione del
prolo medio della velocit`a; per migliorare la qualit`a della soluzione `e necessario luso
di griglie sovrapposte con crescente livello di ranamento ([5]). Linterazione tra le
griglie `e ottenuta mediante limposizione di condizioni al contorno dalla griglia rada
28
5. Tecniche di Mesh Renement
sulla griglia tta: se i bordi della griglia tta coincidono con una parete, le condizioni
al contorno standard sono applicate sia sulla griglia rada che sulla griglia tta, se
invece i bordi della griglia tta cadono allinterno della griglia rada, alla griglia tta
vengono imposte condizioni al contorno di Dirichelet. Queste condizioni al contorno
devono essere aggiornate ad ogni time step.
Nel caso di uidi incomprimibili, laccoppiamento tra le griglie pu`o essere ottenuto
tramite lequazione di Poisson per la pressione ([6], [7]): ogni griglia risolve le equazio-
ni di conservazione della quantit`a di moto e linformazione aggiuntiva dovuta alla
maggiore risoluzione della griglia `e incorporata nel termine sorgente dellequazione di
Poisson. Per il passaggio delle informazioni tra i veri livelli di griglia (che avvengono
ad ogni time step) vengono utilizzati polinomi di Fourier. Nel caso di uidi reagenti
Considerando un sistema di equazioni iperbolico, `e possibile implementare un mesh
renement di tipo adattivo ([8]): mediante una procedura di valutazione dellerrore
(calcolato come la dierenza tra la soluzione calcolata con un time step 2t e la solu-
zione calcolata in due time step successivi t) si identicano le zone in cui `e necessario
il mesh renement; tramite opportuni criteri che massimizzano lecienza dellalgo-
ritmo si provvede allintroduzione di nuovi livelli di griglia o allunione di altri. La
comunicazione tra il livello l e il livello l + 1 (pi` u tto) avviene tramite interpolazio-
ni bilineari dei valori della griglia di livello l, mentre la comunicazione in direzione
opposto `e eettuata tramite una media dei valori delle celle di livello l + 1.
29
6. Mesh Renement per il Codice
HeaRT
Dallanalisi precedente appare evidente come sia necessario introdurre una tecnica
di mesh renement ad hoc per il codice HeaRT, considerate le caratteristiche dei
uidi simulati: siamo infatti in presenza di ussi comprimibili, multifase, reagenti e ad
elevata turbolenza.
Il mesh renement in questo caso `e di tipo multilivello: su tutto il dominio di calcolo
di estende la griglia rada e in zone opportune sono generati a priori livelli di griglia di
risoluzione via via crescente, sempre sovrapposti; il ranamento tra i livelli `e costante
ed uguale per ogni direzione, cio`e:
x
1
x
2
=
x
2
x
3
= . . .
x
l1
x
l
= r
y
1
y
2
=
y
2
y
3
= . . .
y
l1
y
l
= r
z
1
z
2
=
z
2
z
3
= . . .
z
l1
z
l
= r
(6.1)
e si `e imposto che in una cella coarse siano contenute n celle ne (con n = 2 per
un caso monodimensionale, n = 4 per un caso bidimensionale e n = 8 per una griglia
tridimensionale). Per ottenere per`o una griglia di livello l+1 a partire da una griglia di
livello l, non `e possibile dividere semplicemente in n celle la cella della griglia coarse,
poiche in presenza di una griglia non uniforme (stretching) si otterrebbero sicuramente
delle discontinuit`a nelle dimensioni delle celle della griglia ne.
Una soluzione a questo problema `e quella di mappare tutti i punti della griglia di
livello l in un sistema di coordinate ttizie nel quale la griglia appare uniforme;
dalla griglia ottenuta nel nuovo sistema di coordinate si ricavano le celle della griglia
tta, dividendo per n ogni cella della griglia coarse. Successivamente, i punti della
griglia tta nel nuovo sistema di coordinate vengono riportate nel sistema di coordinate
originario. In questo modo la griglia tta presenta una regolarit`a nello stretching delle
celle.
Si `e adottata, come convenzione, una numerazione dei livelli che parte dal livello pi` u
rado (livello 1) e prosegue no al livello pi` u tto.
Le griglie sono annidate, cio`e i punti sul bordo della griglia al livello l devono essere
contenuti allinterno della griglia di livello l1, eccezion fatta per i punti in prossimit`a
di una parete solida.
In un approccio di questo tipo `e necessario predisporre procedure di comunicazioni
tra i vari livelli, al ne di ottenere soluzioni coerenti tra le varie griglie. I vari livelli
comunicano tra loro tramite due operazioni: prolungamento e restrizione. La
30
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT
G
f
G
f
1
f
M
f
x
Figura 6.1.: Posizione Reciproca delle Griglie
prima `e usata per il passaggio delle informazioni dalla griglia di livello l 1 alla griglia
di livello l, solo per quanto riguarda le condizioni al contorno sulle celle
ghost (G
n
), mentre la seconda `e usata per il passaggio delle informazioni dalla
griglia di livello l alla griglia di livello l 1, per i punti interni, cio`e per i punti in
cui la soluzione viene eettivamente integrata sulla griglia di livello l.
6.1. Algoritmo di Soluzione
Lalgoritmo di soluzione prevede che i vari livelli integrino in maniera indipendente le
equazioni di conservazione: la comunicazione, infatti, non avviene mai allinterno di
un passo temporale ma sempre alla ne dellalgoritmo di Runge-Kutta. In particolare,
la comunicazione tra il livello l e il successivo (o il precedente) avviene solo e soltanto
quando i due livelli hanno raggiunto lo stesso istante temporale. I livelli pi` u tti,
quindi, per rispettare le condizioni di stabilit`a convettiva e diusiva, devono eseguire
p passi di integrazione per raggiungere il livello che li precede ed eettuare cos` la
comunicazione (ogni livello calcola infatti il t che rispetta le condizioni di stabilit`a
proprie della sua griglia).
Lalgoritmo `e illustrato in maniera dettagliata in gura 6.2, nella quale per semplicit`a
sono stati considerati solo 3 livelli.
La procedura `e descritta in seguito:
31
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT
Figura 6.2.: Schema per lAvanzamento Temporale della Soluzione sui Vari Livelli di
Griglia
1. Prolungamento delle condizioni al contorno al tempo t
in
dal livello 1 al livel-
lo 2;
2. Prolungamento delle condizioni al contorno al tempo t
in
dal livello 2 al
livello 3;
3. Integrazione temporale della griglia di livello 1, da t
in
a t
fin
;
4. Integrazione temporale della griglia di livello 2, da t
in
a t
fin
2
= t
fin
;
5. Integrazione temporale della griglia di livello 3, da t
in
a t
fin
2
= t
fin
, median-
te p
1
passi di integrazione, durante i quali le condizioni al contorno della griglia
tta sono mantenute costanti allistante t
in
;
6. Prolungamento delle condizioni al contorno al tempo t
fin
2
dal livello 2 al
livello 3;
7. Restrizione della soluzione calcolata allistante t
fin
2
dal livello 3 al livello 2;
8. Integrazione temporale della griglia di livello 2, da t
fin
2
a t
fin
3
;
9. Integrazione temporale della griglia di livello 3, da t
fin
2
a t
fin
3
= t
fin
,
mediante p
2
passi di integrazione, durante i quali le condizioni al contorno della
griglia tta sono mantenute costanti allistante t
fin
2
;
32
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT
10. Prolungamento delle condizioni al contorno al tempo t
fin
3
dal livello 2 al
livello 3;
11. Restrizione della soluzione calcolata allistante t
fin
3
dal livello 3 al livello 2;
12. Integrazione temporale della griglia di livello 2, da t
fin
3
a t
fin
;
13. Integrazione temporale della griglia di livello 3, da t
fin
3
a t
fin
, mediante p
3
passi di integrazione, durante i quali le condizioni al contorno della griglia tta
sono mantenute costanti allistante t
fin
3
;
14. Prolungamento delle condizioni al contorno al tempo t
fin
dal livello 1 al
livello 2;
15. Prolungamento delle condizioni al contorno al tempo t
fin
dal livello 2 al
livello 3;
16. Restrizione della soluzione calcolata allistante t
fin
dal livello 3 al livello 2;
17. Restrizione della soluzione calcolata allistante t
fin
dal livello 2 al livello 1;
Il solutore presente allinterno del codice HeaRT `e stato perci`o trasformato in una
procedura ricorsiva, nella quale il livello l, una volta integrato, richiama il solutore per
il livello successivo l + 1 (se presente), che ripete la stessa operazione no a quando
non viene raggiunto il livello pi` u tto. In seguito, il livello pi` u tto (l
n
) raggiunge il
livello che lo precede mediante p passi temporali e cos` via, no a che tutti i livelli non
hanno raggiunto il livello 1. A quel punto la procedura di integrazione delle equazioni
di conservazione pu`o denirsi conclusa e il livello 1 passa al time step successivo.
Nellalgoritmo appena descritto, le comunicazioni tra i vari livelli di griglia rivestono
unimportanza fondamentale: mediante comunicazioni ad intervalli prestabiliti, infatti,
le griglie sono vincolate e le soluzioni sui vari livelli di griglia sono tutte coerenti tra
loro (ferma restando una dierente rappresentazione del campo uidodinamico dovuta
alla diversa risoluzione dei livelli).
Ad esempio, nel caso di un usso turbolento, i piccoli vortici hanno grande importan-
za sul mescolamento del uido a livello macroscopico: se la griglia tta, che individua e
risolve i vortici di piccole dimensioni, non comunicasse la soluzione ai livelli superiori,
le soluzioni integrate sulle griglie pi` u lasche (che a causa della loro risoluzione non
contemplano lesistenza di tali vortici) risulterebbero diverse, anche in maniera signi-
cativa, rispetto alla soluzione ottenuta sulla griglia tta, proprio a causa dellerrata
rappresentazione del meccanismo di mescolamento.
Considerando poi che le condizioni al contorno per la griglia tta sono ottenute
mediante prolungamento della soluzione calcolata al livello immediatamente superiore,
risulta ancora pi` u chiaro come questo continuo scambio di informazioni tra i vari
livelli di griglia sia necessario per una ecace implementazione di un metodo multi-
livello: una soluzione errata sul livello pi` u lasco, infatti, prolungher`a sul livello pi` u tto
condizioni al contorno non corrette, che lo allontaneranno dalla soluzione calcolata nel
time step precedente, nel quale invece si `e tenuto conto dei movimenti del uido su
scala molto ridotta.
33
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT
Lalgoritmo `e stato scelto in base alle caratteristiche del codice HeaRT e del suo so-
lutore: luso di griglie strutturate multiblocco ben si adatta alla presenza di molteplici
livelli di griglia sovrapposti; le condizioni al contorno bloccate inoltre garantisco-
no che i vari livelli di griglia restino comunque vincolati tra loro, come la restrizione
della soluzione dal livello pi` u tto a quello pi` u lasco. La presenza della griglia lasca su
tutto il campo permette inoltre lintroduzione di livelli di griglia pi` u ranati in zone
dove inizialmente non erano previsti, senza dover modicare per intero il dominio di
calcolo: ci`o si traduce in un notevole risparmio di tempo e consente inoltre di utilizza-
re come input di partenza per nuove simulazioni campi uidodinamici gi`a sviluppati
senza dover necessariamente ripartire da zero.
6.2. Operatori di Comunicazione tra i Livelli
Per semplicit`a di trattazione, gli operatori illustrati di seguito si riferiscono al caso di
griglia cartesiana bidimensionale.
Restrizione
Per il passaggio della soluzione dal livello n al livello n1 viene utilizzato loperatore
di restrizione. Nel caso delle grandezze scalari (collocate al centro della cella, gura
6.3), lo scalare della cella coarse `e calcolato dagli scalari delle celle ne mediante la:

I,J
=
(
i,j
A
i,j
+
i,j+1
A
i,j+1
+
i+1,j
A
i+1,j
+
i+1,j+1
A
i+1,j+1
)
A
i,j
+ A
i,j+1
+ A
i+1,j
+ A
i+1,j+1
dove naturalmente A
i,j
+A
i,j+1
+A
i+1,j
+A
i+1,j+1
= A
I,J
; le grandezze A
i,j
, A
i,j+1
,
A
i+1,j
, A
i+1,j+1
, sono le aree delle celle ne (aree colorate in gura 6.3) contenute nella
cella coarse di area A
I,J
(area a puntini nella gura 6.3). In pratica, viene fatta la
somma delle grandezze della griglia ne sullarea (volume per il 3D) di controllo della
cella coarse.
Nel caso dei ussi U, collocati su 2 lati della cella, per rispettare le aree di controllo,
il procedimento `e pi` u complicato: la collocazione sfalsata delle variabili, infatti, implica
che allinterno di unarea di controllo del usso U della cella coarse, siano compresi 6
(12 nel caso 3D) ussi appartenenti alla griglia ne. La ricostruzione avviene quindi
sommando tutti questi contributi al usso coarse:
U
I,J
=
p=1,
n=2

p=0,
n=0
u
i+p,j+n
A
i+p,j+n
p=1,
n=2

p=0,
n=0
A
i+p,j+n
dove, in riferimento alla gura 6.4, le aree A
i+p,j+n
sono le aree colorate, la cui
somma rappresenta proprio larea di controllo del usso coarse di velocit`a (area a
puntini in gura).
34
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT

I,J

i,j

i,j+1

i+1,j

i+1,j+1
i
j
Figura 6.3.: Posizione degli Scalari nella Griglia Semplicata (Bidimensionale)
U
I,J
u
i,j
u
i+1,j
u
i,j+1
u
i+1,j+1
u
i,j+2
u
i+1,j+2
i
j
Figura 6.4.: Posizione dei Flussi nella Griglia Semplicata (Bidimensionale)
35
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT
Figura 6.5.: Posizione Reciproca delle Griglie
Per minimizzare gli eetti di bordo, si `e scelto di eliminare, dallinsieme dei punti
interni che partecipano alla restrizione, la corona esterna, pi` u vicina alle celle ghost
sulle quale vengono trasferiti i valori dalle celle rade di livello inferiore (celle blu in
gura 6.5; le celle rosse tratteggiate sono le celle ghost della griglia tta).
6.2.1. Prolungamento
Il passaggio delle variabili scalari dal livello n1 al livello n, viene eseguito mediante
interpolazioni bilineari o trilineari (caso 3D): le prime per le variabili scalari e per i
ussi interni (i ussi della griglia tta che sono associati alle facce che si trovano
allinterno della cella rada a cui appartengono), le seconde per i ussi di interfaccia,
quelli cio`e associati alle facce delle celle tte coincidenti con le facce delle celle rade.
Prendendo in esame la griglia semplicata presente in gura 6.6, viene eseguita
36
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT

I,J

I,J+1

I+1,J

I+1,J+1

i+1,j+1

i+1,j+2

i+2,j+1

i+2,j+2

2
l
j1
l
j2
l
i1
l
i2
i
j
Figura 6.6.: Prolungamento delle Grandezze Scalari
uninterpolazione bilineare tra 4 scalari delle celle coarse (punti neri in gura 6.6), per
ottenere i valori delle variabili ne (punti rossi in gura. Ad esempio, per il valore

i+1,j+1
viene prima eseguita uninterpolazione lineare lungo la direzione j tra
I,J
e

I,J+1
per calcolare
1
e tra
I+1,J
e
I+1,J+1
per calcolare
2
:

1
=
l
j2

I,J
+ l
j1

I,J+1
l
j1
+ l
j2

2
=
l
j2

I+1,J
+ l
j1

I+1,J+1
l
j1
+ l
j2
(6.2)
Poi si interpolano i valori
1
e
2
lungo la direzione i:

i+1,j+1
=
l
i2

1
+ l
i1

2
l
i1
+ l
i2
(6.3)
Per i vettori il discorso `e analogo: per prima cosa si eettua uninterpolazione lineare
(gura 6.7) tra i valori U
I,J
e U
I,J+1
:
u

i+1,j+1
=
U
I,J
d
1(I,J)
+U
I,J+1
d
1(I,J+1)
d
1(I,J)
+d
1(I,J+1)
u

i+1,j+2
=
U
I,J
d
2(I,J)
+U
I,J+1
d
2(I,J+1)
d
2(I,J)
+d
2(I,J+1)
(6.4)
37
6. Mesh Renement per il Codice HeaRT
U
I,J
U
I,J+1
u
i+1,j
u
i+1,j+1
u
i+1,j+2
u
i+1,j+3
d
1(I,J)
d
1(I,J+1)
d
2(I,J)
d
2(I,J+1)
l
i+1,j
l
i+1,j+1
Figura 6.7.: Prolungamento delle Grandezze Vettoriali
38
7. Test del Codice Multirisoluzione
Per vericare la correttezza formale dellimplementazione della tecnica multirisoluzione
(in particolare dellalgoritmo scelto e degli operatori di comunicazione tra i livelli), `e
stato realizzato un caso test monodimensionale rappresentato in gura 7.1(a): un
condotto a forma di parallelepipedo, con condizioni al contorno di uscita non riessiva
(NSCBC) alle estremit`a destra e sinistra e condizione iniziale compressione-espansione-
espansione-compressione (CEEC, gura 7.1(b) e 7.1(c)).
Nelle gure 7.2 nella pagina seguente, 7.3 a pagina 41, 7.4 a pagina 42 sono visibili
i risultati del test: con la curva di colore blu `e rappresentato il risultato del caso
test ottenuto con un singolo livello, con la curva di colore rosso il risultato del livello
pi` u rado, ottenuto in presenza di un livello pi` u tto, con il colore verde la soluzione
ottenuta sul livello pi` u tto.
La soluzione calcolata mediante la tecnica multirisoluzione mostra un buon accordo
con quella calcolata con un singolo livello, anche se nel momento in cui londa si
avvicina al contorno e viene riessa una minima parte della perturbazione presente
allinterno del campo, si notano alcune oscillazioni che il livello superiore trasmette
al livello inferiore (pi` u rado), e che da questo poi vengono amplicate e trasportate
allinterno del campo (gure 7.4(d) a pagina 42 e 7.4(f) a pagina 42). Inoltre, la
presenza di oscillazioni dovute alla natura dello schema (schema centrato al secondo
ordine) non favorisce lottenimento di una soluzione pulita: considerato lalgoritmo
di soluzione scelto, infatti, una perturbazione presente nel livello rado verr`a trasferita
al livello tto, che nel successivo trasferimento la cede al livello rado, in un meccanismo
che si autoalimenta.
(a) Dominio di Calcolo (b) Flusso di Massa (c) Pressione
Figura 7.1.: Congurazione del Caso Test
39
7. Test del Codice Multirisoluzione
(a) Flusso di Massa a t=0.00003915s (b) Pressione a t=0.00003915s
(c) Flusso di Massa a t=0.00011698s (d) Pressione a t=0.00011698s
(e) Flusso di Massa a t=0.00013641s (f) Pressione a t=0.00013641s
Figura 7.2.: Evoluzione temporale della condizione iniziale da t=0.00003895s a
t=0.00013641s
40
7. Test del Codice Multirisoluzione
(a) Flusso di Massa a t=0.00015587s (b) Pressione a t=0.00015587s
(c) Flusso di Massa a t=0.00017534s (d) Pressione a t=0.00017534s
(e) Flusso di Massa a t=0.00019503s (f) Pressione a t=0.00019503s
Figura 7.3.: Evoluzione temporale della condizione iniziale da t=0.00015587s a
t=0.00019503s
41
7. Test del Codice Multirisoluzione
(a) Flusso di Massa a t=0.00021483s (b) Pressione a t=0.00021483s
(c) Flusso di Massa a t=0.00023462s (d) Pressione a t=0.00023462s
(e) Flusso di Massa a t=0.00025442s (f) Pressione a t=0.00025442s
Figura 7.4.: Evoluzione temporale della condizione iniziale da t=0.00021483s a
t=0.00025442s
42
8. Conclusioni
Nellambito di simulazioni numeriche con approccio LES su domini di grandi dimensio-
ni, luso di un unico livello di griglia, anche non uniforme, presenta notevoli dicolt`a
sia dal punto di vista prettamente numerico (scarsa qualit`a della soluzione se si utilizza
una griglia troppo lasca, tempi di simulazione non accettabili se si utilizza una griglia
molto tta), sia dal punto di vista sico: sarebbe necessario infatti un modello di
sottogriglia estremamente complesso per tener conto in maniera corretta di tutte le
scale di moto non risolte.
Lintroduzione del multi-livello consente di superare entrambi i problemi, in quanto
permette di ranare solo una piccola parte del dominio, non aumentando troppo
le risorse di calcolo richieste e conseguentemente i tempi di simulazione; inoltre la
presenza di livelli via via pi` u tti ha un eetto molto positivo sulla soluzione calcolata
sulla griglia lasca, che viene inuenzata dagli eetti microscopici di cui tengono conto
i livelli a risoluzione maggiore: in questa ottica risultano fondamentali le comunicazioni
tra i vari livelli di griglia, che permettono di ottenere soluzioni coerenti tra i vari livelli.
Loperatore di prolungamento trasporta le condizioni al contorno dal livello l al livello
l + 1, loperatore di restrizione sostituisce in maniera conservativa e nelle zone di
sovrapposizione la soluzione calcolata al livello l con la soluzione calcolata al livello
l + 1.
43
Parte III.
Condizioni al Contorno
44
9. Codice HeaRT: Trattamento delle
Condizioni al Contorno
Lapproccio adottato ai contorni di ingresso ed uscita, allinterno del codice HeaRT,
`e quello chiamato NSCBC (Navier-Stokes Characteristic Boundary Conditions): tale
approccio consente di ridurre il problema della riessione allinterno del campo di
onde incidenti sulluscita. La tecnica NSCBC consiste nel risolvere le equazioni di
Navier-Stokes al contorno, riformulate in termini delle ampiezze delle onde incidenti
sul contorno stesso; le derivate normali sono calcolate con uno schema non centrato ed
al primo ordine che prende le informazioni dal dominio di calcolo. Il cambiamento di
schema al contorno (un ordine pi` u basso dello schema adottato nel campo), garantisce
comunque unaccuratezza globale dellordine dello schema adottato nel campo.
Considerando la gura 9.1 nella pagina successiva, la linea rossa rappresenta il con-
torno sico, ove `e applicata una condizione di outlet non riessivo, a destra del qua-
le troviamo il campo interno, mentre a sinistra abbiamo le celle ghost usate per
lintegrazione del dominio.
Si procede come segue:
1. si calcolano i valori di
1
,
2
,
3
, che in questo caso valgono:

1
= u + a (9.1)

2
= u a (9.2)

3
= u (9.3)
dove u `e la velocit`a del usso in direzione j nel punto 1, (calcolata come media
del usso di massa nei punti
1
2
e
3
2
divisa per la densit`a nel punto 1) e a `e la
velocit`a del suono calcolata nel punto 1;
2. si calcolano le derivate al primo ordine sul contorno come:
u
x
=
u
1
u1
2
x
2
(9.4)
p
x
=
p
2
p
1
x
(9.5)

x
=

2

1
x
(9.6)
T
x
=
T
2
T
1
x
(9.7)
dove
x
`e il passo della griglia (uniforme) in direzione i;
45
9. Codice HeaRT: Trattamento delle Condizioni al Contorno

i1,j

i,j

i+1,j

i1,j

i,j
0
1
2
1
3
2
2
j
i
Figura 9.1.: Schema per lImposizione delle Condizioni al Contorno
3. vengono calcolate le grandezze
d
1
=
_

3
_
a
2

x
p
x
_
+
1
2

2
(p
x
au
x
)
a
2
(9.8)
d
2
=
1
2

2
(p
x
au
x
) (9.9)
d
3
=

1
2
[
2
(p
x
au
x
)]
a
(9.10)
utilizzando la notazione [..]
x
al posto di
[..]
x
.
A questo punto, le variabili d
1
, d
2
, d
3
vengono utilizzate allinterno del solutore per
modicare lo schema di integrazione sui contorni: questa operazione viene ripetuta ad
ogni passo dello schema di Runge-Kutta, per ogni punto di calcolo che conna con una
BC.
46
10. Nuove Condizioni al Contorno
Nellottica di una maggiore semplicazione delle condizioni al contorno di tipo non
riessivo, si `e proceduto ad una riscrittura per tentativi, partendo da un metodo
piuttosto semplice: lestrapolazione; sulle celle ghost, che vengono usate per linterpo-
lazione, sono copiati i valori del primo (o dellultimo, a seconda del contorno in cui ci
si trova) punto di calcolo: in questo modo lo schema non viene modicato e rimane al
secondo ordine anche per i punti vicini ai contorni.
Per migliorare il pessimo risultato ottenuto con lestrapolazione (capitolo 11 a pa-
gina 50), `e stata introdotta una nuova condizione al contorno, denominata FaRo,
che non prevede un cambiamento di ordine dello schema sul contorno; vengono infat-
ti calcolate alcune quantit`a, che poi vengono usate nellintegrazione delle equazioni
di conservazione, che sono le stesse che vengono usate per tutti i punti interni. In
riferimento alla gura 9.1 nella pagina precedente, si procede come segue:
1. vengono calcolate le variabili velocit`a in direzione i, densit`a e pressione nel punto
1
2
; la velocit`a `e collocata in quel punto, mentre pressione e densit`a si ricavano
dalle
p1
2
=
p
0
+ p
1
2
(10.1)
rho1
2
=

0
+
1
2
(10.2)
2. si calcolano la velocit`a e la densit`a nel punto 1 come
u
1
=
u1
2
+ u3
2
2
(10.3)

1
=
_

0
+
1
2
_
+
_

1
+
2
2
_
2
(10.4)
3. si calcolano le derivate di pressione, densit`a e velocit`a lungo la direzione i
u
x
=
_
u3
2
u1
2
_

x
(10.5)

x
=
_

1
+
2
2
_

_

0
+
1
2
_

x
(10.6)
p
x
=
_
p
1
+p
2
2
_

_
p
0
+p
1
2
_

x
(10.7)
47
10. Nuove Condizioni al Contorno
4. si calcola la velocit`a del suono nel punto 1 come
a
1
=
_
a
0
+a
1
2
_
+
_
a
1
+a
2
2
_
2
(10.8)
5. si calcolano le derivate nel tempo di pressione, densit`a e velocit`a nel punto
1
2
e
si integrano secondo lo schema Runge-Kutta usato anche nel solutore.
6. integrate le quantit`a p1
2
, 1
2
, u1
2
appena calcolate, vengono utilizzate per ricavare
le altre variabili necessarie allintegrazione (temperatura, energia totale, ecc. . . );
si ricavano poi i valori sulle celle ghost, mediante le
p(0) = 2p1
2
p
1
(10.9)
rho(0) = 21
2

1
(10.10)
u(0) = u1
2
(10.11)
T(0) = 2T1
2
T
1
(10.12)
Utot(0) = 2Utot1
2
Utot
1
(10.13)
dove con lindice 0 si intende la quantit`a riferita alla cella di calcolo, che presenta,
come gi`a detto, una disposizione sfalsata delle variabili;
7. i valori delle celle ghost sono usati per lintegrazione dei punti di bordo, senza
alcuna modica allo schema di integrazione.
Uno step ulteriore `e stato quello di semplicare la condizione FaRo introducendo-
ne una nuova (denominata FaRo NEW): ad ogni passo del Runge-Kutta, vengono
calcolate delle quantit`a che sono poi usate per il calcolo di alcune componenti dei
Right Hand Sides delle equazioni di conservazione; si procede come segue (gura 9.1
a pagina 46):
1. si calcolano:
p1
2
=
1
2
_
p
iniz
+ p
1
+
1
a
1
_
u
iniz
u3
2
__
(10.14)
1
2
=
1
a
2
(p
1
p
iniz
) +
iniz
se u3
2
< 0 (10.15)
1
2
=
1
a
2
(p
1
p
iniz
) +
1
se u3
2
0 (10.16)
u1
2
=
(p
1
p
iniz
)
(
1
a
1
)
+ u3
2
(10.17)
dove a
1
`e la velocit`a del suono nel punto 1 calcolata come a
1
=
_
p
1

1
;
48
10. Nuove Condizioni al Contorno
2. le quantit`a p1
2
, 1
2
, u1
2
appena calcolate, vengono utilizzate per ricavare le al-
tre variabili necessarie allintegrazione (temperatura, energia totale, ecc. . . ); si
ricavano poi i valori sulle celle ghost, mediante le
p(0) = 2p1
2
p
1
(10.18)
rho(0) = 21
2

1
(10.19)
u(0) = u1
2
(10.20)
T(0) = 2T1
2
T
1
(10.21)
Utot(0) = 2Utot1
2
Utot
1
(10.22)
dove con lindice 0 si intende la quantit`a riferita alla cella di calcolo, che presenta,
come gi`a detto, una disposizione sfalsata delle variabili;
3. si procede poi al calcolo delle stesse grandezze in un posto diverso, per usarle
nellintegrazione della quantit`a di moto lungo i
p
1
=
1
2
_
p
iniz
+ p3
2
+ 3
2
a3
2
_
u
iniz
u3
2
__
(10.23)

1
=
1
a
2
_
p3
2
p
iniz
_
+
iniz
se u3
2
< 0 (10.24)

1
=
1
a
2
_
p3
2
p
iniz
_
+ 3
2
se u3
2
0 (10.25)
u
1
=
_
p3
2
p
iniz
_
_
3
2
a3
2
_ + u3
2
(10.26)
dove i valori con il pedice iniz sono i valori iniziali del campo nei punti 0 e
1
2
;
in questo modo `e come se si prolungasse allinnito il dominio verso sinistra e si
imponesse che dalla condizione iniziale non possa provenire alcuna onda entrante
verso il dominio.
4. i valori delle celle ghost (pedice 0) e i valori al centro della prima cella di calcolo
(pedice 1) sono usati, rispettivamente, per il calcolo del Right Hand Side delle-
quazione di conservazione della massa e dellenergia, e per il calcolo del Right
Hand Side dellequazione di conservazione della quantit`a di moto in direzione i,
ad ogni passo del Runge-Kutta.
49
11. Confronto delle Varie BC
Per confrontare i vari metodi, `e stato realizzato un caso test monodimensionale, al
contorno destro sono imposte condizioni di uscita non riessiva (NSCBC), mentre
al contorno sinistro la condizione di uscita non riessiva `e stata fatta variare tra
NSCBC, estrapolazione, FaRo e FaRo NEW; allinterno del campo `e imposta, co-
me condizione iniziale, una compressione-espansione-espansione-compressione (CEEC,
gure 11.1(a) e 11.1(b)).
(a) Flusso di Massa
(b) Pressione
E evidente che la condizione NSCBC fornisce i
migliori risultati, al contrario dellestrapolazione,
che non consente di simulare in maniera corretta
unuscita non riessiva: non appena londa arriva
al contorno di sinistra (gura 11.1(f) nella pagina
successiva), infatti, la pressione ottenuta con le-
strapolazione `e notevolmente sottostimata rispet-
to agli altri casi; ci`o genera unonda riessa che
propaga allinterno del campo, di intensit`a pari
a quella dellonda incidente. La condizione Fa-
Ro, pur non eguagliando la condizione NSCBC
permette comunque di ottenere risultati soddisfa-
centi; ci`o `e ancora pi` u evidente per la condizione
FaRo NEW, che presenta un andamento pi` u re-
golare e vicino alla condizione NSCBC, se si esclu-
dono i picchi che vengono generati negli istanti in
cui londa arriva sul contorno (gura 11.1(h) nel-
la pagina seguente) e in cui londa esce per intero
dal campo (gura 11.3(b) a pagina 53).
La condizione FaRo NEW, presenta anche
il vantaggio di avere una scrittura estremamen-
te semplice, che ne facilita limplementazione e
anche successive modiche volte a migliorarne il
comportamento. Non ultimo, il contorno sico
non viene spostato, come invece accade per la con-
dizione NSCBC, dove, a causa dello sfalsamento
delle variabili, il contorno sico viene spostato dal
punto
1
2
al punto 1 (gura 9.1 a pagina 46), dove viene ri-collocata la velocit`a e sono
calcolate le intensit`a delle onde (variabili d
1
, d
2
, d
3
): ci`o si traduce in una riscrittu-
ra delle equazioni in prossimit`a dei contorni (lo schema infatti non `e pi` u al secondo
ordine), che rendono pi` u dicoltosa e meno comprensibile limplementazione.
50
11. Confronto delle Varie BC
(c) Flusso di Massa a t=0.00003895s (d) Pressione a t=0.00003895s
(e) Flusso di Massa a t=0.00011678s (f) Pressione a t=0.00011678s
(g) Flusso di Massa a t=0.00013622s (h) Pressione a t=0.00013622s
Figura 11.1.: Evoluzione temporale della condizione iniziale da t=0.00003895s a
t=0.00011678s
51
11. Confronto delle Varie BC
(a) Flusso di Massa a t=0.00015526s (b) Pressione a t=0.00015526s
(c) Flusso di Massa a t=0.00017433s (d) Pressione a t=0.00017433s
(e) Flusso di Massa a t=0.00019376s (f) Pressione a t=0.00019376s
Figura 11.2.: Evoluzione temporale della condizione iniziale da t=0.00015526s a
t=0.00019376s
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11. Confronto delle Varie BC
(a) Flusso di Massa a t=0.00021343s (b) Pressione a t=0.00021343s
(c) Flusso di Massa a t=0.00023311s (d) Pressione a t=0.00023311s
(e) Flusso di Massa a t=0.00025277s (f) Pressione a t=0.00025277s
Figura 11.3.: Evoluzione temporale della condizione iniziale da t=0.00021343s a
t=0.00025277s
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12. Conclusioni
Lo studio del codice HeaRT si `e rivelato molto procuo, perch`e mi ha permesso di
ampliare le mie conoscenze specialmente nellambito delle simulazioni numeriche di
miscele multifase.
Dallanalisi dei risultati ottenuti dalla nuova simulazione dellesperimento di Som-
merfeld e Qiu si sono evidenziate due criticit`a: la scarsa risoluzione della griglia di
calcolo in prossimit`a degli spigoli del dominio (in particolare allingresso della camera
di prova), che non permette di simulare correttamente lapertura del getto, e laccu-
mulo di fase dispersa al centro del campo, dovuto al modello implementato, che non
prevede la presenza dellenergia non correlata.
La tecnica multirisoluzione rappresenta una soluzione al problema derivante dalle
griglie di calcolo strutturate multiblocco utilizzate allinterno di HeaRT: un inttimen-
to locale, infatti, permetterebbe di migliorare la qualit`a della soluzione nei punti critici
(ad esempio allingresso della camera di prova dellesperimento di Sommerfeld e Qiu),
non peggiorando in maniera sostanziale i tempi di calcolo.
Il passo successivo `e, perci`o, una simulazione numerica dellesperimento di Sommer-
feld e Qiu con la tecnica di multirisoluzione e il suo confronto con i dati sperimentali
e con le vecchie simulazioni. Per fare ci`o `e anche necessario sviluppare un algoritmo
per la creazione di griglie strutturate multiblocco (cartesiane o cilindriche) per il co-
dice HeaRT, che ne `e sprovvisto, che preveda la creazione di zone di mesh di livelli
dierenti. Inoltre si pu`o pensare ad un miglioramento della tecnica multirisoluzione,
considerando trasferimenti conservativi tra i livelli pi` u radi e i livelli pi` u tti: `e ne-
cessario modicare le operazioni di interpolazione, per permettere la conservazione dei
ussi e degli scalari; unaltra strada percorribile (forse pi` u corretta, ma estremamente
dicile), `e la modica delle variabili trasferite tra i vari livelli di griglia: per garantire
la conservazione delle quantit`a, e fare si che in corrispondenza delle stesse interfacce
le griglie di livello diverso vedano lo stesso usso di massa, di quantit`a di moto e di
energia, sarebbe auspicabile un trasferimento di queste variabili.
Per migliorare il comportamento della fase dispersa, invece, `e necessaria limple-
mentazione di un nuovo modello che preveda la presenza dellenergia non correlata,
per poter cos` simulare correttamente sia gli urti tra le particelle, sia gli urti tra le
particelle e le pareti solide, presenti nel dominio di calcolo: in questo modo si evita
laccumulo di particelle sia allinterno del campo, sia sulle pareti.
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