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CAPITOLO 5

ANALISI DEI RISULTATI E CONCLUSIONI

5.1 Confronto tra i risultati dei diversi modelli


Saranno ora presentati i risultati ottenuti dai diversi modelli e tali risultati saranno confrontati con la curva sperimentale di ZEFIRO 16, per poter cos giudicare laffidabilit dei dati che vengono calcolati dai codici. Un primo confronto stato fatto tra due formulazioni per miscele di gas ideali a propriet costanti (figg. 5.1 5.4 ): il modello a 3 gas e il modello in cui stata modificata lequazione di conservazione dellenergia. In questi modelli stato utilizzato come gas pressurizzante lazoto (il cui peso molecolare Pm = 28.014 kg kmole e il gamma = 1.40 ) che normalmente impiegato; i valori di pressione sono presi in testa al motore, dove normalmente si ha il picco massimo di pressione. Si pu notare come le due curve approssimino quella sperimentale in modo efficiente per gran parte della sua lunghezza (il valore di picco coincide perfettamente, ad esempio, fig. 5.4); si hanno le maggiori differenze in due intervalli di tempo diversi: nei primissimi istanti di funzionamento ( t < 0.06s ) e nellintervallo 0.4s < t < 0.5s . La differenza che si ha nel secondo intervallo potrebbe essere dovuta ad un definizione della portata in massa

dellaccenditore, nella fase finale di funzionamento, non del tutto corretta. Il distacco delle curve numeriche da quella sperimentale che si ha nei primi istanti, invece, dovuto principalmente ai complessi fenomeni di interazione di onde che avvengono in quel breve lasso di tempo. A conferma di ci, si pu vedere dalle figg. 5.1 5.3 come il modello che prevede una forma modificata dellequazione di conservazione dellenergia sia pi vicino allandamento sperimentale; questo perch tale modello prevede la corretta risoluzione di discontinuit di contatto non stazionarie, non generando quindi onde spurie che vanno ad alterare il campo.
(XY) 02 Sep 2005

60

50

40
Sperimentale Modello 3 gas (azoto) Eq. energia modificata (azoto)

30

20

10

0.2

0.4

0.6

0.8

TIME

Fig. 5.1 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet costanti

(XY) 02 Sep 2005

30

20

P
10
Sperimentale Modello 3 gas (azoto) Eq. energia modificata (azoto)

0.05

0.1

0.15

TIME

Fig. 5.2 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet costanti
(XY) 02 Sep 2005

10 9 8 7 6
Sperimentale Modello 3 gas (azoto) Eq. energia modificata (azoto)

5 4 3 2 1 0 0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05

TIME

Fig. 5.3 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet costanti

(XY) 07 Sep 2005

60

50

P
40

Sperimentale Modello a 3 gas (azoto) Eq. energia modificata (azoto)

30

0.15

0.2

0.25

0.3

0.35

0.4

TIME

Fig. 5.4 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet costanti

Si passa ora ad analizzare i modelli che prevedono miscele variabili nel tempo: modello per gas a propriet variabili e modello con lequazione di conservazione dellenergia modificata in cui stata aggiunta la possibilit di avere i termini sorgente (relativi allignitore e al gas del propellente) con propriet variabili nel tempo. Anche in questo caso lapprossimazione che si ottiene molto buona e i punti di distacco sono negli stessi intervalli di tempo del caso precedente (figg. 5.5 5.7 ).

(XY) 02 Sep 2005

60

50

40

30

20

Sperimentale Modello a gas variabili (azoto) Eq. energia modificata a gas variabili (azoto)

10

0.1

0.2

0.3

0.4

0.5

0.6

0.7

0.8

TIME

Fig. 5.5 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet variabili
(XY) 02 Sep 2005

30

20

P
10

Sperimentale Modello a gas variabili (azoto) Eq. energia modificata a gas variabili (azoto)

0.05

0.1

0.15

TIME

Fig. 5.6 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet variabili

(XY) 02 Sep 2005

10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05


Sperimentale Modello a gas variabili (azoto) Eq. energia modificata a gas variabili (azoto)

TIME

Fig. 5.7 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet variabili

La differenza pi evidente rispetto al precedente caso (fig. 5.7) la forte vicinanza delle due curve numeriche. Se vero che il modello a gas variabili non in grado di risolvere problemi di discontinuit non stazionaria senza generare onde spurie (e ci dovuto al fatto che lequazione di conservazione dellenergia analoga al modello a 3 gas) altres vero che, rispetto al modello a propriet costanti, londa di discontinuit di minor intensit. Questa minor intensit, dovuta proprio al fatto di trattare miscele di gas a propriet variabili, fa si che le onde spurie si generino meno intense. La possibilit di una buona predizione, soprattutto nelle primissime fasi di funzionamento ( t < 0.05s ), importante per una conoscenza accurata delle oscillazioni di pressione, che sono fortemente indesiderate.

Tali oscillazioni, generate dallinterazione della forte discontinuit di contatto (che separa i gas caldi provenienti dalla combustione e il gas pressurizzante freddo) con la variazione dellarea di porta nella regione di finocyl, possono essere eliminate. Da alcuni studi recenti, condotti dal Dipartimento di Meccanica e Aeronautica, si visto, infatti, che cambiando il gas pressurizzante, passando da azoto ad elio, le oscillazioni sparivano. Lelio, gas inerte, ha un valore di maggiore rispetto a quello dellazoto (si passa infatti da N = 1.40 a He = 1.67 ), ma un peso molecolare inferiore ( PmN = 28.014 kg kmole; PmHe = 4.003 kg kmole ); la conseguenza diretta di ci un aumento della comprimibilit di circa 7 volte e un aumento della velocit del suono di circa 2.6 volte. Lelio, alla temperatura ambiente, caratterizzato da unelevata velocit del suono, che comporta una rapida propagazione dellonda di pressione che si genera dalladduzione di massa dellignitore, permettendo cos un adattamento pi veloce del campo di pressione allinterno del motore. Allo stesso tempo la discontinuit di contatto, che separa lelio dai gas caldi, si propaga pi lentamente (la velocit del flusso minore della velocit del suono) e quando arriva ad interagire con la zona di variazione darea trova un campo di pressione uniforme non generando pi le oscillazioni di pressione. Sono state fatte altre simulazioni sostituendo il gas pressurizzante e si sono ancora confrontati i risultati. Per quel che riguarda i modelli a propriet costanti (figg. 5.8 5.10 ) si nota (fig. 5.10) una certa distanza della curva relativa al modello a 3 gas rispetto al modello con lequazione dellenergia variata.

(XY) 08 Sep 2005

60

50

40

30
Sperimentale Eq. energia modificata (elio) Modello a 3 gas (elio)

20

10

0.2

0.4

0.6

0.8

TIME

Fig. 5.8 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet costanti (elio)
(XY) 08 Sep 2005

30

20

P
10
Sperimentale Eq. energia modificata (elio) Modello a 3 gas (elio)

0.05

0.1

0.15

TIME

Fig. 5.9 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet costanti (elio)

(XY) 08 Sep 2005

10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05


Sperimentale Eq. energia modificata (elio) Modello a 3 gas (elio)

TIME

Fig. 5.10 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet costanti (elio)

Nei grafici riguardanti i modelli a propriet variabili (figg. 5.11 5.13 ) si nota, invece, un comportamento molto simile delle due simulazioni, soprattutto nei primi istanti dove le due curve sono quasi sovrapposte (fig. 5.13). Questo trova spiegazione in ci che stato detto precedentemente, cio nella minor intensit della discontinuit di contatto (dovuta alle propriet variabili dei gas).

(XY) 08 Sep 2005

60

50

40

30

20

Sperimentale Eq. energia modificata a gas variabili (elio) Modello a gas variabili (elio)

10

0.2

0.4

0.6

0.8

TIME

Fig. 5.11 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet variabili (elio)
(XY) 08 Sep 2005

30

Sperimentale Eq. energia modificata a gas variabili (elio) Modello a gas variabili (elio)

20

P
10 0 0

0.05

0.1

0.15

TIME

Fig. 5.12 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet variabili (elio)

10

(XY) 08 Sep 2005

10 9 8 7 6
Sperimentale Eq. energia modificata a gas variabili (elio) Modello a gas variabili (elio)

5 4 3 2 1 0 0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05

TIME

Fig. 5.13 Andamento della pressione in testa per modelli a propriet variabili (elio)

Sono state effettuate anche delle prove con altri pressurizzanti, come miscele di azoto e elio, argon, anidride carbonica, butano e

clorodifluorometano (altres detto R22). Quello che si vede conferma ci che stato precedentemente detto: nel caso delle miscele di azoto e elio, abbassandosi il peso molecolare e aumentando il gamma, si ottiene un comportamento migliore rispetto al caso di azoto, mentre negli altri casi (poich sono tutti gas o miscele con pesi molecolari maggiori dellazoto) si ottengono oscillazioni maggiori in numero ed ampiezza. Nelle figg.
5.14 5.15 si hanno gli andamenti nel caso di una miscela con azoto

all80% e elio al 20% ( Pm = 23.2118 kg kmol ; = 1.454 ) e nel caso di azoto al 50% ed elio al 50% ( Pm = 16.0085 kg kmol ; = 1.535 ).

11

(XY) 30 Sep 2005

15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.025 0.05 0.075 0.1


Sperimentale N 80% He 20% N 100%

TIME

Fig. 5.14 Andamento della pressione con N 80% e He 20%


(XY) 30 Sep 2005

15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.025 0.05 0.075 0.1


Sperimentale N 100% N 50% He 50%

TIME

Fig. 5.15 Andamento della pressione con N 50% e He 50%

12

Nelle figg. 5.16 5.19 sono rappresentati rispettivamente i casi nei quali il pressurizzante : Argon ( Ar Pm = 39.948; = 1.67 ); Anidride Carbonica ( CO2 Pm = 44.009; = 1.30 ); Butano ( C 4 H 10 Pm = 58.124; = 1.09 ); Clorodifluorometano o R22 ( CHClF2 Pm = 86.4687; = 1.178 ).
(XY) 30 Sep 2005

15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.025 0.05 0.075 0.1


Sperimentale Argon

TIME

Fig. 5.16 Andamento della pressione con Argon

13

(XY) 30 Sep 2005

15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.025 0.05 0.075 0.1


Sperimentale Anidride Carbonica

TIME

Fig. 5.17 Andamento della pressione con Anidride Carbonica


(XY) 30 Sep 2005

15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.025 0.05 0.075 0.1


Sperimentale Butano

TIME

Fig. 5.18 Andamento della pressione con Butano

14

(XY) 30 Sep 2005

15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 0 0.025 0.05 0.075 0.1


Sperimentale R22

TIME

Fig. 5.19 Andamento della pressione con R22

Per ricostruire la dinamica di ci che accade nei primissimi istanti di tempo sono stati analizzati gli andamenti nello spazio e nel tempo delle principali grandezze termo-fisiche (pressione, temperatura, densit, velocit e velocit del suono) ricavate dai quattro modelli. Dallandamento di tali grandezze possibile distinguere: 1. La generazione delle onde di pressione e della discontinuit di contatto da parte dellignitore; 2. La riflessione delle onde sul setto posto nella sezione di gola dellugello; 3. Linterazione della discontinuit di contatto con la zona di finocyl; 4. La ridistribuzione della pressione con una amplificazione nella zona di coda; 5. La propagazione delle onde di pressione verso la zona di testa.

15

(2D) 26 Sep 2005 TIME

2.8 2.6 2.4 2.2 2 1.8 1.6 1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Press

Fig. 5.20 Andamento della pressione con il modello a 3 gas ( 0 t 0.025124s )


(2D) 23 Sep 2005 TIME

2.6

2.4

2.2

Press

1.8

1.6

1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.21 Andamento della pressione con il modello a gas variabili ( 0 t 0.025502s )

16

(2D) 23 Sep 2005 TIME

3 2.8 2.6 2.4

Press

2.2 2 1.8 1.6 1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.22 Andamento della pressione con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0 t 0.0262s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

3 2.8 2.6 2.4

Press

2.2 2 1.8 1.6 1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.23 Andamento della pressione con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0 t 0.02598s )

17

Dalle figg. 5.20 5.23 si nota la generazione e la propagazione delle onde allinterno della camera, si vede linterazione di tali onde con la zona di finocyl e di come laumento di pressione in tale zona abbia un andamento che fa si di eccitare il primo modo di oscillazione della struttura. Dai grafici seguenti possibile vedere ancora la propagazione delle onde, in particolare si hanno le maggiori differenze tra i quattro modelli negli andamenti della temperatura e della velocit del suono (figg.
5.24 5.31 ). Infatti si nota come nei modelli a propriet variabili le curve

non abbiano un punto comune intorno ai 3300 K e ai 1040 m s , ma tale punto di massimo evolva nel tempo. In secondo luogo, sempre guardando gli andamenti di temperatura e velocit del suono (figg. 5.24 5.31 ), si vede che il modello che prevede unequazione dellenergia modificata con i termini sorgente variabili nel tempo elimina il picco che si aveva nei modelli precedenti.
(2D) 26 Sep 2005 TIME

3500

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.24 Andamento della temperatura con il modello a 3 gas ( 0 t 0.025124s )

18

(2D) 23 Sep 2005 TIME

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.25 Andamento della temperatura con il modello a gas variabili ( 0 t 0.025502s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.26 Andamento della temperatura con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0 t 0.0262s )

19

(2D) 23 Sep 2005 TIME

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.27 Andamento della temperatura con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0 t 0.02598s )
(2D) 26 Sep 2005 TIME

1000

900

Vel.suono

800

700

600

500

400 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.28 Andamento della velocit del suono con il modello a 3 gas ( 0 t 0.025124s )

20

(2D) 23 Sep 2005 TIME

1000

900

800

Vel.suono

700

600

500

400 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.29 Andamento della velocit del suono con il modello a gas variabili ( 0 t 0.025502s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

1000

900

800

700

600

500

400 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.30 Andamento della velocit del suono con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0 t 0.0262s )

21

(2D) 23 Sep 2005 TIME

1000

900

800

700

600

500

400 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.31 Andamento della velocit del suono con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0 t 0.02598s )
(2D) 26 Sep 2005 TIME

300

250

200

Vel

150

100

50

0 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.32 Andamento della velocit con il modello a 3 gas ( 0 t 0.025124s )

22

(2D) 23 Sep 2005 TIME

300

250

200

Vel

150

100

50

0 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.33 Andamento della velocit con il modello a gas variabili ( 0 t 0.025502s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

300

250

200

Vel

150

100

50

0 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.34 Andamento della velocit con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0 t 0.0262s )

23

(2D) 23 Sep 2005 TIME

300

250

200

Vel

150

100

50

0 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.35 Andamento della velocit con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0 t 0.02598s )
(2D) 26 Sep 2005 TIME

2.5

Dens

1.5

0.5

50

100

150

200

250

300

350

400

Fig. 5.36 Andamento della densit con il modello a 3 gas ( 0 t 0.025124s )

24

(2D) 23 Sep 2005 TIME

2.5

Dens

1.5

0.5

50

100

150

200

250

300

350

400

Fig. 5.37 Andamento della densit con il modello a gas variabili ( 0 t 0.025502s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

2.5

Dens

1.5

0.5

50

100

150

200

250

300

350

400

Fig. 5.38 Andamento della densit con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0 t 0.0262s )

25

(2D) 23 Sep 2005 TIME

2.5

Dens

1.5

0.5

50

100

150

200

250

300

350

400

Fig. 5.39 Andamento della densit con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0 t 0.02598s )

Si pu notare nelle ultime curve dellandamento della densit, nel modello a gas variabili, un picco intorno alla cella 250, che sparisce nelle formulazioni seguenti; probabilmente tale picco nasce dalla non corretta soluzione dellinterazione della discontinuit di contatto con la zona di finocyl. Quindi sono rappresentati gli andamenti temporali fino allistante 0.033 s circa, in cui si vede la riflessione delle onde sul setto: la diminuzione della velocit di propagazione e laumento di pressione, stavolta accentuato verso la zona di testa del motore, ne sono un esempio. Anche in questo caso sono presenti dei picchi (intorno alla cella 250) negli andamenti della velocit del suono e della densit, in maniera particolare, ricavati con la formulazione a gas variabili, che spariscono nelle formulazioni con la modifica dellequazione dellenergia. La causa della

26

nascita di questi picchi, ancora una volta, da attribuirsi alla non corretta soluzione dellinterazione della discontinuit di contatto con la zona di finocyl. Si pu anche vedere come la zona di testa del motore (a monte della sezione finale dellugello dellignitore) abbia un comportamento completamente diverso dal resto della camera: si hanno bassissime velocit dei gas (in particolare verso la testa del motore si ha ancora solo gas pressurizzante in quiete), che fanno si di tenere pi bassa la temperatura (un ordine di grandezza in meno rispetto al motore) non dando luogo alla combustione.
(2D) 26 Sep 2005 TIME

4.4 4.2 4 3.8 3.6 3.4 3.2 3 2.8 2.6 2.4 2.2 2 1.8 1.6 1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Press

Fig. 5.40 Andamento della pressione con il modello a 3 gas ( 0.025124 t 0.03401s )

27

(2D) 23 Sep 2005 TIME

3.8 3.6 3.4 3.2 3

Press

2.8 2.6 2.4 2.2 2 1.8 1.6 1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.41 Andamento della pressione con il modello a gas variabili ( 0.025502 t 0.033272s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

4 3.8 3.6 3.4 3.2 3

Press

2.8 2.6 2.4 2.2 2 1.8 1.6 1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.42 Andamento della pressione con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0.0262 t 0.03348s )

28

(2D) 23 Sep 2005 TIME

4.2 4 3.8 3.6 3.4 3.2

Press

3 2.8 2.6 2.4 2.2 2 1.8 1.6 1.4 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.43 Andamento della pressione con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0.02598 t 0.03307s )
(2D) 26 Sep 2005 TIME

300

250

200

Vel

150

100

50

50

100

150

200

250

300

350

400

Fig. 5.44 Andamento della velocit con il modello a 3 gas ( 0.025124 t 0.03401s )

29

(2D) 23 Sep 2005 TIME

300

250

200

Vel

150

100

50

50

100

150

200

250

300

350

400

Fig. 5.45 Andamento della velocit con il modello a gas variabili ( 0.025502 t 0.033272s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

300 250 200 150 100 50 0 -50 50 100 150 200 250 300 350 400

Vel

Fig. 5.46 Andamento della velocit con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0.0262 t 0.03348s )

30

(2D) 23 Sep 2005 TIME

300 250 200

Vel

150 100 50 0 -50 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.47 Andamento della velocit con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0.02598 t 0.03307s )
(2D) 26 Sep 2005 TIME

3500

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.48 Andamento della temperatura con il modello a 3 gas ( 0.025124 t 0.03401s )

31

(2D) 23 Sep 2005 TIME

3500

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.49 Andamento della temperatura con il modello a gas variabili ( 0.025502 t 0.033272s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

3500

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.50 Andamento della temperatura con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0.0262 t 0.03348s )

32

(2D) 23 Sep 2005 TIME

3500

3000

2500

Temp

2000

1500

1000

500 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.51 Andamento della temperatura con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0.02598 t 0.03307s )
(2D) 26 Sep 2005 TIME

1100 1000 900

Vel.suono

800 700 600 500 400 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.52 Andamento della velocit del suono con il modello a 3 gas ( 0.025124 t 0.03401s )

33

(2D) 23 Sep 2005 TIME

1000

900 800

Vel.suono

700

600

500 400 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.53 Andamento della velocit del suono con il modello a gas variabili ( 0.025502 t 0.033272s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

1000

900

800

700

600

500

400 50 100 150 200 250 300 350 400

34

Fig. 5.54 Andamento della velocit del suono con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0.0262 t 0.03348s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

1000

900

800

700

600

500

400 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.55 Andamento della velocit del suono con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0.02598 t 0.03307s )
(2D) 26 Sep 2005 TIME

3.5

2.5

Dens

1.5

0.5 50 100 150 200 250 300 350 400

35

Fig. 5.56 Andamento della densit con il modello a 3 gas ( 0.025124 t 0.03401s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

2.5

Dens

1.5

0.5 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.57 Andamento della densit con il modello a gas variabili ( 0.025502 t 0.033272s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

2.5

Dens

1.5

0.5 50 100 150 200 250 300 350 400

36

Fig. 5.58 Andamento della densit con il modello con lequazione dellenergia modificata ( 0.0262 t 0.03348s )
(2D) 23 Sep 2005 TIME

2.5

Dens
1.5 1 0.5 50 100 150 200 250 300 350 400

Fig. 5.59 Andamento della densit con il modello con lequazione dellenergia modificata a termini sorgenti variabili ( 0.02598 t 0.03307s )

5.2 Analisi delle prestazioni


Nellambito di questo lavoro stato condotto un breve studio sulle prestazioni del motore, pur essendo il codice sviluppato per problemi di tipo fluidodinamico. Lanalisi ha come scopo il capire come meglio calcolare le grandezze interessate nel calcolo della spinta; sono state proposte 4 alternative: il calcolo pu essere fatto al centro della cella di calcolo o allinterfaccia di questa, con uno schema di risoluzione al I ordine o al II.

37

Nel caso in cui vengano considerate le grandezze calcolate con uno schema al I ordine, si pu notare (fig. 5.60) come le grandezze calcolate a centro cella (pressione e densit) siano affette da errore nella zona di sommergenza (dove sono presenti i picchi), poich tale zona vista come unadduzione concentrata di massa ed energia. Tale errore si ripercuote sul calcolo della portata (che non si mantiene costante nel tratto convergente dellugello) e della pressione totale (figg. 5.61 5.62 ).
(2D) 18 Jul 2005 TIME (2D) 18 Jul 2005 TIME

61

6.01 6

60.8

5.99 5.98 5.97

60.6

60.4 5.94 5.93 60.2 5.92 5.91 60 100 200 300 400 5.9 100 200 300 400

RHO

5.96 5.95

Fig. 5.60 Andamento di p e calcolate a centro cella (I ordine)

(2D) 18 Jul 2005 TIME

(2D) 18 Jul 2005 TIME

7.853

62

7.852 61.5 7.851

P0
100 200 300 400

7.85

61

7.849 60.5 7.848 100 200 300 400

Fig. 5.61 Andamento di S e p 0 calcolati a centro cella (I ordine)

38

(2D) 18 Jul 2005 TIME

200

150

Mdot
100 50

100

200

300

400

Fig. 5.62 Andamento della portata calcolata a centro cella (I ordine)

Al contrario se le stesse grandezze vengono calcolate allinterfaccia, lerrore (dovuto sia al fatto che le grandezze a centro cella sono grandezze mediate, mentre quelle allinterfaccia sono grandezze esatte calcolate con Riemann e sia al fatto che le grandezze calcolate come flussi non vedono adduzioni concentrate) sparisce e si hanno dei risultati validi, come ad esempio laumento di entropia (e di conseguenza la diminuzione di pressione totale) nella zona di adduzione o il fatto di avere la portata in massa costante del tratto convergente dellugello (figg. 5.63 5.65 ). Gli andamenti dellentropia nei due casi coincidono poich, nello schema al I ordine, le grandezze allinterfaccia, prima della risoluzione del problema di Riemann, coincidono con le grandezze a centro cella e il sistema di onde che viene risolto riguarda onde di natura isentropica (espansioni) o urti di modestissima intensit, tanto da poterli considerare quasi isentropici. Nella zona dellugello c una brusca variazione di entropia dovuta soprattutto allerrore di discretizzazione; per poter eliminare in parte tale errore bisognerebbe avere un maggior numero di celle nel descrivere tale zona.

39

(2D) 18 Jul 2005 TIME

(2D) 18 Jul 2005 TIME

61 60.9 60.8 60.7 60.6

6.01 6 5.99 5.98 5.97

60.5 60.4 60.3 60.2 60.1 60 100 200 300 400

RhoRiem

pRiem

5.96 5.95 5.94 5.93 5.92 5.91 5.9 100 200 300 400

Fig. 5.63 Andamento di p e calcolate allinterfaccia (I ordine)


(2D) 18 Jul 2005 TIME (2D) 18 Jul 2005 TIME

7.853

60.25

7.852

60.2

60.15

7.85

7.849 60 7.848 59.95 100 200 300 400 100 200 300 400

P0Riem

SRiem

7.851

60.1

60.05

Fig. 5.64 Andamento di S e p 0 calcolati allinterfaccia (I ordine)


(2D) 18 Jul 2005 TIME

200

150

MdotRiem

100

50

100

200

300

400

Fig. 5.65 Andamento della portata calcolata allinterfaccia (I ordine)

40

Per migliorare la soluzione numerica si potrebbe diminuire il passo


x , ma potrebbe anche essere necessario averlo troppo piccolo per ottenere

unefficiente approssimazione e quindi si otterrebbero dei tempi di calcolo eccessivamente alti. In realt si passa ad uno schema al II ordine (figg.
5.66 5.71 ); la miglior precisione dello schema si traduce, in particolar

modo, in grandezze calcolate a centro cella (figg. 5.66 5.68 ) con un andamento molto vicino a quello allinterfaccia; basta confrontare la (5.60) con la (5.66) per vedere come ladduzione concentrata sia trattata in maniera del tutto diversa.
(2D) 13 Jul 2005 TIME
(2D) 13 Jul 2005 TIME

60 59.9 59.8 59.7 59.6 59.5 59.4 59.3 59.2 59.1 59 0 100 200 300

6.05 6.04 6.03 6.02 6.01

RHO

5.99 5.98 5.97 5.96 5.95 100 200 300

Fig. 5.66 Andamento di p e calcolate a centro cella (II ordine)

41

(2D) 13 Jul 2005 TIME

(2D) 13 Jul 2005 TIME

7.795 7.794 7.793 7.792 7.791 59.2 59.3

7.79 7.789 59 7.788 7.787 7.786 100 200 300 100 200 300 58.9

P0

59.1

Fig. 5.67 Andamento di S e p 0 calcolati a centro cella (II ordine)


(2D) 13 Jul 2005 TIME

200

150

Mdot
100 50

100

200

300

Fig. 5.68 Andamento della portata calcolata a centro cella (II ordine)
(2D) 13 Jul 2005 TIME (2D) 13 Jul 2005 TIME

60 59.9 59.8 59.7 59.6

6.05 6.04 6.03 6.02

59.5 59.4 59.3 59.2 59.1 59 100 200 300

RhoRiem

6.01 6

pRiem

5.99 5.98 5.97 5.96 5.95 100 200 300

Fig. 5.69 Andamento di p e calcolate allinterfaccia (II ordine)

42

(2D) 13 Jul 2005 TIME

(2D) 13 Jul 2005 TIME

7.795 7.794 7.793 59.2 7.792 7.791 7.79 59.3

7.789 7.788 7.787 100 200 300

P0Riem

SRiem

59.1

59

58.9

100

200

300

Fig. 5.70 Andamento di S e p 0 calcolati allinterfaccia (II ordine)


(2D) 13 Jul 2005 TIME

200

150

MdotRiem

100

50

100

200

300

Fig. 5.71 Andamento della portata calcolata allinterfaccia (II ordine)

In questo caso, avendo tenuto conto degli effetti del II ordine, gli andamenti dellentropia non coincidono, poich le grandezze a centro cella e quelle allinterfaccia (prima della risoluzione del problema di Riemann) sono diverse. Quindi se per quel che riguarda il problema prettamente fluidodinamico passare da uno schema al I ordine ad uno al II comporta grandi variazioni, per lanalisi delle prestazioni ci assume una importanza marginale.

43

5.3 Conclusioni
Dallanalisi dei risultati, fin qui condotta, emersa limportanza della possibilit di trattare miscele di gas con propriet variabili; infatti si visto come ci permetta di ottenere predizioni molto vicine a quelle che si hanno sperimentalmente e si visto come tale trattazione avvicini le due vie di integrazione (modello standard e modello in cui variata lequazione dellenergia). Va inoltre considerato come la possibilit di poter avere termini sorgenti a propriet variabili rispecchi pi da vicino quella che la realt, poich le condizioni in camera di combustione, subendo forti variazioni, ne influenzano le caratteristiche. Oltre che per una migliore predizione del transitorio di accensione, su cui si focalizzato questo lavoro, il fatto di trattare miscele con propriet variabili ha importanza anche in altri ambiti. Per esempio, la possibilit di avere un termine sorgente, relativo ai gas prodotti dalla combustione del propellente, con caratteristiche variabili al passare del tempo permette di trattare un grano propellente che abbia 2 composizioni diverse. Infatti, accade che il grano sia formato (in direzione normale allasse del motore) da due tipi di propellente diversi, in modo da avere diverse propriet di combustione; ad esempio, si potrebbe volere una combustione pi rapida in una prima fase, ed una combustione pi lenta durante la fase stazionaria, o comunque tale variazione di composizione studiata per avere delle particolari prestazioni (soprattutto in termini di spinta). Con la nuova formulazione si pu trattare in maniera soddisfacente anche la transizione da un propellente allaltro (si avr quindi una miscela in cui coesisteranno i due), mentre con il vecchio modello a propriet costanti si era costretti ad un cambiamento a gradino delle propriet del grano. Unaltra applicazione, sicuramente pi evidente,

44

riguarda il fenomeno della coda di combustione. Con tale nome si intende la fase finale di funzionamento di un motore, fortemente non stazionaria, con forti variazioni di pressione, con una spinta non pi costante, il grano propellente potrebbe essere rimasto in qualche punto, e con le protezioni termiche che ricoprono la cassa del motore che si stanno consumando e producono ulteriori gas che si vanno ad aggiungere al flusso principale. Il materiale inerte che si consuma (generando gas e particelle solide) si mescola con il flusso principale e ne modifica temperatura, portata in massa e di conseguenza la pressione di equilibrio. In tale fase ora possibile inserire dei termini riguardanti tali gas, provenienti dalle protezioni, ed possibile considerare le variazioni di pressione e determinare con una maggiore accuratezza quelli che sono i comportamenti fluidodinamici. Limportanza di una buona predizione di questa fase riguarda soprattutto il calcolo delle spinte residue, fondamentali per una buona progettazione (con buoni margini di sicurezza) del sistema di stacco dei differenti stadi di un vettore; tale sistema deve vincere, oltre alle forza inerziali, anche le spinta residua dello stadio che si sta staccando, in modo che questo non si avvicini e non urti il vettore.

45