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mAGGIO CON: ASCANIO CELESTINI, mARINA GIRARDI, GIANLUCA mOROZZI

Dal 1993, il giornale di strada di Bologna

fondato dalle persone senza dimora

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

5/2012

le nostre prigioni

PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO QUELLO CHE DATE IN PI IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE QUALSIASI RICHIESTA AL DI L DELLOFFERTA LIBERA NON AUTORIZZATA

Un numero da 17 mila copie grazie a lettori e amici


Ledizione speciale di Piazza grande dedicata a Lucio Dalla il mese scorso ha fatto il giro dItalia, con qualche sconfinamento. Possiamo dire di aver toccato con mano laffetto e la stima di migliaia di persone. Attraverso una rete di amici e sostenitori la rivista stata distribuita alluniversit La Sapienza di Roma, in circoli, associazioni, sedi sindacali e di partito da Como a manfredonia, passando per Torino, genova, milano, ma anche Domodossola, Padova, Pomezia, Salerno, Termoli e tante altre citt. Sono arrivate richieste anche dallAlbania e dallAustria. Singoli lettori ci hanno contattato per ricevere a casa una copia e hanno continuato a farlo per tutto il mese di aprile. La tiratura di 12.000 copie stata esaurita in una settimana cos abbiamo deciso una ristampa di altre 5000 copie. Non ringrazieremo mai abbastanza tutti gli amici che ci hanno dato una mano in questa distribuzione fuori dellordinario, gli sponsor e ancora una volta i collaboratori e le firme prestigiose che ci hanno consentito di realizzare un ricordo di Lucio Dalla degno del suo nome.

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editoriale/ Bologna citt moderna, dove in strada sfila la povert


p mAuRo SARTI

In copertIna
il volto in prima pagina quello di laura lucchetta, volontaria di ausilio per la cultura che si occupa delle biblioteche allinterno del carcere della dozza. la sua intervista a pagina 8 in questo numero. la foto di Paolo lambertini del gruppo fotografico di Bandiera Gialla (www.bandieragialla.it).

NA CITT PI PoVeRA NoN uNA BeLLA CITT. e uNA CITT Che NoN PARLA DeLLA PoVeRT uNA CITT DISTRATTA e CoLPeVoLe. Come Se SI ChIuDeSSe uN oCChIo, o TuTTI e Due, Come Se NeSSuNo SI ACCoRgeSSe Che Le NoSTRe STRADe oggI, mAggIo 2012, IN CeNTRo, IN PeRIFeRIA SoNo SemPRe PI PIeNe DI PeRSoNe Che hANNo FAme. CeNTINAIA e CeNTINAIA, A ogNI ANgoLo DI STRADA, IN ugo BASSI e INDIPeNDeNzA, NAzARIo SAuRo e VIe DeL BoRgo. ALLA BARCA, IN BoLogNINA, IN PIAzzA DeLLuNIT, BoRgo PANIgALe, VIA SARAgozzA, AI gIARDINI mARgheRITA, VIA SAFFI, SuI VIALI. SemPRe DI PI, AI SemAFoRI e ALLe mANIFeSTAzIoNI IN PIAzzA mAggIoRe, Su VIA mARCoNI e IN zoNA uNIVeRSITARIA, TuTTA. Le STRADe Che FACCIAmo ogNI gIoRNo, NoI, VITTIme DeLLA CRISI, queLLe Che CI PoRTANo AL LAVoRo e A FARe LA SPeSA, A SCuoLA DAI FIgLI o A PASSeggIo CoL CANe, SoNo oRmAI LA VeTRINA DI uNA DIFFICoLT TANgIBILe, VeRA, CoNCReTA, DoLoRoSA. Le STRADe DoVe C uN SuPeRmeRCATo, o ANChe SoLo uN gRANDe NegozIo DI FRuTTA e VeRDuRA, SoNo queLLe PI PoPoLATe, DoVe CeRCARe CIBo NeL CASSoNeTTo PI VICINo DIVeNTATo uN meSTIeRe; DoVe C uN SeLF-SeRVICe, o uNA PARRoCChIA, oRmAI SoNo DeCINe I PoVeRI Che SI SoNo FATTI ADoTTARe. SoNo PeRSoNe Che hANNo FAme, Che CeRCANo DA mANgIARe, DA VIVeRe. SoNo AFRICANI NeRISSImI Che TI SuSSuRRANo quALCoSA Che NoN SI CAPISCe, oPPuRe RAgAzzI Che SINVeNTANo CLowN e gIoCoLIeRI PeR IL TemPo Che DuRA uN SemAFoRo, SoNo ex DeTeNuTI (Ne PARLIAmo Su queSTo NumeRo DI PIAzzA gRANDe) o PuNkABBeSTIA Che hANNo SmARRITo LA STRADA. STRANIeRI, TANTISSImI STRANIeRI CI DICoNo I DATI. SPeRANo IN uN LAVoRo, ILLuSI, oggI, CoN LA CRISI, I CoNSumI IN CALo, Le TASSe: mA Se NoN C NeANChe PeR gLI ITALIANI?. uNA CITT PoVeRA NoN uNA BeLLA CITT. ANChe Se LA T PeDoNALIzzATA, IL CIVIS STATo DeFINITIVAmeNTe SCIoLTo NeLLACIDo, IL PeoPLe moVeR ANCoRA NoN SI VeDe, SI VeNDoNo PI BICICLeTTe eLeTTRIChe e gLI STuDeNTI BeVoNo BIRRA AL PRATeLLo SeNzA FARe TRoPPo CASINo. ANChe Se BoLogNA uNA CITT moDeRNA. IN queSTA PoVeRA BoLogNA, I DIFFuSoRI DI PIAzzA gRANDe PARADoSSALmeNTe - SoNo Come DeI PRIVILegIATI. hANNo uN gIoRNALe DA VeNDeRe, uN INCASSo quoTIDIANo Su CuI CoNTARe. uN RuoLo PReCISo NeLLA VITA DeLLA LoRo STRADA. PeR queSTo ANChe NoI DI PIAzzA gRANDe CI STIAmo INTeRRogANDo, PeRCh CI ReNDIAmo CoNTo Che queLLo Che FACCIAmo NoN BASTA, Che DoBBIAmo FARe DI PI e Che SeRVe INDIVIDuARe ALTRe RISPoSTe, ALTRe STRADe, ALTRI BuoNI eSemPI DA SeguIRe. NoN DA SoLI, oVVIAmeNTe, mA NoN C PI TemPo DA PeRDeRe, NeANChe uN mINuTo. SARemmo DegLI INCoSCIeNTI A FARe FINTA DI NIeNTe, A CoNTINuARe Come NuLLA FoSSe IL NoSTRo ImPegNo PeR FARe SoLo PI BeLLo IL NoSTRo gIoRNALe DI STRADA. I PRoBLemI DI ChI VIVe IN CARCeRe, NeL CIe, AL moNoRILe DeL PRATeLLo, NeI DoRmIToRI, DI queLLI Che FRequeNTANo I SeRT e I SeRVIzI DeLLA SALuTe meNTALe, Le meNSe, DeVoNo DIVeNTARe LA NoSTRA AReA PeDoNALIzzATA, LA NoSTRA T, IL NoSTRo PIANo STRATegICo meTRoPoLITANo. LA NoSTRA NuoVA SCommeSSA PeR uNA CITT Che DALLA PoVeRT SAPPIA ImPARARe, SeNzA FeRmARSI A guARDARe. NoI SIAmo PRoNTI. (redazione@piazzagrande.it)

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gerenza

Piazza Grande Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora TeNDeRe uN gIoRNALe megLIo Che TeNDeRe uNA mANo

redazione Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 342328, fax 051 3370669 www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it CaPoredattore Pietro Scarnera Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) ProGetto GrafiCo Fabio Bolognini distriBuzione Redazione Piazza grande aBBonamenti & eventi: eva Brugnettini, erika Casali

COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, mauro Sarti DIRETTORE EDITORIALE Leonardo Tancredi direttore resPonsaBile Bruno Pizzica stamPa Industrie grafiche galeati Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n6474

in redazione eva Brugnettini, erika Casali, Ilaria giupponi, Simone Jacca, olga massari, giuseppe mele, Salvatore Pio, mauro Sarti, Donato ungaro. Hanno CollaBorato a questo numero Annalisa Bolognesi, Francesca Bono, Claudio Cannistr, Violetta Cantori, Silvia De Pasquale, Angelica erta, Alice Facchini, marina girardi, Ilaria ghidini, gruppo fotografico Bandiera gialla, giulia maccaferri, Anna Stella massaro, Francesco mele, Francesco montori, gianluca morozzi, Sofia Pizzo, Igor Sartoni, Angela Scavello, Alain Verdial.

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lucIo dove vaI?


nella foto, lucio dalla, laura Pausini e il vicepresidente di Piazza Grande roberto morgantini

Ritorno da Napoleone
Il ristorante dove Dalla organizzava le cene per gli homeless ora ha cambiato gestione, ma il ricordo del cantante ancora presente
p FRANCeSCo moNToRI

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Ci

sono alcune foto con gianni morandi, appese alla parete dellingresso. e Lucio Dalla? Ci sono anche foto sue?. Ristorante Napoleone, allangolo fra via Arno e via genova. un luogo che diventato una vera e propria istituzione, non solo per il quartiere Savena, ma per tutta la citt. Aperto nel 1968 da ezio Neri, che per tutti chiamano Napoleone, appunto, perch porta sempre una feluca in testa. Le abbiamo portate ad incorniciare, spiega la moglie dellattuale proprietario. Sono fotografie di diversi anni fa, di quando cera il primo titolare, bisogna averne cura. Bologna disseminata di ricordi tangibili del cantautore, che ha vissuto con i suoi luoghi e i suoi cittadini per tutta la vita. Il ristorante ha una lunga storia legata a Lucio Dalla. Prima cliente e amico, poi quellidea, agli inizi degli anni 80, quando Napoleone si mette daccordo con il cantante, per fissare un appuntamento con i senza dimora, prima a Natale, poi il 6 gennaio, giorno dellepifania: pranzo offerto per chi si presenter e intrattenimento canoro a piatti svuota-

ti. Pi di cento coperti ogni anno: Dalla mangiava con loro, cantava per loro, assieme ad altri amici cantautori. Regalava 50 mila lire a testa e un cesto pieno di cose buone da mangiare. Poi, agli inizi del 2000, subentra un nuovo titolare, lincontro viene sospeso per diversi anni, fino allapprodo della terza e attuale gestione. Lanno scorso abbiamo deciso di fare nostro questo appuntamento. ma stata una scelta slegata dalla tradizione del passato. Abbiamo finanziato lincontro con laiuto di diversi negozianti del quartiere. stata una giornata indimenticabile. Abbiamo apparecchiato tutto di bianco, c chi ha portato della frutta, chi dei dolci. e terminata la cena abbiamo regalato guanti e sciarpe a famiglie intere. Alla fine, sono venuti in 150. Avevamo messo a disposizione duecento ingressi per un doppio turno, pomeriggio e sera. I senza dimora potevano trovare gli inviti da Padre marella o dalle Suore di Calcutta. e Lucio Dalla? Lui aveva letto la notizia sui giornali e aveva incontrato per caso lattuale titolare di Napoleone nel bar pasticceria in piazza de Cele-

stini. Contento per la scelta della nuova gestione, voleva organizzare un pranzo o unaltra cena per la Pasqua ventura, con lui presente, assieme a mingardi, morandi e altri grandi della musica. un uomo che preferiva lespressio-

ne far del bene alla parola beneficienza e che cantava e suonava il clarinetto ogni volta che ne aveva la possibilit. Come a quei pranzi invernali, con i senza dimora, al ristorante Napoleone. (redazione@piazzagrande.it)

Per Lucio

p NICoLA (DIFFuSoRe DI PIAzzA gRANDe)


Lucio, Lucino per piccino che tu sia Dalla su Tu mi segui nel cammino... Piazza Grande ce lho con me! In prima pagina ci sei te anche se non lhai voluto te Tu sarai per sempre con me tra le chiacchiere della gente io mi sento un deficiente cerco dessere accondiscendente con chi non mi fa una domanda intelligente limportante che tu sia sempre nella mia mente ogni sera in via DAzeglio alle sei tu ci sei canti e suoni meravigliosamente tra la commozione della gente questa solo una poesia Riposa in pace anima mia

Dal piattello al clarino La

Riceviamo e pubblichiamo: il ricordo di una lettrice di Piazza Grande

prima volta che vidi Lucio lo scambiai quasi per un barbone. quando lo conobbi andavo con mio marito al tiro al piattello, negli anni 60-70, nei dintorni di Bologna. Lui arrivava a piedi col suo cagnolino anche lui un po sciupato, lo teneva con un cordino di canapa, anche il fucile era trattenuto sulla spalla da una corda di canapa un po sciupata. era un fucile a due canne se ricordo bene, credo sparasse cartucce del numero 20. mio marito diceva ecco, arrivato Lucio, era gi noto a Bologna, era una persona gentile e cordiale, sembrava un po timido. Salutava, faceva sedere il suo cagnolino sullerba, preparava il suo fucile e sparava in gara con gli altri partecipanti. Non ricordo se usava le cuffie per riparare ludito. Invece, ricordo che io avevo un setter irlandese, cane elegante e raffinato, ed ero preoccupata, non volevo che si avvicinasse al cagnolino di Lucio perch pensavo avesse le pulci, non volevo che anche il mio cane le prendesse. Scusa tanto caro Lucio, eravate sempre cos scombinati in apparenza che a volte pensavo che le pulci le avessi pure tu. ma poi le cose sono cambiate in meglio, dallorganetto a bocca che suonavi mentre camminavi andando al tiro al piattello, sei passato al clarinetto, poi al pianoforte. hai scritto bellissime canzoni, sei diventato un grande cantante, un bravissimo musicista, ho avuto loccasione di vederti anche vestito bene ed eri anche bello in certe occasioni. Per, a volte, seguendoti in tv mi ricordavi ancora quel ragazzo dal cagnolino col fucile portato sulle spalle da una corda. un giorno in tv mandavano un pezzo di un tuo concerto, ho notato che facevi il gesto di sparare ai tuoi ammiratori col clarinetto, allora non hai dimenticato le tue avventure di cacciatore di piattelli, ho pensato. mi dispiace tanto che una brutta e malvagia cacciatrice abbia mirato al tuo cuore senza sbagliare la mira. Non ti ha dato nessuna possibilit. ora divertiti in paradiso, se incontri mio marito lo saluteresti per me? Sono certa che vi incontrerete insieme ai vostri cani. Fimato: una ammiratrice che ha seguito il tuo percorso e che ti apprezza per tutto quello che di bello hai fatto. Le tue canzoni saranno sempre con noi a ricordarti. (adua Bergamaschi)

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nostre le

InchIesta

prigioni

Il carcere e la realt esterna sono come due mondi paralleli. ma le condizioni di vita dei detenuti sono anche cosa nostra: non solo per una questione etica, ma perch il confine che ci separa da loro pi sottile di quanto si pensi

p FRANCeSCo moNToRI FoTogRAFIe DI PIeTRo SCARNeRA

essuno pensa mai di poter finire in carcere, nessuno pensa che la reclusione possa riguardare una persona vicina a noi: invece i detenuti non sono persone cos diverse dalle altre. quello che le ha portate in carcere un lento processo di scivolamento. Parola di ornella Favero, una persona che i detenuti li conosce bene, visto che la direttrice di Ristretti orizzonti, il giornale della casa di reclusione di Padova (www.ristretti.it), diventato nel tempo un vero osservatorio sullargomento carcere. A dicembre ornella stata ospite del laboratorio di giornalismo di Piazza grande: siamo partiti dalle sue parole per cercare di raccontare il carcere, in questo caso quello di Bologna, da un punto di vista diverso dal solito. Abbiamo chiesto di raccontarci chi sono i detenuti alle persone che ci vivono e ci lavorano insieme tutti i giorni. maestri, insegnanti, volontari. Perch se si chiede al cappellano della Dozza, che fa messa quasi ogni giorno: Chi sono i carcerati? Lui dir: Persone. Con tutto ci che questa singola parola significa. ma quando una delle insegnanti di italiano a rispondere, elena (nomi di fantasia, le insegnanti hanno preferito restare anonime) da 24 anni in servizio, lo spaesamento comincia: Noi non vogliamo sapere quali reati abbiano commesso quando si presentano in classe. Pu succedere che col tempo venga detto. ma noi non chiediamo mai, perch non vogliamo che ci sia nessun tipo di blocco da parte nostra, naturalmente. Con questa premessa, le diverse tipologie di persone che si trovano davanti a noi allinterno del carcere sono le stesse che si trovano al di fuori di esso. quindi, persone che si comportano come tali. quando entrano in classe per la prima volta, continua elena, sono spesso trasandati. Si siedono, parlano poco, braccia conserte davanti al petto in segno di difesa. Alcuni ci chiedono se abbiamo paura di essere l, mentre altri non capiscono neppure cosa stato chiesto. Poi, con il trascorrere delle lezioni, qualcosa in loro cambia. Si curano di pi, lodore di Nivea aleggia nellaula, cambiano postura, addirittura c chi piange quando finisce lanno scolastico e quasi tutti

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InchIesta

Nelle foto di queste pagiNe, i tre deteNuti che lavoraNo Nel laboratorio di riciclo dei rifiuti raee, aperto da tre aNNi Nel carcere della dozza da cefal iNsieme alla cooperativa sociale it2 e al coNsorzio ecodom. dal 2009 ad oggi soNo stati sei i deteNuti impiegati: uNo di loro stato assuNto da dismeco, uNa delle azieNde che aderiscoNo al coNsorzio. ma Nel carcere di bologNa il lavoro uN privilegio per pochi: solo il 10% dei reclusi pu svolgerNe uNo.

sono impauriti perch per unestate intera non avranno pi nulla da fare. In classe riacquistano il contatto con la maniglia per andare in bagno, mentre il pulsante per accendere o spegnere la luce rimane ancora un ricordo. Sentirsi liberi durante le lezioni in carcere un sentirsi utile, ma anche un vedersi al di l della propria cella. Ritrovare gli automatismi e la libert di movimento sono altre due ragioni che spingono i detenuti a continuare i corsi. Per le insegnanti, naturale che sia anche cos. Sono molte le storie che hanno da raccontare le persone che vivono per scelta o per lavoro assieme ai detenuti. Piccoli avvenimenti che descrivono una realt misconosciuta. Immagina un uomo che si trascina davanti alla porta della casa circondariale dopo essere uscito grazie allindulto. Si aggiusta la giacca sulle spalle, tossisce e bussa: Non so dove andare. Riprendetemi, racconta Vincenzo Scalia, dellassociazione Antigone. Langoscia ha un peso specifico quando escono dopo molti anni di vita senza lesterno. e ci sono i ragazzi, quelli al primo viaggio si riconoscono subito: pi spaesati, pi veloci con gli occhi e con poche parole ditaliano in bocca. Se invece prima hanno gi fatto un viaggio in Spagna e chiedi loro da dove vengono, dopo che sono stati fermati e arrestati qui, la risposta un iberico modo per indicare lisola di Lampedoza, spiega una delle insegnanti, Carla, da molti anni attiva allinterno della Dozza. Bisogna imparare a parlare e soprattutto come farlo con le guardie, con i tuoi compagni di cella, per scrivere i biglietti per le richieste da mandare alla diret-

trice: telefonate, colloqui, spese, medicinali. Saper dire vorrei meglio di saper dire solo voglio. Il condizionale di cortesia ingentilisce gli animi, soprattutto in carcere, dove occorre una domanda scritta per ogni cosa. e se ti viene dato il permesso di chiamare il tuo avvocato dufficio, ma lui non risponde, ci vorr unaltra domanda scritta, un altro assenso, per stare di nuovo incollato alla cornetta. ma se risponde, almeno, avrai pi possibilit di farti capire, se hai studiato italiano durante lanno. utile andare a scuola in carcere. Ci vanno soprattutto gli stranieri, ma non solo. Si pu partire dallalfabeto o iniziare da un livello superiore. Alla fine: esami, valutazioni e diploma. Alcuni ci chiedono se verr scritto, sul diploma, conseguito presso la casa circondariale x. La risposta negativa. Le docenti che vanno a insegnare alla Dozza, tengono pagelle e compiti corretti dei detenuti negli stessi archivi dove tengono quelli dei loro studenti delle medie. Perch linsegnamento unico e uguale a se stesso e le persone, cui viene rivolto, si chiamano alunni. Nessuno escluso. C veramente qualcuno che non si aspetta di finire dentro? Che non ci pensa? Per molti tossicodipendenti limpatto con la galera devastante e la depressione che ne consegue difficile da monitorare e semmai da guarire. Per altri, invece, la prigione stata la manna che ha permesso loro di continuare a vivere, come se non avessero avuto pi nulla di certo che la morte imminente per overdose. Il cappellano ne ha ascoltati moltissimi e per alcuni di loro, la prigione stata linizio della salvezza. Per altri, invece, lesatto contrario. I volontari sanno che molti stranieri mettono in conto un po di carcere a causa dello spaccio. ma quando escono, spesso raggiungono un amico che rimasto fuori, perch non sanno dove andare. Per poi tornare in carcere unaltra volta. Per se qualcuno li invita a lasciare lItalia, perch ormai qui, sono senza permesso, quindi senza futuro e nulla di buono li attende se non la marginalit, rispondono che la vergogna di aver fallito nel mandare soldi a casa troppo grande per ritornare. Anche le insegnanti ne sono convinte: La vergogna pu avere il suo peso nella recidiva. molte carcerate riscontrano paure simili. Paura di non essere accettate una volta fuori. Sentirsi zavorra per un nucleo familiare che le ha gi rinnegate o da cui si sono estromesse da sole. Pensano che gli uomini abbiano pi possibilit di reinserirsi in una societ che sentono ancora impregnata del dogma maschile. e per chiunque lavori nel mondo carcerario immediata la sensazione che ci sia poca autostima fra i detenuti e la pretesa inconscia di dover essere aiutati. un aspetto sul quale molti sono daccordo, tra volontari, carcerati e cittadini, che vivere la reclusione passivamente, senza nulla da fare, peggio di vivere la reclusione e basta. quello che i carcerati e i volontari sanno, invece, che avere tra le mani una pena definitiva molto meglio di avere unattesa di giudizio. e quello di cui sono convinti i volontari della Dozza, come quelli di Antigone, del Poggeschi, il cappellano e le insegnanti della scuola, che se non si trovano misure immediate alternative al carcere, secondo necessit e logica, parlare di giustizia pu risultare poco attinente rispetto alle tragedie che si consumano nelle prigioni italiane. (redazione@piazzagrande.it) f

012345678910111213141516 Famiglie e carcere spiegati dal presidente di Avoc

Affetti sotto sorveglianza


p ANgeLICA eRTA
uando si parla di carcere si tende a dimenticare il dramma delle famiglie dei detenuti. Affetti appesi a un filo, ristretti al tempo di una telefonata o di un colloquio che, come spiega giuseppe Tibaldi, presidente di Avoc (Associazione volontari carcere) a Bologna, difficilmente sopravvivono agli anni della carcerazione. Cosa prevede la normativa? Colloqui, generalmente di unora, per un massimo di sei ore mensili e permessi premio. Per le uscite la situazione estremamente variabile da caso a caso, in relazione alla condotta del detenuto e alla valutazione del magistrato. In Italia, a differenza di altri paesi europei, laffettivit non in alcun modo tutelata. Come si svolge un colloquio? Sotto stretta sorveglianza, in unatmosfera gelida, contando i minuti. Addosso gli occhi delle guardie e nelle orecchie il brusio degli altri carcerati. Rispetto al

InchIesta

Nel carcere di Bologna al momento non ci sono madri con bambini. ma ci sono tanti padri che forse saranno cancellati dalla mente dei loro figli

passato le condizioni sono meno restrittive, ora almeno scomparso il vetro divisorio che un tempo separava chi stava dentro da quanti stavano fuori. La condizione economica fa la differenza anche in carcere? Decisamente s. In carcere si paga tutto, anche una telefonata. e poi se la famiglia lontana (situazione assai frequente al carcere di Bologna) il costo della trasferta pu diventare insostenibile, senza contare le spese per lalloggio. Avoc mette a disposizione piccoli appartamenti in cui i familiari possono soggiornare gratuitamente. Per i cittadini stranieri tutto pi difficile: chiamare allestero o procurarsi i vestiti. Sono allora i nostri volontari a sostituirsi alla famiglia provvedendo ai bisogni primari. Capita che siano i familiari a voler rompere i rapporti? Figli che rinnegano i padri o genitori di giovani tossicodipendenti incapaci di

comprendere il calvario che porta fino alla violenza. In questi casi cerchiamo di fare da ponte telefonando alla famiglia. Le ricadute della solitudine e dellisolamento sono devastanti, fino al gesto estremo di chi si toglie la vita. o lomosessualit, che a volte viene vissuta solo per necessit, per colmare un vuoto, come surrogato di bisogni affettivi e sessuali negati. Sono forse i figli piccoli dei detenuti a portare i segni pi profondi di questa disgregazione Fino a 3 anni i figli che hanno la madre in carcere vivono allinterno della struttura. una situazione in cui sono privati di tutti quegli stimoli che li aiutano a

crescere, il contatto con gli altri bambini, lo spazio aperto. ma la tragedia si estende anche oltre, quando escono e subiscono il distacco, o quando, verso i 6 o 7 anni, rifiutano di incontrare il genitore per paura. Nel carcere della Dozza la presenza femminile molto bassa, al momento non ci sono donne con bambini dietro le sbarre, ma tanti padri che forse saranno cancellati dalla mente dei loro figli. (redazione@piazzagrande.it)

Sono quattro le detenute che lavorano a Gomito a gomito, ma lesperienza a rischio chiusura

una sartoria Da salvare


p VIoLeTTA CANToRI

uattro ragazze lavorano gomito a gomito per ricucire uno strappo, con se stesse, con il mondo. ora per un laboratorio di sartoria concede loro la possibilit di dare un senso al tempo e alla libert perduta. ma a giugno tutto potrebbe finire e, se non si trova una soluzione, lo strappo potrebbe divenire pi profondo. Tre anni fa, grazie allimpegno e la passione dimostrate in un corso di formazione in taglio e cucito organizzato da Cefal per il reinserimento socio-lavorativo delle detenute, queste donne hanno meritato la fiducia della Cooperativa sociale Siamo qua e della direzione del carcere e sono state scelte per aprire gomito a gomito, laboratorio sartoriale nella sezione fem-

minile del carcere della Dozza. Francesca Soverini, che coordina il progetto, racconta la loro storia. Spiega come ora sia importante non tanto o non solo il loro passato, n il motivo per cui si ritrovano a condividere il luogo in cui vivono e lavorano, ma piuttosto il presente. Sotto la sua guida esperta, le ragazze sviluppano creativit, competenza e abilit. Dalle loro mani nascono vestiti e accessori proposti a imprese e cittadini in mercatini e show-room casalinghi. Le detenute imparano cos a dare valore alla stoffa, al loro operato e a se stesse. ogni capo venduto una festa, ogni critica ricevuta un modo per mettersi in discussione e creare qualcosa di nuovo che

possa piacere. questo contatto pulito con lesterno d loro una chance per ricomporre il tessuto della loro vita e sperare che, una volta libere, potranno guadagnarsi degnamente il loro posto nella societ. queste ragazze ce la mettono tutta per lavorare bene e tenere in piedi lazienda, anche a titolo gratuito qualche pomeriggio a settimana, cosa che, ribadisce con forza Francesca, in pochi sarebbero disposti a fare fuori dalle mura carcerarie. ma le difficolt economiche sono notevoli, la crisi non aiuta e neppure la concorrenza. A giugno la sartoria potrebbe chiudere. e in citt si moltiplicano le iniziative per salvarla. Con questa impresa le detenute

stanno assumendo su loro stesse responsabilit, onest, dignit. ora hanno bisogno fiducia e sostegno concreto da chi sta fuori: donazioni di materie prime, aziende interessate, volontari e curiosi disposti dare una mano nelle bancarelle, promuovere lattivit e magari organizzare dei piccoli eventi per presentare i prodotti. Solo aiutandole a portare avanti la loro pena utile potranno riparare, ricucire lo strappo e rientrare a far parte della societ civile. Per informazioni e donazioni si pu chiamare la responsabile del progetto, Francesca Soverini (al numero di telefono 320 5755199). maggiori informazioni sul sito web www.siamo-qua.it. (redazione@piazzagrande.it)

012345678910111213141516 Le garanti di Bologna e dellEmilia-Romagna fanno il punto su sovraffollamento e costi

InchIesta

Meno risorse e pi detenuti


oggi alla Dozza i reclusi sono 1.002, troppi rispetto ai 483 della capienza regolamentare. e solo il 10% lavora
p ANNA STeLLA mASSARo

etenzione. Rieducazione. Recidiva. Tre parole che sintetizzano ed evocano i concetti di pena, colpa, punizione, sicurezza, riabilitazione sociale. Chi sbaglia paga, ma i cocci non sono solo suoi, sono anche nostri, dellintera societ: recuperare la persona fondamentale perch riacquisti dignit, scopo, obbiettivi di vita e ritorni nella comunit da cui proviene. ma il problema anche economico: dal 2001 al 2010, le carceri sono costate alla collettivit circa 29 miliardi di euro. Nel 2010 la spesa stata in calo di circa il 10% rispetto al 2007, anno, peraltro, in cui la popolazione detenuta era ancora a livelli tollerabili a causa delleffetto dellindulto. Dal 2007 a oggi i detenuti sono aumentati del 50% e le risorse sono diminuite del 10%. e mentre il sovraffollamento ha toccato livelli mai visti prima, la spesa media giornaliera procapite scesa a 113 euro di cui 95,3 destinati al personale; 7,36 sono i costi per il cibo, ligiene, lassistenza e listruzione dei detenuti; 5,60 per la

manutenzione delle carceri; 4,74 per il funzionamento delle strutture (elettricit, acqua, etc.). Nel 2010 ogni detenuto ha avuto a disposizione beni e servizi per un ammontare di 13 euro al giorno e di questi al trattamento della personalit ed assistenza psicologica sono stati riservati 2,6 euro al mese, quindi 8 centesimi al giorno. Il costo per le attivit scolastiche, culturali, ricreative, sportive stato invece di 11 centesimi al giorno. Cosa significano questi numeri per chi vive in carcere? Lo abbiamo chiesto alle garanti dei diritti dei detenuti regionale, lavvocato Desi Bruno, e a quella del Comune di Bologna, la dottoressa elisabetta Lagan. Due persone che hanno il compito di monitorare la situazione delle persone private della libert. Nel carcere di Bologna oggi sono detenute 1.002 persone a fronte di una capienza di 483, spiega Lagan. Ci sono considerevoli problemi di manutenzione, che non viene effettuata per i tagli di bilancio. questo determina il progressivo deterioramento della vivibi-

lit delle celle e di tutto il sistema ed particolarmente grave anche perch i detenuti sono sempre pi frequentemente provenienti dagli strati pi poveri e marginali della popolazione e, dunque, privi di supporti esterni in grado di sostenerli per le esigenze primarie di sussistenza. Solo il 10% dei detenuti ristretti alla Dozza lavora. In regione per ci sono per esperienze di nicchia che riguardano il lavoro e lattivit culturale che trasformano il tempo vuoto in tempo con un significato, spiega Bruno. Il tempo vuoto crudele e allontana i detenuti dalla possibilit di cambiare, quando sono costretti in spazi angusti a non fare nulla. Il sovraffollamento, cos come il fatto che ci siano pochi educatori e pochi agenti di polizia penitenziaria, rende difficile anche il semplice trasferimento dal carcere alla scuola, continua la garante. In regione solo una piccola parte di detenuti partecipa ad attivit teatrali o lavorative, nonostante il lavoro sia il punto centrale

del trattamento. Vengono invece utilizzati i detenuti per lavori utili allistituto di pena e con rilevante riduzione della paga: pulizia degli ambienti, distribuzione del vitto, il tutto a fronte della riduzione del personale dedicato. eppure la rieducazione servirebbe: I dati del ministero della giustizia dicono che la recidiva si presenta nel 70% dei casi di quanti escono senza rieducazione e solo nel 17% dei casi di quanti hanno fatto percorsi rieducativi. Per cambiare le cose servono misure diverse dal carcere: anzich internare, in alcuni casi come i reati tributari, si potrebbero comminare pene pecuniarie importanti, misure interdittive (quali limpedimento della attivit professionale o dellattivit economica ) e lavori socialmente utili. Pi si investe sul trattamento, meno si spender successivamente in termini di costi di detenzione, conclude Lagan: e recupereremo dignit anche per il comune e civile vivere insieme. (redazione@ piazzagrande.it)

p ANgeLA SCAVeLLo

il CarCere visto Dagli agenti

a togliersi la vita nelle carceri italiane non sono solo i detenuti ma anche chi dietro le sbarre ci lavora. si contano 67 mila reclusi in tutta la penisola, spiega giovanni Battista Durante, segretario generale del sappe (sindacato autonomo polizia penitenziaria), rispetto ai 44 mila posti regolamentari; il 37% di origine straniera e una buona fetta di loro tossicodipendente. ad aggravare questi numeri c il problema del sottodimensionamento del personale di polizia penitenziaria: ne mancano circa 6.500 in tutta italia e solo 200 a Bologna. infatti nel capoluogo emiliano la situazione non diversa dal resto della penisola con un numero di detenuti di molto superiore alla capienza regolamentare: a gestire il tutto solo 370 agenti. la carenza di personale, continua Durante, costringe a turni di lavoro massacranti, a ore di straordinario mai retribuite e nemmeno quasi mai recuperate in giorni di riposo proprio perch non si possono lasciare questi luoghi scoperti. inevitabile dunque riscontrare, tra i nostri uomini, un elevato tasso di stress che nei casi pi gravi pu sfociare in suicidio: gli agenti che si sono tolti la vita sono stati circa un centinaio in questi ultimi anni. la maggior parte dei nostri uomini che operano in regione proviene dal sud d italia, lavorano ininterrottamente per 1.200 euro al mese e riescono a vedere i propri cari solo dopo mesi di attivit. Dunque mancano risorse adeguate a sorreggere il colosso delle case circondariali e mancano soprattutto riforme strutturali che possono dar freno a questo circolo vizioso fatto di carceri superaffollate e polizia penitenziaria messa in ginocchio. Bisogna che il mondo della politica faccia chiarezza su questi temi, chiede il segretario del sappe, non soltanto bloccando i tagli alla sicurezza ma soprattutto ridando valore all art. 27 della Costituzione che in tema di esecuzione della pena sancisce il recupero del reo per una nuova vita nella societ. Chiediamo, oltre ad un aumento delle assunzioni, anche laffidamento ai servizi sociali dei condannati ad un massimo di quattro anni di reclusione, linserimento nel mondo del lavoro dei detenuti e luso dellarresto cautelare solo nei casi di estrema urgenza e comunque solo dopo lincontro con un giudice. occorre che anche le istituzioni locali - Comune, provincia e regione - si attivino per agevolare questo processo di recupero del detenuto aprendo le porte al lavoro e a corsi di formazione. solo un inizio per poter spezzare la catena della delinquenza e avere una societ pi sana. (redazione@piazzagrande.it)

012345678910111213141516 Laura Lucchetta, volontaria di Ausilio per la cultura: Ora pensiamo di coinvolgere i docenti

InchIesta

Un libro ci salver
Alla Dozza apre una biblioteca per i detenuti iscritti alluniversit: molti si impegnano davvero, studiano per cambiare vita
p FRANCeSCo meLe
are una possibilit di riscatto ai detenuti, attraverso un percorso universitario. questo lintento del progetto nato allinterno del carcere della Dozza che ha permesso la nascita di una biblioteca universitaria, grazie allapporto dei volontari di Ausilio per la cultura e dellordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Bologna. Abbiamo cominciato portando i libri che i detenuti volevano dalle biblioteche di Bologna e poi, parlando con loro, venuta fuori lidea della biblioteca universitaria, spiega Laura Lucchetta, volontaria di Ausilio per la Cultura e coordinatrice del progetto: una biblioteca certamente non di prima grandezza ma che quantomeno fornisce una raccolta di testi-base per la preparazione agli esami da parte dei detenuti. Testi utili per chi studia giurisprudenza, Scienze politiche, Lettere e Agraria. importante capire, prosegue Lucchetta, che il carcere citt, e che an-

q| laura lucchetta, fotografia di Paolo lambertini

che i detenuti, seppur con delle pene da scontare, restano persone e cittadini con dei diritti. A maggior ragione se si pensa alla funzione rieducativa, e non punitiva, che la pena dovrebbe assumere. Il progetto sta riscuotendo tante adesioni perch molti ci pensano, pensano di cambiar vita e si impegnano davvero; studiano e poi sostengono gli esami; a uno di loro, iscritto a giurisprudenza, ne mancano due per conseguire la laurea triennale. I problemi di certo non mancano, come spiega la volontaria. Le condizioni in cui si trovano i detenuti sono difficoltose per la mancanza di spazi, strumenti come internet e contatti e per questo c bisogno di supportare e motivare i detenuti a intraprendere questo tipo di percorso. A questo proposito c lidea di coinvolgere docenti universitari per organizzare delle lezioni allinterno del carcere, in maniera da poter dare ai detenuti qualcosa in pi, invece di vedere

il professore solamente quando c lesame. Nel lavoro di supporto, importanti sono i contributi dellassociazione Avoc (Associazione volontari del carcere) e dellIstituto Poggeschi, realt che hanno una lunga esperienza allinterno del carcere e aiutano i detenuti con il reperimento dei libri e nella preparazione agli esami. Le risorse economiche a disposizione purtroppo non sono molte ma c tanta disponibilit da parte delle realt territoriali e pi coscienza anche da parte del personale interno nel permettere questo

genere di iniziative, perch capiscono che possono servire sia al reintegro detenuto che, di conseguenza, al benessere della societ. (redazione@piazzagrande.it)

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Gli Ospedali psichiatrici giudiziari chiuderanno nel 2013, ma ancora non si sa da cosa saranno sostituiti

Per gli Opg davvero il capolinea?


p ILARIA ghIDINI

Lo

scorso 17 febbraio il Parlamento ha approvato il decreto che sancisce la chiusura dei sei opg (ospedali psichiatrici giudiziari) presenti oggi in Italia, entro il febbraio del 2013. Verranno sostituiti da 20 strutture sanitarie regionali (utilizzando o ristrutturando piccoli ospedali), controllati allesterno dalla polizia penitenziaria. Il dipartimento di salute mentale delle Asl dovr poi predisporre dei programmi per gli internati che saranno dismessi dagli ospedali. La decisione presa dal Parlamento nasce dopo la relazione della commissione dinchiesta del Senato sulla condizione dei circa 1.400 internati per infermit mentale. Sebbene gli opg, come indica la sigla, dovrebbero essere ospedali, nella realt non si differenziano dai vecchi

manicomi. Lo spiega il comitato Stopopg: gli psichiatri sono presenti solo 30 minuti al mese, vi un infermiere ogni 30 internati circa e i malati vivono chiusi in celle sovraffollate. molti di coloro che entrano rischiano di non uscire pi; 400 pazienti circa, ormai completamente riabilitati, sono sottoposti al cosiddetto ergastolo bianco, ossia scontano una proroga della pena e non vengono rilasciati perch non c nessuno in grado di accoglierli, n una famiglia, n una Asl che possa assisterli. Il comitato, nato con lo scopo di ottenere una definitiva chiusura dei manicomi criminali, a grande maggioranza ritiene importante quello che accaduto, come ci riferisce gianluca Borghi di Stopopg emilia-Romagna, dobbiamo per

proseguire liniziativa politica e vigilare perch da 6 opg non nascano 20 piccoli opg. Lobiettivo del comitato infatti quello di creare un percorso individuale di assistenza esterna per ogni internato e labolizione della imputabilit e pericolosit sociale da infermit mentale. Franco Rotelli, braccio destro di Basaglia nella liberazione dei manicomi, ha dichiarato allunit: Non si pericolosi socialmente perch si disturbati ma perch si delinque. In Italia ci sono circa 600mila persone che soffrono di disturbi mentali gravi, ma solo uno su mille commette reati. Chi ha commesso un crimine deve dunque scontarlo in carcere, e l ricevere le cure di cui ha bisogno, qualsiasi sia la sua malattia, cardiaca,

diabetica o mentale. ma non ci sono solo gli opg: in alcune realt dallincontro tra i malati e la comunit locale si sono create le condizioni per superare definitivamente i manicomi. Ne un esempio la comunit di Sadurano, nelle colline forlivesi, dove vivono ex-internati dellopg di Reggio emilia. Lesperienza di Sadurano, ci riferisce Borghi, labbiamo tenuta praticamente nascosta per un anno perch temevamo che la comunit locale potesse opporsi, invece nulla di tutto questo, non c stata nessuna opposizione e abbiamo sempre potuto contare sulla loro disponibilit. Penso che ci accadr anche quando, in altri luoghi dellemiliaRomagna, potremo fare questo. (redazione@piazzagrande.it)

012345678910111213141516 Solo nel 2011 si sono registrati 66 suicidi e 186 decessi

InchIesta
carcere q| il Bolognadella dozza, a

Ma lamnistia ancora tab


p FRANCeSCo moNToRI
una differenza cruciale tra indulto e amnistia, bench queste misure di clemenza siano prese per ragioni di opportunit politica e pacificazione sociale, almeno nella loro forma originaria. Lamnistia cancella un reato e quindi la relativa pena. Lindulto cancella la pena, ma non il reato. e le due misure non sono applicabili ai crimini commessi dopo la presentazione del disegno di legge. Nel 2006, grazie allindulto promosso da Clemente mastella, uscirono dalle carceri 25 mila detenuti su 60 mila, a fronte di una capienza massima di 45 mila posti. ma cosa successo dopo? Secondo lo studio effettuato dal dipartimento dellAmministrazione penitenziaria, nei primi cinque mesi dopo la scarcerazione, il tasso di recidiva era dell11,9%, mentre nei procedimenti dindulto adottati in passato la media era sul 30%. oggi i detenuti sono 67 mila, mentre la capienza massima rimasta la stessa. Dallinizio dellanno si sono gi uccisi 10 detenuti, 30 sono morti per altre cause.

Per il presidente di Papillon emilia-Romagna il provvedimento lunica soluzione per fermare la strage nelle carceri italiane

Nel 2011 i suicidi sono stati 66, i decessi 186. unamnistia dovrebbe permettere almeno a 25 mila detenuti di uscire per rendere pi vivibile la detenzione degli altri. ma dopo cosa succederebbe? Valerio guizzardi, presidente dellassociazione Papillon, nata nel carcere di Rebibbia ma con sedi anche a Catanzaro e Bologna, prova a spiegarlo partendo dalla sua esperienza. Nel 2007 abbiamo creato a Casalecchio la cooperativa sociale Croce Servizi, racconta. qui, gli ex detenuti hanno un lavoro, chi in pianta stabile, chi con un contratto a progetto. Si occupano di servizi sociali: consegna pasti agli anziani e accompagnamento per persone disabili. Fra i lavoratori non c stato un solo caso di recidiva. Ci insegna che se una volta fuori, queste persone trovano un lavoro, le possibilit di commettere reati si riducono drasticamente. Dovrebbe essere una lezione per la politica. Il pregiudizio sociale nei confronti degli ex detenuti per rimane, e secondo guizzardi causato soprattutto da cam-

pagne di stampa vergognose, come quelle del 2006, dove la societ sembrava dovesse esplodere per i 25 mila liberati. Per guizzardi sono poco convincenti i provvedimenti proposti dal guardasigilli Paola Severino per svuotare le carceri: Lobiettivo principale fermare la strage. Lamnistia lunica soluzione. La politica deve capirlo e proporla al governo. Bisognerebbe poi cancellare la legge Bossi-Fini sullimmigrazione, la legge Fini-giovanardi sulla detenzione di droghe per uso personale e lex Cirielli sulla mancanza di benefici ai recidivi. Ci vorrebbero misure per far trovare un lavoro a queste persone ed sempre la politica che se ne deve occupare. Prima per bisogna cambiare una situazione inaccettabile, che ha portato anche la Corte dei Diritti delluomo di Strasburgo a san-

zionare lItalia per la condizione delle sue carceri. Lo Stato italiano, insomma, dovrebbe intervenire sul sistema della giustizia, con la certezza della pena o dellassoluzione in tempi brevi da una parte, ma scongiurando una detenzione preventiva a tutti i costi dallaltra. Nel 2007, il capo del dipartimento dellAmministrazione penitenziaria, ettore Ferrara, disse che senza interventi strutturali la popolazione carceraria sarebbe tornata allo stesso numero presente prima dellindulto. Aveva ragione. Il dopo, per gli ex detenuti, loccasione promossa dalla politica di poter rientrare nella societ, che cos sarebbe pi tollerante e darebbe meno spazio alle proprie paure, spesso ingigantite da uninformazione sensazionalistica. (redazione@piazzagrande.it)

la domanda posta dallultimo rapporto di Antigone, dedicato alla malattia delle prigioni italiane

troppi Detenuti o poChi posti?


p SILVIA De PASquALe

tastare il polso della situazione in cui versano le carceri italiane arriva lannuale rapporto dellosservatorio di Antigone, lassociazione che si occupa dei diritti e delle garanzie nel sistema penale. e non stanno molto bene i nostri penitenziari, tanto che il titolo del volume, che presenta i dati 2011, Le prigioni malate. una malattia di cui si accorta anche leuropa: lItalia ha il record di ricorsi, seguiti da condanne, alla Corte europea dei Diritti delluomo e alla Corte di giustizia europea. Nelle carceri italiane manca soprattutto lo spazio: con una capienza regolamen-

tare di 45.681 posti, nelle carceri italiane oggi sono stipate quasi 67 mila persone: 146,5 detenuti ogni 100 posti. manca lo spazio e mancano anche le risorse a disposizione dellamministrazione penitenziaria, e i detenuti si trovano nella situazione di essere sempre pi numerosi e paradossalmente pi isolati. Il sovraffollamento incide anche sulla funzione stessa della pena, che lart. 27 della Costituzione vuole tesa alla rieducazione del condannato. unaffermazione teorica che la pratica penale spesso smentisce nei fatti. Delle 260 lavorazioni (ovvero la possibilit di occupazio-

ne per i detenuti alle dipendenze di terzi) esistenti nei penitenziari italiani, 213 sono in attivit (i quattro quinti del totale), anche se vengono sfruttate al di sotto delle loro potenzialit. Sul fronte lavoro lemilia-Romagna lunica regione che utilizza pienamente tutte le sue articolazioni produttive, 12 su 12. Il rapporto di Antigone per pone una domanda cruciale: troppi detenuti o pochi posti? Negli ultimi anni pi che i reati aumentato il numero di reati perseguibili: quasi la met dei detenuti in attesa di giudizio, e oltre un terzo costituito da stranieri. I detenuti sono

aumentati dal 1992, quando cambiata la legge per concedere provvedimenti di clemenza. Fino ad allora amnistie e indulti sono stati usati come sistema ordinario di gestione e di contenimento del sovraffollamento. Adesso invece provvedimenti del genere vengono boicottati dalla campagna mediatica di allarme sociale seguita allultimo indulto del 2006. Per Antigone le terapie possibili per curare il nostro sistema penale si chiamano riforma della giustizia, certezza della pena, misure alternative, depenalizzazione. (redazione@piazzagrande.it)

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IntervIsta ad ascanIo celestInI

il vero noDo la giustizia


Il suo ultimo spettacolo, Pro patria, la storia di un detenuto che sta scrivendo un discorso. e per prepararsi legge mazzini. Cos lattore romano mescola i padri dellItalia e la condizione attuale delle carceri
p ALICe FACChINI

due momenti q| ascanio Celestini inprigioni, senzadello spettacolo Pro patria - senza processi

Il

carcere come diretta emanazione dellideologia giudiziaria, ma anche come spazio, come luogo di mattoni, di pochi metri quadrati. Cos Ascanio Celestini descrive lambientazione di Pro patria senza prigioni, senza processi, il suo nuovo spettacolo al debutto da questa stagione. Il protagonista un detenuto, in carcere da tanti anni. Il suo scopo? Preparare un discorso, dialogando con i padri dello Stato italiano: mazzini, Pisacane, garibaldi. Parlando con loro, si rivolge in realt al grande rimosso della costruzione unitaria, il paradosso di una celebrazione di eroi che al loro tempo erano considerati terroristi, pluricondannati dallo Stato stesso. Ad arricchire questo quadro, lo spettacolo rievoca anche momenti storici quali il passaggio dagli anni Sessanta agli anni ottanta (con un gioco diacronico tra 800 e 900), la lotta armata, e soprattutto gli eventi di Roma del 1849, della Repubblica Romana. Come hai costruito lo spettacolo? Il mio lavoro incentrato soprattutto sulle istituzioni totali, dai campi di concentramento alla fabbrica, dai manicomi al carcere. Per preparare questo spettacolo mi sono recato in diverse prigioni, ma

Sensibilizzare il pubblico un obbiettivo del tuo lavoro teatrale? Non penso che uno spettacolo, un libro o un film debbano per forza essere pedagogici. La finalit di unopera darte non quella di denunciare, ma di raccontare una storia. e anche in questo caso io ho fatto proprio questo: ho raccontato una storia che credo possa essere interessante a livello teatrale e letterario. Non c nessun taglio giornalistico di fondo, altrimenti avrei scelto il genere dellinchiesta. A sette mesi dallinizio dellesperienza, qual il bilancio? Lo spettacolo complesso, quasi due ore occupate dalla sola narrazione. un gomitolo grosso, fatto di pezzi di storie differenti: la narrazione ha un andamento schizofrenico e altalenante, senza un inizio e una fine ben definiti. ogni spettatore segue una sua via, e trova cos nella rappresentazione il messaggio che pi colpisce la sua intimit. (redazione@piazzagrande.it)

pi che altro ho fatto un lavoro di ricerca sui testi. A me interessava soprattutto il carcere inteso come struttura concreta, esito diretto dellideologia della giustizia che lha prodotto. Le galere italiane sono le pi affollate dEuropa dopo la Serbia, con una media di 144 detenuti ogni 100 posti. Cosa pensi di questa situazione? Il problema non credo che sia nel car-

cere in s, ma nel meccanismo che lha prodotto. Il nodo sul quale si dovrebbe riflettere la giustizia, cos com concepita nel nostro Paese: una giustizia fondata sulla galera. Purtroppo, sappiamo perfettamente che il carcere non ha nessuna delle finalit che vengono sbandierate: rieducazione, ricollocazione nel mondo del lavoro La sola finalit prendere una persona e chiuderla in una cella, punto e basta.

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p IgoR SARToNI
meditazione aiuta a ridurre gli episodi di violenza nel carcere di stato dellAlabama, intitolava lhuffington Post di qualche mese fa. La pratica sempre pi diffusa nei penitenziari americani, ma anche qui da noi c chi ci ha pensato. Il professor Cesare Bori, docente della Facolt di Scienze politiche di Bologna, nel 1999 ha dato il via a un progetto simile nel carcere della Dozza. Lidea iniziale era quella di for-

Se la meditazione entra alla Dozza


mare dei gruppi di lettura durante i quali analizzare i testi classici con i detenuti, trasmettere loro il principio che la conoscenza rende liberi, spiega il professore. In seguito, dopo aver personalmente sperimentato la pratica della meditazione Vipassan, una forma di meditazione di origine Buddhista, e aver verificato quali erano i suoi benefici, ho deciso di introdurre un piccolo spazio per questa pratica durante gli incontri con i detenuti. Il professore racconta di essere stato ispirato dal monaco buddhista vietnamita Thich Nhat hahn, e in particolare dal testo Libero ovunque tu sia, la trascrizione di un discorso tenuto dal monaco ai carcerati del penitenziario di Stato del maryland, negli usa. ma quali sono i benefici che la meditazione pu avere in un ambiente cos complesso come quello di un carcere? Riduzione dello stress, controllo della rabbia e accettazione della propria condizione sembrano essere alcuni dei punti di forza del programma. I detrattori invece si basano sul sospetto che dietro questi programmi possa celarsi un tentativo di indottrinamento filosofico o religioso. Al di l delle polemiche linziativa prosegue grazie allimpegno di un giovane assistente del professor Bori, Fabian Nji Lang, che tutti i venerd conduce gli incontri con i detenuti della Dozza. (redazione@piazzagrande.it)

La

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piantaggini
Diario Di una pittriCe Di straDa

non parlate al ConDuCente

Madre Russia

La fermata della Dozza


p DoNATo uNgARo
via del gomito c il capolinea del 25; e la prima fermata che si effettua tornando verso il centro si chiama in un modo inequivocabile: Carcere. C gente che sale e scende, anche a quella fermata; gente che si pu classificare: in base allabbigliamento, al modo di comportarsi, alla voglia o meno di guardare in faccia gli altri passeggeri. Ci sono le guardie della Dozza, che si riconoscono per le chiacchiere disinvolte tra colleghi, mentre parlano di partite di calcio o del tempo; ci sono gli avvocati che hanno appena fatto visita ai loro clienti alla Dozza, e che tornano in centro a Bologna o in stazione, con la loro bella borsa di pelle piena di documenti dai quali dipende per alcuni aspetti la vita dei loro clienti; ci sono i familiari di coloro che alla Dozza ci vivono, reduci da una visita al proprio caro, con le borsine del supermercato a contenere qualcosa da lavare o da riportare a casa. qualche volta capita di veder salire persone defilate, che non vorrebbero farsi vedere. Probabilmente si tratta di coloro che possono uscire dal carcere per andare a lavorare, o per svolgere qualche altra attivit fuori dalle mura della casa circondariale. un po pi di rado capita di vedere queste persone abbozzare un accenno di sorriso, mentre salgono a bordo del mio 25 con una sportina di plastica in mano; perch forse questa volta la roba, a casa, ce la possono portare direttamente loro, e non pi la moglie al termine della visita settimanale. Dal carcere si pu anche uscire, per prendere il 25 e andare a casa, una volta per tutte; dopo aver pagato il conto con la giustizia e con la comunit, giusto o sbagliato che sia. e si ha diritto a un altro giro di giostra, a un altro giro di vita; con la speranza che le esperienze passate, qualunque siano, possono averci insegnato qualcosa. Lo pensiamo noi, che il carcere labbiamo visto solo nei telefilm, lo pensano gli uomini e le donne che la durezza della vita lhanno provata sulla pelle. In bocca al lupo; e buon futuro. (donatoungaro@piazzagrande.it)

p mARINA gIRARDI
lfio, che a pochi metri da me propone dipinti a tinte forti apostrofando al volo i passanti, ferma una signora intenta alle sue spese domandandole italiana, lei?. No, sono russa, risponde la donna, anzi ero russa, ma adesso hanno diviso le repubbliche baltiche e sono diventata lituana. elena lavora come badante a casa di una signora bolognese di novantanove anni, la assiste 24 ore su 24. come il carcere, dice abbassando la voce, la signora mi insulta con parole volgari, andata di testa... alle volte per posso avere un po di libert, come usare il computer la sera, ma non sempre la famiglia contenta che lo faccia. quando vede i miei disegni le si illuminano gli occhi e mi racconta che anche sua figlia dipinge, ma vive lontano, a San Pietroburgo, una citt bellissima devi andare anche te!. quando era a casa, nel suo paese, elena viaggiava molto, amava sciare e camminare nella foresta, non sopportava di stare chiusa in casa. ma fra tre anni andr in pensione e torner a fare quella vita, mi assicura, solo con qualche acciacco in pi alla schiena. Da noi molto bello, pulito e poi non

In

La redazione di Piazza Grande risPonde aLLe Lettere PubbLicate sui quotidiani boLoGnesi

ci son tutti questi diversi, ci siamo solo noi. Io non sono razzista, ma difficile vivere con gli ospiti. Anche se uno dice di essere diventato italiano, non vero. A me pu anche piacere lItalia, ma dentro rimango sempre russa. (marina girardi, in arte magira, una fumettista e illustratrice nata a Belluno nel 1979. Vive a Bologna da pi di dieci anni e quasi ogni sabato dipinge in via oberdan. Il suo blog www.magira.altervista.org)

la posta Degli altri Il problema

lettera pubblicata su il resto del Carlino del 20 aprile 2012

il problema un altro la frase rituale di chi non ha pi argomenti per coprire una imbarazzante iniziativa. Cos una sinistra in difficolt si difende dallindignazione causata dalla scelta del Cassero per la gay parade.

Caro lettore, in questo caso ci sembra di capire che il problema sia proprio laltro, con larticolo.

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Tra i fondatori di Piazza Grande, stato promotore di una nuova idea di accoglienza Serio: Voleva dare valore a chi veniva dalla strada. Il 19 maggio un torneo di calcio per ricordarlo

la lezione Di massimo zaCCarelli


p LeoNARDo TANCReDI
torneo di calcio dedicato a massimo zaccarelli. Tra i fondatori di Piazza grande e della cooperativa La Strada (di cui stato presidente), secondo molti zaccarelli stato il promotore di una nuova idea di accoglienza a Bologna. A pensarla cos anche Lucio Serio, presidente dellassociazione Naufragi e ideatore del torneo Le aperture si fanno in campo, che si terr il 19 maggio a Borgo Panigale allinterno del festival Porte aperte. Perch un torneo di calcio? A massimo il calcio piaceva molto, anche se era una schiappa a giocare. e poi penso, e non sono il solo, che il calcio sia un buon mezzo per avvicinare persone e situazioni di solito distanti. Al torneo parteciperanno squadre di senza dimora, profughi, operatori sociali, della Croce Rossa, eccetera. Come hai conosciuto Massimo? Ci siamo incontrati nel 2001, io venivo da esperienze di operatore in comunit di recupero e insieme ci siamo ritrovati a lavorare nel dormitorio di via del gomito. Prima di diventare una struttura di accoglienza, lo stabile era una casa colonica di propriet del Comune, chiamata la Cascina, occupata da ragazzi coi cani, da senza dimora ma anche da famiglie con bambini. erano i primi anni dei punkabestia. massimo entrato in dialogo con i ragazzi e col mandato del

Un

Comune loccupazione stata convertita in una struttura daccoglienza dove si poteva entrare anche con i cani. stata pulita, imbiancata, dotata di cucce, e ribattezzata dallallora assessore alle Politiche sociali Franco Pannuti, Rifugio della Solidariet. Tu e Massimo avete avuto un ruolo anche nella nascita dellIsola che non c? Dopo la trasformazione della Cascine in dormitorio, i punkabestia che non accettavano quel modello di gestione sono tornati in piazza Verdi. Lallora assessore alla sicurezza monduzzi ci chiese di risolvere il problema. ovviamente lobiettivo era rimuovere la loro, ingombrante, presenza dal centro storico. Abbiamo pensato che i container in quel momento potessero essere lunica soluzione accettabile da entrambe le parti. Siamo andati in piazza, abbiamo incontrato mauro e marco, due ragazzi di strada vicini ai punkabestia, e abbiamo spiegato che il Comune era pronto allo sgombero forzato e assieme avremmo potuto trovare una diversa soluzione di accoglienza. marco e mauro sono diventati operatori pari fondamentali per il lavoro allIsola. Qual era la situazione dellaccoglienza 10 anni fa? Venivamo dallesperienza di lavoro allasilo notturno del Beltrame: struttura rigida, grandi numeri, oltre il posto letto

difficilmente si riusciva ad andare. Con massimo si comincia a parlare di percorsi di inserimento, laboratori informatici e di biciclette, del centro diurno di via del Porto non pi solo mensa ma spazio di stacco dalla strada. Massimo si battuto per valorizzare il lavoro degli operatori pari, che dovevano avere una dignit da operatore come gli altri... era un momento in cui lapproccio era rispondere ai bisogni primari e punto, massimo sosteneva che non fosse sufficiente, perch impediva di riattivare le risorse personali che altrimenti sarebbero state utilizzate in modo distruttivo. Il fatto che ci fosse una giunta di centro-destra paradossalmente ha giocato a vantaggio di queste innovazioni, semplicemente perch non sapevano come affrontare certe situazioni, non avevano strumenti di lettura, e massimo invece gliene dava una. Aveva una visione di prospettiva orientata a dare valore alle capacit di chi veniva dalla strada. Forse con una giunta di centro-sinistra pi strutturata, con maggiori competenze, sarebbe stato pi difficile fare breccia.

Cosa manca oggi di Massimo Zaccarelli? massimo aveva la grande capacit di tradurre in politiche i bisogni delle persone. Sapeva ascoltare tutti e parlare linguaggi diversi. quello che non siamo capaci di fare oggi: partire da un bisogno per disegnare politiche vantaggiose per tutti. Lesempio dellIsola che non c calzante: massimo ha avuto la capacit di far dialogare istituzioni, mondo cattolico, operatori pari e senza dimora. Tradurre idee in parole chiave da trasmettere ai politici, questa era una sua capacit che oggi manca. Stare sul pezzo senza dimenticare la strategia. Parlare a tutti e non dimenticare nessuno. (redazione@ piazzagrande.it)

Dal 13 al 26 nelle strutture daccoglienza tornano le iniziative di Porte aperte

Alla scoperta dei dormitori


p gIuLIA mACCAFeRRI
ormitori, residenze per immigrati, strutture per laccoglienza madre-bambino e per persone con disabilit: sono alcuni dei luoghi che saranno aperti alla cittadinanza in occasione di Porte Aperte, liniziativa promossa dallassociazione Naufragi, ormai giunta alla quinta edizione. Dal 13 al 26 maggio una decina di strutture bolognesi ospiter eventi e iniziative. questanno il filo conduttore delliniziativa il viaggio, in tutte le sue forme, dal turismo di piacere allesplorazione della marginalit. Ci piaceva lidea di simulare un viaggio tra la marginalit, allinterno delle diverse realt che popolano la citt, commenta Luciano Serio, pre-

sidente di Naufragi. Ledizione 2012 si intreccia con altri due eventi significativi che si terranno a Bologna: il Transeuropa Festival, ideato per incentivare il turismo transeuropeo, appunto, e per fare pressioni sui governi di tutta europa sul tema dei diritti di cittadinanza dei migranti, e il Festival Itaca, dedicato al turismo responsabile. Come racconta Serio, Porte Aperte vuole essere un percorso culturale che parte davvero dal basso: il fuori sincontra con il dentro, per far venire a galla quelle zone grigie troppo spesso escluse dalla vita pubblica della citt. Il programma, questanno, pi ricco che mai. Si parte domenica 13 maggio con Il gioco

delloca del migrante, in collaborazione col Transeuropa Festival, in piazza Re enzo. Si continua sabato 19 con un torneo di calcetto in memoria di massimo zaccarelli, per poi finire il 26 maggio con la biciclettata Tra le citt invisibili per le vie del centro, in collaborazione col Festival Itaca. A seguire, nel pomeriggio, il convegno un viaggio da paura, con dibattito e confronto sulla migrazione e sul viaggio, e la performance teatrale un viaggio clandestino, dallomonimo libro di Flaviano Bianchini, a cui parteciperanno alcuni profughi che racconteranno la loro esperienza. In programma anche altri eventi satellite, come lapertura del cantiere sociale autogestito Il

Lazzaretto, con dibattito sulla cultura rom e sulle sue arti. In ogni struttura coinvolta nel progetto saranno inoltre organizzate feste dapertura, per accogliere i visitatori con laboratori ed esposizioni varie. Con questiniziativa gli spazi del centro citt possono aprirsi allincontro, alla conoscenza, allo scambio e alla contaminazione reciproca. Il progetto deve avere, secondo noi, un inizio e una fine: un inizio con Porte Aperte e una fine che vada oltre il 26 maggio, per portare avanti nella vita di tutti i giorni processi di conoscenza e solidariet, conclude Serio. Informazioni su www.nufragi.it. (redazione@piazzagrande.it)

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questo mese vIa alle pedonalIzzazIonI

i nostri t-Days
p IgoR SARToNI
ologna pronta ad avere un centro pedonale? Le intenzioni dellassessore alla mobilit Andrea Colombo sono chiare, e dal 12 maggio ripartir lesperimento dei T-Days: ogni weekend e in tutti i giorni festivi la T (via Rizzoli, via Indipendenza, via ugo Bassi) rimarr chiusa alle auto. Linziativa, parte della svolta ecologica messa in atto da Palazzo dAccursio, valsa a Bologna il riconoscimento di Capitale europea 2011 della mobilit sostenibile. ma il merito va in parte anche a chi da anni a Bologna promuove, lavora e si prodiga per diffondere e valorizzare la cultura della bicicletta, sia nellambito delle associazioni cittadine che in quello indipendente dei centri sociali. Su questo fronte Piazza grande in prima linea con la creativa e attivissima officina BiciCentro. A tal proposito se ne parlato con Alessandro gabriele e Alessandro Tortelli, direttore dellassociazione Piazza grande. Lofficina oltre alla vendita di bici nuove e usate, ai servizi di riparazione e di recupero di rottami, alla vendita di biciclette

Anche il BiciCentro di Piazza grande partecipa alla svolta ecologica di Bologna: in programma unofficina mobile e uno stand per provare le bici elettriche

elettriche con pedalata assistita, si occupa anche di formare operatori e meccanici grazie alle borse lavoro del comune. un iniziativa per persone svantaggiate che hanno cos la possibilit di svolgere un mestiere dignitoso e socialmente utile e di percepire una retribuzione in piena regola, ci racconta Tortelli. I meccanici del BiciCentro sono tutte persone che vengono dalla strada, il mestiere lo imparano l nellofficina, per questo dobbiamo ringraziare Beppe, il meccanico che 12 anni fa ha iniziato a lavorare come volontario nellofficina e a tramandare il mestiere ai ragazzi. e per il futuro, quali sono i progetti in cantiere? Sono anni che si parla dellidea di realizzare un parcheggio custodito per biciclette in centro, magari vicino alla stazione ferroviaria, dove sia presente anche un servizio di riparazione. Crediamo fermamente che uniniziativa di questo tipo possa rappresentare unulteriore spinta per i cittadini che ancora non sono passati alla bicicletta, magari spaventati dai possibili furti o dalleventualit di restare a piedi a causa

di guasti meccanici, spiega Alessandro gabriele. Le attivit dellofficina di Piazza grande sono numerose e le idee per il futuro non mancano. Il BiciCentro sar ovviamente protagonista durante i TDays con un proprio stand dove avranno luogo eventi di promozione, dimostrazioni sul funzionamento delle bici elettriche e con unofficina mobile dove i cittadini potranno riparare i loro mezzi. ma nonostante la situazione giustifichi un nutri-

to ottimismo ancora molto resta da fare. Lorganizzazione degli spazi deve essere adeguata, ci vogliono interventi volti a modificare lorganizzazione dello spazio urbano. Ci vogliono piste ciclabili e altri interventi per favorire un utilizzo misto delle strade cittadine, sostiene Tortelli. Ci si augura dunque che i T-Days e il riconoscimento dellunione europea siano un punto di partenza e non di arrivo. (redazione@piazzagrande.it)

I Dj-vu DI un tIfOsO
p gIANLuCA moRozzI

CronaCa Delle partite preCeDenti

Dopo tanti anni e tante partite, inevitabilmente, ci si comincia a confondere. a sovrapporre una partita a unaltra partita, un gol a un altro gol molto simile, a mischiare i corsi e i ricorsi storici. ma, per fortuna, si comincia anche a sviluppare una certa attitudine profetica. Bologna-Cagliari, diciamo. giocata di gioved sera, che era lunico giorno della settimana in cui non eravamo ancora scesi in campo, questanno. una partita arrivata dopo un faticoso pareggio col Chievo, unorrenda sconfitta a Bergamo, unassurda, inqualificabile, folle sconfitta in casa col palermo, un orribile pareggio in casa del Cesena ultimo in classifica, con il lecce quartultimo - risalito a soli tre punti di distanza e lincubo del solito, straziante finale di stagione. Bologna-Cagliari senza Di vaio, squalificato. Con lex acquafresca in avanti. Bene: a un certo punto del secondo tempo c una punizione per il Bologna, sotto la curva san luca, nella mattonella che era stata di signori. e mi tornano in mente un Bologna-Cagliari 1-0, gol di andersson su punizione. un Cagliari-Bologna 0-1, gol proprio di signori su punizione. e mi torna in mente unaltra cosa: che il Bologna non fa gol su punizione da pi di due anni! lultimo stato adailton contro il napoli, l sotto la san luca. adailton? sembra che si parli di un secolo fa, Colomba in panchina, zalayeta che segna subito dopo... e mentre penso ad adailton, alino Diamanti pennella una punizione perfetta, la infila nel sette e ci regala la vittoria del gioved. milan-Bologna. sono l che sto pensando che bello e coraggioso andare sempre a giocare con tre giocatori offensivi anche a san siro, col trio Di vaioDiamanti- ramirez. poi penso a tutti i gol che sono venuti questanno dal trio. e mi ricordo dei colpi di tacco di Diamanti per Di vaio, degli assist di ramirez per Di vaio, delle sponde di Di vaio per Diamanti, dei colpi di tacco di Di vaio per Diamanti... non manca qualcosa? non manca una combinazione? si sono mai passati la palla tra loro, Diamanti e ramirez? si odiano, forse? soffrono il dualismo? non faccio in tempo a finire il pensiero, che Diamanti ruba la palla a van Bommel, la infila in area per ramirez, che sinventa un tocco da calcetto e ci porta in vantaggio. potrebbe essere la seconda vittoria a san siro dellanno, il trionfo, 43 punti, salvezza ultramatematica, campionato finito. purtroppo mi ricordo anche tante cose negative: un milan-Bologna di inizio millennio, maresca che strappa un rigore a signori e lo sbaglia, Cipriani che entra al posto di Cruz e fa due gol, il Bologna che sta per vincere in casa dei rossoneri, fino a quando, al novantesimo, olive non sbaglia un controllo e sala pareggia. e al novantesimo, mudingayi sbaglia un controllo e ibrahimovic pareggia. Comunque, ragazzi, va bene cos. anche per questanno quasi fatta. un ultimo sforzo. Dai.

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Dalla parte dei Saharawi


p ANNALISA BoLogNeSI
video per raccogliere le testimonianze dei numerosi ospiti nazionali e internazionali impegnati a sostegno della causa del popolo Saharawi, intervenuti nel corso della giornata di incontro e dibattito La causa del popolo Saharawi nel contesto delle istanze democratiche del Nord Africa, tenutasi a Bologna nella sede della Regione emilia-Romagna. Il convegno, patrocinato dalla Regione e promosso da Auser nazionale e Auser Regionale emilia Romagna, Cgil nazionale e regionale emilia Romagna e Nexus emilia Romagna, stato voluto per conoscere pi da vicino la storia del popolo Saharawi, fare il punto sulle iniziative e i progetti avviati a livello regionale e internazionale, e sulle azioni future. La storia del popolo Saharawi la storia di un popolo che ormai da quasi quarantanni lotta per ottenere lindipendenza dal marocco da quando, nel 1974, si costitu il Fronte Polisario che individu nellindipendenza il suo obiettivo principale. Il territorio Saharawi in gran parte desertico, ma ricchissimo di risorse minerarie e con coste pescosissime ed sicuramente uno dei motivi per cui il governo marocchino

Acqua pubblica da reclamare


p FRANCeSCo meLe
on il referendum si cancellato il profitto dalla gestione dellacqua ma le istituzioni e i gestori non stanno rispettando la volont popolare. Facciamolo noi: cancelliamo il profitto dalla nostra bolletta dellacqua. questo in sostanza lobiettivo della campagna di obbedienza Civile lanciato dal Comitato Acqua Bene Comune dopo la vittoria nel referendum del giugno scorso. e il Comitato di Bologna e provincia si gi attivato nella fase operativa della campagna predisponendo diversi sportelli di supporto per coinvolgere ancora la cittadinanza. Recandosi agli sportelli - con lultima bolletta dellacqua completa - sar possibile avere a disposizione i moduli necessari per linvio dei reclami (scaricabili anche dal sito) e la necessaria assistenza nella loro compilazione e nella consegna a hera e allAgenzia regionale. Lintento quello di pagare le bollette dellacqua eliminando la quota relativa alla remunerazione del capitale e chiedere al gestore anche la restituzione della quota di profitto pagata da luglio 2011. Si potr presentare reclamo sia avendo un contratto diretto con hera che in situazioni di contratto unico condominiale attraverso una societ di lettura (L.I.R.A., LemCA, Lettura Contatori, eLCA eccetera). Il Comitato metter a disposizione anche leventuale assistenza legale per affrontare eventuali iniziative ritorsive di hera. Intanto, lo scorso 19 aprile stata effettuata la prima consegna di ricorsi/istanze di rimborso allo sportello hera di Bologna, che ha coinvolto circa quattrocento famiglie per un totale di cento reclami. Inoltre stata ufficialmente data notizia del ricorso al Tar dellemilia-Romagna contro le decisioni di Ato Bologna nella contestatissima delibera del 22 dicembre 2011 che aumentava le tariffe idriche e approvava una nuova convenzione con hera. Per conoscere tutti gli sportelli presenti sul territorio e avere maggiori informazioni sulla campagna: http://acquabenecomunebologna.wordpress.com/campagna-obbedienza-civile/, mail: referendumacqua.bo@gmail.com. (www.bandieragialla.it)

Un

non ha mai rinunciato al suo progetto di espansione territoriale. Nel video le interviste ad alcuni protagonisti della giornata: Stefano maruca (segretario Cgil emilia Romagna), marica guiducci (Presidenza Auser Nazionale), Antonio Panzeri (Presidente delegazione unione europea per le relazioni con i paesi del magreb), mohamed Sidati (ministro Responsabile dei Rapporti del Fronte Polisario con lunione europea), Lehbib mohamed. Per guardare il video: www. auseremiliaromagna.it/node/2326. (www.auserbologna.it)

mangiare tanto spenDenDo poCo: ma attenzione agli spreChi

Il quIntO alImentO
p FRANCeSCA BoNo e SoFIA PIzzo
sempre pi di moda, la formula all you can eat (tutto quello che riesci a mangiare) si sta diffondendo in tutta italia. nata negli usa, prevede un pasto a prezzo fisso e a buffet illimitato, bevande escluse. il successo confermato da una recente ricerca, presentata alla fiera sapore di rimini:. lall you can eat soddisfa per il rapporto qualit-prezzo, tanto che il 73% degli intervistati dichiara di voler ripetere lesperienza. a Bologna sembrerebbe una modalit a quasi esclusivo domino della cucina etnica. per ora si pu provare a un costo che si aggira intorno ai 19 euro nei ristoranti giapponesi miyako in via marsala e Kikko in via emilia levante, al ristorante indiano t mahal di via san Felice (solo di gioveaj d), e da Koko, in via Ferrarese, che propone una cucina di fusion estremo, dal cinese, al giapponese fino a quella tipica bolognese. ma in citt esiste anche un apprezzato precursore di questa tendenza, losteria Broccaindosso, che offre a un prezzo di circa 12 euro una carrellata infinita di antipasti o di dolci. in un momento storico in cui c giustamente molta attenzione riguardo agli sprechi la formula pu sembrare quasi immorale, forse per questo molti dei locali citati fanno pagare una specie di multa a chi non finisce quello che ha nel piatto. (www.communeating.com)

012345678910111213141516 La direttrice Jennifer Cole: Limportante non da dove vieni o chi sei, ma se hai qualcosa da dire o da mostrare

dalle stalle alle stelle


p CLAuDIo CANNISTR, DISegNI DI PAoLA SAPoRI

(canniclau@libero.it)

Arte senza dimora


A Nashville il museo cittadino ha dato spazio alle opere realizzate da una ventina di homeless
p ALAIN VeRDIAL
arte non ha dimora. quello che hanno pensato al metro Nashville Arts Commission gallery, il museo darte della citt statunitense di Nashville, che dal 20 gennaio fino al 2 marzo ha dato lopportunit al suo pubblico di ammirare opere darte appartenenti a una ventina di particolari artisti locali. grazie a questa mostra, gli homeless di Nashville hanno potuto rompere il loro isolamento ed esprimersi attraverso larte. Linnovativa esposizione, intitolata Project Arts Connect, stata organizzata dal museo in stretta collaborazione con associazioni no profit come The key Alliance, Room In The Inn, e The Contributor (editrice questultima di un omonimo giornale di strada simile al nostro Piazza grande). Lidea nata originariamente da The key Alliance, organizzazione che da anni impegnata nel sostegno alle comunit pi povere di Nashville. Lultima iniziativa stata la mostra di fotografie, quadri e sculture creati da circa venti persone che sono state o sono attualmente

Ariete

SITuAzIoNe INTRICATA. DoLCI INTeRmezzI PeR I NATI DAL 9 AL 13 APRILe

Bilancia

PeRIoDo NoN FACILe, NoNoSTANTe LAPPoggIo DI VeNeRe

Toro
r| una delle opere
in mosra

Scorpione

5 STeLLe PeR I NATI IN mAggIo. ReALIzzATe IN TemPI RAPIDI

VoLeTe FARe TRoPPe CoSe TuTTe INSIeme. ACCoNTeNTATeVI!

Gemelli

Sagittario

FAVoRI DI VeNeRe PeR I NATI FRA IL 9 e IL 15 gIugNo

VeNeRe e mARTe oSTILI: N DISTeNSIoNe N FACILI meTe

Cancro
stranieri. La mostra oltre che dare visibilit a questi artisti fino ad ora sconosciuti, servita per raccogliere fondi e donazioni per le sopracitate associazioni. Inoltre, le opere pi pregiate sono state vendute allasta ed il 100% dei guadagni stato destinato ai loro creatori, gli homeless di Nashville. Le parole di Jennifer Cole, direttrice del museo sintetizzano chiaramente quale sia stato lobiettivo di questa iniziativa: Limportante non da dove vieni o chi sei, ma se hai qualcosa da dire o da mostrare. (redazione@piazzagrande.it)

Capricorno

LA 3 DeCADe SFRuTI Le ChANCe oFFeRTe DA gIoVe IN ToRo

meRCuRIo, mARTe e gIoVe VI SoSTeNgoNo, ATTeNuANDo LAzIoNe DI SATuRNo e PLuToNe

senza fissa dimora. Persone come Anita Smith, una senza tetto che attraverso la sua opera where It All Started (dove tutto cominciato) ha voluto condividere e raccontare il suo passato, presente e futuro. Tutta la sua vita riassunta in una semplice fotografia dove compare soltanto il giornale di strada che lei vende ogni giorno, The Contributor, assieme a una piccola borsa, appoggiati entrambi sullorlo di una finestra. Project Arts Connect rimasta aperta al pubblico fino al 2 marzo ed ha accolto numerosi visitatori, sia del luogo sia

Leone

SIeTe TRoPPo eSIgeNTI! IL FASCINo AIuTA I NATI DAL 10 AL 15 AgoSTo

Acquario

Lo zoDIACo STA muTANDo A VoSTRo FAVoRe: PAzIeNTATe!

Vergine

mARe AgITATo PeR 1 e 2 DeCADe, VeNTo IN PoPPA PeR LA 3

Pesci

meSe CoSTRuTTIVo, mA SeRVoNo TATTo e DIPLomAzIA

Andrea Cremaschi Francesco Giomi Rumore bianco


Introduzione alla musica digitale

Secord Carroll Jones Seabright Dupr

Giovanni F. Bignami
Un lo rosso dal Big Bang alla vita

Darwin
Leredit del primo scienziato globale

I marziani siamo noi

Dario Bressanini OGM tra leggende e realt


Chi ha paura degli organismi geneticamente modicati?

Rino Rappuoli Lisa Vozza

I vaccini dellera globale


Come si progettano, da che cosa ci difendono, perch sono sicuri

Michelangelo Bisconti Le culture degli altri animali


Homo lunico sapiens?

Mark Haw Nel mondo di mezzo

Il moto browniano tra materia e vita

Peter Atkins Le regole del gioco


Come la termodinamica fa funzionare luniverso

CHIAVI DI LETTURA ZANICHELLI


due premi Galileo per la divulgazione scientica
A cura di Federico Tibone e Lisa Vozza

Collana

Lawrence Weinstein John A. Adam

Pi o meno quanto?

L arte di fare stime sul mondo

La storia delle idee e i conni della ricerca, per capire come la scienza e la tecnologia inuenzano il nostro modo di vivere e di pensare
Nicola Ludwig Gianbruno Guerrerio

Jill Rubalcaba Peter Robertshaw Gli antenati


Che cosa ci raccontano i pi antichi resti umani

David Acheson 1089 e altri numeri magici


Un viaggio sorprendente nella matematica

La scienza nel pallone


I segreti del calcio svelati con la sica

Nicola Armaroli Vincenzo Balzani Energia per lastronave Terra

Martin Gardner Dracula, Platone e Darwin


Giochi matematici e riessioni sul mondo

Nuova edizione aggiornata e ampliata


con gli scenari energetici per lItalia di domani

Ed Regis Cosa la vita?

Una nuova indagine nellera della biologia articiale

Vincitore del premio letterario

per la divulgazione scientica

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