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Guido Gozzano, nato a Torino nel 1883, è un poeta che si distacca dall'estetismo dannunziano per abbracciare una poetica più semplice e riflessiva, influenzata da autori come Arturo Graf e Francis Jammes. La sua opera principale, 'La via del rifugio', riflette un materialismo dionisiaco e un desiderio di fuga dalla modernità, trovando conforto nella poesia e nella nostalgia per il passato. Gozzano, afflitto da tubercolosi, morì nel 1916, lasciando un'eredità poetica che esplora la bellezza e la malinconia della vita quotidiana.
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248,
Sezione 4 » 1904-1918 ~ Il genio guastatori
Lo studente
svogliato
Il glovane dandy
Un borghese
di provincia
I posta
Il mal sottile
4.4 Guido Gozzano
4.4.1 Cenni biografici
Di famiglia benestante, Guido Gozzano nacque a Torino il 19 dicembre del 1883.
Entrambi i genitori crano originari di Aglié, nel basso Canavese, dove ayevano
ville e possedimenti un’appartata e ridente comice campagnola che avrebbe fatto
pitt volte capolino nei versi del poeta, Studente piuttosto svogliato, in seconda
ginnasio, al liceo Cavour di Torino, fu bocciato e dovette ripetere Panno, Nel
1904 si iserisse alla facolta di Giurispradenza, senza peraltro mai conseguire la
lauren
La vocazione poctica, manifestatasi assai precocemente in Gozzano, ebbe la
sua consacrazione ufficiale ne! 1903, con la pubblicazione delle prime liriche sul
«Venerdi della Contessa», un foglio biscttimanale che si stampava allora a Torino.
Sedotto, come tanti suoi coetanei, dalle pose di d’Annunzio, il giovane Gozzuno
si atteggid per qualche tempo 4 esteta dilettante, frequentando gli ambienti mon-
dani ¢ assaporando tutti i piaceri della vita. Accompagnato da questa fama di dan-
4y, comincid a introdursi anche nei ritrovi letterari della sua citta, stvingendo ami-
cizia, in particolare, con Carlo Vallini, Giulio Giunelli ¢ Carlo Chiaves, che
avrebbero dato vita, con lui ¢ intorno a lui, @ uno dei prineipali cenacoli letterari
dell’epoca: quello dei poeti crepuscolari,
Vinfatuazione dannunziana fu di breve durata: il pocta tardosimbolista Francis
Jammes ¢ i fiamminghi Maurice Maeterlinck, Georges Rodenbach ed Emile Ver~
hacren lo convertirono ben presto a ideali di vita pitt appartati e dimessi, di un
esausto romanticismo pieno di autoironia, Gozzano venne pereié assumendo il
profilo del borghese di provincia, chiuso nel suo “piecolo mondo antico”, rispet=
toso delle buone abitudini, pago delle cose semplici ¢ un po’ fuori moda.
Neuli anni seguenti, a riprova del credito immediatamente riscosso, molte li-
riche di Gozzano apparvero su giornali ¢ testate periodiche, Questa disseminazione
della firma ei fa eapire che il poeta, in contrasto con immagine appartata di sé
che volle accreditare eon i suoi versi, promosse in realta la propria fama con ocu-
Jatezza di un consumato impresaria di se stesso. Scrisse anche diverse flabe peril
«Corriere dei Piccoli e aleune sceneggiature ¢ didasealie per il cinema muto. Nel
1907 Veditore Streglio di Torino pubblico la sua prima raccolta diversi, La via
det rifugio. Il secondo libro poctieo, f colfogui, uscl invece nel 1911 a Milano
presso Treves, segno anche gueste della notoricta rapidamente conquistata. In-
compiuto rimase infine, nonostante le eure dell’autore, il poema Le furfalle, di cui
comparvero anticipazioni sulla «Grande Illustrazione» c sulla «Stampa».
Nel 1907 al poeta, che era stato sempre di salute cagionevole, venne diagno-
sticata una lesione polmonare all” apice destro, primo focolaio di quella tubercolosi
contzo la quale epli cere’ di combattere per un intero decennio, prima di arrendersi
per sempre, Gozzano si trovd cosi di punto in bianco eseluso dalla vita, costretto
a guardarla dall’esterno, Comineiarono i soggiorni in localitd marine e in monta-
gna, nella vana speranza che il cambiamento daria potesse rallentare i! deeorso,
della sua malattia, A questo scopo, trail febbraio e Maprile del 1912 Gozzano in.
traprese un viaggio in India La salute ne trasse searso giovamento, ma quei luoghi
cesotici gli ispirarono una serie di prose in forma epistolare, in parte anticipate sulla
«Stampa», che avrebbero visto la luce in volume solo dopo la sua morte, nel 1917,44 Guido Gozzano
249)
con il titolo Verso la cuna del mondo. Gozzano si spense, vitlima della tisi, il 9
agosto del 1916 a Torino.
4.4.2 La via del rifugio
Lindice della Via det rifugio conta 25 titoli, ma i testi in realta sono 30, perehé la
sezione [ sonctti del ritorno ne comprende 6. Parte dei componimenti era gia com-
parsa alla spicciolata su varie testale a partire dal 1905. La raceolta rappresenta
pero il frutto di una rigorosa selezione: Gozzano, infatti, preferi eseludere le prove
pili acerbe, quelle del suo apprendistato poetico, che accusavano in maniera piit
vistosa i debiti contratti con d°Annunzio, primo idolo della sua giovinezza. Tau-
tore della Via del rifugio & un poeta ancora in cerca di una sua cifra pienamente
originale, sempre bisogneso di appoggiarsi a qualche modello, ma che ha gid at-
traversato la maniera dannunziana, lasciandosela in buona parte alle spalle.
Per meglio emanciparsi da quell’idolo ingombrante, Gozzano trova degli an-
tidoti effieaci in due pocti decisamente ribelli alla eattedra dannunziana: Arturo
Graf (1848-1913), indiscusso maestro della gioventii letteraria torinese di inizio
secolo, ¢ il francese Francis Jammes, obbligato punto di riferimento per tutti i ere
puscolari, Di entrambi Gozzano assimila il rifiuto dello stile sublime, in favore di
una tendenza al linguaggio prosaico. Da Graf, poeta di indole abbastanza senten-
ziosa, egli apprende anche l’arte di esporre in versi piani e lievi un pensiero filo-
sofico, una coneczione del mondo ¢ della vita
La via del rifugio &, a suo modo, un libro filosofico; basta leggere il testo col-
locato in apertura, da cui fa raccolta prende il titolo. Gozzano, disteso supino su
un prato, scntendo fra le dita poste a cuscino sotto la testa «la forma del [sua] cra
nio», medita sul senso della vita e della morte e si interroga, rifacendo quasi il
verso a Leopardi, sulla «mole immensa di dolore che addensa / il Tempo nella
Spazio!». La vita, in conclusione, appare a Gozzano nient’aliro che «un gioco
/ degno di vituperion. A consolarlo della prossima morte, non viene in suo soc-
corso la fede religiosa. In diversi testi Gozzano si professa non credente ¢ aderisce,
invece, alla concezione materialistiea del eosmo. NelI"universale, incessante av-
vicendarsi di nascite c di morti non c’é lagica, non ¢"é intenzione provvidenziale,
non ¢’é disegno, Il mondo esiste per caso, perché non c"era alcuna necessiti che
si formasse, e I'uomo — come gia asseriva Leopardi ~ é un incidente di percorso,
un abuffo senza scopo / malnato protoplasma» (Nemesi).
Quello di Gozzano &, tuttavia, un materialismo dionisiaco, di sapore nietz-
schiano, Con la teoria dell'cterno ritorno, egli assimila, della filosofia di Nietzsche,
idea dell’ amor fati, dell’accettazione gioiosa del proprio e del comune destino.
Lautore comincia a dare il buon esempio nel sonetto La différenza, imparando da
un’«oca / gracidante alla riva del canale», serenamente ignara di essere destinata
a una tavola imbandita, «he la Morte non esiste: / solo si muore da che s’é pen-
sato». II guaio, per Puomo, é appunto questo: a differenza dell’oca, egli & proteso
verso il domani e dunque non pud fare a meno di pensare alla morte. Di qui il bi-
sogno, che sta al centro del prima libro poctico di Gozzano, di evadere. di imboc-
care — come recita il titolo — la “via del rifugio”.
Dove conduce questa “via? Lontano dagli altri, in primo luogo: Gozzano non
si tulla tra la folla, non cerca distrazione nella vita cittadina, «dove tronfieggia il
Un ribelle
alla cattedra
dannunziana
Due maestri:
Graf e Jammes
ro filosofice
Un materialismo
dionisiaco
La fuga dalla itt
modernita letter
Storia del
a250
Sezione 4 « 1904-1918 ~ Il ger
guastatori
II piacere di sognare
II rifugio nella poesia
La coscienza storica
di Gozzano
«Le buone cose
di pessimo gusto»
querulo / sciame dell’ Uman Genere» (Nemesi). Gli uomini che si urtano tra loro,
mossi dalla cupidigia e dagli sciocchi interessi, gli fanno tutti indistintamente una
gran pena, perché a mulla valgono i loro sforzi di fronte alla morte. TI pocta lascia,
perci, i tumulti della vita cittadina c si ritira in campagna, nella pace della villa
di famiglia, che fa da sfondo a molte poesic della raccolta. Beninteso, questa villa
in stato di quasi abbandono viene descritta da Gozzano come un ambiente, se non
tetro, certo non esuberunte di vita: «Un odor triste /€ nell’umile casa centenaria»
(/ soneuti del ritorno, 1), Ma il poeta ha bisogno di raccoglimento e tesse comunque
Velogio della vita cremitica, defilata. La villa lo pone, anzitutto, a contatto directo
con la natura ¢ Gozzano si lascia svagare volentieri dai tanti aspetti ameni del pae-
saggio, disposti da «Madre Terra buona» per illudere «fino all‘ultimo giorno i mo-
rituri'» (L’mgarmo)
Assccondando la pictosa illusione predisposta dalla natura, il pocta, dal canto
suo, si culla nel sogno, si abbandona alls fantasia, Significativamente, il libro si
apre con la «favola bella» di Madama Colombina, evocata dalla filastrocea sean-
dita dalle piceole nipoti (La via del rifuygio), ¢ si chiude, in maniera non meno em-
blematica, con l’insistita richiesta di poter sognare in pace (L'ultima rinunzia). In
questa prospettiva, il poeta accurezza, fra I'altro, il piacere regressive di risalire il
corso del tempo, ritrovando nei ricordi del proprio passato 0 nell’incontro con
qualche adolescente Jo slancio vitale e l’incanto perduto della fanciullezza, E em-
blematica, in tal senso, L'amica di nonaa Speranza: il pocta immagina la propria
nonna nel fiore degli anni, seduta al piano, mentre I’amica Carlotta intona con tra-
sporto romantico una «breve romanzay in cui, doles ¢ fiorita si schiude [...] di
mille promesse la vita».
Lamore per la poesia ¢ le cure formali che Gozzano le prodiga rientrano pie-
namente in questo programma di volontario autoinganno. In Nemesi ammissione
esplicita: «inganno la tristezza / con qualche bella favola / ...] / le gioie della
tavola // ¢ i libri dei poeti. Alla lettura e alla pratica versificatoria il poeta non
esita a riconoscere addirittura una funzione salutare (La medicina). Alla fine, la
“via del rifugio”, per Gozzano, é proprio la poesia, nella quale Pautore stempera
la malinconia di doversi presto accomiatare dalla vita, dandole persino una riso-
luzione estetica, una veste di composta armonia, Ladozione di forme chiuse, di
schemi metrici regolari, come il sonetto ~ il libro ne allinea ben venti, obbedisce
precisamente a questo intento rasserenante.
MWorigine della poesia di Gozzano sta la lucida percezione della svolta cru-
ciale cui cra giunta la civilta all’alba del nuovo sceolo, per effetto della moderniz-
zazione ¢ della nascita della socicta di massa. Gozzano non é né idolatra del mo-
demo né difensore a oltranza della tradizione: se da un lato rifiuta il mondo
frenetico, agitato ¢ chiassoso della metropoli futurista, operaia ¢ borghese, dal-
altro non si nasconde che i riti ei ritmi della vecchia societa ottocentesca erano
diventati irreversibilmente inattuali. II passato appare a Gozzano come un musco
delle cere: finto, lontano dalla vita,
Larredo ec altre suppellettli che popolano i suoi versi si portano addosso la
patina degli anni: stoffe lise ¢ stinte, fiori secchi, acquerelli «scialbi», il lampadario
«vetusto», armadio «eanforato», avvolti in una penombra di abbandono, su cui
pub depositarsi solo la polvere del tempo. In poesie come L'amica di nonna Spe-
ranza si affolla un vero campionario di oggetti démodés, di una foggia talmente44 Guido Gozzano
251
datata da risultare vagamente kitsch. Sono appunto «le buone cose di pessimo gu-
sto» di cui egli si fa divertito collezionista. Il decadentismo di Gozzano, a diffe-
renza di quello di d’Annunzio, non si sposa mai con Iestetismo, con il culto del-
Voggetto raffinato, prezioso, d’antiquariato: la sua chincaglicria ¢ solo fuori moda
cha tutta I’aria di provenire, semmai, da qualche negozietto di souvenir. Gozzano
& stato il poeta dell’ obsolescenza, che ha trasmesso, mediante ”allestimento di
ambienti affollati di oggetti vieti e desueti, non tanto lo seorrere del tempo —'as-
sillo del d’ Annunzio decadente -, quanto l'irreparabile fine di un mondo, travolto
dalla modernizzazione ¢ dalla civilti di massa.
4.4.3 | colloqui
Capolavoro poetico di Gozzano, J coflogui farono pubblicati a Milano dai fratelli
Treves nel 1911, Lopera raccoglie ventiquattro litiche, comprese Le due strade
Lamica di nonna Speranza, gid inserite nella Via del rifygio. In un primo momento
Gozzano aveva ipotizzato di intitolarc la raccolta Canti dell ‘attesa, ponendo Vac-
cento sulla situazione psicologica del soggetto, preparato all’appuntamento con
la morte. f collogui da invece maggiore importanza alla poetica, battendo sul re-
gistro intimo ¢ dimesso dei versi, assimilabile a quello di una conversazione tra
amici, piana e discorsiva, Non a caso, sono frequenti le parti dialogate e limpianto
spesso episodico, narrativo, da novelletta in rima, serve ulteriormente ad abbassare
il tono, fino al limite del prosastico
Teolloqui presentano, assai pitt del libro preeedente di Gozzano, una struttura.
unitaria, T testi infatti, sono raggruppati in tre sezioni tematicamente omogence,
di peso pressoché equivalente — If giavenile errore (nove liriche), Alle soglie (sette
liriche) e ff reduce (otto liriche) ~, che disegnano, in sequenza, una riconoscibile
parabola biografica e psicologica: dall’inseguimento dell’amore, poi rivelatosi va-
no per una congenita ariditi sentimentale del poeta, al pensiero della morte, che
si affaccia dopo che i mediei gli hanno diagnosticato la tisi, fino alla conquista di
tuna serenita interiore fatta di appartato distacco, ironia ¢ rassegnazione.
Nogli anni della sua prima giovinez7a, Gozzano aveva sognato per sé una vita
romanzesea, sperando di poter provare, un giorno, I"ebbrezza di una passione in-
tensa e travolgente. Ma le cose, per lui, come documentano le poesie allineate
nella prima sezione dei Collogui, erano andate diversamente, Passando in rassegna
le relazioni furtive c passoggere avute con le donne, il posta deve ammettere di
non essere mai stato veramente innamorato, I] grande amore romantico vagheg~
giato dal poeta si era rivelato un inganno letterario, una mistificazione, una men-
zogha.
1] tema romantico dell’amore congiunto in un nodo indissolubile alla morte
torna anche nella seconda sezione dei Collogui, in particolare in due componi-
menti di ispirazione scopertamente letteraria come Paolo e Virginia ¢ Liamica di
nonna Speranza, all origine dei quali stanno due celebri quanto tragiche storie
d'amore di un Settecento gia intriso di Romanticismo: rispettivamente Paolo e
Virginia (1787) di Bernardin de Saint-Pierre (1737-1814) e / dolor del giovane
Werther (1774) di Goethe. Tuttavia, Gozzano, rievocando le due storie infeliei, ne
sottolinea Pinverosimiglianza. In Paolo e Virginia tutto sapeva di messinscena,
fino alle ultime, melodrammatiche parole pronunciate da Paolo sul corpo senza
Il titolo
La struttura
poeratica
La prima menzogna:
il grande amore
La seconda
menzogna:
la “bella morte”
letteratura
Storia dell252
Sezione 4 = 1904-1918 — Il genio guastatori
Lunia veritas
la morte nella vita
reale
Un radicale
scetticismo.
Uironia
«Mi vergogno
diessere un poeta»
vita della sua amata, appena prima di esalare a sua volta l'ultimo respiro. Quella
di Paolo e Virginia sarebbe stata la “bella morte” di un’anima romantica, come
quella di Werther, suicida perché ineapace di sopportare che il suo amore per Char-
lotte non fosse corrisposto. Ma insinua Gozzano - certi amori c ecrte morti csi~
stono solo nei romanzi, ¢ i cuori infranti sono sepolti tra quelle pagine,
Al contrario di quelle letterarie, la morte che i dottori decretano a Gozzano
auscultandogli il petio € completamente priva di fascino, Non é senza significato
che ad aprire la seconda sezione siano i distici eponimi di Alle soglie, in cul il
pocta parla di visite mediche, di diagnosi e di esami radioscopici, La morte, nel
suo easo, & quella che opera i suoi effetti devastanti subdolamente, avanzando in
manicra impereettibile ogni giorno. Essa viene accolta, pereid, senza slanci ro-
mantici: non ha nulla di eroico nella visione di Gozzano, ma rientra nel naturale
ciclo della vita
Gozzano constata, dunque, rimpraticabiliti dell"ideale romantico, proteso ver-
so un amore sublime ¢ una morte eroiea che, alla prova dei fatti, si rivelano una
chimera, un inganno del cuore. Per diventare davvero sapienti, allora, bisogna ap-
prendere Tarte pitt difficile, quella che gid Gozzano aveva adombrato nella Via
det rifuugio: vivere, o sopray vivere, seca farsi pit illusioni, nella pace serena che
pud venire solo dall’isolamento, calando una visiera di disincanto davanti a tutto
© imparando a sorridere in primo luogo di se stessi e dei propri sogni, quando tor-
nassero a far capolino. E esattamente questo programma “residuale” di vita che il
poeta sviluppa nella terza e ultima sezione del libro, intitolata 17 reduce.
Cid che salva Gozzano dalla possibile disperazione & Vironia, TI poeta non si
ribella al proprio destino, non si straccia le vesti, si picga invece ai decreti ostili
della natura come la ginestra leopardiana. E intanto prende congedo dalle cose
terrene, diventate per lui ingodibili in quanto effimere come la sua salute. Gozzano
ha la sereniti del!’uomo che ha raggiunto la sapienza della vita e pud guardare al
mondo con il dovuto distacco, come dall"alto 0 da lontano. E appunto dalla con-
quista di un simile atteggiamento che seatta I’ironia: una facolta di sguardo bonatio
e disincantato, un modo tipicamente gozzaniano di osservare gli uomini e la stor
con tun mesto sortiso sulle labbra, commiscrandone, senza risentimento © senza
livori, in toni pacati, quasi con pudore, la vanitd degli sforzi e la meschinita delle
illusioni
Gozzano tiene a distinguere la vita, che é azione, lotta, conquista, dalla lette-
ratura, che & invece contemplazione, inerzia, sogno: due dimensioni che Ini sente
alternative, ineonciliabili. Gozzano si chiama fuori dalla mischia, preferendo I'csi
lio, il buen retiro nella villa di campagna, ai tumulti e ai contrasti della vita citta-
dina, Ma Ia sua scelta di campo é tutt’altro che pacifica: nella Signovina Felicita,
dopo aver detto tutto il male possibile del mondo, s sorpresa si dichiars pronto a
rinnegare «la fede letteraria / che fa la vita simile alla morte», preferendo alla sua
«vita sterile, di sogno», quella «ruvida conereta / del buon mereante inteso alla
monet. La conelusione ha il sapore amaro di un’abjura in piena regola: «meglio
andare sferzati dal bisogno, / ma vivere di vita! To mi vergogno, / si, mi
essere un poetal», Peraltro, la tentazione di una vita da cborghese onesto» affiora
anche in altri luaghi del libro ¢ significativamente proprio nei testi conclusivi,
quasi a voler confinare Pesperienza poetica, non meno di quella amorost, dentro
una stagione precisa e transitoria della vita, quella giovanile.4.4 Guido Gozzano 253
Quella del «borghese onesto» & solo una delle maschere che Gozzano volen- Autoritratti
tieri indossa, ¢ un ideale di vita che egli insegue a correitivo della sua inclinazione maschere
‘a Sognare, a nutrirsi di favole. Al’estremo opposto sta il tipo romantico dell’ croc
sublime, in cui autore si cala, per esempio nel finale della Signorina Felicita. La
scena dell’addio tra il pocta ¢ la giovane é resa con melodrammatica ironia: «ed
io fui 'uomo d’altri tempi, un buono / sentimentale giovine romantico...», cui se-
gue, immediata, la sconfessione, l'ammissione di avere solo recitato una parte:
‘«Quello che fingo d’essere € non sono!» I poeta ama mettersi in posa, costruire
un’immagine stilizzata di s6, salvo poi smentirla
‘Tra tutte le figure in cui Gozzano cerca di oggettivarsi, la pid fortunata e rias-
suntiva é certo quella dell’«esteta gelido» che ha abbandonato la lotta e le relazioni
mondane esifiandosi volontariamente nella “villa”, Questa proiezione culmina in
Toto Merimeni, lirica posta ad apertura della sezione 1! reduce. Toto resta il pit
accreditato alter ego del poeta, immagine suprema in cui l'autore dei Collogui
ha voluto consegnarsi ai lettori: vinto da «un lento male indomo», che «inaridi le
fonti prime del sentimenton.
Come si legge in Tord Meriimeni, la poesia & quel che resta dell’animo giova-
nile di Gozzano, un germe romantico che neppure «l’analisi ¢ il sofisma» sono
riusciti a distruggere. Ma come si concilia questo germe con il disincanto di chi
non presta piti fede agli ideali? Di Tot Merimeni si dice che «alterna lindagine
ela rimay, due attiviti in stretto dialogo tra loro: la meditazione sfocia nella poesia,
i versi traggono la loro linfa vitale dal pensicro, esprimono le conclusioni cui ess0
é giunto, facendole sbocciare come tanti «vividi fiori», belli a vedersi c profumati.
11 fascino che emana da loro e che consola di tutto, anche della morte, deriva ap-
punto dallo splendore rasserenante della forma, in cui il riso amaro del filosofo si
scioglie, come piaceva a Nietesche, in accettazione del proprio destino. Ecco per-
ché anche il Gozzano dei Colfoqui si conferma metricista assai abile ¢ rigoros
Javorando esclusivamente sulle forme chiuse: dalla terzina dantesca al sonetto,
dalla quartina alla sesta rima, dalla canzone ai distiei di versi dappi con rima in-
terna ¢ inerociata.
Liironia e il distaceo tolgono in parten7a, alla poesia di Gozzano, ogni effusione
lirica come ogni alta cloquenza. Liautore rifugge dal pathos, seda i sentimenti, evita
con ogni cura di mettere in scena un io eroico e sublime non meno che uno com-
‘mosso ¢ angoseiato. Con atto consapevole priva i suoi versi di afflato romantico,
smorzando i toni. Non si pensi, con questo, a un pocta debole sul piano del gusto
¢ del mesticre: al contrario, abbiamo a che fare con un grande virtuoso della scrit-
tura poetica, dotato di una tecnica raffinatissima, ravvisabile nelle soluzioni metri-
che adottate, ¢ di una non comune memoria lettcraria. 1 suoi versi sono fittamente
tramati di a autori canonici — Dante, Petrarca, Tasso, Leopardi, Carducci,
Pascoli e d’ Annunzio ~e di riprese pit peregrine dai maestri della poesia simbolista
© fiamminga. Ma con questi materiali di riporto Gezzano otticne risultati sempre
sorprendentemente originali, con effetti parodisti onfronti delle opere eitate.
Allo stesso modo, si dimostra non poco audace ¢ innovativo nella scelta delle rime,
proponendone, a seconda dei casi, di facili o addirittura di sciatte, ma anche di as-
‘solutamente inconsuete, di puro suono, tra due lingue diverse, come «Nietzsche»
con «camicie» 0 «yacht» con «cocottes», oppure stridenti dal punto di vista seman-
tico, per il diverso ambito e registro dei due termini abbinati,
Totd Merimeni
‘«Pochi giochi di
sillaba e di rima>
II virtuoso
delfantisublime
Coordinate della modernita letteraria
g
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