Il mistero del faro abbandonato – Parte 4
Elena fissava l’immagine della creatura marina, terrorizzata e affascinata allo stesso
tempo. Le sue forme erano vaghe, come fatte di nebbia viva: tentacoli lunghi come navi,
occhi che sembravano stelle spente, e un respiro che faceva tremare la vasca.
Poi, l’immagine svanì.
“Quello è il Custode Sommerso,” spiegò Marco dal riflesso. “Fu imprigionato secoli fa
dai primi guardiani del faro. Ma ogni volta che qualcuno entra qui… si sveglia un po’ di
più.”
Elena chiuse il diario tra le mani. Una delle ultime pagine conteneva un disegno del faro
con un simbolo inciso sulla cima: una stella a otto punte.
“È il cuore del faro?” chiese Elena.
“Sì,” rispose Marco. “Devi salire fino alla lanterna, trovare la pietra con quel simbolo e
spezzarla. Ma non sei sola. Il faro… reagirà.”
Quando risalì dalle cripte, la notte era scesa su Porto Silenzioso. Il cielo era coperto di
nuvole nere e il mare si agitava con onde altissime, come se qualcosa sotto la superficie
si stesse muovendo.
Elena salì i 136 gradini del faro, fino alla lanterna.
Lì, nel centro del pavimento, c’era la pietra con la stella incisa. Ma proprio mentre si
chinava per colpirla con una barra di ferro trovata lungo la scala, le luci si spensero.
Tutto divenne silenzio.
Un sussurro si levò dal vento:
“Troppo tardi.”
Dalle finestre, Elena vide l’acqua del mare ritirarsi bruscamente… come prima di uno
tsunami. Ma non era un’onda in arrivo: era qualcosa che si sollevava dalle profondità.
Una forma gigantesca, simile a quella vista nella visione, si stava sollevando nel buio,
con occhi che brillavano come fari spenti.
Elena aveva solo pochi secondi per decidere: fuggire… o colpire la pietra e rischiare
tutto.
Prese un respiro. Alzò la barra.
E colpì.