Il mistero del faro abbandonato – Parte 3
La voce sembrava provenire da ogni direzione, come se le pareti stesse la stessero
sussurrando. Elena si voltò di scatto, ma non vide nessuno. Solo la torcia, che ora
tremolava in modo innaturale, come disturbata da una presenza invisibile.
“Chi sei?” gridò, cercando di mantenere la calma.
Silenzio.
Poi, lentamente, la porta di ferro davanti a lei cominciò ad aprirsi da sola, con un gemito
metallico che riecheggiò nella cripta. Dietro la porta, una scala di pietra scendeva
ancora più in basso, verso il cuore della scogliera.
Elena scese.
La scala conduceva a una camera circolare scolpita nella roccia. Al centro vi era una
vasca piena d’acqua marina, perfettamente immobile, come se il tempo stesso si fosse
fermato. Attorno, sei statue in pietra rappresentavano figure umane con occhi chiusi e
mani tese verso la vasca.
Elena si avvicinò all’acqua e vide il proprio riflesso... ma non era da sola. Un volto
sconosciuto appariva accanto al suo: un uomo giovane, con occhi neri e profondi,
vestito da marinaio del secolo scorso.
“Mi chiamo Marco,” disse il riflesso. “Sono intrappolato qui da trent’anni. E ora che hai
aperto la porta... anche tu rischi lo stesso destino.”
Elena arretrò, ma le statue cominciarono a muoversi. Lentamente, alzarono le braccia e
puntarono verso di lei. Un vento gelido soffiò dalla vasca, e la voce di Marco continuò:
“Solo chi trova il cuore del faro può spezzare la maledizione. Ma per farlo, dovrai
affrontare ciò che vive sotto il mare…”
All’improvviso, l’acqua della vasca si agitò violentemente, e una colonna d’acqua salì
verso il soffitto, mostrando un’immagine: una creatura gigantesca, fatta di nebbia e
ombra, che dormiva tra le rovine di un tempio sommerso.
Elena capì: il mistero non era solo nel faro... ma in ciò che esso custodiva da secoli.