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NUMERO DEL 21/4/2009

Editoriale EXPO. LUCIO STANCA SIGNORE DEL DUCATO DI MILANO L.B.G. Gioved scorso il sindaco Letizia Moratti nel suo intervento in Consiglio comunale ha dedicato poche parole alla nomina di Lucio Stanca ad amministratore delegato di Soge, la societ che gestir tutte le attivit legate allExpo: poche parole pronunciate senza entusiasmo, un atto formale dovuto al vassallo di Berlusconi mandato a governare il ducato di Milano dopo le turbolenze della nobilt locale incapace di trovare da sola un accordo. Arriva il nuovo padrone dei destini della citt. Tutti vorremmo lExpo come panacea dei mali di Milano, per far percorre anche a lei il cammino virtuoso di altre citt toccate dalla bacchetta magica delle esposizioni universali: la soluzione straordinaria di problemi ordinari, senza crearne altri. Lucio Stanca in ogni caso non ne ha fatto mistero: lui del suo operato risponder a Berlusconi, lunto del signore in virt dei sondaggi che gli garantiscono imperitura maggioranza. Non dunque un uomo sopra le parti ma un uomo invece delle parti. Ma cos sbagliata la scelta di Lucio Stanca? Abuser anchio della frase dobbligo: luci e ombre. Cominciamo dalle luci per non immalinconirci subito. Se Stanca chiuder la fase delle guerre intestine, e il suo potere pare sufficiente, forse il destino dellExpo sar meno precario ma temo che il fuoco continuer a covare sotto la cenere. Il ridimensionamento della Moratti voluto sia dalla Lega sia da una parte di Forza Italia, solo un pezzo della finzione che si chiama Partito della libert, non ha sopito certo le lotte tra Comunione e Liberazione alias Compagnia delle Opere e gli altri partners di governo: quando litigano sulle questioni di principio fanno forse sul serio ma quando si tratta di distribuire soldi il potere reale allora s che non scherzano. Ancora una luce, forse. Stanca un manager e, ammesso di essere daccordo sul fatto che Expo sia unoperazione prevalentemente manageriale, il suo background di tutto rispetto: cresciuto alla scuola di Ennio Presutti, che lha preceduto alla presidenza di IBM Italia, circondato da una solida reputazione internazionale e quindi da autorevolezza. Ma qui siamo nel pieno assurdo della politica italiana e anche mondiale: imprenditori e manager sono diventati la classe politica dominante; la vittoria definitiva? - del governo come comitato daffari. Modello in crisi, come vediamo oggi soffrendo, ma con una capacit di autodifesa di casta garantita dalla potenza del denaro personale. C poco da stare allegri ma non gettiamo la spugna, perch dallaltra parte delloceano le cose sembra abbiano preso una direzione che ci piace di pi e non detto che, come sempre in ritardo, ci si arrivi anche noi. Non siamo sempre allinseguimento del modello americano? Veniamo alle ombre: tutte quelle del berlusconismo, la voglia di potere per il potere, il disprezzo dellopposizione e lincomprensione per il suo ruolo. La cultura della democrazia come dialettica tra maggioranza e minoranza, tra governo e opposizione, qualcosa di naturalmente estraneo alla cultura manageriale, anche quella pi attenta al ruolo sociale dimpresa. Il manager quando parla di maggioranza pensa alle assemblee di azionisti dove si governa senza alcun bisogno di trovare accordi con la minoranza alla quale non resta che la difesa del codice civile e qualche volta penale e dove i tribunali dirimono i conflitti. Per lExpo le cose non stanno cos: piaccia o non piaccia esistono istituzioni della societ civile e del Paese che, almeno per ora, non possono esser travolte. Esitono ancora leggi e regolamenti, esistono strumenti urbanistici che non possono essere cancellati, esistono in particolare nellambito dei lavori pubblici e di spesa dello Stato norme europee che hanno spesso salvato il nostro Paese dal peggio e dallarroganza del potere economico. Questo il terreno sul quale dovr muoversi il consigliere delegato di Soge. Lombra finale ma non lultima: le sue truppe. Il signore del Ducato scende in campo per vincere una guerra contro il tempo con al seguito un esercito di tartarughe: una burocrazia e un apparato tecnico pubblico imbolsito da anni di disaffezione e disattenzione nei suoi confronti e di strumentalizzazione da parte della classe politica. Al riguardo fa ridere la cura Brunetta, luomo politico che ha rubato il posto di ministro proprio a Lucio Stanca: comunque non basta far lavorare, bisogna saper lavorare e non lo simpara dalloggi al domani. Lesercito di tartarughe sembra essere il suo peggior nemico, non lopposizione della societ civile o il comitatismo che la Giunta milanese addita come ostacolo al progresso e dunque allExpo; proprio con questa parte della citt che conviene invece aprire un dialogo e in ogni caso non cercare la scorciatoia della campagna acquisti: tanto non c trippa per tutti.

Ambiente e scienza IO, ARCHITETTO PENTITO. Emilio Battisti Gli architetti e i progettisti tutti, a fronte delle gravi emergenze che stanno investendo il nostro pianeta e in misura ancora pi acuta il nostro paese, devono decidersi a fare una riflessione di portata generale per convertire radicalmente il proprio approccio alla progettazione e sviluppare un linguaggio architettonico in grado di interpretare, assumere e applicare i principi della sostenibilit. Quando dichiaro di essere un architetto pentito voglio esprimere proprio questo mio rinnovato atteggiamento, consistente nel fatto che ogni volta che traccio una linea su un foglio e sullo schermo del mio computer, mi interrogo sui danni che sto provocando e su come quella stessa linea dovrebbe invece essere tracciata per minimizzarli o, meglio ancora, per fornire alledificio che progetto e allambiente nel suo complesso risorse a favore della sostenibilit. Quindi il mio pentimento non affatto un atto di rinuncia, ma un impegno sempre pi determinato a esercitare una progettazione consapevole e responsabile. Faccio questa precisazione perch sono costretto a constatare nellatteggiamento di molti colleghi una superficialit e un opportunismo che non lascia presagire alcunch di buono. Infatti parlano tutti di ecosostenibilit e risparmio energetico, ma nella maggior parte dei casi le soluzioni progettuali si risolvono semplicemente nellaggiunta di volta in volta di materiali isolanti, collettori solari termici o fotovoltaici, pompe di calore, pannelli radianti, sonde geotermiche e altre tecnologie che consentono una maggiore efficienza energetica degli impianti e dei singoli componenti, in genere applicati a edifici del tutto banali, senza investire direttamente la concezione tipologica, le caratteristiche insediative dellintervento n tanto meno la loro forma, che invece sempre pi caratterizzata da stravaganze e leziosit formali. Ma anche committenti e politici hanno grandi responsabilit, perch non sono ancora sufficientemente lungimiranti, sensibili alle istanze ambientali e capaci di comprendere il valore, anche in termini di ritorno degli investimenti in qualit ambientale, efficienza energetica e convenienza economica nel medio termine. Le stesse cooperative edilizie, rosse o bianche che siano, svolgono ormai sostanzialmente una attivit di carattere speculativo, avendo totalmente rinunciato alla funzione sociale che ha prodotto in passato i pi significativi esempi di edilizia pubblica. Tutte comprese dalla loro attivit imprenditoriale, sono sorde a qualunque proposta innovativa, tanto meno se orientata a offrire interventi edilizi a propriet indivisa, i cui alloggi non possano essere immediatamente posti sul mercato immobiliare ma essere invece affittati. Assieme ad alcuni colleghi del Politecnico e con la collaborazione dellENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, lEnergia e lAmbiente) mi sono impegnato, fin da quando di ecosostenibilit neppure si parlava, a studiare appropriate tipologie abitative con una adeguata dotazione di attrezzature e spazi collettivi, conformate in modo tale da integrare nel proprio organismo i pi avanzati sistemi attivi e passivi di utilizzazione delle fonti rinnovabili e di risparmio energetico, per ottenere prestazioni da Zero Energy Building, oltre a garantire, per le loro intrinseche caratteristiche costruttive, grande affidabilit antisismica e antincendio. Il progetto, che si pu vedere nel sito www.emiliobattisti.com, si avvalso della collaborazione scientifica di alcuni dipartimenti di ricerca del Politecnico di Milano e della University of the Western Australia, ed stato sviluppato in versioni distinte, come residenza in base agli standard abitativi delledilizia pubblica e come pensionato universitario per ospitare gli studenti delle universit milanesi, secondo la normativa della legge 338/2000 per il finanziamento di queste strutture. Ebbene, per quanto impegno si sia posto nel far conoscere i nostri progetti presso le cooperative rosse e bianche, avendo sollecitato o avuto incontri con i loro presidenti, ma anche con Assimpredil e ANCE, con la Fondazione Housing Sociale della Cariplo, con gli assessori alla casa e allurbanistica del Comune di Milano e al piano casa della Provincia, e ancora con imprese e immobiliari quali Bastogi ed EuroMilano, che comprende al suo interno in un virtuoso connubio Esselunga, Banca Intesa e Legacoop; ma anche nel settore delle recenti iniziative di cohousing non si potuto ottenere altro che qualche complimento per linteressante lavoro svolto.

Ma ci si spinti anche a Reggio Emilia, in quello che sempre stato considerato il paradiso delledilizia pubblica, dove abbiamo riscosso anche i complimenti del presidente dellACER, la locale agenzia per la casa, e la garbata rinuncia a impegnarsi da parte di UNIECO, grande societ cooperativa emiliana che opera a scala nazionale. In molti di questi incontri si avuta la netta sensazione, se non la prova concreta, dellesistenza di una cupola che a Milano governa tutte le iniziative imprenditoriali e che le ripartisce e assegna in funzione dalle appartenenze politiche sulla base di un manuale Cencelli delledilizia. E ci si manifesta nelle risposte elusive, nel ricorrente scaricabarile, nelle allusioni neppure troppo velate che se non si del giro non ci sono possibilit e, nei casi in cui s creata maggior confidenza, nel suggerimento di condividere il progetto con qualche collega ben introdotto presso la Compagnia delle Opere. In questa situazione non credo proprio che ci siano reali prospettive di sviluppo per una Milano sostenibile, n tanto meno spazio per dare senso e esito al mio pentimento di architetto.

Approfondimenti CARTOLINE DALLEXPO Walter Marossi

Le esposizioni internazionali hanno utilizzato molteplici strumenti di comunicazione per diffondere notizia dellevento; manifesti, brochure, libri etc. Tuttavia lo strumento principe per il suo basso costo, per la possibilit di raggiungere qualsiasi paese, per la semplicit del messaggio, per lutile che portava alle casse degli organizzatori, fu la cartolina. Lorigine della cartolina postale pu essere rinviata a tempi antichissimi, dalle tavolette di argilla ai bigliettini in uso ai tempi di Luigi XIII, alle carte da gioco utilizzate come supporto per i messaggi, alluso di lasciare su un cartoncino stampato e decorato dei complimenti o degli auguri diffuso in tutta Europa nel 700. In realt per la sua nascita ha una data precisa: L1 ottobre 1869 le poste austriache emettono la prima cartolina postale. Al 1870 risale la nascita della cartolina illustrata: nel novembre dello stesso anno, in occasione dello scoppio della guerra franco-prussiana, si accampano nel campo militare di Conlie nelle vicinanze di Sill-leGuillaume, 40000 soldati della 1 armata di Bretagna, la truppa gode della franchigia postale. Terminate le scorte di carta da lettera un cartolaio e libraio Lon Besnardeau (1829-1914), taglia in rettangoli di 6 cm per 9 cm le copertine dei quaderni i cui fogli erano stati venduti singolarmente, e fa stampare, sulla faccia destinata allindirizzo immagini a soggetto militare (bandiere incrociate, fucili, tamburi, cannoni), accompagnate da scritte di carattere patriottico. Nel 1889 una cartolina di Leon Charles Libonis che rappresenta la Tour Eiffel viene venduta in oltre 300000 esemplari durante lExposition Universelle, la carta pu essere timbrata ai diversi livelli della torre. La prima cartolina illustrata italiana creata nel 1896 in occasione delle nozze del principe Savoia di Napoli con la principessa Elena di Montenegro e riporta sul fronte gli stemmi italo-montenegrini. Fino al 1891 le immagini riprodotte sulle cartoline sono disegni. E il marsigliese Dominique Piazza a sperimentare la prima cartolina fotografica e lidea incontra immediatamente un grande successo. Negli Stati Uniti, durante la Worlds Columbian Exposition di Chicago, aperta il 1 gennaio 1893, messa in vendita una serie di dieci cartoline con immagini dellEsposizione. Nel 1897 a Vienna compaiono le prime cartoline illustrate da artisti. Nel 1898 Bergeret, uno dei pi famosi editori di cartoline postali francesi, apre il suo atelier; due anni dopo la sua produzione di 30 milioni di cartoline. Dal 1900 al 1930 si calcola che la fabbrica ha prodotto 3 miliardi di cartoline. Il periodo doro della cartolina va dal 1900 al 1914 quando i fotografi sposano questo strumento per far conoscere la propria arte, documentando cos per le masse un mondo che oggi non esiste pi. Si calcola che nella sola Francia in 10 anni vengono prodotti pi di 4 milioni di clich. Il fotografo inoltre raramente si sposta per pi di 50 km e quindi la produzione acquista un valore di documentazione regionale.

In questo sviluppo del mercato della cartolina il sesso gioca un ruolo importante. Le donnine riprodotte in modo provocatorio (ovviamente non paragonabile ai calendari odierni) danno un contributo fondamentale allincremento della produzione. Per tutto il 900 vi anche una produzione esplicitamente pornografica, esportata in tutto il mondo, che ha come capitale indiscussa Parigi, e la cartolina os d vita a un vero proprio genere. Le produzioni sono ormai le pi varie: dalle cartoline dei mestieri a quelle paesaggistiche da quelle celebrative a quelle di personaggi. Non mancano casi curiosi come le cartoline mortuarie. Lo sviluppo del turismo determina il grande successo della cartolina. Chi visita nuovi luoghi vuole inviare testimonianza del viaggio e ogni pi sperduta localit vuole la propria cartolina a fini promozionali. Secondo Georges Duhamel: Linvention de la carte postale a plus fait pour le tourisme que celle des chemins de fer; probabilmente eccessivo, certamente la diffusione della cartolina favorita dalla tariffa agevolata di cui godeva in tutti i paesi. La grande guerra provoca un grande sviluppo nella produzione e nelluso della cartolina: in Italia cos come negli altri paesi belligeranti per ragioni di censura vengono proibiti i messaggi chiusi dal fronte ed quindi obbligatorio utilizzare la cartolina postale. Inoltre centinaia di migliaia di militi molti dei quali analfabeti che non hanno mai sentito il bisogno di spedire cartoline si trovano nella condizione obbligata di comunicare con questo mezzo alle famiglie e viceversa. La cartolina dal fronte una necessit che sinserisce per in una tradizione: proprio le celebrazioni delle glorie militari reggimentali aveva ormai da tempo dato vita a una considerevole produzione. Gli editori italiani sono molti, tra i pi importanti ricordiamo: i Fratelli Stoppani (in Galleria Vittorio Emanuele a Milano) che nel 1899 pubblicano Il Raccoglitore di cartoline illustrate rivista quindicinale per collezionisti e che vantano un ricco catalogo tra cui probabilmente le prime cartoline musicali legate alla stagione della Scala; le officine Ricordi specializzate ovviamente in musica, che iniziano lattivit nel 1808 a Milano, dal 1897 editori di cartoline che nel solo 1910 hanno stampato 50 milioni di pezzi; Vittorio Boeri di Roma che si specializza nelle cartoline di regime (dopo aver vinto una causa sul copyright dellimmagine del Duce). Nel primo dopoguerra la cartolina entra nelluso comune, anche se perde il suo valore di documentazione a favore della stampa che a partire dal 1910 ha introdotto la fotografia nella sua impaginazione. Le quattro cartoline Rendez-vous dimanche 6 fevrier 1916 1h 3/4 de l'aprs-midi che Duchamp invia a Mr. y Mrs. Walter C. Arenberg, nelle quali Duchamp spiega che questo testo il risultato di unelaborazione di varie settimane segnano probabilmente lingresso della cartolina postale nel mondo dellarte. Pochi anni dopo Kurt Schwitters pubblica da Paul Steegemann 8 Merzbilder, 2 Merzplastiken e una con il suo ritratto. Altri artisti famosi creano soggetti espressamente previsti per la cartolina da Kokoschka a Schiele per arrivare a Dal (famose le cartoline del surrealismo) e a molti protagonisti della pop art. Tuttavia la maggior parte delle cartoline artistiche sono trasposizioni da altri supporti o pi banalmente fotografie. In genere i pi famosi illustratori di cartoline non hanno analogo successo in campo artistico. Un discorso a parte meritano i futuristi: con la fondazione del Movimento Futurista la cartolina artistica prende particolare slancio in Italia. In una prima fase essa rappresenta il veicolo della propaganda interventista didee politiche legate allo scoppio della prima guerra mondiale. Ma a monte dellinterventismo nelloriginaria concezione di Marinetti, la guerra identificata come igiene del mondo, non che la manifestazione di una vitalit compressa che ha bisogno di affermare se stessa contro linerte resistenza delle forze borghesi conservatrici. Le prime cartoline datate 1914-1915 sono composizioni grafiche, semplici suddivisioni di spazi in linee, giocate sui tre colori nazionali dove predilige la campitura rossa, simbolo di forza e rivoluzione. Lesempio pi eclatante rappresentato da quella con La bandiera futurista: un tricolore modificato in modo tale che il Rosso invade e accende il verde e il Bianco passatisti, e sul rosso straripante inscritto il motto marciare non marcire, slogan di richiamo nella strategia bellicista di questi anni. La cartolina nel Futurismo rappresenta non solo un tramite propagandistico ma anche un modello di quello che il fulcro del pensiero marinettiano: larte come vita, proposta che rovescia arditamente lassunto decadentista della vita come arte. Essa , infatti, ritenuta idonea a operare la trasposizione dellarte nel quotidiano, entrando spregiudicatamente in tutte le case, passando di mano in mano, trasformandosi in una sorta di cruciverba-parolibero con le cartoline modello Cangiullo. Accanto a Cangiullo, in questaspetto dadaista, si affianca in questi anni Giacomo Balla impegnato nella creazione di cartoline originalissime quali collage, onomatopee disegnate, motivi futuristi che aprono la strada a una comunicazione postale di tipo artistico.

Dopo gli anni dellesaltazione bellica, possibile intravedere un certo ripensamento rispetto a indiscusse asserzioni precedenti che si trasforma in una sorta dinteriorizzazione del presente o ricerca di una dimensione nuova, cosmica, spaziale che porta in se desideri di fuga dal contingente. Sono gli anni 30 dellAereopittura che vedono impegnato Tato in libere creazioni di aerei che galleggiano in enormi e indeterminati sfondi di blu e azzurro, in una fusione cromatica di paesaggio-cielo e atmosfera-materia. Sono anche gli anni della rappresentazione ludica di Depero, grafico e pubblicitario per il colosso italiano Campari che risente dellinfluenza cubista doltralpe ma che la vivacizza a tal punto da far sembrare linterno di un bar un circo. Con lascesa della dittatura mussoliniana, la cultura fascista azzera i margini per dispute, contestazioni e sperimentazioni. Un accresciuto controllo da parte del regime esercitato sulla stampa di libri, immagini e soprattutto cartoline, veicolo propagandistico particolarmente efficace, attraverso lintroduzione dei temi prescelti dal regime. La cartolina artistica viene cos sostituita da quella prettamente politica e fascista. Il fatto di viaggiare senza busta e quindi di passare di mano in mano rende la cartolina uno strumento di propaganda pressoch perfetto. La pubblicit fa la sua comparsa in Italia con lautorizzazione data dalle poste a inserire brevi messaggi promozionali sulla cartolina postale. In Francia la prima cartolina pubblicitaria di cui si ha notizia del 1873. Con luso della cartolina illustrata le aziende commissionano svariate serie di cartoline pubblicitarie, negli USA la produzione gi copiosa prima del 1900. Il primo uso politico probabilmente quello delle cartoline militari reggimentali. In Italia il 19 settembre 1895 viene emessa la prima cartolina postale ufficiale con illustrazioni, commemorativa del XXV anniversario della liberazione di Roma. I socialisti ed anche gli anarchici utilizzano la cartolina innanzitutto per celebrare le immagini dei leader pi prestigiosi poi per celebrare avvenimenti e congressi e solo per ultimo come strumento pubblicitario vero e proprio. Le cartoline pi significative sono quelle stampate in occasione dei congressi di partito, famosa quella del 1904 realizzata da Mataloni, nella quale laltoforno si sposa con un contesto jugend. Ai socialisti si deve anche il primo uso elettorale della cartolina: per le elezioni del 1900 viene prodotta una cartolina con al centro lurna con a destra gli elettori socialisti e a sinistra i borghesi. Unaltra cartolina riproduce invece le immagini dei candidati socialisti che a semicerchio sovrastavano unurna. I simboli pi ricorrenti nelle cartoline socialiste di inizio secolo sono la stretta di mano e il sole nascente. Molte cartoline riportano poesie e inni, in questo imitando la copiosa produzione degli editori musicali. Leditore delle cartoline socialiste era spesso locale. Tra quelli a diffusione nazionale si ricorda Nerbini di Firenze. I socialisti fecero un grande uso della fotografia cartolinizzata per celebrare manifestazioni come il primo maggio, congressi grandi e piccoli, ma anche per diffondere le immagini di repressioni e scontri. Probabilmente il primo esempio in questo senso sono le immagini della repressione del 1898 a Milano e dei processi seguenti. Luso della cartolina per campagne specifiche ha inizio probabilmente in Francia quando tra il 1898 e il 1901 furono editati pi di 1000 soggetti relativi a Dreyfuss. Sar il fascismo a introdurre stabilmente la cartolina nella comunicazione politica solo per le cartoline raffiguranti il Duce ne vennero stampate tra gli 8 e i 30 milioni di pezzi, cifra considerevole ma non enorme se si considera che nel ventennio furono stampati complessivamente oltre 10 miliardi di pezzi delle varie tematiche. Il numero di soggetti duceschi oscilla tra 2000 e 2500. Un cronista dellepoca scrive Quanto alle cartoline postalisi vede il capo del governo in tutti gli abbigliamenti e in tutte le pose, in redingote, in uniforme, vestito da yachtman, da aviatore, da cavallerizzo, con la feluca in testa, con stivali a risvolto, al volante di una macchina sportiva, mentre salta ostacoli, parla alla folla, trebbia il grano, rimbosca la Calabria, saluta romanamente, assaggia il rancio dei bersaglieri, doma le belve, marcia su Roma (H. Beraud, Ce que je vu a Rome, 1929). Ma non solo limmagine di Mussolini oggetto di una larga produzione di cartoline nel ventennio tutto il sistema organizzativo e associativo fascista stampa cartoline. In generale la produzione fascista spazia dalla cartolina commemorativa a quella martirologica a quella satirica coprendo tutti i possibili settori.

La repubblica di Sal d vita anchessa ad una significativa produzione. Qui la cartolina spesso riproduzione di un manifesto, ha una valenza nettamente propagandistica: il tema dellalleanza tra comunisti e capitalisti, ebrei e massoni, liconografia del nero americano violentatore di donne e distruttore di monumenti la fanno da padroni. Manifesti e cartoline vogliono convincere che i liberatori sono in realt dei distruttori e degli assassini (in questo senso viene usata la fotografia con immagini di distruzioni che normalmente evidenziano lincapacit di difendere il proprio territorio) mentre i repubblicani e i loro alleati nazisti sono difensori della civilt cristiana contro i neri invasori. Se nel primo dopoguerra la cartolina era entrata nelluso comune perdendo peraltro il suo valore di documentazione a favore della stampa, che a partire dal 1910 ha introdotto la fotografia nella sua impaginazione, la sua fortuna non declina nel secondo dopoguerra ma si trasforma la produzione. Ormai rari gli sperimentalismi e linnovazione piuttosto la cartolina turistica e doccasione a riempire la produzione cosicch il termine cartolina assume permanentemente il significato negativo di semplicistico. La produzione degli anni 60 e 70 fondamentalmente una produzione legata al turismo che ha assunto dimensioni di massa come mai in passato; scrive Carlo Arturo Quintavalle: un modello della comunicazione di massa che trover in altri strumenti il suo fulcro. Lillustrazione nella cartolina del secondo dopoguerra diventa macchietta o paesaggio turistico o ritratto di artista musicale. Poche le eccezioni, fra tutte la politica: le grandi campagne pacifiste, antinucleari degli anni 50 con mobilitazioni e raccolta di firme prevedono anche linvio di una cartolina ai ministri e pi in generale alle autorit. Questa cartolina di protesta accompagna la sinistra italiana e in particolare i sindacati fino ad oggi. La cartolina elettorale riproducente il volto del candidato e il simbolo del partito appartiene alla tipologia della cartolina che non verr mai spedita ed un prodotto stabile del marketing politico dagli anni 50 a oggi. Il suo costo limitato e la facilit di diffusione ne fanno infatti un mezzo alla portata di qualsiasi candidato che debba raccogliere voti di preferenza. La contestazione degli anni 70 genericamente definita sessantottina, che innover profondamente la grafica non tocca minimamente la cartolina diversamente da quanto avviene negli USA dove la cultura underground la user spesso. Un mondo a parte quello della cartolina religiosa: ritratti di papi e di santi, ricordi di santuari hanno mantenuto un costante successo e il calo degli anni settanta stato interrotto dal pontificato di Giovanni Paolo II, secondo alcuni Karol Vojtila il soggetto per il quale si stampato il pi alto numero di cartoline nella storia di questo supporto (una rivista francese, non si sa in seguito a quali ricerche, parla di 5 miliardi di stampe pi della Tour Eiffel considerato il soggetto con pi stampe). Complessivamente tuttavia il declino della cartolina come strumento di propaganda progressivo dagli anni 50, solo sul finire degli anni 70 che il PSI di Craxi rilancer massicciamente la cartolina come strumento di propaganda, riproducendo tutta la grafica dei manifesti ma anche e soprattutto limmagine del leader. La cartolina sembra destinata a diventare un soggetto per collezionisti cui sono dedicati diversi musei (in Francia ad Antibes, in Messico a Oaxaca, in Costarica presso il MDAC a San Jos, negli USA a Newport, in Italia il museo S. Nuvoli a Isera Trento), musei virtuali (nel web sono catalogate centinaia di migliaia dimmagini), mostre e soprattutto volumi di storia locale; si pu dire infatti che non esista centro di una certa importanza che non produca un libro con le immagini del proprio passato in cartolina. Tendenza peraltro europea, negli USA il mercato della cartolina di auguri, alimentato da fenomeni locali, come la cartolina di S. Valentino tuttora floridissimo, la GCA (Greatings Card Association) calcola in 2000 gli editori e in 14 miliardi i pezzi prodotti annualmente. Inaspettatamente negli anni 90 in Italia accaduto un fatto nuovo: lidea di regalare la cartolina nei bar e nei luoghi di ritrovo dei giovani provoca un rilancio della produzione; si tratta di una cartolina esclusivamente pubblicitaria non destinata alla postalizzazione ma per la prima volta dai primi decenni del 900 la cartolina torna a essere soggetto autonomo, autonomamente pensato da grafici e pubblicitari non dipendente da manifesti o altro. Nasce una produzione artistica di soggetti di alto livello, si allarga la fascia delle tipologie e dei collezionisti. Come agli inizi del secolo una parte della produzione nasce solo per i collezionisti che diversamente da allora hanno oggi a disposizione il web, un grande mercato mondiale, dove i siti dedicati alle post cards sono inferiori di numero solo a quelli dedicati ai francobolli. Sullo stesso web si sviluppa un nuovo genere: la cartolina virtuale. Ma questa unaltra storia.

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PENSIERO UNICO - Milano, 14 aprile 2009 Le nostre mostre sono tra loro connesse sulla base di ununica idea dichiara lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory. STELLA DI LATTA 1 - Milano, 14 aprile 2009 - Proseguono anche questa settimana, in attuazione del Patto per la Sicurezza, i controlli. Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo Marshal De Corato. STELLA DI LATTA 2 - Milano, 14 aprile 2009 - Non appena sar inoltrata dalla propriet, che il consorzio del canale Milano Cremona Po, la querela per occupazione abusiva provvederemo allabbattimento delle baracche. Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo Marshal De Corato. STELLA DI LATTA 3 - Milano, 16 aprile 2009 - Lextracomunitario accusato di violenza sessuale consumata in piazza Duomo ai danni di una minorenne di colore, ma di madre italiana. Questo episodio dimostra che spesso i responsabili di violenze sessuali sono cittadini stranieri. Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo Marshal De Corato. STELLA DI LATTA 4 - Milano, 17 aprile 2009 Romene e viados sudamericani - aggiunge De Corato monopolizzano oggi a Milano la prostituzione. Segno che alle spalle c una vera tratta, gestita da bande criminali e gente senza scrupolo. Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo Marshal De Corato. STELLA DI LATTA 5 - Milano, 17 aprile 2009 - La cocaina oggi a Milano una delle maggiori emergenze, perch fa danni enormi ed assunta trasversalmente da tutti i ceti sociali, senza differenze anagrafiche. Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo Marshal De Corato. VASI COMUNICANTI - Milano, 15 aprile 2009 Stiamo perseguendo la strada di posizionare alberi in centro citt allinterno di vasi e quelli di Zurigo potrebbero essere il primo passo in questa direzione ha detto lassessore allArredo, Decoro urbano e Verde Maurizio Cadeo. TRILATERAL - Milano, 15 aprile 2009 La cultura e larte ha concluso il Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri possono affiancare la scienza nella sensibilizzazione sul tema dello sviluppo sostenibile, con un messaggio laterale maggiormente legato al territorio e al vissuto quotidiano. VISIONI - Milano, 16 aprile 2009 Da una galleria darte a una libreria, da una libreria a una rivista di architettura, dalla rivista alla scuola di design, dalla scuola alla radio e da questultima a unaltra galleria commenta lassessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory -. Il tutto attraversando strade e vie dove spiccano qua e l delle gru. Questa la Milano su cui sto lavorando. COL PIFFERO - Milano, 16 aprile 2009 - Vi auguro di poter costruire, attraverso la musica, un futuro di felicit''. Cos il Sindaco Letizia Moratti. AUX ARMES, LES CITOYENS - Milano, 16 aprile 2009 LUniversit deve preparare Cittadini. Cittadini italiani, Cittadini europei, Cittadini del mondo. Cittadini preparati, consapevoli, attivi. E questo lo dico da Sindaco ha affermato Letizia Moratti. AMPLIFON - Milano, 16 aprile 2009 Bisogna stare di fronte allopera darte secondo unetica dellascolto spiega lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory. RIVELAZIONI - Milano, 16 aprile 2009 A Milano - spiega De Corato - ci sono diversi ristoranti e negozi che vendono alimenti etnici e macellerie islamiche. Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo Marshal De Corato. TROTTOLINO AMOROSO Milano, 17 aprile 2009 Sabato 18 e domenica 19 aprile lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory parteciper alle iniziative promosse dal Comune in occasione del Miart 2009. Domenica 19 aprile, alle ore 21.00, presso il cortile della Villa Reale, in via Palestro 14, lassessore alla Cultura sar presente allanteprima del video dellopera VB65 realizzato da Vanessa Beecroft in occasione della mostra da poco conclusa al PAC. Domani, alle ore 18.00, sar alla festa dellarte che si terr in zona Lambrate. Milano, 17 aprile 2009 Luned 20 aprile, alle ore 10.30, presso la biblioteca della Fondazione Irccs-Istituto Nazionale dei Tumori, in via Venezian 1, gli assessori Massimiliano Finazzer Flory (Cultura), Mariolina Moioli (Famiglia, Scuola e Politiche sociali) e Gianpaolo Landi di Chiavenna (Salute) parteciperanno alla presentazione della mostra Visitando Haring e Pillole di Futurismo.

Milano, 17 aprile 2009 Luned 20 aprile, alle ore 14.00, in Sala Stampa a Palazzo Marino, lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory interverr alla presentazione dello spettacolo Shock. Milano, 17 aprile 2009 Luned 20 aprile, alle ore 18.00, al Teatro Dal Verme, in via San Giovanni sul Muro 2, lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory interverr al prologo della Festa del teatro. Milano, 17 aprile 2009 Luned 20 aprile, alle ore 18.30 il Sindaco Letizia Moratti e lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory saranno presenti allinaugurazione della mostra ballo+ballo al PAC Padiglione dArte Contemporanea. PROMOZIONI - Milano, 17 aprile 2009 - LAmministrazione vuole promuovere un processo gi in atto commenta lassessore alle Attivit produttive Giovanni Terzi.

DallArcipelago SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE: QUALCHE PROPOSTA CONCRETA DAL SUD-OVEST Francesca Robbiati In un periodo di crisi fa molto piacere vedere come alcuni comuni propongano iniziative che consentono non solo alle famiglie di risparmiare, ma di avviare comportamenti virtuosi e di tutela dellambiente. E il caso di Cesano Boscone. Nel corso dellultimo anno sono stati infatti tre i progetti realizzati in questo senso. Si cominciato con lapertura della Casa dellAcqua, una casa presso la quale viene erogata gratuitamente acqua naturale e acqua gasata, con un controllo costante da parte delle autorit sanitarie sulla qualit dellacqua stessa. Lapertura della Casa dellAcqua, progetto che si sta diffondendo in moltissimi comuni della provincia di Milano grazie alla TASM, consente un risparmio economico e incentiva il riutilizzo delle bottiglie di plastica o vetro, contribuendo, quindi, al rispetto dellambiente e alleducazione dei cittadini in questo senso. Nello scorso autunno, inoltre, stata aperta, seguendo una formula analoga, la Casa del Latte. In questo caso viene distribuito il latte prodotto da unazienda agricola della zona, al costo calmierato di 1 euro al litro. Per ogni litro erogato lazienda agricola destina 5 centesimi a un progetto di cooperazione allo sviluppo sostenuto dal comune. Anche in questo secondo caso, quindi, liniziativa consente un risparmio economico, un sostegno al rispetto dellambiente e un contributo a iniziative di carattere benefico. Arriviamo infine al mese di febbraio con lapertura della Casa del Detersivo, presso un supermercato locale. Seguendo una strada simile a quella della casa del latte, alla casa del detersivo si possono acquistare quattro tipi di detersivo (due per lavatrici a seconda della tipologia di capi, un ammorbidente e un detersivo per piatti) biologico, a prezzi ridotti rispetto ai prodotti di marca e acquistando solo la prima volta il contenitore. Tre progetti, tre modi concreti per aiutare le famiglie in difficolt rispettando lambiente ed educandoci al riciclo. Qualche dato: in 417 giorni di erogazione la casa dellacqua ha evitato lo smaltimento di 1.487.333 bottiglie di plastica (3.567 al giorno), risparmiando, per la loro produzione, 165.887.207 litri dacqua e 1.013.370 kw di energia, evitando di produrre 93 tonnellate di anidride carbonica. Dal 23 novembre 2008 (giorno di inaugurazione) al 21 marzo 2009 alla casa del latte sono venduti 12.120 litri, risparmiando 12.120 bottiglie in plastica. Infine in 26 giorni di apertura la casa del detersivo ha fornito 747 ricariche (quasi 29 al giorno). Speriamo che anche altre amministrazioni seguano lesempio!

Lettera LA GIUSTIZIA NELLA PATRIA DI BECCARIA Renato Palmieri E proprio di Milano non coltivare nelle cose e negli avvenimenti il flusso e il senso della propria storia, di cui si occupa, di solito, pi con landatura di un amabile amarcord che con limpegno di una riflessione critica. Cos, fra le tante cose della loro storia cui i milanesi non hanno fatto abbastanza caso sta la circostanza che nella stessa citt e dallo stesso humus culturale siano emerse due realt tanto profondamente l radicate quanto contraddittorie: il processo agli untori e la Storia della colonna infame, un obbrobrio giudiziario e la sua critica colta e veemente. Se a questa irrisolta contraddittoriet si fosse riflettuto con attenzione, probabilmente ci si sarebbe accorti di almeno un paio di particolari degni dattenzione e buon punto di partenza di importanti sviluppi culturali e civili. Perch gli untori? Perch il buon senso pratico dei milanesi richiede sempre e questo un tratto assai positivo del loro carattere un perch delle cose, di ci che accade. Se c la peste, questa da qualche parte deve pur venire: in qualche altro fatto concreto, non metafisico, e in certa misura sperimentabile, constatabile, deve pur avere origine. Dunque, cerchiamo la cosa che nuoce (lunguento), cerchiamo chi la porta fra noi, sottoponiamo costui a un processo poich siamo gente civile e puniamolo a dovere. Bene. Ma perch proprio gli untori? Perch, a conti fatti, rappresentavano una soluzione abbastanza facile. Se c un unguento, c qualcuno che lo spalma e lo sparge, e questo qualcuno bisogna agguantarlo al pi presto. Al pi presto, appunto: se c, e c, un colpevole, questo deve venir fuori rapidamente ed esser consegnato alla giustizia. E qui compare un altro tratto, questa volta negativo, del carattere milanese: la fretta nel giudizio, la diffidenza per le complicazioni, lesigenza di avere a portata di mano soluzioni (apparentemente) credibili in tempi ristretti. E cos, allora, che nel tessuto di un processo pur non breve, come fu quello agli untori, sinsinu il germe, altrettanto pestifero, dellaccoglienza giudiziaria verso il pregiudizio, della noia verso il dubbio, del fastidio nervoso verso la verifica controfattuale. E ci si ripet, sia pure in un contesto enormemente diverso di pubblica tragedia, nel disastro di piazzale Loreto. Non solo: quella sciagurata fretta, escludendo altres la meditazione accurata e sofferta, non fa penetrare nella coscienza collettiva nemmeno le ribellioni che dal suo stesso grembo scaturiscono con la forza dellintelligenza e della consapevolezza etica. E cos i due atteggiamenti tipici del modo milanese di intendere la giustizia restano contrapposti, senza dirigersi verso una sintesi che rappresenti il superamento di una contraddizione culturale tanto vistosa. Manzoni incise poco con la sua analisi dei fatti della colonna infame; e Beccaria, prima di lui, dovette pubblicare la sua opera fondamentale a Livorno: e non credo che fosse solo a causa dellImperial Regio Governo, padrone di Milano. *** Se ora faccio un accenno alla vicenda di Mani Pulite qualcuno penser: ecco lennesimo attacco revisionista contro quella stagione. E invece no, non sta qui la ragione di un pur necessario richiamo. Levocazione simpone perch, per lennesima volta da quella stagione sono anche derivate utili iniziative nellorganizzazione giudiziaria milanese ma non una sintesi di metodo che le rendesse realmente fruttifere per la civilt penalistica della citt e del Paese intero. Certamente Mani Pulite non si affranc del tutto da momenti, anche gravi, di frettolosit negli accertamenti, ma questo non valse a toglierne il valore di operazione giudiziaria indispensabile allo scioglimento di nodi del costume politico che avviluppavano, soffocandolo, lintero Paese: se ebbe un torto grave, Mani Pulite lo ebbe altrove, nellaver guardato e colpito da una parte sola dello spettro politico lasciandone colpevolmente indenne la parte opposta (ed anche qui si manifest una lacuna di sensibilit che n la citt n il Paese hanno mai saputo colmare). Ma qui a me interessa unaltra cosa: e cio che da quellingente esperienza e dai suoi limiti non derivata una crescita di consapevolezza e di tecnica nel modo di fare giustizia. Milano, come sempre, non tesaurizza i contenuti etici, civili e politici dei momenti alti cui spesso nella sua storia ha dato origine. Ne ricordiamo qualche esempio paradigmatico, allargando per un istante lo spettro degli eventi sullarco degli ultimi due secoli? Non mise a profitto lenorme opportunit del trovarsi capitale della Repubblica Cisalpina; non trasse il vantaggio politico offertole dallunica guerra risorgimentale vinta senza laiuto di forze straniere; non fece dellindustrializzazione uno strumento di potere e dinterlocuzione politica di livello internazionale; ed anche dellepisodio fascista lasci che si disperdessero le sottostanti istanze modernizzatrici in una tragicommedia autoritaria presto emigrata altrove e precipitata nella disperazione.

Cos, tornando alla pi limitata ottica della giurisdizione penale, questultima a Milano ha saputo darsi sul piano organizzativo gruppi di lavoro anche ben congegnati e dotati di ottime intenzioni (i pools specializzati della Procura) ma non sufficienti a fornire alla citt loccasione di ripiegarsi a riflettere sui propri mali per promuoverne il superamento. Due vicende esemplari: quella del pool soggetti deboli e quella del pool finanziario. La prima, centrata sulla tutela delle vittime di reati sessuali e di violenze intrafamiliari, ha conosciuto sullo scorcio degli anni novanta del novecento una fase di accentuato attivismo presto scivolata verso derive persecutorie in un clima da caccia alle streghe che ne ha segnato in notevole misura lappannamento e la sostanziale inefficacia (oggi non se ne sente pi parlare). La seconda, segnata certo da incongrue povert organizzative e da difficolt ambientali particolarmente grevi ancora una volta i limiti culturali della citt secernono unatmosfera ferocemente avversa allintromissione della giustizia penale nelle faccende finanziarie e imprenditoriali non riesce a proporre un modello di legalit normativa e valoriale delleconomia privata capace di rendere alla citt e al Paese quellinsieme di indicazioni, segnali, e regole che la giustizia americana riusc a dare alla nazione intera dopo il caso Enron: complice, in questa lacuna, lincerta oscillazione di Tribunali e Corti fra appiattimento sulle posizioni del Pubblico Ministero e negazione radicale di tali posizioni, oscillazione che fa venir meno, rispetto tali posizioni, quel sapiente vaglio critico che contribuirebbe a far crescere la coscienza e la funzione pubblica della comunit cittadina. Giustizialismo e garantismo, insomma, restano atteggiamenti opposti, statici e immobili, privi di quella difficoltosa e talvolta dolorosa dialettica che conduce, come si diceva pi sopra, alle sintesi superiori. Qual la sintesi mancante? Sarebbe doveroso indicarla, a questo punto. Ma se io stesso la possedessi in prima persona sarei in grado di fornire alla comunit un servizio prezioso di cui la chiave non , invece, ancora disponibile. Credo per di poter indicare una componente primaria di ogni sintesi futura, componente di metodo ma anche di sostanza, diciamo cos, ideologica. Alla cultura italiana manca una particolare coordinata rispetto al modo di intendere la legge: quella che induce a considerare questultima non come strumento di lotta (anche politica) ma, al contrario, come sede delle mediazioni fra spinte opposte presenti nella societ. Esercitare la giurisdizione non deve essere inteso come atto di parte o come crociata per far vincere un principio, unidea, ma come azione affermativa di un punto mediano gi rintracciato, almeno tentativamente, proprio dalla legge di cui si promuove lapplicazione: cercando, ove mai la legge stessa mancasse del necessario equilibrio, linterpretazione pi riequilibrante possibile del suo dettato. Questa fatica, non semplice e non breve, lo specifico politico cio attinente al dirigere la comunit civile proprio e peculiare della giurisdizione, uno specifico che non nega la politicit del ruolo giurisdizionale ma ne detta i limiti nel solco dellennesima parafrasi Klausevitziana: continuazione della politica con altri mezzi. Quelli, nella specie, della legge come strumento di mediazione. Le vicende della giustizia milanese hanno avuto risonanza mondiale ma non hanno prodotto un percorso in ascesa della sua coscienza giurisdizionale. La distanza fra prassi e riflessione culturale sulla prassi resta ancora, e come sempre, piuttosto ampia. Il processo di sintesi non concluso. Forse, non neppure iniziato.

Mobilit EXP: IL TEMA LALIMENTAZIONE, FORSE PER DI UN TIPO PARTICOLARE. Marco Ponti La logica dei grandi eventi, tipo le olimpiadi, i campionati mondiali di calcio, le esposizioni universali evidentemente e dichiaratamente quella di realizzare molte e importanti opere, principalmente pubbliche, ottenendo per levento risorse altrimenti non ottenibili, o ottenibili in tempi diversi, Cio sottrarre risorse a altri usi, o a altri territori. Questa premessa appare gi di per s insensata: gli eventi in questione, di breve durata per loro natura, dovrebbero miracolosamente determinare in modo pi razionale che nella prassi ordinaria la realizzazione di opere di lunghissima durata tecnica (metropolitane, edifici espositivi ecc.). Le esperienze di altri eventi analoghi (Siviglia, Atene, le stesse olimpiadi di Torino) consentono elevate perplessit, a motivo della drammatica sottoutilizzazione di molte opere, estremamente onerose per le casse pubbliche. Forse se fossero state fatte altrove o in tempi diversi erano soldi spesi meglioma nessuna verifica seria possibile. A questo aspetto si associa lassoluta non trasparenza sui reali costi pubblici di queste operazioni: che scrive ha spesso chiesto a funzionari, operatori, giornalisti coinvolti anche in prima persona nelle olimpiadi torinesi, se gli era noto che erano costate ai contribuenti 2,5 miliardi cash di Euro. Nessuno ha mai saputo rispondere, e molti sono rimesti stupefatti dalla notizia. Per lexp di Milano speriamo non sia cos, per carit, e che in stazione centrale vi sia una scritta luminosa, analoga a quella per i giorni mancanti allAlta Velocit, che registri in tempo reale i soldi pubblici e privati che vengono spesi. Non si vedono poi mai analisi ex-post indipendenti dei risultati, economici e non: per definizione, si tratta sempre di grandi successi: a quale amministrazione a distanza di anni converrebbe verificare che si sono sprecati soldi pubblici, o che si sono indebitamente arricchiti soggetti privati? (come noto, in queste vicende le gare funzionano poco). Certo, per lexpo di Milano il valzer delle erogazioni pubbliche ancora in corso, ma si parla di importi molto rilevanti. Anche i privati mettono soldi, non c dubbio: ma chi controlla il reale livello di rischio di tali investimenti? Quanti di questi godono di garanzie pubbliche, esplicite o implicite (riacquisto, compensazioni su altri tavoli ecc.)? Tra i rischi poi vi anche quello noto come rumore di fondo: leccezionalit di questi eventi, date le logiche economiche e di visibilit (e irresponsabilit) politica che li muovono, in diminuzione col crescere della loro numerosit in tutto il mondo. Se i visitatori saranno 15 milioni invece di 27, chi risponder (dei denari pubblici.i privati, come si detto, probabilmente hanno mezzi per cautelarsi, come daltronde pi che logico)? Infine, i problemi di gestione emersi nellultimo anno non sembrano lasciar dubbi sullassoluta centralit del tema controllo dellerogazione dei fondi rispetto al tema successo culturale dellevento, cio si ha limpressione che ai temi dellalimentazione mondiale, e come meglio rappresentarli e comunicarli nellevento e dopo, si sia lasciato uno spazio molto ridotto (comunque assolutamente non percepito dalla cittadinanza). Forse altri appetiti sono stati percepiti assai di pi. Dobbiamo augurarci ovviamente ogni successo per levento, visto che comunque saranno spesi moltissimi soldi nostri. Speriamo anche di sapere dove sono realmente destinati a finire, e di saperlo da soggetti neutrali, non chiedendo alloste se il vino buono.

Sanit BIOTESTAMENTO, ACCANIMENTO TERAPEUTICO, CONSENSO INFORMATO Piera Landoni - Chiara Porro de Somenzi In queste settimane, di accesa discussione sul disegno di legge licenziato dal Senato per passare allesame della Camera, relativo al cosiddetto testamento biologico e alla fine della vita, il Forum Salute e Welfare PD Area Metropolitana Milanese ha maturato la convinzione che il disegno di legge possa diventare, se approvato, una cattiva legge, peggiorativa rispetto alla situazione esistente. Infatti il testo risulta molto al disotto delle attese e delle necessit di coloro che, medici, infermieri e volontari, si trovano ad affrontare tutti i giorni le questioni della cura e del passaggio dalla vita alla morte di pazienti incurabili, terminali e gravemente malati. Risulta inferiore anche rispetto alle modalit attraverso le quali in tutta Europa si cercato di dare una risposta al problema. Il Disegno di legge del tutto sbilanciato sul problema dei casi in stato vegetativo, che sono eccezionali (se ne contano circa 6.000 nel Paese) e non si cura del problema delle centinaia di migliaia di malati (oncologici e non) avanzati e terminali (circa 250.000 lanno). Ma soprattutto la legge nega il diritto della persona ad essere soggetto e non oggetto delle cure e non si pone il problema del fatto se ci sia un limite allaccanimento terapeutico. Il nostro giudizio sul provvedimento stato espresso, sia in qualit di cittadini perch riteniamo che la proposta di legge metta in discussione il diritto di potere liberamente decidere della propria vita, se non altro nei limiti che fino ad oggi sono stati garantiti dalle norme in vigore, sia in qualit di esperti in materia di sanit poich crediamo che molti contenuti del provvedimento avranno difficilissima applicazione, con possibilit di determinare conflitti gravi tra cittadini e medici a fronte di un sicuro aggravio di compiti burocratico-formali. A ci si aggiunga che il ddl attua un utilizzo distorto delle norme in vigore che rilevabile fin dal primo articolo, l dove la vita umana diventa non solo inviolabile, quale sempre stata nel nostro ordinamento, ma anche indisponibile, concetto che, viceversa, non fino ad oggi presente. Lindisponibilit riguarda in particolare lindividuo che tale vita possiede: la dichiarazione anticipata delle sue volont su quella che potr essere la fine della sua stessa vita, cos come prevista nel ddl, pu essere totalmente ignorata attraverso il meccanismo dei divieti e delle potenziali minacce che il provvedimento disegna nei confronti dei medici, ai quali vengono ricordati alcuni articoli del Codice Penale (tra i quali quello che tratta dellomicidio). Definire non sanitario il trattamento di nutrizione artificiale rispecchia una posizione palesemente ideologica, che ignora quelle che sono acquisizioni scientifiche ormai consolidate che collocano la nutrizione artificiale tra gli atti medici. Tale posizione, peraltro, in contrasto con le decisioni prese in materia dal resto del mondo, ma in particolare non tiene in alcun conto una elementare norma di umanit, poich impone di proseguire al di l di ogni ragionevolezza una pratica inutile e forsanche dolorosa, come possono testimoniare tutti coloro che hanno vissuto lesperienza di avere avuto collocato un sondino naso-gastrico, o hanno subito altre, ancor pi invasive, pratiche di alimentazione parenterale. Restano da capire il valore e i limiti della Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT) in tutte le circostanze in cui si realizza la fine di unesistenza. Quando un individuo entrer in coma sar possibile dare seguito alle volont da lui espresse? In questo caso la DAT assumer rilievo? I parenti, se non sar stato nominato un fiduciario, avranno voce in capitolo? Nel nostro Paese le neoplasie sono la seconda causa di morte, la necessit di cure palliative nelle fasi terminali della malattia, disgiunte da ogni forma di accanimento, quale pu essere la prosecuzione di una alimentazione forzata, una fattispecie non considerata nel ddl (che pure tratta della fine della vita e non solo dello stato vegetativo). Altre considerazioni finali riguardano le gravi difficolt che questa norma pu determinare nel rapporto tra il medico e il cittadino e altre perplessit nascono dalla previsione che la DAT possa essere redatta dopo compiuta e formale informazione medico clinica e raccolta dal medico di medicina generale che la sottoscrive. Si tratta di un compito fino ad oggi non previsto nelle convenzioni che regolano i rapporti tra la categoria e il SSN. Latto di decidere sulla propria esistenza e sulla fine della stessa dovr essere retribuito al medico di medicina generale? E se s, da parte di chi? Cosa comporta la raccolta delle DAT e in che maniera impegna il medico? E ancora il rapporto tra medico curante e familiari nel periodo terminale della vita, come si configura rispetto alla DAT con nomina o meno di un fiduciario? A queste domande il ddl non offre risposta oppure offre risposte confuse.

Urbanistica e architettura LA MILANO VERDE DI ABBADO Marco Romano

Tutti proclamano la loro devozione ai centri storici, i cui confini tendono lentamente a dilatarsi dalla cerchie delle mura medievali e poi di quelle spagnole a molti di quei dignitosi quartieri costruiti fino al 1950, le case con le facciate vagamente ispirate agli stili architettonici classici, le case liberty di via Pisacane, le case dco del Novecento, e tutti protestano vigorosamente contro la loro manomissione, quandanche si tratti di un modesto garage sullo scorcio di piazza san Babila. Quasi nessuno sa riconoscere invece la rigorosa intenzione estetica che ha ispirato nei secoli la forma visibile delle strade tematizzate: siamo sempre pronti ad apprezzarla chi non ammira il Ring di Vienna o i boulevard di Parigi? - ma non sempre a leggerne i significati originari, sicch spesso tolleriamo senza fiatare proposte e suggerimenti che non ne tengono il minimo conto, sicch rabbrividiamo e ci indigniamo a veder manomessa una cascina mentre lasciamo deturpare indifferenti quelle autentiche opere darte che sono nel loro insieme le nostre citt. Ora Claudio Abbado sostiene che Milano sarebbe pi bella se avesse pi alberi, e chiede dunque di piantumarli dovunque, come se gli alberi non abbiano avuto e abbiano un loro specifico ruolo nelle citt europee di questo millennio, e come se non rispettare questo ruolo non sia proprio come deturpare la facciata della Scala piantando un filare di cipressi sopra il suo porticato, a far da contrappunto agli alberi misteriosamente comparsi sulla piazza l davanti. Nelle citt europee le piazze principali (il Campo di Siena, il Campidoglio, la corte del broletto a Milano, da lasciare libere per le assemblee civiche), le piazze di mercato (la piazza dei frutti a Padova o quella delle erbe a Verona, da lasciar libere alle bancarelle), le piazze davanti ai conventi (da lasciar libere per le prediche dei frati, a Milano davanti a santa Maria delle Grazie o davanti a san Francesco), le piazze della chiesa da lasciar libere per le processioni (piazza san Marco a Venezia o ovviamente piazza san Pietro a Roma), le piazze monumentali per poterne ammirare larchitettura (piazza san Carlo a Torino o piazza del duomo a Milano): ecco, nessuno ha mai immaginato di piantarvi degli alberi. Vero che nella sterminata piazza maggiore dellAquila prosperava, ancora nel Quattrocento, un olmo secolare, ai cui rami impiccare i malfattori: lolmo scomparso da secoli e comunque oggi non servirebbe gran che. Ma questolmo dellAquila era un caso singolare: nella piazza di santa Maria del Fiore a Firenze una colonna votiva in marmo ricorda il miracolo di san Zanobi, il cui feretro sfior sul sagrato un olmo disseccato e lo fece germogliare: ma, appunto, dellolmo non rimase traccia e lo sostituirono con una colonna. Gli alberi come elemento decorativo necessario compaiono a partire dalla seconda met del Cinquecento nelle tre classiche strade alberate: la passeggiata, il boulevard, i viali alberati, la cui forma canonica appunto contrassegnata dai loro doppi o quadrupli filari, in genere con un parterre centrale. La scoperta degli alberi risale a quando Francesco I impone ai frontisti, pubblici e privati, di alberare con filari di olmi le strade di campagna che collegano le citt, forse per rinforzare il precario sedime stradale ma esplicitamente motivandoli per la maggiore bellezza che ne conseguirebbe: dice Palladio che le rendono pi belle proprio come le schiere delle case rendono pi belle le strade delle citt. E una vera scoperta nella sfera estetica. Da questo modello nascono presto le passeggiate, strade molto larghe e appunto alberate, dove aristocratici e borghesi vengono ogni sera a pavoneggiarsi con le loro carrozze: prima a Siviglia verso il 1570, poi a Valencia, a Firenze, e agli inizi del Seicento a Parigi il cours de la Reine, voluto da Maria de Medici, largo 80 metri e lungo 800. A Milano nel Settecento era via Marina, e nellOttocento erano i bastioni tra porta Venezia e lattuale piazza della Repubblica: il motivo per il quale quel tratto di mura non stato demolito ed tuttora sopraelevato sul consueto piano stradale. La passeggiata, oltre a essere molto larga, ha le sue regole formali, deve essere aperta e chiusa, se possibile da un tema collettivo o almeno da un significativo restringersi del suo calibro. A Milano viale Argonne, largo 90 metri come gli Champs Elyses a Parigi, chiuso dalla nobile chiesa de santi Nereo e Achilleo, mentre corso Sempione largo anchesso 90 metri aperto e chiuso dalla riduzione del suo calibro a trenta metri nel suo tratto iniziale, verso larco della pace, e nel suo tratto finale verso piazza Firenze. Come del resto, nella loro dimensione pi modesta, via Morgagni e via Marcello..

Alla fine del Seicento, quando cominciano a venire demolite, le mura cittadine saranno sostituite da boulevard, meno larghi delle passeggiate e comunque non chiusi ai due capi come le passeggiate ma disposti uno di seguito allaltro, incernierati da grandi rond e a Parigi da qualche porta monumentale. I boulevard, larghi 30, 40 e 50 metri, corrono a Milano tuttin torno alla citt antica, ma a Barcellona Cerd li ha tracciati diritti, la Gran via con le sue intersezioni a croce. Anche i viali alberati, quelli nati dal programma cinquecentesco che uscivano nella campagna, vengono incorporati a fine Ottocento nel disegno cittadino e portati a 30 metri, come viale Monza e corso Lodi. Queste sono le strade, con un loro nome e con una loro riconoscibilit, che sono per loro stessa natura alberate e che dovrebbero per questo venire accuratamente mantenute cos, e i cui parterre dovrebbero tornare a essere liberi - come corso Lodi o viale Omero - e non ridotti a un informe parcheggio come viale Brianza, e chiss cosa ne penseranno i visitatori dellExpo. Le vie residenziali, se abbastanza larghe, possono anchesse venire alberate, come molte a Milano, dove alla fine dellOttocento Beruto nel suo piano regolatore imitando Parigi - previde sezioni sufficienti a piantare filari di alberi. Piantare alberi nelle piazze tematizzate era, come abbiano visto, fuori discussione, ma nel corso dellOttocento prende piede lidea esotica di imitare gli square di Londra con la loro sistemazione a giardino, che verr adottata su larga scala quasi dovunque: forse la prima piazza indipendenza a Firenze intorno al 1830 ma di fatto che altro sono piazza Libia (con la sua croce di passeggiate) o pazza Martini e piazza Insubria con la passeggiata che le lega, o i parterre circolari che inanellano le cinte dei boulevard come piazza Piola o piazza Frattini - se non dei veri e propri giardini pubblici di quartiere? Ora, se si tratta di tutelare le strade tematizzate che sono state disegnate un secolo fa da Cesare Beruto per fare di Milano unopera darte, non potremmo che essere pi che daccordo; se si tratta invece di disseminare alberi l dove lintenzione originaria proprio non era quella, allora dovremo difenderci ancora una volta da queste pretese stravaganti di chi pur con meriti indubbi nel suo proprio campo ritiene di poter dire la sua in un campo che gli invece ignoto. E per fortuna che, a ripararci da queste stravaganze, speriamo regga i sovrintendente Alberto Artioli, al quale va fin da ora la nostra solidariet.

Con queste strade tematizzate, la cui morfologia era nota, Cesare Beruto ha disegnato alla fine dellOttocento un mirabile piano regolatore, che rendeva anche i quartieri nuovi e pi lontani partecipi ella dignit cittadina: ma questa unaltra storia

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ARTE Questa rubrica curata da Silvia DellOrso Gli spazi della Fondazione Pomodoro sono letteralmente occupati dalle grandiose installazioni della settantanovenne artista polacca, protagonista della nuova mostra, a cura di Angela Vettese. davvero una rifondazione del linguaggio della scultura quella che si avverte nellopera di Magdalena Abakanowicz. Monumentale non solo per le dimensioni degli 11 lavori esposti, ma anche per il respiro, per la vastit della concezione, per il modo in cui le sue creazioni interagiscono con lo spazio, occupandolo, appunto e trasformandolo. Lo si vede per esempio in Embriology, installazione acquistata nel 2008 dalla Tade Modern di Londra e ora a Milano. Un lavoro imponente ideato nel 78, fatto di centinaia di sacchi di iuta imbottiti, di varie dimensioni e a forma di patata, gi intrinsecamente destinati a trasformarsi nelle sue folle di figure umane e animali, arricchendosi a un tempo con luso di altri materiali: ceramica, acciaio, alluminio, bronzo. Nata in una famiglia aristocratica, Magdalena Abakanowicz ha sempre vissuto e lavorato a Varsavia e si vista poco in Italia a parte le Biennali di Venezia e una mostra al Mart di Rovereto. Magdalena Abakanowicz. Space to experience. Fondazione Arnaldo Pomodoro, via Andrea Solari 35 orario: mercoled-domenica 11/18 (ultimo ingresso alle17); gioved 11/22 (ultimo ingresso alle 21). Fino al 26 giugno.

Accompagnati da Giovanni Testori in una rassegna che sa di nostalgia nellepoca del mostrismo spinto, dei supermanager e dellarte intesa come merce di scambio. Quattordici dipinti, testimonianza della pittura a Novara e dintorni tra fine 500 e 700, restaurati dalla Soprintendenza del Piemonte grazie al sostegno della Banca Popolare di Novara, e collocati eccezionalmente nella navata della basilica di San Gaudenzio. Capolavori tra i capolavori perch il percorso espositivo, ideale omaggio alle passioni di Testori alimentatesi di arte novarese, sacri monti e qualit della pittura coniugata a forte tasso di umanit, si snoda tra le cappelle grandiosamente affrescate e riccamente ornate di opere darte della stessa San Gaudenzio. Quindi le tele di Gaudenzio Ferrari, Cerano, Tanzio da Varallo, Morazzone si trovano a dialogare con opere di questi stessi artisti abitualmente custodite nella chiesa novarese, fino a sortire accostamenti inediti come la pala di Santa Caterina di Gaudenzio Ferrari, proveniente dal Duomo di Novara, e il Polittico di San Gaudenzio; oppure il bozzetto di Tanzio da Varallo per la tela della battaglia di Sennacherib a fianco della tela definitiva nella Cappella dellAngelo Custode che rinvia alla suggestiva lettura comparata testoriana Tanzio-Gricault. Senza trascurare il Ceranino, Francesco Cairo e il settecentesco Giuseppe Antonio Pianca. Da Gaudenzio a Pianca. Omaggio a Testori. Capolavori restaurati nel novarese. Novara, Basilica di San Gaudenzio orario: marted-venerd 15.30/18.30; sabato 10/12.30 e 15.30/18.30; domenica 15.30/18.30; chiuso luned. Fino al 17 maggio.

Il soggiorno di Leonardo da Vinci a Vigevano, testimoniato dallo stesso maestro nei suoi appunti, il pretesto per una serie di iniziative in zona che ruotano attorno a questo genio poliedrico, tra cui una mostra decisamente insolita. Anzi impossibile perch riunisce lintera opera pittorica di Leonardo, operazione in s inimmaginabile se non attraverso il ricorso alle tecnologie di riproduzione digitale. cos che 17 opere leonardesche, ricostruite in dimensioni reali e retroillluminate (al punto da essere apprezzabili analiticamente

talvolta meglio degli originali), sono esposte tutte assieme negli spazi del castello vigevanese. Dalla Gioconda alla Vergine delle Rocce, alla Dama con lermellino e persino lUltima Cena, questultima presentata nella vicina chiesa sconsacrata di San Dionigi, da poco restaurata come anche limponente pala del Cerano, qui custodita, raffigurante il martirio del santo. Questa rassegna non la prima del genere. Lideatore del progetto, Renato Parascandolo, ha cominciato a pensarci nel 2000, quando, allora direttore di Rai Educational, strinse un accordo col Ministero per i Beni e le Attivit culturali per fotografare e riprendere in video i maggiori capolavori dei musei italiani. Cominci da l la sua avventura nei territori della riproduzione delle opere darte e nacque cos lidea di utilizzare quei materiali per realizzare una sorta di grande trailer dei capolavori italiani da esportare nel mondo per richiamare turisti a vedere gli originali. Ecco allora le mostre di Leonardo, Raffaello e Caravaggio, curate da studiosi qualificati, cui seguiranno a breve, quelle non meno impossibili sulla Cappella degli Scrovegni di Giotto e su Piero della Francesca. Leonardo: una mostra impossibile. Lopera pittorica di Leonardo da Vinci nellepoca della sua riproducibilit digitale. Castello di Vigevano - orario: marted-domenica 10/19. Fino al 30 giugno

Questa volta, diversamente dal Caravaggio Odescalchi esposto a Palazzo Marino, la presentazione a Milano di unopera che ci si aspetta richiami molto pubblico, giover non soltanto ai Musei civici del Castello, ma servir soprattutto a ricordarsi che la nostra citt possiede un capolavoro del rilievo della Piet di Michelangelo. Vero che il piccolo Crocefisso in legno di tiglio acquistato dallo Stato per 3,25 milioni di euro dallantiquario torinese Giancarlo Gallino, ritenendola opera di Michelangelo giovane, fa storcere il naso a una serie di studiosi che dubitano dellattribuzione al Buonarroti. Fatto sta che la temporanea collocazione al Castello di questa comunque preziosa scultura, presentata al pubblico per la prima volta nel 2004 al Museo Horne di Firenze, non potrebbe essere pi appropriata: nella Sala degli Scarlioni che gi ospita, si diceva, lemozionante e troppo dimenticata Piet di Michelangelo. Proporzioni perfette in non pi di 41 centimetri di altezza, lopera datata attorno al 1495 e assegnata al Buonarroti sulla sola base delle analisi stilistiche, poich nessun documento ne attesta la paternit. La rassegna arricchita non soltanto da alcune immagini di Aurelio Amendola, il cui obiettivo ha magistralmente e pi volte immortalato lopera di Michelangelo, ma anche da una serie di fotografie che il tedesco Thomas Struth ha dedicato ai visitatori della Galleria dellAccademia di Firenze, straniti davanti dal David. Struth ha iniziato nell89 con le Museum Photographs. Quelle esposte al Castello, nella Sala delle Asse, tutte di grandi dimensioni, appartengono alla serie Audience e riflettono sulla singolare relazione che si instaura fra individuo e opera darte. Michelangelo. La Piet Rondanini e il Crocefisso ritrovato. Castello Sforzesco, Museo darte antica, Sala degli Scarlioni orario: 9/17.30, chiuso luned. Fino al 5 maggio. Forse non tutti sanno che Johann Wolfgang von Goethe fu anche conservatore delle raccolte darte dei Granduchi di Weimar e collezionista in prima persona. quanto accadde tra il 1775 e il 1832 nella patria del classicismo tedesco, periodo durante il quale Goethe effettu numerosi sopralluoghi in Italia allo scopo di incrementare il patrimonio dei granduchi, ma approfittandone anche per acquisire per la propria collezione un nucleo di disegni di maestri italiani che conflu in seguito nella Klassik Stiftung Weimar. Da Weimer, appunto, storica citt della Turingia, provengono i circa 50 disegni esposti al Castello Sforzesco. La rassegna, curata da Hermann Mildenberger, conservatore delle raccolte grafiche della Klassik Stiftung, documenta linteresse dei granduchi per il Settecento veneto, da Giambattista Tiepolo ai figli Giandomenico e Lorenzo di cui si vedono alcune teste di notevole espressivit, dal Piazzetta ai due celebri vedutisti Canaletto e Bernardo Bellotto, ma anche i paesaggi di Antonio Zucchi (la cui moglie, Angelica Kauffmann pure presente con un disegno) e di Francesco Zuccarelli, accanto a un paio di fogli dello stesso Goethe, innamorato del Bel Paese e del suo allora integro territorio. Goethe collezionista e il disegno veneto del Settecento. Capolavori dalle raccolte di Weimar. Castello Sforzesco, Sala del Tesoro della Biblioteca Trivulziana e sala 38 del museo orario: marteddomenica 9/13 e 14/17.30. Fino al 26 aprile.

un mostra costruita attorno al ritrovamento di un quadro di Cagnaccio di San Pietro del quale si erano perse le tracce, quella che propone in questi giorni la gallerista e storica dellarte Claudia Gian Ferrari. Un

dipinto di notevole vigore espressivo, intitolato Primo denaro ed eseguito dallartista veneto nel 1928, pubblicato allepoca della sua realizzazione, ma che sembrava sparito nel nulla. Al secolo Natalino Bentivoglio Scarpa, conosciuto per come Cagnaccio di San Pietro, per via del grosso cane di suo nonno Natale, che terrorizzava lintero paese di San Pietro in Volta sullisola di Pellestrina, vicino a Venezia, questo pittore in realt non ha certo bisogno del suo curioso pseudonimo per essere ricordato. Bastano le opere taglienti, enigmatiche e spesso spietate che ha creato nel corso della sua breve vita ( morto a soli 49 anni il 29 maggio 1946), rivendicando la vitalit della tradizione classica allinterno del cosiddetto Realismo magico di cui fu, tuttavia, un esponente eccentrico. Cagnaccio di San Pietro. Un quadro ritrovato. Claudia Gian Ferrari Arte contemporanea, via Filippo Corridoni 41 orario: luned-venerd 10/14 e 15.30/19, sabato solo su appuntamento. Fino all8 maggio.

Nella sua lunga carriera ha avuto modo di frequentare la poesia, larte, il romanzo, il teatro, il radiodramma, il giornalismo, la musica. Un artista poliedrico e multiforme Emilio Isgr, ora al centro di una mostra, curata da Marco Meneguzzo, che verr riproposta nellestate anche in Sicilia, dove lartista nato nel 1937. Con numerosi riconoscimenti alle spalle, la partecipazione a quattro edizioni della Biennale di Venezia e a decine di rassegne in tutto il mondo, Isgr un artista concettuale, ma anche un poeta visivo che ha fatto della cancellatura una delle modalit espressive privilegiate, ma certamente non la sola. Cardine di questa mostra , tuttavia, proprio linstallazione inedita Fratelli dItalia, che oltre a suggerire il titolo della personale, anche stata concepita cancellando o in parte occultando linno nazionale che si snoda lungo una striscia di carta, per fare emergere solo i passaggi pi significativi del testo. La mostra riunisce una settantina di opere dagli esordi a oggi e altre due installazioni: Lora italiana e Lavventurosa vita di Emilio Isgr, luna concepita nell83 per ricordare l'attentato alla Stazione di Bologna, laltra nel 1971, pensata come una serie di dichiarazioni sulle caratteristiche fisiche e morali dell'artista, che identificano il personaggio in maniera "concettuale" attraverso la descrizione. Emilio Isgr. Fratelli d'Italia. Galleria Gruppo Credito Valtellinese. Corso Magenta 59 orario: marted-venerd 12/19, sabato e domenica 10/19, chiuso luned. Fino al 13 giugno.

Vale la pena visitare in questi giorni il Museo Diocesano e in particolare la sezione dei Fondi oro che si arricchita, qualche tempo fa, della collezione di Alberto Crespi. Di quella donazione generosa faceva parte anche una tavola raffigurante Santa Cecilia, oggetto ora di una piccola, ma importante mostra che segna il temporaneo ricongiungimento di questo pannello con gli altri 4 elementi del polittico di cui ha fatto parte fino a circa il 1745, anno in cui linsieme venne smembrato. Si tratta del Polittico del Carmine che si trovava in origine nella cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo, nella chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine, giudicato dagli studiosi opera della maturit di Bernardo Daddi, artista morto nel 1348, tra i migliori seguaci di Giotto. Dal Castello Reale del Wawel a Cracovia arriva la Madonna col Bambino e due angeli musicanti che stava al centro del pentittico, San Bartolomeo e San Lorenzo, in posizione laterale, sono ora conservati alla Galleria dellAccademia di Firenze, mentre allestrema destra, si trovava la Santa Caterina dAlessandria, ora in collezione privata. La Santa Cecilia stava, dunque, allestrema sinistra del polittico: da notare la descrizione sontuosa delle vesti, la delicatezza dellincarnato e una ricchezza narrativa e decorativa che rinvia a opere precedenti del maestro. Il Polittico del Carmine di Bernardo Daddi. Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95 orario: marted-domenica 10/18, chiuso luned. Fino al 24 maggio.

un prestito decisamente fuori dal comune quello che ha consentito di realizzare la mostra bergamasca. Cinquanta icone selezionate tra gli oltre 6mila esemplari conservati nel museo Museo Tretyakov di Mosca che vanta in materia di arte sacra russa la pi imponente collezione al mondo. Visibili rappresentazioni di spettacoli misteriosi e soprannaturali": lo studioso russo Pavel Florenskij us queste parole per definire le

icone, non semplici opere d'arte, ma immagini dotate di una loro vitalit, veri e propri momenti di comunione con il divino. Le opere esposte sono datate dalla fine del XIV- inizio XV secolo, a partire da una Nativit della Madre di Dio con santi, tipico esempio delle icone di Novgorod, fino al XVIII secolo. Una serie di immagini che illustrano le tappe principali del calendario liturgico - le feste, la venerazione della Madre di Dio, la devozione ai santi locali - raffigurate di volta in volta secondo schemi iconografici che gli artisti hanno ripetuto nei secoli senza sostanziali variazioni, al solo scopo di suggerire un contatto diretto con l'archetipo. In mostra anche alcune icone di Pskov, caratterizzate da una maggiore concretezza nellinterpretazione dell'immagine divina. Loro dellanima. Icone russe dal XIV al XVIII secolo del Museo Tretyakov di Mosca. Bergamo, Palazzo della Provincia di Bergamo - Spazio Viterbi, via Torquato Tasso 8 orario: luned-venerd 15/19; sabato, domenica e festivi 10/19; chiuso gioved. Fino al 14 giugno.

Lhanno inaugurata il 14 febbraio, per approfittare della complicit tematica offerta dalla ricorrenza di San Valentino, ma in realt la mostra attualmente in corso al Castello Visconteo di Pavia pu ben vivere di vita propria, anche senza la festa degli innamorati. Il tema quello del bacio, e non soltanto il bacio sensuale e carico di pathos immortalato da Francesco Hayez in uno dei suoi dipinti maggiormente celebrati, di cui la redazione pi nota si trova a Brera, mentre a Pavia sono esposte una prima idea del soggetto e una versione del 1861, entrambe in collezione privata. La rassegna, infatti, che ripercorre liconografia del bacio tra Romanticismo e 900, molto pi variegata e prende in considerazione, come dichiarano le curatrici, Susanna Zatti e Lorenza Tonani, le diverse valenze del bacio: materno o filiale, di circostanza, appassionato, atteso, negato, rubato, ben augurante, immateriale, nella mitologia, nella storia sacra, nella letteratura e anche nel cinema. Il percorso si snoda attraverso una sessantina di opere di artisti celebri e di altri meno noti, in prevalenza dipinti, ma anche qualche scultura, come lAbbraccio materno di Paolo Troubetzkoy o il Bambino al seno di Medardo Rosso. Tra i baci dipinti spiccano quello lussurioso di Cleopatra, come ce lo ha restituito Giuseppe Amisani, o il bacio voluttuoso di Alciati, smorzati dalle effusioni composte e pudiche dei Fidanzati di Lega, o ancora Aminta baciato da Silva del Piccio, Paolo e Francesca di Previati, per arrivare a De Chirico, Manz, Casorati, Rotella o Franco Angeli. E poi il bacio nel cinema, restituito in un video che, memore dei baci prima tagliati e quindi ricomposti in ununica lunga pellicola, nel film di Tornatore Nuovo cinema Paradiso, ripercorre la storia dei baci pi famosi della cinematografia italiana. Il bacio. Tra Romanticismo e Novecento. Pavia, Scuderie del Castello Visconteo, viale XI Febbraio 35 orario: marted-venerd 10/13 e 15/19, sabato, domenica e festivi 10/20. Fino al 2 giugno.

Un vero e proprio affondo nella personalit del fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. A lui consacrata la rassegna allestita nella Sala del Collezionista alle Stelline che, in onore di tanto ospite, raddoppia i suoi spazi conquistando il seminterrato, invaso per loccasione dalle parolibere marinettiane, Tra le tante novit di questa rassegna - a cura di Luigi Sansone, autentico segugio degli archivi del Futurismo spicca Il bombardamento di Adrianopoli, una grande china su carta realizzata da Marinetti nel 1913-14, esposta per la prima volta grazie al prestito concesso dalla University of California di Los Angeles (Ucla) dove custodito larchivio del poeta inglese Harold Monroe (1879-1932), grande ammiratore del Futurismo, da cui proviene questa tavola. Ma la mostra riserva molto altro, tra ritratti e caricature di Marinetti, opere di Boccioni, Balla, Cangiullo, Depero, e altri protagonisti, affiancate da fotografie, cataloghi depoca, cartoline, riviste e volumi marinettiani come Zang Tumb Tuuum - Adrianopoli ottobre 1912- Parole in libert (Edizioni futuriste di Poesia, Milano 1914), il primo libro parolibero di Marinetti ispirato dalla guerra, intesa come spettacolo simultaneo di situazioni, rumori, odori, polifonie: perch il Futurismo era anche questo. F.T. Marinetti=Futurismo. Fondazione Stelline. Sala del Collezionista, corso Magenta 61 - orario: marted-domenica 10/20. Fino al 7 giugno.

Ha impiegato meno di tre anni per diventare uno dei maggiori collezionisti di armature giapponesi fuori dal Giappone. Bisogna chiamarsi Luigi Koelliker per riuscire in una simile impresa cos rapidamente e anche voracemente ed bene avvalersi di un antiquario specializzato in arte giapponese come Giuseppe Piva che per il suo committente ha rastrellato il rastrellabile, e che adesso cura, in collaborazione con la Fondazione Mazzotta, la mostra di Palazzo Reale. Samurai, appunto, allestita nellappartamento della reggia piermariniana con una minima presenza di pezzi provenienti dalle Raccolte extraeuropee del Castello Sforzesco tra i quali spicca una finissima scatola laccata per documenti dellinizio del periodo Edo e lunica armatura da cavallo presente in mostra e un massimo dalla raccolta milanese di Koelliker. Una novantina di pezzi in tutto, tra armature complete, elmi, finiture per spada e altri accessori da samurai, realizzati tra il periodo Azuchi Momoyama (1575 1603) e il periodo Edo (1603 1867). Le sale del palazzo si animano di guerrieri severi e magnifici, samurai di alto rango e daimyo (signori feudali) che dalle guerre sono stati ben lontani, come testimonia il perfetto stato di conservazione delle circa trenta armature esposte; per lo pi di rappresentanza, visto anche che il periodo esaminato fu allinsegna della pace. Il percorso si chiude con i super robot Goldrake e Gundam che tutto devono al mondo dei samurai, da cui hanno attinto a piene mani anche fumetti e disegni animati. Samurai. Palazzo Reale, piazza del Duomo 12 orario: 9.30/19.30, luned 14.30/19.30, gioved 9.30/22.30. Fino al 2 giugno.

CINEMA & TV Questa rubrica curata da Simone Mancuso Sbirri di Roberto Burchiello Operazione furbesca da parte dei produttori che prendono spunto da un documentario del regista, Cocaina, andato anche in onda su Rai Tre, chiedendoli un bis per le parti di azione di polizia filmate realmente con telecamere nascoste, e montandogli parti sceneggiate con il protagonista Raul Bova. Lidea di mischiare documentario e fiction sperando di avere un docu-fiction non facile, e non il modo per ottenerlo. Forse se lidea si fosse limitata alla contrapposizione tra i due generi, vi sarebbe stato uno sviluppo interessante, mantenendo lo stesso montaggio per altro azzeccato. Purtroppo loperazione non riuscita e quello che ne viene fuori sono due film distinti: uno, quello della parte sceneggiata che non ha niente a che fare con il cinema, ma sembra la brutta copia di una fiction. Il secondo film che ne esce fuori, un documetario sul mondo della cocaina, fatto con la stessa intensit dei migliori thriller, anche se con tutto il merito al montaggio ed al vero protagonista, il reale ispettore di Polizia Angelo Lang, che fa sfigurare bova come se si trovasse a recitare accanto ad Al Pacino o Robert Deniro. Forse era meglio riproporre o ampliare il documentario che il regista aveva gi fatto, e portarlo al cinema, senza andarlo a rovinare volendogli aggiungere una sceneggiatura che alla fine risulta forzata e fuori luogo.

Che- Largentino di Steven Soderbergh Tratto dalle memorie di Ernesto Guevara de la Serna nel Diario della Rivoluzione Cubana, Soderbergh fa unoperazione molto difficile per un regista, soprattutto per un regista autoriale come lui. Riesce a raccontare la storia del comandante descrivendone luomo senza accodarsi a fan o detrattori, mettendo a rilievo solo gli elementi umani del Che e le sue reazioni: limpaccio dellasma, linaspettata popolarit, la capacit di spronare e trascinare gli uomini alla rivoluzione ecc.. Ne esce fuori la fatica che per le sue capacit fisiche e psichiche ha dovuto sostenere il Che per le due campagne rivoluzionarie, questo grazie ad una somiglianza sia fisica sia recitativa di un bravo Benicio Del Toro.

Un regista che riesce a fare il suo mestiere anche raccontando la storia reale e vissuta delle persone e non sceneggiata allorigine. Tutto questo tralasciando per una volta i suoi tipici elementi autoriale, mettendoli da parte a favore di uno sguardo da osservatore senza giudizio. Tra laltro con una nota sostanziale, ossia la firma anche della direzione della fotografia. Questo film stato diviso perch la seconda parte che si intitoler Che- Guerriglia, e che uscir in Italia a Maggio, in origine era stata affidata a Terrence Malick che la abbandon per dedicarsi al suo prossimo film.

Gran Torino di Clint Eastwood Conferma per uno dei pi grandi registi contemporanei targati Stati Uniti. Clint Eastwood continua a sfornare uno dietro laltro, film perfetti da quasi ogni punto di vista. Dopo il capolavoro Mystic River, il riflessivo e dal doppio significato Million dollar baby, i patriottici opposti punti di vista di Flags of our fathers prima e di Lettere da Iwo Jima poi, e la delicata fotografia di Changeling, hanno portato questuomo, un tempo famoso pi come attore che come regista, ad essere iscritto nella storia del cinema mondiale come il fautore di alcuni dei film pi belli mai scritti e realizzati. Non da meno questo Gran Torino, che rispetto agli altri ha una differenza, a parte la sceneggiatura meno intensa e corposa: la recitazione di Eastwood. Finalmente esce una recitazione al di fuori dai suoi schemi, daltronde E. era famoso per non essere uno dei pi espressivi tra gli attori di Hollywood(famosa la frase di Sergio Leone che parlando di lui disse:ha solo due espressioni:con e senza il sigaro), invece in questo film, con questo personaggio riesce a tirar fuori qualcosa di diverso, un personaggio con unanima ben visibile. Forse perch, mi piace pensare cos, il protagonista assomiglia un po a Eastwood uomo, o forse semplicemente un modo di essere americano che il regista comprende e capisce fino in fondo, visto che hanno degli elementi comuni, come let, il patriottismo e il fare i conti con una societ che intorno a noi sta cambiando cos velocemente che inevitabilmente ci trascina, con tutto il nostro background, nel cambiamento. Una nota va ai soggettisti Dave Johannson e Nick Schenk, questultimo anche lo sceneggiatore, entrambi al loro primo lavoro ad Hollywood. Non cos invece, per il direttore della fotografia Tom Stern, da tempo cinematographer del regista. Il film stato candidato al Golden Globe 2009 per la miglior canzone originale, scritta ed interpretata dallo stesso Clint Eastwood.

Fortapsc di Marco Risi Dedicata al padre Dino, questopera del filone postneorealista, si insinua in quella modalit di racconto cinematografico, a met tra il racconto reale di Garrone e il racconto realistico di Sorrentino. In realt, per il rispetto dellanzianit cinematografica di Risi, si dovrebbe dire che i due nuovi autori si insidiano nel genere di questultimo. La differenza per sostanziale: mentre due film come Gomorra e Il Divo fanno parte, insieme a Respiro di Crialese, allultima generazione di registi italiani che hanno cambiato radicalmente il modo di raccontare il reale, rendendolo allo spettatore a volte nemico, a volte crudo ed a volte timido, ma mai semplicemente osservato. Qui, invece, lo spettatore riesce sempre a percepire il racconto, il film non diventa mai lo sguardo diretto dello spettatore, ma rimane uno schermo da guardare. Il cinema della nuova generazione un cinema che diventa sguardo, mentre il cinema postneorealista un cinema che racconta. Racconto che il regista gestisce in maniera diversa dalle sue precedenti opere(Mery per sempre, Ragazzi fuori, Il branco), con un po pi di patinatura, come se volesse lavare le immagini, dal realismo insito nei personaggi, nei volti e nelle storie raccontate.

MUSICA La rubrica MUSICA a cura di Paolo Viola ANNIVERSARI

Stiamo per infilare - anzi abbiamo gi iniziato - una serie di importanti anniversari musicali, quasi tutti bicentenari di nascite illustri. Come si sa questo lanno di Mendelsshon, lanno prossimo toccher a Chopin e a Schumann, nel 2011 sar la volta di Listz e due anni dopo, nel 2013, festeggeremo insieme i duecento anni della nascita di Wagner e di Verdi. Poi abbiamo la celebrazione di alcune scomparse: questanno il duecentocinquantesimo anniversario della morte di Hndel e il bicentenario di quella di Haydn, fra due anni i cento anni dalla morte di Mahler. Questo insieme di ricorrenze ci invita ad osservare con una particolare angolazione alcuni aspetti della storia della musica, e a domandarci cosa accadeva 100, 200, 300 anni fa: chi era al mondo, che et aveva, in parole povere quali musicisti erano fra loro contemporanei. Cos nellanno 1809, appunto, mentre come si detto stavano per nascere Mendelssohn, Chopin e Schumann e moriva Haydn, lo scenario era occupato quasi per intero dal grande Beethoven trentanovenne mentre si affacciavano al successo Von Weber (23 anni) Bizet (21) e Rossini (17); nello stesso anno erano entrambi dodicenni Schubert e Donizetti e gi facevano la scuola elementare Bellini, Berlioz e Johann Strauss. Se ci spostiamo di cinquantanni nel 1859 al centro della scena vi erano Listz, quarantottenne, suo genero Wagner e il grande Verdi (entrambi di 46 anni ed eterni nemici), e poi Smetana e Bruckner (35) Brahms e Borodin (26) e Saint-Saens (24); mentre avevano gi superato la cinquantina Berlioz e Rossini (56 e 67 anni), erano ancora minorenni Faur (14), Janacek (5) Leoncavallo (2) - Puccini aveva appena un anno! - e diventavano maturi Musorgskij (20) ajkowskij (19) Dvok (18) e Hofmann (17). Mahler nasceva lanno successivo, Schumann era morto da tre anni, Chopin e Mendelssohn erano da poco scomparsi, entrambi giovanissimi1. Facciamo un salto di altri cinquantanni e andiamo a vedere chi cera nel 1909: avevano superato i cinquantanni Saint-Saens (74) Faur (64) Janek (55) Leoncavallo (52) e Puccini (51); ne avevano pi di trenta Mahler (49), Debussy (47), Mascagni (46), Richard Strauss (45), Busoni (43), Rachmaninoff (36), Schnberg (35) e Ravel (34), mentre avanzavano i pi giovani come Strawinskij (27), Casella e Webern (26), Berg (24) Prokofev (18) ma esistevano gi Hindemith quattordicenne e ostakovi di appena 3 anni. Lsprit de geometrie ci obbliga a ricordare che di tutti questi grandi, tralasciandone molti altri e ovviamente le generazioni successive, nel 1959 - solo mezzo secolo fa - ci erano rimasti solo Strawinskij settantasettenne e ostakovi di cinquantatre anni. Gi che ci siamo, facciamo ancora un passo indietro e ricordiamo che, mentre nel 1709 erano nel pieno della loro creativit Vivaldi trentunenne e tre coetanei ventiquattrenni -Bach, Hndel e Domenico Scarlatti - nel 1759 (moriva Hndel quando Mozart aveva appena 3 anni e Clementi 7) fra le celebrit rimaneva solo il grande Haydn appena ventisettenne. P.S. Sappiamo di aver fatto unoperazione a dir poco temeraria scegliendo alcuni nomi e tralasciandone tanti altri, altrettanto e forse ancor pi importanti; ma voleva essere una sbirciatina alla storia, forsanche solo per capire meglio i nostri tempi, certamente non il riassunto di uneciclopedia.

A proposito di queste meteore, scomparse precocemente, molto curiosa questa successione di et: Schubert

muore a 31 anni, Bellini a 34, Mozart 36, Bizet 37, Mendelssohn 38, Chopin 39: lelenco dei grandi vecchi della musica, invece, comprende: Strawinskij, morto a 89 anni, Verdi a 88, Saint-Saens 86, Richard Strauss 85, Mascagni 82; poi abbiamo Haydn e Schnberg che muoiono a 77 anni, Rossini a 76, Listz a 75.

MAGA FEMMINILE

La sala grande del Conservatorio era gremita, con il pubblico anche sul palcoscenico e sulla balconata del coro, dietro i due pianoforti gran coda contrapposti che gi da soli erano un magnifico spettacolo. Cos si presentava la situazione gioved 2, al concerto di Martha Argerich e Lilya Zilberstein, due donne che pi diverse non potrebbero essere: una argentina di Buenos Aires e laltra russa di Mosca, una con i capelli argentei e una fama che la segue da mezzo secolo; laltra nel pieno degli anni migliori, conosciuta s ma non certo dal grande pubblico; tutte e due laureate al celeberrimo concorso Busoni di Bolzano, una nelledizione del 1957 e laltra in quella del 1987 30 anni dopo! e tutte e due con una forza e una musicalit che prorompevano da tutti i pori della pelle. Queste due signore - con le due ragazze che voltavano loro le pagine quasi a rimarcare ulteriormente la totale femminilit della serata - si guardavano da una tastiera allaltra con unintesa complice e quella gioia del suonare insieme che presupposto fondamentale di ogni evento musicale di eccellenza. E vero che conosciamo e sentiamo spesso le due sorelle Katia e Marielle Labque - ormai famosa coppia al femminile del pianismo internazionale - ma laltra sera era tutta unaltra cosa, si avuta la sensazione di una presa di possesso nettamente femminile del grande potere che si esprime attraverso la musica, una rivoluzione rispetto alla tradizione dei frac e della seriosit che usualmente li accompagna. Il repertorio per due pianoforti non vastissimo, impaginare un programma per essi non facile, ed anche quello presentato dalle due pianiste manifestava un certo affanno passando da Mozart a Schumann, da ostakovi a Brahms e a Rachmaninoff. E se non tutti i pezzi erano di grande qualit (le variazioni di Brahms sul tema di San Lorenzo, da lui stesso trascritte per due pianoforti, non sono paragonabili alloriginale per orchestra!), pur sempre di grande interesse conoscere la produzione minore o meno nota dei grandi maestri, quanto meno per apprezzarne meglio i capolavori. Dunque un programma inusuale, che non si poteva pretendere fosse preparato dalle esecutrici con la stessa cura ed attenzione che si pone nelle opere destinate a restare a lungo in repertorio. Ma le imprecisioni che si sono riscontrate nellesecuzione venivano imprevedibilmente trasformate in sublime leggerezza, in una sorta di affettuosa dimestichezza con il pubblico, quasi fosse un concerto in casa, improvvisato per festeggiare i convenuti. Due uomini non sarebbero mai riusciti a compiere questo miracolo; non si sarebbe potuto parlare - senza una sorta di imbarazzo o di disagio - di leggerezza, di emozioni, di festa, facendo tacere lo spirito critico. Queste due donne ce lhanno consentito con la gioia che hanno trasmesso, lemozione suscitata nel pubblico, lentusiasmo creato intorno ai loro strumenti. *** Incredibile, ma la mattina di quello stesso gioved i giornali riportavano, con grande evidenza, che una giovane donna sar il nuovo direttore stabile dellOrchestra Verdi!

I PROGRAMMI MUSICALI DAPRILE

Da sempre, ma da qualche anno in qua in modo sempre pi evidente, le feste Pasquali si celebrano anche nelle sale da concerto con musiche doccasione. Questanno non far eccezione, anzi, e nei prossimi quindici giorni sembra che non si possa sentire altro che musica sacra. Non me ne lamenterei, visti i capolavori chessa ha prodotto. Dunque non possiamo non cominciare con il grande capolavoro bachiano - la Passione secondo Matteo che lorchestra Verdi, il Coro Sinfonico di Milano e le Voci Bianche della Scala ci ripropongono anche questanno - il 7, l8 e il 10 di aprile allAuditorium di Largo Mahler - diretti da Ruben Jais ed Erina Gambarini. Sempre in tema di musica sacra da segnalare il Canto Gregoriano ed Ambrosiano della Schola Gregoriana Mediolanensis che, diretta da Giovanni Vianini, accompagner la messa pasquale delle 12 in San

Marco; ma dobbiamo anche ricordare la Via Crucis di Listz luned 6 sera alla chiesa di San Bartolomeo di via Moscova, e La Resurrezione di Hndel eseguita dallensemble La Risonanza il marted 7 al Conservatorio per la Societ del Quartetto; sempre marted 7, ma in S. Maria del Carmine, sar eseguita con la direzione di Massimo Palumbo una delle pi belle fra le 26 messe di Haydn, la Theresienmesse, scritta nel fatidico 1799. E per finire con le celebrazioni pasquali, le Serate Musicali ci propongono ancora marted 7 nella chiesa di San Bartolomeo di via Moscova, un magnifico concerto del Mnchener Bach Chor interamente dedicato a Mottetti e Cantate di Bach. Cambiando argomento, imperdibile il ritorno del Viaggio a Reims rossiniano alla Scala, la cui prima sar marted 7 e che replicher altre 10 volte, a partire dal 14 aprile fino al 10 maggio; il famosissimo Viaggio costruito anni fa sulle scene di Gae Aulenti per la regia di Luca Ronconi, allora diretto da Claudio Abbado, questa volta da Ottavio Dantone. Altrettanto imperdibile sarebbero, per chi avesse voglia di inseguire la buona musica fino a Berlino, sia il Lohengrin wagneriano alla Staatsoper (il 4, l8 e il 12 aprile per la regia di Stefan Herheim) che i due Requiem, quello tedesco di Brahms e la Messa da Requiem di Verdi (rispettivamente il 7 e il 10 ma alla Philarmonie); la cosa straordinaria che tutte le cinque serate notate bene, una dopo laltra, il 4, il 7, l8, il 10 e il 12, due concerti con programmi assai diversi fra loro e tre recite dopera, vedranno sul podio Daniel Barenboim! (Complimenti. Come non ricordare lAbbado delle nove sinfonie e cinque concerti beethoveniani in una sola settimana, prima a Vienna e poi replicati a Roma, in condizioni di salute a dir poco drammatiche...?) Finite le settimane di Pasqua anche a Milano potremo riprendere a sentire musica profana, e fin dora segnaliamo due eventi particolari. Innanzitutto il ritorno sul podio della Verdi di Wayne Marshall (ne parlammo in occasione di un suo Requiem verdiano, in febbraio, sempre in largo Mahler) questa volta con un programma tutto russo: louverture de Il Principe Igor e la seconda sinfonia di Borodin e il fantastico concerto di aikovskij eseguito dalla giovanissima violinista moldava Patricia Kopatchinskaja (che ama suonare a piedi nudi!). E poi un bel programma di musiche di Mendessohn (la Fingals cave e la quarta sinfonia Italiana opera 90) e di Schumann (concerto per violoncello e orchestra) dirette da Giancarlo De Lorenzo ed eseguite da Umberto Clerici al violoncello, sabato 18 aprile al teatro Dal Verme per i Pomeriggi Musicali.

TEATRO Questa rubrica curata da Maria Laura Bianchi Arlecchino servitore di due padroni Spettacolo-simbolo del Piccolo Teatro, reduce da trionfali tourne in Italia e nel mondo, lArlecchino torna a casa. Lungi dal trasformarsi in uno spettacolo-museo, Arlecchino conferma la sua funzione di memoria in azione, capace di trascinare lo spettatore come diceva Strehler nellempireo del grande teatro comico, inno gioioso di liberazione. Il fatto che, in oltre sessantanni, il ruolo di Arlecchino sia stato interpretato Da due soli attori, Marcello Moretti e Ferruccio SOleri, che ne raccolse leredit nel 1963, accresce il suo carattere di eccezionalit. Soleri, che ha raccolto leredit di Strehler per la regia dello spettacolo, diventato Arlecchino e ha restituito con una straordinaria longevit scenica lenergia senza tempo del suo personaggio. Dal 15 aprile al 10 maggio Teatro Studio, via Rivoli 6 Orario: Marted e sabato alle 19.30; mercoled, gioved e venerd alle 20.30; domenica alle 16 (luned riposo). Venerd 17, mercoled 22, luned 27, mercoled 29 aprile e mercoled 6 maggio alle 15 (pomeridiana per le scuole) e alle 20.30 Sabato 25 aprile, venerd 1 e luned 4 maggio: riposo

Info e prenotazioni: 848.800.304 Tra la terra e il cielo Il nuovo spettacolo di Giorgio Barberio Corsetti ha debuttato con successo a Benevento nel settembre dello scorso anno. Racconta la giornata di quattro personaggi: un uomo e una donna, arrivati e pieni di certezze, e un ragazzo e una ragazza agli inizi della loro lotta per la sopravvivenza, pieni di incertezze. Ognuno di loro vive un giorno un po speciale nel quale, oltre alle persone che fanno parte dellabituale quotidianit, incontra angeli, diavoli e la Morte stessa, con il suo seguito di spiriti, che si presenta per ricordare che tutti alla fine le apparteniamo. I contenuti dellintreccio raccontano solo una piccola parte dello spettacolo: ci che ancora una volta d limpronta pi originale alla creazione di Corsetti infatti luso spregiudicato ma scoperto delle immagini video, che vengono impiegate non solo in senso scenografico, ma come elemento costitutivo della drammaturgia, in linea con il percorso di ricerca iniziato dal regista pi di ventanni fa in collaborazione con Studio Azzurro. Il risultato? Una visione multipla, una realt virtuale quasi metafisica che si definisce sotto gli occhi del pubblico che alla fine applaude convinto. Dal 14 al 26 aprile Teatro dellElfo, via Ciro Menotti 11 Orario: 20.45 (domenica alle 16) Info e prenotazioni: 02.71.67.91 La licenza Una classe, un tema da comporre. Enzo e Mino sono due studenti che devono prendere la licenza e realizzare cos i loro sogni. Si sono allenati, sono pronti su ogni argomento, non chiedono molto - un lavoro, lamore, la famiglia, e se ci scappa anche lamaro. I due riversano un numero infinito di parole sui quei fogli che sembrano non riempirsi mai e tra un argomento e laltro emergono piano piano le loro pulsioni e le loro paure. Ogni argomento diventa cos la scusa per confessarsi, per dirsi qualcosa di s e vedere leffetto che fa. Scritto da Claudio Autelli a quattro mani con la drammaturga Viviana Salvati, lo spettacolo usa un linguaggio teatrale denso e tagliente. Il tempo della storia il tempo di un tema, il tempo del tema il tempo di una vita. Una vita sublimata nel suo stesso raccontarsi. Nel tempo dellattesa scorrono i propri sogni, le proprie illusioni e vengono svelate le proprie debolezze. Enzo e Mino rappresentano lincertezza di fronte ad una scelta. Sono l sulla soglia, pronti per uscire, stanno solo aspettando che quello accanto si senta pronto a partire mentre il tempo nella classe si dilata e si contrae assecondando le divagazioni, i dubbi e le confessioni di questi due studenti fuoricorso tenacemente chini sui loro banchetti, costretti, legati ad essi come ad una zattera che prima o poi l porter a riva. Tutta la loro vita, mossa dall'irrinunciabile necessit di partire, congelata nell'attesa di un momento che non arriva mai... e allora ognuno, con i propri mezzi, cerca di adeguarsi, per costruirsi la propria tana, per raccontarsi le proprie piccole bugie. La classe un luogo metaforico, un posto della mente in cui si rimasti imbrigliati, una condizione di eterna preparazione alla vita. Lo spazio ha le coordinate di una classe, ma allo stesso tempo mantiene tutti i germi di una casa, le sue abitudini e i suoi tempi. Dal 16 aprile al 3 maggio CRT Salone, via Ulisse Dini 7 Orario: 21 (domenica alle 16) Info e prenotazioni: 02.89.01.16.44 Tutti i santi giorni Andrea Brambilla, in arte Zuzzurro, ritorna sul palcoscenico come protagonista e "alter ego" di una delle nostre penne pi lucide e graffianti, Michele Serra, e d voce a un percorso di visioni e commenti in cui si traccia la quotidiana "discesa agli inferi" di un uomo comune, impegnato a districarsi tra una selva di comunicati, veline, proclami, vip, giornalisti di guerra, di pace, di caldo e di freddo, di insegne sempre pi insulse. lantologia ideale di una quotidianit assurda, ma non per questo meno reale. A guidare le reazioni violente e tenere sono le lungimiranti osservazioni sul mondo che ci circonda, osservato attraverso la graffiante e comica satira dellautore, che suggerisce, scuote, indaga. Luomo appare in fuga da tutto, ma qualcosa non torna, non tutto come sembra, e una verit grottesca e misteriosa minaccia di prendere il sopravvento. Eppure solo un attimo di lucidit, e tutto ritorna come prima, nellimpossibilit di sfuggire da "tutti i santi giorni". Dal 16 aprile al 3 maggio Nuovo Teatro Oscar, via Lattanzio 58

Orario: 21 (mercoled alle 19.30, domenica alle 17) Info e prenotazioni: 02.36.50.37.40 Il gabbiano Dopo il buon esito di critica e di pubblico al Festival di Castiglioncello 2007, Il Gabbiano di Cechov nella versione di Martin Crimp per la regia di Sandro Mabellini in scena al Teatro Litta di Milano dal 21 aprile al 10 maggio. Un lavoro che cerca il vuoto della scena e della messa in scena, non per un vezzo formale o sperimentalistico, ma perch lo richiede il tempo in cui viviamo, e lo richiede Martin Crimp (vincitore del Premio Ubu 2005 come Migliore novit straniera), grande autore europeo, che si interroga costantemente sulla moltiplicazione dei piani di rappresentazione e sull'idea dell'amore, sul problema dell'altro. In scena ci sono sei attori tre coppie, in una scena vuota il teatro, due microfoni - l'amplificazione del vuoto, la ricerca dell'amore, lo spettatore. Il Progetto Gabbiano Cechov / Crimp proposto dal Battello Ebbro mette al centro del lavoro la comunicazione tra attore-attore-spettatore. Un triangolo fondamentale allinterno del quale si svolge la relazione/comunicazione fatta di parole e azioni che gli attori sono chiamati a cercare a ogni prova, ogni replica, in modo autonomo e originario. Il testo si ripete invariato per ogni replica, ma ci che lo spettatore vedr in scena ogni sera, sar uno spettacolo diverso in merito a ci che accade. Un progetto che muove dalla necessit di portare l'attore a pensare con il corpo e non con la testa il suo essere in scena, relazionarsi al luogo-teatro, agli altri attori e agli spettatori, al suo interno-esterno secondo una modalit di relazione aperta, in cui non esistono quarte pareti ma solo un triangolo comunicativo attore-attore-spettatore. Dal 21 aprile al 10 maggio Teatro Litta, corso Magenta 24 Orario: 20.30 (domenica alle 16.30) Info e prenotazioni: 02.86.45.45.45