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Monachesimo Medievale

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MONACHESIMO MEDIEVALE

CLERO REGOLARE

Un ruolo importante nella vita religiosa del Medioevo era svolto


dal clero regolare, cioè dai monaci che, diversamente dal clero
secolare (vescovi, sacerdoti e chierici che vivevano in mezzo
ai laici e avevano una casa propria, potevano commerciare e
arricchirsi, in molti casi sposarsi e avere figli), conducevano
una vita di preghiera e penitenza, isolati dal mondo,
obbedendo a delle “regole” volontariamente scelte.

Originariamente, nell’Oriente greco, i monaci erano dei solitari


(infatti in greco monos significa uno, uno solo) ma ben presto
questi eremiti divennero cenobiti e si riunirono in comunità
che obbedivano a una propria Regola.

L’ABATE

I monaci, che trascorrevano il giorno e la notte in preghiera,


dovevano avere qualcuno che lavorasse per mantenerli. Perciò i
monasteri erano solitamente fondati da qualche ricco
latifondista che, oltre ad avere la vocazione ascetica, donava
alla comunità masserie, schiavi e coloni e spesso ne diventava
egli stesso il capo o meglio l’abate, quindi aveva delle
specifiche capacità organizzative e gestionali. Gli abati, di
solito, erano venerati come santi dopo la loro morte, al pari dei
vescovi più energici. Gli abati delle comunità monastiche
spesso erano talmente influenti politicamente da essere
persuasi dall’insistenza dei fedeli e del re ad abbandonare il
monastero per accettare una cattedra episcopale.

I MONACI

Monaci sacerdoti

Questi erano i monaci ordinati che avevano ricevuto


l'ordinazione sacerdotale. Erano responsabili della
celebrazione della messa, coinvolti nelle funzioni religiose
quotidiane come la preghiera comune e nella gestione delle
attività spirituali all'interno della comunità.

Monaci conversi

Questi monaci, invece, non erano ordinati sacerdoti. Non


partecipavano alle funzioni liturgiche, ma prendevano parte alla
vita comunitaria e alla preghiera. Il loro compito principale era
svolgere lavori manuali e pratici, come l'agricoltura, la cucina,
la costruzione, e altre attività necessarie al funzionamento
dell'abbazia. Il termine "converso" deriva dal latino
"conversus", che significa "colui che è stato trasformato" o
"colui che è stato convertito". Si chiamavano "conversi" perché
avevano scelto di entrare nella vita monastica, ma non per
diventare sacerdoti (come gli altri monaci), bensì per dedicarsi
al lavoro manuale e ai compiti pratici necessari alla vita del
monastero. In certi aspetti erano quindi molto più vicini alla
vita dei laici.

Ma che intendiamo dire se parliamo di LAICO? Una persona


che non è appartenente a un ordine religioso o che non
ha ruoli ecclesiastici. In altre parole, un laico è una persona
che non è un sacerdote, un monaco o un membro di una
comunità religiosa.

I MANOSCRITTI MONASTICI

La produzione dei manoscritti da parte dei monaci avveniva in


uno SCRIPTORIUM, una specie di laboratorio del monastero
dedicato alla copiatura e alla decorazione dei manoscritti.

I monaci erano chiamati COPISTI AMANUENSI perché


copiavano tutto scrivendo A MANO!

I monaci trascorrevano molte ore a copiare testi religiosi e di


altro genere, contribuendo a preservare e trasmettere il sapere
religioso e culturale alle generazioni future. Alcuni monaci
erano specializzati nella decorazione dei manoscritti con
miniature e iniziali ornate, utilizzando vari colori e tecniche
artistiche. Lo scriptorium era anche un luogo di studio e
apprendimento, dove i monaci potevano approfondire la loro
conoscenza delle Scritture e di altri testi sacri. La copiatura dei
manoscritti era considerata un atto di preghiera e penitenza: i
monaci meditavano sulle parole che trascrivevano, rendendo il
loro lavoro un'esperienza spirituale.

I monaci scrivevano sulla PERGAMENA o CARTAPECORA:


pelle di agnello, pecora o capra usate come PAGINE. Ecco
come veniva preparata. Inizialmente veniva messa in un bagno
d'acqua e calce per evitare che marcisse. Successivamente,
venivano rimossi i peli e la carne, e la pelle veniva tesa su
un telaio e raschiata per renderla liscia. Dopo essere stata
lisciata e trattata con pietra pomice. In principio la
pergamena veniva avvolta in rotoli (dal nome latino
volumen). Più tardi si cominciò a tagliarla in fogli, che
venivano piegati e cuciti in modo da formare dei libri simili ai
nostri chiamati codici. Infine, veniva preparata una copertina
di legno per proteggere il manoscritto.

I monaci utilizzavano diversi strumenti per scrivere.


Calamo: una cannuccia di legno vuota o una penna d'oca, che
veniva appuntita per scrivere sulla pergamena.

Calamaio: di solito un corno svuotato, contenente l'inchiostro


(miscuglio di sostanze con formule segrete).

Inchiostro: spesso fabbricato con minio, un minerale di


colore rosso, utilizzato per rendere più belle ed evidenti alcune
parti del manoscritto, come le iniziali e i titoli.
Tavolette di cera e stilo: le tavolette erano utilizzate per
prendere appunti temporanei, su cui si scriveva con lo stilo; lo
stilo era un'asticella di osso o di ferro, appuntita da una parte
per incidere le tavolette cerate e piatta dall'altra per spalmare
nuovamente la cera.

Righello e matita di piombo o d'argento: utilizzati per


tracciare righe accurate sul foglio, per assicurarsi di scrivere
dritto.

Raschietto: utilizzato per cancellare le parole sbagliate


grattando la pergamena. Quando non serviva per cancellare,
era tenuto nella mano sinistra per mantenere la pagina ben
spianata.

LA VITA QUOTIDIANA DEI MONACI

Oltre a scrivere, i monaci svolgevano diverse attività manuali


necessarie per la vita quotidiana del monastero. Queste attività
erano svolte a turno dai monaci, secondo le necessità del
monastero, e contribuivano a mantenere l'autosufficienza della
comunità monastica: preparazione dei pasti per la comunità
monastica (cucina); gestione e conservazione delle provviste
alimentari nella dispensa; coltivazione dell’orto (con ortaggi e
piante medicinali); riparazioni e manutenzione degli edifici
del monastero; produzione di birra, una bevanda comune nei
monasteri; costruzione e riparazione di mobili e altri oggetti in
legno (falegnameria); produzione e riparazione di abiti e
tessuti (sartoria).

LA GIORNATA DI UN MONACO

Le giornate dei monaci erano organizzate secondo un rigido


programma che alternava momenti di preghiera, lavoro e
riposo.

La giornata iniziava con le preghiere notturne (Notturno)


seguite da quelle del mattino (Mattutino). L’inizio ufficiale
della giornata era celebrato con l’Ora Prima. Successivamente
i monaci si dedicavano ai lavori manuali e allo studio:
copiatura dei manoscritti nello scriptorium, lavoro in cucina,
nell'orto e in dispensa. A metà mattina, i monaci si riunivano
per l'Ora Terza e la Messa. A mezzogiorno i monaci
celebravano l'Ora Sesta, seguita dal pranzo. C'era un breve
periodo di riposo, seguito da ulteriori lavori manuali o studio.
Nel pomeriggio, i monaci si riunivano di nuovo per l'Ora Nona.
Al tramonto i monaci celebravano i Vespri. La giornata si
concludeva con la Compieta, l'ultima preghiera del giorno,
dopo la quale i monaci andavano a “dormire”.
LA REGOLA DI SAN BENEDETTO DA NORCIA

Il Monastero di San Benedetto fu fondato sul Monte Cassino


(tra Roma e Napoli) nel 529 d.C. da San Benedetto da
Norcia (Umbria, in provincia di Perugia), che vi scrisse la sua
celebre Regola, il cui “motto” era: ORA ET LABORA (prega e
lavora). Ecco le regole di San Benedetto per i monaci: non
dovevano possedere beni personali; dovevano obbedire
all'abate e alle regole del monastero; la preghiera era centrale
nella vita monastica, con servizi liturgici anche di notte; i
monaci dovevano dedicarsi allo studio e alla copiatura dei
manoscritti; dovevano svolgere lavori necessari per la vita
quotidiana del monastero, come cucinare, lavorare nell'orto e
copiare libri nello scriptorium; vivevano in comunità, seguendo
un programma rigido di preghiere e lavori quotidiani.
I MONACI DI CLUNY

Nel 910 fu fondato il monastero benedettino di Cluny, in


Borgogna (Francia), che divenne il centro del movimento per
la riforma della Chiesa. I monaci fondatori rifiutarono
l'ingerenza dei laici nella nomina dell'abate e
nell'amministrazione del patrimonio, e posero il monastero alle
dipendenze del papa. I monaci di Cluny misero al centro della
vita monastica le cerimonie liturgiche e la preghiera (in
particolare la preghiera per i defunti). Un lavoro manuale non
aveva un ruolo importante, nonostante l'origine benedettina
dell'ordine. l cluniacensi seguivano un modello di vita austero e
basato su alcune regole di comportamento.

All'ordine di Cluny si aggiunsero presto altri nuovi ordini


benedettini che operarono una scelta di maggiore semplicità; i
principali furono quelli dei cistercensi, dei certosini, dei
camaldolesi.
I MONACI CISTERCENSI

Erano membri dell'Ordine Cistercense, un ordine monastico


fondato nel 1098 da un gruppo di monaci che si separò
dall'Ordine di San Benedetto. L'ordine nacque in Francia,
precisamente a Cîteaux (da cui prende il nome "Cistercensi"),
e si diffuse rapidamente in tutta Europa. I monaci cistercensi
non erano tutti conversi. Seguivano una regola basata su una
vita di povertà, lavoro e preghiera, ispirata dalla Regola di San
Benedetto. Tuttavia, rispetto ad altri monaci, i cistercensi
cercavano di seguire una vita ancora più austera e
rigorosa, incentrata sull'osservanza della preghiera quotidiana
e del lavoro manuale. Le abbazie cistercensi erano organizzate
per essere il più possibile indipendenti. Ogni abbazia cercava
di produrre ciò di cui aveva bisogno, dalle coltivazioni agricole
alla produzione di tessuti o al sostentamento del proprio
monastero. La vita cistercense era caratterizzata dalla sobrietà
e dalla ricerca di una spiritualità profonda. Le chiese cistercensi
erano costruite in uno stile semplice, senza decorazioni
eccessive, per riflettere l'umiltà e la purezza del cammino
spirituale.

ARCHITETTURA CISTERCENSE

Pianta dell’Abbazia di San Galgano (Siena)

La pianta di un'abbazia cistercense segue un modello ben


preciso, pensato per rispondere alle esigenze spirituali e
pratiche dei monaci. Al centro dell'abbazia c'è sempre una
chiesa, che è il luogo principale per la preghiera e la liturgia.
La chiesa è perfettamente ORIENTATA (abside volta a est).
Di solito ha una navata centrale (la parte più lunga) e un
transetto (un braccio che attraversa la navata, formando una
croce). Alla fine della chiesa, c’è un’abside, una zona
semicircolare dove si trova l'altare. La campata, invece, è lo
spazio che si trova tra due pilastri o colonne. Ogni campata è
una parte della struttura dove si trovano il soffitto e le volte e
serve a distribuire il peso dell'edificio. Accanto alla chiesa c'è il
chiostro, un grande cortile quadrato o rettangolare circondato
da portici. Il chiostro è il luogo dove i monaci si ritiravano per
meditare, pregare e studiare. È uno spazio molto importante
per la vita monastica, che simboleggia l'ordine e la tranquillità.
Il monastero si trova intorno alla chiesa e al chiostro. Qui i
monaci vivevano, mangiavano, dormivano e svolgevano le loro
attività quotidiane. Altre zone fondamentali erano: la sala del
capitolo, dove i monaci si riunivano per discutere questioni
importanti e ascoltare letture spirituali; il refettorio, la sala
dove i monaci mangiavano; le celle, piccole stanze dove i
monaci vivevano in solitudine; spazi per la cucina, il
magazzino e, a volte, una bottega per la lavorazione di
prodotti artigianali.

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