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Henri-Irne Marrou

Decadenza Romana o Tarda Antichit?


III VI secolo

Vista dallIndia o dalla Cina, la nostra civilt occidentale sembra come una filiale della civilt greca : le nostre matematiche il nostro orgoglio e il fondamento della nostra potenza sono nate dallo sviluppo che si spiega dai primi pitagorici a Euclide e a Diofanto dAlessandria; la nostra scienza sperimentale comincia con la medicina ippocratica, la storia con Erodoto e Tucidide, la poesia con Omero, il teatro con Eschilo, e ugualmente le nostre arti Ma il passaggio dalla Grecia classica allEuropa moderna non s realizzato per via duna filiazione diretta : s avuto, tra le due, posto per mediazioni; quelle che rappresentano il Rinascimento umanista e, prima, la cristianit medievale sono ben conosciute da ciascuno. Gli storici hanno appreso a riconoscere limportanza dun'altra mediazione, anteriore, quella della civilt della tarda antichit. Il suo ruolo, la sua natura, la sua esistenza stessa sono ancora male apprezzate al di fuori dun cerchio ristretto di specialisti. Il presente libriccino vorrebbe contribuire a farla entrare infine nella cultura comune delluomo doggi.

La tarda antichit
Un poco controvoglia quasi in controluce! -, il museo del Louvre continua a esporre questa immensa macchina di Thomas Couture che era stata salutata come un capolavoro fin dalla sua presentazione al Salone del 1847. Il pittore che, in fondo, da buon allievo di Ingres, cercava soprattutto di dipingere donne nude e atteggiamenti voluttuosi laveva dottamente intitolata Les Romains de la dcadence, e molto seriamente, prima di tutto per il suo significato falsamente storico, che il suo quadro fu oggetto di commenti appassionati il cui ardore ci stupisce oggi. Vi meno enfasi, e una buona dose dironia, nel Langueur, sonetto che Verlaine dedicava nel 1883 a Georges Courteline, prima di riprenderlo, lanno seguente, nel Jadis et Nagure sotto il titolo Alla maniera di molti :

Sono lImpero alla fine della decadenza, Che guarda passare i grandi Barbari bianchi Componendo acrostici indolenti In stile doro dove il languore del sole danza. Lanima soletta ha nausea duna densa noia. Laggi si dice di lunghe lotte sanguinose. O non c potere, cos debole a cuori cos lenti, O non c voler fiorire un poco questa esistenza! O non volere, oh non poter morire un poco! Ah! tutto bevuto! Bathylle, hai finito di ridere? Ah! tutto bevuto, tutto mangiato! Niente pi da dire! Solo, un poema un poco grullo che si getta al fuoco, Solo, uno schiavo un poco corridore che vi trascura, Solo, una noia di non si sa cosa vaffligge! Il poeta, visibilmente, non prende troppo sul serio questo titolo di decadente di cui amavano fregiarsi gli esteti fin de sicle; ma se, nel corso di questi anni 1880 1890, e questo non solamente in Francia ma anche in Italia in Inghilterra, in Germania anche, limmagine della decadenza pot conoscere una tale infatuazione, che questa nozione bisogna dirlo : questo clich, questo stereotipo circolava da quattro secoli nella coscienza occidentale. Dal XV secolo lumanesimo e il rinascimento, tutto il periodo al quale vorremmo arrivare allinteresse del lettore era colpito dallo stesso giudizio peggiorativo : tra lo splendore dellantichit classica e il rinnovamento delle lettere e delle arti, non cera niente, letteralmente niente; un vuoto, un buco nero separava questi due momenti gloriosi della civilt. Le manifestazioni artistiche nella tarda antichit erano, come i tartagliamenti delle epoche oscure, inglobati in questo disprezzo generale; gli umanisti italiani non hanno che aggettivi sprezzanti per qualificarle : arte ultramontana, tedesca, gotica questo termine di gotico, destinato a tanta gloria, non allora sotto la loro penna che un sinonimo di barbaro. Ascoltiamo Vasari nelle sue Vite dei pi eccellenti pittori, scultori e architetti (1550, ma un secolo prima Ghiberti, lo scultore delle porte del Battistero di Firenze, faceva anchegli cominciare la decadenza allepoca di Costantino) : Bench le arti continuarono a fiorire fino alla fine del regno dei XII Cesari, non

poterono mantenersi nella stessa perfezione e qualit, queste arti vennero poco a poco a perdere lintera perfezione della forma. E di questo testimoniano chiaramente le opere della scultura e dellarchitettura che furono eseguite al tempo di Costantino a Roma. In Francia, allepoca classica, questo giudizio peggiorativo si trover rinforzato dalla ristrettezza del gusto e la rigidit del canone estetico; cos Molire, celebrando nel 1663 lopera del suo amico Mignard al duomo della Val-de-Grce : Tu che fosti un tempo la padrona del mondo, Dotta e famosa scuola in rarit feconde Dove le arti riesumate hanno, con degno sforzo, Riparato i guasti dei Barbari del Nord, Fonte di bei resti dei secoli memorabili, Oh Roma Stesso atteggiamento, ancora pi netto nel XVIII secolo; per Montesquieu, larte del Basso Impero gi decaduta : non vi si trova altro che questa rigidit gotica (visitando la collezione dei busti romani di Firenze, ha percepito benissimo la svolta che si tratteggia nellarte romana fin dal III secolo alla fine della dinastia dei Severi 1 : nei filosofi del Secolo dei Lumi il neoclassicismo si coniuga alla loro avversione per il cristianesimo; Edward Gibbon ha condensato la tesi nel suo grande libro, Declino e caduta dellImpero romano (1776-1788), con la formula famosa : Cos, abbiamo assistito al trionfo della religione e della barbarie - parole sinonime per questo voltairiano! Cosa curiosa, questo processo non fu rivisto dal romanticismo e la sua riscoperta del medioevo bench questa parola cessi allora davere il valore neutro dun intervallo vuoto per caricarsi progressivamente dun contenuto positivo. Larte e la civilt intera del Basso impero 2 sono sempre sotto stimate; cos Jacob Buckhardt, nel suo Costantino (1853), non vi vede nientaltro che la manifestazione della senilit e della decadenza del mondo antico; questarte ne fa adesso risalire la degenerazione alla met del II secolo ci fa assistere alla dissoluzione definitiva del sistema strutturale che Roma aveva ereditato dalla Grecia Si pu dire che occorso arrivare alla nostra generazione perch questo pregiudizio fosse superato, bench questo rovesciamento abbia preso avvio con il secolo e i libri apparsi nel 19001901 di quei pionieri che furono Dmitri V. Ainalov 3 a Pietroburgo e Alois Riegl 4, gloria della scuola di Vienna; ma ladozione duna nuova ottica non dovuta solamente ai progressi della ricerca storica; bisogna vedervi una conseguenza dei cambiamenti profondi che sono avvenuti nellesperienza estetica e sensibilit contemporanee, tra la fine dellespressionismo e lapparizione dellarte astratta, rivoluzione del gusto che ha trovato la sua espressione nei brillanti libri di Malraux, da Voix du silence (1947-1951) alla Metamorphose des dieux (1957), ecc Ma se loriginalit della prima arte bizantina oggi generalmente riconosciuta, se larte preromana oggetto di attenti studi e non pi disprezzata come un orrendo infantilismo, questa rivalorizzazione non ha ancora veramente superato lambiente degli storici professionisti. Il periodo che studiamo ancora troppo spesso evocato in termini puramente negativi, che vi si veda la fine dellantichit o gli inizi del medioevo; vorremmo aiutare il lettore a considerarlo infine in se stesso e per se stesso. Lasciamo per un momento da parte gli aspetti propriamente decadenti che risultano nel mondo occidentale dei contraccolpi delle invasioni barbare; bisognerebbe che il termine tarda antichit riceva infine una connotazione positiva come, si ricordato, avvenuto per medioevo-; ma si pu dire che lespressione sia veramente entrata nelluso corrente? In
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Montesquieu, Viaggi in Europa. Al modo gotico, vres completes, Paris, d. du Seuil, 1964, p. 365 A. Si continua in francese a utilizzare questa parola, dalle risonanze peggiorative, forgiata da Lebeau nel 1759. 3 D. V. Ainalov, The Hellenistic Origins of Byzantine Art, San Pietroburgo, 1901 (in russo); ed. Inglese, postuma, New Brunswick (N.J.), 1961. 4 A. Riegl, Sptrmische Kunstindustrie nach Funden in Oesterreich, Vienna, 1901.

francese (come i suoi equivalenti italiano o inglese), conserva ancora qualche cosa desoterico solo il tedesco, pi plastico, sembra aver fatto migliore accoglienza a quella di Sptantike. Bisognerebbe infine consentire ad ammettere che la tarda antichit non solamente lultima fase duno sviluppo continuo; unaltra antichit, unaltra civilt, che bisogna imparare a riconoscere nella sua originalit e a giudicare per s stessa e non attraverso i canoni delle et anteriori. Lo storico registra qui un mutamento, se permesso prendere a prestito la parola e limmagine alla biologia. Uno spirito nuovo si manifesta negli ambiti pi diversi, dalle tecniche pi materiali e dalle forme pi esteriori dellesistenza quotidiana alla struttura pi segreta della mentalit collettiva, allidea che gli uomini di questo tempo si sono fatta del mondo e della vita, della loro Lebens und Weltanschauung. Evochiamo, da una parte e dallaltra del fossato di quattro secoli e mezzo che li separa, questi due uomini molto rappresentativi del loro tempo che sono Cicerone e SantAgostino : quante cose sono cambiate quando passiamo dal primo al secondo! Sul piano della cultura, ricordiamo che le opere di Cicerone erano trascritte, colonna per colonna, su lunghi rettangoli di papiro o di pergamena arrotolati in cilindri che bisognava man mano della lettura srotolare e poi arrotolare di nuovo, forma di libri fragile, ingombrante e scomoda : immobilizzando le due mani, essa impediva di sfogliare rapidamente, di prendere una vista sintetica dunopera vasta, di rileggerla. Nella tarda antichit, il uolumen ha fatto posto al codex, il libro come ancora lo utilizziamo, formato da quaderni cuciti, che permette edizioni compatte come i nostri Shakespeare completi in un volume (cinque o anche due tomi sufficienti a SantAgostino per far rilegare lopera di considerevoli dimensioni che la Citt di Dio), che permette inoltre di congiungere lettura e scrittura : si svolgono sempre pi servizi dun lettore, un tempo praticamente indispensabili, la lettura in silenzio si diffonde, portando definitivamente lo scritto sul primato a lungo incontestato della parola; bisogner attendere perch simponga daccapo questa nuova rivoluzione che viene a realizzarsi sotto i nostri occhi limpatto congiunto del disco, del nastro magnetico, della radio e della televisione. Altra trasformazione, di carattere ancora pi generale, quella che osserviamo nella storia del costume : agli abiti dellantichit classica, fondati sul principio del drappeggio, ampio e instabile, s sostituito il costume del tipo moderno attillato e cucito.

La rivoluzione del costume


Il principio del costume della prima antichit, cio dopo la sparizione dellabito attillato dellepoca minoica e micenea, consiste nellutilizzare un pezzo di stoffa morbida quelle dei moderni sono sempre troppo indurite dallappretto come esce dal telaio, sia semplicemente drappeggiato attorno al corpo come il caso del mantello da esterni, lhimation greco o la toga romana, sia sospeso alla spalla destra da un fermaglio o fibula : cos per il mantello militare. La clamide, che, passer senza notevoli cambiamenti alla tarda antichit la stoffa, sembra, divenuta per pi pesante e resta uno degli elementi caratteristici delluniforme dei soldati e dei funzionari (poich il servizio civile ormai, come lo sar nella Russia degli zar, assimilato al servizio militare, militia). Il carattere originale di questo sistema del drappeggio (per parlare il gergo della sartoria) si manifesta pi particolarmente nellabito da sotto o da casa, khiton, tunica, - quello delle donne, peplos, non distinguendosi da quello degli uomini che per la sua lunghezza, cadendo fino alle caviglie mentre la tunica maschile si ferma al di sopra del ginocchio. Il principio della tunica consiste nel prendere un rettangolo di stoffa piegato in due, il corpo sintroduce allinterno, essendo la piega applicata sul fianco sinistro, la stoffa sospesa alle spalle da una o, normalmente, due fibule che riuniscono cos il davanti e il dietro dellabito, il fianco destro protetto da alcuni fermagli o punti di cucito ma soprattutto per lampiezza della stoffa, linsieme mantenuto dalla cintura che gioca un ruolo essenziale per la buona tenuta dellabito. Perch questo possa adempiere la sua doppia funzione calore, pudore -, era necessario utilizzare un effetto di lunghezza di stoffa assai generosa : in rapporto a questo costume antico, i nostri abiti moderni sembrano striminziti. Le stesse preoccupazioni spiegano, per il peplos delle donne, la variante che consiste nel piegare una prima volta la stoffa nel senso orizzontale prima di ripiegarla verticalmente per drappeggiarla, che raddoppia lo spessore della stoffa sul tronco, questa piega generalmente lasciata svolazzante poteva essere riportata da dietro sulla testa formando un velo. Si noter lassenza di maniche propriamente dette : quando si cerca di coprire le braccia il caso della grande tunica di lino pieghettata come era la cotta dei preti cattolici -, bisogna allora agganciare la piega verticale non pi direttamente sui fianchi ma allaltezza del polso, o almeno del gomito destro, e riunire le due parti avanti e dietro la tunica con una serie di fermagli o di punti di cucito sullalto delle braccia lungo tutte queste pseudo maniche, la cintura che serra alla vita questa sovrabbondanza di stoffa formando numerose pieghe. Questa stessa tendenza a non lesinare sul metraggio si vede nellevoluzione della toga romana nel corso degli ultimi secoli prima della nostra era per andare a finire alla nobile ampiezza della toga classica dellinizio dellImpero, che utilizza un pezzo non pi rettangolare ma tagliato a semicerchio che raggiunge circa sei metri di diametro. Tutto cambia con la tarda antichit. La toga si stilizza : cessando dessere labito normale dei cittadini, rimane un abito da cerimonia di carattere eccezionale un poco come labito ricamato dei nostri ambasciatori o accademici -, come nella toga pesantemente ornata, toga picta, che rivestiva i consoli dellanno quando presiedevano grandi solennit, come le feste dellippodromo al giorno della loro inaugurazione. Si pu seguire nel corso del III secolo levoluzione che conduce verso questo abbigliamento quasi liturgico : il punto di partenza il desiderio di sottolineare la banda decorativa che segna il diametro della stoffa; la si vede prima ispessirsi da una serie di pieghe sovrapposte, divenire sempre meno flessibile, e, finalmente, come una fascia, incrociata una o due volte sul davanti del corpo,. Praticamente indipendente, che la toga finisce, e dar origine al pallium dei nostri arcivescovi. Ma soprattutto labito principale, quello intimo, che ha subito la trasformazione pi profonda; la tunica cucita realizza una vera rivoluzione : venuta in ultima analisi dalla lontana Asia centrale attraverso lIran, sintroduce prima in Siria e poi in Egitto, dove normalmente attestata a

partire dal 250, e simpone poco a poco nel resto del mondo romano dove raggiunge, in Occidente, unevoluzione analoga del costume celta o germanico. Tessuta in un solo pezzo, questa tunica della tarda antichit raccolta da quattro cuciture, due sui fianchi, due sotto le braccia, poich comporta adesso vere maniche cilindriche come le nostre; il quadrato uno spacco riservato tra due fili di trama per lasciar passare la testa spesso rinforzato e sottolineato da un nastro policromo ricamato o tessuto in gobelin; due bande verticale ella stessa natura completano spesso la decorazione. Ecco un abito di tipo moderno, tagliato seguendo modello, montato da cuciture continue, solidamente fissato al corpo, molto meno ampio dellantico panneggio. San Gerolamo che, verso il 395/397, il primo a descriverci tale camicia 5 (utilizza gi il termine camisia, ma per lui ancora una parola volgare, tratta dal gergo dei soldati) rileva questa assenza di pieghe : sta addosso al corpo, sottolineando la forma delle membra, e permette dei movimenti anche violenti senza rischiare di deformarsi perdendo il suo equilibrio o la sua linea. E facile intravedere le conseguenze che risultano da questo cambiamento e che non sono solamente dordine plastico ma hanno ripercussioni in profondit sullatteggiamento psicologico e la stessa etica. Alla nobilt del sapiente e precario insieme di pieghe che imponeva unandatura dignitosa e misurata : Odio il movimento che sposta le linee subentrato questo tipo dabito che contiene le forme del corpo che da molto pi comodit ai movimenti : anche il lavoratore addetto alle attivit pesanti pu restare vestito quando allepoca classica doveva, per agire liberamente, spogliarsi quasi completamente. Per secoli, il nudo diventa eccezionale mentre per i greci della prima antichit, la reticenza davanti la nudit completa soprattutto maschile vero, quella dellatleta caratterizzava e ridicolizzava la barbara opposizione al civilizzato; ormai simpone unaltra definizione del pudore, che saccompagna a una sofisticazione (e sublimazione) dellerotismo, preparazione lontana e condizione demergenza di ci che sar un giorno lamore cortese. Niente testimonia meglio il carattere radicale di questa trasformazione della sensibilit della permanenza di tab che simpongono ancora molto generalmente a noi, che, pertanto, immaginiamo volentieri molto affrancati in questambito.

Gerolamo, Epist. 64, 11, t. 3, p. 127 Labourt.

Il cambiamento nella continuit


certamente sul piano religioso che il mutamento stato pi profondo e ha comportato le pi considerevoli conseguenze; prendiamo come esempio Cicerone : come tutti i membri della classe dominante del suo tempo, la classe aristocratica, Cicerone appariva prima di tutto un uomo cui la mentalit riflette quella della civilt contemporanea, la civilt ellenistica. Certo, la realt storica sempre molto complessa, e, quale che sia lepoca considerata, lanalisi scopre, sovrapponendosi nella coscienza o il comportamento degli uomini stessi, a fianco allideologia dominante, retaggi pi o meno formali del passato e, gi, i primi presentimenti del nuovo spirito che dominer un giorno; nel caso di Cicerone, troppo facile opporre alla nostra diagnosi sommaria ci che in lui, magistrato romano, manifesta una fedelt certa alle tradizioni del paganesimo antico, (ereditato dalla preistoria) che aveva dato la sua struttura alla Roma arcaica; ma, daltro canto, a tale momento grave del suo destino come davanti la morte della sua figlia -, lo vediamo gi cercare di consolarsi con una fede ancora incerta e timida nelleroizzazione e limmortalit; resta che, davanti lessenziale della sua formazione allinsegnamento dei filosofi greci del suo tempo, Cicerone un uomo liberato dal progresso dei lumi e la critica dissolvente delle credenze religiose antiche che il tratto dominante dellepoca ellenistica; il suo ideale di saggezza un ideale umano, troppo umano; quello della fortuna, della vita felice, beata uita, della migliore sistemazione possibile della nostra breve giornata terrestre. Dopo tutto, non abbiamo che una vita, come Soljenitsin fa dire a due personaggi del suo primo cerchio. Erano le parole stesse di cui si serviva, contemporaneo di Cicerone, il poeta Catullo : Viviamo, Lesbia mia, e amiamoci I fuochi del sole possono morire e rinascere; per noi, quando una volta morta la breve luce della nostra vita, Nobis cum semel occiderit brevi lux, bisogna ben dormire una sola e medesima notte eterna 6. Per contrasto, prendiamo un uomo della tarda antichit come SantAgostino e se lo chiamiamo qui come testimone, non come rappresentante della religione cristiana divenuta dominante : gli ultimi pagani, contro i quali polemizza, sono uomini religiosi quanto e come lui; vive dal principio nel seno duna grande epoca religiosa dove il problema centrale dellesistenza non pi quello di questa felicit effimera e precaria; ci che adesso passato in primo piano alle sue preoccupazioni, il problema della salvezza e quello dei suoi rapporti con Dio; e questa seconda religiosit, lo vedremo, merita daltra parte dessere chiamata una religiosit nuova, poich non un riaffiorare di credenze e pratiche arcaiche della prima antichit, ma presenta caratteri originali, e quella stessa di questi ultimi detentori del paganesimo che vogliono restare fedeli agli dei della citt tradizionale, al politeismo illustrato dai signori della cultura, agli dei dOmero o di Virgilio ma questo, in quale senso nuovo! Si pu manifestare qualche sorpresa davanti al fatto paradossale che i nostri predecessori abbiamo messo cos lungo tempo ci sono voluti cinque secoli! per riconoscere lautonomia e loriginalit di questa civilt della tarda antichit. Bisogna far intervenire qui il fenomeno fondamentale della pseudomorfosi : attingiamo da Spengler 7 questa immagine espressiva (poich, ben inteso, non qui che una metafora) che gli viene dalla cristallografia, dove il termine designa propriamente lo stato di un minerale che, dopo un cambiamento di composizione chimica, conserva la sua forma cristalline primitiva invece di cristallizzarsi secondo gli assi, angoli e piani della nuova sostanza. La pseudomorfosi rende conto del carattere paradossale della tarda antichit che si riflette tutta naturalmente nelle sue manifestazioni artistiche : molto presto, fin dagli anni 235 e seguenti alcuni situeranno la svolta pi presto ancora -, appare nellarte romana uno spirito nuovo che si cerca, si prova, tenta di esprimersi, ma non assistiamo a una rottura totale col passato; la mutazione
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Catullo, 5, 4-6, p. 5 Lafaye. O. Spengler, Le Dclin de lOccident, Paris, Gallimard, 1948, 2 part., ch. 3, p. 173 sq. (trad. Fr. in 2 vol).

brusca di cui parliamo non una rivoluzione che abbia comportato un rinnovamento da cima a fondo; nel servirsi di procedimenti tecnici, di forme ereditate dal passato, che riesce a manifestarsi bene o male questanima nuova, questanima giovane, incatenata dallo spirito della civilt antica, incapace di muoversi in tutta libert, provando ad accomodarsi a queste forme nondimeno estranee al suo spirito. Misuriamo facilmente la potenza di seduzione che ha esercitato larte dellantichit classica su quella delle rinascenze medievali e moderne quelle dei secoli VII-IX, XII, XV-XVI; questo ci permette di comprendere che gli uomini della tarda antichit fossero stati proprio i primi ossessionati dal suo esempio : facile immaginare ci che poteva essere, a Roma in particolare, lo spettacolo di quei grandi monumenti che esistevano da sempre o, a Costantinopoli, il museo dei capolavori riuniti da ogni parte da Costantino e i suoi successori. Si comprende che, lungi da liberarsi definitivamente da questi modelli, gli artisti della Sptantike siano stati periodicamente tentati di tornare indietro e di non riavvicinarsi al nuovo. La Storia dellarte di questa tarda antichit non si manifesta come un processo continuo, simile a quello dellevoluzione biologica; uno sviluppo irregolare, spezzettato da ritorni allimitazione dei classici : cos, dopo il primo slancio, il movimento si vede bruscamente frenato dalla rinascita classicheggiante del tempo di Gallieno; dopo un nuovo passo in avanti che segna lepoca di Diocleziano e della sua tetrarchia, un certo ritorno allidealismo classico si manifesta in ci che s chiamato il bello stile del regno di Costantino; il periodo di Costanzo II Valentiniano seguito a sua volta dalla rinascita teodosiana, e il movimento del bilanciere continuer. Tanto che non aveva respinto lillusione di questa patina antica che, per prolungamento arcaizzante, sommerge di pratiche desuete il giovane Oriente dellepoca imperiale tarda 8, larte di questo tempo non poteva apparire che sotto laspetto caricaturale duna decadenza; ostinandosi a giudicare i monumenti della fine dellantichit solamente in funzione di modelli classici ai quali si ricollegano, non si poteva percepire ci che questarte aveva di realmente vivente, questo spirito nuovo, veramente originale, e sera costretto a non trovarvi che maldestra imitazione, sclerosi, degenerazione. Dopo tutto, i capitelli della Sptantike derivano in ultima analisi dal corinzio e, se si vuole giudicarli in rapporto al canone del corinzio classico, non rappresentano che delle variazioni disarmoniche su questo tema dato. E che, per quanto grave abbia potuto essere, specialmente sul piano politico o economico, la crisi ha scosso il sistema della Roma imperiale nel corso del III secolo, essa non aveva comportato una rottura brutale, un crollo cos totale di quello che lOccidente doveva conoscere tra il V e il VII secolo sotto il colpo delle invasioni barbariche. La vita non stata interrotta, n le istituzioni abolite, non pi delle care abitudini, le forme tradizionali dellesistenza. Cos, e soprattutto lImpero. Certo, i contemporanei di Diocleziano e di Costantino hanno ben avuto coscienza dassistere a una riorganizzazione radicale di ci e di vivere unepoca in un senso rivoluzionario : hanno sentito molto tutto ci che il novo regime doveva allimitazione dellingombrante vicino al di l dellEufrate, lImpero iraniano della dinastia sassanide, rivale a volte temuto e ammirato. Con il Basso Impero, Roma divenuta una monarchia di tipo orientale : il sovrano investito dalla divinit e che partecipa pertanto in qualche maniera a quella (un non so che di divino sattacca al principe, scriver un giorno Bossuet), ma esercitando il suo potere, teoricamente assoluto, con la mediazione dun apparato di Stato, duna burocrazia (e dun esercito) dagli ingranaggi estremamente complessi, dove, praticamente, una tirannia fiscale e poliziesca da a questo nuovo regime, un carattere totalitario in un senso, si pu anche dire, moderno della parola. Per misurare la profondit del fossato oltrepassato, basta evocare le immagini che ci restano di questi sovrani : per tutto il tempo che dura lAlto Impero - che si tratti dAugusto, di Traiano, anche di Caracalla -, le statue o i busti che li rappresentano sono proprio dei ritratti, cio delle rappresentazioni realiste, illusioniste, quale che sia la parte fatta alla stilizzazione idealista. E che gli imperatori romani dei primi tre secoli restavano dei semplici esseri umani, a dispetto dellaura carismatica che gi nobilitava la loro funzione, e da essa la loro persona. Mentre le effigi di
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O. Spengler, op- cit., 1 parte, cap. 3, t. 1, p. 203.

Costantino, Costanzo e dei loro successori non arrivano a caratterizzare lindividuo concreto che ciascuno stato e nemmeno lo pretendono : davanti la colossale statua di bronzo - misura pi di 5 metri -, che sinnalza oggi su una piazza di Barletta nelle Puglie, i nostri archeologi faticano senza riuscire a superare il suo anonimato; si tratta di Valentiniano, di Teodosio, di Marciano, alcuni una volta discendevano fino a Eraclio? Per queste figure volentieri colossali, dai tratti indifferenziati, ma le cui pupille forate trascrivono in maniera sorprendente lo sguardo diretto verso linfinito, teso al di l delle realt di questo basso mondo, ci che rappresentato, ci che ci presentato, meno tale o talaltro imperatore che la funzione imperiale considerata in s stessa, il principio astratto della sovranit terrestre, immagine e manifestazione visibile - epifania, teofania - della sovranit divina che lha investito e soprelevato per ci stesso al di sopra della comune umanit. Gli imperatori pi folli della Roma pagana, Caligola, Domiziano, Commodo, avevano proprio potuto credersi dio, ma non era che al prezzo di una certa diluizione del concetto di divinit, che, per questi antichi, era lontano da essere univoca dopo tutto, questi imperatori non facevano che aggiungersi agli innumerevoli piccoli dei e semidei del panteon politeista; mentre limperatore della tarda antichit si trova a riflettere, in maniera partecipata senza dubbio, ma molto reale, la temibile trascendenza del Dio unico, di cui gli uomini di questi tempi hanno appreso a farsi ormai una cos alta idea. E tuttavia, tutto considerato, lo stesso impero che continua, ed precisamente per permettere alla patria romana di sopravvivere e, con essa, la sua civilt tradizionale ereditata dellellenismo questa come lanima che anima questo grande corpo -, per salvare luna e laltra dallanarchia interna e dallassalto dei barbari che, raccogliendo le loro energie e le loro forze, gli uomini, e innanzitutto i sovrani della tarda antichit erano stati indotti a concepire e a realizzare questa ristrutturazione rivoluzionaria : in questo senso, le possenti mura di cui Aureliano, negli anni 270, cinse Roma, fino alla citt aperta lunghe circa 19 chilometri, 18 porte, 382 torri -, sono proprio simboliche di questa volont preservatrice, conservatrice, di continuit. Sotto le forme e con modalit di cui la novit certo sorprendente, effettivamente la stessa civilt che si prolunga, fiorisce, niente affatto decadente, ma con una vitalit ritrovata e come rinnovata. Venari, lauari, ludere, ridere occ est uiuere 9, si diceva sotto lAlto Impero : La caccia [le cacce allanfiteatro], i bagni, i giochi, il divertimento, questa la [bella] vita : questa definizione della dolce vita vale ancora per i secoli che ci interessano, anche se alcune di queste manifestazioni hanno cambiato carattere. Prendiamo in considerazione il caso maggiore dei giochi pubblici, manifestazioni eminenti di questa nobile vita, elegante e lussuosa. I predicatori dei secoli IV e V hanno un bel riprendere la condanna violenta e radicale dei loro predecessori delle prime generazioni cristiane e tuonare a gara contro limmoralit di questi spettacoli, le passioni che generano, deplorare lo spreco che esigono i loro organizzatori : la nuova religione non ha potuto riuscire a diventare statisticamente dominante che tollerando queste manifestazioni troppo ancorate nei costumi; le folle cristiane continuano ad accalcarvisi; gli alti magistrati pretori, consoli continuano a organizzarli nelle due capitali, come i notabili locali lo fanno fino alle citt minori, e questo per le medesime ragioni il rischio di rovinarvisi si scansa davanti al bisogno di popolarit. Lepoca precedente conosceva quattro tipi di spettacoli : quelli dello stadio, del teatro, dellanfiteatro e del circo; nel Basso Impero, i due prima spariscono o si fanno da parte : gli sport atletici, gloria della Grecia classica, sestinguono nel IV secolo, con alcune sopravvivenze o quasi reviviscenze. Il teatro e gli spettacoli, di carattere, a dire il vero, assai poco letterario, ove c la sede, passano in secondo piano. Nel II secolo, al tempo degli Antonini, Lione, che possedeva
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CIL., VIII, 17938.

peraltro il grande anfiteatro federale delle Gallie, al di sopra della confluenza del Saona e del Rodano, aveva avuto bisogno di due teatri, uno di 10700 posti e laltro di 3000; nel Basso Impero si generalizza il sistema economico del teatro misto o doppio, assicurando allo stesso tempo le funzioni di teatro propriamente detto e di anfiteatro. Questo al contrario rimasto fiorente : il Colosseo a Roma restaurato ancora sotto Valentiniano III (425-450), i suoi posti assegnati ai rappresentati dellaristocrazia senatoria sotto il regno di Odoacre (476-493), quando lImpero nominalmente scomparso in Occidente. Senza dubbio le cose non si svolgono pi come prima : le lotte pi cruente e crudeli quelle del munus gladiatorum, dove luomo sopponeva alluomo fino al sangue e alla morte scomparivano progressivamente, pi lentamente del resto di quanto s a lungo creduto; una prima misura di divieto, presa nel 325 e dettata dallidealismo dei riformatori cristiani, sembra senza futuro; non scompaiono definitivamente a Roma che tra il 434 e il 438. Al contrario, lo stesso favore continua ad attorniare le cacce, uenationes, dove dei lottatori erano opposti alle fiere; si cercava proprio per questo, e non si esitava a far venire da lontanissimo con grandi spese, animali esotici, struzzi sahariani, elefanti dAfrica e dAsia, addirittura tigri venute dallArmenia o dallIndia. Squadre di professionisti offrivano mediante finanze i loro servizi agli organizzatori dei giochi, come in Spagna le cuadrillas de torero. Ma, ormai, gli spettacoli che attirano di pi la passione delle folle sono le corse dei carri da circo o ippodromo. Lo schema non variato dallepoca classica : la corsa tipo quella che oppone carri attaccati a quattro cavalli di fronte; il percorso in forma dellissi li fa girare attorno a un asse longitudinale materializzato da un muro basso o spina, che esige curve a gomito particolarmente difficili e pericolose attorno al limite che ne segna le estremit. Bench il pubblico sinteressasse vicinissimo al talento dei conduttori e ai meriti individuali dei cavalli monumenti figurati ci conservano i nomi! -, la corsa era disputata tra scuderie rivali, o imprese di corse, le fazioni che si riconoscevano dal loro colore; si contava in principio quattro fazioni e quattro colori bianco, rosso, verde e blu -, pi spesso ridotte a due, le due ultime. I sostenitori, tifosi, o fans, di ciascuna di queste fazioni erano raggruppati in associazioni che si ritrovavano gomito a gomito sui gradini dellippodromo per incoraggiare il loro favorito, associazioni che finirono per giocare, specialmente a Costantinopoli, un ruolo molto attivo nella vita pubblica, verdi o blu che raggruppano tale tendenza o partito, sia politico, sia religioso. Bench si conosca gi la pratica delle scommesse, linteresse materiale giocava, sembra, meno del ruolo che nella nostra civilt il danaro; la passione del gioco sestendeva purissima, passione di quelle che suscitano oggi i nostri sport da spettacolo ci permettono di comprendere un poco, ma non si saprebbe troppo sottolinearne lintensit; tutte le energie pi segrete della mentalit del tempo erano messe in gioco : per assicurare il trionfo del proprio colore, si ricorreva alla magia, addirittura al miracolo; cos vediamo un cocchiere cristiano, a Maiuma, il porto di Gaza in Palestina, venire a chiedere al santo eremita Ilario di benedire il suo tiro, minacciato dai sortilegi del suo rivale pagano. Nei pi sottili intellettuali del tempo, queste passioni archetipe apparivano sapienti interpretazioni di natura astrologica : il circo diventa il simbolo del cosmo, il percorso circolare riproduce il cerchio dellanno, ogni percorso conta 7 giri come la settimana di 7 giorni, le grandi feste 24 corse come il giorno 24 ore; il colore delle fazioni evoca gli elementi del mondo, le stagioni, addirittura gli dei; cos la fazione verde, la primavera, la terra e i suoi fiori, la dea Venere Come stupirsi del posto che occupano, nellarte della tarda antichit, il circo e i cavalli, temi favoriti di volta in volta trattati in maniera realista o simbolica. Questi spettacoli, questi giochi restano proprio uno dei componenti essenziali della vita civilizzata, della vita romana. Li si vede resistere agli sconvolgimenti dovuti alle invasioni barbare. Al momento della terribile catastrofe che colpisce Roma nel 410, SantAgostino ci mostra ci mostra i rifugiati, appena scampati al pericolo e fortunatamente giunti nella tranquilla Africa, affrettarsi a chiedere il programma degli spettacoli e appassionarsi al teatro per le recite dei commedianti; Salvieno ci mostra la nobilt di Treviri, allindomani dun terzo saccheggio della citt da parte dei Germani (verso il 420), quando lordine

romano a malapena e precariamente ristabilito, reclamare alle autorit la ripresa delle corse del circo 10. Quando i re barbari cercheranno di darsi lillusione di continuare o restaurare qualche cosa della vita urbana e delle sue raffinatezze nei regni che si sono ritagliati nella parte occidentale dellImpero, li vedremo subito occuparsi di ristabilire essi stessi giochi consueti. Cos, per non parlare che della Gallia : ad Ales, Teoberto di Metz (534-548), Cilperic (561-584), a Soisson e Parigi. Non sembra inutile fermarci un poco su questo aspetto cos caratteristico della civilt dellantichit che finisce.

La passione dei giochi


I demoni prendono piacere ai cantici di vanit, agli spettacoli stupidi e alle oscenit dei teatri, alla follia del circo, alla crudelt dellantiteatro, ai litigi passionali dispute, bagarre che, spinte fino allodio, oppongono le persone a proposito di questo appestato : un mimo, un attore, un pantomimo, un cocchiere, un cacciatore (cio, s visto, un gladiatore che combatte le fiere). Abbandonarvisi, offrire incenso ai demoni nei vostri cuori. E un predicatore cristiano che parla santAgostino 11-, ma la sua diatriba attesta bene lintensit delle passioni sollevate dai giochi mentre ci fornisce un inventario quasi completo delle loro diverse categorie. Oblio caratteristico : non problema di sport atletico. Questo non era tuttavia completamente sparito ma, molto presto minato dai danni del professionismo che a nostra volta conosciamo bene, queste competizioni che, nellantica Grecia, avevano costituito la base delleducazione liberale non sono pi che materia di spettacoli. Che non ci singanni : le dieci ragazze in bikini del celebre mosaico di Piazza Armerina non sono che atlete per lesposizione. La loro quasi nudit non serve che a dare un pi di piccante alle loro esibizioni equivoche in indumenti intimi. La rassomiglianza tutta fortuita con i nostri costumi da bagno due pezzi non deve orientare limmaginazione dello spettatore moderno verso la nozione di giochi nautici; le scene rappresentate sono proprio quelle della ginnastica classica : salto in lungo (peso ai pugni), lancio del disco, corsa a piedi, gioco di palla, coronamento del campione Larte dellattore apparteneva al teatro, rappresentato dai due generi della pantomima, degenerazione del teatro lirico, con i suoi cantica, e del mimo, commedia realista dove dominava di volta in volta erotismo o sadismo. Cos tante iscrizioni e mosaici ritrovati, specialmente in Africa, hanno conservato il ricordo di cacce dellanfiteatro o di corse allippodromo, che ricchi mecenati alti funzionari (non si pu pi parlare di magistrati sotto questo regime monarchico) o dignitari municipali che ne avevano assunto le spese avevano voluto per questi monumenti duraturi eternare la gloria effimera che aveva valso la loro generosit sovente ostentata. Ascoltiamo ancora un sermone che se la prende con i danni della vanit : Al momento in cui si aprono i giochi, il generoso organizzatore che ha invitato tutta questa folla fa la sua entrata al teatro; immediatamente tutti si alzano dal loro posto e, come una sola bocca, gli fanno unovazione spontanea; unanimemente lo chiamano benefattore pubblico, un protettore della citt, tendendo verso di lui le mani. Lorganizzatore de giochi sinchina a sua volta e con questo gesto ringrazia la folla; raggiunge il suo posto in mezzo alle
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Salvieno, De gubern. Dei, VI, 15, (85), p. 416 Lagarrigue. Agostino, Serm. 198,3, PL.38,1026.

acclamazioni ripetute degli spettatori dei quali ciascuno vorrebbe essere al suo posto e morire, al momento stesso, di piacere 12. E san Giovanni Crisostomo che parla cos, e siamo ad Antiochia, la capitale dellOriente siriano; ma le cose non si svolgevano diversamente nelle piccole citt, come mostrano i testi che accompagnano il mosaico di Smirat in Bizacene, il Sahel tunisino; esso ornava la dimora dun notabile locale, un certo Magerius, e commemorava una caccia al leopardo che egli aveva offerto ai suoi concittadini utilizzando i servizi duna squadra di gladiatori, i Telegenii. Il testo di diritto non fa conoscere, come un processo verbale, le reazioni della folla : Acclamazioni : Che, sul tuo esempio, i mecenati a venire apprendono ci che uno spettacolo! Che quelli del passato ascoltando leco (maniera dinsinuare, come dice unaltra dedica, che egli aveva superato il ricordo lasciato dai suoi predecessori). Chi ne ha offerto uno simile? E quando? La tua generosit uguaglier quella dei questori di Roma (questi fasti di sotto prefettura sono paragonati ai giochi della capitale). A te pagare. Il testo continua : Magerius paga. Paga anche molto pi di quanto promesso : lannuncio fatto laraldo municipale, che contiene il testo di sinistra, non aveva promesso ai Telegenii che 500 denari per leopardo; ora il servitore rappresentato al centro del quadro porta su un piatto 4 borse una per ogni fiera uccisa portando la cifra 1000 : generoso, Magerius ha raddoppiato la somma! Lentusiasmo esplode : Questo essere ricco, questo, essere potente! Che lascino larena con le loro borse! 13. Testi paralleli contengono acclamazioni analoghe : Non c che voi per fare questo!. Haec uos soli! Non ci sei che te! Unus tu! 14. Su questo mosaico i Telegenii, grazie alla loro abilit tecnica, hanno trionfato, sembra, senza danni, ma opporsi a fiere implicava dei rischi, e il piacere dello spettacolo comportava cosciente o incosciente una componente sadica, come la tauromachia spagnola dove nessuno mai sicuro che il torero uscir senza ferite. Per, le stesse ragioni umanitarie che hanno causato la sparizione dei combattimenti di gladiatori hanno agito sulle cacce che, sempre pericolose, sono venute a essere meno cruente : documenti come il dittico davorio del console Anastasio ci fanno assistere a uno spettacolo che si avvicina maggiormente alle nostre corse delle Lande 15 o provenzali che quanto la corrida spagnola. Lo si vede, il bestiario cercava meno di mettere a morte il suo avversario che di eseguire attorno a lui veri numeri dacrobazia : salti con la pertica, schivate (porte preparate a proposito gli permettevano di raggiungere un corridoio di sicurezza come il callejon delle nostre plazas de toros; si vede anche salire da una corda passata da una puleggia allinterno di un canestro irto di aculei che lo mettevano fuori pericolo), a meno che un altro cacciatore non fermi al lazo lo slancio dellanimale. Il grosso problema degli organizzatori di cacce (i produttori come si dice oggi nel mondo del cinema) era di fornirsi, in tempo utile, dun numero e duna variet sufficiente di bestie esotiche in buono stato : per questo le spedizioni che erano divenute cos normali che potevano servire da manovre per lesercito. Il nostro mosaico di Ippona si trova molto esattamente commentato da un curioso testo di Giulio Africano, un architetto ed enciclopedista cristiano (scritto verso il 230) : Quando il generale, volendo fare un esercizio con le sue truppe, avr deciso di intraprendere una caccia, porta tutta la sua fanteria in tenuta da guerra. In anticipo, gli esploratori delle grandi fiere hanno indicato lobiettivo della spedizione, il posto dove dimora un leone (siamo senza dubbio sulle frontiere barbare dellImpero). Una volta arrivati dopo una marcia silenziosa, i soldati si schierano in cerchio uomo a uomo; poi si proteggono con i loro scudi che incastrano come le tegole dun tetto. Le trombe si mettono a suonare fortissimo, e gli uomini emettono un grande grido. Spaventata, la belva esce dal suo riparo, ma, quando scorge il muro che formano i soldati e le torce accese che brandiscono (poich ne portano una al posto della lancia), allora essa si calma e arretra senza oltrepassare la massa degli scudi. Nel posto in cui la china del terreno pi favorevole, si porta una trappola sulla quale si dispone unampia gabbia, spalancata, contenente un capriolo. Poi, passando dietro al leone, dei soldati rivestiti di corazza lo eccitano con le loro grida, colpendo
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Cristostomo, De inani gloria, 4-5, p- 76-78 Malingrey. A. Beschaouch, C. R. Acad. Inscr., 1966, p. 136-138. 14 Ibid. , p. 141. 15 Course landaise, gioco tradizionale delle Lande nel quale un uomo deve evitare la carica di una vacca (NDT).

tutti con bastoni su pelli intere di cuoio molto secco. Lanimale, impaurito dal rumore, lo spettacolo e le grida, se ne va correndo verso la gabbia, mentre i soldati sistemati dietro la trappola si sono coricati e restano cos invisibili per la fiera, e che le persone appostate da una parte allaltra della gabbia si tengono trincerate dietro grandi tavole. In questa maniera, presa giustamente per dove contava di fuggire16. La stessa scena si ritrova sfortunatamente mutilata sul mosaico della grande caccia di Piazza Armerina che consacra ciononostante la maggior parte del suo vasto quadro allimbarco e al trasporto degli animali, che non poneva minori problemi e meritava dunque dessere immortalato allo stesso titolo della cattura propriamente detta. Si sar notato sul mosaico di Smirat che il nome di ciascuno dei cacciatori professionisti accuratamente indicato, e anche quello dei leopardi : in Provenza anche, i tori pi popolari di Camargue sono oggi ancora provvisti di soprannomi espressivi. Era lo stesso con i cavalli che facevano trionfare al circo il colore della loro fazione, come mostrano i mosaici di Gerona, di Barcellona o di Cartagine; possediamo in questo modo parecchi di questi nomi di cavalli grazie a monumenti di carattere molto meno artistico, le tavolette di esecrazione in piombo sulle quali erano incise formule magiche destinate ad assicurare la sconfitta dun cavallo (o dun cocchiere) temuto, tavolette che si andava, per assicurare meglio la complicit delle potenze delle tenebre, a sotterrare in una tomba. Gli uomini della tarda antichit, lo vedremo, erano come ossessionati dalle forze misteriose delluniverso invisibile; per questo il loro gusto per le scienze occulte. La passione del circo non mancava di ricorrervi. Sulla scena dippodromo del dittico di Brescia cos preziosa del resto grazie al realismo della sua rappresentazione : lasse centrale, o spina, formato da un obelisco importato dallEgitto con i suoi geroglifici, fiancheggiato da trofei e, alle sue estremit, gli estremi che bisognava, con molta fatica, aggirare -, si noter che la groppa del cavallo del registro inferiore a sinistra incisa da un monogramma che allo stesso tempo simbolizzava e, per il suo valore augurale, prometteva la vittoria : combina le iniziali della parole p (alma) e l (aurus), la palma e la corona dalloro che ricompensavano il cocchiere vincitore. La popolarit dei conduttori di carri portava le folle del tempo alle stesse manifestazioni deliranti dentusiasmo cui la nostra societ di consumo colma gli attori del cinema o gli idoli della canzone. Le pi violente sommosse che hanno scosso la struttura stessa dellImpero, e quella sotto il regno dei pi grandi tra i suoi imperatori, sono state suscitate dalle passioni frenetiche che alimentavano le corse dellippodromo : cos sotto Teodosio, nel 390, i fatti di Tessalonica un cocchiere troppo popolare imprigionato per cattivi costumi bilancio della repressione : 7.000 morti; nel 532 sotto Giustiniano, a Costantinopoli la sedizione di Nika (Nika sii vincitore, lacclamazione favorita dei tifosi) la polizia per essere imparziale volle far appendere con uguaglianza un blu e un verde -, rivolta che sollev subito dei sommovimenti cos profondi che il trono poco manc a vacillare : occorse tutta lenergia feroce di Teodora (la porpora farebbe un bel sudario) perch Giustiniano saggrappasse al potere; anche questa volta, la repressione cost migliaia di morti.

La nuova religiosit

Per importante che sia il posto che occupano nella vita, e dunque nellarte, della bassa antichit questi aspetti o elementi profani, resta che la caratteristica maggiore di questepoca
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Julius Africanus, Cestes, VII,1,14, p.151 Vieillefond.

proprio il ruolo di primo piano che giocano ormai i problemi religiosi : il trionfo del cristianesimo, che diventa nel corso del IV secolo la religione dominante del mondo romano dominante statistica quanto ideologica non che la manifestazione pi eclatante. Non bisogna isolarla, n, a maggior ragione, ridurre il problema a quello delle tappe successive dellavanzamento progressivo del cristianesimo di fronte alle persecuzioni o alle resistenze incontrate, poich le diverse forme di paganesimo contro le quali la religione cristiana ha dovuto combattere partecipavano anchesse alla stessa atmosfera spirituale : ci che fa problema tra i pagani e i cristiani della tarda antichit, la verit delle loro rispettive scelte, ma non la concezione generale della vita, delluomo e del mondo. Senza essere in ogni punto identica negli uni come negli altri, questa si presenta in tutti con tanti tratti comuni che si pu parlare duna stessa mentalit, caratteristica del tempo unit di forme di pensiero e di sensibilit che appare con evidenza quando si oppone la tarda antichit a periodi della storia che lavevano preceduta. Abbiamo proposto di definirla col termine di nuova religiosit. Quando le si considera dal punto di vista della storia delle religioni, i quindici o diciassette secoli che raggruppiamo sotto letichetta (chi oserebbe dire concetto?) dantichit classica si raccolgono in tre periodi molto distinti quanto alle loro caratteristiche generali, se come sempre un poco artificiale attribuire loro dei limiti cronologici precisi; labbiamo sottolineato di sfuggita, loggetto storico ha una struttura polifonica e, nella stessa epoca, negli stessi spiriti lo si ben visto nel caso di Cicerone -, si sovrappongono un tema dominante, leco ancora percepibile di quello che, pi tardi solamente, saffermer in primo piano. Quando la civilt greca appare alluscita dei tempi oscuri dove s infilata lEllade micenea (e lo stesso quando Roma comincia a emergere dalle brume delle sue origini), siamo di fronte a unumanit, certo gi molto evoluta, ma che si rivela profondamente religiosa. Per gli uomini di questepoca lontana, il sacro dappertutto vedete linizio del Fedro di Platone -, nellacqua fresca dellIlisso, il platano presso la fonte, il coro delle cicale, il vento del nord. Sacre le soglie della casa, il focolare domestico, quello della citt. Nella vita di ciascuno, tutti i momenti importanti dalla nascita alla tomba -, tutti gli atti della giornata sono sacralizzati da qualche rito; parallelamente, con un culto comune che si manifesta il legame sociale che raggruppa gli uomini, dalla famiglia alla citt : ogni famiglia aveva la sua religione domestica, ogni citt la sua religione nazionale, i suoi eroi e i suoi dei protettori. Il titolo dellopera classica di Fustel de Coulanges ci fornisce un termine appropriato per designare questa prima fase : fu proprio in Grecia come a Roma, la prima Roma repubblicana, quella che va fino alle guerre puniche let della citt antica, dove luomo realizza il suo essere nel suo inserimento nel quadro poliade (Aristotele definir anche luomo come zon politikon, lessere vivente il cui carattere specifico vivere in citt, come per le api lo sciame, il branco per i cervi). Il periodo ellenistico che gli succede non una semplice continuazione, unimitazione pi o meno fedele della precedente; essa si presenta con caratteri propri. E un altro universo mentale. Certo, la citt esiste sempre nel mondo mediterraneo, ma essa s degradata al semplice livello municipale; il quadro troppo vasto e in qualche modo instabile dello Stato non lha rimpiazzata, e ormai il problema delluomo, della persona umana che passa in primo piano. Gli storici dellera liberale, che giudicavano questa seconda antichit utilizzando i canoni della prima, hanno troppo sprezzatamente parlato dellindividualismo ellenistico; basta dire meglio : il personalismo, e le cose, di colpo, diventano pi chiare. Possiamo far cominciare la civilt ellenistica nel mondo greco con la vittoria di Filippo il Macedone a Cheronea (338 a.C.) che suona il rintocco a morto dellautonomia e della libert delle citt greche; essa sestende a tutto il Medio Oriente con lepopea dAlessandro; Roma, sviluppata pi tardi e di conseguenza ancora fedele alletica della citt quando i Greci ne erano gi usciti, assimila e adotta la civilt di questultimi; a partire dal II secolo a.C., lunit culturale del mondo mediterraneo cosa fatta : non c pi che una

sola civilt, la hellenistisch-rmische Kultur, di cui la ricca unit si uniforma perfettamente da una dualit di aspetti Oriente greco, Occidente latino. Sul piano religioso, questo periodo ellenistico che si prolunga lungo tutto lAlto Impero - i primi tre secoli della nostra era sembra, in rapporto alla precedente, come molto pi profana. Gli dei della citt sono caduti a Cheronea con la citt stessa; quanto significativo dedicato dagli ateniesi al loro liberatore del 307, Demetrio Poliorcete :
Poich gli altri dei, o sono proprio laggi lontanissimo, O non hanno orecchie, O non esistono, o non si preoccupano per niente di noi. Ma te, ti vediamo, sei l, Non sei n di legno, n di pietra, sei realissimo, Ti preghiamo dunque, te, E prima accordaci la pace, o carissimo, Poich sei il Signore, tu! 17

Lo sviluppo del culto dei sovrani non che una delle manifestazioni di questo grande smarrimento, come quello della Thyk, della Fortuna signora del destino incerto delle collettivit come delle persone. Certo, non sparisce tutta la vita religiosa, ma sotto sopravvivenze formali che non devono fare illusione e malgrado molte contraddizioni apparenti (sempre la struttura polifonica della storia!), luomo ellenistico si rivela come molto meno sensibile ai valori propriamente religiosi. Il tema dominante dellepoca adesso quella dellinseguimento della felicit; lorizzonte si limita alle dimensioni della vita umana nei suoi limiti terrestri, della vita presente. E la cultura, paideia, che considerata come il bene, il valore supremo. Delle raffinatezze della vita civilizzata, il volgare non prende in considerazione che linseguimento dei piaceri pi o meno volgari; le anime pi raffinate chiedono alla filosofia il segreto duna saggezza austera quella dEpicuro non meno ascetica nelle sue conseguenze vissute di quella dei suoi rivali stoici. Senza che si possa parlare duna secolarizzazione cos radicale come quella dellOccidente moderno, c molto nella civilt ellenistica come uneclissi, o almeno una scipitezza, del senso del sacro. In opposizione a questa Verweltlichung, la tarda antichit ci sembra come un altro periodo dove luomo mediterraneo si pensa prima di tutto come un uomo religioso. Questo nuovo tema, che comincia pianissimo fin dal I secolo della nostra era, singrossa progressivamente, si precisa nettamente nel III e diventa dominante con il Basso Impero del IV secolo. Di nuovo, le preoccupazioni religiose passano al primo piano dellesistenza : come stupirsi perci che larte di questo tempo ridiventa prima di tutto unarte sacra? Questa seconda religiosit, diciamo, proprio, daltra parte, una nuova religiosit : non questo un rinascimento o un risorgere della prima sparita e come seppellita sotto lo spessore dei secoli passati nel frattempo (lo schermo del periodo della miscredenza ellenistica cos opaco che i nostri esperti faticano a interpretare i testi e monumenti che ci documentano sul paganesimo primitivo : sapremo mai, per esempio, riscoprire i valori propriamente religiosi che, nellantica Grecia, avevano posseduto allorigine i giochi atletici? Tra le idee principali che hanno animato la storia della nostra tarda antichit e ispirato la sua arte, una simpone allattenzione : lidea di Dio, che invade allora il mondo mediterraneo. Scriviamo Dio con la maiuscola questa maiuscola che lateismo sovietico rifiuta alla parola russa corrispondente per significare che bisogna intendere la parola nel senso che, giudei, cristiani e musulmani, abbiamo appreso a dargli. La religiosit antica conosceva il divino, non Dio to theion al neutro, e non to Theos con larticolo maschile e, se si pu dire, un theta maiuscolo : Dio unico trascendente, un Assoluto che tuttavia personale che, nella sua onnipotenza, la sua eternit, la sua immutabilit radicale, ispira non solamente ladorazione ma lamore, perch lui stesso pieno damore e di misericordia per gli uomini, philanthropos. Senza dubbio non bisogna minimizzare in questa rivoluzione lapporto della riflessione filosofica dei Greci che aveva portato
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Ap. Atenee, Banchetto, VI, p. 253 Casabon (Jacoby, FGH, IIA, p. 141-142, n. 13).

alla nozione di un Dio unico, ma con quale oscurit (lIdea del Bene in Platone), quale insufficienza (il primo motore in Aristotele, oggetto damore ma al quale la sua stessa perfezione vieta di amare), o quale ambiguit (Zeus del panteismo stoico che non si distacca dallimmanenza); la storia comparata delle religioni lattesta : lidea di Dio s diffusa nel mondo romano a partire dallOriente semitico, forse bisogna dire che unidea specificamente giudea il credente la reputer rivelata. Che contrasto con labbrutimento, la degenerazione, che aveva subito la nozione di divinit nel contesto della civilt ellenistica, dove, aiutata senza dubbio dalla generalizzazione, si pu dire il carattere quasi banale, delleroizzazione, la possibilit dassimilare luomo a un dio impensabile nellantica religiosit era divenuta cosa corrente (si pensi allepisodio stupefacente degli Atti degli Apostoli dove si vede Paolo e Barnaba presi dai licaonesi, questo per Zeus, quello per Ermes) nei romanzieri, un tema da madrigale (davanti un bel ragazzo, o sesclama : un dio!, e, per sottolineare la bellezza della giovane eroina : una vera dea!). Certo, negli ambienti pagani, il vecchio politeismo sopravvive, sebbene, precisamente a causa del suo carattere arcaico, sia ora, si pu dire, non regge. Il monoteismo riusc ad adattarsi alla coesistenza duna molteplicit di culti grazie a un doppio sforzo dinterpretazione; oppure si pratica lassimilazione, lidentificazione con equivalenza : sotto nomi diversi c dappertutto lo stesso Dio. Da dove queste dediche sintetiche : Unico Zeus, Serapide (o Mitra), Helios, signore invisibile del mondo!. Iside lEgiziana anche la Luna dei Latini, Demetra, Afrodite, Era, Semele presso i Greci. Astante in Fenicia, Atargatis in Siria, Amaitis in Iran; dee dai mille nomi, essa riveste la potenza di tutti gli dei, Isis panthea. Oppure si stabiliva proprio tra le diverse divinit una gerarchia che permetteva di subordinarle al Dio supremo : cos il Sole invitto, autore del quale Aureliano cercher di organizzare una religione di Stato, accettabile e comune a tutto lImpero. Ma, per grande che sia il pi grande tra gli dei del cielo al quale tutti cedono il passo come loro sovrano, il Sole ancora un dio visibile, mediatore tra gli uomini e il Dio supremo, il Dio troppo grande per ricevere un nome Dio e basta. Per lintermediario di questi dei subalterni, scrive un pagano della fine del IV secolo, Veneriamo e adoriamo il Padre comune in mille maniere, daccordo nel nostro disaccordo, concordi discordia Concezione tanto pi facile da ammettere per gli uomini di questo tempo che la loro concezione delluniverso concezione mitica per parlare come Rudolf Bultmann faceva largo posto, a fianco alle realt visibili, da tutta una gerarchia di esseri invisibili, di potenze, le une buone, le altre malvagie, gerarchie allinterno delle quali le diverse divinit del panteon classico potevano del tutto naturalmente venire a inserirsi. Se ora esaminiamo le cose non pi a partire da Dio ma dal punto di vista delluomo, questa nuova religiosit si caratterizza per limportanza crescente attribuita allal di l, alla vita doltretomba, alla vita eterna : fede in questaltra vita, speranza che essa sar felice, preoccupazione ansiosa di ottenerla come tale la salvezza. E significativo che la parola latina salus, che allorigine, in questa lingua di contadini solidamente attaccati alle realt pi concrete quali erano gli antichi Romani, designava semplicemente la salute fisica, sia venuta sotto la penna degli scrittori cristiani a designare normalmente la salute eterna. A prendere le cose in grande (poich, ben inteso, la polifonia storica sovrappone a ogni istante diverse voci), quale opposizione, qui ancora, con i due periodi precedenti dellantichit! Certamente, tante credenze, tanti riti diversi ci portano la prova; mai, nel loro insieme, i popoli mediterranei hanno veramente creduto che tutto finisse con la morte; ma come crepuscolare, come incerta e vaga sembrava la vita delle ombre, dei mani nellAde, lo Sheol degli Ebrei, gli Inferi. Per il periodo pi antico, ascoltiamo Omero nellOdissea Omero leducatore dellEllade : come Ulisse visita il paese dei morti si meraviglia di vedere la folla delle ombre scostarsi rispettosamente davanti a quella del grande Achille, leroe risponde : Preferirei di pi, garzone di fattoria, servire nel pi povero dei padroni che regnare sovrano sul tutti questi morti. E che dire degli uomini dellera ellenistica : qualunque sforzo che i filosofi abbiamo speso al seguito di Platone per stabilire il fatto consolante dellimmortalit dellanima, spesso dun tono indeciso, sotto una forma ipotetica, che si osa, senza poggiarla troppo, evocare questa fragile

speranza : Forse, se almeno i Saggi hanno detto il vero, c da qualche parte un dio che ci ricever un giorno, se almeno le anime liberate dal corpo sopravvivono e conoscono allora una sorte pi felice, se un asilo per i mani degli uomini virtuosi, se le grandi anime non sestinguono con il corpo. E ormai tuttaltro modo : alla breve luce dellesistenza terrestre di cui ci parla Catullo, brevi lux, soppone ora la lux perpetua, la luce eterna, come laspetto paradossalmente pi reale, pi importante a colpo sicuro dellesistenza umana. Da qui il posto centrale che occupa ormai la preoccupazione della salvezza. Il rovesciamento di prospettive si traduce proprio nei modi; cos nellatteggiamento preso riguardo i morti prematuri, dei bambini rapiti appena nati (e, visto che era la mortalit infantile, era quella, ahim, un problema quotidiano). Nellantico paganesimo, essi erano non solamente unoccasione di sofferenza ma un oggetto di terrore : questi esseri che non erano morti alla loro ora, ai quali la more aveva fatto violenza, erano temuti come dei fantasmi malefici, che, gelosi dei viventi pi fortunati, si sforzavano di danneggiarli. Ora al contrario, sicuri dellimmortalit, gli uomini della tarda antichit sono pi sensibili alla sorte privilegiata che linnocenza di questi piccoli esseri, che non hanno avuto il tempo di conoscere il peccato, non pu mancare di aver loro assicurato accanto a Dio, dei essi stessi dicono i pagani : un epitaffio di Smirne ci mostra i genitori che invocano i loro figli scomparsi come un dio caritatevole; il figlio che non ha potuto peccare ricevuto tra i santi, proclamano i cristiani : sine peccato accedens ad sanctorum locum 18. Pagani e cristiani soppongono senza dubbio proprio su due punti : Lanima una scintilla divina, un frammento della sostanza stessa di Dio, o, al contrario, creatura? Il problema del corpo soprattutto si pone con acutezza : la fede nella resurrezione sar una pietra dinciampo per i pagani, fin dai primi giorni, come si vede con laccoglienza fatta al discorso di Paolo allAreopago dAtene, e fino al tempo degli ultimi pagani, di questi filosofi neoplatonici dAtene che Giustiniano ridurr al silenzio o allesilio. Ma queste divergenze non alterano una larga comunanza di vedute : per tutti, luomo la sua anima sola o anche il suo corpo, lasciamo il dibattito aperto -, venuto da Dio e fatto per Dio. Bisogna sottolineare qui come si collegano luna allaltra e si trovano mutualmente implicate queste due nozioni del Dio personale e della vita eterna. E rimarchevole che questa relazione essenziale sia stata gi chiaramente colta da Plutarco, uno dei primi nei quali possiamo percepire laccenno di questa nuova mentalit, ancora incerta e come balbuziente, dissimulata sotto le sopravvivenze formali dellantica religiosit (Plutarco fu sacerdote dApollo nel vecchio santuario di Delfi) e sotto la mentalit comune ai letterati ellenisti (siamo allapogeo dellAlto Impero : Plutarco nato nel 46 sotto limperatore Claudio e muore verso il 126 sotto Adrano). Si pu concepire, dice in sostanza quale meschineria, quale futilit! che un Dio eterno soccupi di noi se, secondo i famosi versi dOmero, passiamo come le foglie degli alberi, se non c niente in noi che sia solido e duraturo! In una parola : se Dio ci ama, ci vuole immortali come lui. Senza saperlo, Plutarco qui faceva eco alla parola di Ges che, difendendo la resurrezione contro i Sadducei, invoca il Dio dAbramo, dIsacco e di Giacobbe, non Dio dei morti, ma Dio dei viventi.

Dallarte pagana allarte cristiana

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ICVR. N.s. (II), 6178 (Diehl 2155).

Se era grande lanalogia che univa le concezioni e le sensibilit religiose delle differenti credenze tra le quali si divideva la societ romana della tarda antichit come, naturalmente, gli stessi temi artistici, gli stessi schemi iconografici hanno potuto essere di volta in volta utilizzati dagli artisti al servizio delluna o dellaltra. Spesso, solo il contesto permette di determinare quale orma particolare di tale religione o tale scena aveva voluto illustrare. Cos, per esempio, ecco una piccola catacomba, un cimitero sotterraneo dellinizio del IV secolo, emerso alle porte di Roma sulla via Appia; tombe cristiane e pagane vi sono vicine; una di queste ha ricevuto le spoglie di un sacerdote del gran dio frigio Sabazios talvolta assimilato al Dio dei giudei per una confusione verbale con il Signore Sabaoth e di sua moglie Vibia. Dei quattro affreschi che decorano larcosolium che lo sormonta, tre sono consacrati a questo. Il loro carattere pagano non dubbio: a sinistra, si vede Vibia rapita del dio dei morti e introdotta agli inferi da Ermes, il dio guida delle anime. La scena superiore ci mostra lo stesso Ermes che porta Vibia davanti il tribunale imponente che presiede Dispater, il Plutone latino, e la sua compagna, sua signoria Era; al momento daffrontare i giudici, i Destini divini, Vibia accompagnata da un avvocatessa, la nobile figura dAlceste leroina della dedizione coniugale. Laffresco principale riunisce due scene: a sinistra, lintroduzione di Vibia, che, condotta dal suo Angelo Buono, supera la porta del soggiorno dei beati; questo rappresentato da una scena di banchetto : Vibia vi siede al centro dun gruppo deletti dichiarati Buoni dal Giudizio; il loro divano arrotondato disposto in un giardino fiorito dove due personaggi sembrano giocare agli dei. Ora queste stesse tre scene appaiono ugualmente negli affreschi cristiani di altre catacombe romane; come quelle di Callisto, di Priscilla, di Pietro e Marcellino, hanno conservato molte scene del banchetto trattate in maniera molto analoga alla precedente. Si discute sul loro significato preciso : rappresentazione realista di questi banchetti funerari o refrigeria di cui i primi cristiani avevano conservato luso (i Padri della Chiesa, santAmbrogio, santAgostino, lottarono contro questi costumi di origine pagana che non avvenivano senza eccessi), evocazione simbolica del pasto eucaristico (la presenza di cesti talvolta molto precisamente in numero di 7 un richiamo del miracolo della moltiplicazione dei pani che il Vangelo di Giovanni mette direttamente in rapporto con listituzione del sacramento), o piuttosto banchetto celeste, espressione simbolica della felicit eterna? La discussione un poco vana, poich questi simboli possono supporsi, e i primi due implicano necessariamente una componente escatologica e contengono dunque gi la sostanza dellultimo. Un affresco della catacomba di Domitilla ci mostra la defunta, Veneranda, condotta, evidentemente al soggiorno celeste, dalla sua padrona la martire Petronilla replica plastica esatta del gruppo di Vibia e dellAngelus bonus. Quanto al giudizio della stessa Vibia, ha la sua contropartita cristiana in questo affresco della catacomba di Bassilla, che ci presenta il defunto, eretto ai piedi della pedana elevata dove siede il Cristo, le figure di Ermes Psicopompo e di Alceste qui rimpiazzate da quelle di due santi intercessori. La prima arte cristiana ha naturalmente adottato dei temi iconografici per i quali i pagani del loro tempo esprimevano delle idee o sentimenti religiosi identici o almeno largamente analoghi ai loro. Basta sfogliare le apologie composte in si grande numero nel II secolo per constatare che la preoccupazione dei cristiani era molto meno daffermare loriginalit assoluta delle loro credenze che la loro verit, di fronte a ci che, nei pagani, non era che un apprendimento parziale, imperfetto, o si pensava invece contraffazione demoniaca dellautentica rivelazione. Cos la fenice, uccello favoloso che rinasce periodicamente dalle sue ceneri, simbolo dimmortalit negli altri, diventava in loro quello della resurrezione. O ancora : i giudei avevano gi amato rappresentare il santo re David, il salmista ispirato, sotto i tratti dOrfeo che incanta le fiere con la sua musica e il suo canto, Orfeo in cui i poeti classici celebravano il pacificatore che quieta gli istinti feroci delluomo. I cristiani a loro volta hanno riprodotto questo tema simbolizzante infatti per loro lazione salvatrice di Cristo.

Per evocare la loro speranza nella vita futura, gli artisti romani amavano evocare un paesaggio paradisiaco dove le piante e i fiori, la vigna le scene pastorali (si sa la fortuna del genere idillico nella poesia ellenistica e latina) , i lavori campestri contribuivano a comporre unatmosfera di sogno. Larte cristiana, come ci appare nei primi decenni del III secolo (i nostri archeologi non osano risalire pi indietro), ha volentieri ripreso questo genere devocazione, caricandola per dun simbolismo preciso; un testo di Clemente Alessandrino, appena anteriore a nostri pi antichi sarcofagi, ci dice espressamente che, se si riproduce una scena di pesca con lesca, questa deve farci pensare allApostolo (Pietro) e ai bambini (che siamo noi) che sono stati tirati dallacqua (del battesimo) 19. La vigna, elemento quasi obbligato del paesaggio sacro, non solamente era per loro un richiamo della specie eucaristica del vino, ma, come dei ricercatori recenti hanno mostrato (il legno dei ceppi, in apparenza cos morto e che tuttavia a primavera rinverdisce), rappresentava cos un simbolo del dogma fondamentale della resurrezione. Questi prestiti dal repertorio iconografico dellarte pagana sono talvolta stati spinti molto lontano : in una delle tombe scoperte presso la Confessione di San Pietro al Vaticano, ridecorato dai cristiani allinizio del III secolo, non si vede sulla volta, in mezzo ai viticci di vigna, la figura di Cristo, aureolato, raggiante, rappresentato con i tratti familiari dun Apollo-Helios che conduce la sua quadriga? Il Cristo non era chiamato, dai Profeti e il Vangelo, Sole di giustizia, Sole nascente, Luce del mondo? E senza dubbio questo un caso limite; ma consideriamo i due tipi pi frequentemente rappresentati sulle pitture delle catacombe o i rilievi dei sarcofagi paleocristiani, la figura dellOrante e quella del Buon Pastore : luna e laltra sono state prese a prestito dallarte classica, la forma che resta immutata, il simbolismo soltanto trasferito su un tono superiore senza essere sostanzialmente modificato. Orante il termine ricevuto per designare un personaggio femminile : in piedi, le braccia e le mani tese verso laltro, in effetti il gesto tipico della preghiera nei pagani, giudei e cristiani, questa fin dallorigine, come attestano numerosi testi. Questa figura talvolta trattata in ritratto e quindi in tal caso supposta rappresentare la defunta, ma ci solamente sui monumenti relativamente tardivi, allorigine, si tratta di una rappresentazione essenzialmente simbolica, come mostra la rarit degli oranti maschili. Ora questo tipo era nellarte romana la rappresentazione allegorica della virt della Piet; questo simbolo era conosciuto da tutti, tanto era stato sovente riprodotto, accompagnato dalla sua leggenda, dietro le monete coniate lungo il II secolo in onore della virt dei buoni imperatori della dinastia antonina. Questo concetto di pietas aveva gi ricevuto un contenuto ricco e complesso nellaustera tradizione della morale romana : era la virt di colui che adempie scrupolosamente ai suoi doveri verso gli uomini come verso gli dei. Naturalmente, la sua rappresentazione simbolica poteva essere ripresa dai cristiani, acquisendo in essi una sonorit pi profonda, la piet, di cui lo Spirito che abita nei nostri cuori, implicando ora questo doppio amore di Dio e del prossimo nel quale si riassume tutta la morale della Nuova Alleanza. Altro tipo iconografico, anchesso ereditato da una lunga storia : una figura maschile, pi o meno caratterizzata come un pastore, che porta una pecora o un agnello sulle spalle; allorigine, aveva rappresentato la fedelt che porta un animale per il sacrificio di cui il ricordo e lefficacia si trovavano cos perpetuati, poi era diventata una rappresentazione del dio Ermes e aveva gi ricevuto un significato funerario; pi generalmente, nellatmosfera dumanesimo sorridente che caratterizza lepoca ellenistica, sera integrato al repertorio dei temi bucolici, dellidillio di cui abbiamo ricordato che prendeva volentieri un carattere sacrale. I poeti elegiaci latini, sottolineano per esempio la bont del pastore che, la sera, sul cammino dellovile, non esita a caricare sulle sue spalle la pecora sfinita che ha partorito,

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Clemente Alessandrino, Il Pedagogo, III, 59,2, p. 124, Mondsert-Marrou.

Tu quoque non purea cum serus ouilia vises, si qua iacebit ouis partu resoluta recenti, hanc umeris portare 20. Era qui ancora naturalissimo utilizzare questo tema per evocare la bont suprema di colui che aveva detto : Il sono il Buon Pastore che da la sua vita per le sue pecore, e che sera abbassato fino alla condizione umana e alla morte sulla croce per ritrovare la pecora perduta : per san Cirilllo di Gerusalemme, per esempio, le novantanove altre sono i cori degli angeli, e la pecora perduta, la totalit degli uomini, dellumanit concepita come ununit concreta. Due testi precisi, dEusebio di Cesarea, per esempio 21, ci assicurano che proprio cos che i cristiani della tarda antichit avevano interpretato la figura del criophoro, del pastore che porta la pecora : dunque a buon diritto che gli archeologi hanno ritenuto per designarla il termine del Buon Pastore.

Cristianesimo e cultura classica

Bisogna stupirsi che questo cristianesimo, che doveva cos profondamente trasformare la civilt del mondo occidentale, si sia introdotto nellarte in maniera cos discreta e come surrettizia? Guardiamoci dal peccato danacronismo : non bisogna introdurre nella ricostruzione del
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Calpurnius Siculus, 5,39, p. 46 Giarratano. Eusebio, Vita Costantini, III, 49, p. 104 Winkelmann.

cristianesimo primitivo iconografie rivoluzionarie proprie al nostro tempo e vedere nellapparizione di questa nuova religione lespressione di non so quale rivolta degli schiavi che sincarna in un movimento di massa. In realt, il cristianesimo non s diffuso che poco a poco e in maniera silenziosa in una societ che non laccoglieva che con riserva, diffidenza ostilit; non bisognerebbe del resto esagerarsi la sua violenza : giudicati alla scala dei genocidi del nostro tempo, le persecuzioni che ha subite nellImpero romano sembrano come moderate; spasmodiche e pi spesso localizzate, furono interrotte per lunghi periodi di pace relativa, di tolleranza di fatto. E notevole, ma alla riflessione molto comprensibile, che la nascita dellarte cristiana, verso il primo terzo del III secolo, corrisponde a uno dei periodi pi tranquilli, che si potuto chiamare la piccola pace della Chiesa, the minor Peace of the Church, preludio a quella, definitiva, che sinstaurer a partire da Costantino. Periodo anche in cui la diffusione del cristianesimo sera esteso alla classe superiore della societ : i bei sarcofagi degli anni 230 con i quali sapre la storia della scultura cristiana, la splendida decorazione in mosaico della cripta degli Iulii nella necropoli sotto San Pietro in Vaticano non hanno potuto essere commissionati che da una clientela ricca. A questepoca i primi sospetti praticamente superati, lintegrazione della cultura classica al cristianesimo era cosa fatta. Se gli apologeti del II secolo non sono ancora che mezzo colti, non pi vero degli scrittori della grande generazione al limite dei due secoli quello di Clemente dAlessandria, dIppolito a Roma, di Tertulliano a Cartagine -, lo ancor meno di Origene alla generazione seguente, e a fortiori dei suoi successori. Non si pu pi dire, come poteva ancora pretenderlo Celso verso il 177/180, che la Chiesa cristiana non reclutava che i semplici, gli ignoranti e la gente pi grossolana; essa comprende fin da allora, e comprender sempre di pi, uomini che hanno pienamente assimilato la cultura intellettuale del loro tempo sotto la sua forma pi elevata e pi completa. In loro e per loro s allacciata una sintesi che i secoli riveleranno indissolubile tra la fede cristiana e la cultura classica. Baster un esempio : ecco un trattato di morale pratica, redatto verso il 200 ad uso dun pubblico daristocratici cristiani, Il Pedagogo di Clemente dAlessandria 22; una morale religiosa cristiana, evangelica innanzitutto, ma che a ogni istante ricorre, per dare peso ai suoi consigli, alla saggezza del mondo; una morale razionale, che integra nella sua sintesi il bello ideale della saggezza ellenica, fatta dequilibrio, darmonia, di misura. Clemente predica la distinzione, il gusto, la buona amministrazione : il cristiano sapr evitare la buffoneria e la volgarit, ma quando occorre, scherzare con grazia e sorridere. Pudore, gentilezza, padronanza di s, tutto ci ripreso da parte sua dal nostro moralista, trasposto del resto su un piano autenticamente e profondamente cristiano. Ecco che ci pu aiutare a comprendere che ci sia sotto la forma duna suggestione delicata, con la mediazione di formule iconografiche improntate allarte comune del loro tempo, che i primi artisti cristiani abbiano tentato desprimere e dincarnare le loro proprie credenze : sarebbe fallace vedervi leffetto sia duna tattica di prudenza, sia duna disciplina dellarcano che obbliga a dissimulare la fede sotto apparenze neutre. Ci che vero di questo primo periodo quello del tempo della dinastia dei Severi (193 235) lo sar pi ancora per le epoche seguenti. Ci che, nel caso dOrigene, era ancora pi o meno eccezionale diventer normale in questo IV secolo che fu lepoca doro dei Padri della Chiesa. Questi grandi pensatori cristiani sono gli uni nati da famiglie aristocratiche, gli altri introdotti dalla qualit della loro formazione intellettuale nellambiente della classe dirigente; sono uomini colti e che contano tra i migliori del loro tempo. Sul piano delleloquenza o della filosofia, ad armi uguali che combattono gli ultimi difensori del paganesimo. La corrispondenza di santAgostino ci introduce per esempio nel corso degli anni 410 in un salotto letterario di Cartagine che frequentano i pi alti funzionari, gli uni pagani, gli altri cristiani, tutti ugualmente letterati 23. Lo si vede bene dalloggetto delle discussioni che simpegnano tra loro; le portano prima e soprattutto, su ci che costituiva sempre la disciplina regina di questa cultura, la retorica, questo codice di regole sistematicamente elaborato che
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Vedere il nostro commento nella collezione Sources chrtiennes, vol. 70, 108 e 169, Paris, d. Du Cerf, 1960-1970. Agostino, Espist. 135-137.

dominava larte letteraria. Ma, da l, la conversazione seleva poco a poco alla sfera pi alta della filosofia, poi, naturalmente, sallarga ai problemi teologici. Uno dei membri del gruppo, un pagano, non pu trattenersi da sollevare le difficolt che, allontanandolo dalla loro fede, lo separano dai suoi amici cristiani (ed proprio un pagano della nuova religiosit che parla : ai miracoli evangelici, egli oppone i miracoli ancora pi straordinari attribuiti ad Apollonio di Tiana o la magia dun Apuleio) : il dibattito si prolunga in unatmosfera di cortesia, di gentilezza cerimoniosa e di una perfetta fraternit sul piano dello spirito. Bisogna qui sottolineare la stupefacente vitalit della cultura classica che definitivamente elaborata allinizio del periodo ellenistico, ha conservato il suo prestigio per un millennio (e a Bisanzio oltre). Per quanto nuovo ci sembri il Basso Impero per certi suoi aspetti organizzazione politica, struttura economica -, esso resta su questo piano fedele alleredit cha ha raccolto dai secoli precedenti. Lo storico lo constata con stupore : non c notevole differenza tra il contenuto e i metodi dellinsegnamento, n tra le forme della vita intellettuale nella tarda antichit e ci che si osservava nella civilt ellenistica e romana dellAlto Impero. Nellimmagine che ci trasmessa della classe dirigente, il possesso di questa cultura prestigiosa conta tanto quanto la ricchezza fondiaria e la partecipazione al potere politico. Lo prova bene il fatto che solo la cultura permette ad alcuni arricchiti di introdursi nei ranghi dellalta societ e di ottenervi diritto di cittadinanza, come mostra la carriera di questi grandi professori, di umilissima origine, di cui il pi celebre fu santAgostino. La cultura in greco paideia, in latino humanitas resta come allepoca ellenistica il bene pi bello e il pi prezioso che possediamo in questa vita. Limperatore stesso deve dare lesempio; lo si vede bene nel complesso dinferiorit che affligge i fondatori di dinastia, figli di soldati di fortuna, che si chiamano Costantino o Valentiniano : il primo fa venire dallOriente alla sua corte di Treviri il retore Lattanzio per affidargli leducazione di suo figlio, il cesare Crispo; il secondo affida lo stesso ad Ausone, lillustre professore di Bordeaux, quella del futuro imperatore Graziano; i loro eredi almeno non rischiano di passare, come loro sono restati, per semianalfabeti, mezzo contadini! E dunque del tutto naturale che i primi aristocratici cristiani che hanno osato far figurare il loro ritratto sui loro monumenti funerari abbiano ripreso, essi stessi, un tipo plastico caro ai loro contemporanei e che esaltava il tema della cultura. Numerosi monumenti pagani, infatti, ci mostrano il defunto, un libro aperto siamo pi precisi : un uolumen srotolato tra le mani, rappresentato nellatto di leggere o declamare; quando la sua compagna raffigurata, di fronte a lui, ci mostrata che suona la nobile cetra. Si parlato volentieri a questo proposito di sarcofagi di filosofi; veramente, sono rari i casi in cui il carattere filosofico del personaggio possa essere precisato; del resto, statisticamente, la societ romana ha conosciuto molti pi oratori e amatori di semplice letteratura che filosofi propriamente parlando; diciamo dunque in maniera pi generale che in postura da letterato che questi uomini, o donne, hanno voluto che sia immortalato il loro ricordo, e questa preferenza al mestiere o la funzione che loro avevano occupato nella societ. Che siano stati ufficiali, medici, funzionari, tutti hanno preferito che si ricordi di loro prima di tutto come dun discepolo delle Muse, dun uomo delle Muse, mousikos anr. Ora parecchi sarcofagi cristiani della serie pi antica riproducono lo stesso tipo, similmente trattato nel ritratto (o presunto per essere, come mostrano i volti incompiuti); la vicinanza dei simboli caratteristici dellorante o del Buon Pastore precisa senza ambiguit possibile che era il carattere religioso dellinsieme. La loro presenza permette di scartare lidea che qui i defunti abbiano voluto solamente, anchessi, far onorare la loro cultura profana; molto pi verosimile che si tratti qui duna scienza sacra. Monumenti posteriori, del IV secolo pi o meno avanzato, si preoccuparono del resto di precisarlo : il monogramma di Cristo, scolpito sulla pagina aperta del libro, esprimer il carattere religioso e cristiano di questi; ma ci che sappiamo dellatteggiamento dei cristiani del III secolo riguardo la cultura basta ad assicurarci che quello che i nostri basso rilievi hanno voluto celebrare era proprio una cultura religiosa, una cultura cristiana, doctrina cristiana.

La scienza sacra

Ahl el kitb, le genti del Libro : sotto questo nome il Corano, nato in una Arabia ancora barbara, designa i giudei e i cristiani, due religioni che gli sembrano possedere il carattere notevole dessere fondati su una rivelazione contenuta in una Scrittura ispirata; lIslam incontrer presto un altro caso analogo nei mazdei, fedeli di religione iraniana, del profeta Zoroastro, anchessa divenuta religione sapiente che possiede i suoi libri santi. Limportanza legata alle nozioni connesse di fede

dogmatica, di rivelazione, di Scrittura ispirata e di scienza sacra cos caratteristica della mentalit del tempo che la ritroviamo, pi o meno inegualmente sviluppata, allinterno delle diverse forme che si trova aver rivestite, prima di estinguersi, il vecchio paganesimo greco e latino (senza parlare della sua sopravvivenza sotterranea nella stregoneria medievale e il folclore, si manterr fino al pieno secolo XI nei Sabei dellAlta Mesopotamia : questi adoratori degli astri erano gli ultimi eredi dei neo-platonici pagani cacciati da Atene da Giustiniano al VI secolo e rifugiati nellImpero iraniano). E anche questo uno dei casi dove possiamo meglio cogliere loriginalit della mentalit Sptantike in rapporto a quella del periodo precedente : se il paganesimo dellantica religiosit aveva potuto sopravvivere attraverso questa lunga serie di generazioni, che si presentava meno come un rete di credenze, una fede strutturata, che come un insieme di culti, di riti, di cerimonie ben determinate. Di fatto, nel corso di questo periodo ellenistico di cui abbiamo sottolineato la relativa desacralizzazione, vediamo lo stesso culto praticato da uomini differenti per motivazioni molto diverse. Negli umili, e specialmente nellambiente rurale, sopravvivono, pi o meno coscienti ma profondamente radicate, vecchie credenze venute dal pi lontano passato neolitico, mentre di fianco, nellambiente coltivato, lo stesso culto sar mantenuto sia per un rispetto puramente conservatore delle istituzioni stabilite (due auguri non possono guardarsi senza ridere, scriveva Cicerone, che non ha impedito di riempire scrupolosamente i riti strani dellaugure, tappa indispensabile della sua carriera politica), sia che, per uninterpretazione artificiale, gli si trovasse una significazione sapiente (lo stoicismo, preoccupato di recuperare tutta leredit culturale dellellenismo, fu particolarmente abile a ritrovare allegoricamente negli antichi dei una trasposizione del suo materialismo panteista). Le cose appaiono differenti quando evochiamo latmosfera religiosa della tarda antichit! Qui, al contrario, il contenuto dogmatico delle differenti religioni che sembra in primo piano : ciascuna di esse si definisce a partire da un nucleo dottrinale; la fede in una certa teologia che fonda la coesione che lega i membri della stessa comunit di credenti; bisogna parlare qui di fede, poich le verit di cui si tratta non sono il risultato di uno sforzo delaborazione a partire dalla ragione propriamente umana, come nelle filosofie : sempre, in definitiva, il Dio che s fatto conoscere alluomo e che gli ha insegnato la via che conduce alla salvezza. Questa rivelazione si trasmette da maestro a discepolo, o piuttosto, poich si tratta sempre qui di una iniziazione, da ierofante a myste. Quale che sia la priorit tradizionalmente rivendicata da una tradizione orale, la tarda antichit una civilt troppo erudita perch, il pi spesso, la dottrina propria a ciascuna setta non si sia fissata sotto forma scritta. Lorfismo, per esempio, proprio una di queste religioni di salvezza fondate sui libri venuto dal pi lontano passato ellenico o modificato, perfino composto da tutti frammenti allepoca tardiva in cui siamo. Poich gli apocrifi abbondano e sono accolti con fervore (il passaggio non sempre stato troppo facile dalla fede alla credulit) : il caso degli Oracoli caldei, composti tra Traiano e Marco Aurelio, in pieno secolo dei lumi, questo secolo degli Antonini dove il mondo antico visse il periodo pi felice della sua storia ma che gli ultimi pagani venereranno e commenteranno con rispetto per la sua autorit usurpata. Il grande filosofo neoplatonico Porfirio, allievo di Plotino, uno degli avversari pi risoluti del cristianesimo, comporr una Filosofia degli oracoli (scil. Caldaici!), come li consacrer, daltra parte, un trattato ai Misteri dEgitto. Altra letteratura sacra molto caratteristica, linsieme degli scritti attribuiti a Ermete Trimegisto il Tre volte grandissimo- , avatara ellenizzato del dio Thot, composti tra il II e IV secolo della nostra era, in cui sesprime sotto forma di rivelazione se non una dottrina coerente, almeno un certo atteggiamento di piet, una saggezza che conduce alla conoscenza per la quale sottiene la salvezza. Questa nozione di scienza sacra, di studio che conduce a una forma superiore del sapere, Gnosis, la Gnosi, cos diffusa che la ritroveremo in un'altra delle correnti pi caratteristiche

dellepoca, quella delle scienze occulte, astrologia, alchimia, magia, ecc, di cui il favore non cessa di aumentare. Ma siamo ancora rimasti fui qui nellorbita del paganesimo greco-romano; come questa nuova mentalit s manifestata pi liberamente ancora in queste religioni dorigine orientale che si diffondono cos largamente nel mondo romano, da Isis egiziana a Mitra venuto in ultima analisi dallantico Iran. Prendiamo in considerazione i due pi duraturi tra loro, giudaismo e cristianesimo. Religione del Libro innanzitutto la religione giudea : essa lo diviene, se si pu dire, sempre pi dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 135, che mette fine ai sacrifici. Religione dora in poi tutta familiare, si restringe attorno ai suo libri santi e prima di tutto alla Legge che essi contengono. In un culto tutto spirituale - filosofico, dicono con ammirazione i pagani che si celebra in seno alle sinagoghe. Le letture bibliche, giocano un ruolo importante : i rotoli sui quali sono trascritti i libri sacri il giudaismo rester sempre fedele al sistema antico del uolumen sono loggetto di una venerazione particolare, e larmadio che li contiene occupa un posto donore nella casa della preghiera. Nocciolo centrale della cultura giudea, lo studio, il commento del testo biblico, esige prima lapprendimento della lingua sacra : la tarda antichit vede il giudaismo, che allepoca precedente sera largamente aperto alle influenze ellenistiche, abbandonare le traduzioni greche e ripiegarsi gelosamente sullebreo. La scienza giudea si sviluppa, daltra parte, attorno a un secondo polo : si sa che losservanza delle prescrizioni rituali della Legge una delle caratteristiche pi notevoli della vita giudea ma i suoi comandamenti sempre pi scrupolosamente, minuziosamente precisati (si arriver, per esempio, a contare fino a trentanove divieti sabbatici), questa legge orale che completa la Torah biblica, diventa loggetto di discussione serrata tra i dottori, discussioni che, registrate nei trattati sempre pi sviluppati che costituiscono la Mishna poi il Talmud, saranno a loro volta loggetto dun attento studio. Allombra di ogni sinagoga sapre una scuola, elementare prima, la casa del libro, negli ambienti pi favorevoli di livello progressivamente pi elevato, la casa del sapere; ovunque s dispersa, la comunit giudea emana per alimentare la sua vita religiosa una forma specifica di cultura e di scienza sacra. Nato lui stesso dal giudaismo, il cristianesimo si presenta con un carattere analogo : anchesso si fonda sulla rivelazione biblica, quella dellAntico Testamento prima, che riceve nella traduzione greca dei Settanta, poi dei libri propriamente cristiani che, riconosciuti anchessi come ispirati, costituiranno il Nuovo Testamento. Linsuccesso del giudeo-cristianesimo, presto ridotto a uninfima minoranza arcaizzante e sospetta, fa che la nuova religione si sviluppi principalmente allinterno della cultura ellenistica spiegano che la cultura religiosa dei cristiani si sia realizzata sotto forme molto differenti da quella della cultura giudea. Ma se, dal punto di vista tecnico, le sue forme sono molto largamente prese, a prezzo duna semplice trasposizione, a questa tradizione classica di cui abbiamo sottolineato la vitalit, bisogna vedere bene che questa cultura cristiana, anchessa, , come la sua omologa giudea, una cultura dispirazione e di finalit essenzialmente religiose. Cultura biblica, innanzitutto ed essenzialmente : lesegesi utilizzer naturalmente tutti i metodi messi a punto dai filologi, critici e grammatici dellepoca ellenistica per la spiegazione di Omero (o di Virgilio). Linsegnamento religioso, divenuto cos importante per questa religione dogmatica, si realizza essenzialmente con la predicazione nuovo campo dapplicazione offerta allarte oratoria, poggiato sulla tecnica raffinata della retorica. La filosofia infine, per quanto sospetta fosse per la sua falsa saggezza, per quanto criticata per le sue ambizioni totalitarie il cristianesimo si definisce qualche volta di fronte ad essa come la sola vera filosofia 24 -, fornir alla teologia nascente le risorse tecniche necessarie alla sua elaborazione : lo stoicismo prima, pi tardi il medio-, poi il neoplatonismo offrirono a dottori cristiani lequipaggiamento concettuale indispensabile. Daltra parte, la dialettica raffinata, messa a punto nelle interminabili discussioni che avevano opposto gli uni agli altri le diverse scuole ellenistiche, armer questi stessi dottori per la controversia apologetica e la polemica contro lo scisma o leresia.
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Agostino, C. Iulian. Pelag. IV, 14 (72), PL. 44,774.

Sottolineiamo questultimo aspetto : la storia del cristianesimo antico segnata di crisi dottrinali; affrontando la sfida delle deviazioni eretiche che lortodossia stata portata a prendere una coscienza sempre pi precisa di se stessa e a definirsi con delle formule di fede e decisioni conciliari; da qui il posto che occupano in questa storia le dispute dogmatiche, e si comprende perch : se, per gli uomini della tarda antichit, il problema centrale dellesistenza il problema religioso, determinare i termini del rapporto tra luomo e Dio la questione primordiale la cui soluzione condiziona tutto il resto; per questo limportanza eccezionale che si attribuisce alla nozione dortodossia la vigilanza e la passione che si mette necessariamente a stabilirla e a difenderla. Una volta daccordo su Dio, gli uomini si sentono uniti con lessenziale; senza questo accordo, non c comunit religiosa possibile, e la comunit umana stessa minacciata.

La Storia Santa
Larte religiosa della tarda antichit fa largo posto agli elementi narrativi. I pagani della nuova religiosit amano evocare i miti sui quali si fondano le loro credenze, che si tratti del nuovo dio, quelli delle religioni orientali a misteri tale Mithra che ci si mostra nella cripta cosmica che scanna il toro il cui sangue rigenera le forze della natura -, di dei o deroi ereditati dal pantheon della Grecia classica ma che, ripensati in una nuova prospettiva, conoscono allora una rinnovata popolarit tale il caro di Eracle, Ercole, divenuto a sua volta un dio salvatore, vincitore di mostri, vincitore anche della morte, lui che aveva strappato Alceste agli inferi : la storia religiosa

dellImpero romano ci fa assistere a una vera promozione di Ercole che, gi in Diocleziano forse, pi nettamente e pi coscientemente in Giuliano lApostata, aveva finito per fare di lui una replica pagana e un rivale di Cristo (producendo le stesse cause il medesimo effetto, , paradossalmente, la stessa figura di Ercole che sar esaltata da Michelet, apostolo della scristianizzazione, nella Bibbia dellUmanit). Alle favole menzognere dei pagani, giudei e cristiani oppongono la verit della loro Storia santa : i loro apologisti hanno avuto piena coscienza di ci che costituiva loriginalit irriducibile della loro posizione religiosa. Al suo avversario, il filosofo pagano Celso che opponeva alla resurrezione di Cristo i racconti fantastici attribuiti a Zamolkis, a Pitagora, a Rhampsinite, a Orfeo, a Protesilas, a Eracle e a Teseo, Origene 25 risponde in sostanza : Si, ma queste sono invenzioni menzognere, la storia di Ges, essa, vera; Ges, lui, veramente resuscitato!. La scienza comparata delle religioni ci conferma questo carattere specifico del giudaismo e del cristianesimo che ne generato : queste sono religioni storiche che si fondano non sulla proclamazione di verit atemporali ma sul fatto dun intervento di Dio nel tempo storico, il tempo reale, vissuto dagli uomini sulla terra carnale. Il Dio dIsraele prima, prima di tutto, il Dio dAbramo, dIsacco e di Giacobbe, il Dio che s fatto conoscere ai Patriarchi, che ha salvato il suo popolo alluscita dallEgitto con le meraviglie dellEsodo, il Dio che s rivelato a Mos sul monte Sinai e gli ha dato la Legge, e anche in seguito attraverso tutte le fasi della storia del popolo eletto il Dio, infine, che ha parlato attraverso i Profeti e ha fatto loro annunciare che interverrebbe di nuovo. Tutto questo, il cristianesimo lassume in proprio nella sua proclamazione della Buona Novella e vi aggiunge che le promesse messianiche rivelate dai Profeti si sono realizzate nella persona di Ges di Nazareth, il Verbo divino incarnato nel seno della Vergine Maria, che vissuto tra gli uomini, dando miracoli salutari che compiono la prova della sua origine e della sua missione divine. E morto sulla croce come vittima propiziatoria per i peccati degli uomini questo avvenimento molto precisamente situato a Gerusalemme, nella Palestina romana, sotto il governo di Ponzio Pilato -, resuscitato il terzo giorno, salito al cielo dove siede alla destra di Dio ; il giorno della Pentecoste, lo Spirito Santo, come aveva promesso, disceso sugli Apostoli per investirli della missione universale che la Chiesa continua dopo di loro. La fede cristiana implica tutta una teologia della storia : afferma lesistenza e lapplicazione progressiva nel tempo dun piano conosciuto e disposto da Dio per realizzare la salvezza delluomo, riscattando il peccato, e conducendo la creazione alla fine voluta dal Creatore : la vera storia dellumanit questa storia di salvezza, Heilsgeschichte; la realizzazione di questo piano divino, di questa oikonomia, implica tutta una pedagogia divina, uneducazione graduale dellumanit che diviene poco a poco capace di ricevere la rivelazione piena e il dono dello Spirito. Il grande problema che Chiesa cristiana dei primi secoli ha dovuto risolvere stato quello di situarsi di fronte al giudaismo da cui era nata e da cui, dopo linsuccesso del giudeo-cristianesimo, era divenuta, sociologicamente quanto teologicamente, distinta. Essa ha dovuto giustificare luso che faceva delle Scritture giudee a volte contro il giudaismo, che contestava questa appropriazione cristiana dellAntico Testamento, e contro gli eretici, come gli gnostici di diverse obbedienze o come Marcione che rigettavano totalmente lispirazione di questo. Bisogn precisare il rapporto che si stabiliva tra Antico e Nuovo Testamento, tra lAntica e Nuova Alleanza, bisogn mostrare che era proprio lo stesso Dio che regna delluno e dellaltro, che le profezie che annunciavano il Messia si erano proprio realizzate in Ges e che lo stesso Spirito che li aveva ispirati agiva adesso nella Chiesa. E importante considerare sotto quale forma questo rapporto tra i due Testamenti stato pi sovente pensato : niente pi caratteristico della mentalit propria agli uomini della tarda antichit, e la cosa essenziale per la comprensione della prima arte cristiana. Gli episodi passati di questa Storia santa della storia della salvezza, che ci fanno conoscere i libri ispirati il cui insieme costituisce la Bibbia cristiana appariva loro solamente come tappe successive della realizzazione del
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Origene, C. Celsum, II, 55-56, t. I, p. 414-418.

piano divino, tappe necessarie ma compiute, il cui valore, la realt consiste senza dubbio nel ruolo che stato loro devoluto a tale momento della storia, ma che, allo stesso tempo, vi si riduce come, diremmo, le tappe percorse dalle specie nel corso dellevoluzione biologica : infatti la posizione che adotterebbe spontaneamente la mentalit storica dei moderni. Molto pi complessa quella dei cristiani della tarda antichit, come si manifesta negli scritti dei loro pensatori quelli che chiamiamo i Padri della Chiesa e nelle opere dei loro artisti, negli affreschi delle catacombe, nei rilievi dei monumenti funerari, i mosaici delle basiliche antiche. Allo stesso tempo in cui sono stati dei fatti storici e con una fede intrepida, dun fondamentalismo rigoroso, i Padri affermano la storicit letterale di tutti gli avvenimenti della storia biblica -, questi episodi della Storia Santa sembrano anche immagini, figure, preparazioni, prefigurazioni, tracce daltri avvenimenti futuri, e assumono gi in anticipo qualche cosa del loro significato spirituale. Cos Rahab, la prostituta di Gerico, non semplicemente la donna che, assicurando la sicurezza delle spie di Giosu e giocando il suo ruolo di agente nella conquista della Palestina. Lei non solamente una delle ave, straniere e peccatrici, di Cristo che la genealogia riportata nel Vangelo di Matteo situa al loro posto nella catena delle generazioni. Certo, lei tutto ci, ma appare anche come unimmagine della Chiesa, e molto precisamente dellEcclesia ex gentibus : prefigura i cristiani dorigine non giudei integrati al popolo di Dio, come Rahab fu incorporata a Israele, e, da peccatori che erano, riscattati dal sangue di Cristo come Rahab lo fu per il segnale del colore scarlatto, secondo il patto concluso con le spie. E questa linterpretazione che concordano a dare i Padri dei primi cinque secoli, da Clemente di Roma a Salonius di Ginevra, passando per Giustino martire, Origene, Cipriano di Cartagine, Ilario di Poitier, Agostino. Bisogna veder bene infatti che questa interpretazione della storia appartiene alla tradizione pi costante del cristianesimo, e quella dopo le sue stesse origini : essa trova la sua giustificazione negli esempi che forniscono le Lettere di San Paolo e le parole stesse che i Vangeli mettono sulle labbra di Ges. Per darne una prova, ecco lepisodio pi sovente rappresentato, e con quale insistenza, quale favore particolare, per i pi antichi monumenti dellarte cristiana, quello del profeta Giona gettato in mare, inghiottito dal mostro marino e miracolosamente rigettato sano e salvo sulla riva per essere rinviato alla sua missione; questa scelta si spiega in riferimento a una parola di Ges che riferiscono quasi nei stessi termini i due Vangeli di Matteo e di Luca : agli scribi e ai farisei domandandogli un segno, lui risponde che non gli sar dato, se non il segno di Giona il profeta, poich come Giona fu nel ventre del mostro marino tre giorni e tre notti, anche il Figlio dellUomo sar nel seno della terra tre giorni e tre notti prima di resuscitare (il simbolismo potendo naturalmente svilupparsi su pi piani : Giona salvato dal mare e dal mostro, senza dubbio, prima e soprattutto, il Cristo resuscitato ma in seguito, e per unidentificazione misteriosamente reale, il cristiano a sua volta salvato col battesimo dal peccato e dalla morte eterna). Questa maniera, di primo acchito cos sconcertante per noi, di ripensare la storia ha di fatto nutrito tutto un settore molto importante della riflessione dei Padri della Chiesa sui testi della Bibbia : laspetto dellesegesi spirituale che si designa propriamente col termine tipologia - tipo e antitipo sono espressioni prese a prestito al Nuovo Testamento che designano, di volta in volta secondo i casi, i due episodi storici che si corrispondono come la prefigurazione e il compimento; la tipologia soppone allallegoria nel senso stretto della parola, in tanto che questa ci mette in parallelo le parole e le cose cos nei pagani interpretando Omero, dei miti e delle tesi filosofiche e non, come nella tipologia cristiana, degli avvenimenti storici molto reali, messi in rapporto con altri fatti storici, distinguendo, sotto una storia vera, una storia pi vera ancora. E cos naturalmente che, per i cristiani della tarda antichit, le scene dellAntico Testamento evocavano i grandi fatti della storia evangelica o della vita storica della Chiesa e del cristiano nella Chiesa. Eva, trascinata dalla carne dAdamo, la Chiesa nata dalla carne del Verbo incarnato addormentato sulla croce e il cui fianco aperto fece uscire il sangue e lacqua, figura delleucaristia e del battesimo. Il diluvio, e le sue acque mortali da cui No salvato dallarca, appare come la figura del Cristo trionfante sulla morte e, con lo stesso slittamento dal piano

simbolico a un altro, figura ugualmente il cristiano uscito rigenerato dallacqua del battesimo dove stato immerso, seppellito col Cristo nella morte per partecipare con lui alla nuova vita, larca di cui il legno evoca quello della croce che significa la Chiesa, rifugio dei riscattati. Pi significativo ancora il valore del sacrificio dIsacco. Per la tradizione cristiana, e gi nelle Lettere di Paolo e quella agli Ebrei, questa scena appare come la figura per eccellenza del sacrificio del Calvario : come Abramo offr sullaltare il suo figlio preferito, anche il Padre non ha risparmiato il suo unico Figlio. I Padri a gara sviluppano questo parallelo : Il Cristo doveva morire per i nostri peccati affinch fosse compiuto lavvenimento figurato da Isacco offerto su un altare, leggiamo nellEpistola di Barnaba. Essi amano esporre minutamente il parallelo : Isacco ci mostrato che porta lui stesso il legno per il sacrificio, come il Cristo un giorno doveva portare la sua croce Ugualmente, tutta la storia dellEsodo si vede interpretata nella stessa prospettiva : la prima Pasqua celebrata dai figli di Israele che annuncia tutto il mistero pasquale che al cuore della fede cristiana. La traversata del mar Rosso quella esplicitamente insegnata da san Paolo 26 - figura il battesimo : come il popolo giudeo uscito dalla schiavit dEgitto, il cristiano col battesimo esce dal peccato ed entra in quella stessa familiarit con Dio che fu per Israele il privilegio degli anni passati nel deserto. Il dono della Legge sul monte Sinai questa Legge che il Vangelo del resto venuto a perfezionare e non abolire annuncia la Legge della nuova Alleanza portata da Ges e promulgata con leffusione dello Spirito nella Pentecoste. E parallelamente altri episodi : lacqua miracolosa che il bastone di Mos fa zampillare dalla roccia - e questa roccia era il Cristo, ci dice ugualmente san Paolo annuncia il sangue redentore che uscir dal cuore di Ges e secondariamente evoca la fonde dacqua viva del battesimo, o delleucaristia, che zampilla nel seno della Chiesa : perch larte cristiana ha spesso rappresentato il miracolo dellHoreb sostituendo la figura di Mos con quella di san Pietro san Pietro, nuovo Mos, capo come lui del popolo di Dio del vero Israele che il popolo cristiano. Il libro di Giona non il solo tra i Profeti che sia stato interpretato nella prospettiva duna tipologia della salvezza; quello di Daniele si offriva naturalmente a una simile trasposizione per molti dei suoi episodi, i tre bambini salvati dalla fornace, Daniele stesso dalla fossa dei leoni, Susanna dallingiusta accusa dei due vecchi, tutte figure che rivediamo riprodotte a gara dagli artisti cristiani. Si misura senza fatica infatti come questa direzione di spirito simbolico, questo pensiero dun tipo propriamente poetico ha potuto essere una fonte infinitamente feconda per lispirazione artistica : il gioco della tipologia permetteva alliconografia cristiana di esprimere in maniera sorprendente ed concreta tutto il mistero della salvezza e di tradurre sotto una forma plastica, felice e intellegibile, i dogmi pi astratti. Cos la Trinit, questo dogma essenziale alla fede cristiana la cui elaborazione, di fronte alle eresie divergenti che aveva suscitato, assorbir tanti sforzi da parte dellortodossia nel corso dei secoli II, III, IV e che, ancora oggi, costituisce ancora la sfida maggiore che il cristianesimo sostiene al giudaismo e allislam. Come rappresentare questo mistero, il pi insondabile forse di tutti quelli che cerca di delineare la teologia? Esplicitamente, una sola scena tratta dai Libri santi soffriva allartista cristiano : quella del battesimo di Ges dove il Vangelo menziona successivamente la voce del padre invisibile, lo Spirito Santo che discende in forma di colomba sul Figlio visibile sotto forma umana che ha assunto nellIncarnazione. E, infatti, la troveremo sovente rappresentata : ma la teofania trinitaria non che un elemento, in un senso secondario, di questo episodio, e lattenzione trattenuta specialmente pi dal fatto storico stesso, per il battesimo di Cristo da cui del resto la presenza di questa scena nella decorazione dei battisteri, come sulla cupola dei due battisteri di Ravenna. Per evocare la Trinit in quanto tale, larte cristiana s presto distolta da una figurazione realista, antropomorfa delle Tre. Di nostra conoscenza, due volte solamente larte della tarda antichit s arrischiata a rappresentare le tre Persone divine sotto una forma umana : un sarcofago romano e un altro, recentemente scoperto presso Arles, hanno cercato di evocare la creazione di Eva
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Paolo, I, Cor. , X.

che si erge in piedi a fianco del corpo allungato di Adamo -, scena servilmente imitata a partire dai sarcofaghi pagani che rappresentano Prometeo che anima la forma delluomo primordiale che egli ha modellato sotto gli occhi di Minerva e di altri dei, rimpiazzato qui da tre figure barbute curiosamente identiche sullesemplare romano. Figurazione maldestra, anche blasfema (poich si presta allaccusa di triteismo e sacrifica la propriet delle Persone). Essa non sar mai imitata : per trovare lequivalente di una tale goffaggine, bisogna attendere la degenerazione dellarte cristiana alla fine del medio evo, come sulla miniatura delle Ore Maggiori del duca di Berry, al castello di Chantilly tre personaggi identici, che siedono lato a lato come tre giudici al tribunale! Cos lantica arte cristiana ha preferito fare appello alla tipologia e scelto con predilezione la scena famosa della teoxenia, laccoglienza fatta da Abramo ai tre esseri misteriosi venuti a confermare la promessa divina e nei quali, per fede questa fede dAbramo di cui il Novo Testamento celebra il carattere esemplare egli riconosce e adora lUnico : tres uidit, Unum adorauit. Il racconto di questo XVIII capitolo della Genesi come appannato da unaura di mistero : il singolare e il plurale appaiono di volta in volta; talvolta questi sono tre uomini, degli Angeli, talvolta Egli non che Uno a rivolgersi al patriarca, e questi sa bene dopo di Chi va a intercedere per Sodoma. Lesegesi tradizionale dei Padri della Chiesa ha amato sottolineare che, in questa apparizione, erano insinuati e lunit essenziale e la ternariet delle Ipostasi. Si comprende il successo che ha ottenuto questa evocazione esemplare, dagli affreschi delle catacombe ai capolavori di Andrei Roublev.

Lespressione della Trascendenza

Nelliconografia cristiana antica, il posto pi ampio dunque occupato dalla rappresentazione di scene bibliche, scene dellAntico Testamento, della storia evangelica, pi raramente dalla storia degli apostoli. Scene storiche, duna storia realmente vissuta da uomini 27; da cui il realismo di queste rappresentazioni. A lungo niente fatto per suggerire, per mezzo di valori plastici, che questo Ges di Nazareth che guarisce lemorroissa o il cieco nato, che moltiplica i pani o annuncia il rinnegamento di Pietro, pi di un essere ordinario ma il Verbo incarnato, il Dio fatto uomo. Ci
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Abbiamo sottolineato lopposizione che si stabilisce tra questa Storia santa e il mito dei culti pagani.

che importa allartista, levocazione della scena scelta, quale essa sia per il suo valore propriamente storico, come episodio della storia della Salvezza, o per la sua portata tipologica. Per questo una relativa indifferenza riguardo lo stile : ci si pu stupire che questa religione, per tanti motivi cos nuova, si sia cos facilmente adattata, senza far loro subire una impronta profonda, di correnti artistiche dominanti, cos della grazia un poco leziosa del bello stile costantiniano. Bisogna attendere i grandi mosaici o i grandi dipinti absidali dei secoli V e VI per trovare delle rappresentazioni di Cristo che abbiano cercato, e riescano, a esprimere la sua realt sovrumana. Una sola eccezione : il Cristo raggiante montato sulla quadriga del sole che abbiamo riconosciuto sulla volta duna delle cripte funerarie della necropoli scoperta sotto San Pietro in Vaticano 28. E molto pi tardi che appaiono il Cristo adolescente di San Davide a Salonicco, aureolato, seduto sullarco del cielo in una sfera luminosa, o quello della Trasfigurazione al monte Sinai, aureolato anche lui, raggiante e circondato da una mandorla o il Cristo escatologico che viene sulle nubi del cielo dei Santi Cosma e Damiano a Roma. Non che poco a poco e come timidamente che questa evocazione della trascendenza del Verbo incarnato s introdotta nellarte cristiana; cos nei sarcofagi del IV secolo che assegnano il posto centrale a Cristo che insegna gli apostoli, seduto su una cathedra che riposa sulla volta celeste (a meno che non sia assiso direttamente sulla sfera cosmica) o su un monte da dove scorrono i quattro fiumi del Paradiso. Queste formule sono state tratte alliconografia degli imperatori che, soprattutto dopo Diocleziano, avevano rivestito uno statuto sovra elevandoli al di sopra della comune umanit : il Cristo glorioso non meritava molto meglio di questi sovrani il titolo e gli attributi di kosmokrator, di signore del mondo? Il nimbo stesso stato un attributo imperiale prima di essere integrato allarte cristiana (si noter che non ancora questo disco piatto, un poco irrazionale, che utilizzeranno gli artisti del Rinascimento : interpretato come una sfera trasparente, immagine stupefacente dellirradiazione dello Spirito). E ancora un tema dellarte imperiale linvestitura di un alto funzionario da parte del sovrano che sar adottato per la scena del Duminus legem dat : il Cristo che consegna il uolumen srotolato della Legge divina a san Pietro, pi raramente a san Paolo, che lo ricevono a mani velate in un panno di mantello. Imperiali anche allorigine le figure rappresentate che acclamano il Cristo, offrendogli corone, prosternandosi a suoi piedi Lincarnazione e i suoi dogmi corollari, Resurrezione, Ascensione, autorizzano lartista a rappresentare il Verbo sotto una forma umana, facilitando cos il suo incarico. Ma Dio stesso, il Padre invisibile, lOnnipotente, non poteva essere direttamente rappresentato. E notevole che nelle rare immagini che possediamo della visione dEzechiele dove il Signore, YHWH, detto mostrarsi come un essere che ha apparenza umana, anche il Cristo, manifestazione visibile di Dio, che rappresentato mentre siede sul carro misterioso la famosa Merkabah sulla quale la mistica ebraica mediter con predilezione trainato dai quattro animali che riprender lApocalisse. Se rinuncia dunque a rappresentare Dio, lartista della tarda antichit prova almeno ad evocare il suo intervento nella storia umana col simbolo della Mano celeste, spesso originata da una nuvola : questa Mano, simbolo della sua Potenza, della sua energia efficace, che trattiene Abramo nel momento di sacrificare suo figlio Isacco che consegna a Mos il libro della Legge, che porta una corona, simbolo tradizionale di vittoria, allimperatore che protegge, alla Croce trionfante di Cristo, ai martiri. La stessa soluzione sar parallelamente adottata dallarte giudea (come nello stesso sacrificio di Isacco), anche lui, e forse pi ancora, reticente a ogni rappresentazione antropomorfica di Dio. Scivoliamo in questo modo a una tematica pi simbolica che rappresentativa ove lideogramma lo porta sulla figura. Anche qui il giudaismo ha seguito, e forse aperto, una via parallela a quella che seguiranno i cristiani dei primi secoli : una rappresentazione schematica dellarmadio della Torah, e, pi spesso ancora, il semplice candeliere a sette braccia (accompagnato
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Questo mosaico risale alla prima met del III secolo.

o no da diversi accessori liturgici) gli sono sufficienti per evocare il culto della sinagoga e, pi generalmente ancora, la religione giudea. I cristiani hanno conosciuto tali simboli; uno dei pi antichi testi che ci permette dintravedere la nascita dellarte cristiana un passaggio del Pedagogo di Clemente dAlessandria che raccomanda ai suoi discepoli di far incidere sul loro anello, non figure idolatriche o erotiche, ma una colomba, o un pesce, una nave che corre sotto il vento, una lira (ricorda il Cristo Orfeo), un pescatore in memoria dellapostolo e dei bambini salvati dalle acque 29. Di tutti questi simboli quello del pesce, in greco : queste cinque lettere raggruppano le iniziale di parole molto significative Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore. Altro ideogramma : la cifra formata dalle due prime lettere del nome di Cristo sovrapposte, (o riuniti, ), quello che Costantino, in seguito a una visione, avrebbe fatto segnare sugli scudi dei suoi soldati il giorno della battaglia decisiva di ponte Milvio constatiamo che figura sul casco stesso dellimperatore su tale medaglia coniata meno di tre anni pi tardi; lui che Costantino sfogger, cento allori, alla sommit del labarum, lo stendardo dellImpero cristiano. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la croce non si generalizzer che pi tardi come simbolo della fede cristiana; la croce non il crocifisso : le prime rappresentazioni del Cristo in croce non hanno ancora che un valore storico; illustrano questo episodio eminente del racconto evangelico; non sicuro che implichino necessariamente una venerazione speciale per lumanit d Cristo, solennemente difesa contro leresia monofisita dalla definizione del concilio di Calcedonia nel 451. Niente mostra meglio il valore simbolico di queste croci di una scena che troviamo parecchie volte rappresentata al posto donore : sommata al monogramma del laureato, la croce, nuda, al piede della quale due soldati sono seduti, uno oppresso dal sonno, laltro che alza gli occhi in un atteggiamento di stupore; la loro presenza basta a evocare il racconto del Vangelo di Matteo 30 : abbiamo qui una rappresentazione astratta della Resurrezione. I testi patristici ce lo confermano : piuttosto che lo strumento del supplizio di Ges, i cristiani dei primi secoli vedevano nella croce un trofeo di vittoria, il simbolo del trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte. Piuttosto che caricarla sul corpo della vittima, si amer, soprattutto a partire al V secolo, rivestirla di gemme e di perle. Posta in un abside o in una nicchia orientata, la croce gemmata prende un valore escatologico, evocando il Cristo che viene sulle nuvole come il lampo parte dallOriente, per giudicare i vivi e i morti. Questa interpretazione sicura perch capita che la croce sostiene un medaglione contenente il busto di Cristo, combinazione attestata a Ravenna come in Egitto nel deserto dei Kellia. Troviamo ugualmente a Ravenna la croce gemmata associata a un altro simbolo della venuta Signore, viene dellApocalisse riassumono bene questa spiritualit tesa verso il compimento della storia : il tema, che conoscer nellarte bizantina una lunga fortuna, dellhetimasia, la preparazione - il trono vuoto preparato per Colui che deve venire. In questo mosaico del Battistero degli ariani, la presenza del Cristo giudice come materializzata dalla croce; da unaltra parte il trono sostiene, altre la croce gemmata, il libro dei Vangeli; altrove, il solo libro basta a evocare la presenza attesa lo schienale del trono che sostiene la colomba dello Spirito.

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Testo gi citato. Mt. 24, 2-4.

Il mondo invisibile

O world invisible, we view thee, O world intangible, we touch thee, O world unknowable, we know thee, Inapprehesible, we cluth thee.

Bisognava essere un poeta, e un poeta mistico come Francis Thompson, per scrivere simili versi nel XX secolo. Lidea che esprimono sarebbe al contrario apparsa naturale e banale agli uomini della tarda antichit. Per loro, il mondo che si pu vedere, toccare, comprendere con la conoscenza sensibile, non era che una parte, la pi piccola parte del reale; sentivano intorno a loro la presenza di una folla di esseri misteriosi, superiori per natura alla comune umanit, gli uni benefici, che collaborano con la Provvidenza divina per il bene temporale come spirituale degli uomini, gli altri perversi e che cercano di causare a questi stessi uomini tutto il male possibile. Li si chiamava talvolta angeli e talvolta demoni : i due termini sono parallelamente in uso nei pagani o cristiani e sono, peraltro, suscettibili di ricevere di volta in volta valori opposti : i cristiani conoscono angeli malvagi, e la parola demone pi sovente presa in buona parte sotto la penna degli autori pagani. Questi spiriti pi o meno acuti solo qui, vicinissimi agli uomini, mescolati alla loro vita, esercitando il loro potere per il meglio o il peggio. I monaci andranno nel deserto per affrontare Satana e i suoi accoliti; ascoltiamo santAntonio, il primo e il pi grande tra loro : Abbiamo dei nemici terribili e pieni di risorse, i demoni cattivi, ed contro di loro la nostra lotta, come dice lApostolo : poich non dobbiamo lottare contro la carne e il sangue, ma contro i Signori, le Potenze, i Dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del Male diffusi nello spazio invisibile. Numerosa la loro turba nellaria che ci circonda, non sono lontani da noi 31 . In questa lotta, luomo, per fortuna, poteva contare sullaiuto degli spiriti benefici : esiste tutta una gerarchia angelica, diversificata secondo le funzioni da compiere. I Padri della Chiesa antica insegnano che vi sono potenze spirituali, angeli, che sono preposti alle cure di ogni comunit cristiana, come ogni fedele assistito da un angelo guardiano che qui per dirigerlo come un pedagogo e un pastore. Questa dottrina spingeva le sue radici lontano nel giudaismo : ugualmente da questo che veniva lidea, cos comune alla tradizione patristica, che un angelo particolare assegnato per proteggere e assistere ogni popolo o nazione. Meglio ancora, sono potenze angeliche che presiedono allordine cosmico, poich il loro ruolo non si limita allambito propriamente spirituale ma sestende a ci che noi chiamiamo lordine naturale delle cose. Interroghiamo qui un buon testimone della fede popolare al VI secolo, il mercante alessandrino Cosma Indicopleustes che aveva navigato nelloceano indiano, da dove questo soprannome : gli sembrava empio immaginare che i fenomeni naturali, a cominciare dalla marcia regolare degli astri che regola le notti e i giorni, le stagioni e gli anni, siano dovuti a un semplice gioco di forze meccaniche; per lui i corpi celesti hanno i loro movimenti da certe Potenze dotate di ragione, angeli lampadophores Infatti, tra gli angeli gli uni sono incaricati di mettere in movimento laria, altri il sole, altri la luna, altri gli astri, altri ancora di produrre le nuvole, le piogge e tutti gli altri fenomeni; tale il compito e la legge imposti alle schiere angeliche e alle Potenze : servire il benessere e lonore dellimmagine di Dio, cio, delluomo, e mettere in movimento ogni cosa, come i soldati che obbediscono al Re 32 . Sotto il mondo apparentemente reale, luomo della tarda antichit percepisce lesistenza di un altro universo in qualche maniera surreale. Gli angeli e i demoni che popolano sono non solamente pi potenti degli uomini, ma infinitamente pi numerosi. La speculazione dei pensatori di questo tempo, ossessionata e come affascinata da queste realt misteriose, si sforzava di calcolarne almeno lordine di grandezza : una tradizione ben attestata vuole che il numero degli angeli sia molto precisamente novantanove volte pi grande della totalit degli uomini passati, presenti e a venire che costituiscono questa entit concreta che lumanit (perch novantanove? Si visto, tale era linterpretazione acuta generalmente ricevuta dalla parabola della pecorella smarrita alla ricerca della quale va il Pastore delle cento pecore).
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Atanasio, Vita Antonii, 21, che cita Ef. 6,12. Cosmas, Topographie chrtienne, II, 83-84, t. I, p. 401-402 Wolska-Conus.

Questa presenza ossessionante del mondo invisibile, il sentimento di dipendenza che si provava riguardo le sue Potenze, il terrore che ispiravano i cattivi demoni, linvidia che suscitavano i loro poteri spiegano la straordinaria popolarit che le scienze occulte hanno conosciuto nella tarda antichit, e quella in tutti mezzi. Il loro successo stato facilitato dal declino generale del razionalismo che si osserva in questepoca e che si spiega con ci che bisogna proprio chiamare lo scacco della scienza greca. Con la geometria, lacustica e la medicina sperimentale, i greci avevano, fin dai secoli VI e V a.C., gettato le basi di ci che chiamiamo la scienza, ma lo spirito ellenico stato vittima del proprio genio : impazienti dei lunghi tempi che esige la ricerca, gli Antichi hanno voluto troppo in fretta arrivare alla sintesi; la speculazione port allesperienza controllata; la fisica dun Aristotele, quella degli stoici, spiega tutto, troppa fretta e troppo bene, ma non aveva alcuna presa efficace sulla vita reale. Si poteva dire di essa ci che Pascal dir un giorno di Descartes : Inutile, incerto!. I bisogni degli uomini erano qui, e la loro urgenza; le scienze occulte soffrivano immediatamente a soddisfarli. Multiforme, onnipresente, loccultismo ha giocato un grande ruolo nella vita degli uomini della tarda antichit : lastrologia permetteva loro di determinare le influenze astrali con una precisione quasi matematica e, si credeva, la stessa certezza di quelle che raggiungevano il calcolo delle eclissi. Si era ricorsi a tutte le forme di divinazione oracoli, visioni, interpretazione dei sogni che permetteva di conoscere la volont delle potenze divine. La teurgia pretendeva, con i mezzi di operazioni e di cerimonie, costringere i demoni e gli dei a entrare in contatto con gli uomini : si vedeva le loro statue animarsi, le loro voci farsi sentire, se non le loro figure anche apparire sotto una forma umana. La magia, con pratiche talvolta mostruose violazioni di sepoltura, infanticidi, feti strappati al ventre della madre -, pretendeva, essa, dagire sulle potenze delle tenebre, asservirle e mettere al suo servizio i loro poteri soprannaturali. E sorprendente constatare come queste diverse discipline erano state profondamente penetrate dallo spirito della nuova religiosit. Si potrebbe concepire un occultismo ateo, profano, che si porrebbe sul solo piano della tecnica operatoria; niente di simile qui : anche branche come lalchimia, che avrebbero potuto facilmente ridursi a un semplice insieme di ricette dordine pratico, si trovavano a rivestire un carattere profondamente religioso. Questa conoscenza segreta concepita come una scienza sacra, una conoscenza rivelata venuta dallalto; i libri magici che contengono i suoi arcani si danno come autore qualche divinit; il suo apprendimento diventa una iniziazione, ladepto vi si prepara con tutta unascesi purificatrice e, per finire, almeno per i suoi migliori rappresentanti, la Grande Arte porta a una mistica, alla contemplazione, allunione estatica con Dio. Lattaccamento a queste discipline segrete particolarmente marcato nei rappresentanti pi qualificati del paganesimo in declino, da sapere i filosofi neoplatonici Questa seduzione va crescendo da una generazione allaltra : il fondatore della scuola, Plotino, senza negare lefficacia di queste diverse pratiche, rifiutava con dignit di abbassarvisi. I suoi successori, Porfirio, poi Giamblico, per non dire niente dei pi tardi, manifestarono al contrario un attaccamento sempre pi grande agli oracoli, alla teurgia e a tutte le superstizioni dello stesso ordine; con i prodigi operati da uno stregone come Massimo dEfeso che Giuliano, il futuro apostata, sar definitivamente conquistato alla fede pagana. Il giudaismo e il cristianesimo ortodossi si sforzano di lottare contro queste perversioni irrazionali o demoniache. I Padri, per esempio, sono unanimi a condannare il fatalismo astrologico : solo vero signore del mondo, kosmokrator, il Cristo esercita unautorit superiore a quella di tutte le Potenze cosmiche, e, con la fede in lui, i suoi fedeli sono liberati da ogni servit riguardo queste. Ma gli argomenti dei dottori non sono bastati a convincere le folle (la persistenza di questa polemica attraverso i secoli lo mostra assai), e le masse cristiane sono state profondamente contaminate dalla mentalit comune del loro tempo. Niente mostra meglio della letture degli storici contemporanei, quella di Ammiano Marcellino per esempio. Si misura a qual punto loccultismo aveva penetrato la vita quotidiana costatando il posto che occupa la sua repressione nella politica degli imperatori cristiani del IV secolo. Li vediamo moltiplicare le leggi contro la magia e le sue pratiche sospette, cercare di interdire lo studio

dellastrologia, perseguire con un rigore crudele i sospetti. Gi Costantino far decapitare il neo platonico Sopatros, un momento suo favorito, sulla semplice accusa che avrebbe assoggettato i venti per i suoi artifici magici. Ammiano ci mostra limperatore Costanzo, questanima inquieta e tetra scatenare una vera caccia agli stregoni : Se qualcuno aveva consultato un indovino sul grido dun topo o sullincontro duna donnola o su un prodigio simile, se aveva usato qualche incantesimo di vecchia per alleviare un dolore, e quello talvolta sulla prescrizione di un medico, non occorreva oltre per vederlo accusato, denunciato segretamente, trascinato in giudizio, condannato e giustiziato. Lo storico tenuto a non nascondere niente del suo oggetto e mettere a posto nel suo quadro le ombre tanto quanto la luce, ma non bisognerebbe tuttavia dilungarsi tropo in queste debolezze, e dobbiamo ricordarci di ci che, per gli uomini della tarda antichit, era ugualmente lessenziale : nellidea che si fanno di questo mondo invisibile si innalza in cima alla gerarchia che struttura la nozione di Dio, del Dio supremo o Dio unico e, quale che sia il posto importante che occupano in questa gerarchia le divinit inferiori, demoni, angeli, potenze di ogni ordine, questa nozione di Dio si definisce essenzialmente con la sua assoluta Trascendenza. E nei pagani, imbottiti dalleredit contestabile dellepoca ellenistica, testimoni dun uso volgarizzato, profanato, della parola stessa di dio, che il pi commovente da seguire il pensiero e di vedere le parole tendersi in uno sforzo paradossale per raggiungere lespressione dellinesprimibile, per suggerire si pu fare di pi? questa nozione fondamentale dellOnnipotente. Cos lantica religione latina aveva conosciuto il culto duno Jupiter buonissimo, grandissimo, optimus, maximus; ma ci non era pi qua dellincerta divinit venerata nel vecchio tempio del Campidoglio; per esprimere il loro ideale religioso, i Romani della nuova religiosit forgeranno lespressione estranea di Jupiter altissimo, pi che superiore a tutto, Iupiter summus exsuperantissimus : il latino e sottomesso alla tortura per fargli esprimere una nozione cos estranea al suo genio. Per viste pi speculative, ascoltiamo i pensatori del tardo ellenismo; certo, le loro viste sono diverse, talvolta confuse, ma facile ritrovarvi la stessa preoccupazione. Cos nei trattati oscuri attribuiti a Ermes Trimegisto, vediamo prima apparire un dio proclamato primo dio, dio Uno ( questo il mondo divinizzato alla maniera stoica? O gi lespressione dun primo grado nella trascendenza?); ma si vede subito che subordinato a un Dio superiore ancora, il Signore, Padre, Unico, che non lUno, ma di chi lUno tiene il suo essere 33, Dio sovra essenziale di cui lessere superiore a tutto lessere -, Dio che troppo grande per poter essere nominato dio, troppo grande per ricevere un nome Vi sono accenti che non possono ingannare, e si comprende che tale preghiera abbia potuto essere estratta da questi libri ermetici per entrare in una raccolta di preghiere cristiane un papiro della fine del III secolo : Santo Dio, Padre di tutte le cose. Santo Dio di chi la volont compiuta con le sue proprie Potenze. Santo Dio che vuole essere conosciuto e che conosciuto dai suoi 34 La chiesa cristiana non pensava diversamente, non parlava diversamente, e questo non solamente nei suoi pi grandi teologi, come Giovanni Crisostomo che vediamo polemizzare contro gli anomei questi ariani estremisti per chi la realt di Dio poteva essere circoscritta nel concetto di Agen(n)etos, di Ingenerato, di Non sottomesso al divenire : egli ha consacrato un trattato allIncomprensibilit di Dio (nel senso etimologico : Ci che non pu essere capito come tra le mani), e dopo di lui i maestri della teologia negativa, come questo misterioso autore che, alla fine
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Ermes Trimegisto, V,2, t. I, p. 60 Nock-Festugiere. P. Minaut, col. XVIII, ap. Herms Trim., t. II, p. 353.

del V secolo, oser prendere lo pseudonimo di Dionigi lAreopagita (tutto il medioevo, bizantino e latino, si lascer prendere dalla frode e vedr in lui il convertito di san Paolo 35); tutta la piet cristiana che confessa utilizzo di nuovo la testimonianza del buon Cosma - il Dio unico, senza principio anteriore, eterno, immortale, in circoscritto, invisibile impalpabile, incorruttibile, immortale, impassibile, incorporale, illimitato, inafferrabile [in-comprensibile], indivisibile, creatore del cielo e della terra, d tutte le cose visibili e invisibili, riconosciuto e adorato nel Padre, Figlio e Spirito Santo 36.

Il culto in spirito e verit

A una vista cos alta di Dio corrispondeva naturalmente una nozione ugualmente purificata del culto : si poteva comprendere che un tale Dio potesse compiacersi alla macelleria dei sacrifici sanguinanti? I pagani pi conservatori continuavano senza dubbio a praticarli, per pura obbedienza alla tradizione degli antenati, ma non senza qualche imbarazzo, incapaci come erano, con la nuova mentalit che condividevano con tutti gli uomini del loro tempo, di giustificare razionalmente questi vecchi riti venuti da lontano dei tempi. La parola del Vangelo di Giovanni sul culto in spirito e in verit che sola conviene al Padre, poich Dio spirito, trova il suo eco nei filosofi pagani dellepoca imperiale per chi il solo culto degno di una divinit un culto unicamente razionale, logik latreia.

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At. 17,34. Cosmas, Topogr. Chrt. V, 253, t.II, p. 369.

Da qui, quale che siano peraltro le ripugnanze che suscitano altri aspetti delle osservazioni giudee, lammirazione che ispira il loro carattere veramente filosofico del culto della sinagoga : dopo la distruzione del Tempio, la liturgia giudea non comprende pi che letture, canti, omelie e preghiere. Se vi uniamo i pasti di comunione conosciuti ugualmente nella maggior parte delle religioni orientali, come quelle di Mitra, di Jupiter Dolichenos (altro culto originario dellAsia minore e popolare nellesercito romano), di Cibele, di Baal siriani o di dei egiziani -, abbiamo qui il quadro materiale di ci che diventa e rester la liturgia cristiana. Tutte le religioni che si sviluppano nel quadro di questa nuova religiosit presentano il carattere di religioni da misteri, cio che praticano un culto riservato a una comunit di credenti, riunita da una stessa professione di fede e in seno alla quale si aggregato in seguito a una iniziazione. I monumenti figurati ci hanno permesso di conoscere meglio i sette gradi successivi che percorrevano i misteri di Mitra : Corvo, Sposo, Soldato, Leone, Persio, Messaggero del sole e, infine, Padre dei misteri. Nel cristianesimo, la nozione di iniziazione non gioca un ruolo minore, quantunque si presenti sotto una forma semplificata : essa non comporta insomma che un solo grado, quello del battesimo, al quale preparano una catechesi dottrinale, preghiere ed esorcismi. La disciplina severa dellarcano non permette di rivelare tutti i misteri della fede e del culto cristiano, non solamente alla gente di fuori ma anche ai catecumeni : solamente il battesimo ricevuto che autorizza per la prima volta a partecipare alla totalit dellassemblea liturgica, il nuovo fedele apprender che e ci che significa il sacramento dellEucaristia. Fin qui infatti, egli doveva uscire al momento in cui si entrava nella fase pi solenne della cerimonia (ancora oggi nella liturgia greca, risuona in questo momento per quattro volte lavviso : Tutti i catecumeni, uscite!. La porte sempre aperta delle nostre chiese ci fa dimenticare questo carattere esoterico, molto marcato nel cristianesimo primitivo : da qui il ruolo dei portieri, funzione attestata a Roma dopo la met del III secolo; proprio perch le loro riunioni si tenevano a porte chiuse che i primi cristiani si sono visti accusati come anche altri lo saranno dopo di loro (valdesi, anabattisti, perfino frammassoni) di crimini atroci, infanticidi rituali e orge sessuali. Questo carattere ancora una volta comune a tutte le religioni dei misteri, porr problemi particolari agli architetti della tarda antichit. Il culto degli dei della citt antica si celebrava allaperto, dimora simbolica del dio, solo lesterno era loggetto duna attenzione particolare e tratteneva linteresse. E tutto il contrario per ledificio che ospita un culto dei misteri prima di tutto sala di riunione riservata agli iniziati : ormai, importa solo linterno, il suo allestimento, la sua decorazione; lesterno riesce a farsi discreto, pu anche scomparire, com il caso dei santuari di Mitra, grotte naturali o cripte sotterranee, con volta a immagine della volta del cielo Questi mithraea e alcuni santuari che gli scavi hanno potuto restituirci di altre religioni orientali sono di dimensioni sempre assai modeste; quando il numero degli adepti andava ingrandendosi, si giudicava preferibile ripartirli in piccoli gruppi paralleli si paragonato queste conventicole mitriache alle nostre logge massoniche -, ci conduceva a moltiplicare le sale di riunioni : i soli scavi di Ostia hanno gi scoperto diciotto mithraea, e si stima che Roma ne ha contati pi di cento. Ma n il culto di Mitra, quale che sia la popolarit che ha conosciuto, specialmente negli ambienti militari, n quello di altre divinit importate dallOriente sono mai state, sociologicamente parlando, religioni di massa come il cristianesimo diventato, a partire dalla seconda met del III secolo, ma soprattutto quando, con Costantino e i suoi successori, fu riconosciuto ufficialmente e acquis la posizione privilegiata duna religione di Stato. La necessit impose di costruire degli edifici che potevano accogliere centinaia e anche migliaia di fedeli cos per i santuari di pellegrinaggio che attirano le folle, o per i giorni di grande festa dove lunit della Chiesa locale si ricostituisce attorno al suo vescovo -, anche se, come fu il caso nelle tre grandi citt, Roma, Alessandria, Costantinopoli, i bisogni spirituali della popolazione hanno portato assai presto la creazione di chiese in qualche maniera parrocchiali ci che si chiama a Roma i tituli : se ne conta

una trentina alla fine del IV secolo. A questo problema, la soluzione pi generalmente adottata, a partire da Costantino, fu ledificio a pianta basilicale. S talvolta definita la basilica cristiana come linversione del tempio pagano classico : il colonnato che cinge allesterno il tempio periptero adesso trasportato allinterno, i muri nudi della cella che conteneva erano adesso riportati al di fuori; lanalisi appena paradossale : si conosce molti esempi di templi pagani trasformati in chiese il pi celebre quello del Duomo di Siracusa, la cui disposizione differisce a malapena da questo schema teorico : le potenti colonne doriche del peristilio dun tempio del V secolo a.C. sono conservate, inglobate nel muro esterno di questa cattedrale; otto arcate ad arco pieno sono state aperte nei fianchi del muro della cella, cos bench linterno si presenti come una basilica a tre navate. La basilica era ben adatta alla celebrazione dun culto di misteri come il culto cristiano : uno spazio chiuso, isolato, fuori dal mondo, anche se la luce vi penetra a fiotti dalle alte finestre; il ritmo dei colonnati orienta lo sguardo e il pensiero verso labside la cui conca si gonfia come sotto la spinta dello Spirito e che larte sontuosa del mosaico orna dun bagliore sovrumano.

La basilica cristiana
Con la pace della Chiesa (313) e il regno di Costantino (337), si vede infatti moltiplicarsi in tutto il mondo romano il tipo dedifici cultuali che gli archeologi chiamano basiliche (la parola latina basilica servita bene a designarla, ma il termine non ha sempre questa accezione precisa e pu applicarsi ad altri tipi dedifici) : una sala rettangolare, divisa in pi navate, pi sovente tre separate da ordini di colonne, la navata centrale pi larga e pi alta, in maniera da permettere di illuminare linterno con una serie di finestre ricavate nel clair-tage 37; lentrata aperta su uno dei
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Il termine indica precisamente le porzioni delle pareti della navata centrale emergenti rispetto i tetti delle navate laterali, in cui solitamente si aprono delle finestre (NdT.)

piccoli lati del rettangolo, unabside sporgente che sapre sul piccolo lato opposto; qui almeno la formula pi generale: vedremo che essa suscettibile di conoscere anche delle varianti. Certo, la basilica non il solo tipo di chiesa che abbia conosciuto la tarda antichit : si vede svilupparsi parallelamente costruzioni a pianta centrale che trovano la loro origine nellarchitettura funeraria pagana dei mausolei. I primi edifici cristiani a pianta circolare sono stati, di fatto, elevati sia per ospitare la tomba dun membro della famiglia imperiale, sia come martyrion, cio per onorare i resti dun martire o per sacralizzare il luogo dun grande avvenimento della Storia santa. Limportanza storica della basilica cristiana spiega che il problema delle sue origini sia stato loggetto di ricerche e discussioni appassionate ma che, spinte al di la dei limiti del ragionevole, hanno portato a oscurare il dibattito piuttosto che a risolverlo. Se lorigine lontana della basilica, come il suo nome, resta in effetti misterioso, non bisognerebbe arrivare a trascurare un fatto macroscopico, e che non contestato : il tipo dedificio che adotter la Chiesa cristiana nel IV secolo era, almeno dopo gi quattro secoli, dun impiego comune nellarchitettura romana. Ne incontriamo dappertutto nel mondo romano e attraverso tutti i secoli dellImpero in concorrenza prima con unaltra specie di sala dal soffitto sostenuto da colonne, la basilica in ampiezza, questa la cui entrata situata su uno dei grandi lati e il cui colonnato disegna un rettangolo simile a quello che formano le mura perimetrali. Queste basiliche pagane potevano ricevere destinazioni molto diverse : se ne trovava una normalmente annessa al forum; serviva da riparo a quelli che le intemperie cacciavano dalla pubblica piazza, di volta in volta sala dattesa per i passeggiatori, mercato coperto come il suk delle citt arabe (vi saranno basiliche specializzate come la basilica uestiaria, mercato di indumenti, di Cuicul, oggi Djemila in Algeria), palazzo di giustizia, i giudici risiedevano su un palco ( il senso della parola latina tribunal), situato nellabside; da cui la presenza di basiliche nel palazzo imperiale : se ne trova una a Roma sul Palatino, che data il tempo dei Flavi; esse sampliarono nel Basso Impero per servire da sala del trono, sede delle udienze solenni; ma, come ci insegna larchitetto Vitruvio, ne esisteva anche nelle dimore dei grandi personaggi dello Stato che vi presiedevano consigli pubblici, giudizi e arbitraggi privati. Vitruvio scriveva al tempo di Augusto, ma tali basiliche private erano anche costruite verso la met del IV secolo, come mostra quella dedicata a Roma da Iunius Bassus, morto prefetto della citt nel 359, che sar trasformata in chiesa sotto il papa Simplicius verso la fine del secolo seguente. Il fatto pu essere prodotto anche pi presto : un testo, che risale forse al III secolo, i Rcognitions clmentines, ci mostra un ricco cittadino che offre alla Chiesa la bella basilica del suo palazzo; sfortunatamente questo non che un racconto romanzesco, ma la cosa non avrebbe avuto niente di sorprendente : i cristiani hanno avuto allorigine le loro assemblee liturgiche nelle case private, e diventando le loro comunit pi numerose, si poneva il problema di trovare una sala molto vasta per accoglierli. Gi ora, daltra parte, la pianta basilicale era stata utilizzata a fini religiosi per culti pagani misterici che, come il cristianesimo, esigevano un locale chiuso riservato agli iniziati : si trovano cos basiliche consacrate ai misteri di Dioniso a Milo, di Mitra a Ostia, e, a Roma stessa, di Cibele, di dei siriani, della setta neo pitagorica, - cos almeno ritiene lipotesi ardita di Jerme Carcopino; altri hanno pensato, per questultimo monumento a una sontuosa tomba, poich sono esistite anche basiliche funerarie; infine, le sinagoghe dellepoca imperiale hanno una pianta che si avvicina pi o meno a quella della basilica cristiana; solo qualcuna per, a Ostia per esempio, a Beith Alpha in Palestina, presentano labside caratteristico di questa. Non sembra si sbagli stabilire la filiazione o influenza tra queste basiliche religiose pagane o giudee e lapparizione della basilica cristiana. Lesistenza parallela di questi impieghi vari, profani o religiosi, prova che il tipo basilicale era, tra le mani degli architetti romani, la soluzione pi generale, si potrebbe dire la soluzione universale, al problema della sala dassemblea. Sar naturalmente questa la soluzione cui faranno ricorso gli architetti di Costantino quando questi chiede loro di costruire grandi chiese, magnificamente dotate sul tesoro imperiale, che seleveranno in Palestina, a Roma, pi tardi a Costantinopoli. Che esigeva infatti il culto cristiano, se non di

riunire al coperto e in uno spazio chiuso un numero, divenuto considerevole, di fedeli? Tuttal pi bisognava prevedere una posizione speciale per il clero ci fu normalmente labside, il vescovo che troneggia in una cathedra al centro (solo la Siria ebbe una disposizione differente : un palco, o bma, a forma di ferro di cavallo, situato nella nave centrale) e, daltra parte, un altare, cio un tavolo per la preparazione del pasto eucaristico. Ci si stupiti talvolta della preminenza architettonica della cathedra sulla mensa, sullaltare : era dimenticare che il pasto antico si contentava di un leggero tavolinetto e non conosceva la solenne tavola della sala da pranzo cara alla borghesia del XIX secolo! E solamente in conseguenza dello sviluppo del culto dei martiri che progressivamente tutta la chiesa cristiana diventa in qualche maniera un martyrion, era sacralizzata dalla presenza di reliquie; laltare sar ormai fisso, essendo sovrapposto alla tomba del martire ma questa evoluzione metter parecchi secoli per compiersi. Com naturale, divenendo duso generale, la basilica cristiana ha conosciuto molti adattamenti e variazioni : labside per esempio, come in Siria o in Africa del Nord -, al posto di farlo sporgere allesterno, sinserisce sovente in un massivo quadrangolare, accostato da due dipendenze (sacristia o cappelle), cos bene che la chiesa presenta un abside piatto. Le chiese pi povere o le pi piccole rinunciano ai colonnati interni e si contentano duna sola navata; le pi grandi e le pi ricche al contrario moltiplicano gli ordini di colonne : a Roma, la chiesa del Laterano, quella di San Pietro in Vaticano hanno cinque navate, parecchie basiliche di Cartagine ne hanno fino a sette. Roma ci offre anche, costruite sotto Costantino o i suoi figli, basiliche da deambulatorio, cio i cui due colonnati, riuniti da un semicerchio, riproducono allinterno, la pianta absidale delledificio; cos nella basilica dei santi Marcellino e Pietro sulla via Labicana che fiancheggia il mausoleo di santElena, la madre dellimperatore, a Santa Agnese vicino lo splendido mausoleo circolare di Santa Costanza Constantina, figlia di Costantino -, o a San Sebastiano sulla via Appia.

Ci che ci ha trasmesso la tarda antichit


Si potrebbe prolungare indefinitamente lanalisi dei valori originali di questarte e la lista delle opere di qualit che ci hanno lasciato questi secoli di pretesa decadenza a cominciare, prima che sapra la serie delle grandi basiliche costantiniane, dalle gigantesche Terme di Diocleziano, le cui rovine accolgono ancora a Roma il Museo Nazionale e la chiesa di Santa Maria degli Angeli, o la non meno potente rotonda di San Giorgio di Tessalonica; lambito dellarte non il solo in cui si siano manifestate vitalit e creazione. Non posso qui che fare mie le osservazioni dun buon conoscitore, Peter Brown : I secoli della tarda antichit sono stati troppo sovente screditati come un periodo di disintegrazione, di fuga verso lal di l, dove anime deboli, delicate, di belle anime,

sallontanavano dalla societ che crollava attorno a loro per cercare rifugio in unaltra citt, la citt celeste. Niente pi lontano dalla verit. Non si sono mai avuti periodi nella storia dEuropa che abbiano legato ai secoli seguenti tante istituzioni cos durature : i codici di diritto romano, la struttura gerarchica della Chiesa cattolica, lideale dun impero cristiano, il monachesimo; dalla Scozia allEtiopia, da Madrid a Mosca, quanti uomini hanno vissuto di questa imponente eredit e non hanno cessato di riferirsi a queste creazioni della tarda antichit per cercarvi come organizzare la loro vita in questo mondo 38. Sarebbe difficile dire meglio, e ciascuno degli esempi invocati meriterebbe lunghi sviluppi. Cos per il diritto : gli stessi paraocchi duno stretto classicismo, del purismo che denunciamo negli storici dellarte, hanno ugualmente imperversato negli storici del diritto; a leggere certi manuali, si potrebbe credere che il periodo propriamente creatore del diritto romano si completa con i grandi giureconsulti del tempo dei Severi (193 235); appena qualche parola sdegnosa sullattivit legislatrice, che fu tuttavia duna fecondit prodigiosa, degli imperatori dellImpero cristiano, le cui costituzioni serano moltiplicate a tal punto che apparve subito necessario vederle riunite, da dove listituzione del Codice teodosiano, promulgato nel 438, delle Novelle di Teodosio II e di Valentiniano III, del Codice Giustiniano (528; 2edizione, 534), ecc Indubbiamente, un altro diritto, come larte di questo tempo riflette unaltra estetica di quella dellarte classica. I contemporanei ne ebbero bene coscienza per primi : Giuliano lApostata nella logica della sua politica propriamente reazionaria rimprovera a Costantino dessere stato, in materia di diritto, un rivoluzionario, un nouator, sconvolgendo la legislazione antica e la tradizione ereditata dal passato39. Ma quale immagine impoverita ci si farebbe di questo diritto romano, la pi feconda incarnazione del genio di Roma, se ne escludeva come marginale o quasi estranea questa creazione continuata di imperatori cristiani? Si, cristiani : il fatto storico molto pi importante di tutto questo periodo resta il trionfo del cristianesimo, divenuto, sociologicamente, la religione dominante del mondo mediterraneo. Certo, era gi solidamente impiantato dalla fine del III secolo : lultima grande persecuzione quella di Diocleziano (307 ss.) dovr finalmente rinunciare a estirparlo; ma nel corso dei secoli oscuri che la conversione sestender alle masse contadine (il cristianesimo a lungo restato, come dalle sue origini, a dominane urbana tratto distintivo di tutta la civilt antica, come la chiameremo pi avanti). Esso supera ormai le frontiere dellImpero : fin dal IV secolo, in Etiopia (bisogner attendere il VI secolo, perch la Nubia, tra essa e lEgitto, sia a sua volta evangelizzata); sempre fin dal IV secolo, in Irlanda, come al di l del Danubio tra i popoli germanici, in Georgia come in Armenia, attraverso linsieme dei paesi semitici e iraniani dellImpero sassanide, e ci malgrado lopposizione feroce della religione di Stato il mazdeismo di questo altro impero universale; la missione si propaga progressivamente tutta lAsia centrale per raggiungere la Cina nel VII secolo e vedervisi sradicata tra l845 e il 988 una prima volta (assistiamo, dopo quello del XVII secolo, a un terzo sradicamento). Lampiezza del fenomeno supera la sfera strettamente religiosa : a partire da Costantino e dei suoi figli, messo da parte lintermezzo di Giuliano, il cristianesimo, divenuto la religione dellimperatore, diventa progressivamente anchesso una religione di Stato e tende a imprimere il suo segno sulle istituzioni lambiente e il modo di vita; se limitato che possa sembrarci linfluenza dellideale evangelico sul diritto sovente cos crudele e i costumi cos violenti di questi tempi inquieti, la civilizzazione della tarda antichit s proprio evoluta, ha cercato di essere, s pensata come, una civilizzazione cristiana. Siamo divenuti oggigiorno molto sensibili a ci che ha sempre avuto di imperfetto, e dunque di ipocrita, di radicalmente equivoco, questa nozione duna tale sintesi tra il Vangelo e il labarum - che diciamo essere venuto allesistenza dopo la luce della cristianit (ma non cessiamo di seppellire questo ingombrante cadavere, vero skeleton in the closet). La storia tuttavia non pu che
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P. Brown. Religion and Society in the Age of saint Augustine, Londra, 1972, p. 13. P. Brown non solamente lautore della Vita di santAgostino (trad. fr. : J.-H. Marrou, Paris, d. Seuil, 1971), la migliore biografia dAgostino esistente oggigiorno; ha anche trattato lo stesso soggetto dinsieme quale lo presenta questo piccolo libro in The world of Late Antiquity, from Marcus Aurelis to Muhammad, Londra, Thames and Hudson, 1971. 39 Ammiano Marcellino, XXI, 10,8.

registrare la lunga permanenza di questo ideale della cristianit sacrale, limmagine e linizio, e il corpo e il tentativo della Citt di Dio nel seno della citt temporale. Questo ideale ha dominato e il medio evo latino e il medio evo bizantino; non fino al califfato degli Omeyadi, se originale che sia peraltro il suo universo di pensiero propriamente islamico, che non sia stato influenzato dal modello offerto dal suo avversario e vicino, lImpero cristiano di Costantinopoli. Allinterno stesso dellambito propriamente religioso, Peter Brown, nel testo che abbiamo citato, aveva scelto due aspetti in effetti notevoli : listituzione ecclesiale e il monachesimo. Questo non esaurisce la ricchezza delloggetto; amerei fermare un istante lattenzione del lettore su un fatto troppo spesso trascurato, lelaborazione e la fissazione del repertorio liturgico. Ci si limiter qui a evocare, in Occidente, la liturgia romana che, sola o quasi, vi sopravvivr (vi sarebbe tanto da dire sulle liturgie orientali, il loro rigoglio, i loro valori propri). Tanto a lungo la liturgia di lingua latina era in vigore, le pratiche hanno vissuto, senza, in qualche maniera, prendere coscienza della sua originalit. Le riforme introdotte dal concilio Vaticano II rigettandola ormai nelloblio, solo alcuni nostalgici o curiosi del passato sapranno ancora quello che fu la sua grandezza. Bisogna dunque ricordare con qualche solennit che linsieme di questi testi ha rappresentano lultimo grande capolavoro delle lettere latine. Quale stupefacente padronanza di risorse della lingua e delle tecniche pi sperimentate della retorica classica! E quale variet di tono, dal lirismo dei prefazi alle antitesi sapientemente equilibrate delle preghiere! Una stupefacente densit dottrinale vi si esprimeva con discrezione e sobriet : si ricordi il Prefazio della Trinit, utilizzato per tutte le domeniche ordinarie ( in maniera che, confessando la vera, eterna Divinit, adoriamo e la propriet delle Persone e lunit nellEssenza e luguaglianza nella Maest). Un senso poetico sempre allerta si alimenta alle fonti bibliche, attingendo il vocabolario, immagini, citazioni esplicite o no, adattate con una sconcertante ingegnosit applicando, per esempio alla Vergine Maria, perfino alle semplici vergini venerate, i termini di cui la Scrittura si serve per evocare la Saggezza increata E ancora non abbiamo parlato del testo stesso; bisognerebbe, perch lelogio fosse completo parlare anche del ruolo della musica (ma la cronologia del repertorio di canto detto gregoriano difficile da stabilire), dellorganizzazione del cerimoniale processioni, movimenti di folle, ecc Si, fu una grande creazione, anche a giudicarla soltanto secondo i canoni estetici, senza portare il giudizio di valore sulla sua portata spirituale. Ora, di questo fatto maggiore, a malapena le storie della letteratura pi complete, pi comprensive consentono di fare menzione; lignorano pi sovente del tutto. Arrivati a questo punto, permesso chiedersi se la svalutazione tradizionale della tarda antichit non stata, alla base, ispirata da un disprezzo a priori per tutto ci che cristiano. Nessuno ignora che, dal III al VI secolo, da Plotino e Porfirio a Proclo e a Damascio, il pensiero pagano ha visto fiorire unultima grande scuola filosofica, quella del neoplatonismo; ma si pensa abbastanza che la stessa epoca corrisponde a quella che permesso chiamare let doro dei Padri della chiesa, cio di questi grandi dottori che hanno elaborato lessenziale della dogmatica cristiana, della disciplina ecclesiastica, della spiritualit. Lo storico, lui, sa che furono dei grandi spiriti, spesso dei grandi scrittori, la cui opera di dimensioni considerevoli ha attraversato i secoli. Qualunque giudizio si porti sul fatto cristiano, bisogna constatare che questi Padri della Chiesa sono stati gli intellettuali di tutta la civilizzazione europea dellEuropa occidentale come quella dellEst-, per pi di un millennio. Il grande periodo della loro fioritura si situa alla giunzione dei secoli IV e V; messo a parte Atanasio, il pi antico ( stato titolare della sede di Alessandria dal 328 al 373), e il suo quarto successore, Cirillo (ha risieduto dal 412 al 444), la maggior parte di queste grandi figure si raggruppano in due generazioni, quella dei vescovi nominati negli anni 370, quella degli anni 390 : nella prima, Basilio di Cesarea (370-379), il suo giovane fratello Gregorio di Nissa (372-394), il loro amico Gregorio di Nazianzo (372-390); a questi tre cappadoci, uniamo il monaco Evagrio Pontico, lintellettuale che sapr fare la teoria della pratica dei Padri del deserto dEgitto (345-399); questo nei greci; in Occidente, Ambrogio di Milano (374-397) e il prete Girolamo (v. 378-419/420).

Laltra generazione quella di Giovanni Crisostomo, prete dAntiochia poi vescovo di Costantinopoli (398-407), Teodoro di Mopsuestia (392-428), venerato come linterprete per eccellenza della Chiesa siriaca, da un lato, e, dallaltro, Agostino dIppona (395-430), il maestro dellOccidente il solo di tutti questi grandi scrittori che raggiunga ancora oggi il pi largo pubblico : nessuno ignora almeno il titolo delle sue Confessioni. Per molti di noi lettori, questi nomi, lultimo a parte, non saranno forse che nomi, ma non si saprebbe troppo sottolineare limportanza del ruolo storico riempito da queste grandi personalit, e del loro tempo, e, ancora una volta, lungo i secoli, per la posterit. Per essere centrale, il posto che occupa il fatto religioso, e specialmente il fatto cristiano, nella civilt della tarda antichit non deve condurci a trascurare le innovazioni ugualmente rimarchevoli e ricche di conseguenze che essa ha introdotto su un tuttaltro piano, quello dellinvenzione tecnica. Si spesso, a buon diritto, insistito sullorientamento speculativo, disinteressato, della scienza greca : sembrava una conoscenza tanto pi eccellente quanto era inutile! E evidentemente lesistenza della schiavit che spiega una tale concezione : gli Antichi non si sono volentieri volti verso le scienze applicate, la tecnica; molto caratteristico al riguardo laneddoto che riferisce Svetonio allelogio dellimperatore Vespasiano : un ingegnere avendogli proposto un sistema che permette di trasportare a poche spese grosse colonne alla sommit del Campidoglio, lui lo ricompens largamente per la sua invenzione, ma rifiut di servirsene, sotto il pretesto bisogna che il popolino possa guadagnarsi la vita 40. Certo, il mondo ellenistico e romano non era privo di meccanici (la parola ci viene dal greco mekhanikos) capace di inventare, di scoprire almeno il principio di macchine di cui i moderni saranno sfruttare lefficacia : cos leopylo di Erone dAlessandria specie di mini turboreattore il primo apparecchio che utilizza la forza motrice del vapore dacqua; ma, a parte alcune macchine da guerra, gli Antichi non hanno tratto beneficio che per passatempi, giocattoli, automi, uccelli cantori, ecc Sottolineiamo per di passaggio una di queste invenzioni disinteressate la cui importanza non cos minima, quella dellorgano. A partire dal II secolo della nostra era si diffonde nel mondo romano luso dellorgano a mantice il nostro che si sostituisce poco a poco allorgano idraulico, pesante macchina inventata da Ktesibio nel III secolo a.C. Prima semplice curiosit, lorgano sempre pi utilizzato, gioca nel Basso Impero un ruolo di primo piano, divenuto accessorio obbligato di tutti gli spettacoli (ivi compresi quelli dellanfiteatro) e del cerimoniale della corte imperiale (non far la sua entrata in chiesa prima dei carolingi). Ma ecco uninvenzione tecnica di ben pi ampia portata : al IV secolo infatti che vediamo generalizzarsi limpiego del mulino ad acqua. Bisogna ricordarsi che la preparazione quotidiana della farina era una dei pi pesanti servit che pesavano sulla vita antica un poco come la pestatura del miglio al mortaio nellAfrica bantu. Il mulino a trazione animale esisteva senza dubbio, ma non era dun uso veramente generalizzato; ora ecco che con il mulino idraulico si trovava realizzata lipotesi che Aristotele non aveva creduto poter formulare che allirreale : Se ciascuno dei nostri strumenti poteva, avendone ricevuto lordine, compiere la propria opera, come gli automi della leggenda, se le spole potevano tessere esse stesse e il plettro suonare la chitarra, allora gli imprenditori non avrebbero nessun bisogno di mano dopera, n i padroni degli schiavi! 41 . La generalizzazione dellindustria molitoria a una scala gi industriale sar stato un fattore importante, forse del declino della schiavit (che non sparir nondimeno mai totalmente dalla cristianit, da cui la sua terribile reviviscenza dopo la scoperta dellAmerica), sicuramente della liberazione della donna, liberata cos da una delle funzioni pi faticose che gli imponeva la struttura delle nostre societ indo-europee a dominanza maschile.

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Svetonio, Vespasiano, 18. Aristotele, Politica, I, 4, 3, p. 1253 b 34 1254 a 1.

Il punto di vista dei contemporanei


Immagino il lettore assai sconcertato : pi accumuliamo testimonianze in favore della tarda antichit, della sua originalit, della sua fecondit, pi sattenua ai suoi occhi limmagine tradizionale della fine del mondo antico. E proprio vero che lo storico imbarazzato quando gli si chiede di portare una testimonianza avendo direttamente registrato lavvenimento. E un fatto, i contemporanei del crollo dellImpero romano dOccidente non ne hanno preso coscienza 42. Il problema del declino e della caduta del mondo antico un problema moderno che stato posto per la prima volta dagli umanisti italiani, a partire da Leonardo Bruni (1441) e da Flavio Biondo (1453); gli uomini del Rinascimento non potevano infatti evitare di porsi la domanda : avevano bisogno di
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Riprendo qui i termini del mio contributo al colloquio di Jouy-en-Josas, les Terreurs de lan 2000, Pars, Hachette, 1976, p. 13-19.

comprendere come questa tradizione antica con la quale avevano coscienza di riannodare aveva potuto essere interrotta nel corso del lungo periodo che si doveva presto chiamare medio evo. Il giudizio sommario che stiamo formulando ha senza dubbio qualche cosa di paradossale, poich numerosi sono i testi del IV e V secolo che esprimono chiaramente il sentimento duna decadenza generale e duna fine imminente 43, ma bisogna interpretarli bene, senza peccare di anacronismo. Per noi, che veniamo dopo lAufklrung, Hegel e Darwin, la nozione di divenire naturalmente associata a quella di progresso; per gli Antichi al contrario non lo si ripeter mai abbastanza -, la genesis, il divenire (traduciamo meglio : lavvenire), indissolubilmente accoppiata con phtra, la corruzione, il declino. La genesis, il passaggio dalla potenza allatto, dal non essere allesistenza, dunque prima di tutto un cambiamento, che soppone allimmutabilit dellEssere : ci che cominciato deve necessariamente finire un giorno. Dallorigine -, insomma, diciamo fin da Esiodo (let doro, let dargento let del ferro) -, gli Antichi sono stati sempre familiarizzati con lidea dun declino inevitabile. Per noi nel tenere a Roma, come non evocare, con Santo Mazzarino 44, il passaggio in cui Polibio ci mostra Scipione Emiliano, il giorno stesso della presa e distruzione di Cartagine, citare piangendo i famosi versi delladdio di Ettore ad Andromaca : Verr il giorno in cui lei perir la santa Ilion E Priamo, e il suo popolo. Scipione, ci dice Polibio, che era allora al suo fianco, pensava alla propria patria e temeva per essa, pensando allinstabilit delle cose umane 45. Polibio stesso ha formulato, nel suo VI libro, una teoria dellevoluzione storica : i regimi politici, assimilati a organismi viventi, devono necessariamente passare per tre tappe, la crescita, la maturit e il declino 46. Tutti i grandi storici di Roma, Sallustio, Tito-Livio, Tacito, esprimono la stessa tristezza davanti liniziato declino. Non bisogna certo insistere unilateralmente su questo pessimismo del pensiero antico. La speranza troppo intimamente inscritta nel cuore degli uomini perch al tema della decadenza inevitabile non si siano opposti e come sovrapposti, in tale congiuntura favorevole, i temi contrari della renouatio temporum, che ottiene dal Destino un nuovo tempo con la durata, addirittura una durata senza fine, leternit della Roma perpetua o terna. Resta che la nozione di declino, desaurimento, era molto profondamente radicata nel pensiero comune. Gli stoici aveva insegnato che il cosmo svanirebbe per conflagrazione, ekpursis. Prima di rinascere, come i cristiani dal canto loro, attendevano, prima la resurrezione, la fine del mondo. La piccola apocalisse dei Vangeli sinottici, per non dire nulla dellApocalisse di Giovanni, enumerava loro i segni precursori di questultimo avvenimento : guerre, terremoti terrestri, pesti, carestie, segni terrificanti che appaiono nel cielo ci che li incoraggerebbe a riconoscere linizio dei dolori del parto nelle catastrofi storiche di ogni ordine di cui i loro tempi inquieti erano testimoni. Da qui i testi ai quali abbiamo fatto allusione : ogni volta che qualche disastro sabbatteva sul mondo romano lopinione cristiana ne concludeva che lultima ora era arrivata. Per non risalire fino a San Cipriano, testimone della crisi del III secolo, tale fu la reazione di santAmbrogio lindomani della terribile disfatta dAndrinopoli nel 378 in cui per limperatore Valente sotto i colpi dei Visigoti. Commentando il discorso escatologico del Vangelo di Luca, egli constata che tutte le disgrazie annunciate da Ges si realizzano sotto i suoi occhi : guerra, rumorii di guerra, peste,

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Si trover comodamente riuniti e commentati nel libro giustamente classico di P. Courcelle, Histoire lettraire des invasions germaniques, Paris. tide augustinennes, 1964, 3 d. 44 S. Mazzarino, La Fin du monde antique, avatars dun thme historiographique, Paris, Gallimard, 1973, p. 17 (trad. fr. par A. Charpentier). 45 Polibio, DDDVII, 22 (ap, Appien, Punica VIII, 132). 46 P. Pedech, La Methode historique de Polybe, Paris, Les Belles Lettres, 1964, p. 309-317.

carestia; come esiterebbe a trarne la conclusione che simpone : Siamo testimoni, proprio la fine del mondo Eccoci alla fine dei tempi Assistiamo alla fine del mondo 47. Stessa reazione, pi profonda ancora, pi generale, quando questaltro avvenimento che riecheggia la presa e il saccheggio di Roma da parte dei Visigoti dAlarico nel 410; qui non posso citare tutto, tanto le testimonianze sono numerose; cos sotto la penna di san Gerolamo, dellautore sconosciuto delle Consultationes Zacchaei, di santAgostino; ascoltiamo questi parlare al suo popolo : Talvolta le genti si dicono Ecco venuto il giorno del Giudizio, tanto accadono disgrazie, tanto si moltiplicano le tribolazioni; ecco che compiuto tutto ci che avevano annunciato i profeti; si, proprio adesso il giorno del Giudizio 48 . Gli sconvolgimenti della Vlkerwanderung moltiplicavano le occasioni di avvertire anche gli scricchiolii annunciatori del crollo definitivo del mondo. Lindomani della grande invasione che dilag la Gallia allinizio del 407, san Gerolamo, cercando di distogliere da un nuovo matrimonio la giovane vedova Ageruchia, ha questa immagine stupefacente : la nave sta per affondare e discutiamo sul suo carico, fracta naue de mercibus disputo 49. Gerolamo scriveva da Bethlemme. Evoca da lontano questa invasione; ecco una testimonianza pi diretta, quella del vescovo Orens (o Orientus) dAuch : Perch passer in rassegna le rovine del mondo che crolla?. Cur tamen enumerem labentis funera mondi 50 Similmente, verso il 418, vediamo un vescovo di Salone ((la minaccia barbara pesa gi pesantemente sulla riva dalmata), Hsychius, fare della fine del mondo il tema della sua predicazione, della sua pastorale 51. Fine del mondo, fine dun mondo : i due piani non possono essere separati. Ho scelto queste testimonianze tra gli autori cristiani, che mi sono pi familiari, ma si troverebbero accenti analoghi sul declino, la corruzione, la phtra, il crollo dellImpero sotto la penna duno scrittore pagano come lo storico Zosimo, questo Polibio della decadenza, come lo definisce il suo ultimo editore, Fr. Paschoud. Ecco un insieme di testi che, a prima lettura, possono sembrare decisivi, ma non bisogna isolarli dallinsieme del contesto storico : dopo ciascuno d questi episodi dolorosi, la catastrofe finale, paventata e sperata contemporaneamente, non s prodotta e la vita ha ripreso, spesso senza dubbio diminuita, ma sempre simile a ci che era stata. La nozione, ancora una volta cos profondamente radicata in noi, di declino, di decadenza, supponeva, lontano da contraddirla, la coscienza duna continuit senza rottura col passato. Superato il primo abbattimento si riprendeva a respirare, a rivivere, a sperare, e questo non senza ragione. Cos, nel 378, il disastro dAndrinopoli non determin, come sera potuto temerlo, la caduta dellImpero ma, al contrario, larrivo al potere di Teodosio; questo fu linizio dun grande regno : per i cristiani, il trionfo dellortodossia, il colpo decisivo portato al paganesimo; per lImpero intero, la sicurezza infine ritrovata e un periodo di fioritura; non senza ragione, gli storici dellarte parlano volentieri del rinascimento teodosiano. Lindomani della disfatta, santAmbrogio vedeva nella cristianizzazione avviata dei Goti uno dei segni annunciatori la fine del mondo; alla fine della sua vita, lo vediamo preoccuparsi di agire sulla regina dei Marcomanni per lavorare alla conversione del suo popolo, ma anche alla sottomissione di questo al potere di Roma 52: Ambrogio muore nel 397 nellImpero che nulla sembrava dover far vacillare. Lo stesso dopo il 410 : Roma, presa e saccheggiata, non perisce per interamente, come sottolinea, fin dallindomani dellavvenimento, un sermone di santAgostino, De Urbis excidio. E molto significativo seguire, attraverso i ventidue libri della Citt di Dio, lo sviluppo del pensiero del vescovo dIppona, nel corso dei quindici anni che consacrer alla composizione di questa grande opera (non sar finita che nel 427). Fin dal 415, non vediamo
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Ambrogio, Espositio in Luc. X, 10 e 14, t. II, p. 160 e 161 Tissot. Agostino, Serm. 93,6 (7), PL. 38,576. 49 Gerolamo, Espist.123, 15, t. 7, p. 91. Labourt. 50 Commonitorium II, 185, p. 117 Rapisarda. 51 Hesychius, ap. Augustinus, Epist. 198,5. 52 Paolino da Milano, Vita Ambrosii, 36, p. 102, Pellegrino.

dichiarare molto chiaramente : Certo, lImpero romano ha subito colpi, ma non stato trasformato; ha subito prove analoghe in altri tempi e s rialzato. Non dobbiamo dunque disperare; forse si riavranno le prove di oggigiorno : chi conosce su questo punto la volont di Dio? 53 . Non facile assegnare una data alla Fine dellImpero. Gibbon, avendo intrapreso a rintracciare la storia del suo declino fino alla sua sparizione, non arrivava a cogliere questo punto finale e, progressivamente, dovette condurre il suo racconto fino alla presa di Costantinopoli da parte dei turchi nel 1453. Nella met orientale dellImpero, il medio evo bizantino prolunga la tarda antichit senza soluzione di continuit : Arabi poi Turchi non vi sono ingannati, perch questo Impero dOriente, la cui Costantinopoli era linespugnabile capitale, era Rm, Roma sempre continuata.

La grandezza di Bisanzio

Nel linguaggio comune dei francesi, laggettivo bizantino sempre provvisto dun valore peggiorativo; la storia di Bisanzio, rappresentata pertanto da noi da illustri ma rari specialisti, non mai stata veramente integrata alla cultura francese (a differenza dellEuropa orientale che s sempre riconosciuta come erede e figlia di Bisanzio) - del resto neanche nellinsieme della cultura occidentale, mostra questo giudizio sommario, assolutamente ridicolo, che osa sostenere il grande Hegel : Serie millenaria di delitti, debolezze, bassezze, mancanza di carattere, il quadro dei pi spaventosi e di conseguenza meno interessante 54. Fondata nel 324, dedicata l11 maggio 330,
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Agostino, La Citt di dio, IV,7. Vorlesungen ber die Philosophie der Geschichte, d. Lasson, t. IV, p. 770-771.

Costantinopoli non doveva cadere, sotto i colpi di Mehmet II, che il 29 maggio 1453 : mille anni e pi di sopravvivenza, ecco che non saccorda molto con lidea duna decadenza in qualche maniera indefinitamente prolungata! La continuit cos perfetta che difficile, se non anche del tutto artificiale, situare il limite tra tarda antichit e medio evo bizantino. Gli specialisti di questo fanno convenzionalmente partire i loro studi dalla fondazione della nuova Roma, ma limpero di Costantino questo puro Latino sestende anche fino alla Gran Bretagna e al Marocco. La sua politica favorevole al cristianesimo non basta ad aprire uno iato tra la civilt del suo tempo e quella dei tetrarchi pagani, suoi predecessori. Non cambiamo di pi di ambiente culturale quando, dopo la morte di Teodosio nel 395, le due met dellImpero conoscono un destino separato. Se, come si fa generalmente, la storia della civilt bizantina divisa in tre grandi periodi, il primo (frhbyzantinische) che si prolunga volentieri fino al tempo dellimperatore Eraclio (610-641) deve essere considerato come appartenente propriamente ancora alla tarda antichit. E qui, come parlare di decadenza! Quale grandezza manifesta questa romanit orientale! Cos nellarte : prendiamo come simbolo Santa Sofia, la grande chiesa consacrata alla Saggezza divina, Haghia Sophia, ricostruita su un piano originale, e con quale maest da Giustiniano, per cancellare il ricordo della sedizione Nika (532) ove il trono sarebbe crollato senza lenergia di Teodora. Dopo tutto, non c monumento che si possa, come quello, situare allo stesso livello di perfezione del Pantheon o Notre Dame di Chartre. Chiesa cristiana, dunque concepita come sala in cui si riunisce il popolo dei credenti per una liturgia unanime, ci che conta per essa, linterno, non la visione che si pu avere da fuori. Ma quale splendore in questa sala immensa la cui cupola sembra, s mai potuto scrivere, sfuggire alle leggi della gravit : essa dovuta in particolare ai giochi molto sottilmente combinati della luce; oltre le numerose aperture disposte nellabside, le esedre dei muri laterali, 40 finestre sono state aperte alla base stessa della grande cupola centrale e, seguendo le ore del giorno, saette di luce che irradiano la loro chiarezza secondo un orientamento differente, mentre una luce diffusa effusa per i marmi del pavimento, il porfido scintillante di colonne e lintradosso della cupola, grondante delloro dei mosaici. E questa incomparabile riuscita molto il frutto duno sforzo di creazione originale, di cui si pu seguire lo sviluppo da un secolo sulle due rive del mare Egeo, Grecia e Tessaglia o Asia Minore. Che si sia in pieno periodo dinnovazione, ci che mostra lincidente accaduto a Santa Sofia stessa : appena stava per essere finita (532-537) la cupola crollava un incidente simile ha distrutto quella, contemporanea, della seconda chiesa dei Filippesi in corso di allestimento. Santa Sofia fu presto ricostruita (558-562), la cupola su pennacchi stabilita questa volta su un piano rigorosamente circolare, ancora pi ardita in elevazione (7 metri in pi !), sostenuta allinterno da nervature, allesterno da una serie di piccoli parapetti ed essa ha potuto cos sfidare i secoli! Non bisognerebbe interpretare questo periodo come la prova che si trattava di unarchitettura che procedeva a tentativi, puramente empirica. Conosciamo molto bene i due architetti di Santa Sofia, Artemio di Tralles e Isidoro di Mileto; erano stati scelti per la loro esperienza di ingegneri, di meccanici, non appartenevano meno allambiente pi coltivato; luno e laltro sono stati autentici sapienti, dei matematici : Isidoro aveva commentato il trattato di Erone dAlessandria sul problema della volta, Antemios quello di Apollonio di Perga, Sulle coniche; sembra proprio essere stato il primo ad aver esaminato scientificamente la possibilit di costruire degli specchi ustori, impresa che la leggenda ha accreditato Archimede (di fatti, bisogner attendere Buffon perch lesperienza sia realizzata). Con larchitettura, la pittura a sua volta conosce un grande splendore; inutile tornare sui mosaici monumentali che decorano i muri e la volta dellabside delle grandi chiese : Bisanzio non fa che continuare la tradizione delle basiliche romane illustrando opere maestre, come la Trasfigurazione del convento del monte Sinai, anchessa datata al tempo di Giustiniano. Ma proprio in Oriente che fiorisce unarte del tutto originale, quella dellicona : attestata dai testi del IV secolo, dal VI che datano le pi antiche icone conservate, ritrovate al Sinai o a Roma (molte sono

dovute sparire durante la crisi iconoclasta tra il 730 e 843). E proprio qui il tipo darte veramente nuovo, di cui si seguir la fioritura nei paesi ortodossi dellEuropa orientale fino ai nostri giorni : gira risolutamente le spalle a ci che era stata la grande conquista dellellenismo classico, la rappresentazione realista dello spazio euclideo a tre dimensioni. Allinizio cos nel san Pietro del convento di Santa Caterina del monte Sinai -, siamo ancora molto vicini al ritratto ellenistico (queste facce dagli occhi smisurati dipinti su tavolette rettangolari che ricopre il volto di mummie depoca romana trovate specialmente nel Fayum); ancora somigliante, sempre pi rifinite : non problema di prospettiva, nel senso in cui i nostri pittori del Rinascimento dovranno riscoprirla, del realismo in qualche maniera fotografico. Delle forme corporali, il pittore non prende in considerazione che il minimo necessario per evocare la scena biblica, il personaggio evangelico o il santo personaggio che egli vuole proporre alla venerazione dei fedeli; a tal punto lidea che lo trascina sulla forma che spesso il viso accompagnato da sigle che permettano di identificarlo : IC XC per Ges Cristo, MP Y, Madre di Dio, per la Vergine Maria. Da qui luomo, la donna, il personaggio storico cos evocato, la realt spirituale presente in essi che licona cerca di far apparire, con la quale essa ci invita a comunicare. Si pu dire che licona bizantina realizza progressivamente e conduce alla sua perfezione questo ideale estetico nuovo, caratteristico della tarda antichit, di cui abbiamo cercato di discernere le prime manifestazioni per esempio, nelleffigie imperiale e le tendenze originali cos nellespressione della trascendenza -, prima ancora dissimulata sotto il velo della pseudomorfosi. Frontalit ieratica, stilizzazione delle linee, gioco dei colori (si ricorder come nel mosaico, il ricorso alloro per suggerire la bellezza immateriale del mondo invisibile), tutto concorre a suggerire, sotto laneddoto storico, la presenza del mistero della fede. Non c nessuno che, avendo visitato per esempio la prodigiosa collezione dicone del museo Tretiakov a Mosca, possa considerare come marginale lapporto di questarte al tesoro storico della pittura europea. E ancora non labbiamo celebrato fin qui che per il suo valore propriamente estetico : bisogna almeno ricordare il ruolo cos importante che gioca la venerazione delle icone nella piet dei cristiani orientali, cui sono tanto pi care che occorso difenderle, riconquistarle dopo la brutale messa in questione delliconoclastia; la restaurazione del culto delle immagini sempre loggetto duna commemorazione solenne nella liturgia ortodossa, la domenica dellortodossia. Le arti non sono il solo ambito in cui Bisanzio abbia eccelso. La reputazione del pensiero bizantino ha sofferto doppiamente nella memoria dellOccidente, prima a causa della strettezza della prospettiva della teologia latina, poi dellindifferenza o del disprezzo che essa ispirava in quanto pensiero cristiano. Ora la sua vitalit, la sua fecondit non possono sfuggire allo storico attento. Si fa talvolta terminare il periodo patristico con la sintesi dottrinale di San Giovanni Damasceno (v. 650 v. 750), nato Mansour Ibn Sardjoun (era il figlio dun ministro delle Finanze del califfo omeyyade), monaco a San Saba vicino Gerusalemme, ma questa vista sommaria non apre il posto che essa merita allopera originale della teologia propriamente bizantina. Che nomi bisognerebbe appuntare al passaggio! Non si tratta solamente di teorici della vita spirituale, come san Giovanni Climaco (cio della Scala : questo soprannome gli viene dal titolo della sua opera, la Scala dellascesa verso Dio), abate del Sinai morto verso il 649, precursore dellesicasmo che doveva alimentare la piet e la mistica dellAthos dal XIV secolo ai nostri giorni. I Bizantini hanno posseduto anche autentici geni speculativi come per non superare il quadro del periodo proto bizantino san Massimo il Confessore (v. 580-662) : fu perseguitato, torturato, esiliato dal potere imperiale per il suo attaccamento allortodossia contro leresia monotelita. Pensatore la cui ricchezza troppo misconosciuta stato fortunatamente valorizzato in un libro, divenuto classico, del grande teologo H. Urs von Balthasar 55. Se c al contrario un ambito in cui il genio bizantino accusa i suoi limiti, precisamente quello che gli valsa lindulgenza della critica occidentale, e quella a partire dal Rinascimento : i
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H. Urs von Balthasar, Komische Liiturgie, Dal Weltbild Masimus des Beckemmers, Einsiedeln, 1961, 2 d. Trad. Fr. della I d. : Liturgie cosmique, Paris, Aubier, coll. Thologie, 11, 1947.

nostri umanisti hanno saputo volentieri dai Bizantini di aver aperto loro la strada a questa conoscenza del greco e dei suoi classici che i Latini avevano praticamente perduto fin dalla frattura dei secoli V e VI. Certo, nel corso di questo lungo millennio. La cultura letteraria aveva anche conosciuto in Oriente degli alti e bassi, ma non s mai trattato che di fluttuazioni di debole ampiezza, se li si paragona con ci che si osserva parallelamente in Occidente. I metodi, i programmi delleducazione della tarda antichit si sono perpetuati a Bisanzio, e con essa la cultura classica. E significativo vedere un letterato dellXI secolo, Michele Psello, vantarsi davere, nella sua infanzia, appreso a memoria lIliade intera 56 come, quattordici secoli prima, sonorava daver fatto tale personaggio del Banchetto di Senofonte. Questa continuit. Questa fedelt onorano Bisanzio, ma bisogna ben vedere che essa ha impedito la fioritura duna letteratura pienamente originale e risolutamente moderna, come lo saranno quelle di diverse lingue nazionali che si sono liberate nel corso del medio evo occidentale e quali che possano essere linteresse e il merito dellinnografia religiosa dun Romanos il Melode (VI secolo) o duna epopea in lingua voltare come il Digenis Akritas (X secolo). La letteratura bizantina non ha conosciuto lequivalente di ci che sono state per noi, allepoca moderna, le rivoluzioni romantiche o surrealiste che scrollando il giogo duna tradizione sclerotizzata, hanno permesso alle lettere di prendere un nuovo sviluppo. Il problema linguistico continua a porsi in Grecia oggigiorno, ove la questione della lingua - purificata, katharevousa, o popolare, dimotiki, con i suoi prolungamenti, o le sue radici, dordine politico e sociale continua a mettere in questione lunit nazionale del popolo greco.

In Occidente, lImpero o la libert?


Le cose sono state tutte differenti allOvest, in cui abbiamo avuto una costellazione di regni germanici succedere allImpero romano. Alcune precisioni cronologiche sono necessarie : la data tradizionale del 476 non ebbe per i contemporanei il valore simbolico che gli hanno assegnato i nostri storici. O almeno la nostra routine scolastica. Deponendo Romolo Augustolo senza dargli come successore uno di questi imperatori fantocci, come altri generali germani al servizio di Roma avevano fatto prima di lui, il re sciro Odoacre non ha avuto coscienza di mettere fine allImpero dOccidente. Egli riconosceva in qualche maniera lautorit dellimperatore di Costantinopoli Zenone, chiedendogli conferma del suo potere di fatto sullItalia : si pu dire che in teoria egli ristabiliva lunit dellImpero come era esistita dal tempo di Teodosio. La realt era tuttaltra : da tre quarti di secolo, la maggior parte delle province occidentali dellImpero erano cadute nel potere
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N. I. Marrou, Histoire de leducation dans lantquit, Paris, d. Di Seuil, s.d. (1975), p. 486, 7 d.

degli invasori, anche se costoro avevano subito chiesto e ottenuto di vedere la loro presenza legalizzata col titolo di federati. Dalla notte fatale del 31 dicembre 406 dove, approfittando forse del fiume gelato, Vandali, Alani e Svevi superavano il Reno, da qualche parte verso Maenza o Worms, e dilagavano sulla Gallia, i territori realmente sottomessi allautorit dellimperatore non avevano cessato di restringersi come la pelle di zigrino, a dispetto di alcuni riassetti pi o meno spettacolari ma sempre transitori. Per abbreviare, atteniamoci alla Gallia; dove nel 476? Solo la Provenza meridionale obbedisce ancora allimperatore di Ravenna ma dalla sparizione di Romolo Augustolo, il re visigoto di Tolosa si affretter a impadronirsene; il regno di questi, che peraltro sestende su quasi tutta la Spagna, copre tutta lAquitania fino alla Loira. Un re burgundo, della sua doppia capitale Ginevra e Lione, esercita la sua autorit di Langres a Vaison. Allest, gli Alamanni avevano definitivamente germanizzato lAlsazia e la Svizzera che chiamiamo ancora alemanna. Pi a nord, cerano i Franchi; tra il regno di Childric di Tournai e lArmorica, che comincia a trasformarsi in Bretagna per limmigrazione venuta dai Paesi de Galles e di Cornovaglia, sussiste ancora, dalla Somma alla Loira, un paese romano, sebbene tagliato dal resto dellImpero, ove regna questo misterioso Siagrius, figlio di uno degli ultimi generali ad aver comandato nel nome dellimperatore, che Gregorio di Tours qualifica re dei romani; ma cadr rapidamente (486) sotto il colpi di Clodoveo, figlio di Childerico. Con lascesa di questi comincia a costituirsi ci che doveva divenire e restare la Francia; Parigi, dove Clodoveo muore nel 511, vi inaugura gi il suo ruolo di capitale Di fronte alla grandiosa sopravvivenza di Bisanzio, questa scomparsa dellImpero in Occidente si presenta come un enigma : perch lOccidente non riuscito a scrollare il peso che facevano pesare su di lui i Barbari? LOriente ha il suo ben daffare! Cos si cerca di scegliere gioco sempre un poco artificiale una data simbolica, io proporr di far iniziare la storia propriamente bizantina col colpo di Stato del 12 luglio 400 dove la popolazione di Costantinopoli sollevata cacci gli ausiliari goti di Gainas, che non avrebbe domandato di meglio che giocare presso limperatore dOriente il ruolo di protettore che altri Germani riempirono ai lati degli ultimi imperatori dOccidente. Senza dubbio lo storico pu sempre cercare, e trovare, come razionalizzare il passato. Non si pu dimenticare che, per due volte, labile e cinica diplomazia orientale riesce a liberare i Balcani deviando, verso lItalia, i Visigoti dAlarico nel 401, gli Ostrogoti di Teodorico nel 488. Daltra parte, gli Occidentali erano in qualche maniera spinti allOceano, mentre lImpero dOriente, si doveva tenere due fronti sul Danubio di fronte ai Germani, sullEufrate di fronte ai Sassanidi -, poteva, secondo la congiuntura, attingere nelle sue province dAsia di che rinforzare la difesa di quelle dEuropa Senza dubbio, ma resta che nel corso del secondo assalto delle invasioni, quelle dallVIII al X secolo, lEuropa occidentale sapr resistere e sopravvivere alla pressione congiunta di Arabi, di Vichinghi, di Slavi e degli Ungheresi; cos il Magreb definitivamente perduto, la cristianit latina si mostrer capace di estendersi sullEuropa dellEst e del Nord, fino alla Groenlandia. Perch questo cedimento ai secoli V e VI? Il problema resta posto e non ha cessato dessere indefinitamente dibattuto; per gli uni i Barbari non hanno distrutto lImpero romano dOccidente. LImpero morto di malattia interna 57; per qualcun altro : La civilt romana non morta di morte naturale. E stata assassinata 58. Bisogna scegliere e, per riprendere la terminologia di Toynbee, non vi sarebbe avuto congiunzione tra lassalto del proletariato esterno - i Barbari e la defezione del proletariato interno - la classe meno abbiente; questo deve apparire, in modo peggiorativo, come una malattia? Bisogna riprendere lanalisi del contrasto tra Oriente e Occidente. Si, labbiamo visto, lImpero romano gloriosamente sopravvissuto intorno a Costantinopoli, ma a quale prezzo? Si ricorda del giudizio portato dal grande storico che fu Michel Rostovtseff :
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F. Lot, La Fin du monde antique e le Dbut du moyen ge, Paris, Albin Michel, 1927, p. 275. A. Piganiol, LEmpire chretien, Paris, 1947; 2 d.; Paris, PIF, 1972, p. 466.

Gli imperatori del IV secolo, a cominciare da Diocleziano, si sono proposti di salvare limpero romano, e vi sono riusciti. Per fare ci, si sono serviti, con le migliori intenzioni del mondo, dei mezzi che erano alla loro portata, a conoscere la violenza e la coercizione. Essi non si chiesero un istante se valeva la pena salvare lImpero romano per farne una vasta prigione per milioni e milioni duomini 59. LOriente ha accettato di sottomettersi alla tirannia e al terrore poliziesco, burocratico e fiscale dello Stato totalitario del Basso Impero dove, per esempio, il contribuente inadempiente doveva attendersi non solamente la confisca, ma la prigione, la tortura Molti di questi caratteri sono sopravvissuti dalla seconda Roma alla terza (e non si avr una quarta come scriveva, verso il 1510-1524, Filoteo di Pskov allo zar Ivan III), Mosca. Ora sembra proprio che, fin dalla tarda antichit, una resistenza profonda, in qualche modo viscerale, si sia opposta, negli uomini dOccidente, a questo prezzo troppo elevato di cui bisognava pagare la sopravvivenza dellImpero. Come non sentirci solidali con questi briganti (bagaudae) queste masse contadine coloni e schiavi -, in rivolta contro loppressione che pesava su di loro, che vediamo sollevarsi in Gallia fin dal 285-286; le loro bande improvvisate dove il coltivatore sera fatto fante, il pastore cavaliere 60 furono schiacciati da Massimiano, ma, anche dopo questa repressione, il movimento non s mai completamente arrestato, e macchie di refrattari hanno dovuto perpetuarsi qua e l. Una nuova fiamma si produce nellovest della Gallia dal 408 e 414; sar soffocata a sua volta grazie ai mercenari che lImpero si vede obbligato a reclutare fino negli Unni (437). Poi, negli anni 440, la volta della Spagna di conoscere linsurrezione dei Briganti, e, per venirne a capo, bisogner far appello ai Visigoti che passano i Pirenei alla richiesta del potere centrale (454) 61. Questa rivolta, di carattere sociale, se la prende dalla nobilt, allaristocrazia dei proprietari fondiari 62, tanto quanto le confische e rapide degli agenti del fisco, allingiustizia dei giudici corrotti 63. Prima di deplorare, come la storia s troppo facilmente contentata di fare, la caduta dellImpero, bisogna misurare i limiti dei benefici che questo apportava allinsieme del corpo sociale. Contrariamente a ci che immaginerebbe un marxista limitato, non la schiavit che pone il maggiore dei problemi. La tarda antichit non conosce pi il sistema della piantagione (Max Weber ha chiesto a prestito la nozione agli Stati sudisti degli Stati Uniti, prima della guerra di Secessione) : gli schiavi rurali si sono visto attribuire un pezzetto di terra, una casa, il diritto a una famiglia stabile. Tra lo schiavo cos accasato ormai un servo nel senso medievale della parola e il colono, un uomo libero ma che, per ragioni fiscali, divenuto, dopo Costantino, legato alla terra, non vi molta pi di una differenza di grado nella soggezione al padrone, al potente. Lessenziale altrove : Il grande limite della civilt antica il suo carattere aristocratico; tutto organizzato in funzione di una lite sociale, per assicurare la fortuna questa principale parola della hellenistische-rmische Kultur duna classe di agi, secondo la parola felice di Pierre Chaunu 64. Fino alle rovine, endemiche a partire dalla fine del III secolo, dovute alle invasioni, la civilt greco-romana stata a dominante urbana. A misura che se ne allontana chilometricamente e socialmente, dal centro della citt, il livello di cultura sabbassa rapidamente : le masse contadine non hanno visto la loro tecnologia n, di conseguenza, il loro modo di vita, progredire molto. Luso dei metalli del bronzo soprattutto, quello del ferro resta molto pi limitato che non si pensi non ha fatto nascere una rivoluzione paragonabile a quella che ha rappresentato linvenzione dellagricoltura ai tempi neolitici. Salvo per la ceramica, forse, in alcuni centri (dArgonne), non vi sono sempre vere industrie, nel senso che la parola ha preso dopo il XVIII secolo; lartigianato, orientato in particolare verso i prodotti di lusso, non basta a fare della citt un ambiente attivo di produzione di ricchezza. La romanizzazione, che si traduce nelle province per la creazione di nuove citt, vere esposizioni dei vantaggi della civilt il conforto delle terme, il divertimento del foro, la passione dei giochi -, pu essere definita in termini moderni come linstaurazione duna societ di
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M. Rostovtseff, The Social end Economic History of the Roman Empire, Londra, 1957, 2 d. . t. I. p. 532. Panegirici latini 2 (X), 4, 3, t. I, p. 28, Galletier. 61 Hydace, Chronique, 125, 128 e 158, p. 138, 142, 148 Trannoy 62 Paulin de Pella, Eucharisticos, 334-336, p- 80 Moussy. 63 Salviano, De gubern. Dei, V, 6 (24-26), p. 330 Lagarrigue. 64 P. Chaunu, Histoire, science sociale, Paris, SEDES, 1974, p. 110 e 196.

consumo che vive facendo pesare sulle campagne i pesi dun prelevamento che i nostri storici e i nostri economisti stimano eccessivo, schiacciando, visto la debolezza dello sviluppo tecnico dellagricoltura. Anche se lo si sottolineer oltre il ruolo delle citt non pi cos preponderante nella tarda antichit, questa non ha visto attenuarsi, lontano da qui, questo carattere elitario. Pi che mai, gli umili sono sottomessi al dominio dei grandi proprietari. Davanti le esigenze aumentate dellamministrazione imperiale, essi sono condotti a ricercare soccorsi e protezione presso i potenti, ma costoro, pressati a loro volta, non possono che ripercuotere sulle masse il peso della pesante macchina dello Stato, sebbene la protezione che assicurano si traduce di fatto con lasservimento. Da qui questo grande rifiuto che esprime linsurrezione o il brigantaggio dei Bagaudes. Unaltra soluzione soffriva agli sventurati : rifugiarsi presso i Barbari. Molte testimonianze 65 , scaglionati dallinizio del V alla fine del VI secolo, mostrano che numerosi erano coloro che emigravano presso i Goti, gli Unni o i Lombardi, preferendo vivere liberi sotto unapparenza di schiavit che essere schiavi sotto unapparenza di libert; superate le prime repulsioni, amano meglio sopportare la dissomiglianza dei costumi presso questi popoli che presso i Romani lingiustizia sfrenata 66. E quando il potere di fatto passa nelle mani dei re germanici, gli antichi soggetti dellImpero non hanno a tal punto rimpianti : Il loro desiderio unanime, ci assicura Salvieno, era di non essere mai forzati a ricadere sotto il gioco della legge romana 67. I nostri storici, pesando le cose nel loro meglio, danno in definitiva ragione ai libellisti : Quanto ai contadini delle contrade occupate, essi considerarono spesso la dominazione barbara come meno oppressiva di quella dei romani, come un miglioramento benefico della situazione economica e sociale e si adattarono volentieri, o ancora : Il popolino doveva sopportare carichi molto meno pesanti che al tempo del governo imperiale : semplificando lapparato amministrativo (), diminuendo le spese di mantenimento dellesercito grazie al sistema di insediamento sulle terre, infine non imponendo pi alle forze del paese le esigenze smisurate duna politica che abbracciata la met del mondo civilizzato, s potuto maneggiare con pi dolcezza la vite della fiscalit 68. Senza dubbio il primo contatto con i nuovi venuti era stato difficoltoso : senza parlare delle violenze che accompagnarono linvasione propriamente detta, questi Germani apparvero alle popolazioni romanizzate come dei barbari, cio dei rappresentanti di unaltra cultura, differente e dunque inferiore. Tutto scioccava in loro, la loro religione (erano pagani o ariani), la loro lingua, il loro costume, il loro fetido odore, i loro usi alimentari. Questi non erano forse cos cattivi, molto pi diversificati, meglio adatti ai paesi del Nord, della cucina romana di tradizione mediterranea. In maniera generale del resto, linferiorit dei popoli germanici non sembra, ad analizzarla, ugualmente accertata su tutti i piani. Evidente in ci che concerne la civilt della scrittura e delle raffinatezze dello spirito che questa autorizza e trasmette, essa lo molto meno quando si viene a esaminare le tecniche. d. Salin, applicando allarcheologia i metodi pi precisi di laboratorio, non solamente riuscito a liberare dalla sua pastoia di ruggine la damaschinatura sontuosa delle grandi fibbie di cinturone depoca merovingia; ci ha anche rivelato la straordinaria superiorit tecnica della metallurgia barbara : cos la francesca scure da lancio - formata da un nucleo dacciaio dolce perfettamente depurato con la martellatura, sul quale stato riportato un sovrappeso dacciaio mezzo duro che forma il tagliente, introdotto non dun solo colpo, ma con piccole pose ripetute di metallo poco carburato, la tecnica delle ricotture successive che permette di raggiungere una qualit uguale a quella dellacciaio temperato 69. E gi lattrezzatura agricola laratro, per esempio
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Salvieno, op. cit., V,5 (21), stessa p. Salvieno, V,8 (37), p. 340. 67 Ibid., V,8 (37), p. 340. 68 E. Stein, Histoire di Bas-Empire, Paris, Descle De Brouwer, 1959. t. I, p. 385-386 (trad. fr.). 69 A. Grenier, Le fer lepoque mrovingienne, Journal des savants, 1944, p. 16, rsumant d. Salin et A. FranceLanord, Rhin et Danube, Paris, t. 2, 1943; d. Salin nous a donn depuis sa synthse : La Civilisation mrovingienne daprs les sportures, les teste et le laboratoire, Paris, Picard, 1950-1959, 4 vol.

beneficiava di questi progressi tecnologici? Non si pu che porre la domanda, ed forse troppo spingersi avanti che parlare gi di unagricoltura pi dinamica; ma, in questo tempo di violenza in cui luomo prima un soldato 70, queste innovazioni, anche applicate al solo armamento, assicuravano agli invasori una superiorit indiscutibile.

Il calo
Non ci si pu dunque contentare della nozione semplicista di decadenza, come se, su tutti i piani, tutto, nella vita degli uomini dOccidente, era crollato allo stesso tempo della struttura politica e sociale dellImpero. Non bisognerebbe per spingere la tesi fino al paradosso e fermare gli occhi su ogni aspetto negativo di questo tempo di disordini quale fu lera delle migrazioni barbare. Cos, per attenerci sempre alla sola Francia, dalle prime irruzioni attraverso la frontiera romana (254) allunificazione dellantica Gallia (la Linguadoca mediterranea, o Septimania, eccettuata) da Clovis e dai suoi successori (essa si completa nel 536/537), cio durante quasi tre secoli, che brutalit : razzia, saccheggio, incendio, insediamento di nuove popolazioni, rivolgimento sociale, che rovine accumulate! Almeno tanto quanto laristocrazia spodestata dei suoi privilegi, le masse contadine hanno dovuto soffrire. Per difficile che sia la valutazione, una sensibile diminuzione della popolazione non proprio contestabile; uno studio attento del terrore dallarcheologia alla toponimia lascia intravedere un arretramento delle superfici coltivate e una
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Prendo a prestito la formula a G. Duby, Guerriers et Paysans, Paris, Gallimard, 1973, p. 55.

riconquista della foresta spontanea, la landa e la prateria palustre. L dove il declino pi eclatante, nelle citt : infatti a questa civilt a dominante urbana che luci e ombre mescolate aveva caratterizzato, labbiamo sottolineato, il mondo antico. Questa cancellazione doveva durare secoli : il rifiorimento della citt, a partire dallXI secolo, segner lemergenza della civilt dellEuropa moderna. Davanti linsicurezza crescente, dappertutto in Gallia, negli ultimi terzi del III secolo, vediamo le citt ripiegarsi su s stesse, rinchiudersi in una stretta cinta di mura che utilizzano al riguardo pietre strappate ai monumenti della bella epoca. Cos a Parigi : la Lutezia dellAlto Impero sera distesa largamente sui pendii della riva sinistra (il foro, centro della vita urbana, situato sotto la via Soufflot); negli anni 270, la citt si concentra nellisola della Citt, circondata da un muro protettore. Simbolo di questo arretramento : nei tre quarti della Gallia, il nome proprio del capoluogo della citt sostituito da quello del popolo gallico che gli aveva fornito il suo contesto territoriale : la Lutezia dei Parisii diventa Parigi, come Augustomagus capitale dei Silvanecti, diventa Senlis, lAutricum dei Carnuti, Chartres, ecc Laristocrazia dei proprietari fondiari abbandona questi tristi rifugi e va a vivere ormai su uno dei suoi domini, adottando un modo di vita di tipo gi signorile : la villa fortificata diventa un castello, burnus. E il caso di Sidonio Apollinaire, rappresentante caratteristico dellambiente dirigente : suo nonno e suo padre erano stati prefetti del pretorio delle Gallie; lui stesso, genero dellImperatore Avitus, ha avuto una carriera politica che culmina a Roma con la prefettura della Citt nel 458. Tornato alla vita privata, non nella sua citt natale che si ritira, Lione, di cui aveva potuto apprezzare le attrattive nella sua giovent, ma nel dominio alverniate dAydat, dote di sua moglie nellattesa dessere chiamato allepiscopato. Con leliminazione delle citt, ci che declina, si riduce quasi fino a sparire, la cultura delle lettere, ci che Pierre Chaunu ama chiamare il mondo dello Scritto. L, veramente, si pu parlare di decadenza e si comprende che a partire da questo punto di osservazione gli umanisti del Rinascimento abbiano portato il loro giudizio sommario sulla civilt della tarda antichit. Il Basso Impero riposava sulle municipalit per lorganizzazione dellinsegnamento; questo sparisce con larrivo dei Barbari. Bisogna senza dubbio sfumare questa formula sommaria (la verit della storia riposa su questi scrupoli) : non stato distrutto tutto nello stesso tempo (torneremo per finire su questi scarti cronologici e le loro conseguenze); cos la scuola e con essa la cultura di tipo classico sono rimaste in Italia fino allinvasione lombarda fino a quella degli Arabi in Africa il nord-est del Magreb; ma nelle province danubiane. In Gallia, in Spagna, sono finite queste istituzioni scolastiche assai presto nel V secolo 71 - mentre erano ancora in ordine alla fine del IV, come possiamo vedere, per esempio per Bordeaux e tutta lAquitania, attraverso lopera di Ausonio, questo onesto magister che il favore del suo allievo, limperatore Graziano, aveva portato alle pi alte cariche e dignit (il consolato ordinario nel 379). Certo, nel V e anche nel VI secolo, troviamo ancora menzione di qualche professore di grammatica o di retorica, ma sembra proprio che non siano pi che precettori privati, assegnati al servizio duna grande famiglia. Poich, nella misura in cui sopravvissuta alle violenze e alle spoliazioni, laristocrazia galloromana restata profondamente attaccata a questa cultura classica che era per essa contemporaneamente un privilegio e un onore; ma la sua vitalit era legata a quella dellImpero di cui essa era la classe dirigente; essa diminuisce sempre di pi, nella misura in cui sprofonda in ci che bisogna proprio chiamare le et oscure della cultura occidentale, anche nelle regioni in cui la tradizione s pi a lungo mantenuta : s potuto opporre, per tutto il VI secolo e anche fin verso il 650, la Gallia del Nord, totalmente barbarizzata, e quella del Sud, ancora romana, non pi politicamente, ma per il suo attaccamento agli studi, alle lettere, alla cultura. Ma che degenerazione! A quali giochi puerili sesercitano Sidonio Apollinaire e i suoi amici, scambiando lettere darte e poemi di circostanza : non sono che complimenti ampollosi, ricerche verbali duna preziosit laboriosa. La retorica, questa disciplina regina della cultura ellenistica, si sclerotizza sempre di pi : lo stile letterato, sermo scholasticus, di questet crepuscolare cos
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H-I. Marrou, Histoire de lducation op. cit. , p. 623, n. 7, dove difendo questa opinione contro le obiezioni di P. Rich.

artificiale che volge allincomprensibile. E che la distanza andava crescendo tra la lingua parlata, che evolveva gi verso le futuri lingue romanze, e il latino classico che restava la lingua letteraria e nella misura in cui vi giungeva la lingua scritta. Le iscrizioni funerarie, brulicanti di volgarismi e di contro compitazioni, ci fanno sentire molto come il fossato era difficile da colmare, pi si andava avanti nel tempo. Il contrasto diventa eclatante tra le pretese di questa cultura, erede indegna del suo glorioso passato, e il suo contenuto reale; da cui la reazione violenta di rigetto che manifestano le anime pi nobili Cesario di Arles, Benedetto da Norcia, Gregorio il Grande. Si, eccoli infine individuati, gli autentici Romani della decadenza : sono questi pseudo letterati, questi versificatori laboriosi (se era gi difficile scrivere in un latino corretto, quanto pi il senso della quantit delle sillabe essendosi perduto comporre degli esametri conformi alle regole della prosodia classica), questi autori dallo stile ampolloso che si danno tanto da fare per non dire altro che banalit e che ostentano, con tono sentenzioso, un sapere che non possiedono pi. Verlaine, che aveva fatto i suoi studi, s ricordato dAusonio nel sonetto che citiamo cominciando, e questo buon Ausonio era ancora capace di qualche impresa, cos nel suo Canto nuptialis, laboriosa pornografia compilata a partire dal verso o dallemistichio di Virgilio, che suppone una perfetta conoscenza del poeta, evidentemente appreso a memoria, conformemente alla tradizione. Quale eredit sminuita quando si passa, nel secolo seguente, a Sidonio Apollinaire ( v. 486), poi a Ennodio ( 521), a Fortunato ( 600) o a Gregorio di Tours ( 594). Quale lunga agonia

La magra

Ciononostante, anche caduta cos in basso, la cultura letteraria non mai totalmente scomparsa : lOccidente non ha dimenticato il latino come gli Egiziani il segreto dei geroglifici; lo scritto ha sempre conservato un ruolo non trascurabile. Se sommaria che fu lamministrazione merovingia, lassetto dellimposta ha sempre richiesto un minimo di contabilit e darchivi. Atti di vendita, donazioni, emancipazione di schiavi, stesura di una dote, tanti episodi della vita quotidiana che richiedevano lintervento di un tabellione o notaio, personaggio ufficiale che non mai stato eliminato dalla societ occidentale, anche barbarizzata. Il giuridismo era troppo profondamente marcato nella civilt romana per non perpetuarsi negli Stati nati dalle invasioni : i sovrani barbari sentirono presto che non potevano fare a meno dun diritto scritto : fecero compilare, a imitazione dei Codici imperiali, delle raccolte di testi legislativi a uso dei loro soggetti germanici, testi redatti in latino; cos, prima o dopo il 500, leditto dEuric presso i Visigoti, la legge Gombette nei Burgundi, leditto del grande Teodorico negli Ostrogoti; pi tardi (VII VIII secolo) appaiono le leggi dei re lombardi dItalia, dei Franchi Sali o Ripuari, dei Bavari. Il diritto, essendo divenuto personale e non territoriale, gli stessi sovrani si preoccuparono dadattare il diritto imperiale per i

loro soggetti romani : Breviario dAlarico II nei Visigoti, Liber papianus nei Burgundi, Lex Romana Curiensis nei Grigioni Per facilitare il loro compito, gli uomini di legge disponevano di raccolte di formule : ne abbiamo conservate tutta una serie, che vanno dal VI allVIII secolo, le Formule dAngers, dAuvergne, di Marculfe, ecc Poich questi notai sono dei semplici praticanti che applicano in maniera abitudinaria degli schemi standardizzati; il loro livello culturale spesso sceso molto in basso. Per non prendere che un esempio, le Tavolette Albertini, ritrovate sui confini algero-tunisini, a circa cento chilometri a sud di Tebessa, ci permettono di cogliere in azione un notaio dellAfrica vandala negli anni 493496. Egli utilizza formule tutte fatte che gli vengono dal diritto romano, ma sono latino balbuziente che riflette malgrado lui ci che stava diventando il romanico dAfrica : riuus, il ruscello, diviene riu, che fiancheggia il cammino dei cammelli, qui iungitur ad via de camelos, nella parte di sopra, , in parte de susu Anche la parola pi usuale, quale dinstrumentum, atto notarile, che ritorna senza posa, di volta in volta deformata in istrumentum, istrumen, strumentu. Si potrebbe fare delle osservazioni analoghe sugli atti privati, scarabocchiati sulla lavagna, che ci ha trasmesso la Spagna visigotica. Se non cera stata questa attivit dordine giuridico, la cultura, la cultura letteraria non avrebbe conservato che un ben fragile supporto : infatti, del resto, dalla Chiesa, che venuto il principio della sua stabilit e la possibilit del suo rinnovamento; cos bene, Pierre Rich ha fatto osservare che a partire dalla fine del VII secolo il notariato stesso passato dai laici nelle mani dei chierici 72.

Il cristianesimo e la civilt
Dei lasciti che la tarda antichit ha trasmesso al medio evo, lelemento pi prezioso stato la religione cristiana. Essa non ha mai ceduto, facendosi da parte che per poco tempo in tale regione particolarmente turbata, come nella Gallia del Nord, travolta dai Franchi e dagli Alemanni, o lest della (Gran-) Bretagna sotto lafflusso degli Anglo-Sassoni. Ma queste qui sono eccezioni; nella gran parte dellOccidente al contrario, non solamente la religione cristiana s mantenuta, ma progredisce, geograficamente e sociologicamente. A partire dalla met del V secolo, grazie alla missione di San Patrizio, un romano-bretone, lIrlanda, restata in disparte dal dominio di Roma, si converte e diventer presto un focolare ardente di missionari. Sul continente, tra il IV e VI secolo che s compiuto il progresso decisivo : il cristianesimo cessa dessere a dominante urbana e porta a termine la conversione delle campagne. Le chiese sono stabili, i grandi domini, attorno alla residenza del padrone. Cos, nella diocesi di Tour, vediamo san Martino (vescovo dal 371 al 397) organizzare sei chiese alla periferia del suo territorio; lopera sar proseguita dai suoi successori che ne creeranno uno cinque, il secondo quattro, il terzo ancora altre cinque ossia venti parrocchie rurali in tutto impiantate in centoventi anni (371-491). Il termine pu infatti essere impiegato senza troppo anacronismo (nel tardo latino, le parole diocesi et paroechia sono il pi sovente sinonimi) : bench la chiesa episcopale resta il grado
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P. Rich, ducatiopn et Culture dans lOccident barbare, VI VII sicle, Paris, d. Du Seuil, 1962, 3 d., p. 476477.

principale dellorganizzazione ecclesiastica, queste chiese di campagna acquisiscono poco a poco una vera autonomia, specialmente sul piano finanziario qui che si pongono i problemi pratici pi delicati da risolvere. Come, nel 455, il prete Otia data la chiesa che ha fatto costruire del 33 anno del suo presbiterato 73, con la stessa fierezza del suo vicino vescovo Rusticus di Narbona quando datava dagli anni del suo episcopato le proprie costruzioni di cui tale chiesa del villaggio come Minerva 74. Daltra parte non bisogna minimizzare il grado di cristianizzazione raggiunta per la maggior parte degli invasori Vandali, Visigoti, Ostrogoti; certo, erano ariani, dun arianesimo del resto assai mitigato (Il Figlio solamente simile al Padre, e non simile in tutto, questo omeismo che limperatore Costanzo aveva imposto come teologia ufficiale dellImpero a partire dal 359-360 precisamente nel momento in cui il primo apostolo dei Germani Wulfila, veniva a ricevere a Costantinopoli conferma della sua missione, e consacrazione episcopale. Di questa posizione dottrinale, i Germani erano ben coscienti : vediamo, nel 482, il re vandalo Unirico opporre ai vescovi cattolici dAfrica che questo consustanziale, al quale sono tanto attaccati, era stato proprio condannato da pi di mille vescovi, rappresentati il mondo (scil. Romano) tutto intero ai concili gemelli di Rimini e di Seleucia (359) 75. Arianesimo sufficiente per farli apparire come odiosi eretici ai loro soggetti cattolici; da cui le tensioni, andando nei posti (lAfrica specialmente) e a intervalli fino alla persecuzione violenta; lunit religiosa e dunque politica non si stabilir tra Romani e Germani che con il passaggio di questultimi al cattolicesimo i Burgundi sotto Sigismondo (516/517), i Visigoti sotto Reccaredo (587), i Lombardi pi tardi ancora (alla fine del VII secolo). La fortuna storica di Clodoveo sar stata di passare direttamente dal paganesimo allortodossia, ricevendo, tra il 493 e 506, il battesimo cattolico dalle mani di san Remigio di Reims. Non bisognerebbe farsi unimmagine trionfalistica dellOccidente ormai cos cristianizzato e rappresentarselo come una citt cristiana (questo ideale stato mai realizzato?). Gli uomini del Basso Impero non erano gi talmente fedeli allo spirito delle Beatitudini evangeliche; i loro contatti con la violenza dei Barbari non erano fatti per addolcire i costumi : basta leggere Gregorio di Tours per provare lestrema brutalit di questa societ merovingia. Soprattutto, bisogna misurare a qual prezzo s dovuta pagare la conversione delle masse contadine cos largamente restate in disparte alla civilt o dei popoli germanici cos barbari. Il cristianesimo aveva avuto bisogno di quattro secoli di sforzi pazienti per arrivare a impiantarsi massicciamente in seno al mondo romano, e ancora essenzialmente nelle citt; assistiamo adesso a conversioni generali ben pi affrettate. Il successo non ha potuto essere ottenuto che con larghe concessioni alla mentalit popolare, che ci portano talvolta molto lontano dallideale del culto in spirito e verit prescritto dal Vangelo di Giovanni. Certo, non che la Chiesa abbia risparmiato i suoi sforzi per lottare contro questa mentalit pagana, quella che veniva del vecchio paganesimo locale, quella che importavano gli invasori germanici, ma, a dispetto della lunga lotta, essa non lha sempre ottenuto. Se essa quasi riuscita a svuotare del loro contenuto superstizioso le feste e voti del 1 gennaio oggetto di lunghe rimostranze nella predicazione e nella legislazione conciliare -, essa non arrivata, salvo nel Portogallo, a far adottare, come in Oriente, luso del numerare semplicemente i giorni della settimana invece di dagli una consacrazione astrologica : non diciamo quarta ferie, ma mercoled, giorno di Mercurio (nei paesi romani) o di Wotan (nei paesi germanici). Molto pi grave stata la cristianizzazione sommaria dusi barbari che si perpetuarono durante tutto il medio evo e anche al di l : il ricorso costante al giuramento malgrado il Decalogo e il Sermone sulla montagna! -, lappello diretto al giudizio di Dio con lordalia e il duello giudiziario. E contaminazioni superstiziose nelle pratiche propriamente cristiane, come nel culto dei santi e la venerazione delle loro reliquie, vere o supposte : un poco di polvere, grattata sulla loro
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CIL. XII, 4311 (Diehl 1807), da dEnsrune allovest di Bziers. CIL. XII, 5337 (Diehl 1852 a). 75 Vicotr de Vita, Historia persec. III, 5, p. 73-74.

tomba, sembrava carica duna potenza quasi magica. Linconveniente di questo battesimo imposto a masse dai costumi crudeli e troppo superficialmente catechizzate stato condurre la Chiesa a una dominante clericale e monastica (tratto pi normale nel buddismo che nel cristianesimo), limitando a una lite di spirituali la piena partecipazione alla vita sacramentale : s dovuto attendere il XX secolo e il decreto di Pio X (1905) perch lOccidente ritrovi la pratica primitiva della comunione frequente. Tutto questo rammentato e debitamente collocato, resta che questa inserzione dellideale cristiano stata per la societ di queste epoche oscure un principio di progresso interiore, di sviluppo spirituale e, per cominciare, di cultura semplicemente umana. La civilt dello scritto non avrebbe potuto essere sopravvissuta se non aveva avuto per supporto lumile funzione di questi notai di cui abbiamo potuto misurare i limiti. La Chiesa s trovata costretta ad assumere tale ruolo civilizzatore. Il cristianesimo infatti una religione sapiente. Non pu separarsi dalla Santa Scrittura, fonte della sua rivelazione, focolare della sua dogmatica; esige, almeno per il suo clero, un minimo di cultura letteraria : accesso ai santi Libri, ai testi della liturgia ormai, lo si visto, codificato -, alle raccolte delle decisioni conciliari e altre fonti di diritto canonico. Daltra parte, il monachesimo latino ha anchesso sempre affermato il suo attaccamento alle lettere : il monaco deve saper leggere prima per poter apprendere il testo dellofficio (fino a sapere il Salterio a memoria), in seguito per praticare la lectio divina, inseparabile da un pieno esercizio della vita monastica. Per rispondere a questi bisogni, nella misura in cui finisce di scomparire la scuola antica, vediamo apparire e svilupparsi tutto un reticolo di scuole religiose. La scuola monastica prima : non si riuscir mai a riservarla ai soli giovani oblati, promessi al chiostro fin dalla loro infanzia; da quando laristocrazia avr compreso lutilit duna formazione letterata, ne costringer lentrata e vi imporr i suoi figli. La scuola episcopale in seguito : il vescovo si sente responsabile della formazione intellettuale dei membri del suo clero e gli occorre trovare il mezzo di assicurarglielo; il punto di partenza duna istituzione che, giunta alla sua maturit, diventer, nei secoli XII e XIII, lUniversit. La scuola parrocchiale infine : lestensione del cristianesimo alle masse rurali, la creazione di questa densa rete di chiese di campagna esigono la formazione dun clero competente e sufficientemente numeroso. Da qui la decisione presa, per esempio, nel 529 dal II concilio di Vaison senza dubbio sotto limpulso di questo grande vescovo che fu Cesario di Arles -, prescrivendo a tutti i preti incaricati di parrocchia di ricevere da loro, in qualit di lettori, alcuni giovani, per elevarli cristianamente, insegnar loro i salmi e gli insegnamenti della Scrittura, come di tutta la Legge del Signore, in maniera di poter prepararsi cos degni successori 76. Il costume era gi normalmente seguito in Italia; esso sar adottato in seguito in Spagna e altrove : fu questa una creazione, anchessa, di lunga portata la nascita della scuola del villaggio, della scuola presente dappertutto, della scuola elementare di tipo moderno che laristocratica antichit non aveva conosciuto. Cos per buone regioni prendeva lavvio, a partire dalla secca raggiunta, una nuova partenza; non si manifesta solamente nellambito delle lettere.

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MGH. Leges III, Concilia II, p. 53, can. 16.

I nuovi popoli
Nella misura in cui si avanza nella tarda antichit, si vede apparire, ai margini dellImpero romano e allinterno stesso delle sue frontiere, forme darte originali e molto pi differenziate le une dalle altre come non era stata larte delle diverse province della civilt ellenistica e romana. Questo fenomeno cos rimarchevole dovuto allentrata in scena, nella storia, di nuovi popoli, e questo per due cause distinte ma i cui effetti si sono accumulati : la diffusione in superficie e in profondit del cristianesimo e la Vlkerwanderung, le invasioni dei popoli barbari che vennero a stabilirsi nelle province occidentali dellImpero. Nel Medio Oriente, la prima di queste cause che vediamo giocare : divenendo la religione dominante, la religione delle masse, il cristianesimo rianima o sveglia la cultura di diversi popoli che ha convertito. Il caso pi notevole quello che illustra per noi larte dellEgitto cristiano, larte copta. Certo, pu sembrare paradossale contare tra i popoli nuovi un popolo cos carico di storia come quello dellEgitto, ma questo, nel corso di lunghi secoli che avevano seguito la conquista di Alessandro, aveva visto coesistere due tradizioni culturali ben differenti i contatti tra i due non avendo mai prodotto che opere ibride e senza grande vigore : da una parte, la vecchia tradizione faraonica : i suoi dei, i suoi templi, il suo sacerdote sapiente che declina lentamente e si spegne (luso dei geroglifici cessa alla fine del IV secolo, e il segreto rester perduto fino a Champollion); dallaltro, quello dei coloni dorigine greca fedeli alla loro lingua, ai loro usi : la loro comunit si restringer attorno allistituzione caratteristica del ginnasio in cui i loro ragazzi ricevono leducazione tipicamente greca che gli permette di conservare la loro originalit etnica e di non

fondersi nella massa disprezzata degli indigeni, degli egiziani, Aigyptoi parola che, passando per larabo, diventata per noi copti. Il cristianesimo sindirizzer agli uni come agli altri. Si sa di quale risonanza ha brillato la Chiesa di Alessandria, da Origene ai suoi grandi vescovi dei secoli IV e V, Atanasio o Cirillo; Alessandria una citt tutta greca, in qualche maniera estranea allEgitto propriamente detto come lesprime con precisione il suo nome latino, Alexandria ad Aegyptum. Ma il cristianesimo ha anche raggiunto le masse contadine dellinterno, ed da questi fondi nazionali che uscir il movimento monastico, destinato a una cos grande fortuna il solo apporto di cui lEgitto, fin qui isolato nella sua particolarit, abbia arricchito il patrimonio comune dellumanit. Questo cristianesimo, profondamente assimilato nel popolo, restando in contatto stretto con quello despressione greca, sesprime nella lingua nazionale, divenuta la copta che utilizza un comodo alfabeto (le lettere greche e sette segni presi a prestito allantica scrittura demotica), apparso allinizio della nostra era ma divenuto duso corrente solamente allepoca cristiana. Pi che nella letteratura, per una larga parte ancora composta da traduzioni, nelle arti plastiche che sesprime questa cultura nazionale : larte copta unarte gustosamente originale, quale che sia limportanza dei temi dorigine greco-romana che conserva, trasforma e integra nella sua sintesi. Nei paesi di lingua semitica, il cristianesimo incontr unaltra tradizione millenaria di cultura che non sera mai interrotta : la vecchia scrittura cuneiforme, scomparsa nel I secolo della nostra era, essendo stata sostituita dallalfabeto aramaico; molto presto la nuova religione vi radic : il piccolo regno dOsroene ufficialmente cristiano a partire dal regno dAbgar IX (179 216); sestese, malgrado molte persecuzioni, nellarea orientale dei paesi aramaici lIrak doggi appartenendo allImpero iraniano, di cui il mazdeismo diventa sotto i Sassanidi la religione di Stato, di cui il cristianesimo, sospetto ai residenti dessere la religione del nemico ereditario, Roma, avr sempre a soffrire. Lo splendore della Scuola teologica dEdessa (pi tardi trasferita a Nisibe) fece che il dialetto di questa citt il siriaco, dotato del suo alfabeto estrangelo soppiant progressivamente gli altri dialetti e divenne cosa fatta al V secolo la lingua liturgica e dotta di questa cristianit orientale, divenuta in maggioranza nestoriana : le sue missioni ne propagheranno luso fino al sud dellIndia e nel pieno centro della Cina, come testimonia la famosa stele di Si-ngan-fou (635). Questo legame tra la cristianizzazione dun popolo e luso della sua lingua nazionale, utilizzando una scrittura appropriata e dando nascita a una letteratura che inizia normalmente con la traduzione delle Sacre Scritture, apparve cos naturale, cos essenziale alla riuscita della missione che, quando levangelizzazione raggiungeva un popolo nuovo, la conversione di questo non era considerata come veramente definitiva che quando tutti questi elementi lingua, scrittura, letterature nazionali si trovavano riuniti. Fu questo il caso per la lontana Etiopia la cui lingua, il gez, utilizza un sillabario derivato da un alfabeto sud-arabico scrittura notevole : la sola lingua semitica a notare accuratamente le vocali. Fu il caso dellArmenia, alla quale il grande Machtoz offr un alfabeto originale permettendo derigere larmeno in lingue di cultura; stessa cosa per il popolo georgiano e, allaltra estremit dei paesi del Caucaso, per gli Albanesi (oggi passati allIslam : della loro cultura cristiana, un solo elemento ci stato conservato, quello che fu alla sua origine, qui anche un alfabeto nazionale). Fu infine il caso dei Goti giunti sui bordi del mar Nero, che il loro apostolo Wulfila consacrato vescovo a Costantinopoli sotto limperatore Costanzo e dunque, lo si visto, ariano come lui, omoeno per dire meglio dota anche loro di un alfabeto particolare per poter annotare la versione delle Scritture che egli realizza nella loro lingua. Progressivamente, fino alla lontana Silesia, la maggior parte dei popoli germani si convertono a questa forma di cristianesimo ariano, dunque eretico, agli occhi delle popolazioni cattoliche delle province romane che vanno presto a soggiogare. Ma questa Chiesa nata dalla missione di Wulfila doveva conoscere un destino molto differente da quello delle Chiese orientali. In Occidente, la predicazione cristiana non aveva incontrato una tradizione culturale paragonabile a quella dei paesi copti o semitici : lOccidente

intero era gi o latinizzato o in via di latinizzazione. N il berbero n libero, n il celta sembrarono offrire un supporto capace dassumere la nuova religione : il latino divenne naturalmente la sola lingua liturgica e dotta delle Chiese dOccidente; e anche, paradossalmente se si pensa a ci che osserviamo in Oriente -, la conversione delle masse al cristianesimo fu un fattore che aiut i progressi e (lAfrica a parte) al trionfo della latinizzazione. Penetrando in queste regioni in cui il cristianesimo era anche diventato inseparabile dalla latinit, i popoli germanici gi convertiti dai Visigoti ai Vandali perderanno la cultura nazionale che avevano da Wulfila e adotteranno rapidamente una cultura cristiana despressione latina. Quanto ai Germani rimasti pagani Anglo-Sassoni, Franchi, Alamanni, ecc -, la loro conversione al cristianesimo, come, daltra parte, quella dei Celti dIrlanda o della Gran Bretagna, implicher naturalmente uniniziazione alle lettere latine e, con essa, a una forma di cultura dotta, fecondata dalleredit, per impoverita che fosse, della tradizione classica. Se questi popoli avevano conosciuto alfabeti originali le rune germaniche o logham celtico -, il loro uso, soprattutto magico, era rimasto molto limitato, ed solamente grazie allalfabeto latino che, per esempio, la ricca letteratura di lingua irlandese sar, a partire dal VI secolo, trasmessa per iscritto. Cos importante come sar stata linfluenza mediterranea su questi popoli nuovi che, uscendo dalla protostoria cio cessando dessere conosciuti semplicemente dai dati archeologici e dalle fonti straniere (cos, per la Germania, la famosa monografia di Tacito) -, entrano ormai in piena luce e gettano la base di ci che diventer lEuropa moderna, non riuscita tuttavia a soffocare o offuscare il loro temperamento o il loro genio proprio. Un esempio baster, lo prendiamo nelle lettere irlandesi : appena sono iniziati alla lingua latina e ai rudimenti della cultura classica, cio alla sola grammatica, essi danno libero corso alla loro tendenza ereditaria per lesoterismo, il gusto dellenigma, di mistero, componendo questi strani saggi che sono le Hisperica Famina si pu rischiare a tradurre Parlottii occidentici-, testi redatti in una lingua artificiale di parole inattese, fabbricate combinando in maniera inusitata radici e suffissi. Si pu avvicinare questi esercizi dabuso analoghi del linguaggio che si rileva sotto la penna di questo maestro del nonsenso che fu Lewis Carrol, come nel suo famoso Jabberwocky di cui Boris Vian ha tentato di rendere cos i primi versi : Lfut bouyeure et les filuants toves Gyrrent et bilbrent dans la loirbe : Tout smouales taient les borogoves Burle? Frivola nostra, dir di esse san Colombano. Gioco ma giocato cos seriemente che permesso ritrovarvi le stesse tendenze profonde che sesprimeranno, daltra parte, per luso straordinariamente raffinato che larte irlandese sapr fare dellintreccio. Gi questi popoli serano mostrati capaci di esprimersi con forme darte originali, che si tratti dellarte celta, unarte astratta in cui dominano le combinazioni sottili di curve, o dellarte germanica, unarte animalista, molto stilizzata, fecondata da influenze venute dal mondo delle steppe; ed anche con la loro arte che porteranno il loro contributo pi notevole alla civilt dellalto medio evo, arte di carattere molto vario che segue i popoli e le regioni, sebbene si possa trovarvi dappertutto una stessa riserva riguardo la rappresentazione della figura umana oggetto privilegiato, come si sa, dellarte classica, greca poi romana -, uno stesso gusto per lastrazione e le combinazioni complesse di linee geometriche. Se bisogna attendere assai a lungo perch questi popoli nuovi raggiungano la maturit nellambito del pensiero sar solamente in pieno IX secolo con Giovanni Scoto Eriugena (Eriugena, cio lIrlandese, v. 810 v. 877) o con Gottschalk (803 867/9), figlio dun conte sassone precocemente battezzato -, al contrario, molto pi presto, fin dal V o VI secolo, che sono arrivati a esprimersi pienamente attraverso le arti plastiche e che hanno arricchito i nostri musei le nostre esperienze estetiche e il nostro gusto di tanti incontestabili capolavori.

Linvasione degli ornamenti

La fine della tarda antichit ci fa dunque assistere a un arretramento generale della rappresentazione realista della figura umana : labbandono di questa grande conquista, dovuta allarcaismo greco e cos preziosamente conservata durante quasi un millennio dalla tradizione classica, certamente anche una delle ragioni maggiori che hanno associato al nostro periodo la nozione decadenza. E certo che, se si giudica la sua arte a partire dai canoni dellarte greca, la tarda antichit appare come un tempo di decrepitezza e di ritorno alla barbarie : ben vero che, una volta fatta la parte alle sopravvivenze formali e ai ritorni indietro provocati dai tentativi presto abortiti di rinascita, si pu dire che, in maniera generale, la figura umana cessa dessere loggetto principale delle preoccupazioni dellartista; sacrificata, essa degenera, si decompone in geometria, se non sparisce anche completamente. Inversamente, vediamo svilupparsi forme darte astratta, di carattere puramente ornamentale, dei giochi di linee sempre pi complessi che bastano a se stessi : di questa tendenza, la manifestazione pi spettacolare il favore singolare che conosce il tema dellintreccio che vediamo, tra il VI e VIII secolo, invadere le regioni pi diverse, dallEgitto allIrlanda e la Scandinavia. Si tratta senza dubbio dun tema antichissimo : sotto la sua forma pi elementare, lintreccio gi attestato in Susiane verso il 3000 a.C,; larte decorativa dellepoca romana non laveva ignorato, ma non vi aveva giocato a lungo che un ruolo subordinato, negli orli delle cornici. A partire dal III o IV

secolo, si fa pi invadente e diventa talvolta il motivo principale dun decoro. Non se ne utilizza per ancora che delle combinazioni molto semplici : treccia, griglia a due o pi fili (questi sono talvolta molto numerosi perch tutto il cesto dun capitello sia coperto da una rete di vimini); i fili o nastri che sincrociano o savviluppano disegnano un movimento continuo tanto che certi hanno supposto che allorigine degli intrecci aveva potuto essere una rappresentazione simbolica dellacqua che scorre. Ma presto, fin dal VI secolo, a quel che sembra, appare lintreccio a nodi che, permettendo il cambiamento di senso della linea, apre la strada a combinazioni sempre pi complesse. Lo vediamo apparire prima in Egitto, a Saqqarah, a Baouit. Sotto le sue due forme intreccio continuo o a nodi -, gioca un ruolo di primo piano nellarte copta, e si sa quali prolungamenti questa ha conosciuto nellarte musulmana, come nellarte medievale dellArmenia o della Georgia. Nel frattempo, questo modo, bisogna dire questo entusiasmo, aveva conquistato anche larte bizantina, come si pu vedere sui capitelli di Costantinopoli e di Ravenna. Essa raggiunge daltra parte il mondo germanico, come mostrano le belle piastre da cintura damaschinate argento o ottone su ferro che si trova nel paese burgundo ma anche in paese franco; lo stesso nellItalia lombarda dove lintreccio regna in questi bassorilievi di marmo piastre di cancelli, amboni, altari che hanno ornato tante chiese di Roma, dellItalia centrale e dellItalia del nord. Sebbene lintreccio a nodi vi sia gi ben rappresentato, le combinazioni restano ancora elementari, rette molto severamente da un programma geometrico semplice. E nellEuropa del Nord che questo tema dellintreccio conoscer lo sviluppo pi ricco e pi originale. Nel paese germanico, esso si combina con la vecchia tradizione ancestrale dellarte animalista e associato a tracciati gi molto complessi di forme animali sempre pi stilizzate, - combinazione caratteristica che appare nel VII secolo, tanto sul continente quanto nella Gran Bretagna anglo sassone, e che dar nel secoli IX e X i capolavori dellarte vichinga. Ma nellarte irlandese, come fiorita in Irlanda e nelle fondazioni monastiche del Northurberland, che lintreccio doveva fiorire e fruttificare nella maniera pi stupefacente. Associato ai ricordi della prima arte celtica motivi curvilinei : spirale, triscele e a influenze venute da fuori, dal lontano Egitto copto da quali sentieri, diretti o indiretti? come dellarte germanica cos ben rappresentata sul suolo stesso di ci che ormai lInghilterra, lintreccio irlandese regna da padrone in tutte le forme darte, croci scolpite, oreficeria e soprattutto miniature di libri di chiesa, antifonari ed evangeliari : maiuscole ornate, pagine tappeto che trasferiscono sulla pergamena il decoro delle rilegature cesellate, pagine iniziali dove il gusto dellarcano trasfigura le prime lettere del testo sacro fino a renderle irriconoscibili, tutto nelle esagerazioni dornamenti raffinati dappertutto gli intrecci sviluppano, avvolgono, ingarbugliano le proprie combinazioni sottili con una logica a volte sconcertante e implacabile, poich tutto questo stato minuziosamente calcolato prima di essere realizzato al compasso, con una sofisticheria stupefacente ma anche una coerenza perfetta. In particolare, s notato a proposito degli elementi zoomorfi, introdotti in questarte sotto linfluenza germanica : quando nei Germani le teste o le zampe si collegano allintreccio senza curarsi di ogni logica, le miniature celte, e utilizzano una fauna immaginaria, lo fanno rispettando la struttura di questi quadrupedi fantastici di cui si pu seguire il corpo disteso in nastro che si contorce, si nasconde e riappare sotto i meandri senza perdere la sua coerenza e, se si pu dire, la sua razionalit. Ma quale complessit! A differenza di ci che diventer lintreccio musulmano, amante duna geometria razionale dalle forme rigidamente definite, lintreccio irlandese rifiuta questa logica elementare, concede poco alla simmetria, ed evade con predilezione in un tracciato dalle conseguenze inattese. Ritroviamo senza difficolt in questa arte il gusto del sogno, dun mondo incantato Land of hearts desire di metamorfosi magiche cos caratteristiche del genio celta, come attestano la sua poesia e le sue leggende.

Epilogo
Possiamo, su questo esempio privilegiato, abbandonare il lettore : per lampiezza stessa della sua diffusione dallEgitto copto e dalla Costantinopoli bizantina allIrlanda -, il caso dellintreccio illustra bene la complessit del processo che, con la rinascita carolingia, doveva permettere lemergere della nostra civilt occidentale. Quale che sia limportanza del ruolo che giocheranno ormai i popoli del Nord, celti e germani, questi non dimenticheranno mai il legame originale che li unisce ai paesi mediterranei di cui la loro cultura ha raccolto leredit. Che sia permesso, unultima volta, di chiarire questo fenomeno storico invocando limmagine duna struttura polifonica. Due temi si sono sovrapposti nel corso delle Et oscure : mentre, sotto leffetto delle disgrazie subite dallOccidente saccheggi delle invasioni barbare, crolli della struttura politica e sociale dellImpero romano, in Italia rovine accumulate nel corso della lunga resistenza gotica alla riconquista giustinianea, poi per linvasione lombarda saltera, declina, esaurisce lo splendore di questa civilt della tarda antichit di cui stiamo ostentando le ricchezze, molto lontano, lass, in Irlanda, in Scozia, in questa Britannia che diventa lInghilterra, prende lavvio, con la conversione al cristianesimo religione orientale, dunque mediterranea -, e molto precisamente a un cristianesimo latino, la prima fase duno sviluppo che dar nascita alla civilt cristiana del medio evo. Il fatto importante, in qualche maniera provvidenziale, che queste due evoluzioni discordi, la barbarizzazione delle antiche province dellImpero dOccidente, lacculturazione dei popoli del

Nord si siano sovrapposte nel tempo e distinte nello spazio. La nuova cultura medievale sera gi solidamente impiantata nelle isole britanniche quando la fiamma vacillante della cultura antica illuminava ancora lItalia. Questa ha anche conosciuto dei momenti privilegiati in cui si potuto credere a una nuova fioritura, anche sotto la dominazione illuminata dellOstrogota Teodorico (493 526) : non restaurava i monumenti della Citt Eterna con mattoni che portano, con il suo nome, la massima Bono Romae, per il bene di Roma? E il momento in cui Boezio, con le sue traduzioni, i suoi commentari, le sue opere didattiche, intraprende a realizzare un programma ambizioso di studi filosofici che avviava un rinnovamento della cultura scientifica despressione latina; sforzo, ahim, presto interrotto : in prigione che Boezio ( 524) redige la sua Consolazione della Filosofia, ed proprio dei secoli pi tardi che il pensiero occidentale si trover fecondato dallo studio della sua opera. Roma pot anche inviare missionari a sostituire lo sforzo dei monaci celti, contribuire alla conversione e alleducazione degli Anglosassoni a date cos tarde come il 597 (per santAgostino di Canterbury) e 669 (per Teodoro di Tarso si, Tarso in Cilicia, la patria di san Paolo e il suo compagno Adriano, un monaco latino originario dAfrica). Dei Pellegrini insulari affluirono a Roma, riportando gran quantit di manoscritti preziosi, contribuendo anche al salvataggio della cultura antica tale Benedetto Biscop, dellabbazia di Wearmouth, che fece sei volte il viaggio a Roma. Nel frattempo prende forma gi come un pre-rinascimento, in Spagna con Isidoro di Siviglia ( 636) la cui enciclopedia fatta di materiali recuperati nellerudizione classica si mette interamente al servizio dun ideale della scienza cristiana, come nellItalia del Nord sottomessa a Lombardi che, anchessi a loro volta, saranno presto conquistati dalla civilt latina. Verr un giorno in cui si rincontreranno, alla corte di Carlo Magno, con Irlandesi come Dungal, lAnglo-Sassone Alcuino, lo Spagnolo Teodulfo, Paolo Diacono, un Lombardo. Tutti i nostri personaggi sono a posto : la tenda pu alzarsi sullEuropa.

INDICE

La tarda antichit La rivoluzione del costume Il cambiamento sotto la continuit La passione dei giochi La nuova religiosit Dallarte pagana allarte cristiana Cristianesimo e cultura classica La scienza sacra La storia santa Lespressione della Trascendenza

Il mondo invisibile Il culto in spirito e in verit La basilica cristiana Ci che ci ha legato alla tarda antichit Il punto di vista dei contemporanei La grandezza di Bisanzio In Occidente : lImpero o la libert? Il calo La magra Il cristianesimo e la civilt I nuovi popoli Linvasione dellintreccio Epilogo