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Sintesi Libro Alfeev

Il documento descrive la concezione ortodossa dei sacramenti nella Chiesa. Spiega che nella tradizione ortodossa non esiste una definizione rigida dei sette sacramenti come nella Chiesa cattolica. Descrive in dettaglio i riti del battesimo e della cresima come esempi di sacramenti.
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Sintesi Libro Alfeev

Il documento descrive la concezione ortodossa dei sacramenti nella Chiesa. Spiega che nella tradizione ortodossa non esiste una definizione rigida dei sette sacramenti come nella Chiesa cattolica. Descrive in dettaglio i riti del battesimo e della cresima come esempi di sacramenti.
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SINTESI LIBRO ILARION ALFEEV – LA CHIESA ORTODOSSA -

SACRAMENTI E RITI
La concezione ortodossa del sacramento
Nell'uso ortodosso contemporaneo si chiama Sacramento un'azione sacra in cui il fedele riceve la
grazia dello Spirito Santo.
Per celebrare qualunque Sacramento occorrono tre cose, un oggetto visibile, un certo tipo di
formule e un ministro di culto.
L'esposizione della dottrina sui sette sacramenti è desunta dalla teologia latina medievale e non
trova paralleli nelle opere dei Padri orientali del primo millennio, in Occidente essa si formò verso
il XII° secolo e assurse a dogma al concilio di Lione del 1274 e il concilio di Firenze del 1439, nel
1547 il Concilio di Trento stabilì la scomunica per quanti non ritenevano che i sacramenti fossero
istituiti dal Signore Nostro Gesù Cristo oppure fossero più o meno di 7.
Nell'oriente ortodosso il primo tentativo di sistematizzazione dei sacramenti della chiesa fu il
Trattato di Dionigi L’Aerophagita, la dottrina sui 7 sacramenti appare per la prima volta nell'oriente
ortodosso nel XIII° secolo come tentativo di adattare la dottrina ortodossa a quella Cattolica.
Nel XIV secolo parlano dei sacramenti nelle loro opere Gregorio Palamas e Nicola Cabasilas ma
nessuno dei due riporta un elenco dei sette sacramenti.
Tra il 1800 e il 1900 la teologia ortodossa comincia a liberarsi dalla concezione schematica dei
sacramenti tipica del mondo latino medievale, alla teologia scolastica si sostituisce una corrente
teologica incline alla sintesi patristica e la dottrina sui sacramenti viene ripensata al fine di riportarla
nell'alveo del pensiero dei Padri.
Il termine stesso Sacramento viene usato dai Santi Padri non tanto per indicare delle azioni sacre,
quanto in riferimento al mistero della salvezza in senso più ampio.
Vengono chiamati sacramenti anche gli avvenimenti della vita di Cristo e le feste della chiesa, si
aggiungeva ad esempio la consacrazione monastica e il rito di sepoltura dei defunti, o la solenne
benedizione delle acque nella festa della teofania.
Alla coscienza ortodossa è estranea la concezione latina dell'efficacia dei sacramenti ex opere
operato, secondo questa dottrina, garanzia dell'efficacia dei sette sacramenti è la loro corretta
celebrazione, e inoltre i sacramenti vengono considerati come strumenti di una grazia che non è in
potere della Chiesa, come operanti in sé, indipendentemente dalla chiesa, ma per la teologia
ortodossa tale impostazione del problema è inaccettabile.
Per gli ortodossi non esiste il concetto di Sacramento al di fuori della chiesa, senza la chiesa o
nonostante il volere della chiesa.

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L'aspetto del pane e del vino resta, ma la realtà cambia, pane e vino cessano di essere tali e
diventano il corpo il sangue di Cristo, quando la persona si accosta alla comunione in essa avviene
una trasformazione analoga, le sue proprietà fisiche non cambiano ma essa accoglie dentro di sé Dio
e si trasfigura spiritualmente unendosi a Lui.

Il battesimo e la cresima
Nella prassi contemporanea della chiesa ortodossa nel rito del battesimo è incorporato anche il
sacramento della cresima.
Il sacramento del battesimo è preceduto da alcuni riti celebrati separatamente, le preghiere del
primo giorno, l'imposizione del nome l'ottavo giorno e le preghiere del quarantesimo giorno. Il
giorno dopo la nascita di un bambino il sacerdote recita sulla madre tre preghiere chiedendo a Dio
di risanare la madre del bambino e di risollevarla dal letto dell'infermità, l'ottavo giorno si impone il
nome del bambino, il quarantesimo giorno termina il periodo di purificazione della madre dopo il
parto.
Il battesimo dei bambini si celebra tradizionalmente a 40 giorni dalla nascita, la prima parte del
Sacramento si chiama catecumenato, e si celebra di norma immediatamente prima del battesimo,
nel rituale la funzione inizia con le parole "il celebrante fa voltare verso Oriente il candidato già
svestito e senza calzature, rivestito di una sola tunica ", il battezzando si volge verso Oriente e il
sacerdote gli impone le mani sul capo, la preghiera inizia con le parole "nel tuo nome "che il
sacerdote pronuncia sul battezzando e prega affinché il battezzando renda gloria al nome di Dio.
Al termine della preghiera “nel tuo nome” comincia la parte del catecumenato che comprende
l'esorcismo e la rinuncia al diavolo, nella prima il sacerdote chiede a Dio di scacciare gli spiriti
impuri dal battezzando, nella seconda il sacerdote chiede a Dio di aprire gli occhi interiori del
battezzando e di illuminarlo con la luce del Vangelo.
Il sacerdote soffia poi per tre volte sulle labbra, sulla fronte e sul petto del battezzando.
I due esorcismi e le due preghiere compongono il rito dell'esorcismo attraverso cui si scacciano i
demoni.
Dopo aver fatto volgere il battezzando verso occidente il sacerdote gli chiede per tre volte di
rinunciare a Satana, quindi il sacerdote dice "Soffia e sputa su di lui "il battezzando deve soffiare e
sputare in direzione dell'occidente, rinunciare a Satana è una condizione imprescindibile per
intraprendere il cammino di vita cristiana.
Subito dopo aver rinunciato a Satana il catecumeno si volge verso oriente, si recita il simbolo di
fede niceno costantinopolitano e quindi si recita la preghiera conclusiva del rito del catecumenato.

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Nella preghiera di benedizione dell'acqua si indica che nel sacramento del battesimo il sacerdote
non è uno strumento nelle mani del Signore e non può limitarsi a recepire e trasmettere
passivamente una grazia che gli resta esterna ed estranea, il sacramento del battesimo ha un'azione
purificatrice anche su di lui e la discesa dello Spirito Santo può divenire per lui e per tutta la
comunità ecclesiale una fonte di santificazione; nella preghiera si instaura un legame tra il sacerdote
e il battezzando, la comunità ecclesiale e il sacramento celebrato, tutto questo ci mostra che il
battesimo non è fine a se stesso, ma è l'inizio di un processo nel quale deve svolgere un ruolo
decisivo tutta la comunità e soprattutto il pastore.
In seguito il sacerdote chiede a Dio che l'acqua benedetta diventi per il battezzando fonte di
cambiamento spirituale e di trasfigurazione.
Sia l'acqua che il battezzando vengono unti con l'olio, la preghiera per la consacrazione dell'olio
ricorda in parte quella dell'acqua, il prete unge la fronte le orecchie le mani e i piedi del
battezzando, prima dell'immersione nel fonte, viene unto con l'olio di esultanza.
La parola battesimo significa letteralmente immersione, a volte il sacerdote non immerge il
battezzando nell'acqua ma gli versa per tre volte l'acqua sul capo, ma va riconosciuto che oggi come
nell'antichità, la norma è costituita dal battesimo per immersione completa.
È proprio l'immersione in acqua e non l'infusione a riprodurre nella sua interezza il simbolismo del
sacramento del battesimo come morte dell'uomo vecchio e resurrezione del nuovo, il battezzando
entrava nella vasca da ovest e usciva da est sempre rivolto verso oriente.
La differenza tra il rito occidentale e quello orientale in questo caso si basa sul fatto che in Oriente
si sottolinea l’azione divina nei sacramenti, battezzare non è il sacerdote ma Dio stesso attraverso il
sacerdote, come mette in risalto l'uso di una formula indeterminata "viene battezzato", quindi la
differenza è soprattutto terminologica, perché anche la tradizione occidentale asserisce che il
ministro dei sacramenti è Dio stesso.
Dopo la veste bianca, la tradizione vuole che al battezzato si faccia indossare la croce battesimale,
portare la croce sul proprio corpo è diffuso e generalizzato come tradizione nella chiesa ortodossa.

La cresima
La cresima è il più breve fra tutti i sacramenti, dura solo un minuto e comprende la recita di una
breve formula e l'unzione del battezzato con il crisma, la formula è costituita da quattro parole:
"sigillo del dono del Santo Spirito ".
Come nell'unzione con l'olio si ungono la fronte, gli occhi, le narici, le orecchie, la bocca, il petto, le
mani, e i piedi.

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In Oriente la cresima non si è mai configurata liturgicamente come un sacramento a sé stante, ma
sempre fatto parte del sacramento del battesimo, in occidente al contrario la cresima è andata
strutturandosi con un proprio rito liturgico che non si celebra nell'atto del battesimo dei bambini ma
simboleggia l'ingresso nell'età dell'adolescenza.
Nel rito latino il diritto di amministrare il sacramento della Cresima appartiene al vescovo, nella
chiesa ortodossa il sacramento può essere celebrato dal sacerdote, ma il crisma che vi si usa è
consacrato dal patriarca.

Rito dell’ottavo giorno


L'ingresso di nuovi membri nella chiesa non terminava con il battesimo e la liturgia della notte
Pasquale, perché per tutta la settimana essi si recavano in chiesa e l'ottavo giorno, cioè la domenica
successiva alla Pasqua, essi tornavano di nuovo, e su di essi si celebrava il rito dell'ottavo giorno, al
catecumeno viene tolto l'olio dal corpo, viene tolta la veste bianca gli vengono messi gli abiti
comuni, è il simbolo del mettersi in marcia, si toglie la veste bianca e si lava il crisma poiché essi
sono stati dati non per essere dei segni ma per divenire realtà, per essere trasfigurati nella vita.
L'ultimo rito dell'ottavo giorno è il taglio dei capelli come simbolo di obbedienza.

La confessione
Le forme di confessione dei peccati nella chiesa antica erano varie, sappiamo che l'Eucaristia era
preceduta dalla confessione comune sotto forma di preghiera recitata da un sacerdote, in questo
caso si trattava proprio di una preghiera e non di una confessione nel senso dell'accusa dei propri
peccati, in secondo luogo esisteva la confessione davanti al vescovo o davanti al presbitero
penitenziere, probabilmente pubblica alla presenza dei membri della comunità.
Non sappiamo se esistessero fino al VI secolo un rito della Penitenza e un suo ordinamento
stabilito, la confessione davanti al sacerdote era intesa semplicemente come uno dei modi per
rimettere i peccati ma non era certo l'unico.
L'epoca della Chiesa delle origini e l'epoca dei concili ecumenici fu il tempo in cui gradualmente si
formò il concetto di confessione come Sacramento.
La stesura del rito del Sacramento della Penitenza viene attribuita al Patriarca di Costantinopoli
Giovanni il digiunatore (595) il quale si limitò a codificare le preghiere.
Il rito odierno della Penitenza comincia con l'acclamazione "Benedetto il Dio nostro "a cui segue il
Padre Nostro.

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Segue una seconda preghiera che ha origini molto antiche, inizia con un rimando alla parabola dei
due debitori e al perdono accordato da Cristo alla peccatrice, poi il sacerdote si rivolge al penitente
e sottolinea che è lo stesso Cristo a ricevere la sua confessione, mentre il sacerdote è solo un
testimone.
Questa immagine è molto importante per capire il ruolo del sacerdote: è un ruolo ausiliario, egli si
limita a essere presente alla confessione in qualità di testimone, ma non è lui che ci si confessa e
non è lui a rimettere i peccati.
La preghiera usa la tradizionale immagine della chiesa intesa come ospedale in cui grazie all'aiuto
del medico sacerdote il penitente viene risanato dai mali.
La confessione può svolgersi in forma di domande e risposte, una forma molto diffusa è un libero
colloquio con il sacerdote.
Al termine della confessione il sacerdote recita una preghiera per il perdono dei peccati del
penitente e per la sua riconciliazione con la chiesa, poi il sacerdote impone l’epitrachillion sul capo
del penitente e tracciandovi sopra con la mano un segno di Croce pronuncia la preghiera di
assoluzione.
La differenza tra le formule assolutorie dell'Oriente e dell'Occidente viene spiegata attraverso la
divergenza esistente fra le due tradizioni sul ruolo del sacerdote nel sacramento della confessione,
Qui si scontrano due punti di vista sulla questione: uno mistico psicologico caratteristico della
patristica e l'altro formale giuridico tipico della Scolastica.
Un'altra discrepanza tra Oriente e Occidente sta nel fatto che nella tradizione Latina il sacerdote
durante la confessione stia seduto e il penitente in ginocchio mentre nella tradizione Bizantina sia il
sacerdote che il penitente stanno in piedi rivolti verso l'altare.
La posa del sacerdote nella tradizione Latina sembrerebbe sottolineare il suo potere di legare e
sciogliere, mentre la posa del sacerdote nella tradizione dell'oriente Cristiano sottolinea la sua
solidarietà con il peccatore che si pente, inoltre alcuni riti di confessione riportano anche una
preghiera del sacerdote per il perdono dei propri peccati, come nella celebrazione degli altri
sacramenti, la partecipazione del sacerdote al Sacramento della confessione deve essere anche per
lui motivo di pentimento, fonte di risanamento, perdono e riconciliazione con Dio.

L'Eucaristia
È un Sacramento dal carattere pubblico, è il cuore della vita cristiana e viene prima delle Scritture,
tutta la chiesa nasce e si fonda sull'eucaristia.
Nell'Antico Testamento il pane è simbolo di cibo, sazietà, vita, l'abbondanza di pane equivale alla
benedizione divina. Quando Melchisedek va incontro ad Abramo gli offre il pane e il vino, è una
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prefigurazione della Pasqua del Signore poiché Melchisedek è figura di Cristo e il pane e il vino
sono la figura dell'eucaristia.
La teologia ortodossa come sappiamo si rifà ai testi dei padri, e i padri si rifanno al Nuovo
Testamento, infatti dal IV secolo i padri dell'oriente greco come Crisostomo insistono sulla
presenza reale di Cristo, il corpo dell'eucaristia non è diverso da quello della mangiatoia o quello
della croce, il sangue è lo stesso che Cristo versò per la salvezza del mondo, Giovanni Crisostomo
sviluppa la dottrina dell'Eucarestia in un contesto esegetico e liturgico.
Cirillo invece lo sviluppa nel contesto cristologico, vista la sua discussione con Nestorio sulle due
nature.
Giovanni Damasceno dice che Dio ha scelto il pane e il vino per l'Eucaristia in virtù della sua
condiscendenza per l'umana debolezza, pane e vino non sono simbolo o figura, ma sono vero corpo,
tutto questo dopo la trasmutazione.
Grazie alla comunione noi prendiamo parte alla divinità di Gesù, siamo in comunione con Cristo,
partecipiamo alla sua carne e alla sua divinità, ma nello stesso tempo entriamo in comunione e ci
uniamo gli uni con gli altri, ecco qui il carattere pubblico dell'eucarestia.
Sintetizzando sulla concezione del Sacramento dell'eucaristia dei Padri orientali della chiesa,
possiamo sottolineare alcuni temi fondamentali:
 Nella comunione il fedele riceve il vero corpo e sangue di Cristo, e non semplicemente pane
e vino
 Nella comunione il fedele riceve lo stesso corpo che nacque dalla Vergine Maria, patì sulla
croce, morì, risuscitò e ascese al Padre, è lo stesso sangue versato per la salvezza del mondo.
 la comunione unisce l'uomo a Cristo, lo apparenta a Cristo e lo rende suo consanguineo
 la comunione unisce insieme i credenti
 occorre comunicarsi con timore, devozione e commozione
 attraverso la comunione il fedele diviene per grazia di Dio
 comunicarsi degnamente è pegno della salvezza e della vita eterna.
Per quanto riguarda invece la frequenza con la quale bisogna accostarsi alla comunione,
nell'ortodossia contemporanea non esiste un parere unanime, questo è dovuto alla secolare
evoluzione del rito liturgico e della devozione eucaristica, poiché inizialmente l'Eucaristia si
trasformò da mensa fraterna in solenne liturgia pubblica, poi la concezione di eucaristia come
avvenimento a cui partecipa tutta la comunità lasciò il posto alla comunione come atto religioso o
privato.
Oggi l'Eucarestia conserva il carattere di liturgia pubblica, ma la comunione si è trasformata in un
affare privato dei singoli fedeli ortodossi, la partecipazione all'eucaristia ha cessato di presupporre
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necessariamente la comunione e quindi i ritmi della comunione e della frequenza alla chiesa, per
molti fedeli non coincidono. Nella chiesa delle origini l'Eucarestia e la comunione erano legate al
giorno del Signore, ma già nel III-IV secolo il numero dei giorni in cui si celebra l'Eucarestia
aumenta, ma l'aumento dei giorni non condusse ad una maggiore frequenza.
Nel IV secolo in alcune comunità monastiche vigeva la consuetudine della comunione quotidiana,
ma questa non diventerà mai una norma per i monasteri dell'oriente ortodosso.
Nella letteratura patristica infatti troviamo raccomandazione diverse circa la frequenza della
comunione, poiché spesso si intreccia con il tema delle dignità e indennità di chi va a riceverla: è
indegno della comunione non chi non si comunica frequentemente, ma chi vive una vita non
conforme alla grandezza e alla santità del corpo e sangue di Cristo.
Crisostomo sottolinea che bisogna ricevere la comunione non solo durante la Quaresima o le grandi
feste, ma durante ogni liturgia, poiché se una persona è indegna di fare la comunione, è indegna
anche di stare in chiesa e deve uscire insieme ai catecumeni, se invece degna di restare in chiesa
può anche accostarsi alla comunione durante la liturgia.
Possiamo Dunque vedere che nel corso dei secoli sia nei monasteri che nel mondo sono esistite
molte prassi diverse circa la frequenza della comunione, un modello unico esistente con ogni
probabilità soltanto in epoca paleocristiana quando tutti i fedeli si radunavano per la celebrazione
eucaristica ogni domenica.
Tra il XIX e il XX secolo, la prassi della comunione frequente e addirittura quotidiana rinacque ad
opera di San Joann di Kronstadt

La penitenza
Non possiamo parlare nella chiesa antica e nel periodo dal I al VI secolo della confessione come di
un Sacramento, molto probabilmente la penitenza prevedeva svariate forme, ma sono molto difficili
da ricondurre al concetto di Sacramento, c'era la confessione dei peccati davanti a un sacerdote ma
era concepita come uno dei modi per rimettere i peccati, ma era uno dei tanti, e inoltre non esiste
nessun trattato teologico di questo periodo che parli della confessione in qualità di singolo
Sacramento o rito.
Sicuramente però c'erano ovunque varie forme di confessione con la partecipazione del vescovo, di
un presbitero o di un gruppo di chierici, quindi si può concludere che l'epoca della Chiesa delle
origini e l'epoca dei concili ecumenici fossero il tempo in cui gradualmente si formò il concetto di
confessione come Sacramento.
La stesura del rito del Sacramento della Penitenza viene attribuita al Patriarca di Costantinopoli
Giovanni il digiunatore, del 595 d.C.
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Questo rituale però continuò a cambiare nel corso di tutto il secondo millennio e ne esistono così
tante redazioni nelle tradizioni delle fonti greche slave che è impossibile presentarne una unica.
L'unica cosa che possiamo sottolineare è la differenza tra le formule assolutorie dell'oriente
ortodosso e dell'Occidente latino: la concezione ortodossa si basa sull'idea che è Dio a perdonare i
peccati, mentre la formula assolutoria latina sottolinea le autorità del sacerdote di legare e di
sciogliere, ma qui si scontrano due punti di vista sulla questione, uno mistico psicologico
caratteristico della patristica e l'altro formale giuridico tipico della Scolastica.
Nella tradizione Latina il sacerdote generalmente durante la confessione sta seduto mentre il
penitente sta in ginocchio, nella tradizione greca e russa invece di regola sia il sacerdote che il
penitente stanno in piedi, rivolti verso l'altare.
La posa del sacerdote nella tradizione latina sembrerebbe sottolineare il suo potere di legare e
sciogliere, mentre la posa del sacerdote nella tradizione dell'oriente cristiano sottolinea la sua
solidarietà con il peccatore che si pente, inoltre alcuni riti di confessione riportano anche una
preghiera del sacerdote per il perdono dei propri peccati.

Il sacramento dell’ordine
Per sacramento dell'ordine la tradizione ortodossa intende tre riti: l'ordinazione diaconale, quella
sacerdotale è quella episcopale. A questi tre rituali se ne aggiungono altri due: la Consacrazione al
lettore e l'ordinazione a suddiaconato, anche i riti di consacrazione a protodiacono, Arciprete,
igumeno e archimandrita, come pure il rituale dell'intronizzazione del Patriarca si collegano al
sacramento dell'ordine.
Il termine Arcidiacono appare nel IV secolo per designare i diaconi più anziani al servizio del
vescovo, il termine protodiacono è di origine successiva, nella chiesa russa della dignità di
protodiacono può essere insignito un diacono un servizio di almeno vent'anni, il grado di
archimandrita viene conferito ai diaconi monaci dopo vent'anni di servizio, il termine Arciprete
entrò in uso nell'VIII secolo e designa il presbitero più anziano, il termine di igumeno nella
tradizione monastica greca si riferisce ai superiore del monastero, nella chiesa ortodossa russa non
esistono riti di elevazione alla dignità di arcivescovo e di metropolitana ma esiste un particolare rito
di elevazione al soglio patriarcale, detto intronizzazione, dove viene designato il patriarca.

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L’unzione degli infermi
L'unzione degli Infermi è un particolare Sacramento che ha lo scopo di risanare la persona dalle
infermità corporali e spirituali, nel linguaggio popolare il sacramento prende il nome di
soborovanie, in questo Sacramento si usa l'olio generalmente di oliva.
Nel cristianesimo la malattia viene intesa come una conseguenza del peccato dell'essere umano: la
malattia del corpo è indissolubilmente legata alla condizione di peccato in cui versa l'anima.
Il legame fra infermità e peccato è già asserito nella Bibbia, secondo la quale le infermità entrarono
nella vita dell'uomo come conseguenza del peccato, non di rado la malattia veniva intesa come una
punizione divina.
Le malattie dell'Antico Testamento venivano intese come una punizione per i peccati, di
conseguenza la preghiera per la guarigione si accompagnava alla confessione dei peccati.
L'Antico Testamento non vieta di rivolgersi ai medici, di usare medicamenti, tuttavia rivolgersi ai
medici senza contemporaneamente riporre la speranza nell'aiuto di Dio è peccato.
Sulle orme dell'Antico Testamento anche il nuovo riconosce il ruolo di Satana come una delle cause
delle infermità umane, tuttavia causa principale dell'infermità nel Nuovo Testamento è ritenuto il
peccato, in questo modo si indica che il corpo non guarisce completamente se non si cura l'anima.
Il problema del rapporto tra peccato e malattia viene sviluppato abbastanza dettagliatamente nella
tradizione Cristiana.
Come sottolinea Cirillo di Alessandria, la gloria di Dio può manifestarsi non solo nella guarigione
ma anche nella stessa infermità.
Il cristianesimo non stabilisce che l'uomo sia personalmente responsabile delle proprie malattie,
bensì parla della responsabilità dell'umanità e di ciascun uomo per il peccato umano che è fonte di
infermità per ciascuna persona.
Simeone il nuovo teologo asserisce che la malattia è una conseguenza della corruzione che
contamina l'intera natura umana, quindi le malattie si sono radicate nella natura umana a motivo
della corruzione, e la corruzione è una conseguenza del peccato, se per curare i mali secondari
occorre tanta fatica, quale forza soprannaturale sarà necessaria per guarire la principale infermità
della natura umana e cioè la corruzione? questa forza risponde l'autore è il Signore Gesù Cristo, il
Dio incarnato, chiunque crede in lui e si comunica alla sua Grazia riceve la salute autentica.
Il sacramento può non risanare la malattia, ma in ogni caso dona la remissione dei peccati.
Sebbene il contenuto principale dell'unzione degli infermi sia la preghiera per la guarigione, il
sacramento non la garantisce, tuttavia la rinascita spirituale che può seguire all'amministrazione del
Sacramento non è meno importante della stessa guarigione dalla malattia corporale.

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L'attuale rito dell'unzione degli Infermi è frutto di una lunga evoluzione, la struttura fondamentale
risale al XIII secolo e comprende la consacrazione dell'olio, la lettura del canone, la lettura di sette
letture apostoliche ed evangeliche, e l'unzione del malato.
Si colloca un tavolo su cui si posa un vassoio con del grano, sopra una lampada vuota circondata da
7 asticelle avvolte nell'ovatta per l'unzione e il santo Vangelo, il sacerdote distribuisce a tutti le
candele.
La prima lettura è Apostolica ed è il passo della lettera di San Giacomo in cui si parla dell'unzione
degli Infermi con olio, la seconda lettura è presa da Romani e si parla della solidarietà cristiana, la
prima lettura evangelica è la parabola del buon samaritano, la cui simbologia costituisce la base del
sacramento dell'unzione degli infermi.

Il matrimonio
La dottrina sul matrimonio in quanto Sacramento scaturisce dalle parole di San Paolo, secondo cui
il matrimonio cristiano deve essere simile all'unione fra Cristo e la chiesa.
Il sacramento del matrimonio si forma nel corso dei secoli sulla base di tre elementi autonomi:
 il rito di imposizione delle corone sul capo degli sposi
 la benedizione episcopale degli sposi
 il loro accostarsi insieme alla comunione.
Nella tradizione greco romana le corone dei fiori o di foglie simboleggiavano la vittoria, erano una
ricompensa per i successi militari, un segno di distinzione e di dignità.
Nella tradizione Cristiana la corona diviene simbolo della vittoria sul peccato, del martirio e della
glorificazione che ne consegue.
Nella tradizione Cristiana la corona di spine divenne il simbolo di Cristo Re e martire, nelle lettere
apostoliche viene chiamata corona della vita, corona della gloria, corona di giustizia, corona che
dura per sempre, la ricompensa che quanti sono rimasti fedeli a Cristo fino alla fine riceveranno dal
Signore.
La simbologia della corona occupa un posto importante nell'Apocalisse di Giovanni, dove viene
considerata il simbolo della vittoria di Cristo sul male, della gloria escatologica dei giusti.
Quello di porre la corona sul capo degli sposi era un antico rito pagano che viene menzionato in
particolare da Tertulliano.
Intorno al IX secolo il rito dell'incoronazione è ampiamente diffuso, ma liturgicamente non veniva
ancora celebrato come un Sacramento autonomo, ma si svolgeva nel corso dell'eucaristia, il legame
tra matrimonio ed eucaristia di cui parlava già Giovanni Crisostomo e che è di estrema importanza
dal punto di vista teologico.
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Meyendorff collega il formarsi di un Sacramento autonomo del matrimonio, staccato dall'eucaristia,
ai mutamenti subiti dalla legislazione matrimoniale all'inizio del X secolo.
Il rituale odierno del sacramento del matrimonio consiste in due parti: il fidanzamento e
l'incoronazione.
In questo senso esso ricorda il sacramento del battesimo, anch’esso composto di due riti a sé stanti,
catecumenato e battesimo vero e proprio, e ricorda anche l'Eucaristia che comprende due parti, la
liturgia dei catecumeni e la liturgia dei fedeli.
In pratica il fidanzamento e l'incoronazione si celebrano nella stessa giornata, ma possono anche
essere distanziati nel tempo perché hanno significati diversi.
Il fidanzamento si celebra nel nartece della chiesa, l'incoronazione nella chiesa.
A Bisanzio e nell'antica Rus’ il fidanzamento era un rito autonomo, che si celebrava mesi o
addirittura anni prima del matrimonio, tuttavia già nel 1400 esso divenne parte del rito nuziale. La
promessa del fidanzato alla fidanzata è accompagnata da una formula trinitaria, il sacerdote mette al
dito del fidanzato un anello d'oro e al dito della fidanzata uno d'argento, e i due fidanzati si
scambiano per tre volte gli anelli, poi il sacerdote legge una preghiera che esprime l'idea che
artefice del matrimonio è Dio stesso.
Questo concetto si basa sulla concezione patristica secondo cui l'unione sponsale è un miracolo e un
dono divino, nella preghiera si cita una serie di esempi biblici di unione sponsali benedette da Dio.
Si può celebrare il fidanzamento separatamente dall'incoronazione nel caso in cui futuri sposi non
siano ancora pronti per formare una famiglia a tutti gli effetti, ma siano già fermi nel proprio
desiderio di vivere insieme in unione sponsale.
L'incoronazione: ul rito viene preceduto da un canto del salmo in cui si parla della benedizione
divina che scende sulla famiglia.
Nella preghiera il sacerdote chiede che il Signore scenda sui fidanzati e benedica la loro unione,
chiede che Dio doni ai coniugi la corona incorruttibile della gloria.
La preghiera ricorda ancora la creazione di Eva dalla costola di Adamo quindi il sacerdote chiede a
Dio di donare la sua benedizione a coloro che si uniscono in matrimonio e di concedere alla moglie
sottomissione al marito, e al marito autorità sulla moglie.
Dopo la terza preghiera e l'acclamazione che segue, il sacerdote pone la corona sul capo della sposo,
benedice i novelli sposi e pronuncia la formula basata sul Salmo 8,6, Signore Dio nostro corona di
gloria e di onore. Nella chiesa greca si usano corone di fiori, nella tradizione della chiesa russa le
corone sono in metallo.

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Segue la lettura di un passo dalla lettera di San Paolo agli Efesini dedicato al matrimonio come
Sacramento, in questo passo si sottolinea insistentemente la necessità che la donna si sottometta
all'uomo, la concezione tradizionale dell'autorità del capofamiglia si mantiene ancora oggi nella
chiesa ortodossa, ma le parole menzionate da San Paolo non esprimono il dispotismo del marito o
l'asservimento della moglie, ma il primato nella responsabilità, nella sollecitudine e nell'amore.
Al termine dell'epistola si legge il racconto evangelico delle nozze di Cana di Galilea, la lettura di
questo passo sulla trasformazione dall'acqua in vino sottolinea il carattere sacramentale del
matrimonio, l'essenza di ciascun Sacramento consiste infatti nella trasmutazione, mutamento,
trasformazione di una sostanza in un'altra.
Contemporaneamente nel sacramento avviene la trasformazione di coloro che vi partecipano: nel
battesimo la persona si trasforma da vecchia in nuova creatura, rinascendo a vita nuova; nell’
eucaristia si trasforma in membro del corpo di Cristo unendosi a Cristo, allora che trasformazione
avviene nel matrimonio? evidentemente proprio quello di cui si parla nella Bibbia, “e i due saranno
un'unica carne”, Il passaggio dalla frammentazione all'unità, dalla disgregazione all'unione.
Come dice Giovanni Crisostomo, chi non è unito dai vincoli del matrimonio non costituisce un
intero, ma solo una metà.
Il rituale dell'incoronazione comprende una processione, che in questo caso si svolge intorno al
leggio su cui è deposto il Vangelo.
Dopo aver girato per tre volte intorno al leggio, si tolgono le corone.
Togliendo la corona dal capo della sposa il sacerdote dice: ”E anche tu, sposa, sii magnificata come
Sara, sii nella gioia come il Rebecca, moltiplicati come Rachele, trova la felicità nel tuo sposo
osservando le prescrizioni della legge, poiché è questo che piace a Dio.”

La professione monastica
La professione monastica è generalmente considerata un semplice rito, similmente al battesimo,
implica il morire alla vita precedente e il rinascere a vita nuova, similmente alla cresima è sigillo di
elezione, similmente al matrimonio è un promettersi allo sposo Celeste, Cristo, similmente al
sacerdozio è consacrarsi al servizio di Dio, similmente l'Eucarestia e unirsi a Cristo.
L'ingresso nella vita monastica avviene attraverso un'azione liturgica che prende il nome di
professione monastica.
Le fonti dell'attuale rito di professione monastica sono da ricercarsi nelle tradizioni del
monachesimo orientale del IV e V secolo, fin da questo periodo l'ingresso nella vita monastica era
accompagnato da particolari azioni liturgiche, a cui prendeva parte l'intera comunità.

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Elementi fondamentali del rito di ingresso nella vita monastica erano i voti, la tonsura e la
vestizione dell'abito monastico.
In primo luogo la cerimonia della professione monastica viene celebrata dal sacerdote, vi
partecipano i membri della comunità religiosa monastica, il monaco di fronte al sacerdote fa voto di
rinunciare alle opere e ai pensieri mondani, il sacerdote tratta su di lui il segno della croce e gli
taglia i capelli, poi riveste il monaco appena consacrato delle nuove vesti, il rito si conclude con il
bacio della comunità e la comunione del nuovo processo ai santi misteri di Cristo.
Nella prassi attuale della chiesa ortodossa russa, molti monaci portano i capelli lunghi, la tonsura
rappresenta solo un gesto simbolico compiuto a significare che il monaco si pone sulla via
dell'obbedienza.
Nell'antichità le cose stavano diversamente, nel VII secolo il patriarca Germano dice che il monaco
dovrà radersi completamente il capo a imitazione di Giacomo fratello del Signore, di Paolo e degli
altri apostoli.
Nei mosaici e negli affreschi Bizantini i monaci vengono raffigurati con i capelli corti e
scoperto, oppure con il cappuccio, non si conosce nessuna raffigurazione di monaci rasati a zero,
Ma neppure raffigurazioni di monaci con i capelli lunghi, sappiamo però che tutti i monaci a
Bisanzio avevano la barba, corta o lunga che fosse.
Nella prassi contemporanea della chiesa ortodossa esistono tre tipi di professione monastica:
 Il grado di rassoforo
 il conferimento del piccolo abito
 il conferimento del grande abito
La consacrazione a rassoforo in molti casi si tralascia, e il laico viene subito consacrato con la
vestizione del mantello. Sull’Athos in alcuni monasteri greci non esiste la cerimonia di vestizione
del mantello, e al novizio viene subito conferito il megaloschemos, il grande abito.
Nella chiesa ortodossa russa, al contrario, è raro che si conferisca a qualcuno il grande abito: di
regola lo ricevono solo i monaci che hanno raggiunto un'età veneranda oppure si preparano
addirittura a lasciare la vita terrena.
Inizialmente non esistevano le tre distinzioni, ma si faceva la professione monastica come passo
definitivo una sola volta per tutta la vita.
La consacrazione a rassoforo non è una professione monastica in senso stretto, perché in questo
rituale non vengono pronunciati i voti.
Molto più solenne e lungo è il rito di vestizione del piccolo abito, che si celebra nel corso della
liturgia, durante il canto il candidato, rivestito di una lunga tunica bianca, avanza carponi dal
nartece fino nella parte centrale della chiesa, accompagnato da due monaci anziani che lo coprono
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con i loro mantelli, la processione si arresta in mezzo alla chiesa dove il consacrando giace con la
faccia a terra e le braccia allargate a croce.
Il primo voto è quello di vivere stabilmente in monastero, il monaco promette di vivere
nell'astinenza, nella castità, nella verginità e nella pietà, nell'obbedienza e nella povertà.
Professa inoltre la disponibilità ad osservare gli statuti del monastero e a sopportare le afflizioni
della vita monastica.
Il monaco non deve amare niente e nessuno al di sopra di Dio.
Quindi l’igumeno appoggia il libro sul capo del consacrando e recita una preghiera, in cui chiede a
Dio di guidare il monaco sulla via della verità, poi il diacono appoggia sul Vangelo le forbici e
l’igumeno recita un'altra preghiera per il consacrando.
Tagliando a forma di croce i capelli, l’igumeno dice: “il nostro fratello X recide i capelli del suo
capo in segno di rinuncia al mondo e a tutte le sue Cure, e di ripudio della propria volontà e di
tutte le passioni Carnali, Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.”
In questo momento il consacrato ode per la prima volta il suo nuovo nome.
Subito dopo la tonsura viene la vestizione degli abiti monastici, ad ogni indumento si pronuncia una
formula corrispondente.
Quando il monaco è abbigliato secondo la sua dignità, gli viene consegnato il rosario, che è un
attributo ineliminabile del monaco.
Nella tradizione ortodossa può essere di due tipi, di cuoio o di filo.
Infine, nella mano destra del monaco, viene consegnata una croce a memoria dell'impegno di
portare la croce che si è assunto.

La sepoltura e la commemorazione dei defunti


A differenza del cattolicesimo, la chiesa ortodossa non riconosce la dottrina del Purgatorio e non fa
differenza tra i supplizi eterni dell'inferno, da cui non c'è salvezza, e il fuoco del Purgatorio, da cui è
possibile salvarsi.
Secondo la dottrina ortodossa è possibile salvarsi dalle pene dell'inferno, questa salvezza avviene in
forza alle preghiere della chiesa e in forza dell'amore divino per l'uomo.
L'idea della possibilità di salvezza dalle pene dell'inferno è alla base di numerose preghiere per i
defunti, in particolare della preghiera per quanti sono nell'Ade, che si recita al vespro di pentecoste.
I padri della Chiesa orientali asserivano che la preghiera di suffragio non giova soltanto a una
determinata categoria di defunti, ma si estende a tutti coloro che sono passate all'altro mondo,
compresi quanti sono all'inferno.

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Come nella chiesa delle origini, la forma principale di commemorazione di suffragio nella
tradizione ortodossa resta la preghiera durante la divina liturgia, sebbene i defunti vengono
commemorati anche durante le altre celebrazioni del ciclo quotidiano, e anche in speciali riti di
suffragio.
Come nell'antichità, si svolgono particolari commemorazioni il terzo, nono e quarantesimo giorno,
come pure nell'anniversario della morte del cristiano.
La chiesa raccomanda di chiamare senza indugio il sacerdote quando c'è un malato grave, anzi
confessione e comunione possono essere ripetute più volte nel corso della malattia.
Negli antichi rituali esisteva il Rito che accompagna il distacco dell'anima dal corpo.
Il Canone di supplica che accompagna il distacco dell'anima dal corpo ha un carattere penitenziale.
Alla sepoltura si conviene che partecipi un'intera schiera di ministri del culto e che presieda se è
possibile il vescovo.
Il rito di sepoltura inizia nella casa del defunto dopo la preghiera il sacerdote celebra un breve
congedo, e la salma viene portata processionalmente in chiesa.
Il rituale funebre ha un duplice significato: da un lato, è innanzitutto una preghiera per il defunto;
dall'altro, è una preghiera destinata a confortare e edificare spiritualmente i parenti e gli amici che
questi ha lasciato.
Di regola si cosparge di terra la salma prima che esca dalla Chiesa.
Secondo la tradizione, viene messo tra le mani del defunto il testo della preghiera assolutoria che il
sacerdote legge sulla salma al termine del rito di sepoltura.

La benedizione dell’acqua
La benedizione dell'acqua fa parte del sacramento del battesimo e nella prassi contemporanea della
chiesa ortodossa esistono due riti, grande benedizione dell'acqua e piccola benedizione dell'acqua.
Il rito della grande benedizione dell'acqua si celebra alla vigilia e nel giorno della festa della
teofania. Il rito della grande benedizione dell'acqua è riportato nei più antichi codici liturgici.
La consuetudine di benedire due volte l'acqua, alla vigilia della teofania e nel giorno della festa, è
desunta dalla regola di Gerusalemme.
Nella Rus’ la prima benedizione dell'acqua si svolgeva in chiesa e la seconda al Giordano, cioè
presso aperture praticate nel ghiaccio nelle quali chi lo desiderava poteva immergersi al termine del
rito.
L'acqua benedetta nella festa della teofania, nel rituale ecclesiastico viene definita un grande sacro
tesoro, la si beve soltanto a digiuno e i fedeli la conservano in casa per tutto l'anno.
Quest'acqua si usa per bere, per aspergere persone, chiese, case, svariati oggetti.
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Secondo le parole del rito, viene recepita come sorgente di immortalità, dono che consacra, lavacro
per i peccati, rimedio contro le malattie.
Il rito della piccola benedizione dell'acqua si celebrava Costantinopoli il primo agosto, nella festa
dell'invenzione del legno dell'onorabile e vivificante croce del Signore, in questa giornata nella
capitale Bizantina si svolgeva una processione con il legno della Croce che veniva immerso
nell'acqua.
L'acqua benedetta secondo questo rito non si beve solo a digiuno, per il resto essa viene usata come
l'acqua della teofania, la si beve per la salute dell'anima e del corpo, viene usata per la benedizione
delle icone, dei vasi sacri, dei mezzi di trasporto, degli oggetti della vita quotidiana.

La consacrazione del tempio


Nella chiesa ortodossa esistono alcuni riti collegati alla costruzione di un Nuovo Tempio: il rito
della posa della prima pietra, il rito dell’innalzamento della croce sulla cupola della chiesa, il rito
della benedizione delle campane e la solenne consacrazione del tempio.
La posa della prima pietra e la consacrazione del tempio sono riti di origine antichissima.
Il rito della grande consacrazione del tempio si celebra quando tutte le opere edilizie sono state
completate, a celebrare questo rito è il vescovo.
Nel rito della grande consacrazione del tempio vi sono due elementi ideali centrali:
 Il primo è il tempio come dimora di Dio, ricettacolo della Grazia Divina
 Il secondo sono le reliquie del martire o del Santo che vengono Murate alla base dell'altare.
Nel rito di consacrazione del tempio sono comprese azioni sacre che lo accostano ai sacramenti del
battesimo, della cresima e dell'ordine, anche qui si usano acqua e crisma, i sacerdoti indossano
paramenti bianchi e si svolgono incensazione lungo il perimetro della Chiesa in processione.
La consacrazione del tempio si svolge prima della liturgia. Il vescovo entra insieme ai con
celebranti nel santuario, tutti i laici e gli inservienti ne escono, le porte legali vengono chiuse, viene
portata l'acqua benedetta e il vescovo ne asperge i quattro angoli dell'altare.
Il vescovo unge l'altare a forma di croce con il crisma, vengono tracciate croci sulla tavola della
mensa d'altare in tre punti e su ciascuno dei quattro sostegni dell'altare.
Successivamente il vescovo, affiancato dei sacerdoti, asperge le pareti del tempio con acqua
benedetta e un altro unge le pareti con crisma, usando un pennellino fissato ad una lunga asta.
Ritornato nel santuario, in piedi davanti all'altare, il vescovo recita una preghiera in cui ricorda la
discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e chiede a Dio di colmare il Nuovo Tempio della sua
gloria.

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Secondo le regole, dovrebbe dirigersi a una chiesa vicina dove sono state preparate le reliquie del
martire, giunti nella chiesa vicina il vescovo entra nel santuario e pronuncia una preghiera in cui
chiede a Dio di concedere ai fedeli il dono di seguire le orme dei Santi Martiri, e dopo aver
incensato le reliquie le porta fino alla nuova chiesa tenuto sotto braccio da due sacerdoti.
Nella prassi, in realtà le reliquie vengono preparate non in una chiesa vicina ma nella stessa chiesa
da consacrare.
La preparazione e consacrazione del crisma
I riti della preparazione e consacrazione del crisma sono indissolubilmente legati al Sacramento
della cresima e non possono essere considerati separatamente da esso.
Il diritto di preparare il crisma non appartiene a tutti i vescovi ma solo ai capi delle chiese ortodosse
locali.
Il crisma è un composto profumato di varie sostanze aromatiche, oli vegetali, erbe e resine odorose.
Nella preparazione del crisma si possono usare solo elementi naturali.
Nella chiesa ortodossa russa il crisma si prepara con olio di oliva, vino bianco e varie sostanze
aromatiche come incenso, petali di rosa, radice di Iris, zenzero e galanga, e senza di noce moscata,
di rosa, di limone e di chiodi di garofano.
Attualmente nel composto del crisma rientrano circa 40 diverse sostanze.
I riti di preparazione e consacrazione del crisma si celebrano una volta l'anno o a distanza di alcuni
anni, a seconda della necessità.
Gli ingredienti per la preparazione vengono portati in chiesa nella terza settimana di Quaresima,
settimana dell'adorazione della Croce. Il mercoledì tutti gli ingredienti vengono spesi con acqua
benedetta, dopodiché parte dell'olio viene mescolato con il vino e bollito in una caldaia.
Le sostanze aromatiche finemente macinate vengono aggiunte all'olio bollito che viene lasciato
riposare per due settimane, il mercoledì della sesta settimana di Quaresima l'olio viene travasato in
recipienti e gli viene aggiunto dell'altro vino, il processo di preparazione dura più giorni e si
conclude nella settimana santa.
Mentre l'olio cuoce nella caldaia per tre giorni, i presbiteri attorno leggono ininterrottamente il
Vangelo.
La Consacrazione del crisma viene celebrata dal Patriarca il giovedì santo durante la divina liturgia.
Questo rito ha un importante significato simbolico: testimonia che analogamente alla successione
Apostolica della gerarchia, una linea diretta di successione lega il crisma consacrato in quel
momento al crisma consacrato nella chiesa delle origini, così nel sacramento della Cresima insieme
al dono dello Spirito Santo e alla benedizione del Vescovo il cristiano riceve anche la benedizione

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Apostolica delle generazioni dei Vescovi ortodossi, una benedizione che giunge fino all'epoca degli
Apostoli.
Riti di benedizione per oggetti
Gli oggetti di uso liturgico vengono benedetti recitando apposite preghiere e aspergendoli con acqua
benedetta, per benedire i vasi e gli strumenti liturgici si usa il rito di benedizione e consacrazione
dei vasi liturgici, composto dell’introito comune, del salmo 23,2 di due preghiere, a cui segue
l’aspersione degli oggetti con acqua benedetta.

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