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UN BORGHESE PENTITO

Dedicato a mio Padre, a mia Madre e alle mie amiche Rita, Lara e Simona per avermi guidato nella stesura del libro e della mia vita irrequieta.

Marco Valentini
IL MIO CONCEPIMENTO Il treno che portava a Montecatini era in ritardo ma mia madre e mio padre aspettavano pazientemente. Mia madre era s paziente ma mio padre forse macchinava gi qualcosa che poi si rivel grande, non subito, ma poi. Lalbergo molto bello era forse il solito, limmagino con un ascensore datato in legno e ferro battuto ma di quelli che quando arrivi al piano desiderato riesci ad uscire dopo un buon lasso di tempo ed un mucchio di imprecazioni, non tante, ma giusto quelle per capire dove sta linghippo. La Hall di legno, le scale con la guida rossa, un ficus benjamin ad ogni piano: mia madre dice che porta fortuna, sar necessario arrivare in fondo alla storia per capire se limmaginario corrisponda effettivamente alla realt. Montecatini li aveva onorati con un cielo ove risplendeva la luce primaverile, laria era fresca ma il sole scaldava i loro corpi, ed i loro passi romantici. Abbracciati lun allaltra, dopo aver esplorato lalbergo che mio padre aveva scelto bene come nido damore, si abbandonarono portati dal reciproco, forte sentimento verso un bel bar, sul corso principale: mia madre assaggi un coktail alla frutta e mio padre bevve un campari forse corretto con del prosecco. Dopodich andarono in camera, questa era veramente bella, semplice,elegante con un bel letto matrimoniale in ferro battuto, gli scuri delle persiane mascherati da un tendaggio verde acqua che riprendeva il verde chiaro delle pareti ; una scrivania con tanto di carta intestata dellalbergo, una penna allaltezza della situazione ed in bagno accappatoi con le iniziali dellalbergo anche questi di un verde rilassante. 2

Mia madre si vesti in bagno con una giacchina bleu stretta in vita ed un gonna rossa, ovviamente sotto il ginocchio e le scarpe decolt blu. Le fantasie di un uomo erano tante, in quei tempi le signore bene indossavano calze di seta con il reggicalze. Mio padre tard in bagno si fece la barba attento a che la sua pelle fosse morbidissima, lui adoperava prodotti che comprava in una profumeria a Bologna e che, a detta di mia madre, rendevano la sua pelle di velluto. Prima di cena uscirono e gi i loro sguardi erano pieni damore. La cosa che non capir mai ela strana ed infondata convinzione che aveva mio padre con riguardo alle cure di Montecatini, era comunque irremovibilmente convinto che gli potessero essere di giovamento per il suo fegato. Lui era convinto. Ed alla testardaggine di mio padre si salvi chi pu.. Fu proprio da l a due giorni dal suo caparbio impegno nelle cure delle terme che ovviamente inizi a sentirsi male , ma proprio male al punto che. ovviamente. non chiam il medico, gli avrebbe cantato la verit quella verit che per lui sarebbe stata sicuramente confutabile ed allora. furono proprio le cure di mia madre , la sopportazione tacita dei suoi lamenti a fare di lei la moglie crocerossina. Non nego che mia madre non aspettava altro: poter curare lui , il suo uomo, con la tenerezza e le mille attenzioni che lui desiderava, in breve stare accanto a mio padre ed accudirlo e a soddisfare ogni suo capriccio. Tutto quella notte spar; spar il dolore al fegato in quanto non bevve quel veleno che era la miracolosa acqua; spar la febbriciattola che lo immobilizz sul letto nella cantilena del lamento che per la mia povera madre certamente suonava alle sue orecchie come la pi bella area operisitica. Tutto spar ad un tratto, tranne il progetto di mio padre di avere un figlio cio per chi scrive il loro secondo figlio. Infatti quella notte fu sicuramente una notte da non poter confondere con altra notte. La luce soffusa della camera era culla di un romantico ballo d amore; pi o meno immagino che avvenne cos. La stanchezza di mio padre per il suo male fu la scusa; egli sapeva cosa 3

voleva fare e mia madre certo non era stupida e teneramente lo assecond. Mio padre esord: sai cara ora mi sento meglio ma usciremo domani per un altro tentativo penso che sia colpa delleccessiva quantit di acqua che ho ingerito, comunque questa sera rimarremo qui cosi bello saperti vicina: sai sei veramente la donna della mia vita. Mia madre arrossi, arrossiva sempre dinanzi ai complimenti, alle frasi dolci di mio padre. A quel punto mia madre and in bagno per prepararsi per la notte, una notte che immaginava ma che con il cuore in gola affrontava e sono convinto che anche lei lo desiderasse. Vi entr con un sorriso eloquente, era solare il suo viso e celava un dolcissimo sguardo d amore di quell amore che si vedeva solo nei film dell epoca dove uno sguardo era tutto,dove le labbra brillavano di lucidi di chanel e le ciglia finte rendevano gli sguardi colmi di peccato. Lei amava l uomo che aspettava, come lui amava lei , ma in s Ivo aveva gi in progetto un bambino , cio io. Cosa pensava mia madre imbarazzante ricordarlo penso che lei volesse mille carezze voglio pensare che fosse desiderosa di carezze di quelle carezze delle mani di un uomo che avevano il calore del velluto ed il profumo dell amore. Ma non basta, in fondo seppur sto parlando di mia madre penso che il suo desiderio fosse che quelle mani le frugassero il corpo che sicuramente imbarazzato e tremante altro non aspettava. Mentre mia madre si dilungava in bagno , l uomo tutto carezze e baci divenne impaziente e con voce altisonante disse: Elia cosa stai facendo in bagno ma lo disse con un tono che mescolava due toni diversi quello per la donna che amava e sia quello con il quale con voce tonante chiamava la sua segretaria. Va sicuramente definita una circostanza: mio padre era pur sempre un uomo di comando ,si dolce. ma autoritario. Tutto dun tratto mia madre os ma prima di tutto venne il suo imbarazzo ; indossava una camicia da notte color pelle con dei bellissimi pizzi che lasciavano trasparire i suoi turgidi seni , le sue forme aggraziate le sua gambe non proprio magre ma 4

sicuramente eleganti; Le chiese: Ivo spegni le luci e lascia solo accese le bagiur; voleva una luce che non fosse luce, voleva esser vista ma non troppo, voleva essere desiderata e ci riusc. Certo era consapevole di quello che sarebbe accaduto quella sera. In fondo i giochi erano aperti e le carte erano sul tavolo da gioco ; un marito insistente ma di una insistenza dolce e rispettosa, lei vestita da notte , ma non da una notte come tutte le altre, ma di una speciale come forse non si erano presentate da tempo. Soli con gli sguardi suadenti di mio padre che indossava un pigiama particolare era blu scuro e non indossava la scandalosa canottiera figlia di un completo adatto ad una giornata dopo lufficio ma, quella sera dell ufficio non gli passava niente per la mente ma solo di un tenero ed unico viaggio d amore di quei viaggi che portano al concepimento. Mia madre scopr il letto con timore sollev il lenzuolo, quel lenzuolo con la delicatezza di una donna pura e timorosa del probabile assalto di suo marito che so bene era un grande amatore , un corruttore di donne, della loro delicatezza, della loro paura, del loro timore. Lei la mia madre Elia era sicuramente in una situazione di confusione ma nel contempo di consapevolezza di volere amore dall uomo che amava alla follia ; molto pi tardi mi rivel quando io ero cresciutello che lei non aveva mai tradito mio padre neanche con il pensiero , mi sembra di essere molto chiaro cosa lei si aspettasse quella notte. Chiaramente fecero lamore , mio padre fu delicato, dolce, ma uomo, fece sentire mia madre come l unica degna di dargli un figlio. Non importa quanto tempo fecero l amore , ma io penso che fu un tripudio di dolcezza le carezze di mio padre erano, come diceva mio madre di velluto con il profumo delle rose vellutate quando queste arrivano a destinazione ancora umide, appena colte e donate per levento. Mia madre tenne in grembo mio padre, non so se imbarazzata ma sicuramente complice; come non poteva mia madre; penso che nel suo completino beige sferrava lattacco di donna, di donna che non pensa altro che al piacere di fare l amore con l uomo , lunico uomo che conosceva ed al quale si concedeva. 5

Le parole penso che furono dolci come il miele delle api che concedono il loro raccolto al buon contadino.. Mio padre disse al termine del lungo e dolcissimo amplesso o meglio di fusione amorosa Elia voglio che da questa meravigliosa notte venga al mondo un figlio , la continuazione della nostra esistenza non credi che sar meraviglioso come quello di un tramonto che fugge alle nuvole tempestose, come un fiore che sguscia fuori dopo una lunga nevicata e ti racconta fiabe; questa la nostra fiaba questa la nostra vita vedrai amore mio che sar come vedere un cielo stellato insieme e non smettere pi dinanzi al miracolo dell esistenza. Vedrai amore, Mia madre si abbandono ad un lungo pianto di felicit le parole di mio padre la rincuorarono , fecero di lei la donna pi felice tra la loro fusione accadde o fusioni dei cuori forse, anzi sicuramente, si realizz il mio concepimento; stanchi si abbracciarono si baciarono a lungo erano felici ed il verde della stanza, e gli oggetti , gli abiti il pigiama di mio padre scomposto e spiegazzato e la camicia da notte di mia madre copr le loro nudit ,scultoree di una creazione che avrebbe avuto un none un anima loro non sapevano che mi avevano concepito ma io cero, ero un seme che sarebbe divenuto vita.La storia poi si sarebbe fatta portavoce di una nuova esistenza, la mia unica irripetibile purtroppo problematica ed irrequieta ma questo non lo sapevano io in quel momento ero amore, il frutto di un amore irripetibile. In aprile, esattamente il 18 aprile del 1961 presso l ospedale di Porto San Giorgio venni al mondo; mia madre sub il taglio cesareo a causa delle mie grandi spalle e del mio notevole peso esattamente cinque chili e mezzo. Avevo i capelli rossi ero sano come un pesce e di l a poco divenni il neonato pi ammirato dell ospedale. Ero veramente bello, forse strillavo abbastanza ero gi un piccolo ribelle mia madre non potette darmi il suo latte in quanto a causa di un incidente capitato dinanzi ai suoi occhi il suo latte si ritir. Iniziarono subito problemi con mia sorella la quale, penso di ricordare, aveva una malattia dei bambini per cui non mi poteva avvicinare. Mio padre il giorno del parto era irrequieto come un uomo che aspetta suo figlio, il suo secondo genito questa volta maschio non sapr mai quali progetti aveva in testa ma anche lui cedette 6

alle lacrime di felicit; mi raccontarono molto pi tardi che i suoi occhi riflettevano un amore che non era lo stesso di quello sguardo che fu per mia sorella che a quel tempo aveva gi compiuto sette anni e che sicuramente fu immediatamente gelosa delle attenzioni della mia numerosa compagine femminile nei miei confronti. Si limit a scrivere su di un foglio prima cera una regina ed ora ce anche un re. Ma la mia vita fu subito un problema.Mio padre con tutta la famiglia si trasfer nella casa di Porto San Giorgio da poco ultimata, dove probabilmente i lavori seppur terminati rendevano le pareti della casa umide e non proprio consone alla mia permanenza in questa che seppur aveva il mare difronte e facilitava le passeggiate con mia madre nelle prime ore del mattino si sarebbe rivelata come la causa della mia prima malattia che condizion sfavorevolmente tutta la mia vita da quel momento in poi. Mi ammalai dasma e a due anni inizi il mio calvario; forse fu la causa di tutte le mie stranezze del mio carattere che si formava inquieto ed irrequieto. In quei tempi lunico rimedio per lasma era il cortisone questo rendeva la mia piccola persona un piccolo agitato e un rompicoglioni straviziato, perch malato. Mia madre fu costretta ad adoperare il guinzaglio perch odiavo essere preso per mano e tanto pi essere toccato la mia irrequietezza era la fonte della mia anarchia adolescenziale ero legittimato a fare tutto come ad esempio tirare una pesantissima chiave sulla testa di un muratore che stava ultimando i lavori nella nostra casa estiva. La dimora della bella stagione si rivel poi come la fonte dei miei divertimenti in quanto lasma mi lasciva in pace nei lunghi periodi estivi e fuggivo da tutti libero di correre con la mia bicicletta che impennavo con fare empio di provocazione cercavo gi un mio equilibrio anche se poi capii pi tardi che era la mia fonte di enorme gratificazione il passare dinanzi a persone che conoscevo mostrando la mia abilit. Ero sin da piccolo un esibizionista. Ricordo anche un episodio abbastanza rovinoso il mio primo incidente con una piccola macchina regalata da mio padre. Era una fiammante macchina a pedali color rosso, ( che bel colore ) . Appena mi liberavano ed ottenevo di andare 7

su di una sorta di circuito costruito da me in un cantiere di un edificio solitario in costruzione correvo a perdifiato , Pia, la mia tata sempre presente non mi diceva altro che stai attento coccu ( un delicato dialetto fermano forte ma dolcissimo). Un giorno mi cappottai dentro una buca profonda; devo che si tratt di vero e proprio incidente con tanto di trauma cranico e una profonda ferita causata dalla lamiere di congiunzione della macchina di alluninio. Risultato: portato di corsa al pronto soccorso di Porto San Giorgio subito preso in cura dalle suore che in quei tempi pieni di gente che si battevano la mano sul petto, perch cosi era di moda e necessario come il catechismo e i fare il chierichetto anche se poi i preti spesso in nome di Dio si prendevano la libert di toccarti. Tu non capivi perch , cosa significasse ma cera di mezzo Cristo che legittimava il tutto. Ma ritorniamo allesperienza dell incidente; entrai diffidente e portato tra le braccia dal proprietario del bar sottocasa si chiamava Giorgio e forse ci si chiama ancora. Mi presero in consegna le suore, che gi allasilo, che non ho mai frequentato, perch secondo il mio pensiero puzzavano di morto ( come facessi a sostenere questa tesi rimane ancora oggi un mistero). Loro mi tenevano stretto ma nonostante tutta la forza di Giorgio e la vera o falsa dolcezza delle suore infermiere mi agitavo mollando in ordine di apparizione: calci sul seno alle suore, impossibilit di placare le mie urla che pi di dolore erano per il fatto che tutti mi toccavano e tanto mi dava un fastidio tremendo; per farmi una puntura fui capace di spostarmi e farla fare di conseguenza ad una interdetta suora che sicuramente perse la pazienza ma comunque cera Dio che pensava a me; ricorso alla forza brutale di tutti compreso il dottore per mettermi i punti, tanti e secondo me atroce tortura messi a m di chi cuce un materasso. Tutto fin finalmente e tornando a casa mi tornano in mente le cure di mia madre che era non era venuta in ospedale perch penso sarebbe svenuta nel vedermi dibattere e ribellearmi anche nei confronti di ci che era giusto: cio non perdermi nel corso di una vita che era s di sofferenza ma anche di un bimbo che aveva grande voglia di vivere. In fondo non volevano altro che fermare quel sangue che copioso scendeva lungo il mio piccolo corpo. Chi avrebbe mai pensato che quel sangue molto pi in la sarebbe divenuto il mio godimento e la mia sofferenza. 8

Il ricordo dei miei prima anni fu veramente il deja v di un calvario ricordo profonde crisi dasma che non mi davano pace , mi facevano pensare a quel tempo come una persona diversa, sofferente e non uguale a tutti gli altri viventi, Era sufficiente un po di polvere , un tappeto pulito in modo poco ortodosso , dovevo stare attento allalimentazione soprattutto alla cioccolata che il Dott Nardi proibiva in qualsiasi forma di somministrazione. Ricordo benissimo in quei tempi di un farmaco miracoloso: si chiamava sanasma e dopo averlo ingerito il mio ansimante respiro si trasformava in un piacevole modo di respirare quanta pi aria desideravo, come ad un tratto trovarsi nella pi alta montagna piena di ossigeno e dove i miei polmoni potevano far festa in estasi e con il profumo di grandi e ricche piante che immagino contornate di piccoli fiori. La mia patologia veniva seguita come ho gi detto dall irreprensibile ed incazzoso Dott Nardi . Ricordo le sue visite o a Recanti oppure a Civitanova Marche; ricordo come ero dispettoso nel riportare al dottore tutte le cose che mi erano proibite e che invece confessavo di fare con l ovvio disappunto di mia madre che veniva rimproverata ben bene ed io. me la ridevo sotto i baffi che non avevo, ricordo che provavo un sottile e sadico piacere nel vedere mia mamma chioccia sgridata in malo modo dal dottore. Durante linverno della mia fanciullezza le mie lunghe giornate trascorse a casa rinchiuso a causa della mia malattia fecero del mio mondo la costruzione di una realt fatta di fantasia, si stavano formando i miei elementi caratteriali tutti propensi verso linvenzione solitaria di costruzioni di navicelle che facevo circolare in giro per la casa e che venivano premiate o con qualche regalia o semplicemente con un gesto affettuoso delle donne presenti nella mia casa . Queste erano mia nonna innamorata di me, ma alla quale certo non dispensavo mille dispetti di ogni sorta, ero dispettoso e violento e tra laltro i miei piedi piatti mi costringevano a portare le scarpe ortopediche che diventavano pericolosi strumenti quando allapice dei miei fenomeni di nervosismo erano fonte di calci ..che devo dire erano molto dolorosi ; Le mie vittime erano un po tutte le donne mia madre mia zia Luisa la figlia della mia adorata Pia tutti in 9

quei tempi portavano i segni delle mie pedate. Ricordo un episodio accaduto ai danni del dottore di casa, un uomo particolarmente tirchio ma sicuramente un rompipalle con me scherzava ed io non ero proprio accondiscendente al suo modo di schermirmi tanto che ricordo in una occasione mentre giocherellava con i miei amati topolino non esitai, e gli diedi un calcio talmente forte che non os piu darmi fastidio. Ricordo la mia amata Pia che nelle mie notti insonni dovute all impossibilit di mettermi a letto per il fatto che non riuscivo a respirare e che spesso mi aiutava rimettere il catarro che copioso si formava nei miei polmoni. Lei con amore ha seguito sino alla sua vecchiaia tutte le mie vicissitudini che narrer in seguito. Lei era la mia compagna di carte , Lei era la mia ombra sempre disposta nel bene penso mi amasse pi di mia madre: Lei era buona dolce mi adorava a mi preparava ogni manicaretto pur di farmi contento. Lei era cos io non conosco la santit ma per me lei era una santa.. Ed anche di lei avr tanto da raccontare. Mia sorella , essere perfettissina sin dalla sua infanzia, bella , molto donna , ma molto semplice , molto intelligente ma troppo ordinaria una buona borghese senza qualit eccelse, senza terremoti dell animo, ricordo comunque che entrasse spesso in discussione con mio padre che per lei aveva pensato ad una vita di principi, senza scossoni senza tante divagazioni sul tema. Piu in l si innamoro di Fulvio, lei aveva quattordici anni, il suo Fulvio tredici da quel tempo non si sono pi lasciati; cresciuti insieme, viaggiato insieme , pensato alla loro vita a due io le ho voluto bene ma per me era la perfettissima non stava mai male, ascoltava Rita Pavone e giocava con le bambole alle quali per ritorsione ricordo in una mia piccola follia di aver tolto loro tutte le teste, I conflitti di mia sorella con mio padre erano frequenti mio padre era un po allantica con lei e voleva per lei le migliori cose che la vita le potesse offrire. Mio padre fece una tragedia quando la vide a braccetto con Fulvio per lui era troppo e si incazz veramente tanto che gli ruppe tutti i dischi che possedeva.. sar stato un p un figlio di puttana ma quella scena mi divertii molto anche se fingevo un atteggiamento di solidariet con mia sorella, quella che dopo 10

tanti anni si mostr per quello che era una convinta borghese di paese . Ma torniamo alla mia infanzia ricordo che in sordina capii che sapevo disegnare, alle elementari la mia maestra Farroni placava la mia vivacit facendomi disegnare ma io non facevo bei disegni come sapevo fare, anche in quel contesto stranamente fingevo, come se non volessi far capire nulla di me mi limitavo a fare stupidi disegni di guerra : disegnavo grandi montagne dove tratteggiavo stupidi soldatini alcuni di colore rosso , che prediligevo ed altri neri la guerra che si svolgeva semplicemente cancellando uno alla volta i soldatini vincevano sempre quelli rossi ; forse oggi sono in grado di capire perch il rosso mi piaceva, sentivo a quei tempi che il rosso avrebbe condizionato la mia vita. In privato, quasi di nascosto disegnavo invece i fumetti di topolino oppure vecchi marinai erano belli, sentivo la mia giovane mano seguire il mio talento sapevo si disegnare ma non volevo che si sapesse. Un giorno ricordo che mia sorella che frequentava il primo anno delle magistrali presso le Suore ( tanto appare ad ora molto eloquente) Bambin Ges avrebbe dovuto dar forma alla classica testa di leone dei resti greco romani. Il disegno mi interessava ed era necessario utilizzare la tecnica sfumata a matita ed era la prima volta che mi sarei cimentato in un disegno di tal genere. Con una presunzione del principiante le dissi: Fammi vedere sorella lei un po titubante mi allung il disegno ed io pretesi che mi desse tutto l occorrente; presi quindi il foglio lo squadrai ed inizia a dar forma al leone ; intorno a me cera l incredula sorella non ricordo se mio padre, Pia, mia madre. Con quel disegno inizi la mia autoaffermazione come disegnatore a poco a poco le forme del leone si unirono ed il disegno palsmato dalle mie mani divenne ancor pi bello della copia che mi aveva dato da riprodurre avevo sette anni e per me inizio la mia carriera di pittore. Alle medie cominciai ad affinare la mia arte pittorica. E Fatto notorio che viene dispensato molto tempo al disegno libero ed io in un crescendo di tecnica e colore davo spazio a tutta la mia arte. Attraverso il disegno esprimevo me stesso e le pareti dello stanzino dove studiavo divenne la mia tavolozza; disegnavo 11

ovunque, in ogni spazio delle pareti che riuscivo a raggiungere cera il pescatore o il marinaio con lespressione delle rughe solcate dal sole ; piccola divagazione il mare diverr il mio ambiente prediletto e gi da pi grande molto pi grande amavo fare amicizia con i pescatori, uomini di grande semplicit e saggezza, uomini che dal loro pescato traggono la sussistenza per la loro vita e, se cos si pu dire osano sfidare il mare, quel mare che tradendoli pu togliere la vita gi a quei tempi avevo letto con ammirazione l isola del tesoro cento volte, cosi come ventimila leghe sotto i mari. Leggevo molto durante la mia adolescenza cosi come quando ero malato ascoltavo le favole di nel mondo c ne. cera una volta. ed allora grande spazio al gatto con gli stivali a cenerentola che mi apparivano come una grande ingiustizia tutto questo caratterizz la mia adolescenza amavo le persone deboli o sfortunate ed odiavo i profittatori gli imbroglioni e i farabutti. Il libro che ricordo di aver amato era il vecchio e il mare di Hemingway e Mobj Dick di Melvill. Il Mare, lestate salvifico momento della mia giovane esistenza. Il perch presto detto in quel periodo non mi ammalavo e lasma scompariva. Tutto era meraviglioso divenni un ottimo nuotatore tanto che facevo parte della squadra di nuoto pinnato delle piscina del grattacielo e da li a pochi anni formammo la squadra di pallanuoto. Stare al mare, dentro il mare, nella profondit del mare, era come rientrare nella placenta materna. Iniziavo ad immergermi al mattino presto, il cortisone mi aveva reso cicciotello e resistevo a tutte le temperature dell acqua anche a quella mattutina che si presentava trenta anni fa come una nuvola trasparente piovuta dallo splendore del sole, dove con maschera pinne e boccaio trascorrevo ore ed ore alla caccia dei cannelli ero sicuramente il pi bravo, anche di Luca di camerino con cui gareggiavamo a chi ne riuscisse a prendere di pi; ero il migliore e del pescato ne vendevo un p ai ristoranti ed un un po ai turisti che ricordo me li pagavano molto bene; ma spesso li portavo a casa e Pia li trasformava in buonissimi gratinati. Ricordo come se fosse adesso come insieme a Carlo e Varo, marito della figlia di Pia, andavamo a pescare le cozze io ero l lunico a resistere di pi nella pesca,mentre i miei due ospiti si limitavano a prendere i molluschi di superfice. A tutti gli 12

effetti mi sentivo uomo di mare sapevo tutti i trucchetti ed avevo un fiato incredibile quando scendevo dovevo portare dalla mia immersione un numero ragguardevole di belle cozze enormi. Mi sentivo, con il canotto regalato da un amico di pap: Tino San Paoli, un vero prodiere un piccolo capitano di una nave che mi appariva grandissima Non era grande ma per me s, era verde con delle striature bianche e non ricordo di averle mai dato un nome.

Lestate continuava con partite di tennis, grandi nuotate, amori non ricambiati, sapevo nonostante il mio peso giocare distintamente a tennis, sapevo sciare, ma nuotare era la mia passione quando iniziavo le mie nuotate era il viaggio nel pieno rispetto di un colosso che pulsava e cambiava umore con le sue maree e si incazzava perch tormentato dal vento , si calmava di sera ma era pronto e ribellarsi nel mattino seguente ma poi trenta anni fa come dicevo, quando era calmo e trasparente diventava il mio amico che ho sempre rispettato e amato poi ci fu un evoluzione quando ad un tratto della mia vita ,avevo circa sedici anni con lo sviluppo e la fine del cortisone mi dimagrii di trentacinque chili e da quel momento iniziarono i grandi problemi della mia esistenza, racconter nel prosieguo di questa storia cosa accadde, per ora vi dico che cambi veramente la mia vita, la mia adolescenza: si impennarono i rapporti con le amate donne, si distrussero i rapporti con le persone che mi volevano , penso, veramente bene. La mia persona il mio carattere da pacioccone come diceva mia madre mi traform in un ragazzo molto piacente, nevrastenico, ribelle ad ogni postulazione costituita inizi il mio vagare di gente in gente alla bellezza della vita passai allesistenzialismo ed alle mie lotte sociali. La casa di Porto San Giorgio fu testimone di grandi ricordi , avverto il bisogno di narrare come fu in qualche modo in quel luogo che avvenne liniziazione ai miei primi amori musicali. Avevo circa quattordici anni ed avevo il consenso di rimanere sotto il bar di casa per il tempo che volevo.Cera un ragazzo Stefano dall anima persa ed il cui canto angoscioso proveniva 13

dalla sua chitarra, Yamaha dodici corde, una chitarra che manteneva con cura ed ogni sera prima di iniziare i suoi esclusivi concertini accordava per ore. Il nostro appuntamento musicale non era determinato e senza orario . Lo vedevamo sbucare dal di dietro della nostra casa con un sorriso triste ma felice di saper che lavremmo ascoltato per ore senza interromperlo. Ci riunivamo tutti intorno a lui, in fondo fu linizio della mia passione per i concerti. Le sue cantate mi fecero conoscere la poesia di Francesco Guccini; le mie preferite il vecchio e il bambino, la locomotiva. Mentre ascoltavo pi che la meravigliosa melodia della chitarra ascoltavo le parole trascinate da un voce che esprimeva la sofferenza dell autore. Parole e poesia, ascoltavo Stefano per ore intere addirittura fino alle quattro del mattino, capitava che mi emozionassi e piangessi. Stefano aveva lineamenti eleganti e cornice del suo viso erano lunghi capelli ribelli biondi. Dentro i suoi occhi, nonostante la mia tenera et scorgevo qualcosa di inquietante, erano grigi con sfumature di azzurro , Erano penetranti e sofferenti ,non so perch ma in lui cera tanta sofferenza. Non mangiava quasi mai e spesso facevamo la colletta per fargli mangiare un pezzo di pizza. Non che non avesse un famiglia e di certo anche benestante ma lui era lontano da tutto ci, viveva con intensit di notte forse perch quando calava il buio la sua chitarra con la forza con cui la suonava divenisse una sorta di contestazione e ribellione un canto che aveva con se il dolore di un anima che non aveva pace. Odiava il bel tempo, il sole accecava il suo sguardo, faceva il bagno quando pioveva ed il mare era mosso solitario in quei momenti cantava i suoi motivi preferiti. Le ragazze lo volevano ma lui non amava averle intorno come una necessit che il mondo femminile dovesse essere testimone dei suoi turbamenti. Sono convinto che egli volesse attenzione e che questa attenzione si traducesse in un amore Platonico il suo dialogare con loro era solo la musica e la sua meravigliosa voce. Veniva bistrattato dai ragazzi della sua et compresa mia sorella che nonostante la sua et aveva una sensibilit ridotta male, lei viveva serena, Stefano no. Da parte mia ricordo di averlo difeso varie volte, lui alle provocazioni del mondo di stolti reagiva con l indifferenza con sublimazione di se stesso. Era un ragazzo solo, ma io cercavo di parlare con lui che mi rispondeva con monosillabe non amava parlare di se 14

stesso. Ma di notte era vera proclamazione di un inno , del canto che viene dal cuore e attraversa lanima fusa con la musica che infondeva alla notte le note che mi permettevano di travolgermi in un mondo fatto di stelle. Spesso si fermava con la sua chitarra e indicava le stelle quasi le considerasse come il suo giaciglio la sua culla la sua fonte di non dolore. Le notti scorrevano ed io avevo imparato i motivi di quelle canzoni che in parte ancora ricordo a memoria le canticchiavo con lui e lui man mano che le estati si succedevano incessanti, nel contempo avevo comprato tutti i dischi di Guccini, Guccini fu il menestrello della mia infanzia. Non dimenticher mai i suoi occhi, occhi che si chiusero per sempre molti anni dopo. Erano finite le estati dellestasi per lui il volo dall ultimo piano della sua casa fu l ultimo canto di un requiem di morte perch mor forse ponendo fine al dolore che da sempre avevo letto nei suoi occhi. Torniamo indietro, alla mia adolescenza ed alla mia asma ed ad una mia sete di conoscenza ed apprensione. Avevo si e no sei sette anni e la situazione che piu mi si aggradava era quella di ascoltare i racconti di mio nonno. Si mio nonno un omone calvo e cieco che aveva fatto sia la guerra di Libia sia la prima guerra mondiale insignito come Cavaliere Dell ordine di Vittorio Veneto. Mio nonno tutte le mattine apriva la finestra della stanza dove trascorreva gran parte del suo tempo e a petto nudo faceva cento gineflussioni, lui aveva il diabete e per questo la cecit. Ma dentro di se aveva mille racconti da narrare io mi facevo portare da lui spesso per non perdermi i suoi racconti che erano in un misto di leggenda e storie vere. F lui a raccontarmi come lo scorpione messo alle strette da un cerchio di fuoco si suicidasse. Lui mi raccontava questo per farmi capire come anche un animale ha la sua dignit; mi raccontava dei duri scontri che avvenivano corpo a corpo, leggevo in lui lamarezza per le persone da lui uccise, capii che il mondo sembrasse impostato sulla legge mors tua vita mea. A lui non piaceva uccidere e forse per non intaccare la mia sensibilit pi di tutto mi raccontava la dura vita dei campi dove certo non cerano bagni e spesso bisognava fare i conti con i serpenti velenosi che infestavano quelle lontane terre. Mi affascinava il modo con cui aveva trovato la forza di non 15

impaurirsi di quei pericolosissimi animale e gi per me questo era un gesto eroico. Con i suoi racconti apprendevo i termini della vita di quei luoghi che a me apparivano fantastici pensando fra me e me che io non sarei mai riuscito a vivere in quei pericolosissimi luoghi; Lo mettevo a disagio quando gli chiedevo il perch il nostro paese avesse bisogno di conquistare altri paesi , perch nella mia ingenutit non condividevo invasioni pensavo che popoli diversi dovessero respettarsi ; lui rispondeva che lo facevamo per il loro bene ma io ci credevo poco. Durante i suoi silenzi gli accarezzavo la testa mi sembrava il miglior modo di sedare la sua sofferenza perch nei suoi racconti avvertivo il dolore dal fondo della mia sensibilit che tanto bassa non era cercavo di rimettere i racconti sotto il profilo eroico del gesto. Per me mio nonno era un eroe ed il teorema che avevo un nonno che era stato un eroe. Questo in me suscit con l apprensione del gesto eroico, ma la ricerca nella mia piccola vita, di ricercare nella mia fantasia miei gesti eroici. Mio nonno mi trasmise quel tanto da far sviluppare in me il senso della fantasia, della giustezza dei gesti che possono essere solo come sono e che l uomo in un momento di pace deve sentire come gesti appartenenti alla sua vita, alla sua unica vita. Spesso nei suoi silenzi gli toccavo il barbaglio lui sorrideva e cominciava una nuova storia. Un cosa ricordo molto bene che sopra la su poltrona ci fosse sempre un grande gatto nero che si chiamava nerone era un gatto tanto docile con il nonno, gli faceva molto compagnia sembrava anche capire l importanza delle gesta del nonno ; Mio nonno veniva rispettato, mio nonno veniva amato, io gli ho voluto un mondo di bene e con lui iniziata la mia sete di conoscere la vita e di viverla nel bene e nel male. Non posso non evidenziare quello che da sempre ha segnato la mia storia, forse ho tralasciato momenti importanti dove per non nego che tutto esprimesse un attivit di me inquieto, esistenzialista e con una fervida propensione alla condiscendenza verso ideali che raccoglievano ci che nel tempo in me aveva trovato dimora. Non sopportavo i soprusi, non sopportavo che gente non avesse la possibilit di vivere una vita dignitosa, che la gente nel sistema in cui vivevo 16

venisse dimenticata e posta ai margini di un esistenza che era prerogativa di pochi.7777 ( continua pg16) Avevo sedici anni e frequentavo il primo anno di liceo , come vi ho gia detto fino a quel momento il mio stato fisico non mi creava problemi ma era un vero in me sentivo che il sesso opposto, le donne, che poi sono state talmente importanti nella mia vita, non mi considerassero, non avessero per me sguardi di desiderio ,di ammirazione , di complicit. La mia sessualit era stata vissuta intensamente in et potrei osare la parola puerile adolescenziale. Tutto si risolveva in grandi dipartite sotto il tavolo data la mia giovane et, ed alla vista delle mutandine delle donne avvertivo in me leccitazione che sfogavo sotto il letto della mia camera con un movimento naturale che mi permettesse il piacere ; spesso questo masturbarsi veniva interrotto da Pia che con la scopa mi tirava fuori dal letto dove mi ero nascosto. Non nascondo che poi mi vergognavo , ma fino ad un certo punto perche mi sembrava troppo bello e troppo piacevole e quando potevo insistevo in quell atteggiamento. Venne, anzi arriv come un uragano tutta dun tratto la masturbazione; ricordo che di nascosto guardavo un vecchio libro di medicina dove forse la mia perspicacia mi permise di apprendere che quello che facevo era naturale ed allora il passo verso la masturbazione vera e propria divenne normale. Ho un ricordo fisso nella mente il catalogo di postal market che nelle pagine della linger femminile era fonte di grande eccitazione e cosi pippa dopo pippa iniziavo a guardare le donne della mia classe e gi in terza media organizzavo piccole festicciole con musica e grande struscio mi piaceva il contatto con le giovani ragazze ma mi accorsi che piaceva anche a loro. Le musiche erano sempre dei lenti dove alla fine ci stringevamo fino ad avvicinare i nostri sessi. Devo dire che mi piaceva ed anche molto, ma la strada era sempre interrotta dal bello del gruppo, gran fisico e gran mandrillone. Capii tutto quanto ad un certo punto della mia vita accadde un episodio direi devastante; si pu riassumere con due parole: la cura al cortisone era giunta al termine ed avevo iniziato una semplicissima cura dimagrante nellarco di un mese e mezzo persi trentacinque chili. 17

Prima di affrontare la seriet e complessit di un argomento come lanoressia mentale che tanto stata determinante per la mia vita, voglio ricordare un episodio collegato allasma che in altro posto del mondo ebbe un risvolto strano o meglio magico perch accadde non proprio a me ma ad un indigeno dell Isla de Margherit in Sudamerica e pi precisamente nel grande paese del Venezuela Eravano arrivati io il mio amico Claudio ed un terzo di cui non ricordo bene il nome su di questisola bagnata dal mar dei Caraibi. Prima eravamo passati a New York City poi in Puerto Rico dove c ne andammo prima del dovuto; un paese che ricordo brutto e violento e la cui unica immagine che mi rimasta impressa era quella di un giovane venditore di cocaina che senza una gamba e un braccio ed che poteva avere i circa tredici anni spacciava su di un luogo fatto di case di cartone e con l immondizia che emanava un odore acre e nauseabondo. Ci dirigemmo quindi a Caracas dove ricordo solo che dal tragitto dell aeroporto al bellissimo Albergo Tamanaca Intercontinental ci drogammo con dell ottima mariuana , bevemmo birra e tirammo onesti quantitativi di cocaina il tutto procacciato da un taxista che si avvaleva di una scassatissima autovettura dove le copertine erano di finta pelliccia e dappertutto cerano pupazzetti che si muovevano quasi ad emulare il sordido movimento dellautovettura. La sera stessa andammo vestiti di tutto punto con giacca e cravatta in una discoteca dove a quel tempo il popolo giovane della Caracas bene si dilettava nella danza scandita dalla musica del Emeneito. Fu una serata pazzesca avevamo un tavolo dove intorno a noi c erano donne bellissime; ho ballato per tanto tempo quel ritmo con una donna che era stata miss Venezuale l anno prima. Era bellissima pi alta di me e per non creare imbarazzo ad un certo punto si tolse le scarpe. Non so come, ma ci capivamo benissimo lei mi abbracciava forte per poi farmi roteare, le mie gambe si strusciavano alle sua seminude, il suo seno turgido mi imbarazzava e nel contempo mi eccitava da morire. So che facemmo del sesso in bagno non nego che forse e stata la donna pi bella con cui ho fatto lamore; Ma non 18

basta sempre all interno di quel locale, dove circolava molta cocaina, incontrai il fratello di un mio amico anche lui avvinghiato ad una stupenda donna, l unica differenza era che questa vendeva senza scrupoli e controlli la cocaina buonissima e non esitammo a comprarne un po con pochi soldi perch la coca in Venezuela un mare magnum , Insomma feci l acquisto. Il dosaggio erano cannucce ripiene che con cinquanta dollari finimmo per offrirla a tutti . Cerano s i buttafuori ma sicuramente erano abituati a quei traffici, io per ritegno andavo in bagno la tecnica era semplice con un morsetto si apriva la cannuccia la si metteva tra la conca che c fra pollice e medio e via. poi con l accendino si richiudeva la cannuccia. Quella sera con cento dollari bevemmo rum, cuba libre noi e tutte le donne che erano intorno al nostro tavolo io nella follia mi facevo chiamare il Principe e da come ero vestito no cerano dubbi: abito grigio fatto a mano da una sarto di Napoli camicia bianca con gemelli e relativa cifra il famoso tre punte nel taschino della giacca,calzino in seta e scarpa nera. Andammo a dormire sfatti e ci perdemmo il nostro amico di viaggio lo ritrovammo sugli scalini del Tamanaco mentre amoreggiava con una puttana, non era come noi era un po imbranato, forse solo una puttana poteva dargli corda. Da Caracas ci organizzammo per andare a vedere le meravigliose cascate chiamatele Angels con un piccolo aereo. ci volle del tempo per riprenderci alla nottata trascorsa a Caracas. Quelle meravigliose donne ci raggiunsero con i loro aerei privati parcheggiati nelle loro lussuosissime ville. Le rivedemmo tutte e con loro ce la spassammo sulla caraibica Isla Margherita. Come ho gia evidenziato e prima di narrarvi le peripezie del nostro arrivo all Isola accadde un giorno una stupenda storia che merita di essere sottolineata, Nell isola ci sistemammo in un villaggio praticamente ai piedi della spiaggia pi bella dell Isola. Questo era piccolo aveva al centro di una decina di bungalow una piscina illuminata, con a margine della struttura una costruzione in legno con una veranda dove si faceva colazione e si poteva pranzare ,a cena gustando delle ottime aragoste o ogni sorta di pesce. In questo villaggio ci trovammo 19

con dei nostri amici di Napoli che erano gi ben inserti nel villaggio. Mi sembra che proprio uno di loro mi disse se volevano acquistare un po della buonissima gangia. Di l a poco, senza perder tempo partimmo con la macchina affittata verso il luogo dove mi aveva detto che cera un ragazzo che si guadagnava la vita vendendo la cocadas, ottima bibita servita dentro la noce di cocco con tanto di latte di cocco con laggiunta di ottimo rum. Era vicino ed arrivammo subito il baracchino costruito in legno, sullo sfondo una giungla scura ed inquietante . Una piccola luce illuminava tutto il percorso da un posto allaltro che seguiva nel cammino. Da una parte e dallaltra cerano bucce di cocco di ogni sorta e dimensione. Quel posto sembrava che non esistesse ma comunnque era la fonte di vita di quella che in seguito capimmo era una famiglia, Al nostro arrivo , Roberto accigli il suo viso, non capiva , non cera il solito ragazzo di cui non ricordo il nome mi sembra Miguel ma non sono sicuro comunque al suo posto seduta sul bancale in legno c era una giovane fanciulla, bellissima i suoi capelli neri risplendevano sul suo corpo seminudo, un vestito direi essenziale per poter dire non sono nuda. Mi colpii molto la sua gamba appoggiata in modo che si intravedesse il suo piccolo slip bianco. La sua pelle era abbronzata e bellissima di un colore della migliore cipria di Chanel, il suo seno semiscoperto era turgido e diritto e dal vestitino si scorgevano i capezzoli scuri minuti, composti, meravigliosi. Un p imbarazzati chiedemmo due cocadas, lei subito si attiv con fare lento e professionale,le sue movenze erano eleganti, il suo portamento ineccepibile feci un grande sforzo per non allungare la mano sul suo seno che mi aveva stregato. Dopo aver sorbito lottima cocada fresca e di pregevole gusto, il mio amico chiese alla ragazza dove fosse Miguel ci squadr e ci spieg che stava male ed era costretto a riposare in casa. Non cerano tante persone n di certo non cera tanto denaro da rubare comunque port con se il suo ricavato. Era giunto l imbrunire ed insistemmo a che la giovine ci portasse da suo padre. Penso che si fidasse di noi anche perch Roberto era andato altre volte. Ci avviammo quindi all interno di quella boscaglia da lontano si notava una luce di una lampada a petrolio. Io mi guadavo a destra e a manca in quanto avevo una discreta paura di animali locali; mi dava sicurezza l incedere della 20

ragazza a piedi nudi dopo circa cinque minuti di cammino arrivammo dinanzi a quella che per noi altro non che una baracca. La sua dimensione era minuscola costruita con la terra e canne con un tetto fatto di canne di bamb la luce che vedevamo era allinterno dellabitazione dove al centro cerano due amache coloratissime in un angolo cera un fornellino con vicino barattoli che penso fossero per contenere il caff.e padelle invecchiate dal tempo, Il tutto era dignitoso e affascinante, i suoi vecchi mobili colorati parlavano di vita. C erano anche degli arazzi coloratissimi che facevano da pavimento, da evidenziare che la dimora del malato aveva come soffitto un intreccio di canne di bamb anchesse colorate di rosso con impastato il fango della fitta boscaglia. Giunti a destinazione chiedemmo dove stesse Miguel, la ragazza fu stupita dal fatto che non lavessimo visto, ed aveva ragione lui era riverso sopra una sorta di panca di pietra con sopra una coperta vecchia e consunta, ansimava ed era sofferente non riusciva a respirare e probabilmente portava sopra il suo grembo un piccolo bimbo completamente nudo che sembrava capisse la sofferenza del padre, Io e Roberto ci guardammo negli occhi poi ci girammo verso la ragazza che ovviamente era sua figlia, altre donne non cerano e sinceramente il nostro pensiero cambi ci dimenticammo del fatto che eravamo venuti per comprare lerba e chiedemmo, anzi Roberto chiese in spagnolo che cosa avesse suo padre; I suoi occhi si illuminarono, forse comprese che il nostro interessamento era sincero e ricco di bont d animo. In poche parole concitate ci spieg che suo padre soffriva dasma nervosa e che le sue crisi nel periodo estivo erano sempre pi frequenti. Questa situazione ci addolor e cercammo di pensare sul cosa e sul come aiutarlo; la nostre scelte divagavano su un ipotetico ricorso alla chiamata di un medico di turno, ma la nostra prima idea fu censurata dalla ragazza che ci port a conoscenza che di medici nell isola erano pochi e stavano tutti dall altra parte dell isola e quindi niente da fare. Ad un tratto un fulmine mi balen in mente, nel mio marsupio avevo il Clenil Compositum Sprai., lo portavo con me sempre in viaggio stante il fatto notorio di essere allergico ad ogni sostanza quale polvere graminacee, ed altre eventuali piante o polveri che in paesi che non conoscevo vi potessero essere. Quindi se il medicinale 21

funzionava per lasma allergica per un principio di natura induttiva poteva essere anche valido per lasma allergica. Nel frattempo il giovane Miguel, pur non comprendendo i discorsi fra me e Roberrto, parl allorecchio di sua figlia, lei di corsa entr in casa e ci port due birre fresche e devo dire anche molto buone. Ad un tratto fatto un sorso di birra chiesi a Roberto di prendere il bimbo che era sopra il grembo del padre, quindi mi accostai a lui, la meravigliosa ragazzina non capiva ma prese con se il bimbo i cui occhini sembravano aver compreso che stavamo cercando di fare qualcosa di buono per suo padre. Io mi avvicinai a Miguel e stranamente in quel poco di spagnolo che parlavo gli chiesi di alzarsi piegato in avanti e Roberto mi aiut avendo compreso quello che volevo fare. Presi in mano il magico farmaco che fortunatamente era ancora quasi pieno gli chiesi di aprire la bocca e di cercare di fare un bel respiro, la giovane ragazza aveva un dolce sorriso stampato sulle labbra ed il bimbo che teneva tra le braccia allungava la manina verso di me era giunto il momento premetti con forza lo stantuffo una e poi due e poi tre volte.. accadde quello che immaginavo Miguel sorrise inizi a respirare e penso dalla felicit, inizio anche a piangere poi si rivolse verso di me quasi urlando e dicendo Doctor miraculo , esto est los plus grande evento della mias vida.. E difficile narrare ,senza cadere nell amozione delle parole, per me fu la cosa piu bella che mi accadde nella vita; quegli occhi di Miguel erano profondi come chi nel mare cerca di raggiungere la piu bella pietra di corallo , la piccola ragazzina piangeva e sorrideva e lo scuro colore degli occhi del mistero della vita le fece fare quello che si fa ad un uomo che si ama mi baci sulle labbra e mi diede il piccolo bimbo tra le braccia la persona pi preziosa che seppur piccolo pensava che di nuovo la vita riprendesse seppur nella loro dignit che guardandoli mi appariva come la pi grande ricchezza. Si la ricchezza di un gesto per me semplice ma considerato comunque come aver salvato un uomo il cui cuore non batteva pi. Poi il delirio inizi a placarsi ma io feci un gesto che super tutto quello che avevo fatto presi il farmaco e gli dissi in italiano: e tuo usalo con parsimonia che altro non significa solo quando ti serve comprendi quanto te dico e lui comprendo ma attiende achi e and via. Rimanemmo tutti fuori casa non riuscendo a capire dove fosse andato Miguel 22

torn dal di dietro della casa che volgeva verso la foresta era la seconda uscita di casa che capii serviva per far in modo che la casa si potesse, con un fare intelligente, areare. Aveva con se una scatola sporca di terra , la pul ben bene e con il sorriso sulle labbra mi fece cenno di aprirla; io un po meravigliato ma consapevole che dentro quella scatola ci fosse un qualcosa che mi avrebbe prodotto piacere la aprii, tutti sorrisero tranne Roberto che dietro di me non aveva realizzato, dentro cerano tutte scatoline di plastica abbastanza grandi da far intravedere che il contenuto altro non era che marjuana tanti diversi tipi di marjuana. Ebbene era come guardare una scatola di cioccolatini mai prodotti prima perch troppo buoni, o meglio era come vedere tutte le donne che un tempo ti piacquero ma che non avevi osato avvicinare completamente nude con lo sguardo provocante e sensuale. A quel punto dissi a Miguel se fosse disposto a preparare un t in quanto in Venezuela non esistono le cartine. Non ci pens su un attimo chiamo la bellissima ragazzina ordinandogli di andare a prendere una sorta di teiera, mi fece quindi preparare a me l infuso presi dal mio marsupio delle garze, quindi aprii tutte le scatole e ne presi un pizzico da tutte alcuni erano molto resinose e quindi invitai Roberto a prendere una sigaretta e spalmai quello che rimase sulle mia dita su di una sigaretta quindi ebbi lonore di accenderla e gia alla prima tirata vedevo pi luce nella casa e con locchio guardando fuori da questa vedevo una foresta sempre pi colorata e meravigliosa e profonda ma soprattutto scorgevo in quella giovane ragazza che con eleganza si apprestava a fumare la canna con tutta la sensualit di una donna che tanto sapeva della vita ma che nessuno mai l aveva interpellata. Nel frattempo che lacqua bolliva chiesi a Miguel se avesse un p di lime e di zucchero, un po preso di sorpresa cerc lo sguardo della fanciullesca bellezza la quale senza tante riverenze ma con tanta armonia si alz da terra con un eleganza un po scomposta che mostr le sue gambe lunghe e tornite del colore del sole meravigliose, questo l unico appellativo meravigliose. Dopo un p mentre tutti si davano da fare il decotto di maria era pronto, lo lasciammo freddare e in me ora borghese pentito feci quello che un borghese avrebbe fatto: esagerare chiesi se per caso conosceva qualcuno che aveva della buona coca. Non feci in tempo di finire la frase che 23

Miguel scomparve di nuovo mi lasci con Roberto che probabilmente era immerso nel suo viaggio; il decotto stava facendo effetto ed era perso nei colori e misteri della foresta. Nel frattempo io rimasi con la ragazza, tutti e due sentivamo i forti effetti del decotto , i nostri sguardi si incrociavano sempre di pi lei si avvicin a me ed il suo corpo sembrava chiedesse carezze; mi venne la voglia di toccarla di baciarla, i desideri del t danno anche una sensazione sensoriale straordinaria, il decotto era forte e iniziarono i miei percorsi verso l ignoto, non sapevo cosa realmente stesse accadendo dentro di me il benessere pi assoluto, fuori una ragazza bella e tanto sensuale da eccitare la mia fantasia erotica; Mentre ci accadeva si present Miguel, lo vidi arrivare da una foresta sempre piu luminosa e profonda, dove i cocchi dalle palme sembravano concertare il nostro viaggio verso l indescrivibile. Si present con le mani sporche di sangue misto a fango , probabilmente aveva scavato in un luogo non tanto lontano ma sufficiente da farmi rimanere tanto tempo con sua figlia. Intanto il piccolo sorrideva riposto ben sopra lamaca con in mano un biberon pieno di latte di cocco, mi ispirava tenerezza avrei voluto fondere la mia persona tra un gesto amoroso con la ragazza ed una carezza al piccolo sentivo in me la volont di dare amore , affetto, riconoscenza per un esperienza nuova dove dentro leggevo leffetto benefico di aver fatto del bene. Miguel aveva due pacchettini di cuoio uno nella mano destra ed uno nella mano sinistra mi porse quello della mano sinistra, in fondo la mia mano preferita il verso da dove partiva il mio contatto con la vita. Aprii il sacchetto e dentro un enorme sasso di coca non pensai tanto su cosa fare lo ringraziai ma lui continuava a ringraziare a me. Presi il sasso e con il coltellino sgretolai un p di coca nel decotto rimasto La calda miscela sciolse il tutto. Tutto era pronto per esagerare ne versai su quattro lattine aperte con la logica funzione di bicchiere ne diedi uno a Miguel che probabilmente non aveva mai visto quello che stavo facendo la ragazza vicino a me lo prese con curiosit e con la volont di seguirmi ed assecondarmi in tutto quello che facevo cercai Roberto ma lui non cera pi si era perso dentro uno strano cespuglio forse cos mi sembrava, quindi gli porsi il bicchiere e senza alcun indugio lo bevve tutto in un fiato non mi chiese nulla ma da quel momento lo persi e lo ritrovai a notte 24

inoltrata che correva da un luogo all altro con la camicia a mo di bandana ed urlava che riusciva a fermarsi pregando Dio di perdonarlo per il male che avrebbe fatto se sua madre lavesse visto in quelle condizioni. Io intrepido chiesi a Miguel un vassoio un piatto, un qualcosa, dove preparare il rituale dellassunzione di quella coca buonissima, Lui cerc all interno della casa dove i colori degli oggetti dei tappeti dellamaca si illuminavano di una gradevole luce .quindi presi il logoro vassoio della coca cola e iniziai a preparare lunghe spirali con la sostanza l assunsero tutti in silenzio e mentre lassumevamo continuavamo a sorseggiare il decotto ad un tratto guardavo sempre con pi desiderio la ragazza che per assumere la sostanza dal vassoio si era messa a sedere con le gambe in posizione yoga, non era un contemplazione buddista che vedevo ma al passaggio del vassoi vedevo il suo slip che congiungeva l armoniosa posizione maliziosa che aveva assunto. Ad un tratto ricordo che non avevo pi energie per stare fermo ma che volevo camminare per mano con la figlia di Miguel . ricordo solo che in quel momento avevo in me il senso della vita e della vita mai vissuta con tanta intensit, chiesi il permesso al padre di lei. Avevo la mente piena di luci ed intense emozioni presi con me la luna che parlava con me ma non riuscivo a capire cosa mi dicesse ,avevo il fuoco del desiderio in me presi per mano la ragazza che me la strinse forte per dirmi forse parole damore. Mi allontanai con lei ma non la toccai anche se desideravo possederla la guardavo attraverso i suoi occhi che mi raccontavano quanto fosse bella. La luna era ormai deforme per i miei occhi e la foresta poteva essere il giaciglio dell amplesso continuavo a guardarla attraverso la lampada a petrolio che avevo portato con me, continuammo a sorseggiare il decotto dalla borraccia in alluminio che avevo preso dalla casa dove abitava la piccola dea ad un certo punto penso di ricordare solo lo splendore del suo corpo, l ombra dei suoi seni la luce delle sue gambe ad un tratto cademmo a terra e baciandoci per un tempo che penso infinito ci addormentammo sfiniti. Ci risvegliammo nel tardo pomeriggio del giorno dopo lei era avvinghiata a me era delizioso il suo riposo la sua mano era vicina al mio volto a laltra al mio ventre. Le diedi la borraccia facemmo un sorso per uno io in quel momento ero suo e lei era mia il sole splendeva il 25

tripudio del suo sguardo uno sguardo fatto di occhi stanchi ma felici e pi luminosi del sole. pi della luce del cielo terso. IL VIAGGIO CHE SCOLVOLSE LA MIA VITA : QUELLO DELL ANORESSIA Tecnicamente pu avere molti significati tutti coniati all inizio degli anni in cui le donne soprattutto, entrarono in crisi per il loro modo di essere diverse da un concetto del bello postulato dalle riviste, dalle magre modelle che venivano ammirate ed intervistate, dalla corsa verso un concetto di bellezza che passava attraverso quella che potrei chiamare la corsa alla taglia quaranta. Era lo sviluppo di un edonismo che sconvolse i valori umani del rapportarsi con se stessi, magro era bello e necessario non sapevano che quella era e sarebbe stata la strada verso problemi della mente difficili da rimuovere e che spesso comportavano allestremo gesto della natura, la morte senza comprendere il perch , una stronzata del capitalismo, una bestemmia verso la concezione del bello. Non vorrei, ma devo esprimere il mio disappunto, cercando di far comprendere come storicamente, la relativit del concetto di bello, esprime, forse lignoranza dello stesso, un falso creato dagli atelier di moda e dalla mancata visione della pittura rinascimentale, dove la rotondit femminile, rappresentava magnificamente un messaggio assoluto di un pensiero di bellezza che a mio avviso traduzione dell armonia di un corpo, della sua bellezza, Ie rotondit ma soprattutto la luce dell interiorit. Questa carenza stata una delle motivazioni, una delle colpe di una societ spietata e priva di umanit e valori con laudacia di trasformare la bellezza in imposizione del concetto del bello irraggiungibile, offensivo, riscontrabile solo nel sacrificio di un io che viene tradito dalla cattiva lettura della vita fatta di privazione del cibo, di annullamento del vero che non pu e non deve portare, l inconsapevole, verso il disprezzo della propria vita ed la conseguente via verso la morte. A mio avviso la bellezza, la vera bellezza era quella che passa per i grandi pittori del passato di questi mi piace soffermarmi su 26

alcuni, inizier con Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. La sua attenzione passava per una lettura apparentemente irriverente ma che celava una inclinazione profondamente religiosa. Non voglio soffermarmi su tale concetto puramente ideale. Ho letto nel momento storico della La morte Della Madonna; qui il divino si rivela nelle persone pi umili, la poesia espressione della vita interiore; dentro il reale e ne costituisce il signicato pi autentico. A mio avviso il messaggio della bellezza era quello della luce che questo maraviglioso e geniale pittore figurava nella luce che rispetto a donne reali con i loro difetti attraverso la folgorante traduzione nei suoi dipinti di una luce interiore che manifesta una delle pi belle espressioni della Bellezza. La bellezza non formalit ma percorso interiore. Un messaggio dimenticato che dovrebbe essere oggetto di persuasione contro leffimero e la banalit. Breve il passo circa la meraviglia della compostezza della nudit rotondeggiante che si manifesta nel grande dipinto di Raffaello Le tre Grazie, dove con ardore rinvengo come la compostezza delle forme rotonde e dello sguardo contemplativo delle tre donne verso il soggetto che degnamente mostra le sue forme rotondeggianti. Tanto sicuramente affermazione di un messaggio di bellezza che si legge anch esso nella contemplazione evocano suggestioni di castit e sensualit insieme. Appare evidente la semplicit e la compostezza della bellezza, la sensualita e l interiorit che non certo sacrificio e percorso verso lannullamento di se stessi. Quale maggior gaudente messaggio, forse da me solo rilevato, senza presunzione, ma solo nella ricerca di individuare come un corpo dipinto dal Velzquez nella Venere Allo Specchio esprima nel contempo nella bellezza di una donna che mostra le sua nudit con in fondo un angelo che regge lo specchio dove la venere mira il suo volto sorridente, lascia intendere il messaggio di un sorriso di una donna che rimira se stessa con locchio comunque penetrante dell interiorit e che svela nell accettazione di se stessa la vanit della bellezza e della vita. Da ultimo perch altrimenti si potrebbe leggere in questa lettura di dipinti il mostrare solo il mio amore per la pittura e 27

questo non voglio ma solo dare una visione si come la bellezza non debba essere un problema e creatrice, nella sua ricerca, di sofferenze interiori gravi e difficili da superare e foriere di tempeste di depressioni e crisi addirittura gravi da condurre al sacrificio irreversibile della lenta eutanasia. Quindi da ultimo invito a mirare il meraviglioso atteggiamento di donne in allegra compagnia con di una tavola imbandita consegnata allarte pittorica da Renoir nel dipinto La Colazione dei canottieri. C il sorriso sui loro volti, c piacere nel loro approccio di un banchetto ce il sorriso, c femminilit, c dolcezza, c sensualit, ce amore per la vita e forse rispetto per se stesse; tutto ci che muore nell animo di una persona che si ammala, che soffre delle bruttezze e violenze dell anoressia. Ho riversato nella mia rabbia, quella di soggetto direttamente colpito dallanoressia in et giovanile, avevo solo sedici anni e questa cambi la mia vita. L inizio, come ho accennato stato il involontario evento di aver terminato la mia lunga cura al cortisone a causa dellasma ed un inizio quasi per scherzo di una cura dimagrante, iniziata per cos ,alla buona, ero un gran buona forchetta, mia madre mi lasci libero, come in fondo in tutte la mie scelte. Frequentavo il primo anno di liceo scientifico, avevo una vita abbastanza serena, trascorrevo le mie giornate studiando , quel poco necessario per avere la sufficienza e qualche sette ( in italiano, storia tutte le materie umanistiche e l immancabile dieci in disegno; desideravo una donna, ma non tanto dimenticavo leggevo molto (come ho sempre fatto sin dalla mia giovane et mi affascinava Barraoughs, Goethe, Kafka, Kerouac,e tutta la letteratura classica italiana, avevo iniziato ad appassionarmi a Pavese; cercavo per in Freud, di cui ho letto tutto, le risposte relative alle mie iniziali inquietudini l inconscio , les freudiano la parte istintiva dell uomo eccitava la mia desiderosa voglia di sapere, di conoscere i reconditi misteri del pensiero e dell immenso mondo interiore. Amavo la poesia e gi avevo iniziato a scrivere i miei primi versi. In quellanno come detto iniziavo a dimagrire, la mia famiglia lattribuiva ci alla mia intensa attivit sportiva e tutto sommato non si allarmarono pi di tanto. Superato dignitosamente l anno 28

scolastico trascorsi le mie vacanze come al solito con gli amici estivi di Porto San Giorgio, ma subdola la malattia stava serpeggiando nei miei pensieri che per certo non comprendevano, era orribile ci che realmente stava accadendo. Quellestate mi sentivo un bel ragazzo e la sua bellezza che sbocciava, la mia taglia dalla cinquanta si ridusse al quarantotto e sentivo che i jeans vecchi mi stavano larghi e provavo un senso di piacere in ci, meno imbarazzato nelle relazioni con i miei coetanei e le prime ragazze che fino allanno prima mi pensavano come amico, ora si avvicinavano in modo diverso sentivo il mio desiderio di averle vicine ma certo non come amico; Giocavo a tennis con loro, mostravo la mia abilit nei tuffi dove la voglia di dimostrare la mia destrezza e man mano iniz, il mio esibizionismo campanello di allarme che poi si tradusse nella ricerca di meravigliare. Di: guardate che cosa sono capace di fare, Le grandi nuotate si traducevano in sfide di resistenza, la mia abilit nell immersione e nella pesca di molluschi divenne il mio cavallo di battaglia. Ricordo in quellanno una pescata di cozze alle piattaforme in cui fui portato in trionfo dai miei amici proprietari del motoscafo. Ero sceso pi volte alla profondita di quindici, venti metri e fu la manifestazione, la vetrina delle mie esibizioni delle mie capacit. Mi sentivo eroe, poi per accadde che si trattava di una eroicit della follia di una corsa al riscatto della mia persona che per iniziava ad ammalarsi a guardarsi allo specchio allenorme piacere di non essere pi chiamato ciccio o bon bon come venivo chiamato nellambiente della pallacanestro, mio primo sport che avevo iniziato partendo dal minibasket nella bigotta e spietata realt della Victoria Fermo. Arriv il tempo del secondo anno di liceo scientifico, anno di enormi cambiamenti sia fisici che di pensiero, mi stavo avvicinando allestrema sinistra Fermana, avevo letto molti libri su Marx ed il Marxismo, su Mao Tse Tung ,sulla rivolta di Cuba e sulle eroiche gesta di Ermesto Che Guevara ed ero affascinato dal pensiero di rivolta , ma la prima rivoluzione fu verso me stesso nella primavera ad un tratto avendo quasi smesso di mangiare avevo perso trenta chili fu per me una rivolta contro tutti e tutto, essere divenuto magro sconvolse la mia vita. 29

Non persi per i piaceri di un borghese, le settimane bianche , il tennis che divenne per me un ossessione, correvo tutti i giorni e non sentivo stanchezza in me si era innescato il tarlo dellanoressia. Tutto in me si modific dallaspetto psicologico a quello fisico. Divenni violento ed irascibile, avevo gesti di follia in casa accadeva l irreparabile, discutevo animatamente con mio padre, mia madre, mia zia i quali non capivano il fatto che volevo mangiare poco e da solo. Si lanoressico non sopporta essere guardato mentre mangia, quel che mangiavo lo mangiavo da solo, persi il piacere della tavola, quella tavola dove tutta la famiglia si riuniva per parlare, discutere; per me la famiglia era divenuta la mia nemica. Il cibo il peggior nemico. Ma tutto si risolse con un intervento psicologico, mio padre ricorse alla sua conoscenze, era la fine degli anni settanta al problema personale si aggiunse all ovvio credo di voler sovvertire tutto, ero iscritto a Lotta Continua mi sentivo importante ed iniziai a fare picchetti a scuola, al mattino presto preparavo Tazebau che andavo affiggendo in tutte le scuole, il liceo classico era fascista e dai picchetti e con la scusa del mio impegno cercavo di fare pi danni possibili, avevo imparato a costruire bombe molotov e in Ancona al comizio di Almirante non esitai a tirarle contro la celere che si preoccupava di proteggere il suo discorso che comunque, per partito preso odiavo. Aveva perso il controllo di me stesso. Per dormire ricordo che veniva mio zio Wando a farmi la flebo con dentro dieci mg. di valium . Non cera niente da fare non riuscivano a sedare la mia rabbia, la rivolta era iniziata ma soprattutto verso me. Mi mandarono quindi, consigliati da un amica di mio padre, in seguito divenne la famosa Biancarosa prima studiosa locale della malattia, dal Dott Liotti a Roma dove andavo in Via Cola di Rienzo, ricordo che partivo il venerd pomeriggio alla volta di Roma poi dimoravo in un albergo presso P.zza Cavour e con il fatto che stavo da solo non mangiavo e mi consumavo e spesso preso da crisi abulemiche ingurgitavo ogni sorta di dolce o tramezzini che poi puntualmente rimettevo infilandoni le dita in gola. Anche il dott Liotti primo specialista della malattia in Italia, non sapeva cosa fare, aveva dinanzi a s me che lo sviava continuamente fingendo una volta che mi ero convinto su quello 30

che mi diceva ma poi continuavo per la mia via che era quella di vedersi pi magro e di essere convinto che lo specchio era testimone della mia amata immagine magra con vestiti che ormai altro non erano che coperture di un corpo ridotto quasi ad uno scheletro e tanto mi piaceva sentivo con lastensione con il digiuno di vincere la mia battaglia con lacerrimo nemico della mia fisicit : il cibo. Da dire che persi lanno perch abbandonai gli studi li ritenevo borghesi ed inutili per me esisteva solo la lotta di classe e lo studio per il compagno militante dell estrema sinistra era previsto il capitolato dell atteggiamento dellauto istruzione, i professori erano borghesi ed insegnavano i precetti di un sistema che schifavo. Ricordo che il dottor Liotti, come extrema ratio, mi port alla sua clinica dove erano ricoverate donne anoressiche, molte delle quali erano ridotte veramente male non mangiavano ed i medici ricorrevano allalimentazione forzata. Dentro le loro stanze cerano fotografie di modelle esili e che comunque per loro erano il manifesto della bellezza. Ricordo di aver parlato con loro previo presentazione del Dottore; erano invasate rifiutavano categoricamente il cibo e si sentivano belle perch erano riuscite a pesare trenta chili, mi diceva il dottore che la loro vita era appesa ad un filo per loro il rischio di un blocco renale e la conseguente inevitabile morte. A loro sembrava un rischio che non le toccasse pi di tanto , anche se ogni tanto qualcuna di loro il giorno dopo non cera pi avrebbe abbandonato il letto, e la loro dimora da l a poco sarebbe divenuta la bara, la morte la cessazione dellesistenza, Le altre assistevano a ci ma in quei momenti non esistevano e da qui al mettere la testa sotto la sabbia per non vedere o meglio convinte che il loro corpo scheletrico era comunque bellissimo, era il frutto di una scelta non loro ma della patologia che a mio avviso intendevo leggere come perdita totale del loro io, del loro essere, per loro la manifestazione massima era la magrezza portata alleccesso , due etti in meno era il scopo e pian piano per anche lo specchio non era pi il loro amico silente della loro follia perch non si riuscivano ad alzarsi pi neanche dal loro letto erano prive di forza ma paghe della loro tagli quaranta se non trentotto. Non avevano pi neanche la forza di alzarsi per specchiarsi ma non cera nulla da fare avevano perso cognizione di se stesse, le guardavo mentre si toccavano per sentire la loro magrezza. In alcuni casi ho visto 31

anche scene di persone che si sfilavano le flebo per alimentarsi urlando contro infermiere ogni sorta di epiteti erano andate , ma a loro non interessava una lenta eutanasia non motivata, una sorta di idolatria laica dove gli dei erano le loro modelle, lessere magri poteva essere pagato anche con la morte. Cera in quel luogo l adorazione dello specchio, mi accorsi che nella loro sfera percettrice questo aveva la capacita di determinare lo stato dell umore di quelle donne, ma lo divenne anche per me. Il tutto consisteva nella capacit dell immagine riflessa di apparire agli occhi come lo sciamano della bellezza. Lanoressia affida allo specchio il successo e l insuccesso della propria capacita di combattere il nemico numero uno: il cibo. In poche parole la semplice assunzione di un biscotto o di una semplice fetta di carne dava e da nell immagine riflessa la possibile allucinazione di vedersi un corpo deforme come a contrario l astinenza da cibo offre ed offriva un immagine quasi idilliaca, il corpo pur non dimagrendo o ingrassando affatto poteva apparire deforme e di conseguenza provocare un senso di piacere o di disperazione. Lanoressico ama vedere il proprio corpo scarno, le costole ben delineate, la vita sottile in grado di indossare taglie sempre pi piccole. I lineamenti del viso devono essere sempre ben pronunciati La bellezza viene misurata attraverso questi parametri. E un vortice e nel contempo un allucinazione. Ma comunque l immagine riflessa talmente cambiata dal suo significato primordiale cio quello di vedere se stessi per come si , per lanoressico, si trasforma in una voce personificata ed estrema sentenza circa se stessi se si pu osare tale affermazione, l esistenza di una donna o di un uomo. Lo stesso specchio pu offrire il massimo della gratificazione e nel contempo della disperazione. Questa esperienza non sort in me alcun effetto, mi impensier un po ma non fu sufficiente a farmi ravvedere sul mio cammino anoressico , pensavo dentro di me che ero diverso da loro, risaputo che gli uomini si salvano, mi ero attaccato a questa considerazione fattami dal Dott Liotti. Ma io nelle sedute che seguirono per molto tempo continuai , grazie un po alla mia perversa mente, a portarlo su continue mie menzogne a tradir la sua dedizione e creargli confusione non volevo 32

categoricamente il suo aiuto . Cercavo dentro di me di farlo piegare alla giustezza delle mie considerazioni sul mio concetto di vita ed esistenza. Amavo imbrogliarlo , confonderlo tanto che alla fine comunic a mio padre che avrebbe rinunciato al mio caso e mi avrebbe posto allattenzione di una sua collega anch essa molto brava ma bellissima e da qui al famoso transfert fu un attimo. Devo in tutta sincerit affermare che ricordo i lineamenti e la grazia nonch la professionalit di quella dottoressa. Il primo giorno che mi presentai al suo cospetto rimasi molto colpito, quasi meravigliato dall eleganza, la classe. E la femminilit e soprattutto la sua voce sensuale. Mi accenn appena di appartenere allequipe del dott Liotti . Indossava un elegante taiuerl primaverile di color grigio, una camicia bianca che lasciava in parte trasparire un reggiseno bianco di pizzo una scarpa nera decolt ed un paio di occhiali sottili con la montatura dorata. Le sue mani erano affusolate, le sue gambe che si scorgevano dallo spacco che avavanti la gonna, mostravano la classe di un sapere femminile di accavallare le gambe insomma in tutto questo splendore ricordo che persi il verbo. Ed allora i suoi occhi verdi mi scrutavano con fare professionale attendendo che iniziassi a parlare. Ci vollero alcuni minuti , irrequieto mi alzai dalla poltroncina dinanzi a lei ed iniziai a gironzolare per lo studio : classico con una punta di moderno , un bel tappeto sotto la scrivania quadri moderni ma belli scorsi un piccolo Guttuso insomma ad un tratto iniziai a parlare. Sentivo che potevo parlare liberamente e per la prima volta avvertii che avrei detto le vere sensazioni che provavo da cui ero oppresso e sofferente. Lei inizio, dopo avermi sentito parlare, a chiedermi se volevo essere aiutato. Io risposi di si. Ma cera qualcosa di magnetico nei suoi occhi che mi spingeva a dirle tutto , In quei tempi continuavo a mangiare molto poco, correvo come un forsennato tutti i giorni, il solito tennis che in quei tempi era la mia passione e da ultimi la pallanuoto e lo sci. Dopo aver raccontato che ero consapevole del mio stato, che mangiavo poi rimettevo con sempre maggior frequenza. Che mi sentivo onnipotente perch stavo governando il cibo, lo dominavo ma dissi anche che era il mio maggior nemico e tutto quello che facevo giornalmente che a giorni mangiavo solo 33

insalata e poi che spesso perdevo il controllo di tanta violenza verso il cibo che lo ingurgitavo per poi rimettere con due dita ingola. Lei era dolcissima e mi parlava dei miei progetti, non della mia malattia, cap la mia passione per il tennis e mi disse che lei a Roma frequentava il circolo tennis dove si allenava Barazzuti e che me lo avrebbe fatto conoscere. In altre sedute lei sapendo, o avendo capito che mi ero legato a lei approcci un sistema del tipo: ti voglio bene, sei importante per me, capivo che si trattava di un modo diverso di avvicinarsi ame diverso da quello tipicamente scientifico di Liotti. Lei mi faceva sentire importante comunque un combattente , mi spiegava con dolcezza che non dovevo piegarmi al nemico che era in me. Spesso trasformava la mia rivolta politica nel significato di avere comunque in me gli strumenti per combattere una malattia che probabilmente si traduceva in vittorie lente verso una morte dell anima, Tir fuori da me quello che capii essere importante la ricerca attraverso il significato della martorizzazione della vita il grido di un disagio la mancanza di un affetto che avesse abbeverato il mio bisogno di amore e dolcezza pura e che sgorga dal cuore. Mi fece capire che il mio contegno era l urlo disperato di una solitudine affettiva , nella ricerca di mostrarmi uomo perch ero capace di gestire il cibo. Insomma quella dottoressa tir fuori dal mio io le mie sofferenze, perch per me le motivazioni ( finalmente qualcuno le aveva capite) erano di natura esistenziale. Parallelamente a questo , a questa attenta riflessioni sulle parole della giovane dottoressa persi comunque l anno scolastico che per orgoglio personale mi port in un collegio non un collegio ma una sorte di Lager il Collegio Leonardo Da Vinci di Pesaro dove veramente accadde di tutto ma di questo narrer in altro luogo. Quanto entusiasmo avevo in me quando dovevo andare dalla quella donna che era diventata la mia dottoressa per la mia sofferenza per la mia inquietudine. Lei spesso mi faceva divagare sulle problematiche della mia giovane esistenza, ed entrava spesso nel discorso per chiedere spiegazioni. Avevo molta confusione in testa ero uno un ragazzo che da grassottello si era catapultato nel mondo dei magri, forse dei troppo magri.. Avevo cominciato a capire cosa mi stesse accadendo, ma con discontinuinit. Capivo che mi dovevo 34

sforzare nell alimentarmi, quel meraviglioso Marco che descriveva, lei diceva che marco doveva vincere la sua guerra attraverso piccole battaglie con se stesso, sottolineando che avrei potuto perdere le battaglie ma di non arrendermi. Faceva anche delle ricostruzioni attraverso le mie fantasie ideologiche, contraddizioni che covavano in me i nostri incontri e duravano sempre al di l dell ora di rito. Mi sentivo compreso per la prima volta, capivo che voleva veramente aiutarmi . Spesso raccontavo come era contraddittorio il mio essere estremista di sinistra che per portava non leschimo verde, ma blu; un marco che predicava la lotta di classe pur capendo che ci che dicevo di lottare era il mio status quo era il mio vivere da Borghese, con le mie settimane bianche, con il fatto che la mia famiglia non mi facesse mancare niente compreso il maglione blu della Spitfire di cui odiavo l origine modaiola ma che mi piaceva tanto. Dell amore per il teatro che sin da ragazzo non perdevo loccasione di vedere una sua rappresentazione al famoso Teatro dell Aquila covo della nobles obliege fermana . Certo alla rappresentazioni teatrali mi presentavo con i Jeans scoloriti che amavo, il mio Eskimo blu e la famigerate Clark. Odiavo i frequentatori del teatro ma amavo il teatro. Insomma ero un rivoluzionario a cui piacevano i luoghi ed i piaceri borghesi, ma trovavo sempre una giustificazione a questo richiamando la vita di Marx il mio amato Marx che pur coniando pensieri di rivolta degli operai, dei poveri, degli indigenti, aveva condotto una vita da borghese ma per me la sua affermazione in punto di morte sulla domanda che cosa per lui fosse il significato dell esistenza rispose la Lotta, la sua contraddizione era la mia contraddizione e la sua ultima affermazione una grande verit. Capii poi che quello in cui credevo era dovuto alla mia sofferenza nel guardare, toccare con mano un mondo di insoddisfatti di perseguitati ,di poveri, di persone messe al bando da una societ capitalista a cui non interessava la perdita del lavoro di un operaio per gli errori dei padroni o per la loro ingordigia di denaro e la disperazioni dei diretti produttori di reddito , il fulcro della produzione: l operaio poteva essere licenziato e vaffanculo la sua famiglia , i suoi stenti, la sua sofferenza. Parlavo di questo con la mia dottoressa che mi lasciava parlare isorpresa dalle mie parole dalle mie ferme convinzioni ma lei cap una cosa 35

che altri non capivano la mia ribellione verso tutto e tutti compreso mio padre che ritenevo la persona pi intelligente che avevo conosciuto ma che per un motivo o per laltro non mi era accanto, delegando alle donna della mia casa la mia educazione ma cera il motivo dei motivi, volevo pormi al centro della sua attenzione mi mancava.. forse era quello o forse, altro ma sicuramente questo era l apice del mio malessere! Insomma piano piano mettevo a punto, grazie alla mia giovane dottoressa, una sorta di strumenti per lottare contro la malattia. Ma il mio cambiamento era tardo ad abbandonarmi in fondo la malattia mi rendeva oggetto di desiderio di molte ragazzine e questo certo mi poneva il dilemma ora lucidamente letto che proprio il mio cambiamento fisico aveva portato tanti vantaggi: sciavo meglio, ero un buon tennista non pi goffo e pesante, entravo nelle taglie dei pantaloni prima impensabili, alcune persone non mi riconoscevano per strada , le ragazzine che prima mi consideravano come amico ora mi cercavano attratte dal fatto che il brutto anatroccolo era ora divenuto un cigno. Ero considerato da quel momento uno dei ragazzi cosiddetti molto carini dal popolo femminile e avevo tutti intorno a me preoccupati, pensierosi, non capivano che cosa stesse accadendo , io pensavo a me come un Marco quasi buono ( ma questa sar sempre la mia componente caratteriale figlia di riconoscimenti ma anche di grandi nefandezze) si era sostituito un Marco problematico ( forse da sempre n avevo avuti , ma nessuno se n era accorto) ribelle, irasciblile e rabbioso al limite della sopportabilit ; Il problema dei problemi di casa Valentini.. ero riuscito nel mio intento. Un giorno la mia giovane dottoressa, non so se per suo diletto , o per mettermi alla prova mi invit a pranzo. A me non sembrava vero poter verificare l intento della dottoressa, era graziosamente vestita con un vestitino a piccoli fiori leggerissimo ( era primavera inoltrata) con ai piedi delle ballerine color argento, Io indossavo sempre i miei amati Jeans una camicia comprata usata di probabile origine americana bianca , mi stava larghissima come se volessi coprire la mia magrezza, amavo indossare indumenti larghi ma ripensandoci 36

gli indumenti larghi altro che il sottile piacere di poter indossare indumenti che da grassottello sarebbero stati ridicoli ma che in quello stato erano ben che pi accetti solite Clark.Entrammo nel ristorante cinese. Lei inizi a descrivermi la cultura della ristorazione proprio nei pressi di piazza Cavour vicino al suo studio Cinese, io osservava e sentivo odori di una cucina grassa , puzzolente, piena di burro; mi trovavo in una situazione imbarazzante da un parte quel fiore di donna dallaltra la voglia di scappare a causa di quegli odori nauseabondi. Lei fu bravissima e mi disse che mi avrebbe consigliato i cibi meno grassi, in parte mi rassicur ma comunque ero terrorizzato dal dover mangiare quel trionfo di piatti qualificati nauseabondi, che gi rifiutavo. Lei perse molto tempo con me al punto di rassicurarmi con tenere carezze, che fra tanta paura erano il vento forte di levante, ma mi mancava laria dentro di me pensavo: come sei qui con questa donna che tra l altro ti sta rassicurando con una dolcezza sfrenata, se cos si pu definire la dolcezza ; e tu da parte tua vuoi fuggire? Qualcosa non funzionava, volevo se avessi potuto sparire dallaltra mi dispiaceva abbandonare la squisita, tenera, dolce compagnia della dottoressa,. Mi trattenni , sudavo freddo, e lei mi guardava attento ad un certo punto venne vicino alla mia sedia e mi abbracci avverttii il suo corpo composto e avvertii il suo seno stringersi a me ed in parte vidi le gambe scoprirsi a causa della sua posizione sicuramente scomoda sulla mia sedia. Ero immobilizzato e confuso prima di alzarsi mi diede un bacio sulla guancia. Arriv quindi il cameriere che rivolgendosi prima a me mi chiese quale piatto volevo assaggiare , gli feci capire di rivolgersi alla donna ( E esempre una donna che prima deve ordinare, sar stata la buona educazione o l imbarazzo comunque mi venne spontaneo di fare cos) Lei per prima cosa ordino il sak, chiesi di cosa si trattasse, lei dolcemente mi rispose di essere un buona bevanda cinese, poi ordin il pollo alle mandorle, e gi dentro di me inizio il conteggio delle potenziali calorie. Poi farnetic se fosse il caso di ordinare altro altro. Rimasi per molto tempo in silenzio. A quel punto lei mi disse se non amavo la sua compagnia, e li iniziai a descrivere le mie ansie ma non volevo trasformare il pranzo in una seduta psicologica avevo voglia di dirle altro : come era bella con quel vestitino che lasciava intravedere una siluette femminile e 37

intrigante, che amavo le sue dolci maniere tutto questo per rimase in me, nel mio stato di uomo terrorizzato che avrebbe dovuto mangiare. Ricordare ci ora pensarsi come un ragazzino coglione. Ma per me lei aveva osato troppo e al di l di quello che era lo scopo per cui io ero andato da lei . Ma accadde il non pensabile avevo capito che di tanto non aveva mai osato con altro paziente; io le piacevo e lei piaceva a me. Era cos dolce . tenera che me n innamorai e forse anche lei non facemmo mai l amore. Comunque usciti dal ristorante dove forse bevvi troppo sake e le chiesi se aveva altri impegni e se le andava di fare una passeggiata lungo tevere, Lei rispose di si, camminanno per ore parlai sempre io, e spesso ci baciammo e sentivo di averla fatta grossa, ma non mi importava avevo rubato pi affetto che potevo, perch di quello avevo bisogno, ma poi nel prosieguo dei nostri incontri questi si trasformavano in lunghi amoreggiamenti; durarono se ricordo per altri tre mesi poi lei fece il passo fermandosi un giorno e dicendomi che si era legata a me e che la terapia in questa sua evoluzione non poteva continuare, da parte mia non vedevo lora che venisse il sabato per vederla. Il Tranfert era gi inoltrato e professionalmente mi disse dispiaciuta che per il mio bene le sedute non potevano continuare. A quel punto piansi senza farmi vedere ed educatamente mi ritirai; per la mia famiglia fu l ulteriore sconfitta, per me il ricordo di una donna meravigliosa. Lallarme scatt inesorabile per la mia o loro sconfitta, per me devo dire la perdita di una donna che mi aveva aiutato anche se la mia patologia continu inesorabile, in quegli anni inziai a giocare a pallanuoto era ed , anche nelle sfere minori uno sport duro con allenamenti duri ed estenuanti: ma il mio corpo seppur non alimentato funzionava. Mio padre si inform se cerano altre forme di terapie, da dire anche lui sempre assente dalle mie performance sportive, soffriva guardando suo figlio che a pranzo e a cene mangiava solo mele e a volte mele cotte con un po di ricotta e faceva allenamenti pazzeschi sia a terra che in acqua anche se non avrebbero, n in quel momento dellallenamento n alle partite, aver partecipato in fondo come sempre. lo sci, come il tennis e ai miei tornei giovanili a cui partecipavo loro sapevano ma non avevano mai partecipato. Scelsero la via della terapia familiare, per me continuai per la 38

mia strada ma loro la vedevano come lextrema ratio di un dover per forza guarirmi, ma non sapevano che nel bene e nel male io mi sentivo benissimo. In quei tempi il mio cuore batteva quaranta volte al minuto e non sentivo affatto la fatica. Comunque per farli contenti andai una volta, sempre a Roma, lunica volta e fu un impatto disastroso. Entrammo in una stanza piena di specchi con in ordine di apparizione: mio padre, mia madre, mia sorella, mia zia. Ci fecero sedere in una stanza circondata da specchi con delle bottiglie dacqua sparse qua e la. Avevo un atteggiamnto di sfida ed iniziai a parlare dei miei problemi raccontando menzogne convincenti, adoperando parole di speranza e regalando promesse che sapevo non avrei mai onorato. Dicevo tutto quello che mi passava per la testa compreso che erano loro a doversi curare non io ( e qui sta la potenza dell anoressia ci si pensa sani e dun senso di onnipotenza irritante per gli altri. Ad un certo punto inizio un litigio della serie tutti contro tutti io dentro di me sghignazzavo felice per il casino di colpe che si lanciavano i miei. Alcuni ,mio padre, diceva che me le davano tutte vinte, mia sorella che era colpa di mia madre, mia zia che mi difendeva quasi piangente, mia madre poverina che si difendeva come ogni madre pu difendersi e urlava pacatamente contro mio padre che non era presente ai problemi della famiglia. Io zittii mi sentivo importante e valutav dentro di me quel bel quadretto come un infimo litigio tra fazioni politiche. Da me uscirono solo tre parole: siete patetici e mi avete rotto i ciglioni pensate bene che prima di risolvere i problemi miei cercate di risolvere i vostri. Accadde l inevitabile entro in stanza un uomo con un bambolotto a forma di pagliaccio che mi assal verbalmente dandomi del pagliaccio, lui urlava e dapprima non lo considerai per niente guardando attonito gli sguardi dei miei ; poi passai allattacco facendo presente che il giudizio circostanza difficile e sostenendo che la sua faccia da cazzo era l solo per lo stipendio e che se pur consapevole che forse era laureato per mio conto avrebbe dovuto rivedere molte cose di s e che se continuava a sbraitare mi sarei potuto incazzare sostendo che quel pagliaccio che mi aveva consegnato altro non era che la sua immagine allo specchio. Credetemi non sapeva cosa fare e chiese laiuto di un altro operatore a quel punto rabbioso capovolsi qualsiasi oggetto era alla mia portata tavoli poltrone 39

vuote bottiglie dacqua minacciando di spaccare tutto comprese le loro brutte faccie. Da li il silenzio uscii senza che nessuno ostacolasse la mia uscita da quella stanza degli orrori. Uscito sentii la voce di mia sorella scagliarsi contro mia madre, non intervenni la ritenni la mia ennesima vittoria contro chi voleva combattere con me, no io non ero il malato ma arrivai alla conclusione che era la mia famiglia malata. Al ritorno il silenzio assoluto ero infastidito da quello che era successo , chiesi a mio padre di fermarsi ad un autogrill. Comprai un tramezzino mi avvicinai alla macchina in modo che mi vedessero, feci un morsettino e poi lo gettai via.. nessuno disse nulla. Era questo cha sconvolgeva la mia famiglia iniziarono a soffrire, perch si sentivano impotenti dinanzi a quella che definirei un ossessione, una pulsazione di vita al contrario, un cammino verso la fine. Si perch l anoressia e la visione di un mondo dove si rinuncia a se stessi , lei che comanda attraverso lo specchio e la bilancia. Il primo testimone di un corpo che sembra amare la tua magrezza e ti dice: sei bello bravo ed anche testimone del dolore quando la bilancia inesorabile ti annuncia che sei aumentato di due etti. Il corpo sembrava , perlomeno nel mio caso, reagire come una macchina, instancabile un corpo che a quel tempo percorreva chilometri su chilometri senza mai stancarsi con l ovvio scopo di dimagrire pensando di urlare al mondo quello che atro non era il male di vivere Ricordo che mia madre mi nascondeva la bilancia e mio padre ? lui non n poteva pi di vedermi lentamente scomparire, il suo adorato figlio che si alimentava con solo mele cotte ! Di tentativi n avevano fatti ma io con fare diabolico sviavo, sgusciavo tra quelle che mi sembravano i tentacoli di mostri che non capivo cosa volessero da me. Arrivarono al punto di farmi alimentare forzatamente. Diedi il mio consenso ma quante volte dentro l ospedale toglievo l ago dalle vene facendomi beffa di mio zio Wando che con pazienza mi rimetteva la flebo. Teatro dell alimentazione forzata era la camera operatoria del reparto otorinolaringoiatra. Era ovviamente metallica, asettica, e aveva per quel ricordo l odore della morte. Mi sentivo male ogni volta che andavo quel lettino operatorio freddo e glaciale come la mia determinazione ; i ferri operatori, a volte non sapendo cosa pensare, diventavano i 40

burattini di uno spettacolo spettrale amavo il bisturi per me rappresentava la morte. Portarlo allaltezza delle vene dei polsi era un senzazione forte di essere padroni della propria fine in un solo gesto avrei potuto risolvere l ovvia sofferenza che circolava dentro di me ed alla quale non sapevo porre fine. E ovvio che l anoressia sia un lento avvicendamento verso la morte, ma io non la consideravo come questa, la mia trasformazione, come detto, mi faceva apparire, mi soffermo sul termine apparire come un eroe capace di dominare se stesso, ma non era vero. Ero divenuto molto violento ed irascibile. Era sufficiente che una qualunque persona mi guardasse mentre mangiavo o mi dicesse semplicemente di mangiare che si scatenava l inferno: erano sedie che volavano, porte che sbattevano violente con l ovvia intenzione di romperle, tovaglie piene di vettovaglie che venivano brutalmente tirate via dalla tavola con l ovvia conseguente distruzione di tutto ci che ci fosse sopra. Ho vissuto momenti tremendi picchiavo ed era difficile fermarmi, in quei momenti divenivo forte al punto che quattro persone non riuscivano a trattenermi. L inferno era divenuto il mio inferno , i miei cari soffrivano e non sapevano pi cosa fare erano impotenti e sopraffatti dal dolore. In quegli anni fui bocciato per la seconda volta al Liceo. Io continuavo con i miei estremismi da il millenonencensettansette anno pieno di ribellione politica passai da lotta continua al movimento pi violento dell autonomia operaia. C lavevamo veramente con tutti. A Fermo circolavano i primi sommersi libri sulla lotta armata. Non so se l origine della mia appartenenza al gruppo era il convincimento politico oppure il mio malessere che serpeggiava dentro di me e che mi faceva apparire quello che stavo facendo come il giusto: il motto era ribellarsi bene ribellarsi giusto. Mi trovai quindi in una situazione dove potevo sfogare la mia rabbia, quella stessa rabbia che scaricai contro la mia professoressa dinglese. Questa perfida donna pur volendo manifestarsi per il suo credo socialista indossava sempre costosissimi vestiti e gioielli che certo non si potevano non notare. Questa contraddizione mi dava fastidio, come il mondo che vivevo e ad un tratto dopo una lunga assenza perch veramente ero confuso ed imbizzarrito a causa della 41

patologia avevo comunque rimediato il mio anno scolastico quando un giorno mi alzai dopo unaccessa assembela d Istituto, all interno della classe e vomitai il mio odio verso quella donna che cambio molto la mia vita , Le dissi che era osceno predicare il verbo del socialismo mascherata da borghese benestante mostrando con le sue pelliccie tanto era il muro tra quello che per lei significava la parola socialismo ed il mio pensiero che tanto si doveva tradurre anche nell atteggiamento del non apparire per futili oggetti ma per quello che veramente si . Aggiunsi inoltre che il suo atteggiamento mi turbava ed infastidiva. Fu la mia fine mi rimand a settembre con cinque e a settembre dello stesso anno mi bocci con quattro, non lo meritavo ma ancora una volta la manifestazione di un mio pensiero mi colp alle spalle, ma non mi arresi. Recepii il colpo, non piansi, ma la vilt, la vendetta di quella donna per me fu l inizio di una scelta di vita deprecabile e pericolosa. Nonostante tutta la mia famiglia fosse contraria alla mia scelta di andare in collegio per recuperare con un due anni in uno la scuola persa la mia ambizione il mio amor proprio , il non voler accettare la sconfitta delle mie idee mi portarono al Collegio Leonardo Da Vinci di Pesaro . Mio padre non voleva ne tantomeno mia madre e tutti i miei amici di quel tempo , sostenevano che non era il luogo adatto a me, ma oramai avevo scelto, dovevo andare. In quegli anni conobbi una ragazza aveva due anni meno di me , e non so se affascinata dal mio attivismo politico o dal mio fascino ribelle ci mettemmo insieme, era molto carina e piena di vita tra le altre cose era una ginnasta ed il suo corpo armonioso mi insegn lamore , il sesso, la gelosia fu una storia travagliata che dur quattro anni , fu la mia storia pi importante della mia giovinezza. Ma sul punto torner nella sede a lei dedicata. Partii quindi verso quel luogo che mi dissero era pieno di fascisti, dove fascista era il direttore, fascisti i modi educativi , severo , austero, non certo un parco dei divertimenti; ma in me cera la sfida quella sfida nei confronti della vita che amavo e sempre ho amato. Non so se andai accompagnato da mio padre e mia madre. In macchina ricordo i loro silenzi e qualche 42

lacrima che scorreva sulle gote di mia madre. Mio padre continu sino all ultimo a sollecitare un mio ripensamento, niente da fare volevo combattere e tanto non mi faceva paura, ero pronto a tutto ma vi narrer l anno pi difficile della mia vita. Arrivammo il giorno in cui si sarebbero iniziate le sistemazioni nelle stanze e l iniziazione della divulgazione delle regole. Parcheggiammo dinanzi al conservatorio Rossini dinanzi la squallida struttura antica del collegio, avrei voluto piangere ma trattenni le lacrime e licenziai i miei genitori; fu un saluto senza parole ma un silenzio con tante raccomandazioni. Entrai nell atrio dove seduti sparsi qua e la cerano ragazzi di tutte le et ma tutti con un unica caratteristica, notai subito le loro collanine con il simbolo del F.U.A.N o bottoncini messi in bella vista con il simbolo di Avanguardia Nazionale. Pensai: Dio questo il regno degli insulsi, dei fanatici del nulla, mentre continuavo a pensare mi si avvicin un ragazzo moro, ben piazzato che con fare spregevole mi disse perch portavo la famosa catana. Risposi con fare freddo e quasi provocatorio con un altra domanda, tu dove metti i libri risposta secca determinata non avevo paura ma non mi interessava comunque attaccare subito briga. Attesi il mio nome ed il numero della camera che mi era stato assegnato, il dormitorio era fuori dal collegio vero e proprio. Non ricordo quale fosse il numero ma mi avvicendai sempre scrutando quelli che per un certo periodo sarebbero stati i miei nemici. Appena arrivato in camera, una squallida camera singola che aveva l odore della sofferenza e dellestremo sacrificio appesi il manifesto di Ernesto Che che avevo con me Con tale gesto avevo firmato la mia condanna ma per me era il poster della forza, del mio credo che sicuramente mi avrebbe aiutato. Tornai quindi al collegio, ricordo unenorme atrio dopo aver superato laustero portone che di giorno si chiudeva e solo in orari impossibili veniva aperto per le nostre ore libere. Latrio era come una chiesa dimessa, a me sembrava blasfemo ed empio di idiozia ma dovevo andare avanti . Ci invitarono a visitare le classi, enormi stanzoni che altro non erano che il refettorio e le stanze di studio. C erano vecchissimi banchi addirittura ancora con il posto per il calamaio; dinanzi ai banchi cera una scrivania dove scoprii pi tardi che cera il censore che controllava che noi studiassimo. Al mattino si studiava, ma questo mi piaceva, il 43

silenzio e la mia determinazione avrebbero nonostante tutto fatto di me uno studente modello e pi tardi quando iniziarono a scoprire la mia capacit nel disegnare mi si aprirono le porte giuste ed uno stato di vita meno ossessionante, Basti pensare che la luce si chiudeva alle ventuno e trenta ed era possibile lasciarla accesa solo per studiare ed io sfruttavo tale chiamiamola gentile concessione per sfornare disegni che poi finivano incorniciati all interno della stanza del direttore. Ancora il disegno, questa dote di cui ringranziavo il Signore di avermi dato sarebbe stata la chiave per una permanenza meno sofferente e che mi aiut a pararmi il culo dalle nefandezze dei censori che altro non erano che ex questurini in pensione. Erano carogne, violenti, direi spregevoli esseri che avevano solo vissuto la reclusione senza aver commesso alcun reato, disgustosi infami pronti ad infamarti a chi di dovere per farti punire. Mi soffermerei sul profilo dello scontro ideologico che ben presto , pur consapevole dell inevitabilit mi sarebbe toccato, io ero pronto ma ero l unico tutti contro uno, da tanto possibile comprendere quante legnate presi e quante volte andai nell infermieria a curare il mio corpo sanguinolente. Si ho preso botte su botte ma ne davo, anche perch pur essendo magro ero comunque abbastanza forte, agile, nervoso ed imprevedibile. Tutto accadeva nell orario di uscita. Mi rendevo subito conto dei facinorosi che addirittura mi aspettavano in quattro cinque, pensateci bene sono tanti ed i fascisti sono come i topi di fogna attaccano in branco. Facevo quel che potevo fino a quando un giorno che non ne potevo,toccato il limite fisico e pscicologico studiai uno stratagemma; allinterno dell androne cera un banale estintore, ricordo quindi che al loro ennesimo attacco sia verbale che fatto di forza, calci e pugni mi costrinsero a prendere lo stesso per fermarli, pensate bene che quella schiuma non fa affatto bene agli occhi ed in un colpo di rabbia non pensai certo a questo ma a difendermi, mi scaglia contro di loro con la violenza della disperazione non potevo continuare a subire ancora una volta. Non aspettavano questa mia difesa ad oltranza, a quel punto non mi interessava cosa sarebbe accaduto ma non fini qui. Presi la sedia di legno di un bar vicino al collegio dalla rabbia la spaccai e mi rimase in 44

mano un bastone e con questo li conciai assai male . Continuavo a copirli senza alcuna piet, il mio livello di odio nei loro confronti aveva raggiunto lapice mi fermai quando tutti erano a terra sanguinolenti le loro La Coste nere erano oserei dire pittoresche quadri moderni di un fondo nero con macchie di rosso ed uno leggero grigiore creato dalla polvere secca dell estintore. In quell occasione conobbi Paola, figlia del direttore e fidanzata di uno di quelle merde duomo, era presente al pestaggio ed era la fidanzata di uno di quelli. In silenzio mi guardava attonita basita, non riusciva proferire parola. Io guardavo lei era una bellissima ragazza alta elegante ma con l atteggiamento del tipo: sono la figlia del direttore che comunque anch esso nonostante gli elogi per i miei dipinti non mi era affatto simpatico. Ad un certo punto mi rivolse la parola, ricordo perfettamente le sue parole, mi disse che ero una bestia inferocita, ma subito dopo, stupendomi, mi disse di andare via, di scappare che avrebbe comunque risolto lei la situazione. Lo fece e da quel momento diventammo amici e pi nessuno oso rompermi le palle. Inizio anzi un bellissimo rapporto con quella donna che mi si avvicino insolitamente con cortesie di ogni genere invitandomi, quando possibile, a mangiare a casa sua, cera dolcezza nel nostro rapporto, tenerezza , lei amava quando poteva, scompigliare i miei lunghi capelli per poi con enorme grazia pettinarli Da quel punto la permanenza in collegio divenne pi vivibile continuavo con successo i miei studi e nel contempo quando avevo tempo libero in primavera iniziammo anche ad andare al mare insieme in un insolito luogo nascosto e frequentato da pochissime persone. Anche lei cap che avevo problemi con il cibo e per farmi mangiare mi prometteva che se avessi mangiato mi avrebbe dato un bacio. Un bel ricatto ma come erano morbide le sue labbra. Non facemmo mai l amore ma le tante effusioni valevano pi di un amplesso, di una forma che con lei mi sembrava inutile e volgare ,a volte la penetrazione di una donna e molto pi bella se vissuta nel profondo del nostro io , nei vortici del desiderio interiore nella completezza di volersi bene semplicemente accarezzandosi, magari dappertutto, ma 45

vivendo la propria affettivit nel rispetto dell unicit degli sguardi, nella profondit ed incanto di un bacio dove la mera sessualit viene messa al bando dal richiamo del rispetto e dalle parole del corpo di una donna che possono essere pronunciate tanto e solo nella loro sublimazione. Quellanno fu anche di profondo ripensamento su ci che nella mia vita accadeva. Avevo voglia di libert e spesso quando da casa ritornavo il luned in collegio tagliavo per Firenze e andavo a trovare una mia amica che praticamente viveva da sola. Amavo dormire su ponte vecchio e li conobbi l haschis cerano mille rivoltosi, persone che non ne volevano sapere di istituzioni e forse neanche di credo politici. Quelle serata erano belle vezzeggiate, dal fiume Arno che donava una luce notturna densa di profumi. Ma il profuno di Ponte Vecchio era quello della libert, quella semplice ribellione, cullava la mia libert sogni strappati dal sonno solo dalle forze dell ordine che al mattino ci cacciavano . Spesso era la mia amica che veniva a cercarmi, era sorridente e stranamente molto forte e decisa per la sua et . mi portava a casa sua prendevo con lei un buon caff e le raccontavo la storia notturna di Ponte Vecchio. Non mi limitavo solo a questo ma cercavo di raccontare le sensazioni trasmesse dal popolo del ponte. Cerano personaggi strani : cerano barboni che con la chitarra in mano suonavano di giorno sotto al ponte per racimolare qualche soldo, apprezzavo le loro vesti dismesse i loro pantaloni sporchi ma dignitosi, la loro voce quella di un usignolo. Cercavo spesso di capire il perch della loro vita, le risposte erano quelle di una delusione e dellottica anarchica di vedere le istituzioni come catene alla loro libert. Altri alcolizzati mi spiegavano che l alcool era il loro rifiuto verso un sistema, ma piuttosto verso se stessi. Tutti, in quel periodo contestavano ed io brandivo i miei ideali, io frequentatore occasionale e comunque borghese mi pentivo di essere quello che ero ma sostenevo che abbandonare se stessi faceva molto comodo al sistema; meno ribelli pi spazio a governanti disonesti e dittatori in nome di una democrazia che a me appariva come una tirannia che aveva bisogno di persone che avevano abbandonato la voglia di cambiare. Mi ascoltavano e sorridendo, stante la mia giovane et, spesso erano accondiscendenti verso il verbo giovanile che 46

infondeva la mia anima ribelle. Mi accorgevo per che amavano ascoltare le mie parole come di chi narratore di favole per un po allevia la loro sofferenza e racconta fiabe, solo fiabe per i disperati. Circolava di tutto nella notte di ponte Vecchio cilum ed haschis a volont. In quei momenti il ponte aveva le stesse parole dei saggi Tibetani, mi piaceva ascoltarli si parlava di spiritualit, di come Cristo unica manifestazione vivente del cristianesimo, ci avesse abbandonato tutti alla merc della nostra esistenza. Altri parlavano di grandi viaggi che avrebbero fatto verso paesi dove lascetismo era un motivo di vita. Ascoltavo le loro parole, fumavo haschis con loro ma non mi sentivo come loro, avevo voglia di vivere la mia vita in mezzo al caos di chi ci comandava, io non volevo arrendermi ma lottare. Con la ragazza di Firenze camminavamo ore ed ore per Firenze, spesso ci fermavamo in qualche barrettino isolato dalla Firenze turistica. Camminavamo mano nella mano e quando arrivava la notte andavamo ad amoreggiare dentro i vagoni dismessi dentro la ferrovia di quella magica citt. Spesso accadeva che c erano altri ospiti che si informavano della ronda e scappavamo via impauriti e correndo a perdifiato cercavamo un altro luogo per parlare e bere una birra fresca e oserei dire meritata, quella ragazza mi insegno l amore, la profondit delle sue parole mi penetravano i suoi occhi scuri erano il luogo della mia perdizione. Lei mi faceva sentire bene, per lei ero il ragazzo pi bello e strano del mondo anche lei aveva i suoi metodi per farmi mangiare; di fondo penso che ci che manca ad un anoressico lamore, laffetto il desiderio sfranto di essere amato di essere al centro dell attenzione di tutto e di tutti. In tutto questo andavamo anche a visitare musei e i grandi monumenti ma il duomo di Firenze era il luogo delle grandi riflessione sulla matura eterna dell arte spesso compravamo un album da disegno ed io facevo schizzi di ci che visitavamo per poi regalarglieli. Erano momenti magici strappati ad un realt del collegio forte e cruento. Lei amava Giotto e quante volte facevamo a gara a chi faceva con un tratto un cerchio perfetto, ed eravamo sereni ed io la provocavo dicendo che i dipinti del sommo pittore non davano la sensazione della profondit pur condividendo pero la grandiosit dei suoi dipinti. Arrivava poi il momento di tornare in 47

collegio, non che ci tornassi con piacere ma avvertivo il senso di dovere e pur sofferente pensavo che comunque l dovessi tornare, l dove non cera Giotto ad allietare la mia vista , li dove non cera la delicatezza della ragazza di Firenze, li dove cera solo la lotta per la sopravvivenza che pensandoci bene da come stavano le cose di l a poco sarei riuscito a riscattarmi. Mia madre dinanzi a queste fughe non aveva paura perch sapeva dove sarei andato in quanto la ragazza di Firenze le telefonava dicendole che ero li. Il collegio stante i miei buoni voti non mi condannava certo a morte quasi avessero capito come ero fatto. Cessata la parentesi della fuga che fuga non era ma si trattava solo una di una breve vacanza. La figlia del preside era la persona che per prima cercavo le raccontavo quello che avevo fatto( non tutto) e quello che avevo visto lei mi ascoltava incuriosita poi aspettavamo che ci fosse il tempo libero ed andavamo nel nostro posto segreto, o meglio tanto segreto non era,cera altra gente ma comunque per noi non c era nessuno. Aspettavamo che il sole calasse; il ritardo era garantito dalla presenza di lei, erano i momenti pi belli, volevo a tutti i costi guardarla con gli occhi del tramonto e spesso facevamo il bagno proprio in quel momento era magico e a volte penso irripetibile, Arrivavamo in collegio giusto il tempo di asciugarci, poi ci salutavamo con un bacio tenero che potesse farmi dimenticare dove sarei rientrato. Il collegio era a dir poco austero e tetro, i volti degli studenti attraverso il loro sguardo mostravano tutto il loro malessere di quella forma di internamento consensuale. La sveglia al mattino altro non era che la voce del temuto ed infame Cesaretti. Ogni mattino portava con se un incubo. Era striudula e cattiva, una sorte di voce dell inferno. Ci si lavava alla meglio e via al refettorio dove certo per colazione non cera cappuccino e cornetto ma latte, solo latte in una tazza grande enorme dove quel liquido bianco non finiva pi. La mia anoressia veniva violentata, il silenzio della colazione era il requiem della mia sofferenza ero l ultimo a terminare quel latte schifoso con al pi del pane e marmellata che nel mio caso rimanevano sempre nel mio piatto. Speravo che il censore non mi obbligasse ad 48

ingurgitare il tutto spesso avveniva e quindi gi dal mattino ero oggetto di violenza, la mia concezione, sicuramente sbagliata certo non poteva passare attraverso lautorit del censore di turno che quasi godeva con sadico atteggiamento nell obbligarmi a mangiare. Dal refettorio si passava quindi alle stanze dello studio. Personalmente era liberatorio perch avevo voglia di studiare in quanto il mio orgoglio mi spingeva nello strafare ai limiti dell esibizionismo mostravo tutto il mio interesse per le materie ed il programma di due anni che dovevo necessariamente svolgere e bene. Cera un silenzio durante quelle ore quasi tombale, qualcuno osava non fare un cazzo cercando di divertirsi ma questo atteggiamento certo non veniva ben visto e spesso scattava la punizione consistente nel non ritornare a casa per il fine settimana con l obbligo di studiare,controllato a vista, sia il sabato e la domenica compresa una messa presso una chiesa che si raggiungeva in fila vicino al collegio. Questo avveniva anche se nella settimana nella valutazione complessiva o in una materia si veniva considerati insufficientemente preparati e quindi nel quadro appeso nellandrone del collegio con la sua cornice nera cera scritto chi sarebbe rimasto, si poteva rimanere in collegio anche nel caso si veniva colti nel bagno, ovviamante senza chiave, mentre ci si masturbava, anche la naturalezza di un gesto fisiologico ed innocente veniva censurato. Come sono riuscito a sopportare tutto ci ancora oggi non l ho ben focalizzato ma dovevo riscattarmi e studiavo, studiavo ma disegnavo bene e molto in fondo tanto stata la mia ancora di salvezza. La scuola si svolgeva nel pomeriggio, i professori erano quasi tutti ex professori delle statali in pensione ed avevano sistemi arretrati del concetto di insegnamento e diffusione del sapere. Le aule erano vecchie, le pareti bianche sporcate da qualche essere azzardoso che scriveva il proprio nome, ma questo sicuramente avveniva al termine dellanno scolastico. I banchi erano quelli di un tempo con sedia e banchetto inclinato in un tuttuno, cerano molte scritte cera la storia di tanta costrizione ed umiliazione da parte degli studenti, ricordo molto bene che erano molto scomode. Le porte si chiudevano a stento il pavimento amplificava la venuta dei docenti. Le ore di scuola altro non erano che un supplizio, eravamo pochi in classe ed i 49

professori spiegavano poco ed interrogavano molto. Ogni ora veniva vissuta con tensione ed il senso di precariet della tua quasi impossibile non chiamata a conferire era palpitante, non so come ci sia riuscito ma era difficile cogliermi impreparato forse era il timore di vedere sul temibile quadro il mio nome. Accadevano nel corso delle ore dedicate alla strage degli innocenti circostanze e fatti strani e che si potevano attribuire allenorme tensione di quei momenti. Possa chi legge immaginare come la classe composta da non pi di quattro persone che vuoi o non vuoi capitavano sotto il tiro della temibile: ed ora conferisca il quella sospensione significava delle volte anche raccomandarsi a nostro Signore che la punta della matita non si fermasse sul proprio nome. Cera un docente di italiano, storia e latino tale Gambaccini. Un uomo una sorta di SS che non si sa come non fosse rientrato nel processo di Norimberga. Una sorte di mostro della crudelt che sghignazzava alle temibili domande che portavano con se sempre un qualche tranello. Il suo scopo era farti cadere, il suo obiettivo era registrare nel libro dei condannati al sabato fascista una bella insufficienza: punito, silenzio, vai a posto ignorante, epilogo sofferente e generatore di rabbia indescrivibile ma da mandar gi in silenzio senza possibilit immediata di appello. Ce ne erano altri ,ma forse pi umani, come quello di matematica frustrato da una vita fatta di numeri e problemi che non avrebbero comunque risolto le sorti del mondo il quale mi chiamava sempre alla lavagna. Era una sfida continua, la matematica non era certo lamata filosofia, ma mi destreggiavo e grazie a Dio risolvevo quasi sempre i complessi misteri troppo matematici o algebrici. Aveva la faccia da rozzo portava sempre la stessa giacca ed aveva l odore della rassegnazione. Insomma il quadro era pi o meno questo, la somma di tanti ricordi che in alcune circostanze rivelavano tutta la mia tensione. Cera un ruffiano ( ce ne sono sparsi tanti in tutto il mondo) il quale se ben ricordo era figlio di un pezzo grosso dei pompieri di Cattolica. Era un infame spifferava tutto ai professori ed io non capivo quale beneficio ne traesse. Divenne il mio pi odiato nemico e oggetto della mia ira irrequieta e turbolenta violenza fisica. Quando l infame spifferava sull orecchio del professore qualche circostanza, quando l imbelle si faceva bello agli occhi del professore di 50

turno e tanto si ripiegava negativamente su qualcuno della classe, capitava per lui lattacco da parte mia come i giapponesi a Pearl Arbour dove io ero un Kamikaze che si lanciava ma non moriva, In altri termini tutto ci si traduceva in solenni schiaffoni nei suoi confronti ed ogni nefandezza mi venisse in mente in quel momento al fine capii che doveva smetterla ma mi temeva, non diceva pi le frasi all orecchio dei professori ma comunque continuavo, nonostante la sua redenzione, a punirlo per il solo fatto che era stato per me ancora era un infame ed un ruffiano. Il sonno in collegio, il riposo, era figlio ovviamente della costrizione. Ogni forma di coercizione matura atteggiamenti che in libert sono considerati impossibili, che mai accadrebbero perch nella non libert nascono sentimenti di per s inafferrabili anche se tangibilmente dolorosi. La luce in collegio era doverosamente chiusa alla ventuno e trenta senza ma e senza se. Ma per me cera una ragione che mi permetteva di avere il consenso di tenere la luce accesa ed era ovviamente collegata alla circostanza che studiavo o comunque davo spazio ai miei disegni che tanto piacevano al direttore. Dopo un po di tempo non ricordo per quale motivo, fui spostato dalla camera singola alla camera per quattro persone. In questa stanza pur sempre lugubre e atrocemente squallida si maturarono atteggiamenie particolari forme di coesistenza che non avevo mai vissuto. La stanza era pi o meno cos: da un lato un armadio per quattro che conteneva gli oggetti pi impensabili cera anche chi aveva il suo orsacchiotto compagno di sogni e testimone di ricordi e di affetti importanti. Il mio manifesto di Che Guevara un p bruciacchiato era sopravvissuto alla violenza incendiaria di qualche ignobile deficiente. Cera anche un fornello elettrico con tanto di caffettiera per quattro che allietava la nostra voglia di un buon caff mattutino. Durante la notte il dormitorio era pur sempre oggetto del controllo dei censori, i quali aprivano arbitrariamente le porte con fare inquisitorio. Ovviamente non si poteva fumare, ma per me questo non era un problema ma lo era per i miei compagni di stanza. Per fumare una sigaretta cera ovviamente la vedetta la quale controllava la ronda dei censori. Cera in quel gesto la volont di una rottura degli schemi ed anche del piacere di alterare la logica del 51

proibizionismo. Della mi libert di poter tenere la luce ne beneficiavano tutti, chi sfogliava un giornale pornografico che seppur vietato sbucava sempre, magari nascosto sotto qualche materasso, chi invece leggeva qualche libro che inneggiava libert come quelli di Kerouac . che non faceva niente ma al riflesso della luce mentale che sul soffitto la diceva lunga sull immaginare le stelle ed anche la luna. La scrivania era il mio spazio rispettato da tutti , quando disegnavo a turno si alzavano per ammirare le mie, chiamiamole piccole opere darte. La luce era fioca ma rinvigoriva la notte. Questa era la parte pi attesa della giornata, sar perch in un certo senso eravamo legittimati a fare quello che ci pareva. Nasceva anche un insolito desiderio di accarezzarci di metterci in due su di un letto ed immaginare la presenza delle nostre rispettive ragazze. Nascevano pensieri erotici di ogni tipo, ma composti senza essere rivelatori dell intimit della nostra fantasia di ragazzi con tanta voglia di fare l amore. Accadeva anche che sentivamo che qualcuno veniva colto sul fatto mentre si masturbava , le urla dei censori, le minaccie, e quanto pi di osceno quasi una moderna gogna alla merc di tutti, ed il giorno dopo veniva puntualmente punito. Conoscendo l iter punitivo si innalzava la rivolta massonica, lanciavamo le nostre ciabatte sul muro, all unisono si innalzava la rabbia, ma non serviva a niente se non per sfogare i nostri tumultuosi sentimenti che dentro covavano soffocati anche, in alcuni casi, se puntualmente infamati dai timorosi, dai deboli, e mi si permette dagli stronzi. Il lancio delle ciabatte tuonava come i vecchi cannoni di una guerra inutile , in fondo eravamo andati di nostra spontanea volont in quel luogo nefasto. Nella notte accadeva anche che spuntasse quello che per me fino ad allora, era figlio delle mie segrete fughe verso Firenze e quindi ponte vecchio. era l hashish a quel tempo direi anche molto buono. Ed allora le nostre nottate prendevano la piega del rituale quasi sciamanico. Non sapevo affatto il sistema di rollare un Joint ma dopo poco divenni un gran maestro. Non fumavamo grosse quantit ma quel poco che da una parte ci rendeva ( cos pensavamo) diversi ma soprattutto il piacere del vero assoluto proibito. Quando cera un po di fumo le nostre nottate duravano molto di pi; nel rituale era anche sempre presente la rivelazione di fatti inquietanti, di divagazioni sulla realt che incuriosivano tutti e tutti venivano ascoltati 52

anche storie banali e grandi giochi di fantasia . La bruttura della stanza spariva, la fioca luce accesa della mia scrivania inondava la stanza di un colore arancione , quindi vivo ma nel contempo tenebroso, era la legttimazione per avere un segreto , un culto che ci permetteva di giorno di parlottare e di sentirci complici e liberi. Anche le sensazioni di una carezza ad un compagno di stanza erano pi intense ed i pensieri volavano e rimbalzavano nella nostra mente e spesso ci fermavamo a commentare i giochi di questo atteggiamento di complicit, era un nuovo rapporto che nasceva dalla convivenza, appariva come lapertura di orizzonti che prima erano sconosciuti; era intenso ed elegante il nostro scambio di idee. Anche chi fino ad ora rimaneva muto perch timidamente ignorante mostrava di aver qualcosa da raccontare, tutto era divenuto magico ed intenso e piacevolmente appartenente a noi ed a ciascuno di noi in modo diverso. La storia del mio collegio fin con gli esami esterni presso un luogo veramente magico; un convento Francescano a Celana Bergamasca. L impressione del luogo era di rivivere tempi arcani dove l ingegno religioso costru opere meravigliose. Enormi stanze adibite a dormitorio, giardini incolti, lunghi corridoi a perdita d occhio con tante porte ad egual distanza; fioche luci ad illuminare la notte, dove il nostro pensiero era accigliato dalla preoccupazione per gli esami. Cerano tante persone, ma tanto si svelava all ora del pranzo e della cena. Di giorno io mi rintanavo sotto un loggiato sospeso ed a far da tradotta da unala allaltra del convento. Cera la brezza del verbo, dell ignoto mistero dellesistenza di Dio, lo stesso Dio che pregavo implorandolo di farmi superare l importante prova. Cera il profumo della paura il sentore comune dell impegno a cui la mente era provvida per non perdere il senno. La paura era di tutti come tutti cercavano anche senza conoscersi di rincuorarsi, di sentirsi vicini. La notte era come se tutti sognassero il buon esito dell impresa, il bromuro sedava i richiami della carne. Dopo una breve parentesi di adattamento al luogo iniziarono gli esami. Le prove scorrevano ed io affrontavo la prova dei due anni in uno con grinta ,con la forza di una preparazione che sapevo di avere; passarono i giorni degli scritti dove si complimentarono con me per la prova di 53

italiano , la matematica fu superata con dignit poi dopo alcuni giorni trascorsi in solenne ritiro spirituale dove senza paura ripetevo la mia amata filosofia, la storia, la letteratura, avevo per una sorta di delirio di onnipotenza e camminando in lungo ed in largo per tutto il convento che appariva non finire mai esorcizzavo la paura con brevi confronti con i miei compagni d avventura. Gli orali furono un trionfo ero empio di felicit ed orgoglio e ricordo un particolare, al termine della lunga prova si soffermarono sul la prova di disegno dove al tradizionale capitello ricordando ove questo era collocato feci oltre al dovuto degli schizzi sul tempio di appartenenza . I docenti furono certo lusingati e si complimentarono e mi premiarono con il massimo dei voti. Tornai a casa, ricordo in treno, ma un treno di felicit. Il tragitto era lungo ma ero estasiato dal successo della mia prova e ricordo di aver guardato la successione degli spazi che veloci scorrevano dal finestrino come un film, mi sentivo come un prode soldato che rientra dalla guerra e speranzoso, al termine di questa, immagina il proprio riscatto, il premio per il suo successo , mi amavo ed ero felice per aver compiuto quellimpresa che tanto sacrificio era costata, avevo recuperato una parte della mia vita. Ad attendermi alla stazione cera mia madre e mio padre Ci abbracciammo a lungo raccontai per filo e per segno tutto quanto era accaduto, negli occhi dei miei cera un cenno di un felice pianto.Poi, in fondo alla stazione, pur nell impeto del racconto intervallato da domande di mio padre scorsi una figura femminile di spalle, non ero sicuro, poi focalizzai meglio e senza dire nulla feci in modo di avvicinarmi a quell immagine che volevo che fosse ma non sapevo se veramente fosse stata quella dei miei desideri. I miei capirono perch iniziai a rispondere con risposte a met. Giunsi quindi vicino a quella ragazza vestita con una gonna corta rossa ed una camicia stretta in vita con ai piedi le adorate ballerine la toccai delicatamente la spalla, si giro, i suoi occhi brillavano ed io ero immerso nel suo sguardo ci abbracciammo a lungo e ci baciammo intorno a noi in quel momento non cera nessuno. 54

Lei era il mio primo grande amore, la conobbi durante i miei tanti picchetti al liceo. Era deliziosa, solare, allegra e spensierata. Ci present un mio amico e da allora per ben quattro anni fummo tuttuno. Con lei scoprii la tensione, lesser come un uomo in cerca di quel calore umano :lamore, e l intensit del trasporto verso una piccola donna. Aveva due anni meno di me ed amava la ginnastica artistica, aveva movenze eleganti ed un animo sensibile, dolce erano i suoi baci, forte il legame fra di noi. Il suo modo ovviamente adolescenziale di vivere la vita fu interrotto dal mio problema che da quando ritornai dal collegio mi assill per anni: l eroina, Di questo pero tratter pi avanti anche se fu tragicamente influente nel rapporto con la mia Monica, dolce Monica. Il primo amore si dice banalmente non si scorda mai ,e probabilmente vero ma fra me e Monica ci fu molto di pi. Con lei conobbi la gelosia feroce ma nel contempo il trasporto ed il sublime legame amoroso. Per lei feci di tutto, fui avversato dal padre che inizi a preoccuparsi di sua figlia quando seppe cosa andavo dannatamente facendo. Ma ci furono situazioni veramente incredibili e per far comprendere il legame con Monica ritengo che sia necessario narrare quello che feci per lei. Era un periodo molto strano quello che stavo vivendo, amavo Monica sicuramente pi di me stesso ed accadde che il padre decise che lei non poteva pi assolutamente ne vedermi ne sentirmi, vale a dire il nulla. Io trascorrevo il mio tempo ad inseguire quella polverina, il mio credo politico mi aveva deluso, i movimenti della sinistra, lautonomia operaia si erano disgregati e a dirla con parole povere stava divenendo polvere. I circoli culturali erano i centri dello sballo, niente pi discorsi, niente pi attivismo ma solo grandi discorsi pieni di retorica e a volte di indifferenza. Accadde in quegli anni che fu ucciso Aldo moro. Non ero daccordo con i plausi di un sinistra che veramente non capiva come tanto sarebbe stato che il funerale dei movimenti di rivolta. Mario Moretti non comprese assolutamente che l uccisione dello statista sarebbe stata la fine della credibilit di una certa sinistra e lo stato si sarebbe mosso verso lo sfaldamento di tutti i movimenti facendo di loro di tutterba un fascio. Tutto accadde penso anche che la diffusione dell eroina fu una strategia di stato per mettere a 55

tacere l urlo della ribellione dei giovani ( tanti) contro il sistema.. Insomma mi trovai a diciassette anni anoressico convinto ma con vicino Monica alla quale non avrei rinunciato per niente al mondo,. Dimenticavo, adoperavo eroina ma paradossalmente giocavo a pallanuoto ed anche bene. Accadde, non ricordo se dopo uno o due anni di intenso rapporto amoroso con Monica, che il padre la port con s in vacanza in Sardegna. La decisione era maturata dal fatto che voleva che si allontanasse da me, era un modo poco ortodosso per togliere spazio al nostro rapporto non essendo ovviamente a conoscenza di quello che ero capace di fare. Nel contempo io andai da mio zio Danilo , il quale conosceva un dottore che faceva miracoli circa situazioni di ipotetica ed ora ben comprensibile illusoria medicina per la tossicodipendenza: la morfina.. Andai da lui , Monica era partita e a Fermo vivevo all interno del dramma delle mia famiglia per mia unica ed esclusiva colpa. Decisi quindi di attivarmi per disintossicarmi un po da un problema che mi stava infastidendo e che mi allontanava dalla mia Monica. Seppi in tutto questo che Monica sarebbe andata al Piccolo Pevero nelle vicinanze di Porto Cervo, Mio zio mi adorava ed avrebbe fatto di tutto per dimostrare la sua influenza su di me ed alla sua capacit ( presuntuosa) di risolvere un problema che tanto facile da risolvere non era. Arrivai , mi sistemai in casa sua, con me ovviamente avevo un po di polverina cos tanto per non dover sopportate eventuali crisi di astinenza. Avevo ridotto molto la frequenza dell uso della sostanza e devo dire ero curioso su cosa si sarebbe inventato il super dottore risolvo tutto io. Mio zio faceva di tutto per rendere gradevole la permanenza in casa sua, mi assecondava e viziava come solo lui sapeva fare. Venne il momento di andare a parlare con il dottore . Il palazzo dove abitava era un bellissimo palazzo ristrutturato fine ottocento con tanto di stemma nobiliare ben visibile sopra il grande portone . Anche i titoli nobiliari non facevano per me e l ipotetica appartenenza del dottore a qualche casta nobiliare mi dava l inevitabile senso di nausea e sinceramente qualche piccola riserva ce l avevo. Ma la curiosit di sentire e di cosa avrebbe fatto il mega dottore mi fece tacere sulle mie opinioni nei suoi confronti. L incontro fu quasi divertente, il dottore mi fece una sfilza di domande alle quali rispondevo seguendo una 56

mia logica che mi avrebbe fatto ottenere quello che volevo: cio rimettermi in carreggiata e poter andare a cercare Monica in Sardegna. Ottenni che tutte le mattine mio zio, per non ricordo quanti giorni, mi portasse dal dottore, il suo studio era molto bello ed arredato con mobili antichi ,arazzi pregevoli alle pareti,nonch quadri d autore appesi un po dappertutto. Aveva una stanza con un lettino molto comodo dove mi stendevo. Preparava con molta calma una sorta di miscuglio di psicofarmaci con laggiunta, penso , di ricostituenti e l inevitabile morfina . In fin dei conti altro non era che una rapida disintossicazione mediante morfina a scalare . Poco ricordo di quelle sedute se non il piacevole effetto della morfina e la serena consapevolezza che avrei risolto di l a breve il problema dellastinenza e pregustavo la mia sortita verso la terra di Sardegna. Ricordo delle mie sedute era anche il fatto che mi perdevo negli affreschi del soffitto ovviamente di ispirazione di qualche passo biblico , ma tanto non mi interessava se non il fascino dei colori ed il piacevole perdermi all interno delle immagini sacre e devo dire mi raccomandavo a loro per il buon esito di tanta convinzione da parte del dottore. Cera anche un quadro con una riproduzione di una qualche battaglia, era piccolo ma inquietante , cera in quel quadro tutto ci che in me ingenerava ritrosia e disgusto per le armi anche se storicamente ero convinto dell imprescindibilit del conflitto umano sicuramente una dato storico, molto Hegheliano non in linea con il mio credo le mie convinzioni. Passarono i giorni funesti e a dir la verit mi ripresi veramente sia psicologicamente che fisicamente a quel punto dovevo attivarmi per raggiungere la mia piccola amata. Senza pensarci su chiesi a mio zio come avrei potuto fare. La mia volont era diretta verso una partenza monto Jeppies con tenda e saccoapelo che avevo portato con me. Mio zio aveva in se una diversa idea : farmi partire con l areo da Bologna ad Olbia e prenotarmi lui stesso un albergo vicino al luogo che mi interessava e senza dirmi nulla mi prenot il Cala di Volpe vicino a Porto Cervo un albergo sicuramente meraviglioso ma di ci me ne accorsi solo quando arrivai. Il giorno della partenza ricordo benissimo indossavo bleu Jeans scoloriti ed un simpatica camicia a quadretti bianca e rosa della Spitfire e 57

scarpe da giannastica ancora sporche del rosso dei campi da tennis che in quegli anni frequentavo spesso ed i necessari occhiali a specchio modello Ray Ban. Avevo con me un po di roba che meticolosamente avevo infilato dentro il dentifricio per la serie non si sa mai. Partii quindi dallaeroporto di Bologna non avevo mai preso un areo in vita mia ero emozionato ma consapevole che il mezzo scelto mi avrebbe portato in brevissimo tempo verso la mia meta. Mi sentivo un po cacciatore ed non avevo paura di quello che stavo facendo. Mi sistemai sulla poltrona dellaereo vicino al finestrino e mi resi conto che i tempi per raggiungere Olbia erano brevi: con me avevo molto danaro mandato da mio padre spinto dalle parole di mio zio. Ad un tratto, prima della partenza, si sedette accanto a me una ragazza molto bella e scoprii molto ben disposta alla conversazione con me. Chiacchierammo per molto tempo, lei mi raccont parte della sua vita; genitori separati una vita profondamente vissuta in solitudine e mi disse che stava raggiungendo i nonni in una villa a Porto Cervo, Da parte mia fui molto schietto e lei raccontai il mio progetto, il mio viaggio verso il ritrovamento della ragazza che amavo, lei mi rispose che dall albergo dove stavo il Piccolo Pevero era poco distante. Ad un tratto lei si addorment sulla mia spalla mi faceva tenerezza aveva un viso bellissino ed i suoi capelli biondi erano molto belli. Arrivammo allaereoporto ed era quindi giunta lora di separarci ma lei mi disse che mi avrebbe accompagnato con la macchina del nonno che era pronta fuori dallaeroporto per portarla a Porto Cervo. Ad un tratto la polizia aeroportuale mi chiam per un controllo mentre lei mi stava vicina , insieme a me un signora anziana. Forse il mio biancore li aveva insospettiti in quanto a luglio quel luogo era invaso dal popolo degli abbronzati. Condotti insieme alla signora anziana in una stanza apposita della polizia ci aprirono le valigie. E fu li il gran colpo di fortuna dentro la valigia aveva sicuramente mezzo chilo di marijuana conseguenza mi lasciarono subito andare concentrandosi sulla elegantissima e sfortunata signora. Raggiunsi la mia amica di viaggio mi stava aspettando fuori dallaeroporto vicino alla sua macchina una mercedes nera immensa molto pi lunga di quelle normali con i posti posteriori sistemati a salottino ed un autista in livrea che prese il mio bagaglio sistemandolo in macchina. Partimmo, mi sentivo 58

molto a mio agio eravamo comodi con la luce accesa , e lei mi chiese cosa volevo bere, bevvi una coppa di champagne anzi due ridemmo e sghignazzammo per tutto il percorso fino allalbergo. Mi si par di fronte un lussuoso albergo l autista giunse allentrata chi di dovere prese i miei bagagli salutai la dolce creatura ripromettendoci che ci saremmo rivisti. Non la vidi mai pi perch di vederla non me ne fregava proprio niente. Svolsi le normali pratiche di sistemazione in albergo era meraviglioso la mia camera aveva un terrazzo e difronte la piscina con forma irregolare con al centro una palma nella notte illuminata oltre che all interno da fiaccole che donavano agli occhi il miraggio di una notte fantastica il cielo aveva catturato le sue stelle pi belle, sul mare il fiume di luce chiaro della luna. dentro la stanza tutto ci che di pi lussuoso possibile immaginare mi fermai ad osservare, ma poi mi diressi alla hall dove chiesi dove era situato il Piccolo Pevero . Luomo della hall mi spieg la strada sottolineando il fatto che se volevo potevo essere accompagnato con una macchina dell albergo. Dissi che non era necessario e che avrei fatto due passi. La strada era buia ma il Piccolo Pevero era illuminato; saranno stati massimo due chilometri, furono i due chilometri pi lunghi della mia vita composti da una lunga discesa ed una breve salita, camminavo sospeso dall emozione. Ad un tratto allaltezza di una curva sentii le risate della madre di Monica che stava pasteggiando insieme agli amici di viaggio sulla terrazza del loro albergo. Poi vidi la macchina del padre e poi udii delle voci chiare ; Il padre per la prima volta concedeva alla figlia di telefonarmi, Monica rideva, penso felice di potermi sentire. Io li avevo di fronte e continuai a camminare poi l incrociai ma tagliai diritto ad un certo punto Monica si gir verso di me che facevo l indifferente e url: Marco ma tu sei Marco, lo disse con il cuore in gola non ci furono spiegazioni torn indietro, il padre non profer parola e al termine del nostro lungo bacio disse Beh.. penso che non sia pi necessario andare a telefonare e ritirandosi ci lasci soli. Lei ed io non stavamo pi nella nostra pelle camminammo a lungo.Mi port in un posto dove trionfava la luna eravamo cos felici che ci dimenticammo di tutto tranne che di fare l amore, lei sopra di me era baciata dalla luna la luce di questa rendeva il contorno del suo corpo come la cosa pi bella che avessi visto in vita 59

mia. Ci alzammo a pian piano andammo dove erano i genitori e i loro amici ci accolsero con il sorriso sotto i baffi, Poi il padre profer parole del tipo : visto che sei qui mangia con noi . Fu una cena piena di affetto, di domande circa la mia situazione, raccontai un po tutto e fui accolto con molta cortesia e con pensieri che non conosco perch rimasero, penso, dentro di loro. Poi il padre insieme a Monica mi accompagnarono al mio albergo, li salutai ed il padre mi disse che forse era il caso di lasciare lalbergo e trasferirmi da loro, risposi che gia avevo pagato i primi due giorni e rimasi l fino al trasferimento. Il mattino successivo mi alzai molto presto penso verso le sei, mi portarono la colazione sul terrazzino dell albergo: cera di tutto ma mangiai poco e chiesi se potevo andare in piscina, immediata la risposta del cameriere mi port laccapatoio da piscina con relative ciabattine . In tutto questo ripensai al contenuto di ci che avevo dentro al dentifricio andai nel bagno e tirai fuori tutto , avevo le cartine con me e di polverina c ne era tanta, preparai un paio di sigarette e molta la riposi nella tasca del mio giubbotto. Una sigaretta truccata la fumai dopo colazione e devo dire che mi sembrava di stare dentro lalba che si ergeva maestosa ed i tenui raggi che solo mi sfioravano in una irresistibile carezza, il mare sembrava mi chiamasse nonostante mi sembrasse tanto lontano ma i suoi colori erano dipinti nella tavolozza dei miei pensieri, ero in una situazione di estasi, ero solo con la mia sostanza e la meraviglia dei colori dellaurora; di li a qualche ora Monica sarebbe venuta a prendermi per una lunga gita in mare. Avevo quindi del tempo. e dopo aver chiesto come arrivare in piscina mi sistemai sotto una bellissima pianta pensavo si trattasse si un di un salice piangente ma leffetto dei colori del mattino che donava alla mia anima sospesa era per me la p bella pianta di tutto il giardino che circondava la piscina. Mi sedetti sullo sdraio terribilmente comodo, guardai lacqua dellenorme e originale forma irregolare e mi tuffai, lacqua era fredda ma meravigliosamente gradevole e mi diede la sensazione piacevole della sospensione. Nuotai girando intorno al piccolo isolotto colmo di piante e di fiori la cui luce mi ipnotizz rimasi circa un tempo indefinito e riprendendo coscienza solo quando sentii un corpo caldo che mi si avvicinava, era una donna molto bella che aveva seguito i miei movimenti e mi invit a sedermi vicino alla 60

sua sdraia. Aveva gli occhi verdi e lo sguardo molto sensuale e provocante, o forse era cos che lo vedevo a causa della mia sigaretta truccata . In piscina erano forse le sette ed il popolo della Costa Smeralda era ancora a letto dopo i bagordi della notte. La situazione era quella di trovarmi con una bella donna da solo sui bordi di una piscina empia dei colori del sole che albeggiava. Andai presso la mia sdraia e presi le mie cose compresa laltra sigaretta truccata Convinto che non sapesse cosera laccesi ed iniziai a fumarla dopo essermi sistemato vicino a lei che nel contempo aveva chiamato il cameriere ordinando due gin tonic. Avrebbe potuto ordinare qualsiasi cosa che comunque sarebbe stato lo stesso. Lei guardava la mia sigaretta, ed era uno sguardo divertito e mi disse che mi trattavo bene e che ero un buon viziato. Capii subito che aveva certamente capito cosa c era dentro la sigarette gliela stesi, insomma la fumammo insieme. Lei si avvicin allo sdraio dicendomi che amava fare i massaggi ed io certo non ci pensai pi di tanto mi misi di schiena ed inizi a massaggiare il mio corpo come nessuna donna aveva mai fatto, quasi mi addormentai. Poi dun tratto mi invit a fare un bagno in piscina pensai : irrequieta la ragazza; andammo sotto l ombra delle piante dell isolotto non accadde nulla di peccaminoso ma tutto avvenne con estrema dolcezza carezze e forse qualche bacio come se fossi una sorta di figlio poi la luce si alz illuminando il palcoscenico di quello strano incontro; guardai l orologio dicendogli che avevo un appuntamento ma fra sigarette truccate e gin tonic ero nel pieno dell ebrezza ci impiegai molto tempo a raggiungere la mia stanza. Prima di sistemarmi feci una doccia fredda mi ripresi un po e decisi di tirarmi un p di quelleroina che non finiva mai, ero cotto quando venne sorridente Monica in stanza a chiamarmi, ebbi un leggero senso di colpa ma i suoi baci diversi da quelli della donna riempirono il mio cuore damore e abbracciandola me ne andai verso la giornata meravigliosa che inizi in compagnia della mia piccola donna non fu la sola, ma tante altre ne vennero tanto da rendere quella vacanza come una delle pi belle della mia vita. Durante la vacanza visitavamo ogni giorno una meta diversa, nel frattempo cambiai dimora ed andai dove era Monica. Lei mi svegliava portandomi la colazione ,e bivaccando al secondo 61

piano di un letto a castelllo spesso il piacere si fondeva con grandi risvegli non pensando che allesserci ritrovatii e ammetto che furono molte le volte che caddi rovinosamente a terra. Tutto era meraviglioso ed in sintonia con lamore che provavo per la ritrovata Monica. Capitava spesso che scendessimo in calette abbandonate dal Signore ma teatro di giornate trascorse sempre in acqua , a quei tempi lei non era una gran nuotatrice ed allora abbracciandosi sulla mia a schiena la portavo dove lei volesse. nutando a volte gironzolando verso mete dove non cera nessuno, erano meravigliose spiagge bianche con i riflessi del sole che coronavano il nostro reciproco amore. Lei, a volte si lasciava ed io fingendo di non accorgermi la lasciavo continuando la mia lunga nuotata. Le sue grida di aiuto spesso mi raggiungevano ed allora con indifferenza , lentamente tornavo indietro: il premio erano baci e carezze in acqua. , Il mare di Sardegna fu la culla ed il momento pi intenso del nostro amore. Quando raggiungevamo la spiaggia isolata quasi come sefosse solo la nostra, ci abbandonavamo in giochi innocenti spesso si nascondeva, ma la sabbia lascia le sue tracce ed allora dopo aver finto e fingendo di essere stremato iniziavo ad urlare ai quattro venti il suo nome, non cera leco ma sembrava ci fosse luna voce portata dal vento fresco vento testimone della nostra unione. Lamore presso le calette era dolce , spesso sulla battigia, insabbiati dalla bianca sabbia di Sardegna rotolavamo fino a coprirci di questa bianca polvere creata dal vento e dalle onde quasi fosse cipria; non era certo la sabbia l ostacolo mi divertivo, provocandola, di disegnare sul suo corpo quello che chiamavo il richiamo indiano dellamore.. era sempre diverso ed anche peccaminoso , lei tratteneva il respiro prima che giungessi la meta. poi iniziavamo la danza amorosa. Spesso la invitavo a fare i l famoso flic flac che altro non era che una temporanea scultura umana che volteggiava in aria con un armonia unica quasi un canto, il corpo si fletteva ed io con le gambe incrociate ero unico spettatore. lei continuava inventando forme sempre diverse spesso concludeva i suoi volteggi con un tuffo in acqua una meravigliosa figura che penetrava lacqua creando nuvole bianche dove non resistevo di immergermi e farle mie, poi un bacio e poi un altro ancora A A volte scrivevo il mio voto, della sugrazia sulla spiaggia ed era il massimo : dieci. Capitava che lei contestasse la mia 62

magnanimit sostenendo l imperfezione dell esercizio, ed io molto felice la invitavo a riprovare, per me erano sempre perfetti i suoi volteggi i suoi salti mortali un corpo che era arte, larte del disporre di un corpo allenato verso il bello, lo stupefacente, l irripetibile. Quando lora si faceva tarda, spesso accennata dalla fame, ripartivamo ed allora toccava a me far si che salisse sulle mia spalle per raggiungere il resto della comitiva. Tanto accadeva verso lora del tramonto lacqua trasparente velata, annunciatrice della notte anchessa meravigliosa ma ancora tarda a venire, rendeva il mare trasparente pi velato di mistero ed io nuotavo con lei sopra le mie spalle che indicava la rotta il sole dipingeva il mare con i suoi rossi, arancioni, gialli la cui fusione era un po malinconica ma nel contempo gradevole e strepitosamente bella, spesso mi giravo per guardare il suo viso , non mi sembrava vero di avere la responsabilit di lei , lei che si fidava di me lei che contava solo su di me; tanto mi rendeva felice, placava i brutti pensieri che spesso invadevano la mia serenit. Quando il tramonto era giunto al culmine arrivavamo affamati e e con una gran fame: cera sempre un panino e della frutta pronta per assecondare e ricaricare il nostro corpo di energie. Avevo la mia fissazione dell anoressia che in quegli attimi per scompariva, addentavo quello che mi era offerto con voracit , ci guardavamo negli occhi cera la complicit di uno stato danimo di un sentimento che era solo nostro e sembrava non dovesse finire mai. Poi stanchi ci accingevamo abbracciati con il sole alle spalle, stanco per aver donato il suo calore che aveva cullato i nostri corpi, lentamente camminavamo ed alle domande che ci facevano i suoi genitori rispondevamo vagamente imbrogliando anche sul luogo dove eravamo andati, era come se tutto quanto fosse accaduto fosse un segreto; il nostromo segreto della nostra tenera complicit di un amore che, doveva essere solo nostro; nasceva e moriva ogni giorno dentro di noi. Le nostre serate in Costa Smeralda erano spesso dedicate a lunghe passeggiate romantiche, in quello che era il trionfo di tutto ci che non amavo. Porto cervo, gi allepoca era il luogo delle vanit, delle ipocrisie dei ricchi degli schiaffi alla povert. 63

Certo non erano argomenti di discussione con Monica, ma lei sentiva a pelle la mia tacitai indignazione; le facevo spesso piccoli regali raccolti da lei con un suo meraviglioso sorriso e questo mi rincuorava . Comprendevo che tipo di societ avevo davanti altro non era che larricchimento selvaggio della borghesia, la stessa classe alla quale io appartenevano ma che nel contempo non tolleravo: in fondo la noia di un borghese ma in essa non mi rispecchiavo, come una sorta di borghese pentito. Guardavo e vedevo come tutti si divertissero per l effimero per lo sciocco atteggiamento che nella mia vita non sempre aperto al mio cospetto non mi piaceva essere a tutti i costi complice di chi mi creava repulsione. Io vivevo la mia storia con Monica che pur conoscendomi rendeva le mie serate esclusivamente rivolte verso dolci espressioni. Il suo nascondersi per far in modo che io la trovassi, il suo elegante incedere vestita in modo che io non potessi distogliere gli occhi da lei a volte provocandomi misurando la mia gelosia. Lei mi toglieva i problemi assillanti riusciva a far in modo che mangiassi il gelato senza che io me ne accorgessi, farmi vestire come a lei piaceva per poi dirmi che ero un bel ragazzo e che mi avrebbe amato per sempre. Lei poteva tutto, trasformava la mia tristezza in un far nascere dentro di me il piacere di essere l, con lei dove tutte le altre cosa non esistevano come se con una bacchetta magica facesse in modo di farmi vivere la serenit che tanto in quei periodi mi aveva abbandonato. La vacanza fin, avevo vissuto momenti bellissimi portavo nel mio cuore la benevolenza dei genitori di Monica , il mare meraviglioso, le stupende nuotate con la mia amata, i tramonti irrepetibili di quei giorni passati ed i suoi colori, la trasparenza dell acqua che dal bianco attraversando il verde cristallino affondava nel bleu pi intenso. Tornai con laereo a Bologna dove mi attendeva mio Zio Danilo. Era lora di tornare a casa ed accadde un fatto che devi il corso degli eventi della mia vita. Quel mattino mio zio mi avrebbe accompagnato alla stazione di Bologna, penso che il treno che dovevo prendere partisse intorno alle otto e trenta. Il traffico era intenso e mio zio, uomo poco paziente cercava di deviare lammasso di ferraglia per non farmi perdere il treno. Poi dun tratto , forse stanco o forse tempestivo mi disse: Marco ti accompagno io a casa tutto 64

sommato ero contento di non affrontare il viaggio in treno , non dissi nulla , era un tacito consenso . La strada del ritorno era caotica ,quando per radio sentimmo una notizia che mi fece rabbrividire : alla stazione di Bologna era scoppiata una bomba e non si contavano le vittime. Dentro la macchina il silenzio, ma una certezza lora dello scoppio coincideva con l ora in cui mi sarei trovato magari a cercare il binario del mio treno per tornare a casa. Forse sarei morto o forse lavrei scampata, qualcuno aveva deciso per me, ma quel giorno alla stazione non cero. Il mio ritorno alla scuola di stato, al Liceo scientifico di Fermo fu costellato da una serie di cambiamenti interiori ed un rinnovato impegno politico. Ero deciso a far valere le mie posizioni con riguardo alla scuola avendo notato che, in un solo anno, le cose erano cambiate, gli studenti erano cambiati, alle assemblee distituto cera assenteismo, menefreghismo. Gli studenti parlavano e quando parlavano dicevano cazzate. Il motivo non cera perch i problemi che avevo lasciato per andare recuperare lanno cerano ancora. Forse gli utenti della scuola erano intontiti dai discorsi del pensa per te che avevano cambiato le sorti della contestazione. Personalmente per me non era cambiato niente ma per i rivoltosi era forse cambiato tutto. I piccoli centri culturali erano diventati luoghi di incontro per comprare l hashisch ed erano anche di moda le assunzioni di acido lisergico. Dentro la scuola cerano a mio avviso dei benpensanti pronti a battersi la mano sul petto inneggiando un Dio in cui non credevo, pur sforzandomi vedevo il lusso del clero, Comunione e Liberazione che padroneggiava e tutti vivevano felici e contenti. Mi incazzavo tanto in quellanno alle assemblee offendevo un po tutto. Istituzioni Scolastiche, metodi di studio a mio avviso arretrati la scarsa, partecipazione alla vita politica nel senso di presa di coscienza dei problemi di noi giovani e futuri interpreti del nostro futuro. Alle assemblea di classe, nostro diritto acquisito, la gente si annoiava, e non sapeva cosa dire, i ruffiani avevano rapito l ideologia, lessere appartenente ai movimenti di lotta veniva letto malamente. Per quanto mi sforzassi alle assemblee di istituto di provocare i silenti, non cera verso, i professori avevano riacquistato la credibilit ed il coltello da parte del manico. Accadeva che si 65

dovesse scioperare per dei motivi pi che validi, per problematiche che erano le nostre, neanche per sogno i professori minacciavano che l eventuale assenza avrebbe compromesso lesito del voto; quel maledetto voto che anni prima era divenuto un soffocante traguardo superato dal sei politico. Non cera pi niente da fare anche le sedi dei movimenti erano spente, le luci del qualunquismo illuminavano la retta via. Tutto stava finendo nei cortei non cera quasi pi nessuno , i tanti quando era in previsione uno sciopero rimanevano a casa oppure se ne andavano al duomo venerando la novit di stato l uso e abuso di hashisc era entrato nei movimenti di lotta ed io come un imbecille cero dentro anzi ero proprio sprofondato. Pian piano tutto stava finendo e non ci accorgemmo che anche noi eravamo divenuti ridicoli al posto dell eskimo i primi capi alla moda il levis 501, facevano capolino le superga dilagavano e noi tutti o meglio io continuavo a contestare per con le maniche di camicia a tre quarti qualcosa di molto sordido stava coprendo la nostra voce e la nostra credibilit.

LA SORDIDA EROINA: STORIA DI UN INSULTO ALLA VITA Qualcuno di recente ha collegato la possibilit dell uso delleroina come epilogo di un soggetto sofferente della temibile anoressia; tanto, probabilmente stato il mio caso . Forse condivido tale argomentazione. In fondo lanoressico un malato di mente insoddisfatto con addosso il male di vivere. Leroina pianifica il dolore, trasforma la realt, la rende nel solitario viaggio come la medicina per scacciare la sofferenza. Nel caso di un anoressico l eroina la sostanza in cui il cibo viene messo al bando ed iniettandosela magnificamente coronato lo stato di benessere, l illusione solitaria di aver trovato la chiave per la non sofferenza, cos all inizio ma poi ? Ho da raccontare come avvenne la mia storia, come entrai nel turbinoso mondo della dipendenza da eroina, come la mia vita cambi, come gli affetti cambiarono, come tutto ci che mi circondava appariva nella mia scelta inutilmente inutile, non c 66

rispetto per nessuno ,neanche per chi ti ama, c una fuga verso lirreale, il fantastico, il bisogno di quel famoso viaggio che leroina mette a tua disposizione, a lei non interessa quali saranno le conseguenze; sei tu che la cerchi e non lei che cerca te, lei non pensa e alla fine tu pensi solo ed esclusivamente a lei. Narravo dell esperienza del collegio che fu sicuramente la fucina per l inizio del mio periodo di vita forse pi burrascoso dove diverse volte rischia di perdere il bene supremo che il Signore ci ha donato la vita. Quel giorno ero insieme ad un mio caro amico ora scomparso morto per la conseguenza di tale vita . L A.I.DS lo ha ucciso; io ero altrove quando mor lui come tanti altri, io forse fui fortunato non sta a me decidere su tale fatalistica circostanza. Eravamo nella mia cucina della casa di Porto San Giorgio in quei tempi giocavo a pallanuoto e forse con questa scusa avevo convinto i miei di farmi vivere da solo in quella casa. Era crocevia di un po tutti quelli che adoperavano hashisc i rituali si avvicendavano con discorsi che dalla lotta di classe si spostarono sul significato dello sciamano dei rituali indiani ,dell importanza di allargare la frontiere della mente. I frequentatori erano gli stessi che prima portavano in corteo la bandiera di Ernesto Che Guevara e contestavano urlando e sbraitando gli slogan che a volte penso che alcuni non ne comprendessero il significato. Ci sentivamo superiori baciati dalla fortuna di essere i testimoni di un mondo irreale dove si potevano scoprire nuove argomentazioni misteriose; risorse ignote della mente. Avevamo la spavalderia di chi pensa di avere dalla parte sua conosciuto altre sfere inibite al mondo dei poveri borghesi ben pesanti, Probabilmente era comunque una forma di ribellione contro chi in fondo considerava ci che facevamo proibito, si era lamore per il mondo del proibito. Da parte mia gi conoscevo Kerouac ed Edgar Alla Poe in quei tempi erano quasi testi sacri . Nella musica cera Jim Morrison irriverenza fatta persona il portatore del viaggio verso un ignoto che si manifestava solo attraverso la sregolatezza e per noi sembrava possibile avere l onore di esserne parte. I Rolling Stones gia inneggiavano l eroina; Brown Sugar era il mio canto di liberazione di ribellione e vaffanculo il mondo che non sapeva e non capiva. L irriverenza per la normalit aveva un 67

suo prezzo noi eravamo la moderna aristocrazia di chi aveva capito o per lo meno si sforzava di comprendere l utopistico il surrealismo. Ci illudevamo di essere i nuovi portatori di verit mistiche, surreali ma spesso alcuni di noi pensavano che questa fosse la nuova via per la contestazione pi tardi alcuni di noi non riuscivano pi neanche a mettere in discussione se stessi. Pensavamo di aver ghettizzato la normalit non ci accorgemmo che invece i ghettizzati eravamo proprio noi. Ritormando sui miei passi, in quanto voglio essere portavoce della mia storia cercando di far comprendere come quello che accadeva alla fine degli anni settanta fu presagio di un malessere diffuso che attualmente si trasformato completamente perdendo il senso della ritualita e quei significati che erano figli di quegli anni. Quel giorno di una primavera inoltrata ricordo che il mio amico torn affannato da non so quale missione e mi disse: guarda che ho Marco , questa deve essere buona me lha data tizio si trattava di una carta stagnola con una polvere tendente sul marroncino, devo dire che per prima cosa l annusai per capire di cosa si trattasse, ma gi avevo capito che era eroina; ora certo non rimasi sorpreso pi di tanto e ammetto che la curiosit nemica del discernimento, potevo tranquillamente dire che non mi interessava. Quindi chiariamo che non colpa di nessuno se non mia laver fatto il primo passo nei confronti di quello che divenne un problema in cui impiegai molto tempo per risolverlo se posso dire di averlo risolto. Guardai il mio amico, nel contempo io abbassai le tapparelle della cucina, lui nel contempo tir fuori dalle sue tasche due siringhe, erano piccole, poi successivamente mi innamorai di quel tramite tra la polvere e la mia mente. Non mi sbalordiva affatto di ci che ci apprestavamo a fare era pur sempre un rituale, un rituale che poi divenne la parte pi piacevole del gesto e nel contempo una maledizione . Presi un cucchiaio da dentro un cassetto della cucina; sapevo come si preparava il tutto anche perch avevo visto un film La luna. Cercai dentro il frigorifero il limone. Ero divenuto il sacerdote del rito pagano, presi una candela di cui per non ricordo il colore, misi la polvere nel cucchiaio, feci attenzione a che tutta finisse dentro quell oggetto, 68

meticolosamente, quasi come se macchinassi con la nitroglicerina non era espolosivo ma forse molto di pi. Accesi la candela che illuminava la stanza con i colori tenui della fiamma, il mio amico era teso e fissava le mie mani e tutte le poche cose che in quel momento sembravano le pi preziose che il quel momento possedessimo. Alzai il cucchiaio riempii una siringa con un pochissima acqua , tuffai questa dentro al cucchiaio aggiunsi il limone, poi il mio amico mi sugger uscendo fuori dall ombra della candela di pulire bene la bustina, presi lacqua dal cucchiaino che nel frattempo era diventata marroncina. e pulii bene la stagnola lasciando scorrere un di quella mistura lungo la stagnola , la candela sembrava pi vogliosa di noi , ed io guardavo la sua fiamma come se essa fosse una vestale. Tutto di stava materializzando : misi il cucchiaio sopra la candela e nel giro di pochi secondi quel marroncino divenne di un colore tendente al giallo e la miscela emanava un odore acro e forse nauseabondo tanto che il mio stomaco sembrava aver accusato il nuovo odore. Il mio amico senza dire niente mi fece un cenno di spegnere la candela, nel frattempo aveva preparato con una parte del filtro delle sigarette un piccolo filtrino affondai lago della siringa dentro quella specie di macchinoso elemento che serviva per tirare tutto dentro la siringa, fu un attimo poi ricordo guardai ,ma senza paura la siringa presi quella del mio amico e la rienpii in egual misura alla mia. Poi il tutto doveva essere iniettato ricordo feci tutto da solo presi la siringa e misi la mia cinta allaltezza dell avambraccio le vene si gonfiarono infilai il piccolo ago nelle vene provavo una sorta di sottile piacere tirai su lo stantuffo e vidi il sangue mescolarsi con il liquido maleodorante spinsi piano lo stantuffo e poi pian piano sentii il mio corpo e la mia mente avvinghiati da una sensazione di calore, guardavo il mio amico che aveva lo sguardo di un orgasmo l effetto sembrava non finire mai era un crescendo di sensazioni che rimbalzava su tutto il corpo, dominante era la calma , il silenzio , il mondo sembrava si fosse fermato, tutto d intorno sembrava ovattato. Ci guardavamo increduli negli occhi tolsi la siringa dal braccio e con la bocca fermai il sangue che scorreva anchesso lento da lui, tutto era piacevole. il silenzio era portatore del piacere un piacere che viene paragonato ad un orgasmo ..ma un orgasmo non dura cosi tanto, ci alzammo 69

tutti e due contemporaneamente, io aprii la serranda della finestra della cucina fuori cera una leggera brezza ed il sole sembrava guardarci forse attonito tutto anche il pi semplice gesto come fumare una sigaretta ed il sorbire un bicchiere dacqua era meraviglioso. La trappola era scattata e per noi ignari, ma ritengo ora pi che consapevoli iniziammo a pensare alla nostra vita in funzione di quel rito che penso sia per tutti uguale. La nostra curiosit era stata soddisfatta da l in poi inizi una vera e propria scalata verso un monte che non esiste, tutto nelleroina si trasforma , tutto piacere e non vuoi che finisca mai. Ripresi pi tardi il mio motorino la calda primavera baciava il mio corpo inebriato. Le sensazioni erano come vissute all interno di una campana rimbombavano divenendo soavi suoni i rumori fastidiosi dei clacson, il verde delle colline della strada per ritornare a Fermo apparivano di un colore estasiante ed il giallo del grano enorme fonte di fantasiose forme. Interiormente lanima era pacata ed aperta al piacere, tutto era piacere anche l orrendo colore del motorino. La pelle sembrava carezzata da quel sole che stava tramontando come se tutto fosse stato premeditato per il mio primo idilliaco viaggio. La realt era culla delle mutevoli sensazioni paradisiache. Mi fermai a met strada e mi misi seduto sul muretto che segnava il limite della statale, ero completamente perso dentro me stesso, niente mi faceva pi paura o meglio non cera pi niente che potesse farmi paura. Rimasi su quel muretto quasi sino alla fine del tramonto. I miei pensieri erano pieni di buone intenzioni , mi sentivo eroe di me stesso, pensavo di aver trovato lelisir della felicit ignoravo cosa sarebbe accaduto poi All inizio con il mio amico ci ripromettemmo di adoperarla solo poche volte, ma le poche volte non bastavano questo ci che mi accadde, forse mi innamorai di quella sostanza, non persi il senso della realt ma comunque lei doveva essere sempre protagonista. Tanti furono i tentativi iniziali di gestirla. Ma la sua forza era spaventosa, era capace di farmi rinunciare a tutto, mi piaceva sentirmi diverso, quella diversit irriverente ,scomposta, mortificante, una forza dell ego che comanda: ci sei tu e la sostanza ed il mondo solo il luogo, il tuo luogo che deve essere inebriato dalla polvere. Portavo sempre con me la 70

siringa nascosta dentro la sella del motorino, stavo attento a che la mia famiglia non si accorgesse di nulla, ma il tentativo ebbe vita breve. Credetemi nel ripescare i ricordi di questa esperienza provo dolore, senso di colpa, la mia irriverenza guardata ora, in questo momento mentre scrivo mi sconvolge, mi rende irrequieto e sofferente , Daltra parte ritengo che far conoscere tutto quanto io abbia vissuto possa far comprendere questa realt che tanti pensano di conoscere ma spesso giudicano emanando giudizi sommari privi di comprensione senza alcuna testimonianza se non l orrido pattume con cui viene trattato questo argomento. Forse un mea culpa o forse il desiderio di esorcizzare parte del mio passato, o forse il desiderio di confessarsi come credo tutti gli uomini che in questo gesto cercano di liberare il proprio spirito dagli scheletri di un peccato e questo mio ritengo sia annoverabile nei peccati mortali. La mia vita da tossicomane, non fu una vita di piazza, o meglio potrebbe essere considerata tale ma alla luce del mio vissuto ritengo che questa dolente esperienza sia stata vissuta da borghese benestante che non stato quasi mai travolto dal sordido mondo delle piazze, dalle nefandezze di queste, dalla brutalit in cui lessere umano si riduce e si riduceva abbandonando totalmente se stesso imprigionato dalla dipendenza senza avere riferimenti e valori per sostenersi e ridare senso alla propria vita. Quando i miei si accorsero che qualcosa non andava, non sapevano che pesci prendere, erano costernati dal perch questo accadeva proprio a loro. In fondo mi rendo conto che per le persone che ti vogliono bene sia terribile vedere impotenti un figlio rovinarsi. La mia famiglia era ed ovviamente borghese e fin quando visse mio padre non esito nel dire benestante. E difficile dare un ordine agli accadimenti di questa mia vicenda ma tenter attraverso il racconto dei momenti pi tormentati di far comprendere di quanto dolore si portatori di quanta indicibile sia la menzogna di un piacere affidata ad una siringa e ad una macchinosa polverina che ti cattura e non ti molla fin quando non tocchi il fondo e nel mio 71

caso cera mio padre che stato uomo che mi ha teso la propria mano sino al mio fondo un fondo da dove mi ripesc con la forza della disperazione. Il tossico diabolico e finalizza la sua esistenza attraverso promesse e menzogne a far in modo che tutto intorno a lui si trasformi in un cercare le vie per ottenere ci che ha in mente: drogarsi indifferente ai problemi di tutti, se ne strafrega dell altrui sofferenza ed inventa le sue giornate il suo tempo per questo. La mia famiglia si accorse non molto tardi che qualcosa non andava. A quel tempo leroina costava molto cara, era da considerare come un lusso per pochi. I primi periodi ricordo che compravo la sostanza con le sterline doro che in quei tempi, durante la mia breve esistenza, per le varie occasioni mi erano state regalate copiose ed ottimo strumento di scambio ben visto dagli spacciatori. Ero solito andare a Civitanova Marche in quanto nella mia citt ancora non cera un mercato per leroina e se cera qualcuno che partiva per i paesi lontani dove leroina costava poco la teneva per se e per il suo vizio. Facevo di notte i miei acquisti spesso partivo alla volta di Civitanova per poi andare verso Rimini, ricordo poco ma di quel poco erano le grandi attese, il mio interlocutore andava presso una squallida casa nella periferia di Rimini da un pezzo grosso dell ordine pubblico. Si tornava e si bisbocciava e ritornavo a casa cotto con mia madre disperata che attendeva il mio rientro. Poi la roba mi durava per un periodo pi o meno lungo, certo luso era giornaliero ma nel contempo pur avendo abbandonato la scuola ed anche in parte la mia ragazza vivevo nel mio mondo pensando che non ci fosse altro di cui avevo bisogno. Leroinomane un solitario, soprattutto quando non vive la piazza. Me ne stavo in casa io, leroina e la varie fantasie verso le quali lei mi spingeva, a volte scrivevo poesie, altre disegnavo poi la musica, ma avevo gi aperto la mia vita alla perdizione. Certo non avevo abbandonato la pallanuoto ed anzi giocavo nel settebello, le mie performance erano anch esse determinate dal giusto dosaggio della sostanza che eliminava la fatica della prestazione, si verificavano episodi direi di scarsa ortodossia sportiva: normalmente prima di giocare andavo in bagno ad iniettarmi leroina la dose era ormai scientificamente calcolata per la durata della partita. I miei 72

compagni avevano capito che qualcosa non andava ma non mi dicevano niente. Ogni tanto smettevo per un po promettendo a tutti che era finita, ma quando dentro la mente c lei lei che decide ed il richiamo forte, come quello delle epiche sirene di Ulisse e forse pi. Capitava che veramente a volte ero stanco di ci che facevo e chiedevo aiuto a mio padre, non mi piaceva lastinenza, uno stato di malessere veramente atroce: una sorte di influenza di dolore agli arti di stato febbricitante di contorsione del corpo un malessere diffuso che sicuramente ti appare nella mente come pazzia, per avere una dose faresti di tutto, io raramente mi trovavo in quelle condizioni. Ricordo infatti che ovviamente con fare diabolico approfittavo dei consigli che mio padre chiedeva a mio zio dottore o a qualche strizza cervelli di turno. In qui tempi il problema eroina non era ben focalizzato, non si conosceva bene il soggetto eroinomane. Capit spesso che promettevo di porre fine a quella che potrei definire la toreada per lovvio motivo che in ballo cera la vita. Si parlava dell uso a scalare. Un uso ben accettato da me, ma ovviamente da me manipolato, mio padre mi dava il danaro io facevo lacquisto e poi per conto mio in casa preparavo il famoso dosaggio che avrebbe dovuto portare alla disintossicazione; era la Menzogna delle menzogne in quanto questa sorta di tentativo era gestito da me ed io facevo quel che volevo durava anche mesi, insomma fin quando alla fine mi stancavo. Non ero un tossico dai grandi dosaggi anche perch capitava spesso che collassassi ed in quei tempi dallamerica era arrivato il Narcan, ancor oggi usato per salvare chi disgraziatamente, se non ci fosse quel farmaco, finirebbe al creatore. Durante questo periodo fui salvato spesso da dottori conosciuti dai miei genitori che accorrevano quando questo cedimento si verificava a qualsiasi ora del giorno e della notte. Addirittura appare senza dubbio paradossale che il narcan era considerato non tanto benevolmente da me in quanto il suo effetto cancellava tutto quello delleroina. Doloroso appare il ricordo di mia madre dinanzi a me mentre mi facevo pronta con il narcan per una eventuale overdose il suo sguardo era sgomento, cera un dolore penso inenarrabile suo figlio , il figlio che amava che si stava giocando la sua vita il tutto dinanzi ai suoi occhi. Penso 73

che una madre debba soffrire in un modo profondo lei che ti ha messo al mondo e tu che giocherelli con la vita che lei amorevolmente ti ha dato . E chiaro che questo borghesissimo modo di adoperare l eroina ebbe una fine. Un espediente per tirarmi fuori pass anche attraverso il ricovero presso l ospedale psichiatrico. Ricordo molto bene quei momenti, tutti gli attimi della mia permanenza in quel maledetto reparto. Sicuramente entrai in condizioni abbastanza pietose mi ero appena fatto e dovevo iniziare una disintossicazione a scalare a base di morfina. Non ricordo chi mi accompagn entrai nel tetro reparto, le luci basse che potrebbero sicuramente essere dell inferno, il verdino delle pareti sembrava anch esso disperato,. Cera odore di pazzia di morte spirituale; penso che luogo pi austero e tetro non abbia mai pi conosciuto in vita mia. Mi misero in una stanza con un uomo che poi seppi alcolizzato. E dato sapere che gli alcolizzati odiano i tossicomani, la ragione non mi fu mai spiegata ma quella sera fui oggetto del suo odio. Mentre mi sistemavano le flebo e stavo sottilmente godendo degli effetti che penso siano stati della morfina, e guardavo la luce pressoch inesistente della camera fioca e debole come l ultimo respiro prima della dipartita, l uomo accanto che respirava affannosamente ad un tratto si gir verso di me poi dall altra parte, poi si rigir di nuovo verso di me aveva uno sguardo di fuoco, inizi a bestemmiare e ad insultarmi ,non riuscivo a capire cosa volesse dirmi, ad un tratto si alz minaccioso e si lancio verso di me come un animale verso la sua preda. Io ero praticamente senza forze e non riuscii e reagire al suo atto folle, tentai di chiamare qualcuno dell infermieria ma non ci riuscii mi prese di forza a mi tir via dal letto e mi colpii con tanta rabbia che ad un tratto non capivo pi da dove venivano schiaffi e pugni dell essere immondo ed urlante il cui puzzo del fiato sembrava quello di una fogna aperta. Fortunatamente, forse richiamati dalle urla, arrivarono gli infermieri,accesero le luci principali, io ero sdraiato a terra sanguinante, la flebo che avevo attaccata alle mie vene si era ridotta a mille frammenti e nella stanza cera sangue dappertutto. Io non riuscii a dire una parola, portarono via lenergumeno e rimesero a posto il tutto pulirono quello 74

spargimento di sangue. Il mio braccio sanguinava ancora mi medicarono , mi misero una nuova flebo forse con dentro un forte tranquillante dietro espresso intervento telefonico del medico di turno. Mi addormentai quasi subito ero dolorante e di tutto quello che era accaduto avevo il ricordo dei gran dolori dappertutto. Mi svegliai al mattino, penso presto , e subito con la possibile lucidit che potevo avere approfittai della disattenzione dell infermiera che era stata chiamata non so per quale emergenza dalle urla del reparto dei dannati . Lei aveva lasciato la fiala di valium con relativa siringa sul comodino. Prendere la fiala , rompere il becco , risucchiarla con la siringa ed infilarmela in vena fu un attimo. Quando rientr l infermiera la guardai con aria innocente, mi stavo godendo leffetto quasi paradisiaco della potente sedativo e con lo sguardo sembravo dirle: non lo so, non ho fatto niente. A quel punto soddisfatto della mia performance, mi alzai con tanto di flebo al palo e cercai di raggiungere la stanza dove probabilmente si faceva colazione. Una stanza grande con un tavolo ovale e a sinistra una finestra dove tra le serrandine abbassate i raggi del sole illuminavano squallide tazze poste in modo disordinato e sciatto. Era veramente squallido quel luogo dove come in un teatrino di marionette tra urla e grida dei tanti burattini fatti di carne ed ossa avrei dovuto consumare la colazione. Appariva come il teatro dellassurdo i mattarelli si divertivano lanciandosi pezzi di pane imbevuti dorzo. Pensai: Dio l inferno pensando dove cazzo mi hanno mandato! Ma loffuscamento del sedativo mi diede un attimo di lucidit e mi convinse per la ritirata. Una ritirata dove dal fondo del corridoio una signora anziana urlava a squarciagola correndo da una lato allaltro urtando il muro ed anche la testa, pi forte era l urlo piu grande l impatto, non cera nessuno che la fermasse. Ricordo quell urlo era lancinante ed era pieno di disperazione. Pensai bene di ritirarmi nella mia stanza intorno a me uomini e donne con i gli sguardi persi nel nulla i visi abbrutiti forse dalla pazzia mi lasciavano passare aprendo un varco che spesso preannunciava le grida intraducibili dei presenti. Quel luogo puzzava di urina, di merda era nauseabondo mi sconvolse quel girone dell inferno al punto che gi avevo premeditato la fuga. Cera un altra stanza dove tutti potevano seguire i programmi televisivi; di fronte allentrata della stanza una grande finestra che dava verso la strada . Il 75

reparto si trovava al secondo piano. Dopo che tutti si erano ritirati nelle proprie stanze io rimasi a guadare Domenica In condotta da Pippo Baudo , da quel momento il gesto fu questione di attimi. Guardai laltezza della finestra dal selciato pensai che se avessi fatto un salto un con buon slancio sarei finito sullerba e questa avrebbe ammorbidito l impatto. Cera un cornicione su cui mi mi sarei potuto appoggiare il salto doveva essere fatto all indietro e concluso con una capriola. Non esitai , dentro la stanza non cera nessuno le urla creavano il silenzio per la mia concentrazione. Non esitai mi poggiai sul cornicione e saltai sullerba che attut l impatto ma non imped la microlesione del tallone. Corsi fino alla strada in pigiama e a piedi scalzi feci lautostop, Si ferm un mio amico che mi disse pi o meno cosa stessi facendo, risposi con parole che piu che altro non erano che l ordine di portami a casa. A quel punto suonai il campanello . Cera solo Pia in casa mi aprii. mi sdraiai subito a letto e mi addormentai mio padre e mia madre non cerano mi pensavano al sicuro ma io ero fuggito da quell inferno. Mio padre non perse mai il lume ma certo iniziava a stancarsi, mi diede moltissime possibilit, o meglio credeva dopo i miei ultimi tentativi scolastici che passarono per l Istituto D Arte, dove non nego avevo anche discreto successo, ma dove era assente completamente la volont di abbandonare la sostanza. Di quei tempi ricordo che volli passare dal quarto anno di liceo scientifico allammissione al terzo anno di Istituto DArte. Mio padre pur di cercare qualcosa che mi scansasse da quella strada maledetta mi diede vinta anche questa. La cosa che ricordo era la mia convinzione che dovessi fare gli esami dammissione a settembre. Ma in una delle tante mattine in cui rincasavo cotto e non mi tenevo in piedi mi chiam al telefono la scuola per dirmi che dovevo andare a sostenere gli esami. Meravigliato mi alzai doccia rigorosamente fredda e gran canna per calmarmi . Feci tutte le prove di ammissione e fui ammesso con tanto di complimenti del prof. Pende uno dei pi grandi pittori di quel tempo, professore il cui unico rimprovero era quello di dirmi che lesame di disegno ornato prevedeva la prova in bianco e nero ed io invece aggiunsi il colore; comunque ricevetti i suoi complimenti e penso che per mio 76

padre fu l unica nota positiva che ricevette da me o meglio dal professore che gli disse che avevo talento. Abbandonai anche l Istituto DArte ed eravamo punto e a capo. Non sapeva pi che pesci prendere ed allora decise se ben ricordo la querelle di lavori che svolsi in quel periodo. Mio padre con me le prov di tutte . Aprimmo io e mio cognato un negozio di articoli sportivi dove il tutto mi aggradava e mi tenne abbastanza lontano dalla mia inesauribile irrequietezza . Campionari, scelta delle marche di cui diventare rivenditori ed anche la mia occupazione che altro non era che quella di commesso con in pi l incarico di sistemare gli sci e accordare le racchette da tennis. Tutto coincideva con gli sport che nonostante il mio essere rivoluzionario altro non erano che la pi bieca testimonianza del mio status di borghese. Cera una donna che lavorava con me in negozio era la moglie del fratello di mio cognato. A quel tempo pur laureata non aveva n arte n parte Pi tardi inizio ad interessarsi delle variegate realt dei pi deboli della gente che popolava il carcere. Lei era la mia depositaria di tutte le mie verit e sapeva tutto di me in quanto a lei raccontavo tutto ma neanche lei riusc a far molto per me quando dopo circa sette o otto mesi ripresi pian piano ad utilizzare le sostanze pi o meno con una certa intensit. Era anche lepoca dei roipnol i primordi delle attuali e oramai famose pasticche ma non avevano leffetto mangiacervello che queste producono sui giovani avventori . Il roipnol era adoperato in varie occasioni o per smettere quando si eccedeva con la sostanza o per andare completamente fuori di se, spesso quello che facevi sotto il suo effetto il giorno dopo non lo ricordavi. Io ne ho abusato ne ingurgitavo quantitativi importanti e non so cosa accadesse dopo era un modo per calmare il desiderio di farti, non faceva certo bene ed il suo effetto ipnotico era a volte destabilizzante e poi dietro di te lasciava un vuoto incolmabile. Fu penso in quel periodo che combinai una delle mie; a discapito di un momento che sicuramente per mia sorella era costellato dalla ritualit dal coronamento di una vita vissuta ed intensamente interpretata con mio cognato. Il suo matrimonio ricordo che se non erro si svolse durante il mese di settembre quando io usavo saltuariamente leroina; nel senso che erano pi le volte che ero cotto che quelle in cui ero lucido. o meglio 77

si lucido ma a modo mio. Normalmente continuavo a fumare hashisch circostanza questa non propria di chi fa uso di eroina Fumavo regolarmente lhashisc il quale ledeva il mio tormento interiore, i miei problemi con il mio corpo tra laltro in quel periodo in ottima forma in quanto giocavo a pallanuoto . Ma torniamo al momento del matrimonio di mia sorella, non nego che tutte quelle attenzioni per quel evento mi infastidivano, solo ora mi sembra di poter leggere in tal modo il mio bieco comportamento. Andai con mio padre dal nostro negozio in cui ci servivamo ; per lui gli feci fare un bellissimo mezzo frac ricordo ancora con tanto di camicia in seta ( che ancora conservo) cravatta di Yves Saint Lauren grigia e l ovvio gilet grigio; volevo che mio padre volevo che fosse il pi elegante di tutti perch in lui cera l innata capacit di indossare tutto con nonscialance. Io scelsi un abito millerighe molto bello ma che a mio avviso non ho mai amato, tanto che lo regalai dopo averlo indossato per la mia maturit . Quel giorno ricordo cera la classica giornata settembrina, il sole scaldava tiepidamente il teatro dell evento , la chiesetta che scelse mia sorella per il fatidico si era un po fuorimano ma comunque deliziosa. Io il giorno prima ero andato verso Porto Recanati ed avevo fatto acquisti . Certo in casa non si poteva far gran che ,era gremita di parenti festanti ma con la scusa di andare a prendere Monica passai per monte caucci e feci quello che dovevo fare poi andai a prendere la mia compagna vestito di tutto punto, ricordo lei,nonostante i miei occhiali scuri qualcosa capii il tutto ma cerc di soprassedere. Io ero il testimone ma forse esagerai senza rendermene conto e spesso mi addormentai durante la cerimonia in me stetti solo al momento delle firme ma lalbum del matrimonio di mia sorella testimone di una fattanza irriverente. Provo ora un forte senso di colpa, non penso che non ci fosse premeditazione al fine di rovinare la cerimonia ma volente o nolente la fotografie parlano chiaro ed io non lho voluto pi sfogliare quellalbum. Il resto lo trascorsi sopra le gambe della moglie del fratello di mio cognato. Penso che tutti capirono, non mangiai nulla ed un cenno di sorriso era solo per chi mi teneva sopra le sue gambe. Addirittura litigai con il fotografo, quindi anche un tentativo di rissa messo a tacere con la pazienza di tutti. Molte volte mi ricordano quel matrimonio 78

non ho mai chiesto perdono a mia sorella e mi sembra giusto farlo ora.. se questo pu ancora servire. Se con leroina riuscivo a fare tutto, era per anche motivo di mortificazione interiore. Spesso dicevo a me stesso che dovevo farla finita ma non ci riuscivo. La sostanza era completamente mia padrona nel solitario mondo della mia rovina, Nessuno poteva far nulla, mio padre si era stancato delle varie terapie a scalare ed io essendo stato cacciato dal negozio non so se giustamente o meno inziai a fare i pi disparati lavori. Un tempo conobbi un vetrinista, ora famoso e proprietario di un agenzia a Milano di modelle e organizzatore di manifestazioni di moda, a quel tempo a lui serviva un aiutante. Io ero sbandato e mi servivano i soldi, mio padre chiuse i suoi rubinetti della disponibilit e mi abbandon rabbioso al mio destino. Con questo ragazzo notoriamente omosessuale inizia a fare vetrine importanti la mia fantasia si tradusse nell inventare bellissime scenografie per i negozi da lui conosciuti. Lavoravamo fianco a fianco e lui ci provava io in parte lo assecondavo ed avevo perso la mia identit, Insomma mi vendevo perch avevo bisogno di lavorare e guadagnare ed in verit guadagnavo molto. Gli ambienti della moda erano pieni di omosessualit ma anche di bellissime fotomodelle che erano stanche di meravigliosi uomini pronti a baciarsi ed infilarsi la lingua in bocca. Nel travaglio di tanta omosessualit riuscivo a far mie le scontente modelle che o erano lesbiche oppure apprezzavano giovani piacenti come me. Ricordo a Milano il Famoso NoTies tutte le volte che insieme al mio capo andavamo erano pi le volte che ero completamente fatto ma sicuramente in me, l ambiente era stomachevole e me ne stavo da una parte e guardavo la decadenza dell ambiente e profittavo della disponibilit delle modelle di turno. Indossavo quasi sempre la tenuta da lavoro: jeans colorati dai colori che adoperavamo durante il lavoro e camicie o magliette imbrattate di quelli che ora posso definire i colori della perdizione, della perdita totale di identit. Insomma ero perso in quei tempi spesso mi ritrovavo alla feste di queste donne che non avevano niente di naturale, erano merce umana, sempre a dieta e grandi consumatrici di cocaina. Fu li che iniziai a consumare anch io cocaina con una variante loro la tiravano ed io invece la mescolavo con leroina , 79

Nel pieno delle loro feste mi ritiravo in bagno e preparavo micidiali coktail di roba e coca che mi inettavo di nascosto gli effetti erano indicibilmente forti ed anche perversi , Leffetto quello di un misto di delirio e di totale perdita di se stesso, facevo lamore se cos si pu chiamare con la modella di turno, nascevano anche infondate gelosie, penso in quei tempi di essermi completamente perso e di essere arrivato ad odiare il sesso femminile. Avevo dimenticato i miei ideali: il rispetto della donna, la non considerazione della donna come oggetto, ma in quella realt era tutto cancellato compreso il mio amor proprio ed i miei grandi ideali. In quel tempo ci fu una di quelle ragazze che penso si innamor di me , ma non era un normale innamoramento. Laccompagnavo all imprescindibile shopping in via Montenapoleone a Milano, mi ricopriva di regali che ovviamente rivendevo. Diceva di amarmi , mi ero trasferito anche a casa sua durante le mie sortite a Milano era arrivata a farmi trovare in casa sempre di tutto dalla coca alla roba ed al mio amato hashisch. Per me era tutto nuovo, ad altri tutto poteva sembrare il paradiso personalmente ero completamente assente, le loro feste monotematiche le loro orgie dove volevano coinvolgermi ma dove io puntualmente fuggivo dentro la stanza della musica ed ero io solo con il mio vero amore la droga in quella situazione in quantitativi oserei dire esagerati, Al termine delle feste lei mi cercava dappertutto e trovandomi spesso cotto si addormentava vicino a me coccolandomi tutta la notte. Avevo perso la testa per quella donna, ma non era amore ma il mio gioco preferito ; mi divertivo a fare la parte del geloso, con grosse scenate quando lei usciva con il riccone di turno che per non portava mai a casa. Ricordo una sera che mi lascio da solo , ovviamente in compagnia delle mie amate droghe, presi tutti i trucchi che aveva e dipinsi il mio corpo partendo dal viso dove mi truccai un occhio, solo di un verde smeraldo e laltro lo trasformai come se fosse l occhio di un morente bianco con tante lacrime nere che scendevano sulle gote. Il corpo era disegnato in modo che l occhio di chi guardava poteva perdersi erano colori di ombretti sfumati che disegnavano una sorta di tramonto; a dir la verit era il tutto molto artistico. Nel contempo continuavo a farmi degli speedball che rendevano la musica da me scelta un delirio. Le note di Crosbee Still nasch e yung erano a volume calibrato a secondo 80

dell effetto iniziale o meno della miscela iniettata.. alla fine mi addormentai dopo aver ingurgitato un quantitativo notevole di alcool ed un discreta quantit di roipnol. lei mi svegli mi guardava incredula e volle fare lamore non ricordo nulla se non la mescolanza dei piaceri sintetici e innaturali . Mi stancai di tutto quello e fu nell occasione in cui io ed il chiamiamolo maestro fummo chiamati ad allestire le vetrine per il negozio di Yves Saint Laurent in via Montenapoleone a Milano. Era un vero punto darrivo.Ci sistemammo a casa sua nella periferia di Milano io mi facevo e non avevo alcuna intenzione di smettere, di soldi ne avevo e di voglia anche tanta. Dopo i primi sopralluoghi e bozzetti su come volevamo interpretare la scenografia, una sera me ne andai a cercare la roba, lui era come al solito immerso nel suo mondo di perversione. Tornai a casa e mi iniettai la dose ma la sciolsi il tutto con un limone andato a male e rimasi a letto febbricitante . Accadde un fatto che mi disgusto con la scusa del mio malessere il mio gentiluomo approfitto di infilarsi dentro il mio letto. Non ci pensai pi di un attimo e, nonostante la febbre me ne andai via da lui , lontano da Milano presi il treno e non lo rividii mai pi. Tornai malconcio da quellavventura fatta di miseria umana di dio denaro di rapporti umani ridotti a zero, ma avevo imparato un mestiere, e cercai di metterlo a frutto. Non fu difficile la fantasia non mi mancava ed entro breve tempo avevo anchio la mia clientela. In quei tempi i negozi lavoravano, leconomia commerciale funzionava e mi pagavano bene. Durante il mese ero sempre impegnato nellallestimento di una decina di vetrine e avevo le mie soddisfazioni ed inoltre mi cercavano . Accadde anche che la storia con Monica fini e fu una fine fatta di tradimenti, lei da parte sua non ce la faceva pi, non reggeva la mia condotta di vita che certo non era la migliore, il dolore maggiore fu quello che fini con un tradimento con uno che apparteneva alla categoria dei cosiddetti amici. Quegli amici che quando volti le spalle non esitano a pugnalarti. Il nostro incontro ultimo fu sulla neve , le chiesi se era possibile andare per l ultima volta a sciare insieme. Lei venne. Era una giornata di marzo andammo a Prati Di Tivo, la neve si stava ritirando ma cera quella poca per poter sciare. Il sole picchiava e sciammo una giornata intera senza mai fermarci era diventata brava e ci 81

fu offerto da un uomo della federazione di sci sullerba di partecipare insieme alle gare di questa specialit nellestate che doveva venire. Quell uomo ci disse questo dopo aver ammirato le nostre performance sulla neve lui parlava della sua ammirazione , nel mio cuore sapevo che ci non sarebbe mai accaduto perch fra noi quella sciata altro non era che un addio definitivo una fine di un rapporto travagliato dove io avevo fatto di tutto per perderla. Ed ora certo non cera pi nulla da fare tutto si era irrimediabilmente frantumato, distrutto ancora una volta, la mia dissolutezza generava distruzione. Come detto mi buttai nella ricerca di dare corpo a vetrine che realizzavo con discreta perizia, preparavo bozzetti compravo materiali e creavo, ,creavo e cercavo di avere sempre pi clienti in modo da dimenticare quella mia prima storia damore in cuore una ferita grande ma in fondo dovetti fare un profondo mea culpa. Distruggevo tutto soprattutto le cose belle. Ma soprattutto volevo distruggere il male di vivere distruggendo forse inconsapevolmente me stesso. In quel periodo la mia casa era diventata il mio albergo, parlavo poco, se qualcuno mi contrariava urlavo la mia rabbia non facevo molto uso di eroina ma abusavo luso di hashish ; ne avevo sempre quantitativi esagerati . Iniziavo a fumare sin dal mattino , mi stordivo per non pensare a che vita di merda stavo facendo. Mio padre non mi parlava pi , ritengo giustamente. Nel contempo tentava indirettamente di avere risposte dagli psichiatri che frequentavo a modo mio, ma che in fondo altro non erano che burattini nelle mie mani. Oltre alla droga avevo ancora insoluto il problema dell anoressia, mangiavo sempre molto poco e per questo , ma non solo per questo io come componente della famiglia ero portatore di dolore, forse lo sapevo ma di fatto no me ne importava niente. Vorrei cercare di capire ora cosa mi stava accadendo che cosera rimasto di Marco , pensavo che dentro di me sprofondavo nella solitudine e volevo forse punire i miei cari per questo. Avevo abbandonato le varie scuole i l negozio che mio padre mi aveva aperto sperando che ci servisse a qualcosa, mi aveva assecondato nei miei lavori da lui accettati ma non capiti e fu allora che decise di mandarmi a fare i mercati, conosceva una persona che mi avrebbe preso; penso che questo sia l impegno che pi 82

mi umili nella mia vita ma sicuramente lo meritavo.Cercavo il fondo e mio padre me lo offr su di un piatto dargento Iniziai questa avventura con un bravissimo ragazzo, lavoratore indefesso ed instancabile . Da parte mia provavo vergogna e spesso quando passava qualche persona che conoscevo mi nascondevo. Questa avventura duro per ben nove mesi. Furono mesi dinferno. Andavamo in diverse piazze e spesso anche a delle fiere dove ci fermavamo pi giorni nello stesso paese il mio giaciglio era l interno del camion , dormivo fra jeans, magliette ed ogni sorta di indumento; dormire per modo di dire infatti ricominciai a farmi ed il freddo certo non lo soffrivo cera il caldo tepore della sostanza. Tutti lo sapevano , ma ero un grande venditore, avevo abbandonato ogni freno inibitore. Spesso mi vestivo con l indumento che doveva essere venduto e sopra il banco, che era enorme, ballavo ed urlavo attirando le frequentatrici dei mercati. Gente volgare, rozza ma che riuscivo ad ammaliare appioppando loro quello che volevo. Delle mie performance si era sparsa la voce e spesso quelli degli altri banchi venivano ad assistere a quelle che definirei manifestazioni di teatro di strada. Normalmente ero sconvolto e non mi stancavo mai, canticchiavo motivi alla moda quando non ricorrevo alla musica dei tempi che avesse qualche ritmo .Capitava che l indumento che dovevo indossare era di taglia molto grande non ci pensavo piu di tanto a renderlo originale con una corda legata ai miei fianchi. Ricordo una fine stagione avevamo dei pantaloni gialli comprati ovviamente all ingrosso, eravamo andati in un paese, forse San Benedetto Del Tronto, i pantaloni erano veramente tanti ed allora inventai un modo particolare per venderli ne avevo indossati pi paia e mi muovevo come uno spogliarellista ad ogni acquisto me ne toglievo un paio come uno ballerino un po os. Questa tecnica fu un successone attir lattenzione di molte donne che speravano rimanessi in mutande e gi ero a torso nudo nonostante la temperatura fresca di una primavera che tardava ad arrivare, a quei tempi avevo un bel fisico nonostante la magrezza, ma tanto fece successo; il padrone del banco non diceva nulla e mi lasciava fare in fondo per un venditore ambulante importante vendere ed incassare. Certo non era sempre cos a volte nei mercati invernali me ne stavo in 83

cantuccio e non dicevo una parola preso dalle mie soffenze ed inquietudini. Dramma dei drammi era il mercato a Fermo cerano tutte persone che nel bene o nel male conoscevo compreso mio padre che non avrebbe mai acquistato niente al mercato ma che puntualmente passava davanti al bancone. Lui non mi degnava di uno sguardo, faceva finta che io non esistessi; forse lui soffriva quanto me, ma io non potevo saperlo, provavo una rabbia che spesso sconfinava nelle lacrime soffrivo per quella sua indifferenza il dolore dentro la mia anima cambiava i miei connotati, mi immobilizzava speravo sempre che mi salutasse ,anche con un cenno , ma non lo fece mai. Resistetti a quel pesante lavoro come detto per soli nove mesi e riuscii a mettere da parte i soldi necessari per un fare una lunga vacanza in montagna con alcuni amici. Lo sci rimaneva la mia grande passione, quellanno la destinazione fu Courmayier. Trovammo un appartamentino proprio vicino alla funivia centrale che porta alle piste. Portai con me un gran quantitativo d hashisch un fumo molto buono il manali. Durante il viaggio cerano anche membri della compagnia che non avevano mai fumato cos come scoprii che molti non disdegnavano affatto. Ce un ricordo di quel viaggio che fisso tuttora ripensandoci ritengo sia stata la giornata pi bella della mia vita. Un giorno decidemmo di affrontare il ghiacciaio del mone Bianco, una pista difficile ma non impossibile tutto dipendeva dal tempo , dal vento, dalle mutevoli condizioni atmosferiche che potevano rendere la pista molto pericolosa e nel contempo in caso contrario un emozione indimenticabile. Quel giorno il Monte bianco ci regal le sue condizioni migliori. Partimmo presto il cielo era terso e cera una brezza che non lasciava trapelare cambiamenti metereologici. Per arrivare in cima era ed necessario prendere tre tronconi di funivia per poi salire sull ultimo che porta in cima. Arrivammo, la montagna era maestosa il riverbero del sole sulla nostra pelle era forte, l ossigenazione stante l altitudine era rarefatta. Giungemmo sulla vetta ubriachi di felicita e consapevoli di quello che stavamo per fare. Per arrivare al ghiacciaio era necessario percorrere un piccolo tratto all ombra perch coperto dalla cima. La neve era dura gli sci andavano via se non ben 84

controllati. Prima di partire, fui l ultimo, fumai una canna di quel ottimo hashisc, strinsi bene gli scarponi e chiusi ben bene il collo del piumino mi fermai un attimo a contemplare la magnificenza di quella vetta che sembrava toccare il cielo dentro di me timore e temerariet. Era un impresa ma oramai eravamo la, decisi pi che mai. Arrivammo al punto che era necessario togliere gli sci e scendere una scala ferrata per arrivare su di un piccolo spiazzo che segnava l inizio della pista. Cera un p di vento che spolverava la neve fresca caduta durante la nottata; avevo tutti i miei sensi predisposti per fotografare quella meraviglia, sentirla mia e con il desiderio di possederla. Scendemmo ad uno ad uno la scaletta e fu li che ci accorgemmo quanto enorme fosse quella pista eravamo gli unici ad osare, al di fuori di noi nessuno. Il sole sopra di noi tinteggiava il cielo blu di un blu che mai in altro luogo avevo visto, Facemmo un piccolo tratto ripido per provare le lamine degli sci e poi via, partii io per primo , gli sci rispondevano meravigliosamente alle ampie curve quel leggero manto di neve si sollevava creando come un onda fatta di cristalli , non mi fermai pi sino al momento in cui raggiungemmo un ampio spiazzo che anticipava una parte della pista molto impegnativa. Eravamo felici , ci sentivamo protagonisti di quella meraviglia ed ognuno di noi si guardava indietro per onorare la traccia della sua sciata, Avevamo con noi delle borraccie con un po di grappa, il freddo era pungente ma il caldo del sole sanava quell inutile segnale di malessere. Partimmo per quel tratto impegnativo un p inebriati dalla grappa. La sensazione era quella di volare scivolavamo sulla ripida discesa con ampie curve ma molto veloci. Alcuni di noi urlavano e leco della montagna era testimone dell impresa ad un tratto mi poggiai sul fianco quasi cadendo ma la velocit e le buone gambe mi permisero di non cadere. Arrivammo alla fine di quella lunga e pericolosissima pista tutto era andato bene ci fermanno ad una baita. Eravamo felici e ci raccontavamo cosa avevamo provato nella discesa, ma ci abbracciammo tutti consapevoli di quanto avevamo fatto: affrontato la parte pi ostica del Monte Bianco che tante vittime aveva fatto. Poi fuori della baita consumammo un dolce ed in silenzio contemplavamo la montagna quasi ringranziandola per il dono che ci aveva fatto. 85

Lultimo tratto di discesa era semplice e lo affrontammo senza mai fermarci forse ognuno dentro di se portava un ricordo che perlomeno nel mio caso non avrei mai pi dimenticato. La sera organizzavamo o cene in qualche ristorante o mangiavamo a casa era il periodo in cui avevo iniziato la macrobiotica, questo fu un passaggio molto importante della mia vita, anche se mi cibavo di quei piatti, ovviamente portati da casa in grandi barattoli, che non hanno un gran sapore ma comunque fu l inizio di una ripresa, stavo ricominciando a mangiare. Durante la serata spesso conludevamo questa presso una piccola discoteca al centro Il Closcard , questo era il nome e la musica era molto buona, bella gente divertimento assicurato. Ovviamente portavo sempre con me qualche canna preparata prima da consumare durante gli sfrenati balli. Un sera mentre al bar della discoteca fumavo la mia canna e bevevo un p di quella squisita grappa vidi un ragazzo con dei blue jeans quasi distrutti con parecchi strappi un p dappertutto che brandiva una bottiglia di don perignon tra le mani e beveva al collo della bottiglia; erano diverse sere che lo notavo ma la cosa pur incuriosendomi moriva sempre li. Una sera quel ragazzo che aveva capelli lunghi fino alle spalle mi avvicin con circospezione e mi chiese che fumo fumavo, inizi una strana dissertazione sulla bont del suo profumo ed alla fine gli passai la sigaretta truccata, lui mi offr la sua bottigla da cui non esitai attaccarmi per una lunga sorsata. Era un personaggio insolito. Non ricordo se quella sera o la successiva mi invit a fare un giro con lui per Cormajueur. Facemmo tutti i locali e le persone avevano molto rispetto e capii che era molto conosciuto. Mi presentava tante persone, belle donne e tutti lo chiamavano Puni. Un giorno la curiosit di conoscerlo ed il fatto di avermi svelato il suo amore per lo sci mi port ad una frequentazione sempre pi assidua. Ci trovavamo per laperitivo in un bar molto di moda del luogo ed accadde un fatto molto curioso mente prendevamo non uno ma pi aperitivi e ad un tratto dal suo logoro montone vidi qualcosa che si muoveva all interno della manica . Mi disse che mi avrebbe presentato un suo caro amico; frug nella manica e vidi sorpreso la testa di un serpente che poi seppi da lui che si trattava di un pitone. I camerieri che sapevano sghignazzavano dinanzi a quella oserei direi strana situazione. Un serpente che poi mi chiese di toccare e di far 86

scivolare tra le mie mani. Non ero certo impaurito e anzi terrorizzato ma la sensazione di quel curioso serpente era un misto tra il desiderio di fuggire e la curiosit di capire dove voleva andare a parare. Da quel momento accaddero episodi veramente curiosi, quel ragazzo era padrone di mezza Courmajeur, non andava daccordo con il padre ,amava lo champagne rosa che si faceva portare a casse da non so dove , possedeva vari tipi di macchine e mi raccont che aveva anche due jeep di diverso colore che adoperava a secondo il suo umore mattutino. Insomma era un pazzo da legare e mi promise che mi avrebbe portato a sciare in luoghi meravigliosi dove lui possedeva varie baite un p fuori da Courmajeur. Puni era abbastanza mattutino ed amava fare ricche colazioni a base di uova .spek succo darancia e l imprescindibile grappa che secondo lui aiutava a digerire. La mattinata si presentava con tutti i crismi per poter fare un ottima sciata, quello che mi incuriosiva era cercare di capire quanto fosse distante il luogo dove eravamo diretti anche perch dinanzi a me vedevo solo neve e dietro la massa di sciatori che lenti andavano presso i rispettivi impianti. Quindi da una parte noi dallaltra quella che Puni chiamava la massa odiosa di spaccaossa. La jeep da lui scelta quella mattina era rossa ed anche un po malconcia ma comunque faceva il suo dovere. Ad un certo punto svolt verso una strada che per lui cera ma per me non ne vedevo traccia; ma la curiosit ed il buon umore tacevano i miei dubbi. La sensazione di penetrare la neve vergine era resa ancor pi bella dai raggi del sole che deliziavano il mio silenzio, tanto per non fare nulla nel contempo rollavo la mia canna mattutina a cui certo Puni non si tir indietro. Ad un tratto dopo una salita, dove nell affrontarla avevo mille dubbi sulla possibilit che la macchina riuscisse a superarla arrivammo su di una spianata immensa alla fine quasi impercettibile Puni mi indic una sorta di struttura che sinceramente vedevo con difficolt. Lui , che ovviamente forse era contento per essere riuscito ad arrivare sin l, apri la sua bottiglia tascabile grande anzi direi molto e facemmo un paio di sorsi di grappa. Secondo lui eravamo arrivati, ma ci impiegammo una buona mezzora prima di arrivare. La baita era veramente deliziosa, un p come appare nell immaginario collettivo con il tetto spiovente, direi 87

abbastanza grande tutta in legno scuro con un portone intarsiato che riproduceva un paesaggio di montagna che a detta di Puni gli era stato regalato da un artigiano di un paese nelle vicinanze. Mi colp il silenzio di quel luogo, la neve abbondante che scemava sugli alberi di un bosco che faceva da cornice. Questo era di un verde profondo e misterioso tagliato da passaggi stretti ed a vederli mi fecero l impressione che fossero altrettanto insidiosi. Entrammo nella baita. Cerano divani disposti con buon gusto un enorme bancone sempre in legno vivo, sullo sfondo molte finestre che non esitammo ad aprire e che permettevano alla luce del sole di penetrare oserei dire non a caso , quasi concertate da un buon maestro di fotografia.. I colori dominanti erano il rosso nelle sue varie tonalit; a terra tappeti intessuti da artigiani locali coloratissimi che successivamente non identici ma simili a quelli che pi tardi ebbi modo di vedere in Guatemala. Tutto all interno della baita era fiabesco anche le lampade ricavate da piccole botti di vino e create con paraventi di pelle di pecora dipinti a mano. Ci sistemammo sui divani e ad un tratto Puni spar per attimo per ricomparndo dopo poco con una bottiglia di champagne ed uno specchio con sopra un mucchietto di polvere rosa. Mi guard, io lo guardai e pensai che quella giornate sarebbe stata sicuramente particolare. Mentre io ero intento nel guardare tutto ci che mi era intorno lui con nonscialance apri la bottiglia di champagne e prepar su quel singolare specchio due strisce oserei dire abbondanti di coca rosa. Certo non mi feci pregare, mi avvicinai al cospetto del tavolo e feci quello che dovevo fare. Il calore ed il benessere di quella sostanza amplific la bellezza del tutto , Ma non fin l perch ad un tratto Puni tiro fuori da una credenza dell ottimo strudel per farla breve iniziammo a parlare di noi e di chi eravamo , la sostanza non era certo la ordinaria cocaina ma la vera cocaina quella che ti far strar bene mentalmente che non agisce sull iperattivit motorea per la serie non riesco a star fermo , no, si trattava di un benessere che dalla punta dei piedi piano quasi con discrezione arriva alla mente: era benessere puro e totale. Ci guardammo dopo aver consumato tutto e gli dissi che era ora di andare a sciare anche se non mi rendevo conto con quali mezzi di risalita saremmo ritornati alla baita . Non mi disse nulla, quasi facendomi capire che non cera problema e che al sistema ci pensava lui. La 88

neve era fresca e vergine dove nessuno era sceso, non cera traccia di qualcuno che avesse osato passare di l. Ci mettemmo gli sci eravamo ebbri e con tanta voglia di scendere tra i boschi . Il bosco mi appariva come quello delle favole imponente ma ci permetteva di penetrarlo immersi tra la neve quasi al ginocchio scivolavamo veloci ma attenti la pendenza della discesa aumentava sempre pi , il piacere scorreva nella mente . quando riuscivo a fermarmi guardavo Puni sembrava un pittore alle prese con la sua tavolozza aggirava gli alberi con delicatezza e rispetto. La neve che alzava con il riflesso del sole, di quei pochi raggi che penetravano la boscaglia creava figure sempre diverse. Spesso Puni doveva svegliarmi da quella specie di sogno ad occhi aperti; anchio me la cavavo mi sentivo leggero e padrone degli attrezzi . Capitava lungo quella pista da noi inventata che sciassimo fianco a fianco era veramente meraviglioso il fatto di saperci vicini ma non vederci a causa della soffice neve che coronava la nostra discesa. Non ricordo per quanto tempo scendemmo ad un tratto il bosco fin e ci trovammo ai piedi di quello che Puni diceva essere lultimo tratto prima di arrivare ad unaltra baita che sinceramente non vedevo all orizzonte . Part per primo Puni, la sua sciata pulita, armoniosa creava ampie curve perfette io dietro di lui segnavo un altro tracciato a volte con il rischio di cadere stante la sola volont si sentire il calco della morbida neve che i miei sci lasciavano dietro di se. Al termine della discesa dopo una lungo tratto quasi pianeggiante spunto una struttura abbastanza rudimentale, appariva come un rifugio di fortuna ed infatti lo era. Dentro cerano attrezzi di tutti i tipi e Puni sollev un enorme telo sotto. Con mia sorpresa cerano due motoslitte. Fu proprio con quelle che girammo tutta quell enorme vallata alternando a turno discese che decidevamo di fare a turno. Inizi ad imbrunire ed era ora di ritornare alla baita da cui eravamo partiti fu una delle piu belle sciate che feci in vita mia. Arrivati alla baita ci liberammo delle tute completamente inzuppate, Puni accese l enorme caminetto ed in silenzio guardammo la fiamma che pian piano ci asciugava fuori i colori erano piu intensi di quanto io avessi visto prima di allora, il bosco che aveva ospitato le nostre passeggiate divenne scuro con i riflessi di un sole calante che donava lui il segno del mistero, il monito di un depositario dei segreti della natura anche questo 89

riposava e ci sembrava scrutasse il nostro riposo, la quiete sembrava levare ai nostri sensi il suo desiderio di guardare in silenzio tale meraviglia. Dopo esserci viziati ancora un po tornammo, penso a notte inoltrata. Quell uomo mi fece conoscere realt a me sconosciute, la sua stranezza mi aveva incuriosito e penso anche che i suoi silenzi valevano pi di mille parole. In fondo aveva tutto ma comunque apparteneva alla categoria degli scontenti dei sofferenti, Certo trascorremmo insieme momenti irripetibili che volevo rimanessero miei e solo miei; infatti non raccontai nulla ai miei compagni di viaggio. Ad un tratto scompar da Courmajeur non seppi dove fosse andato, nessuno sapeva dove fosse finito, ma Puni mi dissero era cosi ogni tanto spariva , quasi volesse che nessuno sapesse si volitizzava. Non riesco ancora a capire cosa mi accadeva in quei tempi, non vedevo luce in ogni luogo ove io fossi .Se ero in un posto desideravo stare in un altro, se parlavo con una persona a stento riuscivo ad ascoltarla, In casa bivaccavo nella mia stanza esprimendo il mio malessere attraverso degli scritti che riuscivo nelle notti insonni a buttar gi sempre accompagnato dal dolore. Volevo affetto ma quello che avevo non mi bastava, cercavo qualcosa che mi interessasse ma se questo era un disegno gia dai primi tratti sapevo che l avrei abbandonato. I miei genitori mi guardavano penso avrebbero fatto di tutto pur di vedermi sorridere o meglio reagire . Spesso mi imbottivo di sonniferi perch volevo dormire era quasi il desiderio di dare al sonno il significato della mia dipartita. Mi portavano da psicologi che cercavano di farmi parlare e come mio solito il disprezzo covava in me mi rendeva muto e assente. Avevo quasi ventanni o forse meno ma ero quasi gi morto una sorte di morte celebrale dove non cera nessuna cerimonia funebre che mi facesse paura. Furono periodi di vagabondaggio ricominciai a fare uso di eroina ed andavo spesso a Milano in completa solitudine a comprarla, affrontando il rischio magari di essere preso nel fatto e magari di finire in galera. Ma questo rischio non mi apparteneva, mi muovevo quasi esistessi solo io al mondo, 90

Procurata la roba me ne stavo in casa abbrutito da quella merda pensando che comunque era la sola cosa che mi faceva star bene. Volevo pensarmi come ad un disperato e ci riuscivo benissimo , mi piangevo addosso da solo e quasi godevo della mia disperazione. Avevo terrore dell astinenza e per questo motivo la roba non mi mancava mai quando volevo cercare qualcuno gli offrivo anzi gli regalavo un p della mia sostanza, Da fatti nascono grandi discorsi, si parla di viaggiare per paesi dove l eroina te la tirano addosso. Largomento lei , quanto buona lei , se ce ne ancora, si perch si ha sempre paura di finirla e con lei finiscono anche i grandi discorsi ed iniziano le sofferenze. Leroina per leroinomane un credo un bisogno che dalla santit scorre veloce verso la menzogna del sordido come se in mezzo non ci fosse il profondo bisogno della fede. Spesso mi trovavo a pregare, e chiedere che tutto quanto finisse di farmi addormentare e ritrovare un po di pace interiore pregando piangevo, ma non riuscivo ad allontanarmi da quel mondo di menzogna. Non so quale santo o quale mistica entit subentr in quel momento della mia vita. Capii che da casa dovevo allontanarmi anche per non continuare a girare la lama dl coltello, sulla ferita aperta da me nei confronti della famiglia, il pugnale che ignaro brandivo forse con l impudenza di tutte le conseguenze che tanto comport. Non fu certo una scelta ben accetta dalla mia famiglia . mi ritirai durante quell estate presso una spiaggia dove lavoravo come pescatore di cozze al servizio di uno chalet. Mio padre pressoch assente e profondamente addolorato mi dava i pochi soldi necessari per la miscela del motorino. Il resto lo guadagnavo con la fatica delle mie mani e spesso dormivo sulla spiaggia. Cercavo in quella solitudine la mortificazione sia della carne che dell anima che mi permettesse di reagire ad una situazione che non riuscivo pi a gestire. Il disegno di una libert che sin da ragazzo inseguivo aveva presentato il suo conto, avevo il fegato che certo non stava bene, ero magro e bruciato dal sole e forse in me avevo gia una malattia che avrebbe sconvolto molto pi in l la mia vita. Mi alzavo tutti i giorni molto presto i bagliori dell alba ovviamente erano il segnale dell inizio del mio lavoro , pescare le cozze e rivenderle al ristorante era un lavoro ben retribuito. 91

Iniziava cos la mia giornata con il sole, anche se spesso la nottata era insonne e tutte le stelle sembravano dicessero che dovevo farla finita ma le stelle per me erano le intermediarie dei miei dolorosi silenzi. Mi attrezzavo con le mie pinne maschera il retino per i mollusci e l inseparabile pugnale al polpaccio. Devo dire che spesso sl mattino lacqua quasi gelida e certo non avevo la muta ma solo quel fisico che tanto ancora resisteva. Andavo presso le scogliere invenzione dell uomo per evitare tragedie o semplicemente per allungare la spiaggia ed avere maggior profitto con laffitto degli ombrelloni, ma per me utile creazione per avere una sorta di indipendenza. Ovviamente le pi buone e grandi si trovavano in profondit e le immersioni erano continue fino a quando non ritenevo che il pescato fosse abbastanza per sopperire la richiesta dell acquirente. Lavavo le cozze in spiaggia ed ero una sorta di carbone con varie ferite alle mani causate dalle cozze. Ma il fatto non mi toccava pi di tanto. In tutto questo capit che un giorno il mare fosse pi irrequieto del solito. La risacca sugli scogli rendeva la pesca dei molluschi sicuramente pi difficile ed insidiosa. Era una giornata dove allorizzonte cerano nuvole che coprivano minacciose quel sole che quando albeggia con i suoi colori eterni rischiara lacqua e scalda la terra. Quel giorno l acqua era torbida il vento da nord portava con s la brezza fresca che certo no era l ideale per quello che io ogni mattina mi apprestavo a fare. Mi immersi lo stesso ma le onde mi sbattevano contro gli scogli ed anche se sapevo come fare per cercare di ridurre al minimo le ferite che inevitabilmente tale situazione genera mi stufai , pensai che ero stanco di quella che ad un tratto mi sembrava la massima espressione della mortificazione dell umiliazione. Pescai fra mille difficolt quanto necessario per tirare su un p di soldi e decisi di partire per andare trovare delle mie amiche e soprattutto una che avevo conosciuto ad una settimana bianca ed eravamo rimasti sempre in contatto. Andai a casa e dissi a mia madre che sarei partito per un fine settimana tornai dopo quattro mesi. La ragazza che andavo a trovare era molto pi giovane di me, era molto bella, dolce e sicuramente piena di vita, Le feci conoscere Guccini ed il periodo era quello in cui Vasco Rossi cantava voglio una vita spericolata lei amava Vasco e conosceva tutte le parole delle sue canzoni. Partii quindi,come 92

dicevo con un bagaglio oserei dire ridotto al minimo, ma ricordo perfettamente ci che portavo indosso: un paio di pantaloni verdi, una canottiera rosa e delle espadrillias che a quei tempi mi divertivo a dipingere. Con me uno zainetto rosa con dentro l indispensabile e ad anche una felpa verde ed i miei occhiali rotondi con le lenti a specchio qualche pastiglia di anfetamina e un po di hashisch. Il viaggio per arrivare a Rapallo fu veramente una piccola avventura. Il treno era vuoto partii comunque di sera, forse verso mezzanotte, avevo scritto tutti i cambi che dovevo fare su di un biglietto che perdevo e ritrovavo con ansia una volta si ed una volta no. Forse cera ancora la terza classe con i sedili in legno, scomodi, questi coronavano lo stato danimo che cera in me tutto mi appariva bello e avventuroso . Era un treno vuoto ma al vuoto del treno si contrapponeva la mia gioia e forse anche la mia libert non ostacolata dall uso di eroina che avevo allontanato. Per quasi tutto il viaggio cercavo di immaginare cosa sarebbe accaduto al mio arrivo, i paesi, di cui all inizio vedevo solo le luci attraverso la varie postazioni che di volta in volta cambiavo passando da uno scompartimento allaltro, mi facevano compagnia. Ovviamente per non addormentarmi avevo preso una pasticca di anfetamina che calmavo con solitarie fumate dhashisc. L unica persona con cui potevo parlare era il controllore a cui chiedevo ci che gi sapevo dal mio dispettoso biglietto dei cambi. Feci una lunga sosta alla stazione di Genova prima di riprendere la coincidenza per la costiera Ligure. Certo non rammento che ora fosse ma di sicuro erano le prime ore del mattino, La stazione era una sorta di porto di mare. Presi un caffe e me ne tornai impaziente al binario dove sarebbe partito il treno per raggiungere la mia destinazione. L ultimo tratto fu lunghissimo fermate a tutti i paesini , non ero mai andato in costa ligure ed il treno a volte permetteva di scrutare la roccia che piombava nel mare azzurro ed ai miei occhi trasparente. Giunsi alla Stazione di Rapallo ero stanco ma la consapevolezza di poter riabbracciare Annina cancellava tutto. Feci la telefonata ovviamente non utilizzando il mio nome lei era a Rapallo con sua nonna, ma era meglio mantenere lanonimato ero amato dalla ragazza che mi aspettava ma non gradito dai grandi. Quindi cercai un telefono e poi attesi che mi venissero a prendere, Trovai un punto della stazione dove era 93

possibile guardare l insenatura della spiaggia di Rapallo era una bella giornata, forse era presto in quanto la spiaggia era praticamente vuota ma tanto la rendeva ancora pi suggestiva. Ricordo anche che bevvi una ceres e mi spostai su di un angolino per rollare una canna . Le luci della notte erano ancora accese sul lungomare, Annina e la sorella non si fecero attendere molto e mi trovarono dopo un po assorto nella mia quasi ascetica situazione interiore. Ero lontano da casa, aspettavo una ragazza che mi voleva bene ed ero lontano dalla mia dimora e dai miei conflitti interiori . L incontro fu particolare quelle due ragazze le avevo conosciute in montagna mentre li erano baciate dal sole e l abbronzatura donava loro lo splendore della loro giovane et, il tutto con i succinti vestiti che indossavano che mostravano le forme armoniose ed eleganti. Certo lei rimase sorpresa dal mio bagaglio pensando ad una mia breve permanenza ma le feci capire che la mia intenzione era di rimanere pi tempo che potevo e tanto la fece sorridere. Mi portarono nel loro bagno . Era molto bello cerano i vari casotti dipinti come nei vecchi film anni sessanta e nello stesso modo sistemati. Mi cambiati e la prima cosa che feci fu un lungo bagno .La costa ligure in quella localit offre una piccola spiaggia dove dopo pochi metri il mare piomba profondo nel suo verde e bleu rispettando la trasparenza che lo rende misterioso e suggestivo. Fecero anche loro il bagno e in me era ancora presente, nonostante il lungo viaggio, la voglia di scherzare e giocare in acqua; cera in me un senso di benessere interiore, di libert mi sentivo, dopo tanto tempo. in pace con me stesso. Tornati sulla spiaggia iniziarono a viziarmi, mille attenzioni, mille tenere carezze mi appoggiai sul loro lettino e sopravvenne la stanchezza e mi addormentai. Al mio risveglio fui coinvolto in una infinita ed irrefrenabile giornata: Andammo in barca con un loro amico che un p imbarazzato forse si chiedeva chi fossi, me ne stavo in disparte ed ascoltavo i suoi discorsi da lupo di mare molto poco credibili e volutamente esagerati forse per far colpo su di me o forse su di Annina e sua sorella credo di pi a questa seconda circostanza. Il tutto fu risolto da Annina che si avvicino e mi diede un bacio che pur essendo gradito irrit forse le aspettative di quel ragazzo che parlava troppo. Segu una passeggiata per Rapallo , le vetrine i localini, i ristoranti ed io in 94

quel momento avrei potuto chiedere qualsiasi cosa e loro avrebbero ovviamente esaudito ogni mio desiderio. Giunse la sera e mi chiedevo come avessero risolto il problema di farmi dormire dove e come. La risposta non tard a venire. Andammo con la macchina a casa loro mi sistemarono nell enorme garage. Di fatto non si trattava di un vero e proprio garage ma di una sorta di piccola garcioniere munita di bagno dove avevano preparato una sorta di letto con delle brandine ed un materassino del tipo matrimoniale. La luce era triste e la coprii con un asciugamano da mare e gi questo cambi aspetto alla provvisoria dimora poi mi dissero che il giorno dopo mi avrebbero portato a casa di un amica di Annina a Recco dove non cera ombra di genitori solo lei con delle sue amiche. Quella notte per avvenne un fatto insolito ma estremamente dolce e romantico. Mi avevano sistemato ed avevo indossato quello che era il mio pigiama, un paio di boxer , ero stanco e quel giaciglio mi sembrava tutto sommato un dolce letto dove sprofondare nel meritato riposo Devo premettere che quel garage aveva anche una porta che dava sullandrone di quell elegante palazzo. Non avevo certo l orologio mi assopii quasi subito lasciando quell unica luce accesa che certo non illuminava tutto il garage. Il sonno venne interrotto da cigolio della porta ed ad un tratto l ombra che per prima vidi poi riconobbi come la sorella di Annina. Venne verso di me, da premettere che fra me e lei cera solo un rapporto oserei dire per induzione, ma quella sera lei, certo non venne in tale veste. Feci finta di dormire e lei si avvicin a me Decisa si sedette sul vacillante letto ed inizi a carezzare i miei capelli, in quei tempi molto lunghi e con dolcezza, il volto. Certo non capivo , in fondo non pensavo a quell inaspettato contegno, ma i miei pensieri furono avvolti da carezze sempre pi insistenti, mi girai e senza dirle una parola la baciai delicatamente sulle labbra, ero lottato, perch non riuscivo a capire tale sua assennata gestualit . Ma in fondo ogni fonte di affetto, di coinvolgimento, carezzavano la mia anima che ci impieg poco per lasciarsi andare. Avvenne tutto ci che pu rendere felice un uomo e lei riusc a capire il mio bisogno di fare lamore ma non con l unico scopo di una penetrazione, ma molto di pi quasi che si fosse immolata come vestale per quello che per n per me n per lei fu certo un sacrificio. Fu infatti un trionfo di dolcezza e di gesti damore, 95

rimasi confuso quando al momento di parlare lei continuava a baciarmi ed a carezzarmi mi convinsi e non proferii parola e trattai quel gesto come vero atto damore , perch di quello si trattava, venuto senza che io avessi prima di questo fatto nulla affinch avvenisse le donne sono velate di mistero e spesso leggono dove l uomo non riesce ad arrivare. E come se avesse capito che io avevo bisogno di quello e lei me lo offr nella maniera piu spontanea e delicata. Se ne and perch aveva paura che arrivasse sua sorella e mi fece promettere di non dire parola su quanto accaduto. A quel punto rimasi non so per quanto tempo a pensare su ci che era stato, evitai ogni tipo di giudizio e nei pensieri seguivo quelle che erano i suoi baci e le sue carezze. D un tratto forse molto pi tardi ed ora di tempo non ho certo voglia di narrare si present con una luce che penetrava da una finestra alta, vicino al soffitto, la mia piccola cerbiatta. Era vestita succintamente con una gonnellina bianca ed un top con tutte le gradazioni del celeste e del verde ed i pochi riflessi del sole che penetravano illuminavano i suoi lineamenti. Aveva veramente gli occhi da cerbiatta ed una bocca perfetta degna dei tanti baci con cui la assalii, con lei furono solo tenere effusioni amorose, non facemmo lamore ma rimanemmo luno accanto allaltro a parlare, sorridere, a farci innocenti dispetti, in un crescendo di provocazioni che finivano con abbracci intensi , pieni di calore e di sussulti del cuore e del corpo che per rimanevano tali e si mescolavano in un inno di piacere e profondo sentimento che proveniva dal pulsare della vita. Lei protagonista di interminabili momenti. Ero felice, ed il mio passato, quello che volevo mettere da parte, non fece capolino non os mai mettersi nel mezzo di quel trionfo di armonia e sintonia delle anime che nulla volevano se non la nostra felicit. Felicit che da tanto tempo non avevo pi incontrato. Il giorno dopo mi trasferii a Recco a casa della nostra amica comune. In quella casa che si tradusse in un tempio di divertimento e di serenit convivevo con altre otto o nove donne Alcune pi grandi di me altre della mia et ma tutte ebbero un tal senso di osptitalit e cortesia che merita il ricordo che potrei dire fiabesco ed inverosimile di quella vacanza all insegna della completa libert e dellavvolgente benessere. Furono subito 96

cordiali, anzi il loro andirivieni mi lasci basito, erano veramente belle e situazione particolare tutte fidanzate con ragazzi di estrema destra ma capii, in quel contesto che la bellezza dei rapporti umani supera la logica degli schieramenti. Ovviamente erano donne con uno spiccato senso materno e con una femminilit suadente ed elegante, erano tutte belle o perlomeno questo al ricordo mi appare. In particolare la sorella della mia amica era stupenda , un viso ovale dipinto da un sogno del signore cos come il naso e la bocca appena carnosa, le pelle dorata dai raggi pi belli regalo di Venere, gambe lunghe e ben tornite una caviglia sottile evidenziata da sandali che segnavano il tratto. Ma tutto in quella casa era particolare i rapporti tra le donne che sembravano unite da un forte legame che va al di la dell amicizia per sfociare nella complicit. Tutte avevano viaggiato molto e non nascondo che spesso durante le serate stranamente trascorse in casa ascoltavo ammirato i loro percorsi le loro narrazioni verso paesi che conoscevo per sentito dire o perch collocati dalla mia memoria nella visitazione curiosa dell atlante. Certo furono veramente travolgenti ed io mi feci travolgere ben volentieri. Iniziarono a vestirmi come dicevano loro. Per la prima volta mi abbigliai con pantaloni neri sbucati dall armadio di una di loro, mi piacevano perch erano garzati ed un po sbiaditi, una maglia nera molto larga di probabile appartenenza di uno dei loro ragazzi. Io per dare un tocco di colore mi appropriai di una sciarpa di seta di derivazioni Yeppies. In generale posso dire di non essere stato mai viziato in modo descrivile cos come in quella onirica e fiabesca permanenza. Qualsiasi cosa desiderassi per un verso o per laltro veniva soddisfatta. Quei pochi soldi che portavo con me finirono ben presto. Ma tutto si avverava , con loro certo non ho mai osato nulla, perch sinceramente non avevo desiderio di scalfire quel regno delle sacre vestali del mio viziarmi. Bene tutto, come colazione a letto, coccole prima di addormentarmi anche perch penso che dormivo fra due donne , o meglio loro si avvicendavano prima di addormentarmi ad carezzarmi e coccolarmi e credo che tanto non mai pi accaduto in vita mia. A quel punto i miei desideri erano esauditi e loro con me si divertivano penso moltissimo spingendosi addirittura a farmi il bagno ritornati dalle lunghe giornate trascorse al mare. In quella casa cera sopra il tavolo del delizioso sputnik che inebriava 97

tutte le mie giornate, mangiavo poco ma loro si sforzavano a rispettare il mio problema con il cibo ed avevano la grazia di riuscire in un modo o nell altro a farmi mangiare. Il mare, quel meraviglioso mare della costa ligure era teatro delle mie performance. Grandi spazi per grandi nuotate. Non c sabbia in costa ligure, ma roccia che scende a picco sul mare creando una sorta di prepotente selezioni tra chi pu immergersi in tanta trasparenza con i colori del blu e del verde e chi no perch ovviamente non sa nuotare. Dopo qualche giorno di permanenza e di vita da pasci vennero i loro uomini cos li chiamavano osannando una sorta di rispetto e di una di reciproca appartenenza che non avevo mai letto in relazioni da me allora conosciute. Il rispetto era davvero tanto nei confronti di questi uomini e a me suonavano come degni del loro credo l uomo e donna separati dalla forza maschile e dal potere di decidere e la donna dalla femminilit e grazia che solo alle donne appartiene. Ovviamente cera un legame paritario ma segnato dalla naturale diversit. Con me furono subito intraprendenti scatt subito la simpatia anche alla vista del simbolo che avevano attaccato al collo di ordine nuovo un momento di frammentario smarrimento che mi fecero superare con la loro cordialit e generosit danimo. Non cera assoluta ipocrisia o falsit nel loro modo di rapportarsi con me. Mi spiegarono che erano stati allontanati dal loro paese per aver troppo mosso le acque dell ordine pubblico e la scelta di loro genitori, ovviamente benestanti, era di dare loro il modo di vivere con le loro barche in giro per i mari e per porti dove la loro situazione non fosse confusa non fosse letta per la loro appartenenza ad una idea e dal loro credo politico. Con loro cera un uomo norvegese, biondo enorme e un po claudicante. All inizio avevo difficolt nell avvicinarlo poi fra di noi nacque un rapporto veramente speciale ed unico. Ricordo che mi seguiva in ogni luogo io andassi a nuotare, mi disse dopo che nuotare per lui era liberarsi di quel ricordo di un grave incidente che non gli permetteva di deambulare normalmente, Era stato un giocatore famoso di rugby in giovent e dal fisico si comprendeva benissimo come tanto fosse stato possibile. Spesso, mentre il tempo radicava la nostra amicizia, mi prendeva sulle sue spalle e mi portava in piccole insenature 98

meravigliose. Accadeva che sparivamo per intere mattinate, la costante era il nuoto che ovviamente era la mia passione, io davanti cercavo nella roccia che fiancheggiavamo un luogo per fermarci ed ammirare la meraviglia della roccia che piombava sul mare ed in esso creava riflessi argentati che rendevano il blu ed il verde come una tavolozza da cui lo sguardo spesso si soffermava a lungo accanto ai voluti silenzi. Lui aveva unammirazione per la mia resistenza e tanto mi rendeva semplicemente felice. Quando dovevamo raggiungere gli altri per il pranzo che normalmente consumavamo in uno chalet su di uno scoglio sospeso sulla roccia era il norvegese che dal mare mi portava a quello che per tutti era un pranzo a base di pasce tranne che per il Norvegese che mangiava delle enormi bistecche annaffiate di buon vino, lui non capiva perch io non avessi fame, ma quei tempi il cibo era per me sempre una sorta di nemico e mentre lui mangiava ed io stuzzicavo la pietanza cercavo di fargli capire cosa per me fosse il mare cercando in un inglese rattoppato dalla gestualit di spiegargli il significato di tanto. Parlavo di come dentro di me il mare mi parlasse di libert, potevo nell acqua avvertire quello che definivo il ritorno alla placenta materna. Sottolineavo il rispetto e nel contempo la continua sfida che cera fra me e lui . Era riproporre forse quella che per me stata la mia filosofia di quell enorme massa dacqua sempre pronta a regalare momenti irripetibili ma capace di togliere la vita magari perch distratti. Il mare spiegavo si desta al mattino mostrando il suo umore dal placido della sua calma in complicit con le maree e pronto ad innalzarsi maestoso perch provocato dal forte vento del nord. A volte si lascia possedere come quando in apnea scendi nel fondale e guardi l enorme massa dal fondo e le sue figure sempre diverse create dall infrangersi delle onde sulla roccia, la presenza di qualche pesce timoroso che si avvicina curioso per poi sparire nella profondit forse impaurito dall atavica circostanza della ferocia dell uomo. Il mare come luogo di solitudine e nel contempo di forte abbraccio con la natura che si lascia scoprire e penetrare. Al mio amico piacevano questi discorsi e a me piaceva farli. Un giorno mi regal loccorrente per fare apnea. Io me ne andavo verso la profondit scoprendo grotte dove ma mi ero avventuravo guardavo commossoo la flora marittima che regalano i propri colori solo all interno del 99

mare mentre fuori muoiono forse disperati perch non pi capaci di donare i loro splendidi colori. Tutto sempre sotto l attento controllo del mio amico Norvegese che con la sua presenza rassicurava le mie piccole missioni. Ed i richiami forti di quello che considero uno degli spazi empi di leggende e delle mille storie di pescatori un luogo era anche fonte dellattenta presenza di lui che quando risalivo dall immersione era sempre accanto quasi volesse condividere quel piacere e comunque attento a che non esagerassi. Durante quel periodo ricordo anche come amavo trasformarmi con i trucchi di quelle deliziose compagne che forse per l innato bisogno di provocarsi o provocarti cercavano di darmi sempre un volto diverso anche attraverso le acconciature che i miei lunghi capelli permettevano. Lesibizionista che cera in me si prestava ai loro giochi non perversi ma forse irriverenti, quell irriverenza che tracimava dalla mia persona. In una delle meravigliose serate di mia permanenza decidemmo di andare a Portofino. Mi vestirono da donna, forse in quei tempi scorsero la possibilit di trasformarmi da uomo in donna. Mi misero se ricordo bene dei pantaloni di garza molto ampi bianchi con una camicia, questa di seta sempre bianca in vita un foulard con i colori del mare un paio di ballerine. Il trucco mascherava i segni della mia barba un trucco dipinto ad arte con i capelli raccolti ed un loro reggiseno che disegnava i miei finti seni. Alla fine mi fecero guardare allo specchio tutto era perfetto ed in me vidi una donna elegante che poi dotai con le movenze da me tanto amate delle donne eteree perch magro era il mio corpo, quello specchiarsi era diverso da tutte le altre volte che mi specchiavo cera in quella immagine riflessa il fascino di quel desiderio interiore di volere nel contempo essere uomo ma di vivere in me il bisognio di essere protetto come una donna. Mi guardai pi volte e mi sentivo bella e quell uscita a Potofino fu la l occasione per verificare i limite della mia possibilit di vergognarmi e nel contempo il mio compiacermi che fu di Narciso con l ovvia modifica di quell epico idillio della bellezza ma certo non spinto fino alla tragicit della sua fine. Andammo in un piccolo locale che aveva anche musica allaperto ero ebbro dai fumi dell hashish, gli uomini della compagnia mi danzavano intorno, ed io ho sempre trovato nella danza un mio 100

modo per provocare ora ancor pi intenso e giustificato dal mio essere in quel momento donna, Forse conoscevano i proprietari di quel locale e mi misero a danzare sopra un tavolo si unirono altre persona e tutti mi incitavano. Danzavo tra secchielli con bottiglie di champagne che certo non mancarono. Ero lontano da tutti, ma danzavo per tutti come istintivamente volteggia una farfalla che si libra nell aria, , dentro di me la musica era il tempo del mio canto interiore o forse del mio dolore.. la piccola folla applaudiva e ad un tratto il mio amico norvegese mi rapii sentii nella sua forza della presa che era ora di porre fine al tutto come se quello che stavaaccadendo doveva vivere in me e finire in me; come una gioia forse comprese che in ci che facevo cera anche dolore e tormento. Concludemmo quella serata con un bagno alla sola luce di una luna che certo non lemosinava il suo splendore, lacqua che sembrava lo specchio della nostra vita terrena ci cullava, Andammo in una piccola insenatura e ci spogliammo di tutto e ci tuffammo in mare che placido e calmo sembrava aspettasse la nostra allegria. Il mare di notte veramente lesatta esternazione del mistero e quella sera la luna accolse un piccolo popolo festante che seguiva la strada argentata della luna per mascherare forse la propria paura e regalare a se stessi la gioia della propria libert. Tornai un altra volta a Portofino , e ricordo una scalinata per arrivare in una vista alta sul paese ricca di vegetazione con un panorama mozzafiato, questa volta di giorno ed in compagnia delle amiche della ragazza di Muggi. Anche qui solo con ragazze sconosciute, diverse dalle mie amiche di Recco , forse empie di quel fare borghese che le tratteneva. In una corsa a perdifiato persi l equilibrio e caddi, Mi feci male battendo il ginocchio sul ciglio di uno scalino. Anche qui tutte erano intorno a me pronte a medicarmi sacrificando le loro magliette o i loro foulard. Dai tanti baci mi resi conto che il desiderio di essere al centro di tutto mi lusingava, ma mi sentivo come un bambolotto a cui vuoi bene solo perch e l ultimo che ti hanno donato. Cercai di fingere che stavo addirittura bene per fuggire quella situazione che mi inquietava una ragazza che rimase con me e totalmente sconosciuta mi baci , ma io non volevo essere baciato ,scatt in quel momento il desiderio di tornarmene a casa cos da un momento all altro. Ritornai a Recco e quella 101

sera annuncia la mia partenza l incanto era finito, dentro di me volevo ritornare alla mia dimora per affrontare con la mia famiglia il mio problema . Ero stanco di fuggirlo di non riuscire a tirarmi fuori da quel mondo che vivevo sul filo di una lama. Era giunto, senza che io me ne accorgessi, il momento di trovare dentro di me la forza per dire basta. Non toccavo eroina da tempo ed addirittura per convincermi pensavo ad essa con la lucidit della disperazione come quella volta che indebitato finii a testa per in gi all interno di un pozzo con la minaccia che mi avrebbero lasciato cadere se non avessi saldato il debito. I ricordi orrendi sembravano susseguirsi in successione temporale, le follie di una Milano vista solo nel sordido motivo della ricerca delleroina e tutti i rischi che avevo corso, alcuni miei amici morti senza un perch, il dolore enorme procurato alla mia famiglia ad un certo punto trovavo il tempo per la mia piet, quella pi orrenda, verso me stesso, il dolore che avevo ingenerato nei confronti di chi mi voleva bene mi attanagliava in un riposo sempre tormentato, le tante volta che la polizia mi aveva preso e portato in caserma per perquisirmi, in quel momento per la prima volta provavo la consapevolezza che era ora di farla finita o perlomeno di tentare di smettere. Ritorna da quel lungo di viaggio preso dai ricordi di rapporti umani fondati su di una alternit dettata dal piacere della vita insieme a tante persone che mi voleva bene. Fu come una cascata di amore e affetto senza falsit, io ero stato trattato come fra di loro con amore senza alcun dubbio circa la felicit ed anche di lealt,schiettezza di serenit. Vissi, e il mio periodo della giovinezza o se meglio andare oltre ed appare l adolescenza con problemi che mi avevano invecchiato ma che dopo la vacanza mi avevano rinvigorito, non mi avevano permesso di vivere la pesantezza di quel tempo che non sarebbe tornato piu. Portavo con me il tormento dellanoressia che sinceramente mi aveva dato solo il piacere del frivolo e laccanimento verso me stesso verso un canone di bellezza che in s rimane vuoto e non accordato con il vero concetto di bellezza, che a mio avviso solo di ci che si oggetivizza ed eterno. Avevo perso gli amici , la scuola, la mia famiglia , inseguendo un benessere che cancella e cancell la mia vita. 102

Le turbolenze che vennero furono il frutto di un assurdo desiderio di libert, di trovarmi contestatore per la libert e con quella stessa libert ero divenuto carceriere di me stesso . Si una sorta di isolamento della mente che riesce a vivere solo in virt di una sostanza che ingannandoti, ti fa suo, fino al punto di cancellare tutto quanto intorno a te si chiama vita. Una vita a cui vuoi dare la veste di un miraggio , una vita fatta di mere illusioni e di falsi presupposti, quella vita che lei cancella ovvero condanna senza poter avere diritto di appello. Da ultimo questo concetto lo si comprende dopo che si prende coscienza della tua esistenza che fino ad allora potrei dire non esistenza o mera vita artificiale non vissuta in prima persona ma vissuta nella veste con cui lei voleva che vestissi. Non cera libert nelleroina non ce benessere un favola scritta male che ami perch pensi che sia la pi bella delle favole dimenticando quelle che io ascoltavo e che avevano nella stragrande maggioranza, un lieto fine.

LA MIA RINASCITA, NAPOLI LA SUA CULLA Ma forse tutto quanto detto ha un senso quando dentro di me avvertii un forte senso di colpa per il passato. I ricordi nefasti scorrevano veloci nella mia mente sotto forma di dolorosi attimi che egoisticamente, pensando di viverli io e soltanto io credevo fossero solo un mio problema. Ma iniziando a guardare con il lume della lucidit dietro di me vedevo vittime che disperate non sapevano cosa pi fare. Giunsi alla mia disperazione, quella forma di esame di coscienza dove rivivevano le tante volte che fui salvato dall overdose e che grazie ad amici o miei cari ero riuscito a superare. Piangevo dinanzi a tanto male che avevo fatto; solo ventitre anni ed avevo seminato solo dolore e sofferenza. Tutti si erano allontanti ed ero rimasto solo e malconcio, ma mio padre non smise mai di essermi accanto. Avevo voglia di smettere con tutto quello squallore e certo da soli difficile e chiesi per la prima volta aiuto a lui che altro non fece che tendermi la mano. Iniziai a frequentare la casa di Biancarosa, una delle prime forme di sperimentali forme di comunit e mio padre mi mise una guardia del corpo. Si 103

chiamava Giuliano viveva in casa mia e data la sua esperienza di tossicodipendenza a cui aveva posto fine da anni, mi fu di enorme aiuto. Dove cero io cera anche lui . Nonostante le prime ritrosie ed i miei primi tentativi di ribellione a quello strano tipo di rapporto amicizia ma che ad un tratto scoppi nella complicit. un primo passo verso la mia ricostruzione Lui capiva dallo sguardo le mie intenzioni e senza farsene accorgersi trovava il modo di dissuadermi. Devo la mia vita a quell uomo ma prima di tutti a quel grande uomo che era padre. Nella casa Biancarosa cerano personaggi di tutti i tipi: filosofi. Compositori, psichiatrici, assistenti sociali ma fra tutti spiccava Biancarosa con il suo travolgente impegno. Una delle prima cose che risolsi fu il problema dell anoressia,. Il filosofo mi fece avvicinare alla disciplina Buddista e alla forma d alimentazione che questa importa. Un modo nuovo di alimentarsi; cibo diverso molto simbolico diverso dalla dieta mediterranea. Il cibarsi macrobiotico un forma di alimentazione molto in auge in questo momento storico ma a quel tempo privilegio di pochi. La dieta a base di legumi, verdure le famose alghe combu e iziki la soia, i particolari olii di girasole, il riso non raffinato il tutto condito con gli equilibri della natura di sposti secondo i principi dello Yin e dello Yang . Quel culto, quel tipo di alimentazione fece del bene al mio fegato e finalmente soprattutto avevo ricominciato ad alimentarmi .La vittoria pi importante fu questa vissuta su di me, mi spinse verso un maggior credo verso quelle persone che frequentavano il salotto di Biancarosa. Rcominciai a parlare delle mie esperienze politiche, della mia passione per la filosofia e la letteratura. Quando stavo in quel salotto avevo tutti intorno a me e tutti erano convinti che in me cera un persona che stava reagendo che si stava buttando dietro la spalle i fardelli di un vita sprecata. Ad ad un certo punto dopo, non ricordo quando, mi fecero una proposta che consisteva sul se volessi ricominciare studiare. Guardavo dentro di me e fu quell ambizione che avevo perso che ad un tratto fece capolino ed appar dentro di me come una luce; risposi di si e nel contempo pensavo alla difficolt che tanto sarebbe stata come iniziare da zero. I fatti vollero che Biancarosa aveva una sorella sposata con un Presidente del tribunale di Salerno, persona molto influente, E come per miracolo mi rimisi a studiare, con ovviamente lo scopo di poter 104

essere ammesso al quinto anno di liceo scientifico. Inutile dire che la frequenza in quella casa fu determinante come determinante fu la storia che ci f con la figlia della sorella di Biancarosa I primi tempi che studiavo esprimevano una dimensione oserei dire surreale, la redenzione che cera in me era un insieme di riscatto, di voglia di finalmente di ricostruire un Marco caduto in rovina, Trovai come compagno di studi Nicola che mi fu molto vicino in questa per me incredula nuova avventura ed a dir poco preziosa. Dentro di me vivevo un ambizione che si era assoluta,ma sicuramente ero scettico sulla mia riuscita. Ma in breve riscoprii il piacere per le materie letterarie e la curiosit per la filosofia, la storia, la letteretura . I miei , pur scettici vedevano il mio impegno avevo accanto il mio Giuliano che sentivo come fratello pronto a farmi forza nei miei momenti di sconforto. Certo il luogo dove avrei continuato i miei burrascosi iter scolastici era Napoli, un mondo ed un realt completamente diversi da dove avevo vissuto sino a quel momento ma mio padre era convinto che tanto poteva avere due risvolti o quello di una nuova vita o la fine di tutto. Questo lui non me lo aveva mai detto ed insieme al presidente del tribunale riuscirono afarmi entrare in un collegio bellissimo sopra la collina di Posillipo Il Denza insomma il massimo di quanto si poteva trovare nella citt di Napoli. E chiaro che entrai in quel collegio con i favori del Presidente. Voglio aprire un parentesi che vale la pena di ricordare , lui mi voleva conoscere, in quei tempi portavo i capelli lunghi che per nessun motivo avrei tagliato, L incontro avvenne nella sua camera dove appena mi ero sistemato inconsapevole che quel letto fosse il suo, ma non disse nulla sole le parole : tu devi essere il famoso Marco Valentini a quel punto sobbalzai su letto un po imbarazzato e lui si mise a ridere con un riso ironico e tutto sommato rassicurante, Con quell uomo divenimmo amici e mi portava dappertutto , in quei continui spostamenti mi resi conto della sua importanza. Fui portato anche ala Regina Isabella in costiera Amalfitana a trascorrere un fine settimane lui la sua amante io e la figlia. Fra lussi e calate con lascensore a mare e con i suoi racconti rocamboleschi mi mise a mio agio e tutti quando lo incontravano lo chiamavano Sua Eccellenza. Poteva entrare ovunque e tutti lo ossequiavano ed io vivevo i suoi ossequi indirettamente. C un mistero nella mia vita che 105

vale la pena ricordare, Una volta in treno , nelle mie tante fughe per Milano, nel mentre mi stavo iniettando dentro lo scompartimento vuoto un dosa di talvin, questo farmaco riusciva a sedare la voglia di farmi ma per poterne godere l effetto ero costretto ad iniettarmelo ogni quarto dora. Ad un tratto non vedendo nessuno che transitasse intorno allo scompartimento mi feci direttamente all interno del mio, nel contempo entrarono due suore, io avevo ancora la siringa al braccio e tanto mi addolorava che ci avvenisse dinanzi ad una suora ed alla sua perpetua. Non dissero niente, sistemarono i loro bagagli e la suora, che poi scoprii come la suora Badessa di Avellino si avvicin a me, mi tolse la siringa dal braccio pul il copioso sangue che scorreva dalla mie vene e si mise accanto a me. Oserei dire che cancell in me il desiderio di farmi, anzi mi addormentai tra le sue braccia, avvertivo il calore di una presenza divina. Quando mi risvegliai a Milano e nell anticamera del risveglio mi accorsi che bagnava la mia fronte con un olio che io pensai benedetto poi mi diede il suo indirizzo che conservai fino al momento del mio ravvedimento e comunque dopo quel ritorno il mio fegato che non avevo trattato bene guar , i medici increduli non riuscivano a capire come la complessa situazione del mio fegato fosse totalmente mutata. Tanto per rimanere nel misterioso quando mi recai a Napoli ed avendo a disposizione il potere del Presidente del Tribunale di Salerno avviai tramite lui le ricerche: risultato fu che la suora Badessa di Avellino non esisteva e le ricerche furono capillari fino ad estendersi in tutta Italia. Mi chiedo tuttora chi era quella donna dove tra il suo grembo riposai beato ? La scuola dove mi mandarono non era al Denza bens al centro del un famoso quartiere di Forcella, la scuola era abbastanza fatiscente. In quel periodo dormivo ad Avellino dove abitava il mio amico Presidente e dove avevo una storia con la figlia e tutti i venerd terminata la scuola andavo a trovarla. Mio padre aveva fatto le cose in grande avevo una stanza nel migliore albergo di Avellino e potevo consumare i i migliori pasti ovviamente nel migliore ristorante. All interno del collegio Denza cerano delle regole come quelle del rientro alle nove di sera. I preti, data la mia et pensarono bene di mettermi fra gli universitari, ovviamente la loro ipocrisia nasceva 106

dal fatto che comunque fosse insolito che un ragazzo di ventitre anni dovesse aver ancora da terminare le superiori Contestavano i miei lunghi capelli, non sapevano che con me avevo portato un etto dhashish, e che presto avrei cominciato a fare quello che mi pare. Avevo una raccomandazione di ferro, e la storia che inventarono sulla mia frequentazione dell universit di Architettura cadde rovinosamente per mia stessa ammissione, quei volti da clericali Barnabiti e per definizioni ricchi e potenti nulla potevano sulla mia persona forte di una ribellione in atto che cercava il suo riscatto, da parte mia ero fiero di aver ritrovato la forza di ricominciare tutto da capo. Come mio solito iniziai a fare gli esami di ammissione al quinto in ritardo; avevo ventitre anni. Dormivo ovviamente ad Avellino ed insieme a me cera mio padre e Giuliano . Quel giorno Napoli ,come al solito era baciata da un sole che tagliava i vicoli dove devo dire era nascosta la scuola, Il vocio, il caos delle macchine che sembravano impazzite , il rosso che valeva verde ed il verde era l ovvia indicazione di stare attenti a chi regolarmente passava con il rosso. I motorini facevano da padroni ed i pedoni una sorta di birilli speranzosi di non essere travolti. Parcheggiammo in un piccolo spiazzo non poco distante dalla scuola con l ovvio obolo per il parcheggiatore abusivo. Ero emozionato ma lasciavo trasparire sicurezza e determinazione il profumo del caff era inebriante come le pizze ed i cornetti sistemati in bellavista per attirare l attenzione dei passantii. Dentro di me guardavo lemozione forte ed intensa che si mescolava con landamento pressoch anarchico di Napoli. Mi colpi quella citt dove si sentiva pulsare la vita, dove le donne urlavano da un balcone allaltro ed i bambini correvano anche se non riuscivo a capire dove andassero. Per me tutto faceva da cornice ad un mondo nuovo che rafforz in me il desiderio di riuscire di scavalcare le esitazioni; era la mia prova e non potevo mancare, ero spinto da una forza che neanche io riconoscevo, ma cera ,era a mia disposizione e mi tendeva la mano. Chiaramente entrai nella scuola dopo aver salutato Giuliano e mio padre sulluscio della scuola i miei angeli custodi si erano allontanati da me , ma di fatto erano dentro di me. Lessi nei loro sguardi la speranza in mio padre la gioia di essere riuscito a portarmi sino a li ; ora toccava a me. 107

La scuola era un vecchio stabile con un enorme portone malconcio ad aspettarmi un bidello, con cui poi sarei diventato amico che mi indic laula dove, da solo, avrei dovuto affrontare la prova di italiano scritto. Per raggiungerla feci due o tre rampe di scale ,e mi resi conto di come era strutturata la scuola. Tutte le entrate delle classi erano balconate girando queste tutto intorno al cortile interno della scuola. Pi tardi scoprii che tale sistema apparteneva allarchitettura tipica di alcuni vecchi palazzi di Napoli . Prima di affrontare la prova conobbi la professoressa d italiano e la preside che quasi sorridendo mi chiese il perch mi ero presentato in ritardo, abbozzai un sorrisetto con cui stemperai il possibile imbarazzo. Ero solo all interno di un piccola aula adiacente all ufficio della preside che curioso volli vedere: cera una maestosa libreria molto antica, una scrivania imperiosa con sopra tante carte in disordine un quadro antico con l immagine di San Tommaso DAquino e tanto mi fece tuffare nella visione nuova della cultura e della napoletantet che investiva tutta latmosfera di quella scuola che in seguito sarebbe stato il mio regno ed io regnante incontrastato. La preside mi chiese se avevo preso il caff, pensai che il rifiuto sarebbe stato scortese e dopo un p nell aula dove stavo facendo il mio compito arriv quello che poi capii si trattasse di uno scugnizzo che lasci sul mio banco un caff fumante ed un appetitoso cornetto alla crema, il ragazzino si ferm come aspettando qualcosa,non ci volle tanto per capire che volesse quella che a Napoli d obbligo: la mancia al mio gesto mi ringrazi cento volte a suo modo ossequioso. Non ricordo il tempo che ci impiegai per fare il mio tema, ero per distratto dal pensiero di tanta cortesia e calore, dal modo sicuramente insolito con cui tutti mi accolsero. Aspettai che il tempo a disposizione si esaurisse, entr la professoressa di italiano bella e giovane con i capelli corvini e con il profumo della virt. Poi fui chiamato in presidenza e la preside inizi a farmi una serie di domande per la serie raccontami la vita ed io non esitai a ragguagliarla sul mio vissuto ovviamente omettendo gran parte delle mie verit. Mi port a visitare qualche classe , in quanto la scuola era vuota ed avevano rimandato la prova di matematica di un giorno per permettermi di continuare regolarmente i miei esami di ammissione. Le classi avevano tutte dei grandi finestroni e 108

affacciandomi ad una di esse vidi un vecchia signora, anzi direi vecchissima che con voce secca ed in un napoletano strettissimo invitava i passanti a comprare le sigarette. Mi fermai molto ad osservare quella vecchina vestita completamente di nero con il suo banchetto con sopra ogni sorta di tipo di sigarette che era mezzo fuori e mezzo dentro la sua abitazione a piano terra, aveva nonostante la calura uno scialle fatto a maglia verde pisello , quel colore mi sembrava desse luce al suo viso rugoso. Sicuramente lei era molto scaltra nel suo modo di vendere accontentava tutti e li ringraziava adoperando spesso il titolo di dott cercai di capire e chiesi alla mia preside che subito mi spieg che a Napoli erano quasi tutti dottori un modo di ringraziare i tanti compratori , pensai forse un modo per esorcizzare quanto dei napoletani si pensasse come popolo di sfaccendati e di perditempo, a me non sembrava affatto cos in quella signora anziana leggevo la vitalit ed il fatto di non arrendersi agli anni; forse un modo diverso di concepire il tempo? Molto probabilmente si. Quando uscii dalla scuola dopo aver visitato classi tutte diverse una dall altra con balconate che permettevano una visuale sempre del tutto diversa in una irregolarit che catturava lo sguardo , mi sentivo bene ero felice di trovarmi in quello strano luogo dove la luce ed il sole che arrivava dallalto illuminava a secondo l ora delle giornate anche i bui corridoi interni che donavano alla scuola mistero, il pensiero della precariet e nel contempo la solidit della tradizione di Napoli sempre pronta a sorprenderti. Visitai, sceso e uscito da quel labirinto, il banchetto della vecchina la quale mi accolse con un sorriso che diede a quelle rughe del viso il senso della disponibilit ed una dignit ammirevole comprai tre diversi tipi di sigarette la signora fu come al solito ossequiosa ringraziandomi con l appellativo fatidico che aspettavo grazie dott dentro di me si spalancarono speranze e mi emozionai al punto che la ringraziai regalandole un sorriso che non riusciva a cancellarsi dal mio viso. Mi girai e mi avvia verso la strada dove avevo lappuntamento con mio padre e Giuliano. Li vidi da lontano che stavano venendo verso di me mio padre mi chiese come era andata ed io iniziai quasi invasato dal desiderio di raccontare tutto a parlare della preside, professoressa,delle classi, del sole, dei bui corridoi solo Giuliano alla fine mi interruppe 109

chiedendomi lesito del compito. Quel giorno feci un compito meraviglioso, non ricordo quale fu il titolo ma ricordo benissimo la telefonata della preside che si compliment con me per il tema che avevo fatto. Fu questo l inizio della mia nuova vita, in quei giorni vedevo gli occhi di mio padre brillare, lui non era solito piangere ma sono convinto che quel colore verde degli occhi si era illuminato, quel giorno da una lacrima che ferma dentro i suoi occhi urlava ai quattro venti tutta la sua felicit. Giuliano era un uomo forte ed io ero da proteggere ma penso che anche lui era daccordo con me, era ora di dimostrare quanto lui mi aveva insegnato per quanto riguardava l ora del riscatto. Giuliano era stato con me una anno , mi aveva seguito come un ombra senza che io sentissi mai il peso della sua presenza, era un uomo a cui non smetter mai di dire grazie. Aveva compreso il modo di assistere quella che era la mia voglia di cambiare; era diventato come un fratello trattato come tale da mio padre che per lui fece in modo anche di farlo incontrare con la madre che non vedeva da anni. Ricordo che durante linizio dei miei studi lui era sempre li accanto in silenzio , un silenzio che valeva pi di mille parole, girando con lui mi sentivo protetto, avvertivo la sensazione di una presenza che non mi avrebbe mai tradito. In un occasione particolare in cui mi ribellai con violenza ad una persona che mi aveva infamato raccontando a mio padre situazione non vere ed infamanti, tanto infamanti che picchiai questa persona al punto da spaccargli il naso. E lui Giuliano unico presente mi lasci fare. Gli infami sono una delle categorie insieme ai ruffiani che mi indignano al punto che quel giorno non potevo far altro di quello che ho fatto. Giuliano ora non so dove abiti, ma so che sta bene e molto probabilmente un giorno decider di andarlo a cercare per raccontargli il seguito della mia esistenza che lui conosceva nel suo splendore e che poi nel tempo per colpa di nessuno dopo tanti anni di Napoli si di nuovo offuscata. Ricordo molto bene la prova di disegno, non per lammirazione di quelli che poi sarebbero divenuti i miei compagni di classe ma per aver conosciuto Sebastiano. lui , come me portava i capelli lunghi ed era ed altissimo. indossava, quando lo conobbi un paio di pantaloni militari e una maglietta con il nome di un isola della Grecia : Lavezzi. Scoprii pi tardi che si 110

trattava anche del nome della sua barca a vela con la quale feci esperienze a dir poco meravigliose. Lo avvicinai perch durante la prova aveva fatto un disegno piccolissimo sul margine sinistro del foglio a disposizione e lo aiutai a rifare tutto perch era veramente orribile. Mi fu grato e da quel momento diedi vita ad una amicizia che nel tempo si rafforz, stavamo sempre insieme e lui con le fattezze di un indiano fu anche testimone dei momenti belli, quelli che non dimentichi e che ami scorrere nella mente. Un particolare pu far comprendere la sua concezione di figlio del vento , quando lo conobbi aveva le scarpe superga tagliate sulla punta, gli chiesi il perch, mi rispose che sua madre aveva sbagliato numero ed aveva rimediato a modo suo. Arrivarono quindi le prova orali, ricordo che si svolsero ovviamente tutte insieme in un caldo pomeriggio di giugno. Sempre in compagnia dei miei angeli custodi mi avvia questa volta in tempo e sinceramente lottato dall enorme desiderio di non fare brutta figura ma soprattutto cercando di far capire quanto desideravo superare le prove nel miglior modo possibile. Andai prima di entrare a scuola in un bar dove se non ricordo male bevvi un bicchierino di cognac ed un caff doppio. Avevo timore di emozionarmi e non districarmi bene fra le tante materie. Ricordo poco solo il riflesso del sole alle mie spalle che illuminava i volti dei professori per morire sulla parete color arancione dietro di loro. Poi l inizio, penso di non essermi pi fermato, o meglio parlai svuotando dalla mia mente tutto ci che ricordavo, senza esitazione e momenti fermi mi fermai quando orammi avevo conferito con tutti. La preside venne verso di me era austera questa volta e mi diede un fazzoletto per asciugare il sudore che dalla fronte aveva bagnato i miei lunghi capelli poi mi sorrise e mi diede il benvenuto nel suo istituto liceale: il San Tommaso DAquino. Il collegio Denza, dove dimoravo, era proprio il collegio dei figli di pap, io non mi consideravo tale ma l ovvio processo di induzione mi qualificava indiscutibilmente in tal modo . Svettava sulla famosa collina di Possilipo contornato da boschi curatissimi, era il luogo dove la Napoli bene indirizzava i propri figli. Avevo una stanza nell ala destinata agli universitari e 111

come ho gi detto superai la loro ipocrisia raccontando parte della mia verit. Avevo ventitre anni e mi accingevo a recuperare i miei studi, solo le sciocche considerazioni dei Barnabiti volevano raccontarmi in modo diverso ma io dissi la verit, fu apprezzata e divenni mano a mano amico dei famosi nonni del collegio con tutte i privilegi e le note positive che tale status comportava. I giardini erano un labirinto dove la saggezza clericale forse aveva celato le storie di un clero ricco e vizioso. Ebbi modo ed il tempo di osservare i miei custodi, tutti amavano belle macchine, si dotavano di tutti i crismi di un verbo divino che penso proprio sprofondasse dinanzi ad una realt costellata di danaro , lusso e belle donne. Ebbi modo nel tempo , quando rientravo fuori orario e dotato dopo un po di tutte le chiavi necessarie per aprire le porte della mia libert, di vedere a volte i docenti che spogliati dalle loro vesti devote in giacca e cravatta rientravano accompagnati dopo aver consumato il pasto della perdizione. Ovviamente tutto era noncurante dei commenti bizzarri ed offensivi degli abitanti laici del collegio, loro potevano, ed infondo li consideravo come la frangia di un protestantesimo promiscuo e nel contempo vicino alla visione di una modernit che tarda, stata sempre ripudiata dalla cristianit. Devo dire che il loro contegno non mi appariva affatto inconsueto, ed erano oggetto delle mie riflessioni solo quando pensavo ad un Ges ed al suo messaggio di povert dove la sua parola mal si conciliava con lo sfarzo tanto amato e osteggiato dai Barnabiti. Le piante che circondavano la struttura, molto probabilmente costruita nei primi anni del ventesimo secolo, erano secolari e sicuramente rigogliose in quanto se pianta vive la pianta come l uomo nel tempo aveva potuto godere del panorama mozzafiato che la collocazione lasciava senza possibilit di distrarsi a chi, li, dalle finestre tutte le sere poteva riempire il suo sguardo e chi lavesse la sua anima ed il suo spirito. Tuttintorno piante che regalavano fiori profumati ed enormi cespugli di rose che oltre all odore forte e penetrante donavano allo sguardo ampiezza e serenit. Molti i sentieri che se seguiti portavano in ogni spazio ove soli ci si poteva abbandonare al raccoglimento, alla totale solitudine che spesso nel verde portava se stessi all oblio della dimenticanza 112

di un passato che aveva segnato la mia vita. In me cera sempre, quando avevo tempo, il desiderio di studiare in quei luoghi dove per al calar del sole con la complicit dell ombra delle enormi piante arrivava lora del mistero e della paura del non ritorno. Era la paura di una sottile vibrazione dellanima sempre sospesa su di una lama di un enorme coltello immaginato come creato dalla danza della luce sulle piante. Quando stornavo la mente dalle mie paure di un passato che lontano era sempre l a rendermi la resa. La resa dei conti con gli orribili spiriti del tempo non molto lontano sempre trafitto dall assurdo spettro di un ago infilato voglioso in un braccio. Quando capitava, nel sonno, tale pensiero mi rivolgevo con le mani levate al cielo verso l immagine dei miei cari speranzoso che tale richiamo di aiuto a loro giungesse e placasse la mia ansia. Me povero se non riuscivo nell intento e capitava spesso che quando tanto accadeva nel giardino cercassi subito i miei nuovi conoscenti e fingendo la calma intavolavo con loro discorsi che portassero via i miei temuti pensieri. Di notte mi immergevo nello studio che tanto placava il mio delirio e seppur spesso perdevo il filo del discorso riuscivo pian piano a scoprire che tanto in quegli attimi avevo rifuggito. La mia stanza era severa e forse austera se letta con lo sguardo di oggi, ma io amavo ogni angolo e le intercapedini dellenorme finestra in legno sempre ben curata e sempre pronta sul suo davanzale ad ospitare il fornelletto elettrico, vietato rigorosamente, dove con la mia piccola moka avevo imparato a fare un caff che al mattino era amico e complice dei miei stati danimo. Il suo odore era lo stesso dei vicoli di una Napoli che con me iniziava a stringere una nuova e carezzevole sintonia e dalla finestra, ogni giorno di sole diveniva linfa per la mia contorta e pigra serenit che spesso, nonostante i meravigliosi colori riflessi sul davanzale tardava ad arrivare. Mi svegliavo molto presto al mattino e gi il corridoio si riempiva di voci che per me erano rassicuranti sapendo che a volte si intrecciavano tra i tanti buon giorno che regalavano alle ore prossime un velo di una felicit che faceva capolino dentro il mio cuore. In collegio ebbi modo di conoscere le persone pi disparate, ognuno con una storia fatta di impegno e un po di sana follia erano tutti ragazzi che gi frequentavano l universit; tutti mi aiutarono nel mio allora difficile impatto con lo studio che da anni avevo 113

abbandonato. Cera il mio referente per lo studio della filosofia di cui, gi impressionato dal primo approccio nel tempo divenni addirittura maestro. Avevo anche a disposizione chi era immerso negli studi di ingegneria e lascio l ovvia considerazione sul quel che per me signific cercare di destreggiarmi tra formule ed espressioni di cui tanta passione non avevo mai dimostrato. Grazie a loro riuscii a farmi piacere anche la realt provata dei numeri certo non diventai un matematico ma con impegno e la tenacia dei miei compagni riuscii a dar vita alla tabellina. Per le materie classiche non avevo problemi ho sempre amato scrivere , leggere e ovviamente la letteratura dove primeggiavo e tanto mi port alla prova di maturit confortato con un nove nel compito di italiano. Cerano novit nella mia vita che accoglievo a cuore aperto, la mia ambizione rinnovava la volont di mettere una pietra sopra ad un vissuto che non rinnegavo ma che comunque aveva fatto i suoi danni. Ma in quel collegio a volte perso da una libert prima appartenente ad altro, mi rasserenavo ed anche le piccole cose erano gradite dal mio, allora, incedere sicuro a nuova vita. Un saluto, uno scherzo, una piccola follia come sedersi in terra nel corridoio giocando a carte o chiacchierando per trovare nella nuova gente un contatto una loro storia, un affetto, la loro vita. Mi interessava tutto, amavo conoscere chi amava la vita, come se il loro amore fosse per me lesempio di come afferrare la felicit cercando di far vivere gli istanti pi tempo possibile. Il Denza era anche lesempio della rettitudine, dell esempio, vedere tanti ragazzi affrontare con entusiasmo gli studi, in quel luogo si studiava a tutte le ore e al piano di sopra chi preparava l esame notarile non distingueva il giorno dalla notte. Spesso capitava di far capolino nelle stanze a loro disposizione e li sentivo impegnati in discorsi che senza saperlo sarebbero poi stati oggetto della mia passione : il Diritto. Certo all inizio lo stupido raggiro con cui i sacerdoti mi costrinsero per farmi apparire come un convinto iscritto alla facolt di architettura mi pesava ma non dur pi di qualche settimana quella menzogna, quando capii meglio dove mi trovavo e soprattutto con chi avevo a che fare: la spensieratezza e l impegno dei tanti e qualche sciocco ed insignificante rimprovero da parte dei padroni di casa. Arrivai al punto di diventare padrone delle stanze e dei meandri di quel labirinto di 114

porte chiuse, i nonni divenuti amici si prodigarono nel farmi avere le chiavi di quell enorme scrigno di apparenze. Andavo e venivo come volevo mi piaceva decidere quando e se rientrare, scegliere le strade della mio vagabondare per Napoli mia culla della rinascita. Non potevo permettere che i Barnabiti pur se ricchi e potenti si frapponessero tra me e la mia ritrovata coscienza e curiosit di vivere, verificare se, libero e senza i vincoli familiari mi sapessi muovere e godere di quella serenit e voglia di vivere che in me aveva trovato dimora. Cera anche una stanza della televisione dove proferii il mio primo fraseggio napoletano indottrinatomi dai nonni. Una sera qualcuno buss alla porta ed io forte gridai : trasi ricchi , un particolare: chi bussava era il responsabile laico del piano ebbi un cenno di vergogna dipinta sul mio viso ma ci pensarono i miei amici a rompere il nefasto attimo con un vocio fatto di risate ed ovvi commenti. Ci fu anche un episodio che va oltre il limite che serenamente valicavo . Fui capace insieme al mio amico Sebastiano, noto amante degli animali, di soccorrere un uccellino che si era perso nelle volte sacrali della cristianit e noi nel cercare di aiutarlo a spiccare il suo volo irrompemmo nella stanza del prete pi infarcito del bigottismo clericale che rimase attonito per la nostra invasione giustificata da me come missione per salvare una creatura, anchessa figlia di Dio. Venne il tempo in cui inizi la mia scuola e la mia marcia verso il riconoscimento della mia nuova identit. Quel giorno mi svegliai molto presto in quanto dovevo , per arrivare al mio liceo, prendere il famoso centoquaranta che da Possilipo mi avrebbe portato a piazza del Ges e da li dovevo a piedi raggiungere la scuola. Preparai con anticipo il mio caff ed indossai i miei soliti jeans con sopra unampia camicia bianca comprata al mercato militare di Napoli, ovviamente enorme e con me l inseparabile pullover azzurro vecchio ma pieno di storia. Mentre salivo sul pullman sentivo l emozione e lansia del momento scorrere in me e questultima pacificata dai primi raggi di sole che splendevano sulla collina di Posillipo mentre la citt iniziava nuova vita. Nelle prime ore del mattino Napoli esplode di suoni dei clacson delle macchine, i motorini iniziano le loro serpentine, i bar profumano di crema di cornetti e di caff. Conoscevo allora poco della citt ma dal finestrino del 115

famoso centoquaranta avevo modo di osservare tutto ed ero estasiato da tutto quanto veniva offerto al mio sguardo. Il mezzo scendeva lungo via Possilipo per poi da Mergellina immergersi in via Caracciolo e dalle ville della collina si spalancava il mare che ospitava gli aliscafi che raggiungevano Capri ed Ischia lasciando dietro di se i fumi dei motori e le enormi scie che apparivano come tratti di un dipinto che ogni giorno si rinnovava al mutare della rotta. Enorme il frastuono del traffico ed il semaforo mi appariva come rassegnato all inosservanza dei suoi colori, non penso sia necessario evidenziare che differenza alcuna esiste tra il rosso ed il verde e che il giallo vive la sua situazione di cassaintegrato. Ma poi cera Castel dell Ovo che si mostrva ai tanti in tutta la sua maestosit sul mare ad indicare l importanza di vetuste tradizioni marinare con l ovvio ruolo di avamposto alla difesa della citt Il tragitto giungeva al Maschio Angioino che portava con se, nella sue mura le ferita delle connonate francesi ai tempi di Masaniello il tutto con il Vesuvio che per chi visita Napoli comprende che altro non che il suo biglietto da visita, lui fa da padrone ed intorno a lui vagano le paure, le leggende e la sua maestosit imperversa sugli sguardi di chi come me si accingeva ad esser suo curioso visitatore. Quel giorno Napoli mi fece dono di un cielo terso e di suo fratello sole che sembrava seguirmi quasi che come lui fosse testimone e cerimoniere della citt. Giunsi quindi all interno del cuore di Napoli piazza del Ges, dove la sua chiesa altro non pu essere definita che come un capolavoro di architettura e testimone dell antica presenza lavica delle sue scure pietre mentre le sue scale altro mi apparvero come il simbolo della carit. Scesi, e mi avviai nei meandri di quella che sarebbe diventata la mia citt, il vento muoveva la stesura dei panni che da un balcone o meglio da un affacciata all altra dei dimessi palazzi facevano come il tendaggio di un enorme teatro dove la vita ha valore, forse anche un minuto o un attimo pulsa di questa commedia dove gli attori non sanno di esserlo e dove il copione altro non che il canovaccio dove la gioia di vivere supera di molto il grido che a Napoli non si dispera ,di povert. Entrai dentro ed ovviamente non avevo paura perch educato e composto rispettavo i suoi tempi e tutto ci che mi circondava mi rispettava, anche il secchio che, di acqua, voglio sperare, 116

vol dinanzi ai miei piedi e che la signora noncurante mi disse: scusateme guagli. Camminavo cercando di ricordare le indicazioni giuste per arrivare alla mia scuola. Quella zona era SantAngelo Dei Librai, che a Natale viene invasa da mille presepi che gli artigiani mostrano dando vita anche alle statuine fatte con i personaggi di turno ai tanti, che attoniti fanno visita. Da l giunsi finalmente al vicolo che dovevo imboccare vicino al Duomo dove San Gennaro fa e faceva il miracolo dello scioglimento del suo sangue e che laddove cos non fosse Napoli avrebbe pianto e piangerebbe tuttora anche imprecando la venuta di un periodo nefasto. Entrai nel mio vicolo e vidi come riferimento la piazzetta dove mio padre lasci la macchina quando feci lesame dammissione e che con un piccolo obolo rimase al sicuro tutto il tempo. Il parcheggiatore era un bambino che prese cos a caro il suo ruolo che con una piccola sedia si sedette accanto alla macchina e nessuno os avvicinarsi. Ero quasi arrivato, feci in tempo anche di gustare , in un bar allangolo, un cornetto ed un ottimo caff. Il barrista era un ragazzo gentile che subito cap che non ero di Napoli ed io nel timore di qualsivoglia accadimento chiesi di indicarmi la scuola, per raggirare l imbarazzo, e lui certo non esit uscendo dal bar forse anche per garantirsi un prossimo cliente. Infatti scoprii da l a pochi giorni che quel barrista era il fornitore delle merende della scuola che frequentavo ed addirittura era garantita la colazione, in caso di ritardo, con tanto di servizio in classe. Per me fu una vera scoperta ed approfittai pi volte di tale privilegio in cambio una piccola mancia che a Napoli doverosa ed in fondo spalanca lossequiosa riverenza che con dolcezza si poneva tra le tante novit che col tempo avrei scoperto. Giunsi fra i primi all ingresso della scuola e approfittai di tanto anticipo per andare a comprare la sigarette dalla mia vecchina, lei mi riconobbe e mi sorrise provvedendo immediatamente a soddisfare la mia richiesta. Pian piano dinanzi alla scuola arrivarono un po tutti e con tutti i mezzi: motorini, vespe, ed anche qualche moto. Minimo comun denominatore necessariamente scassatissini e tutti rigorosamente chiusi con catene e lucchetti che non avevo mai visto ed ovviamente legati al palo di turno ben saldato sul selciato. Sinceramente non capivo tanto zelo nel serrare i mezzi visto che a mio avviso non avevano alcun valore. Ma proprio 117

perch non valevano niente forse potevano essere oggetto di qualche furtarello per recuperare un po di soldi dalla vendita di qualche pezzo utile. Non ci misi tanto tempo nel capire che spesso i furti di mezzi di scarso valore non venivano neanche denunciati. Dentro di me iniziavo a scoprire le tante regole non scritte di un ipotetico testo unico della sopravvivenza a Napoli. Entrai spinto dai tanti studenti vocianti, sorridenti ed anche tanta gente un po sconvolta ma tanto mi sembrava cosa conosciuta ed avevo ben altre a cui pensare. Il portone dava sull androne scoperto dove era stata montata una rete; era ovviamente la palestra rigorosamente allaperto. Chiesi allunica persona che riconobbi immediatamente, il bidello, dove era la mia classe che senza le sue indicazioni non avrei trovato in quel labirinto di balconi che a spirale sembravano tenere in piedi l intera struttura. La mia classe era su in cima alla scuola all ultimo piano e man mano che salivo un po pensieroso e forse impaurito incontravo qualche studente gi conosciuto all esame di ammissione e conobbi il saluto tipico dei napoletani. l abbraccio e un doppio bacetto sulle guance. Questo era il saluto che tanto mi impression regalandomi una delle tante premesse della Napoletanit; trovai nel gesto un mirabile esempio di affettuosit scevra dall ipocrisia che conoscevo, era l icona made in Napoli tuttora in auge e senza differenziazione det e di classe sociale di appartenenza. Era un bellissimo modo di salutarsi e compresi subito che tanto apparteneva a gente di cuore, generosa danimo dotata di una nobilt nei modi che non doveva essere necessariamente blasonata. Mi ritrovai in classe con il mio amico Sebastiano ed anche altri che mi conoscevano per i miei presunti capolavori che avevo distribuito allesame di ammissione. Ovviamente la classe era composta da tanti figli di la componente comune era quella di non aver tanta voglia di studiare e una cap e cazz ripudiati dai pubblici istituti per la loro vivacit che spesso, come scoprii pi tardi, li aveva effigiati come veri terremoti. Il San Tommaso DAquino era forse l ultima spiaggia per tanti e forse anche per me. Non ci misi tanto ad amarla , la guardavo come il tempio dove avrei avuto la possibilit di sacrificare la mia temporanea noncuranza e rispetto della vita e poter, nel contempo riscattare la mia voglia di ricominciare, il mio riscatto, libero da giudizi e pregiudizi che la mia Fermo certo non mi 118

lesinava. La scuola, la classe fu sia luogo per gli studi ma anche scuola di vita, di serenit di uno spaccato empio di vitalit e di mie iniziative che mi fanno dire che considero come il luogo dove vissi intensamente lanno pi bello della mia vita. Lappello certo non chet il vocio sostenuto e la gran goliardia dei miei compagni, temevo, anzi ero certo che la mia et ovviamente fosse sottolineata da qualche professore, ma chi in fece svel il tutto fu proprio la preside durante il giro delle aule ed il saluto di inizio anno che fu fatto non attraverso i soliti altoparlanti ma attraverso la sua presenza ed il suo sorriso. Mi piacque il modo in cui lo disse e la reazione di tutti fu affettuosa anche se dopo molti si chiesero il perch. Il fatto che non ero napoletano, i miei ventitre anni certo furono motivo di curiosit ma mai di improperio fui forse io , raccontando mezze verit a soddisfare lovvia curiosit e perplessit dei miei compagni. La figura della preside, con me sempre molto gentile seppur donna energica e di polso per contrastare le tante intemperanze dei frequentatori pi difficili. Lei mi volle bene e mi consegn le chiavi per un percorso scolastico fatto di mio impegno e della sua preziosa stima. Parola che avevo perso di vista , non era importante ricordare a me stesso che di questa facevo finta che non mi interessasse, ma palpai con i miei sensi il suo significato e l importanza che la parola stima ha quando, nel mio caso, dovevo ricostruire la mia persona. Lei si aggirava tra le classi ed aveva un senso di percezioni per le situazioni difficili , governare parte di dannati, fra cui senza vergogna io mi sarei inserito, i quali avevamo tutti problemi tra i pi disperati. La pi ricorrente era la scarsa voglia di studiare e soprattutto di ritenere lo studio come un gesto per arginare le richieste di genitori che speravano di vedere i propri figli almeno diplomati. La Preside interveniva e si avvaleva di una equipe di professori che chiamerei solo dassalto. Ricordo la professoressa di Italiano e latino donna giovane e di bell aspetto che si dava un bel da fare per insegnare a volte labc del componimento di italiano ed il perch del latino. Domanda spesso fatta anche dalla moltitudine degli studenti di tutti gli istituti con esclusione del Liceo Classico. Di bell aspetto e di pregevole intelligenza la professoressa di Filosofia anchessa lottata nelle sue ore dal far comprendere l importanza ed il significato della sua materia. 119

Disperata la docente di matematica forse troppo giovane ma dai modi tanto gentili da rendere piacevole le sue lezioni. Il pittore come chiamavo il professore di disegno il quale non ci provava affatto ad insegnare ma lasciava alla libera interpretazione lo svolgimento delle sue ore. Tutti erano a mio avviso bravi e li vedevo belli ed in me posso affermare che riuscirono a ripescare quella voglia di studiare, quel desiderio di impegnarmi che covava in me e che aveva bisogno di quel quid per esplodere e fu proprio cos. Furono i padrini della mia rinascita. Tornando al primo giorno e alle mie emozioni penso che scelsi l ultimo banco forse per nascondere quella sottile vergogna che indubbiamente provai. Cera la differenza det, parlavo in modo diverso da loro, e spesso pur cercando di capire inutile era il mio sforzo. Avevo da poco passato unesperienza di vita che mi aveva segnato ma che certo volevo cancellare e tanto mi appariva eloquente. Me ne stavo in silenzio abbozzando un sorriso facendo finta di capire le loro battute, vivevo nel contempo il senso della totale novit e dall altro la paura di questa nuova impresa che mi apprestavo ad affrontare . Ricordo ad un tratto che terminato lappello entr in classe, dopo aver sbattuto la porta, una ragazza che definirei angelica era vestita con un top giallo, pantaloni che segnavano il ben scolpito posteriore un sorriso spalancato sul suo viso ed un fare sicuro salut Sebastiano con la mano e si mise a sedere nel banco davanti al mio. Aveva delle bellissime spalle ancor pi evidenziate dal fatto che fossero. evidenziate dai capelli raccolti su capo rendendo quell immagine come baciata da un tocco di nobile costume. La sua vivacit riempiva la stanza e forse era consapevole della sua bellezza. Ci volle del tempo per avvicinarla e fu proprio la circostanza di essere amica di Sebastiano che semplific il tutto. con lei inizi la mi prima storia con una donna napoletana, per lei mi lasciai con la ragazza di Avellino senza tante remore e senza tanti perch cos per entrambi .. fu tutto indolore. La ragazza di quella mia classe , la sua femminilit tipicamente partenopea , la sua voglia di scherzare e giocare mi fece apparire la mia venuta a Napoli come una venuta sotto i migliori auspici, avevo incontrato la donna giusta al momento giusto anche se il nostro 120

legame dur poco ma continu nel tempo per molto tempo sotto la veste di un amicizia un po particolare. I ricordi di lei sono strettamente legati al nostro impegno scolastico, divenne infatti prima di tutto la mia compagna di studi ed abitando a Posillipo fu anche la ragazza con cui ogni giorno andavo e tornavo da scuola. Al mattino mi preoccupavo se non la vedevo alla fermata anche se ovviamente lei era sempre in ritardo ma aveva sempre il modo di farsi perdonare. Era veramente bella ma soprattutto sanguigna e passionale. Le nostre ore trascorse a studiare finivano sempre con effusioni sessuali che ogni volta mi lasciavano interdetto. Mi piaceva pensarla come compagna anche se nei mille baci forse confondevo la passione con lamore. Non si trattava di amore ma di un nostro trasporto che passava attraverso la fusione di ogni parte del corpo: mi piaceva tenerla per mano, baciarla, accarezzarla e giocare come se mi fossi tuffato di nuovo in una favola non pensando alla sua et ed alle sue manie che mal si conciliavano con i miei pensieri relativi ad un rapporto di cui forse avevo bisogno. Ma tanto mi bastava per godermi quello che Napoli mi aveva donato: la femmina Napoletana. Aveva ogni volta che ci incontravamo problemi di ogni sorta a cui non mancavo di cercare una soluzione, calandomi nella sua et e sull importanza che per lei questi avessero. Forse mi voleva bene per questo ed in nome di questo dur il rapporto per il tempo giusto affinch il nostro esserci si trasformasse in una forma di legame dove l amicizia trionf anche dove spesso dalle parole e dai discorsi si arrivava al contatto dei corpi. Dur a lungo e divenne, anche con lunghe parentesi, una costante della mia vita napoletana. Lei ad un tratto mi lascio per un famoso giocatore di pallanuoto, certo la cosa non mi lasci indifferente ma la prepotenza della mia vita che per nessun motivo al mondo poteva essere compromessa ebbe la meglio sugli adii che altro non erano che arrivederci ma questo lo scoprii solo pi tardi.Quando dopo anni la ritrovai ancor pi bella e desiderabile. La mia scuola si impose nella mia favola che a volte diventa realt.Studiavo spesso aiutato dai miei amici del collegio tutti a conoscenza delle mie passioni sentimentali, ma sempre pronti a farmi rientrare nei ranghi . Io navigavo per il mare di nuova 121

vita e loro mi soccorrevano durante le burrasche. Mi impegnavo e pi studiavo e pi mi piaceva studiare, sarei diventato fonte di poesia, durante le ore di italiano, maestro di filosofia grazie alla mia professoressa che ogni volta che iniziavamo un filosofo me lo lasciava spiegare all intera classe. Tutto ci divenne impegno ed ero trastullato dalle mie capacit che pensavo di conoscere ma che in quel tempo superarono le mie aspettative. La padronanza delle materie grazie ai miei collegiali si fermava nella mente e devo ammettere che tanto mi rendeva felice e nel contempo rafforzava la mia persona e la mia stima verso me stesso. Il trionfo lo ebbi anche nel disegno, durante le nottate al Denza producevo quelli che considero i miei disegni pi belli rafforzato tale mio convincimento dal fatto che la preside affisse i miei lavori su tutta la scuola ed alcuni finirono in casa del mio professore. Man mano che il tempo passava si rafforzavano i miei rapporti con la classe e con Sebastiano finimmo per essere un tuttuno. Iniziai a comprendere meglio il napoletano e spesso emozioni e le mie sensazioni si rivestivano di frasi che mi apparivano come capaci di rendere, allora, il mio stato danimo come mai ero riuscito in vita mia. Con la sua vespa cinquanta scassatissima e rigorosamente in due vagabondavamo per la sua Napoli di cui era orgoglioso, con lui iniziai a far mio lo splendore della citt, ci che solo con il tempo riesci a far tuo. Napoli mi apparse all inizio come dipinta con colori intensi di un Van Gogh dove guardavo inebriato i confini tra lorizzonte ed il blu intenso del mare che a volte terso questo si confondeva con il cielo nella mia ora di delirio segnata dal ritorno a quella che consideravo la mia collina : Posillipo; ed il sole dimorava su Napoli come se la citt fosse casa sua ed i suoi raggi trafiggevano il cuore dei tanti caotici personaggi recando loro tepore, letizia, tanto facile era strappare un sorriso. Ma era anche la citt delle furie del mare e l ovvio danno della sua rabbiosa presenza forse mortificando le anime meno pure, che, presenti a Napoli segnavano spesso l ora dei ripensamenti e della precariet della vita. Napoli di tufo e sul tufo costruita e sotto lei si scorge che la citt sospesa e sempre l minacciata dal suo Vesuvio, con il quale sembra aver pattuito la secolare tregua. Le strade a volte strette e male intrecciate create dal tempo anche in modo da dare nell arbitrio urbanistico dei tanti invasori il cenno di spartizione tra il bene ed 122

il male regola segnata dalla imperiosa via di Spaccanapoli che divide il centro storico in due opposte apparenti fazioni. Il labirinto del centro storico in altro luogo sarebbe segnato dal buio imperante, dal diniego di ogni raggio di sole ma la pietra di tufo gialla come il re delle stelle fa di tutto un opera da lui voluta ed illuminata. Non ce vicolo o viuzza senza sole , non c strada senza un buco dove scorgere il tenero tufo. Ebbi modo di capire ancor meglio Napoli e la sua storia quando raggiunsi i meandri fatti di grotte e percorsi impensati che sotto celano i silenzi dei tanti regnanti che del sommerso fecero loro vie di fuga e nascosero loro sdegnosi eccidi. Tanto spesso mi veniva narrato delle segrete e dei passaggi che collegavano palazzi dallalto della collina al pi impensato luogo ove poter trovare il mare. Sotto anche lacquedotto , certo logorato dal tempo e dall incuria ove scorre la miracolosa acqua che rende il pane pi pane , la pizza monumento eterno di vanto e vanit della sua bont e non da meno il suo caff irripetibile il cui profumo regna indisturbato tra le vie e vicoli di una citt complice di affetti e a volte di intensi amori. Vedi Napoli e poi muori, ma non vero o per me lo stato in parte forse si potrebbe dire che muori come dalla malinconia, muore dentro di te una gioia di vivere che Napoli ti ha donato e tu incapace, forse, lhai fatta fuggire muoiono i ricordi anche se nulla hai dimenticato, muore lentusiasmo di una vita vissuta intensamente conoscendo di te sentimenti che altrove non sarebbero stati mai vissuti mai altrove se non nella mia culla ritrovata. Napoli per me era la novit di un contegno rispetto al quotidiano che aveva a che fare anche con il sordido. La Napoli della delinquenza che in me forse giustificavo, passava per lesperienza di guardare ed anzi toccare con mano la contraddizione di una modernit spinta verso labolizione delle classi in nome di una democrazia che per i napoletani era ed diversa. Mi resi subito conto che il ceto medio non esisteva ed anzi si confondeva con la realt dell improvvisazione della vita del campa nu iorno e campalu buono. Si perch Napoli e spaccata da due realt diverse: chi si trastulla nel suo vissuto fatto di ricchezza di case a via Manzoni o via Orazio che risplendono nella loro architettura donando, insieme alla collina 123

di Posillipo, i gradi laici dei benestanti, dei ricchi i quali veramente sono poco coinvolti rispetto alla Napoli di chi vive nei quartieri Sanit o Forcella per non parlare delle famigerate Vele. Qui la condizione anche quella di chi vive nei bassi o vascietiell dove in una stanza ce la cucina, camera da letto, e bagno dove la famiglia composta anche da figli dimenticati. Tale divergenza figlia di una realt in continuo conflitto epocale, perch storicamente Napoli sempre vissuta in tal modo. Da una parte la precariet di tutte le condizioni di vivibilit, dallaltra il lusso, le barche le macchine lasciate dai ricchi fuori citt per essere adoperate magari solo il fine settimana. Per tutti garantito lo spatio vivendi ma ovviamente con un taglio della dimensione sociale che Napoli prospettava al mio sguardo. Ce da dire che tutti avevano ai miei occhi pari dignit ed il mio credo politico mi avvicinava pi ai popolani alle simpatiche figure figlie di un retaggio fatto di tradizioni vizi virt che solo Napoli declina. Accanto alla ricca borghesia ce la Nobilt che ancora ricca vive la sua realt fatta di feste al Circolo della Stampa o nelle loro lussuose abitazioni dove ogni occasione lecita per cene con tanto di sfarzi e vestiti griffati dove per si perde ogni genuinit dei rapporti umani e spesso regna lipocrisia e la stupidit. Questi amano Capri ed il suo bel mondo dove non nego di aver partecipato e sempre aver espresso i miei pensieri in merito, in fondo amano la diversit sempre ch provenga da persone di un certo ceto sociale. Ma la vera cultura, i luoghi che ti insegnano a vivere li ritrovavo a casa delle tante persone semplici che amavo frequentare e dove la mia presenza era gi di per s una festa, infatti lo studente considerato con tanto riserbo e disponibilit di tutti. Una tradizione che indubbiamente mi faceva piacere era l invito a casa la domenica a pranzo. Il rag segreto delle donne pi anziane bolliva ore ed ore al fuoco ed il loro utilizzo era quello per le lasagne fatte con polpette, uova sode e limmancabile mozzarella di bufala; piatto possente subito dopo coronato con le salsicce ed i friarielli e l ovvia prelibata carne in umido La Tavola era fonte di festa e lunghe e festose chiacchierate e delle mille cortesie tra mille pargoli che si lanciavano allassalto delle pietanze mentre i genitori cercavano lo spazio, inutilmente, per calmarli. Non c una regola fissa se non quella di stare tutti insieme; Nei pranzi dei napoletani tutti 124

trovano un posto dove sedere, non mancano i vari gradi di parentela mentre la matrona detta legge alle figlie o nipoti affinch sia tutto preparato con arte. Gli uomini ti offrono vino e dire no ed avere il bicchiere vuoto quasi un offesa sono loro che spesso placano il moto perpetuo dei bambini; dalla tavola imbandita sbucano da tutte le parti le pietanza pi gustose a cui non possibile dire no, per loro il rituale della famiglia tutta unita che si inorgoglisce per la tua presenza. Io accettavo di buon grado i loro inviti, ricambiavo d obbligo con le paste, o babba, le sfogliatelle e chi pi n ha pi ne metta. La durata di un pranzo senza limiti ed il tempo passa, io spesso mi facevo raccontare le mille leggende che da quella Napoli era motivo di orgoglio e vanit. Spesso si trattava di persone che non avevano tante possibilit ma la dignit e generosit dei loro inviti rendevano le umili case straordinariamente familiari con tanto calore umano che mai in altro luogo ho provato. Certo che di te sapevano tutto ma tale ingerenza nella tua vita non era fastidiosa e tutto sommato non era certo fonte di preoccupazione. Me ne stavo ore ad ascoltare quel poco che capivo e spesso il mio napoletano per loro era fonte di riso. I loro racconti mi piacevano erano come favole che rasserenavano il tempo trascorso spesso provenienti da diversi interlocutori tra urla e voci sostenute tutte impegnate nel cercare di farmi capire se vi fosse un lieto fine. Napoli della camorra era mondo sommerso, cera ma non ha mai interferito negativamente con la mia vita in quella citt, certo era necessario rispettare le regole che altro non erano quelle di farti i fatti tuoi e non irritarti se alcune persone di te sapevano tutto,. Non ho mai capito come facessero ma loro sapevano chi ero da dove venivo e cosa stavo facendo a Napoli. Di vista li conoscevo tutti e guai non accettare da loro un caff offerto mai rifiutare una loro attenzione. Ma questo non gravava sulla mia vita, anzi mi appariva come una novit, una curiosa realt anche se alcuni potrebbero considerarla come orrenda questione. Ebbi modo di conoscere a fondo la napoletanit grazie al mio bidello della scuola. Il nostro rapporto e la nostra amicizia ebbe inizio al bar dove facevo colazione e certo a lui offrivo quasi sempre un caff era un uomo a suo modo molto dolce e fiero di essere napoletano. Lui conosceva tutti gli svariati parcheggiatori, venditori di sigarette e gli scugnizzi lo 125

rispettavano come una sorta di padre di quell enorme famiglia di ragazzini che si adoperavano a che il tuo motorino rimanesse legato al palo dove lo avevi affidato in quanto ben legato al suolo, a che ti portassero la colazione, come detto, anche in aula ed ovviamente negli uffici. Gli scugnizzi hanno padre e madre che a loro modo sono legati, il fatto che lavorino rientra nel perpetuarsi di quel rito che quello del tirammo a campa tutti partecipano a quello strano menage familiare non facile portare avanti una famiglia numerosa ed ognuno partecipa nel miglior modo possibile. Peppino, il mio bidello aveva quattro figli ed era l unico a lavorare, lui ci teneva a che i suoi figli avessero un destino diverso dal suo. Era nato ed era rimasto da giovane orfano in una citt dove tale status importa una gran voglia di fuggire perch dura la realt di essere affidato ad istituti che certo non sono esempi di moralit e civilt. Comunque aveva dalla sua parte il fatto di possedere la cultura popolare ed essere ad essa molto legato. Si vantava di conoscere tutti nella zona della scuola io lo seguivo quando capitava di non aver voglia di rientrare nel mio collegio che ovviamente come descritto incarnava l opposto di una realt dignitosa della Napoli che lotta per poter gridare in senso metaforico : Io esisto. I nostri appuntamenti fuori della scuola al termine delle lezioni. Iniziavamo le nostre passeggiate nell oscurit della sera, la sera anche quelle delle tante luci spesso rotte con l ovvio scopo di rendere meno visibile le piccole scorribande dei vandali. Insieme a lui a me non accadde mai niente e nel contempo facevo mio un mondo sommerso e ricco che se da una parte mi spaventava dall altra aumentava ladrenalina figlia della paura. Ma cera Peppino che mi portava a cena in una delle tante bettole di forcella, conosceva tutti e tutti erano sempre ben disposti a far bella figura con il forestiero.Lui mi presentava come nu brav guaglione ed il caff che mi veniva offerto lo sorbivo lentamente osservando tutti gli sguardi della gente da lui conosciuta, era tanta e spesso capitava che con la notte giungesse il tempo di trovare una trattoria dove mangiare. Erano spoglie di tutto e dentro cera un gran puzzo di cucina. Testimoni i vestiti che dopo essere usciti li mettevamo allaria per farli spuzzare. Con il tempo capii che non si trattava di malodore ma del profumo delle fritture, fra laltro buonissime e che costavano veramente poco . Con diecimila lire 126

mangiavamo gli spaghetti alla puttanesca, le palle di riso ed i panzarotti forse bisunti ma ottimi al gusto. Cera una trattoria che merita la menzione. Entrati sembrava una vecchia cantina dove il cuoco cucinava in mezzo ai tavoli, Il tavolo era da pulire da se e senza tante cerimonie. Era un trattoria che vicina al tribunale accanto agli avvocati che aprofittanavano della pausa fra un udienza e laltra per mangiare un boccone; cerano tanti personaggi che Peppino mi presento come suoi amici. Avevano indumenti dimessi ma dignitosi, alla nostra entrata saluti e abbracci e subito sul tavolo da me immediatamente sparecchiato e senza tovaglia e da qualche parte si cercavano le posate tutte diverse l una dallaltra ma perlomeno pulite. A tavola arrivava subito il vino nelle vecchie bottiglie da trattoria lacqua era al bando ma la mia richiesta di questa era immediatamente soddisfatta con lacqua del rubininetto che era veramente buone e fresca. Spesso capitava lo iettatore completamente vestito di nero. Alla sua entrata tute le saliere venivano ritulmente prese per buttare il sale dietro la schiena era rituale che non portava offesa ma quell omone forse attendeva proprio questa reazione che gratificava, penso, la sua presenza, forse era tutto determinato e la mia meraviglia era fonte di brindisi mentre il mio amico giustificava il mio sgomento sottolineando che ero forestiero ma che di li a poco avrei capito. La frequentazione di quella trattoria era anche quella de testimoni in attesa di poter deporre previo compenso una dichiarazione testimoniale che avrebbe mutato lesito del giudizio in qualche processo. Insomma un luogo strano con spesso scarammuccie e maleparole tra i tanti oratori di una verit costruita al momento e per ogni stato e grado di giudizio in cui fosse necessaria. Si fermavano anche quelli che facevano a pagamento gli incombenti in tribunale e mantenevano il posto al professionista di turno. Io guardavo incredulo e spesso Peppino divertito mi traduceva i fraseggi in italiano che con il tempo pian piano capivo facendo mio di ci che accadeva in quella curiosa trattoria. Mangiavamo spesso la pasta con la pummarora ncoppa questa divenne il mio piatto preferito il resto era teatro che qualificherei il pi realista che ebbi modo di vedere. Spesso non avevo bisogno di ordinare avevano imparato a servirmi ci che mi piaceva e le porzioni erano lasciate al libero arbitrio e guai a non consumare tutto. Il 127

limoncello rigorosamente offerto, era fatto a casa aveva il profumo dei limoni e la bont rievocava quel sapore cosi intenso che i verdi frutti emanano soavi e profumati e praticamente chiudeva il pasto solo dopo un rigoroso bis. Peppino era un uomo benvoluto da tutti , lui era il caronte che permetteva laccesso ai tanti arrivati tardi a lezioni iniziate previa dicitura quagliu adda mettere a sveglia ed era anche il precontrollore delle giustificazioni per le assenze che poi passavano al vaglio severo della preside. Sempre lui provvedeva a far passare il barista che portava le colazioni e per questo suo ruolo veniva ripagato dal proprietario del bar con le colazioni per i suoi figli. Sapeva fare un po di tutto ed in quella scuola qualche rubinetto si rompeva tutti i giorni o qualche sedia crollava sotto il peso di chi agitato non faceva niente affinch non si rompesse, insomma le sue giornate le considererei riparatorie era sempre pronto con la sua borsa degli attrezzi. Con lui era piacevole parlare aveva una filosofia estremamente toccante, il suo filoconduttore era il piacere di vivere nonostante gli acciacchi che aveva ed il peso di un famiglia da portare avanti. Era sempre sorridente, scherzava con tutti, era snello e non saprei quantificare quanti anni avesse ed aveva cos tanta energia che se il mattino non ti sorrideva ci pensava lui a far giungere un raggio di sole nel cuore. Un giorno la preside mi mand a chiamare, era seria e compassata, ricordo che stava in piedi dietro la sua scrivania e gi il mio pensiero cercava nelle mie memorie qualche malefatta che io avessi fatto e aspettavo un ipotetico cazziatone. Questo perch pur andando bene a scuola comunque non ero certo un santo e usavo spesso prendere le difese di chi per un verso o per laltro laveva fatta grossa. Ma niente di tutto questo mi disse che considerate le mie capacit aritistiche aveva deciso di affidarmi il compito di organizzare lo spettacolo annuale della scuola che si teneva presso un teatro nelle vicinanze della scuola. Avevo il contributo ideale della mia professoressa di filosofia ed anche di chi io volessi per la preparazione del balletto, delle scene comiche e della prosa che doveva essere comunque una parodia di un tragedia greca. Aggiunse anche che avrebbe disposto per la copertura delle 128

spese e che l affitto del teatro era gratis. Tanto avvenne a scuola gi inoltrata e per me fu messo a disposizione lo spazio della palestra delle donne che a differenza dei maschi era al chiuso. Ovviamente chiesi se potevo coinvolgere il mio amico bidello e se veramente avevo carta bianca per la scelta di chi dovesse parteciparvi; Lei mi rispose di si. Le ore a disposizione erano sia quelle di scuola sia quelle pomeridiane. Per seriet scolastica inizialmente scelsi le ore pomeridiane coinvolgendo ad uno ad uno chi avesse qualcosa da fare o da dire per lo spettacolo. Feci dei provini con lausilio di Peppino durante le ore pomeridiane che si prolungavano sino a tarda sera. I miei compagni di scuola erano entusiasti, non avevo mai visto tante persone saper fare ognuno qualcosa. Chi sapeva ballare, chi recitare, chi senza dir nulla aveva un espressione comica. Scegliemmo circa una quarantina tra ragazzi e ragazze. Tutti avevano qualcosa da dire. In tutto questo operare ebbi modo di conoscere una ragazza , una ragazza che mi colpiva per il modo di abbigliarsi. Portava sempre bleu jeans e maglioni che coprivano interamente le sue fattezze. Era alta portava sempre le clark mi appariva come un personaggio del mio lontano mondo della contestazione, aveva capelli raccolti con lo chignon e si muoveva con tanta grazia, il taglio degli occhi orientaleggiante ed un sorriso coinvolgente e sereno. Fu lei ad avvicinarni in un pomeriggio tardo quando, seduto in terra, ascoltavo la musica che proponevano per il balletto principale. La scuola era marcatamente romantica di sera le luci basse ad ogni piano la rendeva misteriosa e l unica luce forte che proveniva dalla palestra delle donne sembrava fatta apposta per rendere quel giallo come un giallo di un tramonto inoltrato quando il sole si dispiace perch deve riposare; io ero preso dal far funzionare lo stereo per ascoltare alcuni brani, lei mi si avvicin e mi chiese se le facevo ascoltare una cassetta; si trattava del Bolero di Ravel. Lavevo vista tantissime volte a scuola ma non mi ero mai interessato a lei, certo era bello vederla sorridere, ma i miei pensieri erano diretti verso lo spettacolo ed i miei studi. Il modo gentile con cui mi chiese di potere ascoltare la sua musica mi colp come mi colp il suo sguardo quasi imbarazzato ma comunque deciso e forte. I suoi occhi marrone scuro vivevano del riflesso di quella luce che verso di noi giungeva carezzando le nostre immagini e dopo 129

aver esitato un momento presi la sua cassetta dalle sue mani che mi apparvero, magre ma bellissime. Misi la cassetta e lei mi chiese di guardare se mi piaceva il ballo che aveva deciso di presentare, mi sciolsi e scambiai con lei un breve fraseggio, curioso di vedere cosa sarebbe stata capace di fare. Lei si alzo, io accesi lo stereo e lei dalla posizione seduta inizi a danzare, non ci volle molto per capire che o era o lo era stata una ballerina la sua grazia ed i suoi movimenti pieni di destrezza e di armonia mi fecero rimanere senza parole guardavo assorto il suo corpo illuminato da tutte le luci color arancio di quel tardo pomeriggio. Mi resi conto che la musica in quel momento era fusa con la sua immagine e volevo che tutto non finisse mai , ma dinanzi a me lei roteava, saltava sulle punte, la leggerezza dei suoi passi mi incantarono. Quando il brano fin iniziai ad applaudire che pi forte non potevo il suo viso era sudato sulle sue labbra la sua celebrazione. Cera un altro spettatore, Peppino anche lui scalmanato negli applausi si rivolse verso di me cercando il conforto di ci che avrebbe voluto dire, era particolarmente interessato da quanto era apparso ai suoi occhi ed in napoletano mi disse: che guagliona certo forse pensava anche altro ma si limit a tale esclamazione. Cera fra me e quella ragazza di cui non conoscevo il nome un certo trasporto, non ho mai negato leffetto benevolo per la mia anima di una danza fatta con tutti i crismi della femminilit ma pass del tempo a che la situazione si modificasse, per tanto tempo rimanemmo io direttore di tutto lei una ballerina. Tornando a casa non riuscivo a togliermi dalla testa quell immagine e quei colori di quel momento che avevo trascorso quasi in completa solitudine ed ammettendo a me stesso l ignoranza verso quel brano che consideravo meraviglioso ed adattissimo ad un a solo di quella ragazza. Sinceramente mi feci prestare quella cassetta ripromettendomi di restituirgliela al pi presto, avevo con me il walkman e nel mentre ritornavo al collegio non feci altro che riascoltare quella musica che si adagiava dentro la mia anima, tanto che la mia attenzione non fu altro che il ricordo da quel breve lasso di tempo in cui avevo assistito ad un incanto. Tornato in stanza decisi di allacciare il piccolo stereo con le piccole casse che avevo e a tutti i miei compagni li martorizzai con l obbligo di venire in stanza ad ascoltare quella musica e raccontare quel che era successo. Un mio 130

compagno mi interrog a lungo sullaccaduto e mi resi conto che ero geloso di quel ricordo, volevo parlarne perch dentro di me cera unemozione forte, intensa una sorta di incredulit rispetto a quanto proprio a me era entato nellanima ,Il mio amico cap che qualcosa in me era accaduto e chiaramente inizio a scherzare, ma dalle mie risposte comprese che non cera proprio niente da scherzare effettivamente ritengo che ci fosse un emozione pari alla visione di una farfalla dalle mille sfumature di colore che forte si stagliava verso le grigie nubi di un temporale che dinanzi a tale volo si chetava. Nei giorni a seguire misi il mio ricordo di quel tardo pomeriggio da parte e a lei non dissi nulla, avevo solo la forza di salutarla; ma se potevo la evitavo guardando di lontano il suo incedere elegante ed il suo sorriso spalancato verso la vita. Mi colpiva il fatto che comunque in lei cera una intensa voglia di vivere, mi informai da uno dei tanti con cui era in classe, e mi fu descritta come una ragazza sempre pronta ad aiutare gli altri, che andava bene a scuola e che aveva sempre una parola dolce per tutti ma senza andare oltre e mantenendo comunque la sua compostezza e distanza nei confronti dei tanti ragazzi che la scambiavano come una selvaggia, solo perch da isolana amava raccontare le sue avventure di mare e di pesca con i suoi amici marinai. I giorni passavano e cerano sempre pi impegni per rendere lo spettacolo che dovevo creare dal niente come qualcosa di mio, sentivo l impegno scorrere nelle mie giornate convulse. Avevo carta bianca su chi dovesse partecipare all impresa chi creando un numero da presentare chi mi aiutasse, perch pi esperto nella scelta delle luci , nel contattare chi a meno prezzo ci offrisse l effetto nebbia, erano cose che pur conoscendo non avevo certo avuto l impegno diretto di coordinare il tutto. La sensazione interiore di essere il fulcro creativo mi rese ovviamente grato alla preside per avermi scelto. Non riuscivo a capacitarmi di tale situazione e con Peppino parlavo affinch mi convincesse di quanto stesse accadendo, tutto quanto era vero. Lui era ovviamente il compagno di tutto ed il risolutore delle situazioni dove la mia fantasia si perdeva dinanzi ad un cacciavite o ad un martello. Facevamo tutto insieme, era lui che mi procurava il legno ed il polistirolo per creare la scenografia della tragedia greca, o per il 131

ballo stile Brodway che scelsi con cura inserendo anche ragazze che a stento sapevano ballare un lento ormai in disuso, o i solisti della allora famosa breakdance che devo dire si diedero un gran da fare. Peppino era ovviamente il consulente speciale per la prosa e la parte comica dello spettacolo dove tutto era rigorosamente in napoletano ed ovviamente non cera nessuno che lo potesse eguagliare; lui grande estimatore di Tot e di Edoardo De Filippo. La scuola divenne la mia officina ed ovviamente conobbi tutti e tutte. Fra le tutte anche quella che sarebbe divenuta la presentatrice, certo non mi dispiaceva la sua bella compagnia, ma la sua appartenenza al mondo della Napoli bene fu elemento che la trascin via dalla sfera dei miei interessi. Ricordo solo che mi baci il giorno dellapertura dello spettacolo dandomi un bacio inutile e oserei dire completamente fuori luogo. Gli ultimi giorni furono veramente faticosi ed il tradurre tutte le scenografie in teatro fu vera impresa risolta brillantemente da mio amico con lausilio di un improbabile furgone avuto in prestito da non ricordo chi. La scuola era in fermento ,ed ero io che decidevo le ore di prova avendo poi cartabianca su tutto quanto fosse il materiale umano che doveva aiutarmi a dipingere le scenografie e tanto mi port tanta gratitudine da parte di chi voglia di studiare ne aveva poca e questi, mi furono molto riconoscenti. Giunse quindi il momento, o meglio, la data dello spettacolo, tutti si sentivano chi attori, chi comici, chi ballerini guardavo quei miei compagni di avventura con ammirazione, avevo seguito le prove e se anche tutto non andava bene dicevo a me stesso che l impresa seppur ardua era alla resa dei conti. Cera in quel caos qualcosa che funzionava ed era lo spirito di voler esserci e di voler far parte dello spettacolo del mio spettacolo, non nego che cera profumo d hashisch dietro le quinte e certo io non mi tiravo indietro da una canna al momento giusto, Peppino preferiva la sua bottiglia di vino bianco insomma ognuno ricorreva a qualcosa per trovare lardire di esibirsi di mettersi in gioco, avevamo provato e riprovato e non si poteva tornare indietro. Se dovessi dire chi cera non lo ricordo ma quasi tutta la platea del teatro era piena e la curiosit era alle stelle. Ad un tratto le enormi tende si aprirono e lo spettacolo 132

inizi, quando ci accadde ci fu come detto il bacio della presentatrice poi io mi nascosi ed andai nelle ultime file delle poltrone dopo aver inserito il brano di apertura. Lemozione alz il suo tono; i presentatori per partirono con il piede giusto ed introdussero il balletto che sullo sfondo bianco con su dipinto una stilizzata New York in rosso ospitava un danza gi visto ma che in quel momento mi apparve come vero la, verit assoluta dell impegno la ragazza del Bolero che ovviamente giocava il ruolo di prima ballerina perch quel balletto che lei fece quel giorno all interno dellandrone della scuola lo tenni per me come una sorta di premio da non condividere con nessuno come se lei lavesse dedicato unicamente a me solo mio era il ricordo di tanta grazia ed armonia. Lei si fece valere nel danza e gioc il ruolo di prima donna quasi a dispetto del tiro mancino che le avevo tirato, io lammirai e dentro di me riuscii a focalizzare solo lei come se tutto il resto non esistesse , come se il senso di tutto fosse nei suoi movimenti tutti erano bravi ma il mio sguardo incredulo voleva solo lei e fu grande lapplauso dopo la fine di quello che mi sembr un tempo lunghissimo. Tutto ci che accadde dopo fu figlio della concitazione della sistemazione oculata delle scenografie per i comici che ebbero successo in quanto la platea sorrideva. Applaudirono anche gli attori comici della tragedia greca fu li che capii che i napoletani hanno in loro innato il senso della comicit il verso del vero attore come se Napoli e teatro fosse un tuttuno inseparabile, imprescindibile dono dell appartenenza ad una citt a cui sar grato per la vita. Si succedettero altri balletti ed anche imitazioni, a quel punto mi trasferii dietro le quinte e l cera gioia e ragazzi che chiedevano ad altri conferma per il loro operato era una festa, una festa e per me un trionfo avevo fatto molto ed ero incredulo che tutto fosse andato bene anche diversamente da quanto provato era stato pi bello pi stupendamente esaltante come se veramente si trattasse di una compagnia di un vecchio e famoso variet. Alla fine tutti i partecipanti invasero il palco e ci furono lunghi applausi fece quindi lentrata trionfale la preside che ci ringrazi ad uno ad uno consegnandoci una pergamena che ancora conservo lei sempre li che mi ricorda quell esperienza esilarante. La mia preside dinanzi a tutta la platea mi abbraccio sentii in lei il calore della riconoscenza. Persi la cognizione del tempo come 133

se quel tempo si fosse cristallizzato in quell abbraccio lontano da tutto quello che era il mio passato. Tutto era splendente di luce e di quella sottile nebbia del ghiaccio bollente che rendeva la scena in cui io ero protagonista quasi a difesa della mia nuova vita che salutava il dolore dei tempi che furono, senza che questo si potesse porre fra me ed il Marco che voleva salutare i nuovi giorni. Accadde alla fine dello spettacolo che mi precitai presso il camerino della ragazza del Bolero, non cera nessuno ma avevo incrociato un ragazzo grande e grosso con in mano un mazzo di rose. Dentro di me pensavo a chi potesse essere la ragazza fortunata che da un momento all altro venisse in possesso di quel significativo mazzo di fiori e felice avesse con lui celebrato il possibile idillo di un amore che sicuramente sarebbe stato meraviglioso. Entrai nel disordinato camerino e mentre mi accingevo a far i complimenti alla ragazza dun tratto si presento il ragazzo delle rose, capii immediatamente che la situazione si faceva pesante, lei da una parte mi abbracci forte e mi bacio sulle labbra, laltro attonito guardava la scena muto, senza alcun cenno e nel mentre stava per darle le rose lei le prese e le butt in terra, io mi ero messo da parte, ma quello che accadeva non mi piaceva e rimasi immobile con dentro un forte messaggio del cuore che mi diceva che dovevo intervenire per risolvere quell imbarazzante situazione. Lei pregando di non picchiarla si nascose dietro di me ed io sentii la sua paura ed il suo timore. Lo guardai negli occhi e forse la stanchezza aveva reso rossi i miei occhi velando su di me uno sguardo molto eloquente, gli feci capire che il gesto della ragazza era chiaro e palese e che avrebbe fatto meglio se si fosse ritirato educatamente, lui dapprima non accett le mie parole ed io con molta determinazione diedi un calcio alle rose sbattendole quasi fuori il camerino , lui mi guard con odio e negli occhi aveva la violenza, quella violenza degli uomini feriti come un animale si lancio verso di me, a quel punto la ragazza si mise fra noi due poi si gir verso di me, mentre il ragazzo a quel punto furioso la tolse dalle mia braccia strattonandola e lasciandola cadere a terra. A quel punto non dissi pi nulla allungai il braccio e tesi la mano verso di lei per farla rialzare poi con un fare bellicoso presi per la camicia il ragazzo e gli 134

dissi di andarsene allontanandolo con una spinta che penso sia stata molto eloquente, lui non aveva pi parole, lei gridava di andarsene , lui sudava ed aveva la camicia bagnata forse dalla rabbia se ne and calpestando i fiori ed imprecando che me la lavrebbe fatta pagare, io non dissi una parola la ragazza si strinse da dietro e mi ringrazi poi mi gir e mi diede un bacio che certo non dimenticher tanto facilmente. Quello fu l inizio di una lunga storia , la storia nata in un teatro che da ultimo assunse i toni della tragedia ma per me era l inizio di una storia damore. Durante i mesi successivi il nostro contegno era fatto di sguardi ed in quei tempi si parlava spesso dello spettacolo lei mi sfuggiva o comunque creava situazioni in cui era chiaro il suo interesse verso di me e nel contempo mi fece capire che era necessaria per lei una pausa di riflessione, infondo il ragazzo che avevo cacciato dal suo camerino era il ragazzo con cui lei era stata per molto tempo e le tracce della storia finita bloccavano i suoi slanci verso di me. Accettavo con rispetto il suo muoversi nei miei confronti ci furono momenti di tensione amorosa che vagavano dentro le mura della scuola, per lei avevo mille attenzioni come quella di farle avere la colazione in classe quando sapevo che non aveva potuto farla perch, come al solito, era in ritardo. A volte mi chiedevo come riuscisse ad arrivare in ritardo quando lei abitava insieme ad altre ragazze universitarie in un vicolo poco distante. Ma era il suo modo: il ritardo per me un ossessione quando non la vedevo arrivare, per lei il godimento di quel quarto dora in pi di sonno che voleva rubare al mattino. A volte gli facevo recapitare un fiore da Peppino proprio quando meno se laspettava. Tanto rendeva i suoi occhi empi di luce di una luce che era damore ma che chiedeva la mia compostezza, senza forzare quella che doveva essere una sua scelta. A volte andavo a casa sua nel pomeriggio e capitava di trovarci soli dentro la sua stanza, sarebbe bastato poco affinch accadesse quello che entrambi volevamo , ma non osavo sfiorarla o metterla alle strette tra laltro era una donna divertente ed il piacere di pensare che probabilmente sarebbe stata mia mi faceva godere. Quei lunghi fissi sguardi che si incrociavano spesso magari sfiorando con la mia mano la sua mentre voltava pagina ad un libro. Lei si vestiva come sempre e quasi iniziava a piacermi il suo modo di abbigliarsi mi permetteva di fare 135

lunghi viaggi sul come fosse il suo corpo la sua presenza. Tutto era sotto quegli enormi maglioni fatti a mano probabilmente da sua mamma ed i loro toni mortificavano quel che di li a poco scoprii . Certo sicuramente avevo scoperto che aveva un seno grande e ben fatto ma non avevo voglia di scoprilo se non quando lei lavesse deciso. Mi bastava trascorre il tempo con lei ed i suoi racconti sul mare, mi imbarazzava quando mi diceva che rimaneva a lungo in mare con i marinai a pescare il pescespada in particolar modo sul come lei si organizzasse dinanzi a tanti uomini per i suoi bisogni fisiologici. Mi raccontava del mare e le forti emozioni della pesca a cui nello sforzo lei non si sottraeva ed era sempre pronta a dare una mano. Dentro di me immaginavo la notte e come le fosse costato il fatto di non dormire per intere notti, mi raccontava per che i suoi amici la facevano dormire dentro la cabina su di una sorta di giaciglo fatto a posta per lei. Chiaramente sapeva portare la barca a cui spesso affidavano il timone, mi raccontava che il mare lo specchio della vita ed i suoi colori il divenire dei giorni, le sue onde, la rabbia, la sua calma la serenit. Ce tempo per pensare a tutto quando il mare in burrasca e spazza via tutto, compresi gli affetti e ti lascia solo a pregarlo affinch non ti faccia pi del male. Ci fu invece un evento che turb tal esilarante periodo e fu quello della scomparsa di Peppino, lui se ne and dopo un breve periodo in cui mi diceva che avvertiva dentro di se qualcosa che non andava. Si assent per un periodo breve e gi in quei momenti trascorsi senza la sua compagnia mi parvero come se il sole di Napoli non mi scaldasse pi ed il Vesuvio non avesse le parole per raccontarmi tutte le leggende di quella citt. Lo spettacolo aveva sortito leffetto di una notoriet presso la scuola che ovviamente mi rendeva ebbro di gloria ma Peppino nella sua assenza aveva lasciato un vuoto che solo grazie alla ragazza dell isola pian piano colmai. Un vuoto di umanit, semplicit e saggezza che non riscontrai pi in nessuna persona che col tempo ebbi modo di conoscere. Avevamo trascorso quei mesi insieme nel rispetto pi assoluto e mi aveva insegnato i modi e le maniere per affrontare la citt dove approdai e dove lui rese possibile rubare pi cielo che io potessi anche attraverso il canto della gente che lui mi fece 136

ascoltare e comprendere i motivi del perch, a volte, questo fosse disperato. Il suo funerale fu esempio di compostezza, il dolore dei suoi figli profondo mi diede la possibilit di leggere nei loro occhi la dignit di una famiglia che accompagnava nel suo ultimo viaggio una persona che avrebbe lasciato il ricordo della sua allegria, la capacit di ironizzare anche un momento celebrativo a cui nessun uomo vorrebbe partecipare ma lui, anche se questa volta non poteva, lasciava in me il suo sorriso la sua meravigliosa capacit di essere fiero di essere stato portavoce di tanti racconti in cui sicuramente, lui, aveva esagerato. Esagerare; compresi pi tardi che era la prerogativa di quella citt ed ovviamente sia nel bene che nel male. Lasciai sulla sua tomba una mia breve poesia, erano le parole scritte sul mio diario alla data della sua dipartita. Forse ancora l o forse scomparsa nel vento di una Napoli che con questo ha rapito lo scritto portandolo direttamente, forse, nel suo cuore. Ero quindi rimasto orfano di un personaggio a cui mi ero molto legato e la vita nel contempo e con accanto lui mi aveva lasciato la presenza della ragazza isolana. Continuavo a vederla sempre pi spesso , anzi iniziavano a trascorrere giorni dove leggevo nel suo sguardo sempre pi affetto. Iniziai anchio a guardarla non solo con lo sguardo di una semplice curiosit ma con gli occhi che guardavano con il cuore e certamente con questo lei non cambiava i suoi bleu jeans e n tantomeno i suoi maglioni enormi, ma non riuscivo a dimenticare la sua prestazione del Bolero. Sinceramente avrei voluto spogliarla, poi il contegno rispettoso della fine ad un rapporto che mi raccont essere stato molto lungo ed intenso ed altri moti dell animo, mi fermarono e chiesero il tempo che poi trionf in una circostanza che rese molto bella ed indimenticabile la mia venuta a Napoli: il giorno del compimento dei miei ventiquattro anni. Nei giorni precedenti tutta la scuola era in fermento, non che trapelasse qualcosa ma i tanti conosciuti mi guardavano con fare diverso e sentivo che qualcosa stavano tramando . Io ero fermo ad una cena da trascorrere con Antonella in completa assenza anche di un eventuale Sebastiano, avevo intenzione di vivere un momento che non avevamo trascorso se non in compagnia. Nulla era deciso e tardai ogni invito credendo di avere tutto il tempo necessario per poterla invitare alla cena del mio compleanno. Mi decisi e quasi con fare 137

scontato le chiesi se sarebbe venuta con me a cena in un ristorante che ancora non avevo scelto. Pagai lo scotto di questa mia indecisione e quando la invitai lei mi disse che doveva andare ad Ischia da sua madre. Rimasi mortificato per tale contegno che decifrai come un affronto. Mi dicevo come potesse dirmi di no e non accettare il mio invito che sarebbe stato sicuramente al lume di candela e convinto luogo di poesia e di un tocco dell uomo romantico che era in me e che lei forse non aveva conosciuto. Quel giorno ero amareggiato ma segui lonta della tanta gente che mi diceva che ci saremmo visti all Hard Rock Caf, a quei tempi un locale alla moda . Sinceramente le tante pacche sulle spalle e i tanti ci vediamo l seguiti da gran sorrisi non che mi togliessero il pensiero di Antonella che non ci sarebbe stata, anzi mi irritava dar luogo ad una festa senza di lei. Venne la sera e non ricordo con quale mezzo raggiunsi il rinomato locale. Nessuna persona era dentro il locale ma latmosfera dello stesso mi piaceva le luci rosse, davano un so che di mistero di mistero, la consol della musica vuota e tante candele che erano sparse ovunque, regalando al locale quel tocco di america seppur di americano non avesse nulla. Mi sistemai in una delle tante poltroncine piene di cuscini e mi misi a guardare tutto cio che rapiva il mio sguardo: grandi separ dipinti con disegni di animali molto colorati ravvivati dai lumi di candela creavano una piacevole atmosfera. Mi feci portare un birra ricordo la Budwaiser devo dire che ne bevvi quel tanto che mi spinse pi volte in bagno che trovavo stranamente pulitissimo. Ad un tratto inizi a venire gente che conoscevo e tutti si misero intorno a me e fra una battuta e laltra il tempo pass e quasi dimenticai lamaro ricordo di un tet a tet con la ragazza di Ischia. Mi colp anche lassenza di Sebastiano e di altri amici che non potevano non esserci. Ad un tratto alla consolle and un dj che inizio a mettere della musica partenopea e laria si riscald , girarono un p di canne e quindi il tutto era predisposto per una festa che doveva riuscire. Il Dj inizio a mettere vecchi brani di rock ed inizia a ballare da solo fino a quando stanco mi misi a sedere su di una poltroncina tutta mia. Non perdevo d occhio il grande separ illuminato dalle candele che separava una zona dove pensavo fosse sistemato il Buff, continuarono ad arrivare la 138

gran parte dei ragazzi e ragazze conosciute a scuola , Dun tratto il separ pian piano fu spostato e comparvero i miei amici con una donna che non riuscivo a vedere bene ma che notavo perch vestita con un completo verde pisello, era altissima aveva una gonna al ginocchio con un grande spacco davanti un top dello stesso colore della gonna con l ombelico di fuori ed ai piedi un decolt di raso verde , nello stesso colore del vestito i capelli raccolti con uno chignone riempito da piccoli fiori invisibili. Non ci feci caso , anzi dissi a me stesso chi poteva essere quella bella donna. che vedevo nella penebromba alla luce delle candele e degli schizofrenici sistemi di luci composte. con delle gambe cos ben tornite con un polpaccio bellissimo e relativo richiamo di caviglia ed un seno a dir poco eccellente. Quell immagine mi mise in imbarazzo e quindi continuai per conto mio a ballare . e dopo aver ballato come un forsennato mi sedetti sulla poltrona; a quel punto da dietro sentii coprirmi gli occhi e tutti cantavano tanti auguri non capivo pi niente e cercavo di capire chi fosse colei che al momento mi aveva reso cieco. Tolsi garbatamente le mani dal viso mi girai era lei la donna isolana vestita da donna, quella donna che avevo visto entrare ma che avevo fuggito mi alzai e slaccia la cravatta e sbottonai il primo bottone della camicia, quella donna mi guardo , mi sorrise, e mi disse: oggi il tuo compleanno ed io sono il tuo ricordo del Bolero. Era la donna da bleu jeans o meglio era la principessa che era in lei e rimasi a bocca aperta lei continu dicendomi : io sono il tuo regalo, ti Piace? In quel momento non capivo pi niente dentro di me non potevo credere che quella bellissima donna fosse il mio regalo. Lei stava donando se stessa, tanto significava che aveva posto fine alle riserve dovute ai suoi problemi personali a quel punto risolti. Labbraccia forte a me e ce ne andammo dietro il separ dove trionfava la luce della candela che segnava il suo corpo il suo magnifico corpo e ci baciammo con tenerezza e abbandono e con le mani frugai il suo seno e le sue gambe ,cera eccitazione e tensione amorosa in me poi ad un tratto mi allontan dicendomi con tono serio: io penso di amarti ma proprio per questo devi abbandonare l uso dell hashisc non mi piace anzi mi fa schifo. Io ci pensai un attimo e con un bacio lo giurai. A quel punto furono solo parole dolci iniziarono i balli lenti e labbracciai e non ricordo per quante ore mentre di 139

tutti gli altri ricordo il calore, laffetto e la gioia di cui mi fecero dono. Andammo a casa sua per continuare la sera, finalmente soli facemmo l amore, si trattava damore perch la nostra fusione era il frutto dellamore che era nato piano, maturato all ombra del rispetto reciproco e che nella notte matur i frutti della pianta dell incanto , poi tutta la notte.. poi insieme ci addormentammo. Al mattino fummo risvegliati da una persona che altro non era la madre che bussava chiamando Antonella, certo fu una delle scene pi tragiche in quel momento ma dal ricordo di una sorta di opera buffa. La mamma insisteva ed Antonella cercava di prendere tempo cercando un posto per nascondermi. Decidemmo che mi sarei nascosto sotto il letto in quanto sul balcone non cera lo spazio ed in mutande non era il caso. Nel mentre pensavamo sentivamo la voce della mamma sempre pi insistente e quindi giocoforza mi infilai sotto il letto in mezzo ad un classico polverone. La porta si apri e da sotto vidi le scarpe della madre ed anche un bel paio di scarpe da uomo. Dentro di me pensavo che avrei passato dei brutti momenti. Da sotto il letto sentivo le parole della signora che avevano un tono severo e quelle dell uomo che rafforzavano la veemenza dei toni della mamma. Chiedevano il perch del ritardo ed anche del ritardo nell aprire la porta gesto tanto semplice. Le mamme comprendono tutto, compreso che li cera qualcosa di nascosto, lei senza alcuna riprova, semplicemente a senso ma continuava a fare domande mentre Antonella ovviamente negava tutto fino a quando stante la mia allergia non riuscii a trattenere uno starnuto ed allora i due intrusi alzarono ancora di pi i toni di rimprovero a quel punto uscii da sotto il letto, avevo gli occhi rossi infuocati , i capelli lunghi che non avevano verso, con indosso solo i boxer feci la cosa che per prima mi venne in mente: mi presentai ed iniziai a raccogliere le prove della mia presenza .A questo punto ci fu il pianto della signora a cui nulla potevo stante presenza di un atto damore cercai di dire parole alquanto poco conciliative, seppur convinto dell assoluto insuccesso ed a mio carico cera anche una bottiglia di cognac che mi era stata regalata che fungeva, in quella occasione da aggravante. Me ne andai replicando i miei saluti sia alla mamma sia a quel signore grande e grosso con la massima signorilit comunque non negando quanto immaginato dai due. Ebbi la faccia tosta di 140

salutare con un bacio Antonella che era quasi in lacrime come in lacrime era la mamma, dentro di me pensavo che forse tanto aveva a che fare con la sceneggiata Napoletana, questa non proprio cos ma il tutto mentre me ne andavo mi procur il riso dovuto al fatto che quanto accaduto non si era trasformato in una tragedia ma in una sorta di commedia tragicomica. Dopo quell episodio ci volle molto tempo affinch la madre mi accogliesse come il ragazzo di sua figlia. Mi disse pi tardi che quel mattino le ero sembrato un drogato, corsi e ricorsi storici pensai ma nel contempo da una breve analisi conclusi che di tanto di me non si poteva pi dire. Nel quasi goliardico inizio di quella storia nell imbrunire di un cielo di novit dove queste superano il calore del sole e la meraviglia dei suoi colori dove lei divenne il fulcro della mia esistenza che splendeva di sua luce. Questo mi rimane nel ricordo di quella donna e dei tanti altri rocamboleschi eventi che seguirono diretti ad avvicinarla nel cuore al mio. La madre non era certo ben disposta a credermi, mi conobbe in una situazione che necessitava tempo affinch conquistassi credibilit e potessi dimostrare le mie vere intenzioni, e ci volle del tempo. Ricordo che ero disposto a tutto . Ci fu un giorno, verso la fine dell anno scolastico, che la raggiunsi sulla sua isola senza farle sapere niente mi accompagn Sebastiano. Andammo con il traghetto, lei era impegnata come scrutatrice nel suo Paesino di SantAngelo DIschia volevo farle un sorpresa. Non avevo mai visto Ischia ma avevo un cicerone che conosceva ogni suo piccolo e recondito angolo. Mentre andavo con il traghetto ero emozionato da questa insolita avventura. L isola mentre ci avvicinavamo inizio come d incanto a pavoneggiarsi ai miei occhi e tutta la sua bellezza feci mia. Cerano barche di pescatori ovunque uomini di cui mi aveva raccontato Antonella ma che da vicino mi apparivano come i crociati della nuova epoca della sussistenza della loro presenza segnati dai raggi del sole con le mani bruciate dal mare. Cerano anche ricche barche da diporto alcuni panfili con tanto di lacch e marinai intenti a governare per i padroni quelle barche esagerate. Mi ritorn in mente il vecchio principio tra proletari e padroni in cui ancora in me lottavo ed non avevo pace. Mi infastidiva pensare alla differenza di classe che anche 141

il mare vive anche se immaginavo le barche dei ricchi fuggire dinanzi alle burrasche. Approdai ad Ischia Porto e per giungere a SantAngelo era necessario prendere il pullman che girava intorno all isola toccando tutti i sette comuni . Ero emozionato e mi colpii il verde che sparava sull isola baciato da quel poco di sole che conquistava i rami. Era il mese di maggio e sull isola cerano in prevalenza solo gli isolani ed era comunque periodo di elezioni, non so perch l isola mi dava sentore di anarchia, di una vita fatta dalle regole del mare, ma cos, come pensavo, mi accorsi che non era. Guardavo dal finestrino del pulman tutti i piccoli dipinti dovuti dalla diversa vegetazione o dalla maggiore composizione lavica, vidi la bellezza naturale del fungo di Lacco Ameno, le spiagge piccole, ma gia imbellite dagli ombrelloni che segnavano la prossima stagione, gli albergatori che facevano gli ultimi lavori di ristrutturazione. Sebastiano mi spieg che la tra mare e terra cera lavoro per tutti, Mi innamorai subito dell isola cosi diversa nei paesaggi ed il culmine dell emozione venne quando dopo circa tre quarti arrivammo a SantAngelo capolinea del pullman. Continuammo a piedi, il paesino di pescatori , che conservava la sua entit nonostante fosse il luogo pi esclusivo di Ischia. Le case arroccate sul fronte terra tinteggiate con colori pi disparati, bello il fatto che si potesse solo circolare in sella ad un mulo o a piedi , la maggior parte degli abitanti camminava scalzi e cerano, sul porticciolo vicino alla piazzetta che dava sul mare tanti pescatori che con il tempo conobbi ed ebbi modo di parlare delle loro imprese. Dinanzi ad un paesino cosi caratteristico dove da una parte un piccolo porticciolo turistico il tutto sormontato da un monte dove echeggiavano mille leggende e di per se impenetrabile,ovviamente il fantasma del monte non faceva altro che controllare la cima dagli amori giunti sin sulla sua vetta Lacqua ai due lati della lingua di spiaggia che separava il mare era cristallina e ti invitava ad immergerti nelle sue acque fredde. Dopo lattivit di gitante mi preoccupai di come raggiungere il seggio dove Antonella faceva la scrutatrice. Il seggio era posto sulla scuola in cima ad un ripido passaggio fatto di scale e salite. Sapendo che dovevo farle una sorpresa ero emozionato e ci volli poco ad arrivare in cima, dovevo farle una sorpresa 142

senza farmi ovviamente vedere dalla mamma. Ci riuscii, a farla venire fuori fu la cugina che mi scoprii senza avermi mai conosciuto, comprese che quel ragazzo fuori dalla scuola era il ragazzo di cui gli aveva parlato e di li a poco lei venne fuori e se da una parte mi rimprover dallaltra aveva gli occhi pieni damore . Restammo li a parlare, mentre io fingendomi distratto ascoltavo i suoi falsi moniti, lei era felice che fossi l e mi chiese che intenzioni avevo, io gli risposi che sarei rimasto in quel luogo incantevole disposto a dormire anche in spiaggia. Lei inaspettatamente mi consigli la spiaggetta in fondo al porto dei pescatori e ci demmo appuntamento per la sera. Sebastiano non si era mosso di un virgola e da buon amico di mare apprese la notizia con spassionata euforia. Io pensavo al freddo ed al fatto che non avrei potuto dormire insieme a lei ma quella sera, pi tardi, la notte prese unaltra direzione. La trascorsi con lei in una delle spiagge pi belle dell Isola vicino alle fumarole dove il freddo della notte era temperato da quel miracoloso fenomeno della natura. Lei la ragazza dell isola si procur dalla cugina qualche coperta eravamo stanchi ma la notte ci fece dono della luna ed un p pi in l verso ponente, le luci del paesino, tutto aveva il tocco della magia, non ricordo se facemmo lamore ma nei miei pensieri erano presenti i momenti di ieri che affatto scalfivano quel sogno del presente, parlammo molto e ci stringemmo luno affianco all altra mi svel il suo passato ed il perch aveva deciso di vivere a Napoli da sola , erano parole forti ed irripetibili giunsi ad una conclusione che lavrei protetta, era fiera di suo padre, morto gi da tempo ed in vita Generale di Corpo Darmata capii il carattere forte di quella che per tanto tempo divenne la mia compagna. Giunse il tempo della maturit, la scuola non mi preoccupava in quanto la voglia di riscattarmi mi affiancava nel mio cammino, lei mi era a fianco ed imperterrita frenava a volte le mie piccole deviazioni. Antonella ed io ci eravamo impegnati nel corso degli studi certo lestate che era giunta foriera di novit ed il tempo con il suo sole spalancato e diretto al cuore ci resero un tuttuno. Ricordo che una volta durante i nostri studi per la maturit tanto persi la cognizione del tempo che mi ritrovai a tornare al collegio nella tarda notte e per colpa della stanchezza mi addormentai nella metropolitana. Certo questa non il luogo 143

pi opportuno per riposare ma la stanchezza e la tarda ora mi fece sopire anche li luogo, raccontato dai tanti, come teatro della miseria umana e luogo ove imperversava ogni sorta di persona dedita alla perdizione. Non mi accadde nulla, anzi fui svegliato da uno scossone di uno strano personaggio che doveva andare nella mia stessa direzione. Non era il tempo del persing ma lui gi ne era segnato in ogni parte visibile del corpo era vestito come stranezza vuole ed aveva un compare di cui ricordo la bassa statura. Il tragitto fu quindi una lunga chiacchierata di cose dette e non dette io dissi dove vivevo loro parlavano della loro vita ma a dir la verit poco credetti al fatto che dimoravano in una sorta di caverna proprio in cima a Posillipo nel versante che da verso Bagnoli . Mi dissero che vivevano l insieme ad altre persone per libera scelta in attesa che il comune assegnasse loro una casa popolare. Il tragitto di notte fu il racconto della loro vita fatta di stenti ed espedienti, vivevano la notte e non occorre raccontare il perch. Passammo dinanzi ad un panettiere e facemmo colazione con il pane fresco ed un po di latte. Mi regalarono una piccola pietra del Vesuvio che loro vendevano ai turisti come portafortuna e nel tragitto accesero una canna a cui non potetti rinunciare i nonostante la promessa fatta ad Antonella, ci salutammo come ci si saluta fra grandi amici e forse lo eravamo diventati. Molto tempo pi in la di quella strana nottata andai a vedere insieme a Sebastiano la grotta che mi era stata indicata, umane esisteva davvero ed era sbarrata dal filo spinato e tra tanto amianto come copertura cera solo un entrata creata, mi piaceva pensarlo, da quello strano uomo che avevo conosciuto. Non cera pi nessuno ma ci inoltrammo lo stesso, la grotta attraversava l intera collina di Posillipo cerano resti di fuochi un tempo accesi i e qualche carcassa di motorino mutilata e vecchi vestiti usurati dall umidit e dal tempo. Alla fine della grotta un apertura che dava sul mare era li in fondo a quella che per qualcuno e per tanto tempo era stata la loro dimora e la bellissima vista il terrazzo meraviglioso della loro casa forse tanto colmava le lacune abissali di ci che per gli uomini un luogo cos ostile pu avere il significato di casa ove si svolge un esistenza che capii essere fatta di stenti ed il pensiero di ci mi appar come un delirio ed il fatto che non cera pi nessuno 144

signific per me il fatto che si fosse fatta giustizia incivilt superata dal buon senso dei tanti.

e tanta

Il tempo degli studi per la maturit era fatto di lunghe collaborazioni fra me ed Antonella con la partecipazione di Sebastiano e di un altro ragazzo che viveva in un paesino vicino a Napoli con cui studiavo la storia, allora materia desame insieme all italiano e la geografia astronomica. In quei tempi la scuola era deserta gi da fine maggio i maturandi preferivano darsi agli studi delle varie materie e di recuperare quanto non fatto durante lanno La preside aveva messo a nostra disposizione i professori per le relative materie. Il clima era per me, come per tanti altri , quello dell impegno la mia presentazione era pi che dignitosa avevo un dieci in filosofia ,dieci in disegno, voti che mi sembravano esagerati ed accanto avevo tutti sette e un grasso otto in italiano.Ricordo che avevo studiato anche un saggio di De Sanctis su Leopardi ed altri piccoli saggi messi a disposizione dei miei compagni di collegio e che devo dire resero la mia preparazione in Italiano buona e soddisfacente e sempre loro si premuravano affinch affrontassi lesame ben preparato. Avevo un compagno di studi che pi tardi vinse il concorso per diplomatico e seppi che molti anni dopo divenne Console nell isola di Malta e spos quella che era lamica di stanza di Antonella. Sono piccoli ricordi , sono persone che erano importanti perch da loro imparavo come porsi dinanzi allo studio cosi come accadde per gli amici del Denza. Avvertivo dentro di me il risveglio per lapprendimento seppur limitato alle materie umanistiche che da sempre erano la mia passione. Organizzavamo gruppi di studio cercando in ognuno di noi l impegno srioso; tanto faceva svanire gli anni di vagabondaggio nelle mie miserie e di ritrovare in quella prova la forza di mettermi in gioco per appagare il mio desiderio di normalit ed anche per dare a mio padre e a mia madre la prova che la mia esistenza non era finita. Per quanto riguarda lalimentazione il problema dellanoressia faceva capolino come ancora presente nella mia vita rivestendo quel carattere estetico che per Napoli e le sue ghiotte pietanze mi avevano aiutato a svilirva. Ero passato da una rigorosa macrobiotica ad un sorvolare ampiamente tale dieta e guardare al cibo come ad un piacere della vita. Napoli 145

mi insegn anche quello attraverso, come detto, Peppino e le sue osterie, l isola dIschia e le gran mangiate di pesce fresco, la pizza e tutto quanto della vita un portata capace di fare, compresa la serenit di una tavola di amici. Sempre tra amici durante quell anno cera la trasmissione di Arbore Quelli della notte. La vedevamo a casa di unamica di Sebastiano che abitava come lui a Palazzo Donn Anna; dimora estiva delle monarchie del tempo. Napoli che ospita, accanto alla magnificenza del fatto che costruito sul mare, anche i misteri di fantasmi e spiriti che riecheggiano la storia di una Regina che dopo latto damore condannava a morte i suoi amanti dimostrandosi quanto crudele fosse tale nobil donna rispetto alla nobilt del gesto77. Eravamo un bel gruppo a vedere lo spettacolo e poi si divertivano con me, o meglio loro si divertivano nel raccontarmi storia di presenze occulte a volte dimostrate con asserzioni direi probatorie sulle storie dei dannati. Palazzo DonnAnna gode sia del decadimento storico delle sue facciate, la pseudonobilt di chi l dimora ai piani alti quasi a mostrare anchesso la piramide del capitalismo e le connessioni stomachevoli con laristocrazia. Ma vivevano nei piani quasi sotterranei con tanto di accesso al mare anche degli amici che lavoravano al rimessaggio delle barche della Napoli bene e con loro spesso con qualche tender facevamo delle lunghe passeggiate sul mare su quella parte del golfo dove di notte le luci di via Caracciolo rendevano Napoli un eterno presepe vivente. Il rumore dal mare scompariva ed il motore echeggiava sulle mura dell enorme Villa Lauro spesso di giorno, prima dellesame, trovavamo il tempo per fare un bagno proprio all interno della piccola insenatura dove solo da mare era possibile laccesso e questo limpido, lasciava trasparire il fluttuare delle alghe composto e capace di donare la quiete dell animo . Ricordi meravigliosi di una sorta di giusta ricetta tra l impegno dello studio e la pozione di serenit delle nostre scorribande per luoghi che mi apparivano come incantati. Ora impossibile ritrovare nella mia vita quel tempo, come forse normale che sia; avevo unet avanzata per la maturit i miei ventiquattro anni che vivevo con tale intensit quasi a voler recuperare ladolescenza perduta. Cerano anche i grandi meandri , le grotte immense del rimessaggio dove spesso fantasticavo con le storie che mi narravano gli amici del 146

rimessa delle barche. Spesso rimanevo meravigliato dai racconti dei mastribarcaioli che per quelli del mestiere erano maestri ed anche su di loro si trovavano spunti per imprese forse mai realizzate ma il solo fatto di ascoltarli era oro per soddisfare la mia curiosit. Certo che il timore per lesame era tanto, esorcizzato per dai tempi e dai nuovi spazi per la mente che in quella Napoli di allora trov in me dimora e baluardo per un modo di vivere che tanto mi aggradava. Venne il tempo degli esami ed anche quello di verificare quanto sarei riuscito ad ottenere dalla mia preparazione e da me stesso.Non ricordo di aver avuto paura in quei concitati giorni, questa svan con il concretizzarsi del suo tempo di affrontarli. Feci il compito ditaliano sviluppando varie tracce, anche per alcuni della mia classe dopo aver affrontato la mia; si trattava per me di affrontare un tema sulla violenza e chiaramente avevo tutti gli strumenti per avere qualcosa da dire tanto che il risultato fu un bel nove. Segu una tragica esperienza per la prova di matematica dove raggiunsi una votazione che,se ricordo bene, vari da un tre a un tre e mezzo. La prova orale fu il tempo di mettere in pratica tutto quanto avevo fatto in quellanno e certo non era poco; nella prova d italiano la prima domanda fu sul Romanticismo ed affrontai quellargomento partendo dalla critica del ragion pura di Kant, piacque molto al professore e seguirono domande su Leopardi che sviluppai sicuro in quanto oltre il dovuto avevo letto della saggistica sullautore ; la prova di storia, meno brillante, fu lo stesso superata. Quel giorno ero vestito come quando andai al matrimonio di mia sorella lemozione del pre - esame svan quando chiamarono il mio nome. Il palazzo del San Tommaso DAcquino fu testimone del mio pianto quando dal telefono della scuola informai mio padre e mia madre che ce lavevo fatta; era un pianto di felicit ero orgoglioso della mia impresa ero riuscito a rimuovere quello che poi si sarebbe tradotto nel mio primo scoglio verso l impegno nei confronti degli studi; ma in quel momento non lo sapevo. Anche Antonella super l esame e anche Sebastiano il piccolo clan che si era presentato all esame riusc nell impresa.

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Dopo lesito positivo degli esami io ed Antonella decidemmo di partire alla volta della Grecia. La avremmo incontrato Sebastiano che partiva con la barca e con i suoi genitori. Io e la donna dell isola partimmo da brindisi ma a met strada scoprimmo che avevamo sbagliato traghetto ed invece di far sosta a Corf il traghetto continuava verso Patrasso e senza demoralizzarci ci siamo armati di pazienza e prendendo un pullman giungemmo ad Atene. Arrivammo nella citt degli dei con un pulman chiassoso e pieno di gente dei luoghi, certo puzzava un po, avevamo sbagliato traghetto ma eravamo insieme e la cosa non ci turb pi di tanto. Riuscimmo a trovare il quindici agosto una stanza su di un orribile albergo figlio della prostituzione e con sotto i materassi tanti giornali pornografici. Ma nel nostro cuore pieno di gioia facemmo un tour ed alla vista della citt mi emozionai di fronte al Partenone ed alla sua maestosit. Dato il giorno la citt era deserta e potevamo abbandonarci in effusioni amorose in ogni luogo. Visitammo i vari mercatini ed Antonella tratt nei vari acquisti una cintura con uno scorpione dentro la fibbia. Premetto che lei era appassionata dinsetti e certo in quella citta ce ne erano tanti compresi nella stanza dell albergo. Non ricordo quanti giorni rimanemmo ad Atene ma ci recammo anche in un quartiere dove nei ristorantini si ballava il sirtaki. L atmosfera era quella di altri tempi ed il calore era forte ed abbassava il tono stanco dei nostri spostamenti. Certo Atene era la culla della cultura greca e toccare con mano , o meglio vedere la grandiosit dei monumenti e sentire nei luoghi i profumi delle carni cucinate in ogni angolo dava la sensazione di un tempo non definito. Poi,ritornammo indietro alla volta di Patrasso , ovviamente con il pullman ci imbarcammo alla volta di Corf dove cera un barcone che ci avrebbe portato sull isoletta dove avevamo appuntamento con Sebastiano. Dentro di me mi appariva difficile incontrarci ma destino volle che proprio vicino alla scogliera dove in una casa, senza doccia e qualche scarafaggio, eravamo alloggiati avvistammo Sebastiano e la sua barca. Fu grande festa il suo attracco sull isola mi sembrava di vivere in unavventura moderna io la mia ragazza ed il marinaio Sebastiano. A quel punto il viaggio cambi tono visitammo con il mio amico, il padre ,e la madre tutte le calette 148

delle varie isole e chiaramente grandi nuotate in quel mare epico dove immaginavo da un momento all altro di vedere sirene. La vita in barca fu affascinante abbandonammo lisoletta dell incontro per la navigazione nelle isole vicine. La Grecia non era molto pulita ma con la barca era luogo di lunghe riflessioni avevo contemporaneamente Antonella, il mio amico Sebastiano e la barca che ci trasportava nei luoghi piu profondi delle mille isole della Grecia. Il sole potente ed il mare cristallino ci ospitarono per un tempo che ricordo di quella Citt un ricordo bellissimo nonostante il nostro iniziale errore di rotta. Venne il momento della scelta sul se continuare gli studi o meno. Fu un momento importante la visita di mio padre e mia madre a Napoli per conoscere quella ragazza che sapevano aveva affrontato con me il viaggio in Grecia. Era il tempo di una decisione. Mio padre sapendo che Antonella si sarebbe iscritta a Giurisprudenza mi fece una proposta alla quale non potevo rinunciare. Iscrivermi anchio alla stessa facolt. Dentro di me pensavo che non ci sarei mai riuscito ma Antonella mi port ad un ragionamento che se io me ne fossi andato la nostra storia probabilmente sarebbe finita e che l offerta di mio padre simboleggiava la fiducia che tanto avevo nei miei pensieri e affrontare l universit era il momento di responsabilizzarsi e di coronare il suo sogno di vedermi laureato. Tanto mi convinse e mio padre come atto di fiducia mi diede la possibilit di andare a vivere da solo e mi autorizz a cercare casa. Fu veramente una buona scelta anche se dentro di me nacque la bramosia che anche all universit non potevo fallire e nel contempo la gioia dellamore con Antonella e lamore che provavo per la citt che aveva segnato la rinascita di mia nuova vita. Cercammo casa insieme ed ovviamente i miei genitori conobbero la madre della ragazza dell isola. Fu piuttosto la sua straordinaria intraprendenza a far si di trovare una casa piccola nel quartiere Vomero all interno di un parco dove vissi tutta la mia storia damore con Antonella ed i miei studi ambedue con tanta passione e coinvolgimento. Mi piaceva pensarmi laureato anche se avevo l incubo di non riuscire. Mio padre port tutti i mobili da Fermo insieme ad un curioso personaggio di Fermo : Pas uomo di forza ma anche di notevoli sbornie. Tutto fu sistemato per vivere sereni e cos fu. Andammo insieme ad 149

iscriverci alla Federico II, ero incredulo ma Antonella mi faceva forza. La droga era al bando avevo altro a cui pensare, avevo in mano gli strumenti per laurearmi status a cui non avevo pensato , ma che ora speravo di far mio. Dentro di me mi ripromisi di appendere manifesti in tutta Fermo laddove fossi riuscito in tale impresa. Mi sembrava impossibile raggiungere quella meta ma, ero gi iscritto e questa era una sorta di promessa con me stesso oltre al fatto che per i miei genitori sarebbe stata una grande gioia. La nostra casa fu messa in condizioni per abitarvi ricordo le uscite con mio padre per acquistare la lavatrice ed il fornello andammo in un quartiere assai malfamato ma la merce ci fu consegnata a domicilio. Era tutto pronto ed era chiaro che non ci andavo ad abitare da solo chiesi ad Antonella se fosse venuta ad abitare con me. Non ci penso pi di un attimo ed iniziammo quella che per noi fu una lunga convivenza. La convivenza era per me una novit, una bellissima novit; come musica avevamo un piccolo stereo regalato da mia zia il giorno del compimento dei mie ventun anni, la televisione da qualche parte spunt rigorosamente in bianco e nero, ma avevamo poco tempo per vederla ad un tratto lo studio universitario ci rub tutte le ore cosi come l impegno delle lezioni. Capitammo per lettera su due diverse serie di corsi che in quegli anni ruotavano ogni tot periodo, i professori erano molto bravi, lAteneo Napoletano era famoso per il suo carattere ostico e con un certa levatura di preparazione da parte dei professori era la culla del diritto romano che poteva essere dato con una sessione danticipo ed io ci provai, ma non ero maturo e la quasi figuraccia mi fece ridimensionare il mio delirio di onnipotenza ma non mollai ed iniziai a studiare Filosofia del diritto e come primo esame presi trenta e lode. Non stavo pi nei miei panni da quel momento il mio impegno divenne ferrato, avevo capito il sistema necessario per studiare. Non cera solo lo studio ma entrai a far parte di un gruppo politico universitario che si dava un gran da fare per denunziare la condizione degli universitari meno abbienti grazie allamicizia che strinsi con un consigliere di amministrazione inizia a fare il suo portaborse con tutto ci che esso comprende: preparare i suoi discorsi e divenni anche direttore di un giornale 150

universitario. Ricordo la mia gelosia per Antonella quando andava a fare la modella per una firma napoletana, certo io laccompagnavo e spesso con la scusa di vedere cosa facesse la controllavo a vista. Lei si guadagnava i soldi per i libri anche se per tutte le spese della casa provvedevo io. Gelosia ? Abbastanza, anzi moltissima anche perch si trattava di indossare abiti succinti e la cosa certo non mi aggradava. Giungemmo ad un compromesso che lavrei sempre accompagnata alle sfilate. Antonella era una donna estremamente solare, ovviamente bella e perci appetibile da quel mondo che ben conoscevo ma lei non dava adito a qualsivoglia tentazione. Ma la sua integrit morale rendeva la mia gelosia quasi una bestemmia. Come quando sapendo che lavorava anche come fotomodella in uno studio fotografico, feci di tutto per poterla accompagnare e rendermi conto in quali fotografie era impegnata. Erano i primi anni della nostra convivenza, facevamo tutto insieme ed eravamo sereni , ma ricordo che avevo paura di tanta serenit come se qualcosa da un giorno all altro mi dovesse piombare addosso. Dal fotografo feci un corso che dur sei mesi e mi appassionai alla fotografia tanto che alla fine divenni l aiutante del fotografo non solo in sala di posa ma anche a vari matrimoni. Certo che il matrimonio a Napoli risponde al carattere della citt , giocosa, urlatrice e dove il fotografo ha un ruolo di primo piano. E risaputo che ogni chiesa ha il suo fotografo come una sorta di appalto e guai tradire la regola. Gli sposi si fotografano sin dalla preparazione. Tanti scatti sia in casa della sposa che dello sposo e sia da una parte che dallaltra un buon aperitivo era dobbligo, magari alle nove del mattino, guai rifiutare era quasi un peccato mortale. Il pranzo pieno di primizie, perch chi si sposa a Napoli deve andare anche oltre le proprie possibilit , e questo a tutti i livelli siano essi poveri o ricchi. I parenti non finiscono mai e quindi gli scatti sono impressionanti ed i guadagni per il fotografo e l aiutante erano al di la di ogni possibile immaginazione e tanto importava la doverosa disponibilit da parte di chi doveva scattare. Io come aiutante ero preposto allo ai gruppi e tra il vino ed i canti formavo ondate di ogni et compresi nonni novantenni. La durata di un matrimonio compresa l orchestrina ed il cantante poteva durare anche dieci ore ed alla fine della serata arrivavo stremato. Il tavolo del fotografo era a parte ma 151

trattato con tutti i crismi dell ospitalit ; il fotografo al matrimonio il testimone delle nozze perch nella foto rimarr il ricordo di quel giorno unico ed indimenticabile. Il taglio della torta era momento sacrale la posizione migliore richiedeva l impegno di tutti ed era enfatizzata da risa e da chi a suo avviso aveva scoperto il luogo migliore. Ed allora io mi mettevo spesso sopra una sedia o addirittura sopra ad un tavolo guai che un flash non funzionasse sarebbe stata la fine. Al termine di quella enorme festa i torpori dell alcool si facevano sentire e la nostra porzione di torta veniva normalmente consumata allaperto. Il lavoro dove invece era protagonista Antonella lavorava in sala di posa erano foto normalmente in costume o nudi artistici ed io ero attento a che Antonella si svestisse il meno possibile ed al suo trucco, che avevo imparato a fare ed alla scenografia che sovrintendevo in prima persona. Sono ricordi mescolati con la nostalgia, avevamo tutti gli spazi temporali della giornata occupati ed in primis quello dello studio. Forse Antonella inizialmente aveva tralasciato gli studi e spesso la rimproveravo cercando di farle capire che cera un tempo per tutto di piacevoli passerelle ma anche di insidiosi e complessi esami. Scoprimmo che non potevamo studiare insieme in quanto scattavano i momenti di rabbia sul significato dei termini che il diritto promana. La sua scelta fu di studiare con un suo amico io prima da solo poi trovai la mia compagna di studi. A quei tempi non vedevamo l ora di rimanere da soli , spesso di sera leggevamo un libro insieme abbracciati come fossimo un tutt uno . Era bello svegliarsi di primo mattino, ero sempre io a portarle il caff mentre lei ancora poltriva sul nostro letto. E bello ripensare quando la portati a casa a Fermo, una sera lei si abbigli con in ordine di apparizione: gonna in garza bianca abbastanza corta e sopra un top con all altezza della vita una grande cinta rossa che gli fasciava il vitino e metteva in evidenza il suo seno. Comica fu la battuta di mio padre che incredulo le chiese se sarebbe uscita cos, lei con un sorriso che illumin la stanza le rispose di si ovviando ogni sorta di censura in merito . Altra occasione fu un ultimo dell anno trascorso a Fermo dove lei si present con un abito lungo che le scopriva la schiena. Mio padre per loccasione laccompagno lungo la scala di casa orgoglioso di portare una siffatta donna che quella sera non manc nel lancio di tric trac e gran bombe 152

carta. Faceva un certo effetto vedere una donna elegantissima mentre si cimentava in quello che altro non era il retaggio di una Napoli che l ultimo dell anno si fa sentire. La nostra organizzazione casalinga lasciava un po a desiderare e grazie a mi padre avemmo a disposizione una ragazza che due volte alla settimana veniva a fare le pulizie. Si crearono a quei tempi prima di ogni esame tutta una serie di scongiuri quali ad esempio la telefonata di Sebastiano che giungeva prima di avviarsi all Universit per svolgere lesame; tra questi anche il modo di abbigliarsi ed anche le nottate passate al folle ripasso. Avevo mille impegni ma tutto ci mi rendeva vivo , veramente rispettai la promessa fatta ad Antonella circa il non uso delle droghe. Non avevo bisogno di niente, giocavo anche a tennis e dinverno andavo a sciare a Roccaraso. Avevo voglia di studiare ed inizia a prendere il filone degli esami e durante i miei stud ero sempre puntualmente in corso. La passione per il diritto era penetrata in me studiavo e facevo studiare Antonella. Principalmente ero felice di poter telefonare a casa dove parlavo con mio padre che era fiero di ci che stavo facendo. Tutto andava bene , forse troppo bene qualcosa accadde , ma di cio vi parler poi. La vita al giornale, dove facevo il direttore altro non era che unenorme salone dove insieme ad altre sette persone stampavamo un giornale Universitario dove oltre al direttore facevo la parte del fotoreporter. Mi avvicinavo anche in luoghi dove non era consigliato avvicinarsi. Ricordo le foto scattate su di un palazzo che dopo il terremoto era stato reso inagibile ma dove vivevano gli studenti ed io con la macchina fotografica entrai a fare delle fotografie che pubblicai correndo grandi rischi insieme al presidente che con me si era gettato in questa sconsigliata impresa,.Pubblicai anche una foto su di un giornale nazionale con tanto di articolo che poco piacque ai tanti che non volevano persone intorno ai loro affari. Anche questa era una passione che portavo avanti con dedizione e che mi diede oltre che soddisfazioni anche una serie di piccoli rischi quasi sempre rientrati. Certo ero tornato a far politica e tanto mi affascinava e coinvolgeva. Fummo chiamati anche a partecipare ad un forum su repubblica ed in quella sede conobbi Pecorarioo Ascanio che gia a quei tempi non smetteva mai di parlare. Tante le cose che facevo ma prima di tutti veniva lo studio ed i miei esami. 153

Lotto dicembre di ogni anno con Sebastiano e la sua barca partecipavamo alla velalonga, la quale seppur stancante aspettavo con ansia. Il golfo di Napoli si riempiva di vele ed il senso di libert pervadeva il mio corpo e la mia anima. Ero destinato allo svolgimento di poche manovre ed avevo modo di guardare a prua la barca di bolina che tagliava il mare e l si liberavano i miei pensieri, mi sentivo marinaio e libero e la musica che veniva dal mare era ottimo elisir di lunga vita. Interessante fu la circostanza che i primi ordini impartiti furono in napoletano ; un amico di Sebastiano mi disse lieva nu cuoll ncoppa o winch non capii assolutamente niente nonostante mi avesse semplicemente chiesto di togliere la cima dal Winch, ma questo lo capii molto pi tardi. Gli anni passavano pi o meno serenamente l universit occupava il maggior tempo delle mie giornate seguiva l impegno con il fotografo e con il giornale universitario. Tornavo a casa solo alle feste comandate e sentivo nel tornare a Fermo che questa era solo un luogo di vacanza perch il mio mondo era Napoli . I miei genitori erano felici del mio impegno tanto che un giorno mia madre mi chiese di vedere il libretto universitario ma il perch me lo spieg solo molto pi tardi. Con Antonella avevamo raggiunto il nostro equilibrio ma sentivo dentro di me un irrequietezza una sorta di presagio che affollava la mia mente. Era il tempo in cui alla televisione passavano lo spot sull AIDS una sorta di uomo e donna circondati da un contorno rosa scuro. Quello spot mi faceva pensare, ma dentro di me fuggivo il pensiero e continuavo a godermi la mia Napoli Era il tempo in cui con la mia compagna di studi inizi un gioco perverso di sesso allo stato puro. Io ero smarrito e la vita che mi offriva la mia compagna di studi mi allettava. Comprendevo che era un controsenso invaghirsi della festa all esclusivo circolo della stampa o alle feste organizzate dai nobilotti napoletani amici della famiglia di Fabrizia. Lei era minutina ed era mora con degli occhi meravigliosamente azzurri ed era straordinariamente perversa. Il fatto di studiare insieme ci permetteva di passare molto tempo insieme mentre Antonella studiava con un altro giovavine fratello di una sua amica. Chiaramente Antonella aveva compreso che tra me e Fabrizia cera un qualcosa di pi di una semplice collaborazione 154

universitaria. Anche Fabrizia aveva una casa ad Ischia e spesso io disertavo le spiagge di SantAngelo per andarmene in una villa di un armatore trattato con i guanti bianchi e con l approvazione dei genitori di Fabrizia che certo non era una cima all universit ed io ero colui che la spingeva ad impegnarsi nello studio. Loro si affezionarono molto a me e non facevano niente senza contemplarmi ero diventato uno di casa con tutti privilegi che tanto importava. Tale smarrimento faceva soffrire Antonella la quale con il tempo capii cosa stava accadendo, sempre con dignit cercava di recuperare il rapporto che per si era gi incrinato. Ricordo di quel periodo come un racconto stanco che raccontavo alla mia vita e nel contempo fu come strappare un libro bellissimo che stai leggendo e dove non riesci pi ad andare avanti perch quel libro esaurito e non ci sono pi ristampe. La mia vita con Antonella si stava man mano esaurendo tanto quanto io ero innamorato della vita che facevo con Fabrizia. Non riuscivo pi a vivere entrambi i rapporti e con tutto l egoismo che riconosco finii per far vivere un brutto momento alla ragazza dell isola. Non riuscivo a prendere una ferma posizione in merito ero consumato dai sensi di colpa, ma non ero capace di rinunciare a quanto le due donne mi davano da una parte la bellezza e dolcezza di Antonella dallaltra la nobile vita nella Napoli bene. Ma quanto verr raccontato in queste pagine fu anche il declino della mia persona ed il ricorrere al graffiare gli specchi per vivere dignitosamente. Non ricordo in quale periodo, ma ad un tratto nella mia esistenza accadde un fatto sinistro. Mi ricoverai in ospedale perch non mi sentivo bene e fisicamente mi stancavo molto ed ero spesso nervoso e tanto veniva scaricato sulla mia vita quotidiana, quella serenit che in tanto tempo avevo costruita mi stava voltando le spalle. In ospedale mi dissero, dopo una settimana di ricovero che il mio fegato era malato ed altre cose che per penso dissero a mio padre e che io non volli sapere. Da quel ricovero dentro di me si era innescato un meccanismo di distruzione , continuavo solo a studiare ma spesso guardavo il soffitto pensando cosa fosse il problema che non mi avevano voluto far sapere e che io cercavo inconsciamente di non sapere non forzando mio padre nel rendermi partecipe di 155

quanto avesse saputo. Non pensavo certo che si trattasse di un problema grave ma comunque era tale da rendermelo sconosciuto forse, pensavo, per non turbare la mia rinnovata esistenza. Ma da quel momento con Antonella il rapporto cadde a brandelli ed ero fermo nel riconoscere che fosse di Fabrizia la colpa di tale declino. Poi buttai dietro le spalle le mie preoccupazioni e partii con Antonella ed altri amici per un lungo viaggio in Messico. Certo mi sembrava la scelta migliore volare oltre oceano nonostante tutti i dubbi e le perplessit sul mio rapporto con la solare ragazza dell isola tanto innamorata di me. Certo era che non vedevo pi il sole di Napoli riscaldarmi , il suo tepore mi era indifferente, lentusiasmo per la vita si stava erodendo e ricominciai ad adoperare droghe seppur saltuariamente ed ovviamente di nascosto da tutti. I miei studi si fecero ancora pi intensi ed in me balenava lidea di voler tentare l esame di magistratura, leggevo in me la romantica idea di essere dalla parte di chi giudicava essendo la mia vita costellata da persone che mi avevano giudicato. Poi tutto fu interrotto dalla partenza per il Messico. Mi ero organizzato con tutti i crismi del lungo viaggio avevo messo nello zaino tutto labbigliamento bianco in mio possesso avendo saputo che lungo il tragitto avrei trovato delle lavanderie che con pochi pesos lavavano tutto dalla sera al mattino il bucato profumato sarebbe ritornato in mio possesso . Alcuni miei amici erano partiti prima ed avevamo fissato un appuntamento ad Acapulco e da li avremmo proseguito il viaggio tutti insieme affittando un furgone in loco. Ero emozionato e non avevo ancora a mai affrontato un viaggio oltre oceano, pensavo che sarei andato in un luogo e che i lungo tempo di permanenza ci avrebbe permesso una lunga esperienza in mezzo ad un popolo che poi si rivel meraviglioso. Partimmo da Napoli con la compagnia Belga Sabena e facemmo scalo a Bruxelles. Ero incuriosito da tutto assorbito quasi dal senso di iniziare una sorta di avventura. Avevamo prenotato solo lalbergo a Citta Del Messico nella cosiddetta Zona rosa, si perch la povert e la ricchezza viene misurata in gironi ed il nostro albergo ara situato nella zona dei ricchi la, dove cerano i migliori alberghi. Appena imbarcati per la volata transoceanica le prime avvisaglie di qualche problema 156

allaereo ed il primo chiacchiericcio tra i passeggeri. Appresi da un americano che uno dei motori di sinistra non funzionava bene ed eravamo costretti a tornare indietro a Bruxelles per gli ovvi motivi di sicurezza. In tutto questo dovemmo aspettare il giorno dopo e la compagnia ci ospit per la notte in un bellissimo albergo ei pressi dell aereoporto. Da li di sera ci spostammo nel centro di Bruxelles per la cena e ricordo la meravigliosa e monumentale citt del centro storico con il bel gotico delle chiese ed i mille vicoli e viuzze dove cerano ristoranti di tutti i tipi. Quella sera mangiammo una meravigliosa paella, forse la pi buona che io abbia mai assaggiata; il tutto con un tempo clemente ed un cielo stellato che faceva da cornice a quella insolita serata tra musicanti in ogni luogo e tanta gente con una gran voglia di divertirsi. Il francese lo parlava una ragazza compagna di viaggio e quindi avevamo uno strumento che si rivel essenziale per la buona riuscita della serata. Il giorno dopo in perfetto orario partimmo alla volta di Citta del Messico e questa volta senza alcun problema di motore e con una compagnia tedesca molto seria. Allarrivo mi colp la stesura a perdita docchio delle case della citt, affacciato al finestrino dell areo non riuscivo a vedere n l inizio n la fine di quella enorme citt anche se tante case basse e diroccate gia si scorgevano dall aereo. Laereo tocc terra con un atterraggio magistrale e come solito scatt l applauso. Scesi dallaereo andammo nella zona bagagli e sorpresa delle sorprese il mio non lo trovai, cercai dappertutto ed alla fine mi rivolsi all ufficio bagagli smarriti denunciando quanto accaduto di contro scusandosi mi diedero la possibilit di una sorta di carta bianca per comprare tutto quanto mi fosse necessario garantendomi il rimborso. Non ricordo di averla presa male tale situazione rimasi con il solo carico del bagaglio a mano dove cerano gli indumenti per un paio di cambi. Ci portarono in albergo e quell albergo fu il luogo dove per l ultima volta io ed Antonella facemmo lamore , Il nostro rapporto in seguito si limit ad una sorta di forte legame e di complicit ma pian piano feci in modo di rendere quella vacanza nel migliore dei modi. La sera in cui facemmo lamore dalla finestra della stanza entravano ad intermittenza le luci della citt, non cera rumore e la stanza era molto bella e ricordo di aver svuotato il frigobar. Completamente assente non mi 157

addormentai e pensavo a quanto stava accadendo, Antonella non disse nulla circa la mia volont di porre fine al nostro rapporto il disagio che ne derivava era tanto ed era eloquente; molto probabilmente si era stancata di me ed io da parte mia accolsi la sua volont come una liberazione ; anche se dentro di me tutto era falsato in fondo come scenario avevo il Messico e la curiosit del posto aveva attutito la sensazione sgradevole della consapevolezza di una perdita e pertanto riuscii ad uscirne il meno malconcio possibile. Il mattino seguente facemmo un giro per Citta Del Messico e comprendemmo subito che per arrivare al nostro appuntamento dovevamo prendere il pullman, mezzo privilegiato per spostarci e partimmo quindi alla volta di Acapulco, qui arrivammo la notte .cerano le luci del lungomare stagliate dagli sfreccianti e curiosi maggiolini colorati che si muovevano rumorosamente da un locale allaltro della citt suddivisa in due tra la parte vecchia e piena di Holliwood e dei suoi trascorsi baccani e sfrarzosa mondanit e la citt nuova testimone di una voglia di capitalismo di un impronta tipicamente americana quindi luogo di negozi e discoteche. Scegliemmo di sistemarci in un albergo che ai tempi doro di Acapulco era considerato lalbergo pi bello del mondo ma ora dimenticato e un p decadente era accessibile . Al mattino ci svegliammo presto e guardammo bene dove eravamo sopra una piccola collina che sembrava tagliare l oceano in due parti . il sole forte ed il caldo si tolleravano bene . La colazione servita sulla terrazza dove l ombra era creata da enormi ombrelloni fatti di rami tagliati dalle palme un buffet meraviglioso con frutta di tutti i tipi e ogni specialit messicana.La cortesia era alle stelle, il messicano uomo gentile ed educato. Ogni angolo dell albergo, era fatto a terrazze irregolari dove ad ognuna di esse si presentava una bella piscina dalle forme pi strane. Il primo giorno attendendo l orario per lappuntamento con gli altri rimasi in albergo esplorandolo per lungo e per largo. Vidi anche che da una parte cera una costruzione in disuso che altro non era che il porto privato per l attracco degli yacths ai tempi della Acapulco esclusiva. Dalla piscina si poteva ordinare di tutto, il sole era forte e Antonella mi spalm ogni sorta di crema per proteggermi dal sole che in tutto quello scialo sembrava sorridere. Poi scendemmo sulla spiaggia, doveva essere 158

domenica, perch questa era invasa da messicani sorridenti e molto rumorosi mi colp la musica e l odore della cipolla ed il profumo del peperoncino che veniva sempre ad accompagnare le gustose specialit del luogo; il rum era buono e scendeva dentro lo stomaco come una rapida che scorre lungo l impervia insenatura di una montagna. Lebrezza rendeva tutto quanto come un enorme quadro dove i colori del mare riflettevano quello di un sole che rendeva la schiuma delle onde come un frastornante gioco di luccichii e dallazzurro si passava all argento dell infrangersi delle onde. Ero in compagnia ma mi ero isolato dinanzi a tante meraviglia ed alle cadenza di enormi onde spumeggianti dove sfilavano i ragazzi del surf impavidi guerrieri di un fenomeno incantato. Arriv il momento dell appuntamento, i nostri amici erano sistemati in una villetta, anchessa decadente della citt nuova e quella sera mangiammo ricordo gli spaghetti al pomodoro dove non sono mai riuscito a capire dove avessero trovato gli ingredienti per quella festosa spaghettata. I miei amici avevano dell ottima marijuana e bevemmo e fumammo per tutta la sera trascorrendo il resto di questa in una piscina dellabitazione che sfiamm il nostro ebbro andamento. Antonella era muta ma si rese molto utile nel momento in cui fummo invasi dalle chucarache per me schifossisimi insetti che evitai rimanendo in acqua a nuotare, sentivo il mio corpo in tutti i suoi movimenti in un involucro di piacere quasi trascendentale; poi ci furono i giochi, le gare fino a tarda notte quando gli odiosi insetti scomparirono nel nulla, penso che solo in quel momento si interruppe l incantesimo del mio corpo che ascoltava se stesso. Il giorno dopo comprai dai negozi e a prezzi bassissimi un paio di pantaloni bianchi ed alcuni sleep, per quanto riguarda le magliette in ogni luogo dove mi trovavo ne compravo una. Il fatto di non avere un bagaglio mi fece dono di una esperienza con la quale cappii che in tutti i viaggi che avrei affrontato in seguito non avrei portato altro che solo il bagaglio a mano e nientaltro. Prima di partire andammo a vedere i famosi tuffatori di Acapulco. Il tutto si svolgeva quando il sole calava e rendeva il suo argento ad una luna che ancora non cera. Loro si tuffavano all interno di una insenatura , un taglio sulla roccia che alla sola vista mi agitava , l emozione di pensare al coraggio di quelli che altro non erano che i figli dei figli di questa 159

sorta di uomini forti che sfidavano se stessi tra vita e morte. Lo scenario oltre la luce era caratterizzato dalla presenza dell ombra dei tanti che tutti disposti di fronte alla parete da dove si scorgeva la roccia ed in cima un piccola madonnina che sicuramente doveva far del suo meglio per salvare dal peggio i giovani tuffatori. Cera un rito. una sorta di anziano che abbracciava i suoi figli di quel mondo dove non capivo se qualcuno era l per vederli sfracellarsi sulla roccia; dentro di me si era insediato questo pensiero ed io ero talmente emozionato che passai da un attimo dove sarei voluto scappare allaltro dove trovai invece una sistemazione per rassicurarmi che tanto non poteva accadere. Tutto avveniva attraverso un calcolo, figlio dell esperienza dove il tuffatore doveva tuffarsi nel momento che la grande onda si alzava rimbalzando nella roccia e garantendo con questo un livello di altezza del mare che mangiava il tuffatore per un attimo rendendolo dopo limpatto a sua nuova vita fatta di applausi e grida che pensavo non fossero altro che il frutto di una paura che prendeva corpo e trionfava nei plausi dei tanti presenti. Poi alla fine dello spettacolo cera il tuffatore che osava di pi, quello che volava da circa cinquanta metri e solo la perfezione del suo flettersi, del suo corpo in sintonia con ogni sua parte di se stesso che doveva raggiungere la perfezione e per un momento sembrava un enorme uccello marittimo mentre attaccava un pesce che dall alto vedeva come preda certa. Prima di questo ultimo tuffo cera il dono della luce alla madonnina, una piccola fiammella indicava che lui metteva nelle mani di quella Maria messicana la sua vita. Gi in acqua cerano gli altri che si erano tuffati che controllavano che il mare fosse sgombro da qualsiasi corpo rigido che potesse rendere letale lentrata in acqua del tuffatore. Poi ad un tratto il tuffo perfetto un angelo che volava cercando in lui la perfezione dell impatto in acqua , londa che aveva trafitto lo salutava con la schiuma del suo ritorno all oceano a tutti gli spettatori gridavano , ognuno nella sua lingua parole lusinghiere e di estasiata ammirazione; di mio ci misi un applauso che non finiva mai e che solo un colpetto sulla spalla di Antonella ruppe nel silenzio di uno spettacolo dell uomo e la sua eterna sfida alla natura. Mi ricomposi ed insieme alla tanta gente lasciammo quel luogo empio davventura ed anche di una sorta di mondo ove Dio, forse, decideva la buona o la cattiva 160

sorte dei tanti disperati. I messicani sono un popolo di gente pacata, dignitosa, e sempre pronti ad affrontare la loro vita mescolandola con la pacatezza e ad elargire un sorriso dinanzi alle pi disparate situazioni positive o negative che siano. Da loro appresi che quel viaggio sarebbe stato un continuo insegnamento alla calma ed alla serenit, un po come i Napoletani con il loro campalo un giorno e campalo bene . Partimmo quindi alla volta del centro del Messico. Affittammo un furgone wolswagen vecchissimo ma capace di portarci ovunque. Traversammo strade tra villaggi che mi apparivano come abbandonati da Dio, dove l igiene non era il loro forte e ci imbattemmo in un segnale stradale che indicava di rallentare per il passaggio di animali quali maiali, polli tacchini e cani affamati. In tutto questo cera anche modo di rifocillarsi presso venditori di tortillias che avevano come bibita dellottima birra la Corona, ed il caldo veniva refrigerato da quell ottima birra fredda. I villaggi erano costruiti in piccole capanne costruite con le palme ed il fango ed il loro letto era lamaca che li proteggeva da un infinit di ratti sempre presenti. Questa gente era ospitale e non mancarono nell indicarci la strada per Taxos, la citt dell argento. Per raggiungerla facemmo anche un tratto di autopistas dove lunghi tratti di strada senza curve rompeva lo scenario di enormi piantagioni di frutta tropicale ed il problema della benzina veniva risolto con il riempimento di grosse taniche che colui che ci aveva affittato il furgone ci aveva fornito. Il caldo era disumano e guidavamo lungo i rettilinei a volte senza incontrare nessuno ed un eventuale camion ci indicava accendendo la freccia di sinistra, il momento giusto per superare. Dopo ore arrivammo alla Citt dell argento. Bella la cattedrale gotica ed il museo del suo tipico metallo, comprammo alcuni souvenir e dopo una giornata di riposo riprendemmo la via questa volta verso lo Yuchatan terra dei Maya e delle pi grandi costruzioni che l uomo del tempo avesse potutoerigere. Prima di arrivare su quella terra decidemmo di fare una sosta e penetrammo nel bel mezzo della giungla, sinceramente un po impauriti ma certi di trovare un albergo dove poter riposare. Ci addentrammo in quella luce che rimbalzando tra i rami delle piante creava suggestivi multicolori che filtrando nelle distese di piante cambiavamo man mano che ci addentravamo all interno di quella natura bizzarra 161

e gigantesca. Ad un tratto trovammo uno spiazzo e sentimmo la presenza di un fiume dalle zanzare che ci colpivano impietosamente. Fermando il furgone scendemmo per chiedere se era possibile dormire ,e non ci eravamo accorti dei tanti bungalow che erano sistemati allinterno di quella giungla, felici scendemmo ed il responsabile della struttura ci indic un luogo dove potevamo refrigererarci. Si apri davanti ai nostri occhi un serie di piscine naturali create dalla strozzatura di un fiume che calmo scorreva in mezzo alla natura. La cosa pi bella era quella che facendo il bagno potevamo chiedere ad un elegantissimo cameriere le bevande che volevamo consumare. Lacqua era calda e rilassava la nostra stanchezza per il viaggio. Eravamo immersi in piscine naturali dove cera ogni sorta di fiore. Un p alticci andammo nei nostri bungalow a farci una doccia; questi erano costruiti in legno e cera laria condizionata ed erano veramente pulitissimi e la vetrata ci faceva dono di un bellissimo spaccato di quella natura verde tempestata dai colori dei fiori e dai , in quel momento rossastri, raggi che il sole faceva penetrare in quel paradiso. Cenammo a base di pesce e squisite tortillias e tanta frutta tropicale. Non saremmo voluti partire pi ma il Mar dei Carabi era l a due passi. Durante il percorso visitammo i siti archeologici di tanta imponenza e meraviglia e ognuno dotato di misteri che la guida di volta in volta ci faceva notare. Mi parve geniale tanta opera dell uomo e mi colpii in particola modo un bassorilievo che indicava un uomo alla prese con una strano marchingegno che altro non era che una parte delle nostre astronavi ; cos come mi colpii un anello che ad una certa ora della giornata illuminava una altare dove si svolgevano nei tempi che furono dei sacrifici umani. Le strutture erano altro che un insieme di mistici rituali e lesserci mi faceva comprendere lenorme genio degli architetti dei tempi e lo splendore degli antichi significati. I templi erano conservati e offrivano spunti di incredulit e meraviglia, scale lunghissime ti portavano sopra per godere quel meraviglioso sito archeologico che dopo tanti anni era ancora li a raccontare la sua storia. Quasi storditi di storia e di miti ci mettemmo in viaggio alla volta del versante dei carabi e dopo aver visitato la citt dei pirati ci avviammo verso il versante dove cera Tulum e le sue spiaggie bianche con tanto di palmizi che si gettavano sul mare con tutti i riflessi del blu e 162

del verde donando la trasparenza del mare . Poi arrivammo a Cancun , ma capimmo che era un luogo turistico e sapevamo che li di fronte cera lisola delle Mucheres isola posta nel bel mezzo dei carabi. Prendemmo un battello dove poteva essere caricato il furgone e ci dirigemmo verso l isola. Prima di arrivare era possibile notare lo splendore del mare ed al nostro arrivo notammo subito la sua trasparenza la natura selvaggia de luogo e le sue strutture coloniali un p diroccate del villaggio dove attraccammo. Subito ci fu la ricerca dell albergo e quasi tutti noi prendemmo una stanza in un bellalbergo posto in riva al mare. Il prezzo lo trattammo; i prezzi erano stracciati e la nostra nuova dimora era dotato di ogni confort. Al mattino al nostro risveglio si spalanco il mare che sembrava avesse dipinto per noi i suoi colori che davano dal rosa della schiuma composta che chiudeva la piccola onda al verde smeraldo del suo fondale, al bianco della sua purezza incontaminata. Cerano altri turisti presenti con cui facemmo escursioni intorno all isola vedemmo la spiaggia in cui era pericoloso fare il bagno per la presenza degli squali e la parte di spiaggia dove cera la barriera corallina subito da noi visitata. Ci tuffammo immersi in mezzo ad una moltitudine di pesci dai colori forti e variegati i quali volteggiavano intorno a noi affatto impauriti creando una sorta di caleidoscopio dove i colori a differenza di questo non erano mai gli stessi e le forme creavano una sorta di forte ebrezza e di forte emozione . Un giorno arrivammo in un piccolo villaggio di pescatori poco distante dal nostro albergo, sul molo cera una sorta di gabbia di legno con dentro il Tyburon, questo altro non era che uno squalo e dentro la vasca un piccolo messicano che ci garantiva ladrenalina di fare il bagno con lui stante la sua natura accomodante. Certo era uno squalo ed il bambino si divertiva a portarlo in superfice per farcelo vedere ed alla fine quasi tutto il gruppo si tuff. La sensazione di sentire la sua pelle ruvida e vedere sotto di noi lombra della sua presenza era certo garanzia di adrenalina, ma provata tale sensazione di paura mista a panico, in mente mia consideravo come andare oltre lovvio limite della paura e quindi mi ritirai benvolentieri. Al ritorno della nostra esperienza tanto emozionante sapemmo da altri turisti che un loro amico era stato attaccato all inguine e si 163

era di certo preso un gran spavento . Noi ci tuffammo perch il bambino ci fece vedere che lo squalo non aveva i denti ma non ci aveva detto che la sua tecnica dassalto era quella di una mascella talmente forte che strappava la carne di chi forse troppo lo stuzzicava. Vicino allalbergo cera un villaggio di pescatori di aragoste ed io ed un mio amico andammo l per vedere che prezzo facevano di quellottima aragosta dei luoghi. Sapevamo inoltre che essi erano anche venditori di ottima gangja . Fu una delle serate piu divertenti dove la richiesta di aragoste fu lultima cosa che trattammo. Ci fecero infatti assaggiare la loro marijuana e fra un bicchiere di rum ed una canna alla fine pur parlando con linguaggio diverso ci facemmo capire subito e fu una serata memorabile arrivammo, alle quattro del mattino l ora in cui loro andavano a pescare le aragoste per noi ce ne dettero alcune ad un prezzo stracciato in quanto dicevano che gli Italiani a loro erano molto simpatici mentre agli americani le facevano pagare a caro prezzo. I gringos , questo era il nome che davano agli americani erano ricchi ed a loro piaceva spennarli. Organizzammo anche una festa sul mare ed invitammo i nostri amici pescatori che portarono altre aragoste ed una buona quantit di rum e di marijuana. Erano timidi ma ci pensarono le nostre donne ad eliminare la loro ritrosia. Ballammo tutta la notte illuminati dalla sola luce delle candele, arrivarono anche gli altri componenti dell albergo che gustarono laragosta alla brace e bevvero rum, gli isolani avevano rotto il limite della loro timidezza e per quanto avevamo fatto per loro non smisero mai di ringraziarci.un giorno giocai una partita di racchettoni con una donna, che poi divenne amica di Antonella. Questa aveva delle movenze talmente eleganti e nel contempo conturbanti che con difficolt, nonostante la mia destrezza con la racchetta, riuscivo a colpire la palla quasi automaticamente perch i miei occhi erano stati fulminati dalla sua luce donata da un sole calante che rendeva bronzea il colore della sua pelle e dove il costume spesso lasciava sbirciare la sua natura. Ero stanco e continuavo a giocare fino a che il sole non scomparii all orizzonte.Poi ci sedemmo vicino e lei mi diede un bacio sulla guancia, la sua pelle sudata era eccitante ma per ovviare a tutto mi ritirai nella mia stanza dalbergo convinto di aver giocato con una visione romantica che la vita mi aveva offerto 164

in quello scenario superbo. Ripartimmo dopo una settimana ed andammo a visitare altri siti archeologici di cui lo Yuchatan e pieno ma questi erano meno imperiosi di quelli che avevamo visto. Il ritorno verso Citt Del Messico fu lungo e faticoso viaggiammo giorno e notte per arrivare in tempo allaeroporto dove laereo ci aspettava per il ritorno, dentro di me cercavo di far ordine a tutto ci che avevo visto in quel lungo mese e mezzo, Lasciammo i tempi del messico e la sua calma ed il suo calore, ritirai presso lo sportello tutto quanto avevo speso per il guardaroba; solo dopo tre mesi dal ritorno il mio bagaglio ritorn a casa a Fermo era finito ad Amsterdam, ed in fondo era stato un bene non avrei saputo cosa farmene di un bagaglio cos pesante. Il ritorno dal Messico segn anche la fine della mia lunga storia con Antonella, certo tutto in me era cambiato il mio cuore non che battesse per un altra donna ma la mia attenzione si spost verso un altra che altro non era che la mia compagna di studi. Mi innamorai della bella vita di una Napoli Bene viva e festaiola . Il nostro ultimo saluto fu sulla rotonda di SantAngelo gi era ufficioso il nostro aver scelto strade diverse, ma fu molto triste laddio, era lora del tramonto, cera una luce stupenda sulla piazzetta di SantAngelo, lei indossava un costume che le avevo regalato color fuxsia che illuminava ancor pi la sua pelle bronzea; ci baciammo sulle guance ed il tremito dell abbraccio riecheggiava nel nostro cuore. Per un motivo che non volevamo conoscere, la nostra storia finiva l. Mi trasferii in un'altra casa che il padre di Fabrizia aveva fatto rimettere apposto per me. Era un sottoscala che con il tocco di un architetto divenne un amabile appartamento dove, questa volta da solo creai a mia immagine e somiglianza. Era un monolocale che attrezzai per me e per il mio stato danimo. Era sempre con le finestre chiuse ed avevo scelto un gioco di luci che mi aggradava, a pensarci ora somigliava ad una piccola casa dove mi tagliavo fuori da tutto , dove volevo vivere la mia solitudine e la mondanit della vita che svolgevo era sempre troppo poca per annullare il dolore che portavo dentro. Studiavo molto e mi mancavano pochi esami ed il fatto di essermi per mia colpa lasciato con Antonella si trasform in una ricerca continua di annullare l irrequietezza attraverso l uso dell hashisch. In 165

fondo ero stato io a volere la fine ma sei anni insieme ed il sole che lei portava non si poteva cancellare con un colpo di spugna tanto dovevo alla donna che mi fece trovare la mia grande risalita. Iniziai a sperimentare l uso del fumo oserei direi a livello terapeutico, grazie la lui riuscivo a studiare pi di dodici ore al giorno perch lesperimento funzionasse prima dell esame smettevo di fumare e ripetevo tutto quanto studiato sotto leffetto benefico dell hashisc. A volte per mantenere la calma fumavo anche il giorno dell esame e tutti gli ultimi andarono molto bene. Cominciai prima di preparare la tesi a seguire il corso di magistratura con Galli e quindi le ore di studio aumentarono fino ad arrivare alla sedici giornaliere. Avevo un vicino di casa che faceva il giornalista e spesso le mie ore di pausa serali le trascorrevo con lui e fu proprio con lui che andai una notte in giro con la macchina della polizia per i quartieri caldi di Napoli . Da quella esperienza riuscivo a tirar fuori qualche articolo per il giornale universitario ed anche le conoscenze femminili aumentarono e certo non me le lasciavo fuggire. Ho avuto anche donne per una notte cacciate a malo modo al mattino dopo, inizi per me il declino affettivo non amavo, non mi amavo pi. Conobbi in quel tempo uno spacciatore con cui feci amicizia mi procurava dell ottimo hashisc e poi anche dell ottima cocaina di cui ne facevo un uso saltuario. In quei tempi si riaffacci anche la prima ragazza che avevo conosciuto, si era lasciata con il grande giocatore di pallanuoto e frequentava dopo il lavoro e spesso di sera casa mia , con lei era rimasto solo il sesso spesso sotto i fumi del fumo che anche lei non disdegnava. Era pur sempre una vita solitaria a volte andavo a sciare e spesso con amici portavamo eroina che tiravamo prima di buttarci nei fuori pista di Roccaraso. Cera quindi in me una duplice persona da una parte il ragazzo considerato ricco che viveva a Napoli e che stava con una figlia della Napoli bene e che non amava e laltro Marco il sofferente che studiava ed impartiva lezioni private ai caproni della Napoli ricca e che guardava al suo futuro come ad una vita da magistrato che finiva la sua vita come pubblico ministero in qualche paese sperduto della Sicilia. Effettivamente cos volevo che finisse la mia vita. Poi mi ripresi finii tutti gli esami all universit ed arriv lestate e decidemmo insieme ad un mio amico di viaggi di organizzare una mega 166

trasferta prima in America seguita da Puertorico ed il Venezuela. Questa volta il mio bagaglio era ridotto al minimo e tutto con la possibilit di portarlo come bagaglio a mano. Avevo anche una buona dose di medicine e soprattutto psicofarmaci stante le mie notti non pi tranquille, Partimmo io Caludio ed un suo amico di cui ricordo solo la professione era un commercialista della Napoli bene. Feci subito un intervento a base di tavor da 2,5 e due xanax per sedare la paura di questultimo il quale molto probabilmente non aveva mai preso laereoplano. Di fatto lo trascinammo a mo di bagaglio per tutti i trasferimenti da una aereo allaltro fino a quando non arrivammo a New York, albergo prenotato nella famigerata Manhattan, stanze poco ospitali ma tanto non ci toccava pi di tanto e lasciammo al lungo sonno il nostro amico ed io e Claudio, nella notte della grande mela, cercammo il locale che una hostess ci aveva indicato. Il senso di precariet che mi invase nel momento in cui entrai nella notte Newiorkese fu tanto; ci inoltrammo guardandoci intorno in quel groviglio di strade enormi ma composte, dove in una mi accorsi che i vetri delle auto incidentate creavano meravigliosi giochi di luce e di effetti ottici. Chiedemmo ad un tassista dove si trovasse quella discoteca e ripreso il terzo compagno di viaggi, dopo una cena a base di hot dog, nello splendore delle luci avvolgenti dei grattacieli ci avviammo verso il famigerato locale. Certo non fu facile entrare, o meglio solo pochi entravano, ma dopo una lauta mancia riuscimmo a convincere i buttafuori ad entrare. All interno il locale era illuminato da miriadi di candele ed era ricostruito a mo di grande biblioteca inglese, libri buttati ovunque, poltrone enormi dai colori pi vivaci, tavoli in stile, musica meravigliosa. Conoscemmo tre ragazze con cui tentammo un approccio oserei dire, per me, difficilissimo io ed il mio inglese scolastico loro lo slang. Tanto feci che lascia l la mia interlocutrice e mi abbandonai in ricche bevute e rimasi incantato a guardare le famose americane ma il mio sguardo ad un tratto fu rapito dalla vista di un personaggio che avevo gi visto, solo dopo un po fra due ragazze stupende capii che si trattava del famoso Pel. Lo salutai con un sorriso e lui educatamente ricambi. Cercai di rintracciare i miei amici e li ritrovai avvinghiati con le loro 167

rispettive conoscenze. Me ne andai fuori dal locale a guardare la notte. Mi colp molto il fatto che in una sera stellata questultime si confondessero con le miriadi di luci dei grattacieli e per strada mi apparve come se tutti gli uomini del mondo avessero deciso di abitare l in quel luogo che abbracciava tutte le diversit di razze e colore. Ad un tratto mi fermai con il timore che i miei amici potessero perdere le mi tracce ma non fu cos e mi raggiunsero mentre io continuavo il mio stato naturale di piccolo uomo alle prese con il gigante di cemento. Passeggiammo per tanto tempo e decidemmo di andare a riposare dopo aver cercato in tutti i modi di mettere a dormire i tanti che anche nella notte non avevano alcuna intenzione diandarci. In quei giorni di permanenza a New York visitammo da turisti un p tutti i luoghi che avevano nella nostra memoria una certa risonanza. Nella famosa quinta strada decidemmo che eravamo poveri e il colpo finale ce lo diede Tiffany dove con il prezzo di un gioiello esposto calcolammo che avremmo potuto fare il giro del mondo. Avevo la macchina fotografica e con questa fermai parecchi istanti. La statua della libert che sinceramente non immaginavo cos grande e cos tanto visitata; ricordo anche che al ritorno ci imbarcammo sul traghetto sbagliato e ci ritrovammo nella parte opposta da dove dovevamo scendere per non perdersi, ma il fatto di esserci persi fu anche modo per trovarci di fronte le due torri gemelle che chiaramente visitammo. Decisi che si trattava del tetto del mondo ed anche dove un enorme mal di pancia trov sfogo sopra di esse dove un singolare bagno faceva si che quando decidevi di entrare, il water si nascondeva nella parete dacciaio per ricomparire disinfettato e pronto per l uso. Larchitettura era ricca ma fredda i marmi di Carrara risplendevano alla luce degli enormi finestroni di cui era composta l intera struttura. Dei fantastici ascensori non ti davano il tempo di dire una parola che gi erano arrivati in cima. Erano ben tre i razzi a forma di ascensore che ti portavano sulla terrazza in cui nonostante il tempo poco clemente avemmo avuto modo di guardare con sollievo la citt dall alto e nell affacciarsi gli uomini erano formiche impazzite che correvano da una parte e dallaltra senza una meta a noi conosciuta. Sbagliammo anche quando andammo a visitare l Empire State Bulding; infatti prima di trovarlo e chiedere facemmo tutto da soli e ci trovammo dentro 168

un palazzo desolato che capimmo non era altro che uno dei tanti ricchi palazzi per gente ricca. Un giorno visitammo anche China Town , la sensazione fu di passare da un mondo ad altro. I Cinesi mantengono stretto riserbo per quanto riguarda il loro modo di parlare ed io nonostante i miei sforzi mi feci appioppare una tisana al ginseng che riuscii solo in Puertorico a consumare. Visitammo in una delle notti piene di curiosit il quartiere dei musicisti, l dove ci avevano detto che potevamo incontrare Woddj Allen che suonava il suo strumento; cercammo tutta la notte e la cosa pi bella che trovammo era come un onda di musica piacevole e fumosi pub dove si suonava il jazz ognuno con il suo stile ognuno con la sua melodia fu li che nacque la mia passione per la musica degli improvvisatori; le luci dei pub erano fioche e di birra ne scorreva tanta cosi come incontrammo parecchie risse di chi aveva alzato troppo il gomito. Poi pian piano scoprii che gli americani sono enormi ed in quella citt viaggiano veloci con le loro enormi scarpe i grandi vestiti, per i pi ricchi made in Italy, e le donne maneger che anche in piena estate portano i collant forse perch in tutti gli uffici ce l immancabile aria condizionata. Vidi tanti ragazzi sotto leffetto del crak ragazzi rovinati che cercavano di vendercelo ma ci limitammo una sera a comprare un po di gangia giusto per provare il prodotto locale e perderci negli enormi negozi dove vendono musica di tutti i tipi e se hai voglia hai la possibilita di ascoltarla prima dell acquisto. Trovai anche un negozio dove svendevano le ralph lauren e ne comprai una che altro non era che la taglia pi piccola e che per me faceva da vestito, la comprai verde mela in onore della citt che mi ospitava. Un giorno di sole andammo al Central Park enorme macchia di verde risparmiata dal cemento e la cosa che pi mi colpi e che cerano sparsi dei pulpiti dove ognuno poteva salire e dire quello che voleva, forse mi sembro la circostanza pi democratica di una nazione che si erge a modello di tale sistema. Mentre tutti correvano noi consumavamo birra e fumavamo liberamente la nostra gangia. Insomma di New York mi rimasto il ricordo di come tutto fosse grande: grandi gli uomini e le donne, altri molto grassi, molti malvestiti ed anche un luogo dove possibile comprare di tutto. Poi anche i conrnetti sono enormi come quella specie di caff che servito su una tazza grande e che fa veramente schifo 169

come lo sciroppo di mirto, l unica bont il burro di arachidi In fin dei conti quello che ti rimane della citt simbolo dell america la sensazione della grandiosit delle cose e delle persone ed un eterno movimento che le fa da piattaforma con la sensazione che possa scoppiare da un momento allaltro. Ho visto in vetrina capi molto costosi o scarpe tipo churchs poste in vetrina con un numero non tanto distante dal quarantasei e da questo pensavo all altro popolo della City un popolo di gente che forse quando passa per la quinta strada sogna di diventare qualcuno e magari poter comperare quelle scarpe. I pulpiti come detto sono una forma di democrazia ma anche esternazione di forme di follia quanta gente parlava al vento perch nessuno si fermava se a parlare era un uomo di colore. I locali pi importanti erano frequentati da gente pressoch sempre ubriaca e nell esaltazione di una musica che ti prende il cervello forse la verit : lAmerica miraggio negli anni della guerra di immigranti italiani altro che un contenitore retto dalle forze occulte di minacciosi guardiani che non ci mettono nulla a sbatterti in gattabuia e dove gli uomini di colore vivono ad Harlem dove loro hanno potere e non permettono al bianco di camminare sicuro per le strade. Mi chiedevo quale fosse la democrazia della famosa New York dove tutto ghettizzato gli italiani nel loro quartiere cosi come gli uomini di colore e quelli con la pelle gialla nel loro quartiere dove la passeggiata non certo tranquilla. Ho visto risse dove la polizia colpiva i neri e difendeva i bianchi insomma la storia anche dopo Kennedy e Mater Luter King non cambiata di molto , o meglio ce solo la parvenza palpabile che tutti siano uguali per lo stato ma cos non . Certo gli uomini di colore li vedi spesso negli angoli a proteggere le invisibili prostitute e a vendere crac. Ho visto un ragazzo che mentre fumava dalla pipa fece un salto tanto quanto la sua altezza, dentro di me ho pensato a chi interessava portare quel ragazzo in un ospedale dove probabilmente prima di visitarlo e curarlo gli avrebbero chiesto lassicurazione; altrimenti niente da fare. Lamerica civile ma i suoi malati devono essere assicurati per avere assistenza medica. C tanta gente che chiede lelemosina ed ho visto che uno dei tanti portava la giubba di chi aveva combattuto in Vietnam dagli americani vengono visti come chi ha la rabbia di una guerra combattuta per niente e sul loro viso ho letto le mille 170

domande di chi da eroe ha combattuto ed in patria un personaggio scomodo molto probabilmente perch quella guerra l hanno persa. Ho visto tante cose in america un ricordo lho per le messe con i cori spiritual nelle chiese protestanti anche loro, gli uomini di colore nel canto si avvicinano a Dio. Ho provato una sensazione di sdegno rendendomi conto che ci sono negozi dove puoi acquistare una pistola; necessario solo avere il denaro per comperarla, quella stessa pistola che pu uccidere chiunque e dietro un tale gesto la corsa all avvocato pi bravo che ti difende e ti tira fuori dai guai mentre c ancora la pena di morte per i disperati. Tanto ti fa pensare a quale civilt appartenga la giustizia americana forse quella dell ortodossia cattolica dell occhio per occhio dente per dente, questa la regola e tanto basta a farmi pensare che la ricchezza che ho visto muore dentro un bicchiere sporco di sangue. Forse vera la frase di Sant Agostino che diceva che pi facile per un cammello passare per una cruna di un ago che per un ricco andare in paradiso. Non mi ha sbalordito affatto che un tassista a cui avevamo chiesto di portarci nel Bronx si fosse rifiutato l c guerra di tutti contro tutti dove viverci rischiare la propria vita per niente ed il tassista ci ha convinto a non andarci ma ci ha raccontato delle montagne di droga che circolano, del fatto che la vita di una persona vale meno di niente e dove la povert regna sovrana e i giovani spesso per fuggire si arruolano nell esercito americano che riesce sempre a rendere legittima la morte di un chicchessia. Dopo il tour americano, speranzosi di vedere una parte dei Caraobi ci spostammo in Puertorico. L avevamo affittato un piccolo appartamento in una zona vicino al mare. Certo tutto mi apparse come tremendamente al di fuori delle mie aspettative. Nonostante il sole abbaiasse come un cane infuriato e la gente appariva disponibile nell aria cera un quid che rompeva la mia armonia con i luoghi. Prendemmo una macchina in affitto e devo dire che il compenso non era affatto esagerato e questa ci permise di fare un grande giro esplorativo anche al fine di trovare quello che pensavamo una bel appartamentino sulla spiaggia tropicale. Non fu facile trovare la casa ed alla fine rimanemmo un p delusi. Una parvente dimora stile coloniale celava in se un vecchio e malandato appartamento dove la 171

cosa che lo rendeva particolare era il vecchiume dell impianto di aria condizionata e lo stereo che pi o meno doveva essere degli anni settanta ed anche mal funzionante nonch lenzuola e coperte che certo non davano l idea della pulizia. Ci sistemammo e poi andammo in giro per le strade convinti di trovare della buona coca. L impresa fu ardua ma fu anche il momento in cui capimmo come l isola fosse separata da una grande ricchezza e la miseria delle baraccopoli. Non affatto un luogo comune che i portoricani siano delle persone violente e pericolose e tanto fu palese laddove vedemmo tantissime macchine della polizia con dentro bruttissimi ceffi. Dava l idea di essere arrivati in un luogo dove vigeva lo stato di polizia e quando andammo in quel malfamatissimo quartiere a fare l acquisto tremammo per un auto della polizia che ci stava alle costole ma fu solo tanta paura. Quella sera dove un po disincantati decidemmo di fare cena nel nostro appartamento per abbandonarci ai vizi e mangiare del pesce da fare alla brace su di uno strumento che era l a disposizione, il tutto innaffiato dalla birra locale. Certo che lo stereo sembrava riportarci indietro di trentanni ma ci viziammo ben bene ed ebbri decidemmo di uscire chiedendo consiglio al padrone di casa sul dove andare. Questo era un omone che aveva al collo minimo mezzo chilo doro per non parlare dei bracciali . Proprio questo segnava la differenza fra i poveri ed i ricchi ; Puertorico infatti famosa per l oro ci sono gioiellerie dappertutto ma non tutti ne hanno e chi pi ne ha piu importante pi potente. Mi colpii molto il tavolo dell omone, aveva consumato tantissima birra e guardava ubriaco una telenovelas; non ci consider pi di tanto ma si sbellic dalle risa quando vide il mio volto dopo che avevo avvistato un iguana che solo dopo capii che era un animale domestico e serviva per liberare la casa dagli insetti. Morale della favola che non mi abituai mai alla visione della bestia preistorica ed alla sua lunga lingua omicida. Dopo le varie paure l uomo ci spieg che dopo le nove di sera in giro non cera nessuno e non era il caso che ce andassimo in giro beati. Ma con quello che avevamo addosso facemmo finta di non sentire ed anzi il losco ci sembrava come un qualcosa che ci affascinasse ci rendesse un p Indiana Jones . Salimmo sulla nostra vettura e ci dirigemmo verso il lungomare. Quell uomo diceva la verit le strade erano deserte ed il nostro impeto 172

scem man mano che la nostra ricerca si incapon. Alla fine vedemmo gente entrare dentro i grandi alberghi con fare furtivo e con grande solerzia cercammo un luogo per decidere. La gola secca chiedeva di essere bagnata dall ottima birra e vedemmo una sorte di chalet sulla spiaggia e decidemmo che quello sarebbe stato il luogo adatto per fermarci. Appena mettemmo piede in quel luogo sordido mille occhi si diressero verso di noi dandoci un senso di malvenuti ma nonostante la sensazione un cameriere ci diede un tavolo, poco pi in la i balli locali rompevano il silenzio e ci servirono dell ottimo rum da bere. Non avevo mai visto tante brutte facce in vita mia nei balli si sentiva l oro tintinnare le donne si strusciavano come baldracche malvestite ed anche loro coperte doro. Mi apparve come un mondo surreale una sorta di Far West mancavano solo le pistole ed il quadretto si sarebbe stato perfetto. D un tratto il cameriere con i suoi lunghi baffi ci chiese se avevamo bisogno di qualcosa ed io azzardai con un sorriso dicendo : coca. Lui senza batter ciglio mi chiam dietro il bar e vidi immediatamente un bilancino poi prese un sacchetto e poi un altro e mi disse di due diversi prezzi presi ovviamente quella che costava di pi. Non ricordo quanto spesi ma una cifra irrisoria e mi trovai con tanta coca nelle mani il solito rituale, questa volta con il barista che grad il mio gesto e fu lui da quel momento in poi che ci fece da cicerone e ci indic dove andare. Prima per ci fece conoscere delle ragazze che non avevo capito da dove uscivano, non certo erano li per caso, i miei amici profittarono io me ne stetti da parte offrendo coca a chi me la chiedesse. Guardavo il mare che silente era la cornice di quel quadro sguaiato e poco ospitale. Cera nell aria il vizio e solo nel vizio cera il compiacimento dei tanti indigeni. Ad un tratto mi buttai nella danza e tutti ridevano per quanto io poi fossi imbranato in quello sbattermi. Mi si avvicino una ragazza che nell oscurit non avevo riconosciuto e mi prese tra le sue braccia e mi trascin in quella enorme pista da ballare che altro non era che sabbia caddi pi volte a terra ma lei mi propose di allontanarmi con lei, ma io risoluto non volevo cera in me qualcosa che nonostante il mio stato sentivo che non mi piaceva e feci bene perch toccare le donne portoricane non era affatto consigliato tant che il mio amico che os si trovo puntato sulla schiena una pistola e devo dire che tanto lo seppi 173

quando mi venne a chiamare mentre ancora tremante nella fuga farfugli quello che gli era accaduto. Le serate successiva le trascorremmo nei grandi locali all interno dei grandi alberghi. La sensazione che ricordo era quella di giornate trascorse su spiagge che non mi piacevano fra gente che non mi piaceva e con una grande voglia di andarmene, cos come facemmo due o tre giorni dopo alla volta del Venenzuela . Dentro di me mi feci un idea ben chiara del luogo che lasciammo alle nostre spalle, un posto poco ospitale che non ha nulla a che fare con la cortesia e gentilezza dei sudamericani, le spiagge del Portorico non sono bianche ed il sole sembra ritirarsi affranto dal bagliore dell oro che si pone come status di una condizione di esseri violenti e brutali dove il bene ed il male appare come un distinguo soffocato dalla natura barbara dei portoricani mentre la miseria non ha la sua voce ma solo il ghetto della dimenticanza. Partimmo ben contenti di farlo verso il Venezuela, dopo ovviamente aver narcotizzato per il viaggio quello che chiamer l intruso. Durante il viaggio mi sentivo sollevato dal fatto che avremmo visto e visitato un luogo dove la gente molto ospitale e nonostante anche qui la grande differenza tra gente molto ricca ed un popolo di indigenti il divertimento all apparenza uguale per tutti. Laeroporto dista da Caracas una quarantina di chilometri e gi ho accennato a cosa accadde. Arrivammo all hotel Tamanaco completamente sconvolti e armati di alcol e sostanze per rimanere tali fino a che non raggiungemmo la discoteca dove scoprii l Emeneito, il ballo che tanto andava per la maggiore in quel periodo. Caracas come citt molto violenta e le forze dell ordine hanno due ordini di misure : quella per i turisti che vengono difesi dalla valanga dei vagabondi che cercano di venderti di tutto e che devo dire a noi certo non davano fastidio e quella per i vagabondi dove era facile vedere i fucili a pompa spianati contro di loro. Anche in questo paese dilagava e forse anche ora lo stato di polizia. Facendo il viaggio dallaereoporto a Caracas ebbi modo di vedere dove abita la povera gente ghettizzata in un numero imprecisato di baracche senza servizi igienici e senza niente che potesse chiamarsi una dimora. Mi hanno raccontato che spesso gli uomini e le donne non sono 174

regolarmente iscritti all anagrafe e spesso muoiono senza un nome. Ci fermammo pochi giorni nella capitale e come detto ne vedemmo delle belle frequentando i luoghi dei ricchi ci divertimmo molto. Dopo aver visitatole famose cascate Angels, meraviglioso miracolo della natura, ci dirigemmo verso i paesi bagnati dai Caraibi. Visitammo Maracaibo citt del petrolio da cui fuggimmo in quanto appariva come lo spettro di una citt morta poi visitammo un altra cittadina dove facemmo amicizia con degli italiani che oserei dire erano scoppiati altro non facevano che vendere cocaina agli italiani e ovviamente consumarla oltremisura Di questi ce n sono tanti e ridotti molto male segnati dal vizio e terrorizzati da una polizia molto violenta e corruttibile che per pochi dollari ti lascia andare. Finalmente ci imbarcammo con lareo per la famosa Isla Margherita . Isola circondata dal mar dei carabi. Quando giungemmo su questa fu tutta un impresa. Arrivammo di notte e non riuscimmo a trovare un posto per dormire, eravamo stanchi e dormimmo su una parte di un albergo ancora in costruzione previa mazzetta lasciata al direttore dell albergo. Il giorno dopo affittammo una macchina e ci dirigemmo su di una spiaggia famosa bagnata dalle onde dei carabi e frequentatala dai surfisti. Arrivammo ad un piccolo villaggio fatto di pochi bungalow ma molto grazioso e pulito decidemmo quindi di fermarci .Era ai piedi dellenorme spiaggia bianca e la sensazione fu quella di vivere dentro il mare. Ci sistemammo, il tutto era di propriet di una americana, pattuimmo un prezzo di sette dollari al giorno ed i vari bungalow erano puliti. Fu li che incontrai un amico napoletano: Roberto con il quale vissi quella notte con Miguel. Il piccolo villaggio era molto ospitale aveva una sorta di ristorantino in legno dove un omosessuale faceva da barman e da cuoco al centro un piscina di notte illuminata e la cosa pi importante che era frequentata da donne stupende. Donne norvegesi, delle milanesi, e delle donne della Caracas bene insomma una sorta di piccolo paradiso. Il primo giorno che ci avviammo verso il mare fu veramente straordinario davanti a noi gruppi di musicanti che suonavano ogni tipo di musica la spiaggia rimbombava della pi bella musica piena di belle donne del luogo con costumi minuti e coloratissimi. Quella mattina feci un te di maria che gia Roberto aveva acquistato dal famoso Miguel mi feci dare un Vaso de 175

agua caliente dal simpatico personaggio del ristorante presi una garza la riempii di gangia e la lascia riposare per mezzora poi girai per i bungalow dove erano sistemati i miei amici risultato arrivammo sulla spiaggia che non sapevamo dove sistemarci la musica era tartassante cercammo in quella moltitudine di posteriori e note musicali un posto per sistemare i nostri asciugamani, forse sarebbero stati necessari almeno trenta occhi per poter godere di quelle tante donne che non ti filavano affatto . Dun tratto mi alzai e con la mia macchina fotografica cercai di fermare quella realt in eterno movimento.La musica seguiva il moto ondoso , o meglio era lo sguardo deviato dal t che rendeva visibile la musica anche perch la stragrande parte dei frequentatori della spiaggia ad ogni dove seguiva con la danza i movimenti dei corpi e questi si rendevano leggeri e vibravano nellaria. Le donne bellissime lo erano ancor di pi nei loro dimenarsi armonioso ed eccitante. Il sole faceva da padrone ed anche i suoi raggi erano deviati dalla melodia. Ogni tanto passava un ragazzino con una bevanda a base di cocco gradevolissima che scendeva nelle nostre viscere obnubilando il nostro sguardo. Era un continuo guarda l ei lhai vista quella - insomma alla fine perdevamo la pesantezza del corpo e l unica maniera per porre fine a quello spettacolo traviato da vizio era quello di gettarsi in acqua e sperare che tutto si placasse. Ma anche in mezzo allacqua rimasi pi volte a bocca aperta nel guardare chi si cimentava nel surf movimenti perfetti e studiati chiss da quanto tempo. In prevalenza uomini con i capelli lunghi e corpi scolpiti dal mare e dal sudore. Loro erano come distratti dalla caotica spiaggia tant che feci amicizia con uno che si guadagnava la vita con la propria barca facendo brevi gite in un mare trasparente.Ci misi poco a contattarlo. Aveva una barca gialla e rossa con una cappotta in tela color rosso. La gita fu da me organizzata, avevamo dell ottimo t di gangia un frigorifero con l immancabile rum caraibico e coca cola a volont. Al nostro gruppo si accodarono due ragazze di Milano una con un corpo mozzafiato l altra con degli occhi profondi quanto il mare e che cambiavano colore al riflesso del sole sul mare. Partimmo di buon ora e con la barca andammo da dei pescatori dove comprammo per pochi dollari un enorme spigola ed altri pesci che non conoscevo ma che si rivelarono ottimi. Il mare era 176

turchino con grandi sfumature verdi e vicino alla costa il mare si confondeva con il bianco della sabbia. Facemmo una prima sosta su di un atollo dove bevemmo i primi cuba libre che scendevano come l acqua quando hai sete. Sopra questo atollo aiutammo il surfista a catturare enormi granchi rossi che si rivelarono ottimi alla brace. Dopo poco ci avviammo verso l isolotto disabitato e tutti insieme in condizioni oserei dire oltraggiose e con i fumi dell alcool che vibravano nei meandri del cervello provocando un enorme sensazione di piacere allo stato puro. A quel punto iniziai a far girare la mia borraccia con il t e qui accadde di tutto, la bella milanese inizi a danzare scoprendo quasi tutte le parti del corpo ma con eleganza si vestiva e svestiva continuamente creando ovviamente l eccitazioni di noi uomini chiaramente pronti a tutto e fra i granchi che circolavano forse anche loro sbronzi dentro la barca alla caccia di qualche polposo ditone e fiumi di cuba libre che ai miei occhi mi facevano apparire sbiadite le linee dell orizzonte e spesso mi staccavo dall imbarcazione e seguivo la barca a nuoto mentre questa lenta ci portava verso un mondo fatto di colori irripetibili. Io avevo la macchina fotografica con la quale inizia a scattare foto a destra e a manca ed anche al bel tenebroso surfista. Capii che l isolotto aveva due versanti quello dove ci fermammo e l uomo prepar un enorme barbecau con i pochi pezzi di legno trovati sull isola e laltro immacolato; sembra strana la parola catturare ma di questo si trattava in quanto completamente persi facevamo a gara a chi riuscisse a portare piu legno. Il legno ed il fuoco crearono una luce talmente intensa con tutte le sue gradazioni come se il re sole ci avesse donato un suo raggio. A ricordar bene con noi cerano anche tre norvegesi che dimoravano come noi in quel piccolo villaggio. Erano un po assenti dai bagordi ma feci loro bere del te dicendo che era una bevanda fatta con un frutto tropicale, quel t era molto buono in quanto ci aggiunsi tutti i succhi delle piante tropicali per addolcirne il sapore forte della marjuana. Insomma ad un certo punto vidi sparire il surfista il quale and nella parte opposta del piccolo isolotto e mentre gli altri si divertivano a buttarsi e rotolarsi nella sabbia praticamente nudi io andai dietro al surfista. Il surf uno degli sport pi difficili e per cavalcare l onda all inizio praticamente impossibile. Comunque mi misi a guardare le sue 177

prodezze dalla spiaggia. Arrivata l onda da lontano come il cavaliere che deve domare il cavallo imbizzarrito si levava in alto sulla tavola facendo mille peripezie ed io in un momento di quiete gli chiesi se mi faceva provare, lui accett il mare e la tavola un po meno. Mi ritrovai pi volte intrecciato su me stesso nel tentativo folle di cavalcare l onda, lui sorrideva ed alla fine decisi di cavalcare l onda avvinghiato in posizione orizzontale sulla tavola vuoi o non vuoi posso dire di aver cavalcato l onda anche se a modo mio ebbro mi sentivo un surfista in realt feci la parte del clown ma lo feci veramente bene. Raggiungemmo il gruppo e lui inizi a preparare i pesci ed i granchi alla brace non cerano certo n forchette ne coltelli ricordo di aver mangiato polpa di granchio sul seno della bella milanese. Avevo la sensazione di vivere un gran baccanale dove tutto era permesso compreso quello di scambiarsi il costume mi sentii ridicolo con uno sleep giallo di chi non ho capito di chi fosse. L era tutto possibile e le scorte di rum con quell ottimo pesce mangiato con le mani ci rendeva come un branco di barbari senza regole n tab. Il ritorno fu canterino ed il sole mentre scendeva donava i suoi raggi pi belli che rendevano la nostra pelle bruciata color bronzo i nostri occhi rossi di vizio la stanchezza si mescolava con la nausea di quel rum che non avevamo mai abbandonato e qualcuno profittando del ghiaggio rimasto si spargeva sul corpo parte di esso per consolare la pelle bruciata. Questa impresa ci diede modo di fare amicizia con quasi tutti quelli del piccolo villaggio e decidemmo che di li a qualche giorno avremmo organizzato un enorme festa dal calar del sole sino alla notte fonda. Andammo ovviamente da Miguel al quale avevamo fatto il miracolo con il clenil conpositum sprai per curarlo dalla sua asma psicologica e certo lui ci ricambi con piacere. Ora non ricordo quanto riuscii a racimolare con la colletta ma tutti furono generosi. Quella sera dell appuntamento mentre gli altri erano alle prese con l organizzazione della festa, previo permesso della proprietaria americana io e Roberto andammo a fare lacquisto di coca e marijuana cercando di non dare sull occhio della polizia che girava spesso nei pressi di quella spiaggia ma indovinammo lora e nessuno ci diede fastidio anche perch tutto ci fu consegnato in un posto sperduto della folta boscaia dell isola. La generosit di Miguel fu tale che mi trovai in mano quasi un 178

etto e mezzo di finissima coca ed un sacchetto bello grande di maria. Fu un caso ma dentro quel villaggio partecipavano sette bellissime donne di nazionalit diversa e noi tre con gli altri amici di Napoli anche eravamo in tutto sette .Decidemmo quella sera di vestire tutti di bianco ed io nel mio bungalow preparavo varie caraffe di t di maria con dentro molto lime e succo di ananas e preparai diversi sacchetti in modo tale che nessuno si rendesse conto di quanta coca noi avessimo e quella sera mi divertii moltissimo a far finta che la coca era finita ed tipico di chi tira coca cadere in una profonda depressione laddove vede finire la sostanza ed io al punto giusto ne tiravo fuori altra. Il sole stava calando ed io preparai senza dir nulla a nessuno dei buon cuba libre con dentro sciolta un po di coca e questo sarebbe stato laperitivo. Nonostante il caldo ci facemmo preparare un unico piatto di spaghetti ai frutti di mare che i nostri amici di Napoli avevano portato e chiaramente spiegando al cuoco omosessuale il modo della cottura e gli ingredienti affinch fosse veramente un piatto delizioso. Tutto dintorno alla piscina ed in qualche luogo strategico accendemmo delle enormi torce procurateci dal factotum del piccolo villaggio la musica caraibica ci avrebbe accompagnato per tutta la festa. Le donne erano prevalentemente svestite oppure coperte con vesti trasparenti gli uomini quasi tutti in pantaloni bianchi a torso nudo . Quella festa inizio subito sin dallaperitivo che dette alla festa il significato che voleva avere per me mi appariva come un piccolo paradiso dove tutto era concesso compresa qualche timida palpata alla donna di turno. Mangiammo gli spaghetti che non erano male, il cielo assumeva una veste di contrasto le torce erano come stelle cadute di lass e la luna giocava un ruolo armonico rendendo, con il suo chiarore, un tuttuno fra cielo e mare. Il nostro amico si perse quasi immediatamente lo ritrovammo a met festa che continuava, senza fermarsi mai e che non sarebbe pi tornato a casa perch stava troppo bene. Ma il bello doveva cominciare leffetto della mia bevanda aveva reso tutti pi loquaci, qualcuno pi tardi pens anche di aver parlato norvegese. Ad un tratto capii che era ora di tirare fuori le munizioni, andai dentro il mio bungalow e staccai lo specchio per poi coprirlo con un asciugamano ed iniziai a girare per il villaggio , spesso all interno dei piccoli bungalow per offrire la cocaina e, fatto curioso che lavevo preparata a spirale ed 179

ognuno poteva tirarne quanto ne voleva, cos, senza limite. Perch fu una festa senza limite tutti bevvero a crepapelle ed avevano lo sguardo nel vuoto; alcuni, spesso gli uomini inseguivano la loro preda ed altrettanto le donne strappandosi le vesti gi succinte, tutto era ammesso tranne innamorarsi di quel tipo di vita doveva e fu solo un giorno di follia ma accadde di tutto. Chi amoreggiava in piscina brindando ad una vita che dicevano doveva essere sempre cos. Forse quella notte toccai con mano l anarchia. Io finii in un bungalow con la bellissima ragazza di milano certo confondevo tutto anche i lineamenti e non cera bisogno dei nomi ma solo di cenni a volte molto eloquenti avvertivo un senso di leggerezza e toccarsi era piacevole ma ovviamente in quelle condizioni non era possibile fare l amore. Ad un tratto finii il primo sacchetto e feci finta di non averne pi ci furono le proposte pi disperate alcuni piansero anche e tanta fu la gioia quando n tirai fuori un altro ed iniziai a darlo in pasto ai leoni tutti assumevano droga fin quando alcuni toccarono il fondo sentendosi male ma mi accorsi quanto un uomo pu esagerare dopo il sentirsi male sopravveniva la volont di continuare a sconvolgersi e a bere quella bevanda da me preparata che era veramente forte e le allucinazioni iniziarono a venire. Il nostro amico fu recuperato sulla spiaggia aveva il viso completamente imbiancato dalla sabbia in quanto era inciampato e caduto a faccia avanti sulla spiaggia caraibica. Fu un momento difficile in quanto eravamo fuori dal villaggio e nonostante le luci ed i colori che madre natura ci donava la polizia lo seguiva passo dopo passo . Fortunatamente per lui arrivammo noi ed in inglese raccontammo una serie di menzogne che per sortirono il loro effetto ed i poliziotti se ne andarono sorridendo. Lo prendemmo sottobraccio e lui ci raccont di una visione di una luce che lo inseguiva io ed il mio amico decidemmo di dargli del tavor per farlo addormentare in qualche posto all interno del villaggio. Nel frattempo come detto mi ritrovai ad inalare cocaina con la bella di milano che era rimasta solo con lo slip ed una maglietta certamente non sua che la rendeva estremamente sensuale ma il gioco fin. con mio enorme stupore lei fini con il fare lamore con il ragazzo del surf che a differenza nostra non aveva affatto folleggiato ed era pronto a copulare. Io mi abbandonai tra le braccia di una ragazza che avevo conosciuto a Caracas mi 180

dissero che era molto bella ma sinceramente ricordo ben poco. La festa o meglio il baccanale fin alle nove del mattino eravamo fattissimi ed io volevo per forza andare a vedere il sole che sorgeva ma abbandonai l intento e mi sedetti sulla parte bassa della piscina con in mano la bevanda a contemplare quella notte folle senza pi riuscire a comandare il mio corpo ero immobile ad ascoltare i miei sensi, la mia follia perseguitato dalle allucinazioni che danzavano intorno a me . Quando rinvenni la ragazza di Milano mi port via dalla piscina e si addorment accanto a me nel mio bungalow. Il giorno dopo eravamo dei fantasmi ognuno raccontava quello che aveva visto fare allaltro ci volle un giorno per riprenderci . Feste cos non ci furono pi e ci godevamo i Caraibi e la sua straordinari bellezza. Sulla spiaggia come detto cerano complessi di ogni sorta ed il trambusto faceva da colonna sonora ad un mare trasparente ad un sabbia bianchissima che penso non dimenticher facilmente, I colori dei tramonti bersagliati da un cielo splendente e da un sole che non lesinava certo il forte calore. Nel fine settimana le lunghe spiaggie erano luogo di ritrovo dei ragazzi e ragazze della Venezuela ricca. Arrivavano presto con grandi frigoriferi pien di rum e coca ed ad un tratto tutti ballavano invadendo con i loro costumi colorati il biancore della spiaggia. Io continuavo a preparare la bevanda da me preferita il t di maria che aumentava in me la volont di essere oggetto di quel tribale divertimento era impossibile annoiarsi e la sera ci ritiravamo sulla piscina del villaggio in mezzo a quelle bellissime donne. Arriv il tempo della partenza lo scambio degli indirizzi che sarebbero rimasti parole vuote. Il ritorno prima di partire bevvi una caraffa intera di t che mi procur un febbre abbastanza forte gli altri ne bevvero un paio di bicchieri e questo rese il ritorno meno faticoso . Dovemmo comunque ripassare per Portorico ed imbarcarci poi a New york per il ritorno a casa.Il ritorno fu veramente stancante, eravamo reduci da una serie di eccessi che ci avevano portato via qualche chilo. Ad accogliermi allaeroporto no cera nessuno, Napoli era vestita con il suo calore settembrino e le vacanze non erano finite e la citta era semivuota. Mi imbarcai per Ischia dove cera la mia compagna ad attendermi i mie vestiti bianchi erano sporchissimi ed ero altrettanto stanchissimo lei mi festeggi e mi port quella sera in un bellissimo ristorante con gli stessi 181

vestiti che indossavo non avendo neanche la forza per cambiarmi. Seguirono racconti entro i limiti del raccontabile poi dopo cena mi feci una doccia e dormii due giorni di filato con le sole pause per un piccolo ristoro Era settembre ed avevo molta carne sul fuoco dovevo preparare la tesi in quanto avevo sostenuto entro il mese di ottobre tutti gli esami. Scelsi una tesi sperimentale per avere un buon voto di laurea e fu questo il momento che tra limpegno della tesi e quello del concorso in magistratura mi vide rinchiuso a casa spesso utilizzando hashisch per trovare la giusta concentrazione. Non si trattava di abuso ma di uso calcolato che io chiamavo terapeutico e sinceramente bruciai le tappe, entro sette mesi la mia tesi era pronta per essere discussa largomento che trattava era : Finanziamenti pubblici alle imprese statale e norme Comunitarie. Devo dire che la tesi occup gran parte del mio tempo essendo materia nuova e solo grazie all intervento di un mio amico che lavorava presso uno studio legale a Bruxells che riuscii a realizzare loggetto del mio ultimo esame .Quindi la mia vita correva lungo grandi percorsi di solitudine ma fu unimpennata di impegno soprattutto con riguardo alle traduzione di argomenti della tesi di cui, tra laltro neanche il professore che mi seguiva ne era a conoscenza della sua argomentazione. Quello che mi preoccupava era la salute di mio padre, non era pi lo stesso da quando seppe che avevo terminato gli esami e mi accingevo a discutere la tesi. Mi raccontarono che pianse accorato e di li ebbe uno scossone che lo port verso una forma di patologia dove all inizio ebbe una sfuriata e fece spese pazze :compr tre macchine, il cellulare per me pellicce per la mia famiglia, gioielli per le sue amanti . Capimmo solo pi tardi che si trattava di una demenza senile dove per non perse affatto la sua lucidit; ci dissero che faceva progetti grandiosi per la Citta di Fermo dove solo quando mor ebbe dei riconoscimenti. Dal canto mio io ero super impegnato e mentre mi accorgevo delle sue folli spese capii che ogni tentativo era ormai inutile. Fu abbandonato da tutti e chi gli doveva dei soldi spar, sparirono da dentro la cassaforte documenti importantissimi; e dopo questo non fu pi lui aveva dissipato un patrimonio e nel momento che se ne accorse subentr la fase depressiva della malattia. Nonostante 182

tali condizioni venne alla discussione della mia tesi e volle assistere a quell evento. Vennero ad assistere alla discussione mia sorella, mio cognato, mio padre, mia madre ed anche il mio piccolo nipotino. Quel giorno non volli vedere nessuno prima della discussione della mia tesi. Fumai dell ciaras per calmarmi . Feci il tragitto fino alla facolt da solo ed incontrai i miei per poi ritrovare tutta la concentrazione del caso e fu un successo; il mio voto fu centosette su centodieci, alla fine il professore si compliment con me sottolineando che si trattava di una tesi sperimentale. Io ero alle stelle e con tutti brindammo in facolt con champagne. Per mio padre non cera forse mentalmente ed non ho mai capito se effettivamente si era reso conto di quanto era accaduto. Mi Sembra giusto accennare di un viaggio in Tunisia di cui non ricordo precisamente lo spazio temporale so comunque che probabilmente fu prima della mia tesi. Ho profondamente odiato la Tunisia non tanto i luoghi che sicuramente catturano lo sguardo coi suoi colori che sono ovviamente chiari e riflettono un sole forte e prepotente ed il deserto che mi rimasto nel cuore. La sveglia per poterlo vedere era data dai tempi in cui l organizzazione del tour nel deserto determinava. Un mattino alle quattro e trenta ci alzammo dopo aver riposato nelle tremende tende organizzate a mo di villaggio tuareg, salimmo sui dromedari alla volta di un rudere che stava oltre le fiammanti dune del deserto, i colori erano quelli di una un enorme immagine dipinta con laerografo dove i gialli scorrono fra tutte le sue luminescenti gradazioni e larancio funge da base di tutti gli altri colori compresi i meravigliosi rossi che appaiono come dipinti. Lunica nota positiva era quella di spostarci per mezza tunisia con i gipponi con tanto di aria condizionata spesso fermandoci in meravigliosi alberghi dopo lo stress di una notte trascorsa in tenda dove le palme indicavano la presenza della poca ombra di un oasi. Visitammo anche le case sotterranee dei trogloditi abituati a vivere sotto terra per resistere allenorme calura dei luoghi. Mi colpirono i loro visi segnati dal sole e dal tempo la Tunisia offre i volti della povert unica ricchezza il turismo ed il nostro spostamento a Gerba mi colpi molto, alberghi erano lussuosissimi e gestiti dalla Tunisia ricca che certo non bada a spese per il ricco turista. a 183

comunque la razza tunisina forse con il fardello di una occedentalit a cui tendono e le tradizioni musulmane il tutto appare quindi come un ibrido quasi una comunione paradossale Gli indigeni sono persone strane che guardano al turista cercando di sfruttarlo anche se la vita ed i lussuosi alberghi si pagano a poco prezzo. Altra eccellenza i mercatini e la kasba luoghi dove se non stai attento ti palpano la compagna in modo quasi brutale e fastidioso. Sei costretto a circondare le donne affinch queste non vengano infastidite; soprattutto le bionde. Nei mercati stupendo il mercanteggiare, tanto tempo fino a raggiungere il prezzo che ti sembra il migliore ma ce sempre qualcuno che paga meno di te. Ho visitato un paesino sperduto nel deserto dove loasi pi vicina era assai lontana i ragazzini ci chiesero di tutto e vidi come un piccolo e semplice gesto di una regalia pu farti dono di un sorriso. Cera una donna centenaria che viveva da sola intessendo tappeti per i ricchi mercanti .La sua casa era singolare anche questa scavata nella roccia, cerano poche cose ad arredarla un letto di pietra coperto da una sorta di piccolo materassino ma mi incurios molto che avesse un biblioteca con delle bellissime e note favole, di sera i bambini si riunivano intorno a lei e lei leggeva le sue fiabe ed il racconto non era mai lo stesso. Cera la povert ma tanta dignit nelle loro povere cose penso che non se ne sarebbero mai andati via dal loro lontano villaggio.La sabbia era capace di entrare dappertutto e spesso utilizzavamo i nostri turbanti per difenderci da quella che era sottilissima. Era meraviglioso scoprire che dopo una tempesta di polvere rossa questa cambiava totalmente la sembianza dell orizzonte. Enormi dossi di sabbia che cambiavano sia la sembianza che la luce perch la sua forma era sempre diversa. Ho portato con me la macchina fotografica e sono riuscito a fare qualche scatto in qualche luogo ove non ci fosse la tempesta; una cosa appare grande il deserto non ha proprietario, il deserto non ha padrone ed ha le sue ferree regole a cui non si pu prescindere, il deserto degli uomini che lo vivono e lo rispettano una enorme culla di dossi dove se vuoi lei ti culla e ti fa dono della sua meraviglia con i suoi spazi immensi oltre al fatto di farti sentire libero e solo. Il sole brucia la tua pelle e non ce nulla che possa ripararti se non nasconderti ai suoi raggi immerso nel mare, quel mare limpido e trasparente dove io trascorsi la 184

maggior parte del mio tempo cercando di fuggire la calura che nel mese di agosto quasi insopportabile. La cura migliore era la possibilit di farti un bagno turco o farti massaggiare con miracolosi unguenti la pelle scottata e rossa come il sole nell ora di mezzogiorno. Resta il fatto che la cultura musulmana vada rispettata anche se per noi occidentali era serbata la facciata del mancato rispetto, la severit delle loro regole cadeva di fronte al turista che a volte travolto dal mancato rispetto e che si ergeva a paladino delle grandi verit. In verit da una parte c la suntuosit dei grandi alberghi a poco prezzo che con il loro fascino esotico ti ammaliano dall altra tanta miseria e con essa la volont di rendere il turista lo strumento per piccole nefandezze. Ricordo gli scorci dellalba e del tramonto e la leggera brezza della notte che ripagava la pelle di quel piacere della carne che era stanca del sole cocente. La mia pelle arsa dal calore del giornoe, dal sale del mare cambi aspetto pi volte sino a farsi ferita e gonfia e le creme non servirono, solo il buon senso di trovare l ombra dove la leggera brezza di grande refrigerio mentre il mare aumenta smisuratamente la potenza del sole. Il sole ed il caldo spesso mi costringevano a lunghe pause nella mia camera con laria condizionata e solo nel viaggio del deserto il fatto di vestire di bianco mi evitava il peggio anche se i passi tra le dune o sopra il dromedario mi apparivano come forme volontarie di tortura ma poi gli immensi spazi di deserto erano luogo dove la mente si apriva nel miracolo della perfezione della diversit delle dune e quindi del paesaggio che seppur appare banale somigliava alla luna. Il resoconto di quel viaggio fu il frutto di una gran fatica ed il mio fisico n risentii al punto che al ritorno ero stremato ma appagato di aver conosciuto una cultura molto lontana dalla nostra. Per la mia laurea, seppur preoccupato dalle condizioni di salute di mio padre, avevo organizzato con il responsabile della aereolineas argentinas un viaggio che doveva portarmi a Buenosaires per poi raggiungere Capo de Hornos poi via in Brasile per una puntata in Amazzonia. Il progetto era perfetto avevo pianificato tutti i voli interni ed ero convinto che la mia compagna divenisse la mia compagna di viaggi. Ma allultimo momento non se ne fece pi nulla ; motivazione: troppo 185

lontano. Dovetti quindi ripiegare per un viaggio verso la Francia, per me troppo vicina ma dovetti capitolare. Partimmo con la macchina e con un bel mucchio di soldi. La prima tappa fu a San Gimignano uno stupendo paesino in Toscana . Arrivammo dopo aver sbagliato strada innumerevoli volte e solo grazie al cellulare riuscimmo a farci aspettare per la notte. Al nostro risveglio ci accorgemmo della meraviglia del luogo che ci ospitava . Immerso nel verde e costruito con mattoni a faccia vista ci appariva come un piccolo castello. Prima dell esplorazione al paesino passarono due giorni dove ci lasciammo trastullare dall ottimo cibo e dal buon vino toscano che con le sue leggere bollicine scendeva gradevolmente nella nostra gola mentre ci godevamo la piscina dellalbergo. Avevo portato con me dell ottimo hashisch che consumavo in solitaria nei giardini verdi e pieni di fiori dell albergo sempre ovviamente con una bottiglia di buon vino. Dalla toscana finimmo a Zurigo ed alla sua gente spigolosa e scortese. Ci sistemammo in un albergo costosissimo ed il giorno dopo visitai con poco entusiasmo quella citt da ricchi dove nelle vetrine cerano oggetti il cui prezzo era inavvicinabile . Ricordo di aver gradito gli enormi getti dacqua che venivano dal fiume, ma abituato ad altro ad altri paesaggi la citt mi sembr cupa e terribilmente grigia . Ci fermammo ben poco ma decidemmo di passare per il Canton svizzero ed anche li decidemmo di fare una breve sosta odiavo tanta ricchezza e perfezione nella pulizia e nell ordine austero ed eccessivo, partimmo quindi verso Parigi dove un nostro amico ci aveva indicato un bellissimo alberghetto : Lhotel Kleber. Incredulo e con le sole indicazioni della cartina stradale trovammo l albergo che era sito nelle vicinanze dellArco di Trionfo. Di Parigi ho un bel ricordo la visitammo in parte a piedi ed in parte in taxi : visitammo il Louvre dove rimasi pi volte incantato da tante opere darte e dinanzi alla Monnalisa rimasi male per le sue piccole dimensioni ed anche dal fatto che non era avvicinabile come invece lo era il ritratto di Vincent Van Gogh al museo d Orse dove ricordo che la vicinanza con il suo autoritratto, fatto dopo che si era reciso lorecchio, mi emozion al punto che sulle mie gote scesero lacrime . Visitammo la piazza degli artisti anche questo mi affascin al punto che non volevo pi andar via mi affascinavano gli artisti di strada le loro opere stupende ed i 186

loro ritratti realizzati con tratto sicuro. Non poteva mancare la visita al cimitero dove era seppellito Jim Morrison la cosa che mi colpi che intorno alla sua tomba cerano le persone pi disparate dai Punk ai figli dei fiori e tutti erano in contemplazione e spesso lasciavano un fiore sulla sua tomba non potetti resistere di firmare la mia visita dopo esser rimasto per una buona mezzora a guardare il popolo di Jim. Le strade della citt erano affollate da artisti di strada e spesso la mia compagna mi trascinava via e rompeva il mio incantesimo; visitammo i Giardini di Versailles il trionfo della perfezione del re Sole dove tutto era gradito alla sguardo dove gli occhi guardavano la bellezza dove i saloni dove il re si circondava di nobili ruffiani che sembravano con un po di fantasia rivivere dinanzi alla tua curiosit. Ci fermavamo a mangiare nei locali che ci sembravano i pi caratteristici visitammo la cattedrale e la mia macchina aveva tanto da effigiare sulla pellicola di turno. Una sera conoscemmo dei parigini in un bellissimo ristorante dove servivano ogni tipo di frutto di mare ed ero solito fare delle scorpacciate di ottime ostriche. Con i nostri conoscenti girammo la Parigi non turistica e ci portarono nella parte boehmien della citt dove le mansarde sono ancora retaggio di artisti e scrittori in attesa di fama. Parigi non mi sembrata una citt violenta anzi la gente mi appariva pacifica e tutta intenta a muoversi per cercare un po del loro spazio per vivere serenamente la loro vita oserei dire romantica. La torre Eiffel fa da padrona sulla citt e visitarla fu unimpresa per raggiungere la dove cera il ristorante in cima e facemmo cena tra le luci peccaminose della citt e tra i tanti turisti che si accalcavano per vedere Parigi dall alto sensazione piacevole e nel contempo pensierosa nel senso di come una tale opera, comunque interessante permettesse di godere di tutto quel meraviglioso teatro e della sua meravigliosa struttura. Inevitabilmente, trovandoci nei paraggi visitammo Disnejland la citt dei divertimenti europea dove dun tratto mi traformai in un bambino divenuto grande che se la spassava per i mille divertimenti e penso che rimasi allinterno di quella struttura per almeno lintera giornata e trovai paperino veramente esilarante. In quel paese dei divertimenti mangiai la pi buona bistecca mai mangiata in vita mia, ritrovai fra la vita e la morte la sospensione dellessenza della perdizione nelle meravigliose 187

montagne russe e guardai attonito il villaggio sommerso dei pirati; ero un bambino che curiosava nel mondo che sperava fosse eterno Dopo una settimana sempre con la nostra cartina ci spostammo verso la Normandia dove regnano i prati e inevitabilmente facemmo una visita immersi nella natura che fa da padrona ; tante mucche che pascolano ed un gran freddo . Ci accadde un fatto particolare conoscemmo in una cittadina un gruppo che cercava di fare la questua per una comunit dove dopo tanta ricerca andammo a dormire era immersa fuori dal tempo e pranzammo con loro e visitammo lospedale dove cerano i malati terminali di AIDS; rimanemmo colpiti dalla serenita che cera nei loro sguardi e le cure ammirevoli dei compagni pi fortunati. Questa villa diroccata era immersa fuori dalla Francia nel senso che cos come era stata costruita era fuori dal tempo immersa in un luogo ove il freddo fa da padrone e un velo di mistero la tingeva. Rimanemmo con loro un giorno e regalai l ultimo disco di Pino Daniele per poi ripartire per Mont San Michael un luogo veramente velato dal mistero della sua struttura medievale dove in base allalta o bassa marea raggiungibile o a piedi oppure in barca. Questa costruita in mezzo al mare ed al suo interno vivemmo veramente il medioevo un piccolo gioiello di architettura solida e compatta. Ogni pietra ben saldata allaltra non sembrava affatto scolpita dallerosione del mare e portava con se lausterit dell epoca e nei suoi enormi saloni, la storia di un epoca fatto di mistero e di lunghi tragitti di sofferenza quasi essa dovesse esser parte della sofferenza dellanimo peccaminoso degli eretici. Un luogo dove anche la cultura fa da padrona e la sensazione che ebbi che tutto fosse scritto nelle mura comprese le torture i ripensamenti di un cattolicesimo che certo fu protagonista dell epoca. Accanto al peccato, ristorantini che offrivano la specialit del luogo cascate di aragoste con tantissimi frutti di mare sconosciuti, il tutto servito su di una sorta di piatto a tre piani pieno di ghiaccio e di una leggera fontanella che bagnava le piccole e succulenti ostriche. Bevemmo champagne sconosciuto ma ottimo nel gusto ma caro per il portafoglio; uscimmo da quel ristorante dopo ben due ore con lovvia paura di esserci impinzati di una quantit di molluschi infinita e con il gusto dell ottima bevanda francese. Continuammo per il giro del castello con il nostro accompagnatore con cui avevamo 188

fatto amicizia e vedemmo luoghi al di la dell immaginabile e tutto fu meraviglioso.Da quel luogo avvolto di mistero ci spostammo a sud della Francia laddove come un incanto svettano i castelli della Loira. L impressione fu quella di essere avvolti da secoli di storia la loro bellezza stup le nostre aspettative.Cera l imbarazzo della scelta tanta la nostra intenzione di trovare una sistemazione allinterno di un castello. Dopo le visite di rito e dopo aver dato sfogo a tutta la nostra meraviglia dinanzi ai giardini perfettamente curati alle strutture che neanche il tempo aveva scalfito cercammo una sistemazione in uno dei castelli trasformato in albergo. Le nostre visite guidate nei meandri dei castelli ammirando le bellezze e la pomposit dei nobili del tempo fu lattivit primaria ma ovviamente sopravvenne la stanchezza. Cercando trovammo un castello con un giardino meraviglioso e con altrettanta vista mozzafiato sulla stesura di verde e di fiori che erano sparsi in tutti i castelli del luogo. Ci sistemammo in un camera che pi che altro mi appariva come un appartamento. Tutto era di lusso dal mobilio in stile ad un enorme letto a baldacchino ed un bagno enorme con tanto di vasca idromassaggio ed un bellissimo acquario che separava i lavandini dalla vasca. Cenammo nel castello proprio su di una terrazza che dava il senso di un tempo che si era fermato, di secoli che avevano reso quel luogo eterno. La cena fu ottima nonostante le difficolt nel comprendere le portate; il problema fu risolto dal cameriere che a differenza di tutti i francesi parlava un italiano comprensibile. C da dire che i francesi sono molto legati al loro nazionalismo e difficilmente accettano l interloquire in inglese dove sicuramente me la cavavo molto meglio. Quel lusso sfrenato fu concepito da parte mia e della mia compagna come un premio per il nostro viaggio per un sera ci sentimmo dei castellani. Ricordo anche che per pagare dovemmo ricorrere ad uno stratagemma dove la mia compagna dovette ricorrere al conto corrente del padre. La Francia con le sue meraviglie mi affascin parzialmente trovai i francesi molto stronzi e con la puzza sotto il naso, certo sono stati loro a fare la rivoluzione francese e per questo nulla quaestio; ma fu Napoleone a fare razzia delle nostre opere darte. Non ricordo se prima o dopo i castelli visitammo un cittadina arroccata sul mare, dove il vento faceva da padrone e comunque era piena di 189

giovani che si muovevano con moto perpetuo lungo tutte le stradine; non so cosa mangiammo ma il companatico ed il vino era ottimo. Trascorremmo la notte fredda all interno di quella roccaforte e trovammo da dormire in una stanza che aveva i materassi pi comodi che avessi incontrato in Francia. Ricordo che cera la possibilit di avvicinare il mare turbolento e sicuramente freddo. Tanto mi spinse a pensare ad un luogo dove nell arco dei tempi i pirati la facevano da padroni Il freddo era pungente ma piacevole io e la mia compagna non ci sottraemmo alla visita delle mura che circondavano quella magica roccaforte Leffetto che mi suscit quel luogo era quello di un poesia di un luogo ove regnavano versi e la storia di conquista Trascorremmo due o tre giorni in quel paradiso di storia e mi appariva un luogo senza tempo. Alla fine era ora di ritornare a casa con la chiara intenzione di portare la mia compagna sulle vette del Monte Bianco fermandoci nella gi conosciuta Courmaieur. Non trovammo subito posto ma alla fine ci sistemammo in un meraviglioso appartamentino dove alla televisione vidi il film un mercoledi da leoni. Cenammo in uno dei pochi ristoranti aperti a base di capriolo e dell ottimo vino dei luoghi. Il giorno dopo il cielo era terso ed avevo voglia di rivedere la pista dove da giovane ero sceso solcando con gli sci la neve fresca del ghiacciaio.La sensazione di freddo dopo aver preso il terzo pilone per raggiungere la vetta ci fece raggiungere in fretta un terrazzo di un rifugio dove il freddo si faceva sentire ed il vento che veniva da ogni insenatura della montagna portava con s il ricordo delle aquile e del loro volo ora incontrastato sulle alture quasi vergini, il tutto creava una sorta di corrente ed attanagliava i ricordi. Ero pieno di me stesso ricordando la discesa ora coperta da uno strato di nebbia che segnava il buio e la luce. La mia compagna capitol, lei non era abituata all altura e non si godette niente stante il fatto che si sent male ed un bravo uomo di montagna le fece riprendere i sensi a sorsi di grappa ed io ignaro me ne andai verso il parapetto che dava sul ghiacciaio: lui era imponente ma non lo era quando lo solcai, provai un senso di compiacimento e mentre mi si avvicin la mia compagna, in mente mia stavo ritagliando gli attimi della discesa per cercare conferma di quella che fu mia impresa. Lei si sent male ed era ovvio; era Napoletana e completamente fuori luogo la riportai 190

con tutta la perizia fino in fondo l unico rammarico era stato quello di non averle fatto vedere dove osavano le aquile. Ii ghiacciaio del monte bianco contiene il mistero di quanti osarono sfidarlo, fra i tanti cero anchio che con tutte le mie capacit di sciatore riuscii a fare di lui il mio tripudio , scivolai lungo le sue nevi con armonia, rispettandolo, senza osare di rimanere di lui vittima e forse questo lui lo comprese e mi don la felicita della discesa con il cielo terso. Feci tanto per farlo capire alla mia compagna che sorda sentiva solo il malessere dell altitudine, io ero immerso nei miei ricordi fatti anche di una buona dose di paura, il colore del sole feriva quella nebbiolina figlia dell altezza, sotto si dipanava il ghiacciaio imponente che quel giorno era torbido e mancava della luce che io conoscevo, sembrava un altro, inaccessibile ma io continuavo a guardarlo cercando nei ricordi le sensazioni meravigliose di cui mi fece dono. La mia compagna si riprese solo al ritorno da una parte cera il mio entusiasmo dall altra solo il turbamento per il suo malore e per un viaggio di ritorno dopo un mese di vagabondaggio nella Francia piatta e non certo entusiasmante. Il ritorno a Napoli non era pi letto con gli occhi dell entusiasmo, lei seguii la strada dell avvocatura nello studio di suo zio. Io da parte mia studiavo tantissimo ma non mi sentivo affatto bene . Non cero solo io ma la malattia di mio padre che non mi dava certo giornate serene. Da Fermo non mi arrivavano notizie buone e soprattutto non potevo seguitare quel ritmo di vita che mio padre aveva voluto per me. Dovevo fare qualcosa, e lo feci . Mio padre si era invaghito di una ragazza di appena diciassette anni e le aveva donato pellicce e gioielli. Tanto lo venni a sapere dal mio amico gioilliere e ritornai a Fermo per capire bene la situazione mia madre era disperata mio padre aveva dissipato un patrimonio. Capii che era tempo di tornare a fermo e la ragazza mi ridiede indietro tutto e cosi feci l ultimo anno a Napoli ma ricominciai a far uso di droghe sempre pi frequentemente, avevo perso la serenit gia incrinata dal fatto che non mi sentivo tanto bene; di notte sudavo e sempre pi spesso avevo delle febbri fortissime feci gli scritti di magistratura gli scritti di segretario comunale che superai e tornato a casa ne 94 feci anche gli scritti da avvocato 191

che superai subito ed un mio caro amico mi prese presso il suo studio.

LAIDS: IL DECLINO, LA PAURA, LA FINE DI UN SOGNO Ritornai a casa sciupato e stanco, la mia famiglia era stata colpita dalla malattia di mio padre che quando tornai era depresso, trasformato in un altro uomo; faceva lunghe passeggiate e penso che si era reso conto di quanto aveva fatto. Lui mi rivide a casa cercai di spiegargli che mi dovevo mettere a lavorare ma lui non mi ascoltava era assente. Luomo che mi aveva aiutato senza mai tirarsi indietro ora aveva bisogno di me . Aveva lo sguardo perduto nel vuoto, la sua grande mente mangiata dalla sua malattia. Da parte mia mi fecero dei controlli e seppi una notizia che non avrei voluto mai sapere ero sieropositivo. Da quel momento, dallesatto momento che lo seppi non dormii pi per quattordici giorni, a quei tempi si moriva e non cerano cure efficaci. Nonostante tutto mi trovai a frequentare un gruppo della Fermo bene grazie allamicizia che avevo con un simpatico ragazzo che mi fece entrare nel gruppo. Accadde un giorno che mi invit ad un festa a casa di una sua amica che aveva un piscina mi sembra nel giorno di ferragosto. Un festa fatta di alcool che consumavo sempre pi spesso ormai convinto che sarei dovuto morire inesorabilmente e fumavo anche parecchio hashisch. Insomma guardavo alla mia vita come se fosse la fine. Durante questo periodo conobbi una ragazza molto pi piccola di me ed insieme a lei di nascosto amoreggiavamo, il padre mi conosceva dai tempi del narcan quando da ragazzo esageravo con l eroina ed ovviamente non era certo daccordo che sua figlia mi frequentasse ma io trovavo con la sua complicit il modo oserei dire romantico di vederci. Andavamo sempre a Torre di Palme in quel paesino vivemmo le pagine pi belle della nostra storia. Non ebbi alcun rapporto sessuale con lei ma ci stringevamo forte e contemplavamo il nostro affetto. Lei molto nervosa ed io mi divertivo a metterla in condizione di ragazza furibonda e viziata per poi riconquistarla, non era per 192

niente uno scherzo lei aveva molti anni in meno di me la sua sensibilit toccava la mia anima; mi chiedevo chi era costei per rimuovere in me cotanto sentimento. Quale diritto aveva nello scuotermi e farmi planare nel pi scomodo senso di colpa ogni volta che volevo far capire lei che era impossibile ogni qual forma di intendimento sessuale. In quegli anni tutto era impossibile anche un novello affetto una qualsivoglia pretesa, niente era possibile nulla era percettibile se non il nostro affetto che solo in noi penetrava come il volo di una farfalla che nulla vale e che presto deve morire. Fra di noi cera un sentimento platonico avevo nei suoi confronti un forte senso di protezione. Lei mi tempestava curiosa di mille domande e sinceramente di me cap molto al punto di piangere spesso per la mia storia. Non avevo detto nulla a lei vivevo il mio incubo dentro me stesso ed irrequieto soffocavo tutto in me, certo avevo lausilio del mio psichiatra che mi aiut a vivere quei momenti in cui tutto perde senso e la depressione imperava in me come unenorme montagna che cancellava anche i miei successi, le mie vittorie. Al mattino mi svegliavo tormentato dal pensiero della mia sorte, ma non cero solo io ma anche la malattia di mio padre al quale non potevo chiedere aiuto perch lui luomo che mi aveva salvato ora giaceva sprofondato dentro il suo senso di colpa per aver dissipato tutto e pian piano si lasci andare dietro questi orrendi pensieri. La pubblicita sociale per la malattia era distruttiva un uomo e una donna cerchiati da un alone violastro tempestava i programmi televisivi ma io nonostante le poche cure che erano a disposizione ancora avevo energie e mi facevo forza e cercavo nella gente quell affetto per non sentirmi solo ad affrontare il male. Ricordo con la giovane ragazza che mentre facevamo una passeggiata cerano i cartelloni del cinema che davano il film Philadelfia era un film che non sarei mai riuscito a vedere e feci di tutto per dissuaderla, ho visto quel film solo nel 2005 a San Patrignano ma questo e storia di un futuro che venne come conseguenza dei miei errori delle mie mancanze. La storia con la giovane ragazza fin quando gli confessai che ero malato, lei pianse ed incredula fugg via da me anche se rimanemmo in contatto e andai a trovarla a Bologna dove aveva deciso di affrontare gli studi di giurisprudenza . Furono due giorni bellissimi facemmo finta di fare lamore completamente vestiti folleggiammo tutta la 193

notte per Bologna ci toccammo ed in lei lessi la sofferenza per non poter far con me l amore. Io ero terrorizzato dalla mia condizione e vedendola cos giovane e dolce e con una vita ancora tutta da scoprire non osai neanche un bacio ma mi cullavo dentro il suo modo di toccarmi ed accarezzarmi, la colonna sonora per me era larea di una furtiva lacrima e dentro tutta la sua malinconia e dolore. Decisi quellanno di fare un viaggio da solo a Santo Domingo, non avevo mai osato viaggiare da solo ma cancellai da me le mie paure e partii verso la fine del mese di agosto alla volta di questo meraviglioso paese immerso nei Caraibi. Il treno mi port a Milano verso dove avrei preso lareo; ero solo e per il viaggio avevo portato con me un po dhaschisc che fumai in treno con uno sconosciuto senza scambiare una parola ma questo faceva parte del mio silenzio era come se mi concentrassi ad affrontare il viaggio in completa solitudine. Arrivai allaereoporto stanchissimo ed al cek - in feci subito un incontro gradevole con tre ragazze di Milano anche loro dirette ai Carabii. Stranamente il mio posto fu cambiato con la businnes class e feci un comodissimo viaggio di andata fra le mille attenzione delle hostes. Mi sentivo bene e le ragazze che avevo conosciuto mi fecero compagnia per tutta la prima settimana di permanenza e tanto era gradito ma continuavo ad immaginarmi da solo perch in cuor mio questo volevo. Arrivammo a Punta Cana nella tarda serata mi feci un doccia ed ero immerso in un luogo meraviglioso le luci accese mi facevano compagnia scelsi di fare cena su di una piattaforma, sul mare le palme ancheggiavano al ritmo della musica che lontana faceva compagnia alla mia anima scossa ma stranamente serena, alla fine della cena trovai in tasca un po di fumo avanzato e guardando il mare trasparente consumai silente il mio compagno di sempre. Subito il giorno dopo cercai le ragazze conosciute ed insieme iniziammo ad esplorare il luogo. Il cielo pi azzurro che mai accoglieva il sole forte che in alto la faceva da padrone. Certo che laver conosciuto le tre ragazze cambi il ritmo della mia solitudine ero in forma fisicamente e mentre loro oziavano sotto il palmizio mi informavo sul come poter esplorare la barriera corallina. Dentro di me per tutto il periodo camminai per mano con una di quelle 194

tre ragazze conosciute; lei era mora ed aveva gli occhi verdi fu una dolce compagnia fatta di lunghe passeggiate e di grandi discorsi, forse un bacio e niente pi ma con lei ho vissuto grandi momenti liberatori una compagnia portata allestremo dal rum bevuto insieme sin dal mattino, alle grandi esplorazioni con i piccoli aerei verso isolette meravigliose. Dimenticai di quanto avevo addosso fisicamente stavo bene ed avevo con me sempre la mia macchina fotografica per fermare il tempo che dipingeva la pellicola con colori straordinari e tante anche ai bambini che dolcissimi chiedevano qualcosa di nostro . Io regalai tutto quello che potevo sentivo il bisogno di regalare un po di felicit. L avventura verso lisola delle mangrovie mi stup per lenorme numero di grotte dove riposavano mille pipistrelli mi avevano sempre fatto paura ma in quella circostanza mi sentii con sullisola del tesoro, mille ponteggi per raggiungere una cascata dove non pensai due volte nel buttarmi in acqua . Poi le prodezze con le moto dacqua con cui sfrecciavo sul mare trasparente tanto da avere la sensazione di volare Ed ancora il viaggio con le moto da sabbia verso il villaggio dei pescatori dove mi persi tra le loro rughe che raccontavano la loro storia. Poi le serate trascorse con lei passeggiando lungo le spiagge che di notte vivevano della luce della luna che tracciava una sorta di cielo stellato e dove bagnarsi e poi baciarsi era dobbligo. Gli scatenati balli fino a notte tarda dove accadde unevento che mi ricord di essere malato in quanto a piedi scalzi poggiai il piede su di una bottiglia di birra in frantumic ed il mio sangue mi turbo. Feci mille cose riuscii addirittura a creare un gruppo dove cera tutto il nord e una rappresentanza partenopea che subito mi procur un p di gangia dove quindi il t fu un classico e si trasformo in mille risate dentro le vasche delle numerose piscine dalle diverse forme con una spensieratezza figlia della falsa solitudine e della sospensione dei miei temibili pensieri e vissuti. Meravigliosa fu la risalita sul fiume dove avevano girato Apocalyse now lacqua torbida portava con se la storia di quel leggendario film che avevo visto tante volte ed ero emozionato nel viverlo realmente, al di dentro del film e mi sentivo talmente forte che ad un momento di pausa feci un tuffo con tanta paura ma anche con lovvio coraggio che niente di pi di quello che mi era accaduto poteva accadermi. Dentro la barca si festeggiava tra i mille 195

colori del tramonto mescolati con una natura che aveva indossato i suoi pi bei colori, la musica era di Lucio Battisti i canti, i nostri a squarciagola e la mia voce rimbombava tra gli argini del fiume che continuava silente e pieno di mistero. Mangiammo aragoste ed io avevo portato con me una piccola bottiglia dolio che utilizzai sia per condire il crostaceo e sia per scambiare con il nostro referente qualche escursione gratis. Accadde quindi che partii per un altra isola dove allarrivo bellissime donne servivano una bevanda a base di cocco ed ovviamente di un po di rum. Grande mangiata sotto i palmizi ormai abituati ad ospitare i bagordi dei turisti il mare come un vetro cesellato mi ospito per un p di sci dacqua fu entusiasmante le acque si aprivano sotto i miei solchi il senso di libert era garantito dalla professionalit del marinaio che governava la barca trainante, io giocavo, spensierato; i miei pensieri erano li in fondo a quel mare trasparente ma io ero riuscito a non vederli. Nei mercatini sapevo che tutto avveniva attraverso una composta trattativa ma si poteva anche pagare con un orologio di plastica o con un gingillo a loro sconosciuto che aggradava la loro passione per qualcosa che non avevano mai visto. I mercanti ti catturavano con le loro non sempre preziose merci, lo scambio poteva avvenire attraverso il baratto, un orologio di plastica garantiva un bel oggetto del loro artigianato; passavo le ore nei mercatini e non so come feci ma riuscii a portarmi in Iitalia un macete stupendo. Con la mia signorina folleggevamo sempre con quel insolito distacco che rendeva il tutto molto romantico, lei era bella ed i suoi occhi verdi di giorno somigliavano al fondo della barriera corallina. Questa visitata ovviamente in compagnia fu il luogo dove feci sfoggio delle mie capacit di apnea; scendevo in fondo con maestria ed i pesci multicolori mi carezzavano al mio passaggio . Mi appariva come un grande acquario, anzi enorme dove tra i tanti colori di alcuni pesci che certo non si spaventavano cera anche la paura che qualche squalo superasse la barriera, ma questa faceva parte del gioco. In verit la sera ognuno di noi aveva visto qualcosa di straordinario ed i racconti sembravano arrivare da esperti marinai ognuno affascinato da qualche circostanza altri impauriti dalla profondit del mare io felice di aver gironzolato in solitudine quel mare i cui colori riempivano lanima la rendevano quieta e tutto sommato era quello che 196

volevo. In unaltra occasione avvertimmo il limite della percezione di una diversit; era quasi lecito chiedersi come vivessero gli indigeni del posto la nostra presenza il ricordo che voglio avere e la grazia delle domenicane e la loro disponibilit nel sorridere e nel farti ballare al ritmo dei luoghi. Non c stato giorno in cui mi sia annoiato avevo sempre qualcosa da fare e trascinavo con me quell eterogeneo gruppo di persone. Furono quindici giorni in cui non stetti mai fermo ed amavo nuotare in quel mare ospitale ed insolito appena uscito da una tela di un impressionista, i colori perfetti si mescolavano aggradando lo sguardo ed eliminando i brutti pensieri. Caddi anche con una moto da sabbia che era pressoch inguidabile ma poi ceduto la guida ad un mio mastodontico compagno di viaggi ebbi il tempo di godere della bellezza delle spiagge incontaminate dove il re, il mare , e la regina, la sabbia bianca la facevano da padroni ed era impossibile non soffermarsi incantati alla vista delle sue onde affatto minacciose ed invitanti. Non posso pensare a quante volte seguivo il gruppo nuotando, il ritmo del mio corpo era inquieto ma dopo tanto scivolare sulle calde acque l anima si compiaceva e mi alzavo solo per vedere dovra il mio gruppo spesso alle prese con qualche cocco il cui latte deliziava il palato. Tutte le mattine era dobbligo un buon bicchiere di rum che al caldo del luogo sommava il suo calore in una sorta di piacere della mente mai ferma e sempre pronta ad inventare a giocare, a sorridere. Cera lungo la spiaggia un insieme di piscine che sfioravano il mare con tante aperture verso questo era bello al centro della piscina avere un bicchiere di rum seduti su di un bar dentro la piscina per poi sgaittolare dentro il mare dolcemente come una carezza che non finiva mai di deliziarti. A volte mi isolavo ma cera la mia amica che mi veniva a riprendere e ci raccontavamo le sensazioni cos senza chiedercelo era uno scambio di sensazioni di piacere. Non feci lamore con lei ma ci fu qualcosa di pi, la vicinanza di una donna che forse rimase male ma che con me si divertiva fino a notte fonda, anche se le danze in quel luogo non si fermava mai come se quei luoghi stessero all interno di enormi bolle di melodie dei luoghi dove non era possibile separarsi al richiamo delle note la cui musica la immaginavo come il suono delle mitiche sirene di Uliisse, ma qui non cera nessuno che veniva legato; ognuno viveva quei momenti nel modo pi 197

intenso con lintenzione di non perdersi nulla della tanta serenit che aleggiava in quel posto meraviglioso. Tornai da quel luogo in ottima salute fisica il mio spirito aveva incrociato principi di amicizia con tante persone; i rapporti umani erano certo caratterizzati da clima vacanziero i tanti sorrisi rimasero scritti su quelle spiagge, sapevo che non mi sarei pi rincontrato con nessuno ma quella gente era rimasta nel mio cuore , la loro complicit durante la vacanza fu un esperienza umana molto forte fatta di una intensit di cui quel luogo ci fece dono. Ricordo al mio ritorno a casa l espressione di mia madre che incredula rimase colpita dal colore della mia pelle, non mi ero mai esposto al sole , ma lui mi aveva cercato e trovato rendendo il mio lato esteriore pi bello pi sorridente. Mia madre e mia zia erano felici forse anche mio padre, ma purtroppo capii che non si accorse di nulla. La mia piccola amica volle che le raccontassi tutto ovviamente andammo a Torre di Palme. Il luogo dell incognito, era finita la libert che avevo lasciato a Santo Domingo ed iniziava un altro mondo fatto di un problema che non potevo fuggire, lei per farmi ingelosire si era avvicinata ad un mio amico ma molto facilmente la allontanai da lui; tutto mi sembrava frivolo e senza senso . Dentro di me dimorava il ricordo della ragazza con gli occhi verdi e le sue parole e la sua voglia di raccontarsi senza tab o falsi sentimenti. Tutto spar la vita reale mi aspettava e quello che segu fu un bel periodo nonostante la paura cronica della mia malattia. Come detto mi ero inserito in un gruppo dove anche se realt mutava cera tanta voglia di fare. Teatro a Roma ed anche impegni di lavoro, anche se cronologicamente non ricordo bene so che frequentavo lo studio di un avvocato dove rimasi per circa dieci anni ed avevo fatto gli scritti di avvocato ma mio padre, non stava bene luomo della mia vita era caduto nel silenzio della depressione ma quel gruppo mi diede modo di distrarmi. Nel febbraio del 95 accadde l inevitabile. Mor mio padre dopo una lunga sofferenza generata da un ictus che fece in modo per lui di perdere la parola e lintelletto, io incredulo ma risoluto seguivo la sua patologia. Forse ebbe la possibilit di comprendere che superai gli scritti per segretario comunale fatti prima di tornare 198

da Napoli. Da un suo cenno capii che era felice di quanto ero riuscito a fare. Ricordo che negli ultimi giorni gli feci la barba e la doccia, quella stessa barba che lui mi aveva insegnato a fare. Lo portai allospedale dopo loperazione al cervello fatta allospedale Torrette di Ancona dove appena operato lo abbraccia forte e con forza perch il risveglio dall operazione al cervello fu traumatica lo aveva reso fragile e probabilmente aveva generato in lui la consapevolezza della sua imminente morte. Io fui colpito dal fuoco di SantAntonio ed avevo dei dolori allucinanti ma stetti a lui vicino e quando mi presentai allospedale di Fermo penso che fui l ultima persona che riconobbe . Allung le braccia verso di me come per dirmi portami via , non cera pi nulla da fare l ombra della morte era entrata in quella stanza di li a poco se ne and. Piansi dentro di me lacrime amare, con lui se ne andavano certezze, saggezza, un intelligenza superiore un uomo che aveva lavorato una vita. Lui era ridotto malissimo e nessuna cura era stata possibile. Credevo non fosse possibile perdere un uomo che mi aveva aiutato una vita, che non si era tirato mai indietro che mi aveva riportato in vita quella stesa vita ora minata dalla mia subdola malattia e che avrebbe aperto le porte a mille negativissime vicissitudini. Ora ero solo e quel giorno del suo funerale guardai fisso la bara dove dentro cera mio padre; cerano tantissime persone ma io mi chiusi nella mia solitudine e non ricordo i presenti nonostante la tante condoglianze. Il carro funebre seguiva il suo percorso verso il luogo eterno ed io probabilmente scavavo dentro di me tutto il bene che mi fece e pensavo alle sue rassicuranti carezze; ora che ci eravamo ricongiunti il Signore ci aveva separati. Mi buttai sugli studi per lorale di segretario comunale ma nel contempo accadde di vivere la pi intensa relazione amorosa con una donna molto bella la quale nonostante il mero livello di conoscenza mi scrisse una lettera dopo la morte di mio padre che tocco i miei pi profondi sentimenti. Lavevo conosciuta grazie ai miei amici bene in quel famoso giorno in piscina dove a dir la verit mi era rimasta antipatica lei vestita con una tuta se ne stava in un angolo della piscina a osservare i nostri fanciulleschi giochi. Ci fu una piccola battaglia al cambio della musica io Lucio Battisti lei un gruppo che non ricordo ma che lei 199

amava fu un continuo battagliare che giunse poi ad una presentazione mediante unagguerrita stretta di mano; tutto fini li ma gi in me capivo che cera in lei qualcosa che mi piaceva. La lettera fu la scintilla ed ebbi modo per ringraziarla grazie ad un invito per il t in casa sua. Era diversa rispetto a quel giorno in piscina aveva i capelli sciolti di un colore meraviglioso ed i suoi occhi verdi che tramite lo sguardo presto giunsero al mio cuore. Aveva lunghi capelli boccolosi che le coprivano parte del suo collo e del suo seno , un sorriso che inneggiava l amore che prima o poi mi avrebbe dato. Lei fu la donna che mi fece conoscere cosa significasse essere innamorato; provavo per lei sensazioni cos dolci suadenti che lo spettacolo del sorriso rendeva ancor pi vive . Esisteva ed io di questo mi stupivo, anche se colpito da un male tremendo gioivo all idea che di me forse lei si innamor. Aveva tanti uomini che le gironzolavano attorno ma cero solo io per lei. Tanto mi faceva capire dai suoi baci che giunsero a colmare il dolore. Parlavamo di tutto e soprattutto di quanto ci era accaduto dimenticai per tanto tempo la mia malattia e con lei le sue torture ogni malessere veniva mascherato dal profondo amore nei suoi confronti . Cerano nella mia mente i suoi fiori preferiti e tutto si svolgeva allinsaputa di tutti. Era faticoso nasconderlo agli altri ma cos voleva ed i nostri giorni pi belli furono vissuti lontano da tutti anche se tutti sembravano aver capito. Lei aveva un ragazzo che l amava, ma lei no e lui non riusciva a capire anche se di fatto i lenti ballati insieme altro non erano che la voglia di penetrare il rispettivo animo che innocente si dava donandoci momenti insieme irripetibili. Lei non voleva sentir parlare damore ed io la seguivo in tutto quanto era suo .Trascorremmo a Roma i nostri giorni pi belli nella stanza dell albergo le nostre ore stuzzicandoci e giocando fino ad addormentarci abbracciati. Uscivamo e la citt era la nostra, le vie dedicavano baci allintensit dei nostri rispettivi affetti, nulla ci poteva fermare neanche quando non potendo stare lontano da me in un meraviglioso locale di Roma lei fece del tutto per farmi sentire il suo inguine che caldo pulsava in attesa che io placassi il suo desiderio.Roma, la nostra citt che giravamo in lungo ed in largo nel piacere di vivere la nostra passione: i ristorantini che solo lei conosceva , i locali alternativi dove si prescindeva dal mondo intero e le nostre burrasche interiori si risolvevano in 200

un bacio. Lei era presente in tutto quanto mi accadeva e la malattia che cercavo di affrontare si spegneva di fronte a lei, musa del mio amore che con il suo fare bizzarro accendeva nel mio cuore le parole pi dolci che transitavano in biglietti e bigliettini . Erano belle le nostre lunghe telefonate e spesso alla sua rabbia rispondevo con frasi in rima baciata. Probabilmente nella sua vita aveva avuto molto storie ed erano il pretesto per riabbracciarci dopo i racconti di quella o laltra passione. Si giocava al gioco dell amore e lei dispettosissima riusciva a farmi ingelosire ma nel contempo scoprii pi tardi che lei era molto pi gelosa di me. Io non le davo modo di arrabbiarsi ma lei viziata trovava nel mio modo di fare tutti i motivi per farlo . Ci facevamo regali anche costosi ed era bello leggere nel suo viso l attimo di felicit che un dono pu raccontare. Anche lei fece lesame di abilitazione allavvocatura nello stesso anno e quindi gioia delle gioie fu quella di affrontare gli studi per l orale insieme. Era bello stare luno accanto allaltra, il tempo si fermava e raccontava momenti di felicit, i reciproci scritti raccontavano il nostro amore. Lei ad un tratto mi disse che con me aveva uno scopo ben preciso che era quello di portarmi ad un esito positivo degli esami da avvocato. Non capivo ma accettavo le sue bizzarrie come quella di regalarmi un cielo fatto di stelle da mettere in camera. Era molto elegante ed aveva una femminilit che sfociava in un portamento cos armonioso ed una classe nelle sue movenze che non riuscivo a non pensare a lei per pi di qualche minuto. Era viziata ed io amavo viziarla mi piaceva vedere il suo viso dinanzi ad un mazzo di fiori: i suoi preferiti erano i fiori di campo e non amava le rose. Penso di non essere stato innamorato di nessuna donna quanto lei. Ma ero felice di esserlo e per lei combattevo la mia malattia con i tanti problemi che questa mi dava. Facemmo anche un giro a Napoli, sempre con assoluta segretezza le feci da cicerone mi piaceva il fatto che sol noi sapevamo di essere in balia del nostro affetto cullati dalla Napoletanit che spesso si traduceva in uscite mano nella mano, importante era stare insieme per scoprirci tanto da far penetrare in una le nostre anime innamorate. Litigavamo spesso ed in quei tempi le discoteche mettevano i lenti e questo era quasi sempre un modo per riprenderci. Prenderci ed allontanarci era il nostro gioco che aumentava la passione. Per 201

lei scrissi molto e tanto corrispondeva al suo fare romantico che era per me fonte di ispirazione; tanto mi sembrava strano ma con il suo affetto stavo lontano dai miei mille pensieri. Era bellissima ed anche molto alta ma le sue fattezze erano armoniose, la sua pelle profumava era solita dopo il bagno o la doccia spalmarsi un crema che per me era nettare, amava i bei vestiti che spesso comprava a Parigi non ricordo mai di averla vista scomposta, mai volgare, aveva tutto ci che mi affascinava in una donna. Sinceramente un affetto cos profondo non lavevo mai provato in tutte le mie storie, questa era diversa e piena di poesia, quella stesa poesia che scrivevo per lei e che tanta emozione in lei suscitava. Nel contempo feci anche gli scritti di magistratura e poi gli orali da avvocato superai questi ultimi e lei mi era sempre accanto senza mai abbandonarmi. Ma qui ad un tratto questa sorta di idillio ebbe fine. Dopo gli orali da avvocato andai a Capri ad un matrimonio di un mio amico ma gi non mi sentivo pi tanto bene ed inizia ad avere al ritorno un p di febbre che di li a poco mi costrinse a mettermi a letto con una febbre che non voleva passare e fui dopo poco costretto a ricoverarmi in ospedale era l ottobre del 95 e furono i giorni in cui conobbi la morte. Infatti la mia febbre cresceva e non cera verso di farla scendere. In quei tempi si moriva di AIDS ed io conobbi la mia morte. Mi stavano curando per una meningite e le cure non sortivano alcun effetto. Ricordo che la febbre si ferm a 41 e oltre e per tre giorni avevo allucinazioni indescrivibili. Lei la donna che amavo non capiva e nonostante il delirio spesso ero al telefono con lei poi un giorno arriv il Primario che disse a mia madre che la mia sorte era segnata e che non cera pi niente da fare ; in breve dovevo morire ma nel colloquio con il medico mia madre si ricord un esame, una TAC che avevo fatto nei giorni precedenti il medico disse che se cera qualcosa dimportante lo avrebbero messo alla sua attenzione nel suo studio lui corse a vedere ed al ritorno era raggiante avevo una toxoplasmosi celebrale, mi cambiarono cura e mi salvai. Debbo tutto alla tempestivit di mia madre ed alla sua disperazione. Mi salvai ma da quel momento inizi per me una via crucis fatta di tentativi per riprendermi . Ancora il famoso trittico non cera e le me difese erano azzerate fui quindi dopo un mese di ospedale in cui lei mi stette vicino telefonicamente e quando mi venne a trovare 202

piansi, piansi per la gioia di non avermi abbandonato. Nel reparto dove stavo in quel periodo su venti persone ricoverate se ne salvarono solo due ed io ero tra questi. Fui subito mandato in sperimentazione per il trittico in Ancona ricordo che non avevo pi le forze per stare in piedi e solo il coraggio di una mia cara amica fece si che ogni settimana andassi in Ancona. Per tutto il tempo ci sentivamo con la donna che amavo lei aveva capito e forse per la sofferenza fugg lontano da me ed and a New York in una scuola per imparare l inglese. Andavo in ospedale per curarmi, ed i miei valori da zero difese immunitarie salirono a poco a poco ma comunque ci vollero sette mesi in cui non riuscivo a fare le scale per andare a dormire nella mia stanza da letto, dentro di me il ricordo di tutti quei ragazzi morti sotto i miei occhi ma non avevo paura di morire, ed ero stanco di pensare a quanto mi era accaduto, avevo perso tutti i capelli ed ero molto dimagrito ma poi trovai la forza per ricominciare, anche se fare le scale per andare allo studio era tremendamente faticoso. Dentro il mio cuore cera quella donna che non aveva resistito ed era fuggita via da me ma io continuavo ad amarla e lavrei aspettata al suo ritorno. Ci sentivamo raramente al telefono e cercavo nelle parole di rubare pi affetto possibile al ritorno in studio ricordo che non riuscivo a portare come peso la mia borsa; ogni settimana andavo a Macerata a farmi una puntura per aumentare i globuli bianchi ovviamente ero depresso ed al mio fianco ci fu anche il dottor Polimanti il mio psichiatra che ridiede senso alla mia vita. Gli eventi, uno dopo laltro furono devastanti prima la morte di mio padre poi quasi la mia dipartita, avevano reso il mio vivere difficile e complicato Ogni giorno prendevo un numero esagerato di farmaci che ovviamente mi destabilizzavano, inizi il problema con il sonno ma ce la misi tutta, o meglio spendevo le mie poche forze per andare avanti non ci furono molti amici accanto ero solo, questo ho rilevato nella vita soprattutto quando una malattia fa paura. Non fece paura al mio amico Paolo che con parole sincere mi disse che mi avrebbe continuato a tenere con se nel suo studio non per la malattia o per piet ma per la mia preparazione. Tanto fu importante perch mi diedi al lavoro nonostante la mia mente fosse altrove e non riuscivo a credere che il Signore dopo i bei giorni della mia rinascita mi avesse riservato tale destino. Lei ritorn 203

dallAmerica con un nuovo ragazzo e tanto mi fece soffrire anche se questo probabilmente faceva parte dei suoi giochi ma ora non ero in grado di giocare e per un serie di brutte storie la persi e nel perderla si scaten linizio di un serie di reazioni psicologiche che giunsero fino alle manie di persecuzione . Vedevo polizia dappertutto come se fossi un ricercato, sentivo voci che mi parlavano di morte era incredibile vedevo persone in carne ed ossa che mi inseguivano come se tutta la polizia del mondo ce lavesse con me; mi sentivo continuamente pedinato erano compulsioni dellanima che non riuscivo a fermare. Ogni volta che vedevo la donna che avevo amato non riuscivo a salutarla ed il cuore batteva forte, quasi schizzava via dal mio corpo e a volte mi immobilizzava. Poi col tempo capii che dovevo andare avanti e lottare con la malattia che spesso mi costringeva a continui accessi all ospedale dove oltre ad altre cure mi facevano le trasfusioni per ridarmi un po di forza. Non n avevo pi e faticavo nel fare ogni cosa e la depressione inizi il suo tormento con laggravante di non avere pi accanto la donna che amavo. Non riuscivo a dimenticare i tanti morti che avevo visto in ospedale anche se tanto facevo per rimuovere il tutto. Piangevo spesso e pregavo mio padre che mi aiutasse a salvarmi e pian piano le speranze di vita si riaffacciarono. Provavo vergogna per quello che portavo dentro ed per questo che mi trasferii per le cure a Macerata. Non ero pi io, avevo perso tutta la mia grinta e la mia amica fece di tutto per starmi vicino. Piano piano le manie di persecuzione sparirono dalla mia mente ma inizi con la malattia il periodo pi brutto della mia vita. Mi ero molto indebolito ed a stento e con laffanno camminavo. Ero dimagrito molto e bevevo anche molto cercando di soffocare i brutti pensieri. Al matrimonio di un mio amico in un bellissimo castello , quasi vergognoso bevvi cos tanto che impugnai il microfono del complesso ed iniziai a cantare bandiera rossa, il silenzio degli invitati fu eloquente e non ho mai capito se me la perdonarono. Continuavo nel mio credo Marxista e credevo anzi volevo l altrui comprensione, solo mia madre e mia zia mi furono sempre vicino , stavo male ero ridotto uno straccio e le mille terapie mi davano fastidio , rimettevo spesso e non avevo fame persi molti capelli e cera qualcuno a me molto vicino che mi 204

sfotteva. Avevo perso la mia grinta, non mi arrabbiavo pi ed ero spesso accondiscendente rispetto agli altri tutto per ricevere affetto che tanto importante nei momenti bui. Non avevo pi credo dentro di me ,facevo fatica nel fare anche una breve passeggiata. Intorno a me il mondo era cambiato e non riuscivo a farmene una ragione. Persi interesse per tutte quelle cose in cui credevo fermamente, la gente intorno a me aveva paura anche se il contagio solo un discorso di sangue a sangue ma non tutti la pensano cos e spesso ti allontanano. Fui io il primo ad allontanarmi e trasformare una vita vissuta al massimo in una pietosa sopravvivenza. Allinizio, quando riacquistai un p di forza spesso dormivo fino a tardi e gurdavo la televisione che si era trasformato in uno scudo di difesa passavo intere giornate dinanzi a questa e non dicevo un parola ed ero ridotto ad uno straccio, spesso mi veniva in mente il passato e le tante cose che avevo fatto non riuscivo a specchiarmi, la mia immagine era quella di un uomo finito che cerca con tutte le forze di sopravvivere. Trascorrevo molto tempo in ospedale ed i continui controlli non finivano mai, i miei amici erano gli infermieri anche se i miei colleghi di studio si davano molto da fare per farmi credere che io esistessi. L AIDS ti mangia la mente ti allontana dalla realt, spesso mi sentivo dire che dovevo reagire ed io tentavo e spesso piangevo i miei fallimenti . Poi poteva accadere che guardando il sole trovassi qualche spiraglio di speranza ma l amore muore perch dentro di te fai morire la possibilit damare anche se di questo ne avresti un bisogno enorme. Cambi totalmente la mia vita e quando ebbi la forza per ricominciare riiniziai a fumare, era l unico modo per sedare una rabbia che cera ma alla quale non era permesso di esternarsi . Vennero anche gli attacchi di panico, quello stato della psiche in cui il mondo ti appare come un grosso macigno che ti blocca il respiro dove tutto grande compreso il tuo dolore. Il mondo va avanti e ce anche qualcuno che ti sfotte ed allora dentro di te che sai che non ce proprio nulla da scherzare fai finta di sorridere ma un sorriso amaro. Cera solo una cara amica che si preoccupava per me e mi ha sempre trattato ricordandomi chi ero, cosa avevo fatto ma per me ci che ero stato capace di fare quasi non esisteva pi se non nei meandri di un mente che pensava sempre alla morte. La gente comune ha paura di questa malattia e fugge come 205

fugg la donna che amavo e per il resto dei miei anni non ho osato pi aprire le porte del cuore sapendo che sicuramente sarebbero fuggite via. Capit anche di perdere la virilit anni ed anni di impotenza, linferno e tutto colpa dei farmaci che prendevo per vivere i famosi salvavita. Il mondo del lavoro che riaffrontai fu il solo a darmi la forza di ricominciare, mi accorsi che tutto quello che avevo studiato a qualcosa era servito ed era ora di farlo funzionare, per sentirmi utile , importante, per sentirmi vivo. Nel mio studio dove lavoravo la gi consistente assenza aveva apportato delle modifiche cerano persone nuove con le quali ebbi modo di confrontarmi. Sentivo per fra me e loro il diverso entusiasmo per la vita , io vivevo tra i punti interrogativi come quello del: sarei vissuto? Ho visto tanta gente della mia generazione andarsene, una sorta di epidemia assassina che uccideva in silenzio, la gente moriva ma era come se nessuno dovesse saperlo ma io lo sapevo ed ero cosciente che era necessario lottare. A modo mio mi davo forza impegnandomi ma dentro di me cera la morte di cui sinceramente non avevo paura sulla mia pelle leggevo la diversit tra chi in salute faceva progetti per una casa dove vivere magari con i loro figli ed io che avevo lo sguardo tarpato dal male ed non avevo progetti se non alzarmi al mattino ed iniziare un nuovo giorno. Decisi anche di essere onesto con gli altri raccontando quanto mi era accaduto, alcuni rispondevano che me lavevo cercata e che quindi potevo solo prendermela con me stesso. Avevano ragione ma ci non cambiava il mio pensiero; io che avevo ricominciato da zero ed a Napoli tanto avevo costruito ora mi ritrovavo in condizioni pessime e senza forza di reagire. Magari questo pensavo per agivo cercando disperatamente la vita, alcuni dei miei compagni di lavoro mi aiutavano e senza dubbio avevo conferme della mia preparazione ma dentro di me mi ero arreso ed andavo avanti per forza dinerzia. Certo ho trovato nel mio lavoro persone straordinarie, come la mia segretaria la quale da quando mi ha conosciuto ha sempre fatto il tifo per me. La sua dolcezza e determinazione mi furono daiuto anche sotto il profilo lavorativo e stessa cosa per il dominus che a modo suo premiava il mio sforzo perch davvero credevo nella mia professione e lui credeva in me. Ci fu al mio rientro anche 206

un ragazzo su cui credevo ed avevo investito molto con lui feci molte viaggi e nacque un feeling che dur per molto tempo insieme alla sua attuale compagna. Vale la pena dire che tanto accadde dopo un viaggio fatto nel 97 ad Ischia dove io cercavo in quello che fu il mio meraviglioso passato, la spinta per andare avanti. Ci divertimmo e conoscemmo una ragazza simpaticissima che rese quella vacanza un bel ritorno, un bel tuffo di forza, un bagno di vita ma niente cancellava il mio male e lo dissi anche a lei, volevo liberarmi dal peso della malattia credendo che parlandone riuscissi a calmare la mia anima in subbuglio; questa era la speranza ma non certo una grande verit. La mia amica mi era sempre accanto lei con il suo lavoro era brava nel leggere le mie parole che spesso nascondevano una grande sofferenza era l unica che andava oltre e che mi rincuorava, il suo affetto era immenso ha vissuto con me la mia pi grande gioia come il pi grande dolore. Ci sono persone che riescono con la loro sensibilit ad andare oltre i tuoi pensieri a comprendere il dopo di qualche tuo stratagemma per vivere. Sotto questo profilo posso dire di esser stato fortunato ho conosciuto questa straordinaria donna che tanto mi ha dato senza nulla chiedere in cambio con lei ho pianto e sorriso nel contempo , mi ha raccontato il suo dolore nel momento che sembrava che non ci fosse pi nulla da fare e quanto prendendomi sotto braccio mi portava ai vari consulti per cercare di vivere ancora. Il suo impegno anche nei confronti degli altri era ineccepibile la sua voglia di fare un esempio, la sua intelligenza e nel contempo impegno si era sempre dimostrato proverbiale. Lei era sempre presente anche quando io morto dal dolore di un esistenza che mi fuggiva via dalle mani mi dava la sua energia e forza le sue spalle hanno retto momenti in cui sembrava non ci fosse pi niente da fare. La mia situazione con il tempo stava migliorando, ma la solitudine irrompeva nel mio animo rendendo la mia vita dolorosa e sempre osteggiata dalla malattia che spesso mi costringeva a letto con la febbre per lunghi periodi. Erano momenti costellati dal ricordo di un amore, o dalle imprese ricche di un presenza che non riuscivo pi a ritrovare. Avvertivo un senso di vuoto nella mia vita, oramai tutti sapevano della mia condizione ed io riflettevo sul fatto di aver fatto bene ad aprirmi. Se da una parte mi sentivo svuotato dal peso della mia situazione certo che le 207

persone avevano atteggiamenti che io interpretavo come di piet e tanto era umiliante in quanto questo atteggiamento non era certo quello che volevo. Ad un tratto nel 98 ci fu un profondo cambiamento, le energie fisiche erano rientrate a far parte di me e ricordo che riniziai a correre lungo la spiaggia e nella corsa linvestimento per un vita che stava per ricominciare, mi ammalavo raramente e nel lavoro le prime soddisfazioni, mi sentivo meglio ed i miei valori erano cresciuti anche se non volevo prendere coscienza della gravit della mia malattia dovuta al fatto che scoprii di avere lepatite C probabilmente contratta da tutte quelle trasfusioni che avevo fatto nel tempo. In quellanno ripresi anche un po di peso e nell estate partii con un mio amico e la sua ragazza. La vacanza fu un ottimo modo per conoscerci . Partimmo prima alla volta di Cadaques in Costa Brava e poi in Sardegna nella casa di propriet della moglie del dominus. Fu indimenticabile mi sentivo in forma ed avevo riacquistato la voglia di sorridere, facevo lunghe nuotate in quell acqua gelida e mi comprai tutto quanto serviva per qualche immersione. Sentivo che il mio corpo rispondeva agli sforzi dell immersione ed io incredulo come un bambino cercavo di scendere sempre pi in fondo sempre alla ricerca di me stesso e del mio corpo ritrovato. Avevo ritrovato le energie e con queste avevo cancellato loppressione del mio male, ridevo e scherzavo e tutto mi sembrava cambiato certo sessualmente non funzionavo ma pensavo che in fondo nella mia vita era possibile cancellare ogni forma di rapporto con una donna. Questo volevo pensare, ma questo non era altro che buttare dietro le spalle un bisogno a cui luomo non po prescindere e certo che porta con se lumiliazione che per quanto celata in me riemergeva forte dinanzi allamore vissuto dai miei due amici. La sera quando dopo cena se ne andavano a dormire in me la solitudine giocava il ruolo della riflessione pensavo al mio passato ,alla grinta con cui a Napoli avevo riaffrontato la mia vita, alle persone che avevo amato o meglio pensavo di aver amato e la ragazza con cui avevo vissuto intensamente una storia a Fermo, la ricordavo come un storia meravigliosa senza la negativit dei brutti momenti di quando lei and via da me per colpa del mio stato di salute. Ho perso tanto nella mia vita da quando mi sono ammalato per in quel viaggio ritrovai dei 208

frammenti importanti e la voglia di vivere. Recuperai il coraggio di guardare i fiori che sino a quel momento erano rimasti come oggetto di un gesto che mi era stato negato perch non avevo nessuno a cui regalarli. Fare lamore non era pi nei miei programmi, da diversi anni non avevo pi toccato una donna e pensavo a quanta dolcezza avrei regalato con le mie carezze. Persi nel tempo la voglia di avvicinare una donna per la paura che al momento della verit sarebbe accaduto quanto gi avevo vissuto : la fuga ed il dolore. I miei compagni ed amici di allora mi erano sempre accanto probabilmente vivevano il senso della riconoscenza per averli fatti incontrare alla Capannina di Forte Dei Marmi in quel settembre del 97 dopo il viaggio ad Ischia, quando in una circostanza particolare, ci recammo in Toscana per comprare delle camicie fatte su misura ad un prezzo ragionevole che tra laltro ci furono rubate alla consegna. Lui, il mio amico aveva conosciuto lei mentre io ancora debole mi assopii su di una poltrona nonostante la musica della discoteca. Questi furono per me unancora della mia coscienza su cui sfogare tutte le mie angosce e ricordo che furono loro a portarmi in una clinica di Pisa per il mio problema di impotenza e scarso appetito sessuale che seppur risolto rimase incompleto stante la mancanza della opportuna prova pratica. Quellanno fu favorevole per il susseguirsi di viaggi passammo infatti l ultimo dell anno alle Canarie. Las Palmas fu il nostro nido dove assaporammo il piacere di viaggiare e di conoscere luoghi meravigliosi. Ci sistemammo in tre appartamentini proprio sul pendio che dava verso il mare e seppur distante il clima ed il cielo furono protagonisti di un viaggio indimenticabile. Andammo in quel luogo perch la cugina della mia amica aveva sua madre che viveva l in una casa accogliente e con il sapore dei figli dei fiori. Mi colpii il fatto che conservasse della marjuana nel frigo e che nel contempo, elemento importante, conoscesse tutti gli abitanti del luogo. Ero particolarmente in forma a dir poco gioioso ed esilarante giocavo con me stesso il ruolo del redento in senso lato e mi divertii molto nel guardare con occhio terzo il gioco delle coppie. Io rigorosamente nel mio appartamentino singolo, dove mi addormentavo progettando il giorno dopo che in una 209

settimana non fu mai uguale a se stesso. Chi amava il sole come il mio amico ed io il mare, nel freddo oceano mi immergevo e nuotavo gradendo le forze che mi accompagnavano ed il sole che dopo il bagno mi cullava non forte ma presente. Il trentuno dicembre feci il bagno nell oceano le onde mi ribaltavano ed io esperto nuotatore nel rispetto di quella gigantesca massa di acqua andavo avanti ed indietro controllando di non divenire preda del mare. Cera un bel sole ed il pensiero che distante fosse inverno dentro di me sapeva del valore di un impresa. Cera un bellissimo ristorantino sul mare dove servivano dell ottima birra e del pesce fresco, frittura buonissima seguita da un osar per mare. L ultimo dellanno trascorso in un ristorante caraibico mi vide attore di un perdita di equilibrio per essermi seduto su di una sedia inesistente: il cibo non era buono ma il mio umore si e non nego che fui protagonista della serata, ero in forma ed era da tanto che non mi divertivo con me stesso. Bruciammo quella settimana tutta lisola della nostra presenza dalla spiaggia bianca sulla parte dove governava il sole ai dubbi sulla scelta migliore; conoscemmo anche il padre della cugina della mia amica, non si vedevano da una vita, precisamente da quando era nata e da quel momento celebrativo ci fu un dono, un prosciutto bizzarro che non si faceva tagliare. Grandi imprese seguirono ed alla fine lasciammo il presente nelle mani della madre che sicuramente sapeva cosa farne.Quei giorni furono allinsegna dell allegria in me imperava la serenit, non pensavo altro che a godermi quegli straordinari tramonti sull oceano freddo che mostrava tutta la sua maestosit. Mi raccontarono che quella era la stagione dell inverno ma come detto non mi appariva come problema immergermi per una fredda ma meravigliosa esperienza. Ero di buonumore e trascinavo i miei amici con la mia allegria. Ogni sera cambiavamo ristorante finimmo addirittura in uno stile jeppy con tanto di buona musica, tavolacci intarsiati dai vari avventori mentre il run scorreva a fiumi. La situazione faceva emergere prepotente un esperienza che avevo vissuto e fu una sera inspirata ad un piacevole dejavu. Il prezzo di quel pesce consumato con le mani mi sprofondava in ricordo dei tempi che furono. Il senso di libert e di assoluta dimenticanza della mia malattia non potevano che farmi del bene. La cugina della mia 210

amica era esempio di femminilit, i suoi occhi brillavano nella notte illuminata solo dalle candele e da cielo che con la luna regalava la sua elegante luce. Erano giorni mai uguali ci spostavamo con la macchina presa in affitto per cercare paesaggi che ai nostri occhi non sarebbero sfuggiti un po come la mia frase che diceva : metti nell anima pi cielo che puoi. Ed era vero i miei occhi che si erano spenti al mondo si riempirono di luce che mirava diritta al cuore. Avevo i capelli molto lunghi legati con un elastico rosa, mi vedevo come forse ero stato: con tanta voglia di vivere, avevo dimenticato il volto della morte che tempo prima avevo indossato come un cappello che vola al vento, si era posato sul mio capo ma poi , il mio fiato e la mia voglia di vivere avevano fatto volare via. Sfidavo ogni giorno l oceano lui ed il suo dio Nettuno mi accoglievano tra le loro braccia ed io certo non mi sottraevo a quelle gelide carezze. Dietro di me si buttavano tutti anche il mio amico restio all acqua ed amante del sole tanto che per lui una volta ci abbandon alla nostra temporanea dimora costringendoci ad una lunga passeggiata con la sua donna che seppur irritata era veramente bella. La donna del mio amico era come un angelo ed il suo sorriso avrebbe sicuramente illuminato la notte, gentile e poetica; spesso nelle nostre vacanze portavamo libri di poesie che declamavamo al vento speranzosi che chi la scrisse dall eco del tempo mostrasse il suo gradimento e ci ringraziasse con un raggio di sole. Effettivamente la mia amica e sua cugina erano splendide donne fattezze rare e ben congeniate per far girare i passanti al loro incedere. Spesso il mio amico mi faceva entrare nei ristoranti con lei affinch, penso potesse godere in sordina gli sguardi degli altri uomini al suo passaggio. Lei aveva avuto come marito un compagno che aveva avuto una storia simile alla mia, certo diversa ma che le faceva capire i miei stati danimo meglio di chiunque altro e tanto la rendeva la mia confidente, le raccontavo tutto anche le mie pi recondite emozioni era un piacere averla accanto e con lei in una delle tante vacanze ballai con lei New York New York fu meraviglioso e nella pista da ballo ceravamo solo noi ricordo bene che avrei voluto stringerla pi forte ma il buon senso e la delicatezza della presa rese quella danza indimenticabile con un vago senso della sospensione dei due corpi che generavano armonia e poesia. Ricordo che sempre in quellanno visitammo 211

la casa di Leopardi e comprai la pergamena dell infinito ed andammo, dopo aver consumato un buon bicchiere di vino delle cantine del poeta, proprio l dovera la siepe ed io decantai la poesia emozionato quasi che le parole fossero emozioni talmente forti che solo in quel luogo potessero esser lette trasportate dal vento verso lorizzonte che ispir il poeta. Ero ritornato in forma quell anno e ricominciai a correre tutti i sabati godendo di queste lunghe e faticose corse verso un limite che ogni volta aumentavo, per me era la mia sfida contro quel male che mi voleva impotente e che mi aveva ferito a morte Era la mia sfida ed incontravo tanta gente incredula rispetto alla mia ripresa, il fiato era il mio complice il mare il mio compagno che rendeva sempre diverso il mio tragitto. Tanto mi regalava buonumore mi faceva sentire vivo quasi sul punto di aver sconfitto il male e che tutte le forze si erano risvegliate donandomi vita e tanta speranza. Certo non ho pi avuto una compagna, per il semplice fatto che come detto sarebbe stato un problema che mi avrebbe arrecato dolore, e certo io non volevo. Lavoravo ed il mio lavoro mi dava compiacimento l ambiente era pieno di affetto nei miei confronti e come da sempre accadeva nella mia vita ero il confidente di tutti. Mi sentivo circondato daffetto ed amavo essere considerato un buon avvocato. Il mio dominus aveva sempre parole di elogio e tutto sembrava dovesse sparire in un attimo. La precariet della vita si traduceva nella precariet per tutte le cose che facevo avvertivo la paura che tutto sparisse dincanto immaginavo la morte ma non ne avevo paura ed allora scrivevo poesie per fermare i miei momenti . Ne scrissi tante anche ai miei amici compreso un testamento che portava con se il dolore che avevo dentro. Lui cera sempre in ogni momento la serenit come quella che a Napoli avevo vissuto era sparita dissolta nei ricordi di un mondo fatto di energia e dove ero stato tanto amato. Di Napoli mi erano rimasti i ricordi pi belli della mia esistenza la dove avevo fatto tanto per me e per la mia famiglia regalando loro speranze poi disattese da un malattia che cancell tutto compreso me. Tutti i giorni erano la sfida per la vita quelle maledette pillole salvavita che avrei voluto dimenticare ma che ogni volta che le prendevo mi rammentavano che senza forse non sarei riuscito pi a 212

raccontare me stesso. Come dicevo nel mio studio tutti mi erano accanto ed io certo non lesinavo di trasmettere la mia esperienza ed ero sempre pronto ad aiutare con un mio parere chi all inizio era in difficolt. Cera una persona che durante questi anni mi fu veramente accanto sia nelle mie disperate mancanze circa la mia contabilit ma soprattutto perch era ed una persona che viaggia attraverso i canali della sensibilit. A lei Rita ricorrevo disperato quando non capivo la mia situazione patrimoniale, non si muoveva foglia senza che la interpellassi, e lei pazientemente mi rassicurava su tutto quanto per me era incomprensibile. Poi venne il momento che lei visse con me le mie sofferenze era talmente affezionata che mi capiva al solo mio sguardo. Era capace anche di sollecitarmi professionalmente e mi faceva parlare con i clienti convinta della mia buona preparazione. Devo dire che in una fase di questa vita reggevo l allegria dellaustero luogo dello studio e vivevo con lei momenti di complicit per le scelte da fare e per me era importante la sua stima ed il suo profondo affetto. Non mi ha mai rimproverato per le cazzate che pi tardi incominciai a fare. A lei bastava uno sguardo per capire i dolori della mia anima ed io capivo il suo nervosismo quando lo celava dietro il suo canticchiare. Non penso di aver trovato mai donna che meritasse tale appellativo gracile ma forte, per me la vera donna dedita ai figli al marito, alla sua famiglia con tutta l intensit cosi rara nelle altre donne che avevo conosciuto. Quando ero preoccupato la chiamavo e lei accorreva pianificando il mio operato. Di lei avevo piena fiducia. Preziosa da sempre la sua presenza era come se in studio avessi una persona che tifasse per me e quando spesso capitava di star male lei mi era di conforto, cullava la mia anima come solo chi veramente legata a te sa fare. Spesso la sfottevo dicendo che se lavessi incontrata prima l avrei sposata. Fresca la sua persona , sempre ben vestita e sempre con la parola giusta che in quel momento tanto ti manca . Ricordo che nelle cene di Natale dove ero cerimoniere di studio per lei il regalo ed il biglietto era sempre il pi bello e spesso con senso di enorme piacere le facevo un regalo e lei ricevendolo mi dava soddisfazione magari indossandolo subito il giorno dopo. Auguro a tutti di trovare donne cosi rare cos piene di femminilit e nel contempo di professionalit. E per suo merito 213

che ora sto scrivendo mi ha sempre spinto a scrivere sottolineando il mio talento grazie a lei che formalmente sono ancora un avvocato. Lei ha pianto e sorriso per me e non mi ha mai tradito. Passarano gli anni tra viaggi con i miei amici arrivai fino a Formentera dove qualcosa in me cambi. Andai con i soliti miei amici ma dentro ero profondamente irrequieto ,cera di nuovo lallarme di qualche mia voglia di sregolatezza. La mia amica forse qualcosa capi ero irrequieto ed il sole di quell isola mi costringeva a lunghe nuotate per scaricare la mia rabbia. Ero silenzioso e con poca voglia di scherzare. Guardavo la sregolatezza dei vacanzieri e fremevo per non poterne farne parte. Mi sentivo legato e avvertivo il desiderio di uscire fuori degli schemi come infondo avevo sempre fatto in vita mia. Lisola piatta era fonte di nervosismo avevo voglia di sconvolgermi, ma avevo scelto le persone sbagliate, con loro qualcosa probabilmente per colpa mia si era rotto , loro volevano arginare la mia voglia distruttrice ed io invece mentalmente procedevo in senso inverso. Il risultato furono solo tensioni e grandi momenti di solitudine con una gran voglia di tornarmene a casa prima dello scadere del tempo prenotato. Sull isola si circolava con i motorini con l obbligo del casco , il pesce era veramente buono e devo dire gustavamo ottimo vino. Ma l isola era piatta e senza neanche un po di vegetazione frequentata da tanti jeeppies tanto da sorprendere due anziani signori che al bar si stavano tranquillamente rollando una canna mentre io con la bava alla bocca non riuscii a dir loro un bel niente. Lisola un piccolo deserto con la contaminazione di Ibiza a due passi con le ovvie considerazioni dei racconti della gente e dei loro grandi sconvolgimenti. Tutti nudi come mamma li aveva fatti ed anche questo mi infastidiva, l ostentazione gratuita il voler essere diversi rispetto a me che indossavo il mio pantaloncino fiero di tener nascosto l orripilante sesso maschile. Le feste erano lontane dal luogo dove dimoravo e quasi provavo invidia per quanto avrei potuto fare senza quei miei amici che per la prima volta consideravo come palle al piede e che con i loro sguardi saccenti avrebbero voluto dire qualcosa ma non lo facevano perch probabilmente preoccupati per le mie ovvie nevrotiche risposte. Il viaggio fu un 214

luogo di disfatta dentro di me dimorava la sregolatezza non riuscivo pi a comprendermi avevo l anima sospesa tra un ma ed un se. Il pericolo era eloquente nel mio lungo nuotare, avevo tempo per pensare che l avrei voluta fatta grossa al di la della mia proiezione di uomo la droga chiamava il mio interloquire con me stesso, ne avevo le palle piene della mia doverosa regolarit io volevo la sregolatezza e quando tornai avevo gi gli strumenti per farlo. Non avevo la droga ma avevo voglia di droga , quell orripilante strumento per andare oltre il pensabile che fra l altro mi stava scomodo. Fu allora che dentro di me fu costrutto un orribil soggetto fatto di vanesie speranze e di gentil persuasione. Io conoscevo il mostro ma non conoscevo la voglia il suo persuadere me stesso tutto prodigo a sperare tempo migliore. E questa l illusione della cocaina che ti mostra il tuo gesto eroico che sta nel semplice assumerla e nel contempo ti travolge con il tuo sconforto. Avevo il cuore per ognuno ma il piacere per me stesso e non volevo conceder altro. Ero disperato dal pensiero ch ella mi dava camminavo solo al suo pensiero lei semplice polvere ed io il suo falso destriero. Non consideravo il suo effetto su di me ma solo il suo piacere. E questo che inganna il suo vanesio percorso tutto fatto di cuore compulso di immagini gradite, quasi che la vita fosse solo terremoto ed il suo piacere enorme conforto e fu allora che al ritorno dal viaggio mi occupai di lei e con lei vanesio ed errante ricaddi nell errore del suo enorme piacere che da un attimo prima, in morte si trasforma senza che tu lo voglia. Mi trovai nel trovar il portatore che senza alcun senso di colpa ti vendeva la morte e tu scialbo essere caduto nella trappola n facevi uso e nell uso gloria della vita che trapassava e di morte neanche il cenno perch la vedevi a te lontana. E gli altri mostravano sdegno e tu non comprendevi tale oltraggio perch la coca non ti rende sciente ma illuso di una fortuna persa, quella che la vita , quella che l oltraggio alla morte. Io rimasi prigioniero di tale sostanza che quando c ti rende eroe e che al suo mancar ti rende schiavo. Io prigioniero di tale polvere doltre oceano ed il misero che nella mia vita di altra sostanza rimasi schiavo. Tanto fu che nello studio si seppe, , forse fui io che volli farlo sapere e dintralcio alla mia professione fu davvero. Difatti il mio dominus in quell inverno si irrit al punto di non volermi pi vedere e furono gli 215

altri che mi parlarono disquisendo del vero. Mi portarono lontano fuori di ogni tentazione, era Natale ed io vedevo tutto come una enorme punizione. Ma fu giusto e ricordo quella domenica chio incontrai il mio dominus offeso ed arrabbiato che mi fece pentire con il suo silenzio il fatto di essere nato e gli altri fecero da schieramento e su di me il risentimento. Capii di aver sbagliato ed ogni domenica per tanto tempo ho lavorato fino a giungere ad un giorno che persi il senno e fu giorno di enorme tormento, mi trovai allospedale senza aver voglia di farmi del male , ma lei mi chiuse ogni memoria pensai che sconvolgermi fosse di gloria, e si che desto ero franco ma forse di viver ero stanco ero affranto dalla malattia volevo che il pensiero volasse via ero stanco della tribolazione e drogarmi fu la mia reazione. Dopo tantanni di viver agiato non pensai affatto che avrei tribolato. La sofferenza venne e fui ammaliato quasi nel dimenticare chio fossi nato. La nascita e la morte si confondevano ed io ero la sorte ma ritenni di dovermi riprendere ed esser un altro e tanta forza ci misi per essere tuttaltro. Furono mesi sospesi nei ripensamenti nei miei amici a cui avevo dato solo tormenti sola la morte offrivo come sorte loro per me volevano l impegno di cancellare la immonda fine. Loro volevano che mi destassi dalla mia follia distruttrice ed io quasi stupefatto lo feci e tutto si trasform in un tratto: mi ripresi la mia vita. Trascorsi tempi in cui la mia mente era solo impegnata per il mio lavoro, ma avevo dentro una sorta di fuoco di discordia, non stavo pi bene con me stesso, il mio equilibrio era infranto. Eppure avevo ritrovato i miei colleghi e la loro amicizia, il lavoro era il frutto di un impegno continuo ed empio di soddisfazioni, ma cera in me l inquieto vivere il mio senno. Lo studio si era riempito di nuovi volti, piccole donne alle prese con la loro professione in particolare giunse una dolce fanciulla con i capelli della notte ed il sorriso del sole spalancato e fu lei che divenne il centro delle mie attenzioni ma prima di tutto lo scrigno dei miei segreti. Con lei parlavo apertamente di tuttoinfondeva fiducia per il suo cauto contegno e fui veramente felice della sua venuta. Pi tardi se ben distinguo i momenti della mia vita si parlava in studio di cose grandi e di queste io ne ero partecipe. Felice del ruolo che mi sarebbe toccato mi 216

impegnavo per meritarlo ma la sorte fu funesta, accadde un fatto che mi tagli le forze e la mente: le mie anche si ammalarono a causa dei farmaci che prendevo, i famosi salvavita avevano scatenato un raro effetto collaterale e cos accadde che la malattia mi gioc un brutto scherzo ed ebbe inizio un periodo di tremenda sofferenza. Tutto ebbe inizio dopo pochi giorni in cui ero stato prescelto dal dominus per governare insieme agli altri lo studio. Inizi un dolore sordo all inguine, era il freddo di gennaio del 2002 ed iniziarono dolori laceranti alle gambe tanto che prendevo forti antidolorifici per andare in studio ma arriv,dopo tante ricerche un medico che colse appieno la diagnosi dopo un controllo immediato con la risonanza magnetica: le mie teste femorali si erano spente, non funzionavano pi e probabilmente a causa dei farmaci che ero costretto a prendere. Fu un periodo atroce e snervante, arrivavo alla sera che non riuscivo a fare un passo senza la sensazione di un pugnalata alla gamba, o meglio alle gambe ad un tratto mi trovai su di una carrozzina, inebetito ed incredulo. Quel senso di perdizione di completo abbandono trov il conforto di una forza di sconfiggere ancora una volta le vicissitudini con cui la patologia mi affliggeva. Un bravo medico, quello che diagnostic la malattia tent in extremis un operazione che mi costrinse a non poter appoggiare i pied in terra potevo muovermi solo con la carrozzina ed ho vissuto tutto il tempo sul letto, ore e ore intervallate dalla mia solitudine e dal mio modo che avevo imparato di farmi compagnia e devo dire dalle tante visite. Mi scoraggiai e la depressione trov terreno facile nonostante trascorressi il mio tempo organizzato fra studio e lettura ma ricordo che mi vergognavo ad uscire con la carrozzina, forse una stupida reazione ed ero terribilmente incazzato, ora che avevo avuto la possibilit di maggiori soddisfazioni in studio ero finito sul letto e per muovermi una sedia con due enormi ruote Fu allora che decisi che ogni giorno avrei fumato della marijuana che leniva il dolore e chetava lanimo e devo dire funzion abbastanza anche se comunque gi prevedevo tormentosi momenti. Giunsero tutti. Riuscivo a volte a lavorare al computer inviando poi gli atti in studio con la posta elettronica e sempre con la speranza che l operazione riuscisse. Passai poi il periodo estivo in piscina per riprendere un po di muscolatura per le gambe e qui tutti ebbero con me 217

tanta pazienza compresa la mia amica Simona che ogni giorno trovava il tempo per farmi fare esercizi di riabilitazione. Ricordo che guardavo il mare dopo la piscina ed ero costretto con le stampelle solo a guardarlo. Andavo anche in spiaggia ma forse mi facevo ancora pi male e veramente struggente per chi ama il mare poterlo solo guardare o, per fare un bagno coinvolgere tante persone ovviamente preoccupate. Trovare il tempo giusto per riprendere le stampelle e tirarsi su di nuovo. Impossibile pensare ad una passeggiata ed il tempo scorreva, dentro di me pensavo che presto tutto sarebbe finito verso settembre data dell ultimo controllo, ma cos non fu e da li inizio il calvario per trovare una clinica per fare la protesi delle anche, ero giovane ma questo era l unico modo per poter ricominciare a camminare e cosi fortunatamente trovai una clinica a Firenze specializzata in quel tipo di operazioni ed in pi ci fu un fatto che mi scosse fui costretto a chiedere un prestito al dominus mentre la mia famiglia se ne stava li guardare, mio padre non cera pi e la mia famiglia non aveva le possibilit per farmi operare.Il primo intervento allanca destra lo feci sotto il periodo di Natale e ricordo tanti accertamenti tanti problemi con i farmaci ed il cambio di terapia. Grazie ai miei parenti toscani fu possibile fare tutti i controlli pre operatori che riguardavano lanestesia, i metalli delle protesi e ricordo di non aver voluto il mio sangue ripulito ma nuovo sangue quasi che la cosa mi sembrasse potesse portare alla fine della mia malattia. La prima operazione, dopo essermi sistemato nella clinica sopra Firenze fu unesperienza quasi fiabesca, nel senso che tutti i componenti della clinica erano gentili e cordiali, la grazia delle infermiere era quasi esagerata non mi fecero pesare affatto di essere sieropositivo cosa che non accadde nella prima operazione da parte degli infermieri della struttura pubblica. Loperazione, indubbiamente cruenta fu per per me una liberazione, avevo avuto la conferma dal medico che sarei tornato a camminare. All interno della sala operatoria ricordo una posizione a dir poco scomodissima e, comunque essendo l ultimo potei ascoltare il rumore della sega e quella del martello. Mi addormentarono con l epidurale quindi con un sorta di pugnalata alla schiena, ma non ricordo un lamento da parte mia, era tanta la voglia di camminare che questo primo atto lo vedevo di buon occhio e mi fidavo ciecamente del professore 218

che mi operava. In questo primo intervento non mi addormentarono ed ebbi modo di seguire l operazione con l ausilio dello psicologo della sala operatoria che cercava di raccontarmi le fasi dell operazione mentre la morfina piano piano scorreva nelle mie vene per ovviare a qualsivoglia dolore. Il primo giorno fu quello del silenzio le tapparelle chiuse e la sensazione di avere un corpo estraneo dentro di me. Dopo l intervento che dur molto senza che io me ne accorgessi, venne il professore a chiedrmi con tanta gentilezza come mi sentivo ed annunciandomi che l intervento era andato bene. Solo due giorni dopo mi fecero alzare ed iniziare la riabilitazione, in quel contesto conobbi la mia fisioterapista, una simpatica donno che si divertiva a dare ordini apparentemente seri ma che mi permisero di alzarmi e fare i primi passi. Fu una sensazione dolorosa ma nel contempo miracolosa appoggiandomi sulle stampelle facevo i miei primi passi ed eseguivo con attenzione la riabilitazione che dur una quindicina di giorni. Mia madre era li accanto a me che mi curava ed ebbi modo di capire l amore materno, lei sempre presente, anche nei momenti pi difficili e di sconforto, sempre pronta con una carezza e con tanta pazienza nel soddisfare le mie lagnanze. Stetti fino al giorno della vigilia di Natale ed avevo dovuto imparare come salire le scale e salire e scendere dalla macchina movimenti obbligati per evitare forme di dolorose lussazioni dell anca. Il Natale lo trascorsi con i miei parenti toscani, tutti avevano domande ed io ero fiero di me mi lamentai poco ma dentro mi sentivo invalido e pensavo alle cose che non avrei pi potuto fare, anche se il pensiero di poter ricominciare a deambulare scaldava la mia anima impaurita per il fatto di aver scampato lipotesi della carrozzella. Seguirono poi momenti che vanno sottolineati, tornai in studio con il solo ausilio di una stampella, ed i miei colleghi nel pomeriggio mi portavano nel mio studio sulla sedia del papa per tutte le ottantasei scale che dovevo affrontare. Cera sempre una dolce ragazza ad attendermi, ma lei sembrava vivere e comprendere le mie sofferenze lei era diafona nella sua solidariet ed era disposta ad aiutarmi nei miei dubbi ed incertezze e sicuramente pi partecipe degli altri era cos estranea dal gioco delle ipocrisie, per me sarebbe stata cos forte da trasportarmi ovunque ma nulla traspari dalla sua voglia di essermi accanto; 219

parlava di solitudine e di affetti inesistenti mentre dentro di me cera un moto dell anima che verso di lei dirigeva la prua del mio affetto. La barca era sconosciuta ma gi era noto il suo equipaggio, forse solo lei guidava il timone mentre io ignaro cercavo la terra. Ma la vera terra era lei la donna dagli occhi eloquenti dallo sguardo tenero dai costumi non facili anzi diversi da tutte le donne che fino ad ora avevo conosciute. Ad interrompere tutti i miei rapporti che stavo ricostruendo arriv di nuovo il tempo del secondo intervento.Era il mese di febbraio nel frattempo a volte ero uscito di casa, dentro attendevo l intervento ma anche laffetto della fanciulla che cera ed io fugavo con la solita scusa che non potevo vivere rapporti con una donna. Non ce la facevo pi tutto il problema mi aveva portato ansia e capivo che la mia lunga assenza dal lavoro qualcosa di nefasto avrebbe portato e dentro spesso guardavo al mondo con preoccupazione e tutto quanto accadeva con un senso di solitudine che spesso si mascherava dietro un consumo indifferente delle sostanze stupefacenti. Loro eterno rifugio dei miei momenti fatti di ansia e nervosismo. Il secondo intervento fu pi problematico ma inserito in un contesto quasi primaverile che mi permise di fare piccole passeggiate sull enorme terrazza della clinica. Fu pero pi doloroso e difficile in quanto gi dal sanguinamento per l inserimento del catetere e di un sangue a me ostile che non si fermava pi con grande mio imbarazzo. Il sangue tuo nemico la fonte del contagio per me simbolo di morte e di grande sofferenza il suo colore rosso ha il colore della minaccia della patologia dell AIDS. Penso non sia facile comprendere quanta tensione e preoccupazione ci possa essere in un gesto verso una donna, ne ho conosciuta solo una che viveva tutto con estrema delicatezza e sensibilit. Le persone hanno paura e qualcuno te lo fa capire anche quando non c pericolo, ti guarda come una cosa da scartare, la paura ancora legata a quel contorno violaceo dei due figuri nella televisione degli anni 80. eppure non facile contrarre la malattia e necessario il contatto del proprio sangue con laltrui sangue, ma questo nonostante i bombardamenti dei media fa ancora paura qualsivoglia tipo di contatto con un sieropositivo. A quel tempo del secondo intervento persi pi sangue del solito e non riuscirono subito a farmi l epidurale e quindi la via per attaccarmi la fiala di 220

morfina, ci fu un momento nell immediato dopo l intervento che avvertii un dolore lancinante subito sedato ma fu un attimo che non dimenticher pi. Non dimenticher anche il dopo intervento non volevo nessuno nella stanza e volevo il buio l unica luce un raggio di sole che penetrava dalle persiane rigorosamente chiuse. Non sentivo pi le gambe paralizzate dall anestesia un senso di impotenza ed una soglia di dolore dell anima che permise a copiose lacrime di solcare il mio viso provato. Ricordo anche una dolcissima infermiera per me regina di delicatezza che armeggiava fra le tante flebo con destrezza quasi avesse percepito le mie paure e senza dirle niente trattava il pericolo con fare disinvolto quasi a non voler farmi pesare il mio stato. La terapia riabilitativa fu anche portatrice di ansia di paura di non riuscire,ora che tutto era stato fatto, a camminare come prima ed in fondo dentro non ero pi come prima ero divorato dagli attacchi di panico e ad ogni movimento avevo paura che l anca operata si potesse lussare tutto si risolveva quindi in una canna fumata di nascosto ma tutto era inutile il mio spirito la mia anima erano sensibilmente compromessi. Feci tutta la riabilitazione necessaria e ricordo le passeggiate fatte con mio zio per le strade del suo paese, cera un sole che accordava il mio malumore quasi fosse uno strumento. Vissi giorni di sofferenza ed ero rapito dal desiderio di tornare a casa ed al mio lavoro pensando che tutto ci ristabilisse in me l equilibrio perso. Dopo il mio ritorno dovetti operarmi alle unghie degli alluci perch sia i farmaci e sia la noncuranza avevano procurato che l unghia si fosse incarnita e solo un ulteriore intervento da uno specialista risolse il mio problema. Quindi man mano riacquistai la possibilit di guidare, seppur con mille paure, tutto era improntato al massimo della tensione il mio equilibrio che speravo di ritrovare non mi fu di aiuto perch probabilmente tutto quanto avevo passato mi aveva psicologicamente destabilizzato. Il lavoro fu il banco di prova, avevo la sensazione che tutto fosse cambiato e nonostante le rassicurazioni del dominus effettivamente i ruoli erano cambiati, io ero cambiato. Vivevo la mia vita con affanno ed anche le cose pi facili mi sembravano enormi e ricominciai a fumare tantissimo per calmare i miei moti dellanima che per erano pregiudicati ed io non riuscivo nonostante qualcuno se ne fosse reso conto a riprendere me stesso. Cera la mia 221

segretaria e la sua straordinaria capacit di essere autorevole ma nel contempo portatrice di tanta dolcezza che mai in altre donne avevo riscontrato. Anche il suo silenzio e la mia necessit continua di avere da lei le certezze che in me erano scomparse, la resero talmente importante da essere l unico mio riferimento, lei che pensava a me e che penso abbia sofferto in silenzio nel vedermi come non ero pi quello di prima, ma lei senza pregiudizio alcuno ha sempre teso la mano per sottrarmi dalla mia vacillante situazione. Non mi rendevo conto ma soffrivano per me i miei cari e le persone che mi volevano bene ma in quei tempi non mi resi conto di tanto accadesse e fu cosi che pian piano inizi di nuovo il mio declino, forse avevo deciso di farla finita ero stanco del mio inutile ruolo, ma forse nessuno, se non la mia amata segretaria si rese conto delle mie inusitate intenzioni ero stanco di dover ricominciare di nuovo un lavoro che non mi voleva, che forse non meritavo pi, ero perso dentro la mia convinzione, forse di comodo, che tutto era scomparso finito forse cos non era ma cosi volevo per sentirmi autorizzato ad impazzire.

LA BEFFA DELLA COCAINA Fu il tempo in cui non riuscivo neanche a piangere su me stesso, ma piano il tarlo della sregolatezza si fece sempre pi infame e impose ai miei giorni , il piacere del sordido e del lento scivolare della mia anima verso una visione di me uomo libero in una sorta di scheggia impazzita ben disposta a cadere nella perdizione. Il tutto inizi pi o meno nel corso dell estate del 2003 dove iniziai nei giorni di mare a bere birra e nel contempo a provare piacere nella situazione che si creavano lo stato di ebrezza mi coccolava. Frequentavo persone che chiamavo amiche e che nella loro tragedia io fungevo da salvatore ma altro non fu che cadere con loro nel baratro. Iniziai anche a far uso di cocaina che fino a quel momento adoperavo saltuariamente, ma mi piaceva bere anche se tanto condito con solenni fumate di hashisch. Tutti i vizi si concertavano verso la mia prossima rovina dove veramente non riuscivo a fare a meno di fumare e quando potevo di tirare cocaina. Da un inizio 222

pressoch saltuario passai senza accorgermene al bisogno al pensiero fisso che finisse la settimana per attivare i moti dello sballo a tutto campo . Ci pensava il mio amico a comprare la coca che ovviamente pagavo io per il fumo ci pensavo personalmente e non cera sera che insieme al mio compagno di bevute non mi facevo una canna. Gia allinizio dell inverno ero dentro ad una bottiglia di fumo con una cannuccia o una banconota arrotolata dentro al naso. Con l inverno tutto si acu ma senza che io me ne accorgessi. Fu allora che decisi di andare da una psicologa oltre dallo psichiatra dove andavo settimanalmente era un p un modo di raccontare quella che fu la mia seconda rovina, il momento che non doveva pi comparire nella mia vita ma cos non fu. Inizai destate anche ad andare a dormire in spiaggia dopo essermi ubriacato ed aver tirato come un pazzo, dormivo sul lettino di sempre e chiss quali erano i pensieri del bagnino. Dopo la notte brava continuavo a bere per tutto il giorno dopo ed anche a fumare poi spesso semicosciente mi buttavo in acqua ed iniziavo a nuotare su quellacqua piatta al di la della scogliera e smettevo solo per andare di nuovo a bere una birra. Tutto era cambiato dopo l operazione alle anche non mi riconoscevo dovevo in un modo o nell altro essere sconvolto anche se spesso chi mi era accanto non se ne accorgeva riuscivo a mascherare perlomeno finquando fu possibile. I miei cari erano preoccupati ma io pensavo al dolore che avevo in petto, pregavo al mattino che la giornata appena iniziata fosse diversa, ma cos non fu mai e continuai ,sempre peggiorando per tutto l inverno e a Natale fu sconvolgente quante volte cercai la fine, forse inconsapevole di dove stessi andando, prendevo la terapia per la malattia, ma spesso ero tentato nel non prenderla, mentre i miei valori epatici facevano sussulti. Fu durante il periodo natalizio che iniziai ad iniettarmi la cocaina divenne un modo per andare oltre verso quel piacere di un attimo che in quel momento ti annega in lui e cos le vene divennero dure ed alcune scomparirono. In famiglia si mormorava sul mio cambiamento ma fino ad allora ero riuscito con le mere menzogne a mascherare il mio stato che volgeva verso l annientamento di me stesso. Unica nota positiva mi abbigliavo sempre molto bene era la reazione per mascherare la mia voglia di vizio ed ora ho compreso la voglia di una fine. Scrissi ad un fanciulla tutte le mie paure e lei 223

divenne il mio scrigno ed aveva la forza di resistere a tutti i miei racconti di sordidi giochi di vizio senza mai giudicare ma cercando di capire cosa mi accadesse; le scrivevo tutti i giorni ed aspettavo le sue risposte che erano divenute molto importanti, anzi l unico motivo per cercare di capire ma tanto non bast. Dopo Natale cercai di cambiare compagnia e mi ritirai a Fermo che gi frequentavo e conobbi il mio amico musicista compagno di bevute e con lui iniziammo una collaborazione per fare uno spettacolo il giorno del mio compleanno di musica e poesia. I giorni passavano e spesso ero ubriaco sin dal mattino anche se riuscivo a volte ad essere sobrio ed anche a lavorare ma i miei colleghi guardavano la mia disfatta e qualcuno a loro modo cercavano di starmi vicino a donarmi affetto ma ogni tentativo non riuscii, la mia determinazione verso la mia fine era dentro di me e niente e nulla poteva fermarmi. Facevo spesso delle promesse ed in parte a volte smettevo di bere ma il mio pensiero era sconvolto amavo dopo il lavoro fumare una canna con il mio amico anche lui personaggio libertino ma che era fermo alla bottiglia e non andava oltre. Io da parte mia cercavo di fermarmi ma un motore folle con dentro l anima triste e rassegnata mi spingeva oltre, verso la mia lenta e pericolosa rovina. Come poteva anima persa dedicarsi ad esso stesso quando la brutalit di ci che covava in senno era memore di grandi disfatte, Quando tutto era li in corpore che gridava l inno di morte quando non cera pi nulla che volgeva alla vita. Le poche frasi che pensavo erano tutte indirizzate verso la fine che in me solo in parte volevo. Io volevo una vita diversa fatta di amore e comprensione, non era cos difficile pensare che volevo urlare a tutti la mia disfatta e nessuno se non la tenera fanciulla disarmata voleva ascoltar la mia voce che muta cercava laccordo per continuar la vita. Io ero li senza pi forze non riuscivo pi a farmi sentire perch il mio linguaggio era di morte di sospiri di illusioni. Ero assetato damore e chi me ne voleva era sconvolto dal mio impeto di distruzione e non capiva che forse volevo il contrario . Io stesso amavo il mio requiem io cantavo inni di sconfitta , ma non volevo , io volevo la vita che cos cara pagavo ogni giorno ed a volte mi accorgevo ma cosi poche erano le situazioni. Cerano tanti moti ma non mi rendevo conto quali fossero. Eppur la fanciulla rispondeva con atti 224

daffetto ma io di marmo ero freddo al loro divenire. Passavo le domeniche con il mio amico libertino e fu li che fui morso dal suo cane proprio quando avevo un appuntamento con la donna dai capelli della notte. Tutto non andava , o meglio ero io che non andavo un giorno il mio dominus mi trov con il capo riverso dentro un piatto di tortellini senza sapere il perch ed il percome. Ero li abbandonato da una mia serata sconvolgente che cercavo di riprendermi senza capire che la mia era una malattia, quella malattia che fa guardare le cose in modo capovolto solo attraverso la tua interpretazione pensando che sia la migliore nel palcoscenico della tua follia. Avevo abbandonato la mia anima agli eventi, eventi che portavano alla sconfitta di un ripresa che tardava ad arrivare. Solo le domeniche trascorse con il mio amico erano fatte di impegno volevamo accordare il nostro probabile malessere. Accadeva quindi che abbandonai la cocaina e l ultima volta fu drammatica in occasione della festa del mio compleanno ,era gi da tempo che non toccavo lei ma quella sera del mio compleanno dopo una festa riuscitissima e dopo che la ragazza dai capelli della notte mi aveva preso la mano, dopo la deliziosa recita di poesia con la musica, dopo che tutto era andato bene mi abbandonai con una sorta di Lucignoli ai bagordi a base di cocaina e champagne in un night dove mi avvicinarono delle donne, feci tutto quello che non mi piaceva, non avevo mai frequentato un locale di quel tipo e ricordo il tanfo del sudore di quelle donne al mercato della carne. Ricordo quella sera di aver esagerato e non tornai a casa ma mi addormentai su di un letto a casa di Lucignolo in preda allansia; sicuramente quella sera avevo toccato il fondo, mi sentivo marcio e nauseabondo. Continuavo a lavorare e facevo promesse che avrei smesso con tutto ma le mie promesse duravano poco tempo , ero entrato ne tunnel della disperazione ed alcuni forse giustamente mi avevano abbandonato alla mia sorte. La mia segretaria soffriva per quanto io facevo ma non riuscivo a tirarmi fuori dalla strada della mia perdizione. I miei dottori erano allarmati e facevano di tutto attraverso forti terapie antidepressive ma io ero gi partito, non amavo la mia vita e la cancellavo con la sregolatezza. Non guardavo pi il giorno, dormivo pochissimo ma ricominciai a disegnare ed era l unica cosa che mi faceva star bene. Ma tutto era complicato, io ero 225

diventato intrattabile e fumavo tantissimo e dormivo sempre meno e non ero pi padrone di me stesso. Nel lavoro ero diventato insicuro e sbagliai molto oramai mi ero lasciato andare la mia vita era in una bottiglia con la mente offuscata dall hashisch. Ma cerano momenti di lucidit in cui capivo che me ne stavo andando mentalmente, quasi tutti i colleghi si erano accorti e rinunciavano ad ogni richiamo io e il mio desiderio di sconvolgermi perch straziato da una vita che non volevo pi vivere, volevo disertare la mia esistenza e non cera pi nulla da fare. Un ricordo bello fu l uscita con il mio dominus a Napoli furono giorni stupendi mi ero liberato dall alcool e guardavo la mia Napoli con gli occhi di un bambino che torna al suo giocattolo dopo che qualcuno l aveva nascosto .Mi sentivo bene ma fu solo un episodio poi tornai come prima. Cosa voleva dire lavorare con la mente assente, senza che io fossi lartefice e senza la forza che spendevo per riuscire, ero solo maschera della mia esistenza, sbagliavo senza tornare sui miei passi, non mi accorgevo dello stato in cui mi ero ridotto per met drogato e l altra uno pseudo alcolizzato. Continuavo nonostante chi a quel tempo mi voleva bene cercasse di tendermi la mano ma tutto era inutile avevo dato inizio alla mia fine pensavo in me che non valesse il tempo di vivere facevo tutto quanto fosse necessario per porre fine ad un esistenza senza senso. Quindi tutto perdeva voce anche quella delle persone che mi volevano bene; io cercavo tutto quanto cera a disposizione per porre fine ad un esistenza bieca e fallita. No certo bello consentire il tepore della primavera o ascoltare gli altri senza sentire le loro parole, vivevo la mia dannata solitudine ed accadde l inevitabile riuscii anche a litigare con la ragazza che forse amavo. Tutto era dannatamente inutile, io mi vedevo come un niente che si arrampica sugli specchi per evitare l inevitabile. Giravo con la macchina in totale assenza e fu li che in un giorno dove ingurgitai di tutto e fumai pi del solito che accadde in giugno un evento che certo cambi il percorso della mia inutile esistenza. Dopo avere bevuto, fumato, e riempita la mia mente con la benzodiapezina mi misi alla macchina feci un primo percorso urtando con il solo specchietto che cadde a terra in frantumi poi dopo un p imboccata la via per tornare a casa persi conoscenza ed urtai una serie di macchine e fra i danni materiali ci furono anche dei 226

seri danni fisici perch mi lussai l anca. Ricordo poco, solo un attimo aprii gli occhi e sentii lautoambulanza che mi riavrebbe portato all ospedale, non ero cosciente ma non volevo capire cosa era accaduto mi trovai solo in ospedale con accanto mia madre disperata. Dormii per tre giorni e per tre giorni non toccai cibo ricordo a malapena il poliziotto che mi disse cosa era accaduto ma di tutto non mi importava niente. Il mio studio penso rimase stupefatto e mi dissero pi tardi che il mio amico dominus era passato per vedere come stavo. Il punto che non stavo ma ricordo che vicino a me cera una persona anziana ed una luce fioca traversava le mie pupille stanche di vedere capivo che la situazione era drammatica ma niente se non la vita che se ne andava riuscivo a vivere nelle mie stanche ed offese membra poi il buio e la voglia di non risvegliarmi mai fra le altre cose ero riuscito per una sola volta prima dell incidente ad infilarmi un ago in vena con dentro eroina, non mi piacque ma tanto aveva scarsa importanza per un vigliacco che non riusciva a porre fine a una vita divenuta insopportabile. Lo studio poi lo psichiatra poi la famiglia ed infine io decisero o forse decidemmo di mandarmi in comunit. Ci fu una sorta di intreccio di persone che decisero per me ma forse proprio per questo mi salvai ed ora qui ricordo quasi affranto ma convinto che la vita vada onorata perch essa empia di colori, emozioni, di tante cose che ancora dovevo fare e che se non fossi andato in comunit forse ora sarei all inferno con il senso di colpa di non aver vissuto. Il periodo prima di riandare a San Patrignano fu orribile io che mi nascondevo alla gente e ricordo il mare di Marina Parmense dove andavo a fare il bagno quando il sole scendeva e lacqua si calmava ospitando le mie nuotate mentre ascoltavo un solo canto il senso di colpa verso il mondo. Mi vergognavo di quanto stava accadendo ma di fatto tanto era accaduto tutto perso dentro un fondo di una bottiglia e dentro il sordido della droga. Io non avevo pi interesse per me e mi lasciavo andare agli eventi ignaro di quanto stesse accadendo. Ma tanti nefasti accadimenti avvennero in quei tempi, dolorosi esempi del male di vivere, di quel dolore muto che ti trascina verso fuorvianti momenti di vita sprecata. Non vedevo il sole con il suo rosso dell aurora ed il verde dei magnifici boschi dove a volte andavo credendo in tal modo di espiare le mie colpe. Da questo punto di vista immaginavo la 227

comunit, come un luogo dove espiare le colpe di un anima che senza controllo si ribellava senza che io potessi governare i momenti della mia vita. Prima di San Patrignano rimasi veramente da solo , lo studio di me non voleva saperne niente, anzi aveva proibito ai tanti di comunicare con me. Cera solo il mio amico musicista che continuava con me a discutere delle nostre miserie della mia vita da schifo di quanto mi aspettava ed anche una ragazza che cercava di farmi capire cosa provasse uno spirito libero come il mio con una scuola di regime. Ma io ero stanco ed avevo voglia di andarmene in un luogo dove speravo di trovare persone comprensive che mi potessero aiutare ad evitare il salto nel vuoto. Non immaginavo cosa significasse comunit o meglio prima sarei entrato nella Clinica dove mi raccontavano che cera un bravissimo specialista per la mia malattia e tanto mi incuriosiva. Fu cosi che il ventinove luglio del 2004 arrivai a nella clinica di San Patrignano chiedendomi cosa ci facessi in quel mondo di sofferenza che si toccava ed era nell aria ed era tale che io non mi accorgessi della mia. Laria era pregna di sofferenza ed anche un mondo di chi non sarebbe pi ritornato alla normalit. Mi colpii immediatamente una donna vecchia che alcuni accudivano con tanta pazienza e forse la cosa tremenda che tanti altri la sfottevano, forse per scaricare le loro miserie. I malati erano sia legati ad un cammino di terapie che li rendeva folleggianti altri legati a patologie significative che presto avrebbero vista spenta la loro luce. Cera per tanta professionalit da parte degli infermieri e da parte dei volontari della comunit. Furono loro che per primi videro i miei disegni sottolineando il fatto che non avevano mai visto tanto colore e tanta vivacit nel loro utilizzo, io da parte mia pensavo che tanto non rispecchiasse la mia anima ora torbida e silente. Nonostante fumassi in quel tempo trenta anche quaranta sigarette al giorno mi ridussero a dieci quelle a disposizioni ed i primi giorni furono fatti di nevrosi a forti attacchi dansia. La stanza dove io pensando di poter disegnare mi appariva tetra, portai ogni sorta di colore che rimasero per la maggior parte del tempo dentro le rispettive custodie disegnai solo una farfalla ed il muso di un cavallo ma a dir la verit mi cost caro pensare ad un mondo esterno fatto di uno spirito libero in quanto il portone della clinica era in acciaio e si apriva con difficolt attraverso 228

dei telecomandi ed il silenzio metallico che seguiva la sua chiusura mi dava il senso della prigionia, come le finestre che non si potevano aprire e anche lestate portava laria condizionata intervallata da brevi uscite, a volte anche in piscina con i miei nuovi amici. Chi mi portava in piscina era un ex galeotto pieno di forza ma anche di sofferenza per anni vissuti in carcere senza pi padre e madre che poi ritrovai in comunit quando ritornai definitivamente. Cera anche the King a cui mi affezionai tantissimo un uomo che lottava per la vita con un passato di mezza vita da carcerato mi affascinavano i suoi racconti un po come quelli della guerra di mio nonno. Ascoltavo attonito i racconti celle strette e grigie della violenza del carcere, di quanta droga scorresse tra le sbarre della cella che sola ti faceva compagnia lasciandoti il freddo della clausura e della vita che forse fuori scorre ma che negli anni non capisci come la stessa possa cambiare e come tutto pu scomparire. Anche le celle di isolamento dove essere umano un eufemismo dove gli scarafaggi ti fanno compagnia mentre cerchi di sopravvivere ad un pasto schifoso che si confonde con il puzzo della merda che li a dirti sei finito. Questo mi raccontava King l uomo tatuato che a vederlo faceva paura ma che conoscendolo avvicinai e divenni amico. Cerano persone che erano fatte di grida disperate senza pi ombra se non quella di un passato di droga che aveva spezzato la loro vita rendendoli non pi capaci di leggersi dentro e di notte urlavano la loro disperazione e durante la prima notte mi sembr di vivere nel girone dei dannati. Il giorno iniziava presto e dopo la doccia mi dilettavo a raccontare le mie emozioni in un piccolo taccuino dove appuntavo i miei stati danimo, le persone che man mano conoscevo, le mie considerazioni. Erano ovviamente narrazioni buie e dolorose, a volte mi chiedevo perch questa mia fine, perch ero arrivato in questo luogo di espiazione. Si perch cera il tempo per darsi delle risposte ai tanti perch ed era comunque un monito guardare come era possibile ridursi dopo anni di vagabondaggio, di male di vivere, di tossicodipendenza. Conobbi persone che erano in attesa di trapianto qualcuno forse ci sarebbe riuscito alcuni non sarebbero pi usciti se non per celebrare il loro funerale. Una situazione emerse dal mio animo quella della preghiera, pregavo Dio raccomandando la mia anima che forse era uguale 229

a tutte le altre: quella dei dannati, quelli che si erano complicati la vita affinch questa fosse senza dolore, ma il prezzo era pesante ed io iniziai ad accorgermene ed ero spesso proiettato verso i volontari per chiedere della loro esperienza n usciva fuori un passato non tanto dissimile dal mio. Leggevo molto e quando la stanza era libera cercavo l ispirazione per disegnare. Che cupi momenti mentre i pensieri andavano via e facevo il mea culpa di quanto avevo combinato per essere l, l unica circostanza che mi tirava un po su che avevo la capacita di discernimento mentre tanti urlavano perch lavevano persa. Cera chi aveva perso il senso della vita chi si era ridotto non pi autosufficiente, cera gente che entrava in clinica pi morto che vivo, cera anche chi non aveva pi speranza. La clinica di San Patrignano era veramente anomala cerano tutte le tipologie di malattia inerenti luso e l abuso di droga ed un dottore, Antonio che era pronto a curare tutti. Sono pi volte rimasto scioccato nel vedere persone ridotte in fine di morte e rifiorire dopo un podi tempo, Antonio aveva capacit superiori agli altri medici la disponibilit, il rispetto per i suoi malati la capacita di farti sentire meglio perch una persona che dedica se stesso nel combattere le subdole malattie. Lo conobbi dopo qualche giorno che ero in clinica si fece subito chiamare Antonio, anche lui aveva in passato avuto esperienza di tossicodipendenza, poi Vincenzo Muccioli lo fece studiare ed ora diventato uno dei pi grandi infettivologi dEuropa ma non ha mai preteso denaro svolgeva il suo lavoro senza stipendio ovviamente gli erano riconosciuti tutti i mezzi di sussistenza. Con me fu straordinario e mi legai molto a lui , inizialmente riuscii a farmi aprire, a raccontare tutte le mi vicissitudini proprio tutto senza vergogna. Nonostante stessi in quella clinica ritenevo che non avessi gravi problemi di tossicodipendenza e con lui n parlai in un viaggio che ha segnato la mia scelta. Andammo a Milano insieme, mi volle far vedere parte dei suoi riferimenti per la ricerca e per lo svolgimento di alcuni esami che solo in quella citt e nella sua struttura ospedaliera era possibile svolgere. Ricordo immensi studi di ricerca nei meandri dell ospedale dove lui si muoveva con dimestichezza .mi fece tutti gli esami possibili ed immaginabili mai fatti prima di quel momento. Al ritorno discutemmo intorno ai miei dubbi sul fatto di entrare o non in comunit; lui mi parl molto chiaramente e 230

dandomi risposte vere e ovviamente non vincolanti mi consigli di entrare e cos pi tardi entrai. Antonio aveva un sorriso rassicurante ed un modo gentile di trattare, molto chiaro su ci che pensava molto dolce nel trattare la tua anima che in quel tempo era distrutta e confusa. Mi dava sicurezza e non era facile parlare con lui e farlo era un piacere. In mezzo a tanta sofferenza alle urla di chi non aveva pi freni inibitori, a chi non riusciva a camminare con le proprie gambe cero io che avevo modo di pensare a quando avevo la voglia di farla finita ma Antonio mi apr la porta per un modo di vedere la vita diversamente di guardare dalla mia finestra gli stupendi tramonti su San Marino. Fu lui in fondo che mi convinse anche se dopo un mese e mezzo tornai a casa per poter poi decidere sul se o non entrare in comunit e li accadde qualcosa che fu inevitabile il mio rientro in comunit passando per la clinica. Durante questo periodo uscivo poco ed evitavo tutti quanti ebbero modo di condividere con me luso della droga. Ero impaurito dall andare, pensavo di non riuscire a resistere a quel regine semi detentivo ed Andrea Muccioli era persona che non mi era affatto simpatica, odioso, affatto portatore di affetto insomma il contrario di Antonio . Ma a lui che pensavo ed alla sua capacit di curarmi e chiudere le ferite della mia follia. Il mio dominus mi era accanto mi era venuto a prendere alla mia prima uscita convinto che io avessi deciso per lentrata. Fu un periodo lungo costretto a casa perch senza macchina e per ovviare ulteriori timori. Dovevo fare il colloquio con Andrea Muccioli un uomo che guarda alla comunit come un azienda fuori dalle righe tracciate da suo padre sempre vicino ai ragazzi. E mentre avanzava il tempo verso la partenza con questo crebbe la mia voglia di mandare tutti a quel paese. Ma ascoltavo questo e quello e tutti erano convinti che dovessi andare tranne me. Dentro vivevo stati danimo di sofferenza e di abbandono andare via in un luogo che avevo capito poco ma che comunque erano una sorta di luogo di redenzione ma soprattutto di chiusura della mia libert che tanto in vita mia avevo amato. Parlavo poco e leggevo molto in quel periodo cosa che poi ho continuato scoprendo nel libro il fatto che questo fosse il migliore amico che solo se aperto richiama la tua attenzione, il libro ti rispetta e se vuoi puoi lasciarlo invecchiare con forse tutta la sua saggezza. Poi accadde un 231

episodio che mi stronco forse lo feci per convincere me stesso che sarei dovuto andare, una sorta di conferma sul mio stato instabile e quasi disperato. Un giorno dopo tanto che non bevevo mi ubriacai e cercai qualsiasi tipo di droga che mi potesse sconvolgere insomma un sorta di motivo che rendesse meno dolorosa la mia entrata in comunit. Trovai leroina mi infilai lago della siringa in vena e dopo attimi di niente ritrovai trasportato al pronto soccorso in overdose . Mi svegliai mentre in autoambulanza a sirene spiegate mi portavano in ospedale avevo in bocca il sapore della roba con anche il sapore delle lamiere e tutte quelle persone mi avevano salvato la vita il giorno dopo uscii un articolo sul giornale il mio studio era interdetto ma seppe come comportarsi. Quanto feci mi convinse di andare, Antonio mi chiam prima in clinica e partii. Piansi a lungo con una mia amica cara che cercava di dirmi che era la migliore cosa da fare io per convincermi per poco non ci lascio la vita e quindi il ventitre ottobre del 2004 ritornai in clinica con un enorme senso di colpa non riuscivo a pensare ad altro che solo la comunit forse mi avrebbe aiutato non so in cosa ma certo un leggero scuotimento ci sarebbe stato. Mi accompagn un collega con mia madre, li avrei rivisti dopo tanto tempo ma volevo staccarmi da loro perch in loro vedevo il rimprovero e nessuna parola sarebbe stata sufficiente per farmi capire, per raccontare il mio male di vivere a cui per non riuscii a far niente, era dentro di me sapevo che ci che avevo fatto era per convincermi di andare vedevo la comunit come il luogo dove poter pensare. Il giorno del mio rientro nell oscurit della sera vidi Antonio che mi abbaracci forte, lessi in quel gesto la comprensione nei suoi occhi la felicit nel vedermi di nuovo, in fondo con lui avevo fatto un patto di rientro. Le verdi pareti dove in ogni stanza albergava il dolore era un ottimo palliativo , parlavo continuamente di me e l qualcuno ad ascoltarmi, cera questo San Patrignano il luogo dove trovi persone che ti ascoltano che condividono con te un passato pi o meno burrascoso dove non smetti mai di stupirti. I primi periodi in clinica furono portatori di nuovi rapporti umani che si allacciavano con un nodo che solo l si realizza. Il mattino presto era dedicato alla colazione, prestissimo mi alzavo e durante le notti insonni ascoltavo il canto eterogeneo del dolore 232

le urla notturne al seguito delle quali cercavo risposte, ma niente, tutto cadeva nella mia anima dove trovavano un luogo che faceva compagnia al mio. Poi cera la prima sigaretta delle dieci che venivano poste a disposizione per me povero fumatore. Era un momento dove incontravo un ragazzo ferito a morte dalla droga deambulava male e ragionava pochissimo ma gli piaceva cantare ed io ero li pronto ad intonare con lui le sue canzoni preferite. Cantare a squarciagola era un modo per urlare al mondo che ancora ceravamo per esorcizzare i fantasmi della solitudine un canto da un piccolo bunker dove non si torturava nessuno ma si curava l impossibile. Cera un uomo con un enorme pancia che sperava e combatteva tutti i giorni la sua malattia, con dignit, ma la sua cirrosi stata poco clemente, ero appena entrato in comunit quando seppi che gli era scoppiato il fegato e cos era morto dopo un tremendo cammino di speranze. Cerano altre persone che volevano vivere: una signora resa cieca dalla malattia lho vista impazzire e dannarsi tutte le notti per una sigaretta le sue urla erano agghiaccianti e la sua mente piano piano volata via a tal punto da smettere di mangiare continuando a fissare un punto su di un muro dove non cera che il solo eco della sua disperazione. Conobbi anche un barbone che si era lasciato andare da ragazzo e dopo tanta droga, furti, carcere era finito in clinica dove lo curavano per ricominciare a camminare a lui le sigarette non bastavano e faceva un certo effetto urlargli in testa che non doveva raccogliere i mozziconi di sigaretta dal posacenere, mi raccontava del suo vissuto tutto raccolto in una vita di disperazione. A nove anni fuori di casa cacciato da un famiglia troppo numerosa dove non cera possibilit di una vita dignitosa per tutti. Fu allora che se ne and ed inizi a frequentare i quartieri pi malfamati la prima droga, l alcool poi il piccolo spaccio e da li una serie di reati che lo portarono in carcere in un andirivieni che gli fece conoscere la vita da barbone, una gamba offesa malcurata e da l raccolto dalla strada e portato in quella clinica dove Antonio pensava per tutti; al secondo ingresso nonostante il suo desiderio di morte l dove lavevano preso, lho visto con le stampelle camminare. Ecco uno dei miracoli di San Patrignano. Ho visto anche una ragazza sul punto di morte trasportata durgenza da noi aveva gli occhi di fuori e la bava che le usciva dalla bocca ed era ridotta ad uno 233

scheletro umano. Gli altri medici avevano gettato la spugna ma il nostro medico no, la prese in cura ed al mio ritorno si era ripresa la vita, prima tante passeggiate con lei lungo il corridoio, un corridoio che era come un luogo di uscita come fare quattro vasche in un loggiato di una piazza un loggiato ovviamente cementato dal dolore e dalla sofferenza. The King divenne mio amico fu una volta che non avevo da accendere e nonostante lestate e tutti i tatuaggi che aveva ed il suo sguardo cattivo mi diede da accendere. Era un lupo solitario ma combatteva e sicuramente combatte per la sua vita lui in attesa di trapianto e sono sicuro che ce la far. A lui scrivevo le lettere, come poi avrei fatto per tutti, gli tremava la mano ma era enormemente intelligente e tanti anni di reclusione gli avevano insegnato ad non aver paura di nessuno. Ed era vero. Mi raccontava quando ai tempi di Cutolo era facile morire con una coltellata e quindi le notti passate insonni con un coltello sempre pronto a fare il suo dovere. Era famoso a Rimini ed a tanti faceva paura ma aveva lanimo buono e prendeva della vita quello che gli era stato tolto. Da piccolo veniva picchiato dal suo patrigno ed a nove anni si trov a sbrigarsela da solo in una citt viziosa come Rimini. Divenne forte ma si incattiv per sopravvivere la sua vita divenne con suo fratello storia di risse e di rapine di un matrimonio e due figli stupendi e tanta galera, stanze di punizione dove nudo lo gettarono su di un materasso sporco e pieno di insetti che gli mangiavano la pelle mentre il freddo misurava la sua capacit di sopravvivere. La camicia di forza ed il manicomio criminale dove senza capire il perch lo imbottivano di psicofarmaci per fargli passare la rabbia ed il racconto volge verso le vendette i colori grigi delle pareti di stanza fatte di materassi ed addirittura il coraggio di assumere anfetamina in uno spazio ristretto come la cella di punizione. Quanto ho sentito mi ha profondamente colpito e spesso capivo il suo buon cuore quando di notte veniva a guardare dalla mia stanza il tramonto su San Marino rimanevamo li in silenzio e forse ho visto una sua lacrima. In quei giorni mor il suo caro fratello minore brutta morte procurata con labuso d' alcool ed anche altro, lho visto disperato e parlammo a lungo piangeva dentro, per il rimorso di non averlo potuto aiutare, di non averlo potuto salvare dalla morte senza appello. Le storie in quel luogo mi segnarono , mi diedero il senso dell importanza della vita e 234

della stupidit di gettarsi via con una rincorsa verso una felicit di plastica dove al momento del salto trovi il vuoto il baratro, l alienazione da te stesso, l abbandono di tutto anche di ci che ti era tanto caro. Dentro la clinica ascoltavo tante storie ed anche inimmaginabili come quella di chi aveva venduto la sua casa appena regalata da genitori e con i proventi si era drogato per due anni di seguito per poi essersi ritrovato nudo e malandato in Tailandia, Potrei continuare con la storia di persone segnate da venti anni di abuso di cocaina e ridotti a camminare come le scimmie e a lamentarsi di tutto perch tutto era male, anche lottimo pasto faceva schifo compreso il mondo. Molti non parlavano pi perch colpiti da ictus per abuso di cocaina e altri che forse erano convinti che due pi due faceva cinque. Per loro la vita era vera sofferenza non avrebbero pi potuto godere di un arcobaleno perch forse i loro occhi vedevano bianco e nero. Io no, avevo ancora la vita dentro ed avevo nel mio piccolo deciso di morire e se non fossi entrato forse anchio avrei visto il mondo in bianco e nero. Durante la mia permanenza in Clinica mi accadde di rimanere per la prima volta da solo con quaranta e sei di febbre, senza mia mamma ero solo e barcollavo mentre non riuscivo ad infilarmi una supposta di tachipirina ero nel pieno del delirio poi mi pass la prima volta ma ci fu una seconda, dove mi diedero un antibiotico sbagliato ed ebbi una fortissima reazione allergica, ero disperato ma dovevo andare avanti volevo entrare in comunit per misurarmi per mettermi alla prova per riuscire a riprendere me stesso.Dur ancora a lungo la degenza in quell inferno mascherato da paradiso, quando avevo il delirio king mi venne a trovare muto ma con gli occhi di una persona che ti vuole bene si present sullarco della mia stanza e si inform presso gli infermieri, il grande uomo mostrava un grande cuore. Per lui, il giorno del suo compleanno gli dedicai una poesia che a voce alta e calibrata declamai in sala da pranzo e fu accolta con gli applausi di tutti i degenti increduli per le parole, king lasci scorrere una lacrima fra i solchi del suo viso. Scrissi una poesia anche per Antonio ed a sorpresa il giorno del suo compleanno replicai, stava iniziando il mio periodo di scrittore e di poeta, il mio dottore si emozion, non pianse ma piansero tutti i responsabili della clinica. Ne dedicai una ad una responsabile, il marito volle sapere se la poesia era stata scritta 235

da un ragazzo che stava uscendo. Il mondo funziona in modo strano la mia fama di poeta e scrittore si allarg a tal punto che in comunit ebbi l onore di avere un angolo dedicato a me: il poeta.

IO E SAN PATRIGNANO Il due dicembre del duemilaquattro entrai in comunit, ero guarito dalle varie conseguenze della febbre da cavallo e della conseguente allergia, Antonio aveva fatto in modo che il dottore disattento si scusasse. Ero pronto, lemozione non mi fece capire niente King mi abbracci ma sapevo che lavrei ritrovato nel grande salone da pranzo. Mi vennero a prendere Massimo e Renato sarebbero stati i miei angeli custodi quelli che si dice mi avrebbero seguito nel mio percorso. Era una fredda giornata invernale ricordo che andai prima allufficio per perfezionare ed ufficializzare la mia entrata con tanto di scheda e foto, mi sentii un po un delinquente ed ebbi modo di guardare al di l della sbarra ma dovero io era dentro e non sarei uscito tanto presto e non avrei comunicato con i miei cari se non per lettera. Poi andai in stanza assomigliava ad un piccolo loft in montagna scelsi il mio letto e mi fu assegnato il mio piccolo armadio chiamato buchetta. Renato e Massimo mi fecero il letto, avrei dormito sotto un ragazzo che conoscevo. Mi appoggiai sul letto era stretto e cera odore di muffa ed anche se non sono mai stato in una prigione la sensazione doveva essere la stessa. In stanza dicevano che eravamo in pochi ma quattordici per me erano tantissimi le regole niente musica, ne televisione ma solo tanto da leggere prima di addormentarsi, il libro divenne il mio compagno fedele di tante notti insonni, Renato nel tempo divenne come un precettore, fra di noi subito tanta cordialit, avevo portato dei libri e lui nel tempo oltre le mie letture mi indic degli ottimi libri da leggere durante il tempo della mia permanenza. Era il periodo natalizio, da me gi tanto poco amato perch dopo la morte di mio padre in quel periodo la sua assenza si acutizzava ed assomigliava ad una tacita 236

sofferenza. San Patrignano organizzava il suo natale che mi dicevano essere straordinario e molto bello per me fu un periodo molto triste dove ebbi modo di comprendere tutto il mio fallimento. Appena entrato nel reparto grafiche subito iniziai la costruzione del presepe, era bello costruito con il cartone e le fogli secche che recuperai negli enormi giardini. Ebbi modo di coinvolgere tutti fra i tanti anche Pasqualino , un ragazzo napoletano con cui feci subito amicizia. Ma la cosa pi atroce che dovevo muovermi o con Renato o con Massimo, ogni passo che facevo necessitava della loro presenza o comunque da ragazzi di periodo. Ogni settimana andavamo a dare un mano all orto ed erano le ore migliori a travasare piantine di ogni sorta e genere e feci amicizia con il responsabile con il quale trascorrevo le mie ore chiacchierando del pi e del meno. A San Patrignano la vita scorreva dalle sei e tre quarti in poi e cerano mille cose da fare : pulire la stanza e i bagni pi volte al giorno cos come servire a tavola a pi di sessanta persone e questa era una bella fatica quando, in ritardo, veniva Muccioli con i suoi ospiti. A guardarla bene era un struttura molto bella per la gente scappava rincorsa dai responsabili per riprendere il fuggitivo e chetare i suoi moti di libert. Sotto natale entravano tutti quelli che attendevano alla porta principale di fronte alla sbarra, aspettavano ore poi verso mezzanotte dopo la cena avevano modo di sistemarsi nei vari settori. Da noi capit Carmelo, era ridotto male lungo il corpo lunghe strade di iniezioni di coca i primi giorni pat la sofferenza dell astinenza ma in tutti cera la voglia di aiutarlo, dormi per circa un settimana comprese le varie allucinazioni ma poi si rimise in carreggiata, non so perch ma sentii il trasporto di organizzare la sua buchetta. Con noi cera anche un siculo americano il suo fare era martorizzante ma con me parlava e mi stimava molto. In brevis nella mi stanza cera tutta lumanita, la sua diversit e le ovvie discussioni. Una cosa bella era che si poteva discutere animatamente ma subito il giorno dopo si faceva la pace come se nulla fosse accaduto. Mi presentarono come un ragazzo difficile e con Renato che collaborava con la redazione del giornale nacque un idillio intellettuale e mi fu di aiuto per incominciare a capire i meccanismi di quel luogo di redenzione. Il tempo passava ed io continuavo a non capire perch ero finito proprio l distante dai miei affetti. Della grafica non mi 237

interessava proprio niente e come detto i miei sabato mattino li adoperavo per scrivere sia le mie lettere sia le lettere degli altri ero diventato un piccolo amanuense loro mi dicevano cosa volevano scrivere ed io li accontentavo. Fortunatamente dalla scuola Renato mi rapi per farsi aiutare nel lavoro di redazione, lavoro interessante e creativo. Renato uomo di cinquantanni ed ex professore universitario all universit delle Canarie era un buon conoscitore e culturalmente eccelso, erano interessanti i nostri discorsi e cera armonia in ci che facevamo era ed persona colta che mi aiut a rimanere per un anno in quello che tutto sommato poteva sembrare linferno. Cerano sempre litigi e le persone se le davano di santa ragione. Un inferno perch cera gente difficile, nevrastenica, rissosa ma anche con quella gente riuscii a fare amicizia, o meglio ad instaurare un rapporto tipico di San Patrignano con le ragazze non cera possibilit di rapporto in quanto era necessario tutta una serie di contatti che se fondati, dovevano rimanere in una silenziosa parentesi amorosa fatta solo di sguardi il famoso no parola. Certo gli ambienti erano belli a pian piano mi abituai alla stanza che grazie alla mia sbadataggine dovetti pulire tantissime volte, una sorta di punizione a getto continuo. Si lavorava duro, ricordo che sotto il periodo natalizio insieme ad altri preparai i cappelletti per il natale, fu un momento inizialmente divertente poi la fatica giunse e non vedevo lora che finisse il martirio. Il salone durante il periodo natalizio si arricch di luminarie e fecero un presepe oserei dire modesto, un enorme albero, ma in tutto cio cera tanta tristezza. Proprio il giorno della vigilia ci offrirono un ottima cena del buon vino limitato ad un bicchiere poi i regali per tutti con la relativa leggenda che voleva che i biglietti fossero scritti per ciascuno dalla regina della comunit Antonietta, la moglie di Vincenzo Muccioli. Lultimo dell anno ci fu uno spettacolo organizzato dai ragazzi dove le uniche note positive furono la bellissima voce di una ragazza che non ho mai conosciuto ed una assolo di un ragazzo di Fermo, Michelangelo, che suonava magnificamente il sassofono; poi al mattino dopo io e Renato ci dovemmo alzare alle cinque per preparare la colazione. Con Renato, unica persona che mi rimasta nel cuore per la sua straordinaria sensibilit, parlavamo per ore e facevamo tante cose insieme, gli dedicai anche un racconto : il novello giovine ed il suo precettore; fu li che mi 238

disse che avevo talento e di lui mi fidai gli leggevo sia la mia posta in partenza che la mia posta in arrivo. Mi tranquillizzava nei momenti che scleravo urlando tutta la mia rabbia a chi mi aveva fatto un torto. Ma la comunit cosi, come se infuriarsi sia terapeutico e questo mi diede modo di sfogare tutto quanto era in me pacificando per un po il mio animo ribelle. Tante le volte che me ne volevo andare ma Renato mi prendeva da parte e dopo un lungo sfogo mi diceva e convinceva che un anno sarebbe stato necessario per riprendermi; a volte alcuni film non capiti erano pasto per il nostro sensibile animo. Forse vero ma Renato mi aiut a comprendere le mie capacit e pi tardi, quando leggevo le mie poesie a chi aveva finito il percorso chiedevo subito a lui un parere mentre gli applausi dei membri del settore avevano mostrato il mio successo: ero il poeta di San Patrignano e chiunque avesse bisogno di uno scritto io ero pronto a soddisfare le sue richieste, rendevo le persone felici per un attimo e la voce gir per tutta la comunit con l ovvio clamore del caso. Come stavo veramente riuscivo a stento a capirlo, normalmente il mio umore variava cos velocemente che a stento stavo dietro a me stesso. I racconti di Renato dei suoi viaggi rendevano il dopo lavoro piacevole e coinvolgente quasi io fossi stato negli angoli pi reconditi del mondo. Ma la costante era la rabbia, quella di sentirmi come un cane al guinzaglio, mi soffocava la comunit, le regole rendevano la mia esistenza sofferta ed il mio tacito soffrire era letto da Renato che cercava di coinvolgermi in tutti i modi a volte con lunghe passeggiate sognando una vita migliore, quasi che tanto fosse doveroso. Scrivevo molta corrispondenza, a volte la domenica pomeriggio era destinata a questo, allo scrivere quasi patologico il mio grido di libert che traversava lo spazio della sua destinazione, e larrivo di questa era un sospiro di libert. La vita era segnata da tempi ben determinati, la cosa pi allucinante era l apparecchiatura: millimetrica perfettamente simmetrica con tutti i tavoli apparecchiati da altri. Le fughe erano tante come tanti i relativi commenti, per me erano come giustificati desideri di libert. Il programma vero e proprio, quello che secondo Muccioli era necessario per dimenticare la droga era di quattro anni; fortunatamente incontrai Renato che sosteneva che un anno per me era pi che sufficiente. Il tempo passava attraverso il lavoro a cui non 239

mi sono mai legato, odiavo la grafica, mutilava la mia fantasia e questa venne sostituita da me con il disegno e gli scritti, mentre fingevo spesso di lavorare. Il responsabile mi lasciava fare, aveva tentato ma non era riuscito nel suo intento; posso dire impropriamente che mi ero autodeterminato, facevo spesso quello che volevo sempre nei limiti del rispetto delle regole fondamentali. Nel mangiare non potevi lasciare niente sul piatto sceglievi la tua porzione e non ne dovevi lasciar traccia altrimenti arrivava il famoso verde che se del caso, ti puniva costringendoti a mangiare il residuo al mattino a colazione e certo non era cosa gradita. Durante lora del pranzo o della cena scoppiavano sempre tafferugli e spesso se la cosa era grave il provocatore veniva cacciato. Da parte mia alzavo solo la voce durante le discussioni di politica, in quella realt portata avanti con l aiuto della famiglia Moratti erano tutti fascistelli anche poco convinti abbracciando l ideologia per ragioni ovvie di ruffianaggio anche se non n comprendevo il significato. In me viveva il marxista convinto e facevo ottimo proselitismo e le discussioni erano molto animateun giorno tirai un forchetta ad un mio compagno di stanza ma non accadde nulla. Ho litigato spesso facendo pace l indomani ma al mio animo serviva scaricare tutto quanto ero costretto a trattenere durante il giorno. Capitava che nello stesso giorno mi toccava fare la stanza e magari servire a tavola a pranzo e poi apparecchiare tutto questo comportava concentrazione e fatica, sempre in piedi senza mai poter dire di no. Una volta ricordo feci le colazioni, servii a tavola nei tavoli pi numerosi e poi pulii il salone, enorme, non finiva mai e tutto ovviamente sotto il controllo di qualcuno che certo non era un santo e sembrava godere nel commentare quello che stavi facendo; al mattino avevo trentanove di febbre, era febbre di stanchezza: ero sfinito. Altro servizio veramente allucinante erano i piatti che in gruppo con altre persone ogni settimana eri costretto a fare, per l occasione comprai le scarpe antiscivolo, quando lavavo e asciugavo dentro di me imprecavo nella sorda sofferenza per il mio destino, solo con Renato le cose cambiavanoriuscivamo pure a canticchiare. A volte era tanta la stanchezza che mi passava anche la fame e non cera verso di vivere i tuoi pensieri in piena solitudine. Cercavo a modo mio di fare la mia comunit ma le regole cerano o dentro o fuori, questa la grand 240

norm . Comunque cerano degli aspetti positivi in tanto vivere tutto gi delineato, non stavi mai solo e potevi trovare sempre qualcuno con cui parlare. Io avevo il mio amico Renato, anche lui aveva i suoi giorni no ma riuscivamo ad aiutarci a superare l empasse del momento. Dalla disperazione si passava al riso, spesso in quei momenti aspettavamo il nostro turno per andare in biblioteca, momento in cui ci scambiavamo idee, opinioni, e partivano piacevoli discussioni. Ogni sera cera un film in programmazione e quasi sempre andavamo sulle nostre poltrone gi assegnate tanto per non far confusione. Cerano anche regole assurde, era necessario socializzare e quindi a volte non potevo andare in stanza se non due volte la settimana, e per il resto rimanevi in salone per il film oppure leggevi il giornale o facevi quattro chiacchiere, ma spesso ero stanco e non vedevo l ora che arrivassero le undici per andare a letto e per leggere il mio libro. Accadeva spesso che alcuni scendessero prima e dovevi rispettare il sonno degli altri e quindi si faceva tutto nel buio pi totale; ho battuto pi volte la testa contro qualche spigolo compreso il letto; era praticamente impossibile fare silenzio: alla fine ci riuscii, divenni un gatto e tutto and meglio. Nonostante il fatto che tutta la vita si svolgesse all interno di un struttura con regole e criteri quasi carcerari cera il tempo per affrontare i propri problemi irrisolti, ragionare con altri sui propri errori e cercare di trovare negli altri l appoggio necessario per andare avanti. L unico contatto esterno erano le lettere: spesso, anzi sempre, arrivavano aperte, ma era un piacere leggere le parole di chi con le sue cercava di confortarti. Non mi sentivo solo perch con Renato riuscivo ad ottenere quella sintonia fino a quel momento mai trovata in altre persone. Era bello che qualcuno ti stimasse ed avesse di te un idea meravigliosa, sto scrivendo perch come detto fu lui a convincermi di scrivere. Altrettanto bello era vedere la felicit nei volti di chi riusciva ad ottenere da me uno scritto con i pensieri che loro volevano esprimere. Tanto mi fece capire e gioire per limportanza di quello che facevo perch negli occhi degli altri leggevo la gioia, spesso sottolineavano che quanto scritto era quello che loro volevano trasmettere. Al mattino della domenica cera sempre aria di festa e tanti bussavano alla mia porta per chiedermi qualcosa sia come avvocato che come scrivano, avevo la stima di me stesso 241

grazie a quanti erano confusi come me, e parlavamo di quello che avevano sbagliato e della vita che ci aveva riservato grande sofferenza. Cera molto dolore a San Patrignano, cerano ragazzi e persone della mia et ridotte veramente male ed incapaci di dare un senso alle parole e spesso deboli abbracciavano il pensiero della comunit perch avevano perso il senso di se stessi. Ho conosciuto ragazzini per i quali due pi due faceva cinque e anche l interesse per la loro vita era riservato al ricordo delle notti bianche dove lo sballo faceva da padrone. Cera anche chi non aveva altro da raccontare che i propri giorni di carcere e non avevano capito il senso del luogo. Spesso rabbrividivo nel venire a conoscenza di ragazzi che avevano vissuto la loro esistenza tra carcere e comunit usciti ed entrati in diverse strutture e sempre ricaduti con il peso di ricominciare daccapo. Il tempo in comunit ha un suo orologio segnato da vari eventi, come detto entrai per il natale e la cosa trov il suo culmine nella festa dell ultimo dell anno. Seguirono poi altri eventi quali la festa dei massoni che coincise con la morte del Papa e Muccioli cacci via tutti per ovvi motivi, tutti rimasero meravigliati ed in quella circostanza il capo mi piacque molto. Guardammo il funerale di Papa Giovanni: in tutti cera lelemento religioso quasi come se dentro di ognuno fosse morta la speranza di un Dio misericordioso di cui noi tutti avevamo bisogno. Ricordo che sia a pranzo che a cena cerano pochi minuti di raccoglimento ed io pregavo per i miei cari e per il mio destino. Seguirono le feste della regione toscana e di quella partenopea che fu meravigliosa. Dentro di me vissi il ricordo della mia Napoli e se da una parte ridevo per le scenette teatrali parte della mia anima era addolorata per un ricordo di un vissuto che non sarebbe pi ritornato. Il giorno del mio compleanno come quello di tutti gli altri della stanza fu festeggiato da tutti con un biglietto dove scrissero un pensiero per me, in questo cerano anche delle poesie ,fu un momento di grande emozione. Cerano anche grandi discorsi di Muccioli, un capo che non riuscivo a sopportare perch troppo preso dal rendere la comunit unazienda bella e buona con una manodopera a costo zero. Continuavo la mia indiretta partecipazione alla redazione del giornale tramite Renato: con lui grandi discorsi, primo fra tutti cosa sarebbe accaduto dopo la comunit, i nostri sogni, le nostre speranze. Venne poi la 242

grande neve dove mi trovai per caso all orto ed il ritorno verso il salone da pranzo fu magnifico, tutto era imbiancato, cera purezza nell aria e la sensazione di essere completamente liberi quel bianco simbolo di purezza aggradava la mia anima ed infreddoliva piacevolmente il mio corpo. A San Patrignano ci sono sistemi per il freddo e per il caldo mossi da grandi condizionatori daria cha garantiscono una ottima risposta alle variazioni climatiche. Tutto ben organizzato ed in quellanno ci fu in estate il Campionato Europeo Ippico di salto agli ostacoli; tutto era in fermento , tutti i ragazzi partecipavano all organizzazione. Nella mia stanza vennero quattro ragazzi da Botticella, il carcere duro di San Patrignano, il luogo di espiazione per i rissosi, i soggetti pi duri della comunit. Vennero in quattro, ed eravamo in ventiquattro in stanza: la vita divenne difficile e spesso rimanevo fuori ad aspettare chi si era dimenticato che dovevamo dormire perch anche la nostra giornata era pi dura, tutto in nome di una manifestazione che a mio avviso strideva con il senso della comunita. I ragazzi erano schiavizzati ma il bello della situazione e che accettavano con entusiasmo tanta fatica a dir la verit quasi disumana. Cosa ce di pi contraddittorio di una quermesse nobles oblige tutta messa in piedi da ragazzi che guardavano con sottomissione le ricchezze dei partecipanti, i lussi delle loro cene a suon di migliaia di euro, i ragazzi servivano, tanto mi fece comprendere lassoluto disordine dei ruoli in quanto cerano ragazzi che andavano fieri della loro maglietta rossa che indicava il ruolo di controllore. Accade di tutto in quella situazione estiva, molti scapparono via lungo i campi, altri sfruttarono la situazione per ubriacarsi, io rifiutai il tutto, andai un giorno poi mi ammalai. Venne poi il momento nell immediato dopo evento sportivo che Andrea Muccioli cacci varie persone perch improduttive e tanto la racconta su quale fosse il ruolo dei ragazzi che tentavano di liberarsi dalla droga. Renato era andato via e trattato male perch involontariamente aveva dato uno sguardo sul sito di Repubblica. Fu penoso come fu allontanato senza festeggiamenti, unico componente ludico fu la mia poesia, ma niente applausi, nessun cordiale saluto ed inoltre nonostante i suoi cinquanta anni per lui non trovarono cosa fargli fare e lo misero in mezzo ad una strada, solo e pensieroso con un fardello di perch che non avrebbe mai avuto risposta. Dopo un 243

po di tempo tocc a Massimo, tacciato di non aver fatto bene il suo percorso e forse lavorato solo per se stesso, anche lui fu cacciato come tanti altri. Accadde quindi che il sei agosto del duemilacinque in relazione ad una chiamata di Andrea Muccioli nel bel mezzo del pranzo e dopo aver atteso tre quarti dora sua maest se ne usci con un discorso offensivo ed io iniziai la mia arringa di mezzora dicendo tutto quello che pensavo della comunit e prima che mi dicesse qualcosa gi mi stavo avviando verso la mia stanza per preparare le valigie, ero stanco ed ero rimasto senza il mio amico Renato: un anno era passato e fu l che ricordai le sue parole, che mi portarono al treno pagarono il biglietto e pian piano mi avviarono verso la libert. Avevo imparato il piacere della lucidit, avevo scritto e disegnato cose molto belle. Giunsi a casa e mia madre mi fece vedere la ferita del suo intervento al seno per togliere un tumore. Dalla comunit gi avvertivo che cera qualcosa che non andava e tanto mi fu confermato. Dalla comunit ho avuto tanto, ma anche tanto mi stato tolto da una realt che non mi vuole. Potrei scrivere di tutto ma so ora che non ho pi voglia di sconvolgermi ma la lucidit ed il senso della realt mi stanno pian piano uccidendo. Non esiste il perdono ma solo la diffidenza ed ancor pi l indifferenza, anche una ragazza a cui sono molto legato si fatta una vita sua dove non ce pi posto per me come nello studio dove ho lavorato dieci anni della mia vita. Penso che tutto debba avere un senso come quello di un collega che mi ha chiamato e che venendo a conoscenza del mio male mi ha allontanato. Io non moller mai, come le lettere che mi scrivevano e mi censuravano e che mi facevano pensare in quei momenti di essere stato dimenticato. Ora lavoro come volontario e far del bene a chi non pu permettersi un avvocato mi d conforto. Lequipe che mi ha ospitato mi stima molto, loro lavorano con persone che hanno problemi psichici dando una voce a chi non ce lha. E il mondo della sofferenza e Stefano oltre ad essere il mio psichiatra quello che alza i toni dei sommersi di chi da solo scomparirebbe nel dimenticatoio, lui mi stima e tanto mi rende vivo. Ora ho problemi con la mia malattia, sono resistente a tutti i farmaci tranne a quelli che Antonio mi diede. Combatto ma a volte perso nello sguardo dellindifferenza soffro come un cane. Ho costruito la mia vita cambiando tutto, basta uccidere il cervello, 244

e allora mi sto dedicando all antiginnastica con una mia bravissima e cara amica dei tempi andati e seguo un corso di improvvisazione teatrale tanto per conoscere nuova gente, per rubare loro una piccola porzione di voglia di vivere. Sono solo e non sono il ragazzo pieno di energie della mia Napoli, a volte mi dispero ma stringo i denti e vado avanti sperando che qualcuno mi voglia, quella ragazza a cui voglio bene so che me ne vuole altrettanto ed io la rispetto, la mia segretaria mi vuole un mondo di bene, non sono solo, anche se voglio sentirmi solo perch dalla solitudine e dalla sofferenza di questi momenti di indifferenza dovr nascere un piccolo fiore, cio il principio di una natura che si accorga di me e che sa quanto ho sofferto e lottato. FINE

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INDICE

1. IL MIO CONCEPIMENTO

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2. IL VIAGGIO CHE SCOLVOLSE LA MIA VITA: QUELLO DELL ANORESSIA pag. 26 3. LA SORDIDA EROINA: STORIA DI UN INSULTO ALLA VITA pag. 66 4. LA MIA RINASCITA, NAPOLI LA SUA CULLA pag. 103 5. L AIDS: IL DECLINO, LA PAURA, LA FINE DI UN SOGNO pag. 192 6. LA BEFFA DELLA COCAINA
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pag. 222

7. IO E SAN PATRIGNANO

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