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Parafrasi, analisi e commento della poesia “La danza della neve”

Parafrasi
La neve cade silenziosa e lieve, volteggiando sui campi e sulle strade. La neve bianca
danza scherzosa nel cielo vasto, poi si posa, stanca, sul terreno. Dorme in tantissime
forme immobili sui tetti e sui camini, sulle pietre miliari e sui gradini. Tutto intorno è
pace, il mondo tace indifferente, come sprofondato in una dimenticanza totale.
Analisi e commento
La poesia è composta da 16 versi raggruppati in 4 strofe di tre settenari e un
bisillabo. La neve viene descritta come una donna che danza, volteggia, scherza; e
poi stanca dorme. Nell’ultima strofa si parla del mondo che indifferente continua la
sua vita anche sotto la coltre di neve la quale è caduta
Parafrasi, analisi e commento della poesia “Vicina agli occhi”
Parafrasi
Tu, piccola lampada, illumini di una luce rossastra i miei fogli, così vicina agli occhi e
ai capelli spettinati sulla mia fronte. Da adolescente lavoravo con ardore fino a
notte, con la tua pallida luce, ed era strano sentire il vento e i grilli solitari. Allora i
miei genitori dormivano senza avere ancora il peso dei tristi ricordi nelle stanze,
mentre mio fratello era disteso e diviso da me, soltanto da un muro sottile. Ora tu,
rossa lampada, non dici dove egli sia, eppure continui a fare luce e il grillo sospira
nelle campagne prive di vita; mia madre si pettina allo specchio, seguendo
un’usanza antica come la tua luce, pensando a quel figlio che ha perso la vita.
Analisi e commento
La poesia “Vicina agli occhi” è stata scritta da Pierpaolo Pasolini, un poeta italiano,
che nasce a Bologna nel 1922; riesce a emergere fino a diventare un autore di
successo scrivendo romanzi, poesie. La poesia è composta da 2 strofe le quali una è
composta da 9 versi e l’altra da 6 versi i quali sono tutti endecasillabi sciolti. Nella
poesia il poeta vuole mettere in risalto che gli oggetti che riteniamo di poco valore
possono assumerne un altro quando vengono a mancare le condizioni a cui gli
oggetti avevano fatto da sfondo; nel caso della poesia la lampada è sempre la stessa,
ma la vita del poeta è cambiata. Nella prima strofa il poeta è adolescente e sta
lavorando con la lampada accesa, e nel frattempo i suoi genitori dormono e suo
fratello è in un’altra stanza. Nella seconda strofa, invece il poeta è invecchiato, il
fratello è morto, la madre è triste pensando a suo figlio morto.
Analisi e commento della poesia “Ride la gazza nera sugli aranci”
La poesia “Ride la gazza nera sugli aranci” è composta da 19 versi i quali sono tutti
endecasillabi sciolti. È stata scritta da Salvatore Quasimodo, uno scrittore nato in
Sicilia il quale è ritenuto uno dei maggiori esponenti dell’Ermetismo. Gli venne
inoltre conferito il premio Nobel per la letteratura nel 1959. La poesia è incentrata
sul concetto del ”ricordo”: Quasimodo apre la lirica riferendosi alla sua infanzia, ai
giochi, che si protraevano fino alla serata, sul sagrato della chiesa. Ricorda le voci, i
gesti, i movimenti, come se fossero però ombre, che danzano nella luce lunare e che
si sdraiano sull’erba. Dalle immagini legate alla sua vita, Quasimodo passa a
ricordare il paesaggio che caratterizzava questi momenti: l’acqua che risaliva nei
pozzi, il vento che soffiava tra gli aranceti, i cavalli al galoppo sui campi, il mare e le
onde, le nuvole che veloci correvano nel cielo. Il tutto si chiude con la presenza di
due figure alate, diverse tra loro, a simboleggiare il contrasto tra ricordo e realtà:
l’airone, uccello d’acqua e dall’aspetto reale, che si fa largo tra le canne nell’acqua
pomposo e quasi divino, e la gazza, piccola, nera, quasi “malefica”, che resta
appollaiata sugli alberi di arance a segnare il tempo che è stato.
Tematiche
Emergono alcuni temi tipici nella poesia:
 Il ricordo nostalgico della terra natale; infatti i ricordi sono talmente reali che
per un attimo appaiono come vera realtà. Ma è solo un attimo dopo di che è
consapevole che è solo un ricordo lontano.
Analisi e commento della poesia “La fanciulla”
La poesia è stata scritta da Umberto Saba, un poeta italiano nato nel 1883 a Trieste.
A seguito dello scoppio della Prima Guerra Mondiale si schiera a favore
dell’interventismo e partecipa come volontario. Prosegue l’attività poetica,
pubblicando nel 1921 il Canzoniere. Gli ultimi anni sono caratterizzati dall’aggravarsi
di disturbi nervosi e morì nel 1957. La poesia chiarisce già dal titolo del tema che una
bambina è l’oggetto della descrizione, il poeta ne fa un ritratto presentandone il
carattere. La poesia è strutturata come un breve dialogo tenero ed emozionante, tra
il poeta e la fanciulla, subito paragonata alla primavera e a un alberello da frutta, poi
a un ragazzino che ha compiuto una monelleria per cui viene aspramente punito. La
bambina viene descritta durante il taglio di capelli come una vittima costretta a
scontare una pena ovvero il taglio di capelli, con affianco la madre, la quale viene
considerata una complice del parrucchiere. La bambina mantiene un atteggiamento
di forte autocontrollo, le guance sono accese dall’ira e dalla vergogna, gli occhi sono
appena velati dal pianto che trattiene e forse le tremano le ginocchia. Con fierezza,
infine, raccoglie le ciocche di capelli cadute. L’io lirico entra nella scena descritta
negli ultimi tre versi: presente durante il taglio dei capelli, porge alla fanciulla uno
specchio, nel quale il volto della ragazza si riflette, come un frutto maturo e colorito.
I versi sono liberi e di lunghezza variabile.
Analisi e commento della poesia “Osteria”
La poesia "Osteria", di Mario Luzi, è composta da 28 versi di lunghezza variabile. Il
poeta è seduto nell'osteria del paese e passa lì la giornata guardando fuori dai vetri.
Il protagonista se ne sta tutto solo, senza essere disturbato e senza essere
considerato. Il mondo intorno continua a muoversi e il poeta osserva tutto: l'oste
che fa i conti, la moglie che si dà da fare intorno al fuoco del camino, le persone che
entrano nel locale, le pecore al pascolo, il vento che soffia fuori, la luce del sole che
entra a poco a poco nell'osteria. È autunno, il paese è isolato, fuori fa freddo e gli
abitanti sono rintanati nelle proprie case, piccole e diroccate. Chi vi entrerà mai in
quest'osteria? Soltanto un cacciatore abusivo che giunge in questi luoghi dove può
trovare qualche lepre che appare all'improvviso; o un venditore ambulante il quale
giunge fin qui per vendere la sua merce ai mercati dei villaggi intorno. Colui che
arriva, porta delle notizie, chiede altre novità, si riposa e poi riparte in mezzo alla
bufera, riparte per la sua corsa nella vita e poi scompare. La vita del personaggio è
destinata a finire come la vita di ogni altro mortale. Il poeta, quindi, ci spiega in
qualche modo che la vita è sofferenza, ognuno di noi vive con il ricordo del passato e
con la speranza del futuro.
Commento della lirica “Lontano Lontano”
La lirica "Lontano Lontano ..." è stata scritta da Franco Fortini. Franco Fortini è stato
un poeta e critico letterario. Nasce a Firenze nel 1917. L'infanzia e la giovinezza del
poeta sono segnati dagli anni severi della dittatura: Fortini è testimone della
violenza fascista. È stato infatti un poeta civile, che ha posto come temi al centro
della propria opera i più autentici valori dell'uomo, contro ogni forma di egoismo e
violenza. La lirica è stata scritta durante la Guerra del Golfo del 1991, quando gli
Stati Uniti d'America, con l'appoggio dell'ONU, attaccarono l'Iraq, che aveva invaso
militarmente il piccolo Stato del Kuwait. La guerra venne seguita da tutto il mondo
tramite le immagini del conflitto proposte dai mass media. La guerra, pur essendo
lontana dall'Occidente, sensibilizzò l'opinione pubblica, che la visse come un evento
in cui era direttamente coinvolta. Molte persone, quindi, si sentirono coinvolte in
qualche modo, tra queste anche il poeta che esprime i suoi pensieri e la sua idea
sulla guerra. Lontano si stanno facendo la guerra e il sangue dei popoli macchia la
terra. Succhiando il dito sulla la ferita provocata dal gambo di una rosa pensa alla
guerra, il poeta, quindi, associa l'avvenimento, seppur accidentale e trascurabile,
alla guerra. Non può essere d'aiuto alla povera gente indifesa, non può parlare, non
può partire per cielo e per mare, prendendo l'aereo o la nave. E se anche potesse,
non conosce l'arabo né l'inglese, ovvero le due lingue delle forze impegnate in
guerra. Sotto il capo potrebbe mettere un suo libro spesso di poesia ma risulterebbe
inutile, poiché in guerra la poesia non viene considerata, la gente pensa solo ed
esclusivamente a combattere. Il poeta conclude invitando gli altri a mettere da parte
la malinconia e l'ironia, portare la pace. Il tempo passa ma loro continuano a
combattere.