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From: "Rosario Scollo" <r.scollo@tiscali.

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Subject: 'La tomba delle lucciole' - racconto di Akiyuki Nosaka (parte 1)
Date: Thursday, 28 November, 2002 10:45
Cari frequentatori del newsgroup,
allego la traduzione italiana del famoso racconto di Akiyuki Nosaka 'La
tomba delle lucciole' da cui è stato tratto l'omonimo film d'animazione
diretto da Isao Takahata.
La traduzione è curata da Maria Teresa Orsi, docente di lingua e
letteratura giapponese all'università 'La Sapienza' di Roma. Il racconto
è stato pubblicato nell'ottobre 1994 dalla rivista 'Linea d'Ombra' (non
più in distribuzione).
Il testo mi è servito nella preparazione di un progetto scolastico sul
cinema d'animazione, prendendo come punto di riferimento proprio 'Una
tomba per le lucciole' per il tema purtroppo sempre attuale (i bambini e
la guerra).
Ho già inviato il racconto a diversi siti che parlano del Giappone, ma
ho pensato di farvelo conoscere perchè è molto bello.
Un saluto cordiale dalla Sicilia
Rosario Scollo
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Nosaka Akiyuki
LA TOMBA DELLE LUCCIOLE
a cura di Maria Teresa Orsi

Nosaka Akiyuki è nato a Kamakura, ma dopo la morte della madre è stato


adottato da parenti e ha trascorso l infanzia a Kobe; qui ha conosciuto
l esperienza della guerra, dei bombardamenti, delle macerie e del
mercato nero, che sarebbero stati, secondo le sue stesse parole gli
unici maestri della sua carriera letteraria . Subito dopo la fine della
guerra si è trasferito a Tokyo dove, dopo un breve periodo di vita
vagabonda e piccoli furti che lo hanno portato anche a essere rinchiuso
in una casa di correzione per minori, è ritornato a far parte della
famiglia d origine. Nel 1950 si è iscritto al corso di francese
dell Università Waseda di Tokyo, interrompendo gli studi due anni dopo
per dedicarsi a una serie di lavori disparati, prima di entrare alla
televisione come autore di spot pubblicitari, scenette comiche, canzoni
per bambini e curatore di spettacoli musicali. Nel 1963 ha pubblicato
Erogotoshitachi (I maestri dell eros), un romanzo spregiudicato e
ironico, drammatico sotto l apparente frivolezza dell impianto. Tradotto
in americano nel 1968, I maestri dell eros ha determinato il suo
successo come scrittore, confermato in seguito dalla pubblicazione di
Hotaru no haka (La tomba delle lucciole), America hijiki (Le alghe
americane) nel 1968 e Mayonaka no Maria (Maria della notte) nel 1969.
Scrittore originale non solo per la scarsa convenzionalità dei suoi
soggetti, ma anche per il linguaggio formato da frasi lunghissime prive
dl punteggiatura, le uniche a suo dire che gli permettano di esprimere
al meglio la confusione dei suoi pensieri, Nosaka è inoltre diventato
famoso come cantante (creandosi un immagine inconfondibile a base di
abiti bianchi e spessi occhiali da sole), ha tentato senza successo la
carriera politica candidandosi alle elezioni per la camera alta ed è
stato inoltre coinvolto nel corso degli anni Settanta in un lungo
processo per oscenità dopo la pubblicazione, in una rivista da lui
diretta, di un breve racconto attribuito allo scrittore Nagai Kafu
(1879-1959).
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Sedeva per terra a gambe tese, appoggiando la schiena curva al pilastro
di cemento che aveva ormai perso parte delle sue piastrelle decorative,
dentro la stazione della linea extraurbana di Sannomiya dal lato della
spiaggia, e benché non si lavasse quasi da un mese e il viso fosse
bruciato dai raggi del sole, le guance di Seita apparivano pallide ed
emaciate, di notte guardava controluce le sagome degli uomini che seduti
attorno ai falò come pirati si lanciavano insulti a gran voce pieni di
arroganza e al mattino le studentesse dirette verso la scuola come se
nulla fosse mai accaduto, le divise kaki e i fagotti bianchi della Prima
Scuola Media di Kobe, gli zaini della media comunale, e poi la Ken ichi,
Shinwa, Shoin, Yamate, benché tutte indossassero pantaloni di cotone,
poteva distinguerle dalla forma del colletto delle bluse alla marinare,
la folla incessantemente gli passava accanto, senza accorgersi di lui,
ma all improvviso qualcuno abbassava gli occhi colpito dallo strano
odore e allora si scansava di colpo per evitare Seita.
Seita che non aveva nemmeno più la forza di trascinarsi fino al
gabinetto pubblico che pure si trovava alla portata dei suoi occhi e del
naso.
Ai piedi di ogni pilastro sedeva un orfano di guerra come se tutti
cercassero il conforto di una madre nella solida colonna di un metro
quadrato, si erano radunati nella stazione forse perché era l unico
posto in cui fosse loro permesso di entrare, forse per il desiderio di
restare comunque tra la gente, forse perché potevano bere un po d acqua
e sperare in qualche sporadica elemosina, e già dagli inizi di settembre
era cominciato il mercato nero sotto il tunnel di Sannomiya, dapprima
solo zucchero caramellato sciolto in acqua, imbottigliato in bidoni e
venduto a cinquanta centesimi il bicchiere, poi patate bollite, focacce
di farina di patate, nigirimeshi (1), pasta dolce di fagioli rossi,
focacce ripiene, tagliolini di farina di frumento, scodelle di riso con
gamberi fritti, riso al curry, e poi dolci, riso, orzo. zucchero,
tenpura (2), carne di manzo, latte, scatolette, pesce, acquavite di
riso, whisky, pere, arance, e ancore stivali di gomma, copertoni di
biciclette, fiammiferi. sigarette, calzerotti con la suola rinforzata,
pannolini, coperte militari, scarpe e uniformi dell esercito, stivaletti
a mezza gamba, c erano persino quelli che porgevano lo scatole di
alluminio colme di orzo bollito che la moglie aveva preparato la mattina
stessa: Dieci yen, solo dieci yen , e altri che facevano dondolare
sulle dita di una mano le proprie scarpe usate: Venti yen che ne dite
di venti yen? , Seita che si aggirava da quelle parti senza uno scopo
attratto solo dall odore del cibo, aveva venduto a un negozio dl roba
usata - in realtà formato solo da una stuoia di paglia stesa al suolo -
un sottokimono, un obi (3) un colletto e una cintura, tutti ricordi
della madre morta, che avevano ormai perso il loro colore impregnati
d acqua nel rifugio antiaereo, era così in qualche modo riuscito a
mangiare qualcosa per una quindicina di giorni, poi erano scomparsi
anche l uniforme da studente in fibra sintetica, le scarpe e i gambali,
e mentre ancora esitava a vendere i calzoni, aveva preso l abitudine di
passare la notte dentro la stazione, qui famigliole composte da genitori
e figli vestiti di tutto punto che probabilmente rientravano dalla
campagna dove erano stati sfollati - i cappucci antincendio ben
ripiegati appesi ai loro sacchi di tela, le gamelle per il riso, il
bricco per il tè, gli elmetti di ferro ciondolanti dagli zaini sulle
spalle - gli allungavano talvolta focacce di crusca mezze ammuffite,
certo preparate nell eventualità degli imprevisti del viaggio, in fretta
come si liberassero da un peso ora che erano finalmente a casa; oppure
qualche soldato appena rimpatriato o una anziana signora che forse aveva
un nipote della stessa età di Seita, mossi a compassione, gli davano un
tozzo di pane avanzato o di giuncata di soia arrostita avvolta in un
pezzo di carta, doni lasciati quasi di nascosto un pò distanti da lui,
come fossero offerte al Buddha, qualche volta gli inservienti della
stazione cercavano di mandarlo via, ma al contrario la polizia
ausiliaria che stazionava accanto all uscita lo difendeva, e poiché lì
almeno c era acqua in abbondanza, alla fine aveva messo radici e dopo
quindici giorni non era neppure più capace di muoversi.
Violenti e continui attacchi di diarrea lo costringevano ad andare e
venire dai gabinetti della stazione, ogni volta che si piegava sulle
ginocchia le gambe gli tremavano nel momento di rialzarsi e allora si
teneva in piedi appoggiandosi con tutto il corpo alla porta dalla
maniglia divelta, e camminava sostenendosi con una mano lungo la parete,
ben presto come un palloncino privo d aria fu costretto a rimanere
seduto contro il pilastro, senza la forza di rimettersi in piedi e
poiché la diarrea non gli dava tregua a vista d occhio il pavimento
attorno a lui si era colorato di giallo, Seita era in preda alla
vergogna e alla confusione, ma il suo corpo si rifiutava di muoversi e
allora per nascondere quell orribile colore aveva freneticamente cercato
di coprirlo con la poca sabbia e il terriccio sparsi al suolo, che si
affannava a raccogliere con le mani, ma lo spazio in cui riusciva a
muoversi era troppo limitato e agli occhi dei passanti sembrava un
orfano, a cui la fame avesse sconvolto il cervello, intento a giocare
con i propri escrementi.
Ormai non sentiva più né fame né sete e la testa gli ricadeva pesante
sul petto, Dio, che schifo Ma è morto? Proprio adesso che stanno
per arrivare gli americani, che vergogna, un simile spettacolo , solo le
orecchie sembravano vive e riconoscevano i rumori degli oggetti attorno
a lui, i momenti di tranquillità della notte, l eco di geta (4) di legno
che avanzavano all interno della stazione, il frastuono dei vagoni che
gli passavano al di sopra della testa, l improvviso rumore di passi in
corsa, la voce di un bambino che chiamava la mamma, il borbottio di
uomini che chiacchieravano proprio accanto a lui, il fracasso dei secchi
spostati senza riguardo dagli inservienti Che giorno è oggi ? , già che
giorno sarà mai ? da quanto tempo sono qui ? davanti ai suoi occhi si
allungava il pavimento di cemento, senza che se ne fosse reso conto il
suo corpo si era lasciato cadere, ancora piegato in due come quando era
seduto, e mentre fissava la leggera polvere mossa dal suo debole respiro
e riusciva solo a chiedersi che giorno sarà ? che giorno sarà ? Seita
morì.
Nella tarda notte del 21 settembre 1945 - il giorno prima erano stati
formulati i Punti essenziali sulle misure per la protezione degli
orfani di guerra - un inserviente della stazione frugando fra gli abiti
di Seita coperti di pidocchi trovò una scatola da caramelle infilata
nella cintura, cercò di sollevare il coperchio ma questo, forse perché
coperto di ruggine, non si mosse. Che diavolo? Lascia perdere,
lascia perdere, meglio gettarla via Anche quest altro sta per
andarsene, quando hanno questi occhi sbarrati non c è più niente da
fare , aggiunse un compagno cercando di guardare il viso seminascosto di
un altro orfano seduto accanto al corpo di Seita che giaceva a terra,
senza neppure una stuoia per coprirlo, in attesa che gli uomini del
municipio venissero a portarlo via, incerto sul da farsi l uomo scosse
la scatola che mandò un suono sordo, quindi con un lancio degno di un
giocatore di baseball, la gettò nell oscurità che si stendeva sulle
macerie della stazione e sull erba che già era cresciuta rigogliosa
all intorno, nel cadere il coperchio si aprì e ne uscì una polvere
bianca e tre piccoli frammenti di ossa che rotolarono al suolo e le
lucciole nascoste nei cespugli si alzarono in volo, erano venti o
trenta, brillarono luminose qua e là poi subito si quietarono.
Le ossa bianche appartenevano alla sorella minore di Seita, Setsuko,
morta il 22 agosto dello stesso anno in una grotta che serviva da
rifugio antiaereo nella zona di Manchitani, verso Nishinomiya, causa
della morte risultava essere un infiammazione acuta dell intestino, ma
la bimba di quattro anni, così debole da non potersi reggere in piedi,
se ne era andata come se sprofondasse nel sonno e non diversamente da
quella del fratello la sua morte era dovuta a mancanza di nutrimento.
Il 5 giugno una formazione di 350 B29 aveva attaccato Kobe, cinque
quartieri - Fukiai, Ikuta, Nada, Suma, Higashi Kobe - erano stati
distrutti dagli incendi, Seita, che frequentava la terza media e
prestava servizio civile come operaio nelle acciaierie di Kobe, quel
giorno - dedicato al risparmio di energia elettrica - era rimasto a casa
sua, dalle parti della spiaggia di Mikage, e quando era stato dato il
primo segnale di avvertimento aveva nascosto in una fossa da lui stesso
scavata nell orto dietro la casa, in mezzo a pomodori, melanzane,
cetrioli e rape, un braciere di ceramica dove aveva sistemato seguendo
un suo piano riso, uova, fagioli di soia, tonno disseccato, burro,
aringhe affumicate, saccarina, prugne sotto sale, uova in polvere, e
dopo aver coperto il tutto con la terra, sostituendosi alla madre malata
aveva preso Setsuko sulle spalle - del padre, tenente della marina
militare imbarcatosi su un incrociatore, non si avevano notizie, aveva
tolto dalla cornice la sua fotografia in divisa e l aveva nascosta nello
scollo della camicia - durante i bombardamenti del 17 marzo e dell 11
maggio si era reso conto che era impossibile, con una donna e una
bambina, spegnere le bombe incendiarie, mentre il rifugio sotto la casa
non gli pareva per niente sicuro, così dapprima aveva accompagnato la
madre nel rifugio di cemento armato costruito dietro la caserma dei
vigili del fuoco dall associazione dì quartiere, poi aveva cominciato a
infilare nello zaino gli abiti da civile del padre tolti dai cassetti
dell armadio, quando la campana della vigilanza contraerea, che
risuonava stranamente allegra, aveva riempito l aria, si era precipitato
verso l ingresso e subito era stato avvolto dal rumore delle bombe, dopo
la prima ondata gli era parso per un attimo che a quel frastuono
terribile seguisse una certa calma, ma era solo un illusione,
l opprimente boato dei B29 seguitava senza sosta, fino a quel momento
una sola volta, quando Osaka era stata bombardata cinque giorni prima,
aveva visto dal rifugio della fabbrica una formazione di aerei, simili a
pesci che avanzavano perforando le nubi, alti nel cielo sopra la baia,
muovendosi verso est e lasciando alle spalle nuvole di fumo, forme
silenziose e a mala pena distinguibili, ma ora quando aveva alzato gli
occhi, aveva potuto distinguere perfino la spessa linea disegnata sotto
la fusoliera dagli aerei che volavano enormi a bassa quota dirigendosi
dal mare verso la montagna, per scomparire a ovest con un improvvisa
virata, poi per la seconda volta il suono delle bombe e come se di colpo
l aria si fosse condensata il suo corpo era stato chiuso in una stretta
che lo immobilizzava, le bombe incendiarie azzurre rotolavano giù dai
tetti, spesse solo cinque centimetri e lunghe una sessantina,
rimbalzavano per la strada come grossi bruchi, spargendo olio
all intorno, frenetico Seita era rientrato di corsa, ma già dall interno
della casa dilagava una nube nera, e allora si era precipitato per
strada, al due lati le solite case allineate una contro l altra come
nulla fosse successo, neppure un essere umano in giro, al muro di fronte
erano appoggiati una scala a pioli e un rastrello per spegnere gli
incendi, ma ora bisognava correre verso il rifugio dov era la mamma, si
era incamminato mentre Setsuko aggrappata alle sue spalle singhiozzava,
subito dopo dalla finestra del primo piano della casa all angolo era
scaturita una nuvola di fumo nero e come in risposta era esplosa una
bomba che fino a quel momento era forse rimasta fumante in attesa sul
tetto, scricchiolii di rami spezzati nel giardino, il fuoco che correva
lungo gli spioventi, un imposta di legno che cadeva divelta, il campo
visivo che si oscurava mentre l aria attorno si faceva di fuoco, e Seita
aveva cominciato a correre come avesse ricevuto una spinta vigorosa alle
spalle, si era diretto verso est costeggiando la ferrovia sopraelevata
Kobe-Osaka, la sua idea era di trovare riparo sulla diga del fiume
Ishiya, ma la zona era già affollata di gente in cerca di rifugio, chi
trascinava un carretto, chi reggeva sulle spalle fagotti di trapunte e
materassi, una vecchia chiamava qualcuno con voce stridula, impaziente
Seita si era diretto verso il mare, ma il fuoco si era esteso fin lì e
ancora il frastuono delle bombe lo avvolgeva, una grossa botte piena di
acqua di riserva si era rotta allagando ogni cosa all intorno, qualcuno
tentava di trasportare un malato su una barella, una strada pareva
deserta ma già in quella successiva si udiva il fracasso dei giorni
delle grandi pulizie e la gente tentava di mettere in salvo persino i
tatami (5), Seita aveva attraversato la vecchia strada nazionale e aveva
continuato a correre luogo stradine strette in una zona di periferia
dove non si vedeva un anima, forse tutti erano già scappati?, poi gli
era apparsa la nera sagoma familiare dal deposito di sake di Nada, in
estate, quando si arrivava da quelle parti si poteva già sentire il
profumo dell acqua salata e tra gli spazi aperti fra un edificio e
l altro del deposito, larghi poco più di un metro e mezzo appariva la
spiaggia luminosa sotto il sole e poi il mare di un azzurro cupo, alto
all orizzonte più di quanto si potesse aspettare, ma quel giorno nulla
dl tutto ciò, in quella zona della spiaggia non c erano rifugi, si era
diretto verso l acqua per istinto, per sfuggire alle fiamme e altra
gente spinta dallo stesso riflesso cercava riparo accanto alle barche da
pesca e alle pulegge per le reti sulla riva larga solo una cinquantina
di metri, Seita aveva proseguito verso ovest, dove il letto del fiume
Ishiya si era disposto su due livelli dopo l inondazione del 1938, e
aveva trovato rifugio in uno dei fossi che si erano formati sulla parte
più alta, certo non bastava a coprirli ma comunque nascondersi in un
buco dava un senso di sicurezza, quando si era seduto a terra il cuore
gli batteva all impazzata e sentiva la gola riarsa, aveva allentato la
fascia che gli permetteva di tenere Setsuko sulla schiena e l aveva
fatta scendere, accorgendosi solo allora che non aveva neppure avuto il
tempo di voltarsi una sola volta per guardarla, e il solo gesto di
posarla a terra era stato sufficiente perchè le ginocchia gli tremassero
e si sentisse sul punto di crollare, ma Setsuko non piangeva neppure, la
testa coperta dal piccolo cappuccio antincendio screziato, vestita con
una blusa bianca, pantaloni uguali ai cappuccio e calzerotti di flanella
rossa, ai piedi le era rimasto uno solo dei preziosi geta di lacca nera
a cui era affezionata, e fra le mani stringeva la sua bambola o il
grosso borsellino della madre. Si sentiva odore di bruciato e il rumore
dell incendio portato dal vento come se fosse solo a due passi da loro,
e ancora quello delle bombe, simile a un improvviso scroscio di pioggia
che si allontanava verso ovest, i due fratelli spaventati si strinsero
uno all altra, poi Seita si ricordò all improvviso della merenda che
aveva nella sacca di emergenza, la sera prima la madre aveva cotto per
cena solo riso bianco dicendo che non aveva senso lasciare del cibo in
casa, la mattina dopo aveva mescolato gli avanzi con fagioli di soia e
riso non brillato, ora erano appena coperti da un velo di umidità, diede
a Setsuko la parte bianca tenendo il resto per sé, sopra di loro il
cielo era tutto arancione, un tempo la mamma gli aveva detto che la
mattina del grande terremoto di Tokyo le nuvole si erano tutte colorate
di giallo.
Dove è andata la mamma? E nel rifugio, quello dietro la caserma dei
pompieri, può resistere anche a una bomba di 250 chili, non ti
preoccupare rispose come se parlasse a se stesso, ma l intera fascia
della linea Kobe-Osaka che costeggiava il mare e che si poteva scorgere
attraverso i pini lungo la diga mandava bagliori rossi Ci aspetta ai
due pini sul bordo del fiume, riposiamo ancora un po e poi andiamo ,
pensando che forse la madre era riuscita a sfuggire alle fiamme si
preoccupò del resto, Stai bene Setsuko? Ho perso un geta Te ne
comprerò un altro, più bello Anch io ho dei soldi, sai? , mostrò il
portafoglio, Aprilo , una volta allentata la grossa chiusura di
metallo, apparvero tre o quattro monete da un centesimo, da cinque
centesimi, dei sacchettini di otedama (6) screziati di bianco, qualche
biglia rossa. gialla e blu, l anno precedente una volta Setsuko ne aveva
inghiottito una, il giorno dopo avevano steso un giornale in giardino
perché potesse fare lì la cacca e la sera successiva tutto era andato
liscio e la biglia era ricomparsa. La nostra casa è bruciata? Credo
di sì Cosa faremo? Vedrai che papà ci vendicherà era una risposta
fuori luogo, ma neppure Seita sapeva cosa avrebbero fatto, per fortuna
il rumore delle esplosioni si era allontanato, dopo un momento cominciò
una pioggia improvvisa che durò solo cinque minuti e guardando le
macchie nere sul vestito Allora è questa la pioggia che cade dopo un
bombardamento? , la paura si era attenuata e quando finalmente si alzò
in piedi vide che il mare in un attimo si era coperto di uno strato nero
di rifiuti, oggetti innumerevoli galleggiavano e affondavano, le
montagne erano sempre le stesse, alla sinistra del monte Ichio qualcosa
che poteva essere un incendio mandava nuvole di fumo violetto che si
allungavano senza fretta nel cielo, Forza, monta sulla schiena dopo
aver faro sedere Setsuko sull argine, Seita le voltò le spalle perché si
aggrappasse alla schiena, era piuttosto pesante anche se poco prima
mentre correva non se ne era neppure accorto, e cominciò ad arrampicarsi
lungo il pendio reggendosi alle radici degli arbusti.
Quando giunsero sulla cima, gli edifici della prima e della seconda
scuola elementare di Mikage e quello della sala comunale sembravano
vicinissimi come se si fossero mossi verso di loro, il deposito di sake,
le baracche dove un tempo alloggiavano i soldati, la caserma dei vigili
del fuoco, il bosco di pini tutto era scomparso, il terrapieno della
linea Osaka-Kobe era solo a due passi, sulla strada nazionale tre tram
erano fermi accostati l uno all altro, le rovine fumanti sembravano
estendersi lungo la collina fino alle falde del monte Rokko, là dove si
perdevano nella foschia, quindici o sedici punti erano ancora in fiamme,
ogni tanto con un sibilo un caricatore inesploso, o forse una bomba a
orologeria risuonavano come una raffica di tempesta, un turbine
sollevava nell aria le lamiere zincate, si accorse che Setsuko gli si
stringeva contro con tutte le forze e tentò di dirle qualcosa Hanno
spazzato via proprio tutto, guarda la sala comunale dove abbiamo
mangiato insieme una volta, ti ricordi? , ma non ebbe risposta. Dopo
averle chiesto dl aspettare un attimo si sistemò i gambali e continuò ad
avanzare sul terrapieno, alla loro destra le macerie di tre edifici, poi
la stazione di Ishiyakawa che conservava solo il traliccio del tetto, il
tempio poco più avanti era stato raso al suolo, ma la fonte per le
abluzioni sembrava intatta, piano piano si vedeva sempre più gente
intorno, intere famiglie sedute sul bordo della strada, in grado solo di
parlare senza un attimo di sosta, qualcuno scaldava l acqua sui carboni
fumanti tenendo il bricco sospeso ad un bastone, qualcuno arrostiva
delle patate, i due pini erano sulla destra dove la via nazionale
piegava verso la montagna, finalmente erano arrivati ma della madre non
c era traccia, della gente era intenta a osservare il letto del fiume
dove giacevano sulla sabbia asciutta i corpi di cinque persone morte
soffocate, chi a testa in giù, chi a braccia e gambe spalancate, e Seita
sentì il bisogno di assicurarsi che fra di loro non ci fosse anche la
mamma.
Dopo la nascita di Setsuko la mamma soffriva di cuore e talvolta di
notte sentendosi soffocare chiedeva a Seita di rinfrescarle il petto con
dell acqua e se le fitte si facevano più dolorose di aiutarla a sedersi
e ad appoggiarsi sui cuscini messi uno sull altro, il suo seno scosso
dalle palpitazioni si vedeva anche attraverso la stoffa del kimono di
cotone, si curava con erbe della scuola medica cinese, ogni mattina e
sera doveva prendere una polvere rossa e i suoi polsi erano così sottili
che sarebbe stato possibile stringerli tutti e due nel palmo della mano.
Proprio perché non poteva correre l aveva mandata al rifugio, certo se
questo era stato invaso dalle fiamme per lei sarebbe stata la fine, lo
sapeva bene, ma d altra parte quando si era accorto che la via più breve
per il rifugio era bloccata dal fuoco, il pensiero della mamma gli era
in qualche modo uscito di mente, Seita si rimproverava di essere
scappato, ma anche se fosse corso subito da lei cosa avrebbero potuto
fare? Devi scappare con Setsuko, io me la caverò in qualche modo, se vi
succede qualcosa come potrò farmi perdonare da vostro padre? aveva
detto una volta la mamma, come per gioco.
Due autocarri militari avanzavano verso ovest lungo la strada nazionale,
una guardia in bicicletta cominciò a gridare qualcosa in un megafono Ne
sono cadute due, volevo sbatterle via ma l olio schizzava dappertutto
era un ragazzo della sua stessa età che stava parlando con un amico,
Gli abitanti di Ichirizuka, Kaminishi e Kaminaka devono rifugiarsi
nella scuola statale di Mikage , nel sentire il nome del proprio
quartiere Seita pensò che forse la mamma aveva trovato scampo nella
scuola e cominciò a scendere lungo il pendio, si udiva nuovamente il
rumore delle bombe, ancora il fuoco divampava fra le rovine, e dove le
strada non era larga a sufficienza era impossibile avanzare nell aria
arroventata Fermiamoci un attimo , e Setsuko come se avesse atteso solo
che lui le parlasse annunciò Devo fare la pipì Va bene , la fece
scendere poi la voltò verso i cespugli sorreggendola sotto le gambe e
l orina zampillò con inaspettata energia, l asciugò con una salviettina
Adesso puoi toglierti il cappuccio e notando che il viso di Setsuko
era imbrattato di nero inumidì un angolo della salvietta con l acqua
della borraccia e glielo passò sul viso Qui è pulito, non ti
preoccupare Mi bruciano gli occhi , forse per colpa del fumo erano
rossi e irritati Andiamo alla scuola, te li sciacqueranno E la
mamma? Vedrai che è a scuola Andiamo allora Sì, ma fa ancora
troppo caldo, non possiamo camminare Voglio andare a scuola Setsuko
scoppiò a piangere non per un capriccio e nemmeno per il dolore, era uno
strano pianto di persona adulta. Seita, hai visto la tua mamma? era la
figlia dalla vicina di casa, una ragazza che nonostante l età non si era
ancora sistemata, Seita nel cortile della scuola aveva chiesto a un
soldato infermiere di disinfettare gli occhi della sorella e si era
rimesso di nuovo in fila perché ancora le bruciavano No Va subito, è
ferita , prima ancora che potesse chiederlo di badare a Setsuko la
ragazza intervenne Ci penso io, che paura Setchan, non hai pianto per
niente? , non era mai stata così affettuosa e questa improvvisa
gentilezza gli fece sospettare che le condizioni della madre fossero
gravi, si allontanò dalla fila di persone in attesa e dopo aver
attraversato la scuola dove aveva studiato per sei anni, arrivò
all infermeria che gli era familiare, un catino sporco di sangue,
brandelli di bende, il pavimento e le uniformi bianche delle infermiere
macchiate di rosso, un uomo in divisa immobile a faccia in giù, una
donna avvolta nelle bende con una gamba nuda che sporgeva dai pantaloni
laceri, restò fermo in silenzio non sapendo a chi rivolgersi, quando
vide il presidente del comitato dl quartiere, il signor Obayashi Oh
Seita ti cercavo. Stai bene? poi posandogli una mano sulla spalla Da
questa parte , gli fece strada nel corridoio, quindi rientrò dì nuovo
nell infermeria e da un vassoio pieno di bende tirò fuori un anello
spezzato, sormontato da una giada E di tua madre? , in effetti
ricordava di averlo visto.
I feriti più gravi erano stati portati nell aula di applicazioni
tecniche mentre quelli in fin di vita giacevano nella stanza dei
professori più interna, la madre aveva la metà superiore del corpo
avvolta nelle bende, le mani inguantate come quelle di un giocatore di
baseball, anche il volto era nascosto dalle bende e si vedevano solo le
macchie nere degli occhi, del naso e delle bocca, la punta del naso del
tutto simile alla pastella abbrustolita di una frittura di pesce, i
pantaloni che riusciva appena a riconoscere erano coperti dai segni
delle bruciature e al di sotto si intravvedeva la biancheria color
cammello Finalmente si è addormentata. Bisognerebbe portarla
all ospedale, proverò a informarmi, sembra che il Kaisei di Nishinomiya
non sia bruciato , più che addormentata sembrava in coma, il respiro
irregolare La mamma soffre di cuore potrebbe trovare delle medicine
Proverò annuì, ma persino Seita si rese conto che era una cosa
impossibile. L uomo che giaceva accanto alla madre ad ogni respiro
emetteva dal naso schiuma rossa e una ragazzina nell uniforme di scuola
con il colletto alla marinara lo asciugava con una salvietta guardandosi
ogni tanto intorno forse perché si vergognava, forse perché non riusciva
a sopportare quella vista, di tante una donna di mezz età, la parte
inferiore del corpo scoperta, il pube nascosto da una striscia di garza,
era priva della gamba sinistra dal ginocchio in giù.
Mamma provò a chiamare a bassa voce, ma non si rendeva ben conto della
realtà e comunque bisognava pensare a Setsuko, uscì nel cortile e la
trovò in compagnia della vicina di casa, nel campetto di sabbia accanto
alla sbarra da ginnastica, L hai trovata? Si Mi dispiace, se c è
qualcosa che posso fare dimmelo, hai avuto la tua parte di gallette?
scosse il capo, Allora vado a prendertele , e si allontanò, Setsuko
stava giocando con una paletta per gelati che aveva trovato fra la
sabbia. Metti via quest anello, non dobbiamo perderlo , lo sistemò nel
borsellino, La mamma sta poco bene, ma si rimetterà presto Dov è?
All ospedale, a Nishinomiya. Questa notte restiamo qui nella scuola e
domani andiamo dalla zia di Nishinomiya, te la ricordi? vicino al lago ,
Setsuko in silenzio cominciò a costruire monticelli di sabbia, la vicina
di casa tornò portando due pacchetti marroni Noi siamo nelle aule al
primo piano, tutti insieme, perché non venite anche voi? , Le rispose
che sarebbero andati più tardi, immaginava che Setsuko avrebbe sofferto
in mezzo a una famiglia al completo, con i genitori, e non era escluso
che lui stesso sarebbe scoppiato a piangere Mangiamo qualcosa? Voglio
andare dalla mamma Domani, adesso è tardi si sedette sul bordo del
campetto di sabbia e poi Guarda come sono bravo! si aggrappò alla
sbarra, si sollevò con un grande slancio e cominciò a volteggiare come
se non dovesse più smettere, la mattina dell otto dicembre quando era
scoppiata la guerra Seita alla stessa sbarra aveva stabilito un record
con quarantasei volteggi.
Il giorno dopo decise di portare la madre all ospedale, ma era
impensabile caricarla sulle spalle, alla fine si rivolse a un risciò
fermo vicino alla stazione di Rokkomichi, scampata alle fiamme Sali, ti
porto fino alla scuola era la prima volta che saliva su un risciò,
passarono per le strada piene di macerie, ma quando arrivarono la donna
era ormai in fin di vita impossibile spostarla, l uomo del risciò con un
gesto della mano rifiutò il compenso e se ne andò, la sera stessa la
madre morì per le ustioni riportate Può toglierle le bende? Vorrei
guardarla , alla richiesta di Seita il medico che sotto il camice
indossava l uniforme militare rispose: Meglio di no, meglio non
vederla , le bende che coprivano il corpo immobile erano imbevute di
sangue, nugoli di mosche si addensavano attorno, anche l uomo che
perdeva sangue dal naso e la donna con la gamba amputata erano morti, un
poliziotto dopo aver chiesto due o tre cose ai familiari, prese appunti
Non ci resta che scavare una fossa nel crematorio di Rokko e bruciarli,
se non li portiamo via subito con un autocarro, con questo clima... ,
senza rivolgersi a nessuno in particolare salutò con un inchino e uscì,
non c erano né incenso né fiori né offerte né preghiere, neppure
lacrime, una donna a occhi chiusi si lasciava ravviare i capelli da una
più anziana, un altra con il seno scoperto allattava il suo bambino, un
giovane aveva in mano l edizione straordinaria del giornale già tutta
spiegazzata e annunciava ammirato: Grandioso, dicono che dei 350 aerei
che ci hanno attaccato, ne abbiamo abbattuto il 60 per cento e Seita
calcolò che il 60 per cento di 350 equivale a 210 aerei, un calcolo che
aveva ben poco a che fare con la morte della madre.
Decise di affidare per qualche tempo Setsuko a una lontana parente di
Nishinomiya, esisteva una promessa fra le due famiglie di aiutarsi a
vicenda se le loro case fossero state incendiate, era una vedova che
viveva con una figlia, un figlio che frequentava l istituto navale e un
pensionante, impiegato alla dogana di Kobe.
Il corpo della madre fu cremato il sette giugno, verso mezzogiorno, alle
falde del monte Ichio, le tolsero le bende per metterle al polso una
targhetta legata da un filo di metallo, la sua pelle che finalmente
Seita poteva vedere era nera e non sembrava appartenere a un essere
umano, quando la deposero sulla barella alcuni vermi rotolarono al
suolo, a guardar bene erano centinaia, forse migliaia e strisciavano per
la stanza, calpestati con indifferenza dagli inservienti che portavano
fuori i cadaveri, i corpi delle vittime dell incendio, simili a lunghi
cilindri bruni avvolti nelle stuoie, venivano ammassati su un camion,
coloro che erano morti soffocati o per via delle ferite erano allineati
in un autobus privo di sedili.
Nello spiazzo ai piedi del monte si apriva una fossa di circa dieci
metri di larghezza. riempita alla rinfusa da pezzi di legno, travi,
pilastri, porte scorrevoli, resti di baracche, in cima vennero stesi i
cadaveri, le guardie buttarono secchi di olio pesante come se stessero
facendo un esercitazione, poi diedero fuoco a uno strofinaccio e non
appena lo gettarono sul rogo si alzò un fumo nero seguito dalle fiamme,
i corpi che rotolavano al suolo venivano ributtati nel mezzo con
un asta, accanto su un tavolo coperto da un telo bianco centinaia di
nude scatole di legno per raccogliere le ossa.
Fu allontanato con la scusa che la presenza dei parenti intralciava il
lavoro e a notte, finita la cremazione alla quale non aveva assistito
neppure un monaco mendicante, gli consegnarono la scatola che portava il
nome tracciato con il carbone, c era da chiedersi quanto erano state
utili le targhette, le ossa delle dita che conteneva erano bianchissime
in confronto al fumo nero.
(fine parte 1)

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