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2008, Librogame’s Land – www.librogame.altervista.

org
Progetto grafico della copertina a cura di Dragan
Impaginazione a cura di Dirk06
Il presente libro è da intendersi ad uso esclusivamente personale, ne è
vietata qualsiasi tipo di vendita e la modifica anche parziale.
LOVE BOAT
ADRIANO – ALDINOZZ
DRAGAN – PRODOCEVANO

www.librogame.altervista.org
INTRODUZIONE

Bella zio! Sei entrato nel contrastato mondo di


Squilibrio, la serie di librigioco che manderà a put-
tane i tuoi ultimi, pochi neuroni che ti popolano il
cervello, ottimisticamente. In questi libri il prota-
gonista sei tu. Si dice così, ed in effetti è vero: dal-
le botte di culo o di sfiga che ti succedono nella
vita reale dipenderà molto del destino del tuo al-
ter ego (ma manco poi tanto secondo me...) car-
taceo. Non ti serve molto per giocare a questa
squinternata serie: due mani (sempre tu non le
abbia consunte a suon di rasponi), la capacità di
leggere e la conoscenza della lingua italiana. Se
occorrerà qualche altro oggetto non temere, il
testo te lo richiederà puntualmente. Quanto al si-
stema di gioco, foglio del personaggio, perfezio-
namento delle arti superiori, non stare là a farti
troppe seghe mentali. Gioca, semplicemente.
Una considerazione tuttavia va fatta sui contenu-
ti. Per scelta precisa del team di stimati autori
professionisti che l’hanno plasmata a loro imma-
gine e somiglianza, l’inviolabile e sacrale regola
etica della serie Squilibrio è quella di non avere
regole etiche. Potresti trovare (e probabilmente
troverai) decine, anzi centinaia, anzi migliaia di ci-
tazioni politicamente talmente non corrette che
farebbero piangere anche Vittorio Sgarbi, insulti
razziali degni del peggior Borghezio, discrimina-
zioni sessuali tendenti al nazismo, volgarità da or-
rida bettola e contenuti sessualmente espliciti
che manco il maestro Mario Salieri.
Se ritieni che il solo nominare la parola “cazzo” in
un librogame sia un’offesa al bon ton ed altre
stronzate di siffatta concezione, allora Squilibrio
non fa per te. Noi ce ne stiamo in mezzo, perciò:
alla larga. Fuori dai coglioni e vatti a leggere il
Corrierino. Se sei invece pronto a tollerare tutto
questo senza frignare come una donnicciola, ed
anzi aneli a raggiungere picchi mai tentati di ca-
foneria e pessimo gusto, allora sei capitato nel
posto giusto e puoi iniziare la tua avventura, an-
dando (a calci nel culo, tanto per cominciare) al
PROLOGO.
PROLOGO

Che notte, quella notte. Non avresti mai potuto


immaginare come sarebbero cambiati la tua vita
e il tuo destino dal momento in cui decidesti di
accettare il suggerimento di Paolo il Drugo, e re-
carti per il weekend in quel locale lì in quel posto
là di quella via lì, con un unico scopo sociale ed
una sola imprescindibile missione: trovare una fi-
ga da scopare. Devi ammettere che è stata dura.
Più che un locale quel night si è rivelato un uni-
verso a sé stante, costellato di tentazioni, di pia-
ceri, di voglie carnali, ma anche di dolori rettali,
umiliazioni frustranti, fallimenti inverecondi. Più di
una volta sei stato sul punto di mollare, di dire
basta, di tornare per l’ennesima volta a casa con
una mano sul pisello in tiro e l’altra sul teleco-
mando, alla ricerca delle dirette di Diva Futura
sulle tv locali, viatico per l’ultima sega della notte.
E invece no. Alla fine ce l’hai fatta. Stavolta è an-
data diversamente, la sorte ti ha arriso. Hai scon-
fitto nani violenti e ballerine rifatte. Hai beffato
travoni ambigui e troie inguardabili. Hai dato
scacco a isterici orientali e galli malati. Hai supe-
rato le insidie tese da buttafuori cocainomani e
papponi partenopei. Hai vinto perfino i demoni,
che non c’entravano un cazzo. E hai messo le
mani sull’elisir di lungo sesso, capace di cambiare
la tua vita: El Cucador. El Cucador. Ormai è diven-
tato il tuo nome. Dopo aver bevuto questa mira-
colosa essenza, hai capito che l’astinenza vitalizia
era invece finita. Ti sei ritrovato depositario di
un’infinita scienza erotica che non hai mancato di
applicare, bagnando intime parti ed intimi indu-
menti di intime mignotte con uno schiocco di dita.
Ma non era abbastanza. Hai ottenuto piaceri orali
dalle ninfe più pregiate di quel night maledetto.
Ma non era ancora abbastanza.
Alla fine hai intravisto quello che volevi, Cucador.
Bionda, of course. Fisico marmoreo, modellato da
un Michelangelo ispirato dai massimi canoni della
perfezione umana. Tette immani, culo granitico,
cosce chilometriche, labbra fiammeggianti,
sguardo annichilente. Doveva essere tua. Lo è
stata. D’altronde si sa, buon Cucador non mente.
Insieme avete flirtato, quel tanto necessario per
capire che la serata doveva continuare altrove,
nel mondo del piacere. Ti sei lasciato travolgere,
d’un tratto sei passato dal sozzo bancone ad un
letto, dove hai montato e rimontato quella puro-
sangue raggiungendo i più alti picchi immaginabili
della goduria.
In quel momento, al climax del godimento, un
lampo e hai avuto un pensiero per chi non era lì
ma per chi, in fondo, con fare paterno, ti aveva
condotto fin lì, alla migliore scopata di tutta la
storia dell’umanità: il barman, Sauro Settebellez-
ze. Per gli amici come te, Maurizio. Maurizio. Colui
che ti ha iniziato ai segreti del Cucador, l’arma
segreta per trasformare Giancarlo Magalli in
Rocco Siffredi. Grazie Maurizio! Grazie! Tu hai
cambiato la mia vita! Ti sarò per sempre debito-
re! Così sul far dell’alba hai gridato fuori di senno,
prima di riversarti violentemente per l’ultima volta
nelle profondità della femmina divina che avevi
soggiogato per tutta la notte con la potenza dei
tuoi lombi infuocati. Vai all’1.
1
Tira un dado. A seconda del punteggio ottenuto,
vai al paragrafo corrispondente e comincia l’av-
ventura:

1: vai al 24.
2: vai al 73.
3: vai al 123.
4: vai al 110.
5: vai al 33.
6: vai a fanculo. Un meteorite infuocato irrompe
dall’atmosfera, distrugge il soffitto del posto in cui
ti trovi (non saprai mai qual era!) e ti schiaccia
come una merda molle, travolgendo anche la tua
compagna di giochi proibiti (non saprai mai chi
era!) e tutte le altre persone forse presenti nel
posto in cui ti trovavi (non saprai mai se ce n’era-
no, e chi erano!).
La tua avventura finisce qui. Anzi, non inizia nean-
che. La tua unica speranza è quella di essere in-
globato e conservato nel corpo celeste come le
mosche preisotriche nella resina degli alberi. Se ti
va di culo adornerai il collo di qualche donna, si-
curamente un cesso, tra 2 milioni di anni. E ov-
viamente, non saprai mai chi sarà.

2
Uno simpatico personaggio ti si para davanti.
“Bella zio!” - ti aggredisce immediatamente con
un sorrisone ebete a 44 denti - “Sono il giovane
Tuòrl, Conte di Uòv, professione geriatra!”.
Ma chi diavolo è questo giullare? Un metro e
mezzo, capello scuro, un orribile anello d’oro di
15 centimetri appeso ad una tamarrissima cate-
na, una improponibile maglietta con la scritta “Di-
ving Club - Sharm El-Sheik - Salam Alekum, Lekum
il Salam”.
“Oh, amico mio maharras, non ti sorprendere di
tale frase... è un mio vecchio segreto: le donne, o
meglio, come ti spiegherò poi, le nonne, vengono
dapprima attratte dal riferimento al Diving Club,
sul davanti. Successivamente, incuriosite, conti-
nuano a leggere la frase sul retro. A quel punto....
SBAM!!!, gli schiaffo il mio cazzone in bocca ed
esplodo urlando “Lekum il Salam, lekum il salam
vecchia troia. Lekum il mio cazzo di salam!!!”.
Non fai neanche in tempo a focalizzare l’attenzio-
ne sulle baggianate che sta sputacchiando que-
sto infame essere, che Tuòrl ti afferra la testa e ti
schiaffa il cazzo in gola!
“Aahahhaha coglione, ci sei cascato anche tu,
ahahahhaha. Lekum il salam, lekum il salam!!! a-
hahahhahaha brutto stronzo. Leccami il salam,
ahahhahahahh. Succhia succhia, ahahhahahha-
hah”.
Oh cazzo, il pene di questo deviato è come un fot-
tuto magnete! Una forza aliena tiene la tua bocca
incollata alla minchia di Tuòrl, il Conte di Uòv!
Cosa fai?
Cerchi di mordere il cazzo a questo pervertito?
Vai al 82.
Fai buon viso a cattivo gioco, e continui a succhia-
re e succhiare in questa vorticosa pratica pompi-
natoria finchè Tuòrl non si stanca? Vai al 141 .

3
Ma cazzo, lettore di merda, davvero faresti una
cosa del genere? Sei una nullità, basta, sei morto.
Ciao.

4
A
La bomba ha attivato una reazione a catena che
potrebbe distruggere il continuum spazio-tempo,
che porterebbe alla distruzione dell’universo. Vai
al 53 - sottoparagrafo B.

B
Inizi a renderti conto che sei un coglione. Vai al
53 - sottoparagrafo C.

C
Sei un pirla. Vai al 53 - sottoparagrafo D.

D
Idiota patentato!! Vai al 53 - sottoparagrafo E.

E
Essere inutile!! Vai al 53 - sottoparagrafo F.
F
Ehilà cazzone, visto che dopo quello che hai fatto
questi insulti te li meriti, vai al 53 - sottoparagrafo
C, e buon proseguimento.

5
“Ti saluto o sommo poeto i tuoi versi mi stimolano
un peto” - ti senti declamare. Ti vergogni di te, ma
forse il bislacco individuo può aiutarti in qualche
modo. “Oh un collega compositore, che versi
sommi, quale svelato ardore! Accolgo il tuo venir
lieve come un solletico e mi presento, sono il De-
mone Poetico!”.
Rimani basito di fronte all’esternazione dell’esal-
tato. Questo squinternato pensa di essere un
demone! Ma dove cavolo l’avrà raccattata un’idea
così assurda? E dove si è mai sentito parlare di
un Demone Poetico per giunta...
Osservi meglio l’uomo: forse ti sei fatto sugge-
stionare, ma noti che la sua pelle ha un colorito
rossiccio. Inoltre, sotto l’assurdo cappello da
clown che indossa ti sembra di scorgere due pic-
cole corna far capolino.
E se fosse davvero un Demone Poetico?
Se decidi di porre fine a questa buffonata con il
caro vecchio metodo manesco, vai al 48.
Se invece vuoi continuare a parlargli e vedere se
ne ricavi qualcosa, vai al 130.
6
“Yeah, bello! Scateniamoci al ritmo di questa tunz
fantastica! Unz, unz, unz, unz...”. È con queste pa-
role invereconde che ti accoglie un tipastro gros-
somodo trentenne, vestito come un ragazzino di
17 anni, e che ascolta musica da discoteca del
livello più becero da un consunto iPod, rubato
chissà dove. “Piacere, bello! - si presenta, dandoti
la mano - Sono il noto dj Pino Catramaro, offresi
per feste private, anche delinquenti! I miei generi
sono la denz, la àuz e la tèccheno miuuusieac,
con me la pista si riempie di patataa, vai tranquil-
loooo!”. Si muove al ritmo di chissà quale fetida
melodia, poi si ferma ed indica due femmine al-
quanto malmesse sedute a un tavolo poco di-
stante. “E quelle - gongola con aria sognante - so-
no le mie due cubiste yeah, Dirka e Ombromanta!
Hai visto che schianto di manze, compare?
Scommetto che daresti via un polmone pur di
trapanarle, nevvero? Ebbene, Pino Catramaro è
un biusinesmen a 360 gradi ed è disponibile an-
che per quello... Ci mettiamo d’accordo e per po-
chi spicci ti porti in cabina le meglio fighe del ca-
nestro. Dammi... diciamo 40 euro, prezzo da a-
mico eh, e te le lascio per un’ora!”.
È un fiume in piena, non ti lascia il tempo di ragio-
nare! In primis devi sapere che le “due fighe” di
cui parla quest’invasato sono due troioni da sbar-
co, veramente orribili, con baffoni staliniani schia-
riti grossolanamente, capelli unti, tette rifatte a
palloncino con cicatrice dell’operazione tipo labo-
ratorio nazista e cellulite sparsa largamente un
po’ dappertutto. Ciononostante ti ricordo che nel-
la tua lunga carriera ti sei scopato ben di peggio,
e hai anche pagato per farlo! La decisione è solo
tua, ma se già in passato hai avuto a che fare con
Dirka e Ombromanta potresti avere secondo me
un consistente vantaggio nel prendere la tua de-
cisione.
Se a questo punto dell’avventura pensi che una
scopata ci sta bene, e soprattutto hai con te 40
sacchi, vai all’80.
Se invece con certe schifezze non vuoi avere nulla
a che fare (ipocrita!), oppure vorresti ma non hai i
soldi, rifiuta l’offerta di Pino Catramaro e torna
sul ponte all’86.

7
Ti avvicini all’uomo, incuriosito. “Ehi, cosa stai cer-
cando?”, gli chiedi. L’uomo si volta, e dopo essersi
alzato, con fare misterioso ti invita a seguirlo. Si
sta dirigendo verso l’ascensore, e la cosa ti incu-
riosisce non poco. Dopo aver premuto il pulsante,
ti spiega con parole incomprensibili che in uno dei
livelli inferiori c’è una festa in cui si ride, si scher-
za e si tromba a più non posso.
Euforico, entri nell’ascensore: l’uomo preme il
pulsante ed iniziate a scendere. Ma qualcosa non
va: l’indicatore elettronico del piano sembra indi-
care un numero completamente sballato. Dove
siete saliti voi indicava +2, ora è già arrivato a -
23… “Ma quanti cazzo di piani ha ‘sta nave?”, e-
sclami rivolgendoti al tuo compagno, dopo aver
visto che l’indicatore non accenna a fermarsi.
L’uomo, per tutta risposta, ti risponde con una
risatina di quelle che farebbero girare i coglioni
anche alla Madre Badessa più socievole e pazien-
te.
-32. Ti stai incazzando.
-41. Ti stai decisamente incazzando.
-50. Le tue palle stanno decisamente fumando.
-60. E mo’ basta!!
Afferri l’uomo per il collo ed inizi a pretendere una
risposta: divertito dalla tua reazione, l’uomo si
mette a ridere proprio in faccia a te. Mio Dio che
cazzo di rabbia! “Ma come è possibile che in pie-
no oceano un ascensore possa scendere di 100
piani?”, urli incazzato. “130, prego…”, ti fa notare
l’uomo, indicando lo strumento elettronico. Quindi
esplode in una risata e finalmente inizia a spie-
garti come stanno le cose: “Grazie all’ascensore -
dice sempre ridacchiando - sei stato portato
all’interno di un’astronave aliena nascosta da mil-
lenni sotto la crosta terrestre in attesa di mate-
riale organico vivente: ora verrai utilizzato per gli
esperimenti degli alieni. Adios!!”.
Ti volti, impaurito: sbucati dal nulla, due esseri
amorfi e rivoltanti ti si avvicinano, uno davanti e
l’altro dietro. Sono simili a vermi, completamente
verdi e pelosi, alti almeno 2 metri. Hai già capito.
Provi a ribellarti, ma non puoi fare più nulla.
L’alieno alle tue spalle sguinzaglia un micidiale at-
trezzo gelatinoso che si insinua tra le tue chiappe
penetrando e ramificandosi all’interno, mentre
l’altro avvicina il suo bitorzoluto organo sessuale
alla tua bocca.
L’orrore.
“Bwzzxzzrrtzzwqzzz!!!”. “Prrtykkkflltzzx!?!?!?
Bzzzzzzttttzttwwrztzt”. La conversazione aliena è
l’ultimo suono che senti: le tossine contenute nei
piselli amebiformi dei tuoi due nuovi compari ti
fanno schizzare il testosterone dritto nel cervello,
causando un surplus ormonale che annienta le
tue cellule cerebrali. Che tu lo voglia o no, la tua
vita è giunta al termine. Bye bye.

8
“Salve!” Urli. Il dj non ti sente e continua a dime-
narsi “Anche delinquenti unz unz unz. Anche de-
linquenti unz unz unz”. Si agita canticchiando un
motivetto orrendo. “Salveeee!!!” gli urli pratica-
mente nell’orecchio.
Niente, come se non ci fossi. L’individuo è com-
pletamente rapito dalla musica. La stanza è spo-
glia, ma sulla console del DJ c’è un foglio stampa-
to color fuxia fosforescente. È pieno di scritte, po-
trebbe contenere informazioni utili.
Cerchi di sfilarglielo di soppiatto? Se tenti di farlo
e hai dei guanti anti-rumore questo è il momento
di indossarli per riuscire a sottrargli il prezioso
oggetto: vai al 119. Se non ce l’hai ma vuoi pro-
varci ugualmente, vai al 112.
In alternativa potresti abbassargli i pantaloni per
vedere quanto ce l’ha lungo: vai al 64.
Oppure tentare nuovamente di farti notare: vai al
43.
Infine puoi tornare giù nel “Tempio” sotterraneo e
fare un’altra scelta: vai al 21.
Ma se hai riconosciuto chi è l’uomo alla consolle
puoi urlare forte il suo nome: vai al 67.

9
Ti inginocchi implorando il suo perdono. Ma lo
chef non sembra tanto incline al perdono. E ne-
anche Bufalo.
Una pisellata in faccia ti stende con la stessa vio-
lenza con cui Mohammed Alì colpì una vetrata
con il suo guantone di ferro fatto costruire per
dar sfogo alla sua rabbia.
Un’esperienza mistica... Ti svegli legato ad un pa-
lo. Il tuo sguardo cade a terra: il tuo membro è
davanti a te, sezionato e sanguinante. Urli di dolo-
re, mentre lo chef lo inserisce nella pressa per la
carne e ne ottiene un hamburger. “Et voilà stron-
zo!! questa è la punizione che meriti!!”.
Svieni di colpo.
Ti svegli completamente nudo, legato ad un altro
palo.
Vrrrrrrrr Vvvvrrrrrrrrrrrrr.
Non riesci a voltarti, ma riconosci alle tue spalle il
suono di un frullino.... un trapano... qualcosa che
ruota velocemente: il suono ti fa rabbrividire.
Fai appena in tempo a sentire qualcosa sfiorarti
le chiappe ed entrare nel tuo deretano con un
coefficiente di rotazione pari a 13gbps.
Svieni di nuovo, e stavolta per l’ultima volta.
Hasta la vista.

10
Finalmente puoi leggere cosa c’è scritto su que-
sto fottuto volantino. Lo afferri bramoso, come se
avessi ritrovato una preziosa reliquia e fossi sul
punto di scoprire chissà quale segreto nascosto.
Cosa troverai? Il metodo per non fallire mai a let-
to? La ricetta di una nuova, potentissima droga,
che ti renderà ricco? Il vero scopo della nostra
esistenza? Niente di tutto questo. Il contenuto del
foglio ti lascia deluso: è una semplice pubblicità,
confezionata con colori e caratteri male assortiti,
che infastidiscono a livello di un pugno in un oc-
chio. “Pino Catramaro, DJ, feste private, puledre
da monta, dottore in chimica e drogologia. Orga-
nizzo party anche delinquenti. Chiama il numero
12-77-21-18 per prenotazioni”.
Stai per buttare il foglio, quando ti assale un’im-
provvisa ispirazione. Forse questa cartolina pub-
blicitaria nasconde qualche informazione celata
tra le righe.
Se hai capito come svelare il contenuto nascosto
del volantino e ne hai così sciolto l’enigma recati
al paragrafo ottenuto.
Altrimenti non ti resta che girare i tacchi e torna-
re nello scantinato, al 21.

11
Sta entrando qualcuno: inizi a pensare ad una
scusa plausibile… anche se c’è ben poco da pen-
sare. Un uomo sulla cinquantina entra e vede
l’immonda scena. “O mio Dio!!”, esclami, “presto,
vai a chiamare qualcuno: questo poveraccio è e-
sploso da dentro!!”. L’uomo rimane impietrito:
sembra credere alle tue parole, ed è disgustato
dalla scena.
“O Vergine Immacolata!! Ma come è stata possi-
bile una cosa del genere?!?”, esclama.
Le mucose iniziano a generare particelle di vomi-
to. Tanto vomito. Sempre più vomito. Troppo vo-
mito!! La palla di vomito è pronta. L’uomo ha una
fatale contrazione nello stomaco, dopodichè inizia
ad espellere vomito a pezzettoni. E più vomita, più
vomito sembra generarsi nel suo stomaco. Os-
servi disgustato la scena: si sta strozzando, e così
sia. Anche l’uomo crolla a terra: affogato dal suo
stesso liquido, che ormai ha invaso polmoni ed al-
tre cavità interne per quanto se ne sta generan-
do.
Ora ci sono due morti al prezzo di uno!! “Wow, al-
tro che il 4x2 dei supermercati”, esclami divertito,
“questo è molto più entusiasmante!”.
Ora però è meglio allontanarsi ed uscire all’aria
aperta per prendere un po’ di fresco: puoi diriger-
ti a poppa (105) o a prua (54).
12
Rimani fermo davanti al cadavere martoriato del
disgraziato culattone... in fondo, che cazzo, non
hai nulla da temere, anzi!!! Il mondo dovrebbe es-
serti riconoscente di averlo liberato di quel male-
detto frocio senza un sesso ben definito! Un mo-
numento ti dovrebbe spettare!!! Una medaglia
d’oro al valor militare, per Dio!!! Il titolo di baro-
netto! Il premio Oscar! Un Grammy Award! La co-
rona di Miss Italia! Cazzo di Buddha!!!!
In preda ai tuoi deliri di onnipotenza non ti accorgi
che alle tue spalle un piccolo corteo si è formato
e sta avanzando verso di te.
Appena percepisci con la coda dell’occhio i furtivi
movimenti decidi di voltarti e... una visione scon-
volgente ti fa gelare il sangue nelle vene.
I fantasmi di Walter Nudo, Sergio Muniz, Lory del
Santo, Luca Calvani: pallidi, emaciati, con una folta
barba nera vecchia di tre mesi (si cazzo, anche a
quel troione di Lory del Santo è cresciuta la bar-
ba!!!), i vincitori delle passate edizioni dell’Isola dei
Famosi, come una moderna Sacra Rota, ti fissa-
no con aria intimidatoria ed immobili ti indicano
col dito della mano.
Inorridito da tale scempio, cerchi di balbettare
qualcosa, ma improvvisamente la schiera di pseu-
do-Vip si apre e fa entrare il Santo Inquisitore di
tutti i Reality Show: il fantasma di Simona Ventu-
ra, con tanto di seno e labbra rifatti, ovviamente!
“Signor Cucador” - tuona con voce greve il silico-
nato ectoplasma - “Lei è chiamato ad essere giu-
dicato con l’accusa di crimini contro l’Adolescen-
za, per l’omicidio efferato del Signor Turchi Enzo
Paolo, sommo ispiratore delle coreografie dei Si-
gnori Brian & Garrison, amico intimo della Signo-
ra De Filippi Maria, schiavo sessuale della Signora
Russo Carmen, servo feticista del Signor Mora
Lele e dei Signori Vitagliano Costantino e Inter-
rante Daniele, nonchè commosso ex-partecipante
al reality dell’Isola dei Famosi. Ora, in veste di Giu-
dice, chiamo la Giuria al giudizio. Colpevole o inno-
cente?”
“Colpevole”.
“Colpevole”.
“Colpevole”.
“Colpevole”.
Rendendoti conto di essere oramai arrivato al
capolinea, come estremo ed ultimo tentativo tenti
la fuga, ma una strana visione ti appare all’im-
provviso e ti blocca...
Palme, noci di cocco, acqua pura e cristallina....
Porca zozza! Sei su una cazzo di isola deserta tro-
picale!
Non malaccio come punizione, inizi a pensare,
quando all’improvviso senti una voce stridula e
fastidiosa come una punta di ferro nel culo.
“Sciocchinaaaaaaaaa, sei nuova quiiiii? Vieni, vieni,
ci sono solo io quaaaa. Se ne sono andati tuttiiii.
Sono sola solina quaaaa. Ma ora ci sei tuuuu, stel-
lina mia, ed io sarò la tua puttanella.... PER L’E-
TERNITA’!!!”
La tua avventura finisce qua, bloccato in un’altra
dimensione spazio-temporale, costretto per il re-
sto dei tuoi giorni a farti fare la ceretta, a farti li-
mare e sciacquare con l’acetone le unghie dei
piedi e a giocare ininterrottamente alle “Signore
che prendono il thè” insieme al temutissimo paro-
liere dei Vip, l’asessuato eunuco Cristiano Mal-
gioglio.

13
E....
....Cristo santo benedettissimo!!!
Ma cos’È questa merda??!!! Ti ritrovi davanti ad
un essere indefinito...
Non lo riconosci... a dire il vero non sapresti dire
neanche di che sesso sia...
Uomo? Decisamente no.
Donna? Come no, e io sono Carmen Electra. Il
che se fosse vero, ti violenterei seduta stante, ca-
ro protagonista... ma purtroppo per me, e per
grazia ricevuta tua, non è così.
Donna neanche, dicevamo. Ibrido? Nè carne nè
pesce, come direbbe Abatantuono? Ecco, gia’ ci
avviciniamo di più alla verità, anche se più che di
un ibrido io parlerei di una vera e propria polpetta
di merda, parafrasando il simpatico attore.
Uno schifo disumano, un essere talmente ripu-
gnante che anche Darwin e Gregorio Mendel in
persona avrebbero difficoltà a collocare all’inter-
no del regno animale e\o vegetale.
“Carmen amore mio frustami, dominami, insult....”
- Zitto! SPAM! Un cartone diretto sul naso, che si
spacca e zampilla sangue come la fontana di Tre-
vi. L’hai riconosciuto!!! È quella checca pazzesca
di ENZO PAOLO TURCHI!!!
Hai passato la notte... hai scopato... con... con En-
zo Paolo Turchi! Quel frocio di merda che si spac-
cia per marito di Carmen Russo!!!
Accecato dall’odio afferri il cuscino e schiacci vio-
lentemente la testa del ballerino partenopeo sen-
za alcuna pietà, bloccandogli le vie respiratorie.
Lo senti rantolare e ansimare aggrappandosi a
un filo d’aria, che tu, Santo Inquisitore, gli togli,
premendo ancora di piu’, con una ferocia inaudi-
ta.
Un dubbio pero’ ti sovviene: e se invece di uccider-
lo soffocandolo non lo torturassi a morte? Ciò
non ti ripagherebbe della vergogna di essere sta-
to violato nel culo da Enzo Paolo Turchi, ma sei
sicuro ti darebbe enorme soddisfazione...
Vuoi torturare a sangue questa femminuccia del
cazzo? Vai al 42.
Lo shock è stato talmente grande che non vedi
l’ora di farla finita con questa storia? In tal caso
uccidi con sommo gaudio quest’infamia per il ge-
nere maschile andando all’81.

14
Sandra Milo è una vera merda! Fa schifo! I suoi
labbroni sono così pompati che Angelina Jolie al
confronto è una vecchia con la dentiera, dei ca-
notti talmente gonfi che potrebbero essere utiliz-
zati dalla Guardia Costiera amalfitana come mez-
zo di esplorazione subaquea per contrastare il
fiorente contrabbando di sigarette egiziane.
Mitch Dukennon e Pamela Anderson gli fanno
una pippa alla vecchia Sandra, altro che Bei-
watch, questo è uno Schifowatch in tutto e per
tutto! Assolutamente oscena!
Ma, caro lettore, non siamo qua a discutere sulla
bruttezza di questo mostro paleolitico.
Sandra Milo a mio avviso è una vecchia bagascia
che cade a pezzi. Fin qui non ci piove. Nulla da ec-
cepire.
C’È un problema di fondo, però... sei orribilmente
suo prigioniero!
La vecchia megera, incitata da quell’orrido necro-
filo di Tuòrl (“Vai Sandra, giovane troietta mia, in-
segna a questo eunuco i segreti torridi della Sa-
cra Masturbatio”) come un Kraken norvegese al-
lunga i suoi tentacoli e afferrandoti il cranio infila
la tua testa nella sua slabbrata vagina!
La sua figa è dilatata come i pali del campo da
baseball dei New England Patriots nelle finali del
Superbowl! Il suo clito pulsante è grande come il
pendolo di Foucalt in esposizione al Louvre di Pa-
rigi!
“Esplora i miei segreti, giovine checca - tuona la
fattucchiera in un conato di puro godimento - Na-
viga come Cristoforo Colombo alla ricerca delle
Indie! Aaaahhhhh siiiiiii!!!! Terra Terraaaaaaaaaa-
aaaa!!!! Sei il mio Amerigo Vespucci!!!! Io sono la
tua Niña, la tua Pinta, la tua Santa Sandra Ma-
ria!!!! Siiiiiiii!!!”.
L’orizzonte è scuro davanti a te! In una sorta di
crisi mistica pensi di vedere la luce in fondo al ne-
ro tunnel in cui si trova il tuo cranio, e con esso la
tua straziata mente, ma è una vana speranza!
Quando ormai sei a un passo dallo svenimento,
Sandra Milo estrae improvvisamente la tua testa
dalla sua vagina!
E luce fu! Sei salvo! Completamente unto e bisun-
to in faccia e sui capelli di liquido vaginale di quella
decrepita scrofa, ma vivo!!!
Ancora shockato dalla traumatica esperienza,
ascolti passivo e senza opporre resistenza le as-
surde farneticazioni di Tuòrl:
“Amico mio Maharras Midnach, complimenti vi-
vissimi! Non tutti possono dire di essere soprav-
vissuti alla famelica Vagina di quella gran fica di
Sandra Milo! Ma questo è solo l’inizio, amico mio,
Midnach carissimo! Questa era solo una fase
preparatoria. Come ti avevo anticipato la prima
lezione delle mie dilette si basa sulla Masturba-
zione!”
“Ora - continua l’irritante individuo - dopo questa
fantastica esplorazione rettale e ovuliforme, sarai
eccitato come un vero mandrillo! Ecco il succo
della questione! No no! Che hai capito! Non succo
vaginale! Lo so che ne vorresti bere ancora un
po’, ma io intendevo il nocciolo del discorso! In-
somma, per capirci, sei arrapato come un cai-
mano, e ti devi sparare una sega. Una raspa. Una
frezza coi controcazzi! E devi anche cercare di
sborrare in fretta!”
Non capisci.
“Si Maharras, devi eiaculare il piu’ velocemente
possibile! Perchè? Perchè sennò sei un cazzo di
frocio! Un essere gayforme! E noi, in questo pa-
radiso di belle e giovini fighette quasi adolescenti,
i gay non li vogliamo!”
Questo è completamente rincoglionito.
Ma non ti rimane altra scelta, caro lettore! Ebbe-
ne si! In questo momento ti devi sparare una bel-
la sega!!!
C’È tua sorella in camera con te? Cacciala via!
Tua madre sta facendo i mestieri? Trova una
scusa e allontanala!
Ti devi tirare un bel frezzolone!
A te la scelta della tecnica!
Vai di mano destra come un novello Michael Jor-
dan nella gara delle schiacciate all’All-Star Game?
Vai di mancino come Diego a Messico ‘86? Op-
pure ti spari un bel raspone bimano, come un no-
vello Ivan Lendl della sega di cazzo?
È indifferente! Delle tue strategie masturbatorie,
è proprio il caso di dirlo, non ce ne frega una se-
ga!
L’importante è che tu, caro lettore, eiaculi entro
3 minuti.
Se ce la fai a sborracchiare (dove non ha impor-
tanza, ti consiglio un fazzoletto di carta comun-
que) in così breve tempo... beh... complimenti! Hai
superato la prova! Mentre Tuòrl si congratula
con la tua docente e dà disposizioni per prepara-
re un bel diploma in “Masturbazione turbo benzi-
na”, non visto sgattaioli verso l’uscita e ripari
presso il bar della nave. Vai al 65.
Se non ce la fai a venire, o ci metti troppo tem-
po...
La tua fine è orripilante! Sandra Milo ti afferra a-
ver i fianchi e, aiutata da Tuorl che gli afferra le
grandi labbra e dilata l’organo vaginale all’invero-
simile, ti infila completamente all’interno della sua
figa!
Passerai il resto della tua esistenza a custodire e
proteggere gelosamente le ovaie della Milo, come
una novella ape operaia protegge l’alcova sacra
dell’ape regina.
P.S.
Se sei una lettrice, e quindi non puoi spararti una
sega, sei già nel torto.
Una donna non dovrebbe leggere questo libro-
game di merda.
E se anche fossi così talmente perversa nel pro-
vare (dis)piacere nel leggere tali schifezze ed o-
scenità... beh... muori comunque.
In nome della misoginia più estrema.
Esatto. La tua avventura termina qua. Senza un
motivo logico.
Muori semplicemente perchè sei una donna. Ed
in quanto tale sei un essere inferiore.
Non hai diritto a passatempi ludici. Il tuo compito
non è leggere.
Tu nella tua vita devi solo far da mangiare, stira-
re, lavare, pulire e fare pompini al tuo uomo-
padrone.
Possibilimente ingoiando.
Addio.

15
Pino intasca i tuoi soldi e ti scaraventa nella stan-
za buia. Senti due mandate rapide serrare la por-
ta dietro di te. Sei chiuso dentro. Improvvisamen-
te la consapevolezza di aver commesso un grave
errore ti assale. Sudi. Hai paura. Senti il terrore e
l’angoscia che crescono dentro di te. “Etta?” bal-
betti con un fil di voce. “Etta!” provi a ripetere con
tono più alto. Fai qualche passo in avanti. Improv-
visamente un suono spezza il silenzio e ti fa gela-
re il sangue nelle vene. Si tratta di un nitrito. Un
possente nitrito. Un nitrito familiare. “Etta...” provi
a ripetere ancora, incapace di credere a ciò che
hai sentito. Poi improvvisamente realizzi. Etta non
è un nome, è un diminutivo... sta per Saetta! E an-
che per Eretta! Saetta Eretta! Hai appena il tem-
po di formulare questo pensiero, quando un pos-
sente quadrupede, razza equina, ti monta da die-
tro. Sfruttando il suo peso ti costringe a terra e in
pochi secondi percepisci, tra atroci dolori, il suo
enorme membro cavallino violare il tuo sfintere.
“Non è possibile!” urli! “Non può finire sempre co-
sì, non posso prenderlo sempre nel culo!”. Sono le
tue ultime parole. Saetta Eretta, da consumato
attore porno quale è, comincia a scoparti a un rit-
mo forsennato. Dopo pochi minuti svieni, e questo
ti evita di subire il supplizio fino in fondo. Inutile
dirti che da un’esperienza simile non si può uscire
vivi. La tua avventura finisce qui. La tua perfor-
mance con Saetta, filmata ad arte da Catramaro,
diventerà nel giro di pochi anni un cult nel campo
della pornografia, rendendo il DJ milionario.

16
“Il progetto LIEVITY è molto ambizioso, mio depe-
rito compare” - esplode fragoroso lo schifoso cic-
cione - “Lo scopo è arrivare, entro pochi anni, alla
conquista del mondo! E come cazzo è possibile, ti
chiederai!”
“Ma è semplicissimo” - continua - “Dopo anni di
affannose ricerche scientifiche in laboratori ultra-
segreti ubicati a nord del fiume Reno, nella regio-
ne dell’Alsazia, siamo arrivati ad ottenere la ricet-
ta definitiva per produrre su larga scala il Liebig
definitivo!!! Grazie ad esso, come i nostri amici
nazisti avevano per primi cercato di realizzare,
una sola razza superiore governerà il mondo!!!! I
Grassi!!!!”
Improvvisamente un’ombra scura compare sul
suo volto...
“Ma ahimè, mio rachitico amico, almeno tre sono
i grandi problemi che ostacolano il mio paradisia-
co progetto...”
“Primo, la reperibilità dell’ingrediente cardine del-
la ricetta... la ghiandola sudoripara estratta dal
cuoio cappelluto di Enzo Paolo Turchi... Perchè
proprio quel frocetto di Enzo Paolo? Devi sapere,
amico mio rinsecchito, che anni di studi e ricer-
che hanno rilevato inconfutabilmente che il capel-
lo di Enzo Paolo contiene la maggior percentuale
di untuosità presente in natura!!! Estraendo quin-
di l’unto presente nei capelli di EP si ottiene così
un grasso insaturo così potente da rendere il
Liebig talmente calorico da far venire un blocco di
stomaco persino a Shaquille O’Neal!!!”
“Secondo, l’opposizione dei tre miei nemici giura-
ti... coloro che hanno commissionato l’omicidio di
Enzo Paolo, rendendo in questo modo le scorte di
capelli del coreografo partenopeo così preziose
(l’obiettivo infatti prevedeva di tenere quel gay sot-
to provetta e ibernato, in modo da creare una
fonte inesauribile di quella pregiata materia pri-
ma).
Sto parlando di Gualtiero Marchesi, Suor Germa-
na e Giovanni Rana, ovviamente!!! Tutto in nome
del dio Denaro!!! Maledetti! Credi forse che quello
Chef da quattro soldi cucinerebbe ancora la sua
merda di nouvelle cousine col mio Liebig in circo-
lazione??!!! Eh???!!!” - ti urla inferocito - “E quella
zozza di Suor Germana?? Credi forse che le sue
ricette del cazzo venderebbero ancora dopo il lan-
cio del mio mirabolante prodotto??!!!” “Infine quel
vecchio frocio emilio-romagnolo di Giovanni Rana,
lui e i suoi tortellini alla zucca, al ragù e alla mer-
da e allo sperma! Col cazzo! Il mio Liebig lo man-
derà in rovina. MMMUUUOOOAAAHHH!!!!!”
Inizi a pensare che questo Roberto Gordos, alias
Robert Fats, sia completamente fuori di cocoz-
za....
“Terzo, ma non ultimo inconveniente...” - farfuglia
a fatica il tuo panciuto interlocutore - “Devi sape-
re che il mio rivoluzionario Liebig ha dei piccoli ma
non trascurabili effetti collaterali... Analizziamo nel
dettaglio il nome del progetto...”
Un secondo, tragico campanello d’allarme squilla
nel tuo cervello...
Vai all’89.

17
Lo chef ingoia il liquido senza battere ciglio (can-
cellalo dal Registro).
Ricordi alla perfezione quando le particelle di
sperma agricolo hanno reagito con il tuo corpo
per farti diventare un produttore attivo, e puoi so-
lo immaginare cosa può succedere con un pisel-
lone come quello dello chef. Tutti i terreni del
mondo avrebbero il concime assicurato, e i trat-
tori potrebbero arare i campi della Luna, di Mar-
te, di Plutone ed anche dei fottuti asteroidi che
viaggiano attorno al fottuto sistema solare.
Ma qualcosa sta andando storto: la reazione non
avviene.
Bufalo, ecco il problema: quel bestione deve avere
anticorpi con i controcazzi, perchè il fluido rosso
non agisce.
Micidiale: è una lotta interna tra titani, uno scon-
tro per la supremazia ed il controllo delle funzioni
corporee dello chef... Ma solo ora ti rendi conto di
una cosa: Bufalo è una specie di essere senzien-
te... non è una protuberanza del corpo dello chef...
È lo chef ad essere una protuberanza di Bufalo!!!
“Che sia una nuova specie di cazzo venuto dallo
spazio??”, inizi a fantasticare... Ma poi ti rendi
conto che pensare ciò equivale ad essere un min-
chione: si, un cazzo senziente di 10 kg arrivato
sulla terra con una navicella a forma di minchia...
fantascienza pura.
Ti viene in mente la scena di Alien, quando l’alieno
esce fuori dal torace della vittima, e lo sostituisci
nelle tue fantasie da un cazzo che esce fuori dal
torace delle vittime, pronto ad entrare nel culo
del prossimo malcapitato... Si vabbè, stai degene-
rando...
Lo chef ha ormai lo sguardo assente, mentre Bu-
falo è impegnato nella sua lotta contro il liquido
rosso. Dopo qualche secondo la lotta interna
termina, e lo chef esprime la sua soddisfazione
con uno scureggione che sembra più un terre-
moto sottomarino. “Se gli alieni l’hanno captata
siamo fottuti!!”, pensi tra te e te...
“Abbiamo vinto: Bufalo ti ringrazia per questa e-
sperienza elettrizzante, si è divertito come un
bambino”, prosegue lo chef con la solita voce ca-
vernosa, “come premio tieni questi, potranno es-
serti utili”. Apre la sua mano e ti offre due proietti-
li. “Però te li dovrai guadagnare”, continua sghi-
gnazzando, quindi li nasconde in una delle sue due
mani e ti fa segno di sceglierne una. Tira un dado:
se ottieni un numero da 1 a 3 ti consegna i due
proiettili (segnali sul tuo Registro), se invece ot-
tieni un numero da 4 a 6 lo chef si stranisce, ti dà
una pisellata in pieno viso e poi se ne va sghi-
gnazzando.
Quando ti risvegli, ti accorgi che nelle cucine non
c’è più niente di interessante da fare: con la ma-
scella semi-fratturata ed un timpano devastato,
decidi di allontanarti il più presto possibile e di
tornare sul ponte.
Vai all’86.

18
“Minchia! Alfonso Signorini in realtà è Adolf Hit-
ler!!” gridi acutamente guardando oltre le musco-
lose spalle dei tuoi nemici e facendo cenno con la
mano. “Eh?!?” gracchiano quelli girandosi poi co-
me un sol uomo verso il punto in cui guardavi. È
quello che aspettavi. Con uno scatto alla Mennea
voli verso la porta della cabina e riesci a chiuderla
alle tue spalle, serrandola in un istante con la
chiave, che intaschi. Che culo! Ti è andata proprio
di lusso! “Tooh pezzi di mmerda!” gridi fuori di te
verso la porta, esultando per lo scampato perico-
lo. Decidi che lascerai quei tre scimmioni a mori-
re di sete e di fame accanto al cadavere di quel-
l’altra merda di Enzo Paolo, e ti dilegui rapida-
mente da quel posto. Ora che hai allontanato i
pericoli più imminenti, puoi andare ad esplorare
questa cazzo di nave.
Vai all’86.

19
“Vediamo se il cazzone fa ancora lo spiritoso...”,
senti dire alle tue spalle.
Ti volti impaurito: dietro di te c’è una piccola gab-
bia d’acciaio, abbastanza capiente da contenere
un cane di medie dimensioni. La gabbia trema: si
capisce che al suo interno c’è qualcosa. O qual-
cuno.
Uno degli uomini si avvicina con uno strumento
elettrico e lo infila nella gabbia: una possente
scossa colpisce qualsiasi cosa si trovi al suo in-
terno. La gabbia ha un altro scossone: un verso
stridulo, e capisci subito di chi si tratta. “Chicchi-
ricchiiiiiiigrrrrrrrr!!!!!”. È Giuseppe, il gallinaccio in-
fame col quale hai già avuto a che fare!
“Ma non era schiattato???”, ti chiedi. Evidente-
mente no. Sembra indemoniato, e soprattutto
molto incazzato. L’uomo lo estrae dalla gabbia e
lo mette a terra, tenendolo stretto: non sembra
più quello di una volta, ha gli occhi sbarrati nel
vuoto, inespressivi.
L’uomo lo libera e lo punta contro di te: “Ora cre-
pa, bastardo!! Il gallo è tornato in vita grazie ad un
rito voodoo, ora è potenziato al massimo, è un
gallo di classe 14 con combattività 40 e resi-
stenza 51”. Osservi sbigottito l’uomo: “Ehi coso,
ma che cazzo stai dicendo??? Secondo me hai
letto un po’ troppi librigame e ti si è spappolato il
cervello...”. Ma il problema persiste: tra poco quel-
la furia ti sarà addosso, e visto il suo becco acu-
minato e rinforzato con l’acciaio... se ti raggiunge
ti riduce peggio che un piccolo criceto in un frulla-
tore della Moulinex alla massima potenza!
Ma un ghigno si impossessa di te: “Vieni chicco,
vieni pure, ho una sorpresa per te”. Prendi un pic-
colo apparecchio metallico nella tua tasca e
premi il pulsante. Un attimo di silenzio. Ancora si-
lenzio. L’uomo si è rotto il cazzo di aspettare, ed
impartisce l’ordine finale con accento tedesco:
“Vai campione, fanne cibo per i protozoi!!!”. Giu-
seppe si lancia contro di te, totalmente sclerato e
senza controllo, quando un’ombra oscura piomba
su di lui con la stessa violenza di un transatlantico
su una barchetta di pescatori. Stupore. Giuseppe
si rialza, appena in tempo per vedere un essere di
fronte a lui, in piedi su due zampe.
“Per la minchia del Führer...”, esclama l’uomo, ba-
sito. L’essere è avvolto da una misteriosa nebbia,
che piano piano inizia a diradarsi: pantaloni e ca-
nottiera rigorosamente neri, stile Rambo, un ba-
sco rosso in testa, coltellaccio da guerra an-
ch’esso stile Rambo, un sigaro cubano in bocca,
occhiali da sole da coatto... La nebbia si dirada
completamente, mostrando l’essere in tutta la
sua potenza: una scimmia. “Embè...quella scim-
mia mi fa una pippa!!”, esclama l’uomo.
“Te la farà, te la farà, stai tranquillo: per ora si li-
miterà a stendere quel gallo figlio di puttana!! At-
tacca Caterina, niente prigionieri oggi!!”.
Vai al 121.

20
Quel fottuto barista ha cercato di fregarti, è chia-
ro. Solo l’idea ti fa ribollire il sangue nelle vene. In
questa storia ci sono troppi punti interrogativi,
devi cominciare a vederci chiaro e presentare il
conto a chi deve pagare. Determinato a vendicar-
ti, stringi saldamente in pugno la tua spranga e ti
avvii all’uscita. “Aspetta!”. Una voce irritante ed
effeminata ti blocca sulla porta della cabina. “Por-
tami con te, ti prego! Non lasciarmi solo, ho pau-
ra!”. Disgustato dal piagnucolio di quella checca di
Enzo Paolo Turchi stai per tirare dritto e mollarlo
lì, ma un pensiero ti ferma: e se potesse tornarti
utile??? In fin dei conti è l’unico anello che ti man-
tiene congiunto con chi ha cercato di incastrarti...
Cosa intendi fare?
Se abbandoni l’immondo gay, vai all’85.
Se te lo porti dietro, vai al 124.

21
Appena nomini la quartina completa, sembra ac-
cadere qualcosa. Già, ma cosa? Eh cazzo, letto-
re... un po’ di pazienza, no? Quanta fretta... Dice-
vo: si apre una botola.
Osservi l’interno di questa botola: c’è una scala
che porta verso il basso, probabilmente verso il
fondo della nave. Incuriosito, inizi a scendere.
Giunto in fondo, ti ritrovi in un cunicolo buio ed
umido, illuminato da alcune lampade al neon. Ma
senti una puzza... Qualcosa di fetido... il cunicolo è
invaso da un lago di piscio. Volente o nolente, sei
costretto a procedere carponi su un fondo schi-
foso di piscio melmoso di almeno 20 centimetri.
In fondo al cunicolo intravedi una luce: probabil-
mente si tratta della parte centrale della nave.
Procedi schifato fino ad arrivare a questo nuovo
ambiente, ed al centro intravedi un altare.
C’è una persona incappucciata, non capisci se è
uomo o donna, ma sembra stia celebrando una
cerimonia funebre. La bara è estremamente pic-
cola, forse potrà contenere un cane, un gatto,
un... NO!! Le tue pupille hanno appena visto un’ala.
“Non è possibile, cazzo!! Cazzo!!”, pensi tra te e te.
La strana figura incappucciata si volta di lato. Ora
puoi riuscire a vedere bene: si tratta del gallo Giu-
seppe, ormai defunto dopo il monumentale scon-
tro da antologia contro la scimmia Caterina. La
strana figura depone il gallo nella piccola bara e
poi si rivolge due suoi assistenti: “Aloona!! Ego!! La
finite? Venite qui, mi serve il vostro aiuto!!”.
A quanto pare nessuno si è ancora accorto di te.
Dopo le parole della figura incappucciata, un uo-
mo ed una donna, difficile dire in che ordine, com-
paiono nei pressi dell’altare. “Si può sapere dove
cazzo eravate finiti? Questo è un luogo sacro, ca-
pito? Lo capite questo, cazzo!!! Dovete smetterla
di nascondervi, tanto dai vostri vestiti sgualciti si
capisce che non stavate giocando a Monopoli!!
State profanando questo altare con il vostro
comportamento irrispettoso, cazzo e ancora caz-
zo!!”, urla l’individuo mentre sbatte a terra per
rabbia quello che sembra un oggetto sacro che si
trovava sull’altare.
Alla faccia del rispetto del luogo sacro! E poi...
luogo sacro... ti trovi in una stanza nascosta all’in-
terno di un transatlantico, un altare circondato
da un lago di piscio ed un uomo incappucciato
che spara parolacce a raffica... Se questo è un
luogo sacro, beh, Platinette può presentarsi co-
me possibile successore di sua Santità Benedet-
to XVI...
Se vuoi uscire allo scoperto per presentarti e per
chiedere cos’è questo luogo misterioso sul fondo
della nave, vai al 39.
Se vuoi avvicinarti all’altare strisciando silenzio-
samente sul pavimento bagnato di piscio, vai al
30.
Guardando alla tua sinistra, invece, intravedi una
scala a schiocciola che porta verso l’alto: in que-
sta direzione senti un suono rimbombante, tipo
musica da discoteca sparata a 200 decibel. Per-
cepisci il rumore martellante di quella che do-
vrebbe essere una canzone (ci vuole un bel fegato
a chiamarla tale), ad ogni tonfo sul lago di piscio
in cui sei ancora immerso si generano delle onde
che si propagano in maniera circolare. Se vuoi sa-
lire, vai al 94.
22
Afferri il tuo Angelo Azzurro e lo avvicini all’ele-
gantone, proponendo un brindisi. “Alla felicità!” di-
ci ammiccante facendo risuonare un din! Quello ti
guarda e mormora “Felicità un paio di palle... Non
lo vedi come sto? Non mi è rimasto più nulla da
chiedere alla vita... Vuoi sapere la mia storia? Te
la dirò!”. No, no! Che cazzo mi frega?, pensi. Ma
quello è già partito a parlare a manetta.
“Il mio nome - ti dice con tono greve - è Lonuelfo,
studente universitario fuoricorso e fuorisede con
l’hobby del disegno. Ero avviato ad una promet-
tente carriera da disegnatore, quando commisi
un errore marchiano che mi ha rovinato. Un boss
della ‘Ndrangheta, tale Aldignozz (questo nome
non ti è nuovo!) mi offrì di illustrare la serie di li-
brogame “Squilibrio”, scritta da lui in persona in-
sieme a certi altri narcotrafficanti, elementi-
chiave di un commercio librario di narrativa inte-
rattiva che il boss utilizza come copertura per un
grosso traffico di camomilla da sniffo e mignotte
d’alto bordo. Purtroppo ritenni la serie non ade-
guata alle mie esotiche abilità di vignettista, pen-
sai che i temi trattati fossero troppo futili, volgari
e poco rispettabili, la snobbai, te lo dico chiara-
mente, pensando: che vadano affanculo Squilibrio,
El Cucador e quegli stronzi. Ma sbagliavo. Ero in
fallo, nettamente. La serie ebbe un successo
clamoroso, gli autori divennero miliardari e si fi-
danzarano con la Canalis, la Moreira e altre fighe
spaziali, mentre io fui emarginato dagli ambienti
del disegno in quanto “Colui che aveva compiuto il
gran rifiuto”, diniegando appunto di illustrare quei
libretti di merda, e quindi non trovai più nessuno
che mi desse roba da illustrare. Non solo: Aldi-
gnozz, imbestialito per la mia boria, mi spedì con-
tro i suoi ragazzi che usa per i lavoretti sporchi, i
noti killer Prodo e Shaman, allo scopo di elimi-
narmi sciogliendomi nell’acido. In breve, sono do-
vuto fuggire su questa nave da crociera, rinuncia-
re al mio look punk composto di vestiario nero e
bracciali con spuntoni e borchie metalliche, e
cominciare ad atteggiarmi come un damerino,
vestito in frac anche a Ferragosto, per depistare i
miei mortali nemici. Quindi, tornando al tuo brin-
disi di merda, dimmi, a quale cazzo di felicità do-
vrei brindare?!?”.
Sei rimasto ad ascoltare questo sfogo strappala-
crime senza fiatare. Ma ora la tua furia monta
rapidamente. “Maledetto disgraziato!”, urli. “Squi-
librio è la mia serie preferita e ho letto 72 volte El
Cucador per vedere se riuscivo a scopare alme-
no su carta, e non ci sono riuscito neanche lì. E
mi sono dovuto subire tutte quelle umiliazioni,
quelle penetrazioni, quegli schifii, e tutto ciò senza
una cazzo di illustrazione che fosse UNA, leggen-
do solo parole di condanna e scherno da quelle
pagine scritte fitte fitte, ed ora tu mi vieni a dire
che sei TU il responsabile di ciò? Ma io ti cambio i
connotati!!!”. E detto ciò, afferri la Corona del tizio
e gliela fracassi sulla testa, mettendolo K.O. Poi,
non contento, rovesci il tavolino su cui Lonuelfo
era seduto e glielo getti addosso, schiacciandolo.
Il barista e gli avventori sembrano quasi non aver
notato il tuo gesto... Chissà quante ne hanno viste
anche di peggio in questa crociera della perdizio-
ne... Solo due sbronzoni additano la scena e si
scambiano qualche gomitata, sogghignando. Sei
soddisfatto: hai avuto finalmente la tua vendetta
contro il malevolo disegnatore. Come ulteriore
sfregio verso quel dispettoso, frughi nelle sue ta-
sche e trovi 40 euro (che intaschi), un fazzoletto
sporco e una copia del librogame Sagard il Bar-
baro. Tieni il fazzoletto sporco, che potrebbe veni-
re utile (segnalo nel Registro) mentre butti via
quel libercolo assolutamente inutile e di scarsa
caratura letteraria.
Se ora ne hai abbastanza di questo bar e vuoi tor-
nare sul ponte, vai all’86.
Se invece vuoi parlare anche col tizio con l’iPod,
vai al 6.

23
Sei contrito, pentito e redento. Con un gesto tea-
trale (destinato a chi, poi? Sei solo nella stanza...)
fai una riverenza e ti inginocchi, portando il pugno
chiuso tra i due occhi in un gesto riflessivo e mor-
morando parole di scusa per la tua volgarità, la
tua blasfemìa ed i tuoi piedi puzzolenti. “Brave,
brave, amiche mie” mormora una voce all’im-
provviso. Chi è? Chi cazzo è?!? Ti guardi intorno
esterefatto... Non c’è nessun’altro! Oltretutto (se
hai letto il primo volume di Squilibrio, El Cucador...
Se invece non lo hai letto, cazzi tuoi) hai ricono-
sciuto l’accento che aveva quel bavoso di Mauri-
zio il barista quando ti passò il cocktail che ha ro-
vinato la tua vita, quel “Cucador” che è ormai di-
ventato la tua essenza, il tuo nome. Chi cazzo par-
la, comunque?
“Sono il Gallo Giuseppe, amiche mie - continua af-
fabile la voce, rispondendo sorprendentemente
alle tue domande - o meglio, l’anima del Gallo Giu-
seppe, visto che quella miserabile puttana della
scimmia Caterina ha avuto la meglio. Ora però, in
forma eterea, potrò tormentare finché campa le
sue notti d’incubo bwhuahua! Ma torniamo a noi.
Devi sapere che stavo per spedirti all’altro mon-
do, precisamente all’Inferno Dantesco, ma le tue
parole di pentimento mi hanno commosso e spin-
to a darti una seconda possibilità. Anche in me-
moria del mio storico e celebre padrone, Sacca-
rosio Partenopeo, farò in modo che tu possa an-
dare avanti nella tua esplorazione fino a raggiun-
gere il cuore di Love Boat, la sua parte più segre-
ta e inaccessibile. Se il Fato lo vorrà, un giorno ci
rivedremo... Per ora addio, Cucador”.
E a queste parole, la Sala del Gran Sanghor si co-
pre di una pioggia di mille colori.
Vai al 118.
24
La tua compagna dorme ancora e non vuoi sve-
gliarla, così ti guardi un attimo intorno silente e
tenti di capire dove cazzo sei finito stavolta. Si di-
rebbe una camera d’albergo, peraltro arredata in
uno stile abbastanza kitch. Una sorta di rivesti-
mento in legno chiaro alle pareti, soffitto vernicia-
to di azzurrino smorto e, riesci a vedere con la
coda dell’occhio, un’oscena moquette leopardata
come pavimento. Bah.
D’improvviso l’occhio ti cade su un gigantesco ri-
tratto dinanzi a te. Ti stropicci di nuovo gli occhi,
ma no, non svanisce, resta lì: un enorme poster
di Gigi D’Alessio a grandezza naturale, che ti fa
accapponare la pelle. Questa effigie del mefitico
artista ha dissolto in un lampo tutte le sensazioni
positive che avevi. In preda all’ira ti avventi contro
l’immondo ritratto, lo stacchi dal muro e lo fran-
tumi contro la parete. Stando attento a non ta-
gliarti, poi, afferri l’immagine e la accartocci con
rabbia, prima di gettarla lontano.
Adesso sei pronto all’azione. Ma attento! Che
succede ora? Presti un minimo d’attenzione e ti
accorgi che il letto SI MUOVE. Si muove? Guardi
fuori dalla finestra. Ehm, veramente non è una fi-
nestra. È una roba tonda. Insomma, è un oblò.
Cominci a capire? Esatto! Da un sordido localac-
cio sei finito a bordo di una nave a consumare il
miglior amplesso della tua indecorosa esistenza.
Come hai fatto? Non chiederlo a me, sarò un
narratore onnisciente ma anch’io ho diritto di
dormire, che cazzo! Non so dirti nulla, non c’ero!
Non mi rompere le palle con le domande!
Vai al 45.

25
Spiaccichi le retine contro il portale per attivare il
sensore chimico... Ma dico io, porca puttana, ma
hai forse visto un cartello con su scritto: “Sensore
chimico: spiaccica qui la retina per aprire il porta-
le”? L’hai visto? Io non lo vedo!!
Allora le cose sono due: o sono cieco io, o sei co-
glione tu!!
Ma siccome io ho una vista tale che sono in gra-
do di vedere il movimento di ogni singolo sperma-
tozoo del tuo sperma quando eiaculi anche a 10
metri di distanza, ne deriva che io non sono cieco.
Quindi, se io non sono cieco, significa che è buona
la seconda, e quindi che sei un coglione!!
Ma Santo Dio, ora che sei arrivato così vicino alla
fine, mi cadi su ‘ste stronzate?
Meriti di essere punito: scoppia una bomba nei
pressi della porta. Ora devi scegliere un paragra-
fo: 140 o 141.
Devi scegliere a caso, senza alcun motivo logico,
spinto solo dalla simpatia o dall’antipatia per uno
dei due numeri. Se nessuno dei due ti sta simpa-
tico, per me sei liberissimo di andare affanculo. È
una tua libera scelta, in effetti siamo in democra-
zia...
Le scelte quindi sono tre:
- 140: vai al 53 e leggi solo il sottoparagrafo A;
- 141: vai al 4 e leggi solo il sottoparagrafo A;
- nessuno dei due: vaffanculo, muori, schiatta, cre-
pa. Possibilmente subito ed in silenzio.

26
Entri nelle cucine per cercare informazioni. Senza
farlo apposta, ti trovi ad ascoltare un cuoco che
parla con un suo collega. “Allora io gli ho dato il
numero di Maurizio: ora lui crederà di parlare con
un manager ricco e famoso, e invece dovrà fare i
conti con Maurizio, e se ne pentirà... Ah, quanto
vorrei stare lì quando lo imbottirà di intrugli e dro-
ga... chissà se con tutte le sostanze che assorbi-
rà rimarrà qualche traccia di sangue tra l’alcool
che circolerà nelle sue vene... Ah ah ah ah ah!!!”.
Anche il collega inizia a ridere: una risata odiosa.
I due si stanno divertendo, e quel che è peggio
stanno parlando di una persona che assomiglia
molto a quella che stai cercando tu: il maledetto
barista Maurizio!
Senza indugiare irrompi nella cucina: “Ma per ca-
so state parlando di quel barista troppo forte, che
spesso fa credere a tutti quegli allocchi di potergli
far fare delle belle scopate?”. Il cuoco ti risponde
sorridente: “Si, lo conosci? È il mio idolo quell’uo-
mo...”.
Cambi improvvisamente espressione dopo aver
ottenuto l’informazione che volevi: “Idolo un cazzo,
ora ti mando a conoscere il Creatore, pezzo di
merda!!”. Afferri il primo coltellaccio che ti capita
a tiro e ti avvicini minaccioso: “Ora vi squarto co-
me due maiali al macello!!”.
I due cuochi afferrano a loro volta due coltelli per
difendersi. Prendi una bottiglia di champagne e la
scagli addosso al primo dei due, centrandolo in
piena fronte, quindi afferri il pentolone con il sugo
che sta bollendo e glielo rovesci in faccia.
Lettore, hai presente quando friggi i bastoncini
Findus e li metti nell’olio bollente? Hai presente
come frigge l’olio? Ecco, allo stesso modo il sugo
in faccia al cuoco inizia a friggere sulla sua pelle.
“Aaaaaaaahhhhhhhhhhh!!!!”, urla l’uomo. “Come
friggi bene, amico... bravo”.
L’altro cuoco ti guarda pieno di rabbia: “Maledet-
to bastardo impenitente!! Preparati, perchè sta-
sera sarai servito al ristorante come spezzatino!”.
Afferra due coltelli e ti si avvicina. “Dammi il cellu-
lare di quel Maurizio di cui parlavate e dimmi dove
si trova!!”, ti rivolgi al cuoco con tono arrogante.
Il cuoco se ne sbatte le palle delle tue minacce e
ti sta spingendo contro il muro, muovendo velo-
cemente i suoi coltelli. Ad un certo punto il tuo
sguardo cade su uno dei banconi della cucina: il
cellulare del cuoco!! Lì sicuramente ci sarà il nu-
mero di cellulare di Maurizio, ma prima devi libe-
rarti di questo pseudo-cuoco del cazzo.
Guardi rapidamente in alto: ci sono tre enormi
tubi del vapore a circa 3 metri e mezzo di altezza.
Potresti saltare, appenderti al primo, dondolare
fino al secondo, appenderti al secondo, dondolare
fino al terzo che si trova quasi quattro metri più in
là, appenderti al terzo, appenderti al gancio per i
bovini e scivolare fino al bancone evitando mestoli
e coltelli.
Se vuoi provare ad effettuare questa serie di salti
acrobatici, vai al 114.
Se invece decidi di continuare a subire l’iniziativa
del cuoco sfasciacazzi, vai al 136.

27
La velocità delle tue azioni lascia sorpresi tutti i
presenti nella stanza... sia il debordante Fats che
le guardie ti osservano come paralizzati mentre
cominci a correre e poi con un salto acrobatico ti
tuffi dentro la fossa del pavimento da cui è venuto
su poc’anzi il lettone enorme di quell’essere ripu-
gnante. “Vaffanculo te e il tuo L.I.E.V.I.T.Y. di mer-
daaa!”, gridi esagitato mentre ti getti nell’oscura
apertura del pavimento, facendo anche il gesto
dell’ombrello. La stanza scompare ai tuoi occhi e
tu cominci a precipitare... E già, c’è questo piccolo
inconveniente nel tuo piano di fuga: stai precipi-
tando! La fossa in cui ti aspettavi di atterrare (ma
per andare dove, comunque?) in realtà era una
voragine molto profonda e tanto oscura che non
ne vedi la fine. Cominci a urlare e a mulinare le
mani, e quando ti schianti a terra con un fragoro-
so boato sei già svenuto da qualche secondo.
Sei morto? Macché.
Ti risvegli completamente nudo e legato ad un let-
to d’ottone, massiccio assai. Nell’aria c’è un odo-
re come floreale, sarebbe anche gradevole ma è
troppo pesante, ti fa venire la nausea per quanto
è denso. Ti guardi intorno, ti trovi in una stanza,
probabilmente una cabina che si trova chissà do-
ve all’interno di questa nave maledetta. Decorata,
guarda te, con carta da parati pure floreale, di
gusto discutibile, ammobiliata con uno stile retrò
seconda metà anni ‘80 che ti fa vomitare. Provi a
muoverti per quanto te lo consentano i lacci che
ti immobilizzano, ma un dolore lancinante ti scon-
siglia di ritentare. Adesso ti ricordi di essere ca-
duto da un’altezza clamorosa, probabilmente ti
sei sfracellato tutte le ossa.
“Oeeeh aleee ueee aaaamossa!”. Queste parole
arcane ti mettono in allarme: chi cazzo è che gri-
da frasi senza senso? Una porta si spalanca con
un ambiguo “Ta daamme!”. Sulla soglia una visio-
ne che ti fa venire il voltastomaco: l’orripilante
Maurisa Laurito, una barcazza clamorosa di
1.800 kilogrammi a stomaco vuoto, ti osserva
con cupidigia appoggiata sensualmente (almeno
crede lei) allo stipite della porta, indossando un
minimale quanto angosciante completino intimo
tutto pizzo e trasparenze, che fatica non poco a
contenere la debordanza delle sue carni inqualifi-
cabili. “Ueeeeh - grida in preda a un furore demo-
niaco - ooooccchebbabbàààààà! Ma guavda tu
che splendove di vuomoo! Finalmente ti sei visve-
gliato, eva ovaaa! Tu devi esseve il nuovo amico
che m’ha mandato Vobbevto miio, bene, hai fatto
bene a venive subito in cameva, anche potevi
passave dalla povta e non dal pozzo pvofondo
200 metvi! Evvvabbene, maviuolo mio, adesso ci
pensevà Mavisa tuuaa a favti contento!”.
Così detto si avvicina lasciva, abbattendo un tavo-
linetto con una delle sue agghiaccianti “mosse”.
“Devi sapeve - continua - che mio mavito Govdos
mi trvascuva sempve pev via di quel suo pvogget-
to che gli sevve a dominave il mondo... In vealtà ci
odiamo, pevò non può mandavmi a cagave pe-
vché gli occovvono i miei miliavdi, guambiati in
tanti anni gloviosi di Domenica In, per povtave a-
vanti i suoi espevimenti! I miei appetiti evotici sono
noti e addivittuva supeviovi a quelli culinavi, e così
lui mi tiene qua e continua ad usufvuive dei miei
soldi passandomi in cambio tonnellate di cibavie
ma sopvattutto stalloni supevdotati pvesi tva i
suoi schiavi e pvigionievi. Pevò devo dive che eva
un sacco di tempo che non mi faceva avvivave un
bel vagazzone come te...”. E così dicendo si avvici-
na con aria fintamente sensuale e comincia a
strusciare il suo corpaccione su di te, che subisci
impotente la dolorosa tortura (hai pur sempre
tutte le ossa rotte!). “Mmmmh ti piace il mio co-
vpo, eh? Ti sento, ti sento già godeeeeveee!”, gri-
da in preda all’eccitazione mettendosi con un sal-
to direttamente sopra di te. Questa stronza è co-
sì fuori di melone che non si accorge che ti sta
soffocando! A parte che i suoi mille chili sulle tue
ossa frantumate ti procurano dolori inimmagina-
bili, dicevo a parte questo, le sue laide tettone so-
no finite contro la tua faccia e non riesci più a re-
spirare!
Tenti di gorgogliare qualcosa per farla scansare
e riprendere fiato ma è troppo tardi... La balena è
talmente ingrifata che comincia a trombarti vio-
lentemente, non si accorge di averti già ucciso
con le sue poppacce e continua a cavalcarti sen-
za tregua finché non raggiunge un sugnoso orga-
smo. La tua avventuva tevmina qui.

28
Catramaro è un figlio di puttana. Tu invece muori.
Suca.

29
Non me ne fotte un cazzo dei medicinali. Muori.

30
Continui a strisciare: ormai sei quasi completa-
mente a mollo nel piscio. L’odore ti sta nausean-
do: la tua pelle lo sta assorbendo come assorbi-
rebbe una crema per le mani.
La situazione sta diventando quasi drammatica
per quanto è schifosa: probabilmente cadere in
una fossa biologica ti avrebbe fatto meno ribrez-
zo.
Completamente gocciolante di piscio, ti avvicini
all’altare. Ad ogni tuo movimento, ti lasci alle spal-
le dei terribili “plof” generati dalle gocce che ca-
dono dal tuo corpo.
Quello che ti sembrava un sacerdote è in realtà
una donna, sotto il cappuccio riconosci i capelli
biondi. Continui a muoverti, ma la donna incap-
pucciata si sposta e i suoi occhi cadono su di te. E
ora che minchia gli racconti?
Se fai finta di nuotare ed esclami: “Avevo voglia di
vedere come si nuota nel piscio”, vai al 131.
Se te ne esci dicendo: “Si, la temperatura è quella
giusta”, mettendo una mano a mollo per control-
lare, vai al 138.
Se invece ti alzi improvvisamente ed affronti la
donna a viso aperto e chiedergli cosa sta succe-
dendo in fondo questa cazzo di nave, vai al 39.

31
“Muoooahahah!”: ormai sei in preda a un furore
demoniaco. Getti le inutili retine da un lato, ti cali
le braghe e ti cacci il cazzo, cominciando a stru-
sciarlo su e giù lungo la fessura del portale, chiu-
sa ermeticamente, nell’attesa che il tuo Cobra
trovi la sua strada. Vai prima giù fino ad accovac-
ciarti e poi risali la linea finché le gambe te lo
consentono. Lo sforzo ti richiede molta concen-
trazione... Il tuo membro sta soffrendo parecchio
e comincia anche a sanguinare, ma la porta re-
sta serrata. Drammaticamente serrata. Passi
ancora una volta in giù, rassegnato ormai a per-
dere l’uso del cazzo, quando accade qualcosa di
inaspettato.
Uno scomparto segreto si apre di scatto: al suo
interno una specie di binocolo, che capisci essere
uno scanner retinico! Frattanto un altoparlante
diffonde le note di “I tuoi blue jeans”, vecchio 45
giri di Carmen Russo che tu ben conosci. Lesto
recuperi gli occhi di EP che avevi gettato via, e li
appoggi sull’apparecchiatura. “Buongiorno, Enzo
Paolo Turchi. Benvenuto nel regno di Donna
Carmen”, annuncia una metallica voce femminile.
Trattieni a stento un urlo di esultanza: il portale
comincia ad aprirsi! Vai al 61.

32
“Franco Lerda!” urli, contento della tua trovata. Il
Demone ti guarda trasecolato e rimane strana-
mente zitto per 30 secondi. Il gelo che ti circonda
potrebbe tagliarsi a fette con il coltello. “Chi cazzo
è Franco Lerda?” lo senti sibilare. “No caro ami-
co, non ci siamo proprio, tu non sei un poeta, sei
solo un povero frocetto... Ti spedirò in un luogo
adatto ai frocetti come te...”. Il Demone improvvi-
samente non parla in più in versi, si limita ad os-
servarti con occhi enormi, gialli, fiammeggianti. Ti
senti completamente in suo potere, ti senti quasi
svuotato, non riesci a regire in nessun modo. Ti
muovi per la nave, guidato da lui come fossi una
marionetta per minuti interi, poi improvvisamente
ti riscuoti.
Ti ritrovi in una stanza buia, caldissima, e sei
completamente nudo. Sei circondato da ombre
nere che si agitano intorno a te, senti mani e pel-
le flaccida sfiorarti, sei atterrito, vorresti urlare e
scappare ma non puoi muoverti.
Il Demone ha voluto punirti, probabilmente ha
preso possesso di te e ti ha condotto all’inferno...
cadi a terra disperato e decine di uomini, tutti ol-
tre la settantina, ti sono addosso. Si strusciano
su di te ed è fin troppo chiaro a cosa mirano: so-
no imbottiti di viagra e vogliono il tuo culo.
Tenti un ultimo, disperato sforzo per liberarti, ma
è tutto inutile: la massa di carne vecchia e caden-
te riesce a sopraffarti. Prima di perdere i sensi,
con la coda dell’occhio, riesci a leggere su un car-
tello “Bagno Turco Maschile - Accesso riservato
agli over 70”.
La tua avventura finisce qui, non prima di aver
maledetto le ore passate davanti all’Almanacco
Panini ad imparare a memoria nomi e dati stati-
stici di tutti i calciatori di serie A e B.

33
La tua compagna dorme ancora e non vuoi sve-
gliarla, così ti guardi un attimo intorno con l’aria
placida di chi per la prossima mezz’ora non vuole
fare assolutamente nulla di nulla e inganni il tem-
po nel tentativo di capire in quale angolo d’univer-
so ieri notte hai condotto in porto sicuro la più
straordinaria trombata della tua insignificante e-
sistenza.
Appena metti a fuoco meglio ciò che ti si para da-
vanti e cominci a osservare sul serio quello che
vedi, la sensazione di calma svanisce subito e
cominci a guardarti intorno agitato. Incredibil-
mente, il letto che ha ospitato le tue gesta si tro-
va nel bel mezzo di un enorme stanzone, una
specie di hangar, tutto stipato di casse di legno di
diverse dimensioni. Un magazzino! Ti trovi in un
gigantesco magazzino!
Ti alzi sempre più sconcertato e ti guardi intorno.
Ti avvicini ad una delle casse e sollevi il coperchio
per sgarfare all’interno. Clamoroso! Dentro la
cassa c’è un uomo che sembrerebbe dormire,
con le mani giunte sul petto! Lo guardi meglio ed
indietreggi spaventato... Cazzo... Questo coso è
Gigi D’Alessio! Il tuo mortale nemico è di nuovo di
fronte a te, dopo quell’incontro nell’Arkansas in
cui ci avevi quasi rimesso le penne!
Il laido cantautore apre gli occhi e mormora “Uè,
guagliò...” ma non fa a tempo ad aggiungere altro
perché lesto gli hai piantato un paletto nel cuore
(ti stai chiedendo dove hai preso il paletto? Non
rompere il cazzo, il paletto c’era!) mettendo fine
alla sua miserevole esistenza dannata.
Ora che ti sei lasciato alle spalle l’eterno dualismo
con quell’essere inferiore, ti senti un leone! Ti
guardi attorno alla ricerca d’una via d’uscita fin
quando non vedi una porta di sicurezza con la
cartina del posto in cui ti trovi. Con consumata
abilità (eri pur sempre capo squadriglia agli
scout!) leggi la carta. E capisci.
Cazzo!
Non sei in un magazzino. Sei su una nave.
Vai al 45.

34
“Asia Carrera (pseud. di Jessica Andrea Stein-
hauser; New York, 6 agosto 1973) è un’attrice
pornografica statunitense”. Questo pensi prima
che un calamaro gigante sbucato da chissà dove
piombi su di te, inglobandoti e digerendoti in men
che non si dica. In linea generale, diciamo che sei
morto. È la legge degli Oceani. Augh!

35
L’enorme batacchio del DJ deflora con la sua im-
ponenza la tua bocca. Inizialmente provi un moto
di repulsione, anche perchè il tuo strano partner
sembra non lavarsi da tempo, ma poi ti abitui e,
guidato dalla mano che l’uomo ti ha appoggiato
sulla testa, cominci a succhiarlo con un certo pia-
cere. Dopo circa un minuto spompini il membro
con l’abilità di una troia consumata, e anzi, hai
preso talmente gusto alla cosa che ogni tanto ti
concedi qualche leccatina sul prepuzio. Comple-
tamente calato nel ruolo vuoi dimostrare la tua
abilità: aumenti il ritmo e ti aiuti con la mano. In
pochi attimi percepisci lo sperma salire lungo il
glande, pronto a esploderti in bocca, e ti prepari
ad accoglierlo: il DJ si irrigidisce e urlando come
un coyote viene. “Anche delinquenti unz unz unz”
senti, mentre una mare di sbobba ti invade bocca
e gola. “Anche delinquenti unz unz” urlato ancora
più forte, a sottolineare l’orgasmo.
Il tipo non si ferma più, continua, con copiosi fiotti,
a sparare dentro di te litri di liquido bianchiccio e
semi-solido. Cerchi di sputare, ma non ce la fai, la
pressione con cui il cazzone dell’individuo esplode
liquido nella tua bocca è troppo forte: lo sperma
entra prepotentemente in ogni tua cavità, e in
pochi secondi ti ostruisce ogni via respiratoria.
Cerchi debolmente di dimenarti, ma è troppo tar-
di: l’ossigeno progressivamente ti viene a manca-
re e le forze ti abbandonano. Mentre scivoli in uno
stato di incoscienza pensi che questa fine orren-
da che ti è toccata è la giusta punizione per es-
serti lasciato intrappolare dalle sordide lusinghe
dell’omosessualità passiva. Hai voluti improvvisar-
ti troia senza averne la capacità: la tua avventura
termina giustamente qui.

36
“Oh, sì, domanda facile questa! Non c’erano dubbi
in merito, nevvero? Santa Moana amava prender-
lo nel culo da dietro... nel culo da dietro, ehehehe-
heh, bella questa, eheheheh…” delira il pazzoide
che hai di fronte. Poi, facendosi serio, sospira:
“Ho sempre ben davanti agli occhi la fantastica
scena di Cicciolina e Moana ai mondiali, quando,
con Ilona Staller a fianco, si masturba con una
banana, mentre il mitico Ron Jeremy, nei panni di
Maradona, la incula da dietro… quello sì che era
un film da Oscar, non le porcherie che vedi al ci-
nema!! E poi perchè hanno chiuso tutte le sale a
luci rosse?!? Cosa fa un bravo giovane come te,
nel pomeriggio?!?”. “Beh, signore, diciamo che si
può provvedere da soli… ora c’è internet, e quan-
d’ero giovane le videocassette… ehmm… istrutti-
ve... a proposito di Moana, beh, ecco… diciamo
che non appezzo molto il fatto che non si depilas-
se… però rimane pur sempre una grande!!” ri-
spondi, un po’ timoroso di una sua reazione a
questa tua piccola critica.
“Chi di noi non ha dei difetti? Pensi forse che il
nostro Salvatore non ne avesse? Ma questo non
toglie nulla alla sua grandezza!! E il 15 di settem-
bre deve essere considerato un giorno di lutto in-
ternazionale, così come il 27 aprile, giorno della
sua nascita, è l’unica festività che viene onorata
da tutti i popoli della Terra, di qualunque nazionali-
tà essi siano!! Quello è il vero Natale!! Ma pas-
siamo ora alla seconda domanda:
“Chi è universalmente noto come the King of the
cum?”
Se pensi sia Rocco Siffredi, vai al 111.
Se invece ritieni si tratti di Peter North, dirigiti al
106.
Se invece credi che la risposta giusta sia John
Holmes, corri al 116.
37
Il tuo culo viene scopato da una mantide religiosa
gigante.
E siccome la mantide religiosa è solita mangiarsi
il compagno dopo la sua bella chiavata, prima ti
becchi un po’ di sborra insettiforme in culo, e poi
vieni divorato dalla femmina di mantide.
Muori, inglobato dall’enorme insetto.

38
Catramaro ti mette in mano un fogliaccio lurido,
scritto a penna da lui. Lo osservi meglio: “Buoni
acuisto da 40 eurro” c’è scritto. Il Dj è di un’igno-
ranza spaventosa. Lo stai per mettere in tasca,
poi qualcosa ti dice di guardarlo anche dall’altra
parte. Lo giri. Sul retro del talloncino puoi leggere
una frase criptica: “Spalanca le cosce a questo
comando”. Che cazzo vorrà dire? In ogni caso se-
gnati la frase, potrà tornarti utile in futuro. È ora
di ricominciare ad esplorare la nave.
Torna all’86 e fai le tue scelte.

39
“Se lo vedi non ci credi, se ci credi non lo vedi: Eu-
roarredi, Euroarredi”.
Chi parla?! Chi cazzo è???!!!
“Se non vedi non ci credi, non ci vedi se non credi:
Euroarredi, Euroarredi”.
La strana figura bionda incappucciata si volta ver-
so di te!
Oh Gesù, non è una donna: è un essere rivoltante!
Capelli biondi lunghi, alto 1 metro e cinquanta,
barba incolta! Una orrida via di mezzo tra un o-
metto e un trans!
“Scusatemi se rubo spazio alla televendita ma vo-
levo dirvi che la Paolino Arredamenti, io stesso
che ne sono la titolare di questa grande azienda,
utilizzo la tv come mezzo di comunicazione, ma
non è che tu, Sciura Maria, vedi la cucina che ti
piace ed io te la spedisco in busta a casa, noooo-
ooooooo! Io ti invito a venire a vedere, a toccare
con mano nelle mie esposizioni di Cinisello Bal-
samo, Villasanta, Trezzano sul Naviglio, Spino
d’Adda e Fizzonasco di Brugherio! Questa è la co-
sa importante! Perché io vengo in televisione, ma
le cose te le faccio toccare, perché dietro di me
c’è un’azienda, ci sono tante persone che lavora-
no: abbiamo cinque esposizioni, sette magazzini,
siamo veramente in tanti per cercare di offrirti
sempre il meglio. Sai perchè lo dico? Perchè ul-
timamente sono nate troppe polemiche sulla
vendita televisiva, io mi devo dissociare perchè
Paolino ti propone l’arredamento, la cucina, ma ti
invita a vederlo, a toccarlo con mano nelle nostre
tre esposizioni… Un arredamento completo solo
7000 euro! Dai Aloona prova a presentarlo tu,
grinta, grinta, grintaaaaaaa!!! Porco d’un cazzo di
cane!!!!”.
La donnicciuola a lato di questa sottospecie di te-
leimbonitrice vintage anni ‘80 si volta di scatto
verso di te! È vestita in maniera oscena, sembra
uscita direttamente dalla corte di Maria Antoniet-
ta a Versailles, manco mia nonna al ballo in ma-
schera dei Cadetti dell’Areonautica Militare di
Napoli si sarebbe presentata così!
“Galleria del Mobile, Galleria del Mobile, Piazza
Gobetti - Via Forze Armate
centonovantaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa”.
Oddio!!! Salvatemi vi prego! L’acuto è talmente
racidulo e stridente che l’intera nave sembra sob-
balzare di fronte a tale ignobile performance ca-
nora! Hai i timpani in fiamme, senti il sangue che
a fiotti fuoriesce dalle orecchie! Piuttosto che
questa Maria Callas dei poveri preferiresti di gran
lunga la pressione di 100 milioni di metri cubi
d’acqua della Fosse delle Marianne... le tue trom-
be di Eustachio starebbero infinitamente meglio!
Quando cominci a preferire una morte rapida a
questa interminabile tortura uditiva... l’acuto ces-
sa di botto e l’esserino biondo riprende a parlare
battendo le mani!
“Brava Aloona bravissima! Ottima esibizione, de-
gna del miglior Bocelli! Ora, caro Ego, tocca te!”
Anche l’altro losco figuro presente si volta verso
di te, con un sorriso smagliante e fare gentile.
“Mmmmmhhhhh si. Ciao, piacere Ego, scusa ma
sono in fila per farmi autografare questo magnifi-
co disegno dal suo celeberrimo autore, tal Lo-
nuelfo, non so se lo conosci, è considerato un’au-
torità indiscussa nel campo dell’illustrazione zoofi-
la. Nessuno come lui riesce a trasporre su carta
(da culo, ovviamente) le intense sensazioni orga-
smiche derivanti da una penetrazione animale. In
particolare voglio farmi autografare il suo ultimo
capolavoro, dal titolo “Trapanatura rettale da
zoccolo equino borchiato e dotato di lama a se-
ghetto”!”
Il gran visir biondo e nano sembra però un po’
seccato da questa breve digressione di Ego, e
subito lo invita a darsi da fare: “Sussù Ego, zio
maiale. Non ce ne frega un cazzo dei disegni, del-
l’arte e dei cazzi animali in culo, torniamo in tema,
per favore!”
“Al mercatone dell’
arredamentoooooooooooooooooooooooooo, di
Fizzonascooooooooooooooooooooooooooo...” e-
sclama a gran voce Ego!
Poi tutte e tre i loschi figuri si uniscono a mo’ di
Power Rangers, con le dita a V in segno di vitto-
ria!
“Sciura Maria!”
“grazie”
“di”
“esistereeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
eee!”
Raramente nella tua vita hai assistito ad una
scena cosi’ triste e patetica!
“Ebbene si amico mio!” - esclama lo gnomo bion-
do - “Di la verità! Era dai tempi di Yattaman che
non vedevi uno spettacolino del genere! Ebbene
si, carissimo telespettatore, siamo rispettivamen-
te la Miss Dronio (io), i Boyakki e i Tonzura del
tessuto artigianale e mobiliare brianzolo! Ora ri-
spondimi caro amico! La vuoi comprare o no la
mitica cucina targata Paolino Arredamenti a soli
7000 euro pagabili in 36 comode rate mensili?”
Vai al 96.

40
Le tue azioni seguono fulminee i tuoi pensieri. Con
le tue mani legate sferri un pugno di rara potenza
dietro la nuca di una delle guardie che ti era vici-
no, accoppandola e le sottrai l’arma, puntandola
un istante dopo verso il laido trippone. “Fermati
stronzo! Se osi levare un dito contro quel pove-
retto ti buco quella tua panza oscena di merda”.
Gordos è esterrefatto per la piega imprevista
presa dagli eventi, ma resta calmo in attesa di
vedere cosa fai. Dopo esserti liberato le mani,
sempre tenendolo sotto tiro ti avvicini allo sherpa
e cerchi di sciogliere anche a lui una delle corde
che lo tengono legato, anche se devi farlo senza
guardare, dato che non puoi perdere di vista Fats
e i suoi sgherri, gli altri Grassi che sono nella
stanza. Mentre tasti con le mani lo sherpa per
trovare il nodo da slegare, senti un dolore lanci-
nante alla mano: questo pezzo di merda ti ha
morso! Stupito ed amareggiato, lo metti K.O. con
un calcio in faccia e ti volti furioso verso quel paz-
zo criminale.
“Muuuuoooaaahahahaa” sghignazza quel trippo-
ne, sempre comodamente adagiato sul suo gia-
ciglio. “Cosa credevi di fare? È lapalissiano che
anche lui sia stato trattato con il L.I.E.V.I.T.Y. e
quindi abbia tendenze cannibali... ghgh ti conviene
fare il bravo e mettere giù quell’arma!”. Gli uomini
di Gordos cominciano ad avvicinarsi minacciosi:
sono in troppi perché tu possa abbatterli tutti con
la pistola, devi fuggire! Ad una rapida occhiata hai
due possibilità.
Se vuoi aggrapparti a quella corda (c’è sempre
una corda in queste scene!) e sparare a quel
contrappeso (c’è sempre un contrappeso per
questi cazzi!) per creare un effetto carrucola ed
essere sparato verso l’alto, dove potrai uscire al
volo da quell’apertura che vedi sul soffitto (c’è
sempre un’apertura in questi frangenti!), vai al
127.
Se i film di Van Damme non ti sono mai piaciuti e
più semplicemente preferisci sparare un paio di
colpi per aprirti la strada e fiondarti contro la
porta in fondo che fin qui non avevi clamorosa-
mente (vergogna) notato, vai al 139.

41
“And the Oscar goes to... Daniel Day Lewis!”: Da-
niel Day Lewis vince l’ottantesima edizione degli
Academy Awards come Migliore attore protago-
nista con il film “Il Petroliere”. Sale i gradini che lo
separano dalla statuetta. “Dedico questo ricono-
scimento alla memoria di mio nonno, a mio pa-
dre, ai miei figli, alla mia incantevole moglie, a An-
drè the Giant, a Pasquale Bruno, a Ricky e Ba-
rabba, a Holly e Benji, a Gianni e Pinotto, a Cazzi e
Mazzi, a Tette e Culooooooooooooooooooooo!”
Questi, caro lettore, caro protagonista, sono i tuoi
ultimi lucidi (lucidi? Vabbè...) pensieri prima di
svenire, in un pozzo nero di dolore, sofferenza e
tragedia anale. Ebbene sì, amiche mie. Donna
Carmen sta trapanando bene il tuo disgraziato
buco del culo, in una femminea (ma neanche
troppo!) emulazione del Petroliere vincitore di
molteplici premi Oscar!
Talmente è il dolore che non ti sei neanche ac-
corto della sabbia che quella zozza ha sparso a
granelli sulle pareti del tuo sfintere, procurandoti
ferite furibonde attraverso lo sfregolio animale-
sco di quest’essere incontrollabile. “Ciao Daniel -
biascichi, ormai fuori di senno per la sofferenza -
Come si sta nel Vecchio West? Il mio corpo è in
vendita! Non hai idea del petrolio che ci puoi tro-
vare! Sono pronto a eruttare barili di oro nero!!
Segui Donna Carmen e piazzaci anche tu una bel-
la trivella tra le mie chiappe!”
Vai al 147.

42
Sei un cazzo di Vietcong.
L’americano biondo di origine partenopea è lì, da-
vanti a te, semisvenuto per la mancanza di ossi-
geno.
Come abbiamo detto, sei su una cazzo di nave. Ci
deve quindi essere una canna da pesca, che è
esattamente quello di cui hai bisogno.
La trovi seminascosta in un angolo, a 10 metri da
te. Bene.
Sleghi il filo di nylon e leghi il prigioniero ai polsi e
alla gola, stringendo piu’ possibile e lacerandogli
le carni. Ottimo. Il prigioniero è immobilizzato.
Afferri l’amo e, come hai visto fare all’arabo Said
Jahrra nel serial-tv Lost, infili con violenza la punta
uncinata nella carne sotto le unghie delle dita del-
la mano.
Fa un male pazzesco, provaci se non ci credi, e
quel frocio di Enzo Paolo si ridesta dal suo torpo-
re con un urlo di dolore disumano.
Perfetto, Vietcong. Il tuo scopo è raggiunto. La
checca napoletana si è svegliata. E se la sta tal-
mente facendo addosso che non riesce neanche
a chiedere pietà. Pietà che comunque non avresti
concesso.
Bando alle ciance... ora hai bisogno di cavi elettri-
ci. Scruti con il tuo sguardo da muso giallo l’am-
biente circostante e vedi dei fili scoperti uscire dal
pavimento in parquet.
In preda a una cieca furia omicida, li strappi con
forza e li colleghi tra loro. La scintilla bluastra che
ne scaturisce ti salire l’acquolina alla bocca...
Prendi l’ancora utilissima canna da pesca e la
spacchi in punta, in modo da ottenere un tubetto
cavo di carbonio di una trentina di centimetri.
Sentendoti come un incrocio tra McGyver e Han-
nibal Lecter, incastri i fili elettrici nell’incavo del
tubo.
“Piacere, amico prigioniero. Mi presento, sono il
Mago Merlino” - esclami sadicamente agitando a
mo’ di bacchetta magica l’arnese testè costruito.
“E tu, Enzo Paolo Turchi, tu sarai la cavia per i
miei folli esperimenti di alchimiaaaaaaaa!!!!”. Con
un urlo disumano afferri a due mani la mascella
del malcapitato coreografo, e con uno strattone
infili il tubo elettrico nella gola di quel disgraziato.
Normalmente, delle scariche elettriche di quella
portata a contatto della pelle sono dolorosissime.
Se però la corrente viene sprigionata all’interno
dell’esofago, l’effetto è devastante, non letale ma
un vero e proprio incubo...
Emorragie interne fracassano gli organi del mal-
capitato, e quella merdaccia di Enzo Paolo Turchi
crolla a terra in una pozza di sangue ed escre-
menti rilasciati dal suo stesso martoriato corpo,
attraverso orifizi irrimediabilmente devastati...
La tua vendetta è quasi compiuta, Vietcong. La
femminuccia campana è prossima alla morte,
ormai vista come una liberazione dai tormenti i-
numani che gli stai infliggendo.
Se decidi di porre fine all’eterno tormento di Enzo
Paolo Turchi , vai all’81.
Se da vero sadico figlio di puttana vuoi ulterior-
mente prolungare l’agonia che si merita, vai al
69.
43
“Insomma, signore, mi vuole dare ascolto!!!” urli
disperato con un tono stridulo degno della peg-
gior checca. Signore mi vuole dare ascolto? Ma
come parli? Come pretendi che un tamarro co-
me l’uomo alla console dia retta a uno che si e-
sprime come una donnetta isterica dell’Ottocen-
to? Il Dj si blocca per un attimo, di fronte a questo
tuo ridicolo tentativo di catturare la sua attenzio-
ne. Ma dopo pochi secondi ricomincia a cantic-
chiare, visibilmente disgustato nell’espressione
dalla tua totale mancanza di nerbo. “Unz, Unz,
Unz, anche delinquenti”.
Questa litania ti sta facendo impazzire, decidi di
abbandonare la stanza, consapevole che dopo
questa uscita froceggiante il tipo non ti parlerà
più, e tornare nel sotterraneo al 21.

44
“Iiiiiik!” gridi come un porcospino sotto acidi fug-
gendo via da quella scena raccapricciante e allon-
tanandoti dal pazzo Conte d’Uov. Nella tua fuga
non hai calcolato però la voglia matta delle ve-
gliarde che questo folle chiama “le mie bambine”:
in preda a inusitati desideri sessuali, ti si fiondano
tutte addosso nude ed orripilanti col chiaro inten-
do di fare di te il loro oggetto di piacere. Riesci ad
accopparne molte con pugni e calci e tenti di fug-
gire via ma alla fine soccombi al loro numero.
Vieni buttato a terra e le vecchiacce cominciano
a montarti senza pietà. Perdi cognizione del tem-
po e delle umiliazioni che subisci finché è lo stes-
so Tuòrl a porre fine al massacro.
“Ferme, bambine mie, fatelo respirare, sennò me
lo consumate come avete fatto con quel tale rin-
secchito di nome Dirk! Amico mio, è evidente che
i tuoi gusti sessuali vanno ancora educati al bello
della senilità... Ti occorre proprio un corso di for-
mazione al vecchiume, e chiedo venia per esser
partito dal capitolo finale, ossia la trapanazione di
Rita Levi, il mio più grande amore”. Sospira come
un merdoso efebo prima di continuare. “Ti aprirò
la mente grazie alle lezioni di una serie di docenti
d’eccezione... Non dimenticare che questa è pur
sempre l’area Vip di questa nave, e perdio i Vip ci
saranno!”. Batte due volte seccamente le mani, e
da una porta a vetri comincia ad entrare una
manciata di persone di sesso vagamente femmi-
nile che fatichi a riconoscere. Alla fine comprendi
e cominci a urlare disperato... “Nooooooo!!!”
“Queste - ammicca Tuòrl facendo ampli gesti con
la mano - saranno le tue insegnanti... Come vedi
non hanno bisogno di presentazioni!”. Almeno su
questo dice il vero... I volti di queste “insegnanti”
sono tristemente noti... Vedi con orrore Sandra
Milo e Iva Zanicchi che si accarezzano laide... Ac-
canto a loro assiste alla scena con aria deliziata
la pessima Amanda Lear. Infine parlottano del più
e del meno le orripilanti Rosanna Cancellieri, Ka-
tia Ricciarelli e soprattutto Anna Maria Barbera.
Tutte e sei le megere sono in topless, con peri-
zoma minimali che ti provocano violenti conati.
“Queste deliziose dame - continua l’invasato Con-
te - sebbene qualcuna di esse sia ancora un po’
troppo giovane, rappresentano il nucleo fondante
di esperti formatori che ho tirato su grazie al mio
celebre metodo M.A.H.A.R.R.A.S., acronimo che
sta per Marvelous Amorous Hottie Adeptly Ren-
dering Rapturous Affection and Stimulation. Non
chiedermi cosa cazzo voglia dire perché per me
l’inglese è egiziano. Mmm anzi no, se fosse egi-
ziano lo capirei, o meglio, farei finta di capirlo, di-
ciamo che per me l’inglese è spagnolo. Insomma,
non capisco un cazzo di quella lingua anglofona! A
proposito, sarebbe ora che tornassimo tutti a
parlare il latino, aaah la vera lingua dei dominatori
del Mediterraneo, arcaica come una topona di
poco più di un secolo, originaria di Pitinium, che
vorrei schionfarmi a breve. Ma torniamo a noi.
Non so cosa voglia dire l’acronimo
M.A.H.A.R.R.A.S., ma so che il metodo consiste
semplicemente nel trombare vecchie a più non
posso. Tu sei un giovane stallone, sarai istruito a
dovere dalle mie docenti per tutta questa setti-
mana e quando sbarcheremo andrai in giro per il
mondo a diffondere il verbo. Muuuuuooooaaa-
ahhh!”.
Col cazzo! Una settimana a fare scene a tre con
Sconsolata e la Zanicchi? Neanche per idea! Devi
evadere a tutti i costi da questo inferno senile.
Se ti sorbisci la prima lezione (“La ‘Masturbazione
turbo benzina’ è l’argomento, docente Sandra Mi-
lo”, ti informa l’ineffabile Tuòrl) sperando di poterti
poi in qualche modo dileguare, vai al 14.
Se invece vuoi fuggire ORA, puoi provare a pren-
dere al collo Tuòrl e minacciare di soffocarlo con
la tua stretta mortale se le vecchie Vip e non Vip
non ti fanno passare. In tal caso vai al 144.
In ogni caso, se i nazisti ti stanno inseguendo, vai
al 68.

45
Per tua informazione, qualunque numero fosse
uscito dal tuo tiro di dado iniziale, saresti finito
qua.
Spiegami un attimo, cosa cazzo credevi di legge-
re? Progetto Mortale? Qua le uniche chiavi che
vorrai usare saranno quelle per aprire la cintura
di castità di qualche suora peccaminosa, gli unici
codici di cui avrai bisogno serviranno ad aggior-
nare la scheda pirata per vedere pornazzi a sbafo
sul satellite.
Occhei, stai cominciando a riprenderti, e torni a
dedicarti alla biondona che ti giace accanto. La
tua vista elimina il segnale criptato tipo quello di
Sky (vedi sopra) quando stanno x iniziare i porn..
ehm, le partite di calcio, ora la tua donna ti sem-
bra davvero una bella bagiana.
Aaaaahhhh odore muschiato, selvaggio come
piace a te... All’improvviso ricordi tutto, lampi di
piacere assoluto in un folle turbinio.
Il tuo cazzettino marcescente inizia a pulsarti in
mezzo alle mutande crostate...non resisti! Devi
averla di nuovo, ADESSO!
Ti avvicini, la baci teneramente sulle toniche spal-
le nude e...
E...
E...
Vai al 13.

46
“Ehm - azzardi - mentre decidi cosa fare di me,
posso farti omaggio di questi due proiettili di alta
qualità? Originali Smith & Wesson, calibro 12, i-
deali per qualsiasi tipo di arma, dalle pistole ad
acqua alle testate nucleari. Non mi devi niente, è
un favore da amico, eh. Se poi troverai la mia ro-
ba di alta qualità, beh in tal caso basta che mi
contatti tramite l’indirizzo e-mail c@zzonelculo.org
oppure al sito www.bombanelderetano.biz! Sarà
mia cura invitarti a visitare la mia fabbrica di frit-
telle e l’allevamento di bidelli!”. Hai farfugliato un
mucchio di stronzate senza senso, parlando a
macchinetta nella speranza di convincere l’uomo
a risparmiarti da chissà quale atrocità!
Il sacerdotesso fa per pensarci poi dice “Lanciami
quei proiettili omaggio, ragazzo!”. Fai come dice
(cancella i proiettili dal registro), e con tuo enor-
me sollievo lo vedi sorridere, una volta controllata
la merce. “Bwhuahua - sghignazza - questi schifi
sono totalmente difformi da quanto m’hai descrit-
to, eccellente! Ne deduco che anche tu di mestie-
re sei un venditore pataccaro come il sottoscrit-
to! Oh vedo che non capisci: non farti ingannare
da questi paramenti sacri! Sto officiando le ese-
quie del Supremo Gallo Giuseppe su incarico della
Sacra Padrona Donna Carmen, ma nella vita quo-
tidiana il mio lavoro è un altro. Ora ti spiego”. A
quel punto, a un cenno di questo mentecatto, da
un altoparlante comincia a uscire una sorta di
jingle di pessimo livello. Vai al 39.

47
“Si, dipende da che punto di vista lo guardi pe-
rò...”, prosegui serio, quasi con aria intellettuale
ed impegnata, “la prospettiva è una cosa seria... E
poi, averlo così grande è un handicap non indiffe-
rente: tutto il rispetto per carità, Madre Natura
avrà forse pensato di fare un favore a se stessa
quando ti ha dotato di tanta abbondanza... ma io
sono contento delle mie misure nella norma...”.
Lo chef e Bufalo grugniscono qualcosa, ma poi
sembrano calmarsi istante dopo istante.
Ora ti guarda con occhi torvi, ma non sembra più
incazzato: è diventato tuo amico. Però non sai
come uscire da questa situazione, devi assoluta-
mente fare qualcosa.
Se possiedi un fiala rossa e vuoi offrirla allo chef
in segno di pace e riconciliazione vai al 17.
Se invece vuoi congedarti e tornare sul ponte, hai
la consapevolezza che puoi farlo in pace: in que-
sto caso vai all’86.
48
Ti avvicini e schiaffeggi l’uomo. Quello ti ride in
faccia! Mamma mia che rabbia che ti fanno i tipi
come questo... “Soave... Soave amico mio... Possa
un palo disumano avventurarsi stanotte nel tuo
deretano... Che mano flaccida, come disse Plato-
ne: non faccio torto a nessuno ad apostrofarti
come coglione”.
Quel decerebrato sta ridendo di te... ride di te: un
mentecatto ride di te... sta ridendo proprio di te! E
sta prendendo per il culo proprio te! Ehi ma vuoi
fare qualcosa?
Se decidi che non è il caso di perdere tempo con
certi vermi della società, puoi allontanarti ed ini-
ziare ad esaminare la nave (vai all’86), in caso
contrario puoi continuare ad interagire con lui
(vai al 98).

49
Dopo un paio di minuti ti interrompe: “Bravo ra-
gazzo, bravo! Ovviamente difetti di stile, ma per
essere un principiante non c’è male! Vieni, siediti
qui!”. Ti fa un gran sorriso, e ti riempie un bicchie-
re, non troppo pulito, di un liquido giallognolo. “Be-
vi, bevi!” ti invita, mentre ti siedi.
COFF COFF COFF “Ma che cazzo era?!?!” urli,
mentre la gola ti va letteralmente a fuoco, e gli
occhi ti si riempiono di lacrime. “Latte di Suocera,
75 gradi!” esclama estasiato. “Ma è… per tutte le
corna di Dragan, è amarissimo!!” rispondi fra un
sussulto e l’altro.
“Dragan! Chi era costui? “ rumina tra sè, seduto
sul suo seggiolon… - ehhmm, sedia! Non sono mi-
ca “I promessi sposi” questi!! - “Beh, che ti aspet-
tavi, da un alcolico col nome da femmina?!? Nien-
te di buono viene dalle donne, niente di buono…
ricordatelo, ragazzo: su di esse fa presa il Mali-
gno, esse conducono gli uomini all’Inferno! Lo di-
cono anche le Scritture!”. Lo guardi basito, men-
tre continua: “I loro corpi spingono noi povere pe-
corelle a smarrirci, cercano di spingerci a com-
mettere il peccato della lussuria… non bisogna
peccare, lo sai, ragazzo? Lo dicono anche le
Scritture!”. “S-sì” balbetti, non sapendo cosa dire
a questo mezzo-prete rimbecillito, mentre fai per
alzarti, incapace di stare a sentire oltre la morale
fatta da uno che fino a un attimo fa sembrava
l’Anticristo!
“Bravo, ragazzo, bravo! Mi piaci, e ho deciso di
aiutarti, ma prima dovrai dimostrare di essere
degno! Non si concedono così su due piedi le
chiavi che aprono le porte del Regno dei Cieli! An-
che San Pietro ha dovuto meritarsele, lo dicono
anche le Scritture!”. “Chiavi del Paradiso??? Vec-
chio pazzo, ti do tempo ancora un minuto, prima
che ti spacchi in testa la bottiglia (solo ora ti ac-
corgi che sull’ etichetta, nera, compare un te-
schio con due tibie incrociate sotto…. e ci credo!
Quella roba ammazza per davvero!) e me ne va-
da!” pensi. Intanto lui continua: “Hai dimostrato di
avere buone basi, mostrando la tua misoginia, e
di essere di compagnia, sgolandoti d’un fiato quel-
la robaccia, ma come siamo messi a cultura ge-
nerale? Un buon pastore deve avere salde cono-
scenze dei Testi Sacri, altrimenti come può com-
battere le idee blasfeme che il Demonio diffonde
nel suo gregge?”.
Lo guardi come un allocco, totalmente incapace
di proferire verbo, ed evidentemente lui scambia
questo tuo silenzio come un assenso, visto che
prosegue: “Ecco perchè ti farò tre domande, co-
me tre sono i Simboli Sacri di ogni buon Vescovo.
Se saprai rispondere a tutte, tibi dabo claves re-
gni caelorum”. “Titti che???” chiedi, confuso da
quelle parole arcane. “Ma porc************
!!!! Ragazzo, sarai mica un Aldignozz, che non co-
nosci queste parole!! Per la *********** della
*******, sono scritte all’interno della cupola di
San Pietro!” “Cos’è che non dovrei essere?”,
chiedi, intimorito da quel nome. “Un essere gretto
ed ignorante, un autentico abominio della natu-
ra!!” ti sussurra “Si dice che invochi segretamen-
te il demone Dragan, e che nelle notti senza luna
si accoppino selvaggiamente tra loro… strano che
tu conosca l’ uno senza l’ altro: ormai viaggiano in
coppia. Chi adora Dragantèn non può esimersi
dal rendere omaggio ad Aldignozz, suo Vicario
sulla Terra… d’ogni modo, significa: a te darò le
chiavi del Regno dei Cieli. È ciò che ti ho detto an-
che prima! Ma mi ascolti?”.
“Certamente, Vostra Eminenza!!” replichi pron-
tamente. “Bene, ragazzo, bene: ecco allora per te
la prima domanda di Teologia:
“Nelle scene di anal, qual’era la posizione usata
da Moana Pozzi, in tutti i suoi film?”.
Lo guardi sconvolto: e questo dimostrerebbe la
conoscenza dei Sacri Testi?!?!? Sapere questo
farebbe di te un Vescovo, pur nella distorta con-
cezione che questo pazzoide ha di tale figura?!?!?
Se ti alzi e te ne vai, torna all’86 e compi un’altra
scelta.
Se invece decidi di stare al gioco, nella speranza
che le famigerate chiavi di questo rimbambito
possano tornare utili a qualcosa, rispondi:
“Qualunque posizione era buona, per quella vac-
ca, pur di farsi sfondare!”. Vai al 101.
“A smorzacandela, però girata di schiena, mentre
con la mano sinistra si sgrillettava la sua bella fi-
ghetta rasata”. Vai al 142.
“Da dietro, possibilmente in una simil pecorina,
ma con l’uomo più in alto”. Vai al 36.

50
Un po’ timoroso varchi la porta d’ingresso del
negozio: immediatamente un odore familiare, di
orina mista a detersivo scadente, ti riempie le na-
rici. Tutto questo ti ricorda qualcosa, ma non rie-
sci a focalizzare esattamente cosa... Intorno a te
vedi molti sedili, occupati da grasse signore in-
gioiellate intente a farsi fare la permanente. La
cosa che ti colpisce sono i parrucchieri: sono tutti
bassissimi, tanto da aver bisogno di un piedistallo
su cui salire per poter lavorare. Tutti poi, imman-
cabilmente, indossano una mascherina da chi-
rurgo a nascondere i lineamenti.
Sei ancora spaesato, indeciso su cosa fare,
quando una vociaccia stridula e sgraziata, triste-
mente familiare, ti perfora il cranio, preceduta da
un inconfondibile risata.
“Ahahahahahah, mon amì, non sapevo che fossi
sulla nav, tre pien tre pien!”.
Davanti a te l’orrendo Jimmy la Troia ti saluta
sbracciandosi, e ti manda baci come foste vecchi
amici. Si è fatto crescere un paio di baffetti alla
Clark Gable e cerca di ostentare una tremenda
parlata francese completamente sgrammaticata.
Sul taschino della camicia che indossa ha un no-
me scritto: Jean-Jacques.
Questo tremendo frocio pederasta ha cambiato
nome per chissà quale nefando motivo! Non hai
dimenticato i tiri che ti ha giocato nel locale, ma
d’altra parte Jimmy ha sempre avuto le mani in
pasta un po’ dappertutto, e potrebbe esserti
d’aiuto. Cosa fai?
Te ne freghi dell’aiuto e decidi di fargliela pagare:
vai al 104.
Oppure gli chiedi informazioni che possano esser-
ti utili per risalire all’uomo che sta cercando di
fotterti? Vai al 134.

51
“Merda!” urli, e poi ti blocchi, timoroso di aver of-
feso il Demone. Ma di fronte a te l’orrida creatura
si è sciolta in un largo ghigno di soddisfazione.
“Che caro giovane tu sei, hai allietato con la rima i
timpani miei! Sei di certo un poeta promettente,
ho deciso di aiutar la tua ricerca inconcludente!
Solo un uomo può i tuoi dubbi svelare, per rag-
giungerlo però un portone devi aprire. Questa
porta è serrata da una magia, solo un verso può
aprirla e lasciar libera la via. Di tal verso io cono-
sco una parte (in totale sono quattro), memoriz-
zala veloce, come fai con l’arte (dammi retta non
sono matto)!”.
Completamente spiazzato dal diluvio di parole del-
l’insopportabile individuo che hai di fronte, e di-
sgustato dalla scarsa qualità della sua poesia
sconsclusionata, rimani immobile incapace di dire
o fare alcunchè mentre il Demone, con fare tea-
trale, batte le mani e poi allarga le braccia facen-
do tintinnare i lustrini del suo abito sgargiante.
Dopo di che sussurra, con tono di voce bassissi-
mo, quasi impercettibile “Come due stronzi sul far
del tramonto”. Memorizza il versettto, potrà es-
serti utile in futuro.
Con la testa che ancora ti gira a causa del para-
dossale incontro abbandoni il Demone e decidi di
recarti a poppa (come ti piace questo termine
marinaresco!) per dare un’occhiata.
Vai al 105.
52
Che schifo! Le retine di Enzo Paolo sono ben peg-
giori di quanto ricordassi... Un’oscena mistura
che ti ha inzaccherato tutta la tasca destra,
chiazzando inesorabilmente i tuoi pantaloni (tipo
macchia di sperma post sega con mutanda). Sei
certo che le retine possano servirti per aprire il
portale Ovest, ma non sai proprio dove impiegar-
le... Oltre te e il portale infatti c’è solo il giardino
alle tue spalle e null’altro! Come impiegare questo
prezioso oggetto?
Se ti cavi le tue retine e le sostituisci con quelle di
Enzo Paolo, sperando che questa buffa operazio-
ne faccia aprire il portale, vai al 109.
Se metti via le retine e cerchi di divaricare il por-
tale con la sola forza del tuo nodoso pisello, vai al
31.
Se infine spiaccichi le retine contro il portale, si-
curo di azionare così il sensore chimico che lo
aprirà, vai al 25.

53
A
La bomba ha attivato una reazione a catena che
potrebbe portare alla distruzione della nave. Vai
al 4 - sottoparagrafo B.

B
Inizi a renderti conto che sei un coglione. Vai al 4 -
sottoparagrafo C.
C
Sei un pirla. Vai al 4 - sottoparagrafo D.

D
Mentecatto!! Vai al 4 - sottoparagrafo E.

E
Rotto in culo!! Vai al 4 - sottoparagrafo F.

F
Ehilà stronzo, visto che dopo quello che hai fatto
questi insulti te li meriti, vai al 4 - sottoparagrafo
C e buon proseguimento.

54
Ti dirigi verso prua, quando una strana voce atti-
ra la tua attenzione: sembrano versi di poesia. Ti
avvicini incuriosito: esattamente all’estremità del-
la nave, seduto in bilico con il rischio di cadere in
acqua, c’è un uomo vestito da pagliaccio. Ha un
cappello stile inglese, con guanti e pantaloni in te-
la di sacco. Dalle spalle scendono fino alle ginoc-
chia una serie di coriandoli stile carnevale, men-
tre sopra i pantaloni indossa un paio di mutando-
ni bianchi legati e stretti con una cinta.
“Melissa e Thais fate in modo che la vostra topa
non trovi mai duolo a dare rifugio ad un dolce can-
nolo! Dolce cannolo di crema ripieno, nel vostro
bel culo rimanga tranquillo e sereno! O’ sommo
poeta, che morto nel sonno desideri ancora le
tette più sode, dammi la soave ispirazione per
decantare quest’ode!”.
Ma pensa tu che cazzo di gente gira a piede libe-
ro... Ti avvicini, in parte affascinato, in parte schi-
fato.
Se vuoi unirti alle dolci poesie che sta enunciando,
vai al 5.
Se invece vuoi avventarti contro questo bislacco
essere, vai al 48.

55
“Esatto!! Si tratta proprio della magnifica Silvia,
sicuramente una delle più belle attrici mai esisti-
te!! Hai visto che chiappe?? Piccole, sode, stu-
pende!! E che taralli pazzeschi che riesce ad infi-
larsi nel culo?? È una delle poche capaci di infilar-
si dentro tutto il cazzone di Rocco senza battere
minimamente ciglio!! I peggio negroni riescono a
sparire, in quel culetto, sparire!! In una scena l’ho
vista prenderne due, entrambi nel buchetto!! Oh,
una vera gioia, una professionista, un’autentica
donna di fede!!” dice, con gli occhi sognanti.
“Te invece stai sognando con altre parti del cor-
po: cos’è quello strano rigonfiamento in corri-
spondenza della cerniera dei pantaloni?!? Ti ho
visto sai, è inutile che cerchi di nasconderti! Que-
sto non è il momento di smanettarti! Apri bene le
orecchie, o io ti faccio aprire il culo da due cazzi
alla volta, e vediamo se troverai il pensiero tanto
eccitante!” prosegue, lasciandoti un po’ imbaraz-
zato, ma attentissimo, caro sfigato che legge,
stavolta come possiamo darti torto? Il corpo di
Silvia Saint non è certo cosa da poco! Ma ora
presta attenzione…..e via quella mano da lì!!!
“Non mi aspetto che tu capisca l’importanza di
ciò che sto per rivelarti, ma nessuno ti chiede di
capire: memorizza e basta! UNO spruzzo di sbor-
ra solleva l’incanto” declama con molta serietà.
“D’accordo vecchio, un po’ di sborra non si nega
a nessuna!” Terrò da conto questo detto popola-
re, non temere! Nel frattempo, penso che berrò
un bicchierino di questo “Succo di cognata”: sai
che non era niente male? Un po’ troppo forte, ma
buono davvero!” esclami, mentre ti versi un altro
bicchiere. Ora l’hai fatto veramente arrabbiare: lo
vedi boccheggiare incredulo, fa fatica a ripren-
dersi, ma poi ti urla: “Si chiama LATTE DI SUOCE-
RA!!!! E non è un po’ di sborra!!!! Brutta testa di
minchia, frocio di merda, culattone da quattro
soldi!!! Io ti….. ARGH!”. Quest’ultimo è uno strano
verso gutturale che gli fuoriesce dalla gola, prima
di accasciarsi sul tavolo, con le mani al petto. Ti
alzi di scatto, finisci alla goccia il tuo bicchiere, e
non appena ti ripigli (dopo circa un minuto di spa-
smi di tosse che ti scuotono fino al midollo), con
la faccia paonazza e il pavimento che stranamen-
te si muove, ti dirigi verso l’uscita.
Vai all’86, ma ricordati che non potrai tornare al-
la sala giochi: non hai proprio voglia che ti fermino
chiedendoti spiegazioni su quello che è accaduto
all’ubriacone bestemmiatore! Chissà come si
chiamava? Non gliel’hai nemmeno chiesto…

56
Ti avvicini incuriosito. Dall’espressione, l’uomo sta
godendo tantissimo, ed esplode in un “Aaa-
ahhhhhhh….” clamoroso. Quindi toglie la mano da
dentro i pantaloni e ti guarda: “Ehi, mica sono ma-
lato... e neanche pazzo. Mi presento, mi chiamo
Vercingetorige, di professione inseminatore. Eh
sì, un’azienda del Nord Italia mi ha assunto per
produrre seme per vari scopi. Ho lavorato da loro
per due anni, ma le varie ricerche hanno spinto
l’azienda a creare un devastante ormone, capace
di centuplicare le proprie prestazioni... sessuali.
Così mi hanno trasformato in una macchina pro-
duci-sperma... Vedi, io a differenza degli altri uo-
mini posso andare avanti per ore a fare sesso
senza fermarmi, anche dopo aver eiaculato ce
l’ho duro di nuovo... Ecco, vedi, già sono pronto
per masturbarmi di nuovo...”.
Vercingetorige infila entrambe le mani nei panta-
loni, ed inizia nuovamente il suo sport preferito.
Proprio davanti a te... “Parla parla, io ti ascolto...”.
Impressionante.
“Ormai sono completamente dipendente dalla
masturbazione, perché farmi una donna ogni
mezz’ora è praticamente impossibile...”. Quando
ecco una biondina entrare nel bar e sedersi su
una sedia per ordinare una bibita rinfrescante.
Vercingetorige impazzisce appena la vede: “Mia!!!
Bello ora ho da fare. Devi sapere che sono anche
un esibizionista, godo di più quando trombo con
gli occhi di qualcuno puntati addosso: se hai un
po’ di pazienza per osservare la mia performance
ti premierò con una folgorante rivelazione”. Detto
ciò, le si avvicina, ingrifato più che mai, e la ag-
guanta da dietro. Incuriosito, decidi di stare a
guardare.
La ragazza sembra consenziente, e si avvinghia
sull’uomo come una piovra si avvinghierebbe con-
tro un misero pescetto. Dopo averla spogliata e
schiaffeggiata, lui se la carica addosso e comincia
una prima lancinante penetrazione stando in pie-
di.
Assurdo: la sta reggendo per un quarto con le
braccia e per tre quarti con il pene!!! Neanche
Superman ci sarebbe riuscito!! Dopo 14 minuti i
due stanno ancora così, con lui che la sta por-
tando in giro per il locale giusto per farla ambien-
tare. Stai per dire qualcosa, quando avviene un
drammatico ed improvviso cambio di posizione:
Vercingetorige la sbatte contro il bancone e la
mette a pecora, possedendola in questa posizio-
ne per almeno 26 minuti, con tuo sommo stupo-
re.
Ogni 30-40 secondi la donna ulula selvaggiamen-
te. Un altro drammatico cambio di posizione: con
una mossa stile Hulk Hogan in Smackdown, la
donna è di nuovo a terra (stavolta si sarà rotta
qualcosa), per una micidiale variante acrobatica
della posizione del missionario. Al 35° minuto
senti un rumore sordo. “Questa dev’essere la tua
ulna che si è sfracellata, baby...”. La donna urla di
dolore e di piacere contemporaneamente. Stanco
di questa posizione, Vercingetorige si alza: “Ed
ora, smorzacandela!!”.
Altri 32 minuti di sesso barbaro ed incivile. Al
quarantesimo orgasmo di lei, avviene il miracolo
dell’eiaculazione femminile, e la bella grida gioio-
sa: “Ho visto la Madonna... Ho visto la Madon-
na...”.

Dopo ormai un’ora e 47 minuti, lei è stremata e


sviene, ormai satura di ormoni che ormai hanno
quasi del tutto invaso il suo sistema circolatorio,
ma Vercingetorige non ne ha ancora abbastanza,
ed infila il suo membro nella bocca di lei: un pom-
pino innaturale di circa 32 minuti e Vercingetori-
ge è finalmente soddisfatto.
“Ho un segreto da confessarti: questa non è una
nave normale, accadono strane cose qui... La tua
attesa a guardarmi scopare questa puttanella
sarà ampiamente ripagata: è arrivato il momento
di confidarti il terribile segreto che gira intorno a
questo groviglio di rottami... Se vuoi sentirlo...”.
Se decidi di ascoltare il segreto che Vercingetori-
ge ha da dirti, vai al 93.
Se invece te ne sbatti delle farneticazioni di que-
sto porco narcisista che ha violentato a sangue
una ragazza per oltre due ore, e preferisci esplo-
rare qualche altro settore della nave, vai all’86.
57
Sai che c’è? Un bel pompino non si rifiuta mai,
come dice Roberto da Crema, quindi cominci a
sbottonarti i pantaloni e tiri fuori il tuo membro
virile lungo e durissimo e pronto all’azione. Tuòrl,
che continua a stantuffare la salma come un vero
stallone, resta allibito nel vedere la tua furia.
“Cribbio, ragazzo! Sei un talento naturale! Stai
bruciando le tappe se sei già pronto a trapanare
oralmente il mio grande amore Rita Levi! Ti no-
minerò mio colonnello con potere di vita o di mor-
te tra le mie pollastre, o meglio ius vitae necisque,
per usare una lingua da vero macho. Forza, fac-
ciamo godere insieme questa porcellona!”.
Sei pronto a immolarti anche tu sull’altare della
vecchiezza quando il tuo corpo si rifiuta di seguire
ancora i parti malati della tua mente. Il pisello, da
gonfio e pulsante palo di muscolo che era, ti di-
venta una risibile Micromachine. I muscoli si in-
flaccidiscono, gli occhi ti lacrimano, il gomito ti
prude ed i piedi ti puzzano. “Non scoperai la vec-
chia morta!”, gridano i tuoi sensi. In effetti, ti rendi
conto ora, non hai alcuna intenzione di farlo. E ti
fermi. Anche il Conte, dopo essersi reso conto
delle tue reazioni e del tuo cambio di rotta, si
ferma dal suo incessante martellare pelvico. A-
desso non sorride più. Con espressione funerea
batte seccamente le mani tre volte, e comincia a
parlarti in tono greve.
“Mi hai molto deluso, ragazzo - dice incupito - Sta-
vo per condividere con te il mio dominio sulle vec-
chie nel mondo, ma ora capisco che sei solo un
povero coglionazzo che non desidera altro che
sbattersi le sedicenni ma poi prende i due di pic-
che pure da loro e ci diventa amico confidente.
Uno stronzo come te non solo non è atto a rice-
vere le arcane conoscenze del mio metodo
M.A.H.A.R.R.A.S., ma merita anche di finire coi
suoi pari”. Una porta a vetri si apre, e ne escono
alcuni personaggi femminili che sei incerto se de-
finire o meno “Vip”, ma ora non è questo il punto.
Davanti a te ci sono allineate Sandra Milo, Iva Za-
nicchi, Amanda Lear, Rosanna Cancellieri, Katia
Ricciarelli e Anna Maria Barbera che vestite da
amazzoni con le tette di fuori ed armate di tutto
punto alla maniera degli antichi romani avanzano
con passo cadenzato con acuminate lance punta-
te verso di te. Tum! Un passo. Tum! Un altro.
“Uccidetelo!” squittisce Tuòrl, dopodichè torna a
dedicarsi sessualmente al suo cadavere con fare
amorevole. Tum! La “testuggine” delle sei bacuc-
che continua ad avanzare verso di te. Tum! Non
puoi fare a niente, sei con le spalle al muro. Tum!
Sono sempre più vicine. Tum! Cristo! Tum!
Se i nazisti ti stanno inseguendo, vai al 68. Tum!
Zac! “AAAGHH!”. Altrimenti sei morto.

58
Ti guardi in giro con aria disperata, pochi secondi
ti separano dall’essere accusato del (seppur giu-
sto) omicidio di quella femminuccia biondiccia e
ormai in via di raffreddamento i cui resti ti riem-
piono d’orgoglio di combattente. Vedi l’armadio
della stanza, potresti starci dentro, magari un po’
contratto, ma un viet sa nascondersi in ogni luo-
go, diventa parte dell’ambiente, si mimetizza co-
me un gallo in un pollaio (e quest’immagine ti
causa degli strani brividi che non hai il tempo di
giustificare), insomma, è tra le cose che sa fare
meglio.
Apri la porta del mobile ed inizi a stipare le tue
membra palliducce ad una ad una, probabilmente
quando uscirai ti servirà unire i puntini dall’uno al
cento per ricomporti, ma ora non ha importanza.
Spingi tutto te stesso in quel loculo stretto come
la fica essicata della De Filippi e richiudi lenta-
mente la porta facendola scattare.
Li senti arrivare e urlare davanti a quello scem-
pio, qualcuno corre a cercare aiuto, ma tu potre-
sti avere un problema peggiore.
In quel luogo senti di non essere solo. Respiri a
malapena, i tuoi organi sono sparsi in luoghi del
tuo corpo che non sapevi nemmeno esistessero,
ma i tuoi sensi ti avvertono del pericolo.
E nel buio totale comprendi cosa c’è con te li den-
tro.
La borsa con gli indumenti da allenamento, spor-
chi, lasciati lì dalla tua vittima, probabilmente la
sua tenuta da ballo, i pantacollant fucsia, la ca-
nottiera verde pisello, la fascia bianca con scritto
in rosso Io Amo Carmen e le calze che hanno as-
sorbito tutti gli umori che un uomo in quelle con-
dizioni può emettere in quattro ore di ballo scate-
nato.
Sei solo. Solo con gli odori che emana quella sor-
ta di armamento batteriologico da contaminazio-
ne totale.
Solo, incastrato in un armadio le cui dimensioni
avrebbero spinto al rifiuto anche Houdini, mentre
le esalazioni che stai inspirando ti causano una
nausea che non hai provato nemmeno quando
Giannino detto Cicciomerda la fece in terra in
classe durante la lezione di disegno.
Puoi scegliere cosa fare, cercare di divincolarti da
quel loculo, uscire ed affrontare chi ha scoperto il
tuo misfatto o rimanere dove sei e subire i danni
forse permanenti della tua scelta.
Se rimani dentro vai al 135, ma se scegli di usci-
re sguscia al 140.

59
No! No, devi resistere, cazzo! Stringi i denti e a-
postrofi l’uomo a denti stretti: “‘Fanculo...”. L’uomo
non gradisce: “Ah si stronzetto? Vediamo se hai
ancora la forza di cacare il cazzo!!! Killer, prendi-
mi le tronchesi!”.
L’energumeno tipo yeti afferra le tronchesine per
cavi elettrici e le dà al tuo torturatore. “E ora co-
me la mettiamo?”. Rispondi deciso: “La mettiamo
che puoi ficcartele nel culo!!”. L’uomo ti prende
alla lettera e, dopo averti fatto alzare, te le mette
tra le chiappe ed inizia ad tagliuzzare. Mai la car-
ne slabbrata ha procurato questo dolore alla po-
vera vittima. Il tuo cervello è ormai saturo di dolo-
re, molte tue cellule nervose ormai sono schiop-
pate e anche il tuo cuore è a rischio. “Sei un duro,
eh ciccio? Allora, dimmi chi ti manda!!!”. Lo spet-
tro del gallo Giuseppe aleggia su di te: il suo bec-
co tra poco potrebbe tornare ad essere affare di
tua competenza.
Se rispondi vai all’84, se invece non parli vai al
19.

60
Rimani interdetto da tanta assurdità, ma non fai
in tempo a pensare a nient’altro che si apre im-
provvisamente un’altra cazzo di botola, come se
in questa nave non ce ne fossero abbastanza. U-
n’altra botola... E un’altra... E un’altra... Per ogni
botola che si apre ti trovi a pompare bestemmie
a ritmo esponenziale: un numero periodico molti-
plicato per se stesso non è abbastanza per quan-
tificare le particelle bestemmiose che si annidano
nelle tue vene fino a provocare un effetto-
colesterolo che rischia di ucciderti.
Fortunatamente, però, ti rendi presto conto di
quello che sta succedendo: le botole stanno fa-
cendo defluire l’immondo piscio, e questo è un
bene. Improvvisamente capisci che la quantità in-
dustriale di bestemmie che hai messo in conto
poco fa sono andate sprecate... forse qualcuno
lassù potrebbe avercela con te... In effetti ti trovi
nel pressi di un altare, teoricamente dovrebbe
essere un luogo sacro (piscio a parte).
Ma ora hai un debito con qualcuno: forse è il caso
che tu dica qualche preghierina per scusarti del-
l’abominio espresso pocanzi. Chiedi scusa?
In questo caso ti inginocchi e vai al 23.
Se invece decidi di sbattertene le palle e vuoi con-
tinuare a pompare bestemmie ed insulti, vai al
75.

61
Due anni prima.
Scendi le scale con la valigia in mano. Tua moglie
ti ha cacciato di casa dopo averti riempito di
schiaffi ed insulti. La troia se l’è fatta con tutti i
tuoi colleghi ma non hai potuto farci niente: la ma-
ledetta casa è intestata a lei, quindi devi rasse-
gnarti ed attaccarti al cazzo. Scendi le scale ed
arrivi al portone, lo spalanchi: una cazzo di tra-
montana ti assale, facendoti cadere a terra le va-
ligie, che si aprono, e tutti i tuoi fottuti vestiti.
Ora.
Non appena il portale delle stanze di Donna Car-
men comincia ad aprirsi, un fottuto vento del caz-
zo ti colpisce in pieno petto, mandando a puttane
tutti i bottoni della camicia ormai sgualcita. I fili
che reggono i bottoni stessi vengono letteralmen-
te polverizzati da questo strano vento venuto da...
Ecco, bella domanda: da dove cazzo viene questo
vento? Ora non è importante: priva dei bottoni, la
tua camicia si apre e vola via. Porca troia, nean-
che la puttana più isterica e assatanata del mon-
do sarebbe stata così veloce a spogliarti!
Comunque sia, il vento proviene da una fessura
su una parete d’acciaio a circa 5 metri da te. Sot-
to intravedi un piccolo interruttore. Ti abbassi e
strisci a terra per premerlo. La tua pelle a con-
tatto con il pavimento gelido è come una lingua a
contatto con il ghiaccio: si attacca, tipo ventosa. E
ad ogni tuo movimento un pezzetto di pelle rima-
ne attaccato al pavimento, causandoti una lunga
scia di ferite. Incazzato e dolorante, riesci final-
mente a spegnere ‘sto cazzo di interruttore. Ora
finalmente puoi alzarti: ti guardi intorno. Non c’è
anima viva.
Improvvisamente, un lamento: ti rivesti rapida-
mente con quei pochi stracci che il vento di poco
fa ha risparmiato (mortacci sua!), e giri dall’altra
parte della parete d’acciaio. Seduta su una sedia,
voltata di spalle, c’è una donna completamente
vestita di nero. Forse sei arrivato dalla putt... ehm,
dalla bagasc... ehm, sì, insomma, dalla donna che
stavi cercando. Con passo felpato, ti avvicini len-
tamente.
Vai al 90.

62
Piano piano il tuo corpo accetta il liquido alieno e
lo aiuta a fuoriuscire. L’uomo ti spinge veloce-
mente contro il muro e tira fuori un barile di legno
da sotto al tavolo. Quindi ti mette un pezzo di le-
gno in bocca: “Stringi questo, ti servirà: il rinculo
potrebbe perforarti i polmoni!!”. Effettivamente un
rinculo così non l’hai mai sentito: il primo getto
esce e finisce nel barile, la spinta è talmente forte
che sembra di essere stati tamponati da dietro
da un tir carico di massi di marmo proveniente
da dietro alla modesta velocità di 350 km all’ora.
L’impatto ti manda in pappa il cervello. Però sei
vivo, e quando rinvieni ti accorgi che il barile di le-
gno è ormai pieno fino all’orlo: “Wow, lo sperma
agricoloooooo!!!”, grida l’uomo-cavia, come se a-
vesse appena scoperto il pozzo di petrolio più ric-
co del mondo. Dopo che il tuo organo sessuale si
è ripreso dall’immane sforzo, il tuo socio (ormai ti
conviene chiamarlo così) ti spiega altri dettagli:
“Mangia molta liquirizia, la qualità del materiale
sarà ancora più sopraffina”, ti suggerisce.
Avresti voluto non bere mai quella fiala... la vista di
quel barile stracolmo ti sta facendo venire da
vomitare... ti disgusta a tal punto che d’ora in poi
avere un orgasmo sarà un calvario... e poveraccia
colei che ti capiterà sotto... Farti fare pompini
poi? Un sogno quasi irrealizzabile: saresti sicu-
ramente condannato per omicidio volontario con
l’aggravante della violenza sessuale con l’ulteriore
aggravante dell’assassinio da modifica genetica.
Ma ormai non si può tornare indietro: ora sei en-
trato che tu nel mondo del commercio agricolo.
L’uomo si congeda, ma prima ti consegna
un’altra fiala: “Tieni fratello, questa è per converti-
re altri adepti al nostro commercio: i trattori
hanno bisogno di carburante, i trattori soffrono
senza carburante... anche loro hanno un’anima:
produrre questa nuova sostanza è un vantaggio
per tutti. Va e inculca la notizia!!”.
Detto questo, se ne va canticchiando una canzo-
ne in polacco (segna la fiala rossa nel registro).
Decidi di tornare sul ponte (vai all’86).

63
“Nostro padre, il patriarca, era un tipo vezzoso. Si
chiamava Jeremiah La Troia, era un fottuto e-
breo amante della cabala e per questo e ha deci-
so che tutti i suoi figli dovessero mantenere le
sue iniziali. Tutti noi abbiamo un nome che inizia
con J”. Il nano ride, estremamente divertito da
questa insulsa affermazione. “Anche se siamo
tutti uguali non siamo affatto gemelli: nostro pa-
dre ci ha concepito con donne diverse. Ti presen-
to alcuni dei miei fratelli: Jeff La Troia, di Dallas,
texano e grande pistolero. La misura della sua
magnum è paragonabile solo a quella del suo ba-
tacchio”.Jeff ti saluta mentre indossa un enorme
cappello texano e indica con il dito il suo arnese
che fa capolino rigido sotto i jeans da vero cow-
boy indossati al volo in pochi secondi. “Eccoti il
mio fratello brasiliano, Joao La Troia. Viene da
Manaus dove faceva il sodomizzatore di cocco-
drilli”. Rimani basito osservando un nano in tutto
e per tutto identico a Jimmy, ma con i capelli cre-
spi e mulatto. Anche lui ostenta un pisello di mas-
sicce proporzioni.
“Naturalmente non manca Jin Pyong La Troia, il
mio fratello di Pyongyang. Faceva il cuoco in un
locale che serviva esclusivamente testicoli di
scimpanzè, una vera specialità! A dispetto delle
sue origini orientali ha un pistone da primato, i
luoghi comuni sui coreani col cazzo piccolo nel
caso di mio fratello sono solo dicerie!” Una nuova
risata stridula rompe il silenzio e Jimmy ti indica
un nano identico a lui, ma con la pelle gialla e i
capelli neri raccolti in un codino. “Ah, non siamo
tutti uomini naturalmente: ecco Jolanda La Troia,
mia sorella di Cracovia. Ovviamente anche lei, pur
essendo donna, in quanto a fucilone non scher-
za!”. Inorridito saluti una nana identica a Jimmy
ma con un’acconciatura femminile, due tettone
enormi, sproporzionate rispetto al resto del cor-
po. Con disgusto noti un sospetto rigonfiamento
ad altezza pacco sotto i pantaloni di pelle che in-
dossa.
“Hai scoperto il segreto di casa La Troia amico
mio ricchione, ora uno strano destino ti attende”
ti dice Jimmy con un lampo di crudeltà negli oc-
chi.
Vai al 74.

64
Senza alcun motivo logico, spinto non si sa da
quale inspiegabile impulso, slacci la patta e ab-
bassi i pantaloni al DJ, con l’insana curiosità di
vedere che tipologia di cazzo abbia. Non appena
cali i boxer Galvin Clein che il tipo nasconde sotto i
Jeans larghi a vita bassa da diciassettenne (in
modo che che tutti possano intravedere la marca
tarocca che fa tanto figo) rimani impietrito innan-
zi a ciò che vedi. Ha un cazzo enorme. Estrai rapi-
do dalla tasca il righello bianco che fin dalle ele-
mentari porti con te (l’hai trovato dentro l’astuc-
cio a forma di pallone da calcio comprato alla
Standa) e provi a misurare questo abnorme at-
trezzo. Il piccolo metrino però, con i 18 centimetri
di lunghezza che lo caratterizzano, non può assol-
vere il suo compito: l’affare che stai manipolando
senza ritegno è assai più lungo.
Sconsolato, e colpito nel tuo amor proprio, provi a
misurare il tuo pisellino. Dopo averlo masturbato
un po’ allo scopo di aumentarne le dimensioni,
fantasticando su quella volta che al mare, in cabi-
na, hai visto per errore le tette enormi e calate di
tua zia, accosti il righello e scopri con orrore che
non riesci a superare nemmeno la metà della
lunghezza totale dello stesso.
La constatazione della tua inferiorità ti deprime,
ma allo stesso tempo ti suscita uno strano im-
pulso. Osservi l’enorme cazzo del DJ: ti ipnotizza,
è così bello, fiero, emana un odore così forte.
Senti dentro di te di volerlo in bocca.
Ormai è chiaro, stai diventando frocio.
Cosa fai?
Lotti contro questo tremendo e innaturale desi-
derio e tenti di distogliere l’attenzione dal nerbo
concentrandoti su altro? Torna all’8 e fai un’altra
scelta.
Oppure pensi che la tua voglia di cazzo nasconda
un disegno molto più grande e che devi assecon-
darla per scoprire cosa c’è dietro? Se è così chi-
nati e prendilo in bocca al 35.

65
Il bancone di questa nave ti ricorda drammati-
camente quello del locale malfamato in cui hai
conosciuto per la prima volta quello stronzo di
Maurizio, così ti senti ancora più incazzato e de-
ciso a trovarla e fargliela pagare. Ordini con aria
distratta un Angelo Azzurro, il cocktail dei pa-
strocchiari, la bevanda degli aficionados al lsd.
Mentre il barista, uno sfigato stempiato, prepara
la tua bevanda, ti guardi intorno scrutando gli av-
ventori, alla ricerca di possibili fonti di informazio-
ni. Alla tua destra vedi un tale, vestito con un frac
impeccabile, eppure del tutto inspiegabile di gior-
no in mezzo all’oceano, che piagnucola tenendo
nella mano malferma una Corona. Al suo fianco,
invece, vedi un altro tizio, un coglionazzo trenten-
ne a quanto sembra con il gusto della moda da
teenager, che gesticola follemente ascoltando
musica da un iPod. Decidi di chiedere qualche in-
formazione a uno di questi due, ma quale?
L’uomo col frac? Vai al 22.
Il coglionazzo con l’iPod? Vai al 6.
66
Ti sei inculato Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti
sei inculato Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti sei
inculato Jimmy LaTtroia, ti rendi conto? Ti sei in-
culato Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti sei incu-
lato Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti sei inculato
Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti sei inculato
Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti sei inculato
Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti sei inculato
Jimmy La Troia, ti rendi conto? Ti sei inculato
Jimmy La Troia, ti rendi conto? Basta, non starò
a descriverti una scena così orrenda, non ho vo-
glia di parlare con un chiaro malato di mente che
accetta di sodomizzare un nano laido e deforme.
Ti dico solo due cose. Violando l’ano di quello
scherzo della natura ti sei preso un’infezione al
pisello, causata dalla sporcizia perenne che infe-
sta le parti intime di Jimmy: ora il tuo gingillo è
tutto rosso e gonfio. Questa infezione ti infastidirà
per tutto il resto dell’avventura impedendoti di
rendere al meglio. Se ti capiterà di dover tirare i
dadi nei prossimi paragrafi dovrai quindi sottrar-
re 1 punto al risultato ottenuto come penalità per
la malattia che ti debilita. Inoltre, tra un urlo di
piacere e l’altro il nano deforme CHE TI SEI INCU-
LATO si è lasciato sfuggire una versetto sibillino:
“Ti invoco o Carmen, signora del cazzo”. Annotalo
da qualche parte, ti tornerà utile in futuro.
Vai all’86.
67
“Pino Catramaro!” urli. L’uomo di fronte a te si
blocca e smette di cantare. La testa si gira di
scatto, e gli occhi sembrano roteare tipo obiettivo
di una Reflex digitale durante la messa a fuoco.
Improvvisamente l’individuo si riprende. “Bella
truzzo, che ci fai qui? Benvenuto nel salottino pri-
vato del miglior DJ che c’è sulla piazza! Non ti è
bastato il giro sulle puledrone che ti ha fatto fare
il tuo Catramaro? Che ti serve ancora? Una festa
privata? Una serata con musica da sballo? Oppu-
re vuoi comprare qualche “medicina”? Il Dottor
Pino è qui per te, è il farmacista più fornito di An-
dria, Molfetta, Noci e dintorni!”.
Rimani spiazzato da questo fiume di parole, non
sai come comportarti.
Se gli chiedi ulteriori ragguagli sui suoi “medicina-
li”, vai al 29.
Se gli chiedi di allungarti il volantino fuxia che ha
davanti: 92.
Se invece lo saluti e abbandoni di fretta questa
parodia di discoteca scendi le scalette e torna nel
sotterraneo al 21.

68
Un’esplosione lancinante devasta all’improvviso il
ponte su cui ti trovi. Tutti si gettano a terra cer-
cando scampo, in breve si diffonde un fumo nero
come la pece e l’aria si fa irrespirabile. Tossendo
vedi una sagoma che si delinea mentre il fumo
comincia a diradarsi. Una sagoma umana im-
monda, più larga che alta, dai contorni bestiali e
le proporzioni francamente inaccettabili. No, no,
NOOO! Non può essere lui. E invece è proprio lui!
“Ci rivediamo, pezzo di merda” sogghigna Robert
Fats con aria soddisfatta. Tu indietreggi spaven-
tato. “Speravi - continua - che ti lasciassi conti-
nuare a vivere dopo aver capito e rubato i segreti
del L.I.E.V.I.T.Y.? Forse pensi di essere Indiana Jo-
nes? Beh io sono il tuo fottuto Belloq e adesso ti
romperò il culo con l’aiuto di questi amici”. Si fan-
no avanti minacciosamente alcuni soldati in un
uniforme nazista, vagamente culturisti. “Quando
avremo finito con te - minaccia il trippone sibilan-
do - non resteranno neanche pezzettini minuscoli.
Fatelo fuori!”.
“Un momento!”. Lo squittio stridulo di Tuòrl
squarcia l’aria. I tuoi aguzzini si fermano sorpresi,
Gordos si volta di scatto. “Caro il mio Grassey -
dice il Conte muovendo il ditino in segno di am-
monimento - non pensi di esserti spinto un po’
troppo fuori della tua giurisdizione? Tu devi re-
startene nell’Ala d’Oriente di questa nave; consi-
dero questo tuo arrivo, peraltro preceduto da un
maleducato esplosivo, come una vera invasione di
campo e sai che Donna Carmen pretende sem-
pre l’ordine e la disciplina nel suo dominio assolu-
to!”. Fats sbuffa. “So bene il regolamento, caro
Tuorlo, e - continua - sai che non mi sarei per-
messo di invadere il tuo territorio senza una vali-
da ragione. Questo stronzo che stai difendendo -
ti indica - ha rubato il segreto del mio L.I.E.V.I.T.Y.
ed è riuscito a scappare. Tu capisci che non può
continuare a vivere, se vendesse la ricetta a Gual-
tiero Marchesi, Suor Germana o Giovanni Rana
sarei ROVINATO! Su, lascialo a me ché devo fargli
il culo”. I muscolosi soldati nazisti fanno un altro
passo, ma Tuòrl li blocca ancora. “Fermi! - grida -
Robert benedetto, tu vuoi fargli il culo, ma anch’io
lo voglio. Mi stavo divertendo io con questo pezzo
di merda - ti indica - ma ho capito da tempo che è
una vera cacchetta parrocchiana, dedito alle se-
ghe e al culto delle teenager, insomma, del tutto
inadatto per i precetti del mio sublime metodo
M.A.H.A.R.R.A.S.. Dunque, lascia che sia io a fargli
il culo e tornatene nei tuoi territori, altrimenti do-
vrai vedertela con me e con le mie amichette!”.
L’aria si fa pesante. Anche alla luce del fatto che
ti sei cagato addosso, visto che i due eserciti e i
rispettivi capi si stanno contendendo di fatto il tuo
culo. Tuòrl e Gordos si fronteggiano orgogliosa-
mente in silenzio, petto in fuori (panza nel caso
del nazista). Gli sgherri di entrambi si guardano
torvi, pronti alla battaglia, anche se il tuo occhio
attento ha notato non poche delle anziane del
Conte lanciare sguardi languidi ai soldati di Fats e
fare osceni movimenti allusivi con la lingua. Alla
fine Grassey emette un sospiro, e parla. “Non
possiamo farlo - dice al Conte - lo sai. Maurizio
non tollera faide di sangue tra i suoi clan. Dunque
a decidere chi farà il culo a questo miserabile e-
scremento - ti indica - sarà la sorte, secondo i sa-
cri dettami del Libro Sacro”. Fats depone la sua
arma e Tuòrl fa altrettanto, annuendo lentamen-
te. Ad un cenno dei capi, anche gli eserciti posano
le armi. Alcuni di quei marines, i più intraprenden-
ti, in segno di rinnovata amicizia si dirigono poi
verso le vecchie e cominciano a stuprarle pos-
sentemente, una scena angosciante. Fats e il
Conte, invece, dopo aver preso il Libro Sacro si
dirigono verso di te mettendosi il braccio al collo
come due amiconi. “Vediamo - esclama beffardo
Tuòrl - La sorte deciderà chi di noi due potrà dila-
niare il tuo ano, caro il mio frocetto, oppure se
avrai salva la vita e l’integrità rettale, anche se
fossi in te non ci spererei”.

LA PROVA
Per poter anche solo partecipare alla prova, devi
avere il librogame volume numero 2 della serie
Rupert il selvaggio, intitolato “Il tunnel dei diaman-
ti”, codice isbn 88-7068-5934, prezzo di coperti-
na 11.000 delle vecchie lire.
Se non ce l’hai, muori.
Se hai solo il volume 1, muori.
Se pensi sia una pessima serie, muori.
Se pensi costasse troppo, muori.
Per prendere parte alla prova devi andare al pa-
ragrafo 236 di quel libro e risolvere l’enigma con
successo. Ovviamente NON puoi disporre della
Pergamena delle lettere misteriose.
Se ne disponi, muori.
Se la usi senza disporne, muori.
Scegli una delle tre opzioni proposte in quel para-
grafo da QUEL libro.
Se andando al paragrafo corrispondente di QUEL
libro, un lichene ti lascia sulla spalla e sul braccio
una polvere viola, muori in QUESTO libro. Il Libro
Sacro decide di darti in pasto a Robert Fats che ti
fa violentare fino allo sfinimento dai suoi sgherri,
prima di imbottirti di L.I.E.V.I.T.Y. puro al 100%,
che ti fa esplodere in mille pezzi.
Se ti ritrovi in una piccola caverna e senti una ri-
sata stridula, muori. Il verdetto del Sacro Tomo è
che a farti il culo dovrà essere Tuòrl. Le vecchie
indossano cinture munite di falli di gomma dura e
ti violentano senza pietà (daglie...) sotto lo sguar-
do soddisfatto del loro padrone. Poi vieni annega-
to in una vasca di peli pubici di anziana andati a
male.
Se infine trovi un enorme diamante che si tra-
sforma in gelatina rinchiudendoti in un bozzolo,
perdi un punto di resistenza ma che te ne fotte:
stai a giocando a Love Boat, mica a quella Merda
maledetta di Rupert! Annota il numero di quel pa-
ragrafo e vai a quel paragrafo in questo libro.
In tutti gli altri casi, ovviamente, muori.

69
Osservi divertito quella scena: probabilmente
qualsiasi torturatore professionista sarebbe
scoppiato in un attacco convulsivo di vomito. Pro-
babilmente il suo stesso vomito avrebbe trasuda-
to altro vomito, tanto è barbara quella tortura…
Ma non tu: prendi coraggio ed afferri uno spran-
gone che trovi casualmente a terra, quindi dopo
aver definitivamente bloccato la tua vittima ti al-
lontani. Quando torni, qualche minuto più tardi,
l’arma che impugni è diventata un attrezzo infer-
nale: la punta dello sprangone è arroventata a
dovere. Già assapori la scena: lo sprangone che
penetra tra le chiappe del poveraccio, le urla di
dolore captate da una sonda aliena di passaggio
nei pressi del pianeta Plutone, il corpo che ribolle
da dentro... Il deretano di Enzo Paolo Turchi sarà
pronto ad accogliere questa supposta a 300°
gradi? Tra poco lo saprai.
Non ti sei mai domandato per quale motivo un
moribondo si risveglia, dopo essere stato spac-
ciato per morto: quale strano meccanismo fisico
è in grado di generare questo fenomeno? Non te
lo sei mai chiesto, e neanche te ne è mai fregato
un cazzo. Fatto sta che la questione inizia a diven-
tare di tua competenza: Enzo Paolo Turchi, alla
vista dello sprangone arroventato, torna coscien-
te. “Un miracolo...”, ti viene da pensare, ma re-
primi il tuo pensiero ben presto, dicendo a te
stesso: “Miracolo un cazzo!! Vediamo se ne ac-
cade anche un altro di miracolo!!”. Ti avvicini alla
tua preda, ma questa inizia ad implorarti: “Nooo-
o!! Aspetta!!! Non comportarti come quel male-
detto barista!!! Abbi pietà di me!!”. Barista? Che
stia parlando di quel fottuto verme di un barman
che ha un conto in sospeso con te?
Se intendi continuare la tortura, vai al 99.
Se invece vuoi graziare Enzo Paolo Turchi, vai al
120.

70
Muori e la tua anima è divorata da Satana.

71
In pochi secondi ti ritrovi completamente nudo,
spogliato da due energumeni paragonabili più che
altro a due yeti dell’era pre-mesozoica. “La tortu-
ra sarà più efficace sulla pelle nuda...”, sussurra
con voce diabolica e completamente euforico.
Quindi prende il martelletto e ti si piazza di fronte.
“Allora bello, chi è il mandante di questo omici-
dio?”. Fai spallucce.
“Ah, stanno così le cose? Cazzi tuoi!”, detto ciò al-
za il martelletto, pronto a colpirti senza pietà.
Flashback: il masso si trova a 5 metri sopra la te-
sta di Giulio, in bilico. Ecco, sta per cadere. “No,
tanto non cade...”, pensa Giulio, cazzeggiando con
il suo telefonino. Ma il masso, a differenza di Giu-
lio, conosce bene le leggi di Newton, quindi decide
di cadere alla faccia delle sue considerazioni da
coglione. E decide di cadere proprio sul suo piede.
In inverno, forse un paio di scarpe rinforzate a-
vrebbero attutito l’impatto, ma in piena estate,
con solo un paio di sandali da spiaggia, dove caz-
zo pensa di andare? Il masso si schianta sul pie-
de di Giulio spappolandone le giunture.
Non sai perchè, ma vedendo quel martelletto che
sta piombando su di te, hai come la sensazione di
rivivere quell’episodio, e mentre stringi i denti ti
chiedi: “Dove cadrà il martelletto?”. Troppo dolo-
roso per darsi una risposta: il martelletto cade
sul tuo testicolo destro. Diceva Newton, o chi per
lui: la pressione è il rapporto tra una forza agente
normalmente su una superficie e la superficie
stessa. Bella cazzo di soddisfazione!! In questo
caso la pressione è ben superiore! Senti uno
schioppo colpire le tue cellule nervose fino al mi-
dollo spinale, poi il dolore si propaga al cervello, e
da lì alle tue corde vocali.
Con un urlo micidiale, il tuo corpo è invaso da una
serie di reazioni a catena che destabilizzano la
tua psiche.
Se decidi di confessare, vai all’84.
Se vuoi continuare a resistere, vai al 59.

72
Con uno schianto, dopo aver stretto le chiappe
per l’ennesima volta ed essere riuscito ad evitare
che uno di quegli affari enormi e nanoidi violasse il
tuo orifizio, osservi Chantal improvvisamente mol-
lare la manovella e crollare a terra. L’impatto con
il pavimento provoca una scossa di maremoto di
ottavo grado che fa beccheggiare paurosamente
la nave per diversi secondi. La ruota somala
compie un altro paio di giri per inerzia indi si bloc-
ca. Faticosamente ti liberi delle corde ormai allen-
tate che ti bloccavano ed esci da quell’infernale
aggeggio. Hai il culo dolorante per lo sforzo com-
piuto nel tentativo di non farti sodomizzare, ma ne
sei uscito vivo, e questo è quel che conta!
Intorno a te, un panorama post-apocalittico: una
ventina di nani sudati e distrutti sono a terra ran-
tolanti, tutti ammassati intorno a un’enorme
montagna di muscoli neri esanime, ma nonostan-
te questo ancora con il membro in tiro sotto la
minigonna in lattice.
L’unico ancora in piedi è Jimmy-Jean Jacques,
che ti osserva con degli strani occhi.
Ti avvicini, la vista di quell’orrendo essere ti fa
tornare d’incanto tutte le forze. “Ora che non hai
più quel ciclopico trans a proteggerti le paghi tut-
te nano di merda!” urli. Jimmy accenna una pa-
rodia di sorriso “Ma mon amis, je siem person
ragionevoli...”. “Smettila di parlare francese, mer-
done!”. Jimmy si ammutolisce all’istante. Poi ri-
trova la parola. “Ok, niente più francese. Sei dav-
vero incazzato. Immagino che ora mi punirai. Od-
dio. Già so che tortura vuoi infliggermi, lo leggo
nei tuoi occhi. Ora mi inculerai con il tuo fiero
nerbo. So già che mi romperai l’ano. Oddio ti pre-
go non farlo, risparmiami! Non infilare quel tuo
grosso e duro arnese nel mio tenero intestino! Ti
prego, non penetrarmi per un’ora di seguito sen-
za darmi tregua! Ti prego!”.
Completamente spiazzato noti che il nano, nono-
stante le sue parole, è visibilmente eccitato. L’i-
dea di farsi sodomizzare da te sembra non gli di-
spiaccia affatto ed anzi si sta già denudando.
Arretri disgustato di qualche passo, cercando
con la coda dell’occhio la porta. “No fermo, non te
ne andare - urla jimmy - mi devi punire, me lo me-
rito! Inculami ti prego! Se lo fai ti svelerò un’in-
formazione di vitale importanza”. Ti fermi a due
passi dalla porta. La sola idea di sfiorare quel na-
no ti ripugna, ma l’informazione che Jimmy ha
detto di volerti dare potrebbe essere davvero im-
portante. Cosa fai?
Scappi via prima che sia troppo tardi e torni in
plancia all’86.
Accetti di inculare Jimmy per carpirgli le preziose
informazioni che ti ha promesso? 66.

73
La tua compagna dorme ancora e non vuoi sve-
gliarla, così ti guardi un attimo intorno con caute-
la e tenti di capire dove cazzo hai passato la notte
più indimenticabile della tua vita.
Mah.
Se il tuo cervello non t’inganna, e credi proprio di
no (non è capace di pensare, figuriamoci di in-
gannare qualcuno!), il letto che ha ospitato la tua
migliore performance sessuale di ogni tempo (sin
dai tempi del manicotto da trentasette minuti che
ti sei fatto a 16 anni davanti a un discutibile video
musicale di Jo Squillo, registrato su vhs), dicevo
questo cazzo di letto si trova nella sala macchine
di una nave.
La sala macchine di una nave? Sembra assurdo,
mi rendo conto, eppure ne sei certo. La tua co-
noscenza minuziosa delle imbarcazioni risale ai
tempi in cui ti vedevi quotidiniamente “L’affonda-
mento della Valiant” e “I cannoni di Navarone” in-
vece di giocare a nascondarella (e poi crescendo
a incularella) come tutti i comuni mortali.
Ricapitolando. Sei dentro un letto, accanto a una
dea bionda che dorme soavemente, all’interno
della sala macchine di una nave che ti sembra
anche abbastanza grande, vista la mole dei mo-
tori. Non solo. Davanti a te c’è una gigantesca
cornice contenente la più orrenda foto di Gigi D’A-
lessio che tu abbia mai visto, per di più a gran-
dezza naturale. Ma in che razza di posto sei capi-
tato?
Furioso per la presenza dell’effigie del cantante
partenopeo, che disprezzi per i suoi testi melensi,
afferri un’enorme chiave inglese vicina al tuo letto
e la tiri contro la cornice, distruggendo quell’orri-
da rappresentazione umana. Per essere sicuro
della sua fine, stracci anche l’immagine.
Vai al 45.

74
“Ora sei a parte del nostro segreto, e siamo co-
stretti ad aiutarti. Fosse per me non muoverei un
dito per un povero culattone in cerca di pistilli
come te. Ma come ti ho detto mio padre era un
grande esperto di Cabala e ci ha legato a un giu-
ramento di sangue”. Lo guardi con occhio inter-
rogativo. “Chiunque scopra - continua Jimmy i-
gnorandoti - il segreto dei La Troia entra a far
parte di questo giuramento e diventa membro
onorario del clan dei nani. Siamo costretti ad aiu-
tarlo in ogni modo, altrimenti la maledizione farà
avizzire e cadere i nostri cazzoni trasformandoli
in modesti gingilli impotenti come il tuo. Inoltre i
nostri sfinteri si ostruiranno impedendoci di as-
saporare quelle delizie anali che tanto ci appaga-
no”.
Rintronato da questo torrente di parole non rie-
sci a replicare in alcun modo. “Ricordati: ogni vol-
ta che sarai in difficoltà pronuncia la frase magi-
ca: Clan La Troia vieni a a darmi una mano, risolvi
i miei guai e sfondami l’ano! Uno di noi accorrerà
subito in tuo aiuto, ovviamente richiedendo una
piccola ricompensa a servizio avvenuto”. Riesci a
cogliere un lampo di soddisfazione negli occhi di
Jimmy, ma sei talmente spiazzato da non riuscire
a chiedere di che ricompensa si tratti. “Ma ram-
menta - prosegue il tremendo scherzo della natu-
ra- se tradirai il patto di segretezza che c’è tra noi
un La Troia sarà sempre presente e pronto a far-
tela pagare. Non dovrai mai rivelare il segreto dei
La Troia!” Un risata fragorosa esplode: i 24 fratel-
li si sganasciano in maniera sguaiata rotolandosi
per terra, del tutto incapaci di controllarsi. Ora è
Chantal che ti guarda fisso con occhi da pazza:
“Ricorda questo verso frocetto - ti dice con voce
baritonale da trans -, ti sarà utile in futuro: Ti in-
voco o Carmen, signora del cazzo. Non dimenti-
carlo”.
Zoppicando, con la testa che ti gira, memorizzi
quest’ultima frase sibillina (appuntala da qualche
parte) e ti trascini distrutto al paragrafo 86.

75
Le tue vene iniziano a gonfiarsi. La tua rabbia e il
tuo sforzo aumentano, e dopo qualche minuto ti
ritrovi a lanciare offese a ripetizione: il tuo corpo
si gonfia tipo Ken il Guerriero concentrato al
massimo.
Al quarto Gigabyte di bestemmie senti un suono
che rimbomba per tutta la nave: qualcosa di ca-
vernoso, qualcosa che viene dall’oltretomba.
Qualcosa di... grosso!! Beh, lettore, bisogna am-
mettere che inizi a fartela un po’ sotto: non senti
anche vagamente l’odore della tua stessa mer-
da? Ribolle dentro di te, come un geyser in pro-
cinto di esplodere. Il suono che senti è qualcosa
di abominevole. Poi improvvisamente non senti
più niente.
Ti risvegli poco dopo: ti trovi in un luogo pieno di
strani vapori sulfurei, una valle immensa tetra e
cupa. Ti volti di scatto: alla tua destra avanza un
uomo con una tunica rossa e con un libro in ma-
no. Avanza verso di te lentamente, quindi inizia a
parlarti. “Nel mezzo del cammin di nostra vita, ti
sei trovato in una selva oscura, che la diritta via
era smarrita....”.
O cazzo, anche la predica!!
“Io sono Virgilio: forse hai sentito parlar di me nel
poetico percorso che quel menestrello fiorentino
scrisse per deliziar...”.
Lo interrompi, volgarmente: “Ma non me cacà er
cazzo!!!”.
Virgilio ti osserva, serio: “‘O peccatore...come uno
sventurato tu commetti peccato in questo posto
da Dio dimenticato... questo è l’Inferno, posto cu-
po in cui regna il male eterno... Ora il linguaggio
mio si farà meno poetico, per cui dimentica l’im-
barazzo: BRUTTO PEZZO DE MERDA, MO’ SEI TU
CHE M’HAI ROTTO ER CAZZO!!!”.
Detto ciò schiocca le dita: un gruppo di diavolacci
si avvicinano volando. “Bello, in questo luogo del-
l’Inferno si puniscono i bestemmiatori cronici.
Quel poveraccio di Dante non citò mai questo
peccato, perchè a suo tempo non era compiuto.
Ma se mai qualcuno scriverà la Divina Commedia
- Parte II, beh, chi la leggerà saprà della pena che
stai per subire... Pena... Direi Pene. E che PENE!!!”
La mandria di diavolacci si avvicina planando: nel
giro di pochi secondi ti trovi a subire una pene-
trazione anale da fiamma: già, perchè i loro cazzi
turgidi e bollenti sono infiammati, e pure tanto!!
Una nerchia dopo l’altra, vieni trafitto da lame bol-
lenti che squassano il tuo corpo senza pietà. E la
fila di diavolacci sembra lunga... “Bello mio, mettiti
a pecora e stai tranquillo: rimarrai così per l’eter-
nità!”.
La penetrazione termina con una sborrata di
3000°: non ti dico il dolore che stai provando...
Beh, facci l’abitudine: i diavoli sono tanti e tutti
molto eccitati. Buon proseguimento, e fai da par-
te mia un in bocca al lupo al tuo povero bucio di
culo: ne avrà bisogno.

76
Bwhuahua come no, Enzo Paolo Turchi, quel ric-
chione maledetto! Per te è stato un vero piacere
torturarlo e farlo fuori... E cazzo, dopotutto era il
minimo, considerando che ha avuto l’ardire di
spacciarsi per una gnocca da paura ed è riuscito
perfino a farsi scopare da te! Sì, non c’è che dire,
hai goduto davvero a porre fine all’esistenza di
una lurida checcaccia del genere, ora però que-
sto ti pone in una condizione particolare: per apri-
re questa porta, che è l’ingresso riservato al con-
sorte alle stanze private di Donna Carmen, ti ser-
ve quantomeno un pezzo di Enzo Paolo. Nella tua
barbara follia omicida, ti sei ricordato di preser-
vare un campione del discutibile ballerino mescia-
to?
“Sì cazzo, gli ho cavato le retine!”. Se è così, bella
mossa, amiche mie! In tal caso vai al 52.
In caso contrario, non sto qua a farla tanto lunga,
a mandarti a un altro paragrafo in cui muori:
semplicemente, muori ora. Muori, perché hai
sbagliato, e devi ricominciare l’avventura dacca-
po. E farti risodomizzare, picchiare, insultare, cat-
turare, trapanare, violentare e pisciare addosso
una volta ancora. É la dura legge di Squilibrio.
Augh! Ah, ovviamente se provi a barare sarai col-
pito da gotta fulminante alle palle. Saluti.

77
“Pino, tu che le conosci tutte e due, che mi consi-
gli?”. Il DJ sogghigna, lusingato dalla tua richiesta.
“Bella Pippo, vuoi che il tuo idolo Pino ti consigli
eh? Eh, io ho grande esperienza in fatto di Polle,
fai bene a fidarti di me. Guarda, sono entrambe
due manze, ma se proprio lo vuoi sapere, per soli
20 sacchi in più, c’è una terza puledrona che è
meglio delle due troie che hai visto, che già sono
di prima. Si chiama Etta, la trovi nello stanzino sul
retro e se vai da lei non finirai più di ringraziarmi.
La migliore scopata della tua vita, un’esperienza
esaltante, paragonabile solo a spararsi tutte le
compilescion di Catramaro di seguito, 44 ore di
miusic da sballo!” Così dicendo il DJ comincia a
unzare da solo e a dimenarsi al ritmo dei suoi
stessi versi. Ti trascina verso uno stanzino buio,
seminascosto da un’enorme specchiera.
Cosa decidi di fare?
Se hai altri 20 euro da allungare a Catramaro
puoi infilarti nello sgabuzzino e scoparti Etta: 15.
Se non li hai o non vuoi fidarti ti restano due op-
zioni:
Vai da Dirka, la lapdancer? 97.
O scegli Ombromanta, la topless dj? 137.
78
“Ma che cazzo di pacco mi hai rifilato DJ di mer-
da?”. Il DJ ti squadra impassibile “Calma truzzo,
calma, siamo tra biusnesman, possiamo trovare
un accordo. Del resto devi convenire che a guar-
darti sembri tutto fuorchè etero. Anzi a dirla tutta
hai proprio l’aria del gay passivo. Credevo che
Dirka ti avrebbe soddisfatto. Comunque non c’è
problema. La Catramaro Inc. non lascia ma in-
soddisfatti i suoi clienti. I soldi ovviamente non te li
posso ridare, puoi scegliere però: ti faccio un
buono da consumare qui, per acquistare quello
che vuoi e montarti le migliori puledre la prossi-
ma volta che ritorni, oppure vuoi scoparti un’altra
manza? Guarda, per farmi perdonare del piccolo
inconveniente, se vuoi inchiavartene un’altra ti
faccio provare Etta. È una puledra extralusso, co-
sterebbe 20 sacchi in più, ma se vuoi tu te la puoi
trombare senza sovrapprezzo. Che ne dici?” Con
un gesto Pino ti indica una stanzetta buia, semi-
nascosta da una specchiera. “Etta è lì”. Sei fra-
stornato, ma ormai l’ira è sbollita, sommersa dal
torrente di parole di Catramaro. Non ti rimane
che scegliere:
Prendi il buono: 38.
Entri nella stanza alla ricerca di Etta: 15.

79
Mmmmhhhhh prima classe! Ma è uno sballo!
Arrogandoti origini nobiliari che sicuramente non
hai, imbonisci con maestria quella sottopecie di
guardia e, con abili sotterfugi, riesci ad entrare
nella vasta piscina della nave, nell’esclusiva e
mondana zona Vip.
Entrato, capisci come mai è stato cosi’ facile en-
trare! Non c’È un cazzo di nessuno!!! Altro che
Vip! Altro che belle gnocche patinate e da coper-
tina!!! Non c’È una stracazzo di anima viva!!!
Deluso e irritato, stai per andartene quando un
rumore attira la tua attenzione...
Ggggggrrrrrr gggggrrrrrr
Ma che è?!
Ggggggrrrrrr gggggrrrrrr
Sembrerebbe il gracchiare di un altoparlante! In-
teressante...
Come un fulmine a ciel sereno, improvviso e fra-
goroso un suono a 30000 decibel rimbomba in
tutto il salone!
Questa è la turpe storia di come la mia vita
con leggiadre, avvenenti ventunenni sia finita
Mentre mi sbatto un’ottantenne davanti a te
ti parlerò di Tuòrl, il geriatra di Old Laaaaand
Parappappara...
Parappappara...
Ma cos’È questa merda??!!
Facendo sesso con le anziane, sono cresciuto
me le sono imbalsamate, wow che ruga ogni mi-
nuto
le mie vecchie morenti marcivano così
tra una vagina sgualcita e un peacemaker pro-
prio lì
Terribile!!!
Poi il mio pene, caduto un po’ più in giù
andò proprio sulle tette di quell’anziana laggiù
La più cadente si ammosciò, fece un buco nel pa-

e la nonna arrapata disse “Vattene a Old Land!”
Oddio!!!
L’ho scopata, dissanguata, ma all’ospizio vuole
che vada
lei ha aperto il coccige e ha detto “Va dalla tua
anziana!”
Dopo avermi dato un osso e un rosario per pre-
gare
con un tampone nella fessa ha detto “Qua meglio
crepare”
Basta!!!!
Centesimo anno, ma è tutta un callo
vena varicosa e ossatura di cristallo
Se questa è l’età media che c’hanno a Old Land
per me, mm-mmm!, poi tanto vecchia non è
Basta, vi pregoooo!!!
Ho chiavato un buco marcio col mio viagra col-
laudato
come in Sandra e Raimondo, mi sentivo appagato
Un catorcio tutto rughe sta ammuffendo per me
indietro a tutto Alzahimer scopami a Old Land!
Parappappara...
Parappappara...
Bastaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!
Oh che donna in estinzione, mi sento già defunto
l’anziana di prima mi puzza di vecchio
guardate adesso nonne in ospizio chi c’è
il giovane Tuòrl, il geriatra di Old Laaaaaand
Parappappara...
Parappappara...
Paralizzato e impotente di fronte a tale abominio
uditivo, vai al 2.

80
“Ok Pino, ci sto, eccoti 40 sacchi, ora me le in-
chiavardo tutte e due” ti senti dire. “Truzzo, sgallo,
grande vecchio mio! - urla il dj - Ma non così in
fretta vecchio stallone. Dirka e Ombromanta sono
due galline da premio, non è che te le puoi mon-
tare come nulla fosse. Inoltre le ho istruite nell’ar-
te dell’intrattenimento, ognuna ha una specialità.
Con 40 sacchi puoi giocare con una sola delle
due, chi scegli? Dirka è maestra nell’arte della
lap-dance, ti aspetta in quel salottino privato lì die-
tro, Ombromanta invece è stata istruita nel me-
stiere del dj da un grande maestro - mentre lo di-
ce Catramaro indica sè stesso - e ha messo su
uno spettacolino tipo Titty Twister, la topless-DJ!
Lo so che di fronte a queste possibilità così arra-
panti e innovative non sai scegliere, ma devi far-
lo... Dai bello, godi del biusnes che ti mette a di-
sposizione Pino!”.
Il DJ si dimena come un ossesso, mentre ascolta
una musica immaginaria che risuona solo nella
sua testa, lasciandoti la scelta.
Vuoi infrattarti nel privè con Dirka? 97.
Vuoi guardare lo spettacolo topless di Ombro-
manta? 137.
O non sai deciderti e vuoi chiedere consiglio a Pi-
no Catramaro? 77.

81
Ti avvicini ad un ripostiglio della nave e cerchi un
oggetto che faccia al caso tuo. Eccolo, l’hai trova-
to: si tratta di una possente pala, di quella per
spalare la neve. Dovresti pensare a domanda del
tipo: “Ma per quale stracazzo di motivo su una
nave c’è una pala di queste dimensioni, e così a
portata di mano?”, ma te ne sbatti e torni nel luo-
go del supplizio. Un colpo ben assestato sarà suf-
ficiente. Almeno credi.
Perdi per qualche minuto qualsiasi rapporto con
la realtà: quando torni cosciente ti ritrovi in piedi
sopra il cadavere sventrato di Enzo Paolo Turchi,
e ti accorgi di parlare da solo: “Novecentoquaran-
ta, novecentoquarantuno, novecentoquaranta-
due...”. Cazzo, forse lo hai colpito più del dovuto.
La tua eccitazione ti ha portato ad uno stato di
trance violenta: Hannibal lecter e Charles Man-
son ti fanno una pippa!! Osservi euforico il cada-
vere... anzi: non puoi più definirlo così: il cranio è
ridotto a livello di omogenizzato, ormai. Carni e
sangue sono ormai penetrati nell’acciaio della na-
ve, diciamo in uno stato di simbiosi eterna.
Dai, guarda il lato positivo... Boh!!?? Ma un lato
positivo ci sarà pure, anche se non riesci a tro-
varlo. Sticazzi!
Ti abbassi e prendi quella che sembra la retina,
estraendola da quelle che una volta potevano es-
sere definite “orbite” (segnala nel tuo registro).
Improvvisamente ti volti: sta arrivando qualcuno!
Se ti nascondi vai al 58, se rimani immobile e fie-
ro davanti al cadav...ehm, a quella immonda pap-
petta, vai al 12, se invece provi a camuffare quel-
la scena in qualche stramba maniera vai all’11.

82
Deve ancora arrivare l’uomo capace di costrin-
gerti a fargli un pompone alla Lolo Ferrari! Con un
bella combinazione d’incisivi superiori-inferiori
mordi con tutta la forza che hai il pisello di que-
st’essere maledetto, emulando la già famosa Lo-
rena Bobbit. I tuoi denti lacerano le carni come
fossero burro e basta un millisecondo affinché il
Conte d’Uov si ritrovi senza il suo celeberrimo
strumento di piacere: lo hai evirato! Che signifi-
ca? Gli hai tagliato via il cazzo! Tuòrl urla di dolore
e si accascia al suolo, contorcendosi in un’agonia
senza fine e in preda ad un’agghiacciante emor-
ragia, ma ora come ora hai un problema più ur-
gente da affrontare: il suddetto membro virile di
quel maledetto ti è rimasto saldamente piantato
in gola e stai cominciando a soffocare!
Cerchi di tirare via quel pezzo di carne oscena ed
informe prendendolo con le mani, ma ti scivola e
si insacca ancora più profondamente nella farin-
ge... ormai sei quasi completamente senza fiato!
“Un pompino al giorno leva la scalogna di torno”,
predicava sapiente Jessica Rizzo, ma non hai vo-
luto ascoltarla, amiche mie! Con un ultimo dispe-
rato tentativo, cerchi di sputare via quel cazzo
malefico ma è troppo tardi. Scivoli in un sonno
profondo dal quale non ti sveglierai più. La morte
ti ha colto.

83
Un vero uomo non mollerebbe mai. Nonostante le
visioni mistiche di Emilio Fede che ti intervista nu-
do e ti frusta quando sbagli le risposte... resisti e
resisti, finché uno tsunami di vomito non si fa
strada dal tuo stomaco fuoriuscendo da ogni ori-
fizio del tuo corpo. Vomiti dalla bocca, dal naso,
disegni arabeschi di merda mentre i conati si
fanno più violenti e pisci sangue per quello che le
esalazioni mefitiche di Enzo hanno causato al tuo
intestino.
Muori. Devo dirtelo. In un modo veramente di
merda, ma sei morto. In un fagotto di vestiti riem-
piti di escrementi, piscio e dipinto di vomito. Sei
proprio morto.

84
Va bene confesso” - esclami arrendendoti - “Il mio
mandante, anzi, i miei mandanti sono... Gualtiero
Marchesi, Suor Germana e Giovanni Rana!!!”.
Cerchi di assumere una posa imponente per
rendere convincente l’enorme stronzata che hai
sparato quando improvvisamente dal pavimento
si apre una botola scura, e un marchingegno si-
mile ad una enorme carrucola si mette rumoro-
samente in azione...
Grande è il tuo stupore quando, non credendo ai
tuoi occhi, dal nero anfratto vedi emergere, traini-
to da spessissimi cavi di ferro, un letto gigante-
sco, di almeno 8 piazze.
Ma è la figura adagiata su questo enorme giaci-
glio ad attirare tutta la tua attenzione... un uomo
grassissimo, incommensurablmente obeso, un
tale ammasso di lardo così ripugnante ed opulen-
te da far gridare allo scandalo Antonio Cassano e
Luiz Nazario da Lima detto Ronaldo! Peserà non
meno di 400 Kg, e in sua presenza non è possibi-
le parlare di doppio mento, bensì di nono o deci-
mo! Il re delle pappegorge in persona, da far invi-
dia addirittura al Jabba the Hut di Guerre Stellari!
Capisci che l’orrido individuo è talmente grasso
da essere praticamente costretto a vivere im-
mobilizzato al letto e ad essere nutrito esclusiva-
mente mediante sonde e flebo, e nell’assistere a
questa patetica scena una punta di compassione
compare sul tuo volto.
Ad un tratto l’obeso personaggio, con immensa
fatica, inizia a parlare con la sua voce profonda e
gutturale:
“Lo sapevo che c’era lo zampino di quei tre diavoli,
maledizione, lo sapevo!!!”. Poi, rivolgendosi a te:
“Ma non scordiamo l’educazione e le buone ma-
niere! Mi presento, mio smilzo ospite, il mio nome
è Roberto Gordos, ho 35 anni e sono messicano.
Sono conosciuto anche col nome di Robert Fats,
pseudonimo da me utilizzato agli inizi della mia
carriera di scrittore di romanzi a sfondo culinario
ed eno-gastronomico.”
“Dopo aver messo qualche soldo da parte, grazie
ai miei vendutissimi best-seller, ho deciso di la-
sciare il dorato mondo dell’editoria” - continua il
rotondo personaggio - “per portare avanti un
progetto che ho coltivato sin da ragazzo e al qua-
le tenevo moltissimo...il celeberrimo progetto
L.I.EV.I.T.Y.”
“Mio anoressico amico, devi sapere che in realtà
la parola LIEVITY è un acronimo che significa Lie-
big Ipocalorico Eugenetico Virulento Ipertrofico
Tendenzialmente Yeti” - e nel dire ciò un sorriso
ebete compare sul suo faccione.
Un campanello d’allarme inizia a suonare nella
tua testa... vai al 16

85
Ci manca solo che tu sia costretto a tirarti dietro
quel ricchione! “Non provare ad avvicinarti o ti infi-
lo questo bastone nel culo”- urli. Enzo Paolo ha un
lampo negli occhi, quasi che la tua proposta non
gli dispiaccia. Rimani interdetto, poi ti riscuoti,
sbatti la porta della cabina e lo abbandoni. Lo
senti piagnucolare frasi sconnesse tipo “non la-
sciarmi, ti farò un servizietto di bocca che ti farà
gridare di piacere se mi porti con te!”. Rabbrividi-
sci all’idea e in pochi salti balzi fuori dalla portata
della voce stridula dell’insopportabile checca.
Per prima cosa devi esplorare la nave.
Vai all’86.

86
La nave da crociera è molto grande e tu devi
procurarti assolutamente qualche informazione
per ricostruire il puzzle: da dove cominciare?
Se non lo hai già fatto e hai l’indole del turista,
puoi raggiungere le estremità della nave. Se ti di-
rigi a prua con lo scopo di palpeggiare la polena,
vai al 54. Se invece ti rechi a poppa, pensando di
trovarci un sacco di tettone, vai al 105. Altrimen-
ti...
Il Bar del ponte principale, sempre pieno di gente,
potrebbe essere un’idea: visitalo al 102.
Oppure puoi cercare di infilarti tra i Vip della pi-
scina di prima classe: in tal caso, vai al 79.
Se invece segui la tua indole pulciara prova a infil-
trarti tra il personale delle cucine e chiedere aiu-
to al personale, andando al 26.
Anche un salto nella sala giochi, carte, scacchi e
backgammon potrebbe portarti fior di benefici:
approfittane al 133.
Se invece vuoi fare la checca fino in fondo recati
dal manicure, estetista, parrucchiere di bordo,
che è anche boutique, al 145.
“Ma questo libraccio di merda mi offre solo que-
ste possibilità?”, potresti chiederti, caro lettore...
Ed è per questo che gli scrittori (non siamo mica
cazzoni, l’abbiamo prevista la possibilità!!!!) ti dan-
no un’altra opzione di scelta: se ritieni di avere
esplorato a sufficienza la nave, puoi effettuare u-
n’azione a sorpresa (si chiama “a sorpresa” per-
ché neanche tu sai bene di che cazzo si tratta...).
Se vuoi effettuare l’azione a sorpresa vai all’87
(bada però che così facendo potresti non avere
più modo di tornare indietro, quindi se poi ti trovi
nella merda saranno cazzacci tuoi...).

87
Effettui la fatidica “azione a sorpresa”.
Non succede niente.
A questo punto hai varie possibilità.
Se intendi spogliarti completamente senza una
ragione ben precisa, vai al 117.
Se vuoi correre velocemente verso la cabina di
pilotaggio, stordire il capitano della nave con una
serie di calci rotanti stile Chuck Norris, prendere
il controllo della nave e dirigerti verso l’isoletta
che vedi a est, vai al 114.
Se possiedi i versi della quartina, puoi andare al
paragrafo corrispondente.
Se capisci che hai fatto una scelta sbagliata, apri
la finestra di casa tua, affacciati ed urla più forte
che puoi: “IO SONO UN COGLIONE!!!” per 6 volte,
dopodichè torna all’86 e fai un’altra scelta (N.B.:
devi per forza urlare “Io sono un coglione” 6 volte,
altrimenti non potrai procedere con la lettura e
diventerai impotente ed incapace di qualsiasi
prestazione sessuale - provare per credere!!).
In tutti gli altri casi, quindi se non vuoi o non puoi
effettuare una delle tre scelte sopra riportate, sei
obbligato a tirare 2 dadi e a seguire l’effetto indi-
cato a seconda del risultato.
2: muori.
3: crepi.
4: esplodi a causa della pressione di uno dei punti
vitali del tuo corpo da parte di Ken il guerriero in
un sogno.
5: schiatti.
6: addio.
7: ti esplode misteriosamente il bucio del culo e
crepi dissanguato.
8: sublimi.
9: il congegno elettronico impiantato a tua insa-
puta nel tuo cazzo esplode, mandandoti al crea-
tore.
10: muori e ti reincarni in un ladro all’epoca dei
romani, vieni scoperto e crocifisso. Muori di nuo-
vo. Evidentemente non era la tua giornata fortu-
nata.
11: ti sgretoli come un pupazzo di sabbia.
12: vieni colpito da una pallonata in pieno volto.
Muori all’istante. Era Mark Lenders dal Giappone,
stava provando il suo nuovo potentissimo Tiro del-
la Tigre Incazzata, in grado di percorrere tutta la
circonferenza del globo terrestre. Gettano il tuo
cadavere in mare e diventi pasto per amebe e
protozoi.

88
“Vecchia stronza!” gridi infuriato saltando addos-
so alla bionda (tinta). Adesso le romperai il culo,
altro che Donna Carmen! Purtroppo, caro mio, a
quanto pare non hai imparato a trarre la saggez-
za dai tuoi errori precedenti. Rispetto a te, rachi-
tico e remissivo, infatti, Carmen è una specie di
culturista violentissimo, e quando le ti getti contro
non riesci neanche a smuoverla di un millimetro.
Cominci a picchiarla alla rinfusa vomitando una
marea di insulti, mentre la tua avversaria comin-
cia a ridere a più non posso. Che figura di merda.
Che umiliazione del genere maschile... Tutto per
colpa tua! Ancora ridendo, la tettona (rifatta) ti
prende mentre sei ancora abbrancato alla sua
schiena e ti rovescia di schianto sul pavimento
con una mossa di wrestling. Poi comincia a pren-
derti a calci nelle palle, sempre ridendo come una
matta... Infine conclude l’opera puntandoti la sua
scarpa tacco 16 al collo e soffocandoti senza pie-
tà.
Vai a fare un po’ di palestra e poi torna all’1, co-
glione.

89
“Analizziamo, mio denutrito compagno, l’acronimo
L.I.E.V.I.T.Y., da cui il nome del mio mirabolante
progetto!” - tuona enfatico l’orrendo ammasso di
calorie!
“L sta per Liebig, ingrediente principe del proget-
to, saporito estratto di carne inventato dal chimi-
co tedesco dell’Ottocento e precursore ideologico
del nazifascismo Justus Von Liebig! Liebig come
qualità, liebig come spezia pregiata, liebig come
alternativa economica e nutriente alla carne!” -
esclama euforico Robert Fats, manco fosse te-
stimonial ufficiale delle girelle Mulino Bianco...
“I come Ipocalorico, sinonimo di basso contenuto
di calorie. Questo non ti confonda, amico mio, la
dizione ipocalorico è solo uno specchietto per le
allodole per tutte quelle modelle troie smilze e
scavate che professano la dieta a zona, jogging,
fitness e altre puttanate del genere... Ipocalorico,
sì sì, col cazzo, fiondatevi a comprare il LIEVITY e
poi, quando sarà troppo tardi, vi ritrovete grasse
e porcelle come scrofe incinte. BBBWWWUUUA-
AAHHH”.
Senti puzza di follia nei suoi insensati discorsi, ma
resti ad ascoltare...
“E come Eugenetico, ispirazione nazista in riferi-
mento a quella disciplina pseudoscientifica volta
al perfezionamento della specie umana attraver-
so lo studio, la selezione e la promozione dei ca-
ratteri fisici e mentali ritenuti positivi, e la rimo-
zione di quelli negativi! Grasso è bello, e il Liebig
LIEVITY è il profeta del bello, il messia del gras-
so!!! YEEEAAAHHH!!!!”.
Tutto ciò sembra una reclame della Voiello, ma ti
guardi bene dall’interrompere questo psicopati-
co...
“V come Virulento... ebbene sì, anche il sommo
LIEVITY ha i suoi scheletri nell’armadio, poichè vi-
rulento indica che il mio amato Liebig è agente
portatore di malattia, in quanto crea problemi
non indifferenti alla tiroide e porta ad elevata di-
pendenza psico-fisica, peggio dell’eroina! Non puoi
più farne a meno dopo! Ed anzi, questo è il vero
segreto del Liebig, che consentirà a Roberto Gor-
dos ed ai Grassi di dominare il pianeta!!!!”.
“Ed infine, ahimè, T ed Y come Tendenzialmente
Yeti....” - i suoi occhi si accendono rosso fuoco -
“Una volta dipendente dal Liebig, come lo sono io,
si tende a sviluppare una certa propensione al
cannibalismo umano... In particolare, una deter-
minata neuroparticella cerebrale viene attivata
dai principi attivi del mio Liebig, e non si riesce più
a fare a meno, come il leggendario Uomo delle
Nevi, di gustosa e delicata carne di sherpa tibe-
tano dell’Himalaya....”
All’improvviso un’alcova si apre dalla parete di
fianco all’enorme letto... e... non puoi credere ai
tuoi occhi!!!
Una povera guida tibetana, di quelle che condu-
cono gli audaci scalatori sulle più impervie cime
del pianeta, giace supina su un vassoio d’argento
lungo due metri... Il poveraccio è legato mani e
piedi con una spessa corda di canapa, e, come un
porcello da tavola che si rispetti, ha anche lui una
bella mela rossa ficcata in mezzo alla bocca...
“Aaaaahhhhh, che gusto prelibato questi esseri
inferiori himalayani... così magri ed emaciati ma,
perdio!, che pelle dolce e levigata... un vero piace-
re del palato assaporarne le carni tenere come
bocconcini al burro....” - esclama questo completo
imbecille con voce gaudente - “Unisciti anche tu al
banchetto, condividi con me la gioia del cannibali-
smo vorace, ed io perdonerò lo sgarbo dell’ucci-
sione di Enzo Paolo Turchi!”
Sorpreso da questo accenno di perdono, pensi ad
uno scherzo stile Candid Camera, quando un urlo
disumano, proveniente dal moribondo sherpa, ti
riporta crudelmente alla realtà! Quell’obeso psico-
labile sta divorando vivo quel disgraziato!!!!
Cosa fai?
Fai buon viso a cattivo gioco, e da buon commen-
sale ti unisci al sadico conviviale di Robert Fats?
Vai al 3.
Cerchi di salvare il povero sherpa dalle grinfie di
questo novello Hannibal Lecter? Vai al 40.
Il tuo unico pensiero è scappare da questo covo
di pazzi psicopatici? L’unica via d’uscita è la botola
dalla quale è emerso il gigantesco letto di Rober-
to Gordos... se vuoi provare a scappare da lì, vai al
27.

90
“Senti Carmen, tu mi devi dir...” non fai a tempo a
finire la frase che un uragano si abbatte sulla fac-
cia, fraccassandoti due denti. Cadi a terra san-
guinante e porti una mano alla bocca tentando di
fermare il flusso di sangue. Intanto cerchi di capi-
re cosa ti ha investito e quando lo capisci arretri
impaurito: è stata la stessa Carmen ad alzarsi di
scatto dalla sedia ed atterrarti con un calcio ro-
tante in pieno stile Chuck Norris! Ora troneggia
su di te con le mani ai fianchi (rifatti) e ti guarda
con un sorriso sprezzante. “Mettiamo in chiaro
una cosa - dice all’improvviso - Io per te sono
Donna Carmen, tua signora e padrona assoluta,
e tu sei il mio schiavo. Chiaro?”. Ma cosa va va-
neggiando? Non sai che fartene di una vedette
degli anni ‘80 in triste declino! Devi trovare Mau-
rizio! D’altronde al momento un dolore lancinante
ti attanaglia lo stomaco e la donna pare essere in
netto vantaggio fisico (complimenti... viva la virili-
tà!), perciò ti astieni dal replicare aspettando di
vedere come si evolve la situazione.
All’improvviso la donna si gira di scatto (ma si
muove solo di scatto?!?) e comincia a passeggia-
re nella stanza, dandoti le spalle. “Ti aspettavo,
Cucador...”, mormora.
Se vuoi stare a sentire cosa ha da dirti, vai al
125.
Se invece vuoi vendicarti per l’umiliazione subita e
farti dire dove trovare Maurizio con l’uso della for-
za, vai all’88.
91
Amici! Tra poco sarà il mio turno! Sarò io a gui-
darvi nella Città del Vizio... E i nostri culi insieme
esploderanno!
Amici, guardatevi le spalle! Anche in bicicletta, o
sarete trapanati da colorati spazzolini!
Ottone Bonaparte ne trapanò ben otto!

92
“Vuoi il volantino, Fagiano? Certo, come no, è la
pubblicità della prossima serata del grande Ca-
tramaro! Lo vuoi perchè non puoi sopportare
nemmeno l’idea di perdertela eh? Lo capisco, in-
quattatelo al volo! E non perdere la magica offer-
ta: se porti con te 67 amici avrai in omaggio
mezzo bicchiere di tequila e orina, il nuovo fanta-
stico cocktail firmato Catramaro & C.!”. Il DJ ti
lancia il foglio, poi si immobilizza di nuovo e rico-
mincia a canticchiare la sua nenia discotecara.
“Anche delinquenti unz unz” lo senti mormorare.
Capisci che da lui non otterrai altro: ti conviene
dare un’occhiata al volantino.
Vai al 10.

93
“Sì ragazzo - ti dice Vercingetorige, riprendendo a
masturbarsi: ridaglie, è già di nuovo in tiro! - Devi
sapere che questa non è una nave come le altre...
Questa è Love Boat, la nave dell’amore, la nave
della perversione, la nave della sensualità..
mmmhhhh...”. Chiude gli occhi e fa una pausa,
mentre noti con preoccupazione che aumenta la
frequenza della sega che si sta facendo con la
sua manona oscena. “Questa nave - continua poi -
è comandata da un’unica signora e padrona, il cui
nome fa tremare le folle. Se riuscirai ad arrivare
al suo cospetto forse potrai avere il permesso di
sbarcare, ma attento, su Love Boat nulla si fa per
nulla...”. Ripensi al nome della nave che hai letto
su una cartina “Donna Carmen Schiavo Enzo Pao-
lo”. Ripensi all’immondo Turchi. Fai due più due ed
esplodi. “Ma non sarà mica Carmen Russo la pa-
drona della nave?!?”. “Ebbene sì - annuisce Ver-
cingetorige - è proprio Carmen il nome della do-
minatrice assoluta della nave. Mmmmhhh che
bella gnocca da chiavare!”. Probabilmente l’este-
nuante trombata lo ha rincoglionito, d’altronde
questo figuro pare saperne parecchie, perciò de-
cidi di fargli qualche altra domanda. “Come faccio
a raggiungere questa signora.. Sì insomma, la
padrona della nave?”. Vercingetorige ora rallenta
il suo incessante movimento e ti guarda. “Devi
trovare - spiega - la sua suite privata ma prima
hai bisogno di venire a conoscenza dei quattro
versi che compongono la frase segreta
d’accesso al privè della nave, altrimenti non vi po-
trai accedere. Non chiedermi dove trovare i vari
pezzi, perchè non lo so. L’unica cosa che posso
dirti è il pezzo di cui sono a conoscenza, visto che
sei stato così lubrico da osservarmi con pazienza
ed evidente invidia mentre mi sbattevo quella ca-
vallona. Il verso è: Spalanca le cosce a questo
comando!”.
Hai ancora una domanda da fare a questo strano
personaggio, e metti in chiaro una cosa. “Non mi
frega un cazzo - ringhi - di questa Carmen. Io devo
trovare Sauro Settebellezze detto Maurizio, il ma-
ledetto barista. Lo conosci? È stato lui a fregarmi
facendomi ingollare El Cucador, è stato lui a por-
tarmi con l’inganno su questa maledetta nave da
crociera, ed ora voglio trovarlo e fargli il culo!”.
Vercingetorige ci pensa su. “Sì - ti dice - so di chi
parli... Maurizio è di fatto il mio capo, l’ammini-
stratore delegato della Carmen Russo Enterpri-
se: proprio lui mi ha voluto a bordo, segnalandomi
a Donna Carmen, quando ha saputo che ero ca-
pace di montare puledre su puledre senza fer-
marmi mai... Non so dirti dove trovarlo ora, però.
Dovrai chiedere alla signora, ammesso che lei
voglia risponderti e soprattutto che tu riesca ad
arrivare fino a lei... Aaaaaah!”. È venuto di nuovo!
Comincia a venirti la nausea, perciò fai per allon-
tanarti da questo individuo. Insomma ora sai che
devi trovare tale Carmen, padrona della nave, che
potrà finalmente dirti dove trovare quello stronzo
di Maurizio. Per accedere però, ammesso che
quel coglione di Vercingetorige abbia detto il vero,
dovrai procurarti altre tre parti di una fantomati-
ca quartina d’accesso. Una quartina? Ma che i-
dea di merda è? Sembra presa da qualche libro-
coso, lì... Massì, uno di quei librogame per sfigati
che andavano di moda negli anni ‘80... Ricordi il
tuo amico Carletto che si gingillava con quei vo-
lumetti infami, mentre tu già tentavi di maneggia-
re sotto le gonne delle donne, ovviamente senza
costrutto! D’accordo allora! Troviamo sti versi di
merda e facciamola finita.
Se torni sul ponte, vai all’86.
Se invece vuoi restare un altro po’ al bar, vai al
65.

94
Sali di soppiatto la scala: per fortuna nessuno
sembra accorgersi di te. Dopo alcuni lunghi minu-
ti che passano lentissimi, riesci a superare anche
l’ultimo gradino. Ti trovi in una sala circolare, la
parete è piena di casse enormi, la musica è as-
sordante. In fondo intravedi un uomo, su una
console, che muove senza alcuna logica dei di-
schi, martoriando poveri piatti che costeranno
3000 euro l’uno. Li sta praticamente sfasciando,
ma lui è convinto di essere il Dio dei DJ. Ogni tan-
to lancia un poderoso acuto: “Anche delinquenti!!”
lo senti urlare. Tutto questo ti ricorda qualcosa.
Decidi di avvicinarti ulteriormente e salutare l’uo-
mo: 8.
Oppure preferisci sgattaiolare via non visto? In tal
caso torna al paragrafo 21 e fai un’altra scelta.
95
Riprendi i sensi. Sei nudo, legato a gambe divari-
cate ad una ruota di vetro. Tutto intorno a te vedi
decine di nani, tutti con la faccia coperta da una
mascherina, e a braghe calate. Sono tutti super-
dotati e il loro affare dritto ed eccitato è infilato in
tanti buchi che ti circondano: sulla punta tutti
hanno sistemato un cappuccio metallico, una
sorta di preservativo, incandescente e pieno di
punte acuminate. Alcuni sono così vicini da poter-
ti sfiorare, ne percepisci chiaramente l’enorme
calore.
Caro lettore, sei finito nella ruota somala, un tre-
mendo strumento di tortura a sfondo sessuale
che utilizzavano gli africani durante le guerre co-
loniali. Ora sta a te uscire vivo da questo inferno.
Quando la ruota comincerà a girare tutti i nani
tenteranno di sodomizzarti con il loro cazzo in-
fuocato. Con la coda dell’occhio noti che il mec-
canismo è controllato da Chantal, che per far gi-
rare la ruota sarà costretta ad azionare una
grossa manovella a tutta velocità.
Forse non lo sai, ma il ciclopico Trans, seppur for-
tissimo, non è molto resistente: se riuscirai a re-
sistere a 10 assalti lui si stancherà, e priva del
suo propulsore umano la ruota somala diventerà
inutilizzabile.
Il tuo fisico malaticcio può tollerare di essere incu-
lato fino a un massimo di tre volte: se più di tre
falli roventi violeranno il tuo intestino morirai tra
sofferenze atroci.
Lancia dieci volte un dado da 6: i numeri dall’1 al
4 staranno a indicare che le tue chiappe strette
sono riuscite a respingere l’assalto di uno dei na-
ni allupati e non sono state penetrate: ma se u-
scirà un 5 o un 6, uno di quegli orridi superdotati
sarà riuscito a incularti. Se questo accade più di
tre volte, come ti ho già detto, per te sarà la fine.
Se invece riesci a resistere a dieci tentativi so-
domiti senza farti inchiappettare più di tre volte,
vai al 72.

96
“Ovviamente no, brutto coglione!” – rispondi ab-
bastanza seccato.
Il viso del nano biondo si fa rosso dalla collera!
Sembra sul punto di esplodere!
“Brutti imbecilli! Avete fallito! Non siete degni della
Paolino Arredamenti!” – tuona il bizzarro individuo
rivolto ai suoi due pseudo-colleghi!
“Tu, Aloona, che tanto ti vanti delle tue abilità ca-
nore, saresti capace di ridurre in frittata al tega-
mino un uovo appena uscito dal ventre di una gal-
lina!” (su questo non puoi che essere d’accordo
con lui…)
“La tua fine è scritta: sei destinata ad entrare a
far parte dell’harem senile del mio amico Tuòrl…
per l’eternità!!! BBBWWWWUUUAAAHHHH!!!” –
esclama il tizio con un ghigno satanico!
“E tu Ego, che tanto ti vanti delle tue doti di scrit-
tore e recensore di librigame! Macchè librigame!
Al massimo i librigay puoi recensire!!! La tua rovi-
na sarà più subdola! Sarai inviato in Patagonia a
lavorare come autore e sceneggiatore della ver-
sione locale argentina di Cronache Marziane, in-
sieme a Fabio Canino e Sylvie Lubamba!”
Una botola si apre sotto i piedi dei due poveri di-
sgraziati, che con un grido di dolore precipitano
senza possibilità di scampo…
“Mi rammarico della tua scelta, amico mio poten-
ziale cliente… Mi presento, il mio nome è Prodo
Baggins, titolare della Paolino Arredamenti e reg-
gente della Terra di Mezzaroma, feudo del cele-
berrimo ex presidente giallorosso, di cui sono un
estimatore!” - esclama il simpatico ometto.
“Nonostante il tuo rifiuto incondizionato a compe-
rare la nostra cucina ad un prezzo così conve-
niente, ho un’altra super offerta da proporti!”.
Le gambe iniziano a tremarti…
“Devi sapere che il mio gruppo, la Paolino Di Ca-
nio S.p.a., non opera soltanto nell’industria mobi-
liare! Le mie passioni e i miei interessi sono an-
che altri! In particolare ho una predilezione per le
sportive sciatte, cadenti e deformi, meglio se in
abiti succinti!”.
Fatichi a trovare alcun nesso logico nelle farneti-
cazioni di questo squilibrato…
“Sei sorpreso eh??!! E chi credevi che l’avesse
scritto il famoso bestseller “Prodo Baggins e le
Signore degli Anelli”??!!! Ma certo! Il sottoscritto,
anche se con la preziosa collaborazione del miti-
co Yuri Chechi!!!”.
I tuoi istinti omicidi stanno prendendo il soprav-
vento…
“Ecco quindi la mia vantaggiosa promozione: un
anno di abbonamento gratis alla rivista Horse
Sports Ilustrated, la fanzine di cui sono editore
dedicata alle atlete con tratti somatici equini, con
gallerie fotografiche, topless e gossip a volontà!
Long John Chinaglia a te!”
Detto ciò, il simpatico Prodo Baggins aziona una
leva, e precipita lui stesso in una botola…
Sperando che si sia suicidato liberando l’umanità
dalla sua pestilenziale presenza, rimani solo nel
santuario stracolmo di piscio (segna
l’abbonamento a Horse Sports Ilustrated sul re-
gistro).
Vai al 60.

97
“Scelgo Dirka” dici sicuro. È da quando hai 15 an-
ni che vuoi partecipare a uno spettacolo di lap-
dance, ma non l’hai mai fatto per via di quei pro-
blemi di eiaculazione precoce che ti perseguitano
da anni. Hai sempre avuto paura di venirti nei
pantaloni dopo pochi secondi, senza quasi essere
sfiorato, ed essere preso per il culo a vita. Qui pe-
rò non ti conosce nessuno, te la puoi rischiare. Il
DJ Pino, con fare mellifluo, ti introduce nel salot-
tino privato, ti fa accomodare, e improvvisamente
ti urla nell’orecchio: “Bella truzzo, mi raccomando,
fatti onore con questa puledra! Ti metto un po’ di
miusic, una compilescion da sballo firmata DJ Pi-
no!”. Il quarantenne con vestiti da sedicenne ti la-
scia solo e un po’ stordito, non prima di aver in-
serito un CD orrendo pieno di grette canzoni da
discoteca coatta di periferia. Dirka entra nel sa-
lottino. Guardandola meglio ti accorgi che avrà
almeno 70 anni, è coperta di cerone e ha dei li-
neamenti mascolini. Non capisci come farà a
muoversi sul palo, peserà 110 Kili. Agitando le
braccia come una tarantolata senza seguire al-
cun ritmo Dirka comincia a ballare. Passano cin-
que minuti in cui la vaccona non fa nient’altro se
non agitare le braccia. Quindi tenta una passo di
ballo, inciampa, e si attacca disperata al palo.
Il sostegno, sebbene sia di metallo, cede, e la spo-
gliarellista ti crolla addosso, travolgendo tutto e
sfondando il divanetto su cui sei seduto. La trave
ti precipita in testa e ti colpisce in pieno... rimani
stordito.
Fingendo che sia tutto calcolato Dirka continua a
dimenarsi su di te, improvvisando una sorta di
ballo. Sei schiacciato da questa massa di grasso,
vorresti urlare, ma i polmoni non rispondono alle
tue sollecitazioni: la donna ti prende una mano e
se la infila sotto il microgonnellino che indossa.
Incapace di opporre resistenza sei costretto a
prestarti a questa squallida parodia di lap-dance;
stai per cedere, convinto ormai che la morte sia
meglio che sottoporsi un minuto di più a questo
supplizio. Improvvisamente però ti riscuoti: la tua
mano, sotto il gonnellino della grassona, ha affer-
rato qualcosa di duro e turgido. “Porca troia, ma
tu hai il cazzo!” ti senti urlare. “Sì gioia, ti eccita la
cosa?”. Dirka ha parlato. Ha una voce maschile
gutturale e profonda e ti guarda con occhi voglio-
si. “Dai, menamelo un po’, sentirai che sperma
caldo ho! Poi te lo prendo in bocca!”.
Nauseato e atterrito ritrovi d’incanto le energie:
con uno sforzo degno di Hulk rovesci di lato la
montagna di strutto che ti ricopre e ti liberi della
sua stretta. “Ma porca miseria, Catramaro! Mi
hai rifilato un trans!”.
La musica si spegne. Esci rapido dalla saletta cer-
cando il DJ, mentre Dirka ti urla dietro frasi scon-
nesse tipo “Dai gioia, non scappare, vieni qui! Ti
impagino un libro intero in pdf in due giorni! So
anche tradurre Uno Sguardo Nel Buio dal tede-
sco! Ti faccio la guida di Caccia al Drago! Dai non
te ne andare!”. Ma che cazzo sta dicendo quel
fottuto travone? Farnetica? Deciso a non restare
un secondo di più nel salottino esci e ti trovi di
fronte Catramaro.
Vai al 78.

98
Ora insegnerai a questo stronzo che un tipo co-
me te non va preso per il culo! Ti avvicini deciso a
dargli una lezione, ma non fai in tempo a muoverti
che l’individuo scompare sotto i tuoi occhi. Non
c’è più, rimane solo una vaga nuvola rossa dall’o-
dore solfureo che si sta lentamente disperdendo.
Scuoti la testa basito, incapace di decidere se
quello che hai visto è realmente successo o se
hai sognato.
Ancora scosso puoi scegliere se recarti a poppa
(105) o esplorare meglio alcune zone della nave
(86).

99
“Ma prenditi questa supposta invece di blaterare
stronzate!!”.
Ignaro delle grida del poveraccio, lo volti ed inizi il
macabro rito: la lama penetra nelle sue chiappe
come un coltellaccio da macellaio in un panetto di
burro. L’unica differenza è che nel panetto di bur-
ro non ci sono cellule nervose!!! Ma tanto qual’è
la differenza? Senti forse qualcosa? No. Forze
Enzo Paolo Turchi sente qualcosa. A sentire il suo
feroce grido di dolore sembra di sì: un allucinante
e straziante grido risuona nella nave. Le lampade
intorno a voi esplodono all’istante. L’urlo di morte
della tua vittima ha generato un’onda anomala: in
qualsiasi posto voi vi troviate, la costa più vicina (e
anche quella più lontana) è in serio pericolo. Lo
sprangone arroventato spappola e carbonizza l’in-
testino di Enzo Paolo, allo stesso modo di una sal-
siccetta colpita da una fiamma ossidrica, ma è
quando giunge nei pressi dello stomaco che arri-
va il bello: i succhi gastrici, corrosivi come non
mai, si travasano nella cavità addominale. L’urlo
aumenta di potenza.
Nel frattempo il comandante della nave, osser-
vando le bussole, esclama: “Ma si può sapere co-
sa casso sta succedendo?!?”. La bussola davanti
a lui è letteralmente andata, gira vorticosamente
più veloce di un 45 giri...
La tua femminuccia campana giace inerme: ci
saranno sì e no un paio di battiti al minuto nel suo
polso, ma non è crepata ancora. Ormai tanto vale
porre fine alle sue sofferenze. Vai all’81.

100
In quanto mente ed ideatore dell’intera operazio-
ne, rivendico l’attacco terroristico come opera
del Fronte Rivoluzionario per la Negazione Storica
della Scherma Medievale.
Il nostro obiettivo ultimo è quello di cancellare o-
gni traccia dell’esistenza, della diffusione e dell’in-
segnamento della scherma medievale nella civiltà
contemporanea, negando che sia mai esistita ta-
le disciplina, annichilendone il ricordo e condan-
nando con la morte tutti i suoi adepti.

101
Qualunque posizione era buona? Sei un apatico.
Muori.

102
Il bar sembra invaso da una serie di alcolizzati
cronici, totalmente sballati. Probabilmente per
pranzo avranno mangiato una ricetta a base di
ecstasy, psicofarmaci, Ghb, popper, ketamina, via-
gra e qualche strano anabolizzante di cui ignori
l’esistenza.
L’unico sano (sano, si fa per dire... “meno disa-
strato” è il termine corretto) sembra un tipo sulla
cinquantina, capelli brizzolati, giacca marrone,
che se ne sta seduto ad osservare la gente che si
avvicina al bancone del bar. Lo osservi con atten-
zione, e ti stupisci subito: ha una mano nei panta-
loni, e sembra che si stia masturbando. Davanti a
tutti? Così spudoratamente? Un geniaccio...
La gente non se lo fila per niente, come se tutto
fosse più che normale.
Se vuoi avvicinarti, vai al 56.
Se invece preferisci esplorare le altre parti della
nave, vai all’86 e fai un’altra scelta.

103
Il tuo cuore è entrato in autofibrillazione: la biopti-
na ormai è entrata nelle tue vene e sta pompan-
do sperma dappertutto, chiudendo però tutti i po-
ri del tuo corpo.
Una scena terribile: il tuo corpo è ormai invaso
dallo sperma agricolo ed ha modificato la tua e-
spressione: il tuo volto si è gonfiato, i tuoi linea-
menti sono deformati. Lo sperma sembra avere
una volontà propria ed entra nella tua scatola
cranica, appropriandosi del cervello.
C’è un essere senziente ormai dentro di te, che si
sta appropriando delle tue cellule, fagocitandole.
Si sta preparando al botto finale. Ed arriva final-
mente, il botto finale... Hai mai visto un palloncino
gonfiato a morte? Beh, prima o poi scoppia... e
così scoppi tu, con tanto di fragoroso “Booooooo-
oom!!” ad effetto.
Ma l’esito è molto più eclatante: l’intera sala è
imbrattata con il tuo materiale organico misto a
sangue, frattaglie varie e pus in ebollizione. Uno
spettacolo raccapricciante.
Se la Morte si materializzasse sulla Terra con
tanto di falce appuntita e vedesse questo scem-
pio, se ne scapperebbe piangendo.
Ma la cavia umana, saltella a destra e a sinistra,
felice e spensierato: l’esplosione ha generato un
nuovo ibrido di essere vivente, che ognuno di noi
farebbe anche fatica a definire tale. Ciò che rima-
ne di te, unito al materiale prodotto in sovrappiù
dai tuoi poveri testicoli (pace all’anima loro), en-
trerà in una provetta per diventare concime agri-
colo di nuova generazione.
Solo tra cinque anni si scoprirà che in realtà que-
sto materiale ha ormai contaminato la Terra e
che i campi non sono più in grado di produrre ne-
anche i cactus più primordiali: privi del loro so-
stegno agricolo, tutti gli abitanti della Terra ti ma-
lediranno in eterno per aver scelto di bere quella
fiala rossa del cazzo.
La tua squallida esistenza termina qui.
104
Non puoi assolutamente dimenticare quante te
ne ha fatte passare questo scherzo della natura:
rabbioso oltre ogni limite stringi i pugni e ti avvici-
ni minaccioso...
“Nano di merda, credi che mi sia dimenticato dei
tuoi scherzi in discoteca? Ora le paghi tutte in-
sieme”.
Senti il sangue che ti ribolle nelle vene, sei forte,
sei fico, sei più letale di Jackie Chan che stermina
da solo 300 gangster! Sei talmente affascinato
da te stesso che non ti avvedi di quello che fa
Jimmy a.k.a. Jean-Jacques.
Senza scomporsi il nano scosta una tenda e suo-
na un piccolo gong dorato. “Mon amì, l’esperians
dell’ultima volta non ti ha insegnato null! Purquà
vuoi fare male al petit Jean Jacques? Non sè
bon, non sè bon. Chantal, si vu plè, puoi servire il
monsiò?”
Il nome Chantal ti fa gelare il sangue nelle vene:
quell’enorme montagna nera di muscoli non può
essere su questa nave! Ti giri di scatto, cercando
di individuare una via di fuga, ma prima che tu
possa renderti conto di qualcosa un pugno pe-
sante come la palla di un bulldozer ti cala sulla
testa stordendoti. Intontito crolli a terra e senti la
risata stridula del nano esplodere. Poi, con la soli-
ta voce acuta: “Chantal, scerì, prendi le nostre
amì e preparalo per la ruota somala!”
Sollevato di peso, senza capire cosa stia succe-
dendo, svieni. Vai al 95.
105
La zona di poppa è deserta, anzi no. C’è un amabi-
le ragazzino, biondo, occhialuto e dall’aspetto pa-
cioso, che sta giocando al suo Game Boy con aria
molto concentrata. L’innocenza della fanciullezza!
Ci pensi un secondo e quasi quasi ti commuovi,
ripensando alla corruzione che hai visto, fatto e
subito fin qua. Questo paffuto bambinello è la
prima persona normale che incontri su questa
nave e decidi di rivolgergli la parola. “Ciao piccolo,
come va? A che gioco stai giocando?”.
Il bambino però non parla. O meglio, parla ma non
ce l’ha con te. “Carica il gioco! - grida - Carica sto
dannato giocoo! Brutto figlio di mignottaaa! Anf,
anf.. Cos’è questo? Oddio! Che succede?!? Argh!
Voglio giocaree! Dai che va... Dai che vaaaa! Noo-
o! Sta caricando ancora... Se carica non sto gio-
cando... NON VOGLIO ASPETTAREEE! VOGLIO
GIOCAREEE! Anf, anf...”. Sei paralizzato dallo stu-
pore! Questo fanciullo è completamente fuori di
testa! “Ehm forse hai giocato troppo, dovresti...”
dici e fai per avvicinarti, quando ricomincia, ge-
landoti il sangue con una risata da pazzo.
“Bwhuohaha sta iniziando... Codardo! Assaggia
questo! Sììììì! L’HO UCCISO! WOOO! Vaai, vaai... in-
goiate le mie palle! Aborto schifoso! Ti ammazzo!
HUAAAAH! HUAAAARH! Fuoco! Ho detto fuocoo-
o!”
“Adesso basta - dici con voce imperiosa - tu sei
fuori di melone e devi farti curare da uno buono.
Dammi quell’arnese e andiamo dalla mamma!”.
Ma il ragazzino non ti presta minimamente atten-
zione, ed anzi comincia ad agitarsi maggiormen-
te. “Senza tregua... - esclama con un tono di voce
da “Esorcista” - Li ho sterminati tutti! Li ho uccisi
tutti! Zitto tu, aborto! Ti faccio fuori! Sììì! L’ho ucci-
soo! Vi ucciderò tutti! YEAAAH! Con l’ASSALTO
RIFFEL© vi riempirò di piombo..”. La sua espres-
sione di gaudente ferocia a un certo punto però
si incrina. Anzi, ora ti sembra disperato. “Quel fot-
tuto aborto mi sta sparando... Mi ha sparato! No!
No! No! NOOOOO!”. E continuando a imprecare lo
vedi sfracellare il suo Game Boy contro la parete
della nave. Cosa fa ora? “HUAAAAH!” comincia a
urlare come un pazzo e a correre senza direzione
precisa! “MORIRETE TUTTI, IO SONO L’ANTICRI-
STOOO!!” grida infine, gettandosi, con tuo sommo
stupore, dal parapetto della nave. Corri anche tu
e ti affacci guardando nel mare blu, ma di lui non
vedi più traccia. Pensi di gridare il tipico “uomo in
mare”, ma in fondo chissenefrega?
Bah. Chiedendoti se era un fake o meno ti dirigi
all’86.

106
“Ma anche questa era una domanda facile: chi
non conosce l’uomo capace di fare nove schizza-
te di sborra? Uomo?? Dovrei chiamarlo annaffia-
toio, non uomo!! Hai visto come certe volte fa una
vera e propria doccia bianca? Eccezionale, feno-
menale!! Ma lo sai che alcuni suoi schizzi arrivano
a metro e mezzo di distanza?? Assolutamente
fantastico! Oh, tu sei proprio un bravo giovanotto,
non c’è che dire!! Hai appena dimostrato di meri-
tarti anello e mitra! Ma che mi dici del pastorale?
Sei degno di un vero Episcopo? Le basi le hai, ma
come siamo messi con gli ultimi dibattiti teologi-
ci? Ti sei tenuto aggiornato? Lo scopriremo con
quest’ultima domanda! Quale fra queste tre “illu-
stri colleghe” ha lanciato, rendendola nota al pub-
blico, Laura Angel?”
Silvia Saint? Recati al 55.
Angelica Bella? Vai invece al 37.
Asia Carrera? Prosegui al 34.

107
Muori. Se ne hai voglia, ricomincia dall’inizio. Sen-
nò vaffanculo.

108
“Ma come cazzo si fa?!?! Ma porc…….”. Seguono
cinque minuti di assoluto stupore: quell’uomo
sembra un fiume in piena!! Non avevi mai sentito
tante bestemmie tutte insieme, e dire che non sei
certo avvezzo a frequentare ambienti clericali!!
Man mano che quello procede con la sua invetti-
va (cogli fra le righe che l’oggetto della sua filippi-
ca sono le donne), non sai se fuggire via urlando,
sconvolto da cotanta blasfemia, o prendere ap-
punti, estasiato dall’assoluta originalità! Nemme-
no le bestemmie del quinto livello, quello che solo i
più grandi “maestri” padroneggiano, riescono a
reggere il confronto!
Quando, scoppi a ridere, finalmente pare accor-
gersi di te: “Ah, e così trovi divertente ciò che mi
ha fatto quella grandissima bagascia! Cos’è, soli-
darizzi con lei perchè ti senti donna dentro?!? In
effetti hai un po’ del culatello…”
Cosa fai?
Gli rispondi per le rime, dicendogli che culo sarà
lui, e lanciandoti in invettive nei confronti di qua-
lunque divinità femminile sia mai apparsa in qua-
lunque pantheon? Vai al 49.
Oppure decidi di non stare a perdere ulteriore
tempo con questo ubriacone, e te ne torni a gi-
ronzolare per la nave? Vai all’86.

109
Ma bravo!!! Che bel colpo di genio!!!!
Abbiamo il Re dei Coglioni, Signore e Signori!!!
Ma mi spieghi come cazzo si può arrivare a com-
piere un gesto così scellerato? E con questa fur-
bata speravi che il portale si aprisse?
Sei ridotto male, bello...
Ad ogni modo, devo dirti le cose come stanno: hai
commesso una cazzata!!! E allora andiamo a ve-
dere quali sono i risultati del tuo gesto.
Ormai privo della vista, devi procedere a tentoni:
passi le tue retine lungo tutta la superficie della
porta, ma sembra non succedere niente. Embè,
bella cazzo di sorpresa!!! Lentamente inizi a per-
dere la speranza di aprire la porta, entri in uno
stato di disperazione cupa in quanto non puoi ne-
anche vedere cosa ti sta succedendo, e ti viene
da piangere.
Ah già, scusa...dimenticavo una cosa: dopo esser-
ti cavato gli occhi è un po’ difficile piangere, caz-
zone che non sei altro!!!
E quindi cosa ti resta da fare? Inizi a frignare e a
lamentarti come una checca, sperando che qual-
cuno venga in tuo aiuto. E infatti qualcuno viene.
La Divina Provvidenza? No.
La scimmia Caterina? Tzè...
Acqua acqua...
Sotto i tuoi piedi si apre una botola, ed inizi a pre-
cipitare.
Precipiti.
E precipiti.
E precipiti.
Ma dove?
Beh, questo, se permetti, non ce ne frega un e-
merito cazzo!! Precipiti in una voragine senza fine,
generata da non sai chi e per motivi sconosciuti.
La realtà è che precipiti.
Precipiti perchè te lo meriti.
Precipiti perchè sei un coglione.
Precipiti perchè il destino così ha voluto, e di que-
sto non si discute. E il giorno in cui ti spiaccicherai
al termine della voragine, facci un fischio.
110
La tua compagna dorme ancora e non vuoi sve-
gliarla. Ma dove cazzo sei capitato? Intorno a te
vedi aggeggi elettronici di ogni tipo: computer,
consolle di controllo, schermi, radiotelegrafo,
walkie-talkie, pulsanti neri, verdi, rossi, gialli... in-
somma, un gran cazzo di casino.
L’elettronica non è mai stata il tuo forte. In realtà,
niente è mai stato il tuo forte. Ma la tua ignoran-
za, in questo futuristico luogo, sembra amplifica-
ta. E non potrebbe essere altrimenti, visto che tra
le mille scuole che hai girato, sei stato segato due
anni di fila pure all’Istituto Tecnico Professionale
per Diversamente Abili.
Certo, se evitavi di spacciare quello schifoso fumo
di pessima qualità ai professori magari era me-
glio. Oppure se ti trattenevi dal masturbarti in
classe per fare il buffone durante la proiezione
del film su Ghandi nell’ ora di riflessione religiosa.
Ma in fondo non ce ne frega un cazzo del tuo pas-
sato accademico, anche se sei il protagonista del
libro (libro??!! Sì, vabbè...).
Dicevamo... spaesato, ti guardi intorno per capire
dove minchia sei... quando, all’improvviso...
Bip.
Bip.
Bip.
Giappone. Caccia alle balene. Balene. Richiamo
delle balene in calore. Bip. Sottomarino. Tom
Clancy. Caccia a Ottobre Rosso. Sonar... Sonar!!!
Porca zozza sei nella fottuta sala-radar di un caz-
zo di mezzo acquatico! Una nave probabilmente!
Il tuo ragionamento logico non fa una grinza! O
meglio, fa acqua da tutte le parti, visto che pro-
babilmente ti trovi in mare aperto!
“Fuie na festa e pe for’e balcone
nu sacco e bandiere pe tutt’a città
Masaniello purtaie nu babà
ma a riggina vuleve mangiààààààààà”
Ma che cazzo è sta merda???!!! Una litania peg-
gio della messa in latino di Don Serpico, una la-
mentazione peggio di quelle delle prefiche lucane!
Infastidito piu’ dei delfini torturati dagli ultrasuoni,
ti volti in direzione dell’orrida sonorità, e il sangue
ti si ghiaccia nelle vene...
È proprio lui, C3-PO, il droide di Guerre Stellari, e
quello a suo fianco è... quello è.... quello è... L’OLO-
GRAMMA DI GIGI D’ALESSIO IN CONCERTO! No
cazzo non è possibile. In diretta dal San Paolo di
Napoli la terribile ugola partenopea canta a
sguarciagola tutto il suo orrido repertorio davanti
a 80000 adolescenti osannanti e urlanti.
“Guagliuncè
tu faje cchiù belle tutt’e strade ‘e Napule
M’arricordo ch’ero piccerillo
e facevo ‘o scugnezziello dint’e viche ‘e Napuleee-
eeeeee”
Ma vaffanculo! Basta! Ne hai abbastanza! Afferri
con rabbia due cavi scoperti e scarichi con inau-
dita violenza 20000 volt di elettricità negli occhi
di quel bastardo di droide. Il robot esplode in mille
pezzi e una profonda e sadica eccitazione perva-
de il tuo corpo mentre vedi quella merda di Gigi
D’Alessio prendere fuoco e morire carbonizzato
tra atroci sofferenze.
Soddisfatto e sfiancato da questa squallida visio-
ne, ti infili di nuovo sotto le coperte, nel letto di
fortuna attrezzato in mezzo alla stanza, dal quale
ti sei svegliato.
Vai al 45.

111
Un’enorme scoreggia proveniente dalle recondite
profondità della Terra ti investe in pieno, eclis-
sando la tua intera essenza e uccidendo in ma-
niera indegna la tua vita. Ma le tue sofferenze non
sono finite: ti reincarni in Amici di Maria De Filippi,
inteso come universo generale, e le tue sofferen-
ze alimenteranno per l’eternità le biliose voglie di
decine di adolescenti senza cervello.

112
Allunghi la mano con lentezza e precisione. Ti
sembra di essere Arsenio Lupin in uno di quei
cartoni animati che guardavi da bambino (in pra-
tica fino a due ore prima di risvegliarti in questo
cesso di nave). Ti senti fico, ti senti il principe dei
ladri, ti sembra quasi di vedere accanto a te Gi-
ghen e Ghemon. Con la tua mano di velluto afferri
il foglio, e lo porti verso di te. Sei già pronto a can-
tare vittoria, quando il DJ, come un automa, con-
tinuando a dimenarsi e canticchiare cala la mano
e ti afferra il polso in una morsa d’acciaio. La
stretta è di ferro, ti fa malissimo: sei costretto a
mollare il pezzo di carta. L’individuo non è in sè, è
come se fosse in trance, ma ha una forza tre-
menda: forse è la musica di merda che ascolta
che gli fa questo effetto.
Ti costringe ad inginocchiarti, torcendoti la spalla
con una pressione insostenibile, poi con l’altra
mano, rapido come una faina, si slaccia la patta
dei pantaloni mettendo in mostra un membro
enorme ed eccitatissimo.
“Anche delinquenti unz unz. Anche delinquenti unz
unz. Anche delinquenti unz unz. Anche delinquenti
unz unz” continua a ripetere, spiritato.
Cinque dita di acciaio ti spingono la testa: rintro-
nato e senza forze avvicini la bocca al cazzo del-
l’uomo, che emana un odore nauseabondo.
Vai al 35.

113
Hua hua hua povero coglione, ma cosa pensavi di
fare? Sono in tre contro te solo, che tra l’altro sei
un rachitico con la panzetta da alcolista, incapace
perfino di picchiare il Dalai Lama mentre caga...
Gh gh mi fai sbellicare proprio, ma per caso hai le
pigne in testa? Quando vedono che hai intenzione
di affrontarli davvero, i tre cominciano a sghi-
gnazzare proprio come il sottoscritto, e comin-
ciano a pestarti sistematicamente fino a ridurti il
volto in una poltigliosa maschera di sangue. Ge-
mendo te ne stai a terra a prendere una scarica
di calci e pugni che nemmeno Borghezio se in-
scenasse una manifestazione leghista in un vicolo
di Corleone...
Poi per fortuna l’inferno finisce, ma forse è appe-
na cominciato... I tre ti legano con delle cinghie.
Incaprettato e sanguinante vieni condotto dai tre
fuori dalla stanza. “Le guardie non ti avranno, stai
tranquillo. Ma noi sì...”. Sudore e sangue ti preclu-
dono una vista chiara, ma ti rendi conto che il
percorso è in discesa ed il rumore di macchinari
che ad un certo punto invade le tue orecchie ti fa
comprendere che siete arrivati nella sala mac-
chine. Altri pochi, secchi, ordini in tedesco e ti ri-
trovi legato ad una sedia nel bel mezzo dell’anti-
camera del vano motori della nave.
L’uomo davanti a te fa oscillare una cinghia e ti
indica un tavolo con degli attrezzi. Solleva in mano
un martelletto, ti guarda e dice “Mi dirai con chi
lavori, per chi hai fatto quel gesto sconsiderato.
All’inizio non ti crederò, per cui dovrò usare que-
sto” - e fa passare l’attrezzo sotto gli occhi se-
miaccecati.
“Ma non sarò sicuro di cosa mi dirai, per cui pas-
serò a questo” - e raccoglie dal tavolo un tron-
chesine per cavi elettrici, e continua - “e saprò
che potrò fidarmi di più delle tue parole, ma è so-
lo quando userò questo, che crederò ad ogni co-
sa che dirai, quando diventeremo davvero amici”.
Mentre finisce il discorso lo vedi tirar fuori da una
scatola qualcosa di inaspettato, troppo violento e
mostruoso perché tu possa accettarlo. Quell’a-
nimale non può essere ancora vivo, non può es-
sere lui, non può... E mentre nella tua mente bru-
cia ancora il ghigno del gallo Giuseppe, tu svieni.
La tua tortura inizia al 71.

114
Si vabbè... Stocazzo!!!
E con quanta presunzione pretendi di agire in
questo modo? Caro lettore, vabbè che questo è
un librogame, ma neanche Gesù Cristo sarebbe
in grado di fare una cosa del genere: mi sa tanto
che stai a cacà un po’ troppo fuori dal vasetto!!!!
Allora, visto che hai voglia di fare lo spiritoso, ora
ti dico io come vanno le cose...
Improvvisamente la nave si squarcia in tutta la
sua lunghezza, da poppa a prua, allo stesso modo
in cui una mela viene spaccata esattamente a
metà dalla spada di un samurai: uno squarcio
netto, longitudinale, millimetrico.
Non esiste una ragione logica per cui questo è
avvenuto: si è squarciata e basta. Questo è quan-
to.
Precipiti in acqua, convinto di poter nuotare agil-
mente anche in pieno oceano.
Purtroppo ti accorgi che hai disimparato a nuota-
re, cosa apparentemente illogica... Ma a noi della
logica non ce ne strafrega un cazzo, e vale quan-
to detto sopra: non esiste un motivo logico, hai
disimparato e basta.
Ti volti, disperato (ah, ora inizi a pentirti un po’ per
aver fatto il Superman poco fa, eh?), alla ricerca
di un salvagente o di una scialuppa di salvataggio.
Niente di tutto ciò in giro.
Due mesi dopo il disastro si verrà a sapere che la
mancanza di mezzi di salvataggio era dovuta alla
scommessa fatta tra il capitano della nave ed un
colonnello della Marina, il quale aveva detto al ca-
pitano: “Scommetto 50 euro che non hai le palle
di salpare senza scialuppe di salvataggio e salva-
genti...”. A quanto pare il capitano ha avuto le pal-
le: si è intascato i 50 euro vincendo la scommes-
sa.
Neanche un paio di braccioli in giro... Quindi, ‘o let-
tore, mo’ so’ cazzi tua!!!!
Ti aggrappi al primo pezzo di ferro che ti capita a
tiro.
Troppo facile: al telegiornale si saprà che alcuni
poveri uomini, naufragati per via di una nave spac-
cata misteriosamente a metà, sono stati mangia-
ti da un calamaro gigante (anch’esso non aveva
alcuna ragione di esistere, però stava lì, quindi...).
Ora, a conti fatti, ti è convenuto fare questa scel-
ta? Io dico di no...
L’avventura finisce qui, in modo impietoso.
Ma non è tutto: vista la presunzione con la quale
hai scelto questo paragrafo, è lecito dirti come
stanno le cose.
Questo paragrafo, in realtà, è la traduzione al
contrario di un antichissimo rito magico egizio,
che contiene al suo interno un potentissimo in-
cantesimo che agisce puntualmente su chi lo
legge: leggendo il paragrafo, quindi, sei diventato
vittima di questo incantesimo.
In cosa consiste?
Te lo spiego subito: chiunque legge l’incantesimo
(come te adesso), si dimentica una cosa che sa,
oppure non è più capace di fare una cosa che sa
fare.
La prossima volta che ti verrà da dire: “Non me lo
ricordo...”, oppure “Cavolo, non ci riesco...”, beh,
sappi (e dico: sappi) che è semplicemente
l’incantesimo che sta facendo effetto.
Ora, spero vivamente per te che l’incantesimo
non colpisca una password che conosci, o altri
dati importanti... O, peggio ancora, non agisca sul-
la tua capacità di avere un’erezione...
Perchè se così fosse... beh auguri!!!

115
Non può durare, esci dal tuo nascondiglio roto-
lando a terra, tossendo e sputando, ma almeno
sei ancora vivo. Ti guardi attorno. I tre uomini ti
osservano in cagnesco mentre cerchi di rialzarti
per dare una giustificazione.
Uno di loro si avvicina e ti assesta un cazzotto
che non dimenticherai facilmente.
“Hai ucciso anni di ricerche, bastardo!”.
“Ci sono voluti anni ed anni di esperimenti per
creare di nuovo quel colore di capelli, simbolo u-
nico della vera razza ariana, ed ora, a causa tua,
è tutto andato perduto!”.
“Ma la pagherai per questo, carogna” si rivolge
agli altri due, che noti avere lo stesso colore di
capelli di quello che ti ha parlato. La lingua è deci-
samente tedesco e dopo poche parole i suoi com-
pagni reagiscono con prontezza, percuotendoti
senza pietà, e ti legano con delle cinghie.
Incaprettato e sanguinante vieni condotto dai tre
fuori dalla stanza.
“Le guardie non ti avranno, stai tranquillo. Ma noi
sì...”
Sudore e sangue ti precludono una vista chiara,
ma ti rendi conto che il percorso è in discesa ed il
rumore di macchinari che ad un certo punto in-
vade le tue orecchie ti fa comprendere che siete
arrivati nella sala macchine.
Altri pochi, secchi, ordini in tedesco e ti ritrovi le-
gato ad una sedia nel bel mezzo dell’anticamera
del vano motori della nave.
L’uomo davanti a te fa oscillare una chinghia e ti
indica un tavolo con degli attrezzi.
Solleva in mano un martelletto, ti guarda e dice
“Mi dirai con chi lavori, per chi hai fatto quel gesto
sconsiderato. All’inizio non ti crederò, per cui do-
vrò usare questo” - e fa passare l’attrezzo sotto
gli occhi semi accecati.
“Ma non sarò sicuro di cosa mi dirai, per cui pas-
serò a questo” - e raccoglie dal tavolo un tron-
chesine per cavi elettrici, e continua - “e saprò
che potrò fidarmi di più delle tue parole, ma è so-
lo quando userò questo, che crederò ad ogni co-
sa che dirai, quando diventeremo davvero amici”.
Mentre finisce il discorso lo vedi tirar fuori da una
scatola qualcosa di inaspettato, troppo violento e
mostruoso perché tu possa accettarlo. Quell’a-
nimale non può essere ancora vivo, non può es-
sere lui, non può...
E mentre nella tua mente brucia ancora l’imma-
gine del gallo Giuseppe, tu svieni.
La tua tortura inizia al 71.

116
Bravo, risposta esatta: lo sanno tutti che The
King è John Holmes. Però muori. Perchè? Per-
chè sei stato troppo solerte nella risposta. E per-
chè a me va così. Morto, basta con le chiacchie-
re.

117
Non fai in tempo a spogliarti, che una folla di ne-
gri impazziti esce da dietro la cabina di pilotaggio.
Sono feroci.
Sono assatanati.
Vogliono il sesso sfrenato.
E tu, povero coglione, ora che ti sei denudato sei
diventato l’oggetto del loro desiderio. Osservi i lo-
ro membri eccitati... beh, più che altro ti sembra-
no mazze: li agitano come manganelli... Una folta
serie di cazzi dritti e pelosi.
Una decina di secondi di sana speranza... poi ca-
pisci che di speranza stavolta non ce n’è manco
per il cazzo!!!
Cinque di loro ti raggiungono da dietro ed inizia
una lancinante penetrazione anale multipla. Roba
da terzo mondo!! L’ultima volta che si era vista
una scena del genere era durante il film Starship
troopers, quando quel povero soldato veniva get-
tato in mezzo agli insetti incazzati che lo facevano
a pezzetti e lo scaraventavano a in aria come una
palletta di gomma. Ma quello era un film, cazzo!!
Qui il dolore è reale!!
L’ultima cosa che percepisci è che vieni conti-
nuamente scaraventato in aria da psicopatici ne-
groni, ed ogni volta che atterri lo fai su un pavi-
mento fatto di cazzi duri e torgidi. Un’esperienza
immonda!!
Ti risvegli sul lettino di un ospedale dopo 40 anni
di coma. La quantità industriale di cazzi presa in
culo quel giorno ti ha fratturato la colonna verte-
brale e squassato gli organi interni. Verrai nutrito
tramite flebo ed assistito da un giovane infermie-
re (di colore anche lui) pervertito e ninfomane
(beh, ti lascio immaginare da solo quanto sarà
tranquilla la tua permanenza in ospedale...).
Buona vecchiaia!!

118
I colori svaniscono e ti rendi conto di trovarti in un
ambiente ben diverso dall’oscuro tempio permea-
to di piscio dove ti trovavi prima. Si tratta di una
specie di giardino interno della nave, illuminato da
un’ampia apertura chiusa da una vetrata e che
ha ogni genere di cespuglio fiorito di ogni possibi-
le varietà. Un senso di pace ti permea l’animo e
sei sicuro di essere ormai veramente vicino alla
tua meta. Recupera tutti i punti di Resistenza
persi fino a questo punto dell’avventura.
Attraversi il giardino tramite un sentiero ghiaioso
(su una nave? Sì!), esaminando le piante e respi-
rando i mille intensi profumi, fin quando non giun-
gi davanti a un enorme portale metallico, appa-
rentemente inespugnabile e chiuso ermetica-
mente. Su un’insegna dorata leggi un’iscrizione
che ti fa sobbalzare come un ingoio di Cicciolina:
“Appartamenti privati di Donna Carmen. Restric-
ted Area”. Sei arrivato! Una porta sola ancora e
potrai finalmente interpellare la Signora di questa
nave, per chiederle in primis dove cazzo andate,
in secundis quando potrai lasciare questo posto
di merda, e poi ancora come trovare quello
stronzo di Sauro Settebellezze, il barman Mauri-
zio, Vratislav Gresko, Jimmy il Fenomeno, insom-
ma, l’uomo che ti ha rovinato la vita.
Una porta ancora e potrai chiedere. E già. Una
porta ancora. Come cazzo farai però ad aprirla?
Ti cade l’occhio su una scritta in piccolo dell’inse-
gna dorata: “Ingresso Ovest - Riservato all’amato
schiavetto di merda, il marito EP”. EP? Ti ricorda
qualcosa?
Se all’inizio dell’avventura hai ucciso Enzo Paolo
Turchi, vai al 76.
Se invece impietosito lo hai tenuto in vita, vai al
122.

119
Non esiste alcun paio di guanti anti-rumore in
questa avventura! Adesso, caro lettore, ti aspet-
terai che io ti faccia il solito pistolotto morale sul
fatto che hai imbrogliato e hai speso scioccamen-
te i soldi per questo libro. Invece no, queste cose
le lasciamo agli sfigati autori di Misteri d’Oriente
e alle loro chiavi di rame del cazzo. Prima di tutto
perchè questo libro è gratis. Secondo perchè
Squilibrio è la quintessenza di tutte le nefandezze
e le porcherie che si possano immaginare, quindi
chi bara nel tentativo di finire l’avventura non solo
non viene punito, ma anzi è premiato! Grazie ai
tuoi guanti, che non possiedi, riesci a sfilare via il
foglio senza che l’individuo si renda conto di nulla.
Puoi leggere quello che c’è scritto al 10.

120
“Si, è colpa sua se sono qui, non l’hai capito? È lui
che mi ha costretto a venire a letto con te, come
sai io sono completamente eterosessuale, sono il
marito di quella grande gnocca di Carmen!”. Rie-
sci a stento a trattenere una risata. “Enzo, Enzo” -
dici con voce arrochita stile Don Vito Corleone -
“Enzo lo sanno tutti che grossa checca fusti... Che
te piace prenderlo nel deretano... Bugiardo tu sia,
bugie tu dici a mia, e non va bene...”. Ti avvicini a-
gitando con aria minacciosa il ferro arroventato.
“Noooo, noooo ti prego” piagnucola la checcaccia.
“Va bene, lo ammetto, ogni tanto mi piace farmi
trapanare, ma chi non lo fa? Siamo tra persone
aperte, moderne! Ma ti giuro, nel tuo caso non è
stata una mia iniziativa, è stato il barista, Mauri-
zio! Figurati, a me piacciono i negroni iperdotati
che mi sfondano per bene, non certo quelli con
quel cazzettino micro e impotente come il tuo...”.
Rimani interdetto dalle affermazioni di Enzo Paolo
“Mi ha allungato 200 sacchi per scopare con te,
e figurati, fallito come sono i soldi mi facevano
comodo. Non ho idea del perchè lo abbia fatto,
ma ti giuro, io sono solo una pedina!”.
Rimani interdetto. Ti fidi dell’orrido culattone?
Se gli risparmi la vita e decidi di venire a capo di
questo mistero, vai al 20.
Se invece pensi che il ballerino ti stia mentendo e
vuoi porre fine alle sue sofferenze, vai al 99.

121
Caterina è una scimmia urlatrice: ti è stata rega-
lata diversi anni fa, ma dopo la sua crisi depressi-
va e la cura a base di lsd, cocaina ed antistaminici
di quinta generazione modificati con OGM, l’hai
donata ad un santone del Tibet, che sembra aver-
la rigenerata completamente. Caterina sputa il
sigaro e, con un ghigno degno di una scimmia
vissuta, si lancia all’attacco.
Lo scontro tra i due animali killer per eccellenza
sta per cominciare. Una zuffa indemoniata: ecco
cosa sta succedendo. Caterina e Giuseppe se le
stanno suonando di santa ragione. Tutti gli uomini
fuggono, impauriti, tranne il tedesco che ha ap-
pena liberato Giuseppe dalla gabbia. Mentre le
due macchine da guerra si affrontano, ti liberi
senza farti notare. Lo scontro sembra alla pari,
nonostante Giuseppe abbia diversi sgarri sul cor-
po la potenza del rito voodoo si fa sentire, e con-
tinua a beccare Caterina a più non posso, quasi
in preda a crisi epilettiche. La scimmia, tuttavia,
sembra avere buona resistenza anch’essa.
La zuffa sta però diventando vomitevole: è incre-
dibile come due bestie così piccole abbiano così
tanta violenza in corpo. “Il rito voodoo ficcatelo nel
culo!!”, esclami rabbioso una volta arrivato dietro
a Giuseppe strisciando. Fortunatamente il gallo
killer non ti ha visto, quindi gli immobilizzi le ali
senza che lui possa reagire.
Caterina ne aprofitta e, dopo aver gettato a terra
il coltello, si avvicina a Giuseppe urlando: “Colpo
segreto di Hokuto!! Tà-tà-tà-tà-tà-tà-tà-tà-tà-tà-tà-
tà-tà-tà-tà-tà... Atà!”.
“Ehi cazzo, hai visto le mie cassette di Ken il Guer-
riero eh? Ti avevo proibito di guardarle. Niente
banane per un mese!!”, la ammonisci.
Giuseppe rimane immobile. Con una voce caver-
nosa, Caterina parla al suo acerrimo rivale: “Ho
colpito uno dei tuoi punti segreti. Ti restano 10
secondi di vita”. 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0. Giu-
seppe, incredulo, si accascia a terra, ormai ko.
“Meicojoni, ‘sta scimmia è cazzuta!!”, pensi tra te
e te. Ma non è ancora finita: l’uomo con accento
tedesco sta ancora osservando la scena, con oc-
chi sbigottiti ma pieni di rabbia.
Se vuoi ordinare a Caterina di ammazzare anche
lui, vai al 129.
Se invece decidi di lasciarlo andare perchè tanto,
poveraccio, non è più pericoloso, congedi Cateri-
na e vai all’86 per esplorare la nave, ma ricorda
che per te le cose si fanno difficili: non è il massi-
mo trovarsi su una nave in mezzo all’oceano con
uno squadrone di neonazisti alle calcagna. Conti-
nua l’esplorazione normalmente, tranne quando ti
si chiede se sei inseguito dai nazisti o meno. In
quel caso, ogni volta, dovrai andare al paragrafo
indicato dal testo.

122
Toh! Enzo Paolo Turchi! Quella specie di coso pe-
loso caratterizzato da un caschettone biondo pla-
tino (tinto), che ti ha seguito fin qua! Eccolo che
zompetta allegramente alle tue spalle, ringalluzzi-
to dal fatto di essere giunti in una zona della nave
che (evidentemente) conosce molto bene! “E.P....
telefono... casa!” continua a sbraitare l’essere,
che ora sembra essere tornato quello delle core-
ografie di “Fantastico!”, dopo che invece fin qua
se n’era stato abbastanza zittino, limitandosi a
seguirti come un’ombra senza mai fiatare nè in-
tervenire, tanto che ti eri perfino dimenticato che
c’era (e anche gli scrittori di questo libro)!
“Taci!” lo zittisci centrandolo con un manrovescio.
L’essere si accascia e mugola qualcosa intristito.
Capisci che sei stato troppo duro, così gli sorridi,
scusandoti... “Oh no, no, povero Enzino, non volevo
farti male, solo che hai un tono di voce che dà
troppo alle palle! Stai pure qua ma non avvicinarti
troppo e per favore parla solo se interrogato! Ed
ora, appunto, ti interrogo”, dici solennemente,
muovendo il ditino. “Allora, come si fa ad oltre-
passare questa cazzo di porta?”. Enzino dappri-
ma sembra non aver capito, poi comincia a bo-
fonchiare qualcosa... “Ah sì sì io capito, tu volere
incontrare Carmen, gula gula, ogot ogot, ah sì sì
sì tu volere occhi di schiavo Enzo Paolo!”.
Ma che cazzo dice? Stupito lo guardi mentre
struscia tre volte il suo pacco (?) contro la fessu-
ra della porta, movimento che fa aprire di scatto
all’improvviso uno scomparto segreto. Là vedi u-
n’apparecchiatura per la scansione della retina, e
E.P. lesto si posiziona coi suoi occhietti cisposi. Da
un altoparlante ti giungono le note di “Macho
Mambo”, vecchio successo (?) discografico di
Carmen Russo: eh sì, devi essere vicino. La musi-
ca si interrompe e una voce femminile di timbro
metallico annuncia “Buongiorno, Enzo Paolo Tur-
chi. Benvenuto nel regno di Donna Carmen”. E a
queste parole la porta comincia ad aprirsi.
Vai al 61.
123
La tua compagna dorme ancora e non vuoi sve-
gliarla, così ti guardi un attimo intorno senza far
rumore e tenti di capire in quale stramaledetta
location hai montato come un vero stallone la tua
giumenta da 5 stelle lusso.
Ma cazzo... nuvole... cielo... aria... niente mura...
Non sei in una stanza, sei in uno spazio aperto! In
strada? Non è possibile, il terreno sotto ai tuoi
piedi è parquet, non certo asfalto. Allora che
cazz... Ti stropicci gli occhi e alla fine capisci. Sei
sul ponte di una nave! Questa stronza ti ha porta-
to a scopare su un letto che si trova sul ponte di
una nave! Una nave enorme!
Ti rendi conto di essere seminudo, così ti guardi
intorno per scoprire se c’è qualcun’altro su que-
sto ponte maledetto. E qualcuno c’è. Un solo caz-
zone, là appollaiato sul parapetto, che ti guarda e
se la ride. Che cazzo si ride? Aspetta aspetta...
ma quello... ti avvicini claudicante... Sìì! È Gigi D’A-
lessio! Il tuo più acerrimo nemico! Quello che col
suo successo ti ha impedito di diventare il re della
canzone napoletana!
L’ira funesta ti acceca: con un urlo disumano ca-
richi a testa bassa e dopo una corsa di dieci me-
tri lo centri con una testata alla Zidane, facendolo
precipitare dal parapetto della nave e mandando-
lo a fare compagnia ai pesci. Ti guardi intorno ma
nessuno è stato testimone del tuo delitto d’impe-
to. Benissimo. Ora sei soddisfatto. L’eredità arti-
stica del maestro Mario Merola sarà finalmente
tua. Ma prima di pensare a quello, vuoi dare un’al-
tra botta alla tua compagna di giochi, e gongo-
lando ti infili di nuovo felino dentro il letto...
Vai al 45.

124
L’idea di trascinarti dietro quel mezzuomo ti di-
sgusta, ma devi ammettere che potrebbe tornar-
ti utile. “Puoi venire con me lurida checca, ma sia
chiaro, al primo accenno di piagnisteo o frociag-
gine ti ammazzo! E cerca di darti un contegno!”.
Enzo si riscuote e in un attimo passa dal pianto
alla risata convulsa, felice di essere stato accet-
tato. Si accoda a te saltellando gobbo su quattro
zampe, con gli occhioni sgranati ed enormi. “E u-
n’altra cosa scherzo della natura: il capo sono io,
sono io il padrone. Io comando e tu esegui, ok?”.
E.P. ti saltella intorno, tutto eccitato “Ssssiii, sssiii,
sei tu il padrone! Il padrone è buono, vero mio
tessssoro???”. Rimani stordito dal suo compor-
tamento, per un attimo ti sembra di aver già visto
questa scena, una sensazione di deja-vu tremen-
da. Mio tessoro? Ma con chi starà parlando Tur-
chi? Poi la sensazione passa e ti rimetti in mar-
cia: devi esplorare la nave con quel tremendo ric-
chione alle calcagna.
Vai all’86.
125
“So cosa ti ha fatto Maurizio, so quali umiliazioni
hai dovuto subire, so quale sia la tua sete di ven-
detta. So tutto! Grazie al cazzo, sono Donna Car-
men, mica una scema qualsiasi! Tu vuoi trovare
Maurizio? Bene, io ti aiuterò. Come forse qualcu-
no ti avrà detto, la nave su cui si trovi si chiama
Love Boat, ed è il mio dominio assoluto. In questo
momento, al termine di una crociera di due mesi,
stiamo facendo rotta verso Los Angeles, dove
sbarcheremo. Da lì, se vuoi trovare il tuo amico
barista, dovrai noleggiare un elicottero presso il
narcos argentino Pablo Ramirez detto Ochoar-
madas, ricorda bene questo nome, e farti portare
fino a Las Vegas, in Nevada. Proprio così, dopo
averti bidonato Sauro si è recato nella città del
vizio, del gioco e del peccato, per meglio condurre
le sue attività inique. So che è là ma non so dirti in
quale locale si trovi di preciso, quindi ti toccherà
girare un po’“. E detto questo, Carmen si siede
davanti ad un’elegante specchiera in quella che
parrebbe essere alla fine la sua camera, e co-
mincia a rifarsi il trucco.
Ci siamo, Cucador. Ce l’hai fatta. Hai trionfato an-
che stavolta! Sei riuscito a sopravvivere alle insi-
die e alle mostruosità di Love Boat ed ora solo
poche miglia nautiche ti separano dal tuo appro-
do sicuro in terraferma. Là potrai trovare un
mezzo per raggiungere il Nevada e dare la caccia
a Sauro Settebellezze detto Maurizio, quel mise-
rabile figlio di puttana d’un barista che t’ha rovi-
nato la vita. Se hai il fegato di un vero Maestro
Ramas e la voglia di affrontare nuove ed entusia-
smanti sfide, non perdere la prossima eccitante e
finale avventura di Squilibrio, intitolata: Las Vegas.

FINE

“Eh no! Col cazzo, bello!”. Chi è? Chi parla? Car-


men! Ancora lei? Eh sì... “Ti ho detto poc’anzi che
Love Boat è il mio dominio assoluto. Tu sei venuto
qua a chiedermi le informazioni e io te le ho date,
ma dalle nostre parti niente si fa per niente...”. E a
queste parole, la bionda (tinta) fa scivolare via la
vestaglia nera, restando solo in biancheria di piz-
zo. Deglutendo contempli le bocce (rifatte), le co-
sce (rifatte) e le braccia muscolose della donna...
Cosa vorrà da te? Ehi, ora hai capito! Sesso! Ev-
vai! Evvai? Eh beh sì cazzo, evvai: sarà anche un
cesso degli anni ‘80 integralmente rifatto con
scocca rinforzata e paraurti antistrappo, ma tut-
to sommato quella che hai davanti è una donna!
Ora scoperai! Scoperai! SCOPERAIIIII!!! Oh cazzo...
ti era sfuggito un dettaglio: le mutande in lattice
che indossa Carmen non sono mutande normali...
ma sono decorate con un enorme, nodoso e spa-
ventoso cazzo gigante di gomma! “Hai pensato
che volessi farmi scopare da te?”, ride Carmen,
quasi leggendoti nel pensiero... “Neanche per idea
brutto frocetto. Di norma mi servirei del mio Enzo
Paolo ma ora voglio sperimentare qualcosa di
nuovo. Preparati a subire una nuova PENETRAN-
TE esperienza...”. E detto ciò comincia ad avvici-
narsi famelica. Saranno circa 45 cm. Non hai via
di scampo. Che le danze abbiano inizio!
Vai al 41.

126
Con un salto felino afferri uno dei nani strappan-
dolo dal piedistallo e lo stringi tra le braccia con
l’intento di strozzarlo e farti scudo con il suo cor-
po esanime.
Il piccolo uomo non oppone resistenza, lo stringi
tra le braccia con presa sicura, ma nella foga fai
cadere la mascherina da chirurgo che gli copre il
viso.
Una visione impensabile ti paralizza: ti blocchi e
lasci cadere la tua preda che subito si rialza in
piedi a scappa a ripararsi dietro Chantal.
Lentamente tutti gli altri nani si tolgono la benda
da chirurgo dal volto, uno dopo l’altro, con la sa-
pienza e i gesti misurati di una spogliarellista con-
sumata.
La visione che ti si para davanti agli occhi è ag-
ghiacciante: sono tutti identici a Jimmy! Tutti con i
baffetti, il viso pieno di rughe e quel ghigno sardo-
nico che tanto spesso hai visto sul volto del nano.
Rimani impietrito, incapace di muovere un mu-
scolo, dire una parola, quasi fossi finito in una di-
mensione parallela. Una voce stridula, che cono-
sci molto bene, ti fa tornare in retti sensi.
“Hai scoperto il nostro segreto”. È Jimmy che
parla ora, davanti a te. Il suo accento francese da
gay effemminato è scomparso.
“Ti presento la famiglia La Troia al gran completo:
siamo 24 fratelli, tutti nani e tutti identici”.
Incapace di gestire una notizia così sconvolgente
ti lasci cadere a terra.
Vai al 63.

127
Ti aggrappi alla corda con la fiera sicumera di In-
diana Jones e punti la pistola verso il contrappe-
so. “Porta i miei saluti a Tutankhamon, stronzo!”
reciti serioso imitando la voce (doppiata) di Kurt
Russel. Ormai ti sei calato appieno nel ruolo del-
l’eroe del cinema e vuoi vivertela fino in fondo.
Dopo aver detto quella frase, che lascia di stucco
Robert Fats, spari al tratto di corda che tiene
fermo il famoso contrappeso, aspettandoti di ve-
nire verricellato verso l’alto, verso la tua via di fu-
ga. Invece resti fermo come un cazzone e il con-
trappeso precipita verso di te, e non era un con-
trappeso, bensì un pesantissimo prosciutto che ti
centra in pieno sull’occhio sinistro, facendoti
stramazzare al suolo mugolando per il dolore.
“Bwhuahua sei meglio di Carlo Pistarino!” sghi-
gnazza Gordos assistendo alle tue imprese. Che
pezzo di merda! Gliela farai vedere! Con l’occhio
tumefatto e sanguinante, ti rialzi, prendi la mira e
spari ad un altro contrappeso. Fats non capisce:
“Embè?” ti guarda attonito. Anche stavolta un
prosciuttone precipita, però direttamente in mez-
zo alle sue gambe informi. “AAARRGH!” urla colpi-
to in pieno al suo inimmaginabile apparato ripro-
duttivo, un dolore che non osi neanche stimare.
“Porc... ******* uccideteloooo!” grida Fats mu-
linando le sue manone, ma ora hai capito come
fare. Spari all’ennesimo tratto di corda e stavolta
mentre il prosciutto precipita (cogliendo in pieno
una guardia del panzoide, tra l’altro) finalmente
sei issato verso il cielo a velocità elevatissima.
“Maledetta sia la tua progeeeenie, ti troverò o-
vunque tu andraaaaaiiii” è la maledizione che ti
lancia Fats mentre voli via. Molli la corda e in
quattro salti raggiungi l’apertura che è poi l’inizio
di un piccolo tunnel che ti consente di riemergere
sul ponte della nave. Cerchi di ascoltare come
vanno le cose di sotto. “Cercatelo, dovete pren-
derlo ovunque! Ormai sa troppe cose di
L.I.E.V.I.T.Y., non può restare vivo! Setacciate tutta
la nave! Lo voglio qui! SUBITOOOOO!!!” è l’urlo di-
sperato del tuo nuovo nemico giurato, Robert
Fats!
Sei riuscito a scamparla ma le cose per te si fan-
no difficili. Non è il massimo trovarsi su una nave
in mezzo all’oceano con uno squadrone di neona-
zisti alle calcagna. Continua l’esplorazione nor-
malmente, tranne quando ti si chiede se sei inse-
guito dai nazisti o meno. In quel caso, ogni volta,
dovrai andare al paragrafo indicato dal testo.
Ora allontanati rapidamente andando all’86.
128
Un’improvvisa illuminazione ti colpisce: il numero
di telefono di Catramaro potrebbe nascondere un
codice! Sommi tra loro le cifre e ottieni 128. Af-
feri il ricevitore dell’apparecchio abbandonato lì
sulla console e componi il numero. Non accade
nulla. Del resto non si è mai visto un numero di 3
cifre, a parte quelli di soccorso...
Che idiota sei stato a pensare di aver svelato
chissà quale enigma! Stai per riagganciare quan-
do una voce registrata improvvisamente rompe il
silenzio: “Ha chiamato il numero verde SOS Ca-
tramaro: il costo della chiamata è di 58,50 Euro
al minuto da fisso. Le tariffe variano da mobile a
seconda dell’operatore utilizzato, ma comunque
non superano mai l’economicissimo tetto mas-
simo di 243,66 euro al minuto. Se vuole farsi so-
domizzare via telefono prema 1. Se vuole cono-
scere le date dei prossimi concerti di Catramaro
prema 2. Se vuole parlare con un operatore
prema 3”.
Cosa fai?
Riagganci il telefono e abbandoni questa assurda
stanza? 21.
Ti lasci tentare dalla sodomia telefonica? 70.
Vuoi conoscere le date dei prossimi concerti di
Catramaro? 107.
O decidi di parlare con un operatore? 28.
129
“Ehi pagliaccio, cos’è che dicevi della mia scim-
mietta? Eccoti servitoto! Caterina, vai e fà un suc-
chiotto come piace a te!!”.
La scimmia sembra impazzire: il tuo ordine l’ha
resa euforica, inizia a saltare in preda alla gioia,
poi si lancia contro l’uomo. Un balzo. Neanche il
tempo di scureggiare per la paura, che Caterina
raggiunge l’uomo e si avvinghia tra le sue gambe.
Non si degna neanche si sbottonargli i pantaloni,
ma glieli lacera con il coltello da Rambo. Quanto
non vorresti essere ora nei panni del tedesco...
Una pratica macabra sta avendo inizio: la scim-
mia inizia a succhiare con violenza il cazzo del-
l’uomo, ma dalla sua espressione capisci che la
cosa non deve essere piacevole.
Come un cobra inietta veleno nel corpo delle pro-
prie vittime, così Caterina ha iniettato qualcosa
nel corpo dell’uomo e lo ha paralizzato, e continua
a succhiare, e a succhiare, e a succhiare... L’uo-
mo inizia ad atrofizzarsi, il suo corpo si sta disi-
dratando. Nel giro di pochi minuti il tedesco cade
a terra: è ridotto a poco più che una misera sal-
ma. Caterina invece si lecca soddisfatta: sembra
aver gradito.
Dopo aver ripreso il controllo della situazione, ti
avvicini alla tua complice e la ringrazi. “Se hai an-
cora bisogno di me, non devi fare altro che pre-
mere nuovamente quel pulsante... ho una voglia di
dispensare giustizia che tu neanche immagini... E
poi, non ho ancora sfoderato il mio calcio rotante
alla Chuck Norris...”. Quanto è autocelebrativa sta
scimmietta del cazzo!! Inoltre, non ricordavi che
parlasse così bene: evidentemente ha fatto pro-
gressi da gigante dall’ultima volta che l’hai vista.
La congedi ringraziandola e ti prepari ad esami-
nare la nave.
Sei riuscito a scamparla ma le cose per te si fan-
no difficili. Non è il massimo trovarsi su una nave
in mezzo all’oceano con uno squadrone di neona-
zisti alle calcagna. Continua l’esplorazione nor-
malmente, tranne quando ti si chiede se sei inse-
guito dai nazisti o meno. In quel caso, ogni volta,
dovrai andare al paragrafo indicato dal testo.
Vai all’86.

130
Decidi di rischiare di fare la figura dell’idiota e
continui a parlare in versi con questo tizio. “Oh
Demone dell’Arte, dei tuoi segreti mettimi a par-
te! Giro per questa nave da un botto e ti confes-
so, mi sto cagando sotto! Ho bisogno di informa-
zioni, c’è chi mi vuol incastrare, sai darmi delle in-
dicazioni o almeno dirmi dove posso andare?”.
Osservi il Poeta ghignare soddisfatto di fronte alla
tua performance... “Si, si, non c’è male” - borbotta
- “un po’ grezzo, ma certamente un’anima eletta
in mezzo a questa nave di bifolchi”. Il Demone
dondola la testa squadrandoti, poi si scioglie in
una parodia di un sorriso. “Ho deciso caro colle-
ga, ti aiuterò senza fare una piega! Per guada-
gnarti il mio apporto prezioso dovrai dimostrare il
tuo talento impetuoso! Sottoponi dunque la tua
ricca favella al cimento poetico, la prova più bella!
Non guardarmi così, come fossi un coglione, ri-
spondi alla rima con precisione!”
Ormai non puoi più tirarti indietro devi sottostare
alle richieste del Demone e affrontare il cimento
Poetico. Il folle poeta ti guarda, come stesse sop-
pesando le parole, poi parte:
“Completa questa prima strofa: declamar poesie
è cosa deliziosa, non c’è sulla terra arte più gra-
ziosa, in questo nostro cimento che si vinca o che
si perda, chi prevale è la poesia più appagante
della...”
Completa il versetto con una parola appropriata:
quale parola si adatta meglio per chiudere l’or-
renda quartina?
Urli con tutto i fiato che hai in gola “merda!” 51.
Oppure chiami in causa Franco Lerda, ex centra-
vanti di Torino, Brescia e Cesena??? 32.

131
Il sacerdote, ehm cioè, la sacerdotessa, insom-
ma, quel coso lì, ti guarda a metà tra l’incuriosito
e l’incazzato, come aspettandosi una giustifica-
zione per la tua intromissione. “Ehm, scusi capo,
sono un passeggero della nave, da anni sognavo
di imbattermi in un’intera piscina piena di - lei lo
sa cosa - e così sono stato indirizzato qui da un
cameriere del bar... Devo dire che è una sensa-
zione nuova, interessante”, dici e dopo esser sce-
so a mollo con “l’acqua” fino alla gola accenni ma-
lamente due bracciate di stile libero per giustifi-
carti; purtroppo rischi di annegare malamente e
bevi anche un po’.
“Interessante - parla finalmente il sacerdotes-
so/a - Non mi riferisco ovviamente alla tua scusa
appena biascicata, alla quale non crederebbe
nemmeno quel coglione di Winnie Pooh. Dico in-
vece, è interessante che tu sia arrivato fino a
questo punto di Love Boat, e non mi riferisco solo
a te, stronzo d’un protagonista, ma certamente
ce l’ho anche con te, stronzo d’un lettore! Eviden-
temente oltre ad essere un gayforme di alta
schiatta hai anche qualche dote nascosta, ma
nascosta bene... Mi chiedo cosa dovrei fare di
te...”. E detto ciò, comincia a riflettere, battendo il
piede ritmicamente.
Se hai due proiettili, vai al 46.
Altrimenti, il sacerdotesso si incazza misteriosa-
mente. “Devo farti fuori - ringhia - ecco cosa devo
fare di te, stronzo!”. E detto ciò, tira una leva che
fa aprire una botola sotto i tuoi piedi. Vieni aspira-
to via tra le risate dell’uomo (donna?) e precipiti
in un tunnel a velocità clamorosa. Il condotto
termina in una stanza spoglia della nave. Sputi un
po’ di piscio e cerchi di schiarirti la vista... Riesci a
vedere solo la porta di un ascensore, una sorta di
tavolo e un uomo chino che pare stia cercando
qualcosa. Vai al 7.
132
“Ottima scelta fratello...”, sghignazza l’uomo, quin-
di ti offre la fiala ed inizi a berla.
“Va assunta per via orale, ma ti avverto: il primo
getto di sperma può essere letale... Lo sperma
agricolo ha il 40% di ammino-peptine in più di
quello normale e contiene bioptina, una sostanza
in grado di dilatare anche il cemento armato. Se il
primo getto è troppo forte il tuo cazzo potrebbe
essere attraversato da un fiume di sperma con
pressione pari a 400 atmosfere. Pressioni come
questa disintegrano anche i muri maestri dei
grattacieli, figuriamoci la pelle elastica del tuo
membro... le tue vene scoppierebbero come bolle
di sapone... Avverrebbe il famoso fenomeno della
rarissima “esplosione del cazzo”, che tutti gli
scenziati ammirano per l’aspetto tecnico del fe-
nomeno, ma che tutti gli uomini temono per il
susseguirsi drammatico degli eventi...”.
Lo guardi, paonazzo, mentre l’ultima goccia del
liquido penetra nel tuo esofago.
Rimani immobile... un coglione con una fiala in
mano... “Ma porc... e ora me lo dici? Potevi dirme-
lo ad esplosione avvenuta?”.
Le tue mani iniziano a tremare: la pressione san-
guigna del tuo corpo inizia a concentrarsi tra le
tue gambe, sempre di più, sempre di più... Ora hai
paura: il tuo membro è ormai diventato il punto
più pesante del tuo corpo, un’implosione sarebbe
una tragedia... “Dai, abbi fiducia in te stesso...
questo è un test: superato questo, entrerai nel
florido commercio dello sperma agricolo...”, con-
tinua lui, tipo cantilena.
Ma ormai non lo senti più: le vene del tuo organo
sessuale si stanno dilatando come il buco del culo
di uno struzzo dilatato con pinze idrauliche... lo
senti gonfiarsi oltre il normale, senti un immondo
fluido. Il cuore è arrivato a 270 battiti al minuto, i
tuoi ventricoli non ce la fanno più e stanno svilup-
pando tanto calore da sciogliere 50 metri cubi di
ghiaccio... ormai il tuo cuore sta lavorando solo
per lo sperma, le altre tue funzioni sono ormai
andate a puttane!!
Sono i secondi più terribili della tua vita.
Lancia due dadi: se ottieni un numero compreso
tra 4 e 10 vai al 62. In caso contrario vai al 103.

133
Entri nella sala giochi: c’è un sacco di gente qui. Ti
avvicini ad uno dei tavoli, ed osservi incuriosito un
uomo chinato su se stesso, quasi sicuramente
ubriaco. Sta borbottando qualcosa: ti avvicini e-
stasiato. A quanto pare è impegnato in un mono-
logo di bestemmie abbastanza serio.
Seduto sulla sedia di un altro tavolo, c’è un uomo
che ha ancora le proprie carte da poker in mano:
le osserva, le mischia continuamente. Ma è da so-
lo... “Che coglione...”, pensi tra te e te. Lo osservi
attentamente: chissà da quanto tempo si trova
così... Una colata di mocciolo scende dalle sue
narici, stile stalattite: una piccola pozzetta si è
formata alla base del tavolo.
Poco più a destra, vedi un uomo scalzo intento a
rovistare sotto i tavolini. Tutta bella gente, in-
somma. Quel barbone che chiedeva l’elemosina
in Romania, tossico, colpito da tubercolosi, muto,
zoppo e monco se la passava decisamente me-
glio di questi esseri monocellulari...
Se vuoi avvicinarti all’uomo impegnato nel suo
monologo di bestemmie, vai al 108.
Se vuoi avvicinarti all’uomo con le carte in mano,
vai al 143.
Se vuoi avvicinarti all’uomo scalzo, vai al 7.
Se vuoi reperire informazioni in modo più dignito-
so, ed invece di chiedere a questi mongospastici
preferiresti ingoiare cinque secchi di vermi affo-
gati con merda di bradipo, vai all’86.

134
“ Bongiur mio caro vecchio amicone Jimmy...”.
“Jean-Jacques!” - ti fulmina il nano con un grido
sgraziato e perentorio - “Jean-Jacques sè il mio
nom. Je non so chi es questo Jimmy di cui tu parl,
je m’appel Jean-Jacques!”. “Sì, Jean-Jacques” bal-
betti. È chiaro che il nano si è fottuto quella par-
venza di cervello che gli era rimasta.
O forse cambiare identità gli serve per qualcuno
dei suoi sordidi traffici. In ogni caso decidi di non
contrariarlo.
“Scusami caro Jean-Jacques, ogni tanto faccio
confusione con i nomi, sono un povero coglione...”
ti senti dire. Incredibile, ti stai appecorando di
fronte a questo nano del cazzo! Il tuo orgoglio
freme, ma ti contieni.
“Nessun problem, mon amì, sono cose che pos-
sono accader tra noi homme du monde. Come je
posse aiutar? Una permantente? Un massage?”.
Lo sguardo di Jimmy non ti piace, la tua gaffe de-
ve averlo contrariato. Ha una luce minacciosa
negli occhi e mentre ti parla sbuffa e picchia in-
cessantemente il piede per terra. Inoltre uno
strano tic gli fa sbattere senza sosta l’occhio de-
stro.
Il nano si sta dirigendo di soppiatto verso una ten-
da color porpora, sei certo che ha in mente qual-
cosa.
È il momento di agire.
Sei ancora in tempo per uscire di filato dal nego-
zio e tornare sul ponte (86).
In alternativa puoi cercare di saltare addosso a
uno dei nani parrucchieri e prenderlo in ostaggio
(126).
Oppure affrontare direttamente Jimmy e dargli la
lezione che si merita (104).

135
Nella stanza devono essere rimasti in pochi, li
senti parlare tra loro di cosa può essere succes-
so, mentre alcuni sono andati a chiamare una
delle guardie della nave.
L’odore del sudore è devastante, ti sembra di es-
sere in uno spogliatoio dopo una partita di rugby
e ti viene in mente quella volta che dopo la festa
di carnevale in cui ti eri vestito da squillo eravate
andati a festeggiare con quella gattona con due
tette da sballo al piccolo stadio della città, volevi
farlo sull’erba, conquistarla alla luce dei riflettori e
sentivi che era l’occasione giusta per perdere la
tua ventennale verginità.
E mentre lei ti aspettava sulle gradinate eri scivo-
lato un attimo negli spogliatoi per pisciare e pre-
parare il cobra al suo primo vero assalto quando
avevi scoperto che la locale squadra di rubgy era
rimasta a bere e disperarsi per aver perso il
campionato. Ubriachi, incazzati e sporchi avevano
visto questa bionda disponibile entrare in spoglia-
toio e ti avevano aperto un nuovo traforo del san-
bernardo nel culo.
Più e più volte.
Mentre una lacrima di malinconia ti scende al ri-
pensare a quei bei tempi andati devi decidere se
tener duro li dentro o uscire e confessare tutto.
Resisti all’83, o cedi ed esci al 115?

136
Beh, direi che sto figlio di puttana ha rotto i co-
glioni a sufficienza, non credi caro lettore?
Estrai la spada di Loge Skyrunner, che nel frat-
tempo avevi nascosto sotto il tuo vestito (ok, a-
desso vieni a dirmi che non avevi la spada... però
io ti dico che ce l’hai e che l’ho deciso adesso,
quindi niente smancerie e leggi, prima che cam-
bio idea!!), e con due colpi netti gli recidi le gambe.
Privo del suo sostegno, il cuoco cade a terra.
“Ehi, gambazoppa, come ti senti?”, lo apostrofi,
accompagnando le tue frasi con una sinfonia mi-
sta di rutti e scuregge per deriderlo. “Ah... tiè!!”.
Proooot!! E giù una scureggia. Proooot. Giù un’al-
tra scureggia. “Senti questa eh...”. Prrrrooooooo-
ooooooottttt. “Alla faccia tua, zoppo!”. Il cuoco è
disperato.
Ti volti intorno, ma la spada sembra scomparsa
nel nulla. Ti avvicini al bancone ed afferri il telefo-
nino del cuoco (segnalo nel registro).
Esci dalla cucina soddisfatto, ma sulla soglia ti
imbatti in un essere abominevole che ancora non
avevi visto: alto almeno 2 metri e 30, peloso, bar-
buto, più possente di un bufalo. È lo chef, cazzo!!
Andrè the Giant, famoso campione di Wrestling,
al confronto è un povero smilzo... Ti sbuffa contro:
il suo respiro sembra fatto di particelle incazzose,
la sua espressione è torva. Intorno alla sua figura
si sviluppa uno strano fumo allucinogeno. Fa ve-
ramente paura.
All’improvviso: intuizione geniale... Un essere di
queste proporzioni avrà un pisello sviluppato di
conseguenza: sicuramente sarà un fanatico, pen-
si tra te e te. “Ehi capo, scommetto che ho il pisel-
lo più grosso del tuo”, lo provochi. Hai un preciso
piano in testa. “Avanti, non fare il timido... dai, ini-
zio io a farti vedere il mio”. Ti abbassi i pantaloni e
poggi il tuo membro su un vassoio per farglielo
vedere. “Impressionante...”, risponde lui con un
vocione cavernoso e pesante, tanto basso da
spaccare tutti i bicchieri di cristallo compresi en-
tro cinque metri di raggio. “Ora guarda la pos-
senza...”, continua con il vocione cavernoso.
Si abbassa i pantaloni, afferrando con le due ma-
none un pacco mastodontico. Si avvicina al tavolo
di marmo e, togliendo le mani, ce lo sbatte sopra:
“Ti presento Bufalo”. Un tonfo sordo: la lastra di
marmo si inclina. Rimani sbalordito da tanta ab-
bondanza: due palle rugose e flaccide, grandi cia-
scuna quanto una noce di cocco, un pisello che
sembra una proboscide. Peserà almeno dieci chi-
li. Solo ora ti accorgi che lo chef ha una gobba
non indifferente. E grazie al cazzo... per reggere
quel pisellone sarà costretto a portare un paio di
mutande di cemento!!
Non ci sono dubbi: Bufalo fa veramente impres-
sione.
Se gli chiedi scusa per la tua arroganza, e ti ingi-
nocchi per chiedere pietà, vai al 9.
Se invece gli fai presente che, nonostante le mi-
sure, il tuo è in ogni caso più bello e maneggevole,
vai al 47.

137
“Vada per la topless-DJ!” urli come un esaltato.
“Ottima scelta gallo! Via allo spettacolo!”. Il locale
improvvisamente diventa buio e una musica mar-
tellante, house della peggiore specie, comincia a
trapanarti il cervello. Ti sei posizionato proprio
accanto a una cassa, e il volume altissimo ti rin-
trona. Sei incapace di muoverti e non riesce a
capire nessuna delle parole che ti sta urlacchian-
do Pino, che balla come un indemoniato di fronte
a te e ti dice qualcosa. Ombromanta sale lenta-
mente sul palco e comincia a dimenarsi lanciando
degli urletti sgraziati. Deve avere almeno 65 anni,
è flaccida e grassa, e sul viso ha un quintale di
cerone che si sta sciogliendo sotto il calore dei
faretti. La senti urlare delle frasi che sembrano
prese di peso da una discoteca anni ‘80: la vec-
chia vacca si rivolge a un pubblico immaginario.
La stanza è vuota ci sei solo tu, e la cosa ti lascia
interdetto. La musica viene ulteriormente alzata,
senti i sensi venire meno, fa caldissimo. Ombro-
manta vuole dare l’idea di essere rapita dalla mu-
sica, cerca di muoversi come fosse indemoniata,
ma l’età avanzata le impedisce evoluzioni com-
plesse. Finisce solo per roteare le braccia, il suo
lardo trema come fosse gelatina. Lo spettacolo è
nauseante: improvvisamente la topless-DJ lancia
un urlo più alto degli altri e, con l’ovazione di Ca-
tramaro, si slaccia il reggiseno e te lo lancia. Con
l’indumento in testa, tipo cuffia della nonna, rima-
ni impietrito ad osservare due seni malamente
rifatti, tondi come palle da bowling e pieni di cica-
trici. Ti sembra di osservare due meloni andati a
male. Sarà per la musica, per l’odore nauseabon-
do di sudore che proviene dal reggiseno che ti
pende dalle orecchie o per lo spettacolo orrendo
che ti si para davanti agli occhi, con le tette tre-
molanti e grinzose di Ombromanta che ballonzo-
lano, che finisci per non riuscire a trattenere lo
schifo. Vomiti tutto quello che hai in corpo, con un
paio di copiosi fiotti, quindi svieni. Quando ti risve-
gli ti ritrovi in una stanza buia, vagamente familia-
re, con accanto Enzo Paolo Turchi. L’ultima cosa
che ricordi è che eri uscito il sabato sera con l’in-
tento di rimorchiare... Hai dimenticato tutto quello
che è successo sul Love Boat! Inoltre sei stato
derubato di tutto, devi cancellare dal registro tutti
gli oggetti e i soldi che avevi trovato. Se ti era sta-
to comunicato qualche verso della quartina hai
dimenticato anche quello. Insomma, devi ricomin-
ciare dal paragrafo 1!

138
La donna ti guarda con odio... Mmmhhh, anzi, ora
che ci fai caso non si tratta di una donna, ma in
fondo neanche di un uomo... E allora che è? Boh,
una sorta di via di mezzo, diciamo. Un ibrido, ec-
co. Comunque ora hai tutta la sua attenzione e
riesci a vedere bene i suoi lineamenti, rimanen-
done sconvolto. Hai di fronte una specie di nano
maligno, con una nera barba incolta, espressione
melliflua, aria da zotico epperò assurdi, inspiega-
bili, lunghi capelli biondi riccioluti, che farebbero
impallidire la chioma della Clerici!
“Ah ehm.. - bofonchi - Salve sono il sostituto del-
l’addetto al controllo della temperatura dell’orina,
che è a casa con l’ittero. Ho effettuato le mie mi-
surazioni, e in base al responso dei miei strumen-
ti le dico che sì, Ok! Il piscio è giusto! Adesso per
cortesia se volesse indicarmi l’uscita, sa sono
nuovo del posto e alle 18:00 ho un controllo della
pupù a casa Borghetti..”. Devi ammettere che la
tua sceneggiata è degna di Marlon Brando, sei
sicuro di avere gabbato l’essere deforme! Ma le
sue parole successive fanno vacillare le tue cer-
tezze.
“Miserabile pezzo di merda”, sibila l’asessuato.
“Come osi profanare il tempio di Prodo Baggins,
sacerdote capo della setta di Carmen l’Eletta e
venditore di mobili alla bisogna? È evidente che
oltre ad essere un dannato gay sei anche un e-
straneo e nemico della nostra Confraternita, al-
trimenti avresti saputo che la sostanza su cui stai
sguazzando non è certo piscio, sebbene ne abbia
l’aspetto, l’odore e credimi, anche il sapore, bensì
il Succo Sacro prodotto dalla nostra Signora e
che noi della Congrega siamo soliti bere e spal-
marci sul corpo per trarre immortalità ed eterna
giovinezza MMMMMUUUUOOOOAAAAHHHH!
Non so come tu abbia fatto ad arrivare fino a
questi sacri e nascosti anfratti di Love Boat, certo
è che non camperai abbastanza per svelare a
tutti il segreto!”. Con un ghigno satanico Prodo
Baggins fa per tirare una leva: sei sicuro che ora
si aprirà qualche botola che nascondeva un fos-
sato con i coccodrilli, così azzardi un paternoster
intervallandolo con qualche madonna. Ma atten-
zione, qualcosa va storto: la botola in effetti si a-
pre, ma non sotto i tuoi piedi, bensì sotto quelli
(che calzano sandalacci maleodoranti) dell’uomo-
donna! Prodo Baggins sembra precipitare ma
riesce ad aggrapparsi al ciglio con una mano!
“Ma porc.. putt...” sacramenta da dentro la boto-
la. Fai un gesto di esultanza ma troppo presto:
con uno scatto di addominali l’uomo si tira su fino
all’altezza del petto e sghignazzando rumorosa-
mente aziona una leva vicina alla precedente.
Stavolta la botola è quella giusta e così precipiti in
un cunicolo quasi verticale con un gorgo di piscio
e le demoniache risate del sacerdote che si per-
dono dietro di te. Approdi in una stanza interna
della nave, molto alta e scura, e completamente
spoglia: davanti a te riesci a vedere solo un a-
scensore, chiuso, e là vicino un tale che si aggira
a capo chino, come se stesse cercando qualcosa
caduto sul pavimento.
Vai al 7.

139
Il tuo piano sembra riuscire: quando spari un col-
po in aria ed uno quasi ad altezza uomo le guar-
die si ritraggono, capendo di avere a che fare con
un pazzo pronto a tutto. Rapido ti lanci verso la
porta correndo come un razzo, anche se ti giri un
attimo per correre all’indietro sparando un altro
colpo per tenere lontani quei bastardi. Hai rag-
giunto la porta che spalanchi con un calcio e ri-
chiudi altrettanto violentamente. Fai per girarti e
le sensazioni che avverti sono due e rapidissime.
Luce.
- Stock! -
Buio.
Vai al 19.

140
Non può durare, esci dal tuo nascondiglio roto-
lando a terra, tossendo e sputando, ma almeno
sei ancora vivo. Ti guardi attorno. Tre uomini ti
osservano in cagnesco mentre cerchi di rialzarti
per dare una giustificazione.
Uno di loro si avvicina e ti assesta un cazzotto
che non dimenticherai facilmente.
“Hai ucciso anni di ricerche, bastardo!”.
“Ci sono voluti anni ed anni di esperimenti per
creare di nuovo quel colore di capelli, simbolo u-
nico della vera razza ariana, ed ora, a causa tua,
è tutto andato perduto!”.
“Ma la pagherai per questo, carogna” - si rivolge
agli altri due, che noti avere lo stesso colore di
capelli di quello che ti ha parlato. La lingua è deci-
samente tedesco e dopo poche parole i suoi com-
pagni reagiscono con prontezza, avvicinandosi
minacciosi. Urge una decisione molto rapida!
Se sei pronto a spaccare il culo a questi energu-
meni, affrontali al 113.
Se viceversa non hai esattamente il coraggio di
un leone e preferisci svignartela, corri al 18.
141
“Bah, come succhi tu è una merda. Fai schifo!” -
esclama Tuòrl dopo meno di 30 secondi.
“I pompini vanno fatti con le labbra rigide! Amico
mio maharras, rigide le labbra, rigide!”.
“Il pompino, l’ingoio, addirittura gli spogliarelli, so-
no forme d’arte” - continua l’enigmatico perso-
naggio - “Vorrei precisare, maharras, che io mica
me le trombo, le spogliarelliste!! Vabbeh, una sì,
ok, ma nn c’ entra! Quelle sono artiste, fanno vero
e proprio metateatro, perchè, concorderai con
me, rompono la barriera attrice-pubblico, insom-
ma... coinvolgono il pubblico in maniera attiva!!”.
In maniera attiva ti tirerei una coltellata negli oc-
chi, pensi tra te e te.
Davvero non riesci ad inquadrare Tuòrl, non riesci
a capire se sia davvero così imbecille o se faccia
apposta. Tant’è...
“Ma, anche se hai la faccia da coglione e succhi il
pisello davvero male, mi stai simpatico! Mi ricordi
un certo Ald, amico mio, gran chiavatore, non
passa giorno che non si monti una bella e giovane
figa... Dato che abbiamo gusti sessuali comple-
tamente opposti, spesso discutiamo di tale ar-
gomento, ma devo ammettere che è pur sempre
un brav’uomo!”.
Ma come, pensi, questo Ald si tromba belle e gio-
vani fighe e lui afferma di avere gusti sessuali op-
posti??!!! Bah. Inizi a sentire puzza di bruciato...
“Forza bambine mie, entrate!” - esclama Tuòrl a
gran voce!
Oh cazzo mannaro!!!
Le porte di ingresso si aprono e te vedi... Una!
Due! Cinque! Dieci! Venti! Una ventina di vecchie
ottantenni completamente nude entra nel salone!
Le rachitiche vegliarde si posizionano sulle sdraio
a bordo vasca e, aprendo quel vetusto paio di
gambe piene zeppe di pustole e vene varicose
che si ritrovano, iniziano a sgrillettarsi allegra-
mente la marcescente cioccia!
“Non trovi, maharras, che siano incantevoli? Che
splendore che sono! Rugose, ingiallite dallo scor-
buto, la pelle screpolata, le vene gonfie, l’occhio
vitreo, i piedi deformi pieni di calli! Che corpi, che
poesia, che visione sublime, questa è arte, amico
maharras, questa è A-R-T-E!!!!” .
Oh mio Dio, questo è pazzo! Non hai mai visto nul-
la di così rivoltante!
“Lascia che però, in mezzo a queste splendide
creature, ti presenti la mia incantevole fidanzata!
Ritaaaaaaaaaa, Ritaaaaaaaaaa! Vieni qua daiiiiiii!”
- urla Tuòrl come una cornacchia in calore.
Non vuoi credere ai tuoi occhi! Una botola segre-
ta si apre dal fondo della piscina ed un sarcofago
simile ad una bara emerge dalle acque...
“Caro amico, ti presento Rita, la mia fidanzatina.
Su Rita, presentati al nostro ospite”.
Noooooooooooooo!!! Clamoroso!!!!!!!!!!! Quella
vecchia che giace nel sarcofago è morta stecchi-
ta!!! La pelle è in avanzato stato di decomposizio-
ne, e neanche un filo di vita esala da quel corpo
ormai marcio e putrefatto!!! Vedi vermi lunghi 15
centimetri uscire inesorabili dai bulbi oculari!!!
Nooooooo!!! Incredibile!!! Una gigantesca taranto-
la pelosa ha nidificato nell’utero della vecchia!!!
Una ragnatela enorme costruita tra le grandi
labbra del cadavere ospita l’enorme ragno e una
colonia di larve ancora racchiuse negli ovuli!!!
Allucinato da tale schifo, non riesci a reagire
quando Tuòrl, visibilmente alterato, ti ruzza via
con immane violenza!
“Siiiiiiiiiiiiii Ritaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!! Amore
mio!!!!!!!!!!! Fatti trapanare dal mio giovane caz-
zo!!! Siiiiiiiiiiiiii!!!!!!! Siiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!”.
Il pazzo necrofilo inizia a penetrare la decrepita
vagina della defunta, con una tale foga che persi-
no il pericolosissimo ragno fugge via terrorizzato,
abbandonando la sua prole alla furia inconsulta di
quel pene impazzito!
Stai per vomitare! Cosa fai?
Non vuoi apparire sgarbato, e decidi di unirti al
necrofilo sabba infilando il cazzo in bocca al cada-
vere? Vai al 57.
Fuggi via più in fretta che puoi, passando per l’u-
nico percorso disponibile, ossia sul lato dove quel
gruppo di vecchie nudiste ottantenni sorridenti ti
lanciano occhiate erotiche dalle sdraio sulle quali
sono adagiate? Vai al 44.

142
L’autore ti ritiene la reincarnazione di Saddam
Hussein.
Le forze alleate bombardano Baghdad.
Muori.

143
Ti avvicini allo strano individuo e ti siedi al suo
stesso tavolo. È rivoltante: una densa colata di
mocciolo sta scendendo dal suo naso e si sta in-
crostando sul tavolo. Disgustato, stai per alzarti
quando l’uomo inizia a parlarti: “Non pensare ma-
le... io sono sanissimo: è solo che sono una cavia
umana. Questo è uno degli esperimenti che sto
compiendo per la Minchias University: si tratta di
un batterio preso per via anale. Lo scopo è quello
di generare strutture portanti per edifici costitui-
te da materiale organico”.
Osservi disgustato il mocciolo di questo pazzoide:
si sta cristallizzando davanti ai tuoi occhi, e nel gi-
ro di pochi secondi diventa duro come il cemento.
“Ecco vedi: edilizia moderna... Materiale per la bio-
architettura... Ah, quanto sarà bello il futuro...”. Sei
rimasto senza parole.
L’uomo capisce di aver attirato la tua attenzione,
e continua. “Ora stiamo sperimentando l’iniezione
di una sostanza gelatinosa nelle vie urinarie, in
grado di farti pisciare con l’effetto schiuma, e di
un’altra sostanza da assumere per via orale, in
grado di far cagare merda profumata in piccole
palline ovali, da impacchettare e vendere ai pro-
duttori di rose. Un’altra sperimentazione gustosa
è quella che permette al mio cazzo, durante l’atto
sessuale, di vibrare, mentre lo sperma che ne
esce è composto da un collagene stimolante in
grado di generare nelle donne una serie tremen-
da di orgasmi che le portano al collasso cardiaco
nel giro di pochi minuti. Ultimamente sto speri-
mentando un nuovo stimolatore per i testicoli: si
tratta di un virus che obbliga i testicoli ad emette-
re sperma. Un mio amico ci si è sentito male per
la troppa eccitazione ed è entrato in coma. Pensa
che è stato ricoverato all’ospedale che ancora
continuava ad eiaculare... Hanno dovuto attac-
cargli una sonda aspiratrice per svuotarlo... Pove-
re infermiere, non puoi capire che imbarazzo... E
tu, che ne dici di entrare a far parte della Min-
chias University? Ho pronto un nuovo vaccino per
la produzione a scala mondiale di una nuova so-
stanza: lo sperma agricolo!!! Si tratta di un liquido
che, una volta espulso dal corpo, può essere uti-
lizzato per produrre intere piantagioni di eucalipti
modificati geneticamente, dai quali ottenere una
nuova droga raffinata, 10 volte più potente delle
droghe conosciute. Il liquido è così concentrato
che può essere anche utilizzato come carburante
nei trattori, ma anche come diserbante. Insom-
ma, una vera innovazione. Vuoi provare?”.
L’uomo allunga una fialetta contenente un liquido
rosso.
Se vuoi diventare anche tu un produttore vivente
di sperma agricolo, vai al 132.
Se invece preferisci allontanarti da questo folle e
degenerato esempio di cavia umana, non ti resta
che tornare sul ponte. Vai all’86.

144
“Ora basta brutto stronzo!” - ringhi afferrando
improvvisamente Tuòrl e stringendogli il collo in
una morsa mortale con il tuo fiero braccio. “Vo-
glio andarmene da qui” - continui - “E voglio farlo
senza dover scopare nessuna anziana, senza su-
bire “lezioni” da queste miserabili vegliarde, senza
il tuo fottuto metodo M.A.H.A.R.R.A.S., e soprat-
tutto senza dover prendere cazzi in culo o in boc-
ca!”. Quest’ultima richiesta lascia tutti un po’ e-
sterefatti, ti guardano come se non avessero ca-
pito la battuta, ma ormai hai imparato a non fi-
darti più di nessuno su questa maledetta nave!
Comunque non appena le anziane capiscono che
il loro folle capo è in pericolo, cominciano a muo-
versi come un sol’uomo, anzi, come una sola vec-
chia. Sandra Milo, Iva Zanicchi, Amanda Lear, Ro-
sanna Cancellieri, Katia Ricciarelli e Anna Maria
Barbera fungono da ufficiali, dirigendo le febbrili e
rapide operazioni di quell’esercito di megere che
il Conte aveva con sè. Compaiono improvvisa-
mente lance e spade, costumi d’epoca romana,
medievale e rinascimentale, e la cerchia comincia
a stringersi intorno a te. Sei preso completamen-
te alla sprovvista. Tutte le pensionate ammuffite
sembrano avere un’aria abbastanza incazzata.
“Non fate scherzi, sennò il Conte muore”, gridi
come in un vero film d’azione, sentendoti un po’
Van Damme. “Se il nosctro protettrore e patrone
defungee - ti ringhia però Sconsolata di risposta -
ti soddoporemmo a tordure della peggiorissima
speciue, ti facciuamo crepère di dollore anale...
anele... inzomma, al bucio di culo”. Merda, la si-
tuazione è bloccata. Forse puoi tentare di rag-
giungere l’uscita muovendoti pian piano e sempre
con Tuòrl stretto a te... Accenni qualche passo
ma le megere si stringono ancora più inferocite:
è chiaro che non hanno alcuna intenzione di farti
uscire vivo da lì! Intanto il tuo ostaggio, che non
ha detto una parola, sembra farsi più pesante. Lo
guardi un istante e capisci perché: è svenuto, ha
perso i sensi dopo essere rimasto senza fiato ed
ora lo stai trattenendo a corpo morto! Adesso
cominci ad avere paura. “Mannaia il clerooo!” gri-
da la soprano Ricciarelli, infrangendo certi vetri.
La Zanicchi emette un rumoroso peto e poi e-
sclama: “Ma sei proprio uno stronzo! Adesso ti
facciamo il culo a strisce e poi ti vendiamo a
tranci a OK il prezzo è giusto!”. La schiera si avvi-
cina, tutto pare perduto. Molli il corpo esanime
del necrofilo e fai per estrarre la tua arma (che
non hai). La Cancellieri sta per scagliarti il primo
fendente di spada quando accade l’imprevisto:
Tuòrl comincia a parlare, tossendo mentre ri-
prende fiato.
“Minkia se sono bevuto e fumato - bofonchia bar-
collante - porri e vino... e birra... e rum... e devo
kiavarmi una tipa d trorino... qlla ke faceva i pomi-
ni a me, intendo... minkiia se sdoneo sbruoenxo...
rinkrazia ke sono ubriaco se no tu menavo...
prendevo la spads e ti nemavo!”. Ma che cazzo
dice? Come minchia parla? Gli è andato comple-
tamente in pappa il cervello già fritto per metà?
“Ti” - continua imperterrito, cercando di rialzarsi -
“sei maaras kebir... te l’go dittuo in igiziano... tu
siei marras... sciarmutta... midnache... frociaio di
mentricda... ti vofgio bene peròò... vado ciauo ke
arriuvanp òe le troice... devop scuopare... dopo ci
sentiamo percjè tu amico... sei tronzo ma amico...
dai, vengo fa te a brescia a c asa tua”. E dopo
quest’ultimo delirio Tuorl si schianta sul pavimen-
to semisvenuto, ruttando un istante dopo. “Ve-
ramente non abito a Brescia!”, è la prima cosa
che ti viene da pensare! E cmq tutto quello che
hai capito è... che non hai capito un cazzo! La co-
sa più strana è che ora le indegne amazzoni si
scansano, e ti lasciano libero il passaggio. Sem-
brerà incredibile, ma puoi filartela: sei salvo!
Vola all’86.

145
Il tuo animo checchesco non si smentisce mai,
decidi di infilarti nel ponte coperto ed recarti al
centro benessere. Appena arrivi di fronte all’en-
trata rimani basito... il nome del negozio di ricorda
qualcosa: “Centro Estetico Bel Nano”.
Ma che cazzo di nome è? Chi mai potrebbe voler
chiamare il suo negozio così? La faccenda puzza
peggio di un escremento di maiale... Si sa che non
solo i nani non sono belli, ma fanno parte di una
razza subumana inferiore...
Se, nonostante tutto, decidi di entrare, vai al 50.
Se invece il tuo sesto senso ti suggerisce di stare
lontano da questo posto immondo torna all’86 e
fai un’altra scelta.

146
“Unduettrècazzomenefregaame!”. Un’esultanza
alla Lino Banfi ti travolge quando dagli sguardi ir-
ritati di Fats e Tuòrl comprendi che il Sacro Libro
ha detto che devi vivere, e senza sodomizzazioni
(ovviamente per quelle già subite la direzione de-
clina ogni responsabilità) da parte di alcunchè!
Occhio ai due stronzoni, però! “Sai che c’è?” - dice
Gordos all’altro - “fottiamocene del Sacro Libro e
inculiamocelo in due coi nostri eserciti!”. Tuòrl
annuisce sempre più convinto cominciando a
sghignazzare, e i due cominciano ad avvicinarsi
viscidamente.
Eh no! Col cazzo! Stavolta ti eri preparato. Salti in
avanti afferrando un mitra lasciato incautamente
incustodito da una delle guardie di Fats, impegna-
ta ad insegnare il Mein Kampf alla vecchia che
sta trapanando, e spari ai due energumeni. Cen-
tri Tuòrl in mezzo alle gambe, castrandolo per
sempre e liberando il mondo dalla sua maledetta
attrezzatura di piacere. Fats invece viene colpito
in pancia dalla tua scarica, ma mentre ti aspetti
di vederlo crollare sanguinante, dai fori dei proiet-
tili comincia ad uscire una mistura che parrebbe
di miele e Nutella! Evidentemente L.I.E.V.I.T.Y., di-
ventata creatura senziente, si è impadronita del
suo sistema linfatico ed ora lo possiede! Questo
essere abietto potrebbe dominare il mondo! Ma
non sono tuoi problemi. Tu devi trovare Maurizio
e fargli il culo.
Sparando in aria e un po’ a casaccio ti apri la via
verso la fuga. Nazisti e vecchie si separano dai
loro abominevoli amplessi, scappando a gambe
levate in tutte le direzioni. L’uscita dell’area Vip è
a pochi metri e la imbocchi con aria trionfante,
uscendo da questo posto infernale che ti auguri
di non rivedere mai più. Complimenti!
Segna il mitra nel registro e torna all’86.

147
BOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOONGGGGGGGGG
GGGGGG!!!!!!!!!!!!!!!!

Cazzo è! porca zozzeria impestata maiala lurida!

BOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOONGGGGGGGGG
GGGGGG!!!!!!!!!!!!!!!!

Pronto si salve sono Johnny Minchiazzi, a sua


completa disposiz...

BOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOONGGGGGGGGG
GGGGGG!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma che cazzzzzzooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!

BOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOONGGGGGGGGG
GGGGGGG!!!!!

Si ecco giusto. Bong. Ragioniamo.


Daniel Day Lewis è scomparso. Cazzi suoi, si incu-
li.
Ma io dove sono? Chi sono? Come sono? Quando
sono? Cazzo sono? Bono? Yoko Ono? Insomma
che cazzo mi è successo diavolo maiale!

BOOOOOOOOOOOOOOOONNNNNNNNNNNNGG
GGGGGGGGGG!!!!!!!!

E vaffanculo a sto cazzo di booooooooooooo-


onnnnggg!!! Ma che cazzo! Vaffanculo nave di
merda!
Eggià cazzo, è proprio una fottuta nave! La MIA
nave! Love Boat! E se ne va! Se ne va da…
mmmmhhhhh… un porto?
Si cazzo, un fottutissimo porto del cazzo!!!
Sono in un lago di sangue, in quella che sembre-
rebbe la banchina di un porto! Bene! Ottimo! Ge-
niale! Sono in un molo con delle ferite sanguinanti
al buco del culo… Vediamo… Uhmmmm… Si! Mi sa
che è proprio il mio culo che sta sanguinando…
Vabbè cazzo me ne frega! Con tutte le trapanate
che ho preso in culo nei 300 e passa paragrafi
dal primo episodio di Squilibrio ad ora, non ce ne
fotte una minchia di quel troione di Donna Car-
men e dei suoi arnesi di lattice! Mi fanno una
gran sega di cazzo.
Anzi… Vaffanculo a lei e a tutta la sua progenie! E
pure quel frocio del cazzo di suo marito schiavo
Enzo Paolo! Lui e tutti i gay, Gigi D’Alessio soprat-
tutto, quella merda! Anche quella zozzona della
Tatangelo! Gran puttanella per carità! Qui lo dico
e qui lo nego, non sia mai quant’È vero Iddio me la
chiaverei a cannone, su questo non ci piove! Però
se ne deve andare affanculo pure lei, brutta troia
rifatta, che piglia il cazzo da un quarant…

PUM!!!!!!!!!!!!

Ciao Drugo! Come stai?! È dai tempi del Grande


Lebowsky che non ho piu’ notizie di te! Anche tu
te la svolazzi per il cielo limpido e arieggiato?
Eh si! Caro Cucador! Queste metanfetamine di
ultima generazione sono uno sballo totale! Vuoi
farmi compagnia sul mio tappeto volante? C’è
posto abbastanza per tutte e due! A proposito
dove stai andando?
Certo che ti scrocco un passaggio sul tuo tappe-
to volante, carissimo Drugo! Cosi’ scambiamo
quattro chiacchiere in amicizia, e magari mi passi
uno di questi nuovi acidelli che mi dicevi! Riguardo
a dove vado beh… dovremmo chiederlo a quel
brutto ceffo laggiù! Quello che mi ha appena col-
pito! È grazie a lui se ora sono in orbita con te! Oh
cazzo di Buddha ma quello è….
è….
è….
… e appuntamento al terzo capitolo di Squilibrio,
dal titolo… Las Vegas!