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elezioni comunali 2011

37 punti programmatici, immediatamente attuabili e quasi a


costo zero, per cambiare radicalmente il governo della città

1. Una premessa generale.

Programmi di intenzioni e programmi di scelte.


La credibilità dei programmi elettorali è molto bassa. Se provi a leggerli, in genere trovi che
contengono buoni propositi, buone intenzioni, talvolta anche delle buone idee: insomma quanto
sarebbe utile, opportuno e bello fare. Ma tutto in termini così generici e vaghi che non si capiscono
né le priorità, le scelte di fondo, né soprattutto i mezzi: con quali risorse, quali tempi, quali
procedure. Non sono programmi di scelte, sono programmi di intenzioni, spesso di intenzioni di
spesa. Programmi così valgono poco e servono ancor meno.
Tornano utilissimi, però, in campagna elettorale. Perché un programma di intenzioni ha anzitutto il
grande merito di non scontentare nessuno; mentre le scelte, si sa, di solito dividono. E poi, è ottimo
per dare a ciascun interesse particolare l’impressione di essere stato tenuto in considerazione. Infine
è indispensabile come paravento per mascherare interessi reali non sempre dichiarati.
Chi vuole andare al governo, questa è l’opinione comune, deve seguire quella strada.

Un programma di scelte.
Ma noi non ci battiamo per andare al governo. Non abbiamo interessi particolari da difendere, e non
siamo politici di professione. Noi ci battiamo per realizzare degli obiettivi precisi, molti dei quali
definiti nel corso di oltre otto anni di impegno civile. Per questo il nostro non può che essere un
programma di scelte, al di là degli schieramenti dei partiti. Sono scelte di indirizzo, che
rispondono a una priorità generale: la crescita civile della città.

La vera emergenza è la crescita civile.


Crescita civile per noi vuol dire la fuoriuscita da un costume locale di localismo, particolarismo,
clientelismo, personalismo; un costume che informa di sé la più parte del ceto politico locale, e che
appartiene –non nella stessa misura- a tutti gli schieramenti. Ecco, questa tradizione è il nostro vero
nemico. La fuoriuscita da essa crediamo sia la prima vera emergenza –ancorché non dichiarata-
della nostra città. Senza crescita civile è impossibile costruire alcunché di durevole, per quanto
bravi e onesti, e di qualsiasi colore siano, gli amministratori. La nostra battaglia, prima ancora che
politica, è una battaglia civile e culturale per l’affermazione dei principi di legalità, trasparenza,
partecipazione, responsabilità.
Per la crescita civile i partiti, nel passato, hanno svolto un grande ruolo; ma oggi non più. Oggi il
sistema dei partiti, a tutti i livelli, è in mano a oligarchie che hanno privatizzato la stessa vita
pubblica del paese. Oggi la crescita civile dalla città trova spazio solo all’esterno dei partiti.
Una scelta realistica nei mezzi, ma –nel metodo- radicale.
Per questo noi ci siamo posti al di fuori della logora dicotomia destra-sinistra; non ci riconosciamo
in nessuna di queste classificazioni. Siamo insieme realisti e radicali, perché realismo e radicalità,
nel nostro contesto, possono convivere benissimo.
Radicalità non significa estremismo. Significa per noi anzitutto un radicale cambiamento di
metodo, che spesso coincide, allo stato attuale, con la semplice applicazione della legge. Ciò poggia
su almeno due priorità principali:
- l’applicazione, ovunque sia possibile, degli strumenti di democrazia diretta prevista dalla
normativa, così da togliere spazio all’occupazione della cosa pubblica ad opera dei partiti;
- la definizione di scelte di governo che antepongano, in linea di principio e coerentemente, la
difesa del pubblico interesse a quella degli interessi privati.
Ma la nostra vuole essere anche una scelta realistica nei mezzi. Sappiamo le difficoltà della
finanza locale, e non vogliamo aggiungere la nostra alle molte liste della spesa che si leggeranno in
campagna elettorale. Del resto il compito precipuo della politica, per come noi la intendiamo, non è
quello di amministrare la spesa pubblica, ma di creare la cornice entro la quale la società possa
trovare uno sviluppo razionale.
Quelle che proponiamo sono dunque scelte immediatamente attuabili; e tali che, se attuate, non
peserebbero –o peserebbero pochissimo- sul bilancio comunale.

2. Il programma.

a) Legalità, trasparenza, partecipazione.

È necessario anzitutto applicare per intero lo Statuto Comunale, a cominciare dal Titolo II - Istituti
di Partecipazione. In particolare:
1. Adottare lo strumento del bilancio sociale (Art. 35), per mettere in chiaro ai cittadini
come i loro soldi vengano spesi dal Comune: le priorità, gli obiettivi di intervento, i
livelli di prestazione attesi e realizzati e soprattutto gli effetti prodotti dall’azione
amministrativa.
2. Applicare l’Art. 36, bilancio partecipativo: “Il Comune riconosce ad una assemblea
pubblica, appositamente convocata, la facoltà di indicare la destinazione di una quota del
bilancio di previsione”
3. Redigere la Carta dei diritti dei cittadini. Art. 5, 5° comma: ”I diritti affermati nella
Carta costituiranno gli indirizzi di riferimento per l'attività del Comune ed i rapporti dei
suoi organi di governo e di gestione con i cittadini”.
4. Approvare il Regolamento sugli istituti di partecipazione e di consultazione dei
cittadini (artt. 6, 12, 13, 24, 27) senza il quale restano sulla carta molti degli altri istituti
di partecipazione diretta previsti dal Titolo II. Ricordiamo che la nostra associazione ha
da tempo presentato una propria bozza.
Per un elementare principio di trasparenza è inoltre necessario che il Comune:
5. Istituisca l’anagrafe pubblica degli eletti, in modo che di tutti gli amministratori
comunali, i consiglieri e gli eletti negli enti partecipati sia nota la situazione
patrimoniale, le partecipazioni societarie, le indennità percepite, l’attività svolta nelle
Istituzioni (le presenze, le iniziative assunte, le posizioni espresse).
6. Trasmetta regolarmente su internet –riprese tramite webcam- le sedute del Consiglio
Comunale.
b) Governo del territorio.

La costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina è un’occasione irripetibile per sottrarre il
governo del territorio all’improvvisazione amministrativa e alle pesanti pressioni da parte degli
interessi economici particolari. Occorre:
7. Delimitare il Parco in modo che includa, oltre alla fascia costiera, anche il centro
storico e la campagna vastese. Il Parco Nazionale può essere un’occasione non solo per
accedere ai finanziamenti, ma per riqualificare l’intero tessuto economico e urbanistico.
Purché che ci si creda per davvero.
8. Di conseguenza, abbandonare la folle idea di raddoppio del porto di Punta Penna, in
palese contrasto con l’istituzione del Parco Nazionale, oltre che del tutto superflua per il
il contesto produttivo locale e nazionale.
9. Come ulteriore conseguenza si otterrebbe così rendere di chiudere molti varchi alla
speculazione edilizia (il caso recente di Colle Pizzuto dovrebbe far riflettere).
10. Adottare lo strumento dell’Inchiesta Pubblica: una procedura, regolata dalla legge
regionale (LR 11/99 Art. 11), volta a “fornire una completa informazione” al pubblico
sui progetti di maggiore impatto territoriale e ambientale, “e raccogliere osservazioni,
proposte e controproposte al fine di acquisire tutti gli elementi necessari per una
decisione ponderata sulla realizzazione dell’intervento”. Con questo strumento progetti
quali il PRG (2001) e il PRP (2007) non sarebbero passati, com’è avvenuto, quasi
all’insaputa della città.
11. Istituire il Parco Archeologico di Pennaluce e Punta d’Erce.
12. Ripristinare e restiture alla cittadinanza il Parco Urbano di Casarza.
13. Ripristinare lungo tutta la costa gli accessi al mare.
14. Sollecitare la Soprintendenza per i Beni Architettonici dell’Abruzzo affinché imponga
- com’è previsto dal Codice per i Beni Culturali - ai privati proprietari delle
notevolissime dimore storiche presenti sul territorio comunale (Villa Cipressi, Villa del
Frutteto, Palazzo Della Penna, Convento di Santa Lucia, etc.) la manutenzione delle
stesse, onde non vadano definitivamente in rovina.
15. Istituire il “Sistema dei Beni Culturali Vastesi”, gestito dal Comune, al fine di
consentire la tutela, la divulgazione e la consultazione del patrimonio archeologico,
artistico, demoetnoantroplogico, storico, archivistico e librario pubblico e privato della
città.

c) Salute e Ambiente.

Ai cittadini devono esserere assicurate la trasparenza e l’informazione in materia ambientale, che


oggi mancano quasi del tutto. Occorre:
16. Istituire un Comitato zonale permanente di consultazione e di controllo, composto
dagli enti pubblici (Provincia, Comuni del Vastese, ARTA) e dalle associazioni
interessate, che tenga d’occhio le numerose criticità ambientali della zona (aria, acqua,
elettrosmog, discariche, inceneritori, centrali nucleari, petrolio, etc) e ne riferisca
periodicamente alla città.
17. Chiedere alla Regione la revisione del Piano Regionale per la Tutela della Qualità
dell’Aria, gravemente inadeguato, e l’installazione di due centraline per il controllo in
continuo dell’inquinamento atmosferico.
18. Adottare finalmente il necessario regolamento sulla localizzazione degli impianti di
telefonia mobile e –sopratutto- radiotelevisivi.
19. Adottare finalmente una variante al PRG per la zona circostante la Fox Petroli (un
impianto a Rischio di Incidente Rilevante) che determini –come richiesto dalla legge- le
aree di danno e individui la vulnerabilità ambientale; e informare la popolazione dei
relativo rischio industriale.
20. Imporre alla Puccioni (industria insalubre di I classe), come prevede la legge,
“l’introduzione di metodi di lavorazione o di speciali cautele per evitare che il suo
esercizio arrechi nocumento alla salute dei vicini” (DPR 8/11/01).
21. Chiedere alla Regione l’istituzione del Registro Regionale dei Tumori e del Registro
Regionale delle Patologie Genetiche (Art. 10 L.R. 102/1997).

d) Servizi pubblici locali

Le leggi vanno rispettate, anche quando non conviene ai gestori amici. Il rispetto delle leggi è il
primo passo verso il rispetto dei cittadini e degli utenti. Occorre:
22. Applicare le leggi (a partire dalla 273/95) che impongono ai gestori l’adozione di uno
strumento altrove comunissimo come la Carta dei Servizi, un documento con cui si
garantisce per iscritto agli utenti le prestazioni minime, si indicano le modalità di
verifica delle stesse, si prevedono le procedure di reclamo e di rimborso.
23. Applicare l’Art. 40 dello Statuto comunale, che prevede che il Sindaco indica “entro il
mese di settembre di ogni anno, apposite conferenze dei servizi locali per esaminare
l’andamento della qualità, quantità, efficienza ed efficacia dei servizi, formulando idonee
soluzioni per il miglioramento di essi.”
24. Applicare la legge regionale (Art. 11 L.R. 23/04) che impone agli “enti competenti
all'affidamento dei servizi” di costituire apposite consulte composte, oltre che dal
gestore, dai rappresentanti delle associazioni degli utenti, ambientaliste etc., volte alla
definizione dei contenuti dei contratti di servizio, e al relativo controllo.

e) Centro storico e quartieri.

Non ci chiameremmo “Porta Nuova” se non pensassimo che ai quartieri –a cominciare dal centro
storico- va data un’attenzione particolare. Occorre:
25. Istituire un Ufficio specificamente dedicato ai problemi dei quartieri, che abbia un
referente politico, al quale ufficio i cittadini si possano rivolgere singolarmente o in
forma associata.
26. Indire nei quartieri le assemblee pubbliche per la formazione del bilancio
partecipativo di cui al punto 2.
27. Completare in tutte le parti, secondo quanto richiesto dalla normativa vigente, il Piano
di Recupero del Centro Storico per poterlo adottare ed attuare.
28. Disporre la ristrutturazione e il potenziamento del mercato coperto di P.za Santa
Chiara.
29. Ripristinare l’Ufficio comunale già presente nel quartiere di S. Paolo.

f) Funzionamento della macchina comunale

Con investimenti molto limitati, infine, il Comune potrebbe migliorare di molto l’efficacia della sua
azione amministrativa, e talvolta anche guadagnarci. A questo scopo dovrebbe:
30. Rivedere l’organigramma comunale, conservando pochi dirigenti e istituendo figure
intermedie con responsabilità definite ed indennità legate al risultato.
31. Definire iter procedurali dettagliati per ogni servizio e i relativi responsabili specifici.
32. Invertire l’attuale tendenza all'esternalizzazione e migliorare la gestione delle
professionalità interne (ad esempio, la gestione interna del servizio riscossione tributi -
con conseguente diminuzione degli stessi e migliore assistenza all'utenza).
33. Realizzare su siti propri impianti fotovoltaici di piccola e media taglia (finanziati
dagli incentivi statali con modalità particolarmente favorevoli per gli enti pubblici)
capaci non solo di coprire il fabbisogno energetico del Comune, ma di generare anche
importanti flussi di cassa.
34. Stipulare le opportune convenzioni per l’impiego di volontari in progetti riconosciuti
dal Servizio Civile (se ne potrebbero impiegare fino a 24).
35. Istituire un ufficio specificamente dedicato al reperimento di finanziamenti
nell’ambito della progettualità europea.
36. Potenziare l’Ufficio Ecologia, allo stato attuale gravemente sottodimensionato.
37. Istituire un’isola ecologica per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti ingombranti.

NOTA a margine.
Fin qui il programma che, come si vede, non copre più di 5 pagine. Queste avrebbero potuto essere
molte di più, e molto più dettagliate nell’analisi, se solo avessimo voluto riprendere qualcuno dei
149 comunicati che in quasi nove anni di attività abbiamo prodotti. Non l’abbiamo fatto per non
appesantire la lettura del documento.
Ci permettiamo di rinviare chi volesse saperne di più al nostro sito:
http://www.portanuovavasto.altervista.org/ .