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Saluggia, gara deserta per il deposito scorie.

E il nucleare “made in
Italy” fa già flop

Nel paesino piemontese nessuna azienda si è fatta avanti per costruire il nuovo impianto
di stoccaggio per rifiuti radioattivi. Il progetto è contestato da chi teme che sia il primo
passo per la realizzazione di un sito nazionale

È una saga senza fine quella delle scorie


radioattive, fatta di alcuni passi avanti, ma
soprattutto di molte battute d’arresto.
L’ultimo capitolo si svolge a Saluggia, il
paesino piemontese dove si trova l’80% dei
rifiuti nucleari liquidi italiani e dove sorge
l’Eurex, il vecchio impianto per il
riprocessamento del combustibile ex Enea
(ora in smantellamento). Qui è andata
deserta in questi giorni la gara per la
costruzione del nuovo deposito D2 di
stoccaggio dei residui radioattivi di
categoria 1 e 2.

La Sogin, la Spa statale che si deve occupare del nucleare italiano, ha già pronto un
nuovo bando con annessa relazione tecnica e ha modificato leggermente al rialzo
l’importo del contratto: da circa 13 a 15 milioni e mezzo di euro. Una scelta, fanno
sapere dalla società, dovuta al fatto che «le imprese europee del settore non hanno
ritenuto convenienti le condizioni tecnico-economiche» del precedente bando. Sembra
poco probabile, tuttavia, che i potenziali concorrenti abbiano deciso di mandare a
monte la procedura solo per ottenere un lieve ritocco nel prezzo.

Il futuro edificio, un bestione da parecchie decine di migliaia di metri quadri destinato


proprio ad alcune scorie derivanti dalle lavorazioni Eurex, ancora prima di nascere ha
infatti già un vita difficilissima. Il progetto, approvato in deroga al piano regolatore nel
2005, in virtù di un proclamato stato d’emergenza, è fortemente osteggiato da
associazioni ambientaliste e opposizione ed è tuttora oggetto di una serie di ricorsi.
Tutte noie che potrebbero aver fatto venire qualche dubbio ai potenziali costruttori.

Ma cosa andrà a finire veramente nel deposito? «Rifiuti a bassa pericolosità – assicura
Andrea Fluttero, segretario della Commissione ambiente del Senato – se ben costruito
non penso proprio che creerà problemi». Ma i detrattori del progetto ribattono che la
zona è inadatta a ospitare il deposito di stoccaggio. Il luogo identificato si trova a pochi
metri dalla Dora Baltea, il principale affluente del Po, su un terreno ghiaioso e
permeabile, «caratterizzato da una vulnerabilità della falda acquifera ufficialmente
classificata come “estremamente elevata”, ed a valle del quale, a una distanza di meno
di due chilometri, vi sono i pozzi dell’Acquedotto del Monferrato». Questo almeno è
quanto si legge nel ricorso al presidente della Repubblica presentato ad aprile da una
cittadina del comune del vercellese e appoggiato da associazioni ambientaliste e Pd
locale. Molti i punti contestati: la presunta inidoneità del luogo, appunto, ma anche le
procedure di concessione delle autorizzazioni.
«Non c’è nessuna ragione per costruire il deposito qui – spiega Gian Piero Godio,
responsabile Energia di Legambiente Piemonte – si tratta tra l’altro di un’area
depressa rispetto al livello del fiume». Diversa è la questione del Cemex, l’impianto di
cementificazione delle vecchie scorie liquide che dovrebbe essere costruito poco
lontano. Un progetto che, pur non essendo ancora partito, teoricamente dovrebbe
permettere di solidificare i residui, in modo che poi siano trasferiti altrove. «Questo
impianto serve eccome – conclude Godio – e speriamo che sia costruito velocemente».

Secondo Paola Olivero, capogruppo PD del consiglio comunale di Saluggia, «il


rischio è che il D2 diventi il surrogato del famoso sito nazionale di stoccaggio di cui si
parla da anni. Altrimenti perché la priorità, che prima era la costruzione del Cemex,
ora sembra essere diventata quella dell’impianto di stoccaggio?». Ma per Fluttero la
possibilità che il D2 diventi un deposito a tempo indeterminato «dipende dal successo
o meno del ritorno del nucleare in Italia. A quel punto da qualche parte dovremo
realizzare un sito nazionale, il che è una cosa assolutamente normale».

Resteremo a vedere. Per ora, il problema dei rifiuti prodotti dalle vecchie centrali
procede a rilento: una bella grana per l’Italia soprattutto se, di centrali, vogliamo
cominciare a costruirne di nuove.