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L’ORCHESTRA

Il termine orchestra deriva dal greco antico ed è usato per indicare il luogo riservato al coro, agli
strumentisti e ai danzatori durante le rappresentazioni teatrali, situato tra la scena e le gradinate per il
pubblico. Con la nascita dell’opera lirica il termine torna in uso per indicare la zona tra il
palcoscenico e la platea riservata ai suonatori, e ulteriormente per designare l’insieme dei musicisti.
Seguendo una linea cronologica possiamo classificare l’evoluzione dell’orchestra in questo modo:
-Orchestra barocca: si sviluppa a cavallo tra il XVII e XVIII secolo. L’organico è composto in
maggior parte da strumenti ad arco, con l’inclusione di alcuni strumenti a fiato (flauto, fagotto, oboe,
ecc) per rinforzare il suono, e da strumenti armonici di accompagnamento (clavicembalo, organo,
liuto, ecc.).
-Orchestra classica: a partire dalla metà del 18º secolo l’organico orchestrale si ingrandisce. Insieme
al gruppo fisso degli archi, che aumentano di numero, si inseriscono stabilmente coppie di strumenti
a fiato: in un primo momento due oboi e due corni, poi due flauti, due clarinetti, due fagotti e, infine,
due trombe. Tra le percussioni si affermano i timpani.
-Orchestra romantica: risale agli inizi del XIX secolo. Gradualmente, dopo il 1830, l’orchestra
continua a crescere numericamente. Aumenta il numero degli strumenti a fiato e si introducono
anche altri strumenti della famiglia dei legni (l’ottavino, il corno inglese, il controfagotto, ecc.) e
degli ottoni (tromboni, tube, ecc.) Ugualmente si aggiungono molti strumenti a percussione: a suono
indeterminato (piatti, triangolo, grancassa, tamburo, gong, ecc.) e a suono determinato (xilofono,
ecc.) Entra a far parte dell’orchestra anche l’arpa.
-Orchestra tardoromantica: la tendenza all’ampliamento dell’orchestra prosegue fino all’inizio del
novecento in base alla ricerca di nuovi timbri ed efetti sonori. L’organico orchestrale si incrementa
notevolmente nella sezione delle percussioni (celesta, campane tubolari, nacchere, ecc.) e dei fiati
(sassofono, tuba wagneriana, ecc.), accogliendo anche il pianoforte e l’organo.
Oggi il tipo e il numero degli strumenti che compongono l’orchestra cambiano a seconda delle
esigenze musicali e danno luogo a diverse denominazioni: orchestra sinfonica, che accoglie tutti gli
strumenti delle diverse famiglie e che può essere formata da oltre cento elementi, orchestra da
camera, che prevede un numero limitato di musicisti, orchestra di fiati, d’archi, di ottoni, ecc.
L’orchestra può essere anche qualificata a seconda del tipo di repertorio che esegue (orchestra
d’opera, che suona nella buca o fossa d’orchestra, orchestra jazz, radiofonica, da ballo, ecc).
L’orchestra sinfonica
L’organico è variabile a seconda del programma musicale e nel caso di una grande orchestra
sinfonica normalmente è composto da:
-Archi: 16 violini primi, 14 violini secondi, 12 viole, 10 violoncelli e 8 contrabbassi.
-Legni: 1 ottavino, 3 flauti traversi, 3 oboi, 1 corno inglese, 3 clarinetti, 1 clarinetto basso, 3 fagotti,
1 controfagotto.
-Ottoni: 6 corni, 4 trombe, 3 tromboni, 1 trombone basso, 1 tuba.
-Percussioni: 4 timpani, grancassa, tamburo rullante, piatti, triangolo, gong, xilofono, celesta,
campane, ecc.
–Altri strumenti: arpa, organo, pianoforte, sassofono, ecc.

GLI ARCHI
Sebbene le dimensioni sono diverse, questi strumenti hanno caratteristiche comuni:
-le “effe” (i fori posti sulla cassa armonica dai quali viene fuori il suono);
-le quattro corde in budello o in materiale sintetico;
-l’arco o archetto, costituito da una bacchetta di legno e un fascio di crini di cavallo.
La produzione del suono nella famiglia degli archi si basa sullo stesso principio: con la mano destra il
musicista fa scorrere l’archetto sulle corde facendole vibrare e con la mano sinistra preme le corde sulla
tastiera dello strumento allungando o accorciando il segmento di corda vibrante. Questa è l’applicazione del
concetto di Pitagora: minore è la lunghezza della corda vibrante, più alto è il suono, e viceversa. Lo
scorrimento dell’archetto sulle corde dello strumento non è l’unica tecnica usata per suonare uno strumento ad
arco, di fatto molti compositori amano inserire in alcune parti delle composizioni il pizzicato. Questa
particolare tecnica consiste nel pizzicare le corde con le dita invece di farle vibrare con il movimento
dell’archetto.
Il violino: in orchestra i violini si dividono tra primi e secondi. Non ci sono differenze di forma o di suono tra
gli uni e gli altri, ma si distinguono perché eseguono parti differenti. È lo strumento ad arco più piccolo
dell’orchestra ed è quello che può suonare le note più acute. In passato le quattro corde (sol, se, la, mi) erano
interamente costruite in budello, oggi si usano prevalentemente materiali come la seta, l’acciaio, il nylon ed il
carbonio.
La viola: è leggermente più grande del violino ed ha una struttura similare. Si distingue da quest’ultimo per
l’estensione dei suoni (le corde sono accordate in la, re, sol, do) e per il timbro più scuro e più profondo.
Il violoncello è di dimensioni più grandi del violino e della viola. Si suona in posizione seduta con lo
strumento in mezzo alle gambe e appoggiato su un supporto detto puntale situato nella parte inferiore della
cassa. Le quattro corde sono intonate come quelle della viola, ma un’ottava sotto.
Il contrabbasso: è il più grande della famiglia degli archi e ha un contorno diverso. Le spalle sono oblique e
non diritte e la parte posteriore della cassa è piana e non curva. Il contrabbasso attuale è alto circa 180 cm (la
cassa del violino misura appena 35 cm). Le corde sono quattro (a volte anche cinque) accordate in Sol, Re, La,
Mi (nel caso della quinta corda questa è accordata in Do). Lo strumento può impiegare due tipi di archetti:
quello francese (il musicista impugna nella mano l’archetto) e quello tedesco (il musicista tiene l’archetto
appoggiato nel palmo della mano rivolta verso l’alto).

STRUMENTI A FIATO
Negli strumenti a fiato la produzione del suono è generata dalla vibrazione dell’aria all’interno di un tubo
immessa dal suonatore, che insuffla il fiato nello strumento attraverso un’imboccatura. L’altezza del suono
prodotto dipende dalla lunghezza della colonna d’aria vibrante; più corto è il tubo, più alto è il suono prodotto,
e viceversa (un’altra applicazione della legge di Pitagora). Fori, chiavi e pistoni dei vari strumenti permettono
di allungare o accorciare la colonna d’aria vibrannte, variando di conseguenza l’altezza dei suoni. La
variazione di pressione del fiato dell’esecutore può anche modificare l’altezza del suono.
Vari sono i materiali con i quali sono realizzati gli strumenti, per questo distinguiamo tra legni e ottoni.
LEGNI
L’insufflazione può avere luogo su imboccature diverse. Il suono si può ottenere soffiando direttamente nel
tubo sonoro attraverso un foro laterale chiamato bocca: sono strumenti di questo tipo il flauto traverso e
l’ottavino. Hanno invece l’imboccatura a becco, con la caratteristica fessura diagonale, il flauto dolce e in
genere gli strumenti d’origine popolare. In alcuni legni la vibrazione viene trasmessa alla colonna d’aria per
mezzo di un’ancia, una sottile lamina di canna posta nell’imboccatura dello strumento che entra in movimento
al passare dell’aria. Hanno un’ancia semplice il clarinetto e il sassofono. Nell’ancia doppia le lamelle di canna
sono due, inserite in un tubicino: si aprono e si chiudono al passaggio del fiato. Strumenti ad ancia doppia
sono l’oboe, il corno inglese e il fagotto.
I legni possono classificarsi in base a questi diversi meccanismi di immissione del fiato:
A imboccatura diretta (a foro d’insufflazione):
Il flauto traverso è uno strumento antichissimo. Originariamente in legno (per tale ragione è inserito
nei legni), oggi viene costruito anche in argento o in altri metalli. Il modello usato attualmente ha la sua
origine alla metà dell’Ottocento dovuto al musicista Theobald Boehm, inventore del complesso sistema di
chiavi ad anello che permette al flautista di chiudere allo stesso tempo fori distanti tra loro. Di forma
cilindrica, lunga circa 70 cm, il flauto moderno è composto da tre parti principali: la testata (dove si trova il
foro d’insufflazione o bocca), il corpo centrale e il trombino o piede. Per la sua grande agilità è spesso usato
come strumento solista.
L’ottavino , o più comunemente detto “piccolo”, è lungo circa la metà del flauto traverso ed emette
un suono acuto e brillante (un’ottava più alto del flauto traverso). Questo strumento può essere suonato da tutti
i flautisti in quanto ha lo stesso meccanismo di chiavi per la chiusura dei fori. È lo strumento più acuto
dell’orchestra e viene utilizzato per sottolineare i momenti di maggiore tensione espressiva.
A becco:
Il flauto diritto o dolce ha avuto una grande importanza nel periodo rinascimentale, usato insieme o
in alternativa alle voci, e nel periodo Barocco. Dal Settecento fu soppiantato dal flauto traverso, che mostrò
maggiori possibilità tecniche e timbriche. Nel flauto dolce il fiato dell’esecutore passa attraverso una fessura e
si infrange in prossimità di una finestrella, provocando la vibrazione della colonna d’aria. A differenza del
flauto traverso, il tubo sonoro è aperto nella parte terminale ed è provvisto di sette fori anteriori e uno
posteriore (portavoce), che agevola il passaggio all’ottava superiore. Non esistono chiavi (eccetto nel caso del
flauto dolce basso) e la velocità dell’esecuzione dipende dall’abilità dello strumentista nel muovere le dita e
articolare i suoni con il fiato e con la lingua.
Ad ancia doppia:
L’oboe, di forma leggermente conica e scampanata all’estremità inferiore è generalmente fatto di
ebano. Diffuso dai musicisti francesi della corte del Re Sole e successivamente perfezionato, l’oboe moderno
è dotato di un sistema di chiavi a piattelli in metallo derivato dalla meccanica Boehm per il flauto. Gli oboi
della scuola francese, i più uttilizzati ai nostri giorni, possiedono una cameratura piuttosto stretta e un suono
assai penetrante.
Il corno inglese è uno strumento che risale al XVIII secolo e come l’oboe è ad ancia doppia, la quale
si inserisce in un tubicino di metallo angolato chiamato “esse”. Rispetto all’oboe è 9 cm più lungo e il suono
che emette è più grave. La parte terminale del tubo ha una forma ovoidale, invece di a campana come
nell’oboe. Il nome dello strumento può derivare da un errore di pronuncia del termine francese “anglé”
(angolato), confuso con “anglais” (inglese).
Il fagotto è uno strumento a doppia ancia e tubo lievemente conico. Come per il corno inglese, l’ancia
è inserita in una struttura di metallo chiamata “esse”. È lungo circa 2,5 m, ma essendo piegato su se stesso a
forma di “U” risulta lungo circa 1,5 m. Il fagotto ha normalmente otto fori per la diteggiatura controllati da
chiavi. È stato introdotto in orchestra verso la fine del Seicento, soprattutto in funzione di sostegno alla
sezione grave degli archi.
Il controfagotto è uno strumento a forma conica e a doppia ancia, identico al fagotto ma con la
colonna d’aria lunga il doppio, ed è ripiegato su se stesso due volte. Il controfagotto è intonato un'ottava più
giù del fagotto e, in contrapposizione all’ottavino, produce un suono molto profondo (tra i legni è lo strumento
dall’estensione più grave). Il suo compito, generalmente, e di rinforzare i suoni bassi in orchestra.
Ad ancia semplice:
Il clarinetto si presenta come un tubo lungo circa 66 cm che termina con una sezione detta campana. Ha
ventiquattro fori, in parte liberi e in parte dotati di chiavi, che consentono di variare la lunghezza della colonna
d’aria. Il clarinetto può produrre sonorità molto espressive ed è lo strumento principale delle bande. Il
clarinetto basso, detto anche clarone, ha una parte centrale di legno, ma l’imboccatura (collo) e la campana, a
forma di una grossa pipa, sono di metallo. Per le maggiori dimensioni, la sua estensione si muove molto più
verso il grave rispetto a quella del clarinetto.
Il sassofono, in genere detto “sax”, è uno strumento dotato di ancia semplice (come il clarinetto). Inventato
da Adolph Sax nel 1840, non viene sempre utilizzato nelle formazioni orchestrali ed è invece molto
apprezzato e conosciuto come strumento della musica jazz. È inserito nella famiglia dei legni nonostante sia di
metallo, dato che ha eredato la struttura di altri legni, come il clarinetto, ma non il materiale. Esistono vari tipi
di sassofono ma i più usati sono il soprano, il contralto, il tenore e il baritono. Hanno dimensioni diverse e
generalmente sono a forma di grossa pipa; si differenza il sassofono soprano, che è diritto come il clarinetto

GLI OTTONI
Negli ottoni l’aria viene immessa attraverso il bocchino, un piccolo imbuto all’estremità superiore del tubo
sonoro. Le dimensioni del bocchino variano da uno strumento all’altro. La produzione del suono nella
famiglia degli ottoni è regolata dalle labbra dell’esecutore che fanno le veci di doppia ancia quando fanno
pressione contro il bocchino. Più il musicista mantiene strette le labbra, più il suono è acuto; viceversa il
suono è più grave a labbra larghe.
La tromba moderna è nata nel 1820. Le parti che la costituiscono sono: un tubo cilindrico lungo
circa 122 cm che si apre a campana, il bocchino a forma di minuscola tazza e i pistoni (che consentono allo
strumento di eseguire l’intera scala cromatica). Esistono vari tipi di tromba che si distinguono dall’estensione
dei suoni effettuabili. Può essere considerata il soprano tra gli strumenti a ottone. È uno strumento di antica
tradizione militare, che occupa un posto di rilievo anche nella grande orchestra. Sono famosissimi gli squilli di
tromba nella marcia trionfale dell’Aida di Giuseppe Verdi.
Il corno. I corni antichi erano strumenti molto semplici, probabilmente ottenuti dalle corna delle
mucche. L’evoluzione dello strumento si deve ad Anton Joseph Hampel, verso la metà del 1700. La mano
destra si usa per sorreggere lo strumento ma può, cambiando di posizione, correggere anche l’intonazione. Il
corno moderno è inoltre dotato di tre valvole che ruotano attraverso un meccanismo di leve, azionate dal
musicista con le dita della mano sinistra, permettendo così l’emissione di note di diversa altezza.
Il trombone è formato da un tubo cilindrico ripiegato a “U” chiamato coulisse, che si allunga e si
accorcia gradualmente permettendo di variare l’altezza dei suoni. Claudio Monteverdi inserì in organico
cinque tromboni di registri differenti per l’opera Orfeo (1607). Lo strumento ha dovuto aspettare il XVIII
secolo per essere considerato membro effettivo dell’organico orchestrale.
La tuba è lo strumento tra gli ottoni con la voce più grave. La tuba è formata da un tubo conico con il
bocchino a forma di tazza, come quello della tromba e del trombone. È lo strumento tra gli ottoni con la voce
più grave. Ha quattro o cinque pistoni che permettono di produrre una completa scala cromatica. La prima
apparizione della tuba in orchestra è datata nel 1836.

GLI STRUMENTI A PERCUSSIONE


La famiglia delle percussioni comprende strumenti musicali che producono il suono dalle vibrazioni
di una membrana o per vibrazione propria dello strumento stesso. La distinzione più significativa tra questi
strumenti è data dalla capacità di produrre suoni determinati, esprimibili con la notazione musicale, o suoni
indeterminati, in altre parole suoni non definibili delle quali si può indicare solo il ritmo. Tra questa
numerosissima categoria, gli strumenti di uso più noto è comune sono:
A suono determinato:
I timpani. Discendono da strumenti arabi di forma ovale o emisferica normalmente usati a coppie.
Nell’epoca di Johann Sebastian Bach e di Georg Friedrich Händel erano semplici tamburi militari ad
intonazione fissa spesso usati come supporto alle trombe. I primi timpani accordati a pedale risalgono alla
seconda metà dell’Ottocento. Un noto effetto che si può ottenere sui timpani è il rullo o tremolo, che consiste
in una velocissima ripetizione della stessa nota.
La celesta. La forma esteriore della celesta ricorda quella di un piccolo pianoforte verticale, ma al
posto delle corde ha delle lamine d’acciaio che sono percosse da martelletti azionati attraverso i tasti.
Costruita per la prima volta nel 1886 da Victor Mustel, le lamine appoggiano su tubi di risonanza a sezione
quadrata e la loro vibrazione produce un suono “celestiale”, per il quale si denomina celesta.
A suono indeterminato:
La grancassa è un grande tamburo che produce un suono basso di altezza indefinita e si ottiene
colpendo la membrana con una mazza ricoperta all’estremità da un soffice feltro.
Il tamburo rullante ha due membrane rigidamente tese sulle due facce di una cassa metallica. Sulla
faccia inferiore ci sono anche fibre di metallo che, vibrando, danno allo strumento un caratteristico suono
brillante. L’esecutore colpisce la membrana superiore con due bacchette di legno duro.
Il tamburello è un piccolo tamburo con una sola faccia e con piccoli dischi metallici (sonagli) inseriti
intorno alla struttura. L’esecutore può percuoterlo con una mano o scuoterlo.
I piatti sono due dischi circolari di ottone leggermente concavi. Il suono è normalmente prodotto
dalla percussione di un piatto sull’altro.
Il triangolo è costituito da una barretta cilindrica di acciaio di forma triangolare che si colpisce con
una piccola bacchetta di metallo.
STRUMENTI SUPPLEMENTARI
Il pianoforte è uno strumento a corde percosse attraverso martelletti azionati da una tastiera. La
tastiera è normalmente composta da 88 tasti (52 di colore bianco e 36 di colore nero). I tasti bianchi
rappresentano le note naturali (do, re, mi, fa , sol, la, si) mentre i tasti neri determinano le alterazioni (bemolli
e diesis). Il musicista, attraverso i tasti, aziona i martelletti che colpiscono due o tre corde tra loro avvicinate e
intonate alla stessa altezza, le quali vibrando producono il suono. La prima meccanica fu realizzata da
Bartolomeo Cristofori nel 1709. L’origine della parola pianoforte è italiana ed è riferita alla possibilità che lo
strumento offre di suonare note a volumi diversi in base al tocco, effetto non ottenibile negli strumenti
precedenti quali il clavicembalo.
L’arpa è uno strumento a corde pizzicate. Non è sempre presente nell’organico orchestrale. Il numero
di arpe in orchestra varia da una (nella maggior parte delle composizioni dove è presente) a sei (raramente
nelle orchestre imponenti delle composizioni di Richard Wagner). La prima apparizione in orchestra fu nel
1607 nell’opera Orfeo di Claudio Monteverdi.