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Unità 1. LE CARATTERISTICHE DEI SUONI


1. L’INTENSITÀ DEL SUONO
In generale, l’intensità dipende dalla forza con la quale il suono viene prodotto. Anche il
numero degli strumenti che producono il suono può determinare l’intensità: una melodia
cantata piano da una voce ha un’intensità sonora inferiore rispetto alla stessa melodia
cantata da venti voci. Per questo l’intensità viene anche definita volume del suono.
L’intensità del suono e le sue variazioni (dinamica) permettono ai musicisti di trasmettere
significati particolari agli ascoltatori, e conferiscono alla musica una grande gamma di
sfumature. I segni di dinamica non sono precisi, per questo chi suona è libero
d’interpretare una composizione cercando di dare coerenza a ogni esecuzione, che sarà
ogni volta diversa dalle altre: l’irrepetibilità dell’esecuzione dal vivo fa la differenza
sostanziale rispetto alle registrazioni che si ripetono sempre identiche a se stesse.

I Segni di dinamica
In musica, la dinamica prevede vari livelli d’intensità sonora che vengono rappresentati
da simboli particolari, detti segni di dinamica o coloriti musicali. Sono costituite da
lettere in corsivo che il compositore pone generalmente sotto il pentagramma per indicare
l’intensità dell’esecuzione (fa l’eccezione la scrittura per i cantanti: i segni dinamici
vengono posti sopra il pentagramma per non confonderli con il testo cantato).
Inizialmente (fino al ‘600) era indicato soltanto il piano (p) e il forte (f ), lasciando
all’esecutore una più minuziosa scelta delle dinamiche. Questi segni si sono arricchiti nel
corso dei secoli fino a raggiungere intorno all’800 questi segni comuni:
Livello di Il più pianissimo piano mezzopiano mezzoforte forte fortissimo il più sforzato o
intensità piano forte sforzando
sonora possibile possibile

Simbolo ppp pp P mp mf f ff fff sf

Crescendo e diminuendo
Ci sono situazioni nelle quali il suono passa gradualmente dal piano al forte o viceversa.
Il passaggio graduale da suoni di minore intensità a suoni di maggiore intensità viene
detto crescendo, mentre il termine diminuendo indica la riduzione graduale dell’intensità,
per esempio dal forte al piano o dal piano al pianissimo.
I corrispondenti simboli per rappresentare crescendo e diminuendo sulle partiture
musicali sono i seguenti:
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• in lunghi episodi vengono preferibilmente usate le abbreviazioni cresc./dim., seguite da


una linea tratteggiata (---------------------------);
• nei brevi frammenti vengono usate le forcelle di dinamica, di più immediata
comprensione visiva: due linee divergenti (<) da un punto comune nel crescendo e

convergenti (>) in un punto comune nel diminuendo.

Crescendo Diminuendo

cresc. oppure < dim. oppure >

L’effetto d’eco
Un caso particolare di contrapposizione dinamica è quello nel quale una frase musicale
eseguita forte si ripete subito piano: in questo caso si parla di effetto d’eco. A volte
un’intera frase viene ripetuta in eco, altre volte solo la sua parte conclusiva, risultando un
contrasto sonoro che dà varietà a frammenti musicali identici (i compositori del periodo
barocco sono i più abili utilizzatori di questa tecnica musicale).

2. LA DURATA DEL SUONO


Nel linguaggio musicale il suono può essere definito in base alla sua durata nel tempo. La
successione di suoni e silenzi lunghi o corti, con durata prestabilita dal compositore, si
traduce in messaggi di contenuto emotivo per chi ascolta. Per esempio, una sequenza di
suoni lunghi può determinare un effetto globale di lentezza, mentre dall’uso di suoni brevi
può risultare una sensazione veloce. Tale effetto risulta più evidente se modifichiamo la
velocità delle pulsazioni, che determina, oltre alla durata dei suoni (la presenza di suoni
più o meno lunghi nella composizione), l’andamento di un brano musicale.

L’indicazione del tempo


Le indicazioni di andamento o movimento si trovano all’inizio di un pezzo (o di una sua
sezione) e indicano la velocità con la quale deve essere suonato. Allo stesso modo che i
termini più diffusi per indicare la dinamica (piano, forte, ecc.), parole d’origine italiana
sono anche usate comunemente per fare riferimento all’andamento di un brano musicale.
Andamenti veloci sono segnati da indicazioni tipo: presto, vivace o allegro; andamenti
non troppo veloci sono indicati con moderato o andante; mentre decisamente più lente
sono le composizioni precedute da termini come adagio, largo, lento o grave. Oltre a
questi indicazioni agogiche di base, ulteriori precisazioni per gli esecutori vengono
determinati:
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-da suffissi diminutivi. Esempi: allegretto (meno veloce di allegro), andantino (da
eseguire più lentamente dell’andante), ecc.;
-da suffissi accrescitivi. Esempi: prestissimo (più veloce del presto), lentissimo, ecc.
-dall’aggiunta di altre parole come con moto o mosso (più animato del normale), ma non
troppo (didascalia che prescribe non esagerare la velocità), molto, assai, moderato, ecc.
Esempi: allegro ma non troppo (meno veloce di allegro), andante moderato
(leggermente più lento di andante).
In genere le indicazioni di andamento non solo si riferiscono al grado di celerità, ma
alludono all’espressione del brano e alle sensazioni che può suscitare nell’ascoltatore.
Questo è più evidente in didascalie che specificano il carattere e lo spirito delle
composizioni: scherzando, grazioso, con brio, maestoso, dolce, con amore, con fuoco,
cantabile, ecc.

Il metronomo
Lo strumento usato in musica per misurare la velocità delle pulsazioni è il metronomo.
Inventato nel 1816 da Johan Mälzel, il metronomo scandisce un numero variabile di
pulsazioni al minuto. All’inizio della partitura, insieme all’indicazione di andamento, si
trova spesso l’indicazione del metronomo, che viene fatta corrispondere a un certo valore
musicale: ad esempio, l’indicazione =60 significa che ogni pulsazione deve
coincidere con la nota da un quarto (semiminima) e la velocità delle pulsazioni deve
essere di 60 al minuto (in questo caso abbiamo pertanto un battito al secondo →60 bpm).
Il numero di pulsazioni al minuto che il metronomo può produrre va da 40 a 208. Il
metronomo può essere meccanico e funziona come un pendolo, ma oggi più
frequentemente il metronomo è digitale, ed emette pulsazioni sonore o visive.

Cambiamenti di tempo
Se la variazione della velocità delle pulsazioni è graduale nel corso di una stessa
composizione, allora possiamo ottenere due effetti contrapposti: l’accelerando o il
rallentando. Otteniamo un effetto di accelerando se le pulsazioni si avvicinano
progessivamente l’una all’altra. In musica l’accelerando viene indicato con
l’abbreviazione acc. oppure accel. all’inizio della parte che si vuole accelerare.
Al contrario otteniamo un rallentando o ritardando se le pulsazioni si allontanano a poco
a poco l’una dell’altra producendo un effetto rallentato nell’andamento della musica. In
musica il rallentando o ritardando viene indicato con l’abbreviazione rall. o rit. posta
all’inizio della parte che si vuole rallentare. Il rallentando è eseguito molto
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frequentemente quando si sta concludendo una composizione. Quando si vuole annullare


l’effetto di un rallentando o di un accelerando il compositore scrive sulla partitura a
tempo oppure tempo I (tempo primo).
In musica esiste anche un altro modo di creare rallentando e accelerando mantenendo
inalterata la velocità delle pulsazioni. Quando si utilizzano valori musicali sempre più
lunghi o sempre più corti, senza modificare la regolarità ritmica delle pulsazioni, si parla
di rallentando o accelerando naturale.
Altra indicazione agogica di transizione è il rubato, caratterizato di un’oscillazione del
tempo a discrezione dell’esecutore: la velocità aumenta e poi diminuisce o viceversa in
modo di accrescere l’espressività di un passaggio.

3. L’ALTEZZA DEL SUONO


Chiamiamo gravi i suoni più bassi e acuti i suoni più alti. Esistono voci molto acute e penetranti,
che si muovono prevalentemente nei suoni alti, o voci gravi e profonde, che usano in genere suoni
bassi. L’altezza è uno degli elementi che formano il nostro tono di voce. La nostra voce ha la
possibilità di superare l’altezza della lingua parlata: durante il canto, per esprimere e
intensificare le emozioni, la voce emette suoni più acuti o più gravi che sono al limite della sua
estensione. L’estensione è costituita da tutti i suoni, dal più grave al più acuto, che una voce o uno
strumento può produrre.

Il campo di udibilità umana


L’altezza del suono dipende dal numero delle vibrazioni prodotte da un corpo elastico in
un secondo (frequenza). Dal punto di vista fisico, più veloci sono le vibrazioni di un corpo
elastico e più acuto è il suono prodotto; minore è il numero delle vibrazioni e più grave
sarà il suono.
L’unità di misura dell’altezza è l’hertz (Hz), dal nome del fisico tedesco Heinrich Hertz
(1857-1894), e indica il numero di vibrazioni nell’unità di tempo. Un suono di 100 Hz,
ad esempio, è prodotto da cento vibrazioni al secondo ed è più grave di un suono di 200
Hz.
Nella percezione dell’altezza il nostro udito ha dei limiti: il suono più grave che un
orecchio sano è capace di percepire corrisponde alla frequenza di circa 16-20 Hz, mentre
quello più acuto si approssima ai 20.000 Hz. Tutti i suoni inclusi tra questi estremi fanno
parte del campo di udibilità umana.Tutti i suoni di frequenza superiore ai 20.000 Hz sono
detti ultrasuoni e sono troppo acuti affinché l’essere umano possa sentirli, mentre quelli
di frequenza inferiore ai 16 Hz sono detti infrasuoni e sono troppo gravi per essere sentiti
dal essere umano.
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4. IL TIMBRO DEL SUONO


Grazie al timbro possiamo distinguere gli oggetti che producono suoni e rumori, le voci
delle persone che conosciamo o uno strumento musicale dall’altro. Il timbro è la
caratteristica che permette di distinguere che cosa produce il suono. Il timbro è anche
detto colore del suono, perché come il colore è soggetto a innumerevoli sfumature. Per
questo il timbro, a differenza delle altre caratteristiche del suono, è definibile con molti
aggettivi che si riferiscono ad aspetti fisici del suono oppure alla sensazione che il suono
può suscitare.
secco rauco tenebroso tetro chiaro cristallino brillante scintillante morbido
pastoso vellutato caldo sibilante pungente aspro nasale rotondo

Timbro e altezza del suono


Il timbro cambia con il variare dell’altezza, per questo motivo ogni strumento ha dei
registri nei quali il timbro si modifica. Solitamente, più si avvicina il timbro al limite
acuto dell’estensione di uno strumento (registro acuto), più risulta teso, intenso,
luminoso, penetrante. Invece, nel registro medio di uno strumento il suono è solitamente
più corposo, rotondo, ricco, smaltato, avvolgente, mentre nel registro grave il timbro è
tendelzialmente cupo, scuro, tenebroso, profondo.

Il timbro degli strumenti


Tutti gli strumenti musicali hanno proprie caratteristiche timbriche. Nel corso dei secoli,
il timbro di alcuni strumenti è stato associato a particolari attività umane, stati d’animo o
località geografiche. Ad esempio, quando sentiamo suonare una cornamusa viene da
pensare alla Scozia, lo squillo delle trombe può fare ricordare il mondo militare, i corni
evocano scene campestri e da caccia, ecc.
Insomma, il timbro degli strumenti musicali è in grado di suscitare nell’ascoltatore idee
o stati d’animo particolari. Per questo motivo i compositori a volte affidano una melodia
a un dato strumento precisamente per stimolare nell’ascoltatore una particolare idea
legata al timbro di quello strumento.

Come si forma il timbro del suono?


Insieme al suono fondamentale gli strumenti producono una serie di suoni secondari, detti
suoni armonici, non percepibili separatamente dall’orecchio e più acuti di quello
fondamentale, al quale si uniscono per formare il timbro.
Il timbro di uno strumento è formato da questi suoni armonici, che dipendono:
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• dal materiale dello strumento;


• dal modo di produrre il suono (sfregamento, percussione, pizzico, ecc.);
• dal punto nel quale viene suonato lo strumento.
Responsabile del timbro in certi strumenti è anche la cassa armonica o cassa di risonanza,
che fa risuonare al suo interno i suoni prodotti dallo strumento, generando nuovi armonici
e potenziando quelli già esistenti.

UNITÀ 1 Facciamo il punto


Inserisci al posto giusto negli spazi vuoti i seguenti termini:
coloriti diminuendo battiti dinamica partitura accelerando velocità
ritardando metronomo valori andamento pulsazioni lunga
In musica i simboli grafici usati per esprimere l’intensità sonora sono detti
(1)............................. musicali o segni di (2)..............................
Il graduale passaggio dal piano al forte si denomina (3)................................, mentre la
progressiva diminuzione dell’intensitá del suono viene detta
(4).......................................... o decrescendo.
Il (5)...................................... è uno strumento che produce un numero di
(6)............................ al minuto variabile da 40 a 208. Dalla sua quantità e dalla prevalenza
di suoni di durata (7).................. o breve dipende la (8).................................. di una
composizione, che è più propriamente detta (9)..................................., il quale viene
normalmente indicato all’inizio delle partiture.
Aumentando o riducendo progressivamente la celerità dei (10)........................ otteniamo
rispettivamente un (11)................................................ o un rallentando o
(12)......................................., che sono detti naturali se si ottengono impiegando
(13)................................... musicali sempre più corti o sempre più lunghi.

vibrazioni estensione infrasuoni leggerezza voce pesantezza


frequenza ultrasuoni
L’(14)............................... indica tutti i suoni che una (15)................o uno strumento può
produrre, dal più grave al più acuto.
L’altezza dei suoni in una composizione può trasmettere idee di delicatezza o
(16)................................. (suoni acuti), oppure di (17)............................... o mistero (suoni
gravi).
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L’altezza dipende dal numero di (18).............................. di un corpo elastico in un


secondo, (19)................................, ed è misurabile in hertz (Hz).
Il campo di udibilità umana è compreso tra i 16 e i 20.000 Hz; al di sotto dei 16 Hz
parliamo di (20)....................................... e al di sopra dei 20.000 Hz parliamo di
(21).............................

registri ascoltatore acuti colore animo risonanza armonici


Il timbro permette di distinguere da che cosa è prodotto un suono; è definibile con molti
aggettivi ed è detto (22).............................. del suono.
Il materiale del quale è fatto uno strumento, il modo e il punto nel quale viene sollecitato
determinano la quantità di suoni (23).......................... liberati insieme al suono
fondamentale, sempre più (24)........................ del fondamentale con il quale si fondono
formando il timbro.
La cassa armonica o di (25)..................................... potenzia i suoni armonici esistenti e
genera dei nuovi che servono ad arricchire il timbro, il quale varia anche in relazione
all’altezza dei suoni: perciò distinguiamo vari (26)......................................
nell’estensione di uno strumento. I compositori si servono delle caratteristiche timbriche
degli strumenti per risvegliare nell’(27).............................. idee, immagini, stati
d’(28)...................... particolari, che nel tempo si sono legate a quegli strumenti.
CHIAVI ESERCIZI
1.coloriti 2.dinamica 3.crescendo 4.diminuendo 5.metronomo 6.pulsazioni
7.lungo 8.velocità 9.andamento 10.battiti 11.accelerando 12.ritardando
13.valori 14.estensione 15.voce 16.leggerezza 17.pesantezza 18.vibrazioni
19.frequenza 20.infrasuoni 21.ultrasuoni 22.colore 23.armonici 24.acuti
25. risonanza 26.registri 27.ascoltatore 28.animo