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Unità 2.

LEGGERE E SCRIVERE LE NOTE MUSICALI

Leggere e scrivere la durata dei suoni e dei silenzi

Nel corso della storia l’essere umano ha ideato modi sempre più ingegnosi per scrivere i suoni.
La notazione musicale più diffusa ai nostri tempi ha il grande vantaggio di essere ufficialmente
riconosciuta in tutto il mondo. Per questo si dice che la musica è un linguaggio universale, perché
i suoi codici e i suoi messaggi, a differenza di quelli del linguaggio verbale, possono essere
compresi da tutti.

I simboli convenzionali che esprimono la durata dei suoni e dei silenzi sono le figure musicali, le
note (che indicano i suoni) e le pause (che indicano i silenzi, cioè la sospensione del suono per un
valore stabilito): ad ogni nota corrisponde una pausa. È importante considerare che le figure di
durata esprimono in realtà una proporzione e non un valore assoluto, dato che quest’ultimo è
legato al fattore temporale della velocità delle pulsazioni ritmiche. Così, la stessa figura dura di
più o di meno in relazione all’andamento del passo musicale.

Il valore di ogni nota viene indicato dalla diversa combinazione di tre elementi grafici:

o la testa, circolo vuoto o pieno (bianco o nero);


o il gambo, linea verticale che accompagna a volte alla testa;
o la coda o codetta, detta anche cediglia, linea curva che in numero variabile appare in alcune note.

GAMBO CEDIGLIE

TESTA

La successione di pulsazioni (battiti) con andamento regolare costituisce la base ritmica che
permette di misurare suoni e silenzi. La nota che comunemente rappresenta il suono della durata
di una pulsazione è il quarto, valore di riferimento a partire dal quale possiamo misurare il resto
delle note, che non sono altro che multipli o sottomultipli del sopraindicato valore.

Nella tabella si presentano i valori più frequenti nella notazione attuale:


Il pentagramma

Per scrivere in modo preciso l’altezza delle varie note i musicisti si servono del rigo musicale o
pentagramma (dal greco penta, cinque, e gramma, linea), costituito da un insieme di cinque righe
o linee parallele e quattro spazi, che si contano dal basso verso l’alto, sul quale si scrivono le
figure musicali.

o La testa delle note, posizionata sulle righe o negli spazi, determina l’altezza del suono.
o Il gambo delle note viene scritto a destra verso l’alto quando le note occupano righe e spazi al di
sotto della terza riga, a sinistra verso il basso se la testa delle note si posiziona dalla terza riga in
su.
Anche le pause sono annotate sul pentagramma. Mentre quelle da un quarto e da un ottavo
attraversano il rigo, la pausa di semibreve è sospesa sotto la quarta riga; la pausa di minima invece
è appoggiata sopra la terza riga.
A volte le note sono così basse da dover essere scritte sotto il pentagramma, o così acute da dover
essere annotate al di sopra della quinta riga. In questi casi si scrivono dei piccoli segmenti, detti
tagli addizionali, sotto o sopra il pentagramma, sui quali si collocano le note.

Le chiavi musicali

Le note musicali sono sette e sono denominate DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI. Per poterle
chiamare con il nome che designa la loro altezza è necessaria una chiave di lettura, simbolo posto
all’inizio del pentagramma con la funzione di fissare la posizione delle note e l’esatta altezza dei
suoni. Le chiavi prendono il nome della sua nota di riferimento, utilizzata come nota base per
definire la posizione di tutte le altre note. Le chiavi sono sette:

Prendiamo come esempio la chiave di sol, la più comune tra le sette chiavi esistenti (dato che ci
sono molti strumenti che leggono le note utilizzando questa chiave). Viene chiamata così perché
informa sulla posizione della nota SOL: il suo simbolo si avvolge a spirale attorno alla seconda
riga del pentagramma, sulla quale si colloca la nota SOL. La chiave di sol è detta anche chiave
di violino, perché è usata per la lettura dai violinisti.
Da questa nota possiamo ottenere tutte le altre, nominandole in successione con una scala
discendente dal sol in giù e con una scala ascendente dal sol in su. Dopo la settima nota (il SI), i
suoni della scala si ripetono nello stesso ordine e con gli stessi nomi, ma ad altezze sempre più
basse o più acute, dipendendo dalla direzione della scala.

Quando i suoni sono tanto acuti o gravi da richiedere un numero eccessivo di tagli addizionali,
per facilitare la sua lettura si preferisce usare un simbolo che indica che l’altezza reale delle note
è un’ottava sopra (ottava alta) o sotto (ottava bassa) quella scritta sul pentagramma. Esempi:

Segni di prolungamento

Punto di valore

Se tra due note legate la seconda vale la metà della prima, il tutto in alcuni casi può essere riscritto
sotto la forma di nota col punto. Il punto a destra di una nota (o di una pausa) è detto punto di
valore e aumenta la nota (o la pausa) esattamente della metà del suo valore. Può essere anche
doppio o triplo. Quando i suoni si prolungano oltre la battuta successiva non si può usare il punto,
ma solo la legatura.

Legatura di valore

Somma due o più suoni che possono essere di valore diverso, ma solo se posti sulla stessa linea o
spazio. Si utilizza solo tra note, mai tra pause. La sua vera utilità è quella di poter prolungare le
note che non possono essere configurate né dai valori semplici, né da quelli col punto. La legatura
permette anche di prolungare il suono nella la misura successiva.
Il punto coronato (corona)

A volte i compositori o gli interpreti musicali interrompono il ritmo, prolungando a piacere una
nota per sospendere il discorso musicale. Questo succede molto spesso alla fine di una
composizione, quando dopo un leggero rallentando l’ultima nota viene prolungata.

Il simbolo su una nota si chiama corona o punto coronato e prolunga a piacere il valore di
quella nota. In presenza di una corona, se l’esecuzione e di gruppo, è indispensabile il gesto del
direttore per stabilire quando interrompere il suono. Un solista invece potrà decidere a propria
discrezione quando interrompere il prolungamento della nota con punto coronato.

chiave crome tagli seconda sessantaquattressimo righe notazione testa


valore rigo biscroma cediglia punto gambo spazi ottavo intero
violino breve mezzo

Unità 2. Facciamo il punto

Inserisci al posto giusto i seguenti termini:

Il valore di ogni nota viene indicato dalla diversa combinazione di tre elementi grafici:

la …………….. (1) , circolo vuoto o pieno (bianco o nero);


il ……………..(2), linea verticale che accompagna a volte alla testa;
la coda o codetta, detta anche ………………… (3), linea curva che in numero variabile appare in
alcune note.

L’……………. (4) è detto anche semibreve, perché equivale alla metà di un altro valore
musicale, detto …………….. (5), anticamente molto usato, ma oggi raro.

Il nome minima deriva dal fatto che anticamente questo valore era il più corto: si può
anche chiamare ……………. (6) o metà, perché dura la metà di un intero.
Gli ottavi o ……………. (7) equivalgono all’ottava parte di un intero.

La semicroma indica un suono (o una pausa) che dura la metà di un ……………….(8).


Valori musicali ancora più brevi sono il trentaduesimo o ………………………(9) e il
………………………. (10) o semibiscroma.

Per leggere e scrivere la musica è indispensabile la …………………..(11) musicale.


Scriviamo e leggiamo le note sul ……………….. (12) musicale o pentagramma grazie
alla ………………. (13) di lettura. In quella di sol o di …………….. (14) le note sulle
………………. (15) sono mi, sol, si, re, fa, mentre le note sugli ………………… (16)
sono fa, la, do.

Per ampliare le possibilità di notazione sul pentagramma si può ricorrere ai


…………………… (17) addizionali.

La legatura di …………………. (18) collega due note e prolunga il valore della prima
nota per tutta la durata della …………………….. (19); il ………………… (20) di valore
prolunga una nota di metà del suo valore. Il simbolo si chiama ……………… (21) o
punto …………………. (22) e prolunga a ……………………. (23) la nota o la pausa
sulla quale è posto

CHIAVI ESERCIZI

1.testa 2.gambo 3.cediglia 4.intero 5.breve 6.mezzo 7.crome 8.ottavo 9.biscroma


10.sessantaquattressimo 11.notazione 12.rigo 13.chiave 14.violino 15.righe 16.spazi
17.tagli 18.valore 19.seconda 20.punto 21.corona 22.coronato 23.piacere