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1 I REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: PARTE GENERALE I reati contro la

pubblica amministrazione sono disciplinati negli articoli contenuti nel titolo II del 2°
libro del codice penale. Trattasi, gran parte, di reati “plurioffensivi” ovvero lesivi tanto
del corretto funzionamento dello stato quanto dei soggetti che lo rappresentano. La
disciplina è stata più volte rivista, da ultimo dalla Legge 3/2019 “Spazza-corrotti”
recante nuove misure per di contrasto di tali fenomeni (agendo sull’estensione dei
presupposti applicativi e di durata, sulle pene accessorie di interdizione ai pubblici
uffici e capacità di contrattare con la PA anche permanente e sulla sospensione della
prescrizione dalla sentenza di primo grado all’esecutività della sentenza). Tuttavia la
stessa legge ha introdotto una causa di non punibilità (art 323ter cp) a favore del
soggetto attivo dei reati di corruzione e di induzione indebita se, prima di avere
notizia delle indagini sulla sua persona, e comunque non oltre 4 mesi dalla
commissione del fatto, lo denuncia volontariamente, fornisce indicazioni e prove
concrete per individuare gli altri responsabili e mette a disposizione l’utilità percepita
o l’equivalente o fornisce mezzi concreti per individuarne il beneficiario. L’obiettivo del
legislatore è quello di introdurre nel sistema penale elementi dissuasivi per rompere il
muro dell’omertà e facilitare le indagini. I soggetti attivi dei reati 1) Pubblici ufficiali (art
357cp): coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o
amministrativa. Nella “funzione amministrativa” rientrano le attività di concorso alla
formazione della volontà dell’ente pubblico, rappresentanza dello stesso nei confronti
dei terzi, titolarità/esercizio di poteri autoritativi (es. arresto) e attività di certificazione
(es. notai); 2) Incaricato di un pubblico servizio (art 358cp): coloro i quali che, pur
sprovvisti dei poteri tipici di un pubblico ufficiale (es. formazione volontà PA), prestano
un servizio pubblico ad esclusione di mansioni d’ordine o attività di carattere
puramente materiale. Si tratta di una categoria residuale di soggetti attivi, che rileva in
assenza di altre qualifiche. Esempi sono gli autisti di aziende di trasporto pubblico o ii
dipendenti RAI; 3) Persone che esercitano un servizio di pubblica utilità (art 359cp):
ovvero i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie o per cui è comunque
necessaria un’abilitazione per accedervi oppure tutti coloro che adempiono ad un
servizio dichiarato di pubblica utilità, non rientrando nelle precedenti categorie.
Questi soggetti nello svolgimenti delle attività di 1) o 2) rispondono come tali. Non
rileva l’esistenza di un rapporto di impiego tra la persona e l’ente pubblico, può quindi
essere soggetto attivo il cd “funzionario di fatto” che esercita materialmente la
pubblica funzione, a patto che l’ente ne abbia l’acquiescenza o il consenso tacito;
Inoltre, ai sensi dell’art 360cp, non rileva che, al momento della commissione del
reato, la persona sia cessata dalla qualità se il fatto di riferisce all’ufficio/servizio
esercitato (es. il pubblico ufficiale in pensione che rileva un segreto d’ufficio, risponde
come tale). 2 I DELITTI CONTRO LA PA PECULATO (ART 314) È un reato proprio, che
punisce con la reclusione il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che per
motivi attinenti al suo ufficio:  Nel caso di “Peculato per appropriazione”, si appropria
di denaro o di cosa mobile altrui di cui ne ha il possesso o la disponibilità. Per
appropriazione si intende un insieme di atti concernenti la manifestazione di volersi
considerare come “proprietario” della cosa di cui ne ha possesso e disponibilità in
ragione del sui ufficio o del servizio che svolge. L’oggetto del delitto deve avere valore
economico (acquistabile o riacquistabile) ad esclusione dei beni immateriali (es. opere
di ingegno);  Nel caso di “Peculato d’uso”, si appropria di denaro o di cosa mobile
altrui per utilizzarla immediatamente, cioè subito dopo l’appropriazione, e per breve
durata tale da sottrarla alla pubblica utilità e di comprometterne apprezzabilmente
l’utilizzo. Rimane quindi escluso l’oggetto che può essere contemporaneamente
utilizzato per scopi personali e pubblici (es. pc durante la pausa). L’oggetto deve
essere identificabile (no denaro); PECULATO MEDIANTE PROFITTO DELL’ERRORE
ALTRUI (ART 315) È un reato proprio che punisce con la reclusione il PU o l’IdPS che
nell’esercizio delle sue funzioni riceve o detiene indebitamente, per sé o per un terzo,
denaro o altra utilità ricevuto a seguito di un errore altrui. A differenza della
precedente forma di peculato, il soggetto attivo non ha preventivamente a
disposizione l’oggetto del delitto e inoltre:  Lo Riceve (ovvero lo accetta da un terzo
senza contrastarne l’azione) o lo Ritiene (lo trattiene per sé)  In maniera INDEBITA
ovvero quando il denaro o l’utilità non erano dovute;  Per ERRORE ALTRUI, spontaneo
e quindi senza determinazione da parte del soggetto attivo il quale deve limitarsi al
giovamento di questo errore (altrimenti ho il 314cp) Il reato è punito a titolo di dolo
generico e quindi con coscienza e volontà del soggettivo nel tenere la condotta.
MALVERSAZIONE A DANNO DELLO STATO (ART 316BIS) La norma punisce con la
reclusione colui che abbia percepito sovvenzioni o finanziamenti dallo Stato, da un
ente pubblico o dalla Comunità europea per la realizzazione di un’opera o per lo
svolgimento di un’attività di pubblico interesse, non destinandoli a tale finalità.
Trattasi di un reato formalmente improprio (“chiunque”), ma sostanzialmente
commettibile solo dal soggetto che abbia ricevuto un finanziamento e che non sia
preposto alle procedure di erogazione di finanziamenti. Questi consistono
nell’ottenimento di somme di denaro a condizioni più favorevoli di quelle di mercato e
si concretizzano in sovvenzioni, contributi o finanziamenti agevolati. La condotta
rilevante è di tipo attivo (come distrazione), omissivo 5 ISTIGAZIONE ALLA
CORRUZIONE (ART 322) È la norma che punisce penalmente il tentativo di corruzione
ovvero qualsiasi offerta o promessa in grado di turbare psicologicamente il PU, l’IdPS
(Istigazione attiva) o il privato (istigazione passiva) tale da far sorgere il pericolo che
esso accetti. La norma divide tra:  Istigazione attiva: offerta o promessa di denaro o
altra utilità da un privato a un PU o IdPS per l’esercizio, il ritardo o l’omissione di una
sua funzione o potere, non accettata;  Istigazione passiva: richiesta di denaro o altra
utilità da parte di un PU o IdPS per lo stesso fine non accettata Ai sensi dell’art 322bis,
i reati di peculato, concussione, induzione indebita e corruzione sono contestabili
anche nei confronti di: membri della CE, Parlamento Europeo, Corte di Giustizia e
Corte dei Conti europee; membri degli enti costituiti con trattati UE; Giudici,
procuratori e funzionari della Corte penale internazionale; Coloro che negli altri stati
UE svolgono funzioni corrispondenti al Pubblico Ufficiale e degli Incaricati dai pubblici
servizi. Tali soggetti sono infatti parificati a queste ultime due figure. Sono puniti
anche coloro che offrono, danno o promettono denaro o altra utilità a questi soggetti.
ABUSO D’UFFICIO (ART 323) Trattasi di un reato proprio, commettibile solo dal PU e
dall’IdPS che intenzionalmente (dolo generico):  Arrecano ad altri danno ingiusto a
carattere patrimoniale o non. Assume rilievo anche la solo aggressione dei diritti sulla
personalità costituzionalmente tutelati;  Procurano a sé o ad altri un ingiusto
vantaggio patrimoniale Ciò, tramite una condotta che può essere attiva od omissiva e
consistente in:  Violazione di leggi o di regolamenti (o anche solo principi
costituzionali);  Violazione dell’obbligo di astensione negli specifici casi previsti dalla
legge o comunque in presenza di un interesse o fi un prossimo congiunto. Danno e
vantaggio ingiusto sono elementi imprescindibili del reato: le condotte sopra viste,
che non si traducono in danni o vantaggi ingiusti, non sono sufficienti ad integrare il
reato. Il bene giuridico tutelato dalla norma è il buon andamento e l’imparzialità della
PA. UTILIZZAZIONE DI INVENZIONI O SCOPERTE CONOSCIUTE PER RAGIONI D’UFFICIO
(ART 325) Trattasi di un reato proprio, commettibile solo dal PU e dall’IdPS i quali
utilizzano invenzioni o scoperte scientifiche che conoscono per ragioni di ufficio o
servizio e che devono rimanere segrete, impiegandole al fine di (dolo specifico)
ricavarne un proprio o altrui profitto. l bene giuridico tutelato dalla norma è il buon
andamento e l’imparzialità della PA. RILEVAZIONE E UTILIZZAZIONE DI SEGRETI
D’UFFICIO (ART 326) La norma punisce con la reclusione il PU e dall’IdPS (reato
proprio) che:  Violando i propri doveri d’ufficio/servizio, rivelano (cioè portano a
conoscenza di un soggetto che non doveva sapere) o agevolano (ovvero facilitano) la
conoscenza di una 6 notizia che doveva rimanere segreta, perché così stabilito da una
legge o da un regolamento al fine di evitare danni alla PA. Un’attenuante è prevista in
sola presenza di colpa. Il bene giuridico tutelato dalla norma è il buon funzionamento
della PA, pregiudicato dalla rilevazione del segreto;  Per procurare a sé o al ad altri
ingiusto profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie segrete d’ufficio
(ovvero sfrutta conoscenze acquisite per ragioni d’ufficio in maniera illegittima perché
sarebbero dovute rimanere segrete). Un’attenuante è prevista se il profitto che si
vuole conseguire è di tipo non patrimoniale. Il bene giuridico tutelato dalla norma è la
parità delle condizioni tra i cittadini. In entrambi i casi è configurabile il concorso
dell’estranio che istiga o induce il pubblico ufficiale a rivelare il segreto d’ufficio. Non
integra reato la segnalazione fatta dal pubblico dipendente all ’autorità competente di
condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro
in quanto la condotta costituisce giusta causa di rilevazione di notizie coperte
dall’obbligo di segreto perché tesa a tutelare l’integrità delle PA. RIFIUTO DI ATTI
D’UFFICIO ED OMISSIONE (ART 328) La norma punisce con la reclusione il PU e
dall’IdPS (reato proprio) che rifiuta indebitamente di compiere un atto del suo ufficio il
quale, per ragioni di giustizia, sicurezza o ordine pubblico, igiene o sanità deve essere
compiuto senza ritardo. Il “rifiuto” è una manifestazione contraria di volontà di un
soggetto competente a rispondere, tramite l’emanazione di certo tipo di atto, ad un
richiesta di adempimento espressa dell’interessato al compimento dell’atto e su cui
inciderà l’atto stesso. Il rifiuto è “indebito” ovvero contrario ai doveri dell’agente
chiamato obbligatoriamente ad agire. Una pena minore è prevista in caso di ritardo
ingiustificato all’emanazione dell’atto (comma 2), tale da intendersi come un
adempimento avvenuto dopo 30 giorni dalla richiesta. È evidente la natura
plurioffensiva del reato che pregiudica tanto il buona andamento
dell’amministrazione quanto l’interesse del privato all’ottenimento dell’atto dovuto.
INTERRUZIONE DI UN SERVIZIO PUBBLICO O DI PUBBLICA NECESSITA’ (ART 331) La
norma punisce con la reclusione colui che, esercitando:  Servizi pubblici, ovvero quelli
essenziali ai sensi della L146/1990;  Servizi di pubblica necessità, così dichiarati
mediante un atto della pubblica amministrazione Interrompe il servizio (in tutto o in
parte, senza necessità di ristrutturazione d’impresa) o sospende il lavoro (temporanea
cessazione dell’attività erogante il servizio) tale da creare turbativa alla regolarità del
servizio (elemento essenziale). Il bene giuridico tutelato dalla norma è il regolare
svolgimento del servizio nell’interesse della collettività. 7 I DELITTI DEI PRIVATI
CONTRO LA PA VIOLENZA O MINACCIA A UN PUBBLICO UFFICIALE (ART 336) La norma
punisce con la reclusione chiunque ricorre a violenza o minaccia per costringere un
PU o un IdPS a:  Compiere un atto contrario i propri doveri d’ufficio, in quanto in
contrasto con le norme giuridiche che regolano il servizio o con il buon uso del potere
discrezionale;  Omettere un atto del proprio ufficio o servizio, che il soggetto passivo
è titolato a compiere;  Compiere un atto del proprio ufficio o servizio o per influire
comunque su di lui (comma 2). Il reato è di tipo plurioffensivo in quanto lede tanto il
buon andamento dell’amministrazione quanto l’incolumità fisica della persona che la
rappresenta, il quale può essere tanto un PU quanto un IdPS (a cui si parificano le
guardie giurate, il privato che si avvale della facoltà di arrestare in flagranza di reato, il
testimone in giudizio e l’agente SIAE). La giurisprudenza insegna che: 1) la minaccia
può essere indeterminata, indiretta ovvero che prescinde dalla manifesta esplicazione
di una forza aggressiva ma che viene percepita come tale dal soggetto passivo e può
avere ad oggetto atti di autolesionismo. Non integra reato la “reazione genericamente
minatoria” del privato (es pressione di sentimenti ostili non accompagnati). Ciò che
rileva è che la minaccia sia in grado di turbare la normale esecuzione dei compiti
istituzionali del PU. RESISTENZA AD UN PUBBLICO UFFICIALE (ART 337) La norma
punisce con la reclusione chiunque utilizzi violenze o minacce per opporsi ad un PU o
ad un IdPS mentre compie un atto d’ufficio o di servizio o a coloro che, richiesti, gli
prestano assistenza. Anche in questo caso rileva la capacità della minaccia di turbare
l’operato del soggetto passivo il quale può essere il PU o l’IdPS (a cui si parificano, gli
appartenenti alla polizia anche fuori l’orario di servizio, l’agente venatorio e il privato
che arresta in flagrante). La minaccia può riguardare persone, anche diverse dal
soggetto passivo, o cose. Il giuridicamente tutelato dalla norma è la libertà dell’azione
della PA nell’esecuzione delle sue attività o la libertà e incolumità fisica del PU che la
rappresenta. VIOLENZA O MINACCIA AD UN CORPO POL-AMM-GIUD O AI SUOI
COMPONENTI (ART 338) La norma punisce con la reclusione chiunque:  Utilizzi
violenza o minaccia nei confronti di un corpo o dei suoi singoli componenti per
impedirne o turbarne l’attività, in tutto o in parte e anche temporaneamente;  Chi
compie il fatto per ottenere, ostacolare o impedire il rilascio o l’adozione di un
provvedimento o a causa dell’adozione del provvedimento stesso; 10  Impedisca o
turbi una gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubblica
amministrazione ovvero ne allontana gli offerenti con violenza o minaccia, con doni
(offerte di cose mobili a titolo gratuito), promesse, collusioni (accordi per fini illeciti) o
altri mezzi fraudolenti (artifizi, raggiri, menzogne ed altri inganni);  Tiene la stessa
condotta nel caso di licitazioni private per conto di privati ma dirette da un pubblico
ufficiale. L’indizione di una gara è requisito fondamentale per l’applicazione della
norma che ne tutela giuridicamente il regolare svolgimento. È prevista una pena
attenuata nei casi di licitazione privata (e quindi di gara non obbligatoria) diretta da
PU o da persona legalmente autorizzata. TUTELA LIERTA’ DEL PROCEDIMENTO DI
SCELTA DEL CONTRAENTE (ART 353BIS) Trattasi di un reato comune e sussidiario, teso
ad assicurare la pena a condotte turbative il procedimento amministrativo diretto a
stabilire il contenuto del bando relativo le modalità di scelta del contraente da parte
della PA. Anche in questo caso la condotta consiste in violenze, minacce, collusioni,
promesse, doni e altri mezzi fraudolenti i quali agiscono a monte di una gara, non
rilevando una loro eventuale inidoneità ad alterarne l’esito finale. ASTENSIONE DAGLI
INCANTI (ART 354) Trattasi di un reato proprio che punisce con la reclusione colui che,
per denaro, dato o promesso a lui o ad altri, o per altra utilità a lui o ad altri data, si
astiene dal concorrere agli incanti o alle licitazioni di cui ai precedenti articoli.
L’astensione riguarda anche l’omissione di atti fondamentali della gara, tali da
influenzarne l’esito. INADEMPIMENTO DI CONTRATTI DI PUBBLICHE FORNITURE (ART
355) La norma punisce con la reclusione il fornitore, subfornitore, mediatore o il
rappresentante del fornitore (reato proprio) che non adempie ad un contratto di
fornitura stretto con lo Stato o una PA, facendo mancare (e cioè omettendo o
ritardando la fornitura, o comunque eseguendola in termini differenti da quelli
contrattualmente definiti per cause diverse dalla forza maggiore) cose (beni
mobili/immobili aventi valore economico) ed opere (lavori in corso di compimento)
necessari. La condotta deve mettere in pericolo il regolare funzionamento di un
pubblico stabilimento destinato ad un’attività commerciale o istituzionale o dei servizi
pubblici essenziali (L146/1990), che rappresentano il bene giuridicamente tutelato. La
fase contrattuale presa in considerazione dal presente articolo è quella
dell’esecuzione, nulla rilevando gli organi e le relative condotte di chi ne ha
determinato la stipula. FRODE NELLE PUBBLICHE FORNITURE (ART 356) Se
l’inadempimento nell’ambito dei contratti di pubblica fornitura è stata determinata da
comportamenti fraudolenti, si applica tale articolo in quanto presuppone il quid pluris
rispetto il precedente articolo da individuare nella malafede contrattuale. L’articolo
393bis dispone una causa di non punibilità che si ravvisa qualora le condotte previste
dalla presente sezione siano stata ingenerate in risposta ad un PU o un IdPS che 11
abbia ecceduto i limiti delle sue attribuzioni tramite atti arbitrari, commettendo cioè
una violazione dei doveri elementari di correttezza e civiltà che caratterizzano il loro
agire e che si è rivelato contrario l’ordinamento giuridico (es. accesso di potere,
incompetenza, violazione della legge, inopportunità nell’uso del potere discrezionale).
INOSSERVANZA DEI PROVVEDIMENTI DELL’AUTORITA’ (ART 650) È una
contravvenzione (punibile cioè indifferentemente a titolo di dolo o colpa) applicata in
via sussidiaria a chiunque non osservi un provvedimento legalmente dato, e in quanto
tale legittimo per competenza e contenuto, per ragioni di:  Giustizia: atto autorizzato
da una norma giuridica che agevola l’attività del giudice o della polizia giudiziaria (no
sentenze o ordinanze, perché tutelate da specifica norma);  Sicurezza pubblica:
provvedimento teso a tutelare l’incolumità dei cittadini;  Ordine (tranquillità)
pubblica;  Di igiene: concernente la sanità pubblica. Questi rappresentano i beni
giuridicamente tutelati dalla norma. La buona fede (ignoranza incolpevole del
provvedimento o del suo contenuto) esclude la colpevolezza.

Diritto Penale - Enti Locali, Appunti di


Diritto Amministrativo
Politecnico di Bari

Diritto Amministrativo
1
I REATI CONTRO LA
PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE: PARTE
GENERALE
I reati contro la pubblica
amministrazione sono
disciplinati negli articoli
contenuti nel titolo II
del 2° libro del codice penale.
Trattasi, gran parte, di reati
“plurioffensivi” ovvero lesivi
tanto del corretto funzionamento
dello stato quanto dei soggetti
che lo rappresentano. La
disciplina è stata più volte
rivista, da ultimo dalla Legge
3/2019 “Spazza-corrotti” recante
nuove misure per di contrasto
di tali fenomeni (agendo
sull’estensione dei presupposti
applicativi e di durata, sulle pene
accessorie di interdizione ai
pubblici uffici e capacità di
contrattare con la PA anche
permanente e sulla sospensione
della prescrizione dalla
sentenza di primo grado
all’esecutività della sentenza).
Tuttavia la stessa legge ha
introdotto
una causa di non punibilità (art
323ter cp) a favore del soggetto
attivo dei reati di corruzione
e di induzione indebita se,
prima di avere notizia delle
indagini sulla sua persona, e
comunque non oltre 4 mesi
dalla commissione del fatto, lo
denuncia volontariamente,
fornisce indicazioni e prove
concrete per individuare gli
altri responsabili e mette a
disposizione l’utilità percepita o
l’equivalente o fornisce mezzi
concreti per individuarne il
beneficiario. L’obiettivo del
legislatore è quello di introdurre
nel sistema penale elementi
dissuasivi per rompere il muro
dell’omertà e facilitare le
indagini.
I soggetti attivi dei reati
1) Pubblici ufficiali (art 357cp):
coloro i quali esercitano una
pubblica funzione legislativa,
giudiziaria o amministrativa.
Nella “funzione amministrativa”
rientrano le attività di concorso
alla formazione della volontà
dell’ente pubblico,
rappresentanza dello stesso nei
confronti
dei terzi, titolarità/esercizio di
poteri autoritativi (es. arresto) e
attività di certificazione (es.
notai);
2) Incaricato di un pubblico
servizio (art 358cp): coloro i
quali che, pur sprovvisti dei
poteri
tipici di un pubblico ufficiale (es.
formazione volontà PA),
prestano un servizio pubblico ad
esclusione di mansioni d’ordine
o attività di carattere puramente
materiale. Si tratta di una
categoria residuale di soggetti
attivi, che rileva in assenza di
altre qualifiche. Esempi sono
gli autisti di aziende di trasporto
pubblico o ii dipendenti RAI;
3) Persone che esercitano un
servizio di pubblica utilità (art
359cp): ovvero i privati che
esercitano professioni forensi o
sanitarie o per cui è comunque
necessaria un’abilitazione
per accedervi oppure tutti coloro
che adempiono ad un servizio
dichiarato di pubblica utilità,
non rientrando nelle precedenti
categorie. Questi soggetti nello
svolgimenti delle attività di
1) o 2) rispondono come tali.
Non rileva l’esistenza di un
rapporto di impiego tra la
persona e l’ente pubblico, può
quindi
essere soggetto attivo il cd
“funzionario di fatto” che
esercita materialmente la
pubblica
funzione, a patto che l’ente ne
abbia l’acquiescenza o il
consenso tacito;
Inoltre, ai sensi dell’art 360cp,
non rileva che, al momento della
commissione del reato, la
persona sia cessata dalla qualità
se il fatto di riferisce
all’ufficio/servizio esercitato (es.
il
pubblico ufficiale in pensione
che rileva un segreto d’ufficio,
risponde come tale).
2

I DELITTI CONTRO LA PA
PECULATO (ART 314)
È un reato proprio, che punisce
con la reclusione il pubblico
ufficiale o l’incaricato di
pubblico
servizio che per motivi attinenti
al suo ufficio:
 Nel caso di “Peculato per
appropriazione”, si appropria di
denaro o di cosa mobile altrui
di cui ne ha il possesso o la
disponibilità. Per appropriazione
si intende un insieme di
atti concernenti la
manifestazione di volersi
considerare come “proprietario”
della cosa
di cui ne ha possesso e
disponibilità in ragione del sui
ufficio o del servizio che svolge.
L’oggetto del delitto deve
avere valore economico
(acquistabile o riacquistabile)
ad
esclusione dei beni immateriali
(es. opere di ingegno);
 Nel caso di “Peculato d’uso”,
si appropria di denaro o di cosa
mobile altrui per utilizzarla
immediatamente, cioè subito
dopo l’appropriazione, e per
breve durata tale da sottrarla
alla pubblica utilità e di
comprometterne
apprezzabilmente l’utilizzo.
Rimane quindi
escluso l’oggetto che può essere
contemporaneamente utilizzato
per scopi personali e
pubblici (es. pc durante la
pausa). L’oggetto deve essere
identificabile (no denaro);
PECULATO MEDIANTE
PROFITTO DELL’ERRORE
ALTRUI (ART 315)
È un reato proprio che punisce
con la reclusione il PU o l’IdPS
che nell’esercizio delle sue
funzioni riceve o detiene
indebitamente, per sé o per un
terzo, denaro o altra utilità
ricevuto
a seguito di un errore altrui. A
differenza della precedente
forma di peculato, il soggetto
attivo non ha preventivamente a
disposizione l’oggetto del delitto
e inoltre:
 Lo Riceve (ovvero lo accetta
da un terzo senza contrastarne
l’azione) o lo Ritiene (lo
trattiene per sé)
 In maniera INDEBITA ovvero
quando il denaro o l’utilità non
erano dovute;
 Per ERRORE ALTRUI,
spontaneo e quindi senza
determinazione da parte del
soggetto
attivo il quale deve limitarsi al
giovamento di questo errore
(altrimenti ho il 314cp)
Il reato è punito a titolo di dolo
generico e quindi con coscienza
e volontà del soggettivo
nel tenere la condotta.
MALVERSAZIONE A DANNO
DELLO STATO (ART 316BIS)
La norma punisce con la
reclusione colui che abbia
percepito sovvenzioni o
finanziamenti
dallo Stato, da un ente pubblico
o dalla Comunità europea per la
realizzazione di un’opera
o per lo svolgimento di
un’attività di pubblico interesse,
non destinandoli a tale finalità.
Trattasi di un reato formalmente
improprio (“chiunque”), ma
sostanzialmente commettibile
solo dal soggetto che abbia
ricevuto un finanziamento e che
non sia preposto alle procedure
di erogazione di finanziamenti.
Questi consistono
nell’ottenimento di somme di
denaro a
condizioni più favorevoli di
quelle di mercato e si
concretizzano in sovvenzioni,
contributi o
finanziamenti agevolati. La
condotta rilevante è di tipo attivo
(come distrazione), omissivo
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ISTIGAZIONE ALLA
CORRUZIONE (ART 322)
È la norma che punisce
penalmente il tentativo di
corruzione ovvero qualsiasi
offerta o
promessa in grado di turbare
psicologicamente il PU, l’IdPS
(Istigazione attiva) o il privato
(istigazione passiva) tale da far
sorgere il pericolo che esso
accetti. La norma divide tra:
 Istigazione attiva: offerta o
promessa di denaro o altra utilità
da un privato a un PU o
IdPS per l’esercizio, il ritardo o
l’omissione di una sua funzione
o potere, non accettata;
 Istigazione passiva: richiesta
di denaro o altra utilità da parte
di un PU o IdPS per lo
stesso fine non accettata
Ai sensi dell’art 322bis, i reati
di peculato, concussione,
induzione indebita e corruzione
sono
contestabili anche nei confronti di:
membri della CE, Parlamento
Europeo, Corte di Giustizia e Corte
dei Conti europee; membri degli
enti costituiti con trattati UE;
Giudici, procuratori e funzionari
della
Corte penale internazionale;
Coloro che negli altri stati UE
svolgono funzioni corrispondenti
al
Pubblico Ufficiale e degli Incaricati
dai pubblici servizi. Tali soggetti
sono infatti parificati a queste
ultime due figure. Sono puniti
anche coloro che offrono, danno o
promettono denaro o altra utilità a
questi soggetti.
ABUSO D’UFFICIO (ART
323)
Trattasi di un reato proprio,
commettibile solo dal PU e
dall’IdPS che intenzionalmente
(dolo
generico):
 Arrecano ad altri danno
ingiusto a carattere patrimoniale
o non. Assume rilievo anche
la solo aggressione dei diritti
sulla personalità
costituzionalmente tutelati;
 Procurano a sé o ad altri un
ingiusto vantaggio patrimoniale
Ciò, tramite una condotta che
può essere attiva od omissiva e
consistente in:
 Violazione di leggi o di
regolamenti (o anche solo
principi costituzionali);
 Violazione dell’obbligo di
astensione negli specifici casi
previsti dalla legge o
comunque in presenza di un
interesse o fi un prossimo
congiunto.
Danno e vantaggio ingiusto sono
elementi imprescindibili del
reato: le condotte sopra viste,
che non si traducono in danni o
vantaggi ingiusti, non sono
sufficienti ad integrare il reato. Il
bene giuridico tutelato dalla
norma è il buon andamento e
l’imparzialità della PA.
UTILIZZAZIONE DI
INVENZIONI O SCOPERTE
CONOSCIUTE PER
RAGIONI
D’UFFICIO (ART 325)
Trattasi di un reato proprio,
commettibile solo dal PU e
dall’IdPS i quali utilizzano
invenzioni
o scoperte scientifiche che
conoscono per ragioni di ufficio
o servizio e che devono rimanere
segrete, impiegandole al fine di
(dolo specifico) ricavarne un
proprio o altrui profitto. l bene
giuridico tutelato dalla norma è il
buon andamento e l’imparzialità
della PA.
RILEVAZIONE E
UTILIZZAZIONE DI SEGRETI
D’UFFICIO (ART 326)
La norma punisce con la
reclusione il PU e dall’IdPS
(reato proprio) che:
 Violando i propri doveri
d’ufficio/servizio, rivelano
(cioè portano a conoscenza di
un
soggetto che non doveva sapere)
o agevolano (ovvero facilitano)
la conoscenza di una
5
ISTIGAZIONE ALLA
CORRUZIONE (ART 322)
È la norma che punisce
penalmente il tentativo di
corruzione ovvero qualsiasi
offerta o
promessa in grado di turbare
psicologicamente il PU, l’IdPS
(Istigazione attiva) o il privato
(istigazione passiva) tale da far
sorgere il pericolo che esso
accetti. La norma divide tra:
 Istigazione attiva: offerta o
promessa di denaro o altra utilità
da un privato a un PU o
IdPS per l’esercizio, il ritardo o
l’omissione di una sua funzione
o potere, non accettata;
 Istigazione passiva: richiesta
di denaro o altra utilità da parte
di un PU o IdPS per lo
stesso fine non accettata
Ai sensi dell’art 322bis, i reati
di peculato, concussione,
induzione indebita e corruzione
sono
contestabili anche nei confronti di:
membri della CE, Parlamento
Europeo, Corte di Giustizia e Corte
dei Conti europee; membri degli
enti costituiti con trattati UE;
Giudici, procuratori e funzionari
della
Corte penale internazionale;
Coloro che negli altri stati UE
svolgono funzioni corrispondenti
al
Pubblico Ufficiale e degli Incaricati
dai pubblici servizi. Tali soggetti
sono infatti parificati a queste
ultime due figure. Sono puniti
anche coloro che offrono, danno o
promettono denaro o altra utilità a
questi soggetti.
ABUSO D’UFFICIO (ART
323)
Trattasi di un reato proprio,
commettibile solo dal PU e
dall’IdPS che intenzionalmente
(dolo
generico):
 Arrecano ad altri danno
ingiusto a carattere patrimoniale
o non. Assume rilievo anche
la solo aggressione dei diritti
sulla personalità
costituzionalmente tutelati;
 Procurano a sé o ad altri un
ingiusto vantaggio patrimoniale
Ciò, tramite una condotta che
può essere attiva od omissiva e
consistente in:
 Violazione di leggi o di
regolamenti (o anche solo
principi costituzionali);
 Violazione dell’obbligo di
astensione negli specifici casi
previsti dalla legge o
comunque in presenza di un
interesse o fi un prossimo
congiunto.
Danno e vantaggio ingiusto sono
elementi imprescindibili del
reato: le condotte sopra viste,
che non si traducono in danni o
vantaggi ingiusti, non sono
sufficienti ad integrare il reato. Il
bene giuridico tutelato dalla
norma è il buon andamento e
l’imparzialità della PA.
UTILIZZAZIONE DI
INVENZIONI O SCOPERTE
CONOSCIUTE PER
RAGIONI
D’UFFICIO (ART 325)
Trattasi di un reato proprio,
commettibile solo dal PU e
dall’IdPS i quali utilizzano
invenzioni
o scoperte scientifiche che
conoscono per ragioni di ufficio
o servizio e che devono rimanere
segrete, impiegandole al fine di
(dolo specifico) ricavarne un
proprio o altrui profitto. l bene
giuridico tutelato dalla norma è il
buon andamento e l’imparzialità
della PA.
RILEVAZIONE E
UTILIZZAZIONE DI SEGRETI
D’UFFICIO (ART 326)
La norma punisce con la
reclusione il PU e dall’IdPS
(reato proprio) che:
 Violando i propri doveri
d’ufficio/servizio, rivelano
(cioè portano a conoscenza di
un
soggetto che non doveva sapere)
o agevolano (ovvero facilitano)
la conoscenza di una
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