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NATIVITA’ MISTICA

Si trova alla national gallery di Londra è un’opera totalmente diversa, le figure sono pervase da
un’agitazione, cambia il senso delle proporzioni, la madonna col vestito rosso tocca quasi con la testa la
capanna, non c’è più la regola proporzionale, si torna indietro a una concezione dello spazio quasi
medioevale. Troviamo la capanna, la madonna, san giuseppe e il bambino, il bue e l’asinello; il bambino non
è più un bambino placido, ma un bimbo che cerca la mamma, Giuseppe è rannicchiato su se stesso, doppia
interpretazione:

sta contemplando l’evento accaduto

Giuseppe essendo non il padre naturale si sente estraneo a Maria e ikl bambino

Il bue e l’asinello rappresentano rispettivamente, il bue al popolo ebreo, l’asino ai pagani, un’accusa dei
pagani per non aver riconosciuto nel bambino il messia.

Vestito di rosa l’arcangelo, che indica i re magi, che hanno la corona d’alloro, simbolo di saggezza. Sulla
destra di bianco l’altro arcangelo indica ai pastori la nascita del bimbo. I due arcangeli sono simmetrici e
speculari.

Sulla capanna ci sono 3 angeli a semicerchio: la fede, la speranza (verde), la carità (al centro), dove la carità
è al centro della capanna.

Degli angeli in alto che danzano in un girotondo vorticoso di frenesia, come nella Primavera, un volo
disperato di angeli come in Giotto.

Sul primo piano si abbracciano gli angeli custodi e gli uomini, ma ci sono anche i diavoletti che
rappresentano il male, abbiamo anche gli alberi, disposti a semicerchio come copertura per la sacra
famiglia.

Le linee non sono morbide, è una linea spezzata, come il sentiero.

I gruppi:

1. Giuseppe

2. Gli animali

3. Maria e il bambino

4. La capanna

5. La roccia della capanna

6. I tre angeli (virtù teologali)

7. Gli angeli in cerchio

8. Il sole

9. Il cielo

10. L’abbraccio iniziale

11. I diavoletti

12. Arcangelo di destra

13. Arcangelo di sinistra


14. Gli alberi a semicerchio

Prospettiva medievale con piani paralleli, ritmo circolare (gli angeli, gli alberi) prevalgono colori caldi, la luce
è diffusa, ma proviene da sinistra a destra, il punto di vista è dall’alto verso il basso, un punto di vista
rialzato.

PIERO DI COSIMO-RITRATTO DI SIMONETTA VESPUCCI

Artista poco conosciuto rispetto agli altri, ma molto importante per il ritratto di Simonetta Vespucci, morì a
23 anni di malaria, amante di Giuliano de Medici, la donna più bella di Firenze, la bella tra le belle.

È una figura vista di profilo, ha i caratteri significativi dell’epoca, fronte alta, carnagione perfettamente
chiara, acconciatura racchiusa in sé stessa, ha al collo i serpenti, come Cleopatra che si uccise con i serpenti.
È tutto molto definito, si rifà alla grande pittura del passato dei fiamminghi, molto attenti ai dettagli, un
riferimento molto ardito, ci mette anche del suo però mette dietro delle nuvole scure che fanno risaltare la
bellezza di questa ragazza e il suo candore.

PIETRO PERUGINO

Pietro Vannucci detto il Perugino fu il maestro di Raffaello, nasce a Città della Pieve, divenne famoso
quando Sisto 4° lo chiamo per affrescare le pareti della cappella sistina con le storie di Gesù e di Mosè, in un
raccordo tra nuovo e vecchio testamento, anche con Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio e
Cosimo Rosselli (artisti umbro toscani per la Cappella Sistina). Fonde la arte fiorentina e la pittura umbra.

“CONSEGNA DELLE CHIAVI A PIETRO”

La dimensione di questi affreschi sono identiche alle altre opere realizzate da Botticelli, Pietro Perugino,
Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli (dimensioni 348*500 cm) risalgono al 1481 ,27 ottobre.

È un affresco con la tecnica dello spolvero, è un’immagine di stampo rinascimentale con la classicità sia
nelle figure ma anche nell’architettura dello sfondo, nel tempietto convergono tutte le linee del pavimento,
a quel tempio si ispirerà Bradamante (arhitetto), la prospettiva è centrale, c’è un richiamo alla classicità
romana, con gli archi romani e poi ci sono le scene, a sinistra c’è una cosa che somiglia a quella del tributo
di Masaccio, non c’è Pietro ma Giuda, che tradì Gesù per 30 denari, la scena di destra delle figure piccole
raffigura la scena della crocifissione c’è infatti la croce, la lapidazione di Gesù, a sinistra c’è Giuda che lo
tradisce, Gesù è in primo piano anche con l’areola che dà a le chiavi a Pietro inginocchiato (vestito di blu e
dorato), questa è un’investitura che Gesù fa, dietro di lui ci sono gli apostoli, c’è anche Giuda, che è però di
spalle, vestito come dietro, poi a destra gli altri apostoli, in cui spicca Giovanni, è una scena che racconta
questa investitura, gli apostoli hanno le areole e gli altri fanno parte della nobiltà. Ci troviamo a ROMA,
perché c’è l’arco di Costantino soprattutto. Il tempio è incomprensibilmente tagliata la cupola, non si se è
fatta per una mancanza di proporzioni e non calcolato bene o perché non volle proprio rappresentarla. Fu
molto criticato per questo perché nello “SPOSALIZIO DELLA VENERE” di Raffaello che aveva sì più spazio, ma
l’allievo supera il maestro che nelle proporzioni eccelle, è più dinamico e più naturale, nel primo piano c’è
Pietro che unisce in matrimonio la Vergine e Giuseppe, a destra ci sono tutti i pretendenti di Maria che
spezzano sulle ginocchia i legnetti perché rifiutati, se si guardano i piedi si nota uno studio di anatomia, è
più morbido, il tempio è più rotondo, meno squadrato e il portale è un punto al centro nello sfondo.

I gruppi di “CONSEGNA DELLE CHIAVI A PIETRO”

1-Pietro e Cristo

2-Corteo a destra

3-Corteo a sinistra
4-Scena piccola a destra

5-Scena piccola a sinistra

6-Arco a destra

7-Arco a sinistra

8-Il tempio

9-La pavimentazione che converge verso il centro

LUCA SIGNORIELLI

TESTAMENTO DI MOSE’

È un artista umbro anche dal punto di vista stilistico, il paesaggio è pittoresco (con una caratterizzazione
cromatica, Ostuni è la città bianca, perché caratterizzata da questo colore.) Mosè compare diverse volte, è
un uomo barbuto a 120 anni, a sinistra dà lo scettro a Giosuè, il suo erede che porta il popolo ebraico in
terra promessa, poi c’è lui in alto seduto su uno scanno, che legge un testo sacro, poi c’è lui che scende
dopo che gli sono state consegnate le tavole, poi c’è lui morto e tutti che piangono.

C’è un po’ di dualismo, sembra che sia stata realizzata con Bartolomeo della Gatta, e sembra che egli abbia
realizzato quasi tutto, ma c’è un dibattito su questo. Prevale la caratterizzazione, che guarda all’antico, con
il paesaggio che caratterizza tutta la scena.

IL GHIRLANDAIO “LA VOCAZIONE DEI PRIMI APOSTOLI” (CHIAMATA DEGLI APOSTOLI PIETRO E ANDREA)

Fu il maestro di Michelangelo, ha un tratto diverso in senso pittorico, simile nello sfondo a Signorielli, usa lo
sfumato, un passaggio cromatico nello sfondo con il colore, assieme alla prospettiva aerea c’è l’aria e che ci
fa apparire le montagne diverse dal verde a un celeste in lontananza (teorizzate da Leonardo da Vinci). C’è
anche Simon Pietro e Andrea inginocchiati davanti a Gesù che è in primo piano e appare a sinistra, dove
chiama a sé Giacomo e Giovanni (vi farò pescatori di uomini), mentre a destra si rivolge agli stessi che
stanno ancora prendendo le reti di Zebedeo. C’è uno spaccato della società fiorentina, di famiglie che
contribuirono alle spese di questi affreschi, ci sono i Tornabuoni, una famosa famiglia, Lucrezia Tornabuoni
era la madre di Lorenzo il Magnifico, c’è il signore a destra con un manto rosso (Gianfranco Tornabuoni, poi
Giovanni Tornabuoni, il fratello di Lucrezia, zio di Lorenzo il Magnifico, poi un uomo con la Barba, Giovanni
Argiroculo, poi alcuni bambini, Lorenzo Tornabuoni e poi altre figure di contorno non molto importanti e
senza riferimento specifico, come se osservassero la scena lì vicino a Gesù.) nella vocazione dei primi
apostoli torviamo i gruppi:

1. Gesù isolato al centro

2. Simon pietro e Andrea

3. Corteo di sinistra

4. Tornabuoni a destra

5. Gesù sulla riva sinistra

6. Gesù sulla riva a destra

7. La barca
8. Il lago di Tiberiade

9. L’architettura a sinistra

10. L’architettura a destra

11. Lo sfondo

12. Delle anatre che volano.

Luce mirata al centro su Gesù, da sinistra in basso, il ritmo è alternato, spazio ha una prospettiva centrale.

MANDEGNA

Uno dei principali esponenti nell’area padana, si informa da Squarcione e cerca di migliorare dagli artisti
precedenti, utilizzando la prospettiva decentrata, dal basso verso l’alto (nel san giacomo), nel corso del
tempo, dopo gli affreschi nella cappella Aumentari, fa la Pala di San Selmo, in cui si fonde il realismo con
l’artificio, il piede di san Giovanni battista e gli angeli musicanti sono molto realisti. È un artista dotto che
ricalca Leon Battista Alberti e Piero della Francesca.

Egli lavorerà molto alla corte dei Gonzaga a Mantova, in cui ci fu il concilio di Mantova, voluto da Papa Pio
II, in cui si voleva organizzare una crociata contro gli ottomani.

ORAZIONE DELL’ORTO

Si trova a Londra nella NATIONAL GALLERY, ma un’altra c’è anche a Parigi, Giovanni Bellini era il cognato di
Andrea Mandegna e realizzò un’altra versione.

L’orazione dell’orto di Londra concepiva la pittura come la scultura, è un’artista in cui la durezza è sempre
presente a livello pittorico, il momento colto è la preghera di Gesù nel GETZEMANY che prega e sta
ricevendo dagli angeli i simboli della passione: la corona, la spugna d’aceto, la croce ecc.. gli angeli
sembrano putti e sono su una nuvola, gli apostoli, invece che dovevano essere svegli e vigili, dormono
(Pietro, Giovanni e Giacomo), c’è una differenza cromatica tra il vestito scuro di Gesù e i vestiti sgargianti
degli apostoli, simbolo di sventura come anche l’albero spoglio, ci sono anche degli uccelli in basso che pare
che nutrissero i figli strappandosi le carni, simbolo di resurrezione e vita. Ci sono persone guidate da Giuda
per catturare Gesù. Nello sfondo l’architettura romana, c’è una fortezza che richiama alla decisione della
chiesa di intraprendere la crociata contro gli ottomani, c’è anche il Colosseo.

La cosa che colpisce di più è la differenza cromatica fra Gesù e gli apostoli, che significa l’ossimoro vita-
morte, ma anche questo sperone roccioso in primo piano e sullo sfondo.

La luce in Piero della Francesca metteva in evidenza i corpi, le forme, la luce costruisce le forme, anche in
Mandegna le luci sono solide e piene di volume, la differenza è nelle espressioni e la ricerca di una solidità,
di dinamismo nei corpi e nei volti, non sono figure statiche, c’è Giuda che indica, gli apostoli che dormono
stesi, c’è quindi una crescita in questo senso. Gruppi:

1. Tre apostoli

2. Sperone roccioso

3. Germogli

4. Alberi

5. Corvo

6. Gesù
7. Giuda

8. Paesaggio

9. Le persone

10. Lo sfondo

11. Gli angeli

12. L’architettura

La luce proviene da più punti e mette in evidenza gli apostoli (soprattutto Pietro, una quindi da sinistra in
fondo), una da sinistra in alto, una da destra, tanti fasci di luce che si incontrano, ma c’è anche un grande
chiaro scuro effettivamente, però la luce è diffusa con punti più messi in evidenza di alti. Il ritmo è
semicircolare, i colori sono sia caldi che freddi.

Orazione dell’orto in Francia

È uno scenario un po’ diverso, l’architettura che faceva riferimento a quella romana c’è anche ora, un
tempio circolare, delle fortezze, cambiano solo i paesaggi e i personaggi a sinistra, spostati del tutto.

Quella di Giovanni Bellini viene spesso paragonata alla prima, con una pittura tonale, colpisce molto la luce,
è diversa rispetto a quella del Mandegna che serviva a risaltare le forme, in questo caso la luce non deve
risaltare le forme, ha un aspetto quasi mistico, crepuscolare che mette si in evidenza le forme, ma non in
modo così marcato, le forme si integrano col paesaggio è più naturale. Gli apostoli che dormono hanno
atteggiamenti del tutto diversi, sembrano più partecipanti al dolore di Gesù. C’è un angelo, quasi surreale
che consegna a Gesù il calice eucaristico, si intravede una città nello sfondo, ma l’architettura non è molto
marcata, c’è anche un ponte e un sentiero caratterizzato da curve più morbide, delicate, leggere, sinuose
(cromatismo veneziano).

DI MANDEGNA: CRISTO MORTO

Si trova a Milano nella Pinacoteca di Brera, c’è questa prospettiva di scorcio, egli rielabora la prospettiva, è
un po’ arbitraria, se lui avesse realizzato un disegno preciso, non sarebbe stato così, il volto più piccolo, i
piedi schiacciati, per non ridicolizzare il corpo di Cristo lo rielabora in questo modo, se l’avesse realizzata
come la prospettiva richiede sarebbe stato più schiacciato, si ha un realismo molto evidente coi buchi sui
piedi e sulle mani, il corpo è sulla pietra dell’unzione, col sudario, il corpo coperto con gli unguenti, il
realismo si vede nel volto sofferente di Gesù e nelle 3 figure che piangono: la Madonna che ha un volto
anziano, con delle rughe, San Giovanni e la Maddalena, che non sono così belli perché dà un realismo
estremo.

Antonello da Messina

Egli era un esponente dell’arte rinascimentale meridionale (nacque nel 1430 a Messina) i suoi viaggi lo
portano a conoscere le opere dei pittori fiamminghi, Botticelli e Piero della Francesca, quest’ultimo di suo
riferimento e prende la monumentalità, ossessione per la matematica e prospettiva e dalla pittura
fiamminga la precisione. Si forma in una piccola bottega napoletana di Colantonio.

SAN GIROLAMO NELLO STUDIO

Con Antonello da Messina abbiamo olio su tavola, l’opera raffigura S. Girolamo, seduto su un piedistallo,
con un libro e una postura maestosa vista di profilo, è un dipinto fiammingo per l’attenta cura dei dettagli
(un asciugamano, i libri nella libreria, un ambiente catalano) per quanto concerne le bifore e le arcate
voltate a crociera, gli archi ribassati e i piccoli scalini, tutti denotano un’architettura catalana, che si rifà a
un’architettura spagnola, ma anche africana. Abbiamo questo s. Girolamo, che tradusse la bibbia dal greco
al latino, a destra c’è il suo simbolo iconografico, il leone, il pavone che rappresenta la chiesa, poi la ciotola
che si trova in successione la fonte battesimale e il santo che legge la parola di dio, a sinistra la coturnice
che rappresenta l’uomo, la verità di cristo.

Forte simbolismo, applicazione rigorosa della prospettiva, naturalismo.

VERGINE ANNUNCIATA

Nella galleria nazionale, olio su tela, è una delle opere più importanti in quella galleria. Usa una prospettiva
di scorcio, punto di vista leggermente ribassato, in quanto il nostro sguardo va al leggio, che è leggermente
in diagonale la luce proviene da sinistra in alto e in basso. Di fronte alla vergine c’è l’angelo, e la luce
proviene da lui, il volto della vergine è titubante, da un lato preoccupata, dall’altro vuole capire le intenzioni
dell’angelo, ma c’è anche accettazione. Il mantello scuro è tenuto dall’altra mano, come le donne siciliane
che tenevano il velo per pudicizia, il vestito rosso invece è la passione di cristo. Il volto è romboidale, come
nella Pala di Brera di Piero della Francesca.

I gruppi:

1. La vergine

2. Il leggio

3. L’angelo anche se non lo vediamo

Il ritmo è piramidale, perché c’è il triangolo formato dal corpo della madonna.