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Beati i poveri in spirito

Don Fabio Rossini

Il problema è che mi sembra che manca un punto, parliamo molto della povertà
dell’ingiustizia, del mercato di tutta questa roba qua, si ma c’è un origine a tutta questa
storia, cioè è noi non capiamo bene tutto questo se non vediamo da dove viene la
avidità e da dove viene la gioia e da dove viene la liberta e cose di questo genere.

Per rispondere a questa domanda, che c’è un problema. Queste beatitudini compaiono
in Matteo e in luca: in Matteo sono proposte en terza persona, plurale: beati i poveri di
spirito perché di essi è il regno dei cieli ma in luca è in seconda plurale: beati voi
poveri perché e vostro il Reino dei cieli, qua non dice poveri di spirito. Ma non
capiamo se non guardiamo la maledizione parallela, perché luca presenta solo 4
beatitudini e li contrappone a 4 maledizioni, guai a voi ricchi per che avete già ricevuto
la vostra consolazione. E un po’ problema di traduzione ma tutta la chiave sta in quel
già : qual è il problema; in Matteo: Gesù parla seduto su una montagna ai suoi discepoli
e la gente lo ascolta ma sta parlando a i suoi discepoli gli sta dando un insegnamento
sapienziale, in vece in luca la situazione e un po’ diversa, perché queste sono parole un
po' grosse, chi sa quante volte li ha ripetute perché erano cose che avrà dovuto dire
diverse volte in diversi contesti.

Che cosa succede: li dice in una pianura, il testo ci dice che c’era un mare di gente, ed
erano venuti in un luogo pianeggiante, c’era una gran folla dei suoi discepoli, una gran
moltitudine di gente de tutta la giudea, da Gerusalemme, dal litorale da tiro e da
Sidone, che erano venuti ad ascoltarle, tanta gente che passava erano in un posto dove
ci stava tanta gente che andava li e Lui sta li che sta passando, sta movendosi, e che
succede? Chi se lo fila? Chi lo prende? Chi lo acchiappa? Chi è che nota che Lui c’è, vede
che Lui sta parlando? È dice: beati voi poveri perché; vostro è il regno di Dio, state
acchiappando il regno di Dio: Io sono il regno di Dio. Io sto arrivando sto portando una
cosa, che è fare un salto, vivere secondo una vita meravigliosa, nuova diversa
completamente altra. È guai a voi ricchi perché avete già ricevuto la consolazione,
state a panza piena per cui a voi di me non vene po' fregar de meno, questo è il
problema; io sono uno che poveramente come può cerco di annunziare il vangelo,
cerco di formare le persone un pochino a diventare cristiane, e io so benissimo che la
mia sfida e quella di riuscire a trovare davanti a me la povertà , cioè: quando una
persona, e di fronte al annunzio della vita, le cose importanti se tu sei una persona
sodisfatta di te stesso non entri, non prendi, non acchiappi non ti interessa, non è per
te: il vangelo si annunzia solo ai poveri. Si annunzia solo a quelli che hanno una
condizione, ben precisa; dobbiamo anche un po’ capire che parola dice Gesù : Ptocoin
in greco è una parola che si potrebbe semplificare cosi come si ha fatto in questo
vangelo per esprimere quello che Gesù a detto sicuramente in aramaico. C’erano tre
tipi di persone: cerano il Plutos=rico, penes=medio, e c’erano i Ptocos da cui viene la
parola italiana pidocchio che vuol dire uno che sta proprio messo male, allora i ricchi
erano quelli che non avevano bisogno di lavorare per vivere, i penes (da qui la parola
pennare) sono quelli che vivevano perché lavoravano, e per vivere dovevano lavorare,
i Ptocoi erano quelli ai quali si rivolge il Signore Gesù , sono quelli che vivono solo se
qualcuno gli aiuta. Appunto i mendicanti, vivono solo se qualcuno gli aiuta. Ecco allora
entriamo nel problema: noi abbiamo un sogno che è il sogno dell’autonomia, noi c’è
abbiamo un sogno che il sogno della indipendenza, che è una grande menzogna.
Nessuno di noi è autonomo. Nessuno di noi è indipendente, io ho bisogno di aiuto, io
sono un povero, finché io non mi apro a questa verità , che è la mia identità . Allora se io
ho un problema, è una fuga che è da me stesso, le persone fuggono della loro
condizione: noi siamo poveri, noi siamo tutti inabitati di un’insufficienza, e c’è ne
vergogniamo, la fuggiamo, la esorcizziamo; ecco perché esistono gli avidi, perché
siamo tutti avidi, in una qualche maniera, anche attraverso tante cose che abbiamo
detto, anche qua e la parlando di poveri, l’ingiustizia, scatta sempre un pelo di rabbia,
un pelo di odio, un di di… perché c’è questa cosa che è un rifiuto, molto più profondo,
molto più atavico, molto più nel retro bottega del nostro essere, il fatto di rifiutare la
nostra fragilità , il fatto di rifiutare la nostra povertà . Ma c’è una cosa ancora più
importante da dire: vedete, e stato detto da qualcuno, si un po’ di passaggio: beati i
poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli, o beati i poveri perché vostro è il
regno dei cieli. Non sta dicendo che sono beati perché sono poveri; è un corto circuito
logico che abbiamo fatto cinquantamila volte che facciamo, tutti e che è un po’ un
trucchetto per portare avanti il discorso perché, di fatto, non dice questo Gesù . La
povertà non è la beatitudine, la povertà è una condizione per la beatitudine, perché
beati i poveri in spirito, perché!!! (beati perché di essi è il regno dei cieli) abbiamo
visto in luca che questi sono quelli che se lo prendono il regno dei cieli quando passa.
Allora il problema è che Gesù sta annunziando una cosa paurosa incredibile
meravigliosa, che rovescerebbe completamente la prospettiva del rapporto con noi
stessi: la povertà è la condizione di possibilità per entrare nella cosa più grande che
esista. La povertà non è un punto che si spiega per se stesso, è qualcosa che apre a
qualcos’altro. Un povero che accetta la sua povertà è uno che si può aprire a qualcosa
d’immenso, perché c’è stano i poveri nel mondo perché c’è tanta ingiustizia, perché
stiamo in un mondo che non è che manca la roba da mangiare, la roba c’è e pure in
grande abbondanza, manca la condivisione perché il vero problema alla radice è
questo fatto di odiare la povertà , e per questo che ci stano tante persone in una
povertà terribile, inaccettabile perché sicuramente bisogna fare tanto, tantissimo. Ma
chi lo farà ? Lo farà perché odia la povertà o perché ha il regno dei celi nel cuore, lo farà
perché continua a reiterare questa fuga di Adamo dalla sua nudità , questa fuga di
Adamo dalla sua piccolezza o lo farà perché a iniziato a scoprire quanto è bella ogni
persona, quanto è grande quanto è dignitosa ogni persona. Allora il problema è questo
cioè c’è in me e in ogni persona una potenzialità che è la potenzialità della nostra
infinita indigenza, appunto come dicevano le piccole sorelle dell’agnello: l’uomo è un
mendicante, io sono un mendicante, io vivo di misericordia, io vivo perché Dio ha pietà
di me. Da questo, parte la pietà per gli altri, da questo, parte il dare la vita per gli altri,
da questo parte il occuparsi della necessità degli altri, ma non per odio, non perché
non ha dignità la povertà , ma perché questo è un fratello, ma perché gli voglio bene,
ma perché questi barconi di poveracci che arrivano in Sicilia, non sono un problema,
come li vedono tutti, sono la soluzione. Arrivano e ci danno l’occasione di amare,
arrivano e ci danno l’occasione de restituire un po' del bene che riceviamo, la vita
diventa tutta un'altra quando uno accetta di essere un povero, accetta di essere
infinitamente fragile, noi che abbiamo questa immagine appunto di successo,
dobbiamo a tutti costi di essere persone che si affermano che vincono, ed è per questo
che ci odiamo. Tante volte non è possibile salvare un matrimonio perché queste due
persone non accettano la loro povertà , sono persone che stano scapando da qualcosa
che gli ha umiliati e non riescono a accoglierci l’uno l’altro poveri come sono, certe
volte ti trovi davanti a due sposi e dici: ma guardatevi siete due mendicanti; come non
avere pietà l’uno dell’altro, no la rabbia avita nel cuore perché uno rifiuta, il primo
peccato non fu solo un peccato di orgoglio fu anche un furto, fu anche l’atto di Adamo
ed Eva di cercare di scapare a la propria povertà . Finche noi cercheremo da scapare di
questa povertà dovremo per forza riempire una voragine interiore.

Quando io accetto, di essere fragile, povero, io posso incontrare il Signor Gesucristo. Io


posso incontrare il Regno di Dio, io posso essere liberato da questa rabbia, di questo
rifiuto della mia condizione di povero, di come sono, allora li parte tantissimo amore,
li parte tantissima libertà , cioè la risposta non è continuare a mettere leggi, regole, si
mette le regole tanto se il cuore e avido me ne frego, la risposta è che compaia una vita
nuova, è che compaia che cosa qualcuno che accetta, di essere fatto ricco da Dio,
accetta di essere amato povero miserabile com’è, il bene se svela a chi ne ha sette, il
bene diventa facile quando io non parto dall’ansia, parto dalla pace. Smetterla di
combattere contro la propria realtà , il peccato fondamentalmente che causa tanta
infelicità , tanta incompiutezza, rifiutiamo di essere uomini, non vogliamo essere
uomini, ci sono persone che patiscono fame nudità infelicità abbandono, perché in
fondo ci sta tantissima gente che rifiuta la propria umanità che è una condizione
completamente piccola, beati i poveri in spirito di essi è il regno dei cieli, solamente ai
piccoli si annunzia il regno dei cieli, a nessun altro.