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Divina Commedia – Purgatorio

Canto I

Parafrasi da verso 73 a verso 136

Tu lo sai, perché per lei non ti fu amara la morte ad Utica, dove lasciasti il corpo che nel gran giorno sarà
così luminoso. Le leggi eterne non sono state infrante da noi, perché lui è vivo ed io non sono sottoposto alla
giurisdizione di Minosse; io sono [un’anima] del cerchio in cui si trovano gli occhi casti della tua Marzia,
che nel suo aspetto ti prega ancora, o venerabile uomo, che tu la consideri sempre tua: per il suo amore
quindi esaudisci il nostro desiderio. Lasciaci proseguire per le tue sette cornici; ringrazierò lei per la tua
magnanimità, se ritieni sia degno nominarti laggiù». «Marzia piacque tanto ai miei occhi mentre io fui in
vita», disse egli quindi, «che ogni volta mi chiese un favore, io acconsentii. Ora che dimora al di là del fiume
infernale, non può più commuovermi, per quella legge che fu fatta quando io ne uscii fuori. Ma se una donna
del Cielo ti guida e ti sprona, come dici tu, non c’è bisogno di lusinghe: basta che tu me lo richieda in nome
suo. Vai dunque, e fai in modo che costui si cinga la vita di un giunco liscio e si lavi il viso, così che venga
cancellato ogni sudiciume; perché non sarebbe decoroso, con gli occhi offuscati da qualche impurità,
presentarsi di fronte al primo servitore [di Dio], che appartiene a quelli del Paradiso. Questa isoletta lungo la
riva, laggiù nel punto dove viene colpita dalle onde, presenta dei giunchi sopra la molle sabbia: nessun’altra
pianta che producesse fronde o avesse un tronco rigido, potrebbe crescere, perché non asseconda le percosse
delle onde. In seguito non sia di qui il vostro ritorno; il sole, che ormai sorge, vi mostrerà dove salire sul
monte per una salita più agevole». E così [Catone] sparì; ed io mi alzai senza parlare, e tutto mi avvicinai alla
mia guida, e volsi lo sguardo verso lui. Egli cominciò: «Figliolo, segui i miei passi, volgiamoci indietro,
perché qui scende la pianura verso il suo punto più basso». L’alba vinceva il buio dell’ultima ora della notte
che fuggiva dinnanzi ad essa, così che da lontano riconobbi il tremolio delle onde del mare. Noi
camminavamo per la pianura solitaria come un uomo che ritorna verso la strada smarrita, e gli sembra di
camminare invano finché non la raggiunge. Quando noi giungemmo là dove la rugiada resiste al sole, poiché
è nel luogo in cui, all’ombra, evapora lentamente, entrambe le mani aperte il mio maestro appoggiò sulla
tenera erba in maniera soave: per cui io, che compresi il suo gesto, rivolsi verso di lui il mio viso pieno di
lacrime; lì mi rese interamente visibile quel colore naturale che l’Inferno mi aveva nascosto. Giungemmo poi
alla spiaggia deserta, che non vide mai solcare le sue acque nessun uomo che fosse capace di ritornare. Qui
mi cinse i fianchi così come l’altro volle: oh meraviglia! Perché la pianta umile che egli scelse, così ricrebbe
immediatamente là dove l’aveva strappata.